Deliberazione di Consiglio comunale Città di Sesto San Giovanni, Accreditamento delle unità d’offerta sociali per la prima infanzia. Approvazione dei requisiti e delle procedure


Regione Lombardia, Accreditamento delle unità di offerta sociosanitarie

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Accreditamento

L’Accreditamento è il sistema attraverso il quale si garantisce la qualità del servizio e della struttura delle unità d’offerta sociali e sociosanitarie. 

La legge regionale n.3 Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociosanitario, approvata il 12 marzo 2008 ed entrata in vigore il 1 aprile 2008, regola i sistemi di accreditamento. Il provvedimento in continuità con la legislatura precedente, attraverso la sussidiarietà e la valorizzazione della famiglia e delle istituzioni del Terzo Settore, riorganizza la rete dei servizi e degli interventi nell’area sociale e sociosanitaria, definisce i compiti degli Enti pubblici, delle istituzioni e del no profit, garantisce maggiore snellezza delle procedure, rafforza il ruolo del terzo settore che oltre a partecipare alla gestione della rete, partecipa alla sua programmazione. 

E’ competenza della Regione: 
- definire, previo parere della competente commissione consiliare, i requisiti minimi per l’esercizio delle unità d’offerta sociali, nonché i criteri per il loro accreditamento di competenza dei comuni
-  accreditare le unità d’offerta sociosanitarie e determinare gli schemi tipo dei contratti per gli acquisti delle prestazioni e dei servizi a carico del fondo sanitario regionale (FSR).

L’insieme integrato dei servizi, delle prestazioni, anche di sostegno economico, e delle strutture territoriali, domiciliari, diurne e residenziali costituisce la rete delle unità di offerta sociali e sociosanitarie per promuovere il benessere e l’inclusione sociale della persona, sostenere le persone e/o le famiglie in situazioni di disagio dovute a condizioni economiche, psicofisiche o sociali.


Regione Lombardia, Deliberazione Giunta regionale 1 dicembre 2010 n. 9/937, Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l’esercizio 2011

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Maria Cacioppo e Mara Tognetti, La dirigenza, in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010

La dirigenza

di Maria CacioppoMara Tognetti

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

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Sergio Tramma, L’educatore professionale, in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010

L’educatore professionale

di Sergio Tramma

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

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Anna Maria Campanini, L’assistente sociale, in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010

L’assistente sociale

di Anna Maria Campanini

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

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Chiara Previdi e Paolo Rossi, Il segretariato sociale tra organizzazione e professione, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete

Il segretariato sociale tra organizzazione e professione

di Chiara PrevidiPaolo Rossi

  • Segretariato sociale tra informazione e comunicazione
  • Evoluzione organizzativa e professionale
  • Segretariato sociale nel sistema dei servizi: ruolo e potenzialità
  • Dall’accesso alla presa in carico: tre livelli istituzionali
  • Implementazione interistituzionale del segretariato sociale come elemento di innovazione
  • Segretariato sociale, reti e inclusione sociale

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

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Giuliana Carabelli, L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010, p. 256

L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia

di Giuliana Carabelli

  • Concetto di accreditamento: origini, contesto, trasmigrazioni
  • Introduzione e cammino dell’accreditamento in Italia
  • Accreditamento dei servizi sociosanitari in Lombardia
  • Accreditamento dei servizi sociali tra competizione e partnership

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

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Tommaso Vitale, La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento, in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010, p. 256

La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento

di Tommaso Vitale

  • Società civile e costruzione del consenso in un governo monocratico
  • Terzo settore e competenze critiche
  • Implementazione della legge fra partecipazione e conflitto
  • Debolezze delle arene deliberative a livello locale

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

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Lavinia Bifulco, Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare

Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare

di Lavinia Bifulco

  • Cronistoria
  • I quasi-mercati
  • Sussidiarietà
  • Lavori in corso: a ridosso della riforma
  • Voucher: quale libertà?
  • La programmazione: quale integrazione?
  • Il modello di governante

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

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Carla Facchini e Enzo Mingione, Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010

Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia

di Carla Facchini Enzo Mingione

  • le trasformazioni del sistema occupazionale: flessibilizzazione del lavoro e aumento dell’occupazione femminile
  • l’impatto dell’immigrazione dai paesi meno sviluppati
  • i mutamenti demografici e il processo di invecchiamento
  • le trasformazioni delle tipologie familiari e l’incremento degli anziani soli
  • la pluralizzazione dei contesti familiari e le ripercussioni sui minori

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256


Giuliana Carabelli e Carla Facchini, introduzione IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, Franco Angeli, 2010

Introduzione, di Giuliana CarabelliCarla Facchini

  • Il crescente rilievo delle politiche regionali
  • Specificità della Lombardia
  • Momenti della costruzione del modello lombardo
  • I diversi sguardi disciplinari
  • La struttura di contenuto del volume
  • I possibili effetti di questa ricerca sulla formazione universitaria

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

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Lidianna Degrassi e Raffaele Mozzanica, La disciplina dei servizi sociali nella Regione Lombardia, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010

La disciplina dei servizi  sociali nella Regione Lombardia

di Lidianna   DegrassiRaffaele Mozzanica

  • Da una “legge regionale di sistema” (LR 1/86) a una “legge regionale di rete” (LR 3/2008)
  • Finalità e principi
  • Assetto istituzionale e organizzativo
  • Governo della rete: gli ambiti sociale e sociosanitario
  • Assetto finanziario

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

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Paolo Bonetti, Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010

Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008

di Paolo Bonetti

  • Servizi sociosanitari e servizi sociali e principi costituzionali di solidarietà e di eguaglianza
  • Potestà legislativa regionale sui servizi sociali e potestà legislativa statale sui livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali
  • Diverse nozioni di livelli essenziali delle prestazioni concernenti l’assistenza sociale
  • Organizzazione e svolgimento delle funzioni amministrative concernenti i servizi sociali: potestà regolamentare regionale e locale e sussidiarietà orizzontale
  • Rapporti tra la legge 328/2000 e la legge regionale 3/2008
  • Limiti derivanti dalle norme comunitarie e statali in materia di condizione giuridica degli stranieri
  • La LR 3/2008 di fronte allo statuto regionale della Lombardia e i provvedimenti attuativi della legge
  • Diritti delle “persone che accedono alla rete” delle unità di offerta sociali e sociosanitarie
  • Bisogni da soddisfare prioritariamente

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

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IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

Introduzione, di Giuliana Carabelli e Carla Facchini

  • Il crescente rilievo delle politiche regionali
  • Specificità della Lombardia
  • Momenti della costruzione del modello lombardo
  • I diversi sguardi disciplinari
  • La struttura di contenuto del volume
  • I possibili effetti di questa ricerca sulla formazione universitaria

Parte prima: La legge nel suo contesto

1. Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia

di Carla Facchini e Enzo Mingione

  • le trasformazioni del sistema occupazionale: flessibilizzazione del lavoro e aumento dell’occupazione femminile
  • l’impatto dell’immigrazione dai paesi meno sviluppati
  • i mutamenti demografici e il processo di invecchiamento
  • le trasformazioni delle tipologie familiari e l’incremento degli anziani soli
  • la pluralizzazione dei contesti familiari e le ripercussioni sui minori

2.  Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare

di Lavinia Bifulco

  • Cronistoria
  • I quasi-mercati
  • Sussidiarietà
  • Lavori in corso: a ridosso della riforma
  • Voucher: quale libertà?
  • La programmazione: quale integrazione?
  • Il modello di governante

3. La disciplina dei servizi  sociali nella Regione Lombardia

di Lidianna   Degrassi e Raffaele Mozzanica

  • Da una “legge regionale di sistema” (LR 1/86) a una “legge regionale di rete” (LR 3/2008)
  • Finalità e principi
  • Assetto istituzionale e organizzativo
  • Governo della rete: gli ambiti sociale e sociosanitario
  • Assetto finanziario

4. Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008

    di Paolo Bonetti

    • Servizi sociosanitari e servizi sociali e principi costituzionali di solidarietà e di eguaglianza
    • Potestà legislativa regionale sui servizi sociali e potestà legislativa statale sui livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali
    • Diverse nozioni di livelli essenziali delle prestazioni concernenti l’assistenza sociale
    • Organizzazione e svolgimento delle funzioni amministrative concernenti i servizi sociali: potestà regolamentare regionale e locale e sussidiarietà orizzontale
    • Rapporti tra la legge 328/2000 e la legge regionale 3/2008
    • Limiti derivanti dalle norme comunitarie e statali in materia di condizione giuridica degli stranieri
    • La LR 3/2008 di fronte allo statuto regionale della Lombardia e i provvedimenti attuativi della legge
    • Diritti delle “persone che accedono alla rete” delle unità di offerta sociali e sociosanitarie
    • Bisogni da soddisfare prioritariamente

    Parte seconda: Attori e processi

    5.  La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento

    di Tommaso Vitale

    • Società civile e costruzione del consenso in un governo monocratico
    • Terzo settore e competenze critiche
    • Implementazione della legge fra partecipazione e conflitto
    • Debolezze delle arene deliberative a livello locale

    6. Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione

    di Paolo Ferrario

    • Integrazione e reti
    • Il sistema dell’integrazione sociosanitaria: processi istituzionali
    • Il “modello lombardo” dei servizi sanitari e sociosanitari
    • Il governo delle tre reti

    7.  L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia

    di Giuliana Carabelli

    • Concetto di accreditamento: origini, contesto, trasmigrazioni
    • Introduzione e cammino dell’accreditamento in Italia
    • Accreditamento dei servizi sociosanitari in Lombardia
    • Accreditamento dei servizi sociali tra competizione e partnership

    8.  Il segretariato sociale tra organizzazione e professione

    di Chiara Previdi e Paolo Rossi

    • Segretariato sociale tra informazione e comunicazione
    • Evoluzione organizzativa e professionale
    • Segretariato sociale nel sistema dei servizi: ruolo e potenzialità
    • Dall’accesso alla presa in carico: tre livelli istituzionali
    • Implementazione interistituzionale del segretariato sociale come elemento di innovazione
    • Segretariato sociale, reti e inclusione sociale

    Parte terza: Le professioni sociali a confronto con la legge

    9. L’assistente sociale

    di Anna Maria Campanini

    10. L’educatore professionale

    di Sergio Tramma

    11. Lo psicologo

    di Luca Vecchio

    12. La dirigenza

    di Maria Cacioppo e Mara Tognetti

    Appendice.

    I provvedimenti   attuativi della legge regionale n. 3/2008

    Bibliografia di riferimento

    Autori


    Quale welfare nella Lombardia di domani? Valutare l’esperienza per disegnare il futuro, Milano – Palazzo delle Stelline, Sala Volta – Corso Magenta 61 Martedì 14 dicembre, 9.00-13.00

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    Quale welfare nella Lombardia di domani?

    Valutare l’esperienza per disegnare il futuro

    Milano – Palazzo delle Stelline, Sala Volta – Corso Magenta 61

    Martedì 14 dicembre, 9.00-13.00

    Convegno con il patrocinio della Regione Lombardia

    Il welfare lombardo è mutato profondamente nell’ultimo decennio. All’inizio degli anni 2000, infatti, l’amministrazione regionale ha introdotto numerosi cambiamenti riguardanti i servizi socio-sanitari, sociali e socio-educativi. Questi cambiamenti sono stati tradotti in pratica lungo due legislature regionali (2000-2005 e 2005-2010) e oggi bisogna definire le strategie con cui affrontare i prossimi anni. È il momento giusto per una valutazione dell’ultimo decennio fondata sui dati, tesa a cogliere i risultati positivi raggiunti e a evidenziare le criticità attese nel futuro.

    PROGRAMMA

    8.30 Registrazione

    9.15                 Saluto iniziale: Le ragioni di un progettoI Promotori di Lombardiasociale.it 

    9.30  Lombardia 2000-2010: Com’è cambiato il welfare - Cristiano Gori, Irs e Università Cattolica, Milano

    10.15              Lombardia 2010-2015: Il welfare che verràGiulio Boscagli, Assessore Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale – Regione Lombardia

    11.00 – Coffee break

    11.30              Presentazione di Lombardisociale.itPer il gruppo di Lombardiasociale.it , Ugo De Ambrogio, Irs

    11.50              Tavola rotonda – Le sfide per il welfare lombardo – Modera: Giuseppe Frangi, Direttore Responsabile di Vita

    Intervengono

    · L’assistenza agli anziani non autosufficienti: Gianbattista Guerrini, Fondazione Brescia Solidale

    · Gli interventi per la famiglia:  Roberta Bonini, Irer e Università Cattolica di Brescia e Piacenza

    · I percorsi assistenziali nella rete dei servizi:   Katja Avanzini, Irs e Consorzio Casalasco Servizi Sociali

    · I servizi per le persone con disabilità: Giovanni Merlo, LEDHA

    · La lotta alla povertà e all’esclusione sociale: Daniela Mesini, Irs

    Il convegno ha luogo in occasione della pubblicazione del volume Come cambia il welfare lombardo. Una valutazione delle politiche regionali, a cura di Cristiano Gori, Maggioli editore, 2010

    e del lancio del sito www.lombardiasociale.it

    L’iscrizione è gratuita ed obbligatoria, collegandosi al link  http://lombardiasociale.it/

    Per ulteriori informazioni scrivere a segreteria@irs-online.it


    OrdineAsLombardia, Osservazioni del Consiglio regionale alla proposta di P.S.S.R. Lombardia 2010-2014

    Osservazioni del Consiglio regionale alla proposta di P.S.S.R. Lombardia 2010-2014 – PDA N. 006 DI INIZIATIVA DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE: PIANO SOCIOSANITARIO REGIONALE DELLA IX LEGISLATURA 2010-2014

    vai a:


    Legge Regionale 12 marzo 2008 – N. 3, Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario: atti normativi di attuazione 2008-2010

    Legge Regionale 12 marzo 2008 – N. 3, Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario

    Circolare regionale 7 aprile 2008 – N. 5., Prime indicazioni sui provvedimenti da adottare in ottemperanza alla l.r. 12 marzo 2008, n. 3 Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario

    Circolare n. 5 del 7 aprile 2008, Prime indicazioni sui provvedimenti da adottare in ottemperanza alla legge regionale 12 marzo 2008, n.3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”

    Delibera 7433 del 13 giugno 2008, Definizione dei requisiti minimi per il funzionamento delle unità di offerta sociale “Servizio di formazione all’autonomia per le persone disabili

    Deliberazione Giunta regionale 13 giugno 2008 – N. 8/7437, Determinazione in ordine all’individuazione delle unità di offerta sociali ai sensi dell’art.4, comma 2 della L.r. 12 marzo 2008 n. 3

    Deliberazione Giunta regionale 13 giugno 2008 – N. 8/7438, Determinazione in ordine all’individuazione delle unità di offerta sociosanitarie ai sensi dell’art.5, comma 2 della L.r. 12 marzo 2008 n. 3

    Circolare regionale 20 giugno 2008 – N. 8., Seconda circolare applicativa della l.r. 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario

    Circolare regionale 27 giugno 2008 n. 9, Costituzione dell’ufficio di protezione giuridica delle persone prive di autonomia o incapaci di provvedere ai propri interessi

    Deliberazione Giunta regionale 30 luglio 2008 – N. 8/7797, Rete dei servizi alla persona in ambito sociale socio-sanitario – Istituzione del Tavolo di consultazione dei soggetti del Terzo settore (art. 11, c. 1, lett. m), l.r. n. 3/2008)

    Deliberazione Giunta regionale 30 luglio 2008 – N. 8/7798, Rete dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario – Istituzione degli organismi di consultazione degli Enti Locali, dei soggetti di diritto pubblico e privato, delle organizzazioni sindacali (Art. 11, comma 1, lett. m), l.r. n. 3/2008)

    Deliberazione Giunta regionale 26 novembre 2008 n. VIII/8496, Disposizioni in materia di esercizio, accreditamento, contratto, e linee di indirizzo per la vigilanza ed il controllo delle unità di offerta sociosanitarie

    Legge regionale 30 dicembre 2008 – n. 38, Disposizioni in materia sanitaria, sociosanitaria e sociale – Collegato

    Circolare regionale 16 gennaio 2009 – n. 1, Accreditamento delle Unità d’Offerta Sociali

    Circolare regionale 25 marzo 2009 – N. 3, Indicazioni per l’attività di formazione e aggiornamento del personale che opera nelle unità d’offerta sociali e sociosanitarie – Anno 2009

    Deliberazione Giunta regionale 30 marzo 2009 – N. 8/9152, Determinazioni in merito alla ripartizione delle risorse del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali anno 2008, del Fondo Sociale Regionale 2009 e del Fondo nazionale per le non Autosufficienze 2008

    Circolare regionale 11 maggio 2009 – N. 10. Ufficio di Protezione Giuridica, in B.U.R.L. n. 21 del 25 maggio 2009 D.G. Famiglia e solidarietà sociale

    Legge regionale 6 agosto 2009 – N. 18, Modifiche alla legge regionale 11 luglio 1997, n. 31 (Norme per il riordino del servizio sanitario regionale e sua integrazione con le attività dei servizi sociali) e alla legge regionale 30 dicembre 2008, n. 38 (Disposizioni in materia sanitaria, sociosanitaria e sociale – Collegato)

    Deliberazione Giunta regionale 3 febbraio 2010 – N. 8/11197, Determinazioni in ordine alle modalità di assegnazione del Buono Famiglia per l’anno 2010

    Decreto direttore generale 9 febbraio 2010 – N. 995, Modalità operative di attuazione del Buono Famiglia per l’anno 2010 ai sensi della d.g.r. 8/11197 del 3 febbraio 2010

    Deliberazione Giunta Regionale 10 febbraio 2010 – n. 8/11255, Determinazioni in merito alla ripartizione delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali anno 2009, del Fondo Sociale Regionale 2010 e del Fondo nazionale per le non autosufficienze 2009

    Circolare regionale 16 marzo 2010 n. 9, Linee di indirizzo per l’attività di formazione e aggiornamento del personale che opera nelle unità d’offerta sociali e sociosanitarie

    D.g.r. 17 marzo 2010 – n. 8/11497 Definizione dei requisiti minimi di esercizio dell’unità di offerta sociale «Alloggio protetto per anziani»

    D.g.r. 17 marzo 2010 – n. 8/11496, Definizione dei requisiti minimi di esercizio dell’unità di of ferta sociale «Centro Ricreativo Diurno per minori»

    Circolare Regionale 25 marzo 2010 – n. 10, Debito informativo – Istruzioni per la rendicontazione 2010 dei costi relativi alle prestazioni socio-sanitarie integrate

    Deliberazione Giunta regionale 30 giugno 2010 - n. 9/182, Determinazioni in ordine alle modalità di assegnazione del servizio informativo sull’handicap, sulla disabilità e sull’invalidità denominato sportello disabili – Triennio 2011-2013

    Circolare regionale 2 agosto 2010 – n. 12, Indicazioni in ordine alle unità di offerta residenziali e semiresidenziali accreditate e ai Servizi Multidisciplinari integrati (SMI) accreditati e a contratto


    Definizione dei requisiti minimi di esercizio dell’unità di offerta sociale “Centro ricreativo diurno per minori”DGR 17 marzo 2010 n. 8/11496

    Definizione dei requisiti minimi di esercizio dell’unità di offerta sociale “Centro ricreativo diurno per minori”

    DGR-CRDM-2010


    Sulla legislazione ospedaliera: risposta ad una lettera firmata

    Gentile dott.sa ….

    le dò qualche suggerimento veloce.
    Come avrà verificato nei miei corsi sono un fautore della LETTURA DIRETTA DEI TESTI LEGISLATIVI per conoscere gli assetti istituzionali dei servizi.
    Per cui le consiglio di ripassare la legislazione sanitaria degli anni ’90. Infatti la normativa non è cambiata nei recenti 10 anni
    se proprio vuole consulti un qualsiasi manuale di legislazione sanitaria (quelli dell’editore simone tendono ad essere aggiornati). se invece preferisce un trattato di recente e ampio approfondimento la rimando a:
    il secondo consiglio è di ristudiare i piani sanitari della regione lombardia. Non c’è fonte più ravvicinata ed utile per comprendere le politiche ospedaliere della nostra regione. ne trova tracce qui:
    infine le consiglio di tenere larga la sua griglia di studio e analizzare la RETE DEI SERVIZI SANITARI, SOCIOSANITARI E SOCIALI IN LOMBARDIA. Qui la fonte è la legge regionale n. 3/2008. Trova tracce (fra cui alcune mie lezioni ed audio qui):
    (trascuri pure la mia intervista al quotidiano il Manifesto, che è troppo semplificata rispetto alla mia analisi. e si concentri – se vuole –  sulle lezioni che ho tenuto quest’anno al scienze pedagogiche)

    quanto ai corsi di aggiornamento: vivo su committenze. e fin quando gli enti preposti (provincia di milano e università) non mi affidano corsi, purtroppo non ne realizzo
    colgo l’occasione per salutarla con cordialità e augurarle buon futuro
    paolo ferrario


    Cinzia Gubbini, Politiche sociali nella Regione Lombardia: 1. Un servizio molto poco sociale; 2. Intervista a Paolo Ferrario, in Il Manifesto 27 luglio 2010

    Cinzia Gubbini – INVIATA A BRESCIA
    WELFARE ADDIO
    Un servizio molto poco sociale
    La privatizzazione dei servizi di assistenza ha portato in Lombardia a una precarizzazione del lavoro degli assistenti. E’ il modello Formigoni, che finisce col penalizzare le famiglie più deboli
    Elena vive in una casa in affitto in un paese in provincia di Brescia. Ha 35 anni e la sua non è una situazione facile: due figli minorenni, un divorzio alle spalle con un uomo disoccupato, nessuna prospettiva di lavoro. La sua occupazione principale al momento è cercare di orientarsi nel labirinto delle offerte dei servizi sociali lombardi. Una specie di supermarket in cui, per poter riempire il carrello, devi avere la mente lucida e la fortuna di incontrare qualcuno che ti sappia dare la dritta giusta. A Elena al momento non va malissimo: «Ho incontrato persone per bene, per esempio i volontari della Caritas», spiega. Bussando più e più volte alle porte del Comune – governato da un sindaco della Lega – è inoltre riuscita a mettere insieme un po’ di aiuti: «Per la scuola dei bambini ho ottenuto la “dote scolastica” – racconta – si tratta di un libretto con dei buoni da 10 euro, circa 120 in totale, con cui comprare i libri e tutto il resto». Poi ha ottenuto un contributo per sei mesi all’affitto, circa 450 euro. Infine, mostrando le bollette scadute, le hanno dato dei soldi per il riscaldamento. Ma se chiedi a Elena in base a quale bando ha «vinto» quei soldi risponde: «Non ne ho proprio idea, io dico qual è il problema, poi mi chiamano se ci sono dei soldi». E in quanto ai suoi reali bisogni, insiste «vorrei soltanto un lavoro, ma quello nessuno me lo trova».
    A guardarla è evidente che Elena è prima di tutto una ragazza fragile, con un sacco di problemi alle spalle e l’incapacità di progettare da sola un futuro. Ma per questo tipo di multiproblematicità non è prevista la presa in carico nella regione Lombardia. Qui nella terra di Roberto Formigoni, presidente della regione al suo quarto mandato, i servizi sociali tradizionalmente intesi hanno cambiato volto da almeno quindici anni. Un terremoto, un cambio di stile. Un nuovo sistema che farà scuola nell’Italia federalista. Formigoni, fiero esponente di Comunione e Liberazione, si è applicato con particolare attenzione all’ambito dei servizi sociali, un po’ per la sua formazione culturale, un po’ perché il vasto e variegato mondo del privato sociale lo ha tenuto a battesimo. Da lì viene, e non se lo è scordato. E il privato sociale è oggi la vera spina dorsale della rete dei servizi sociosanitari lombardi. Ma qual è il modello-Formigoni patron di una regione di destra, dove si è saldato il connubio del cattolicesimo conservatore con la Lega, e che fa del federalismo la propria bandiera?

    Il modello lombardo
    Intanto è necessario avere qualche indicazione per orientare la bussola. In realtà è semplicissimo, perché tutto con la legge 31 del ’97 è stato semplificato e compartimentato. Alla regione spetta il cosiddetto Pac, cioè la programmazione, l’acquisto e il controllo dei servizi. Al privato sociale e cooperativistico spetta mettersi sul mercato per chiedere l’accreditamento e diventare così fornitori del servizio. All’utente spetta scegliere da chi vuole farsi assistere, utilizzando sostanzialmente due strumenti, già previsti dalla legge nazionale 328 del 2000 varata dal centrosinistra e prima legge quadro sui servizi sociali: i buoni e i voucher. I primi sono i vecchi contributi economici, che vengono riconosciuti alla famiglia come parziale risarcimento dell’assistenza che presta ai soggetti deboli – minori, anziani, disabili. Il voucher, invece, è un titolo sociale che quantifica le prestazioni e che deve essere speso presso quelle cooperative e associazioni che si sono accreditate. Ultima notazione: le Asl, che sono state negli anni accorpate, si occupano di gestire la parte sanitaria che è prevalentemente gratuita. Ai Comuni spetta invece la gestione dei servizi socioassistenziali, che sono prevalentemente a carico dell’utente – il quale può accedere a buoni e voucher se ha un basso reddito o determinate caratteristiche famigliari. Questo il quadro che potrebbe piacere a molti governatori, non solo di destra. Ma funziona?

    Centralismo federalista
    Per capirlo siamo andati a parlare con chi i servizi sociali li fa, o almeno li faceva: gli assistenti sociali. Categoria professionale che ha cambiato volto negli ultimi anni. Apparentemente lievitano i titoli di studio, ma si precarizzano le condizioni di lavoro. Molti di loro ormai lavorano a progetto, è difficile che rilascino dichiarazioni ai giornali con nome e cognome. Fatto sta che il dato generale è chiarissimo: si sentono ormai messi da parte, lamentano una decadenza del proprio ruolo «soprattutto una scissione ormai irrecuperabile tra il livello politico e quello tecnico: i politici decidono sulla base delle loro ideologie e delle loro priorità, senza nulla sapere nel merito dei servizi sociali. A noi tocca eseguire», spiega una delle assistenti sociali della Provincia di Brescia, Giovanna Lazzaroni.
    Angiola Uberti vive a Palazzolo e ha iniziato la professione di assistente sociale nel ’74. Se ne è andata in pensione due anni fa, e già nel 2002 rinunciò a un incarico fiduciario nella Asl in cui lavorava perché non condivideva il nuovo sistema che portava alla privatizzazione dei servizi. «Io credo fermamente nel fatto che la gestione del servizio debba rimanere in mano pubblica – spiega – perché è più facile il controllo, ma anche il confronto tra gli operatori che è vitale per il servizio sociale». L’esternalizzazione dei servizi alle cooperative – per quanto possano essere ottime – ovviamente pone un ostacolo a questo tipo di processo. Angiola viene proprio da un altro mondo: la sua carriera è iniziata alle Stelline , il «mitico» istituto milanese per le ragazze orfane o con problemi in famiglia. I suoi ricordi sono un fiume in piena, eco di un mondo che non esiste più: «Noi eravamo studentesse, eppure la nostra parola contava. Mi ricordo che quando entrai volevano spostare l’istituto in campagna, avevano progettato un meraviglioso complesso pieno di tutti i confort. Noi ci opponemmo: cosa dovevano fare le ragazze là, in quella prigione dorata? Noi dovevamo insegnare loro ad avere a che fare con la vita, a riscattare se stesse giorno per giorno». Il progetto, con tutto quello che era costato, fu buttato alle ortiche. «Era un periodo in cui si discuteva moltissimo, ci si arrabbiava, ma si voleva cambiare», racconta Angiola. Un periodo di grande creatività, in cui la formazione delle assistenti sociali era in mano a professori come Giuliano Della Pergola e Guido Romagnoli. «Certo – riflette Angiola – poi deve venire il periodo delle regole», che è arrivato con la riforma sociosanitaria delle Usl (proprio qui a Brescia partì la battaglia perché fossero denominate “Ussl”, premettendo alla “s” di sanitarie quella di socio, cioè sociale). Anni in cui si è andati avanti per tentativi ed errori, forse con qualche sbavatura e con poca attenzione agli sprechi. Ma quando è arrivato Formigoni la virata impressa ai servizi sociosanitari non è piaciuta a una come Angiola: «Il primo effetto è stata una forte centralizzazione: non veniva più ascoltato ciò che proveniva dal territorio. Non c’era più possibilità di esprimere la benché minima perplessità. Poi dal 2000 hanno cominciato anche a mettere in piedi un sistema fatto di valutazioni, «pagelle», obiettivi che sia i lavoratori che i dirigenti devono raggiungere in base a criteri che però vengono stabiliti dalla regione e non sono concordati. Così succede – conclude – che ogni operatore deve lavorare affinché il direttore generale raggiunga gli obiettivi stabiliti».

    Il punto di vista delle cooperative
    L’insoddisfazione che si percepisce dalle parole degli assistenti sociali, specialmente quelli della «vecchia scuola», è presente in realtà anche in chi lavora nelle cooperative. S. è in pensione dal 2010, ma preferisce non rivelare il suo nome perché ora lavora come formatrice per una rete di cooperative molto influenti nella provincia di Brescia. La rete di cooperative si occupa di anziani, minori, psichiatrici e gestiscono anche un Sert privato – ultima frontiera della esternalizzazione modello Formigoni. Dal punto di vista di S. «gli standard che la regione Lombardia pretende dal privato sociale sono in realtà molto alti, e il controllo è piuttosto efficiente. Il problema è che la remunerazione non lo è altrettanto, tanto che in realtà il passaggio al privato per la regione molto spesso è un guadagno. Sei tu che lavori in cooperativa a dover inventare soluzioni alternative per rendere più efficaci le risorse». Nel magico mondo del mercato la regione cerca di risparmiare, e l’effetto sul privato è perverso. S. porta l’esempio delle residenze per anziani: «La valutazione del bisogno dell’anziano viene fatta sugli aspetti di motricità, comorbilità e comportamento, in questo ordine. Così succede che se io aiuto una persona a camminare non vengo premiata».
    L’altra tendenza che si sta affermando, sempre in un’ottica di risparmio, è la progressiva integrazione delle prestazioni sanitarie – che sono gratuite – con quelle socioassistenziali – che sono in parte a carico dell’utente «con il rischio – dice S. – che venga meno la gratuità della parte sanitaria diventando tutto a contribuzione».

    Il nodo culturale
    Ma non è solo una questione di soldi. Alla base del modello c’è anche, ovviamente, una visione culturale. Permea tutto un asse valoriale cattolico, che pone al centro la vita «difesa «in ogni sua fase» e la famiglia sostenuta «con adeguate politiche sociali», come recita il nuovo statuto della regione, approvato nel 2008. Ma questa impostazione può essere un’arma a doppio taglio: «Un elemento cardine delle leggi lombarde sui servizi sociali è la cosiddetta ‘sussidiarietà orizzontale’, che nasce per mettere al centro l’individuo e i suo legami famigliari, ma che di fatto sta caricando la famiglia di compiti e responsabilità che non le sono propri», osserva ancora Giovanna Lazzaroni dalla provincia di Brescia. Così, tanta attenzione per la famiglia – ed è ovvio che si parli di famiglie con qualche problema – finisce per essere un boomerang. Ma non solo. Lo schema secondo cui il livello politico controlla, e il livello tecnico esegue comporta che il primo decide anche sulle priorità, aldilà di una reale lettura dei bisogni della società attuale. «Oggi non esiste più il soggetto con un solo problema, ad esempio quello economico – spiega D. L., formatrice della provincia di Brescia – la nuova emergenza è quella della multiproblematicità: lo sfaldamento dei riferimenti sociali determina che chi perde lavoro entra velocemente, ad esempio, in depressione, perde la capacità di relazionarsi con la sua famiglia, entra nel tunnel di qualche dipendenza». Ci sarebbe bisogno, insomma, di una vera potenza di fuoco da parte dei servizi per rispondere a questo tipo di situazioni: «La realtà purtroppo è ben diversa – aggiunge D. L. – la privatizzazione causa un disinvestimento sulla formazione e sulla ricerca. E contemporaneamente le politiche sociali sono in balia del partito di turno. Ultimamente mi è capitato di sentire, da parte di un assessore della zona, che non aveva senso investire sulla mediazione famigliare perché tra moglie e marito se la vedono tra loro».

    da : http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100727/pagina/08/pezzo/283363/

    Cinzia Gubbini

    “La cricca di Cl fagocita tutto”

    «La regione Lombardia ha creato un nuovo modello: usare il sistema liberista con il bilancio pubblico». Paolo Ferrario docente a contratto privato della Università di Milano Bicocca, insegna Politiche sociali. È da anni ormai un attento osservatore delle trasformazioni dei servizi sociali lombardi.
    Cosa intende con il termine sistema liberista nei servizi sociali?
    La legge del ’97 ha messo in concorrenza soggetti privati che vendono il loro prodotto, cioè il servizio. La Regione ha stabilito dei criteri generali attraverso cui accreditare questi soggetti. Se il cittadino li sceglie, allora la Regione restituisce al soggetto produttore il costo del servizio.
    Detta così non sembra male. Cosa c’è di sbagliato?
    Che stiamo parlando di servizi sociali, e in questo ambito lo schema studiato in Lombardia funziona solo per alcune attività: quelle remunerative. Un buon esempio possono essere i laboratori di analisi: l’offerta in Lombardia è altissima, superiore alla domanda tanto che non ci sono code per chi ha necessità di fare gli esami del sangue. La situazione è ben diversa per tutti quei servizi legati alla cronicità – psichiatrici, disabili, ma anche dipendenze. Il perché è semplice: costano molto di più, sono molto più impegnativi e molto meno remunerativi. Ma non funziona neanche con i Pronto soccorso, per le stesse ragioni: costi troppo alti. Cosicché non si riescono a trovare abbastanza soggetti da mettere in concorrenza su questi terreni, che pure sono essenziali per la struttura dei servizi sociali. Dunque, uno schema puramente ideologico non può funzionare nell’ambito dei servizi sociali: occorre valutare situazione per situazione.
    Eppure la Lombardia è la «capitale» delle Residenze per anziani, un tipico esempio di servizio sociale privato legato alla cronicità: la vecchiaia…
    Giusto, ma si tratta di un caso particolare: le Rsa erano già private. Ben prima della legge quadro sui servizi sociali del ’97 erano già 600. Di certo avevano una caratteristica «localistica»: i consigli d’amministrazione erano legati al territorio. Vi sedevano dall’assessore al sindaco. Era comunque una rete ben sviluppata ed era logico valorizzarla. E infatti la Regione lo ha fatto, investendo moltissimo denaro. Il problema sono i nuovi servizi.
    Il nodo è, insomma, la compatibilità dei costi.
    Il nodo è il funzionamento del mercato, che va bene in questi casi solo se è regolato. Se esiste cioè un soggetto che si incarica di capire dove ce ne sono di più e dove ce ne sono di meno e di garantirli. Soprattutto non va bene la concorrenza perché necessariamente innesca un processo di corsa al prezzo al ribasso, che nei casi di sanità e servizi sociali genera mostri. Poi ci ritroviamo con le cliniche che inventano gli infartuati, come documentato da una puntata di Report su Rai3, per poter ottenere i finanziamenti e starci così con i costi, oltre ovviamente al lucro.
    Non c’è chi misura i bisogni, però una delle critiche che più spesso si sente fare sull’organizzazione dei servizi sociali lombardi è che sono centralizzati. E’ così?
    Distinguerei tra il livello comunale e quello regionale. La regione governa le Asl e il settore sociosanitario, ai Comuni resta la gestione del segmento sociale in cui ovviamente l’impatto dell’ideologia leghista diventa più forte. Ma non sottovaluterei il fattore ideologico del livello regionale, dove la centralizzazione è massima. Occorre dire la verità: in Lombardia il vero scandalo è che a governare è una cricca del sottosistema religioso: Comunione e Liberazione. Hanno occupato tutti i vertici, sono un vero gruppo di potere che ha le sue ideologie, i suoi leader e i suoi rituali. E le sue priorità. Lo smisurato sviluppo della diagnostica e la decisione di investire in questo settore, allora può anche essere letto con la lente della bioetica.

    da: http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/


    Il cosiddetto “modello lombardo” di politica sanitaria, Inchiesta giornalistica di Report-Rai3, a cura di Milena Gabanelli, 2 maggio 2010

    Il 2 maggio 2010 Report (programma di informazione televisiva curato da Milena Gabanelli) ha dedicato una puntata di inchiesta giornalistica sul cosiddetto modello lombardo di politica sanitaria.

    Per chi avesse perso questa serata  di autentico giornalismo investigativo troverà qui:

    1. il video (ringrazio Ugo Albano che me lo ha segnalato):

    2. gli audio, che ho realizzato tramite un piccolo registratore della Olympus.

    Occorre provare a fare memoria storica, in un tempo di grande tendenza alla obsolescenza dei dati e delle informazioni. Questi materiali internettiani hanno un notevole valore documentale e meritano di essere conservati alla pari di una qualsiasi pubblicazione cartacea

    Il Primo audio contiene:

    • le interviste all’attuale assessore alla sanità, Luciano Bresciani, che è fautore del modello e al precedente assessore Alessandro Cè che ne ha individuato alcuni limiti distorsivi
    • la situazione di alcuni Ospedali sottoposti ad indagine della magistratura per reati penali dovuti ad abusi nell’uso degli accreditamenti
    • una spiegazione di cosa sono i DRG

    Il Secondo audio contiene:

    • alcuni profili biografici di imprenditori della sanità, particolarmente elogiativi del modello lombardo
    • qualche cenno a sistema dei controlli che si manifesta all’interno del modello organizzativo lombardo

    Il Terzo Audio continua con i profili di alcuni imprenditori della sanità e dei tentativi di investimento in altri settori produttivi, a partire dai profitti realizzati nel sistema sanitario

    Questo post è in stretta connessione a una dispensa didattica dedicata allo stesso argomento:


    Paolo Ferrario, La politica dei servizi nella Regione Lombardia e il governo delle reti sanitarie, socio-sanitarie e sociali (con particolare riferimento alla LR n. 3/2008 e LR n. 33/2009)


    DISPENSA DIDATTICA: Paolo Ferrario, La politica dei servizi nella Regione Lombardia e il governo delle reti sanitarie, socio-sanitarie e sociali (con particolare riferimento alla LR n. 3/2008 e LR n. 33/2009)

    Ho diviso il commento audio di questa dispensa in tre parti

    AUDIO 1:  Paolo Ferrario, Il modello lombardo delle politiche sociali

    AUDIO 2: Paolo Ferrario, Il cosiddetto “principio di sussidiarietà”

    AUDIO 3:  Paolo Ferrario, Regolazione delle due reti: sociale e socio sanitaria (LR 3/2008)

    AUDIO 3:  Paolo Ferrario, Appalti ed Accreditamenti come forme amministrative di governo dei servizi


    Gabriele Pelissero , Aiop Lombardia , Gabriele Pelissero, La sanità della Lombardia. Il sistema sanitario e l’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008

    La sanità della Lombardia. Il sistema sanitario e l’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008
    Gabriele Pelissero , Aiop Lombardia , Gabriele Pelissero
    Aiop – Associazione italiana ospedalità privata
    Gestione della sanitàEconomia sanitaria, Asl, Ospedali
    Studi, ricerche
    pp. 128,     1a edizione  2010  (Cod.35.9)
    La sanità della Lombardia. Il sistema sanitario e l'attività ospedaliera nel periodo 2003-2008
    <!–if disponibilita = "Nulla" and idTipologia=1 then%> ATTENZIONE: Disponibilità nulla end if–>
    Il volume documenta il successo del modello sanitario lombardo, espresso in qualità ed efficienza economica. Dopo un’analisi dell’originalità del Sistema sanitario della Lombardia, e dell’evoluzione dell’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008, il testo affronta il delicato problema della trasferibilità dell’esperienza ad altre Regioni.
    Condividi su Facebook
    Nella trentennale e travagliata storia del Servizio sanitario nazionale (Ssn) italiano, nato con la Legge 23 dicembre 1978 n. 833 nel tentativo di applicare al nostro paese il modello di welfare sanitario britannico nato come “modello Beveridge”, la Lombardia ha introdotto con la Legge Regionale 11 Luglio 1997 n. 31 una innovazione per molti aspetti radicale.
    Integrando i principi generali di universalità e solidarietà posti alla base del Ssn con quelli di sussidiarietà e libertà di scelta, infatti, la riforma sanitaria lombarda ha espresso una nuova visione dei rapporti fra Sistema sanitario e cittadino-utente e dei rapporti fra il livello di governo (Stato/Regione) e la rete degli operatori (Asl e Aziende ospedaliere di diritto pubblico e di diritto privato).
    Questa nuova concezione, che fra l’altro affronta per la prima volta il problema del conflitto di interessi introdotto nella sanità italiana con la L. 833/78 e presente in tutte le altre Regioni, porta la Lombardia a promuovere un modello di sanità aperto e pluralistico, nel quale il centralismo programmatorio tipico dei modelli di tipo Beveridge viene superato, o almeno grandemente attenuato, dall’introduzione di strumenti che conferiscono, almeno in parte, un maggiore potere al cittadino/paziente, limitando così la discrezionalità politica e il peso delle burocrazie e dell’organizzazione.
    Il successo del modello lombardo, espresso in qualità ed efficienza economica, è documentato nella consistente massa di dati ed elaborazioni che costituiscono la seconda parte del volume.
    Nella prima parte, dopo una analisi dell’originalità del Sistema sanitario della Lombardia, e dell’evoluzione dell’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008, particolarmente significativo, viene affrontato il delicato problema della trasferibilità dell’esperienza ad altre Regioni.
    Un problema che si confronta con l’autonomia, le peculiarità locali e i diversi orientamenti politici delle Regioni italiane. Le quali però, sotto il duplice stimolo della crisi economica mondiale e dell’avvio del federalismo fiscale, non potranno probabilmente eludere l’esigenza di avviare vere riforme dei loro Sistemi Sanitari, per coniugare l’obiettivo dell’efficienza con quello della qualità.

    Gabriele Pelissero è professore Ordinario di Igiene e Organizzazione Sanitaria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Pavia. Autore di due trattati e di più di 200 pubblicazioni scientifiche riguardanti molteplici aspetti della medicina preventiva e dell’epidemiologia, da più di vent’anni si occupa prevalentemente di organizzazione, programmazione e management sanitario. È vice presidente del Gruppo Ospedaliero San Donato e direttore scientifico dell’Irccs-Policlinico San Donato. Unisce all’impegno nelle società scientifiche del proprio settore disciplinare gli incarichi di vice presidente nazionale di Aiop, di presidente di Aiop-Lombardia e di vice presidente di Assolombarda Sanità. Fa parte della Segreteria Tecnica della Consulta regionale della Sanità della Lombardia.

    Indice:
    Parte I. Il sistema sanitario della Lombardia
    L’originalità del Sistema sanitario della Lombardia
    (Appendice – La Legge Regionale 11 luglio 1997 n. 31)
    Evoluzione del Sistema sanitario lombardo negli anni 2003-2008
    I sistemi sanitari regionali italiani e l’esperimento lombardo
    Crisi economica, federalismo e sanità
    Parte II. Rapporti annuali sull’attività ospedaliera 2003-2008
    Introduzione
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2003
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2004
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2005
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2006
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2007
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2008.

    La sanità della Lombardia. Il sistema sanitario e l’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008

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    Regione Lombardia, Piano Socio Sanitario 2007-2009, 26 ottobre 2009

    Il 26 ottobre 2006 il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il Piano Socio Sanitario per il triennio 2007-2009.

    Il Piano Socio Sanitario è il documento guida sull’organizzazione del sistema sanitario lombardo che riafferma la centralità del modello sussidiario lombardo e tiene conto di una crescita notevole del Terzo Settore (no-profit) in Lombardia.

    Il Piano conferma le linee guida della legge regionale sulla sanità e quindi prevede per la Regione il ruolo di finanziatore e di Ente competente in materia di attività di indirizzo, coordinamento e monitoraggio dell’erogazione dei servizi oltre che di determinazione dei livelli qualitativi e quantitativi appropriati.

    La gestione e l’organizzazione dei servizi sarà in capo alle ASL che dovranno coinvolgere sempre di più i Comuni, le Province e le Comunità Montane nelle scelte programmatiche in ambito territoriale.

    Il documento stabilisce le priorità d’intervento e gli obiettivi di benessere sociale

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    il modello lombardo fa scuola

    prospettiva di una collaborazione tra le istituzioni regionali e ministeriali per realizzare percorsi sperimentali che rilascino il diploma tecnico al quarto anno e permettano agli studenti della Istruzione e Formazione Professionale di accedere a un quinto anno e sostenere l’esame di stato.

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    Le professioni sociali e l’applicazione della legge regionale n. 3/2008 Potenzialità e criticità, Corso di laurea in Servizio sociale Corso di laurea in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi sociali, Venerdì 13 marzo 2009 h 14.00-17.00 – Aula U6 /4

    Corso di laurea in Servizio sociale
    Corso di laurea in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi sociali
    Seminario
    Le professioni sociali e l’applicazione della legge regionale n. 3/2008
    Potenzialità e criticità
    Venerdì 13 marzo 2009
    h 14.00-17.00 – Aula U6 /4

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    FACOLTA’ DI SOCIOLOGIA Corso di laurea in Servizio sociale Corso di laurea in Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali Via Bicocca degli Arcimboldi, 8 – 20126 Milano I SERVIZI SOCIALI IN LOMBARDIA DOPO LA LEGGE REGIONALE N. 3/2008

    FACOLTA’ DI SOCIOLOGIA
    Corso di laurea in Servizio sociale
    Corso di laurea in Programmazione e gestione delle politiche
    e dei servizi sociali
    Via Bicocca degli Arcimboldi, 8 – 20126 Milano
    I SERVIZI SOCIALI IN LOMBARDIA

    DOPO LA LEGGE REGIONALE N. 3/2008
    Elementi di riflessione

    Vai alla pagina della Università di Milano Bicocca


    Università di Milano Bicocca – Corso di laurea in Servizio sociale Corso di laurea in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi sociali, Seminario Le professioni sociali e l’applicazione della legge regionale n. 3/2008

    Corso di laurea in Servizio sociale

    Corso di laurea in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi sociali

    Seminario

    Le professioni sociali e l’applicazione della legge regionale n. 3/2008

    Potenzialità e criticità

    Venerdì 13 marzo 2009

    h 14.00-17.00  Aula U6 /4

    Il seminario affronta il tema dell’impatto sulle diverse figure sociali, dell’ entrata in vigore della legge regionale n. 3/2008. Più precisamente il seminario si propone di individuare le principali criticità che debbono affrontare gli operatori sociali ed educativi quando si trovano di fronte ad un nuovo provvedimento, ma anche di delineare le potenzialità che questo provvedimento contiene sia per le vecchie che le nuove figure professionali, proprio a partire dai cambiamenti organizzativi che tale iniziativa introduce nel sistema dei servizi e delle politiche locali.

    Introduce prof. Sergio TRAMMA

    (docente di Pedagogia sociale, Facoltà di Scienze della formazione)

    Relazioni:

    • dott.  Paola BOTAZZI, Assistente Sociale Comune di Busto Garolfo (MI)
    • dott. Corrado CELATA, Responsabile attività di Prevenzione, D.. Dipendenze ASL Mi
    • dott.ssa Patrizia ANGELI, Consigliera Ordine Assistenti Sociali, Regione Lombardia
    • dott.ssa Beatrice LONGONI, esperta, formatrice
    • dott.  M. Claudio MINOIA,  Direttore generale del Settore Cultura e Servizi Sociali della Provincia di Milano
    • Dott.ssa Sara ROSSETTI, Assegnista di ricerca, Facoltà di Scienze della Formazione
    • Dott. Giovanni VALLE, Fondazione Don Gnocchi
    • Dott. Giuseppe VIOLA, Direttore Settore Sociale, Comune di Bareggio

    Dibattito

    Conclusioni. Prof Mara TOGNETTI

    (docente di Politica Sociale e di Politiche sanitarie CdL in Servizio Sociale e PROGEST)

    Destinatari sono :

    • gli studenti del CdL magistrale Progest, gli studenti del III° anno del CdL in Servizio sociale; gli studenti dle CdL in Scienze dell’Educazione
    • dirigenti,  responsabili e operatori dei servizi degli enti locali, delle ASL e del terzo settore;
    • le professioni sociali e, in particolare, le assistenti sociali, gli educatori, i sociologi professionali e i supervisori di tirocinio;
    • gli studiosi delle politiche sociali.

    Il seminario è aperto a tutti gli interessati e la partecipazione è gratuita.

    Il seminario è il quarto del Ciclo “I servizi sociali in Lombardia dopo la legge regionale 3/2008 – Elementi di riflessione”, il cui programma è scaricabile dall’homepage www.unimib.it (eventi).


    I SERVIZI SOCIALI IN LOMBARDIA DOPO LA LEGGE REGIONALE N. 3/2008

    Corso di laurea in Servizio sociale
    Corso di laurea in Programmazione e gestione delle politiche
    e dei servizi sociali
    Via Bicocca degli Arcimboldi, 8 – 20126 Milano
    I SERVIZI SOCIALI IN LOMBARDIA
    DOPO LA LEGGE REGIONALE N. 3/2008
    Elementi di riflessione
    I SERVIZI SOCIALI IN LOMBARDIA DOPO LA LEGGE REGIONALE N. 3/2008

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    I servizi sociali in Lombardia – Sociologia @ Studenti.it

    I servizi sociali in Lombardia La Facoltà di Sociologia dell’Università Bicocca di Milano organizza un convegno ed un ciclo di seminari sui cambiamenti del servizio sociale in Lombardia con la legge N. 3/2008

    I servizi sociali in Lombardia – Sociologia @ Studenti.it

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    Servizi sociali e sanitari in Lombardia. Analisi della Legge regionale n. 3/2008, di Paolo Ferrario


    Con questo articolo intendo contribuire all’analisi professionale delle politiche legislative in materia di servizi sociali e sociosanitari della Regione Lombardia alla luce della recente Legge regionale n. 3/2008 e della particolare applicazione che in essa si fa delle normative nazionali. Indico in premessa le conclusioni argomentative cui vorrei arrivare nella trattazione: in tempi di transizione ad un modello di “federalismo fiscale”, il governo lombardo ingloba dentro il proprio modello culturale le regole normative e finanziarie statali, allo scopo di confermare la propria visione dei rapporti fra società civile e funzione pubblica. Nel fare questa operazione politica e culturale il legislatore dichiara insistentemente gli obiettivi della integrazione fra i servizi alla persona e, tuttavia, li disconferma nelle pratiche operative, andando a definire una organizzazione della offerta altamente frammentata  …

    il resto dell’articolo è qui:



    UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO – BICOCCA – Corso di laurea in Servizio sociale, Corso di laurea in Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali, Seminario Organizzazione e processi di accreditamento Venerdì 13 febbraio 2009 h 14.00-17.00 Aula U6 – 4

    UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO – BICOCCA

    FACOLTA’ DI SOCIOLOGIA

    Corso di laurea in Servizio sociale, Corso di laurea in Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali

    Via Bicocca degli Arcimboldi 8 – 20126 Milano

    Seminario

    Organizzazione e processi di accreditamento

    Venerdì 13 febbraio 2009

    h 14.00-17.00   Aula U6 – 4

    Il seminario affronta il tema dell’impatto sull’organizzazione dei servizi delle nuove forme di regolazione del sistema dei servizi introdotte da modelli ispirati al “quasi mercato”, forme che in Italia trovano l’espressione più compiuta nella normativa lombarda e in particolare nella legge regionale 3/2008 e relativi provvedimenti di attuazione. Più precisamente il seminario si propone di ricostruire come si stiano sviluppando i processi di accreditamento dei servizi sociali in attuazione della nuova normativa – le linee e le strategie adottate, i servizi e i soggetti coinvolti, i criteri individuati – per poi favorire una riflessione sui cambiamenti organizzativi indotti.

    Introduce e coordina: prof.ssa Giuliana CARABELLI

    (docente di Organizzazione dei servizi sociali,  CdL in Servizio sociale)

    Relazioni:

    • dott.  Virginio MARCHESI,  Vice Direttore Sociale ASL Città di Milano
    • dott.ssa  Rosella PETRALIDirigente U.O. Sistema Sociale, Direzione Generale Famiglia e Solidarietà sociale Regione Lombardia
    • dott.ssa Silvia ZANDRINICoordinamento Progetti speciali e programmi, Settore Politiche della Famiglia del Comune di Milano
    • dott.ssa  Liviana MARELLI, Presidente della Cooperativa sociale La Grande Casa e rappresentante CNCA Lombardia
    • dott.  Roberto CILIAVice Presidente dell’Ordine degli Assistenti sociali Regione Lombardia

    Dibattito

    Destinatari sono :

    • gli studenti del CdL magistrale Progest e gli studenti del III° anno del CdL in Servizio sociale;
    • Dirigenti,  Responsabili e operatori dei servizi degli Enti locali, delle ASL e del Terzo settore;
    • le professioni sociali e, in particolare, le Assistenti sociali e i supervisori di tirocinio;
    • gli studiosi delle politiche sociali.

    Il seminario è aperto a tutti gli interessati e la partecipazione è gratuita.

    Il seminario è il terzo seminario del Ciclo “I servizi sociali in Lombardia dopo la legge regionale 3/2008 – Elementi di riflessione”, il cui programma è scaricabile dall’homepage www.unimib.it (eventi).

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    PAOLO BONETTI Professore associato di diritto costituzionale nell’Università degli studi di Milano-Bicocca Relazione nell’ambito del convegno del 31 ottobre 2008 promosso dalla Facoltà di Sociologia dell’Università degli studi di Milano-Bicocca nell’ambito del ciclo di incontri su I SERVIZI SOCIALI IN LOMBARDIA DOPO LA LEGGE REGIONALE N. 3/2008 L’INQUADRAMENTO COSTITUZIONALE DELLA L.R. N. 3/2008 E L’ESERCIZIO DEI DIRITTI SOCIALI

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    Sulla legislazione sociosanitaria e sanitaria della Regione Lombardia

    gentile dottoressa …

    mi scusi il ritardo con cui le rispondo: ho avuto il Pc in avaria

    non mi risulta – per ora – che ci siano articoli significativi sulla LR 3/2008.

    la rivista .. mi ha commissionato un articolo, che tuttavia uscirà non a breve (devo preparare una lezione sull’argomento e lo scriverò dopo)

    il seminario nel quale terrò la lezione è organizzato dalla Università di milano Bicocca- Corso di servizio sociale Progest, e si svolgerà in novembre.

    tenga d’occhio il mio sito: non appena avrò certezza delle date pubblicherò la locandina in prima pagina.

    la legge 3/2008 non muta nulla dell’attuale assetto istituzionale lombardo

    essa ha solo dato forma legislativa (con i conseguenti atti amministrativi attuativi) al precedente modo di indirizzare i due sottosistemi del sistema lombardo: sociosanitario e sanitario

    le consiglio ancora di tenere d’occhio il mio sito

    qualunque mia riflessione o documentazione sarà riversata lì

    distinti saluti, sperando di rivederla al seminario di cui sopra

    Paolo Ferrario