Ritorniamo al passato. La mattina dell’8 maggio 2006, primo giorno di votazioni sul nuovo presidente della Repubblica, a Montecitorio c’ero anch’io. Dovevo scrivere un diario di quanto sarebbe accaduto e m’imbattei subito in chi ne sapeva molto: Luciano Violante, big progressista, oggi uno dei dieci saggi. Gli dissi: «Avete già conquistato le presidenze di Camera e Senato. Anche il presidente del Consiglio è vostro. Perché volete prendervi tutto il piatto, compreso il Quirinale?». Violante alzò le spalle: «Se le elezioni le avesse vinte il centrodestra, farebbe la stessa cosa». Provai a ribattergli: «Sostenete sempre di essere diversi dagli altri. E invece…». Lui mi fece capire che non aveva tempo da perdere e se ne andò. Del resto avevo già compreso da anni che i partiti erano tutti uguali. Nel 2006 come adesso, vigilia di un’altra elezione presidenziale.
Il centrosinistra, guidato da Romano Prodi, aveva vinto le politiche per una manciata di voti. Eppure si era pappato gran parte del piatto. Al Senato aveva piazzato Franco Marini e alla Camera Fausto Bertinotti. Adesso era arrivato il momento di prendersi il Quirinale.
E’ triste vivere in una fase politica che dura dal 1994 in cui un ricco crapulone e boss delle televisioni (Silvio Berlusconi):
1 è accusato di prostituzione minorile e si è inventato che la giovane prostituta era la nipote di un dittatore egiziano
2 è accusato di avere pagato milioni di euro per corrompere un grasso personaggio (ingaggiato alla politica da Antonio di Pietro e l’Italia dei suoi valori) fino a provocare la caduta del secondo governo Prodi (di fatto un colpo di stato tramite il voto)
3 è accusato di frode fiscale e di tanti altri reati
4 che, però, è stato presidente del consiglio per un intero ciclo della politica italiana
5 che, però, è stato rivotato da milioni di elettori
6 è difeso dai suoi pretoriani stipendiati che tentano un assalto eversivo al tribunale di Milano per impedire alla magistrata di turno Ilda Boccassini di fare la sua requisitoria per il suddetto reato di prostituzione minorile avvenute in orgie notturne
C’è davvero tanta tristezza in questa Polis alterata dalle visioni contrapposte e da un potere che che , con tracotanza e violenza linguistica, non vuole essere giudicato
Sergio De Gregorio, il senatore eletto dalla IDV di Di Pietro (italia dei suoi valori) si fece comprare al prezzo di tre milioni di euro, per far cadere il governo Prodi nel 2008
Con la corruzione dei parlamentari che erano stati eletti nella sua maggioranza e dovevano votargli la fiducia. Mettendo sul tavolo i soldi, tanti soldi, tutti in nero.
Il problema di decidere riguarda tutta la classe dirigente moderata di quel partito: il segretario Alfano, in primo luogo, ma via via tutti gli altri: gli Schifani, i Frattini, le Gelmini, i Quagliariello, i Cicchitto, i Sacconi e molti altri. Sono loro che rischiano di essere scompaginati dall’ultima carica berlusconiana. Ex democristiani, ex socialisti, qualche laico: erano gli esponenti di quel «pentapartito» ideale che Berlusconi aveva raccolto intorno a sé negli anni Novanta. Oggi sono davanti al bivio: o stanno con il vecchio leader e lo seguono a occhi chiusi o perdono tutto. Lo stallo del centrodestra infatti è solo apparente perché in realtà Berlusconi sembra avere le idee chiare su quale strada imboccare. È la stessa che da anni il suo temperamento gli suggerisce: nessun accordo sulla riforma elettorale; nessuna intesa con il governo sulle date delle elezioni (a meno che Monti non accetti il diktat: voto congiunto per le regionali e le politiche in febbraio o ai primi di marzo, ma in ogni caso accorpato); forte irritazione, a dir poco, sulla norma governativa che prevede i casi in cui non si è candidabili.
In sostanza Berlusconi ripete lo schema del ’98, quando buttò all’aria la commissione Bicamerale. E i suoi fedeli ripetono la parola d’ordine: «Lo spirito del ’94 e di Forza Italia non è morto». E qui, in questa illusione di ricreare per magìa lo slancio di diciotto anni fa, c’è tutto l’equivoco in cui si sta consumando il Pdl.
quando, nei giorni scorsi, ha percepito il proprio isolamento, nella Casa e nel Popolo che egli stesso aveva creato: in quello stesso momento ha reagito. Ha inveito. Con rabbia e risentimento. Non contro i “nemici” di sempre – magistrati e comunisti. Ma contro gli “amici” che lo lasciavano solo. E stavano negoziando, alle sue spalle, con i democristiani di Casini e con il salotto buono degli imprenditori, rappresentato da Montezemolo. Silvio Berlusconi ha minacciato di far saltare il tavolo 4. Non solo del governo tecnico, ma, anzitutto, del centrodestra. Del Pdl. Degli amici fidati che stavano preparando la sua successione. Senza di lui. Non solo. Ma “contro” di lui. Il Padrone – di ieri. Oggi: un Signore imbarazzante. Un’eredità sgradevole, perché è difficile assumere la guida di una forza politica all’ombra, ingombrante, del Fondatore – e unico leader, fino a ieri – del Partito Personale.
Per questo, più che un “ritorno in campo”, l’iniziativa di Berlusconi, in effetti, appare una minaccia di invasione. Espressa in modo perentorio. Un modo per dire, anzi, gridare, che lui, il Cavaliere, non se n’è mai andato. Che il muro di Arcore esiste ancora. Berlusconi. Ha rivendicato la propria capacità di esercitare il potere media-politico. Da solo contro tutti. Perché tutti l’hanno lasciato solo. A costo di ricostruire un nuovo “partito personale”. Una lista di “uomini nuovi”, da opporre ai “vecchi politici” presenti negli altri partiti. Compreso quello che egli, almeno fino a ieri, guidava.
Silvio Berlusconi al comizio videocratico del 27 ottobre 2012 e l’analisi clinica del professor Mauro Mancia del 7 dicembre 2012:
il tempo fermo della politica di questo ventennio
Paolo Ferrario
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Guardare l’espressione del viso:
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Guardare i movimenti delle mani:
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DOCUMENTAZIONE :
Una conferenza stampa di oltre un’ora e mezzo che ha sconvolto gli equilibri della politica italiana. Il ritorno di Berlusconi 1 - con la dichiarazione di guerra a magistrati, Merkel e Monti – ha provocato un mezzo terremoto innanzitutto nel Pdl. Spiazzando del tutto le colombe, sconfessando di fatto il segretario Angelino Alfano. L’ex ministro degli esteri, Franco Frattini, fa capire che pensa a una rottura nel caso in cui la deriva populista continuasse. Le primarie del centrodestra sono comunque oggettivamente declassate a evento politico minore. Questo mentre le “amazzoni” – le fedelissime dell’ex premier – provano a convincere il Cavaliere ad andare oltre. Fino all’ultimo ieri hanno sperato in un ritorno in campo per la premiership. E c’è chi parla della nascita, a breve, di una lista personale di stampo populista legata proprio a Berlusconi, con i pasdaran del centrodestra.
Gongola intanto Roberto Maroni (partito della LEGA IL NORD). L’attacco di Berlusconi a Monti è stato commentato così: “Mi compiaccio, è venuto sulle nostre posizioni”. Si parla di un incontro avvenuto negli ultimi giorni tra il Cavaliere e l’ex ministro dell’Interno. In cui sarebbe stata siglata l’intesa: Maroni candidato unico per il Pirellone, e alleanza politica tra il Carroccio e i berlusconiani alle prossime politiche.
La questione non è stata “Berlusconi”, ma gli italiani che per vent’anni lo hanno voluto e votato (e amato)
Qui si ascolta Silvio Berlusconi al cosiddetto “processo Ruby”, in qualità di imputato per concussione alla Questura di Milano e per prostituzione minorile
Non sono state le opposizioni a far vedere chi veramente fosse, ma la sua ex moglie, Veronica Lario, recitata da Monica Guerritore:
” … e per una strana alchimia il paese tutto, tutto concede, tutto giustifica al suo imperatore …”
Questo è il punto:
Anche se uscisse illeso dal processo, per mancanza di prove e di testimonianze coraggiose, la sua ex moglie aveva capito che era tutto vero.
A spese della tassa televisiva, Floris ha costruito il personaggio della Polverini. Perché lo ha fatto? Vai a capirlo. Puntata dopo puntata, la signora sindacalista è divenuta un’eroina del dibattito politico. Berlusconi, che ritiene la tivù una fabbrica di eccellenze, l’ha spedita alla presidenza del Lazio. Pagando, si presume, una parte cospicua del gigantesco costo della campagna elettorale. Sette milioni di euro! Ossia quattordici miliardi delle vecchie lire. L’ha confessato lei aPiazzapulita, quando a interrogarla ha provveduto Corrado Formigli, un signore per fortuna più duro di quel chierichetto da oratorio rosso del Giovanni Floris. Il Cavaliere ha ordinato a madama Polverini di non dimettersi. E la sciagurata ha obbedito. Senza tener conto di una regola che nel centrodestra dovrebbero ficcarsi in testa: mai seguire i consigli o dire di sì agli ordini del Berlusconi 2012. Il grande Silvio non esiste più, al suo posto c’è un vecchietto di 76 anni, uno in meno del vecchietto Pansa, che le sta sbagliando tutte.
da Giampaolo Pansa su Libero del 23 settembre 2012 in Frz40′s Blog.
Interventi audio della trasmissione La bella addormentata e l’Italia clericale, La7 l’Infedele del 10 settembre 2012:
Lella Costa legge
Caro zio,
zietto come mi piaceva chiamarti negli ultimi anni quando la malattia ha fugato il tuo naturale pudore verso la manifestazione dei sentimenti questo è il mio ultimo, intimo saluto.
Quando venerdì il tuo feretro è arrivato in Duomo la prima persona, tra i fedeli presenti, che ti è venuta incontro era un giovane in carrozzina, mi è parso affetto da Sla.
D’improvviso sono stata colta da una profondissima commozione, un’onda che saliva dal più profondo e mi diceva: «Lo devi fare per lui» e per tutti quei tantissimi uomini e donne che avevano iniziato a sfilare per darti l’estremo saluto, visibilmente carichi dei loro dolori e protesi verso la speranza.
Lo sento, Tu vorresti che parlassimo dell’agonia, della fatica di andare incontro alla morte, dell’importanza della buona morte.
Morire è certo per noi tutti un passaggio ineludibile, come d’altro canto il nascere e, come la gravidanza dà, ogni giorno, piccoli nuovi segni della formazione di una vita, anche la morte si annuncia spesso da lontano. Anche tu la sentivi avvicinare e ce lo ripetevi, tanto che per questo, a volte, ti prendevamo affettuosamente in giro.
Poi le difficoltà fisiche sono aumentate, deglutivi con fatica e quindi mangiavi sempre meno e spesso catarro e muchi, che non riuscivi più a espellere per la tua malattia, ti rendevano impegnativa la respirazione. Avevi paura, non della morte in sé, ma dell’atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede.
Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. E così è stato. Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato. Se tu potessi usare oggi parole umane, credo ci diresti di parlare con il malato della sua morte, di condividere i suoi timori, di ascoltare i suoi desideri senza paura o ipocrisia.
Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l’hai fatta più, hai chiesto di essere addormentato. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato.
Seppure fisicamente non cosciente – ma il tuo spirito l’ho percepito ben presente e recettivo - l’agonia non è stata né facile, né breve. Ciò nonostante, è stato un tempo che io ho sentito necessario, per te e per noi che ti stavamo accanto, proprio come è ineludibile il tempo del travaglio per una nuova vita.
È di questo tempo dell’agonia che tanto ci spaventa, che sono certa tu vorresti dire e provo umilmente a dire per te. La chiave di volta – sia per te che per noi – è stata l’abbandono della pretesa di guarigione o di prosecuzione della vita nonostante tutto. Tu diresti «la resa alla volontà di Dio».
A parte le cure palliative di cui non ho competenza per dire è l’atmosfera intorno al moribondo che, come avevo già avuto modo di sperimentare, è fondamentale.
Chi era con te ha sentito nel profondo che era necessaria una presenza affettuosa e siamo stati insieme, nelle ultime ventiquattro ore, tenendoti a turno la mano, come tu stesso avevi chiesto. Ognuno, mentalmente, credo ti abbia chiesto perdono per eventuali manchevolezze e a sua volta ti abbia perdonato, sciogliendo così tutte le emozioni negative.
In alcuni momenti, mentre il tuo respiro si faceva, con il passare delle ore, più corto e difficile e la pressione sanguigna scendeva vertiginosamente, ho sperato per te che te ne andassi; ma nella notte, alzando gli occhi sopra il tuo letto, ho incontrato il crocefisso che mi ha ricordato come neppure il Gesù uomo ha avuto lo sconto sulla sua agonia.
Eppure quelle ore trascorse insieme tra silenzi e sussurri, la recita di rosari o letture dalla Bibbia che stava ai piedi del tuo letto, sono state per me e per noi tutti un momento di ricchezza e di pace profonda.
Si stava compiendo qualcosa di tanto naturale ed ineludibile quanto solenne e misterioso a cui non solo tu, ma nessuno di coloro che ti erano più vicini, poteva sottrarsi. Il silenzio interiore ed esteriore i movimenti misurati l’assenza di rumori ed emozioni gridate – ma soprattutto l’accettazione e l’attesa vigile – sono stati la cifra delle ore trascorse con te.
Quando è arrivato l’ultimo respiro ho percepito, e non è la prima volta che mi accade assistendo un moribondo, che qualcosa si staccava dal corpo, che lì sul letto rimaneva soltanto l’involucro fisico. Lo spirito, la vera essenza, rimaneva forte, presente seppure non visibile agli occhi. Grazie Zio per averci permesso di essere con te nel momento finale. Una richiesta: intercedi perché venga permesso a tutti coloro che lo desiderano di essere vicini ai loro cari nel momento del trapasso e di provare la dolce pienezza dell’accompagnamento.
l’attività del pool di Mani pulite che portò all’affondamento dei partiti di governo della Prima Repubblica nella cosiddetta stagione di Tangentopoli, ebbe una qualche copertura internazionale, segnatamente da parte degli Usa?
Da tempo le «vittime» dei giudici, intesi come militanti e dirigenti dei partiti impallinati, nutrono questo sospetto, e Antonio Di Pietro ha dovuto in più occasioni negare di essere stato «un uomo della Cia» e un suo strumento nella delegittimazione di Bettino Craxi e Giulio Andreotti, in quegli anni considerati a Washington troppo filoarabi e soprattutto resisi invisi alla Casa Bianca di Ronald Reagan a causa del cosiddetto scontro di Sigonella.
La tesi degli accusatori dei giudici di Milano è: quando la Guerra Fredda si esaurì e fu possibile modificare gli equilibri politici anche in Italia, gli Usa non solo consentirono ma addirittura coprirono l’azione moralizzatrice della magistratura contro la classe italiana di governo.
“Così intervenni per spezzare il legame tra Usa e Mani pulite …
MAURIZIO MOLINARI. corrispondente da new york. Il mese scorso ho incontrato
a New York l’ex ambasciatore Reginald Bartholomew che, dopo avermi detto di
…
<http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/466750/>
Il commento di Ilvo Diamanti su ‘la Repubblica’ di oggi (lunedì 16 luglio) riguardo al “ritorno” del Cavaliere è come al solito brillante. Fra l’altro egli nota, sulla base di un sondaggio di Demos-Coop, che il 25% degli intervistati, “tra gli avvenimenti che hanno segnato positivamente l’Italia” negli ultimi trent’anni, indica “la discesa in campo di Berlusconi”; il 55% la fine del suo governo.
Dati che mostrerebbero, insieme ad altri, il carattere assurdo e paradossale del “ritorno al futuro” vagheggiato dall’ex premier, pronto a presentarsi come una sorta di ibrido fra Monti e Grillo, senza però avere dimestichezza con i linguaggi della rete telematica.
MOSCA – Vladimir Putin è stato proclamato presidente della Federazione Russa, per la terza volta, dopo aver ottenuto il 63,75% dei voti, 45,1 milioni in totale
MOSCA (Reuters) – Vladimir Putin dovrà affrontare oggi nuove proteste contro la sua vittoria alle elezioni presidenziali di ieri che, a suo dire, ha evitato alla Russia di cadere nelle mani dei nemici che miravano a usurpare il potere. Articolo Completo
Nel 2005 il San Raffaele era ancora il regno incontrastato di don Luigi Verzè. Nessuno immaginava il baratro verso cui si stava incamminando, un buco da oltre un miliardo e mezzo di euro. Eppure erano già da tempo in moto i meccanismi che avrebbero portato l’ospedale all’epilogo attuale. Gestione allegra degli appalti, accumulo di fondi neri, strette connessioni con la politica. Tra i protagonisti di questa vicenda italiana che incrocia medicina e potere, religione e politica, ci sono anche due medici: Alberto Zangrillo e Ferruccio Fazio. Zangrillo è primario di anestesia e rianimazione cardio- vascolare del San Raffaele, ma è noto al grande pubblico soprattutto come medico personale di Silvio Berlusconi. Fazio nel 2005 è primario di medicina nucleare e radioterapia nell’ospedale di don Verzè e dal maggio 2008 entrerà a far parte del governo Berlusconi, prima come sottosegretario e poi come ministro della salute. Il 2 dicembre 2005, Zangrillo scrive al collega Fazio. In un messaggio e-mail gli accenna a un incontro per discutere su concorsi e finanziamenti a cui ha partecipato anche Mario Cal, il potente vicepresidente del San Raffaele, braccio destro di don Verzè (Cal si è poi tolto la vita, nel luglio scorso, dopo l’e- splosione dello scandalo). Al termine del suo messaggio, Zangrillo arriva al dunque: “Lunedì 5 dicembre ho organizzato un incontro nel mio studio tra Silvio e don Luigi in modo che quest’ultimo gli possa rappresentare le richieste finali per il maxiemendamento in Finanziaria… Speriamo!”. Ecco dunque la lobby dei “Raffaeliani” al lavoro: Zangrillo fa incontrare Berlusconi con don Verzè e questi gli porta le richieste da inserire del maxiemendamento della legge finanziaria che sarà approvata da lì a poco.
non dimenticare che i radicali e il PDL (partito delle loro libertà) erano a favore del capo del Pdl campano e (secondo la magistratura) direttamente collegato alla camorra napoletana.
Dire che erano CONTRARI vuol dire che una parte maggioritaria della casta dei deputati ritiene di impedire alla magistratura di procedere nei confronti di un indagato per camorra.
La Piovra è ormai annidata in una parte rilevante della politica italiana
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Cosentino, ultima vergogna
Il violento pressing di Berlusconi ha prodotto i suoi effetti: la Camera salva il “referente nazionale del clan dei Casalesi”. Decisivo il cambio di posizione della Lega. Un insulto alla giustizia, una vittoria dell’Italia peggiore
(12 gennaio 2012)
la risata del boss
Berlusconi è vivo e lotta insieme a noi. Anzi, insieme a loro: il clan dei Casalesi. Il cui «referente nazionale» Nicola Cosentino (parole del giudice di Napoli Egle Pilla) è stato salvato dalla richiesta di arresto, con 309 voti contro 298.
Decisivo è stato il pressing con cui l’ex presidente del Consiglio è riuscito a cambiare la posizione della Lega Nord: che in giunta aveva votato a favore dell’arresto mentre in Aula ha lasciato ‘libertà di coscienza’ ai suoi deputati. Libertà di coscienza che si è concretizzata nella salvezza per l’ex sottogretario, accusato di riciclaggio, falso, corruzione, violazione di norme bancarie e concorso esterno in associazione camorristica.
Berlusconi aveva deciso di giocare su Cosentino tutte le sue carte, di arrivare alla prima ‘prova di forza’ in Aula da quando è caduto il suo governo. Sono stati giorni di incontri frenetici, di telefonate e anche di minacce politiche. Ai deputati incerti il Cavaliere aveva anche fatto sapere di essere pronto a rovesciare il tavolo nel caso Cosentino fosse finito dietro le sbarre, arrivando a ipotizzare (attraverso Fabrizio Cicchitto) la caduta del governo e lo scioglimento anticipato delle Camere.
Cosentino, concretamente, è accusato di aver aiutato i clan ad ottenere finanziamenti per la costruzione di un centro commerciale nel casertano. Ma soprattutto di aver creato un sistema politico-mafioso che si basa sul dominio assoluto delle attività economiche del territorio. Un sistema che si preserva attraverso un circuito perfetto: l’organizzazione criminale crea consenso e rappresentanza politica, i politici collusi costruiscono «canali privilegiati» per dare il via ad attività industriali e commerciali, attraverso queste imprese si hanno i soldi e i posti di lavoro che rafforzano l’organizzazione sia da un punto di vista economico e di presa sul territorio sia in termini di controllo del consenso elettorale. http://s0.2mdn.net/3250395/03_Punto_gennaio_300x250.swf
L’ordinanza di arresto, di oltre mille pagine, elencava minuziosamente come funzionava il sistema secondo i giudici di Napoli. Ed è attraverso questo sistema che sarebbe maturata l’ascesa politica di ‘Nick ‘O American’ fin dalla metà defli anni Novanta, quando Cosentino iniziò come consigliere comunale a Casal di Principe, quindi consigliere provinciale a Caserta, fino all’ingresso in Parlamento nel 1996 e alla nomina a sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze del quarto governo Berlusconi. Carica quest’ultima dalla quale Cosentino si è dovuto dimettere nel luglio del 2010 proprio a seguito dell’indagine che ne metteva in luce gli stretti rapporti con la Camorra, pur rimanendo ai vertici del Pdl campano.
12 01 2012 Cosentino:la Camera vota NO all’arresto
La Camera respinge la richiesta di arresto per il deputato del Pdl Nicola Cosentino: 309 i voti contrari, 298 quelli a favore. altro
http://www.ilfattoquotidiano.it/ Con 298 sì e 309 no, l’aula di Montecitorio si è espressa sul caso del coordinatore del Pdl in Campania, accusato di avere legami di affari e politici con i clan dei Casalesi. Determinanti i voti della Lega, spaccata al suo interno, e dei radicali. Video di Manolo Lanaro altro
Lo scorso anno la presidenza del Consiglio ha speso 4,7 miliardi. Con un aumento record tra staff, viaggi, show, indennità, mobili, jet e auto blu. Ecco la lista inedita. Tra Putin e Gheddafi, per i viaggi si è speso il quadruplo. Un milione per l’ufficio che assegna le auto blu del Palazzo
L’ufficio stampa di Palazzo Chigi, che già con Prodi costava mezzo milione l’anno, con il Cavaliere è schizzato a quota 645mila: i comunicati di Paolo Bonaiuti e dei vari collaboratori per diffondere il credo di “Silvio” e le opere del primo ministro ci sono costati in pratica 1.700 euro al giorno. Altri 81 mila euro sono finiti nell’acquisto di giornali, 77 mila per le pubblicazioni on line della Biblioteca Chigiana.
Ma è per le cerimonie di Silvio Berlusconi che vanno via milioni a go-go: la voce “spese di rappresentanza” nel 2007 superava di poco i 344 mila euro, nel 2010 è raddoppiata. Se le visite ufficiali di Prodi e dei suoi vicepremier Massimo D’Alema e Francesco Rutelli ci sono costate 1,4 milioni di euro, per i convegni e gli incontri del solo Berlusconi abbiamo pagato esattamente quattro volte di più: 5,6 milioni di euro, soldi pubblici usati – tra le altre cose – per i summit sotto la tenda di Gheddafi, le gite di Stato a Panama insieme all’amico Valter Lavitola, quella in Brasile dove il Cavaliere fu sollazzato con uno spettacolino di sei ballerine di lap-dance, i soggiorni in Russia nella dacia del sodale Vladimir Putin.