è morto Oscar Luigi Scalfaro. Lo ricordano i politici italiani, tranne Berlusconi e i berlusconiani. La destra peggiore di tutta la storia d’Italia


è morto Oscar Luigi Scalfaro, Presidente della Repubblica nel periodo 1992-1999. Il ricordo di Walter Veltroni

era un uomo severo e simpatico.

gli volevo molto bene.

ha difeso la democrazia e la costituzione quando non era semplice .

grazie, presidente.

Walter Veltroni

tramite: walter veltroni (veltroniwalter) su Twitter.


L’affare dell’ex ministro Fazio: come si buttano i soldi al San Raffaele, di Gianni Barbacetto | da www.infonodo.org

Nel 2005 il San Raffaele era ancora il regno incontrastato di don Luigi Verzè. Nessuno immaginava il baratro verso cui si stava incamminando, un buco da oltre un miliardo e mezzo di euro. Eppure erano già da tempo in moto i meccanismi che avrebbero portato l’ospedale all’epilogo attuale. Gestione allegra degli appalti, accumulo di fondi neri, strette connessioni con la politica. Tra i protagonisti di questa vicenda italiana che incrocia medicina e potere, religione e politica, ci sono anche due medici: Alberto Zangrillo e Ferruccio Fazio. Zangrillo è primario di anestesia e rianimazione cardio- vascolare del San Raffaele, ma è noto al grande pubblico soprattutto come medico personale di Silvio Berlusconi. Fazio nel 2005 è primario di medicina nucleare e radioterapia nell’ospedale di don Verzè e dal maggio 2008 entrerà a far parte del governo Berlusconi, prima come sottosegretario e poi come ministro della salute. Il 2 dicembre 2005, Zangrillo scrive al collega Fazio. In un messaggio e-mail gli accenna a un incontro per discutere su concorsi e finanziamenti a cui ha partecipato anche Mario Cal, il potente vicepresidente del San Raffaele, braccio destro di don Verzè (Cal si è poi tolto la vita, nel luglio scorso, dopo l’e- splosione dello scandalo). Al termine del suo messaggio, Zangrillo arriva al dunque: “Lunedì 5 dicembre ho organizzato un incontro nel mio studio tra Silvio e don Luigi in modo che quest’ultimo gli possa rappresentare le richieste finali per il maxiemendamento in Finanziaria… Speriamo!”. Ecco dunque la lobby dei “Raffaeliani” al lavoro: Zangrillo fa incontrare Berlusconi con don Verzè e questi gli porta le richieste da inserire del maxiemendamento della legge finanziaria che sarà approvata da lì a poco.

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l’intero articolo è qui: Milano – L’affare dell’ex ministro Fazio: come si buttano i soldi al San Raffaele | www.infonodo.org.


non dimenticare che i radicali e il PDL (partito delle loro libertà) erano CONTRARI all’arresto del capo del Pdl campano, che (secondo la magistratura) è direttamente collegato alla camorra napoletana. la Camera salva il “referente nazionale del clan dei Casalesi”. Decisiva la Lega e i radicali. Un insulto alla giustizia ed alla legalità

non dimenticare che i radicali e il PDL (partito delle loro libertà) erano a favore del capo del Pdl campano e (secondo la magistratura) direttamente collegato alla camorra napoletana.

Dire che erano CONTRARI vuol dire che una parte maggioritaria della casta dei deputati ritiene di impedire alla magistratura di procedere nei confronti di un indagato per camorra.

La Piovra è ormai annidata  in una parte rilevante della politica italiana

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Cosentino, ultima vergogna

Il violento pressing di Berlusconi ha prodotto i suoi effetti: la Camera salva il “referente nazionale del clan dei Casalesi”. Decisivo il cambio di posizione della Lega. Un insulto alla giustizia, una vittoria dell’Italia peggiore

(12 gennaio 2012)

la risata del boss
Berlusconi è vivo e lotta insieme a noi. Anzi, insieme a loro: il clan dei Casalesi. Il cui «referente nazionale» Nicola Cosentino (parole del giudice di Napoli Egle Pilla) è stato salvato dalla richiesta di arresto, con 309 voti contro 298.

Decisivo è stato il pressing con cui l’ex presidente del Consiglio è riuscito a cambiare la posizione della Lega Nord: che in giunta aveva votato a favore dell’arresto mentre in Aula ha lasciato ‘libertà di coscienza’ ai suoi deputati. Libertà di coscienza che si è concretizzata nella salvezza per l’ex sottogretario, accusato di riciclaggio, falso, corruzione, violazione di norme bancarie e concorso esterno in associazione camorristica.

Berlusconi aveva deciso di giocare su Cosentino tutte le sue carte, di arrivare alla prima ‘prova di forza’ in Aula da quando è caduto il suo governo. Sono stati giorni di incontri frenetici, di telefonate e anche di minacce politiche. Ai deputati incerti il Cavaliere aveva anche fatto sapere di essere pronto a rovesciare il tavolo nel caso Cosentino fosse finito dietro le sbarre, arrivando a ipotizzare (attraverso Fabrizio Cicchitto) la caduta del governo e lo scioglimento anticipato delle Camere.

Cosentino, concretamente, è accusato di aver aiutato i clan ad ottenere finanziamenti per la costruzione di un centro commerciale nel casertano. Ma soprattutto di aver creato un sistema politico-mafioso che si basa sul dominio assoluto delle attività economiche del territorio. Un sistema che si preserva attraverso un circuito perfetto: l’organizzazione criminale crea consenso e rappresentanza politica, i politici collusi costruiscono «canali privilegiati» per dare il via ad attività industriali e commerciali, attraverso queste imprese si hanno i soldi e i posti di lavoro che rafforzano l’organizzazione sia da un punto di vista economico e di presa sul territorio sia in termini di controllo del consenso elettorale. http://s0.2mdn.net/3250395/03_Punto_gennaio_300x250.swf

L’ordinanza di arresto, di oltre mille pagine, elencava minuziosamente come funzionava il sistema secondo i giudici di Napoli. Ed è attraverso questo sistema che sarebbe maturata l’ascesa politica di ‘Nick ‘O American’ fin dalla metà defli anni Novanta, quando Cosentino iniziò come consigliere comunale a Casal di Principe, quindi consigliere provinciale a Caserta, fino all’ingresso in Parlamento nel 1996 e alla nomina a sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze del quarto governo Berlusconi. Carica quest’ultima dalla quale Cosentino si è dovuto dimettere nel luglio del 2010 proprio a seguito dell’indagine che ne metteva in luce gli stretti rapporti con la Camorra, pur rimanendo ai vertici del Pdl campano.

da http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosentino-ultima-vergogna/2171896
12 01 2012 Cosentino:la Camera vota NO all’arresto
La Camera respinge la richiesta di arresto per il deputato del Pdl Nicola Cosentino: 309 i voti contrari, 298 quelli a favore. altro
http://www.ilfattoquotidiano.it/ Con 298 sì e 309 no, l’aula di Montecitorio si è espressa sul caso del coordinatore del Pdl in Campania, accusato di avere legami di affari e politici con i clan dei Casalesi. Determinanti i voti della Lega, spaccata al suo interno, e dei radicali. Video di Manolo Lanaro altro

2011, l’anno di Napolitano

Napolitano è riuscito a chiudere il mefitico ciclo Berlusconi 1994-2011.

E ora l’Italia dei suoi valori (quelli di Di Pietro) assieme alla Lega ed alla Cgil della Camussi lo stanno restituendo al sistema politico italiano.

Comunque: GRAZIE, Presidente

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Berlusconi negli anni in cui è stato premier ha dilapidato le poche risorse dello Stato in spese inutili

Lo scorso anno la presidenza del Consiglio ha speso 4,7 miliardi. Con un aumento record tra staff, viaggi, show, indennità, mobili, jet e auto blu. Ecco la lista inedita. Tra Putin e Gheddafi, per i viaggi si è speso il quadruplo. Un milione per l’ufficio che assegna le auto blu del Palazzo

L’ufficio stampa di Palazzo Chigi, che già con Prodi costava mezzo milione l’anno, con il Cavaliere è schizzato a quota 645mila: i comunicati di Paolo Bonaiuti e dei vari collaboratori per diffondere il credo di “Silvio” e le opere del primo ministro ci sono costati in pratica 1.700 euro al giorno. Altri 81 mila euro sono finiti nell’acquisto di giornali, 77 mila per le pubblicazioni on line della Biblioteca Chigiana.

Ma è per le cerimonie di Silvio Berlusconi che vanno via milioni a go-go: la voce “spese di rappresentanza” nel 2007 superava di poco i 344 mila euro, nel 2010 è raddoppiata. Se le visite ufficiali di Prodi e dei suoi vicepremier Massimo D’Alema e Francesco Rutelli ci sono costate 1,4 milioni di euro, per i convegni e gli incontri del solo Berlusconi abbiamo pagato esattamente quattro volte di più: 5,6 milioni di euro, soldi pubblici usati – tra le altre cose – per i summit sotto la tenda di Gheddafi, le gite di Stato a Panama insieme all’amico Valter Lavitola, quella in Brasile dove il Cavaliere fu sollazzato con uno spettacolino di sei ballerine di lap-dance, i soggiorni in Russia nella dacia del sodale Vladimir Putin.

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segue qui: Berlusconi negli anni in cui è stato premier ha dilapidato le poche risorse dello Stato in spese inutili.


Le due fasi dell’ultimo governo Berlusconi, a cura del Rapporto sul Governo del Centre for the Study of Political Change(CIRCaP) dell’Università di Siena – ItaliaFutura.it

il Rapporto sul Governo del Centre for the Study of Political Change(CIRCaP) dell’Università di Siena coincide con le dimissioni di Silvio Berlusconi.

Questa sesta edizione del rapporto è stata curata da Maurizio Cotta, Elisabetta De Giorgi, Francesco Marangoni e Luca Verzichelli e mette sotto la lente il IV governo Berlusconi in termini di performance e rapporti tra esecutivo, leadership di governo, maggioranza parlamentare, partiti e media.

da Le due fasi dell’ultimo governo Berlusconi – ItaliaFutura.it

vai al RAP_GOV_CIRCAP_2011_fin


I peggiori anni della nostra vita. Da Craxi alla caduta di Berlusconi, di Paolo Posteraro

Paolo Posteraro
I peggiori anni della nostra vita. Da Craxi alla caduta di Berlusconi

Tutto quello che avresti voluto sapere sulla politica italiana ma che nessuno ti ha mai raccontato

Dagli scandali di Tangentopoli a quelli che hanno fatto crollare la Seconda Repubblica

C’è un filo rosso che, da Craxi a Berlusconi, collega le classi dirigenti della Prima e della Seconda Repubblica: la mala-politica. Sono cambiate le sigle dei partiti ma tutto è come prima, anzi, peggio di prima. Tangentopoli ha ceduto il passo a una nuova epoca di corruzione. Il Parlamento che negli anni Novanta fu ripulito dalle indagini del pool di Milano oggi è popolato da condannati. (segue)


Massimo Cacciari sul Governo Mario Monti, audio da Piazza pulita 11 novembre 2011

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LA LISTA DEI MINISTRI. il professor Mario Monti ha sciolto la riserva e accettato l’incarico di Presidente del Consiglio conferitogli dal Capo dello Stato

L’ex commissario europeo terrà per sé la delega per il ministero dell’Economia e delle finanze. Durante il primo consiglio dei ministri previsto già oggi, Antonio Catricalà sarà nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Elenco ministeri con portafoglio:
Ministero degli Affari esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata
Ministero dell’Interno, Anna Maria Cancellieri
Ministero della Giustizia, Paola Severino 
Ministero della Difesa, Giampaolo Di Paola
Ministero delle Sviluppo economico, infrastrutture e trasporti, Corrado Passera
Ministero delle Politiche agricole e forestali, Marco Catania
Ministero dell’Ambiente, Corrado Clini 
Ministero del Lavoro e politiche sociali, Elsa Fornero 
Ministero dell’Istruzione, dell’universita e della ricerca, Francesco Profumo 
Ministero per i Beni e le attivita culturali, Lorenzo Ornaghi
Ministero Salute, Renato Balduzzi. 

Ministeri senza portafoglio:
Ministero Affari europei, Enzo Moavero Milanesi
Ministero Sport e turismo, Piero Gnudi
Ministero Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda
Ministero Cooperazione internazionale, Andrea Riccardi
Ministero Coesione territoriale, Fabrizio Barca.

da Rai News


Mario Monti dalla A alla Z…

Mario Monti dalla A alla Z…

La vita, le idee, la carriera, la visione del mondo del premier designato Mario Monti attraverso le 21 lettere dell’alfabeto

vai a:  Il neopremier in pectore Mario Monti dalla A alla Z….


Giorgio Napolitano, “Nell’interesse generale del paese sforzarsi di formare un governo che possa ottenere il più largo appoggio in Parlamento su scelte urgenti”

“Ho incontrato oggi i Presidenti del Senato e della Camera e i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari per raccogliere le loro opinioni sul modo di affrontare la crisi di governo apertasi con le dimissioni correttamente rassegnatemi dall’on. Berlusconi. A tutti ho esposto – riscontrando un clima riflessivo e pacato – il mio convincimento che sia nell’interesse generale del paese sforzarsi di formare un governo che possa ottenere il più largo appoggio in Parlamento su scelte urgenti di consolidamento della nostra situazione finanziaria e di miglioramento delle prospettive di crescita economica e di equità sociale per il paese considerato nella sua unità“. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine delle consultazioni per la formazione del nuovo governo.

“L’urgenza di quelle scelte – ha sottolineato il capo dello Stato – a partire dalla concretizzazione delle misure già concordate in sede europea – deriva dalla gravità della crisi finanziaria e dei pericoli di regressione economica dinanzi a cui si trovano l’Italia e l’Europa. La particolare fragilità del nostro paese sta nell’altissimo debito pubblico accumulato nel passato. E’ un peso che – visto il fortissimo rialzo degli interessi sui nostri Buoni del Tesoro e il ristagnare dell’attività economica – rischia di mettere a dura prova l’impegno dello Stato”.

“E’ perciò indispensabile recuperare – ha aggiunto il Capo dello Stato – la fiducia degli investitori e delle istituzioni europee, operando senza indugio nel senso richiesto. E’ una responsabilità che avvertiamo verso l’intera comunità internazionale, a tutela della stabilità della moneta comune e della stessa costruzione europea, oltre che delle prospettive di ripresa dell’economia mondiale”.

“Da domani alla fine di aprile – ha rilevato il Presidente Napolitano -verranno a scadenza quasi duecento miliardi di Euro di Buoni del Tesoro e bisognerà rinnovarli collocandoli sul mercato. Tentare in questo momento di evitare un precipitoso ricorso a elezioni anticipate e quindi un vuoto di governo, è un’esigenza su cui dovrebbero concordare tutte le forze politiche e sociali preoccupate delle sorti del paese“.

“E’ in nome di questa esigenza – ha affermato il Capo dello Stato – che ho deciso di affidare al sen. prof. Mario Monti l’incarico di formare un nuovo governo, aperto al sostegno e alla collaborazione da parte sia dello schieramento uscito vincente dalle elezioni del 2008 sia delle forze collocatesi all’opposizione. Lo schieramento vincente ha visto crescere negli ultimi tempi rotture e tensioni al suo interno e ridursi la sua base di maggioranza in Parlamento : come Capo dello Stato ho seguito con scrupolosa imparzialità questo travaglio, rispettando il ruolo del Presidente del Consiglio e del Governo, in uno spirito di leale cooperazione istituzionale. Non si tratta ora di operare nessun ribaltamento del risultato delle elezioni del 2008 né di venir meno all’impegno di rinnovare la nostra democrazia dell’alternanza attraverso una libera competizione elettorale per la guida del governo. Si tratta soltanto – a tre anni e mezzo dall’inizio della legislatura – di dar vita a un governo che possa unire forze politiche diverse in uno sforzo straordinario che l’attuale emergenza finanziaria ed economica esige. Il confronto a tutto campo tra i diversi schieramenti riprenderà – senza che sia stata oscurata o confusa alcuna identità – appena la parola tornerà ai cittadini per l’elezione di un nuovo Parlamento“.

“Il tentativo che oggi propongo è difficile, lo so, dopo anni di contrapposizioni e di scontri nella politica nazionale, e di molti inascoltati appelli alla moderazione, a un confronto non distruttivo, a una maggiore condivisione e coesione su scelte e obbiettivi di fondo. Ma, rispettando le posizioni di tutti e le decisioni che in definitiva spetteranno al Parlamento, confido che si voglia largamente incoraggiare nell’incarico di formare il nuovo governo il senatore professor Mario Monti, personalità indipendente, rimasta sempre estranea alla mischia politica, e al tempo stesso dotata di competenze ed esperienze che ne fanno una figura altamente conosciuta e rispettata in Europa e nei più larghi ambienti internazionali”.

“E’ giunto- ha concluso il Presidente Napolitano – il momento della prova, il momento del massimo senso di responsabilità. Non è tempo di rivalse faziose né di sterili recriminazioni. E’ ora di ristabilire un clima di maggiore serenità e reciproco rispetto. Operiamo tutti, nei prossimi mesi, per il bene comune, facendo uscire il paese dalla fase più acuta della crisi finanziaria. Questo, credo, è ciò che l’Italia si augura”.


l’ex comunista Giuliano Ferrara, ora pretoriano di Berlusconi, recita l’atto d’amore per il cav.

da   http://www.linkiesta.it/ferrara-cala-il-sipario-sul-berlusconismo-nel-teatro-di-silvio-e-veronica


Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti.

“Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, fugare ogni equivoco o incomprensione”

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, che ha oggi toccato livelli allarmanti, nella mia qualità di Capo dello Stato tengo a chiarire quanto segue, al fine di fugare ogni equivoco o incomprensione:

1) non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto. Tale decisione diverrà operativa con l’approvazione in Parlamento della legge di stabilità per il 2012;

2) sulla base di accordi tra i Presidenti del Senato e della Camera e i gruppi parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione, la legge sarà approvata nel giro di alcuni giorni;

3) si svolgeranno quindi immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni da parte del Presidente della Repubblica per dare soluzione alla crisi di governo conseguente alle dimissioni dell’on. Berlusconi;

4) pertanto, entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti.

Sono pertanto del tutto infondati i timori che possa determinarsi in Italia un prolungato periodo di inattività governativa e parlamentare, essendo comunque possibile in ogni momento adottare, se necessario, provvedimenti di urgenza.


CRISI DEL GOVERNO BERLUSCONI, In studio il direttore Mario Calabresi con Marco Castelnuovo e Tonia Mastrobuoni, da LaStampa.it su Youtube


Nota del Quirinale: Berlusconi dimissioni DOPO la legge di stabilita’

 

SILVIO BERLUSCONI

Il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato una volta compiuto l’adempimento dell’approvazione della Legge di Stabilità

Questo il titolo della nota diramata stasera dal Quirinale, che così prosegue:

“Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto questa sera in Quirinale il Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, accompagnato dal Sottosegretario dott. Gianni Letta. All’incontro ha partecipato il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Consigliere Donato Marra.

Il Presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea.

Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione”.Nota del Quirinale: Berlusconi via dopo la legge di stabilita’.


Fine del ciclo politico 1994- … ?


Ieri (forse) termina la carriera per il potere politico di Berlusconi. Di certo non termina il “berlusconismo”. Inoltre: memoria del contributo determinante di Veronica Lario

Ieri (forse) termina la carriera per il potere politico di Berlusconi. Per l’egemonia, come insegnava Antonio Gramsci.

Di certo non termina il “berlusconismo“, che è insito in una larga parte degli italiani. Giorgio Gaber con spirito profetico diceva: “ Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me

La cultura della sinistra ora crede (ha fede …) di avere ottenuto lei questo risultato. Ma, a mio parere, l’esito (parziale) è molto più dovuto alla sua ex moglie Veronica Lario qui recitata da Monica Guerritore:

Ce lo si dimentica troppo spesso.

Paolo Ferrario, 9 novembre 2011


Massimo Cacciari sulla attuale situazione della politica italiana, interventi audio all’Infedele del 31 ottobre 2011


Eversione: la telefonata di Silvio Berlusconi al faccendiere Valter Lavitola (direttore del quotidiano L’Avanti)

EVERSIONE: Ogni azione e movimento che impiega mezzi violenti anche terroristici per rovesciare il potere costituito


il presidente del Consiglio — al quale forse fanno velo un’ovattata percezione della realtà e una cerchia di fedelissime e fedelissimi che, a giudicare dalle apparizioni televisive, toccano livelli inauditi di servilismo, tratto da da False illusioni, sgradevoli realtà, di Mario Monti – Corriere della Sera

È ormai convinzione comune — in Europa, in America e in Asia — che non sarà la Grecia a far saltare l’eurozona, con le possibili conseguenze: disintegrazione dell’Unione europea, crisi finanziaria globale, grave depressione, crisi sociale drammatica. Potrebbero esserlo, per la loro dimensione, la Spagna o a maggior ragione l’Italia. La Spagna è più avanti nel processo di ripartenza politica ed economica volto a padroneggiare la crisi. L’Italia è più indietro.

In Italia il governo e la maggioranza, pur avendo mancato di visione strategica sulla politica economica e avere indulto a lungo a un ottimismo illusionistico, preferiscono scaricare su altri le responsabilità. L’opposizione avrebbe «impedito al governo di lavorare» (accusa che peraltro accredita le opposizioni di un’identità politica e di un’efficacia di cui si stenta a vedere traccia). I magistrati avrebbero «costretto» il capo del governo a occuparsi soprattutto di loro, piuttosto che dell’economia o dei giovani senza futuro. La «sinistra », così evanescente come forza di opposizione, eserciterebbe però un’influenza assoluta sui corrispondenti a Roma della stampa estera; sarebbe per questo, solo per questo, che vengono scritti nel mondo tanti commenti critici sul presidente del Consiglio e sul governo.

Devo riconoscere che, spesso richiesto all’estero di giudizi sul presidente Berlusconi e sul suo governo, non ho mai assecondato le colorite espressioni usate dai miei interlocutori nel formulare la domanda e ho sempre sottolineato che, se c’è un «problema Berlusconi», deve essere un problema di noi italiani, che l’abbiamo democraticamente eletto tre volte. La prima volta, posso aggiungere, nella speranza di molti che emergesse anche in Italia una forza liberale.

Oggi, mi pare però importante che il presidente del Consiglio — al quale forse fanno velo un’ovattata percezione della realtà e una cerchia di fedelissime e fedelissimi che, a giudicare dalle apparizioni televisive, toccano livelli inauditi di servilismo — si renda personalmente conto di alcune sgradevoli realtà. In Europa e negli Stati Uniti (mi sembra anche in Asia, dove però non ho fonti dirette altrettanto esaurienti):
1) pur riconoscendo all’economia italiana punti di forza e un notevole potenziale, si nutre grande preoccupazione per un’Italia che, in mancanza di crescita economica e di riforme vere nel settore pubblico e nei mercati, potrebbe essere vittima (non innocente) di forti attacchi nei mercati finanziari;
2) si identifica proprio nell’Italia il possibile fattore scatenante di una crisi nell’eurozona di dimensioni non ancora sperimentate e forse non fronteggiabili. Il mondo, non solo l’Europa, potrebbe subirne gravi conseguenze;
3) le principali responsabilità di questa situazione vengono attribuite al governo italiano in carica da tre anni e mezzo;
4) la permanenza in carica dell’attuale presidente del Consiglio viene vista da molti come una circostanza ormai incompatibile con un’attività di governo adeguata, per intensità e credibilità, a sventare il rischio di crisi finanziaria e a creare una prospettiva di crescita;
5) queste valutazioni, comprese quelle riportate ai punti 3 e 4, vengono formulate anche —e con particolare disappunto e imbarazzo—da personalità politiche europee, inclusi alcuni capi di governo, appartenenti alla stessa famiglia politica (il Partito popolare europeo) del presidente Berlusconi e del suo partito.

A questo quadro di preoccupazione internazionale sull’Italia e di sfiducia nel governo in carica fa riscontro la recente riconfermata fiducia da parte del Parlamento. Solo quest’ultima, ovviamente, è rilevante per la legittimità del governo. Ma in un’Europa e in un mondo sempre più interdipendenti, sarebbe opportuno che quanti hanno dato il loro sostegno al governo Berlusconi (e riesce davvero difficile immaginarne uno diverso, nel quadro attuale) prendessero maggiore consapevolezza della realtà internazionale che rischia di travolgerci, di trasformare l’Italia da Stato fondatore in Stato affondatore dell’Unione europea, di rendere ancora più precario il futuro e la stessa dignità dei giovani italiani. Hanno salvato il presidente del Consiglio. In cambio, lo incalzino perché risparmi all’Italia, se non il ludibrio, almeno il biasimo per aver causato un disastro.


16 ottobre 2011 08:51

da False illusioni, sgradevoli realtà – Corriere della Sera.


La Camera ha confermato la fiducia al governo. I voti a favore sono stati 316, 301 i contrari. La maggioranza richiesta era di 309 voti. I votanti in tutto sono stati 617. Decisivi i radicali

Il governo ottiene la fiducia, 316 voti

La Repubblica
La Camera ha confermato la fiducia al governo. I voti a favore sono stati 316, 301 i contrari. La maggioranza richiesta era di 309 voti. I votanti in tutto sono stati 617. Scoppia il caso Radicali. Il premier: “Vado da Napolitano”. 

Google News.


Massimo Cacciari su Pd al nord, crisi grave del bipolarismo italiano, necessità di un patto costituente, ospite in studio di SkyTG24

Qui con la massima chiarezza (che mai saprei esprimere con la stessa lucida capacità) quello che penso della attuale situazione politica

PD al Nord, Massimo Cacciari ospite in studio di SkyTG24

video.sky.it

Guarda il video PD al Nord, Massimo Cacciari ospite in studio di SkyTG24. Aggiornati con le ultime video notizie di Sky

La rappresentazione visiva di Silvio Berlusconi nel mondo


Valerio Onida – Presidente emerito Corte costituzionale, Liberiamoci dall’ «ideologia del capo»

Da un ventennio circa, partendo dalla giusta aspirazione ad avere una «democrazia dell’ alternanza» anche in Italia – e forse non accorgendosi in tempo che le vere premesse di questa evoluzione ci erano offerte dalla storia, con la caduta del muro di Berlino – si è sostenuto da molte parti (a destra e a sinistra) che per ottenere questo risultato occorreva superare il sistema parlamentare, nel quale i cittadini eleggono le assemblee rappresentative, e in queste, sulla base dei risultati elettorali, si forma la maggioranza che sorregge il governo, fino al giorno in cui essa cambia orientamento o si dissolve; se poi la maggioranza viene meno e non si riesce a formarne in Parlamento un’ altra che interpreti meglio le aspirazioni degli elettori, si va di nuovo a votare. Si è sostenuto che il voto dei cittadini deve invece direttamente esprimere l’ esecutivo o meglio il suo capo: e quindi l’ elezione delle Camere non serve tanto per dar vita ad assemblee rappresentative che riflettano gli orientamenti dell’ elettorato quanto per «blindare» in Parlamento il consenso personale ottenuto dal leader che vince le elezioni, assicurando il sostegno parlamentare alle sue decisioni. La vera, unica decisione popolare è quella di eleggere un leader e uno solo. Gli effetti li vediamo. A destra, con ciò che segnala Galli della Loggia: nel partito finora di maggioranza «il momento cruciale della politica», quello delle scelte, è finora «riservato al capo e ai suoi fidi». A sinistra, con la perenne ansia di trovare non un programma comune o una ragionevole articolazione di indirizzi, ma un leader da contrapporre a quello della destra. I partiti non hanno, essenzialmente, programmi e politiche, hanno un leader «indiscusso» (non solo il Pdl, ma anche la Lega, per esempio) e se non ce l’ hanno sembra un segno di debolezza (il Pd, il cui statuto risente a sua volta di questa «ideologia del capo»). Abbiamo invece bisogno di partiti veri, che discutano e decidano, non solo che abbiano o designino un capo. Abbiamo bisogno di elezioni vere, non di un concorso di bellezza fra leader; di alternanze o di convergenze politiche, a seconda delle circostanze, non di un bipolarismo «coatto» a prescindere dalla qualità dei «poli». Ecco perché l’ attuale sistema elettorale (che premia non la maggioranza ma la minoranza più forte, costringe a fare coalizioni «preventive» e le obbliga a designare formalmente un candidato premier) è il meno adatto alle nostre necessità. 

da; Liberiamoci dall’ «ideologia del capo».


Silvio Forever, un film di Roberto Faenza e Filippo Macelloni, andato in onda su La7. Dibattito fra Enrico Mentana, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara

http://www.silvioforever.it/


Berlusconi: “La frase sul Paese di merda? Sì ma era notte…” | Blitz quotidiano

 “La frase sul Paese di m.? Sì, ma son cose che si dicono a notte inoltrata”.

Non è facile per il premier di una nazione, grande o piccoloa che sia, giustificare una frase come quella riferita a Berlusconi e intercettata nelle sue conversazioni notturne con l’”amico” (le procure non riescono a dare altre definizioni pertinenti) Lavitola.

Per riuscire nell’impresa di auto-difendersi, il presidente del Consiglio sceglie l’attacco, come nel suo stile, unito alla lamentazione. Il contrario dello stile britannico (never explain, never complain): e infatti per quel “shitty country” (paese di merda) gli inglesi, dal Guardian al Financial Times, si chiedono solamente come mai durante i drammatici giorni dell’attacco speculativo all’Italia, il suo premier passava le notti a discutere con i suoi avvocati. O con i suoi amici.

da Berlusconi: “La frase sul Paese di merda? Sì ma era notte…” | Blitz quotidiano.


Silvio Berlusconi e Lavitola, direttore dell’Avanti:«Io sono assolutamente tranquillo… a me possono dire che scopo, è l’unica cosa che possono dire di me, è chiaro? Mi mettono le spie dove vogliono, mi controllano le telefonate… non me ne fotte niente… Io tra qualche mese me ne vado per i c… miei… da un’altra parte e quindi… vado via da questo Paese di m… di cui sono nauseato… punto e basta»

Da un lato il proprietario e direttore della testata Avanti! , che fu organo del Psi, si adoperava per aumentare le ansie giudiziarie del premier, e dall’altro provava a dirigere a proprio vantaggio le mosse processuali di Gianpaolo Tarantini, divenuto famoso per aver accompagnato donne a pagamento nelle residenze del capo del governo. E che al capo del governo poteva e potrebbe procurare qualche problema se dai fascicoli ancora segreti uscissero, nel processo barese a suo carico, le telefonate tra lui e Berlusconi; «ricordo che erano politicamente… mediaticamente pesanti», dice Tarantini a Lavitola in una telefonata.

È questo l’oggetto della trattativa nella quale Lavitola prendeva da Berlusconi i soldi per addomesticare Tarantini, ma al tempo stesso li nascondeva a Tarantini trattenendone per sé una buona fetta. Così si muoveva, nella ricostruzione dei pubblici ministeri napoletani, questo «soggetto senza scrupoli che non sembra fermarsi davanti a nulla», e nel suo ufficio romano di via del Corso tiene in bella vista le foto sue e del figlio in compagnia del premier.

«Nauseato da questo Paese»

Con Berlusconi Lavitola giocava al rialzo, puntando sui rischi che il presidente del Consiglio poteva correre nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4, dove peraltro è indagato Lavitola e non Berlusconi. Che infatti gli dice: «Non me ne fotte niente, capito?».

È la conversazione intercettata il 13 luglio scorso, alle 11 e un quarto di sera, nella quale il premier si lancia in un autentico sfogo: «Io sono assolutamente tranquillo… a me possono dire che scopo, è l’unica cosa che possono dire di me, è chiaro? Mi mettono le spie dove vogliono, mi controllano le telefonate… non me ne fotte niente… Io tra qualche mese me ne vado per i c… miei… da un’altra parte e quindi… vado via da questo Paese di m… di cui sono nauseato… punto e basta».

da  «Ricatti e affari, il sistema Lavitola» E il premier: io spiato, via dall’Italia – Corriere della Sera.


Napoli, arrestato Tarantini con la moglie per estorsione a Berlusconi. Lavitola latitante | Blitz quotidiano

L’inchiesta che ha portato all’arresto di Tarantini – l’imprenditore barese che nel 2008 aveva portato Patrizia D’Addario a palazzo Grazioli – era stata al centro di una anticipazione, il 24 agosto scorso, del settimanale Panorama. Nell’indagine anche Valter Lavitola, direttore ed editore del quotidiano online Avanti!, per il quale è stato chiesto l’arresto. L’inchiesta è condotta dai sostituti procuratori Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli. Secondo Panorama, l’estorsione ai danni del Cavaliere sarebbe consistita in un versamento di 500 mila euro a Tarantini e in altre somme(20mila euro) versate ogni mese per pagare l’affitto della casa romana, forse quella in via Veneto dove oggi l’imprenditore barese e la moglie sono stati arrestati. Il presidente del Consiglio ha negato di essere vittima di un’estorsione e a Panorama ha dichiarato: ”Ho aiutato una persona (cioè Tarantini, ndr) e una famiglia con bambini che si è trovata e si trova in gravissime difficoltà economiche. Non ho fatto nulla di illecito, mi sono limitato ad assistere un uomo disperato non chiedendo nulla in cambio”.

L’ipotesi della procura di Napoli, secondo la ricostruzione di Panorama, è che Tarantini abbia ricevuto il compenso per continuare a dichiarare, nel processo barese in cui è indagato, che Berlusconi non sapeva di ospitare alle sue feste escort prezzolate dallo stesso imprenditore pugliese. Secondo l’accusa, il mezzo milione sarebbe dovuto servire, soprattutto, a convincere Tarantini a scegliere la strada del patteggiamento in un procedimento in cui sarebbe l’unico imputato, evitando così un processo pubblico con la conseguente diffusione di intercettazioni telefoniche ritenute imbarazzanti per il premier.

da Napoli, arrestato Tarantini con la moglie per estorsione a Berlusconi. Lavitola latitante | Blitz quotidiano.


L’arte di arrangiarsi non ci salverà di ILVO DIAMANTI – Repubblica.it

TEMO che il piano del governo per rispondere alla bufera dei mercati non produrrà gli effetti sperati. Non solo per i limiti relativi alle politiche annunciate, né per le turbolenze globali. Oltre a tutto ciò, c’è un altro problema: noi. Gli italiani. E lui. Berlusconi. Insieme al governo “eletto dal popolo”. In definitiva: il rapporto fra gli italiani e chi li governa. In parte, si tratta di una novità.
Gli italiani, infatti, nel dopoguerra, hanno sempre reagito alle emergenze, interne ed esterne. Basti pensare alla Ricostruzione degli anni Cinquanta e Sessanta. Quando l’Italia divenne uno dei Paesi più industrializzati al mondo. Gli italiani conquistarono il benessere, l’accesso all’istruzione di massa e ai diritti di cittadinanza sociale. Anche in seguito il Paese continuò a crescere. Soprattutto negli anni Novanta, grazie alle aree e ai settori in precedenza considerati “periferici”. Le piccole imprese, il lavoro autonomo, le province del Nord, il Nordest. In quegli stessi anni, gli italiani reagirono alla crisi – economica e politica – affidandosi ai governi guidati da Amato e Ciampi, all’intesa tra il governo e le parti sociali. Gli italiani, allora, affrontarono manovre finanziarie il cui costo complessivo superò largamente i centomila miliardi di lire. E pagarono molto anche tra il 1996 e il 1998, quando al governo erano Prodi e (ancora) Ciampi. Per entrare nell’Europa dell’Euro. Per non restare esclusi dall’Unione – peraltro ancora incompiuta. Pagarono caro, tra molte proteste, comprensibili. Ma pagarono. Perché compresero che non c’era alternativa, se volevano mantenere il benessere e lo sviluppo conquistati con tanti sacrifici. Oggi – lo ripeto – dubito seriamente che riusciremmo nella stessa impresa. Che saremmo – saremo – in grado di affrontare gli stessi costi e gli stessi sacrifici. Con gli stessi risultati.

Ci ostacola, anzitutto, la nostra identità sociale. Il nostro “costume nazionale”. Gli italiani, infatti, si sentono uniti dalle differenze, locali e sociali. Sono – siamo – un Paese di paesi: città, villaggi, regioni. L’Italia è, al tempo stesso, un collage, una “casa comune”, dove coabitano molte famiglie. Appunto. Perché gli italiani si vedono diversi e distinti da ogni altro popolo proprio dall’attaccamento alla famiglia. E ancora, dall’arte di arrangiarsi. Cioè, dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti e di rispondere alle difficoltà. E, ancora, dalla creatività e dall’innovazione. Un popolo di creativi, flessibili, attaccati alla propria famiglia, al proprio contesto locale. E, puntualmente, lontano dallo Stato, dalle istituzioni, dalla politica, dal governo. Una società familista, in grado di affrontare le difficoltà “esterne” di ogni genere. In grado di crescere “nonostante” lo Stato e la Politica.

Si tratta di una cornice condivisa, come ha dimostrato il consenso ottenuto dalle celebrazioni del 150enario. Ma è ancora in grado di “funzionare” come in passato? Penso di no.

Il localismo, la struttura familiare e quasi “clanica” della nostra società: sono limiti alla costruzione di una società aperta, equa, fondata sul merito. Ostacoli a ogni tentativo di liberalizzare. Gran parte degli italiani, d’altronde, sono d’accordo sulle liberalizzazioni. Ma tutti, o quasi, pensano di trasmettere ai figli non solo la casa e il patrimonio, ma anche la professione, l’impresa e la bottega. E molti (soprattutto quelli che non hanno un lavoro dipendente) vedono nell’elusione e nell’evasione fiscale una legittima difesa dallo Stato inefficiente, esoso e iniquo. Il quale, da parte sua, non fa molto per allontanare da sé questo ri-sentimento.

Difficile, in queste condizioni, rilanciare la crescita, abbassare il debito pubblico, imporre il pareggio di bilancio. Anche se venisse imposto per legge. Anzi: con norma costituzionale.
Eppure – si potrebbe eccepire, legittimamente – in passato questo modello ha funzionato. Già: in passato. Quando eravamo (più) poveri. Quando dovevamo conquistare il benessere e un posto di riguardo, nella società. Per noi e i nostri figli. Quando la nostra economia e il nostro Paese dovevano guadagnare peso e credibilità, sui mercati e nelle relazioni internazionali. A dispetto dei sospetti e dei pregiudizi nei nostri confronti. Ma oggi non è più così. Non abbiamo più la rabbia di un tempo. Semmai: la esprimiamo nei confronti dello Stato e degli altri. Gli stranieri. E in generale: verso gli altri italiani. Sempre più stranieri ai nostri occhi.

Poi, soprattutto, è da vent’anni che il localismo, il familismo e il bricolage sono andati al potere. Interpretati dal partito delle piccole patrie locali: Nord, Nordest, regioni, città e quant’altro. E dal Partito Personale dell’Imprenditore-che-si è-fatto-da-sé. È da 10 anni almeno che lo Stato è stato conquistato da chi considera lo Stato un potere da neutralizzare. Da chi ritiene le Tasse e le Leggi degli abusi. È da 10 anni almeno che il pessimismo economico è considerato un atteggiamento antinazionale, un sentimento esecrabile che produce crisi. È da 10 anni almeno che “tutto va bene”, l’economia nazionale funziona, la disoccupazione è più bassa che altrove (non importa se è sommersa nell’informalità). E se oggi la nostra borsa e la nostra economia arrancano affannosamente – certo, insieme alle altre, ma molto, molto più di ogni altra – la colpa non è nostra, figurarsi. Ma degli altri: i mercati e gli speculatori – cioè, lo stesso. Perché non ci capiscono. Non tengono conto dei nostri “fondamentali”, solidi e forti.

Così dubito che gli italiani siano davvero in grado di affrontare la sfida di questo momento critico. Al di là delle colpe altrui, anche per propri limiti. Perché non hanno – non abbiamo – più il fisico e lo spirito di una volta. Perché oggi essere familisti, localisti, individualisti – e furbi – non costituisce una risorsa, ma un limite. Perché la sfiducia nello Stato e nelle istituzioni, oltre che nella politica e nei partiti: è un limite. (E non basta la fiducia nel Presidente della Repubblica a compensarlo.) Perché l’abbondanza di senso cinico e la povertà di senso civico: è un limite. Perché se a chiederti di cambiare è un governo fatto di partiti personali e di persone che riproducono i tuoi vizi antichi: come fai a credergli?

Perché, in fondo, questo Presidente Imprenditore – e viceversa – in campagna elettorale permanente, quando chiede sacrifici, rigore, equità, non ci crede neppure lui. Strizza l’occhio, come a dire: sacrifici sì, ma domani… Basta che paghino gli altri. Peccato che domani – anzi: oggi – sia già troppo tardi. E gli altri siamo noi. L’arte di arrangiarsi stavolta non ci salverà. Tanto meno Berlusconi.

L’arte di arrangiarsi non ci salverà – Repubblica.it.


‪conflitto di interesse dichiarato: Berlusconi: “investirei prepotentemente nelle mie aziende”‬‏ – YouTube


sfiducia: cento punti base di sollievo per il debito italiano se Berlusconi se ne va | Blitz quotidiano

Gli operatori finanziari, quelli che vendono e comprano ogni giorno titoli e obbligazioni, praticamente tutti, praticamente senza eccezione, stimano e calcolano che a quota 200 il Btp italiano potrebbe tornare in un colpo. E quel colpo si chiama dimissioni di Berlusconi. Non lo scrivono in nessuna tabella, non compare in nessun indice bancario o di Borsa, ma è questa la quotazione stimata: cento punti base di sollievo per il debito italiano se Berlusconi se ne va. E i mercati finanziari la danno come una notizia, non un’opinione. Per loro la “discontinuità” di cui parla l’appello-manifesto di Confindustria, sindacati, banche, commercianti, artigiani, agricoltori è questo e non altro: quei cento punti e come si incassano. Per loro la mossa di “sopravvivenza” di cui ha parlato Giorgio Napolitano ha questa forma e questa sostanza: dimissioni e si ricomincia da quota 200, dalla “normalità” dei mercati.

da Cento punti di spread guadagnati, il mercato “fissa” le dimissioni di Berlusconi | Blitz quotidiano.


Ancora una legge basata sul conflitto di interesse: Processo lungo: il testo approvato dal Senato :: Diritto & Diritti

Si riporta il testo dell’emendamento 1.1000 presentato dal Governo e interamente sostitutivo del disegno di legge, nella versione approvata in Commissione.

Sull’emendamento del Governo è stata posta la questione di fiducia il 28 luglio, votata il 29 luglio (160 voti favorevoli e 139 contrari). Il testo passa ora alla Camera.

da Processo lungo: il testo approvato dal Senato :: Diritto & Diritti.


In tutti i paesi avanzati il confronto si concentra sul voto mobile e moderato che, privo di condizionamenti ideologici, determina in larga misura il successo elettorale. Il cosiddetto “sfondamento al centro” è dappertutto un fattore fondamentale per ancorare l’agenda ai bisogni e agli interessi concreti dei cittadini – ItaliaFutura.it

Le grandi città hanno sorpreso, rifiutando la militarizzazione del voto che era stata cercata dai protagonisti di un bipolarismo ormai zoppicante. Il berlusconismo “da battaglia” è palesemente in crisi per la prima volta da anni, la Lega è al palo, il Partito democratico cresce solo al prezzo di un rafforzamento della componente più estrema e giustizialista della sinistra, il terzo polo, con pochissime eccezioni, rimane ben al di sotto delle due cifre, la protesta antipolitica cresce di intensità. Il voto mobile e moderato si muove, come avviene in tutte le democrazie nei momenti di passaggio, ma non trova ancora un approdo chiaro in grado di farsi maggioranza. Intanto si chiude un’ennesima, bruttissima campagna elettorale che segna un nuovo record in termini di distanza tra politica e paese reale.

Solo pochi giorni fa un’approfondita analisi svolta dal Sole 24 Ore aveva individuato nel lavoro e nella crescita economica gli obiettivi su cui la maggioranza degli italiani auspicava che si concentrasse la politica. Eppure nessun partito sembra in grado di raccogliere questa domanda.In tutti i paesi avanzati il confronto si concentra sul voto mobile e moderato che, privo di condizionamenti ideologici, determina in larga misura il successo elettorale. Il cosiddetto “sfondamento al centro” è dappertutto un fattore fondamentale per ancorare l’agenda ai bisogni e agli interessi concreti dei cittadini. Lo è stato nelle più incisive operazioni di cambiamento degli ultimi anni (Tony Blair in Gran Bretagna, Angela Merkel in Germania, Barack Obama negli USA) dove la conquista del “centro riformista” è stato obiettivo e strumento decisivo per aprire grandi stagioni di innovazione. In Italia è successo l’opposto, i due grandi partiti “moderati” hanno ostinatamente cercato la radicalizzazione del confronto.

La storia della Seconda Repubblica è stata una storia di estremismi contrapposti che si sono sorretti a vicenda sulla pelle della nazione. Di questo ventennio di guerra civile a bassa intensità oggi le vittime sono proprio PD e PDL. Il primo turno delle elezioni amministrative archivia le residue ambizioni maggioritarie dei due partiti principali di centro destra e centro sinistra e certifica la crisi del bipolarismo all’italiana. Laddove destra e sinistra non sono molto lontane nelle soluzioni concrete che talvolta propongono, la retorica tutta identitaria della contrapposizione ad ogni costo che impedisce di riconoscere legittimità all’avversario e prova a costringere gli elettori a schierarsi ogni volta gli uni contro gli altri, ha indebolito l’offerta politica nei confronti dei cittadini moderati. Cittadini che in stragrande maggioranza non hanno il coltello tra i denti, non vivono la propria identità politica come fondamentalismo irriducibile. Quei cittadini si accontenterebbero di qualche decisione politica efficace su lavoro e crescita economica. Qualche promessa mantenuta tra gli annunci della rivoluzione liberale o di una risurrezione morale del paese. Qualche risultato da paese normale, in buona sostanza.

Eppure qualcosa sta cambiando, come segnala anche questo voto amministrativo.Cresce il convincimento, trasversale, che questa situazione di guerra civile a bassa intensità sia più pericolosa per il paese persino della vittoria dello schieramento avversario. Il rincorrersi dei dati negativi riguardanti ogni settore della società ha radicato la convinzione di un generale declino dell’Italia. Nel paese reale, ma non ancora nella politica, si fronteggiano forze moderate e razionali, largamente maggioritarie, che guardano al futuro e forti correnti emotive che spingono verso il passato. Le prossime elezioni politiche dimostreranno se sapremo finalmente superare questa transizione infinita che blocca il paese.

Ma perché questo accada dovranno affermarsi innovazioni vere e significative nell’offerta politica che sappiano compattare un ampio fronte razionale e moderato, mobilitando forze nuove della società civile insieme alle personalità più capaci e responsabili dei due schieramenti politici.

Un grande movimento popolare che abbia l’ambizione e la forza per puntare alla conquista della leadership del paese ricompattando il voto moderato, piuttosto che il modesto obiettivo di riesumare la politica dei due forni. Un fronte dei razionali che condivida la visione della politica come una “forza tranquilla”, che metta al centro i temi della crescita e della solidarietà, e sia capace di rimettere in moto il paese liberando le tante eccellenze di cui l’Italia è ricca nei più diversi settori della sua vita sociale ed economica.

DA: Un’Italia di moderati in cerca di rappresentanza – ItaliaFutura.it.


L’antiberlusconismo e le sue due variabili – Francesco Piccolo – l’Unità

Tutti pensano che il problema numero uno sia Silvio Berlusconi; tutti pensano che il giorno in cui smetterà di essere presidente del consiglio, la vita di questo paese sarà migliore. Ma la differenza, a sinistra, tra i due tipi di antiberlusconismo consiste (deve consistere) in questo: ce n’è uno che si occupa soltanto di Berlusconi, cioè non lo ritiene più il problema numero uno ma il problema unico, ossessivo, esaustivo; ce n’è un altro che lo ritiene il problema numero uno, ma continua a occuparsi degli altri problemi e di come risolverli.

….
La sinistra del primo tipo, quella concentrata solo su Berlusconi, è la stragrande maggioranza del Paese, e cresce ogni giorno di più. Per questa sinistra valgono le regole della guerra: ogni cosa è lecita contro chi ritiene che ogni cosa sia lecita. La sinistra del secondo tipo è una minoranza ghettizzata e per nulla alla moda: pensa che bisogna contrapporre una saldezza democratica e che bisogna costruire un programma alternativo.

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15 maggio 2011

da: L’antiberlusconismo e le sue due variabili – Francesco lPiccolo – l’Unità.


Riformista e “moderato”? Nel loro ciclo di vita le persone cambiano. Tuttavia, per memoria storica occorre ricordare che Giuliano Pisapia, nel 1998, contribuì a far cadere il primo Governo Prodi. Anche se la fondamentale responsabilità soggettiva ed oggettiva di quella decisione sciagurata fu e rimane di Fausto Bertinotti

Le elezioni politiche del 1996 vengono vinte dall’Ulivo, coalizione guidata da Romano  Prodi, che prevale così sul Polo per le Libertà di Silvio Berlusconi. L’Ulivo di Prodi riesce a ottenere un’ampia maggioranza al Senato ma non altrettanto alla Camera dei Deputati dove necessita dell’appoggio di Rifondazione comunista

vai al Video di La Storia siamo noi: La vittoria dell’Ulivo

Nel 1996 Giuliano Pisapia venne eletto in Parlamento, come deputato indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista.

il 9 Ottobre del 1998 il partito della Rifondazione comunista di Fausto Bertinotti fece cadere il primo Governo Prodi.

Questa la cronaca di quell’evento istituzionale che ha condizionato tutta la politica italiana dei successivi 15 anni.

La Camera nega al Governo la fiducia chiesta da Romano Prodi per battere la opposizione (interna alla sua coalizione) di Fausto Bertinotti e Rifondazione comunista alla manovra economica. Prodi si dimette.

Il Presidente della Repubblica Scalfaro dà l’incarico a Massimo D’Alema che ha il sostegno parlamentare dell’UDR di Cossiga, oltre che della coalizione dell’Ulivo, ma non quello di Rifondazione comunista.

Cade così, definitivamente, il primo Governo Prodi, cioè l’unica prospettiva realistica e credibile della politica italiana dopo lo sconquasso istituzionale degli anni ’90.

Dal sito La Storia siamo noi:

sabato 3 ottobre

il Comitato Politico Nazionale di “Rifondazione Comunista” decide di togliere il sostegno al Governo di centro-sinistra, guidato da Romano Prodi. Già da diversi mesi, gli scontri fra “Rifondazione” e il Governo, sulla politica economica e sulla politica estera, hanno raggiunto un livello di conflittualità che ha messo in pericolo il futuro della maggioranza. Il Segretario del Partito, Fausto Bertinotti, propone di votare contro la legge finanziaria presentata dal Governo. “Rifondazione” approva la linea politica del Segretario, ma su questa decisione il Partito si spacca. Oliviero Diliberto e Armando Cossutta lasceranno “Rifondazione” per fondare un nuovo Partito: quello dei Comunisti italiani.


venerdì 9 ottobre

con 313 no il governo Prodi viene battuto, per un solo voto, alla Camera dei Deputati. E’ la prima volta nella storia della Repubblica che un governo cade in Parlamento. L’Ulivo ricandida Prodi, mentre il Polo chiede le elezioni anticipate.


mercoledì 21 ottobre

dopo il rifiuto di Romano Prodi di guidare un nuovo Governo, il Presidente Scalfaro affida l’incarico a Massimo D’Alema, segretario dei DS. Nel nuovo Governo, oltre ai sostenitori di quello precedente, entrano i “Comunisti italiani” di Cossutta e Diliberto e l’UDR, l’Unione Democratica per la Repubblica, il Partito fondato dall’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=52


Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi: due vite non parallele e due stili politici NON confrontabili


«Montezemolo entrerà in politica», «L’INTENTO È INTERCETTARE I VOTI DEL 40-50% DI OPINIONE PUBBLICA CHE NON VA PIÙ ALLE URNE» – Corriere della Sera

Cacciari a Radio Popolare: «Il presidente della Ferrari sta lavorando al simbolo e al nome del suo partito»

MILANO – L’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari che ha annunciato in un’intervista a Radio Popolare la decisione di Luca Cordero di entrare in politica, ha spiegato anche il progetto politico del presidente della Ferrari.

LA SPIEGAZIONE – «Credo – ha spiegato – sia quello di intercettare i voti di quell’area , del 40-50% di opinione pubblica che non va più alle urne e che non si riconosce in questo bipolarismo italiano, perché è fallito. Se Montezemolo riesce a intercettare quest’area di opinione pubblica, si colloca bene in questo vuoto politico, ha buone possibilità di candidarsi seriamente a Presidente del Consiglio. Montezemolo vuole pescare nell’elettorato deluso di Pdl, Pd e anche della Lega, che al suo interno ha anche una componente moderata».

Alla domanda se il progetto di Montezemolo non si scontra con un’area già occupata dal terzo Polo, Cacciari ha replicato: «Il Terzo Polo non ce la può fare da solo, perchè nonostante la buona volontà che ci mettono Fini, Casini e Rutelli, essi appartengono a una stagione politica che abbiamo alle spalle». Secondo il filosofo Montezemolo non si candida subito a leader di un nuovo centro moderato perchè se lo facesse: «Si giocherebbe solo la sua immagine e di pochi altri, quindi prende tempo. Lui pensa che avendo più tempo può rafforzare la sua rete organizzativa e io so che lo sta facendo in molte regioni».

L’ex sindaco di Venezia ha anche spiegato che si sta lavorando al simbolo e al nome: «A me piaceva molto “Partito della Nazione” tirato fuori e poi abbandonato da Casini. Certo è, comunque, che nel simbolo di Montezemolo ci devono essere richiami sia nazionali che internazionali, ai veri valori dell’Italia. Basta con le parole Futuro e Democratici».

da: «Montezemolo entrerà in politica» – Corriere della Sera.


Il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il rais della Libia Gheddafi


La telefonata in Questura di Silvio Berlusconi, nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, per ottenere il “rilascio” di Ruby fu un «indebito intervento» sui funzionari di polizia. Per il gip, Berlusconi con la sua telefonata avrebbe agito «al di fuori di qualsiasi prerogativa istituzionale e funzionale propria del presidente del Consiglio dei ministrì»

La telefonata in Questura di Silvio Berlusconi, nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, per ottenere il “rilascio” di Ruby fu un «indebito intervento» sui funzionari di polizia. È un passaggio del decreto con il gip di Milano Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato per il premier, accusato di concussione e prostituzione minorile per il caso Ruby.
Nelle 27 pagine del suo provvedimento, il giudice, oltre a elencare dettagliatamente gli elementi raccolti dai pm che hanno portato a ritenere la sussistenza dell’evidenza della prova – tra cui anche la presenza dell’altra minorenne Iris Berardi ad Arcore e la «disponibilità di ingenti somme di denaro da parte di Ruby» – si sofferma sull’ormai nota notte in Questura, quando la giovane marocchina venne trattenuta negli uffici di via Fatebenefratelli per via di un furto.
Per il gip, Berlusconi con la sua telefonata avrebbe agito «al di fuori di qualsiasi prerogativa istituzionale e funzionale propria del presidente del Consiglio dei ministrì»


CARLO FEDERICO GROSSO: “Sicuramente un processo lungo, carico di tensioni, che decollerà con difficoltà e non si sa come e quando potrà arrivare a sentenza, ad onta del rito «breve»”, LA STAMPA

Il rito breve diventerà molto lungo
February 16, 2011 at 9:51 AM
Come era prevedibile, il gip di Milano ha accolto la richiesta di giudizio immediato nei confronti di Berlusconi. Evidentemente ha ritenuto che sussistessero entrambi i requisiti ai quali la legge subordina tale specialissimo rito processuale (l’evidenza della prova e l’avvenuto interrogatorio dell’indagato o la sua mancata comparizione davanti al pubblico ministero).

Non è questo il momento di discutere se questo rito sia stato assunto a ragione o a torto, anche se le notizie sul contenuto dell’inchiesta pubblicate sui giornali consentono, ampiamente, di capire le ragioni in forza delle quali la richiesta di giudizio immediato ha potuto essere formulata e, quindi, essere accolta dal giudice. Piuttosto, può essere interessante capire che cosa potrà accadere d’ora in avanti sul terreno del processo.

Iniziamo dalla polemica innescata ieri da esponenti del mondo politico sull’irritualità dell’attività giudiziaria compiuta dalla magistratura, in quanto essa contrasterebbe con le valutazioni del Parlamento. Poiché la Camera, giudicando su di una richiesta di autorizzazione ad eseguire una perquisizione, ha affermato che la concussione sarebbe stata compiuta da Berlusconi nell’esercizio delle sue funzioni, ed avrebbe pertanto dovuto essere giudicata dal Tribunale dei ministri, il differente avviso manifestato dall’autorità giudiziaria costituirebbe un attentato alla sovranità popolare.

Questa affermazione, giuridicamente, è una sciocchezza, poiché la magistratura nell’interpretare le leggi è totalmente indipendente e le sue decisioni non sono, pertanto, condizionate dal giudizio espresso da una maggioranza parlamentare. Tali accuse lasciano comunque supporre che di qui a poco il governo, la maggioranza parlamentare, o i difensori di Berlusconi, solleveranno conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale, cercando di sottrarre comunque il premier alla giurisdizione della magistratura ordinaria, se non addirittura alla giustizia (per potere procedere nei confronti dei reati ministeriali è necessario, infatti, che il Parlamento conceda la sua autorizzazione. E quando mai questo Parlamento la concederebbe?).

Diciamo subito che il conflitto di attribuzione non obbliga a sospendere il processo (tutt’al più, se la Corte dovesse dare torto alla magistratura, gli atti giudiziari compiuti risulterebbero nulli). Ciò significa che il 6 aprile il processo penale a Berlusconi per concussione e prostituzione minorile potrà essere iniziato (a meno che egli non chieda, incredibilmente, il giudizio abbreviato o il patteggiamento). E’ difficile, tuttavia, pensare che esso possa comunque proseguire spedito.

La difesa potrà infatti utilizzare un vasto arsenale di operazioni dilatorie: innanzitutto fare leva sul legittimo impedimento dell’imputato. Questo «rimedio» non è più così agevole com’era fino a ieri, in quanto la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge che riconosceva a Palazzo Chigi il potere di certificare in modo vincolante la condizione di soggetto impedito del primo ministro. Berlusconi pertanto, come ogni altro cittadino, se vorrà rinviare il processo dovrà di volta in volta addurre uno specifico, documentato, impegno istituzionale, la cui consistenza potrà essere valutata dal giudice. Non è peraltro difficile immaginare quali e quante tensioni e polemiche potrà suscitare, ad ogni udienza, l’eventuale decisione del premier di ostacolare la prosecuzione del suo processo. E soprattutto, quanto effettivo ritardo essa potrà concretamente causare all’ordinato svolgimento della giustizia nei suoi confronti.

In via preliminare, i difensori di Berlusconi potranno d’altronde dispiegare un complesso articolato di eccezioni. Innanzitutto potranno eccepire l’incompetenza del tribunale ordinario, affermando che la concussione, in quanto reato ministeriale, deve essere giudicata dal Tribunale dei ministri, ed affermare che la prostituzione minorile, a questo punto necessariamente separata dalla concussione, deve essere a sua volta assegnata al suo giudice naturale, cioè il Tribunale di Monza (in quanto Arcore, luogo nel quale sarebbero state commesse le condotte costitutive di tale delitto, si trova in quel circondario). In secondo luogo potranno sostenere l’illegittimità della richiesta di giudizio immediato, eccependo che di tale rito difettava taluno dei presupposti, magari, addirittura, l’evidenza delle prove. In terzo luogo potranno cercare, fra le pieghe della burocrazia giudiziaria (eventuali avvisi difettosi, termini non rispettati, altre incombenze processuali trascurate), la strada per ottenere in qualche modo annullamenti, ripetizioni di atti, comunque ritardi.

Un percorso difficile, dunque, dalle possibili conseguenze imprevedibili. Sicuramente un processo lungo, carico di tensioni, che decollerà con difficoltà e non si sa come e quando potrà arrivare a sentenza, ad onta del rito «breve» specificamente adottato.

Un ingorgo per altro verso pericoloso per la tranquillità della vita istituzionale del Paese, foriero di ulteriori strappi e distorsioni nel mondo della politica e della giustizia. Mi ha ad esempio colpito, ieri, la precipitazione con la quale una importante conferenza stampa congiunta del presidente del Consiglio e del ministro Maroni è stata annullata non appena la notizia relativa al processo immediato ha cominciato a circolare. Un imbarazzo, dato che le asserite vittime della concussione del premier sono dipendenti del ministero dell’Interno? E quanti altri imbarazzi si porranno, di qui al 6 aprile, e dal 6 aprile in avanti?


Italo Bocchino spiega con estrema precisione perchè il partito di Berlusconi vuole far trasferire il processo per concussione e prostituzione minorile dal Tribunale di Milano al Tribunale dei ministri


Il gip del tribunale di Milano Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato per il premier Silvio Berlusconi per entrambi i capi di imputazione: concussione e prostituzione minorile. Pro memoria: Massimo Cacciari sui comportamenti privati e pubblici di Silvio Berlusconi e Monica Guerritore che legge Veronica Lario

A processo il 6 aprile. Il gip del tribunale di Milano Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato per il premier Silvio Berlusconi per entrambi i capi di imputazione: concussione e prostituzione minorile.

Il Gip, nel disporre il rinvio a giudizio per il premier, ha valutato tutte le “premesse processuali”, come la questione della connessione dei reati di prostituzione minorile e concussione, e quella della competenza della procura di Milano ad indagare.

Inoltre nel decreto, che è motivato, il Gip ha indicato che sussistono i presupposti per il rito immediato tra cui l’evidenza delle prove a carico di Berlusconi.

Saranno i giudici Carmen D’Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri i giudici della quarta sezione del tribunale di Milano che comporranno il collegio che giudicherà il premier il 6 aprile prossimo.

Risultano parti lese Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, e il ministero dell’Interno. La prima perché avrebbe preso parte a rapporti sessuali, in cambio di denaro, quando era ancora minorenne e il ministero per il reato di concussione, in relazione alla telefonata che il premier avrebbe fatto la notte tra il 27 e il 28 maggio scorso alla Questura di Milano.

Massimo Cacciari:

… un Presidente del Consiglio non può fare questi festini

… ma è evidente che non può farlo, che non esiste al mondo un  Presidente del Consiglio che fa queste cose …

un Presidente del Consiglio non si può mettere in queste condizioni ….  un Presidente del Consiglio non si può mettere in queste condizioni …. punto!

nessuno di noi può fare della sua vita quello che vuole perchè la nostra vita è responsabile se è una vita degna di essere vissuta …

è responsabile e quindi RISPONDE AGLI ALTRI e a maggior ragione un Presidente del Consiglio

… e sto parlando di comportamenti accertati, non di reati, il cui compito è della magistratura …

… a lei piace un Presidente del consiglio che si comporta così? .. le piace ? … le sembra un comportamento consono alla carica che ricopre? …

In questa accorata voce che Monica Guerritore ha dato a Veronica Lario c’è tutta la vicenda umana e politica che si consuma in questi giorni (abbiate pazienza con l’incipit della pubblicità Rai, che dura poco):

Veronica Lario e Silvio Berlusconi

Egregio Direttore,

con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: ” … se non fossi già sposato la sposerei subito” “con te andrei ovunque”.

Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi “La metà di niente”. Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli.
Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.

RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente.

La Repubblica 31 gennaio 2007

Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail – in risposta ad alcune domande poste dall’Ansa sul dibattito aperto dall’articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo– il suo stato d’animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. “Voglio che sia chiaro – spiega – che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire”.

Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: “Per fortuna da tempo c’è un futuro al femminile sia nell’imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C’è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile”.

“In Italia – aggiunge la moglie del presidente del Consiglio – la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti”.
“Qualcuno – osserva Veronica Lario – ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere”.

La signora Berlusconi prende anche l’iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d’una ragazza di 18 anni: “Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato”.

Bibliografia:


Gian Enrico Rusconi, I nuovi confini della moralità – LASTAMPA.it

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Come siamo arrivati a questo punto? Perché si è prodotta una divisione di valutazione tra i cittadini? Perché è diventato inevitabile ricorrere alle grandi manifestazioni pubbliche? Rispondere a queste domande significa fare i conti con l’impronta che il berlusconismo ha dato alla vita civile e politica italiana – e alla sua moralità. Qualunque cosa succeda, siamo davanti ad una transizione al post-berlusconismo già pregiudicata.

Che lo scontro avvenga ora esplicitamente sul confine tra moralità privata e moralità pubblica non sorprende. Il successo iniziale di Berlusconi puntava espressamente a ridisegnare i confini tra questi due termini, inizialmente declinati in termini esclusivamente sociali ed economici. Liberalismo, anti-burocratismo, anti-statalismo, anti-moralismo, anti-comunismo. Di nuovo è il sogno evocato al Teatro dal Verme di Milano. Ma questa volta l’esibizione delle «mutande» segna un salto di qualità: il diritto alla trasgressione privata viene presentato come segno di emancipazione dalla presunta oppressione giudiziaria.

Chi trae beneficio dal berlusconismo – non importa se effettivo o ancora in prospettiva (ma intanto il «vecchio sistema» si è sfasciato irreversibilmente…) è convinto che esiste un nesso positivo tra il comportamento privato del Cavaliere e il suo successo politico. Dopotutto Berlusconi ha vinto la prima e più grande della sue battaglie – quella del conflitto di interessi tra il suo enorme potere economico privato e il suo ruolo pubblico. Questo conflitto infatti è stato praticamente archiviato. Chissà quanti sostenitori del Cavaliere (forse anche qualcuno tornato silenzioso) si augurano che vinca anche questa battaglia che in un primo tempo appariva meno seria della prima, invece è più insidiosa.

Ma allora – molti si chiedono – perché Berlusconi non si presenta davanti al giudice per chiarire le sue buone ragioni? Il solito Ferrara giorni fa, prima delle sue ultime esibizioni, ha ripetuto la tesi liberale che «il peccato non è reato». In realtà nel caso Ruby, questo argomento non regge perché l’oggetto della controversia consiste proprio nel configurarsi di un reato previsto dalla legge liberale. Allora si preferisce eludere l’oggetto e sparare in generale contro il puritanesimo bacchettone.

Il resto lo fa il deragliamento del linguaggio pubblico verso lo scurrile, esibito come emancipatorio. E’ un modo volgare per ribadire la pretesa di ridefinire i confini tra moralità privata e moralità pubblica, nella convinzione che la presunta maggioranza degli italiani sia pronta per questo passaggio. Verso dove? Che non sia affatto così lo dimostrano le manifestazioni di donne e di uomini di ieri e i forti dibattiti da esse innescati.

A questo punto vorrei aggiungere un’osservazione sul mondo cattolico che, al di là delle nette dichiarazioni di principio, reagisce con imbarazzo a quanto sta accadendo. E’ diviso, ancora una volta. Di fronte all’annunciata protesta delle donne qualcuno non si è trattenuto dal rinfacciare loro: «Che cosa pretendevate voi donne laiche, dopo quello che avete fatto della vostra riconquistata libertà?». E’ un maldestro tentativo di rovesciare il quadro delle responsabilità.

Uno dei «capolavori» politici del berlusconismo è stata la frattura creata nel mondo cattolico. Ad esso si è presentato e si presenta come la diga anti-laicista, semplicemente garantendo il pacchetto dei «valori non negoziabili». Il resto dovrebbe rimanere il peccato personale del Cavaliere, stigmatizzabile solo come tale. Gli ultimi attacchi di Berlusconi alla magistratura avrebbero dovuto modificare l’atteggiamento politico della consistente componente cattolica che lo sostiene. Se il comportamento pratico di quest’ultima continua a rimanere elusivo, il mondo cattolico italiano non sarà più in grado di offrire una classe politica capace di guidare il Paese in nome dell’etica pubblica e nella pluralità delle sue componenti.

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da: I nuovi confini della moralità – LASTAMPA.it.


Parole nuove per la politica: il ritorno di Romano Prodi – da Affaritaliani.it

Parole nuove per la politica: il ritorno di Romano Prodi

Venerdí 04.02.2011 12:25

Romano Prodi, l’unico che è stato capace di battere due volte il Cavaliere e l’unico che è stato in grado di unire il centrosinistra torna a far sentire la sua voce. Ultimamente ha difeso le primarie del Pd e si è fatto sentire in occasione della morte di Padoa Schioppa insistendo sul tema dell’integrazione europea, ora il Professore irrompe nel momento più difficile della politica con il libro “Parole nuove per la politica”.

libro romano prodi parole nuove per la politica

Riscoprire un dizionario di parole da riportare nel linguaggio politico. A cominciare da quelle impresse nella copertina: etica, democrazia, giustizia, speranza, fraternità, legalità. È intorno a questi temi che ruota il volume in uscita per il Saggiatore e curato da don Virginio Colmegna e Maria Grazia Guida.

Alla presentazione del libro, in programma lunedì 14 febbraio, dalle 15 alle 17.30, nella sala Bauer della Società Umanitaria, in via San Barnaba 48, a Milano, interverrà Romano Prodi, che terrà una conferenza intitolata “Le sfide della politica in una società globale”.

All’incontro parteciperanno anche Massimo Toschi, Giovanni Bianchi e i curatori del testo. Il volume è frutto di un simposio di studio che si è tenuto nell’aprile 2010 a Cinigiano, Grosseto, presso la fondazione Sasso di Maremma.

La presentazione del libro è resa possibile grazie alla collaborazione di fondazione Casa della carità e di Ce.A.S.-Centro ambrosiano di solidarietà


“Dimettiti. Per un’Italia libera e giusta”, Giustizia e Libertà, Milano 5 febbraio 2011 | RadioRadicale.it

interventi di:
Umberto Eco, Paul Ginsborg, Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky coordinano Sandra Bonsanti e Simona Peverelli. Partecipano Giovanni Bachelet, Bice Biagi, Carla Biagi, Daria Bonfietti, Susanna Camusso, Lorenza Carlassare, Nando dalla Chiesa, Concita Di Gregorio, Beppino Englaro, Beppe Giulietti, Maurizio Landini, Gad Lerner, Moni Ovadia, Giuliano Pisapia, Enrico Rossi, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca, Lorella Zanardo


Massimo Cacciari analizza la situazione politica italiana e la legge sul federalismo fiscale, Otto e Mezzo del 4 febbraio 2011, due Audio

Massimo Cacciari analizza la situazione politica italiana (audio 1) e la legge sul federalismo fiscale (audio2):


MILANO IN PIAZZA SABATO 29 GENNAIO PER RACCONTARE UN’ALTRA STORIA ITALIANA

MILANO IN PIAZZA SABATO 29 GENNAIO
PER RACCONTARE UN’ALTRA STORIA ITALIANA

Le moltissime adesioni che continuano ad arrivare all’appello “Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia”, partito da Milano e dalla Lombardia, insieme alla richiesta arrivata spontaneamente da centinaia di donne di una presa di parola pubblica, ci hanno indotto a lanciare la proposta di una manifestazione a

Milano sabato 29 gennaio alle 15 in piazza della Scala.

Con un simbolo: la sciarpa bianca del lutto per lo stato in cui versa il Paese.
Uno slogan:
Un’altra storia italiana è possibile. Ci saremo con le nostre facce. Le facce delle donne italiane, quelle della realtà.
Appuntandoci sulla giacca una fotocopia della nostra carta di identità con su scritto chi siamo: cassaintegrate, commesse, ricercatrici precarie, artiste, studentesse, registe, operaie e giornaliste, per dire la forza che rappresentiamo, a dispetto di tutto. Perché sarebbe bello che una spallata, magari quella definitiva, politica molto prima che giudiziaria, la dessimo proprio noi al capo supremo di questa telecrazia autoritaria, eversiva e misogina.
Quel che accade del nostro Paese offende le donne, ma anche gli uomini che non si riconoscono nella miseria della rappresentazione di una sessualità rapace e seriale, nello squallore di una classe dirigente che ha fatto dell’eversione di ogni regola e nel sovvertimento di qualunque verità il suo tratto distintivo.
Ed è anche a questi uomini che chiediamo di essere con noi sabato 29.
Per ribadire insieme che “un’altra storia italiana è possibile”.

PRIME FIRMATARIE
Ileana Alesso; Paola Bentivegna; Ivana Brunato; Iaia Caputo; Adriana Cavicchioli; Arianna Censi; Fulvia Colombini; Marina Cosi; Ilaria Cova; Chiara Cremonesi; Marilisa D’Amico; Ada Lucia De Cesaris; Piera Landoni; Elena Lattuada; Paola Lovati; Marina Piazza; Patrizia Quartieri; Assunta Sarlo; Tiziana Scalco; Sara Valmaggi; Francesca Zajczyk.Maria Carla Baroni; Anna Bandettini; Monica Bozzellini; Giulia Abbate; Maddalena Fragnito; Sandra Cangemi; Vania Pavan; Donatella Zaccaria; Elena Vegetti; Paola Ciccioli; Lucina Bergamaschi; Laura Galli…


L’esenzione della tassa sugli immobili per la chiesa cattolica è più importante del giudizio morale: dalla “contestualizzazione della bestemmia” a “un colpo al cerchio ed uno alla botte in faccende di festini serali e bunga bunga”

L’esenzione della tassa sugli immobili per la chiesa cattolica è più importante del giudizio morale (loro che della “famiglia”  hanno fatto sempre fatto una bandiera).

Il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, prima dice che una bestemmia di Berlusconi doveva essere contestualizzata, e oggi che «Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine»

Dalla “contestualizzazione della bestemmia” a “un colpo al cerchio ed uno alla botte in faccende di sesso”

Nella strada de voler essere guide morali la contraddizione è del tutto evidente

Paolo Ferrario


Michele Salvati |  PERCHÉ IL LINGOTTO 2 PUÒ DARE UNA SCOSSA

Editoriale di Michele Salvati pubblicato sul Corriere della Sera il 24 gennaio 2011 - V. anche il discorso tenuto da Walter Veltroni al Lingotto due giorni prima

Se i problemi che frenano le prospettive di crescita del Pd —che spiegano l’incapacità del principale partito di opposizione di accrescere il suo consenso pur in un contesto di crisi economica e di discredito del capo dei governo — potessero essere spazzati via da un bel discorso, essi oggi sarebbero risolti: difficile immaginare una prospettiva più affascinante per il nostro Paese di quella che ha delineato Veltroni al Lingotto, al convegno del Movimento democratico tenutosi a Torino sabato scorso.
Un discorso che ha saldato la carica evocativa e visionaria delle migliori performance oratorie di Nichi Vendola con la concretezza di una linea politica liberal-democratica. Una prospettiva che potrebbe unire gran parte del popolo della sinistra e avvicinare al Pd una parte non piccola di coloro che — pur su posizioni politiche moderate — sono però preoccupati dal declino del nostro Paese, morale e sociale ancor prima che economico. Non era certo un momento favorevole per riaffermare la linea liberal-democratica del primo convegno del Lingotto, tenutosi più di tre anni fa nella stessa sede. Ma come? Una linea liberal proprio ora che gli eccessi deregolativi del liberismo estremo hanno provocato la peggiore crisi economica mondiale dopo quella del 1929? Proprio ora che la globalizzazione costringe ad abbandonare — Pomigliano e Mirafiori insegnano — alcune conquiste sindacali ottenute in circostanze più favorevoli? Eppure Veltroni non solo non l’ha sconfessata, ma, distinguendo nettamente liberalismo da estremismo neo-liberista, l’ha accentuata. L’ha accentuata separando nettamente la linea del partito da quella del sindacato, facendo proprie le proposte di Pietro Ichino in tema di revisione della legislazione sul lavoro. L’ha accentuata affermando che i cittadini più ricchi saranno sì chiamati a contribuire all’abbattimento del debito pubblico, ma dopo che lo Stato avrà fatto la sua parte, riducendo le aree di inefficienza e di spreco diffuse nelle pubbliche amministrazioni Dopo che la crescita della spesa pubblica corrente sarà ridotta a metà di quella del Pii, e non mediante tagli indiscriminati ma attraverso spending reviews che identifichino le zone di inefficienza. Dopo che la politica avrà ridotto la sua aberrante pressione sulle risorse del Paese. Qui non è possibile entrare nel programma di governo che il Modem auspica, esposto con un dettaglio inconsueto in discorsi di questo tipo. Veltroni ha scelto, e adattato alle esigenze del nostro Paese — con una nettezza ancor maggiore che ai tempi del Lingotto 1 — una delle due grandi linee che si combattono all’interno dei partiti di centrosinistra europei, la linea líberal contro quella più tradizionale, più statalista, più vicina al sindacato. Ma chi è Veltroni? E che cos’è il Modem? Il Modem è una corrente del Partito democratico e Veltroni ne è il principale esponente. Quando, nel settembre scorso, si scontrarono a Manchester i due fratelli Nfiliband, essi si contendevano la guida del Labour Party e vinse Edward, esponente della linea più tradizionale, battendo di misura David, esponente della linea liberal: gli elettori britannici ne trarranno le conseguenze. Ma che conseguenze possono trarre gli elettori italiani dall’affascinante discorso di Veltroni?
Contribuirà, questo discorso, a dare al Pd una identità più chiara, qualcosa che riavvicini al partito molti elettori che l’hanno abbandonato e una parte di quelli che non l’hanno sinora votato? Alcuni di questi ricorderanno che, ai tempi del Lingotto 1, Veltroni stava diventando segretario del partito e, nelle elezioni del 2008, pur perdendo contro Berlusconi, condusse il Pd oltre il 33 per cento dei consensi elettorali: un risultato straordinario rispetto ai sondaggi di oggi. Dopo di che, egli non riuscì a far passare la sua linea all’interno del partito, diede le dimissioni e, passati alcuni mesi di segreteria Franceschini, le primarie videro il successo di Bersani, su una linea che cerca di tener insieme, senza scegliere con nettezza, le diverse posizioni presenti nel Pd: liberal e socialdemocratici, laici e cattolici, sostenitori e avversari delle primarie, presidenzialisti e parlamentaristi, federalisti e nazionalisti, bipolaristi e proporzionalisti, garantisti e giustizialisti e chi più ne ha, più ne metta. Come meravigliarsi se, di fronte a questi conflitti tra posizioni diverse, con una leadership in cui non si vedono ricambi generazionali, l’identità di questo partito risulta sfocata e incerta? È realistico prevedere che, dopo il Lingotto 2, le cose vadano in modo diverso da come sono andate dopo il Lingotto i e l’intero Pd converga sulla linea che Veltroni ha illustrato con tanta efficacia a Torino sabato scorso?