l’avvocato Paniz PDL partito delle Loro libertà) e Scilipoti (ex IDV italia dei valori di di pietro), a suon di avvocatesche querele, fanno chiudere il sito www.vajont.info
Paniz è quello che in parlamento disse che berlusconi effettivamente credeva che la minorenne fosse la nipote di mubarak
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da ieri il portale www.vajont.info, che racconta tutta la storia del disastro del 1963 costato la vita a duemila persone, non esiste più sui nostri computer. Tutto per una presunta ingiuria nei confronti dei deputati del Pdl Domenico Scilipoti e Maurizio Paniz. Tutto per una frase decisamente antipatica e volgare verso i due deputati del Pdl che ha spinto proprio l’ onorevole Paniz a sporgere più di una querela nei confronti del titolare del sito, un bellunese di 54 anni. La decisione del giudice non si è fatta attendere. «Quanto stabilito dal gip è decisamente una decisione storica», garantisce Fulvio Sarzana di Sant’ Ippolito, legale di alcuni provider. E spiega: «Non è mai successo che per bloccare un sito fossero bloccati tutti i provider di accesso. In questo caso, poi, sarebbe stato sufficiente cancellare semplicemente una pagina del portale. Per questo con i miei clienti stiamo valutando di impugnare il provvedimento»
49 anni fa La strage Il 9 ottobre 1963 a ridosso del bacino idroelettrico artificiale del Vajont (fra le province di Belluno e Udine) si staccò dal monte Toc una frana che finì nel bacino. L’ onda che sollevò travolse i paesi a valle: quasi 2000 vittime La sentenzaIl gip di Belluno, Giancotti, ieri ha chiuso il sito www.vajont.info per un’ ingiuria nei confronti dei deputati del Pdl Domenico Scilipoti e Maurizio Paniz
È grazie ai generosi rimborsi elettorali che la Lega Nord, al pari degli altri partiti italiani, gode di ottima salute. Dallo stato centrale sono arrivati, da inizio legislatura, oltre 80 milioni di euro, fra rimborsi elettorali e contributi a La Padania. Non solo, la Lega Nord ha pensato di investire 13,5 milioni di euro in una serie di operazioni “off shore”: dalla Tanzania a Cipro. Intanto spunta tutta una serie di società in orbita leghista liquidate o in via di dissolvimento. A partire dalla banca CredieuroNord, il casinò di Pola e il villaggio vacanze in Istria.
Succede nella rossa Umbria, a Gubbio stamani sono stati arrestati tre componenti della giunta guidata da Orfeo Goracci, ex sindaco eugubino e attuale vicepresidente del consiglio regionale guidata da Catiuscia Marini. In manette con l’ex sindaco, anche il vicesindaco Maria Cristina Ercoli, l’assessore all’Ambiente Lucio Panfili, l’ex assessore Graziano Cappannelli e il dirigente comunale Lucia Cecili
A Goracci è contestato anche il reato di violenza sessuale aggravato dal fatto che sia stato commesso “nella sua qualità di pubblico ufficiale e all’interno del proprio ufficio di sindaco”. In particolare, si legge nell’ordinanza firmata dal gip di Perugia, “per avere in due distinte occasioni costretto una dipendente, alla quale inviava numerosi sms e pressanti inviti per intrattenere rapporti sessuali, a subire atti sessuali, baciandola, cingendole le spalle e tirandola a se’, contro la volonta’ della donna, commettendo il fatto nella sua qualita’ di pubblico ufficiale e all’interno del proprio ufficio di sindaco”.
Sono tutti accusati – nelle loro qualità di primo cittadino, amministratori e tecnici comunali – di aver dato vita e partecipato ad una associazione per delinquere, attiva dal 2002 “ed ancora in essere”, che avrebbe instaurato “un clima di intimidazione e di paura”, emarginando, danneggiando, minacciando le persone “invise o ostili” al sodalizio e “piegando lo svolgimento delle pubbliche funzioni all’interesse privato”.
Un’associazione, si legge nel capo di imputazione, finalizzata a commettere “una serie indeterminata” di reati di abuso d’ufficio, concussione, falso in atti pubblici e soppressione di atti pubblici.
Per il leader dell’Idv è «una resa incondizionata dello Stato a criminali e delinquenti». Più moderato il segretario della Lega, per il quale «questi provvedimenti non hanno mai funzionato».
Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.
La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano “nemici del popolo”. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia.
“L’allenamento come situazione piaceva al riformista che c’era in me. Sollevarsi per i capelli è un pensiero rivoluzionario. Crearsi forza lentamente e metodicamente è riformista. Il bodybuilding è la via dei piccoli passi. Corpo e società si costruiscono allo stesso modo: compiendo testardamente e instancabilmente un piccolo sforzo dopo l’altro.
In palestra il riformismo diventa cosa ovvia. Nessun principiante mingherlino crede di poter sollevare duecento chili per ‘ispirazione’ o ‘rivoluzione’. Ognuno è portato a rendersi conto che bisogna cominciare con piccoli pesi e gradatamente allenare la propria capacità. Dopo un certo periodo appare naturale che anche la capacità di essere liberi, responsabili, creativi deve essere raggiunta allo stesso modo: attraverso l’allenamento.”
Sven Lindqvist: Il sogno del corpo
Ponte alle Grazie, Milano – 2003 traduzione di Carmen Giorgetti Cima pagg. 45-46
l’assassino pluriomicida cesare battisti , condannato dai tribunali italiani a quattro ergastoli, festeggerà la sua impunità al carnevale di rio sghignazzando sul dolore delle vittime sopravvissute.
il Di Pietro della IDV (Italia dei SUOI valori) che protesta contro la modifica della legge elettorale, è lo stesso che si è inventato Domenico Scilipoti e Antonio Razzi
Il comune di Salemi, di cui è sindaco Vittorio Sgarbi, va sciolto per «infiltrazioni mafiose». La proposta è contenuta nella relazione degli ispettori nominati dall’ex ministro Roberto Maroni dopo l’operazione su appalti e nomine nella sanità culminata con il sequestro di beni per 35 milioni riconducibile all’ex deputato regionale democristiano Giuseppe Giammarinaro
Rifondazione comunista nel 2006 spese un milione e 636mila euro per la campagna elettorale, ma ricevette 34 milioni 932 mila euro di rimborsi elettorali, ovvero 6 milioni 987mila euro per ogni anno della legislatura, anche se quella finì anticipatamente nel 2008: ma la legge prevede il pagamento anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere.
L’ufficio di presidenza del gruppo Pd al Senato ha escluso il senatore Luigi Lusi. Stando a quanto si apprende, il senatore era stato invitato a dimettersi, non ha accettato e quindi il gruppo, all’unanimità, lo ha escluso. Luigi Lusi, ex tesoriere Margherita, indagato per essersi appropriato di 13 milioni di euro 1, ha proposto di patteggiare circa un anno di pena, ma i pm non la ritengono congrua. Per Lusi l’accordo potrebbe chiudersi con una condanna a 2 anni di reclusione, o un po’ meno (il massimo della pena è 3 anni), compresa sospensione condizionale. Intanto è in corso la trattativa per la restituzione dei soldi. Il parlamentare ha depositato in procura una bozza di fideiussione bancaria che copre circa cinque milioni di euro. L’ex tesoriere, che ha ammesso il prelievo del danaro dalle casse della Margherita, non è in grado di consegnare più di cinque milioni, tenendo conto che dei 13 milioni prelevati cinque sono stati versati all’erario per le operazioni immobiliari, ossia l’acquisto di un lussuoso appartamento nel centro di Roma ed una villa a Genzano, e per le operazioni finanziarie (soldi trasferiti in Canada) da lui svolte. I vertici della Margherita stanno valutando la copertura fideiussoria e, se la garanzia sarà ritenuta adeguata, potrebbero accettare la proposta. Subito dopo ci sarà la chiusura delle indagini del pm Stefano Pesci.
Per Enrico Letta, che dalla Margherita proviene, la vicenda dei soldi sottratti dall’ex tesoriere 2, è “incredibile”. Al punto che il vicesegretario del Pd chiede che “si riunisca al più presto l’organo di gestione della Margherita per chiarimenti e decisioni”. Ricorda Marco Stradiotto, senatore Pd ed ex esponente della Margherita: “So che quando servivano i soldi per le campagne elettorali non c’erano. Nel 2006 la campagna di Prodi l’abbiamo fatta coi fichi secchi, proprio perchè Lusi aveva chiuso i cordoni della borsa ‘tanto si vinceva lo stesso’. Se avessimo fatto una campagna più aggressiva invece di pareggire avremmo magari vinto. I soldi all’interno di un partito devono essere usati per fare politica. Ma se poi avvengono questi fatti la situazione fa riflettere”.
E in effetti più passano i giorni, più diventa chiara l’enormità di una situazione che ha visto “sparire” 13 milioni di euro senza che nessuno se ne sia accorto
“Si vitam inspicias hominum, si denique mores, cum culpam alios, nemo sine crimine vivit”:
Guardali, gli uomini, come vivono, mentre biasimano gli altri: nessuno è senza colpa.
Catone, Distici, nella traduzione di Giancarlo Pontiggia
Il procuratore aggiunto Alberto Caperna ha infatti iscritto al registro degli indagati il senatore del Partito Democratico Luigi Lusi per il reato di appropriazione indebita. Con un’accusa che lo vede per giunta “reo confesso” e lo vuole responsabile di aver sottratto per interessi “privatissimi” e “immobiliari” poco meno di 13 milioni di euro dal conto del partito di cui era il tesoriere (la Margherita), in cui era continuato ad affluire fino al 2008 denaro pubblico, e su cui aveva conservato diritto ad operare con l’ex segretario Francesco Rutelli.
Partito Democratico ambiguo sulle liberalizzazioni volute dal governo Monti. Se a Roma il partito di Pierluigi Bersani sostiene l’esecutivo sulle nuove norme che daranno ai negozi la possibilità di avere orari di esercizio più flessibili, in Lombardia i democrat lombardi la pensano in maniera differente. Il gruppo consigliare piddino ha deciso così di votare una mozione della Lega Nord che dà la possibilità alla giunta regionale di Roberto Formigoni di presentare ricorso alla Corte Costituzionale (e contro l’esecutivo), proprio in materia di orari di esercizio: il governatore aveva spiegato nelle scorse settimane che la competenza era comunque statale. Gli unici a non votare tra i democratici sono stati Giuseppe Civati e Franco Mirabelli, già soprannominati nell’aula come i Monti Boys. A votare a favore anche Filippo Penati, ex presidente della provincia di Milano ora nel gruppo misto, fino a qualche anno fa capo della segreteria politica di Bersani. L’obiettivo della mozione è quello di proteggere l’autonomia degli enti locali sulla materia, una questione che sta interessando anche il comune di Milano che ha già avviato un incontro con le associazioni di categoria sull’argomento insieme con l’assessore al Commercio Franco D’Alfonso che auspica un percorso condiviso con le altre istituzioni per regolamentare il settore.
http://www.ilfattoquotidiano.it - Una carica della polizia e dei carabinieri, un giornalista e uno studente con delle ferite lievi, un provocatore bloccato con le buone o le cattive. Questo il bilancio delle proteste degli studenti bolognesi contro la laurea honoris causa al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il corteo ha bloccato per qualche ore le strade intorno all’aula magna. Gli scontri sono avvenuti dopo che per diverse volte studenti e agenti si erano trovati faccia a faccia senza incidenti. Video di David Marceddu altro
http://www.ilfattoquotidiano.it Napolitano ha parlato soprattutto dei problemi che la politica europea ha affrontato negli ultimi anni. Non ultime, le derive populistiche: “Sono state richieste soluzioni fuori dagli schemi ordinari” altro
Il film ACAB racconta le vicende dei tre poliziotti Cobra, Negro e Mazinga, che hanno più di 40 anni e militano nel VII Nucleo di Polizia, un reparto speciale mobile in prima linea contro ultrà, black bloc, No Tav etc.
Tratto da un libro di Carlo Bonini il film il cui titolo è l’acronimo di All cops are Bastards (tutti i poliziotti sono bastardi) racconta la storia di questo gruppo di poliziotti del reparto celere con toni duri e violenti, raccontando da un punto di vista diverso manifestazione ed eventi pubblici dentro il casco di un poliziotto.
viviamo in uno Stato di diritto, nel quale è giustamente riconosciuto il diritto di esprimere, anche in forma dura, il proprio dissenso e la propria opposizione alle decisioni delle autorità, ma nel quale non è consentito usare la violenza contro persone o cose per affermare, e fare eventualmente prevalere, le proprie disapprovazioni.
D’altro canto, se si riscontra la commissione di reati, è dovere dell’autorità giudiziaria procedere secondo le regole stabilite dal codice di procedura penale: aprendo indagini, eventualmente arrestando, esercitando l’azione penale nei confronti di coloro a carico dei quali sono emersi sufficienti indizi di colpevolezza. Si tratta di un ulteriore profilo del principio di legalità sul quale si fonda lo Stato di diritto.
Proprio perché viviamo in uno Stato di diritto, a ciascun indagato (ed a ciascun arrestato) è d’altro canto riconosciuto il diritto di difendersi in un giusto processo, dimostrando la propria innocenza o la liceità di ciò che si è commesso e per il quale si è accusati.
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le imputazioni configurate dalla Procura della Repubblica meritano qualche ulteriore riflessione.
Innanzitutto, mi sembra doveroso sottolineare che la Procura di Torino ha contestato, a soggetti singoli ed individuati, specifiche condotte che hanno cagionato lesioni personali o dato luogo a violenza o resistenza a pubblici ufficiali. In questa prospettiva è evidente che l’autorità giudiziaria non ha in nessun modo inteso criminalizzare il «movimento», o minacciare il diritto delle popolazioni interessate a dissentire o protestare contro l’Alta velocità. Ha, semplicemente, colpito singole persone che si sono rese individualmente responsabili di singole (o plurime) azioni illegali.
La preoccupazione che non si facesse confusione fra tali piani è apparsa d’altronde chiara nelle parole del Procuratore Caselli …
Operazione della Polizia all’alba di stamani in tutta Italia contro esponenti dei Centro sociali, dell’area anarchica e dell’autonomia che hanno partecipato a manifestazioni No Tav in Val Susa la scorsa estate. In 15 province sono state eseguite 26 ordinanze di custodia cautelare, una agli arresti domiciliari, quindici di obbligo di dimora e una di divieto di risiedere nella provincia di Torino. Sono lo sbocco di un’inchiesta della Digos della Questura di Torino e della Procura del capoluogo piemontese sulla guerriglia che si scatenò in Val Susa il 27 giugno e il 3 luglio dello scorso anno.
Ne discutiamo con Maurizio Tropeano. In studio Guido Tiberga. altro
Nel 2005 il San Raffaele era ancora il regno incontrastato di don Luigi Verzè. Nessuno immaginava il baratro verso cui si stava incamminando, un buco da oltre un miliardo e mezzo di euro. Eppure erano già da tempo in moto i meccanismi che avrebbero portato l’ospedale all’epilogo attuale. Gestione allegra degli appalti, accumulo di fondi neri, strette connessioni con la politica. Tra i protagonisti di questa vicenda italiana che incrocia medicina e potere, religione e politica, ci sono anche due medici: Alberto Zangrillo e Ferruccio Fazio. Zangrillo è primario di anestesia e rianimazione cardio- vascolare del San Raffaele, ma è noto al grande pubblico soprattutto come medico personale di Silvio Berlusconi. Fazio nel 2005 è primario di medicina nucleare e radioterapia nell’ospedale di don Verzè e dal maggio 2008 entrerà a far parte del governo Berlusconi, prima come sottosegretario e poi come ministro della salute. Il 2 dicembre 2005, Zangrillo scrive al collega Fazio. In un messaggio e-mail gli accenna a un incontro per discutere su concorsi e finanziamenti a cui ha partecipato anche Mario Cal, il potente vicepresidente del San Raffaele, braccio destro di don Verzè (Cal si è poi tolto la vita, nel luglio scorso, dopo l’e- splosione dello scandalo). Al termine del suo messaggio, Zangrillo arriva al dunque: “Lunedì 5 dicembre ho organizzato un incontro nel mio studio tra Silvio e don Luigi in modo che quest’ultimo gli possa rappresentare le richieste finali per il maxiemendamento in Finanziaria… Speriamo!”. Ecco dunque la lobby dei “Raffaeliani” al lavoro: Zangrillo fa incontrare Berlusconi con don Verzè e questi gli porta le richieste da inserire del maxiemendamento della legge finanziaria che sarà approvata da lì a poco.
anche per questo sono lontano in modo siderale dalla cultura politica delle sinistra massimalista, estremista, violenta e nostalgica degli anni del terrorismo
paolo f
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POMIGLIANO: BERSAGLIO SBAGLIATO DELLA SINISTRA Chi demonizza un insediamento industriale come questo si assume una responsabilità grave verso il Paese e verso i giovani senza lavoro: leggi le mie riflessioni a margine di una visita allo stabilimento e di un episodio di contestazione di cui sono stato spettatore all’Università di Napoli nello stesso giorno (“contro Marchionne, contro il precariato”), nella Lettera sul lavoro pubblicata sul Corriere della Sera di oggi. V. inoltre sulla contestazione in Università la mia intervista al Mattino di sabato e le cronache
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Lettera sul lavoro pubblicata sul Corriere della Sera del 24 gennaio 2012
Caro Direttore, venerdì mattina ho visitato in ogni reparto il nuovo stabilimento della Fiat di Pomigliano. Il pomeriggio dello stesso giorno, all’Università di Napoli, ho assistito all’intervento urlato di un gruppo di contestatori; uno dei loro slogan era “contro Marchionne e contro il precariato”. Ho provato una stretta al cuore per l’inganno di cui quei ragazzi sono vittime. E per la responsabilità grave che tanta parte della sinistra italiana si assume demonizzando un insediamento industriale come questo.
Ho visto moltissime fabbriche metalmeccaniche; ma una come questa di Pomigliano non l’ho vista mai. Non mi riferisco all’esercito dei robot del reparto lastratura, che compiono interamente da soli il lavoro più pesante e pericoloso: il montaggio e la saldatura della scocca, la struttura della Panda. Mi ha impressionato molto di più il resto della fabbrica, dove a operare direttamente sono le persone. La prima cosa che mi ha colpito è stata l’assenza di rumore, l’ampiezza degli spazi, la distribuzione della luce, l’azzurro della rete dei vialetti, con strisce spartitraffico e passaggi pedonali, che attraversano le zone di lavoro; gli uffici con le pareti di cristallo collocati in mezzo al percorso del montaggio, quasi a sottolineare il superamento di ogni distinzione tra operai e impiegati. Poi il serpentone giallo: la nuova “catena” che catena non è più, collocata su di un largo nastro di parquet tirato a lucido, che si sposta lentamente, dove anche a me estraneo viene consentito di muovermi liberamente nei larghi spazi tra una postazione e l’altra. Tutto è strutturato in funzione della persona che lavora: è la scocca ad abbassarsi o rovesciarsi, non le braccia ad alzarsi. I lavoratori, per lo più giovani, ragazzi e ragazze, tutti con una tuta bianca pulitissima, suddivisi in gruppi di cinque o sei e tra loro intercambiabili. Scelgo a caso quelli o quelle con cui parlare a tu per tu. Tutti mi dicono che la nuova organizzazione è meno pesante della precedente. La paga-base mensile lorda di un quinto livello, qui, è sopra i 1700 euro, quasi 1550 per un terzo livello; poi ci sono il premio e gli scatti; quando entrerà in funzione il terzo turno, a questi si aggiungerà il compenso per l’ora e mezza media settimanale di straordinario e la maggiorazione per il lavoro notturno.
Uscito di lì, attraversando le vie sdrucite della periferia di Napoli, mi frulla per la testa la frase più benevola che ho sentito dalle mie parti politiche riguardo a questo stabilimento due anni fa, quando si discuteva del progetto “Fabbrica Italia”: “Sì, purché sia un’eccezione”. Ma perché questa diffidenza? Solo per le due deroghe marginali che il progetto comportava rispetto al contratto collettivo nazionale, delle quali la più rilevante riguardava appunto la possibilità di un’ora e mezza di straordinario alla settimana? A me sembra che dovremmo, semmai, auspicare altri cento stabilimenti come questo per lo sviluppo del nostro Mezzogiorno, per rimettere in moto la crescita del nostro Paese. Altro che “un’eccezione”!
Oggi l’obiezione è che a Pomigliano si viola la democrazia sindacale, perché non viene riconosciuto il diritto della Fiom-Cgil a una rappresentanza in fabbrica. Questo è il risultato ‑ conforme, peraltro, alla legge vigente ‑ del rifiuto opposto dalla stessa Fiom alla firma di qualsiasi contratto collettivo applicato dalla Fiat. Cambiamo questa norma. Però l’attacco violentissimo contro il piano “Fabbrica Italia” è venuto molto prima che sorgesse il problema della rappresentanza sindacale. E la guerriglia giudiziaria contro il progetto, l’opposizione a che qualche cosa di simile a Pomigliano si faccia anche altrove, prescinde da questo particolare problema.
Si dice, ancora: “La Fiat non ha chiarito il suo piano industriale”. Sarà; ma qui c’è un investimento colossale che sta dando lavoro per almeno quattro anni a migliaia di persone; e lavoro di alta produttività e qualità, relativamente ben retribuito. Chiediamo pure chiarimenti ulteriori sul futuro, ma qui c’è già qualcosa di chiarissimo per il presente, che stiamo disprezzando senza neppure degnarlo di uno sguardo (il sindaco di Napoli De Magistris ha rifiutato di visitare lo stabilimento!). Oltretutto, disprezzandolo, presentiamo a tutte le multinazionali che potrebbero essere interessate a investire da noi un’immagine repellente del nostro Paese.
Ai ragazzi del centro sociale “contro Marchionne e contro il precariato” ho chiesto: non vi accorgete che, tolto Marchionne, vi resta solo il lavoro nei sottoscala controllati dalla camorra? Chi incita al rifiuto di un investimento come quello della Fiat-Chrysler su Pomigliano, da dove pensa che possa venire lo sviluppo del Mezzogiorno e la crescita di questo Paese?
Ieri il Corriere della Sera ha pubblicato una magistrale lettera del senatore Pietro Ichino riguardo lo stabilimento Fiat di Pomigliano e l’inganno perpetrato da certa sinistra nei confronti delle giovani generazioni, indotte a demonizzare l’operato di Sergio Marchionne e il progetto di modernizzazione in corso nella fabbrica campana. Il giuslavorista, ideatore di un’autorevole proposta di flexicurity per riformare il mercato del lavoro, sottolinea che – a detta degli stessi dipendenti – le retribuzioni e le condizioni di lavoro nell’impianto di Pomigliano sono esponenzialmente migliorate dal via al progetto Fabbrica Italia.
Eppure la Fiom-Cgil, esclusa dalla rappresentanza sindacale per il suo rifiuto di siglare qualsiasi contratto collettivo applicato dalla Fiat, percepisce Pomigliano e il manager che ne ha di fatto permesso la riqualificazione come una minaccia per i lavoratori italiani. Sarebbe ingenuo credere l’attività dei sindacati priva di caratteri ideologici, con i quali si offre troppo spesso ai lavoratori una narrazione falsa e nocivamente retrograda della realtà; ad ogni modo fare populismo può garantire consensi, ma opporsi a condizioni che promuovono il benessere dei lavoratori significa perdere di vista la ragion d’essere dell’attività sindacale.
In tema di flessibilità e abrogazione dell’articolo 18, al coro dei sindacalisti critici verso la linea Ichino si aggiunge poi Nichi Vendola, che ne fa una battaglia culturale contro il dilagare dell’ideologia liberista; un dilagare, peraltro, che lui solo scorge. Il leader di Sel, durante l’assemblea generale del partito tenutasi la scorsa settimana, ha sostenuto la necessità in controtendenza di estendere la tutela dell’articolo 18 a tutti i lavoratori, dimostrando di non avere alcuna intenzione di abbandonare quel massimalismo di sinistra così vetusto ed estraneo alle moderne logiche del mercato del lavoro. D’altronde è utopico pretendere che il leader pugliese rinunci a larga parte del suo consenso elettorale per un atto di pragmatismo e modernità.
Per descrivere lo stile comunicativo atipico di Mario Monti, il Prof. Morcellini parla di “Monti style” definendolo come «una dimostrazione di capacità comunicative per molti versi innovative della nostra scena politica». Tra gli elementi pregnanti che caratterizzano il nuovo premier, Morcellini mette in risalto «la sua voluta antispettacolarità che intende marcare in modo chiaro ed eccezionale la differenza con Silvio Berlusconi in quanto precedente inquilino di Palazzo Chigi». Secondo Morcellini il Presidente del Consiglio non appare interessato a seguire «le orme del berlusconismo, e proprio in questo risiede la sua capacità di parlare al popolo dell´antipolitica. Con il passare del tempo, infatti, la vera alternativa al mainstream sembra essere uno stile argomentativo sobrio e lontano dalla politica urlata, pieno di contenuti e lontano dal rincorrersi degli slogan».
Roma, 22 gen. (TMNews) – Nichi Vendola insieme ad Antonio Di Pietro intende chiedere al Pd di rompere gli indugi e avviare un percorso comune per l’alleanza di centrosinistra. Lo ha annunciato il leader di Sel all’assemblea nazionale. …
Cacciari aveva appena partecipato a un convegno e stava tornando in albergo col presidente della comunità ebraica Piero Dello Strologo e l’ex assessore all’urbanistica Mario Epifani. L’ex sindaco è riuscito a rifugiarsi all’interno dell’hotel Bristol grazie all’intervento dei vigili urbani.
Mentre ritornava in alberto, qualcuno ha riconosciuto Cacciari e ha cominciato a insultarlo. «Bravi, bravi, voi del Pd si avete fatto un bel regalo». Cacciari tira dritto. Non pensa neppure che quelle parole siano indirizzate proprio a lui. Dal gruppo di tassisti si stacca un drappello di esasperati. Inseguono i tre e quando imboccano i portici della Borsa li accerchiano. Cacciari si ferma. «Ma che vi ho fatto io?», fa segno con la mano. Continua a camminare. Una decina di tassisti lo accerchia, comincia a strattonarlo. Uno, con il volto coperto da una sciarpa si rivolge così a Dello Strologo. «Stavolta passi e non ti facciamo niente, ma sappi che se finisce male, diamo fuoco alla città».
Nel frattempo Cacciari ed Epifani hanno attraversato via Venti. Sono a poche decine di metri dal Bristol. Momenti di follia: scatta la caccia all’uomo. Cacciari a stento riesce a rifugiarsi dentro il Bristol e deve ringraziare i vigili che a fatica riescono a creare un cordone di sicurezza. Un operatore di una televisione locale viene spintonato e preso a calci da due manifestanti con il volto coperto. Quindi i tassisti minacciano gli altri cronisti e li «invitano» ad andarsene.
«Mi dispiace per quello che accaduto, mi sono scusato a nome della categoria con Cacciari e le persone che erano con lui», dice amareggiato Valter Centenaro, presidente della Cooperativa Radio Taxi di Genova.
Promozione di un esposto alle Procure della Repubblica
per sapere se i grossolani e disgustosi insulti di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configurino il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato.
In diritto penale si parla di vilipendio (dal latino vilipendere, composto da vilis, vile, e pendere, stimare: considerare vile) in riferimento ad alcuni reati che consistono in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti (particolarmente le istituzioni dello Stato)
Fra i tipi di reato individuabili nel codice penale italiano ci sono: Vilipendio del presidente della Repubblica (art. 278): Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni; Vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate (art. 290); Vilipendio alla nazione italiana (art. 291); Vilipendio alla bandiera italiana (art. 292)
Documentazione sui fatti:
ALBINO (Bergamo), festa “Berghem Frecc” 30 dicembre 2011 – Insulti, fischi e grevi ironie contro il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica” (con il segno del dito): è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli.
“Il presidente della Repubblica – ha detto Umberto Bossi – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.
Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo” (si tratta di una minaccia ritorsiva? dell’invito a compiere atti violenti nei confronti di Giorgio Napolitano?).
Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini napoletane di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha commentato il cap del Carroccio Umberto Bossi, mentre il vicino Roberto Maroni (ex Ministro dell’Interno) sorrideva compiaciuto.
In questo video sono documentate le offese rivolte al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:
In seguito alle minacce di gruppi integralisti cristiani di bloccare lo spettacolo di Romeo Castellucci / Socìetas Raffaello Sanzio
Sul concetto di volto del figlio di Dio,
programmato al teatro Franco Parenti per il 24 gennaio e alle polemiche che ne sono seguite, un gruppo di critici di teatro ha scritto questo appello, che riporto con le firme raccolte nel primo giorno.
Lo spettacolo di Castellucci deve andare in scena. Un appello
I “se” e i “ma” su uno spettacolo o su un’opera d’arte sono materia del dibattito critico o delle sempre legittime reazioni del pubblico. Ma quando la censura preventiva prende il posto del dissenso e diviene intimidazione, non è più questione di questa o quella interpretazione, è la libertà stessa di interpretare che viene messa in pericolo. E’ quanto sta accadendo con lo spettacolo di Romeo Castellucci “Sul concetto di Volto nel figlio di Dio” in programmazione al Teatro Franco Parenti di Milano: un’orchestrata campagna di minacce e di anatemi lo ha preceduto nel tentativo, sfacciatamente dichiarato, di non farlo andare in scena. Di fronte allo sconfortante avanspettacolo dell’intolleranza che si traveste da diritto di critica e dell’intimidazione che si richiama alla libertà di parola, pensiamo di non potere e di non dovere restare indifferenti. Tanto meno indifferenti nel momento in cui l’offensiva integralista contro lo spettacolo ha rivelato la sua vera natura investendo la persona della direttrice del Franco Parenti André Ruth Shammah con le espressioni dell’antisemitismo più classico ed abietto. Non si tratta di scegliere tra chi dice di aver scritto il suo spettacolo come una preghiera e chi, senza averlo visto, lo accusa di essere blasfemo (due cose che in molte opere d’arte del novecento si sono spesso confuse senza che questo generasse guerre di religione). Si tratta semplicemente di garantire a Romeo Castellucci la prima ed essenziale libertà di ogni arte e di ogni artista: quella di essere compreso o frainteso con cognizione di causa, di essere giudicato secondo la sua opera e non secondo il pregiudizio di un manipolo di fondamentalisti che agita la fede in Cristo come una clava identitaria. Chiediamo ai cittadini, agli intellettuali, agli artisti e a chiunque consideri la libertà dell’espressione artistica un cardine irrinunciabile della nostra esistenza civile, di non lasciare Romeo Castellucci e la sua opera nel cerchio di solitudine che l’alleanza tra il fanatismo di pochi e la reticenza di molti rischia di creargli attorno. “Sul concetto di Volto nel figlio di Dio” deve andare in scena.
Hanno aderito fino alle ore alle 18 del 20 gennaio 2012
Massimo Marino (critico di teatro), Attilio Scarpellini (critico di teatro), Oliviero Ponte di Pino ( critico di teatro, direttore editoriale Garzanti), Lorenzo Pavolini (scrittore), Giancarlo De Cataldo (scrittore), Marco Belpoliti (scrittore e saggista), Mario Martone (regista, direttore del Teatro Stabile di Torino), Paolo Rumiz (giornalista e scrittore), Lorenzo Cherubini Jovanotti (cantante), Carola Susani (scrittrice), Marco Martinelli (drammaturgo e regista), Ermanna Montanari (attrice), Pippo Delbono (regista e attore), Marino Sinibaldi (direttore di Rai Radio Tre), Enrico Ghezzi (Rai Tre Fuori Orario), Salvatore Veca (filosofo), Magda Poli (critico di teatro), Emma Dante (regista), Compagnia Sud Costa Occidentale, Gabriele Lavia (attore, direttore artistico Teatro di Roma), Graziano Graziani (critico di teatro), Sergio Lo Gatto (critico di teatro), Katia Ippaso (critica e scrittrice), Mariateresa Surianello (critica di teatro), Simone Nebbia (critico di teatro), Andrea Pocosgnich (critico di teatro), Marco de Marinis (docente universitario e direttore Centro la Soffitta di Bologna), Cristina Ventrucci (condirettore Festival di Santarcangelo), Armando Punzo (regista teatrale, direttore Compagnia della Fortezza), Pietro Valenti (direttore di Emilia Romagna Teatro), Silvia Bottiroli (direttore artistico Festival di Santarcangelo), Rodolfo Sacchettini (condirettore Festival di Santarcangelo), Giuseppe Liotta (presidente Associazione nazionale critici di teatro), Andrea Nanni (direttore artistico festival Inequilibrio di Castiglioncello), Paolo Nori (scrittore), Grazia Verasani (scrittrice), Antonio Scurati (scrittore), Giordano Montecchi (musicologo e critico musicale), Andrea Porcheddu (critico di teatro), Roberto Giambrone (giornalista di teatro e di danza), Renzo Francabandera (giornalista di teatro), Christian Raimo (scrittore), Silvia Fanti e Daniele Gasparinetti (Xing Perform), Nicola Viesti (critico di teatro), Antonio Tagliarini (performer), Daria Deflorian (attrice), Sonia Bergamasco (attrice), Fabrizio Gifuni (attore), Walter Malosti (attore), Stefania Scateni (giornalista), Antonio Audino (critico di teatro), Roberto Santachiara (agente letterario), Renata Colorni (direttore editoriale I Meridiani Mondadori), Angela Albanese, Rita Corli (bibliotecaria), Giuseppe Blumetti, Walter Le Moli (regista teatrale), Marinella Manicardi (attrice), Giambattista Marchetto, Leonardo Mello (direttore “Venezia Viva”), Alfredo Pirri, Jacopo Quadri (montatore cinematografico), Renato Quaglia (organizzatore teatrale), Valentina Valentini (docente alla Sapienza, Università di Roma), Gianandrea Piccioli, Sandra Bonsanti, Paola Bignami (docente Dams Bologna), Paola Quarenghi (docente presso La Sapienza, Università di Roma), Andrea Adriatico (regista di teatro e di cinema), Altre Velocità redazione intermittente sulle arti sceniche, Anna Amadori (attrice), Giovanni Ambrosetto, Giovanni Azzaroni (docente universitario), Roberta Carlotto, Stefano Casi, Masolino D’Amico (critico e docente di teatro), François Khan (attore), Lenz Rifrazioni, Alessandro Leogrande (scrittore), Teatri di Vita, Carmelo Antonio Zapparrata (critico di danza), Compagnia del Teatro dell’Argine, Francesca De Sanctis (giornalista e critica di teatro), Luca Archibugi (scrittore e drammaturgo), Maddalena Giovannelli (critico di teatro), Sara Bertelà (attrice), Corrado d’Elia regista e attore – teatri Possibili), Monica Faggiani (Teatri Possibili), Luigi Weber (critico letterario), Barbara Regondi (Emilia Romagna Teatro), Mario Perrotta (scrittore e attore), Fanny & Alexander, Ferdinando Bruni e Elio De Capitani (direttori artistici Teatro dell’elfo), Alfredo Pirri (artista visivo), Debora Pietrobono (organizzatrice teatrale), Anna Carofiglio, Paolo di Stefano (giornalista e scrittore), Simona Bianchi (direttore artistico teatro Ambra alla Garbatella), Roberto Canziani (critico di teatro, Università di Udine), Tamara Bartolini (attrice), Filippo Vendemmiati (giornalista e regista), Matteo Antonaci (critico di teatro), Chiara Pirri (critico di teatro), OpenSpaceTeatro, Silvia Costa (attrice), Giacomo Garaffoni(attore e regista), Cira Santoro (Responsabile Teatro Comunale A. Testoni), Paola Naldi (giornalista), Emanuele Trevi (scritti), Narramondo Teatro, Nicola Bionda (Direzione Cinema Teatro Gnomo), Francesca Ballico (attrice), Paolo Bignamini (attore), Piersandra Di matteo (studiosa di teatro), Costanza Firrao (segreteria nazionale Libertà e Giustizia – Milano), Laura Landolfi (giornalista), Vincenzo Branà (giornalista e organizzatore culturale) e molti altri cittadini, artisti, intellettuali, organizzatori culturali.
Non si ferma la protesta del Movimento dei Forconi in Sicilia. Nell’isola ora scendono in piazza anche gli studenti, a fianco del movimento Forza d’Urto. A Palermo il corteo degli studenti è partito verso le 10 da piazza Indipendenza e ha attraversato la città fino al porto, ormai chiuso da due giorni, dove i giovani si sono uniti al presidio del movimento. Momenti di tensione nel capoluogo siciliano dove è stata bruciata anche una bandiera italiana durante il corteo. Anche le altre città sono state teatro delle manifestazioni studentesche come a Catania, a Vittoria in provincia di Ragusa e a Canicattì in provincia di Agrigento.
Umberto Bossi della Lega Nord Insulta pubblicamente il Presidente della Repubblica: reato di vilipendio, Crea la tua petizione online, cambiamo questo mondo dal basso. Firma per per le tue battaglie
1 giorno fa – Lo Sciopero dei Taxi minaccia di bloccare Roma, Fiumicino e l’Italia. Monti in trattativa, Alle 12 incontro a Palazzo Chigi tra sindacati e governo …
… alle manifestazioni di piazza, agli attentati anche sanguinosi, … Al punto che Equitalia, dopo aver cercato di respingerlo insieme a Sogei (il gestore …
2 gen 2012 – Roma, 2 gen. (Adnkronos) – “Continuano gli attentati contro gli uffici diEquitalia, nelle ultime ore sono avvenuti a Foggia e Modena. Si puo’ dire …
si legge nella denuncia – “ha proferito frasi e rivolto gesti di una gravità inaudita allIndirizzo delle più alte cariche dello Stato nonché dell’intera comunità nazionale” (per via della insulto “terùn”). “Usciamo dall”Italia andiamocene via” aveva esordito il Senatùr al raduno di Albino. Fino a quel “mandiamo un saluto
al Presidente della Repubblica “(facendo con la mano destra il gesto delle corna) . “D’altra parte nomen Oman… – aveva continuato – Si chiama napoletano… Oh no! Non sapevo che l’era un terùn”.
Il gesto delle corna per Giorgio Napolitano, apostrofato con la garbata definizione di terùn. Poi, sull’onda del coro dei militanti padani (“Monti vai a fare in c…”), una dedica raffinata anche al presidente del consiglio Mario Monti (“e magari gli piace, c…”"). Era la sera del 29 dicembre e nel gelo della kermesse leghista Berghem frecc di Albino (Bergamo), per scaldare il popolo verde Umberto Bossi, di fronte alle telecamere, si era esibito in un comizio parecchio disinvolto.
Quelle offese rivolte al capo dello Stato e al premier, però, potrebbero costargli care. Decine di cittadini italiani lo hanno denunciato per vilipendio al capo dello Stato e offese alle cariche istituzionali. La querela contro il segretario federale del Carroccio sarà depositata in dieci città: Verona (capofila), Vicenza, Bassano, Bergamo, Brescia, Trento, Milano, Roma, Napoli, Bari.
Una specie di class action politica – con una raccolta di firme geograficamente trasversale – in nome del rispetto e dell’onorabilità delle istituzioni. Il Senatore della Repubblbica ed ex ministro delle Riforme, Bossi – si legge nella denuncia – “ha proferito frasi e rivolto gesti di una gravità inaudita allIndirizzo delle più alte cariche dello Stato nonché dell’intera comunità nazionale” (per via della insulto “terùn”). “Usciamo dall”Italia andiamocene via” aveva esordito il Senatùr al raduno di Albino. Fino a quel “mandiamo un saluto
al Presidente della Repubblica “(facendo con la mano destra il gesto delle corna) . “D’altra parte nomen Oman… – aveva continuato – Si chiama napoletano… Oh no! Non sapevo che l’era un terùn”.
Secondo gli autori della denuncia non si è trattato di goliardia ma di un “attacco sovversivo contro l’Unità d’Italia e i suoi organi costituzionali”. I reati che si potrebbero prefigurare sono sovversione, vilipendio della Repubblica, delle istituzioni, nonché il reato di offesa all’Onore e al prestigio del presidente della Repubblica e vilipendio della nazione. L’iniziativa civile è partita da Verona, dove sono state raccolte le prime firme e presentate in Procura dagli avvocati. Il passaparola si è poi sparso nelle altre città.
La Procura competente – quella insomma che dovrà gestire il fascicolo sulle esternazioni di Bossi – è Bergamo: visto che gli eventuali reati, qualora dovessero essere accertati, si sono consumati a Albino, in Val Seriana, nella Bergamasca. Roccaforte leghista (la Provincia è guidata dal lumbard Ettore Pirovano), a Bergamo c’è stato però anche chi, e sono decine, non ha per niente gradito l’esuberanza anti italiana del leader della Lega, e il disprezzo dimostrato verso le istituzioni. Anche a Bergamo, come nelle altre città, le firme in calce sulla denuncia sono di cittadini comuni, estrazione sociale e appartenenza politica assortita, anche diversi immigrati.