Roberto Formigoni contestato alla presentazione della riqualificazione della Darsena, un luogo simbolo di Milano, in vista di Expo 2015

Complimenti a Roberto Formigoni che, con stile istituzionale, ha tenuto bordone al teppismo, sempre insito nei fischi e nelle aggressioni.

Non sono un votante di Formigoni, come testimoniano i post qui raccolti,  ma il teppismo è teppismo. Da qualsiasi parte politica si stia.

paolo ferrario

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L’affare dell’ex ministro Fazio: come si buttano i soldi al San Raffaele, di Gianni Barbacetto | da www.infonodo.org

Nel 2005 il San Raffaele era ancora il regno incontrastato di don Luigi Verzè. Nessuno immaginava il baratro verso cui si stava incamminando, un buco da oltre un miliardo e mezzo di euro. Eppure erano già da tempo in moto i meccanismi che avrebbero portato l’ospedale all’epilogo attuale. Gestione allegra degli appalti, accumulo di fondi neri, strette connessioni con la politica. Tra i protagonisti di questa vicenda italiana che incrocia medicina e potere, religione e politica, ci sono anche due medici: Alberto Zangrillo e Ferruccio Fazio. Zangrillo è primario di anestesia e rianimazione cardio- vascolare del San Raffaele, ma è noto al grande pubblico soprattutto come medico personale di Silvio Berlusconi. Fazio nel 2005 è primario di medicina nucleare e radioterapia nell’ospedale di don Verzè e dal maggio 2008 entrerà a far parte del governo Berlusconi, prima come sottosegretario e poi come ministro della salute. Il 2 dicembre 2005, Zangrillo scrive al collega Fazio. In un messaggio e-mail gli accenna a un incontro per discutere su concorsi e finanziamenti a cui ha partecipato anche Mario Cal, il potente vicepresidente del San Raffaele, braccio destro di don Verzè (Cal si è poi tolto la vita, nel luglio scorso, dopo l’e- splosione dello scandalo). Al termine del suo messaggio, Zangrillo arriva al dunque: “Lunedì 5 dicembre ho organizzato un incontro nel mio studio tra Silvio e don Luigi in modo che quest’ultimo gli possa rappresentare le richieste finali per il maxiemendamento in Finanziaria… Speriamo!”. Ecco dunque la lobby dei “Raffaeliani” al lavoro: Zangrillo fa incontrare Berlusconi con don Verzè e questi gli porta le richieste da inserire del maxiemendamento della legge finanziaria che sarà approvata da lì a poco.

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l’intero articolo è qui: Milano – L’affare dell’ex ministro Fazio: come si buttano i soldi al San Raffaele | www.infonodo.org.


La fedina penale della organizzazione amministrativa della Regione Lombardia, nominata da Roberto Formigoni, leader di Comunione e Liberazione /Compagnie delle Opere (le LORO opere)

Qui una documentazione sulla tela di ragno di Comunione e liberazione e Compagnia delle (LORO) opere


La “devozione” alle barche di lusso di Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia | Gianni Barbacetto | Il Fatto Quotidiano

vai a: Da Daccò a Ponzoni fino alla “vicenda Obelix” La devozione alle barche di lusso di Formigoni | Gianni Barbacetto | Il Fatto Quotidiano.


Massimo Cacciari, “don” Verzè e DON Milani, dal Blog di Alessandra Colla

quelle parole don Milani non le ha mai dette. Ha usato sì i termini “mani”, “pulite” e “tasca” — ma in tutt’altro ordine e contesto, e precisamente così: «che senso ha avere le mani pulite se si tengono in tasca?». …

Cacciari, Cacciari… Uno come lui che sbaglia le citazioni e soprattutto sbaglia le presenze ai funerali non è un buon segno. Io, per me, tengo don Milani. Don Verzè lo lascio volentieri a chi se lo vuol pigliare.

Archive Massimo Cacciari | Caos scritto.


Ciò che stringe il cuore, a ridosso dei funerali di “don” Verzè, è proprio l’immagine di un Massimo Cacciari che partecipa alle esequie accanto a Renato Pozzetto e ad Al Bano

è una contraddizione profonda che rischia di fare rivedere tutti i miei criteri di valutazione sulla intelligenza politica di Massimo Cacciari

Paolo Ferrario

 

Ciò che stringe il cuore, a ridosso dei funerali di don Verzè, è proprio l’immagine di un Massimo Cacciari che partecipa alle esequie accanto a Renato Pozzetto e ad Al Bano. Il pensiero che doveva essere critico, fortificato dalla lezione di negatività impartita da Schopenhauer e Nietzsche, disilluso e nemico d’ogni ingenuità al punto da dichiararsi postumo a se stesso, tanto profetico da riaccendersi di speranza in nome della fede in un inizio sganciato dalla storia e dalla sua processualità mondana, ebbene questo pensiero – presuntivamente consapevole della crisi e dell’abisso – era stretto tra il pecoreccio degli Anni ’80 e la canzonetta che pertugia nell’Amplifon delle nonne.
È il destino che ci attende tutti, si dirà, l’adagio sic transit gloria mundi vale per ognuno e nessuno ne può essere immune. Senz’altro è vero. Tuttavia, perché Cacciari, innanzi al conclamato abisso, non di fede, ma di fraudolenza, ha insistito a dire al Tg3 che don Verzé è stato un uomo dalla visione straordinaria, che pensava in grande? Non faceva corto circuito questa affermazione alle sue stesse orecchie, nell’istante in cui la pronunciava? Con che sguardo, d’ora in poi, i milanesi guarderanno l’angelo (nient’affatto necessario) sulla cupola del San Raffale? Per carità, non ci venga a parlare, Cacciari, della hybris che accompagna il fare.
Qui non è questione d’essere prometeici, ma impuniti o meno. Qui non si tratta di tirare in ballo il volontarismo prassistico del Faust, e di dedicargli una bella lezione nei pressi del residence Olgettina, ma di seguire d’ora in poi la lotta tra il perdurante mistero italiano e l’accertamento della verità giudiziaria. Con onestà intellettuale e con buona pace di chi, a suo tempo, riponeva fiducia in una sinistra de-ideologizzata, colta, bibliografica, eppure capace di “sporcarsi le mani”, e adesso deve ammettere che la barba dei suoi (falsi) profeti era anch’essa, più che sporca, tinta.

da: Don Verzé, sacerdote manager troppo dedito agli affari – ATTUALITA.


ancora sui funerali per “don” Luigi Verzè, di Paolo Ferrario in risposta ad un commento

egregio dottor pederiva
la ringrazio per questo suo commento (qui) che consente di chiarire anche a me stesso il pensiero politico su tutta questa schifosa vicenda
ho rilanciato l’articolo cui lei fa riferimento (qui) proprio perchè sono d’accordo con il comportamento di  massimo cacciari, che ha avuto non solo il coraggio di “parlare” del fu  “don” verzè, ma anche di andare al suo funerale.
è l’unico intellettuale “beneficiato” (diciamo così) che lo ha fatto.
cacciari si comporta secondo il criterio da lei indicato: riconosce la libertà di insegnamento che ha potuto esprimere nalla università privata del “don”. e si comporta di conseguenza
quello che , invece, Cacciari non ha capito (e questo lo trovo molto preoccupante)  è che un esperto in piovra del potere cone “don” verzè è (era) bravissimo a creare paraventi di eccellenza culturale (l’università) e farla convivere antieticamante con collaboratori di fiducia che facevano pederastia con le minorenni brasiliane: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=H6ZDO1TaJUw

Voglio dire che, in quel groviglio di ideologia religiosa, mazzette, collaborazione con pederasti, ci sta benissimo che l’università d san Raffaele fosse tenuta “libera”.

E’ questa una delle vicende della storia italiana che più dovrebbe far indignare i cittadini italiani
in questa penosa vicenda sono messe a prova le istituzioni: spero che la magistratura proceda e sveli l’intreccio di interessi sottostante a tutto l’impero ciellino di “don” verzè nascosto dall’enfasi caritatevole dei cattolici e delle loro parole d’ordine di “amore per il prossimo”
grazie ancora
paolo ferrario


il silenzio degli intellettuali su “don” Luigi Verzè: Emanuele Severino, Giovanni Reale, Roberta De Monticelli, Vito Mancuso – Europa

il silenzio e l’assenza degli intellettuali colpisce. Nel senso che all’università Vita- Salute insegnano da molti anni personaggi del calibro di Emanuele Severino, Giovanni Reale, Roberta De Monticelli, Vito Mancuso, alcuni dei quali non perdono occasione per esercitare pubblicamente il loro ruolo di intellettuali, polemisti e moralisti, ma che l’imbarazzante questione San Raffaele sembra aver consegnato al silenzio.
Ricordiamo tutti le parole della De Monticelli contro una battuta del vecchio rettore al momento della laurea di Barbara Berlusconi o gli articoli dedicati da Mancuso all’inopportunità di pubblicare i propri libri per la Mondadori, macchiata dalla colpa di essere di proprietà del Cavaliere. «Non in mio nome» scrisse indignata la filosofa alla Repubblica, mentre il suo collega annunciò il passaggio alla Fazi editore invitando i colleghi intellettuali a cambiare casa editrice. Entrambi, ovviamente, erano assenti lunedì alle esequie di don Verzé, il fondatore dell’ateneo che ha garantito loro in questi anni libertà di insegnamento.

Quello strano silenzio su don Verzè – Europa.


Il ciclo di “don Luigi Verzè e della fondazione san Raffaele

FOTO LAPRESSE

12:57 - Un anno travagliato il 2011 per il San Raffaele. C’è infatti un’inchiesta in corso alla procura di Milano per il crac da 1,5 miliardi dell’ospedale, che segue di qualche mese il suicidio del secondo grande protagonista della vicenda, il vicepresidente con le deleghe operative Mario Cal. Il procedimento giudiziario però, che conta una decina di indagati, non dovrebbe subire rallentamenti.
Queste le tappe dell’inchiesta.

30 giugno: la Procura di Milano accende un ‘faro’ sulla crisi del San Raffaele. Non ancora una vera e propria indagine ma il Pm Luigi Orsi avvia un ‘protocollo civile’ sulla ristrutturazione del debito dell’ospedale.

18 luglio: Si suicida Mario Cal, storico braccio destro di don Verze’ nella gestione del San Raffaele, qualche giorno prima era stato sentito come teste dal pm Orsi.

19 luglio: Al vaglio della procura l’ipotesi di avanzare un’istanza di fallimento.

21 luglio: Il nuovo Cda del San Raffaele, appena insediatosi, chiede alla procura tre mesi per presentare un concordato preventivo. Il Pm da come ‘ultimatum’ la scadenza del 15 settembre.

22 luglio: Il fascicolo d’inchiesta sul suicidio di Cal passa ai Pm Luigi Orsi e Laura Pedio. Gli stessi che hanno acceso ‘il faro’ sulla crisi finanziaria dell’ospedale.

20 settembre: La procura di Milano “prende atto” delle richieste dei rappresentantri del Cda che hanno promesso di presentare la richiesta di concordato preventivo il 10 ottobre.

29 settembre: Il Pm avanza la richiesta di fallimento per “arrestare ulteriori dissipazioni patrimoniali” e “perseguire – scrive il procuratore Edmondo Bruti Liberati – l’interesse pubblico nella sfera del quale rientra la posizione dei soggetti a vario titolo coinvolti in questo grave default, quali i creditori, i dipendenti, i collaboratori e gli stessi utenti del servizio sanitario gestito dalla fondazione”. I Pm scrivono anche che dalle carte di Cal sono emersi “fatti di reato” e che vi sono degli indagati fra i quali, l’unico in quel momento certo, il direttore finanziario Mario Valsecchi per il quale si ipotizza il falso in bilancio e false scritture. -

- 30 settembre: E’ ufficiale: i Pm Orsi e Pedio hanno avviato l’indagine per bancarotta, ostacolo agli organi di vigilanza e fatture false.

12 ottobre: Inizia l’udienza davanti al giudice fallimentare

- 28 ottobre: Il Tribunale fallimentare dichiara “ammissibile” il concordato preventivo presentato dai legali. I creditori vengono convocati per il 23 gennaio 2012.

16 novembre: parallelamente alla causa civile va avanti l’inchiesta penale e i Pm dispongono una ventina di perquisizioni; una decina gli indagati fra i quali Don Verze’, Valsecchi, Gianluca Zammarchi e Andrea Bezzicheri, esponenti della societa’ ‘Metodo srl’. Arrestato per concorso in bancarotta il ‘faccendiere’ Piero Daccò.

17 novembre: Daccò è accusato di aver ‘distratto’ dalla Fondazione circa 3,3 milioni di euro.

- 18 novembre: nuovi particolari sull’inchiesta: Stefania Galli, segretaria di Cal parla di buste con denaro che passavano dall’ufficio del vicepresidente dal 2005.

- 19 novembre: Il Gip Vincenzo Tuchinelli convalida il fermo di Daccò.

13 dicembre: Viene arrestato l’ex direttore amministrativo Valsecchi. A lui e ad altre 9 persone viene contestata anche l’associazione a delinquere. Decisive sarebbero state le dichiarazioni di tre imprenditori, uno dei queli, Pierino Zammarchi, parla di sovraffatturazione di costi a carico dell’ospedale e retrocessione dei soldi al San Raffaele tramite buste di contanti e bonifici per 4 milioni. Fondi neri che sarebbero stati costituiti a partire dal 1983.

16 dicembre: Daccò interrogato dal Gip respinge le accuse.

31 dicembre: muore don Verze’.


Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor: È morto “don” Luigi Verzé, aveva 91 anni. Il ricordo di Totò con “‘A Livella”: nuje simmo serie…appartenimmo à morte!

Don Luigi era nato il 14 marzo 1920 a Illasi, in provincia di Verona. Nel 1947 si era laureato in Lettere classiche e Filosofia con padre Gemelli all’Universitá Cattolica di Milano e nel 1948 è stato ordinato sacerdote. Successivamente è diventato segretario del santo don Giovanni Calabria. Nel 1958 ha fondato l’Associazione Monte Tabor e nella seconda metà degli anni Sessanta sono iniziati i lavori di costruzione dell’ospedale a Segrate, alle porte di Milano. Il 30 aprile 1970 è nata la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, a cui viene conferito il San Raffaele in costruzione. Il 31 ottobre 1971 viene accolto il primo malato, mentre nel 1972 il San Raffaele viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e dal 1982 è diventato polo universitario della Facoltá di Medicina e Chirurgia dell’Universitá Statale di Milano.

L’OSPEDALE - Negli anni Ottanta, a fianco dell’ospedale, che oggi ha una capienza di circa 1.300 posti letto e una struttura di 11 dipartimenti e 45 specialità cliniche

da: È morto don Verzé, aveva 91 anni – Milano

Ogn’anno,il due novembre,c’é l’usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn’anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch’io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.

St’anno m’é capitato ‘navventura…
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po’ facette un’anema e curaggio.

‘O fatto è chisto,statemi a sentire:
s’avvicinava ll’ora d’à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

“Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l’11 maggio del’31″

‘O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto…
…sotto ‘na croce fatta ‘e lampadine;
tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore
nce stava ‘n ‘ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe’ segno,sulamente ‘na crucella.

E ncoppa ‘a croce appena se liggeva:
“Esposito Gennaro – netturbino”:
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! ‘ncapo a me penzavo…
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s’aspettava
ca pur all’atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s’era ggià fatta quase mezanotte,
e i’rimanette ‘nchiuso priggiuniero,
muorto ‘e paura…nnanze ‘e cannelotte.

Tutto a ‘nu tratto,che veco ‘a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse ‘a parte mia…
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano…
Stongo scetato…dormo,o è fantasia?

Ate che fantasia;era ‘o Marchese:
c’o’ tubbo,’a caramella e c’o’ pastrano;
chill’ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu ‘nascopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro…
‘omuorto puveriello…’o scupatore.
‘Int ‘a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:
so’ muorte e se ritirano a chest’ora?

Putevano sta’ ‘a me quase ‘nu palmo,
quanno ‘o Marchese se fermaje ‘e botto,
s’avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:”Giovanotto!

Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!

La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d’uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente”

“Signor Marchese,nun è colpa mia,
i’nun v’avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa’ sta fesseria,
i’ che putevo fa’ si ero muorto?

Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse ‘a casciulella cu ‘e qquatt’osse
e proprio mo,obbj’…’nd’a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n’ata fossa”.

“E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l’ira mia raggiunga l’eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!”

“Famme vedé..-piglia sta violenza…
‘A verità,Marché,mme so’ scucciato
‘e te senti;e si perdo ‘a pacienza,
mme scordo ca so’ muorto e so mazzate!…

Ma chi te cride d’essere…nu ddio?
Ccà dinto,’o vvuo capi,ca simmo eguale?…
…Muorto si’tu e muorto so’ pur’io;
ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale”.

“Lurido porco!…Come ti permetti
paragonarti a me ch’ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?”.

“Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!!
T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
che staje malato ancora e’ fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.

‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”


Cosa Loro, di Sebastiano Canetta ed Ernesto Milanesi

Potere e denaro. Denaro e potere. Questa è la «Lobby di dio», la più potente del terzo millennio, ovvero «Cielle». Lobby formato holding, così trasversale da provocare profonde inquietudini a sinistra. E poi, a ben vedere, sono gli unici che da questa crisi che travolge il mondo politico italiano, alla fin fine rischiano pure di guadagnarci qualcosa.  

Manifestolibri ha recentemente pubblicato Cosa Loro di Sebastiano Canetta ed Ernesto Milanesi, noti ai lettori di questo giornale per le numerose inchieste sul Nordest (pp. 176, euro 18). Giornalismo all’altezza delle’emergenza imposta dai tempi che stiamo vivendo. Graffiante e impietoso. Avevamo avuto modo di conoscerli con il viaggio-inchiesta Legaland, in cui avevano tratteggiato un ritratto lucido e anticipatore delle contraddizioni e dei guasti emersi nel passaggio dal sistema Galan al governo leghista di Zaia. In Cosa Loro affondano i canini ben affilati dell’inchiesta «necessaria» nell’universo dei «ragazzi di Don Giuss». Comunione e liberazione. Compagnia delle Opere. Il regno lombardo-veneto della sussidiarietà.

da Italialaica – 27-12-2012, Massimo Carlotto, LA LOBBY DI DIO È «COSA LORO». CON SOLDI PUBBLICI, il manifesto.


«Diedi 200 mila euro al Meeting di Cl Comunione e liberaziione. Fu Cal a chiedermelo»

«Diedi 200 mila euro al Meeting di Cl Fu Cal a chiedermelo»
Corriere della Sera
Per la prima volta nell’ inchiesta sul dissesto da 1,5 miliardi di euro
dell’ ospedale San Raffaele di don Verzé, un indagato mette in relazione
un proprio finanziamento a Comunione e Liberazione con una pressante
richiesta formulatagli da Cal nell’ …
<http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/17/Diedi_200_mila_euro_Meeting_co_8_111217012.shtml>


Maurizio Crozza: Il canto di Don Verzè, ItaliaLand 16 dicembre 2011

QUELLO E’ UN PRETE
VESTITO DI NERO
E HA UN NOME FAMOSO
CHE FA DON VERZE’
QUELLO SA COME FARE GLI AFFARI
STA AL SAN RAFFAELE DAL ’63
E AL CENTESIMO
APPALTO TRUCCATO
SI E’ COMPRATO
UN AEREO PRIVATO
UNA CUPOLA SULL’OSPEDALE
COSTATA MILIONI
MI CHIEDO PERCHE’
QUARANT’ANNI
TRA QUEI PADIGLIONI
CIELLINI, ASSESSORI
E SAPETE CHE C’E'?
VUOLE PASSARE DA UNA CRUNA DI UN AGO
ANCHE SENZA CAMMELLO
PERO’ COI DANE’
ALLA FINE QUAL’E’ LA MORALE?
SE NE OCCUPA GIA’ IL TRIBUNALE
STO BILANCIO TRUCCATO COS’E'?
HA UN NOME E COGNOME
DON LUIGI VERZE’
AH DON LUIGI VERZE’
QUELLO IN CARCERE
NON CI VA
CIRCONDATO
DA TUTTA UNA CRICCA
LA LOMBARDIA RICCA
LO PROTEGGERA’
IO CREDEVO
CHE PRETI E NOVIZIE
VIVESSERO SEMPRE
CON GRAN DIGNITA’
E POI SCOPRO
DA QUESTE NOTIZIE
CHE QUELLO
HA TENUTE FINO AL PARANA’
UN UFFICIO
CON SEI PAPPAGALLI
UN MANEGGIO CON CENTO CAVALLI
NON LO COPRE
NEMMENO L’INCENSO
LO SCANDALO IMMENSO
DI QUEL DON VERZE’
ORA CARO SIGNORE
TI PREGO
NESSUNO PUO’ DIRE
CHE IO ME NE FREGO
GIA’ UNA VOLTA
L’ABBIAMO SCACCIATO
MA QUELLO IMPERTERRITO
HA CONTINUATO
VOI CHE SIETE IL RE DEL PERDONO
QUESTA VOLTA VI CHIEDO UN DONO
BASTA UN LAMPO
E LO FATE FLAMBE’
E NOI SIAMO LIBERI
DA DON VERZE’
AH DON LUIGI VERZE’
QUELLO IN CARCERE NON CI VA
MA IL SIGNORE CON  UNA PAROLA
ALLA SAVONAROLA
LO PUO’ SISTEMARE
AH DON LUIGI VERZE’
LA GIUSTIZIA PROCEDERA’
SE PERO’
NON CI PENSA NESSUNO
ALLA GIORDANO BRUNO
SI PUO’ CONDANNAR
LI’ CI STANNO I MILIARDI
PER CUI FORMIGONI
NON VEDE E SI VOLTA PIU’ IN LA’
QUELLO HA TANTI COMPARI
PERFINO CACCIARI
CHE INSEGNA ALL’UNIVERSITA’
AGGIUNGETE GLI AFFARI
IN BRASILE
DI AL CAPONE
RICORDA LO STILE
HO GIA’ TANTI PROBLEMI DA ME
NON VOGLIO
ANCHE QUELLI DI DON LUIGI VERZE’
QUELLO HA TENTE
AMICIZIE IMPORTANTI
ENTRATURE, CONTATTI
E POI PAGA IN CONTANTI
VA DICENDO CHE HA UNA MISSIONE
E CHE LO CONDANNANO
A CROCIFISSIONE
E’ UN LADRONE
CHE SI CREDE CRISTO
 E’ PER QUESTO
CHE IO MI RATTRISTO
E’ SOSPESO DAL ’73
MA PORTA LA CROCE
ATTACCATA AL GILE’
AH DON LUIGI VERZE’
QUELLO IN CARCERE
NON CI VA
FORSE NON BASTA
UNA PREGHIERA
MA IN QUALCHE MODO
LA DEVE PAGARE
AH DON LUIGI VERZE
QUELLO IN CARCERE
NON CI VA
MA TROVIAMO
UNA PENA SUPREMA
TROVIAMO UN SISTEMA
PER FARLO SLOGGIARE
tratto da: http://www.youtube.com/watch?v=Ho8lvGgCXDQ&list=SL&feature=sh_e_top

Il sistema corruttivo del San Raffaele di “don” Luigi Verzè, da un articolo di Ferrarella Luigi e Guastella Giuseppe per il Corriere della Sera

estratto da: «Il sistema San Raffaele: associazione per delinquere», di Ferrarella Luigi, Guastella Giuseppe per il Corriere della Sera:

Il «sistema San Raffaele: un’ associazione a delinquere». Non è il titolo di un giornale, ma di un capitolo dell’ ordinanza con la quale ora il giudice dell’ inchiesta sull’ ospedale di don Verzé ricostruisce il «programma di depredazione sistematica» che per anni, «forse decenni», ha sottratto milioni di euro al già malandato bilancio della Fondazione. Un «vero e proprio meccanismo finalizzato a creare» un fiume nero di contanti che spariva in mille rivoli, dei quali non è ancora chiara la destinazione, ma certamente serviti anche a «soddisfare esigenze economiche personali» dei vertici dell’ ospedale guidato da don Luigi Verzé e da Mario Cal, il vicepresidente suicidatosi a luglio. È il panorama che emerge dalle accuse che ieri portano in carcere l’ ex direttore finanziario del San Raffaele, Mario Valsecchi, e che procurano un secondo ordine d’ arresto per l’ intermediario Pierangelo Daccò, in cella da un mese per concorso nella bancarotta. 

da: «Il sistema San Raffaele: associazione per delinquere».


tutti i video Youtube su: LA VICENDA CORRUTTIVA DEL SAN RAFFAELE DI “DON” LUIGI VERZE’

Qui tutti i video Youtube su:

LA VICENDA CORRUTTIVA DEL SAN RAFFAELE DI “DON” LUIGI VERZE’:

http://www.youtube.com/results?search_query=san%20raffaele%20report


San Raffaele di “Don” Verzè: Una macchina da guerra che creava fondi neri

Don Verzè e l’ospedale dei miracoli
Una macchina da guerra che creava fondi neri, così viene descritto il San Raffaele di Don Verzè, che come si è appreso era al corrente di tutto, anzì ne è parte attiva. altro

L’ex vicepresidente del San Raffaele Mario Cal aveva creato “un sistema di denaro sporco”. Lo scrive il Gip del tribunale di Milano nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere dell’ex direttore amministrativo della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, Mario Valsecchi,

L’ex vicepresidente del  Mario Cal aveva creato “un sistema di denaro sporco”. Lo scrive il Gip del tribunale di Milano nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere dell’ex direttore amministrativo della  del Monte Tabor, Mario Valsecchi, arrestato questa mattina nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sul dissesto finanziario del gruppo ospedaliero fondato da  Verze’. 

da San Raffaele: Gip, Mario Cal aveva creato sistema “denaro sporco” | Radiocor, martedi’ 13 dicembre 2011 (articolo 1009335).


Il reticolo di potere dei cattolici di comunione e liberazione nella Regione Lombardia: una raccolta di schede informative

Vai alla raccolta di schede informative:


San Raffaele in Brasile, ora spunta anche la prostituzione minorile. L’inchiesta di Alberto Nerazzini per Rai3/Report | video tratto da Il Fatto Quotidiano

Per documentare le zone d’Ombra dei cattolici e , in particolare, di “comunione e liberazione” che domina con il suo potere in Lombardia
Paolo Ferrario, 13 dicembre 2011.
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Andrea Garziera, socio di Don Verzè, racconta di aver frequentato “ragazzine di 14-15 anni” con Mario Cal, il manager che si è tolto la vita quando è emerso il crac dell’ente ospedaliero. La trasmissione di Raitre fa emergere molte ombre sulle attività sudamericane del gruppo

Spunta anche un giro di prostitute minorenni nei retroscena degli affari del San Raffaele in Brasile. La rivelazione è nell’inchiesta di Alberto Nerazzini per Report, andata in onda l’11 dicembre su Raitre. E’ Luigi Garziera, socio d’affari di don Luigi Verzé, il fondatore del gruppo ospedaliero travolto da un crac da un miliardo e mezzo di euro, a raccontare a Nerazzini di essersi accompagnato a minorenni insieme a Mario Cal, il braccio destro di don Verzè nella gestione del San Raffaele: ”Ragazzine 14-15 anni…, certo, con Cal ci andavo… qua lo fanno tutti”. Un altro testimone parla di feste di ragazze “in topless” nella fazenda di Sao Goncalo, vicino a Salvador de Bahia, epicentro delle attività del San Raffaele nel paese sudamericano.

da San Raffaele in Brasile, ora spunta anche la prostituzione minorile. L’inchiesta di Report | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano


istituto San Raffaele di “don” Luigi Verzè: arrestato l’ex direttore amministrativo per associazione a delinquere

(memorizzato in politica sanitaria/Lombardia/cattolici/comunione e liberazione)

L’ex direttore amministrativo dell’istituto San Raffaele Mario Valsecchi è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sul crack dell’istituto fondato da don Luigi Verzè. Il nome di Valsecchi era stato tra i primi a essere iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di concorso in bancarotta. Alla notizia che i magistrati indagavano su di lui il manager si era dimesso. Valsecchi è stato uno stretto collaboratore di Mario Cal, il braccio destro di Don Verzè coinvolto nell’inchiesta e suicidatosi nel luglio scorso.

ASSOCIAZIONE A DELINQUERE - La novità nell’inchiesta è costituita dal fatto che nei confronti di Valsecchi i magistrati ipotizzano il reato di associazione a delinquere insieme ad altre dieci persone. Secondo il gip Vincenzo Tutinelli il manager avrebbe potuto reiterare il reato.

ALTRI PROVVEDIMENTI - Insieme a quello destinato all’ex direttore amministrativo Mario Valsecchi, è stato emesso un nuovo ordine di custodia cautelare in carcere anche per Pierangelo Daccò, il consulente del San Raffaele già detenuto.

 San Raffaele, arrestato l’ex direttore amministrativo: associazione a delinquere – Milano.


Comunione e Liberazione viene sconfitta ancora una volta in Svizzera.

Comunione e Liberazione viene sconfitta ancora una volta in Svizzera. Sergio Morisoli, l’esponente di spicco della lobby clericoconservatrice fondata da Don Giussani e diventata un impero economico con la fondazione della Compagnia delle Opere, è stato ancora una volta umiliato dall’elettorato ticinese. Dopo aver mancato l’approdo al governo cantonale nella primavera scorsa, il ciellino amico dei banchieri di Lugano è stato battuto anche nel ballottaggio per il Consiglio degli Stati, il Senato della Confederazione elvetica. Nonostante l’appoggio della Lega dei Ticinesi e della destra xenofoba, il ciellino Morisoli è arrivato solo quarto.

IL TRAVAGLIO DEI CIELLINI SVIZZERI– Comunione e Liberazione vive un momento di difficoltà politica. In Italia l’amico Silvio Berlusconi ha perso Palazzo Chigi, e il cosiddetto partito di Todi sembra più un nemico che un potenziale alleato per i ciellini schierati stabilmente a destra. Nella Svizzera italiana, dove la lobby ha molto potere anche se non paragonabile a quello che ha nella confinante Lombardia, l’elettorato però non gradisce chi sta con CL. Ad aprile il candidato della destra liberale, Sergio Morisoli, il più noto ciellino elvetico, era stato battuto per la carica di consigliere di Stato, l’equivalente di un nostro assessore regionale. Morisoli era arrivato solo terzo nella lista del Partiti liberale radicale, formazione moderata e borghese ma fermamente laica, con una storia ed un taglio culturale anticlericale. Morisoli era stato battuto dalla corrente radicale, e la sua rottura col partito, palesatasi durante la campagna elettorale, aveva portato alla sua rapida fuoriuscita dal gruppo PLR dell’assemblea ticinese. Troppo spostato a destra come personaggio, troppo legato ad una lobby che viene vista come il fumo negli occhi da una fetta significativa dell’elettorato ticinese, Morisoli pagava pure l’indebolimento del suo sponsor politico, Marina Masoni. Ex donna più potente della Svizzera italiana, la Masoni era la rappresentante dei poteri forti della Svizzera italiana, il mondo finanziario delle banche di Lugano da tempo alleate con la ricca Compagnia delle Opere, il braccio armato di CL. Comunione e Liberazione sperava con Morisoli di poter replicare l’espansione che ha avuto in Lombardia grazie a Roberto Formigoni. Niente da fare, ma la lobby di Dio non si è data per vinta, e il suo esponente ha deciso di correre per il Consiglio degli Stati, il Senato della Svizzera.

da La Svizzera umilia Comunione & Liberazione e Lega.


Come Comunione e liberazione è entrata (e comanda) nelle Coop rosse | Enrico Bandini | Il Fatto Quotidiano

Il meeting è diventata un’industria. Ma la potenza vera di Comunione e liberazione sta negli affari: un impero che negli anni ha raggiunto i 70 miliardi di euro, la metà in Lombardia e una buona fetta nelle coop dell’Emilia Romagna

Mancano ormai pochi giorni all’inizio del ciellino “meeting per l’amicizia fra i popoli” di Rimini. La manifestazione costa 8 milioni 475 mila euro, di cui il 71 per cento coperto da sponsor e pubblicità, circa il 20 dai punti di ristoro del meeting, mentre il resto proviene dagli incassi degli spettacoli e dalle donazioni di privati.

Chiamatela “amicizia operativa” come ama definirla Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia e primo fra i Memores Domini di Cl, o se preferite “sussidiarietà dei favori”. Emma Bonino, vice-presidente del Senato usa invece la locuzione “parastatalizzazione del privato”. Vi starete sempre riferendo a quella rete di potere che è stata creata nei decenni da Comunione e liberazione e dalla Compagnia delle opere (CdO), il suo braccio finanziario, una rete di più di 34 mila imprese con un fatturato complessivo di almeno 70 miliardi di euro. Da tempo a questo sistema non sono estranei gli interessi delle cooperative emiliano-romagnole.

Valerio Federico, membro del comitato nazionale dei radicali italiani, nel suo scritto “La peste lombarda”, ha definito questa pratica di governo “lo strumento più efficace e rispondente agli obiettivi di CL di corporativizzazione e confessionalizzazione della società, a partire da quella lombarda, mediante la sistematica acquisizione e gestione del potere politico, religioso, economico, finanziario”.

Come Comunione e liberazione è entrata (e comanda) nelle Coop rosse | Enrico Bandini | Il Fatto Quotidiano.


La Peste lombarda – Un movimento ecclesiale integralista ha in mano una regione, di Valerio Federico e Luca Perego, Dossier sulla rete di potere Formigoni – Moratti – Comunione e Liberazione – Compagnia delle Opere, MILANO, VIA MOZART 9, CON EMMA BONINO, MARCO CAPPATO, VALERIO FEDERICO 18/04/2011 | Radicali italiani

18/04/2011 – 16:30

BONINO: “NON SOLO FIRME FALSE: IL SISTEMA DI POTERE CLIENTELARE FORMIGONI-MORATTI DEVE FINIRE”
Lunedi, ore 16.30, presentazione del Dossier “La Peste milanese” di Valerio Federico, candidato per la Lista Bonino Pannella*, sulla rete CL-CdO-Formigoni

La Lista Bonino-Pannella per le elezioni comunali di Milano, depositata ieri a sostegno di Giuliano Pisapia invita i cittadini e la stampa alla seguente iniziativa:

Conferenza stampa su: “FORMIGONI-MORATTI: GIU’ LE MANI DALLA CITTA’”
Presentazione del Dossier sulla rete di potere Formigoni-Moratti-Comunione e Liberazione-Compagnia delle Opere, che evidenzia la mappatura dell’occupazione ad ogni livello delle poltrone e degli affari a Milano e in Lombardia. Interverranno: Emma BONINOMarco CAPPATOValerio FEDERICO (Autore del Dossier e candidato per la Lista Bonino Pannella al Consiglio comunale), lunedì 18 aprile, ore 16.30, in via Mozart 9 a Milano 

Dichiarazione di Emma Bonino, candidata della Lista Bonino-Pannella alle elezioni comunali di Milano:

“Non solo truffe elettorali e menzogne, ma anche clientelarismo e clericalismo affaristico -come ben si mostra nel dossier che presenteremo lunedì- sono gli elementi alla base del sistema di potere formigoniano e morattiano che ha come epicentro la città di Milano, ed al quale è urgente contrapporre un’alternativa liberale e democratica. Con Marco Cappato, Maria Antonietta Farina Coscioni, Mina Welby, Marco Pannella e gli altri candidati della Lista Bonino-Pannella a Milano siamo impegnati in una battaglia, finora solitaria e clandestina, per riportare la legalità democratica, lo Stato di diritto e le regole del mercato e della trasparenza  in una città di fondamentale importanza per il sistema economico e produttivo italiano. “Legalizzare Milano” è un’urgenza e un progetto politico per tutto il Paese.

VALERIO FEDERICO:

Autore con Luca Perego dello studio “La Peste lombarda – Un movimento ecclesiale integralista ha in mano una regione” Gennaio 2011 – (Una prima versione ridotta è stata pubblicata sul periodico Agenda Coscioni nel numero 7 del luglio 2009 http://www.lucacoscioni.it/agendacoscioni/agenda-coscioni-6 , il capitolo I è stato pubblicato su Quaderni Radicali n.106, febbraio 2011)

Collaboratore nel volume di Ferruccio Pinotti “LA LOBBY DI DIO” - Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere (Chiarelettere editore, novembre 2010)

Collaboratore alla elaborazione e redazione del saggio di D.Bertolini “Caso Italia” e capitalismo italiano (Quaderni Radicali n.105, luglio 2010) http://www.radicali.it/sites/default/files/Riformare%20il%20Capitalismo%20Italiano%20Inquinato%20%281%29.pdf

Curatore e conduttore della rubrica mensile di Radio Radicale “Giù al Nord” dal settembre 2009 al dicembre 2010 e autore di numerose interviste

Da segretario dell’Ass. E.Tortora Radicali Milano, insieme ai compagni dell’Associazione, ha condotto la battaglia per l’Anagrafe Pubblica degli Eletti e dei Nominati al Comue di Milano ottenendo che il voto favorevole del Consiglio comunale

Autore, insieme alla giornalista Eleonora Voltolina, di un Dossier Indagine sull’applicazione della legge 194 in tutti gli ospedali della Lombardia http://www.radicalimilano.it/public/archivio/upload/uploads/Indagine_OSPEDALI_CONTATTATI.pdf

Autore di numerosi articoli su IL GIORNO
Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani dal 2 novembre 2003
Consigliere Generale dell’Ass. Coscioni dal 23 gennaio 2005
Segretario dell’Ass. E.Tortora Radicali Milano dal 19 novembre 2005 a giugno 2009
Coordinatore della Cellula Coscioni di Milano da maggio 2007 a ottobre 2010

DA: Milano. Presentazione dossier sulla rete di potere Formigoni – Moratti – Comunione e Liberazione – Compagnia delle Opere | Evento in agenda | Radicali italiani.


Comunione e Liberazione & Compagnia delle Opere: una lobby sotto inchiesta | Informare per Resistere

Cos’è Cl? E’, in pratica, un movimento ecclesiale fondato da Don Giussani, un gruppo organizzato di cristiani che testimoniano la presenza di Cristo nel mondo. Ma è anche – e soprattutto – una potenza politica ed economica. Ha il suo centro in Lombardia, dove funziona il più potente e pervasivo apparato politico-imprenditoriale esistente in Italia: quello, appunto, dell’area ciellina di Roberto Formigoni. “Un sistema di potere come quello di Formigoni, Cl, non esiste in alcun punto del Paese” – scrisse tempo fa Eugenio Scalfari – “Nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere. Negli ospedali, nell’assistenza, nell’università, tutto è diretto da quattro-cinque persone”.

In ultima analisi, dunque, Comunione e Liberazione potrebbe essere definita unasuper-lobby con le mani in pasta negliaffari, nella finanza, nella politica. Insomma, un’organizzazione legata a doppio filo con i poteri forti italiani: Vaticano, alta economia (Confindustria), Governo. Ma non è tutto: Cl è costellata da una galassia di associazioni no-profit che portano avanti (o dovrebbero portare avanti) azioni caritatevoli verso persone bisognose. Ma, secondo molti, lo spirito cattolico professato dall’organizzazione è soltanto di facciata: alcuni ritengono infatti che poggi su una sottotraccia massonica che ne rimane a capo tutt’oggi.

segue qui:


Chi paga il Meeting di comunione e liberazione? | Terra – Quotidiano di informazione pulita

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è partita la sua trentesima edizione e non dà il minimo segnale di crisi il Meeting riminese di Comunione e Liberazione. Quest’anno il volume di affari della manifestazione dovrebbe ammontare a 8 milioni e 300mila euro. Quasi un milione di euro in più rispetto al bilancio di previsione dello scorso anno. Le controversie terrene della recessione economica non intaccano l’organizzazione del Meeting. Ma non è solo questione di fede o di equilibrio spirituale. Come ogni anno, anche stavolta, in soccorso di Comunione e Liberazione è arrivato il sostanzioso aiuto della grossa industria ex statale italiana: Telecom, Finmeccanica, Autostrade, Eni, Sisal.

E a tenere in piedi la convention ciellina c’è anche un discreto flusso di soldi pubblici proveniente da Comuni, Province, Regioni e Governo

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Chi paga il Meeting? | Terra – Quotidiano di informazione pulita.


Compagnia delle Opere e Comunione e Liberazione: la politica degli affari | The Populi

Una vera e propria setta, piu giovane e meno potente della Massoneria ma che contribuisce, nel suo piccolo, a dirottare soldi, favori e tutta l’economia territoriale di concerto alle altre grandi sette  con le quali si spartisce affari e interessi. Presieduta prima da Vittadini, poi da Raffaello Vignali e adesso dal tedesco Bernhard Scholz.

Il loro giro d’affari è imponente: 70 miliardi di euro, realizzati da 35 mila aziende e professionisti, il 69% dei quali opera nel Nordovest italiano. Nella stessa zona dove opera Giuseppe Grossi arrestato ni giorni scorsi per corruzione e frode fiscale, per la bonifica  – gonfiata – di Santa Giulia nel milanese e per le tangenti e mazzette pagate e ricevute e per i finanziamenti illeciti a partiti e politici per ogni favoritismo.
L’adesione alla Compagnia delle Opere tocca annualmente una crescita del 10% e questo perche, qualunque imprenditore nasca e intenda lavorare in quella zona deve fare parte di certi circoli, altrimenti resta tagliato fuori dagli appalti e dagli interessi economici. Sopratutto tra le
medio – piccole imprese dove il fatturato è di circa 2 milioni di euro l’anno, i settori sono vari: edilizia, sanità, fiere, servizi ect.

l’intero articolo qui:


Cinzia Gubbini, Politiche sociali nella Regione Lombardia: 1. Un servizio molto poco sociale; 2. Intervista a Paolo Ferrario, in Il Manifesto 27 luglio 2010

Cinzia Gubbini – INVIATA A BRESCIA
WELFARE ADDIO
Un servizio molto poco sociale
La privatizzazione dei servizi di assistenza ha portato in Lombardia a una precarizzazione del lavoro degli assistenti. E’ il modello Formigoni, che finisce col penalizzare le famiglie più deboli
Elena vive in una casa in affitto in un paese in provincia di Brescia. Ha 35 anni e la sua non è una situazione facile: due figli minorenni, un divorzio alle spalle con un uomo disoccupato, nessuna prospettiva di lavoro. La sua occupazione principale al momento è cercare di orientarsi nel labirinto delle offerte dei servizi sociali lombardi. Una specie di supermarket in cui, per poter riempire il carrello, devi avere la mente lucida e la fortuna di incontrare qualcuno che ti sappia dare la dritta giusta. A Elena al momento non va malissimo: «Ho incontrato persone per bene, per esempio i volontari della Caritas», spiega. Bussando più e più volte alle porte del Comune – governato da un sindaco della Lega – è inoltre riuscita a mettere insieme un po’ di aiuti: «Per la scuola dei bambini ho ottenuto la “dote scolastica” – racconta – si tratta di un libretto con dei buoni da 10 euro, circa 120 in totale, con cui comprare i libri e tutto il resto». Poi ha ottenuto un contributo per sei mesi all’affitto, circa 450 euro. Infine, mostrando le bollette scadute, le hanno dato dei soldi per il riscaldamento. Ma se chiedi a Elena in base a quale bando ha «vinto» quei soldi risponde: «Non ne ho proprio idea, io dico qual è il problema, poi mi chiamano se ci sono dei soldi». E in quanto ai suoi reali bisogni, insiste «vorrei soltanto un lavoro, ma quello nessuno me lo trova».
A guardarla è evidente che Elena è prima di tutto una ragazza fragile, con un sacco di problemi alle spalle e l’incapacità di progettare da sola un futuro. Ma per questo tipo di multiproblematicità non è prevista la presa in carico nella regione Lombardia. Qui nella terra di Roberto Formigoni, presidente della regione al suo quarto mandato, i servizi sociali tradizionalmente intesi hanno cambiato volto da almeno quindici anni. Un terremoto, un cambio di stile. Un nuovo sistema che farà scuola nell’Italia federalista. Formigoni, fiero esponente di Comunione e Liberazione, si è applicato con particolare attenzione all’ambito dei servizi sociali, un po’ per la sua formazione culturale, un po’ perché il vasto e variegato mondo del privato sociale lo ha tenuto a battesimo. Da lì viene, e non se lo è scordato. E il privato sociale è oggi la vera spina dorsale della rete dei servizi sociosanitari lombardi. Ma qual è il modello-Formigoni patron di una regione di destra, dove si è saldato il connubio del cattolicesimo conservatore con la Lega, e che fa del federalismo la propria bandiera?

Il modello lombardo
Intanto è necessario avere qualche indicazione per orientare la bussola. In realtà è semplicissimo, perché tutto con la legge 31 del ’97 è stato semplificato e compartimentato. Alla regione spetta il cosiddetto Pac, cioè la programmazione, l’acquisto e il controllo dei servizi. Al privato sociale e cooperativistico spetta mettersi sul mercato per chiedere l’accreditamento e diventare così fornitori del servizio. All’utente spetta scegliere da chi vuole farsi assistere, utilizzando sostanzialmente due strumenti, già previsti dalla legge nazionale 328 del 2000 varata dal centrosinistra e prima legge quadro sui servizi sociali: i buoni e i voucher. I primi sono i vecchi contributi economici, che vengono riconosciuti alla famiglia come parziale risarcimento dell’assistenza che presta ai soggetti deboli – minori, anziani, disabili. Il voucher, invece, è un titolo sociale che quantifica le prestazioni e che deve essere speso presso quelle cooperative e associazioni che si sono accreditate. Ultima notazione: le Asl, che sono state negli anni accorpate, si occupano di gestire la parte sanitaria che è prevalentemente gratuita. Ai Comuni spetta invece la gestione dei servizi socioassistenziali, che sono prevalentemente a carico dell’utente – il quale può accedere a buoni e voucher se ha un basso reddito o determinate caratteristiche famigliari. Questo il quadro che potrebbe piacere a molti governatori, non solo di destra. Ma funziona?

Centralismo federalista
Per capirlo siamo andati a parlare con chi i servizi sociali li fa, o almeno li faceva: gli assistenti sociali. Categoria professionale che ha cambiato volto negli ultimi anni. Apparentemente lievitano i titoli di studio, ma si precarizzano le condizioni di lavoro. Molti di loro ormai lavorano a progetto, è difficile che rilascino dichiarazioni ai giornali con nome e cognome. Fatto sta che il dato generale è chiarissimo: si sentono ormai messi da parte, lamentano una decadenza del proprio ruolo «soprattutto una scissione ormai irrecuperabile tra il livello politico e quello tecnico: i politici decidono sulla base delle loro ideologie e delle loro priorità, senza nulla sapere nel merito dei servizi sociali. A noi tocca eseguire», spiega una delle assistenti sociali della Provincia di Brescia, Giovanna Lazzaroni.
Angiola Uberti vive a Palazzolo e ha iniziato la professione di assistente sociale nel ’74. Se ne è andata in pensione due anni fa, e già nel 2002 rinunciò a un incarico fiduciario nella Asl in cui lavorava perché non condivideva il nuovo sistema che portava alla privatizzazione dei servizi. «Io credo fermamente nel fatto che la gestione del servizio debba rimanere in mano pubblica – spiega – perché è più facile il controllo, ma anche il confronto tra gli operatori che è vitale per il servizio sociale». L’esternalizzazione dei servizi alle cooperative – per quanto possano essere ottime – ovviamente pone un ostacolo a questo tipo di processo. Angiola viene proprio da un altro mondo: la sua carriera è iniziata alle Stelline , il «mitico» istituto milanese per le ragazze orfane o con problemi in famiglia. I suoi ricordi sono un fiume in piena, eco di un mondo che non esiste più: «Noi eravamo studentesse, eppure la nostra parola contava. Mi ricordo che quando entrai volevano spostare l’istituto in campagna, avevano progettato un meraviglioso complesso pieno di tutti i confort. Noi ci opponemmo: cosa dovevano fare le ragazze là, in quella prigione dorata? Noi dovevamo insegnare loro ad avere a che fare con la vita, a riscattare se stesse giorno per giorno». Il progetto, con tutto quello che era costato, fu buttato alle ortiche. «Era un periodo in cui si discuteva moltissimo, ci si arrabbiava, ma si voleva cambiare», racconta Angiola. Un periodo di grande creatività, in cui la formazione delle assistenti sociali era in mano a professori come Giuliano Della Pergola e Guido Romagnoli. «Certo – riflette Angiola – poi deve venire il periodo delle regole», che è arrivato con la riforma sociosanitaria delle Usl (proprio qui a Brescia partì la battaglia perché fossero denominate “Ussl”, premettendo alla “s” di sanitarie quella di socio, cioè sociale). Anni in cui si è andati avanti per tentativi ed errori, forse con qualche sbavatura e con poca attenzione agli sprechi. Ma quando è arrivato Formigoni la virata impressa ai servizi sociosanitari non è piaciuta a una come Angiola: «Il primo effetto è stata una forte centralizzazione: non veniva più ascoltato ciò che proveniva dal territorio. Non c’era più possibilità di esprimere la benché minima perplessità. Poi dal 2000 hanno cominciato anche a mettere in piedi un sistema fatto di valutazioni, «pagelle», obiettivi che sia i lavoratori che i dirigenti devono raggiungere in base a criteri che però vengono stabiliti dalla regione e non sono concordati. Così succede – conclude – che ogni operatore deve lavorare affinché il direttore generale raggiunga gli obiettivi stabiliti».

Il punto di vista delle cooperative
L’insoddisfazione che si percepisce dalle parole degli assistenti sociali, specialmente quelli della «vecchia scuola», è presente in realtà anche in chi lavora nelle cooperative. S. è in pensione dal 2010, ma preferisce non rivelare il suo nome perché ora lavora come formatrice per una rete di cooperative molto influenti nella provincia di Brescia. La rete di cooperative si occupa di anziani, minori, psichiatrici e gestiscono anche un Sert privato – ultima frontiera della esternalizzazione modello Formigoni. Dal punto di vista di S. «gli standard che la regione Lombardia pretende dal privato sociale sono in realtà molto alti, e il controllo è piuttosto efficiente. Il problema è che la remunerazione non lo è altrettanto, tanto che in realtà il passaggio al privato per la regione molto spesso è un guadagno. Sei tu che lavori in cooperativa a dover inventare soluzioni alternative per rendere più efficaci le risorse». Nel magico mondo del mercato la regione cerca di risparmiare, e l’effetto sul privato è perverso. S. porta l’esempio delle residenze per anziani: «La valutazione del bisogno dell’anziano viene fatta sugli aspetti di motricità, comorbilità e comportamento, in questo ordine. Così succede che se io aiuto una persona a camminare non vengo premiata».
L’altra tendenza che si sta affermando, sempre in un’ottica di risparmio, è la progressiva integrazione delle prestazioni sanitarie – che sono gratuite – con quelle socioassistenziali – che sono in parte a carico dell’utente «con il rischio – dice S. – che venga meno la gratuità della parte sanitaria diventando tutto a contribuzione».

Il nodo culturale
Ma non è solo una questione di soldi. Alla base del modello c’è anche, ovviamente, una visione culturale. Permea tutto un asse valoriale cattolico, che pone al centro la vita «difesa «in ogni sua fase» e la famiglia sostenuta «con adeguate politiche sociali», come recita il nuovo statuto della regione, approvato nel 2008. Ma questa impostazione può essere un’arma a doppio taglio: «Un elemento cardine delle leggi lombarde sui servizi sociali è la cosiddetta ‘sussidiarietà orizzontale’, che nasce per mettere al centro l’individuo e i suo legami famigliari, ma che di fatto sta caricando la famiglia di compiti e responsabilità che non le sono propri», osserva ancora Giovanna Lazzaroni dalla provincia di Brescia. Così, tanta attenzione per la famiglia – ed è ovvio che si parli di famiglie con qualche problema – finisce per essere un boomerang. Ma non solo. Lo schema secondo cui il livello politico controlla, e il livello tecnico esegue comporta che il primo decide anche sulle priorità, aldilà di una reale lettura dei bisogni della società attuale. «Oggi non esiste più il soggetto con un solo problema, ad esempio quello economico – spiega D. L., formatrice della provincia di Brescia – la nuova emergenza è quella della multiproblematicità: lo sfaldamento dei riferimenti sociali determina che chi perde lavoro entra velocemente, ad esempio, in depressione, perde la capacità di relazionarsi con la sua famiglia, entra nel tunnel di qualche dipendenza». Ci sarebbe bisogno, insomma, di una vera potenza di fuoco da parte dei servizi per rispondere a questo tipo di situazioni: «La realtà purtroppo è ben diversa – aggiunge D. L. – la privatizzazione causa un disinvestimento sulla formazione e sulla ricerca. E contemporaneamente le politiche sociali sono in balia del partito di turno. Ultimamente mi è capitato di sentire, da parte di un assessore della zona, che non aveva senso investire sulla mediazione famigliare perché tra moglie e marito se la vedono tra loro».

da : http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100727/pagina/08/pezzo/283363/

Cinzia Gubbini

“La cricca di Cl fagocita tutto”

«La regione Lombardia ha creato un nuovo modello: usare il sistema liberista con il bilancio pubblico». Paolo Ferrario docente a contratto privato della Università di Milano Bicocca, insegna Politiche sociali. È da anni ormai un attento osservatore delle trasformazioni dei servizi sociali lombardi.
Cosa intende con il termine sistema liberista nei servizi sociali?
La legge del ’97 ha messo in concorrenza soggetti privati che vendono il loro prodotto, cioè il servizio. La Regione ha stabilito dei criteri generali attraverso cui accreditare questi soggetti. Se il cittadino li sceglie, allora la Regione restituisce al soggetto produttore il costo del servizio.
Detta così non sembra male. Cosa c’è di sbagliato?
Che stiamo parlando di servizi sociali, e in questo ambito lo schema studiato in Lombardia funziona solo per alcune attività: quelle remunerative. Un buon esempio possono essere i laboratori di analisi: l’offerta in Lombardia è altissima, superiore alla domanda tanto che non ci sono code per chi ha necessità di fare gli esami del sangue. La situazione è ben diversa per tutti quei servizi legati alla cronicità – psichiatrici, disabili, ma anche dipendenze. Il perché è semplice: costano molto di più, sono molto più impegnativi e molto meno remunerativi. Ma non funziona neanche con i Pronto soccorso, per le stesse ragioni: costi troppo alti. Cosicché non si riescono a trovare abbastanza soggetti da mettere in concorrenza su questi terreni, che pure sono essenziali per la struttura dei servizi sociali. Dunque, uno schema puramente ideologico non può funzionare nell’ambito dei servizi sociali: occorre valutare situazione per situazione.
Eppure la Lombardia è la «capitale» delle Residenze per anziani, un tipico esempio di servizio sociale privato legato alla cronicità: la vecchiaia…
Giusto, ma si tratta di un caso particolare: le Rsa erano già private. Ben prima della legge quadro sui servizi sociali del ’97 erano già 600. Di certo avevano una caratteristica «localistica»: i consigli d’amministrazione erano legati al territorio. Vi sedevano dall’assessore al sindaco. Era comunque una rete ben sviluppata ed era logico valorizzarla. E infatti la Regione lo ha fatto, investendo moltissimo denaro. Il problema sono i nuovi servizi.
Il nodo è, insomma, la compatibilità dei costi.
Il nodo è il funzionamento del mercato, che va bene in questi casi solo se è regolato. Se esiste cioè un soggetto che si incarica di capire dove ce ne sono di più e dove ce ne sono di meno e di garantirli. Soprattutto non va bene la concorrenza perché necessariamente innesca un processo di corsa al prezzo al ribasso, che nei casi di sanità e servizi sociali genera mostri. Poi ci ritroviamo con le cliniche che inventano gli infartuati, come documentato da una puntata di Report su Rai3, per poter ottenere i finanziamenti e starci così con i costi, oltre ovviamente al lucro.
Non c’è chi misura i bisogni, però una delle critiche che più spesso si sente fare sull’organizzazione dei servizi sociali lombardi è che sono centralizzati. E’ così?
Distinguerei tra il livello comunale e quello regionale. La regione governa le Asl e il settore sociosanitario, ai Comuni resta la gestione del segmento sociale in cui ovviamente l’impatto dell’ideologia leghista diventa più forte. Ma non sottovaluterei il fattore ideologico del livello regionale, dove la centralizzazione è massima. Occorre dire la verità: in Lombardia il vero scandalo è che a governare è una cricca del sottosistema religioso: Comunione e Liberazione. Hanno occupato tutti i vertici, sono un vero gruppo di potere che ha le sue ideologie, i suoi leader e i suoi rituali. E le sue priorità. Lo smisurato sviluppo della diagnostica e la decisione di investire in questo settore, allora può anche essere letto con la lente della bioetica.

da: http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/


GAD Lerner, Il modello Formigoni

Il modello Formigoni tra affari e capiclan
mercoledì, 21 luglio 2010
Rassegna Stampa

Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
Il ciclo ventennale di egemonia della destra sulla regione Lombardia e sul comune di Milano sta degenerando in un esito sorprendente, su cui il primo a riflettere dovrebbe essere il suo protagonista indiscusso, Roberto Formigoni. Leader politico di Comunione e Liberazione, affiancato sul piano culturale dal medico Giancarlo Cesana che ha sostituito Carlo Tognoli alla presidenza del Policlinico di Milano, Formigoni è il condottiero che ha rovesciato la supremazia del cattolicesimo sociale interpretato da uomini come Piero Bassetti e Giuseppe Guzzetti; mentre nel capoluogo lombardo veniva meno il buongoverno del riformismo socialista.
Qual è il lascito della virata a destra, che dapprima ha portato al potere i militanti integralisti della restaurazione antisessantotto, per poi spartirlo con il populismo della Lega sotto l’ombrello protettivo oligarchico di Berlusconi?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, a partire dal fiore all’occhiello del ventennio formigoniano: il modello lombardo della sanità convenzionata.
E’ di ieri la notizia che anche il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Monza e Brianza risulta coinvolto nell’inchiesta sulle infiltrazioni politiche della ‘ndrangheta, come già il suo collega di PaviaEntrambi trattavano gli appalti con il capoclan dei calabresi Pino Neri, sostenitore di Giancarlo Abelli (per anni regista occulto della sanità lombarda, prima di assumere l’incarico di vice-coordinatore nazionale del Pdl), fotografato dagli inquirenti insieme al leghista recordman delle preferenze Angelo Ciocca. Questi manager gestiscono centinaia di milioni di budget e sovrintendono a una lottizzazione in cui i ciellini si sono rivelati maestri, quando si tratti di occupare gli incarichi ospedalieri, mentre cedevano spazio agli imprenditori privati nell’incasso delle convenzioni. Lo stesso Umberto Bossi in un primo tempo aveva incaricato un suo uomo, Alessandro Cè, di opporsi a tale andazzo, per poi esautorarlo e adeguarvisi.
Così l’affarismo ha finito per coinvolgere la Compagnia delle Opere, suscitando non poco malessere nelle stesse file cielline. Grazie alle commesse pubbliche è cresciuta una leva di imprenditori sconosciuti ma bene introdotti al Pirellone, come il monopolista delle bonifiche ambientali Giuseppe Grossi, imputato per associazione a delinquere e disposto a versare 17 milioni di euro come patteggiamento per uscire dall’inchiesta. Grossi non è un affiliato di Cl ma è considerato intimo dei vertici del movimento, oltre che sostenitore di Giancarlo Abelli e socio di sua moglie Rosanna Gariboldi.
La destra lombarda ha cavalcato il tradizionalismo cattolico, scontrandosi più volte con i vertici della Chiesa ambrosiana, facendo sue le pulsioni reazionarie di una società impaurita, senza erigere distinzioni di valore e sottomettendosi al senso comune leghista: ben di più premeva a Formigoni consolidare la rete delle “opere” rispetto a quella della solidarietà. Per lo stesso motivo ha lasciato che si sbizzarrissero al suo fianco i politici procacciatori di licenze e appalti, imprenditori in proprio o per conto terzi. Ciò ha contribuito all’affermazione di gruppi di potere famelici contrapposti l’uno all’altro. Le risse intorno all’Expò 2015, l’insignificanza cui è ridotta l’Assalombarda, il prodigarsi dei vari La Russa e Podestà in soccorso a Ligresti, sono solo conseguenze di tale caos che nessuno, tanto meno Berlusconi, è in grado di governare.
Ma la speranza di Formigoni –stipulare un duplice compromesso con la concorrenza politica della Lega e con la spregiudicatezza affaristica dei numerosi clan berlusconiani- lungi dal propiziarne un ruolo di leadership nazionale, oggi lo costringe a fare i conti con una implosione del sistema che gli è sfuggita di mano, rivelando un tasso di illegalità diffusa non più gestibile.
La Lombardia, un tempo considerata locomotiva d’Italia, si scopre epicentro di traffici criminali. Qui converge, grazie alle collusioni della politica, il riciclaggio dei fatturati della ‘ndrangheta e il suo tentativo, in parte già portato a compimento, di penetrare nei gangli dell’economia legale oltre che nei vertici del potere amministrativo. L’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica milanese scuote il governo del Pirellone, denota una ramificazione dei clan nella società lombarda impressionante, ma non sorprende: alcuni dei consiglieri regionali che intrattenevano rapporti organici con i capobastone erano già sotto inchiesta, ma nonostante ciò avevano ottenuto nell’aprile scorso la ricandidatura perché sono parte organica del sistema di potere. Imprescindibili, altro che semplici mele marce.
Quando, alla fine del mese, si riunirà in seduta straordinaria il Consiglio regionale della Lombardia, con all’ordine del giorno l’emergenza ‘ndrangheta e le infiltrazioni nella politica e negli appalti, alla presenza del presidente della Commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu, toccherà a Formigoni trarre le conseguenze di questo bilancio fallimentare.
Il modello lombardo della destra di governo è mortificante sia in termini di valori civili che di servizi resi ai cittadini.

GAD Lerner, Il modello Formigoni : ISintellettualistoria2


Comunione e liberazione: cronologia storica


Comunione e liberazione e Memores Domini

L’Associazione Memores Domini riunisce persone di Comunione e Liberazione
che seguono una vocazione di dedizione totale a Dio vivendo nel mondo.
I fattori portanti nella vita dei Memores Domini sono la contemplazione,
intesa come memoria tendenzialmente continua di Cristo, e la missione,
cioè la passione a portare l’annuncio cristiano nella vita di tutti gli uomini.

Il Memor Domini “è un laico che liberamente vive una esistenza totalmente immersa nel mondo con una totale responsabilità personale” (Memores Domini – Intervista a Monsignor Luigi Giussani) e che si impegna alla missione vivendo il proprio lavoro professionale come il luogo della memoria di Cristo, traducendolo, cioè, in offerta.
Gli associati intendono seguire una vita di perfezione cristiana praticando i consigli evangelici “sintetizzabili nelle categorie in cui, tradizionalmente, la Chiesa riassume l’imitazione di Cristo. L’obbedienza, nel senso che lo sforzo spirituale, la vita ascetica, sono facilitate e autenticate da una sequela. La povertà, come distacco da un possesso individuale del denaro e delle cose. La verginità, come rinuncia alla famiglia per una dedizione anche formalmente più totale a Cristo” (Intervista citata)
Memores Domini – chiamati anche “Gruppo adulto” – praticano vita comune in case il cui scopo, sostenuto dal clima di silenzio, dalla comune preghiera e dalla condivisione fraterna, è l’edificazione vicendevole nella memoria in vista della missione.

Memores Domini hanno avuto origine a Milano nell’anno 1964, nell’ambito dell’esperienza di Gioventù Studentesca.

Dopo essersi diffusa in varie Diocesi, l’Associazione venne eretta canonicamente dal Vescovo di Piacenza, Mons. Enrico Manfredini, il 14 giugno 1981. Sette anni dopo, l’8 dicembre 1988, i Memores Domini vennero approvati dalla Santa Sede, che riconobbe loro personalità giuridica come “Associazione ecclesiale privata universale”.

Memores Domini sono presenti in 31 nazioni oltre l’Italia.

Movimento di Comunione e liberazione fondato da Luigi Giussani – www.clonline.org- MEMORES DOMINI.


Enrico De Alessandri, Comunione e liberazione: assalto al potere in Lombardia, BePress editore, 2010

Comunione e Liberazione è l’unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell’ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia attraverso un’occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i centri di potere (dai Direttori Generali ai dirigenti delle Unità Organizzative nei più importanti Assessorati, dai Direttori Generali delle pubbliche Aziende Ospedaliere ai primari, dagli Amministratori Delegati ai Presidenti delle società di trasporto, dai Direttori Generali degli Enti e delle Agenzie regionali ai consigli di amministrazione delle società a capitale pubblico della Regione Lombardia operanti in ambiti strategici come le infrastrutture, la formazione, l’ambiente ecc.) costituendo, di fatto, una pericolosa situazione di potere « dominante ».

Si invitano pertanto i lettori a sottoscrivere la petizione sul potere monopolistico di Comunione e Liberazione nella Regione Lombardia presente in questo sito e firmabile

La petizione verrà presentata al Parlamento Europeo, alla Camera dei deputati della Repubblica Italiana, al Senato della Repubblica Italiana

e per opportuna conoscenza:

Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente della Repubblica Italiana.


Presidente Lombardia: Roberto Formigoni, scheda biografica, in Regioni.it, Newsletter n. 1553 del lunedì 12 aprile 2010

Classe 1947, laureato in filosofia, è stato fondatore e Presidente del Movimento Popolare, Vice Presidente del Parlamento Europeo, Sottosegretario all’ambiente. E’ al vertice della Regione dal 1995

Presidente Lombardia: Roberto Formigoni, scheda biografica

2010: la nuova “Conferenza delle Regioni e delle Province autonome”

(regioni.it) Roberto Formigoni è nato a Lecco nel 1947, primo di tre fratelli. Impegnato socialmente e politicamente incontra don Luigi Giussani e vive l’esperienza di Gioventù studentesca prima e di Comunione e Liberazione poi.
Si è laureato  alla facoltà di Filosofia dell’Università Cattolica di Milano, l’11 novembre 1971.
Ha fondato il Movimento popolare e ne è stato presidente fino al 1987. Ha dato vita e seguito molte iniziative: la più nota è il Meeting per l’amicizia fra i popoli a Rimini
L’ascolto della musica è ancora una delle sue passioni insieme al Milan, alla scherma,  al basket, alla corsa e ai grandi nomi della letteratura mondiale da Pavese a Kerouac a Péguy.
Nel dicembre 2004 è stato insignito della laurea honoris causa in Scienza e tecnica della comunicazione dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione.
E’ stato eletto al Parlamento europeonel 1984.. Nel 1989 è rieletto al Parlamento europeo di cui è stato vice-presidente. E’ eletto per la prima volta al Parlamento italiano nel giugno del 1987, rieletto nel 1992 e nel 1994. Nel 1993-94 è sottosegretario al ministero dell’Ambiente.
Sia al Parlamento europeo che alla commissione Esteri del Parlamento italiano, matura un’ampia esperienza in campo internazionale, con particolare attenzione agli interventi umanitari.
Nel 1995 diventa Presidente di Regione Lombardia. E’ rieletto nel 2000 con il sostegno del 62,5 per cento dei votanti. Nel 2005, è stato riconfermato Presidente. Ed anche le elezioni regionali 2010 confermano il mandato alla Presidenza della Regione con il 56,1 per cento dei voti.

Newsletter n. 1553 del lunedì 12 aprile 2010

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VENETO: COMUNIONE E LIBERAZIONE SCEGLIE LEGA. E RAFFREDDA I RAPPORTI COL PDL

In Veneto Comunione e Liberazione ha scelto, e ha scelto ancora una volta centrodestra. Nessuna novità, all’apparenza, ma Cl, e il suo braccio secolare, la Compagnia delle Opere, aveva una alternativa di area cattolica nella corsa alla presidenza della regione “bianca” per eccellenza. Si tratta del candidato dell’Udc, unica lista dichiaratamente confessionale in lizza, Antonio De Poli. A ciò va aggiunto che il candidato del Pdl in Veneto è Luca Zaia, il ministro leghista delle politiche agricole dal forte appeal mediatico. Ma pur sempre leghista, espressione quindi di un partito che ai vertici della Chiesa pone più di qualche interrogativo in materia di solidarietà sociale, accoglienza ai migranti, ordine pubblico, rapporti con l’Islam, tutela delle minoranze. Ma si sa, Cl è sempre stato un movimento molto secolarizzato dal punto di vista delle scelte politiche, nonostante il suo integralismo in campo ecclesiale. E infatti anche in Veneto, dove pure ha quasi sempre sostenuto candidati di destra, è capitato che il movimento fondato da don Giussani abbia fatto convergere i propri voti anche sul centrosinistra. Per esempio a Padova, dove il sindaco del Pd Flavio Zanonato (invitato al meeting di Rimini nel 2008) ha ricevuto, un po’ a sorpresa, un secondo mandato da parte dei suoi concittadini anche grazie al sostegno di Comunione e Liberazione. E poi c’è la questione di Venezia, dove pare che il movimento cattolico sia orientato a sostenere Giorgio Orsoni, candidato dal Pd (cattolico praticante e primo procuratore della Basilica di San Marco) a fronteggiare l’esponente Pdl (nonché ministro della Funzione Pubblica) Renato Brunetta (laico, ex socialista) per la corsa alla poltrona di sindaco della Laguna. Ma anche il fatto che, nonostante la sua appartenenza a Cl, il patriarca di Venezia, card. Angelo Scola, che è anche presidente della Conferenza episcopale del Triveneto, in questi anni, ha intrattenuto ottime relazioni con il governatore uscente Giancarlo Galan (Pdl); coltivando, di pari passo, cordiali rapporti con il sindaco uscente Massimo Cacciari.

“Il nostro atto di fiducia non è una scelta di campo definitiva né tantomeno un’adesione generalizzata alla politica della Lega”, ha puntualizzato al Mattino di Padova (10/3) Graziano Debellini, leader storico dei ciellini veneti, primo presidente della Compagnia delle Opere, già consigliere di amministrazione del Sabato: “Diciamo che, al contrario del Pdl che è autoreferenziale, la visione comunitaria di Zaia confida nell’individuo e chiama la libertà con l’equivalente semantico della sussidiarietà. Non risponde a una logica statalista, è dalla parte dell’uomo, in fiducia e ottimismo”. Il sostegno a Zaia, insomma, farebbe pendant con l’allontanamento del movimento di Giussani dal Pdl del Veneto, di cui si parla da tempo.

L’INTERA SCHEDA QUI: Adista

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Interrogazione sulla sospensione di un mese di Enrico De Alessandri, sanzionato dopo aver pubblicato il libro «Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia» edito dalla casa editrice Studi di teologia politica.

Verdi e Partito democratico in consiglio regionale hanno presentato un’interrogazione sulla sospensione di un mese di un dipendente del Pirellone. Il funzionario dell’assessorato alla Sanità, Enrico De Alessandri, è stato sanzionato dopo aver pubblicato il libro «Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia» edito dalla casa editrice Studi di teologia politica.

«De Alessandri è stato accusato di aver mancato di rispetto al suo datore di lavoro. Ma il suo principale non è Comunione e Liberazione bensì la Regione Lombardia. E comunque l’Italia dovrebbe comportarsi in modo diverso dall’Iran e lasciare libertà di espressione», osserva Carlo Monguzzi del Pd, firmatario dell’interrogazione insieme con Pippo Civati e Mario Agostinelli. All’interrogazione verrà data risposta durante il question time oggi in consiglio.

in
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_gennaio_12/critica-cl-1602275612782.shtml

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Lombardia, chi critica Comunione e Liberazione viene punito, l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog

Chi attacca Comunione e Liberazione, “muore”. L’espansione del potere di CL ha assunto caratteri tali che chi si oppone a essa, o semplicemente critica lo stile della potente lobby cattolica, è sottoposto a pesanti pressioni. Esemplare il caso del dottor Enrico De Alessandri, un dirigente della sanità lombarda sottoposto a un severo provvedimento solo per aver criticato lo strapotere di CL in un sito, www.teopol.it , nel quale De Alessandri pubblica un dossier in cui è illustrato l’assalto al potere in una regione che gestisce un bilancio da 20 miliardi di euro, pari a quello di un piccolo Stato.

De Alessandri è stato sospeso dal lavoro per un mese, dal 16 novembre al 16 dicembre di quest’anno, con l’avviso che se non toglierà dal web le sue considerazioni seguiranno provvedimenti più pesanti. Un dettaglio che la dice lunga sulla vicenda è il fatto che la comunicazione del 20 ottobre è firmata dal dirigente del personale della Regione, Michele Camisasca, nipote del famoso Massimo Camisasca, il sacerdote che è stato una delle figure chiave del movimento (dal 1985 è superiore generale della “Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo”), nonché storiografo ufficiale di CL.

Lombardia, chi critica Comunione e Liberazione viene punito – Politica&Palazzo | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog

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Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia

Il libroL’opera “Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia” può essere acquistata presso Lulu.com in formato digitale (PDF, 8 euro) o cartaceo (15 euro+spese di spedizione). È disponibile per il download gratuito un file PDF che permette di consultare l’indice e leggere il primo capitolo.

Studi di teologia politica

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Comunione e Liberazione è l’unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell’ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia

Comunione e Liberazione è l’unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell’ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia attraverso un’occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i centri di potere (dai Direttori Generali ai dirigenti delle Unità Organizzative nei più importanti Assessorati, dai Direttori Generali delle pubbliche Aziende Ospedaliere ai primari, dagli Amministratori Delegati ai Presidenti delle società di trasporto, dai Direttori Generali degli Enti e delle Agenzie regionali ai consigli di amministrazione delle società a capitale pubblico della Regione Lombardia operanti in ambiti strategici come le infrastrutture, la formazione, l’ambiente ecc.) costituendo, di fatto, una pericolosa situazione di potere « dominante ».

Si invitano pertanto i lettori a sottoscrivere la petizione sul potere monopolistico di Comunione e Liberazione nella Regione Lombardia presente in questo sito e firmabile a http://www.firmiamo.it/sulpoteremonopolisticodiclinlombardia.

La petizione verrà presentata al Parlamento Europeo, alla Camera dei deputati della Repubblica Italiana, al Senato della Repubblica Italiana

e per opportuna conoscenza:

Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente della Repubblica Italiana.

Studi di teologia politica

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Paolo Ferrario: La svolta linguistica, Facebook

Intendo fare una ricerca abbastanza sistematica su quella che chiamo

 

LA SVOLTA LINGUISTICA DELLA NUOVA DESTRA

qui un primo repertorio dal 2000 al 2006:

http://www.segnalo.it/TRAC CE/svoltalingua/INDEX-SVOLTALINGUA.htm

Il linguaggio inaugurato dal 1994 ha questi tratti comunicativi:

- aggressività: tono alto della voce, digrignamento dei denti, insulti corredati da risate sgangherate

- denigrazione morale dell’avversario: consiste nello svilire PRIMA la persona parlante e POI i suoi argomenti

- indifferenza morale in rapporto agli esiti della denigrazione

- menzogna e disconferma: l’affermazione del giorno precedente viene smentita il giorno dopo: questo per ottenere l’effetto “schizzo di fango” (qualcosa resterà, anche se smentito)

Oggi è il cattolico di comunione e liberazione Renato Farina a fare una operazione di denigrazione morale, indifferente al possibile assassinio di Roberto Saviano per mano della camorra campana:

Quello di Saviano è l’anatema di un guru diventato giannizzero

C’è una notazione interessante:
i cattolici di comunione e liberazione decono di sè di essere “per la PERSONA
Tuttavia loro intendono per “PERSONA” solo se stessi

http://www.ilgiornale.it/interni/quello_saviano_e_lanatema_guru_diventato_giannizzero/15-11-2009/articolo-id=399112-page=0-comments=1

La cultura della sinistra ha reagito alla svolta linguistica della nuova destra con una simmetrica comunicazione che ha questi tratti:

- aggressività: tono alto della voce, digrignamento dei denti, insulti corredati da risate sgangherate

- denigrazione morale dell’avversario: consiste nello svilire PRIMA la persona parlante e POI i suoi argomenti

- indifferenza morale in rapporto agli esiti della denigrazione

- “benaltrismo“: data la difficoltà a elaborare programmi credibili nella gran parte della opinione pubblica l’interiezione-chiave è “ma il problema è un altro

Ma hanno fatto di ben peggio: le sinistre hanno intenzionalmente e strategicamente affossato i due governi Prodi (1998 e 2008), che erano l’unica prospettiva riformistica di una politica aggiornata di centrosinistra capace di competere sul piano dei programmi a quelli che sono poi stati vincenti ale elezioni.
Se siamo nella situazione in cui siamo le responsabilità sono lì sulla cronaca storica belle e chiare

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