Operazione della Polizia all’alba di stamani in tutta Italia contro esponenti dei Centro sociali, dell’area anarchica e dell’autonomia che hanno partecipato a manifestazioni No Tav in Val Susa la scorsa estate. In 15 province sono state eseguite 26 ordinanze di custodia cautelare, una agli arresti domiciliari, quindici di obbligo di dimora e una di divieto di risiedere nella provincia di Torino. Sono lo sbocco di un’inchiesta della Digos della Questura di Torino e della Procura del capoluogo piemontese sulla guerriglia che si scatenò in Val Susa il 27 giugno e il 3 luglio dello scorso anno.
Ne discutiamo con Maurizio Tropeano. In studio Guido Tiberga. altro
Per descrivere lo stile comunicativo atipico di Mario Monti, il Prof. Morcellini parla di “Monti style” definendolo come «una dimostrazione di capacità comunicative per molti versi innovative della nostra scena politica». Tra gli elementi pregnanti che caratterizzano il nuovo premier, Morcellini mette in risalto «la sua voluta antispettacolarità che intende marcare in modo chiaro ed eccezionale la differenza con Silvio Berlusconi in quanto precedente inquilino di Palazzo Chigi». Secondo Morcellini il Presidente del Consiglio non appare interessato a seguire «le orme del berlusconismo, e proprio in questo risiede la sua capacità di parlare al popolo dell´antipolitica. Con il passare del tempo, infatti, la vera alternativa al mainstream sembra essere uno stile argomentativo sobrio e lontano dalla politica urlata, pieno di contenuti e lontano dal rincorrersi degli slogan».
Non si ferma la protesta del Movimento dei Forconi in Sicilia. Nell’isola ora scendono in piazza anche gli studenti, a fianco del movimento Forza d’Urto. A Palermo il corteo degli studenti è partito verso le 10 da piazza Indipendenza e ha attraversato la città fino al porto, ormai chiuso da due giorni, dove i giovani si sono uniti al presidio del movimento. Momenti di tensione nel capoluogo siciliano dove è stata bruciata anche una bandiera italiana durante il corteo. Anche le altre città sono state teatro delle manifestazioni studentesche come a Catania, a Vittoria in provincia di Ragusa e a Canicattì in provincia di Agrigento.
Umberto Bossi della Lega Nord Insulta pubblicamente il Presidente della Repubblica: reato di vilipendio, Crea la tua petizione online, cambiamo questo mondo dal basso. Firma per per le tue battaglie
1 giorno fa – Lo Sciopero dei Taxi minaccia di bloccare Roma, Fiumicino e l’Italia. Monti in trattativa, Alle 12 incontro a Palazzo Chigi tra sindacati e governo …
… alle manifestazioni di piazza, agli attentati anche sanguinosi, … Al punto che Equitalia, dopo aver cercato di respingerlo insieme a Sogei (il gestore …
2 gen 2012 – Roma, 2 gen. (Adnkronos) – “Continuano gli attentati contro gli uffici diEquitalia, nelle ultime ore sono avvenuti a Foggia e Modena. Si puo’ dire …
Il gesto delle corna per Giorgio Napolitano, apostrofato con la garbata definizione di terùn. Poi, sull’onda del coro dei militanti padani (“Monti vai a fare in c…”), una dedica raffinata anche al presidente del consiglio Mario Monti (“e magari gli piace, c…”"). Era la sera del 29 dicembre e nel gelo della kermesse leghista Berghem frecc di Albino (Bergamo), per scaldare il popolo verde Umberto Bossi, di fronte alle telecamere, si era esibito in un comizio parecchio disinvolto.
Quelle offese rivolte al capo dello Stato e al premier, però, potrebbero costargli care. Decine di cittadini italiani lo hanno denunciato per vilipendio al capo dello Stato e offese alle cariche istituzionali. La querela contro il segretario federale del Carroccio sarà depositata in dieci città: Verona (capofila), Vicenza, Bassano, Bergamo, Brescia, Trento, Milano, Roma, Napoli, Bari.
Una specie di class action politica – con una raccolta di firme geograficamente trasversale – in nome del rispetto e dell’onorabilità delle istituzioni. Il Senatore della Repubblbica ed ex ministro delle Riforme, Bossi – si legge nella denuncia – “ha proferito frasi e rivolto gesti di una gravità inaudita allIndirizzo delle più alte cariche dello Stato nonché dell’intera comunità nazionale” (per via della insulto “terùn”). “Usciamo dall”Italia andiamocene via” aveva esordito il Senatùr al raduno di Albino. Fino a quel “mandiamo un saluto
al Presidente della Repubblica “(facendo con la mano destra il gesto delle corna) . “D’altra parte nomen Oman… – aveva continuato – Si chiama napoletano… Oh no! Non sapevo che l’era un terùn”.
Secondo gli autori della denuncia non si è trattato di goliardia ma di un “attacco sovversivo contro l’Unità d’Italia e i suoi organi costituzionali”. I reati che si potrebbero prefigurare sono sovversione, vilipendio della Repubblica, delle istituzioni, nonché il reato di offesa all’Onore e al prestigio del presidente della Repubblica e vilipendio della nazione. L’iniziativa civile è partita da Verona, dove sono state raccolte le prime firme e presentate in Procura dagli avvocati. Il passaparola si è poi sparso nelle altre città.
La Procura competente – quella insomma che dovrà gestire il fascicolo sulle esternazioni di Bossi – è Bergamo: visto che gli eventuali reati, qualora dovessero essere accertati, si sono consumati a Albino, in Val Seriana, nella Bergamasca. Roccaforte leghista (la Provincia è guidata dal lumbard Ettore Pirovano), a Bergamo c’è stato però anche chi, e sono decine, non ha per niente gradito l’esuberanza anti italiana del leader della Lega, e il disprezzo dimostrato verso le istituzioni. Anche a Bergamo, come nelle altre città, le firme in calce sulla denuncia sono di cittadini comuni, estrazione sociale e appartenenza politica assortita, anche diversi immigrati.
Il Presidente del Consiglio ha appreso da fonti di stampa che il Senatore Roberto Calderoli avrebbe presentato in data odierna un’interrogazione a risposta scritta con la quale chiede di dar conto delle modalità di svolgimento della cena del 31 dicembre 2011 del medesimo Presidente del Consiglio.
Il Presidente Monti precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.
Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.
Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze.
Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie).
La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale.
Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.
Nel dare risposta al Senatore Calderoli, il Presidente Monti esprime la propria gratitudine per la richiesta di chiarimenti, poiché anche a suo parere sarebbe “inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare una festa utilizzando strutture e personale pubblici”. Come risulta dalle circostanze di fatto sopra indicate, non si è trattato di “una festa” organizzata “utilizzando strutture e personale pubblici”.
D’altronde il Presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni, quali gli incontri con rappresentanti istituzionali o con membri di governo stranieri. Pertanto, il Presidente, per raggiungere il proprio domicilio a Milano, utilizza il treno, a meno che non siano previsti la partenza o l’arrivo a Milano da un viaggio ufficiale.
esposto alle Procure della Repubblica
per sapere se i grossolani e disgustosi insulti di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configurino il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato.
In diritto penale si parla di vilipendio (dal latino vilipendere, composto da vilis, vile, e pendere, stimare: considerare vile) in riferimento ad alcuni reati che consistono in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti (particolarmente le istituzioni dello Stato)
Fra i tipi di reato individuabili nel codice penale italiano c’è il :
Vilipendio del presidente della Repubblica (art. 278): Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni
Documentazione sui fatti:
ALBINO (Bergamo), festa “Berghem Frecc” 30 dicembre 2011 – Insulti, fischi e grevi ironie contro il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica” (con il segno del dito): è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli.
“Il presidente della Repubblica – ha detto Umberto Bossi – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.
Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo” (si tratta di una minaccia ritorsiva?).
Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini napoletane di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.
per sapere se questo grossolano e disgustoso insulto di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configuri il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato
In diritto penale si parla di vilipendio (dal latino vilipendere, composto da vilis, vile, e pendere, stimare: considerare vile) in riferimento ad alcuni reati che consistono in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti (particolarmente le istituzioni dello Stato)
Vilipendio del presidente della Repubblica (art. 278): Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni
Documentazione:
ALBINO (Bergamo), festa “Berghem Frecc” 30 dicembre 2011 - Insulti, fischi e grevi ironie contro il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica” (con il segno del dito): è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli.
“Il presidente della Repubblica – ha detto Umberto Bossi – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.
Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo” (si tratta di una minaccia ritorsiva?).
Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini napoletane di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.
“Sono rimasta dispiaciuta e sorpresa per un linguaggio che pensavo appartenessa a un passato del quale non possiamo andare certo orgogliosi”, ha aggiunto il ministro riferendosi alle lotte sindacali dei decenni scorsi.
La Fornero ha poi stigmatizzato la “personalizzazione dell’attacco che non fa merito a chi lo ha condotto”
“Lei è un cialtrone. La sua arroganza non ha veramente limiti”. Così il deputato della Lega Gianluca Pini si rivolge, in Aula alla Camera, al presidente di Montecitorio Gianfranco Fini. Pronta la replica, che arriva mentre si levano molti brusii nell’emiciclo: “Non le consento di insultare la presidenza…è proprio vero – aggiunge Fini – che ogni botte dà il vino che ha”. altro
13 12 2011 Scilipoti parla con i manifestanti. Poi li insulta
Erano cittadini che manifestavano davanti Montecitorio per i diritti dei disabili. Messo sotto pressione dalle domande e dalle accuse incalzanti, il deputato di Popolo e Territorio è passato alle offese
“… Il libro che più mi ispira è il volto umano, fino al punto che non riesco a parlare, e nemmeno a formulare un pensiero, se non mi sta davanti qualcuno: almeno uno, un essere vivente; allora sono sicuro che il discorso si snoda in tutta abbondanza, come un torrente, a volte in troppa piena. Mi succede così quando predico, ad esempio: pur dopo anni e anni di praticaccia. E’ così: non mi viene la parola se non mi rappresento qualcuno in ascolto o che mi parli. Anzi, è questa la ragione per cui quasi tutto il mio scrivere si svolge in forma di colloquio: è sul filo dell’io e del tu che si snoda il discorso. A osservare bene, tutta la mia poesia è un colloquio.
No, non c’è praticaccia che tenga: se non guardo in faccia la gente, non riesco a parlare.
Sì, il mio primo libro è la faccia dell’uomo. Sono uno dal colloquio a vivo, più che di lettura, anche se il desiderio di leggere mi perseguita con graffiante nostalgia: uno dei tanti desideri che mi lampeggiano dentro, da sempre.” (David Maria Turoldo, La mia vita per gli amici)
“Dicono tutti che c’è la crisi ma i ristoranti sono pieni” è un classico dell’uomo della strada. Lo dice il tassista, lo dice l’avventore del bar, probabile che lo abbia detto ciascuno di noi in uno di quei momenti di spensierata dabbenaggine che costellano la vita di ogni persona qualunque. Sentire per la prima volta pronunciare quella frase al G20, da un capo di governo, è una svolta storica: vuoi dire che l’uomo della strada, con tutta la sua spensierata dabbenaggine, è arrivato al vertice. Ci ritroviamo dunque a essere governati da uno qualunque, che quando pensa una fesseria qualunque la dice a tutti. Probabile che alcuni italiani ne siano soddisfatti: “che bello, finalmente un pirla come me è al potere, questa sì che è democrazia”. Ma è probabile, anche, che altri italiani, tra i quali mi annovero, ne siano invece desolati. Forse suggestionati da vecchie letture scolastiche (Pericle, per esempio) pensavano che la democrazia fosse una selezione dei migliori. Aperta a tutti, ma destinata a individuare i migliori. Il vecchio concetto di classe dirigente, insomma. Ritrovarsi rappresentati nel mondo da uno che pensa e parla come l’ultimo di noi è un bruciante fallimento. Votare per uno “come noi” significa sprecare il voto e sprecare la democrazia. Vogliamo votare per uno che sia migliore di noi. Per questo – so-prattutto – non abbiamo mai votato Berlusconi.
L’immaginario leghista è un fenomeno che non può essere compreso all’interno dei canoni della razionalità politica perché si regge su elementi di differente natura e presenta caratteri originali. L’evento si terrà Giovedì 13 e Venerdì 14 ottobre 2011 presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca, Edificio U6, Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano
Dal 1994, con il dominio del berlusconismo, non solo inizia un nuovo ciclo della politica italiana ma si instaura, anche in relazione alla potenza informativa delle televisioni, un diverso tipo linguaggio della comunicazione politica.
Questo linguaggio funziona così:
- aggressività: tono alto della voce, digrignamento dei denti, insulti corredati da risate sgangherate
- denigrazione morale dell’avversario: consiste nello svilire PRIMA la persona parlante e POI i suoi argomenti
- indifferenza morale in rapporto agli esiti della denigrazione
- menzogna e disconferma: l’affermazione del giorno precedente viene smentita il giorno dopo: questo per ottenere l’effetto “schizzo di fango” (qualcosa resterà, anche se smentito
i link sottostanti rimandano al lavoro di analisi che effettuavo sul sito www.segnalo.it e terminano nel 2006. Negli anni successivi il miserabile (ma necessario) monitoraggio di questa degradazione linguistica si sposta qui: http://polser.wordpress.com/category/3-politica-italiana/linguaggio/Oggi occorrerebbe includere in questa ricerca il linguaggio dell’attore gheddafiano Grillo e agli esponenti del suo personalistico movimento che si chiama, credo, “il popolo viola” . Ma il disgusto è troppo profondo per dedicargli troppo tempo: ”Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, Dante, La divina commedia
2006
film documentario “Camicie Verdi”, la sconvolgente indagine di Claudio Lazzaro, ex-giornalista del Corriere della Sera, sulle origini e gli sviluppi della Lega Nord
La giornata di ieri era iniziata con l’attacco al Capo dello Stato del capogruppo alla Camera Reguzzoni, il sodale di Bossi che vorrebbe sorgere la Padania sulle ceneri dell’Italia, e per il quale «il popolo conta più di Napolitano». E finita con un Umberto Bossi ai limiti del cattivo gusto, «Napolitano mi è simpatico anche quando mi attacca, lo andrò a trovare». Per non dire dello stesso Berlusconi, che uscito dal Quirinale ha telefonato al ministro Galan e gli ha commentato così l’incontro: «La notizia è che il presidente della Repubblica non si dimette». Come Galan ha riferito, in diretta televisiva, ridendo: «E’ solo una battuta, solo un modo per dire che Berlusconi, a dimettersi, non ci pensa proprio»
“La frase sul Paese di m.? Sì, ma son cose che si dicono a notte inoltrata”.
Non è facile per il premier di una nazione, grande o piccoloa che sia, giustificare una frase come quella riferita a Berlusconi e intercettata nelle sue conversazioni notturne con l’”amico” (le procure non riescono a dare altre definizioni pertinenti) Lavitola.
Per riuscire nell’impresa di auto-difendersi, il presidente del Consiglio sceglie l’attacco, come nel suo stile, unito alla lamentazione. Il contrario dello stile britannico (never explain, never complain): e infatti per quel “shitty country” (paese di merda) gli inglesi, dal Guardian al Financial Times, si chiedono solamente come mai durante i drammatici giorni dell’attacco speculativo all’Italia, il suo premier passava le notti a discutere con i suoi avvocati. O con i suoi amici.
Da un lato il proprietario e direttore della testata Avanti! , che fu organo del Psi, si adoperava per aumentare le ansie giudiziarie del premier, e dall’altro provava a dirigere a proprio vantaggio le mosse processuali di Gianpaolo Tarantini, divenuto famoso per aver accompagnato donne a pagamento nelle residenze del capo del governo. E che al capo del governo poteva e potrebbe procurare qualche problema se dai fascicoli ancora segreti uscissero, nel processo barese a suo carico, le telefonate tra lui e Berlusconi; «ricordo che erano politicamente… mediaticamente pesanti», dice Tarantini a Lavitola in una telefonata.
È questo l’oggetto della trattativa nella quale Lavitola prendeva da Berlusconi i soldi per addomesticare Tarantini, ma al tempo stesso li nascondeva a Tarantini trattenendone per sé una buona fetta. Così si muoveva, nella ricostruzione dei pubblici ministeri napoletani, questo «soggetto senza scrupoli che non sembra fermarsi davanti a nulla», e nel suo ufficio romano di via del Corso tiene in bella vista le foto sue e del figlio in compagnia del premier.
«Nauseato da questo Paese»
Con Berlusconi Lavitola giocava al rialzo, puntando sui rischi che il presidente del Consiglio poteva correre nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4, dove peraltro è indagato Lavitola e non Berlusconi. Che infatti gli dice: «Non me ne fotte niente, capito?».
È la conversazione intercettata il 13 luglio scorso, alle 11 e un quarto di sera, nella quale il premier si lancia in un autentico sfogo: «Io sono assolutamente tranquillo… a me possono dire che scopo, è l’unica cosa che possono dire di me, è chiaro? Mi mettono le spie dove vogliono, mi controllano le telefonate… non me ne fotte niente… Io tra qualche mese me ne vado per i c… miei… da un’altra parte e quindi… vado via da questo Paese di m… di cui sono nauseato… punto e basta».
L’inchiesta che ha portato all’arresto di Tarantini – l’imprenditore barese che nel 2008 aveva portato Patrizia D’Addario a palazzo Grazioli – era stata al centro di una anticipazione, il 24 agosto scorso, del settimanale Panorama. Nell’indagine anche Valter Lavitola, direttore ed editore del quotidiano online Avanti!, per il quale è stato chiesto l’arresto. L’inchiesta è condotta dai sostituti procuratori Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli. Secondo Panorama, l’estorsione ai danni del Cavaliere sarebbe consistita in un versamento di 500 mila euro a Tarantini e in altre somme(20mila euro) versate ogni mese per pagare l’affitto della casa romana, forse quella in via Veneto dove oggi l’imprenditore barese e la moglie sono stati arrestati. Il presidente del Consiglio ha negato di essere vittima di un’estorsione e a Panorama ha dichiarato: ”Ho aiutato una persona (cioè Tarantini, ndr) e una famiglia con bambini che si è trovata e si trova in gravissime difficoltà economiche. Non ho fatto nulla di illecito, mi sono limitato ad assistere un uomo disperato non chiedendo nulla in cambio”.
L’ipotesi della procura di Napoli, secondo la ricostruzione di Panorama, è che Tarantini abbia ricevuto il compenso per continuare a dichiarare, nel processo barese in cui è indagato, che Berlusconi non sapeva di ospitare alle sue feste escort prezzolate dallo stesso imprenditore pugliese. Secondo l’accusa, il mezzo milione sarebbe dovuto servire, soprattutto, a convincere Tarantini a scegliere la strada del patteggiamento in un procedimento in cui sarebbe l’unico imputato, evitando così un processo pubblico con la conseguente diffusione di intercettazioni telefoniche ritenute imbarazzanti per il premier.
”Non era giusto aumentare le pene per quelli che si sentono anche un po’ disturbati da certe manifestazioni, persone normali che a volte si lasciano scappare qualche parola, anche in senso anche bonario”. Cosi’ Umberto Bossi ha commentato la bocciatura dell’aggravante dell’omofobia, avvenuta nei giorni scorsi alla Camera anche con i voti della Lega Nord.
”Meno male – ha detto Bossi – che non è passata l’aggravante dell’omofobia, tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta, questo è un augurio che facciamo a tutti. Meno male che ci siamo opposti a questa legge, perché non era giusta”.
Ancora uno scontro tra il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e un gruppo di contestatori. Invitato lunedì scorso a Viterbo a ‘Medioera’, il festival della cultura digitale di Viterbo, il ministro è stato fischiato dal pubblico mentre veniva intervistato dal direttore del quotidiano ‘Il Tempo’ Mario Sechi.
“Ma non vi rendete conto di quanto siete disperati e disgraziati? Ogni urlo che fate dimostra la vostra cretineria. Ho il consenso di 60 milioni di italiani e posso tollerare qualche cretino”, ha detto il ministro al gruppo di contestatori.
E’ tipico della cultura di sinistra. prima portano in palmo di mano qualcuno, finchè gli serve (in questo caso Umberto Veronesi). Poi quando questa sgarra dagli ordini ideologico culturali lo linciano e scannano. L’ho già provato sulla mia pelle. Ed è per questo che ora sono altrove.
Paolo Ferrario
….
Da eroe della sinistra a bersaglio. Da simbolo della battaglia antioscurantista, a favore della dignità della donna, della fecondazione assistita, di un fine vita dignitoso, a «propagandista» che «indossa la maglia degli ultras». Il problema è uno solo: Veronesi non è contrario al nucleare. E — a un mese dal referendum—ambientalisti, dipietristi e adesso pure giornali vicini al Pd non glielo perdonano.
Dal 1994, con il dominio del berlusconismo, non solo inizia un nuovo ciclo della politica italiana ma si instaura, anche in relazione alla potenza informativa delle televisioni, un diverso tipo linguaggio della comunicazione politica.
Questo linguaggio funziona così:
- aggressività: tono alto della voce, digrignamento dei denti, insulti corredati da risate sgangherate
- denigrazione morale dell’avversario: consiste nello svilire PRIMA la persona parlante e POI i suoi argomenti
- indifferenza morale in rapporto agli esiti della denigrazione
- menzogna e disconferma: l’affermazione del giorno precedente viene smentita il giorno dopo: questo per ottenere l’effetto “schizzo di fango” (qualcosa resterà, anche se smentito
film documentario “Camicie Verdi – Bruciare il tricolore”, la sconvolgente indagine di Claudio Lazzaro, ex-giornalista del Corriere della Sera, sulle origini e gli sviluppi della Lega Nord
Dal 1994 non solo inizia un nuovo ciclo della politica italiana ma si instaura e diffonde come un virus, anche in relazione alla potenza informativa delle televisioni, un diverso tipo linguaggio della comunicazione politica.
Questo linguaggio funziona così:
- aggressività: tono alto della voce, digrignamento dei denti, insulti corredati da risate sgangherate
- denigrazione morale dell’avversario: consiste nello svilire PRIMA la persona parlante e POI i suoi argomenti
- indifferenza morale in rapporto agli esiti della denigrazione
- menzogna e disconferma: l’affermazione del giorno precedente viene smentita il giorno dopo: questo per ottenere l’effetto “schizzo di fango” (qualcosa resterà, anche se smentito)
Riprenderò, perchè è necessario lasciare traccia, questo degradato e degradante cammino. Qui il mio precedente archivio, che avevo interrotto per nausea:
per la serie SCHIFEZZE DA NAUSEA e i comunisti non si smentiscono mai:
Ben 3mila euro al giorno, pari a 600 euro a minuto per un totale di 1 milione e mezzo di euro: è la somma che intascherà il direttore del quotidiano “Il Foglio”, Giuliano Ferrara, per la nuova trasmissione che condurrà a partire dal prossimo 14 marzo su Rai1 dal titolo “Radio Londra”. Le cifre sono state rivelate nel numero uscito ieri del “Fatto quotidiano”, definite esorbitanti per uno show di approfondimento della durata di appena 5 minuti.
…
l’ennesimo vertiginoso stipendio pagato da casa Rai non sorprende più di tanto vista la retribuzione di Bruno Vespa (1,2 milioni più extra) o di Michele Santoro (800mila euro).
Nella palude. La fase attuale della politica italiana potrebbe essere efficacemente riassunta così: da una parte il populismo di territorio di marca leghista, dall’altra il populismo del sogno berlusconiano. Nel mezzo una sorta di populismo giustizialista, marcato dai segni inquietanti dell’invidia sociale. Il tratto comune di questi fenomeni sta nel rinserrarsi cieco nei propri egoismi territoriali, nelle invidie di vicinato, nel gossip televisivo…
Mai come ora c’è stato bisogno di politica, in grado di ripensare i comportamenti collettivi nel contesto di spaesamento prodotto dalla globalizzazione.
Rancore, cura, operosità sono metafore sociali che indicano i modi differenti in cui i soggetti si relazionano di fronte alle difficili sfide poste dalla vita quotidiana. C’è un grave pericolo che bisogna evitare: la saldatura politica tra la “comunità del rancore”, con le sue paure già quotate da tempo al mercato della politica, e le preoccupazioni e le angustie degli “operosi” che pur con mille difficoltà fanno impresa nella globalizzazione. Solo coniugando insieme la “comunità di cura” figlia del welfare e fatta di operatori, medici, insegnanti, impresa sociale, volontariato, che quotidianamente si impegnano sul territorio per produrre inclusione sociale, con il mondo degli “operosi” si potrà costruire una società aperta. Sta in questo corno la sfida della fase attuale.
Duecento persone in strada per dire «no» alla censura di Saviano da parte della giunta di Preganziol. Manifestazione davanti alla biblioteca. Un reading con gli scrittori del bando-Donazzan
L’assessore alla Cultura Roberto Zamberlan nega di voler licenziare la bibliotecaria Lucia Tundo per la quale, dopo il caso-Saviano, è probabile un richiamo formale. Per tutelarsi , la bibliotecaria avrebbe già nominato un legale di…
E’ stata riacquistata dal Comune di Preganziol la copia di “Gomorrà, il libro di Roberto Saviano che risultava essere sparito dalla biblioteca civica, con corollario di polemiche di chi sospettava potesse essersi trattato di un caso di…
Conferenza stampa del sindaco di Preganziol Sergio Marton sul caso-Saviano: “Gomorra in biblioteca non c’è più ma noi non l’abbiamo censurato”. E il Comune sporge denuncia per furto contro ignoti
Come siamo arrivati a questo punto? Perché si è prodotta una divisione di valutazione tra i cittadini? Perché è diventato inevitabile ricorrere alle grandi manifestazioni pubbliche? Rispondere a queste domande significa fare i conti con l’impronta che il berlusconismo ha dato alla vita civile e politica italiana – e alla sua moralità. Qualunque cosa succeda, siamo davanti ad una transizione al post-berlusconismo già pregiudicata.
Che lo scontro avvenga ora esplicitamente sul confine tra moralità privata e moralità pubblica non sorprende. Il successo iniziale di Berlusconi puntava espressamente a ridisegnare i confini tra questi due termini, inizialmente declinati in termini esclusivamente sociali ed economici. Liberalismo, anti-burocratismo, anti-statalismo, anti-moralismo, anti-comunismo. Di nuovo è il sogno evocato al Teatro dal Verme di Milano. Ma questa volta l’esibizione delle «mutande» segna un salto di qualità: il diritto alla trasgressione privata viene presentato come segno di emancipazione dalla presunta oppressione giudiziaria.
Chi trae beneficio dal berlusconismo – non importa se effettivo o ancora in prospettiva (ma intanto il «vecchio sistema» si è sfasciato irreversibilmente…) è convinto che esiste un nesso positivo tra il comportamento privato del Cavaliere e il suo successo politico. Dopotutto Berlusconi ha vinto la prima e più grande della sue battaglie – quella del conflitto di interessi tra il suo enorme potere economico privato e il suo ruolo pubblico. Questo conflitto infatti è stato praticamente archiviato. Chissà quanti sostenitori del Cavaliere (forse anche qualcuno tornato silenzioso) si augurano che vinca anche questa battaglia che in un primo tempo appariva meno seria della prima, invece è più insidiosa.
Ma allora – molti si chiedono – perché Berlusconi non si presenta davanti al giudice per chiarire le sue buone ragioni? Il solito Ferrara giorni fa, prima delle sue ultime esibizioni, ha ripetuto la tesi liberale che «il peccato non è reato». In realtà nel caso Ruby, questo argomento non regge perché l’oggetto della controversia consiste proprio nel configurarsi di un reato previsto dalla legge liberale. Allora si preferisce eludere l’oggetto e sparare in generale contro il puritanesimo bacchettone.
Il resto lo fa il deragliamento del linguaggio pubblico verso lo scurrile, esibito come emancipatorio. E’ un modo volgare per ribadire la pretesa di ridefinire i confini tra moralità privata e moralità pubblica, nella convinzione che la presunta maggioranza degli italiani sia pronta per questo passaggio. Verso dove? Che non sia affatto così lo dimostrano le manifestazioni di donne e di uomini di ieri e i forti dibattiti da esse innescati.
A questo punto vorrei aggiungere un’osservazione sul mondo cattolico che, al di là delle nette dichiarazioni di principio, reagisce con imbarazzo a quanto sta accadendo. E’ diviso, ancora una volta. Di fronte all’annunciata protesta delle donne qualcuno non si è trattenuto dal rinfacciare loro: «Che cosa pretendevate voi donne laiche, dopo quello che avete fatto della vostra riconquistata libertà?». E’ un maldestro tentativo di rovesciare il quadro delle responsabilità.
Uno dei «capolavori» politici del berlusconismo è stata la frattura creata nel mondo cattolico. Ad esso si è presentato e si presenta come la diga anti-laicista, semplicemente garantendo il pacchetto dei «valori non negoziabili». Il resto dovrebbe rimanere il peccato personale del Cavaliere, stigmatizzabile solo come tale. Gli ultimi attacchi di Berlusconi alla magistratura avrebbero dovuto modificare l’atteggiamento politico della consistente componente cattolica che lo sostiene. Se il comportamento pratico di quest’ultima continua a rimanere elusivo, il mondo cattolico italiano non sarà più in grado di offrire una classe politica capace di guidare il Paese in nome dell’etica pubblica e nella pluralità delle sue componenti.
Come ogni soap opera che si rispetti, la locandina è melodrammatica: il protagonista, Silvio Berlusconi, è «prigioniero del mondo che lui stesso ha creato»; la donna dello scandalo, Ruby Rubacuori, ha un soprannome adatto alla parte e recita il copione strappalacrime con frasi del tipo «Ho inventato una vita parallela». IlNew York Times si è inventato questa vignetta-poster per corredare l’articolo sul caso Ruby – intitolato «Surreale: una soap opera con Berlusconi» – in cui si racconta l’apparizione televisiva della «bellissima ballerina da nightclub18enne»Karima el Mahroug al programma di Alfonso Signorini su Canale 5, Kalispera.
La performance di Ruby, scrive Rachel Donadio, è stata «l’ultima puntata di una tragicommedia surreale e molto italiana che mescola fatti e finzione, realtà e reality tv, in una terra in cui il confine tra apparenza e realtà è stato a lungo confuso, dentro e fuori la politica». Il Nyt riferisce della testimonianza di Ruby, che ha raccontato di non aver mai avuto rapporti sessuali con il premier.
L’indagine in corso– prosegue il Nyt – è l’ultimo episodio di un melodramma in onda da 17 anni, recitato da Berlusconi di fronte a un’audience «plasmata dalla cultura televisiva sensazionalistica» che lui ha contribuito a creare con la principale emittente privata italiana. «Oggi, la tensione drammatica sale». E Berlusconi sembra «sempre meno il leader di un Paese europeo occidentale e sempre più un personaggio di un dramma di fine impero romano, i cui attori sembrano ormai aver perso il controllo del loro destino».
Il New York Times pone la domanda che si fanno in molti, in Italia e all’estero:com’è possibile che Berlusconi sia ancora al potere? «La risposta è semplice: la politica». Secondo il Nyt «un numero crescente di italiani cambierebbero canale se ci fosse un’alternativa», ma la sinistra è debole e il centro sfocato. Per ora, il primo ministro ha una maggioranza parlamentare, anche se di stretta misura. Il suo destino è in mano alla Lega Nord, «sempre più irrequieta» e «nessuno ha escluso elezioni anticipate».
Qualche mese fa, dopo una bestemmia del presidente del consiglio Berlusconi alla fine di una sua barzelletta, un esponente della gerarchia cattolica, custode della morale, disse che bisognava “contestualizzare” l’evento.
«La bestemmia va contestualizzata” dichiarava Monsignor Fisichella». «Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose – proseguiva il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione – Certamente non bisogna da un lato diminuire la nostra attenzione, quando siamo persone pubbliche, a non venir meno a quello che è il nostro linguaggio e la nostra condizione. D’altra parte credo che in Italia dobbiamo essere capaci di non creare delle burrasche ogni giorno per strumentalizzare
situazioni politiche che hanno già un loro valore piuttosto delicato. Ritengo anche che si debba fare di tutto per evitare il conflitto e dobbiamo quindi guardare a cose più importanti
In sostanza per la struttura del potere della chiesa cattolica una bestemmia in sede pubblica di Berlusconi non era da criticare.
In questi giorni l’accusa è di favoreggiamento della prostituzione minorile e di concussione. Probabilmente anche questi fatti “privati” dell’uomo più pubblico che ci sia andranno “contestualizzati” per l’altissimo prelato della chiesa cattolica?
Paolo Ferrario, 19 gennaio 2011
per memoria ricordo questo accorato messaggio di un parroco di campagna:
Pubblichiamo la lettera che il parroco di Antrosano, don Aldo Antonelli (già parroco di PoggioFilippo) ha inviato al Cardinale Bagnasco dopo le posizioni assunte dalla Chiesa sugli ultimi episodi che sono avvenuti in Italia (25 novembre 2010).
Signor Cardinale,
mi rivolgo a Lei come Presidente della Conferenza Episcopale Italiana per esprimerle il mio disagio e porle delle domande.
In questi ultimi tempi si è andata ingrossando la valanga di volgarità e di oscenità che già da tempo investe il paese Italia e che sta cancellando, ogni giorno di più, ogni traccia di pudore, senso del limite, coscienza di dignità e che ha imposto un degrado dell’etica pubblica, insomma tutte quelle virtù che con fatica noi parroci cerchiamo di impiantare e tener vive nell’anima dei nostri fedeli.
Da tempo anche i laici più avvertiti lamentano i pericoli di questa deriva, se già nel lontano 2007 Eugenio Scalfari su Repubblica denunciava il pericolo di un andazzo che “vellica gli istinti peggiori che ci sono in tutti gli esseri umani. Impastando insieme illusorie promesse, munificenza, bugie elette a sistema, tentazioni corruttrici, potere mediatico. Una miscela esplosiva, capace di manipolare e modificare in peggio l’antropologia di un intero paese” (Eugenio Scalfari su La Repubblica del 25.11.2007).
Il disagio di fronte a questo stato di cose è ancor più esacerbato dalle cene allegre del segretario di Stato, dalle parole equivoche di Mons. Fisichella e dal silenzio correo di Lei, presidente della CEI.
Soprattutto le parole di contestualizzazione di mons. Fisichella che mirano a giustificare ciò che invece bisognerebbe condannare e i Suoi silenzi prudenziali che tendono a “coprire” ciò che non si può più tacere, appaiono a noi, parroci di periferia, inequivocabilmente immorali e omicidi.
Noi, cui le bestemmie dei violenti fanno meno paura che il silenzio degli onesti.
Cosa altro deve avvenire perché finalmente si oda il Vostro grido e la Vostra condanna? Quale maledizione perché Voi Vescovi finalmente parliate? Il disagio, alla base, è grande.
E in questo disagio si fa strada lo smarrimento, lo sconcerto, la desertificazione degli orizzonti, il dubbio di non essere più all’altezza delle problematiche che la realtà impone. E sorgono delle domande, grosse e gravi come macigni.
Sinteticamente, per non trattenerla oltre il dovuto, ne enumero tre.
1. Circa le parole di mons. Fisichella, le chiedo: ci possono essere situazioni nelle quali la bestemmia diventa lecita? E, nel caso, quali sono? Noi parroci vorremmo conoscerle queste situazioni, individuare questi contesti, anche per risparmiare ai nostri fedeli inutili rimorsi di coscienza….
2. Sempre in tema di “contestualizzazione” le chiedo: perché questa “accortezza cautelativa” è stata usata per Berlusconi mentre è stata accantonata per casi ben più gravi e drammatici come per Welby ed Eluana Englaro? Forse che nell’applicazione della legge morale, anche nella Chiesa esistono corsie preferenziali per l’imperatore ed impraticabili ai comuni mortali?
Ricordo che per i funerali religiosi di Welby, vergognosamente vietati dalla chiesa, fui contattato dai familiari per una benedizione in aperta piazza; declinai l’invito, ricorrendo quel giorno la Domenica della Palme, ma anche per una mancanza di coraggio di cui oggi mi vergogno.
3. Quanto ai suoi silenzi, che sembrano programmati al fine di barattarli con vantaggi corposi circa, per es., il finanziamento delle scuole cattoliche, le chiedo: che differenza c’è tra una prostituta che vende il corpo per danaro ed una chiesa che, sempre per danaro, svende l’anima? Nella mia sensibilità morale una differenza c’è: una donna povera ha comunque il diritto a vivere, mentre la chiesa, per vivere, memore delle parole del suo Maestro, deve pur saper morire.
Non avrei parole per commentare questo video (mi mancano, talmente è deprimente).
Lascio qui solo un appunto storico, a futura memoria: costei è una senatrice della Lega Nord (partito accreditato al 20 % alle prossime elezioni) che presiede la seduta delle votazioni sulla legge per l’università
Volgarità e sconcezze, in questi giorni, arrivano da tutte le parti e da persone che si credono élite, classe dirigente, leader e maestri nell’arte della politica. Nei confronti delle donne le scemenze ingiuriose si scatenano con particolare indecenza, specie da parte di ex partner, e non valgono certo di più dell’insulto che qualsiasi ubriaco può indirizzare a una signora che in quel momento gli passa accanto; anche fra le donne, peraltro, c’è chi non è da meno nella gara alla scurrilità.
Ci si può chiedere come mai e perché alcune elementari regole del vivere civile sembrano scomparse. Quegli insulti divenuti abituali e assurti a linguaggio della politica sono inaccettabili, ma non solo perché si esprimono con quelle parole grossolane che tutti gli adolescenti hanno adoperato e adoperano e che non sono certo un peccato mortale. La violenza di questa degenerazione dei normali rapporti civili non risiede in una rozza maleducazione, ma nella sostanziale mancanza di rispetto che la genera.
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Non è uno scandalo che esistano queste volgarità; il grave è che esse non destino scandalo, che i loro autori non paghino dazio per il loro smercio di porcherie. È avvenuto qualcosa, nella nostra società, che ha mutato radicalmente quelle che ritenevamo regole pacificamente e definitivamente acquisite al vivere civile. Certe indecenze dovrebbero venire automaticamente sanzionate; se vengo invitato a casa di qualcuno e mi metto a sputare per terra, parrebbe logico che, quanto meno, non mi si inviti più e si cerchi di tenermi alla larga.
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È avvenuta una radicale trasformazione che, distruggendo le vecchie classi — la classica borghesia, il classico proletariato — in un processo che per altri aspetti è stato liberatorio, ha distrutto sensibilità, valori, regole che ritenevamo componenti essenziali del patrimonio genetico della nostra società e del nostro Paese.
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È questa trasformazione che ha sconvolto pure la politica, cogliendo di sorpresa chi credeva che certi valori e certe regole fossero alla base del nostro vivere politico e civile e si è trovato spiazzato in un agone in cui quei valori e quelle regole non contano più. In tutto ciò vi è anche un elemento pacchianamente comico, come nei vecchi film che facevano ridere mostrando personaggi che andavano a gambe all’aria, finendo magari in liquami poco appetitosi. Forse oggi solo un artista comico — ad esempio il Benigni di certi inesorabili e umanissimi sketch — può aiutarci, sbeffeggiando questa realtà e permetterci quindi di superarla.
La letteratura avrebbe bisogno di un Gadda, l’unico genio in grado di narrare questo formaggio verminoso, di ritrarre quei visi dei o delle turpiloquenti che spesso, nella smorfia dell’insulto, rischiano di rivalutare le vecchie teorie di Lombroso sulla fisiognomica
Massimo Cacciari, filosofo, sindaco di Venezia dal 1993 al 2000, attento conoscitore della «questione settentrionale», ha sostenuto in passato l’esigenza di fondare un «Pd del Nord» per contrastare la Lega. Professore, il Pdl è esploso. Aveva una maggioranza nettissima alle Camere e ora Berlusconi rischia il logoramento «alla Prodi». Tra Berlusconi e Fini vi è una divergenza strategica, evidente sin dall’inizio, che per un certo periodo è stata messa sotto il tappeto, per una legge elettorale che obbliga alla coalizione. Cosa accadrà nei prossimi mesi ?
Con questo sistema elettorale sia Fini, che il Pd e le forze di centro faranno di tutto per evitare le elezioni anticipate. Che mi sembra un epilogo difficile poiché è chiaro che Napolitano accetterà di sciogliere le Camere solo di fronte ad una aperta sfiducia nei confronti di Berlusconi. Fini rappresenta veramente, cosi dice, una destra diversa?
Sinistra, destra e centro rappresentano categorie del tutto obsolete. Bisognerebbe incominciare a parlare delle cose con il loro nome, per fatti non per ideologie strapassate. Le posizioni di Fini sul federalismo, immigrazione e riforme istituzionali sono diametralmente opposte a quelle della Lega e concorrenti con quelle di Berlusconi. Ma c’è lo spazio politico per il terzo polo nel sistema bipolare?
Il bipolarismo puro funziona solo negli Stati Uniti. In Inghilterra già è andata diversamente. In Germania, per fare un governo c’è sempre stato l’appoggio o dei liberali o dei verdi. In Francia funziona perché c’è il presidenzialismo. In Italia il bipolarismo non è nemmeno lontanamente nato. Perché era tra due partiti divisi al loro interno e che dovevano appoggiarsi per forza con alleati. L’opposizione come sta gestendo la crisi?
Il Pd teme di regalare a Berlusconi la carta delle elezioni anticipate. Così si comprende la proposta Tremonti che è impraticabile perché né Bossi né Tremonti tradiranno Berlusconi in questa fase. Come giudica l’autocandidatura di Vendola?
Sta facendo promozione personale. Sa benissimo che la sua leadership nel Partito Democratico significherebbe la definitiva scomparsa del Pd perché gli orientamenti liberali e cattolici non starebbe un minuto di più nel partito con Vendola segretario o candidato alla presidenza del Consiglio. E lui sa bene che non potrà mai vincere una competizione non dico con Berlusconi, ma con nessuno del centrodestra. Ma i sondaggi lo danno in continua crescita.
Non votano solo quelli di centrosinistra. Il modello Vendola si basa essenzialmente sul rapporto con la società. In Puglia ha avuto successo due volte. Quel modello può ripetersi a livello nazionale?
Ma non diciamo fesserie. In Puglia la prima volta ha vinto perché è andata così, la seconda perché c’era la Poli Bortone. Lui fa un ragionamento corretto e semplicissimo. Il Pd attuale non ha più nulla a che vedere con il Pd che persone come me avevano pensato. Ora è una forza puramente socialdemocratica, diretta anche a livello locale da persone che provengono dall’ex Pci. Quindi, in questo partito perché non dovrebbe essere possibile una sua leadership? Lui interpreta l’ala del vecchio Pci o della vecchia sinistra post-comunista. La questione è che una forza politica di questo tipo, per di più con una leadership di Vendola, in questo Paese non vincerà mai. Su cosa basa questo sua convinzione?
Perché conosco Milano, Torino, Verona, Treviso, Brescia, Venezia, Udine. Ritiene, quindi, che la candidatura di Vendola non sia spendibile sul mercato politico nazionale?
In quel mercatino politico del lombardo-veneto il 10-15% del vecchio Pci forse lo recupera. Certo, se si realizzasse questa candidatura anche la finzione di questa unità tra liberali, cattolici, comunisti, socialdemocratici crollerebbe immediatamente. Col federalismo il Sud deve preoccuparsi?
Deve preoccuparsi se le cose restano come sono. Il federalismo è utile al Sud. Significa puntare sulla responsabilità, fare un percorso per creare leader- ship locali, forti, di governo, non demagogiche. Il federalismo è anche una ricetta per il Sud. O il meridionalismo è federalista oppure è assistenzialismo e statalismo.