Ilvo Diamanti sul partito della Lega Nord nel 2013
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G. PASSARELLI, D. TUORTO Lega & Padania Storie e luoghi delle Camicie verdi Collana “Contemporanea”
pp. 232, € 16,00
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Alla fine, Boni conclude chiarendo ancora una volta chi comanda nel partito del Carroccio: «Siamo un partito fortemente piramidale, quello che decide Bossi è legge per tutti. E in questo senso – sorride – siamo un partito leninista». Partito tradizionale che cavalca i temi cari all’estrema destra, come l’immigrazione e la sicurezza; partito territoriale sul modello della Csu bavarese e degli autonomisti catalani; o, ancora, forza politica trasversale alla destra e alla sinistra, destinata a scompaginare i vetusti schieramenti ereditati dal Novecento. C’era un solo modo per sciogliere simili dubbi: dare la parola ai leghisti. È quello che fa il libro. Ripercorsa la storia del movimento, sfogliato l’atlante del suo insediamento elettorale, tracciati gli organigrammi interni (fazioni, posizionamento rispetto a Bossi), si delinea, al di là dei miti e delle fantasie giornalistiche, il popolo leghista. Militanti, eletti, ceto politico vivono oggi – con la crisi economico-finanziaria – una sofferta transizione, mentre ritornano i temi carsici del partito, dalla Padania alla secessione. Gianluca Passarelli è assegnista di ricerca nel Dipartimento di Scienza politica dell’Università di Bologna e ricercatore dell’Istituto Cattaneo; fa parte di Itanes. Tra le sue pubblicazioni «Monarchi elettivi?» (Bononia University Press, 2008) e «Presidenti della Repubblica» (a cura di; Giappichelli, 2010). Dario Tuorto è ricercatore in Sociologia presso il Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna; fa parte di Itanes. Ha pubblicato per il Mulino «Apatia e protesta. L’astensionismo elettorale in Italia» (2006). |
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Ieri la versione era: la Lega Nord toglie l’appoggio alla Giunta Formigoni (detto anche il digrignante)
Sul riferimento all’ “arroganza” di cui si parla nell’articolo vedi la parola del giorno: arroganza
Oggi la versione è : la Lega Nord NON toglie l’appoggio alla Giunta Formigoni
MILANO – Dicono che a Roberto Maroni sia caduta la mascella per la sorpresa. Tutto si aspettava, il segretario leghista, tranne la più irricevibile delle proposte. Raccontano infatti i suoi fedelissimi che il governatore che fu «Celeste», Roberto Formigoni, abbia sì dato la sua disponibilità a rassegnare le dimissioni. Ma soltanto nel caso in cui «noi leghisti ci impegnassimo fin d’ora a indicare lui come il nostro candidato presidente». Con un tono, per giunta, «ai limiti dell’arroganza». Quasi uno schiaffo, o una beffa, per un Carroccio che, non da ieri, rivendica lo scranno più alto della Lombardia per un proprio uomo.
Punti salienti dell’intervento di Aldo Bonomi:
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Nell’ottobre del 2004, nella mia Colorno, organizzammo una sorta di «numero zero» dei Comuni Virtuosi, un convegno aperto a tutte le amministrazioni italiane che volevano incontrarsi e condividere buone idee. Parteciparono una trentina di sindaci del Nord e del Centro Italia, oltre al sindaco di Melpignano in rappresentanza del Sud. In quell’occasione, oltre ad approfondire nuovi progetti e a tessere una fitta rete di legami e contatti, condividemmo una bozza di Statuto e redigemmo un Manifesto dei Comuni Virtuosi, documento che ancora oggi è «inciso» nelle delibere di approvazione che ogni comune deve approvare in consiglio per diventare socio della rete. Il presente Manifesto rappresenta i Comuni e i cittadini che aspirano a convertire in progetti concreti i sogni e le utopie realizzabili. Il comune virtuoso ama il proprio territorio, ha a cuore la salute, il futuro e la felicità dei propri cittadini. Il comune virtuoso adotta tutte quelle misure che diffondono nuove consapevolezze e vuole soddisfare bisogni ed esigenze concrete nel campo della sostenibilità ambientale, urbanistica e sociale. Intervenire a difesa dell’ambiente, migliorare la qualità della vita e tutelare i Beni Comuni, intesi come beni naturali e relazionali indisponibili che appartengono all’umanità, è possibile. Questa possibilità la vogliamo vivere non piú come uno slogan ma come possibilità concreta, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla pur importante enunciazione di principi alla prassi quotidiana. I Comuni Virtuosi hanno dimostrato che: - è possibile (ed economicamente conveniente) aspirare a una ottimalegestione del territorio, all’insegna del principio ispiratore del «no consumo di suolo» (opzione cementificazione zero, recupero e riqualificazione aree dismesse, progettazione e programmazione del territorio partecipata, bioedilizia, ecc.); - è possibile (ed economicamente conveniente) ridurre l’ impronta ecologica della macchina comunale attraverso misure e interventi concreti ed efficienti (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, ecc.); - è possibile (ed economicamente conveniente) ridurre l’inquinamento atmosferico promuovendo politiche e progetti concreti di mobilità sostenibile (car sharing, car pooling, trasporto pubblico integrato, piedibus, scelta di carburanti alternativi al petrolio e meno inquinanti, ecc.); - è possibile (ed economicamente conveniente) promuovere una correttagestione dei rifiuti, visti non piú come un problema ma come risorsa, attraverso la raccolta differenziata «porta a porta» e l’attivazione di progetti concreti tesi alla riduzione della produzione dei rifiuti (progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso, ecc.), in una politica che aspira al traguardo «rifiuti zero»; - è possibile incentivare nuovi stili di vita negli enti locali e nelle loro comunità, attraverso politiche e progettazioni atte a stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili (autoproduzione, filiera corta, cibo biologico e di stagione, sostegno alla costituzione di gruppi di acquisto, turismo e ospitalità sostenibili, promozione della cultura della pace, cooperazione e solidarietà, disimballo dei territori, diffusione del commercio equo e solidale, banche del tempo, autoproduzione, finanza etica, ecc.), favorendo il piú possibile l’autoproduzione di beni e lo scambio di «servizi», sottraendoli al mercato per una società della sobrietà ispirata ai temi della decrescita. Maturammo in quei giorni la consapevolezza che dovevamo dotarci di un coordinamento nazionale, per riuscire a incidere con maggior forza nella realtà e far conoscere i nostri progetti e le sperimentazioni avviate. Tutti, infatti, ognuno per il proprio ruolo e per la propria esperienza territoriale, ci eravamo accorti che nel sistema politico attuale e nei partiti tradizionali, di destra come di sinistra, non c’era grande spazio e sensibilità per le questioni a noi care. L’ambiente era un corollario, confinato negli uffici e sulle scrivanie di assessori spesso isolati dal resto del gruppo, che avevano l’opportunità di portare avanti singoli progetti anche significativi nel contesto però di un’azione di giunta complessiva che spesso si rimangiava i pochi risultati conseguiti dal singolo con un governo della città decisamente impattante e insostenibile… Fu allora che ci mettemmo insieme: Colorno, Monsano, Melpignano e Vezzano Ligure, i famosi «quattro amici al bar» della canzone di Gino Paoli. Il 23 maggio del 2005, nella sala consiliare del municipio di Vezzano, davanti a un notaio della zona, nacque l’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi. Quattro comuni molto distanti tra loro, diversissimi per dimensioni e caratteristiche sociali, economiche, culturali. Quattro esperienze diverse, portate avanti da altrettanti amministratori che si erano conosciuti quasi per caso solo pochi mesi prima in un luogo improbabile sulle colline tra Gubbio e Perugia. È cosí che nascono i Comuni Virtuosi, una rete che oggi conta una sessantina di iscritti in tutto il territorio nazionale per circa 440 000 abitanti residenti. |
L’antropologia è la scienza umana che nei secoli scorsi studiava gli uomini primitivi.
Oggi si occupa di alcuni gruppi sociali contemporanei.
La definizione di IDIOTI IN POLITICA viene da:
Lynda Dematteo, L’IDIOTA IN POLITICA, antropologia della Lega Nord, Feltrinelli editore, 2011, pag. 16
L’uso della parola “idiota” impone qualche precisazione. Idiota, in senso etimologico, significa “uomo del luogo” ed è un termine la cui radice greca vuol dire “particolare“. Per gli antichi greci idiota era colui che non aveva accesso alla dimensione universale, quello che viveva ancora nella caverna, o meglio, nella sua caverna.
Secondo gli ateniesi, i più stupidi erano i loro vicini più prossimi, quelli che abitavano ai margini della polis. Il termine fu appositamente coniato per definire quei soggetti, tuttavia gli ateniesi sapevano di avere degli “idioti” anche all’interno della loro città: i cinici. Idiota è dunque il soggetto votato alla più irriducibile autoctonia e al ripiego identitario
In una delle puntate più faziose condotte da Santoro che si possano ricordare (e già questo di per sé è un record), i manifestanti No Tav sono diventati “pecorelle” e i poliziotti “criminali”. Secondo il teletribuno Santoro, quella in Valsusa, non è guerriglia, ma resistenza: i No Tav come modelli partigiani, impegnati nella battaglia per la difesa del territorio. Nell’accorata difesa dei violenti condotta dal teletribuno, hanno parlato anche Alberto Perino – leader dei No Tav – e Marco Bruno, il manifestante diventato famoso per il filmato in cui insultava il poliziotto, impassibile, dandogli della “pecorella”, del “malato”, del “pezzo di m…”. In un’intervista grottesca, da brividi, Bruno ha spiegato di aver insultato il poliziotto perché aveva paura, perché “mangio pane e No Tav da quando sono nato”, “per dafrmi la forza”. Il provocatore ha anche avuto il coraggio di paragonarsi a Peppino Impastato, il giovane siciliano ucciso negli anni ’80 dalla mafia per la sua lotta contro i clan. Troppo. Decisamente troppo anche per Servizio Pubblico e per il braccio destro di Santoro, Sandro Ruotolo, che ha ricordato al No Tav quanto il caso di Impastato fosse differente dal suo. Ma il tema che farà discutere della trasmissione di giovedì sera resta la presa di posizione di Santoro, che ha magnificato i violenti con l’etichetta di “resistenti”. Secondo Giampaolo Pansa sono tutt’altro che “resistenti”: in Val di Susa “stanno nascendo i nuovi terroristi”.
News / Pansa: “Nascono i nuovi terroristi” Ma per Santoro sono la “resistenza” | Ultimora Notizie.
la7attualita ha appena caricato un video – pamalteo@gmail.com – Gmail.
Sulla Tav in Val di Susa sono entrambi densi di contraddizioni . Lo afferma
l’ ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino , intervenuto a Settignano alla
VII …
<http://247.libero.it/focus/14343378/16734/chiamparino-sulla-val-di-susa-vendola-e-di-pietro-si-contraddicono/>
sul localismo:
l’italietta dei vicini di casa cattivi
PFerrario
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Pochi giorni fa un bambino delle elementari è tornato a casa piangendo, perché un suo compagno lo tormentava con questa cantilena: «Tuo padre è un mafioso… Tuo padre è un mafioso…». Il presidente dell’Ascom della Val di Susa da una settimana non rilascia dichiarazioni: «Purtroppo non ci sono più le condizioni di sicurezza per farlo, il nostro negozio ha la porta sulla strada». Il figlio del sindaco di Chiomonte, Renzo Pinard, va in giro scortato perché ha ricevuto minacce da altri ragazzi: «Dobbiamo spiegarti un po’ di cose a proposito del treno…».
Non è facile essere favorevoli alla Tav in Valle di Susa
vai a: Insulti, minacce e paura La dura vita di quelli del Sì accerchiati in casa loro- LASTAMPA.it.
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se c’è effettivamente un movimento popolare dietro a questi contestatori oppure no.
La sensazione è che ci sia stato fino a poco tempo fa, e comunque solo a livello locale. Ma che non ci sia più adesso: Corriere Tv ha messo in rete un video in cui si vede un No Tav siciliano, con la barba, che insulta un carabiniere senza che questi muova un muscolo («Fatti riconoscere. Io non so chi sei. Parla. Noi ci divertiamo un sacco a guardare voi stronzi…»). Della vicenda parliamo più diffusamente anche nell’articolo qui a fianco. Il provocatore ha suscitato in Rete i commenti più indignati, parendo a tutti che, paradossalmente, la forza non stesse in quel caso particolare dalla parte del militare. Il No Tav in questione e i No Tav tutti da quando è iniziata questa storia, forse, tentano di trovare una vittima che gli permetta di proclamarsi martiri. Lo hanno fatto anche con il povero Luca Abbà, caduto dal traliccio dell’alta tensione lunedì e ancora in prognosi riservata: il filmato, infatti, mostra chiaramente che la polizia, in quell’incidente, non c’entra nulla. Uno dei capi dei No Tav, Alberto Perino, raggiunto al telefono da quelli de La Zanzara (Radio 24), non ha retto alle obiezioni che gli venivano fatte in merito a quell’episodio e a un certo punto è sbottato: «Voi siete delle iene, siete degli sciacalli, siete delle merde» e ha poi attaccato il telefono.
La storia del carabiniere che s’è lasciato insultare senza muovere un muscolo ha pure provocato un pestaggio.
Il carabiniere ha ricevuto un encomio solenne dal comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, «per la fermezza e la compostezza professionale dimostrate» (il carabiniere ha risposto: «Ho fatto solo il mio dovere»). Ma bisogna dire che parte dei contestatori hanno reagito male anche a questo brutto episodio, definito «un autogol» da uno di loro. In una trentina hanno fermato allo svincolo di Chianocco dell’autostrada Torino-Bardonecchia la troupe di due persone che l’altro giorno aveva filmato il video. I due operatori hanno dovuto consegnare le chiavi della macchina, i documenti, due smartphone. I contestatori gli hanno pure tagliato le gomme dell’auto, al grido «sono degli sbirri». Minacce e aggressione ci sono state anche contro una troupe di TgCom24.
È tutto odioso, ma non dimostra ancora che il popolo non sia con loro.
Beh, un sondaggio di Sky, l’altro giorno, in cui si chiedeva se i lavori per l’Alta velocità dovessero o no continuare ha avuto il 65% di risposte positive. Lei ha visto una sollevazione di popolo in favore di questi antagonisti? Io no.
I sindaci della zona stanno dalla loro parte.
I sindaci che ieri sono stati ricevuti in prefettura hanno chiesto la sospensione dei lavori. Ma il loro portavoce, Sandro Plano, ha anche implorato i No Tav di smetterla, se no questi blocchi stradali rischiano di rovinare la stagione sciistica nei paesi della valle. Per un movimento rivoluzionario, porsi il problema della settimana bianca appare francamente contraddittorio.
Lo Stato non ha aspettato troppo a sgomberare le barricate?
Due giorni di blocco dell’autostrada… Il leghista Maroni ha invocato l’intervento dell’esercito. La preoccupazione del ministero dell’Interno è stata quella di evitare ad ogni costo il martire. Il tempo, in questi casi, gioca sempre a favore dei moderati. Ieri il ministro dell’Interno, Cancellieri, rispondendo ai sindaci della valle sulla questione di sospendere i lavori, ha detto: «Parliamone. Non solo io ma anche tutto il governo è pronto, per vedere se si può fare qualcosa in più, ferma restando la fermezza assoluta sulla realizzazione dell’opera. Si tratta di un’opera talmente importante per la Nazione e per le generazioni future che non è ripensabile l’impegno preso sulla sua realizzazione». Anche il governatore del Piemonte, Cota, un altro leghista, ha insistito sul punto: la Torino-Lione va fatta, non possiamo farci escludere dal corridoio. Se la protesta continua il governo mandi l’esercito.
da ALTRI MONDI.
Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ripete ormai in ogni occasione pubblica la linea del governo: “I sindaci della Val di Susa non possono cavalcare le spinte più estremiste pensando così di assolvere al loro mandato elettorale. Spero nel loro senso di responsabilità. Sono pronta ad ascoltarli ma nello stesso tempo vorrei che a loro fosse chiaro che non esistono margini di trattativa per bloccare i lavori della Tav”. Sulla proposta dell’ex titolare dell’Interno, Roberto Maroni, di mandare l’esercito in Val di Susa, “sono ipotesi tecniche che saranno valutate da chi ha la responsabilità dell’ordine pubblico. Personalmente – afferma Cancellieri – ritengo che lì le forze dell’ordine siano in grado di svolgere il loro compito”. Del resto, oggi l’ex titolare dell’Interno, intervistato dal Fattoquotidiano.it ha ribadito: “Io ho mandato l’esercito. La violenza in sé è sbagliata. Chi predica la violenza, chi la pratica va isolato e colpito”.