non dimenticare che i radicali e il PDL (partito delle loro libertà) erano CONTRARI all’arresto del capo del Pdl campano, che (secondo la magistratura) è direttamente collegato alla camorra napoletana. la Camera salva il “referente nazionale del clan dei Casalesi”. Decisiva la Lega e i radicali. Un insulto alla giustizia ed alla legalità


non dimenticare che i radicali e il PDL (partito delle loro libertà) erano a favore del capo del Pdl campano e (secondo la magistratura) direttamente collegato alla camorra napoletana.

Dire che erano CONTRARI vuol dire che una parte maggioritaria della casta dei deputati ritiene di impedire alla magistratura di procedere nei confronti di un indagato per camorra.

La Piovra è ormai annidata  in una parte rilevante della politica italiana

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Cosentino, ultima vergogna

Il violento pressing di Berlusconi ha prodotto i suoi effetti: la Camera salva il “referente nazionale del clan dei Casalesi”. Decisivo il cambio di posizione della Lega. Un insulto alla giustizia, una vittoria dell’Italia peggiore

(12 gennaio 2012)

la risata del boss
Berlusconi è vivo e lotta insieme a noi. Anzi, insieme a loro: il clan dei Casalesi. Il cui «referente nazionale» Nicola Cosentino (parole del giudice di Napoli Egle Pilla) è stato salvato dalla richiesta di arresto, con 309 voti contro 298.

Decisivo è stato il pressing con cui l’ex presidente del Consiglio è riuscito a cambiare la posizione della Lega Nord: che in giunta aveva votato a favore dell’arresto mentre in Aula ha lasciato ‘libertà di coscienza’ ai suoi deputati. Libertà di coscienza che si è concretizzata nella salvezza per l’ex sottogretario, accusato di riciclaggio, falso, corruzione, violazione di norme bancarie e concorso esterno in associazione camorristica.

Berlusconi aveva deciso di giocare su Cosentino tutte le sue carte, di arrivare alla prima ‘prova di forza’ in Aula da quando è caduto il suo governo. Sono stati giorni di incontri frenetici, di telefonate e anche di minacce politiche. Ai deputati incerti il Cavaliere aveva anche fatto sapere di essere pronto a rovesciare il tavolo nel caso Cosentino fosse finito dietro le sbarre, arrivando a ipotizzare (attraverso Fabrizio Cicchitto) la caduta del governo e lo scioglimento anticipato delle Camere.

Cosentino, concretamente, è accusato di aver aiutato i clan ad ottenere finanziamenti per la costruzione di un centro commerciale nel casertano. Ma soprattutto di aver creato un sistema politico-mafioso che si basa sul dominio assoluto delle attività economiche del territorio. Un sistema che si preserva attraverso un circuito perfetto: l’organizzazione criminale crea consenso e rappresentanza politica, i politici collusi costruiscono «canali privilegiati» per dare il via ad attività industriali e commerciali, attraverso queste imprese si hanno i soldi e i posti di lavoro che rafforzano l’organizzazione sia da un punto di vista economico e di presa sul territorio sia in termini di controllo del consenso elettorale. http://s0.2mdn.net/3250395/03_Punto_gennaio_300x250.swf

L’ordinanza di arresto, di oltre mille pagine, elencava minuziosamente come funzionava il sistema secondo i giudici di Napoli. Ed è attraverso questo sistema che sarebbe maturata l’ascesa politica di ‘Nick ‘O American’ fin dalla metà defli anni Novanta, quando Cosentino iniziò come consigliere comunale a Casal di Principe, quindi consigliere provinciale a Caserta, fino all’ingresso in Parlamento nel 1996 e alla nomina a sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze del quarto governo Berlusconi. Carica quest’ultima dalla quale Cosentino si è dovuto dimettere nel luglio del 2010 proprio a seguito dell’indagine che ne metteva in luce gli stretti rapporti con la Camorra, pur rimanendo ai vertici del Pdl campano.

12 01 2012 Cosentino:la Camera vota NO all’arresto
La Camera respinge la richiesta di arresto per il deputato del Pdl Nicola Cosentino: 309 i voti contrari, 298 quelli a favore. altro
http://www.ilfattoquotidiano.it/ Con 298 sì e 309 no, l’aula di Montecitorio si è espressa sul caso del coordinatore del Pdl in Campania, accusato di avere legami di affari e politici con i clan dei Casalesi. Determinanti i voti della Lega, spaccata al suo interno, e dei radicali. Video di Manolo Lanaro altro

I radicali portano sfortuna


 

Grande passo falso del Partito Democratico.
I radicali sono prepotenti e portano sfortuna.

Hanno nuociuto alla Costituzione repubblicana, svilendo l’istituto del referendum abrogativo proponendone a decine su questioni talvolta incomprensibili: l’esito è stata una progressiva erosione dei votanti.

Quando si sono alleati con il PSI, nelle precedenti elezioni, in pochi mesi li hanno prima accecati e poi inceneriti sulla scena politica.

Dopo avere ottenuto molta visibilità presentando nelle proprie liste un teorico del terrorismo (Toni Negri) e una pornostar dei paesi dell’est (Cicciolina) hanno costantemente diminuito in verticale i loro votanti.

Ieri sera a Tg3 Primo Piano un gonfio Pannella vomitava battute da trivio con un gongolante Maroni CONTRO il Partito Democratico e irrideva come come un avvinazzato CONTRO Veltroni: e credo che siamo solo agli inizi

Infine i radicali pretenderanno di far eleggere nelle quote dei parlamentari a loro assegnati un certo Sergio D’Elia, condannato a trent’anni di galera (poi ridotti a 25 in appello) per concorso in omicidio.

I radicali sono prepotenti e portano sfortuna.

Da oggi sarà sempre meno possibile dire:

si può fare

Maledizione! La maledizione della mummia di Pannelkamen si sta scatenando sul Partito Democratico.

I radicali sono prepotenti e portano sfortuna.


Leggo oggi:

Da due settimane – come racconta chi ci vive accanto – Walter Veltroni è gasatissimo, è convinto di averle azzeccate tutte e alla fin fine è stato proprio questo stato di grazia del leader a “piegare” i notabili del partito attorno ad una scelta che molti non condividono: quella di inserire i radicali nelle liste del Partito democratico. In queste ore pochissimi escono allo scoperto ma sotto traccia i malumori sono stati seri e trasversali, in via privata dubbi hanno espresso personaggi tra loro diversi come Piero Fassino e Francesco Rutelli, mentre dall’area degli ex popolari sono arrivati alle orecchie del leader anche dei rotondi no. Ma è stato Walter Veltroni che ha fortemente voluto l’accordo. E’ stato Walter Veltroni che due giorni fa ha dato il via libera all’offerta poi avanzata ai radicali, un “pacchetto” politico ed economico al quale era difficile dire di no. Un’offerta allettante perché Veltroni era convinto che fosse giusto farlo l’accordo.

Per tre motivi: «Perché Emma Bonino è una donna apprezzata non soltanto per le battaglie laiche, ma perché è stata un ottimo ministro come sanno tutti gli imprenditori italiani»; «perché dobbiamo essere un partito inclusivo e che non cerca esclusioni pretestuose». Ma alla fin fine – questo Veltroni lo ha spiegato soltanto ai suoi – il motivo più profondo della scelta è che «sul tema della laicità, il Pd deve avere un suo profilo e una sua coerenza», non deve scoprire il fianco (e dunque perdere voti) su questo versante, ma senza cavalcare tigri laiciste, perché nella concezione veltroniana il nuovo partito deve saper accogliere al suo interno sia Emma Bonino che Paola Binetti, proprio come fanno i grandi partiti anglosassoni, capaci di “contenere” confessioni, etnie e pulsioni spesso contrastanti. E a chi gli ha obiettato con forza – i radicali ci faranno perdere voti – Veltroni ha risposto anzitutto con un sondaggio che dimostra il contrario: con la Bonino in lista il Pd ha un valore aggiunto dell’1 per cento, mentre nel caso di un apparentamento o di una corsa solitaria del Pr, per il partito democratico il saldo non sarebbe mai positivo.

Vedremo se il leader ha occhio da leader.
Che Emma Bonino sia un gran donna non ho dubbi.
E’ che vive all’omba di Tutankamen Pannella.
Ha sacrificato la sua intelligenza alla esubaranza incontenibile di questo avventuriero