Presentazione del volume
“Giorgio Napolitano. I discorsi veneziani“, a cura di Nicola Pellicani, Marsilio Editore.
9 maggio 2013, Spazio M9, Mestre.
Con Cesare De Michelis, Giuliano Segre, Giuseppe Zaccaria, Massimo Cacciari, Nicola Pellicani.
Presentazione del volume
“Giorgio Napolitano. I discorsi veneziani“, a cura di Nicola Pellicani, Marsilio Editore.
9 maggio 2013, Spazio M9, Mestre.
Con Cesare De Michelis, Giuliano Segre, Giuseppe Zaccaria, Massimo Cacciari, Nicola Pellicani.
Risulta dall’ analisi dei dati elettorali che la sola categoria di elettori nella quale il partito di Bersani ha preso più voti degli altri partiti maggiori è quella dei pensionati. Anche la Cgil è la confederazione sindacale che ha più pensionati tra i suoi tesserati. Forse, però, questo sarebbe stato un buon motivo per non scegliere come nuovo segretario del PD proprio l’ex-segretario della Cgil
vai Pietro Ichino | IL PD, GUGLIELMO EPIFANI E I PENSIONATI.
Audio, Massimo Cacciari sulle due componenti interne del PD, un partito che non è mai nato:
Paolo Valentino: «Ci sono discorsi che cambiano la storia di un Paese.
Come quello di Abraham Lincoln nel 1863 a Gettysburg … O come Lyndon Johnson, che nel 1964 pronuncia il celebre we shall over come e chiude la segregazione razziale…
Il discorso di Giorgio Napolitano ha la forza retorica, l’altezza d’ispirazione e la dirompenza politica che lo rendono già un’opera prima… ha aperto una nuova pagina, restituendo dignità alla parola e regalandoci un testo di etica pubblica senza precedenti nella storia repubblicana. In un altro Paese, lo farebbero studiare nelle scuole»
VAI ALL’AUDIO DI
NEL PD RENZI È PIÙ FORTE OGGI CHE TRE MESI FA
E se sarà lui il nuovo leader del Pd un’alleanza con Scelta Civica sarà molto più facile: leggi
I problemi più grossi? Li ha avuti con il Pd. L’inaspettato è accaduto, e si è creato un rapporto carico di tensioni fra Napolitano e il suo partito d’origine, il Pd.
Quali sono i problemi di Napolitano con il suo partito?
Per certi aspetti, la sinistra ha tradito Napolitano e si è sentita, senza giustificazioni, tradita da lui. Nel 2011 Napolitano ha spinto per un governo tecnico, quando al Pd sarebbe stato conveniente andare alle elezioni subito. La sinistra avrebbe vinto; l’Italia non lo sappiamo. Napolitano ha deciso di rispettare il suo ruolo di potere neutro, non di parte, e questo ha scandalizzato non pochi esponenti di sinistra. Altre incomprensioni sono emerse negli ultimi mesi. Non è un caso che in queste settimane, quando si sente un esponente politico da Montecitorio che chiede ancora un anno o due di presidenza a Napolitano, si tratti non di un politico di sinistra ma di destra. Il Pd non ne vuole sapere di un altro mandato per Napolitano. Per la sinistra, Napolitano è stato troppo autonomo e super-partes. Ha chiuso le porte con molta tensione. Un altro fatto che ha contribuito a alzare la tensione è il pre-incarico di formare un governo a Bersani. Il Pd voleva un incarico pieno, ma Napolitano ha fatto i conti e non gliela dato.
Queste tensioni contro Napolitano, non vengono accentuate da quella stessa sinistra – definiamola “massimalista”- che alle elezioni ha votato Grillo e Pd, che vede con sconcerto agli accordi con il Pdl e che preferisce ancora oggi un’utopica alleanza con il Movimento 5 Stelle?
Sì. C’è un’ala di sinistra anti-Napolitano, un’area indistinta, che nei giorni elezioni andava da Rivoluzione Civile di Ingroia a una parte di Sel, e che arriva fino ai lettori di Micromega. Ricordo la battaglia durata quasi un anno sulle intercettazioni al Quirinale, che ha causato la morte del suo consigliere Loris D’Ambrosio, e recentemente la lettera aperta su Repubblica diretta ai partiti, ma in realtà a Napolitano, firmata da Barbara Spinelli e Paolo Flores d’Arcais, in cui si chiede di non seguire le raccomandazioni del Capo dello Stato. Esistono correnti non emerse nel Pd, invece, che non hanno apprezzato la linea tenuta dal presidente, soprattutto nella gestione nella nuova fase politica.
Leggi di Più: Napolitano. Breda: Per la sinistra è troppo super-partes | Tempi.it
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Di Michele Ainis, Marzio Breda, Antonio Carioti, Giuseppe Galasso, Ernesto
Galli della Loggia, Angelo Panebianco, Antonio Puri Purini, Sergio Romano
Scenario 1 (scissione «a sinistra»): il Pd volta pagina, Renzi conquista il partito, gli irriducibili fondano un partito a sinistra del Pd (Rifondazione democratica?), magari con Vendola e gli avanzi della lista Ingroia.
Scenario 2 (scissione «a destra»): il Pd si compatta intorno a Bersani, non concede le primarie a Renzi, e induce il sindaco di Firenze a fare una lista propria.
Non tutti se ne ricordano, ma due scissioni del genere sono già avvenute negli anni scorsi, con esiti disastrosi per gli scissionisti. Nel 2008, erano stati gli irriducibili dei Ds (autodefiniti SD, ovvero Sinistra Democratica) a tentare l’avventura con la lista Arcobaleno, nel 2009 era stato Rutelli a fare l’irriducibile, con la mai decollata Alleanza per l’Italia. Molti indizi, a partire dai sondaggi, fanno ritenere che oggi le cose andrebbero diversamente: il Pd è così diviso che c’è spazio sia per una robusta scissione a sinistra, sia per una robusta scissione a destra.
Da ieri, tuttavia, sono meno convinto che il Pd finirà per spaccarsi a metà come una mela. Ieri infatti è successo un fatto nuovo: Renzi ha rotto il silenzio che si era imposto e, in una intervista al Corriere della Sera, ha detto tutto (o quasi tutto) quello che pensa. Molte delle cose che Renzi ha detto non sono nuove. Ce n’è una, però, che – per il suo contenuto e per la forza con cui è stata detta – potrebbe produrre effetti importanti. Mi riferisco ai passaggi nei quali Renzi denuncia l’arroganza dei parlamentari grillini («un’arroganza che non si vedeva dai tempi della prima Repubblica») e solidarizza con Bersani, raccontando il proprio sconcerto di fronte all’incontro Pd-Movimento Cinque Stelle trasmesso in diretta streaming qualche giorno fa: «mi veniva da dire: Pierluigi, sei il leader del Pd, non farti umiliare così».
Anch’io, che non sono certo un fan di Bersani, avevo provato una sensazione simile a quella di Renzi: un misto di sconcerto, di pena, di rabbia. Ho un’età che mi permette di ricordare molto bene che cos’erano i militanti del Pci negli anni ’70, cos’erano i dirigenti, cos’era il segretario del più grande partito comunista dell’Occidente. Il Pci aveva mille limiti (che la sinistra paga ancora oggi), ma di una cosa tutti noi nati prima del 1960 siamo assolutamente certi: Enrico Berlinguer non si sarebbe fatto umiliare così.
vai a tutto l’artico,o qui La Stampa – La sfida sull’onore del Pd.
Il guaio è che quella musica ha anche incantato generazioni di militanti di sinistra il che rende l’odierna rilettura del vecchio spartito assai poco farsesca. Così va in scena il dramma dell’implosione di una sinistra che non è mai riuscita a liberare tanti dei suoi militanti e dirigenti dal mito della democrazia diretta, del potere alle masse. Ora si vede il tragico risultato di non aver saputo sviluppare già prima del 1989, ma almeno da quel momento, un’opera profonda di revisione culturale e politica volta a sradicare quelle antiche mitologie palingenetiche che rendono fondato parlare di un legame mai completamente reciso con l’utopia comunista.
Nello studio del programma che, per definizione, incarna il trash televisivo, “Amici” di Maria De Filippi,Matteo Renzi ha fatto una cosa di sinistra, che pochi, pochissimi nel Pd sanno fare: parlare alle masse.Masse che non sono più identificabili né interpretabili in termini di classe, che rappresentano da tempo la maggioranza del Paese e che sfuggono alle categorizzazioni ideologiche tradizionali.
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Per il Pd è come se di sinistra (o di destra) si nascesse e non si potesse diventare e le prospettive di successo della sinistra fossero legate all’estinzione dell’Italia “sbagliata”. Come a dire, gli elettori di Berlusconi sono come Berlusconi. Gli unici elettori di centro-destra che ha senso inseguire sono quelli antropologicamente diversi dall’Italia che il berlusconismo ha prima costruito e poi rappresentato. Renzi ha invece deciso di invertire il paradigma ed è arrivato perfino a rivendicare il diritto di parlare ai ragazzi che guardano Amici,
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Renzi, andando dalla De Filippi, ha invece cercato di parlare il linguaggio nazional-popolare mandando al contempo un messaggio “di” e “da” sinistra.
L’ampiezza del fenomeno Grillo non era stata prevista. Anche da noi, ammettiamolo. Ma questo soccorso ai vincitori, che non esclude grandi imprenditori e raffinati intellettuali, e il tentativo disperato del Pd di rivalutarli, all’improvviso, come costole della sinistra, ha qualcosa di patetico, di surreale
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Il tentativo di Bersani, così com’è attualmente descritto, è però destinato al fallimento, anche per le opposizioni interne al suo partito. L’idea di una curiosa alleanza con i cinquestelle, non sembra incontrare il favore del Quirinale.
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Circa un terzo dei voti di Grillo proviene da quei tre milioni e mezzo persi dal centrosinistra. Perché l’hanno fatto? Molti di loro hanno scritto al nostro giornale spiegando i loro comportamenti così: volevano dare una scossa al Pd, volevano che il suo spirito cambiasse, che il partito si rinnovasse da cima a fondo, ascoltasse la società, la rabbia dei giovani, la sfiducia e l’indifferenza dei lavoratori. In parte questo effetto l’hanno provocato, ma facendo pagare al Paese una situazione di ingovernabilità quale mai c’era stata dal 1947 in poi.
C’erano altri modi per provocare quella desiderata e desiderabile trasformazione? Uno sicuramente: potevano chiedere la convocazione immediata del congresso del partito e delle primarie che ne rappresentano il punto centrale; potevano – usando il web – autoconvocarsi e deliberare. Certo, ci volevano impegno e fatica. Invece hanno scelto la scorciatoia del voto a Grillo. E adesso che faranno? Come voteranno tra pochi mesi, perché così andrà inevitabilmente a finire? Se resta il “porcellum” Grillo probabilmente avrà la maggioranza assoluta oppure l’avrà Berlusconi con la conseguenza della perdita d’ogni credibilità del nostro Paese rispetto all’Europa.
Quando si vota con la pancia e si imboccano le scorciatoie accade quasi sempre il peggio e noi siamo nel peggio, più vicini allo sfascio che ad una palingenesi creativa.
da Difficilissimo uscire dalla tempesta perfetta – Repubblica.it.
La Lega ha perso un terzo dei suoi voti ma in Lombardia ha superato – pur arretrando – il centrosinistra. I voti persi dalla Lega sono andati a Grillo. Il grosso del ceto medio lombardo – salvo a Milano città – non voterà mai a sinistra, quello è un confine invalicabile. La sinistra di governo è composta da bolscevichi; turandosi il naso la maggioranza degli artigiani, delle piccole e medie imprese e delle partite Iva vota qualunque cosa ma non per i bolscevichi.
da Difficilissimo uscire dalla tempesta perfetta – Repubblica.it.

da La Stampa 28 febbraio 2013

Maurizio Cucchi, Come è difficile essere figli di rivoluzionari.
In un romanzo di Claudia Pozzo la storia di un giovane milanese “esiliato” a Parigi i cui genitori erano vicini al terrorismo
giovedì 21 febbraio 2013: Repubblica, Corriere, Stampa | Zanzibar.
ci troviamo davanti al solito destino che caratterizzò già il Pci, quello del ritardo rispetto alla propria fase storica: erano comunisti quando la sinistra europea era socialdemocratica, sono in larga parte socialdemocratici oggi quando altrove le grandi conquiste della socialdemocrazia sono state raggiunte e il problema è piuttosto quello di difenderne in modo innovativo lo spirito e la sostanza in una fase storica molto più sfavorevole. Oggi il Pd sarebbe dovuto essere pienamente liberal-democratico e ‘rawlsiano’ come base culturale”. Escludendo una destra troppo pendente verso il “populismo”, ecco perché Monti appare il più adatto ad affrontare quelle sfide che Salvati ritiene dirimenti: rendere “più efficiente e meno oneroso” il sistema che fornisce servizi pubblici, stimolare “una maggiore produttività nel settore privato”, riformare il welfare nel senso dell’equità, rivedere “procedure, regole e rapporti di lavoro da cui è disciplinata l’intera Pubblica amministrazione, sia quella centrale sia quella periferica”. “Soprattutto, Monti è il miglior negoziatore che abbiamo da mandare in Europa”.
Pietro Ichino | PERCHÉ LE ÉLITES ITALIANE TEMONO LA “MERITOCRAZIA ELETTIVA” DI MONTI.
Luttwak che, incalzato dal conduttore Giuseppe Cruciani, ha definito il comico genovese un populista “sfrenato” con qualche “idea pazzoide”: “L’unico attore sulla scena italiana che preoccupa veramente.”
In realtà Monti si è venuto convincendo, nel corso dei mesi, che la vicenda politica evolveva ìn una direzione che avrebbe compromesso gli sforzi, il lavoro e i risultati del suo governo. A destra tornava Berlusconi, con la sua disperata aggressività, a straparlare di tagli delle tasse, di revisione degli accordi europei, di fuoriuscita dall`euro: un delirio! A sinistra si delineava un`intesa del Pd con una frazione della sinistra radicale fieramente all`opposizione del governo Monti. In questo contesto si spiega la scelta di Monti e si rintracciano alcune delle ragioni alla base della impresa da lui promossa. Costruire un punto di riferimento politico in grado di fornire un approdo sia a settori dell`elettorato alla ricerca, dinanzi al fallimento dell`azione di governo della destra, di una nuova offerta politica, sia ad elettori di centrosinistra, preoccupati che si sti ripetendo l`errore che condusse all`implosione i governi guidati da Prodi. Una preoccupazione non infondata considerati i caratteri dell; formazione di Vendola. Provo fastidi per gli atteggiamenti paternalistici verso gli orientamenti di Sel quasi fossero eccessi verbali da contenere con un richiamo all`ordine. Quella di Sel è una cultura politica alternativa al riformismo, ostile alla esperienza del governo Monti e agli impegni assunti dall`Italia in sede europea. Posizioni legittime, ma che considero sbagliate e non in grado di condurre il Paese fuori dalle difficoltà in cui si dibatte. Ma tant`è.
Qual è il senso della operazione promossa da Monti? Alimentare una iniziativa politica in funzione della continuità del processo riformatore favorire l`avvio di un ciclo di governo in grado di affrontare le difficoltà del Paese. Ci riuscirà? Ci saranno le forze per farlo? L`impresa è ardua. Sconta gli assalti furiosi del duo Ingroia-Grillo, la diffidenza dell`establishment economico cui il rigore e la serietà di Monti non vanno a genio, l`ostilità dei due schieramenti tradizionali (gli stessi che si sono dimostrati inidonei a esprimere dal governo e dall`opposizione una capacità di fronteggiare le sfide poste dalla crisi).
tutto l’articolo qui Caro Macaluso, non sono un compagno che sbaglia | Partito Democratico.
la banda Bassotti: BERLUSCONI, SANTORO, TRAVAGLIO, tre facce della stessa cultura. Quella del reciproco “assassinio della personalità“
Paolo Ferrario
Poi ci sono le mosche del gener sarcophaga carnaria (quelle che si cibano di carne in putrefazione) che si avventano su questa televisione spazzatura per fare commenti ed interpretazioni:
Elsa Fornero rivela anche di aver subito attacchi personali violenti – “a mia figlia sono arrivate minacce di morte con la stella a cinque punte delle Br: è intollerabile” – e che a volte è venuta a mancare anche la solidarietà dei colleghi. E sulle gaffe: “Sono una professoressa, mi piace cercare di parlar chiaro e in politica questo non viene apprezzato”.
La Stampa – Fornero: “Sì alla lista Monti, ma non mi candido”.
tutta l’intervista qui: http://www.ecostampa.com/servizi/utility/imgrsnew.asp?numart=1Q4WRI&annart=2013&usekey=B1RPIP71A5P2R
Sinistra e destra si alleano per randellare Monti – mario, monti, voti …
Secondo Giampaolo Pansa, come spiega in un commento su Libero di domenica 5
… Leggi il commento di Giampaolo Pansa su Libero di domenica 6 gennaio
…
<http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1155141/Sinistra-e-destra-si-alleano-per-randellare-Monti.html>
Berlusconi odia Monti perché sbarra la strada al suo tentativo di un nuovo recupero in nome del “vade retro comunisti”; è chiaro quel che il Cav ha in animo e in mente e gli italiani lo conoscono bene. Lo odia, inoltre, perché sente il morso della sfida per costruire in Italia una destra non berlusconiana.
Bersani lo soffre perché – al di là del possibile successo elettorale enfatizzato dal porcellum - la autonoma presenza politica di Monti fa vedere a tutti che la coalizione progressista è insufficiente per costituire e sostenere una maggioranza di governo.
tutto l’articolo qui Che fastidio, quel Monti! – qdR magazine.