Umbria, arrestato Orfeo Goracci (rifondazione comunista), ex sindaco di Gubbio e vicepresidente del consiglio regionale | in Il Fatto Quotidiano

  •  Succede nella rossa Umbria, a Gubbio stamani sono stati arrestati tre componenti della giunta guidata da Orfeo Goracci, ex sindaco eugubino e attuale vicepresidente del consiglio regionale guidata da Catiuscia Marini. In manette con l’ex sindaco, anche il vicesindaco Maria Cristina Ercoli, l’assessore all’Ambiente Lucio Panfili, l’ex assessore Graziano Cappannelli e il dirigente comunale Lucia Cecili


  • A Goracci è contestato anche il reato di violenza sessuale aggravato dal fatto che sia stato commesso “nella sua qualità di pubblico ufficiale e all’interno del proprio ufficio di sindaco”. In particolare, si legge nell’ordinanza firmata dal gip di Perugia, “per avere in due distinte occasioni costretto una dipendente, alla quale inviava numerosi sms e pressanti inviti per intrattenere rapporti sessuali, a subire atti sessuali, baciandola, cingendole le spalle e tirandola a se’, contro la volonta’ della donna, commettendo il fatto nella sua qualita’ di pubblico ufficiale e all’interno del proprio ufficio di sindaco”.
  • Sono tutti accusati – nelle loro qualità di primo cittadino, amministratori e tecnici comunali – di aver dato vita e partecipato ad una associazione per delinquere, attiva dal 2002 “ed ancora in essere”, che avrebbe instaurato “un clima di intimidazione e di paura”, emarginando, danneggiando, minacciando le persone “invise o ostili” al sodalizio e “piegando lo svolgimento delle pubbliche funzioni all’interesse privato”.


  • Un’associazione, si legge nel capo di imputazione, finalizzata a commettere “una serie indeterminata” di reati di abuso d’ufficio, concussione, falso in atti pubblici e soppressione di atti pubblici. 

da Umbria, arrestato Orfeo Goracci vicepresidente del consiglio regionale | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano.


Vendola a Genova suicida il Pd “vendola” soggetto, “suicida ” verbo, “PD” oggetto

Vendola a Genova suicida il Pd

“vendola”: soggetto,

“suicida: ” verbo,

“PD” oggetto

 

Gli effetti controintuitivi delle primarie: negare la prospettiva di governo alle elezioni del 2013


l’alleanza fra Lega e IDV (italia dei valori di di pietro)

Il Riformista
Sul decreto svuota-carceri

ilriformista.it

Per il leader dell’Idv è «una resa incondizionata dello Stato a criminali e delinquenti». Più moderato il segretario della Lega, per il quale «questi provvedimenti non hanno mai funzionato».

Foibe, il giorno del ricordo. Il 10 febbraio è il giorno del ricordo degli italiani massacrati in Istria, Dalmazia e Friuli Venezia Giulia tra il 1943 e il 1945

Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.

La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano “nemici del popolo”. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia.

da http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=60

Qualche documentazione storica:


l’assassino pluriomicida cesare battisti , condannato dai tribunali italiani a quattro ergastoli, festeggerà la sua impunità al carnevale di rio sghignazzando sul dolore delle vittime sopravvissute

l’assassino pluriomicida cesare battisti , condannato dai tribunali italiani a quattro ergastoli, festeggerà la sua impunità al carnevale di rio sghignazzando sul dolore delle vittime sopravvissute.

Ciò è dovuto a:

 


il Di Pietro della IDV (Italia dei SUOI valori) che protesta contro la modifica della legge elettorale è lo stesso che si è inventato Domenico Scilipoti e Antonio Razzi

il Di Pietro della IDV (Italia dei SUOI valori) che protesta contro la modifica della legge elettorale, è lo stesso che si è inventato Domenico Scilipoti e Antonio Razzi


Walter Veltroni argomenta in tema di Governo Monti/Napolitano e prospettive politiche future, 4 febbraio 2012

in tema di alleanze politiche: … il problema del PD è quello di cosa vuole essere e della sua capacità ad affrontare i problemi, non con chi stare …

(riferito alla fotografia di Vasto, con l’abbraccio fra Bersani, Di Pietro, Vendola)


Rifondazione comunista: i rimborsi elettorali e i sorrisi di Ferrero e Giordano

Rifondazione comunista nel 2006 spese un milione e 636mila euro per la campagna elettorale, ma ricevette 34 milioni 932 mila euro di rimborsi elettorali, ovvero 6 milioni 987mila euro per ogni anno della legislatura, anche se quella finì anticipatamente nel 2008: ma la legge prevede il pagamento anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere.

da Lo scandalo dei rimborsi elettorali – Ritagli – Blog – Repubblica.it


Luigi Lusi del Pd: più passano i giorni, più diventa chiara l’enormità di una situazione che ha visto “sparire” 13 milioni di euro senza che nessuno se ne sia accorto

L’ufficio di presidenza del gruppo Pd al Senato ha escluso il senatore Luigi Lusi. Stando a quanto si apprende, il senatore era stato invitato a dimettersi, non ha accettato e quindi il gruppo, all’unanimità, lo ha escluso. Luigi Lusi, ex tesoriere Margherita, indagato per essersi appropriato di 13 milioni di euro 1, ha proposto di patteggiare circa un anno di pena, ma i pm non la ritengono congrua. Per Lusi l’accordo potrebbe chiudersi con una condanna a 2 anni di reclusione, o un po’ meno (il massimo della pena è 3 anni), compresa sospensione condizionale. Intanto è in corso la trattativa per la restituzione dei soldi. Il parlamentare ha depositato in procura una bozza di fideiussione bancaria che copre circa cinque milioni di euro. L’ex tesoriere, che ha ammesso il prelievo del danaro dalle casse della Margherita, non è in grado di consegnare più di cinque milioni, tenendo conto che dei 13 milioni prelevati cinque sono stati versati all’erario per le operazioni immobiliari, ossia l’acquisto di un lussuoso appartamento nel centro di Roma ed una villa a Genzano, e per le operazioni finanziarie (soldi trasferiti in Canada) da lui svolte. I vertici della Margherita stanno valutando la copertura fideiussoria e, se la garanzia sarà ritenuta adeguata, potrebbero accettare la proposta. Subito dopo ci sarà la chiusura delle indagini del pm Stefano Pesci.

Per Enrico Letta, che dalla Margherita proviene, la vicenda dei soldi sottratti dall’ex tesoriere 2, è “incredibile”. Al punto che il vicesegretario del Pd chiede che “si riunisca al più presto l’organo di gestione della Margherita per chiarimenti e decisioni”. Ricorda Marco Stradiotto, senatore Pd ed ex esponente della Margherita: “So che quando servivano i soldi per le campagne elettorali non c’erano. Nel 2006 la campagna di Prodi l’abbiamo fatta coi fichi secchi, proprio perchè Lusi aveva chiuso i cordoni della borsa ‘tanto si vinceva lo stesso’. Se avessimo fatto una campagna più aggressiva invece di pareggire avremmo magari vinto. I soldi all’interno di un partito devono essere usati per fare politica. Ma se poi avvengono questi fatti la situazione fa riflettere”.
 

E in effetti più passano i giorni, più diventa chiara l’enormità di una situazione che ha visto “sparire” 13 milioni di euro senza che nessuno se ne sia accorto

tutto l’articolo qui: Lusi escluso da gruppo Pd a Palazzo Madama Letta: “Situazione incredibile” – Repubblica.it.


il senatore del PD Luigi Lusi e la profezia di Catone. Iscritto al registro degli indagati il senatore del Partito Democratico Luigi Lusi per il reato di appropriazione indebita: responsabile di aver sottratto per interessi “privatissimi” e “immobiliari” poco meno di 13 milioni di euro dal conto del partito di cui era il tesoriere

ammoniva CATONE:

“Si vitam inspicias hominum, si denique mores, cum culpam alios, nemo sine crimine vivit”: 

Guardali, gli uomini, come vivono, mentre biasimano gli altri: nessuno è senza colpa. 

Catone, Distici, nella traduzione di Giancarlo Pontiggia

Il procuratore aggiunto Alberto Caperna ha infatti iscritto al registro degli indagati il senatore del Partito Democratico Luigi Lusi per il reato di appropriazione indebita. Con un’accusa che lo vede per giunta “reo confesso” e lo vuole responsabile di aver sottratto per interessi “privatissimi” e “immobiliari” poco meno di 13 milioni di euro dal conto del partito di cui era il tesoriere (la Margherita), in cui era continuato ad affluire fino al 2008 denaro pubblico, e su cui aveva conservato diritto ad operare con l’ex segretario Francesco Rutelli.

È una storia che comincia nel novembre scorso.

tutto l’articolo qui:L’ex tesoriere della Margherita è accusato di aver rubato 13 milioni di euro di rimborsi elettorali | Il Post.


il Partito Democratico in Lombardia vota con la Lega contro le liberalizzazioni | Linkiesta.it

Partito Democratico ambiguo sulle liberalizzazioni volute dal governo Monti. Se a Roma il partito di Pierluigi Bersani sostiene l’esecutivo sulle nuove norme che daranno ai negozi la possibilità di avere orari di esercizio più flessibili, in Lombardia i democrat lombardi la pensano in maniera differente. Il gruppo consigliare piddino ha deciso così di votare una mozione della Lega Nord che dà la possibilità alla giunta regionale di Roberto Formigoni di presentare ricorso alla Corte Costituzionale (e contro l’esecutivo), proprio in materia di orari di esercizio: il governatore aveva spiegato nelle scorse settimane che la competenza era comunque statale. Gli unici a non votare tra i democratici sono stati Giuseppe Civati e Franco Mirabelli, già soprannominati nell’aula come i Monti Boys. A votare a favore anche Filippo Penati, ex presidente della provincia di Milano ora nel gruppo misto, fino a qualche anno fa capo della segreteria politica di Bersani. L’obiettivo della mozione è quello di proteggere l’autonomia degli enti locali sulla materia, una questione che sta interessando anche il comune di Milano che ha già avviato un incontro con le associazioni di categoria sull’argomento insieme con l’assessore al Commercio Franco D’Alfonso che auspica un percorso condiviso con le altre istituzioni per regolamentare il settore. 

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/Bersani-liberalizzazioni-lombardia-Pd-Civati#ixzz1l1QOzf00

 


teppisti anti-istituzionali: studenti bolognesi contro la laurea honoris causa al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Bologna: scontri durante le proteste contro la laurea a Napolitano
http://www.ilfattoquotidiano.it - Una carica della polizia e dei carabinieri, un giornalista e uno studente con delle ferite lievi, un provocatore bloccato con le buone o le cattive. Questo il bilancio delle proteste degli studenti bolognesi contro la laurea honoris causa al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il corteo ha bloccato per qualche ore le strade intorno all’aula magna. Gli scontri sono avvenuti dopo che per diverse volte studenti e agenti si erano trovati faccia a faccia senza incidenti. Video di David Marceddu altro
Bologna, Napolitano riceve la laurea honoris causa
http://www.ilfattoquotidiano.it Napolitano ha parlato soprattutto dei problemi che la politica europea ha affrontato negli ultimi anni. Non ultime, le derive populistiche: “Sono state richieste soluzioni fuori dagli schemi ordinari” altro

A.C.A.B. (film di Stefano Sollima, con Pierfrancesco Favino) e il principio di LEGALITA’

Il film ACAB racconta le vicende dei tre poliziotti Cobra, Negro e Mazinga, che hanno più di 40 anni e militano nel VII Nucleo di Polizia, un reparto speciale mobile in prima linea contro ultrà, black bloc, No Tav etc.

Tratto da un libro di Carlo Bonini il film il cui titolo è l’acronimo di All cops are Bastards (tutti i poliziotti sono bastardi) racconta la storia di questo gruppo di poliziotti del reparto celere con toni duri e violenti, raccontando da un punto di vista diverso manifestazione ed eventi pubblici dentro il casco di un poliziotto.

da A.C.A.B. – Film (2012)

 


Operazione della Polizia all’alba di stamani in tutta Italia contro esponenti dei Centro sociali, dell’area anarchica e dell’autonomia che hanno partecipato a manifestazioni No Tav in Val Susa la scorsa estate, lastampait

Blitz contro i violenti del “No Tav”
Operazione della Polizia all’alba di stamani in tutta Italia contro esponenti dei Centro sociali, dell’area anarchica e dell’autonomia che hanno partecipato a manifestazioni No Tav in Val Susa la scorsa estate. In 15 province sono state eseguite 26 ordinanze di custodia cautelare, una agli arresti domiciliari, quindici di obbligo di dimora e una di divieto di risiedere nella provincia di Torino. Sono lo sbocco di un’inchiesta della Digos della Questura di Torino e della Procura del capoluogo piemontese sulla guerriglia che si scatenò in Val Susa il 27 giugno e il 3 luglio dello scorso anno.
Ne discutiamo con Maurizio Tropeano. In studio Guido Tiberga. altro

VAL di SUSA, 26 ARRESTI PER GLI SCONTRI DI LUGLIO


Nel mirino leader dei No Tav e dell’area antagonistaI reati: lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale

http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_26/arresti-valsusa_49d72a9a-47e5-11e1-9901-97592fb91505.shtml

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finalmente la magistratura fa quello che DOVEVA fare

PFerrario


Pietro Ichino, POMIGLIANO: BERSAGLIO SBAGLIATO DELLA SINISTRA

anche per questo sono lontano in modo siderale dalla cultura politica delle sinistra massimalista, estremista, violenta e nostalgica degli anni del terrorismo

paolo f

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POMIGLIANO: BERSAGLIO SBAGLIATO DELLA SINISTRA
Chi demonizza un insediamento industriale come questo si assume una responsabilità grave verso il Paese e verso i giovani senza lavoro: leggi le mie riflessioni a margine di una visita allo stabilimento e di un episodio di contestazione di cui sono stato spettatore all’Università di Napoli nello stesso giorno (“contro Marchionne, contro il precariato”), nella Lettera sul lavoro pubblicata sul Corriere della Sera di oggi. V. inoltre sulla contestazione in Università la mia intervista al Mattino di sabato e le cronache

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Lettera sul lavoro pubblicata sul Corriere della Sera del 24 gennaio 2012

Caro Direttore, venerdì mattina ho visitato in ogni reparto il nuovo stabilimento della Fiat di Pomigliano. Il pomeriggio dello stesso giorno, all’Università di Napoli, ho assistito all’intervento urlato di un gruppo di contestatori; uno dei loro slogan era “contro Marchionne e contro il precariato”. Ho provato una stretta al cuore per l’inganno di cui quei ragazzi sono vittime. E per la responsabilità grave che tanta parte della sinistra italiana si assume demonizzando un insediamento industriale come questo.
Ho visto moltissime fabbriche metalmeccaniche; ma una come questa di Pomigliano non l’ho vista mai. Non mi riferisco all’esercito dei robot del reparto lastratura, che compiono interamente da soli il lavoro più pesante e pericoloso: il montaggio e la saldatura della scocca, la struttura della Panda. Mi ha impressionato molto di più il resto della fabbrica, dove a operare direttamente sono le persone. La prima cosa che mi ha colpito è stata l’assenza di rumore, l’ampiezza degli spazi, la distribuzione della luce, l’azzurro della rete dei vialetti, con strisce spartitraffico e passaggi pedonali, che attraversano le zone di lavoro; gli uffici con le pareti di cristallo collocati in mezzo al percorso del montaggio, quasi a sottolineare il superamento di ogni distinzione tra operai e impiegati. Poi il serpentone giallo: la nuova “catena” che catena non è più, collocata su di un largo nastro di parquet tirato a lucido, che si sposta lentamente, dove anche a me estraneo viene consentito di muovermi liberamente nei larghi spazi tra una postazione e l’altra. Tutto è strutturato in funzione della persona che lavora: è la scocca ad abbassarsi o rovesciarsi, non le braccia ad alzarsi. I lavoratori, per lo più giovani, ragazzi e ragazze, tutti con una tuta bianca pulitissima, suddivisi in gruppi di cinque o sei e tra loro intercambiabili. Scelgo a caso quelli o quelle con cui parlare a tu per tu. Tutti mi dicono che la nuova organizzazione è meno pesante della precedente. La paga-base mensile lorda di un quinto livello, qui, è sopra i 1700 euro, quasi 1550 per un terzo livello; poi ci sono il premio e gli scatti; quando entrerà in funzione il terzo turno, a questi si aggiungerà il compenso per l’ora e mezza media settimanale di straordinario e la maggiorazione per il lavoro notturno.
Uscito di lì, attraversando le vie sdrucite della periferia di Napoli, mi frulla per la testa la frase più benevola che ho sentito dalle mie parti politiche riguardo a questo stabilimento due anni fa, quando si discuteva del progetto “Fabbrica Italia”: “Sì, purché sia un’eccezione”. Ma perché questa diffidenza? Solo per le due deroghe marginali che il progetto comportava rispetto al contratto collettivo nazionale, delle quali la più rilevante riguardava appunto la possibilità di un’ora e mezza di straordinario alla settimana? A me sembra che dovremmo, semmai, auspicare altri cento stabilimenti come questo per lo sviluppo del nostro Mezzogiorno, per rimettere in moto la crescita del nostro Paese. Altro che “un’eccezione”!
Oggi l’obiezione è che a Pomigliano si viola la democrazia sindacale, perché non viene riconosciuto il diritto della Fiom-Cgil a una rappresentanza in fabbrica. Questo è il risultato ‑ conforme, peraltro, alla legge vigente ‑ del rifiuto opposto dalla stessa Fiom alla firma di qualsiasi contratto collettivo applicato dalla Fiat. Cambiamo questa norma. Però l’attacco violentissimo contro il piano “Fabbrica Italia” è venuto molto prima che sorgesse il problema della rappresentanza sindacale. E la guerriglia giudiziaria contro il progetto, l’opposizione a che qualche cosa di simile a Pomigliano si faccia anche altrove, prescinde da questo particolare problema.
Si dice, ancora: “La Fiat non ha chiarito il suo piano industriale”. Sarà; ma qui c’è un investimento colossale che sta dando lavoro per almeno quattro anni a migliaia di persone; e lavoro di alta produttività e qualità, relativamente ben retribuito. Chiediamo pure chiarimenti ulteriori sul futuro, ma qui c’è già qualcosa di chiarissimo per il presente, che stiamo disprezzando senza neppure degnarlo di uno sguardo (il sindaco di Napoli De Magistris ha rifiutato di visitare lo stabilimento!). Oltretutto, disprezzandolo, presentiamo a tutte le multinazionali che potrebbero essere interessate a investire da noi un’immagine repellente del nostro Paese.
Ai ragazzi del centro sociale “contro Marchionne e contro il precariato” ho chiesto: non vi accorgete che, tolto Marchionne, vi resta solo il lavoro nei sottoscala controllati dalla camorra? Chi incita al rifiuto di un investimento come quello della Fiat-Chrysler su Pomigliano, da dove pensa che possa venire lo sviluppo del Mezzogiorno e la crescita di questo Paese?


Vendola contro Ichino: la sinistra a due velocità

Ieri il Corriere della Sera ha pubblicato una magistrale lettera del senatore Pietro Ichino riguardo lo stabilimento Fiat di Pomigliano e l’inganno perpetrato da certa sinistra nei confronti delle giovani generazioni, indotte a demonizzare l’operato di Sergio Marchionne e il progetto di modernizzazione in corso nella fabbrica campana. Il giuslavorista, ideatore di un’autorevole proposta di flexicurity per riformare il mercato del lavoro, sottolinea che – a detta degli stessi dipendenti – le retribuzioni e le condizioni di lavoro nell’impianto di Pomigliano sono esponenzialmente migliorate dal via al progetto Fabbrica Italia.

Eppure la Fiom-Cgil, esclusa dalla rappresentanza sindacale per il suo rifiuto di siglare qualsiasi contratto collettivo applicato dalla Fiat, percepisce Pomigliano e il manager che ne ha di fatto permesso la riqualificazione come una minaccia per i lavoratori italiani. Sarebbe ingenuo credere l’attività dei sindacati priva di caratteri ideologici, con i quali si offre troppo spesso ai lavoratori una narrazione falsa e nocivamente retrograda della realtà; ad ogni modo fare populismo può garantire consensi, ma opporsi a condizioni che promuovono il benessere dei lavoratori significa perdere di vista la ragion d’essere dell’attività sindacale.

In tema di flessibilità e abrogazione dell’articolo 18, al coro dei sindacalisti critici verso la linea Ichino si aggiunge poi Nichi Vendola, che ne fa una battaglia culturale contro il dilagare dell’ideologia liberista; un dilagare, peraltro, che lui solo scorge. Il leader di Sel, durante l’assemblea generale del partito tenutasi la scorsa settimana, ha sostenuto la necessità in controtendenza di estendere la tutela dell’articolo 18 a tutti i lavoratori, dimostrando di non avere alcuna intenzione di abbandonare quel massimalismo di sinistra così vetusto ed estraneo alle moderne logiche del mercato del lavoro. D’altronde è utopico pretendere che il leader pugliese rinunci a larga parte del suo consenso elettorale per un atto di pragmatismo e modernità.

Chiaramente Vendola non è solo  ….

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/mercato-e-liberta/vendola-contro-ichino-la-sinistra-due-velocita#ixzz1kTKcVMXD

 


gli strani rapporti tra Di Pietro e i suoi uomini e la criminalità organizzata

 Tocqueville.it 

Non è la prima volta che si scoprono strani rapporti tra Di Pietro e i suoi uomini e la criminalità organizzata. 

da Tocqueville.it (tocqueville_it) su Twitter.


l’oggettiva alleanza fa Vendola e Lega Nord

‎#Vendola #leghista: #Bersani scarichi #Monti

www.ilfuturista.it

La foto di Vasto è ancora impressa nella sua mente. Forse proprio per questo, e per paura che si sbiadisca, punta non solo alle simpatie dipietriste

la mostruosa alleanza di SEL di Vendola e Lega Nord CONTRO il governo Monti/NAPOLITANO

nella stessa giornata, la mostruosa alleanza di SEL di Vendola e Lega Nord CONTRO il governo Monti/NAPOLITANO.

Sel/ Vendola: Io e Di Pietro pronti, mettiamoci in viaggio

TM News - ‎2 ore fa‎
Roma, 22 gen. (TMNews) – Nichi Vendola insieme ad Antonio Di Pietro intende chiedere al Pd di rompere gli indugi e avviare un percorso comune per l’alleanza di centrosinistra. Lo ha annunciato il leader di Sel all’assemblea nazionale. 

 

BOSSI:BERLUSCONI MOLLI GOVERNO O FACCIAMO CADERE LOMBARDIA

AGI – Agenzia Giornalistica Italia
(AGI) Milano – Umberto Bossi invita Silvio Berlusconi a far cadere subito “l’infame governo Monti”.

Pietro Ichino contestato dai centri sociali a Napoli: i nipotini dello stalinismo si preparano a ripetere gli assassinii e le gambizzazioni degli anni ’70, Paolo Ferrario

i nipotini dello stalinismo si preparano a ripetere gli assassinii e le gambizzazioni degli anni ’70

Paolo Ferrario

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Ichino contestato dai centri sociali
Solidarietà da tutto il mondo politico tranne che da Pietro Rinaldi,
consigliere comunale della lista “Napoli è tua”, per il quale “Ichino è
uno di quelli che hanno portato alla fame il nostro Paese” Il professor
Pietro Ichino, senatore del Pd, …
<http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/01/20/news/ichino_contestato_dai_centri_sociali-28485199/>


EVERSIONE, situazione eversiva: taxisti, Lega di Maroni e Bossi, estremismo sindacale della Cgil di Camusso, contestazioni violente e minacce di morte a Pietro Ichino,violenze fisiche nei confronti di Equitalia, movimento dei forconi in Sicilia, il “succederà l’ira di dio” di Beppe Grillo, …

Eversione, dal latino “evertere”: abbattere

Insieme di atti violenti e criminosi, volti a creare disordine, sconvolgimento specialmente politico

Sfumature linguistiche: distruzione, abbattimento, rovina …

da IL VOCABOLARIO DELLA LINGUA ITALIANA, Treccani

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Non si ferma la protesta del Movimento dei Forconi in Sicilia. Nell’isola ora scendono in piazza anche gli studenti, a fianco del movimento Forza d’Urto. Palermo il corteo degli studenti è partito verso le 10 da piazza Indipendenza e ha attraversato la città fino al porto, ormai chiuso da due giorni, dove i giovani si sono uniti al presidio del movimento. Momenti di tensione nel capoluogo siciliano dove è stata bruciata anche una bandiera italiana durante il corteo. Anche le altre città sono state teatro delle manifestazioni studentesche come a Catania, a Vittoria in provincia di Ragusa e a Canicattì in provincia di Agrigento.

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Umberto bossi della lega nord insulta pubblicamente il presidente della repubblica reato di vilipend

www.petizionionline.it

Umberto Bossi della Lega Nord Insulta pubblicamente il Presidente della Repubblica: reato di vilipendio, Crea la tua petizione online, cambiamo questo mondo dal basso. Firma per per le tue battaglie

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Tassisti “pronti alla guerra”. Lo Sciopero dei Taxi minaccia di 

www.infomotori.com/…/tassisti-pronti-alla-guerra-lo-sciopero-dei-tax
1 giorno fa – Lo Sciopero dei Taxi minaccia di bloccare Roma, Fiumicino e l’Italia. Monti in trattativa, Alle 12 incontro a Palazzo Chigi tra sindacati e governo 
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Camusso rompe con il governo – Corriere della Sera

www.corriere.it › Economia
19 dic 2011 – La leader della Cgil: «Situazione grave Ma quella di Monti non è la ricetta giusta». Camusso rompe con il governo: «Sulle pensioni un 
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  1. Ichino contestato all’Università

    Corriere del Mezzogiorno‎ – 30 minuti fa
    NAPOLI - Pietro Ichino contestato a Napoli. Il senatore Pd e giuslavorista era ospite oggi pomeriggio, venerdì, dell’ateneo Federico II.

    7 articoli correlati

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istigatori di violenza ed eversione: L’anatema di Beppe Grillo “Fuori Tutti! Destra, sinistra… o succederà l’ira di Dio!” – Agorà

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  1. Notizie relative a attentati equitalia


    Altopascio.info
    1. Equitalia sotto il tiro degli hacker

      Il Sole 24 Ore‎ – 9 ore fa
       alle manifestazioni di piazza, agli attentati anche sanguinosi,  Al punto che Equitalia, dopo aver cercato di respingerlo insieme a Sogei (il gestore 

      52 articoli correlati

  2. Nuovi attentati e minacce a Equitalia tre ordigni a Napoli, nessun 

    www.repubblica.it/…/napoli_nuovi_attacchi_a_equitalia_scoppiano_t…

    3 giorni fa – Le esplosioni, da bombe artigianali, nel capoluogo campano danneggiano alcune saracinesche. A Roma, manichini impiccati davanti a una 

  3. Fisco: Grillo, capire ragioni attentati Equitalia, Monti la chiuda 

    www.adnkronos.com › News › Politica

    2 gen 2012 – Roma, 2 gen. (Adnkronos) – “Continuano gli attentati contro gli uffici diEquitalia, nelle ultime ore sono avvenuti a Foggia e Modena. Si puo’ dire 


terrorismo strisciante: Gli “Indignados” (di qualsiasi cosa che sia altro da se stessi) entrano nella sede del Tesoro – Corriere della Sera


umore di giornata, di mese, di anno, di tempo: “il potere del più buoni” di Giorgio Gaber, da Segni di Paolo del 1948 | Personalità, Cultura e Società: Biografia reticolare

La mia vita di ogni giorno

è preoccuparmi di ciò che ho intorno

sono sensibile ed umano

probabilmente sono il più buono

ho dentro il cuore un affetto vero

per i bambini del mondo intero

ogni tragedia nazionale è il mio terreno naturale

perché dovunque c’è sofferenza

sento la voce della mia coscienza.

Penso ad un popolo multirazziale

ad uno stato molto solidale

che stanzi fondi in abbondanza

perché il mio motto è l’accoglienza

penso al problema degli albanesi

dei marocchini, dei senegalesi

bisogna dare appartamenti

ai clandestini e anche ai parenti

e per gli zingari degli albergoni

coi frigobar e le televisioni.

È il potere dei più buoni

è il potere dei più buoni

son già iscritto a più di mille associazioni

è il potere dei più buoni

e organizzo dovunque manifestazioni.

È il potere dei più buoni

è il potere dei più buoni

è il potere… dei più buoni…

La mia vita di ogni giorno

è preoccuparmi per ciò che ho intorno

ho una passione travolgente

per gli animali e per l’ambiente

penso alle vipere sempre più rare

e anche al rispetto per le zanzare

in questi tempi così immorali

io penso agli habitat naturali

penso alla cosa più importante

che è abbracciare le piante.

Penso al recupero dei criminali

delle puttane e dei transessuali

penso allo stress degli alluvionati

al tempo libero dei carcerati

penso alle nuove povertà

che danno molta visibilità

penso che è bello sentirsi buoni

usando i soldi degli italiani.

È il potere dei più buoni

è il potere dei più buoni

costruito sulle tragedie e sulle frustrazioni

è il potere dei più buoni

che un domani può venir buono

per le elezioni.

È il potere dei più buoni

è il potere dei più buoni

è il potere… dei più buoni…

Leggi tutto il testo su: http://singring.virgilio.it/testi/giorgio-gaber/testo-il-potere-dei-piu-buoni.html

Il potere dei più buoni è il lamento prorompente della maggioranza invisibile del Paese, quella che regolarmente, costretta un po’ a vergognarsi per avere lavorato e fatto il proprio dovere, soggiace ad ogni piccolo e macroscopico diritto di ogni minoranza, a volte protetta anche nella propria illegalità. Sorretta in una visione radical chic dell’impegno civile e politico da un sentimento misto, tutto italiano, di solidarismo cattolico e di egualitarismo postcomunista.

Nobili ideali, pessime applicazioni quotidiane. Non è quello di Gaber, compagno di viaggio e utopie giovanili, un inno alla cattiveria, né all’egoismo piccolo borghese, solo una denuncia provocatoria. Una denuncia trascinata da un testo esemplare per efficacia e da una musica appropriata nel suo scandire il crescendo dell’indignazione fino al libertario con i “soldi degli italiani”.

Una denuncia che smaschera l’ipocrisia di un certo atteggiamento sociale e politico, critico verso le intolleranze altrui fino al momento in cui non deve fare i conti personalmente con le emergenze, gli immigrati, la delinquenza, eccetera. In un salotto, in una villa, su una bella auto, la forza di gravità del sociale è molto, molto più sopportabile.

Di buone intenzioni sotto vuoto, protette nel vetro antiproiettile di una teca, il mondo è pieno. Ma è meglio un generosità di facciata, di anime belle, o quella più facile e autentica che cresce, seppur a fatica, lungo le strade del mondo?

Ferruccio De Bortoli, in LA MIA GENERAZIONE HA PERSO, Il Sole 24 Ore, collana io mi chiamo G, 2011


partiti familiari: la famiglia Antonio Di Pietro e le parole di Catone

Si vitam inspicias hominum, si denique mores,
cum culpant alios, nemo sine criminis vivit.

Guardali, gli uomini,
come vivono,
mentre biasimano gli altri: nessuno

è senza colpa

Catone, Distici
Medusa editore

Traduzione di Giancarlo Pontiggia


per la serie: i partiti familiari

Figli e cognati in Parlamento

di Fabio Martini, in La Stampa 30 dicembre 2008
Dunque, andando all’osso, la novità è questa: Cristiano Di Pietro si è dimesso, ma non dalla sua poltrona. Il figlio di Tonino ha lasciato l’Italia dei Valori, il partito di papà, ma resta consigliere provinciale di Campobasso come «indipendente». Al di là della forza (o della debolezza) del gesto simbolico, si può davvero immaginare che le dimissioni siano l’effetto di un lacerante strappo famigliare? Si può davvero immaginare che Cristiano, entrato in politica essenzialmente per grazia paterna, d’ora in poi farà tutto di testa sua? In realtà Tonino e Cristiano Di Pietro sono sempre stati unitissimi tra loro, sin dai tempi nei quali il figlio poliziotto faceva da scorta al padre pm e dunque il loro sodalizio politico è destinato a diventare l’espressione più matura di quel fenomeno, apparentemente antico, che si chiama «partito familiare».

E cioè di come anche i politici avanzino per discendenza dinastica. Con un pater familias potente che irradia il suo potere sui parenti, con lo stesso assolutismo di un Re. Certo, la sera in cui Umberto Bossi si è presentato a palazzo Grazioli ad uno dei vertici del centrodestra accompagnato dal figlio Renzo, Silvio Berlusconi è stato festosissimo e si può capire perché: per il Cavaliere il partito personale è sempre stata una vocazione e tanto meglio se diventa un modello. Naturalmente Silvio chiese di tornare, invito che i due Bossi hanno raccolto. Sorride Bruno Tabacci, un battitore libero che si è formato nella Prima Repubblica: «Ma ve l’immaginate Andreotti, Moro o Fanfani che si presentano ad un vertice con Nenni o Berlinguer portandosi dietro uno dei loro figli? E il buon Amintore di figli ne aveva otto… La verità – ma molti l’hanno dimenticata – è che nella Dc i figli dei leader non potevano entrare in politica sino a quando la parabola politica dei genitori non si fosse conclusa.

Una legge non scritta, ma ferrea». Vero. Rosa Russo Iervolino e Sergio Mattarella, Mario Segni ma anche Antonio Gava sono tutti entrati in scena quando ne erano usciti i loro importanti genitori. Nella Prima Repubblica, seppure con qualche eccezione (Giorgio La Malfa, figlio di Ugo, ebbe in dono il nomignolo di «Gesù Bambino»; Bobo Craxi fu fatto segretario milanese del Psi dal padre Bettino) si usava così. Certo, c’è il precedente memorabile di Galeazzo Ciano che sposò la figlia di Mussolini nel 1930 e, da adetto di ambasciata a Rio de Janeiro, nel giro di 5 anni sarebbe diventato ministro della Stampa e Propaganda e poi degli Esteri. Eppure la novità del familismo in politica scoppia in tutto il suo splendore nella Seconda Repubblica. Per prima cosa sono spuntati i partiti personali – Forza Italia, Rinnovamento Italiano di Dini, l’Italia dei Valori, l’Udeur di Mastella e anche la Lega.Partiti di tradizione democratica hanno smesso di tenere congressi alle scadenze statutarie (dentro An, erede del vivacissimo Msi, l’ultima conta risale a sei anni fa) e passo dopo passo, è spuntato il sottoprodotto del partito personale: la trasmissione dinastica della poltrona.

Che ha colpito tutti. L’ascetico Armando Cossutta che si è portato in Parlamento la figlia Maura, anche il vulcanico leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, che voluto con sé il fratello Marco, il quale ha avuto il coraggio di dire: «Non vedo dov’è lo scandalo. Io nasco calciatore, da qualche anno c’è un leader del centrosinistra che mi stima e mi vuole candidare: in fondo è lui ad averne un vantaggio». Nel 2005Clemente Mastella ha voluto che la moglie Sandra – fino a quel momento digiuna di politica – venisse inserita ed eletta d’ufficio nel listino del Governatore Bassolino e subito dopo ha chiesto che la sua signora presiedesse il parlamentino della Regione Campania, la più popolosa d’Italia dopo la Lombardia. Tra i tanti casi spuntati nel centrodestra, il più orginale è quello di Mariella Bocciardo, la prima moglie di Paolo Berlusconi. Promotrice a Milano di un ristorante, il «Mangia e ridi», rivelatosi poco redditizio (ma al quale si erano associati personaggi come Adriano Galliani e Paolo Romani), la «ex» è stata aiutata a trasferirsi in Parlamento. E Di Pietro? Certo, Cristiano continuerà a presidiare il territorio, ma a Roma – già da qualche mese e per non sentirsi solo – Tonino si è portato dietro il cognato. Gabriele Cimadoro, a Montecitorio era già entrato nel 1998: allora e oggi è noto per i suoi sigari.


dopo anni di polemiche la Cgil (Camusso) e la Cisl (Bonanno) trovano nella ministra Fornero il bersaglio comune da demolire con la tecnica stalinista della denigrazione morale

da un articolo di Pierluigi Battista, Corriere della sera 20 dicembre 2011


Stalinisti del tempo attuale: Marco Rizzo del partito dei Comunisti Sinistra Popolare piange la morte di Kim Jong, da Il Post (ilpost) su Twitter

 Il Post 

in Italia c’è chi prova dolore per la morte di . Marco Rizzo e il partito dei Comunisti Sinistra Popolare, fondato nel 2009. 

da Il Post (ilpost) su Twitter.


la ministra del Lavoro Fornero: “dispiaciuta e sorpresa per un linguaggio che pensavo appartenessa a un passato del quale non possiamo andare certo orgogliosi”

 

“Sono rimasta  dispiaciuta e sorpresa per un linguaggio che pensavo appartenessa a un passato del quale non possiamo andare certo orgogliosi”,  ha aggiunto il ministro riferendosi alle lotte sindacali dei decenni scorsi.

La Fornero ha poi stigmatizzato la “personalizzazione dell’attacco che non fa merito a chi lo ha condotto”


le nuove epurazioni della famiglia Pci/Ds/Pd: Sergio Chiamparino: fra i dimenticati del Pd

Il caso più eclatante è quello di Sergio Chiamparino. Eletto sindaco di Torino, per la prima volta, nel 2001, con il 52,8% dei voti, il Chiampa è stato poi riconfermato alla guida della città nel 2006 con il 66,6% dei consensi, un quasi plebiscito. Per due anni è stato nella top ten dei sindaci più amati d’Italia, proprio come Matteo Renzi, ha accompagnato Walter Veltroni nel lancio del progetto del Lingotto nel 2007, ha conquistato consensi come amministratore e dimostrato di conoscere meglio di altri la questione settentrionale (per lungo tempo Massimo Cacciari, prima di uscire dal partito, ha insisito perché fosse Chiamparino a guidare il progetto di un Pd del Nord) eppure a lui il segretario non ha mai affidato incarichi di rilievo, pur avendolo promesso ad aprile 2010.
Ora Chiamparino continua a stare ai margini del Pd. Guardato persino con maggior sospetto anche a causa della sua partecipazione al Big Bang di Renzi, se non un endorsement per il giovane democratico fiorentino, quasi.

da: Da Debora Serracchiani a Sergio Chiamparino: i dimenticati del Pd – POLITICA.


Destre e Sinistre eversive in azione: Buste con proiettili a Monti e Berlusconi

Rainews in diretta

Buste con proiettili a Monti e Berlusconi dlvr.it/10lkkh


il deputato Antonio Razzi (ex della Italia dei valori di Antonio Di Pietro) e cosa diceva Catone

Per l’Italia dei Valori di Di Pietro valgono ancora le parole di Catone:
“Si vitam inspicias hominum, si denique mores, cum culpam alios, nemo sine crimine vivit”,
Guardali, gli uomini, come vivono, mentre biasimano gli altri: nessuno è senza colpa, Catone, Distici, nella traduzione di Giancarlo Pontiggia

Qui la puntata integrale de GLI INTOCCABILI su La 7, da cui è stato estratto (per sottolineare un  passaggio chiave)  il video: http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50244780


Maurizio Crozza sui deputati scelti dalla Italia dei Valori … di Di Pietro


istantanea di “don” Luigi Verzè e Nichi Vendola: pubblicata per memoria iconografica e storica

Forse la politica sanitaria è un punto debole di Nichi Vendola (che si candida al governo per la prossima legislatura).

Qui altre sue fotografie in simpatica (per loro) compagnia


Scilipoti, della Italia dei Valori di Di Pietro insulta i manifestanti per i diritti dei disabili

Scilipoti parla con i manifestanti. Poi li insulta
13 12 2011 Scilipoti parla con i manifestanti. Poi li insulta
Erano cittadini che manifestavano davanti Montecitorio per i diritti dei disabili. Messo sotto pressione dalle domande e dalle accuse incalzanti, il deputato di Popolo e Territorio è passato alle offese

la cultura della sinistra massimalista: buste con proiettili al sindaco Alemanno e al ministro Severino

il linguaggio di cui è più esperta la sinistra massimalista, nipotina dello stalinismo e della cultura della “alterità (“sentirsi diversi”) del Pci e dei rifondaroli: attentati, gambizzazioni, asportazione delle dita e delle mani

Paolo Ferrario

categoria: culture politiche/sinistra

 

Roma, buste con proiettili al sindaco Alemanno e al ministro Severino | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano.


Antonio Razzi della Italia dei valori di Antonio Di Pietro: la compravendita dei parlamentari – a La 7, GLI INTOCCABILI

http://youtu.be/Eivz2WmKQGA

“Mi serviva la pensione…” l’intervista ad Antonio Razzi e la ricostruzione della sua carriera politica nel servizio de Gli Intoccabili, in onda il mercoledì alle 21.10 su LA7


“‘Meno di un anno e ti entra il vitalizio. Tu che cazzo te ne fotte, dico io?”: il parlamentare Antonio Razzi, a suo tempo scelto dal partito della Italia dei Valori di Di Pietro

L’Italia dei Valori oggi è uno dei partiti che si oppone al Governo Monti/Napolitano.

E questo è il personale politico selezionato negli anni scorsi da Di Pietro della IdV.

Dal programma di La7  GLI INTOCCABILI, condotto da GianLuigi Nuzzi:

Grazie al video mandato in onda da La7 Gli Intoccabili, condotto da Gianluigi Nuzzi si svela il meccanismo dei deputati in vendita che ha permesso un anno fa di salvare il governo Berlusconi, un deputato ‘talpa’, certifica lo stato impietoso a cui si è ridotto il parlamento italiano.
All’interno di un’inchiesta realizzata da Filippo Barone e Gaetano Pecoraro, la7 ha mandato in onda questo filmato realizzato con una telecamera nascosta nella cravatta di un deputato, in cui si odono le conversazioni di vari membri della Camera dei Deputati, che certo non fanno onore alla carica che ricoprono, tanto per usare un eufemismo. Sprazzi di colloquio in cui ad emergere, se mai ce ne fosse stato bisogno, è la misera realtà di persone che siedono tra i banchi del Parlamento solo per ottenere il vitalizio oppure favori personali, in cambio di un voto in aula. A questo punto speriamo che davvero tolgano di mezzo almeno l’attuale sistema de vitalizi, come annunciato: sarebbe già un modo per evitare di avere elementi simili in Parlamento dalla prossima legislatura.

Si ascoltano frasi davvero inquietanti, la squallida realtà quotidiana di questo scempio chiamata Seconda Repubblica. Ecco alcuni esempi: ‘Ormai è tutto… Tutto una tariffa, qua. È solo tariffa’. ‘Sono l’unico che qui di benefit non ne ha. Pensione non ce l’ho, non c’ho un cazzo… Sono l’unico vero precario’. ‘Meno di un anno e ti entra il vitalizio. Tu che cazzo te ne fotte, dico io? Tanto questi sono tutti malviventi. A te non ti pensa nessuno. Te lo dico io, caro amico. Che questi, se ti possono inculare ti inculano senza vaselina nemmeno’. (tratto da http://www.youtube.com/watch?v=-QRsi_2eJYY)

dal sito della IdV:

 


il cretino irriformabile Fausto Bertinotti, perfetto alleato della Lega Nord: “Il governo Monti è stato imposto al Paese dal potere finanziario e da quello dell’Europa tecnocratica”

“Dal suo interno questo centrosinistra è irriformabile”. Non lascia spazio a fraintendimenti l’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti. E l’analisi sulla situazione italiana è impietosa: “Il governo Monti è stato imposto al Paese dal potere finanziario e da quello dell’Europa tecnocratica”, spiega, “e ci traghetterà verso il grande Centro”. Secondo Bertinotti, quando il nuovo esecutivo avrà portato a termine il suo mandato “quel che rimane della politica italiana sarà profondamente diverso”. E l’amico Nichi Vendola? “Una risorsa per il Paese”, risponde, “ma anche lui deve fare i conti con l’irriformabilità del centrosinistra da posizioni interne”. La soluzione? “Rifondare la sinistra a partire dai movimenti. Dagli indignati alla Fiom, passando per gli studenti”.

Per cronaca storica il pensionato irriformabile Bertinotti è colui che mandò a puttane il primo governo Prodi, aprendo la strada a 11 anni di berlusconismo:


I banchieri uniscono nella protesta estrema destra e estrema sinistra. Stessi slogan, stesse teorie,il più basso tasso d’interesse nazionale, da Ferruccio de Bortoli su Twitter

 Ferruccio de Bortoli 

I banchieri uniscono nella protesta estrema destra e estrema sinistra. Stessi slogan, stesse teorie, il più basso tasso d’interesse nazionale

da Ferruccio de Bortoli (debortolif) su Twitter.


L’intervistatore chiede al sindaco milanese: “Lenin o Turati?”, al che l’intervistato risponde: “Lenin, se non altro per salvare l’icona” – o qualcosa del genere, cadavrexquis

questa tendenza all’autocelebrazione mitizzante, alla storicizzazione epocale di eventi appena recenti, della sinistra che “trionfa”. Mi riferisco a Pisapia su cui, a nemmeno sei mesi dopo la vittoria alle comunali di Milano, sono usciti un libro e un film-documentario (proiettato al Mexico, a Milano) che ne cantano le gesta e ne commemorano già, immagino, la lunga e faticosa marcia verso il potere. Ho aperto a caso, lo giuro, il primo in libreria e, nelle pagine di un’intervista, sono capitato su una domanda – e sulla relativa risposta. L’intervistatore chiede al sindaco milanese: “Lenin o Turati?”, al che l’intervistato risponde: “Lenin, se non altro per salvare l’icona” – o qualcosa del genere. L’ho chiuso immediatamente e non ho letto altro. Tanto mi basta. La sinistra non ha ancora fatto i conti con un certo passato, evidentemente (e coltiva ancora la falsa dicotomia Lenin buono-Stalin cattivo). E poi dicono di quelli di destra che, malgrado la presunta evoluzione liberale, civettano ancora con l’icona di Mussolini (Mussolini buono-Hitler cattivo?).

da cadavrexquis: Le icone del sindaco.


«Abbiamo visto» ha proseguito il ministro «nuove forme di terrorismo: un terrorismo urbano», «con la volontà di ricreare l’incidente avvenuto a Genova». «C’era l’intenzione di assaltare le sedi istituzionali della Repubblica, in primo luogo Camera e Senato», Ministero Dell’Interno – Notizie

«Sabato pomeriggio la cieca violenza di 3 mila delinquenti incappucciati ha oscurato la protesta di migliaia di persone che volevano solo manifestare pacificamente». Il ministro dell’Interno Maroni, nella sua informativa al Senato, è intervenuto sugli scontri avvenuti a Roma nel corso della manifestazione degli ‘Indignados’. «Scene di guerriglia urbana hanno prevalso su cortei e slogan di una generazione preoccupata per il proprio futuro».

«Abbiamo visto» ha proseguito il ministro «nuove forme di terrorismo: un terrorismo urbano», «con la volontà di ricreare l’incidente avvenuto a Genova». «C’era l’intenzione di assaltare le sedi istituzionali della Repubblica, in primo luogo Camera e Senato».

Il responsabile del Viminale, prima di riferire su fatti e numeri legati agli incidenti ha ringraziato il prefetto e il questore di Roma e tutte Forze dell’Ordine che sono state impegante nei servizi nella capitale. «E’ solo grazie alle Forze ordine che si è impedito che ci scappasse il morto».

«E’ destituito di ogni fondamento il fatto che non si sia fatto abbastanza sul fronte della prevenzione», ha detto Maroni aggiungendo che «i vertici delle Forze dell’ordine e dei Servizi mi hanno confermato che le informazioni le avevano tutte, ma le norme delle attuali leggi non consentono azioni preventive nei confronti di chi è sospettato di voler partecipare a incidenti di piazza». E’ per questo che «proporrò al Parlamento nuove misure legislative per consentire alle Forze dell’ordine di intervenire con azioni di prevenzione».

Tra i numeri presentati dal ministro, complessivamente in 24 ore sono state impiegate 3.000 unità tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, coordinate da 107 funzionari della Polizia di Stato. Sono stati registrati danni a beni pubblici e privati pari a circa 5 milioni di euro. 80 mila gli Indignati che, pacificamente, hanno tentato di manifestare la loro protesta. Feriti 105 operatori delle forze di polizia e 35 manifestanti.

Ministero Dell’Interno – Notizie.


Carlo Bonini, Acab – All Cops Are Bastards, Einaudi, 2010

Carlo Bonini, Acab – All Cops Are Bastards,

Einaudi, 2010

«Bonini va al cuore delle ragioni dell’odio senza cercare facili scorciatoie o giustificazioni. Perché l’odio non ha spiegazioni, e ha un solo modo di manifestarsi: il contagio. Un libro fortissimo, impressionante».

Giancarlo De Cataldo

«ACAB». All Cops Are Bastards. Il refrain di un celebre motivo skin anni Settanta diventa richiamo universale alla guerra nelle città, nelle strade. Michelangelo, «Drago» e «lo Sciatto» sono tre «celerini bastardi». Sono odiati e hanno imparato a odiare. Basta leggere l’impressionante e inedita chat del loro reparto per capirlo. Cresciuti nel culto della destra fascista, si scoprono disillusi al termine di una parabola di violenza che è la loro «educazione sentimentale».
Nella narrazione di Bonini si svela, attraverso l’occhio e il linguaggio degli «sbirri» e una lunga inchiesta sul campo, la trama occulta dei piú sconcertanti episodi di violenza urbana accaduti in Italia negli ultimi due anni. Che collega in un ritmo serrato e una scrittura emozionante episodi accaduti in tempi e luoghi diversi come l’assalto militare degli ultras a una caserma di Roma e la caccia al romeno nelle periferie, i Cpt per immigrati clandestini e gli scontri della discarica di Pianura. La catena dell’odio e delle impunità.

«Si era messo a gridare come un ossesso. Aveva picchiato con i pugni e con il suo Gl40 scarico contro quei maledetti cancelli, fino a far grondare di sangue le nocche, a non sentire piú gli avambracci, i gomiti, implorando di aprire. 
Di non lasciare che li facessero a pezzi con quelle maledette baionette, o magari a colpi di bottiglia, mattoni, tirapugni di ferro e coltelli a serramanico, che ora vedeva distintamente nelle mani degli incappucciati che li avevano circondati, facendo roteare le fibbie delle cinture come frombolieri impazziti. 
Quando finalmente il cancello si era aperto, si era lasciato cadere sull’asfalto. Aveva vomitato. Aveva pianto».

da Carlo Bonini, Acab < Libri < Einaudi.


Movimenti sociali e violenza politica a Roma il 15 Ottobre 2011

Parole chiave:

  • masse
  • movimenti sociali
  • nipotini della sinistra, albo di famiglia
  • squadrismo
  • terrorismo, pre-terrorismo
  • Val di Susa
  • violenza politica

 in Corriere della Sera 17 ottobre

Carlo Bonini, Acab – All Cops Are Bastards,

Einaudi, 2010

«Bonini va al cuore delle ragioni dell’odio senza cercare facili scorciatoie o giustificazioni. Perché l’odio non ha spiegazioni, e ha un solo modo di manifestarsi: il contagio. Un libro fortissimo, impressionante».

Giancarlo De Cataldo

«ACAB». All Cops Are Bastards. Il refrain di un celebre motivo skin anni Settanta diventa richiamo universale alla guerra nelle città, nelle strade. Michelangelo, «Drago» e «lo Sciatto» sono tre «celerini bastardi». Sono odiati e hanno imparato a odiare. Basta leggere l’impressionante e inedita chat del loro reparto per capirlo. Cresciuti nel culto della destra fascista, si scoprono disillusi al termine di una parabola di violenza che è la loro «educazione sentimentale».
Nella narrazione di Bonini si svela, attraverso l’occhio e il linguaggio degli «sbirri» e una lunga inchiesta sul campo, la trama occulta dei piú sconcertanti episodi di violenza urbana accaduti in Italia negli ultimi due anni. Che collega in un ritmo serrato e una scrittura emozionante episodi accaduti in tempi e luoghi diversi come l’assalto militare degli ultras a una caserma di Roma e la caccia al romeno nelle periferie, i Cpt per immigrati clandestini e gli scontri della discarica di Pianura. La catena dell’odio e delle impunità.

«Si era messo a gridare come un ossesso. Aveva picchiato con i pugni e con il suo Gl40 scarico contro quei maledetti cancelli, fino a far grondare di sangue le nocche, a non sentire piú gli avambracci, i gomiti, implorando di aprire.
Di non lasciare che li facessero a pezzi con quelle maledette baionette, o magari a colpi di bottiglia, mattoni, tirapugni di ferro e coltelli a serramanico, che ora vedeva distintamente nelle mani degli incappucciati che li avevano circondati, facendo roteare le fibbie delle cinture come frombolieri impazziti.
Quando finalmente il cancello si era aperto, si era lasciato cadere sull’asfalto. Aveva vomitato. Aveva pianto».

da Carlo Bonini, Acab < Libri < Einaudi.

Un ricordo del passato, profetico sul futuro:

…  Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio
goliardico) il culo. Io no, cari.

Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.

Pier Paolo Pasolini, Il Pci ai giovani16 giugno 1968

in http://temi.repubblica.it/espresso-il68/1968/06/16/il-pci-ai-giovani/?printpage=undefined


Sergio Chiamparino: l’alleanza fra Pd, Sel e Idv mi ricorda la “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria, con la quale si favorì indirettamente l’onda berlusconiana del’94

Torino - «Se alla festa dell’Idv fosse nato il nuovo Ulivo sarebbe una buona notizia. Almeno per tutti coloro che non vedono l’ora che vi sia qualcuno di serio e affidabile a cui consegnare la guida di questo nostro paese» mentre, «per stare alle immagini della recente storia politica nostrana, più che all’Ulivo, l’alleanza fra Pd Sel e Idv però, a me sinceramente ricorda più la gioiosa macchina da guerra di occhettiana memoria, con la quale si favorì indirettamente l’onda berlusconiana del’94».
Lo afferma in un intervento sul Mattino, Sergio Chiamparino, che avverte come sono «troppi i temi strategici su cui non c’è accordo e su cui non possiamo rischiare di riscrivere un programma di 300 pagine! Basta pensare a un tema come la Tav o alla Fiat per fare due esempi importanti». «È un’alleanza – aggiunge – a forte rischio di condizionamento da parte di chi, anche dall’esterno, urla più forte, di chi cavalca l’ultima sparata populistica».

Tuttavia, prosegue Chiamparino, «partire dall’alleanza con Di Pietro e Vendola mi sembra inevitabile. Vi è una contiguità di elettorato che provocherebbe degli smottamenti a sinistra se Bersani rompesse su quel versante. Senza contare che Casini sembra giocare la sua partita politica, più sul versante di destra che di sinistra». «Se ne può uscire solo accentuando fortemente, anche magari con iniziative che abbiano un impatto mediatico, il profilo riformistico del Pd e della coalizione».

Chiamparino: stanno facendo gioiosa macchina da guerra | www.torinoogginotizie.it.


“Non si può tollerare che a legittime manifestazioni di dissenso cui partecipino pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano, provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge”. E’ quanto ha dichiarato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

“Intollerabili le azioni aggressive contro le forze dell’ordine in Val di Susa e impegno di tutti a isolare i violenti”

“Non si può tollerare che a legittime manifestazioni di dissenso cui partecipino pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano, provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge”. E’ quanto ha dichiarato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

“Quel che e’ accaduto in Val di Susa – ha sottolineato il Presidente Napolitano – per responsabilità di gruppi addestrati a pratiche di violenza eversiva, sollecita tutte le isituzioni e le componenti politiche democratiche a ribadire la più netta condanna, e le forze dello Stato a vigilare e intervenire ancora con la massima fermezza”.

“Esprimo – ha concluso il Capo dello Stato – plauso e solidarietà alle forze dell’ordine che hanno subito un pesante numero di feriti, e confido che si accresca in Val di Susa, con chiari comportamenti da parte di tutti, l’impegno a isolare sempre di più i professionisti della violenza”.

da Notizia.

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Alessandro Orsini, Anatomia delle Brigate Rosse, recensione di Cadavexquis

Con Anatomia delle Brigate Rosse  Alessandro Orsini non scrive una pura e semplice storia delle Brigate rosse, ma realizza uno studio – estremamente convincente e ben documentato, oltre che di grande leggibilità - dei presupposti psicologici e ideologici che ne hanno resa possibile la nascita e che hanno funzionato da motore per le azioni dei terroristi italiani a partire dall’inizio degli anni Settanta. Comunque, per entrare nella mentalità dei brigatisti, Orsini attinge, oltre che alla letteratura sul radicalismo politico e sul terrorismo, anche a varie fonti dirette: comunicati e rivendicazioni prodotti dalle Brigate rosse, interviste rilasciate dai brigatisti, deposizioni davanti ai magistrati inquirenti, libri e autobiografie, lettere private scritte dai brigatisti ai loro famigliari.

La tesi centrale di Alessandro Orsini è che le Brigate rosse s’inseriscono in una lunga tradizione storica che chiama gnosticismo rivoluzionario. La mentalità gnostica – termine derivato dall’ambito religioso, perché è di questo stesso tipo di mentalità che partecipa il brigatista – è caratterizzata dall’attesa della fine, dal catastrofismo radicale (e quindi dal rifiuto totale del mondo) e dall’ossessione per la purezza

http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2011/05/anatomia-delle-brigate-rosse-unanalisi-dello-gnosticismo-rivoluzionario.html

da:


l’assassino Cesare Battisti: “il volto dice la soggettività e la relazione”, Emmanuel Levinas

“Dunque... il volto dice la soggettività e la relazione. 
L’informazione che si trae da un volto è sempre indizio e rinvio.” 
Emmanuel Levinas


l’assassino Cesare Battisti: La fascinazione degli intellettuali per i cattivi è cosa da manuale di storia, di Francesco Borgonovo

Da Roberto Saviano (che poi ha rinnegato il suo appoggio) a Fred Vargas, la lista di scrittori che hanno sostenuto l’assassino Cesare Battisti è lunghissima. Comprende autori che numerose famiglie italiane hanno nella propria libreria, gente che firma su prestigiosi quotidiani, come Daniel Pennac. Eppure non c’è niente da stupirsi. La fascinazione degli intellettuali per i cattivi è cosa da manuale di storia.

Lo studioso “liberal” Mark Lilla, uno dei migliori cervelli in circolazione negli Stati Uniti, ha scritto un libro meraviglioso intitolato Il genio avventato, tradotto da poco in Italia per Baldini e Castoldi. Prende in esame le vicende di alcuni dei maggiori pensatori del secolo scorso, da Ernst Junger a Martin Heidegger. Giganti che hanno consegnato al mondo opere memorabili, imprescindibili, eppure hanno appoggiato il nazismo. Lilla cerca di capire come sia stato possibile e parla di una sorta di tensione erotica presente nei movimenti politici estremi i quali poi sfociano nelle dittature.

Per quanto riguarda il caso Battisti, tuttavia, forse la soluzione è più semplice. Molti hanno firmato il famigerato appello del 2004 promosso dalla rivista Carmilla perché negli ambienti che frequentavano andava per la maggiore. Chi scrive ne sa qualcosa. Scusate se uso la prima persona, però voglio raccontare un episodio che mi riguarda. All’epoca cercavo di esordire come scrittore. Pubblicai diversi racconti su varie riviste e ne inviai uno anche a Carmilla, web magazine gestito da Valerio Evangelisti, autore che stimavo particolarmente e che continuo tuttora a stimare. Il racconto fu accettato, lo lesse Giuseppe Genna – altro scrittore di fama – il quale mi inviò pure una mail di complimenti. Non mi importava l’orientamento politico di Carmilla, mi interessava soltanto la buona qualità dei racconti che pubblicava. Nel frattempo, la rivista continuava la sua battaglia a favore di Battisti.

Lessi quel che c’era da leggere in merito e mi convinsi che qualcosa non andava. Allora proposi di pubblicare un’intervista a un giornalista – di sinistra – il quale aveva scritto a proposito dell’ex componente dei Proletari armati. Per quanto antiberlusconiano, il giornalista sosteneva che Battisti fosse niente più che un criminale. L’intervista fu rifiutata, tramite una lunga mail in cui il cronista in questione veniva definito “uno stronzo”. Da allora, nessuno della redazione di Carmilla ha più risposto alle mie email. Eppure mi consideravano, fino a qualche momento prima, uno scrittore di qualche valore.

La colpa, ovviamente, è tutta mia. Sono stato ingenuo a pensare che la – minima – qualità del mio racconto bastasse. L’impegno politico contava molto di più. Evidentemente, dal mio scritto – che trattava dell’Undici settembre – la redazione aveva dedotto un’appartenenza ideologica alla sinistra. Dunque ero ben accetto. Quando è stato chiaro che il mio pensiero era differente, tanti saluti.
La storia che ho raccontato, in sé, è irrilevante. Eppure è emblematica. Perché dà l’idea dell’ambiente in cui si muovono gli scrittori italiani. Un ambiente, appunto, ideologizzato e sordo alla diversità d’opinioni, in cui per essere considerati occorre manifestare un pensiero a senso unico.

Se per Junger e Heidegger c’era qualcosa di nobile persino nell’adesione al nazismo, i nostri intellettuali raccolgono ciò che seminano, passando direttamente dalla tragedia alla farsa. Non appoggiano Hitler, ma Battisti. Ridicoli loro, penoso lui. Tanto è lontano dal male supremo l’ex Pac quanto sono lontani gli scribacchini di casa nostra dalla grandezza.

Francesco Borgonovo:  racconto che mi è successo quando non firmai l’appello pro-Battisti | l’Occidentale.


l’assassino Cesare Battisti scarcerato dal governo comunista brasiliano: la sofferenza, l’umiliazione e l’indignazione dei parenti delle sue vittime

Maurizio Campagna, 50 anni, è il fratello di Andrea, agente della Digos di Milano, ucciso nel 1979 in un agguato firmato dai Pac, Proletari Armati per il Comunismo. Il loro leader, Cesare Battisti, è stato scarcerato appena 12 ore prima in Brasile, e per l’omicidio di Andrea Campagna è stato condannato all’ergastolo, uno dei quattro inflitti al terrorista rosso per altrettanti omicidi. «Questa cosa andrà avanti – dice Maurizio Campagna, 50 anni, dipendente Telecom che aveva 18 anni quando suo fratello fu ucciso – si discuterà di questo oltraggio per parecchio e questo vuol dire riaprire una ferita, non è bello. Ora la cosa è una questione politica e il cazzotto in faccia di cui parlo non è a me, ma all’Italia intera. Il nostro governo deve rispondere, non si può fare credere all’estero che la nostra giustizia sia una delle peggiori del mondo perché non è vero. Si fa credere che qui, negli anni Settanta, ci fossero giudici-colonnelli, tribunali militari, si fa credere che oggi ci siano i familiari delle vittime che chiedono vendetta. Il governo deve far capire il contrario, l’Italia è l’unico Paese al mondo che garantisce tre gradi di giudizio». Campagna ha parole particolari di ringraziamento per il Presidente della Repubblica. «Napolitano va ringraziato per le sue parole – dice – e del resto è il politico che ha alzato la voce più di tutti per questi fatti». «Sono più che incazzato perchè è una decisione ignobile – spiega – ma non finisce qui». A parlare è Alberto Torregiani il figlio del gioielliere ucciso in un conflitto a fuoco dai Pac 32 anni fa, su una sedie a rotelle per uno dei colpi sparati dai terroristi in quell’occasione. Torregiani, però non si arrende, «significa che un delinquente può fare ciò che vuole – e, precisa – io a questo non ci sto». Il dito ora è puntato contro chi ha preso la decisione: «L’atteggiamento di questi pseudogiudici è un’offesa per chi fa veramente quel mestiere. La decisione dei 6 (i giudici che hanno votato per il no all’estradizione contro i 3 favorevoli, ndr) era già scontata prima di Natale. Si sono seduti e hanno fatto quattro chiacchiere. Il loro orientamento era quello ed è rimasto quello e le loro motivazioni sono assurde». «Questo per noi è l’ennesimo schiaffo. Sdegno, rammarico e vergogna soprattutto per noi familiari, ma penso anche per tutti gli italiani». Così, Adriano Sabbadin, figlio di Lino Sabbadin ucciso nel febbraio del ’79 da un commando dei Pac di cui era leader Cesare Battisti, commenta il «no» brasiliano all’estradizione del terrorista. «In questo momento penso che cadano i principi fondamentali della nostra democrazia», commenta amaramente e la sua voce tremula rivela la rabbia e lo sconforto. Mau.Pic. 

Il Tempo – Politica – Il pugno in faccia ai parenti delle vittime.


Giampaolo Pansa prova a tradurre il messaggio lanciato da Nichi Vendola: “Attenzione, compagni e avversari: Pisapia è un mio sindaco. E non soltanto perché è un militante di Sel, il partito che ho fondato e dirigo. Abbiamo una lunga storia in comune, che inizia da Rifondazione comunista. Le nostre radici sono identiche …

Pansa racconta di come il governatore della Puglia sia corso lunedì pomeriggio in Piazza del Duomo a festeggiare la vittoria di Giuliano Pisapia, ma non solo. Da ottimo conoscitore dei media, spiega Pansa, Vendola ha voluto lanciare un preciso messaggio politico. Pansa prova a tradurre il messaggio laicato da leader di Sinistra ecologia libertà: “Attenzione, compagni e avversari: Pisapia è un mio sindaco. E non soltanto perché è un militante di Sel, il partito che ho fondato e dirigo. Abbiamo una lunga storia in comune, che inizia da Rifondazione comunista. Le nostre radici sono identiche. La borghesia milanese che l`ha votato, a cominciare dalle grandi famiglie e dal top della finanza capitalista della città, non s`illuda. Pisapia sarà un sindaco rosso, il primo dei miei compagni a Milano. E da compagno si comporterà”. Pisapia dice come nello stesso momento in cui Vendola parlava, Pisapia affermava di aver vinto con il sorriso e l’ironia. Pansa si domanda: riuscirà il nuovo sindaco a liberarsi della sudditanza nei confronti di Vendola? Per Pansa non sarà una cosa facile, per Pansa ci sono essenzialmente tre motivi per cui questa sudditanza potrebbe non accadere. “Il primo è un connotato atavico di Rifondazione comunista” dice Pansa, la patria politica di Pisapia. Quel partito ha un solo elemento nel proprio dna, cambiare la società, quella che una volta si chiamava rivoluzione comunista. Chi guidava questo pensiero era Fausto Bertinotti, maestro di Nichi Vendola.

Pansa riprende una citazione dell’ex segretario comunista pubblicata nel 1997 sul Corriere della Sera: «Il mito della governabilità è figlio di una cultura politica senza valori, che ha completamente abdicato alla voglia di cambiare la società. L`idea che comunque bisogna governare, per me è un disvalore».

da: LIBERO/ Giampaolo Pansa: “Il nuovo boss rosso”

L’argomentazione di Giampaolo Pansa è collegata a qyesti eventi:

«A Nichi Vendola voglio bene. Ma quando va in una città che non conosce dovrebbe ascoltare più che parlare»: il neosindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha commentato così a Telenova le parole di lunedì del leader di Sel venuto a Milano per festeggiare la vittoria dell’avvocato.

BOTTA E RISPOSTA – Vendola era salito sul palco di piazza Duomo, lunedì pomeriggio (guarda il video), e aveva parlato alla folla chiedendo subito «elezioni anticipate, perché finisca un incubo». Con toni accesi, il governatore della Puglia in trasferta aveva spiegato che «finisce la pornografia al potere con una bocciatura senza appello. È stato un terremoto politico che chiude un ciclo durato un quindicennio. L’Italia migliore si è riappropriata della propria storia civica». Un intervento e un protagonismo che molti avevano considerato fuori luogo nel giorno della festa per la nuova amministrazione cittadina. E già lunedì, a stretto giro di dichiarazioni, Pisapia gli aveva replicato sottolineando che «a Milano si è vinto perché abbiamo parlato dei problemi di Milano»