PARTITO DEMOCRATICO E CGIL: un partito e un sindacato che ormai rappresentano solo i pensionali


Risulta dall’ analisi dei dati elettorali che la sola categoria di elettori nella quale il partito di Bersani ha preso più voti degli altri partiti maggiori è quella dei pensionati. Anche la Cgil è la confederazione sindacale che ha più pensionati tra i suoi tesserati. Forse, però, questo sarebbe stato un buon motivo per non scegliere come nuovo segretario del PD proprio l’ex-segretario della Cgil

vai Pietro Ichino |  IL PD, GUGLIELMO EPIFANI E I PENSIONATI.

Enrico Letta: SUBITO UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE, Corriere.it Social su Facebook


«Le elezioni sono andate come sappiamo, per colpa di una legge elettorale balorda si è creata ingovernabilità e va cambiata per non tornare a votare con una legge elettorale assurda». Secondo il premier: «Al più presto si deve abrogare la legge elettorale che c’è e tornare alla precedente, si può fare con una legge ordinaria ma la riduzione del numero dei parlamentari va fatto con una legge costituzionale quindi la procedura è più lunga. Volendo bastano 7-8 mesi ma bisogna farla con la maggior determinazione possibile». 

da   Corriere.it Social su Facebook.

Relazione finale del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali, Mario Mauro, Valerio Onida, Gaetano Quagliariello, Luciano Violante, 12 aprile 2013



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quando l’esito delle elezioni è un pareggio si fanno le GRANDI COALIZIONI. Tranne che in italia


Le solide democrazie europee (come la Germania del dopoguerra) funzionano così:

quando l’esito delle elezioni è un pareggio si fanno le GRANDI COALIZIONI

Devo concludere che quella italiana non è stata e non sarà mai una solida democrazia?

Paolo Ferrario

gli ELETTORI ITALIANI, conversazione fra Giuliano Amato – Claudia Mancina – Gianfranco Pasquino – Antonio Polito


«Paradoxa» 1/2013 ha tracciato l’identikit dell’elettore italiano, sfatando alcuni luoghi comuni: l’importanza dei programmi, l’onnipotenza della televisione, l’esistenza di un partito degli astensionisti, l’importanza delle quote rosa. Il risultato del voto conferma o smentisce le tesi avanzate? O obbliga ad un cambio di paradigma? Interventi di: Giuliano Amato – Claudia Mancina – Gianfranco Pasquino – Antonio Polito. 6 marzo 2013, ore 17,30 Istituto della Enciclopedia Italiana

A quando il governo? Tappe e passaggi del dopo voto, di Giulio Enea Vigevani


Quali sono i passaggi istituzionali che portano alla formazione del governo? Quali maggioranze sono necessarie alla Camera e al Senato? È possibile che il governo Monti, dimissionario, continui a rimanere in carica senza scadenza? Che influenza può avere il “semestre bianco” del presidente della Repubblica sulla costituzione del nuovo governo? Ci spiega tutto Giulio Enea Vigevani, professore associato di diritto costituzionale all’Università di Milano-Bicocca

A quando il governo? Tappe e passaggi del dopo voto – YouTube.

Ferruccio De Bortoli, non si può restare appesi per settimane dopo il voto alle labbra di un capo politico (non c’è più nulla di comico) che se ne sta a casa sua o ai proclami millenaristi del suo guru


Ma in un Paese serio non si può restare appesi per settimane dopo il voto alle labbra di un capo politico (non c’è più nulla di comico) che se ne sta a casa sua o ai proclami millenaristi del suo guru, peraltro non votato da nessuno

da  Una nazione allo specchio – Corriere.it.

Ferruccio De Bortoli, il tentativo disperato del Pd di rivalutare il partito del comico #grillo come costole della sinistra, ha qualcosa di patetico, di surreale


L’ampiezza del fenomeno Grillo non era stata prevista. Anche da noi, ammettiamolo. Ma questo soccorso ai vincitori, che non esclude grandi imprenditori e raffinati intellettuali, e il tentativo disperato del Pd di rivalutarli, all’improvviso, come costole della sinistra, ha qualcosa di patetico, di surreale

Il tentativo di Bersani, così com’è attualmente descritto, è però destinato al fallimento, anche per le opposizioni interne al suo partito. L’idea di una curiosa alleanza con i cinquestelle, non sembra incontrare il favore del Quirinale.

….

da   Una nazione allo specchio – Corriere.it.

Riassumiamo. In cifre assolute il centrosinistra ha perso tre milioni e mezzo di voti, Berlusconi ne ha persi quasi sei; Grillo ha raggiunto otto milioni e mezzo


Riassumiamo. In cifre assolute il centrosinistra ha perso tre milioni e mezzo di voti, Berlusconi ne ha persi quasi sei; Grillo ha raggiunto otto milioni e mezzo.

Bersani-Vendola hanno 340 deputati alla Camera avendo superato il centrodestra con lo 0,4 per cento. Il Senato è ingovernabile. Quanto a Monti, il suo 10 per cento per metà gli viene da Fini (ormai scomparso dal Parlamento) e da Casini rimasto in brache di tela. Per l’altra metà gli viene da conservatori perbene che non amano i buffoni.

Eugenio Slafari in Difficilissimo uscire dalla tempesta perfetta – Repubblica.it.

Eugenio Scalfari, La sinistra di governo è composta da bolscevichi, Il grosso del ceto medio lombardo – salvo a Milano città – non voterà mai a sinistra


La Lega ha perso un terzo dei suoi voti ma in Lombardia ha superato – pur arretrando – il centrosinistra. I voti persi dalla Lega sono andati a Grillo. Il grosso del ceto medio lombardo – salvo a Milano città – non voterà mai a sinistra, quello è un confine invalicabile. La sinistra di governo è composta da bolscevichi; turandosi il naso la maggioranza degli artigiani, delle piccole e medie imprese e delle partite Iva vota qualunque cosa ma non per i bolscevichi.

da  Difficilissimo uscire dalla tempesta perfetta – Repubblica.it.

Claudio Petruccioli, Per mesi abbiamo sentito la litania secondo cui, col voto, sarebbe “tornata la politica”: ecco, è tornata, e vediamo tutti in che condizioni …


1 – Per mesi abbiamo sentito la litania secondo cui, col voto, sarebbe “tornata la politica”: ecco, è tornata, e vediamo tutti in che condizioni. Né poteva essere diversamente. A novembre del 2011 i due maggiori player lasciarono il campo al governo tecnico del Presidente e del Senatore Monti. Lo fecero non per generosità – come poi si è favoleggiato – ma perché non c’erano alternative. Berlusconi non ce la faceva più a governare; Bersani non se la sentiva di caricarsi immediatamente (in un’Europa dominata ancora dal duo Merkel-Sarkozy) di un onere tanto pesante.

Da allora la situazione è peggiorata; e molto. Il residuo tempo della legislatura doveva servire per cambiare una legge elettorale indecente, per varare qualche riforma che rendesse la politica stessa un po’ meno irritante e dissipatrice; non è stato fatto assolutamente nulla.

Per di più, la campagna elettorale ha confinato nel dimenticatoio due punti essenziali: la necessità di fare i conti con la crisi, e la volontà di farlo con l’Europa.

Con queste premesse, era inevitabile che la “politica che torna” fosse  peggiore di 15 mesi fa. Come è, sotto gli occhi di tutti.

2 – E’ finito il bipolarismo che ha preso corpo venti anni fa e che – con qualche variante – ha dominato la scena fino ad oggi. Non reggono più, non hanno più forza ordinatrice e ancor meno espansiva, i due fattori che hanno dato consistenza e impronta ai due raggruppamenti: a destra la persona, le risorse, le capacità di Silvio Berlusconi; a sinistra la robustezza e l’esperienza di un apparato derivato dal Pci, depositario di una concezione, di una pratica, di una cultura politica figlie di un altro tempo. Tuttavia, la destra sembra non sopravvivere senza Berlusconi; e la sinistra rimane stretta a quell’apparato che le impedisce di rinnovarsi.

Il rifiuto di questo immobilismo, sempre più sterile, è cresciuto in modo clamoroso. Le due liste nuove, diversissime fra loro sotto ogni punto di vista – M5S e Lista Monti – hanno accumulato il 36% dei voti validi; per la sola ragione di essere diverse dai due poli ventennali.

Da questa novità, tuttavia, non viene alcuna indicazione per un assetto più solido e produttivo al sistema. In particolare M5S, il primo partito alla Camera con oltre un quarto dei suffragi, respinge alleanze con altre forze presenti in Parlamento e sostegni a qualsivoglia governo. Gli altri escludono ogni collaborazione fra loro, anche per il timore di concedere altro vantaggio a Grillo e ai suoi. L’esito prevedibile è la paralisi.

segue qui   La politica che torna – qdR magazine.

Send in the clowns: l’Economist sul comico #grillo e il rovinoso Berlusconi


Il pezzo in cui l'Economist massacra gli italiani (non solo Grillo e Berlusconi).

Il senso dell’umorismo nelle avversità può essere attraente, ma non è sempre utile. Di fronte alla peggiore recessione dal 1930 e alla possibile implosione della moneta unica europea, il popolo d’Italia ha deciso di negare la realtà. Alle elezioni di questa settimana un quarto dell’elettorato, non si è nemmeno presentato alle urne, record negativo dal dopoguerra. Di quelli che lo hanno fatto, quasi il 30% ha votato Silvio Berlusconi, le cui rovinose mosse politiche da primo ministro clownesco costituiscono la causa principale dei problemi economici dell’Italia. E un ulteriore 25% ha votato per il Movimento 5 Stelle, che è guidata da un vero e proprio comico, Beppe Grillo. Al contrario, Mario Monti, il riformista tecnocrate che ha guidato l’Italia negli ultimi 15 mesi e restituito gran parte della sua credibilità, ha ottenuto un misero 10%.



continua su: http://www.fanpage.it/il-pezzo-in-cui-l-economist-massacra-gli-italiani-non-solo-grillo-e-berlusconi/#ixzz2MHsSxk00 

http://www.fanpage.itIl pezzo in cui l’Economist massacra gli italiani (non solo Grillo e Berlusconi) | Fanpage.

Matteo Renzi: pronto a fare il premier – da Corriere.it


«Vedo che alcuni giornalisti scrivono che io potrei fare il premier, che potrei fare il segretario. Tutte illazioni. E cavolate. La realtà dei fatti è questa: io non mi farò mai cooptare dal partito. Manco morto! Nessuno dei vertici potrà mai dire: “Il nostro prossimo candidato premier sarà Renzi”. Perché a quel punto io dico: no, grazie. Altra cosa è se il Partito democratico va alle consultazioni da Giorgio Napolitano con una rosa dei nomi. Cioè, senza dire che la richiesta è quella di Bersani secca.

Se per riuscire a superare lo stallo che si è creato e che, certamente, non fa bene al Paese, il Pd si presentasse con più nomi di possibili candidati alla presidenza del Consiglio e se fra quei nomi ci fosse anche il mio, allora io ci penserei seriamente». A fare che? Non il candidato premier di una coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni, ma il possibile presidente del Consiglio di una grande coalizione, che comprenda Grillo e anche Berlusconi, e che riesca finalmente ad avviare «le tante riforme da fare».

Renzi: sono pronto a fare il premier – Corriere.it.

cosera 1mar

Elezioni 24/25 febbraio 2013: Audio dei Quotidiani italiani ed esteri




 

Pietro Ichino |  CINQUE RIFLESSIONI SUL VOTO


Sul Partito democratico -  Lo schema tradizionale con cui il partito maggiore della sinistra italiana si presenta alle elezioni, quello del “pas d’ennemis à gauche” (niente avversari a sinistra) - per quanto corretto con la marginale e tardiva partecipazione di Matteo Renzi alla campagna elettorale - si è clamorosamente confermato per l’ennesima volta perdente: è lo schema che condanna la sinistra italiana a essere minoritaria. V. il seguito: Il vincitore-ombra di queste elezioni.

Su Scelta civica – Non ha avuto il risultato elettorale a cui aspirava. Ma ha pur sempre ottenuto 3,2 milioni di voti, essendo nata da meno di due mesi e avendo condotto una campagna elettorale totalmente priva di organizzazione, oltre che dei mezzi economici di cui usufruiscono i partiti già esistenti. In 50 giorni ha raccolto un terzo dei voti raccolti dal Pd e di quelli raccolti dal PdL. Non è molto, ma non è neppue così poco. Qualcuno dice: se Monti se ne stava con le mani in mano ora sarebbe lui il candidato naturale a guidare il nuovo Governo. Ma davvero gli italiani non grillini dovevano essere posti di fronte alla sola alternativa tra l’asse a vocazione minoritaria Bersani-Vendola e l’asse populista Berlusconi-Maroni?

tutto l’intervento qui   Pietro Ichino |  CINQUE RIFLESSIONI SUL VOTO.

Paolo Ferrario, Annotazione sul risultato delle ELEZIONI POLITICHE 24 /25 febbraio 2013


In precedenza avevo QUI  motivato il mio voto alle elezioni politiche 2013, argomentando su questi punti:

1. necessità per la crisi italiana dentro la vecchia ed esausta Europa di una GRANDE COALIZIONE di lunga durata

2. sostegno con il voto alla offerta politica centrale e autenticamente riformista delle Liste Monti

Non ho “errato” nel dare questo voto. Lo rifarei.

E’ il bersaglio che è fallito, perchè:

  • esce un Parlamento con tre minoranze, ciascuna impossibilitata a governare
  • le liste Monti sono ininfluenti, se non per la competenza indiscutibile del professore a negoziare per l’Italia in Europa. Ma il sistema politico italiano e le sue culture sono così meschini che lo isoleranno (non prima di insultarlo e denigrarlo con il metodo dell’assassinio della personalità)
  • il Pd in crisi profonda per avere in precedenza nullificato la linea Renzi;
  • ora un comico comanda a bacchetta i suoi cloni usando un linguaggio prefascista e prenazista (il “siete morti” e il “andatevene a casa”)

E’ un problema di “funzionamento” delle democrazie rappresentative i tempi di comunicazione diffusa.

La Polis nei momenti elettorali funziona così:

a) una testa un voto (e questa è la responsabilità individuale, l’unica che ciascuno può agire), la cui somma fa

b) la decisione collettiva

L’elettorato italiano, nella sua somma, ha prodotto il risultato peggiore dentro il sistema europeo, ossia:

l’ingovernabilità

Dal punto di vista psicologico il mio stato è depressivo: si passa da un corruttore e  puttaniere adescatore di minorenni al potere da 20 anni a un comico che usa come un manganello le tecnologie del web. Da berlusconia alla grillocrazia.

Dal punto di vista della scienza della politica quella della ingovernabilità è  la soluzione peggiore, nelle condizioni date.

C’è solo un faro di luce nella terra desolata a causa dei suoi abitatori: la figura smagliante di Giorgio Napolitano.

Nel deserto non c’è altro.

Il grande vecchio  metterà in atto tutta l’arte delle (stressate e e logorate)  istituzioni incarnate nella Costituzione.

C’è una sola via di uscita di sicurezza:

una Grande coalizione per adeguare le regole del gioco alla nuova situazione

Non più di lunga durata, come auspicavo, ma a termine.

Ma le impotenti, violente e primitive culture della infeconda contrapposizione Destra/Sinistra rendono quasi impossibile questa soluzione.

Sento appeso ad un passaggio linguistico dal “quasi” al “forse” il destino individuale e collettivo inscritto nella cosiddetta svolta storica delle elezioni del 24/25 febbraio 2013.

Paolo Ferrario

in quel del 26 febbraio 2013

PD:   24,5%

PDL  21,56%

MOVIMENTO 5 STELLE  25,55%

SCELTA CIVICA CON MONTI 8,30 %

corsera

RISULTATO, Una parola dello Zingarelli al giorno


risultàto / risulˈtato/ (o -ṣ-) o (raroresultàto (o -ṣ-)
A part. pass. di risultare
 nei sign. del v. | derivato come conseguenza
B s. m.
 ciò che rappresenta l’esito, l’effetto, la conseguenza di cause, operazioni, fatti vari: il risultato delle elezioni sarà reso noto oggi | (mat.) il numero o la formula che si ottengono al termine di un’operazione o di un problema: il risultato di una divisione | punteggio di un incontro sportivo: il risultato parziale, finale, di una partita | fare risultato, (gerg.) ottenere un risultato utile ai fini della classifica (cioè almeno un pareggio) | (spec. al pl.) esito, conclusione di un’attività, ciò che si è ottenuto: essere, non essere, soddisfatto dei risultatiil lavoro fatto ha dato ottimi risultati
 SFUMATURE
risultato – effetto – risultanza – riuscita
Risultato è ciò che risulta, deriva da un’azione, un’iniziativa, un fatto. Effetto ha lo stesso significato, ma mette l’accento sul processo causale che è all’origine del risultato. Risultanza è equivalente di risultato nel linguaggio burocratico. Anche riuscita indica l’esito di qualcosa, ed è per lo più usato in accezione positiva, per indicare un risultato soddisfacente per chi l’ha prodotto.

La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2013
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli

Zanichelli editore

DA   Una parola dello Zingarelli al giorno: risultato – pamalteo@gmail.com – Gmail.

ELECTION DAY, da: lo Zingarelli 2013 Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli Zanichelli editore


La parola di oggi è: election day

La parola del giorno dello Zingarelli e la sua pronuncia sono disponibili all’indirizzo http://dizionari.zanichelli.it/parola-del-giorno/


elèction day / eˈlɛkʃon ˈdei, ingl.  ɪˈlɛkʃənˌdeɪ/
[loc. ingl.propr. ‘giorno (day) dell'elezione (election)’  1992]
loc. sost. m. inv. (pl. ingl. election days)
 nel linguaggio giornalistico, giorno nel quale si svolgono una o più consultazioni elettorali

La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2013
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore

Elezioni Regionali 2013 COME SI VOTA, da Ministero Dell’Interno – Comunicati Stampa


 Elezioni Regionali 2013

COME SI VOTA
Ciascun elettore, con la matita copiativa sulla scheda di colore verde, può:

•    votare solo per un candidato alla carica di presidente della Regione, tracciando un segno sul suo nome e/o, solo nel Lazio e nel Molise, sul  simbolo della lista regionale. In questo caso il voto è valido solo per l’elezione del presidente e non si estende a nessuna lista provinciale.
•    votare per un candidato alla carica di presidente della Regione e per una delle liste provinciali ad esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. In tal caso l’elettore potrà esprimere una preferenza per un candidato a consigliere regionale della lista provinciale votata scrivendone il cognome oppure il nome e cognome in caso di omonimia nell’apposito spazio;
•    votare per un candidato alla carica di presidente della Regione e per una delle altre liste provinciali a esso non collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste (cosiddetto “voto disgiunto”). Anche in tal caso potrà esprimere una preferenza per un candidato a consigliere regionale della lista provinciale votata scrivendone il cognome oppure il nome e cognome in caso di omonimia nell’apposito spazio.

•    votare a favore solo di una lista provinciale; in tale caso il voto si intende espresso anche a favore del candidato presidente della Regione a essa collegato.

da   Ministero Dell’Interno – Comunicati Stampa.

Elezioni politiche 2013, COME SI VOTA, Ministero Dell’InternO


1) Elezioni politiche 2013

COME SI VOTA
La legge elettorale prevede, per l’elezione della Camera e del Senato, un sistema proporzionale con premio di maggioranza e soglie di sbarramento.

Per l’elezione della Camera possono votare i maggiorenni aventi diritto al voto, mentre per l’elezione del Senato possono votare coloro che, alla data di domenica 25 febbraio, hanno compiuto il venticinquesimo anno di età.

Sia per l’elezione della Camera (scheda rosa) sia per l’elezione del Senato (scheda gialla), l’elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno (esempio, una croce o una barra) nel riquadro che contiene il contrassegno della lista prescelta. E’ vietato scrivere sulla scheda il nominativo dei candidati e qualsiasi altra indicazione.

DA   Ministero Dell’Interno – Comunicati Stampa.

Ministero Dell’Interno, Elezioni politiche e regionali. Tutte le informazioni sull’appuntamento elettorale del 24 e 25 febbraio 2013


Elezioni politiche e regionali

Tutte le informazioni sull’appuntamento elettorale del 24 e 25 febbraio 2013

VAI A   Ministero Dell’Interno – Scheda Editoriale.

Paolo Ferrario, ELEZIONI POLITICHE 24 /25 febbraio 2013: le ragioni del mio voto alle liste Monti


Monti camera

“anche laddove tu non riesca a definire un senso,

puoi cercare di agire come se in quel momento ne andasse della tua vita nella sua interezza.

Noi siamo chiamati comunque a decidere, a risolverci.

L’interrogarci è una risoluzione“, Massimo Cacciari

DICHIARAZIONE DI PROPENSIONE AL VOTO

Nella Polis siamo destinati ad oscillare fra l’errore e la possibilità.

In questo importantissimo momento del 2013 mi colloco nell’orizzonte della Possibilità. Sapendo che l’esito dipende dai tantissimi fattori storici che stanno sulla Terra isolata dal Destino.

La seguente argomentazione parte dal Monitoraggio sulle elezioni del 24/25 febbraio 2013

Parlo per me: “Una testa, un voto”

Dal mio punto di vista personale e da quello delle politiche sociali la mia Italia non ha bisogno di qualcuno che “vinca le elezioni”, ma di

GOVERNI della durata di almeno dieci anni (2013-2023)

e che assumano con cultura etica ed economica il compito di affrontare la crisi del sistema europeo dentro la strutturale trasformazione del mondo nella attuale fase storica.

I due polarismi di sinistra e di destra di questi tristissimi anni (1994-2011) si sono oggettivamente dimostrati incapaci nello svolgere questo ruolo.

Esercito il diritto di voto dal 1970 e dal 2001 sono passato

dal “voto di appartenenza” (Pci, Pds, Ds, PD)

ad un voto “programmatico” ,

cioè valutato per ogni specifica situazione elettorale. Tuttavia , dopo il 1998 e il 2008 (errare è umano, perseverare è diabolico), NON voterò mai più una coalizione in cui ci sia la presenza dei sabotatori degli ex Governi Prodi (le cosiddette “sinistre antagoniste” delle novecentesche culture comuniste, oggi rappresentate da Sel e dal neo inquisitore Torquemada Ingroia e dai relitti che si trascina dietro).

Il PD ha fatto una campagna elettorale da “meravigliosa macchina da guerra”, in ciò dimostrando di non avere alcuna memoria storica, pensando a come finirono le elezioni del 1994: il mio voto questa volta non può andare lì. Troppo ambigua e incerta quella alleanza. Pietro Ichino (quello che i nipotini dei comunisti del secolo breve vorrebbero ammazzare e che i camussosauri della Cgil si limitano ad odiare) http://mappeser.com/category/7a-fonti-di-studio-per-autori/ichino-pietro/) ha tracciato la rotta.

La storia d’Italia dimostra che

sono state le convergenze verso il centro a determinare le riforme adeguate ai compiti dei momenti di transizione.

Ricordo il centrosinistra (con i socialisti) dei primi anni ’60 e ricordo i governi di unità nazionale della fine degli anni ’70.

Il Governo Monti – Napolitano (novembre 2011-gennaio 2013) ha mostrato in tutta evidenza che abbiamo bisogno di “grandi coalizioni”, e non di aggressive e violente contrapposizioni. E l’abbandono veramente meschino del Pd della figura smagliante di Giorgio Napolitano (che proviene dalla più antica storia del Pci) mi disgusta e rende sicuro nella mia scelta.

Come dice Giorgio Gaber: nessun rimpianto.

Pur nella evidente debolezza della sua posizione all’interno del sistema politico italiano, voterò  le liste Monti, per favorire la continuità di quella Agenda ed il suo linguaggio che hanno avuto il merito di rasserenare (per troppo poco tempo) il clima di intollerabile antagonismo presente sulla scena pubblica.

Monti camera

Vite parallele: GIORGIO NAPOLITANO E DAVE BRUBECK, di Paolo Ferrario

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