CINQUE PROPOSTE MINIME PER MODERNIZZARE LA POLITICA, di Roberto D’Alimonte,

CINQUE PROPOSTE MINIME PER MODERNIZZARE LA POLITICA Non solo riforma elettorale Meglio abbinare al nuovo sistema di voto anche il riassetto istituzionale di Roberto D`Alimonte /n questi giorni sembra che i maggioripartiti abbiano raggiuntomi accordo su alcune riforme istituzionali ripartendo dal lavoro fatto con la “bozza Violante”. È un segnale importante che vanellagiusta direzione.Lariforrna elettorale invece è rimasta sullo sfonda In verità sarebbe meglioche riforme istituzionali e riforina del sistema divoto procedessero insieme ma è comprensibile che la delicatezza della questione elettorale suggerisca di procedere prima sul terreno dove un accordo di fondo è più facile.Però, anche senza entrare nel merito di quale possa essere il nuovo sistema di voto, cisono alcune riforme collegate che dovrebbero essere messe all`ordine del giorno delle Camere ora e non fra qualche mese quando sarà troppo tardi per approvarle.

O Riduzione del numero dei parlamentari.

Sarebbe bene abbinare questa riforma al superamento delbicameralismo paritario Balla scelta di un nuovo sistema elettorale. In ogni caso, visto che si parla di tornare ai collegi urlinominali, per quanto di tipo tedesco, si potrebbe fissare il numero dei deputati a 464e quello dei senatori a 232. In questo modo non si dovrebbe ridisegnare i collegi.

Si riutilizzerebbero i 232 collegi del Senato creati al tempo della vedchia legge Mattarella, Con questi numeri ci avviciniamo alle altre democrazie di simili dimensioni. Inoltre sono numeri compatibili con qualunque sistema elettorale si volesse adottare successivamente.

O Abolizione delvoto degli italiani residenti all`estero.

È giusto che gli italiani all`estero possano votare, ma è sbagliato che lo facciano eleggendo propri rappresentanti.

Occorre tornare al vecchio sistema modificandolo per facilitare l`espressione del voto di chi risiede all`estero. L`attuale meccanismo ha prodotto un sacco di problemi Ha creato tensioni all`interno delle comunità italiane all`estero. Ha suscitatoperplessità negli stati in cui sono presenti comunità di origine italiana. Ha dato luogo a una serie impressionante di brogli elettorali.

O Voto ai diciottenni al Senato. Che si faccia o meno la riforma del bicameralismo è tempo di correggere questa distorsione del nostro sistema di rappresentanza Qualunque sia il futuro sistema elettorale è necessario -unificare l`età di voto tra le duccarnere. Non ha alcun senso che al Senato votino solo coloro che hanno compito i 25 anni Questa differenza non solo è anacronistica ma potrebbe produrre risultati elettorali diversi tra Camera e Senato, soprattutto se il futuro sistema di voto fosse di tipo maggioritario o con forti correttivi maggioritari Va da sé che in un sistema parlamentare ín cui entrambe le camere votano la fiducia al go- verno questo esito porrebbe gravi problemi di governai:dita. Questa riforma avrebbe dovuto esserefattarnoItotempofa; quantorneno dal 993 quandofuintrodottalaleggeMattarella.

O Nuove regole sulla presentazione delle candidature. Lo scandalo delle firme false ha fatto emergere un problema che è diventato sempre più serio. Le vecchie regole del 1957 non funzionano più.

Il numero di firme richiesto per la presentazione delle liste è troppo elevato. Fino ad oggi si è andati avanti con deroghe temporanee alla legislazione, vigente e con un sistema di raccolta delle finne troppo lassista È tempo di rivedere organicamente tutta la normativa prevedendo un numero minore di fame ma un_ meccanismo di certificazione più affidabile.

In ogni caso va riaffermato il principio che occorre un filtro vero per accedere alla competizione elettorale. Ancora non si sa se ipartiti raggiungeranno un accordo su un nuovo sistema di voto. Ma che succeda o meno è arrivato il momento di mettere mano anche a queste riforme fino ad oggi del tutto trascurate.

Da “IL SOLE 24 ORE” di domenica 19 febbraio 2012

da Governo Italiano – Rassegna stampa.


Vendola a Genova suicida il Pd “vendola” soggetto, “suicida ” verbo, “PD” oggetto

Vendola a Genova suicida il Pd

“vendola”: soggetto,

“suicida: ” verbo,

“PD” oggetto

 

Gli effetti controintuitivi delle primarie: negare la prospettiva di governo alle elezioni del 2013


La bocciatura del referendum elettorale – ragioni e prospettive – Quattrogatti.info

La bocciatura del referendum elettorale – ragioni e prospettive

La legge elettorale è tornata al centro delle discussioni tra partiti. Di recente, la Corte costituzionale ha bocciato i due referendum per l’abrogazione del ‘Porcellum’, dando luogo a un acceso dibattito politico in cui le ragioni della Corte sono rimaste molto spesso in secondo piano. In questa presentazione facciamo chiarezza sull’argomento rispondendo alle seguenti domande: perché la Corte ha bocciato i referendum? Perché la decisione della Corte ha suscitato tante polemiche? Infine, a che punto ci lascia la sentenza della Corte per quanto riguarda la riforma elettorale?

Di Pietro della Idv (italia dei suoi valori): “un eversore che inquina la vita politica italiana”, Emanuele Macaluso

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica:

«Parlare della sentenza odierna della Corte Costituzionale come di una scelta adottata per fare un piacere al Capo dello Stato è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale».


Meritocrazia e sistema politico degli ultimi 20 anni: i giovani laureati e Renzo Bossi


I costi delle assemblee legislative regionali


le 100 idee uscite dalla Leopolda e le politiche sociali, Big Bang – Stazione Leopolda 2011

Ecco le 100 idee uscite dalla Leopolda.

Nella tre giorni alla Leopolda abbiamo e avete parlato, proposto, suggerito, commentato, bloggato, tweettato. Significa che tantissime persone hanno “comunicato” nella stessa direzione, per pensare e lanciare il Big Bang che ci faccia vivere l’Italia in un mondo nuovo. E ora non vogliamo fermarci. Ecco le idee e i pensieri discussi alla Leopolda divise per 5 macrotemi. Oggi e ancora di più domani, vogliamo sapere la vostra opinione e le vostre idee.

da Big Bang – Stazione Leopolda 2011

Sulle politiche sociali:

4 – Un costo standard per le Regioni

Oggi i Consigli delle varie Regioni hanno costi sproporzionati, che variano moltissimo senza nessuna giustificazione. Non sono legati alla dimensione dei territori che i Consigli dovrebbero rappresentare e nemmeno al numero dei loro componenti. Si va dai 35 milioni di euro dell’Emilia-Romagna agli oltre 150 milioni di euro della Sicilia. I consiglieri regionali devono avere un compenso e, chiaramente distinto da questo, un budget per le attività di servizio uguali in tutte le regioni. Deve essere definito il “costo standard” per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante.

5 – Abolizione delle province

Più di 100 province non ce le possiamo permettere. Vanno abolite. Nei territori con almeno 500.000 abitanti si può eventualmente lasciare alle Regioni la facoltà di istituire enti di secondo grado per la gestione di funzioni da loro delegate.

6 – L’unione fa la forza: mettiamo insieme i piccoli comuni

I comuni sono il vero pilastro dell’amministrazione tra i cittadini, ma 8100 sono troppi, e tanti tra loro troppo piccoli per gestire i servizi che dovrebbero erogare. Mantenendo salvi i presidi locali e la rappresentanza dei centri minori, dovrebbero raggiungere attraverso unioni o fusioni una dimensione minima di 5.000 abitanti.

19 – Riformare le pensioni per avere ancora le pensioni

Sulle pensioni si può, fin da subito, parificare l’età pensionabile delle donne con quella degli uomini, instaurando una finestra anagrafica unica di 63-67 anni per accedere al pensionamento con assegno proporzionato alla speranza di vita secondo coefficienti attuariali aggiornati annualmente. Accelerare il passaggio al sistema contributivo per tutti. Eliminazione delle pensioni di anzianità nell’ambito di un patto tra le generazioni. Parte dei risparmi ottenuti andrà utilizzata per finanziare l’azzeramento dei contributi previdenziali per i giovani neo-assunti.

20 – Nuove regole per evitare il cumulo delle pensioni

21 – Una rivoluzione copernicana per il fisco.

Per tornare a crescere bisogna modificare il sistema degli incentivi. Oggi, il nostro Paese tassa i fattori produttivi e premia la rendita. Quel che serve è una rivoluzione copernicana del sistema fiscale che riduca la pressione sul reddito personale e sulle imprese e la accresca sugli immobili e sulle rendite finanziarie.

22 – Abolizione dell’IRAP

Finanziare l’abolizione dell’imposta con il taglio dei sussidi alle imprese.

36 – Riformare gli ammortizzatori sociali

Bisogna passare dalla cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, a indennità di disoccupazione universali, applicabili anche ai dipendenti di piccole e medie imprese e improntati al criterio del welfare to work sul modello danese.

40 – Completa riorganizzazione della medicina sul territorio: radicale cambiamento del ruolo della medicina di base.

Abolizione dell’attuale ruolo del medico di medicina generale. Creazione di ambulatori polispecialistici sul territorio. Consorzio dei medici di Medicina generale.

41 – Far lavorare in “rete” gli ospedali per le terapie di urgenza, ad alto costo, tecnologicamente sofisticati

41 – Ciascuno caratterizzato da una propria peculiarità. Razionalizzazione dei servizi. Occorre riservare l’ospedalizzazione dei pazienti solo nei casi in cui effettivamente sia necessaria.

42 – Chiudere tutti gli ospedali con meno di 100 posti letto e che non abbiano un servizio di anestesia aperto 24 ore su 24

Questi dovrebbero essere ospedali per pazienti cronici a lunga degenza a bassa intensità di cure ma a basso costo. Dovrebbero essere di supporto agli Ospedali ad alta complessità e alto costo, i quali dovrebbero esclusivamente gestire la fase acuta e poi inviare a strutture con costi ridotti. Ne consegue anche la necessità di un’assistenza domiciliare efficace e ben coordinata. Nei grandi ospedali bisogna cancellare i doppioni, la moltiplicazione dei reparti ad alto costo e ad alta tecnologia creati solo per moltiplicare i ruoli direttivi.

43 – Creazione di percorsi diagnostici terapeutici su base regionale

Lo scopo è stabilire procedure e comportamenti comuni rispetto ad una data patologia e in parallelo gestire e organizzare l’offerta delle diverse prestazioni sanitarie. I percorsi e l’’offerta sanitaria vanno gestiti considerando anche le strutture private che non devono offrire solo servizi ma svolgere attività necessarie al pubblico in un sistema complessivo unico che li consideri quali soggetti erogatori di salute insieme al settore pubblico

44 – Esternalizzare, ma non per pagare di più

In via generale le esternalizzazioni aziendali servono sia per assicurare un servizio migliore rispetto a quello interno, sia per ridurre i relativi costi. Succede in sanità che l’esternalizzazione dei servizi troppo spesso si traduce non in un risparmio ma in un incremento dei costi, tanto che costa di più l’infermiera “esternalizzata” della infermiera interna. Allo stesso modo troppo spesso i beni e servizi acquistati dalle aziende sanitarie, hanno prezzi medi addirittura superiori a quelli di mercato, mentre sarebbe del tutto ovvio pensare che, dato l’ammontare delle quantità acquistate, si possano ottenere prezzi più bassi. inoltre l’esternalizzazione è troppo spesso gravata da attività professionalmente scadente. Occorre in questo caso strutturare e controllare l’iter formativo individuale

72 – Semplificazione delle norme sulle gare d’appalto

Aumento della soglia al di sotto della quale si possono indire procedure negoziate e procedure semplificate. Emanazione dell’obbligo di presentazione del DURC da parte di soggetti privati all’amministrazione interessata che dovrà acquisirlo per via telematica. Abolizione dell’arbitrato negli appalti pubblici e congruo indennizzo alla stazione appaltante in caso di ricorso immotivato

82 – Abolizione del “valore legale” del titolo di studio

Introdurre nei concorsi della Pubblica Amministrazione criteri di valutazione dei titoli di studio legati all’effettiva qualità del percorso formativo dei candidati.

87 – Introdurre il quoziente famigliare

Fa parte della realtà italiana che la famiglia sia il luogo di raccolta non solo della solidarietà ma anche dei redditi. Si ricalcolino le aliquote fiscali considerando il quoziente familiare. A parità di reddito paghi meno la famiglia con più componenti.

88 – Detrazione della spesa famigliare

Dare la possibilità alle famiglie di detrarre dal calcolo del reddito imponibile totalmente (o parzialmente) alcune voci di spesa legate all’educazione, alla conduzione della casa, all’assistenza per gli anziani. Dovrebbe ogni anno essere emanata una lista delle spese specifiche che possono essere detratte in occasione della dichiarazione dei redditi. In questo modo si crea un conflitto tra chi paga il servizio e chi riceve il compenso che favorirà l’emersione di pratiche d’acquisto in nero molto diffuse in questi ambiti.

89 – Una regolamentazione delle unioni civili

La legge deve assicurare pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale. Ciascun convivente può beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e l’unione conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza.

90 – Promuovere la natalità

Il declino delle nascite in Italia è stato in questi anni molto accentuato: nel 1975 nascevano 2,2 bambini per ogni donna e oggi siamo a 1,4, quasi un figlio in meno per ogni famiglia. L’Italia è oggi il posto dove nascono meno bambini al mondo. Occorre determinare un vantaggio per la famiglia che accoglie i figli dal secondo in poi. Per ogni nascita del secondo figlio va previsto un assegno annuale di quattro mila euro per i primi due anni. Abbattimento della base imponibile dei primi 10.000 euro di reddito derivanti dal lavoro delle mamme con figli sotto i 3 anni.

91 – Adozioni internazionali

Più controlli sugli enti autorizzati, anche da parte della magistratura, e anche attraverso verifiche dell’operato di tali enti in rapporto ai costi sostenuti. Ciò al fine di ridurre gli attuali pesanti oneri economici degli adottanti. L’adozione va resa più snella e soprattutto va resa più semplice la dichiarazione dello stato di abbandono del minore, che è il presupposto dell’adottabilità. Non possiamo tenere bambini legati a famiglie che li rovinano.

92 – Più Nidi e Asili d’infanzia

Collocare i Nidi e gli Asili d’infanzia sotto la competenza del Ministero dell’Educazione. Uniformare a livello nazionale la legislazione regionale sul rapporto metri quadri/bambini ed educatore/bambini.

93 – Progetto DAVID per la sicurezza stradale

DAVID sta per Dati e analisi; Aderenza alle regole; Vita ed educazione; Ingegneria; Dopo la violenza. Partito da Firenze, DAVID è un modello di metodo esportabile ovunque: si mettono insieme i dati degli incidenti di un Comune (quanti incidenti, dove avvengono, le cause, quali controlli e dove vengono fatti, quanti e quali corsi vengono fatti nelle scuole per la formazione, quale assistenza viene fornita alle famiglie che hanno subito un lutto, qual è lo stato delle strade ecc), per creare un ‘profilo’ degli scontri e finalizzare un piano preciso di intervento. A livello mondiale gli incidenti incidono per l’1,5 % sul Pil, mentre la spesa per la prevenzione continua ad essere irrisoria: DAVID ribalta la visione.

94 – Adozione dello jus soli

È un fatto elementare, addirittura fondamentale negli Stati Uniti: chiunque nasca in Italia è Italiano. Questo risolve alla radice ogni valutazione di ordine discrezionale, ogni aspetto burocratico e sancisce il principio che la terra dove si nasce non è irrilevante, ma è fondante dell’identità.

95 – Immigrazione intelligente

Occorre stabilire una politica attiva e molto dettagliata nei confronti dell’immigrazione legale. Si stabilisca un piano nel quale siano definite le competenze professionali che è più urgente per il Paese acquisire e si aprano le porte a queste competenze, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo.

96 – Regolare? Permesso veloce

Coloro che hanno bisogno di un permesso di soggiorno perché hanno un lavoro regolare, spesso aspettano parecchi mesi prima di avere il permesso e devono usare un titolo di soggiorno provvisorio, il quale però non permette loro di acquisire un mutuo o di accedere a altre attività che ne stabilizzino la residenza nel nostro paese. Gli immigrati che hanno un lavoro regolare rappresentano una forza e non un pericolo per il paese.

97 – Far diventare legge il 5 per mille

Il 5 per mille deve diventare legge, un diritto per contribuenti e volontariato, non più un favore. La stabilizzazione eviterebbe alle organizzazioni il quadro di incertezza regolativo ed economico. Il 5 per mille è il mattone primo di sussidiarietà reale e perciò anche fiscale.

98 – Un secondo 5 per mille: tassare le transazioni finanziarie per sostenere le organizzazioni no profit

venuto il momento di approvarla: la TTF genererebbe 55 miliardi di euro all’anno a sostegno delle attività del terzo settore e avrebbe il significato di riportare la finanza al servizio dell’economia reale e del cittadino.

99 – Servizio civile obbligatorio

Un tempo di servizio agli altri coincidente con la maggiore età, della durata di 3 o 6 mesi. I contenuti ed i processi adeguati a gestirlo sono una responsabilità del terzo settore che deve inventarsi anche forme per sostenerlo e finanziarlo.

100 – Sequestrare più rapidamente, gestire meglio immobili, patrimoni e aziende

Durante la fase che porta un bene immobile alla confisca definitiva (da 6 a 10 anni) bisogna consentire l’affidamento temporaneo ai soggetti sociali, in attesa della definitiva confisca. L’aggressione dei patrimoni finanziari delle mafie può avere effetti analoghi alla lotta all’evasione, essendo stimato il fatturato annuo di “mafie spa” in 150 miliardi di euro. Le aziende sotto sequestro vanno sostenute nell’impatto con il mercato, formando amministratori giudiziari specializzati, incentivando la riconversione in cooperativa di dipendenti e consentendo nella fase di start up di accedere a forme di fiscalità di vantaggio e abbattimento del costo del lavoro come quelli previsti dalla legge 407. Non sarebbero minori introiti per lo Stato poiché oggi solamente un’azienda confiscata su mille riesce a sopravvivere.


Il referendum elettorale “anti-porcellum” e “anti-casta”, introdotto dalla legge 270/2005.

Si vuole eliminare il cosiddetto “porcellum”, introdotto dalla legge 270/2005.

Il sistema elettorale attuale può essere così sintetizzato:

1) L’elettore esprime il voto tracciando sulla scheda un solo segno nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta (art. 1, comma 10, lettera b) per la Camera; art. 4, comma 6,per il Senato).

Per effetto di tali disposizioni, insomma, il voto è espresso per la lista, e non esiste la preferenza per l’uno o l’altro candidato.

2) I soggetti inseriti nella lista sono eletti secondo il numero di seggi assegnato alla lista, e nell’ordine nel quale sono inseriti (art. 1, comma 13 per la Camera; art. 4, comma 8, per il Senato).

Per essere eletti, pertanto, bisogna essere collocati più in alto possibile nelle liste, secondo la decisione dei partiti che le presentano.

3) Sono previsti sbarramenti affinché le liste votate siano contemplate per l’attribuzione dei seggi: per la Camera il 4% dei voti a livello nazionale (art. 1, comma 12); per il Senato l’8% dei voti a livello regionale, perché l’elezione per quest’ultimo è organizzata a base regionale (art. 4, comma 6).

Se una lista consegue meno voti, non partecipa alla ripartizione dei seggi ed i voti che ha preso non contano nulla, perché non sono previsti sistemi di recupero.

4) E’ previsto un premio di maggioranza per la lista o la coalizione di liste, che consegue la maggioranza relativa: vengono attribuiti tanti seggi quanto ne bastano per raggiungere 340 per la Camera (sempre art. 1, comma 12); oppure quanti ne bastano per raggiungere il 55 % di quelli spettanti a ciascuna Regione, per il Senato (sempre art. 4, comma 8).

Quindi chi vince, anche di pochissimo, prende tutto.

I sostenitori del referendum sostengono che tale legge è antidemocratica e pro-casta, perché pochi capi partito decidono in pratica chi dev’essere eletto, mentre gli elettori si devono adeguare alle loro indicazioni.

Aggiungono che, durante l’attività parlamentare, gli eletti devono adeguarsi servilmente a quanto stabiliscono i capi-partito, pena il mancato inserimento nelle posizioni “giuste” delle liste, all’elezione successiva.

Inoltre, le soglie di sbarramento ed i premi di maggioranza non consentono a molte forze politiche di essere rappresentate, o neanche di essere comunque rappresentate: per questa ragione tecnica, ad esempio, sono scomparsi dall’attuale parlamento i partiti di estrema sinistra.

Il referendum si propone di abrogare la legge 270/2005

da  Il referendum elettorale “anti-porcellum” e “anti-casta”.


La scelta “identitaria” non paga alle urne – Roberto D’Alimonte su Il Sole 24 Ore – Ufficio Stampa – LUISS Guido Carli

LA SCELTA “IDENTITARIA” NON PAGA ALLE URNE – ROBERTO D’ALIMONTE SU IL SOLE 24 ORE

Il Prof. Roberto D’Alimonte si interroga, sulle pagine de Il Sole 24 Ore:

  • Il voto favorevole all’arresto di Papa apre o no un nuovo ciclo nella storia della Lega Nord?
  • vai all’ articolo

da La scelta “identitaria” non paga alle urne – Roberto D’Alimonte su Il Sole 24 Ore – Ufficio Stampa – LUISS Guido Carli.

Oggi non è possible rispondere con certezza a questa domanda. Forse nemmeno i leghisti sono in grado di valutare al momento le conseguenza di questo voto.Leggi l’articolo

LUCA RICOLFI: L’opposizione neo-romantica, La Stampa 22 giugno 2011

 

A dieci giorni dai referendum, con un governo che ha ammesso la sconfitta e riconosciuto la propria crisi di consenso, è forse possibile cominciare a ragionare con serenità della «vittoria» referendaria e del suo significato.

 

Personalmente sono sbalordito dalla convergenza dei commenti di tanti osservatori, siano essi politici, giornalisti, intellettuali. Secondo la visione prevalente, la schiacciante vittoria dei quattro sì al referendum segnerebbe non solo la sconfitta del berlusconismo (e fin qui nulla da dire), ma una sorta di risveglio democratico degli italiani, anzi del «popolo» italiano. Per Barbara Spinelli, ad esempio, con la vittoria referendaria sarebbe nientemeno che «una filosofia politica a franare, come la terra che d’improvviso si stacca dalla montagna e scivola». Il voto del 13 giugno rappresenterebbe «il futuro che d’un tratto irrompe», perché «il popolo è uscito dai dogmi», «ha deciso di occuparsi lui dei beni pubblici, visto che il governo non ne ha cura». Sulla stessa lunghezza Roberto Saviano, per il quale «un popolo si è messo in marcia», e «quello che sta avvenendo è una sorta di mutazione dell’indifferenza», qualcosa che «ha un sapore rivoluzionario»; qualcosa che «sa di rivoluzione liberale così come la intendeva Gobetti». Né si sottrae alla tentazione di evocare il popolo il solitamente assai sobrio Massimo Mucchetti, che – dopo avere denunciato sul Corriere della Sera la demagogia dei referendum sull’acqua – ora riconosce nell’esito di quei medesimi referendum l’espressione della «cultura di un popolo», che prende congedo dai miti del pensiero unico liberista, e «manifesta la sua preoccupazione per l’influenza enorme che conserva l’industria finanziaria».

 

Se si tolgono alcune eccezioni, fra cui quelle di Luigi la Spina (La Stampa del 18 giugno) e Giuseppe De Rita (Corriere della Sera del 20 giugno), la chiave dei commenti è per lo più quella. Dopo un lungo letargo, gli italiani sarebbero finalmente tornanti alla politica, la società civile si sarebbe risvegliata, la domanda di partecipazione sarebbe risorta. E alla base di tanti ritorni, risvegli e risorgimenti ci sarebbe lei, la rete, con la sua straordinaria capacità di fare politica, animare le discussioni, alimentare la comunicazione, muovere le coscienze, suscitare rivoluzioni più o meno silenziose, più o meno cruente.

 

Ma ne siamo sicuri? Non c’è un tantino di overstatement in questa pioggia di analisi concordanti?

 

Non ho molti dubbi sul fatto che gli elettori si siano stancati di Berlusconi, se non altro perché non ho mai creduto al mito degli italiani incantati da lui (una mia vecchia stima del numero effettivo di fan del Cavaliere dava: 6% del corpo elettorale); perché era almeno un anno che tutti i sondaggi registravano l’inesorabile erosione della fiducia nel premier; perché, secondo i medesimi sondaggi, il sorpasso della sinistra nei confronti della destra si era già consumato nelle settimane prima del voto amministrativo. Il congedo da Berlusconi era nell’aria, e credo sia non solo incontrovertibile, ma anche definitivo. Quello su cui ho dei dubbi è che un’opinione pubblica che fino a ieri veniva descritta come carente di spirito civico, apatica, anestetizzata, manipolata dai giornali e dalle tv, si sia improvvisamente trasformata in una comunità virtuosa di cittadini preoccupati del bene comune. I miei dubbi, lo confesso, in parte riposano su convinzioni (indimostrabili) sul carattere degli italiani, sulla lentezza dei processi di maturazione dello spirito civico, sui tempi lunghi che i cambiamenti culturali – quelli veri e profondi – richiedono per affermarsi. In parte, però, i miei dubbi riposano su semplici, elementari dati di fatto: i referendum su cui eravamo invitati a votare erano quattro, diversissimi fra loro nel contenuto, ma la percentuale di sì è risultata sostanzialmente la stessa, il 95%. Come è possibile se l’opinione pubblica è critica, informata, riflessiva, capace di valutare i pro e i contro delle varie scelte?

 

Qualcuno dice che è il meccanismo del quorum. Ma perché mai? Se non fosse stato essenzialmente un voto contro Berlusconi, avremmo avuto tantissimi sì sul legittimo impedimento (sacrosanti), tanti sì sul nucleare (comprensibilissimi, dopo Fukushima), ma sull’acqua e sui servizi pubblici locali avremmo avuto delle percentuali normali, quelle che si registrano sempre quando su un tema controverso discutono cittadini ben informati, secondo i principi della democrazia deliberativa lanciati da James Fishkin. Quando un tema è complesso e ci sono molti argomenti pro e molti contro, gli esiti sono del tipo 60-40, oppure 70-30, al limite 80-20. Ma mai 95-5. Se succede così, vuol dire che – per un complesso più o meno evidente di cause – il contesto della discussione è stato poco democratico: i media latitavano, i partiti non hanno saputo fare il loro mestiere, le informazioni erano insufficienti o unilaterali, la gente non aveva tempo o voglia di documentarsi, le pressioni di gruppo a conformarsi all’opinione della maggioranza erano soverchianti. Sulle questioni importanti, sui problemi veri, le «percentuali bulgare» non sono mai un bel segnale, un segnale di vitalità della democrazia. E anche ammesso che le percentuali bulgare (95 a 5) si spieghino con il fatto che chi era per Berlusconi è stato a casa, resta il fatto che la maggioranza democratica che è andata a votare ha mostrato una sorprendente incapacità di distinguere, ragionare sulle cose, valutare i pro e i contro delle varie opzioni. Tutte capacità che, a mio parere, costituiscono il nucleo portante di una opinione pubblica democratica, informata, esigente con la politica e con sé stessa.

 

Spero di sbagliarmi, ma la mia sensazione è che quello cui stiamo assistendo sia sì un risveglio, ma non della democrazia e della partecipazione. Un risveglio dal sonno dell’era berlusconiana, che tuttavia sembra sospingerci in un nuovo sonno, quello di un’opposizione neo-romantica, in cui la gente esprime umori, sentimenti, emozioni, stati d’animo, credenze, convinzioni morali, ma non si preoccupa granché di valutare le conseguenze delle proprie scelte. Per dirla con Max Weber, una sorta di primato dell’etica della convinzione su quella della responsabilità.

 

E’ questa, a mio parere, l’eredità più negativa dell’era berlusconiana. Aver trasformato la politica in uno scontro di fazioni, in cui conta solo annientare l’avversario, e nulla valgono le idee, i contenuti, le proposte, i dettagli. E mi preoccupa molto che nel principale partito di opposizione, in nome della spallata a Berlusconi, tanti riformisti siano finiti in minoranza, schiacciati da un apparato sempre pronto a cambiare linea e parole d’ordine non appena le circostanze lo rendano conveniente. Può anche darsi che, passata l’euforia del momento, il Partito Democratico torni sui suoi passi, e – pagato pegno alla piazza – ricominci a parlare di liberalizzazioni, efficienza dei servizi, costi dell’energia, mercato del lavoro, senza tabù e senza schemi ideologici. Ma mi sembra più probabile che Bersani sia travolto dai fantasmi che ha evocato, e la deriva neo-romantica dell’opposizione prenda il sopravvento. In quel caso la soddisfazione di avere chiuso l’era berlusconiana ci consolerà per un po’, ma ben presto potremmo accorgerci che i problemi dell’Italia sono rimasti quelli di sempre, e non c’è ancora una classe politica all’altezza di essi.

 

Luca Ricolfi – LA STAMPA – 22 giugno 2011



La spinta dei social network per il voto «Se c’è la soglia è merito di Facebook» – Corriere della Sera

Nelle ultime settimane centinaia di migliaia di persone hanno usato la Rete per creare una «massa critica». Democrazia 2.0 è una forma di partecipazione diretta del cittadino alla politica. Si realizza grazie a Internet 2.0, piattaforme create per condividere rendendo il navigatore-elettore un protagonista. Sì, dite bene: come con Obama. «Da noi è un trend cominciato con le scorse elezioni amministrative»

La spinta dei social network per il voto «Se c’è la soglia è merito di Facebook» – Corriere della Sera.


Amministrative 2011, concluso il turno di ballottaggio, Ministero dell’Interno – Newsletter 22/2011

Amministrative 2011, concluso il turno di ballottaggio
Amministrative 2011, concluso il turno di ballottaggio
Si e’ votato in 5 province e 84 comuni d’Italia. Affluenza alle urne: 60,12% per le comunali e 45,22% per le provinciali

On line sul sito del Ministero dell’Interno i risultati del II turno (ballottaggi) delle elezioni amministrative

On line sul sito del Ministero dell’Interno i risultati del II turno (ballottaggi) delle elezioni amministrative.
Per quanto riguarda le elezioni Provinciali, questi i link:
 
Province (II turno)
Scrutinio
pres. eletto
pres. eletto
pres. eletto
pres. eletto
pres. eletto
 
Per quel che riguarda invece le elezioni comunali il link generale è:
 http://comunali.interno.it/C000.htm
Infine i link ai risultati relativi ai ballottaggi nei comuni capoluogo:

CAGLIARI
CARBONIA-IGLESIAS
COSENZA
CROTONE
GROSSETO
MILANO
NAPOLI
NOVARA
RIMINI
ROVIGO
VARESE
 

Giampaolo Pansa prova a tradurre il messaggio lanciato da Nichi Vendola: “Attenzione, compagni e avversari: Pisapia è un mio sindaco. E non soltanto perché è un militante di Sel, il partito che ho fondato e dirigo. Abbiamo una lunga storia in comune, che inizia da Rifondazione comunista. Le nostre radici sono identiche …

Pansa racconta di come il governatore della Puglia sia corso lunedì pomeriggio in Piazza del Duomo a festeggiare la vittoria di Giuliano Pisapia, ma non solo. Da ottimo conoscitore dei media, spiega Pansa, Vendola ha voluto lanciare un preciso messaggio politico. Pansa prova a tradurre il messaggio laicato da leader di Sinistra ecologia libertà: “Attenzione, compagni e avversari: Pisapia è un mio sindaco. E non soltanto perché è un militante di Sel, il partito che ho fondato e dirigo. Abbiamo una lunga storia in comune, che inizia da Rifondazione comunista. Le nostre radici sono identiche. La borghesia milanese che l`ha votato, a cominciare dalle grandi famiglie e dal top della finanza capitalista della città, non s`illuda. Pisapia sarà un sindaco rosso, il primo dei miei compagni a Milano. E da compagno si comporterà”. Pisapia dice come nello stesso momento in cui Vendola parlava, Pisapia affermava di aver vinto con il sorriso e l’ironia. Pansa si domanda: riuscirà il nuovo sindaco a liberarsi della sudditanza nei confronti di Vendola? Per Pansa non sarà una cosa facile, per Pansa ci sono essenzialmente tre motivi per cui questa sudditanza potrebbe non accadere. “Il primo è un connotato atavico di Rifondazione comunista” dice Pansa, la patria politica di Pisapia. Quel partito ha un solo elemento nel proprio dna, cambiare la società, quella che una volta si chiamava rivoluzione comunista. Chi guidava questo pensiero era Fausto Bertinotti, maestro di Nichi Vendola.

Pansa riprende una citazione dell’ex segretario comunista pubblicata nel 1997 sul Corriere della Sera: «Il mito della governabilità è figlio di una cultura politica senza valori, che ha completamente abdicato alla voglia di cambiare la società. L`idea che comunque bisogna governare, per me è un disvalore».

da: LIBERO/ Giampaolo Pansa: “Il nuovo boss rosso”

L’argomentazione di Giampaolo Pansa è collegata a qyesti eventi:

«A Nichi Vendola voglio bene. Ma quando va in una città che non conosce dovrebbe ascoltare più che parlare»: il neosindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha commentato così a Telenova le parole di lunedì del leader di Sel venuto a Milano per festeggiare la vittoria dell’avvocato.

BOTTA E RISPOSTA – Vendola era salito sul palco di piazza Duomo, lunedì pomeriggio (guarda il video), e aveva parlato alla folla chiedendo subito «elezioni anticipate, perché finisca un incubo». Con toni accesi, il governatore della Puglia in trasferta aveva spiegato che «finisce la pornografia al potere con una bocciatura senza appello. È stato un terremoto politico che chiude un ciclo durato un quindicennio. L’Italia migliore si è riappropriata della propria storia civica». Un intervento e un protagonismo che molti avevano considerato fuori luogo nel giorno della festa per la nuova amministrazione cittadina. E già lunedì, a stretto giro di dichiarazioni, Pisapia gli aveva replicato sottolineando che «a Milano si è vinto perché abbiamo parlato dei problemi di Milano»


il Pd farebbe bene a capitalizzare l’affermazione, che senza dubbio c’e’ stata, in particolare a Milano. E da quella base aprire un serio confronto, non con questo o quel partitino, ma con gli interessi imprenditoriali, economici, finanziari e culturali vastissimi che hanno dato un segnale inequivocabile che di Berlusconi non ne vogliono piu’ sapere

”Se il Pd intende fare un nuovo Ulivo, auguri… Che devo dire?”. Cosi’ Massimo Cacciari ai microfoni di CNRmedia parla delle prospettive future del centrosinistra.

”Se pensano di sommare il moderato Pisapia con De Magistris e la coalizione di Napoli, non vinceranno da qui all’eternita”’, spiega l’ex sindaco di Venezia. ”Io penso – prosegue Cacciari – che il Pd farebbe bene a capitalizzare l’affermazione, che senza dubbio c’e’ stata, in particolare a Milano. E da quella base aprire un serio confronto, non con questo o quel partitino, ma con gli interessi imprenditoriali, economici, finanziari e culturali vastissimi che hanno dato un segnale inequivocabile che di Berlusconi non ne vogliono piu’ sapere”.

PD CACCIARI CON UN NUOVO ULIVO NON VINCERA MAI – Agenzia di stampa Asca.


Onore al merito: auguri al sindaco di Milano Giuliano Pisapia e pro-memoria sulla sua coalizione nel 1998

il 9 Ottobre del 1998 il partito della Rifondazione comunista di Fausto Bertinotti fece cadere il primo Governo Prodi.

Questa la cronaca di quell’evento istituzionale che ha condizionato tutta la politica italiana dei successivi 15 anni.

La Camera nega al Governo la fiducia chiesta da Romano Prodi per battere la opposizione (interna alla sua coalizione) di Fausto Bertinotti e Rifondazione comunista alla manovra economica. Prodi si dimette.

I


Nando Pagnoncelli: evocare paure non paga – News – Famiglia Cristiana

….

Nelle nostre ricerche da tempo rileviamo segnali di disaffezione dalla politica. E non solo legati alla contrapposizione destra – sinistra. E’ fortemente percepita dai cittadini la difficoltà della politica a dare risposte a problemi concreti emersi in modo anche drammatico con la crisi economica. Primo fra tutti l’occupazione. Tra chi ha perso o rischia di perdere il lavoro, ma anche, per esempio, tra le donne. Oppure tra i giovani che non studiano e non lavorano, che secondo l’Istat sono oltre un milione, e quelli che paiono condannati al precariato.

Una politica lontana dalle persone…
In questo contesto generale anche una politica che gioca una campagna elettorale con toni aggressivi del tutto fuori luogo. E su temi lontani dalla gente, come la giustizia. L’evocazione delle paure – Milano come zingaropoli, come Stalingrado, come città musulmana – non è una risposta ai bisogni dei cittadini.

….

leggi tutto: Pagnoncelli: evocare paure non paga – News – Famiglia Cristiana.


Lettere sulla politica locale: Paolo Ferrario risponde a una amica, organizzatrice delle politiche dei servizi educativi

mah, questa volta ero molto pessimista sull’esito delle elezioni del sindaco di milano. questo risultato mi è arrivato inaspettato.
beh, ieri sera ero contenta.. mi sembra che vogliano bene a pisapia.. mi farebbe molto piacere conoscere il tuo pensiero..
vi ricordo sempre
ciao
buona giornata
… [una organizzatrice delle politiche educative nella città di milano)
RISPOSTA
ciao, mia cara ….

anch’io sono contento
a milano alla primarie non avrei votato pisapia (come sai ho il dente avvelenato con i rifondaroli comunisti: http://polser.wordpress.com/2011/05/13/riformista-e-moderato-cosi-giuliano-pisapia-fece-cadere-il-primo-governo-prodi/)
però giudico il berlusconismo un cancro della storia italiana  e per le istituzioni
per cui il fatto che sia stato sconfitto dal voto è per me MOLTO POSITIVO
sono anche convinto che pisapia sarà un sindaco migliore della moratti, che in questi anni ha dissipato spesa locale in consulenze familistiche e favorito gruppi economici già redditieri e non portatori di benessere sociale.
purchè riesca a contenere le pulsioni violente ed intolleranti dei centri sociali e della sinistra rancorosa e vendicativa. e il comizietto di quello stronzo di vendola non lascia presagire nulla di buono
lo vedremo alla sfida del governo. sfida che finora le coalizioni della sinstra rancorosa hanno sempre perso
però è terribile: LE DUE ESTREME (centrodestra berlusconiano e centrosinistra ad egemonia comunista) sono entrambe deboli sulle sfide problematiche del futuro
un abbraccio e un caro saluto
paolo ferrario


Comune di NAPOLI – Elezioni comunali del 29 e 30 maggio 2011 – II turno – Ministero dell’Interno

Comune: NAPOLI

Comune superiore a 15.000 abitanti

Elettori 812.450
Votanti I turno 490.142 60,32%
Votanti II turno 410.907 50,57%
Sezioni scrutinate 886 su 886

Candidati sindaco e liste II turno
Voti
% I turno
Voti
% Seggi
DE MAGISTRIS LUIGI
eletto 264.730 65,37 128.303 27,52
DI PIETRO ITALIA DEI VALORI DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 33.320 8,12 15
LISTA CIVICA - NAPOLI E' TUA LISTA CIVICA – NAPOLI E’ TUA 18.902 4,61 8
RIFONDAZIONE COMUNISTA-COMUN.  ITALIANI RIFONDAZIONE COMUNISTA-COMUN. ITALIANI 15.008 3,66 6
PARTITO DEL SUD PARTITO DEL SUD 1.292 0,31 -
Totale 68.522 16,71 29
LETTIERI GIOVANNI DETTO GIANNI
140.203 34,62 179.575 38,52
IL POPOLO DELLA LIBERTA' IL POPOLO DELLA LIBERTA’ 97.752 23,84 7
FORZA DEL SUD - ALTRI FORZA DEL SUD – ALTRI 21.428 5,22 1
LIBERTA'  E AUTONOMIA NOI SUD LIBERTA’ E AUTONOMIA NOI SUD 14.658 3,57 1
LISTA CIVICA - LIBERI LISTA CIVICA – LIBERI 12.571 3,06 1
I POPOLARI DI ITALIA DOMANI I POPOLARI DI ITALIA DOMANI 8.881 2,16 -
LISTA CIVICA - INSIEME PER NAPOLI P.PENS-PAS-UPC-LG.S.AUSONIA LISTA CIVICA – INSIEME PER NAPOLI P.PENS-PAS-UPC-LG.S.AUSONIA 6.776 1,65 -
PRI PRI 5.976 1,45 -
LA DESTRA LA DESTRA 4.567 1,11 -
LISTA CIVICA - GIOVANI IN CORSA LISTA CIVICA – GIOVANI IN CORSA 3.089 0,75 -
ALLEANZA DI CENTRO ALLEANZA DI CENTRO 1.061 0,25 -
TERZO POLO DI CENTRO - DEM.CRISTIANA TERZO POLO DI CENTRO – DEM.CRISTIANA 142 0,03 -
Totale 176.901 43,15 10
MORCONE MARIO
89.280 19,15
PARTITO DEMOCRATICO PARTITO DEMOCRATICO 68.018 16,59 4
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 16.283 3,97 -
LISTA CIVICA - LE COMPETENZE PER NAPOLI LISTA CIVICA – LE COMPETENZE PER NAPOLI 5.251 1,28 -
CEN-SIN(LS.CIVICHE) - SOCIALISTI LAICI ECOLOGISTI VERDI CEN-SIN(LS.CIVICHE) – SOCIALISTI LAICI ECOLOGISTI VERDI 3.431 0,83 -
Totale 92.983 22,68 4
PASQUINO RAIMONDO
45.449 9,74
UNIONE DI CENTRO UNIONE DI CENTRO 21.355 5,20 1
FUTURO E LIBERTA' FUTURO E LIBERTA’ 13.807 3,36 1
ALLEANZA PER L'ITALIA ALLEANZA PER L’ITALIA 6.003 1,46 -
LISTA CIVICA - LA CITTA' LISTA CIVICA – LA CITTA’ 5.904 1,44 -
Totale 47.069 11,48 2
MASTELLA MARIO CLEMENTE
10.124 2,17
U.D.EUR POPOLARI U.D.EUR POPOLARI 10.189 2,48 -
LISTA CIVICA - MASTELLA PER NAPOLI LISTA CIVICA – MASTELLA PER NAPOLI 905 0,22 -
Totale 11.094 2,70 -
FICO ROBERTO
6.441 1,38
MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT 7.203 1,75 -
DI MONDA RAFFAELE
3.568 0,76
LISTA CIVICA - PIN PROGRAMMA INNOVAZIONE NAZIONALE LISTA CIVICA – PIN PROGRAMMA INNOVAZIONE NAZIONALE 2.554 0,62 -
LISTA CIVICA - INSORGENZA CIVILE LISTA CIVICA – INSORGENZA CIVILE 1.024 0,24 -
Totale 3.578 0,87 -
LAMBERTI VITTORIO
1.612 0,34
LISTA RAUTI LISTA RAUTI 954 0,23 -
FORMISANO CIRO
980 0,21
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI 813 0,19 -
MARZIALE GIUSEPPE
842 0,18
LISTA CIVICA - NAPOLI NON SI PIEGA LISTA CIVICA – NAPOLI NON SI PIEGA 778 0,18 -
Totale voti candidati sindaco II turno 404.933
Schede bianche II turno 1.321 0,32%
Schede nulle II turno 4.645 1,13%
Schede contestate e non assegnate II turno 8 0,00%
Totale voti candidati sindaco I turno 466.174
Totale voti liste I turno 409.895
Schede bianche I turno 7.634 1,55%
Schede nulle I turno 16.226 3,31%
Schede contestate e non assegnate I turno 108 0,02%
Totale seggi liste 45
Seggi spettanti consiglio 48

Comune di NAPOLI ( NAPOLI ) – Elezioni comunali del 29 e 30 maggio 2011 – II turno – Ministero dell’Interno.


Comune di MILANO – Elezioni comunali del 29 e 30 maggio 2011 – II turno – Ministero dell’Interno

Comune: MILANO

Comune superiore a 15.000 abitanti

Elettori 996.400
Votanti I turno 673.185 67,56%
Votanti II turno 671.417 67,38%
Sezioni scrutinate 1.251 su 1.251

Candidati sindaco e liste II turno
Voti
% I turno
Voti
% Seggi
PISAPIA GIULIANO
eletto 365.657 55,10 315.862 48,04
PARTITO DEMOCRATICO PARTITO DEMOCRATICO 170.551 28,63 20
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 28.016 4,70 3
LISTA CIVICA - MILANO CIVICA LISTA CIVICA – MILANO CIVICA 22.995 3,86 2
RIFONDAZIONE COMUNISTA-COMUN.  ITALIANI RIFONDAZIONE COMUNISTA-COMUN. ITALIANI 18.467 3,10 2
DI PIETRO ITALIA DEI VALORI DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 15.145 2,54 1
LISTA MARCO PANNELLA - EMMA BONINO LISTA MARCO PANNELLA – EMMA BONINO 10.215 1,71 1
VERDI ECOLOGISTI VERDI ECOLOGISTI 8.165 1,37 -
LISTA CIVICA - MILLY MORATTI PER PISAPIA LISTA CIVICA – MILLY MORATTI PER PISAPIA 7.940 1,33 -
Totale 281.494 47,26 29
BRICHETTO ARNABOLDI LETIZIA DETTA LETIZIA MORATTI
297.874 44,89 273.401 41,58
IL POPOLO DELLA LIBERTA' IL POPOLO DELLA LIBERTA’ 171.222 28,74 11
LEGA NORD LEGA NORD 57.403 9,63 4
LISTA CIVICA - MILANO AL CENTRO LISTA CIVICA – MILANO AL CENTRO 14.532 2,43 1
LISTA CIVICA - IO AMO MILANO IO AMO L'ITALIA LISTA CIVICA – IO AMO MILANO IO AMO L’ITALIA 3.050 0,51 -
LISTA CIVICA - PROGETTO MILANO MIGLIORE LISTA CIVICA – PROGETTO MILANO MIGLIORE 3.022 0,50 -
PENSIONI E LAVORO PENSIONI E LAVORO 1.840 0,30 -
LA DESTRA LA DESTRA 1.721 0,28 -
UNIONE ITALIANA UNIONE ITALIANA 1.632 0,27 -
LISTA CIVICA - GIOVANI PER L'EXPO LISTA CIVICA – GIOVANI PER L’EXPO 1.208 0,20 -
NUOVO PSI NUOVO PSI 1.029 0,17 -
I POPOLARI DI ITALIA DOMANI I POPOLARI DI ITALIA DOMANI 713 0,11 -
ALLEANZA DI CENTRO ALLEANZA DI CENTRO 405 0,06 -
Totale 257.777 43,28 16
PALMERI MANFREDI
36.471 5,54
LISTA CIVICA - NUOVO POLO PER MILANO LISTA CIVICA – NUOVO POLO PER MILANO 16.015 2,68 -
UNIONE DI CENTRO UNIONE DI CENTRO 11.313 1,89 -
Totale 27.328 4,58 -
CALISE MATTIA
21.228 3,22
MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT 20.438 3,43 -
PAGLIARINI GIANCARLO
4.229 0,64
LEGA PADANA LOMBARDIA LEGA PADANA LOMBARDIA 2.047 0,34 -
LISTA CIVICA - PER IL FEDERALISMO LISTA CIVICA – PER IL FEDERALISMO 1.112 0,18 -
Totale 3.159 0,53 -
MANTOVANI MARCO
2.366 0,35
FORZA NUOVA FORZA NUOVA 2.088 0,35 -
DE ALBERTIS CARLA
1.804 0,27
LISTA CIVICA - LA TUA MILANO LISTA CIVICA – LA TUA MILANO 1.447 0,24 -
FATUZZO ELISABETTA
1.613 0,24
PART.PENS. PART.PENS. 1.461 0,24 -
MONTUORI FABRIZIO
405 0,06
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI 393 0,06 -
Totale voti candidati sindaco II turno 663.531
Schede bianche II turno 2.560 0,38%
Schede nulle II turno 5.279 0,78%
Schede contestate e non assegnate II turno 47 0,00%
Totale voti candidati sindaco I turno 657.379
Totale voti liste I turno 595.585
Schede bianche I turno 5.257 0,78%
Schede nulle I turno 10.335 1,53%
Schede contestate e non assegnate I turno 214 0,03%

Comune di MILANO ( MILANO ) – Elezioni comunali del 29 e 30 maggio 2011 – II turno – Ministero dell’Interno.


Elezioni amministrative del 29 e 30 maggio 2011 – II turno – Ministero dell’Interno

Comunali

Affluenza alle urne
(Lunedi’ ore 15:00)
Comuni:
84 su 84
Percentuale votanti:
60,12%
I Turno:
68,58%
Scrutinio
Sezioni pervenute
Sindaco:
4.830 su 4.830
mappa italia

Elezioni amministrative del 29 e 30 maggio 2011 – II turno – Ministero dell’Interno.


Massimo Cacciari: «Il centrosinistra deve capire che vincere le amministrative non vuol dire avere già in tasca le politiche. E siccome è a quello che bisogna puntare, occorre definire bene qual è la linea, la proposta di governo. e allargare al centro»

«Il centrosinistra deve capire che vincere le amministrative non vuol dire avere già in tasca le politiche. E siccome è a quello che bisogna puntare, occorre definire bene qual è la linea, la proposta di governo. e allargare al centro». Lo afferma in un’intervista l’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che aggiunge: «A meno di miracoli a Milano Pisapia vince bene. Napoli è un pò più incerta, ma credo che alla fine vincerà De Magistris». In caso di sconfitta, Berlusconi «farà finta di poter continuare a governare, ma ci saranno così tante cadute, sia a livello parlamentare che a livello istituzionale, che alla fine si andrà diritti alle elezioni di primavera.

Molto – spiega Cacciari – sarà conseguenza di quello che farà la Lega e di come il Pdl saprà tenersela, perchè se il Carroccio se ne va il Pdl muore.

DA: Le profezie di Cacciari: “Sinistravince, ma non si illuda su politiche” – Italia – l’Unità.


ELEZIONI AMMINISTRATIVE 15 , 16 MAGGIO 2011, da Newsletter Legautonomie n. 21/2011

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 15 , 16 MAGGIO 2011
Affluenza alle urne e risultati elettorali
Istituto Cattaneo

da: Newsletter Legautonomie n. 21/2011 – pamalteo@gmail.com – Gmail.


Massimo Cacciari: Un asse Formigoni-Pisapia per assicurare alla Regione la gestione di Expo 2015 e permettere al candidato sindaco del centrosinistra di concludere con successo la corsa per Palazzo Marino

Un asse Formigoni-Pisapia per assicurare alla Regione la gestione di Expo 2015 e permettere al candidato sindaco del centrosinistra di concludere con successo la corsa per Palazzo Marino.

La suggestiva strategia che, scrive MF, potrebbe ridurre le chance di recupero del sindaco Letizia Moratti e’ molto piu’ che un’ipotesi per Massimo Cacciari, filosofo e professore ex primo cittadino di Venezia e mente critica all’interno del Pd, prima dell’appoggio al candidato del Terzo Polo Manfredi Palmeri nell’ultima tornata di amministrative milanesi. Cacciari ha confermato a MF-Milano Finanza l’invito rivolto all’elettorato di centro, che e’ uscito ridimensionato dal primo turno elettorale (Palmeri ha raggiunto il 5,5% delle preferenze), di sostenere Giuliano Pisapia in occasione del ballottaggio del prossimo fine settimana, nonostante a livello nazionale dal trio Casini-Fini-Rutelli sia arrivato il via libera alla scelta di coscienza dei propri elettori. “Credo che l’elettorato del Terzo Polo debba ragionare politicamente e dare sostegno a Pisapia, perche’ a Milano c’e’ la concreta possibilita’ di cambiare le sorti dell’intero governo”. red/lab

da: MF Dow Jones – Economic Indicator – Borsa Italiana.


Massimo Cacciari, Una coalizione che potrà funzionare per Milano e magari vincere, come mi auguro. Ma che non potrà mai assurgere a modello nazionale, Corriere della Sera

li filosofo Massimo Cacciari «Il Pd non pensi di aver vinto Il modello Ulivo non va più» MILANO — Il dissidente Massimo Cacciari plaude più al «tracollo di una Moratti decotta» che all’«inaspettato exploit» di Pisapia. L’avvocato ha strappato il ballottaggio all’ex sindaco ed è avanti di parecchi punti percentuali. «Nessuno se lo aspettava. A essere ottimisti si poteva prevedere un distacco ridotto fra i due, ma non certo questa sonora caduta del Pdl». Cosa dimostrano i dati? «Una plateale debolezza della Moratti. Nel centrodestra in molti ne erano già consapevoli, soprattutto i leghisti». E il centrosinistra? «Con un gioco diverso si poteva vincere al primo turno: il nome perfetto sarebbe stato Gabriele Albertini, con una coalizione formata da Pd, Nuovo polo e la lista civica a suo nome. Questa squadra sarebbe stata la Waterloo del centrodestra».

Ma la volata sulla Moratti è targata Pisapia. Con un’alleanza che corre dal Pd a Sinistra e libertà più Verdi, Radicali e Idv. «Una coalizione che potrà funzionare per Milano e magari vincere, come mi auguro. Ma che non potrà mai assurgere a modello nazionale

….

E pensare a una riedizione dell’Ulivo significa votarsi a una sonora sconfitta». Lei si era schierato per Manfredi Palmeri, Nuovo polo: che giudizio dà di Pisapia? «Si è mosso con grande intelligenza, non ha mai dato l’impressione di essere un candidato estremista e, radicatissimo nella borghesia milanese, è stato abile nel nascondere il marchio politico di coalizione. Palmeri, invece, ha pagato il prezzo di un polo con debolissima leadership nazionale e radicamento nullo in città». Il centrosinistra può sperare di espugnare Milano? «Se il Pd pensa di aver vinto, perderemo. Pisapia dovrà circondarsi di persone, a partire da Boeri, rassicuranti per i moderati. E aprire un canale privilegiato con Palmeri più che col Nuovo polo. Ma dipende tutto dall’intelligenza di Pisapia, di cui non dubito, e dall’intelligenza del Pd, di cui non faccio che dubitare».

da: Corriere della Sera – Intervista a Massimo Cacciari – “Il Pd non pensi di aver vinto Il modello Ulivo non va più”.


Elezioni amministrative del 14-15 Maggio 2011: rassegne stampa di Radio 3, a cura di Stefano Folli


In tutti i paesi avanzati il confronto si concentra sul voto mobile e moderato che, privo di condizionamenti ideologici, determina in larga misura il successo elettorale. Il cosiddetto “sfondamento al centro” è dappertutto un fattore fondamentale per ancorare l’agenda ai bisogni e agli interessi concreti dei cittadini – ItaliaFutura.it

Le grandi città hanno sorpreso, rifiutando la militarizzazione del voto che era stata cercata dai protagonisti di un bipolarismo ormai zoppicante. Il berlusconismo “da battaglia” è palesemente in crisi per la prima volta da anni, la Lega è al palo, il Partito democratico cresce solo al prezzo di un rafforzamento della componente più estrema e giustizialista della sinistra, il terzo polo, con pochissime eccezioni, rimane ben al di sotto delle due cifre, la protesta antipolitica cresce di intensità. Il voto mobile e moderato si muove, come avviene in tutte le democrazie nei momenti di passaggio, ma non trova ancora un approdo chiaro in grado di farsi maggioranza. Intanto si chiude un’ennesima, bruttissima campagna elettorale che segna un nuovo record in termini di distanza tra politica e paese reale.

Solo pochi giorni fa un’approfondita analisi svolta dal Sole 24 Ore aveva individuato nel lavoro e nella crescita economica gli obiettivi su cui la maggioranza degli italiani auspicava che si concentrasse la politica. Eppure nessun partito sembra in grado di raccogliere questa domanda.In tutti i paesi avanzati il confronto si concentra sul voto mobile e moderato che, privo di condizionamenti ideologici, determina in larga misura il successo elettorale. Il cosiddetto “sfondamento al centro” è dappertutto un fattore fondamentale per ancorare l’agenda ai bisogni e agli interessi concreti dei cittadini. Lo è stato nelle più incisive operazioni di cambiamento degli ultimi anni (Tony Blair in Gran Bretagna, Angela Merkel in Germania, Barack Obama negli USA) dove la conquista del “centro riformista” è stato obiettivo e strumento decisivo per aprire grandi stagioni di innovazione. In Italia è successo l’opposto, i due grandi partiti “moderati” hanno ostinatamente cercato la radicalizzazione del confronto.

La storia della Seconda Repubblica è stata una storia di estremismi contrapposti che si sono sorretti a vicenda sulla pelle della nazione. Di questo ventennio di guerra civile a bassa intensità oggi le vittime sono proprio PD e PDL. Il primo turno delle elezioni amministrative archivia le residue ambizioni maggioritarie dei due partiti principali di centro destra e centro sinistra e certifica la crisi del bipolarismo all’italiana. Laddove destra e sinistra non sono molto lontane nelle soluzioni concrete che talvolta propongono, la retorica tutta identitaria della contrapposizione ad ogni costo che impedisce di riconoscere legittimità all’avversario e prova a costringere gli elettori a schierarsi ogni volta gli uni contro gli altri, ha indebolito l’offerta politica nei confronti dei cittadini moderati. Cittadini che in stragrande maggioranza non hanno il coltello tra i denti, non vivono la propria identità politica come fondamentalismo irriducibile. Quei cittadini si accontenterebbero di qualche decisione politica efficace su lavoro e crescita economica. Qualche promessa mantenuta tra gli annunci della rivoluzione liberale o di una risurrezione morale del paese. Qualche risultato da paese normale, in buona sostanza.

Eppure qualcosa sta cambiando, come segnala anche questo voto amministrativo.Cresce il convincimento, trasversale, che questa situazione di guerra civile a bassa intensità sia più pericolosa per il paese persino della vittoria dello schieramento avversario. Il rincorrersi dei dati negativi riguardanti ogni settore della società ha radicato la convinzione di un generale declino dell’Italia. Nel paese reale, ma non ancora nella politica, si fronteggiano forze moderate e razionali, largamente maggioritarie, che guardano al futuro e forti correnti emotive che spingono verso il passato. Le prossime elezioni politiche dimostreranno se sapremo finalmente superare questa transizione infinita che blocca il paese.

Ma perché questo accada dovranno affermarsi innovazioni vere e significative nell’offerta politica che sappiano compattare un ampio fronte razionale e moderato, mobilitando forze nuove della società civile insieme alle personalità più capaci e responsabili dei due schieramenti politici.

Un grande movimento popolare che abbia l’ambizione e la forza per puntare alla conquista della leadership del paese ricompattando il voto moderato, piuttosto che il modesto obiettivo di riesumare la politica dei due forni. Un fronte dei razionali che condivida la visione della politica come una “forza tranquilla”, che metta al centro i temi della crescita e della solidarietà, e sia capace di rimettere in moto il paese liberando le tante eccellenze di cui l’Italia è ricca nei più diversi settori della sua vita sociale ed economica.

DA: Un’Italia di moderati in cerca di rappresentanza – ItaliaFutura.it.


I risultati delle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio

Sono on line i risultati delle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio. Due le sezioni del sito del Ministero dell’interno.
La prima dedicata alle elezioni Provinciali:
Affluenza alle urne Scrutinio .
I Link alle Province: e
  • Vercelli
  • Treviso
  • Pavia
  • Mantova
  • Ravenna
  • Lucca
  • Macerata
  • Campobasso
  • Reggio Calabria
La seconda è invece dedicata alle comunali :
Affluenza alle urneScrutinio



Comizio conclusivo di Manfredi Palmeri, il candidato del Terzo Polo a Milano

Comizio conclusivo di Manfredi Palmeri, il candidato del Terzo Polo a Milano. “Chi andrà a Palazzo Marino come sindaco di Milano deve essere come l’ultimo dei cittadini e deve dare risposte a chi vive in periferia, a chi ha i veri problemi amministrando e governando con senso civico”, ha sottolineato Palmeri, nel suo comizio di chiusura della campagna elettorale. In sostegno della sua candidatura hanno parlato Italo Bocchino, Giuseppe Valditara, Savino Pezzotta, Emanuela Baio, Pasquale Salvatore, Cristiana Muscardini e Benedetto Della Vedova. Tra i simpatizzanti anche Sara Giudice la ex consigliera di zona del Pdl nota per la campagna anti-Minetti. Tutti hanno insistito sulla “necessità di occuparsi delle persone normali e di non farsi condizionare dai palazzinari e dai poteri forti”. di Giovanni Lucci, da Il Fatto Quotidiano


Riformista e “moderato”? Nel loro ciclo di vita le persone cambiano. Tuttavia, per memoria storica occorre ricordare che Giuliano Pisapia, nel 1998, contribuì a far cadere il primo Governo Prodi. Anche se la fondamentale responsabilità soggettiva ed oggettiva di quella decisione sciagurata fu e rimane di Fausto Bertinotti

Le elezioni politiche del 1996 vengono vinte dall’Ulivo, coalizione guidata da Romano  Prodi, che prevale così sul Polo per le Libertà di Silvio Berlusconi. L’Ulivo di Prodi riesce a ottenere un’ampia maggioranza al Senato ma non altrettanto alla Camera dei Deputati dove necessita dell’appoggio di Rifondazione comunista

vai al Video di La Storia siamo noi: La vittoria dell’Ulivo

Nel 1996 Giuliano Pisapia venne eletto in Parlamento, come deputato indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista.

il 9 Ottobre del 1998 il partito della Rifondazione comunista di Fausto Bertinotti fece cadere il primo Governo Prodi.

Questa la cronaca di quell’evento istituzionale che ha condizionato tutta la politica italiana dei successivi 15 anni.

La Camera nega al Governo la fiducia chiesta da Romano Prodi per battere la opposizione (interna alla sua coalizione) di Fausto Bertinotti e Rifondazione comunista alla manovra economica. Prodi si dimette.

Il Presidente della Repubblica Scalfaro dà l’incarico a Massimo D’Alema che ha il sostegno parlamentare dell’UDR di Cossiga, oltre che della coalizione dell’Ulivo, ma non quello di Rifondazione comunista.

Cade così, definitivamente, il primo Governo Prodi, cioè l’unica prospettiva realistica e credibile della politica italiana dopo lo sconquasso istituzionale degli anni ’90.

Dal sito La Storia siamo noi:

sabato 3 ottobre

il Comitato Politico Nazionale di “Rifondazione Comunista” decide di togliere il sostegno al Governo di centro-sinistra, guidato da Romano Prodi. Già da diversi mesi, gli scontri fra “Rifondazione” e il Governo, sulla politica economica e sulla politica estera, hanno raggiunto un livello di conflittualità che ha messo in pericolo il futuro della maggioranza. Il Segretario del Partito, Fausto Bertinotti, propone di votare contro la legge finanziaria presentata dal Governo. “Rifondazione” approva la linea politica del Segretario, ma su questa decisione il Partito si spacca. Oliviero Diliberto e Armando Cossutta lasceranno “Rifondazione” per fondare un nuovo Partito: quello dei Comunisti italiani.


venerdì 9 ottobre

con 313 no il governo Prodi viene battuto, per un solo voto, alla Camera dei Deputati. E’ la prima volta nella storia della Repubblica che un governo cade in Parlamento. L’Ulivo ricandida Prodi, mentre il Polo chiede le elezioni anticipate.


mercoledì 21 ottobre

dopo il rifiuto di Romano Prodi di guidare un nuovo Governo, il Presidente Scalfaro affida l’incarico a Massimo D’Alema, segretario dei DS. Nel nuovo Governo, oltre ai sostenitori di quello precedente, entrano i “Comunisti italiani” di Cossutta e Diliberto e l’UDR, l’Unione Democratica per la Repubblica, il Partito fondato dall’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=52


Comunali di Milano, Casini: “Le elezioni di Milano sono un test nazionale” – Affaritaliani.it

“il voto a Manfredi Palmeri è l’unico realmente utile a costruire una nuova idea della politica di cui questo Paese e anche Milano hanno bisogno. Per il resto il nostro candidato sindaco fa benissimo a non parlare delle subordinate in caso di ballottaggio: la nostra sfida è essere parte della contesa finale”. Lo afferma in una nota il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini.

intero articolo qui: Comunali, Casini: “Le elezioni di Milano sono un test nazionale” – Affaritaliani.it.


informazioni sulle Elezioni amministrative e referendum 2011, Ministero dell’Interno

Elezioni amministrative e referendum 2011
Tutte le informazioni e gli appuntamenti per il voto di primavera. Amministrative: quando si vota, come si vota, il corpo elettorale, la tessera elettorale e i fac-simile delle schede elettorali


Le province e i comuni al voto; 5 e 16 maggio 2011, 29 e 30 maggio

è scattato il meccanismo che porterà alle votazioni per le elezioni amministrative fissate per il 15 e 16 maggio 2011. Gli eventuali ballottaggi sono previsti per il 29 e 30 maggio.

Quando si vota, come si vota, il corpo elettorale, la tessera elettorale

Le province e i comuni al voto

Negli stessi giorni si voterà anche:

  • in Valle d’Aosta per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale di 1 comune (Ayas, solo domenica)
  • in Friuli Venezia Giulia per le elezioni provinciali di 2 province (Gorizia e Trieste) nonché per le elezioni comunali in 40 comuni, di cui 2 capoluogo di provincia (Pordenone e Trieste)
  • in Sardegna per le elezioni comunali in 97 comuni, di cui 5 capoluogo di provincia (Cagliari, Carbonia, Iglesias, Olbia e Villacidro).

Come disposto nell’ultima legge finanziaria per contenere la spesa degli enti locali, il numero dei consiglieri e degli assessori, comunali e provinciali, è stato ridotto. Il Dipartimento per gli affari interni e territoriali ha per questo diramato una circolare a tutti i prefetti che illustra le disposizioni che entreranno in vigore con le prossime consultazioni amministrative.

La Direzione centrale per i servizi elettorali mette a disposizione on line due pubblicazioni che contengono le schede informative in cui si trovano tutte le informazioni utili; dalle fonti normative, a come si attribuiscono i seggi, dall’orario di votazione fino ai modelli delle schede di votazione per le provinciali, per i comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti e per quelli con popolazione superiore a 15.000 abitanti, e per gli eventuali ballottaggi.

Informazioni sulle elezioni provinciali

Informazioni sulle elezioni comunali


Referendum

referendum_2011Domenica 12 e lunedì 13 giugno 2011 i cittadini italiani saranno chiamati al voto per esprimersi su quattro referendum popolari per l’abrogazione di disposizioni di leggi statali.
Le denominazioni sintetiche, formulate dall’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte Suprema di Cassazione, in relazione a ciascuno dei quattro quesiti referendari dichiarati ammissibili, sono:

a) referendum popolare n. 1 – Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione;
b) referendum popolare n. 2 – Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma;
c) referendum popolare n. 3 – Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme;
d) referendum popolare n. 4 – Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

I decreti del Presidente della Repubblica del 23 marzo 2011, di indizione dei referendum, sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n.77 del 4 aprile 2011.

da: Ministero Dell’Interno – Scheda Editoriale.


IL PASSO INDIETRO CHE CHIEDE MILANO di UMBERTO AMBROSOLI, Da “Il Corriere della Sera” di martedì 19 aprile 2011

Le parole del presidente Napolitano non lasciano dubbi sulla «vergogna senza attenuanti» dei manifesti anti Procura di Milano. Non possono cadere nel vuoto in una città dove tra meno di un mese si terranno le elezioni per il sindaco e per il consiglio comunale.

Roberto Lassini, candidato al Consiglio comunale nelle liste del Pdl, ha deformato di prepotenza il tema del confronto con lo slogan: «Via le Br dalle Procure». Tale pensiero non riguarda certo i programmi per l`amministrazione dì Milano, tuttavia ora coinvolge e smarrisce la città: nella sua dignità e storia, nella memoria dei suoi cittadini, dei molti che hanno combattuto il terrorismo vivendo appieno la propria responsabilità, facendo fino in fondo il proprio dovere, credendo nelle leggi e nelle istituzioni e rimanendovi fedeli. Cittadini: come quelli che hanno operato in quegli anni nelle aule dei tribunali.o nelle Procure della Repubblica. Alcuni di essi, proprio per tale ragione, hanno perso la vita; altri, raccogliendone il testimone, hanno deciso di lasciare dimensioni. più tranquille e si sono impegnati ed esposti in prima persona per evitare che si affermasse la barbara legge della violenza contro la democrazia.

Per queste ragioni quella frase scellerata coinvolge direttamente la città e ben lo hanno a mente i candidati sindaci che subito l`hanno censurata.

È importante che anche il sindaco Moratti, rappresentante della città prima che candidato per il Pdl, abbia dichiarato: «Sono comportamenti che vanno stigmatizzati perché tutte le istituzioni vanno rispettate».

Di più, Letizia Moratti ha dichiarato «Via Lassini dalla lista», cosa che può dire con una certa autorità visto che questi è candidato nelle file del partito del quale fa parte la stessa Moratti, partito che la vuole nuovamente primo cittadino. Pare, però, che ci sia un certo imbarazzo nel Pdl e, di fatto, ad oggi l`autore di quello slogan scellerato è incredibilmente ancora in corsa per il consiglio comunale.

Mai come ora il sindaco di Milano può imporre la propria posizione e vivere la propria responsabilità: senza giri di parole, distinguo, titubanze, imbarazzi o equilibrismi.

Può, a volerlo, pronunciare parole semplici e chiare, del tipo: caro Pdl, fai fare un passo indietro all`autore, o agli autori, di quei pensieri deliranti che io non condivido affatto, altrimenti il passo indietro devo farlo io e lasciamo ad altri la città.

Poche chiare parole, talmente semplici da non capire perché ancora non siano state dette. Ma oggi è ancora in tempo.

da: Governo Italiano – Rassegna stampa.


Quanti sono i deputati e i senatori che hanno cambiato gruppo parlamentare nell’ultima legislatura?

Quanti sono i deputati e i senatori che hanno cambiato gruppo parlamentare nell’ultima legislatura?

vai a:


Elezioni Amministrative 2011 – tutti i comuni e le province al voto

Elezioni Amministrative 2011

Le elezioni amministrative 2011 si terranno il 1516 maggio. Per i comuni con più di 15.000 abitanti e per le amministrazioni provinciali, l’eventuale turno di ballottaggio è previsto per il 29 e30 maggio.

Sono 1.343comuni interessati al voto per l’elezione del sindaco ed il rinnovo del consiglio comunale. Di questi, 31 sono capoluogo di provincia. Le grandi città coinvolte sono MilanoNapoliTorino eBologna.

» Tutti i Comuni al voto nelle Elezioni Comunali 2011

Le 11 province in cui saranno rinnovati gli organi istituzionali sono: CampobassoGorizia,LuccaMacerataMantovaPaviaRavennaReggio CalabriaTrevisoTriesteVercelli.

» Tutte le Province al voto nelle Elezioni Provinciali 2011

L’unica regione italiana interessata alle regionali nel 2011 è il Molise, ma la consultazione elettorale è prevista per novembre.

Una circolare del Ministero degli Interni (prot. 2915 del 18/02/2011) prevede la riduzione del 20% del numero di consiglieri e degli assessori, comunali e provinciali.

Tabella con la variazione del numero dei Consiglieri e degli Assessori comunali.

Popolazione residente
(ultimo censimento 2001)
Num. Consiglieri
Comunali
prima
Num. Consiglieri
Comunali
dopo
Max Assessori
Comunali
prima
Max Assessori
Comunali
dopo
comuni >1.000.000 ab 60 48* 12 12*
comuni >500.000 ab 50 40 12 11
comuni >250.000 ab 46 36 12 10
comuni >100.000 ab 40 32 12 9
comuni >30.000 ab 30 24 10 7
comuni >10.000 ab 20 16 7 5
comuni >3.000 ab 16 12 6 4
comuni <3.000 ab 12 9 4 3

(*): salvo modifiche del D.L. 29/12/2010, n. 225 (c.d. milleproroghe).

Tabella con la variazione del numero dei Consiglieri e degli Assessori provinciali.

Popolazione residente
(ultimo censimento 2001)
Num. Consiglieri
Provinciali
prima
Num. Consiglieri
Provinciali
dopo
Max Assessori
Provinciali
prima
Max Assessori
Provinciali
dopo
province >1.400.000 ab 45 36 12 10
province >700.000 ab 36 28 12 8
province >300.000 ab 30 24 10 7
province <300.000 ab 24 19 8 5

Il numero dei consiglieri e degli assessori comunali e provinciali del Friuli-Venezia Giuliadifferisce dallo schema riportato nelle tabelle in alto. Le elezioni amministrative si svolgeranno secondo le normative introdotte dalla legge regionale 29/12/2010, n.22 (Legge finanziaria 2011). La circolare n.2/EL dell’8 marzo 2011, riporta nel dettaglio le nuove composizioni dei consigli e delle giunte comunali e provinciali del Friuli-Venezia Giulia.

(ultimo aggiornamento: 29 marzo 2011)

Pagine correlate

da: Elezioni Amministrative 2011 – tutti i comuni e le province al voto.


Sondaggio Ghisleri: la Moratti vince al primo turno. Formigoni: “Ma non sottovalutiamo l’avversario” – Affaritaliani.it

Complimenti agli elettori delle primarie milanesi che hanno fatto prevalere, nello schieramento della sinistra-centro,  l’avvocato Pisapia, uno dei principali oppositori e del primo Governo Prodi. Ricordo il dito verso il basso, come si faceva nel Colosseo quando il popolo decideva chi far soccombere.

Non fa parte del Dna della sinistra (manifestina) apprendere dall’esperienza

Paolo Ferrario

 

Secondo un sondaggio di Alessandra Ghisleri, il sindaco di Milano Letizia Moratti vincerebbe le prossime elezioni al primo turno, con un’affermazione del centrodestra del 52%.

Stando alle rilevazioni, il Pdl sarebbe intorno al 32%, il Carroccio al 14% a cui va aggiunto il 6,5% di alcune liste politiche minori e di tre liste civiche ispirate al sindaco e che La Russa ha considerato come “la terza gamba della coalizione”. Il centrosinistra non supererebbe invece il 35%, Futuro e Libertà sarebbe all’1% e l’Udc intorno al 3. “Questo dimostra che Fli a Milano è inconsistente – ha concluso Lupi – e che il Terzo Polo in città non esiste”.

….

 

da: Sondaggio Ghisleri: la Moratti vince al primo turno. Formigoni: “Ma non sottovalutiamo l’avversario” – Affaritaliani.it.


BELLUCCI P., SEGATTI P. (a cura di), Votare in Italia: 1968-2008

BELLUCCI P., SEGATTI P. (a cura di)

Votare in Italia: 1968-2008

Dall’appartenenza alla scelta

Collana “Studi e Ricerche”

pp. 448, € 33,00
978-88-15-14654-0
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 13/01/2011

Copertina 14654


Prima Repubblica, Seconda Repubblica, crisi del bipolarismo: il sistema politico italiano sembra alla continua ricerca di una stabilità inafferrabile quanto un miraggio. Ma come reagiscono i cittadini alle trasformazioni della politica? Continuano a essere guidati da identità religiose o di classe? Giudicano l’operato dei partiti o sono sedotti dall’immagine dei leader? Domande a cui questo libro di Itanes (Italian National Election Studies) risponde studiando il mutamento delle scelte elettorali dallo spartiacque del ’68 ai nostri giorni. Le decisioni di voto nelle elezioni più recenti, 2006 e 2008, vengono confrontate con quelle precedenti, in modo da far emergere i fattori che sono venuti meno e quelli che oggi contano di più. Un esame sistematico che consente di ampliare e approfondire, ma anche rettificare, le rappresentazioni del rapporto tra gli italiani e la politica che circolano nel dibattito pubblico.

Paolo Bellucci insegna Scienza della politica nell’Università di Siena. Fra le pubblicazioni: “Political Parties and Partisanship” (con J. Bartle, Routledge, 2009). Per il Mulino ha curato (con M. Bull) l’edizione 2002 di “Politica in Italia”. Paolo Segatti insegna Analisi dei fenomeni politici nell’Università Statale di Milano. Per il Mulino ha curato “Il cittadino elettore in Europa e in America” (con R. Mannheimer e G. Legnante, 2009) e, con J. Blondel, l’edizione 2003 di “Politica in Italia”.

da: BELLUCCI P., SEGATTI P. (a cura di), Votare in Italia: 1968-2008.


Albertini scende in pista con il terzo polo

Milano potrebbe essere il primo banco di prova per il Terzo polo costituito da Fli, Udc, e Api di Francesco Rutelli. Con l’ex sindaco, Gabriele Albertini primo attore. Ancora non c’è nulla di ufficiale ma la trasferta romana, ieri, di Albertini a tutta l’aria di una prima verifica di fattibilità. Il parlamentare europe vicino ai finiani, ex primo cittadino, ha avuto tre diversi colloqui con Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli. Al termine dei quali non ha confermato nulla e si è limitato a precisare: «abbiamo soltanto parlato, la situazione è molto delicata». Di certo per ora c’è la data per un’uscita pubblica, a Milano il 27 novembre al teatro Franco Parenti, per una tavola rotonda organizzara dal centro di formazione politica di Massimo Cacciari. Interverranno Luca Cordero di Montezemolo, Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli, Benedetto Della Vedova e, appunto, Gabriele Albertini.

Che Albertini potesse scendere in campo se alle primarie avesse vinto Giuliano Pisapia, lo dicevano in molti, già prima del voto nel centrosinistra di domenica scorsa. E ora i tempi sono davvero maturi per l’outing


in: Albertini scende in pista con il terzo polo. E Penati lascia la segreteria del Pd – Il Sole 24 ORE.


Primarie del PD per la elezione del Sindaco e del Consiglio comunale nel 2011: cronologia di una sconfitta voluta ed anticipata

da: Gianni Riotta in http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-16/vincere-milano-lungo-digiuno-081917.shtml?uuid=AYskW4jC :

….

L’ultimo sindaco di sinistra nella città madre del riformismo italiano fu Borghini, 1993 (Clinton era da poco alla Casa Bianca, i campioni Obi e Pato, giocatori delle due squadre milanesi oggi in campo, Inter e Milan, avevano 2 e 4 anni). Da allora la sinistra ha provato con tanti candidati, persone perbene e brillanti, più populiste (Dalla Chiesa) o attente ai ceti medi (Fumagalli). Ma ha perduto. E mentre grandi città hanno visto solo la sinistra al potere, Venezia, Torino, Napoli, e altre l’alternanza destra-sinistra, Roma, Palermo, Catania, perfino Bologna, Milano no, Milano ha sempre visto prevalere centro-destra e Lega. La risposta al dilemma è semplice: basta rileggere con pazienza il tabellone raccolto dal Sole. La proposta del centro-sinistra non parla a chi vive e vota davvero a Milano. Può commuovere i militanti severi, animare i veterani del bar Giamaica, far battere il cinque all’architetto Tizio e alla professoressa Caia, dar tono a chi vive di glorie in bianco e nero, ma non vince le elezioni. Non vince in una città spaventata dal futuro e fiera del passato, ma concentrata sul presente. Che non è moralista ma, dal cardinal Martini a Tettamanzi, ha una sua spiritualità unica. Impegnata (vedi il fondo sociale della Diocesi) e le mille attività di volontariato laiche. Dove tantissimi sanno che posto fisso e tuta blu non sono più la realtà della vecchia cinta urbana. Una sinistra capace di parlare a chi vive a Milano come a Silicon Valley, a chi chiede giustizia ma anche progresso, a chi non crede che l’ambizione di crescere come persona, start up, azienda, sia un peccato dov’è? Capace di attrarre chi adora un bicchiere di rosso nell’osteria Slow Food, ma ha nell’armadio un tailleur griffato. Che spera di diventar ricco ma per questo non si sente Paperone. Gente che la troppo tetragona divisione di una sinistra un po’ alla moda e un po’ chiusa non sa capire

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da: Andrea Romano, La vittoria di Pisapia e la sinistra che a Milano non sa ancora guardare al futuro – Il Sole 24 ORE:

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la candidatura di Pisapia, con i contenuti che ad oggi l’hanno caratterizzata, può ambire a riportare al voto esclusivamente gli astenuti di sinistra. Coloro che attendevano qualcuno che sapesse almeno leggere e scrivere, rispetto all’insipienza di una leadership massimalista che nel 2008 è riuscita nell’impresa di essere espulsa dal Parlamento.

Ma non sarà Pisapia, così come non sarà Vendola, a dare una risposta convincente ai nuovi “astenuti consapevoli” che arrivano al non voto proveniendo sia dal centro-sinistra che dal centro-destra. Perché il vendolismo, anche nella sua accezione milanese, rimane parte di un gioco a somma zero che si svolge interamente all’interno del centro-sinistra e che solo la disponibilità del Pd a farsi oggetto passivo delle scorribande altrui rende per la prima volta competitivo.

da: La vittoria di Pisapia e la sinistra che a Milano non sa ancora guardare al futuro – Il Sole 24 ORE.


Massimo Cacciari: “Fini, Casini e Rutelli non bastano. Serve Montezemolo”

“Fini, Casini e Rutelli non bastano. Gli imprenditori come Luca Cordero di Montezemolo devono scendere in campo. Serve un processo costituente: non per il terzo Polo, ma per il Polo”. Non ha mezzi termini, Massimo Cacciari.

Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex sindaco di Venezia rilancia sull’importanza di un impegno in politica della società civile.

“Per quanto intellettualmente onesti e capaci, Casini, Fini e Rutelli non sono sufficienti. Serve una forte partecipazione sulla base di un patto amplissimo per la creazione di un nuovo centro che faccia le riforme, dice. Ma rifiuta l’ipotesi di un partito centrista, rivendicando invece “una forza di centro nel senso della centralità, non del moderatismo e altri ferrivecchi”.

Di Montezemolo, Cacciari apprezza soprattutto il programma: “un programma anticorporativo, con una giusta analisi del fallimento del bipolarismo all’italiana, del berlusconismo e della dimostrata incapacità da parte di coalizioni come l’Ulivo a governare. La riforma del welfare, delle relazioni sindacali, della scuola, la sburocratizzazione reale, la chiusura di province e comuni”.

Obiettivi che si possono raggiungere con elementi sia del Pd sia del Pdl. Perché, sostiene il filosofo, “anche nel Pdl c’erano intenzioni seriamente riformatrici. E anche nella Lega c’è del buono: ci sono autentici federalisti come Maroni, mica solo Bossi e il “trota”. Ma tutti sono stati condizionati da forze giustizialiste, estremiste e massimaliste”.

Mentre promuove parti del Pdl, Cacciari boccia il Pd: “È stato diretto in modo folle. Veltroni ha sbagliato tutte le mosse, Franceschini ha fatto quello che ha potuto, Bersani ha dato al partito un’immagine socialdemocratica d’antan”. Ma neppure Nichi Vendola è nelle corde dell’ex sindaco: “I paragoni con Obama fanno ridere i polli. È esponente di una tradizione anche nobile, come Arci, Legambiente, Verdi. Ma è un’ideologia minoritaria che non sarà mai cultura di governo”. Nonostante questo, “spero che Pd e Pdl non crollino, sarebbe una tragedia peggiore di Tangentopoli”.

15 novembre 2010


I sistemi elettorali nel dibattito italiano, a cura di quattrogatti.info

I sistemi elettorali nel dibattito italiano


Con il cambiamento del quadro politico e la possibilità di elezioni anticipate, negli ultimi mesi è tornato l’eterno dibattito sulla riforma della legge elettorale. Troppo spesso, però, il tema è presentato sia dai media che dai politici con un linguaggio tra il tecnico e l’oscuro, e in ogni caso poco comprensibile ai non addetti ai lavori. Questa presentazione introduce i termini e le questioni centrali del dibattito in corso rispondendo a domande quali:

Cos’è un sistema elettorale e perché è importante? Cosa significano parole che sentiamo spesso come ‘maggioritario’, ‘proporzionale’ e ‘sbarramento’? Come funziona il sistema in vigore? Quali sono i suoi problemi e le alternative possibili?

visualizza la presentazione:

vai a:

I sistemi elettorali nel dibattito italiano.


Primarie del PD Partito Democratico, si candida Onida

“Questa iniziativa che nasce da un piccolo gruppo di persone vuole accendere un di più di speranza per Milano”.

Con queste parole l’ex presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida, ha commentato a caldo la sua decisione di partecipare alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato per il sindaco di Milano, incoronata questa sera dal comitato della società civile ‘Milano riparte’.

Il costituzionalista ha spiegato che la ragione per la quale ha accettato quella che lui stesso ha definito “una scelta folle”, vale a dire candidarsi nell’agone politico a 74 anni, sta nella volontà di contribuire a un rinnovamento del rapporto tra rappresentati e rappresentanti.

“Vogliamo convincere gli elettori che non siamo qua per utilizzare il loro voto – ha detto Onida – per fare gli interessi nostri ma per rendere la città più vivibile”.

Per questo il presidente emerito della Consulta si è augurato che le primarie rappresentino un momento di elaborazione e di confronto sulle proposte per una Milano diversa.

“Conosco e ho stima di Giuliano Pisapia e di Stefano Boeri – ha detto Onida – eviteremo che le primarie diventino una lotta fratricida ma un momento di arricchimento e mi auguro che l’insieme delle forze politiche oggi abbiano più qualcosa in più da dire rispetto a ieri”


Regionali 2010: il voto nelle Regioni del Sud

 
(regioni.it) Nichi Vendola è stato confermato Presidente della Regione Puglia con il 48,69 per cento dei voti, contro il 42,25 per cento di Rocco Palese, l’8,71 per cento di Adriana Poli Bortone e lo 0,35 per cento di Michele Rizzi.
In Calabria Giuseppe Scopelliti è il nuovo presidente con il 52,72 per cento (il dato è riferito al 99,5 % delle sezioni) e ha battuto il Presidente uscente Agazio Loiero che ha avuto il 32.24 per cento dei voti, mente Filippo Callipo si è fermato al 10,04 per cento.
Stefano Caldoro è invece il nuovo Presidente della regione Campania. Ha ottenuto il 54,25 per cento, contro il 43,04 per cento di Vincenzo De Luca, l’1,35 per cento di Paolo Ferrero e l’1,34 per cento di Roberto Fico.
Infine a completare il quadro del Mezzogiorno in Basilicata risulta confermato Presidente Vito De Filippo con il 60,81 per cento. Nicola Pagliuca ha ottenuto il 27,92 per cento dei voti, Magdi Cristiano Allam l’8,72 per cento, Marco Toscano l’1,47 per cento, Florenzo Doino l’1,05 per cento.
 
[Reg. Puglia] Regionali 2010: i risultati in Puglia
[Reg. Calabria] Regionali 2010: i risultati in Calabria
[Min. Interno] Regionali 2010: i risultati in Basilicata
[Min. Interno] Regionali 2010: i risultati in Campania

Newsletter n. 1548 del martedì 30 marzo 2010

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Regionali 2010: il voto nelle Regioni del Centro

 
(regioni.it) In Toscana è Enrico Rossi che raccoglie il testimone del Presidente uscente Claudio Martini, ottenendo il 59,7 per cento dei voti. Monica Faenzi si ferma al 34,4 per cento, mentre Francesco Bosi ha avuto il 4,6 per cento, Alfonso De Virgiliis lo 0,8 per cento e Ilario Palmisani lo 0,5 per cento.
Le Marche riconfermano il Presidente Gianmario Spacca con il 53,17 per cento dei voti, Erminio Marinelli ottiene il 39.71 per cento dei consensi, mentre Massimo Rossi raggiunge il 7,11 per cento.
In Umbria è stata eletta Presidente Catiuscia Marini con il 57,24 per cento dei voti, le sue avversarie Fiammetta Modena e Paola Binetti ottengono rispettivamente il 37,70 e il 5, 05 per cento.
Infine per chiudere il quadro del Centro-Italia la Presidente della Regione Lazio è Renata Polverini con il 51,14 per cento dei consensi, contro il 48, 32 per cento ottenuto da Emma Bonino, e lo 0,53 per cento di Marzia Marzoli.
 
·         [Min. Interno] Regionali 2010: i risultati nel Lazio
·         [Min. Interno] Regionali 2010: i risultati in Umbria
·         [Reg. Marche] Regionali 2010: i risultati nelle Marche
·         [Reg.Toscana] Regionali 2010: i risultati in Toscana

Newsletter n. 1548 del martedì 30 marzo 2010

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Regionali 2010: il voto nelle Regioni del Nord

Regionali 2010: il voto nelle Regioni del Nord

 
(regioni.it) La Lombardia riconferma Presidente della Regione, Roberto Formigoni che con il 56,1 per cento di voti batte gli avversari: Filippo Penati ottiene il 33,27 per cento dei consensi, Savino Pezzotta si ferma al 4,68%, Vito Claudio Crimi ottiene il 3 per cento, Vittorio Emanuele Agnoletto il 2,36 per cento e Gianmario Invernizzi lo 0,57 per cento.  Anche l’Emilia-Romagna   riconferma Presidente Vasco Errani con il 52,06 per cento dei voti , Anna Maria Bernini ha avuto il 36, 72 per cento, Giovanni Favia il 7 per cento, Gianluca Galletti il 4, 2 per cento.
Nel Nord arriva la riconferma anche per Claudio Burlando Presidente della Liguria che ha avuto il 52,14 per cento dei voti mentre il suo avversario, Sandro Biasotti, si è fermato al 47,85 per cento dei consensi.
Cambia invece il Presidente del Piemonte, dove l’attuale Presidente, Mercedes Bresso con il 46,90 per cento dei voti è stata battuta da Roberto Cota che ha raggiunto il 47,32 per cento. Davide Bono ha avuto il 4,08 per cento, Renzo Rabellino l’1,67 per cento.
In Veneto è Luca Zaia il nuovo Presidente con il 60, 15 per cento dei voti, Giuseppe Bortolussi ha ottenuto il 29,07 per cento, Antonio De Poli il 6,38 per cento, David Borrelli il 3,15 per cento, Silvano Polo lo 0,50 per cento, Paolo Caratossidis lo 0,36 per cento, e infine Gianluca Panto lo 0,35 per cento.
 
[Min. Interno] Regionali 2010: i risultati in Liguria
[Min. Interno] Regionali 2010. i risultati del Veneto
[Min. Interno] Regionali 2010. i risultati della Lombardia

[Min. Interno] Regionali 2010: i risultati del Piemonte
[Min. Interno] Regionali 2010: i risultati in Emilia-Romagna

Newsletter n. 1548 del martedì 30 marzo 2010

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Elezioni Regionali del 28 – 29 marzo 2010 – Risultati elettorali – Ministero dell’Interno


I risultati degli scrutini e i dati sull’affluenza alle urne relativi alle elezioni regionali ed amministrative del 28 e 29 marzo 2010, consultabili attraverso il sito www.interno.it

I risultati degli scrutini e i dati sull’affluenza alle urne relativi alle elezioni regionali ed amministrative del 28 e 29 marzo 2010, relativi alle ore 12.00, 19.00 e 22.00 di domenica 28 marzo e alle ore 15.00 di lunedì 29 marzo, saranno consultabili anche attraverso il sito www.interno.it . Il Ministero dell’Interno ha precisato che i dati sull’affluenza alle urne e i risultati relativi alle elezioni delle quattro Regioni: Toscana, Marche, Puglia e Calabria, non gestite dal Ministero stesso, saranno diffusi autonomamente dalle Regioni stesse – come previsto dalla normativa regionale – e consultabili attraverso collegamenti con i rispettivi siti internet: 
http://www.regione.toscana.it/elezioni2010/index.html
http://www.elezioni.marche.it/

http://www.elezioni.regione.puglia.it/

http://elezioni.regione.calabria.it/ oppure:
http://elezioni.regione.calabria.insielmercato.it/elezioni2010.
Link sul sito del ministero dell’interno:
Le schede informative sulle elezioni regionali, provinciali e comunali
La sala stampa del viminale

Regioni, Province e comuni al voto

Per ulteriori approfondimenti si possono consultare i precedenti articoli di “Regioni.it”:

Elezioni Regionali: “istruzioni per l’uso”
Regionali: in Gazzetta le disposizioni sul procedimento elettorale
Elezioni regionali: circa 41 milioni di italiani al voto
 
1.    Regioni al voto: la Lombardia
2.    Regioni al voto: l’Emilia-Romagna
3.    Regioni al voto: la Toscana
4.    Regioni al voto: la Campania
5.    Regioni al voto: la Basilicata
6.    Regioni al voto: l’Umbria
7.    Regioni al voto: le Marche
8.    Regioni al voto: la Puglia
9.    Regioni al voto: la Calabria  
10.Regioni al voto: il Lazio
11.Regioni al voto: il Veneto
12.Regioni al voto: il Piemonte
13.Regioni al voto: la Liguria
Elezioni regionali, Marche: i candidati alla Presidenza
Elezioni regionali, Basilicata: i candidati alla Presidenza
Elezioni regionali, Toscana: i candidati alla Presidenza
Elezioni regionali, Piemonte: i candidati alla Presidenza
Elezioni regionali, Veneto: i candidati alla Presidenza
Elezioni regionali, Umbria: le candidate alla Presidenza
Elezioni regionali, Puglia: i candidati alla Presidenza
Elezioni regionali, Emilia-Romagna: i candidati alla Presidenza
Elezioni regionali, Calabria: i candidati alla Presidenza
Elezioni regionali, Campania: i candidati alla Presidenza
Elezioni regionali, Lazio: le candidate alla Presidenza
Elezioni regionali, Lombardia: i candidati alla Presidenza
Elezioni regionali, Liguria: i candidati alla Presidenza
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Elezioni regionali 2010 Indicatori economici a cura di LaVoce.it

Domenica e lunedì 13 regioni vanno al voto.
la maggioranza di governo ha fatto man bassa dei tempi nei telegiornali, mentre i dibattiti sulle reti pubbliche sono stati cancellati. Si è parlato di tutto fuorché della qualità delle giunte uscenti.
Per dare ai lettori informazioni utili per il voto, abbiamo pubblicato

La disoccupazione è salita di due punti e mezzo dall’inizio della crisi. Tutti i posti di lavoro distrutti sono di lavoratori temporanei. Senza la Cassa Integrazione la disoccupazione sarebbe vicina all’11 per cento. Potreb be salire ancora da qui all’estate. 48 senatori hanno presentato un disegno di legge sul contratto unico di ingresso, che serve a ridurre il dualismo del mercato del lavoro, un progetto nato sulle pagine di questo sito.

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Elezioni regionali, Lombardia: i candidati alla Presidenza, Newsletter n. 1545 del giovedì 25 marzo 2010

Sono sei i candidati a Presidente della Giunta regionale della Lombardia. A sfidare l’attuale Presidente ricandidato, Roberto Formigoni, saranno Filippo Penati, Savino Pezzotta, Vito Claudio Crimi, Vittorio Emanuele Agnoletto e Gianmario Invernizzi.

On line sul sito del Consiglio Regionale le liste presentate nelle diverse Circoscrizioni: Circoscrizione di Bergamo ; Circoscrizione di Brescia; Circoscrizione di Como; Circoscrizione di Cremona; Circoscrizione di Lecco;  Circoscrizione di Lodi; Circoscrizione di Mantova; Circoscrizione di Milano ; Circoscrizione di Monza e Brianza;Circoscrizione di Pavia; Circoscrizione di Sondrio; Circoscrizione di Varese .

Newsletter n. 1545 del giovedì 25 marzo 2010

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