CINQUE PROPOSTE MINIME PER MODERNIZZARE LA POLITICA, di Roberto D’Alimonte,

CINQUE PROPOSTE MINIME PER MODERNIZZARE LA POLITICA Non solo riforma elettorale Meglio abbinare al nuovo sistema di voto anche il riassetto istituzionale di Roberto D`Alimonte /n questi giorni sembra che i maggioripartiti abbiano raggiuntomi accordo su alcune riforme istituzionali ripartendo dal lavoro fatto con la “bozza Violante”. È un segnale importante che vanellagiusta direzione.Lariforrna elettorale invece è rimasta sullo sfonda In verità sarebbe meglioche riforme istituzionali e riforina del sistema divoto procedessero insieme ma è comprensibile che la delicatezza della questione elettorale suggerisca di procedere prima sul terreno dove un accordo di fondo è più facile.Però, anche senza entrare nel merito di quale possa essere il nuovo sistema di voto, cisono alcune riforme collegate che dovrebbero essere messe all`ordine del giorno delle Camere ora e non fra qualche mese quando sarà troppo tardi per approvarle.

O Riduzione del numero dei parlamentari.

Sarebbe bene abbinare questa riforma al superamento delbicameralismo paritario Balla scelta di un nuovo sistema elettorale. In ogni caso, visto che si parla di tornare ai collegi urlinominali, per quanto di tipo tedesco, si potrebbe fissare il numero dei deputati a 464e quello dei senatori a 232. In questo modo non si dovrebbe ridisegnare i collegi.

Si riutilizzerebbero i 232 collegi del Senato creati al tempo della vedchia legge Mattarella, Con questi numeri ci avviciniamo alle altre democrazie di simili dimensioni. Inoltre sono numeri compatibili con qualunque sistema elettorale si volesse adottare successivamente.

O Abolizione delvoto degli italiani residenti all`estero.

È giusto che gli italiani all`estero possano votare, ma è sbagliato che lo facciano eleggendo propri rappresentanti.

Occorre tornare al vecchio sistema modificandolo per facilitare l`espressione del voto di chi risiede all`estero. L`attuale meccanismo ha prodotto un sacco di problemi Ha creato tensioni all`interno delle comunità italiane all`estero. Ha suscitatoperplessità negli stati in cui sono presenti comunità di origine italiana. Ha dato luogo a una serie impressionante di brogli elettorali.

O Voto ai diciottenni al Senato. Che si faccia o meno la riforma del bicameralismo è tempo di correggere questa distorsione del nostro sistema di rappresentanza Qualunque sia il futuro sistema elettorale è necessario -unificare l`età di voto tra le duccarnere. Non ha alcun senso che al Senato votino solo coloro che hanno compito i 25 anni Questa differenza non solo è anacronistica ma potrebbe produrre risultati elettorali diversi tra Camera e Senato, soprattutto se il futuro sistema di voto fosse di tipo maggioritario o con forti correttivi maggioritari Va da sé che in un sistema parlamentare ín cui entrambe le camere votano la fiducia al go- verno questo esito porrebbe gravi problemi di governai:dita. Questa riforma avrebbe dovuto esserefattarnoItotempofa; quantorneno dal 993 quandofuintrodottalaleggeMattarella.

O Nuove regole sulla presentazione delle candidature. Lo scandalo delle firme false ha fatto emergere un problema che è diventato sempre più serio. Le vecchie regole del 1957 non funzionano più.

Il numero di firme richiesto per la presentazione delle liste è troppo elevato. Fino ad oggi si è andati avanti con deroghe temporanee alla legislazione, vigente e con un sistema di raccolta delle finne troppo lassista È tempo di rivedere organicamente tutta la normativa prevedendo un numero minore di fame ma un_ meccanismo di certificazione più affidabile.

In ogni caso va riaffermato il principio che occorre un filtro vero per accedere alla competizione elettorale. Ancora non si sa se ipartiti raggiungeranno un accordo su un nuovo sistema di voto. Ma che succeda o meno è arrivato il momento di mettere mano anche a queste riforme fino ad oggi del tutto trascurate.

Da “IL SOLE 24 ORE” di domenica 19 febbraio 2012

da Governo Italiano – Rassegna stampa.


Vendola a Genova suicida il Pd “vendola” soggetto, “suicida ” verbo, “PD” oggetto

Vendola a Genova suicida il Pd

“vendola”: soggetto,

“suicida: ” verbo,

“PD” oggetto

 

Gli effetti controintuitivi delle primarie: negare la prospettiva di governo alle elezioni del 2013


La bocciatura del referendum elettorale – ragioni e prospettive – Quattrogatti.info

La bocciatura del referendum elettorale – ragioni e prospettive

La legge elettorale è tornata al centro delle discussioni tra partiti. Di recente, la Corte costituzionale ha bocciato i due referendum per l’abrogazione del ‘Porcellum’, dando luogo a un acceso dibattito politico in cui le ragioni della Corte sono rimaste molto spesso in secondo piano. In questa presentazione facciamo chiarezza sull’argomento rispondendo alle seguenti domande: perché la Corte ha bocciato i referendum? Perché la decisione della Corte ha suscitato tante polemiche? Infine, a che punto ci lascia la sentenza della Corte per quanto riguarda la riforma elettorale?

l’alleanza fra Lega e IDV (italia dei valori di di pietro)

Il Riformista
Sul decreto svuota-carceri

ilriformista.it

Per il leader dell’Idv è «una resa incondizionata dello Stato a criminali e delinquenti». Più moderato il segretario della Lega, per il quale «questi provvedimenti non hanno mai funzionato».

il Di Pietro della IDV (Italia dei SUOI valori) che protesta contro la modifica della legge elettorale è lo stesso che si è inventato Domenico Scilipoti e Antonio Razzi

il Di Pietro della IDV (Italia dei SUOI valori) che protesta contro la modifica della legge elettorale, è lo stesso che si è inventato Domenico Scilipoti e Antonio Razzi


Walter Veltroni argomenta in tema di Governo Monti/Napolitano e prospettive politiche future, 4 febbraio 2012

in tema di alleanze politiche: … il problema del PD è quello di cosa vuole essere e della sua capacità ad affrontare i problemi, non con chi stare …

(riferito alla fotografia di Vasto, con l’abbraccio fra Bersani, Di Pietro, Vendola)


crisi della rappresentanza politica, solo l’8 % dichiara di avere fiducia nei PARTITI. Il 78% ha fiducia nel Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano , SONDAGGIO ISPO

Parlano chiaro i dati dell’ultimo sondaggio realizzato dall’Istituto di ricerca Ispo, diretto dal professor Renato Mannheimer: gli italiani non hanno più fiducia nei partiti politici. L’ultimo durissimo colpo è stato inferto sicuramente dallo scandalo che ha coinvolto la Margherita e in particolare Luigi Lusi, ex tesoriere del partito.

Gli italiani insomma sono critici contro il sistema dei partiti e il dato dei (pochi) coraggiosi che dichiarano di avere fiducia in questa istituzione è pari solo all’8% (in calo rispetto al 12% della precedente rilevazione effettuata ad ottobre) a fronte di un 91% che dischiara di avere poca o pochissima fiducia. Sono soprattutto i giovani a mostrare questo senso di sfiducia e dagli elettori dell’Idv o da quella compagine sempre più ampia che dichiara di volersi astenere dal voto.

Forte calo anche per il Parlamento: il18% ottenuto nelle rilevazioni Ispo non è certo positivo se si pensa al 22% di ottobre e al 35% di luglio. Il trend negativo non interessa invece l’ormai inossidabile Capo dello stato che ottiene il 78% e il Presidente del Consiglio che ottiene invece il 58%: entrambi i dati sono in crescita nelle ultime settimane.

Eppure, solo 1 italiano su 5 vorrebbe che le attuali forze politiche lasciassero il campo ad altre più nuove, e solo il 18% è convinta che la soluzione sarebbe un cambio ai vertici dei partiti. Il 56% ritiene infatti che serva un vero e proprio mutamento nel modo stesso di fare politica.

da SONDAGGIO ISPO, FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI: I PARTITI POLITICI CROLLANO ALL’8% | Clandestinoweb.


alleanza politica di centrodestra: cosa pensa Calderoli di Alfano

«Voi pensate cosa succede al PdL se candidano un siciliano a casa nostra…

Lo mandano a scopare il mare»


la mostruosa alleanza di SEL di Vendola e Lega Nord CONTRO il governo Monti/NAPOLITANO

nella stessa giornata, la mostruosa alleanza di SEL di Vendola e Lega Nord CONTRO il governo Monti/NAPOLITANO.

Sel/ Vendola: Io e Di Pietro pronti, mettiamoci in viaggio

TM News - ‎2 ore fa‎
Roma, 22 gen. (TMNews) – Nichi Vendola insieme ad Antonio Di Pietro intende chiedere al Pd di rompere gli indugi e avviare un percorso comune per l’alleanza di centrosinistra. Lo ha annunciato il leader di Sel all’assemblea nazionale. 

 

BOSSI:BERLUSCONI MOLLI GOVERNO O FACCIAMO CADERE LOMBARDIA

AGI – Agenzia Giornalistica Italia
(AGI) Milano – Umberto Bossi invita Silvio Berlusconi a far cadere subito “l’infame governo Monti”.

Di Pietro della Idv (italia dei suoi valori): “un eversore che inquina la vita politica italiana”, Emanuele Macaluso

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica:

«Parlare della sentenza odierna della Corte Costituzionale come di una scelta adottata per fare un piacere al Capo dello Stato è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale».


Casini, Il bipolarismo delle coalizioni nate per vincere, e non per governare, non funziona piu

‘Il Terzo Polo – ha detto Pier Ferdinando Casini – e’ nato per pacificare l’Italia, non per dividere mettendo insieme forze diverse.

Il sostegno al governo Monti e’ la prova piu’ consistente e credibile della svolta impressa alla politica italiana.

Il bipolarismo primitivo di coalizioni grandi messe insieme per vincere, ma non per governare, non funziona piu”.

quel bipolarismo primitivo si e’ liquidato da solo. Lo stanno liquidando in queste ore la Lega e l’Idv con la loro posizione sbracata. Davanti alle difficolta’ drammatiche, alla prima occasione le vecchie alleanze si sono liquefatte.


Oggi non siamo più solo il “terzo polo”, ma la nuova famiglia politica dei riformisti e moderati italiani


E’ evidente che il bipolarismo è in crisi. E’ malato al di là di questo governo tecnico, che poi tecnico non lo è assolutamente. E’ l’esecutivo più politico che ci sia mai stato, è il governo del Presidente Napolitano, un governo di emergenza essenzialmente politico che indica un mutamento complessivo degli equilibri politici in Italia, Massimo Cacciari

“La fine del bipolarismo significa che il Popolo della Libertà si sfalda in quella parte che vuole rimanere fedele a Berlusconi e chi invece guarda ormai a Monti come leader di un nuovo governo di coalizione. E anche nel Pd accade la stessa cosa”. E sul leader della nuova alleanza: “Spingeranno per Monti presidente della Repubblica e Casini presidente del Consiglio”.

Il governo Monti ha dato il colpo di grazia al bipolarismo all’italiana?
“E’ chiaro. E’ evidente che il bipolarismo è in crisi. E’ malato al di là di questo governo tecnico, che poi tecnico non lo è assolutamente. E’ l’esecutivo più politico che ci sia mai stato, è il governo del Presidente Napolitano, un governo di emergenza essenzialmente politico che indica un mutamento complessivo degli equilibri politici in Italia. Questo esecutivo non poteva che rafforzare il Terzo Polo, visto che il Terzo Polo, tra l’altro molto saggiamente, è l’unico che lo appoggia sine glossa (senza voce). E’ chiaro che si va verso una dimostrazione palese della crisi del bipolarismo all’italiana”.

E come ne escono Pd e Pdl da questa crisi?
“La fine del bipolarismo significa che si sfalda il Popolo della Libertà in quella parte che vuole rimanere fedele a Berlusconi e al berlusconismo e chi invece guarda ormai a Monti come leader di un nuovo governo di coalizione”.


…E nel Pd?

“Succederà la stessa cosa, l’area più moderata guarderà al Centro”.

Si formerà quindi una alleanza o un nuovo partito?
“Si darà vita ad una coalizione con le frange del Pd, del Pdl più i partiti del Terzo Polo”.

Monti al Colle, Casini premier. Morto il bipolarismo torna la Dc. L’intervista di Affaritaliani.it a Massimo Cacciari – Affaritaliani.it.


“‘Meno di un anno e ti entra il vitalizio. Tu che cazzo te ne fotte, dico io?”: il parlamentare Antonio Razzi, a suo tempo scelto dal partito della Italia dei Valori di Di Pietro

L’Italia dei Valori oggi è uno dei partiti che si oppone al Governo Monti/Napolitano.

E questo è il personale politico selezionato negli anni scorsi da Di Pietro della IdV.

Dal programma di La7  GLI INTOCCABILI, condotto da GianLuigi Nuzzi:

Grazie al video mandato in onda da La7 Gli Intoccabili, condotto da Gianluigi Nuzzi si svela il meccanismo dei deputati in vendita che ha permesso un anno fa di salvare il governo Berlusconi, un deputato ‘talpa’, certifica lo stato impietoso a cui si è ridotto il parlamento italiano.
All’interno di un’inchiesta realizzata da Filippo Barone e Gaetano Pecoraro, la7 ha mandato in onda questo filmato realizzato con una telecamera nascosta nella cravatta di un deputato, in cui si odono le conversazioni di vari membri della Camera dei Deputati, che certo non fanno onore alla carica che ricoprono, tanto per usare un eufemismo. Sprazzi di colloquio in cui ad emergere, se mai ce ne fosse stato bisogno, è la misera realtà di persone che siedono tra i banchi del Parlamento solo per ottenere il vitalizio oppure favori personali, in cambio di un voto in aula. A questo punto speriamo che davvero tolgano di mezzo almeno l’attuale sistema de vitalizi, come annunciato: sarebbe già un modo per evitare di avere elementi simili in Parlamento dalla prossima legislatura.

Si ascoltano frasi davvero inquietanti, la squallida realtà quotidiana di questo scempio chiamata Seconda Repubblica. Ecco alcuni esempi: ‘Ormai è tutto… Tutto una tariffa, qua. È solo tariffa’. ‘Sono l’unico che qui di benefit non ne ha. Pensione non ce l’ho, non c’ho un cazzo… Sono l’unico vero precario’. ‘Meno di un anno e ti entra il vitalizio. Tu che cazzo te ne fotte, dico io? Tanto questi sono tutti malviventi. A te non ti pensa nessuno. Te lo dico io, caro amico. Che questi, se ti possono inculare ti inculano senza vaselina nemmeno’. (tratto da http://www.youtube.com/watch?v=-QRsi_2eJYY)

dal sito della IdV:

 


WALTER VELTRONI, intervista di Lucia Annunziata in In Mezz’Ora, 20 novembre 2011


Massimo Cacciari sul Governo Mario Monti, audio da Piazza pulita 11 novembre 2011

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Giorgio Napolitano, “Nell’interesse generale del paese sforzarsi di formare un governo che possa ottenere il più largo appoggio in Parlamento su scelte urgenti”

“Ho incontrato oggi i Presidenti del Senato e della Camera e i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari per raccogliere le loro opinioni sul modo di affrontare la crisi di governo apertasi con le dimissioni correttamente rassegnatemi dall’on. Berlusconi. A tutti ho esposto – riscontrando un clima riflessivo e pacato – il mio convincimento che sia nell’interesse generale del paese sforzarsi di formare un governo che possa ottenere il più largo appoggio in Parlamento su scelte urgenti di consolidamento della nostra situazione finanziaria e di miglioramento delle prospettive di crescita economica e di equità sociale per il paese considerato nella sua unità“. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine delle consultazioni per la formazione del nuovo governo.

“L’urgenza di quelle scelte – ha sottolineato il capo dello Stato – a partire dalla concretizzazione delle misure già concordate in sede europea – deriva dalla gravità della crisi finanziaria e dei pericoli di regressione economica dinanzi a cui si trovano l’Italia e l’Europa. La particolare fragilità del nostro paese sta nell’altissimo debito pubblico accumulato nel passato. E’ un peso che – visto il fortissimo rialzo degli interessi sui nostri Buoni del Tesoro e il ristagnare dell’attività economica – rischia di mettere a dura prova l’impegno dello Stato”.

“E’ perciò indispensabile recuperare – ha aggiunto il Capo dello Stato – la fiducia degli investitori e delle istituzioni europee, operando senza indugio nel senso richiesto. E’ una responsabilità che avvertiamo verso l’intera comunità internazionale, a tutela della stabilità della moneta comune e della stessa costruzione europea, oltre che delle prospettive di ripresa dell’economia mondiale”.

“Da domani alla fine di aprile – ha rilevato il Presidente Napolitano -verranno a scadenza quasi duecento miliardi di Euro di Buoni del Tesoro e bisognerà rinnovarli collocandoli sul mercato. Tentare in questo momento di evitare un precipitoso ricorso a elezioni anticipate e quindi un vuoto di governo, è un’esigenza su cui dovrebbero concordare tutte le forze politiche e sociali preoccupate delle sorti del paese“.

“E’ in nome di questa esigenza – ha affermato il Capo dello Stato – che ho deciso di affidare al sen. prof. Mario Monti l’incarico di formare un nuovo governo, aperto al sostegno e alla collaborazione da parte sia dello schieramento uscito vincente dalle elezioni del 2008 sia delle forze collocatesi all’opposizione. Lo schieramento vincente ha visto crescere negli ultimi tempi rotture e tensioni al suo interno e ridursi la sua base di maggioranza in Parlamento : come Capo dello Stato ho seguito con scrupolosa imparzialità questo travaglio, rispettando il ruolo del Presidente del Consiglio e del Governo, in uno spirito di leale cooperazione istituzionale. Non si tratta ora di operare nessun ribaltamento del risultato delle elezioni del 2008 né di venir meno all’impegno di rinnovare la nostra democrazia dell’alternanza attraverso una libera competizione elettorale per la guida del governo. Si tratta soltanto – a tre anni e mezzo dall’inizio della legislatura – di dar vita a un governo che possa unire forze politiche diverse in uno sforzo straordinario che l’attuale emergenza finanziaria ed economica esige. Il confronto a tutto campo tra i diversi schieramenti riprenderà – senza che sia stata oscurata o confusa alcuna identità – appena la parola tornerà ai cittadini per l’elezione di un nuovo Parlamento“.

“Il tentativo che oggi propongo è difficile, lo so, dopo anni di contrapposizioni e di scontri nella politica nazionale, e di molti inascoltati appelli alla moderazione, a un confronto non distruttivo, a una maggiore condivisione e coesione su scelte e obbiettivi di fondo. Ma, rispettando le posizioni di tutti e le decisioni che in definitiva spetteranno al Parlamento, confido che si voglia largamente incoraggiare nell’incarico di formare il nuovo governo il senatore professor Mario Monti, personalità indipendente, rimasta sempre estranea alla mischia politica, e al tempo stesso dotata di competenze ed esperienze che ne fanno una figura altamente conosciuta e rispettata in Europa e nei più larghi ambienti internazionali”.

“E’ giunto- ha concluso il Presidente Napolitano – il momento della prova, il momento del massimo senso di responsabilità. Non è tempo di rivalse faziose né di sterili recriminazioni. E’ ora di ristabilire un clima di maggiore serenità e reciproco rispetto. Operiamo tutti, nei prossimi mesi, per il bene comune, facendo uscire il paese dalla fase più acuta della crisi finanziaria. Questo, credo, è ciò che l’Italia si augura”.


Diciamo tutta la verità sul centrodestra di Guido Martinotti, Corriere della sera 8 novembre 2011


Michele Salvati, Tre pezzi facili sull’Italia – Il Mulino

Michele Salvati
Tre pezzi facili sull’Italia
Democrazia, crisi economica, Berlusconi
pp. 136, € 14,00

«Ciò che ho cercato di spiegare è come le difficoltà dell’Italia di oggi, anche al di là del caso Berlusconi, siano dovute a una miscela unica di vizi antichi e di traumi recenti, a caratteri profondi della società civile, a un assetto costituzionale inadeguato, a un sistema politico ancora lontano da un accettabile assestamento»
Michele Salvati

La recensione di Paolo Mieli sul «Corriere della Sera» del 1° novembre.


le 100 idee uscite dalla Leopolda e le politiche sociali, Big Bang – Stazione Leopolda 2011

Ecco le 100 idee uscite dalla Leopolda.

Nella tre giorni alla Leopolda abbiamo e avete parlato, proposto, suggerito, commentato, bloggato, tweettato. Significa che tantissime persone hanno “comunicato” nella stessa direzione, per pensare e lanciare il Big Bang che ci faccia vivere l’Italia in un mondo nuovo. E ora non vogliamo fermarci. Ecco le idee e i pensieri discussi alla Leopolda divise per 5 macrotemi. Oggi e ancora di più domani, vogliamo sapere la vostra opinione e le vostre idee.

da Big Bang – Stazione Leopolda 2011

Sulle politiche sociali:

4 – Un costo standard per le Regioni

Oggi i Consigli delle varie Regioni hanno costi sproporzionati, che variano moltissimo senza nessuna giustificazione. Non sono legati alla dimensione dei territori che i Consigli dovrebbero rappresentare e nemmeno al numero dei loro componenti. Si va dai 35 milioni di euro dell’Emilia-Romagna agli oltre 150 milioni di euro della Sicilia. I consiglieri regionali devono avere un compenso e, chiaramente distinto da questo, un budget per le attività di servizio uguali in tutte le regioni. Deve essere definito il “costo standard” per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante.

5 – Abolizione delle province

Più di 100 province non ce le possiamo permettere. Vanno abolite. Nei territori con almeno 500.000 abitanti si può eventualmente lasciare alle Regioni la facoltà di istituire enti di secondo grado per la gestione di funzioni da loro delegate.

6 – L’unione fa la forza: mettiamo insieme i piccoli comuni

I comuni sono il vero pilastro dell’amministrazione tra i cittadini, ma 8100 sono troppi, e tanti tra loro troppo piccoli per gestire i servizi che dovrebbero erogare. Mantenendo salvi i presidi locali e la rappresentanza dei centri minori, dovrebbero raggiungere attraverso unioni o fusioni una dimensione minima di 5.000 abitanti.

19 – Riformare le pensioni per avere ancora le pensioni

Sulle pensioni si può, fin da subito, parificare l’età pensionabile delle donne con quella degli uomini, instaurando una finestra anagrafica unica di 63-67 anni per accedere al pensionamento con assegno proporzionato alla speranza di vita secondo coefficienti attuariali aggiornati annualmente. Accelerare il passaggio al sistema contributivo per tutti. Eliminazione delle pensioni di anzianità nell’ambito di un patto tra le generazioni. Parte dei risparmi ottenuti andrà utilizzata per finanziare l’azzeramento dei contributi previdenziali per i giovani neo-assunti.

20 – Nuove regole per evitare il cumulo delle pensioni

21 – Una rivoluzione copernicana per il fisco.

Per tornare a crescere bisogna modificare il sistema degli incentivi. Oggi, il nostro Paese tassa i fattori produttivi e premia la rendita. Quel che serve è una rivoluzione copernicana del sistema fiscale che riduca la pressione sul reddito personale e sulle imprese e la accresca sugli immobili e sulle rendite finanziarie.

22 – Abolizione dell’IRAP

Finanziare l’abolizione dell’imposta con il taglio dei sussidi alle imprese.

36 – Riformare gli ammortizzatori sociali

Bisogna passare dalla cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, a indennità di disoccupazione universali, applicabili anche ai dipendenti di piccole e medie imprese e improntati al criterio del welfare to work sul modello danese.

40 – Completa riorganizzazione della medicina sul territorio: radicale cambiamento del ruolo della medicina di base.

Abolizione dell’attuale ruolo del medico di medicina generale. Creazione di ambulatori polispecialistici sul territorio. Consorzio dei medici di Medicina generale.

41 – Far lavorare in “rete” gli ospedali per le terapie di urgenza, ad alto costo, tecnologicamente sofisticati

41 – Ciascuno caratterizzato da una propria peculiarità. Razionalizzazione dei servizi. Occorre riservare l’ospedalizzazione dei pazienti solo nei casi in cui effettivamente sia necessaria.

42 – Chiudere tutti gli ospedali con meno di 100 posti letto e che non abbiano un servizio di anestesia aperto 24 ore su 24

Questi dovrebbero essere ospedali per pazienti cronici a lunga degenza a bassa intensità di cure ma a basso costo. Dovrebbero essere di supporto agli Ospedali ad alta complessità e alto costo, i quali dovrebbero esclusivamente gestire la fase acuta e poi inviare a strutture con costi ridotti. Ne consegue anche la necessità di un’assistenza domiciliare efficace e ben coordinata. Nei grandi ospedali bisogna cancellare i doppioni, la moltiplicazione dei reparti ad alto costo e ad alta tecnologia creati solo per moltiplicare i ruoli direttivi.

43 – Creazione di percorsi diagnostici terapeutici su base regionale

Lo scopo è stabilire procedure e comportamenti comuni rispetto ad una data patologia e in parallelo gestire e organizzare l’offerta delle diverse prestazioni sanitarie. I percorsi e l’’offerta sanitaria vanno gestiti considerando anche le strutture private che non devono offrire solo servizi ma svolgere attività necessarie al pubblico in un sistema complessivo unico che li consideri quali soggetti erogatori di salute insieme al settore pubblico

44 – Esternalizzare, ma non per pagare di più

In via generale le esternalizzazioni aziendali servono sia per assicurare un servizio migliore rispetto a quello interno, sia per ridurre i relativi costi. Succede in sanità che l’esternalizzazione dei servizi troppo spesso si traduce non in un risparmio ma in un incremento dei costi, tanto che costa di più l’infermiera “esternalizzata” della infermiera interna. Allo stesso modo troppo spesso i beni e servizi acquistati dalle aziende sanitarie, hanno prezzi medi addirittura superiori a quelli di mercato, mentre sarebbe del tutto ovvio pensare che, dato l’ammontare delle quantità acquistate, si possano ottenere prezzi più bassi. inoltre l’esternalizzazione è troppo spesso gravata da attività professionalmente scadente. Occorre in questo caso strutturare e controllare l’iter formativo individuale

72 – Semplificazione delle norme sulle gare d’appalto

Aumento della soglia al di sotto della quale si possono indire procedure negoziate e procedure semplificate. Emanazione dell’obbligo di presentazione del DURC da parte di soggetti privati all’amministrazione interessata che dovrà acquisirlo per via telematica. Abolizione dell’arbitrato negli appalti pubblici e congruo indennizzo alla stazione appaltante in caso di ricorso immotivato

82 – Abolizione del “valore legale” del titolo di studio

Introdurre nei concorsi della Pubblica Amministrazione criteri di valutazione dei titoli di studio legati all’effettiva qualità del percorso formativo dei candidati.

87 – Introdurre il quoziente famigliare

Fa parte della realtà italiana che la famiglia sia il luogo di raccolta non solo della solidarietà ma anche dei redditi. Si ricalcolino le aliquote fiscali considerando il quoziente familiare. A parità di reddito paghi meno la famiglia con più componenti.

88 – Detrazione della spesa famigliare

Dare la possibilità alle famiglie di detrarre dal calcolo del reddito imponibile totalmente (o parzialmente) alcune voci di spesa legate all’educazione, alla conduzione della casa, all’assistenza per gli anziani. Dovrebbe ogni anno essere emanata una lista delle spese specifiche che possono essere detratte in occasione della dichiarazione dei redditi. In questo modo si crea un conflitto tra chi paga il servizio e chi riceve il compenso che favorirà l’emersione di pratiche d’acquisto in nero molto diffuse in questi ambiti.

89 – Una regolamentazione delle unioni civili

La legge deve assicurare pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale. Ciascun convivente può beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e l’unione conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza.

90 – Promuovere la natalità

Il declino delle nascite in Italia è stato in questi anni molto accentuato: nel 1975 nascevano 2,2 bambini per ogni donna e oggi siamo a 1,4, quasi un figlio in meno per ogni famiglia. L’Italia è oggi il posto dove nascono meno bambini al mondo. Occorre determinare un vantaggio per la famiglia che accoglie i figli dal secondo in poi. Per ogni nascita del secondo figlio va previsto un assegno annuale di quattro mila euro per i primi due anni. Abbattimento della base imponibile dei primi 10.000 euro di reddito derivanti dal lavoro delle mamme con figli sotto i 3 anni.

91 – Adozioni internazionali

Più controlli sugli enti autorizzati, anche da parte della magistratura, e anche attraverso verifiche dell’operato di tali enti in rapporto ai costi sostenuti. Ciò al fine di ridurre gli attuali pesanti oneri economici degli adottanti. L’adozione va resa più snella e soprattutto va resa più semplice la dichiarazione dello stato di abbandono del minore, che è il presupposto dell’adottabilità. Non possiamo tenere bambini legati a famiglie che li rovinano.

92 – Più Nidi e Asili d’infanzia

Collocare i Nidi e gli Asili d’infanzia sotto la competenza del Ministero dell’Educazione. Uniformare a livello nazionale la legislazione regionale sul rapporto metri quadri/bambini ed educatore/bambini.

93 – Progetto DAVID per la sicurezza stradale

DAVID sta per Dati e analisi; Aderenza alle regole; Vita ed educazione; Ingegneria; Dopo la violenza. Partito da Firenze, DAVID è un modello di metodo esportabile ovunque: si mettono insieme i dati degli incidenti di un Comune (quanti incidenti, dove avvengono, le cause, quali controlli e dove vengono fatti, quanti e quali corsi vengono fatti nelle scuole per la formazione, quale assistenza viene fornita alle famiglie che hanno subito un lutto, qual è lo stato delle strade ecc), per creare un ‘profilo’ degli scontri e finalizzare un piano preciso di intervento. A livello mondiale gli incidenti incidono per l’1,5 % sul Pil, mentre la spesa per la prevenzione continua ad essere irrisoria: DAVID ribalta la visione.

94 – Adozione dello jus soli

È un fatto elementare, addirittura fondamentale negli Stati Uniti: chiunque nasca in Italia è Italiano. Questo risolve alla radice ogni valutazione di ordine discrezionale, ogni aspetto burocratico e sancisce il principio che la terra dove si nasce non è irrilevante, ma è fondante dell’identità.

95 – Immigrazione intelligente

Occorre stabilire una politica attiva e molto dettagliata nei confronti dell’immigrazione legale. Si stabilisca un piano nel quale siano definite le competenze professionali che è più urgente per il Paese acquisire e si aprano le porte a queste competenze, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo.

96 – Regolare? Permesso veloce

Coloro che hanno bisogno di un permesso di soggiorno perché hanno un lavoro regolare, spesso aspettano parecchi mesi prima di avere il permesso e devono usare un titolo di soggiorno provvisorio, il quale però non permette loro di acquisire un mutuo o di accedere a altre attività che ne stabilizzino la residenza nel nostro paese. Gli immigrati che hanno un lavoro regolare rappresentano una forza e non un pericolo per il paese.

97 – Far diventare legge il 5 per mille

Il 5 per mille deve diventare legge, un diritto per contribuenti e volontariato, non più un favore. La stabilizzazione eviterebbe alle organizzazioni il quadro di incertezza regolativo ed economico. Il 5 per mille è il mattone primo di sussidiarietà reale e perciò anche fiscale.

98 – Un secondo 5 per mille: tassare le transazioni finanziarie per sostenere le organizzazioni no profit

venuto il momento di approvarla: la TTF genererebbe 55 miliardi di euro all’anno a sostegno delle attività del terzo settore e avrebbe il significato di riportare la finanza al servizio dell’economia reale e del cittadino.

99 – Servizio civile obbligatorio

Un tempo di servizio agli altri coincidente con la maggiore età, della durata di 3 o 6 mesi. I contenuti ed i processi adeguati a gestirlo sono una responsabilità del terzo settore che deve inventarsi anche forme per sostenerlo e finanziarlo.

100 – Sequestrare più rapidamente, gestire meglio immobili, patrimoni e aziende

Durante la fase che porta un bene immobile alla confisca definitiva (da 6 a 10 anni) bisogna consentire l’affidamento temporaneo ai soggetti sociali, in attesa della definitiva confisca. L’aggressione dei patrimoni finanziari delle mafie può avere effetti analoghi alla lotta all’evasione, essendo stimato il fatturato annuo di “mafie spa” in 150 miliardi di euro. Le aziende sotto sequestro vanno sostenute nell’impatto con il mercato, formando amministratori giudiziari specializzati, incentivando la riconversione in cooperativa di dipendenti e consentendo nella fase di start up di accedere a forme di fiscalità di vantaggio e abbattimento del costo del lavoro come quelli previsti dalla legge 407. Non sarebbero minori introiti per lo Stato poiché oggi solamente un’azienda confiscata su mille riesce a sopravvivere.


Massimo Cacciari sulla attuale situazione della politica italiana, interventi audio all’Infedele del 31 ottobre 2011


il presidente del Consiglio — al quale forse fanno velo un’ovattata percezione della realtà e una cerchia di fedelissime e fedelissimi che, a giudicare dalle apparizioni televisive, toccano livelli inauditi di servilismo, tratto da da False illusioni, sgradevoli realtà, di Mario Monti – Corriere della Sera

È ormai convinzione comune — in Europa, in America e in Asia — che non sarà la Grecia a far saltare l’eurozona, con le possibili conseguenze: disintegrazione dell’Unione europea, crisi finanziaria globale, grave depressione, crisi sociale drammatica. Potrebbero esserlo, per la loro dimensione, la Spagna o a maggior ragione l’Italia. La Spagna è più avanti nel processo di ripartenza politica ed economica volto a padroneggiare la crisi. L’Italia è più indietro.

In Italia il governo e la maggioranza, pur avendo mancato di visione strategica sulla politica economica e avere indulto a lungo a un ottimismo illusionistico, preferiscono scaricare su altri le responsabilità. L’opposizione avrebbe «impedito al governo di lavorare» (accusa che peraltro accredita le opposizioni di un’identità politica e di un’efficacia di cui si stenta a vedere traccia). I magistrati avrebbero «costretto» il capo del governo a occuparsi soprattutto di loro, piuttosto che dell’economia o dei giovani senza futuro. La «sinistra », così evanescente come forza di opposizione, eserciterebbe però un’influenza assoluta sui corrispondenti a Roma della stampa estera; sarebbe per questo, solo per questo, che vengono scritti nel mondo tanti commenti critici sul presidente del Consiglio e sul governo.

Devo riconoscere che, spesso richiesto all’estero di giudizi sul presidente Berlusconi e sul suo governo, non ho mai assecondato le colorite espressioni usate dai miei interlocutori nel formulare la domanda e ho sempre sottolineato che, se c’è un «problema Berlusconi», deve essere un problema di noi italiani, che l’abbiamo democraticamente eletto tre volte. La prima volta, posso aggiungere, nella speranza di molti che emergesse anche in Italia una forza liberale.

Oggi, mi pare però importante che il presidente del Consiglio — al quale forse fanno velo un’ovattata percezione della realtà e una cerchia di fedelissime e fedelissimi che, a giudicare dalle apparizioni televisive, toccano livelli inauditi di servilismo — si renda personalmente conto di alcune sgradevoli realtà. In Europa e negli Stati Uniti (mi sembra anche in Asia, dove però non ho fonti dirette altrettanto esaurienti):
1) pur riconoscendo all’economia italiana punti di forza e un notevole potenziale, si nutre grande preoccupazione per un’Italia che, in mancanza di crescita economica e di riforme vere nel settore pubblico e nei mercati, potrebbe essere vittima (non innocente) di forti attacchi nei mercati finanziari;
2) si identifica proprio nell’Italia il possibile fattore scatenante di una crisi nell’eurozona di dimensioni non ancora sperimentate e forse non fronteggiabili. Il mondo, non solo l’Europa, potrebbe subirne gravi conseguenze;
3) le principali responsabilità di questa situazione vengono attribuite al governo italiano in carica da tre anni e mezzo;
4) la permanenza in carica dell’attuale presidente del Consiglio viene vista da molti come una circostanza ormai incompatibile con un’attività di governo adeguata, per intensità e credibilità, a sventare il rischio di crisi finanziaria e a creare una prospettiva di crescita;
5) queste valutazioni, comprese quelle riportate ai punti 3 e 4, vengono formulate anche —e con particolare disappunto e imbarazzo—da personalità politiche europee, inclusi alcuni capi di governo, appartenenti alla stessa famiglia politica (il Partito popolare europeo) del presidente Berlusconi e del suo partito.

A questo quadro di preoccupazione internazionale sull’Italia e di sfiducia nel governo in carica fa riscontro la recente riconfermata fiducia da parte del Parlamento. Solo quest’ultima, ovviamente, è rilevante per la legittimità del governo. Ma in un’Europa e in un mondo sempre più interdipendenti, sarebbe opportuno che quanti hanno dato il loro sostegno al governo Berlusconi (e riesce davvero difficile immaginarne uno diverso, nel quadro attuale) prendessero maggiore consapevolezza della realtà internazionale che rischia di travolgerci, di trasformare l’Italia da Stato fondatore in Stato affondatore dell’Unione europea, di rendere ancora più precario il futuro e la stessa dignità dei giovani italiani. Hanno salvato il presidente del Consiglio. In cambio, lo incalzino perché risparmi all’Italia, se non il ludibrio, almeno il biasimo per aver causato un disastro.


16 ottobre 2011 08:51

da False illusioni, sgradevoli realtà – Corriere della Sera.


Divisioni di obiettivi e programmi dentro le forze politiche di sinistra

 

 


Massimo Cacciari su Pd al nord, crisi grave del bipolarismo italiano, necessità di un patto costituente, ospite in studio di SkyTG24

Qui con la massima chiarezza (che mai saprei esprimere con la stessa lucida capacità) quello che penso della attuale situazione politica

PD al Nord, Massimo Cacciari ospite in studio di SkyTG24

video.sky.it

Guarda il video PD al Nord, Massimo Cacciari ospite in studio di SkyTG24. Aggiornati con le ultime video notizie di Sky

Valerio Onida – Presidente emerito Corte costituzionale, Liberiamoci dall’ «ideologia del capo»

Da un ventennio circa, partendo dalla giusta aspirazione ad avere una «democrazia dell’ alternanza» anche in Italia – e forse non accorgendosi in tempo che le vere premesse di questa evoluzione ci erano offerte dalla storia, con la caduta del muro di Berlino – si è sostenuto da molte parti (a destra e a sinistra) che per ottenere questo risultato occorreva superare il sistema parlamentare, nel quale i cittadini eleggono le assemblee rappresentative, e in queste, sulla base dei risultati elettorali, si forma la maggioranza che sorregge il governo, fino al giorno in cui essa cambia orientamento o si dissolve; se poi la maggioranza viene meno e non si riesce a formarne in Parlamento un’ altra che interpreti meglio le aspirazioni degli elettori, si va di nuovo a votare. Si è sostenuto che il voto dei cittadini deve invece direttamente esprimere l’ esecutivo o meglio il suo capo: e quindi l’ elezione delle Camere non serve tanto per dar vita ad assemblee rappresentative che riflettano gli orientamenti dell’ elettorato quanto per «blindare» in Parlamento il consenso personale ottenuto dal leader che vince le elezioni, assicurando il sostegno parlamentare alle sue decisioni. La vera, unica decisione popolare è quella di eleggere un leader e uno solo. Gli effetti li vediamo. A destra, con ciò che segnala Galli della Loggia: nel partito finora di maggioranza «il momento cruciale della politica», quello delle scelte, è finora «riservato al capo e ai suoi fidi». A sinistra, con la perenne ansia di trovare non un programma comune o una ragionevole articolazione di indirizzi, ma un leader da contrapporre a quello della destra. I partiti non hanno, essenzialmente, programmi e politiche, hanno un leader «indiscusso» (non solo il Pdl, ma anche la Lega, per esempio) e se non ce l’ hanno sembra un segno di debolezza (il Pd, il cui statuto risente a sua volta di questa «ideologia del capo»). Abbiamo invece bisogno di partiti veri, che discutano e decidano, non solo che abbiano o designino un capo. Abbiamo bisogno di elezioni vere, non di un concorso di bellezza fra leader; di alternanze o di convergenze politiche, a seconda delle circostanze, non di un bipolarismo «coatto» a prescindere dalla qualità dei «poli». Ecco perché l’ attuale sistema elettorale (che premia non la maggioranza ma la minoranza più forte, costringe a fare coalizioni «preventive» e le obbliga a designare formalmente un candidato premier) è il meno adatto alle nostre necessità. 

da; Liberiamoci dall’ «ideologia del capo».


Il Pirellone spende 6 milioni l’anno per ex consiglieri e pensioni d’oro – Milano – Repubblica.it


Sono attualmente 204 gli ex consiglieri regionali o loro coniugi superstiti che percepiscono il vitalizio. Ogni anno costano alle casse del consiglio regionale oltre sei milioni di euro. Nel solo mese di agosto sono stati erogati 581.475,98 euro a favore degli ex consiglieri regionali. Il meccanismo è semplice. Ed è previsto dagli articoli 2 e 3 della legge regionale 12 del 20 marzo 1995. Una spesa di sei milioni di euro all’anno per i vitalizi di 204 ex consiglieri regionali.

Ma come si arriva al paradosso delle pensioni d’oro del Pirellone? Per percepire la pensione anche solo dopo cinque anni di lavoro (la durata di un’intera legislatura), un consigliere regionale versa ogni mese il 25 per cento della sua indennità di funzione. Al compimento del sessantesimo anno di età riceve un assegno vitalizio mensile pari al venti per cento dell’indennità mensile lorda, se ha completato almeno una legislatura. L’assegno sale al 35 per cento dell’indennità con due legislature alle spalle, e al 50 per cento dopo tre legislature  …..

da Il Pirellone spende 6 milioni l’anno per ex consiglieri e pensioni d’oro – Milano – Repubblica.it.


Sergio Chiamparino: l’alleanza fra Pd, Sel e Idv mi ricorda la “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria, con la quale si favorì indirettamente l’onda berlusconiana del’94

Torino - «Se alla festa dell’Idv fosse nato il nuovo Ulivo sarebbe una buona notizia. Almeno per tutti coloro che non vedono l’ora che vi sia qualcuno di serio e affidabile a cui consegnare la guida di questo nostro paese» mentre, «per stare alle immagini della recente storia politica nostrana, più che all’Ulivo, l’alleanza fra Pd Sel e Idv però, a me sinceramente ricorda più la gioiosa macchina da guerra di occhettiana memoria, con la quale si favorì indirettamente l’onda berlusconiana del’94».
Lo afferma in un intervento sul Mattino, Sergio Chiamparino, che avverte come sono «troppi i temi strategici su cui non c’è accordo e su cui non possiamo rischiare di riscrivere un programma di 300 pagine! Basta pensare a un tema come la Tav o alla Fiat per fare due esempi importanti». «È un’alleanza – aggiunge – a forte rischio di condizionamento da parte di chi, anche dall’esterno, urla più forte, di chi cavalca l’ultima sparata populistica».

Tuttavia, prosegue Chiamparino, «partire dall’alleanza con Di Pietro e Vendola mi sembra inevitabile. Vi è una contiguità di elettorato che provocherebbe degli smottamenti a sinistra se Bersani rompesse su quel versante. Senza contare che Casini sembra giocare la sua partita politica, più sul versante di destra che di sinistra». «Se ne può uscire solo accentuando fortemente, anche magari con iniziative che abbiano un impatto mediatico, il profilo riformistico del Pd e della coalizione».

Chiamparino: stanno facendo gioiosa macchina da guerra | www.torinoogginotizie.it.


Silvio Forever, un film di Roberto Faenza e Filippo Macelloni, andato in onda su La7. Dibattito fra Enrico Mentana, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara

http://www.silvioforever.it/


La contromanovra di Italia Futura 10 idee per rimettere in moto il paese di Italia Futura , pubblicato il 19 agosto 2011

La contromanovra di Italia Futura

10 idee per rimettere in moto il paese

di Italia Futura pubblicato il 19 agosto 2011

immagine documento

AGGIORNAMENTO – 29/08/2011: Leggi gli emendamenti di Italia Futura alla manovra del Governo, presentati al Senato da Nicola Rossi

Lunedì 22 agosto la Commissione Bilancio del Senato avvierà l’esame del disegno di legge di conversione del decreto legge no. 138 del 13 agosto 2011 contenente “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”. Italia Futura ha già espresso i propri dubbi e le proprie perplessità circa i contenuti di una manovra che consideriamo insufficiente ed iniqua ma soprattutto priva di una visione del futuro del paese (vedi l’editoriale di Luca di Montezemolo del 14 agosto 2011 “Sono scelte deboli contro l’emergenza”). Il Governo ha segnalato in tempi e modi diversi la propria disponibilità a correzioni che ci auguriamo significative.

Cogliendo questa disponibilità riteniamo di dover sintetizzare le direzioni di una possibile modifica del decreto avvertendo che i punti che seguono non devono intendersi come un menù, una lista all’interno della quale scegliere ciò che più aggrada e respingere ciò che appare più scomodo. Essi, al contrario, vanno considerati contestualmente in quanto rispondono ad una idea complessiva del paese, delle sue scelte di finanza pubblica, del loro impatto sulle diverse fasce sociali e delle loro conseguenze sulla crescita.

Il primo attore economico al quale riteniamo necessario e doveroso chiedere un sacrificio in questo frangente sono le Istituzioni (Scheda no. 1: Una patrimoniale per lo Stato e gli Enti localiScheda no. 2: Un contributo di solidarietà da parte della politica). Il patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato e degli Enti locali è il primo patrimonio al quale fare ricorso per abbattere il debito pubblico (con l’obbiettivo di portarlo al più presto al di sotto del 100% del prodotto) e con esso il servizio del debito. Molto si può fare in tempi anche molto rapidi e moltissimo si può fare nel medio periodo. Dismettere il patrimonio pubblico è un atto dovuto nei confronti dei tanti italiani che sperimentano oggi la serietà della crisi. Lo è ancor di più dopo gli eventi delle passate settimane che hanno segnalato come proprio nella acquisizione e nella gestione del patrimonio pubblico si annida spesso la corruzione più diffusa e intollerabile. Ma dismettere non basta, bisogna anche intervenire sui flussi di spesa più direttamente attinenti le istituzioni. Sopprimendo le provincie, e non limitandosi ad accorparne alcune. Intervenendo decisamente su organi costituzionali come il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e su enti locali sui generis come le Camere di Commercio. E si tratta solo dei primi esempi.

Ciò premesso, riteniamo che la manovra all’esame del Parlamento sia una straordinaria opportunità per affrontare e risolvere alcuni nodi annosi dell’economia e della società italianeLa previdenza, in primo luogo (Scheda no. 3: Previdenza, un cantiere da chiudere). Riteniamo che sia arrivato il momento di superare definitivamente istituti nati e cresciuti in un contesto socio-economico completamente diverso da quello attuale (come le anzianità o la minore età pensionabile femminile) anche per poter disporre delle risorse necessarie a costruire un welfare a misura delle donne e un sistema previdenziale aperto alle generazioni più giovani. Se quindici anni fa era Cofferati a gridare “le pensioni non si toccano”, oggi è Bossi a recitare la stessa parte. E’ arrivato il momento che il paese si liberi dei conservatorismi tanto di sinistra quanto di destra che lo hanno fino ad ora ingabbiato.

Il mercato del lavoro, in secondo luogo (Scheda no. 4: Tutti uguali davanti al lavoro). Riteniamo che non sia più rinviabile l’introduzione di un unico contratto di lavoro a protezione crescente per tutti i futuri lavoratori dipendenti (ferme restando le ovvie eccezioni a contenuto formativo o dei contratti a termine per i casi di sostituzioni temporanee o di punte stagionali): occupazione a tempo indeterminato per tutti i nuovi assunti quindi e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi.

La definizione delle questioni previdenziali permetterebbe di abolire l’odioso, perché profondamente iniquo, contributo di solidarietà. Non mancano peraltro le ragioni per un intervento inteso a chiedere a chi più ha di contribuire maggiormente alla soluzione delle difficoltà del paese (Scheda no. 5: Crescita ed equità, due facce della stessa medaglia). Riteniamo che sia questo il momento per introdurre una imposta patrimoniale permanente con aliquota pari allo 0,5% sui patrimoni superiori a 10 milioni di euro. Il gettito dell’imposta sulle “grandi fortune” contribuirebbe, nel biennio 2012-2013, ad accelerare il percorso verso il pareggio di bilancio (portando comunque ad una pressione fiscale inferiore a quella prevista nella manovra) e sarebbe destinato dal 2014 a finanziare – su base strettamente competitiva – i settori dell’istruzione e della ricerca e della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Riteniamo, comunque, che si debba evitare il ricorso, in questa fase, a misure di carattere estemporaneo (Scheda no. 6: Regole sì, ma soprattutto regole stabili). Riteniamo che sia un errore grossolano quello di non mantenere i patti con i contribuenti anche quando questi patti sono sbagliati (come nel caso dello scudo). Il discorso, per inciso, vale anche per l’addizionale Ires sulle imprese energetiche. Tassare nuovamente i capitali scudati sarebbe, comunque, una ipotesi legalmente non praticabile e riproporre un nuovo scudo fiscale non aggiungerebbe nulla di strutturale alla manovra. L’ennesimo tentativo di non prendere atto della serietà della situazione.

Al rigore ed alla equità, riteniamo vadano affiancati interventi in grado di riportare l’Italia a crescere. Si tratta di interventi, in tutti i casi, senza impatto sui conti dello Stato. Interventi relativi al rapporto fra Stato e contribuenti (Scheda no. 7: Dagli evasori ai contribuenti): la lotta all’evasione è compito essenziale di ogni Governo, a prescindere, ed il rispetto dell’obbligo fiscale è essenziale per il corretto funzionamento di un economia di mercato (la autodichiarazione patrimoniale di cui alla Scheda no. 5 può, in questo senso, costituire uno strumento fondamentale), purché, però, contestualmente ci si impegni senza esitazioni a destinare alla riduzione delle aliquote le risorse provenienti dall’attività di contrasto all’evasione.

Interventi relativi al alla composizione del prelievo fiscale (Scheda no. 8: Sostenere le imprese): immaginare di ricorrere ad un aumento della imposizione indiretta (dell’Iva, cioè) per sostituire questo o quel pezzo della manovra è irragionevole; l’aumento dell’Iva può essere una scelta intelligente se e solo se è parte di una manovra di riequilibrio delle entrate intesa a ridurre corrispondentemente, e per lo stesso ammontare, il prelievo sulle imprese (a cominciare dall’Irap).

Interventi relativi al funzionamento dei mercati (Scheda no. 9: Mercato, non solo a parole): l’idea che per sostenere la crescita sia necessario mettere in campo risorse pubbliche è, come minimo, fuorviante (il Mezzogiorno ne è testimone). Il ricorso alla spesa pubblica è, spesso, la modalità con cui la politica evita di affrontare questioni difficili. Le principali misure di sostegno alla crescita nel nostro paese sono a costo zero: riguardano il funzionamento della pubblica amministrazione, in tutti i suoi aspetti, e, in particolare, il funzionamento dei mercati con particolare riferimento al comparto dei servizi. Facciamo nostre le proposte in tema di liberalizzazioni avanzate recentemente dall’Istituto Bruno Leoni.

Interventi tesi a cambiare la cultura politica e sociale del paese (Scheda no. 10: Le riforme costituzionali). Introduzione del vincolo del bilancio in pareggio, dimezzamento del numero dei parlamentari, abolizione delle province, libertà di impresa. Si proceda senza indugio con l’obbiettivo di concludere in tutti i casi l’iter entro l’anno e lo si faccia seriamente.

Disciplina (e serietà) nelle politiche di bilancio e equità nella distribuzione dei sacrifici, crescita: se la politica italiana c’è – tanto al governo quanto all’opposizione – batta un colpo. Se non c’è – tanto al governo quanto all’opposizione – si faccia da parte. L’Italia non può aspettare.

Schede

1.Una patrimoniale per lo Stato e per gli Enti locali.

Il primo attore economico al quale chiedere un sacrificio in questo frangente sono le Pubbliche amministrazioni. Riteniamo che il patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato e degli Enti locali sia il primo patrimonio al quale fare ricorso per abbattere il debito pubblico e con esso il servizio del debito.

Il patrimonio immobiliare delle amministrazioni locali ammonta a ca. 350 mld. di euro. La parte più consistente è posseduta dai Comuni (ca. 230 mld. di euro). Seguono le Regioni (11 mld. di euro) e le Provincie (29 mld. di euro). A ciò si aggiunge il patrimonio delle ASL (ca. 25 mld. di euro) e quello dell’Edilizia Residenziale Pubblica valutabile fra i 50 ed i 150 mld. di euro. Limitandoci al caso di Comuni, Provincie e Regioni, la parte libera, inutilizzata o affittata a terzi, è stimabile, in via prudenziale, in ca. il 3-5% del totale, pari ad un valore di mercato compreso fra i 20 ed i 40 mld. di euro. A questa andrebbe aggiunta la parte dell’Edilizia Residenziale Pubblica che ha perso le originarie finalità sociali, stimabile in ca. il 60% del totale. La Cassa Depositi e Prestiti – soggetto esterno alla P.A. – ha in essere mutui verso Comuni, Provincie e Regioni per complessivi 111 mld. di euro ca. che rappresentano debito pubblico per ca. 6 punti di Pil. Riteniamo che Comuni, Provincie e Regioni che dispongano di patrimonio immobiliare non utilizzato per fini strettamente istituzionali e/o affittato a terzi, debbano utilizzarlo per estinguere immediatamente, in tutto o in parte, i mutui già contratti con la Cassa Depositi e Prestiti (previa valutazione degli immobili da parte di un advisor nominato dalla stessa Cassa). La Cassa Depositi e Prestiti acquisirebbe gli immobili sostituendo nel suo attivo i mutui verso gli enti locali con le quote di un fondo cui gli immobili sarebbero successivamente trasferiti come equity e di cui la Cassa Depositi e Prestiti potrebbe limitarsi ad essere pro tempore il quotista di maggioranza relativa. Gli enti locali si priverebbero della parte non utilizzata del patrimonio immobiliare e contestualmente ridurrebbero l’indebitamento. Inoltre, nel caso di Comuni, Provincie e Regioni che non dispongano di patrimonio immobiliare non utilizzato per fini strettamente istituzionali e/o affittato a terzi ma dispongano di partecipazioni di controllo in società di capitali che gestiscano servizi di pubblica utilità, riteniamo che gli stessi Enti locali debbano utilizzare queste ultime per estinguere in tutto o in parte i mutui già contratti con la Cassa Depositi e Prestiti. L’impatto della norma sullo stock di debito pubblico è potenzialmente pari al 5% del Pil.

Il patrimonio mobiliare dello Stato ammonta a ca. 500 mld. di euro. Al suo interno spiccano alcune partecipazioni che in nessun senso possono considerarsi strategiche: due delle tre reti Rai, Bancoposta, Sace, Anas (per la componente concessioni) per fare solo i primi esempi. La loro dismissione, con modalità da definirsi, deve essere posta immediatamente all’ordine del giorno. L’introito corrispondente dovrebbe essere riversato nel fondo per l’ammortamento del debito pubblico.

Per memoria, si ricorda che fra il 1994 ed il 2003 furono privatizzati asset per ca. 90 mld. di euro. Nel periodo 2000-2005 sono stati privatizzati immobili pubblici per circa 20,4 miliardi di euro, di cui 16,3 miliardi da parte dello Stato ed Enti previdenziali e 4,2 da parte degli Enti territoriali.

2.Un contributo di solidarietà da parte della politica. 

L’intervento sulle realtà provinciali e comunali di minori dimensioni presente nella manovra è meritorio ma largamente insufficiente. Nel primo caso, in particolare, esso non prefigura il necessario superamento dell’istituzione provinciale. Riteniamo dunque che, in attesa di norma costituzionale che elimini il livello intermedio di governo fra Comuni e Regioni, debbano essere soppresse tutte le province con meno di 1 milione di abitanti e che le funzioni delle stesse debbano essere fin d’ora trasferite alle Regioni o ai Comuni. A scanso di equivoci, è bene ripeterci: soppresse, e non accorpate.

Riteniamo, inoltre, che il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro possa, nel rispetto del dettato costituzionale, essere collocato presso la Presidenza del Consiglio e ridotto a non più di 15 membri non remunerati per le loro funzioni.

Riteniamo che alcune delle funzioni a rilevanza pubblica oggi svolte dalle Camere di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura debbano essere affidate agli enti locali (in particolare la tenuta del registro delle imprese) e che l’autonomia degli enti camerali debba tradursi in una loro indipendenza economica derivante dalla fornitura a titolo oneroso di servizi alle imprese in regime di concorrenza, in assenza di qualsivoglia autonomia tributaria.

3.Previdenza: un cantiere da chiudere. 

Le riforme dell’ultimo quindicennio – ivi inclusa la recente indicizzazione agli andamenti demografici – hanno fatto molto per garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo che garantita ancora non è però in presenza di una crescita debole, per un verso, e, per l’altro, di un numero rilevante di carriere lavorative corte e/o discontinue. Riteniamo che sia arrivato il momento di superare definitivamente istituti nati e cresciuti in un contesto socio-economico completamente diverso da quello attuale anche per poter disporre delle risorse necessarie a costruire un welfare aperto alle donne e un sistema previdenziale a misura delle generazioni più giovani.

In primo luogo, le pensioni di anzianità. Nate nel 1969 in un momento in cui le tendenze demografiche sembravano permettere una maggiore generosità, oggi sono un inaccettabile onere a carico delle generazioni future. Chiudere la parentesi delle pensioni di anzianità – con la dovuta eccezione dei cd. lavori usuranti – è semplicemente un atto dovuto. Riteniamo, quindi che i requisiti per le pensioni di anzianità (tanto per i dipendenti quanto per gli autonomi) vadano così ridefiniti: (a) dal 1°gennaio 2012 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 62 anni di età, (b) dal 1° gennaio 2013 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 63 anni di età, (c) dal 1° gennaio 2014 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 64 anni di età, (d) dal 1° gennaio 2015 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 65 anni di età. L’intervento riguarderebbe, nel triennio, non più di 150 mila lavoratori.
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In secondo luogo, l’età pensionabile femminile. La differenza rispetto alla età pensionabile maschile non è altro che la conseguenza di un modello sociale centrato sul maschio, prevalente fonte di reddito familiare. Un risarcimento e, soprattutto, un anacronismo che, non contenti, vorremmo cominciare a correggere solo fra dieci anni. Riteniamo che l’adeguamento debba aver luogo a partire dal 1° gennaio 2012 e concludersi, al massimo, nel giro di un decennio.

In terzo luogo, l’età pensionabile. Riteniamo che si debba anticipare al 2012 l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita, con l’obbiettivo di portare l’età pensionabile a 67 anni fin dal 2016.

Nel complesso, i tre interventi citati comporterebbero a partire dal 2012 minori spese per ca. 0,5-1,0 mld. di euro che crescerebbero nel tempo fino a raggiungere 1-2 mld. di euro nel 2014, 2-3 mld. nel 2015 e, a regime, ca. 15-20 mld. di euro.

Una quota minima dei risparmi citati dovrebbe essere destinata fin dal 2012 (a) alla definizione di uno schema di prestiti contributivi in grado di sfruttare il meccanismo “ad accumulazione” del sistema previdenziale vigente; uno schema inteso a consentire – con oneri marginali per lo Stato – carriere contributive continue anche per le generazioni più giovani in grado di evitare quel che fra qualche tempo sarà inevitabile: il ritorno in grande stile della pensione assistenziale; (b) alla realizzazione di una rete di asili nido in grado di favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro; e (c) al finanziamento della riforma della contrattazione (vedi Scheda no. 4) .

4.Tutti uguali davanti al lavoro. 

Riteniamo che non sia più rinviabile l’introduzione di un unico contratto di lavoro a protezione crescente per tutti i futuri lavoratori dipendenti (ferme restando le ovvie eccezioni a contenuto formativo o dei contratti a termine per i casi di sostituzioni temporanee o di punte stagionali): occupazione a tempo indeterminato per tutti quindi e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi. In caso di licenziamento, trattamento complementare di disoccupazione “alla scandinava”, contribuzione figurativa per i periodi di disoccupazione, assistenza nel mercato del lavoro più efficace e controllo altrettanto efficace sulla effettiva disponibilità del lavoratore alla nuova occupazione. Nel contempo, attenta valutazione dei maggiori oneri monetari sopportati dalle imprese a seguito del cambio di regime (valutabili in media e in termini prudenziali in circa lo 0,3% della retribuzione lorda) e rimborso degli stessi oneri medi in via permanente attraverso una riduzione di pari importo di alcune voci di contribuzione e i rimborsi resi possibili dal Fondo Sociale Europeo.

5.Crescita ed equità: due facce della stessa medaglia. 

Riteniamo che sia questo il momento per introdurre una imposta patrimoniale permanente con aliquota pari allo 0,5% sui patrimoni superiori a 10 mil. e tetto pari a euro 1.000.000 (escludendo le partecipazioni in società non quotate ma non le immobiliari e le holding di partecipazione). L’imposta sarebbe basata su una autodichiarazione dei patrimoni mobiliari ed immobiliari eccedenti i 10 ml. di euro da parte dei contribuenti da presentarsi unitamente alla dichiarazione Ire e dovrebbe prevedere pesanti sanzioni nel caso di dichiarazioni mendaci.

Secondo le stime dell’Associazione Italiane Private Banking, sono 20 mila gli italiani con un patrimonio finanziario netto fra i 5 e i 10 milioni di euro e 8 mila quelli con patrimonio finanziario netto superiore a 10 milioni di euro: Ricordando che la ricchezza mobiliare delle famiglie italiane tende ad essere i 2/3 circa della ricchezza immobiliare, una valutazione prudenziale porterebbe a valutare in oltre 1,0 mld. di euro il gettito dell’imposta se riferita al solo scaglione più elevato (> 10 ml. di euro).

Il gettito dell’imposta andrebbe a sostituire, per dimensione, negli anni 2012 e 2013 il cd. contributo di solidarietà e, a partire dal 2014, verrebbe destinato a finanziare – su base strettamente competitiva – i settori dell’istruzione e della ricerca e della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

6.Regole sì, ma soprattutto regole stabili. 

Il fisco dovrebbe essere il regno della stabilità, della semplicità, della trasparenza. Le norme fiscali dovrebbero essere pensate per durare decenni (e non anni) e dovrebbero essere costruite per essere comprese. Ma non in Italia: valga per tutti l’esempio della addizionale Ires sulle imprese del settore energetico che rappresenta, al meglio, uno dei principi cui più frequentemente si è ispirata la politica italiana nell’ultimo quindicennio: le regole possono essere cambiate in qualunque momento a discrezione del Sovrano. Finché questa sarà l’impostazione, i capitali stranieri di cui pure avremmo estremo bisogno non metteranno piede in Italia (e quelli italiani ne usciranno). In questo senso, sopprimere l’addizionale Ires è parte di una nuova e diversa strategia di politica economica intesa a riportare i capitali esteri in Italia. Nella stessa direzione va il rifiuto di tassare i capitali rientrati con lo scudo fiscale. Che quei capitali siano stati a suon tempo tassati in misura infima è fuori discussione, ma altrettanto fuori discussione dovrebbe essere il rispetto dei patti.

7.Dagli evasori ai contribuenti. 

La lotta all’evasione è compito essenziale di ogni Governo, a prescindere, ed il rispetto dell’obbligo fiscale è essenziale per il corretto funzionamento di un economia di mercato. La autodichiarazione patrimoniale (di cui al punto 4) può, in questo senso, costituire uno strumento fondamentale. Purché, però, contestualmente ci si impegni a destinare alla riduzione delle aliquote le risorse provenienti dall’attività di contrasto all’evasione. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: si chieda al Ragioniere generale dello Stato di certificare ex post il recupero da evasione e si stabilisca fin d’ora che lo stesso sarà dedicato anno dopo anno alla riduzione della pressione fiscale. Se per qualche anno si mantenesse il ritmo del 2010 (ca. 10 mld. di euro evasi recuperati dall’Amministrazione), basterebbe una legislatura per ridurre significativamente e visibilmente la pressione fiscale sui contribuenti onesti.

8.Sostenere le imprese. 

Immaginare di ricorrere ad un aumento della imposizione indiretta (dell’Iva, cioè) per sostituire questo o quel pezzo della manovra è irragionevole: si andrebbe incontro a tutti i rischi di un aumento della imposizione indiretta (in particolare, ad un ritocco generalizzato dei prezzi) senza trarre tutti i benefici che da una simile operazione potrebbero derivare. L’aumento dell’Iva può essere una scelta intelligente se e solo se è parte di una manovra di riequilibrio delle entrate intesa a ridurre corrispondentemente, e per lo stesso ammontare, il prelievo sulle imprese (a cominciare dall’Irap e, in particolare, dalla deducibilità del costo del lavoro).

9.Mercato, non solo a parole. 

Facciamo nostre le proposte avanzate oggi su La Stampa in tema di liberalizzazioni dall’Istituto Bruno Leoni. E cioè:

a)separazione della rete gas dall’ex monopolista per liberalizzare il mercato del gas;
b)introduzione della concorrenza nel trasporto ferroviario regionale;
c)liberalizzazione dei servizi pubblici locali;
d)riforma dei servizi idrici (pur nel rispetto dell’esito del referendum);
e)liberalizzazione del settore postale;
f)liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura dei negozi;
g)liberalizzazione dell’assicurazione infortuni (e privatizzazione dell’Inail)
h)piena liberalizzazione delle telecomunicazioni.

(http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10576)

10.Le riforme costituzionali. 

Introduzione del vincolo del bilancio in pareggio, dimezzamento del numero dei parlamentari, libertà di impresa. Si proceda senza indugio con l’obbiettivo di concludere in tutti i casi l’iter entro l’anno ma lo si faccia seriamente. Nel caso del pareggio di bilancio (art. 81) si preveda (a) una maggioranza qualificata per l’approvazione di deroghe al pareggio, nel caso in cui si debbano fronteggiare situazioni eccezionali, e (b) un limite percentuale al rapporto tra spesa pubblica e PIL, in modo da rendere più efficace il vincolo del pareggio. Nel caso della libertà di impresa, se proprio si vuole intervenire sull’art. 41, lo si faccia per affermare un principio in Italia regolarmente negato da tutti i governi dell’ultimo quindicenni. Si scriva che le norme che regolano l’attività economica privata non possono essere retroattive. Per gli investitori internazionali questo sarebbe un messaggio infinitamente più forte del “ciò che non è vietato è permesso” che oltre le Alpi avrebbero serie difficoltà, prima che ad interpretare, a tradurre.

11. Come si evince dalla tabella che segue, le modifiche proposte hanno natura strutturale e implicano risparmi crescenti nel tempo. Esse implicano una pressione fiscale inferiore per ca. 0,5 punti percentuali di Pil rispetto alla manovra all’esame del Senato e, a partire dal 2015, pongono le premesse perché i tagli di spesa consentano una ulteriore graduale riduzione della pressione fiscale.

da La contromanovra di Italia Futura – ItaliaFutura.it.


Rivelazione Swg: Pdl crolla al 22% e Terzo Polo in crescita costante al 20% | Generazione Italia

“Se si votasse in questo momento, il Pdl non prenderebbe piu’ del 22-25%, mentre la Lega Nord si attesta tra il 7 e il 9%. I partiti di opposizione tengono perche’ guardano ai propri serbatoi di consensi eanche perche’ perdura la chiave anti-berlusconiana (punto sul quale Bossi ci sta mettendo del suo). Il Partito Democratico si attesta attorno al 25% e molto probabilmente sarebbe la prima forza in caso di elezioni, anche perche’ gli scandali come quello di Penati sono molto sfumati. Ma attenzione, in questa fase c’e’ una grande indecisione e un’ottima possibilita’ di successo per chi scegliesse di entrare in campo”.  Montezemolo? “Se scendesse in politica adesso farebbe danni a tutti, soprattutto al centrodestra. E’ gia’ stato fatto un errore clamoroso di sottovalutazione del Terzo Polo, che alle ultime Amministrative e’ andato benissimo nelle citta’ piccole (tra il 14 e il 19%). Con Montezemolo leader potrebbe arrivare tranquillamente sopra il 20%”.

Rivelazione Swg: Pdl crolla al 22% e Terzo Polo in crescita costante al 20% | Generazione Italia.


Le pensioni mensili d’oro degli ex deputati: Pecoraro Scanio (49 anni, 5.802 euro); Diliberto (55 anni, 5.305 euro); Folena (51 anni, 5.525 euro) | Blitz quotidiano

Le pensioni d’oro degli ex parlamentari non si toccano, anzi non sono mai state modificate: mentre a partire dal 1992 i comuni cittadini italiani hanno cominciato a subire gli effetti delle riforme pensionistiche, in un’inchiesta su L’Espresso spunta la lista dei parlamentari che percepisce regolare vitalizio. Accade così che anche per brevi periodi in alla Camera o al Senato, che non siano inferiori ai 5 anni, un deputato percepisce laute pensioni, come l’ex leader dei Verdi ed ex ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, che riceve un vitalizio di 5.802 euro a soli 49 anni, per l’attività politica svolta tra il 1992 e i 2008.

Altro nome illustre è quello di Oliviero Diliberto, che a 55 anni e 4 legislature percepisce una pensione di 5.305 euro, quasi quanto Pietro Folena dell’ex Pci-Pda, che a 51 anni e 5 legislature riscuote 5.527 euro netti mensili. I vitalizi pagati in Italia ai parlamentari sono 3.356, di cui 2.308 pensioni dirette e le restanti di reversibilità, che ogni anno costano allo stato ben 200 milioni di euro. L’Espresso nell’inchiesta non fa sconti nessuno: anche il suo opinionista Eugenio Scalfari compare nella lista, con i suoi 2384 euro di vitalizio per i 5 anni di mandato, e il capitano d’industria Luciano Benetton.

Così Giulio Tremonti e colleghi sono stati ben attenti a non ridimensionare le proprie pensioni, tanto che il contributo di solidarietà del 5 per cento per le pensioni tra i 90 e i 150 mila euro sarà richiesto solo a coloro che vantano almeno 15 anni di mandato. Non finiscono certo qui le misure per tutelare le pensioni d’oro della casta: una nuova legge prevede per i parlamentari eletti dopo il 2008 il pensionamento a 65 anni dopo 5 anni di mandato, come per gli altri cittadini, per poi precisare che l’età pensionabile scala proporzionalmente agli anni di mandato, dunque un deputato con 15 anni di mandato potrà andare in pensione a 50 anni e godere dell’intero vitalizio. Anche i sentori sono ben tutelati, con un regolamento del 1997 che prevede il tetto dei 65 anni di età e 5 anni di mandato per i senatori in carica dal 2001, età pensionabile che scende a 50 anni se si hanno alle spalle 3 o più legislature e si è stati eletti prima del 2001, insomma buona parte dei senatori attualmente in carica.

Le pensioni d’oro degli ex deputati: da Diliberto a Scalfari | Blitz quotidiano.


Quanto guadagnano i deputati e i senatori

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L’arte di arrangiarsi non ci salverà di ILVO DIAMANTI – Repubblica.it

TEMO che il piano del governo per rispondere alla bufera dei mercati non produrrà gli effetti sperati. Non solo per i limiti relativi alle politiche annunciate, né per le turbolenze globali. Oltre a tutto ciò, c’è un altro problema: noi. Gli italiani. E lui. Berlusconi. Insieme al governo “eletto dal popolo”. In definitiva: il rapporto fra gli italiani e chi li governa. In parte, si tratta di una novità.
Gli italiani, infatti, nel dopoguerra, hanno sempre reagito alle emergenze, interne ed esterne. Basti pensare alla Ricostruzione degli anni Cinquanta e Sessanta. Quando l’Italia divenne uno dei Paesi più industrializzati al mondo. Gli italiani conquistarono il benessere, l’accesso all’istruzione di massa e ai diritti di cittadinanza sociale. Anche in seguito il Paese continuò a crescere. Soprattutto negli anni Novanta, grazie alle aree e ai settori in precedenza considerati “periferici”. Le piccole imprese, il lavoro autonomo, le province del Nord, il Nordest. In quegli stessi anni, gli italiani reagirono alla crisi – economica e politica – affidandosi ai governi guidati da Amato e Ciampi, all’intesa tra il governo e le parti sociali. Gli italiani, allora, affrontarono manovre finanziarie il cui costo complessivo superò largamente i centomila miliardi di lire. E pagarono molto anche tra il 1996 e il 1998, quando al governo erano Prodi e (ancora) Ciampi. Per entrare nell’Europa dell’Euro. Per non restare esclusi dall’Unione – peraltro ancora incompiuta. Pagarono caro, tra molte proteste, comprensibili. Ma pagarono. Perché compresero che non c’era alternativa, se volevano mantenere il benessere e lo sviluppo conquistati con tanti sacrifici. Oggi – lo ripeto – dubito seriamente che riusciremmo nella stessa impresa. Che saremmo – saremo – in grado di affrontare gli stessi costi e gli stessi sacrifici. Con gli stessi risultati.

Ci ostacola, anzitutto, la nostra identità sociale. Il nostro “costume nazionale”. Gli italiani, infatti, si sentono uniti dalle differenze, locali e sociali. Sono – siamo – un Paese di paesi: città, villaggi, regioni. L’Italia è, al tempo stesso, un collage, una “casa comune”, dove coabitano molte famiglie. Appunto. Perché gli italiani si vedono diversi e distinti da ogni altro popolo proprio dall’attaccamento alla famiglia. E ancora, dall’arte di arrangiarsi. Cioè, dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti e di rispondere alle difficoltà. E, ancora, dalla creatività e dall’innovazione. Un popolo di creativi, flessibili, attaccati alla propria famiglia, al proprio contesto locale. E, puntualmente, lontano dallo Stato, dalle istituzioni, dalla politica, dal governo. Una società familista, in grado di affrontare le difficoltà “esterne” di ogni genere. In grado di crescere “nonostante” lo Stato e la Politica.

Si tratta di una cornice condivisa, come ha dimostrato il consenso ottenuto dalle celebrazioni del 150enario. Ma è ancora in grado di “funzionare” come in passato? Penso di no.

Il localismo, la struttura familiare e quasi “clanica” della nostra società: sono limiti alla costruzione di una società aperta, equa, fondata sul merito. Ostacoli a ogni tentativo di liberalizzare. Gran parte degli italiani, d’altronde, sono d’accordo sulle liberalizzazioni. Ma tutti, o quasi, pensano di trasmettere ai figli non solo la casa e il patrimonio, ma anche la professione, l’impresa e la bottega. E molti (soprattutto quelli che non hanno un lavoro dipendente) vedono nell’elusione e nell’evasione fiscale una legittima difesa dallo Stato inefficiente, esoso e iniquo. Il quale, da parte sua, non fa molto per allontanare da sé questo ri-sentimento.

Difficile, in queste condizioni, rilanciare la crescita, abbassare il debito pubblico, imporre il pareggio di bilancio. Anche se venisse imposto per legge. Anzi: con norma costituzionale.
Eppure – si potrebbe eccepire, legittimamente – in passato questo modello ha funzionato. Già: in passato. Quando eravamo (più) poveri. Quando dovevamo conquistare il benessere e un posto di riguardo, nella società. Per noi e i nostri figli. Quando la nostra economia e il nostro Paese dovevano guadagnare peso e credibilità, sui mercati e nelle relazioni internazionali. A dispetto dei sospetti e dei pregiudizi nei nostri confronti. Ma oggi non è più così. Non abbiamo più la rabbia di un tempo. Semmai: la esprimiamo nei confronti dello Stato e degli altri. Gli stranieri. E in generale: verso gli altri italiani. Sempre più stranieri ai nostri occhi.

Poi, soprattutto, è da vent’anni che il localismo, il familismo e il bricolage sono andati al potere. Interpretati dal partito delle piccole patrie locali: Nord, Nordest, regioni, città e quant’altro. E dal Partito Personale dell’Imprenditore-che-si è-fatto-da-sé. È da 10 anni almeno che lo Stato è stato conquistato da chi considera lo Stato un potere da neutralizzare. Da chi ritiene le Tasse e le Leggi degli abusi. È da 10 anni almeno che il pessimismo economico è considerato un atteggiamento antinazionale, un sentimento esecrabile che produce crisi. È da 10 anni almeno che “tutto va bene”, l’economia nazionale funziona, la disoccupazione è più bassa che altrove (non importa se è sommersa nell’informalità). E se oggi la nostra borsa e la nostra economia arrancano affannosamente – certo, insieme alle altre, ma molto, molto più di ogni altra – la colpa non è nostra, figurarsi. Ma degli altri: i mercati e gli speculatori – cioè, lo stesso. Perché non ci capiscono. Non tengono conto dei nostri “fondamentali”, solidi e forti.

Così dubito che gli italiani siano davvero in grado di affrontare la sfida di questo momento critico. Al di là delle colpe altrui, anche per propri limiti. Perché non hanno – non abbiamo – più il fisico e lo spirito di una volta. Perché oggi essere familisti, localisti, individualisti – e furbi – non costituisce una risorsa, ma un limite. Perché la sfiducia nello Stato e nelle istituzioni, oltre che nella politica e nei partiti: è un limite. (E non basta la fiducia nel Presidente della Repubblica a compensarlo.) Perché l’abbondanza di senso cinico e la povertà di senso civico: è un limite. Perché se a chiederti di cambiare è un governo fatto di partiti personali e di persone che riproducono i tuoi vizi antichi: come fai a credergli?

Perché, in fondo, questo Presidente Imprenditore – e viceversa – in campagna elettorale permanente, quando chiede sacrifici, rigore, equità, non ci crede neppure lui. Strizza l’occhio, come a dire: sacrifici sì, ma domani… Basta che paghino gli altri. Peccato che domani – anzi: oggi – sia già troppo tardi. E gli altri siamo noi. L’arte di arrangiarsi stavolta non ci salverà. Tanto meno Berlusconi.

L’arte di arrangiarsi non ci salverà – Repubblica.it.


‪conflitto di interesse dichiarato: Berlusconi: “investirei prepotentemente nelle mie aziende”‬‏ – YouTube


Pietro Ichino |  NESSUNO DEI DUE POLI OGGI CE LA PUÒ FARE DA SOLO

 

Napoli sepolta dai rifiuti è metafora dell’Italia. Sotto il Vesuvio il guaio l’abbiamo fatto tutti quanti; non ne verremo fuori se gli uni continuano a darne la colpa agli altri e a pretendere di essere capaci di risolvere il problema da soli. Lo stesso discorso vale per il debito pubblico: almeno il primo tratto della strada per uscirne dobbiamo farlo tutti insieme

Pietro Ichino |  NESSUNO DEI DUE POLI OGGI CE LA PUÒ FARE DA SOLO.


Pierferdinando Casini: «serve un governo di unità nazionale. Nessuna delle due principali coalizioni può governare la ricostruzione, perché occorre mettere in campo misure impopolari di contenimento del debito e misure per la crescita»

«Per noi – ha detto Casini – la sfida é chiara: per quello che valgono i nomi, è tempo di dar vita a una terza repubblica. Non so se la seconda sia mai cominciata, ma la svolta politica di cui ha bisogno l’Italia è forte». casini ha detto che «serve un governo di unità nazionale. Nessuna delle due principali coalizioni può governare la ricostruzione, perché occorre mettere in campo misure impopolari di contenimento del debito e misure per la crescita: è inevitabile». Per Casini «nella maggioranza attuale sono tutti paralizzati dall’ombra di Berlusconi che è come un tappo su una pentola che sta per esplodere. Quale cocciutaggine antinazionale tiene incollato il leader alla poltrona di palazzo Chigi? La grandezza degli uomini – ha detto il leader Udc – si vede quando capiscono che é arrivato il momento di lasciare». Per Casini è «l’ora di scelte impopolari. non averle fatte in passato ha portato a fare una finanziaria iniqua e ingiusta». Nel suo intervento alla convention Casini ha sottolineato che «l’Italia non può restare ancora la lumanca d’Europa in termini di crescita e di sviluppo».

Rutelli: dopo Berlusconi governo del presidente. Casini: unità nazionale. Fini boccia il dl Calderoli – Il Sole 24 ORE.


Donatella Della Porta, LA CRISI DEL SISTEMA POLITICO E LE DIFFICOLTÁ DELLA RAPPRESENTANZA Nell’ambito dell’iniziativa Cento + 50. E poi?, organizzata dall’Istituto della Enciclopedia Italiana e dalla Società per lo Studio della Storia Contemporanea in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, martedì 24 maggio alle ore 17.30 a Roma presso la Sala Igea di Palazzo Mattei di Paganica


Michele Salvati, LA CRISI DEL SISTEMA POLITICO E LE DIFFICOLTÁ DELLA RAPPRESENTANZA Nell’ambito dell’iniziativa Cento + 50. E poi?, organizzata dall’Istituto della Enciclopedia Italiana e dalla Società per lo Studio della Storia Contemporanea in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, martedì 24 maggio alle ore 17.30 a Roma presso la Sala Igea di Palazzo Mattei di Paganica


Le idee di Veltroni per non far morire il progetto del Pd – Il Foglio.it

“Io – dice Veltroni – non rinnego nulla, ma proprio nulla, della mia esperienza alla guida del Pd e credo ancora che la vecchia idea di rivolgerci a un elettorato che vada ben al di là del bacino di voti che un tempo raccoglievano Margherita e Ds sia davvero l’unica rotta sulla quale valga la pena di far viaggiare il barcone democratico. Il nostro partito, nonostante tutto, vale ben più di quel 27-28 per cento che oggi ci attribuiscono i sondaggi e se non perderemo tempo resto convinto che il sogno di conquistare, nel futuro, qualcosa come il 40 per cento dell’elettorato italiano non sia affatto una follia.

: “Mi chiedo come si faccia a non capire che sognare di ripetere in qualsiasi forma la disastrosa esperienza dell’Unione sia come darsi una martellata in mezzo alle gambe, come ammettere che la formula politica per andare al governo sia ben più importante della stessa stabilità futura di quel governo. Non è accettabile, secondo me. E non bisogna essere certo degli scienziati per immaginare che cosa succederebbe oggi, al centrosinistra, se fossimo alla guida del paese, come Unione, e se ci trovassimo a discutere di Libia: sarebbe quella sì una missione impossibile. Per avviare un vero nuovo ciclo politico serve altro: serve sfidare i conservatorismi radicati, l’abitudine all’immobilismo e le degenerazioni morali. Questo serve, non l’Unione”.

….

Secondo punto: “Altra cosa importante da ricordare: il nostro partito, io credo, ha un senso se opera all’interno di un contesto bipolare, all’interno di un sistema che non punta né a disgregare i partiti né al bipartitismo ma che mira a rafforzare quelli più grandi perché questa è la condizione della stabilità.

….

sono convinto che la strada giusta per migliorare nel breve termine le condizioni del nostro paese non sia quella di andare subito a votare ma sia, piuttosto, quella di lavorare per dar vita a un governo di decantazione – e non un ribaltone, per carità! – in cui riscrivere come prima cosa la legge elettorale.

….

credo che si potrebbe provare anche a riscrivere insieme le regole del gioco. Noi, anche in questi mesi, stiamo offrendo il nostro contributo, abbiamo proposto delle leggi importanti come quella del senatore Pietro Ichino per riformare il mercato del lavoro, ma non mi sembra che dall’altra parte arrivino segnali in alcun modo incoraggianti. Il Pd il suo contributo lo sta dando, ma costruire oggi un dialogo con la maggioranza, francamente, mi sembra impossibile”.


“Io non so cosa succederà nei prossimi mesi, so solo che sarà importante che nel futuro prossimo siano coinvolti sempre di più nel progetto del Pd tutte quelle persone di qualità che potrebbero dare una mano al partito e che, indiscutibilmente, giocheranno una partita importante per il domani del Pd. Penso naturalmente a gente come il sindaco di Firenze Matteo Renzi, come il presidente della provincia Nicola Zingaretti e come Sergio Chiamparino

di Claudio Cerasa

da: Le idee di Veltroni per non far morire il progetto del Pd – [ Il Foglio.it › La giornata ].


Quanti sono i deputati e i senatori che hanno cambiato gruppo parlamentare nell’ultima legislatura?

Quanti sono i deputati e i senatori che hanno cambiato gruppo parlamentare nell’ultima legislatura?

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Se Montezemolo entra in politica non lo fa soltanto con una sua lista ma sicuramente si unisce al centro di Casini, Fini e Rutelli. Il Terzo Polo, con l’aggiunta dell’ex presidente degli industriali, in base ai nostri ultimi dati arriverebbe attorno al 18 per cento e sarebbe certamente l’ago della bilancia – Affaritaliani.it

Luca Cordero di Montezemolo scuote la politica e il Palazzo. Tutti si chiedono quali siano le reali intenzioni di Mr Ferrari e quanto una sua ormai sempre più probabile discesa in campo possa incidere sugli scenari parlamentari ed elettorali. Affaritaliani.it ne ha parlato con Renato Mannheimer, presidente dell’Ispo.

“Se Montezemolo entra in politica non lo fa soltanto con una sua lista ma sicuramente si unisce al centro di Casini, Fini e Rutelli. Il Terzo Polo, con l’aggiunta dell’ex presidente degli industriali, in base ai nostri ultimi dati arriverebbe attorno al 18 per cento e sarebbe certamente l’ago della bilancia. Poi tutto dipende dall’evoluzione del quadro politico. Se il centro trovasse un suo leader, che potrebbe essere benissimo lo stesso Montezemolo, avrebbe la possibilità di puntare molto in alto. Non dico fino alla maggioranza assoluta dei voti ma competere con le attuali coalizioni di Centrodestra e Centrosinistra”.

“Agli italiani – spiega il numero uno dei sondaggisti – è sempre piaciuta l’idea della figura esterna alla politica. In questo modo, in passato, hanno preso voti Berlusconi e Di Pietro”. A chi ruberebbe consensi Montezemolo? “Certamente sia a destra sia a sinistra. E quindi tanto al Popolo della Libertà quanto al Partito Democratico. La Lega, invece, non ha nulla da temere. Gli elettorati infatti sono completamente differenti”.

da: Montezemolo/ Mannheimer (Ispo): vale il 18%. Toglie voti sia al Pdl sia al Pd – Affaritaliani.it.


Luca Cordero di Montezemoloo, Massimo CacciariCacciari: “Il Pd accetterà la sua candidatura” | Politica 24

L’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari ha dichiarato al programma radiofonico “La Zanzara” di Radio 2 che il Partito democratico accetterà laleadership di Luca Cordero di Montezemolo perché non ha leader spendibili. «Il Pd sarà il primo partito a dire sì all’ipotesi di leadership di Montezemolo perché non ha una leadership, non ha leader spendibili e lo sa benissimo. I problemi – ha affermato il professore Cacciari – semmai potrebbero arrivare dal Terzo Polo, da Casini, che invece ha legittimi ambizioni di quel tipo». La possibile discesa in campo del presidente della Ferrari è uno degli argomenti più discussi del dibattito politico italiano.

da http://www.politica24.it/articolo/montezemolo-cacciari-il-pd-accettera-la-sua-candidatura/10351/


Luca Cordero di Montezemolo e Massimo Cacciari: Cacciari parteciperà con il suo movimento “Verso Nord”, costituito un anno fa e che nei giorni scorsi si è riunito a Verona, al “movimento policentrico” del presidente della Ferrari, con varie liste civiche regionali, accomunate da uno stesso simbolo, ma con autonomia locale e candidati provenienti dalla società civile- Repubblica.it

Che cosa hanno mai in comune Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, ex presidente della Fiat, antico pupillo di Gianni Agnelli, e Massimo Cacciari, filosofo, professore di Estetica, studioso del pensiero negativo e politico neghittoso fin dai tempi del Pci ? Nulla, direte, se non l’asserito fascino personale sottolineato rispettivamente del celebre ciuffo e della barba irsuta, oltre all’età da pensionandi, 64 anni il primo e 67 il secondo. L’uno icona  imprenditoriale, l’altro intellettuale sofisticato e interlocutore filosofico delle alte gerarchie ecclesiastiche. Eppure, la strana coppia sta per dar vita a un ticket con l’ambizione di partecipare al big bang della politica italiana.

Dopo l’ennesimo annuncio di Montezemolo sulla sua intenzione di scendere in politica con la società civile per mettere un freno allo sfascio, l’ex sindaco di Venezia ed ex candidato sconfitto alla presidenza del Veneto quando fu battuto  dal forzista Giancarlo Galan, ha annunciato a Radio Popolare che lui e il suo movimento saranno della partita di Montezemolo, che in attesa di capire se si andrà a votare quest’anno o nel 2013 sta preparando una sua lista civica nazionale. Cacciari  parteciperà con il suo movimento “Verso Nord”, costituito un anno fa e che nei giorni scorsi si è riunito a Verona, al “movimento  policentrico” del presidente della Ferrari, con varie liste civiche regionali, accomunate da uno stesso simbolo, ma con autonomia locale e candidati provenienti dalla società civile. L’obiettivo è intercettare non sono gli scontenti del Pdl, della Lega e del Pd, ma quell’area ormai al 40 per cento che non va più a votare e non si riconosce nel bipolarismo italiano.

da: Luca e Massimo, ticket possibile? – Repubblica.it.


«Montezemolo entrerà in politica», «L’INTENTO È INTERCETTARE I VOTI DEL 40-50% DI OPINIONE PUBBLICA CHE NON VA PIÙ ALLE URNE» – Corriere della Sera

Cacciari a Radio Popolare: «Il presidente della Ferrari sta lavorando al simbolo e al nome del suo partito»

MILANO – L’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari che ha annunciato in un’intervista a Radio Popolare la decisione di Luca Cordero di entrare in politica, ha spiegato anche il progetto politico del presidente della Ferrari.

LA SPIEGAZIONE – «Credo – ha spiegato – sia quello di intercettare i voti di quell’area , del 40-50% di opinione pubblica che non va più alle urne e che non si riconosce in questo bipolarismo italiano, perché è fallito. Se Montezemolo riesce a intercettare quest’area di opinione pubblica, si colloca bene in questo vuoto politico, ha buone possibilità di candidarsi seriamente a Presidente del Consiglio. Montezemolo vuole pescare nell’elettorato deluso di Pdl, Pd e anche della Lega, che al suo interno ha anche una componente moderata».

Alla domanda se il progetto di Montezemolo non si scontra con un’area già occupata dal terzo Polo, Cacciari ha replicato: «Il Terzo Polo non ce la può fare da solo, perchè nonostante la buona volontà che ci mettono Fini, Casini e Rutelli, essi appartengono a una stagione politica che abbiamo alle spalle». Secondo il filosofo Montezemolo non si candida subito a leader di un nuovo centro moderato perchè se lo facesse: «Si giocherebbe solo la sua immagine e di pochi altri, quindi prende tempo. Lui pensa che avendo più tempo può rafforzare la sua rete organizzativa e io so che lo sta facendo in molte regioni».

L’ex sindaco di Venezia ha anche spiegato che si sta lavorando al simbolo e al nome: «A me piaceva molto “Partito della Nazione” tirato fuori e poi abbandonato da Casini. Certo è, comunque, che nel simbolo di Montezemolo ci devono essere richiami sia nazionali che internazionali, ai veri valori dell’Italia. Basta con le parole Futuro e Democratici».

da: «Montezemolo entrerà in politica» – Corriere della Sera.


Massimo Cacciari su: fase costituente, polo centrale per la politica italiana, paese diviso, a Como, Villa Gallia, 30 marzo 2011

Massimo Cacciari per

Audio1:

Audio 2 e Audio 3:

Audio 4:
Audio 5:

Luca Ricolfi, Ma l’Italia è davvero berlusconiana? (la sindrome della “minoranza virtuosa”), La Stampa 15 febbraio 2011

Da quando nella politica italiana è entrato Silvio Berlusconi, ossia dal 1994, la cultura di sinistra ha sviluppato un suo peculiare racconto dell’Italia. Secondo questo racconto chi vota a sinistra sarebbe «la parte migliore del Paese», mentre la parte che sceglie il centrodestra sarebbe la parte peggiore, evidentemente maggioritaria.

La teoria delle due Italie scattò subito, nel 1994, allorché la «gioiosa macchina da guerra» di Occhetto fu inaspettatamente sconfitta dal neonato partito di Silvio Berlusconi.

E da allora mise radici, costruendo pezzo dopo pezzo una narrazione della storia nazionale al centro della quale vi è l’idea di una vera e propria mutazione antropologica degli italiani, traviati fin dagli anni 80 dal consumismo e dalla tv commerciale. Una narrazione che, nel 2001, si arricchirà di un nuovo importante tassello, con la teoria di Umberto Eco secondo cui gli elettori di centrodestra rientrerebbero in due categorie: l’Elettorato Motivato, che vota in base ai propri interessi egoistici e a propri pregiudizi contro stranieri e meridionali, e l’Elettorato Affascinato, «che ha fondato il proprio sistema di valori sull’educazione strisciante impartita da decenni dalle televisioni, e non solo da quelle di Berlusconi». Due elettorati cui non avrebbe neppure senso parlare, visto che non si informano leggendo i giornali seri e «salendo in treno comperano indifferentemente una rivista di destra o di sinistra purché ci sia un sedere in copertina».

Vista da questa prospettiva, la vittoria del 1994, come tutte quelle successive, non sarebbe un incidente di percorso, ma l’amaro sbocco di processi di degenerazione del tessuto civile dell’Italia iniziati molti anni prima. Uno schema, quello dell’Italia traviata dal consumismo e dai media, apparentemente nuovo ma in realtà già allora vecchio di trent’anni. Era stato infatti Pasolini, molti anni fa, a denunciare – ma senza disprezzo, e con ben altra umanità – la «scomparsa delle lucciole», immagine con cui soleva descrivere la dissoluzione dell’umile Italia fin dai primi anni 60, con l’estinzione delle culture popolari sotto l’incalzare del benessere e delle migrazioni interne.

Insomma, voglio dire che è mezzo secolo che «alla sinistra non piacciono gli italiani», per riprendere il titolo del saggio con cui, fin dal 1994, lo storico Giovanni Belardelli (sulla rivista «il Mulino») fissò la sindrome della cultura di sinistra, incapace di darsi una ragione politica dei propri insuccessi, e perciò incline a dipingere l’Italia come un Paese abitato da una maggioranza di opportunisti, di malfattori, o di ignavi. E tuttavia ora, forse per la prima volta, qualcosa si sta muovendo. Qualcosa, molto lentamente, sta cambiando. Non già nei piani alti della politica, nelle segreterie dei partiti, nei palazzi del potere, bensì fra la gente comune, e fra le energie più giovani del Paese. Roberto Saviano, ad esempio, l’altro giorno al Palasharp, alla manifestazione per chiedere le dimissioni del premier, ha sentito il bisogno di dire: «Smettiamo di sentirci una minoranza in un Paese criminale, siamo un Paese per bene con una minoranza criminale». Se Saviano ha sentito il bisogno di esortare il popolo di sinistra a «smettere di credere» di essere una minoranza, vuol dire che quella credenza ancora c’è, sopravvive, nelle menti e nei cuori: una sorta di «pochi ma buoni», una rabbiosa riedizione del «molti nemici, molto onore» di mussoliniana memoria.

La sindrome della «minoranza virtuosa» è tuttora molto radicata nella cultura politica della sinistra. Ma anche qui, persino fra i politici di professione, qualcosa si sta muovendo. L’alibi dell’indegnità degli italiani comincia a scricchiolare. Matteo Renzi, sindaco di Firenze, rimproverato da un po’ tutti i suoi compagni di partito (compreso il giovane «rottamatore» Pippo Civati) per essersi contaminato incontrando Berlusconi ad Arcore, ha risposto ai suoi critici più o meno così: se vogliamo vincere non possiamo partire dall’assunto che l’altra metà degli italiani, quella che non ci vota, sia costituita da cittadini irrecuperabili, dobbiamo rispettarli e conquistarli.

Saviano e Renzi hanno ragione. Così come hanno ragione quanti, in piazza o non in piazza, non si stancano di ripetere che l’Italia non è quella che emerge dai festini di Arcore e dalle intercettazioni, o quella che la cultura di sinistra si figura ogni volta che l’esito del voto punisce i progressisti. L’Italia non è berlusconiana quanto si pensa sul piano del costume (un recente sondaggio di Mannheimer certifica che il sogno di una carriera nel mondo dello spettacolo attira effettivamente solo 1 ragazza su 100). Ma non lo è neppure sul piano del consenso elettorale. Contrariamente a quanto molti credono, il berlusconismo – inteso come fiducia incondizionata nei confronti di Berlusconi – è sempre stato un fenomeno marginale. Fatto 100 il corpo elettorale, il voto al partito di Berlusconi non è mai andato oltre il 20%, e il sostegno esplicito al leader, espresso in un voto di preferenza (come alle ultime Europee), si aggira intorno al 6%. Per non parlare del trend più recente, che mostra un Pdl che attira circa il 18% del corpo elettorale, e un premier che ottiene la sufficienza da meno di un cittadino su tre.

Se questa è la realtà, occorre che la sinistra faccia un serio esame di coscienza. Che provi a inventare un altro racconto degli ultimi trent’anni. Un racconto senza alibi e autoindulgenze, un po’ più rispettoso degli italiani e un po’ più abrasivo su sé stessa. Perché se l’Italia non è, né è mai stata, il Paese moralmente degradato tante volte descritto in questi anni. Se il consenso al leader Berlusconi non è mai stato plebiscitario. Se i suoi fan non sono mai stati tantissimi. Se oggi 2 italiani su 3 non danno la sufficienza a Berlusconi, e appena 1 su 20 lo promuove a pieni voti. Se, a dispetto di tutto ciò, i sondaggi rivelano che il giudizio dei cittadini sull’opposizione è ancora più negativo – molto più negativo – di quello sul governo. Beh, se tutto questo è vero, allora vuol dire che i problemi politici dell’Italia non stanno solo nei comportamenti del premier e nelle insufficienze del suo governo, ma anche nella difficoltà dell’opposizione di trovare, finalmente, un’idea, un programma e un volto che convincano quella metà dell’Italia che non è berlusconiana ma, per ora, non se la sente di votare a sinistra. (la Stampa)

da: centrodestra: Ma l’Italia è davvero berlusconiana? Luca Ricolfi.


Gianfranco Fini, Intervento alla Assemblea Costituente di Futuro e Libertà per l’Italia, 11, 13 e 13 febbraio 2011


Ilvo Diamanti, IL CAVALIERE DIMEZZATO, La Repubblica – 14 febbraio 2011

IL CAVALIERE DIMEZZATO

La Repubblica – 14 febbraio 2011

di Ilvo Diamanti

Silvio Berlusconi resiste. Nonostante le inchieste, gli scandali e le proteste. Anzi, reagisce con violenza. Contro i nemici. La Magistratura, i giornali e i giornalisti della Repubblica Giudiziaria. Perfino – anche se in modo meno esplicito – contro il Presidente della Repubblica. Ma la sua posizione e la sua immagine ne hanno risentito sensibilmente. Come mostra il sondaggio condotto nei giorni scorsi dall’Atlante Politico di Demos per la Repubblica. Oggi, infatti, la fiducia dei cittadini nei confronti di Silvio Berlusconi ha toccato il fondo. La quota di italiani che ne valuta positivamente l’operato (con un voto almeno sufficiente) è ridotta al 30%. Meno che nel settembre 2005, quando il Cavaliere sembrava avviato a una sconfitta pesante alle elezioni politiche dell’anno seguente. Il che suggerisce di usare cautela, prima di darlo per finito, visto come sono andate le cose in seguito. Tuttavia, gli avvenimenti recenti fanno sentirei loro effetti. Quasi metà degli italiani ritiene vere le accuse rivolte dagli inquirenti a Berlusconi. E pensa che il Premier si dovrebbe dimettere. Meno del 20% considera, invece, falsi i fatti che gli sono addebitati. Anche se oltre metà degli italiani ritiene che, per quanto colpevole, il Premier resterà “impunito”. Come sempre. Anche per questo la fiducia in Berlusconi, oltre che limitata, appare in declino costante e precipitoso. È, infatti, calata di 5 punti percentuali negli ultimi due mesi, ma di 12 rispetto allo scorso giugno e addirittura di 18 rispetto a un anno fa. I motivi di insoddisfazione degli elettori, d’altronde, vanno al di là delle feste e dei festini a casa del Premier. Solo un italiano su quattro, infatti, pensa che il governo Berlusconi abbia «mantenuto le promesse». Quasi metà rispetto a due anni fa. Neppure gli elettori leghisti sembrano disposti ad ammetterlo. Da ciò la crescente in-credibilità di Berlusconi. Sempre più indebolito sul piano del consenso personale. Mentre tutti gli altri leader politici hanno migliorato la propria immagine presso gli elettori, negli ultimi due mesi. Nella maggioranza (e non solo), Tremonti resta il più apprezzato. Nel Terzo Polo, non solo Casini – di gran lunga il più stimato – ma anche Fini ha recuperato (un pò di) credibilità, dopo la battuta d’arresto subita il 14 dicembre. Nel Centro-Sinistra, infine, Vendola si conferma il «più amato», per quanto anche Bersani abbia allargato la propria base di consensi. È significativo il seguito di una outsider come Emma Bonino. Nonostante il peso elettorale, limitato, del suo partito. A conferma del disorientamento di quest’epoca, senza riferimenti fissi. Senza baricentri. Come emerge, con chiarezza, dalle intenzioni di voto. Contrassegnate, anzitutto e soprattutto, dal calo sensibile dei due partiti principali. Il PDL, infatti, scende al 27%, il PD al 24%. Insieme: poco più del 50%. Alle elezioni politiche del 2008 superavano il 70%. Segno definitivo che l’illusione bipartitica è finita. Compromessa – se non finita-insieme alla capacità di Berlusconi di unire e dividere il mondo (politico) italiano. Con la conseguente frammentazione, che, più degli altri, premia la Lega, a destra, e SEL, a sinistra. E’ interessante osservare come il quadro cambi sensibilmente di fronte a scenari di coalizioni possibili. In primo luogo, si assiste a una riduzione consistente degli indecisi. I quali, praticamente, si dimezzano con effetti evidenti sugli equilibri politici. Secondo le stime dell’Atlante Politico, infatti, l’attuale coalizione di governo, allargata alla Destra di Storace, perderebbe nettamente il confronto (57% a 43%) con una – ipotetica – “Grande Alleanza” di opposizione, che dal Terzo Polo arrivasse fino a SEL, passando per il PD e l’IdV. Ma appare sfavorita anche in una competizione tripolare. Il Centrosinistra (PD e IdV insieme a SEL) vincerebbe, infatti, in misura più larga rispetto a due mesi fa (6 punti percentuali in più). Aiutato, per un verso, dal voto di elettori incerti di centrosinistra; per altro verso, dalla crescita del Terzo Polo a spese del Centrodestra. Si spiega così la resistenza del Premier di fronte a ogni ipotesi di voto anticipato. Assecondato, con malcelato disagio, dalla Lega. Si spiegano, allo stesso modo, le telefonate del Premier durante le trasmissioni “nemiche”, la crescente pressione esercitata sui media. Ma anche la guerriglia condotta dagli uomini della maggioranza contro ogni sondaggio sfavorevole. Il Premier, il PdL, il centrodestra sono impegnati a modificare il clima d’opinione loro sfavorevole. Con ogni mezzo. E ad allontanare le elezioni anticipate. Visto che oggi il Centrodestra ha la maggioranza – ipotetica e incerta – in Parlamento, ma è minoranza nel Paese, fra gli elettori. In questo Paese spaesato non può sorprendere la crescita costante e vertiginosa dei consensi nei confronti del Presidente, Giorgio Napolitano. Verso cui esprime fiducia oltre l’80% degli italiani. Lo “stimano” quasi tutti gli elettori del PD, ma anche l’80% (circa) di quelli del PdL e oltre due terzi dei leghisti. È che il Presidente offre una sponda nel vuoto politico e nella crisi che scuote le istituzioni. D’altronde, le mobilitazioni e le proteste sociali delle ultime settimane, al di là delle specifiche rivendicazioni (ieri le donne hanno riempito le piazze in nome della propria “dignità), denunciano anch’esse un “vuoto” politico. Un deficit di alternativa.I1PD, d’altronde, non è più in grado, da tempo, di “fare opposizione”, da solo. Ma neppure di stabilire i confini e le condizioni di un’alleanza. Se promuovesse un’intesa esclusiva con il Centro, ad esempio, perderebbe, come mostra l’Atlante Politico. Il PD resta, comunque, determinante per costruire l’alternativa. Ma deve farlo in fretta. Oggi, un’alleanza tra le forze di opposizione avrebbe grandi possibilità di rappresentare la “maggioranza” – dei cittadini ma anche degli elettori. E ciò che teme Berlusconi. È il motivo per cui non vuole interpellare il “popolo sovrano”. Almeno in questa fase. Ma – per lo stesso motivo – il PD e gli altri partiti di opposizione dovrebbero rivendicare il ritorno alle urne. Al più presto. Indicando, fin d’ora, quale coalizione. Il programma è obbligato: ri-formare e ri-fondare questa Repubblica straordinaria, questa democrazia indefinita. In modo, per quanto possibile, condiviso. Anche se ci attenderebbe una campagna elettorale dura, durissima. In tempi duri, durissimi. Ma, come ha ammonito il Presidente della Repubblica, è meglio una battaglia a termine, per quanto aspra, di questa guerra quotidiana – senza fine e senza quartiere – fra Berlusconi e le istituzioni dello Stato. Da cui io, personalmente, mi sento ogni giorno di più, sconfitto.

Il gradimento per i leader

Che voto darebbe, su una scala da 1 a 10, a… (calori % di quanti esprimono una valutazione da 6 a 10)

Temonti 50,4 (+7,8 rispetto a dicembre)

Vendola 48,8 (+7,1 rispetto a dicembre)

Bonino 45.3 (dato comparativo non disponibile)

Casini 40,2 (+4,8 rispetto a dicembre)

Bersani 39,2 (+3,9 rispetto a dicembre)

Fini 35,3 (+6,2 rispetto a dicembre)

Grillo 35,2 (+4,6 rispetto a dicembre)

Di Pietro 33,0 (+2,0 rispetto a dicembre)

Bossi 31,6 (+2,6 rispetto a dicembre)

Berlusconi 30,4 (-4,6 rispetto a dicembre)

da: Emma Bonino – IL CAVALIERE DIMEZZATO.


Massimo Cacciari: “Bisogna fare politica. Proporre riforme sul piano costituzionale. Dire che tipo di governo queste opposizioni così diverse tra di loro possono mai costituire che non sia il bis di Ulivi fallimentari. Che il Pd dica finalmente da che parte guarda e non continui con questo strabismo costitutivo. Dire cosa pensano del federalismo e non sparare solo contro quello della Lega. Chiarire quali riforme della giustizia servono al Paese e non schierarsi solo, quasi pregiudizialmente, con la magistratura. Bisogna essere riformisti, seri e radicali. Non dei protestatari”

«Ma non saranno le manifestazioni a sloggiare Berlusconi» Intervista Cacciari: la partecipazione è un fatto positivo ma oggi quel che manca è la politica

Non era in piazza Massimo Cacciari. Il filosofo e politico – ex Pci, ex Pd, oggi anima «Verso nord» – «pur rispettando’ chi manifesta», avverte che «non sarà certo la piazza a far cadere Berlusconi». Per quello «serve la politica, che manca e continua a mancare». Senza di essa «Berlusconi non cadrà, o se cadrà, in mancanza di una alternativa, sarà il bis del ’94. Peggio diprima».

Ci volevano le donne per svegliare una società intorpidita e per portare anche tanti uomini in piazza? «Le manifestazioni, la partecipazione, sono sempre positive quando si svolgono con civiltà e correttezza. Il problema è che non sarà con queste manifestazioni che si manda a casa Berlusconi. La buona volontà c’è anche, ma manca la politica. E continua a mancare». Manca e non ha intercettato, non ha capito che saliva questo, «basta» collettivo urlato in tante piazze? «Urlare “basta”, averne le palle piene non è politica, non è propriamente una strategia». Non è politica ma è la richiesta, a gran voce, di una politica e di una società diverse da quelle dominanti. «E quale? Che occorra un’altra politica non c’è dubbio. Ma qui non si riesce assolutamente ai capire che idee abbiano la sinistra, iil centrosinistra, il nuovo polo. È tutto estremamente confuso. ]E, fintanto che rimarrà tutto così confuso, Berlusconi resterà al suo posto». La scossa che è arrivata dalla piazza può aiutare la politica a ritrovarsi e a trovare le risposte necessarie a quelle domande? «Quante volte abbiamo fatto questo ragionamento? Lo abbiamo detto dopo le manifestazioni di Cofferati, e poi Moretti, e poi Saviano e ancora l’altro giorno con Zagrebelsky? Milioni in piazza, certo. Mala piazza non basta». Cosa serve? «Bisogna fare politica. Proporre riforme sul piano costituzionale. Dire che tipo di governo queste opposizioni così diverse tra di loro possono mai costituire che non sia il bis di Ulivi fallimentari. Che il Pd dica finalmente da che parte guarda e non continui con questo strabismo costitutivo. Dire cosa pensano del federalismo e non sparare solo contro quello della Lega. Chiarire quali riforme della giustizia servono al Paese e non schierarsi solo, quasi pregiudizialmente, con la magistratura. Bisogna essere riformisti, seri e radicali. Non dei protestatari». Rischiamo di ritrovarci con Berlusconi caduto ma senza alternativa? «Finché non c’è alternativa, Berlusconi non cade. E se cadesse senza alternativa, sarebbe il bis del ’94». Cioè? «Peggio ancora di prima. Se un regime cade senza che si sia aperta una fase costituente, non può che andar peggio. Se – senza fare paragoni tragici con le farse che stiamo vivendo noi oggi – il fascismo fosse caduto senza che si fosse costituita nessuna intesa tra le forze di opposizione, ìl dopo sarebbe stato ancora peggio del regime caduto».


Luca di Montezemolo, Una legislatura costituente per far ripartire l’Italia – ItaliaFutura.it

Forse, dico forse, è l’inizio di una nuova agenda politica dopo il ciclo 1994-e anni seguenti

Paolo Ferrario


Una legislatura costituente per far ripartire l’Italia

Luca di Montezemolo

pubblicato il 9 febbraio 2011
E’ arrivato il momento di deporre le armi. Molti avevano sperato all’inizio di questa legislatura che vi fosse uno sforzo condiviso per una grande riforma dello stato che trasformasse il paese e lo rendesse competitivo. È sotto gli occhi di tutti come sono andate le cose. Ma credo che proiettandosi nel futuro sia sempre più urgente una legislatura costituente che nel corso di due-tre anni realizzi quelle poche riforme indispensabili a far ripartire l’Italia.

Una legislatura costituente per far ripartire l’Italia – ItaliaFutura.it.