Archivi categoria: Diritto Costituzionale
Riforme costituzionali. Ecco i “35 saggi” scelti dal Presidente del Consiglio Enrico Letta – da Quotidiano Sanità
Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha scelto i componenti della commissione per le riforme costituzionali. Nel relativo dpcm sarà contestualmente nominato un comitato per la redazione del rapporto finale. I componenti della commissione saranno ricevuti giovedì pomeriggio al Quirinale.
Di seguito i nomi:
Michele Ainis – Università Roma 3
Augusto Barbera – Università di Bologna
Beniamino Caravita di Toritto – Università la Sapienza Roma
Lorenza Carlassare – Università di Padova
Elisabetta Catelani – Università di Pisa
Stefano Ceccanti – Università La Sapienza Roma
Ginevra Cerrina Feroni – Università di Firenze
Enzo Cheli – Presidente Emerito Corte Costituzionale
Mario Chiti – Università di Firenze
Pietro Ciarlo – Università di Cagliari
Francesco Clementi – Università di Perugia
Francesco D’Onofrio – Università La Sapienza Roma
Giuseppe de Vergottini – Università di Bologna
Giuseppe Di Federico – Università di Bologna
Mario Dogliani – Università di Torino
Giandomenico Falcon – Università di Trento
Franco Frattini – Presidente Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale
Maria Cristina Grisolia – Università di Firenze
Massimo Luciani – Università La Sapienza Roma
Stefano Mannoni – Università di Firenze
Cesare Mirabelli – Presidente Emerito Corte Costituzionale
Anna Moscarini – Università della Tuscia
Ida Nicotra – Università di Catania
Marco Olivetti – Università di Foggia
Valerio Onida – Presidente Emerito Corte Costituzionale
Angelo Panebianco – Università di Bologna
Giovanni Pitruzzella – Università di Palermo
Anna Maria Poggi – Università di Torino
Carmela Salazar –Università di Reggio Calabria
Guido Tabellini – Università Bocconi di Milano
Nadia Urbinati – Columbia University
Luciano Vandelli – Università di Bologna
Luciano Violante – Università di Camerino
Lorenza Violini – Università di Milano
Nicolò Zanon – Università di Milano
DA Riforme costituzionali. Ecco i “35 saggi” scelti da Letta – Quotidiano Sanità.
COSTITUENTE: Una parola dello Zingarelli al giorno
costituènte / kostituˈɛnte/
A part. pres. di costituire; anche agg.
1 nei sign. del v.
2 assemblea costituente o (gener. con iniziale maiuscola) la Costituente, assemblea eletta dal popolo, col compito di preparare una nuova costituzione; in Italia, assemblea eletta il 2 giugno 1946 e in funzione fino al 31 gennaio 1948
B s. m. (anche f. nel sign. 3)
1 (chim.) elemento presente in un composto: l’ossigeno è un costituente dell’ossido di carbonio
2 (ling.) detto di un morfema o sintagma che fa parte di una costruzione più ampia | costituenti immediati, nuclei in cui si scompone la frase
3 membro dell’assemblea costituente: la maggioranza dei costituenti | il Costituente, il legislatore della Costituzione
La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2013
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore
Cass R. Sunstein, A COSA SERVONO LE COSTITUZIONI, Il Mulino
Riforma titolo V della costituzione. Quagliariello: “Superare policentrismo caotico”
| Governo e Parlamento | |
| Riforma titolo V della costituzione. Quagliariello: “Superare policentrismo caotico” | |
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22 MAG - E per farlo, il ministro per le Riforme, in audizione di fronte alle commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato, punta sulla “revisione della ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni (art. 117) come individuate nel titolo V della Costituzione”. Leggi > |
Giovanni Sartori su LEGGE ELETTORALE e RIFORMA COSTITUZIONALE. Il trappolone di Berlusconi
Relazione finale del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali, Mario Mauro, Valerio Onida, Gaetano Quagliariello, Luciano Violante, 12 aprile 2013
Roberto Benigni, LA PIU’ BELLA DEL MONDO, lettura e commento dei 12 Principi fondamentali della Costituzione italiana, RaUno, 17 dicemmbre 2012, AUDIO
Roberto Benigni, LA PIU’ BELLA DEL MONDO, lettura e commento dei 12 Principi fondamentali della Costituzione italiana, RaUno, 17 dicembre 2012, al Teatro 5 di Cinecittà in Roma
ascolta l’ AUDIO: Benigni Costituzione 17 dic 12 in formato Mp3
Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]
Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. [3]
Art. 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
Costituzione italiana: “La più bella del mondo” Lunedì 17 Dicembre RAI Uno – Associazione di Promozione Sociale “La Bottega del Possibile”
con emozione e gioia vi invito ad ascoltare su RAI UNO Lunedì 17 Dicembre alle ore 21 la telefonata tra Roberto Benigni e il nostro socio onorario, da noi amato e molto stimato, magistrato illustre, il Sen. Elvio Fassone, residente a Pinerolo, grande esperto e studioso sul senso e sul contenuto della nostra Costituzione Repubblicana, “La più bella del mondo”, su cui ha anche di recente scritto un magnifico libro “Una Costituzione Amica”.
Non perdete l’occasione, sarà una telefonata che lascerà il segno.
Suonerà il telefono di Elvio Fassone e a lui Roberto Benigni chiederà il permesso di leggere alcune pagine del suo ultimo libro, confermandogli “Elvio tu sei una luce. Voglio usare proprio le tue parole”.
E noi siamo felici perché Elvio Fassone è anche socio de “La Bottega del Possibile”.
Allora, emotivamente, uniti seppur lontani, incontriamoci il 17 p.v..
Con vicinanza.
Mariena – Presidente
_________________________________________________
Associazione di Promozione Sociale “La Bottega del Possibile”
Viale Trento 9 – 10066 Torre Pellice (TO)
Tel. e fax 0121 953377 – 332996
bottegadelpossibile@bottegadelpossibile.it
Luciano Violante: “alcuni dei magistrati inquirenti hanno avuto la sensazione di costruire non un processo ma un capitolo della storia italiana”
“Significa che le intercettazioni andavano distrutte perché illegittime in quanto effettuate fuori dai casi previsti dalla legge. Toccava al pubblico ministero chiedere di distruggerle e invece non lo ha fatto. Non c’è nulla di stupefacente: si tratta di un caso di ordinaria applicazione della Costituzione”. Così Luciano Violante al Messaggero dopo la pronuncia della Consulta di ieri a favore del Capo dello Stato. “In questa vicenda viene fuori un eccesso di personalizzazione delle indagini. Forse alcuni dei magistrati inquirenti hanno avuto la sensazione di costruire non un processo ma un capitolo della storia italiana. Il processo rivelerà se le accuse sono fondate, ma quella sensazione li ha portati a perdere lucidità. Io penso che il magistrato non deve mai agire come se stesse scrivendo la storia. Aver costretto il Quirinale a sollevare il conflitto d’attribuzione è stato un voler andare sopra le righe”.
Consulta: Violante, bene sentenza. Certe toghe hanno perso lucidita’
Agenzia di Stampa Asca
Cosi’ Luciano Violante, senatore del Pd, ex magistrato ed ex presidente
della Camera, in un’intervista al quotidiano ”Il Messaggero”, …
<http://www.asca.it/news-Consulta__Violante__bene_sentenza__Certe_toghe_hanno_perso_lucidita_-1226524-POL.html>
Stato-mafia. Violante: “Ora la Magistratura recuperi fiducia”
OggiNotizie
L’ex presidente della Camera, Luciano Violante, si esprime in merito alla
sentenza della Corte Costituzionale che accoglie il ricorso della
Presidenza della …
<http://palermo.ogginotizie.it/195136-stato-mafia-violante-aquot-ora-la-magistratura-recuperi-fiduciaaquot/>
“Eccesso di personalizzazione da parte dei magistrati”
Live Sicilia
Luciano Violante parla della sentenza della Consulta: “Viene fuori un
eccesso di personalizzazione delle indagini”. ROMA- “In questa vicenda
viene fuori un …
<http://livesicilia.it/2012/12/05/eccesso-di-personalizzazione-da-parte-dei-magistrati_225816/>
MAFIA: VIOLANTE, CERTE TOGHE HANNO PERSO LUCIDITA’
AgenParl – Agenzia Parlamentare
Così Luciano Violante al Messaggero dopo la pronuncia della Consulta di
ieri a favore del Capo dello Stato. “In questa vicenda viene fuori un
eccesso di …
<http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20121205-mafia-violante-certe-toghe-hanno-perso-lucidita>
Trattativa Stato-mafia, Violante: “Certi magistrati hanno perso …
Il Fatto Quotidiano
Lo afferma, in un’intervista al Messaggero, l’ex presidente della Camera
(ed ex magistrato) Luciano Violante, secondo cui nella sentenza con la
quale la …
<http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/05/trattativa-stato-mafia-violante-certi-magistrati-hanno-perso-lucidita/436094/>
=== Web – 1 nuovo risultato relativo a ["luciano violante"] ===
cooperator-Veritatis » Luciano Violante
I giudici della Corte Costituzionale non sono stati convinti dalla linea
difensiva scelta dagli avvocati dei pm di Palermo, Antonio Ingroia e Nino
Di Matteo, che …
<http://coperatorveritas.altervista.org/tag/luciano-violante-2/>
Riforma del Titolo V della Costituzione: Avviato l’esame del disegno di legge costituzionale
Riforma del Titolo V della Costituzione: Avviato l’esame del disegno di legge costituzionale
Il disegno di legge costituzionale AS 3520 “Disposizioni di revisione della Costituzione e altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale” è stato assegnato alla I^ Commissione Af…
La riforma del Titolo V Ddl cost. S. 3520 – Disposizioni di revisione della Costituzione e altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale.
La riforma del Titolo V
Ddl cost. S. 3520 - Disposizioni di revisione della Costituzione e altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale.
è pubblicato il Ricorso per conflitto di attribuzione 26 settembre 2012 n. 4:Ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato
Conflitto attribuzione tra poteri dello Stato
In G.U. n. 39 del 3-10-2012 è pubblicato il Ricorso per conflitto di attribuzione 26 settembre 2012 n. 4:Ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (merito) depositato in cancelleria il 26 settembre 2012 (del Presidente della Repubblica). Presidente della Repubblica – Immunita’ – “Attivita’ di intercettazione telefonica, svolta nell’ambito di un procedimento penale pendente dinanzi alla Procura della Repubblica di Palermo, effettuata su utenza di altra persona nell’ambito della quale sono state captate conversazioni del Presidente della Repubblica” – Ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Presidente della Repubblica…..
Le funzioni del Presidente della Repubblica sono strettamente connesse e vanno interpretate con il ruolo, che la Costituzione gli attribuisce, di Capo dello Stato, rappresentante dell'unita' nazionale. La sottrazione del Presidente della Repubblica alla responsabilita' anche politica e' stabilita in funzione di tale ruolo e non certo per escludere la «politicita'» della sua azione diretta
ad assicurare in modo imparziale, insieme agli altri organi di
garanzia, il corretto funzionamento del sistema istituzionale e la
tutela degli interessi permanenti della Nazione .
Deve, in conclusione, ribadirsi che la sfera di immunita' che la
Costituzione riserva al Capo dello Stato non costituisce un
inammissibile privilegio, legato ad esperienze ormai definitivamente
superate. Al contrario, le prerogative che la Costituzione
attribuisce al Capo dello Stato sono strettamente funzionali agli
altissimi compiti che e' chiamato a sostenere nell'espletamento della
citata funzione di garanzia complessiva del corretto andamento del
sistema che egli esercita, mantenendo, appunto, l'unita' della
Nazione. E' del tutto evidente che, nell'espletamento di questi
compiti, al Presidente della Repubblica deve essere assicurato il
massimo di liberta' di azione e di riservatezza, appunto perche'
alcune attivita' che egli pone in essere, e certamente non poco
significative, non hanno un carattere formalizzato.
tutta la sentenza qui Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
La riforma del Titolo V Ddl cost. S. 3520 – Disposizioni di revisione della Costituzione e altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale
La riforma del Titolo V
Ddl cost. S. 3520 - Disposizioni di revisione della Costituzione e altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale
Disegno di Legge costituzionale recante disposizioni di revisione della Costituzione e altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale, Newsletter Legautonomie n. 42/2012
RIFORMA TITOLO V DELLA COSTITUZIONE
disegno di legge costituzionale di riforma del Titolo V. Il testo interviene a undici anni di distanza dalla precedente revisione attuata con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;
La riforma dell’ordinamento regionale: verso una ricentralizzazione delle competenze Paola Bilancia, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Statale di Milano, membro del Consiglio del Centro Studi sul Federalismo
| CENTRO STUDI SUL FEDERALISMO |
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La riforma dell’ordinamento regionale: verso una ricentralizzazione delle competenzePaola Bilancia
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Aldo Bonomi: “la devolution è stata una corsa ad arraffare: il federalismo ha generato uno strapotere dei consigli regionali
Punti salienti dell’intervento di Aldo Bonomi:
- nel crollo della credibilità degli enti intermedi restano in piedi solo i Comuni, lo Stato e l’Europa
- ai Comuni e a sindaci spetta il gravoso compito della gestione della crisi economica e sociale
- la devoluzione (io direi la retorica bossian legaiola della devoluzione) invece di produrre trasferimento di poteri ha generato una deriva in cui ogni istituzione locale cerca di aumentare i propri poteri facendo lievitare costi e burocrazie
Il Consiglio dei ministri ha esaminato la riforma del Titolo V della Costituzione
Il Consiglio dei ministri ha esaminato la
riforma del Titolo V della Costituzione.
Ecco come sarà il nuovo federalismo regionale
Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge costituzionale di riforma del Titolo V
Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge costituzionale di riforma del Titolo V. Il testo interviene a undici anni di distanza dalla precedente revisione attuata con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
Ecco la nota di Palazzo Chigi:
L’intervento si è reso necessario viste le criticità emerse nel corso di questi anni; tuttavia, dato il breve spazio di legislatura ancora a disposizione, l’obiettivo è quello di apportare modifiche quantitativamente limitate, ma significative dal punto di vista della regolamentazione dei rapporti fra lo Stato e le regioni.
L’intervento riformatore si incentra anzitutto sul principio dell’unità giuridica ed economica della Repubblica come valore fondamentale dell’ordinamento, prevedendo che la sua garanzia, assieme a quella dei diritti costituzionali, costituisce compito primario della legge dello Stato, anche a prescindere dal riparto delle materie fra legge statale e legge regionale. E’ la cosiddetta clausola di supremazia presente in gran parte degli ordinamento federali.
Si tende, inoltre, ad impostare il rapporto fra leggi statali e leggi regionali secondo una logica di complementarietà e di non conflittualità; per questo sono previste alcune innovazioni particolarmente incisive. Si inseriscono nel campo della legislazione esclusiva dello Stato alcune materie che erano precedentemente considerazione della legislazione concorrente: il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, le grandi reti di trasporto e di navigazione, la disciplina dell’istruzione, il commercio con l’estero, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia.
Inoltre nella competenza statale rientrano anche materie sino ad ora non specificamente individuate nella Costituzione e che sono state oggetto, in questi anni, di contenzioso costituzionale. Si tratta di materie suscettibili di un’autonoma configurazione e riferibili alla competenza esclusiva dello Stato: la disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e la disciplina generale degli enti locali. La materia del turismo è stata altresì trasferita dalla competenza esclusiva delle regioni alla competenza concorrente dello Stato e potrà quindi introdurre una sua disciplina.
Si attribuisce alla legge statale un ruolo più duttile ed ampio nell’area della legislazione concorrente, prevedendo che spetta alla legge dello Stato non più di stabilire i problematici “principi fondamentali”, bensì di porre la disciplina funzionale a garantire l’unità giuridica ed economica della Repubblica. Si dispongono, poi, confini meno rigidi fra potestà regolamentare del Governo e potestà regolamentare delle regioni, prevedendo in modo semplice che lo Stato e le regioni possono emanare regolamenti per l’attuazione delle proprie leggi.
la COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA tradotta in 8 lingue
PREFETTO, Una parola dello Zingarelli al giorno
prefetto / superprefetto
La parola del giorno dello Zingarelli e la sua pronuncia sono disponibili all’indirizzo http://dizionari.zanichelli.it/parola-del-giorno/
♦prefètto / preˈfɛtto/
[vc. dotta, lat. praefĕctu(m), part. pass. di praefĭcere ‘mettere a capo’, comp. di prae- ‘pre-’ e făcere ‘fare’ ☼ av. 1292]
s. m.
1 nell’antica Roma, funzionario che, per delega di un magistrato, aveva varie competenze amministrative, politiche o militari: prefetto del pretorio
2 (f. -a, disus. -éssa (V.)) pubblico funzionario rappresentante del governo nella provincia
3 titolo di ciascuno dei cardinali che presiedono le Congregazioni della Curia romana | regolare che, in alcuni ordini religiosi, ha particolari incombenze | Prefetto apostolico, ecclesiastico che, nominato dalla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, è a capo di missioni e di fedeli, con diritti e facoltà di vescovo, in territori di missione non eretti in diocesi
4 chi è a capo di una camerata in collegi, seminari e sim. | Prefetto degli studi, chi è a capo dell’insegnamento nei collegi
superprefètto / superpreˈfɛtto/
[comp. di super- e prefetto ☼ 1963]
s. m.
● prefetto al quale sono stati conferiti poteri eccezionali, spec. nella lotta contro la criminalità organizzata
La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2013
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore
Sullo screditato e confuso mondo politico italiano piomba adesso la presunta rivelazione di Panorama, il quale descrive una delle due celebri telefonate tra il presidente Napolitano e l’ex ministro Nicola Mancino, ricostruzione informativa di Giorgio dell’Arti in ALTRI MONDI
Sullo screditato e confuso mondo politico italiano piomba adesso la presunta rivelazione di Panorama, il quale descrive una delle due celebri telefonate tra il presidente Napolitano e l’ex ministro Nicola Mancino e sostiene — senza rivelare la fonte e senza mettere virgolette — che in quel colloquio il presidente della Repubblica ebbe parole dure contro Di Pietro, criticò il comportamento della procura di Palermo e parlò male di Berlusconi che ci screditava davanti al mondo. Il colloquio sarebbe avvenuto a novembre, più o meno a cavallo del passaggio di mano tra Monti e il Cav.
Io farei un riassunto delle puntate precedenti.
C’è la procura di Palermo (in particolare il procuratore aggiunto Antonino Ingroia) che indaga su una presunta trattativa tra Stato e mafia avvenuta nel 1993, in cui — ipotizzano gli inquirenti — la mafia chiedeva un trattamento più umano in carcere per i suoi e in cambio prometteva di ammazzare meno. Per convincere i suoi interlocutori, la mafia mise bombe a Milano, Roma e Firenze, provocando parecchi morti, e ammazzò Borsellino, che si opponeva alla trattativa. Ribadisco: è tutta un’ipotesi di lavoro, su cui giurano — per esempio — quelli del Fatto, Travaglio in testa, e che giudicano invece inesistente quelli del Foglio. Il fine politico dell’inchiesta sarebbe, secondo chi non ci crede, quello di far cadere Napolitano e i tecnici da lui inventati.
Arriviamo alla telefonata.
I giudici di Palermo prendono di mira Nicola Mancino, che proprio in quei giorni del 1992 era diventato ministro dell’Interno. Mancino si sente perseguitato e telefona prima al consigliere del Presidente, Loris D’Ambrosio. E poi allo stesso capo dello Stato. La cosa si viene a sapere, D’Ambrosio ne muore di un colpo apoplettico, Napolitano reagisce con veemenza sollevando conflitto d’attribuzione davanti alla Corte costituzionale.
Sì, ricordo che ne abbiamo parlato parecchie settimane fa.
I giudici avevano messo sotto controllo il telefono di Mancino e grazie a questo sentirono la voce di Napolitano. Continuarono ad ascoltare. Giudicarono le due conversazioni intercettate penalmente irrilevanti, non le sbobinarono e non le fecero trascrivere, ma le chiusero in cassaforte. Intendono distruggerle seguendo la stessa procedura che si segue per altri intercettati caduti casualmente nella rete: convocare le parti, con gli avvocati, discutere il contenuto delle telefonate davanti a un giudice terzo, procedere alla distruzione dell’intercettazione solo quando tutti coloro che sono coinvolti hanno preso visione del materiale e lo hanno giudicato penalmente irrilevante. Napolitano dice che, quando si tratta del presidente della Repubblica, questa procedura è esclusa e vuole la distruzione immediata delle bobine. Poiché sono all’opera, in questo caso, le tesi contrastanti di due istituzioni (Quirinale e Procura di Palermo) a giudicare sarà la Corte costituzionale, chiamata in causa dal presidente della Repubblica con questa procedura che si chiama «conflitto d’attribuzione».
Bene. Come entra in scena «Panorama»?
Con la descrizione di una delle due telefonate in causa. Ne abbiamo riferito all’inizio. Si pone a questo punto prima di tutto la questione: come fa Panorama — ammesso che non abbia inventato — a sapere quello che sa? Le bobine non sono state neanche trascritte. Quindi: o la fonte è Napolitano o la fonte è Mancino oppure hanno parlato i magistrati (il procuratore generale di Palermo, dottor Messineo, esclude eccetera, Ingroia dice anche lui di essere istituzionale e di non potere né confermare né smentire) o infine è un giochetto dei servizi per tenere alta la tensione generale, obiettivo che lo spionaggio italiano persegue da sempre. Panorama è un settimanale di Berlusconi e questo induce il mondo a chiedersi: perché Berlusconi, adesso, vuole mettere nei guai Napolitano? Nessuno sa rispondere. È possibile che la direzione di Panorama agisca senza tener conto degli interessi del padrone? Il direttore Giorgio Mulè fece a suo tempo al Cav lo scherzetto di tirar fuori per primo le vicende del cerchio magico bossiano e delle imprese della signora Bossi. A Berlusconi non fece di sicuro piacere.
Napolitano?
Un comunicato durissimo, e carico di indignazione, in cui riecheggiano stilemi del vecchio Pci di Tatò-Berlinguer. «La pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter ricattare il Capo dello Stato è risibile. A chiunque abbia a cuore la difesa del corretto svolgimento della vita democratica spetta respingere ogni torbida manovra destabilizzante». Il presidente della Repubblica «non ha nulla da nascondere e terrà fede ai suoi doveri costituzionali». È in corso «una campagna di insinuazioni e di sospetti» e alle «tante manipolazioni si aggiungono così autentici falsi». «Quel che sta avvenendo, del resto, conferma l’assoluta obbiettività e correttezza della scelta compiuta dal Presidente della Repubblica di ricorrere alla Corte costituzionale a tutela non della sua persona ma delle prerogative proprie dell’istituzione». Le forze politiche hanno reagito nel modo previsto: Bersani e il Pdl difendono, Di Pietro attacca, chiedendo che Napolitano rinunci al giudizio della Corte e renda noti lui stesso i contenuti delle telefonate. Prevedibilissimo, tranne in un punto: saputo che il presidente — sempre secondo Panorama — parla male di lui, Di Pietro ha detto di volerci «bere su». «Non ci voleva un indovino per capire che due persone che si conoscono da 40 anni, al di là dell’ufficialità, parlandosi si lasciano andare ad apprezzamenti e valutazioni. Anche se mi ha mandato a quel paese, capisco, è una telefonata privata, ne prendo atto e ci bevo sopra».
da ALTRI MONDI.
Giorgio Napolitano ha affidato all’Avvocato Generale dello Stato l’incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato all’Avvocato Generale dello Stato l’incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione.
Alla determinazione di sollevare il conflitto, il Presidente Napolitano è pervenuto ritenendo “dovere del Presidente della Repubblica”, secondo l’insegnamento di Luigi Einaudi, “evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell’occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce”.
DA Notizia.
“Ho trovato indecenti alcune affermazioni nei confronti del presidente Napolitano perché tutti sanno che il Capo dello Stato non ha nessunissima ragione per difendersi personalmente; il presidente Napolitano sta ponendo un quesito alla Corte Costituzionale su un tema delicatissimo che riguarda il rapporto tra potere dello Stato e istituzioni. Credo che tutti quanti abbiamo interesse a vedere applicata la nostra Costituzione e quando c’è un dubbio è giusto che la Corte si esprima. Questo è il senso dell’iniziativa del Presidente, assolutamente da condividere. Voglio credere che il governo rifletta sulla proposta di abolire le festività civili perché è molto opinabile che il problema della produttività e della produzione possa essere affrontato in quei termini. Va ricordato inoltre che alcune festività sono il senso stesso di un Paese: è già un Paese demoralizzato, il nostro, sarà meglio non togliergli qualche tratto della sua fondamentale identità. Stiamo lavorando agli emendamenti s…
RIFORMA COSTITUZIONALE Testo unificato della 1ª Commissione Affari costituzionali del Senato della Repubblica “riforma del Parlamento e forma di governo”
RIFORMA COSTITUZIONALE
Testo unificato della 1ª Commissione Affari costituzionali del Senato della Repubblica “riforma del Parlamento e forma di governo” (24 e connessi) trasmesso all’Aula
REFERENDUM, dal dizionario Zingarelli
referèndum / refeˈrɛndum/
[lat., propr. ‘da riferire’, gerundivo nt. di refĕrre. V. referendario ☼ 1892]
s. m. inv.
1Istituto giuridico con cui il popolo è chiamato a pronunciarsi mediante votazione su questioni di interesse nazionale, spec. ad approvare o ad abrogare un atto normativo: indire un referendum | referendum abrogativo, che abroga una norma legislativa esistente | referendum manipolativo, che abroga alcune parti di una legge esistente in modo da modificarla | referendum consultivo, che ha lo scopo di consultare gli elettori su un determinato argomento | referendum propositivo, che ha per oggetto una proposta di legge.
2(est.) Consultazione di una particolare categoria di cittadini su una questione specifica: il sindacato ha indetto un referendum fra i lavoratori.
SFUMATURE ►plebiscito.
plebiscìto / plebiʃˈʃito/
[vc. dotta, lat.plebiscītu(m) ‘decisione del popolo’, comp. di plēbs, genit.plēbis ‘plebe’ e scītum ‘ordine’, part. pass. di scīscere ‘deliberare’, incoativo di scīre ‘sapere’. V. scibile ☼ sec. XIV]
s. m.
1Presso gli antichi Romani, deliberazione votata dall’assemblea della plebe.
2(dir.) Istituto con cui il popolo è chiamato ad approvare o disapprovare un fatto che riguarda la struttura dello Stato o del governo.
3(fig.) Consenso unanime: un vero plebiscito di consensi, di lodi.
SFUMATURE
plebiscito – referendum
Plebiscito, etimologicamente “consultazione della plebe”, è termine oggi poco usato per indicare l’espressione popolare del voto su un tema specifico, in particolare su una trasformazione che riguarda la struttura dello stato. Poiché in genere i plebisciti sono usati dai regimi autoritari per legittimarsi popolarmente e, per la manipolazione che quasi sempre li accompagna, danno luogo a un consenso pressoché unanime, il termine è oggi fortemente svalutato a vantaggio del concorrente referendum, che nell’attuale ordinamento costituzionale è lo strumento con cui i cittadini sono chiamati ad approvare o ad abrogare una legge o uno specifico atto normativo.
La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2012
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore
Le province tra abolizione e riforma – Newsletter – Quattrogatti.info
Per alcuni sono un’importante espressione di democrazia, per altri sono un carrozzone inutile e dispendioso, per altri ancora sono istituzioni utili ma da riformare. Quello sulle province è un dibattito che dura oramai da anni e che torna alla ribalta ogni volta che si parla di costi della politica, come in questo periodo. In questa presentazione chiariamo alcuni degli aspetti centrali della questione delle province – a partire da cosa fanno e quanto costano – e facciamo il punto sul dibattito in corso e sugli ultimi sviluppi nel riordino di questo ente.
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La redazione di quattrogatti.info
introdotto nella Costituzione, nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea, il principio dell’equilibrio delle entrate e delle spese, il cosiddetto “pareggio di bilancio”
Introdotto il principio del “pareggio di bilancio” nella Carta Costituzionale :
Entra in vigore l’8.5.2012 il pareggio di bilancio.
Con legge costituzionale 20 aprile 2012, n.1 (pubblicata sulla G.U. n. 95 del 23 aprile 2012)
è stato introdotto nella Costituzione, nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea, il principio dell’equilibrio delle entrate e delle spese, il cosiddetto “pareggio di bilancio”. Avendo raggiunto il quorum dei due terzi dei componenti nella seconda votazione, sia alla Camera, sia al Senato, la modifica costituzionale non potrà essere sottoposta a referendum popolare. (Legge costituzionale n. 1/2012, G.U. n. 95 del 24.4.2012)
Riforme costituzionali, al via l’esame del testo. Voto entro maggio | T-Mag | il magazine di Tecnè
Riforme costituzionali, al via l’esame del testo. Voto entro maggio
E’ stato presentato, in Commissione Affari costituzionali, il testo unico della riforma delle istituzioni che recepisce gli accordi dei partiti di maggioranza. Il testo prevede la modifica di 10 articoli della Costituzione, l’obiettivo della Commissione è quello di finire entro metà maggio con voto dell’Aula sempre entro maggio. Scelto come relatore per il testo unico, il presidente della Commissione Carlo Vizzini, che ha già definito un calendario. La discussione, ha stabilito, inizierà già da domani.
da Riforme costituzionali, al via l’esame del testo. Voto entro maggio | T-Mag | il magazine di Tecnè.
se questo grossolano e disgustoso insulto di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configuri il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato
esposto alla Procura
per sapere se questo grossolano e disgustoso insulto di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configuri il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato
In diritto penale si parla di vilipendio (dal latino vilipendere, composto da vilis, vile, e pendere, stimare: considerare vile) in riferimento ad alcuni reati che consistono in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti (particolarmente le istituzioni dello Stato)
Le fattispecie individuabili nel codice penale italiano sono:
- Vilipendio del presidente della Repubblica (art. 278): Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni
Documentazione:
ALBINO (Bergamo), festa “Berghem Frecc” 30 dicembre 2011 - Insulti, fischi e grevi ironie contro il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica” (con il segno del dito): è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli.
“Il presidente della Repubblica – ha detto Umberto Bossi – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.
Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo” (si tratta di una minaccia ritorsiva?).
Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini napoletane di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.











