Archivi categoria: Diritto Penale
RAPPORTO SULLA CRIMINALITA’, Ministero dell’Interno, dati al 2006
Relazione finale del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali, Mario Mauro, Valerio Onida, Gaetano Quagliariello, Luciano Violante, 12 aprile 2013
Regione Lombardia, Bando “Azioni orientate verso l’educazione alla legalità”
Regione Lombardia, con decreto 11568 del 6/12/2012, pubblicato sul B.U.R.L., serie ordinaria, n. 50, del 12/12/2012, ha emanato il bando per l’assegnazione di finanziamenti per la realizzazione di iniziative di interesse regionale in materia di educazione alla legalità di cui alla legge regionale 14 febbraio 2011, n. 2: “Azioni orientate verso l’educazione alla legalità” .
tutta la scheda qui CSV – Centro servizi del volontariato di como – Bando “Azioni orientate verso l’educazione alla legalità”.
LA ZONA GRIGIA DELLA LEGALITA’, giornata di studio alla Università di Milano Bicocca, giovedì 7 febbraio 2013. Relatori: Sergio Tramma, Nando Dalla Chiesa, Armando Spataro, don Luigi Ciotti, Piergiorgio Reggio, Alessandro Cavallo, Girolamo Lo Verso, Stefania Pellegrini, Graziano Gorla
Processo a Silvio Berlusconi (caso Ruby)
Alessandro Sallusti: la Legge sarà uguale per tutti?
è pubblicato il Ricorso per conflitto di attribuzione 26 settembre 2012 n. 4:Ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato
Conflitto attribuzione tra poteri dello Stato
In G.U. n. 39 del 3-10-2012 è pubblicato il Ricorso per conflitto di attribuzione 26 settembre 2012 n. 4:Ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (merito) depositato in cancelleria il 26 settembre 2012 (del Presidente della Repubblica). Presidente della Repubblica – Immunita’ – “Attivita’ di intercettazione telefonica, svolta nell’ambito di un procedimento penale pendente dinanzi alla Procura della Repubblica di Palermo, effettuata su utenza di altra persona nell’ambito della quale sono state captate conversazioni del Presidente della Repubblica” – Ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Presidente della Repubblica…..
Le funzioni del Presidente della Repubblica sono strettamente connesse e vanno interpretate con il ruolo, che la Costituzione gli attribuisce, di Capo dello Stato, rappresentante dell'unita' nazionale. La sottrazione del Presidente della Repubblica alla responsabilita' anche politica e' stabilita in funzione di tale ruolo e non certo per escludere la «politicita'» della sua azione diretta
ad assicurare in modo imparziale, insieme agli altri organi di
garanzia, il corretto funzionamento del sistema istituzionale e la
tutela degli interessi permanenti della Nazione .
Deve, in conclusione, ribadirsi che la sfera di immunita' che la
Costituzione riserva al Capo dello Stato non costituisce un
inammissibile privilegio, legato ad esperienze ormai definitivamente
superate. Al contrario, le prerogative che la Costituzione
attribuisce al Capo dello Stato sono strettamente funzionali agli
altissimi compiti che e' chiamato a sostenere nell'espletamento della
citata funzione di garanzia complessiva del corretto andamento del
sistema che egli esercita, mantenendo, appunto, l'unita' della
Nazione. E' del tutto evidente che, nell'espletamento di questi
compiti, al Presidente della Repubblica deve essere assicurato il
massimo di liberta' di azione e di riservatezza, appunto perche'
alcune attivita' che egli pone in essere, e certamente non poco
significative, non hanno un carattere formalizzato.
tutta la sentenza qui Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Il Senato ha approvato il ddl recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”
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Caso Sallusti – Ma quale reato d’opinione? Punita la menzogna, articolo di Bruno Tinti, | dk53news
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Riassumo le frasi ritenute diffamatorie: “Il giudice ordina l’aborto… decretando l’aborto coattivo… qui ci si erge a far fuori un piccolino e straziare una ragazzina…”. Ora, criticare anche aspramente la legge sull’aborto e dire che la sua applicazione conduce all’assassinio è assolutamente legittimo. Quello che non si può fare è falsificare i fatti. Perché il giudice, nessuno ne ha scritto finora e questo mi indigna non poco,non ordinò affatto l’aborto coattivo. Semplicemente applicò l’art. 12 della legge 194/78: se la donna è di età inferiore a 18 anni, per l’aborto è richiesto l’assenso di chi esercita la potestà o la tutela… Nei primi 90 giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione di queste persone; oppure se queste rifiutano l’assenso o esprimono pareri discordanti (bel problema, vero?), medico e struttura societaria fanno una relazione e il giudice decide. La frase esatta è: “Tenuto conto della volontà della donna, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli… può autorizzare l’aborto.” Non imporre, autorizzare;rendere esecutiva la volontà della donna. È del tutto evidente che, secondo la legge, la volontà di una ragazzina di 13 anni non ha molte possibilità di esprimersi liberamente; madre e padre e tutto l’ambiente che la circonda condizioneranno la sua giovane mente; e la paura di restare sola e senza aiuto farà il resto. Sicché è ovvio che la tredicenne in questione abbia espresso al giudice una decisione che difficilmente può considerarsi autonoma. D’altra parte come può essere diverso per una tredicenne? E queste cose ben avrebbero potuto essere spiegate dal giornalista e/o da Sallusti. Ma non l’hanno fatto. Hanno invece mentito: hanno detto che il giudice aveva decretato l’aborto coattivo, il che significa contro la volontà della ragazzina, comunque formatasi. Che è falso. Il giudice prese atto della sua volontà e applicò la legge. Cosa altro avrebbe dovuto fare: imporle la prosecuzione della gravidanza? Scrivere quello che è stato scritto significa dire che il giudice ha compiuto un atto illecito, impietoso, criminale, barbaro. Non si può. Scrivere questo non è un reato di opinione, è una falsità. Ecco perché è stato giusto condannare Sallusti.
Caso Sallusti – Ma quale reato d’opinione? Punita la menzogna (di Bruno Tinti) | dk53news.
Diffamazione, articolo 595 del Codice penale. Ancora su #Farina e #Sallusti
Chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione è punito con …
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato la pena è …
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa la pena è …
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ebbene:
tutto questo vale per chiunque, ma non dovrebbe valere per #Farina e per #Sallusti
Almeno a leggere la canea degli articoli dei giornalisti che scrivono di “casta” solo quando parlano dei politici
Chiara Scivoletto, Sistema penale e minori, Carocci, 2012
Sistema penale e minori
EDIZIONE: 2012
COLLANA: CAROCCIFABER Il servizio sociale (128)
ISBN: 9788874666164
- Pagine 144
- Prezzo€ 128,00
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In breve
IL FENOMENO DELLA CORRUZIONE IN ITALIA CORTE DEI CONTI – INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO 2012
CRISTINA BARTOLINI – LA MESSA ALLA PROVA DEL MINORE
LA MESSA ALLA PROVA DEL MINORE
Art. 28 d.P.R 448/1988
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GIUSTIZIA, GOVERNO MONTI/NAPOLITANO E PDL (partito delle LORO libertà)
L’altro giorno la ministra della Giustizia, Paola Severino, ha incontrato Bersani e Casini, ma non Alfano, per discutere della legge anticorruzione e della responsabilità civile dei magistrati. Alfano, risentito, ieri ha fatto sapere con una dichiarazione tra virgolette che i tecnici del Pdl sono pronti a incontrare a loro volta la Severino. Tanto per ricordaglielo: il disegno di legge anticorruzione è stato presentato dal governo Berlusconi, Bersani vorrebbe modificarlo e il Pdl non è d’accordo. La responsabilità civile dei magistrati (se il giudice sbaglia, paga) è stata introdotta alla Camera con un emendamento leghista alla legge comunitaria. Il Pd è contrarissimo, il governo non è d’accordo ma il Pdl non sente ragioni. Su questo punto il rifiuto di ieri di Alfano ha un significato chiaro: i giudici devono rispondere di quello che fanno
APERTURA ANNO GIUDIZIARIO 2012
- Relazione sull’amministrazione della giustizia nel 2011 del Primo Presidente della Corte di Cassazione
- Intervento sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2011 del Procuratore Generale della Corte di Cassazione
- Relazione sull’amministrazione della giustizia amministrativa per l’anno 2012 del Presidente del Consiglio di Stato
interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri
DECRETO SUL SOVRAFFOLLAMENTO DELLE CARCERI
Umberto Bossi della Lega Nord Insulta pubblicamente il Presidente della Repubblica. Firma affinchè qualche Procura della Repubblica verifichi se è stato commesso il reato di vilipendio

esposto alle Procure della Repubblica
per sapere se i grossolani e disgustosi insulti di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configurino il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato.
In diritto penale si parla di vilipendio (dal latino vilipendere, composto da vilis, vile, e pendere, stimare: considerare vile) in riferimento ad alcuni reati che consistono in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti (particolarmente le istituzioni dello Stato)
Fra i tipi di reato individuabili nel codice penale italiano c’è il :
Vilipendio del presidente della Repubblica (art. 278): Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni
Documentazione sui fatti:
ALBINO (Bergamo), festa “Berghem Frecc” 30 dicembre 2011 – Insulti, fischi e grevi ironie contro il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica” (con il segno del dito): è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli.
“Il presidente della Repubblica – ha detto Umberto Bossi – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.
Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo” (si tratta di una minaccia ritorsiva?).
Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini napoletane di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.
PER FIRMARE LA PETIZIONE VAI A:
se questo grossolano e disgustoso insulto di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configuri il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato
esposto alla Procura
per sapere se questo grossolano e disgustoso insulto di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configuri il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato
In diritto penale si parla di vilipendio (dal latino vilipendere, composto da vilis, vile, e pendere, stimare: considerare vile) in riferimento ad alcuni reati che consistono in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti (particolarmente le istituzioni dello Stato)
Le fattispecie individuabili nel codice penale italiano sono:
- Vilipendio del presidente della Repubblica (art. 278): Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni
ALBINO (Bergamo), festa “Berghem Frecc” 30 dicembre 2011 - Insulti, fischi e grevi ironie contro il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica” (con il segno del dito): è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli.
“Il presidente della Repubblica – ha detto Umberto Bossi – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.
Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo” (si tratta di una minaccia ritorsiva?).
Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini napoletane di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.
IL MINORE AUTORE E VITTIMA DI REATO, Gilda Scardaccione (a cura di) , FrancoAngeli
Gilda Scardaccione (a cura di)
IL MINORE AUTORE E VITTIMA DI REATO Competenze professionali, principi di tutela e nuovi spazi operativi
Diritto dei servizi sociali e diritto minorile: il nuovo Manuale legale per l’assistente sociale, di Massimiliano Gioncada – Maggioli editore
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Maltrattamenti in famiglia, ovvero il sottile confine tra piacere e reato
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Coppie di tutto il mondo, d’ora in avanti, attenzione ai rapporti sadomaso: dal piacere al reato, il passo è breve.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (sentenzan. 39228 del 2011) specificando che in questo genere di rapporti la donna, anche se non è in un atteggiamento di remissione nei confronti del partner, e’ sempre “in una situazione di debolezza e fragilità” rispetto a lui.
Pertanto, per l’uomo, può configurarsi il reato di maltrattamenti in famiglia di cui all’art. 572 codice penale.
La suprema Corte ha così confermato una condanna inflitta a un 60enne che aveva costretto sua moglie a “rapporti di tipo sadomasochista con molteplici inversioni di ruolo“. La donna aveva inizialmente accettato quel tipo di rapporti, ma poi aveva denunciato il marito, accusandolo di maltrattamenti continui, non condivisi e mai accettati dalla stessa.
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intera scheda qui: Maltrattamenti in famiglia, ovvero il sottile confine tra piacere e reato.
Che cos’è la legge Reale?, Non sarebbe il caso di procedere a un inasprimento generale?, da ALTRI MONDI di Giorgio Dell’Arti
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Che cos’è la legge Reale?
Nel 1975 il ministro della Giustizia, Oronzo Reale, repubblicano, fece approvare questa legge (la 172/1975), intitolata «Disposizioni a tutela dell’ordine pubblico» in cui si stabiliva il diritto delle forze dell’ordine a fare impiego delle armi, qualora ne ravvisassero la necessità, estendendolo anche ai casi di ordine pubblico; a fermare o arrestare preventivamente anche in assenza di flagranza di reato, di fatto permettendo un fermo preventivo di 96 ore entro le quali l’autorità giudiziaria avrebbe dovuto convalidare il provvedimento; normava infine l’uso del casco e di altri elementi potenzialmente atti a non rendere riconoscibili i cittadini. Quest’ultimo punto, contenuto nell’articolo 5, venne poi eliminato. Contro la legge fu organizzato un referendum, ma gli italiani respinsero l’idea di abrogarla. E infatti è in vigore. Solo è caduta in disuso e per resuscitarla ci vuole un atto politico. È comunque giusto discuterne in Parlamento, dato che non siamo più nel 1975 e gli incidenti di Roma, fino a prova contraria, non stanno riaprendo la stagione del terrorismo.
Non sarebbe il caso di procedere a un inasprimento generale?
Bisogna stare attenti a non perdere la testa, a non squilibrarsi nell’altro senso, passando dal lassismo attuale a un giro di vite eccessivo e fuori luogo. Del resto, è questo il rischio che si corre quando si legifera in stato di necessità o sotto la spinta di un’emozione o di uno spavento. Modo di procedere che da noi purtroppo è la regola.
Come funziona la cosa all’estero?
Nessuno ha in mano la bacchetta magica capace di escludere in modo assoluto qualunque incidente. E tuttavia americani, tedeschi, francesi e inglesi sembrano meglio attrezzati di noi, specialmente nella fase preventiva. A Zuccotti Park (Usa) qualunque violazione della legge viene punita all’istante (da noi invece si lasciano impunemente occupare i binari da parte dei manifestanti), gli agenti, carichi di manganelli e manette, sono piazzati a pochi metri dagli indignati, il parco e gli eventuali cortei sono costantemente monitorati da torrette mobili bianche capaci di sollevarsi a decine di metri d’altezza, e far fotografie e ascoltare i discorsi. I poliziotti inglesi hanno il potere di perquisire e di fermare senza il mandato del giudice, il quale può emettere provvedimenti restrittivi nei confronti dei noti professionisti del disordine. In Francia la polizia procede a stretto contatto con gli organizzatori e interviene con decisione se sospetta un pericolo. In Germania è vietatissimo partecipare a un corteo col volto coperto o rendendosi irriconoscibili. Niente armi difensive, tipo i caschi. Sono ammesse le visite preventive alle teste calde, a cui si può proibire di partecipare a una manifestazione. In certi casi si può arrestare qualcuno in anticipo.
…
DA ALTRI MONDI.
«Abbiamo visto» ha proseguito il ministro «nuove forme di terrorismo: un terrorismo urbano», «con la volontà di ricreare l’incidente avvenuto a Genova». «C’era l’intenzione di assaltare le sedi istituzionali della Repubblica, in primo luogo Camera e Senato», Ministero Dell’Interno – Notizie
«Sabato pomeriggio la cieca violenza di 3 mila delinquenti incappucciati ha oscurato la protesta di migliaia di persone che volevano solo manifestare pacificamente». Il ministro dell’Interno Maroni, nella sua informativa al Senato, è intervenuto sugli scontri avvenuti a Roma nel corso della manifestazione degli ‘Indignados’. «Scene di guerriglia urbana hanno prevalso su cortei e slogan di una generazione preoccupata per il proprio futuro».
«Abbiamo visto» ha proseguito il ministro «nuove forme di terrorismo: un terrorismo urbano», «con la volontà di ricreare l’incidente avvenuto a Genova». «C’era l’intenzione di assaltare le sedi istituzionali della Repubblica, in primo luogo Camera e Senato».
Il responsabile del Viminale, prima di riferire su fatti e numeri legati agli incidenti ha ringraziato il prefetto e il questore di Roma e tutte Forze dell’Ordine che sono state impegante nei servizi nella capitale. «E’ solo grazie alle Forze ordine che si è impedito che ci scappasse il morto».
«E’ destituito di ogni fondamento il fatto che non si sia fatto abbastanza sul fronte della prevenzione», ha detto Maroni aggiungendo che «i vertici delle Forze dell’ordine e dei Servizi mi hanno confermato che le informazioni le avevano tutte, ma le norme delle attuali leggi non consentono azioni preventive nei confronti di chi è sospettato di voler partecipare a incidenti di piazza». E’ per questo che «proporrò al Parlamento nuove misure legislative per consentire alle Forze dell’ordine di intervenire con azioni di prevenzione».
Tra i numeri presentati dal ministro, complessivamente in 24 ore sono state impiegate 3.000 unità tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, coordinate da 107 funzionari della Polizia di Stato. Sono stati registrati danni a beni pubblici e privati pari a circa 5 milioni di euro. 80 mila gli Indignati che, pacificamente, hanno tentato di manifestare la loro protesta. Feriti 105 operatori delle forze di polizia e 35 manifestanti.
Wikipedia: i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni, Comunicato 4 ottobre 2011
Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Il Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., così modificato (vedi p. 24), alla lettera a) del comma 29 recita:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto —indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
Articolo 27
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.
Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
Gli utenti di Wikipedia
Ancora una legge basata sul conflitto di interesse: Processo lungo: il testo approvato dal Senato :: Diritto & Diritti
Si riporta il testo dell’emendamento 1.1000 presentato dal Governo e interamente sostitutivo del disegno di legge, nella versione approvata in Commissione.
Sull’emendamento del Governo è stata posta la questione di fiducia il 28 luglio, votata il 29 luglio (160 voti favorevoli e 139 contrari). Il testo passa ora alla Camera.
da Processo lungo: il testo approvato dal Senato :: Diritto & Diritti.
Erba di casa mia: coltivare marijuana sul balcone è legale | Blitz quotidiano
una sentenza della Cassazione ha sdoganato il “pollice verde” di tantissimi consumatori di cannabis. Secondo i giudici della Cassazione, la coltivazione di una piantina di marijuana “non ha alcuna portata offensiva”.
I coltivatori improvvisati di “erba” potranno abbandonare coperture improbabili e serre arrangiate, ed esibire sul terrazzo di caso la loro piantina anche quando germoglia senza preoccuparsi di essere fotografati e scoperti dalle forze dell’ordine.
I giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso con il quale il procuratore generale della Corte di Appello di Catanzaro ha protestato contro l’assoluzione di un ragazzo di 23 anni sorpreso con una piantina di “maria” sul balcone della sua abitazione a Scalea (Cosenza). i giudici hanno di fatto ribaltato la giurisprudenza tradizionale, secondo la quale deve essere sempre punita la coltivazione di sostanza stupefacente.
In particolare la Cassazione ha fatto riferimento a un principio giuridico che “sebbene timidamente ha già” fatto capolino nella giurisprudenza di merito e di legittimità, tira in ballo la necessità che il possesso limitato di piante o principi droganti sia in grado di procurare danni.
Dunque, quando la “modestia dell’attività posta in essere” – è scritto nella sentenza – emerge da circostanze oggettive di fatto, come in questo caso la coltivazione di una piantina in un piccolo vaso sul terrazzo di casa con un principio attivo di mg 16, il comportamento dell’imputato deve essere ritenuto del tutto inoffensivo e non punibile anche in presenza di specifiche norme di segno contrario.
In conclusione, ha osservato la Cassazione, non solo non è punibile alcun comportamento non previsto dalla legge come reato, ma non è punibile nemmeno il reato che non procura danni a nessuno: in altre parole “nullum crimen sine lege” ma anche “nullum crimen sine iniuria”.
29 giugno 2011
da Erba di casa mia: coltivare marijuana sul balcone è legale | Blitz quotidiano.
si è dimesso l’assessore alla Sanità Caterina Ferrero
L’assessore alla Tutela della salute e Sanità, Edilizia sanitaria, Politiche sociali e Politiche per la famiglia della Regione Piemonte Caterina Ferrero si è dimessa dalla carica di assessore regionale. A darne notizia, ieri, nel tardo pomeriggio, il presidente della Regione Roberto Cota. In una nota, il presidente ha precisato “di aver accettato le dimissioni di Ferrero che, il 27 maggio scorso, aveva già rimesso tutte le sue deleghe, che avevo assunto io”. Nella mattinata di ieri, fa sapere la Regione, “la Procura di Torino aveva disposto nei confronti di Caterina Ferrero gli arresti domiciliari con l’accusa di turbativa d’asta”.
I costi della paura e i costi della sicurezza, due giorni di incontri e confronti sui temi dei diritti di cittadinanza, Casa della carità, facoltà di sociologia, associazione Avvocati per niente, Auditorium Università Milano Bicocca, Via Vizzola 5, Milano, 13 e 15 maggio 2011
Il perché del convegno
Uno sguardo agli avvenimenti contemporanei mostra una società in crisi dove sono venute meno ideologie forti e sistemi valoriali aggreganti e stanno emergendo, sulla crisi dello stato-nazione, forme di denazionalizzazione che destabilizzano le forme e i contenuti, che erano sino ad ieri familiari, delle società, delle economie e dei governi.
E’ una situazione caotica dove le diversità aumentano e si fanno più complesse e dove, quindi, per orientarsi, diventa cruciale una sorta di mediazione tra vecchi e nuovi ordini sociali come anche tra le rispettive culture di riferimento che, a loro volta, rimandano alla questione delle scelte etiche.
Ci si trova di fronte ad un mondo, con particolare riferimento alle società occidentali, nel quale è dominante una visione dualistica degli opposti e che, per ciò stesso, rende gli individui, i gruppi e le comunità unilaterali, parziali e inconsapevoli del lato negativo che viene vissuto come qualcosa di estraneo, da eliminare con ogni mezzo perchè minaccia la sicurezza delle coscienze. Bisogna quindi sbarazzarsene attraverso la proiezione del negativo sugli estranei da noi, ancora meglio se questi estranei hanno una pelle di colore diverso o sono diversi per etnia, razza, religione, nazione, genere, handicap fisico o psichico, classe sociale o qualsiasi altra differenza in quanto comunque manifestazione di una scissione.
La diversità ha in sé qualcosa che ci inquieta, che forse ci infastidisce e che spesso ci appare pericoloso così da portarci ad assumere atteggiamenti di intolleranza che ci spingono a discriminare chi non appartiene al nostro ambito familiare e che qualifichiamo come diverso da noi: migranti, neri, omosessuali, handicappati, mendicanti, zingari, pazienti psichiatrici, clandestini, senza fissa dimora, tossicodipendenti, omosessuali, donne abbandonate, minori soli, detenuti, disoccupati e così via. Tutte figure concrete di altri da noi che abbiamo interiorizzato come dei doppi malevoli in cui mettiamo la nostra parte distruttiva che, quando prende il sopravvento, scatena fantasmi non più controllabili che ci troviamo a perseguitare fuori di noi, nella vita quotidiana.
La paura della diversità sembra manifestarsi con maggiore forza soprattutto nei contesti urbani contemporanei proprio là dove le politiche locali assumono sempre più la forma di politiche della sicurezza che, intendendo rispondere a quelli che sembrano essere i bisogni più impellenti della collettività, istillano in realtà nei cittadini disorientamenti e angosce che producono la sensazione di non essere più in grado di affrontare i conflitti quotidiani. Si instaura così un circolo vizioso tra paura e ricerca di sicurezza dove la soluzione risulta essere l’umiliazione degli altri, considerati estranei e non cittadini.
Occorre allora mettere in atto valide strategie attraverso le quali riconoscere le diversità di modo che queste possano diventare valore aggiunto e non ostacolo alle dinamiche trasformative delle comunità e delle organizzazioni. Accettare la diversità è un percorso che spesso contrasta con il senso comune delle persone che sono portate a riconoscere i propri simili e non gli estranei, ma gestire la diversità sta anche diventando la sfida cruciale attraverso la quale organizzazioni, servizi e istituzioni potranno crescere e svilupparsi creativamente, se saranno in grado di non rinchiudersi nei propri confini.
Il convegno intende affrontare la questione dei costi sociali della paura e della sicurezza, proprio a partire dai casi concreti che tutti i giorni servizi e istituzioni si trovano davanti, per riflettere insieme sulle possibili strategie di intervento, ma soprattutto per riuscire a declinare una nuova cittadinanza che si debba fondare su diritti effettivamente agiti e non solo formalmente dichiarati.
Dai casi, che i gruppi di lavoro (casa e territorio; minori; persone migranti; salute mentale e contenzione; lavoro e fasce deboli; carcere e CIE; salute e servizi, ai quali si aggiunge il gruppo di lavoro riguardante linguaggi e comunicazione) esamineranno, si dovrà passare alla valutazione dell’efficacia di quei diritti di cittadinanza che sottostanno alle prassi considerate, di modo che la promozione di una cittadinanza attiva possa concretizzarsi in una società decente e civile, nella consapevolezza che le trasformazioni significative, se non adeguatamente accompagnate nel tempo e condivise, possono dare effetti indesiderati o addirittura controproducenti.













