Censimento Personale degli Enti Locali Pubblicazioni 2010

Censimento Personale degli Enti Locali

Pubblicazioni 2010

Pubblicazione dei dati relativi al Censimento generale del personale in servizio presso gli enti locali (Dati aggiornati al 31 dicembre 2010).

da: Ministero dell’Interno – Censimento.


Gestioni associate, in consiglio regionale della Lombardia la bozza di legge , Anci Lombardia

 

Gestioni associate, in consiglio regionale la bozza di legge
Il testo licenziato dalla commissione andrà in consiglio regionale il 20, 21, 22 dicembre.

 

IN ALLEGATO: il testo del pdl 0130.
Il collegato alla finanziaria contiene importanti modifiche sulle gestioni associate. In particolare, la Regione interviene sui limiti demografici minimi, riportandoli a 5000 abitanti o al quadruplo del Comune più piccolo in pianura, e 3000 abitanti o il quadruplo del più piccolo in montagna.
La legge prevede anche deroghe ai limiti sopracitati, se opportunamente motivate.
Vengono inoltre confermate le incentivazioni alle Comunità montane e alle unioni esistenti a settembre 2011, prima dell’entrata in vigore dell’articolo 16 della manovra estiva. Abolito invece il raddoppio del contributo per le unioni comprendenti comuni a svantaggio medio-elevato.
ANCI Lombardia parteciperà inotre al tavolo tecnico che la Regione aprirà per definire ambiti e forme delle gestioni associate future. “Siamo ovviamente più che disponibili a collaborare nei prossimi mesi con la Regione – conclude Cavazzini -. Riteniamo che al tavolo dei lavori dovrà essere affrontato anche il tema, oggi ancora non risolto, dei finanziamenti alle forme associative nuove, e in particolare alle unioni di Comuni e alle convenzioni qualificate che si formeranno da qui in avanti”.

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Allegati
Il testo del pdl 0130



Regione Lombardia: Legge sui piccoli Comuni, ricorso alla Consulta

Legge sui piccoli Comuni, Regione ricorre alla Consulta

Regione Lombardia ricorrerà alla Corte Costituzionale contro l’articolo 16 della legge 148 del 14 settembre 2011, che obbliga i Comuni a gestire servizi e funzioni fondamentali in modo associato con un minimo di 10.000 abitanti. Cosa piuttosto difficile in una Regione come la Lombardia, che conta 1088 piccoli Comuni (con meno di 5000 abitanti)

da: http://www.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=News&childpagename=Regione%2FDetail&p=1213472278351&pagename=RGNWrapper&cid=1213472278351


ISTAT – Entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)

ISTAT – Entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)

Tavola 1 – Entrate Comuni definitivi anno 2008

Tavola 2 – Spese Comuni definitivi anno 2008

Tavola 3a – Analisi spese correnti Comuni definitivi anno 2008

Tavola 3b – Analisi spese in conto capitale Comuni definitivi anno 2008

Tavola 4 – Entrate Province definitivi anno 2008

Tavola 5 – Spese Province definitivi anno 2008

Tavola 6a – Analisi spese correnti Province definitivi anno 2008

Tavola 6b – Analisi spese in conto capitale Province definitivi anno 2008

Tavola 7 – Entrate delle Regioni e province autonome anno 2008

Tavola 8 – Spese delle Regioni e province autonome anno 2008

ISTAT – Entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)


Ancora sulla riduzione del numero dei Comuni di Antonio Cortese

Ancora sulla riduzione del numero dei Comuni
di 
La nuova realtà istituzionale (le Unioni di Comuni) non ha sin qui prodotto risultati incoraggianti…


Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Avviso pubblico per la presentazione di progetti sperimentali da parte dei Comuni nei settori dell’’inclusione sociale e del contrasto alla povertà, della tutela dell’infanzia, dell’invecchiamento attivo, della non autosufficienza

Emanato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali un Avviso pubblico per la presentazione di progetti sperimentali da parte dei Comuni nei settori dell’’inclusione sociale e del contrasto alla povertà, della tutela dell’infanzia, dell’invecchiamento attivo, della non autosufficienza. Le risorse destinate al finanziamento dei progetti ammontano a 450.000 euro. I Comuni potranno presentare domanda, sia in forma singola che associata, con le modalità descritte nello stesso Avviso, entro le ore 12.00 del 30 novembre 2011; i progetti dovranno prevedere il coinvolgimento di Enti appartenenti al terzo settore ed essere sperimentali ed i Comuni dovranno co-finanziare almeno il 20% dell’ammontare del progetto.


Integrazione e localizzazione delle Politiche sociali: analizzare il ruolo dei territori come punto di convergenza di programmi e di servizi diversi, di Antonio Bellicoso

Integrazione e localizzazione delle Politiche sociali: analizzare il ruolo dei territori come punto di convergenza di programmi e di servizi diversi

di Antonio Bellicoso (*)

La legislazione recente fa riferimento al “territorio” come attore delle politiche, come spazio ove circolano problemi e risorse con le quali le politiche si confrontano dando vita ad un terreno d’integrazione delle politiche stesse. Affinché i servizi “siano” (attivamente) nel territorio, lo attivino e lo trasformino, essi stessi devono a loro volta attivarsi, ridefinirsi e trasformarsi.  I confini tra il territorio e i servizi devono essere più vicini al concetto di “frontiera” che a quello di “confine” di Barth. Deve realizzarsi uno spazio, che inizialmente a livello fisico c’è già, terra di accesso per entrambi (territorio e servizio) prima ed incontro dopo. Il confronto che ne seguirà darà luogo alla graduale estensione di questo spazio sotto il profilo “sociale” che all’origine era “frontiera. L’apertura reciproca consentirà la possibilità di attivare l’interazione e di definire da ambo i lati, tra interno ed esterno una sorta di propria identità, anzi, se collettiva, meglio. Senza voler disturbare Bauman, l’identità è un processo di costruzione, definizione e ridefinizione a cui le due entità non possono sottrarsi. Se tra i due soggetti (territorio e servizi) ci servissimo di un paio di muratori, un architetto, un ingegnere ed un urbanista “invisibili” per commissionare loro la realizzazione di un progetto volto a costruire un “ponte” che sia in grado di unire i due spazi, avremmo già avviato forse, un’opera di integrazione capace e pronta di generare connessioni, scambi, reti e quant’altro di necessario per favorire una comunicazione circolare, senza voler scomodare Watzlawick quando questi per l’appunto faceva riferimento alle caratteristiche della comunicazione “circolare” e in particolare ai cinque assiomi della comunicazione umana. Se pensiamo al processo di riforma della Pubblica Amministrazione che investe gli Enti Territoriali della funzione di programmare lo sviluppo locale; se pensiamo allo schema di sviluppo dello spazio europeo e allo stesso Legislatore italiano, ci vien d’obbligo constatare che le istituzioni territoriali hanno oggi il compito di analizzare, pianificare, programmare e gestire il processo di trasformazione del territorio, inteso come “spazio pensato”. Il concetto chiave è che bisogna costruire per il “divenire” di un territorio e per far “divenire” un territorio bisogna saperlo leggere, decodificare, interpretare al fine di promuovere e “governare” quel “divenire” secondo strategie di sviluppo condivise fra i vari attori, siano essi pubblici, siano essi non pubblici. Cos è un sistema locale se non il complesso delle relazioni sociali, economiche, istituzionali, urbane, ecc., sedimentate e strutturate nel tempo e nello spazio, tra gli attori sopramenzionati sul territorio stesso?

Ciò per significare che non c’è scollamento tra un sistema ambientale e un sistema sociale. Se il territorio è “pensato” in termini di spazio, vorrà dire che ogni azione umana può modificare il sistema di relazioni preesistente, o no? Certo che sì! Tornando al concetto di “ponte”, l’integrazione di un servizio evoca parole quali “accessibilità”, “soglia”, “spazi”, “pratiche”, ecc. Alla luce di quanto sopra finora riportato, potremmo cominciare a definire in modo più chiaro e marcato che il territorio può essere definito come il contesto sociale che circonda il servizio, luogo fisico e sociale “pensato” che produce socialità, relazioni. D’altro canto, cosa sono i servizi se non relazioni che producono relazioni? Il servizio è costituito di relazioni e la sua azione di fatto è “interazione” e l’interazione è costituita da comunicazioni, interscambi e legami sociali. Per estremizzare si può forse meglio definire i servizi come flussi di interazioni. I servizi, soprattutto quelli dell’assistenza sociale non creerebbero relazioni, flussi e quant’altro se la loro unica preoccupazione fosse quella di somministrare colloqui o prestazioni codificate in un contesto spaziale “modello attuale” nella stragrande maggioranza dei luoghi ove si fornisce la “prestazione” su “richiesta” dell’utente (eh si, perché nell’antiquato modello di interazione operatore – utente, il primo non da’, se il secondo non chiede), in un ambiente artificioso con un setting rigido dove il modello di comunicazione, per ridisturbare Watzlawick (d’altro canto, questi nel campo della comunicazione equivale al Polanyi degli accostamenti con il welfare), è di tipo “up-down”. I servizi devono, lo si diceva prima, ridefinirsi, riadattarsi, trasformarsi. Il servizio integrato con il territorio è il servizio che invece di “dare” e di sentirsi “chiedere”, costruisce insieme a….e con…. Se per territorio si vuole intendere quanto sopra descritto e per servizi quanto illustrato, allora, forse, abbiamo motivo di pensare e di credere che nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali, il territorio può, anzi deve essere considerato ed inteso a tutti gli effetti, un punto di convergenza di programmi e di servizi diversi. Un esempio duplice documentabile di territorio che funge da punto di convergenza in tal senso è costituito da un lato dall’eseperienza delle ludoteche del Comune di Napoli e dall’altro dalla cooperativa Olinda ubicata presso l’area dell’ex manicomio Paolo Pini a Milano. A Napoli, così come a Milano, lo spazio, sia esso fisico sia esso sociale, viene offerto e utilizzato per proporre e attivare non interventi tradizionalmente concepiti dai servizi di vecchio stampo, ma processi e flussi di interazioni i cui protagonisti non sono solo gli utenti considerati finali di una volta, cioè i bisognosi dell’intervento, e non solo gli operatori coinvolti in prima persona, ma il territorio medesimo che in questo caso può fungere da destinatario finale, poiché tutte le parti in gioco (persone, operatori, istituzioni, municipalità, ecc.) si arricchiscono. Il servizio che apre i propri confini di frontiera dell’interno e mediante il “ponte” si estende all’esterno dando vita ad un processo interattivo di mescolanze, e incontri di socialità diverse, funge da motore di integrazione territoriale i cui effetti sono la compartecipazione e compresenza di più realtà, di più entità. A Napoli le ludoteche vengono disseminate nei singoli quartieri della città e adibite a spazi di incontro, gioco e quant’altro, aperte a tutti i bambini e ragazzi e presso le quali, al fianco degli operatori collaborano attivamente i genitori dei ragazzi stessi. Il progetto “adotta una piazza” attivato da una ludoteca delle sopra menzionate, si inserisce anch’esso in questa logica di territorialità partecipata dove il territorio funge da luogo di attrazione, in questo caso la piazza viene frequentata per condividere e partecipare un evento che unisce più tipologie di destinatari, per così dire. All’ex manicomio di Milano, l’esperienza che da svariati anni si sta portando avanti è per certi versi, similare. Sono stati ridefiniti e riattivati taluni spazi, anche dal punto di vista urbanistico, interni all’area ove è situata la struttura e tramite l’implementazione di progetti alla cui stesura hanno fattivamente partecipato gli attori dei quartieri circostanti, misurandosi in un lavoro di partnership, sono stati simbolicamente divelti i confini che, in questo caso specifico, sotto forma di spettro tenevano la struttura impenetrabile allo sguardo della cittadinanza, e costruiti gli accessi per il passaggio al suo interno. Una proliferazione di processi e progetti realizzati mediante la compartecipazione degli attori di cui sopra ha consentito la realizzazione di “vivere” e “partecipare” il territorio da parte di tutti in svariate aree vitali (ludiche, gastronomiche, culturali, teatrali, ecc.) Napoli e Milano non sono le uniche realtà dove si situano esperienze similari, ne se sono altre sparse qua e là in Italia, ma la chiave di volta del successo è data dal rapporto con il territorio di reciproca costruzione dove l’utente diventa co agente e dove lo spazio diventa luogo e motore di processi di interazioni. Sulla scia degli assunti e principi in precedenza riportati e sulla base degli esempi pratici sopra menzionati, credo quindi che non si possa non connotare il territorio come il luogo “eletto” a punto di convergenza di programmi e di servizi diversi, nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali. Si tenga presente che quando parliamo di “integrazione” e “localizzazione” delle politiche sociali, mi riferisco ai due pilastri da intendersi quali orientamenti di base che sottendono proprio al processo di integrazione, dove l’uno (integrazione) impone di ricercare connessioni e sinergie tra politiche che intervengano in diverse materie sociali (lotta all’esclusione sociale, politiche di sviluppo locale, politiche di recupero di aree degradate) e l’altro (localizzazione) che impone che l’area urbana, locale, municipale conducano a sintesi la pluralità degli interventi affinché facciano sistema e generino quel tessuto sociale integrato che passa per “coesione sociale” da distinguersi dal vecchio corrispettivo termine “integrazione” dell’antico sistema di welfare. L’esclusione sociale, l’invecchiamento della popolazione, i quartieri degradati, l’immigrazione, non possono non essere trattati se non in sede locale e in modo integrato. I principi di sussidiarietà, coesione sociale, pari opportunità, empowerement che sottendono alle logiche dell’integrazione sono presenti e se non lo sono, si coltivano nel territorio e i problemi a cui facevo riferimento prima non si superano con i tradizionali sussidi, ma con politiche attive del lavoro, recuperi di aree degradate. La povertà e l’esclusione sociale non si curano con i farmaci, i colloqui o i sussidi, ma rendendo i bisogni materia di costruzione, riattivazione, facendo sì che i destinatari finali non siano necessariamente i classici “utenti”, ma il territorio nella sua globalità. Il ruolo centrale “giocato” dal “quarto livello” di governo di Donolo, definendolo prima europeo e poi “costituente” e la centralità dei programmi europei (equal, urban, ecc.) portano a sviluppare nelle aree locali politiche di valorizzazione delle risorse di ogni ordine e grado.

Poiché l’area, intesa da un punto di vista morfologico o fisico non è sufficiente da sola a far sì che si realizzino esperienze come quelle di Napoli e Milano sopracitate; la trasformazione da area così intesa a “territorio” come lo dobbiamo intendere, può avvenire tramite l’applicazione di due principali ed importanti strumenti, entrambi, introdotti dall’orientamento e dalle norme della riforma, la “partnership” e i “dispositivi”. Per partnership si intende l’azione di mettersi insieme tra attori diversi, con diverse competenze, con diverse specificità e appartenenze al fine di costruire politiche integrate, passando per il confronto, la discussione, e perche no, anche il conflitto, anzi il conflitto, secondo l’una delle due versioni contrastanti insite nel concetto di coesione sociale è considerato motore di crescita, di costruzione. Per dispositivi invece intendiamo quegli strumenti specifici mediante i quali si costruisce formalmente l’integrazione sociale. Ci riferiamo al Piano di Zona, ai Contratti di quartiere, ai livelli minimi di assistenza, ai programmi individualizzati, agli accordi di programma, ecc. Gli attori sociali coinvolti, siano essi pubblici, siano essi non pubblici, il cosiddetto “terzo settore”, sono chiamati a lavorare attorno ad un tavolo per costruire insieme le politiche. Ci sono realtà dove gli attori non pubblici vengono coinvolti sin dall’inizio della stesura del piano di zona, ci sono realtà dove invece questi vengono chiamati a redazione del piano di zona completata…..”dipende!”

Giacchè abbiamo menzionato or ora gli attori che si siedono attorno ad un tavolo per discutere e costruire, mi sono imbattuto in un articolo di Paolo Ferrario che, come tanti altri, riconosce presenti nel campo delle politiche sociali post riforma i tre ambiti (stato, mercato, famiglia) in gioco, le cui proprietà costituiscono oggetto di ispirazione da parte di Esping-Andersen quando per costruire i suoi tre modelli di welfare regimes estrapola dai lavori di Polanyi, le tre forme di integrazione (reciprocità = famiglia e parentela; redistribuzione = stato; scambio di beni = mercato). Paolo Ferrario vede tra gli ambiti di discussione queste tre entità e ci ricorda questo accostamento, facendo per l’appunto, riferimento a Polanyi. Un altro punto importante che interviene a completamento di una buona riuscita di progetti mirati all’integrazione delle politiche locali dove il territorio  può costituire punto di convergenza di programmi e servizi diversi è quello relativo al seguente aspetto innovativo. Se i servizi vengono intesi non più come strutture fisiche che erogano prestazioni, ma come unità territoriali che sul territorio e con i soggetti territoriali creano processi, è lecito comprendere il perché l’orientamento attuale del governo è quello di inviare fondi a chi dimostra di intendere gli interventi di politiche sociali in tal senso. Guarda caso, i finanziamenti pubblici sono indirizzati per la maggiore proprio in quei contesti territoriali dove si programmano progetti e processi e non più sulle azioni miranti ad erogare interventi singoli settoriali (sussidi, ecc.). In altre parole, un progetto che metta in rete più soggetti territoriali facendoli convergere verso finalità e obiettivi coerenti con le nuove prospettive e bisogni emergenti (politiche di riduzione dell’esclusione sociale, degrado urbanistico, ecc.) in una logica di programmi territoriali di servizi, catalizza una maggiore attenzione e priorità. Un altro aspetto molto importante che la centralità del territorio nell’ambito dell’integrazione e localizzazione mette in evidenza e genera è il passaggio o cambiamento del destinatario, come accennavo anche in precedenza. Il destinatario finale dell’intervento è sì il territorio stesso, ma è anche il “co-agente”, il vecchio cliente che da soggetto passivo diventa soggetto attivo, ma di questo abbiamo già parlato. L’importanza del territorio si evince anche dall’orientamento in atto dell’apparato politico amministrativo che privilegia i trasferimenti monetari e al quale può essere associato ad una esternalizzazione delle prestazioni, affidate alle organizzazioni del terzo settore e da qui la nascita del mercato sociale. I concetti di partenship, di mercato sociale, di territorio stesso, non possono, nell’ambito dell’argomento che sto trattando e in relazione specifica al titolo della presente tesina, non farmi fare un collegamento (tanto per uscire un po’ fuori dal “quadrato”) con il concetto innovativo di “marketing territoriale”, ma accennerò qualcosa, a tal riguardo, alla fine se mi rimarrà ulteriore spazio. Un altro aspetto importantissimo introdotto dalla dimensione territorio in relazione al suo punto di convergenza di programmi e servizi diversi, sempre nell’ottica della integrazione e localizzazione delle politiche sociali è il processo di “decategorizzazione” degli interventi, perché l’agire nei modi sopra detti orienta gli attori a non pensare più alle categorie di utenti, ma a implementare programmi che trasversalmente attraversino i vari “cicli di vita” delle persone considerandole come totalità, come insieme. Si agisce sulla povertà od esclusione sociale mediante politiche rivolte al settore urbanistico, politiche attive del lavoro e via discorrendo. Non si risolve il problema della povertà con un sussidio. Lo stesso dicasi per i problemi dell’immigrazione. Non si può pensare di risolvere la problematica degli immigrati con i sussidi, ma di deve fare politica intorno ai problemi dell’abitare, del lavoro (sempre in termini però di politiche attive), ecc. Ciò inoltre mi consente di introdurre l’aspetto di non secondaria importanza che è quello della “qualità sociale”. La trasversalità delle azioni, gli interventi che cambiano in progetti e processi incidono positivamente sul concetto di “qualità sociale” e le politiche sociali impostate come sopra riportato diventano agli occhi di tutti, meritevoli di investimenti collettivi poiché tendono a generare contesti di qualità sociale, per l’appunto. La qualità sociale è un insieme di condizioni che si devono perseguire, quali il grado di sicurezza socio-economica, il grado di eguaglianza delle opportunità, il grado di coesione sociale, il grado di empowerment, ossia il principio della capacitazione, nonché valorizzazione delle risorse. Cosa ci resta ancora ora da prendere in considerazione per concludere questo lavoro? Direi che proporre servizi diversi applicando i principi e i concetti propri dell’integrazione e localizzazione finora trattati e alla luce delle due sintetiche esperienze territoriali sopra riportate, non è forse poi così impossibile, provare a pensare al motto “integrare è bello” purchè si abbia l’accortezza di prendere alcuni accorgimenti, quali: fare in modo che il parco non sia solo attraversato, ma vissuto; che la piazza non sia solo attraversata, ma frequentata; che il bar non sia solo un distributore automatico, ma un luogo dove barista e contesto accogliente possano non mancare; che  l’escluso sociale non lo si indirizzi ad un altro posto perché il nostro quadrato mentale (frutto del patrimonio cognitivo) non ci consente di individuare e “picchettare” dei punti di appoggio per quanto meno far vedere al malcapitato quanto “profondo possa non essere il suo mare”.

Per i motivi sopradetti, per i principi sopraenunciati e per gli esempi citati, si può pertanto affermare, come più volte ribadito che il territorio nell’ambito della integrazione e localizzazione delle politiche sociali, può fungere da punto di convergenza di programmi e servizi diversi, in quanto luogo particolarmente favorevole a che ciò si verifichi.

Trovare la soluzione A o B prima di rispondere “mi scusi non è di mia competenza”, ci permetterebbe di “costruire” e non di sentirci in dovere di giustificarci con i colleghi dicendo loro “non era motivato, quindi gli ho detto di tornare più avanti…..quando si parla dell’alcoldipendente si è infatti convinti che se non è motivato non lo si può curare, certo…..col vecchio modello, tutto è possibile!!! Non c’è spazio, come supponevo per trattare in coda l’argomento del marketing territoriale, mi limito però a riportare uno slogan che recita così : “il territorio fa marketing in quanto genera scambi sia al proprio interno sia nei confronti di aree geografiche esterne, con l’obiettivo di creare valore per la comunità di riferimento”….non mi si dica che in questo assunto non calzi bene tutto il discorso dell’integrazione delle politiche sociali. L’ho estrapolato da un lavoro di Cecilia Gilodi.

Bibliografia

-          L.Bifulco (a cura di), Il genius loci del welfare. Strutture e processi della qualità sociale. Roma, Officina edizioni, 2003, capitoli 1-2-3-4-6

-          O.de Leonardis, “Ripensare i servizi sociali”, in un diverso welfare, Milano, Feltrinelli, 1998

-          O. de Leonardis, “Povero abile povero. Il tema della povertà e le culture della giustizia

-          R.Monteleone, “La contrattualizzazione delle politiche socio-sanitarie: il caso dei voucher e dei Budget di cura”, in L.Bifulco, a cura di, Le nuove politiche sociali, Roma, Carocci, in corso di stampa

-          Appunti presi durante le 3 lezioni in aula della materia di insegnamento “L’integrazione delle politiche sociale, Prof.ssa Ota de Leonardis, ivi incluso il lavoro realizzato presso la cooperativa Olinda nel corso dell’ultima lezione

-          Watzlawick P. e altri, La pragmatica della comunicazione umana, Edizione Astrolabio, 1971

-          P.Ferrario, Condizioni per un efficace processo programmatorio dei piani di zona, in Movi Fogli di informazione e di coordinamento n. 2/3 Marzo-Giugno, Milano 2002

-          Eutropia onlus & altri (a cura di), Manuale operativo per l’integrazione delle politiche sociali, Università la Sapienza – Roma 2004

-          G.Cella, Le tre forme di scambio: reciprocità, politica, mercato a partire da Karl Polanyi, Il Mulino, Bologna 1997

-          Appunti delle lezioni della Prof.ssa M.Giacomini relativamente agli argomenti trattati sui concetti di “confine” e “frontiera”

-          Appunti delle lezioni del Prof. Benassi relativamente agli argomenti trattati su Polany e le tre forme di integrazione

-          M.Serati, S.Zucchetti, Valutare e programmare le politiche di sviluppo: teoria e applicazioni, in Liuc Papers, n. 126, luglio 2003

-          Cecilia Gilodi, Territorio e marketing, tra letteratura e nuovi percorsi di ricerca, in Liuc Papers, n. 149, giugno 2004

-          Legge 328/00

-          Bando della Regione Lombardia relativo ai contratti di quartiere

*Assistente Sociale Specialista, Direttore del Portale S.O.S. Servizi Sociali On Line – www.servizisocialionline.it


Welfare e Piani sociali di comunità. Fretta cattiva consigliera

Welfare e Piani sociali di comunità. Fretta cattiva consigliera
In allegato: testo Terzo Settore, nota Civico, slide Zandonai e foto
Franca Olivetti Manoukian
Entro la fine di quest’anno i nuovi enti territoriali nati dalla riforma istituzionale dovranno presentare alla Provincia i “Piani sociali di comunità”. Scade, inoltre, il 31 ottobre, quindi fra pochi giorni, il termine per individuare e trasmettere sempre alla Provincia le priorità di questi Piani di comunità. Di queste indicazioni Piazza Dante ha bisogno per poter impostare le politiche sociali (il “Piano sociale provinciale”) e le risorse da riservare al settore. Senonché i Piani sociali di comunità dovrebbero scaturire da una rilevazione dei bisogni effettuata in ogni territorio e con la collaborazione dei soggetti del Terzo Settore (cooperative sociali, associazioni non profit, ecc.), coinvolti in appositi “Tavoli”. Soggetti del Terzo settore che proprio oggi, ascoltati sull’argomento dalla quarta commissione del Consiglio provinciale, hanno evidenziato i rischi di un’operazione troppo importante per concludersi in tempi così stretti.

IL TERZO SETTORE

“La pianificazione a livello di comunità sta muovendo i suoi primi passi”, ha osservato Silvano Deavi (intervento allegato) non solo a nome del Consolida di cui è presidente ma anche di numerosi altre associazioni non profit presenti alla consultazione. “Il quadro di indicazioni metodologiche e statistiche è ancora troppo poco definito. Il sistema informativo delle politiche sociali è in fase di cantierizzazione e, ad oggi, la base statistica su cui sviluppare l’analisi dei bisogni e dei servizi esistenti è deficitaria e disomogenea”.
Solo da poco diverse comunità hanno costituito i Tavoli necessari per realizzare l’analisi dei bisogni ed elaborare i Piani. Il lavoro di mappatura dei bisogni è quindi necessariamente parziale ed approssimativo. “L’utilità e la validità del lavoro realizzato fino ad oggi – ha proseguito Deavi – deve perciò considerare queste oggettive condizioni di limitatezza dei risultati a cui arriveranno le comunità. Considerazione necessaria se sulla base di tali risultati saranno formulate le decisioni in ordine al riparto delle risorse finanziarie ed organizzative da assicurare alle comunità nel 2012″.

IL COMUNE DI TRENTO

La stessa preoccupazione è emersa dall’assessore alle politiche sociali del comune di Trento, Violetta Plotegher. “La pianificazione sociale – ha avvertito – è un processo lungo che ha bisogno di essere partecipato e condiviso. Oggi non è quindi possibile per le comunità recentemente costituite definire una pianificazione sociale che tenga conto dei bisogni dei cittadini”. Per arrivarci “servono strumenti informativi comuni a tutti i territori”. Cio nonostante “Trento – ha assicurato – farà la sua parte con Aldeno, Cimone e Garniga, ma per un vero Piano sociale di comunità ci vorrebbe come minimo tutto l’anno prossimo”. Come i rappresentanti del Terzo settore anche Plotegher ha inoltre chiesto alla Provincia di garantire un ampio coinvolgimento dei soggetti interessati nella fase dell’elaborazione dei regolamenti attuativi della legge 13.

L’ASSESSORE ROSSI

“In questo percorso potremo sicuramente commettere degli errori ai quali assieme si dovrà porre rimedio”, ha risposto l’assessore alle politiche sociali Ugo Rossi, anch’egli intervenuto alla consultazione. Tuttavia – ha proseguito – non possiamo permetterci di fermarci ad aspettare di avere un modello ideale. Non decidere e non mettere in campo sperimentazioni potrebbe avere un effetto ancor più dirompente in questo settore”. Tre, ha concluso Rossi, sono le linee di azione che il governo provinciale è deciso a portare avanti: valorizzare le reti sociali (famiglie associazioni volontariato) per migliorare la flessibilità e personalizzazione degli interventi (qui arrivano inevitabilmente prima il privato sociale e i cittadini); pianificare con politiche diverse rispetto al passato, abituando i territori ad individuare le priorità in una fase di risorse scarse, il che vuol dire lasciare fuori ciò che serve di meno; e infine integrare pubblico e privato, comunità locali, comuni e Provincia, sanità e sociale.

IL CONTRIBUTO DEGLI ESPERTI

L’audizione della quarta commissione presieduta da Mattia Civico (introduzione allegata) è stata una sorta di convegno (per ospitare a Palazzo Trentini tutti i partecipanti, oltre alla sala Lenzi è stata aperta e attrezzata con maxischermo anche la sala di fronte), convegno voluto per approfondire la complessa questione del rapporto tra politiche e interventi sociali a tutela dei soggetti deboli, il cui costo è andato crescendo in modo esponenziale negli ultimi decenni, e l’attuale crollo delle risorse pubbliche messe a disposizione del settore. Un po’ come cercare la quadratura del cerchio, insomma. Per capire meglio i termini del problema la commissione ha chiesto una riflessione a tre studiosi esperti nel campo di protezione sociale: Franca Olivetti Manoukian del Centro Aps di Milano; Flaviano Zandonai, sociologo di Euricse; e Fabio Folgheraiter, docente all’università cattolica di Milano.

Franca Olivetti Manoukian
Manoukian ha evidenziato come l’immagine di welfare cui siamo ancora attaccati “fa parte di un mondo che non esiste più. Non si può pensare che ogni problema umano o familiare possa avere risposta, o che – come nonostante tutto i programmi politici continuano a promettere – i disagi sociali saranno risanati fino a soddisfare tutte le aspettative di benessere e felicità individuali”. Il grave è che credere in questo welfare non è senza conseguenze: moltiplica le difficoltà e impedisce di riconoscere la vera natura dei disagi, inducendo la gente a fidarsi dei primi imbonitori che trova. Anziché parlare di welfare occorre sforzarsi di comprendere la vera natura dei problemi, che vanno riconosciuti e rappresentati “in modo convergente”. I problemi non si possono eliminare o semplificare (ad esempio medicalizzandoli): vanno gestiti”. Come? “Tutelando i diritti soggettivi delle persone, che anche quando sono anziane hanno una loro storia e dignità da rispettare pienamente. Ma questo può accadere – ha concluso Manoukian – solo costruendo legami, connessioni e sinergie”. Un approccio metodologico di questo tipo permette di risparmiare risorse.

Flaviano Zandonai (sliede allegate)
Il modo di intendere il proprio ruolo e quello degli altri soggetti attivi nel welfare che si ha nell’ente pubblico e nelle imprese sociali, è stato analizzato da Fabiano Zandonai a partire da un’indagine del 2006 e tuttavia proprio per questo libera dall’assillo dell’attuale dibattito sulla riforma istituzionale. La ricerca metteva a confronto rappresentazioni e pratiche degli addetti ai lavori negli enti locali (122 i comuni sentiti) e nelle organizzazioni non profit produttive (imprese sociali, 51 interviste). Rivelando che le amministrazioni comunali si considerano in grado di gestire in modo trasparente le risorse rispettando regole e procedure (garanzia dei diritti) e vedono nel terzo settore un interlocutore capace di leggere i bisogni e pianificare interventi più flessibili. Il non profit si considera invece in possesso di competenze superiori a quelle degli enti locali (percependosi come il “sistema esperto” nel campo del welfare). Di convergente tra pubblico e Terzo Settore vi è un approccio relativamente unitario alla qualità del welfare incentrato sulla risposta ai bisogni degli utenti caso per caso, la professionalità degli operatori (formazione), la capacità di leggere i bisogni emergenti (metodo), l’integrazione degli interventi (innovazione). In conclusione, per Zandonai, i capisaldi di un possibile nuovo welfare comunitario che vedono una sostanziale concordanza tra comuni e soggetti non profit sono: la responsabilizzazione della cittadinanza, la ricerca di risorse aggiuntive, la razionalizzare della spesa e la diversificazione della domanda.

Fabio Folgheraiter
“Quando si vuole giocare la partita del welfare con una presunzione risolutiva dei problemi sociali – ha osservato Fabio Fologheraiter – l’esito non è solo negativo in termini di risorse ma si ritorce contro gli stessi operatori dei servizi erogati”. Qual è allora l’alternativa? “In una provincia come la nostra in cui i sistemi di welfare sono ben strutturati, ragionare per standard minimi vorrebbe dire battere in ritirata, significherebbe riconoscere che il nostro welfare attuale è più ricco di quello che ci si può permettere e che occorre arretrare verso linee di confine più realistiche. Il tema dello standard minimo è stato introdotto dalle politiche liberiste per le quali bisogna lasciare al mercato la gestione dei servizi più personalizzati, la care. Si tratta allora di decidere se cedere al mercato la cura e assistenza della persona è adeguato o meno. Il Trentino – ha concluso Folgheraiter – ha nel dna della propria tradizione di welfare comunitario i propri anticorpi a questa deriva. Una tradizione di esperienze di cui non siamo sufficientemente consapevoli, che ci dicono che il welfare comunitario è una possibile via d’uscita dai guai in cui ci troviamo”. In che senso? Nel senso che “il welfare non significa più affrontare le situazioni con il ‘laser’, ma favorire nelle persone l’interesse per il proprio miglioramento, affinché questo interesse trasferisca nelle situazioni l’energia tipicamente umana indispensabile perché le cose possano migliorare. Il sistema dovrebbe concentrarsi sulle preoccupazioni consapevoli delle persone, perché si rendano conto dei loro problemi e si attivino per cercare una soluzione. Questa è una risorsa fondamentale”.

GLI AMMINISTRATORI LOCALI

Numerosi gli ospiti che hanno seguito i lavori e sono intervenuti. Tra questi ultimi l’assessore alle politiche sociali del Consiglio delle autonomie locali Sergio Menapace (intervento allegato), che ha sottolineato la necessità di una ristrutturazione del welfare a fronte del problema dei costi. Per sostenere con risorse calanti la buona qualità dei servizi nella nostra provincia, occorre acquisire la consapevolezza che serve un “riequilibrio solidale delle risorse”. Fiducioso nella capacità del Trentino di affrontare questo momento difficile si è detto l’assessore della comunità delle Giudicarie Luigi Olivieri. Le comunità già strutturate hanno già maturato una certa pianificazione sociale e la Provincia non intende tagliare ma anzi aumentare le risorse per i servizi sociali. Quanto alle norme, occorre sincronizzare meglio le prospettive della legge sul welfare (13 del 2007) e la riforma sanitaria (la 16 del 2010). Serve un federalismo amministrativo asimmetrico, perché la realtà provinciale non è tutta eguale e le politiche sociali cambiano mutare dal Primiero alle Giudicarie e al comune di Trento.

ASSOCIAZIONI NON PROFIT E UPIPA

Per il comitato esecutivo del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca), Mauro Tommasini ha identificato l’obiettivo comune da perseguire in un welfare neocomunitario. Anna Michelini della Fondazione Famiglia Materna ha messo in guardia dalle trappole che nella fase di attuazione della legge 13 potrebbero presentarsi perché “è facile scivolare magari per la fretta in scelte contraddittorie rispetto al risultato al quale si voleva arrivare. Un’attenzione particolare va posta nella capacità del regolamento attuativo di valorizzare e mettere a sistema le risorse che già ci sono: risorse finanziarie ma anche intangibili come il capitale sociale, le relazioni che non si colgono perché vige ancora il vecchio modello in cui lo Stato eroga servizi e gli altri ne usufruiscono”.
Secondo Osvaldo Filosi, presidente della cooperativa sociale Villa Maria le nuove politiche sociali si possono realizzare solo grazie alla partnership fra pubblico, privato e società civile. L’Upipa è intervenuto con Graziano Bacca (Upipa), che ha concordato sulla necessità, pensando al futuro, di passare sempre più dalla logica dei posti letto a quella dell’assistenza domiciliare. Se ne parlerà giovedì – ha preannunciato – in occasione del confronto da noi organizzato alla sala della cooperazione tra gli assessori alle politiche sociali dell’Euregio Tirolo.

LINGUAGGIO COMUNE PER COESIONE SOCIALE

La parola è poi passata ai consiglieri. Sono intervenuti

Mario Magnani del gruppo misto (“sul tema della domiciliarità può esserci l’opportunità di mobilitare il terzo settore purché questo sappia attivare nuove risorse di volontariato e non si riduca anche a causa dell’accreditamento a erogare prestazioni in termini di impresa”),

Claudio Eccher della Lista Civica (“i 4.500 posti letto delle rsa non sono in grado di soddisfare tutte le domande in attesa di risposta: occorre utilizzare strutture intermedie”),

Bruno Firmani dell’Idv (“la domande che dobbiamo porci rispetto ad un intervento pubblico nel sociale è quanto costa e se ce lo possiamo permettere. La compatibilità economica è essenziale. La sfida di un’amministrazione è garantire i servizi abbassando i costi. Bisogna affrontare i problemi con molto pragmatismo”),

Walter Viola capogruppo del Pdl (“la questione della sanitarizzazione del sociale va approfondita perché se si affronta il sociale in quest’ottica alla fine la risposta rischia di essere inadeguata. Cosa significa che il welfare comunitario deve mettere al centro il territorio? L’accreditamento è un’applicazione importante della riforma? La scadenza del 31 ottobre per la consegna delle priorità dei Piani sociali di comunità: nel terzo settore c’è affanno ma sembra che la Giunta non capisca”)

Mario Casna della Lega (“abbiamo parlato poco dei destinatari del servizio sociale. Occorrerebbe mettere in luce l’esigenza di un approccio più umano ad esempio nei confronti degli anziani”);

Sara Ferrari del Pd (“la sostenibilità economico-finanziaria è indispensabile ma non può essere l’unico faro delle nostre scelte. Giusto ridurre gli sprechi e garantire maggiore efficienza, ma quali altri fari potranno illuminarci per individuare le priorità. Serve un approccio diverso alla questione sociale che non può essere risolta solo dal punto di vista economico-finanziario”).

RISPOSTE FINALI DEGLI ESPERTI

Fabio Folgheraiter.
“Le nuove risorse su cui portare sono quelle che si reperiscono negli stessi ambiti umani nei quali si trovano i problemi. Umanità che invece tendiamo a stigmatizzare nel momento in cui lo prendiamo in cura. Questo brucia risorse e capitale umano. Noi dobbiamo pensare che quelle stesse persone che hanno problemi possono anche avere risorse energie per migliorare la loro condizione. Per questo gli operatori e i policy maker devono mettersi nell’ottica per cui le persone e le famiglie che hanno problemi, questi destinatari possono aiutare gli operatori i servizi e le organizzazioni ad aiutare le stesse persone. L’energia maggiore viene dai problemi. Dal letame – cantava De Andrè – nascono i fiori, non dai diamanti. I diamanti sono la tecnica, la soluzione clinica; il letame sono i problemi umani. Ancora: un’organizzazione del terzo settore deve destinare almeno il 50% del suo tempo a fare attivazione sociale. Un processo di welfare comunitario (come dimostrano le esperienze avviate a Milano per sostenere famiglie multiproblematiche) che inizia tempestivamente con un approccio coordinato (conferenze di famiglia) e pluridisciplinare, superando la logica degli interventi disorganici, evita l’80% degli accompagnamenti”.

Floriano Zandonai.
“Le rappresentazioni hanno conseguenze pesanti: il terzo settore non può essere considerato come un subfornitore della pubblica amministrazione perché questo abbassa la qualità dei servizi. In Trentino vi sono attuazioni e sperimentazioni di questo welfare comunitario ci sono già e andrebbero ascoltate (come nel caso dell’esperienza di pianificazione sociale del comune di Trento, o dei punti integrati d’accesso dell’associazione Andicrea per le disabilità. Occorre sforzarsi di capire cosa ci possono insegnare queste realtà, perché i dati non sono solo le statistica ma vengono anche dall’esperienza”.

Franca Olivetti Manoukian.
“Non possiamo rimuovere tutti i mali del mondo ma cercare di tutelare i diritti evitando di escludere qualcuno apriori. La coerenza economica è un dato di realtà purtroppo molto sottovalutato nel passato. Questioni di metodo.. Non si può partire dalla rilevazione dei bisogni perché la gente vuole di tutto e di più. Occorre allora muoversi con delle ipotesi su come affrontare i fenomeni e chiedere ai rappresentanti dei cittadini e alle organizzazioni sociali cosa ne pensano. Partecipazione non vuol dire chiamare tutti a raccolta per parlare insieme di un problema, ma avere un’ipotesi rispetto alla quale si sollecita a portare ragionamenti, esperienze ed istanze. Preferisco la parola progettazione al termine pianificazione, perché implica il pensiero di chi la utilizzerà. La rilevazione delle questioni richiede un forte investimento nella elaborazione e nell’interpretazione per poter restituire alle persone qualcosa di significativo e permettere loro di capire. Chi sta peggio è meno in grado di capire di che cosa ha bisogno. Esempio: adolescenti problematici: il problema non sono loro ma il fatto che siano saltate le relazioni intergenerazionali. Da qui dipendono interventi sociali diversi. Per garantire un minimo di protezione a tutti occorre muoversi in maniera dinamica. Non fare la fotografia di tutto, ma tener d’occhio quello che succede. Il capitale sociale non è statico ma può essere accresciuto o diminuito a seconda dagli interventi che si mettono in campo. Per questo è importante rivolgersi alle famiglie e riconoscere le differenze. Nelle politiche sociali è molto più facile e utile intervenire sulle situazioni di disagio più lievi perché possano uscire rapidamente dalla tutela dei servizi e diventare a loro volta risorse per il sociale aiutando ad affrontare altre situazioni più gravi. Sotto questo profilo è forte tra gli operatori sociali la resistenza ad un cambiamento.
C’è più attenzione alle realtà legislative istituzionali che alla dimensione orizzontali, alle esperienze che ci muovono sul territorio. Un nuovo approccio al sociale è possibile a partire dalle piccole esperienze.”

CONCLUSIONI

Soddisfatto del momento di studio il presidente della quarta commissione Mattia Civico. “La questione della coesione sociale – ha detto in chiusura – è strettamente legata a quella delle rappresentazioni dei problemi, vale a dire di un linguaggio comune a tutti soggetti coinvolti. Abbiamo molto bisogno di confrontarci per puntare all’obiettivo di tutti che è la coesione sociale”.

Antonio Girardi

Allegati pdf:


La Corte costituzionale si pronuncia sul doppio incarico sindaco-parlamentare

La Corte costituzionale si pronuncia sul doppio incarico sindaco-parlamentare

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 277/2011, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 15 febbraio 1953, n. 60 (Incompatibilità dei parlamentari), nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20mila abitanti. 


DIPARTIMENTO DEL TESORO – RELAZIONI SUL DEBITO DEGLI ENTI LOCALI, in Newsletter Legautonomie n. 42/2011

DIPARTIMENTO DEL TESORO – RELAZIONI SUL DEBITO DEGLI ENTI LOCALI
Enti locali e territoriali che hanno comunicato i dati relativi all’indebitamento ai sensi di quanto disposto dall’art. 1 – del Decreto 01/12/2003 n. 389
Enti Adempienti Unioni di Comuni al 30.09.2011
Enti Adempienti Comuni Capoluogo al 30.09.2011
Enti Adempienti Comuni Non Capoluogo al 30.09.2011
Enti Adempienti Comunità Montane al 30.09.2011
Enti Adempienti Province al 30.09.2011
Enti Adempienti Regioni al 30.09.2011
 
report
Report 1 – Indebitamento Enti Locali e Territoriali al netto del carico Stato al 30.09.2011
Report 2 – Indebitamento degli Enti Locali per abitante al 30.09.2011

Consulta – Incompatibile carica parlamentare-sindaco

Consulta – Incompatibile carica parlamentare-sindaco
Niente piu’ doppio incarico per i parlamentari-sindaci. La Corte Costituzionale, decidendo sul caso Stancanelli, senatore del Pdl e sindaco di Catania, ha bocciato la legge n.60 del 1953 nella parte in cui non prevede l’incomapatibilita’ tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di un comune con piu’ di 20mila abitanti.
A sollevare la questione dinanzi alla Consulta e’ stato il Tribunale civile di Catania, al quale…[segue]

Guida agli Enti Locali – Sole 24 ore

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Guida agli Enti locali è il settimanale indispensabile per dirigenti e funzionari delle Autonomie locali, per aziende e professionisti che operano in questo settore.
La rivista fornisce un aggiornamento tempestivo su tutte le tematiche fondamentali per gli Enti locali: dai tributi e la contabilità e bilancio agli appalti pubblici di lavori e forniture, dalla gestione e organizzazione del personale ai fondi strutturali e all’innovazione. Il settimanale si apre con un flash di tutte le novità e approfondisce poi i temi più caldi nelle varie sezioni: Legislazione, Domande e risposte, Interpretazione, Giurisprudenza, Panorama, garantendo agli operatori degli Enti locali di trovare la soluzione ai loro dubbi, grazie anche alle risposte degli Esperti e del Viminale, agli articoli, ai commenti e ai casi ed esempi pratici. Inoltre, all’interno sono presenti dossier estraibili dal taglio pratico e operativo che approfondiscono temi particolarmente rilevanti.
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L’informatizzazione del servizio sociale di un grande ente: il caso del Comune di Bologna

 

Il progetto di informatizzazione dei servizi sociali del Comune di Bologna, basato sul sistema informativo Garsia.We – prodotto da SofTech srl – quale strumento di gestione trasversale per target dei servizi, è partito nel 2008 con l’apertura degli Sportelli Sociali. Si tratta di un progetto tuttora in corso di svolgimento il cui completamento è previsto a fine 2012.


L’informatizzazione si è svolta fino ad oggi secondo un percorso graduale, contestuale al processo riorganizzazione dei servizi. In questa maniera è stato possibile informatizzare le parti del nuovo modello organizzativo che si sono progressivamente consolidate senza dover aspettare la conclusione di tutto il percorso. 

vai all’intero articolo: Forum sulla non Autosufficienza.


LA GESTIONE ASSOCIATA DEI SERVIZI COMUNALI, IL FEDERALISMO FISCALE E IL RUOLO DEI COMUNI NELLE ATTIVITA’ DI ACCERTAMENTO, programma formativo che ANCI Lombardia rivolge ai Responsabili della Gestione dei Comuni, Segretari Comunali e Amministratori comunali

24 giornate di formazione gratuita sulla gestione associata e sulle attività di accertamento

Ifel ha approvato e finanziato il programma formativo che ANCI Lombardia rivolge ai Responsabili della Gestione dei Comuni, Segretari Comunali e Amministratori comunali. Sono in fase di realizzazione, sul territorio lombardo, due percorsi formativi:

LA GESTIONE ASSOCIATA DEI SERVIZI COMUNALI

IL FEDERALISMO FISCALE E IL RUOLO DEI COMUNI NELLE ATTIVITA’ DI ACCERTAMENTO (realizzato in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale della Lombardia)
 
La partecipazione è gratuita.
Vedi dettagli e iscriviti

Istat, il numero delle province italiane è passato da 107 a 110 e quello dei comuni è 8.092

110 province e 8.092 comuni

(regioni.it) Dalla verifica generale Istat sulle variazioni amministrative risulta che nell’ultimo anno il numero delle province italiane è passato da 107 a 110 e quello dei comuni è  8.092.

L’Istat infatti, attraverso una verifica periodica presso le Regioni, acquisisce nel corso dell’anno tutte le variazioni territoriali ed amministrative verificatesi sul territorio nazionale.

L’Istat pone in evidenza gli ultimi importanti eventi in termini di variazioni amministrative:

  1. la istituzione di tre nuove province (Monza e della Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani) che ha portato il numero complessivo delle province italiane a 110;
  2. la costituzione di tre nuovi comuni di Comano Terme, Ledro (entrambi in provincia di Trento) e Gravedona ed Uniti (in provincia di Como).

Dal 30 giugno 2011 il numero ufficiale dei comuni italiani è pari a 8.092 Unità amministrative.

In seguito all’adozione del “Regulation (EC) n. 1059/2003 of the European Parliament and of the Council of 26 May 2003 on the establishment of a common classification of territorial units for statistics (NUTS)”, anche l’Istat si è uniformato a tale classificazione. Pertanto è stato applicato l’uso della doppia dizione italiano/francese per la Regione e la provincia della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e il ricorso al simbolo separatore “/” per i comuni con la denominazione bilingue della provincia di Bolzano/Bozen.

Codici comuni, province e regioni

Pubblicate con riferimento al 1° ottobre 2011 tutte le variazioni territoriali ed amministrative verificatesi sul territorio nazionale
Classificazione, venerdì 30 settembre 2011

Elenco delle Amministrazioni PubblicheAggiornato l’elenco delle unità istituzionali che fanno parte del settore delle Amministrazioni Pubbliche Classificazione, lunedì 3 ottobre 2011

 

Tavola 1 – Variazioni territoriali e di nome dei comuni per tipo e regione dal 1° aprile 1991 al 1° ottobre 2011

REGIONI

 

 

Tipo di variazione

 

 

Totale

Cambio denominazione dei comuni

Cessioni di territorio

Acquisizioni di territorio Comuni costituiti

Comuni soppressi

Cambi di appartenenza di Regione e/o Provincia

Piemonte Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste Lombardia Liguria Trentino-Alto Adige/SüdtirolBolzano/Bozen TrentoVeneto Friuli-Venezia Giulia Emilia-Romagna ToscanaUmbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia SardegnaNord-ovest Nord-est Centro Mezzogiorno ITALIA

1 1 3 -6 2 4 –1 –1 1 -1 1 1 –1 25 7 2 6 20

5 -33 1 94 5 8 11 4 4 -1 2 2 –8 -2 2 839 32 7 22 100

5 -32 1 104 6 6 11 4 4 -1 2 2 –7 -2 2 638 31 7 19 95

2 -3 -2 -2 3 1 —-3 —1 —2 5 6 3 3 17

5 -6 -8 -84 2 —-1 ——–11 14 1 -26

160 -206 ––27 7 -40 —-10 -77 -123366 27 47 210 650

178 1 283 2 35 10 25 21 25 36 15 -43 9 4 1 1 27 -81 5 141464 117 67 260 908

Fonte:Variazioni territoriali, denominazione dei comuni, calcolo delle superfici comunali (E)


l’Istat ha predisposto l’elenco delle unità istituzionali che fanno parte del settore delle Amministrazioni Pubbliche, i cui conti concorrono alla costruzione del Conto economico consolidato delle Amministrazioni Pubbliche

In base al sistema europeo dei conti, l’Istat ha predisposto l’elenco delle unità istituzionali che fanno parte del settore delle Amministrazioni Pubbliche, i cui conti concorrono alla costruzione del Conto economico consolidato delle Amministrazioni Pubbliche.
L’Istat è tenuto ai sensi della legge di contabilità e di finanza pubblica n.196 del 31/12/2009 a pubblicare annualmente tale lista sulla Gazzetta Ufficiale. Elenco che infatti è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 228 del 30 settembre 2011 e le unità classificate nel Settore delle Amministrazioni Pubbliche sono:

a) gli organismi pubblici che gestiscono e finanziano un insieme di attività,

principalmente consistenti nel fornire alla collettività beni e servizi non destinabili

alla vendita;

b) le istituzioni senza scopo di lucro che agiscono da produttori di beni e servizi

non destinabili alla vendita, che sono controllate e finanziate in prevalenza da

amministrazioni pubbliche;

c) gli enti di previdenza.

 

Elenco delle Amministrazioni Pubbliche

pdf (42 KB)

da newsletter – Regioni.it.


Le politiche sociali oggi, riflessioni e proposte delle Regioni /Legautonomie

Pubblichiamo l’analisi prodotta dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sugli effetti dei tagli della manovra del Governo sulle politiche di welfare locale.


ENTI LOCALI E TERZO SETTORE, limitazioni di spesa introdotte dal D.L. 78/2010

TreviFormazione

 

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SEDI: *ANCONA *CAGLIARI *CENTO (FE) *MILANO *NAPOLI *OLBIA (OT) *PORTO TORRES (SS) *ROMA *TARVISIO (UD) *TORINO *TRIESTE

 

I RAPPORTI TRA ENTI LOCALI E TERZO SETTORE

 

alla luce delle limitazioni di spesa introdotte dal D.L. 78/2010

 

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05 ottobre 2011          dalle ore 09,00-13,00  alle ore 14,00-16,00

Programma

 

  • Panoramica sulle limitazioni per spese di sponsorizzazione e attività culturali introdotte dal D.L. 7872010.
  • Servizi e attività gestiti in collaborazione con le associazioni.
  • Le convenzioni come strumento di collaborazione.
  • Convenzione quale modalità alternativa all’appalto.
  • Le convenzioni con le associazioni e le fondazioni.
  • Convenzioni con il volontariato. Esempi di convenzioni: trasporto, attività complementari e integrative, gestione di strutture.
  • Convenzione con gli enti di promozione sociale. I progetti.
  • Convenzione con altri soggetti no profit (associazioni pro-loco, enti religiosi, O.N.G.) .
  • La forma del sostegno economico su singoli progetti.
  • Contributi finalizzati alla progettualità.
  • Progetti per attivare il volontariato individuale.
  • Convenzioni in materia culturale e del tempo libero.
  • Convenzioni con associazioni sportive.
  • Una forma nuova di partnership; il “trust”.
  • Le fondazioni di partecipazione.
  • Affidamento di servizi economici alle associazioni.
  • Contributi al volontariato. Differenza tra rimborsi e corrispettivi.
  • Gli accordi di collaborazione.
  • La coprogettazione con le associazioni.
  • Come stipulare le convenzioni. L’esecuzione delle convenzioni. Proroga e rinnovo.
  • Le nuove misure di sicurezza sui luoghi di lavoro.
  • Verranno esaminati casi di progetti costruiti con il volontariato

Relatore:

Avv. Roberto Onorati Segretario comunale, già funzionario Direzione sicurezza sociale del Comune di Firenze, Formatore, Consulente per Enti Locali

 

 

QUOTA DI PARTECIPAZIONE:  385,00 € – (riduzione del 25% per iscrizioni che perverranno almeno 10 gg prima della data prevista (sconto non cumulabile con altre iniziative) Comprensiva di materiale didattico

 

COLLEGAMENTO DAL PROPRIO PC

: 220,00 €

 

Per Enti locali esenti iva

ai sensi dell’Art.10 DPR n. 633/72 così come dispone l’art.14, comma 10 legge 537 del 24/12/93 – aggiungere all’importo totale € 1,81 (Marca da Bollo)


 INFORMAZIONI LOGISTICHE E PRENOTAZIONI:
Segreteria Tel  081.5629323 – 06.95558095 fax 081.0608250 cell 348.8048974 – 329.9688554 
e-mail: iscea@iscea.info trevi@treviformazione.it   web:  www.treviformazione.com

 

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Ancona C/o Amm.ne Comunale di Ancona – Via Frediani, 12
Cagliari C/o Sicure – V.le Trieste, 3
Cento C/o Amm.ne Comunale di Cento – Via Provenzali, 15
Milano Via Conservatorio, 22
Napoli V.le della Costituzione Centro Direzionale di Napoli – IS.C2 Scala A
Porto Torres C/o Amm.ne Comunale di Porto Torres – P.zza Walter Frau, 2
Roma C/o Time for business – Via Lima, 7
Olbia C/o Aeroporto Olbia – Costa Smeralda – Aula Keines – 1°piano 
Tarvisio C/o Centro Culturale di Tarvisio – Via Stazione, 1
Torino C/o Toolbox – Via Agostino da Montefeltro, 2
Trieste C/o Esatto – P.zza Sansovino, 2

 


Imu, l’imposta municipale sugli immobili prevista per il 1 gennaio 2014 e che invece sarà anticipata già al 2012

ROMA – La manovra finanziaria di Ferragosto sarà integrata con nuove imposte sulla casa e la prima che potrebbe tornare a gravare sugli italiani è l’Imu, l’imposta municipale sugli immobili prevista per il 1 gennaio 2014 e che invece sarà anticipata già al 2012. L’Imu è stata ribattezzata “la nuova Ici”  perché ha la stessa base imponibile della tassa sulla casa abolita nel 2008 dal governo Berlusconi, ma con aliquota media più alta: 7,6 per mille contro i 6,4 per mille di media dell’Ici, perchè assorbe in se anche l’Irpef sui redditi fondiari, con l’effetto di favorire i proprietari di seconde case e penalizzare gli immobili d’impresa.

Oltre al ritorno dell’Ici sotto altro nome le misure sugli immobili che il governo potrebbe adottare in aggiunta alla manovra di Ferragosto sono al vaglio anche le rivalutazioni delle rendite catastali, che al momento si attestano al 5 per cento come previsto dalla legge del 1996 del governo Prodi, che permetterebbe di cambiare la foto fiscale degli immobili, aggiornando così il valore di case popolari oggi trasformate in alloggi di lusso. La rivalutazione però comporterà un periodo di gestazione di almeno 4 anni, necessari per effettuare le simulazioni e le verifiche.

Un risparmio da 3 miliardi di euro l’anno si otterrebbe con l’abolizione delle detrazioni del 36 per cento sulle ristrutturazioni edilizie e del 55 per cento sul risparmio energetico, la cui scadenza è prevista rispettivamente per dicembre 2012 e per la fine di quest’anno. Il governo pensa anche all’istituzione di una patrimoniale sulla casa fissata all’1 per mille, che frutterebbe all’anno ben 9 miliardi di euro. Tra i bonus tagliabili in maniera lineare o con rimodulazione finiscono anche le cedolari ed i canoni per gli affitti e l’imposta fissa sull’acquisto della  prima casa, oltre che l’Iva ridotta che potrebbe essere aumentata e i bonus di detrazione sugli interessi per quanti stanno ancora rimborsando un mutuo.

da Imu, patrimoniale sulla casa e bonus aboliti: fisco punta gli immobili | Blitz quotidiano.


Corte dei conti – Relazione sulla gestione finanziaria degli Enti locali, esercizi 2009-2010


La Corte dei conti ha riferito sulla gestione finanziaria 2009-2010 degli Enti locali. La finanza locale nell’esercizio 2010 evidenzia la crescita delle entrate tributarie, sia nelle province che nei comuni. L’aumento delle entrate fiscali assume per i comuni un carattere non episodico e trova riscontro anche in un incremento dei trasferimenti, che, invece, sono in sostanzioso calo nelle province. Ad un buon andamento delle entrate correnti nei comuni si contrappone una perdurante flessione delle entrate correnti nelle province, per le quali si registra anche un calo della spesa corrente e, in modo più evidente, di quella per investimenti. Tale ultimo decremento, ripetendosi negli ultimi esercizi, desta preoccupazione provocando un crollo nella realizzazione degli investimenti. Analoga la dinamica delle spese in conto capitale dei comuni. Tra le componenti della spesa corrente, delle province e dei comuni, quella per il personale risulta ridursi per effetto dei vincoli introdotti dalla normativa vigente, con particolare riguardo al blocco della contrattazione e ai limiti al turn over. I risultati del patto di stabilità per il 2010 hanno dimostrato che sia le province che i comuni si sono complessivamente adeguati agli obiettivi imposti, realizzando ancora scarti positivi rispetto alla correzione richiesta, ma in misura inferiore a quella del 2009. (mll)


Comuni più forti, attraverso l’iniziativa civica dal basso – di Mauro Vaiani su ItaliaFutura.it

Dalla Toscana segnaliamo alcuni esempi di movimenti nati dal basso per l’unificazione di comuni troppo piccoli, che frammentano l’amministrazione di territori che avrebbero invece bisogno di una gestione unitaria. Uno di questi movimenti è nato da tempo all’Elba. L’isola toscana, con un territorio di circa 223 kmq, conta in tutto circa 30.000 abitanti ed è divisa in ben 8 comuni. L’iniziativa può essere seguita su questo sito.

Un’altra di queste iniziative, già all’esame del Consiglio regionale, si è sviluppata nel Casentino toscano, nella provincia di Arezzo, un territorio famoso fra l’altro per il santuario della Verna e per l’eremo di Camaldoli, attualmente diviso in ben 13 comuni.

Dibattiti di questo tenore stanno avviandosi in tutta Italia. E non solo in contesti rurali o montani. Dell’opportunità di unire i comuni si discute anche nelle realtà urbane, dove molti comuni sono già di fatto “attaccati” l’uno all’altro in conurbazioni che attendono di veder finalmente diventare realtà quelle “città metropolitane”, che da decenni avrebbero dovuto garantire loro un governo unitario più razionale.

L’unificazione dei comuni in realtà più ampie e adatte ai nostri tempi è un tema rigorosamente bipartisan e incontra un sostegno trasversale. La natura partecipativa del processo è garantita dall’art. 133 della Costituzione, che prevede che queste proposte di modifica delle circoscrizioni comunali siano sottoposte al vaglio di referendum popolari, indetti dalla regione. Non si deve in alcun modo attendere, per fare qualcosa per il nostro comune, che si smuova qualcosa nella palude politica nazionale! Bisogna invece attivarsi sul proprio territorio, organizzando raccolte di firme da sottoporre alle proprie autorità regionali.

Come fanno queste iniziative, ci si chiederà, ad avere ragione del nostro tradizionale campanilismo? Attraverso una riflessione che a ben vedere somiglia parecchio alla scoperta dell’acqua calda: già oggi i nostri comuni sono, nella quasi totalità dei casi, delle “comunità” che riuniscono diversi “borghi”, cioè frazioni, borgate, quartieri. Ciascun borgo è, per il cittadino, la prima dimensione comunitaria e il primo spazio civile, in cui ci si riconosce e ci si ritrova.

Tuttavia i cittadini del borgo riconoscono facilmente il loro essere parte di una comunità territoriale più ampia, sia essa rurale, montana, o anche urbana. Comprendono bene che solo se il proprio campanile è inserito in un comune più ampio, in una amministrazione territoriale meno frammentata, certi obiettivi di buongoverno sono più facilmente raggiungibili. Troppe frazioni minori e di confine, in comuni troppo piccoli e gracili, sono, al contrario, neglette e abbandonate.

L’unificazione dei comuni, va da sé, è anche un modo semplice e concreto per ridurre i costi impropri della politica. Non solo perché ridurrebbe il numero degli amministratori, ma soprattutto perché comuni più grandi e più forti non avrebbero più bisogno di comunità montane, comprensori, circondari o di altre forme di enti e autorità intermedie. Anche il dibattito sull’abolizione delle province risulterebbe decisamente incoraggiato da un serio processo di unificazione dei comuni.

Questi movimenti dal basso potrebbero portare presto, in modo democratico e partecipato, senza verticismi e senza forzature, a una forte riduzione del numero degli oltre 8.000 comuni italiani, in particolare di quelli, che sono oltre 5.000, che hanno meno di 5.000 abitanti.


Iscritto a Italia Futura, è dottorando in Geopolitica presso l’Università di Pisa.

da Comuni più forti, attraverso l’iniziativa civica dal basso – ItaliaFutura.it.


Modelli innovativi di governance territoriale, A cura di: Paola Bilancia, Giuffrè

Modelli innovativi di governance territoriale – Vol. 15

Volume_15_Modelli_Governance
  A cura di: Paola Bilancia
Editore: Milano, Giuffrè
  Anno di pubblicazione:  2011

Collana studi.


Politiche sociali: ripartito fondo 2011

Il Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno in corso, mette in campo risorse per un valore complessivo di oltre 218 milioni di euro. Lo stabilisce il decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 16 agosto 2011. Il mancato utilizzo delle risorse comporta la revoca dei finanziamenti. Il Fondo nazionale per le politiche sociali è la fonte nazionale di finanziamento degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie.


via libera ad un documento sul DPCM per l’esercizio in forma obbligatoriamente associata delle funzione fondamentali dei comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome riunitasi il 7 luglio ha dato il via libera ad un documento sul DPCM per l’esercizio in forma obbligatoriamente associata delle funzione fondamentali dei comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti.
Il tema era stato posto all’ordine del giorno della Conferenza Unificata del 7 Luglio (poi rinviata) per una “informativa” del Governo..
Il documento è stato pubblicato nella sezione conferenze del sito www.regioni.it ed il link è:
www.regioni.it/upload/070711_Comuni_assoc.pdf
Si riporta di seguito il testo integrale.
Schema di D.P.C.M. recante “esercizio in forma obbligatoriamente associata delle funzione fondamentali dei Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti ai sensi dell’articolo 14 comma 31 del decreto legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito nella legge 30 luglio 2010 n. 122”
Le Regioni, in relazione allo schema di D.p.c.m. in oggetto, in più occasioni e da ultimo nella seduta della Conferenza Unificata del 3 marzo 2011 avevano richiesto che si instaurasse sulle tematiche del Decreto Legge 78 ed in particolare in relazione alle norme che prevedono l’obbligo per i Comuni di esercitare obbligatoriamente in forma associata le funzioni fondamentali ai sensi dell’articolo 117, comma 2, lettera p), della Costituzione, un confronto ai fini di una verifica complessiva anche per le necessarie connessioni con la Legge 42 del 2009 e i decreti legislativi attuativi ed in particolare per quello relativo al federalismo municipale. Per questo, era stato richiesto un formale passaggio dello schema di D.p.c.m. attuativo dell’articolo 14, comma 31, del D.L. 78 del 2010 in sede di Conferenza Unificata.
Nel prendere atto della decisione del Governo di rendere esclusivamente una informativa sul provvedimento, che proprio per la complessità dei temi trattati avrebbe richiesto un confronto tecnico di tutti i livelli istituzionali per dirimere le numerose questioni a livello interpretativo, le Regioni ribadiscono la richiesta di istituire in tempi brevi – considerati anche i termini previsti dal provvedimento – il Tavolo di confronto e nel merito formulano le seguenti osservazioni:
1. in relazione al dato demografico per l’attuazione dell’articolo 2 dello schema di d.p.c.m. occorre chiarire quale sia il dato da prendere in considerazione. Sarebbe utile individuarlo tra quello dell’ultimo censimento o il più aggiornato riferimento Istat;
2. sempre in relazione all’articolo 2, comma 1, si suggerisce l’opportunità di integrare il criterio del quadruplo del numero degli abitanti del comune demograficamente più piccolo con la previsione di considerare comunque conseguita l’adeguatezza nel caso in cui sia raggiunta la soglia dei 3000 o 5000 abitanti, ai sensi del comma 28 dell’articolo 14 del D.L. 78 a prescindere dal numero dei comuni associati;
3. è necessario affrontare il caso in cui un comune obbligato non sia in grado di adempiere alle disposizioni della Legge per mancanza di comuni limitrofi anch’essi obbligati. Per questa particolare casistica, non regolata dal D.p.c.m. ma non infrequente nella pratica, occorre chiarire quali misure dovranno essere adottate e quali conseguenze ricadranno sul Comune.


Convegno “Disegnamo il Welfare di domani” – un convegno per i primi 40 anni di Prospettive Sociali e Sanitarie – Giovedì 29 settembre 2011 – PIME, Via Mosè Bianchi 94, Milano


matite-s.jpgDisegnamo il welfare di domani

un convegno per i primi 40 anni di Prospettive Sociali e Sanitarie

 Giovedì 29 settembre 2011 – PIME, Via Mosè Bianchi 94, Milano

 

9.00 – 9.30             Registrazione

9.30 – 13.15           Prima sessione Complessità sociale,crisi economica, federalismo: una proposta di riforma, attuale e fattibile

Bisogni, diritti, quali politiche – Il federalismo fiscale e la delega sull’assistenza – Le risorse – Il sistema di governo – La produzione dei servizi sociali e sociosanitari – Sussidiarietà e solidarietà

Presentazione della proposta redatta da un gruppo di lavoro coordinato da Emanuele Ranci Ortigosa (Pss, Irs), composto da Paolo Bosi e Maria Cecilia Guerra (Capp, Università di Modena e Reggio Emilia), Francesco Longo (Cergas, Università Bocconi), Valerio Onida (Presidente emerito della Corte Costituzionale), Manuela Samek (Irs), Alberto Zanardi (Università di Bologna), integrato dai ricercatori dell’Istituto per la Ricerca Sociale

 

Ne discutono con gli estensori: 

Giuliano Pisapia, Sindaco del Comune di Milano

Vasco Errani (Presidente della Regione Emilia-Romagna) – in attesa di conferma

Andrea Olivero, portavoce nazionale del Forum Terzo Settore e presidente nazionale Acli

Franca Manoukian, Studio APS

 

14.15 – 17.30         Seconda sessione: Prepariamo il Welfare di domani

Workshop paralleli con interventi preordinati e dei partecipanti

Ø  La relazione d’aiuto tra nuove domande e cambiamenti possibili

       Interventi di: Sergio Pasquinelli (Pss, Irs), Ariela Casartelli (formatrice, Irs), Paolo Rigliano (psichiatra), Grazia Gacci (Studio APS)

Ø  Bisogni complessi e integrazione professionale sociosanitaria e socio educativa

       Interventi di: Ugo De Ambrogio (Pss, Irs), Dela Ranci (Terrenuove), Katja Avanzini (Irs, Concass), Teresa Bertotti (Cbm, Università di Milano-Bicocca)

Ø  Verso una progettazione sociale sostenibile

       Interventi di: Giorgio Sordelli (consulente, Pss), Valentina Ghetti (Irs), Carla Dessi (Irs), Roberto Giusti (Acri), Ida Linzalone (Fondazione Vodafone)

Prospettive Sociali e Sanitarie

Istituto per la Ricerca Sociale

Via XX Settembre, 24 – 20123 Milano

Tel. 02.46764276 – Fax. 02.46764312

http://pss.irs-online.it


il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni si candida alle prossime elezioni politiche e (senza citarlo) si appropria del progetto di Gianfranco Miglio: riorganizzare le istituzioni pubbliche italiane

Il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, propone di ridurre il numero di comuni, province e regioni attraverso un loro accorpamento.
Formigoni spiega: “sto lavorando sul capitolo dei costi della politica che mi sembra doveroso”. In particolare si propone “che si vada a una revisione e a un taglio degli organismi subnazionali, ossia a una revisione drastica di comuni, province e regioni”.
In Italia, ha sottolineato Formigoni, ci sono “oltre 5.787 comuni con meno di 5 mila abitanti. Col federalismo fiscale questi comuni troverebbero vantaggioso accorparsi tra loro”. Il governatore propone anche una “drastica riduzione del numero delle province: da piu’ di cento a 40-50 al massimo”. Anche il numero delle regioni potrebbe subire una sforbiciata: “dalle 20 piu’ due province autonome si potrebbe scendere a una dozzina”. In questo modo, continua Formigoni, “si puo’ costituire un numero di regioni inferiore ma piu’ grandi e piu’ abitate, in grado di reggere la concorrenza con le grandi regioni del mondo. Ridurre il numero delle regioni significa renderle piu’ forti e ridurne le spese”.
La proposta di ridurre il numero delle Regioni a una dozzina fu fatta gia’ in passato dalla Fondazione Agnelli. ”Si potrebbero riprendere quegli studi”, ha detto Formigoni, presentando alcune proposte, anche su scala regionale, per ridurre i costi della politica.
”Noi dobbiamo riformulare la nostra organizzazione amministrativa – ha precisato – che puo’ essere resa piu’ snella, piu’ efficiente e meno costosa. La mia proposta consiste in questo: meno piccoli comuni che possono accorparsi tra loro e trarre vantaggio, meno province, piu’ grandi e meno Regioni, piu’ grandi. Oggi alcune delle nostre regioni sono troppo piccole, io propongo un accorpamento”.

”Butto il sasso nello stagno – ha affermato – ed e’ un sasso bello grande che fara’ discutere, ne parlero’ con i miei colleghi delle Regioni, con l’Anci e con l’Upi, se saranno d’accordo si potrebbe concretizzare con una proposta di legge al Parlamento da parte dei Consigli Regionali, altrimenti io insistero’ in questa proposta che sto formulando sul piano nazionale”.

da Newsletter n. 1842 del giovedì 21 luglio 2011.

La proposta non è nuova. Anzi è antica.

Gianfranco Miglio anni proponeva questa drastica riorganizzazione:

Gianfranco Miglio 

Gianfranco Miglio è nato a Como nel 1918, da una famiglia presente sul Lario da più di settecento anni. Professore ordinario di Scienza della politica all’Università Cattolica di Milano, è stato per trent’anni Preside della facoltà di Scienze politiche. Dopo essersi dedicato alla Storia del diritto internazionale, e alla teoria dell’amministrazione pubblica, dal 1964 si è occupato dei problemi dello stato moderno in generale, e del sistema politica italiano in particolare, nonché delle questioni più rilevanti dell’ordinamento internazionale attuale. Dal 1980 al 1983 ha diretto i lavori del “Gruppo di Milano”, che studiò e propose un organico progetto di riforma della Costituzione italiana. Eletto senatore nel 1992 e nel 1994  come indipendente nelle file della Lega Nord è poi stato riconfermato nel 1996. Il 10 agosto del 2001 il professore si è spento nella sua casa in provincia di Como.

Il pensiero di Miglio

CONGRESSI

ARTICOLI

LETTERE

DAI SUOI LIBRI

Le macroregioni proposte da Miglio

LE MACROREGIONI PROPOSTE DA MIGLIO
Il progetto redatto dal professor Miglio nel “Decalogo di Assago” (dicembre 1993) prevede la creazione di tre macroregioni: Repubblica del Nord (3), Repubblica dell’Etruria(4),  Repubblica del Sud (6) e la conservazione delle cinque regioni a statuto speciale esistenti Valle d’Aosta (1), Trentino Alto Adige SudTirolo (2),  Friuli Venezia Giualia (5), Sicilia (7) e  Sardegna (8). Il progetto riconosce le autonomie “storiche” più forti; per la prima volta, poi, si dà all’Italia centrale la denominazione (e la connotazione) di Etruria, ricominciando a formulare un distinguo storico e linguistico tra la Toscana e il resto della parte centrale della Penisola.


R. Carpino, Testo unico degli Enti locali commentato, Maggioli 2011

I 275 articoli del TUEL
nel testo in vigore,
integrati da giurisprudenza,
prassi e casi pratici,
coordinati con le norme collegate
TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI COMMENTATO
R. Carpino, Prefetto,
Capo di Gabinetto
del Ministro per i Rapporti
con le Regioni

TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI
COMMENTATO

Nuovissima edizione aggiornata con le importanti modifiche apportate dalla Legge 220/2010 ”Legge di stabilità 2011″ e dal D.L. 225/2010 convertito con modificazioni dalla L. 10/2011 “cd. Milleproroghe”.Ora alla nona edizione, si conferma opera fondamentale per applicare in modo legittimo le norme che presiedono ad una corretta gestione istituzionale, finanziaria e contabile dell’Ente Locale.

In questo volume, il Direttore Generale, il Segretario, il Dirigente, trovano pronta risposta all’esigenza di avere da un lato il quadro completo e coordinato delle singole disposizioni vigenti e dall’altro di sapere quale applicazione ne è stata fatta in concreto.

Ogni norma del T.U.E.L. è infatti commentata con le pronunce più recenti dei tribunali amministrativi, civili, contabili e comunitari, con gli orientamenti del Ministero dell’Interno e con casi pratici risolti,
 impaginati su due colonne per favorirne la leggibilità.

Inoltre in nota ai singoli articoli sono riportati i richiami alle altre norme del Testo Unicoche è necessario tenere presenti nonchè a quelle “esterne” con le quali formano un sistema unitario.

Alla parte dell’opera dedicata all’analisi dei 275 articoli del D. Lgs. 267/2000 nell’attuale formulazione, fa seguito una ricca appendice normativa con le leggi di più ricorrente consultazione, 
che è molto utile avere a portata di mano nel volume stesso.

Facile e rapido consultare ogni argomento, anche il più particolare, grazie a un dettagliatissimo indice analitico che elenca in ordine alfabetico ben 174 voci principali e 869 sottovoci, con i richiami alla normativa e alle problematiche affrontate nelle note esplicative.

Il volume – di pagine 1052 nel formato cm. 17×24 – si avvale di una confezione molto funzionale e resistente al continuo uso, con rilegatura a copertina rigida e due segnalibri.


TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI COMMENTATO
Maggioli Editore • IX edizione giugno 2011
Pagine 1.052

Modifica all’articolo 133 della Costituzione, in materia di mutamento delle circoscrizioni provinciali e di soppressione delle province, nonché norme per la costituzione delle città metropolitane e il riassetto delle province | Partito Democratico

PROPOSTE DI LEGGE – CAMERA

Modifica all’articolo 133 della Costituzione, in materia di mutamento delle circoscrizioni provinciali e di soppressione delle province, nonché norme per la costituzione delle città metropolitane e il riassetto delle province

Proposta di Legge Costituzionale N. 4439 presentata il 21 giugno 2011. Tra i firmatari Bersani e Franceschini

federalismo  federalismo a pezzi
XVI LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

Proposta di Legge Costituzionale
N. 4439 presentata 21 giugno 2011


d’iniziativa dei deputati

BERSANI, FRANCESCHINI, BRESSA, VENTURA, MARAN, VILLECCO CALIPARI, LENZI, BOCCIA, AMICI, GIACHETTI, QUARTIANI, ROSATO, GIOVANELLI, FONTANELLI, ZACCARIA, BORDO, D’ANTONA, FERRARI, LO MORO, MINNITI, NACCARATO, POLLASTRINI

Modifica all’articolo 133 della Costituzione, in materia di mutamento delle circoscrizioni provinciali e di soppressione delle province, nonché norme per la costituzione delle città metropolitane e il riassetto delle province.

Onorevoli Colleghi! – La presente proposta di legge costituzionale recante modifica dell’articolo 133 della Costituzione in materia di mutamento delle circoscrizioni provinciali e di soppressione delle province, nonché norme per la costituzione delle città metropolitane e il riassetto delle province, deve essere inserita coerentemente nel dibattito in corso sull’attuazione del titolo V della parte seconda della Costituzione. Nella XVI legislatura sono stati approvati la legge delega sul federalismo fiscale (legge n. 42 del 2009) e diversi decreti legislativi attuativi per riconoscere per legge l’autonomia di entrata e di spesa che è prevista dall’articolo 119 della Costituzione per i comuni, le province, le città metropolitane e le regioni.

Il Partito democratico (PD), attraverso il lavoro svolto dai gruppi parlamentari di entrambe le Camere, in particolare all’interno della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, ha dato il suo contributo per l’approvazione di questi provvedimenti in un’ottica coerente con il quadro di una Costituzione che punta al federalismo e non alla secessione.

Per questo ha sempre ribadito che il federalismo fiscale dovesse essere preceduto o, per lo meno, accompagnato, dal federalismo istituzionale, ovvero da una profonda ridefinizione dei compiti di ogni livello di governo. La discussione sulla cosiddetta «Carta delle autonomie» (atto Senato n. 2259), invece, è andata a rilento: è stata approvata dalla Camera dei deputati ma è restata ferma presso la competente Commissione del Senato della Repubblica per molto tempo ed è ancora in fase istruttoria in Commissione. È invece evidente che occorre procedere rapidamente all’approvazione di questo importante provvedimento in modo da chiarire «chi fa che cosa» attraverso la puntuale individuazione delle funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane e attraverso la riapertura di un complessivo processo di riordino dell’amministrazione statale e regionale.

Nella cosiddetta «Carta delle autonomie» era stata inserita anche una norma sulla razionalizzazione delle province, che però è stata valutata criticamente dalla Camera dei deputati in quanto non coerente con l’articolo 133 della Costituzione. La presente proposta di legge costituzionale cerca di dare una risposta positiva all’esigenza di un intervento coerente di revisione degli enti di area vasta nell’ambito di una modifica complessiva dell’articolo 133 della Costituzione che tocchi il tema della razionalizzazione delle province, dell’istituzione delle città metropolitane e del più complessivo riordino di tutta l’amministrazione pubblica, non solo nelle regioni a statuto ordinario, ma anche nelle regioni a statuto speciale. Tale proposta è coerente con il programma politico del PD, che ha da sempre ribadito la necessità del superamento delle province con l’istituzione delle città metropolitane, la contrarietà all’istituzione di nuove province e la riduzione delle province esistenti.

Il PD, infatti, non è stato mai per l’abolizione dell’istituzione provincia, poiché, ad esempio, le questioni relative ai trasporti, all’assetto idrogeologico, agli aspetti ambientali e alle strade costituiscono una dimensione non più gestibile dal singolo comune e che non dovrebbe essere gestita dalle regioni: in quest’ottica,cancellare con un colpo di bacchetta magica le province ci consegnerebbe una dimensione di confusione totale che sarebbe esattamente l’opposto di quello che i cittadini chiedono, ossia responsabilità, correttezza e trasparenza nell’amministrazione dei propri interessi. Il PD è, quindi, per la ridefinizione delle province anche all’interno della Costituzione.

La presente proposta di legge costituzionale dispone prima di tutto (articolo 1) che il mutamento delle circoscrizioni provinciali o la soppressione delle province siano stabiliti con legge regionale sentiti i comuni interessati, in modo da valorizzare appieno il principio di adeguatezza e di prossimità contenuto nell’articolo 118 della Costituzione stessa e al fine di garantire una maggiore distribuzione di potere politico all’interno del territorio. Con lo stesso articolo, quindi, si stabilisce che non sarà più possibile istituire nuove province.

L’articolo 2 prescrive che le città metropolitane, individuate con legge dello Stato, siano costituite, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale, tramite legge regionale, sentiti i comuni interessati. Di conseguenza, all’istituzione delle città metropolitane devono corrispondere la soppressione delle province nel medesimo territorio su cui insistono e il trasferimento delle rispettive funzioni e del personale, per evitare sprechi, sovrapposizioni e inefficienze. È questa la chiave di volta del sistema: razionalizzare ed evitare sprechi di denaro pubblico piuttosto che effettuare tagli indiscriminati che potrebbero comportare anche maggiori inefficienze. Il medesimo articolo prevede, quindi, un intervento sostitutivo dello Stato, per evitare che l’inerzia regionale possa rendere impossibile il riassetto necessario entro i tempi richiesti. Qualora, dunque, la regione interessata non provveda in tempo, il Governo, dopo aver concordato un eventuale ulteriore lasso di tempo per ottemperare, provvede esso stesso con decreto-legge, da convertire in legge dalle Camere entro novanta giorni.

L’articolo 3 stabilisce che con legge dello Stato debbano essere determinate le funzioni fondamentali e proprie delle province il cui territorio risulti compreso all’interno delle regioni a statuto ordinario e speciale (come si fa nella cosiddetta «Carta delle autonomie») e che entro i successivi dodici mesi le regioni a statuto ordinario, con legge da adottare previa consultazione degli enti locali interessati, verificata l’adeguatezza della dimensione territoriale delle province in rapporto alla possibilità di gestione delle funzioni fondamentali di area vasta, debbano provvedere alla revisione territoriale ovvero alla soppressione delle province esistenti. Anche in questo caso, qualora le regioni non intervengano in tempi utili, si attiva il potere sostitutivo del Governo con le modalità di cui all’articolo 2. Il comma 3 del medesimo articolo prevede, infine, che entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale, con legge dello Stato, siano rivisti gli ambiti territoriali degli uffici decentrati dello Stato assicurando che nel complesso del territorio regionale essi non superino il numero totale delle province ivi istituite.

Per quanto riguarda, infine, la razionalizzazione delle province nelle regioni a statuto speciale, è previsto, all’articolo 4, che anche esse debbano adeguarsi ai princìpi contenuti nelle leggi dello Stato di cui agli articoli 2 e 3.


PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

Modifica all’articolo 133 della Costituzione, in materia di mutamento delle circoscrizioni provinciali e di soppressione delle province, nonché norme per la costituzione delle città metropolitane e il riassetto delle province.



Art. 1.
(Modifica all’articolo 133 della Costituzione).


1. Il primo comma dell’articolo 133 della Costituzione è sostituito dal seguente:«Il mutamento delle circoscrizioni provinciali o la soppressione delle Province sono stabiliti con legge regionale, sentiti i Comuni interessati».


Art. 2.
(Costituzione delle città metropolitane).


1. La costituzione delle città metropolitane, individuate con legge dello Stato, è disposta con legge regionale, sentiti i comuni interessati, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, e comporta la soppressione delle province nel medesimo territorio su cui insistono le nuove città metropolitane e il trasferimento a queste ultime delle rispettive funzioni e del personale.

2. Qualora la regione interessata non provveda ai sensi del comma 1 nel termine ivi indicato, il Governo le assegna un ulteriore termine per adempiere. In caso di mancato adempimento, provvede il Governo con decreto adottato ai sensi dell’articolo 77, secondo comma, della Costituzione, da convertire in legge entro novanta giorni dalla sua pubblicazione.


Art. 3.
(Riassetto delle province nelle regioni a statuto ordinario).


1. Con legge dello Stato sono determinate le funzioni fondamentali e proprie delle province il cui territorio risulta compreso all’interno delle regioni a statuto ordinario. 

2. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di cui al comma 1, le regioni a statuto ordinario, con legge da adottare previa consultazione degli enti locali interessati, verificata l’adeguatezza della dimensione territoriale delle province in rapporto alla possibilità di gestione delle funzioni fondamentali di area vasta, provvedono alla revisione della circoscrizione territoriale ovvero alla soppressione delle province esistenti. Decorso il termine stabilito dal primo periodo del presente comma, il Governo provvede con le modalità di cui al comma 2 dell’articolo 2.

3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, con legge dello Stato sono rivisti gli ambiti territoriali degli uffici decentrati dello Stato assicurando che nel complesso del territorio regionale essi non superino il numero totale delle province ivi istituite.


Art. 4.
(Riassetto delle province nelle regioni a statuto speciale).


1. Le regioni a statuto speciale, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore delle leggi dello Stato di cui agli articoli 2 e 3, provvedono ad adeguare i propri ordinamenti ai princìpi in esse contenuti.

firmatari

da Modifica all’articolo 133 della Costituzione, in materia di mutamento delle circoscrizioni provinciali e di soppressione delle province, nonché norme per la costituzione delle città metropolitane e il riassetto delle province | Partito Democratico.


IL COMUNE: ORIGINI E STORIA

Attraverso animazioni grafiche e immagini di celebri piazze italiane, l’unità audiovisiva illustra la nascita dei comuni e la storia della partecipazione dei cittadini alla vita politica della comunità.

Vai al video IL COMUNE: ORIGINI E STORIA.


Piccoli Comuni – Il Sole24Ore: “Negli enti locali alleanze graduali, al via da 1° gennaio gestione associata per almeno due funzioni essenziali”

Almeno due «funzioni fondamentali» associate dal 1° gennaio prossimo, quattro dal 1° gennaio 2013 e tutte e sei dal 2014. È il calendario delle gestioni associate obbligatorie previste per i Comuni fino a 5mila abitanti dalla manovra salva-deficit dell’anno scorso (articolo 14, comma 28 del Dl 78/2010). E’ quanto riporta il Sole24Ore nell’edizione odierna. Il tema, dopo aver alimentato accese discussioni estive nei quasi 5.700 Comuni (il 70% del totale) interessati dall’obbligo di unirsi, era poi finito in sordina per la mancanza del decreto attuativo. Ora il Dpcm rispunta e soprattutto prevede per gli enti locali un calendario stringente e più di un rebus applicativo. Le «funzioni fondamentali» da associare, nell’eterna mancanza del Codice delle autonomie, sono le sei elencate dalla legge delega sul federalismo fiscale (sono le stesse oggetto dei questionari sui fabbisogni standard, e sono individuate dall’articolo 21, comma 3 della legge 42/2009): amministrazione generale, polizia locale, istruzione pubblica, viabilità e trasporti, territorio e ambiente (tranne l’edilizia residenziale pubblica) e settore sociale. L’obiettivo dichiarato di “razionalizzare” le piccole amministrazioni creando aggregazioni di almeno 5mila abitanti, prima di tutto, sembra allontanarsi da subito, perché lo stesso decreto attuativo contiene in sé il meccanismo per aggirarlo. Le aggregazioni, infatti, secondo la bozza dovranno raggiungere un livello demografico pari almeno al quadruplo degli abitanti del Comune più piccolo fra quelli associati.


Debutta il federalismo e i comuni riceveranno meno soldi: Comuni erbesi nei guai – Cronaca – La Provincia di Como

Debutta il federalismo e i comuni riceveranno meno soldi. Una variazione in negativo di alcune migliaia di euro, su quelle che sono le proiezioni del ministero degli interni sulle attribuzioni finanziarie da federalismo municipale. Erba passerà da circa tre milioni di euro percepiti per il 2010 a circa due milioni e novecentomila per il 2011, Albavilla da 960mila euro a 927mila, Albese con Cassano da 973mila euro a 913mila, Asso da 677mila a 661mila, Canzo da circa un milione a 994mila euro, Lurago d’Erba da 710mila euro circa a 730mila, Rezzago da 120mila circa a 97mila, Magreglio da 123mila a 100mila, Orsenigo da 629mila a 572mila, Caslino da 467mila a 439mila, Longone al Segrino da 446mila a 351mila. Insomma è un federalismo municipale, in questa prima fase, che giova davvero a pochi.
Bisogna poi aggiungere che i trasferimenti 2010 erano già susseguenti a dei decisi tagli, per fare solo due esempi: Erba aveva perso circa 400mila euro e Canzo 134mila. Quindi Erba in soli due anni passa dall’introitare tre milioni e 421mila euro ad una proiezione del ministero che fissa a due milioni e 905mila il percepito, perdendo mezzo milione di euro.
Va detto che si tratta di proiezioni sul 2011 e nel confronto con l’anno precedente vedono tagli minori rispetto a quelli applicati nel 2010, quando ancora non si parlava di federalismo municipale. A regime poi le attribuzioni finanziare federali dovrebbero andare nel 2014: certo il debutto non fa ben sperare. Nel 2011 la nuova legge introdurrà la cedolare secca sugli affitti, darà modo di aumentare l’addizionale Irpef e di applicare una tassa soggiorno sui turisti e una tassa di scopo per le opere pubbliche. La riforma fiscale vera e propria partirà nel 2014 con la sua entrata l’Ici sulla seconda casa e sugli immobili commerciali sarà sostituita dall’imposta municipale Imu (aliquota 7,6 per mille).
Il rischio e comunque, secondo Luca Gaffuri del Partito Democratico, che i minori introiti per i Comuni e la maggiore libertà li portino a mettere le mani nelle tasche dei cittadini: «Il processo verso il federalismo avviatosi in questi giorni – spiega Gaffuri – è positivo per la maggiore vicinanza tra il luogo del prelievo e dove questo viene speso, ma il federalismo pensato dal governo prevede tagli rilevanti che mettono a rischio i servizi sociali . Il rischio è che i comuni per garantire i servizi necessari incrementino le imposte».
Per il Pd non è questo il federalismo atteso: «Si tratta di una svolta più annunciata che realmente realizzata, in cui restano molte funzioni e risorse a livello nazionale».
Il segretario di Erba della Lega Nord Marco Coira non concorda: «Si continua a dare le colpe degli aumenti dei costi e delle maggiori tasse, al federalismo, ma se in realtà non è ancora partito. I tagli c’erano prima e ci saranno in futuro, ma non si scarichi tutte le colpe sul federalismo, il problema è che mancano i soldi».

Coira respinge le considerazioni e le proiezioni che vedono i comuni meno ricchi con la scelta federale: «Il federalismo a regime andrà nel 2014, questa è solo una bozza di cosa accadrà, per dare una valutazione attendibile serve solo aspettare».

Roma taglia altri fondi Comuni erbesi nei guai – Cronaca – La Provincia di Como.


Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente l’esercizio in forma obbligatoriamente associata delle funzioni fondamentali dei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti,ai sensi dell’articolo 14, comma 31 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122


Nuovo formulario dei contratti degli Enti locali: 242 schemi negoziali aggiornati e pronti all’uso – Maggioli editore

Novità giugno 2011
242 schemi
pronti all’uso
e personalizzabili
FORMULARIO DEI CONTRATTI DEGLI ENTI LOCALI
Con servizio gratuito
di aggiornamento
on line
fino al 31/12/2011
FORMULARIO DEI CONTRATTI DEGLI ENTI LOCALI
Con foglio di calcolo dei diritti di segreteria e di rogito
Questa nuova Guida operativa al corretto svolgimento delle attività di elaborazione e redazione di testi contrattuali fornisce direttamente su Cd-Rom 242 modelli aggiornati degli atti negoziali di uso ricorrente negli Enti locali, tenendo conto di clausole speciali, prassi e orientamenti giurisprudenziali.

In particolare gli schemi contrattuali relativi ad appalti lavori, servizi e forniture, a incarichi, convenzioni e forme negoziali atipiche, presentano clausole in materia di:

› Tracciabilità dei flussi finanziari.
› Allineamento catastale.
› Utilizzo delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni.
› Deroghe ai minimi tariffari.
› Riservatezza e premi di accelerazione.
› Utilizzo del lodo arbitrale.
› Partecipazione dei testimoni.
› Condizioni particolari di esecuzione contrattuale.
› Risparmio energetico.

Ordinati per materia, i modelli sono corredati di note esplicative e chiarimenti redazionali, sia formali che sostanziali, da seguire nel predisporre patti e condizioni, con individuazione per ogni tipologia di uno schema di riferimento generale e poi dei singoli atti personalizzati.

Aggiornato al Regolamento del Codice dei contratti pubblici, il Formulario è stato realizzato da M. Lucca, Direttore – Segretario generale in Amministrazioni locali, che l’ha strutturato in ventisette sezioni:

1.
Sponsorizzazioni (13 modelli).
2.
Contratti di fornitura (8 modelli).

3.
Contratti di gestione e servizi (17 modelli).

4.
Contratti di manutenzione (3 modelli).

5.
Brokeraggio e consulenza assicurativa (3 modelli).

6.
Contratti di locazione (15 modelli).

7.
Contratti di opere pubbliche (19 modelli).

8.
Incarichi professionali (20 modelli).

9.
Assunzione (7 modelli).

10.
Contratti di alienazione – Acquisizione beni (25 modelli).

11.
Contratto estimatorio (1 modello).

12.
Permute (4 modelli).

13.
Contratto di enfiteusi (1 modello).

14.
Diritto di superficie (2 modelli).

15.
Servitù (4 modelli).

16.
Comodato (5 modelli).

17.
Accordi e convenzioni (20 modelli).

18.
Atti d’obbligo e convenzioni urbanistiche (11 modelli).

19.
Transazioni (2 modelli).

20.
Donazioni (2 modelli).

21.
Concessione di beni demaniali (4 modelli).

22.
Fideiussioni (4 modelli).

23.
Mutui (3 modelli).

24.
Comunicazioni (6 modelli).

25.
Clausole speciali (26 modelli).

26.
Modulistica (12 modelli).

27.
Diritti di segreteria e rogito (8 modelli).


Reform è un servizio interamente gratuito, finanziato e gestito dallaProvincia di Pisa tramite la sua partecipata Reform srl. La sua finalità prevalente è quella di aiutare gli operatori della funzione pubblica locale, lavoratori e amministratori, a sostenere la evoluzione delle competenze professionali, così come richiesto dai processi di riforma che sono in atto nel nostro Paese

On line troverà un sito completamente rinnovato. Supportato da una piattaforma completamente nuova e da una grafica al passo con i tempi. Potrà navigare in maniera rapida e intuitiva grazie ai moduli di navigazione semantica, senza però rinunciare alle possibilità di ricerca più tradizionali, come il sistema di archiviazione che abbiamo conservato, portando nella nuova release decine e decine di migliaia di link.

Per sfruttare a pieno le nuove funzionalità la invitiamo ad accedere alla pagina di registrazione e reinserire le proprie credenziali, confermando la mail che successivamente le sarà inviata.

Come lei saprà, Reform è un servizio interamente gratuito, finanziato e gestito dallaProvincia di Pisa tramite la sua partecipata Reform srl. La sua finalità prevalente è quella di aiutare gli operatori della funzione pubblica locale, lavoratori e amministratori, a sostenere la evoluzione delle competenze professionali, così come richiesto dai processi di riforma che sono in atto nel nostro Paese.

Nelle prossime settimane saranno attivati nuovi servizi, con l’intento di favorire la partecipazione degli utenti alla costruzione dei nuovi asset, per mettere a punto lo strumento e per focalizzarlo ancora di più sulle reali necessità di chi opera nella Pubblica Amministrazione. Già fino da ora è gradito, ma forse è indispensabile, il suo aiuto: ci scriva le sue opinioni, le sue osservazioni, le sue critiche all’indirizzo reform@reform.it.
Ne terremo conto.

Fabiano Corsini
Direttore di Reform



La sfida del Carroccio dei sindaci – Il Sole 24 ORE

Per quanti sforzi siano stati fatti negli anni per creare una “Padania promessa” (e Ilvo Diamanti e Roberto Biorcio hanno dato conto di quanto ampie e ramificate siano state le reti associative gettate nel Mord per forgiare una comunità padana) alla fine l’unico mastice è quello economico.
Ma il terreno dell’economico è quanto di più friabile esista in politica: gli interessi vanno e vengono, le identità restano. La divaricazione tra l’identità autonomista forte dei veneti e quella debole dei lombardo-padani diventa visibile e foriera di tensioni solo qualora si associ alle altre linee divisorie interne. Se le pulsioni xenofobe e illiberali alla Borghezio vengono accolte da una di queste due componenti, il solco interno si approfondisce.
Per quanto nel passato i veneti siano stati identificati come “i duri e puri”, non è detto che oggi siano i più disposti a dar corso a una radicalizzazione su questa linea. La ragione è semplice: essendo i più radicati territorialmente (governano il 21% dei Comuni veneti contro il 12% in Lombardia e il 3% in Piemonte), e pertanto i più coinvolti nelle responsabilità amministrative e nelle difficoltà quotidiane, sono i meno disposti a rotture traumatiche e fughe in avanti.

D’altro lato, proprio partendo da questo aspetto è possibile intravedere una via d’uscita dall’impasse del Carroccio.
Il partito degli amministratori può essere infatti quell’elemento unificante che trascende le divisioni identitarie, rigetta la deriva estremista e si acconcia a un blando federalismo mettendo nel cassetto le fantasie separatiste. In altri contesti il partito degli amministratori è emerso come una componente decisiva per imporre un cambio di rotta (si pensi alla giovane leva dei borgomastri guidati da Willy Brandt nella socialdemocrazia tedesca della fine degli anni 50).
La scelta referendaria del presidente della Regione Veneto Luca Zaia – andare a votare e votare quattro sì – racchiude in sé tutte le contraddizioni della Lega, e forse indica anche una via d’uscita realista e accomodante. Vedremo se Pontida rappresenterà un momento di chiarimento o se la ritualità populista finirà per accantonare le scelte difficili. Che riguardano gli equilibri interni al Carroccio più che il rapporto con il Governo.

da:La sfida del Carroccio dei sindaci – Il Sole 24 ORE.


Politiche sociali e Comuni. FARE FRONTE alla CRISI, Convegno a Varese, 29 giugno 2011, da RisorseComuni, 2011

Politiche sociali e Comuni. FARE FRONTE alla CRISI

Il 29 giugno a Varese si terrà il convegno Politiche sociali e Comuni. L’obiettivo del convegno sarà fornire indicazioni su nuovi servizi e sull’innovazione per far fronte alla crisi delle risorse nei Comuni nell’ambito delle Politiche sociali.

L’iniziativa rappresenta un importate momento di confronto in cui, attraverso due tavole rotonde, i relatori potranno portare la loro testimonianza e dare il lorto contributo su un tema molto importante per la Pubblica Amministrazione locale.

La partecipazione al convegno è gratuita, dal link che segue sarà possibile avere maggiori informazioni ed iscriversi.

Intervengono


9.30 SALUTI ISTITUZIONALI

Giacomo Bazzoni
Presidente Dipartimento Welfare – Sanità di ANCI Lombardia

è stato invitato
Dario Galli
Presidente della Provincia di Varese

9.45 INTERVENTI

Attilio Fontana
Presidente ANCI Lombardia – Sindaco di Varese

Giulio Boscagli
Assessore alla Famiglia, conciliazione, integrazione e solidarietà sociale della Regione Lombardia

Don Walter Magnoni
Responsabile della Pastorale Sociale e del lavoro della Diocesi di Milano

Paolo Chiumenti
Direttore Generale Banca Prossima

10.45 TAVOLA ROTONDA - FARE FRONTE alla CRISI: l’innovazione nella gestione

MODERA:
Giulio Gallera
Vice Presidente ANCI Lombardia

PARTECIPANO:
Mariella Luciani
Responsabile Ufficio di Piano di Tradate

Guido Calori
Presidente Istituzione Servizi alla Persona della Comunità Montana Valli del Verbano

Elena Meroni
Direttore Azienda Comuni Insieme, Coordinatore NeASS Network Aziende Speciali sociali Lombardia

Dario A. Colombo
Direttore Consorzio Desio-Brianza, Docente Organizzazione servizi sociali Università Milano Bicocca

11.45 TAVOLA ROTONDA - FARE FRONTE alla CRISI: nuovi modelli di servizi

MODERA:
Pier Attilio Superti
Segretario Generale ANCI Lombardia

PARTECIPANO:
Anna Maria Del Vescovo
Responsabile programmi sociali pubblici, Edenred Italia

Ettore Vittorio Uccellini
Direttore Azienda Sociale Cremonese

Francesco Spatola
Direttore Servizi Sociali Comune di Varese, Responsabile Ufficio di Piano Ambito Distrettuale di Varese

Lucas Maria Gutierrez
Direttore Sociale ASL di Varese

12.45 DIBATTITO
INTERVENTI PROGRAMMATI:

Ugo Duci
Segretario Regionale CISL Lombardia

Claudio Dossi
Segreteria SPI CGIL Lombardia

Felice Romeo
Presidente Legacoopsociali Lombardia

Sono stati invitati rappresentanti di Concooperative e UNEBA

13.15 CONCLUSIONI
Giorgio Oldrini
Vice Presidente ANCI Lombardia

13.30 PRANZO OFFERTO AI PARTECIPANTI


Politiche sociali e Comuni. FARE FRONTE alla CRISI ||| RisorseComuni ||| 2011 |||.


Conti pubblici territoriali: dati on line

Sul sito del Ministero dello sviluppo economico, Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica sono disponibili gli aggiornamenti e le nuove modalità di consultazione dei conti pubblici territoriali.

In particolare si tratta dei dati per l’anno 2009 con riferimento alle spese e alle entrate del settore pubblico allargato (spa) e della pubblica amministrazione (pa),  cfr. la banca dati.

Sono disponibili i dati elementari (in formato csv/.txt) da cui sono generate tutte le tavole già accessibili via web (consulta la banca dati) On line anche la serie storica, oggi anche in formato excel, della quota della spesa pubblica in conto capitale per il sud per il settore pubblico allargato (spa) e per la pubblica amministrazione (pa) consulta la tavola e della quota della spesa pubblica in conto capitale per il sud delle imprese pubbliche nazionali (consulta la tavola


Paolo Ferrario, AUDIO LEZIONE su COMUNI E FORME DI GESTIONE DEI SERVIZI SOCIALI ED EDUCATIVI


Paolo Ferrario, AUDIO LEZIONE su POLITICHE DEI SERVIZI SOCIALI ED EDUCATIVI


Ripensare le autonomie nell’ottica del federalismo fiscale – L. Melica , Forum Quaderni costituzionali


Paolo Ferrario, AUDIO LEZIONE della dispensa didattica n. 6, COSTITUZIONE REPUBBLICANA E POLITICHE SOCIALI


Paolo Ferrario, AUDIO LEZIONE della dispensa n. 4: MAPPA/RETE DEL SISTEMA DEI SERVIZI


A Cremona firmato protocollo intesa su gestioni associate

 

 

ANCI Lombardia ha firmato a Cremona il 24 maggio il protocollo d’intesa con Provincia di Cremona, Regione Lombardia e Camera di Commercio che apre un percorso di condivisione sul tema della gestione associata di servizi comunali, così come prescritto dalla Legge 122/2010 ai Comuni con meno di 5000 abitanti.

ANCI Lombardia – A Cremona firmato protocollo intesa su gestioni associate ::...


Patto di stabilità, pubblicato il Dpcm che alleggerisce gli obiettivi per i Comuni


Patto di stabilità: pubblicato il testo del Dpcm che riequilibra gli obiettivi per il 2011

Il testo del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di revisione degli obiettivi del Patto di stabilità interno 2011 è stato pubblicato nella G.U. n.120 del 25 maggio 2011.

Il testo del Dpcm prevede l’introduzione di una clausola di salvaguardia per i Comuni, che stabilisce che l’obiettivo del patto di Stabilità per i Comuni non può essere, in rapporto alla spesa media corrente del triennio 2006-2008, superiore a una determinata soglia, individuata nel 5,4 per cento per gli enti sotto i 10mila abitanti e nel 7 per cento per i Comuni con popolazione compresa tra 10 e 200mila abitanti.

Per approfondimenti


I bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali

Le tavole pubblicate sono il risultato di elaborazioni eseguite dall’Istat (Servizio delle statistiche sulle istituzioni pubbliche e private) sui dati finanziari relativi all’esercizio 2009 contenuti nei certificati del conto di bilancio che i Comuni hanno trasmesso al Ministero dell’interno. Tali elaborazioni si inseriscono nel quadro delle statistiche sulle amministrazioni pubbliche prodotte dall’Istat, in particolare, di quelle inerenti la finanza locale.

Le stime, disaggregate per regione, rivestono carattere provvisorio in quanto elaborate sulla base dei dati di 7.404 comuni (quelli pervenuti e trasmessi all’Istat dal Ministero dell’interno nel mese di gennaio 2011) e sostituiscono quelle effettuate negli anni precedenti con la rilevazione rapida condotta su un campione di comuni.

L’innovazione introdotta consente un miglior perseguimento dei tradizionali obiettivi di questa elaborazione: garantire un’informazione tempestiva sui conti consuntivi delle amministrazioni locali; migliorare le stime di contabilità nazionale per la produzione del conto consolidato della pubblica amministrazione; consentire la conoscenza e la valutazione dei flussi finanziari tra livelli di governo e rendere informazioni sull’evoluzione dei processi di decentramento fiscale ed amministrativo.

I risultati sintetici delle elaborazioni, con una breve analisi dei principali aspetti delle gestioni economico-finanziarie delle amministrazioni comunali, sono stati già pubblicati nella collana Statistiche report e saranno sostituiti da elaborazioni definitive, che troveranno pubblicazione in apposite Tavole di dati non appena si renderanno disponibili i certificati del conto di bilancio della totalità dei comuni.

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per informazioni
Statistiche sulle Pubbliche Amministrazioni
Roberta Di Stefano
tel. 06 4673.6402
rodistef@istat.it

Centro diffusione dati
tel. 06 4673.3102-3-5-6
fax 06 4673.3101-7
cont@ct centre

Sportello per i giornalisti
tel. 06 4673.2243-44
fax 06 4673.2239-40
cont@ct centre

I bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali.


GUIDA AGLI ENTI LOCALI, settimanale del Sole 24 Ore


Nota sul Rapporto Isee 2010 , Spi Cgil

SPI CGIL – Nota sul Rapporto Isee 2010 (maggio 2011)
Rapporto ISEE 2010 Appendice al Rapporto ISEE 2010 - Marzo 2011)


I BILANCI CONSUNTIVI DELLE AMMINISTRAZIONI COMUNALI, istat

I BILANCI CONSUNTIVI DELLE AMMINISTRAZIONI COMUNALI


PICCOLI COMUNI, GRANDI PROGETTI, ANCI Lombardia – a Orsenigo (provincia di Como) il 28 maggio II Assemblea regionale dei Piccoli Comuni

PICCOLI COMUNI, GRANDI PROGETTI

Seconda Assemblea regionale dei Piccoli Comuni Lombardi:

ASSOCIAZIONISMO E INNOVAZIONE PER AFFRONTARE IL FUTURO

Sabato 28 maggio 2011 – Orsenigo (CO)

PROGRAMMA

ore 9.00 Accoglienza e registrazione partecipanti

ore 9.20 Introduce e coordina

PIER ATTILIO SUPERTI Segretario Generale Anci Lombardia

Saluti

LICIA VIGANO’ Sindaco di Orsenigo

LEONARDO CARIONI Presidente Provincia di Como, Presidente UPL

ATTILIO FONTANA Presidente ANCI Lombardia

ore 10.00 Relazione introduttiva

IVANA CAVAZZINI Presidente Dipartimento Piccoli Comuni e Gestioni Associate di ANCI Lombardia

Interviene

CARLO MACCARI (attesa conferma) Assessore alla Semplificazione e digitalizzazione

Regione Lombardia

ore 10.30 Contributi alla discussione

L’esperienza delle gestioni associate nel Progetto SUPERGA IFEL: economie di scala e costi di coordinamento dei servizi

FRANCESCO MONACO Coordinatore Ufficio Formazione & Servizi IFEL

I Piccoli Comuni italiani tra convenzione e unione

DANIELE FORMICONI Responsabile ufficio ANCI Piccoli Comuni-Unioni di Comuni

ANGELO RUGHETTI (attesa conferma) Segretario generale ANCI

Ore 11.30 Spazio per dibattito e interventi dal pubblico

Hanno confermato il loro intervento:

ERMANNO PASINI Presidente UNCEM Lombardia

DIMITRI TASSO Coordinatore ANCI Unioni dei Comuni

0re 13.15 Intervento conclusivo

MAURO GUERRA Coordinatore nazionale ANCI Piccoli Comuni

ore 13.45 Buffet

IL LUOGO DELLA CONFERENZA


Villa del Soldo
Strada Comunale del Soldo, 2
22030 Orsenigo

Villa del Soldo è una splendida residenza settecentesca posta sul territorio di Orsenigo ai confini con il Comune di Alzate. La dimora principale è inserita in un vasto parco, ricco di alberi , fontane e gruppi statuari, mentre all’interno del complesso una serie di costruzioni minori contribuisce a creare un ambiente vario e originale.

COME SI RAGGIUNGE

AUTO

da Milano : uscendo da Viale Fulvio Testi procedere in direzione Lecco — Sondrio lungo la S.P. 5, poi S.S. 36 Nuova Valassina. All’altezza di Giussano lasciare la Statale in direzione Erba —Como fino al crocevia di Lurago d’Erba dove si incontra la S.S. 342 Briantea. e la strettoia in Comune di Alzate Brianza, voltando in direzione Erba si raggiunge Orsenigo.

TRENO+BUS

Si può raggiungere Orsenigo con la linea Milano-Asso delle Ferrovie Nord Milano, scendendo alla stazione di Inverigo; a pochi passi c’è la fermata dell’autobus, linea C45. Gli orari sono consultabili al sito: www.sptlinea.it

da: ANCI Lombardia – A Orsenigo il 28 maggio II Assemblea regionale dei Piccoli Comuni