progetto accreditamento sperimentale trasporto sociale e servizi domiciliari | Azienda Sociale Cremona


PROGETTO ACCREDITAMENTO SPERIMENTALE TRASPORTO SOCIALE E SERVIZI DOMICILIARI

Cremona, 08.04.2013

PER GLI ENTI LOCALI AMBITO DISTRETTUALE DI CREMONA

Il Piano di Zona 2012 – 2014, approvato dall’Assemblea dei Sindaci nella seduta del 29 marzo 2012, unitamente all’accordo di programma per la sua attuazione, prevedeva, tra gli obiettivi, la definizione delle procedure per l’accreditamento sperimentale del trasporto sociale.

In particolare si considerava necessaria una fattiva collaborazione con il Centro di Informazioni e Servizi per il Volontariato sia in una prospettiva di conoscenza delle realtà presenti che di informazione – formazione.

Sulla base di queste indicazioni, il Consiglio di Amministrazione ha provveduto all’approvazione di una prima traccia di lavoro, allegata alla presente, ed alla definizione dell’attività di ricognizione della situazione presente in ogni singolo Comune dell’Ambito, in collaborazione con il CISVOL.

Il CISVOL curerà la rilevazione dell’associazionismo e del volontariato, mentre l’Azienda curerà la rilevazione relativa ai Comuni, da attuarsi concordemente entro il prossimo 31 maggio 2013.

Questo premesso, si chiede la collaborazione dei Comuni nella compilazione della scheda allegata, da restituire entro la data indicata.

Nel ringraziare per la collaborazione, si coglie l’occasione per porgere i migliori saluti.

IL DIRETTORE GENERALE

Ettore Vittorio Uccellini

Scheda rilevazione Comuni.pdf

da   progetto accreditamento sperimentale trasporto sociale e servizi domiciliari | Azienda Sociale Cremona.

Lo statuto della associazione dei COMUNI VIRTUOSI


“I Comuni che aderiscono all’Associazione ritengono che intervenire a difesa dell’ambiente e migliorare la qualità della vita, e tutelare  i Beni Comuni, intesi come beni naturali e relazionali indisponibili che  appartengono all’umanità, sia possibile e tale opportunità la vogliono vivere concretamente non più come uno slogan, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla enunciazione di principi alla prassi quotidiana.

Le finalità statutarie riguardano in particolare l’impegno a:· aspirare ad una ottimale gestione del territorio, all’insegna del principio ispiratore del “no consumo di suolo” (Opzione cementificazione zero, recupero e riqualificazione aree dismesse, progettazione e programmazione del territorio partecipata, bioedilizia, etc.);·

ridurre l’impronta ecologica della macchina comunale attraverso misure ed interventi concreti ed efficienti (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, etc.);·

ridurre l’inquinamento atmosferico promuovendo politiche e progetti concreti di mobilità sostenibile (car-sharing, bike-sharing, car-pooling, trasporto pubblico integrato, piedibus, scelta di carburanti alternativi al petrolio e meno inquinanti, nel rispetto delle produzioni agricole locali, volta al soddisfacimento dei fabbisogni alimentari delle proprie comunità e della biodiversità, etc.);·

promuovere una corretta gestione dei rifiuti, visti non più come un problema ma come risorsa, attraverso la raccolta differenziata “porta a porta” e l’attivazione di progetti concreti tesi alla riduzione della produzione dei rifiuti (progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso, etc), in una politica che aspira al traguardo “rifiuti zero”;·

incentivare nuovi stili di vita negli Enti locali e nelle loro comunità, attraverso politiche e progettazioni atte a stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili (autoproduzione, filiera corta, cibo biologico e di stagione, sostegno alla costituzione di gruppi di acquisto, turismo ed ospitalità sostenibili, promozione della cultura della pace, cooperazione e solidarietà, “disimballo” dei territori, diffusione commercio equo e solidale, banche del tempo, autoproduzione, finanza etica, etc), favorendo il più possibile l’autoproduzione di beni e lo scambio di “servizi”, sottraendoli al mercato per una società della sobrietà ispirata ai temi della de-crescita.” (Dall’ART. 4 dello Statuto)

Per aderire all’Associazione è necessario compilare il modulo di iscrizione, spedirlo con la richiesta di adesione al Comitato Direttivodell’Associazione (P.zza Matteotti 17 – 60030 Monsano – AN e info@comunivirtuosi.org).

In caso di risposta positiva da parte del Comitato, deve essere portata in approvazione in consiglio comunale la delibera di adesione alla rete, e versare annualmente la quota di iscrizione che varia a seconda del numero degli abitanti.

da   Lo statuto – Ass. dei Comuni Virtuosi.

COMUNE DI MILANO – Organigramma


vai a   COMUNE DI MILANO – Organigramma.

Direzione Centrale Politiche Sociali e Cultura della Salute

 

miservsoc

Competenze 

  • Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi preventivi, territoriali e domiciliari e degli interventi per minori, giovani e a sostegno della genitorialità (Bonus Bebè, progetto Cicogna, di concerto con la Direzione Centrale Educazione e Istruzione)
  • Programmazione, coordinamento e gestione delle strutture per anziani (Centri Socio-Ricreativi, Centri Benessere, ecc.) e dei servizi e delle attività assistenziali
  • Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi e degli interventi a sostegno del disagio sociale, delle persone in difficoltà, dell’emarginazione e delle dipendenze; attività di informazione, counselling, prevenzione, recupero e reinserimento
  • Predisposizione del Piano di Zona delle politiche sociali e gestione delle attività per il funzionamento dell’Osservatorio della domanda sociale
  • Gestione dei rapporti con il terzo settore e gli operatori del sociale
  • Gestione dei rapporti con Regione, Aziende Sanitarie Locali, Aziende Ospedaliere, Università, Fondazioni, Farmacie milanesi e Associazioni per la promozione di interventi in ambito sanitario
  • Formulazione di proposte, in accordo con i soggetti competenti, per la programmazione degli interventi idonei a soddisfare le esigenze sanitarie espresse dalla città
  • Progettazione e realizzazione di iniziative per la prevenzione sanitaria e la promozione della salute; gestione di attività di sensibilizzazione, di prevenzione e realizzazione di campagne informative, iniziative, manifestazioni ed eventi
  • Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi preventivi, territoriali e domiciliari e degli interventi a favore dei portatori di disabilità, delle persone con disabilità e delle loro famiglie
  • Sviluppo di progetti e iniziative a favore delle persone con disabilità
  • Gestione degli interventi nell’ambito del disagio psichico
  • Attuazione delle politiche di integrazione sociale
  • Immigrazione
  • Gestione dell’eventuale attività di affidamento e/o controllo dei servizi di pubblica utilità e delle attività strumentali a supporto dell’Amministrazione affidati a soggetti esterni, per l’ambito di competenza
  • Gestione amministrativa delle attività ex legge 285/97 e progettazione delle iniziative d’intesa con la Direzione Centrale Educazione e Istruzione e altre Direzioni Centrali interessate
  • Gestione e sviluppo delle attività di mediazione al lavoro (CELAV) con riferimento all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità o in situazioni di svantaggio, di concerto con la Direzione Centrale Politiche del Lavoro, Sviluppo Economico e Università

Allegati

Direzione centrale EDUCAZIONE E ISTRUZIONE

vai a   http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/contentlibrary/In+Comune/In+Comune/Organigramma/Direzione+Centrale+Educazione+e+Istruzione/

Direzione Centrale Politiche Sociali e Cultura della Salute

Competenze 

  • Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi preventivi, territoriali e domiciliari e degli interventi per minori, giovani e a sostegno della genitorialità (Bonus Bebè, progetto Cicogna, di concerto con la Direzione Centrale Educazione e Istruzione)
  • Programmazione, coordinamento e gestione delle strutture per anziani (Centri Socio-Ricreativi, Centri Benessere, ecc.) e dei servizi e delle attività assistenziali
  • Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi e degli interventi a sostegno del disagio sociale, delle persone in difficoltà, dell’emarginazione e delle dipendenze; attività di informazione, counselling, prevenzione, recupero e reinserimento
  • Predisposizione del Piano di Zona delle politiche sociali e gestione delle attività per il funzionamento dell’Osservatorio della domanda sociale
  • Gestione dei rapporti con il terzo settore e gli operatori del sociale
  • Gestione dei rapporti con Regione, Aziende Sanitarie Locali, Aziende Ospedaliere, Università, Fondazioni, Farmacie milanesi e Associazioni per la promozione di interventi in ambito sanitario
  • Formulazione di proposte, in accordo con i soggetti competenti, per la programmazione degli interventi idonei a soddisfare le esigenze sanitarie espresse dalla città
  • Progettazione e realizzazione di iniziative per la prevenzione sanitaria e la promozione della salute; gestione di attività di sensibilizzazione, di prevenzione e realizzazione di campagne informative, iniziative, manifestazioni ed eventi
  • Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi preventivi, territoriali e domiciliari e degli interventi a favore dei portatori di disabilità, delle persone con disabilità e delle loro famiglie
  • Sviluppo di progetti e iniziative a favore delle persone con disabilità
  • Gestione degli interventi nell’ambito del disagio psichico
  • Attuazione delle politiche di integrazione sociale
  • Immigrazione
  • Gestione dell’eventuale attività di affidamento e/o controllo dei servizi di pubblica utilità e delle attività strumentali a supporto dell’Amministrazione affidati a soggetti esterni, per l’ambito di competenza
  • Gestione amministrativa delle attività ex legge 285/97 e progettazione delle iniziative d’intesa con la Direzione Centrale Educazione e Istruzione e altre Direzioni Centrali interessate
  • Gestione e sviluppo delle attività di mediazione al lavoro (CELAV) con riferimento all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità o in situazioni di svantaggio, di concerto con la Direzione Centrale Politiche del Lavoro, Sviluppo Economico e Università

Allegati

Gestioni associate e piccoli comuni / Dossier / Documenti della Legautonomie


La gestione associata delle funzioni è una sfida che le autonomie devono fare propria e che deve essere collocata in un quadro normativo chiaro e razionale, che agevoli i processi associativi nel rispetto dell’autonomia dei comuni, promuovendo una gestione più efficace di funzioni e servizi nell’interesse delle comunità e dei territori. 

I dati attuali contano 367 unioni e 1851 amministrazioni comunali coinvolte: un fenomeno sicuramente in costante crescita con modalità differenziate sul territorio e destinato a consolidarsi per le disposizioni che obbligano alla gestione associata delle funzioni fondamentali. La prospettiva di costruzione di un ente locale che coniughi visione di governo strategica e efficiente gestione delle funzioni e e servizi comunali spinge dunque verso la gestione associata delle funzioni dei piccoli comuni.

….

tutta la scheda e gli allegati qui   Gestioni associate e piccoli comuni / Dossier / Documenti / Home – Legautonomie.

La gestione associata di funzioni e servizi nei piccoli comuni Traccia della relazione del Direttore di Legautonomie, Loreto Del Cimmuto, svolta al convegno promosso dalla Fondazione Logos PA il 7 novembre 2012


PICCOLI COMUNI
Traccia della relazione del Direttore di Legautonomie, Loreto Del Cimmuto, svolta al convegno promosso dalla Fondazione Logos PA il 7 novembre 2012

IFEL – Fondazione Anci, Rapporto 2012. Il quadro finanziario dei comuni I dati finanziari dei comuni (sintesi) Il bilancio dei Comuni. Istruzioni per l’uso (agg. 30 settembre 2012) Tares: il nuovo tributo comunale sulla gestione dei rifiuti e sui servizi indivisibili Il patto di stabilità dei Comuni nel triennio 2009 – 2011 Le partecipazioni dei comuni nelle public utilities locali. Il quadro delle regole, la dimensione del fenomeno e la percezione delle collettività I Comuni italiani 2012, Newsletter di Legautonomie n. 43 – 23 ottobre 2012


IFEL

Reggio Calabria, sciolto il Comune per “contiguità” con organizzazioni mafiose. Contro la decisione del governo si scaglia Jole Santelli, deputato calabrese del Pdl (partito delle LORO libertà), che parla di “scelta politica punitiva e umiliante” – da Il Fatto Quotidiano


Il Consiglio dei ministri ha deciso all’unanimità lo scioglimento del Consiglio comunale di Reggio Calabria. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno,Anna Maria Cancellieri, durante una conferenza stampa a palazzo Chigi. “Non è uno scioglimento per dissesto”, ha precisato, ma per “contiguità e non per infiltrazioni” mafiose. Lo scioglimento, ha proseguito, è stato “un atto preventivo e non sanzionatorio, una decisione sofferta, documentata, studiata e approfondita”, fatta “a favore della città”. Il ministro ha sottolineato che “è la prima volta nella storia d’Italia che viene sciolto il consiglio comunale di uncapoluogo di provincia“.

da Reggio Calabria, sciolto il Comune per “contiguità” con organizzazioni mafiose – Il Fatto Quotidiano.

RIORDINO DELLE PROVINCE E DELLE CITTÀ METROPOLITANE, da Newsletter di Legautonomie n. 40 – 2 ottobre 2012


RIORDINO DELLE PROVINCE E DELLE CITTÀ METROPOLITANE

“Dimezzato il fondo sociale nel 2011″, Welfare. Rapporto Cittalia-Anci


Welfare. Rapporto Cittalia-Anci: “Dimezzato il fondo sociale nel 2011″ 
21 GIU - Ma la “drastica riduzione” era già iniziata dal 2008.

Ora quasi il 70% del sociale viene finanziato attraverso le risorse dei bilanci comunali, i contributi statali coprono poco più del 16% della spesa locale e le Regioni sostengono con risorse proprie il 15% delle spese. 

Massimo Cacciari: “I governi di centrosinistra e di centrodestra, in questo perfettamente uguali, e ne parlo con cognizione di causa avendoli vissuti tutti sulla pelle, hanno massacrato le autonomie locali. Hanno tagliato le risorse, trasferito poteri reali, fatto cassa sugli Enti locali, si sono parati per le loro manovre, obbligando gli Enti locali ad aumentare tariffe e gabelle”, dalla Padania del 29.5.12


Foto di accorsiferro

«In politica si è creato un vuoto totale, come nel 1992. L’aspetto più drammatico è che il 70% dell’elettorato del Nord è senza rappresentanza. L’Imu così com’è è demenziale, ma lo è stato ancora di più eliminare l’Ici. Grillo? Nulla più di una forma di astensionismo»

di Andrea Accorsi

Professor Cacciari, cosa pensa della rete operativa degli amministratori locali della Lega presentata da Maroni sabato a Seriate?
«Un coordinamento fra amministratori locali può tornare sempre utile, se i partiti finalmente ascoltassero di più le loro ragioni» risponde l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, già parlamentare di Pci e Pd e fra i fondatori del movimento Verso Nord.
Primo obiettivo della “rete” è l’abolizione dell’Imu: condivide questa battaglia?
«L’Imu, Imi o Ici la si ritrova in tutti i Paesi europei, difficile immaginare un altro modo di finanziare gli Enti locali. Dopodiché la si può articolare diversamente: il modo in cui era stata fatta è demenziale. Ma ancora più demenziale è stato eliminarla, perché ha affossato l’autonomia finanziaria degli Enti locali. L’imposta sugli immobili è una tassa municipale, ma che sia gestita, articolata, tolta e rimessa dal centro è quanto di più antifederalista possa esistere».
Il sindaco di Silea, del centrosinistra, ha annunciato che il 2 Giugno ritirerà le bandiere tricolori per protestare contro l’Imu e i vincoli del patto di stabilità. Che cosa ne pensa?
«Ma che tolga quello che vuole, chi se ne frega, ci sono tante cose serie da fare e di cui parlare».
E quali sono le cose serie di cui occuparsi?
«Che le Amministrazioni locali ormai sono fottute. Non c’è più niente da fare. I governi di centrosinistra e di centrodestra, in questo perfettamente uguali, e ne parlo con cognizione di causa avendoli vissuti tutti sulla pelle, hanno massacrato le autonomie locali. Hanno tagliato le risorse, trasferito poteri reali, fatto cassa sugli Enti locali, si sono parati per le loro manovre, obbligando gli Enti locali ad aumentare tariffe e gabelle. Adesso parlare di Amministrazioni locali è come parlare delle vacche quando sono già tutte scappate dalle stalle».
Per gli Enti locali allora è l’anno zero?
«La stagione delle autonomie è stata affossata. Speriamo che, una volta messi a posto i conti e assestata la situazione finanziaria, che è la vera emergenza, ci siano governi che riprendano il discorso sull’autonomia e sul federalismo in modo serio. Ne sapevamo bene qualcosa io e Miglio. Inutile parlare ora di emergenze che non possono che essere gestite dai poteri centrali, siano essi nazionali o europei, data la loro natura globale. Ma speriamo che in futuro ci siano governi che tornino ad occuparsi del federalismo, siano essi di centro, di sinistra o di destra, termini che non hanno più nessun valore. Comunque la stagione delle autonomie è terminata col più clamoroso dei fallimenti. E la Lega dovrebbe saperne qualcosa, perché qui sta la ragione della sua sconfitta: l’elettorato del Nord si sente tradito perché nulla di quanto promesso su questo piano è stato fatto».
Come le appare l’attuale situazione politica?
«Molto magmatica. Ma l’aspetto più drammatico, per chi ragiona, è la questione settentrionale. Il 70% dell’elettorato è senza rappresentanza. Tutti i ceti produttivi del Nord, artigiani e imprenditori, in particolare lombardo-veneti, sono senza rappresentanza politica».
Dunque la questione settentrionale è più attuale che mai…
«Attualissima. Ho appena scritto un articolo che uscirà sul prossimo numero dell’Espresso nel quale dico che è assolutamente attuale perché la sconfitta della Lega e del centrodestra, che hanno sbandierato il federalismo, non ha portato alla ribalta un’altra forza consapevole dell’importanza della questione settentrionale. Si è creato un vuoto totale, come dopo il 1992, quando sparirono Dc e Psi. E il centrosinistra è lungi mille miglia dal poterlo coprire».
Ci penserà il suo movimento Verso Nord?
«Al momento è una cosa totalmente embrionale. Mi pare siano persone serie, preparate, ma che non hanno ancora deciso dove collocarsi. Probabilmente con Montezemolo, quindi al centro, nell’ambito del costituendo centro moderato di cui al momento però non si capisce quale sarà il leader, quali gli alleati, quali i programmi».
Come giudica il “fenomeno Grillo”?
«Puramente fisiologico. In una situazione di crisi, di disagio, dove il 30% dei giovani è senza lavoro, con un vuoto totale di proposta politica, vuole che non ci siano movimenti di protesta? Nessuno si sogna che Grillo sia l’alternativa. Pensa che gli elettori della Lega e del centrodestra che lo hanno votato a Parma lo ritengano la soluzione ai problemi? Quel voto è un messaggio di delusione per il centrodestra, e per la Lega. Il ragionamento è: o non voto, o voto per Grillo. È una forma di astensionismo, non di voto propositivo. Semmai, bisogna capire se la Lega e il centrodestra hanno il fiato per riprendere il discorso, con chi, e lo stesso vale per il centrosinistra. In alternativa, saremo necessariamente eterogovernati, come sta accadendo in questo periodo tramite l’Europa».
Maroni ha parlato di “modello tedesco” per la Lega: egemone sul territorio e rappresentata da alleati nella capitale. Ritiene fondata una simile prospettiva?
«Il partito socialista catalano aveva la maggioranza netta, la democrazia cristiana bavarese idem. Sono partiti di grande tradizione e poi fanno parte di questi partiti nazionali, ne sono costole. La Lega è una storia completamente diversa: dubito molto che nell’ambito di una coalizione di centro possa fungere come loro. Si tratta di storie diverse, di culture diverse. Non so dove la Lega si potrà collocare, né con chi al momento attuale potrebbe allearsi a livello nazionale. Può darsi abbia ragione Maroni facendola lavorare solamente a livello locale, puntando le Amministrazioni locali e le Regioni. Forse al momento è la scelta tatticamente giusta e più conveniente da fare, anche se certo non può essere quella definitiva perché un partito alla lunga o ha una dimensione nazionale, o cessa di esistere».

dalla Padania del 29.5.12

TUTTA L’IMU AI COMUNI: solo così si rimette in moto l’ItaliaMarco Stradiotto


La crisi economica ha aggravato in questi anni la domanda di aiuto che i cittadini rivolgono ai Comuni, di fatto la prima linea dello Stato nei territori del nostro paese. Ma la capacità degli Enti Locali di dare una risposta efficace a questa richiesta è stata seriamente compromessa dalla combinazione tra il taglio dei trasferimenti statali e i vincoli contabili del Patto di Stabilità.
Il maggior rischio politico racchiuso nel momento attuale è la frattura tra Stato e Comuni. si tratta di un pericolo grave per la tenuta sociale e politica del nostro paese. Per scongiurarlo, il Governo deve riflettere sulle ragioni profonde del malessere che agita i nostri Comuni.
La prima questione è quella dei trasferimenti statali e basta un dato per coglierne le proporzioni. Nel 2010 lo Stato trasferiva ai Comuni Italiani tredici miliardi e cinquecento milioni di euro, compreso il rimborso ICI sulla prima casa. Nel 2012 si stima che i trasferimenti statali raggiungeranno appena sei miliardi di euro. Una differenza che graverà sui cittadini, in termini di tagli ai servizi e di nuove tasse.
La questione del Patto di Stabilità è figlia invece delle regole sempre più irrazionali sedimentatesi negli anni. I Comuni che avrebbero risorse in cassa devono pagare i fornitori in ritardo per rispettare il vincolo sulle uscite imposto dal Patto. Siamo l’unico paese d’Europa in cui un Sindaco è costretto a chiedere più tasse, a dare meno servizi e a pagare in ritardo i fornitori per rispettare il Patto di Stabilità.
Il malessere dei Comuni affonda le sue radici in scelte che in gran parte sono state prese da Governi precedenti a quello attuale. Eppure il disagio nei confronti del Governo si è fatto più forte nei confronti del Governo Monti. I motivi sono semplici. Un tempo gli amministratori di entrambi gli schieramenti difendevano l’azione del Governo di riferimento. Nei confronti di un Governo tecnico, invece, non agisce il vincolo dell’appartenenza politica. La pressione a cui sono sottoposti i Sindaci è diventata tale che la tolleranza nei confronti dell’esecutivo è svanita.
I Sindaci non chiedono necessariamente maggiori risorse ma di certo chiedono una maggiore autonomia nelle proprie scelte. È esattamente ciò che gli nega l’attuale Patto di Stabilità.
Lo stesso vale per l’introduzione dell’IMU. Costringerà i Comuni a chiedere ai cittadini complessivamente nove miliardi in più, senza nemmeno poter trattenere questo gettito, che viene infatti trasferito in gran parte allo Stato.
In un periodo di sfiducia come quello attuale, i Comuni sono la prima trincea dello Stato nei territori. Ecco perché vanno considerati una risorsa e non un problema. Per rimettere in moto l’Italia, i Comuni devono tornare ad essere il motore.
E quindi che fare? I vincoli di bilancio, che sono vincoli nazionali ed europei, lasciano scarsi margini di manovra, eppure qualcosa di utile può e deve essere fatto. A parità di saldi, occorre dare ai Comuni una maggiore autonomia e responsabilizzazione finanziaria.
A partire dal prossimo anno, il Governo dovrebbe impegnarsi a lasciare integralmente l’IMU ai Comuni, eliminando i trasferimenti erariali e prevedendo un fondo di riequilibrio orizzontale per evitare squilibri eccessivi.
Va soprattutto modificato il Patto di Stabilità, introducendo un meccanismo più meritocratico, che penalizzi i Comuni spendaccioni e indebitati e premi invece quelli virtuosi, superando l’uniformità attuale di trattamento, che penalizza tutti allo stesso modo.
Lo Stato deve pretendere, da tutti, una maggiore responsabilizzazione, ma allo stesso tempo, in cambio, concedere una maggiore autonomia. È questo il nuovo patto politico che serve tra lo Stato e i Comuni. Se vogliamo che uscire davvero dalla crisi, questa è la strada da percorrere, tutti assieme.

Marco Stradiotto, Senatore del Partito Democratico

da Marco Stradiotto.

Marco Boschini, Viaggio nell’Italia della buona politica – I piccoli comuni virtuosi, www.tecalibri.it


 

Copertina
Autore Marco Boschini
Titolo Viaggio nell’Italia della buona politica
Sottotitolo I piccoli comuni virtuosi
Edizione Einaudi, Torino, 2012, Passaggi , pag. 128, cop.fle., dim. 14x22x0,9 cm , Isbn 978-88-06-21022-9
Lettore Riccardo Terzi, 2012
Classe paesi: Italia: 2010 , politica , ecologia , beni comuni ,citta’ , urbanistica

Indice

 
  3 Trailer
  7 Soggetto
 
  9 Metti quattro amministratori...
    Brevi cenni sulla nascita dei Comuni Virtuosi
 
 
 21 Primo tempo. Comuni virtuosi
 
 23 Il paese dove copiare è un vanto
    Come costruire buone politiche
 
 31 Dal letame nascono i fiori
    Come trasformare una discarica in un luogo di comunità
 
 38 Città solari, città eoliche
    Come arricchire una città con le energie alternative
 
 44 Il killer silenzioso sconfitto dal buon senso
    Come bonificare una catastrofe
 
 48 L'Italia è una Repubblica fondata sul cemento
    Come salvare una città con un piano regolatore
 
 60 Il bosco che vorrei
    Come recuperare le foreste perdute
 
 64 Il sindaco poeta e la comunità virtuosa
    Come riqualificare un borgo
 
 69 Il parco incantato
    Come proteggere un parco
 
 
 73 Intermezzo
 75 Il ministro delle Piccole Opere
 
 
 77 Secondo tempo. Ritratti virtuosi
 
 79 Se sei bravo ti tirano le pietre
    L'onestà di Vincenzo, sindaco di Camigliano
 
 86 Porta la sporta
    L'idea di Silvia, cittadina del mondo
 
 92 Quando la vita ti prende a schiaffi
    L'esempio di Elisabetta, cittadina di Parma
 
 96 La nostalgia del futuro
    Il blog di Francesco, cittadino di Procida
 
104 Il presidente
    L'impegno di Luca, sindaco di Monsano
 
 
109 Approfondimento
111 Diamo i numeri
 
121 Titoli di coda
123 Il tempo passa, e la politica non cambia. O forse sí
125 La mia Italia dentro a una valigia: ringraziamenti

 

Pagina 13

 

Nell’ottobre del 2004, nella mia Colorno, organizzammo una sorta di «numero zero» dei Comuni Virtuosi, un convegno aperto a tutte le amministrazioni italiane che volevano incontrarsi e condividere buone idee. Parteciparono una trentina di sindaci del Nord e del Centro Italia, oltre al sindaco di Melpignano in rappresentanza del Sud. In quell’occasione, oltre ad approfondire nuovi progetti e a tessere una fitta rete di legami e contatti, condividemmo una bozza di Statuto e redigemmo un Manifesto dei Comuni Virtuosi, documento che ancora oggi è «inciso» nelle delibere di approvazione che ogni comune deve approvare in consiglio per diventare socio della rete.

Il presente Manifesto rappresenta i Comuni e i cittadini che aspirano a convertire in progetti concreti i sogni e le utopie realizzabili.

Il comune virtuoso ama il proprio territorio, ha a cuore la salute, il futuro e la felicità dei propri cittadini. Il comune virtuoso adotta tutte quelle misure che diffondono nuove consapevolezze e vuole soddisfare bisogni ed esigenze concrete nel campo della sostenibilità ambientale, urbanistica e sociale.

Intervenire a difesa dell’ambiente, migliorare la qualità della vita e tutelare i Beni Comuni, intesi come beni naturali e relazionali indisponibili che appartengono all’umanità, è possibile. Questa possibilità la vogliamo vivere non piú come uno slogan ma come possibilità concreta, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla pur importante enunciazione di principi alla prassi quotidiana.

I Comuni Virtuosi hanno dimostrato che:

- è possibile (ed economicamente conveniente) aspirare a una ottimalegestione del territorio, all’insegna del principio ispiratore del «no consumo di suolo» (opzione cementificazione zero, recupero e riqualificazione aree dismesse, progettazione e programmazione del territorio partecipata, bioedilizia, ecc.);

- è possibile (ed economicamente conveniente) ridurre l’ impronta ecologica della macchina comunale attraverso misure e interventi concreti ed efficienti (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, ecc.);

- è possibile (ed economicamente conveniente) ridurre l’inquinamento atmosferico promuovendo politiche e progetti concreti di mobilità sostenibile (car sharing, car pooling, trasporto pubblico integrato, piedibus, scelta di carburanti alternativi al petrolio e meno inquinanti, ecc.);

- è possibile (ed economicamente conveniente) promuovere una correttagestione dei rifiuti, visti non piú come un problema ma come risorsa, attraverso la raccolta differenziata «porta a porta» e l’attivazione di progetti concreti tesi alla riduzione della produzione dei rifiuti (progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso, ecc.), in una politica che aspira al traguardo «rifiuti zero»;

- è possibile incentivare nuovi stili di vita negli enti locali e nelle loro comunità, attraverso politiche e progettazioni atte a stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili (autoproduzione, filiera corta, cibo biologico e di stagione, sostegno alla costituzione di gruppi di acquisto, turismo e ospitalità sostenibili, promozione della cultura della pace, cooperazione e solidarietà, disimballo dei territori, diffusione del commercio equo e solidale, banche del tempo, autoproduzione, finanza etica, ecc.), favorendo il piú possibile l’autoproduzione di beni e lo scambio di «servizi», sottraendoli al mercato per una società della sobrietà ispirata ai temi della decrescita. 

Maturammo in quei giorni la consapevolezza che dovevamo dotarci di un coordinamento nazionale, per riuscire a incidere con maggior forza nella realtà e far conoscere i nostri progetti e le sperimentazioni avviate. Tutti, infatti, ognuno per il proprio ruolo e per la propria esperienza territoriale, ci eravamo accorti che nel sistema politico attuale e nei partiti tradizionali, di destra come di sinistra, non c’era grande spazio e sensibilità per le questioni a noi care. L’ambiente era un corollario, confinato negli uffici e sulle scrivanie di assessori spesso isolati dal resto del gruppo, che avevano l’opportunità di portare avanti singoli progetti anche significativi nel contesto però di un’azione di giunta complessiva che spesso si rimangiava i pochi risultati conseguiti dal singolo con un governo della città decisamente impattante e insostenibile…

Fu allora che ci mettemmo insieme: Colorno, Monsano, Melpignano e Vezzano Ligure, i famosi «quattro amici al bar» della canzone di Gino Paoli. Il 23 maggio del 2005, nella sala consiliare del municipio di Vezzano, davanti a un notaio della zona, nacque l’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi.

Quattro comuni molto distanti tra loro, diversissimi per dimensioni e caratteristiche sociali, economiche, culturali. Quattro esperienze diverse, portate avanti da altrettanti amministratori che si erano conosciuti quasi per caso solo pochi mesi prima in un luogo improbabile sulle colline tra Gubbio e Perugia. È cosí che nascono i Comuni Virtuosi, una rete che oggi conta una sessantina di iscritti in tutto il territorio nazionale per circa 440 000 abitanti residenti.

www.tecalibri.it.

Ulteriori disposizioni recanti attuazione dell’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento di Roma Capitale


n G.U. n. 115 del 18 maggio 2012 è pubblicato il Decreto Legislativo 18 aprile 2012 n. 61:

Ulteriori disposizioni recanti attuazione dell’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento di Roma Capitale.

NUOVO – Contratto di Servizio tra i Comuni dell’Ambito distrettuale di Cremona e l’Azienda Sociale del Cremonese | Azienda Sociale Cremona


NUOVO – CONTRATTO DI SERVIZIO TRA I COMUNI DELL’AMBITO DISTRETTUALE DI CREMONA E L’AZIENDA SOCIALE DEL CREMONESE

Cremona, 30.04.2012

L’Assemblea dei Comuni Soci dell’Azienda Sociale del Cremonese ha approvato, nella seduta del 26 aprile 2012, il Contratto di Servizio che disciplina i rapporti tra l’Azienda e i Comuni dell’Ambito distrettuale di Cremona, in qualità di proprietari dell’Ente medesimo.

Tale atto è la conseguenza dell’adozione del Piano di Zona 2012-2014 e dell’Accordo di Programma da parte dell’Assemblea dei Sindaci in data 29 marzo 2012. In tali documenti si riconosceva all’Azienda Sociale del Cremonese la funzione di capo-fila del Piano di Zona 2012-2014 e la funzione di gestore delle risorse del medesimo per l’attuazione delle priorità di intervento e dei servizi che ad essa sono stati trasferiti.

Per tale motivo,

si richiede ad ogni Comune dell’Ambito distrettuale di Cremona e all’Unione dei Comuni Lombarda dei Comuni di Corte de’ Frati e di Olmeneta di deliberare, con un atto di Giunta, l’adozione del Contratto.

E’ possibile scaricare:

  • schema di delibera di Giunta;
  • Contratto di Servizio approvato dall’Assemblea dei Soci in data 26 aprile 2012 (quale allegato alla delibera di Giunta).

 A disposizione per ogni ulteriori chiarimento, colgo l’occasione per porgere i migliori saluti

 IL PRESIDENTE

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

(Luigi prof. Amore)

Bozza contratto servizio Comune e Azienda 2012 – 2014.doc

da NUOVO – Contratto di Servizio tra i Comuni dell’Ambito distrettuale di Cremona e l’Azienda Sociale del Cremonese | Azienda Sociale Cremona.

Aggiornamenti al Testo Unico delle Leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali, 2 marzo 2012


Aggiornamenti al Testo Unico delle Leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali 

Si pubblica nel titolo sopra linkato il TUEL aggiornato fino alle modifiche apportate dal decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante: “Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento”. (TUEL con le modifiche apportate dal D.L. n. 16/2012 – G.U. n. 52 del 2.3.2012)

L’innovazione istituzionale al tempo della crisi: la fondazione per le scuole dell’infanzia di Modena


Nei primi mesi del 2012 l’esternalizzazione delle scuole dell’infanzia si precisa e giunge più apertamente all’attenzione dell’opinione pubblica. L’idea che si fa strada è quella di approvare una delibera di Consiglio comunale in cui si prospetta di affidare all’esterno due scuole dell’infanzia mediante gara d’appalto e di chiedere per altre due la statalizzazione riservandosi, nel caso probabile in cui questa non sia ottenuta, di appaltare anche la gestione di queste scuole. 
L’amministrazione però si riserva di approfondire anche la possibilità di costituire una fondazione di partecipazione per le quattro scuole dell’infanzia, quale soluzione alternativa all’esternalizzazione. La fondazione, che gestirebbe le scuole, è un soggetto di diritto privato che opera senza fini di lucro. Esso potrebbe appaltare la gestione o invece esercitarla in forma diretta, assumendo personale dipendente. L’organo principale di governo della fondazione sarebbe rappresentato da un Consiglio di amministrazione, i cui membri sarebbero nominati dal Comune che, in questo modo, garantirebbe “controllo analogo” a quello garantito nella gestione diretta rispetto al servizio erogato dalla Fondazione

 

tutto l’articolo qui L’innovazione istituzionale al tempo della crisi: la fondazione per le scuole dell’infanzia di Modena.

Comuni: dalla gestione diretta a quella indiretta. Quadro istituzionale, di Stefano Neri, da http://www.secondowelfare.it


il quadro normativo sembra spingere i Comuni alla dismissione dei servizi in gestione diretta a favore dell’affidamento a soggetti terzi. Le norme principali che concorrono a favorire tale esito sono:

• l’art. 14, co. 9 della legge 122/2010 che converte con modifiche il decreto legge 78/2010. Tale norma stabilisce che si “possa procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 20% della spesa corrispondente alle cessazioni dell’anno precedente”. Ciò significa che ogni cinque dipendenti cessati dal servizio solo uno può essere assunto di ruolo;

• l’art. 36, co. 2 del decreto legislativo 165/2001, come modificato dall’art. 17, co. 26, della legge 102/2009, che stabilisce che le pubbliche amministrazioni possano “avvalersi delle forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale” e quindi anche dei contratti a tempo determinato, solo “per rispondere ad esigenze temporanee ed eccezionali”. Recentemente la disposizione è stata emendata rafforzando la responsabilità dirigenziale e le sanzioni previste in caso di violazione della norma sull’impiego di contratti “atipici” o non standard;

• l’art. 4, co. 102, lett. b) della legge 183/2011, approvata in agosto, ha esteso agli enti locali le disposizioni contenute nel decreto legge 78/2010 (come si è detto, convertito con modifiche dalla legge 122/2010). Tali disposizioni avevano posto sulle amministrazioni statali un vincolo nella possibilità di “avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009”. Lo stesso limite vale per “la spesa per personale relativa a contratti di formazione lavoro, ad altri rapporti formativi, alla somministrazione di lavoro, nonché al lavoro accessorio”. La disposizione è stata prorogata fino a tutto il 2013.

Questo insieme di norme introduce forti vincoli alla possibilità degli enti locali di sostituire personale dipendente che cessa dal servizio, ponendo limiti molto stretti sia alle assunzioni a tempo indeterminato che alle assunzioni o ai rinnovi a tempo determinato o con altre forme contrattuali di tipo non standard. Ciò rende sempre più difficoltosa la gestione diretta dei servizi

Vai all’intera scheda:  L’innovazione istituzionale al tempo della crisi: la fondazione per le scuole dell’infanzia di Modena.

Consorzio Impegno Sociale: Albese con Cassano, Bulgarograsso, Cadorago, Casnate con Bernate, Cassina Rizzardi, Cavallasca, Fino Mornasco, Grandate, Guanzate, Montano Lucino, Senna Comasco, Vertemate con Minoprio, Luisago


Il Consorzio si costituisce ad Agosto 1999 con un gruppo di tredici comuni (Albese con Cassano, Bulgarograsso, Cadorago, Casnate con Bernate, Cassina Rizzardi, Cavallasca, Fino Mornasco, Grandate, Guanzate, Montano Lucino, Senna Comasco, Vertemate con Minoprio, Luisago) con Statuto pubblicato su BURL  serie editoriale inserzioni bis n.34 del 25/08/99.

Consorzio Impegno Sociale.

Gestioni associate, in consiglio regionale della Lombardia la bozza di legge , Anci Lombardia


 

Gestioni associate, in consiglio regionale la bozza di legge
Il testo licenziato dalla commissione andrà in consiglio regionale il 20, 21, 22 dicembre.

 

IN ALLEGATO: il testo del pdl 0130.
Il collegato alla finanziaria contiene importanti modifiche sulle gestioni associate. In particolare, la Regione interviene sui limiti demografici minimi, riportandoli a 5000 abitanti o al quadruplo del Comune più piccolo in pianura, e 3000 abitanti o il quadruplo del più piccolo in montagna.
La legge prevede anche deroghe ai limiti sopracitati, se opportunamente motivate.
Vengono inoltre confermate le incentivazioni alle Comunità montane e alle unioni esistenti a settembre 2011, prima dell’entrata in vigore dell’articolo 16 della manovra estiva. Abolito invece il raddoppio del contributo per le unioni comprendenti comuni a svantaggio medio-elevato.
ANCI Lombardia parteciperà inotre al tavolo tecnico che la Regione aprirà per definire ambiti e forme delle gestioni associate future. “Siamo ovviamente più che disponibili a collaborare nei prossimi mesi con la Regione – conclude Cavazzini -. Riteniamo che al tavolo dei lavori dovrà essere affrontato anche il tema, oggi ancora non risolto, dei finanziamenti alle forme associative nuove, e in particolare alle unioni di Comuni e alle convenzioni qualificate che si formeranno da qui in avanti”.

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Allegati
Il testo del pdl 0130


Regione Lombardia: Legge sui piccoli Comuni, ricorso alla Consulta


Legge sui piccoli Comuni, Regione ricorre alla Consulta

Regione Lombardia ricorrerà alla Corte Costituzionale contro l’articolo 16 della legge 148 del 14 settembre 2011, che obbliga i Comuni a gestire servizi e funzioni fondamentali in modo associato con un minimo di 10.000 abitanti. Cosa piuttosto difficile in una Regione come la Lombardia, che conta 1088 piccoli Comuni (con meno di 5000 abitanti)

da: http://www.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=News&childpagename=Regione%2FDetail&p=1213472278351&pagename=RGNWrapper&cid=1213472278351

ISTAT – Entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)


ISTAT – Entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)