Berlusconi e processo Ruby per prostituzione minorile. La requisitoria di lda Boccassini. I commenti di Veronica Lario, Massimo Cacciari, Dacia Maraini


Concetto Base: il principio della separazione dei poteri

————————————————————————–

Un passaggio della requisitoria del Pm Ilda Boccassini nel caso Ruby che vede nel processo di Milano il Cavaliere imputato per prostituzione minorile e concussione.

vai a Processo Ruby. La requisitoria del procuratore aggiunto Ilda Boccassini

———————————————————————————————————-

Memoria storica delle ex moglie Veronica Lario (l’unica che lo ha veramente liquidato)

Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni

————————————————————————-

Massimo Cacciari, ancora una volta sui festini di Berlusconi:

“Che quelle donne siano prostitute o meno, cosa importa? Un responsabile politico non si comporta così. Non fa le festicciole a casa sua, reclutando ventenni“. Daniela Santanchè lo interrompe a più riprese, ma il filosofo non demorde: “Non mi interessa discutere con lei di queste cose, per carità. Discutiamo dei problemi di questo Paese, non delle serate del bunga bunga. Non me ne frega niente di quello che Berlusconi ha fatto” – continua – “in qualsiasi Paese civile, lo sanno tutti, Berlusconi sarebbe stato massacrato e non se ne parlerebbe più“. “Poteva partecipare alla manifestazione a Brescia assieme a Sel e al Movimento 5 Stelle“, replica la pasionaria del Pdl. Ma Cacciari rincara: “Lasci perdere la Boccassini e la colpevolezza di Berlusconi dal punto di vista legale. E’ un giudizio morale, etico, culturale. Io sto parlando dei comportamenti, quelli palesi e dichiarati dallo stesso Berlusconi”. E conclude: “Ha detto lui che aveva in casa ad Arcore le ragazze per le festicciole, ma le pare che un leader politico si comporti così?

13 maggio 2013
———————————————————————
Dacia Maraini:

Dunque le cosiddette olgettine sono vittime?
“Ruby è l’ultima persona con la quale me la prenderei. Queste ragazze minorenni, senza famiglia, sono culturalmente incoraggiate alla prostituzione dagli adulti che danno un pessimo esempio e sono i veri responsabili. Hanno costruito un sistema dove tutto è mercato e anche il sesso si può vendere e si può comperare. La colpa è anche della televisione e Berlusconi ha contribuito enormemente con le sue emittenti a creare un clima culturale dove i soldi sono al centro di tutto e il corpo delle donne viene umiliato”.

Eppure Berlusconi non è l’unico uomo a comperare il sesso.
Certamente non è l’unico ma ha trasformato tutto il suo campo di azione in un grande mercato. Ha comperato senatori, deputati, donne: tutto questo è gravissimo. Il fatto di dare cinquemila euro alle ragazze di Arcore per una sola serata dà la misura di quanto disprezzo nutra per il denaro guadagnato onestamente. So bene che Berlusconi non ha inventato il mercato del sesso, ma sono sempre stata contraria alla prostituzione perché il sesso è una cosa bella e delicata, anche quando è slegato dall’amore, e dovrebbe essere un piacere reciproco gratuito.

Molte delle ragazze come Ruby sono stipendiate regolarmente dall’ex premier. Cosa ne pensa?
“Questo è un fatto gravissimo. E’ la corruzione suprema e mina totalmente la credibilità di Berlusconi. Può ripetere di non avere mai fatto sesso con queste ragazze durante le serate di Arcore, ma come è possibile credergli quando sta pagando le testimoni affinché mantengano la sua versione dei fatti? La credibilità è una conquista, e nel suo caso siamo molto lontani”.

A Berlusconi le donne di Arcore chiedevano in cambio non soltanto soldi ma visibilità in televisione, persino poltrone. Non vede in questo un atteggiamento molto attivo da parte loro?
“So bene che le ragazze sono in parte responsabili e molto probabilmente non sono state obbligate a prostituirsi. La loro dunque è una libera scelta. Ma nella mia visione in quel contesto il potere stava da una parte sola. Se c’è qualcuno disposto a comperare allora sorge qualcuno disposto a vendere, e tendo ad addossare maggiore colpa a coloro che detengono il potere economico e politico. La corruzione per mezzo del denaro e del sesso genera sempre umiliazione, schiavitù, servilismo”.

Pierluigi Battista sul magistrato Pietro D’amico, uscito devastato da una inchiesta di De Magistris, in Corriere della Sera 15 aprile 2013


Punti chiave:

  • il magistrato Pietro D’Amico si uccide tramite il suicidio assistito a Basilea
  • era stato inquisito dal magistrato De Magistris
  • ne era uscito prosciolto, ma devastato
  • macchina della gogna costruitagli addosso
  • innocente schiacciato da una giustizia malata
  • protagonismo forsennato di giudici che hanno bisogno di immagine mediatica
  • sul muro della vergogna senza avere commesso reati
  • credito eccessivo che le televisioni danno alle accuse inquisitrici
  • reputazione macchiata dalla macchina del fango
  • onnipotenza dell’accusa
  • crudeltà delle televisioni
  • paese feroce  e barbarica che demolisce l’immagine anche di chi si uccide per disperazione
  • paese perennemente attratto dalla ghigliottina

battista

LA “ZONA GRIGIA” DELLA LEGALITA’, Convegno alla Università di Milano Bicocca, 7 febbraio 2013, ore 8.30 Edificio U6, Aula 4 – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano, Evento organizzato da Centro Studi SAO – Saveria Antiochia Omicron


1. Il confine pedagogico fra legalità e illegalità — intervento di Sergio Tramma (Docente di pedagogia generale e sociale, Università degli Studi di Milano-Bicocca):

2. Collusione, corruzione, indifferenza, “zona grigia” — intervento di Nando Dalla Chiesa (Docente di Sociologia della Criminalità organizzata, Università degli Studi di Milano):

3. intervento di don Luigi Ciotti (Presidente di Libera):

4. Stefania Pellegrini (Docente di ‘Mafie e Antimafia’, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Bologna)

5. Modelli pedagogici che favoriscono o contrastano la corruzione — intervento di Piergiorgio Reggio (Docente di Scienze pedagogiche, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)

6. La cultura della legalità e della responsabilità nel mondo della scuola — intervento di Alessandro Cavalli (Presidente Centre for Study and Research on Higher Education Systems, Pavia)

7. I diritti dei cittadini e i difficili rapporti tra politica e magistratura nell’Italia repubblicana — intervento di Armando Spataro (Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano)

8. La cultura della legalità e della responsabilità nel mondo del lavoro — intervento di Graziano Gorla (Direttore Osservatorio contro le mafie, Milano)

 

Giovedì 7 febbraio 2013, ore 8.30

Edificio U6, Aula 4 – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano

follaEsiste nella società una “zona grigia” che viola i diritti dei cittadini e contribuisce a creare un clima di rassegnazione e di indifferenza, favorendo la mafia.

Obiettivi del seminario:

  • Informare sulla presenza e sulle caratteristiche della “zona grigia” nell’attuale contesto sociale, in Italia e in Lombardia.
  • Analizzare gli elementi della pedagogia paramafiosa o premafiosa nella famiglia e nella società e presentare i necessari antidoti.
  • Riflettere sul rispetto dei valori della convivenza civile e sulle modalità di una pedagogia alternativa alle mafie.

Partecipano:

  • Susanna Mantovani - Prorettore
  • Silvia Kanisza - Direttore del Dipartimento di Scienze Umane della Formazione
  • Jole Garuti - Direttrice Centro Studi SAO
  • Sergio Tramma - Docente di pedagogia generale e sociale, Università degli Studi di Milano Bicocca
  • Nando Dalla Chiesa - Docente di Sociologia della Criminalità organizzata, Università degli Studi di Milano
  • Armando Spataro – Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano
  • don Luigi Ciotti - Presidente di Libera
  • Vincenzo Viola - Cons Direttivo SAO, Coordinatore de L’Indice della scuola
  • Piergiorgio Reggio - Docente di Scienze pedagogiche, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
  • Alessandro Cavalli - Presidente Centre for Study and Research on Higher Education Systems, Pavia
  • Girolamo Lo Verso - Docente di psicoterapia e psicologia del fenomeno mafioso’, Università di  Palermo
  • Stefania Pellegrini - Docente di ‘Mafie e Antimafia’, Facoltà di Giurisprudenza, Università di  Bologna
  • Graziano Gorla - Direttore Osservatorio contro le mafie, Milano

La partecipazione è gratuita e al termine verrà rilasciato un attestato

Le iscrizioni devono essere inviate entro giovedì 31 gennaio 2013 a info@centrostudisao.org oppure al fax 02 36563480

Per ulteriori informazioni consultare il sito internet www.centrostudisao.org Immagine Link Esterno

Allegati:

 

la politica della Banda Bassotti della destra di Berlusconi vorrebbe impedire il giudizio della magistratura in reati come la prostituzione minorile e la corruzione in Parlamento


E’ davvero triste.

E’ triste vivere in una fase politica che dura dal 1994 in cui un ricco crapulone e boss delle televisioni (Silvio Berlusconi):

1 è accusato di prostituzione minorile e si è inventato che la giovane prostituta era la nipote di un dittatore egiziano

2 è accusato di avere pagato milioni di euro per corrompere un grasso personaggio (ingaggiato alla politica da Antonio di Pietro e l’Italia dei suoi valori) fino a provocare la caduta del secondo governo Prodi (di fatto un colpo di stato tramite il voto)

3 è accusato di frode fiscale e di tanti altri reati

4 che, però, è stato presidente del consiglio per un intero ciclo della politica italiana

5 che, però, è stato rivotato da milioni di elettori

6 è difeso dai suoi pretoriani stipendiati che tentano un assalto eversivo al tribunale di Milano per impedire alla magistrata di turno Ilda Boccassini di fare la sua requisitoria per il suddetto reato di prostituzione minorile avvenute in orgie notturne

C’è davvero tanta tristezza in questa Polis alterata dalle visioni contrapposte e da un potere che che , con tracotanza e violenza linguistica, non vuole essere giudicato

Paolo Ferrario

AUTORI DI CRIMINI NEL PARLAMENTO 2008-2012

indagatiindagati2

TABELLE DA:   UN PARLAMENTO PULITO PER IL 2013? DI Riccardo Patrian in QuattroGatti info

Giorgio Napolitano su Magistratura e politici del Pdl (partito delle loro libertà): ha espresso il suo vivo rammarico per il riaccendersi di tensioni e contrapposizioni tra politica e giustizia. Rammarico, in particolare, per quanto è accaduto ieri ed è sfociato in una manifestazione politica senza precedenti all’interno del palazzo di giustizia di Milano


 ”Ho, negli anni del mio mandato, considerato e affrontato come problema essenziale quello del ristabilimento di un clima corretto e costruttivo nei rapporti tra giustizia e politica. A più riprese, anche e in particolare dinanzi al CSM, ho sottolineato come i protagonisti e le istanze rappresentative della politica e della giustizia “non possano percepirsi ed esprimersi come mondi ostili, guidati dal sospetto reciproco, anziché uniti in una comune responsabilità istituzionale”. E ho indicato nel “più severo controllo di legalità un imperativo assoluto per la salute della Repubblica” da cui nessuno può considerarsi esonerato in virtù dell’investitura popolare ricevuta. Con eguale fermezza ho sollecitato il rispetto di rigorose norme di comportamento da parte di “quanti sono chiamati a indagare e giudicare”, guardandosi dall’attribuirsi missioni improprie e osservando scrupolosamente i principi del “giusto processo” sanciti fin dal 1999 nell’art. 111 della Costituzione con particolare attenzione per le garanzie da riconoscere alla difesa.

In vari momenti, anche relativamente recenti, ho potuto constatare il manifestarsi di tensioni meno acute e di occasioni di collaborazione tra le diverse forze politiche, in materia di giustizia, e più pacati rapporti con la magistratura requirente e giudicante. Ma troppe divergenze e vere e proprie contrapposizioni hanno finito per prevalere, bloccando in effetti la possibilità di talune, cruciali riforme nell’amministrazione della giustizia e nel corpo delle norme che la regolano.

da Notizia.

accusare i magistrati di portare avanti una guerra contro Silvio Berlusconi comporta una negazione del loro ruolo istituzionale, Corriere della sera 6 marzo 2013


Annotazione

evviva chi ripristina le REGOLE

Paolo Ferrario

—————————————–

Devono essere risarciti i pm che vengono accusati di avere un atteggiamento “persecutorio” nei confronti dell’ex premier Silvio Berlusconi. È il risultato di una sentenza della terza sezione civile della Cassazione che ha bocciato il ricorso del quotidiano “Il Giornale” per un articolo pubblicato nel novembre 1999 dal titolo “Colpevole a tutti i costi”.

INTERVENTI IN FAVORE DI MINORI E FAMIGLIE: DILEMMI ETICI E CRITERI DI SCELTA, Seminario formativo con la presentazione del libro: BAMBINI E FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’ teorie e metodi per assistenti sociali di TERESA BERTOTTI, Carocci faber editore, alla Università di Milano Bicocca, martedì 22 gennaio, 15,30-18,30


bertotti bertotti2

L’incontro è aperto a tutti coloro che vorranno intervenire

bertotti3

Il sultanato di Roberto Formigoni (su apprendimento di Berlusconi): promemoria sugli inquisiti e i condannati nelle istituzioni della Regione Lombardia


Questa lista del “sultanato di Formigoni” fa davvero impressione vista tutta assieme:

  • DOMENICO ZAMBETTI (Pdl, partito delle LORO libertà): avrebbe pagato 200.000 euro a esponenti delle cosche delinquanziali della ’Ndrangeta calabrese
  • ROBERTO FORMIGONI (Pdl, partito delle LORO libertà, esponente di comunione e LORO liberazione): indagato dalla Procura perchè avrebbe goduto di vacanze e altri benefici da Daccò, in cambio di soldi pubblici alla Fondazione Maugeri
  • GUIDO BOMBARDA: posto agli arresti domiciliari nel gennaio 2004 con l’accusa di corruzione. All’epoca il Consigliere in forza ad Alleanza Nazionale, già assessore alla Formazione, venne ritenuto colpevole dalla Procura di Milano di aver attestato la costituzione di società di comodo le quali avrebbero organizzato corsi di formazione inesistenti, con tanto di falsa documentazione attestante lo svolgimento di attività didattiche mai realizzate
  • PIERGIANNI PROSPERINI (prima Lega Nord, poi Alleanza nazionale): arrestato il 16 dicembre 2009 con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta per appalti sulla pubblicità televisiva della Regione Lombardia. Secondo l’accusa, Prosperini avrebbe incassato una tangente da 230 mila euro su un appalto da 7,5 milioni per promuovere in tv il turismo in Lombardia tra il 2008 e il 2010
  • FRANCO NICOLI CRISTIANI (Pdl, partito delle LORO libertà): nominato, l’11 maggio 2010, vicepresidente del consiglio regionale. La fine per Nicoli Cristiani arrivò il 30 novembre 2011, giorno del suo arresto per corruzione e traffico illecito di rifiuti nell’ambito di un’inchiesta sulla società Bre-Be-Mi, relativa allo sversamento di rifiuti tossici da acciaieria in otto chilometri di cantiere e sulla discarica di amianto di Cappella Cantone
  • MASSIMO PONZONI  (Pdl, partito delle LORO libertà): nel 2005 prese 19,866 preferenze e l’assessorato alla Protezione Civile, mentre nel 2008 diventa assessore all’ambiente. Le luci della ribalta per lui si spensero improvvisamente il 16 gennaio 2012, quando il tribunale di Monza emise un ordine di custodia cautelare per bancarotta, concussione, corruzione, peculato, appropriazione indebita e finanziamento illecito ai partiti
  • ROMANO LA RUSSA (ex AN),  indagato per finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sul caso Aler
  • ANGELO GIANMARIO, consigliere, accusato di aver intascato una mazzetta da 10 mila euro per appalti sul verde pubblico
  • GIANLUCA RINALDIN (Pdl, partito delle LORO libertà), l’8 ottobre  condannato in primo grado a due anni e mezzo per falso e truffa
  • FILIPPO PENATI, ex Pd ora Gruppo Misto, per il quale  è stato chiesto il rinvio a giudizio per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti
  • DAVIDE BONI (Lega Nord), ex presidente del Consiglio regionale,, accusato di corruzione;
  • ANGELO GIANMARIO (Pdl, partito delle LORO libertà), ex sottosegretario di Formigoni, accusato di corruzione
  • NICOLE MINETTI (Pdl, partito delle LORO libertà), a processo per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile nell’ambito del caso Ruby
  • DANIELE BELOTTI (assessore leghista) coinvolto in una inchiesta per tifo violento
  • RENZO BOSSI (Leghista della famiglia Bossi), dimessosi per l’inchiesta sull’uso dei rimborsi elettorali del Carroccio nella quale è accusato di appropriazione indebita
  • MONICA RIZZI  (ex assessore leghista, sospettata in passato di aver prodotto dossier proprio per screditare avversari interni di Bossi Jr
  • Regione Lombardia, indagato l’assessore Marcello Raimondi: – IlGiornale.it

Muore di infarto il consigliere del Presidente della Repubblica Loris D’Ambrosio. Giorgio Napolitano: atroce rammarico per insinuazioni – Corriere.it


Giorgio Napolitano: «Annuncio con animo sconvolto e con profondo dolore la repentina scomparsa del dott. Loris D’Ambrosio, prezioso collaboratore mio come già del mio predecessore, che ha per lunghi anni prestato alla Presidenza della Repubblica l’apporto impareggiabile della sua alta cultura giuridica, delle sue molteplici esperienze e competenze di magistrato giunto ai livelli più alti della carriera. Egli è stato infaticabile e lealissimo servitore dello Stato democratico».

ATROCE RAMMARICO PER LE INSINUAZIONI - «Insieme con l’angoscia per la perdita gravissima che la Presidenza della Repubblica e la magistratura italiana subiscono, atroce è il mio rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto, senza alcun rispetto per la sua storia e la sua sensibilità di magistrato intemerato, che ha fatto onore all’amministrazione della giustizia del nostro Paese». Ha sottolineato il Napolitano. «Mi stringo con infinita pena e grandissimo affetto – conclude Napolitano – alla consorte, ai figli, a tutti i famigliari e al mondo della magistratura e del diritto».

da Muore il consigliere del Colle Loris D’Ambrosio Napolitano: atroce rammarico per insinuazioni – Corriere.it.

GIUSTIZIA, GOVERNO MONTI/NAPOLITANO E PDL (partito delle LORO libertà)


L’altro giorno la ministra della Giustizia, Paola Severino, ha incontrato Bersani e Casini, ma non Alfano, per discutere della legge anticorruzione e della responsabilità civile dei magistrati. Alfano, risentito, ieri ha fatto sapere con una dichiarazione tra virgolette che i tecnici del Pdl sono pronti a incontrare a loro volta la Severino. Tanto per ricordaglielo: il disegno di legge anticorruzione è stato presentato dal governo Berlusconi, Bersani vorrebbe modificarlo e il Pdl non è d’accordo. La responsabilità civile dei magistrati (se il giudice sbaglia, paga) è stata introdotta alla Camera con un emendamento leghista alla legge comunitaria. Il Pd è contrarissimo, il governo non è d’accordo ma il Pdl non sente ragioni. Su questo punto il rifiuto di ieri di Alfano ha un significato chiaro: i giudici devono rispondere di quello che fanno

“Come è possibile dialogare con chi ti prende a schiaffi, con chi chiama i magistrati matti, cancro, golpisti?”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, nell’aula bunker di Palermo in un faccia a faccia con il ministro della Giustizia Alfano


“Come è possibile dialogare con chi ti prende a schiaffi, con chi chiama i magistrati matti, cancro, golpisti?”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, nell’aula bunker di Palermo in un faccia a faccia con il ministro della Giustizia Alfano. Così Grasso ha risposto al giornalista Minoli che gli chiedeva una battuta per smorzare la tensione tra magistrati e potere esecutivo. In un acceso botta e risposta fuori programma, Grasso ha contestato la definizione della “riforma della giustizia” data al pacchetto legislativo approvato dal governo: “Qui si parla di riforma del rapporto tra magistratura e politica e non di riforma della giustizia”.

da: Giustizia, Grasso: “Come si può dialogare con chi ti prende a schiaffi?”.

“Eroi come noi”, la storia di dieci magistrati uccisi dal terrorismo e dalle mafie, La Storia siamo noi


“Si sfoglino quelle pagine, ci si soffermi su quei nomi, quei volti, quelle storie , per poter parlare responsabilmente della magistratura e alla magistratura. Nella consapevolezza dell’onore che ad essa deve esser resa come promessa di ogni produttivo appello alla collaborazione necessaria per le riforme necessarie”. Sono le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Eroi come noi”, la storia di dieci magistrati uccisi dal terrorismo e dalle mafie.


Approfondisci…
Eroi come noi. I magistrati vittime del terrorismo

da: La Storia siamo noi – Eroi come noi.

Il Presidente Napolitano alla celebrazione del “Giorno della Memoria” dedicato alle vittime del terrorismo, 9 maggio 2011


Un caro saluto, in primo luogo, a quanti sono oggi con noi in rappresentanza di tutte le famiglie – unite da un comune doloroso ricordo e da una comune, sempre più matura e attiva consapevolezza – delle vittime del terrorismo e delle stragi. E quindi uno speciale ringraziamento a coloro che hanno dato spessore umano e morale a questa cerimonia attraverso testimonianze forti e toccanti, a partire da quella di Eugenio Occorsio, e riflessioni alte, come quelle del Presidente Lupo. Tutti gli interventi si sono mossi nel solco dell’ispirazione che ci ha guidato fin dalla prima celebrazione, qui, del “Giorno della Memoria”, nel 2008 : ricerca di verità ; anelito di giustizia severa secondo legge, fuori di ogni reazione d’ira e di odio ; rispetto e ricordo delle figure di tutti i colpiti, di ciascuno di essi per la vita vissuta come persona e non solo per il destino di vittima ; in definitiva messaggio di pace e unità secondo il patto che ci lega, la Costituzione repubblicana.

Ci incontriamo questa volta ancora nel pieno delle celebrazioni del centocinquantenario della nascita del nostro Stato nazionale unitario. Celebrazioni non formali e non retoriche, ma partecipate e meditate, dalle quali ci siamo proposti di trarre motivi di orgoglio e di fiducia, di rinnovata coscienza sia delle ragioni e della forza della nostra unità sia delle criticità che hanno segnato il nostro cammino e delle sfide che abbiamo di fronte. E in effetti ho posto in più occasioni l’accento sulle prove via via superate che hanno dimostrato la solidità della compagine nazionale e statale italiana. Prove estremamente drammatiche come due guerre mondiali, l’oppressione ventennale del regime fascista e la lotta per porvi fine ; ma prove dure anche successivamente e cioè nei decenni della Repubblica retta dalla Costituzione. Più dura e pericolosa tra tutte quella del terrorismo interno.

Nello stesso periodo – seconda metà del Novecento – si sono, certamente, succeduti eventi dirompenti in diversi paesi d’Europa : dalla caduta delle dittature in Spagna e Portogallo all’avvento, sia pure per breve tempo, di una dittatura militare in Grecia, dalla crisi della IV Repubblica in Francia alle ripetute scosse di protesta e di dissenso contro l’ordine totalitario e il prepotere sovietico nei paesi del Centro e dell’Est, fino alla caduta del Muro di Berlino. L’Italia non è stata dunque la sola realtà difficile e a rischio nell’Europa del dopo-seconda guerra mondiale.

Ma la prova del lungo attacco terroristico con cui noi abbiamo dovuto fare i conti, specie negli anni della sua massima intensificazione, è stata quanto mai pesante e insidiosa per la coesione sociale e nazionale, e per le istituzioni democratiche nate sull’onda del movimento di Liberazione e ancorate ai principi della Costituzione repubblicana. E dunque il superamento di tale prova resta una pietra miliare nella storia dell’Italia unita : di qui la nostra inestimabile gratitudine a quanti hanno pagato con la loro vita, e il riconoscimento che meritano tutti quanti hanno condotto quella battaglia sapendo di doverla e poterla vincere.

L’appuntamento di questo 9 maggio ci offre l’occasione per sottolineare come è stata vinta la battaglia, come è stata superata la prova. Si è combattuto, sia chiaro, su molti fronti ; si è vinto grazie alla fibra morale, al senso del dovere, all’impegno nel lavoro e nella vita civile che hanno caratterizzato servitori dello Stato e cittadini di ogni professione e condizione : proprio per quelle loro caratteristiche essi diventarono – nella aberrante ottica dei terroristi – bersagli da colpire, esempi da dare per fini disgregativi sia del tessuto della società sia della tenuta delle istituzioni. Così caddero uomini pubblici, come – 25 anni fa – l’avvocato Conti già Sindaco di Firenze, o furono feriti – “gambizzati”, tristo termine dell’epoca – uomini politici come il deputato democristiano Nadir Tedeschi, cui dobbiamo un recente bel testo di dialogo con una giovane ignara di quelle drammatiche vicende. Così cadde, trent’anni fa, Luigi Marangoni, medico del Policlinico di Milano, espostosi per senso della missione – ce lo ha detto con parole struggenti la figlia Francesca – alla delazione e all’attacco omicida in un ambiente di lavoro inquinato dalla folle predicazione delle Brigate Rosse.

E dirò ora dei servitori dello Stato e in particolare dei magistrati. Non c’è distinzione che possa suonare irrispettosa nel nostro omaggio alla memoria degli uccisi e dei feriti dai terroristi : siamo egualmente vicini a tutti e alle famiglie di tutti, qualunque ne fosse la posizione sociale o ne fossero le idee, e qualunque fosse la matrice ideologica – di estrema sinistra, prevalentemente, o di estrema destra, come nel caso di Vittorio Occorsio – degli atti terroristici di cui rimasero vittime.

Se oggi poniamo l’accento sui servitori dello Stato come quelli, è per sottolineare come fu essenziale la loro lealtà alle istituzioni e come fu decisiva, contro il terrorismo, la battaglia sul fronte della giustizia penale. Quella battaglia fu vinta grazie al concorso e, nei casi estremi, al sacrificio di tutti i soggetti impegnati nelle attività investigative e nei percorsi processuali : magistrati – pubblici ministeri e giudici – uomini della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, come Ciriaco Di Roma, Antioco Deiana, Raffaele Cinotti – ricordati dinanzi a noi con tanta commozione e forza dai loro congiunti – ed egualmente avvocati fedeli al loro mandato e cittadini prescelti come giurati che non si lasciarono intimidire.

Sul fronte della giustizia la battaglia fu vinta – ecco il come più importante – in nome e nel rispetto della Costituzione e dello Stato di diritto, retaggio prezioso e irrinunciabile della lotta antifascista e della Resistenza. In un ricco e impegnativo libro pubblicato di recente in Italia e in Francia, si può leggere – voglio segnalarlo in modo particolare – un saggio che insieme ad altri richiama le incomprensioni e le ambiguità che circondarono fuori d’Italia il fenomeno del terrorismo e l’azione condotta per averne ragione. E impressiona veder rievocate le teorizzazioni giustificazioniste del brigatismo rosso e le polemiche diffamatorie e ostili nei confronti delle istituzioni democratiche italiane e dei loro comportamenti. E’, in questo saggio, un qualificato giurista francese che smonta quelle teorizzazioni e quelle polemiche come prive di plausibilità giuridica, e che mostra come le misure di emergenza adottate dal Parlamento e attuate dalle autorità del nostro paese furono “proporzionate al pericolo istituzionale esistente”, non travolsero le garanzie fondamentali sancite dalla Costituzione, non implicarono una trasformazione del nostro Stato di diritto in Stato autoritario, essendo “ragionevolmente” – come sancì la Consulta nel 1982 – rivolte a proteggere l’ordine democratico e la sicurezza pubblica contro un pericolo estremo. Ecco quel che va argomentato e ancora ribadito nettamente e fermamente, di fronte a residui pregiudizi, a residue mistificazioni, che pesano, ad esempio, sul rapporto tra Brasile e Italia nella vicenda dell’estradizione, rimasta incomprensibilmente sospesa, del terrorista Battisti.

C’è forse – mi chiedo – bisogno di ritornare sulla gravità del pericolo estremo rappresentato dall’offensiva brigatista, giunta fino alla sfida inaudita della cattura, della strage della scorta e dell’uccisione di uno dei maggiori uomini di Stato e leader politici italiani? E colgo l’occasione per rivolgere un riverente pensiero – stringendomi con affetto ai suoi famigliari – alla grande figura di Aldo Moro, brutalmente soppresso il 9 maggio di 33 anni orsono, sul cui dramma umano e sui cui tormentati pensieri nel buio della prigione viene ora gettata nuova luce grazie a ulteriori ricerche e approfondimenti.

O c’è forse bisogno di richiamare – l’ha fatto comunque, e impeccabilmente, qui il Presidente Lupo – il modo in cui i dieci magistrati che oggi ricordiamo e onoriamo, nome per nome, “esercitarono giurisdizione : con la compostezza e la serenità di chi ha di fronte non nemici o avversari da sconfiggere, ma cittadini imputati da giudicare”?

Di qui la grande lezione, che ci fa parlare di una prova aspra e cruda superata dall’Italia unita, uscitane perciò rafforzata nella sua coscienza nazionale, nelle sue istituzioni repubblicane, e quindi nelle sue risorse morali, indispensabili per far fronte con successo alle nuove prove che ci attendono. La lezione è chiara e ha segnato un passaggio decisivo nella nostra storia nazionale : abbiamo dimostrato di essere una democrazia capace di difendersi senza perdersi, capace di reagire ad attacchi e minacce gravi senza snaturarsi. Va detto di fronte ai possibili sviluppi del terrorismo internazionale, pur duramente colpito. E va detto come monito a chiunque può essere tentato di inoltrarsi sulla strada della violenza o, in qualsiasi modo, della sfida all’imperio della legge.

Ringrazio il CSM e il suo Vice Presidente per l’opera composta in segno di omaggio alla memoria di Vittorio Bachelet e di tutti i magistrati uccisi dal terrorismo e dalle mafie. Si sfoglino quelle pagine, ci si soffermi su quei nomi, quei volti, quelle storie, per poter parlare responsabilmente della magistratura e alla magistratura, nella consapevolezza dell’onore che ad essa deve esser reso come premessa di ogni produttivo appello alla collaborazione necessaria per le riforme necessarie. E sia in noi tutti chiara e serena la certezza che le pagine di quest’opera, i profili e i fatti che presenta, le parole che raccoglie sono come pietre, restano più forti di qualsiasi dissennato manifesto venga affisso sui muri della Milano di Emilio Alessandrini e Guido Galli, e di qualsiasi polemica politica indiscriminata.

E infine ringrazio i ragazzi del Bresciano e i ragazzi di tutte le scuole che hanno con alto spirito civile e sentimento nazionale partecipato a progetti di ricerca sulle vicende del terrorismo e su stragi come quella di Piazza della Loggia. Per quest’ultima e non solo per essa – lo dico a Andrea e Alì, e lo dico a Manlio Milani, oltre ogni sconforto – varrà a esigere e fare chiarezza, ne sono sicuro, il portale che oggi inauguriamo della “Rete degli Archivi per non dimenticare”. Non dimenticheremo, opereremo perché l’Italia non dimentichi ma tragga insegnamenti e forza da quelle tragedie. A voi tutti l’abbraccio mio e delle istituzioni in questo Giorno della Memoria che è entrato ormai nel nostro cuore.

E’ questa la Procura che ha indagato e indaga sui grandi crack bancari (dalla Banca di Sindona al Banco Ambrosiano fino ai casi piu recenti), su bancarotte e reati societari, su terrorismo interno e internazionale, sulle organizzazioni volte a sovvertire l’ordinamento democratico, sulla criminalità organizzata e mafiosa, sulla tutela dell’ambiente, sugli infortuni sul lavoro, sugli abusi sessuali nei confronti dei minori, sulle truffe agli anziani, sui furti, sui reati informatici ed anche, doverosamente, sulla corruzione e sugli abusi di coloro che esercitano pubbliche funzioni, discorso di Edmondo Bruti Liberati per la giornata della Memoria


Edmondo Bruti Liberati, Procuratore della Repubblica

Prendo Ia parola, nel giorno della memoria di Giorgio Ambrosoli, Emilio Alessandrini e Guido Galli, nella qualità di Procuratore della Repubblica di Milano. E’ questa la Procura che ha indagato e indaga sui grandi crack bancari (dalla Banca di Sindona al Banco Ambrosiano fino ai casi piu recenti), su bancarotte e reati societari, sui terrorismo interne e internazionale, sulle organizzazioni volte a sovvertire l’ordinamento democratico, sulla criminalità organizzata e mafiosa, sulla tutela dell’ambiente, sugli infortuni sul lavoro, sugli abusi sessuali nei confronti dei minori, sulle truffe agli anziani, sui furti, sui reati informatici ed anche, doverosamente, sulla corruzione e sugli abusi di coloro che esercitano pubbliche funzioni. Giorgio Ambrosoli, avvocato, è andato incontro, consapevolmente, al rischio della vita per aver voluto affermare che le regole valgono anche per le grandi frodi e non solo per le piccole, nonostante protezioni “dall’alto” e correlativi inviti alia “prudenza”.

Una lezione molto attuale. Non posso tacere poi che è un grande onore trovarmi oggi, in questa occasione solenne, a rappresentare i PM di Milano rendendo omaggio alla memoria di due magistrati che PM alla Procura di Milano sono stati. Emilio Alessandrini ha percorso alla Procura di Milano tutta la sua carriera: ci siamo più volte incontrati in udienza, lui sostituto procuratore ed io giudice della II sezione penale del Tribunale.

Guido Galli, giudice istruttore al momento della sua morte, era stato in precedenza magistrato della Procura di Milano, oltre che giudice del dibattimento. Alessandrini e Galli hanno vissuto da protagonisti quel decennio degli anni ’70, anni di piombo, ma insieme anni di grandi e positive trasformazioni nella legislazione e nella magistratura. Alessandrini e Galli magistrati a tutto tondo, sono stati entrambi impegnati, lo si è già ricordato, nella Associazione nazionale dei magistrati, di cui furono segretari della sezione Milanese. Alessandrini e Galli, eroi civili che hanno pagato con la vita la loro dedizione al dovere, sono stati due di noi, magistrati di Milano, come noi sono entrati mille volte in questo Palazzo, hanno letto i motti latini sulle facciate e la scritta che campeggia in tutte le aule di udienza “La legge è uguale per tutti”. Sono stati magistrati soggetti alla legge e”soltanto” alla legge e alla suprema delle leggi, la Costituzione, di cui la Corte Costituzionale è custode ed interprete.

Nel rilievo di Arturo Martini che si trova in questo stesso atrio al terzo piano, l’opera d’arte piu rilevante di questo Palazzo, la Giustizia è rappresentata con i simboli tradizionali della bilancia e della spada. Spetta al magistrato garantire che tutti siano eguali di fronte alia legge, senza che nessuno possa avvalersi di privilegi o immunità. Ma la bilancia deve essere sorretta dalla spada, l’autorità che i magistrati esercitano nel nome del popolo italiano. E’ un compito difficile, che per taluno ha comportato l’assunzione del rischio fino al sacrificio: per tutti comporta quotidianamente responsabilità enorme, di cui siamo ben consapevoli. “lustitia fundamentum regnorum” è uno dei motti incisi sulle facciate di questa Palazzo. Il rendere giustizia, nei casi che fanno notizia, come nella quotidianità, deve essere assistito dalla fiducia dei cittadini.

Sta a noi magistrati onorare il ricordo dei caduti mettendo ogni impegno per meritare la fiducia dei cittadini; sta a tutti gli esponenti delle istituzioni concorrere a rinsaldare questa flducia. Nello spirito di austerità che si conviene, sempre, a questa luogo in cui si amministra giustizia, conclude questa cerimonia chiedendovi di osservare un minuto di silenzio in omaggio alia memoria di quanti, avvocati; magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine e della polizia penitenziaria, sono caduti, come è scritto su questa stele, “in difesa della legalità repubblicana”.

da: Il discorso di Edmondo Bruti Liberati per la giornata della Memoria | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano.

Punti-chiave della riforma costituzionale della giustizia – in Il Sole 24 ORE


Diciotto articoli per riformare la giustizia italiana: dal “doppio” Csm, alla separazione tra giudici e pm, all’appellabilità delle sentenze di assoluzione «soltanto nei casi previsti dalla legge». In più, le nuove norme intervengo pure sul trasferimento dei magistrati, sui rapporti con la polizia giudiziaria e sulle regole disciplinari. Viene introdotta anche una nuova sezione, la II-bis, alla Costituzione per disciplinare la responsabilità civile dei magistrati.


Appellabilità delle sentenze (articolo 14).
SI prevede che contro le sentenze di condanna sia sempre ammesso appello, salvo che la legge non disponga diversamente in relazione alla natura del reato, delle pene e della decisione. Le sentenze di proscioglimento sono appellabili soltanto nei casi previsti dalla legge.Ecco comunque in 15 voci tutto quello che prevede il ddl costituzionale approvato oggi 10 marzo dal consiglio dei ministri.

Csm, si cambia (articoli 1 e da 6 a 8) Arrivano due Csm: uno, per la magistratura giudicante, l’altro per la requirente che non possono adottare atti di indirizzo politico nè esercitare funzioni diverse da quelle previste nella Costituzione. Viene introdotto poi l’articolo 104 bis della Costituzione che prevede che il Consiglio Superiore della magistratura giudicante è presieduto dal presidente della Repubblica. «Ne fa parte di diritto il primo presidente della cassazione. Gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i giudici ordinari tra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal parlamento in seduta comune fra professori ordinari di università in materia giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio». Il consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal parlamento. I membri elettivi del consiglio durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili. Non possono, finchè sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, nè far parte del parlamento o di un consiglio regionale, provinciale o comunale. Per quanto riguarda la magistratura requirente, viene introdotto l’articolo 104 ter della Costituzione che prevede che il consiglio superiore è presieduto dal presidente della Repubblica. Ne fa parte di diritto il procuratore generale della Cassazione. Gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i pubblici ministeri fra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio. Il consiglio elegge un vicepresidente tra i componenti designati dal parlamentio e specularmente per quanto avviene per magistrura giudicante i membri elettivi durano in carica quattro anni, non sono rieleggibili nè possono essere iscritti mentre sono in carica «in albi professionali o far parte del parlamento o di un consiglio regionale provinciale o comunale». Quanto ai compiti dei due Csm, si stabilisce, con la sostituzione dell’articolo 105 della Costituzione, che «spettano al Consiglio superiore della magistratura giudicante e al Consiglilo superiore della magistratura requitrente, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti e le promozioni nei riguardi dei giudici ordinari e dei pubblici ministeri». Specifica importante: i consigli superiori non possono adattare atti «di indirizzo politico nè esercitare funzioni diverse da quelle previste nella Costituzione».

Entrata in vigore (articolo 18). Le presenti norme entrano in vigore il giorno successivo alla loro pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale».

Esercizio dell’azione penale (articolo 15). SI modifica l’articolo 112 della Costituzione, specificando che il pm «ha l’obbligo di esercitare l’azione penale secondo i criteri stabiliti dalla legge».

Funzione ispettiva (articolo 13). Che resta in capo al ministro della Giustizia. Così come le funzioni organizzative e sul funzionamento dei servizi relativi alla giustizia. Il guardasigilli dovrà riferire annualmente alle Camere sullo stato della giustizia e pure «sull’esercizio dell’azione penale e sull’uso dei mezzi d’indagine». La presente norma riscrive l’articolo 110 della Costituzione.

Giudici (articolo 3). Si modifica il secondo comma dell’articolo 101 della Costituzione, che viene interamente sostituito dal seguente: «I giudici costituiscono un ordine autonomo e indipendente da ogni potere e sono soggetti soltanto alla legge». Il vecchio testo recita: «I giudici sono soggetti soltanto alla legge».

Giurisdizione (articolo 4). Viene sostituito il primo comma dell’articolo 102 della Costituzione, e viene specificato che «la giurisdizione è esercitata da giudici ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario». Il veccio testo recita: «La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario».

Irretroattività delle nuove norme (articolo 17). La disposizione prevede espressamente che «i principi contenuti nella presente legge non si applicano ai procedimenti penali in corso alla data di entrata in vigore delle nuove norme».

Nomina magistrati (articolo 10). Resta ferma la norma, articolo 106 primo comma, che prevede che la nomina dei magistrati avvenga per concorso. Si modifica invece il secondo comma che riguarda la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari, cancellando l’inciso «per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli».

Nuovo ordinamento giurisdizionale (articolo 2). La norma dispone modifiche formali alla Costituzione. Cambia nome la rubrica del Titolo IV della Carta costituzionale: da «La Magistratura» a «La Giustizia». Nuovo nome anche per la rubrica della Sezione I, da «Ordinamento giurisdizionale» a «Gli organi». Si modifica anche l’intestazione della Sezione II, da «Norme sulla giurisdizione» a «La giurisdizione».

Polizia giudiziaria (articolo 12). SI prevede che sia il giudice sia il pm possano disporre della polizia giudiziaria «secondo le modalità stabilite dalla legge».

Provvedimenti disciplinari (articolo 9). Viene introdotto l’articolo 105-bis della Costituzione, che prevede che i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati spettano alla corte di disciplina della magistratura giudicante e requirente. La corte disciplinare si compone di una sezione per i giudici e di una sezione per i pm. I componenti sono eletti per metà dal parlamento in seduta comune e per l’altra metà rispettivamente da tutti i giudici e i pm. I componenti eletti dalle Camere sono scelti tra docenti universitari in materie giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio. Finchè sono in carica i membri della corte non possono essere iscritti agli albi professionali, né ricoprire uffici pubblici. Contro i provvedimenti della corte di disciplina è ammesso ricorso in cassazione per motivi di legittimità.

Responsabilità dei magistrati (articolo 16). Viene introdotta la Sezione II-Bis alla Costituzione. I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti al pari degli altri funzionari pubblici. Spetta alla legge disciplinare la responsabilità civile dei magistrati per i casi di ingiusta detenzione e di altra indebita limitazione della libertà personale. Specifica importante: la responsabilità civile dei magistrati si estende allo Stato.

Separazione carriere (articolo 5). Cambia radicalmente l’articolo 104 della Costituzione, e viene specificato che i magistrati si distinguono in giudici e pm. La legge assicura la separazione di entrambe le carriere. Si prevede anche che l’ufficio del pm «è organizzato secondo le norme dell’ordinamento giudiziario che ne assicurano l’autonomia e l’indipendenza».

Trasferimento magistrati (articolo 11). Si prevede, modificando l’articolo 107 della Costituzione, che «in caso di eccezionali esigenze, individuate dalla legge, attinenti all’organizzazione e al funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, i consigli superiori possano destinare i magistrati ad altre sedi».

da: L’abc della riforma costituzionale della giustizia in 15 voci – Il Sole 24 ORE.

La telefonata in Questura di Silvio Berlusconi, nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, per ottenere il “rilascio” di Ruby fu un «indebito intervento» sui funzionari di polizia. Per il gip, Berlusconi con la sua telefonata avrebbe agito «al di fuori di qualsiasi prerogativa istituzionale e funzionale propria del presidente del Consiglio dei ministrì»


La telefonata in Questura di Silvio Berlusconi, nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, per ottenere il “rilascio” di Ruby fu un «indebito intervento» sui funzionari di polizia. È un passaggio del decreto con il gip di Milano Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato per il premier, accusato di concussione e prostituzione minorile per il caso Ruby.
Nelle 27 pagine del suo provvedimento, il giudice, oltre a elencare dettagliatamente gli elementi raccolti dai pm che hanno portato a ritenere la sussistenza dell’evidenza della prova – tra cui anche la presenza dell’altra minorenne Iris Berardi ad Arcore e la «disponibilità di ingenti somme di denaro da parte di Ruby» – si sofferma sull’ormai nota notte in Questura, quando la giovane marocchina venne trattenuta negli uffici di via Fatebenefratelli per via di un furto.
Per il gip, Berlusconi con la sua telefonata avrebbe agito «al di fuori di qualsiasi prerogativa istituzionale e funzionale propria del presidente del Consiglio dei ministrì»

CARLO FEDERICO GROSSO: “Sicuramente un processo lungo, carico di tensioni, che decollerà con difficoltà e non si sa come e quando potrà arrivare a sentenza, ad onta del rito «breve»”, LA STAMPA


Il rito breve diventerà molto lungo
February 16, 2011 at 9:51 AM
Come era prevedibile, il gip di Milano ha accolto la richiesta di giudizio immediato nei confronti di Berlusconi. Evidentemente ha ritenuto che sussistessero entrambi i requisiti ai quali la legge subordina tale specialissimo rito processuale (l’evidenza della prova e l’avvenuto interrogatorio dell’indagato o la sua mancata comparizione davanti al pubblico ministero).

Non è questo il momento di discutere se questo rito sia stato assunto a ragione o a torto, anche se le notizie sul contenuto dell’inchiesta pubblicate sui giornali consentono, ampiamente, di capire le ragioni in forza delle quali la richiesta di giudizio immediato ha potuto essere formulata e, quindi, essere accolta dal giudice. Piuttosto, può essere interessante capire che cosa potrà accadere d’ora in avanti sul terreno del processo.

Iniziamo dalla polemica innescata ieri da esponenti del mondo politico sull’irritualità dell’attività giudiziaria compiuta dalla magistratura, in quanto essa contrasterebbe con le valutazioni del Parlamento. Poiché la Camera, giudicando su di una richiesta di autorizzazione ad eseguire una perquisizione, ha affermato che la concussione sarebbe stata compiuta da Berlusconi nell’esercizio delle sue funzioni, ed avrebbe pertanto dovuto essere giudicata dal Tribunale dei ministri, il differente avviso manifestato dall’autorità giudiziaria costituirebbe un attentato alla sovranità popolare.

Questa affermazione, giuridicamente, è una sciocchezza, poiché la magistratura nell’interpretare le leggi è totalmente indipendente e le sue decisioni non sono, pertanto, condizionate dal giudizio espresso da una maggioranza parlamentare. Tali accuse lasciano comunque supporre che di qui a poco il governo, la maggioranza parlamentare, o i difensori di Berlusconi, solleveranno conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale, cercando di sottrarre comunque il premier alla giurisdizione della magistratura ordinaria, se non addirittura alla giustizia (per potere procedere nei confronti dei reati ministeriali è necessario, infatti, che il Parlamento conceda la sua autorizzazione. E quando mai questo Parlamento la concederebbe?).

Diciamo subito che il conflitto di attribuzione non obbliga a sospendere il processo (tutt’al più, se la Corte dovesse dare torto alla magistratura, gli atti giudiziari compiuti risulterebbero nulli). Ciò significa che il 6 aprile il processo penale a Berlusconi per concussione e prostituzione minorile potrà essere iniziato (a meno che egli non chieda, incredibilmente, il giudizio abbreviato o il patteggiamento). E’ difficile, tuttavia, pensare che esso possa comunque proseguire spedito.

La difesa potrà infatti utilizzare un vasto arsenale di operazioni dilatorie: innanzitutto fare leva sul legittimo impedimento dell’imputato. Questo «rimedio» non è più così agevole com’era fino a ieri, in quanto la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge che riconosceva a Palazzo Chigi il potere di certificare in modo vincolante la condizione di soggetto impedito del primo ministro. Berlusconi pertanto, come ogni altro cittadino, se vorrà rinviare il processo dovrà di volta in volta addurre uno specifico, documentato, impegno istituzionale, la cui consistenza potrà essere valutata dal giudice. Non è peraltro difficile immaginare quali e quante tensioni e polemiche potrà suscitare, ad ogni udienza, l’eventuale decisione del premier di ostacolare la prosecuzione del suo processo. E soprattutto, quanto effettivo ritardo essa potrà concretamente causare all’ordinato svolgimento della giustizia nei suoi confronti.

In via preliminare, i difensori di Berlusconi potranno d’altronde dispiegare un complesso articolato di eccezioni. Innanzitutto potranno eccepire l’incompetenza del tribunale ordinario, affermando che la concussione, in quanto reato ministeriale, deve essere giudicata dal Tribunale dei ministri, ed affermare che la prostituzione minorile, a questo punto necessariamente separata dalla concussione, deve essere a sua volta assegnata al suo giudice naturale, cioè il Tribunale di Monza (in quanto Arcore, luogo nel quale sarebbero state commesse le condotte costitutive di tale delitto, si trova in quel circondario). In secondo luogo potranno sostenere l’illegittimità della richiesta di giudizio immediato, eccependo che di tale rito difettava taluno dei presupposti, magari, addirittura, l’evidenza delle prove. In terzo luogo potranno cercare, fra le pieghe della burocrazia giudiziaria (eventuali avvisi difettosi, termini non rispettati, altre incombenze processuali trascurate), la strada per ottenere in qualche modo annullamenti, ripetizioni di atti, comunque ritardi.

Un percorso difficile, dunque, dalle possibili conseguenze imprevedibili. Sicuramente un processo lungo, carico di tensioni, che decollerà con difficoltà e non si sa come e quando potrà arrivare a sentenza, ad onta del rito «breve» specificamente adottato.

Un ingorgo per altro verso pericoloso per la tranquillità della vita istituzionale del Paese, foriero di ulteriori strappi e distorsioni nel mondo della politica e della giustizia. Mi ha ad esempio colpito, ieri, la precipitazione con la quale una importante conferenza stampa congiunta del presidente del Consiglio e del ministro Maroni è stata annullata non appena la notizia relativa al processo immediato ha cominciato a circolare. Un imbarazzo, dato che le asserite vittime della concussione del premier sono dipendenti del ministero dell’Interno? E quanti altri imbarazzi si porranno, di qui al 6 aprile, e dal 6 aprile in avanti?

Il gip del tribunale di Milano Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato per il premier Silvio Berlusconi per entrambi i capi di imputazione: concussione e prostituzione minorile. Pro memoria: Massimo Cacciari sui comportamenti privati e pubblici di Silvio Berlusconi e Monica Guerritore che legge Veronica Lario


A processo il 6 aprile. Il gip del tribunale di Milano Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato per il premier Silvio Berlusconi per entrambi i capi di imputazione: concussione e prostituzione minorile.

Il Gip, nel disporre il rinvio a giudizio per il premier, ha valutato tutte le “premesse processuali”, come la questione della connessione dei reati di prostituzione minorile e concussione, e quella della competenza della procura di Milano ad indagare.

Inoltre nel decreto, che è motivato, il Gip ha indicato che sussistono i presupposti per il rito immediato tra cui l’evidenza delle prove a carico di Berlusconi.

Saranno i giudici Carmen D’Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri i giudici della quarta sezione del tribunale di Milano che comporranno il collegio che giudicherà il premier il 6 aprile prossimo.

Risultano parti lese Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, e il ministero dell’Interno. La prima perché avrebbe preso parte a rapporti sessuali, in cambio di denaro, quando era ancora minorenne e il ministero per il reato di concussione, in relazione alla telefonata che il premier avrebbe fatto la notte tra il 27 e il 28 maggio scorso alla Questura di Milano.

Massimo Cacciari:

… un Presidente del Consiglio non può fare questi festini

… ma è evidente che non può farlo, che non esiste al mondo un  Presidente del Consiglio che fa queste cose …

un Presidente del Consiglio non si può mettere in queste condizioni ….  un Presidente del Consiglio non si può mettere in queste condizioni …. punto!

nessuno di noi può fare della sua vita quello che vuole perchè la nostra vita è responsabile se è una vita degna di essere vissuta …

è responsabile e quindi RISPONDE AGLI ALTRI e a maggior ragione un Presidente del Consiglio

… e sto parlando di comportamenti accertati, non di reati, il cui compito è della magistratura …

… a lei piace un Presidente del consiglio che si comporta così? .. le piace ? … le sembra un comportamento consono alla carica che ricopre? …

In questa accorata voce che Monica Guerritore ha dato a Veronica Lario c’è tutta la vicenda umana e politica che si consuma in questi giorni (abbiate pazienza con l’incipit della pubblicità Rai, che dura poco):

Veronica Lario e Silvio Berlusconi

Egregio Direttore,

con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: ” … se non fossi già sposato la sposerei subito” “con te andrei ovunque”.

Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi “La metà di niente”. Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli.
Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.

RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente.

La Repubblica 31 gennaio 2007

Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail – in risposta ad alcune domande poste dall’Ansa sul dibattito aperto dall’articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo– il suo stato d’animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. “Voglio che sia chiaro – spiega – che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire”.

Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: “Per fortuna da tempo c’è un futuro al femminile sia nell’imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C’è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile”.

“In Italia – aggiunge la moglie del presidente del Consiglio – la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti”.
“Qualcuno – osserva Veronica Lario – ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere”.

La signora Berlusconi prende anche l’iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d’una ragazza di 18 anni: “Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato”.

Bibliografia:

Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “nella Costituzione e nella legge possono trovarsi i riferimenti di principio e i canali normativi e procedurali per far valere insieme le ragioni della legalità nel loro necessario rigore e le garanzie del giusto processo”


Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha oggi ricevuto al Quirinale il Comitato di Presidenza e una rappresentanza del Csm per la consultazione da tempo richiestagli su questioni specifiche di ordinamento dei lavori del plenum del Consiglio. Il Presidente ha convenuto sui criteri già adottati in quanto coerenti con il tendenziale superamento di tradizionali rigidità nei rapporti tra i componenti del Consiglio per effetto delle diverse appartenenze elettive.

Successivamente il Capo dello Stato si è intrattenuto con il Vice Presidente e i componenti di diritto del Comitato di Presidenza del CSM che gli hanno espresso la preoccupazione e l’inquietudine del Consiglio e della magistratura per l’aspro conflitto istituzionale in atto.

Il Presidente della Repubblica, nel riservarsi di cogliere l’occasione opportuna per partecipare nuovamente al plenum del Csm, ha richiamato le sue recenti dichiarazioni in occasione della Giornata dell’informazione, allorché ebbe modo in particolare di porre in evidenza che “nella Costituzione e nella legge possono trovarsi i riferimenti di principio e i canali normativi e procedurali per far valere insieme le ragioni della legalità nel loro necessario rigore e le garanzie del giusto processo. Fuori di questo quadro, ci sono solo le tentazioni di conflitti istituzionali e di strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di verità e di giustizia”.

Roma, 11 febbraio 2011

Giorgio dell’Arti, i pm milanesi che indagano sul caso Ruby (presunto sesso con minorenne e presunta concussione sulla Questura di Milano per indurla a lasciar libera la ragazza con la scusa che era la nipote del presidente egiziano Mubarak) hanno stralciato la posizione del premier da quelle degli altri indagati Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti



Cosa significa “stralciato”
Significa che Berlusconi, se sarà processato, subirà un processo diverso da quello degli altri imputati. Diversi giudici, forse diverse sentenze e diversa procedura. Fede, Lele e Minetti affronteranno i loro giudici normalmente, secondo il cosiddetto rito ordinario (chiusura delle indagini e rinvio a giudizio). Per il presidente del Consiglio, invece, i suoi accusatori chiederanno oggi l’ormai famoso rito immediato per la concussione e per la prostituzione minorile. Con il rito immediato si salta la fase preliminare e questo è possibile quando le prove della colpevolezza sono evidenti oppure quando l’imputato, invitato a un interrogatorio, ha rifiutato di presentarsi. Sappiamo che Berlusconi non ha accettato l’invito a comparire di qualche settimana fa, ma la Boccassini e gli altri pm avevano fatto sapere della loro intenzione di chiedere il rito immediato prima ancora di verificare se il Cav si sarebbe presentato o no. Dunque sono certi che le prove della colpevolezza sono evidenti. Secondo loro la Questura di Milano è stata palesemente concussa (cioè ha dovuto liberare la marocchina per la forza esibita e minacciosa dell’interlocutore) e non ci sono dubbi che il premier abbia indotto Ruby a fare sesso per denaro.
Su che si basa questa evidenza?
Intercettazioni, racconti delle serate in cui si svolgeva il celebre bunga bunga, un pantano nel quale sta sguazzando adesso parecchia gente, giornalisti compresi e anche piccoli ricattatori. D’altra parte Ruby ha sempre negato di essere andata a letto con Berlusconi e questo è sicuramente un punto a vantaggio della difesa. Quanto alla concussione, la posizione del Cavaliere è che lui credeva davvero che la ragazza fosse la nipote di Mubarak e il suo intervento va quindi letto nel quadro di una preoccupazione diplomatica: liberando Ruby si evitava una delicata querelle internazionale. Non hanno nessuna importanza i nostri dubbi mentre sentiamo questa storia: in tribunale si entra presunti innocenti ed è l’accusa che deve portare le prove della colpevolezza. Quindi Berlusconi va creduto fino a prova contraria. L’impressione è che la partita sia meno facile, per la Procura, di quello che si può credere.
Ma è possibile che per la stessa storia si svolgano processi diversi?
Ghedini, l’avvocato di Berlusconi, ha detto che i magistrati violano la Costituzione. Gaetano Pecorella, importante avvocato del Pdl, ha invece spiegato che, come procedura, i magistrati possono fare quello che vogliono. La richiesta di rito immediato sarà rivolta al gip, il quale è tenuto a rispondere in cinque giorni, un termine che può però essere prolungato. Intorno alle accuse principali ci sono altre chiacchiere e altre inchieste. Un’altra minorenne, di nome Iris Berardi, è stata tirata in mezzo a un certo punto e sarebbe stata ad Arcore la notte tra il 12 e il 13 dicembre. Bruti Liberati, capo della Procura di Milano, ha fatto sapere che non sarà considerata parte lesa, dunque questo lato della storia si è sgonfiato. C’è anche un’inchiesta a Napoli, in cui i magistrati di quella città ipotizzano un giro di prostituzione nel quale sarebbe coinvolta la showgirl Sara Tommasi, laureata alla Bocconi, che mandava sms al premier e a cui il premier non rispondeva. Magistrati di Napoli e magistrati di Milano si incontreranno per vedere se tra i due casi c’è qualche connessione che possa allargare il sospetto. Vertici ne ha fatti pure Berlusconi, che proprio ieri è stato parecchie ore a discutere con i suoi avvocati.
Conseguenze politiche di tutta la storia?
Mah. In qualunque altro Paese un premier accusato di concussione su una questura e di seduzione di minorenne se ne sarebbe andato a casa in poche ore. Qui la cosa risulta impossibile, perché Berlusconi considera la magistratura un partito di eversori, delle cui opinioni e sentenze si ha perciò diritto di non tener conto. Secondo me, neanche se fosse costretto a difendersi in aula, neanche se fosse condannato, farebbe una piega. Certo se la Procura di Milano uscisse poi sconfitta dal dibattimento… In secondo luogo, i sondaggi rivelano che il capo del governo ha perso qualche punto, ma che nell’insieme lui e il Pdl restano maggioranza nel Paese. Se si andasse alle elezioni il Cav vincerebbe di nuovo. Qui il discorso si farebbe troppo lungo. Ma insomma è chiaro che le alternative offerte da tutti gli altri non incontrano i favori, e che i moderati, sentendosi dire da Pd, Idv, Vendola, Casini, futuristi e quant’altro quello che si sentono dire, preferiscono tenersi stretto il centrodestra attuale. Alla fine, come abbiamo già detto, i più inquieti sono i leghisti. Berlusconi si sente talmente forte da aver deciso di contrattaccare proprio sulla giustizia.
Come farà?
Il 15 riprenderà la discussione sul processo breve, quello che contingenta i tempi del processo e a cui il presidente del Consiglio vuole dare valore retroattivo. L’opposizione e i magistrati strillano, ma a quanto pare il governo non sente ragioni e andrà ancora avanti. Sarà poi ripresa in considerazione la legge che limita drasticamente le intercettazioni. Anche qui strillano tutti. Ma abbastanza inutilmente. I numeri, per ora, ce li ha lui.

da: ALTRI MONDI.

Magistrati: biografie professionali di Ilda Boccassini, Pietro Forno, Antonio Sangermano


Ilda Boccassini, napoletana, 61 anni, è procuratore aggiunto e capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano dal maggio 2009. Come responsabile della Dda segue il caso Ruby da quando Antonio Sangermano è entrato a far parte dell’Antimafia milanese. Per tutti è “Ilda la Rossa”, appellativo nato dal colore dei suoi capelli ma che i suoi dei detrattori legano alle inchieste che ha condotto contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Da più di trent’anni si occupa di criminalità organizzata. Tra il 1989 e il 1990 è sua l’inchiesta sulla “Duomo connection”, che svela per la prima volta le infiltrazioni mafiose a Milano. Le indagini vengono compiute dai carabinieri del capitano Sergio De Caprio, il capitano Ultimo, che qualche anno dopo arresterà il capo della mafia, Totò Riina. È con la “Duomo connection” che Ilda Boccassini entra in contatto con Giovanni Falcone.

Così, dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio dove Falcone e Paolo Borsellino perdono la vita, la Boccassini si fa trasferire a Caltanissetta e per due anni partecipa alle indagini che portano alla scoperta di mandanti ed esecutori delle stragi. Con Ultimo collabora alla cattura di Riina. Quando nel 1994 torna a Milano, entra nel pool Mani pulite prendendo il posto di Antonio Di Pietro. È in quell’anno che incontra per la prima volta sulla sua strada il nome di Berlusconi. Le sue inchieste portano in breve ai processi Sme e Imi-Sir. Dal 2004 le sue indagini puntano sull’antiterrorismo, e nel 2007 portano all’arresto di 15 appartenenti a Seconda posizione, ala movimentista delle Nuove brigate rosse. L’organizzazione stava preparando alcuni attentati contro persone a aziende nel Nord Italia: nel mirino c’era anche una delle abitazioni di Berlusconi. L’ultima inchiesta, l’anno scorso, ha portato all’arresto in Lombardia di 175 persone accusate di appartenere alla ’Ndrangheta, svelando la presenza radicata delle organizzazioni criminali calabresi nel Nord Italia.

Pietro Forno, piemontese, 65 anni, è un magistrato assai noto a Milano. Dal 2009 è procuratore aggiunto e, salvo una breve parentesi a Torino tra il 2005 e il 2009, ha svolto quasi tutta la sua carriera nel capoluogo lombardo. Vicino a Magistratura democratica, ma non iscritto, ha la passione per la montagna e lo scialpinismo. Negli anni 70 e 80 ha condotto alcune delle più importanti inchieste sul terrorismo di destra e di sinistra. Quelle sui Nuclei armati rivoluzionari di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, quelle su Prima linea e, infine, sui Proletari armati per il comunismo di Cesare Battisti. Fu lui nel 1981 a firmare, come giudice istruttore, l’ordinanza di arresto di Battisti e di altri terroristi per gli omicidi del gioielliere Pierluigi Torregiani e del macellaio Lino Sabbadin. I colleghi della procura di Milano si sono sempre fidati di Forno. A tal punto che Gherardo Colombo e Giuliano Turone, i magistrati che nel marzo 1981 scoprirono le liste della loggia segreta P2 di Licio Gelli, nascosero in uno dei suoi fascicoli una copia degli elenchi dei mille affiliati all’organizzazione segreta.

Forno ha anche indagato sulla setta Scientology e sul filosofo Armando Verdiglione. Dal 1992 inizia a occuparsi di reati a sfondo sessuale e di pedofilia, creando un pool di investigatori specializzati, il primo in Italia. Ma finisce nell’occhio del ciclone nel dicembre 2000, dopo aver fatto arrestare un tassista milanese accusato di violenze sussuali sulla figlia. Un pm lo sostituisce in dibattimento e nella requisitoria demolisce il metodo utilizzato da Forno per costruire l’accusa, chiedendo l’assoluzione dell’imputato, rimasto nel frattempo due anni e mezzo in carcere. Dopo il proscioglimento del tassista, Forno chiede di essere trasferito a Torino. Vi resta fino a due anni fa, quando l’allora procuratore capo Manlio Minale gli affida il coordinamento del terzo dipartimento, quello che si occupa di reati a sfondo sessuale.

Antonio Sangermano, fiorentino, 46 anni, è il più giovane dei tre magistrati del caso Ruby. Laurea in giurisprudenza nel 1989, un master in diritto tributario e contabilità fiscale delle imprese alla Luiss di Roma, è entrato in magistratura nel 1995. Da giovanissimo lavora alla procura della Repubblica di Patti, poi viene applicato alla Direzione distrettuale antimafia di Messina. All’inizio del 1999 passa alla procura di Vercelli, dove segue numerose inchieste di droga e pedofilia. Approda poi a Milano, dove entra a far parte del pool di magistrati sui reati sessuali guidato dal procuratore aggiunto Forno. Sangermano non si occupa però soltanto di questo. È sua l’inchiesta sul racket delle case popolari a Quarto Oggiaro e Niguarda, due quartieri della periferia di Milano, dove un’organizzazione permetteva di occupare illegalmente le case popolari dietro pagamento di “obolo” tra i 500 e  i 2.500 euro. L’inchiesta nasce da una denuncia dell’associazione Sos racket e usura.

Nel 2010 è ancora Sangermano a chiedere l’arresto di Francesco Tadini, un noto gallerista milanese, figlio dell’artista Emilio Tadini, accusato di aver avuto rapporti sessuali con una 15enne e di detenzione di materiale pedopornografico. Sempre Sangermano porta a processo l’imprenditore Stefano Savasta, accusato dell’omicidio del suo collega e rivale in amore Stefano Cerri, il cui corpo non è mai stato ritrovato. Nel luglio 2010, mentre comincia a occuparsi del caso Ruby, chiede il rinvio a giudizio di 23 persone accusate di contrabbando di sigarette a livello internazionale per un valore di dieci milioni di euro.

da: Caso Ruby, stralcio e processo immediato per Berlusconi. Il ritratto dei tre pm – di Angelo Mincuzzi Il Sole 24 ORE.

Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Berlusconi e ballerina tv imposta dal premier (ed eletta) nel «listino bloccato» di Formigoni alle elezioni per il Consiglio regionale lombardo: Non solo reclutare e selezionare ragazze per le feste di Berlusconi ad Arcore, ma anche addestrarle, istruirle su cosa vedranno e faranno a casa del premier


Non solo reclutare e selezionare ragazze per le feste di Berlusconi ad Arcore, ma anche addestrarle, istruirle su cosa vedranno e faranno a casa del premier: dalle intercettazioni telefoniche appare questo il compito di Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Berlusconi e per poco ballerina tv a Colorado Café imposta dal premier (ed eletta) nel «listino bloccato» di Formigoni alle elezioni per il Consiglio regionale lombardo, e la notte tra il 27 e 28 maggio 2010 preannunciata al telefono dal Cavaliere alla Questura di Milano come «delegata per la presidenza del Consiglio» a prendere in carico la minorenne marocchina Karima «Ruby» el Marough prima che la 17enne straparlasse magari delle otto notti trascorse ad Arcore fra febbraio e maggio

La Procura di Milano ha indagato Silvio Berlusconi per le ipotesi di reato di «concussione» e di «prostituzione minorile» – Corriere della Sera


“c’è un giudice a Berlino”:

La Procura di Milano ha indagato Silvio Berlusconi per le ipotesi di reato di «concussione» e di «prostituzione minorile». Secondo la contestazione d’accusa, allo scopo di occultare di essere stato cliente di una prostituta minorenne in numerosi week-end ad Arcore, assicurarsi l’impunità da questo reato e scongiurare che venissero a galla i retroscena delle feste nella sua residenza brianzola, il Presidente del Consiglio la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 avrebbe abusato della propria qualità di primo ministro per indurre i funzionari della Questura di Milano ad affidare indebitamente l’allora 17enne marocchina Karima “Ruby” El Mahroug, scappata da una comunità per minori, alla consigliere regionale lombarda pdl Nicole Minetti.

da: Caso Ruby, Berlusconi indagato – Corriere della Sera

anche in:

http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/berlusconi-ruby-rapporti-sessuali-pm-711536/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

La Corte Costituzionale giudica illegittime alcune delle piu’ importanti norme della legge sul legittimo impedimentoa – ANSA.it


La Corte Costituzionale giudica illegittime alcune delle piu’ importanti norme della legge sul legittimo impedimento. Bocciata la regola per cui e’ la presidenza del consiglio a certificare l’impedimento del membro del governo a partecipare al processo, valutazione che spettera’ volta per volta al giudice; bocciato anche l’obbligo di rinviare l’udienza di sei mesi. Spettera’ al giudice valutare l’indifferibilita’ degli impegni, bilanciando le esigenze della giustizia, della difesa e del governo

da: Bocciato legittimo impedimento – Politica – ANSA.it.

Audio della Intervista alla magistrata minorile Annamaria Fiorillo, a cura di Lucia Annunziata, Rai 3 “in ½ h”


Raccolgo negli schedari di PolSer questa intervista per informazione didattica su:

  • azione penale minorile e concorrenza di istituzioni in caso di reato penale:  Magistratura (in questo caso servizi minorili della amministrazione della giustizia), Questura (nel ruolo qui di agenti della polizia giudiziaria), Ministero degli Interni
  • interferenze del Governo sulla attività della Magistratura
  • ruolo del magistrato minorile di turno in caso di fermo per reato di una minorenne
  • riflessioni sull’art 18 bis del Codice Minorile:
    1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono accompagnare presso i propri uffici il minorenne colto in flagranza di un delitto non colposo per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni e trattenerlo per il tempo strettamente necessario alla sua consegna all’esercente la potestà dei genitori o all’affidatario o a persona da questi incaricata. In ogni caso il minorenne non può essere trattenuto oltre dodici ore.
    2. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno proceduto all’accompagnamento ne danno immediata notizia al pubblico ministero e informano tempestivamente i servizi minorili dell’amministrazione della giustizia. Provvedono inoltre a invitare l’esercente la potestà dei genitori o l’eventuale affidatario a presentarsi presso i propri uffici per prendere in consegna il minorenne.
    3. L’esercente la potestà dei genitori, l’eventuale affidatario e la persona da questi incaricata alla quale il minorenne è consegnato sono avvertiti dell’obbligo di tenerlo a disposizione del pubblico ministero e di vigilare sul suo comportamento.
    4. Quando non è possibile provvedere all’invito previsto dal comma 2 o il destinatario di esso non vi ottempera ovvero la persona alla quale il minorenne deve essere consegnato appare manifestamente inidonea ad adempiere l’obbligo previsto dal comma 3, la polizia giudiziaria ne dà immediata notizia al pubblico ministero, il quale dispone che il minorenne sia senza ritardo condotto presso un centro di prima accoglienza ovvero presso una comunità pubblica o autorizzata che provvede a indicare.

Ciascuno giudichi o per aver visto questa intervista o per averla ascoltata

da Rai 3 in mezz’ora, del 14 novembre 2010