Costo dei servizi: il Forum Terzo Settore Lombardia scrive una lettera a Margherita Peroni – Affaritaliani.it

Gentile dr.ssa Peroni,

ci rivolgiamo a Lei in quanto Presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale e relatrice del progetto di Legge 66 sulla partecipazione alla spesa dei servizi sociosanitari e socio assistenziali recentemente approvato dal Consiglio regionale.

Il testo che abbiamo potuto consultare conserva ancora un grande dubbio circa la possibilità o meno da parte della Giunta regionale di determinare la quota sanitaria anche in base alla capacità di spesa della persona assistita e del suo nucleo familiare.

Le organizzazioni di Terzo Settore lombarde hanno seguito con attenzione nella misura in cui è stato loro reso possibile l’iter del Progetto di Legge di riforma regionale sulla partecipazione alla spesa dei servizi sociosanitari e socio-assistenziali. Un tema delicato che, in questi ultimi anni è divenuto incandescente di fronte alle sempre più alte richieste di contributi da parte degli Enti Locali che mettono in difficoltà molte famiglie.

In questo lungo periodo di tempo che va dall’approvazione del progetto di legge da parte della Giunta Regionale nel dicembre del 2010 fino alla recente approvazione da parte del Consiglio Regionale, le organizzazioni di Terzo Settore non hanno fatto mancare idee, considerazioni e proposte sia al fine di rispondere all’urgenza di trovare soluzioni ai momenti di drammatica crisi dell’attuale modello di welfare regionale sia di avviare una sua riforma complessiva e strutturale in grado di assicurare efficacia alle risposte, efficienza all’uso delle risorse e sostenibilità nel tempo all’intero sistema.

Ritenevamo infatti necessario che la situazione di conflittualità, confusione, disomogeneità e iniquità territoriale dovesse cessare per lasciare spazio ad un quadro di certezze che potessero orientare le scelte di politiche sociale degli Enti Locali, ridare fiducia all’impegno degli enti e dei singoli cittadini che non hanno mai smesso di mettere a disposizione la loro autonoma iniziativa per dare risposta ai bisogni sociali e rassicurare coloro che hanno bisogno e le loro famiglie rappresentando un quadro chiaro sia dei servizi e delle prestazioni a disposizione sia delle condizioni a cui vengono loro offerti. Un passaggio obbligato, che avrebbe dovuto essere accompagnato da un parallelo percorso di riforma complessiva del welfare lombardo.

Ora che il progetto è divenuto Legge della nostra Regione ci accorgiamo che i dubbi rimangono forti.

Da un lato infatti possiamo verificare come il testo giunto ed approvato dal Consiglio regionale tenga di conto di quanto discusso ed analizzato in questi mesi e che grazie al lavoro della Commissione da lei presieduta ha cercato di prendere in considerazione le osservazioni della società civile.

Dall’altro siamo rimasti molto perplessi dalla scelta finale di voler inserire nel tema della partecipazione alla spesa dei servizi anche la quota sanitaria relativa ai servizi sociosanitari (come risulta dal comunicato diffuso lunedì 13 febbraio). Il tema della partecipazione alla spesa dei servizi ha infatti sempre e solo riguardato la spesa cosiddetta sociale dei servizi sociosanitari, così come espressamente previsto dalla Legge nazionale che definisce i Livelli Essenziali di Assistenza e come del resto confermato dalla stessa Legge regionale.

La versione finale, approvata dal Consiglio regionale ha ulteriormente modificato il testo non dando, a nostro avviso, una risposta certa. Cosa significa infatti:

“Nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza, la determinazione degli oneri per le prestazioni sociosanitarie erogate dalle unità di offerta sociosanitarie a carico del fondo sanitario è stabilita per tipologia di unità di offerta sulla base dello standard regionale di accreditamento, delle condizioni di salute della persona assistita e dei criteri di cui all’articolo 8, comma 2″

I Livelli Essenziali di Assistenza stabiliscono infatti che la quota sanitaria sia a carico del fondo sanitario delle regioni in una percentuale che va dal 50 al 70 % del costo, a seconda della tipologia di servizio. Questo riferimento sembra quindi scongiurare ogni pretesa di caricare sul cittadino assistito anche solo una parte di queste spese.

Ma “i criteri di cui all’articolo 8, comma 2″ sono esattamente quelli che istituiscono il nuovo Isee regionale, denominato “fattore famiglia lombardo” con cui si calcolerà la possibilità di far fronte a richieste di partecipazione ai costi dei servizi.

La confusione è alta e questo rende massima la nostra preoccupazione ma confidiamo che la Regione Lombardia con un atto di interpretazione autentica della norma voglia fugare questi dubbi ribadendo che l’effetto di questa nuova Legge non sarà un ulteriore aggravio di costi sulle spalle delle famiglie e dei cittadini in situazione di bisogno ma un quadro di certezze, sul quale finalmente promuovere, per via legislativa, un vero processo di riforma del sistema di welfare lombardo.

La disponibilità ad impegnarsi su questi obiettivi per chi come noi è espressione dell’autonoma iniziativa dei cittadini è, prima ancora che un atto di volontà, un dovere. Contiamo sia d’ora innanzi colta come un contributo importante e utile.

da Costo dei servizi: il Forum Terzo Settore Lombardia scrive una lettera a Margherita Peroni – Affaritaliani.it.


Case di riposo, rette più care per chi ha redditi elevati

In linea di principio questa decisione di politica sociale della Regione Lombardia è giusta.

Diceva Don Milani nel 1967: Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali. Da Lettera ad una professoressa

Quello che fa un po’ schifo, invece, è che così gireranno più soldi nel reticolo piovresco delle istituzioni di servizio gestite da Comunione e liberazione e dal braccio operativo della Compagnia delle opere e dei loro lacchè che girano in Suv

Paolo Ferrario

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  • Per le famiglie benestanti 2.300 euro al mese in media non basteranno più. 
  • Tra i 53 mila ospiti delle case di riposo della Lombardia, quelli con i redditi alti devono mettere in conto un aumento delle rette. 
  • Il motivo? Chi è ricoverato nelle Rsa e ha capacità economiche elevate dovrà partecipare alla spesa per le cure mediche, finora totalmente a carico della Regione.
  • La cifra richiesta andrà ad aggiungersi ai soldi che già oggi vengono richiesti per la parte alberghiera.
  • È una delle conseguenze della legge votata ieri a tarda notte dal Pirellone sul cosiddetto «fattore famiglia», la riforma del Welfare lombardo che lega il costo dei servizi sociali al numero di figli minori, anziani non autosufficienti e disabili a carico del nucleo familiare.
  • Il Pd, con Carlo Borghetti, attacca: «È assurdo. Così la Lombardia, che dichiara di avere i conti della sanità in pareggio, chiede per prima in Italia in un momento di crisi una compartecipazione delle famiglie alla spesa sanitaria nelle case di riposo». 
  • Il provvedimento, che riguarda anche l’ assistenza domiciliare, entrerà in vigore nel giro di un mese. Per il primo anno l’ applicheranno, però, solo 15 Comuni pilota che saranno individuati nei prossimi giorni tra i 50 disponibili alla sperimentazione della riforma. 
  •  Per ogni anziano in casa di riposo, oggi l’ assessorato alla Famiglia paga alla Rsa prestazioni sanitarie per un totale compreso tra gli 884 euro al mese e i 1.500 a seconda del grado di autosufficienza dell’ ospite. In futuro non sarà più così: chi ha redditi alti pagherà una percentuale di questa cifra. Complessivamente la spesa sostenuta dalle casse regionali per le prestazioni sanitarie nelle case di riposo è di 851 milioni l’ anno (la metà del bilancio dell’ assessorato alla Famiglia). Il Pirellone sottolinea che la nuova legge regionale non tocca i Livelli essenziali di assistenza (Lea), che sono di competenza nazionale. Ma Borghetti ribatte: «Il provvedimento regionale va, comunque, a interferire con competenze esclusive dello Stato». 

da Case di riposo, rette più care per chi ha redditi elevati.


Banche dati del Consiglio Regionale della Lombardia

Banche Dati

In questa sezione è possibile trovare l’archivio delle leggi regionali dal 1971 ad oggi.
Il sistema prevede diverse possibilità di ricerca e consente di consultare il testo vigente delle leggi, con i riferimenti e le normative correlate.

Si ricorda che i testi pubblicati hanno solo valore di documentazione in quanto il testo ufficiale è pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia.

In queste pagine è possibile, inoltre, consultare e scaricare gli atti (le leggi e i progetti di legge regionali; le proposte di legge, le pronunce della Corte Costituzionale) e i documenti che accompagnano e supportano tale funzione (rapporti, analisi).

da Banche dati – Consiglio Regionale della Lombardia.


Regione Lombardia, Norme per la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie e sperimantazione dell’Indicatore Fattore Famiglia. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario)

Norme per la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie e sperimentazione dell’Indicatore Fattore Famiglia. Modifiche ed integrazioni  alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario).

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PRESENTATO IL 31/01/2011

 

 

 

 

 

 

     ASSEGNATO IN DATA     02/02/2011

     ALLA COMMISSIONE        REFERENTE      III

                                                   CONSULTIVA   I


 

 

 

Relazione

 

Il sistema di welfare lombardo, pur mantenendo un carattere di universalità che riconosce ad ogni cittadino l’esercizio del diritto soggettivo di beneficiare delle prestazioni sociali e socio sanitarie richiede una  compartecipazione alle spese da parte degli utenti.

 

La Regione Lombardia con l’art. 8 della l.r. 3/2008 ha stabilito  che le persone che accedono alla rete dei servizi partecipano, in rapporto alle proprie  condizioni economiche, così come definite dalle normative in materia di ISEE, alla copertura  del costo delle prestazioni mediante il pagamento di rette stabilite dalla Giunta regionale.  Inoltre, la Regione Lombardia, con l’art. 11 comma k della l.r. 3/2008 si è assunta l’onere di determinare i criteri per la definizione delle rette e delle tariffe dei servizi sociali e sociosanitari, nonché le agevolazioni a beneficio dei soggetti aventi diritto.

 

Per la quantificazione della compartecipazione della spesa è necessaria una verifica della condizione economica del richiedente attraverso l’adozione di una metodologia di equità sociale, di cui l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), ai sensi del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 109 come modificato dal d.lgs. 3 maggio 2000, n. 130, è l’espressione, anche per garantire prioritariamente l’accesso alle prestazioni sociali agevolate ai cittadini meno abbienti sulla base della misurazione dei loro mezzi economici.

 

Nonostante l’ISEE sia in vigore da oltre dieci anni la Regione Lombardia non ha mai disciplinato efficacemente la materia della compartecipazione alla spesa dei servizi da parte degli utenti, se non con formali richiami in alcune leggi regionali e in alcuni provvedimenti amministrativi, lasciando agli enti locali e ai soggetti gestori delle unità d’offerta (sociali, sanitarie, educative) la responsabilità di definire criteri e procedure per l’accesso, la selezione e il concorso alla spesa da parte del cittadino con la conseguenza che i Comuni hanno provveduto in maniera altamente differenziata da ambito ad ambito territoriale. In alcuni casi, invece, i comuni non hanno per nulla adottato Regolamenti per disciplinare l’accesso a beni e servizi e per determinare la compartecipazione alla spesa da parte dei soggetti richiedenti prestazioni sociali agevolate.

 

Inoltre, la complessa materia dell’ISEE ha introdotto nel tempo un nuovo  principio con il quale il calcolo del concorso alla spesa per le prestazioni assicurate nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente grave e a soggetti ultra sessantacinquenni non autosufficienti deve essere effettuato valutando la sola situazione economica del richiedente e non dell’intera sua famiglia anagrafica.

 

Tale principio è stato in realtà scarsamente rispettato dagli enti gestori, in termini formali per effetto della mancata emanazione di un decreto applicativo citato proprio dal d.lgs. 130 del 2000, in termini concreti perché tale applicazione sostanzia un mancato introito e, di fatto, una decurtazione delle risorse finanziarie degli enti locali a fronte dell’erogazione di prestazioni gratuite a favore di soggetti con reddito insufficiente o in assenza di reddito.

 

Di fatto, questa è sostanzialmente la ragione di tipo economico che ha frenato gli enti locali a  non applicare del tutto il d.lgs. 130/00, rimarcando che i Comuni sono già obbligati ad intervenire economicamente nei casi di soggetti che necessitano di prestazioni urgenti e non differibili nel tempo, anche provenienti da altre regioni o da paesi non comunitari, o nel caso di minori sottoposti a provvedimenti di natura giudiziaria.

 

I Comuni  che invece hanno predisposto i Regolamenti, attraverso un lungo lavoro di  concertazione con le parti sociali, con le aziende sanitarie locali e con  tutti i comuni  dell’area distrettuale,  hanno cercato di rendere omogenei i criteri per l’accesso agevolato ad una vasta gamma di prestazioni sociali o dei servizi di pubblica utilità (telefono, luci, gas, acqua), nonché per determinare le soglie di reddito e le fasce di esenzione, al fine di stabilire equi principi di compartecipazione alla spesa sulla base di reali indicatori della situazione economica del singolo soggetto e/o del nucleo familiare.

 

Detto ciò però nella maggior parte dei Regolamenti comunali alcune interpretazioni della normativa nazionale da parte degli enti erogatori in merito all’applicazione dell’ISEE, in particolare  le norme che disciplinano la composizione del nucleo familiare del richiedente la prestazione sociale agevolata e la rivalsa sui soggetti obbligati per legge nel caso di utenti non abbienti, sono state oggetto di azioni e di contenziosi da parte di cittadini e di associazioni.

 

Infatti, il contenzioso nasce dall’interpretazione anche della legge quadro di riforma del welfare (328/2000) dove all’art. 25 (Accertamento della condizione economica del richiedente si dispone che “ai fini dell’accesso ai servizi …la verifica della condizione economica del richiedente è effettuata secondo le disposizioni previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, come modificato dal decreto legislativo 3 maggio 2000, n. 130″.

 

Secondo il d.lgs. 130/2000 (art. 3 comma 2) gli enti erogatori, rispetto alla definizione e composizione del nucleo familiare, possono per particolari prestazioni assumere come unità di riferimento al fine della certificazione ISEE, un diversa composizione del nucleo familiare e (art. 3 comma 2- ter) in presenza di anziani ultra 65enni non autosufficienti e disabili  con handicap permanente grave (accertato ai sensi dell’art. 4 della legge 104/1992) l’ente erogatore delle prestazioni fa riferimento non al reddito complessivo dell’intero nucleo familiare ma solo a quello della persona che richiede una prestazione sociale agevolata.

 

Il d.lgs. 130/2000 rimanda, per meglio regolamentare la materia, all’emanazione di un successivo DPCM, su proposta dei ministri del Welfare e della Salute. DPCM, però mai emanato e la cui assenza ha creato molta confusione e molte strumentalizzazioni giuridiche circa la gerarchia delle fonti normative, essendo un DPCM un mero atto amministrativo e non una legge. 

 

Ciò ha determinato da parte degli enti locali una forte discrezionalità, in quanto alcuni comuni hanno inserito nei propri regolamenti ISEE la possibilità di attuare già la normativa, evidenziando la situazione reddituale del solo assistito.

 

L’applicazione estesa della norma se da una parte favorisce l’assistito (anziano, disabile), dall’altra aumenta i costi sostenuti  dal soggetto erogatore in quanto nella maggior parte dei casi gli assistiti non sono in grado di compartecipare alle spese o il loro reddito è così insufficiente che li colloca automaticamente nelle fasce di esenzione.  

 

Nel caso di prestazioni sociali agevolate richieste da soggetti non abbienti il codice civile individua nell’ambito del nucleo familiare e parentale i soggetti obbligati a fornire un aiuto materiale nei confronti dei propri congiunti in situazioni di grave disagio psicofisico e sociale che possono pregiudicare la dignità e la sopravvivenza della persona.

 

In particolare, si tratta di situazioni in cui il congiunto in assenza o con reddito insufficiente, anche se proprietario di beni immobili, non è in grado di far fronte alle spese per il ricovero in strutture residenziali o per particolari prestazioni di tipo continuativo (assistenza domiciliare, pasti, fisioterapia, telesoccorso,ecc.). 

 

Spesso, gli enti locali interpretando in maniera rigida il codice civile, richiedono ai parenti  il pagamento delle rette. Negli ultimi anni le associazioni di tutela e di categoria degli utenti, anche sulla base di alcuni pareri ministeriali e di alcune sentenze (TAR, Consiglio di Stato) hanno dato una diversa interpretazione della normativa, richiamando l’art. 438 del C.C. che specifica che gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in stato di bisogno e non da terzi. Lo stesso D.lgs. 130/2000 all’art. 2 comma 6 recita che la disciplina relativa ai soggetti tenuti agli alimenti non può essere interpretata nel senso dell’attribuzione agli enti erogatori della facoltà di cui all’art. 438 del codice civile. Ciò significa che gli enti che erogano prestazioni non possono sostituirsi all’interessato nei confronti dei propri congiunti e che, dunque, ogni azione di rivalsa economica rispetto ai costi sostenuti può essere considerata illegittima.

 

Una recente sentenza del Consiglio di Stato con ordinanza  14.9.2009 n.4582 ha confermato l’ordinanza del TAR di Milano che aveva riconosciuto l’immediata precettività dell’art. 3.co. 2 ter del D.lgs. 130/2000, rinnovando nei confronti di un Comune lombardo che ai fini della determinazione delle modalità di contribuzione al costo delle prestazioni sociali agevolate  deve tenere conto della situazione economica del solo assistito nel caso di anziano 65 enne non autosufficiente  o di persona con handicap grave.

 

Tale sentenza è ulteriormente importante perché afferma che in questa materia la legislazione nazionale è di rango superiore rispetta a quella del legislatore regionale, in quanto le prestazioni sociali erogate dall’ente locale si prefigurano come “mantenimento dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (art. 117 co. 2 lettera m della Costituzione) che devono assicurati sull’intero territorio nazionale.  

 

Infatti, non può essere applicata la norma della Regione Lombardia (art. 8 co. 3 della l.r. 3/2008) quando recita che “partecipano altresì i soggetti civilmente obbligati secondo le modalità stabilite dalle normative vigenti” alla copertura del costo delle prestazioni erogate a favore di un assistito. Pertanto è impugnabile la generica formulazione del comma regionale se inserito, come ha fatto pure un altro comune lombardo, in un Regolamento comunale.

 

Con il  progetto di legge “Norme per la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie e sperimentazione dell’Indicatore Fattore Familiare. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario)”   si propone di trovare una soluzione di tipo legislativo alla complessa materia individuando criteri e modalità di applicazione dell’ISEE uniformi per l’intero territorio regionale che dovranno essere recepiti e adottati dai comuni e dai soggetti gestori delle unità offerta. Per innovare i principi e i criteri di applicazione dell’ISEE nazionale, che in alcuni casi sono molto rigidi, si propone di utilizzare un secondo indicatore che tenga conto di un più vasto numero di variabili qualitative e quantitative del nucleo familiare, al fine di garantire i nuclei più fragili e meno abbienti.

 

L’Indicatore del Fattore Familiare, IFF, deve necessariamente essere sperimentato e validato per evitare o l’inefficacia o forme paradossali di maggiore spesa per il cittadino ed è per questo motivo che all’interno del progetto di legge possono essere individuati alcuni principi ma non la sua completa declinazione che deve essere lasciata alla competenza della Giunta, assunti i pareri delle associazioni di categoria e degli enti locali. 

 

Rispetto al caso delle persone  anziane non autosufficienti e dei disabili con certificazione di handicap grave che richiedono il ricovero in RSA o RSD, al fine di evitare una lunga serie di contenziosi legali e di conflittualità sociale tra i cittadini e gli enti gestori sfociata in questi ultimi anni con ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, la Regione, che ne ha competenza legislativa esclusiva dopo la riforma del titolo V della parte II della Costituzione, può definire l’integrazione economica delle rette per il ricovero in strutture residenziali una specifica unità d’offerta sociale il cui accesso è disciplinato dal comune di residenza della persona assistita in base a criteri regionali.

 

Un’altra modalità di intervento contenuta nel presente pdl per intervenire nei  casi di persone  non abbienti  riferite ad anziani non autosufficienti e a disabili con certificazione di handicap grave, è quello che i costi delle prestazioni nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, sono a carico del Fondo regionale per la non autosufficienza ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.

 


Articolo1

(Principi)

 

1. La Regione Lombardia, al fine di promuovere condizioni di benessere e inclusione sociale delle persone e della famiglie, nonché per prevenire, rimuovere o ridurre situazioni di fragilità sociale dovute a condizioni economiche disagiate, disciplina la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie della rete delle unità di offerta sociali e socio-sanitarie di cui alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.

 

2. La presente legge norma in via generale, nelle forme e secondo le modalità previste dalla legislazione nazionale e regionale vigente, i criteri per l’accertamento della situazione economica dei richiedenti ai fini della fruizione delle prestazioni sociali e socio-sanitarie agevolate inerenti i livelli essenziali di assistenza, di cui ai DPCM 14 febbraio 2001 e 29 novembre 2001, individuando nell’Indicatore della situazione economica equivalente, ISEE, e nell’Indicatore Quoziente Familiare, IQF, gli strumenti di maggiore equità del sistema di accesso e di tariffazione delle prestazioni.  

 

3. Nel rispetto dei principi e dei valori della Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dello Statuto regionale è garantito il principio dell’universalità del diritto di accesso alla rete delle unità d’offerta e di uguaglianza di trattamento nel rispetto delle peculiarità ed esigenze del cittadino e nel rispetto dell’appropriatezza delle prestazioni sociali e sociosanitarie, in particolare nei confronti delle persone e delle famiglie che si trovano in uno stato di bisogno come determinato dall’art. 6 comma 3 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.

 

 

Articolo 2

(Modifiche agli articoli 4, 8 della l.r. 3/2008)

 

1. Alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario) sono apportate le seguenti modifiche:

 

l’art. 4 comma 1 a) è sostituito dal presente:

 

Le unità di offerta sociali hanno il compito di:

 

a)     aiutare le persone e le famiglie, anche mediante l’attivazione di legami di solidarietà tra famiglie e gruppi sociali e con interventi di sostegno economico; in particolare l’integrazione economica delle rette per il ricovero in strutture territoriali, domiciliari, diurne, semiresidenziali e residenziali costituisce una specifica unità d’offerta sociale a favore delle persone anziane non autosufficienti di età superiore ai 65 anni e delle persone disabili con certificazione di handicap permanente grave ai sensi della legge 104/92. A tal fine, nei confronti dei soggetti non abbienti, si provvede con le risorse del Fondo per la non autosufficienza, ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3“Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.

 

 

2. l’art. 8 comma  è sostituito dal presente:

 

“Art. 8

(Agevolazioni per l’accesso alle prestazioni sociali e sociosanitarie)

 

2.1. Le persone e le famiglie che accedono alla rete delle unità d’offerta sociosanitarie sono tenute a concorrere in rapporto alle proprie condizioni economiche, mediante il pagamento di rette e tariffe, al costo delle prestazioni inerenti a livelli essenziali di assistenza, per la parte non a carico del fondo sanitario regionale, in conformità ai DPCM 14 febbraio 2001 e 29 novembre 2001.

Le persone e le famiglie che accedono alla rete delle unità d’offerta sociali sono tenute a concorrere in rapporto alle proprie condizioni economiche, mediante il pagamento di rette e tariffe, alla copertura del costo delle prestazioni nella misura stabilita dai comuni.

 

2.2. La quota di compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie è stabilita dai comuni secondo modalità e criteri generali definiti con deliberazione della Giunta regionale, acquisito il parere del Consiglio delle Autonomie locali e previa consultazione degli organismi istituiti ai sensi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”. Con lo stesso provvedimento e con le stesse modalità la Giunta regionale definisce l’Indicatore del Quoziente Familiare, IQF che modifica e integra l’ISEE.

 

2.3. Il provvedimento della Giunta regionale ha la finalità di garantire principi di trasparenza, semplificazione nell’accesso alle prestazioni ed equità di trattamento per l’intera rete delle unità d’offerta sociali e socio-sanitarie gestite dai comuni, singoli o associati, e dai soggetti accreditati e si  basa sui seguenti criteri:

 

a) valutazione del reddito e del patrimonio del nucleo familiare;

b) previsione, in relazione al patrimonio mobiliare e immobiliare, di franchigie stabilite in   base al numero dei componenti del nucleo familiare;

c) definizione di scale di equivalenza che tengano conto del carico familiare dato dalla presenza di figli, inclusi i nascituri e i figli in affido, di disabili, di anziani non autosufficienti, nonché della presenza di un solo genitore convivente;

d) valutazione del livello di assistenza richiesto, anche con riguardo alla situazione familiare;

e) detrazioni dei costi sostenuti per spese sanitarie, abbattimento barriere architettoniche, ausili per la vita indipendente, assistente familiare;

f) detrazioni per i costi di locazione immobiliare e gli interessi sui mutui.

 

2.4. Limitatamente alle prestazioni sociali agevolate, nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente grave di cui all’art. 3, comma 3, della legge 104/92, accertato ai sensi dell’art. 4 della stessa legge, nonché ai soggetti ultrasessantacinquenni in condizione di accertata non autosufficienza fisica o psichica, la situazione economica è riferita al solo soggetto tenuto alla partecipazione ai costi della prestazione, qualora più favorevole.

 

2.5. Nei casi di soggetti non abbienti, riferiti alle persone di cui al comma precedente, i costi delle prestazioni nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, sono a carico del Fondo regionale per la non autosufficienza ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario.

 

2.6. I criteri previsti dal comma 2.3, fatti salvi i casi in cui il costo delle prestazioni è a totale carico del fondo sanitario regionale, si applicano anche per determinare il valore di titoli e di altri benefici economici che la Regione, anche per il tramite delle ASL, e i comuni riconoscono per l’accesso alle unità di offerta sociali e sociosanitarie.

 

2.7. Per la determinazione dei punti a), b) c) d) e) f) del comma 2.3 è utilizzato l’ISEE, di cui alle disposizioni del d.lgs. 31 marzo 1998 n. 109 come modificato dal d.lgs. 3 maggio 2000 n.130, nonché i parametri aggiuntivi che si riferiscono al nuovo Indicatore Quoziente Familiare, IQF, allo scopo di utilizzare strumenti di maggiore equità per l’accesso e la compartecipazione al costo delle prestazioni.  

 

2.8 La nuova modalità di misurazione della situazione economica del richiedente, correlata ai nuovi indicatori familiari, ha natura sperimentale di un anno ed entra a regime solo dopo aver verificato la correttezza e l’adeguatezza degli strumenti in conformità ai principi ed obiettivi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.

 

2.9. Gli oneri relativi alle prestazioni sociali e sociosanitarie sono a carico del comune in cui la persona assistita risiede o, nei casi di cui all’articolo 6, comma 1, lettere b) e c), dimora.

 

2.10. Gli oneri relativi alle prestazioni sociali e sociosanitarie obbligatorie, tra cui gli oneri per il ricovero in strutture residenziali, sono a carico del comune secondo le disposizioni di legge che disciplinano la residenza anagrafica, il domicilio e la dimora, in particolare nei casi inerenti soggetti minori sottoposti a provvedimento dell’autorità giudiziaria, nei casi di affido familiare, di minori sottoposti a tutela ai sensi dell’articolo 3 della legge 4 maggio 1983, n. 184 o di disabili e altre persone in situazione di fragilità sottoposte a misure di protezione per le persone prive in tutto o in parte di autonomia ai sensi della legge gennaio 2004 n° 6

 

2.11. I comuni con popolazione non superiore ai 5.000 abitanti facenti parte dell’ambito territoriale e sui quali gravano gli oneri per interventi sociali obbligatori accedono al fondo di sostegno, di cui alla legge regionale 14 dicembre 2004, n. 34 Politiche regionali per i minori.

 

2.12. Con deliberazione della Giunta regionale, acquisito il parere del Consiglio delle Autonomie locali e previa consultazione degli organismi istituiti ai sensi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario” sono definiti i contenuti obbligatori dei contratti di ingresso nelle unità di offerta sociosanitarie accreditate, anche mediante l’adozione di schemi tipo.

 

 

 

Articolo 3

(Norma finanziaria)

 

Alle spese di cui alla presente legge si provvede, per l’esercizio 2011 e seguenti, con le risorse stanziate annualmente nelle relative UPB della funzione obiettivo 5.2. “welfare della sussidiarietà”.

 

 

Articolo 4

(Norma transitoria)

 

1. Fino all’adozione della deliberazione della Giunta regionale di cui all’articolo 2, comma 2.2 e in attesa della sperimentazione di cui al comma 2.8,  la misura della partecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie è stabilita dai regolamenti comunali in base alle sole disposizioni in materia di indicatore della situazione economica equivalente (ISEE). 


 

(1)

(2)

(3)

(4)

(A)

Qualificazione Spesa

(B)

Copertura Finanziaria

intervento

SPESA CONTINUATIVA O RICORRENTE

(art. 22 lr 34/1978

Riferimento

PDL

art. ….

comma …..

Natura spesa

CORRENTE

/

CONTO CAPITALE

           UPB                            IMPORTO

         UPB                         IMPORTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La legge non da origine a flussi finanziari per la sua gestione.

Elenco generale PDL – Consiglio Regionale della Lombardia.


REGIONE LOMBARDIA, PIANO SOCIO SANITARIO REGIONALE 2010-2014, Deliberazione di Consiglio regionale n. IX/0088, 17 novembre 2011


Regione Lombardia, TESTO UNICO DELLE REGOLE DI GESTIONE DEL SISTEMA SOCIOSANITARIO REGIONALE (in realtà solo della RETE SANITARIA), Direzione Generale Sanità

Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale

pila di libri

Con Delibera di Giunta Regionale 22 dicembre 2011, n. 2734 pubblicata sul BURL, S.O., n. 52 del 30 dicembre 2011 è stato approvato il Testo Unico delle Regole di Gestione del Sistema Sociosanitario Regionale. 

Questo strumento è stato individuato come uno degli obiettivi strategici del Piano Sociosanitario Regionale 2010-2014, approvato dal Consiglio Regionale con deliberazione del 17.11.2010: ”Definizione chiara e sintetica delle regole di sistema aggiornate all’anno di riferimento e di facile consultazione”. 

Esso rientra nel programma dell’Agenda di Governo 2011-2015 “Lombardia semplice” che individua espressamente, tra i diversi strumenti di semplificazione regionali finalizzati a razionalizzare il corpo di regole, prassi e procedure esistente, quello dei “Testi Unici coordinati di Settore”, che raccolgono, riordinano e semplificano, per ambiti tematici, l’insieme degli atti amministrativi a contenuto regolatorio.

Il Testo Unico delle Regole raccoglie e riordina:

- le disposizioni ancora dotate di valenza pluriennale rinvenibili nelle DGR delle Regole deliberate fino all’anno 2011, con esclusione delle disposizioni che forniscono indirizzi di gestione esclusivamente per l’anno di riferimento;
- gli atti amministrativi diversi dalle cd. “Regole” (quali, ad esempio, circolari recanti indirizzi applicativi rispetto alle DGR delle Regole, atti deliberativi diversi dalle “Regole”, note con contenuti importanti in ordine alle specifiche materie di riferimento), laddove il richiamo ai medesimi contribuisca a fornire chiarezza ed esaustività per una migliore comprensione della disciplina di riferimento.

Il Testo Unico delle Regole razionalizza e semplifica unicamente le disposizioni riguardanti le regole di gestione del sistema sociosanitario regionale e quelle più direttamente ad esse riconducibili, non potendosi quindi considerare quale testo unico di tutta la materia sanitaria disciplinata a livello amministrativo.

Il Testo redatto ha natura meramente compilativa e ricognitiva. La sua finalità è dotare gli operatori del settore di uno strumento di consultazione facile, completo ed aggiornato, nel quale poter rinvenire in modo puntuale le regole del settore sanitario e sociosanitario lombardo contenute negli atti amministrativi adottati nell’ultimo decennio.

Il Testo Unico è articolato in 12 allegati. Ai fini di una maggiore chiarezza e completezza del documento, in ogni allegato è stato ricostruito il quadro normativo di riferimento, tramite l’individuazione degli atti normativi di livello comunitario, statale e regionale.

Il Testo Unico non ha efficacia abrogativa e permangono e restano efficaci gli atti amministrativi adottati sulla base  delle delibere relative ai singoli anni di riferimento nello stesso accorpate.

Per quanto concerne le Regole di gestione del sistema sociosanitario regionale relative all’anno 2012, si rimanda alla recente DGR n. IX/002633 del 6 dicembre 2011 avente ad oggetto “Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l’esercizio 2012”.

Allegati

Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale (DGR n. 2734 del 22/12/2011) - BURL S.O. n. 52 del 30/12/2011 Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale (DGR n. 2734 del 22/12/2011) – BURL S.O. n. 52 del 30/12/2011 (2.4 MB) PDF

da Direzione Generale Sanità :: Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale.


La fedina penale della organizzazione amministrativa della Regione Lombardia, nominata da Roberto Formigoni, leader di Comunione e Liberazione /Compagnie delle Opere (le LORO opere)

Qui una documentazione sulla tela di ragno di Comunione e liberazione e Compagnia delle (LORO) opere


Regione Lombardia, riforma dell’ADI per il 2012, schede analitiche a cura di Lombardiasociale.it

primi commenti sulla riforma che la Regione ha previsto per l’ADI e un resoconto iniziale sulla sperimentazione in atto in alcune ASL da giugno 2011, a cura di Lombardiasociale.it

vai a: Disegnato il percorso di riforma dell’ADI per il 2012 | LombardiaSociale.


Regione Lombardia, Linee di indirizzo per la programmazione sociale a livello locale 2012-2014

Sono state approvate, con D.G.R. IX/2633 del 6 dicembre 2012, “Le Determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario Regionale per l’esercizio 2012″. La Delibera delle Regole 2012 è un atto complesso che definisce la regole di gestione e programmazione del Servizio Socio Sanitario Regionale. In particolare, l’allegato 15 del documento riguarda la programmazione socio-sanitaria e i servizi per le persone con grave disabilità.

Leggi la Delibera e gli allegati

Linee di indirizzo per la programmazione sociale a livello locale 2012-2014

La Regione Lombardia ha approvato con D.G.R. n. 2505 il documento “Un welfare della sostenibilità e della conoscenza – Linee di indirizzo per la programmazione soci ale a livello locale 2012-2014″ che esplicita i principi e i contenuti della nuova programmazione sociale.

La Direzione Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale sosterrà, attraverso momenti formativi, il processo di definizione della nuova programmazione territoriale che si completerà con la sottoscrizione degli Accordi di Programma entro il 31 marzo 2012.

dgr 2505 del 16 novembre2011


SERVIZI DI SALUTE MENTALE Le politiche legislative statali e della Regione Lombardia a cura di Paolo Ferrario 7° incontro: 25 Novembre 2011, in formato slide show | AULE VIRTUALI connesse al sito Segnalo.it


Regione Lombardia: PIANO SOCIO SANITARIO REGIONALE 2010 – 2014


Regione Lombardia, Piano Socio Sanitario Regionale 2010-2014 e Determinazioni gestione Servizio SSR per il 2011

Il nuovo Piano Socio Sanitario Regionale è stato approvato con delibera del Consiglio Regionale lo scorso novembre mentre il primo dicembre è stata approvata la delibera di Giunta per le Determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario Regionale per l’esercizio 2011.

“Dalla cura al prendersi cura”. Così il Piano Regionale di Sviluppo titola il capitolo riguardante la Salute. Non è solo una slogan o un messaggio, ma un indirizzo preciso e concreto con cui Regione Lombardia sta modificando radicalmente il modo di intendere l’assistenza sanitaria, strutturando un sistema in cui al centro ci siano davvero la persona e il suo benessere. Questa azione viene dettagliata nelle nuove regole, indicate dalla Direzione Generale della Sanità, che declina operativamente per il 2011 gli indirizzi indicati nel Piano Socio Sanitario Regionale (che è valido per il quinquennio 2011-2015). Un esempio. Ad oggi, se si dovesse rappresentare graficamente l’approccio alla patologia cronica, si vedrebbe una sequenza di interventi perpendicolari al percorso del paziente, spesso disgiunti tra loro con la conseguenza di costringere il paziente a farsi parte attiva per collegarli. Il risultato di ciò è la frammentazione, percepita dal cittadino affetto da una patologia cronica come “vuoto”, dei percorsi di cura e dei trattamenti terapeutici. Come riuscire, in questo caso, non solo a curare, ma anche, e più ampiamente, prendersi cura del cittadino? Per realizzare ciò è stato ideato e verrà sperimentato in 5 Asl il  Cronic Related Gruop (CReG), coinvolgendo, con differenti responsabilità tecniche, i Medici di Medicina Generale, i Pediatri di Libera Scelta, le Asl, i soggetti erogatori di ricovero e cura e quelli extraospedalieri di specialistica ambulatoriale. Il CReG vuole essere lo strumento attraverso cui il sistema sia al fianco del cittadino affetto da una cronicità (per il 2011 saranno: Broncopneumopatie Cronico Ostruttive (BPCO), Scompenso Cardiaco, Diabete di tipo I e tipo II, ipertensione e cardiopatia ischemica, Osteoporosi, patologie neuromuscolari) e lo accompagni in tutte le attività, non solo ambulatoriali (farmaceutica, protesica, follow up), assicurandogli la continuità del processo di diagnosi e cura.

Un secondo esempio può essere offerto dalle Strutture Subacute, che valorizzano le risorse presenti sul territorio e avvicinano l’assistenza al cittadino. I nuovi ospedali sono stati realizzati strutturalmente per organizzare l’assistenza attorno alle diverse aree di intensità di cura, e questo pone il problema di come gestire adeguatamente i pazienti che abbiano terminato la fase acuta, ma non siano ancora dimissibili, attraversino cioè una fase subacuta che per essere adeguatamente curata necessita il ricovera in una struttura di carattere sanitario. Anche qui il passaggio è dal curare al prendersi cura: per questo nel 2011 saranno trasformati circa 1.100 posti letto per acuti e riabilitazione (posti letto tecnici) ubicati prevalentemente nei piccoli ospedali che già adesso non rientrano nella rete dell’emergenza-urgenza e non hanno reparti come l’ostetricia e la chirurgia. Queste strutture, dove l’assistenza al paziente richiede rispetto alla fase acuta una minor assistenza medica ma comunque una significativa assistenza infermieristica, consentiranno la stabilizzazione dei pazienti prima della completa dimissione al loro domicilio.





Link utili:

Le ultime disposizioni del 2010 (III Provvedimento) per la gestione del Servizio Sanitario.

Regole di gestione del SSSR per il 2010.

Il Piano Socio Sanitario Regionale 2007-2009 e gli atti amministrativi collegati.

Allegati

DGR n. 2057 del 28 luglio 2011 - Determinazione in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario Regionale per l'esercizio 2011 - III° Provvedimento di aggiornamento in ambito sanitario DGR n. 2057 del 28 luglio 2011 – Determinazione in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario Regionale per l’esercizio 2011 – III° Provvedimento di aggiornamento in ambito sanitario (1.4 MB) PDF
DGR n. 1479 del 30 marzo 2011 - Determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario Regionale per l'esercizio 2011 - II° Provvedimento di aggiornamento in ambito sanitario DGR n. 1479 del 30 marzo 2011 – Determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario Regionale per l’esercizio 2011 – II° Provvedimento di aggiornamento in ambito sanitario (961 KB) PDF
Circolare n. 42608 del 30/12/2010 - Indicazioni relative all'applicazione delle DGR n. 937/2010 "Determinazioni in ordine alla gestione del SSSR per l'esercizio 2011" (parte sanità) nonché della DGR n. 1151/2010. Circolare n. 42608 del 30/12/2010 – Indicazioni relative all’applicazione delle DGR n. 937/2010 “Determinazioni in ordine alla gestione del SSSR per l’esercizio 2011″ (parte sanità) nonché della DGR n. 1151/2010. (1.8 MB) PDF
DCR n. 88 del 17 novembre 2010 - Piano Socio Sanitario Regionale 2010-2014 DCR n. 88 del 17 novembre 2010 – Piano Socio Sanitario Regionale 2010-2014 (434 KB) PDF
DGR n. 937 dell'1/12/2010 - Determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario Regionale per l'esercizio 2011 DGR n. 937 dell’1/12/2010 – Determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario Regionale per l’esercizio 2011 (4.2 MB) ZIP

 

da: Sanità :: Piano Socio Sanitario Regionale 2010-2014 e Determinazioni gestione Servizio SSR per il 2011.


Regione Lombardia: normativa regionale che disciplina i servizi e le strutture di accoglienza per anziani

Normativa

La normativa regionale che disciplina i servizi e le strutture di accoglienza per anziani.

Rsa – Residenza sanitaria assistenziale


Allegati

La delibera relativa ai requisiti dell'alloggio protetto per gli anziani (d.g.r. 11497 del 17 marzo 2010) La delibera relativa ai requisiti dell’alloggio protetto per anziani (d.g.r. 11497 del 17 marzo 2010) (317 KB) PDF

 

DA: Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale :: Normativa.


Regione Lombardia: NORME per la FAMIGLIA E I MINORI

Normativa nazionale

Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita' (dlgs. 151 del 26 marzo 2001)Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita’ e della paternita’ (dlgs. 151 del 26 marzo 2001) (137 KB)
Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città (art. 15 della legge 53 dell'8 marzo 2000)Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città (art. 15 della legge 53 dell’8 marzo 2000) (228 KB)
Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza (legge 194 del 22 maggio 1978)Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza (legge 194 del 22 maggio 1978) (36 KB)
Istituzione dei consultori familiari (legge 405 del 29 luglio 1975) Istituzione dei consultori familiari (legge 405 del 29 luglio 1975) (25 KB)
Immagine redazionaleinizio pagina

Normativa regionale

Politiche regionali per la famiglia (legge regionale 23 del 6 dicembre 1999)Politiche regionali per la famiglia (legge regionale 23 del 6 dicembre 1999) (79 KB)
La tutela della partoriente e la tutela del bambino in ospedale (legge regionale 16 dell'8 maggio 1987)La tutela della partoriente e la tutela del bambino in ospedale (legge regionale 16 dell’8 maggio 1987) (16 KB)
Istituzione del servizio per l'educazione sessuale, per la procreazione libera e consapevole, per l'assistenza alla maternità, all'infanzia e alla famiglia (legge regionale 44 del 6 settembre 1976)Istituzione del servizio per l’educazione sessuale, per la procreazione libera e consapevole, per l’assistenza alla maternità, all’infanzia e alla famiglia (legge regionale 44 del 6 settembre 1976) (22 KB)
Aggiornamento delle modalità e delle procedure per l'iscrizione, il mantenimento e la cancellazione del registro regionale delle associazioni di solidarietà familiare (delibera 3518 del 15 novembre 2006)Aggiornamento delle modalità e delle procedure per l’iscrizione, il mantenimento e la cancellazione del registro regionale delle associazioni di solidarietà familiare (d.g.r. 3518 del 15 novembre 2006) (210 KB)
Decreto sulle modalità, procedure e specifica documentazione per l'iscrizione, il mantenimento e la cancellazione del registro regionale delle associazioni di solidarietà familiare (decreto 13006 del 20 novembre 2006)Decreto sulle modalità, procedure e specifica documentazione per l’iscrizione, il mantenimento e la cancellazione del registro regionale delle associazioni di solidarietà familiare (decreto 13006 del 20 novembre 2006) (171 KB)
Indirizzi per la sperimentazione di titoli sociali finalizzati al sostegno della famiglia ed in via principale delle famiglie numerose (circolare 31 del 18 dicembre 2006)Indirizzi per la sperimentazione di titoli sociali finalizzati al sostegno della famiglia ed in via principale delle famiglie numerose (circolare 31 del 18 dicembre 2006) (172 KB)
Qualificazione della rete dell'assistenza domiciliare integrata (dgr 1746 del 18 maggio 2011)Qualificazione della rete dell’assistenza domiciliare integrata (delibera 1746 del 18 maggio 2011) (149 KB)

vai a: Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale :: Normativa.


San Raffaele, tre miliardi e mezzo spariti all’estero | Blitz quotidiano

Tre miliardi e mezzo ”sottratti” alla Fondazione San Raffaele-Monte Tabor, gravata da un miliardo e mezzo di passivo e ammessa da poco al concordato preventivo, per poi finire su conti esteri o prendere altre vie, non solo tramite bonifici ma anche, questo il sospetto, in contanti.

Denaro che sarebbe uscito dalle casse del gruppo ospedaliero grazie a un giro di contratti strapagati e consegnato, si ipotizza anche in buste, dall’ex vicepresidente Mario Cal, morto suicida lo scorso luglio, a Piero Daccò, il consulente in rapporti d’affari con l’ente, che è stato fermato il 16 novembre a Milano.

E’ questa la ricostruzione dei pm milanesi Luigi Orsi, Laura Pedio e Gaetano Ruta, titolari dell’inchiesta per bancarotta aggravata, che ha portato la Guardia di Finanza ad effettuare una raffica di perquisizioni: tra queste anche lo studio e la ”cascina” dove vive Don Luigi Verzé, il fondatore del San Raffaele, anche lui indagato, l’ufficio e l’abitazione della sua segretaria particolare e due yacht riconducibili al mediatore d’affari vicino al governatore lombardo Roberto Formigoni.

da: San Raffaele, tre miliardi e mezzo spariti all’estero | Blitz quotidiano.


Regione Lombardia: 63 milioni di euro in più per le politiche sociali. gli stanziamenti 2011 sono sugli stessi livelli dello scorso anno, dopo che i tagli imposti a seguito della crisi economica internazionale avevano ridotto drasticamente i fondi per le categorie più deboli

La Giunta Formigoni mette in campo quasi 63 milioni di euro in più per le politiche sociali e salva, unico governo regionale in Italia, il welfare lombardo 2011 dalla mannaia imposta dalla crisi economica internazionale. Il “miracolo”, annunciato dal presidente Formigoni e dall’assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale Giulio Boscagli, è frutto di un impegno di tutti gli assessori regionali “che hanno condiviso – ha spiegato Formigoni – la centralità della persona come criterio chiave della nostra visione politica”. 
E così gli stanziamenti 2011 sono sugli stessi livelli dello scorso anno, dopo che i tagli imposti a seguito della crisi economica internazionale avevano ridotto drasticamente i fondi per le categorie più deboli. Con grande soddisfazione delle numerose e importanti associazioni del terzo settore impegnate su questo fronte, del sindacato, degli enti locali (Anci).

Ecco in dettaglio le voci: 
- Fondo Sociale: 70 milioni, 30 in più rispetto alla previsione iniziale che era di 40; 
- Politiche per la Famiglia: 16 milioni, 9,5 in più rispetto ai 6,5 iniziali; 
- Politiche di Conciliazione: 10 milioni, in precedenza non erano previsti fondi; 
- Attività sociale degli oratori: 2,7 milioni (mentre inizialmente non erano previste risorse); 
- Aiuto all’alimentazione: 700.000 euro da destinare al Banco Alimentare che, muovendo cibo e derrate per un totale di 20 milioni di euro l’anno, distribuisce alimenti a circa 600 organizzazioni; 
- Fondo Nasko: 5 milioni (anche qui non erano previste risorse) per sostenere economicamente le mamme che decidono di rinunciare all’interruzione di gravidanza; – Cooperazione allo sviluppo: 2,8 milioni (non erano disponibili fondi); 
- Reinserimento sociale dei detenuti: 2 milioni euro (zero risorse previste inizialmente). A queste nuove risorse vanno poi aggiunte quelle deliberate la settimana scorsa dalla Giunta che ha stanziato per l’assistenza domiciliare altri 40 milioni oltre ai 90 già previsti.

“Nonostante i gravi tagli imposti alle Regioni e in particolare alla Lombardia che ha dovuto rinunciare a 1 miliardo e 400 milioni di euro – ha sottolineato il presidente Formigoni – siamo riusciti a riportare i fondi destinati alle politiche sociali agli stessi livelli dello scorso anno, grazie al lavoro dell’intera Giunta regionale, degli assessori, del presidente e delle associazioni con cui abbiamo voluto condividere le modalità e la ripartizione delle risorse”. “Da sempre – ha proseguito il presidente Formigoni – poniamo al centro della nostra politica la persona, la famiglia, i bisognosi, orientando le nostre azioni in un’ottica di politica sussidiaria che ci ha permesso di valorizzare lo straordinario e formidabile impegno di chi lavora come volontario nelle associazioni”.

Soddisfatti gli esponenti delle associazioni che hanno apprezzato il lavoro della Giunta regionale della Lombardia e del presidente Formigoni che ha mantenuto gli impegni assunti ancora non più tardi di una settimana fa, in occasione della manifestazione dei disabili organizzata nel piazzale antistante la Stazione Centrale di Milano. 
“Ho scritto al ministro del Welfare Sacconi – ha aggiunto il presidente – per informarlo delle decisioni assunte da Regione Lombardia, manifestando anche il nostro forte invito al Governo a lavorare nella stessa direzione, ossia a ripensare e ridurre i tagli alle politiche sociali”. Ulteriore invito è stato rivolto al ministro degli Esteri Franco Frattini a “definire un Accordo Quadro per la Cooperazione internazionale in modo che si possano ottimizzare le risorse”.
“In Lombardia – ha detto l’assessore Boscagli – ci sono 3.000 oratori, pari al 50% di quelli presenti in Italia e 57.000 posti in RSA, la metà circa di quelli disponibili a livello nazionale: quindi metà del welfare nazionale. E’ doveroso che i tagli apportati dal Governo alle politiche sociali tengano conto di questa realtà. Le nuove risorse destinate a questo settore premiano anche l’idea di assistere le donne che rinunciano all’aborto e fanno nascere i figli: con il Fondo Nasko siamo arrivati in un solo anno di attività ad aver salvato 1.000 vite, un risultato decisamente incoraggiante”. 
Oltre all’apprezzamento del presidente di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), Fulvio Santagostini, di don Edoardo Algeri (Federazione Lombarda Centri Assistenza alla Famiglia) e di don Pierluigi Codazzi (delegato per gli oratori) la decisione della Regione ha ricevuto un convinto sostegno anche da Gigi Petteni, segretario Cisl Lombardia: “E’ stata fatta una scelta fondamentale per il futuro della Lombardia – ha detto – perché con azioni di questo tipo si mantiene la coesione sociale e si costruiscono energie positive per lo sviluppo”. Secondo Mario Melazzini, presidente (AISLA) Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, “Regione Lombardia risponde concretamente con i fatti privilegiando il bisogno e ascoltandolo: i consistenti fondi destinati all’assistenza domiciliare permetteranno alle persone fragili di essere accudite a casa ed essere protagoniste del loro percorso di vita”. 
Anche ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), rappresentata da Giacomo Bazzoni, che è anche presidente della commissione welfare nazionale, ha elogiato un “risultato stupendo”, condividendo lo stesso entusiasmo di Lele Pinardi (Associazione Colomba, cooperazione internazionale) e di Paola Bonzi, Centro Aiuto alla Vita della Mangiagalli.

Regione :: Formigoni: il welfare 2011? Indenne dai tagli.


Deliberazione di Consiglio comunale Città di Sesto San Giovanni, Accreditamento delle unità d’offerta sociali per la prima infanzia. Approvazione dei requisiti e delle procedure


Regione Lombardia, Accreditamento delle unità di offerta sociosanitarie

da: http://www.famiglia.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Redazionale_P&childpagename=DG_Famiglia%2FDetail&cid=1213292886282&packedargs=NoSlotForSitePlan%3Dtrue%26menu-to-render%3D1213276893478&pagename=DG_FAMWrapper

Accreditamento

L’Accreditamento è il sistema attraverso il quale si garantisce la qualità del servizio e della struttura delle unità d’offerta sociali e sociosanitarie. 

La legge regionale n.3 Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociosanitario, approvata il 12 marzo 2008 ed entrata in vigore il 1 aprile 2008, regola i sistemi di accreditamento. Il provvedimento in continuità con la legislatura precedente, attraverso la sussidiarietà e la valorizzazione della famiglia e delle istituzioni del Terzo Settore, riorganizza la rete dei servizi e degli interventi nell’area sociale e sociosanitaria, definisce i compiti degli Enti pubblici, delle istituzioni e del no profit, garantisce maggiore snellezza delle procedure, rafforza il ruolo del terzo settore che oltre a partecipare alla gestione della rete, partecipa alla sua programmazione. 

E’ competenza della Regione: 
- definire, previo parere della competente commissione consiliare, i requisiti minimi per l’esercizio delle unità d’offerta sociali, nonché i criteri per il loro accreditamento di competenza dei comuni
-  accreditare le unità d’offerta sociosanitarie e determinare gli schemi tipo dei contratti per gli acquisti delle prestazioni e dei servizi a carico del fondo sanitario regionale (FSR).

L’insieme integrato dei servizi, delle prestazioni, anche di sostegno economico, e delle strutture territoriali, domiciliari, diurne e residenziali costituisce la rete delle unità di offerta sociali e sociosanitarie per promuovere il benessere e l’inclusione sociale della persona, sostenere le persone e/o le famiglie in situazioni di disagio dovute a condizioni economiche, psicofisiche o sociali.


Regione Lombardia, Deliberazione Giunta regionale 1 dicembre 2010 n. 9/937, Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l’esercizio 2011

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Il modello lombardo di welfare. Continuità, riassestamenti, prospettive, Autori e curatori: Giuliana Carabelli , Carla Facchini Contributi: Lavinia Bifulco, Paolo Bonetti, Maria Cacioppo, Anna Maria Campanini, Lidianna Degrassi, Paolo Ferrario, Enzo Mingione, Raffaele Mozzanica, Chiara Previdi, Paolo Rossi, Mara Tognetti, Sergio Tramma, Luca Vecchio, Tommaso Vitale

Il modello lombardo di welfare. Continuità, riassestamenti, prospettive
Autori e curatori: Giuliana Carabelli Carla Facchini
Contributi: Lavinia Bifulco, Paolo Bonetti, Maria Cacioppo, Anna Maria Campanini, Lidianna Degrassi, Paolo Ferrario, Enzo Mingione, Raffaele Mozzanica, Chiara Previdi, Paolo Rossi, Mara Tognetti, Sergio Tramma, Luca Vecchio, Tommaso Vitale
Collana: Transizioni e politiche pubbliche – Fondazione Bignaschi
Argomenti: Politiche e servizi sociali
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 256,     1a edizione  2011  (Cod.524.14)
Il modello lombardo di welfare. Continuità, riassestamenti, prospettive
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 30,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856834055
In breve Il volume, rivolto non solo a studiosi di politiche sociali, ma a decisori politici, responsabili dei servizi e professionisti del sociale, analizza la legge regionale lombarda n. 3/2008, che disciplina in modo organico i servizi sociali, unitariamente con i servizi socio-sanitari, in un’ottica di reciproca integrazione. L’analisi permette di ricostruire il modello lombardo di welfare nei suoi elementi costitutivi e nel suo contesto, e di interrogarsi sulla sua evoluzione, anche alla luce della prima fase di attuazione della legge.
Presentazione
del volume:
Da tempo la Regione Lombardia ha elaborato un organico modello di politiche sociali, basato sui principi di sussidarietà e di quasi-mercato, che tende sempre più ad affermarsi anche come riferimento a livello nazionale. La legge regionale n. 3 del 2008 costituisce una tappa di rilievo, in quanto disciplina unitariamente i servizi sociali e quelli servizi socio-sanitari, in un’ottica di reciproca integrazione. Al centro di questo volume, rivolto non solo a studiosi di politiche sociali ma a decisori politici, responsabili dei servizi e professionisti del sociale, anche in formazione, è l’analisi della legge, svolta con un approccio multidisciplinare, in cui si affiancano la lettura giuridica e quella sociologica. Tale analisi permette di ricostruire il modello lombardo di welfare nei suoi elementi costitutivi e nel suo contesto, e di interrogarsi sulla sua evoluzione.
Diversi i quesiti affrontati nel volume. Quali sono gli sviluppi o i riassestamenti ipotizzabili nel momento in cui tale impostazione si confronta con l’ambito dei servizi sociali? Come si modificano ruolo della società civile e modalità del suo coinvolgimento? L’integrazione è un obiettivo effettivamente perseguibile? Cosa comporta l’estensione all’ambito dei servizi sociali dell’accreditamento e della logica prestazionistica ad esso correlata? Che ruolo può assumere il segretariato sociale nella rete dei servizi? Che impatto ha la nuova normativa sulle professioni sociali, sulla loro collocazione e sulle loro competenze? In breve quali sono gli elementi di continuità e di discontinuità, quali i punti di forza e le criticità di questo modello nella sua concreta evoluzione?

Giuliana Carabelli svolge attività di ricerca, consulenza e formazione sui temi dell’organizzazione dei servizi sociali. Da tempo collabora con l’Università di Milano Bicocca.
Carla Facchini è professore ordinario di Sociologia della Famiglia alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Milano Bicocca, dove coordina il corso di laurea in Servizio Sociale.

Indice:
Giuliana Carabelli, Carla Facchini, Introduzione
Parte I.: La legge nel suo contesto
Carla Facchini, Enzo Mingione, Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia
Lavinia Bifulco, Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare
Lidianna Degrassi, Raffaele Mozzanica,La disciplina dei servizi sociali nella Regione Lombarda
Paolo Bonetti, Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008
Parte II.: Attori e processi
Tommaso Vitale, La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento
Paolo Ferrario, Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione
Giuliana Carabelli, L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia
Chiara Previdi, Paolo Rossi,
Il segretariato sociale tra organizzazione e professione
Parte III.: Le professione sociali a confronto con la legge
Anna Maria Campanini, L’assistenza sociale
Sergio Tramma, L’educatore professionale
Luca Vecchio, Lo psicologo
Maria Cacioppo, Mara Tognetti, La dirigenza
Appendice. I provvedimenti attuati della legge regionale n. 3/2008
Bibliografia di riferimento
Autori.

da: Il modello lombardo di welfare. Continuità, riassestamenti, prospettive


Maria Cacioppo e Mara Tognetti, La dirigenza, in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010

La dirigenza

di Maria CacioppoMara Tognetti

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete


Sergio Tramma, L’educatore professionale, in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010

L’educatore professionale

di Sergio Tramma

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete


Anna Maria Campanini, L’assistente sociale, in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010

L’assistente sociale

di Anna Maria Campanini

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete


Chiara Previdi e Paolo Rossi, Il segretariato sociale tra organizzazione e professione, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete

Il segretariato sociale tra organizzazione e professione

di Chiara PrevidiPaolo Rossi

  • Segretariato sociale tra informazione e comunicazione
  • Evoluzione organizzativa e professionale
  • Segretariato sociale nel sistema dei servizi: ruolo e potenzialità
  • Dall’accesso alla presa in carico: tre livelli istituzionali
  • Implementazione interistituzionale del segretariato sociale come elemento di innovazione
  • Segretariato sociale, reti e inclusione sociale

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete


Giuliana Carabelli, L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010, p. 256

L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia

di Giuliana Carabelli

  • Concetto di accreditamento: origini, contesto, trasmigrazioni
  • Introduzione e cammino dell’accreditamento in Italia
  • Accreditamento dei servizi sociosanitari in Lombardia
  • Accreditamento dei servizi sociali tra competizione e partnership

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete


Tommaso Vitale, La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento, in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010, p. 256

La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento

di Tommaso Vitale

  • Società civile e costruzione del consenso in un governo monocratico
  • Terzo settore e competenze critiche
  • Implementazione della legge fra partecipazione e conflitto
  • Debolezze delle arene deliberative a livello locale

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete


Lavinia Bifulco, Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare

Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare

di Lavinia Bifulco

  • Cronistoria
  • I quasi-mercati
  • Sussidiarietà
  • Lavori in corso: a ridosso della riforma
  • Voucher: quale libertà?
  • La programmazione: quale integrazione?
  • Il modello di governante

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete


Carla Facchini e Enzo Mingione, Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010

Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia

di Carla Facchini Enzo Mingione

  • le trasformazioni del sistema occupazionale: flessibilizzazione del lavoro e aumento dell’occupazione femminile
  • l’impatto dell’immigrazione dai paesi meno sviluppati
  • i mutamenti demografici e il processo di invecchiamento
  • le trasformazioni delle tipologie familiari e l’incremento degli anziani soli
  • la pluralizzazione dei contesti familiari e le ripercussioni sui minori

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256


Giuliana Carabelli e Carla Facchini, introduzione IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, Franco Angeli, 2010

Introduzione, di Giuliana CarabelliCarla Facchini

  • Il crescente rilievo delle politiche regionali
  • Specificità della Lombardia
  • Momenti della costruzione del modello lombardo
  • I diversi sguardi disciplinari
  • La struttura di contenuto del volume
  • I possibili effetti di questa ricerca sulla formazione universitaria

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete.


Lidianna Degrassi e Raffaele Mozzanica, La disciplina dei servizi sociali nella Regione Lombardia, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010

La disciplina dei servizi  sociali nella Regione Lombardia

di Lidianna   DegrassiRaffaele Mozzanica

  • Da una “legge regionale di sistema” (LR 1/86) a una “legge regionale di rete” (LR 3/2008)
  • Finalità e principi
  • Assetto istituzionale e organizzativo
  • Governo della rete: gli ambiti sociale e sociosanitario
  • Assetto finanziario

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete.


Paolo Bonetti, Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010

Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008

di Paolo Bonetti

  • Servizi sociosanitari e servizi sociali e principi costituzionali di solidarietà e di eguaglianza
  • Potestà legislativa regionale sui servizi sociali e potestà legislativa statale sui livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali
  • Diverse nozioni di livelli essenziali delle prestazioni concernenti l’assistenza sociale
  • Organizzazione e svolgimento delle funzioni amministrative concernenti i servizi sociali: potestà regolamentare regionale e locale e sussidiarietà orizzontale
  • Rapporti tra la legge 328/2000 e la legge regionale 3/2008
  • Limiti derivanti dalle norme comunitarie e statali in materia di condizione giuridica degli stranieri
  • La LR 3/2008 di fronte allo statuto regionale della Lombardia e i provvedimenti attuativi della legge
  • Diritti delle “persone che accedono alla rete” delle unità di offerta sociali e sociosanitarie
  • Bisogni da soddisfare prioritariamente

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete.


Luca Vecchio, Lo psicologo, in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010, p. 256

Lo psicologo

di Luca Vecchio

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete


Paolo Ferrario, Scaletta per l’intervento al Convegno: Continuità e discontinuità nel welfare lombardo La l.r. 3/2008 e le ricadute sul Servizio sociale Venerdì 21 gennaio 2011, ore 9 – 13 Auditorium – U 12, via Vizzola 5, Milano, FACOLTÀ DI SOCIOLOGIA Corso di laurea in Servizio sociale

Scaletta per l’intervento

P. Ferrario, Integrazione o separazione delle reti?

  • coincidenza temporale di tre libri in tema di “modello lombardo”: Il modello lombardo di welfare, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli 2010, p. 254; Come cambia il welfare lombardo: valutazione delle politiche regionali, a cura di Cristiano Gori, Maggioli editore, p. 472; Esperienze di welfare locale: le aziende speciali e la gestione dei servizi sociali nei comuni lombardi, Maggioli editore, 2010 p.195


  • “continuità” nelle politiche nazionali riforme: la genesi della struttura del sistema italiano; sanità, servizi sociali, la distribuzione delle sfere di competenza fra stato, regioni, enti locali


  • “discontinuità” nelle politiche sociali della regione Lombardia: le macro Asl del 1997; il modello di politica amministrativa; la conferma nel 2008
  • “perchè” le “tre reti”
  • “come” le tre reti
  • conseguenze per l’attività formativa e il lavoro professionale

Convegno in occasione della pubblicazione del volume: Il modello lombardo di welfare. Continuità, riassestamenti e prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Milano, FrancoAngeli, 2011

vai alla scheda analitica del libro: http://polser.wordpress.com/2010/12/02/12575/

UNIVERSITA’ DI MILANO BICOCCA, Facoltà di sociologia, corso di SERVIZIO SOCIALE

Continuità e discontinuità nel welfare lombardo: la l.r. 3/2008 e le ricadute sul Servizio sociale

Venerdì 21 gennaio 2011, ore 9 – 13

Auditorium – U 12, via Vizzola 5, Milano

PROGRAMMA

Ore 9 Apertura dei lavori

Saluti del Preside Antonio de Lillo

Introduce Carla Facchini

Ore 9.20 Presiede Alberto Giasanti

L. Bifulco, Il modello di welfare lombardo

P. Ferrario, Integrazione o separazione delle reti?

R. Mozzanica, Profili innovativi e linee di continuità nella l.r. 3/2008

P. Bonetti, L’accesso ai diritti sociali nella legge regionale

Ore 10.40 – 11.10 pausa caffè

G. Carabelli, L’accreditamento dei servizi sociali

C. Previdi, Il segretariato sociale

M. Tognetti, La dirigenza: prospettive alla luce della legge regionale

A. Campanini, Politiche neoliberistiche e servizio sociale

Ore 12.20 Dibattito

Conclude Carla Facchini

Ore 13 Chiusura dei lavori


Paolo Ferrario, POLITICHE SOCIALI E LEGISLAZIONE, Laboratorio di formazione

Università di Milano Bicocca, Corso di laurea in Servizio Sociale

POLITICHE SOCIALI E LEGISLAZIONE

Laboratorio di formazione: dott. Paolo Ferrario

Periodo: Gennaio/Marzo 2011

Date: 24, 31 Gennaio; 7, 14, 21, 28 Febbraio, 7, 14 Marzo 2011

Orario 13,30-16,30

1. Obiettivi

Il servizio sociale è strettamente connesso con gli orientamenti politici dei servizi sociali che vengono definiti sia a livello nazionale che locale ed è importante quindi cogliere le linee di tendenza che in ogni periodo emergono nell’ambito dei sistemi di welfare

Maria Dal Pra Ponticelli, Nuove prospettive per il servizio sociale, Carocci Faber, 2010, p. 15

A partire da questa argomentazione di Dal Pra Ponticelli, l’obiettivo didattico perseguito da questo Laboratorio sarà di analizzare il funzionamento delle politiche sociali che si connettono al sistema dei servizi sociali.

La base di riferimento sarà il manuale di Paolo Ferrario, Politica dei servizi sociali, Carocci Faber 2001 che verrà “aggiornato” in tempo reale, attraverso l’uso della documentazione elaborata durante gli incontri formativi

2. Programmazione delle unità didattiche

Il laboratorio si sviluppa attorno a due fuochi di attenzione:

  1. temi chiave della politica dei servizi sociali in relazione al servizio sociale:
    1. lista delle questioni rilevanti
    2. schemi di analisi e schedature di libri di particolare rilevanza formativa
    3. la distribuzione delle politiche sociali alla luce della legislazione degli anni ’90 e del primo decennio 2000
    4. implicazioni operative della “regionalizzazione” del sistema di offerta
  2. Applicazione attiva al sistema dei servizi della Regione Lombardia:
    1. Analisi dei periodi chiave del caso lombardo
    2. Analisi approfondita alla luce di alcuni recenti libri: Il modello lombardo di welfare, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli 2010, p. 254; Come cambia il welfare lombardo: valutazione delle politiche regionali, a cura di Cristiano Gori, Maggioli editore, p. 472; Esperienze di welfare locale: le aziende speciali e la gestione dei servizi sociali nei comuni lombardi, Maggioli editore, 2010 p.195

Metodo di lavoro formativo

Verrà creata una Mailing List per tenere i contatti nel gruppo per tutta la durata del Laboratorio

A supporto del percorso didattico ci saranno tre strumenti web:

· L’“aula virtuale” del sito www.segnalo.it

· Il Blog http://aulevirt.wordpress.com/

· Il Blog http://polser.wordpress.com/

Tutto il percorso sarà documentato attraverso una serie di Dispense didattiche, nelle quali confluiranno anche i materiali prodotti dai partecipanti (schede, riassunti, parole chiave, documenti annotati). Se necessario il docente renderà disponibili Audio da ascoltare in connessione all’analisi delle dispense.

Valutazione

La valutazione (approvato/non approvato) avverrà attraverso la verifica delle presenze e la partecipazione attiva al Laboratorio

Paolo Ferrario

p.ferrario@tin.it


da: Università di Milano – Bicocca Laurea in Servizio Sociale Politiche legislative e servizi sociali.


Continuità e discontinuità nel welfare lombardo La l.r. 3/2008 e le ricadute sul Servizio sociale Venerdì 21 gennaio 2011, ore 9 – 13 Auditorium – U 12, via Vizzola 5, Milano, FACOLTÀ DI SOCIOLOGIA Corso di laurea in Servizio sociale

Convegno in occasione della pubblicazione del volume

Il modello lombardo di welfare. Continuità, riassestamenti e prospettive,

a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Milano, FrancoAngeli, 2011

vai alla scheda analitica del libro: http://polser.wordpress.com/2010/12/02/12575/

UNIVERSITA’ DI MILANO BICOCCA

Facoltà di sociologia

corso di SERVIZIO SOCIALE


Continuità e discontinuità nel welfare lombardo

La l.r. 3/2008 e le ricadute sul Servizio sociale

Venerdì 21 gennaio 2011, ore 9 – 13

Auditorium – U 12, via Vizzola 5, Milano

PROGRAMMA

Ore 9 Apertura dei lavori

Saluti del Preside Antonio de Lillo

Introduce Carla Facchini

Ore 9.20 Presiede Alberto Giasanti

L. Bifulco, Il modello di welfare lombardo

P. Ferrario, Integrazione o separazione delle reti?

R. Mozzanica, Profili innovativi e linee di continuità nella l.r. 3/2008

P. Bonetti, L’accesso ai diritti sociali nella legge regionale

Ore 10.40 – 11.10 pausa caffè

G. Carabelli, L’accreditamento dei servizi sociali

C. Previdi, Il segretariato sociale

M. Tognetti, La dirigenza: prospettive alla luce della legge regionale

A. Campanini, Politiche neoliberistiche e servizio sociale

Ore 12.20 Dibattito

Conclude Carla Facchini

Ore 13 Chiusura dei lavori


Ø Sono stati richiesti 4 Crediti per la formazione continua obbligatoria all’Ordine degli assistenti Sociali della Regione Lombardia


Cristiano Gori (cur.), Come cambia il welfare lombardo Una valutazione delle politiche regionali, Maggioli editore, da LombardiaSociale.it

[copertina] L’ultimo decennio ha visto il welfare lombardo mutare profondamente. L’amministrazione regionale ha introdotto numerose novità, tese a costruire un peculiare modello da proporre a tutto il Paese. I cambiamenti sono stati avviati all’inizio del decennio e tradotti in pratica attraverso due legislature regionali (2000-2005 e 2005-2010). È tempo di chiedersi quali risultati abbiano prodotto. Il volume propone una valutazione dell’esperienza lombarda basata sui dati, che parte dall’ultima legislatura e si estende all’esame del complessivo decennio. Si ricostruisce come sono mutati i servizi socio-sanitari, sociali e socio-educativi lombardi in seguito alle novità introdotte dalla Giunta e si discutono le conseguenze queste hanno prodotto. Prosegue così il percorso iniziato con l’analisi compiuta alla conclusione della precedente legislatura regionale (Politiche sociali di centro-destra. La riforma del welfare lombardo, 2005).

Per accedere a una breve descrizione dei singoli capitoli e poter scaricare i capitoli e le appendici in formato PDF vai a:


Paolo Ferrario, Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010

Paolo Ferrario, Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione

  • Integrazione e reti
  • Il sistema dell’integrazione sociosanitaria: processi istituzionali
  • Il “modello lombardo” dei servizi sanitari e sociosanitari
  • Il governo delle tre reti

pubblicato in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive, A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini, Franco Angeli, 2010, p. 256

vai alla scheda dell’intero libro:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete.


IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

Introduzione, di Giuliana Carabelli e Carla Facchini

  • Il crescente rilievo delle politiche regionali
  • Specificità della Lombardia
  • Momenti della costruzione del modello lombardo
  • I diversi sguardi disciplinari
  • La struttura di contenuto del volume
  • I possibili effetti di questa ricerca sulla formazione universitaria

Parte prima: La legge nel suo contesto

1. Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia

di Carla Facchini e Enzo Mingione

  • le trasformazioni del sistema occupazionale: flessibilizzazione del lavoro e aumento dell’occupazione femminile
  • l’impatto dell’immigrazione dai paesi meno sviluppati
  • i mutamenti demografici e il processo di invecchiamento
  • le trasformazioni delle tipologie familiari e l’incremento degli anziani soli
  • la pluralizzazione dei contesti familiari e le ripercussioni sui minori

2.  Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare

di Lavinia Bifulco

  • Cronistoria
  • I quasi-mercati
  • Sussidiarietà
  • Lavori in corso: a ridosso della riforma
  • Voucher: quale libertà?
  • La programmazione: quale integrazione?
  • Il modello di governante

3. La disciplina dei servizi  sociali nella Regione Lombardia

di Lidianna   Degrassi e Raffaele Mozzanica

  • Da una “legge regionale di sistema” (LR 1/86) a una “legge regionale di rete” (LR 3/2008)
  • Finalità e principi
  • Assetto istituzionale e organizzativo
  • Governo della rete: gli ambiti sociale e sociosanitario
  • Assetto finanziario

4. Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008

    di Paolo Bonetti

    • Servizi sociosanitari e servizi sociali e principi costituzionali di solidarietà e di eguaglianza
    • Potestà legislativa regionale sui servizi sociali e potestà legislativa statale sui livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali
    • Diverse nozioni di livelli essenziali delle prestazioni concernenti l’assistenza sociale
    • Organizzazione e svolgimento delle funzioni amministrative concernenti i servizi sociali: potestà regolamentare regionale e locale e sussidiarietà orizzontale
    • Rapporti tra la legge 328/2000 e la legge regionale 3/2008
    • Limiti derivanti dalle norme comunitarie e statali in materia di condizione giuridica degli stranieri
    • La LR 3/2008 di fronte allo statuto regionale della Lombardia e i provvedimenti attuativi della legge
    • Diritti delle “persone che accedono alla rete” delle unità di offerta sociali e sociosanitarie
    • Bisogni da soddisfare prioritariamente

    Parte seconda: Attori e processi

    5.  La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento

    di Tommaso Vitale

    • Società civile e costruzione del consenso in un governo monocratico
    • Terzo settore e competenze critiche
    • Implementazione della legge fra partecipazione e conflitto
    • Debolezze delle arene deliberative a livello locale

    6. Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione

    di Paolo Ferrario

    • Integrazione e reti
    • Il sistema dell’integrazione sociosanitaria: processi istituzionali
    • Il “modello lombardo” dei servizi sanitari e sociosanitari
    • Il governo delle tre reti

    7.  L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia

    di Giuliana Carabelli

    • Concetto di accreditamento: origini, contesto, trasmigrazioni
    • Introduzione e cammino dell’accreditamento in Italia
    • Accreditamento dei servizi sociosanitari in Lombardia
    • Accreditamento dei servizi sociali tra competizione e partnership

    8.  Il segretariato sociale tra organizzazione e professione

    di Chiara Previdi e Paolo Rossi

    • Segretariato sociale tra informazione e comunicazione
    • Evoluzione organizzativa e professionale
    • Segretariato sociale nel sistema dei servizi: ruolo e potenzialità
    • Dall’accesso alla presa in carico: tre livelli istituzionali
    • Implementazione interistituzionale del segretariato sociale come elemento di innovazione
    • Segretariato sociale, reti e inclusione sociale

    Parte terza: Le professioni sociali a confronto con la legge

    9. L’assistente sociale

    di Anna Maria Campanini

    10. L’educatore professionale

    di Sergio Tramma

    11. Lo psicologo

    di Luca Vecchio

    12. La dirigenza

    di Maria Cacioppo e Mara Tognetti

    Appendice.

    I provvedimenti   attuativi della legge regionale n. 3/2008

    Bibliografia di riferimento

    Autori


    Quale welfare nella Lombardia di domani? Valutare l’esperienza per disegnare il futuro, Milano – Palazzo delle Stelline, Sala Volta – Corso Magenta 61 Martedì 14 dicembre, 9.00-13.00

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    Quale welfare nella Lombardia di domani?

    Valutare l’esperienza per disegnare il futuro

    Milano – Palazzo delle Stelline, Sala Volta – Corso Magenta 61

    Martedì 14 dicembre, 9.00-13.00

    Convegno con il patrocinio della Regione Lombardia

    Il welfare lombardo è mutato profondamente nell’ultimo decennio. All’inizio degli anni 2000, infatti, l’amministrazione regionale ha introdotto numerosi cambiamenti riguardanti i servizi socio-sanitari, sociali e socio-educativi. Questi cambiamenti sono stati tradotti in pratica lungo due legislature regionali (2000-2005 e 2005-2010) e oggi bisogna definire le strategie con cui affrontare i prossimi anni. È il momento giusto per una valutazione dell’ultimo decennio fondata sui dati, tesa a cogliere i risultati positivi raggiunti e a evidenziare le criticità attese nel futuro.

    PROGRAMMA

    8.30 Registrazione

    9.15                 Saluto iniziale: Le ragioni di un progettoI Promotori di Lombardiasociale.it 

    9.30  Lombardia 2000-2010: Com’è cambiato il welfare - Cristiano Gori, Irs e Università Cattolica, Milano

    10.15              Lombardia 2010-2015: Il welfare che verràGiulio Boscagli, Assessore Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale – Regione Lombardia

    11.00 – Coffee break

    11.30              Presentazione di Lombardisociale.itPer il gruppo di Lombardiasociale.it , Ugo De Ambrogio, Irs

    11.50              Tavola rotonda – Le sfide per il welfare lombardo – Modera: Giuseppe Frangi, Direttore Responsabile di Vita

    Intervengono

    · L’assistenza agli anziani non autosufficienti: Gianbattista Guerrini, Fondazione Brescia Solidale

    · Gli interventi per la famiglia:  Roberta Bonini, Irer e Università Cattolica di Brescia e Piacenza

    · I percorsi assistenziali nella rete dei servizi:   Katja Avanzini, Irs e Consorzio Casalasco Servizi Sociali

    · I servizi per le persone con disabilità: Giovanni Merlo, LEDHA

    · La lotta alla povertà e all’esclusione sociale: Daniela Mesini, Irs

    Il convegno ha luogo in occasione della pubblicazione del volume Come cambia il welfare lombardo. Una valutazione delle politiche regionali, a cura di Cristiano Gori, Maggioli editore, 2010

    e del lancio del sito www.lombardiasociale.it

    L’iscrizione è gratuita ed obbligatoria, collegandosi al link  http://lombardiasociale.it/

    Per ulteriori informazioni scrivere a segreteria@irs-online.it


    OrdineAsLombardia, Osservazioni del Consiglio regionale alla proposta di P.S.S.R. Lombardia 2010-2014

    Osservazioni del Consiglio regionale alla proposta di P.S.S.R. Lombardia 2010-2014 – PDA N. 006 DI INIZIATIVA DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE: PIANO SOCIOSANITARIO REGIONALE DELLA IX LEGISLATURA 2010-2014

    vai a:


    Legge Regionale 12 marzo 2008 – N. 3, Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario: atti normativi di attuazione 2008-2010

    Legge Regionale 12 marzo 2008 – N. 3, Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario

    Circolare regionale 7 aprile 2008 – N. 5., Prime indicazioni sui provvedimenti da adottare in ottemperanza alla l.r. 12 marzo 2008, n. 3 Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario

    Circolare n. 5 del 7 aprile 2008, Prime indicazioni sui provvedimenti da adottare in ottemperanza alla legge regionale 12 marzo 2008, n.3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”

    Delibera 7433 del 13 giugno 2008, Definizione dei requisiti minimi per il funzionamento delle unità di offerta sociale “Servizio di formazione all’autonomia per le persone disabili

    Deliberazione Giunta regionale 13 giugno 2008 – N. 8/7437, Determinazione in ordine all’individuazione delle unità di offerta sociali ai sensi dell’art.4, comma 2 della L.r. 12 marzo 2008 n. 3

    Deliberazione Giunta regionale 13 giugno 2008 – N. 8/7438, Determinazione in ordine all’individuazione delle unità di offerta sociosanitarie ai sensi dell’art.5, comma 2 della L.r. 12 marzo 2008 n. 3

    Circolare regionale 20 giugno 2008 – N. 8., Seconda circolare applicativa della l.r. 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario

    Circolare regionale 27 giugno 2008 n. 9, Costituzione dell’ufficio di protezione giuridica delle persone prive di autonomia o incapaci di provvedere ai propri interessi

    Deliberazione Giunta regionale 30 luglio 2008 – N. 8/7797, Rete dei servizi alla persona in ambito sociale socio-sanitario – Istituzione del Tavolo di consultazione dei soggetti del Terzo settore (art. 11, c. 1, lett. m), l.r. n. 3/2008)

    Deliberazione Giunta regionale 30 luglio 2008 – N. 8/7798, Rete dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario – Istituzione degli organismi di consultazione degli Enti Locali, dei soggetti di diritto pubblico e privato, delle organizzazioni sindacali (Art. 11, comma 1, lett. m), l.r. n. 3/2008)

    Deliberazione Giunta regionale 26 novembre 2008 n. VIII/8496, Disposizioni in materia di esercizio, accreditamento, contratto, e linee di indirizzo per la vigilanza ed il controllo delle unità di offerta sociosanitarie

    Legge regionale 30 dicembre 2008 – n. 38, Disposizioni in materia sanitaria, sociosanitaria e sociale – Collegato

    Circolare regionale 16 gennaio 2009 – n. 1, Accreditamento delle Unità d’Offerta Sociali

    Circolare regionale 25 marzo 2009 – N. 3, Indicazioni per l’attività di formazione e aggiornamento del personale che opera nelle unità d’offerta sociali e sociosanitarie – Anno 2009

    Deliberazione Giunta regionale 30 marzo 2009 – N. 8/9152, Determinazioni in merito alla ripartizione delle risorse del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali anno 2008, del Fondo Sociale Regionale 2009 e del Fondo nazionale per le non Autosufficienze 2008

    Circolare regionale 11 maggio 2009 – N. 10. Ufficio di Protezione Giuridica, in B.U.R.L. n. 21 del 25 maggio 2009 D.G. Famiglia e solidarietà sociale

    Legge regionale 6 agosto 2009 – N. 18, Modifiche alla legge regionale 11 luglio 1997, n. 31 (Norme per il riordino del servizio sanitario regionale e sua integrazione con le attività dei servizi sociali) e alla legge regionale 30 dicembre 2008, n. 38 (Disposizioni in materia sanitaria, sociosanitaria e sociale – Collegato)

    Deliberazione Giunta regionale 3 febbraio 2010 – N. 8/11197, Determinazioni in ordine alle modalità di assegnazione del Buono Famiglia per l’anno 2010

    Decreto direttore generale 9 febbraio 2010 – N. 995, Modalità operative di attuazione del Buono Famiglia per l’anno 2010 ai sensi della d.g.r. 8/11197 del 3 febbraio 2010

    Deliberazione Giunta Regionale 10 febbraio 2010 – n. 8/11255, Determinazioni in merito alla ripartizione delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali anno 2009, del Fondo Sociale Regionale 2010 e del Fondo nazionale per le non autosufficienze 2009

    Circolare regionale 16 marzo 2010 n. 9, Linee di indirizzo per l’attività di formazione e aggiornamento del personale che opera nelle unità d’offerta sociali e sociosanitarie

    D.g.r. 17 marzo 2010 – n. 8/11497 Definizione dei requisiti minimi di esercizio dell’unità di offerta sociale «Alloggio protetto per anziani»

    D.g.r. 17 marzo 2010 – n. 8/11496, Definizione dei requisiti minimi di esercizio dell’unità di of ferta sociale «Centro Ricreativo Diurno per minori»

    Circolare Regionale 25 marzo 2010 – n. 10, Debito informativo – Istruzioni per la rendicontazione 2010 dei costi relativi alle prestazioni socio-sanitarie integrate

    Deliberazione Giunta regionale 30 giugno 2010 - n. 9/182, Determinazioni in ordine alle modalità di assegnazione del servizio informativo sull’handicap, sulla disabilità e sull’invalidità denominato sportello disabili – Triennio 2011-2013

    Circolare regionale 2 agosto 2010 – n. 12, Indicazioni in ordine alle unità di offerta residenziali e semiresidenziali accreditate e ai Servizi Multidisciplinari integrati (SMI) accreditati e a contratto


    Definizione dei requisiti minimi di esercizio dell’unità di offerta sociale “Centro ricreativo diurno per minori”DGR 17 marzo 2010 n. 8/11496

    Definizione dei requisiti minimi di esercizio dell’unità di offerta sociale “Centro ricreativo diurno per minori”

    DGR-CRDM-2010


    Sulla legislazione ospedaliera: risposta ad una lettera firmata

    Gentile dott.sa ….

    le dò qualche suggerimento veloce.
    Come avrà verificato nei miei corsi sono un fautore della LETTURA DIRETTA DEI TESTI LEGISLATIVI per conoscere gli assetti istituzionali dei servizi.
    Per cui le consiglio di ripassare la legislazione sanitaria degli anni ’90. Infatti la normativa non è cambiata nei recenti 10 anni
    se proprio vuole consulti un qualsiasi manuale di legislazione sanitaria (quelli dell’editore simone tendono ad essere aggiornati). se invece preferisce un trattato di recente e ampio approfondimento la rimando a:
    il secondo consiglio è di ristudiare i piani sanitari della regione lombardia. Non c’è fonte più ravvicinata ed utile per comprendere le politiche ospedaliere della nostra regione. ne trova tracce qui:
    infine le consiglio di tenere larga la sua griglia di studio e analizzare la RETE DEI SERVIZI SANITARI, SOCIOSANITARI E SOCIALI IN LOMBARDIA. Qui la fonte è la legge regionale n. 3/2008. Trova tracce (fra cui alcune mie lezioni ed audio qui):
    (trascuri pure la mia intervista al quotidiano il Manifesto, che è troppo semplificata rispetto alla mia analisi. e si concentri – se vuole –  sulle lezioni che ho tenuto quest’anno al scienze pedagogiche)

    quanto ai corsi di aggiornamento: vivo su committenze. e fin quando gli enti preposti (provincia di milano e università) non mi affidano corsi, purtroppo non ne realizzo
    colgo l’occasione per salutarla con cordialità e augurarle buon futuro
    paolo ferrario


    Cinzia Gubbini, Politiche sociali nella Regione Lombardia: 1. Un servizio molto poco sociale; 2. Intervista a Paolo Ferrario, in Il Manifesto 27 luglio 2010

    Cinzia Gubbini – INVIATA A BRESCIA
    WELFARE ADDIO
    Un servizio molto poco sociale
    La privatizzazione dei servizi di assistenza ha portato in Lombardia a una precarizzazione del lavoro degli assistenti. E’ il modello Formigoni, che finisce col penalizzare le famiglie più deboli
    Elena vive in una casa in affitto in un paese in provincia di Brescia. Ha 35 anni e la sua non è una situazione facile: due figli minorenni, un divorzio alle spalle con un uomo disoccupato, nessuna prospettiva di lavoro. La sua occupazione principale al momento è cercare di orientarsi nel labirinto delle offerte dei servizi sociali lombardi. Una specie di supermarket in cui, per poter riempire il carrello, devi avere la mente lucida e la fortuna di incontrare qualcuno che ti sappia dare la dritta giusta. A Elena al momento non va malissimo: «Ho incontrato persone per bene, per esempio i volontari della Caritas», spiega. Bussando più e più volte alle porte del Comune – governato da un sindaco della Lega – è inoltre riuscita a mettere insieme un po’ di aiuti: «Per la scuola dei bambini ho ottenuto la “dote scolastica” – racconta – si tratta di un libretto con dei buoni da 10 euro, circa 120 in totale, con cui comprare i libri e tutto il resto». Poi ha ottenuto un contributo per sei mesi all’affitto, circa 450 euro. Infine, mostrando le bollette scadute, le hanno dato dei soldi per il riscaldamento. Ma se chiedi a Elena in base a quale bando ha «vinto» quei soldi risponde: «Non ne ho proprio idea, io dico qual è il problema, poi mi chiamano se ci sono dei soldi». E in quanto ai suoi reali bisogni, insiste «vorrei soltanto un lavoro, ma quello nessuno me lo trova».
    A guardarla è evidente che Elena è prima di tutto una ragazza fragile, con un sacco di problemi alle spalle e l’incapacità di progettare da sola un futuro. Ma per questo tipo di multiproblematicità non è prevista la presa in carico nella regione Lombardia. Qui nella terra di Roberto Formigoni, presidente della regione al suo quarto mandato, i servizi sociali tradizionalmente intesi hanno cambiato volto da almeno quindici anni. Un terremoto, un cambio di stile. Un nuovo sistema che farà scuola nell’Italia federalista. Formigoni, fiero esponente di Comunione e Liberazione, si è applicato con particolare attenzione all’ambito dei servizi sociali, un po’ per la sua formazione culturale, un po’ perché il vasto e variegato mondo del privato sociale lo ha tenuto a battesimo. Da lì viene, e non se lo è scordato. E il privato sociale è oggi la vera spina dorsale della rete dei servizi sociosanitari lombardi. Ma qual è il modello-Formigoni patron di una regione di destra, dove si è saldato il connubio del cattolicesimo conservatore con la Lega, e che fa del federalismo la propria bandiera?

    Il modello lombardo
    Intanto è necessario avere qualche indicazione per orientare la bussola. In realtà è semplicissimo, perché tutto con la legge 31 del ’97 è stato semplificato e compartimentato. Alla regione spetta il cosiddetto Pac, cioè la programmazione, l’acquisto e il controllo dei servizi. Al privato sociale e cooperativistico spetta mettersi sul mercato per chiedere l’accreditamento e diventare così fornitori del servizio. All’utente spetta scegliere da chi vuole farsi assistere, utilizzando sostanzialmente due strumenti, già previsti dalla legge nazionale 328 del 2000 varata dal centrosinistra e prima legge quadro sui servizi sociali: i buoni e i voucher. I primi sono i vecchi contributi economici, che vengono riconosciuti alla famiglia come parziale risarcimento dell’assistenza che presta ai soggetti deboli – minori, anziani, disabili. Il voucher, invece, è un titolo sociale che quantifica le prestazioni e che deve essere speso presso quelle cooperative e associazioni che si sono accreditate. Ultima notazione: le Asl, che sono state negli anni accorpate, si occupano di gestire la parte sanitaria che è prevalentemente gratuita. Ai Comuni spetta invece la gestione dei servizi socioassistenziali, che sono prevalentemente a carico dell’utente – il quale può accedere a buoni e voucher se ha un basso reddito o determinate caratteristiche famigliari. Questo il quadro che potrebbe piacere a molti governatori, non solo di destra. Ma funziona?

    Centralismo federalista
    Per capirlo siamo andati a parlare con chi i servizi sociali li fa, o almeno li faceva: gli assistenti sociali. Categoria professionale che ha cambiato volto negli ultimi anni. Apparentemente lievitano i titoli di studio, ma si precarizzano le condizioni di lavoro. Molti di loro ormai lavorano a progetto, è difficile che rilascino dichiarazioni ai giornali con nome e cognome. Fatto sta che il dato generale è chiarissimo: si sentono ormai messi da parte, lamentano una decadenza del proprio ruolo «soprattutto una scissione ormai irrecuperabile tra il livello politico e quello tecnico: i politici decidono sulla base delle loro ideologie e delle loro priorità, senza nulla sapere nel merito dei servizi sociali. A noi tocca eseguire», spiega una delle assistenti sociali della Provincia di Brescia, Giovanna Lazzaroni.
    Angiola Uberti vive a Palazzolo e ha iniziato la professione di assistente sociale nel ’74. Se ne è andata in pensione due anni fa, e già nel 2002 rinunciò a un incarico fiduciario nella Asl in cui lavorava perché non condivideva il nuovo sistema che portava alla privatizzazione dei servizi. «Io credo fermamente nel fatto che la gestione del servizio debba rimanere in mano pubblica – spiega – perché è più facile il controllo, ma anche il confronto tra gli operatori che è vitale per il servizio sociale». L’esternalizzazione dei servizi alle cooperative – per quanto possano essere ottime – ovviamente pone un ostacolo a questo tipo di processo. Angiola viene proprio da un altro mondo: la sua carriera è iniziata alle Stelline , il «mitico» istituto milanese per le ragazze orfane o con problemi in famiglia. I suoi ricordi sono un fiume in piena, eco di un mondo che non esiste più: «Noi eravamo studentesse, eppure la nostra parola contava. Mi ricordo che quando entrai volevano spostare l’istituto in campagna, avevano progettato un meraviglioso complesso pieno di tutti i confort. Noi ci opponemmo: cosa dovevano fare le ragazze là, in quella prigione dorata? Noi dovevamo insegnare loro ad avere a che fare con la vita, a riscattare se stesse giorno per giorno». Il progetto, con tutto quello che era costato, fu buttato alle ortiche. «Era un periodo in cui si discuteva moltissimo, ci si arrabbiava, ma si voleva cambiare», racconta Angiola. Un periodo di grande creatività, in cui la formazione delle assistenti sociali era in mano a professori come Giuliano Della Pergola e Guido Romagnoli. «Certo – riflette Angiola – poi deve venire il periodo delle regole», che è arrivato con la riforma sociosanitaria delle Usl (proprio qui a Brescia partì la battaglia perché fossero denominate “Ussl”, premettendo alla “s” di sanitarie quella di socio, cioè sociale). Anni in cui si è andati avanti per tentativi ed errori, forse con qualche sbavatura e con poca attenzione agli sprechi. Ma quando è arrivato Formigoni la virata impressa ai servizi sociosanitari non è piaciuta a una come Angiola: «Il primo effetto è stata una forte centralizzazione: non veniva più ascoltato ciò che proveniva dal territorio. Non c’era più possibilità di esprimere la benché minima perplessità. Poi dal 2000 hanno cominciato anche a mettere in piedi un sistema fatto di valutazioni, «pagelle», obiettivi che sia i lavoratori che i dirigenti devono raggiungere in base a criteri che però vengono stabiliti dalla regione e non sono concordati. Così succede – conclude – che ogni operatore deve lavorare affinché il direttore generale raggiunga gli obiettivi stabiliti».

    Il punto di vista delle cooperative
    L’insoddisfazione che si percepisce dalle parole degli assistenti sociali, specialmente quelli della «vecchia scuola», è presente in realtà anche in chi lavora nelle cooperative. S. è in pensione dal 2010, ma preferisce non rivelare il suo nome perché ora lavora come formatrice per una rete di cooperative molto influenti nella provincia di Brescia. La rete di cooperative si occupa di anziani, minori, psichiatrici e gestiscono anche un Sert privato – ultima frontiera della esternalizzazione modello Formigoni. Dal punto di vista di S. «gli standard che la regione Lombardia pretende dal privato sociale sono in realtà molto alti, e il controllo è piuttosto efficiente. Il problema è che la remunerazione non lo è altrettanto, tanto che in realtà il passaggio al privato per la regione molto spesso è un guadagno. Sei tu che lavori in cooperativa a dover inventare soluzioni alternative per rendere più efficaci le risorse». Nel magico mondo del mercato la regione cerca di risparmiare, e l’effetto sul privato è perverso. S. porta l’esempio delle residenze per anziani: «La valutazione del bisogno dell’anziano viene fatta sugli aspetti di motricità, comorbilità e comportamento, in questo ordine. Così succede che se io aiuto una persona a camminare non vengo premiata».
    L’altra tendenza che si sta affermando, sempre in un’ottica di risparmio, è la progressiva integrazione delle prestazioni sanitarie – che sono gratuite – con quelle socioassistenziali – che sono in parte a carico dell’utente «con il rischio – dice S. – che venga meno la gratuità della parte sanitaria diventando tutto a contribuzione».

    Il nodo culturale
    Ma non è solo una questione di soldi. Alla base del modello c’è anche, ovviamente, una visione culturale. Permea tutto un asse valoriale cattolico, che pone al centro la vita «difesa «in ogni sua fase» e la famiglia sostenuta «con adeguate politiche sociali», come recita il nuovo statuto della regione, approvato nel 2008. Ma questa impostazione può essere un’arma a doppio taglio: «Un elemento cardine delle leggi lombarde sui servizi sociali è la cosiddetta ‘sussidiarietà orizzontale’, che nasce per mettere al centro l’individuo e i suo legami famigliari, ma che di fatto sta caricando la famiglia di compiti e responsabilità che non le sono propri», osserva ancora Giovanna Lazzaroni dalla provincia di Brescia. Così, tanta attenzione per la famiglia – ed è ovvio che si parli di famiglie con qualche problema – finisce per essere un boomerang. Ma non solo. Lo schema secondo cui il livello politico controlla, e il livello tecnico esegue comporta che il primo decide anche sulle priorità, aldilà di una reale lettura dei bisogni della società attuale. «Oggi non esiste più il soggetto con un solo problema, ad esempio quello economico – spiega D. L., formatrice della provincia di Brescia – la nuova emergenza è quella della multiproblematicità: lo sfaldamento dei riferimenti sociali determina che chi perde lavoro entra velocemente, ad esempio, in depressione, perde la capacità di relazionarsi con la sua famiglia, entra nel tunnel di qualche dipendenza». Ci sarebbe bisogno, insomma, di una vera potenza di fuoco da parte dei servizi per rispondere a questo tipo di situazioni: «La realtà purtroppo è ben diversa – aggiunge D. L. – la privatizzazione causa un disinvestimento sulla formazione e sulla ricerca. E contemporaneamente le politiche sociali sono in balia del partito di turno. Ultimamente mi è capitato di sentire, da parte di un assessore della zona, che non aveva senso investire sulla mediazione famigliare perché tra moglie e marito se la vedono tra loro».

    da : http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100727/pagina/08/pezzo/283363/

    Cinzia Gubbini

    “La cricca di Cl fagocita tutto”

    «La regione Lombardia ha creato un nuovo modello: usare il sistema liberista con il bilancio pubblico». Paolo Ferrario docente a contratto privato della Università di Milano Bicocca, insegna Politiche sociali. È da anni ormai un attento osservatore delle trasformazioni dei servizi sociali lombardi.
    Cosa intende con il termine sistema liberista nei servizi sociali?
    La legge del ’97 ha messo in concorrenza soggetti privati che vendono il loro prodotto, cioè il servizio. La Regione ha stabilito dei criteri generali attraverso cui accreditare questi soggetti. Se il cittadino li sceglie, allora la Regione restituisce al soggetto produttore il costo del servizio.
    Detta così non sembra male. Cosa c’è di sbagliato?
    Che stiamo parlando di servizi sociali, e in questo ambito lo schema studiato in Lombardia funziona solo per alcune attività: quelle remunerative. Un buon esempio possono essere i laboratori di analisi: l’offerta in Lombardia è altissima, superiore alla domanda tanto che non ci sono code per chi ha necessità di fare gli esami del sangue. La situazione è ben diversa per tutti quei servizi legati alla cronicità – psichiatrici, disabili, ma anche dipendenze. Il perché è semplice: costano molto di più, sono molto più impegnativi e molto meno remunerativi. Ma non funziona neanche con i Pronto soccorso, per le stesse ragioni: costi troppo alti. Cosicché non si riescono a trovare abbastanza soggetti da mettere in concorrenza su questi terreni, che pure sono essenziali per la struttura dei servizi sociali. Dunque, uno schema puramente ideologico non può funzionare nell’ambito dei servizi sociali: occorre valutare situazione per situazione.
    Eppure la Lombardia è la «capitale» delle Residenze per anziani, un tipico esempio di servizio sociale privato legato alla cronicità: la vecchiaia…
    Giusto, ma si tratta di un caso particolare: le Rsa erano già private. Ben prima della legge quadro sui servizi sociali del ’97 erano già 600. Di certo avevano una caratteristica «localistica»: i consigli d’amministrazione erano legati al territorio. Vi sedevano dall’assessore al sindaco. Era comunque una rete ben sviluppata ed era logico valorizzarla. E infatti la Regione lo ha fatto, investendo moltissimo denaro. Il problema sono i nuovi servizi.
    Il nodo è, insomma, la compatibilità dei costi.
    Il nodo è il funzionamento del mercato, che va bene in questi casi solo se è regolato. Se esiste cioè un soggetto che si incarica di capire dove ce ne sono di più e dove ce ne sono di meno e di garantirli. Soprattutto non va bene la concorrenza perché necessariamente innesca un processo di corsa al prezzo al ribasso, che nei casi di sanità e servizi sociali genera mostri. Poi ci ritroviamo con le cliniche che inventano gli infartuati, come documentato da una puntata di Report su Rai3, per poter ottenere i finanziamenti e starci così con i costi, oltre ovviamente al lucro.
    Non c’è chi misura i bisogni, però una delle critiche che più spesso si sente fare sull’organizzazione dei servizi sociali lombardi è che sono centralizzati. E’ così?
    Distinguerei tra il livello comunale e quello regionale. La regione governa le Asl e il settore sociosanitario, ai Comuni resta la gestione del segmento sociale in cui ovviamente l’impatto dell’ideologia leghista diventa più forte. Ma non sottovaluterei il fattore ideologico del livello regionale, dove la centralizzazione è massima. Occorre dire la verità: in Lombardia il vero scandalo è che a governare è una cricca del sottosistema religioso: Comunione e Liberazione. Hanno occupato tutti i vertici, sono un vero gruppo di potere che ha le sue ideologie, i suoi leader e i suoi rituali. E le sue priorità. Lo smisurato sviluppo della diagnostica e la decisione di investire in questo settore, allora può anche essere letto con la lente della bioetica.

    da: http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/


    GAD Lerner, Il modello Formigoni

    Il modello Formigoni tra affari e capiclan
    mercoledì, 21 luglio 2010
    Rassegna Stampa

    Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
    Il ciclo ventennale di egemonia della destra sulla regione Lombardia e sul comune di Milano sta degenerando in un esito sorprendente, su cui il primo a riflettere dovrebbe essere il suo protagonista indiscusso, Roberto Formigoni. Leader politico di Comunione e Liberazione, affiancato sul piano culturale dal medico Giancarlo Cesana che ha sostituito Carlo Tognoli alla presidenza del Policlinico di Milano, Formigoni è il condottiero che ha rovesciato la supremazia del cattolicesimo sociale interpretato da uomini come Piero Bassetti e Giuseppe Guzzetti; mentre nel capoluogo lombardo veniva meno il buongoverno del riformismo socialista.
    Qual è il lascito della virata a destra, che dapprima ha portato al potere i militanti integralisti della restaurazione antisessantotto, per poi spartirlo con il populismo della Lega sotto l’ombrello protettivo oligarchico di Berlusconi?
    Il risultato è sotto gli occhi di tutti, a partire dal fiore all’occhiello del ventennio formigoniano: il modello lombardo della sanità convenzionata.
    E’ di ieri la notizia che anche il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Monza e Brianza risulta coinvolto nell’inchiesta sulle infiltrazioni politiche della ‘ndrangheta, come già il suo collega di PaviaEntrambi trattavano gli appalti con il capoclan dei calabresi Pino Neri, sostenitore di Giancarlo Abelli (per anni regista occulto della sanità lombarda, prima di assumere l’incarico di vice-coordinatore nazionale del Pdl), fotografato dagli inquirenti insieme al leghista recordman delle preferenze Angelo Ciocca. Questi manager gestiscono centinaia di milioni di budget e sovrintendono a una lottizzazione in cui i ciellini si sono rivelati maestri, quando si tratti di occupare gli incarichi ospedalieri, mentre cedevano spazio agli imprenditori privati nell’incasso delle convenzioni. Lo stesso Umberto Bossi in un primo tempo aveva incaricato un suo uomo, Alessandro Cè, di opporsi a tale andazzo, per poi esautorarlo e adeguarvisi.
    Così l’affarismo ha finito per coinvolgere la Compagnia delle Opere, suscitando non poco malessere nelle stesse file cielline. Grazie alle commesse pubbliche è cresciuta una leva di imprenditori sconosciuti ma bene introdotti al Pirellone, come il monopolista delle bonifiche ambientali Giuseppe Grossi, imputato per associazione a delinquere e disposto a versare 17 milioni di euro come patteggiamento per uscire dall’inchiesta. Grossi non è un affiliato di Cl ma è considerato intimo dei vertici del movimento, oltre che sostenitore di Giancarlo Abelli e socio di sua moglie Rosanna Gariboldi.
    La destra lombarda ha cavalcato il tradizionalismo cattolico, scontrandosi più volte con i vertici della Chiesa ambrosiana, facendo sue le pulsioni reazionarie di una società impaurita, senza erigere distinzioni di valore e sottomettendosi al senso comune leghista: ben di più premeva a Formigoni consolidare la rete delle “opere” rispetto a quella della solidarietà. Per lo stesso motivo ha lasciato che si sbizzarrissero al suo fianco i politici procacciatori di licenze e appalti, imprenditori in proprio o per conto terzi. Ciò ha contribuito all’affermazione di gruppi di potere famelici contrapposti l’uno all’altro. Le risse intorno all’Expò 2015, l’insignificanza cui è ridotta l’Assalombarda, il prodigarsi dei vari La Russa e Podestà in soccorso a Ligresti, sono solo conseguenze di tale caos che nessuno, tanto meno Berlusconi, è in grado di governare.
    Ma la speranza di Formigoni –stipulare un duplice compromesso con la concorrenza politica della Lega e con la spregiudicatezza affaristica dei numerosi clan berlusconiani- lungi dal propiziarne un ruolo di leadership nazionale, oggi lo costringe a fare i conti con una implosione del sistema che gli è sfuggita di mano, rivelando un tasso di illegalità diffusa non più gestibile.
    La Lombardia, un tempo considerata locomotiva d’Italia, si scopre epicentro di traffici criminali. Qui converge, grazie alle collusioni della politica, il riciclaggio dei fatturati della ‘ndrangheta e il suo tentativo, in parte già portato a compimento, di penetrare nei gangli dell’economia legale oltre che nei vertici del potere amministrativo. L’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica milanese scuote il governo del Pirellone, denota una ramificazione dei clan nella società lombarda impressionante, ma non sorprende: alcuni dei consiglieri regionali che intrattenevano rapporti organici con i capobastone erano già sotto inchiesta, ma nonostante ciò avevano ottenuto nell’aprile scorso la ricandidatura perché sono parte organica del sistema di potere. Imprescindibili, altro che semplici mele marce.
    Quando, alla fine del mese, si riunirà in seduta straordinaria il Consiglio regionale della Lombardia, con all’ordine del giorno l’emergenza ‘ndrangheta e le infiltrazioni nella politica e negli appalti, alla presenza del presidente della Commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu, toccherà a Formigoni trarre le conseguenze di questo bilancio fallimentare.
    Il modello lombardo della destra di governo è mortificante sia in termini di valori civili che di servizi resi ai cittadini.

    GAD Lerner, Il modello Formigoni : ISintellettualistoria2


    Il cosiddetto “modello lombardo” di politica sanitaria, Inchiesta giornalistica di Report-Rai3, a cura di Milena Gabanelli, 2 maggio 2010

    Il 2 maggio 2010 Report (programma di informazione televisiva curato da Milena Gabanelli) ha dedicato una puntata di inchiesta giornalistica sul cosiddetto modello lombardo di politica sanitaria.

    Per chi avesse perso questa serata  di autentico giornalismo investigativo troverà qui:

    1. il video (ringrazio Ugo Albano che me lo ha segnalato):

    2. gli audio, che ho realizzato tramite un piccolo registratore della Olympus.

    Occorre provare a fare memoria storica, in un tempo di grande tendenza alla obsolescenza dei dati e delle informazioni. Questi materiali internettiani hanno un notevole valore documentale e meritano di essere conservati alla pari di una qualsiasi pubblicazione cartacea

    Il Primo audio contiene:

    • le interviste all’attuale assessore alla sanità, Luciano Bresciani, che è fautore del modello e al precedente assessore Alessandro Cè che ne ha individuato alcuni limiti distorsivi
    • la situazione di alcuni Ospedali sottoposti ad indagine della magistratura per reati penali dovuti ad abusi nell’uso degli accreditamenti
    • una spiegazione di cosa sono i DRG

    Il Secondo audio contiene:

    • alcuni profili biografici di imprenditori della sanità, particolarmente elogiativi del modello lombardo
    • qualche cenno a sistema dei controlli che si manifesta all’interno del modello organizzativo lombardo

    Il Terzo Audio continua con i profili di alcuni imprenditori della sanità e dei tentativi di investimento in altri settori produttivi, a partire dai profitti realizzati nel sistema sanitario

    Questo post è in stretta connessione a una dispensa didattica dedicata allo stesso argomento:


    Paolo Ferrario, La politica dei servizi nella Regione Lombardia e il governo delle reti sanitarie, socio-sanitarie e sociali (con particolare riferimento alla LR n. 3/2008 e LR n. 33/2009)


    DISPENSA DIDATTICA: Paolo Ferrario, La politica dei servizi nella Regione Lombardia e il governo delle reti sanitarie, socio-sanitarie e sociali (con particolare riferimento alla LR n. 3/2008 e LR n. 33/2009)

    Ho diviso il commento audio di questa dispensa in tre parti

    AUDIO 1:  Paolo Ferrario, Il modello lombardo delle politiche sociali

    AUDIO 2: Paolo Ferrario, Il cosiddetto “principio di sussidiarietà”

    AUDIO 3:  Paolo Ferrario, Regolazione delle due reti: sociale e socio sanitaria (LR 3/2008)

    AUDIO 3:  Paolo Ferrario, Appalti ed Accreditamenti come forme amministrative di governo dei servizi


    Paolo Ferrario, Dispense ed audio sul sistema dei servizi nella Regione Lombardia, 2010

    21 aprile 2010

    10,30-12,30

    Paolo Ferrario

    • La politica dei servizi nella Regione Lombardia e il governo delle reti sanitarie, socio-sanitarie e sociali (con particolare riferimento alla LR n. 3/2008 e LR n. 33/2009)


    Ho diviso il commento audio di questa dispensa in quattro parti

    • AUDIO 1:


    • AUDIO 2:



    da: Università di Milano – Bicocca corso di Politiche  sociali II al corso di laurea in Scienze pedagogiche 2009/2010.


    Gabriele Pelissero , Aiop Lombardia , Gabriele Pelissero, La sanità della Lombardia. Il sistema sanitario e l’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008

    La sanità della Lombardia. Il sistema sanitario e l’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008
    Gabriele Pelissero , Aiop Lombardia , Gabriele Pelissero
    Aiop – Associazione italiana ospedalità privata
    Gestione della sanitàEconomia sanitaria, Asl, Ospedali
    Studi, ricerche
    pp. 128,     1a edizione  2010  (Cod.35.9)
    La sanità della Lombardia. Il sistema sanitario e l'attività ospedaliera nel periodo 2003-2008
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    Il volume documenta il successo del modello sanitario lombardo, espresso in qualità ed efficienza economica. Dopo un’analisi dell’originalità del Sistema sanitario della Lombardia, e dell’evoluzione dell’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008, il testo affronta il delicato problema della trasferibilità dell’esperienza ad altre Regioni.
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    Nella trentennale e travagliata storia del Servizio sanitario nazionale (Ssn) italiano, nato con la Legge 23 dicembre 1978 n. 833 nel tentativo di applicare al nostro paese il modello di welfare sanitario britannico nato come “modello Beveridge”, la Lombardia ha introdotto con la Legge Regionale 11 Luglio 1997 n. 31 una innovazione per molti aspetti radicale.
    Integrando i principi generali di universalità e solidarietà posti alla base del Ssn con quelli di sussidiarietà e libertà di scelta, infatti, la riforma sanitaria lombarda ha espresso una nuova visione dei rapporti fra Sistema sanitario e cittadino-utente e dei rapporti fra il livello di governo (Stato/Regione) e la rete degli operatori (Asl e Aziende ospedaliere di diritto pubblico e di diritto privato).
    Questa nuova concezione, che fra l’altro affronta per la prima volta il problema del conflitto di interessi introdotto nella sanità italiana con la L. 833/78 e presente in tutte le altre Regioni, porta la Lombardia a promuovere un modello di sanità aperto e pluralistico, nel quale il centralismo programmatorio tipico dei modelli di tipo Beveridge viene superato, o almeno grandemente attenuato, dall’introduzione di strumenti che conferiscono, almeno in parte, un maggiore potere al cittadino/paziente, limitando così la discrezionalità politica e il peso delle burocrazie e dell’organizzazione.
    Il successo del modello lombardo, espresso in qualità ed efficienza economica, è documentato nella consistente massa di dati ed elaborazioni che costituiscono la seconda parte del volume.
    Nella prima parte, dopo una analisi dell’originalità del Sistema sanitario della Lombardia, e dell’evoluzione dell’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008, particolarmente significativo, viene affrontato il delicato problema della trasferibilità dell’esperienza ad altre Regioni.
    Un problema che si confronta con l’autonomia, le peculiarità locali e i diversi orientamenti politici delle Regioni italiane. Le quali però, sotto il duplice stimolo della crisi economica mondiale e dell’avvio del federalismo fiscale, non potranno probabilmente eludere l’esigenza di avviare vere riforme dei loro Sistemi Sanitari, per coniugare l’obiettivo dell’efficienza con quello della qualità.

    Gabriele Pelissero è professore Ordinario di Igiene e Organizzazione Sanitaria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Pavia. Autore di due trattati e di più di 200 pubblicazioni scientifiche riguardanti molteplici aspetti della medicina preventiva e dell’epidemiologia, da più di vent’anni si occupa prevalentemente di organizzazione, programmazione e management sanitario. È vice presidente del Gruppo Ospedaliero San Donato e direttore scientifico dell’Irccs-Policlinico San Donato. Unisce all’impegno nelle società scientifiche del proprio settore disciplinare gli incarichi di vice presidente nazionale di Aiop, di presidente di Aiop-Lombardia e di vice presidente di Assolombarda Sanità. Fa parte della Segreteria Tecnica della Consulta regionale della Sanità della Lombardia.

    Indice:
    Parte I. Il sistema sanitario della Lombardia
    L’originalità del Sistema sanitario della Lombardia
    (Appendice – La Legge Regionale 11 luglio 1997 n. 31)
    Evoluzione del Sistema sanitario lombardo negli anni 2003-2008
    I sistemi sanitari regionali italiani e l’esperimento lombardo
    Crisi economica, federalismo e sanità
    Parte II. Rapporti annuali sull’attività ospedaliera 2003-2008
    Introduzione
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2003
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2004
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2005
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2006
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2007
    Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2008.

    La sanità della Lombardia. Il sistema sanitario e l’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008

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    Irer, News 2007


    Con un primo seminario che si è tenuto il 10 dicembre ha avuto inizio il ciclo di seminari “IDEE D’EUROPA. Dialoghi per un nuovo percorso costituente“, promosso da IReR insieme all’Università Cattolica di Milano, Università Bocconi, Università degli Studi di Milano e ISPI. Sul sito il Position Paper e altri documenti presentati nel corso dei seminari. Il ciclo di incontri proseguirà nel corso del 2008. (12.12.07)



    Disponibile la relazione sul progetto collaborazione Italia – Svizzera in materia di conoscenza e sviluppo delle autonomie locali presentata nell’ambito di Risorse Comuni 2007 (03.12.07)



    Il Progetto di collaborazione Italia – Svizzera in materia di conoscenza e sviluppo delle autonomie locali che IReR sta realizzando insieme a Università della Svizzera Italiana, nell’ambito di INTERREG, ha pubblicatola sua prima Newsletter che è disponibile in rete: http://www.newscomuni.it/ANCI/newsletter.asp?newsletter=143 (26.11.07)



    On line le sintesi delle ricerche sull’artigianato presentate durante il seminario del 20 novembre 2007: http://www.irer.it/contenutoconvegni/201107artigianato/ (26.11.07)



    E’ dedicata alla Ricerca-azione IReR sui Poli formativi una sezione di FORMALAVORO WEB, il portale della DG Istruzione Formazione e Lavoro della Regione Lombardia. Contiene informazioni e documentazione sulla rete regionale dei Poli formativi, permette l’accesso ai siti di ciascuno dei 31 Poli istituiti, ne espone le attività e fornisce informazioni sulle opportunità formative. (07.11.07)



    Sul sito la relazione illustrata il 30 ottobre al Convegno  di presentazione del Rapporto 2007 sul Sistema agroalimentare della Lombardia e il testo della ricerca Acqua in Lombardia: problemi, sfide e opportunità presentata il 29 ottobre presso il Consiglio regionale.


    Sul sito i materiali distribuiti durante il convegno del 22 ottobre Nascono i distretti (urbani) del commercio!http://www.irer.it/contenutoconvegni/221007distretticommercio/


    Sul nostro sito i materiali disponibili relativi ai recenti convegni:

    La Sicurezza urbana in Lombardia: attori, politiche e risposte a luoghi comuni
    28 settembre 2007 – I risultati di una ricerca promossa dalla Giunta della regione Lombardia
    Archivo convegniInformazione ambientale nella pubblica amministrazione. Strumenti e esperienze a confronto
    27 settembre 2007

    Pubblicati tre nuovi documenti  nella Collana Working Paper IReR:


    Progetto Magellano: Una “call for ideas” dedicata a tutti i ricercatori italiani che svolgono stabilmente la propri attività all’estero – termine presentazione: 15 ottobre 2007

     

    On line tutti materiali presentati in occasione dei seminari internazionali GOVERNANCE: IL MODELLO LOMBARDO. Valutare un’esperienza, tracciare nuove prospettive

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