Category Archives: Stati Uniti d’America

il potere economico del XXI secolo: la Cina è la metà degli Stati Uniti, da Josef Joffe, PERCHE’ L’AMERICA NON FALLIRA’, politica, economia e mezzo secolo di FALSE PROFEZIE, Utet, 2014


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Emanuele Severino: riflessioni sulla situazione della politica degli italiani, ritagli da Il fatto quotidiano del 15 dicembre 2013


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vai a il fattoquodidiano. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/17/emanuele-severino-ecco-perche-la-giovane-italia-sta-andando-in-malora/816682/

24 ottobre 1929 Il giovedì nero di Wall Street


24 ottobre 1929

Il giovedì nero di Wall Street

Un’ondata di vendite porta in tre giorni la Borsa di New York

al collasso.
I piccoli risparmiatori sono rovinati, ma anche i ricchi piangono.

È l’inizio della grande crisi: tutto il mondo ne risente, compresa l’Italia di Mussolini

Il collasso della borsa di New York provoca una crisi mondiale. All’inizio la stampa estera se ne compiace («Il famoso mercato della prosperità di cui tutti gli americani erano orgogliosi è crollato» scrive il Daily telegraph). Ma ben presto anche l’Europa si trova a mal partito. Mussolini, capo del governo, nel discorso inaugurale del Consiglio nazionale delle corporazioni è costretto ad annunciare un aumento dei fallimenti e della disoccupazione e una diminuzione delle entrate statali

da I Cinquantamila giorni dell’Italia unita.

Siria, Obama apre al piano russo: “Assad deve muoversi in fretta. La nostra pressione sul regime resta costante”


Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, apre al piano di Mosca sul disarmo della Siria ma a patto che sia effettivo e in tempi stretti: “Assad deve muoversi in fretta. La nostra pressione sul regime resta costante”. In un’intervista al canale Fox News il presidente Usa promette: “Seguiremo ogni via diplomatica. Ma il problema non è aver fiducia ma verificare la loro validità. Capire se fanno sul serio”.

da  Siria, Obama apre al piano russo: “Assad consegni le armi in fretta” | Blitz quotidiano.

sui principi e sulle guerre, da un articolo di Ernesto Galli della Loggia, Corriere della sera 8 settembre 2013


questo carattere generale e programmatico dell’appello papale alla pace – oggi in palese sintonia con un orientamento profondo proprio dello spirito pubblico dell’intera Europa continentale – solleva però almeno tre grandi ordini di problemi, che sarebbe ipocrita tacere.
l) L’ostilità di principio alla guerra (fatto salvo, immagino, il caso di una guerra di pura difesa, tuttavia non facilmente definibile: la guerra dichiarata dalla Gran Bretagna e dalla Francia alla Germania nel 1939, per esempio, era di difesa o no?) cancella virtualmente dalla storia la categoria stessa di «nemico» (e quella connessa di «pericolo»). Cioè di un qualche potere che è ragionevole credere intento a volere in vari modi il nostro male; e contro il quale quindi è altrettanto ragionevole cercare di premunirsi (per esempio mantenendo un esercito). Chi oggi dice no alla guerra è davvero convinto che l’Europa e in genere l’Occidente non abbiano più nemici? E se pensa che invece per entrambi di nemici ve ne siano, che cosa suggerisce di fare oltre a essere «contro la guerra»?
2) In genere, poi, chi si pronuncia in tal senso è tuttavia favorevole all’esistenza di un’Europa unita quale vero soggetto politico. Un’Europa perciò che abbia una politica estera. La questione che si pone allora è come sia possibile avere una tale politica rinunciando ad avere insieme una politica militare, un esercito e degli armamenti (e quindi anche delle fabbriche d’armi). È immaginabile un qualunque ruolo internazionale di un minimo rilievo non avendo alcuna capacità di sanzione? Altri Stati senza dubbio tale capacità l’avranno: si deve allora lasciare campo libero ad essi? Ma con quale guadagno per la pace? 

3) C’è infine un argomento molto usato per dirsi in generale contro la guerra: «La guerra non ha mai risolto alcun problema». Nella sua perentorietà l’argomento è però palesemente falso. Dipende infatti dalla natura dei problemi: non pochi problemi la guerra li ha risolti eccome (penso a tante guerre per l’indipendenza nazionale, ad esempio); per gli altri bisogna intendersi su che cosa significa «risolvere» (tenendo presente che nella storia è rarissimo che per qualunque genere di questioni vi sia una soluzione definitiva, «per sempre»)

da L’improbabile espulsione – Corriere.it.

Daniel Pipes, gli islamisti sono la minaccia più grande per gli Stati Uniti


gli islamisti sono la minaccia più grande per gli Stati Uniti

di Daniel Pipes
28 giugno 2013

http://it.danielpipes.org/blog/2013/06/sondaggio-islamisti-minaccia-stati-uniti

la maggiore minaccia alla sicurezza nazionale americana viene dal terrorismo interno di matrice islamica


La firma dei fratelli ceceni Tsarnayev sull’attentato alla maratona di Boston evidenzia come nel dopo-11 settembre 2001 la maggiore minaccia alla sicurezza nazionale americana viene dal terrorismo interno di matrice islamica, nella duplice versione di «lupi solitari» e militanti affiliati a cellule di Al Qaeda. Il primo a denunciare tale pericolo è l’esperto di antiterrorismo Steve Emerson

La Stampa – La guerra santa agli Usa dei lupi solitari islamici

Boston, scuola islamica cecena nel passato dei sospetti attentatori
AsiaNews
Boston (AsiaNews/ Agenzie) – Link su Youtube a presunte pagine inneggianti
al terrorismo, un certificato di frequenza di una scuola a Makhachkala,
capitale del Dagestan (Cecenia) e diversi rimandi alla religione islamica,
tracciano l’identikit dei …
<http://www.asianews.it/notizie-it/Boston,-scuola-islamica-cecena-nel-passato-dei-sospetti-attentatori-27713.html>

Boston: attentato terroristico alla maratona del “giorno del patriota”


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Daniel Pipes, Burqa con scasso


Innanzitutto, una nota sugli indumenti femminili islamici che coprono il corpo e/o il volto, che in inglese si tende a chiamare genericamente veli ma che si dividono in tre categorie principali. Qualcuno (l’abaya, l’hijab, il chador, il jilbab o il khimar) cela parti del corpo, soprattutto i capelli, il collo e le spalle ma lascia scoperto il volto e non nasconde l’identità della donna; qualche altro nasconde il volto (lo yashmak) ma mostra la forma del corpo, senza dissimulare l’identità e il sesso di chi lo indossa. All’ultima categoria – l’argomento di cui ci occupiamo qui – appartengono quegli indumenti che coprono integralmente il corpo e che non possono essere definiti veli. Questi indumenti possono coprire interamente chi li indossa (il chadri o il burqa) o avere una fessura per gli occhi (l’haik o il niqab).

Secondo i miei calcoli, negli ultimi sei anni, la zona di Philadelphia è stata testimone di 14 rapine (o tentate rapine) a istituti finanziari in cui i ladri hanno indossato indumenti islamici che coprivano integralmente il corpo

tutto l’articolo qui Burqa con scasso :: Daniel Pipes.

Inauguration Day di Obama: Four More Years: Impressioni da Washington, di Loredana Lucherini


Four More Years: Impressioni da Washington

 

Avevo trascorso la notte del 6 novembre, l’Election Night, al Consolato Americano di Milano. Alternando a momenti di entusiasmo –devo dire collettivo- momenti di angosciosa fibrillazione: la paura di una vittoria di Mitt Romney e di ciò che avrebbe comportato anche per l’Europa.

All’alba, uscendo dal Consolato, avevo già preso la mia decisione: sarei andata a Washington. Sarei stata testimone dell’ Inauguration Day di un presidente afroamericano rieletto. Avrei detto: io c’ero!

Il tempo è stato “clemente” proprio fino al 21 gennaio, giorno della cerimonia, freddo ma senza quel vento tagliente che ti impedisce di camminare.

Quest’anno l’ Inaguration Day coincideva con il compleanno di Martin Luther King, che è festa nazionale in tutto il paese, è il National Day of Service. Così, agli imponenti preparativi per una grandiosa festa popolare, quale è l’inaugurazione di un presidente, si univa la forte tensione ideale di ripercorrere la lunga marcia degli afroamericani verso l’emancipazione.

Washington è una città a maggioranza afroamericana e fedelmente liberale, il che spiega perché abbia seguito Barack Obama con fervore quasi religioso. E Obama ha restituito questo amore visitando e salutando la gente dei vari quartieri, mai gratificati prima da un sorriso presidenziale –se si esclude il breve periodo di John F. Kennedy, che richiamò a Washington migliaia di cittadini idealisti animati da vero spirito di servizio.

Se andate al di là del fiume Anacostia –che insieme al Potomac circonda la città- trovate una delle più antiche e autentiche comunità afroamericane di Washington. Qui, ho visto affissi sulle facciate delle casette che si susseguono lungo M.L.King Ave manifesti di King e di Obama con la scritta “The Dream and The Reality” o lo slogan “Rosa sat so Martin could walk, Martin walked so Obama could run, Obama is running so our children can fly!”.

Alla fine di una giornata memorabile, dopo il giuramento del Presidente al Campidoglio, il suo sguardo commosso sulla immensa folla, e la sfilata lungo la Pennsylvania Ave che dura tutto il pomeriggio, è il momento dei Balli! Sono feste organizzate un po’ ovunque, dove potete incontrare celebrità come Josè Feliciano, Stevie Wonder, e i latinos  che stanno soppiantando le comunità nere e tengono fantastiche serate di karaoke. Il presidente Obama quest’anno ha partecipato a un solo ballo –Bill Clinton ne visitò 14!

Sì, Obama è oggi un uomo provato. Ha perso parte del suo smalto iniziale, eppure le sue posizioni –non più vincolate dall’assillo di una rielezione- sembrano più chiare e coraggiose. Molte sono ancora le speranze riposte in lui: gli si chiede di non essere solo un presidente, ma di diventare un leader. Analizzando il suo secondo discorso inaugurale, non mancano le sfide per le quali potrà entrare  nella Storia -oltre che per essere il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti. Immigrazione: una legge che regolarizzi la posizione di milioni di immigrati.

Le armi da fuoco: Obama aveva taciuto dopo gli incidenti in Arizona, Colorado e Wisconsin. Ma dopo il massacro nella scuola elementare di Newtown, le sue parole sono state durissime, specie nei confronti della NRA (Rifle) e prioritaria nella sua agenda, così come nell’opinione pubblica, una legge che ponga severi controlli sulla compra-vendita delle armi da fuoco e metta al bando le armi d’assalto: “Non possiamo più tollerare tutto ciò. Queste tragedie devono finire. E per fare questo dobbiamo cambiare noi stessi”  (16 dicembre 2012, Newtown, Conn., da “The Hill”, 21 gennaio 2013).

E, infine, i cambiamenti climatici. Obama ne fece cenno già in novembre, nel discorso della vittoria, di proteggere i bambini dal potere distruttivo del riscaldamento del pianeta. Ma nel recente discorso dell’Inaugurazione ne ha fatto un caso morale, piuttosto che economico o di sicurezza nazionale: “Noi risponderemo alla minaccia dei cambiamenti climatici, sapendo che il fallimento delle nostre azioni sarebbe un tradimento per i nostri figli e per le generazioni future”. Obama potrebbe aggirare le resistenze dei Repubblicani -e muoversi indipendentemente dal Congresso- mobilitando gli scienziati americani attraverso il “U.S. National Laboratory System” su cui ha diretta autorità. Secondo “The Washington Post” potrebbe prendere vita un nuovo “progetto Manhattan” -come durante la Seconda guerra mondiale, quando incombeva la minaccia che scienziati tedeschi stessero costruendo la bomba atomica. Fu il presidente Franklin D. Roosvelt, allora, che creò il “National Laboratory System” come parte del “Manhattan Project”. E’ un precedente importante: perché il presidente Obama non potrebbe ricorrervi ora? (“A Climate Manhattan Project”, by Naomi Oreskes, The Washington Post, 18 gennaio, 2013) (1)

Non poteva mancare, prima di partire, una visita ad Arlington, Arlington National Cemetery, il luogo più sacro della storia americana: oltre 290.000 lapidi bianche commemorano militari, presidenti e dipendenti statali morti in servizio. Oltre quattro milioni di persone li ricordano, visitando ogni anno questo spazio semplice e sereno. Una eterna fiamma è accesa a imperitura memoria di John F. Kennedy. A Natale, davanti a ogni semplice lapide, viene posta una ghirlanda di pini con una coccarda rossa: è una distesa indimenticabile.

I giorni che ho trascorso a Washington sono stati segnati da momenti di emozione e da un’euforia diffusa che ritrovavo nella gente che incontravo: un’allegria contagiosa, che nasce dal piacere di sentire che quello che abiti è il tuo paese, un’identità forte, di appartenenza e di condivisione di un destino comune. Non certo facile, perché l’American Dream ti ricorda ad ogni passo che ogni opportunità è una responsabilità. Ho mai provato qualcosa del genere in Italia? Sì, ma non spesso come vorrei. Ricordo la commozione ai discorsi del presidente Napolitano per il 150° dell’Unità d’Italia, certe passeggiate per le vie di Torino festosamente imbandierate, il nostro Benigni…non potremmo avere anche noi il nostro Italian Dream? La fiducia in un progetto condivisibile, la partecipazione a una speranza comune, la voglia di raccontarci, di difendere la nostra democrazia, il nostro bellissimo paese. Non potrebbero essere le prossime elezioni uno scatto di dignità? Non potremmo avere anche noi il coraggio di dire che “the best is yet to come”?

 


 

(1) Naomi Oreskes è professore di “History and Science studies” all’Università di California a San Diego.

 

 

 

Washington, 15-25 gennaio 2013

Loredana Lucarini

 

da Four More Years – Copia

Elezioni USA. Oggi SONO AMERICANO!


qui la traduzione di parte del discorso  http://www.diggita.it/v.php?id=1064268&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

Elezioni USA: Barack Obama, il presidente delle minoranze – da Giornalettismo


Barack Obama, il presidente delle minoranze

07/11/2012 - Una coalizione progressista mai così forte ha riconfermanto alla Casa Bianca il primo inquilino afro-americano

Barack Obama, il presidente delle minoranze

da  Barack Obama, il presidente delle minoranze – Giornalettismo.

per BARACK OBAMA: Bill Clinton alla Convention dei democratici, #Charlotte, 6 settembre 2012


per BARACK OBAMA: Joe Biden alla Convention dei democratici negli USA, #Charlotte, 7 settembre 2012, ore 4


Svegliarsi in piena notte e non riuscire più ad addormentarsi sentendo il discorso di Joe Biden

alla Convention dei democratici a Charlotte, negli Usa

#Charlotte, Biden: “L’America e’ sulla sua strada, il meglio e’ davanti a noi, rieleggiamo Barack Obama”

Maurizio Molinari ‏@Maumol

#Charlotte, Biden: “Obama comprese che eliminare Bin Laden avrebbe aiutato a sanare una insopportabile ferita”

Maurizio Molinari ‏@Maumol

#Charlotte, Biden: “Obama comprese che salvando l’auto sarebbe iniziato il riscatto”

#Charlotte, Biden parla a voce bassa dell’importanza della “dignita’” e poi cita Obama “che pensa sempre alla classe media”

Biden: un lavoro è più di uno stipendio. Riguarda la dignità e il rispetto http://bit.ly/Uwx7I5 #DNC2012 #Charlotte #Obama2012

La Corte Suprema degli Stati Uniti dichiara costituzionale la riforma sanitaria di Obama


La Corte Suprema degli Stati Uniti sostiene il presidente Barack Obama sull’assistenza sanitaria dichiarando costituzionale la riforma. altro

Al 21 aprile 2011, 11.032 soldati americani sono stati feriti in azione in Afghanistan


Al 21 aprile 2011, 11.032 soldati americani sono stati feriti in azione in Afghanistan

Nel 2009 ci sono stati in Afghanistan 7.228 attacchi con ordigni esplosivi improvvisati (più comunemente conosciuti come IED, Improvised Explosive Device), con un incremento del 120% rispetto al 2008 e un nuovo record per la guerra. Dei 512 soldati stranieri morti nel 2009, 448 vennero uccisi in azioni militari, e di questi 280 morirono a causa degli IED.

Nel 2010, gli attacchi con gli IED ferirono 3.366 soldati statunitensi, circa il 60% del totale dei feriti a causa degli IED fin dall’inizio della guerra. Dei 711 militari stranieri morti nel 2010, 630 vennero uccisi in azione; 368 di questi vennero uccisi dagli IED (circa il 36% dei morti totali a causa degli IED dall’inizio della guerra).

da Perdite della coalizione in Afghanistan – Wikipedia.

Massimo Teodori, Le date dell´11 settembre 2001, l´attacco alle Twin Towers, e del 2 maggio 2011, la morte di Osama bin Laden, saranno ricordate come l´alfa e l´omega di un periodo caratterizzante la recente storia americanaFORMICHE.NET


Una lezione per noi tutti
01/08/2011 | Massimo Teodori
Bisogna dare atto agli americani che ciò che hanno fatto per loro è stato indispensabile anche per gli occidentali. Lo stesso era accaduto nella lotta al nazismo e al comunismo.
Le date dell´11 settembre 2001, l´attacco alle Twin Towers, e del 2 maggio 2011, la morte di Osama bin Laden, saranno ricordate come l´alfa e l´omega di un periodo caratterizzante la recente storia americana. L´attacco a New York mise clamorosamente in luce un nuovo protagonista della scena internazionale, il terrorismo islamista. Il mondo, che con la fine del comunismo si riteneva pacificato, non lo era affatto. Una diversa sfida incombeva sull´occidente e l´intero globo: al posto dell´Unione sovietica si era sviluppata un´inedita potenza malefica contro cui gli americani dichiararono la “war on terrorism” come nuova missione degli Stati Uniti nel mondo.
Da quella strategia antiterroristica nacquero per iniziativa di George W. Bush le guerre in Iraq e in Afghanistan che hanno impegnato l´America per un decennio. L´eliminazione, il 2 maggio 2011, di Osama bin Laden, testa del serpente terroristico, ha significato il raggiungimento di un obiettivo di grande rilevanza simbolica, approdo di complesse operazioni condotte secondo una duplice strategia, militare e di sicurezza. Oggi, si può affermare che il fronte strategico-militare in Irak e Afghanistan ha conseguito risultati contraddittori, mentre sul fronte della sicurezza nell´area occidentale sono stati acquisiti obiettivi concreti con la prevenzione di attentati, di fatto annullati dopo quelli di Londra e Madrid.
Una volta eliminato bin Laden, tuttavia, gli Stati Uniti si interrogano sul prezzo che è stato pagato nella “war on terrorism”. Per le finanze statunitensi il costo bellico è stimato in oltre 4mila miliardi di dollari, superiore a quello per la Seconda guerra mondiale; e il numero delle vittime americane ha superato quota 8mila oltre i 3mila morti del World trade center. Ai costi finanziari ed umani vanno inoltre aggiunti i danni di immagine che l´America ha subito in tutti i continenti con la diffusione di un antiamericanismo che si è attenuato solo con la presidenza Obama.
n Italia, la convivenza con gli islamici che dovrebbe essere vista nel quadro dell´integrazione sotto l´imperio delle nostre leggi, è guardata con sospetto e diffidenza. Dal canto loro gli americani hanno affrontato il trauma terroristico a viso aperto allestendo un ombrello di sicurezza che però è servito anche agli europei. Ancora una volta l´America ha preso la testa dell´intero occidente minacciato dal totalitarismo nichilista, affrontando con successi, insuccessi ed errori il nemico che per la prima volta aveva colpito anche il suo territorio.

n Italia, la convivenza con gli islamici che dovrebbe essere vista nel quadro dell´integrazione sotto l´imperio delle nostre leggi, è guardata con sospetto e diffidenza. Dal canto loro gli americani hanno affrontato il trauma terroristico a viso aperto allestendo un ombrello di sicurezza che però è servito anche agli europei. Ancora una volta l´America ha preso la testa dell´intero occidente minacciato dal totalitarismo nichilista, affrontando con successi, insuccessi ed errori il nemico che per la prima volta aveva colpito anche il suo territorio.

Se oggi a casa nostra possiamo essere tranquilli sul grande terrorismo, in parte lo dobbiamo ai cugini d´oltreoceano.
Se oggi a casa nostra possiamo essere tranquilli sul grande terrorismo, in parte lo dobbiamo ai cugini d´oltreoceano.
segue…..

da FORMICHE.NET.

Lo stato (e il futuro) della riforma sanitaria di Obama, DI Mattia Diletti – U.S. and Us – 27/1/2011 | Aspenia online


La settimana prima del discorso sullo Stato dell’Unione, la Camera dei Rappresentanti, insediatasi dopo la brillante vittoria repubblicana nelle elezioni di medio termine di novembre, ha “ripudiato” la riforma del sistema sanitario americano approvata nel marzo 2010. Un gesto simbolico (il Senato e il presidente non permetteranno che si vada oltre) sul quale i repubblicani hanno mostrato unanimità, per sottolineare con forza che la battaglia è appena cominciata: proprio a partire dall’opposizione a quella legge, il fronte conservatore aveva ritrovato la strada per contrastare con successo l’amministrazione Obama. Dunque, quasi un atto dovuto verso i propri elettori. Un ponte ideale lanciato in direzione della propria base che si era mobilitata, anche prima del partito, allo scopo di ostacolare l’iter di una legge che avrebbe rafforzato il ruolo del governo nella vita quotidiana degli americani e aumentato la spesa federale. Del resto, fu proprio nelle prime, infuocate, town hall dell’estate del 2009 che il Tea Party fece la sua apparizione in pubblico: quelle dimostrazioni di rabbia ruppero la luna di miele del paese con l’amministrazione Obama.

Che risposta ha dato il presidente Obama al repeal voluto dai repubblicani? Come ha difeso il dispositivo legislativo più contestato di questi due anni, ufficialmente denominato Patient Protection and Affordable Care Act?

SEGUE QUI:

Lo stato (e il futuro) della riforma sanitaria di Obama | Aspenia online.

Amy Chua, “ai figli regalategli un lager”, saggio sui metodi educativi estremi seguiti da molti genitori cinesi


da: MASSIMO GAGGI PER IL CORRIERE DELLA SERA -

…. pubblicazione dell’«Inno di battaglia della madre tigre», un saggio sui metodi educativi estremi seguiti da molti genitori cinesi e adottati anche dall’autrice: Amy Chua, una professoressa cino-americana dell’università di Yale. L’America, ormai in preda alla paura del declino, è frustrata dalla perdita di posti di lavoro, dalla crescita delle potenze asiatiche e si interroga sul futuro dei suoi figli. Legge con angoscia che nei test comparativi internazionali che le scuole di Shanghai sbaragliano tutti mentre i ragazzi di quelle Usa si classificano al 31° posto per la matematica, al 15° nella lettura e al 23° nelle scienze. Così il libro di Amy Chua che descrive la durezza con la quale ha imposto alle sue due figlie di primeggiare sempre in ogni materia, vietando loro ogni distrazione (niente uscite con gli amici, niente tv o videogiochi) è divenuto argomento di discussione nelle famiglie assai più della visita del presidente cinese. Gli eccessi repressivi della Chua hanno suscitato critiche furiose, ma, in qualche modo, il libro ha trasformato in incendio la scintilla del dubbio che serpeggia nelle famiglie americane: siamo diventati troppo accomodanti coi nostri figli? Li mandiamo in scuole che non li preparano a competere in un mondo in cui emergere è più difficile?

La polemica è arrivata fino in Cina, già impegnata in una discussione sui risultati dei test di un mese fa. Un dibattito nel quale dai commentatori e dai politici è venuta una curiosa autocritica: il resto della Cina è più indietro rispetto a Shanghai che ha scuole di eccellenza e poi puntare solo ai voti alti senza curare la capacità di socializzare produce ragazzi che crescono senza gioia, senza fantasia e creatività, delle «foche ammaestrate». Molti preferiscono il modello Usa, centrato sull’autostima dei giovani e, se possono permetterselo, mandano i figli nelle scuole private di lingua inglese anziché in quelle pubbliche cinesi dove una severa selezione inizia già nella scuola materna, a due anni di età. Meglio non tirare un sospiro di sollievo» avverte, però, sul New York Times l’esperto di Asia Nicholas Kristof, che visita continuamente scuole cinesi e ha mandato i figli a scuola in Giappone: «I cinesi stanno facendo enormi passi avanti nell’istruzione, correggono i loro errori e la spinta viene non solo dall’alto, dal governo, ma anche dal basso, da una cultura confuciana che ha un enorme rispetto per la scuola: nel povero villaggio del Sud di mia moglie, i figli dei contadini sanno di matematica quanto i miei ragazzi che frequentano un’ottima scuola di New York».
———————————
dal libro di Amy Chua

Un sacco di persone si chiedono come facciano, i genitori cinesi, a crescere bambini così di successo. Si chiedono che cosa facciano, questi papà e mamme, per tirare su tanti geni della matematica e musicisti prodigiosi, si chiedono come ci si sente dentro le loro famiglie, si chiedono se potevano farlo anche loro. Ebbene, io posso dirglielo, perché l’ho fatto. Ecco alcune cose che le mie figlie, Sophia e Louisa, non sono mai state autorizzate a fare:
- partecipare a un pigiama party
- andare a giocare con le amiche
- partecipare a una recita scolastica
- lamentarsi di non poter partecipare a una recita scolastica
- guardare la televisione o giocare al computer
- scegliersi da sole le attività extracurricolari
- prendere un voto inferiore a una A*
- non essere il miglior studente in tutte le materie, ad eccezione di ginnastica e teatro
- suonare uno strumento diverso dal pianoforte o dal violino
- non suonare il pianoforte o il violino
….
In uno studio su 50 madri americane e 48 madri cinesi immigrate, quasi il 70% delle madri occidentali afferma che «insistere sul successo scolastico non è un bene per i bambini« e che «i genitori devono promuovere l’idea che l’apprendimento è divertente«. Al contrario, poco più dello 0% delle madri cinesi la pensa così. La stragrande maggioranza delle madri cinesi, invece, ha detto di ritenere che i propri figli possono essere «i migliori» studenti, che «il successo accademico riflette il successo dei genitori», e che se i bambini non sono stati studenti eccellenti allora significa che c’è stato «un problema» e che i genitori «non stavano facendo il loro lavoro»
….
Quello che i genitori cinesi hanno capito è che niente è divertente finché non si è bravi a farlo. Per diventare bravi in qualcosa bisogna lavorare. Ma da soli i bambini non vogliono lavorare, quindi è cruciale ignorare le loro preferenze. Questo spesso richiede forza d’animo da parte dei genitori, perché il bambino farà resistenza; le cose sono sempre difficili all’inizio, ed è in questa fase che i genitori occidentali tendono a rinunciare. Tuttavia, se eseguita correttamente, la strategia cinese avvia un circolo virtuoso. La tenace «pratica, pratica, pratica» è fondamentale per l’eccellenza; l’apprendimento tramite la ripetizione mnemonica è sottovalutato in America. Una volta che un bambino inizia ad eccellere in qualcosa, – che sia la matematica, il pianoforte, lanciare la palla da baseball o il balletto – ottiene complimenti, ammirazione e soddisfazione. Così si costruisce la fiducia e si rende divertente quello che prima non lo era. A sua volta è più facile per i genitori fare in modo che il bambino lavori ancora di più. I genitori cinesi possono ottenere quello che i genitori occidentali non possono avere.
I genitori cinesi possono ordinare ai loro bambini di prendere tutte A.I genitori occidentali possono solo chiedere ai loro figli di fare del loro meglio. I genitori cinesi possono dire: «Sei pigro. Tutti i tuoi compagni di classe sono più bravi di te». Al contrario, i genitori occidentali, che già vivono in modo conflittuale il loro concetto di realizzazione personale, devono cercare di convincersi che non sono delusi di quello che hanno raggiunto i loro figli. Ho pensato a lungo su come i genitori cinesi possono ottenere quello che fanno. Penso che ci sono tre grandi differenze tra l’atteggiamento mentale sull’essere genitori che hanno i cinesi e quello degli occidentali.
….
I genitori cinesi chiedono voti perfetti perché credono che i loro figli possano ottenerli. Se il loro bambino non ce la fa è perché il bambino non ha lavorato abbastanza. Ecco perché la soluzione a prestazioni sotto gli standard è sempre quella di criticare aspramente, punire e far vergognare il bambino. Il genitore cinese ritiene che suo figlio sarà abbastanza forte da caricarsi la vergogna addosso e di migliorare a partire da quella. (E poi, quando i ragazzi cinesi eccellono, in casa è tutto un complimentarsi e un gonfiare il suo ego).
….
non credo che molti occidentali abbiano la stessa idea sui loro bambini, cioè che i figli siano perennemente in debito con i loro genitori. Mio marito Jed, per esempio, ha tutta un’altra visione: «I bambini non scelgono i loro genitori», mi ha detto una volta. «Non hanno nemmeno scelto di nascere. Sono i genitori che gli hanno rifilato la vita, quindi sono i genitori a dovere provvedere a loro. I bambini non devono qualcosa ai genitori. Avranno dei doveri, piuttosto, nei confronti dei loro stessi figli». Mi sembra che per un genitore occidentale questo sia un pessimo affare. In terzo luogo, i genitori cinesi credono di sapere cosa è meglio per i loro figli, e quindi vanno oltre tutti i desideri e le preferenze dei loro bambini. Ecco perché figlie di cinesi non possono avere fidanzati al liceo e perché i bambini cinesi non possono andare in una gita scolastica in cui si dorma fuori. È anche per questo che nessun ragazzo cinese oserebbe mai dire a sua madre: «Ho avuto una parte nella recita scolastica!
….
il succo è che i bambini cinesi devono spendere la loro vita nel ripagare i genitori, obbedendogli e rendendoli orgogliosi. Al contrario, non credo che molti occidentali abbiano la stessa idea sui loro bambini, cioè che i figli siano perennemente in debito con i loro genitori.
….
«Ma Lulu e Sophia sono persone diverse» sottolineò Jed.
«Oh no, non questo», dissi, roteando gli occhi. «Ognuno è speciale a modo suo» ho scherzato sarcastica. «Anche i perdenti sono speciali a modo loro. Beh, non ti preoccupare, non devi muovere un dito. Sono disposta a metterci tutto il tempo che ci vuole, e sono felice di essere io quella odiata. E tu puoi essere quello che loro adorano perché gli prepari frittelle e le porti a vedere gli Yankees».
Mi arrotolai le maniche e tornai da Lulu. Usai tutte le armi e le tattiche che mi venivano in mente. Ci esercitammo durante la cena e nella notte, e non lasciai che Lulu si alzasse, né per bere né per andare al bagno. La casa diventò una zona di guerra, io rimasi senza voce a forza di urlare, ma ancora non c’erano progressi, e anch’io iniziai ad avere dubbi. Poi, di punto in bianco, Lulu ci riuscì. Le sue mani improvvisamente si coordinarono, destra e sinistra facevano ognuna il proprio dovere. Lulu se ne rese conto nello stesso momento in cui lo compresi io. Trattenni il respiro. Ci riprovò. Suonò con più sicurezza e più velocemente, e il ritmo era quello giusto. Un attimo dopo, era raggiante. «Mamma, guarda, è facile!». Dopo di che, voleva suonare il pezzo più e più volte e non voleva lasciare il piano.
…..
Tutti i genitori decenti vogliono fare ciò che è meglio per i loro figli. I cinesi hanno solo una idea completamente diversa di come fare. I genitori occidentali cercano di rispettare l’individualità dei propri figli, incoraggiandoli a perseguire le loro vere passioni, sostenendo le loro scelte, e fornendo loro il rinforzo positivo e un ambiente educativo. Invece i cinesi ritengono che il modo migliore per proteggere i propri figli sia di prepararli per il futuro, facendo vedere loro di che cosa sono capaci, e equipaggiandoli di competenze, abitudini di lavoro e fiducia interiore di cui nessuno potrà mai privarli.
da: AI FIGLI REGALATEGLI UN LAGER, AMY CHUA PER THE WALL STRETT JOURNAL, January 24, 2011 at 10:15 AM

Maurizio Molinari, La rimonta di Obama | Aspenia online


Il cambiamento di atmosfera si deve alle mosse compiute dal presidente dopo lo smacco di midterm, su tre fronti: economia, diritti umani e rimpasto del proprio team.

Sull’economia Obama è andato allo scontro con il proprio partito, obbligandolo a condividere il prolungamento dei tagli fiscali varati da George W. Bush nel 2001 e nel 2003, a dispetto delle promesse fatte agli elettori. L’inversione di marcia di Obama, fino a novembre contrario a estendere i tagli alle fasce più alte di reddito, è servita a testimoniare alla “business community” la volontà di cambiare strategia per accelerare la ripresa economica. …

Ciò che accomuna Obama, Immelt, Daley e Gene Sperling, nominato al posto di Larry Summers come capo dei consiglieri economici, è la convinzione che per abbattere una disoccupazione che resta oltre la soglia del 9% bisogna esportare nei mercati dei paesi emergenti, deregolamentare a favore dei privati e stimolare ricerca e sviluppo, a cominciare da hi-tech ed energia. …

L’altro terreno di recupero di Obama è sulla politica estera: il 2011 è iniziato con la Casa Bianca all’offensiva sui diritti umani. Il Segretario di Stato Hillary Clinton ha pronunciato nell’arco di una settimana due discorsi, sul bisogno di riforme nel mondo arabo e sull’appello alla Cina per la liberazione di Liu Xiaobo. Questa accelerazione ha fatto scrivere all’accademico Fouad Ajami sul Wall Street Journal che “questa amministrazione parla la lingua di George W. Bush”. Obama ci ha messo del suo, incalzando l’ospite Hu Jintao sui diritti umani come mai prima era avvenuto in pubblico, e cavalcando il referendum in Sudan come un momento di svolta per le riforme politiche in Africa. Se a ciò aggiungiamo il pressante impegno di Washington per spingere il presidente della Costa d’Avorio Laurent Gbagdo a lasciare il potere dopo la sconfitta elettorale, e per sostenere le istanze pro-democratiche dei manifestanti in Tunisia, il quadro diventa ancora più chiaro. Si può concludere che siamo di fronte ad una brusca inversione di marcia rispetto alla realpolitik che nel 2009 aveva visto Obama scegliere il basso profilo sulla repressione in Tibet, e scrivere in segreto ad Ali Khamenei per suggerire rapporti diretti fra USA e Iran poco prima della rivolta dell’Onda Verde.

Per i leader repubblicani del Congresso ciò significa trovarsi di fronte ad un Obama centrista, capace di reagire alla strage di Tucson per vestire i panni di unificatore della nazione, respingendo le richieste dei liberal che puntavano invece a sfruttare l’attentato a Gabby Giffords in chiave anti-conservatrice. Senza contare che la scelta di ripristinare i processi militari per i rimanenti 174 sospetti terroristi detenuti nel carcere di Guantanamo è un premio alle posizioni della intelligence community che finora il ministro della Giustizia Eric Holder aveva dimostrato di non voler ascoltare.

È in tale cornice che Barack Obama si accinge a sfruttare il discorso sullo Stato dell’Unione per incalzare i Repubblicani sul loro terreno, sfidandoli a collaborare per “costruire il futuro della nazione”. Finora il Grand Old Party ha perseguito una strategia opposta, puntando sulla repulsione della riforma della sanità per schiacciare Obama sulle politiche liberal perseguite nella prima metà del mandato. Ma ora serve ben altro.

da: La rimonta di Obama | Aspenia online.

The Life and Death of President John Fitgerald F. KennedyYouTube – Il canale di HelmerReenberg


Caroline Kennedy è la madrina del nuovo archivio digitale della Kennedy Library che, a 50 anni dall’insediamento alla Casa Bianca di John Fitzgerald, rivive completamente sul Web. Documenti storici, file audio, fotografie, perfino gli scarabocchi di Kennedy saranno messi progressivamente e gratuitamente online. Ma c’è di più: JFK in persona rivive grazie a Twitter, con una serie di Tweet dal passato che mostra il lato umano del presidente USA

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Riforma sanitaria Usa: i repubblicani provano ad abrogarla « Politica Americana


Il 7 gennaio 2010, la nuova Camera dei Rappresentanti USA, ora a maggioranza repubblicana ha messo all’ordine del giorno per il prossimo 12 gennaio il voto per abrogare la storica riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente Barack Obama.  Il partito repubblicano aveva promesso che se avesse raggiunto la maggioranza al Congresso avrebbe immediatamente cancellato la riforma  “socialista” che Obama avrebbe imposto, secondo la destra conservatrice, agli americani.  Il nuovo presidente della Camera, il repubblicano John Boehner, deputato dal 1991 dell’ottavo distretto dell’Ohio, ha potuto contare 236 voti contro 181 per mettere all’ordine del giorno l’abrogazione della riforma.

I democratici accusano i repubblicani di fare gli interessi delle grandi compagnie assicurative, specialmente per quanto riguarda il divieto, previsto dall’attuale legge, di negare la copertura assicurativa a chi abbia patologie preesistenti.  I repubblicani controbattono che non sono contrari ad una riforma sanitaria condivisa, ma che non accettano quella “imposta” da Obama lo scorso marzo, quando alla Camera la legge passò con soli 5 voti di scarto, con 219 democratici che votarono a favore della riforma e una minoranza composta da 178 repubblicani e da 34 democratici di destra che votarono contro.

La revoca della riforma sanitaria, tuttavia, potrebbe non avere alcun successo se i democratici, che hanno la maggioranza al Senato, riescono a rimanere uniti.  Uno dei maggiori problemi del  partito di Obama rimane l’ingovernabile eterogeneità della sua composizione ideologica, con la forzata convivenza di liberal di sinistra del New England con conservatori dell’ultra destra sudista.

da: Riforma sanitaria Usa: i repubblicani provano ad abrogarla « Politica Americana.

Gavino Maciocco, Piero Salvadori e Paolo Tedeschi Le sfide della sanità americana La riforma di Obama, Pensiero Scientifico Editore


 

cover Gavino Maciocco, Piero Salvadori e Paolo Tedeschi
Le sfide della sanità americana
La riforma di Obama. Le innovazioni di Kaiser Permanente

Il sistema sanitario americano cambia: l’esperienza di Kaiser Permanente e la determinazione della nuova Presidenza convergono per restituire ai cittadini un diritto tanto elementare quanto essenziale.

ISBN: 978-88-490-0326-0 - Pagine: 180

Prezzo di copertina: € 14,00 - Prezzo scontato: € 11,20

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LA RIFORMA SANITARIA DI OBAMA, Mercoledì 21 aprile ore 18,30, Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Torino


Mercoledì 21 aprile ore 18,30

Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Torino

Centro Interuniversitario di Studi Americani ed Euro-Americani “Piero Bairati”

presentano: Il destino di una Presidenza

LA RIFORMA SANITARIA DI OBAMA

Intervengono: Maurizio Vaudagna (Università del Piemonte Orientale), Prima di Obama: storia del Welfare State in America

Antonio Soggia (Università di Torino), La riforma sanitaria: iter, contenuto e significato della nuova legge

Giangiacomo Migone (Università di Torino), La riforma sanitaria nel contesto della presidenza Obama

Coordina: Francesca Sforza (Caporedattore Esteri – La Stampa)

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Health Reform, One Week Later | The White House


Health Reform, One Week Later

Today, President Obama spoke to an audience in Maine to discuss how health reform will benefit individuals, families, and small business owners, making good on the promise he made during his last visit “that our government would once again be responsive to the needs and aspirations of working families, of America’s middle class.”

He talked about the misinformation that has been spread by opponents of the bill, including House Minority Leader John Boehner’s labeling of health reform as “Armageddon.” The President said:

After I signed the bill, I looked around.  I looked up at the sky to see if asteroids were coming.  I looked at the ground to see if cracks had opened up in the earth.  You know what, it turned out it was a pretty nice day.  Birds were still chirping.  Folks were strolling down the street.  Nobody had lost their doctor.  Nobody had pulled the plug on Granny.  Nobody was being dragged away to be forced into some government-run health care plan. 

The President also referred to the polls and headlines stating that the nation is still divided on health care reform, replying, “It’s only been a week.  Can you imagine if some of these reporters were working on a farm?  You planted some seeds, and they came out the next day, and they looked, and nothing’s happened!”

He said that several major components of health reform will not be available until 2014, but that there’s plenty going into effect this year – benefits for small businesses being a good example. The President explained that Bill Milliken, a small business owner in Portland, can now qualify for tax credits that make it easier for him to provide his employees with health insurance.

Starting now, small business owners like Bill will have the security of knowing that they can qualify for a tax credit that covers up to 35 percent, over a third of what they pay for their employees’ health insurance.  And starting now -starting now, small business owners that provide health care for their workers can sit down at the end of the week, they can look at their expenses, and they can begin calculating how much money they’re going to save.  And for small business owners who don’t currently provide health insurance, they’re going to be able to factor in this new benefit when they’re deciding to do so. 

Now, it won’t solve all our problems, but it means that employees that work for Bill have a better chance of keeping their health care or getting health care.  And if they’re already getting health care, it means Bill has got some extra money.  That means he might hire that extra worker, right? 

So this health care tax credit is pro-jobs, it’s pro-business, and it starts this year.
 

President Obama in Portland, Maine

Health Reform, One Week Later | The White House

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Ettore Jorio, Barack H. Obama ce l’ha fatta: la riforma sanitaria è legge



Barack H. Obama ce l’ha fatta: la riforma sanitaria è legge

Ettore Jorio (23-03-2010)

vai a: http://www.federalismi.it/ApplMostraDoc.cfm?Artid=15861

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La riforma sanitaria di Obama guarda all’Europa: U.S.A.: La fine della grande anomalia, di E. Balboni, in Foum di Quaderni Costituzionali


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USA: 219 voti favorevoli contro 212, la riforma sanitaria passa alla Camera, Newsletter n. 1544 del mercoledì 24 marzo 2010


USA: 219 voti favorevoli contro 212, la riforma sanitaria passa alla Camera. Per il presidente Barack Obama si tratta di una vittoria chiave. Il Sole 24 ore” fornisce una sintesi  del contenuto della legge sulla riforma della Sanità, il testo è identico a quello già votato dal Senato.

1.            La legge rende accessibile una copertura assicurativa al 94% (il 95% con l’emendamento) dei cittadini non anziani, espandendo il servizio Medicaid e offrendo dei benefici fiscali senza i quali molte persone troverebbero difficile permettersi un’assicurazione.
2.            È di fatto obbligatorio acquistare una copertura sanitaria individuale, pena una multa di 750 dollari oppure – se la cifra dovesse risultare maggiore – del 2% dei redditi entro il 2016 (695 dollari e il 2,5%, con l’emendamento).
3.            Il testo del Senato non lo include, ma richiede alle aziende con 50 o più impiegati di contribuire alla spesa se questa è a carico dei contribuenti. L’emendamento prevede per le stesse imprese una tassa annuale di 2mila dollari, ma applicabile solo a partire dal 30simo impiegato.
4.            Obama ha approvato un executive order che di fatto mantiene lo status quo – niente fondi federali se non in casi estremi – nonostante la legge preveda la possibilità di ricorrere alle assicurazioni per le interruzioni di gravidanza, pagandole tuttavia come un servizio a parte rispetto alla normale copertura.
5.            La copertura finanziaria alla legge è assicurata dai tagli al programma Medicare (il vecchio programma di assistenza sanitaria agli anziani ndr.) e a nuove tasse, comprese quella sulle coperture assicurative che superano i 23mila dollari per una famiglia di quattro persone, nonché le coppie con un reddito superiore ai 250mila dollari l’anno. L’emendamento ridefinisce l’impatto fiscale ma prevede anche una tassa sugli investimenti del 3,5% sempre per le coppie con un reddito superiore ai 250mila dollari l’anno.
6.            Il servizio per i cittadini indigenti verrebbe ampliato fino a coprire chiunque guadagni meno del 133% della soglia di povertà a livello federale (circa 29mila dollari l’anno per una famiglia di quattro persone). L’emendamento viene incontro alle esigenze dei governi statali aumentando il contributo federale alla copertura dei costi. 
Il link sul sito della Casa Bianca:
 
(red/24.03.10)

Newsletter n. 1544 del mercoledì 24 marzo 2010

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La riforma sanitaria è legge  Obama vince la sua battaglia  – Il Sole 24 ORE


219 voti favorevoli contro 212, un vantaggio minimo, ma che vale una pagina di storia: dopo una maratona interminabile, dopo mille polemiche, ritardi e colpi di scena, la Camera, sotto la guida inflessibile di Nancy Pelosi, ha finalmente passato nella notte di ieri la riforma sanitaria in America. Per il presidente Barack Obama si tratta di una vittoria chiave: dà finalmente concretezza alla sua visione di cambiamento con cui si è aggiudicato la Casa Bianca nel 2008. E pur fra molte difficoltà, rilancerà la sua leadership.

«Dopo quasi cento anni di parole e di frustrazioni, dopo dieci anni di tentativi e un anno di battaglie, il Congresso degli Stati Uniti ha dichiarato che i lavoratori americani, le famiglie e le piccole imprese avranno una sicurezza: né malattie né incidenti metteranno a rischio i sogni cui hanno dedicato una vita» Obama ha ricordato che questa vittoria è venuta contro coloro che fino all’ultimo non ci credevano, contro gli interessi speciali e contro le lobby: «Siamo al di sopra della politica, siamo al di là della paura e siamo ancora in grado di lavorare per la gente: oggi è il momento del cambiamento».

Non ci si è arrivati facilmente. Fino all’ultimo i repubblicani hanno cercato di ostacolare la proposta di legge con mozioni apparentemente inutili ma pericolosissime. Poi, improvvisamente, dopo un accordo fra la Casa Bianca e gli antiabortisti democratici, la maggioranza si è coagulata. E al momento del voto la soglia dei 216 voti è stata superata agevolmente alle 10.45 della sera ora di Washington, il voto chiave per avere la maggioranza, è stato annunciato dal contatore elettronico. L’aula, divisa, caratterizzata fino a pochi minuti prima da un confronto teso coi repubblicani su certe normative procedurali, è esplosa in un’ovazione: «Yes we can», hanno urlato i deputati democratici. Alla fine della conta, i voti favorevoli erano 219 voti i contrari 212. Questi ultimi da attribuire ai 178 deputati repubblicani e a 34 democratici. Per la prima volta nella storia americana, per un progetto di legge fondamentale come quello sanitario non si è riusciti ad avere una maggioranza bipartitica.

«Non è stata colpa nostra – ha subito chiarito il deputato della California Henry Waxma – il presidente ha teso la mano e i repubblicani l’hanno respinta». Poco dopo la Camera ha anche approvato gli emendamenti che saranno inviati al Senato. Ma è stato solo in quel preciso momento, quando il passaggio del progetto di riforma è diventato irrevocabile che Nancy Pelosi, il Presidente della Camera ha battuto il grande martello dal podio, lo stesso che fu usato per la riforma del Medicare negli anni Sessanta e ha annunciato raggiante: «La legge è passata».

Ma al di là delle procedure, dei numeri, delle battaglie, dei colpi di scena, dopo il voto resta una verità inconfutabile: l’America avrà un’assicurazione sanitaria per 32 milioni di americani che oggi non sono coperti. Bambini con malattie congenite che non potevano essere assicurati avranno le cure adatte. Lavoratori che rischiavano di perdere l’assicurazione medica cambiando posto non correranno più quel rischio. Questo per dire che la riforma ha un respiro molto più vasto del semplice allargamento di una base di assicurati, ma toccherà letteralmente tutti gli americani.

Un colossale meccanismo di riorganizzazione di metodi, priorità, garanzie sanitarie si metterà in moto già nei prossimi giorni. E non ci sarà comparto dell’economia che non venga toccato da questa riforma. Il pacchetto vale 940 miliardi di dollari in dieci anni. Consentirà di tagliare 138 miliardi di dollari dal disavanzo pubblico, rivoluzionerà i metodi assistenziali degli ospedali e dalle assicurazioni. Ma taglierà anche 500 miliardi di dollari dal Medicare, il programma di assistenza per gli anziani.

In 13 mesi alla Casa Bianca Obama ha raggiunto un risultato impossibile per molti presidenti prima di lui. Gli restano sette mesi prima delle elezioni di novembre di metà mandato per convincere la maggioraza degli americani ancora sospettosa, poco convinta e persino peroccupata da questo nuovo piano, che era la cosa giusta da fare. Di più, Obama ha vinto là dove altri presidenti importanti avevano perso. Bill Clinton ci provò nel 1994, ma anche Roosevelt, Truman e persino Teddy Roosevelt, si erano fatti sotto per provare a passare una legge sanitaria nazionale. In quasi cento anni di lotte archiviate sotto gli attacchi dell’opposizione repubblicana e delle potentissime lobby farmaceutiche e assicurative. George W. Bush fallì un’altra riforma sociale importante, quella per le pensioni.

«Ora pensiamo al dopo» ha detto Obama raggiante quando, intorno a mezzanotte, è apparso nella East Room della Casa Bianca, subito dopo l’ultimo voto alla Camera, quello per adottare gli emendamenti. Ora il pacchetto tornerà al Senato, ma la vittoria è scontata: avendo seguito una formula di riconciliazione che ha prima adottato la versione del Senato e poi approvato alcuni emendamenti, per vincere ci vorrà soltanto la maggioranza semplice. E il dopo non significa soltanto la riforma del sistema finanziario, che sarà discussa a giorni dalla commissione guidata da Christopher Dodd.

  CONTINUA ...»

La riforma sanitaria è legge  Obama vince la sua battaglia  - Il Sole 24 ORE

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Putting Americans In Control of Their Health Care | The White House



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