Grillo ha disseminato in tutti questi anni una lunga lista di bufale scientifiche. In alcuni casi innocue, in altre un po’ meno. Daily Wired deciso di stilarne un elenco:
L’Aids non esiste
Screening, esami e diagnosi precoci sono pericolosi
I vaccini sono inutili
Pomodoro geneticamente modificato ha ucciso 60 ragazzi
ha descritto Luigi Di Bella come un martire che cura da 30 anni il cancro
Il Nobel rubato da Rita Levi Montalcini (definita “è una puttana”) )
È stata una bella battaglia con l’ Annunziata, penso che sia stato utile incavolarsi difendendo le proprie ragioni…». Alle sei di sera, a telecamere spente, Francesco Rutelli chiude su Facebook lo scontro con la giornalista a «In mezz’ ora», su RaiTre. Lucia Annunziata lo incalzava sui presunti finanziamenti che l’ ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, avrebbe versato alla fondazione Cfs, di cui Rutelli è presidente. E lui ha perso la pazienza: «Mo’ basta, non mi rompete le palle! Non ho preso un centesimo». Ma la conduttrice insisteva e il leader dell’ Api ha alzato il tono: «Vuol farsi querelare anche lei?»
Duro scambio polemico al consiglio regionale lombardo fra il governatore Roberto Formigoni e il consigliere Stefano Zamponi, capogruppo dell’Idv.
Durante il dibattito sulla cosiddetta ‘mozione Boni’ (Davide Boni, l’esponente leghista finito sotto inchiesta), Formigoni ha urlato “pirla, informati tu, pirla” all’indirizzo di Zamponi, che lo aveva accusato di non aver mai lavorato. Poi, richiesto di scusarsi dal presidente di turno Carlo Saffioti, Formigoni ha preso la parola: “Mi correggo, lei è un bugiardo”.
Alessandra Mussolini si scontra con Paola Concia sui diritti alle coppie gay. L’onorevole Mussolini ha sempre dichiarato la sua contrarietà all’adozione dei bambini da parte delle coppie gay. Guarda tutti i video su:
Sarà forse un accessorio della sobrietà, il sarcasmo di Mario Monti. Lui, il presidente del Consiglio, se ne serve per zittire con eleganza gli euroscettici britannici (“Ovviamente solo una profondamente superficiale cultura insulare può ingenuamente pensare…”), per bacchettare i parlamentari in Aula (“Se dovete fare una scelta, ascoltate, non applaudite”) o per rispondere a certe ‘minacce’ (“Staccare la spina al governo? Non ci consideriamo un apparecchio elettrico e non saprei se dovremmo essere un rasoio o un polmone artificiale”). Ma non è solo nei suoi discorsi che il premier sfodera uno stile garbatamente pungente. Perché esso traspare anche in certi comunicati stampa di Palazzo Chigi. Nei quali si avverte l’impronta del professore.
«La Lega all’inizio veniva percepita un po’ come xenofoba e razzista. Su questo ci abbiamo marciato. Aumentavano i consensi». Così Roberto Maroni, esponente del Carroccio ed ex ministro dell’Interno, durante una sua lezione sulla comunicazione politica agli studenti dell’Università dell’Insubria.
L’uso della parola “idiota” impone qualche precisazione. Idiota, in senso etimologico, significa “uomo del luogo” ed è un termine la cui radice greca vuol dire “particolare“. Per gli antichi greci idiota era colui che non aveva accesso alla dimensione universale, quello che viveva ancora nella caverna, o meglio, nella sua caverna.
Secondo gli ateniesi, i più stupidi erano i loro vicini più prossimi, quelli che abitavano ai margini della polis. Il termine fu appositamente coniato per definire quei soggetti, tuttavia gli ateniesi sapevano di avere degli “idioti” anche all’interno della loro città: i cinici. Idiota è dunque il soggetto votato alla più irriducibile autoctonia e al ripiego identitario
La Padania di ieri dedicava un articolo molto polemico a Mario Monti e a una sua “casa fantasma” in Svizzera, dicendo che non risultano sue proprietà in Svizzera mentre è noto che il presidente del Consiglio è solito passarci le vacanze estive. Monti ha risposto così:
«Pur non essendo ovviamente tenuto a fornire informazioni di questa natura – nello spirito di reciproca e crescente fiducia che avverto nei rapporti con i cittadini del Nord – intendo informare gli eventuali lettori della Padania che una delle affermazioni figuranti nell’articolo (“non risulterebbero dichiarazioni di Monti per proprietà in Svizzera”) è corretta. Infatti né io, né i miei familiari possediamo proprietà in Svizzera»
L’uso della parola “idiota” impone qualche precisazione. Idiota, in senso etimologico, significa “uomo del luogo” ed è un termine la cui radice greca vuol dire “particolare“. Per gli antichi greci idiota era colui che non aveva accesso alla dimensione universale, quello che viveva ancora nella caverna, o meglio, nella sua caverna.
Secondo gli ateniesi, i più stupidi erano i loro vicini più prossimi, quelli che abitavano ai margini della polis. Il termine fu appositamente coniato per definire quei soggetti, tuttavia gli ateniesi sapevano di avere degli “idioti” anche all’interno della loro città: i cinici. Idiota è dunque il soggetto votato alla più irriducibile autoctonia e al ripiego identitario
Operazione della Polizia all’alba di stamani in tutta Italia contro esponenti dei Centro sociali, dell’area anarchica e dell’autonomia che hanno partecipato a manifestazioni No Tav in Val Susa la scorsa estate. In 15 province sono state eseguite 26 ordinanze di custodia cautelare, una agli arresti domiciliari, quindici di obbligo di dimora e una di divieto di risiedere nella provincia di Torino. Sono lo sbocco di un’inchiesta della Digos della Questura di Torino e della Procura del capoluogo piemontese sulla guerriglia che si scatenò in Val Susa il 27 giugno e il 3 luglio dello scorso anno.
Ne discutiamo con Maurizio Tropeano. In studio Guido Tiberga. altro
Per descrivere lo stile comunicativo atipico di Mario Monti, il Prof. Morcellini parla di “Monti style” definendolo come «una dimostrazione di capacità comunicative per molti versi innovative della nostra scena politica». Tra gli elementi pregnanti che caratterizzano il nuovo premier, Morcellini mette in risalto «la sua voluta antispettacolarità che intende marcare in modo chiaro ed eccezionale la differenza con Silvio Berlusconi in quanto precedente inquilino di Palazzo Chigi». Secondo Morcellini il Presidente del Consiglio non appare interessato a seguire «le orme del berlusconismo, e proprio in questo risiede la sua capacità di parlare al popolo dell´antipolitica. Con il passare del tempo, infatti, la vera alternativa al mainstream sembra essere uno stile argomentativo sobrio e lontano dalla politica urlata, pieno di contenuti e lontano dal rincorrersi degli slogan».
Non si ferma la protesta del Movimento dei Forconi in Sicilia. Nell’isola ora scendono in piazza anche gli studenti, a fianco del movimento Forza d’Urto. A Palermo il corteo degli studenti è partito verso le 10 da piazza Indipendenza e ha attraversato la città fino al porto, ormai chiuso da due giorni, dove i giovani si sono uniti al presidio del movimento. Momenti di tensione nel capoluogo siciliano dove è stata bruciata anche una bandiera italiana durante il corteo. Anche le altre città sono state teatro delle manifestazioni studentesche come a Catania, a Vittoria in provincia di Ragusa e a Canicattì in provincia di Agrigento.
Umberto Bossi della Lega Nord Insulta pubblicamente il Presidente della Repubblica: reato di vilipendio, Crea la tua petizione online, cambiamo questo mondo dal basso. Firma per per le tue battaglie
1 giorno fa – Lo Sciopero dei Taxi minaccia di bloccare Roma, Fiumicino e l’Italia. Monti in trattativa, Alle 12 incontro a Palazzo Chigi tra sindacati e governo …
… alle manifestazioni di piazza, agli attentati anche sanguinosi, … Al punto che Equitalia, dopo aver cercato di respingerlo insieme a Sogei (il gestore …
2 gen 2012 – Roma, 2 gen. (Adnkronos) – “Continuano gli attentati contro gli uffici diEquitalia, nelle ultime ore sono avvenuti a Foggia e Modena. Si puo’ dire …
Il gesto delle corna per Giorgio Napolitano, apostrofato con la garbata definizione di terùn. Poi, sull’onda del coro dei militanti padani (“Monti vai a fare in c…”), una dedica raffinata anche al presidente del consiglio Mario Monti (“e magari gli piace, c…”"). Era la sera del 29 dicembre e nel gelo della kermesse leghista Berghem frecc di Albino (Bergamo), per scaldare il popolo verde Umberto Bossi, di fronte alle telecamere, si era esibito in un comizio parecchio disinvolto.
Quelle offese rivolte al capo dello Stato e al premier, però, potrebbero costargli care. Decine di cittadini italiani lo hanno denunciato per vilipendio al capo dello Stato e offese alle cariche istituzionali. La querela contro il segretario federale del Carroccio sarà depositata in dieci città: Verona (capofila), Vicenza, Bassano, Bergamo, Brescia, Trento, Milano, Roma, Napoli, Bari.
Una specie di class action politica – con una raccolta di firme geograficamente trasversale – in nome del rispetto e dell’onorabilità delle istituzioni. Il Senatore della Repubblbica ed ex ministro delle Riforme, Bossi – si legge nella denuncia – “ha proferito frasi e rivolto gesti di una gravità inaudita allIndirizzo delle più alte cariche dello Stato nonché dell’intera comunità nazionale” (per via della insulto “terùn”). “Usciamo dall”Italia andiamocene via” aveva esordito il Senatùr al raduno di Albino. Fino a quel “mandiamo un saluto
al Presidente della Repubblica “(facendo con la mano destra il gesto delle corna) . “D’altra parte nomen Oman… – aveva continuato – Si chiama napoletano… Oh no! Non sapevo che l’era un terùn”.
Secondo gli autori della denuncia non si è trattato di goliardia ma di un “attacco sovversivo contro l’Unità d’Italia e i suoi organi costituzionali”. I reati che si potrebbero prefigurare sono sovversione, vilipendio della Repubblica, delle istituzioni, nonché il reato di offesa all’Onore e al prestigio del presidente della Repubblica e vilipendio della nazione. L’iniziativa civile è partita da Verona, dove sono state raccolte le prime firme e presentate in Procura dagli avvocati. Il passaparola si è poi sparso nelle altre città.
La Procura competente – quella insomma che dovrà gestire il fascicolo sulle esternazioni di Bossi – è Bergamo: visto che gli eventuali reati, qualora dovessero essere accertati, si sono consumati a Albino, in Val Seriana, nella Bergamasca. Roccaforte leghista (la Provincia è guidata dal lumbard Ettore Pirovano), a Bergamo c’è stato però anche chi, e sono decine, non ha per niente gradito l’esuberanza anti italiana del leader della Lega, e il disprezzo dimostrato verso le istituzioni. Anche a Bergamo, come nelle altre città, le firme in calce sulla denuncia sono di cittadini comuni, estrazione sociale e appartenenza politica assortita, anche diversi immigrati.
Il Presidente del Consiglio ha appreso da fonti di stampa che il Senatore Roberto Calderoli avrebbe presentato in data odierna un’interrogazione a risposta scritta con la quale chiede di dar conto delle modalità di svolgimento della cena del 31 dicembre 2011 del medesimo Presidente del Consiglio.
Il Presidente Monti precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.
Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.
Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze.
Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie).
La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale.
Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.
Nel dare risposta al Senatore Calderoli, il Presidente Monti esprime la propria gratitudine per la richiesta di chiarimenti, poiché anche a suo parere sarebbe “inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare una festa utilizzando strutture e personale pubblici”. Come risulta dalle circostanze di fatto sopra indicate, non si è trattato di “una festa” organizzata “utilizzando strutture e personale pubblici”.
D’altronde il Presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni, quali gli incontri con rappresentanti istituzionali o con membri di governo stranieri. Pertanto, il Presidente, per raggiungere il proprio domicilio a Milano, utilizza il treno, a meno che non siano previsti la partenza o l’arrivo a Milano da un viaggio ufficiale.
esposto alle Procure della Repubblica
per sapere se i grossolani e disgustosi insulti di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configurino il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato.
In diritto penale si parla di vilipendio (dal latino vilipendere, composto da vilis, vile, e pendere, stimare: considerare vile) in riferimento ad alcuni reati che consistono in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti (particolarmente le istituzioni dello Stato)
Fra i tipi di reato individuabili nel codice penale italiano c’è il :
Vilipendio del presidente della Repubblica (art. 278): Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni
Documentazione sui fatti:
ALBINO (Bergamo), festa “Berghem Frecc” 30 dicembre 2011 – Insulti, fischi e grevi ironie contro il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica” (con il segno del dito): è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli.
“Il presidente della Repubblica – ha detto Umberto Bossi – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.
Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo” (si tratta di una minaccia ritorsiva?).
Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini napoletane di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.
per sapere se questo grossolano e disgustoso insulto di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configuri il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato
In diritto penale si parla di vilipendio (dal latino vilipendere, composto da vilis, vile, e pendere, stimare: considerare vile) in riferimento ad alcuni reati che consistono in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti (particolarmente le istituzioni dello Stato)
Vilipendio del presidente della Repubblica (art. 278): Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni
Documentazione:
ALBINO (Bergamo), festa “Berghem Frecc” 30 dicembre 2011 - Insulti, fischi e grevi ironie contro il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica” (con il segno del dito): è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli.
“Il presidente della Repubblica – ha detto Umberto Bossi – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.
Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo” (si tratta di una minaccia ritorsiva?).
Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini napoletane di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.
“Sono rimasta dispiaciuta e sorpresa per un linguaggio che pensavo appartenessa a un passato del quale non possiamo andare certo orgogliosi”, ha aggiunto il ministro riferendosi alle lotte sindacali dei decenni scorsi.
La Fornero ha poi stigmatizzato la “personalizzazione dell’attacco che non fa merito a chi lo ha condotto”
“Lei è un cialtrone. La sua arroganza non ha veramente limiti”. Così il deputato della Lega Gianluca Pini si rivolge, in Aula alla Camera, al presidente di Montecitorio Gianfranco Fini. Pronta la replica, che arriva mentre si levano molti brusii nell’emiciclo: “Non le consento di insultare la presidenza…è proprio vero – aggiunge Fini – che ogni botte dà il vino che ha”. altro
13 12 2011 Scilipoti parla con i manifestanti. Poi li insulta
Erano cittadini che manifestavano davanti Montecitorio per i diritti dei disabili. Messo sotto pressione dalle domande e dalle accuse incalzanti, il deputato di Popolo e Territorio è passato alle offese
“… Il libro che più mi ispira è il volto umano, fino al punto che non riesco a parlare, e nemmeno a formulare un pensiero, se non mi sta davanti qualcuno: almeno uno, un essere vivente; allora sono sicuro che il discorso si snoda in tutta abbondanza, come un torrente, a volte in troppa piena. Mi succede così quando predico, ad esempio: pur dopo anni e anni di praticaccia. E’ così: non mi viene la parola se non mi rappresento qualcuno in ascolto o che mi parli. Anzi, è questa la ragione per cui quasi tutto il mio scrivere si svolge in forma di colloquio: è sul filo dell’io e del tu che si snoda il discorso. A osservare bene, tutta la mia poesia è un colloquio.
No, non c’è praticaccia che tenga: se non guardo in faccia la gente, non riesco a parlare.
Sì, il mio primo libro è la faccia dell’uomo. Sono uno dal colloquio a vivo, più che di lettura, anche se il desiderio di leggere mi perseguita con graffiante nostalgia: uno dei tanti desideri che mi lampeggiano dentro, da sempre.” (David Maria Turoldo, La mia vita per gli amici)
“Dicono tutti che c’è la crisi ma i ristoranti sono pieni” è un classico dell’uomo della strada. Lo dice il tassista, lo dice l’avventore del bar, probabile che lo abbia detto ciascuno di noi in uno di quei momenti di spensierata dabbenaggine che costellano la vita di ogni persona qualunque. Sentire per la prima volta pronunciare quella frase al G20, da un capo di governo, è una svolta storica: vuoi dire che l’uomo della strada, con tutta la sua spensierata dabbenaggine, è arrivato al vertice. Ci ritroviamo dunque a essere governati da uno qualunque, che quando pensa una fesseria qualunque la dice a tutti. Probabile che alcuni italiani ne siano soddisfatti: “che bello, finalmente un pirla come me è al potere, questa sì che è democrazia”. Ma è probabile, anche, che altri italiani, tra i quali mi annovero, ne siano invece desolati. Forse suggestionati da vecchie letture scolastiche (Pericle, per esempio) pensavano che la democrazia fosse una selezione dei migliori. Aperta a tutti, ma destinata a individuare i migliori. Il vecchio concetto di classe dirigente, insomma. Ritrovarsi rappresentati nel mondo da uno che pensa e parla come l’ultimo di noi è un bruciante fallimento. Votare per uno “come noi” significa sprecare il voto e sprecare la democrazia. Vogliamo votare per uno che sia migliore di noi. Per questo – so-prattutto – non abbiamo mai votato Berlusconi.
L’immaginario leghista è un fenomeno che non può essere compreso all’interno dei canoni della razionalità politica perché si regge su elementi di differente natura e presenta caratteri originali. L’evento si terrà Giovedì 13 e Venerdì 14 ottobre 2011 presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca, Edificio U6, Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano
Dal 1994, con il dominio del berlusconismo, non solo inizia un nuovo ciclo della politica italiana ma si instaura, anche in relazione alla potenza informativa delle televisioni, un diverso tipo linguaggio della comunicazione politica.
Questo linguaggio funziona così:
- aggressività: tono alto della voce, digrignamento dei denti, insulti corredati da risate sgangherate
- denigrazione morale dell’avversario: consiste nello svilire PRIMA la persona parlante e POI i suoi argomenti
- indifferenza morale in rapporto agli esiti della denigrazione
- menzogna e disconferma: l’affermazione del giorno precedente viene smentita il giorno dopo: questo per ottenere l’effetto “schizzo di fango” (qualcosa resterà, anche se smentito
i link sottostanti rimandano al lavoro di analisi che effettuavo sul sito www.segnalo.it e terminano nel 2006. Negli anni successivi il miserabile (ma necessario) monitoraggio di questa degradazione linguistica si sposta qui: http://polser.wordpress.com/category/3-politica-italiana/linguaggio/Oggi occorrerebbe includere in questa ricerca il linguaggio dell’attore gheddafiano Grillo e agli esponenti del suo personalistico movimento che si chiama, credo, “il popolo viola” . Ma il disgusto è troppo profondo per dedicargli troppo tempo: ”Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, Dante, La divina commedia
2006
film documentario “Camicie Verdi”, la sconvolgente indagine di Claudio Lazzaro, ex-giornalista del Corriere della Sera, sulle origini e gli sviluppi della Lega Nord
La giornata di ieri era iniziata con l’attacco al Capo dello Stato del capogruppo alla Camera Reguzzoni, il sodale di Bossi che vorrebbe sorgere la Padania sulle ceneri dell’Italia, e per il quale «il popolo conta più di Napolitano». E finita con un Umberto Bossi ai limiti del cattivo gusto, «Napolitano mi è simpatico anche quando mi attacca, lo andrò a trovare». Per non dire dello stesso Berlusconi, che uscito dal Quirinale ha telefonato al ministro Galan e gli ha commentato così l’incontro: «La notizia è che il presidente della Repubblica non si dimette». Come Galan ha riferito, in diretta televisiva, ridendo: «E’ solo una battuta, solo un modo per dire che Berlusconi, a dimettersi, non ci pensa proprio»
“La frase sul Paese di m.? Sì, ma son cose che si dicono a notte inoltrata”.
Non è facile per il premier di una nazione, grande o piccoloa che sia, giustificare una frase come quella riferita a Berlusconi e intercettata nelle sue conversazioni notturne con l’”amico” (le procure non riescono a dare altre definizioni pertinenti) Lavitola.
Per riuscire nell’impresa di auto-difendersi, il presidente del Consiglio sceglie l’attacco, come nel suo stile, unito alla lamentazione. Il contrario dello stile britannico (never explain, never complain): e infatti per quel “shitty country” (paese di merda) gli inglesi, dal Guardian al Financial Times, si chiedono solamente come mai durante i drammatici giorni dell’attacco speculativo all’Italia, il suo premier passava le notti a discutere con i suoi avvocati. O con i suoi amici.
Da un lato il proprietario e direttore della testata Avanti! , che fu organo del Psi, si adoperava per aumentare le ansie giudiziarie del premier, e dall’altro provava a dirigere a proprio vantaggio le mosse processuali di Gianpaolo Tarantini, divenuto famoso per aver accompagnato donne a pagamento nelle residenze del capo del governo. E che al capo del governo poteva e potrebbe procurare qualche problema se dai fascicoli ancora segreti uscissero, nel processo barese a suo carico, le telefonate tra lui e Berlusconi; «ricordo che erano politicamente… mediaticamente pesanti», dice Tarantini a Lavitola in una telefonata.
È questo l’oggetto della trattativa nella quale Lavitola prendeva da Berlusconi i soldi per addomesticare Tarantini, ma al tempo stesso li nascondeva a Tarantini trattenendone per sé una buona fetta. Così si muoveva, nella ricostruzione dei pubblici ministeri napoletani, questo «soggetto senza scrupoli che non sembra fermarsi davanti a nulla», e nel suo ufficio romano di via del Corso tiene in bella vista le foto sue e del figlio in compagnia del premier.
«Nauseato da questo Paese»
Con Berlusconi Lavitola giocava al rialzo, puntando sui rischi che il presidente del Consiglio poteva correre nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4, dove peraltro è indagato Lavitola e non Berlusconi. Che infatti gli dice: «Non me ne fotte niente, capito?».
È la conversazione intercettata il 13 luglio scorso, alle 11 e un quarto di sera, nella quale il premier si lancia in un autentico sfogo: «Io sono assolutamente tranquillo… a me possono dire che scopo, è l’unica cosa che possono dire di me, è chiaro? Mi mettono le spie dove vogliono, mi controllano le telefonate… non me ne fotte niente… Io tra qualche mese me ne vado per i c… miei… da un’altra parte e quindi… vado via da questo Paese di m… di cui sono nauseato… punto e basta».
L’inchiesta che ha portato all’arresto di Tarantini – l’imprenditore barese che nel 2008 aveva portato Patrizia D’Addario a palazzo Grazioli – era stata al centro di una anticipazione, il 24 agosto scorso, del settimanale Panorama. Nell’indagine anche Valter Lavitola, direttore ed editore del quotidiano online Avanti!, per il quale è stato chiesto l’arresto. L’inchiesta è condotta dai sostituti procuratori Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli. Secondo Panorama, l’estorsione ai danni del Cavaliere sarebbe consistita in un versamento di 500 mila euro a Tarantini e in altre somme(20mila euro) versate ogni mese per pagare l’affitto della casa romana, forse quella in via Veneto dove oggi l’imprenditore barese e la moglie sono stati arrestati. Il presidente del Consiglio ha negato di essere vittima di un’estorsione e a Panorama ha dichiarato: ”Ho aiutato una persona (cioè Tarantini, ndr) e una famiglia con bambini che si è trovata e si trova in gravissime difficoltà economiche. Non ho fatto nulla di illecito, mi sono limitato ad assistere un uomo disperato non chiedendo nulla in cambio”.
L’ipotesi della procura di Napoli, secondo la ricostruzione di Panorama, è che Tarantini abbia ricevuto il compenso per continuare a dichiarare, nel processo barese in cui è indagato, che Berlusconi non sapeva di ospitare alle sue feste escort prezzolate dallo stesso imprenditore pugliese. Secondo l’accusa, il mezzo milione sarebbe dovuto servire, soprattutto, a convincere Tarantini a scegliere la strada del patteggiamento in un procedimento in cui sarebbe l’unico imputato, evitando così un processo pubblico con la conseguente diffusione di intercettazioni telefoniche ritenute imbarazzanti per il premier.
”Non era giusto aumentare le pene per quelli che si sentono anche un po’ disturbati da certe manifestazioni, persone normali che a volte si lasciano scappare qualche parola, anche in senso anche bonario”. Cosi’ Umberto Bossi ha commentato la bocciatura dell’aggravante dell’omofobia, avvenuta nei giorni scorsi alla Camera anche con i voti della Lega Nord.
”Meno male – ha detto Bossi – che non è passata l’aggravante dell’omofobia, tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta, questo è un augurio che facciamo a tutti. Meno male che ci siamo opposti a questa legge, perché non era giusta”.
Ancora uno scontro tra il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e un gruppo di contestatori. Invitato lunedì scorso a Viterbo a ‘Medioera’, il festival della cultura digitale di Viterbo, il ministro è stato fischiato dal pubblico mentre veniva intervistato dal direttore del quotidiano ‘Il Tempo’ Mario Sechi.
“Ma non vi rendete conto di quanto siete disperati e disgraziati? Ogni urlo che fate dimostra la vostra cretineria. Ho il consenso di 60 milioni di italiani e posso tollerare qualche cretino”, ha detto il ministro al gruppo di contestatori.
E’ tipico della cultura di sinistra. prima portano in palmo di mano qualcuno, finchè gli serve (in questo caso Umberto Veronesi). Poi quando questa sgarra dagli ordini ideologico culturali lo linciano e scannano. L’ho già provato sulla mia pelle. Ed è per questo che ora sono altrove.
Paolo Ferrario
….
Da eroe della sinistra a bersaglio. Da simbolo della battaglia antioscurantista, a favore della dignità della donna, della fecondazione assistita, di un fine vita dignitoso, a «propagandista» che «indossa la maglia degli ultras». Il problema è uno solo: Veronesi non è contrario al nucleare. E — a un mese dal referendum—ambientalisti, dipietristi e adesso pure giornali vicini al Pd non glielo perdonano.
Dal 1994, con il dominio del berlusconismo, non solo inizia un nuovo ciclo della politica italiana ma si instaura, anche in relazione alla potenza informativa delle televisioni, un diverso tipo linguaggio della comunicazione politica.
Questo linguaggio funziona così:
- aggressività: tono alto della voce, digrignamento dei denti, insulti corredati da risate sgangherate
- denigrazione morale dell’avversario: consiste nello svilire PRIMA la persona parlante e POI i suoi argomenti
- indifferenza morale in rapporto agli esiti della denigrazione
- menzogna e disconferma: l’affermazione del giorno precedente viene smentita il giorno dopo: questo per ottenere l’effetto “schizzo di fango” (qualcosa resterà, anche se smentito
film documentario “Camicie Verdi – Bruciare il tricolore”, la sconvolgente indagine di Claudio Lazzaro, ex-giornalista del Corriere della Sera, sulle origini e gli sviluppi della Lega Nord