L’assistenza domiciliare e quella agli anziani sono sempre di più affidate a persone, spesso immigrati, anche senza qualifiche – Quotidiano Sanità

 L’assistenza domiciliare e quella agli anziani sono sempre di più affidate a persone, spesso immigrati, anche senza qualifiche. Un fenomeno indotto dalla crisi economica, ma anche dalle scelte della politica, che alla crisi ha risposto tagliano i servizi per la cura e l’assistenza ai pazienti. È la fotografia italiana, ma anche europea, emersa da una recente indagine che l’Efn, la Federazione europea delle associazioni, che ha analizzato le ripercussioni della crisi economica internazionale sulla professione infermieristica in 34 Paesi europei.

TUTTO L’ARTICOO QUI: Infermieri denunciano: “Assistenza anziani e domiciliare in mano a immigrati non qualificati” – Quotidiano Sanità.


La gestione delle risorse per l’ADI: impatto sull’equità territoriale | segnalato da Laura Pelliccia in LombardiaSociale

vai a: La gestione delle risorse per l’ADI: impatto sull’equità territoriale | LombardiaSociale.


Servizio sociale dei Comuni – Ambito distrettuale Basso Isontino. Albo dei soggetti accreditati a svolgere il servizio di assistenza domiciliare nei Comuni

Servizio sociale dei Comuni – Ambito distrettuale Basso Isontino.

Albo dei soggetti accreditati a svolgere il servizio di assistenza domiciliare nei Comuni …
<http://www.serviziosociale.bassoisontino.it/cm/ambienti/servizio_sociale/unica/allegati/struttura_portale/20124171413310.doc20120417142827.pdf>


PrivatAssistenza: erogazione e gestione di interventi a favore di persone con necessità sanitarie e socio assistenziali

Italiassistenza spa – società titolare del marchio PrivatAssistenza è la prima patient care company italiana. Fondata nel 1993 a Reggio Nell’Emilia si occupa in particolare di assistenza domiciliare integrata (ADI) di media ed alta intensità.

“Operiamo da 20 anni nel settore dell’home care siamo specializzati nell’erogazione e gestione di interventi a favore di persone con necessità sanitarie e socio assistenziali. La nostra Mission è sempre stata quella di migliorare la qualità di vita dei nostri pazienti e delle loro famiglie attraverso la costante innovazione, integrazione e altissima qualità dei nostri servizi sanitari.”

Italiassistenza rappresenta la prima Rete nazionale di assistenza domiciliare in grado di erogare, gestire e monitorare servizi infermieristici fisioterapici, medici e socio-assistenziali con una copertura capillare dell’intero territorio nazionale.

PRINCIPALI CLIENTI
•  Privati cittadini (anziani, malati o disabili e le loro famiglie) •  Aziende health care (farmaceutiche, biomedicali, ossigenoterapia) •  Entri pubblici (ASL e Comuni) •  Compagnie di assicurazione •  Farmacie

ITALIASSISTENZA E’ FORMATA DA TRE DIVISIONI:

1 - Divisione PrivatAssistenza: il “la prima rete nazionale di assistenza domiciliare” dedicata ai privati cittadini (pazienti e famiglie) che richiedono servizi di assistenza domiciliare socio sanitaria attraverso il network territoriale di oltre 115 centri a marchio PrivatAssistenza.
I servizi e gli interventi di assistenza domiciliare sono offerti a favore di anziani, malati e disabili che necessitano di un aiuto al domicilio per servizi:
• Socio-assistenziali: assistenza diurna o veglia notturna, Igiene personale, alzata o messa a letto, vestizione o svestizione, aiuto al pasto, compagnia e vigilanza, deambulazione e mobilizzazione, prevenzione di ulcere da pressione, veglia notturna in ospedale, sostituzione integrazione badanti, servizi di trasporto assistito etc…
• Socio–sanitari infermieristici e fisioterapici: Iniezioni, medicazioni, flebo, medicazioni, bendaggi, cateterismi, rilevazione parametri vitali riabilitazione, rieducazione posturale …

2 - Divisione Sanità Integrativa:  gestisce, coordina e controlla, tramite centrale operativa H24, interventi sanitari domiciliari per conto delle più importanti ? compagnie di assicurazione ? Fondi sanitari ? Flexible Benefits.

3 - Divisione Disease Management: si occupa di sviluppare in partnership con società farmaceutiche progetti innovativi finalizzati al sostegno ed al supporto nella gestione di trattamenti domiciliari.
I nostri principali servizi disease management sono: •  Educazione infermieristica e del paziente all’autocura, e addestramento all’impiego di device medicali per patologie quali la sclerosi multipla, psoriasi, emofilia, ormone della crescita, diabete, malattie rare, etc … •  Educazione sanitaria per facilitare l’adesione di pazienti a terapie impegnative ed aiutali a capire l’importanza del trattamento •  Somministrazione e coordinamento della terapia •  Supporto e assistenza tecnica telefonica ai pazienti •  Assistenza al centro clinico ospedaliero •  Reportistica •  Trials clinici.
I servizi di Disease Management sono sviluppati a favore dei pazienti e della loro famiglia in partnership con primarie aziende farmaceutiche, istituzioni sanitarie, ASL, centri clinici ospedalieri, farmacie ospedaliere, e medici specialisti.

Le attività di Italiassistenza spa spaziano a 360° nel settore dell’home care:

dall’assistenza domiciliare agli anziani alla gestione di case di riposo;
dall’invio a domicilio di infermieri all’organizzazione di visite mediche;
dalla gestione di numeri verdi aziendali alla consulenza all’apertura di centri a marchio PrivatAssistenza specializzati nell’offerta di servizi socio assistenziali.

Grazie all’esperienza maturata nel corso degli anni la nostra rete è in grado di erogare:

●  servizi socio assistenziali
●  assistenza domiciliare personalizzata
●  servizi e prestazioni infermieristiche
●  interventi medici generici e specialistici

e copre l’intero territorio nazionale con:

●  oltre 115 centri operativi a marchio PrivatAssistenza
●  oltre 1000 medici convenzionati

●  oltre 3000 operatori socio assistenziali e sanitari.

da: L’azienda PrivatAssistenza.


Assistenza domiciliare. Indagine Spi-Cgil: “Solo per un anziano su cinque”

Assistenza domiciliare. Indagine Spi-Cgil: “Solo per un anziano su cinque” 
16 MAR - Questi i risultati di un’indagine dello Spi-Cgil su Adi e non autosufficienza. Il primato dell’offerta spetta all’Emilia-Romagna. Male Piemonte, Campania, Puglia e Sicilia. E dal 2005 al 2010 gli over 65 sono cresciuti di 768mila unità, di cui 207mila al Sud superando quota 12 mln. 

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Il valore della qualità nei servizi per gli anziani. Esperienze di valutazione e miglioramento, Monica Minelli , Walther Orsi , Rosa Angela Ciarrocchi , Gerardo Lupi, FrancoAngeli

Il valore della qualità nei servizi per gli anziani. Esperienze di valutazione e miglioramento
Argomenti
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 160,      1a edizione  2010   (Cod.1130.277)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 20,00
Disponibilità: Buona

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Codice ISBN: 9788856825695

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In breve
I servizi per gli anziani richiedono sistematiche valutazioni e continui adeguamenti a livello quantitativo e qualitativo. In questa prospettiva l’AUSL di Bologna ha sviluppato uno specifico percorso di miglioramento della qualità dei servizi per gli anziani, che ha coinvolto diverse aree: la dimissione protetta dall’ospedale, l’assistenza domiciliare, l’assistenza presso strutture protette e lungodegenze, i servizi per le demenze. Il testo riporta gli atti di un workshop su queste tematiche.
Presentazione del volume

Il sistema di welfare italiano deve affrontare una sfida di particolare rilievo: la necessità di un adattamento continuo dei servizi per rispondere a nuovi bisogni, a una crescente domanda di personalizzazione e qualità degli interventi. Nell’area dei servizi per gli anziani, l’invecchiamento della popolazione fa emergere con forza tale sfida e richiede al sistema di welfare di attrezzarsi per garantire un miglioramento continuo della qualità dei servizi e un monitoraggio sistematico delle attività.
Il libro presenta un insieme organico di esperienze di valutazione e miglioramento della qualità, esposte nell’ambito del Workshop per operatori socio-sanitari e dei servizi convenzionati “Il percorso di miglioramento della qualità nei servizi per anziani dell’Azienda USL di Bologna”, tenutosi nel 2009 a Bologna. Il percorso è stato fortemente condiviso tra tutti gli attori in grado di promuovere qualità – ASL, Enti Locali, ASP, organizzazioni profit e no profit, professionisti, volontari, Comitati Consultivi Misti, famiglie ed anziani – e mirato, in una prospettiva di innovazione sociale partecipata, al miglioramento della cura e della qualità della vita degli anziani. Gli elementi teorici, gli strumenti metodologici e le esemplificazioni concrete, contenuti nel testo, rappresentano una “cassetta degli attrezzi” utilizzabile da chi opera nei servizi socio-sanitari per gli anziani.
Il volume si rivolge quindi ad amministratori, operatori socio-sanitari, responsabili di organizzazioni profit, no profit e volontari per consolidare un’alleanza con le famiglie e gli anziani, per la qualità della vita e dei servizi.

Monica Minelli, sociologo e assistente sociale, è direttore del Dipartimento delle Attività Socio-Sanitarie dell’Azienda USL di Bologna.
Walther Orsi, sociologo, docente di Programmazione, organizzazione e gestione dei servizi sociali presso l’Università di Bologna, è direttore del Programma ‘Salute Anziani’ dell’Azienda USL di Bologna. Per i nostri tipi ha pubblicato Progettare insieme la qualità della vita (2003) e Qualità della vita e innovazione sociale (2009).
Rosa Angela Ciarrocchi, sociologo sanitario, si occupa di sistemi informativi, valutazione e ricerca nell’ambito delle organizzazioni no profit ed è consulente presso l’Azienda USL di Bologna.
Gerardo Lupi, sociologo sanitario, si occupa di formazione e consulenza organizzativa
nell’ambito dei servizi socio-sanitari e del terzo settore e collabora con il Programma ‘Salute Anziani’ dell’Azienda USL di Bologna.

Indice

Giuliano Barigazzi, Presentazione
Francesco Ripa Di Meana, Introduzione
Anna Del Mugnaio, Programmazione, governance e qualità dei servizi sociosanitari
Qualità e valutazione: metodi e ricadute
(Massimo Annicchiarico, Introduzione; Laura Biagetti, Valutare la qualità nei servizi alla persona;Walther Orsi, Costruire qualità: il metodo di lavoro partecipato; Carlo Hanau, Sonia Cavallin, Il Comitato Consultivo Misto come strumento di partecipazione dei cittadini e delle associazioni;Raffaele Tomba, La qualità nell’accesso ai servizi: l’avvio dello sportello sociale nel Comune di Bologna; Anna Maria Nasi, L’integrazione socio-sanitaria nell’ADI; Simonetta Puglioli, La qualità dei servizi socio-sanitari per anziani: esperienze e prospettive)
Qualità e assistenza domiciliare
(Gabriele Cavazza, Introduzione; Lucia La Rovere, Garanzie di qualità nell’assistenza domiciliare;Rosanna Giordani, La cartella ADI; Chiara Petrucci, La valutazione della soddisfazione degli utenti ADI)
Qualità e assistenza nelle strutture residenziali e nelle lungodegente
(Luca Barbieri, Introduzione; Marco Domenicali, Gerardo Lupi, Maria Cristina Pirazzini, Marco Sinoppi, L’esperienza dell’Azienda USL di Bologna: valutazione della qualità e monitoraggio dei servizi alla persona nelle strutture protette; Clelia D’Anastasio, Rosa Angela Ciarrocchi, Il progetto demenze: percorsi di miglioramento e qualità percepita; Aldina Gardellini, Relazione clinico-organizzativa fra Ospedale e Strutture Residenziali per anziani; Mauria Rambaldi, Il controllo di qualità nelle lungodegente private accreditate a Bologna: un percorso di miglioramento; Giovanni Agrestini, Indicatori di qualità, miglioramento continuo, ruolo della direzione; Lucio Tondi, Il contributo del medico al miglioramento della qualità erogata agli anziani non autosufficienti istituzionalizzati; Lauretta Fagioli, Il servizio infermieristico nelle strutture residenziali: strategie per la qualità; Monica Gamberoni, La riabilitazione estesa: un lavoro di equipe a garanzia della qualità del servizio; Paola Burnelli, L’apporto professionale del Coordinatore di Nucleo per il miglioramento della vita dell’anziano in un servizio residenziale)
Qualità delle relazioni nelle strutture residenziali
(Maura Guerzoni, Stefania Moscardelli, Introduzione; Fabio Cavicchi, PAI e programmazione dell’assistenza. Qualità delle relazioni nelle strutture residenziali; Luca Boschiero, Carta dei Servizi come strumento di informazione e comunicazione; Stefano Canova, Animazione. Tra attimi “esterni” e “tenuta” di programmi; Rosa Angela Ciarrocchi, Gerardo Lupi, Il miglioramento della qualità della vita nelle strutture)
Monica Minelli, Conclusioni
Riferimenti bibliografici

Gli autori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il valore della qualità nei servizi per gli anziani. Esperienze di valutazione e miglioramento.


Vivere in famiglia con la badante, 27 febbraio 2012, ore 14, Spazio Oberdan, sala Alda Merini, Viale Vittorio Veneto 2, Milano

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Le Cure Palliative Domiciliari in Italia – da AGENAS – CURE PRIMARIE

Le Cure Palliative Domiciliari in Italia – AGENAS

Ultimo agg. il 27 novembre 2010

Documento di valore strategico al fine di rendere concreti ed attuabili le indicazioni normative emerse dalla recente approvazione della legge 15 marzo 2010 n.38 – Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore

Pubblicato il Quaderno n 7 dell’ AGENAS – Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, suirisultati dell’indagine nazionale sul “Sistema delle cure palliative domiciliari” – realizzata dall’Agenas e dal Ministero della Salute in collaborazione con la Società italiana cure palliative (Sicp), la Società italiana di medicina generale (Simg), la Fondazione Floriani, la Federazione cure palliative (Fcp) e tutte le Regioni italiane - presentata oggi nell’ambito del congresso nazionale delle Simg in corso a Firenze.

L’indagine si riferisce al periodo 2008-2009.

Leggi l’esauriente articolo di QuotidianoSanità

da Pubblicazioni – Le Cure Palliative Domiciliari in Italia – AGENAS – CURE PRIMARIE.


Regione Lombardia, riforma dell’ADI per il 2012, schede analitiche a cura di Lombardiasociale.it

primi commenti sulla riforma che la Regione ha previsto per l’ADI e un resoconto iniziale sulla sperimentazione in atto in alcune ASL da giugno 2011, a cura di Lombardiasociale.it

vai a: Disegnato il percorso di riforma dell’ADI per il 2012 | LombardiaSociale.


Il sostegno alla domiciliarità della persona anziana con la rete dei servizi e le risorse del territorio, 25 novembre 2011, 9-17, Assago (Milano), sala comunale via Caduti 7

La Bottega del Possibile in collaborazione con ANSDIPP Nazionale e il Comune di Assago organizza un Convegno sul tema:

IL SOSTEGNO ALLA DOMICILIARITÀ DELLA PERSONA ANZIANA

CON LA RETE DEI SERVIZI E LE RISORSE DEL TERRITORIO
LE STRUTTURE RESIDENZIALI A SOSTEGNO DELLA DOMICILIARITÀ

 che si svolgerà in data venerdì 25 novembre 2011, dalle ore 8.30 alle ore 17.00, presso la Sala Comunale - Via dei Caduti, 7 - Assago (MI)

depliant programma Convegno 25-11 pag.1.pdf

depliant programma Convegno 25-11 pag.2.pdf

 MODULO DI ISCRIZIONE.doc

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conCura – servizio che si occupa di assistenza famigliare alla persona, offrendo una risposta a tutte le esigenze legate al bisogno di cura domiciliare per anziani, persone non autosufficienti e diversamente abili, Cooperativa sociale Piccolo Principe, Milano

conCura è un servizio che si occupa di assistenza famigliare con competenza e attenzione alla persona, offrendo una risposta a tutte le esigenze legate al bisogno di cura domiciliare per anziani, persone non autosufficienti e diversamente abili.
conCura si interessa di: 
• Gestire l’incontro fra domanda-offerta attraverso un’analisi professionale delle competenze degli assistenti famigliari-badanti e del bisogno della famiglia.
• Valorizzare e perfezionare le competenze degli assistenti famigliari.
• Monitorare la qualità della relazione fra assistente famigliare, assistito e famiglia (o amministratore di sostegno), in modo da migliorare le condizioni di vita dell’assistito e aumentare il livello di soddisfazione di assistenti e famiglia, così da contenere le conflittualità e ridurre il turn over.
Sollevare la famiglia o l’amministratore di sostegno dal disbrigo delle pratiche amministrative e burocratiche

L’operatore a te dedicato da conCura, segue tutte le fasi di incontro intervenendo:
prima di presentarti un’assistente famigliare, attraverso un’accurata analisi dei tuoi bisogni e un attento lavoro di selezione per proporti personale adatto alle tue esigenze
• nel momento dell’incontro occupandosi degli aspetti amministrativi e di contratto
durante il rapporto di lavoro monitorando la relazione fra assistente famigliare e persona assistita, effettuando le sostituzioni e seguendo tutti gli aspetti burocratici e amministrativi della gestione del contratto di lavoro.

Tutto ad un prezzo equo poiché conCura è gestito da Piccolo Principe, cooperativa sociale ONLUS senza scopo di lucro.

da conCura – Homepage.


Cosa bisogna sapere sulle BADANTI, da http://www.assistere.net, Roma

vai a: Rapporti con una badante/assistente


le donne coinvolte nel lavoro di cura sono stimate in 774.000, di cui 700.000 straniere

Un numero crescente di famiglie si rivolge al mercato privato, assumendo
assistenti familiari, le cosi dette “badanti”. Il numero di queste donne
coinvolte nel lavoro di cura sono stimate in 774.000, di cui 700.000
straniere. …
<http://www.famigliacristiana.it/famiglia/news/articolo/io-mi-prendo-cura_141011104157.aspx>


G. Casale, Assistere a casa: Guida alla soluzione dei problemi che si presentano nell’assistenza domiciliare –

Novità ottobre 2011
Suggerimenti e indicazioni per prendersi cura
di una persona malata
nel suo domicilio
ASSISTERE A CASA
Volume di pagine 156  illustrato con 73 figure
ASSISTERE A CASA

Nuova per semplicità di linguaggio e facilità di comprensione di contenuti scientificamente rigorosi,questa Guida pratica scaturisce dall’esperienza di sanitari al lavoro ogni giorno con persone malate nei loro contesti familiari, affrontando tutto quello che può accadere all’interno delle case durante l’assistenza domiciliare.

Con il supporto di figure esplicative, il volume illustra in dettaglio le particolari situazioni con cui la famiglia e il malato stesso devono confrontarsi
 e gli accorgimenti da adottare in base allo stato del paziente che necessita sia di cure mediche sia di un’assistenza di tipo operativo anche attraverso l’utilizzo di appositi presidi.

Nella trattazione dei seguenti argomenti, il testo pone l’attenzione sulle necessità più importanti, sui dubbi più comuni, sulle possibili situazioni “difficili” che a volte diventano vere urgenze, senza dimenticare i piccoli interrogativi che spesso sono motivo di forte ansia non solo per il paziente ma anche per i familiari:

1.
LA RETE DEI SERVIZI TERRITORIALI E LA CONTINUITA’ ASSISTENZIALE
La continuità assistenziale.
I servizi sociali.
Il coordinamento dei servizi.

2.
IL PAZIENTE A CASA
Come organizzare la casa.
Come muovere il malato.
L’igiene.
Cambio degli indumenti.
Disinfezione-sterilizzazione.

3.
ALIMENTAZIONE E MALATTIA
Diabete.
Ipertensione/Insufficienza cardiaca.
Insufficienza renale.
Disidratazione.
Presenza di lesioni da pressione.
Nutrizione artificiale.

4.
LA GESTIONE DEL DOLORE
Il dolore.
La terapia del dolore.

5.
TECNICHE DI ASSISTENZA
Controllo generale del paziente.
Gestione dei farmaci a domicilio.
Sostegno respiratorio.
Sostegno nutrizionale.
Sostegno nell’eliminazione urinaria e intestinale.
Cura della cute.

6.
SITUAZIONI PER LE QUALI BISOGNA AVVERTIRE IL MEDICO E L’INFERMIERE
Alterazioni dello stato mentale.
Vomito.
Alterazioni dell’alvo.
Dolore.
Febbre.
Convulsioni-Attacco epilettico.
Emorragia-Perdita di sangue.
Affanno-Respira male-Dispnea.

7.
LA RIABILITAZIONE
Paziente con problemi ortopedici.
Paziente con problemi neurologici.
Riabilitazione respiratoria.
Gli ausilii.

8.
IL RUOLO DEL VOLONTARIO.

9.
DIRITTI DEL MALATO E DELLA FAMIGLIA: COME MUOVERSI NELLA RETE DEI SERVIZI.

G. Casale, specialista oncologo e gastroenterologo, fondatore dell’Associazione, Unità Operativa di Cure Palliative ANTEA, di cui è anche coordinatore sanitario e scientifico, membro di molte Commissioni del Ministero della Sanità in ‘Cure Palliative’, autore di diverse pubblicazioni, docente in numerosi Master Universitari.
C. Mastroianni, infermiera esperta in cure palliative, presidente di Antea Formad (scuola di formazione e ricerca di Antea Associazione), membro del comitato scientifico
dei Master per infermieri e medici in cure palliative dell’ Università degli studi di Roma Tor Vergata.


“Veniamo a trovarvi”, a sostegno della domiciliarità per far star meglio a casa gli anziani soli Tutte le riflessioni e le iniziative della “Bottega del Possibile”: dalla proposta alla realizzazione concreta del progetto, da Forum sulla non Autosufficienza

Nell’autunno 2007 il “Centro Studi” della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo ha chiesto la collaborazione dell’Associazione di Promozione Sociale “La Bottega del Possibile” (con sede a Torre Pellice) per approfondire il tema della cultura della domiciliarità nei confronti delle persone anziane. L’Associazione ha dunque trasmesso al “Centro Studi” un insieme di riflessioni sul significato della dimensione domiciliarità, sull’esigenza del suo rispetto quando la persona lo richiede, sulla necessità che nasca, o si rinforzi, sul territorio, nei fatti, concretamente, il sistema domiciliarità. Da parte de “La Bottega del Possibile” si volevano trasmettere alcuni concetti di base, quali:
- il rispetto della domiciliarità fa salute, fa star meglio, crea di per sé “ben-essere” finché è possibile restare nella propria casa con i sostegni adeguati;
- l’unica soluzione, ancora molto presente, davanti a situazioni complesse e problematiche per ogni età (anziani, disabili, minori in difficoltà) non è più l’allontanamento dalla casa nel contesto significativo della persona ma, in molte situazioni sul territorio un sistema inquadrato in una politica sociale globale, di rete;
l’espressione “domiciliarità” non è uguale ad “assistenza domiciliare”; i due significati sono assai diversi;
- anche la struttura residenziale, inserita in una logica di rete integrata sul territorio, può essere, ed è, se lo vuole, uno strumento per sostenere
la domiciliarità, per aiutare a stare a casa.

Si sono dunque trasmessi al “Centro Studi” alcuni documenti in riferimento a quanto sopra detto con la speranza che la priorità del sostegno alla domiciliarità fosse assunta negli atti d’indirizzo della Fondazione. Successivamente, dopo l’accoglienza nella propria programmazione triennale del messaggio-domiciliarità, da parte della Fondazione stessa, è stato chiesto all’Associazione la predisposizione di un progetto operativo concreto finalizzato a dimostrare la fattibilità e la sostenibilità della realizzazione sul territorio di un progetto reale di sostegno alla domiciliarità.


La proposta concreta 

Nell’aprile 2008 è stata presentata alla Fondazione, da parte dell’Associazione, un’ipotesi di progetto dal titolo: “Domiciliarità e residenzialità, una proposta per il sostegno alla domiciliarità in un progetto di rete”. La proposta è stata possibile anche perché, nel frattempo, i responsabili (Vice Presidente e Direttore) della “Casa Don Dalmasso” di Bernezzo (CN) avevano chiesto alla nostra Associazione di costruire insieme un’iniziativa significativa relativa alla cultura della domiciliarità. È nato così, dall’incontro tra tre espressioni di volontà finalizzate a sperimentare il ruolo di sostegno alla domiciliarità da parte della struttura residenziale, il progetto “Veniamo a trovarvi”. Il progetto ipotizzava il potenziamento dell’utilizzo di “servizi interni” della struttura al fine di renderli disponibili per chi desiderava continuare a vivere a casa propria supportato da alcuni servizi portati a domicilio. Soprattutto, come assoluta novità, nel progetto predisposto dall’Associazione, si prevedeva l’uscita sul territorio di un’operatrice OSS, che visitasse regolarmente le persone anziane, sole o in coppia, per attivare un “ascolto itinerante” di accoglienza di sostegno, di monitoraggio dei problemi e delle esigenze. La proposta è nata dalla realizzazione, estremamente positiva, in Val Pellice, a partire dal 1971 per oltre 20 anni del “visitatore domiciliare itinerante”. Si proponeva, dunque, un progetto sperimentale come risposta di solidarietà e di giustizia in un cammino, forte e determinato, d’innovazione sociale, per il rispetto della domiciliarità, contenuto nel senso dei primi articoli della nostra Costituzione. La proposta è stata accolta dalla Fondazione. Sono pertanto iniziati i vari momenti e passaggi per predisporre concretamente un buon progetto nei confronti dei cittadini, attraverso un rapporto positivo con la rete delle risorse locali e delle istituzioni pubbliche e private, nonché con i medici di famiglia e il volontariato.

La preparazione concreta della sperimentazione
Da subito è risultato evidente che si trattava mdi un progetto non sostitutivo di compiti istituzionali, ma che intendeva “incrementare” le risposte esistenti non sufficienti, o non presenti, e sviluppando ed arricchendo a livello di prevenzione la raccolta di segnali premonitori di malessere, di “campanelli d’allarme” per arrivare prima, per arrivare con un intervento tempestivo rispetto a bisogni nascosti, non ancora conclamati, ma esistenti, anche se sottovalutati o sconosciuti. I responsabili della struttura residenziale hanno realizzato scelte adeguate, appropriate e positive sia per individuare gli operatori da “far uscire” (in particolare l’OSS itinerante), sia nel sensibilizzare tutti gli operatori della struttura stessa
(anche gli “interni”) affinché si cogliesse il significato pieno e positivo dell’iniziativa con il consenso e la collaborazione di tutti gli operatori
della struttura residenziale, anche di quegli operatori che, restando “dentro”, avrebbero comunque accolto a livello diurno persone anziane che,
alla sera o dopo pranzo, sarebbero rientrate nella loro casa. Una bella lettera del Sindaco, che annunciava ai suoi cittadini l’avvio
della sperimentazione chiedendo “fiducia”, ha contribuito in modo eccellente a una buona accoglienza del progetto da parte non solo della
popolazione interessata, ma anche dei negozianti, della farmacia, dei Parroci, dei medici di famiglia, del volontariato. L’Associazione “La Bottega del Possibile” ha svolto oltre alle funzioni di coordinamento, monitoraggio, verifica e valutazione, un programma di formazione per gli operatori coinvolti e i volontari, dando un contributo positivo per conoscere il territorio, per cogliere i problemi e i bisogni sconosciuti, per attivare progetti integrati (programmati e innovativi) con il Consorzio dei Comuni, per potenziare sul territorio le relazioni di solidarietà e partecipazione finalizzato ad un cammino comune rispetto alle persone “più fragili”.

Forum sulla non Autosufficienza.


Luciana Quaia, Psicologia della casa | pubblicato in Muoversi Insieme di Stannah, 2011

Ci troviamo spesso, su queste pagine, a trattare argomenti che riguardano sicurezza e tecnologia della casa , con proposte utili a raggiungere comfort e accessibilità anche quando le forze del corpo fisico si allentano. Questo per garantire ad ogni persona il diritto ad abitare il proprio spazio vitale nonostante gli impedimenti che sovente, con dolore, impongono il trasferimento in una struttura assistita.

In questo articolo si cercherà di approfondire il significato simbolico e psicologico che la casa riveste per l’essere umano, al di là del suo aspetto meramente materiale. La dimora, infatti, oltre a costituire riparo e protezione dalle avversità del mondo esterno, rappresenta dal punto di vista psicologico il nostro primo universo e spazio privilegiato per la nostra individuazione

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leggi tutto l’articolo qui:


la Conferenza annuale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha adottato la Convenzione sui diritti dei lavoratori domestici,

I lavoratori e le lavoratrici domestiche sono circa 53 milioni in tutto il mondo secondo le stime ufficiali, ma alcuni studiosi ritengono che la cifra possa arrivare anche a 100 milioni, perché in molti paesi i domestici sfuggono alle statistiche e non vengono considerati, né registrati come lavoratori veri e propri.

Proprio per assicurare dignità e parità di trattamento, ieri la Conferenza annuale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha adottato la Convenzione sui diritti dei lavoratori domestici, con un’ampia maggioranza di voti. La Convenzione è frutto di un confronto durato anni, di lunghi dibattiti tra organizzazioni non governative, associazioni di donne e di migranti, sindacati e istituzioni internazionali. 

da Svolta storica per colf e badanti Convenzione Onu per i loro diritti – Repubblica.it.


Andrea Stuppini, LA BADANTE ALLA FRANCESE, in La voce.it

LA BADANTE ALLA FRANCESE

di Andrea Stuppini 27.05.2011

In Italia l’assistenza pubblica agli anziani è insufficiente. Se ne fa carico la famiglia, spesso ricorrendo alle assistenti familiari. Che sono per lo più straniere e dunque soggette a decreti flussi di dubbia efficacia e a sanatorie varie. Risultato: molti rapporti di lavoro solo formalmente in regola e tanti accordi in nero. Eppure, in Francia con la metà dei soldi spesi nel nostro paese si è creato un sistema integrato, che garantisce un collegamento stabile tra le assistenti e i servizi sul territorio, superando i limiti del rapporto individuale tra anziano e badante.

segue quii: Lavoce.info – ARTICOLI – LA BADANTE ALLA FRANCESE *.


9° Congresso Nazionale della C.A.R.D. – I conferenza nazionale sulle cure domiciliari – Le cure domiciliari tra utopia e quotidiano

9° Congresso Nazionale della C.A.R.D. – I conferenza nazionale sulle cure domiciliari – Le cure domiciliari tra utopia e quotidiano
[Sito interno] Primo annuncio Congresso CARD 2011

DESTINATARI
Il Congresso è rivolto a tutti gli Operatori dei servizi delle Aziende USL, con particolare riferimento a quelli che operano nei Distretti, agli operatori delle Regioni (Agenzie di Sanità Pubblica, Assessorati alla Sanità) delle Province e dei Comuni. Il Congresso è inoltre rivolto ai Rappresentati delle Associazioni dei Cittadini.

PRIMA SESSIONE
Le cure a domicilio: i Distretti Italiani e la sfida del terzo millennio: dove siamo dove andremo.

SECONDA SESSIONE
Tra integrazione ed interazione tra medico e medico e da medico a medico lo sviluppo della “leadership diffusa” quale strumento di competizione cooperativa per il riconoscimento e la valorizzazione delle reciproche competenze nella primary helth care.

TERZA SESSIONE
Curare a casa: diritti, doveri ed esigenze di civilta’. I nuovi percorsi di miglioramento professionale: le esperienze degli infermieri.

QUARTA SESSIONE
A casa e dintorni. Scienza e conoscenza nelle cure domiciliari e di prossimita’: quale integrazione con il sociale? Prospettive ed esperienze.

Indagine sullo stato di attuazione dei Distretti in Italia
E’ in fase conclusiva l’indagine nazionale sullo stato di attuazione dei Distretti realizzata dall’Age.Na.S in collaborazione con CARD. La ricerca ha analizzato le caratteristiche strutturali della rete con particolare riferimento all’integrazione nel sistema dell’assistenza primaria e all’impatto organizzativo dei modelli applicati. I risultati della ricerca saranno presentati in occasione del prossimo Congresso CARD di Padova.
Progetto di ricerca Bocconi-CARD
Il Progetto “I driver di sviluppo dei servizi territoriali, analisi comparativa delle best practice del SSN”, commissionato da CARD nel 2009 all’Università Bocconi, nasce per rispondere alla necessità di una maggiore conoscenza delle migliori esperienze presenti sul territorio e all’esigenza di diffondere e condividere la conoscenza delle best practice. Oltre all’immediata finalità d’identificare gli strumenti di gestione eccellenti e vincenti in tema di organizzazione dei servizi territoriali, il Progetto si propone di diffondere i risultati derivanti dall’analisi delle stesse esperienze con particolare riferimento al rapporto strumenti/obiettivi e all’efficacia dei driver. I primi risultati del progetto saranno presentati durante il Congresso nazionale CARD di Settembre 2010.

Distretti Sanitari.


L’Italia è il paese europeo con più badanti e meno servizi pubblici

L’Italia è il paese europeo con la più limitata disponibilità di servizi pubblici destinati all’assistenza degli anziani non autosufficienti, e al contempo quello che fa più ricorso alle badanti impiegate privatamente dalle famiglie. Il quadro “dai contorni piuttosto definiti” emerge dal rapporto “L’assistenza agli anziani non autosufficienti”, che dedica uno specifico capitolo al confronto tra il nostro paese e la situazione nel resto d’Europa. Lo studio rileva che negli ultimi dieci anni l’offerta pubblica di servizi domiciliari è cresciuta in tutta l’Europa meridionale, dove però non ha raggiunto i livelli garantiti nel resto del continente. Nei paesi del Nord, infatti, la percentuale di utenti raggiunti dai servizi pubblici a domicilio è sì leggermente scesa (passando dal 14% dei primi anni Novanta ai 13% della metà degli anni Duemila), ma rimane ben al di sopra di quella italiana, dove nello stesso periodo si è passati dal 2 al 4,9% di anziani assistiti a domicilio a spese pubbliche. La Francia arriva all’8%, la Germania al 7%, la Svezia al 9%, la Danimarca addirittura al 21%. E la media dell’Europa a 15 è del 10%.

segue qui:

SuperAbile INAIL, Politiche e Buoni Esempi – L’Italia è il paese europeo con più badanti e meno servizi pubblici



“Badanti: la nuova generazione” – Dossier di ricerca , www.qualificare.info



Slides presentate al convegno del 28 novembre 2008, in cui il Dossier è stato illustrato e discusso: 

Badanti al futuro: la nuova generazione – di Sergio Pasquinelli

Formare le assistenti familiari: percorsi a confronto – di Giselda Rusmini

L’incontro tra domanda e offerta di cura – di Claudia Sala

Assistenti familiari e ruolo delle famiglie – di Patrizia Taccani

vai a: www.qualificare.info.


Gaetano De Luca, Badanti, sportelli e servizi ad hoc per reclutarle | Muoversi Insieme

Scegliere un’assistente familiare per i propri bisogni o per quelli di un nostro familiare non costituisce un’operazione semplice. Chi cerca una badante, infatti, spesso non sa a chi rivolgersi e soprattutto non ha alcuna garanzia sulle capacità professionali e sulla qualifica di chi dovrà assumere alle proprie dipendenze.
Lo strumento più utilizzato sino a poco tempo fa è stato quindi il semplice passaparola. Si è così andata creando una situazione di grande confusione e dispersione, sicuramente lesiva degli interessi delle famiglie e delle stesse badanti

oggi il settore si trova ancora privo di una normativa nazionale di riferimento che imponga determinati requisiti finalizzati a garantire una certa qualità e adeguatezza dell’assistenza.
Per colmare questo vuoto, con lo scopo di qualificare e supportare il profilo professionale dell’assistente familiare, nonché di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro tra famiglie e lavoratrici, a livello territoriale regionale, provinciale o comunale, sono stati creati dei veri e propri albi/registri pubblici e sono stati costituiti degli appositi servizi di supporto, ovvero una rete di Sportelli ad hoc.

vai all’intero articolo qui:

Badanti, sportelli e servizi ad hoc per reclutarle | Muoversi Insieme.


ASSISTENZA A DOMICILIO E RSA: quali risposte agli anziani non autosufficienti?, Convegno del Sindacato Pensionati Cgil Como, auditorium Don Guanella via T. Grossi 18, 21 ottobre ore 9,20-13,30

Programma

Il   sistema delle Residenze Sanitarie Assistenziali, come modo prevalente di rispondere alla non autosufficienza degli anziani, sta entrando in difficoltà: crescita dei costi nella gestione delle strutture, mancato adeguamento della quota sanitaria, difficoltà delle famiglie a sostenere le rette, problemi di insolvibilità che si scaricano sui Comuni.

Occorre     nell’interesse primario    degli anziani, ma anche nell’interesse delle RSA e di tutte le istituzioni, trovare un nuovo equilibrio.

Il grado di non autosufficienza degli anziani ricoverati e i bisogni di personalizzazione richiedono un adeguato finanziamento pubblico e richiedono di affrontare in modo equo e sostenibile i temi della responsabilità e della compartecipazione dei ricoverati e delle loro famiglie.

Ma soprattutto va potenziata una risposta integrata nel territorio e una più estesa e qualificata assistenza domiciliare.

ore 9.20 Le RSA nel comasco e la risposta nel territorio alla non autosufficienza degli anziani

Amleto Luraghi

Segretario generale Spi Como

ore 9.50      Le prospettive del sistema regionale

per la non autosufficienza

Gambarelli Giuseppe

Dipartimento negoziazione Spi Lombardia

ore 10.10 Qualità del sistema RSA nel comasco e attività dei CeAD

Dott. Marco Orsenigo

UOS Anziani/Disabili ASL di Como

ore 10.30 pausa caffè

ore 10.40 dibattito

sono previsti interventi di responsabili RSA, PdZ, assistenti sociali, Auser, Fp Cgil, esperti, etc.

ore 12.30 intervento Dott.ssa Isabella Cerofolini Responsabile UOC Fragilità ASL di Como

ore 13.00 conclusioni di Claudio Dossi Segretario Spi Lombardia

ore 13.30 buffet


Qualificare Newsletter N. 26 – Ottobre 2010

Newsletter Qualificare N. 26 – Ottobre 2010 - www.qualificare.info
Se ha problemi a visualizzare il messaggio, può accedere alla versione online.

INTERVENTI

Il tutoring domiciliare cresce
di Giselda Rusmini, Istituto per la Ricerca Sociale, Milano

Tutoring 1: work in progress nella provincia di Bologna
di Alice Ghibellini e Beatrice Credi, Progetto Assistenti Familiari IAL Emilia-Romagna

Tutoring 2: l’esperienza del Comune di Modena
di Egide Bollani, Ufficio progetti per la domiciliarità
Susanna Beltrami e Silvia Bellettini, tutor progetto Serdom

Buoni servizio e lavoro somministrato a Torino
A colloquio con Marina Merana, Comune di Torino

Lavoro di cura e automutuo aiuto
di Sergio Pasquinelli, Istituto per la Ricerca Sociale, Milano

Qualificare.info sarà al Forum sulla non autosufficienza

NEWS

Convegni

Corsi di formazione

Contributi

Ricerche

Normativa

Altre notizie


Non autosufficienza, un bivio difficile, II edizione del Forum sulla non Autosufficienza Bologna, Centro Congressi Savoia Hotel 3 – 4 novembre 2010

Forum sulla Non Autosufficienza - Bologna, 3-4 novembre 2010

Servono sempre più cure, ma ci sono sempre meno risorse
NON AUTOSUFFICIENZA, UN BIVIO DIFFICILE

La sfida va affrontata adesso, perché non c’è più tempo per aspettare. Il 2025 “sembra” lontano, ma probabilmente arriverà prestissimo, e si poterà dietro 2 milioni di anziani in più rispetto ad oggi. Il tasso di “non-autosufficienza” della popolazione aumenterà del 53%, perché i consumi sanitari di un settantenne sono il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne sono tre volte tanto. I costi si alzano esponenzialmente, tutti i Governi del mondo devono farvi fronte: l’Inghilterra, ad esempio, ha due terzi dei medici convinti che lo Stato non possa garantire gratuitamente tutte le cure e che alcune categorie di pazienti dovrebbero pagare. L’ex primo ministro Gordon Brown, a suo tempo, aveva caldeggiato l’introduzione di un “National Care Service” per fornire assistenza socio-sanitaria a tutti gli anziani fragili, mentre l’attuale governo Cameron prenderà un’altra direzione, quella degli incentivi fiscali ai privati e del volontariato.

C’è però anche chi, come Francia, Germania, Austria e Olanda, ha già improntato schemi pubblici a sostegno “totale” della non-autosufficienza da molti anni. E l’Italia? Insieme alla Germania, il Belpaese è quello che registrerà nei prossimi decenni l’invecchiamento più rapido e marcato. Gli italiani sono i più ansiosi all’idea di perdere l’autosufficienza, ma contemporaneamente i più scettici nei confronti di qualsiasi riforma: il 52% (sondaggio Eurobarometro) è contrario all’idea di posticipare il pensionamento, mentre l’eventuale introduzione di un sistema assicurativo ad hoc incontrerebbe i favori di una maggioranza risicatissima. Il problema è che la stragrande maggioranza degli italiani è ferma alle soluzioni “familistiche” , imperniate sulle solidarietà filiali e coniugali (e ovviamente sulle badanti, una “moda” ormai generalizzata). Dura, però, che questa soluzione possa reggere ancora per molto contro l’avanzare della demografia: serve quindi uno sforzo comune, anche finanziario, non solo da parte dello Stato ma anche dei vari attori protagonisti, ovvero aziende, fondi integrativi, assicurazioni private, fondazioni, regioni ed enti locali. Altrimenti l’Italia sarà sopraffatta dall’invecchiamento progressivo, e si troverà di fronte a problemi etici e politici, sul piano dei rapporti inter-generazionale, molto difficili da gestire.

Di questo e molto altro si parlerà nella II edizione del Forum sulla non Autosufficienza Bologna, Centro Congressi Savoia Hotel  3 – 4 novembre 2010

Oggi segnaliamo:

Garanzia dei diritti ad ogni età e condizione: no alla contenzione in tutte le sue forme
La contenzione non è un atto sanitario, non è prescrivibile e non è protocollabile

3 novembre 2010, ore 14.30

Chi paga per la Non Autosufficienza?
Ripartizione dei costi e ISEE nei servizi per i non autosufficienti

3 novembre 2010, ore 14.30

Analisi dei costi e valutazione degli esiti in un Servizio per la Salute Mentale. Evoluzione dell’organizzazione tra budget e qualità dell’offerta
4 novembre 2010, ore 14.30

Diritto all’assistenza e sostenibilità economica; strumenti di valutazione dell’utenza per la qualità e per la razionalizzazione della spesa.
Norme, esperienze e sperimentazioni.

4 novembre 2010, ore 14.30


SANITA’, ASSISTENZA e Non Autosufficienza, Le proposte di CGIL, CISL e UIL della Lombardia, 26 luglio 2010

SANITA’ e ASSISTENZA

Le proposte di CGIL, CISL e UIL della Lombardia

Il 26 luglio 2010  si e’ tenuto un incontro, chiesto dalle confederazioni regionali

sindacali CGIL CISL UIL insieme al sindacato unitario dei pensionati e della

sanità, con l’Assessore alla sanità della Regione Lombardia

Le  scelte  che  Regione  Lombardia  opererà  a  seguito  della  riduzione  dei  trasferimenti  di

risorse  alle  Regioni  a  partire  dal  2011  contenuta  tra  gli  interventi  previsti  dalla  recente

manovra economica del Governo, non devono compromettere la funzionalità del sistema

sanitario  regionale  e  la  capacità  di  rispondere  ai  bisogni  di  prestazioni  e  cure  richieste

dalla  popolazione  della  nostra  Regione,  tanto  più  in  considerazione  delle  modifiche

apportate  dal  maxi  emendamento  che  ha  già  incassato  l’approvazione  al  Senato,  che

indirizza  la  definizione  dei  criteri  di  riparto  e  allocazione  delle  riduzioni,  da  adottarsi  in

Conferenza  Stato-Regioni,  anche  con  espresso  riferimento  al  contenimento  della  spesa

sanitaria.

A questo proposito riteniamo che si debba invece proseguire il percorso di qualificazione

dei servizi ed attività sanitarie e socio sanitarie, sia in termini di quantità che qualità dei

servizi offerti, al fine di promuovere la tutela della salute e benessere sociale dei cittadini,

confermando innanzitutto le risorse oggi garantite dal FSR.

L’accordo Stato-Regioni sulla riduzione dei posti letto ospedalieri  prevede in Lombardia la

chiusura entro il 2012 di ben 5400 posti letto; tale prospettiva interroga profondamente sul

modello  futuro  a  cui  dovrà  tendere  la  sanità  lombarda,  in  primis  riducendo  la  parte  di

risorse  destinate  alla  cura  in  struttura  ospedaliera   per  indirizzarle  sulla  fase  di  intercetto

delle  patologie  e  sulla  loro  prevenzione  e,  in  parallelo,  per  la  diffusa  implementazione  di

servizi di cura e assistenza sanitaria in un più ampio contesto di domiciliarietà.

Attualmente in Lombardia vi sono più di 900.000 ultra-settantacinquenni; la previsione, per

i prossimi anni, è di un incremento annuo di circa 28.000 persone.

Non  solo  gli  anziani  sono  in  aumento,  ma  è  anche  notevolmente  cambiata  la  loro

condizione  di  vita.  Sul  piano  sociale  queste  trasformazioni  demografiche  hanno  prodotto

una  conseguente  rivoluzione  della  domanda  e  la  necessità  di  ripensare  le  politiche  del

welfare  socio-sanitario;  si  è  verificato  un  cambiamento  nella  richiesta  di  cure:  dalle  cure

intensive  necessarie  nelle  fasi  acute  delle  patologie,  alle  cure  continuative  nelle  diverse

condizioni di fragilità.

Occorre  una  “rivoluzione”  complessiva  del  sistema  dell’offerta  sanitaria,  sociosanitaria  e

sociale  a  supporto  della  non  autosufficienza,  così  come  una  maggiore  attenzione  a

realizzare  una  presa  in  carico  “globale”  delle  persone,  di  diverse  età,  in  condizione  di

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disabilità. Certamente, all’interno di una revisione strutturale dell’intero sistema di welfare,

questo è uno tra i settori più delicati e strategici.

Nel  momento  storico  che  stiamo  attraversando  è  indispensabile  qualificare  ulteriormente

l’area  sociosanitaria  che  si  occupa  di  “long  term  care”,  prevedere  interventi  per  dare

maggior appropriatezza all’offerta, puntare sull’integrazione delle risorse, sia economiche

che professionali, a livello territoriale e su un nuovo coinvolgimento dell’associazionismo,

del volontariato e del terzo settore, che faccia perno su un ruolo di integrazione tra servizi

con  un  forte  ruolo  del  pubblico  nel  coordinamento  e  controllo  dei  servizi  offerti,  non

rinunciare definitivamente anche alla gestione diretta.

Occorre individuare modalità diverse di risposta alla cronicità, tenendo sempre al centro la

persona,  la  famiglia  e  la  qualità  delle  cure  erogate,  riaffermare  la  centralità  del  territorio

nella  cura  e  nell’assistenza  della  non  autosufficienza  e  delle  patologie  cronico

degenerative, riconoscendone tutta l’importanza anche attraverso la messa a disposizione

di risorse sanitarie adeguate.

Di fatto è da rivedere in termini di efficacia, efficienza e appropriatezza quanto sino ad ora

realizzato in funzione di una domanda emergente e in continua evoluzione ed espansione,

ripensando l’assistenza sanitaria nell’ottica dei percorsi di cura in grado di garantire quelle

cure continue che stanno alla base di ogni bisogno della persona fragile.

In  tal  senso,  il  sistema  sanitario  non  può  che  essere  partner  indispensabile  del

sistema sociale e socio-sanitario per la costruzione di questi percorsi.

Qualsiasi scelta non potrà generare  un ulteriore peso economico per le famiglie, che, alla

luce  dei  dati  attuali  sulla  crescita  della  compartecipazione  in  capo alle  famiglie  lombarde

nei costi dei servizi, risulta essere più elevata che in altri contesti regionali. A nostro avviso

va invertita la tendenza.

A tale proposito è necessaria una verifica sull’evoluzione numerica e territoriale dei posti

letto  di  medicina  generale  e  di  geriatria  negli  ospedali  lombardi,  al  fine  di  una  compiuta

analisi  sulla  necessità/opportunità  di  aumentarne  il  numero  e  la  diffusione  territoriale,

invertendo  la  tendenza  messa  in  atto  negli  scorsi  anni,  dove  di  ogni  due  posti-letto  di

geriatria è avvenuta la conversione in un posto-letto di specialistica.

E’  sempre  più  urgente  la  necessità  di  sviluppare  una  fase  intermedia  delle  cure  tra

ospedale e territorio dedicata alla valutazione delle situazioni più complesse e ad orientare

la persona e la famiglia nei successivi percorsi assistenziali, attraverso la conversione di

posti letto per la realizzazione di strutture intermedie finalizzate:

  • alla riabilitazione, settore oggi non di rado utilizzato impropriamente e mal distribuito

tra diversi territori con alcuni significativi sotto dimensionamenti

  • degli attuali 7500 p.l. ospedalieri di riabilitazione 6500 sono di specialistica, dove la

durata del ricovero si attesta sui 20/23 gg., mentre è circa il doppio nei 1000 posti di

riabilitazione geriatrica

  • occorre  intraprendere  il  percorso  per  invertire  il  rapporto  tra  riabilitazione

specialistica  e  geriatria,  mirando  a  compensare  una  riduzione  di  posti-letto  nella

specialistica con un significativo innalzamento di quelli in geriatria;

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  • alla  stabilizzazione  del  quadro  clinico  con  la  prosecuzione  delle  cure

mediche/infermieristiche  nella  fase  di  convalescenza  e  all’orientamento

assistenziale  che  preveda,  a  seguire,  il  rientro  a  domicilio  o  in  strutture  adeguate,

anche  mediante  una  diffusa  riconversione  dei  piccoli  ospedali  inseriti  nei  diversi

contesti territoriali

  • Al  “buon  morire”  per  le  persone  la  cui  prognosi  prevede  un  breve  tratto  di  vita

successiva alla dimissione ospedaliera, potenziando gli hospice e prevedendo posti

letto in RSA senza carico economico sulla persona e i suoi familiari.

L’obiettivo del 2011 per realizzare una diffusa e efficace implementazione delle cure

intermedie su tutto il territorio regionale non è procastinabile

A tal fine, essendo in atto da tempo la sperimentazione di alcuni posti di cure intermedie,

è indispensabile una approfondita analisi degli esiti ad oggi prodotti, che tenda, tra l’altro,

ad accertare:

  • Numero di posti letto sperimentati
  • Luogo di sperimentazione: territorio, RSA, aziende ospedaliere
  • Organizzazione, con particolare riferimento a:

o  Numero di posti in ogni territorio

o  Personale addetto

o  Tipologie professionali

o  Responsabile della gestione

  • Figure/strutture invianti presso il servizio di cure intermedie (primario, MMG, RSA)
  • Durata media della degenza in p.l. cure intermedie
  • Prevalenti tipologie dei pazienti (in rapporto alle problematiche presentate)
  • Età media dei ricoverati in p.l. cure intermedie
  • Destinazione post-dimissione da p.l. di cure intermedie: domicilio, RSA, Ospice,

Azienda ospedaliera, Centro riabilitativo

  • Percentuale di decessi (in posti letto di cure intermedie, entro un periodo pre-

determinato da dimissioni in cure intermedie)

  • Diffusione dell’informazione sull’esistenza e il servizio di p.l. cure intermedie (da

MMG, da RSA, da ospedali riabilitativi)

  • Analisi della sinergia in essere tra M.M.G, Ospedali, R.S.A.. e responsabili p.l. cure

intermedie (protocolli operativi, ecc.)

  • Spesa sostenuta per le cure intermedie

Se una persona fragile, ricoverata in una struttura ospedaliera, terminata la fase di acuzie,

o  il  periodo  di  permanenza  in  cure  intermedie  o  riabilitative,  necessita  ancora  di  cura  ed

assistenza continuativa,  deve SEMPRE essere possibile richiedere le dimissioni protette,

ossia una serie di interventi di prossimità in rete che consentono di preparare e sostenere

il tessuto familiare  prima che il paziente rientri  al proprio domicilio.

Oltre  al  medico  ospedaliero,  che  ha  in  cura  la  persona,  il  personale  infermieristico

responsabile deve essere tenuto -e perciò adeguatamente formato- per dare informazioni

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corrette  e  complete  e  spiegare  compiutamente  la  procedura.  In  ogni  struttura  deve

funzionare  efficacemente  un  servizio  sociale  ospedaliero,  anche  in  collegamento  con  la

rete territoriale.

I  protocolli  devono  rendere  obbligatorio,  dando  informazioni  tempestive            alla  famiglia,  la

probabile data di dimissione  per organizzare anticipatamente e con tempestività la ricerca

di  servizi  territoriali  che  siano  in  grado  di  dare  sostegno  ed  assistenza  appropriati  e

continuativi a domicilio quando la persona ricoverata verrà dimessa.

In caso contrario i protocolli e la prassi devono garantire il diritto della persona e della sua

famiglia  ad  essere  dimessa  dall’ospedale  solo  quando  si  sia  potuto  organizzare

efficacemente l’insieme di azioni che caratterizzano le c.d. dimissioni protette.

Va  resa  pertanto  effettiva  per  tutte  le  strutture  sanitarie  l’obbligatorietà  dei  protocolli  di

dimissione  protetta  al  fine  di  garantire  la  continuità  delle  cure,  soprattutto  in  fase  di

dimissione ospedaliera, sia dai reparti che dal Pronto Soccorso, così come, per garantire

la continuità delle cure nel sistema socio-sanitario e sociale, occorre rendere obbligatori i

protocolli di trasferimento tra le diverse unità d’offerta.

A tal fine è evidente la necessità di “mettere in rete” i diversi soggetti del sistema sanitario,

socio-sanitario  e  sociale  per  sviluppare  un  sistema  informativo  che  favorisca  un

“linguaggio  omogeneo”  tra  i  diversi  soggetti  della  rete  e  una  raccolta  uniforme  dei  dati;

sistema  alla  cui  realizzazione  il  sindacato  confederale  è  ben  disponibile  a  dare  il  proprio

contributo.

Per garantire la continuità delle cure e della presa in carico occorre che i CeAD, istituiti per

coordinare l’impiego di tutte le risorse e tutti gli interventi sociosanitari e sociali in ambito

domiciliare,  diventino  pienamente  operativi  in  tutti  i  distretti  delle  Asl.  E’  un  importante

servizio che consente alle persone di evitare il disagio del peregrinare da un ente all’altro

offrendo  loro  direttamente  tutte  le  risposte  necessarie  e  organizzate.    Un  luogo  dunque

dove  trovare  operatori  e  professionisti  che  sappiano  accompagnare  e  sostenere  nelle

diverse e numerose problematiche le persone e le famiglie nel prendersi cura dell’altro.

E’  perciò  indispensabile  che  anche  l’Assessorato  alla  Sanità,  attraverso  le  ASL,

investa su maggiori, nuove e appropriate professionalità e sulla qualità del servizio

dei CeAD, per realizzare una vera, costante e completa presa in carico della persona

e della famiglia.

E’ necessario operare con sollecitudine per mettere il CEAD davvero al centro della rete

di  servizi  presenti  e  operanti  nel  distretto  (M.M.G.,  Ospedale,  servizi  in  capo  all’ASL,

servizi  in  capo  ai  Comuni,  RSA,  CDI,  CDD,  P.L.di  sollievo),  investire  su  una  efficiente  e

moderna rete informatica dialogante e strutturata tra i vari attori di cui sopra, che coinvolga

pienamente  tutte  le  strutture  e  figure  sanitarie,  realizzare  momenti  di  formazione  e

aggiornamento a favore dei soggetti che costituiscono la rete per educare e migliorare la

relazione  e  il  flusso  di  informazioni,  migliorare  notevolmente  diffusione,  ricezione,

accessibilità,  comprensibilità,  concretezza  e  semplicità  dell’  informazione  alle  famiglie,

partendo  dalla  esemplificazione  della  più  ricorrente  casistica  “vissuta”  realmente  nel

quotidiano.

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L’evoluzione  dei  CeAD  deve  essere  accompagnata  da  un  costante  monitoraggio

congiunto dei due assessorati interessati, tendente ad accertare la progressiva e costante

implementazione della presenza e del buon funzionamento di CeAD in ogni distretto.

In particolare per ogni struttura di CeAD è necessario che siano definiti:

  • Orari di attività
  • Orari di accesso del pubblico
  • Figura/e del Responsabile/i  e relativi Enti di provenienza
  • Accessibilità   al/i   Responsabile/i   da parte del pubblico (orari di presenza)
  • Personale  amministrativo  operante  presso  il  CeAD,  loro  tipologia  (coadiutore,

assistente,  centralinista,  impiegato,  ecc.),  tempi  giornalieri/settimanali  di  presenza

ed  Ente di  appartenenza

  • Figure professionali sanitarie e sociali operanti nel CeAD, loro tipologia (assistente

sociale,        ausiliaria,        infermiere,        o.s.s.,       medico,        psicologo,ecc),         tempi

giornalieri/settimanali di presenza e relativo Ente di appartenenza

  • La figura professionale che prende in carico ogni persona seguita dal CeAD
  • La predisposizione, per ogni persona presa in carico, di una cartella personale con

indicazione  dei  diversi  fattori  di  bisogno,  dei  suggerimenti  forniti,  dei  servizi  ed

interventi  attivati,  delle  figure  professionali  coinvolte,  dei  report  sul  grado  di

soddisfacimento dei bisogni e della loro evoluzione (“diario della presa in carico”)

  • Predisporre modalità per informare la popolazione di riferimento sull’esistenza del

servizio CeAD, nonché le modalità utilizzate (per via cartacea, attraverso manifesti,

volantini,  opuscoli,ecc),  la  distribuzione  alle  famiglie,  ambulatori,  ospedali,  Rsa,

consultori,ecc.,  su  stampa  locale  (quotidiani,  periodici  dei  Comuni,  delle

parrocchie,delle  associazioni,  ecc.),  per  via  radiofonica  o  televisiva  e  con  quale

frequenza.

L’RSA si configura sempre più come un contenitore che fatica ad offrire servizi appropriati

(il  25%  degli  ospiti  presenta  bassi  livelli  di  complessità  assistenziale  mentre  più  del  30%

degli anziani ricoverati presenta livelli di complessità sanitaria molto elevata, così come si

evidenzia sempre più la minor durata di ricovero delle persone).

Da  tempo  le  RSA  denunciano  una  difficoltà  di  sistema  che  deriva  dal  mancato  pieno

riconoscimento della quota a carico del SSN; è necessario pensare a un diverso modello

di  valutazione  della  spesa  sanitaria  nelle  RSA  per  una  sua  diversa  remunerazione,  così

come  il  tema  del  dumping  contrattuale  presente  nel  settore,  determina  condizioni  di

disparità significative con ricadute anche sulla qualità dei servizi.

La Regione è intervenuta a sostegno di alcune patologie, quali COMI e SLA, riconoscendo

la natura prettamente sanitaria della patologia; è necessario  riconoscere questo status ad

altre patologie altrettanto gravi anche attraverso la diversificazione della risposta ai bisogni

complessi  (malattie  neurologiche  degenerative,  stati  vegetativi…)  con  la  riconversione  di

posti letto dedicati e possibile revisione degli standard di assistenza;

Occorre un ulteriore sforzo di riduzione delle LISTE DI ATTESA: tra gli interventi urgenti vi

è  quello  di  pensare  ed  organizzare  una  capillare  ed  efficace  azione  informativa  alla

cittadinanza  al  fine  di  rendere  gli  utenti  pienamente  consapevoli  degli  attuali  tempi  di

attesa massimi previsti da legge e delibere, al fine di garantire la effettiva e consapevole

scelta delle diverse opzioni possibili tra pubblico e privato.

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Un’efficace  azione  di  qualificazione  del  sistema  dei  servizi  sanitari  e  socio–sanitari  è

correlata  ad  una  politica  ampia  e  complessiva  di    qualificazione  progressiva  di  tutto  il

personale coinvolto.

Negli  ultimi  anni  in  Lombardia,  nonostante  le  domande  per  accedere  al  corso  di  laurea

infermieristica siano in crescita, le Università programmano meno posti di quelli richiesti

dalla Regione, problematica che rischia di mandare in grave sofferenza il sistema e che è

presente anche per altre qualifiche, come i tecnici di radiologia e i medici anestesisti.

La  grave  e  cronica  carenza  di  infermieri  nelle  strutture  sanitarie  e  socio  sanitarie

lombarde evidenzia la necessità di una nuova e più incisiva attenzione alla pianificazione

dei  percorsi  universitari,  la  cui  programmazione  va  correlata  all’analisi  e  richiesta  del

fabbisogno delle professioni sanitarie espresse dal sistema.

Per questo crediamo sia necessario un ruolo più incisivo della Regione nei confronti del

sistema universitario.

Uguale  attenzione,  nell’ambito  della  revisione  dei  modelli  assistenziali,  va  dedicata  alla

valutazione del fabbisogno delle qualifiche di supporto all’assistenza (OSS), da collegare

ai percorsi formativi e di riqualificazione, in relazione alle specifiche competenze

Se  gli  indici  di  virtuosità  del  sistema  sanitario  regionale  con  riferimento  al  personale,

presentano  una  performance  superiore  alla  media  nazionale,  poiché  nel  tempo  si  è

sempre più considerata la risorsa umana non solamente  un costo da contenere ma una

leva  strategica  da  utilizzare  e  di  cui  avvalersi,  allora  a  maggior  ragione,  occorre

proseguire e rafforzare il percorso di valorizzazione del personale e delle professionalità

che operano nel sistema, contribuendo al perseguimento di obiettivi di efficienza e qualità

del SSR, anche attraverso il riconoscimento e l’incremento delle risorse regionali dedicate

e collegate alla realizzazione di progetti riferiti a macro indicatori di sistema.

Sono  inoltre  da  favorire  i  percorsi  di  riorganizzazione  del  sistema  delle  cure  e  del

“prendersi  cura”  delineati  dai  punti  contenuti  nel  presente  documento,  integrando  la

valorizzazione del personale pubblico sanitario e socio-sanitario con quella del personale

operante nelle unità d’offerta sanitarie e sociosanitarie accreditate gestite dal privato.

Regione Lombardia dovrà verificare e favorire la piena applicazione dei CCNL, ponendola

quale condizione di accreditamento, tra le altre, per i soggetti privati e del privato sociale.

Ciò anche in considerazione del fatto che, in un sistema sanitario in cui operano aziende

accreditate  sia  pubbliche  che  private,  sulla  base  del  possesso  di  requisiti  definiti  da

norme  regionali  e  nazionali,  percependo  identiche  tariffe  per  le  diverse  tipologie  di

prestazioni  rese  ai  cittadini,  si  deve   evitare  una  competizione  fondata  sul  risparmio  del

costo del lavoro  e il dumping contrattuale; piuttosto favorire la competizione svolta sulla

capacità  di  valorizzare  competenze  e  definire  modelli  organizzativi  capaci  di  rispondere

efficacemente e con qualità alle esigenze e ai bisogni di salute dei cittadini.

In tale prospettiva è necessario che Regione Lombardia favorisca, l’avvio di  un percorso

tendente  a  recuperare  il  cronico  ritardo  con  cui  si  rinnovano  i  Ccnl  della  sanità  privata,

6/7

riallineando  in  tal  modo  le  retribuzioni  di  tutti  lavoratori  che  contribuiscono  al

funzionamento del SSR.

La  miglior  espressione  delle  competenze  e   della  professionalità  del  personale  di  un

settore  ad  alta  specializzazione  qual  è  quello  sanitario  e  socio-sanitario  si  realizza  a

partire  dalla  stabilità  e  continuità  del  rapporto  di  lavoro,  fattori  questi  di  rafforzamento  e

miglioramento della qualità dei servizi.

E’   pertanto  necessario  completare  il  processo  di  stabilizzazione  del  personale  precario

del comparto e della dirigenza degli enti del servizio sanitario regionale, anche per dare

una  risposta  di  garanzia  occupazionale  in  una  fase  caratterizzata  da  grandi  difficoltà  di

tenuta  del  mercato  del  lavoro  nella  nostra  regione,  nell’ottica  di  una  concreta

valorizzazione di tutte le risorse umane operanti nel sistema.

Infine, in un’ottica di verifica dell’ottimizzazione delle risorse, in termini di qualità, efficacia

ed  efficienza  dei  servizi  erogati,  si  pone  oggi  la  necessità  di  fare  il  punto  sulle

sperimentazioni gestionali in atto per valutarne gli esiti.

Milano, 26 luglio 2010


Le risposte domiciliari nella rete integrata dei servizi sociosanitari, di Tiziano Vecchiato, Cinzia Canali, Elena Innocenti, Fondazione Emanuela Zancan, 2009

Le risposte domiciliari nella rete integrata dei servizi sociosanitari

  • collana: Ricerche e documentazioni sui servizi alla persona
  • anno: 2009
  • autore: Tiziano Vecchiato, Cinzia Canali, Elena Innocenti
  • prezzo: 20,00 €
  • pagine: 221
  • editore: Fondazione Zancan
  • ISBN: 88-88843-32-9

Presentazione

Parte prima – Analisi dei problemi e dei contesti

Le motivazioni della ricerca

Metodologia generale

Articolazione del progetto

La legislazione di riferimento

1. La domiciliarità in Abruzzo: indirizzi regionali di carattere normativo, programmatorio e amministrativo (1.1. Introduzione; 1.2. Legislazione regionale in materia sociosanitaria e domiciliarità; 1.3. Gli indirizzi nella programmazione sociosanitaria; 1.4. Altri atti amministrativi relativi alla non autosufficienza; 1.5. Conclusioni)

2. La domiciliarità e la personalizzazione degli interventi nelle scelte normative della Regione Sardegna (2.1. La legislazione sociale e sanitaria in Sardegna; 2.2. I riferimenti legislativi regionali al tema della personalizzazione degli interventi; 2.3. Le indicazioni della programmazione; 2.4. Gli atti di settore)

Indicazioni dalla letteratura

1. Alcuni riferimenti di letteratura in materia di integrazione (1.1. Integrazione professionale; 1.2. Integrazione gestionale; 1.3. Integrazione istituzionale; 1.4. Integrazione comunitaria)

2. I percorsi integrati (2.1. Difficoltà di applicazione; 2.2. Integrazione e multi problematicità; 2.3. Integrazione e strategie di ricerca; 2.4. Integrazione e famiglie multiproblematiche)

Profili regionali di welfare

1. Regione Abruzzo (Indicatori demografici; Indicatori di epidemiologia sanitaria e sociale; Indicatori di offerta)

2. Regione Sardegna (Indicatori demografici; Indicatori di epidemiologia sanitaria e sociale; Indicatori di offerta)

Parte seconda – La sperimentazione di nuove soluzioni

Il disegno della ricerca

1. Problemi connessi al disegno di ricerca

2. I protocolli per la sperimentazione (2.1. Protocollo demenza con disturbi del comportamento; 2.2. Protocollo frattura di femore; 2.3. Protocollo famiglie multiproblematiche con minori; Flusso delle decisioni)

Analisi per l’area di bisogno demenza con disturbi del comportamento (Unità operative dell’Abruzzo)

1. La valutazione dei bisogni (1.1. Analisi al tempo T0; 1.2. Il livello di gravità al tempo T0; 1.3. La visione globale delle condizioni di bisogno a T0; 1.4. La diagnosi integrata globale)

2. La valutazione evolutiva del bisogno e dell’esito (2.1. La valutazione basata sul confronto tra schemi polari; 2.2. Confronto tra situazione osservata-attesa-misurata; 2.3. Distribuzione dei fattori e raggiungimento dei risultati attesi)

Analisi per l’area di bisogno demenza con disturbi del comportamento (Unità operative della Sardegna)

1. La valutazione dei bisogni (1.1. Analisi al tempo T0; 1.2. Il livello di gravità al tempo T0; 1.3. Sintesi della condizione di bisogno a T0; 1.4. La diagnosi globale al tempo T0)

2. La valutazione evolutiva del bisogno e dell’esito (2.1. La valutazione basata sul confronto tra schemi polari; 2.2. Confronto tra situazione osservata-attesa-misurata)

Analisi per l’area di bisogno frattura di femore (Unità operative dell’Abruzzo)

1. La valutazione dei bisogni (1.1. Analisi al tempo T0; 1.2. Il livello di gravità al tempo T0; 1.3. La visione globale delle condizioni di bisogno a T0 con S-P)

2. La valutazione evolutiva del bisogno e di esito (2.1. La valutazione basata sul confronto tra schemi polari; 2.2. Confronto tra situazione osservata-attesa-misurata)

L’indice di copertura assistenziale: un approfondimento

1. Regione Abruzzo (1.1. Area demenza; 1.2. Area frattura di femore)

2. Regione Sardegna (2.1. Area demenza)

Famiglie multiproblematiche con bambini/ragazzi: analisi qualitativa in Abruzzo e Sardegna

Famiglie multiproblematiche: analisi quantitativa in Abruzzo

1. Caratteristiche del gruppo sperimentale

2. La valutazione dei bambini/ragazzi al tempo T0

3. Indici di gravità

4. Il profilo di bisogno dei due gruppi (4.1. Verifiche di efficacia basate su schemi polari; 4.2. Verifiche di efficacia basate su fattori osservabili)

5. Lavorare con gli adulti delle famiglie multiproblematiche in Abruzzo

Famiglie multiproblematiche: analisi quantitativa in Sardegna

1. Caratteristiche dei gruppi

2. La valutazione dei bambini/ragazzi al tempo T0 e gli indici di gravità (Il sistema delle responsabilità per i bambini/ragazzi)

3. Verifica e valutazione per i bambini/ragazzi (3.1. Verifiche di efficacia basate su schemi polari; 3.2. Definizione del problema e valutazione multidimensionale)

4. Lavorare con gli adulti delle famiglie multiproblematiche in Sardegna

Considerazioni sui risultati

1. Paradigmi a confronto

2. Governo di informazioni ad alto rendimento

3. Governo clinico

4. Verifiche e valutazioni di efficacia

Bibliografia


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