Pubblicato: 12 aprile 2012 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, Cremona, Piani di zona |
L’Assemblea distrettuale dei Sindaci nella seduta del 29.03.2012 ha approvato il nuovo Piano di Zona 2012-2014 dell’Ambito distrettuale di Cremona
PDZ 2012-2014 approvato 29.03.2012
Accordo di Programma 2012 – 2014 per sottoscrizione
da COSTRUIAMO IL NUOVO PIANO DI ZONA | Azienda Sociale Cremona
Pubblicato: 28 ottobre 2011 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, Bellicoso Antonio, Comuni, Comuni associati, Piani di zona |
Integrazione e localizzazione delle Politiche sociali: analizzare il ruolo dei territori come punto di convergenza di programmi e di servizi diversi
di Antonio Bellicoso (*)
La legislazione recente fa riferimento al “territorio” come attore delle politiche, come spazio ove circolano problemi e risorse con le quali le politiche si confrontano dando vita ad un terreno d’integrazione delle politiche stesse. Affinché i servizi “siano” (attivamente) nel territorio, lo attivino e lo trasformino, essi stessi devono a loro volta attivarsi, ridefinirsi e trasformarsi. I confini tra il territorio e i servizi devono essere più vicini al concetto di “frontiera” che a quello di “confine” di Barth. Deve realizzarsi uno spazio, che inizialmente a livello fisico c’è già, terra di accesso per entrambi (territorio e servizio) prima ed incontro dopo. Il confronto che ne seguirà darà luogo alla graduale estensione di questo spazio sotto il profilo “sociale” che all’origine era “frontiera. L’apertura reciproca consentirà la possibilità di attivare l’interazione e di definire da ambo i lati, tra interno ed esterno una sorta di propria identità, anzi, se collettiva, meglio. Senza voler disturbare Bauman, l’identità è un processo di costruzione, definizione e ridefinizione a cui le due entità non possono sottrarsi. Se tra i due soggetti (territorio e servizi) ci servissimo di un paio di muratori, un architetto, un ingegnere ed un urbanista “invisibili” per commissionare loro la realizzazione di un progetto volto a costruire un “ponte” che sia in grado di unire i due spazi, avremmo già avviato forse, un’opera di integrazione capace e pronta di generare connessioni, scambi, reti e quant’altro di necessario per favorire una comunicazione circolare, senza voler scomodare Watzlawick quando questi per l’appunto faceva riferimento alle caratteristiche della comunicazione “circolare” e in particolare ai cinque assiomi della comunicazione umana. Se pensiamo al processo di riforma della Pubblica Amministrazione che investe gli Enti Territoriali della funzione di programmare lo sviluppo locale; se pensiamo allo schema di sviluppo dello spazio europeo e allo stesso Legislatore italiano, ci vien d’obbligo constatare che le istituzioni territoriali hanno oggi il compito di analizzare, pianificare, programmare e gestire il processo di trasformazione del territorio, inteso come “spazio pensato”. Il concetto chiave è che bisogna costruire per il “divenire” di un territorio e per far “divenire” un territorio bisogna saperlo leggere, decodificare, interpretare al fine di promuovere e “governare” quel “divenire” secondo strategie di sviluppo condivise fra i vari attori, siano essi pubblici, siano essi non pubblici. Cos è un sistema locale se non il complesso delle relazioni sociali, economiche, istituzionali, urbane, ecc., sedimentate e strutturate nel tempo e nello spazio, tra gli attori sopramenzionati sul territorio stesso?
Ciò per significare che non c’è scollamento tra un sistema ambientale e un sistema sociale. Se il territorio è “pensato” in termini di spazio, vorrà dire che ogni azione umana può modificare il sistema di relazioni preesistente, o no? Certo che sì! Tornando al concetto di “ponte”, l’integrazione di un servizio evoca parole quali “accessibilità”, “soglia”, “spazi”, “pratiche”, ecc. Alla luce di quanto sopra finora riportato, potremmo cominciare a definire in modo più chiaro e marcato che il territorio può essere definito come il contesto sociale che circonda il servizio, luogo fisico e sociale “pensato” che produce socialità, relazioni. D’altro canto, cosa sono i servizi se non relazioni che producono relazioni? Il servizio è costituito di relazioni e la sua azione di fatto è “interazione” e l’interazione è costituita da comunicazioni, interscambi e legami sociali. Per estremizzare si può forse meglio definire i servizi come flussi di interazioni. I servizi, soprattutto quelli dell’assistenza sociale non creerebbero relazioni, flussi e quant’altro se la loro unica preoccupazione fosse quella di somministrare colloqui o prestazioni codificate in un contesto spaziale “modello attuale” nella stragrande maggioranza dei luoghi ove si fornisce la “prestazione” su “richiesta” dell’utente (eh si, perché nell’antiquato modello di interazione operatore – utente, il primo non da’, se il secondo non chiede), in un ambiente artificioso con un setting rigido dove il modello di comunicazione, per ridisturbare Watzlawick (d’altro canto, questi nel campo della comunicazione equivale al Polanyi degli accostamenti con il welfare), è di tipo “up-down”. I servizi devono, lo si diceva prima, ridefinirsi, riadattarsi, trasformarsi. Il servizio integrato con il territorio è il servizio che invece di “dare” e di sentirsi “chiedere”, costruisce insieme a….e con…. Se per territorio si vuole intendere quanto sopra descritto e per servizi quanto illustrato, allora, forse, abbiamo motivo di pensare e di credere che nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali, il territorio può, anzi deve essere considerato ed inteso a tutti gli effetti, un punto di convergenza di programmi e di servizi diversi. Un esempio duplice documentabile di territorio che funge da punto di convergenza in tal senso è costituito da un lato dall’eseperienza delle ludoteche del Comune di Napoli e dall’altro dalla cooperativa Olinda ubicata presso l’area dell’ex manicomio Paolo Pini a Milano. A Napoli, così come a Milano, lo spazio, sia esso fisico sia esso sociale, viene offerto e utilizzato per proporre e attivare non interventi tradizionalmente concepiti dai servizi di vecchio stampo, ma processi e flussi di interazioni i cui protagonisti non sono solo gli utenti considerati finali di una volta, cioè i bisognosi dell’intervento, e non solo gli operatori coinvolti in prima persona, ma il territorio medesimo che in questo caso può fungere da destinatario finale, poiché tutte le parti in gioco (persone, operatori, istituzioni, municipalità, ecc.) si arricchiscono. Il servizio che apre i propri confini di frontiera dell’interno e mediante il “ponte” si estende all’esterno dando vita ad un processo interattivo di mescolanze, e incontri di socialità diverse, funge da motore di integrazione territoriale i cui effetti sono la compartecipazione e compresenza di più realtà, di più entità. A Napoli le ludoteche vengono disseminate nei singoli quartieri della città e adibite a spazi di incontro, gioco e quant’altro, aperte a tutti i bambini e ragazzi e presso le quali, al fianco degli operatori collaborano attivamente i genitori dei ragazzi stessi. Il progetto “adotta una piazza” attivato da una ludoteca delle sopra menzionate, si inserisce anch’esso in questa logica di territorialità partecipata dove il territorio funge da luogo di attrazione, in questo caso la piazza viene frequentata per condividere e partecipare un evento che unisce più tipologie di destinatari, per così dire. All’ex manicomio di Milano, l’esperienza che da svariati anni si sta portando avanti è per certi versi, similare. Sono stati ridefiniti e riattivati taluni spazi, anche dal punto di vista urbanistico, interni all’area ove è situata la struttura e tramite l’implementazione di progetti alla cui stesura hanno fattivamente partecipato gli attori dei quartieri circostanti, misurandosi in un lavoro di partnership, sono stati simbolicamente divelti i confini che, in questo caso specifico, sotto forma di spettro tenevano la struttura impenetrabile allo sguardo della cittadinanza, e costruiti gli accessi per il passaggio al suo interno. Una proliferazione di processi e progetti realizzati mediante la compartecipazione degli attori di cui sopra ha consentito la realizzazione di “vivere” e “partecipare” il territorio da parte di tutti in svariate aree vitali (ludiche, gastronomiche, culturali, teatrali, ecc.) Napoli e Milano non sono le uniche realtà dove si situano esperienze similari, ne se sono altre sparse qua e là in Italia, ma la chiave di volta del successo è data dal rapporto con il territorio di reciproca costruzione dove l’utente diventa co agente e dove lo spazio diventa luogo e motore di processi di interazioni. Sulla scia degli assunti e principi in precedenza riportati e sulla base degli esempi pratici sopra menzionati, credo quindi che non si possa non connotare il territorio come il luogo “eletto” a punto di convergenza di programmi e di servizi diversi, nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali. Si tenga presente che quando parliamo di “integrazione” e “localizzazione” delle politiche sociali, mi riferisco ai due pilastri da intendersi quali orientamenti di base che sottendono proprio al processo di integrazione, dove l’uno (integrazione) impone di ricercare connessioni e sinergie tra politiche che intervengano in diverse materie sociali (lotta all’esclusione sociale, politiche di sviluppo locale, politiche di recupero di aree degradate) e l’altro (localizzazione) che impone che l’area urbana, locale, municipale conducano a sintesi la pluralità degli interventi affinché facciano sistema e generino quel tessuto sociale integrato che passa per “coesione sociale” da distinguersi dal vecchio corrispettivo termine “integrazione” dell’antico sistema di welfare. L’esclusione sociale, l’invecchiamento della popolazione, i quartieri degradati, l’immigrazione, non possono non essere trattati se non in sede locale e in modo integrato. I principi di sussidiarietà, coesione sociale, pari opportunità, empowerement che sottendono alle logiche dell’integrazione sono presenti e se non lo sono, si coltivano nel territorio e i problemi a cui facevo riferimento prima non si superano con i tradizionali sussidi, ma con politiche attive del lavoro, recuperi di aree degradate. La povertà e l’esclusione sociale non si curano con i farmaci, i colloqui o i sussidi, ma rendendo i bisogni materia di costruzione, riattivazione, facendo sì che i destinatari finali non siano necessariamente i classici “utenti”, ma il territorio nella sua globalità. Il ruolo centrale “giocato” dal “quarto livello” di governo di Donolo, definendolo prima europeo e poi “costituente” e la centralità dei programmi europei (equal, urban, ecc.) portano a sviluppare nelle aree locali politiche di valorizzazione delle risorse di ogni ordine e grado.
Poiché l’area, intesa da un punto di vista morfologico o fisico non è sufficiente da sola a far sì che si realizzino esperienze come quelle di Napoli e Milano sopracitate; la trasformazione da area così intesa a “territorio” come lo dobbiamo intendere, può avvenire tramite l’applicazione di due principali ed importanti strumenti, entrambi, introdotti dall’orientamento e dalle norme della riforma, la “partnership” e i “dispositivi”. Per partnership si intende l’azione di mettersi insieme tra attori diversi, con diverse competenze, con diverse specificità e appartenenze al fine di costruire politiche integrate, passando per il confronto, la discussione, e perche no, anche il conflitto, anzi il conflitto, secondo l’una delle due versioni contrastanti insite nel concetto di coesione sociale è considerato motore di crescita, di costruzione. Per dispositivi invece intendiamo quegli strumenti specifici mediante i quali si costruisce formalmente l’integrazione sociale. Ci riferiamo al Piano di Zona, ai Contratti di quartiere, ai livelli minimi di assistenza, ai programmi individualizzati, agli accordi di programma, ecc. Gli attori sociali coinvolti, siano essi pubblici, siano essi non pubblici, il cosiddetto “terzo settore”, sono chiamati a lavorare attorno ad un tavolo per costruire insieme le politiche. Ci sono realtà dove gli attori non pubblici vengono coinvolti sin dall’inizio della stesura del piano di zona, ci sono realtà dove invece questi vengono chiamati a redazione del piano di zona completata…..”dipende!”
Giacchè abbiamo menzionato or ora gli attori che si siedono attorno ad un tavolo per discutere e costruire, mi sono imbattuto in un articolo di Paolo Ferrario che, come tanti altri, riconosce presenti nel campo delle politiche sociali post riforma i tre ambiti (stato, mercato, famiglia) in gioco, le cui proprietà costituiscono oggetto di ispirazione da parte di Esping-Andersen quando per costruire i suoi tre modelli di welfare regimes estrapola dai lavori di Polanyi, le tre forme di integrazione (reciprocità = famiglia e parentela; redistribuzione = stato; scambio di beni = mercato). Paolo Ferrario vede tra gli ambiti di discussione queste tre entità e ci ricorda questo accostamento, facendo per l’appunto, riferimento a Polanyi. Un altro punto importante che interviene a completamento di una buona riuscita di progetti mirati all’integrazione delle politiche locali dove il territorio può costituire punto di convergenza di programmi e servizi diversi è quello relativo al seguente aspetto innovativo. Se i servizi vengono intesi non più come strutture fisiche che erogano prestazioni, ma come unità territoriali che sul territorio e con i soggetti territoriali creano processi, è lecito comprendere il perché l’orientamento attuale del governo è quello di inviare fondi a chi dimostra di intendere gli interventi di politiche sociali in tal senso. Guarda caso, i finanziamenti pubblici sono indirizzati per la maggiore proprio in quei contesti territoriali dove si programmano progetti e processi e non più sulle azioni miranti ad erogare interventi singoli settoriali (sussidi, ecc.). In altre parole, un progetto che metta in rete più soggetti territoriali facendoli convergere verso finalità e obiettivi coerenti con le nuove prospettive e bisogni emergenti (politiche di riduzione dell’esclusione sociale, degrado urbanistico, ecc.) in una logica di programmi territoriali di servizi, catalizza una maggiore attenzione e priorità. Un altro aspetto molto importante che la centralità del territorio nell’ambito dell’integrazione e localizzazione mette in evidenza e genera è il passaggio o cambiamento del destinatario, come accennavo anche in precedenza. Il destinatario finale dell’intervento è sì il territorio stesso, ma è anche il “co-agente”, il vecchio cliente che da soggetto passivo diventa soggetto attivo, ma di questo abbiamo già parlato. L’importanza del territorio si evince anche dall’orientamento in atto dell’apparato politico amministrativo che privilegia i trasferimenti monetari e al quale può essere associato ad una esternalizzazione delle prestazioni, affidate alle organizzazioni del terzo settore e da qui la nascita del mercato sociale. I concetti di partenship, di mercato sociale, di territorio stesso, non possono, nell’ambito dell’argomento che sto trattando e in relazione specifica al titolo della presente tesina, non farmi fare un collegamento (tanto per uscire un po’ fuori dal “quadrato”) con il concetto innovativo di “marketing territoriale”, ma accennerò qualcosa, a tal riguardo, alla fine se mi rimarrà ulteriore spazio. Un altro aspetto importantissimo introdotto dalla dimensione territorio in relazione al suo punto di convergenza di programmi e servizi diversi, sempre nell’ottica della integrazione e localizzazione delle politiche sociali è il processo di “decategorizzazione” degli interventi, perché l’agire nei modi sopra detti orienta gli attori a non pensare più alle categorie di utenti, ma a implementare programmi che trasversalmente attraversino i vari “cicli di vita” delle persone considerandole come totalità, come insieme. Si agisce sulla povertà od esclusione sociale mediante politiche rivolte al settore urbanistico, politiche attive del lavoro e via discorrendo. Non si risolve il problema della povertà con un sussidio. Lo stesso dicasi per i problemi dell’immigrazione. Non si può pensare di risolvere la problematica degli immigrati con i sussidi, ma di deve fare politica intorno ai problemi dell’abitare, del lavoro (sempre in termini però di politiche attive), ecc. Ciò inoltre mi consente di introdurre l’aspetto di non secondaria importanza che è quello della “qualità sociale”. La trasversalità delle azioni, gli interventi che cambiano in progetti e processi incidono positivamente sul concetto di “qualità sociale” e le politiche sociali impostate come sopra riportato diventano agli occhi di tutti, meritevoli di investimenti collettivi poiché tendono a generare contesti di qualità sociale, per l’appunto. La qualità sociale è un insieme di condizioni che si devono perseguire, quali il grado di sicurezza socio-economica, il grado di eguaglianza delle opportunità, il grado di coesione sociale, il grado di empowerment, ossia il principio della capacitazione, nonché valorizzazione delle risorse. Cosa ci resta ancora ora da prendere in considerazione per concludere questo lavoro? Direi che proporre servizi diversi applicando i principi e i concetti propri dell’integrazione e localizzazione finora trattati e alla luce delle due sintetiche esperienze territoriali sopra riportate, non è forse poi così impossibile, provare a pensare al motto “integrare è bello” purchè si abbia l’accortezza di prendere alcuni accorgimenti, quali: fare in modo che il parco non sia solo attraversato, ma vissuto; che la piazza non sia solo attraversata, ma frequentata; che il bar non sia solo un distributore automatico, ma un luogo dove barista e contesto accogliente possano non mancare; che l’escluso sociale non lo si indirizzi ad un altro posto perché il nostro quadrato mentale (frutto del patrimonio cognitivo) non ci consente di individuare e “picchettare” dei punti di appoggio per quanto meno far vedere al malcapitato quanto “profondo possa non essere il suo mare”.
Per i motivi sopradetti, per i principi sopraenunciati e per gli esempi citati, si può pertanto affermare, come più volte ribadito che il territorio nell’ambito della integrazione e localizzazione delle politiche sociali, può fungere da punto di convergenza di programmi e servizi diversi, in quanto luogo particolarmente favorevole a che ciò si verifichi.


Trovare la soluzione A o B prima di rispondere “mi scusi non è di mia competenza”, ci permetterebbe di “costruire” e non di sentirci in dovere di giustificarci con i colleghi dicendo loro “non era motivato, quindi gli ho detto di tornare più avanti…..quando si parla dell’alcoldipendente si è infatti convinti che se non è motivato non lo si può curare, certo…..col vecchio modello, tutto è possibile!!! Non c’è spazio, come supponevo per trattare in coda l’argomento del marketing territoriale, mi limito però a riportare uno slogan che recita così : “il territorio fa marketing in quanto genera scambi sia al proprio interno sia nei confronti di aree geografiche esterne, con l’obiettivo di creare valore per la comunità di riferimento”….non mi si dica che in questo assunto non calzi bene tutto il discorso dell’integrazione delle politiche sociali. L’ho estrapolato da un lavoro di Cecilia Gilodi.
Bibliografia
- L.Bifulco (a cura di), Il genius loci del welfare. Strutture e processi della qualità sociale. Roma, Officina edizioni, 2003, capitoli 1-2-3-4-6
- O.de Leonardis, “Ripensare i servizi sociali”, in un diverso welfare, Milano, Feltrinelli, 1998
- O. de Leonardis, “Povero abile povero. Il tema della povertà e le culture della giustizia
- R.Monteleone, “La contrattualizzazione delle politiche socio-sanitarie: il caso dei voucher e dei Budget di cura”, in L.Bifulco, a cura di, Le nuove politiche sociali, Roma, Carocci, in corso di stampa
- Appunti presi durante le 3 lezioni in aula della materia di insegnamento “L’integrazione delle politiche sociale, Prof.ssa Ota de Leonardis, ivi incluso il lavoro realizzato presso la cooperativa Olinda nel corso dell’ultima lezione
- Watzlawick P. e altri, La pragmatica della comunicazione umana, Edizione Astrolabio, 1971
- P.Ferrario, Condizioni per un efficace processo programmatorio dei piani di zona, in Movi Fogli di informazione e di coordinamento n. 2/3 Marzo-Giugno, Milano 2002
- Eutropia onlus & altri (a cura di), Manuale operativo per l’integrazione delle politiche sociali, Università la Sapienza – Roma 2004
- G.Cella, Le tre forme di scambio: reciprocità, politica, mercato a partire da Karl Polanyi, Il Mulino, Bologna 1997
- Appunti delle lezioni della Prof.ssa M.Giacomini relativamente agli argomenti trattati sui concetti di “confine” e “frontiera”
- Appunti delle lezioni del Prof. Benassi relativamente agli argomenti trattati su Polany e le tre forme di integrazione
- M.Serati, S.Zucchetti, Valutare e programmare le politiche di sviluppo: teoria e applicazioni, in Liuc Papers, n. 126, luglio 2003
- Cecilia Gilodi, Territorio e marketing, tra letteratura e nuovi percorsi di ricerca, in Liuc Papers, n. 149, giugno 2004
- Legge 328/00
- Bando della Regione Lombardia relativo ai contratti di quartiere
*Assistente Sociale Specialista, Direttore del Portale S.O.S. Servizi Sociali On Line – www.servizisocialionline.it
Pubblicato: 11 ottobre 2011 | Autore: PolSer | Filed under: Politica dei servizi sociali, Piani di zona, metodologie professionali, Organizzazione dei servizi, Amministrazione dei servizi, Servizi sociali, Programmazione dei servizi, attuazione L. 328/2000, Saggi e Articoli |
Paolo Ferrario, RISORSE IN RETE: STRATEGIE DI COLLABORAZIONE ED ERRORI DA EVITARE,
pubblicato in MOVI Movimento di Volontariato Italiano – Fogli di informazione e coordinamento n. 1 gennaio – giugno 2011, p. 11-15
Pubblicato: 15 giugno 2011 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, Comuni, CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Politica dei servizi sociali |
| Politiche sociali e Comuni. FARE FRONTE alla CRISI |
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Il 29 giugno a Varese si terrà il convegno Politiche sociali e Comuni. L’obiettivo del convegno sarà fornire indicazioni su nuovi servizi e sull’innovazione per far fronte alla crisi delle risorse nei Comuni nell’ambito delle Politiche sociali.
L’iniziativa rappresenta un importate momento di confronto in cui, attraverso due tavole rotonde, i relatori potranno portare la loro testimonianza e dare il lorto contributo su un tema molto importante per la Pubblica Amministrazione locale.
La partecipazione al convegno è gratuita, dal link che segue sarà possibile avere maggiori informazioni ed iscriversi.
Intervengono
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| 9.30 SALUTI ISTITUZIONALI
Giacomo Bazzoni
Presidente Dipartimento Welfare – Sanità di ANCI Lombardia
è stato invitato
Dario Galli
Presidente della Provincia di Varese
9.45 INTERVENTI
Attilio Fontana
Presidente ANCI Lombardia – Sindaco di Varese
Giulio Boscagli
Assessore alla Famiglia, conciliazione, integrazione e solidarietà sociale della Regione Lombardia
Don Walter Magnoni
Responsabile della Pastorale Sociale e del lavoro della Diocesi di Milano
Paolo Chiumenti
Direttore Generale Banca Prossima
10.45 TAVOLA ROTONDA - FARE FRONTE alla CRISI: l’innovazione nella gestione
MODERA:
Giulio Gallera
Vice Presidente ANCI Lombardia
PARTECIPANO:
Mariella Luciani
Responsabile Ufficio di Piano di Tradate
Guido Calori
Presidente Istituzione Servizi alla Persona della Comunità Montana Valli del Verbano
Elena Meroni
Direttore Azienda Comuni Insieme, Coordinatore NeASS Network Aziende Speciali sociali Lombardia
Dario A. Colombo
Direttore Consorzio Desio-Brianza, Docente Organizzazione servizi sociali Università Milano Bicocca
11.45 TAVOLA ROTONDA - FARE FRONTE alla CRISI: nuovi modelli di servizi
MODERA:
Pier Attilio Superti
Segretario Generale ANCI Lombardia
PARTECIPANO:
Anna Maria Del Vescovo
Responsabile programmi sociali pubblici, Edenred Italia
Ettore Vittorio Uccellini
Direttore Azienda Sociale Cremonese
Francesco Spatola
Direttore Servizi Sociali Comune di Varese, Responsabile Ufficio di Piano Ambito Distrettuale di Varese
Lucas Maria Gutierrez
Direttore Sociale ASL di Varese
12.45 DIBATTITO
INTERVENTI PROGRAMMATI:
Ugo Duci
Segretario Regionale CISL Lombardia
Claudio Dossi
Segreteria SPI CGIL Lombardia
Felice Romeo
Presidente Legacoopsociali Lombardia
Sono stati invitati rappresentanti di Concooperative e UNEBA
13.15 CONCLUSIONI
Giorgio Oldrini
Vice Presidente ANCI Lombardia
13.30 PRANZO OFFERTO AI PARTECIPANTI |
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Politiche sociali e Comuni. FARE FRONTE alla CRISI ||| RisorseComuni ||| 2011 |||.
Pubblicato: 31 maggio 2011 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, Fondo politiche sociali, Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LOMBARDIA, Politica dei servizi sociali, Politica sociale, Servizi sociali, Spesa sociale |
La Giunta Formigoni mette in campo quasi 63 milioni di euro in più per le politiche sociali e salva, unico governo regionale in Italia, il welfare lombardo 2011 dalla mannaia imposta dalla crisi economica internazionale. Il “miracolo”, annunciato dal presidente Formigoni e dall’assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale Giulio Boscagli, è frutto di un impegno di tutti gli assessori regionali “che hanno condiviso – ha spiegato Formigoni – la centralità della persona come criterio chiave della nostra visione politica”.
E così gli stanziamenti 2011 sono sugli stessi livelli dello scorso anno, dopo che i tagli imposti a seguito della crisi economica internazionale avevano ridotto drasticamente i fondi per le categorie più deboli. Con grande soddisfazione delle numerose e importanti associazioni del terzo settore impegnate su questo fronte, del sindacato, degli enti locali (Anci).
Ecco in dettaglio le voci:
- Fondo Sociale: 70 milioni, 30 in più rispetto alla previsione iniziale che era di 40;
- Politiche per la Famiglia: 16 milioni, 9,5 in più rispetto ai 6,5 iniziali;
- Politiche di Conciliazione: 10 milioni, in precedenza non erano previsti fondi;
- Attività sociale degli oratori: 2,7 milioni (mentre inizialmente non erano previste risorse);
- Aiuto all’alimentazione: 700.000 euro da destinare al Banco Alimentare che, muovendo cibo e derrate per un totale di 20 milioni di euro l’anno, distribuisce alimenti a circa 600 organizzazioni;
- Fondo Nasko: 5 milioni (anche qui non erano previste risorse) per sostenere economicamente le mamme che decidono di rinunciare all’interruzione di gravidanza; – Cooperazione allo sviluppo: 2,8 milioni (non erano disponibili fondi);
- Reinserimento sociale dei detenuti: 2 milioni euro (zero risorse previste inizialmente). A queste nuove risorse vanno poi aggiunte quelle deliberate la settimana scorsa dalla Giunta che ha stanziato per l’assistenza domiciliare altri 40 milioni oltre ai 90 già previsti.
“Nonostante i gravi tagli imposti alle Regioni e in particolare alla Lombardia che ha dovuto rinunciare a 1 miliardo e 400 milioni di euro – ha sottolineato il presidente Formigoni – siamo riusciti a riportare i fondi destinati alle politiche sociali agli stessi livelli dello scorso anno, grazie al lavoro dell’intera Giunta regionale, degli assessori, del presidente e delle associazioni con cui abbiamo voluto condividere le modalità e la ripartizione delle risorse”. “Da sempre – ha proseguito il presidente Formigoni – poniamo al centro della nostra politica la persona, la famiglia, i bisognosi, orientando le nostre azioni in un’ottica di politica sussidiaria che ci ha permesso di valorizzare lo straordinario e formidabile impegno di chi lavora come volontario nelle associazioni”.
Soddisfatti gli esponenti delle associazioni che hanno apprezzato il lavoro della Giunta regionale della Lombardia e del presidente Formigoni che ha mantenuto gli impegni assunti ancora non più tardi di una settimana fa, in occasione della manifestazione dei disabili organizzata nel piazzale antistante la Stazione Centrale di Milano.
“Ho scritto al ministro del Welfare Sacconi – ha aggiunto il presidente – per informarlo delle decisioni assunte da Regione Lombardia, manifestando anche il nostro forte invito al Governo a lavorare nella stessa direzione, ossia a ripensare e ridurre i tagli alle politiche sociali”. Ulteriore invito è stato rivolto al ministro degli Esteri Franco Frattini a “definire un Accordo Quadro per la Cooperazione internazionale in modo che si possano ottimizzare le risorse”.
“In Lombardia – ha detto l’assessore Boscagli – ci sono 3.000 oratori, pari al 50% di quelli presenti in Italia e 57.000 posti in RSA, la metà circa di quelli disponibili a livello nazionale: quindi metà del welfare nazionale. E’ doveroso che i tagli apportati dal Governo alle politiche sociali tengano conto di questa realtà. Le nuove risorse destinate a questo settore premiano anche l’idea di assistere le donne che rinunciano all’aborto e fanno nascere i figli: con il Fondo Nasko siamo arrivati in un solo anno di attività ad aver salvato 1.000 vite, un risultato decisamente incoraggiante”.
Oltre all’apprezzamento del presidente di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), Fulvio Santagostini, di don Edoardo Algeri (Federazione Lombarda Centri Assistenza alla Famiglia) e di don Pierluigi Codazzi (delegato per gli oratori) la decisione della Regione ha ricevuto un convinto sostegno anche da Gigi Petteni, segretario Cisl Lombardia: “E’ stata fatta una scelta fondamentale per il futuro della Lombardia – ha detto – perché con azioni di questo tipo si mantiene la coesione sociale e si costruiscono energie positive per lo sviluppo”. Secondo Mario Melazzini, presidente (AISLA) Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, “Regione Lombardia risponde concretamente con i fatti privilegiando il bisogno e ascoltandolo: i consistenti fondi destinati all’assistenza domiciliare permetteranno alle persone fragili di essere accudite a casa ed essere protagoniste del loro percorso di vita”.
Anche ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), rappresentata da Giacomo Bazzoni, che è anche presidente della commissione welfare nazionale, ha elogiato un “risultato stupendo”, condividendo lo stesso entusiasmo di Lele Pinardi (Associazione Colomba, cooperazione internazionale) e di Paola Bonzi, Centro Aiuto alla Vita della Mangiagalli.
Regione :: Formigoni: il welfare 2011? Indenne dai tagli.
Pubblicato: 10 febbraio 2011 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, Centro Studi Gruppo Abele, CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Politica dei servizi sociali, Servizi sociali, Torino |
Seminario del 23 Marzo 2011
LA L.328: DOPO IL DECENNALE, LA PROSPETTIVA.
UNA RIFORMA MANCATA O UN’OPPORTUNITÀ DA INCREMENTARE
a TORINO - presso il Gruppo Abele, Corso Trapani 91

45.799281
9.092748
Pubblicato: 22 gennaio 2011 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, Fondo politiche sociali, Politica dei servizi sociali, Servizi sociali |
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Provvedimento
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Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
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Conferenze
Stato-Regioni/Unificata
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Pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
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Intesa sullo schema di decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, concernente il riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010
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Nella seduta dell’8 luglio 2010 ha espresso l’Intesa con la richiesta di emendamento all’articolo 6 relativo alle risorse per la Regione Abruzzo, alla luce della situazione di straordinaria necessità determinata a causa degli eventi sismici del 2009. Documento approvato nr.: 10/052/CU19/C8.
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Nella seduta della Conferenza Unificata dell’8 luglio 2010 è stata sancita l’Intesa.
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Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 8 del 12.01.2011
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Pubblicato: 22 gennaio 2011 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LOMBARDIA, LR 3/2008, Servizi sociali |
Introduzione, di Giuliana Carabelli e Carla Facchini
- Il crescente rilievo delle politiche regionali
- Specificità della Lombardia
- Momenti della costruzione del modello lombardo
- I diversi sguardi disciplinari
- La struttura di contenuto del volume
- I possibili effetti di questa ricerca sulla formazione universitaria
in:
IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE
Continuità, riassestamenti, prospettive
A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini
Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete.
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Pubblicato: 22 gennaio 2011 | Autore: PolSer | Filed under: ASL Aziende sanitarie locali, attuazione L. 328/2000, Diritto Costituzionale, Diritto Pubblico, Enti Locali, Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, Livelli essenziali di assistenza, LR 3/2008, Servizi sociali |
La disciplina dei servizi sociali nella Regione Lombardia
di Lidianna Degrassi e Raffaele Mozzanica
- Da una “legge regionale di sistema” (LR 1/86) a una “legge regionale di rete” (LR 3/2008)
- Finalità e principi
- Assetto istituzionale e organizzativo
- Governo della rete: gli ambiti sociale e sociosanitario
- Assetto finanziario
in:
IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE
Continuità, riassestamenti, prospettive
A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini
Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete.
Pubblicato: 20 gennaio 2011 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, Fondo politiche sociali, Politica dei servizi sociali, Spesa sociale |
Fondo nazionale politiche sociali 2010
Pubblicato: 23 dicembre 2010 | Autore: PolSer | Filed under: ASL Aziende sanitarie locali, attuazione L. 328/2000, Gori Cristiano, Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LOMBARDIA, Maggioli editore, Politica dei servizi sociali, Ranci Ortigosa Emanuele, Servizi educativi, Servizi sanitari, Servizi sociali |
L’ultimo decennio ha visto il welfare lombardo mutare profondamente. L’amministrazione regionale ha introdotto numerose novità, tese a costruire un peculiare modello da proporre a tutto il Paese. I cambiamenti sono stati avviati all’inizio del decennio e tradotti in pratica attraverso due legislature regionali (2000-2005 e 2005-2010). È tempo di chiedersi quali risultati abbiano prodotto. Il volume propone una valutazione dell’esperienza lombarda basata sui dati, che parte dall’ultima legislatura e si estende all’esame del complessivo decennio. Si ricostruisce come sono mutati i servizi socio-sanitari, sociali e socio-educativi lombardi in seguito alle novità introdotte dalla Giunta e si discutono le conseguenze queste hanno prodotto. Prosegue così il percorso iniziato con l’analisi compiuta alla conclusione della precedente legislatura regionale (Politiche sociali di centro-destra. La riforma del welfare lombardo, 2005).
Per accedere a una breve descrizione dei singoli capitoli e poter scaricare i capitoli e le appendici in formato PDF vai a:
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Pubblicato: 14 dicembre 2010 | Autore: PolSer | Filed under: AGENDA DELLE POLITICHE SOCIALI, attuazione L. 328/2000, CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Federalismo fiscale, Politica dei servizi sociali, Servizi sociali |
nuovo numero di WOL, dedicato alla raccolta degli atti del convegno “Gli effetti del federalismo sulle politiche sociali”, tenutosi a Roma lo scorso 24 novembre. E’ possibile scaricare la rivista cliccando sul link sotto riportato. I numeri precedenti sono disponibili nella sezione Rivista WOL.
WOL – Numero 8 Anno VI
In questo numero:
• “Apertura dei lavori” – Giulio MARCON – pag. 2
• “Saluto delle istituzioni” – Claudio CECCHINI – pag. 2
• “Il punto di vista regionale” – Anna Maria CANDELA – pag. 7
• “Definizione dei LEP, modelli di finanziamento, costi e fabbisogni standard” – Andrea TARDIOLA – pag. 10
• “Bisogni informativi nel sociale e monitoraggio dei servizi e degli interventi” – Margherita BRUNETTI – pag. 13
• “Il punto di vista locale” – Franco PESARESI – pag. 17
• “Federalismo: un’idea alla prova dei fatti” – Nereo ZAMARO – pag. 19
• “Moderazione e conclusione dei lavori” – Emiliano MONTEVERDE
DIBATTITO
• Stefano DANERI – pag. 23
• Gianni PALUMBO – pag. 24
• Raffaele TOMBA – pag. 24
• Eugenio DE CRESCENZO – pag. 25
Pubblicato: 22 novembre 2010 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Gori Cristiano, LR 3/2008, Milano, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Quale welfare nella Lombardia di domani?
Valutare l’esperienza per disegnare il futuro
Milano – Palazzo delle Stelline, Sala Volta – Corso Magenta 61
Martedì 14 dicembre, 9.00-13.00
Convegno con il patrocinio della Regione Lombardia
Il welfare lombardo è mutato profondamente nell’ultimo decennio. All’inizio degli anni 2000, infatti, l’amministrazione regionale ha introdotto numerosi cambiamenti riguardanti i servizi socio-sanitari, sociali e socio-educativi. Questi cambiamenti sono stati tradotti in pratica lungo due legislature regionali (2000-2005 e 2005-2010) e oggi bisogna definire le strategie con cui affrontare i prossimi anni. È il momento giusto per una valutazione dell’ultimo decennio fondata sui dati, tesa a cogliere i risultati positivi raggiunti e a evidenziare le criticità attese nel futuro.
PROGRAMMA
8.30 Registrazione
9.15 Saluto iniziale: Le ragioni di un progetto – I Promotori di Lombardiasociale.it
9.30 Lombardia 2000-2010: Com’è cambiato il welfare - Cristiano Gori, Irs e Università Cattolica, Milano
10.15 Lombardia 2010-2015: Il welfare che verrà – Giulio Boscagli, Assessore Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale – Regione Lombardia
11.00 – Coffee break
11.30 Presentazione di Lombardisociale.it – Per il gruppo di Lombardiasociale.it , Ugo De Ambrogio, Irs
11.50 Tavola rotonda – Le sfide per il welfare lombardo – Modera: Giuseppe Frangi, Direttore Responsabile di Vita
Intervengono
· L’assistenza agli anziani non autosufficienti: Gianbattista Guerrini, Fondazione Brescia Solidale
· Gli interventi per la famiglia: Roberta Bonini, Irer e Università Cattolica di Brescia e Piacenza
· I percorsi assistenziali nella rete dei servizi: Katja Avanzini, Irs e Consorzio Casalasco Servizi Sociali
· I servizi per le persone con disabilità: Giovanni Merlo, LEDHA
· La lotta alla povertà e all’esclusione sociale: Daniela Mesini, Irs
Il convegno ha luogo in occasione della pubblicazione del volume Come cambia il welfare lombardo. Una valutazione delle politiche regionali, a cura di Cristiano Gori, Maggioli editore, 2010
e del lancio del sito www.lombardiasociale.it
L’iscrizione è gratuita ed obbligatoria, collegandosi al link http://lombardiasociale.it/
Per ulteriori informazioni scrivere a segreteria@irs-online.it
Pubblicato: 21 settembre 2010 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, Livelli essenziali di assistenza, Servizi sociali |
Sportelli Sociali in Italia
La legge 328/2000 introduce come livello essenziale dei servizi sociali, alla persona e alla comunità, la funzione di informazione e consulenza per l’accesso alla rete integrata dei servizi.
La funzione di segretariato sociale (art. 22, comma 4 lett. A L. 328/2000) risponde all’esigenza primaria dei cittadini di:
- avere informazioni complete in merito ai diritti, alle prestazioni, alle modalità di accesso ai servizi,
- conoscere le risorse sociali disponibili nel territorio in cui vivono, che possono risultare utili per affrontare esigenze personali e familiari nelle diverse fasi della vita.
I progetti avviati nei vari territori regionali hanno via via assunto denominazioni diverse: PUA porta unica di accesso, Sportello sociale, Sportello di cittadinanza, …..
In questa sezione del portale troverete materiali di documentazione provenienti da differenti realtà e riferiti al modello “Sportello sociale”: articoli da riviste, report di ricerca, atti di convegni, documenti on line ed altro per tutti coloro che vogliono progettare uno Sportello sociale ed approfondire il senso e l’organizzazione di questa tipologie di servizio.
Pubblicato: 14 settembre 2010 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000 |
Welfare
Politiche, interventi e servizi sociali
in Formez Welfare.
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Pubblicato: 14 settembre 2010 | Autore: PolSer | Filed under: ASL Aziende sanitarie locali, attuazione L. 328/2000, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Leggi dello Stato, Leggi Regionali, Legislazione Sanitaria, Legislazione sociale, LOMBARDIA, Marche, Piemonte, Servizi sociali, Toscana, Veneto |
E’ sostanzialmente un “blocco appunti”: non ho la possibilità di fare ricerche più sistematiche. Ma colloco in queste pagine tutto quanto ho intercettato nel mio lavoro. Se avete segnalazioni vi prego di inviarle a: p.ferrario@tin.it
| Vai anche a: |
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| RICERCHE |
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| REGIONI |
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| PIEMONTE |
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| VALLE D’AOSTA |
- LR N. 18 4/9/2001, PIANO INTEGRATO SOCIO-SANITARIO 2002/2004
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| LOMBARDIA |
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| LIGURIA |
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| PROVINCIA DI TRENTO |
- DGP N. 581 22/2/3/2002, PIANO SOCIALE ASSISTENZIALE PER LA PROVINCIA DI TRENTO 2002-2003: LINEE GUIDA E MISURE ATTUATIVE
|
| PROVINCIA DI BOLZANO |
- PIANO SOCIALE PROVINCIALE 2000-2002, 13 DICEMBRE 1999
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| VENETO |
-
LR N. 22/2002, AUTORIZZAZIONE E ACCREDITAMENTO DELLE STRUTTURE SANITARIE, SOCIO-SANITARIE E SOCIALI
-
DGR N. 1764/2004, LINEE GUIDA PER LA PREDISPOSIZIONE DEI PIANI DI ZONA
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| FRIULI – VENEZIA GIULIA |
- Marina Guglielmi, Annamaria Carli, Il nuovo sistema di welfare in Friuli Venezia Giulia, in Prospettive sociali e sanitarie n. 13 2005, p. 1-3
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| EMILIA – ROMAGNA |
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| TOSCANA |
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| UMBRIA |
-
DCR N. 759 20/12/1999, PIANO SOCIALE REGIONALE 2000-2002
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DGR N. 142/2001, ATTO DI INDIRIZZO PER LA PROGRAMMAZIONE SOCIALE DI TERRITORIO
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| MARCHE |
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| ABRUZZO |
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| MOLISE |
- PIANO SOCIALE REGIONALE 2004/2006
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| LAZIO |
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LR N. 41/2003, NORME IN MATERIA DI AUTORIZZAZIONE ALL’APERTURA E AL FUNZIONAMENTO DI STRUTTURE CHE PRESTANO SERVIZI SOCIO-ASSISTENZIALI
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DGR N. 1408/2002, PIANO SOCIO-ASSISTENZIALE REGIONALE 2002/2004
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DGR N. 318/2004, PROPOSTA DI PIANO SOCIO-ASSISTENZIALE 2003/2005 E RELATIVI INDIRIZZI AI PIANI DI ZONA
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| CAMPANIA |
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| BASILICATA |
- DCR N. 1280, 1999, PIANO SOCIO-ASSISTENZIALE REGIONALE 2000/2002
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| PUGLIA |
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| CALABRIA |
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| SICILIA |
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Pubblicato: 27 luglio 2010 | Autore: PolSer | Filed under: accreditamento sociale, appalti, Assistenti sociali, attuazione L. 328/2000, comunione e liberazione, Educatori professionali, Ferrario Paolo, Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LOMBARDIA, LR 3/2008, Politica dei servizi sociali, Politica sociale, Saggi e Articoli, Servizi sanitari, Servizi sociali |



Cinzia Gubbini – INVIATA A BRESCIA
WELFARE ADDIO
Un servizio molto poco sociale
La privatizzazione dei servizi di assistenza ha portato in Lombardia a una precarizzazione del lavoro degli assistenti. E’ il modello Formigoni, che finisce col penalizzare le famiglie più deboli
Elena vive in una casa in affitto in un paese in provincia di Brescia. Ha 35 anni e la sua non è una situazione facile: due figli minorenni, un divorzio alle spalle con un uomo disoccupato, nessuna prospettiva di lavoro. La sua occupazione principale al momento è cercare di orientarsi nel labirinto delle offerte dei servizi sociali lombardi. Una specie di supermarket in cui, per poter riempire il carrello, devi avere la mente lucida e la fortuna di incontrare qualcuno che ti sappia dare la dritta giusta. A Elena al momento non va malissimo: «Ho incontrato persone per bene, per esempio i volontari della Caritas», spiega. Bussando più e più volte alle porte del Comune – governato da un sindaco della Lega – è inoltre riuscita a mettere insieme un po’ di aiuti: «Per la scuola dei bambini ho ottenuto la “dote scolastica” – racconta – si tratta di un libretto con dei buoni da 10 euro, circa 120 in totale, con cui comprare i libri e tutto il resto». Poi ha ottenuto un contributo per sei mesi all’affitto, circa 450 euro. Infine, mostrando le bollette scadute, le hanno dato dei soldi per il riscaldamento. Ma se chiedi a Elena in base a quale bando ha «vinto» quei soldi risponde: «Non ne ho proprio idea, io dico qual è il problema, poi mi chiamano se ci sono dei soldi». E in quanto ai suoi reali bisogni, insiste «vorrei soltanto un lavoro, ma quello nessuno me lo trova».
A guardarla è evidente che Elena è prima di tutto una ragazza fragile, con un sacco di problemi alle spalle e l’incapacità di progettare da sola un futuro. Ma per questo tipo di multiproblematicità non è prevista la presa in carico nella regione Lombardia. Qui nella terra di Roberto Formigoni, presidente della regione al suo quarto mandato, i servizi sociali tradizionalmente intesi hanno cambiato volto da almeno quindici anni. Un terremoto, un cambio di stile. Un nuovo sistema che farà scuola nell’Italia federalista. Formigoni, fiero esponente di Comunione e Liberazione, si è applicato con particolare attenzione all’ambito dei servizi sociali, un po’ per la sua formazione culturale, un po’ perché il vasto e variegato mondo del privato sociale lo ha tenuto a battesimo. Da lì viene, e non se lo è scordato. E il privato sociale è oggi la vera spina dorsale della rete dei servizi sociosanitari lombardi. Ma qual è il modello-Formigoni patron di una regione di destra, dove si è saldato il connubio del cattolicesimo conservatore con la Lega, e che fa del federalismo la propria bandiera?
Il modello lombardo
Intanto è necessario avere qualche indicazione per orientare la bussola. In realtà è semplicissimo, perché tutto con la legge 31 del ’97 è stato semplificato e compartimentato. Alla regione spetta il cosiddetto Pac, cioè la programmazione, l’acquisto e il controllo dei servizi. Al privato sociale e cooperativistico spetta mettersi sul mercato per chiedere l’accreditamento e diventare così fornitori del servizio. All’utente spetta scegliere da chi vuole farsi assistere, utilizzando sostanzialmente due strumenti, già previsti dalla legge nazionale 328 del 2000 varata dal centrosinistra e prima legge quadro sui servizi sociali: i buoni e i voucher. I primi sono i vecchi contributi economici, che vengono riconosciuti alla famiglia come parziale risarcimento dell’assistenza che presta ai soggetti deboli – minori, anziani, disabili. Il voucher, invece, è un titolo sociale che quantifica le prestazioni e che deve essere speso presso quelle cooperative e associazioni che si sono accreditate. Ultima notazione: le Asl, che sono state negli anni accorpate, si occupano di gestire la parte sanitaria che è prevalentemente gratuita. Ai Comuni spetta invece la gestione dei servizi socioassistenziali, che sono prevalentemente a carico dell’utente – il quale può accedere a buoni e voucher se ha un basso reddito o determinate caratteristiche famigliari. Questo il quadro che potrebbe piacere a molti governatori, non solo di destra. Ma funziona?
Centralismo federalista
Per capirlo siamo andati a parlare con chi i servizi sociali li fa, o almeno li faceva: gli assistenti sociali. Categoria professionale che ha cambiato volto negli ultimi anni. Apparentemente lievitano i titoli di studio, ma si precarizzano le condizioni di lavoro. Molti di loro ormai lavorano a progetto, è difficile che rilascino dichiarazioni ai giornali con nome e cognome. Fatto sta che il dato generale è chiarissimo: si sentono ormai messi da parte, lamentano una decadenza del proprio ruolo «soprattutto una scissione ormai irrecuperabile tra il livello politico e quello tecnico: i politici decidono sulla base delle loro ideologie e delle loro priorità, senza nulla sapere nel merito dei servizi sociali. A noi tocca eseguire», spiega una delle assistenti sociali della Provincia di Brescia, Giovanna Lazzaroni.
Angiola Uberti vive a Palazzolo e ha iniziato la professione di assistente sociale nel ’74. Se ne è andata in pensione due anni fa, e già nel 2002 rinunciò a un incarico fiduciario nella Asl in cui lavorava perché non condivideva il nuovo sistema che portava alla privatizzazione dei servizi. «Io credo fermamente nel fatto che la gestione del servizio debba rimanere in mano pubblica – spiega – perché è più facile il controllo, ma anche il confronto tra gli operatori che è vitale per il servizio sociale». L’esternalizzazione dei servizi alle cooperative – per quanto possano essere ottime – ovviamente pone un ostacolo a questo tipo di processo. Angiola viene proprio da un altro mondo: la sua carriera è iniziata alle Stelline , il «mitico» istituto milanese per le ragazze orfane o con problemi in famiglia. I suoi ricordi sono un fiume in piena, eco di un mondo che non esiste più: «Noi eravamo studentesse, eppure la nostra parola contava. Mi ricordo che quando entrai volevano spostare l’istituto in campagna, avevano progettato un meraviglioso complesso pieno di tutti i confort. Noi ci opponemmo: cosa dovevano fare le ragazze là, in quella prigione dorata? Noi dovevamo insegnare loro ad avere a che fare con la vita, a riscattare se stesse giorno per giorno». Il progetto, con tutto quello che era costato, fu buttato alle ortiche. «Era un periodo in cui si discuteva moltissimo, ci si arrabbiava, ma si voleva cambiare», racconta Angiola. Un periodo di grande creatività, in cui la formazione delle assistenti sociali era in mano a professori come Giuliano Della Pergola e Guido Romagnoli. «Certo – riflette Angiola – poi deve venire il periodo delle regole», che è arrivato con la riforma sociosanitaria delle Usl (proprio qui a Brescia partì la battaglia perché fossero denominate “Ussl”, premettendo alla “s” di sanitarie quella di socio, cioè sociale). Anni in cui si è andati avanti per tentativi ed errori, forse con qualche sbavatura e con poca attenzione agli sprechi. Ma quando è arrivato Formigoni la virata impressa ai servizi sociosanitari non è piaciuta a una come Angiola: «Il primo effetto è stata una forte centralizzazione: non veniva più ascoltato ciò che proveniva dal territorio. Non c’era più possibilità di esprimere la benché minima perplessità. Poi dal 2000 hanno cominciato anche a mettere in piedi un sistema fatto di valutazioni, «pagelle», obiettivi che sia i lavoratori che i dirigenti devono raggiungere in base a criteri che però vengono stabiliti dalla regione e non sono concordati. Così succede – conclude – che ogni operatore deve lavorare affinché il direttore generale raggiunga gli obiettivi stabiliti».
Il punto di vista delle cooperative
L’insoddisfazione che si percepisce dalle parole degli assistenti sociali, specialmente quelli della «vecchia scuola», è presente in realtà anche in chi lavora nelle cooperative. S. è in pensione dal 2010, ma preferisce non rivelare il suo nome perché ora lavora come formatrice per una rete di cooperative molto influenti nella provincia di Brescia. La rete di cooperative si occupa di anziani, minori, psichiatrici e gestiscono anche un Sert privato – ultima frontiera della esternalizzazione modello Formigoni. Dal punto di vista di S. «gli standard che la regione Lombardia pretende dal privato sociale sono in realtà molto alti, e il controllo è piuttosto efficiente. Il problema è che la remunerazione non lo è altrettanto, tanto che in realtà il passaggio al privato per la regione molto spesso è un guadagno. Sei tu che lavori in cooperativa a dover inventare soluzioni alternative per rendere più efficaci le risorse». Nel magico mondo del mercato la regione cerca di risparmiare, e l’effetto sul privato è perverso. S. porta l’esempio delle residenze per anziani: «La valutazione del bisogno dell’anziano viene fatta sugli aspetti di motricità, comorbilità e comportamento, in questo ordine. Così succede che se io aiuto una persona a camminare non vengo premiata».
L’altra tendenza che si sta affermando, sempre in un’ottica di risparmio, è la progressiva integrazione delle prestazioni sanitarie – che sono gratuite – con quelle socioassistenziali – che sono in parte a carico dell’utente «con il rischio – dice S. – che venga meno la gratuità della parte sanitaria diventando tutto a contribuzione».
Il nodo culturale
Ma non è solo una questione di soldi. Alla base del modello c’è anche, ovviamente, una visione culturale. Permea tutto un asse valoriale cattolico, che pone al centro la vita «difesa «in ogni sua fase» e la famiglia sostenuta «con adeguate politiche sociali», come recita il nuovo statuto della regione, approvato nel 2008. Ma questa impostazione può essere un’arma a doppio taglio: «Un elemento cardine delle leggi lombarde sui servizi sociali è la cosiddetta ‘sussidiarietà orizzontale’, che nasce per mettere al centro l’individuo e i suo legami famigliari, ma che di fatto sta caricando la famiglia di compiti e responsabilità che non le sono propri», osserva ancora Giovanna Lazzaroni dalla provincia di Brescia. Così, tanta attenzione per la famiglia – ed è ovvio che si parli di famiglie con qualche problema – finisce per essere un boomerang. Ma non solo. Lo schema secondo cui il livello politico controlla, e il livello tecnico esegue comporta che il primo decide anche sulle priorità, aldilà di una reale lettura dei bisogni della società attuale. «Oggi non esiste più il soggetto con un solo problema, ad esempio quello economico – spiega D. L., formatrice della provincia di Brescia – la nuova emergenza è quella della multiproblematicità: lo sfaldamento dei riferimenti sociali determina che chi perde lavoro entra velocemente, ad esempio, in depressione, perde la capacità di relazionarsi con la sua famiglia, entra nel tunnel di qualche dipendenza». Ci sarebbe bisogno, insomma, di una vera potenza di fuoco da parte dei servizi per rispondere a questo tipo di situazioni: «La realtà purtroppo è ben diversa – aggiunge D. L. – la privatizzazione causa un disinvestimento sulla formazione e sulla ricerca. E contemporaneamente le politiche sociali sono in balia del partito di turno. Ultimamente mi è capitato di sentire, da parte di un assessore della zona, che non aveva senso investire sulla mediazione famigliare perché tra moglie e marito se la vedono tra loro».
da : http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100727/pagina/08/pezzo/283363/
Cinzia Gubbini
“La cricca di Cl fagocita tutto”
«La regione Lombardia ha creato un nuovo modello: usare il sistema liberista con il bilancio pubblico». Paolo Ferrario docente a contratto privato della Università di Milano Bicocca, insegna Politiche sociali. È da anni ormai un attento osservatore delle trasformazioni dei servizi sociali lombardi.
Cosa intende con il termine sistema liberista nei servizi sociali?
La legge del ’97 ha messo in concorrenza soggetti privati che vendono il loro prodotto, cioè il servizio. La Regione ha stabilito dei criteri generali attraverso cui accreditare questi soggetti. Se il cittadino li sceglie, allora la Regione restituisce al soggetto produttore il costo del servizio.
Detta così non sembra male. Cosa c’è di sbagliato?
Che stiamo parlando di servizi sociali, e in questo ambito lo schema studiato in Lombardia funziona solo per alcune attività: quelle remunerative. Un buon esempio possono essere i laboratori di analisi: l’offerta in Lombardia è altissima, superiore alla domanda tanto che non ci sono code per chi ha necessità di fare gli esami del sangue. La situazione è ben diversa per tutti quei servizi legati alla cronicità – psichiatrici, disabili, ma anche dipendenze. Il perché è semplice: costano molto di più, sono molto più impegnativi e molto meno remunerativi. Ma non funziona neanche con i Pronto soccorso, per le stesse ragioni: costi troppo alti. Cosicché non si riescono a trovare abbastanza soggetti da mettere in concorrenza su questi terreni, che pure sono essenziali per la struttura dei servizi sociali. Dunque, uno schema puramente ideologico non può funzionare nell’ambito dei servizi sociali: occorre valutare situazione per situazione.
Eppure la Lombardia è la «capitale» delle Residenze per anziani, un tipico esempio di servizio sociale privato legato alla cronicità: la vecchiaia…
Giusto, ma si tratta di un caso particolare: le Rsa erano già private. Ben prima della legge quadro sui servizi sociali del ’97 erano già 600. Di certo avevano una caratteristica «localistica»: i consigli d’amministrazione erano legati al territorio. Vi sedevano dall’assessore al sindaco. Era comunque una rete ben sviluppata ed era logico valorizzarla. E infatti la Regione lo ha fatto, investendo moltissimo denaro. Il problema sono i nuovi servizi.
Il nodo è, insomma, la compatibilità dei costi.
Il nodo è il funzionamento del mercato, che va bene in questi casi solo se è regolato. Se esiste cioè un soggetto che si incarica di capire dove ce ne sono di più e dove ce ne sono di meno e di garantirli. Soprattutto non va bene la concorrenza perché necessariamente innesca un processo di corsa al prezzo al ribasso, che nei casi di sanità e servizi sociali genera mostri. Poi ci ritroviamo con le cliniche che inventano gli infartuati, come documentato da una puntata di Report su Rai3, per poter ottenere i finanziamenti e starci così con i costi, oltre ovviamente al lucro.
Non c’è chi misura i bisogni, però una delle critiche che più spesso si sente fare sull’organizzazione dei servizi sociali lombardi è che sono centralizzati. E’ così?
Distinguerei tra il livello comunale e quello regionale. La regione governa le Asl e il settore sociosanitario, ai Comuni resta la gestione del segmento sociale in cui ovviamente l’impatto dell’ideologia leghista diventa più forte. Ma non sottovaluterei il fattore ideologico del livello regionale, dove la centralizzazione è massima. Occorre dire la verità: in Lombardia il vero scandalo è che a governare è una cricca del sottosistema religioso: Comunione e Liberazione. Hanno occupato tutti i vertici, sono un vero gruppo di potere che ha le sue ideologie, i suoi leader e i suoi rituali. E le sue priorità. Lo smisurato sviluppo della diagnostica e la decisione di investire in questo settore, allora può anche essere letto con la lente della bioetica.
da: http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/
Pubblicato: 9 giugno 2010 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Organizzazione dei servizi, Servizi sociali |
| Segretariato sociale e riforma dei servizi. Percorsi di valutazione |
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| Autori e curatori: |
Nicoletta Stame , Veronica Lo Presti , Daniela Ferrazza |
| Collana: |
Valutazione – Aiv – Studi e ricerche |
| Argomenti: |
Politiche e servizi sociali – Metodologia e tecniche della ricerca sociale |
| Livello: |
Studi, ricerche |
| Dati: |
pp. 176, 1a edizione 2010 (Cod.1900.2.8) |
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Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 19,00
Disponibilità: Buona |
Codice ISBN 13: 9788856817140
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| In breve |
Uno sguardo alla complessa realtà dei servizi sociali. Il volume nasce da un’insofferenza verso un atteggiamento presente nell’ambito delle politiche sociali, in tutti quegli studi sui servizi sociali che danno per scontato che essi siano quello che c’è scritto nelle leggi che li istituiscono, in tutti quegli studi sui piani di zona che danno per scontato che sia stato attuato tutto quello che avevano promesso…
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Presentazione
del volume: |
Il volume presenta una valutazione di una politica sociale e una riflessione metodologica su come è stata condotta. La valutazione ha riguardato l’attuazione di un servizio che la legge 328/00 considera come livello essenziale di assistenza: il segretariato sociale per l’informazione e la consulenza per l’accesso ai servizi per tutti i cittadini. Dunque, uno strumento ispirato ad un principio universalistico, che mira a creare forme di integrazione in un sistema fortemente categorizzato. L’idea del segretariato sociale è stata concepita al centro sulla base di precedenti “buone pratiche”, la sua istituzione è stata stabilita da una legge nazionale, ma la sua attuazione è affidata agli enti locali (comuni, municipi, distretti).
Il testo affronta la questione della implementazione di questo strumento, fornendo una valutazione di come è stato introdotto in 4 municipi di Roma. Concentrarsi sul processo di implementazione significa studiare cosa un programma diventa attraverso la ridefinizione che gli attuatori danno dei suoi aspetti principali e cogliere le differenze tra le ridefinizioni operate nei vari contesti. Le maggiori differenze rilevate hanno riguardato: i processi decisionali (piani di zona più o meno partecipati), il modo di istituire il servizio (risorse a disposizione, collocazione nell’amministrazione del municipio, interno/esterno), la impostazione del lavoro da svolgere e, quindi, i risultati ottenuti dagli utenti.
Nicoletta Stame è professore ordinario di Politica sociale dell’Università di Roma “La Sapienza”. È stata Presidente dell’Associazione Italiana di Valutazione e della European Evaluation Society. È autrice di varie pubblicazioni, tra cui L’esperienza della valutazione (Roma, 1998) e curatrice di volumi come From Studies to Streams (New Brunswick, 2006) e Classici della Valutazione (Milano, 2007).
Veronica Lo Presti è dottore di ricerca in Metodologia delle scienze sociali e docente del Master in Metodologia della ricerca sociale attivato presso il Dipartimento Ri.S.Me.S. dell’Università di Roma “La Sapienza”. Si occupa di metodologia della ricerca sociale, di analisi organizzativa e di valutazione di programmi e servizi sociali. È autrice di vari articoli e di Prospettive di analisi organizzativa. Metodi e pratiche per un approccio integrato (Milano, 2009).
Daniela Ferrazza è dottore di ricerca in Metodologia delle scienze sociali; lavora come consulente e docente sui temi della valutazione e programmazione dei servizi sociali presso diversi Enti locali. È autrice di vari articoli, tra cui “Segretariato sociale: la gestione del Welfare locale” (2006) e “Analisi delle politiche sociali e della partnership nella creazione del capitale sociale locale” (2008).
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| Indice: |
Premessa
Sintesi del rapporto
Segretariato sociale e valutazione
(Scelta del tema, unità d’analisi e prospettiva di ricerca; La nostra valutazione; Come è strumentato questo rapporto; Riferimenti bibliografici)
Gli studi di caso sul Segretariato sociale
(Il Segretariato sociale del Municipio A ; Il Segretariato sociale del Municipio B ; IL Segretariato sociale del Municipio C; Segretariato sociale del Municipio D; Riferimenti bibliografici)
Principi e realizzazioni
(L’integrazione tra settori e tra soggetti; La concezione solistica del cittadino; Il ruolo del terzo settore; Informazione e consulenza; Riferimenti bibliografici)
Il contesto dell’implementazione
(L’analisi dei “cerchi” del contesto istituzionale; La cultura organizzativa interna al gruppo di lavoro del Segretariato; Il rapporto tra Segretariato (primo livello) e Servizio sociale professionale (secondo livello); Il rapporto tra terzo settore e attore pubblico all’interno del Municipio; Il rapporto tra il Segretario e gli altri “cerchi” del Municipio; Riferimenti bibliografici)
Tipi di Segretariato sociale
(Il tipo “informativo-burocratico”; Il tipo “informatico di accompagnamento”; Il tipo “informativo-sociale”; Tipi di Segretariato e contesti organizzativi; Riferimenti bibliografici)
Gli effetti del Segretariato sociale: ipotesi di meccanismi
(Meccanismi sulla soddisfazione dell’utente e sull’orientamento ai servizi; Meccanismi sull’attivazione e la responsabilizzazione del cittadino; Riferimenti bibliografici)
La mappa concettuale della nostra valutazione
(“Ogni valutazione è fatta su misura del programma”; Il nostro processo di apprendimento: cosa significa valutare l’implementazione; In conclusione, le fasi della nostra valutazione; Riferimenti bibliografici)
Approfondimenti
(La legge 328/2000 nel sistema di welfare locale in Italia; Integrazione socio-sanitaria: spunti per un approfondimento; La “street level evaluation” come prospettiva di ricerca; Come è stata condotta l’osservazione nei Municipi; Il questionario di soddisfazione degli utenti). |
Segretariato sociale e riforma dei servizi. Percorsi di valutazione
Pubblicato: 1 marzo 2010 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, Ferrario Paolo, Politica dei servizi sociali, Saggi e Articoli |
6° ristampa nel 2009
Attenzione a non essere tratti in inganno per chi lo avesse già acquistato: il testo è ancora quello del 2001, anche se da allora ha avuto, dato i risultati editorali, parecchie ristampe.
Il libro ripercorre la storia istituzionale dello sviluppo delle politiche dei servizi socio-sanitari lungo tutto il ’900 e in particolare dentro il ciclo 1970-2001.
Sto scrivendo un nuovo libro, integrativo del manuale, con questo titolo:
- Politica dei servizi sociali ed educativi: il primo decennio del 2000
Sarà pubblicato ancora dall’editore Carocci Faber
Per ora gli aggiornamenti sono contenuti in queste pagine:
Paolo Ferrario, Politica dei servizi sociali e aggiornamenti 2001-2010
45.799281
9.092748
Pubblicato: 27 febbraio 2010 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Servizi sociali |
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Venerdì 26 febbraio 2010 alle ore 9.00, presso la Sala Convegni IRCAC – Via Ausonia, 83 – a Palermo, convegno dal titolo “A dieci anni dalla legge di riforma dell’assistenza (328/00): presente e prospettive per le IPAB in Sicilia…o rischio di divenire passato?”
Siamo oramai entrati nel decennio dall’avvenuta approvazione di una importantissima legge: quella di Riforma dell’Assistenza (328/00).
Una legge che, da un lato, ha dato valore ai diritti soggettivi delle persone, riconoscendoli come esigibili; dall’altro, ha pure indicato l’avvio di un altrettanto importante momento: quello della trasformazione delle IPAB, od in Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona od in Fondazioni di diritto privato.
Ad una rilettura, pare che quest’ultimo aspetto, almeno per le 7 Regioni che ancora vi devono provvedere, fra cui la Sicilia, sia stato per certi versi rimosso, dimenticato, tralasciato. Quasi non avesse un suo preciso significato o, peggio, non gli si volesse attribuire il giusto valore.
Cosa fare di fronte a questa situazione, che sembrerebbe proporsi in tutta la sua paradossalità? Far finta di niente, attendere, protestare, come peraltro proficuamente di recente, stante la precaria situazione esistente, è stato fatto? Lavorare assiduamente con l’idea di poter comunque raggiungere qualche risultato, od accettare passivamente che il tempo cancelli storie, memorie, realtà, appartenenze del territorio? Rinunciare all’impegno, lasciarsi andare alla deriva, chiudere, per certi aspetti, attendendo chissà quali nuovi tempi? Od insistere, come nel caso della proposta, che ha fra l’altro fatto scaturire, grazie all’incessante impegno, generale da parte di tutti e particolare da parte del gruppo dirigente Ansdipp Sicilia IPAB, la costituzione di una commissione tecnica di lavoro a livello regionale sulle problematiche delle IPAB? Sicuramente l’attesa, la paziente attesa, la voglia di esserci e di assicurare un proprio contributo non possono né essere cancellate, né, tanto meno, essere lasciate andare, o, peggio, pur presenti… correre il rischio di cadere nell’oblio.
Occorre, invero, avere il coraggio di insistere, di lavorare sui contenuti, di dimostrare che i servizi dalle IPAB erogati, anche ed a maggior ragione dopo la loro stessa trasformazione, sono e dovranno essere un tutt’uno con il territorio, con le comunità locali e con le persone che abitano il territorio e che dei servizi territoriali hanno vera necessità, in quanto trattasi di vedere loro riconosciuti i diritti esigibili di cui si è sopra fatto cenno.
Con questo spirito, Ansdipp Nazionale e Ansdipp Sicilia IPAB, intendono proseguire, anche attraverso questo momento convegnistico, il confronto. Per offrire, ai diversi livelli, il proprio contributo, volto ad accomunare e, di più, a fare rete fra i soggetti che hanno l’importante responsabilità di assicurare i servizi a favore delle persone nel bisogno.
Riconoscendo che il significativo “patrimonio” di servizi a favore della comunità, come sin qui e nonostante tutto assicurato, dovrà solo ed esclusivamente essere appieno valorizzato nella e per la sua portata.
Il programma in allegato.
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| Allegati |
palermo_ANSDIPP.pdf |
NONPROFITONLINE
Pubblicato: 19 febbraio 2010 | Autore: PolSer | Filed under: Como, Piani di zona, Servizi sociali, attuazione L. 328/2000 |
Nella Legge Regionale n. 3/2008 e, ancor meglio nelle linee d’indirizzo (DGR 8551/2008), L’Ufficio di Piano è individuato quale struttura tecnico-amministrativa, che:
· assicura il coordinamento degli interventi e l’istruttoria degli atti di esecuzione del piano di zona;
· garantisce il raccordo con i referenti istituzionali, quali Regione Lombardia, ASL, Azienda Ospedaliera e Provincia e altri Ambiti territoriali;
· supporta i processi di connessione e coordinamento con gli altri Enti pubblici e privati che intervengono nell’ambito sociale e sociosanitario;
· offre supporto tecnico ai vari gruppi di progettazione attivati nell’ambito della programmazione zonale; effettua il monitoraggio degli esiti, del grado di raggiungimento degli obiettivi e presidia il processo di valutazione degli interventi e dei progetti attivati;
· garantisce lo svolgimento di funzioni e competenze di base (raccolta dati utili alla programmazione zonale, atti di gestione amministrativa delle risorse assegnate, ripartizione del FNPS e FSR rendicontazione finanziaria e di monitoraggio).
La programmazione d’Ambito del Piano di Zona e l’attuazione degli obiettivi e delle azioni previste sono sostenute da diversi canali di finanziamento che concorrono alla copertura dei costi (v. DGR 8551/2008):
- Fondo Nazionale Politiche Sociali
- Fondo Sociale Regionale
- Fondo per le Non Autosufficienze
- Risorse autonome dei Comuni
- Altre risorse (risorse provinciali, assegnazioni a seguito di intese a livello nazionale, finanziamenti da altri enti concordati a livello di programma o di intese, …).
Nel dettaglio, l’Ufficio di coordinamento del Piano di Zona dell’Ambito territoriale di Como, presso il Comune di Como, svolge le seguenti funzioni:
- Predisporre il piano di zona triennale secondo le indicazioni dell’Assemblea dei Sindaci e le indicazioni regionali in merito;
- espletare attività di supporto all’organizzazione e supporto operativo al Coordinatore dell’Ufficio di Piano;
- provvedere alla redazione di tutta la documentazione inerente l’attività programmatoria, gestionale, organizzativa ed informativa derivante dal piano di zona e dalle progettualità ai sensi delle Leggi di settore;
- stendere di progetti specifici e studi di fattibilità stilati su mandato dell’Assemblea dei Sindaci;
- stesura di protocolli, linee guida ed accordi di programma per la definizione di attività specifiche di Ambito;
- provvedere alla raccolta, compilazione dei dati e delle informazioni riguardanti il debito informativo ed il monitoraggio delle attività connesse con il Piano di Zona ed i Progetti ai sensi delle Leggi di Settore, nei confronti di Regione Lombardia, ASL ed altri Enti Istituzionali;
- supportare l’Ente Capofila, Comune di Como, per quanto concerne tutte le attività amministrative e gestionali connesse con le attività zonali (inclusa la predisposizione di documenti e report amministrativi);
- effettuare attività di raccordo operativo tra i 25 comuni del Distretto, avvalendosi degli strumenti e delle attrezzature messe a disposizione dai Comuni dell’Ambito.
- svolgere attività di raccordo operativo con ASL, Regione Lombardia, soggetti del Terzo Settore, fungendo da punto di contatto per informazioni, documentazione, aggiornamenti in genere sull’attività programmatica dell’Ufficio di Piano, del Piano di Zona stesso e dalle progettualità ai sensi delle Leggi di settore;
- organizzare e coordinare Conferenze Tecniche, sedute di Giunta ed Assemblee dei Sindaci di Ambito, preparando ogni documentazione sia necessaria alla discussione degli argomenti all’OdG, fungendo inoltre da segreteria verbalizzante;
- organizzare e coordinare riunioni tecnico-operative su specifici progetti ed azioni di Ambito, incluse le riunioni dei Tavoli tematici d’Area;
- gestire le risorse finanziarie assegnate all’Ambito dalla Regione Lombardia e dallo Stato (Fondo nazionale politiche sociali, fondo sociale regionale, fondo intesa famiglie, fondo non autosufficienza, fondo di riequilibrio, fondo di riserva, fondo di solidarietà, fondo nidi) o provenienti da altri Enti (provincia di Como, altri enti finanziatori di progetti), e le risorse comunali erogate come cofinanziamento alle azioni da attuare (il totale delle risorse ammonta a quasi 4.000.000,00 di euro l’anno), provvedendo alla loro allocazione e/o distribuzione ai Comuni secondo le indicazioni dell’Assemblea dei Sindaci, e provvedendo all’espletamento di tutte le attività amministrative connesse;
- amministrare le risorse lasciate in capo all’ente Capofila per la gestione di titoli sociali (buoni e voucher) o di specifiche azioni, quali: inserimenti lavorativi, ricoveri di sollievo, accreditamento enti gestori servizi, ecc.;
- coordinare le attività di tutela minori ed affido per alcuni Comuni dell’Ambito attraverso due servizi specialistici (Servizio Tutela Minori e Servizio Affidi, che prevedono all’interno due psicologhe ed un Assistente Sociale);
L’incremento delle competenze affidate dalla Regione Lombardia ai Comuni associati negli Ambiti territoriali (es.: gestione diretta del Fondo Sociale Regionale, gestione progettualità e bandi previsti dalle Leggi di Settore, coinvolgimento e partecipazione del Terzo e Quarto Settore …) e l’obiettivo di coordinare al meglio l’attività congiunta dei Comuni ha portato, nel tempo, le Amministrazioni comunali dell’Ambito di Como ad operare un’idonea organizzazione dell’Ufficio di Piano, potenziando la dotazione di risorse umane ed individuando la figura di un nuovo Coordinatore (Aprile 2009).
Da Gennaio 2010, l’Ufficio di Piano è costituito da:
- un Coordinatore;
- due referenti tecnico amministrativi ed un collaboratore amministrativo;
- un collaboratore tecnico-assistente sociale;
Tutte le attività sopra esposte presuppongono che, all’interno dell’Ufficio di Piano, vi siano figure competenti e specializzate, con un monte ore adeguato alle specifiche mansioni e con spiccate capacità a lavorare in team, rapportandosi tra loro e facendo riferimento alla figura del coordinatore, anche in rapporto all’aumento progressivo delle competenze definite da Regione Lombardia negli ultimi anni ed in linea con quanto definito nel Piano di Zona.
Pubblicato: 22 maggio 2009 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, LIBRI NEWS, Maggioli editore, Servizi sociali |
La legge 328 di riforma del sistema dei servizi sociali avvia l’approccio programmatorio che privilegia le strategie di piano per realizzare sistemi locali di welfare, dando origine alla sperimentazione di una diversa logica di pianificazione strategica, esplicata in questo strumento di riflessione, indispensabile per quanti desiderano essere attori del nuovo welfare.
Nella prima parte illustra i principali temi del lavoro sociale:
• governance multilivello • sussidiarietà circolare • democrazia partecipativa • approccio incrementale.
Nella seconda parte propone le nuove logiche di funzionamento del servizio sociale sulla base di:
• agency • capitale sociale • reti di prossimità • sviluppo di comunità e sistemi di accesso • qualità sociale.
L’opera è così precisamente strutturata:
| 1. |
La “lunga transizione” del welfare italiano
› Dalla deriva assistenziale allo sviluppo sociale: nel welfare locale.
› Dalla spesa sociale all’investimento per l’innovazione: nel welfare attivo.
› Dai decisori centrali agli attori territoriali: nel welfare plurale.
|
| 2. |
Nel nuovo welfare: declino del sociale o produzione di beni comuni?
› Politiche sociali riflessive e “social governance”: alimentare valore pubblico.
› Verso un modello di sussidiarietà circolare: dalla supremazia alla reciprocità.
› Le arene pubbliche e i processi partecipativi: nel welfare delle responsabilità.
› Impresa sociale o intrapresa nel sociale?
|
| 3. |
Una nuova logica di pianificazione sociale
› La programmazione condivisa di territorio.
› Il processo di costruzione/definizione del Piano sociale di zona nel quadro della pianificazione strategica di nuova generazione.
› Il modulo innovativo del Piano regolatore sociale come dispositivo per l’approccio integrato delle politiche urbane. Il caso di Roma.
|
| 4. |
Ripensare i servizi sociali: esercizi di prossimità
› I servizi come attivatori di processi sociali: agency, competenza ad agire, capacitazione.
› Il welfare dell’accesso: verso il punto unico di accesso. Uno studio di caso nella Regione Umbria.
› Costruzionismo e nuove pratiche di lavoro sociale.
|
| 5. |
La qualità sociale
› Verso un nuovo orizzonte di senso: la qualità dei beni relazionali.
› Gli strumenti qualificanti per un sistema locale di qualità sociale: la Carta della cittadinanza sociale, il Sistema dell’accreditamento e il Bilancio sociale.
› Una direttrice chiave per l’innovazione: il Sistema informativo dei servizi sociali e l’Osservatorio sociale.
› La valutazione di impatto: il valore aggiunto sociale.
|
G. Devastato, promotore sociale Regione Umbria A.T. n. 10, formatore di operatori in servizio, docente di Metodi e tecniche del Servizio sociale Facoltà di Sociologia Università “La Sapienza” Roma, ha partecipato alla redazione del Piano Regolatore Sociale del Comune di Roma.
Pubblicato: 7 aprile 2009 | Autore: PolSer | Filed under: 5 - SERVIZI alla PERSONA e alla COMUNITA', attuazione L. 328/2000, Diritto Costituzionale, Livelli essenziali di assistenza, Servizi sanitari, Servizi sociali, Sociologia politica | Tags: sociologia politica |
LA SOLIDARIETÀ FRAMMENTATA
Le leggi regionali sul welfare a confronto
a cura di Giacomo Costa
Bruno Mondadori editore
Anno 2009
Pagg. 176
ISBN 9788861592858
Che cosa è rimasto dei principi espressi a livello nazionale dalla Legge quadro sui servizi sociali (L. n. 328/2000), dopo che la competenza in materia di assistenza sociale e sociosanitaria è passata alle Regioni? Come coniugare le esigenze di uguaglianza e giustizia in tutto il Paese con una valorizzazione dei diversi territori e una risposta efficace ai loro bisogni?
Il volume si avvale del contributo di giuristi e sociologi per analizzare in maniera comparativa dodici leggi regionali in materia di welfare. La ricerca indaga come le diverse leggi intendono la sussidiarietà e l’articolazione dei poteri istituzionali; i modi in cui viene definito e organizzato il lavoro sociale; quali strumenti di tutela vengono determinati; i dispositivi di contrasto alla povertà e le eventuali strategie di integrazione con altre politiche pubbliche. Ne emerge un quadro legislativo estremamente frammentato, con molte differenze nei processi regolativi. Un quadro importante da conoscere per poter valutare le scelte di ciascuna Regione alla luce dei percorsi intrapresi dalle altre.
INDICE
Leggi di riferimento
Quale giustizia in un welfare frammentato? Tra ricerca di uguaglianza e attenzione al territorio (di Giacomo Costa s.j.)
Tutela e obblighi delle istituzioni: perché i diritti siano esigibili (di Annalisa Gualdani)
La programmazione sociale: ovvia ma non per questo scontata (di Tommaso Vitale)
Logiche d’intervento e valore della cura: fra cittadini e istituzioni (di Matteo Villa)
Contrasto alla povertà e all’esclusione: quale coesione sociale e quale cittadinanza? (di Maurizio Bergamaschi)
Postfazione: Libertà, Uguaglianza, Fraternità (di Mario Calbi)
L’autore: Giacomo Costa , sociologo, è caporedattore del mensile “Aggiornamenti Sociali” e ricercatore presso il Gruppo di sociologia politica e morale dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.
Pubblicato: 11 marzo 2009 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, Leggi dello Stato, Legislazione sociale, Servizi sociali |
Legge 8/11/2000 n. 328 (S.O. 13/11/2000 n. 265)
Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali
Legge 8/11/2000 n. 328
Pubblicato: 2 giugno 2008 | Autore: PolSer | Filed under: Amministrazione dei servizi, attuazione L. 328/2000, Ferrario Paolo, Lettere, Commenti, Conversazioni, Politica dei servizi sociali, Servizi sociali |
gentile dott.sa …
la questione del domicilio di soccorso (di antica memoria) continua ad essere controversa
e lo sarà sempre di più con la estensione del tanto decantato principio di sussidiarietà
essendo vago il principio giuridico la questione dei costi è sempre stata affrontata e risolta con accordi amministativ fra enti
ora trova una norma nelle recente legge regionale n. 3 del 2008
la riporto:
*ARTICOLO 8 *
(Partecipazione al costo delle prestazioni)
1. Le persone che accedono alla rete partecipano, in rapporto alle proprie
condizioni economiche, così come definite dalle normative in materia di
Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) e nel rispetto della
disciplina in materia di definizione dei livelli essenziali di assistenza,
alla copertura del costo delle prestazioni mediante il pagamento di rette
determinate secondo modalità stabilite dalla Giunta regionale, previa
consultazione dei soggetti di cui all’articolo 3 e sentita la competente
commissione consiliare. Partecipano altresì i soggetti civilmente obbligati
secondo le modalità stabilite dalle normative vigenti.
2. I gestori delle unità d’offerta accreditate garantiscono massima
trasparenza circa le rette applicate e forniscono informazioni sull’accesso a
contributi pubblici o a forme di integrazione economica.
3. Il gestore della unità d’offerta informa il comune di residenza
dell’assistito della richiesta di ricovero o, nei casi in cui il ricovero sia
disposto d’urgenza, dell’accettazione.
4. Gli oneri per le prestazioni sociali e le quote a carico dei comuni,
relative a prestazioni sociosanitarie, sono a carico del comune in cui la
persona assistita è residente o, nei casi di cui alle lettere b) e c)
dell’articolo 6, dimorante.
5. Qualora la persona assistita sia ospitata in unità d’offerta residenziali
situate in un comune diverso, i relativi oneri gravano comunque sul comune di
residenza o di dimora in cui ha avuto inizio la prestazione, essendo a tal
fine irrilevante il cambiamento della residenza o della dimora determinato dal
ricovero.
6. Per i minori la residenza o la dimora di riferimento è quella dei genitori
titolari della relativa potestà o del tutore, anche quando sia nominato dopo
l’inizio della prestazione.
7. Se la tutela è deferita ad un amministratore della unità d’offerta
residenziale presso la quale il minore è ricoverato, gli oneri sono a carico
del comune di residenza di coloro che esercitano la potestà o del tutore nel
momento immediatamente precedente il deferimento della tutela
all’amministratore della unità d’offerta.
8. In caso di affidamento familiare di un minore, le prestazioni
assistenziali, diverse dai contributi alla famiglia affidataria, sono a carico
del comune che ha avviato l’affido.
occorre , nelle pieghe di questo articolo, trovare una soluzione per la vostra amministrazione.
mi auguro che questa informazione le possa essere utile
altrimenti occorre fare una ricerca presso altre amministrazioni per vedere come hanno risolto casi analoghi
lieto di averla ritrovata
cordiali saluti
paolo ferrario
www.segnalo.it
Dott. ….ha scritto:
Gentile dott. Paolo Ferrario,
ho partecipato alle sue lezioni del seminario di formazione dal titolo I Nuovi assetti istituzionali dei servizi in collaborazione con la provincia di Milano.
Ricordandomi della sua gentilezza mi permetto di mandarle questa email……
Mi chiamo … e sono l’assistente sociale di un piccolo comune della Brianza ( Comune di …).
Mi interesserebbe, se è possibile, avere un suo parere , del tutto informale, rispetto a un caso che potrebbe implicare per il comune nel quale lavoro possibili risvolti economici…. Ringrazio comunque fin da adesso per la sua disponibilità e mi scuso qualora le avessi arrecato disturbo.
La situazione è la seguente : due disabili adulti ( di 36 anni e 43 anni) residenti a … hanno spostato la residenza in altro comune….
Entrambi frequentano uno SFA ( Servizio di Formazione all’Autonomia) e sono inseriti in una struttura residenziale- casa Alloggio( peraltro proprio nel comune dove hanno preso la residenza).
Il progetto iniziale di inserimento sia della cooperativa che della casa residenziale è partito dal comune di ….
Ora che la residenza è spostata per quanto riguarda l’impegno di spesa della struttura residenziale rispetto alla legge 328/00 e legge 3/2008 art. 8 è chiaro che rimane in capo al comune di … ma per quanto riguarda l’impegno di spesa della cooperativa SFA lei cosa ne pensa? Dovrà essere il Comune di … a continuare a pagare a vita la retta di frequenza o il nuovo Comune di residenza?
La legge 3/2008 vede come logica che il Comune che ha dato inizio alla prestazione debba pagare la retta ma è anche vero che si parla di strutture residenziali …
Mi chiedo se c’è una normativa che mi dica espressamente che anche la spesa dello SFA, anche trasferita la residenza, debba continuare ad essere sostenuta dal comune di … oppure no ?
Cordiali saluti
L’ASSISTENTE SOCIALE
…
Pubblicato: 18 gennaio 2008 | Autore: PolSer | Filed under: attuazione L. 328/2000, LIBRI NEWS, Livelli essenziali di assistenza, Servizi educativi, Servizi sanitari, Servizi sociali |
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I RAPPORTI DI PRESTAZIONE NEI SERVIZI SOCIALI.
Livelli essenziali delle prestazioni e situazioni giuridiche soggettive
2008 – pp. XVIII-314 – € 36,00 – ISBN 978-88-348-8551-2
Nuovi problemi di amministrazione pubblica – 17
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Introduzione. – I. I rapporti di prestazione nelle elaborazioni della dottrina. – II. Rapporti di prestazione e situazioni giuridiche soggettive. – Sez. I: Rapporti di prestazione e «diritti finanziariamente condizionati». – Sez. II: Rapporti di prestazione, obblighi e libertà. – III. L’articolazione dei livelli essenziali delle prestazioni nei diversi settori dei servizi sociali. – IV. Livelli essenziali delle prestazioni e situazioni giuridiche soggettive: spunti ricostruttivi. – Bibliografia
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DA: I rapporti di prestazione nei servizi sociali. – VIVIANA MOLASCHI – G. Giappichelli Editore.
45.799281
9.092748
Ancora sul “domicilio di soccorso” a 140 anni dalla Unità d’Italia
Pubblicato: 2 giugno 2008 | Autore: PolSer | Filed under: Amministrazione dei servizi, attuazione L. 328/2000, Ferrario Paolo, Lettere, Commenti, Conversazioni, Politica dei servizi sociali, Servizi sociali | Lascia un commento »gentile dott.sa …
la questione del domicilio di soccorso (di antica memoria) continua ad essere controversa
e lo sarà sempre di più con la estensione del tanto decantato principio di sussidiarietà
essendo vago il principio giuridico la questione dei costi è sempre stata affrontata e risolta con accordi amministativ fra enti
ora trova una norma nelle recente legge regionale n. 3 del 2008
la riporto:
*ARTICOLO 8 *
(Partecipazione al costo delle prestazioni)
1. Le persone che accedono alla rete partecipano, in rapporto alle proprie
condizioni economiche, così come definite dalle normative in materia di
Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) e nel rispetto della
disciplina in materia di definizione dei livelli essenziali di assistenza,
alla copertura del costo delle prestazioni mediante il pagamento di rette
determinate secondo modalità stabilite dalla Giunta regionale, previa
consultazione dei soggetti di cui all’articolo 3 e sentita la competente
commissione consiliare. Partecipano altresì i soggetti civilmente obbligati
secondo le modalità stabilite dalle normative vigenti.
2. I gestori delle unità d’offerta accreditate garantiscono massima
trasparenza circa le rette applicate e forniscono informazioni sull’accesso a
contributi pubblici o a forme di integrazione economica.
3. Il gestore della unità d’offerta informa il comune di residenza
dell’assistito della richiesta di ricovero o, nei casi in cui il ricovero sia
disposto d’urgenza, dell’accettazione.
4. Gli oneri per le prestazioni sociali e le quote a carico dei comuni,
relative a prestazioni sociosanitarie, sono a carico del comune in cui la
persona assistita è residente o, nei casi di cui alle lettere b) e c)
dell’articolo 6, dimorante.
5. Qualora la persona assistita sia ospitata in unità d’offerta residenziali
situate in un comune diverso, i relativi oneri gravano comunque sul comune di
residenza o di dimora in cui ha avuto inizio la prestazione, essendo a tal
fine irrilevante il cambiamento della residenza o della dimora determinato dal
ricovero.
6. Per i minori la residenza o la dimora di riferimento è quella dei genitori
titolari della relativa potestà o del tutore, anche quando sia nominato dopo
l’inizio della prestazione.
7. Se la tutela è deferita ad un amministratore della unità d’offerta
residenziale presso la quale il minore è ricoverato, gli oneri sono a carico
del comune di residenza di coloro che esercitano la potestà o del tutore nel
momento immediatamente precedente il deferimento della tutela
all’amministratore della unità d’offerta.
8. In caso di affidamento familiare di un minore, le prestazioni
assistenziali, diverse dai contributi alla famiglia affidataria, sono a carico
del comune che ha avviato l’affido.
occorre , nelle pieghe di questo articolo, trovare una soluzione per la vostra amministrazione.
mi auguro che questa informazione le possa essere utile
altrimenti occorre fare una ricerca presso altre amministrazioni per vedere come hanno risolto casi analoghi
lieto di averla ritrovata
cordiali saluti
paolo ferrario
www.segnalo.it
Dott. ….ha scritto: