Decrescita: LETTERA A LATOUCHE DALL’IRPINIA di Franco Arminio

La mia adesione alla decrescita è emotiva prima che intellettuale. Sento la necessità di restare qui, ma di restare contribuendo a inventare nuove comunità. Io le chiamo comunità provvisorie. E con questa espressione penso alla certezza dei danni che il modello capitalista arreca al pianeta e alle persone che ancora possiamo dire umane. Non altrettanta chiarezza c’è sull’alternativa. Forse ci vuole che maturi proprio un’altra percezione, un’altra idea del nostro stare al mondo. E forse il fallimento del comunismo è stato dovuto al fatto che non era poi un modello veramente alternativo al capitalismo. In attesa che arrivi un nuovo umanesimo, che a me piace immaginare possa venire da posti come questo, forse si possono tracciare strade provvisorie, strade che non sono dirette verso il sol dell’avvenire, ma che permettano almeno di farci un poco meglio compagnia.

LETTERA A LATOUCHE DALL’IRPINIA di Franco Arminio « Doctor Blue and Sister Robinia.


Giorgio dell’Arti, Ma perché la sentenza sulle vittime dell’Eternit è destinata a fare storia?ALTRI MONDI

vai a: ALTRI MONDI.


Sentenza Eternit, al Punto il pm Guariniello e il ministro della Salute, RaiNews24

RaiNews24 ha appena caricato un video:

Il processo Eternit è finalmente giunto al suo termine con la condanna degli imputati. “Sto ancora sognando a occhi aperti”. Questo è stato il primo commento del pubblico ministero Raffaele Guariniello, che ha aggiunto: “Quando abbiamo iniziato questo processo, con i sostituti procuratori Gianfranco Colace e Sara Panelli pensavamo di inseguire un sogno, e questo sogno si è realizzato almeno con la sentenza di primo grado. Abbiamo dato a tante persone, a vittime e alle loro famiglie il diritto di sognare di avere giustizia. Avere giustizia è diventato possibile”.
Al Punto, il pm Raffaele Guariniello e il ministro della salute Renato Balduzzi.

Progetto | ITAca – Storie d’Italia, a cura di Giovanni Marrozzini

Il progetto ITAca – Storie d’Italia è in primis un viaggio in camper per l’Italia alla ricerca di storie, persone, realtà italiane nell’anno del 150° anniversario dell’Unità.
Il Camper trasporterà un giovane fotografo italiano Giovanni Marrozzini che si è già affermato per la sua indiscussa capacità artistica ed espressiva, per le sue grandi doti umane e di comunicatore nonché per la professionalità e gli ottimi risultati raggiunti con la docenza in numerosissimi workshop fino ad oggi compiuti.

Il suo compito sarà duplice:

  • realizzare uno spaccato dell’Italia nell’anno del 150° anniversario dell’Unità. Scegliendo i luoghi di interesse storico e artistico, inseguendo le storie di personaggi illustri come di semplici cittadini, il fotografo comporrà una Storia D’Italia fotografica, un insieme di racconti legati alla contemporaneità e alla memoria di luoghi e persone. L’idea è quella di realizzare un grande mosaico di testimonianze e un documento espressivo e coinvolgente del nostro Paese e delle sue molte anime: più che una Storia, quindi, una raccolta di STORIE dell’Italia contemporanea.
  • tenere una serie di workshop fotografici aperti a tutti coloro che vorranno partecipare alla grande opera o che solamente vorranno fare un’esperienza di grande valore sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello umano. L’esperienza di Marrozzini, maturata nel corso degli anni con i suoi workshop tenuti in tutta Italia, in Argentina, in Albania e in Africa, è garanzia di un evento altamente coinvolgente e di qualità che metterà i partecipanti in grado di contribuire con le loro storie fotografiche al grande mosaico che si verrà componendo nel corso del viaggio. I workshop sono sostenuti dal motore culturale, organizzativo, informativo della Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche e dalla volontà delle sue migliaia di soci presenti in tutte le regioni del Paese.

Tutto il materiale fotografico verrà visionato e selezionato da un comitato artistico: entrerà a far parte dell’Archivio Fotografico del Centro Italiano della Fotografia d’Autore e verrà messo in mostra presso il CIFA (Centro Italiano della Fotografia d’Autore) di Bibbiena con una grande manifestazione conclusiva per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Verranno realizzati due volumi: il primo relativo al lavoro svolto da Giovanni Marrozzini; il secondo con la selezione delle opere dei partecipanti ai workshop. I testi saranno affidati a specialisti della lettura delle immagini, ad esperti della storia della fotografia e ad esperti della storia e del costume italiano degli ultimi 150 anni.

Il volume conterrà anche il racconto degli avvenimenti del viaggio e i documenti delle storie interpretate con libero contributo da tutti i partecipanti.

Partenza del Camper: 18 marzo 2011
Conclusione del viaggio: 31 marzo 2012

Mostra fotografica finale: giugno 2012 presso il CIFA di Bibbiena

da Progetto | ITAca – Storie d’Italia.


Giovanni Del Zanna, Abitare per Essere | in Muoversi Insieme

Tutti abbiamo una casa, ci sembra normale, scontato. Nella realtà, però non è proprio così, altrimenti non parleremmo di homeless (senza casa). Per la maggior parte di noi, però, abitare in una casa è un fatto così normale che raramente ci fermiamo a considerare – anche dal punto di vista dei significati profondi – la nostra casa nella sua dimensione vitale, il significato che assume per il nostro “essere”.
Da architetto mi sento molto coinvolto dal tema della casa. Si considera, infatti che il lavoro dell’architetto sia quello di “fare” le case, anche se poi di fatto chi realizza le case, nella loro concretezza, non è di certo il progettista, ma le diverse maestranze che, secondo le specifiche competenze, mettono insieme i molti elementi che costituiscono una casa. 
Eppure il ruolo di chi pensa (progetta) questo spazio assume indubbiamente un
 ruolo fondamentale nel determinare lo spazio, la struttura, che serve da sostanza per la costruzione della casa, come luogo individuale per ciascuno di noi.

La casa non è un oggetto, un insieme di strutture, materiali e impianti. Non bastano soluzioni tecniche e funzionali a spiegare il senso della casa, il significato del luogo in cui abitiamo. Essa è importante: un bene essenziale e costoso, per molti una meta lontana da raggiungere con mutui e sforzi significativi. Un bene primario

vai all’intero articolo qui: Abitare per Essere | Muoversi Insieme.


come Patrick Commecy rende belli i muri delle città: da “non luogo” a “luogo”, attraverso la pittura murale

  • clicca qui per scaricare il file Powerpoint per vedere le immagini in sequenza: Wandmalereien
  • oppure clicca su questa immagine:



La rivoluzione dell lattuga: si può riscrivere l’economia del cibo?, di Franca Roiatti, Egea editore 2011


Video shock, Tutto questo succede per una scatoletta di tonno,da Twitter Greenpeace

 Greenpeace Italia 

Attenzione. Video shock. Tutto questo succede per una scatoletta di tonno  

La dieta si fa contando i passi, Eugenio Del Toma


cover La dieta si fa contando i passiMeno diete più movimento, uguale benessere. Eugenio Del Toma lo ribadisce nella seconda edizione di La dieta si fa contando i passi. Una delle novità nel volume è la piramide dell’idratazione per una “maggiore educazione a bere acqua a sufficienza, ma anche a conoscere meglio le bevande che contribuiscono alla sua reintegrazione”. E del valore dell’acqua Del Toma ne parlerà domani al Congresso dell’ADI sulla dieta mediterranea.

Intervista video a Eugenio Del Toma go
Il capitolo sull’acqua (PDF: 200 Kb) go


Cohousing: i risvolti sociali, architettonici e sostenibili del fenomeno da « leanworkspace

In linea generale si tratta di comunità composte dalle 20 alle 40 unità abitative, che si sono scelte, quindi si parla di sistema elettivo; solitamente non sono comunità legate da qualche particolare ideologia (cosa differente dagli eco villaggi in cui l’ideologia green assume un ruolo predominante) né religione, mentre invece sentono l’importanza di creare una comunità più sicura dove vivere tra persone che si conoscono e poter far crescere i loro figli; la struttura non gerarchica della comunità e la gestione locale del sistema, unitamente ai benefici economici derivanti dall’uso in comune di alcuni spazi, ne fanno un organismo economicamente peculiare e a volte capace di mantenersi in modo autonomo, con una gestione attenta che garantisce agli abitanti una sicurezza anche in questo campo.

per l’interra scheda vai a: Cohousing: i risvolti sociali, architettonici e sostenibili del fenomeno « leanworkspace.


Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani

Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani

altCrisi del tradizionale lessico con cui gli studiosi descrivono i fenomeni urbani ed esigenza di ascoltare le voci dei cittadini per recuperare il senso del vissuto delle nostre città è il filo conduttore del volume di Federico Scarpelli e di Angelo Romano Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani edito da Carocci. 


Riscoprire il buon vicinato con l’idea del co-housing, www.cohousingsolidaria.org – Cronaca – La Nuova Ferrara

 

Come è spiegato nel sito dell’associazione, www.cohousingsolidaria.org, il progetto riguarda «14 alloggi immersi in un parco di circa un ettaro, attraverso il recupero delle strutture esistenti». Tra gli “optional” a cui si può accedere ci sono: «alta efficienza energetica ed elevata sostenibilità, spazi condivisi, orti e giardini in comune, ritrovi, feste, eventi culturali e una pista ciclabile per raggiungere la città lasciando a casa l’automobile». Accanto agli appartamenti sono previsti «spazi comuni che potrebbero diventare una sala e biblioteca, ciclofficina, laboratorio, stanza morbida per bambini, orto comune, area giochi o quanto altro decideranno i cohousers che vi abiteranno», precisa un comunicato dell’associazione.

Il progetto preliminare, già presentato all’amministrazione comunale, prevede «la realizzazione di uno dei primi cohousing in Italia, costituito da 15 unità immobiliari ricavate da una vecchia corte colonica, fienile e forno con circa 7.000 mq di verde».

…. da Riscoprire il buon vicinato con l’idea del co-housing – Cronaca – La Nuova Ferrara.


Domotica e sicurezza ambientale| di Giovanni Del Zanna in Muoversi Insieme

Domotica e sicurezza ambientale.

Di Domotica abbiamo già parlato più volte. Pensiamo che sia utile tenere viva l’attenzione su questo argomento almeno per due motivi: si tratta di una tecnologia in forte sviluppo, di cui sentiamo parlare, ma non sempre riusciamo a capirne l’utilità  (anche perché molte volte non viene spiegata). In secondo luogo la Domotica, come la tecnologia in genere, offre molte possibilità e soluzioni per l’autonomia, (ovvero per il vivere in modo più comodo, sicuro, con maggiore qualità della vita) ma per utilizzarle al meglio è importante conoscere, sperimentare e iniziare ad utilizzare queste soluzioni.  >>

Domotica e sicurezza ambientale. | Muoversi Insieme.


Psicologia del viaggiatore di Luciana Quaia, in Stannah MuoversiInsieme


E’ estiva l’abitudine di partire alla ricerca di luoghi che consentano  di scoprire nuove realtà lontane dalla consuetudine del vivere quotidiano e dei suoi ritmi doveristici. Un modo per “d imenticarsi” chi si è, dove si abita, chi ti vive accanto e, per un misurato lasso di tempo, poter respirare aria diversa, sperimentare altri spazi, culture, costumi. Il viaggio condotto nell’epoca moderna, diventato ormai routine, ha radicalmente mutato la figura storico-sociale del viaggiatore, così come lo si può riscontrare nelle diverse etimologie che nel corso del tempo hanno sottolineato le ristrutturazioni di tale termine.   

segue qui : Psicologia del viaggiatore



Mantenere la Casa in perfetta funzione | di Giovanni Del Zanna in Muoversi Insieme

La casa è luogo dell’intimità e degli affetti, ambiente in cui ci possiamo “spogliare” delle nostre difese, dei nostri ruoli sociali per ritrovarsi protetti e a proprio agio. Uno spazio “nostro” in cui sentirsi “padroni” (diciamo infatti che ciascuno è padrone a casa sua), da curare secondo le nostre esigenze e i nostri gusti
La casa vera, quella che rispecchia il nostro essere, non è un “oggetto bello” da mostrare agli ospiti per far figura, ma lo “spazio” nel quale vivere in modo comodo e gradevole.

Nella casa raccogliamo gli oggetti e i ricordi della nostra vita che pian piano si stratificano e sedimentano il nostro vissuto, ricordi del tempo che passa, della storia familiare. Allo stesso tempo 
la “casa” evolve e si adatta alle nuove esigenze; viene modificata per voglia di cambiamento o per necessari rinnovamenti “epocali”. 

 

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segue qui:  Mantenere la Casa in perfetta funzione | Muoversi Insieme.


Le agevolazioni fiscali per l’acquisto del montascale – in Blog di Stannah | Muoversi Insieme

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quando si decide di acquistare un montascale esiste la possibilità di detrarre dalle tasse fino al 36% dell’importo e di ottenere i contributi previsti dalla legge n°13/89 sull’abbattimento delle barriere architettoniche, che permettono di coprire fino a circa il 50% della spesa. L’acquisto di un montascale per l’utilizzo in abitazioni private, infatti, in quanto bene finalizzato all’abbattimento delle barriere architettoniche, gode di significativi benefici fiscali.

leggi l’intero articolo: Le agevolazioni fiscali per l’acquisto del montascale – Blog di Stannah | Muoversi Insieme.


Luciana Quaia, Psicologia della casa | pubblicato in Muoversi Insieme di Stannah, 2011

Ci troviamo spesso, su queste pagine, a trattare argomenti che riguardano sicurezza e tecnologia della casa , con proposte utili a raggiungere comfort e accessibilità anche quando le forze del corpo fisico si allentano. Questo per garantire ad ogni persona il diritto ad abitare il proprio spazio vitale nonostante gli impedimenti che sovente, con dolore, impongono il trasferimento in una struttura assistita.

In questo articolo si cercherà di approfondire il significato simbolico e psicologico che la casa riveste per l’essere umano, al di là del suo aspetto meramente materiale. La dimora, infatti, oltre a costituire riparo e protezione dalle avversità del mondo esterno, rappresenta dal punto di vista psicologico il nostro primo universo e spazio privilegiato per la nostra individuazione

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leggi tutto l’articolo qui:


“Non si può tollerare che a legittime manifestazioni di dissenso cui partecipino pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano, provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge”. E’ quanto ha dichiarato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

“Intollerabili le azioni aggressive contro le forze dell’ordine in Val di Susa e impegno di tutti a isolare i violenti”

“Non si può tollerare che a legittime manifestazioni di dissenso cui partecipino pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano, provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge”. E’ quanto ha dichiarato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

“Quel che e’ accaduto in Val di Susa – ha sottolineato il Presidente Napolitano – per responsabilità di gruppi addestrati a pratiche di violenza eversiva, sollecita tutte le isituzioni e le componenti politiche democratiche a ribadire la più netta condanna, e le forze dello Stato a vigilare e intervenire ancora con la massima fermezza”.

“Esprimo – ha concluso il Capo dello Stato – plauso e solidarietà alle forze dell’ordine che hanno subito un pesante numero di feriti, e confido che si accresca in Val di Susa, con chiari comportamenti da parte di tutti, l’impegno a isolare sempre di più i professionisti della violenza”.

da Notizia.

  Documento in formato PDF


Eterotopie, di Video di Diotima


Starla, il montascale per gli amanti del legno!, Stannah montascale

Benvenuta Starla, il montascale per gli amanti del legno!
La famiglia Stannah si allarga! Proprio nei giorni scorsi, infatti, abbiamo presentato Starla, il montascale che unisce la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti a un design ricercato e personalizzato.La nuova poltroncina sarà particolarmente apprezzata dagli amanti del legno. Infatti, la sua particolarità consiste nel poter scegliere il modello con l’elegante profilo dello schienale in legno chiaro o scuro. Questo, assieme alla vasta gamma di colori (verde, rosso, beige, crema, testa di moro) e materiali disponibili, rende Starla gradevole alla vista e gli consente di adattarsi e armonizzarsi ancora di più con l’ambiente e l’arredamento.  >>


Referendum sull’acqua … se vince il sì … se vince il no …

La scheda rossa. Sulla scheda rossa c’è scritto “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione”. Votando “sì” il cittadino sceglie di abrogare l’art. 23 bis del decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008 e le correzioni che questo testo ha subito nei due anni successivi.

Se vince il no (o non si raggiunge il quorum, formato dal 50% +1 degli aventi diritto). In questo caso resta in vigore l’articolo 23 bis, che prevede la privatizzazione del servizio idrico entro la fine di quest’anno. I comuni che gestiscono il servizio attraverso imprese pubbliche dovranno organizzare gare pubbliche trasparenti per affidare la gestione della rete a imprese private o ad aziende miste tra capitale pubblico e privato, dove però il socio non-statale abbia almeno il 40% delle azioni e anche il potere di prendere le decisioni “operative” sul servizio. Nel caso che la società che gestisce il servizio sia quotata in Borsa, l’ente locale deve scendere sotto il 40% entro il 2013 e sotto il 30% entro fine 2015. Il possesso dell’infrastruttura, comunque, resta sempre pubblico.

Le eccezioni. Solo in casi “eccezionali” il 23-bis consente la gestione del servizio idrico a un’azienda dell’ente locale. Ma serve il via libera dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Se vince il sì. Con la vittoria dei “sì” l’articolo 23 bis viene abrogato, e quindi saltano gli obblighi previsti e la situazione resta quella attuale: i Comuni possono scegliere liberamente se affidare la gestione dei servizi idrici a una società pubblica, privata, o mista.

Il punto. La vera novità del decreto legge che il referendum chiede di abrogare sta nell’obbligo della vendita ai privati. Perché sono ormai più di 15 anni che, con la legge Galli del ‘94, l’Italia consente la gestione dei servizi idrici da parte di imprese non pubbliche. Difatti sulle 114 società “affidatarie” del Sistema idrico integrato in Italia ci sono 7 imprese private e 31 società a capitale misto pubblico-privato. Ci sono altre 18 imprese non così facilmente collocabili in queste categorie, ma nella maggioranza dei casi (58 aziende) la gestione dell’acqua è solo pubblica.

La scheda gialla. Sulla scheda gialla c’è invece scritto “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma”. In questo caso il referendum propone di cancellare la frase “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito” dal comma uno dell’articolo 154 del Decreto Legislativo n. 152 del 2006.

Se vince il no (o manca il quorum). Nel paragrafo de dl. 152 si elencano i criteri sui quali si deve basare il calcolo della tariffa da applicare per il sistema idrico integrato. Si precisa che la tariffa si deve calcolare tenendo conto di diversi fattori, tra i quali i principali sono: la qualità del servizio, i costi delle opere necessarie a fornirlo, le spese per la gestione della rete e l’equa remunerazione del capitale investito, che consiste in un ritorno sull’investimento fatto dall’investitore. La legge fissa il tasso di questa remunerazione al 7%. Vincesse il no, le imprese che gestiscono la rete continueranno ad avere diritto anche a questo ritorno.

Se vince il sì. Una maggioranza di “sì” al secondo quesito spingerebbe presumibilmente a un ribasso delle tariffe del servizio idrico in virtù dell’eliminazione dalla loro valutazione della quota che può dipendere dal criterio di “remunerazione del capitale investito”, dato che questa espressione viene eliminata dalla norma.

La rete. Al centro della questione c’è la rete idrica nazionale. In Italia ci sono 337 mila chilometri di acquedotti. Un sistema che, in media, perde 47 litri d’acqua ogni 100 trasportati sprecando ogni anno, dicono le stime, acqua per 2,5 miliardi di euro. Ovviamente ci sono casi di eccellenza e casi di gestione poco efficiente. Ad esempio a Bari bisogna mettere in rete 206 litri di acqua per farne uscire 100 dai rubinetti e a Palermo 188, mentre le perdite di Milano e Venezia (11 e 9 litri persi ogni 100) sono sotto la media europea di 13 litri persi ogni 100.

Gli investimenti. Utilitatis, l’associazione delle imprese del settore, dice che bisognerà investire 64,1 miliardi nei prossimi trent’anni per mettere a posto la rete. Un progetto, secondo i calcoli del Censis, da finanziare con il 14% di fondi pubblici e con il resto grazie alle tariffe. Coviri, la commissione di vigilanza sul sistema idrico, fa una stima di poco inferiore: servono, dice, 45,3 miliardi. L’idea del dl n. 112 del 25 giugno 2008 è coinvolgere i privati per non costringere lo Stato ad accollarsi tutta la spesa.

DA: VoceArancio » Blog Archive » Di chi è l’acqua?.


Gaetano De Luca, Servitù di passaggio e accessibilità, come si legano tra loro | Muoversi Insieme

 

L’accessibilità degli spazi in cui si svolge la nostra vita quotidiana costituisce oramai una condizione imprescindibile per poter vivere in libertà e autonomia e per poter esprimere pienamente la nostra personalità. Si tratta di un’esigenza che riguarda non solo le persone con una vera e propria disabilità motoria, ma anche tutti coloro che in una determinata fase della propria vita incontrano difficoltà negli spostamenti (signore in gravidanza, mamme con i passeggini, persone temporaneamente infortunate, persone che debbono trasportare borse e carichi pesanti, e così via).
Molti di noi sanno anche come l’accessibilità degli spazi (pubblici e privati) sia garantita da una complessa normativa anti-barriere che ha imposto nella progettazione il rispetto di determinate caratteristiche.
Le norme generali, però, incontrano ovviamente dei limiti laddove l’accessibilità di un luogo non dipenda esclusivamente dalle sue caratteristiche costruttive, ma sia legata anche al contesto sociale in cui il medesimo è inserito.
Il semplice rispetto delle prescrizioni tecniche, insomma, non sempre garantisce la concreta fruibilità di alcuni spazi, soprattutto quando l’accessibilità di un luogo dipende anche dalla collaborazione delle persone con cui entriamo in relazione, che possono male interpretare gli eventuali sacrifici necessari per consentire a chi ha difficoltà motorie di vivere una vita dignitosa.

Ecco quindi che può essere utile conoscere e utilizzare un istituto giuridico civilistico di tradizione romana: la servitù di passaggio coattiva

tutto l’articolo qui: Servitù di passaggio e accessibilità, come si legano tra loro | Muoversi Insieme.


I due quesiti sull’acqua quei dubbi tra i democratici

Corriere della Sera di venerdì 3 giugno 2011, pagina 20
I due quesiti sull’acqua quei dubbi tra i democratici

di Imarisio Marco

II caso A Chiamparino non piace il «carattere ideologico- dei quesiti. E sulla Rete spunta un video di Bersanidei 2008 pro-privatizzazione I due quesiti sull’acqua e quei dubbi tra i democratici Scettici I comitati referendari per l’acqua hanno dei dubbi sull’entusiasmo mostrato dal Pd, mentre la base sembra aver fatto una scelta netta MILANO — Bruciati sul traguardo. Il 24 maggio 2010 si sentivano così, i promotori dei comitati per l’acqua pubblica. Doveva essere un giorno di festa, perché partiva ufficialmente la raccolta-firme per il referendum abrogativo della legge Ronchi, con relativo quarto d’ora di visibilità, puro ossigeno per il movimento. Appena 48 ore prima dell’evento, gli «amici» del Pd avevano pensato bene di presentare la loro personale controffensiva alla privatizzazione dei servizi idrici voluta dal governo Berlusconi. Coincidenze, solo coincidenze. Il progetto di legge, accompagnato da una petizione popolare, aveva al suo centro l’istituzione di una Autorità nazionale con «una forte regolazione pubblica nell’ambito di una gestione industriale del servizio», così disse Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd ribadì la sua scarsa fiducia nel referendum, «iniziativa simpatica ma senza sbocchi con-creti». Emilio Molinari, il papà del movimento per la ripubblicizzazione dell’acqua, considera quel giorno come il punto più basso nei rapporti con il centrosinistra. Fin dagli albori sembravano nati per non capirsi, i futuri referendari e i discendenti del Pci-Pds. Le avvisaglie erano state ottime e abbondanti. Nel 2004 il Forum Internazionale sull’acqua era finito con saluti ghiacciati, dopo una discussione durata ore sulla dichiarazione finale. «L’acqua non può essere una merce» era la frase incriminata. L’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, aveva insistito per aggiungere un «come le altre», che a parere di Molinari cambiava tutto. In quegli anni il caso di scuola portato dal movimento a sostegno delle proprie tesi era quello della Toscana, che aveva in sé anche qualcosa di simbolico dei rapporti tra politica dal basso e centrosinistra. Il governatore della Regione che per prima applicava il modello misto pubblico-privato tanto avversato dai referendari perché considerato propedeutico alla cooptazione politica, era Claudio Martini. Uno degli uomini politici più vicini all’ex movimento no global, padre nobile del Forum sociale di Firenze del 2002, addirittura ospite d’onore al primo Forum mondiale per l’acqua, amico del nume tutelare Riccardo Petrella. «ano a che c’è da promuovere le belle parole, voi ci siete — scrisse Molinari al governatore —, ma sui fatti ci prendete in giro».

Sì e no Enrico Letta voterà «sì» al primo quesito (abolizione della legge Ronchi) e «no» al secondo (abrogare la tariffa per l’erogazione) Sullo sfondo della rottura non c’era solo la contestazione a un modello di gestione dell’acqua che i referendari considerano sbilanciato sul privato, senza alcun vantaggio per i cittadini. Nell’immaginario collettivo del movimento c’era il sospetto che dietro alla scelta di seguire il modello francese, ovvero la società partecipata con una multinazionale, vi siano i rapporti privilegiati con il colosso Acea della parte «affarista» del Pd. C’è ancora, a dirla tutta, basta farsi un giro su Inter-net. Dopo un milione e mezzo di firme, una vittoria schiacciante del centrosinistra ai ballottaggi e una sentenza della Cassazione, qualcosa è cambiato. Non troppo, a ben guardare. I referendari hanno già avuto l’appoggio convinto di Rosy Bindi e del segretario nazionale Pd; la consultazione del 12-13 giugno è all’improvviso diventata una priorità politica. Ma le reciproche diffidenze permangono: con molta malizia, l’associazione «Smuovile-acque» ha postato sul suo sito un video del 2008 dove Bersani, in quel di Carpi, sosteneva le ragioni della privatizzazione di Aimag, la società che gestisce acqua, gas e rifiuti in una ventina di comuni tra Modena e Mantova. Se la pancia del comitato per l’acqua è scettica sulla sincerità del rinnovato entusiasmo del Pd, la base dei democratici ha fatto una scelta netta senza aspettare i propri vertici. Nella lista delle associazioni che hanno dato il loro appoggio al referendum ci sono quasi cento circoli territoriali del Pd, e l’intera rete giovanile del partito. Il vecchio Molinari è troppo vicino alla meta per lasciarsi andare. «L’altra sera, alla festa per Pisapia in piazza del Duomo, c’erano tanti ragazzi con la bandiera del Pd in una mano e quella dei comitati per l’acqua nell’altra. Mi piace pensare che il nostro movimento abbia determinato una presa di coscienza all’interno del partito. Ma sono consapevole del fatto che non esiste un solo Pd…» A dieci giorni dal referendum, non tutto è limpido all’interno dei democratici. Sergio Chiamparino, ad esempio, considera l’acqua come un nodo da sciogliere nei rapporti con Sel, strafavorevole al referendum. Non gli piace la «connotazione ideologica» dei quesiti, ha forti dubbi sulla possibilità di investire sugli acquedotti pubblici senza ricorrere ad aumenti di capitale che peserebbero sulle tasche dei cittadini. Enrico Letta, che da sem *** pre ha posizioni laiche sull’acqua, ha dichiarato che voterà sì al primo quesito (abolizione della legge Ronchi) e no al secondo, che vuole abrogare la tariffa per l’erogazione dell’acqua e viene considerato dai referendari come la chiave per chiudere definitivamente la porta alle aziende private. Una posizione, la sua, che trova non pochi adepti nel Pd. Roberto Della Seta, senatore, ex presidente di Legambiente, guida invece il gruppo degli «ecologisti» Pd che più di una volta hanno espresso dubbi sui quesiti e sull’utilità del referendum. Acqualiberatutti, comitato trasversale a favore della privatizzazione dell’acqua, conta tra i suoi 6 esponenti del Pd su 13 fondatori, e gode dell’appoggio esterno del senatore Pd Lucio D’Ubaldo: «Il referendum sull’acqua — sostiene — porterà solo acqua alla speculazione e alla confusione». Contrario invece Della Seta, che lo considera un covo di «liberisti della prima ora e di altri neofiti». A favore, ma anche contro, neutro in alcuni casi. Luca Faenzi, giovane portavoce del Forum italiano per l’acqua pubblica, parla di un Pd «pirandelliano», nel senso di uno nessuno e centomila. L’occasione li ha resi parenti. Per i serpenti, c’è soltanto da aspettare il giorno dopo.

da: Corriere della Sera – I due quesiti sull’acqua quei dubbi tra i democratici.


Referendum sui servizi pubblici locali e tariffe dell’Acqua | I Quesiti Referendari

Primo quesito (Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica):

Volete voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?”

Secondo quesito (Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito):

Volete voi che sia abrogato – Art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?

Comitato Nazionale per il NO al referendum sui servizi pubblici locali e tariffe dell’Acqua |  I Quesiti Referendari.


Storie di “domotica felice”, una realtà per Milano e provincia! – di Giovanni Del Zanna in Blog di Stannah | Muoversi Insieme


La casa era silenzio e il mondo era calma, di Stevens Wallace, letta da Domenico Pelini

—>La casa era silenzio e il mondo era calma Lettura di Domenico Pelini<—

LA CASA ERA SILENZIO, di Stevens Wallace

La casa era silenzio e il mondo era calma
Il lettore divenne il libro; e la notte estiva

Era il sentire del libro
La casa era silenzio e il mondo era calma

Le parole furono dette come se il libro non ci fosse
Se non che il lettore era chino sulla pagina,

Voleva stare chino, voleva molto tanto essere
Lo studioso a cui il suo libro dice il vero, a cui

La notte estiva è come una perfezione del pensiero.
La casa era silenzio perchè così doveva essere.

Il silenzio era parte del senso, parte della mente:
Il passaggio che conduce la perfezione alla pagina.

E il mondo era calmo. La verità in un mondo calmo.
In cui non c’è altro senso,essa stessa

E’ calma, essa stessa è estate e notte, essa stessa
E’ il lettore che a tarda ora chino legge.


Simposio Accademia del Silenzio – Anghiari 10-11 giugno 2011

1° simposio nazionale
Per un Manifesto del Silenzio
10- 11 giugno 2011, Anghiari (AR).


Due giornate di incontro di parole sommesse con i relatori presenti sui temi che ci stanno a cuore.
Venerdì 10 a partire dalle 14.30 Duccio Demetrio e Nicoletta Polla Mattiot ci introdurranno ai lavori che proseguiranno con Roberto Mancini, Antonio Ria, Emanuela Mancino, Giampiero Comolli, Marco Dallari.
Saranno quindi attivati spazi di approfondimento per confronto e lavoro secondo tre dimensioni silenziose:
1 – Il silenzio personale con Duccio Demetrio
2 – Il silenzio sociale con Nicoletta Polla-Mattiot
3 – Il silenzio relazionale con Emanuela Mancino
Potremo quindi assistere alla proiezione del video: Lalla Romano. L’inverno in me, cenare al Castello di Sorci quindi addentrarci in una passeggiata notturna in Val sovara guidati da Andrea Possenti.

Il giorno dopo, sabato 11, riprenderemo i confronti nei gruppi, assisteremo ad una performance poetica a cura di Angelo Andreotti e Maria Grazia Comunale, conferiremo il Premio Accademia del silenzio a Città Slow e chiuderemo con la Lectio Magistralis di di Elena Loewenthal

Sul sito potete trovare il programma completo delle due giornate e scaricare la scheda di iscrizione da compilare ed inviare all’indirizzo silenzio@lua.it . Ricordatevi di scegliere il gruppo a cui volete partecipare. Vi aspettiamo numerosi!

Segnalate e diffondete questo messaggio, il 10 e 11 giugno vogliamo dare un segnale che la nostra idea è viva e vitale e che tante persone la condividono.
Abbiamo attivato un evento su Facebook e creato un account Twitter per darvi la possibilità di diffondere il nostro messaggio.


Giovanni Del Zanna, Casa dolce casa… a misura di anziano | Muoversi Insieme

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La casa è infatti il contenitore in cui la famiglia organizza la sua vita. E’ il luogo protetto in costante dialogo con l’ambiente esterno. Al suo interno, le persone e le famiglie consolidano la propria storia. Ed è per questo che “perdere la casa” (magari anche in seguito a un trasloco) diventa sinonimo di straniamento personale e sociale. Privati del proprio ambiente domestico abituale, ci si sente senza punti di riferimento.
Considerazioni del genere ci inducono a pensare a “nuovi stili di vita”, ossia a riprogettare gli spazi della casa attraverso unadeguamento graduale che tenga conto dell’evolversi dell’età prima di esserne costretti dagli eventi.

intero articolo qui: Casa dolce casa… a misura di anziano | Muoversi Insieme.


Marche, le imprese della regione pensano e studiano un domani migliore per una popolazione longeva, con un’età media altissima, le cui prospettive di vita impongono un’organizzazione quasi manageriale della vecchiaia. | Italia Futura Marche | ItaliaFutura.it

Quadruplica in Italia il numero di imprese che ha investito in ricerca e nel settore delle nanotecnologie. Le Marche, non sono da meno.

In particolare le imprese della regione pensano e studiano un domani migliore per una popolazione longeva, con un’età media altissima, le cui prospettive di vita impongono un’organizzazione quasi manageriale della vecchiaia. Un sistema sanitario che funzioni, un sistema assistenziale pronto alle loro esigenze, un habitat adeguato e rispondente alle difficoltà legate all’età.

Le imprese non pensano dunque solamente a portare nei negozi prodotti innovativi come gli occhiali con le lenti che cambiano colore a seconda dell’intensità della luce, il cemento che abbatte gli inquinanti o tessuti hi-tech più resistenti e adatti a temperature estreme, oltre a farmaci sempre più mirati, ma anche ad accelerare le conoscenze in campi inesplorati. Per farlo servono uomini e mezzi. Da qui la possibilità per le piccole e medie imprese che operano nel campo industriale e dell’artigianato di usufruire di un finanziamento a fondo perduto del 35% e il 10% in conto interessi sul totale dell’investimento da effettuare.

l’intero articolo qui:  Marche, la casa del futuro | Italia Futura Marche | ItaliaFutura.it.


Nuove forme dell’abitare: tra co-housing e comunità di vita – nella sede di Ariele, Via Montepulciano 11, Milano, Martedì 24 maggio 11 dalle 18,30 alle 20,30

Il  secondo incontro del ciclo dedicato alle nuove forme del sociale si terrà nella sede di Ariele, Via Montepulciano 11, Milano,

Martedì 24 maggio 11 dalle 18,30 alle 20,30,

e avrà come oggetto il co-housing e i progetti di vita comunitari. Di seguito un breve cenno al programma della serata:

NUOVE FORME DELL’ABITARE: TRA CO-HOUSING E COMUNITA’ di  VITA

Il co-housing non è solo condivisione di spazi ma anche e soprattutto condivisione di valori e nuove forme di reciprocità sociale fondate su uno spirito comunitario. Le “comunità di vita” presenti in numero sempre maggiore sul territorio sono esperienze sociali complesse che superano le tradizionali barriere del vivere quotidiano – per esempio, la netta divisione tra lavoro, tempo libero e famiglia – e diventano piattaforme progettuali per nuove forme di legame sociale.

All’incontro, coordinato da Paolo Romagnoli, partecipano Gianni Ghidini, della Fondazione ICARE a cui aderisce l’associazione Mondo di Comunità e Famiglia e Giordana Ferri, docente del Politecnico di Milano, che da tempo sviluppa progetti di co-housing sul territorio.

Una riflessione di Gino Pagliarani sulla polis introduce al tema dell’incontro:

Se la “patologia “ che connota il nostro secolo è quella del narcisismo, con un ripiegamento del soggetto su se stesso e una sempre minore capacità di ascolto autentico dell’altro , l’approccio psicosocioanalitico pone, con la sua modalità di ricerca intervento, uno sguardo privilegiato sulla polis, nell’intento di    ricostituire una visione etica ed estetica del vivere sociale, il sentirsi parte di un tutto, la capacità di integrare i propri bisogni con quelli degli altri, in un progetto di vita che possa essere collettivo e non solo individuale.”

La partecipazione è gratuita. I posti sono limitati: si prega di confermare la vostra presenza rispondendo a questa mail

Per ulteriori informazioni contattare ariele@psicosocioanalisi.it


STRATEGIE LOCALI DI LOTTA ALLA POVERTÀ: CITTÀ A CONFRONTO Ministero del lavoro – Cittalia



Vivere in cohousing, cosa vuol dire? L’incontro di Parma, 7 maggio 2011 | Eco-vicinato – ilCambiamento.it

Il 7 maggio scorso si è tenuto a Parma un incontro finalizzato a dare visibilità al fenomeno del cohousing e mettere a confronto le diverse realtà che si occupano di questa soluzione abitativa. Una soluzione che in Italia sta prendendo piede più velocemente che negli altri Paesi europei. Di seguito il report dell’incontro.

di Francesco Neri – 13 Maggio 2011

vai all’intero articolo qui: Vivere in cohousing, cosa vuol dire? L’incontro di Parma | Eco-vicinato – ilCambiamento.it.


Istat, Le interrelazioni del settore agricolo con l’ambiente, scheda a cura della Cgil

L’urbanizzazione eccessiva sta minacciando le risorse agricole e naturali del nostro Paese, privo di un qualsiasi sistema di monitoraggio e di controllo in grado di fornire, sulla base di un unico sistema omogeneo, gli elementi conoscitivi e valutare l’entità del fenomeno.
Si ritiene perciò necessario assicurare una conoscenza scientifica e sistematica di quanto suolo viene consumato, della sua qualità e degli usi che lo stesso suolo aveva prima di essere trasformato come propongono, tra le varie iniziative, l’Osservatorio nazionale sui consumi di suolo, a cura del Politecnico di Milano, Istituto nazionale di urbanistica (Inu) e Legambiente. L’Osservatorio ha l’obiettivo di raccogliere dati sui volumi costruiti e sulle coperture dei suoli nelle diverse province e regioni, di definire metodi ed indicatori comuni per il monitoraggio dei consumi di suolo e di pubblicare un rapporto annuale sui consumi di suolo.
Alcune iniziative dell’Ispra evidenziano un rinnovato interesse sui temi dell’urbanizzazione e del consumo di suolo agricolo. Tali iniziative, finalizzate anche alla comprensione delle cause dei processi analizzati, possono
contribuire a costituire le basi conoscitive utili all’impostazione di politiche di pianificazione del territorio più attente alla salvaguardia delle risorse naturali. Si sente tuttavia la mancanza di una legge nazionale che
preveda limiti, o almeno controlli, del consumo di suolo, sull’esempio di esperienze di altri paesi europei.
Molto è lasciato nelle mani delle amministrazioni locali, che, tranne alcune, poche, eccezioni, non sentono purtroppo il bisogno di cambiare direzione né la responsabilità delle ricadute delle loro scelte sul patrimonio collettivo dell’ambiente, del suolo e dei beni paesistici e culturali.
In tal senso una proposta di legge è stata presentata al Senato l’8 novembre 2006, con il titolo ”Principi fondamentali in materia di pianificazione del territorio” (il testo è stato elaborato e proposto dal sito Eddyburg,
che si occupa di urbanistica, società e politica): tra gli obiettivi è indicato il contenimento dell’utilizzazione del territorio non urbanizzato, sia in prevalente condizione naturale sia oggetto di attività agricola o forestale, per
realizzarvi nuovi insediamenti di tipo urbano o ampliamenti di quelli esistenti, ovvero nuovi elementi infrastrutturali, nonché attrezzature puntuali, e comunque manufatti diversi da quelli strettamente funzionali
all’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale. Viene affermato (articolo 7, comma 1) che “nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e
riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti”. E allo stesso fine vengono dettati (articolo 7, commi 2 e seguenti) i principi fondamentali da rispettarsi nella legislazione regionale per disciplinare le
trasformazioni (fisiche e/o funzionali) ammissibili nel territorio non urbanizzato, riproponendo un modello di disciplina già sperimentato, seppure a diversi livelli di compiutezza e di rigore, in diverse regioni (Calabria, Campania, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto, Provincia autonoma di Bolzano). Anche l’Osservatorio nazionale sui consumi di suolo ha redatto una proposta di legge con analoghe
finalità, sia a livello nazionale, sia per la regione Lombardia

Giovanni del Zanna, La psicologia degli oggetti | Muoversi Insieme

Possiamo parlare di psicologia degli oggetti di uso quotidiano? Tutti i giorni utilizziamo, afferriamo, tocchiamo una moltitudine di “cose” di diverso tipo e natura (utensili, ausili, dispositivi tecnologici, componenti edilizi, e così via). Certo che se parliamo agli oggetti forse qualcuno può pensare, a ragione, che non siamo molto a posto. Ma gli oggetti, in qualche modo, ci parlano, ci raccontano di loro, della loro funzione, del modo di essere utilizzati e entrano in relazione con noi.
Una dimensione particolare del rapporto uomo/ambiente è stata analizzata con attenzione da Donald Norman, noto professore californiano di psicologia e scienze cognitive, nel suo libro La caffettiera del masochista, nel quale analizza la “psicologia degli oggetti quotidiani” o, per meglio dire la “psico-patologia”, ossia l’analisi delle difficoltà di rapporto che molte volte abbiamo con gli oggetti.

l’intero articolo qui:

La psicologia degli oggetti | Muoversi Insieme.


Giovanni del Zanna, Architetti alla prova… di accessibilità! – Blog di Stannah | Muoversi Insieme

Per capire il problema delle barriere architettoniche non basta la teoria, ma serve anche la pratica. Ad esempio, misurare la pendenza corretta di una rampa è utile, ma altra cosa è sedersi in carrozzina e provare di persona tutti i dettagli dell’accessibilità. A questo scopo, è servitala simulazione che ha coinvolto sabato scorso il gruppo degli architetti partecipanti al corsoProgettare l’Accessibilità organizzato dall’Ordine degli Architetti di Monza e della Brianza. Come si è svolta?

…. segue

vai all’ntero articolo qui: Architetti alla prova… di accessibilità! – Blog di Stannah | Muoversi Insieme.


negli ultimi anni si stanno moltiplicando in tutta Europa (e questa volta l’Italia non fa eccezione) gli esempi di Social Housing

Esempi di social housing ecologico si trovano a Londra, Berlino e anche in Italia

Questo cambio di popolazione all’interno delle case popolari o Social House, come viene chiamato il fenomeno, ha portato ad un cambio anche delle richieste e delle necessità di questi nuovi inquilini oggi più inclini a dare alla propria casa un valore diverso. Succede così che negli ultimi anni si stanno moltiplicando in tutta Europa (e questa volta l’Italia non fa eccezione) gli esempi di Social Housing Ecologico.

da: News.


Aldo Bonomi, Città, competitività e nuovi bisogni, Convegno Anci Cittalia dei Giovani amministratori, 2010


Ugo Albano, CASA dolce CASA – viaggio nell’amore domestico-

L’amore vero è l’amore maturo, vale a dire quello agito ogni giorno e non solo quello astrattamente dichiarato. Amarsi non è solo un sentimento fatuo, ma una quotidiana applicazione pratica della mediazione non solo tra i due partner, ma anche tra questi ed il mondo esterno. Lo stesso “clima di coppia” è sempre più determinato dalle condizioni di vita, le quali non possono che essere economiche. Ma che c’entra l’economia con l’amore? Che c’entra il vile soldo con il sublime affetto?  A dire il vero c’è sempre centrato, anzi oggi c’entra ancor di più. Se una volta bastava sposarsi un “buon partito”, oggi, con la crisi economica che c’è, la buona coppia è invitata a “stare nei limiti”. Si tratta di uno sforzo tutt’altro che inutile, anzi esso può rappresentare una dimensione cementificante non solo della famiglia al suo interno, ma anche tra la stessa ed il mondo esterno. Tentiamo quindi questo viaggio partendo dall’amore e finendo agli stili di consumo: un viaggio non solo materiale, ma anche spirituale.

.….per leggere tutto, clicca qui.

da: Ugo Albano.


Statistiche storiche

Statistiche storiche

Il Sommario delle statistiche stroriche dal 1861 al 2010 consentirà di ripercorrere la storia del Paese in questo arco temporale attraverso un ampio numero di serie storiche di dati, appositamente ricostruite per l’anniversario, su temi ambientali, sociali, economici e demografici.

L’albero genealogico delle rilevazioni a corredo del volume permetterà di ricostruire la storia delle fonti e della produzione statistica ufficiale.

Il Data Warehouse che verrà affiancato al Sommario, disponibile anche in inglese, consentirà di consultare on line un numero ancora più ampio di serie di dati, di scaricarle e di elaborarle.

Sommari delle statistiche storiche disponibili

1861-1955

1861-1965

1861-1975

1926-1985
da pag. 1 a pag. 100
da pag. 101 a pag. 200
da pag. 201 a pag. 300
da pag. 301 a pag. 373

da: Statistiche storiche.


Giovanni Del Zanna, Domotica sociale, quando la casa ci tiene in palmo di mano | Muoversi Insieme

Quando si parla di domotica, non dobbiamo pensare solo alla dimensione iper-tecnologica, che piace soprattutto alle persone più benestanti, di solito amanti degli effetti speciali. Se alla parola doppia, composta dai vocaboli casa e informatica, associamo infatti l’aggettivo “sociale”, ci accorgiamo che l’uso della medesima può riguardare moltissima gente, compresigli anziani. Questi ultimi non si identificano più con la fascia di popolazione più refrattaria alle tecnologie, come poteva accadere fino a una decina di anni fa. Gli anziani di oggi, al contrario, possono essere il pubblico privilegiato della progettazione moderna della casa, spesso dotata già in partenza di dispositivi automatizzati, di uso sempre più facile e intuitivo. È del resto proprio questo l’obiettivo della domotica ad uso sociale. Ma che cosa intendiamo di preciso con questa espressione?

segue qui:


Cohousing e home sharing, nuove forme di coesione sociale

La crisi economica favorisce lo sviluppo di nuove soluzioni di condivisione abitativa e lo sviluppo di nuove e inedite forme di socialità. La formula dell’home sharing si è sviluppata fortemente negli ultimi anni negli Stati Uniti ed in particolare in New Jersey, dove si concentra il maggior numero di agenzie specializzate che aiutano gli over 60 a trovare coinquilini fidati con cui condividere le spese dell’affitto.“Le richieste aumentano in continuazione, anno dopo anno – spiega il direttore esecutivo della principale agenzia di Home sharing Renee Drell – ma il picco lo abbiamo registrato nel pieno della crisi economica”. Soltanto negli ultimi due anni negli Usa è cresciuto del 19% il numero di anziani che si rivolge a questo tipo di agenzie, soprattutto per far fronte al disagio economico ma anche per ottenere vantaggi e intrecciare nuove relazioni sociali.


serata pubblica di immaginazione urbana, serata di riflessione sul progetto di riqualificazione urbana della stazione di Vergiate (VA) ad opera del progetto ChiaVe, Comune di Vergiate e Coop l’Aquilone), venerdì 4 marzo ore 20.00 presso la sala polivalente del comune di Vergiate.


venerdì 4 marzo ore 20.00 presso la sala polivalente del comune di vergiate.
serata pubblica di immaginazione urbana, serata di riflessione sul progetto di riqualificazione urbana della stazione di Vergiate (VA) ad opera del progetto ChiaVe (comune di vergiate e coop l’aquilone)e più in generale di come trasformare spazi urbani in ottica educativa.
partecipaerà alla serata Paolo Cottino del politecnico di milano.



Angela Maria Messina, Alimenti, alla ricerca dell’etichetta giusta | Muoversi Insieme

A seguito dell’approvazione del DDL 2260 Etichettatura obbligatoria sull’origine degli alimenti, nel gennaio 2011, da parte della Commissione Agricoltura della Camera, sarà obbligatorio indicare in etichetta l’origine delle materie prime utilizzate per la maggior parte dei prodotti alimentari.
Questo, come dice l’articolo 4 del Decreto, per assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, nonché al fine di rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari.
Perché tale legge venga applicata, devono però essere approvati anche i relativi decreti attuativi, con i quali bisognerà stabilire in dettaglio le indicazioni da comunicare al consumatore, e il modo in cui riportarle sui prodotti, e quali, tra questi ultimi, dovranno obbligatoriamente riportarle.

… segue ….

l’intero articolo qui:

Alimenti, alla ricerca dell’etichetta giusta | Muoversi Insieme.


Bisogni e alimentazione: frutta e verdura

Bisogni e alimentazione: frutta e verdura

Scarica, Apri e guarda: Bisogni e Alimentazione: frutta e verdura


Giovanni del Zanna, Vita felice nel condominio… accessibile! | Muoversi Insieme

Chi vive in condominio lo sa: la condivisione regala gioie e dolori. I momenti più drammatici, in genere, si verificano quando sono necessari lavori nella nostra proprietà che però richiedano l’approvazione degli altri condomini, per esempio nel caso dell’abbattimento delle barriere architettoniche.
Come già sottolineato altre volte, la questione “accessibilità” non riguarda solo le persone in carrozzina. Di solito, invece, quanti la ritengono unaqualità del costruito? Ci rendiamo conto che un condominio più accessibile, più fruibile, risulta piùcomodo per tutti? Percepiamo che la qualità ha unvalore e che un condominio accessibile vale di più proprio perché “ha un marcia in più”, soprattutto in caso di bisogno (provvisorio o duraturo) per noi o per un nostro familiare (magari semplicemente per un nonno che deve venire a casa a trovarci per le feste)?
Possiamo considerare che ci siano due tipi di interventi per l’accessibilità nei condomini:

segue qui:

Vita felice nel condominio… accessibile! | Muoversi Insieme.


Leonardo Benevolo, La fine della città

“La fine della città”. I cambiamenti in atto nella dimensione urbana

altCosa è diventata la città oggi e come sarà la città del futuro? Questa è la domanda a cui prova a rispondere Leonardo Benevolo, storico dell’architettura, nel suo nuovo libro con intervista di Francesco Erbani “La fine della città” che esplora la nuova dimensione urbana fondendo la riflessione sullo stato della città e quella della biografia intellettuale e politica dello studioso. La città non è più uno spazio circoscritto entro certi limiti, una definizione valida per il passato, forse, chiarisce l’autore. Oggi la città “straborda”, esce dai suoi confini invadendo il territorio circostante. In occidente il fenomeno è chiaramente visibile, scompare la linea di confine tra territorio e città, mentre in Africa, Sudamerica e Asia immense baraccopoli spuntano ai margini delle città. Si manifesta la volontà dell’uomo di dominare lo spazio, “di organizzare l’infinità”, rimarca Benevolo.


La discarica: il “non-luogo” dei rifiuti: “Una discarica di rifiuti solidi urbani se controllata non causa problemi di salute”, Elena Fattore Enrico Davoli Dipartimento Ambiente e Salute Maurizio Bonati Dipartimento di Salute Pubblica Istituto di Ricerche “Mario Negri”, Milano Il Sole 24 Ore, 30 Novembre- 6 Dicembre 2010

La discarica: il “non-luogo” dei rifiuti, di


 

La carta in questo contenitore. Il vetro. Qui. L’allumino in quel bidone. L’olio? La vernice? Negli anni 60 nasce l’idea dei “rifiuti zero”, per recuperare le sostanze chimiche dell’allora emergente industria elettronica. Le pile, la plastica, le nuove lampadine. Ma quanto è lunga la strada per arrivare a ridurre i rifiuti al minimo? Dobbiamo riutilizzare il più possibile, progettare e costruire in modo da minimizzare il rifiuto prima di gettarlo via (come p. es. per l’umido trasformato in compost). In attuazione dell’ultima direttiva della Comunità Europea (2008/98/CE) dovremmo iniziare a normarci a partire dal prossimo dicembre.  Saremo in grado di farlo o avremo bisogno di una nuova deroga? Impervia è la strada per la gestione dei rifiuti in maniera compatibile con la nostra quotidianità, con le risorse economiche, ma soprattutto che non abbia impatti dannosi sulla nostra salute. “Rifiuti zero” è, quindi, un percorso multimodale (pratico e culturale) basato sul  riciclo delle materie prime, sul recupero dell’energia del rifiuto che ha come destinazione ultima la discarica per il rifiuto minimizzato. Questo percorso ideale (sebbene normato) è un’impresa molto impegnativa, ma sarà sempre più un obiettivo necessario da realizzare se si considera che ciascun abitante europeo produce circa 600 kg di rifiuti ogni anno, e  la produzione è in costante aumento. La discarica è, quindi, un nuovo “non-luogo” funzionale e necessario al modello sociale prevalente: uno spazio anonimo dalle caratteristiche omogenee, dove il rifiuto, privato dei suoi necessari riferimenti a un preciso utilizzo, perde la sua identità. Oggi sappiamo bene come fare a costruire una discarica e gestirla in maniera da minimizzare l’impatto con l’ambiente; ci sono indicazioni e disposizioni ben precise e condivise in proposito. Ma la discarica genera preoccupazioni per la salute, in particolare per i cittadini che vivono nei suoi pressi.Eppure le evidenze sinora disponibili, sebbene limitate, indicano che le discariche controllate di rifiuti solidi urbani, costruite e condotte in accordo con le normative nazionali e comunitarie, non comportano un rischio per l’ambiente e la salute. Cosa ben diversa per quanto concerne le discariche illegali o quelle di rifiuti tossico-nocivi che hanno sinora costituito l’interesse prevalente della comunità scientifica. La gestione incontrollata di una discarica favorisce la contaminazione dell’ambiente circostante (a cominciare dalle acque sotterranee) da parte di sostanze o già presenti nei rifiuti o che si formano in seguito a processi di degradazione; anche l’incenerimento incontrollato dei rifiuti sprigiona sostanze tossiche in quantità elevate, a cominciare dalle diossine. Gli studi di impatto sulle discariche abusive, quelle non a norma o quelle di rifiuti tossico-nocivo  condotte nell’ultimo decennio (anche in Italia) documentano un rischio aumentato, consistente seppur variabile, di malformazioni congenite (difetti del tubo neurale e dell’apparato cardiocircolatorio), di basso peso alla nascita, di alcuni tumori solidi (in particolare epatobiliari, cerebrali) e di leucemie nella popolazione residente nelle aree di discarica.Una delle indagini più complete è quella condotta in Gran Bretagna e pubblicata lo scorso anno, dove vige la politica delle discariche di comunità (sono circa 17.000) e l’80% della popolazione vive all’interno di un raggio di 2 km di distanza da una discarica. I risultati non hanno evidenziato alcun aumento di rischio per le popolazioni residenti in prossimità delle discariche per rifiuti urbani, e un debole aumento (circa il 10%) della probabilità di rischio di malformazioni congenite per gli abitanti in prossimità di una discarica di rifiuti pericolosi. Il panorama italiano è meno definito; comunque, a fronte di  1763 discariche illegali, di cui 700 per rifiuti tossico-nocivi, solo 269 sono quelle controllate per rifiuti urbani.
Nonostante i numerosi studi epidemiologici condotti negli ultimi decenni, alcuni anche di ampie dimensioni, le evidenze di una relazione causale tra la presenza di una discarica di rifiuti e l’incremento di una specifica patologia cronica sono ancora scarse. Tutti gli studi soffrono di limitazioni metodologiche che condizionano l’interpretazione dei risultati e la loro generalizzazione. Una delle principali e frequenti limitazioni è la mancanza di misure dirette dell’esposizione utilizzando la distanza del luogo di residenza dalla discarica come surrogato del livello di esposizione. Questa è un’approssimazione debole perché influenzata da variabili incontrollate, quali: i punti di ricaduta e le quantità degli inquinanti emessi dalla discarica che a causa della meteorologia e della orografia del territorio possono determinare esposizioni molto diverse a parità di distanza; gli stili di vita e i comportamenti individuali (ore passate nel luogo di residenza, coltivazione e auto-consumo di prodotti potenzialmente inquinati, utilizzo di acqua da pozzi locali, ecc.). Un’altra limitazione di molti studi è la mancata informazione sul controllo di utilizzo della discarica e la distinzione tra tipologie di discariche, anche nel corso del tempo perché alcune discariche sono riconvertite ad altro tipo di rifiuti.
Inoltre, spesso gli impianti di smaltimento dei rifiuti, sia gli inceneritori che le discariche, sono localizzati in aree ad alta densità di popolazione a basso livello socio-economico. Il mancato controllo dei determinanti sociali  rappresenta un ulteriore limite alla corretta interpretazione dei risultati degli studi epidemiologici condotti. Infine, il nesso di causalità esposizione-effetto presuppone una relazione temporale, in quanto è necessario controllare/monitorare il tempo di latenza che intercorre tra l’esposizione e la manifestazione degli effetti sulla salute. Il fattore tempo (della realizzazione della discarica, della residenza degli esposti, dell’insorgenza dei sintomi e degli effetti, ecc.) è invece una variabile scarsamente considerata.
A fronte della mancanza di solide evidenze di sicurezza sanitaria e ambientale, le preoccupazioni di molti cittadini  dovrebbero essere, quindi, riconducibili a fenomeni di contaminazione ambientale (eventi accidentali, discariche abusive o non controllate efficientemente) e non alla conduzione controllata del percorso di smaltimento dei rifiuti urbani attuando i controlli e i monitoraggi previsti dalla normativa e, in condizioni di criticità ambientali particolari, effettuando anche studi approfonditi affidati ad istituzioni indipendenti.
La comprensibile opposizione alla realizzazione di iniziative di interesse pubblico, quali una discarica sul proprio territorio, che spesso anima molti cittadini e autorità locali, la cosiddetta sindrome NIMBY (not in my backyard) è animata principalmente dai potenziali rischi per la salute, che sono ancora spesso teorici, e scarsamente da quei disagi tangibili che la presenza di una discarica in un territorio comporta (deterioramento del paesaggio, aria maleodorante, aumento del traffico pesante, ecc.). Così succede (e succederà?) che una discarica annunciata venga trasferita altrove, “scaricando su altri” il problema, senza che si comprenda che il bisogno di smaltire i rifiuti è di tutti, come di tutti i cittadini è il diritto di salute e il dovere (tecnico e civile) che questo processo si svolga con modalità sicure, appropriate e durature.

Elena Fattore
Enrico Davoli
Dipartimento Ambiente e Salute
Maurizio Bonati
Dipartimento di Salute Pubblica
Istituto di Ricerche “Mario Negri”, Milano

Il Sole 24 Ore, 30 Novembre- 6 Dicembre 2010

 

da: Mario Negri – News – La discarica: il “non-luogo” dei rifiuti.


Peter Ward: «Addio Venezia e Miami. Arriverà il nuovo diluvio, 26.1.2011, di GABRIELE BECCARIA PER LA STAMPA

Di ritorno dal Polo Sud e di passaggio a Roma per il Festival delle Scienze il professor Peter Ward, star della paleontologia, riassume le sue idee sulla Terra con una metafora immobiliare: «Se dovessi comprare casa, non lo farei mai a Venezia e tanto meno in Bangladesh ed escluderei anche tutte le “terre basse”».

Di catastrofi ne mastica, perché è considerato uno dei grandi esperti di estinzioni e i suoi ultimi saggi sono come un pendolo che oscilla tra il passato remoto del Pianeta, antico almeno 4 miliardi e mezzo di anni, e il futuro prossimo. In poche parole, se ciò che ci sta alle spalle fa venire i brividi – almeno 5 cancellazioni di massa che hanno ridotto ogni volta la vita al lumicino – quello che ci aspetta è perlomeno problematico. 

Professore, lei ha scritto «The Flooded Earth», la Terra sommersa, e prevede niente meno che un secondo diluvio: nella sua distopia immagina, tra l’altro, una Miami del 2120 diventata un’isola senza legge e le ultime terre fertili del Midwest trasferite nel 2515 in una repubblica chiamata «Antarctic Freehold State». A meno che non si prendano misure drastiche, aggiunge lei. Ma i critici sostengono che la lettura del saggio sia deprimente, forse troppo.

«Posso dirle che ho lavorato nell’Antartico negli ultimi 3 anni e tra 3 settimane ci tornerò. Cerco di capire la velocità con cui lo strato dei ghiacci si sta sciogliendo e allo stesso tempo le varie fasi di riscaldamento globale che si sono verificate nel passato, quelle che ho raccontato in un altro libro, “Under a Green Sky”».
E qual è la sua conclusione?

«Molte zone dei cinque continenti che si trovano vicino alle coste sono in pericolo, comprese quelle che ospitano grandi aeroporti, come a San Francisco. Mi impressiona che nella mia città, Seattle, sia stato costruito un tunnel per il traffico basato sulla previsione di una crescita massima del mare di mezzo metro nel prossimo secolo, ma se il livello dovesse salire di un metro e mezzo…».

E’ questo lo scenario più vicino alla realtà?
«E’ proprio il “near term” – il breve periodo – a essere problematico: se la popolazione mondiale si avvicina ai 6.5 miliardi e se nei prossimi 50 anni salirà fino a 9 e se, nello stesso periodo, i mari saliranno di mezzo metro e poi di 1 e mezzo entro il 2100, da dove arriverà il cibo?». 

Dovremo dire addio a tante pianure che ci garantiscono mercati e supermarket pieni?
«E’ incredibile quanto cibo sia prodotto nelle “terre basse”, come in Asia: la maggior parte del riso proviene dai delta, dove i fiumi si gettano nell’oceano. Ma non appena i mari si alzeranno, quelle zone verranno cancellate. La mia equazione è quindi la seguente: “Troppi esseri umani più acqua in veloce ascesa uguale scarsità di cibo”. Il mio libro cerca di capire quanto rapidamente questo avverrà». 

Lei descrive una catastrofe quasi inevitabile, ma le contromisure? Può spiegarle?«Penso che i problemi maggiori siano oggi in Cina e in India e siano legati alle loro emissioni inquinanti e gli effetti si vedono proprio nell’Antartico, con enormi distese di “icesheets” che stanno svanendo. Sono loro che custodiscono il destino dell’umanità: che cosa succederà, per esempio, se dovremo trasferire strade, aeroporti e tante altre infrastrutture? Ci vorranno spaventose quantità di denaro, eppure il metro e mezzo in più del livello dei mari potrebbe non essere l’ultimo scenario. Anzi. Ci potrebbe essere un’accelerazione a 3 metri entro il 2200, fino a un massimo di 5-10. Allora tutte le città costiere sarebbero a rischio». 

E i famosi Protocolli anti-emissioni, da Kyoto a Copenhagen? Servono a qualcosa?

«In realtà non funzionano. Come posso dirlo in modo diplomatico? Negli Usa i repubblicani – che si rivelano “brainless”, senza cervello – non permettono di fare nulla di efficace contro il riscaldamento globale. Il buon senso rimane all’Europa, che ora – credo – ha in mano i destini del mondo».
Quante probabilità abbiamo di scongiurare il «diluvio»?
«Sono pessimista sulla possibilità di fermare l’innalzamento dei mari nel prossimo secolo, ma sono ottimista sull’intelligenza della nostra specie e sulla capacità di affrontare il problema. L’aumento dei mari è così graduale che, di per sé, non uccide nessuno, la fame, invece, sì. Che cosa succederà quando il Bangladesh, con il doppio della popolazione attuale, perderà un terzo del territorio? Dove andrà tutta quella gente? Sono quindi immaginabili giganteschi esodi, con una fuga nelle zone dove ci siano ancora acqua potabile e terre da coltivare». 

Lei studia le estinzioni di massa che hanno segnato la Terra: si preannuncia una sesta, provocata non più dalla natura ma dall’uomo?
«In realtà è diverso. L’umanità si sta costringendo a quella che definisco una “mortalità di massa”. Ci aspettano tempi duri: negli Anni 70 molti studiosi e organizzazioni sollevavano la questione del boom della popolazione: spiegavano che eravamo troppi ed eravamo “solo” 4 miliardi. Eppure, adesso che ci avviciniamo al doppio, non si sente più alcun allarme, anche se non c’è dramma peggiore». 

Boom della popolazione, scioglimento dei ghiacci, accelerazione del riscaldamento globale: secondo le sue ricerche sulla Terra prima dell’uomo, ogni impennata delle temperature è stata segnata dalla brusca crescita di un gas tossico – il solfuro di idrogeno – che ha asfissiato la maggior parte delle creature. E’ una prospettiva che si ripeterà sul lungo termine? Siamo seduti su una bomba a orologeria?

«Certo che la bomba a orologeria esiste. Naturalmente non mi riferisco alle profezie che vanno per la maggiore e che sono stupidaggini, come quelle dell’asteroide che ci annichilirà. Il pericolo finale – che ho descritto nel saggio “Under a Green Sky” – è invece rappresentato dalle conseguenze dell’effetto serra: se l’equilibrio energetico della Terra muta, con l’Artico e l’Antartico che si riscaldano più velocemente rispetto all’Equatore, si riduce progressivamente la circolazione delle correnti oceaniche, finché queste si bloccano irrimediabilmente. E’ allora che ha inizio il processo che scatena la produzione di sulfuro di idrogeno e distrugge l’ossigeno indispensabile alla vita. Questo è il punto, anche se fortunatamente si tratta di una prospettiva in là nel tempo, tra 5-10 mila anni o forse 100 mila. Il pericolo imminente e che riguarda il prossimo secolo – ripeto – è piuttosto la crescita dei mari indotta dall’umanità: ciascuno di noi è diventato un piccolo vulcano artificiale che getta nell’atmosfera troppa CO». 

Se questi sono gli allarmi, perché gli scienziati non riescono a intercettare l’attenzione dell’opinione pubblica? In che cosa sbagliano?
«Hanno il peso di una grande responsabilità e hanno fallito nel parlare all’opinione pubblica. Noi scienziati siamo colpevoli di parte del male che sta accadendo. Faccio un esempio: nelle università americane esiste il meccanismo del “tenure”, che prevede la valutazione del lavoro di un professore dopo un periodo di 7 anni. E’ incredibile che si venga giudicati solo per gli articoli “tecnici”: quelli divulgativi rivolti al grande pubblico non contano nulla».

A Milano arriva il cohousing, il nuovo modo di vivere in comunità | Eleonora Bianchini | Il Fatto Quotidiano

l capoluogo lombardo è la prima città in cui sbarca la modalità abitativa volta a condividere spazi e servizi pur mantenendo la propria abitazione privata: dall’orto collettivo alla baby sitter in comune fino al car sharing

Pannelli fotovoltaici per risparmiare sulle bollette di luce e gas, banca del tempo per garantirsi la baby sitter gratis e palestra con bagno turco inclusi nel prezzo d’acquisto dell’immobile. Ma anche un orto per far crescere le verdure bio, la possibilità di organizzarsi con il car sharing e soprattutto la certezza di potersi fidare dei propri vicini di casa. Tutto questo e molto di più è il cohousing, la modalità abitativa volta a condividere spazi e servizi pur mantenendo la propria abitazione privata. In Italia, sebbene sia ancora agli albori, èCohousing.it la community che ha l’ha tradotta in realtà. Nata a Milano, attraverso la società di servizi Cohousing Ventures, ha curato i nuclei abitativi partecipati di Urban Village Bovisa 01Cosycoh in città, e TerraCielo, complesso di 60 appartamenti a Rodano, pronto per l’estate 2011.

A differenza delle imprese immobiliari non chiede una percentuale sulla vendita, ma il pagamento di una quota associativa (2.500 euro per l’acquisto, 500 per l’affitto) per retribuire gli stipendi di impiegati e psicologi che seguono gli acquirenti dalla prima riunione di programmazione partecipata. E’ l’unica impresa italiana, per ora, che prima presenta il progetto di cohousing e poi raccoglie le adesioni. Il contrario di quanto fanno i gruppi spontanei, nuclei di famiglie che si conoscono ma che raramente arrivano all’obiettivo. “Dalla presentazione alle chiavi in mano passano circa due anni”, spiega Nadia Simionato di Cohousing.it. “Chi è interessato ci contatta via web e con la newsletter teniamo aggiornati sulle abitazioni in vendita o in affitto”. E le adesioni negli ultimi anni sono in aumento. “Nel 2006 abbiamo lanciato una ricerca su Internet, da cui è emerso che le esigenze di socialità e le buone pratiche della convivenza oggi sono prioritarie. In 3 settimane oltre 3500 persone hanno manifestato interesse per il cohousing”.

Un boom che riproduce modelli collaborativi del passato, attraverso la relazione con il vicino di casa con cui oggi, specie nelle grandi città, non si interagisce. “I più resistenti al cohousing sono gli over 50, che hanno già una vita stabile, figli adolescenti e non sono disposti a cambiare quartiere”, prosegue Simionato. “Le giovani coppie e i single invece cercano un grado maggiore di interazione da cui possono ricavare beneficio: tra i residenti qualcuno è disposto a fare da babysitter o a gestire un piccolo asilo nido interno e per ripagare il servizio, ad esempio, ci si organizza per fare la spesa”.

E i vantaggi della vita comune portano anche a risparmi importanti: “Nel nuovo complesso di Rodano saranno costruite anche sauna e palestra e i residenti risparmieranno sull’abbonamento. Potranno disporre di un’area verde da coltivare e per 20 anni, grazie ai pannelli fotovoltaici, dovranno pagare solo la bolletta elettrica”, aggiunge Michele Bonelli di Cohousing Ventures. “Visto che tutti si conoscono e si fidano reciprocamente non sarà necessario chiudere la porta di casa. Di solito per andare al lavoro si organizzano spontaneamente con il car-sharing e aderiscono ai gas (gruppi di acquisto solidale, ndr) per comprare biologico e accorciare la filiera distributiva”. Una vita basata su etica e sostenibilità che anche l’imprenditore che avanza il progetto deve condividere visto che non sposa la speculazione. “Le proposte che arrivano dai privati o dalle aziende sono numerose”, puntualizza Bonelli, “perché l’idea del cohousing risponde a un bisogno di fare comunità che sul mercato oggi ha più possibilità di incontrare acquirenti”.

Tuttavia i committenti possono anche essere amministrazioni pubbliche. Ma gli ostacoli sono tanti: “Alcune si sono ispirate a noi per modelli di social housing, quello che un tempo erano le ‘case popolari’ – prosegue Bonelli – Ci chiedono assistenza per progetti che prima o poi partiranno. Al momento a bloccare l’avvio sono i cavilli burocratici. E anche i grandi speculatori, dal Gruppo Ligresti al comparto edile coinvolto nell’Expo 2015, godono di un mondo di relazioni a cui non abbiamo accesso”.

E il cohousing, nonostante le economie di scala, non è sostenibile per tutti: “Qui a Rodano costa 3000 euro al metro quadro – sottolinea Bonelli – anche se i pannelli solari permettono di risparmiare 1000 euro l’anno di riscaldamento per un appartamento di 100 mq”.

Ma la strada è ancora lunga: “Il nostro sogno”, conclude, “è fare accedere i giovani e creare abitazioni in affitto con l’opzione di riscatto. Proprio come se fosse un mutuo sociale”.

da: A Milano arriva il cohousing, il nuovo mododi vivere in comunità | Eleonora Bianchini | Il Fatto Quotidiano.


Carla Benedetti, Disumane lettere Indagini sulla cultura della nostra epoca, Editori Laterza

Disumane lettere
Disumane lettere
Indagini sulla cultura della nostra epoca

 

Edizione: 2011
Collana: Sagittari Laterza [177]
ISBN: 9788842095422
Argomenti: Attualità culturale e di costumeLetteratura: testi, storia e teoria

  • Pagine: 224
  • Prezzo: 18,00 Euro
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In breve

In pochi decenni il pianeta andrà incontro a un collasso – a meno che non si inverta la rotta, avvertono gli scienziati. E la cultura umanistica? Che cosa ha da proporre al genere umano, in una situazione simile? Quelle che un tempo si chiamavano ‘umane lettere’ sembrano assopite, quasi paralizzate. Eppure, è proprio in questa nuova dimensione di consapevolezza del limite e di azzardo, sconosciuta alla modernità, che i saperi umanistici tornano ad avere un ruolo cruciale, non meno decisivo di quello delle scienze.

Questo libro lancia una sfida inconsueta. Si inoltra, con ritmo serrato e vivacità di esempi, nella cultura dell’ultimo decennio (narrazioni, pensiero, arte, politica, cultura di massa, televisione, rete e marketing culturale) considerata come un unico grande campo non frazionato da divisioni specialistiche. Ed entra concretamente nelle sue zone di ustione dove si fanno strada nuove forme di pensiero e di sentire, in urto con le abitudini mentali e le strutture di potere che ci stanno guidando verso la catastrofe.

 

Editori Laterza :: Disumane lettere.