Una biblioteca condominiale a Milano
Il civico numero 12 di via Rembrandt è diventato la sede della prima biblioteca condominiale di Milano grazie all’impegno
del suo fondatore, il Signor Roberto Chiappello, ed alle numerose donazioni private. L’obiettivo di quest’ iniziativa non è solo
quello di offrire un servizio alla comunità , ma soprattutto quello di consolidare la rete di relazioni di quartiere.
“Bisogna riprendere in mano la vita sociale del proprio quartiere, questo è solo il primo passo”
Esperienze simili già esistono in molte grandi città estere, prima fra tutte New York dove, dopo la piscina condominiale, è
proprio la biblioteca condominiale ad essere diventata il nuovo valore aggiunto di un’abitazione.
Ma c’è una differenza tra queste biblioteche, create al fine di aumentare il valore economico degli immobili che le ospitano, e
l’ niziativa milanese. Il signor Chiappello, parlando delle ragioni alla base della sua iniziativa, spiega infatti che “Abbiamo
cercato di abbattere le distanze tra gli inquilini del palazzo, di dialogare con i condomini per verificare se anche da parte loro
ci fosse la volontà di creare finalmente un nostro spazio, adibito al dialogo e al confronto”
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http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3820&Itemid=30
(fonte newsletter labsus.org)
Archivi categoria: casa
CoHousing per anziani. Un palazzo di Campo dei sassi, a Mestre, quartiere Altobello sperimenta un nuovo modello di assistenza
Ci sarà la badante (assistente familiare) di condominio ad Altobello. Con tanto di appartamento per lei. Anzi due appartamenti perché non è detto che una badante (assistente familiare) sia sufficiente per 24 anziani. E siccome si tratta di un esperimento per ora unico nel suo genere, il Comune di Venezia ha intenzione di procedere a piccoli passi per vedere come va.
Ma il progetto che verrà attuato nei condomini ristrutturati di Campo dei sassi, a Mestre, quartiere Altobello, è estremamente interessante ed è stato studiato nei dettagli.
Prevede che gli anziani siano seguiti al meglio, con occhi elettronici e occhi umani, quelli della badante (assistente familiare). Vuol dire che per quanto riguarda la parte sanitaria, ad esempio, gli anziani potranno attivare una micro-telecamera e parlare direttamente con infermieri e medici, mentre per quanto riguarda i piccoli bisogni quotidiani, potranno rivolgersi alla badante (assistente familiare), che alloggerà nello stesso condominio. Tra microtelecamere, rilevatori di posizione, videocitofoni, telesoccorso e sistemi di misurazione automatica della pressione, insomma, i nonnetti (le persone anziane) saranno monitorati giorno e notte.
«È un modello che vogliamo sperimentare a partire da settembre, quando i lavori di ristrutturazione di Campo dei sassi saranno conclusi – spiega il vicesindaco e assessore alle Politiche sociali, Sandro Simionato
tutto l’articolo qui Un palazzo di Mestre con 24 anziani, il Comune lancia la badante di condominio - Il Gazzettino.
MONDO DI COMUNITA’ E FAMIGLIA, associazione di promozione sociale
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I “CONDOMINI SOLIDALI” E LA CONDIVISIONE: UNA REALTA’ BIPOLARE. | da IN-FORMAZIONE
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L’associazione Mondo Comunità e Famiglie (MCF) le chiama comunità di comunità, nel senso che la comunità considerata oggetto primario dell’associazione è la famiglia che, riconoscendo di non bastare a se stessa, decide, per realizzarsi a pieno, di vivere accanto ad altri in modo solidale.
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Generalmente le Comunità si insediano in spazi abbastanza ampi da poter ospitare non solo le famiglie stesse che decidono di seguire un certo stile di vita, ma anche per poter accogliere persone in difficoltà. Le famiglie, le persone che costituiscono le comunità di famiglia ricercano uno stile di vita sobrio, essenziale nei consumi ma anche nelle idee, cercano di investire sulle relazioni con le persone nel rispetto dell’ambiente.
vai all’intero articolo qui I “CONDOMINI SOLIDALI” E LA CONDIVISIONE: UNA REALTA’ BIPOLARE. | IN-FORMAZIONE.
l’Imu sulla prima casa ha effetti distributivi meno negativi dell’Ici 2007. Non è così invece per le seconde case, in Lavoce.info – ARTICOLI – EFFETTO IMU
Voglia di comunità, di Sabina Minardi, recensione di L’egoismo è finito, di Antonio Galdo – in l’Espresso 25 ottobre 2012
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Oggetti e saperi, on line si scambia di tutto: e il baratto torna a esercitare un fascino irresistibile. «Lo scambio è un gesto semplice, quasi primitivo, che ha però una enorme modernità perché rafforza i legami delle comunità, locali e planetarie, e contrasta con concretezza un mondo dove gli oggetti accumulati hanno perso senso», sottolinea Galdo. Su “Freecycle”, network con 5 mila comunità sparse nel mondo e 10 milioni di iscritti, puoi scambiare di tutto. Le varianti non si contano: Sugar, Nei-ghborGoods, ThredUp. C’è chi scambia un posto in casa (CouchSurfing, con 3 milioni e mezzo di membri), chi un passaggio in auto (ZipCar, negli Stati Uniti, ha 800 mila persone che regolarmente condividono l’automobile). E il carpooling è un fenomeno in crescita anche in Italia. Blablacar.it rinnova l’autostop offrendo passaggi auto a prezzi imbattibili (la tratta più gettonata, Roma-Milano, costa sui 30 euro): basta iscriversi al sito e mettere in chiaro quanto si è chiacchieroni. Il portale più accreditato per il baratto è, invece, Zerorelativo: zero perché tanto valgono gli oggetti non più utili, relativo perché grazie allo scambio riacquistano il valore che hanno per gli altri. E se lo Swap Day americano è ormai un rito con migliaia di famiglie coinvolte, anche la Settimana del Baratto fa proseliti (appuntamento dal 19 al 25 novembre).
“Capitalismo cooperativo”, lo chiama Galdo: più che un’invenzione moderna, un ritorno al passato. «L’Italia può rappresentare l’avanguardia di questo cambiamento. Perché lo spirito di comunità è insito nel suo Dna. La famiglia, la fabbrica, la parrocchia, il partito, il sindacato, ma anche la piazza, il bar, il villaggio: tutti luoghi, profondamente italiani, dello stare insieme. Sono entrati in cortocircuito sotto i colpi della civiltà dell’egoismo. Ma sono adesso riscoperti nella consapevolezza che da soli è tutto più difficile, forse impossibile».
I vantaggi di una maggiore disponibilità verso gli altri, in effetti, sono per tutti, non solo per i più giovani. Anzi, in una società che rapidamente invecchia, il cambio di prospettiva può migliorare, in primis, la vita degli anziani. Reti di volontariato, associazioni che supportano i malati, gente che si scambia conforto, suppliscono al carente welfare italiano. E gli esperimenti di cohousing sparsi per la Penisola non raccontano, in fondo, che lo stesso fenomeno: gente che, grazie alla scelta di condividere, ha realizzato il sogno di un’abitazione. Ricreando, al tempo stesso, un nuovo modo di vivere: un senso del vicinato, dove le persone dividono servizi e, se serve, aiuto reciproco. Da Vauban, periferia di Friburgo, dove il senso del condominio è diventato un laboratorio da mostrare al mondo, a Follonica, Grosseto, dove c’è il condominio più ecologico d’Italia (con autosufficienza energetica degli appartamenti); da Londra, dove è nato Older women’s Coho, il cohousing per donne anziane e sole, al quartiere Bovisa, a Milano, dove un’ex fabbrica di barattoli è diventata una residenza con terrazza e piscina, il libro fa il punto sugli esperimenti più significativi del rinascere della comunità. Emblematico il caso di Torino, in un edificio ottocentesco a Porta Palazzo acquistato da otto famiglie, e trasformato in “un nuovo modo di vivere, vecchio come il mondo”. Gli altri, un inferno? «Non prendiamoci in giro, non è semplice. Tutti abbiamo bisogno di indipendenza. Ma nessuno avrebbe potuto acquistare da solo una casa così bella e avere a disposizione tanti servizi». Come le biblioteche condominiali, tra le nuove opportunità della condivisione. Spazi ricavati da locali fuori uso, tenuti in vita da volontari, stanno rinascendo in molte città: come luoghi di aggregazione, oltre che di cultura. Con questa idea sono nate le biblioteche nella vecchia sede della Borsa a Bologna o quella di Pistoia, in un capannone della Breda; a Carpi in un’ex fabbrica di cappelli e all’Aquila in un prefabbricato dopo il terremoto; a Mantova in un ex macello e a Palermo nella chiesa sconsacrata della Santissima Annunziata. Scarti. Luoghi abbandonati. Che di colpo ritrovano vita. La stessa idea alla base dei “community gardens”: gli orti collettivi, ricavati da spazi urbani sfilati all’incuria, e trasformati in luoghi dove si produce insieme. L’Italia ne è una formidabile appassionata: per Coldiretti coinvolge, a vario titolo, il 40 per cento della popolazione. Solo Roma conta un centinaio di orti (zappataromana.net). Del resto, è l’idea stessa di città in cambiamento.
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tutto l’articolo qui L’egoismo è finito, di Antonio Galdo – La recensione di L’espresso – ilmiolibro.it.
Vivere insieme, a cura di studio tamassociati Cohousing e comunità solidali, editore Altreconomia
| Vivere insieme di A cura di studio tamassociati Cohousing e comunità solidali Manuale pratico con strumenti e informazioni per chi desidera coabitare, creare un cohousing o iniziare un’altra esperienza di vita in comune. L’erba del vicino… è anche mia! Il cohousing è un’esperienza di “vicinato elettivo e solidale” che affianca al proprio alloggio privato spazi comuni e servizi collettivi. Un nuovo modo di abitare che privilegia le relazioni, permette di compiere scelte virtuose dal punto di vista ambientale e sociale – dal car sharing alla costituzione di gruppi d’acquisto solidali – e, non ultimo, di risparmiare.
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Giovanni Del Zanna, Abitare per Essere | in Muoversi Insieme
Tutti abbiamo una casa, ci sembra normale, scontato. Nella realtà, però non è proprio così, altrimenti non parleremmo di homeless (senza casa). Per la maggior parte di noi, però, abitare in una casa è un fatto così normale che raramente ci fermiamo a considerare – anche dal punto di vista dei significati profondi – la nostra casa nella sua dimensione vitale, il significato che assume per il nostro “essere”.
Da architetto mi sento molto coinvolto dal tema della casa. Si considera, infatti che il lavoro dell’architetto sia quello di “fare” le case, anche se poi di fatto chi realizza le case, nella loro concretezza, non è di certo il progettista, ma le diverse maestranze che, secondo le specifiche competenze, mettono insieme i molti elementi che costituiscono una casa.
Eppure il ruolo di chi pensa (progetta) questo spazio assume indubbiamente un ruolo fondamentale nel determinare lo spazio, la struttura, che serve da sostanza per la costruzione della casa, come luogo individuale per ciascuno di noi.
La casa non è un oggetto, un insieme di strutture, materiali e impianti. Non bastano soluzioni tecniche e funzionali a spiegare il senso della casa, il significato del luogo in cui abitiamo. Essa è importante: un bene essenziale e costoso, per molti una meta lontana da raggiungere con mutui e sforzi significativi. Un bene primario:
vai all’intero articolo qui: Abitare per Essere | Muoversi Insieme.
come Patrick Commecy rende belli i muri delle città: da “non luogo” a “luogo”, attraverso la pittura murale
- clicca qui per scaricare il file Powerpoint per vedere le immagini in sequenza: Wandmalereien
- oppure clicca su questa immagine:
Cohousing: i risvolti sociali, architettonici e sostenibili del fenomeno da « leanworkspace
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In linea generale si tratta di comunità composte dalle 20 alle 40 unità abitative, che si sono scelte, quindi si parla di sistema elettivo; solitamente non sono comunità legate da qualche particolare ideologia (cosa differente dagli eco villaggi in cui l’ideologia green assume un ruolo predominante) né religione, mentre invece sentono l’importanza di creare una comunità più sicura dove vivere tra persone che si conoscono e poter far crescere i loro figli; la struttura non gerarchica della comunità e la gestione locale del sistema, unitamente ai benefici economici derivanti dall’uso in comune di alcuni spazi, ne fanno un organismo economicamente peculiare e a volte capace di mantenersi in modo autonomo, con una gestione attenta che garantisce agli abitanti una sicurezza anche in questo campo.
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per l’interra scheda vai a: Cohousing: i risvolti sociali, architettonici e sostenibili del fenomeno « leanworkspace.
Riscoprire il buon vicinato con l’idea del co-housing, www.cohousingsolidaria.org – Cronaca – La Nuova Ferrara
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Come è spiegato nel sito dell’associazione, http://www.cohousingsolidaria.org, il progetto riguarda «14 alloggi immersi in un parco di circa un ettaro, attraverso il recupero delle strutture esistenti». Tra gli “optional” a cui si può accedere ci sono: «alta efficienza energetica ed elevata sostenibilità, spazi condivisi, orti e giardini in comune, ritrovi, feste, eventi culturali e una pista ciclabile per raggiungere la città lasciando a casa l’automobile». Accanto agli appartamenti sono previsti «spazi comuni che potrebbero diventare una sala e biblioteca, ciclofficina, laboratorio, stanza morbida per bambini, orto comune, area giochi o quanto altro decideranno i cohousers che vi abiteranno», precisa un comunicato dell’associazione.
Il progetto preliminare, già presentato all’amministrazione comunale, prevede «la realizzazione di uno dei primi cohousing in Italia, costituito da 15 unità immobiliari ricavate da una vecchia corte colonica, fienile e forno con circa 7.000 mq di verde».
…. da Riscoprire il buon vicinato con l’idea del co-housing – Cronaca – La Nuova Ferrara.
Domotica e sicurezza ambientale| di Giovanni Del Zanna in Muoversi Insieme
Domotica e sicurezza ambientale.
Di Domotica abbiamo già parlato più volte. Pensiamo che sia utile tenere viva l’attenzione su questo argomento almeno per due motivi: si tratta di una tecnologia in forte sviluppo, di cui sentiamo parlare, ma non sempre riusciamo a capirne l’utilità (anche perché molte volte non viene spiegata). In secondo luogo la Domotica, come la tecnologia in genere, offre molte possibilità e soluzioni per l’autonomia, (ovvero per il vivere in modo più comodo, sicuro, con maggiore qualità della vita) ma per utilizzarle al meglio è importante conoscere, sperimentare e iniziare ad utilizzare queste soluzioni. >>
Mantenere la Casa in perfetta funzione | di Giovanni Del Zanna in Muoversi Insieme
La casa è luogo dell’intimità e degli affetti, ambiente in cui ci possiamo “spogliare” delle nostre difese, dei nostri ruoli sociali per ritrovarsi protetti e a proprio agio. Uno spazio “nostro” in cui sentirsi “padroni” (diciamo infatti che ciascuno è padrone a casa sua), da curare secondo le nostre esigenze e i nostri gusti.
La casa vera, quella che rispecchia il nostro essere, non è un “oggetto bello” da mostrare agli ospiti per far figura, ma lo “spazio” nel quale vivere in modo comodo e gradevole.
Nella casa raccogliamo gli oggetti e i ricordi della nostra vita che pian piano si stratificano e sedimentano il nostro vissuto, ricordi del tempo che passa, della storia familiare. Allo stesso tempo la “casa” evolve e si adatta alle nuove esigenze; viene modificata per voglia di cambiamento o per necessari rinnovamenti “epocali”.
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segue qui: Mantenere la Casa in perfetta funzione | Muoversi Insieme.
Luciana Quaia, Psicologia della casa | pubblicato in Muoversi Insieme di Stannah, 2011
In questo articolo si cercherà di approfondire il significato simbolico e psicologico che la casa riveste per l’essere umano, al di là del suo aspetto meramente materiale. La dimora, infatti, oltre a costituire riparo e protezione dalle avversità del mondo esterno, rappresenta dal punto di vista psicologico il nostro primo universo e spazio privilegiato per la nostra individuazione
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leggi tutto l’articolo qui:
Storie di “domotica felice”, una realtà per Milano e provincia! – di Giovanni Del Zanna in Blog di Stannah | Muoversi Insieme
La casa era silenzio e il mondo era calma, di Stevens Wallace, letta da Domenico Pelini
—>La casa era silenzio e il mondo era calma Lettura di Domenico Pelini<—
LA CASA ERA SILENZIO, di Stevens Wallace
La casa era silenzio e il mondo era calma
Il lettore divenne il libro; e la notte estiva
Era il sentire del libro
La casa era silenzio e il mondo era calma
Le parole furono dette come se il libro non ci fosse
Se non che il lettore era chino sulla pagina,
Voleva stare chino, voleva molto tanto essere
Lo studioso a cui il suo libro dice il vero, a cui
La notte estiva è come una perfezione del pensiero.
La casa era silenzio perchè così doveva essere.
Il silenzio era parte del senso, parte della mente:
Il passaggio che conduce la perfezione alla pagina.
E il mondo era calmo. La verità in un mondo calmo.
In cui non c’è altro senso,essa stessa
E’ calma, essa stessa è estate e notte, essa stessa
E’ il lettore che a tarda ora chino legge.
Giovanni Del Zanna, Casa dolce casa… a misura di anziano | Muoversi Insieme
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La casa è infatti il contenitore in cui la famiglia organizza la sua vita. E’ il luogo protetto in costante dialogo con l’ambiente esterno. Al suo interno, le persone e le famiglie consolidano la propria storia. Ed è per questo che “perdere la casa” (magari anche in seguito a un trasloco) diventa sinonimo di straniamento personale e sociale. Privati del proprio ambiente domestico abituale, ci si sente senza punti di riferimento.
Considerazioni del genere ci inducono a pensare a “nuovi stili di vita”, ossia a riprogettare gli spazi della casa attraverso unadeguamento graduale che tenga conto dell’evolversi dell’età prima di esserne costretti dagli eventi.…
intero articolo qui: Casa dolce casa… a misura di anziano | Muoversi Insieme.
Marche, le imprese della regione pensano e studiano un domani migliore per una popolazione longeva, con un’età media altissima, le cui prospettive di vita impongono un’organizzazione quasi manageriale della vecchiaia. | Italia Futura Marche | ItaliaFutura.it
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Quadruplica in Italia il numero di imprese che ha investito in ricerca e nel settore delle nanotecnologie. Le Marche, non sono da meno.
In particolare le imprese della regione pensano e studiano un domani migliore per una popolazione longeva, con un’età media altissima, le cui prospettive di vita impongono un’organizzazione quasi manageriale della vecchiaia. Un sistema sanitario che funzioni, un sistema assistenziale pronto alle loro esigenze, un habitat adeguato e rispondente alle difficoltà legate all’età.
Le imprese non pensano dunque solamente a portare nei negozi prodotti innovativi come gli occhiali con le lenti che cambiano colore a seconda dell’intensità della luce, il cemento che abbatte gli inquinanti o tessuti hi-tech più resistenti e adatti a temperature estreme, oltre a farmaci sempre più mirati, ma anche ad accelerare le conoscenze in campi inesplorati. Per farlo servono uomini e mezzi. Da qui la possibilità per le piccole e medie imprese che operano nel campo industriale e dell’artigianato di usufruire di un finanziamento a fondo perduto del 35% e il 10% in conto interessi sul totale dell’investimento da effettuare.
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l’intero articolo qui: Marche, la casa del futuro | Italia Futura Marche | ItaliaFutura.it.
Nuove forme dell’abitare: tra co-housing e comunità di vita – nella sede di Ariele, Via Montepulciano 11, Milano, Martedì 24 maggio 11 dalle 18,30 alle 20,30
Il secondo incontro del ciclo dedicato alle nuove forme del sociale si terrà nella sede di Ariele, Via Montepulciano 11, Milano,
Martedì 24 maggio 11 dalle 18,30 alle 20,30,
e avrà come oggetto il co-housing e i progetti di vita comunitari. Di seguito un breve cenno al programma della serata:
NUOVE FORME DELL’ABITARE: TRA CO-HOUSING E COMUNITA’ di VITA
Il co-housing non è solo condivisione di spazi ma anche e soprattutto condivisione di valori e nuove forme di reciprocità sociale fondate su uno spirito comunitario. Le “comunità di vita” presenti in numero sempre maggiore sul territorio sono esperienze sociali complesse che superano le tradizionali barriere del vivere quotidiano – per esempio, la netta divisione tra lavoro, tempo libero e famiglia – e diventano piattaforme progettuali per nuove forme di legame sociale.
All’incontro, coordinato da Paolo Romagnoli, partecipano Gianni Ghidini, della Fondazione ICARE a cui aderisce l’associazione Mondo di Comunità e Famiglia e Giordana Ferri, docente del Politecnico di Milano, che da tempo sviluppa progetti di co-housing sul territorio.
Una riflessione di Gino Pagliarani sulla polis introduce al tema dell’incontro:
“Se la “patologia “ che connota il nostro secolo è quella del narcisismo, con un ripiegamento del soggetto su se stesso e una sempre minore capacità di ascolto autentico dell’altro , l’approccio psicosocioanalitico pone, con la sua modalità di ricerca intervento, uno sguardo privilegiato sulla polis, nell’intento di ricostituire una visione etica ed estetica del vivere sociale, il sentirsi parte di un tutto, la capacità di integrare i propri bisogni con quelli degli altri, in un progetto di vita che possa essere collettivo e non solo individuale.”
La partecipazione è gratuita. I posti sono limitati: si prega di confermare la vostra presenza rispondendo a questa mail
Per ulteriori informazioni contattare ariele@psicosocioanalisi.it
STRATEGIE LOCALI DI LOTTA ALLA POVERTÀ: CITTÀ A CONFRONTO Ministero del lavoro – Cittalia
Vivere in cohousing, cosa vuol dire? L’incontro di Parma, 7 maggio 2011 | Eco-vicinato – ilCambiamento.it
Il 7 maggio scorso si è tenuto a Parma un incontro finalizzato a dare visibilità al fenomeno del cohousing e mettere a confronto le diverse realtà che si occupano di questa soluzione abitativa. Una soluzione che in Italia sta prendendo piede più velocemente che negli altri Paesi europei. Di seguito il report dell’incontro.
di Francesco Neri – 13 Maggio 2011
vai all’intero articolo qui: Vivere in cohousing, cosa vuol dire? L’incontro di Parma | Eco-vicinato – ilCambiamento.it.
Istat, Le interrelazioni del settore agricolo con l’ambiente, scheda a cura della Cgil
Giovanni del Zanna, La psicologia degli oggetti | Muoversi Insieme
Possiamo parlare di psicologia degli oggetti di uso quotidiano? Tutti i giorni utilizziamo, afferriamo, tocchiamo una moltitudine di “cose” di diverso tipo e natura (utensili, ausili, dispositivi tecnologici, componenti edilizi, e così via). Certo che se parliamo agli oggetti forse qualcuno può pensare, a ragione, che non siamo molto a posto. Ma gli oggetti, in qualche modo, ci parlano, ci raccontano di loro, della loro funzione, del modo di essere utilizzati e entrano in relazione con noi.
Una dimensione particolare del rapporto uomo/ambiente è stata analizzata con attenzione da Donald Norman, noto professore californiano di psicologia e scienze cognitive, nel suo libro La caffettiera del masochista, nel quale analizza la “psicologia degli oggetti quotidiani” o, per meglio dire la “psico-patologia”, ossia l’analisi delle difficoltà di rapporto che molte volte abbiamo con gli oggetti.l’intero articolo qui:
negli ultimi anni si stanno moltiplicando in tutta Europa (e questa volta l’Italia non fa eccezione) gli esempi di Social Housing
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Esempi di social housing ecologico si trovano a Londra, Berlino e anche in Italia
Questo cambio di popolazione all’interno delle case popolari o Social House, come viene chiamato il fenomeno, ha portato ad un cambio anche delle richieste e delle necessità di questi nuovi inquilini oggi più inclini a dare alla propria casa un valore diverso. Succede così che negli ultimi anni si stanno moltiplicando in tutta Europa (e questa volta l’Italia non fa eccezione) gli esempi di Social Housing Ecologico.
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da: News.
Ugo Albano, CASA dolce CASA – viaggio nell’amore domestico-
L’amore vero è l’amore maturo, vale a dire quello agito ogni giorno e non solo quello astrattamente dichiarato. Amarsi non è solo un sentimento fatuo, ma una quotidiana applicazione pratica della mediazione non solo tra i due partner, ma anche tra questi ed il mondo esterno. Lo stesso “clima di coppia” è sempre più determinato dalle condizioni di vita, le quali non possono che essere economiche. Ma che c’entra l’economia con l’amore? Che c’entra il vile soldo con il sublime affetto? A dire il vero c’è sempre centrato, anzi oggi c’entra ancor di più. Se una volta bastava sposarsi un “buon partito”, oggi, con la crisi economica che c’è, la buona coppia è invitata a “stare nei limiti”. Si tratta di uno sforzo tutt’altro che inutile, anzi esso può rappresentare una dimensione cementificante non solo della famiglia al suo interno, ma anche tra la stessa ed il mondo esterno. Tentiamo quindi questo viaggio partendo dall’amore e finendo agli stili di consumo: un viaggio non solo materiale, ma anche spirituale.
.….per leggere tutto, clicca qui.
da: Ugo Albano.
Giovanni Del Zanna, Domotica sociale, quando la casa ci tiene in palmo di mano | Muoversi Insieme
Quando si parla di domotica, non dobbiamo pensare solo alla dimensione iper-tecnologica, che piace soprattutto alle persone più benestanti, di solito amanti degli effetti speciali. Se alla parola doppia, composta dai vocaboli casa e informatica, associamo infatti l’aggettivo “sociale”, ci accorgiamo che l’uso della medesima può riguardare moltissima gente, compresigli anziani. Questi ultimi non si identificano più con la fascia di popolazione più refrattaria alle tecnologie, come poteva accadere fino a una decina di anni fa. Gli anziani di oggi, al contrario, possono essere il pubblico privilegiato della progettazione moderna della casa, spesso dotata già in partenza di dispositivi automatizzati, di uso sempre più facile e intuitivo. È del resto proprio questo l’obiettivo della domotica ad uso sociale. Ma che cosa intendiamo di preciso con questa espressione?
segue qui:
Cohousing e home sharing, nuove forme di coesione sociale
La crisi economica favorisce lo sviluppo di nuove soluzioni di condivisione abitativa e lo sviluppo di nuove e inedite forme di socialità. La formula dell’home sharing si è sviluppata fortemente negli ultimi anni negli Stati Uniti ed in particolare in New Jersey, dove si concentra il maggior numero di agenzie specializzate che aiutano gli over 60 a trovare coinquilini fidati con cui condividere le spese dell’affitto.“Le richieste aumentano in continuazione, anno dopo anno – spiega il direttore esecutivo della principale agenzia di Home sharing Renee Drell – ma il picco lo abbiamo registrato nel pieno della crisi economica”. Soltanto negli ultimi due anni negli Usa è cresciuto del 19% il numero di anziani che si rivolge a questo tipo di agenzie, soprattutto per far fronte al disagio economico ma anche per ottenere vantaggi e intrecciare nuove relazioni sociali.
Giovanni del Zanna, Vita felice nel condominio… accessibile! | Muoversi Insieme
Chi vive in condominio lo sa: la condivisione regala gioie e dolori. I momenti più drammatici, in genere, si verificano quando sono necessari lavori nella nostra proprietà che però richiedano l’approvazione degli altri condomini, per esempio nel caso dell’abbattimento delle barriere architettoniche.
Come già sottolineato altre volte, la questione “accessibilità” non riguarda solo le persone in carrozzina. Di solito, invece, quanti la ritengono unaqualità del costruito? Ci rendiamo conto che un condominio più accessibile, più fruibile, risulta piùcomodo per tutti? Percepiamo che la qualità ha unvalore e che un condominio accessibile vale di più proprio perché “ha un marcia in più”, soprattutto in caso di bisogno (provvisorio o duraturo) per noi o per un nostro familiare (magari semplicemente per un nonno che deve venire a casa a trovarci per le feste)?
Possiamo considerare che ci siano due tipi di interventi per l’accessibilità nei condomini:
segue qui:
Vita felice nel condominio… accessibile! | Muoversi Insieme.
A Milano arriva il cohousing, il nuovo modo di vivere in comunità | Eleonora Bianchini | Il Fatto Quotidiano
l capoluogo lombardo è la prima città in cui sbarca la modalità abitativa volta a condividere spazi e servizi pur mantenendo la propria abitazione privata: dall’orto collettivo alla baby sitter in comune fino al car sharing
Pannelli fotovoltaici per risparmiare sulle bollette di luce e gas, banca del tempo per garantirsi la baby sitter gratis e palestra con bagno turco inclusi nel prezzo d’acquisto dell’immobile. Ma anche un orto per far crescere le verdure bio, la possibilità di organizzarsi con il car sharing e soprattutto la certezza di potersi fidare dei propri vicini di casa. Tutto questo e molto di più è il cohousing, la modalità abitativa volta a condividere spazi e servizi pur mantenendo la propria abitazione privata. In Italia, sebbene sia ancora agli albori, èCohousing.it la community che ha l’ha tradotta in realtà. Nata a Milano, attraverso la società di servizi Cohousing Ventures, ha curato i nuclei abitativi partecipati di Urban Village Bovisa 01e Cosycoh in città, e TerraCielo, complesso di 60 appartamenti a Rodano, pronto per l’estate 2011.
A differenza delle imprese immobiliari non chiede una percentuale sulla vendita, ma il pagamento di una quota associativa (2.500 euro per l’acquisto, 500 per l’affitto) per retribuire gli stipendi di impiegati e psicologi che seguono gli acquirenti dalla prima riunione di programmazione partecipata. E’ l’unica impresa italiana, per ora, che prima presenta il progetto di cohousing e poi raccoglie le adesioni. Il contrario di quanto fanno i gruppi spontanei, nuclei di famiglie che si conoscono ma che raramente arrivano all’obiettivo. “Dalla presentazione alle chiavi in mano passano circa due anni”, spiega Nadia Simionato di Cohousing.it. “Chi è interessato ci contatta via web e con la newsletter teniamo aggiornati sulle abitazioni in vendita o in affitto”. E le adesioni negli ultimi anni sono in aumento. “Nel 2006 abbiamo lanciato una ricerca su Internet, da cui è emerso che le esigenze di socialità e le buone pratiche della convivenza oggi sono prioritarie. In 3 settimane oltre 3500 persone hanno manifestato interesse per il cohousing”.
Un boom che riproduce modelli collaborativi del passato, attraverso la relazione con il vicino di casa con cui oggi, specie nelle grandi città, non si interagisce. “I più resistenti al cohousing sono gli over 50, che hanno già una vita stabile, figli adolescenti e non sono disposti a cambiare quartiere”, prosegue Simionato. “Le giovani coppie e i single invece cercano un grado maggiore di interazione da cui possono ricavare beneficio: tra i residenti qualcuno è disposto a fare da babysitter o a gestire un piccolo asilo nido interno e per ripagare il servizio, ad esempio, ci si organizza per fare la spesa”.
E i vantaggi della vita comune portano anche a risparmi importanti: “Nel nuovo complesso di Rodano saranno costruite anche sauna e palestra e i residenti risparmieranno sull’abbonamento. Potranno disporre di un’area verde da coltivare e per 20 anni, grazie ai pannelli fotovoltaici, dovranno pagare solo la bolletta elettrica”, aggiunge Michele Bonelli di Cohousing Ventures. “Visto che tutti si conoscono e si fidano reciprocamente non sarà necessario chiudere la porta di casa. Di solito per andare al lavoro si organizzano spontaneamente con il car-sharing e aderiscono ai gas (gruppi di acquisto solidale, ndr) per comprare biologico e accorciare la filiera distributiva”. Una vita basata su etica e sostenibilità che anche l’imprenditore che avanza il progetto deve condividere visto che non sposa la speculazione. “Le proposte che arrivano dai privati o dalle aziende sono numerose”, puntualizza Bonelli, “perché l’idea del cohousing risponde a un bisogno di fare comunità che sul mercato oggi ha più possibilità di incontrare acquirenti”.
Tuttavia i committenti possono anche essere amministrazioni pubbliche. Ma gli ostacoli sono tanti: “Alcune si sono ispirate a noi per modelli di social housing, quello che un tempo erano le ‘case popolari’ – prosegue Bonelli – Ci chiedono assistenza per progetti che prima o poi partiranno. Al momento a bloccare l’avvio sono i cavilli burocratici. E anche i grandi speculatori, dal Gruppo Ligresti al comparto edile coinvolto nell’Expo 2015, godono di un mondo di relazioni a cui non abbiamo accesso”.
E il cohousing, nonostante le economie di scala, non è sostenibile per tutti: “Qui a Rodano costa 3000 euro al metro quadro – sottolinea Bonelli – anche se i pannelli solari permettono di risparmiare 1000 euro l’anno di riscaldamento per un appartamento di 100 mq”.
Ma la strada è ancora lunga: “Il nostro sogno”, conclude, “è fare accedere i giovani e creare abitazioni in affitto con l’opzione di riscatto. Proprio come se fosse un mutuo sociale”.
Co-housing: L’ultimo di cui abbiamo notizia è quello inaugurato a Seregno (MB) lo scorso dicembre: si chiama Maison d’Elite ed è stato presentato dall’architetto Luigi Filocca
L’ultimo di cui abbiamo notizia è quello inaugurato a Seregno (MB) lo scorso dicembre: si chiama Maison d’Elite ed è stato presentato dall’architetto Luigi Filocca.
“Quella del co-housing”, ci racconta, “è una formula che oggi si rende quasi indispensabile per dare la possibilità soprattutto a famiglie disgregate o a persone che cercano di ritrovare una dimensione famigliare, o che vivono situazioni sociali non ben definite di ritrovare una risposta importante”
Nel co-housing, però, oltre all’aspetto sociale ce n’è anche uno ambientale, legato all’efficienza energetica degli edifici…
“Esatto, è proprio un aspetto caratterizzante di questo tipo di intervento: in classe A e pensato con un consumo di 19 kWh/mq annuo. Per intenderci: su 100 mq d’appartamento, la spesa presunta per il riscaldamento sarebbe di soli 190,00 euro l’anno…”
Cos’ha di diverso la Maison d’Elite rispetto agli altri progetti di co-housing?
“L’aspetto sociale: l’accesso alla alla struttura è a canone concordato a prezzi calmierati.
E poi, oltre a essere un complesso tecnologicamente avanzato, che sfrutta fonti rinnovabili come l’energia geotermica, le pompe di calore, i pannelli solari e parabole a inseguimento solare per il riscaldamento dell’acqua, c’è anche uno sfruttamento di parti di edificio in condivisione, con piscina, palestra, spazi per gli eventi e i compleanni, sala internet, sala cucina, biblioteca, camere per gli ospiti e appartamenti messi a disposizione per i visitatori che vogliono apprendere questa filosofia”.
Ma queste case sono solo in affitto? Non vengono vendute?
“E’ un’iniziativa un po’ particolare. La vendita avviene virtualmente, ed è possibile prenotare le quote relative all’acquisto della copia identica dell’appartamento nel quale si abita.”
In parole povere?
“Le persone che andranno ad occupare le abitazioni nel contesto Maison d’Elite, potranno acquistare le quote di una casa identica, concepita già oggi virtualmente. L’abitazione che utilizzano a canone concordato ha un valore di mercato, le quote corrispondono al valore della casa in cui si sta ad abitare. Comprando queste quote, il sistema garantisce una rendita che è equivalente all’affitto che si paga. La persona che utilizza queste case a livello sperimentale, di fatto non paga l’affitto perché comprando le quote della copia identica che poi commissionerà al sistema, ha una rendita sull’investimento che gli consente di pagare l’affitto e nel giro di 3 anni di modellare la casa su misura.”
In pratica: una persona va ad abitare alla Maison d’Elite e pagando l’affitto paga delle quote sostitutive di una casa virtuale, prenotata sul sito maisonvirtual.eu, identica a quella che già occupa ma che sarà costruita in un secondo momento. Una volta che la persona si è scelta i vicini e quindi si è formato il nucleo di nuovi co-houser, si trasferisce nella nuova casa, che a questo punto è acquistata (per una parte o per intero).
“Questo intervento sperimentale”, conclude Filocca, “offre un trampolino di lancio per le iniziative dei nuovi gruppi di co-houser che si formeranno con l’intento di ripetere questa esperienza: forte riduzione dell’inquinamento, bassissimo consumo energetico, uso delle rinnovabili, creazione di spazi condivisi, gestione intelligente degli impianti. Per diffondere sempre di più un modo di abitare che rispetta la dimensione sociale e l’ambiente.”

