Convegno internazionale in ricordo di Guido Martinotti – Università degli Studi di Milano-Bicocca, 12 aprile 2013


Convegno internazionale in ricordo di Guido Martinotti

Venerdì 12 aprile 2013, ore 9:30

Edificio U12, Auditorium, via Vizzola 5, Milano

Una foto di Guido Martinotti

Una giornata per ricordare Guido Martinotti, uno dei più grandi sociologi urbani contemporanei.

L’evento è promosso dal Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano-Bicocca, ateneo in cui Martinotti ha a lungo lavorato e del quale è stato prorettore dal 1999 al 2005.

Nel corso del convegno si alterneranno gli interventi di personalità molto note che hanno avuto un rapporto intenso di collaborazione e di amicizia con Guido Martinotti in campi differenti del suo impegno di studioso e di intellettuale.
Richard Sennett e Harvey Molotch, sociologi statunitensi, si sono spesso confrontati con Martinotti sugli aspetti di ricerca e di comprensione dei problemi delle città contemporanee; Luigi Berlinguer ha avuto un rapporto di stretta collaborazione durante il percorso della riforma universitaria; Vittorio Gregotti si è invece confrontato con lo studioso durante la realizzazione del quartiere di Bicocca e, più in generale, sui processi legati al cambiamento urbanistico; Ferruccio de Bortoli ha avuto un confronto diretto con Martinotti nell’ambito dell’impegno giornalistico, particolarmente centrato sulla città di Milano.

L’incontro è aperto a tutti gli interessati fino a esaurimento dei posti disponibili.

Alla fine della cerimonia verrà intitolato l’auditorium dell’Edificio U12 al professor Martinotti.

Programma

  • Ore 9.30 – Saluti
    Marcello Fontanesi, Rettore dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca
    Carla Facchini, Direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale
  • Ore 10.00 – Keynote Speech – The Open City
    Richard Sennett, London School of Economics
  • Ore 10.40 – Tavola rotonda La città che cambia: conoscenza e impegno civile
    Coordinano: Enzo MingioneFrancesca Zajczyk, Università degli Studi di Milano-Bicocca
    Partecipano:
    Luigi Berlinguer - già Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca
    Vittorio Gregotti - Gregotti e Associati
    Ferruccio de Bortoli - Direttore del Corriere della Sera
    Harvey Molotch - New York University

da Convegno internazionale in ricordo di Guido Martinotti – Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Italia e Germania divise dallo spread? I coltivatori per hobby le riuniscono! | intervista a Giorgio Blandino e Gottfried Pollak, di Alessandra Cicalini in Muoversi Insieme


Italia e Germania saranno anche divise dallo spread e da altre differenze socio-culturali. E tuttavia, a guardare meglio, c’è almeno un campo (la parola è detta non a caso) in cui non sono poi così diverse. Che si tratti di pomodori o di verze, infatti, “il contadino per caso” nato in terra patria oppure Oltralpe, pur sempre dovrà tenere conto degli effetti della luna calante o crescente sulla semina e la raccolta e in maniera del tutto simile gronderà soddisfazione davanti ai frutti abbondanti cresciuti grazie alle proprie amorevoli cure. Del resto, le storie di Giorgio Blandino, insegnante di lettere, e di Gottfried Pollak, ingegnere, entrambi in pensione da qualche anno, parlano proprio di passione, quella per la terra, davanti alla quale non c’è sentimento anti-europeista o di altra natura che tenga. Anzi, stando alle risposte che molto gentilmente i due coltivatori per hobby al di qua e al di là del confine nazionale hanno dato aMuoversi Insieme nell’intervista che segue, si può proprio dire che Italia e Germania stavolta sia finita… 

leggi tutta l’intervista qui: Italia e Germania divise dallo spread? I coltivatori per hobby le riuniscono! | Muoversi Insieme.

Leggi anche: L’orto in città, di Luciana Quaia in Muoversi Insieme

L’orto in città per amare la terra e la vita: il Manifesto di Orto diffuso | di Luciana Quaia in Muoversi Insieme


perché fare un orto in città? Il Manifesto di Orto Diffuso recita: “L’orto non è una resa alla nostra condizione di abitanti delle aree urbane, ma è semmai una reazione, una presa di possesso, una riappropriazione della città secondo un modello lontano da quello della speculazione commerciale e edilizia… ristabilisce il legame tra natura, campagna e città, aprendo i confini dell’area urbana … non è una resa all’ambiente inquinato in cui viviamo, ma un’azione diretta che contribuisce alla sua trasformazione … e permette di sperimentare anche forme integrate di autonomia economica”. Vantaggi quindi ecologici ed economici, ma non solo.

Dedicarsi alla cura di un orto, sia  pur minimale, significa anche recuperare le proprie radici, sperimentarsi nella cura, amare la vita. Probabilmente tutti abbiamo avuto esperienza educativa già nella prima infanzia, quando sui banchi della scuola elementare,

….  segue

tutto l’articolo qui: L’orto in città per amare la terra e la vita | di Luciana Quaia in Muoversi Insieme

Leggi anche: Italia e Germania divise dallo spread? I coltivatori per hobby le riuniscono! | di Alessandra Cicalini in Muoversi Insieme

IL LAGO DI COMO, L’ANTICO LARIO, devastato dai nuovi ricchi e da comunità locali prive di passione per la memoria « Coatesa sul Lario … e dintorni


L’equilibrio dei secoli scorsi fra la natura del Lario e gli uomini è dovuto a due fattori.

Il primo è la geografia: le montagne si tuffano direttamente nel lago, determinando una sottile linea fra terra e acqua come unico e scarso spazio  dove si può costruire e alimentare quella pulsione del “far diventar altro”, che è tipica della cultura dell’Occidente. Così, nonostante la voglia di costruire indotta dal dettato religioso “popolate la terra”, NON E’ SPAZIALMENTE POSSIBILE consumare territorio oltre certi limiti.

Il secondo fattore è l’antica povertà di questi luoghi. Era una economia di autoconsumo che si muoveva fra terrazze di grano, orti, castagne del bosco e pesca. Il popolo del Lario è stato sempre migrante per cercare lavoro.

Quasti due caratteri hanno salvaguardato un territorio meraviglioso e DIVERSO da quello degli altri laghi prealpini, dove il maggior digradare della montagna ha favorito l’antropizzazione priva di gusto estetico.

Quasi tutto, però, sta cambiando con l’arrivo dei NUOVI RICCHI degli anni ’80 e seguenti.

Le strette strade del Lario sono quotidianamente occupate da quei grossi camion/betoniera, tipici dei professionisti dei grandi scavi (le cronache parlano di un monopolio del n’drangheta calabrese emigrata al Nord per queste tecniche e questi macchinari).

Il risultato di questo andirivieni è questo:

1. distruzionie di paesaggio a Lezzeno:

2. Distruzioni di paesaggio nel territorio prospicente sul  lago, al confine fra Laglio e Brienno:

  • anche qui la violenza al paesaggio del Lago di Como, l’antico Lario,  è presentata così dagli stessi costruttori/venditori di prima: http://www.comolakeresort.it/

Sono tante le cose che impressionano.

Impressiona la volgarità della esibizione di quelle terrazze a lago, quasi ad mostrare con tracotanza un “dominio di luogo” che si impone a qualunque altro abitatore.

Impressiona il torbido gusto architettonico. Basta guardare con occhi attenti le vecchie case di lago: tutte sono con tetti spioventi (e sotto travi di legno) ricoperte con tegole color mattone. L’equilibrio in questo caso è dato dalla amalgama fra il grigio verde dell’acqua, il verde dei monti e, per l’appunto, i tetti arancioni. Le nuove case dei nuovi ricchi hanno il tetto piatto e non stabiliscono NESSUNA RELAZIONE con la struttura urbane pre-esistente e con la cultura abitativa che l’ha caratterizzata lungo i secoli.

Impressiona, infine, che tutto questo è probabilmente legale. Ci sono giunte, sindaci e commissioni che hanno approvato. Ci sono sopraintendenze alla belle arti che non hanno fatto obiezioni. Ci sono comunità locali che, non solo hanno sostenuto, ma hanno incoraggiato con la speranza di qualche rendita di contesto.

Il risultato è uno STUPRO ALLA BELLEZZA.

Ma c’è di più ed oltre. Qui viene violata la memoria che le generazioni hanno trasmesso lungo il corso del tempo a quel rapporto fra natura e persone, che – miracolosamente – aveva creato quella bellezza che fa del Lario uno dei luoghi più conosciuto nel mondo.

Inoltre, viene a galla la NEGAZIONE DELLA RESPONSABILITA’ che le attuali generazioni dovrebbero avere per quelle future. La responsabilità di trasferire un ambiente vivibile, MA ANCHE BELLO,  per loro.

Se la tendenza è quella rappresentata dai due obbrobri segnalati, rimane un unico argine: quello della geografia. Solo in luoghi protetti da un ambiente ostile al cemento (e un ambiente è ostile al cemento se non arrivano automobili) si potrà avere un simulacro del vecchi, antico, eterno paesaggio del Lario, violentato dai nuovi ricchi e della schiera dei loro alleati.

da IL LAGO DI COMO, L’ANTICO LARIO, devastato dai nuovi ricchi e da comunità locali prive di passione per la memoria « Coatesa sul Lario … e dintorni.

Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani


Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani

altCrisi del tradizionale lessico con cui gli studiosi descrivono i fenomeni urbani ed esigenza di ascoltare le voci dei cittadini per recuperare il senso del vissuto delle nostre città è il filo conduttore del volume di Federico Scarpelli e di Angelo Romano Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani edito da Carocci. 

Statistiche storiche


Statistiche storiche

Il Sommario delle statistiche stroriche dal 1861 al 2010 consentirà di ripercorrere la storia del Paese in questo arco temporale attraverso un ampio numero di serie storiche di dati, appositamente ricostruite per l’anniversario, su temi ambientali, sociali, economici e demografici.

L’albero genealogico delle rilevazioni a corredo del volume permetterà di ricostruire la storia delle fonti e della produzione statistica ufficiale.

Il Data Warehouse che verrà affiancato al Sommario, disponibile anche in inglese, consentirà di consultare on line un numero ancora più ampio di serie di dati, di scaricarle e di elaborarle.

Sommari delle statistiche storiche disponibili

1861-1955

1861-1965

1861-1975

1926-1985
da pag. 1 a pag. 100
da pag. 101 a pag. 200
da pag. 201 a pag. 300
da pag. 301 a pag. 373

da: Statistiche storiche.

Leonardo Benevolo, La fine della città


“La fine della città”. I cambiamenti in atto nella dimensione urbana

altCosa è diventata la città oggi e come sarà la città del futuro? Questa è la domanda a cui prova a rispondere Leonardo Benevolo, storico dell’architettura, nel suo nuovo libro con intervista di Francesco Erbani “La fine della città” che esplora la nuova dimensione urbana fondendo la riflessione sullo stato della città e quella della biografia intellettuale e politica dello studioso. La città non è più uno spazio circoscritto entro certi limiti, una definizione valida per il passato, forse, chiarisce l’autore. Oggi la città “straborda”, esce dai suoi confini invadendo il territorio circostante. In occidente il fenomeno è chiaramente visibile, scompare la linea di confine tra territorio e città, mentre in Africa, Sudamerica e Asia immense baraccopoli spuntano ai margini delle città. Si manifesta la volontà dell’uomo di dominare lo spazio, “di organizzare l’infinità”, rimarca Benevolo.

Rapporto Cittalia 2010. Cittadini sostenibili


altNel Rapporto Cittalia 2010 – Cittadini sostenibili si delinea un quadro dei comportamenti quotidiani dei cittadini, misurati in termini di emissioni carboniche. La carbon foot del cittadino, “termometro” della qualità dell’aria (e quindi della vita) nelle nostre città, pone in risalto due tendenze: da un lato la crescita, in termini quantitativi, delle emissioni di Co2 nelle 15 città metropolitane prese in esame, e dall’altro, invece, l’affermarsi di una “coscienza ambientale” attraverso comportamenti sempre più eco-friendly. Se si prende in considerazione, inoltre, il dato secondo il quale nelle città si concentra circa la metà della popolazione mondiale è chiaro che stili di vita più green possono incidere non solo sull’ambiente, ma anche influenzare le scelte produttive delle imprese avviando un circolo virtuoso. La nuova ricerca parte dall’esame di quattro aree di riferimento: consumi elettrici domestici, consumi di gas, produzione e trattamento dei rifiuti e trasporto privato di persone (con l’unica eccezione del trasporto pubblico).

Paolo Ferrario, Città e lavori “green” per la salvezza della Terra, in Muoversi Insieme di Stannah


La Terra ha quattro miliardi di anni, l’uomo ha cominciato a conquistarla e a dominarla duecentomila anni fa ed è dal 1950 che sono state provocatele più radicali alterazionisugli equilibri che si sono lentamente formati nel corso delle precedenti ere temporali.
La questione fondamentale dei prossimi decenni è riassunta in questadomanda: vogliamo invertire la rotta e salvare il nostro habitat?
Il recente film Home, La nostra terra, attraverso la bellezza delle immagini riprese dall’alto, narra in irripetibile forma visiva la vicenda evolutiva prima riassunta e flebilmente sostiene che è ancora possibile.
C’è dunque da riporre fiducia nelle Green Economies, ossia nelle economie che usano con efficienza le energie e le materie prime e che sono capaci di intervenire sugli ecosistemi senza danneggiarli.
In fondo, si tratta di tornare alle origini e ai valori della stessa “economia”la cui radice etimologica è amministrazione della casa

….

leggi l’intero articolo qui:

Le città paradigma dei tempi: La questione della sicurezza si coniuga con la loro stessa vivibilità


Le città assumono un ruolo sempre più importante all’interno del Sistema Paese e cambiano con il mutare dei tempi. La questione della sicurezza si coniuga con la loro stessa vivibilità: un parallelismo non solo italiano, ma diffuso in tutti i centri urbani del mondo. La sicurezza è connessa a questioni che riguardano la tenuta del tessuto protettivo, lo sviluppo del tessuto urbano, la riqualificazione dei centri storici, il degrado delle periferie, l’inclusione sociale. Occorre allora agire in modo sinergico per realizzare un costante miglioramento nella progettazione dell’urbanistica, nella gestione e nella cura di tutte le città.

La percezione dei cittadini riguardo alla sicurezza delle propria città
L’indagine sulla sicurezza dei cittadini è stata condotta dall’Istat per la terza volta allo scopo di conoscere il fenomeno della criminalità attraverso il punto di vista della vittima. Lo studio riferito agli anni 2008-2009 permette infatti di valutare il “sommerso” di un gran numero di reati e di identificare i gruppi di popolazione più a rischio (il profilo delle vittime, come dove e quando queste hanno subito il reato, relazione con l’autore del reato stesso e i fattori di rischio come ad esempio lo stile di vita, l’abitare in una determinata zona, l’età ecc.). Viene inoltre offerto il quadro della percezione soggettiva della sicurezza come la preoccupazione di subire i reati, del rischio avvertito della criminalità della zona in cui si vive, del rapporto con le forze dell’ordine e delle strategie messe in atto dalle singole persone come dalle famiglie per difendersi. I reati presi in esame sono in particolare: lo scippo, il borseggio, il furto di oggetti personali, la rapina, la minaccia e l’aggressione, la clonazione della carta di credito, la truffa, il furto dei veicoli e delle parti di veicolo, il furto di oggetti dai veicoli, il furto in abitazione e l’ingresso abusivo, gli atti di vandalismo, il  furto e il maltrattamento di animali. Dalla stima è invece esclusa la violenza contro le donne che, richiedendo una metodologia d’indagine particolare, viene rilevata con specifiche analisi. I precedenti studi dell’Istat nell’ambito dei suddetti reati e della percezione da parte delle vittime rispetto alla sicurezza/insicurezza sono stati effettuati negli anni 1997-1998 e 2002. La nuova indagine, rispetto a quelle trascorse, rileva alcune nuove tipologie di reati come la clonazione delle carte di credito, le truffe e le frodi informatiche. Lo studio è stato effettuato su un campione di 60 mila individui di 14 anni e più intervistati su tutto il territorio nazionale con tecnica telefonica.  Il 5,7 per cento degli intervistati ha subito, negli ultimi 12 mesi precedenti l’intervista, reati contro la proprietà (scippi, borseggi e furti di oggetti personali di altro tipo) o reati violenti (minacce, aggressioni, rapine), mentre il 16,2 per cento delle famiglie ha subito reati relativi ai veicoli (furti, tentati furti, atti vandalici ecc.) o reati riguardanti l’abitazione. Tra gli illeciti contro la proprietà subiti dagli individui, al primo posto si collocano i furti di oggetti personali (2,2 per cento), seguiti dai borseggi (1,6 per cento) e dagli scippi (0,5 per cento). Tra i reati violenti sono più numerose le vittime di minacce (0,9 per cento), seguono quelle di aggressioni (0,6 per cento) e di rapina (0,4 per cento). Le famiglie subiscono in primo luogo il vandalismo sui veicoli (7,8 per cento), seguono il furto di biciclette (3,8 per cento), di parti di auto o camion (2,9 per cento), il furto di motorini (2,8 per cento), delle sue parti (2,1 per cento), la sottrazione di oggetti nei veicoli (2,1 per cento), di moto (1,8 per cento) e di automobili (1,7 per cento). Seguono gli atti di vandalismo contro l’abitazione (1,4 per cento), i furti in abitazione principale (1,1 per cento) e il furto di oggetti esterni all’abitazione (0,9 per cento); vengono inoltre maltrattati, feriti o uccisi al 2,6 per cento delle famiglie che ne possiedono.

Al Sud si subiscono di più le rapine (0,8 per cento), gli scippi (0,7 per cento), le minacce (1,2 per cento), i furti del veicolo (4 per cento furti di moto o motorino, 2,5 per cento furti di auto e camion) e delle parti di veicoli (4,6 per cento sottrazioni di parti di auto e camion, 2,7 per cento di parti di moto e motorino). Al Centro e la Nord si subiscono furti di oggetti personali senza contatto (2,7 per cento al Nord-Ovest), borseggi (2,1 per cento al Centro) e furti nella prima casa (1,5 per cento al Centro e 1,3 per cento al Nord), nonché furti di biciclette (5,1 per cento al Nord-Est). Campania e Lazio sono in vetta alla graduatoria per tutti i tipi di reato. Nei grandi comuni è maggiore la probabilità di subire scippi (1,3 per cento), borseggi (3,1 per cento), furti dei veicoli (sottrazioni di moto e motorino 4,9 per cento, furti di bicicletta 4,8 per cento, furti di auto o camion 3,3 per cento) e delle loro parti di auto o camion (4,3 per cento, di moto o motorino 3,7 per cento) e atti di vandalismo contro i veicoli (12,4 per cento), nonché contro l’abitazione (1,9 per cento). Secondo il campione intervistato per questa indagine i fattori che spingono a denunciare sono l’ammontare delle perdite economiche (quando il valore dei beni rubati supera i 500 euro viene denunciato nel 90 per cento dei casi, il furto in abitazione viene denunciato dall’84,5 per cento, il borseggio viene denunciato dall’83,1 per cento, lo scippo dal 65,8 per cento). La percentuale di denunce in seguito all’aggressione raggiunge il 53,6 per cento in presenza di ferite. Nel caso di furto di carte bancarie ed assegni vengono denunciate il 100 per cento delle rapine, il 91,1 per cento degli scippi, l’87,3 per cento dei borseggi e l’86,4 per cento dei furti di oggetti personali, nel caso di furto di documenti le rispettive denunce sono tutte superiori all’80 per cento. I motivi della non denuncia variano per tipo di reato. La scarsa gravità del fatto è una ragione segnalata, l’inutilità della denuncia alle forze dell’ordine in gran parte legata alla difficoltà ad operare in assenza di elementi certi e d’informazioni sull’autore è sottolineata dalla maggior parte delle vittime dei furti.

da Le città paradigma dei tempi.

L’alluvione a Vicenza,cronaca di una tragedia minore:Ilvo Diamanti


ancora non mi rendo conto di come possa essere accaduto. Il Bacchiglione – il fiume che ha travolto tutto, da Vivaro a Vicenza, passando per Cresole e Rettorgole, località di Caldogno – io lo conosco bene. Quando ho tempo e il tempo lo permette, lo risalgo in bici, lungo il greto. Vi entro al confine con Vicenza, il Ponte del Marchese, al confine con il Dal Molin, l’area dove, un giorno dopo l’altro, con rapidità sorprendente (e inquietudine immutata), vedo sorgere la base americana.

Da lì risalgo. Da una parte il corso d’acqua, dall’altro la campagna. Arrivato a Cresole, attraverso la strada e proseguo ancora, fino a Vivaro. Poi, di nuovo, passo la strada e continuo, in mezzo ai campi, costeggiando il Bacchiglione. Che definire “fiume” è sicuramente esagerato. Lì è un torrente che puoi attraversare in molti, diversi punti. A piedi. Visto che l’acqua è poca. Consumata dai campi. Cambia nome spesso, il Bacchiglione. Quando si avvicina a Vicenza si chiama Livelòn. In alcuni punti, d’estate, diventa Livelòn Beach, dove molti vicentini vengono a bagnarsi – fare il bagno è un po’ impegnativo. E a prendere il sole. Non riesco davvero a rendermi conto di come possa essere successo. Cosa abbia potuto trasformare il mio percorso salutista – che mi permette di stare per un poco solo con me stesso – in un fiume killer. Capace di travolgere tutto e tutti. Non è la valle del Nilo. Non ci sono colline che franano, intorno. Anche se sotto c’è un bacino di falde acquifere fra i più ampi d’Europa. Due giorni di pioggia improvvisa, battente e ininterrotta, insieme allo sciogliersi rapido delle nevi nelle montagne vicine (complici lo scirocco e un veloce rialzo della temperatura. Tutto ciò ha trasformato un torrente nel Nilo in piena. Inimmaginabile, per me. Anche se, in questi anni, ho visto – e raccontato – cose che voi umani…

Un territorio verde: urbanizzato senza limiti e senza regole. Caldogno, da quando sono arrivato, negli anni Ottanta, è passato da 4 a oltre diecimila abitanti. Nei prossimi anni dovrebbe superare il 20 mila. È la previsione che orienta le scelte urbanistiche. (Forse si attende l’arrivo degli americani.) Le strade, punteggiate di rotatorie, sempre più numerose. Spesso in punti incomprensibili: in mezzo ai campi – indicano che lì nascerà, presto, una nuova entità immobiliare. Un nuovo non-luogo abitato da stranieri. (Perlopiù “italiani”; ma stranieri perché estranei l’un l’altro.) E poi capannoni, zone artigianali e commerciali. E piscine, centri sportivi. Il territorio scompare, o comunque si nasconde. Non per caso avevo scelto quel torrente per i miei giri in bici. Ormai si tratta dell’unico percorso sicuro e tranquillo. Poche le piste ciclabili e sulle strade normali, anche le più periferiche, andare in bici è da pazzi. Io stesso, quando viaggio in auto, ne ho paura. E li “investo” … di male parole. Difficile chiedere troppo ai fiumi – e alle loro imitazioni. Difficile chiedere ai torrenti di fare gli straordinari, di affrontare prove e sfide straordinarie. Di domare l’irruzione di piene improvvise e imprevedibili. Gli argini, spesso, non ci sono più. E, comunque, i campi intorno non tengono. Anche perché, in molti casi, “livellati” dai cavatori. Le case sono lì a due passi. Sempre più vicine. L’acqua, uscita dagli argini, arriva in un attimo. E quando scende verso Vicenza, sempre più tumultuosa, non incontra più l’ultimo rifugio, l’ultimo sfogo. Il Dal Molin. È impermeabilizzato, messo in sicurezza. Oggi più che mai. Così l’onda scivola via. Prosegue sempre più grossa. E si abbatte su Vicenza senza ostacoli, senza freni, senza limiti. Gli amici di Vicenza che abitano presso Ponte degli Angeli dicono che tutto è avvenuto in fretta. Troppo in fretta. Quando hanno capito che l’acqua stava davvero uscendo dall’argine, scavalcava il ponte, invadeva piazza Matteotti, Santa Lucia e i dintorni. Era troppo tardi. Troppo tardi. Così come troppo tardi avevano capito quel che stava succedendo. Ora tutti cercano i colpevoli e si rimpallano la responsabilità, ma nessuno poteva immaginare l’inimmaginabile. E nessuno poteva immaginare che l’ambiente era lì, pronto a chiedere il conto di tanti decenni di incuria. In modo tanto clamoroso e violento.

da: L\’alluvione a Vicenza,cronaca di una tragedia minore:Ilvo Diamanti. Dal Molin impermeabile | ThienePiù » Quotidiano.

AI MARGINI DELLO SVILUPPO URBANO. UNO STUDIO SU QUARTO OGGIARO a cura di Rossana Torri e Tommaso Vitale Bruno Mondadori 2009 pp. 192 ISBN 978-88-615-9397-8


AI MARGINI DELLO SVILUPPO URBANO.
UNO STUDIO SU QUARTO OGGIARO
a cura di    Rossana Torri e Tommaso Vitale
Bruno Mondadori 2009 pp. 192 ISBN 978-88-615-9397-8
Quarto Oggiaro, Milano. Pochi quartieri delle città del Nord Italia sono considerati così emblematici per il cumulo di
problemi e di svantaggi sociali. Poche periferie sono state così stigmatizzate e discusse attraverso i mass media. Eppure
Quarto Oggiaro non è solo questo. Nato per accogliere l’immigrazione del boom economico, il quartiere è oggi
attraversato da profondi cambiamenti ed è al centro di ben più ampie trasformazioni urbane.
Quali sono i nessi empirici tra fattori sociali e fattori economici nello sviluppo di questo luogo? I meccanismi che ne
hanno prodotto la marginalità sono gli stessi che l’hanno mantenuta nel tempo? I principali mutamenti urbani vengono
subiti dagli abitanti del quartiere o sono letti come opportunità? Le scuole presenti nel territorio riducono o amplificano le
disuguaglianze sociali? Il basso valore degli immobili si configura ancora come meccanismo di segregazione o costituisce
un elemento capace di attrarre nuove popolazioni produttive? Sono queste alcune delle domande a cui il libro prova a
rispondere, attraverso i risultati di uno studio effettuato con molteplici tecniche di indagine, in un dialogo continuo e
riflessivo con i protagonisti del quartiere.
Prefazione
di Giambattista Armelloni (Presidente delle Acli della Lombardia)
Introduzione
Quartieri fragili: costruzioni politiche e dilemmi della ricerca
di Rossana Torri
1. Il ciclo di vita di Quarto Oggiaro di Daniele Pennati
2. Intrappolamenti di Giulia Cordella
3. Economie emergenti ai margini di Milano di Daniele Pennati e Samantha Belotti
4. Quarto Oggiaro e lo sviluppo esogeno di Daniele Pennati e Samantha Belotti
5. Processi di marginalizzazione e meccanismi attivi di cambiamento di Tommaso Vitale
6. Indicatori per l’analisi delle ripartizioni di quartiere di Tommaso Vitale, Renato Carletti ed Enrico Claps
Ringraziamenti
Bibliografia

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“Tra le nuvole”: uno sguardo dall’alto sulle città americane


«L’anno scorso ho trascorso 322 giorni in viaggio. Ho volato 350mila miglia. La luna ne dista 250mila». Per descrivere il suo lavoro Ryan Bingham, alias George Clooney, snocciola cifre che impressionano e lasciano pensare che la maggior parte del suo tempo sia stato speso in aeroporto. Eppure, guardando le città d’America dall’alto, si ricava un’affascinante lezione sul significato dell’urbanità negli Usa di oggi.

«Tra le nuvole», l’ultimo film di Jason Reitman, parte dal non-luogo per eccellenza (l’aeroporto) per illustrare le contraddizioni delle città americane sullo sfondo della storia. Non è casuale che alle tradizionali visioni d’insieme date dagli skyline si sostituisca una ripresa dall’alto, con tanto di indicazione della città in cui atterra il “tagliatore di teste”, incaricato dalla sua impresa di licenziare per conto di altri. Vista da lassù una città vale l’altra e a trentacinquemila piedi di altitudine un paesaggio rassomiglia inevitabilmente a qualunque altro, ma è quello che si muove al suo interno che rivela le grandi diseguaglianze dell’America, evidenziate anche dalle città mostrate nel film.

Des Moines, Omaha, Wichita rappresentano centri urbani decisamente meno noti di grandi città come Los Angeles, New York o Chicago ma non è casuale la loro presenza in un film che parla dell’aspetto umano e sociale della crisi economica che stiamo vivendo. Nella narrazione esse diventano il simbolo dell’America più profonda, dove la congiuntura finanziaria mondiale si trasforma in licenziamenti di massa effettuati da professionisti esterni o addirittura, come suggerito dalla giovane Natalie, in videoconferenza. È in queste città che i lavoratori licenziati continueranno a vivere ed è lì che tornerà anche Ryan/Clooney quando la sua impresa decide di affidarsi alle nuove tecnologie per licenziare sans merci i suoi impiegati. “Ti ci vedi a vivere a Omaha?” gli domanda Natalie ma, invero, Ryan non ci ha mai pensato. Una città o una casa degne di questo nome stanno troppo strette a un uomo che continua ad alimentare con l’illusione del moto perpetuo la sua incapacità di costruire relazioni profonde. L’aeroporto diventa assieme la sua città e la sua casa, ma quando invita a pensare ai momenti più belli della nostra vita e chiede “Eravate da soli?” probabilmente si rende conto che in quei momenti si trovava in una città, e non in un aeroporto.

«Tra le nuvole» ci regala una lettura originale della città americana, da intendersi non come luogo di passaggio, ma come universo di relazioni e di vita, caleidoscopio unico da osservare per comprendere le contraddizioni del nostro tempo di crisi e le soluzioni per il futuro.

Tra le nuvole (Up in The Air), regia di Jason Reitman con George Clooney, 2009

in http://test.cittalia.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1980&Itemid=14

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