“Una questione di vite e di morte. Veglia per Eluana Englaro”, monologo di Luca Redaelli

“Una questione di vite e di morte. Veglia per Eluana Englaro”, monologo  di Luca Redaelli


Testamento biologico: scheda di portaldiritto.com


La medicalizzazione della vita, Autori e curatoriAntonio Maturo , Peter Conrad ContributiGiovanni Bertin, Laura M. Carpenter, Wendy Christiaens, Adele E. Clarke, Rossella Ghigi, Paolo P. Guzzo, Allan V. Horwitz, Donald W. Light, Lia Lombardi, Linda Lombi, Marco Marzano, Andy Miah, Luca Mori, Joshua Murray, Janet K. Shim, Stefano Tomelleri, Edwin van Teijlingen, Jerome C. Wakefield, FrancoAngeli 2009

La medicalizzazione della vita
Autori e curatori
Contributi
Giovanni Bertin, Laura M. Carpenter, Wendy Christiaens, Adele E. Clarke, Rossella Ghigi, Paolo P. Guzzo, Allan V. Horwitz, Donald W. Light, Lia Lombardi, Linda Lombi, Marco Marzano, Andy Miah, Luca Mori, Joshua Murray, Janet K. Shim, Stefano Tomelleri, Edwin van Teijlingen, Jerome C. Wakefield
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 320,   2a ristampa 2011,    1a edizione  2009   (Cod.1341.28)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 24,50
Disponibilità: Buona

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Codice ISBN: 9788856813166
In breve
In molti Paesi ricchi si assiste a una crescente medicalizzazione della vita quotidiana. Alcune condizioni umane, una volta assunte come normali, sono ora considerate patologiche. Inoltre, si registra un incredibile aumento dei disturbi mentali (ansia sociale, ADHD, depressione, disturbo bipolare) che induce sospetti circa i criteri diagnostici adottati. Il volume cerca di rispondere, in termini sociologici, ai principali interrogativi che emergono da questa crescente medicalizzazione della vita.
Utili Link
Natural Style Sei falsi mali da non curare (di Luisa Taliento)… Leggi tutto
Presentazione del volume

Un bambino molto vivace e rumoroso è un bambino malato? Sentirsi un po’ in imbarazzo quando si conoscono persone nuove è sintomo di depressione? Alternare giorni gioiosi ad altri nei quali si è più riflessivi significa essere bipolari? Il seno piccolo deve essere “curato”? A settanta anni si dovrebbe avere la sessualità di un ventenne? Per concentrarci meglio dovremmo comprarci delle amfetamine?
In molti paesi ricchi, in special modo gli Stati Uniti, si assiste ad una crescente medicalizzazione della vita quotidiana. Alcune condizioni umane, una volta assunte come normali, ora sono considerate patologiche. Inoltre, in molti Paesi occidentali, si registra un incredibile aumento dei disturbi mentali (quali l’ansia sociale, l’ADHD, la depressione, il disturbo bipolare) che induce sospetti circa i criteri diagnostici adottati. Ci sono anche le malattie “oggettive”: i livelli al di sopra dei quali le persone vengono diagnosticate a rischio di ipertensione e colesterolo sono stati abbassati. Per questo, aumentano i “pre-malati” (medicalizzazione della prevenzione). Va inoltre menzionato come parte del complesso biomedico abbia spostato la propria attenzione dalla cura all’ottimizzazione. La possibilità di intervenire a livello genetico, inoltre, contribuisce ad offuscare i confini tra normale e patologico.
Questo volume vuole rispondere, in termini sociologici, ai principali interrogativi che emergono dalla crescente medicalizzazione della vita.

Antonio Maturo, ricercatore, insegna Sociologia della salute presso la Facoltà di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli” dell’Università di Bologna. Per i nostri tipi ha recentemente pubblicato Sociologia della malattia (2007) e (con C. Cipolla, a cura di ) Scienze sociali e salute nel XXI secolo (2008). È stato titolare dell’insegnamento di Medical Sociology presso la Brown University e Visiting Scientist presso Harvard e New York University. Ha tenuto conferenze presso Boston University, Umeå Universiteit, Katholieke Universiteit Leuven e altre.
Peter Conrad è Harry Coplan, Professor of Social Sciences alla Brandeis University. È stato direttore del Dipartimento di Sociologia per nove anni ed è attualmente il direttore del progetto interdisciplinare “Health: Science, Society and Policy”. Autore di oltre cento articoli scientifici e nove libri, tra cui il premiato Deviance and Medicalization: From Badness to Sickness (conJoseph W. Schneider), e il più recente The Medicalization of Society (2007) – entrambi editi da Johns Hopkins.U.P.

Indice

Donald W. Light, Editoriale
Antonio Maturo, Peter Conrad, Introduzione
Saggi
Antonio Maturo, I mutevoli confini della medicalizzazione: prospettive e dilemmi del miglioramento umano
Peter Conrad, Le mutevoli spinte della medicalizzazione
Allan V. Horwitz, Jerome C. Wakefield, La medicalizzazione della tristezza: come la psichiatria ha trasformato una semplice emozione in un disturbo mentale
Rossella Ghigi, La medicalizzazione della bruttezza
Luca Mori, Al centro della vita. La medicalizzazione della società secondo Michel Foucault
Confronti
Antonio Maturo, Medicalizzazione, moltiplicazione delle malattie e miglioramento umano
Esperienze
Wendy Christiaens, Edwin van Teijlingen, Quattro significati della medicalizzazione: il caso del parto
Laura M. Carpenter, Demedicalizzazione e rimedicalizzazione della circoncisione maschile in Gran Bretagna e Stati Uniti
Lia Lombardi, La medicalizzazione della riproduzione umana: il corpo e il genere
Joshua Murray, La pubblicità per i farmaci con obbligo di prescrizione in un contesto globale: un confronto tra la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti
Prospettive internazionali
Adele E. Clarke, Janet K. Shim, Medicalizzazione e biomedicalizzazione rivisitate: tecno-scienze e trasformazioni di salute, malattia e biomedicine
Commenti
Marco Marzano, Vecchi concetti e nuovi paradigmi: la biomedicalizzazione in Italia
Andy Miah, Medicalizzazione, biomedicalizzazione oppure biotecnolocizzazione? Capitale bioculturale e nuovo ordine sociale
Adele E. Clarke, Janet K. Shim, Una replica a Marco Marzano e Andy Miah
Note
Linda Lombi, I giovani e le droghe nelle ricerche Eurobarometro: un’inversione di rotta?
P. Paolo Guzzo, La giuri-medicalizzazione come inter-mentalité in Tarde

Giovanni Bertin, Il cambiamento dei sistemi di welfare nella società post moderna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

da La medicalizzazione della vita.


Bioetica, cosa ne pensano gli italiani, indagine dell’Eurispes, da Famiglia cristiana

Bioetica, cosa ne pensano gli italiani

Famiglia Cristiana
Eutanasia, aborto, fecondazione artificiale, pillola abortiva, testamento
biologico… Un’indagine dell’Eurispes mettea a nudo come ci poniamo di
fronte a questi temi “caldi”.
<http://www.famigliacristiana.it/famiglia/news/articolo/bioetica-cosa-ne-pensano-gli-italiani_130212120939.aspx>


FECONDAZIONE ASSISTITA: Ogni anno 15mila coppie all’estero

Sono almeno 15 mila le coppie protagoniste ogni anno dei cosiddetti viaggi della speranza e si
recano all`estero per accedere alle tecniche di fecondazione assistita. I dati emergono da uno

studio dell`associazione “Donne e qualità della vita. Hanno in media tra i 30 e i 40 anni di età, sono in maggioranza sposate (80%) e danno vita al cosiddetto turismo riproduttivo   …..

segue qui: FECONDAZIONE ASSISTITA: Ogni anno 15mila coppie all’estero.


Commemorazione di Piergiorgio Welby in occasione del quinto anniversario della sua morte | RadioRadicale.it

La morte di Piergiorgio Welby è avvenuta il 20 dicembre 2006.

Nel corso della conferenza stampa viene presentato il progetto artistico “Ora sulla mia vita decido io! Per il diritto al testamento biologico” con il contributo degli artisti che hanno voluto onorare la memoria della battaglia di Piero per l’eutanasia legale e il diritto a una morte “opportuna”

Vai all’ AUDIO  Welby2011

da Commemorazione di Piergiorgio Welby in occasione del quinto anniversario della sua morte | RadioRadicale.it.


Il nuovo testamento biologico in Italia secondo il disegno di legge approvato alla Camera

… E’ utile riassumere i punti salienti del disegno di legge:

1) Le dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) non sono vincolanti per i medici ed escludono la possibilità di sospendere nutrizione ed idratazione al paziente, salvo in casi terminali.

2) Le dichiarazioni anticipate di trattamento sarebbero applicabili solo qualora il paziente dimostrasse un’accertata assenza di attività cerebrale.

Il testo legislativo si compone di otto articoli. ….

SEGUE QUI: Il nuovo testamento biologico in Italia secondo il disegno di legge approvato alla Camera.


I portatori di malattie genetiche non potranno fare ricorso alla fecondazione assistita. A stabilirlo sono le nuove linee guida sulla legge 40 inviate dal Ministero della Salute al Consiglio Superiore di Sanita’

I portatori di malattie genetiche non potranno fare ricorso alla fecondazione assistita. A stabilirlo sono le nuove linee guida sulla legge 40 inviate dal Ministero della Salute al Consiglio Superiore di Sanita’ per un parere obbligatorio. Il documento aggiorna quello emanato tre anni fa dall’allora ministro Turco.

Nel documento si mantiene il divieto del ricorso alla fecondazione assistita per i portatori di malattie genetiche, malgrado le sentenze dei tribunali di Bologna, Salerno e Firenze.

L’uso delle tecniche è concesso a chi è infertile ma anche a chi è fertile se portatore di malattie infettive come Hiv, Hbv e Hcv.

Fra le novità delle nuove linee guida vi sono l’eliminazione dell’obbligo di  avere un unico e contemporaneo impianto di embrioni, comunque non superiori a tre, come stabilito dalla sentenza 151/2009 della Corte Costituzionale;  la norma che riguarda gli embrioni abbandonati, per i quali non è più previsto il trasferimento nella biobanca di Milano,  il veto alla diagnosi preimpianto che negli ultimi anni era stato sdoganato dalla Corte Costituzionale e da diversi tribunali.

intera scheda qui: Fecondazione, esclusi i portatori di malattie genetiche.


Luigi Valera e la “giusta” visione del lutto, intervista di Alessandra Cicalini in Muoversi Insieme

In una società priva del senso del limite, la morte è un evento accidentale, difficile da metabolizzare. A dirlo, è Luigi Valera, psicologo-psicoterapeuta consigliere nazionale dellaSocietà italiana di psiconcologia (in sigla, SIPO), socio fondatore nonché membro del Comitato scientifico della Vidas, l’associazione nata in Lombardia nel 1982 con il principale scopo di dare una mano alle famiglie ad affrontare in maniera consapevole la malattia e la sofferenza. “Inizialmente eravamo un movimento filosofico-culturale – racconta Valera – animato da un nucleo di volontari e da alcune crocerossine che si affiancavano ai medici ospedalieri per combattere l’isolamento del malato terminale”.

 

segue qui: Luigi Valera e la “giusta” visione del lutto | Muoversi Insieme.


IL TEMPO DEL MORIRE, di M. Roncaglia, R. Biancat, L. Bidogia, F. Bordin, M. Martucci, Maggioli editore

 

IL TEMPO DEL MORIRE
IL TEMPO DEL MORIRE
Morte, speranza, emozioni, vita
Riflessioni su come accogliere e accompagnare
la persona morente alla fine della vita


“Sono ormai numerosi i libri che affrontano con finalità cliniche, narrative, esperienziali o pedagogiche le vicende della fase finale della vita.
Questa opera a più mani aggiunge agli aspetti più informativi e formativi l’apporto vivido e partecipato degli operatori che con il finire della vita si misurano quotidianamente.
Lo schema di trattazione assai opportunamente distingue, dopo una visione di quadro, i setting assistenziali della fase terminale della vita dando a ciascuno di essi (hospice, casa, ospedale, residenza sanitaria assistita) una precisa connotazione, e mette a fuoco le peculiarità, le risorse, i problemi che malati, famiglie e operatori si trovano ad affrontare in questi diversi luoghi.
Al di là dell’aspetto puramente logistico, infatti, la scelta o la necessità di un setting piuttosto che un altro, sottintende una condizione esistenziale e una rete di rapporti, presente o assente, che connota fortemente non solo i bisogni di assistenza ma anche le reazioni e i sentimenti degli operatori che si confrontano con scenari assai diversi e con aspettative a volte contraddittorie da parte di malati e famiglie.
Saper ricondurre queste diverse situazioni a una omogeneità di risposta non certo come stereotipo assistenziale, ma come livello di qualità e di attenzione, è certamente un obiettivo fondamentale.
Leggere questo libro rappresenta dunque, sia per i lettori “laici” sia per chi è coinvolto quale operatore nel campo delle cure palliative, un’utile palestra per confrontarsi a più livelli, grazie anche alla varietà dei contributi, con quanto di preoccupante e problematico ma anche di rassicurante e costruttivo attraversa il movimento delle cure palliative e offre una mano (non solo metaforica) a chi affronta l’ultimo tempo della vita, perché non si perda nella disperazione, ma sappia costruire un senso anche a una stagione tanto difficile.
Solo in questo modo le cure palliative potranno presentarsi come sostegno e rimedio efficace e portatore di cambiamento nella medicina ma, soprattutto, nella vita di tutti.”
Prefazione di Giovanni Zaninetta.

Questa la struttura dell’opera:

1.
CONTESTO SOCIO-CULTURALE
La morte nella nostra cultura.
Epoche diverse una stessa angoscia: la morte.
Cosa racchiude in sè il morire.
Perché tanta paura della morte nella nostra società?
Morire per malattia.
L’impatto della malattia grave e della morte in un contesto familiare.
Le cure palliative.
Fede e spiritualità… quale spazio vicino alla morte?

2.
MORIRE NELLA PROPRIA CASA
Quando morire è “finire la vita”: l’età involutiva.
La casa: un luogo dove poter nascere e dove poter morire.
Cosa mette in scena il morire a domicilio.

3.
MORIRE IN HOSPICE
Dove morire? Quando la struttura diventa casa.
L’arte di saper “vivere” gli ultimi giorni.
La morte e l’équipe curante. Aiutarsi per aiutare.
Mi voglio bene! Ti voglio bene! Non ti abbandono.

4.
MORIRE IN RESIDENZA
Lo spettro della casa di riposo.

5.
MORIRE IN OSPEDALE
Cura, guarigione e fine vita.
Morire in ospedale.

6.
ESPERIENZE
Alcune esperienze di familiari.
Alcune esperienze della Pastorale della salute di Alessandria.

M. Roncaglia, R. Biancat, L. Bidogia, F. Bordin, M. Martucci.

da IL TEMPO DEL MORIRE.


Paolo Ferrario, “Istituzioni di servizio e malattie terminali”, relazione al convegno “OSPEDALE E TERRITORIO VERSO LA CONTINUITA’ TERAPEUTICA ED ASSISTENZIALE: tra Governance e fiducia”, 11 novembre, dalle ore 9 alle 13,30 presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Formazione in Piazzale S. Agostino 2 a Bergamo | POLITICA DEI SERVIZI SOCIALI

Paolo Ferrario, “Istituzioni di servizio e malattie terminali”

relazione al


convegno “OSPEDALE E TERRITORIO VERSO LA CONTINUITA’ TERAPEUTICA ED ASSISTENZIALE: tra Governance e fiducia”, 11 novembre, dalle ore 9 alle 13,30 presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Formazione in Piazzale S. Agostino 2 a Bergamo

L’11 novembre, dalle ore 9 alle 13,30 presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Formazione in Piazzale S. Agostino 2 a Bergamo, si terra’ il convegno “OSPEDALE E TERRITORIO VERSO LA CONTINUITA’ TERAPEUTICA ED ASSISTENZIALE: tra Governance e fiducia”.

Il convegno è organizzato da Associazione Cure Palliative, Universita’ degli Studi di Bergamo, USC Cure Palliative Hospice di Bergamo e Dipartimento Interazienda  Provinciale Oncologico (DIPO).

Questo convegno si inserisce fra le iniziative della ”XII Giornata Nazionale contro la sofferenza inutile della persona inguaribile” promossa dalla Federazione Cure Palliative.

Per iscriversi compilare la scheda di iscrizione che si trova nel pieghevole allegato oppure inviare una email a segreteria@associazionecurepalliative.it

bozza del PROGRAMMA 

Ore 9,00-9,30         Saluto delle autorità

Ore 9,30-9,45         Dr. Arnaldo      Minetti, “Introduzione”                              

Ore 9,45-10,00      Prof. Ivo Lizzola, “Apertura dei lavori”

Ore 10,00-10,15     Dr. Luca Moroni, “Le cure palliative  e la legge38, l’occasione  di un welfare del territorio.”

Ore 10,15-10,45        Dr Paolo Ferrario, “Istituzioni di servizio e malattie terminali”

Ore 10,45-11,00         Dr Marco Zanchi

……….

Ore 11,00-11,15          Pausa Lavori

Ore 11,15-11,30          Prof. Roberto Labianca

…………

Ore 11,30-11,45     Dr Emilio Pozzi, “Rapporto fiduciario e gestione integrata”

Ore 11,45-12,00         Dr Antonio Brucato,  Dr Michele Fortis,  “Il progetto  SE.RE.NA nel secondo anno di attività: breve dialogo su reciproca  formazione, criticità e nuove prospettive”

Ore 12,00-12,15         Dr Simeone Liguori, “Ruolo della USC Cure Palliative nel rapporto tra Ospedale e Territorio”

Ore 12,15-12,30         Dr Marco Pesenti, “Lo spazio della domanda”

Ore 12,30-12,45          Dr Claudio Bulla, “Curare e prendersi cura del malato oncologico al termine della vita”

Ore 12,45-13,00          Dr Benigno Carrara, “Erogazione  delle cure palliative domiciliari sul territorio della Provincia di Bergamo: luci ed ombre”

Ore 13,00-13,15  Dssa Aurora Minetti,                                            Sig.ra Mariagrazia  Capello, Presentazione del nuovo Vademecum  “Orientarsi nel percorso della malattia”

Ore 13,15-13,30    Prof. Stefano Tomelleri, “Conclusioni”

RELATORI

 

Brucato Antonio – Direttore Medico della USC Medicina Interna OORR di Bergamo

Bulla Claudio – Medico di assistenza primaria

Capello Mariagrazia – …………….

Carrara Benigno – Coordinatore Sistema Cure Domiciliari ASL della provincia di Bergamo

Ferrario Paolo – Docente a contratto di politiche sociali presso l’Università di Milano Bicocca

Fortis Michele – Dirigente Medico della  USC Cure Palliative – Terapia del Dolore – Hospice OORR di Bergamo

Labianca Roberto – Direttore, Dipartimento Interaziendale Provinciale Oncologico – DIPO

Liguori Simeone – Medico della USC Cure Palliative – Terapia del Dolore – Hospice OORR di Bergamo

Lizzola Ivo – Preside, facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Bergamo

Minetti Arnaldo – Presidente Associazione Cure Palliative – ONLUS

Minetti Aurora – Dottore di ricerca e assegnista di ricerca c/o Università degli Studi di Bergamo

Moroni Luca – Presidente Federazione Cure Palliative – FCP

Pesenti Marco – Psicologo, Psicoterapeura USSD Psicologia Clinica OORR Bergamo.

Pozzi Emilio – Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Bergamo

Tomelleri Stefano – Docente di Sociologia Generale, Facoltà di Scienze della Formazione c/o  Università degli Studi di Bergamo

Zanchi Marco – Dottorando di ricerca c/o Università degli Studi di Bergamo


Claudio Magris … e anche la logica non si sente troppo bene di g.giossi

Claudio Magris … e anche la logica non si sente troppo bene

 

Livelli di guardia (Garzanti) in uscita in questi giorni raccoglie una serie di riflessioni pubblicate sul Corriere della Sera da Claudio Magris tra il 2006 e il 2011. Sono pezzi dedicati alla Costituzione italiana e alla sua messa in discussione, alla laicità e al rapporto con la Chiesa cattolica, fino ai grandi fatti di cronaca che hanno diviso il paese come il caso Englaro e la vicenda di Welby. Un libro ricco e indignato che libera dagli stretti confini dell’attualità e aiuta a riflettere sul cambiamento di un mondo che oggi più che mai ha bisogno di profondità e di memoria per non perdere l’equilibrio.

Claudio Magris prende così spunto dall’attualità per darle il respiro del tempo storico: una distanza necessaria per degli scritti che sono sì figli dell’indignazione, ma che non tradiscono il bisogno di una riflessione che vada oltre l’angusto…

 

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Paolo Becchi Il testamento biologico Sui limiti delle «Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento» In Appendice disegno di legge con emendamenti

Paolo Becchi

Il testamento biologico
Sui limiti delle «Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento»

In Appendice disegno di legge con emendamenti

DESCRIZIONE: Queste pagine fotografano lo stato attuale della discussione sul cosiddetto testamento biologico, esaminando la proposta di legge «Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento», riportato in Appendice. Ci si sofferma in particolare su tre nodi fondamentali: il momento in cui le dichiarazioni anticipate di trattamento assumono rilievo; il limite entro il quale sono vincolanti; il problema di idratazione e alimentazione artificiali. Per ciascuno di questi punti la soluzione adottata appare insoddisfacente e l’autore, con un’analisi puntuale del testo, ne spiega il motivo di fondo: se la disciplina dovesse rimanere questa, le dichiarazioni sarebbero meramente orientative e comporterebbero una forte limitazione della libertà di autodeterminazione dei singoli. Andando oltre questo rilievo critico, si offrono qui concrete proposte per migliorare il disegno di legge.

COMMENTO: A partire dalla controversa legge sul testamento biologico una proposta innovativa che può trovare consensi sia tra i laici che tra i cattolici.

PAOLO BECCHI insegna Filosofia pratica e Bioetica all’Università degli Studi di Genova. Tra le sue pubblicazioni, presso Morcelliana: Morte cerebrale e trapianto di organi(2008); Il principio dignità umana (2009); Hans Jonas. Un profilo (2010); ha curato, di Jonas, Morire dopo Harvard (2009).

COLLANA: Il Pellicano Rosso n. 139

ANNO: 2011

PAGINE: 120

CODICE ISBN: 978-88-372-2558-2

da Morcelliana, antico e nuovo testamento, sacra scrittura, teologia, filosofia, letteratura cristiana antica, esegesi biblica.


Osservazioni CGIL sul testo del Disegno di Legge (ddl 10b) “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento


BIODIRITTO: IL DIFFICILE RAPPORTO TRA SCIENZA E LEGGE, di Carlo Casonato | Periodico Unitn

BIODIRITTO: IL DIFFICILE RAPPORTO TRA SCIENZA E LEGGE

Tutelare la dignità delle persone e il diritto alla salute tenendo conto delle nuove acquisizioni scientifiche

di Carlo Casonato

da BIODIRITTO: IL DIFFICILE RAPPORTO TRA SCIENZA E LEGGE | Periodico Unitn.


Lega degli enti locali per il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento (dat)

Sono oltre un’ ottantina in tutta Italia i Comuni schierati in difesa dei Registri per depositare il testamento biologico, in attesa che veda la luce la legge che regolamenterà il cosiddetto biotestamento. Una vera e propria alleanza da ieri formalizzata sotto il nome di «Lega degli enti locali per il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento (dat)», per tutelare le «dat» espresse dai cittadini nei municipi (da Torino a Cagliari, passando per capoluoghi, piccoli centri e grandi città), e far sì che abbiano valore giuridico, anche nel caso fosse approvato l’ attuale Ddl sul testamento biologico in discussione al Senato (nonostante una circolare del 2010 firmata dai ministri della Salute Ferruccio Fazio, del Welfare Maurizio Sacconi e degli Interni Roberto Maroni, indirizzata proprio ai Comuni, definisca tali strumenti «privi di qualunque efficacia giuridica»). L’ iniziativa rappresenta l’ ultima tappa di un processo iniziato dai radicali e dall’ associazione Luca Coscioni, mobilitati dopo il caso di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo, alimentata e idratata attraverso un sondino, che ha cessato di vivere nel 2009 in seguito all’ applicazione di una sentenza giudiziaria che autorizzò il padre Beppino a interrompere il trattamento

da L’ alleanza di ottanta Comuni per i registri con il biotestamento.


Dossier: la nuova legge sul fine vita | in Termometro Politico


Legge 40 sul banco della corte di Giustizia Europea

Ancora un nuovo capitolo giudiziario per la legge italiana sulla fecondazione assistita.

A occuparsene questa volta sarà la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sulla base di un ricorso presentato da una coppia italiana contro la legge 40 del 2004.

Leggi l’articolo. La campagna di Cittadinanzattiva “Uno più uno fa tre


Biotestamento. La Camera approva e ora si ricomincia dal Senato

Governo e Parlamento
Biotestamento. La Camera approva e ora si ricomincia dal Senato 
12 LUG - La Camera ha approvato tra forti polemiche la proposta di legge che norma le Dichiarazioni anticipate di trattamento. Ora il provvedimento dovrà tornare all’esame del Senato (quasi certamente a settembre) che aveva già licenziato un testo oggi profondamento rivisto da Montecitorio. Gioisce la maggioranza alla quale si è aggiunto il voto favorevole dell’Udc, mentre Pd e Idv gridano alla legge scandalo e promettono battaglia. Leggi…

Governo e Parlamento
Biotestamento. Roccella: “Referendum andrà come per legge 40″ 
12 LUG - Qualora per la legge sul testamento biologico si decidesse di indire un referendum, questo “finirà come quello per la legge 40”. A dirlo è il sottosegretario Eugenia Roccella rispondendo al senatore Pd, Ignazio Marino, che oggi ha preannunciato una raccolta di firme per un referendum abrogativo. E intanto la maggioranza difende il provvedimento ormai in via di approvazione alla Camera. Leggi…

Governo e Parlamento
Biotestamento. Turco (Pd): “E’ una vendetta postuma contro Eluana Englaro”
12 LUG - “In Parlamento contano i numeri e questa legge passerà, ma ormai è stata del tutto svuotata: le Dat non ci sono più perché la maggioranza è animata da un pessimismo antropologico che la spinge a credere che in Italia ci sia una deriva eutanasica”. Così Livia Turco (Pd) in questa intervista sulla legge sul biotestamento che la Camera si appresta a licenziare oggi. Una legge animata dal  “duo inossidabile Roccella-Binetti” che ha sfiducia nelle persone, nei medici e nella società. Leggi…

Governo e Parlamento
Biotestamento. Marino (Pd) prepariamoci a raccogliere le firme per un referendum 
12 LUG - Il Parlamento sta scrivendo “una legge con cui si dice al medico che se il paziente è morto si possono sospendere le cure”. Così il senatore del Pd Ignazio Marino, nel corso di una conferenza stampa insieme a Beppino Englaro e Mina Welby. “Dobbiamo prepararci a raccogliere le firme per un referendum perché bisogna dare il segno a questa politica che non può calpestare i diritti delle persone”. Leggi…

Lavoro e Professioni
Biotestamento. Cozza (Fp Cgil Medici): “Ddl stravolge l’atto medico. Fazio intervenga” 
12 LUG - “Se il medico non ottempera a quanto gli viene imposto dalla legge, rischia di essere incriminato con accusa di omicidio”. Per questo, secondo la Fp Cgil Medici, il ddl sul biotestamento in vocazione alla Camera sta “stravolgendo l’atto medico” rispetto a quanto dettato dal codice deontologico e dall’alleanza terapeutica con il paziente. Chiesto l’intervento del ministro della Salute “prima che il testo vada in discussione al Senato” Leggi…

Umberto Veronesi, noi promotori originari del testamento biologico in Italia dichiariamo che è meglio nessuna legge che una legge traditrice, e chiediamo di fermare un iter legislativo che, anche qualora sfociasse nella approvazione di Camera e Senato, non potrà che ritornare nelle Corti e creare cause su cause e ricorsi su ricorsi – LASTAMPA.it

Ho avviato sei anni fa in Italia la campagna di sensibilizzazione a favore del Testamento Biologico, per allineare l’Italia ai Paesi civilmente avanzati – ad esempio gli Usa, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna – come è, e sempre è stato il nostro.

È stata per me una battaglia culturale per l’evoluzione di un pensiero in cui credo da sempre: il pensiero laico, libero, trasversale. Ho scritto, come autore unico o insieme ad alcuni dei nostri migliori giuristi, cinque libri sul tema della libertà e il diritto di accettare o rifiutare le cure in ogni circostanza, sulla base delle convinzioni personali. Questo è infatti l’obiettivo del Biotestamento ovunque nel mondo: mettere sempre al centro di ogni decisione la volontà della persona.

Avevo anche qualche ambizione in più. Ho sempre pensato che il testamento biologico – cioè l’espressione anticipata delle proprie volontà circa le cure che si vogliono o non si vogliono ricevere, in caso di perdita della facoltà di esprimersi di persona – potesse avere anche un valore educativo, perché obbliga ognuno ad affrontare i temi esistenziali, a dibatterli con altri e a interrogare se stesso su come vorrebbe concludere il proprio ciclo biologico, nel caso tale evento grave si realizzasse. Un dibattito utile quindi alla formazione di una personalità consapevole e cosciente sul grande tema dell’autonomia di decisione. La discussione su questi argomenti inizia nel mondo nel 1983, a seguito dell’incidente di Nancy Cruzan, che a soli 26 anni la fece piombare in uno stato vegetativo permanente irreversibile.

La sua famiglia, dopo varie petizioni e ricorsi, ottenne nel 1990 l’autorizzazione della Corte Suprema degli Stati Uniti alla sospensione della nutrizione artificiale. Da qui nacque il movimento right-to-die, per il diritto di morire, e i successivi movimenti civili per riappropriarsi delle decisioni di fine vita, di fronte a una medicina che stava diventando sempre più potente e invasiva, capace addirittura di tenere artificialmente in vita (se vita la possiamo definire) un corpo ridotto a un vegetale, senza coscienza, senza percezioni visive e uditive, né percezione del dolore.

Prima ancora, nel 1978, l’olandese Van den Berg scrisse «Medical Power and Medical Ethics», che in vari Paesi ha portato all’introduzione del «living will», la volontà di vivere, tradotto in italiano appunto «testamento biologico». In realtà la discussione sulla bioetica nasce in precedenza, negli Anni 70, quando l’americano Van Potter, con il libro «Bioethics, bridge to the future», coniò questo termine con un significato preciso: l’etica medica deve ispirarsi alla biologia della vita dell’uomo e opporsi all’invasione della tecnologia nella medicina.

Credo che molti bioeticisti non conoscano l’origine e il significato del pensiero di Van Potter. Cosa c’è di più tecnologico e artificiale che mantenere in vita forzatamente un insieme di organi? Eppure questo farà il disegno di legge approvato ieri, caso unico nel mondo occidentale: ci imporrà per legge la vita artificiale. E così chi, come me, si impegna per il progresso della cultura viene profondamente tradito. Ed è soprattutto tradita un’ampia parte della popolazione che si affida con fiducia alle istituzioni e alle persone che guidano il proprio Paese. La gente è molto più consapevole, cosciente e pronta all’autodeterminazione di quanto si possa pensare e, come rivelano tutti i sondaggi, è a favore del testamento biologico come strumento di espressione di volontà individuale.

Di fronte a questa realtà noi promotori originari del testamento biologico in Italia dichiariamo che è meglio nessuna legge che una legge traditrice, e chiediamo di fermare un iter legislativo che, anche qualora sfociasse nella approvazione di Camera e Senato, non potrà che ritornare nelle Corti e creare cause su cause e ricorsi su ricorsi. Il disegno di legge attuale infatti calpesta con evidenza l’articolo 31 della Costituzione italiana, oltre che la volontà della maggioranza dei cittadini. Senza questa legge, la questione di fine vita invece uscirebbe dai tribunali e ritornerebbe a essere discussa caso per caso, in scienza e coscienza dai medici e in libertà dai cittadini. Da tutti i cittadini, da chi crede nella sacralità della sua vita e la considera un dono di Dio e un bene non disponibile, e da chi invece crede nella sua inviolabile responsabilità e libertà.

da Così si apre la strada a tante cause legali – LASTAMPA.it.


Vietato indicare le cure rifiutate nel biotestamento – Corriere della Sera

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quest’emendamento, scritto da Lucio Barani (Pdl) e Paola Binetti (Udc), dice che scrivendo il proprio testamento biologico sarà possibile indicare soltanto i trattamenti cui si vuole essere sottoposti in caso di perdita di coscienza e non permette invece di scegliere quelli che non si vogliono. Praticamente si vanifica il concetto stesso di testamento biologico

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da Vietato indicare le cure rifiutate nel biotestamento – Corriere della Sera.


Intervista a Emanuele Severino. 
L’ossimoro del capitalismo ecologista, Il manifesto, 3 luglio 2011

«Questo continuo parlare della crescita come di cosa ovvia è in buona parte dovuto all’ignoranza. Sono decenni che si va intravvedendo l’equazione tra crescita economica e distruzione della terraComunque, è tutt’altro che condivisibile l’auspicio di una crescita indefinita.»

Professore, sta dicendo che l’economia è una scienza consapevole delle conseguenze negative della crescita?

«Ha incominciato a diventarne consapevole: l’auspicio di una crescita indefinita va ridimensionandosi. Anche nel mondo dell’intrapresa capitalistica – la forma ormai pressocchè planetaria di produzione della ricchezza – ci si va rendendo conto del pericolo di una crescita illimitata; (anche se poi si fa ben poco per controllarla). Vent’anni fa, quando lei scrisse quel suo bel libro che interpellava numerosi economisti a proposito del problema dell’ambiente, la maggior parte degli intervistati affermava che quello del rapporto tra produzione economica ed ecologia era un falso problema. Oggi non pochi economisti sono molto più cauti e anche le dichiarazioni dei politici sono diverse da venti o trent’anni.»

Però non fanno che invocare crescita, senza nemmeno nominarne i rischi.

«In periodo di crisi economica, di fronte al pericolo immediato di una recessione, è naturale che si insista sulla necessità della crescita. Purtroppo però lo si fa riducendo il problema alle sue dimensioni tattiche, ignorandone la dimensione strategica.»

E intanto si verificano tremendi disastri. Dal Golfo del Messico a Fukushima.

«Certo. Ma vorrei precisare che prendere atto della gravità di fenomeni come questi significa capire che essi non sono dovuti alla tecnica in quanto tale, non sono disfatte della tecno-scienza, ma dell’organizzazione ideologica della scienza e della tecnica. Sono disfatte, cioè, del capitalismo (fermo restando che l’economia pianificata di tipo sovietico era ancora più dannosa per l’ambiente).»

La mia impressione però è che quanti insistono a invocare crescita, continuino a ignorare che tutto quanto vediamo, tocchiamo, usiamo, è «fatto» di natura; e che dunque disponiamo di materia prima in quantità date, e non dilatabili a richiesta. I grandi industriali che si confrontano a Davos, Cernobbio, spesso neanche citano il problema.

«Ma è un atteggiamento normale dell’uomo quello di preoccuparsi soprattutto dei problemi immediati, lasciando sullo sfondo quelli che non sembrano urgenti, ma che spesso sono quelli decisivi. Quando la barca fa acqua la prima preoccupazione è tappare la falla, poi si pensa a dove approdare. Certo, ci sono quelli che stando nella barca non pensano mai a trovare il porto, e quindi, nel complesso diventa inutile tappare le falle. »

Il problema esiste da decenni… Il deperimento dell’equilibrio ecologico è stato clamorosamente denunciato dagli anni ’50, ma nelle scelte politiche è stato completamente ignorato.

«Ecco, forse su quel “completamente” si può non essere d’accordo. Penso ad esempio a Clinton, consigliato da Al Gore: nel suo primo discorso da presidente ha parlato agli Americani della necessità e convenienza di una crescita economica sostenibile… Una dichiarazione di intenti che in qualche modo anche Obama ha fatto propria.»

Anche celebri economisti (Stiglitz, Krugman, Fitoussi…) riconoscono la gravità della situazione ambientale, ma non accennano a soluzioni che mettano in discussione il capitalismo

«È proprio questa la situazione. Ma occorre anche dire che oggi, in un mondo conflittuale, dove nessuno intende rinunciare al potere, una politica economica meno «produttivistica» significherebbe mettersi dalla parte dei perdenti, indebolirsi anche sul piano militare, essere condizionati da Paesi come l’Iran o la Cina. E sembra difficile anche rinunciare alla base economica richiesta dall’armamento nucleare. Oggi infatti, a differenza di quanto spesso si continua a credere, la potenza nucleare appare decisiva anche nella lotta contro il terrorismo. È un problema enorme, che si tende a non affrontare nemmeno là dove si è consapevoli che la crescita incontrollata distrugge la terra. Per arrivare a un impegno adeguato per la soluzione di tale problema dovranno accadere disastri giganteschi.»

Mi domando però fino a quando questa realtà potrà reggere, di fronte a una natura devastata da un agire economico fondato su una crescita produttiva che non prevede limiti.

«È da guardare con diffidenza – ma non voglio sembrare cinico – l’intellettuale che dice alle grandi potenze mondiali: «Dovreste mettervi in discussione». Le grandi potenze non cambiano le loro scelte perché gli intellettuali dicono qualcosa che va contro i loro interessi. Ce la vede lei una Cina che rinuncia a una politica economica vincente, e al proprio tete-à-tete attuale con Stati Uniti, Russia, Europa, per rispetto dell’ambiente? E ormai anche in Europa la vita va avanti alimentata dalle centrali nucleari. E continueranno ad andare avanti così. Non basta quello che sta succedendo: solo un disastro di proporzioni senza precedenti, dicevo, potrebbe convincere l’ordinamento capitalistico a cambiar strada in modo radicale.»

Inevitabilmente? In base alla natura umana? Alla storia?

«In base alla priorità che per lo più vien data ai problemi immediati. Ma c’è un’altra inevitabilità, ancora più perentoria: quella del tramonto del capitalismo. Diciamolo in quattro parole. Un’azione è definita dal proprio scopo. Anche l’agire capitalistico è quindi definito dal suo scopo, cioè dall’incremento indefinito del profitto privato. Quando il capitalismo, di fronte a grandi disastri planetari dovuti al suo agire, assumerà come scopo non più l’incremento del profitto ma la salvaguardia della terra, allora non sarà più capitalismo. Inevitabilmente: o il capitalismo volendo avere come scopo il profitto distrugge la terra, la propria “base naturale”, e quindi sé stesso, oppure assume come scopo la salvaguardia della terra, e allora anche in questo caso distrugge egualmente sé stesso. In questo senso appunto parlo da decenni di inevitabilità del tramonto del capitalismo.»

Lei è uno dei pochissimi che fanno previsioni del genere. Le stesse sinistre – quel poco che ne rimane – sembrano aver definitivamente rinunciato all’idea di superare il capitalismo. In fatto di ambiente non hanno alcuna politica propria, anche se gli spetterebbe, perché in fondo a pagare le conseguenze dello sconquasso ecologico sono soprattutto le classi più deboli.

«Quando parlo di declino del capitalismo, parlo infatti di qualcosa che presuppone anche il declino del marxismo, dell’umanesimo marxista, dell’umanesimo di sinistra. Non è che la sinistra sia in una posizione avvantaggiata rispetto al capitalismo. Ma il discorso va completato. Sia il capitalismo, sia il marxismo e le sinistre mondiali – ma anche i totalitarismi e le teocrazie, e la democrazia, e anche le religioni e ogni “visione del mondo” e “ideologia” – si sono illusi e si illudono tutt’ora di servirsi della tecnica. Ma che cosa vuol dire questo? Che la tecnica è il mezzo con cui tutte quelle forze intendono realizzare i propri scopi (per esempio la società giusta, senza classi, oppure l’incremento del profitto privato, oppure l’eguaglianza democratica). Anche la sinistra è cioè sullo stesso piano del capitalismo per quanto riguarda il rapporto con la forza emergente della modernità, cioè la tecno-scienza. Simon Weil diceva che il socialismo è quel reggimento politico in cui gli individui sono in grado di controllare la macchina tecnologico-statale-militare-burocratico-finanziaria: l’«individuo» – come il «capitalista» – si illude di poter controllare l’apparato tecnologico. Si tratta di capire perché è un’illusione. »

Una prospettiva che dovrebbe poter contenere tutti i possibili…

«Invece andiamo verso un tempo in cui il mezzo tecnico, essendo diventato la condizione della sopravvivenza dell’uomo – ed essendo anche la condizione perché la Terra possa esser salvata dagli effetti distruttivi della gestione economica della produzione – è destinato a diventare la dimensione che va sommamente e primariamente tutelata; e tutelata nei confronti di tutte le forze che vogliono servirsene. Sommamente tutelata, non usata per realizzare i diversi scopi «ideologici», per quanto grandi e importanti siano per chi li persegue. Ciò significa che la tecnica è destinata a diventare, da mezzo, scopo. Quando questo avviene, capitalismo, sinistra mondiale, democrazia, religione, ogni «ideologia» e «visione del mondo», ogni movimento e processo sociale, diventano qualcosa di subordinato; diventano essi un mezzo per realizzare quella somma tutela della potenza tecnica, che è insieme l’incremento indefinito di tale potenza.. Perciò spesso dico che la politica vincente, la «grande politica», sarà delle forze che capiranno che non ci si può più servire della tecnica. La grande politica è la crisi della politica che vuole servirsi della tecnica. Non si tratta di un processo di «deumanizzazione», o «alienazione», come invece spesso si ripete, dove l’uomo diventerebbe uno «schiavo» della tecnica; perché in tutta la cultura – anche in quella che alimenta ogni più convinto umanesimo – l’uomo è sempre stato inteso come essere tecnico. Le sto descrivendo il futuro: non prossimo, ma neanche remoto. In questo senso appunto parlo da decenni di inevitabilità del tramonto del capitalismo.»

Mi permetta un’obiezione. Già oggi la tecnica sembra imporsi come scopo. Dando prove quanto meno discutibili.

«No, perché come dicevo prima, ciò che dà cattiva prova di sé è la gestione ideologica della tecnica è il modo, ad esempio, in cui in Giappone sono state organizzate le centrali nucleari. E lì non c’entra la tecnoscienza, ma la gestione capitalistica di essa, che per il profitto ha sottovalutato la pericolosità di quel tipo di centrali. Debbo però aggiungere che la tecnica destinata al dominio non è la tecnica tecnicisticamente o scientisticamente intesa, ma quella che riesce a sentire la forza della voce essenziale della filosofia del nostro tempo, la quale dice che non possono esistere limiti assoluti all’agire dell’uomo).
E resta il fatto che molti istituti scientifici, anche di largo prestigio, vivono in quanto finanziati da grandi potentati economici… E questo in qualche misura significa condizionarli…»

«Certo, questa è la situazione attuale. Ma la tendenza globale è un’altra. Condizionarli significa indebolirli. È quindi inevitabile che, a un certo momento, chi condiziona si renda conto di non poter più continuare a farlo, perché, alla fine, condizionare (e quindi subordinare e pertanto indebolire) la tecnica per promuovere sé stessi significa indebolire se stessi…»

Si diceva che le sinistre – a parte l’impegno per la difesa del lavoro – non dicono, né propongono cose gran che diverse dalla destra. Il marxismo un tempo aveva uno sguardo ben più ampio. Dopotutto non a caso l’inno dei lavoratori era l’Internazionale. Tentare di guardare un po’ più lontano, cercare di allargare lo stesso discorso sul lavoro, non potrebbe portare a una proposta alternativa?

«Questo allargamento va imponendosi da solo. Infatti non si può separare il lavoro dalla tecnica (ma dal capitalismo sì, come dal marxismo). Un po’ da tutte le parti politiche oggi si sente dire a proposito dei problemi più importanti: “Non è questione né di destra né di sinistra, è una questione tecnica”. È un piccolo indizio del processo in cui le soluzioni tecniche prevalgono su quelle politiche e “ideologiche”».

Mi riesce difficile seguirla, la tecnica viene solitamente vista come uno strumento usato dal capitalismo.

«Questo è lo stato attuale che il mondo capitalistico vorrebbe perpetuare. Ma la tecnica non è il capitalismo. Il servo non è il padrone. Ed è già accaduto che i servi si liberassero dei padroni. La liberazione decisiva, rispetto alla quale si è ancora ciechi, è la liberazione della tecnica dal capitale.»

In definitiva Lei vede il capitalismo sopraffatto dalla tecnica…

«Sì. O meglio: è la logica del discorso a vederla.»

È insomma l’intero sistema produttivo che di fatto agisce contro la salvezza dell’umanità… Non crede che in tutto ciò esista qualche responsabilità anche da parte delle sinistre? Dopotutto erano nate per combattere il capitale, no?

«Ma il discorso che vado facendo da molto tempo indica qualcosa che sta al di sopra delle esortazioni, delle mobilitazioni, dei progetti, della volontà politica. Riguarda un movimento che procede per conto proprio, guidando e animando la volontà, così come, si sa, la struttura del capitale domina e anima la volontà dei singoli capitalisti. Marx diceva appunto che i capitalisti sono le prime vittime del capitale. Ecco, si tratta di capire il modo in cui la tecnica prende il posto del capitale.»

Lei si riferisce a un movimento, o una tendenza, in qualche modo, come dire…, operante e avvertibile? Oppure si tratta per ora soltanto di un’ipotesi filosofica?

«È una tendenza che è operante e avvertibile proprio nel modo adeguato (e dunque non «soltanto» ipotetico) di fare filosofia. Per essenza la filosofia si riferisce all’autenticamente operante e avvertibile.»

Sono tante ormai le persone che si preoccupano per il futuro di un mondo per mille versi sempre più problematico e rischioso… Per lo più si tratta di giovani, consapevoli e impegnati… A tutti costoro che cosa si sentirebbe di consigliare?

«Per ora siamo gettati nell’errore; ma proprio per questo c’è molto da fare. C’è da favorire il processo che porta l’errore a maturazione. Per questo parlavo prima della “grande politica”. Per praticarla è necessario incominciare a guardare in faccia il senso essenziale della storia dell’Occidente, il senso cioè della volontà di potenza: il senso del fare».


Relazione PMA. Aumentano del 10% le gravidanze assistite: 2 italiani su 100 nascono così

 

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Relazione PMA. Aumentano del 10% le gravidanze assistite: 2 italiani su 100 nascono così
La Relazione annuale al Parlamento (vedi il testo integrale) mostra indiscutibilmente una crescita del ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Nel 2009 vi hanno fatto ricorso 63.840 coppie (+ 7,8%) e sono state ottenute 14.033 gravidanze (+ 9,9%). Monitorati 10.819 nati vivi (+ 5,9% rispetto al 2008 , corrispondente all’1,9% delle nascite in Italia). Cresce anche l’età media della donna che supera ormai i 36 anni, mentre diminuiscono i parti trigemellari e i quadrupli. E infine si registra un boom degli embrioni congelati (+ 861%)

QS – Quotidiano Sanità: Governo e Parlamento – Relazione PMA. Aumentano del 10% le gravidanze assistite: 2 italiani su 100 nascono così.


Biotestamento in discussione alla Camera


27 GIU - L’assemblea di Montecitorio da domani inizierà la discussione, con votazione, sul progetto di legge Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento. È possibile che l’esame vada avanti per tutta la settimana. 

Leggi…


delibera della Regione Veneto che permette anche alle donne di 50 anni di età di sottoporsi alla fecondazione assistita in regime di servizio pubblico

La Società italiana di ostetricia e ginecologia (Sigo) e la Società Italiana Ospedaliera Sterilità (Sios) criticano la delibera della Regione Veneto che permette anche alle donne di 50 anni di età di sottoporsi alla fecondazione assistita in regime di servizio pubblico

vai a: QS – Quotidiano Sanità: Scienza e Farmaci – Pma a 50 anni. Gli esperti: “Troppi rischi. Risorse vanno investite per proteggere la fertilità”.


Linee di indirizzo per l’assistenza alle persone in stato vegetativo e stato di minima coscienza

Nella G.U. n. 126 del 1/6/2011 la Conferenza Unificata ha pubblicato l’accordo 5 maggio 2011 recante: Accordo, ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali sul documento «Linee di indirizzo per l’assistenza alle persone in stato vegetativo e stato di minima coscienza»


Paolo Ferrario, BIOPOLITICHE E INIZIO VITA: contraccezione e interruzione volontaria della gravidanza, Audio Lezione a commento della Dispensa didattica n. 19


Biotestamento. Eurispes: calano i favorevoli ad una legge

rispetto all’anno precedente coloro che si dicono favorevoli al testamento biologico sono diventati il 77,2%, facendo registrare un calo del 4,2%, mentre sono aumentati al 14,2%, il 3,3% in più nel giro di un anno, coloro che si schierano contro la sua istituzione a mezzo di un’apposita legge”.

Dunque il campione intervistato, ovvero 1.532 cittadini tra fine 2010 e inizio 2011, fa registrare un calo nel gradimento di un testo sul testamento biologico.

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vai a: QS – Quotidiano Sanità: cronache – Biotestamento. Eurispes: calano i favorevoli ad una legge.


Maria Antonietta Farina Coscioni (dei radicali Italiani): ” E’ una legge contro il testamento biologico stesso, perché le volontà del dichiarante posso essere disattese”

Maria Antonietta Farina Coscioni (dei radicali Italiani eletta nelle liste del Pd), boccia senza mezzi termini la legge: “E’ una legge contro il testamento biologico stesso, perché le volontà del dichiarante posso essere disattese. Vogliamo una legge che dica semplicemente che una persona è libera, per il proprio fine vita, di disporre della propria volontà”.


Linee guida sugli Stati Vegetativi all’ordine del giorno della Conferenza Unificata

Un sistema integrato, che costruisca un percorso di “dimissione protetta” riducendo al minimo, per quanto consentito dalle condizioni cliniche del paziente, la permanenza nei reparti di rianimazione e intensivi e favorisca al più presto il trasferimento negli ambienti più adeguati a fornire ai pazienti un’assistenza più attenta agli aspetti funzionali e riabilitativi e al benessere delle loro famiglie. Questi gli obiettivi delle Linee guida sugli Stati Vegetativi all’ordine del giorno della Conferenza Unificata


BIOETICA COME STORIA A CURA DI LUCETTA SCARAFFIA Edizioni Lindau, LaFolla.it

Come cambia il modo di affrontare le questioni bioetiche nel tempo? Nel nuovo illuminante saggio curato da Lucetta Scaraffia, Andrea Possieri, Lorenza Gattamorta, Giulia Galeotti, Francesco Tanzilli e Emanuele Colombo discutono i mutamenti di orientamento dell’opinione pubblica (e della sinistra) rispetto a temi come l’aborto, la contraccezione, la procreazione assistita, il controllo delle nascite, la disabilità, e dimostrano come le grandi questioni bioetiche che il progresso delle tecnoscienze ci impone di affrontare, abbiano in realtà profonde radici nel nostro passato, più o meno recente. «Tra gli anni Settanta e gli anni Novanta il Partito comunista italiano ha modificato radicalmente il proprio modo di guardare alle questioni morali connesse con la vita umana. Un giovane storico, Andrea Possieri, già autore di un eccellente lavoro sugli ultimi anni del PCI, ha ora studiato come è avvenuto, passo dopo passo, questo Cambiamento di senso comune sui temi bioetici.» Paolo Mieli, «Corriere della sera», 3 maggio 2011

le Edizioni Lindau hanno l’onore di presentare

BIOETICA COME STORIA
A CURA DI LUCETTA SCARAFFIA
Edizioni Lindau | «I Leoni» | pp. 247 | euro 23 | ISBN 978887180719-5| 2011
DAL 5 MAGGIO IN LIBRERIA

Chiedersi quando e come si sono prospettati per la prima volta temi tanto attuali quali l e politiche di controllo delle nascite, il dibattito filosofico sull’animazione dei corpi, il ricorso all’eutanasia, il rapporto con l’handicap… ci aiuta a comprendere come stiamo cambiando, a quali pressioni sia sottoposta la nostra facoltà di decisione etica e, soprattutto, in quale direzione agiscano su di noi le pressioni mediatiche e culturali. Perché in realtà, anche affrontando nuovissime questioni bioetiche, ci portiamo dietro il fardello del passato che influenza sempre, a volte anche pesantemente, le nostre decisioni.

Questa lettura storica dei problemi bioetici ci pone innanzi tutto di fronte a un effetto che si ripete, quello che Jacques Ellul ne Il sistema tecnico ha chiamato «slittamento morale», cioè la tendenza, tipica delle società tecnologiche, ad accettare in modo acritico le innovazioni tecniche, anche se, alla nascita, sono state oggetto di condanna generale. Dopo un certo lasso di tempo, in genere cinque o dieci anni, la novità sembra divenuta inevitabile e la spinta a essere moderni fa il resto inducendoci ad accettarla, anche se le riserve non sono sciolte.

Vi è poi la tendenza a fare della scienza un’ideologia, forse l’unica sopravvissuta, e quindi ad affidare alla tecnica il compito di creare nuovi valori, una nuova etica del comportamento. Il progressismo etico, l’entusiasmo per le tecnoscienze, ogni tecnologia che sembri confermare e rafforzare le libertà si sono infatti rivelati utili per riempire il vuoto ideologico con cui si è trovata improvvisamente a fare i conti la sinistra, e sono quindi stati accolti con favore dalle stesse persone che fino a poco tempo prima li guardavano con diffidenza.

I saggi qui raccolti tentano un percorso di taglio divulgativo, aperto anche al lettore non specialista. È una scelta di metodo, che rimanda alle singole ricerche svolte da ciascun ricercatore. Se il testo presenta un apparato ridotto, quindi, lo si deve alla volontà di cercare una via media tra studi rigorosi e una forma di scrittura più scorrevole. Questo volume vuol essere un’agile introduzione, che solleciti ad approfondire e comprendere la materia in modo appropriato, nello spirito di altre iniziative già svolte.

Certamente le lettura di questi saggi può contribuire a costruire una nuova consapevolezza delle questioni bioetiche, a renderle più comprensibili ai non addetti ai lavori, e soprattutto a far capire che non sono problemi da demandare agli «esperti», cioè agli scienziati, ma che possiamo e dobbiamo affrontarli tutti. La scienza, infatti, non è un’etica e non basta che una scoperta sia superficialmente attraente per renderla moralmente accettabile o raccomandabile; serve una profonda riflessione in proposito, che non può non affondare le radici anche nel nostro passato.

Lucetta Scaraffia (Torino 1948) insegna storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Si è occupata soprattutto di storia delle donne e di storia del cristianesimo, con particolare attenzione alla religiosità femminile. La sua opera più recente è Due in una carne. Chiesa e sessualità nella storia, con M. Pelaja, Laterza, 2008. È membro del Comitato nazionale di bioetica. Insieme con monsignor Timothy Verdon e Andrea Gianni fa parte del direttivo dell’associazione Imago Veritatis. L’arte come via spirituale, che ha organizzato la mostra presso la reggia di Venaria Reale (Torino) Il Volto e il corpo di Cristo. Collabora con «L’Osservatore Romano», «Il Foglio», «Il Sole24ore», «Il Riformista» e con diverse riviste.

I ricercatori coinvolti fanno infatti parte di un’unità di ricerca finanziata dal CUC (Centro universitario cattolico), cui vanno i ringraziamenti di tutti i partecipanti. Emanuele Colombo insegna Storia della Chiesa alla DePaul University, Chicago. Giulia Galeotti collabora con il Dipartimento di Studi storici dell’Università di Roma «La Sapienza». Lorenza Gattamorta è ricercatrice di Sociologia dei processi culturali presso l’Università di Bologna. Andrea Possieri collabora con il Dipartimento di Scienze storiche dell’Università degli Studi di Perugia. Francesco Tanzilli collabora con il Dipartimento di Storia dell’economia, della società e di scienze del territorio «Mario Romani» presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

da: LaFolla.it – “Bioetica come storia”.


Testamento biologico: la Lega lascierà libertà di coscienza


Rondini (Lnp): “E’ una buona legge. Ma la Lega lascierà libertà di coscienza”
09 MAGDopo le opinioni di Livia TurcoDomenico Di VirgilioAntonio PalagianoPierfrancesco Dauri, ecco il parere di Marco Rondini della Lega che ritiene la legge sul testamento biologico il “frutto di una buona mediazione”, in grado di interpretare le diverse istanze in campo per la tutela la v ita e il contrasto all’accanimento terapeutico. Per questo “la Lega prenderà una posizione favorevole al provvedimento ma non verrà imposta una linea ai singoli parlamentari”. Leggi…

Bioetica, Giulia Bongiorno, esponente di Fli e presidente della commissione Giustizia della Camera: ”Il ddl alla Camera è una legge contro volontà individuale” – Adnkronos Edicola

Il ddl sul testamento biologico approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera “è una legge contro la volontà dell’individuo, una legge che finge di voler regolare il testamento biologico per, in verità, svuotarlo di ogni contenuto”. Lo scrive Giulia Bongiorno, esponente di Fli e presidente della commissione Giustizia della Camera, in un intervento su ‘La Repubblica’, nel quale non risparmia critiche al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervenuto recentemente in difesa del provvedimento.


“L’urgenza con cui invoca l’approvazione della legge – scongiurare il pericolo che ancora una volta i giudici usurpino il Parlamento – è rivelatrice: il suo convincimento, alimentato da vicende personali, secondo cui la magistratura abuserebbe sistematicamente dei propri poteri, gli impedisce di porsi dinanzi a una materia controversa e delicata con la serenita’ necessaria”.

“Quella liberta’ invocata sistematicamente dal premier, talora persino a sproposito, stride non poco – insiste Bongiorno – con la sua scelta di sostenere una legge che la nega nel momento più drammatico della vita umana”.

Nel merito, “la questione su cui a mio avviso dovremmo interrogarci -spiega la presidente della commissione Giustizia della Camera, è: per chi deve effettuare una scelta di fine-vita, essere sottoposto ad alimentazione o a idratazione artificiale oppure a cure mediche in senso stretto fa davvero differenza? In entrambi i casi, bisognerebbe avere il diritto di opporre un rifiuto”.

DA:  Bioetica, Bongiorno: ”Il ddl alla Camera è una legge contro volontà individuale” – Adnkronos Edicola.


Testamento biologico, Camera.it – Documenti, al 20 aprile 2011

Testamento biologico
In tema di bioetica il dibattito parlamentare si è concentrato essenzialmente sui temi del consenso informato e delle dichiarazioni anticipate di trattamento, mediante l’esame di diverse proposte di legge che, approvate dal Senato, sono attualmente all’esame della Camera dei deputati. Si tratta di temi fortemente connessi al diritto costituzionale alla salute ed alle sue implicazioni sulle problematiche del “fine vita”.

informazioni aggiornate a mercoledì, 20 aprile 2011

Il testamento biologico

Sui temi riconducibili alla generale categoria della bioetica, ed in particolare su quelli concernenti la fine della vita e il “diritto a morire con dignità”, si è sviluppato, negli ultimi anni nel nostro Paese, un intenso dibattito dottrinario e giurisprudenziale che non ha lasciato indifferente il legislatore. Il dibattito è fondato sul riconoscimento del diritto alla salute, di cui all’articolo 32 della Costituzione, quale diritto fondamentale e del principio del consenso informato quale presupposto di ogni trattamento sanitario. Peraltro, il principio del consenso informato viene sancito anche dalla Convenzione di Oviedo – ratificata dalla legge n. 145 del 28 marzo 2001 -, dal codice di deontologia medica e da specifiche disposizioni normative.

Si fa riferimento, da un lato, al ricorso agli analgesici per alleviare il dolore e, più in generale, alle cure palliative, dall’altro al rifiuto o alla sospensione di trattamenti eccezionali, che non hanno più valore di terapia. Particolari problemi sorgono inoltre quando il paziente non sia più in grado di esprimere la propria volontà e di opporsi a determinati trattamenti.

Nell’ottobre 2008 il Senato ha avviato l’esame, concluso, in prima lettura, il 26 marzo 2010, del testo unificato di varie proposte di legge (A.S. 10 ed abb.) recante disposizioni sul consenso informato e sulle dichiarazioni anticipate di trattamento. Nel corso del dibattito parlamentare non sono mancate prese di posizione varie e contrastanti tra i diversi schieramenti politici e anche all’interno degli stessi, frutto di differenti concezioni etiche e giuridiche.

Il provvedimento  è stato esaminato, in sede referente, dalla XII Commissione affari sociali della Camera che ne ha concluso l’esame, con la votazione del mandato al relatore, il 1° marzo scorso. Conclusa la fase della discussione, nella quale sono intervenuti molti  deputati, e terminato lo  svolgimento di  audizioni informali di associazioni ed esperti del settore, la XII Commissione ha adottato,  come testo base per il seguito dell’esame, il testo della proposta di legge n. 2350, approvata dal Senato, che ha subito varie modifiche a seguito dell’approvazione di emendamenti. Il provvedimento, sul quale l’Assemblea della Camera ha svolto la discussione generale il 7 e il 9 marzo scorso, e che è ora all’esame della medesima Assemblea per la votazione degli emendamenti, sancisce preliminarmente i principi della tutela della vita umana e della dignità della persona, del divieto dell’eutanasia e dell’accanimento terapeutico, e del consenso informato quale presupposto di ogni trattamento sanitario. Provvede quindi alla disciplina, con una norma di carattere generale, del consenso informato, sempre revocabile e preceduto da una corretta informazione medica, e delinea le caratteristiche e i principi essenziali della dichiarazione anticipata di trattamento. Tale dichiarazione consiste nella manifestazione di volontà, con determinate formalità, con cui il dichiarante si esprime in merito ai trattamenti sanitari in previsione di un’eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e di volere, espressa prima dell’insorgere della condizione di incapacità. Tuttavia, dall’oggetto di tale dichiarazione, vengono escluse l’alimentazione e idratazione, che devono essere mantenute fino al terminedella vita,  salvo che non risultino più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche del corpo. Viene inoltre sancita la non obbligatorietà, per il medico, delle dichiarazioni anticipate, la cui validità è fissata a cinque anni, e stabilita la piena revocabilità, rinnovabilità e modificabilità di esse. Viene poi qualificata come livello essenziale di assistenza l’assistenza  ai soggetti in stato vegetativo. E’ rimessa al Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza stato-regioni, la definizione di linee guida i n tale ambito cui si conformano le regioni.  Vengono poi disciplinati il ruolo del fiduciario e del medico ed  è infine stabilita l’istituzione di un Registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento nell’ambito di un archivio unico nazionale informatico.

da: Camera.it – Documenti – Temi dell’Attività parlamentare.


Testamento biologico: “Se proprio una legge si ritiene necessaria, che almeno sia equilibrata e in linea con quanto dice la Costituzione”, Pierfrancesco Dauri, Responsabile sanità di Futuro e libertà

Pierfrancesco Dauri, Responsabile sanità di Futuro e libertà, che da medico afferma “Se proprio una legge si ritiene necessaria, che almeno sia equilibrata e in linea con quanto dice la Costituzione” perchè altrimenti “rischia di essere non solo inefficace ma addirittura di creare pi ù problemi di quelli che abbiamo avuto finora”. Leggi.


LaMiaScelta’, il network dedicato al testamento biologico – Peace Reporter – Esteri – Virgilio Notizie

archivio virtuale che raccoglie testimonianze e riflessioni degli utenti sulla dichiarazione anticipata di trattamento – Al via il progetto “LaMiaScelta.it“, il network del testamento biologico che da oggi è attivo on line. Si tratta di un archivio virtuale che raccoglie le volontà degli utenti in merito alle terapie e ai trattamenti sanitari che intendono o meno accettare nell’eventualità in cui dovessero trovarsi nell’incapacità di comunicare. Testimonianze che verranno rese mediante video, foto o testi, accanto a una serie di spunti e riflessioni sul tema in questione. Scopo dell’iniziativa è quello di focalizzare nuovamente l’attenzione della comunità sociale su una tematica – quella della dichiarazione anticipata di trattamento – che in Italia manca ancora oggi di una normativa precisa. Si tratta dunque di un invito al confronto e di un tentativo di sensibilizzazione, fermo restando che i contenuti caricati dagli utenti non sostituiscono le dichiarazioni di trattamento anticipate né gli opportuni adempimenti di legge. Promotore del progetto è Holly Water, una giovane agenzia specializzata nella comunicazione non convenzionale. “Le nuove forme di relazioni istituzionali passano dalla rete – spiega il direttore creativo, Chiara Sansoni – e siamo sicuri che un network di utenti consapevoli costituirà un gruppo di pressione anche più forte dei tradizionali strumenti di lobby”.

da: Italia, on line ‘LaMiaScelta’, il network dedicato al testamento biologico – Peace Reporter – Esteri – Virgilio Notizie.


Domenico Di Virgilio (Pdl) sul progetto di legge sul testamento biologico

Entrando maggiormente nello specifico della proposta quali sono i punti che per lei, relatore, sono fondamentali e quindi irrinunciabili?
Io dico sempre che il testo va letto a partire dal titolo, ovvero: “Alleanza terapeutica, consenso informato, dichiarazioni anticipate di trattamento”. Questi sono i punti fondamentali dai quali discendono tre no convinti: no all’eutanasia, no all’accanimento terapeutico e no all’abbandono terapeutico. Punto, quest’ultimo, che viene trascurato da molti perchè i pazienti che cercano in noi medici un aiuto anche psicologico non possono essere abbandonati. Lo ripeto, questa legge ha come obiettivo il prendersi cura del paziente, quando le cure non possono più nulla.

Uno dei punti più controversi riguarda l’idratazione e la nutrizione.
Noi non siamo disponibili a considerarli rimedi terapeutici e quindi come tali non possono essere sospesi se non in condizioni terminali. Da medico, in tutti questi anni di professione, non ho mai visto nessuno morire per essere stato idratato e nutrito. Viceversa qualora idratazione e nutrizione venissero sospese si andrebbe incontro a morte certa per fame e sete. Vogliamo che il cittadino, giunto alla fine della sua vita, muoia per una sua patologia e non perchè gli viene sottratto un elemento di sostegno vitale. Questo è il motivo per cui crediamo che non possano essere interrotte se non nella fase terminale della vita, come da me proposto in Commissione, quando queste risultano addirittura controproducenti o dannose per il paziente. Non essendo rimedi terapeutici la conseguenza è che non possono far parte delle dichiarazioni anticipate di trattamento.

Idratazione e nutrizione non possono essere oggetto di Dat perchè non considerate atti medici. È però vero che solo un medico, e anche molto esperto, è in grado di inserire un sondino naso-gatrico, una peg (Gastrostomia endoscopica percutanea), o una fleboclisi ad un paziente che non è più in grado di nutrirsi autonomamente.
Il medico serve solo all’inizio, il mantenimento lo fanno i familiari come sappiamo dall’esperienza. Sono i familiari che si prendono cura della persona cara quando non esistono altre cure. Prendersi cura significa proprio questo: idratarli e nutrirli anche se per via artificiale per sonda, per peg o per fleboclisi. Questo non significa rimedio terapeutico, perchè nessuno, lo ripeto, è mai deceduto per essere stato idratato e nutrito. Al contrario muoiono se smettiamo di nutrirli.

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QS – Quotidiano Sanità: Governo e Parlamento – Biotestamento/2. Di Virgilio (Pdl): “Non potevamo lasciare il fine vita in mano alla Magistratura”.


Biotestamento/Umberto Veronesi: Meglio nessuna legge che quella ipotizzata

“Ci sono temi fondamentali che non sono né di destra né di sinistra e neppure di questa o quella religione” Fra questi “c’è il tema della libertà e il diritto di ogni uomo di accettare o rifiutare le cure in ogni circostanza, sulla base delle proprie convinzioni e del proprio progetto di vita. Questo è il significato del testamento biologico, ovunque nel mondo”. Lo scrive Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia e presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, in una lettera aperta a Silvio Berlusconi sul ‘Corriere della Sera’.

Secondo Veronesi, chi ha già scelto di fare testamento biologico, ed ha spinto per l’approvazione di un testo legislativo sulla materia, si trova nella “assurda situazione di aver sollecitato una legge che, invece di tutelare la nostra scelta, la tradisce e va nella direzione opposta al principio per cui il biotestamento è nato: il rispetto della volontà della persona”.

“Ma allora – argomenta Veronesi – meglio nessuna legge piuttosto che una legge che ci ricaccia indietro nel progresso di civilizazzione, è antistorica, e si pone in senso contrario non soltanto rispetto agli Stati Unitie ai paesi del nord Europa, ma anche a quelli più accanto ed affini a noi”

da: TMNews – Biotestamento/Veronesi:Meglio nessuna legge che quella ipotizzata.


Biotestamento. Intervista a Livia Turco (Pd): “lo Stato non deve intromettersi nel fine vita”


02 MAG“Chiediamo un testo nuovo, ispirato al ‘diritto mite’. Perché lo Stato non deve intromettersi nel fine vita”. Così l’ex ministro della Salute che assicura che sarà questa la posizione che il Partito Democratico porterà in Aula alla ripresa del dibattito sul biotestamento all’indomani delle amministrative di metà maggio. E sulle divisioni interne al partito: “Non esiste alcuna spaccatura nel Pd. Esiste pluralità di opinioni e libertà di coscienza”.


Fondazione Socialità e Ricerche – Newsletter n. 3-2011


Marina Welby, IL TESTAMENTO BIOLOGICO ALL’ITALIANA E’ INCOSTITUZIONALE | Destra Blog

Legge sul testamento biologico: perché non posso decidere come voler essere curata?

Il testamento biologico, o meglio le disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari, consiste semplicemente nelle dichiarazioni che io faccio oggi per un even­tuale momento futuro in cui non sarò più in grado di poter esprimere al medico che mi deve curare la mia volontà su quello che può o non può fare sul mio corpo. Anche fare o non fare queste dichiarazioni è, ovviamente, lasciato alla libera scelta di ognuno.

In pratica si tratta di un prolungamento del consenso o dissenso informato.

Mi spiego: se vado dal medico non accetto un trattamento sen­za conoscerne gli effetti; il medico è obbligato a informarmi sulla diagnosi, le terapie, le controindicazioni. Normalmente è la persona interessata ad accettare o rifiutare delle terapie.

Come si sa su questa materia è all’esame del Parlamento un disegno di legge della maggioranza che è già stato esaminato e approvato dal Senato e, adesso, purtroppo peggiorato, deve essere discusso e votato alla Camera dei Deputati.

È utile citare il primo articolo del disegno di legge: “La presente legge, tenendo conto dei principi di cui agli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione: a) riconosce e tutela la vita umana,…. b) riconosce e garantisce la dignità di ogni persona….. e) riconosce che nessun trattamento sanitario può essere attivato…. f) garantisce che …..il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati,…..”

Ricordo che, nell’art. 2 la nostra Costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo; nell’art. 3 si afferma la pari dignità sociale e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge; nell’art. 13 è garantita l’inviolabilità della libertà personale; nell’art. 32 si garantisce la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo, ma anche la necessità di una legge per obbligare a un determinato trattamento sanitario con il limite assoluto del rispetto della dignità umana.

Mi soffermo sull’art. 3 della Costituzione (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione,…., di condizioni personali e sociali”).

In verità il disegno di legge non rispetta questo principio. Infatti, quando il medico ritiene giusto intervenire su di te con una qualsiasi terapia che lui ritenga giusta, le tue disposizioni scritte e firmate hanno meno valore che se tu fossi cosciente e potresti rifiutare, e non c’è opposizione del fiduciario o opinione di collegio medico che tenga: il medico deve solamente annotare sulla cartella clinica il motivo per cui è intervenuto su di te.

Un esempio concreto: se un malato di SLA che ha rifiutato la tracheotomia per iscritto, si risveglia tracheostomizzato per una vita (che lui avverte come tortura continua), con chi se la deve prendere?

Ecco il punto fondamentale: anche una persona che perde le sue capacità fisiche o mentali conserva il suo pieno valore e la sua dignità di essere umano e deve essere rispettato nella sua volontà.

Assecondare un malato nella sua scelta e accompagnarlo con umanità non significa per un medico essere esecutore burocratico di un ordine, ma può essere di sicuro traghettatore di un navigante al suo porto. Perché spesso morire può essere l’unica speranza di star bene per una persona.

Questo disegno di legge è stato redatto appositamente come rivincita sulla sentenza della Cassazione che aveva avuto come conseguenza la possibilità di morire per Eluana Englaro, dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano a favore del distacco del sondino naso gastrico.

Il Governo insieme ai suoi seguaci videro in questa sentenza una usurpazione di potere, una invasione di campo. Perciò in questo progetto di legge all’art. 3, comma 5 si scomoda perfino la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, (New York, 13 dicembre 2006), secondo la quale ”alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento.”

Si parla di scienza e tecnica che forniscono la nutrizione artificiale: può essere un sondino naso gastrico o una peg che si posiziona con un atto chirurgico, ma può essere anche una sacca che viene collegata con una flebo a una vena centrale. La nutrizione e idratazione artificiale vengono spacciate per sostegno vitale e non si dice che sono trattamenti sanitari.

Anche la ventilazione forzata è sostegno vitale ed anche trattamento sanitario; e anche la dialisi lo è. In rianimazione qualsiasi tipo di trattamento è sostegno vitale.

Fino a quando sono capace di comunicare con il medico, io posso rifiutare la NIA (Nutrizione e Idratazione Artificiale), nel momento che perdo coscienza questo non vale più, il sondino di Stato mi è assicurato. Gli articoli 3 e 32 della nostra Costituzione sono collegati per quello che riguarda sia la volontà attuale che quella anticipata perché è l’articolo 3 che conferma la mia pari dignità umana sia che io mi trovi in stato di coscienza che in stato di incoscienza. Questa futura legge calpesta un mio diritto sacrosanto e la Costituzione stessa. E per questo la NIA è considerata sostegno vitale, non trattamento sanitario, checché ne dicano tutte le società internazionali sul carattere sanitario della nutrizione artificiale.

Lo scopo della legge proposta dovrebbe essere, secondo qualcuno fra i favorevoli alla promulgazione, impedire altre sentenze simili a quelle emesse per Eluana Englaro. Io temo, invece, che provocherà migliaia di denunce e sentenze.

Il testo è pieno di contraddizioni e sottolinea varie volte che si vuole proibire l’eutanasia. Per questo si citano due volte gli articoli del codice penale 575, 579 e 580. Citando questi articoli, secondo me, si vogliono classificare come eutanasia, le desistenze terapeutiche che abitualmente vengono praticate, sia su richiesta dei pazienti, sia su richiesta dei loro parenti, sia per decisione dei medici, per troncare altre sofferenze. L’eutanasia nel nostro paese non è un crimine. Lo si vuole istituire?

Mi sto domandando il motivo di questa invasività nel nostro vivere. Perché non posso decidere io come voler essere curata anche quando non sarò più capace di intendere e di volere? Ma i parlamentari, i nostri legislatori non hanno avuto il dubbio sulla costituzionalità di questa proposta di legge? Spero che le radio, le televisioni, i giornali si attivino per dare le giuste informazioni ai cittadini in modo che possano giudicare.

Chiedo ai parlamentari di non fare una legge per affermare una visione etica, ma costituzionale, fruibile da tutti coloro che ne sentono il bisogno.

Serve una legge semplice. Non si imponga la propria morale, la propria coscienza a noi cittadini. Per i nostri errori rispondiamo noi.

Se tu pensi che io sbaglio e pensi che io stia meglio con la tua correzione, non mi rendi felice e tu non sei giusto. Rimani al posto tuo e lasciami felice!

di Mina Welby

IL TESTAMENTO BIOLOGICO ALL’ITALIANA E’ INCOSTITUZIONALE | Destra Blog.


Biotestamento, ad aprile la legge, Famiglia Cristiana

sempre più spesso il progresso della tecnica permette a una persona, attraverso strumenti sofisticatissimi, di sopravvivere in caso di incidente grave. Anche se spesso in condizioni molto diverse da quelle di cui si è goduto prima della malattia: è il caso, ad esempio, del  cosiddetto “stato vegetativo permanente”, dove la persona, perdute (almeno apparentemente) le funzioni cognitive che le permettono un contatto con il mondo esterno, magari per un incidente stradale o un aneurisma, conserva però integre tutte le funzioni vitali, che per continuare a funzionare devono però essere aiutate da strumentazioni che permettono l’alimentazione e la respirazione artificiale.

Le domande che sorgono allora sono le seguenti: è vita degna questa? O, soprattutto se si adotta un certo riduzionismo antropologico («è uomo solo chi riesce a comunicare con l’esterno»), ci troviamo in questi casi in un terzo ordine di status, quasi in mezzo al guado (una specie di terra franca, insomma) fra una “vita piena” e una “morte definitiva” e, dunque, si può fare quello che si vuole? E poi: chi può decidere se porre fine a un’esistenza di tal genere? La società, e per essa lo Stato, o il singolo cittadino, con le sue idee e la sua visione di vita?

Insomma, che fare in questi frangenti? In quale modo evitare il cosiddetto (e disumano, rifiutato da tutti laici e cattolici) “accanimento terapeutico” e dare dignità, allo stesso tempo, alla vita fino al suo ultimo istante, assumendo tutte le pratiche che una buona medicina permette (fra cui, soprattutto, le cure palliative)? E’ possibile, poi, fare una legge per regolare questa materia, considerando che queste situazioni variano grandemente da caso a caso?

A tale quesione si sovrappone (ma non dovrebbe visto che la fattispecie è completamente diversa) quella dell’eutanasia, la possibilità, cioè, di dare deliberatamente la morte a un soggetto che, nel pieno possesso delle sue facoltà, lo richieda per il suo stato di estrema debilitazione morale, psicolgica e fisica dovuta, ad esempio, a una grave malattia.

Indice

l’intero articolo è qui:

Biotestamento, ad aprile la legge – Famiglia – Famiglia Cristiana.


Alessandra Cicalini, Pietro Scarnera e l’addio al padre… a fumetti – Blog di Stannah | Muoversi Insieme

Quando si perde qualcuno per sempre, il tempo del lutto può durare più o meno a lungo. Di sicuro, cambiano i modi per rielaborare la perdita, ma se per caso siamo capaci di esprimerci in modo creativo, utilizzare il talento personale per raccontare il nostro doloroso vissuto potrebbe essere utile anche agli altri. È probabile che abbia provato una sensazione similePietro Scarnera, disegnatore di origine torinese nato nel 1979, nell’ascoltare le reazioni dei lettori al suoDiario di un addio, incentrato sugli ultimi cinque anni di vita del padre

l’intero articolo qui:

Pietro Scarnera e l’addio al padre… a fumetti – Blog di Stannah | Muoversi Insieme.


Il Disegno di legge sul testamento biologico approda domani in Aula alla Camera- ANSA.it

(ANSA) – ROMA, 6 MAR – Il Disegno di legge sul testamento biologico approda domani in Aula alla Camera e si annuncia scontro. Sul tavolo due i nodi ‘caldi’: obbligo di alimentazione e idratazione del paziente, e la relazione col medico, che non e’ vincolato a seguire le dichiarazioni anticipate di trattamento.

da: Biotestamento: Ddl domani alla Camera – Top News – ANSA.it.


Ernesto Galli Della Loggia, Confini della Volontà – Corriere della Sera

Ciò vale se egli è in stato di coscienza, se è in grado d’intendere e di volere. Ma che accade se non lo è più? Se il grado avanzato di una malattia che lo ha colpito, o un incidente improvviso, lo rendono per l’appunto incapace d’intendere e di volere? La legge sotto esame in questi giorni alla Camera stabilisce che allora egli perda in sostanza il diritto surricordato e che alla sua volontà, prima così solennemente garantita, si sostituisca invece quella del medico.

Il progetto di legge di cui stiamo parlando decreta questa perdita di diritto nel momento in cui stabilisce che sì, io posso affidare le mie volontà in materia di «attivazione o non attivazione di trattamenti sanitari» a una cosiddetta «dichiarazione anticipata di trattamento» contenente perfino «la rinuncia ad ogni o ad alcune forme particolari di trattamento sanitario in quanto di carattere sproporzionato o sperimentale» (dunque solo in questo caso?), e posso, sì, egualmente, nominare un «fiduciario» che mi rappresenti quando non dovessi essere più cosciente. Stabilisce anche, però, che nel primo caso la mia dichiarazione non ha alcun valore vincolante ma solo un valore di «orientamento»; e stabilisce altresì, in un emendamento al testo iniziale, che anche nel secondo caso se sorge un contrasto tra il parere del mio «fiduciario» e quello del medico è il parere di quest’ultimo che ha la meglio. La mia volontà, insomma, è solo un «orientamento», ma di fatto io sono nelle mani di ciò che decide il medico.

da: I Confini della Volontà – Corriere della Sera.


Testamento biologico I PUNTI DECISIVI DEL DISEGNO DI LEGGE

Testamento biologico

I PUNTI DECISIVI DEL DISEGNO DI LEGGE

“Dichiarazioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”

Tutela della vita e della salute: la vita è inviolabile e indisponibile anche nella fase terminale dell’esistenza (art. 1)

Consenso informato: ogni trattamento sanitario è attivato previo consenso informato esplicito ed attuale del paziente prestato in modo libero e consapevole, preceduto da una corretta informazione (art. 2).

Testamento biologico: la Dichiarazione anticipata di trattamento (Dat) è un documento in cui il dichiarante esprime il proprio orientamento in merito ai trattamenti sanitari in previsione di un’eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e di volere. Non è obbligatoria, ha validità di 5 anni ed è raccolta dal medico curante (artt. 3 e 4)

Accanimento terapeutico: in stato di fine vita o in condizioni di morte prevista come imminente, il medico deve astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura. Tale prescrizione puà anche essere esplicitata nella Dat (artt. 1 e 3)

Eutanasia: divieto di qualunque forma di eutanasia e suicidio assistito ai sensi degli articolo 579 e 580 del codice penale (artt. 1 e 3)

Fiduciario: se nominato nella Dat, è la persona incaricata come unico interlocutore del medico per le decisioni relative alle dichiarazioni anticipate (art. 6)

Ruolo del medico: il medico non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica. E’ chiamato, nel prendere in considerazione le Dat, all’applicazione del principio dell’inviolabilità della vita umana e della tutela della salute, secondo i princìpi di precauzione, proporzionalità e prudenza. (art. 7)
Vincolatività: il medico non è obbligato a seguire la Dat, ma la valuta in scienza e coscienza, prendendo in considerazione anche quanto indicato dal fiduciario. In caso di controversia tra questi due soggetti, però, il giudizio del collegio medico deputato a decidere, è vincolante per il medico (art. 7)

Stato vegetativo: la cura ai soggetti in stato vegetativo diventa livello essenziale di assistenza. E’ prevista l’emanazione di linee guida a cui le Regioni si conformano per garantire l’assistenza (art. 5)

Idratazione e alimentazione: a tutti i pazienti incapaci di intendere e di volere è assicurata l’alimentazione e l’idratazione nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle. Non possono essere oggetto di Dat. (art. 3)


Biotestamento, i punti essenziali della legge in discussione – Il Foglio.it

Non parla di testamento biologico ma di “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, il testo di legge atteso in aula a Montecitorio subito dopo l’approvazione del Milleproroghe, a fine febbraio. Vi si vieta, all’art. 1, ogni forma di eutanasia e di assistenza al suicidio, si riconosce che “nessun trattamento sanitario può essere attivato a prescindere dall’espressione del consenso informato” e si specifica che “in casi di pazienti in stato di fine vita o in condizioni di morte prevista come imminente, il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura”.

L’articolo 2, tra l’altro, stabilisce che tutori, curatori e amministratori di sostegno, in caso di soggetti incapaci, hanno facoltà di prendere decisioni “avendo come scopo esclusivo la salvaguardia della salute e della vita dell’incapace”. L’art. 3 stabilisce che nelle Dat “il dichiarante esprime il proprio orientamento in merito ai trattamenti sanitari in previsione di un’eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e di volere” e “dichiara il proprio orientamento circa l’attivazione o non attivazione di trattamenti sanitari”. Può “anche essere esplicitata la rinuncia da parte del soggetto ad ogni o ad alcune forme particolari di trattamenti sanitari in quanto di carattere sproporzionato o sperimentale”.

Non sono ammesse indicazioni che violano il divieto penale di omicidio del consenziente e del suicidio assistito, mentre, nel rispetto della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, “alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento”. La quale è facoltativa, dura cinque anni, può essere modificata in ogni momento e assume rilievo solo se il soggetto si trova “nell’incapacità permanente di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze e, per questo motivo, di assumere le decisioni che lo riguardano”.

Le volontà espresse nelle Dat sono prese in considerazione dal medico curante che, sentito il fiduciario (o i parenti, se non c’è fiduciario nominato)  annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle o meno, ma “non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica”. In caso di contrasto tra fiduciario e medico curante, la questione è sottoposta a un collegio di medici, “il cui parere è vincolante per il medico curante, il quale non è comunque tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico. Resta comunque sempre valido il principio della inviolabilità e della indisponibilità della vita umana”.

da: Biotestamento, i punti essenziali della legge in discussione – [ Il Foglio.it › La giornata ].


“io non costringo, curo” FIRMA l’ Appello dei medici e degli operatori sanitari per la libertà di scelta sul testamento biologico contro l’accanimento terapeutico Primi firmatari: Ignazio Marino, Umberto Veronesi, Amato De Monte

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“io non costringo, curo”

FIRMA l’ Appello

dei medici e degli operatori sanitari

per la libertà di scelta

sul testamento biologico

contro l’accanimento terapeutico

Primi firmatari:

Ignazio Marino, Umberto Veronesi, Amato De Monte

http://www.fpcgil.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/16649


Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento

In sede consultiva, la Commissione ha proseguito l’esame del testo base C. 2350, approvato in un testo unificato dal Senato ed abb. Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento (Rel. Bertolini – PdL).