LA “ZONA GRIGIA” DELLA LEGALITA’, Convegno alla Università di Milano Bicocca, 7 febbraio 2013, ore 8.30 Edificio U6, Aula 4 – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano, Evento organizzato da Centro Studi SAO – Saveria Antiochia Omicron


1. Il confine pedagogico fra legalità e illegalità — intervento di Sergio Tramma (Docente di pedagogia generale e sociale, Università degli Studi di Milano-Bicocca):

2. Collusione, corruzione, indifferenza, “zona grigia” — intervento di Nando Dalla Chiesa (Docente di Sociologia della Criminalità organizzata, Università degli Studi di Milano):

3. intervento di don Luigi Ciotti (Presidente di Libera):

4. Stefania Pellegrini (Docente di ‘Mafie e Antimafia’, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Bologna)

5. Modelli pedagogici che favoriscono o contrastano la corruzione — intervento di Piergiorgio Reggio (Docente di Scienze pedagogiche, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)

6. La cultura della legalità e della responsabilità nel mondo della scuola — intervento di Alessandro Cavalli (Presidente Centre for Study and Research on Higher Education Systems, Pavia)

7. I diritti dei cittadini e i difficili rapporti tra politica e magistratura nell’Italia repubblicana — intervento di Armando Spataro (Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano)

8. La cultura della legalità e della responsabilità nel mondo del lavoro — intervento di Graziano Gorla (Direttore Osservatorio contro le mafie, Milano)

 

Giovedì 7 febbraio 2013, ore 8.30

Edificio U6, Aula 4 – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano

follaEsiste nella società una “zona grigia” che viola i diritti dei cittadini e contribuisce a creare un clima di rassegnazione e di indifferenza, favorendo la mafia.

Obiettivi del seminario:

  • Informare sulla presenza e sulle caratteristiche della “zona grigia” nell’attuale contesto sociale, in Italia e in Lombardia.
  • Analizzare gli elementi della pedagogia paramafiosa o premafiosa nella famiglia e nella società e presentare i necessari antidoti.
  • Riflettere sul rispetto dei valori della convivenza civile e sulle modalità di una pedagogia alternativa alle mafie.

Partecipano:

  • Susanna Mantovani - Prorettore
  • Silvia Kanisza - Direttore del Dipartimento di Scienze Umane della Formazione
  • Jole Garuti - Direttrice Centro Studi SAO
  • Sergio Tramma - Docente di pedagogia generale e sociale, Università degli Studi di Milano Bicocca
  • Nando Dalla Chiesa - Docente di Sociologia della Criminalità organizzata, Università degli Studi di Milano
  • Armando Spataro – Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano
  • don Luigi Ciotti - Presidente di Libera
  • Vincenzo Viola - Cons Direttivo SAO, Coordinatore de L’Indice della scuola
  • Piergiorgio Reggio - Docente di Scienze pedagogiche, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
  • Alessandro Cavalli - Presidente Centre for Study and Research on Higher Education Systems, Pavia
  • Girolamo Lo Verso - Docente di psicoterapia e psicologia del fenomeno mafioso’, Università di  Palermo
  • Stefania Pellegrini - Docente di ‘Mafie e Antimafia’, Facoltà di Giurisprudenza, Università di  Bologna
  • Graziano Gorla - Direttore Osservatorio contro le mafie, Milano

La partecipazione è gratuita e al termine verrà rilasciato un attestato

Le iscrizioni devono essere inviate entro giovedì 31 gennaio 2013 a info@centrostudisao.org oppure al fax 02 36563480

Per ulteriori informazioni consultare il sito internet www.centrostudisao.org Immagine Link Esterno

Allegati:

 

Il linguaggio del silenzio come strumento di dialogo e crescita – ciclo di conferenze presso La Libreria dei Ragazzi, Via Tadino 53 – Milano | Accademia del Silenzio


Dal 14 febbraio 2013 inizieranno presso La Libreria dei Ragazzi, Via Tadino 53 – Milano un ciclo di Conferenze dal titolo

Il linguaggio del silenzio come strumento di dialogo e crescita

Da un progetto dell’Accademia del Silenzio (www.lua.it/accademiasilenzio) un ciclo di tre conferenze, rivolto ad insegnanti e genitori, che ha lo scopo di accrescere la cultura del silenzio nel contesto pedagogico: Duccio Demetrio, direttore scientifico della Libera università dell’Autobiografia e fondatore di Accademia de Silenzio, Giampiero Comolli, romanziere e saggista, Nicoletta Polla-Mattiot, giornalista e fondatrice di Accademia del Silenzio, ed Emanuela Mancino, ricercatrice presso l’Università Milano Bicocca e docente della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, tratteranno della sperimentazione del “linguaggio del silenzio”, delle pause, del giusto tono, dell’alternanza di ascolto e comunicazione, come strumento di dialogo, di reale integrazione e comprensione reciproca, e come percorso di relazione con bambini e ragazzi.

Calendario

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Giovedì 14 febbraio, ore 17.00:
Ci si può educare al silenzio? Il silenzio è educativo? E noi adulti che cosa sappiamo delle tante, antiche culture del silenzio? Questi gli argomenti della conversazione con Duccio Demetrio.
  • 

Giovedì 21 febbraio, ore 17.00:
La ricerca del silenzio nelle pratiche di meditazione può diventare esperienza di apprendimento per generare nuove forme di conoscenza, di concentrazione, di pensiero. Con Giampiero Comolli percorreremo la ricerca del silenzio nelle sue motivazioni e pratiche.
  • 

Giovedì 28 febbraio, ore 17.00:
Ci sono momenti in cui è utile e importante dar voce al silenzio: è allora che la sospensione dal rumore, dal consueto, dalla parola crea l’occasione per scoprire e l’opportunità per comunicare diversamente. In sette oasi di sosta, sull’orizzonte del silenzio, con Nicoletta Polla-Mattiot.

Responsabile scientifico del progetto: Emanuela Mancino, università di Milano-Bicocca

COSTO per partecipante: 30 Euro iva inclusa

Per INFORMAZIONI e ISCRIZIONI:
La Libreria dei Ragazzi,
Via Tadino 53 – MILANO

Tel. 02.29533555 – info@lalibreriadeiragazzi.it  www.lalibreriadeiragazzi.it14 febbraio 2012 – Milano – ciclo di conferenze | Accademia del Silenzio.

Giacomo Leopardi, Il gran torto degli educatori è il volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità …


Il gran torto degli educatori è il volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità; che la vita giovanile non differisca dalla matura, di voler sopprimere la differenza dei gusti e dei desiderii; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità, suppliscano all’esperienza

Giacomo Leopardi

Per uscire dalla crisi boom di iscrizioni negli istituti tecnici Per la prima volta da anni meno studenti scelgono i licei, inchiesta di FLAVIA AMABILE, La Stampa 5 novembre 2012


gli italiani si illudono sempre di meno e con spirito pragmatico ricominciano ad iscrivere i loro figli agli istituti tecnici e professionali. Quest’anno, per la prima volta da anni, gli studenti di queste discipline sono in aumento rispetto ai licei

La Stampa – Per uscire dalla crisi boom di iscrizioni negli istituti tecnici.

Famiglie, scuola, educazione dei figli, assunzione di responsabilità (in questo caso del preside)


Niente da fare per Kevin Carvelli: o taglia la cresta o non farà l’accademia aeronautica “Bongiovanni” dell’Istituto Casnati di Como. Il giovane di 14 anni è tornato a scuola venerdì dopo che la presidenza ha convocato il padre ricordando il regolamento che obbliga gli studenti a una pettinatura decorosa. Kevin proprio per questo motivo è già stato a casa da scuola nei giorni scorsi, ma venerdì ha tentato di rimettere piede in classe.
«Far finta di nulla non si può» Così si esprime il gestore dell’istituto Davide Discacciati: «Far finta di nulla non è la soluzione. La nostra risposta è la stessa. Non vorrei che il fatto passasse come una sfida, non ci saranno deroghe. Esiste un regolamento che tutti hanno sottoscritto e che vale anche per i compagni di Kevin. Abbiamo atteso civilmente una decisione, ora siamo a un punto di non ritorno. Va trovata subito una soluzione».

Como, capelli lunghi un metro “O li taglia o cambia scuola” – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.

Eraldo Affinati: Trasformare il testo in un evento per vincere la sfida. L’insegnante e la sua passione, in La Lettura Corriere della sera 23 settembre 2012


Qui Eraldo Affinati parla, splendidamente, della nuova sfida educativa: insegnare agli adolescenti a leggere e ad “ascoltare” in tempi di internet.

Gli insegnanti e , in generale, gli operatori sociali  ed educativi ogni giorno stanno su questo fronte del produrre “senso”, significati, pensieri

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Spegnete sms e tablet: i ragazzi non sanno leggere, in La Lettura Corriere della Sera 23 settembre 2012


Martino Sacchi, docente di storia e filosofia al liceo scientifico Giordano Bruno di Melzo (Milano), dipinge una situazione preoccupante dove il maggiore imputato non è però la mediasfera. Con il sito Filo di Arianna, attivo da oltre sei anni, cerca di usare l’informatica in modo critico: immagazzinare una grande quantità di dati, elaborarli in molti modi diversi, adatti alle esigenze di ciascuna classe/docente, e infine produrre un testo su cui studiare («Questo significa rinunciare all’idea stessa di un libro fisso e statico, ma non aderire alle tesi per le quali si dovrebbe studiare solo a video. Tutti i tentativi fatti con gli studenti si sono rivelati fallimentari: praticamente nessuno si trova meglio con il video rispetto al foglio di carta»). Però secondo lui il problema della diminuita capacità di lettura, cioè di comprensione critica del testo, ha altre radici: «C’è un problema a monte, di comprensione lessicale prima ancora che di comprensione intratestuale, di lettura profonda. I ragazzi non conoscono il significato di parole anche relativamente semplici. Leggendo un brano tratto dal Fedro di Platone sul mito del carro alato mi sono sentito chiedere che cosa significa “destriero”. Un’altra volta che cosa significa “frontespizio”. Uno studente di quinta liceo non riesce a risolvere un problema dove si parla del profilo di una finestra perché lo confonde con lo spessore. E teniamo presente che il nostro è un liceo dove c’è un processo di autoselezione, ci sono ragazzi motivati che vengono da famiglie motivate».

Il problema secondo Sacchi è radicale: «Si tratta della sedimentazione del lessico, della sintassi, dell’ordine e della formattazione del testo che nasce a partire dalle elementari. È essenziale ricostruire la filiera educativa, dalla scuola primaria all’università. Noi riceviamo le lamentele dei professori universitari e a nostra volta le riversiamo sulla scuola dell’obbligo dove, però, come sappiamo, i docenti si sono trovati di fonte a problemi complessi legati soprattutto alla mancanza di fondi. Negli anni Sessanta la scuola elementare doveva insegnare a leggere, scrivere e far di conto. Adesso deve insegnare molte altre cose e le basi si perdono».

tutto l’articolo qui: Notizie di libri e cultura del Corriere della Sera.

Gianfranco De Simone e Stefano Molina, Sapere di (non) sapere insegnare: i neoassunti giudicano la formazione ricevuta, Fondazione Agnelli


Sapere di (non) sapere insegnare: i neoassunti giudicano la formazione ricevuta

La ricerca della Fondazione Agnelli esamina il quadro problematico offerto dalle risposte di 32mila immessi in ruolo nel 2008-10

G._De_Simone_-_S._Molina__Quello_che_le_neoassunte__non__dicono_-_FGA_WP46.pdf

Fondazione_Agnelli_-_Sintesi_Ricerca_Formazione_Iniziale_-_luglio_2012.pdf

da Sapere di (non) sapere insegnare: i neoassunti giudicano la formazione ricevuta.

Adolescenti alla scoperta dei sentimenti da Diario di bordo di Claudio Risè


Gli adolescenti di oggi sono di sicuro sentimentalmente molto diversi da quanto la maggior parte dei genitori sperava da loro. I genitori “conservatori” sono per solito delusi: questi figli sono contemporaneamente più spregiudicati e più idealisti, usano ampiamente il web; si espongono, rischiano (solo segretamente coltivano sogni di incontri importanti).
Tutto ciò delude però anche i genitori più “progressisti”, che li verrebbero più “liberi”, e meno sentimentali.

….

vai all’intero articolo qui: Adolescenti alla scoperta dei sentimenti « Diario di bordo.

Individuazione: processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale


“ L’individuazione è in generale il processo di formazione e di caratterizzazione dei singoli individui, e in particolare lo sviluppo dell’individuo psicologico come essere distinto dalla generalità, dalla psicologia collettiva.
L’individuazione è quindi un processo di differenziazione’ che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale”

CARL GUSTAV JUNG (1875 – 1961), “ Tipi psicologici “ (“Psychologische Typen”, Rascher, Zurich 1921), trad. it. di Cesare Musatti e Luigi Aurigemma, Boringhieri, Torino 1969, pp. 463 – 465

da C. G. Jung. Individuazione, formazione e norma collettiva.

Disturbi del linguaggio scritto e orale in bambini monolingue e multilingue, Università di Milano Bicocca, 2012


1. Il progetto europeo CLAD (Crosslinguistic Language Diagnosis.). Alcuni risultati
Maria Teresa Guasti (Docente, Università degli Studi di Milano-Bicocca)

2. Plurilinguismo e multiculturalità, dalla clinica alla società
Tiziana Rossetto (Presidente della Federazione Logopedisti Italiani, Venezia)

3. Misure della scrittura
Natale Stucchi (Docente, Università degli Studi di Milano-Bicocca)

Giampaolo Pansa, Se avessi vent’anni saprei chi picchiare


Giampaolo Pansa, Se avessi vent’anni saprei chi picchiare


Saprei bene con chi prendermela, e chi picchiare, se fossi un ragazzo italiano sui venticinque anni. Uno di quelli davvero sfigati. Senza un lavoro vero. Con l’unica prospettiva di fare il precario a vita. E di mutare in peggio questa condizione diventando un disoccupato stabile. Privo di un alloggio decente. Con pochi soldi in tasca. Costretto a sperare sempre nell’aiuto economico dei miei famigliari.

  • Per primi me la prenderei proprio con loro: il papà, la mamma, forse anche i nonni. Sono cresciuti in una società dove trionfava il mito del figlio laureato. Volevano il figlio dottore, nella convinzione che un pezzo di carta sarebbe bastato a renderlo benestante per la vita.

Ero uno studente svogliato, ma a tutti i costi hanno voluto mandarmi all’università.

Mi hanno lasciato andare avanti, anche se vedevano che tardavo a dare gli esami e i miei voti erano sempre mediocri. Si consolavano dicendo che prima o poi avrei messo la testa a posto. E dopo la laurea, anche se ben poco brillante, un lavoro comunque l’avrei trovato. Sono dei disgraziati, questi miei genitori. Dei truffatori che hanno ingannato il loro amato figliolo. Quando si sono resi conto che non mi piaceva studiare, che odiavo i libri e gli esami, avrebbero dovuto prendermi per il collo e dire: adesso basta con l’università, devi imparare un mestiere che ti aiuti a campare.

Sarei stato d’accordo anch’io. C’era un lavoro che avrei fatto volentieri: il falegname che costruisce porte, finestre, mobili e li ripara quando si guastano. Quando l’ho detto in famiglia, è successo il finimondo. La mamma ha strillato: il falegname? Impossibile, è un mestiere da poveracci, sempre in mezzo al legno, alla polvere, con il rischio di tagliarsi una mano. Il papà ha aggiunto: nessuna ragazza per bene vorrai mai mettersi con un falegname, non potrai farti una famiglia. Gli ho replicato che esistevano altri mestieri che avrei provato a fare con piacere: il fabbro, l’idraulico, l’elettricista. Quelli che conoscevamo avevano sempre molto lavoro, guadagnavano bene, lo si vedeva dai conti che ci presentavano. Chiamare un antennista perché migliorasse la ricezione del nostro televisore era come convocare un chirurgo: lunghe liste d’attesa e parcelle salate. Non c’è stato verso di convincerli. I miei cari genitori mi rispondevano: prima prendi la laurea, poi vedremo. Comunque, un posto in banca o in un ufficio pubblico lo troverai.

  • Dopo aver pestato per bene papà e mamma, dovrei picchiare i capi di molte università. Hanno lasciato ingrossare corsi che servivano soltanto a mantenere delle cattedre e dei professori.

Non hanno bloccato gli studenti che correvano ad iscriversi, avvertendoli: guardate che qui fabbrichiamo soltanto disoccupati. Laurearsi in storia, lettere e filosofia, psicologia, scienze della comunicazione, sociologia, per fare soltanto qualche esempio, non vi aiuterà mai a trovare un lavoro.
È stato così che migliaia di ragazze e di ragazzi si sono iscritti a un corso qualsiasi, di solito quello che li attraeva di più. E non sono mai stati messi di fronte alla realtà brutale che oggi li schiaccia:

  • non hanno imparato nessun mestiere vero, sono usciti dall’università nudi e crudi come ci erano entrati, con la condanna a non avere niente in tasca che li aiuti a vivere in modo decente.
  • Altri soggetti da pestare di brutto sono i partiti e i sindacati. Quando vedo i loro capi gridare alla televisione che è stato rubato il futuro ai giovani, mi verrebbe voglia di aspettarli sotto casa. Quasi nessuno dei bonzi politici e sindacali si è mai occupato sul serio di noi. Vogliono soltanto il nostro voto, ma in cambio non ci danno nulla.

Non avvertono neppure i diciottenni di oggi che è meglio rifiutare l’università e scegliere qualche buon istituto tecnico che li addestri a un mestiere. Stanno tutto il giorno a rompersi le corna sull’articolo 18 sì o no. E non sprecano un po’ di fiato a spiegarci una verità che ho imparato anch’io, a mie spese. La verità è la seguente.

  • Il problema numero uno non consiste nel trovare un posto di lavoro qualsiasi, ma nel conoscere bene un mestiere.

Che può essere molto diverso: dal falegname che avrei voluto diventare, al tecnico che sa tenere i conti di un’azienda. Se possiedi al meglio una professione, puoi anche perdere il posto di lavoro. Ma prima o poi lo troverai da un’altra parte.

  • I posti di lavoro non si creano per magia, soprattutto in quest’epoca di crisi. Però se hai conquistato un mestiere e sai farlo davvero bene, nessuno te lo porterà mai via.

Avete mai incontrato un idraulico o un elettrotecnico disoccupati? Io mai. E un esperto di coltivazioni agricole, uno che sa tutto di uliveti e di vigneti, l’avete mai visto a mani vuote? Io no.

Purtroppo, i partiti e i sindacati sono vecchie cattedrali zeppe di celebranti superati: cardinali, vescovi, parroci rimasti fermi a un tempo che non esiste più. Dovrebbero spiegare ai loro iscritti e ai loro elettori che anche l’Italia, come il resto del mondo, è coinvolta in una gigantesca rivoluzione culturale. Che cambierà il senso di parole antiche: lavoro, posto fisso o mobile, pensione, titolo di studio, attitudine a svolgere una professione piuttosto che un’altra. Da quel poco che capisco alla mia giovane età, e senza sapere che cosa mi aspetta, credo che cambierà anche la scala di valori oggi dominante nella società. Un bravo falegname verrà stimato quanto un bravo avvocato, e forse sarà pure pagato di più. Un infermiere esperto avrà più mercato di un medico generico. Mio padre e mia madre sbagliano nel dire che nessuna ragazza vorrà sposare uno che costruisce porte o ripara mobili. Quando la ragazza si renderà conto che il moroso guadagna quanto tre impiegati all’anagrafe municipale, farà di tutto per portarlo all’altare o dinanzi al sindaco. Ho immaginato che potrebbe parlare così un giovane tra i venti e venticinque anni. Ma dal momento che sono ben più vecchio, ho due spiccioli di esperienza da offrire ai ragazzi di oggi. Il primo riguarda la conquista dell’eccellenza in una professione. Quasi tutti credono che ai buoni posti di lavoro, e ai buoni stipendi, di solito si arrivi per vie traverse: amicizie importanti, padrinaggi politici, raccomandazioni di vario genere. Ma non è affatto così.

L’eccellenza si conquista sin da ragazzi, con lo studio, la voglia di darsi da fare, la fatica continua, giorno per giorno. Emergere in qualsiasi professione comporta molti sacrifici anche nella vita privata. Se ti sposi o convivi in giovane età, augurati che la tua compagna sia tanto intelligente e generosa da accettare di vederti più al lavoro che in casa. E non ti mandi a quel paese nel sentirti dire: «Scusami, ma ho da fare!». L’altra esperienza rimanda alla polemica sulla battuta del premier Mario Monti, a proposito della noia del posto fisso. Il presidente del Consiglio è stato sommerso da una valanga di rimproveri. Ma non ha detto una cosa priva di senso. Nel corso di una vita bisogna sempre essere disposti a cambiare posto di lavoro, non il mestiere che si è scelto di fare. Mio padre Ernesto, operaio del telegrafo, sosteneva : «È meglio, ogni tanto, cambiare padrone». In molti decenni di giornalismo, sono passato da un editore all’altro. A tutt’oggi ne ho collezionati ben nove. Credo di essere titolare di un record. E mi è rimasto impresso quanto mi disse il primo direttore che lasciai. Era Giulio De Benedetti, che guidava la “Stampa”, un signore anziano che la sapeva lunga. Era il marzo 1964 e non avevo ancora 29 anni. Sul momento, De Benedetti si infuriò perché avevo accettato l’offerta di un quotidiano più piccolo, il “Giorno” di Italo Pietra. Quando l’incavolatura gli passò, mi disse: «Ma sì, fa bene andarsene. Non faccia come i suoi colleghi che sono sempre rimasti qui e adesso nessuno li vuole più!»

PERCHÉ CANCELLARE IL VALORE LEGALE DELLA LAUREA, di Pietro Manzini, LAVOCE.INFO


Nel governo Monti si sta discutendo una riforma dell’università che potrebbe avere effetti assai più rilevanti di tutte quelle succedutesi negli ultimi venti anni. Quattro sarebbero le questioni in discussione: 
- eliminazione del vincolo del tipo di studio per l’accesso ai concorsi pubblici
- eliminazione del valore del voto di laurea nei concorsi pubblici
- valutazione differenziata della laurea a seconda della qualità della facoltà/università di provenienza
- eliminazione o riduzione del peso della laurea nei concorsi pubblici

vai a: Lavoce.info – ARTICOLI – PERCHÉ CANCELLARE IL VALORE LEGALE DELLA LAUREA.

i camussosauri e l’abolizione (diminuzione) del valore legale del titolo di studio, di cadavrexquis


tale Mimmo Pantaleo che è, leggo, il segretario generale della Cgil scuola. Quando il giornalista gli fa notare che già esistono università di serie A e di serie B, lui risponde: “Per il privato sì. Ma a noi non interessa. A noi interessano i concorsi e lì devono essere tutti uguali”. Come a dire: a noi del progresso generale della società non ce ne importa una beata mazza, a noi interessa coltivare il nostro giardino di dipendenti statali, anche perché è all’interno dello stato e del parastato che noi sindacati abbiamo sempre fatto il bello e il cattivo tempo, è lì che abbiamo conquistato posizioni di potere e non vorrete mica che ci rinunciamo proprio adesso! E’ la classica posizione conservatrice della Cgil, che rifiuta di ragionare sulle prospettive più ampie di riforma, se queste possono mettere a repentaglio il suo orticello: sono i “camussosauri” che, per esempio, respingono sdegnati di prendere in considerazione le proposte – magari anche solo per analizzarle seriamente – di un Ichino.

cadavrexquis: Di riforme universitarie, titoli di studio e studenti “sfigati”.

Perchè raccontare le fiabe ai bambini | di Luciana Quaia in Muoversi Insieme, dicembre 2011


“Tanto, tanto tempo fa …”, la fiaba era di tutti.
Intere generazioni di adulti hanno amato e sono state affascinate dalla magia dei racconti fantastici che, tramandati a voce, hanno diffuso fino ai nostri giorni il patrimonio della tradizione e i contenuti dell’immaginario collettivo costruiti in secoli di narrazione.
Quando la fiaba diventa dei bambini? E perchè è altrettanto importante per la psiche adulta?

leggi l’intero articolo qui: Perchè raccontare le fiabe ai bambini | Muoversi Insieme.

Qualche esercizio contro il cervello rettile di Duccio Demetrio | Accademia del Silenzio


Qualche esercizio contro il cervello rettile

di Duccio Demetrio

Demoni assopiti

Stare in silenzio, entrare in luoghi muti o taciturni, suscita quasi sempre il nostro imbarazzo. Si attiva un segnale d’allarme (più o meno squillante, a seconda delle nostre abitudini) che ci impone di cercare la causa e la fonte di tale anomalia. Persino quando siamo soli, ci protendiamo per cogliere una fonte sonora, una voce, almeno un fruscio. E ciò ci tranquillizza, certo in ragione della loro qualità più o meno rassicurante.

Il silenzio evoca il tempo mitico e archetipico di un pianeta in attesa che l’uomo apparisse, iniziasse a parlare. Non a starsene in silenzio, in attesa che il linguaggio  rompesse quel silenzio cosmico. Erroneo è pensare che quella dimensione più non ci riguardi. Ci impaura ancora invece, e lascia attoniti. Ben lo sa chi abbia vissuto mai l’esperienza del deserto, dell’alta montagna o  sia andato alla deriva. Su una barca a vela, nella  calma piatta di una notte. Sia appassionato di speleologia.

La mente umana, in simili circostanze, rivela ancora tutto il suo legame con il cervello “rettile” quando non riesca a sopportarle.

segue qui:

Il silenzio è una cura possibile | Accademia del Silenzio.

25 saggi di pedagogia, Franco Angeli, Milano, 2011, presentazione all’incontro Pedagogia oggi: generazioni diverse ne parlano, Università di Milano Bicocca, 2011


Venticinque saggi di pedagogia

Autori e curatori
Contributi
Giuseppe Annacontini, Egle Becchi, Guido Benvenuto, Andrea Bobbio, Vanna Boffo, Elsa Maria Bruni, Mino Conte, Paola Dusi, Maurizio Fabbri, Gabriella Falcicchio, Monica Ferrari, Massimiliano Fiorucci, Isabella Loiodice, Elena Madrussan, Pierluigi Malavasi, Marco Milella, Anna Maria Passaseo, Paolo Perticari, Maria Grazia Riva, Viviana Segreto, Giancarla Sola, Flavia Stara, Maura Striano, Alessandro Vaccarelli, Michele Zedda, Davide Zoletto
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 368,      1a edizione  2011   (Cod.260.64)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 36,00
Disponibilità: BuonaClicca qui per acquistare

Codice ISBN: 9788856834338

Altre tipologie:

Informazioni sugli e-book 

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In breve
Venticinque accademici di “ultima generazione” delineano, nei loro saggi, una mappa nazionale dei saperi educativi espressi oggi nelle Università, offrendo un’idea complessiva delle articolazioni che caratterizzano la “giovane” cultura pedagogica universitaria. Da tale quadro essa appare interessata a raccogliere spunti da saperi confinanti, specialmente dotati di robustezza teorica, e drammaticamente confrontata con un mondo contraddittorio e precario, che chiede modelli e interventi educativi flessibili, da rimettere continuamente in discussione.
Presentazione del volume

25 saggi di pedagogia composti da altrettanti studiosi che lavorano in vari Atenei italiani e costituiscono un gruppo di accademici di “ultima generazione” – come il Curatore del volume – la cui età non supera i cinquant’anni, attivi a differenti livelli negli Istituti di istruzione superiore e inquadrati nel settore scientifico-disciplinare di Pedagogia generale e sociale.
Le loro pagine consentono di delineare una mappa nazionale dei saperi educativi quali si esprimono oggi nelle Università. Un panorama variegato, che nel volume si è organizzato in cinque parti (Soggettività e intersoggettività; Tra culture; Problemi epistemologici; Generazioni; Le cose educative) per agevolare la consultazione e per avere un’idea complessiva delle articolazioni che caratterizzano oggi la “giovane” cultura pedagogica universitaria. Da tale quadro essa appare interessata a raccogliere spunti da saperi confinanti, specialmente dotati di robustezza teorica, e confrontata con un mondo contraddittorio e precario, che chiede modelli e interventi educativi flessibili, da rimettere continuamente in discussione. Nei saggi leggiamo di un sapere impegnato in azioni formative coraggiose e articolate a seconda dei vari destinatari, per nulla dimissionario né confinato a ripetere la tradizione.
Il volume si apre con una Presentazione di Alessandro Mariani che, ripercorrendo sinteticamente i 25 saggi, ne sottolinea il carattere innovativo; e si chiude con due Commenti, uno di Egle Becchi, che ragiona sui tratti innovativi dei 25 testi e li confronta con quelli di mezzo secolo di tradizione pedagogica; e uno di Franco Cambi, che illustra la necessità della pedagogia generale, sapere critico-interpretativo, insostituibile oggi e domani.Alessandro Mariani è professore ordinario di Pedagogia generale e sociale nell’Università degli Studi di Firenze, dove insegna Filosofia dell’educazione e Strategie formative della comunicazione presso la Facoltà di Scienze della Formazione. Si occupa di ricerca teorica e storica in ambito pedagogico. Tra le sue opere più recenti: La decostruzione in pedagogia. Una frontiera teorico-educativa della postmodernità (2008) ed è editor di The Body: The Role of Human Sciences(2010).

Indice

Alessandro Mariani, Presentazione
Parte I. Soggettività e intersoggettività
Giuseppe Annacontini, Controllo sociale,soggetto consortile, pedagogia nera,
Paola Dusi, Il riconoscimento
Maurizio Fabbri, Problematicismo pedagogico e “promesse” della formazione
Pierluigi Malavasi, Vita, educazione
Paolo Perticari, Alla prova di un imprevedibile
Michele Zedda, Scrivere di sé: autobiografia e formazione
Vanna Boffo, Alle radici dell’intersoggettività: tra empatia, mentalizzazione e cura
Elena Madrussan, L’inquietudine educativa
Marco Milella, Relazionalità formative: una lezione con un libro e un film
Maria Grazia Riva, Pedagogia e psicoterapia: oltre le diffidenze reciproche
Parte II. Tra culture
Elsa Maria Bruni, Differenza e pluralismo nel discorso pedagogico
Massimiliano Fiorucci, Integrazione, educazione e mediazione interculturale
Anna Maria Passaseo, Educare alla comunicazione interculturale
Alessandro Vaccarelli, La pedagogia interculturale tra emergenze sociali e rapporti interdisciplinari
Davide Zoletto, I figli dei migranti come “maestri”: Michel Certeau e la dimensione formativa della “frontiera”
Parte III. Problema epistemologici
Mino Conte, Questioni di epistemologia della ricerca educativa: il problema della “struttura sintattica” e dei “falsi dualismi” nel dibattito anglosassone
Viviana Segreto, Grammatica dell’educazione: un approccio wittgensteiniano alla teoria pedagogica
Giancarla Sola, Epistemologia dialettica e teoria del discorso pedagogico
Maura Striano, La pedagogia sociale: coordinate descrittive e interpretative
Flavia Stara, Le basi filosofiche dell’agire educativo in Willian James
Parte IV Generazioni
Gabriella Falcicchio, Educazione e nonviolenza: nascere in pace
Andrea Bobbio, Una pedagogia per l’infanzia: prospettive teoriche e implicazioni istituzionali
Guido Benvenuto, Contrastare la dispersione nella scuola e della scuola: prospettive di pedagogia sociale
Isabella Loiodice, Bisogno di formazione in età adulta: teorie, pratiche e metodologie per il lifelong learning
Parte V. Le cose educative
Monica Ferrari, L’educazione delle cose: il caso della pédagogie princière
Commenti
Egle Becchi, A ritroso di cinquant’anni
Franco Cambi, Pedagogia generale: un sapere critico-interpretativo insostituibile (oggi e domani)
1. 
2. 
3. 
4. 
5. 
6. 

Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro – Università degli Studi di Milano-Bicocca, Mercoledì 16 novembre 2011, ore 9.30


Mercoledì 16 novembre 2011, ore 9.30

Edificio U6, Aula Magna – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano

Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro

Una giornata per analizzare il ruolo del maestro, le sfide dell’educazione ed il potenziale del medium televisivo.

Programma

maniL’esperienza dei maestri di strada: il progetto Chance di Napoli

  • 9.30 Saluti
    Silvia Kanizsa, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione − Università degli Studi di Milano-Bicocca
  • 9.45 Introduce e coordina: Roberto Moscati
  • 10.00 Cesare Moreno presenta il Libro “Educare il Principe di Danimarca”
  • 11.15 Coffee break
  • 11.45 Elisabetta Nigris e Sergio Trammadiscutono con Cesare Moreno
  • 13.00 Pranzo

Alberto Manzi, l’avventura di un maestro

  • 14.30 Introduce e coordina Maria Grazia Riva
  • 14.45 Roberto Farné presenta il filmato “TV buona maestra: la lezione di Alberto Manzi” ed il libro “Alberto Manzi, l’avventura di un maestro”
  • 15.45 Giovanna Benvenuti e Stefania Ulivieri Stiozzi discutono con Roberto Farné
  • 17.00 Chiusura dei lavori

Ingresso libero e gratuito

Per informazioniIrene Mantovani

Allegati:

da Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro – Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Paolo Ferrario, Schemi di analisi delle politiche sociali: il modello CULTURA/INDIVIDUO/SOCIETA’, AudioLezione collegata alla dispensa n. 3 del 22 marzo 2011


Il “voto di vastità” di Alessandro Bergonzoni: allargare i confini della comunicazione artistica e culturale, per riflettere anche sul lavoro di servizio, a cura di Asi a


Tenetevi aggiornati su interviste, eventi e corsi, visitate http://www.asia.it

Il buio oltre la siepe, di Robert Mulligan | Il Cinema Racconta …


Il buio oltre la siepe è la fiaba sospesa nel tempo di un’estate lunga come quelle della nostra infanzia, è il sogno di una società senza discriminazioni, è “un’opera d’arte”, come lo definisce Harper Lee, autrice del romanzo omonimo e ispiratore, best seller, premio Pulitzer, moderno vangelo antirazzista (adottato dalle scuole di mezza America). 
Ma cosa c’è (ancora) oltre la siepe? Nell’America profonda degli anni trenta un sontuoso e moderno Gregory Peck è Atticus Finch: avvocato che difende un nigger accusato ingiustamente di stupro e padre che protegge l’innocenza dei figli dagli assalti della paura, dell’ignoranza, del razzismo più bieco. Non è certo un caso che l’American Film Institute lo abbia definito il più grande eroe cinematografico del xx secolo. In opposizione alla gretta comunità in cui vive, “Atticus Peck” rappresenta il modello di cittadino americano aperto e democratico che anticipa l’avvento, per quei tempi visionario, di Barack Obama.
Da Martin Luther King a Obama ci sono voluti cinquant’anni di cammino per riuscire 
finalmente a gettare un fascio di luce su quel buio. Ma molto altro ci resta da fare.

Il libro
L’alba di un sogno. Saggio introduttivo di B. Fornara; Il libro, il film di R. Esposito; estratti da Il buio oltre la siepe di H. Lee; frammenti da L’Orfeo nerodi J.- P. Sartre; il discorso integrale di Obama a Philadelphia (2008), contributi di P. Mereghetti, E. Caretto, M. Madoni

da: Il buio oltre la siepe, di Robert Mulligan | Il Cinema Racconta ….

I 7 saperi necessari all’educazione del futuro Edgar Morin


I 7 saperi necessari all’educazione del futuro
Edgar Morin

I sette saperi necessari all’educazione del futuro”, pubblicato in Italia dall’editore Cortina nel maggio 2001, è stato scritto dal prestigioso sociologo francese Edgar Morin nel 1999, su commissione dell’UNESCO, nell’ambito del “Programma internazionale dell’educazione”.

Dopo “La testa ben fatta – Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero” (Raffaello Cortina Editore, 2000), questo nuovo saggio di Morin costituisce un ulteriore prezioso contributo all’avvio di quella riforma culturale che, rivendicata dalla società della conoscenza, trova ancora nelle scuole, non solo italiane, molte difficoltà e resistenze.

Non si tratta di impostare una riforma in cui tutto sia preventivamente definito e programmato, ma piuttosto di cominciare a individuare alcuni “accessi” attraverso i quali gli insegnanti siano incoraggiati a muoversi verso una nuova impostazione dei saperi. Morin ce ne indica sette . Ora sta a noi entrare e intraprendere il “viaggio”. Un viaggio che non sarà né breve né facile, ma non è più tempo di indugi. Insieme dobbiamo avere il coraggio di rischiare, di non arroccarci nello statu quo, di muoverci lungo questo sentiero, che insieme possiamo scoprire e costruire, cammin facendo.

In francese il saggio è reperibile in edizione integrale al sito :
www.agora21.org/unesco/7savoirs/

Vai al seguente link per una sintesi:

Psicologia & Pedagogia.

presentazione del volume Lavorare di cuore. Il desiderio nelle professioni educative, a cura di Jole Orsenigo, editore Franco Angeli, presso la Triennale di Milano (Sala Lab), viale Alemagna n. 6, il giorno 28 ottobre 2010 dalle ore 15 alle ore 18


Il Centro Studi Riccardo Massa vi invita alla presentazione del volume Lavorare di cuore. Il desiderio nelle professioni educative, a cura di Jole Orsenigo, pubblicato dall’editore Franco Angeli.

Il lavoro educativo chiede la messa in questione di sé a livello professionale e personale. Il desiderio agito nelle professioni sociali è solitamente occasione di scandalo, allarme e censura,  raramente di riflessione pedagogica. Questo testo mostra come il desiderio di educare si traduca in esperienze effettivamente appassionanti tali da lasciare il segno e al contempo lega indissolubilmente la professione educativa all’eros che la sorregge.

L’evento avrà luogo presso la Triennale di Milano (Sala Lab), viale Alemagna n. 6, il giorno 28 ottobre 2010 dalle ore 15 alle ore 18.

Il Centro Studi Riccardo Massa, nato per volontà di un gruppo di pedagogisti suoi allievi e collaboratori, della famiglia di Riccardo Massa, e con la partecipazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e dell’Università degli Studi di Milano, è un’Associazione di promozione culturale che si propone di contribuire al dibattito pedagogico sull’educazione e sui professionisti dell’educazione, mantenendo vivi in esso il pensiero e l’opera di Riccardo Massa come punto di riferimento e stimolo per la ricerca pedagogica e la formazione.

Il Centro Studi Riccardo Massa ha scelto di iniziare la sua attività con quattro percorsi di ricerca su temi rilevanti e attuali dell’educazione e della formazione. Gli esiti di queste ricerche, realizzate a partire dal diretto confronto con i luoghi dell’educare e con le realtà educative e formative del territorio (scuole, cooperative sociali, servizi educativi e sanitari, enti e protagonisti della formazione, figure professionali dell’educazione e della sanità) saranno presentati in una serie di incontri che avverranno nel corso di quest’anno.

All’interno degli appuntamenti previsti per il 2010, decennale della morte di Riccardo Massa, l’Archivio Riccardo Massa presenta questo volume che rende nuovamente disponibili alcuni importanti e originali interventi di Riccardo Massa insieme a alcuni saggi che rilanciano il tema del desiderio nelle pratiche educative.

Ci auguriamo di avervi con noi a pensare e dibattere i temi proposti, nell’incontro del 28 ottobre alla Triennale di Milano e nei futuri incontri.

Per il  Centro Studi Riccardo Massa

Anna Rezzara

È strettamente necessario dare conferma via mail della vostra partecipazione, per motivi organizzativi, date le dimensioni del luogo in cui si svolgerà l’evento e per la natura dell’evento. Se la vostra prenotazione dovesse giungerci a posti ultimati ci ripromettiamo di darvi notizia della prossima presentazione.

Vi ringraziamo anticipatamente per la vostra collaborazione.

Segreteria Centro Studi Riccardo Massa:

segreteria@centrostudiriccardomassa.it

Tel. 345.175.33.40