Giampaolo Pansa, Se avessi vent’anni saprei chi picchiare

Giampaolo Pansa, Se avessi vent’anni saprei chi picchiare


Saprei bene con chi prendermela, e chi picchiare, se fossi un ragazzo italiano sui venticinque anni. Uno di quelli davvero sfigati. Senza un lavoro vero. Con l’unica prospettiva di fare il precario a vita. E di mutare in peggio questa condizione diventando un disoccupato stabile. Privo di un alloggio decente. Con pochi soldi in tasca. Costretto a sperare sempre nell’aiuto economico dei miei famigliari.

  • Per primi me la prenderei proprio con loro: il papà, la mamma, forse anche i nonni. Sono cresciuti in una società dove trionfava il mito del figlio laureato. Volevano il figlio dottore, nella convinzione che un pezzo di carta sarebbe bastato a renderlo benestante per la vita.

Ero uno studente svogliato, ma a tutti i costi hanno voluto mandarmi all’università.

Mi hanno lasciato andare avanti, anche se vedevano che tardavo a dare gli esami e i miei voti erano sempre mediocri. Si consolavano dicendo che prima o poi avrei messo la testa a posto. E dopo la laurea, anche se ben poco brillante, un lavoro comunque l’avrei trovato. Sono dei disgraziati, questi miei genitori. Dei truffatori che hanno ingannato il loro amato figliolo. Quando si sono resi conto che non mi piaceva studiare, che odiavo i libri e gli esami, avrebbero dovuto prendermi per il collo e dire: adesso basta con l’università, devi imparare un mestiere che ti aiuti a campare.

Sarei stato d’accordo anch’io. C’era un lavoro che avrei fatto volentieri: il falegname che costruisce porte, finestre, mobili e li ripara quando si guastano. Quando l’ho detto in famiglia, è successo il finimondo. La mamma ha strillato: il falegname? Impossibile, è un mestiere da poveracci, sempre in mezzo al legno, alla polvere, con il rischio di tagliarsi una mano. Il papà ha aggiunto: nessuna ragazza per bene vorrai mai mettersi con un falegname, non potrai farti una famiglia. Gli ho replicato che esistevano altri mestieri che avrei provato a fare con piacere: il fabbro, l’idraulico, l’elettricista. Quelli che conoscevamo avevano sempre molto lavoro, guadagnavano bene, lo si vedeva dai conti che ci presentavano. Chiamare un antennista perché migliorasse la ricezione del nostro televisore era come convocare un chirurgo: lunghe liste d’attesa e parcelle salate. Non c’è stato verso di convincerli. I miei cari genitori mi rispondevano: prima prendi la laurea, poi vedremo. Comunque, un posto in banca o in un ufficio pubblico lo troverai.

  • Dopo aver pestato per bene papà e mamma, dovrei picchiare i capi di molte università. Hanno lasciato ingrossare corsi che servivano soltanto a mantenere delle cattedre e dei professori.

Non hanno bloccato gli studenti che correvano ad iscriversi, avvertendoli: guardate che qui fabbrichiamo soltanto disoccupati. Laurearsi in storia, lettere e filosofia, psicologia, scienze della comunicazione, sociologia, per fare soltanto qualche esempio, non vi aiuterà mai a trovare un lavoro.
È stato così che migliaia di ragazze e di ragazzi si sono iscritti a un corso qualsiasi, di solito quello che li attraeva di più. E non sono mai stati messi di fronte alla realtà brutale che oggi li schiaccia:

  • non hanno imparato nessun mestiere vero, sono usciti dall’università nudi e crudi come ci erano entrati, con la condanna a non avere niente in tasca che li aiuti a vivere in modo decente.
  • Altri soggetti da pestare di brutto sono i partiti e i sindacati. Quando vedo i loro capi gridare alla televisione che è stato rubato il futuro ai giovani, mi verrebbe voglia di aspettarli sotto casa. Quasi nessuno dei bonzi politici e sindacali si è mai occupato sul serio di noi. Vogliono soltanto il nostro voto, ma in cambio non ci danno nulla.

Non avvertono neppure i diciottenni di oggi che è meglio rifiutare l’università e scegliere qualche buon istituto tecnico che li addestri a un mestiere. Stanno tutto il giorno a rompersi le corna sull’articolo 18 sì o no. E non sprecano un po’ di fiato a spiegarci una verità che ho imparato anch’io, a mie spese. La verità è la seguente.

  • Il problema numero uno non consiste nel trovare un posto di lavoro qualsiasi, ma nel conoscere bene un mestiere.

Che può essere molto diverso: dal falegname che avrei voluto diventare, al tecnico che sa tenere i conti di un’azienda. Se possiedi al meglio una professione, puoi anche perdere il posto di lavoro. Ma prima o poi lo troverai da un’altra parte.

  • I posti di lavoro non si creano per magia, soprattutto in quest’epoca di crisi. Però se hai conquistato un mestiere e sai farlo davvero bene, nessuno te lo porterà mai via.

Avete mai incontrato un idraulico o un elettrotecnico disoccupati? Io mai. E un esperto di coltivazioni agricole, uno che sa tutto di uliveti e di vigneti, l’avete mai visto a mani vuote? Io no.

Purtroppo, i partiti e i sindacati sono vecchie cattedrali zeppe di celebranti superati: cardinali, vescovi, parroci rimasti fermi a un tempo che non esiste più. Dovrebbero spiegare ai loro iscritti e ai loro elettori che anche l’Italia, come il resto del mondo, è coinvolta in una gigantesca rivoluzione culturale. Che cambierà il senso di parole antiche: lavoro, posto fisso o mobile, pensione, titolo di studio, attitudine a svolgere una professione piuttosto che un’altra. Da quel poco che capisco alla mia giovane età, e senza sapere che cosa mi aspetta, credo che cambierà anche la scala di valori oggi dominante nella società. Un bravo falegname verrà stimato quanto un bravo avvocato, e forse sarà pure pagato di più. Un infermiere esperto avrà più mercato di un medico generico. Mio padre e mia madre sbagliano nel dire che nessuna ragazza vorrà sposare uno che costruisce porte o ripara mobili. Quando la ragazza si renderà conto che il moroso guadagna quanto tre impiegati all’anagrafe municipale, farà di tutto per portarlo all’altare o dinanzi al sindaco. Ho immaginato che potrebbe parlare così un giovane tra i venti e venticinque anni. Ma dal momento che sono ben più vecchio, ho due spiccioli di esperienza da offrire ai ragazzi di oggi. Il primo riguarda la conquista dell’eccellenza in una professione. Quasi tutti credono che ai buoni posti di lavoro, e ai buoni stipendi, di solito si arrivi per vie traverse: amicizie importanti, padrinaggi politici, raccomandazioni di vario genere. Ma non è affatto così.

L’eccellenza si conquista sin da ragazzi, con lo studio, la voglia di darsi da fare, la fatica continua, giorno per giorno. Emergere in qualsiasi professione comporta molti sacrifici anche nella vita privata. Se ti sposi o convivi in giovane età, augurati che la tua compagna sia tanto intelligente e generosa da accettare di vederti più al lavoro che in casa. E non ti mandi a quel paese nel sentirti dire: «Scusami, ma ho da fare!». L’altra esperienza rimanda alla polemica sulla battuta del premier Mario Monti, a proposito della noia del posto fisso. Il presidente del Consiglio è stato sommerso da una valanga di rimproveri. Ma non ha detto una cosa priva di senso. Nel corso di una vita bisogna sempre essere disposti a cambiare posto di lavoro, non il mestiere che si è scelto di fare. Mio padre Ernesto, operaio del telegrafo, sosteneva : «È meglio, ogni tanto, cambiare padrone». In molti decenni di giornalismo, sono passato da un editore all’altro. A tutt’oggi ne ho collezionati ben nove. Credo di essere titolare di un record. E mi è rimasto impresso quanto mi disse il primo direttore che lasciai. Era Giulio De Benedetti, che guidava la “Stampa”, un signore anziano che la sapeva lunga. Era il marzo 1964 e non avevo ancora 29 anni. Sul momento, De Benedetti si infuriò perché avevo accettato l’offerta di un quotidiano più piccolo, il “Giorno” di Italo Pietra. Quando l’incavolatura gli passò, mi disse: «Ma sì, fa bene andarsene. Non faccia come i suoi colleghi che sono sempre rimasti qui e adesso nessuno li vuole più!»


“Teniamoci per mouse” ciclo di lezioni su tecnologie internettiane e processi educativi: Paolo Ferri e altri, Università Bicocca, Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sergio Tramma, Legalità illegalità, Laterza, 2012, p. 152

Legalità illegalità
Legalità illegalità
Edition: 2012
Series: BUL [650]
ISBN: 9788842098263
Subject area: Pedagogy and didactics

PERCHÉ CANCELLARE IL VALORE LEGALE DELLA LAUREA, di Pietro Manzini, LAVOCE.INFO

Nel governo Monti si sta discutendo una riforma dell’università che potrebbe avere effetti assai più rilevanti di tutte quelle succedutesi negli ultimi venti anni. Quattro sarebbero le questioni in discussione: 
- eliminazione del vincolo del tipo di studio per l’accesso ai concorsi pubblici
- eliminazione del valore del voto di laurea nei concorsi pubblici
- valutazione differenziata della laurea a seconda della qualità della facoltà/università di provenienza
- eliminazione o riduzione del peso della laurea nei concorsi pubblici

vai a: Lavoce.info – ARTICOLI – PERCHÉ CANCELLARE IL VALORE LEGALE DELLA LAUREA.


i camussosauri e l’abolizione (diminuzione) del valore legale del titolo di studio, di cadavrexquis

tale Mimmo Pantaleo che è, leggo, il segretario generale della Cgil scuola. Quando il giornalista gli fa notare che già esistono università di serie A e di serie B, lui risponde: “Per il privato sì. Ma a noi non interessa. A noi interessano i concorsi e lì devono essere tutti uguali”. Come a dire: a noi del progresso generale della società non ce ne importa una beata mazza, a noi interessa coltivare il nostro giardino di dipendenti statali, anche perché è all’interno dello stato e del parastato che noi sindacati abbiamo sempre fatto il bello e il cattivo tempo, è lì che abbiamo conquistato posizioni di potere e non vorrete mica che ci rinunciamo proprio adesso! E’ la classica posizione conservatrice della Cgil, che rifiuta di ragionare sulle prospettive più ampie di riforma, se queste possono mettere a repentaglio il suo orticello: sono i “camussosauri” che, per esempio, respingono sdegnati di prendere in considerazione le proposte – magari anche solo per analizzarle seriamente – di un Ichino.

cadavrexquis: Di riforme universitarie, titoli di studio e studenti “sfigati”.


“Spacco tutto”, l’elaborazione della violenza, Convegno alla Università di Milano Bicocca, Facoltà di Scienze della Formazione, 2011

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Perchè raccontare le fiabe ai bambini | di Luciana Quaia in Muoversi Insieme, dicembre 2011

“Tanto, tanto tempo fa …”, la fiaba era di tutti.
Intere generazioni di adulti hanno amato e sono state affascinate dalla magia dei racconti fantastici che, tramandati a voce, hanno diffuso fino ai nostri giorni il patrimonio della tradizione e i contenuti dell’immaginario collettivo costruiti in secoli di narrazione.
Quando la fiaba diventa dei bambini? E perchè è altrettanto importante per la psiche adulta?

leggi l’intero articolo qui: Perchè raccontare le fiabe ai bambini | Muoversi Insieme.


Rapporto sugli alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico nazionale – a.s. 2010/2011



Qualche esercizio contro il cervello rettile di Duccio Demetrio | Accademia del Silenzio

Qualche esercizio contro il cervello rettile

di Duccio Demetrio

Demoni assopiti

Stare in silenzio, entrare in luoghi muti o taciturni, suscita quasi sempre il nostro imbarazzo. Si attiva un segnale d’allarme (più o meno squillante, a seconda delle nostre abitudini) che ci impone di cercare la causa e la fonte di tale anomalia. Persino quando siamo soli, ci protendiamo per cogliere una fonte sonora, una voce, almeno un fruscio. E ciò ci tranquillizza, certo in ragione della loro qualità più o meno rassicurante.

Il silenzio evoca il tempo mitico e archetipico di un pianeta in attesa che l’uomo apparisse, iniziasse a parlare. Non a starsene in silenzio, in attesa che il linguaggio  rompesse quel silenzio cosmico. Erroneo è pensare che quella dimensione più non ci riguardi. Ci impaura ancora invece, e lascia attoniti. Ben lo sa chi abbia vissuto mai l’esperienza del deserto, dell’alta montagna o  sia andato alla deriva. Su una barca a vela, nella  calma piatta di una notte. Sia appassionato di speleologia.

La mente umana, in simili circostanze, rivela ancora tutto il suo legame con il cervello “rettile” quando non riesca a sopportarle.

segue qui:

Il silenzio è una cura possibile | Accademia del Silenzio.


25 saggi di pedagogia, Franco Angeli, Milano, 2011, presentazione all’incontro Pedagogia oggi: generazioni diverse ne parlano, Università di Milano Bicocca, 2011

Venticinque saggi di pedagogia

Autori e curatori
Contributi
Giuseppe Annacontini, Egle Becchi, Guido Benvenuto, Andrea Bobbio, Vanna Boffo, Elsa Maria Bruni, Mino Conte, Paola Dusi, Maurizio Fabbri, Gabriella Falcicchio, Monica Ferrari, Massimiliano Fiorucci, Isabella Loiodice, Elena Madrussan, Pierluigi Malavasi, Marco Milella, Anna Maria Passaseo, Paolo Perticari, Maria Grazia Riva, Viviana Segreto, Giancarla Sola, Flavia Stara, Maura Striano, Alessandro Vaccarelli, Michele Zedda, Davide Zoletto
Collana
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 368,      1a edizione  2011   (Cod.260.64)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 36,00
Disponibilità: BuonaClicca qui per acquistare

Codice ISBN: 9788856834338

Altre tipologie:

Informazioni sugli e-book 

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In breve
Venticinque accademici di “ultima generazione” delineano, nei loro saggi, una mappa nazionale dei saperi educativi espressi oggi nelle Università, offrendo un’idea complessiva delle articolazioni che caratterizzano la “giovane” cultura pedagogica universitaria. Da tale quadro essa appare interessata a raccogliere spunti da saperi confinanti, specialmente dotati di robustezza teorica, e drammaticamente confrontata con un mondo contraddittorio e precario, che chiede modelli e interventi educativi flessibili, da rimettere continuamente in discussione.
Presentazione del volume

25 saggi di pedagogia composti da altrettanti studiosi che lavorano in vari Atenei italiani e costituiscono un gruppo di accademici di “ultima generazione” – come il Curatore del volume – la cui età non supera i cinquant’anni, attivi a differenti livelli negli Istituti di istruzione superiore e inquadrati nel settore scientifico-disciplinare di Pedagogia generale e sociale.
Le loro pagine consentono di delineare una mappa nazionale dei saperi educativi quali si esprimono oggi nelle Università. Un panorama variegato, che nel volume si è organizzato in cinque parti (Soggettività e intersoggettività; Tra culture; Problemi epistemologici; Generazioni; Le cose educative) per agevolare la consultazione e per avere un’idea complessiva delle articolazioni che caratterizzano oggi la “giovane” cultura pedagogica universitaria. Da tale quadro essa appare interessata a raccogliere spunti da saperi confinanti, specialmente dotati di robustezza teorica, e confrontata con un mondo contraddittorio e precario, che chiede modelli e interventi educativi flessibili, da rimettere continuamente in discussione. Nei saggi leggiamo di un sapere impegnato in azioni formative coraggiose e articolate a seconda dei vari destinatari, per nulla dimissionario né confinato a ripetere la tradizione.
Il volume si apre con una Presentazione di Alessandro Mariani che, ripercorrendo sinteticamente i 25 saggi, ne sottolinea il carattere innovativo; e si chiude con due Commenti, uno di Egle Becchi, che ragiona sui tratti innovativi dei 25 testi e li confronta con quelli di mezzo secolo di tradizione pedagogica; e uno di Franco Cambi, che illustra la necessità della pedagogia generale, sapere critico-interpretativo, insostituibile oggi e domani.Alessandro Mariani è professore ordinario di Pedagogia generale e sociale nell’Università degli Studi di Firenze, dove insegna Filosofia dell’educazione e Strategie formative della comunicazione presso la Facoltà di Scienze della Formazione. Si occupa di ricerca teorica e storica in ambito pedagogico. Tra le sue opere più recenti: La decostruzione in pedagogia. Una frontiera teorico-educativa della postmodernità (2008) ed è editor di The Body: The Role of Human Sciences(2010).

Indice

Alessandro Mariani, Presentazione
Parte I. Soggettività e intersoggettività
Giuseppe Annacontini, Controllo sociale,soggetto consortile, pedagogia nera,
Paola Dusi, Il riconoscimento
Maurizio Fabbri, Problematicismo pedagogico e “promesse” della formazione
Pierluigi Malavasi, Vita, educazione
Paolo Perticari, Alla prova di un imprevedibile
Michele Zedda, Scrivere di sé: autobiografia e formazione
Vanna Boffo, Alle radici dell’intersoggettività: tra empatia, mentalizzazione e cura
Elena Madrussan, L’inquietudine educativa
Marco Milella, Relazionalità formative: una lezione con un libro e un film
Maria Grazia Riva, Pedagogia e psicoterapia: oltre le diffidenze reciproche
Parte II. Tra culture
Elsa Maria Bruni, Differenza e pluralismo nel discorso pedagogico
Massimiliano Fiorucci, Integrazione, educazione e mediazione interculturale
Anna Maria Passaseo, Educare alla comunicazione interculturale
Alessandro Vaccarelli, La pedagogia interculturale tra emergenze sociali e rapporti interdisciplinari
Davide Zoletto, I figli dei migranti come “maestri”: Michel Certeau e la dimensione formativa della “frontiera”
Parte III. Problema epistemologici
Mino Conte, Questioni di epistemologia della ricerca educativa: il problema della “struttura sintattica” e dei “falsi dualismi” nel dibattito anglosassone
Viviana Segreto, Grammatica dell’educazione: un approccio wittgensteiniano alla teoria pedagogica
Giancarla Sola, Epistemologia dialettica e teoria del discorso pedagogico
Maura Striano, La pedagogia sociale: coordinate descrittive e interpretative
Flavia Stara, Le basi filosofiche dell’agire educativo in Willian James
Parte IV Generazioni
Gabriella Falcicchio, Educazione e nonviolenza: nascere in pace
Andrea Bobbio, Una pedagogia per l’infanzia: prospettive teoriche e implicazioni istituzionali
Guido Benvenuto, Contrastare la dispersione nella scuola e della scuola: prospettive di pedagogia sociale
Isabella Loiodice, Bisogno di formazione in età adulta: teorie, pratiche e metodologie per il lifelong learning
Parte V. Le cose educative
Monica Ferrari, L’educazione delle cose: il caso della pédagogie princière
Commenti
Egle Becchi, A ritroso di cinquant’anni
Franco Cambi, Pedagogia generale: un sapere critico-interpretativo insostituibile (oggi e domani)
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Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro – Università degli Studi di Milano-Bicocca, Mercoledì 16 novembre 2011, ore 9.30

Mercoledì 16 novembre 2011, ore 9.30

Edificio U6, Aula Magna – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano

Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro

Una giornata per analizzare il ruolo del maestro, le sfide dell’educazione ed il potenziale del medium televisivo.

Programma

maniL’esperienza dei maestri di strada: il progetto Chance di Napoli

  • 9.30 Saluti
    Silvia Kanizsa, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione − Università degli Studi di Milano-Bicocca
  • 9.45 Introduce e coordina: Roberto Moscati
  • 10.00 Cesare Moreno presenta il Libro “Educare il Principe di Danimarca”
  • 11.15 Coffee break
  • 11.45 Elisabetta Nigris e Sergio Trammadiscutono con Cesare Moreno
  • 13.00 Pranzo

Alberto Manzi, l’avventura di un maestro

  • 14.30 Introduce e coordina Maria Grazia Riva
  • 14.45 Roberto Farné presenta il filmato “TV buona maestra: la lezione di Alberto Manzi” ed il libro “Alberto Manzi, l’avventura di un maestro”
  • 15.45 Giovanna Benvenuti e Stefania Ulivieri Stiozzi discutono con Roberto Farné
  • 17.00 Chiusura dei lavori

Ingresso libero e gratuito

Per informazioniIrene Mantovani

Allegati:

da Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro – Università degli Studi di Milano-Bicocca.


Laurea Magistrale Honoris Causa in Scienze Pedagogiche a Virginio Colmegna, 1. presentazione di Duccio Demetrio; 2. Lectio Doctoralis di Don Virginio Colmegna

Laurea Magistrale Honoris Causa in Scienze Peda…, posted with vodpod

Paolo Ferrario, Schemi di analisi delle politiche sociali: il modello CULTURA/INDIVIDUO/SOCIETA’, AudioLezione collegata alla dispensa n. 3 del 22 marzo 2011


Il “voto di vastità” di Alessandro Bergonzoni: allargare i confini della comunicazione artistica e culturale, per riflettere anche sul lavoro di servizio, a cura di Asi a

Tenetevi aggiornati su interviste, eventi e corsi, visitate http://www.asia.it


Il buio oltre la siepe, di Robert Mulligan | Il Cinema Racconta …

Il buio oltre la siepe è la fiaba sospesa nel tempo di un’estate lunga come quelle della nostra infanzia, è il sogno di una società senza discriminazioni, è “un’opera d’arte”, come lo definisce Harper Lee, autrice del romanzo omonimo e ispiratore, best seller, premio Pulitzer, moderno vangelo antirazzista (adottato dalle scuole di mezza America). 
Ma cosa c’è (ancora) oltre la siepe? Nell’America profonda degli anni trenta un sontuoso e moderno Gregory Peck è Atticus Finch: avvocato che difende un nigger accusato ingiustamente di stupro e padre che protegge l’innocenza dei figli dagli assalti della paura, dell’ignoranza, del razzismo più bieco. Non è certo un caso che l’American Film Institute lo abbia definito il più grande eroe cinematografico del xx secolo. In opposizione alla gretta comunità in cui vive, “Atticus Peck” rappresenta il modello di cittadino americano aperto e democratico che anticipa l’avvento, per quei tempi visionario, di Barack Obama.
Da Martin Luther King a Obama ci sono voluti cinquant’anni di cammino per riuscire 
finalmente a gettare un fascio di luce su quel buio. Ma molto altro ci resta da fare.

Il libro
L’alba di un sogno. Saggio introduttivo di B. Fornara; Il libro, il film di R. Esposito; estratti da Il buio oltre la siepe di H. Lee; frammenti da L’Orfeo nerodi J.- P. Sartre; il discorso integrale di Obama a Philadelphia (2008), contributi di P. Mereghetti, E. Caretto, M. Madoni

da: Il buio oltre la siepe, di Robert Mulligan | Il Cinema Racconta ….


I 7 saperi necessari all’educazione del futuro Edgar Morin

I 7 saperi necessari all’educazione del futuro
Edgar Morin

I sette saperi necessari all’educazione del futuro”, pubblicato in Italia dall’editore Cortina nel maggio 2001, è stato scritto dal prestigioso sociologo francese Edgar Morin nel 1999, su commissione dell’UNESCO, nell’ambito del “Programma internazionale dell’educazione”.

Dopo “La testa ben fatta – Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero” (Raffaello Cortina Editore, 2000), questo nuovo saggio di Morin costituisce un ulteriore prezioso contributo all’avvio di quella riforma culturale che, rivendicata dalla società della conoscenza, trova ancora nelle scuole, non solo italiane, molte difficoltà e resistenze.

Non si tratta di impostare una riforma in cui tutto sia preventivamente definito e programmato, ma piuttosto di cominciare a individuare alcuni “accessi” attraverso i quali gli insegnanti siano incoraggiati a muoversi verso una nuova impostazione dei saperi. Morin ce ne indica sette . Ora sta a noi entrare e intraprendere il “viaggio”. Un viaggio che non sarà né breve né facile, ma non è più tempo di indugi. Insieme dobbiamo avere il coraggio di rischiare, di non arroccarci nello statu quo, di muoverci lungo questo sentiero, che insieme possiamo scoprire e costruire, cammin facendo.

In francese il saggio è reperibile in edizione integrale al sito :
www.agora21.org/unesco/7savoirs/

Vai al seguente link per una sintesi:

Psicologia & Pedagogia.


presentazione del volume Lavorare di cuore. Il desiderio nelle professioni educative, a cura di Jole Orsenigo, editore Franco Angeli, presso la Triennale di Milano (Sala Lab), viale Alemagna n. 6, il giorno 28 ottobre 2010 dalle ore 15 alle ore 18

Il Centro Studi Riccardo Massa vi invita alla presentazione del volume Lavorare di cuore. Il desiderio nelle professioni educative, a cura di Jole Orsenigo, pubblicato dall’editore Franco Angeli.

Il lavoro educativo chiede la messa in questione di sé a livello professionale e personale. Il desiderio agito nelle professioni sociali è solitamente occasione di scandalo, allarme e censura,  raramente di riflessione pedagogica. Questo testo mostra come il desiderio di educare si traduca in esperienze effettivamente appassionanti tali da lasciare il segno e al contempo lega indissolubilmente la professione educativa all’eros che la sorregge.

L’evento avrà luogo presso la Triennale di Milano (Sala Lab), viale Alemagna n. 6, il giorno 28 ottobre 2010 dalle ore 15 alle ore 18.

Il Centro Studi Riccardo Massa, nato per volontà di un gruppo di pedagogisti suoi allievi e collaboratori, della famiglia di Riccardo Massa, e con la partecipazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e dell’Università degli Studi di Milano, è un’Associazione di promozione culturale che si propone di contribuire al dibattito pedagogico sull’educazione e sui professionisti dell’educazione, mantenendo vivi in esso il pensiero e l’opera di Riccardo Massa come punto di riferimento e stimolo per la ricerca pedagogica e la formazione.

Il Centro Studi Riccardo Massa ha scelto di iniziare la sua attività con quattro percorsi di ricerca su temi rilevanti e attuali dell’educazione e della formazione. Gli esiti di queste ricerche, realizzate a partire dal diretto confronto con i luoghi dell’educare e con le realtà educative e formative del territorio (scuole, cooperative sociali, servizi educativi e sanitari, enti e protagonisti della formazione, figure professionali dell’educazione e della sanità) saranno presentati in una serie di incontri che avverranno nel corso di quest’anno.

All’interno degli appuntamenti previsti per il 2010, decennale della morte di Riccardo Massa, l’Archivio Riccardo Massa presenta questo volume che rende nuovamente disponibili alcuni importanti e originali interventi di Riccardo Massa insieme a alcuni saggi che rilanciano il tema del desiderio nelle pratiche educative.

Ci auguriamo di avervi con noi a pensare e dibattere i temi proposti, nell’incontro del 28 ottobre alla Triennale di Milano e nei futuri incontri.

Per il  Centro Studi Riccardo Massa

Anna Rezzara

È strettamente necessario dare conferma via mail della vostra partecipazione, per motivi organizzativi, date le dimensioni del luogo in cui si svolgerà l’evento e per la natura dell’evento. Se la vostra prenotazione dovesse giungerci a posti ultimati ci ripromettiamo di darvi notizia della prossima presentazione.

Vi ringraziamo anticipatamente per la vostra collaborazione.

Segreteria Centro Studi Riccardo Massa:

segreteria@centrostudiriccardomassa.it

Tel. 345.175.33.40


Jole Orsenigo (cur.), contributi di Pierangelo Barone, Francesco Cappa, Riccardo Massa, Jole Orsenigo, Matteo Ripamonti, Gisella Rossini, Laura Selmo, Stefania Ulivieri Stiozzi, Lucia Zannini, Lavorare di cuore. Il desiderio nelle professioni educative

Lavorare di cuore. Il desiderio nelle professioni educative
Autori e curatori: Jole Orsenigo
Contributi: Pierangelo Barone, Francesco Cappa, Riccardo Massa, Jole Orsenigo, Matteo Ripamonti, Gisella Rossini, Laura Selmo, Stefania Ulivieri Stiozzi, Lucia Zannini
Collana: Clinica della formazione
Argomenti: Pedagogia e prospettive dell’educazionePsicologia dello sviluppo e dell’educazione -Formazione professionale e degli adulti
Livello: Testi per insegnanti, operatori sociali e sanitari
Dati: pp. 192,     1a edizione  2010  (Cod.565.16)
Lavorare di cuore. Il desiderio nelle professioni educative
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 23,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856830385
In breve L’Archivio Riccardo Massa intende riaprire e tenere vivo il dibattito pedagogico intorno al tema del desiderio nelle pratiche educative e più in generale di cura. Per questo rende nuovamente disponibili, in uno stesso volume, tre interventi di Riccardo Massa insieme al contributo di chi ne ha seguito le tracce.
Presentazione
del volume:
Il lavoro educativo chiede la messa in questione di sé, non solo come professionisti. Non si tratta di un lavoro da poco, naturale o spontaneo, ma di un raffinato esercizio consapevole in situazione. Quale effetto produce lo sbilanciarsi verso l’Altro? Fino a dove è pedagogicamente lecito spingersi?
Se il desiderio, spesso non-detto, si fa presente nell’agìto delle professioni educative, solitamente è occasione di scandalo, allarme e censura, raramente possibilità di riflessione. L’Archivio Riccardo Massa intende riaprire e tenere vivo il dibattito pedagogico intorno al tema del desiderio nelle pratiche educative e più in generale di cura. Per questo rende nuovamente disponibili, in uno stesso volume, tre interventi di Riccardo Massa insieme al contributo di chi ne ha seguito le tracce. Sono presenti le voci di Pierangelo Barone, Francesco Cappa, Jole Orsenigo, Matteo Ripamonti, Gisella Rossini, Laura Selmo, Stefania Ulivieri Stiozzi e Lucia Zannini.
È in discussione il modo in cui il desiderio di educare si traduca in esperienze effettivamente appassionanti, tali da lasciare il segno.

Jole Orsenigo è ricercatrice presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca dove insegna Ermeneutica della formazione. È responsabile dell’Archivio Riccardo Massa e socia fondatrice del Centro Studi Riccardo Massa. Per i tipi della FrancoAngeli ha curato, con altri, il testo: Riccardo Massa. Lezioni su l’esperienza della follia (2002).

La Clinica della formazione è una metodologia di studio e ricerca, di consulenza e supervisione, volta a esplicare le dimensioni pedagogiche latenti nella normalità dei processi educativi e formativi. La collana ad essa dedicata presenterà approfondimenti epistemologici, metodologici e dottrinali, indagini e testimonianze, proposte operative e resoconti critici sui temi attuali dell’educazione e della formazione, con particolare attenzione al dibattito internazionale sulla ricerca qualitativa nelle scienze umane. Si tratta di una collana aperta a ogni contributo di rilievo e ai differenti contesti organizzativi, dalla scuola ai servizi alla persona, dalla formazione aziendale e professionale all’animazione sociale, dall’autoformazione individuale e di gruppo all’educazione familiare.

Indice:
Jole Orsenigo, Introduzione
Parte I. Il discorso
Riccardo Massa, L’educazione ai sentimenti
Riccardo Massa, Desiderio, struttura, formazione
Riccardo Massa, Educazione e seduzione
(Tre movimenti concettuali; Il carattere costitutivamente deduttivo della formazione; Due registri per l’educazione; Cinque famiglie di significati; Quattro figure velenose; Giovanni l’educatore; Quattro approfondimenti. La cura; La clinica della formazione; Gli amanti)
Parte II. Il dialogo
Gisella Rossini, Lucia Zannini, Esprimi un desiderio. Lavorare con il cuore nelle pratiche di prevenzione
(Salute e prevenzione; Prevenzione e desiderio; Desiderio ed educazione; La sessualità come “schema di riferimento” nelle pratiche educative e preventive)
Jole Orsenigo, Tra pederastia e pedofilia: il posto vuoto della passione educativa
(Perché educare, ancora?; Eros ed educazione: una provocazione?; Costumi antichi e pratiche moderne: le regole di un galateo pedagogico; Il transfert pedagogico come amore legittimo in educazione; Perché Socrate ha un desiderio più forte)
Laura Selmo, “Per il tuo bene…”
(Lavoro educativo e relazione educativa; La retorica del bene dell’Altro nella relazione educativa; Tra seduzione, eros ed educazione; A tu per tu per riconoscersi; L’Amore autentico che umanizza il desiderio; Il bene dell’Altro e il dispositivo: fra relazione e materialità)
Pierangelo Barone, Corpi desiderati e immaginario sessuale
Matteo Ripamonti, Corpo a corpo. Tra ombre e violenza
(Tra sessualità educativa ed educazione sessuata; La seduzione nella rete del dispositivo; Seduzione, relazione ed educazione; Educare è violentare; Il dispositivo come corpo erotico)
Stefania Ulivieri Stiozzi, Apprendisti di desiderio. Lavorare il desiderio, abitare il legame
(Desiderio sapiente a servizio della vita: bambini nel tempo)
Francesco Cappa, La traccia vivente. Desiderio dell’educatore e desiderio di formazione
(Il desiderio di Rousseau; Immagine di sé e desiderio dell’altro; Fantasma e desiderio di formazione)
Riccardo Massa, Appendice. I miei méntori.

Associazione Le Vele : Laboratorio di Meccanico Ciclista, festa di presentazione che si terrà sabato 25 settembre 2010 alle ore 10.00 presso la Cascina Solidale in via Rugacesio 9, a Pioltello (Milano)

È gradita la conferma della partecipazione: info@levele.org


LUA Libera Unìversità dell’autobiografia, Seminari di Settembre e Ottobre

sono aperte le iscrizioni per i seminari di settembre e ottobre. Vi invito quindi a considerare la nostra offerta ed a prenotarvi per tempo, l’iscrizione può essere fatta in rete:
http://www.lua.it/index.php?option=com_performs&formid=3
Vi preghiamo di compilare il modulo in tutte le sue parti.

17-19 settembre – Daniele Callini – Ricevere e offrire aiuto
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1378&Itemid=36
23-25
settembre – L. Zannini, M. Castiglioni – Scrivere l’esperienza di malattia
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1379&Itemid=36
24-26
settembre – C. De Filippo, S. Korth – L’album di famiglia
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1380&Itemid=36
8-10
ottobre – Dante Bellamìo – Scritture della militanza
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1382&Itemid=36
8-10
ottobre – Maria Grazia Comunale – Scrivere ad alta voce
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1383&Itemid=36
15-17
ottobre – Pietro Vigorelli – La cura della persona malata di Alzheimer basata sulla parola
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1384&Itemid=36
15-17
ottobre – Leonora Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1385&Itemid=36
22-24
ottobre – Elisabetta Biffi – Diari e storie di crescita
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1381&Itemid=36


Leonora Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori

15 – 17 ottobre 2010 seminario a cura di Leonora Cupane

RACCONTI POETICI DI LUOGHI INTERIORI
SEMINARIO DI AUTOBIOGRAFIA POETICA

Questo laboratorio parte dal presupposto che, scrivendo di sé, non sia importante soltanto che cosa si racconta, ma anche come.
Nell’infanzia, scrive Walter Benjamin, “le parole sono vive, piene, ricche, perché portano tutte traccia delle percezioni sensoriali forti del bambino, portano traccia del tatto, del colore, dell’odorato, del suono, di tutte le esperienze; la lingua del bambino è una lingua della domenica, cioè una festa”. Crescendo, la parola perde l’aderenza alle cose, al mondo, all’esperienza, e diventa più arida, perché slegata da quel piacere fisico di creare nominando: allora si opacizza, si logora, diventa automatica e vuota. Non c’è più una lingua della domenica, ma spesso una grigia lingua del lunedì mattina. Il pensiero diventa astratto e totalmente distaccato dalla fisicità che ci costituisce. Per raccontare se stessi in modo completo e non scisso, è necessario fare pratica d’una forma espressiva che permetta di recuperare quel piacere originario di gustare le parole con tutto il corpo.
Questa forma è la poesia, che ha la capacità di alimentarsi di parole vive perché nate dal ritmo del respiro, del battito del cuore, del passo, parole profondamente radicate nel corpo, che conservano le preziose qualità sensoriali della lingua allo stato nascente, capace di esprimere la totalità dell’esperienza senza scissioni; essa è uno strumento autobiografico completo, perché non separa il significato dalla forma-suono e dalla originaria matrice ritmica della parola, e permette di riunire in un unico atto narrativo il gioco creativo liberatorio e la rievocazione emotiva profonda e illuminante.
Proveremo quindi a raccontarci in forma poetica, facendo esperienza degli strumenti specifici attraverso cui la poesia può diventare una pratica autobiografica trasformativa, una forma di attenzione al linguaggio e di cura di sé e degli altri.

Lo spazio, insieme al tempo, è la dimensione costitutiva dell’esistenza. Non possiamo pensare a noi stessi senza collocarci in un luogo. Metafore comuni come “sentirsi a casa” “sentirsi spaesati” “trovare rifugio fra le braccia di qualcuno”, “stare dentro una torre d’avorio”, “avere un sogno dentro il cassetto”, “sentirsi in trincea”, sono solo alcuni esempi di come la spazialità permei il linguaggio e il pensiero. Nell’essere umano i luoghi, da concreti e materiali, diventano immaginari, simbolici: quindi, oltre ad abitarli, possiamo dire che ne siamo abitati. Conoscere i nostri luoghi/spazi interiori, avere accesso a queste immagini, significa quindi accrescere la conoscenza di noi stessi.

Il seminario è ispirato da un libro di Gaston Bachelard, “La poetica dello spazio” (Dedalo, Bari, 2006 nuova edizione) che ragiona e discorre sulla valenza evocativa, poetica e profondamente coinvolgente di alcune immagini spaziali – come la casa, la stanza, lo scrigno, il nido, il guscio- che Bachelard chiama “dello spazio felice”, il cui valore presenta ricchissime sfumature di intimità.
Durante il seminario andremo oltre: attraverso la scrittura non ci limiteremo a esplorare le immagini dello spazio felice, intimo e rassicurante, bensì ci addentreremo in una multiforme varietà di spazi, sia luminosi sia oscuri, preziosi per noi da evocare perché popolano il nostro mondo interiore. Torri e roccaforti, pozzi e miniere, soffitte e cantine, rifugi e tane, capanne e giacigli, sentieri e passaggi segreti, abissi e giardini, così come balaustre, ponti, soglie, crocevia, finestre, porte: ogni immagine spaziale che abbia una risonanza interiore profonda potrà diventare oggetto delle nostre scritture autobiografiche, rivisitazioni poetiche, immaginazioni trasformative.
Ragioneremo sui fertili intrecci fra memorie concrete di luoghi realmente esistiti e abitati, memorie fittizie di luoghi che qualcuno ci ha narrato (magari appartenenti a una memoria familiare) luoghi sognati e mitici, luoghi simbolici la cui realtà è solo interiore, spazi che ci accolgono e spazi che accogliamo in noi. La contaminazione fra memoria e immaginazione è vitale per nutrire il nostro spirito, se è vero, come dice Bachelard, che

L’immagine poetica non è l’eco di un passato ma è piuttosto il contrario: attraverso una folgorante immagine il passato lontano risuona di echi, e non si riesce a cogliere fino a quale profondità tali echi si ripercuoteranno e si estenderanno.
Le grandi immagini sono sempre allo stesso tempo ricordo e leggenda. Ogni grande immagine ha un fondo onirico insondabile, sul quale il passato personale dipinge immagini particolari.
Ogni memoria deve essere reimmaginata: nella memoria noi conserviamo microfilms che non possono essere letti se non ricevono la luce viva dell’immaginazione. Bisogna spingersi fino alle profondità dei sogni, al di là dei ricordi, in una pre –memoria.

Leggeremo anche poeti, italiani e stranieri, che si sono avvalsi d’immagini spaziali dal forte valore evocativo, cercando nelle loro parole, come in una miniera, frammenti preziosi da “scalpellare” poi dentro la nostra personale scrittura.
Il gruppo di lavoro intreccerà le voci e le immagini in un percorso di arricchimento reciproco, elaborazione creativa di nuovi testi condivisi, scoperta di altri punti di vista e apertura di nuovi spazi interiori.

Le metodologie di narrazione autobiografica e poetica che saranno utilizzate nel laboratorio attingono in parte anche alla poetry therapy (poesia-terapia) statunitense, e, opportunamente approfondite e declinate, possono costituire strumenti efficaci e preziosi per chi lavora in ambito didattico, educativo, formativo o terapeutico con qualunque tipologia di utenza: adulti, bambini, adolescenti, anziani, persone che vivono condizioni di crisi, malattia fisica e mentale, lutto, detenzione, possono trovare nella narrazione autobiografica poetica uno straordinario mezzo espressivo in grado di restituire loro una voce autentica, non vincolata rigidamente dalla logica e dal primato del concetto, generando una scrittura nuova e viva, “corporea”, profondamente radicata nella sensibilità personale.

Libera Universita’ Autobiografia – 2010-10-15 – Leonora Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori.


Claudio Risè, L’equivoca “empatia” e la caccia ai vampiri

….. L’empatia in cui sono cresciuti ha loro impedito di trovare veri argomenti contro l’autorità; ma quindi anche verso le proprie debolezze o passività. Facendo spazio «empaticamente» alla posizione di insegnanti e genitori, non hanno più spazio per sé: per credere nelle proprie trasgressioni, e in questo modo riconoscerne le criticità, consumarle, e poi gettarle via.

Non a caso il cinema e la letteratura di fantascienza da più di vent’anni presenta (con sempre maggior successo) questi personaggi invasivi, i Cyborg, gli Avatar, che ti entrano dentro e poi ti controllano. Anche la nuova popolarità della figura del vampiro, che cibandosi di te ti rende simile a lui, ripresenta questa situazione, che è contemporaneamente un desiderio ed una grande paura: l’amore come fusione con l’altro, dove tu perdi la tua identità e diventi immortale, ma anche morto alla vita della luce, acquisendo un’identità fredda e notturna  …..

vai a: Diario di bordo :: L’equivoca “empatia” e la caccia ai vampiri :: June :: 2010.


PEDAGOGIA DELL’ADOLESCENZA di Pierangelo Barone, PEDAGOGIA SOCIALE Nuova edizione di Sergio Tramma, PROCESSI AFFETTIVI E DINAMICHE DELLA CONOSCENZA Dal funzionalismo alla fenomenologia sperimentale, all’orientamento psicodinamico integrato di Valeria Blasi Guerini e Associati

siamo lieti di segnalare le ultime novità del settore:

  • Pedagogia dell’adolescenza di Pierangelo Barone;
  • Pedagogia sociale. Nuova edizione di Sergio Tramma;
  • Processi affettivi e dinamiche della conoscenza di Valeria Blasi.

PEDAGOGIA DELL’ADOLESCENZA

di Pierangelo Barone

L’adolescenza rappresenta senza dubbio un’età suggestiva e indecifrabile. Oggi si assiste ad un ritorno di interesse significativo verso di essa, dal punto di vista sociale e culturale, dopo circa venti anni dal grande protagonismo giovanile degli anni Sessanta e Settanta. Si tratta però di un interesse viziato da uno storico pregiudizio occidentale: l’adolescenza come età della sregolatezza, della turbolenza, della pericolosità.

In questo manuale si è scelto di mettere in evidenza l’arbitrarietà di talune “verità” scientifiche costruite attorno all’adolescenza, per proporne una lettura fertile e concreta. L’adolescenza assume il valore di un periodo decisivo per la definizione di una progettualità esistenziale che chiama in gioco la centralità dei processi educativi. Fare una pedagogia dell’adolescenza significa ridefinire il campo di ricerca al fine di comprendere questa fase della vita nel contesto attuale dell’Occidente.

Questo manuale si rivolge a tutti i soggetti adulti che a vario titolo sono interessati ad approfondire le questioni educative emergenti, rispetto alla realtà adolescenziale contemporanea.

Pierangelo Barone è docente di Pedagogia dell’adolescenza nel corso di laurea in Scienze dell’educazione e di Pedagogia della devianza e della marginalità nel corso di laurea magistrale in Scienze pedagogiche presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Per le nostre edizioni ha pubblicato: Pedagogia della marginalità e della devianza(2001) e Traiettorie impercettibili. Rappresentazioni dell’adolescenza e itinerari di prevenzione(2005).

PEDAGOGIA SOCIALE

Nuova edizione

di Sergio Tramma

La pedagogia sociale è un’area di riflessione dedicata alla scoperta e all’analisi di quella molteplicità di esperienze educative informali, diffuse, non intenzionali, extra-istituzionali che concorrono alla formazione dei soggetti individuali e collettivi lungo tutto il corso della loro esistenza. È un luogo teorico che si propone di produrre orientamenti generali e operativi per il “lavoro educativo territoriale”, con particolare attenzione all’aumento di complessità e problematicità degli ambienti educativi e all’ampliamento del campo di azione dell’educatore professionale.

Nel testo si traccia l’identità della pedagogia sociale, s’individuano e analizzano le aree di origine, sono forniti strumenti metodologici per l’analisi del territorio e della progettazione educativa.

Sergio Tramma è professore associato di Pedagogia generale e sociale presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli studi di Milano Bicocca.

Tra le sue ultime opere: Pedagogia della comunità. Problematicità e prospettive educative, (Milano 2009), Che cos’è educazione informale, (Roma 2009), L’educatore imperfetto. Senso e complessità del lavoro educativo. Nuova edizione, (Roma 2008). Per le nostre edizioni è autore diEducazione degli adulti (2000) e curatore di Pace e guerra. Questioni culturali e dimensioni educative (2007).

PROCESSI AFFETTIVI E DINAMICHE DELLA CONOSCENZA

Dal funzionalismo alla fenomenologia sperimentale, all’orientamento psicodinamico integrato

di Valeria Blasi

Questo volume combina riflessioni fenomenologiche e psicodinamiche con verifiche sperimentali condotte in laboratorio o tramite osservazioni sistematiche “sul campo”. Ampio spazio viene dato alla descrizione delle ricerche condotte dai rappresentanti del movimento funzionalista riguardo alle relazioni tra emozioni, motivazioni, schemi mentali, processi di attribuzione di significato, effetti percettivi. Si sottolinea il ruolo del contributo psicoanalitico per la conoscenza dei meccanismi di difesa, dei livelli di coscienza e delle dinamiche del conflitto psichico. Viene rintracciata l’eredità della psicologia della Gestalt e della fenomenologia sperimentale nell’analisi della realtà psicologica e si offre infine al lettore una sintesi dei recenti esperimenti condotti in laboratorio per la misurazione delle dinamiche affettive e cognitive, secondo l’orientamento psicodinamico integrato.

Nell’insieme il volume contribuisce a delineare una rinnovata prospettiva storico-critica attraverso la documentazione dello sviluppo delle linee di ricerca sulle interazioni fra processi affettivi e cognitivi.

Valeria Biasi è Professore associato per la Psicologia generale e la Psicologia della personalità, Università degli Studi “Roma Tre”. È membro dell’International Association of Empirical Aesthetics e dell’Associazione Italiana di Psicologia, Sezione di Psicologia Sperimentale. Per le nostre edizioni ha curato Essere insegnanti in classi di adolescenti (2004, con M. Amann Gainotti).


Roberto Speziale-Bagliacca, Come vi stavo dicendo Nuove tecniche in psicoanalisi, Astrolabio Ubaldini, 2010

Come vi stavo dicendo
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Come vi stavo dicendo
Nuove tecniche in psicoanalisi

Autore: Roberto Speziale-Bagliacca

Editore: Astrolabio Ubaldini
Anno: 2010
Pagine: 296
ISBN: 9788834015803
Prezzo di copertina: € 26,00

Disponibile – E’ possibile ordinare

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In questo ultimo libro lo psicoanalista Roberto Speziale-Bagliacca illustra molti degli aspetti legati al problema pedagogico della tecnica in psicoanalisi ripercorrendo il tragitto che, dalle diverse teorie da cui è composta la psicoanalisi, porta al momento ultimo in cui le conoscenze e le capacità dello psicoanalista devono raggiungere l’efficacia terapeutica. L’autore affronta il problema pedagogico sia al livello teorico, come ad esempio nell’esame del rapporto tra la parola e le comunicazioni non verbali, ma anche e soprattutto al livello eminentemente pratico, occupandosi della “tecnica minuta”, quella che entra in gioco quando il lavoro viene svolto concretamente, giorno per giorno, seduta per seduta.

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noiseFromAmeriKa : Io sto con la professoressa

[...    ] nella vicenda in questione, io sto con la prof e trovo la reazione della ragazzina e dei suoi genitori patetica e sintomatica di un mondo in cui trovo sempre meno interessante vivere. Idem per il fanciullismo da soap-opera (la magliettina comprata al mercatino …) che ha ispirato l’autrice dell’articolo. A mio avviso, sulla base di quello che racconta la giornalista, la professoressa ha fatto il suo lavoro, degnamente.

Siccome che, che non si dice, è fine settimana e questo è un articolo di “costume”, non mi dilungo. Osservo solo due cose:

1) Negli anni del liceo non si acquisiscono solo nozioni più o meno utili, ma anche stili di vita, autocoscienza, capacità critiche (ed autocritiche), volontà e capacità di osservare analiticamente il mondo e ciò che in esso succede, senso della responsabilità individuale per i propri atti. Se coloro che oggi attaccano la professoressa moraleggiante vogliono la scuola USA, asettica, PC e fondamentalmente non formativa, non sanno quel che fanno.

2) La professoressa può avere torto o ragione nella sostanza (nel caso di specie, non so decidermi ed oscillo fra libertinismo ideale ed un’avversione al velinismo puttanesco imperante) ma è formativo DIBATTERLA. Al liceo ho avuto svariati professori che si esibivano in plateali apologie del fascismo, del comunismo, della religione cattolica e del qualunquismo più sfacciato. Dibattendo ognuno di loro, senza tema di perdere (ovviamente “perdevo”) e senza correre a casa a lamentarci con mamma e papà che il “Rossiello mi ha offeso” o “il Puppa ha detto che sono tonto”, io ed i miei compagni di classe siamo diventati delle persone molto migliori e più capaci di vivere criticamente.

INTERO ARTICOLO QUI: noiseFromAmeriKa : Io sto con la professoressa

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