Category Archives: CULTURE

islamici: la CRISTIANOFOBIA, da Adriano Prosperi, Il martirio silenzioso della cristianità, in La Repubblica 23 marzo 2015


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VITO MANCUSO, Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio, prefazione di Edoardo Boncinelli, Mondadori , 2002


Giuseppe Laras: “strategia fallimentare” di chi crede di “facilitare una pace culturale e religiosa con l’islam politico” cominciando col “lasciar soli gli ebrei e lo Stato di Israele” e proseguendo lasciando indifesi i cristiani


ROMA, 20 gennaio 2015 – Del viaggio in Asia di papa Francesco resta nella memoria ciò che ha detto sui massacri di Parigi, quando ha mostrato di comprendere la reazione violenta di chi vede insultata e irrisa la propria fede: “Se un amico mi dice una parolaccia contro la mia mamma, gli arriva un pugno! È normale! È normale!”.

Queste sue parole hanno fatto il giro del mondo e sono suonate come musica per tanta parte del mondo musulmano, che solidarizza con l’assassinio degli empi disegnatori di “Charlie Hebdo”.

Nella stessa conferenza stampa, però, Francesco ha detto anche dell’altro: “Sempre, per me, il miglior modo di rispondere è la mitezza. Essere mite, umile come il pane, senza fare aggressione”.

E queste altre sue parole sono suonate come un comandamento per i cristiani in terra musulmana: porgere l’altra guancia, anche quando il nemico non solo li offende e irride, ma li uccide nel nome di Allah.

In un vibrante commento sul “Corriere della Sera” del 13 gennaio, un rabbino italiano dei più stimati, Giuseppe Laras, 79 anni, già amico fraterno del cardinale Carlo Maria Martini, ha messo in guardia dalla “strategia fallimentare” di chi crede di “facilitare una pace culturale e religiosa con l’islam politico” cominciando col “lasciar soli gli ebrei e lo Stato di Israele” e proseguendo lasciando indifesi i cristiani:

“È una strategia fallimentare che i cristiani arabi provarono con il panarabismo e l’antisionismo. Gli esiti sono ben noti. Dopo che quasi tutti i Paesi islamici si sono sbarazzati dei ‘loro’ ebrei, si sono concentrati con violenze e massacri sulle ben nutrite minoranze cristiane. È una storia che si ripropone e che va dal genocidio armeno (un secolo fa) ai cristiani copti di Egitto, ai cristiani etiopi e nigeriani, sino a Mosul. E molti Paesi europei, un’intera classe di intellettuali e molti cristiani di Occidente hanno le mani grondanti del sangue dei cristiani di Oriente, dato che sono stati disposti a sacrificarli sugli altari del pacifismo, dell’opportunità politica, di un malinteso concetto di tolleranza, della cultura benpensante e radical chic, della buona coscienza”.

 

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Cristiani in terra d’islam. Beati i perseguitati.

Islamisti: #parigisottoattacco su Twitter


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Fedi e violenza: “se i cristiani uccidessero chi insulta il loro dio, le osterie venete sarebbero un cimitero”


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da INFORMAZIONE LIBERA.

PERICOLI E POTENZIALITA’ NELL’ERA DIGITALE. Risposte concrete e operative a bisogni emergenti, corso Erickson, 6-7 febbraio 2015, a Trento


Corso di Formazione
PERICOLI E POTENZIALITÀ NELL’ERA DIGITALE

PERICOLI E POTENZIALITÀ NELL’ERA DIGITALE
Risposte concrete e operative a bisogni emergenti


Durata e sede del corso

6 – 7 febbraio 2015
Formazione in presenza (Trento, Centro Studi Erickson)


Presentazione

Troppo spesso il tema delle tecnologie della comunicazione viene trattato in modo impreciso; internet non è il male dei nostri tempi, anzi, è forse il mezzo più potente e affascinante che l’umanità abbia mai avuto a disposizione. È fondamentale quindi prendere atto della rivoluzione digitale che stiamo vivendo e che colpisce tutte le generazioni, cercando di favorire quel senso critico che va ben oltre il dare delle regole per l’utilizzo del computer ai propri figli.


Obiettivi

– Fornire una panoramica completa sulle tematiche inerenti l’Era Digitale, da un punto di vista didattico, pedagogico e psicologico.
– Offrire elementi pratici e pragmatici utili alla vita quotidiana di genitori, educatori e insegnanti

Il corso sarà costruito anche sui bisogni concreti dei partecipanti:

  • Prendono in giro mio figlio su WhatsApp, cosa faccio?
  • Nello spogliatoio le mie studentesse si fotografano, come mi comporto?
  • Mi devo rivolgere alle forze dell’ordine se…?
  • Quando internet non è più un gioco ma forse una dipendenza?

Invia ora la tua domanda ai nostri esperti. Scrivici a: formazione@erickson.it


A chi si rivolge

Insegnanti di scuole di ogni ordine e grado, genitori, psicologi, educatori, membri delle forze dell’ordine o di servizi socio-educativi o assistenziali.


Docenti

Mauro Berti (Sovrintendente della Polizia di Stato, Responsabile Ufficio Indagini Pedofilia del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni del Trentino – Alto Adige)
Michele Facci (Psicologo, Trento)
Giuseppe Maiolo (Psicologo, psicoterapeuta, Libera Università di Bolzano)

SCOPRI DI PIÙ
Iscrizioni
Il costo del corso è di € 185,00 IVA inclusa
ISCRIVITI SUBITO

 

Sulla strada di una società più integrata, di Massimiliano Fanni Canelles | da SocialNews


Storicamente, il rapporto con Rom e Sinti si configura come uno dei più complessi per la nostra società. Differenze di stili di vita, lingua e cultura non hanno facilitato il contatto. Tuttavia, i tempi sono maturi per superare i pregiudizi e costruire insieme una società multiculturale.
Sebbene gravino ancora molti problemi, alcuni dei quali verranno esposti ed approfonditi in questo numero, la questione non può essere ridotta a semplici stereotipie.
Sicuramente la cosiddetta “emergenza” campi e la facile associazione Rom-criminalità rappresentano criticità evidenti. In alcune zone d’Italia, come a Roma, esse hanno portato i cittadini all’esasperazione e le amministrazioni in grave difficoltà.
Ciononostante, è necessario reagire ai problemi in maniera costruttiva affinché sia possibile, attraverso l’informazione, la conoscenza reciproca e le attività quotidiane procedere sulla strada dell’integrazione. Esistono tante occasioni per percorrere insieme questa strada. Prima di tutte, la scuola, luogo di crescita e formazione. Potrebbe davvero riacquistare parte del suo tradizionale ruolo di plasmare le generazioni future. Insegnare ai bambini, una volta in più, che siamo tutti uguali anche se il colore della pelle, la casa in cui abitiamo o la lingua che parliamo con i genitori sembrano portarci gli uni lontani dagli altri sarebbe un importante passo in avanti.
La scuola permette alla diversità di svanire di fronte ad una lezione e nei piccoli giochi e “complotti” tra compagni di banco. Le stesse complicità si possono, poi, portare fuori, a ricreazione o al campetto.

Lo sport rappresenta una seconda occasione di aggregazione

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Sulla strada di una società più integrata | SocialNews | SocialNews.

Esercizi per una migliore conoscenza dei Rom | a cura di Alessandro Pistecchia Esperto UNAR – Dipartimento per le Pari Opportunità – Presidenza del Consiglio dei Ministri, in SocialNews


Oltre ad un diffuso rigetto verso i gruppi eterodefiniti “zingari”, con una connotazione etimologica ed una rappresentazione generalmente negativa, emerge una tendenza nella quale Rom e Sinti apparterebbero tout court a categorie socialmente svantaggiate (cfr. Eurobarometro 263/2007). Secondo tale visione, una marginalità universale, mitica, ancestrale caratterizza i “popoli delle discariche”(Piasere 2005).
Viceversa, come riportato in vari studi, tendenze etnocentriche caratterizzano le comunità rom, nella convinzione di una superiorità morale dei propri modelli culturali su quelli gagé (i non Rom, Stewart 1997). Alcuni studiosi hanno definito i mondi romanì le culture della resistenza, la reazione allo stile di vita maggioritario.

Per mostrare la complessità di questa relazione ambigua e storicamente complessa, analizziamo i risultati del progetto “Comici Integrati contro il razzismo”, promosso dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) nel 2013 presso le scuole di alcune Regioni.

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Esercizi per una migliore conoscenza dei Rom | SocialNews | SocialNews.

ROM , il punto di vista di Massimiliano Fedriga Capogruppo Lega Nord alla Camera dei Deputati e segretario regionale della Lega Nord FVG| da SocialNews


Il nostro Paese ospita circa 120-150.000 Rom, metà dei quali – circa 70.000 – in possesso della cittadinanza italiana. Secondo il più recente censimento condotto dal Viminale, essi vivono in 167 accampamenti, 124 dei quali abusivi e appena 43 autorizzati. Il totale europeo ammonta, invece, a 9-10 milioni di persone.
Da questi pochi dati emergono alcuni interessanti spunti di riflessione. Da un lato, è fuori discussione che l’Italia non sia uno dei Paesi maggiormente toccati dalla questione; non si può, però, sottovalutare il fattore abusivismo. A dispetto delle dichiarazioni ufficiali della Commissione Europea e delle leggi regionali che impongono la creazione di spazi adatti a ospitare campi nomadi, non ci troviamo di fronte ad una violazione dell’articolo 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Da parte del nostro Paese non vi è, dunque, alcuna discriminazione nei confronti delle minoranze nomadi, siano esse stanziali o in transito.

Si percepisce la distanza tra il palazzo e la strada nel momento in cui si effettuano sopralluoghi negli insediamenti: personalmente, ne ho condotti cinque nel corso del mio mandato di parlamentare e la realtà nella quale mi sono imbattuto è ben diversa da quella che vuol far credere l’Unione Europea. Il degrado e l’isolamento che caratterizzano l’esistenza dei Rom sul nostro territorio sono figli di una precisa scelta, tutta loro, di rifiutare ogni tipo di integrazione nel tessuto sociale e urbano, con evidenti ricadute sulla salute pubblica e sulla sicurezza. Si tratta di persone che, il più delle volte, non hanno, e nemmeno cercano, un impiego, giovani che non ricevono neppure un’istruzione elementare e donne ridotte in schiavitù da un sistema fortemente patriarcale. Tutt’altro rispetto a ciò che vuole dipingere l’Unione Europea: essa vede la comunità rom discriminata dalla noncuranza o, peggio, dall’intolleranza degli Stati membri.

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Capovolgere il problema per essere tutti più sicuri | SocialNews | SocialNews.

Arabia Saudita. Sposa moglie a distanza, la guarda in faccia…e chiede divorzio | Blitz quotidiano


ROMA – Prima ha sposato la moglie, ordinandola a distanza. Poi nel giorno delle nozze, e proprio durante i festeggiamenti, ha chiesto alla sposa di togliersi il velo e quello che ha visto non è stato di suo gradimento. Appena lo sposo ha visto il volto della neo-sposa ha subito inoltrato la su richiesta di divorzio, scatenando ansia e panico tra i parenti degli sposini in Arabia Saudita.

Arabia Saudita. Sposa moglie a distanza, la guarda in faccia…e chiede divorzio | Blitz quotidiano.

Un bambino di 7 anni e suo padre sono morti nella notte in un incidente stradale alle porte di Roma. A travolgerli una Opel Tigra guidata da un romeno quarantenne con due connazionali a bordo di 37 e 20 anni, 22 ottobre 2014


Un bambino di 7 anni e suo padre sono morti nella notte in un incidente stradale alle porte di Roma intorno alle 23.30 di martedì. Il loro scooter è stato travolto su via Nomentana, a Fonte Nuova, da un’auto che ha invaso la carreggiata opposta forse per la troppa velocità. A quanto ricostruito dai carabinieri, tornavano a casa dalla partita all’Olimpico. Il padre Stefano De Amicis 38enne, era uno steward dello stadio. Avrebbe compiuto otto anni la prossima settimana, invece, il piccolo Cristian (che portava lo stesso nome del figlio del capitano della Roma, Francesco Totti). A travolgerli una Opel Tigra guidata da un romeno quarantenne con due connazionali a bordo di 37 e 20 anni.

da Nomentana, scooter travolto da auto muoiono padre e figlio 7 anni – Corriere.it.

Umberto Eco, MONOTEISMI E POLITEISMI, in l’Espresso, 9 ottobre 1914


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Chihade Abboud: i musulmani e l’adozione, lezione tenuta a Cucciago (CO),19 Ottobre 2014


«l’adozione per i musulmani è proibita fin da quando Maometto, il Profeta, invaghitosi della moglie del figlio adottivo, per poterla sposare decise di annullare l’adozione. Per quanto riguarda l’eredità, la donna nel mondo musulmano vale la metà dell’uomo, e questo vale anche per le divisioni ereditarie».

da Il Corriere di Como 19 ottobre 2014  Chihade Abboud, Isis, minaccia mondiale, Cucciago (CO),19 Ottobre 2014 « POLITICHE SOCIALI e SERVIZI.

Chihade Abboud è dottore in diritto canonico e parroco di nostra signora ad Harasta, in Damasco

Chihade Abboud, Isis, minaccia mondiale, ospite a Cucciago (CO),19 Ottobre 2014



ora anche il parroco Bergoglio ha capito che il pericolo è mondiale.

dovrà spiegarlo ai “pacifisti” di assisi


 

«Il dialogo con i musulmani in Siria non è possibile»
Il dialogo con i musulmani in Siria non è possibile».
È secco, chiaro e conciso, il giudizio di Padre Dottore Chihade Abboud, riguardo la situazione nel Paese mediorientale da anni, ormai, in preda ad una guerra interna, nata come rivolta nei confronti del regime di Assad, trasformatasi poi nella più classica “Guerra Santa” da parte dei musulmani radicali, che vogliono impiantare uno Stato islamico. E in parte ci sono anche riusciti, visto che ampie zone della Siria e del vicino Irak sono nelle loro mani.

Perché anche prima non è che i cristiani, di qualunque confessione, avessero vita facile.
«I problemi erano legati a temi quali l’adozione, l’eredità, il matrimonio», dice Chihade. Che spiega, senza troppi fronzoli diplomatici, che «l’adozione per i musulmani è proibita fin da quando Maometto, il Profeta, invaghitosi della moglie del figlio adottivo, per poterla sposare decise di annullare l’adozione. Per quanto riguarda l’eredità, la donna nel mondo musulmano vale la metà dell’uomo, e questo vale anche per le divisioni ereditarie». 

da Il Corriere di Como 19 ottobre 2014  Isis, minaccia mondiale.

Chihade Abboud è dottore in diritto canonico e parroco di nostra signora ad Harasta, in Damasco

la chiesa cattolica su gay e divorziati, 19 ottobre 2014


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un classico della antropologia culturale: EDWARD T. HALL, Il linguaggio silenzioso (1959), Garzanti, 1969


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Premio Nobel per la Pace a MALALA: per i talebani “la Sharia dice che anche un bambino può essere ucciso se fa propaganda contro l’Islam”, Fiamma Nirenstein in Informazione Corretta


Finalmente ce l’ha fatta la sussiegosa giuria del premio Nobel. Mentre l’anno scorso l’aveva snobbata nonostante Malala avesse quasi dato la vita per aprire la strada verso le scuole a tutte le bambine in un mondo di Talebani assassini, quest’anno il Premio Nobel per la Pace le è stato assegnato.

Anche a Oslo si sono accorti che è ormai difficile sopportare la violenza islamista contro le donne, la proibizione di tutte le libertà sin dall’infanzia, sono tempi in cui ogni giorno giungono notizie di donne rapite, stuprate, uccise. E così Malala è tornata all’attenzione della giuria come eroina di tutte le ragazze che vogliono studiare. Ha ancora 17 anni nonostante la sua vita piena di traumatiche esperienze, e il suo visino rotondo ci ricorda che ha avuto un’infanzia negata.

Malala è rimasta a lungo fra la vita e la morte, si è ripresa in Inghilterra dove si trova. IL suo premio irrita i conservatori pachistani: il leader del partito religioso Liaqat Baloch ha rilevato che la ragazza “è molto seguita all’estero… e questo insospettisce”.Dal Pakistan si è suggerito che l’attentato sia opera della CIA. I talebani, hanno definito Malala “una spia americana”. Ma spiegano anche che “è il Corano che impone di uccidere chi fa propaganda contro l’Islam ” e che “la Sharia dice che anche un bambino può essere ucciso se fa propaganda contro l’Islam”.

da Informazione Corretta.

Islamismo. Sul libro: Michael Cook, Ancient Religions, Modern Politics: The Islamic case in comparative perspective, edito da Princeton University Press, 2014


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su Amazon: http://www.amazon.it/Ancient-religions-modern-politics-Comparative/dp/0691144907/ref=sr_1_4?ie=UTF8&qid=1412924406&sr=8-4&keywords=Michael+Cook

Che cosa distingue l’Islam dalle altre religioni? Cosa lo rende diverso e in qualche modo unico nel panorama mondiale, soprattutto per quanto attiene al rapporto con la politica? Un autorevole studioso inglese, Michael Cook, ha appena pubblicato un libro su questo tema: Ancient Religions, Modern Politics: The Islamic case in comparative perspective, edito da Princeton University Press. Riccardo Chiaberge ne discute con l’islamista Massimo Campanini e con il direttore di Limes Lucio Caracciol

Dipak R. Pant, Into the Extreme Lands, in search of Sustainability (sottotitoli in italiano)


Trailer del docufilm “Into the extreme lands, in search of sustainability” (sottotitoli in italiano) sulle spedizioni scientifiche in Mongolia per missioni di osservazione, ricerca e formazione sul campo ed in itinere per comprendere gli assetti ambientali, socio-culturali ed economici dei popoli e per elaborare immagini alternative del futuro dei contesti osservati (field survey and scenario planning). Le spedizioni si pongono tre obiettivi principali:
1.l’osservazione diretta di sistemi economici ed i loro contesti sociali ed ambientali;
2.la formazione inter-disciplinare sui metodi di ricerca sul campo e sull’elaborazione degli scenari futuri;
3.la formazione inter-culturale alla capacità di adattamento e leadership in condizioni non ordinarie;

L’ Extreme Lands Program è un programma che si pone come obiettivo la ricerca e la progettazione sperimentale per lo sviluppo locale sostenibile nelle comunità delle aree più remote e marginali del pianeta (tundra, taiga, alture, deserti, steppe, savana, foreste, paludi, etc…), zone di frontiera tra territori antropizzati e spazi senza presenze umane (no man’s land).

Le terre estreme svolgono funzioni vitali per la conservazione degli eco-sistemi e degli assetti idrogeologici. Contengono concentrazioni di bio-diversità e residui di arcaicità culturale (etno-diversità). Sono una testimonianza di strategie adattive in condizioni avverse, da cui è possibile trarre ipotesi scientifiche ed indicazioni metodologiche per principi e pratiche di sostenibilità. Nelle terre estreme vivono comunità vulnerabili che, se non supportate, tendono a spopolarsi, facendo venire meno il presidio umano del territorio e la preservazione di forme culturali e di saperi antichi. L’Extreme Lands Program intende anche implementare progetti per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con le organizzazioni locali in base alle loro esigenze e richieste

 

Rotherdham, Regno Unito, abusi sessuali su 1.400 bambini. Gli aggressori però non erano preti cattolici o star dell’establishment, ma membri delle comunità pachistana e islamica


“Le autorità hanno fallito per paura di essere tacciate di ‘razzismo’”. Anche Paul Valley del Guardian ci va giù duro sull’incredibile caso di Rotherham, una città di 117 mila abitanti nel nord dell’Inghilterra famosa per il carbone, teatro di abusi e violenze sessuali dal 1997 al 2013. Le vittime erano bambini da undici a sedici anni con problemi mentali, emozionali o familiari. Sarebbero oltre mille. Gli aggressori però non erano preti cattolici o star dell’establishment come Jimmy Savile, ma membri delle comunità pachistana e islamica. Così era stato tutto messo a tacere. Ieri il politico laburista Denis MacShane ha detto di non aver voluto indagare, sebbene fosse a conoscenza degli abusi, perché, “da lettore del Guardian e liberal di sinistra”, aveva paura di “affondare il barcone multiculturale”. Alexis Jay, incaricata dalle autorità di far luce su quanto era successo, ha trovato responsabilità di polizia, politici e assistenti sociali che non hanno voluto, pur sapendo, fermare le violenze. I funzionari “temevano di denunciare l’origine etnica di chi era coinvolto” col timore di essere definiti come “razzisti”. da http://www.ilfoglio.it/articoli/v/120436/rubriche/il-pedofilo-politicamente-corretto.htm

la notizia qui: Rotherdham, Regno Unito, abusi sessuali su 1.400 bambini in una sola città – Corriere.it, 2014 « POLITICHE SOCIALI e SERVIZI

ANNOTAZIONE DI PAOLO FERRARIO:

il termine RAZZISMO è da riferire alla seguente definizione oggettiva:

ricondurre il comportamento dell’individuo alla razza cui cui esso appartiene e indurre alla credenza della superiorità di una razza rispetto alle altre

dal Dizionario di politica diretto da Norberto Bobbio, Nicola Matteucci, Gianfranco Pasquino,Utet

 

Pertanto informare, denunciare, prendere le distanze, combattere comportamenti che sono del tutto estranei ai criteri di convivenza corrispondenti ai livelli raggiunti dalla civiltà dei diritti (libertà, rispetto degli esseri viventi, eguaglianza) non è razzismo

DA http://mappeser.com/2014/08/19/razzismo-la-definizione-oggettiva/

RAZZISMO: la definizione razionale ed oggettiva oggettiva sulla base dei criteri delle scienze politiche


il termine RAZZISMO è da riferire alla seguente definizione oggettiva:

ricondurre il comportamento dell’individuo alla razza cui cui esso appartiene e indurre alla credenza della superiorità di una razza rispetto alle altre

dal Dizionario di politica diretto da Norberto Bobbio, Nicola Matteucci, Gianfranco Pasquino,Utet

 

Pertanto informare, denunciare, prendere le distanze, fa valere il principio di legalità e combattere comportamenti che sono del tutto estranei ai criteri di convivenza corrispondenti ai livelli raggiunti dalla civiltà dei diritti (libertà, rispetto degli esseri viventi, eguaglianza) non è razzismo.

Maometto il profeta di dio…chi era veramente – da Bubblews


vai a: Maometto il profeta di dio…chi era veramente – Bubblews.

Eurabia e medioevo prossimo venturo: gli obiettivi degli islamisti


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10.08.2014 E’ il Califfato l’obiettivo delle guerre islamiste
di Ugo Volli

Testata: Shalom
Data: 10 agosto 2014
Pagina: 14
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Tante guerre un solo obbiettivo: dall’Himalaya all’Oceano Atlantico creare un grande Califfato islamico»

 

Riprendiamo da SHALOM di luglio-agosto 2014, a pagg. 14-15, l’articolo di Ugo Volli dal titolo “Tante guerre un solo obbiettivo: dall’Himalaya all’Oceano Atlantico creare un grande Califfato islamico “:http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=157&sez=120&id=54763

Il califfato è una forma di governo, a capo della quale si trova il califfo. Il termine proviene dall’in arabo: خلافة (khilāfa), che significa “successione”, “luogotenenza” e si riferisce al sistema di governo adottato dal primissimo Islam, il giorno stesso della morte di Maometto e intende rappresentare l’unità politica dei musulmani, ovvero la Umma.

 

Come se fosse la prima volta che gli arabi tentano di costituire una “Grande Siria” dall’Iraq fino a Israele, passando per Siria Libano e Giordania. In realtà ci provarono appena sollevati dal giogo turco durante la prima guerra mondiale, spinti anche dalla Gran Bretagna (era il piano di Lawrence d’Arabia, che Londra continuò a perseguire prima in funzione antifrancese e poi antisraeliana fino agli anni Cinquanta). Quell’ ʿIzz al-Dīn al-Qassām da cui prendono nome le “brigate” terroriste di Hamas e anche i razzi che usano contro i civili israeliani, per esempio, era un terrorista di origini siriane, formato religiosamente in Egitto e militarmente nell’esercito turco, che sostenne la guerra contro l’Italia in Libia, poi combatté contro i francesi in Libano, partecipò alle stragi contro gli ebrei del mandato britannico e fu ucciso dagli inglesi a Jenin negli anni Trenta. I percorsi sono gli stessi, solo con un notevole ampliamento fino all’Himalaya da un lato e all’Oceano Atlantico dall’altro. Uguale è l’ideologia, la crudeltà dei metodi di lotta, il fanatismo, l’odio per i non musulmani. Uguali le linee strategiche, spesso anche le basi e gli avversari.

l’idea che nei musei si debba cambiare il concetto di “biglietto singolo” trasformandolo in un “abbonamento annuale”, Lettera aperta di Livia Cornaggia del Museo Tattile a Philippe Daverio , da Press-IN


Se il museo avesse un biglietto annuale?

Lettera aperta di Livia Cornaggia del Museo Tattile a Philippe Daverio 

Gentile Professor Daverio,
ieri sera ero una delle oltre 600 persone che si trovavano al teatro Fraschini di Pavia per ascoltare la sua conferenza. Al di là di condividere sostanzialmente tutte le riflessioni che lei ha fatto nel corso della serata e di ritenere che sia stata una straordinaria opportunità per tutti noi presenti per imparare da lei come si dovrebbe parlare e ‘pensare’ in materia di arte, di urbanistica, di gestione museale, ecc. credo che l’elemento sul quale riflettere sia lo spunto che lei ha dato in merito a come si dovrebbe permettere ai visitatori di accedere ad un museo. 
Suggerendo l’idea che nei musei si debba cambiare il concetto di “biglietto singolo” trasformandolo in un “abbonamento annuale” che permetta al visitatore di tornare tutte le volte che vuole, non solo si aprirebbe la strada ad una fruizione più approfondita e ‘sensata’ delle opere che sono contenute nei musei italiani, ma soprattutto si creerebbero le condizioni perché i musei venissero vissuti come degli spazi ‘amichevoli’, da frequentare come si trattasse di una casa di amici, tali da dar vita a delle conversazioni del tipo: “Senti, ti va oggi pomeriggio di venire a fare un salto con me al Poldi Pezzoli? Ho voglia di andare a trovare il ritratto di giovane dama del Pollaiolo…”. Parlo per esperienza quasi diretta. Tre anni e mezzo fa, insieme ad altri due soci, ho creato il Museo Tattile Varese, un esempio per adesso unico di conservazione di modelli tattili in legno a prevalente soggetto artistico ed architettonico. Quando abbiamo avuto questa idea, tutti ci hanno detto che pensare di realizzare un progetto così a Varese era da perfetti visionari. Visionari lo saremo anche stati, ma il Museo Tattile Varese (grazie anche ad una amministrazione comunale che ha talmente creduto nella nostra ‘visionarietà’ da metterci a disposizione una sede straordinaria) )esiste da 3 anni, viene visitato da più o meno 3000 persone all’anno e ha ospitato altrettanti bambini che hanno partecipato ai laboratori museali. E nel nostro museo – e qui torniamo al punto – le persone ritornano. E ritornano più volte, magari da sole, magari in compagnia, magari per vedere qualcosa che sembra loro di non avere visto bene….e quando qualcuno ritorna non viene penalizzato con un nuovo biglietto, in genere lo ringraziamo, semmai.

Insomma, da questo spunto che lei ieri sera ci ha dato, faccio io a lei una proposta: perché non pensa di creare una ‘rete’ di musei che siano disposti ad avere ‘visitatori annuali’ e non visitatori usa-e-getta? Probabilmente all’inizio aderirebbero a questa “rete museale” solo i musei piccolini, oppure quelli un po’ ‘strani’ come il nostro, ma poi sono convinta che arriverebbero anche i ‘grandi’, cioè anche quei musei che per eccesso di storia e di bellezza si portano appresso anche un po’ di spocchia.

da Press-IN.

Rawan, sposa bambina in Yemen, Muore a 8 anni, durante la prima notte di matrimonio per emorragia interna


ISLAMICI/CULTURA DELLA FAMIGLIA:

Si chiamava Rawan, viveva ad Al Hardh, regione nord orientale dello Yemen al confine con l’Arabia Saudita ed aveva 8 anni, di più non sappiamo. Ha perso la vita durante la prima notte di matrimonio con uno sposo la cui età era cinque volte la sua, a causa di un’emorragia interna, secondo alcuni attivisti.

Gli attivisti stanno chiedendo che lo sposo, che dovrebbe avere intorno ai 40 anni, e la famiglia della bambina, vengano arrestati e portati a giudizio. Purtroppo non è il primo caso e anzi ricorda un’altra storia recente, simile in tutto se non per l’età della vittima, Ilham, che in questo caso era una tredicenne. Mentre nel 2010, una bimba di 12 anni è morta durante il travaglio del parto.

da Rawan, sposa bambina in Yemen, Muore a 8 anni, durante la prima notte di matrimonio

VAI ANCHE A: http://attivissimo.blogspot.it/2013/09/antibufala-la-sposa-di-8-anni-morta.html

Svezia, una scuola (nella civilissima Svezia che ha appena eletto la prima eurodeputata femminista e rom) in cui tutte le bambine di una classe sono state sottoposte alla mutilazione genitale. Per 28 di queste piccole la mutilazione è avvenuta nella sua forma peggiore: l’infibulazione | da Blitz quotidiano, 24 giugno 2014


C’è una scuola, nella civilissima Svezia che ha appena eletto la prima eurodeputata femminista e rom, in cui tutte le bambine di una classe sono state sottoposte alla mutilazione genitale. Per 28 di queste piccole la mutilazione è avvenuta nella sua forma peggiore: l’infibulazione, con asportazione della clitoride e delle grandi labbra e la cucitura quasi totale della vulva, in modo da rendere molto dolorosi i rapporti sessuali.

A scoprirlo sono stati i servizi sanitari di Norrköping, città di 80 mila abitanti della Svezia orientale: durante i colloqui periodici con le studentesse è venuto fuori che 60 bambine tra i 4 e i 14 anni hanno subito queste mutilazioni, e la metà di loro frequenta la stessa classe.

Nella Svezia meta di migranti da tutto il mondo, la pratica è vietata dal 1982: chi trasgredisce rischia dai quattro e i dieci anni di carcere. E dal 1999 è reato anche quando viene praticata quando icittadini svedesi sono in altri Paesi. E’ frequente che gli immigrati africani sottopongano le proprie figlie a questa menomazione quando tornano nei propri Paesi d’origine, magari durante le vacanze. Le conseguenze sono pesanti: gravi infezioni, disturbi psichici, sterilità, crampi e il piacere sessuale annientato.

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono 125 milioni le bambine e le donne che sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili nei 29 Paesi di Africa e Medio Oriente, dove questa pratica è più frequente. L’età più frequente in cui avvengono le mutilazioni è sotto i 15 anni.

da Svezia, in una scuola 60 bambine sottoposte a mutilazione genitale femminile | Blitz quotidiano.

India, un’altra ragazza impiccata Donna resiste a stupro: uccisa – Corriere.it


India, un’altra ragazza impiccata Donna resiste a stupro: uccisa – Corriere.it.

Ilaria Simonelli, Maria Giovanna Caccialupi, Le mutilazioni genitali femminili. Rappresentazioni sociali e approcci sociosanitari, “i Quid” n.11, Prospettive Sociali e Sanitarie, 2014 | da Scambi di Prospettive


Ilaria Simonelli, Maria Giovanna Caccialupi, Le mutiliazioni genitali femminili. Rappresentazioni sociali e approcci sociosanitari, “i Quid” n.11, Prospettive Sociali e Sanitarie, 2014.

vai a:  Le mutiliazioni genitali femminili | in Scambi di Prospettive.

 

immagini e foto di Mutilazioni genitali femminili

BARNARD Alan , Antropologia sociale delle origini umane, Il Mulino, 2014


A. BARNARD

Antropologia sociale delle origini umane

Collana “Saggi”

pp. 264, € 25,00
978-88-15-25104-6
anno di pubblicazione 2014

in libreria dal 13/03/2014

Copertina 25104


Proprio perché l’essere umano nasce quale animale sociale, la ricostruzione delle sue origini non può prescindere dal contributo di una scienza come l’antropologia sociale. Le conoscenze che questa disciplina ha accumulato sui diversi tipi di società sono essenziali per comprendere appieno le prime forme di produzione e scambio, la conquista di manufatti e tecnologie, le strutture della famiglia e della parentela, l’origine del linguaggio e dell’arte, dei rituali e delle credenze. Attraverso una limpida esposizione, l’antropologia sociale e culturale ritrova voce in questo saggio nell’esuberante dialogo tra le discipline – archeologia, paletnologia, linguistica, genetica – che studiano l’affascinante vicenda dell’evoluzione umana.

Alan Barnard è docente di Antropologia nell’Università di Edimburgo. Con J. Spencer ha curato l’«Encyclopedia of Social and Cultural Anthropology» (1996). Il Mulino ha pubblicato la sua «Storia del pensiero antropologico» (2001).

Volumi – A. BARNARD, Antropologia sociale delle origini umane.

Domenico Quirico, Pierre Piccinin Da Prata, IL PAESE DEL MALE. 152 giorni in ostaggio in Siria, Neri Pozza, 2014


Originally posted on Paolo del 1948:

Gli islamici

Per ricordare che la cultura di sinistra (Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Sel, centri sociali, no tav; …

non hanno mai capito il segno delle torri gemelle di New York e hanno sempre sostenuto le “ragioni” dell’islamismo radicale.

Sono reduci della rivoluzione d’ottobre e alla ricerca dl “nuovo proletariato” per ripetere il secolo breve dl quale hanno nostalgia
QUIRICO768QUIRICO767QUIRICO769QUIRICO770

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