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Category Archives: CULTURE

Filippino Massacrato a calci e pugni in strada, dopo una lite per droga, fermati tre connazionali – Milano


Massacrato a calci e pugni in strada, dopo una lite per droga. Sotto gli occhi di molti passanti, che hanno filmato tutto con i loro cellulari ma non hanno mosso un dito in sua difesa. Un filippino di 34 anni, Topacio Anthony Edinson, è stato assassinato intorno all’una di sabato all’esterno della sala bingo di viale Zara angolo viale Marche, una delle principali nella zona nord del capoluogo lombardo. Subito individuati i tre aggressori, arrestati con l’accusa di omicidio volontario aggravato in concorso: Mark Dimapasoc, 28 anni, incensurato, Leonil Dela Chica, 26 anni, e Rafael Pujanes, 24 anni, gli ultimi due con precedenti per rissa e lesioni.

LA LITE PER DROGA - «È stato massacrato a calci e pugni con violenza inaudita. E’ stata un’aggressione violentissima e molto rapida», riferiscono i carabinieri della compagnia Duomo, che hanno arrestato i tre sospettati. Secondo i primi accertamenti, alla base del brutale omicidio vi sarebbe una lite per una piccola partita di stupefacenti, scoppiata intorno a mezzanotte.

da   Filippino ammazzato a calci e pugni in strada, fermati tre connazionali – Milano.

Circoncisione sul figlio di sei anni di un tunisino torinese. la madre del bambino, italiana e separata dal padre, nulla sapeva dell’intervento


CABIATE - Si è giustificato adducendo un’infezione in corso sulla quale era urgente intervenire e spiegando che il padre del piccolo che aveva circonciso gli aveva assicurato che anche la madre aveva dato il nulla osta all’intervento. Questa la linea difensiva del medico siriano, residente a Cabiate, Kasem El Masri, accusato di lesioni volontarie aggravate sul figlio di sei anni di un tunisino torinese.

 

L’uomo aveva portato il 25 luglio 2009 il piccolo nell’ambulatorio di El Masri, che era intervenuto sul bambino in anestesia locale. Una pratica proibita, visto che è necessaria un’anestesia totale e soprattutto l’azione in ospedale e non in uno studio medico. Inoltre si è scoperto che la madre del bambino, italiana e separata dal padre, nulla sapeva dell’intervento

Cabiate, medico a processo Circoncise un bambino – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.

IKEA cancella le donne dal proprio catalogo in Arabia Saudita


Globalizzazione e multiculturalismo

Il dato da sottolineare è che i giornali che segnalano questa notizia (praticamente tutti)  criticano l’IKEA e non la cultura pre-medievale della Arabia Saudita e i comandamenti coranici

Paolo Ferrario

Catalogo IKEA

L’azienda multinazionale fondata in Svezia da Ingvar Kamprad è al centro di una nuova bufera: IKEA ha, infatti, deciso di cancellare le donne dai propri cataloghi presenti in Arabia Saudita

 

 

continua su http://attualissimo.it/ikea-cancella-le-donne-dal-proprio-catalogo-in-arabia/#ixzz28i6H6bY2

da IKEA cancella le donne dal proprio catalogo in Arabia.

CHARLIE HEBDO, settimanale francese della sinistra libertaria sotto attacco degli islamici


CHARLIE HEBDO, settimanale francese della sinistra libertaria sotto attacco degli islamici:

Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2011 la sede del giornale viene distrutta a seguito del lancio di diverse bombe Molotov, appena prima dell’uscita del numero del 2 novembre dedicato alla vittoria del partito fondamentalista islamico nelle elezioni in Tunisia[2]. Sulla copertina del numero in questione sono apparsi una vignetta satirica con Maometto che dice “100 frustate se non muori dalle risate” e il titolo “Charia Hebdo”, gioco di parole tra Sharia e il nome del giornale[3]. Anche il sito internet della rivista è stato bersaglio di un attacco informatico[2].

Roma – CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “La Francia teme le vendette per la satira su Maometto”. Editoriale di Pierluigi Battista: “La libertà non è un rischio”. Di spalla: “Ambrosoli, Dalla Chiesa e gli eroi imprevisti”. Al centro: “Il caso Lazio scuote il Pdl”. Sotto: “Inutili sceneggiate”. Ancora sotto: “Obama, sostegno a Monti”. In basso: “Perchè un ragazzo su tre vive con mamma e papà”. Ancora in basso: “La scrivania e l’ufficio? Sostituiti da una valigia”. Ancora in basso: “Abu Omar. Per Pollari e Mancini nuovo giudizio”.

LA REPUBBLICA – In apertura: “Ecco il sistema Polverini”. Editoriale di Massimo Giannini: “Perchè deve dimettersi”. Di spalla: “Se il re è nudo la sacralità della monarchia nell’era del Gossip”. Al centro: “Il toga party del centrodestra”. Sotto: “Islam, la Francia chiude le ambasciate”. Ancora sotto: “Intercettazioni, la Consulta ammette il ricorso del colle”. In basso: “La benzina alle stelle il governo taglia le accise”.

LA STAMPA – In apertura: “Il caso Polverini scuote il Pdl”. Sotto: “Vendola riapre lo scontro nel Pd”. Accanto: “De Romanis e le feste in costume ‘A Bruxelles anche Berlusconi’”. In alto: “Sequestro Abu Omar processo al Sismi”. Editoriale di Luigi La Spina: “Cacciatori di poltrone e bella vita”. Di spalla, “Stato-mafia via libera al ricorso del Quirinale”. Sotto, editoriale di Ugo De Servio: “Al di fuori della lotta politica”. Al centro, fotonotizia: “Islam, ecco l’uomo che spaventa la Francia”.

IL GIORNALE – In apertura, “Regioni da rottamare”. Al centro, fotonotizia: “La Polverini in crisi di nervi minaccia le dimissioni”. Sotto: “Ex An-Pdl, Berlusconi congela lo strappo”. Di spalla: ”Vendola papa gay distrugge la sinistra”. Sotto: “La lobby degli omo ora punta al potere”.

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Le Casse superano gli esami”. Sotto: “Un forziere privato: Lo Stato deve solo vigilare”. Editoriale di Luigi Guiso: “Se il mondo vince la sfida della liquidità”. In basso: “Monti: Attenzione al costo del lavoro”. Di spalla: “Fondi Pdl, la Polverini pronta alle dimissioni Nel partito è scontro”. In alto: “Al via Milano moda Gucci rivisita gli anni 70”.

IL MESSAGGERO – In apertura: Polverini, pronte le dimissioni”. Sotto: “Fiorito dai Pm, accuse agli altri consiglieri”. Editoriale di Alessandro Barbano: “La svolta adesso o mai più”. Al centro, fotonotizia: “Vignette su Maometto, allarme in Francia”. Accanto: “Fiat, ecco le richieste per investire in Italia”. In basso: “Roma, il socio del broker suicida ‘Ora c’è la fila di chi rivuole i soldi’”. Ancora in basso: Uno su tre vive con i genitori ma non sono tutti bamboccioni”.

IL TEMPO – In apertura: “Polverini pronta a lasciare. Pdl a pezzi”. Editoriale di Mario Sechi: “Una crisi tragicomica”. Al centro, fotonotizia: “Er Batman: ‘Io non ho rubato’”. Di spalla: “Una società esterna controllerà i bilanci”. Sotto: “Redditometri ai politici contro la corruzione”. Ancora sotto: “Quella sponda a Vendola dannosa per Bersani”. In basso. “I pendolari vogliono la metro”.

IL FATTO QUOTIDIANO – In apertura: “Polverini, tutti gli sprechi. La festa è finita”. Editoriale di Marco Travaglio: “Democratica, ma anche no”. In basso: “Anche Md contro Ingroia e la Corte dà l’ok al Colle”. Accanto: “Profitti privati e soldi pubblici: 2,7 miliardi a Marchionne”. In basso: “Le vignette contro Maometto spaventano la Francia: chiuse le ambasciate nei paesi Arabi”. (ilVelino/AGV)
(red) 20 Settembre 2012 07:34

corso: Cultura e Psicopatologia: come si costruisce un setting transculturale per il paziente italiano e straniero?”, Fondazione Cecchini Pace via Molino delle Armi 19 – 20123 Milano


Egregi Dottori,

 

desideriamo informarvi della programmazione del corso:

 

Cultura e Psicopatologia: come si costruisce un setting transculturale per il paziente italiano e  straniero?

Prof. M.C.Ambrosi Zaiontz,  sabato 10 e 24 novembre 2012,

specifica formazione che si propone di fornire strumenti clinico-applicativi atti allo sviluppo del quadro psicopatologico del paziente indipendentemente dalla propria nazionalità e linee guida per la costruzione di un setting transculturale.

 

Vi inviamo il programma del corso e la scheda di iscrizione con preghiera di diffusione attraverso i vs. canali, a medici e psicologi.

 

L’iscrizione è da effettuarsi entro il 30 settembre, in modo da avere i tempi tecnici necessari per la richiesta dei crediti ECM.

 

Vi ringraziamo anticipatamente per l’attenzione che vorrete dare a questa attività, cordiali saluti,

Pinuccia Galli

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Fondazione Cecchini Pace

via Molino delle Armi 19 – 20123 Milano

tel.02.58310299

l’atleta iraniano che si rifiuta di stringere alla Duchessa di Cambridge la mano in quanto donna


Paralimpiadi di Londra 2012 – Vince l’oro alle paralimpiadi ma non stringe la mano alla Duchessa di Cambridge. E’ successo a Londra durante la premiazione per la gara del lancio del disco vinta dall’iraniano Mehrdad Karam Zadeh. L’atleta si porta la mano al petto invece di tenderla a Kate perché la consuetudine iraniana prevede che vengano evitati contatti, compresa la stretta di mano, fra uomini e donne.

Incinta si leva velo per caldo, marito egiziano la picchia selvaggiamente perchè “”ha disubbidito” – ANSA.it


Ha picchiato selvaggiamente la moglie – una ventenne di Porto Empedocle, figlia di un tunisino – facendola finire in ospedale solo perché la giovane, a causa del gran caldo, si era levata il velo che teneva sul volto, in mezzo alla strada.

 L’egiziano, di 19 anni, è stato denunciato alla Procura di Agrigento, dalla polizia, per lesioni personali.

la ventenne, soffocata dal gran caldo ha prima chiesto al marito se poteva levare il velo che teneva sul volto. Lui avrebbe iniziato ad urlare nella speranza, probabilmente, di intimorirla. La ventenne però – ha poi raccontato ai poliziotti – non riusciva più a respirare e si è tolta il velo. Il marito, per la mancanza di rispetto, l’ha picchiata selvaggiamente minacciando anche i passanti che nel tentativo di scongiurare il pestaggio volevano intervenire in soccorso della donna.

da Incinta si leve velo per caldo, marito la picchia – In Breve – ANSA.it.

Ramadan della fede (volontà di potenza) islamista: Francia, I quattro animatori sono stati sospesi dal servizio in quanto il loro contratto di lavoro prevedeva di alimentarsi a sufficienza per evitare casi, già successi in passato, di incidenti sul posto di lavoro dovuti alla pratica del digiuno


In Francia quattro animatori di un centro estivo per ragazzi hanno riacceso le polemiche sulla volontà di seguire le consuetudini imposte dalla religione sul posto di lavoro. La fede islamica prevede, nel corso del mese del Ramadan che quest’anno durerà fino al 18 agosto, lo stretto digiuno nelle ore di luce, lasciando però la possibilità di nutrirsi nelle ore di buio.

I quattro animatori sono stati sospesi dal servizio in quanto il loro contratto di lavoro prevedeva di alimentarsi a sufficienza per evitare casi, già successi in passato, di incidenti sul posto di lavoro dovuti alla pratica del digiuno. Nello stesso centro estivo, infatti, qualche anno prima l’autista del minibus, in seguito a un malore dovuto al digiuno, aveva provocato un incidente in cui erano rimasti feriti due bambini.
In seguito alle polemiche sulla libertà religiosa, tuttavia, la sospensione dei due lavoratori è stata revocata.

Il problema però resta, e si fa sentire specie in quei Paesi nordici dove le ore di luce sono oggettivamente poche, ad esempio in Finlandia. Talora le locali comunità islamiche usano regolarsi sull’orario della Mecca: espediente, questo, che ha comunque fatto discutere le frange più conservatrici. 

da Globalist.it | Lavoratori a digiuno: polemiche sul Ramadan.

WELFARE TRANSNAZIONALE: la frontiera esterna delle politiche sociali, a cura di Flavia Piperno e Mara Tognetti Bordogna, EDIESSE, Roma 2012


 

 

 

 

 

 

 

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islamisti: donna afgana giustiziata per adulterio davanti a una folla in festa


da: Lettera43

#Video shock: donna afgana giustiziata per adulterio davanti a una folla in festa bit.ly/Mcda9r

Afghanistan: Lal Bibi è stata “disonorata” e sarà costretta a uccidersi, come afferma pubblicamente lei stessa, a meno che i suoi aguzzini verranno consegnati alla giustizia per restituirle onore e dignità


Per cinque giorni la diciottenne Lal Bibi è stata rapita, violentata, torturata e incatenata al muroda un gruppo di potenti ufficiali della polizia afgana. Ma lei ha deciso di fare quel che alle donne afgane è vietato: sta reagendo, e insieme possiamo aiutare lei e tutte le donne afgane a ottenere giustizia.

Secondo una tradizione ancestrale, come donna che ha subìto violenza, Lal Bibi è stata “disonorata” e sarà costretta a uccidersi, come afferma pubblicamente lei stessa, a meno che i suoi aguzzini verranno consegnati alla giustizia per restituirle onore e dignità. In genere il sistema giudiziario afgano non persegue casi simili e fino a questo momento i maggiori sospettati nel caso di Lal Bibi non sono stati chiamati a giudizio, probabilmente nella speranza che l’attenzione internazionale si attenui. Ogni giorno che passa senza che avvenga alcun arresto spinge sempre più Lal Bibi al suicidio, ma c’è ancora speranza.

Questo fine settimana è previsto che Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone e altri importanti donatori si impegneranno a devolvere 4 miliardi di dollari all’Afghanistan, soldi destinati proprio a finanziare le stesse forze di polizia responsabili delle violenze nei confronti di Lal Bibi. Una protesta globale può però indurre i donatori ad agire, ponendo come condizione alle loro sovvenzioni un’azione forte per combattere le violenze e proteggere le donne. Non ci rimane molto tempo: clicca sotto per chiedere il cambiamento che può salvare la vita di Lal Bibi e la nostra petizione sarà consegnata proprio alla conferenza dei donatori a Tokyo: 

https://secure.avaaz.org/it/justice_for_lal_bibi_c/?bHbCHab&v=15792 

Le usanze locali in alcune zone dell’Afghanistan impongono che le donne che subiscono violenze sessuali, poiché disonorate, debbano commettere suicidio per ristabilire l’onore della loro famiglia per generazioni. Incredibilmente però Lal Bibi e la sua famiglia stanno tentando con coraggio di salvarle la vita insistendo nel voler perseguire i suoi torturatori e spostando su di loro la colpa, agli occhi della società.

Le forze di polizia afgane responsabili della violenza dipendono fortemente da finanziamenti esteri che verranno promessi questo fine settimana, quando tutti i maggiori benefattori si riuniranno a Tokyo. I paesi donatori possono e devono pretendere che i fondi non vengano spesi per potenziare forze di polizia che agiscono con vergognosa impunità e che gli ufficiali di polizia lavorino per proteggere le donne, non per aggredirle!

In tutto l’Afghanistan ci sono centinaia di donne e ragazze che sono soggette alla stessa “giustizia tribale” inflitta a Lal Bibi. Altre migliaia stannoseguendo con attenzione la vicenda per vedere in che modo il governo afgano e il mondo intero risponderanno alla ragazza che sta reagendo rifiutandosi di morire in silenzio. Sosteniamola: firma la petizione qui sotto e dillo a tutti:

https://secure.avaaz.org/it/justice_for_lal_bibi_c/?bHbCHab&v=15792 

La guerra globale alle donne è implacabile. Più volte la nostra comunità si è però unita per combatterla. Abbiamo aiutato a fermare la lapidazione illegale di Sakineh Ashtiani in Iran e combattuto perché le sopravvissute agli stupri in Libia, Marocco e Honduras ottenessero giustizia. Mostriamo il potere globale della nostra comunità per aiutare Lal Bibi e milioni di donne in Afghanistan a ottenere giustizia.

Con speranza e determinazione, 

Dalia, Emma, Alaphia, Ricken, Laura, Antonia e il resto del team di Avaaz 


Per maggiori informazioni: 

Afghanistan, la conferenza di Tokyo. I diritti delle donne prima di tutto (La Repubblica)
http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2012/07/03/news/afghanistan_la_conferenza_di_tokyo_i_diritti_delle_donne_prima_di_tutto-38453746/

Afghanistan: stupro, madre avverte, “giustizia o ci immoliamo” (Articolo Tre)
http://www.articolotre.com/2012/06/afghanistan-stupro-madre-avverte-giustizia-o-ci-immoliamo/92037 

Un caso di stupro in Afghanistan focalizza l’attenzione sulla polizia locale [EN] (New York Times)
http://www.nytimes.com/2012/06/28/world/asia/afghan-rape-case-turns-focus-on-local-police.html?pagewanted=all 

SOS GENITORI: GLI SPAESAMENTI DELLA CONTEMPORANEITA’, Convegno alla Università di Nilano Bicocca / Scienze della formazione, 2012


1. “Dal bambino competente al genitore competente?” – Jesper Juul (Familylab International)

2 I media, “grandi narratori” della famiglia contemporanea – Emanuela Mancino (Bicocca)

3. Tavola rotonda coordinata da Susanna Mantovani (Bicocca)
Partecipano: Simona Capria (Consulente pedagogica TV e Radio), Claudia De Lillo alias Elasti (D di Repubblica) Renata Maderna (Famiglia Cristiana), Fabrizio Pini (Politecnico Milano) Manuela Trinci (L’Unità), Giorgio Vignali (Produttore televisivo), Mariagrazia Contini (Università di Bologna)

straniero / strangio / estraneo – da Una parola dello Zingarelli al giorno


La parola di oggi è: straniero / strangio / estraneo

La parola del giorno dello Zingarelli e la sua pronuncia sono disponibili all’indirizzohttp://dizionari.zanichelli.it/parola-del-giorno/


stranièro / straˈnjɛro/ stranièrespec. nel sign. B
[dall'ant. fr. estrangier, da estrange ‘estraneo’. V. strangio  1266]
A agg.
1 Che è proprio di un Paese, di una nazione e sim. diversa dalla propria: terra stranieralingue straniereusi stranieriaccento stranieropopolo straniero.
2 (dir.) Relativo ad altro soggetto di diritto internazionale: deliberare un provvedimento giurisdizionale straniero | Che ha la cittadinanza di uno Stato estero:turisti stranieriCFR. xeno-.
3 Relativo a un popolo nemico e invasore: esercito stranieroinvasione, occupazione, dominazione straniera.
4 (lett.) Estraneo: sentirsi straniero in un luogogiovani madri che a straniero latte / non concedean gl’infanti (U. Foscolo).
5 Strano.
6 Alieno, nella loc. straniero da qlco.
B s. m.
1 (f. -a) Cittadino di altro Stato: lo straniero ha diritto d’asilo.
2 Popolo nemico e invasore: essere oppressi dallo stranieroessere soggetti allo stranierolanguire sotto lo stranierocacciare lo stranieromorte allo straniero!

stràngio / ˈstrandʒo/
[dall'ant. fr. estrange, dal lat. estrāneu(m) ‘strano’. V. estraneostrano  av. 1348]
agg. s. m.
 (raro) Straniero, forestiero.


estràneo / esˈtraneo/ o (poet.strànoestrànioestrànoistràneo,istrànostràgno, (poet.strànio
[vc. dotta, lat. extrāneu(m) ‘di fuori’, da ĕxtra ‘extra-’  av. 1294]
A agg.
1 Che appartiene a Stato, società, ambiente o famiglia diversi da quelli cui appartiene chi parla (+ a)persona estranea al nostro mondoCFR. xeno-.
2 (est.) Che è al di fuori di un luogo, di un lavoro e sim. (+ a)essere estraneo auna attività, a una iniziativamantenersi, dichiararsi estranei a un movimento politico.
3 (fig.) Che ha natura, struttura, significato e sim., diversi da quelli dell’oggetto o dell’elemento considerato (+ a)discorso estraneo all’argomento | corpo estraneo, frammento di varia natura e sim. penetrato in un organismo animato.
4 Forestiero, straniero | Strano, inusitato: qual che si fosse / de l’estrania prigion l’ordigno e l’arte (T. Tasso).
|| estraneaménte, avv. (raro) In maniera estranea.
B s. m. (f. -a)
1 Persona estranea: ingresso vietato agli estranei.
2 Straniero.

La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2012
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli

Zanichelli editore

da Una parola dello Zingarelli al giorno: straniero / strangio / estraneo – pamalteo@gmail.com – Gmail.

Strage di bambine: Gli indiani sopprimono le neonate seppellendole vive, riempiendone la bocca di riso fino a strozzarle, soffocandole, ponendole davanti a un ventilatore che ruota ad alta velocità, da Ragionpolitica


Non ha riscosso molta attenzione in Italia la notizia della neonata salvata in India dall’essere seppellita viva. Le stavano scavando la fossa il padre e uno zio quando, grazie a una provvidenziale segnalazione, la polizia è intervenuta, appena in tempo. Ma quello che per noi è un delitto senza attenuanti, agli occhi dei parenti della piccola è invece un legittimo e persino doveroso rito propiziatorio, necessario a portare nella famiglia figli maschi e prosperità.

L’uccisione di neonate in India è una vera e propria piaga sociale e morale. Altrettanto legittimo appare infatti disfarsi delle femmine quando in famiglia già ne sono nate una o più. Anche senza aspettarsi che l’omicidio porti ricchezza e figli maschi, lo si ritiene utile perché solleva la famiglia da un futuro onere finanziario, ritenuto insostenibile o comunque non accettabile.

In alternativa, si ricorre all’aborto quando è possibile conoscere il sesso del nascituro. L’onere a cui le famiglie intendono sottrarsi è la dote matrimoniale, un’istituzione proibita per legge dal 1961, ma tuttora estremamente radicata che impone al padre di sborsare somme spesso ingenti di denaro se vuole maritare le proprie figlie.

Le famiglie che non intendono dotare molte figlie o non se lo possono permettere – in considerazione anche dell’aumento degli importi richiesti negli ultimi due decenni – ricorrono all’infanticidio. L’alternativa, come si diceva, da quando è possibile individuare il sesso del feto, è l’aborto che è diventato così frequente da indurre nel 1994 le autorità indiane a proibire ai medici di fornire questa informazione ai genitori (divieto peraltro spesso violato comunicando il sesso verbalmente). Sembra che in 20 anni gli aborti selettivi femminili in India siano stati 10 milioni. Eppure, considerati i metodi usati per uccidere le neonate, l’aborto appare al confronto un atto clemente.

Gli indiani sopprimono infatti le neonate seppellendole vive, riempiendone la bocca di riso fino a strozzarle, soffocandole, ponendole davanti a un ventilatore che ruota ad alta velocità. A parte il primo metodo, gli altri servono probabilmente a simulare degli incidenti per evitare l’accusa di omicidio. L’istituzione della dote comporta altre conseguenze. In un contesto sociale che autorizza il matrimonio combinato e forzato, e persino infantile, le famiglie cercano di accasare almeno alcune figlie a buon mercato, proponendole, ad esempio, a uomini molto anziani o costringendole a diventare terze e quarte mogli, e a maritarsi molto giovani per smettere di pesare sulla famiglia. Succede anche che concordino un pagamento rateale della dote da estinguere entro i primi anni di matrimonio. È normale allora che si verifichino ritardi nel versamento delle somme pattuite e può darsi che il pagamento dopo qualche tempo venga interrotto. Ne conseguono tensioni e casi di violenza che possono culminare nell’omicidio della moglie, dissimulato da incidente domestico realizzato, ad esempio, cospargendola di liquidi combustibili e dandole fuoco.

tutto l’articolo qui: Ragionpolitica – Strage di bambine.

Lectio Magistralis del prof. Ratzinger al College des Bernardins di Parigi, 12 Settembre 2008


Il tema di fondo della lectio del prof. Joseph Ratzinger è esplicitato nelle righe finali:

“Una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi.”

La scaletta argomentativa è particolarmente suggestiva, anche perché si snoda attorno alla immagine dei monasteri e della vita monastica per scovare le radici del pensiero riflessivo:

“Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa.”

Non appartiene al mio percorso intellettuale quello di riferire la “cultura della Parola” (custodita e sviluppata dai monaci) al “colloquio con Dio.

Tuttavia, da laico, sono molto interessato al tema della tensione fra “legame” e libertà, in quanto non posso farmi soggetto se non dentro al rapporto continuo che si instaura fra la storia (così ritraduco il tema del “legame”) e la biografia personale. E’ la libertà soggettiva, dentro le regole sociali, che mi produce ogni giorno come individuo.

Nel loro linguaggio i cattolici propongono così la questione:

“Questa tensione tra legame e libertà, che va ben oltre il problema letterario dell’interpretazione della Scrittura, ha determinato anche il pensiero e l’operare del monachesimo e ha profondamente plasmato la cultura occidentale.
Essa si pone nuovamente anche alla nostra generazione come sfida di fronte ai poli dell’arbitrio soggettivo, da una parte, e del fanatismo fondamentalista, dall’altra. Sarebbe fatale, se la cultura europea di oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come la mancanza totale di legami e con ciò favorisse inevitabilmente il fanatismo e l’arbitrio.”

Non sono indifferente a questo modo di ragionare.


Joseph Ratzinger, Lectio al al Collège des Bernardins di Parigi, 12 Settembre 2008

….
Vorrei parlarvi stasera delle origini della teologia occidentale e delle radici della cultura europea. Ho ricordato all’inizio che il luogo in cui ci troviamo è in qualche modo emblematico. È infatti legato alla cultura monastica, giacché qui hanno vissuto giovani monaci, impegnati ad introdursi in una comprensione più profonda della loro chiamata e a vivere meglio la loro missione. È questa un’esperienza che interessa ancora noi oggi, o vi incontriamo soltanto un mondo ormai passato? Per rispondere, dobbiamo riflettere un momento sulla natura dello stesso monachesimo occidentale. Di che cosa si trattava allora? In base alla storia degli effetti del monachesimo possiamo dire che, nel grande sconvolgimento culturale prodotto dalla migrazione di popoli e dai nuovi ordini statali che stavano formandosi, i monasteri erano i luoghi in cui sopravvivevano i tesori della vecchia cultura e dove, in riferimento ad essi, veniva formata passo passo una nuova cultura.
Ma come avveniva questo? Quale era la motivazione delle persone che in questi luoghi si riunivano? Che intenzioni avevano? Come hanno vissuto? Innanzitutto e per prima cosa si deve dire, con molto realismo, che non era loro intenzione di creare una cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato. La loro motivazione era molto più elementare. Il loro obiettivo era: quaerere Deum, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio. Dalle cose secondarie volevano passare a quelle essenziali, a ciò che, solo, è veramente importante e affidabile. Si dice che erano orientati in modo “escatologico”. Ma ciò non è da intendere in senso cronologico, come se guardassero verso la fine del mondo o verso la propria morte, ma in un senso esistenziale: dietro le cose provvisorie cercavano il definitivo. Quaerere Deum: poiché erano cristiani, questa non era una spedizione in un deserto senza strade, una ricerca verso il buio assoluto.
Dio stesso aveva piantato delle segnalazioni di percorso, anzi, aveva spianato una via, e il compito consisteva nel trovarla e seguirla. Questa via era la sua Parola che, nei libri delle Sacre Scritture, era aperta davanti agli uomini. La ricerca di Dio richiede quindi per intrinseca esigenza una cultura della parola o, come si esprime Jean Leclercq : nel monachesimo occidentale, escatologia e grammatica sono interiormente connesse l’una con l’altra (cfr L’amour des lettres et le desir de Dieu, p.14). Il desiderio di Dio, le désir de Dieu, include l’amour des lettres, l’amore per la parola, il penetrare in tutte le sue dimensioni. Poiché nella Parola biblica Dio è in cammino verso di noi e noi verso di Lui, bisogna imparare a penetrare nel segreto della lingua, a comprenderla nella sua struttura e nel suo modo di esprimersi. Così, proprio a causa della ricerca di Dio, diventano importanti le scienze profane che ci indicano le vie verso la lingua. Poiché la ricerca di Dio esigeva la cultura della parola, fa parte del monastero la biblioteca che indica le vie verso la parola. Per lo stesso motivo ne fa parte anche la scuola, nella quale le vie vengono aperte concretamente. Benedetto chiama il monastero una dominici servitii schola.
Il monastero serve alla eruditio, alla formazione e all’erudizione dell’uomo – una formazione con l’obbiettivo ultimo che l’uomo impari a servire Dio. Ma questo comporta proprio anche la formazione della ragione, l’erudizione, in base alla quale l’uomo impara a percepire, in mezzo alle parole, la Parola. Per avere la piena visione della cultura della parola, che appartiene all’essenza della ricerca di Dio, dobbiamo fare un altro passo. La Parola che apre la via della ricerca di Dio ed è essa stessa questa via, é una Parola che riguarda la comunità. Certo, essa trafigge il cuore di ciascun singolo (cfr At 2, 37). Gregorio Magno descrive questo come una fitta improvvisa che squarcia la nostra anima sonnolenta e ci sveglia rendendoci attenti per Dio (cfr Leclercq, ibid., p.35). Ma così ci rende attenti anche gli uni per gli altri. La Parola non conduce a una via solo individuale di un’immersione mistica, ma introduce nella comunione con quanti camminano nella fede. E per questo bisogna non solo riflettere sulla Parola, ma anche leggerla in modo giusto. Come nella scuola rabbinica, così anche tra i monaci il leggere stesso compiuto dal singolo è al contempo un atto corporeo. “Se, tuttavia, legere e lectio vengono usati senza un attributo esplicativo, indicano per lo più un’attività che, come il cantare e lo scrivere, comprende l’intero corpo e l’intero spirito”, dice al riguardo Jean Leclercq (ibid., p.21).
E ancora c’è da fare un altro passo. La Parola di Dio introduce noi stessi nel colloquio con Dio. Il Dio che parla nella Bibbia ci insegna come noi possiamo parlare con Lui. Specialmente nel Libro dei Salmi Egli ci dà le parole con cui possiamo rivolgerci a Lui, portare la nostra vita con i suoi alti e bassi nel colloquio davanti a Lui, trasformando così la vita stessa in un movimento verso di Lui. I Salmi contengono ripetutamente delle istruzioni anche sul come devono essere cantati ed accompagnati con strumenti musicali. Per pregare in base alla Parola di Dio il solo pronunciare non basta, esso richiede la musica. Due canti della liturgia cristiana derivano da testi biblici che li pongono sulle labbra degli Angeli: il Gloria, che è cantato dagli Angeli alla nascita di Gesù, e il Sanctus, che secondo Isaia 6 è l’acclamazione dei Serafini che stanno nell’ immediata vicinanza di Dio. Alla luce di ciò la Liturgia cristiana è invito a cantare insieme agli Angeli e a portare così la parola alla sua destinazione più alta. Sentiamo in questo contesto ancora una volta Jean Leclercq: “I monaci dovevano trovare delle melodie che traducevano in suoni l’adesione dell’uomo redento ai misteri che egli celebra. I pochi capitelli di Cluny, che si sono conservati fino ai nostri giorni, mostrano così i simboli cristologici dei singoli toni” (cfr ibid. p.229).
In Benedetto, per la preghiera e per il canto dei monaci vale come regola determinante la parola del Salmo: Coram angelis psallam Tibi, Domine – davanti agli angeli voglio cantare a Te, Signore (cfr 138,1). Qui si esprime la consapevolezza di cantare nella preghiera comunitaria in presenza di tutta la corte celeste e di essere quindi esposti al criterio supremo: di pregare e di cantare in maniera da potersi unire alla musica degli Spiriti sublimi, che erano considerati gli autori dell’armonia del cosmo, della musica delle sfere.
I monaci con il loro pregare e cantare devono corrispondere alla grandezza della Parola loro affidata, alla sua esigenza di vera bellezza. Da questa esigenza intrinseca del parlare con Dio e del cantarLo con le parole donate da Lui stesso è nata la grande musica occidentale. Non si trattava di una “creatività” privata, in cui l’individuo erige un monumento a se stesso, prendendo come criterio essenzialmente la rappresentazione del proprio io. Si trattava piuttosto di riconoscere attentamente con gli “orecchi del cuore” le leggi intrinseche della musica della stessa creazione, le forme essenziali della musica immesse dal Creatore nel suo mondo e nell’uomo, e trovare così la musica degna di Dio, che allora al contempo è anche veramente degna dell’uomo e fa risuonare in modo puro la sua dignità.
Per capire in qualche modo la cultura della parola, che nel monachesimo occidentale si è sviluppata dalla ricerca di Dio, partendo dall’interno, occorre finalmente fare almeno un breve cenno alla particolarità del Libro o dei Libri in cui questa Parola è venuta incontro ai monaci. La Bibbia, vista sotto l’aspetto puramente storico o letterario, non è semplicemente un libro, ma una raccolta di testi letterari, la cui stesura si estende lungo più di un millennio e i cui singoli libri non sono facilmente riconoscibili come appartenenti ad un’unità interiore; esistono invece tensioni visibili tra di essi.
Ciò vale già all’interno della Bibbia di Israele, che noi cristiani chiamiamo l’Antico Testamento. Vale tanto più quando noi, come cristiani, colleghiamo il Nuovo Testamento e i suoi scritti, quasi come chiave ermeneutica, con la Bibbia di Israele, interpretandola così come via verso Cristo. Nel Nuovo Testamento, con buona ragione, la Bibbia normalmente non viene qualificata come “la Scrittura”, ma come “le Scritture” che, tuttavia, nel loro insieme vengono poi considerate come l’unica Parola di Dio rivolta a noi. Ma già questo plurale rende evidente che qui la Parola di Dio ci raggiunge soltanto attraverso la parola umana, attraverso le parole umane, che cioè Dio parla a noi solo attraverso gli uomini, mediante le loro parole e la loro storia. Questo, a sua volta, significa che l’aspetto divino della Parola e delle parole non è semplicemente ovvio. Detto in espressioni moderne: l’unità dei libri biblici e il carattere divino delle loro parole non sono, da un punto di vista puramente storico, afferrabili. L’elemento storico è la molteplicità e l’umanità. Da qui si comprende la formulazione di un distico medioevale che, a prima vista, sembra sconcertante: “Littera gesta docet – quid credas allegoria…” (cfr Augustinus de Dacia, Rotulus pugillaris, I). La lettera mostra i fatti; ciò che devi credere lo dice l’allegoria, cioè l’interpretazione cristologica e pneumatica.
Possiamo esprimere tutto ciò anche in modo più semplice: la Scrittura ha bisogno dell’interpretazione, e ha bisogno della comunità in cui si è formata e in cui viene vissuta. In essa ha la sua unità e in essa si dischiude il senso che tiene unito il tutto. Detto ancora in un altro modo: esistono dimensioni del significato della Parola e delle parole, che si dischiudono soltanto nella comunione vissuta di questa Parola che crea la storia. Mediante la crescente percezione delle diverse dimensioni del senso, la Parola non viene svalutata, ma appare, anzi, in tutta la sua grandezza e dignità. Per questo il “Catechismo della Chiesa Cattolica” con buona ragione può dire che il cristianesimo non è semplicemente una religione del libro nel senso classico (cfr n. 108). Il cristianesimo percepisce nelle parole la Parola, il Logos stesso, che estende il suo mistero attraverso tale molteplicità. Questa struttura particolare della Bibbia è una sfida sempre nuova per ogni generazione. Secondo la sua natura essa esclude tutto ciò che oggi viene chiamato fondamentalismo. La Parola di Dio stesso, infatti, non è mai presente già nella semplice letteralità del testo. Per raggiungerla occorre un trascendimento e un processo di comprensione, che si lascia guidare dal movimento interiore dell’insieme e perciò deve diventare anche un processo di vita. Sempre e solo nell’unità dinamica dell’insieme i molti libri formano un Libro, si rivelano nella parola e nella storia umane la Parola di Dio e l’agire di Dio nel mondo.
Tutta la drammaticità di questo tema viene illuminata negli scritti di san Paolo. Che cosa significhi il trascendimento della lettera e la sua comprensione unicamente a partire dall’insieme, egli l’ha espresso in modo drastico nella frase: “La lettera uccide, lo Spirito dà vita” (2 Cor 3,6). E ancora: “Dove c’è lo Spirito … c’è libertà” (2 Cor 3,17). La grandezza e la vastità di tale visione della Parola biblica, tuttavia, si può comprendere solo se si ascolta Paolo fino in fondo e si apprende allora che questo Spirito liberatore ha un nome e che la libertà ha quindi una misura interiore: “Il Signore è lo Spirito, e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà” (2 Cor 3,17). Lo Spirito liberatore non è semplicemente la propria idea, la visione personale di chi interpreta. Lo Spirito è Cristo, e Cristo è il Signore che ci indica la strada. Con la parola sullo Spirito e sulla libertà si schiude un vasto orizzonte, ma allo stesso tempo si pone un chiaro limite all’arbitrio e alla soggettività, un limite che obbliga in maniera inequivocabile il singolo come la comunità e crea un legame superiore a quello della lettera: il legame dell’intelletto e dell’amore.Questa tensione tra legame e libertà, che va ben oltre il problema letterario dell’interpretazione della Scrittura, ha determinato anche il pensiero e l’operare del monachesimo e ha profondamente plasmato la cultura occidentale.
Essa si pone nuovamente anche alla nostra generazione come sfida di fronte ai poli dell’arbitrio soggettivo, da una parte, e del fanatismo fondamentalista, dall’altra. Sarebbe fatale, se la cultura europea di oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come la mancanza totale di legami e con ciò favorisse inevitabilmente il fanatismo e l’arbitrio.
 Mancanza di legame e arbitrio non sono la libertà, ma la sua distruzione. Nella considerazione sulla “scuola del servizio divino” – come Benedetto chiamava il monachesimo – abbiamo fino a questo punto rivolto la nostra attenzione solo al suo orientamento verso la parola, verso l’ “ora”. E di fatto è a partire da ciò che viene determinata la direzione dell’insieme della vita monastica. Ma la nostra riflessione rimarrebbe incompleta, se non fissassimo il nostro sguardo almeno brevemente anche sulla seconda componente del monachesimo, quella descritta col “labora”. Nel mondo greco il lavoro fisico era considerato l’impegno dei servi. Il saggio, l’uomo veramente libero si dedicava unicamente alle cose spirituali; lasciava il lavoro fisico come qualcosa di inferiore a quegli uomini che non sono capaci di questa esistenza superiore nel mondo dello spirito. Assolutamente diversa era la tradizione giudaica: tutti i grandi rabbi esercitavano allo stesso tempo anche una professione artigianale. Paolo che, come rabbi e poi come annunciatore del Vangelo ai gentili, era anche tessitore di tende e si guadagnava la vita con il lavoro delle proprie mani, non costituisce un’eccezione, ma sta nella comune tradizione del rabbinismo.
Il monachesimo ha accolto questa tradizione; il lavoro manuale è parte costitutiva del monachesimo cristiano. Benedetto parla nella sua Regola non propriamente della scuola, anche se l’insegnamento e l’apprendimento – come abbiamo visto – in essa erano cose praticamente scontate. Parla però
esplicitamente del lavoro (cfr cap.48). Altrettanto fa Agostino che al lavoro dei monaci ha dedicato un libro particolare. I cristiani, che con ciò continuavano nella tradizione da tempo praticata dal giudaismo, dovevano inoltre sentirsi chiamati in causa dalla parola di Gesù nel Vangelo di Giovanni, con la quale Egli difendeva il suo operare in giorno di Sabato: “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero” (5, 17). Il mondo greco-romano non conosceva alcun Dio Creatore; la divinità suprema, secondo la loro visione, non poteva, per così dire, sporcarsi le mani con la creazione della materia. Il “costruire” il mondo era riservato al demiurgo, una deità subordinata. Ben diverso il Dio cristiano: Egli, l’Uno, il vero e unico Dio, è anche il Creatore. Dio lavora; continua a lavorare nella e sulla storia degli uomini. In Cristo Egli entra come Persona nel lavoro faticoso della storia. “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero”. Dio stesso è il Creatore del mondo, e la creazione non è ancora finita. Dio lavora. Così il lavorare degli uomini doveva apparire come un’espressione particolare della loro somiglianza con Dio e l’uomo, in questo modo, ha facoltà e può partecipare all’operare di Dio nella creazione del mondo.
Del monachesimo fa parte, insieme con la cultura della parola, una cultura del lavoro, senza la quale lo sviluppo dell’Europa, il suo ethos e la sua formazione del mondo sono impensabili. Questo ethos dovrebbe però includere la volontà di far sì che il lavoro e la determinazione della storia da parte dell’uomo siano un collaborare con il Creatore, prendendo da Lui la misura. Dove questa misura viene a mancare e l’uomo eleva se stesso a creatore deiforme, la formazione del mondo può facilmente trasformarsi nella sua distruzione. Siamo partiti dall’osservazione che, nel crollo di vecchi ordini e sicurezze, l’atteggiamento di fondo dei monaci era il quaerere Deum – mettersi alla ricerca di Dio. Potremmo dire che questo è l’atteggiamento veramente filosofico: guardare oltre le cose penultime e mettersi in ricerca di quelle ultime, vere. Chi si faceva monaco, s’incamminava su una via lunga e alta, aveva tuttavia già trovato la direzione: la Parola della Bibbia nella quale sentiva parlare Dio stesso. Ora doveva cercare di comprenderLo, per poter andare verso di Lui. Così il cammino dei monaci, pur rimanendo non misurabile nella lunghezza, si svolge ormai all’interno della Parola accolta. Il cercare dei monaci, sotto certi aspetti, porta in se stesso già un trovare.
Occorre dunque, affinché questo cercare sia reso possibile, che in precedenza esista già un primo movimento che non solo susciti la volontà di cercare, ma renda anche credibile che in questa Parola sia nascosta la via – o meglio: che in questa Parola Dio stesso si faccia incontro agli uomini e perciò gli uomini attraverso di essa possano raggiungere Dio. Con altre parole: deve esserci l’annuncio che si rivolge all’uomo creando così in lui una convinzione che può trasformarsi in vita.Affinché si apra una via verso il cuore della Parola biblica quale Parola di Dio, questa stessa Parola deve prima essere annunciata verso l’esterno. L’espressione classica di questa necessità della fede cristiana di rendersi comunicabile agli altri è una frase della Prima Lettera di Pietro, che nella teologia medievale era considerata la ragione biblica per il lavoro dei teologi: “Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione (logos) della speranza che è in voi” (3, 15) (Logos, la Ragionedella Speranza deve diventare apo-logia, la Paroladeve diventare risposta).
Di fatto, i cristiani della Chiesa nascente non hanno considerato il loro annuncio missionario come una propaganda, che doveva servire ad aumentare il proprio gruppo, ma come una necessità intrinseca che derivava dalla natura della loro fede: il Dio nel quale credevano era il Dio di tutti, il Dio uno e vero che si era mostrato nella storia d’Israele e infine nel suo Figlio, dando con ciò la risposta che riguardava tutti e che, nel loro intimo, tutti gli uomini attendono. L’universalità di Dio e l’universalità della ragione aperta verso di Lui costituivano per loro la motivazione e insieme il dovere dell’annuncio. Per loro la fede non apparteneva alla consuetudine culturale, che a seconda dei popoli è diversa, ma all’ambito della verità che riguarda ugualmente tutti. Lo schema fondamentale dell’annuncio cristiano “verso l’esterno” – agli uomini che, con le loro domande, sono in ricerca – si trova nel discorso di san Paolo all’Areopago. Teniamo presente, in questo contesto, che l’Areopago non era una specie di accademia, dove gli ingegni più illustri s’incontravano per la discussione sulle cose sublimi, ma un tribunale che aveva la competenza in materia di religione e doveva opporsi all’importazione di religioni straniere. È proprio questa l’accusa contro Paolo: “Sembra essere un annunziatore di divinità straniere” (At 17, 18). A ciò Paolo replica: “Ho trovato presso di voi un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio” (cfr 17, 23). Paolo non annuncia dei ignoti. Egli annuncia Colui che gli uomini ignorano, eppure conoscono: l’Ignoto-Conosciuto; Colui che cercano, di cui, in fondo, hanno conoscenza e che, tuttavia, è l’Ignoto e l’Inconoscibile. Il più profondo del pensiero e del sentimento umani sa in qualche modo che Egli deve esistere. Che all’origine di tutte le cose deve eserci non l’irrazionalità, ma la Ragionecreativa; non il cieco caso, ma la libertà. Tuttavia, malgrado che tutti gli uomini in qualche modo sappiano questo – come Paolo sottolinea nella Lettera ai Romani (1, 21) – questo sapere rimane irreale: un Dio soltanto pensato e inventato non è un Dio. Se Egli non si mostra, noi comunque non giungiamo fino a Lui.
La cosa nuova dell’annuncio cristiano è la possibilità di dire ora a tutti i popoli: Egli si è mostrato. Egli personalmente. E adesso è aperta la via verso di Lui. La novità dell’annuncio cristiano consiste in un fatto: Egli si è mostrato. Ma questo non è un fatto cieco, ma un fatto che, esso stesso, è Logos – presenza della Ragione eterna nella nostra carne. Verbum caro factum est (Gv 1,14): proprio così nel fatto ora c’è il Logos, il Logos presente in mezzo a noi. Il fatto è ragionevole. Certamente occorre sempre l’umiltà della ragione per poter accoglierlo; occorre l’umiltà dell’uomo che risponde all’umiltà di Dio. La nostra situazione di oggi, sotto molti aspetti, è diversa da quella che Paolo incontrò ad Atene, ma, pur nella differenza, tuttavia, in molte cose anche assai analoga. Le nostre città non sono più piene di are ed immagini di molteplici divinità. Per molti, Dio è diventato veramente il grande Sconosciuto. Ma come allora dietro le numerose immagini degli dèi era nascosta e presente la domanda circa il Dio ignoto, così anche l’attuale assenza di Dio è tacitamente assillata dalla domanda che riguarda Lui. Quaerere Deum – cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui: questo oggi non è meno necessario che in tempi passati.Una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi.Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura.

Newsletter della UAAR Unione Atei Agnostici Razionalisti


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Dossier sull’islam in Italia – da UAAR Ultimissime


Dossier sull’islam in Italia

Due interessanti dossier sono stati diffusi negli ultimi giorni da due importanti quotidiani italiani. Ieri La Stampa ha pubblicato un’inchiesta di Francesca Paci sull’”esercito di italiani che prega Allah”, focalizzato sui cittadini italiani che sono diventati musulmani.

Il loro numero è stimato in cinquantamila, e le esperienze precedenti alla conversione sono diversissime. Ma diversa è anche l’estrazione sociale, nonché la maniera di vivere la nuova fede. L’inchiesta è corredata da quattro interviste: a una ex cristiana praticante, a un grafico incantato dal sufismo, a un ex comunista e a un consulente di impresa con barba e moglie velata.

Anche Repubblica ha pubblicato, sulla sua edizione online, un ampio dossier dal titolo significativo: Taliban, Italia, dedicato alle donne che “lasciano Paesi a maggioranza islamica con le loro famiglie verso uno a maggioranza cristiana. Eppure, per molte donne musulmane, la condizione una volta arrivate dentro i nostri confini peggiora rispetto alle proprie terre di origine”.

Segregazioni, maltrattamenti, matrimoni combinati. Quindicimila i rapporti poligamici. Un fenomeno anch’esso in crescita, e che le autorità italiane, perennemente oscillanti tra la tentazione dell’uso del pugno duro (che tuttavia colpisce in modo indiscriminato) e l’approccio comunitarista (che finisce invece per cristallizzare le discriminazioni) sembrano incapaci anche solo di affrontare.

da: Dossier sull’islam in Italia – UAAR Ultimissime.

Le tradizioni e le nostre personalità nel tempo attuale | di Paolo Ferrario, in Muoversi Insieme, 2012


Ogni innovazione è una tradizione ben riuscita”. In questa incisiva frase di Carlo Petrini, il fondatore dell’associazione “Slow Food” e poi promotore dei meeting di Terra Madre, è contenuto in modo efficace il dilemma entro cui si sviluppano i cambiamenti dell’epoca in cui stanno vivendo le giovani e vecchie generazioni. In quest’articolo prenderemo in esame il tema della coppiatradizione/innovazione nelle loro conseguenze sulla vita quotidiana delle persone. E’ proprio in tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando noi abitatori della vecchia Europa che si fanno più vive le domande “chi siamo ?” e “dove stiamo andando ?”   … segue

tutto l’articolo qui: Le tradizioni e le nostre personalità nel tempo attuale | Muoversi Insieme.

L’approccio sistemico in ambito interculturale, Convegno nazionale, 26-27 maggio 2012, Centro Congressi Viale Papa Giovanni XXIII, 106 Bergamo


L’approccio sistemico in ambito interculturale,  Convegno nazionale, 26-27 maggio 2012, Centro Congressi Viale Papa Giovanni XXIII, 106 Bergamo

in Francia gli stranieri sono ormai di terza o quarta generazione e sono più a loro agio con i conservatori, di Antonio Picasso | in Multitalians


Sarkozy ieri ha detto che il Trattato di Schengen va rivisto. Troppo tardi? Troppo elettoralmente tardi! Parigi tenta una nuova rotta in materia di immigrazione e integrazione. Il presidente sente il fiato di Marine Le Pen sul collo, la quale protesta per la troppa carne halal macellata in Francia e intanto erode l’elettorato di destra che potrebbe tornare utile a Sarko a maggio. Troppo tardi per chiudere le frontiere e ripudiare Schengen. Troppo tardi perché certe decisioni possano davvero spostare i voti a favore dell’attuale inquilino dell’Eliseo.
Puntare il dito contro gli immigrati ha un senso. Tatticamente però. Nicolas Sarkozy è libero di abbracciare razzismo e xenofobia, propri del Front National, e scommettere sulla destra borghese e provinciale dell’Esagono. Il problema è che così le preferenze restano ingessate. La destra, a questo punto sempre meno moderata, prende molti voti oggi che domani potrebbero sparire. Strategicamente, infatti, è un piano che fa acqua un po’ da tutte le parti. Prima è la questione etica. «Fuori gli immigrati dalla Francia!» Non si dice. Soprattutto se si è il presidente di una nazione che, ormai un secolo, fa il pieno di immigrazione e che, grazie agli stranieri, ha costruito un edificio culturale esemplare per tutti. L’Eliseo ha un’immagine. Il primo a doverla rispettare e promuovere è il presidente.
Seconda cosa: in Francia gli stranieri sono ormai di terza o quarta generazione. Non sta scritto da nessuna parte che votino tutti contro Sarkozy. Anzi. Lo straniero di fede islamica e praticante si trova più a suo agio a parlare con politici cattolici, o comunque conservatori, anziché con laici o addirittura atei. È vero: è nel Dna delle tante anime democratiche l’apertura dei confini. Ma lo straniero, una volta sbarcato in Europa, è posto davanti a questioni morali (divorzio e aborto) che per fede non sono fonte di discussione. Il che potrebbe avvicinarlo alle linee più tradizionaliste della politica europea. 

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/multitalians/sarkozy-e-le-promesse-svantaggiose#ixzz1oysypkiM

Zakia è una delle 150 vittime l’anno ustionate dai loro mariti con l’acido in Pakistan. Il chirurgo Mohammed Jawad tenta di ricostruirle il volto | La ventisettesima ora


pensando alla cultura degli islamisti tanto amati dalla sinistra massimalista italiana (perchè li pensano come il nuovo proletariato)  e da studiosi che odiano la cultura occidentale e vivono in condomini protetti da portinerie blindate

P. Ferrario

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Metà del volto di Zakia è stata cancellata dall’acido gettatole in faccia dal marito. Cio’ che resta – l’occhio destro, parte del naso, la bocca – lo nasconde il niqab. E’ una delle 150 vittime l’anno (dichiarate) di attacchi con l’acido in Pakistan. Il chirurgo Mohammed Jawad tenta di ricostruirle il volto, lei cerca giustizia in tribunale. Lo racconta Saving Face (salvare la faccia),documentario co-diretto da una regista pachistanavincitore ieri dell’Oscar per “miglior documentario cortometraggio”.

Salvare la faccia delle donne pachistane Premio Oscar. E la battaglia continua | La ventisettesima ora.

Marocchino decapita l’amante ucraina: accanto e lei mi sentivo impuro


per la serie islamisti e religioni

Marocchino decapita l’amante ucraina: accanto e lei mi sentivo impuro

Cecilia Edelstein, Le trasformazioni dei servizi sociali nell’era dei flussi migratori, Carocci, 2011


Cecilia Edelstein, Le trasformazioni dei servizi sociali nell’era dei flussi migratori, Carocci, 2011

[ Le trasformazioni dei servizi sociali ]

Edelstein presenta una ricerca nata allo scopo di capire come i Servizi sociali stiano evolvendo di fronte al mutamento dell’utenza dovuto al progressivo aumento del flusso migratorio che sempre piu’ sta trasformando la societa’ italiana in una societa’ multietnica. L’Area Minori (Servizi sociali territoriali e Servizio Migrazioni del comune di Bergamo) sono stati i servizi analizzati nel corso del triennio di lavoro, mentre l’utenza e’ composta da famiglie con almeno un figlio minore a carico che si rivolgono ai servizi in maniera volontaria o in modalita’ coatta con procedimento del Tribunale dei minori.

da: http://analisiqualitativa.voxmail.it/nl/jimzr/hi4mh5?_t=cd76e3dc

ARTHUR SCHOPENHAUER (1788-1860): Il CORANO, questo cattivo libro …


Il Corano, questo cattivo libro, fu sufficiente per fondare una religione mondiale, per soddisfare il bisogno metafisico di milioni e milioni di uomini, per definire il fondamento della loro morale – e di un  notevole disprezzo della morte, ma anche per esaltarli convolgendoli in guerre sanguinose e nelle conquiste più estese.
Nel Corano troviamo la forma più squallida e più povera di teismo…
In quest’opera, io non sono riuscito a scoprire nemmeno un pensiero dotato di valore”

Arthur Schopenhauer (1788-1860)

Questo testo è stato scritto nella prima metà dell’800. Noto, per inciso, che oggi per molto meno i vittimisti perdenti radicali mettono a ferro e fuoco le democrazie occidentali e sgozzano i loro apostati

minaccia dell’integralismo islamico cala su Edizioni Anordest, la casa editrice di Villorba che quasi un anno fa ha mandato in stampa «I fiori del Giardino di Allah». Obiettivo della fatwa è l’autore del testo, Attar Fartid al Shahid, pseudonimo dietro il quale si nasconde un intellettuale iraniano contrario alla dittatura degli ayatollah – Cronaca – la Tribuna di Treviso


La minaccia dell’integralismo islamico cala su Edizioni Anordest, la casa editrice di Villorba che quasi un anno fa ha mandato in stampa «I fiori del Giardino di Allah». Obiettivo della fatwa è l’autore del testo, Attar Fartid al Shahid, pseudonimo dietro il quale si nasconde un intellettuale iraniano contrario alla dittatura degli ayatollah. Ed è per la condanna pubblica risuonata durante la predica di un noto rappresentante del clero sciita in Iran che oggi sono finiti sotto sorveglianza la società e il suo direttore editoriale Mario Tricarico.

Il dipositivo è stato attivato martedì pomeriggio dopo il via libera dato dal comitato ordine e sicurezza in prefettura. E’ durante quel vertice infatti che questore e Digos hanno reso noti i risultati di un’attività di indagine e verifica nazionale e internazionale scattata la scorsa estate. A dare il via all’attività di intelligence è stato il ritrovamento di un volantino nei dintorni di viale Jenner, la zona di Milano dove ha sede quello che forse è uno dei centri islamici più importanti dle Nord Italia. L’opuscolo, battuto a macchina in doppia lingua, riportava la condanna dell’ayatollah iraniano contro il libro e il suo autore, una vera e propria fatwa lanciata a seguito di quanto scritto. Da lì, gli agenti della polizia hanno attivato una serie di verifiche che a Roma, centro dell’attività investigativa terroristica, hanno portato a considerare la minaccia «fondata».

Da giovedì quindi la questura di Treviso ha deciso di mettere sotto controllo la sede della casa editrice, in viale fratelli Rosselli a Villorba (a poche decine di metri dal locale centro islamico), ma anche la casa del direttore editoriale Mario Tricarico, diventati potenziali obiettivi

da Fatwa islamica editore sotto protezione – Cronaca – la Tribuna di Treviso.

religioni e terrorismo


I nuovi terroristi religiosi non sono esclusivamente di matrice radicale islamica. Nell´attuale scenario internazionale sono attivi gruppi eversivi che si ispirano a correnti fondamentaliste cristiane, ebraiche, induiste, buddiste e sikh, nonché a determinate sette religiose apocalittiche. I militanti di tali organizzazioni percepiscono la violenza terroristica (anche quella che provoca un grande numero di vittime innocenti) come un atto sacramentale, teso a perseguire i più elevati valori morali e spirituali.
L´era del moderno “terrorismo sacro” non inizia con l´attacco al World trade center di New York, ma circa due decenni prima, all´inizio degli anni ‘80. Per buona parte del XX secolo i movimenti terroristici, sia in occidente sia nel mondo non-occidentale, erano prevalentemente di tipo laico e secolarizzato. La rivoluzione islamica in Iran nel 1979 diede un primo significativo impulso all´emergere di movimenti eversivi d´ispirazione religiosa nel mondo islamico. Successivamente, si assiste al riemergere di movimenti estremisti violenti anche nell´ambito di altre tradizioni religiose. Tra questi vanno menzionati, ad esempio, il Christian white supremacist movement negli Stati Uniti, i movimenti estremisti ebrei ispirati al pensiero del rabbino Meir Kahane in Israele, i terroristi indù e i gruppi militanti sikh in India e infine i gruppi buddisti violenti nello Sri Lanka.
….

tutto l’articolo qui: Se la religione fa terrore

unità informativa connessa a:

Christopher Hitchens, DIO NON E’ GRANDE, come la religione avvelena ogni cosa, Einaudi

http://mappeser.com/?s=Christopher+Hitchens%2C+DIO+NON+E%27+GRANDE

gli stranieri sono l’8 % della popolazione


gli islamisti e le donne: CANADA, AFGHANO UCCIDE LE TRE FIGLIE PER ONORE (Guido Olimpio, Corriere della Sera)


Volevano una vita normale, con le piccole e grandi libertà rivendicate dai giovani. Uno stile occidentale sgradito al patriarca, il severo Muhammad. Che, davanti a quella che riteneva una mancanza di rispetto e una sfida insolente, ha deciso una punizione estrema. Senza appello. 

» Leggi tutto

da CANADA, AFGHANO UCCIDE LE TRE FIGLIE PER ONORE (Guido Olimpio, Corriere della Sera).

Boko Haram, che vuol dire “l’educazione occidentale è proibita”, lotta dal 2002 per imporre in tutta la Nigeria la shari’a nella sua interpretazione più rigorosa | l’Occidentale


Sale la tensione in Nigeria dopo un nuovo comunicato minaccioso di Boko Haram, i terroristi islamici che il 2 gennaio, dopo le stragi compiute a Natale, hanno dato tre giorni di tempo ai cristiani per lasciare gli stati del nord, a maggioranza islamica. Da allora è stato un susseguirsi di attentati e di aggressioni culminati tra il 20 e il 24 in una serie di attacchi messi a segno, e rivendicati da Boko Haram, a Kano e a Bauchi, capitali degli omonimi stati settentrionali. Nella sola Kano le vittime in poche ore sono state quasi 200.

Boko Haram, che vuol dire “l’educazione occidentale è proibita”, lotta dal 2002 per imporre in tutta la Nigeria la shari’a nella sua interpretazione più rigorosa, cosa che lo ha portato a colpire talvolta anche degli islamici ritenuti poco ortodossi o troppo tolleranti nei confronti delle comunità cristiane.

vai a: In Nigeria Goodluck Jonathan è costretto a fare i conti con Boko Haram | l’Occidentale.

Alessandro Russo, “l’immagine della nave reclinata sui bassi fondali del Giglio è destinata a rimanere a lungo nell’immaginario collettivo “, in Ponza Racconta


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Ma a parte lo specifico isolano, l’immagine della nave reclinata sui bassi fondali del Giglio è destinata a rimanere a lungo nell’immaginario collettivo come, in diversi contesti, le immagini dell’attentato alle Torri Gemelle (11 sett. 2001), quelle dello Tsunami in Asia del 24 dicembre 2004 e di quello più recente del Giappone (marzo 2011).

E come il più emblematico e metaforico di tutti i naufragi: quello delTitanic del 15 aprile 1912 (1523 vittime dei 2223 inbarcati).

Molto si è letto in questi giorni dei  correlati profondi del naufragio di una nave con la condizione umana, e di come un evento del genere scateni interesse ed emozioni al di là del fatto in sé. Tutti coloro che hanno seguito la vicenda si sono sentiti naufraghi nella notte; come tutti hanno sentito il peso della responsabilità  del comando e — al di là delle manifestazioni di cattivo gusto — vissuto dentro di sé il profondo dramma dei responsabili, scampati al naufragio, ma con il carico di una colpa non espiabile.

Il pensiero di molti sarà andato a quel capolavoro della letteratura marinara che è Lord Jim di Joseph Conrad (1900),

“Lord Jim”: il romanzo di Joseph Conrad (1899-1900) e il film di Richard Brooks (1965)

Nel romanzo, Lord Jim è ….

l’intero articolo è qui: Naufragi di uomini « Ponza Racconta.

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