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Category Archives: CULTURE

Islamismo. Sul libro: Michael Cook, Ancient Religions, Modern Politics: The Islamic case in comparative perspective, edito da Princeton University Press, 2014


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su Amazon: http://www.amazon.it/Ancient-religions-modern-politics-Comparative/dp/0691144907/ref=sr_1_4?ie=UTF8&qid=1412924406&sr=8-4&keywords=Michael+Cook

Che cosa distingue l’Islam dalle altre religioni? Cosa lo rende diverso e in qualche modo unico nel panorama mondiale, soprattutto per quanto attiene al rapporto con la politica? Un autorevole studioso inglese, Michael Cook, ha appena pubblicato un libro su questo tema: Ancient Religions, Modern Politics: The Islamic case in comparative perspective, edito da Princeton University Press. Riccardo Chiaberge ne discute con l’islamista Massimo Campanini e con il direttore di Limes Lucio Caracciol

Dipak R. Pant, Into the Extreme Lands, in search of Sustainability (sottotitoli in italiano)


Trailer del docufilm “Into the extreme lands, in search of sustainability” (sottotitoli in italiano) sulle spedizioni scientifiche in Mongolia per missioni di osservazione, ricerca e formazione sul campo ed in itinere per comprendere gli assetti ambientali, socio-culturali ed economici dei popoli e per elaborare immagini alternative del futuro dei contesti osservati (field survey and scenario planning). Le spedizioni si pongono tre obiettivi principali:
1.l’osservazione diretta di sistemi economici ed i loro contesti sociali ed ambientali;
2.la formazione inter-disciplinare sui metodi di ricerca sul campo e sull’elaborazione degli scenari futuri;
3.la formazione inter-culturale alla capacità di adattamento e leadership in condizioni non ordinarie;

L’ Extreme Lands Program è un programma che si pone come obiettivo la ricerca e la progettazione sperimentale per lo sviluppo locale sostenibile nelle comunità delle aree più remote e marginali del pianeta (tundra, taiga, alture, deserti, steppe, savana, foreste, paludi, etc…), zone di frontiera tra territori antropizzati e spazi senza presenze umane (no man’s land).

Le terre estreme svolgono funzioni vitali per la conservazione degli eco-sistemi e degli assetti idrogeologici. Contengono concentrazioni di bio-diversità e residui di arcaicità culturale (etno-diversità). Sono una testimonianza di strategie adattive in condizioni avverse, da cui è possibile trarre ipotesi scientifiche ed indicazioni metodologiche per principi e pratiche di sostenibilità. Nelle terre estreme vivono comunità vulnerabili che, se non supportate, tendono a spopolarsi, facendo venire meno il presidio umano del territorio e la preservazione di forme culturali e di saperi antichi. L’Extreme Lands Program intende anche implementare progetti per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con le organizzazioni locali in base alle loro esigenze e richieste

 

Rotherdham, Regno Unito, abusi sessuali su 1.400 bambini. Gli aggressori però non erano preti cattolici o star dell’establishment, ma membri delle comunità pachistana e islamica


“Le autorità hanno fallito per paura di essere tacciate di ‘razzismo’”. Anche Paul Valley del Guardian ci va giù duro sull’incredibile caso di Rotherham, una città di 117 mila abitanti nel nord dell’Inghilterra famosa per il carbone, teatro di abusi e violenze sessuali dal 1997 al 2013. Le vittime erano bambini da undici a sedici anni con problemi mentali, emozionali o familiari. Sarebbero oltre mille. Gli aggressori però non erano preti cattolici o star dell’establishment come Jimmy Savile, ma membri delle comunità pachistana e islamica. Così era stato tutto messo a tacere. Ieri il politico laburista Denis MacShane ha detto di non aver voluto indagare, sebbene fosse a conoscenza degli abusi, perché, “da lettore del Guardian e liberal di sinistra”, aveva paura di “affondare il barcone multiculturale”. Alexis Jay, incaricata dalle autorità di far luce su quanto era successo, ha trovato responsabilità di polizia, politici e assistenti sociali che non hanno voluto, pur sapendo, fermare le violenze. I funzionari “temevano di denunciare l’origine etnica di chi era coinvolto” col timore di essere definiti come “razzisti”. da http://www.ilfoglio.it/articoli/v/120436/rubriche/il-pedofilo-politicamente-corretto.htm

la notizia qui: Rotherdham, Regno Unito, abusi sessuali su 1.400 bambini in una sola città – Corriere.it, 2014 « POLITICHE SOCIALI e SERVIZI

ANNOTAZIONE DI PAOLO FERRARIO:

il termine RAZZISMO è da riferire alla seguente definizione oggettiva:

ricondurre il comportamento dell’individuo alla razza cui cui esso appartiene e indurre alla credenza della superiorità di una razza rispetto alle altre

dal Dizionario di politica diretto da Norberto Bobbio, Nicola Matteucci, Gianfranco Pasquino,Utet

 

Pertanto informare, denunciare, prendere le distanze, combattere comportamenti che sono del tutto estranei ai criteri di convivenza corrispondenti ai livelli raggiunti dalla civiltà dei diritti (libertà, rispetto degli esseri viventi, eguaglianza) non è razzismo

DA http://mappeser.com/2014/08/19/razzismo-la-definizione-oggettiva/

RAZZISMO: la definizione razionale ed oggettiva oggettiva sulla base dei criteri delle scienze politiche


il termine RAZZISMO è da riferire alla seguente definizione oggettiva:

ricondurre il comportamento dell’individuo alla razza cui cui esso appartiene e indurre alla credenza della superiorità di una razza rispetto alle altre

dal Dizionario di politica diretto da Norberto Bobbio, Nicola Matteucci, Gianfranco Pasquino,Utet

 

Pertanto informare, denunciare, prendere le distanze, fa valere il principio di legalità e combattere comportamenti che sono del tutto estranei ai criteri di convivenza corrispondenti ai livelli raggiunti dalla civiltà dei diritti (libertà, rispetto degli esseri viventi, eguaglianza) non è razzismo.

Maometto il profeta di dio…chi era veramente – da Bubblews


vai a: Maometto il profeta di dio…chi era veramente – Bubblews.

Eurabia e medioevo prossimo venturo: gli obiettivi degli islamisti


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10.08.2014 E’ il Califfato l’obiettivo delle guerre islamiste
di Ugo Volli

Testata: Shalom
Data: 10 agosto 2014
Pagina: 14
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Tante guerre un solo obbiettivo: dall’Himalaya all’Oceano Atlantico creare un grande Califfato islamico»

 

Riprendiamo da SHALOM di luglio-agosto 2014, a pagg. 14-15, l’articolo di Ugo Volli dal titolo “Tante guerre un solo obbiettivo: dall’Himalaya all’Oceano Atlantico creare un grande Califfato islamico “:http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=157&sez=120&id=54763

Il califfato è una forma di governo, a capo della quale si trova il califfo. Il termine proviene dall’in arabo: خلافة (khilāfa), che significa “successione”, “luogotenenza” e si riferisce al sistema di governo adottato dal primissimo Islam, il giorno stesso della morte di Maometto e intende rappresentare l’unità politica dei musulmani, ovvero la Umma.

 

Come se fosse la prima volta che gli arabi tentano di costituire una “Grande Siria” dall’Iraq fino a Israele, passando per Siria Libano e Giordania. In realtà ci provarono appena sollevati dal giogo turco durante la prima guerra mondiale, spinti anche dalla Gran Bretagna (era il piano di Lawrence d’Arabia, che Londra continuò a perseguire prima in funzione antifrancese e poi antisraeliana fino agli anni Cinquanta). Quell’ ʿIzz al-Dīn al-Qassām da cui prendono nome le “brigate” terroriste di Hamas e anche i razzi che usano contro i civili israeliani, per esempio, era un terrorista di origini siriane, formato religiosamente in Egitto e militarmente nell’esercito turco, che sostenne la guerra contro l’Italia in Libia, poi combatté contro i francesi in Libano, partecipò alle stragi contro gli ebrei del mandato britannico e fu ucciso dagli inglesi a Jenin negli anni Trenta. I percorsi sono gli stessi, solo con un notevole ampliamento fino all’Himalaya da un lato e all’Oceano Atlantico dall’altro. Uguale è l’ideologia, la crudeltà dei metodi di lotta, il fanatismo, l’odio per i non musulmani. Uguali le linee strategiche, spesso anche le basi e gli avversari.

l’idea che nei musei si debba cambiare il concetto di “biglietto singolo” trasformandolo in un “abbonamento annuale”, Lettera aperta di Livia Cornaggia del Museo Tattile a Philippe Daverio , da Press-IN


Se il museo avesse un biglietto annuale?

Lettera aperta di Livia Cornaggia del Museo Tattile a Philippe Daverio 

Gentile Professor Daverio,
ieri sera ero una delle oltre 600 persone che si trovavano al teatro Fraschini di Pavia per ascoltare la sua conferenza. Al di là di condividere sostanzialmente tutte le riflessioni che lei ha fatto nel corso della serata e di ritenere che sia stata una straordinaria opportunità per tutti noi presenti per imparare da lei come si dovrebbe parlare e ‘pensare’ in materia di arte, di urbanistica, di gestione museale, ecc. credo che l’elemento sul quale riflettere sia lo spunto che lei ha dato in merito a come si dovrebbe permettere ai visitatori di accedere ad un museo. 
Suggerendo l’idea che nei musei si debba cambiare il concetto di “biglietto singolo” trasformandolo in un “abbonamento annuale” che permetta al visitatore di tornare tutte le volte che vuole, non solo si aprirebbe la strada ad una fruizione più approfondita e ‘sensata’ delle opere che sono contenute nei musei italiani, ma soprattutto si creerebbero le condizioni perché i musei venissero vissuti come degli spazi ‘amichevoli’, da frequentare come si trattasse di una casa di amici, tali da dar vita a delle conversazioni del tipo: “Senti, ti va oggi pomeriggio di venire a fare un salto con me al Poldi Pezzoli? Ho voglia di andare a trovare il ritratto di giovane dama del Pollaiolo…”. Parlo per esperienza quasi diretta. Tre anni e mezzo fa, insieme ad altri due soci, ho creato il Museo Tattile Varese, un esempio per adesso unico di conservazione di modelli tattili in legno a prevalente soggetto artistico ed architettonico. Quando abbiamo avuto questa idea, tutti ci hanno detto che pensare di realizzare un progetto così a Varese era da perfetti visionari. Visionari lo saremo anche stati, ma il Museo Tattile Varese (grazie anche ad una amministrazione comunale che ha talmente creduto nella nostra ‘visionarietà’ da metterci a disposizione una sede straordinaria) )esiste da 3 anni, viene visitato da più o meno 3000 persone all’anno e ha ospitato altrettanti bambini che hanno partecipato ai laboratori museali. E nel nostro museo – e qui torniamo al punto – le persone ritornano. E ritornano più volte, magari da sole, magari in compagnia, magari per vedere qualcosa che sembra loro di non avere visto bene….e quando qualcuno ritorna non viene penalizzato con un nuovo biglietto, in genere lo ringraziamo, semmai.

Insomma, da questo spunto che lei ieri sera ci ha dato, faccio io a lei una proposta: perché non pensa di creare una ‘rete’ di musei che siano disposti ad avere ‘visitatori annuali’ e non visitatori usa-e-getta? Probabilmente all’inizio aderirebbero a questa “rete museale” solo i musei piccolini, oppure quelli un po’ ‘strani’ come il nostro, ma poi sono convinta che arriverebbero anche i ‘grandi’, cioè anche quei musei che per eccesso di storia e di bellezza si portano appresso anche un po’ di spocchia.

da Press-IN.

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