Marocchino decapita l’amante ucraina: accanto e lei mi sentivo impuro

per la serie islamisti e religioni

Marocchino decapita l’amante ucraina: accanto e lei mi sentivo impuro


Arthur Schopenhauer (1788-1860): Il Corano, questo cattivo libro …

Il Corano, questo cattivo libro, fu sufficiente per fondare una religione mondiale, per soddisfare il bisogno metafisico di milioni e milioni di uomini, per definire il fondamento della loro morale – e di un  notevole disprezzo della morte, ma anche per esaltarli convolgendoli in guerre sanguinose e nelle conquiste più estese.
Nel Corano troviamo la forma più squallida e più povera di teismo…
In quest’opera, io non sono riuscito a scoprire nemmeno un pensiero dotato di valore”

Arthur Schopenhauer (1788-1860)

Noto, per inciso, che oggi per molto meno i vittimisti perdenti radicali mettono a ferro e fuoco le democrazie occidentali e sgozzano i loro apostati


religioni e terrorismo

I nuovi terroristi religiosi non sono esclusivamente di matrice radicale islamica. Nell´attuale scenario internazionale sono attivi gruppi eversivi che si ispirano a correnti fondamentaliste cristiane, ebraiche, induiste, buddiste e sikh, nonché a determinate sette religiose apocalittiche. I militanti di tali organizzazioni percepiscono la violenza terroristica (anche quella che provoca un grande numero di vittime innocenti) come un atto sacramentale, teso a perseguire i più elevati valori morali e spirituali.
L´era del moderno “terrorismo sacro” non inizia con l´attacco al World trade center di New York, ma circa due decenni prima, all´inizio degli anni ‘80. Per buona parte del XX secolo i movimenti terroristici, sia in occidente sia nel mondo non-occidentale, erano prevalentemente di tipo laico e secolarizzato. La rivoluzione islamica in Iran nel 1979 diede un primo significativo impulso all´emergere di movimenti eversivi d´ispirazione religiosa nel mondo islamico. Successivamente, si assiste al riemergere di movimenti estremisti violenti anche nell´ambito di altre tradizioni religiose. Tra questi vanno menzionati, ad esempio, il Christian white supremacist movement negli Stati Uniti, i movimenti estremisti ebrei ispirati al pensiero del rabbino Meir Kahane in Israele, i terroristi indù e i gruppi militanti sikh in India e infine i gruppi buddisti violenti nello Sri Lanka.
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tutto l’articolo qui: Se la religione fa terrore

unità informativa connessa a:

Christopher Hitchens, DIO NON E’ GRANDE, come la religione avvelena ogni cosa, Einaudi

http://mappeser.com/?s=Christopher+Hitchens%2C+DIO+NON+E%27+GRANDE


gli islamisti e le donne: CANADA, AFGHANO UCCIDE LE TRE FIGLIE PER ONORE (Guido Olimpio, Corriere della Sera)

Volevano una vita normale, con le piccole e grandi libertà rivendicate dai giovani. Uno stile occidentale sgradito al patriarca, il severo Muhammad. Che, davanti a quella che riteneva una mancanza di rispetto e una sfida insolente, ha deciso una punizione estrema. Senza appello. 

» Leggi tutto

da CANADA, AFGHANO UCCIDE LE TRE FIGLIE PER ONORE (Guido Olimpio, Corriere della Sera).


Boko Haram, che vuol dire “l’educazione occidentale è proibita”, lotta dal 2002 per imporre in tutta la Nigeria la shari’a nella sua interpretazione più rigorosa | l’Occidentale

Sale la tensione in Nigeria dopo un nuovo comunicato minaccioso di Boko Haram, i terroristi islamici che il 2 gennaio, dopo le stragi compiute a Natale, hanno dato tre giorni di tempo ai cristiani per lasciare gli stati del nord, a maggioranza islamica. Da allora è stato un susseguirsi di attentati e di aggressioni culminati tra il 20 e il 24 in una serie di attacchi messi a segno, e rivendicati da Boko Haram, a Kano e a Bauchi, capitali degli omonimi stati settentrionali. Nella sola Kano le vittime in poche ore sono state quasi 200.

Boko Haram, che vuol dire “l’educazione occidentale è proibita”, lotta dal 2002 per imporre in tutta la Nigeria la shari’a nella sua interpretazione più rigorosa, cosa che lo ha portato a colpire talvolta anche degli islamici ritenuti poco ortodossi o troppo tolleranti nei confronti delle comunità cristiane.

vai a: In Nigeria Goodluck Jonathan è costretto a fare i conti con Boko Haram | l’Occidentale.


Giovanni Sartori: concessione della residenza permanente trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile – Corriere della Sera

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Inghilterra e Francia sono a oggi i Paesi più «invasi» (anche per via della loro eredità coloniale) e oramai accomodano una terza generazione di immigrati da tempo accettati come cittadini. La sorpresa è stata che una parte significativa di questa terza generazione non si è affatto «integrata». Vive in periferie ribelli e ridiventa, o sempre più diventa, islamica. Si contava di assorbirli e invece si scopre che i valori etico-politici dell’Occidente sono più che mai rifiutati.

Che senso ha, allora, trasformare automaticamente in cittadini tutti coloro che nascono in Italia, oppure, dopo qualche anno, chi risiede in Italia?
Questa è stata, finito il comunismo, la tesi della nostra sinistra, sostenuta dall’argomento che chi lavora e paga le tasse in un Paese si paga, per ciò stesso, il diritto di cittadinanza. Ma non è così. Le tasse pagano i servizi (polizia, pompieri, manutenzione delle strade e simili) dei quali qualsiasi residente usufruisce e che non paga, o meglio che paga, appunto, pagando le tasse.
E vengo alla mia idea. Da sempre il diritto di cittadinanza è fondato sui due principi del ius soli (diventi cittadino di dove nasci) oppure del ius sanguinis (mantieni la cittadinanza dei tuoi genitori). Vorrei proporre un terzo principio: la concessione della residenza permanente trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile. Chiunque entri in un Paese legalmente, con le carte in regola e un posto di lavoro non dico assicurato ma quantomeno promesso o credibile, diventa residente a vita (senza fastidiosi e inutili rinnovi). In attesa di scoprire quanti saremo, se li possiamo assorbire o meno, questa formula dà tempo e non fa danno.

Una soluzione di buon senso – Corriere della Sera.


minacce di gruppi integralisti cristiani allo spettacolo di Romeo Castellucci “Sul concetto di volto del figlio di Dio”, programmato al teatro Franco Parenti per il 24 gennaio

In seguito alle minacce  di  gruppi integralisti cristiani di bloccare lo spettacolo di Romeo Castellucci / Socìetas Raffaello Sanzio  

Sul concetto di volto del figlio di Dio,

programmato al teatro Franco Parenti per il 24 gennaio e alle polemiche che ne sono seguite, un gruppo di critici di teatro ha scritto questo appello, che riporto con le firme raccolte nel primo giorno.

Si può aderire scrivendo all’indirizzo circocritico@libero.it oppure aredazione@teatroecritica.net

Lo spettacolo di Castellucci deve andare in scena. Un appello
I “se” e i “ma” su uno spettacolo o su un’opera d’arte sono materia del dibattito critico o delle sempre legittime reazioni del pubblico. Ma quando la censura preventiva prende il posto del dissenso e diviene intimidazione, non è più questione di questa o quella interpretazione, è la libertà stessa di interpretare che viene messa in pericolo. E’ quanto sta accadendo con lo spettacolo di Romeo Castellucci “Sul concetto di Volto nel figlio di Dio” in programmazione al Teatro Franco Parenti di Milano: un’orchestrata campagna di minacce e di anatemi lo ha preceduto nel tentativo, sfacciatamente dichiarato, di non farlo andare in scena. Di fronte allo sconfortante avanspettacolo dell’intolleranza che si traveste da diritto di critica e dell’intimidazione che si richiama alla libertà di parola, pensiamo di non potere e di non dovere restare indifferenti. Tanto meno indifferenti nel momento in cui l’offensiva integralista contro lo spettacolo ha rivelato la sua vera natura investendo la persona della direttrice del Franco Parenti André Ruth Shammah  con le espressioni dell’antisemitismo più classico ed abietto.  Non si tratta di scegliere tra chi dice di aver scritto il suo spettacolo come una preghiera e chi, senza averlo visto, lo accusa di essere blasfemo (due cose che in molte opere d’arte del novecento si sono spesso confuse senza che questo generasse guerre di religione). Si tratta semplicemente di garantire a Romeo Castellucci la prima ed essenziale libertà di ogni arte e di ogni artista: quella di essere compreso o frainteso con cognizione di causa, di essere giudicato secondo la sua opera e non secondo il pregiudizio di un manipolo di fondamentalisti che agita la fede in Cristo come una clava identitaria. Chiediamo ai cittadini, agli intellettuali, agli artisti e a chiunque consideri la libertà dell’espressione artistica un cardine irrinunciabile della nostra esistenza civile, di non lasciare Romeo Castellucci e la sua opera nel cerchio di solitudine che l’alleanza tra il fanatismo di pochi e la reticenza di molti rischia di creargli attorno. “Sul concetto di Volto nel figlio di Dio” deve andare in scena.
Hanno aderito fino alle ore alle 18 del 20 gennaio 2012
Massimo Marino (critico di teatro), Attilio Scarpellini (critico di teatro), Oliviero Ponte di Pino ( critico di teatro, direttore editoriale Garzanti), Lorenzo Pavolini (scrittore), Giancarlo De Cataldo (scrittore), Marco Belpoliti (scrittore e saggista), Mario Martone (regista, direttore del Teatro Stabile di Torino), Paolo Rumiz (giornalista e scrittore), Lorenzo Cherubini Jovanotti (cantante), Carola Susani (scrittrice), Marco Martinelli (drammaturgo e regista), Ermanna Montanari (attrice), Pippo Delbono (regista e attore), Marino Sinibaldi (direttore di Rai Radio Tre), Enrico Ghezzi (Rai Tre Fuori Orario), Salvatore Veca (filosofo), Magda Poli (critico di teatro), Emma Dante (regista), Compagnia Sud Costa Occidentale, Gabriele Lavia (attore, direttore artistico Teatro di Roma), Graziano Graziani (critico di teatro), Sergio Lo Gatto (critico di teatro), Katia Ippaso (critica e scrittrice), Mariateresa Surianello (critica di teatro), Simone Nebbia (critico di teatro), Andrea Pocosgnich (critico di teatro), Marco de Marinis (docente universitario e direttore Centro la Soffitta di Bologna), Cristina Ventrucci (condirettore Festival di Santarcangelo), Armando Punzo (regista teatrale, direttore Compagnia della Fortezza), Pietro Valenti (direttore di Emilia Romagna Teatro), Silvia Bottiroli (direttore artistico Festival di Santarcangelo), Rodolfo Sacchettini (condirettore Festival di Santarcangelo), Giuseppe Liotta (presidente Associazione nazionale critici di teatro), Andrea Nanni (direttore artistico festival Inequilibrio di Castiglioncello), Paolo Nori (scrittore), Grazia Verasani (scrittrice), Antonio Scurati (scrittore), Giordano Montecchi (musicologo e critico musicale), Andrea Porcheddu (critico di teatro), Roberto Giambrone (giornalista di teatro e di danza), Renzo Francabandera (giornalista di teatro), Christian Raimo (scrittore), Silvia Fanti e Daniele Gasparinetti (Xing Perform), Nicola Viesti (critico di teatro), Antonio Tagliarini (performer), Daria Deflorian (attrice), Sonia Bergamasco (attrice), Fabrizio Gifuni (attore), Walter Malosti (attore), Stefania Scateni (giornalista), Antonio Audino (critico di teatro), Roberto Santachiara (agente letterario), Renata Colorni (direttore editoriale I Meridiani Mondadori), Angela Albanese, Rita Corli (bibliotecaria), Giuseppe Blumetti, Walter Le Moli (regista teatrale), Marinella Manicardi (attrice), Giambattista Marchetto, Leonardo Mello (direttore “Venezia Viva”), Alfredo Pirri, Jacopo Quadri (montatore cinematografico), Renato Quaglia (organizzatore teatrale), Valentina Valentini (docente alla Sapienza, Università di Roma), Gianandrea Piccioli, Sandra Bonsanti, Paola Bignami (docente Dams Bologna), Paola Quarenghi (docente presso La Sapienza, Università di Roma), Andrea Adriatico (regista di teatro e di cinema), Altre Velocità redazione intermittente sulle arti sceniche, Anna Amadori (attrice), Giovanni Ambrosetto, Giovanni Azzaroni (docente universitario), Roberta Carlotto, Stefano Casi, Masolino D’Amico (critico e docente di teatro), François Khan (attore), Lenz Rifrazioni, Alessandro Leogrande (scrittore), Teatri di Vita, Carmelo Antonio Zapparrata (critico di danza), Compagnia del Teatro dell’Argine,  Francesca De Sanctis (giornalista e critica di teatro), Luca Archibugi (scrittore e drammaturgo), Maddalena Giovannelli (critico di teatro), Sara Bertelà (attrice), Corrado d’Elia regista e attore – teatri Possibili), Monica Faggiani (Teatri Possibili), Luigi Weber (critico letterario), Barbara Regondi (Emilia Romagna Teatro), Mario Perrotta (scrittore e attore), Fanny & Alexander, Ferdinando Bruni e Elio De Capitani (direttori artistici Teatro dell’elfo), Alfredo Pirri (artista visivo), Debora Pietrobono (organizzatrice teatrale), Anna Carofiglio, Paolo di Stefano (giornalista e scrittore), Simona Bianchi (direttore artistico teatro Ambra alla Garbatella), Roberto Canziani (critico di teatro, Università di Udine), Tamara Bartolini (attrice), Filippo Vendemmiati (giornalista e regista), Matteo Antonaci (critico di teatro), Chiara Pirri (critico di teatro), OpenSpaceTeatro, Silvia Costa (attrice), Giacomo Garaffoni(attore e regista), Cira Santoro (Responsabile Teatro Comunale A. Testoni), Paola Naldi (giornalista), Emanuele Trevi (scritti), Narramondo Teatro, Nicola Bionda (Direzione Cinema Teatro Gnomo), Francesca Ballico (attrice), Paolo Bignamini (attore), Piersandra Di matteo (studiosa di teatro), Costanza Firrao (segreteria nazionale Libertà e Giustizia – Milano), Laura Landolfi (giornalista), Vincenzo Branà (giornalista e organizzatore culturale) e molti altri cittadini, artisti, intellettuali, organizzatori culturali.
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Vedi anche la pagina facebook Io sostengo Romeo Castellucci, con il video della conferenza stampa del 18 gennaio, con la notizia di un intervento del poeta Tonino Guerra che dice   “Romagnoli vi chiedo di stare accanto al nostro grande regista teatrale Romeo Castellucci”, chiedendo ai sindaci romagnoli di intervenire per sostenerlo Vedi anche la mia intervista su Doppiozero.comUn appello per Castellucci. Dal blog Controscene di Massimo Marino. Corriere di Bologna.


È morto Christopher Hitchens (1949-2011), lo scrittore e giornalista inglese assurto a fama mondiale per le sue feroci polemiche contro la religione

È morto a Houston all’età di 62 anni Christopher Hitchens, lo scrittore e giornalista inglese diventato famoso anche  per le sue feroci polemiche contro la religione. 
Ateo convinto, autore di libri come «Dio non è grande» e un pamphlet critico di Madre Teresa, Hitchens mise nel mirino i bersagli pubblici più disparati, da Henry Kissinger a Bill Clinton, definito «uno stupratore», fino alla monarchia britannica. Aveva condotte molte battaglie progressiste, compresa quella per la restituzione alla Grecia dei marmi del Partenone, ma senza mai allinearsi alla sinistra ufficiale. Spiazzando molti intellettuali «liberal», se la prese ad esempio con l’Islamofascismo (era un ammiratore di Oriana Fallaci che definì «la più coraggiosa giornalista del suo tempo») e sostenne l’intervento in Iraq.

Hitchens, che viveva negli Usa da più di 30 anni, è stato inviato di guerra e critico letterario, collaborando con numerose testate tra cui il Wall Street Journal, Vanity Fair, l’Atlantic, Slate. In patria scriveva di questioni americane per il Daily Mail e in Italia era tradotto dal Corriere della Sera. Quando aveva scoperto di avere un tumore, lo stesso di cui era morto il padre, aveva appena dato alle stampe le sue memorie intitolate «Hitch-22».

Il ricordo nei tweets di Gianni Riotta

+ E’ morto Hitchens la sinistra inglese intelligente. In guerra del Golfo viaggiavamo insieme nel deserto

+ Portai Hitchens al Corriere nel 2005 e disse “It’s a lot of fun! Hope my old buddies at Manifesto will read me now”

+ Hitchens “Mio padre affondo’ una nave di Hitler in guerra. In un giorno fece un lavoro migliore di me in tutta la vita da giornalista no?”

+ Quando beveva da inglese e si addormentava nel deserto sulla mia spalla

+ Hitchens si schiero’ contro Saddam e tanti gli tolsero il saluto. Sorrideva e se ne fregava

da Addio Hitchens, paladino dell’ateismo – LASTAMPA.it.


Presentazione del VII Rapporto annuale sulla Secolarizzazione in Italia, da Radio Radicale

Presentazione del VII Rapporto annuale sulla Secolarizzazione in Italia

Roma 12 dicembre 2011 - 2h 43′ 42″
Presentazione del VII Rapporto annuale sulla Secolarizzazione in Italia Presentazione del Primo dossier completo sulla presenza delle Chiese nei media televisivi: talk show, fiction, cerimonie religiose. Presentazione del Secondo dossier sui tempi di notizia e di parola del Papa Benedetto XVI e dei soggetti confessionali (anni 2008-2011 primo trimestre) Promosso da Fondazione Critica Liberale e da Cgil Nazionale Settore Nuovi Diritti

DIBATTITO -
Evento organizzato da 

Franco Garelli, Religione all’italiana, L’anima del paese messa a nudo

F. GARELLI

Religione all’italiana

L’anima del paese messa a nudo

Collana “Contemporanea”

pp. 256, € 17,00
978-88-15-23373-8
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 03/11/2011

Copertina 23373


“Secolarizzazione e voglia di sacro, crisi delle vocazioni e volontariato, bricolage religioso e potenza del carisma, fede dubbiosa e atei devoti, protagonismo della Chiesa e cattolicesimo su misura. Gli italiani tra religiosità tradizionale e ricerca di nuove spiritualità”.

Da sempre nazione cattolica per antonomasia, in tempi recenti l’Italia ha distillato un cocktail religioso in cui agli ingredienti risaputi del passato si mescolano quelli insoliti del presente: una chiesa sempre (più) attiva nell’arena pubblica, che dà battaglia sui temi della vita, della famiglia e della bioetica, ma anche molte persone che si definiscono cattoliche pur vivendo in modo del tutto secolarizzato; l’emergere di individualismi religiosi e spiritualità alternative, accanto a una fede tradizionale riscoperta grazie agli immigrati musulmani; un sentimento religioso più diffuso e una maggior presenza ai riti rispetto ad altri paesi europei, ma anche la prevalenza di una fede dubbiosa su quella certa; una nuova voglia di sacro e di figure religiose carismatiche, insieme alla crescita di un’”appartenenza senza credenza”.

Franco Garelli insegna Sociologia dei processi culturali e Sociologia della religione nell’Università di Torino. Tra i volumi pubblicati con il Mulino: “Forza della religione e debolezza della fede” (1996), “Sfide per la chiesa del nuovo secolo” (2003), “L’Italia cattolica nell’epoca del pluralismo” (2006) e “La Chiesa in Italia” (2007)

Volumi – F. GARELLI, Religione all’italiana.


I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune … presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana

… è l’esibizione talora a colpire. Come colpisce l’ingente mole di strumenti di indagine messa in campo su questi versanti, quando altri restano disattesi e indisturbati. E colpisce la dovizia delle cronache a ciò dedicate. Nessun equivoco tuttavia può qui annidarsi. La responsabilità morale ha una gerarchia interna che si evidenzia da sé, a prescindere dalle strumentalizzazioni che pur non mancano. I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune. Tanto più ciò è destinato ad accadere in una società mediatizzata, in cui lo svelamento del torbido, oltre a essere compito di vigilanza, diventa contagioso ed è motore di mercato. Da una situazione abnorme se ne generano altre, e l’equilibrio generale ne risente in maniera progressiva. È nota la difficoltà a innescare la marcia di uno sviluppo che riduca la mancanza di lavoro, ed è noto il peso che i provvedimenti economici hanno caricato sulle famiglie; non si può, rispetto a queste dinamiche, assecondare scelte dissipatorie e banalizzanti. La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata. Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto.


Solo comportamenti congrui ed esemplari, infatti, commisurati alla durezza della situazione, hanno titolo per convincere a desistere dal pericoloso gioco dei veti e degli egoismi incrociati.

9. La questione morale, complessivamente intesa, non è un’invenzione mediatica: nella dimensione politica, come in ciascun altro ambito privato o pubblico, essa è un’evenienza grave, che ha in sé un appello urgente. Non è una debolezza esclusiva di una parte soltanto e non riguarda semplicemente i singoli, ma gruppi, strutture, ordinamenti, a proposito dei quali è necessario che ciascuna istituzione rispetti rigorosamente i propri ambiti di competenza e di azione, anche nell’esercizio del reciproco controllo. Nessuno può negare la generosa dedizione e la limpida rettitudine di molti che operano nella gestione della cosa pubblica, come pure dell’economia, della finanza e dell’impresa: a costoro vanno rinnovati stima e convinto incoraggiamento. Si noti tuttavia che la questione morale, quando intacca la politica, ha innegabili incidenze culturali ed educative. Contribuisce, di fatto, a propagare la cultura di un’esistenza facile e gaudente, quando questa dovrebbe lasciare il passo alla cultura della serietà e del sacrificio, fondamentale per imparare a prendere responsabilmente la vita. 

da Il testo integrale dell’intervento di Bagnasco - Il Messaggero

Veronica Lario e Silvio Berlusconi

da 27/09/2011 – Perché il cardinal Bagnasco adesso critica Berlusconi? di Giorgio Dell’Arti

Prima di tutto: chi è Bagnasco?

Esiste la Conferenza episcopale italiana. Che cos’è? È l’assemblea permanente dei vescovi italiani, che ha il compito di studiare i problemi che interessano la vita della Chiesa in Italia, di dare orientamento nel campo dottrinale e pastorale, di mantenere i rapporti con le pubbliche autorità italiane, di gestire direttamente il Concordato con l’Italia. Il presidente di questo organismo molto importante è appunto il cardinale Angelo Bagnasco, scelto a quella carica dallo stesso Benedetto XVI.

Che cosa ha detto esattamente, a proposito di Berlusconi, il cardinale Bagnasco?

Ribadisco che la parola “Berlusconi” non è stata mai pronunciata. Le parole in questione sono queste: «I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune. Mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. Non è la prima volta che ci occorre di annotarlo: chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda. Si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rivelano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica. La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata. Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto». Bagnasco parlava al consiglio permanente dei vescovi, riuniti ieri a Roma.

Sento qualcosa dietro la frase «non è la prima volta che ci occorre di annotarlo…»

Bagnasco risponde ai tanti, cattolici e no, che hanno accusato la Chiesa di star zitta davanti alla libidine fuori controllo del premier. L’ultima a richiamare i vescovi è stata Barbara Spinelli, su Repubblica: «Che altro deve fare il capo di governo, perché i custodi del cattolicesimo dicano la nuda parola: “Ora basta”? Qualcosa succede nel loro animo quando leggono le telefonate di un Premier che traffica favori, nomine, affari, con canaglie e strozzini?». Gian Antonio Stella, sul «Corriere», ha poi scritto, in un articolo in cui si ricordano le tante volte che il premier ha preteso di essere ben più che un cattolico e un’anima pia, addirittura un santo («l’unto dal Signore»): «Il Cavaliere, oltre che il premier, fa anche il cattolico “a tempo perso”? Le autorità vaticane sembrano aver scelto di tacere, per ora, su quel pollaio di finte infermiere e squillo russe e ballerine sudamericane che emerge dalle intercettazioni». E già un anno fa Micromega aveva raccolto le dichiarazioni di undici sacerdoti, tutte dirette contro il silenzio della Chiesa.

Berlusconi commenterebbe che si tratta dei soliti preti comunisti.

Avrebbe torto, perché se prima il papa e poi Bagnasco hanno deciso di parlare significa che lo spettacolo ha superato i limiti. Del resto, ogni settimana i sondaggi segnalano una caduta di consensi per Berlusconi e per i due partiti del centro-destra. Galli della Loggia, in un editoriale sul «Corriere», ha invitato gli uomini del centro-destra a darsi una mossa, se non vogliono sparire. La mossa, appunto, sarebbe quella di procedere a un rinnovamento profondo e veloce verso una classe dirigente votabile.

Al cardinale vanno bene i magistrati che realizzano centomila intercettazioni su una vicenda che non è neanche certo abbia risvolti penali?

No, il cardinale si dichiara colpito dall’«ingente mole di strumenti di indagine messa in campo» e dalla «dovizia delle cronache a ciò dedicate». Questo però non assolve Berlusconi: «Nessun equivoco tuttavia può qui annidarsi. La responsabilità morale ha una gerarchia interna che si evidenzia da sé»


”Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede. Nel 2011 si stima che saranno 105 mila le vittime della persecuzione contro i cristiani. Tra il 2000 e il 2010 le vittime sono state 160 mila all’anno, mentre nel XX secolo sono stati 45 milioni i cristiani uccisi a motivo della loro religione”.

”Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede. Nel 2011 si stima che saranno 105 mila le vittime della persecuzione contro i cristiani. Tra il 2000 e il 2010 le vittime sono state 160 mila all’anno, mentre nel XX secolo sono stati 45 milioni i cristiani uccisi a motivo della loro religione”. Citando queste stime, che dicono che i cristiani sono ”i piu’ perseguitati al mondo”, Massimo Introvigne, direttore Cesnur e rappresentante dell’Osce per la lotta alla discriminazione, al razzismo e alla xenofobia, ha lanciato l’allarme per quella che è diventata ”una vera e propria emergenza umanitaria, che non riguarda solo i cristiani ma tutta la società civile e le istituzioni internazionali”. L’occasione è quella del convegno ”I buoni saranno martirizzati. La persecuzione ai cristiani nel XXI secolo” promosso alla pontificia università Lateranense da ”Luci sull’Est” e a cui hanno preso parte, oltre a Introvigne, il vescovo di San Marino e Montefeltro, mons. Luigi Negri, il direttore di Asianews, padre Bernardo Cervellera e l’eurodeputato Magdi Allam. ”Se ci sono delle vittime ci sono anche degli assassini – ha spiegato Introvigne -. E proprio il Papa ce li ha indicati in un celebre discorso del 5 gennaio scorso. Il Papa ha parlato del fondamentalismo islamico in Paesi come il Pakistan e l’Egitto, aggravato nel primo caso dalla legge sulla blasfemia e nel secondo dall’errore che si fa di mettere sullo stesso piano libertà di culto e libertà religiosa; ci sono poi i regimi comunisti come la Corea del Nord; i Paesi dei nazionalismi religiosi come l’India. Infine – ha aggiunto – Benedetto XVI ci dice che la discriminazione religiosa esiste anche in Occidente” in forme diverse, come quella ”dell’intolleranza verso il Papa o dell’odio ideologico” che, ha avvertito, ”non sono meno pericolose”. 

da 2011, 105mila cristiani vittime – LASTAMPA.it.


Dati storici ed empirici: Violenza e terrorismo nascono nelle moschee – di Magdi Cristiano Allam, in ilGiornale.it

Appello fraterno da italiano che ama l’Italia ai connazionali succubi del­l’id­eologia del multi­culturalismo e folgo­rati dalla moschea­mania. Fate una semplice ricerca all’interno del sito dell’Ansa, la principale agen­zia nazionale d’informazione, inse­rendo il nome «moschea». Scoprirete che il 99 per cento delle notizie riguarda attentati terroristici e azioni violente che si verificano nelle moschee in tutti i Paesi del mondo, sia quelli dove i musulmani sono maggioranza sia quelli dove sono minoranza, sia quelli dichiaratamente integralisti islamici che consideriamo radicali sia quelli formalmente laici che definiamo moderati; mentre il restante 1 per cento riguarda l’annuncio delle nuove moschee che si vorrebbero costruire in Italia.

Ebbene, il peso della connotazione totalmente negativa delle moschee nel mondo è tale da far apparire noi italiani come chi ostinatamente e ciecamente è votato al suicidio. Mi limiterò a indicare i fatti concernenti le moschee nel mondo degli ultimi mesi. Il 3 settembre a Londra l’imam della moschea di Finsbury Park, il libanese cieco Maymoun Ghandi Zarzour, è stato assassinato all’interno della moschea. Quando nel 1998 conobbi il fondatore della moschea di Finsbury Park, l’imam egiziano Abu Hamza Al Masri, mi confessò candidamente che la moschea organizzava pubblicamente corsi ideologici e militari per la Guerra santa islamica a Crowborough, alla periferia di Londra.

Il 30 agosto a Copenaghen, all’uscita dei fedeli dalla moschea dopo la celebrazione dell’Eid al-Fitr, la festa islamica che conclude il mese di digiuno del Ramadan, uno di loro è stato ucciso in una sparatoria. Il 28 agosto a Bagdad un terrorista suicida si è fatto esplodere nella moschea sunnita di Oum al-Qura, uccidendo 29 persone e ferendone gravemente altre 35. La moschea colpita è diretta dall’imam Ahmed Abdel Ghafour che ha ripetutamente condannato i terroristi islamici. Il 27 agosto a Damasco le forze di sicurezza siriane hanno dato l’assalto a una moschea affollata di fedeli, provocando un morto e 20 feriti.

Il 26 agosto in Afghanistan una bomba viene fatta esplodere nel cortile di una moschea della provincia nord-occidentale di Faryab, uccidendo 4 persone e ferendone altre 14. Il 19 agosto in Pakistan un terrorista suicida di appena 16 anni si è fatto esplodere all’interno di una moschea nel distretto tribale di Khyber, provocando il massacro di 53 persone e oltre 120 feriti. Il 17 agosto in Siria nove persone vengono uccise dalle forze di sicurezza dopo aver inscenato una manifestazione di fronte alla moschea di Fatima a Homs. L’11 agosto l’artiglieria dell’esercito siriano colpisce la moschea Uthman ben Affan a Dayr az Zor, 450 km a nord-est di Damasco e capoluogo della regione confinante con l’Irak, abbattendone il minareto. Per il regime siriano l’epicentro della rivolta popolare sono proprio le moschee. Il 15 luglio nella Tunisia che sarebbe finalmente liberata dalla dittatura di Ben Ali e consegnata alla democrazia, le forze dell’ordine fanno irruzione in una moschea di Tunisi alla ricerca degli autori di attentati terroristici contro le caserme della polizia che si ripetono nel Paese.

Il 14 luglio in Afghanistan ci sono state due esplosioni nella moschea di Kandahar, mentre aveva luogo una funzione religiosa per il fratello del presidente Hamid Karzai ucciso due giorni prima, con un bilancio di 4 morti. Il 10 giugno in Afghanistan un terrorista suicida islamico si è fatto esplodere davanti ad una moschea a Kunduz City, dove si svolgeva un rito in memoria del generale della polizia Dadu Daud, colpito a fine maggio dai talebani nella provincia di Takhar, uccidendo 4 agenti di polizia. Il 3 giugno nello Yemen il presidente Ali Abdallah Saleh resta gravemente ferito in un attentato all’interno della moschea del Palazzo presidenziale dove stava pregando, costato la vita ad altre 7 persone. Il 3 giugno in Irak 17 persone sono rimaste uccise e almeno 50 ferite in un attentato a una moschea di Tikrit.

La bomba che ha provocato la strage era contenuta in un barile di benzina lasciato vicino all’ingresso della moschea durante la preghiera del venerdì. Voglio evidenziare che gli autori degli efferati crimini sono musulmani, così come sono musulmane le vittime del terrorismo islamico. Voglio ricordare che queste atrocità perpetrate all’interno delle moschee sono sempre accadute da quando esiste l’islam, che si conferma come una religione intrinsecamente violenta e storicamente conflittuale. Pensate che ben tre dei primi quattro successori di Maometto, i cosiddetti «califfi ben guidati», furono assassinati (Umar ibn al-Khattab, Uthman ibn Affan e Ali ibn Abi Talib) e due di loro (Umar e Ali) furono assassinati mentre pregavano in moschea.

Mi era già capitato in passato di fare ciò che ho appena fatto, ossia registrare gli attentati che si perpetrano nelle moschee, ed è sempre emerso lo stesso risultato: le moschee nel mondo generano violenza. Se le vogliamo significa che siamo propri votati al suicidio. 

da Violenza e terrorismo nascono nelle moschee – Esteri – ilGiornale.it.


Burka e Nudismo, da post di cadavrexquis: Burka, Niqab e “giustizieri” solitari

una ottima argomentazione dell’ottimo cadavrexquis

P.F.

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E’ vero che, come sostiene qualcuno, per ora la legge che impedisce di indossareniqab burka in pubblico non c’è – purtroppo, aggiungo io -, ma è altrettanto vero che la legge del 1975 che impedisce, per motivi di sicurezza, di girare mascherati è tuttora in vigore e può quindi essere applicata. Tanto basterebbe, in teoria, per chiedere alla forza pubblica di “smascherare” le donne che indossano quelle gabbie di tessuto, ma non ne verrebbe disinnescata la giustificazione culturale-religiosa. Io ritengo invece che un’ulteriore legge sia necessaria, proprio per stabilire una questione di principio: chi viene a vivere qui – e sceglie di stabilirsi nel nostro paese – deve accettare determinate regole di base della nostra società, tra le quali quella di mostrare il proprio volto quando si rivolge agli altri e quando è in pubblico. Sottolineo il “deve” – e non “può, se vuole”. Credo che su certe faccende occorra essere intransigenti e, da parte della legge, ci debba essere un intervento proattivo. Non è questione di libertà individuale, come ha sostenuto indignata tale Sumaya Abdel Qader, “mediatrice culturale” giordano-palestinese. Se una donna vuol proprio scegliere di andarsene in giro bardata come una mummia (perché glielo impongono le sue tradizioni culturali o religiose), può farlo tranquillamente in quei paesi dove è consentito – o, per meglio dire, obbligatorio – farlo, come l’Arabia Saudita, per esempio. Se ognuno potesse andare in giro conciato come vuole, allora potremmo cominciare a uscire nudi per strada: basterebbe invocare ilnudismo o il naturismo come articolo di fede di una nostra personalissima religione. Scommettiamo che nessuno si sognerebbe, se venissimo fermati per oltraggio al pubblico pudore, di protestare perché sono stati lesi i nostri diritti individuali?

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da: cadavrexquis: Burka, Niqab e “giustizieri” solitari.


La lezione inglese: il multiculturalismo è sbagliato

Gli episodi di violenza scatenatisi a Londra e in altre città del Regno Unito ad opera di giovani immigrati e di inglesi figli di immigrati dimostrano semplicemente un fatto: il fallimento del multiculturalismo.

Ci sono senza dubbio tante motivazioni dietro le devastazioni avvenute in vari quartieri e tra queste forse l’ultima è la religione, mentre al primo posto sta il degrado economico e sociale, un po’ come accaduto nelle banlieu parigine nel 2005. Tuttavia, la responsabilità principale ricade sul modello britannico di integrazione, fondato, per l’appunto, sul multiculturalismo, ovvero su una strutturazione della società a “compartimenti stagni”, con tanti ghetti privi di comunicazione tra loro. Una tipologia, questa, ben diversa dal semplice pluralismo, cioè la coesistenza armonica di più culture all’interno di uno stesso Stato. Insomma, un conto è la multiculturalità, che è un dato di fatto innegabile e inevitabile, altro è il multiculturalismo, che è invece un’ideologia ben precisa.

segue qui: La lezione inglese: il multiculturalismo è sbagliato.


Mini-moschee sotto casa: in dieci quartieri ci sono già – Milano – ilGiornale.it

«Pensiamo prima a tante piccole parrocchie nei quartieri e poi al duomo». Non c’è fretta per una grande moschea ha assicurato nei giorni scorsi il direttore del centro islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari. Ma Islam.it ieri traduceva bene la politica dei piccoli passi intrapresa due giorni fa intorno al tavolo di Palazzo Marino tra il vicesindaco Maria Grazia Guida e gli esponenti delle associazioni musulmane coordinate da Davide Piccardo, ex candidato di Sel da cui gli Islamici Moderati rimasti fuori dalla porta hanno già preso le distanza («non ci rappresenta e non può prendere impegni a nome nostro»). «Sembra che finalmente nel 2012 la moschea a Milano si farà – scriveva Islam.it -. Verrà costruita su un lotto già ora sede di una sala di preghiera in una zona non centrale della città. Certo non risolverà il problema degli spazi di culto a Milano, ma è un segnale importante e una prova di dialogo fra islam e istituzioni». Sarebbe la seconda dopo Roma. Un progetto c’è già e porta in via Meda, di fianco alla sala di preghiera Al Wahid, l’unica che può davvero fregiarsi del nome di moschea: è gestita dal Coreis di Yahja Pallavicini, ha tutte le autorizzazioni in ordine, è riservata solo agli associati quasi tutti italiani convertiti 

……

da Mini-moschee sotto casa: in dieci quartieri ci sono già – Milano – ilGiornale.it.

diceva Oriana Fallaci:

“tre punti che considero cruciali
Punto numero uno. [...] l’immigrazione [...] il Cavallo di Troia che ha penetrato l’Occidente e trasformato l’Europa in ciò che chiamo Eurabia. [...].
Punto numero due. Non credo nella fandonia del cosiddetto pluriculturalismo. [...] E ancor meno credo nella falsità chiamata Integrazione. [...] gli immigrati mussulmani materializzano così bene l’avvertimento che nel 1974 ci rivolse all’ONU il loro leader algerino Boumedienne. «Presto irromperemo nell’emisfero Nord. E non vi irromperemo da amici, no. Vi irromperemo per conquistarvi. E vi conquisteremo popolando i vostri territori coi nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria. [...].
Punto numero tre. Soprattutto non credo alla frode dell’Islam Moderato. [...] E continuerò a ripetere: «Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere»”
(Oriana Fallaci, Discorso in occasione della consegna dell’Annie Taylor Award, «Un tuffo sulle cascate del Niagara», in «Il Foglio», 3.12.2005)


ma come sono buoni gli islamici … ma come hanno attraversato tutte le tappe della civiltà dei diritti, dall’umanesimo, all’illuminismo, alla democrazia, alla divisione dei poteri ,,, Accecata… ma non dalla vendetta – Ameneh perdona il suo carnefice

ma come sono buoni gli islamici … ma come hanno attraversato tutte le tappe della civiltà dei diritti, dall’umanesimo, all’illuminismo, alla democrazia, alla divisione dei poteri, ma come ci portano avanti nella storia della civiltà gli islamici !!!
Accecata… ma non dalla vendetta – Ameneh perdona il suo carnefice
Dall’Iran la storia di Ameneh, una ragazza accecata e sfregiata nel 2004 da un uomo respinto. Sette anni dopo ha graziato il suo aggressore che secondo la giustizia iraniana doveva essere a sua volta accecato con l’acido. Servizio di Lucia Goracci. Tratto da Tg3 del 31/07/2011 - http://www.tg3.rai.it altro

Il potere dei cattolici: don Luigi Verzé che, costretto a lasciare il timone del San Raffaele per il miliardo di debiti accumulati, si rifugia nell’ ateneo fondato nel 1996

 Don Luigi Verzé e i suoi fedelissimi (i Sigilli) si arroccano nell’ Università Vita Salute. Con un blitz ieri nel consiglio di amministrazione dell’ ateneo il prete-manager ha proposto una modifica dello statuto che di fatto gli attribuisce tutte le prerogative di nomina. È una leva di potere fortissima sull’ ospedale e sulla scelta dei primari. È il nuovo azzardo di don Luigi Verzé che, costretto a lasciare il timone del San Raffaele per il miliardo di debiti accumulati, si rifugia nell’ ateneo fondato nel 1996. L’ obiettivo? Farlo diventare l’ ultima roccaforte del suo potere. Dopo l’ ingresso della Santa Sede nel consiglio di amministrazione della Fondazione che guida il gruppo, il prete-manager si trova emarginato dalla guida dell’ impero sanitario e dai business alternativi. Con il cambio di statuto dell’ Università non ci saranno più consiglieri nominati dalla Fondazione. D’ ora in avanti i componenti del cda dell’ ateneo saranno incaricati direttamente da don Verzé tramite l’ Associazione Monte Tabor, ovvero il ristretto entourage del sacerdote. È un modo indiretto per controllare anche la vita dell’ ospedale dal momento che i 60 docenti sono primari e clinici del complesso sanitario. In cda (nove membri, presidente don Verzé) le modifiche vengono lette nel silenzio e avallate. Del resto, sotto la cupola dal diametro di 43 metri (più grande di San Pietro), non è usanza contraddire i voleri del prete-manager.

….  segue La mossa di don Verzé per controllare l’ università.


norvegese, definito oggi dalla polizia un «fondamentalista cristiano», compie una strage in un campus di giovani laburisti, Oslo e isola di Utoeya, 22 luglio 2011

 

 

Un’esplosione investe la sede
del governo, poche ore più tardi
un uomo fa una strage sull’isola
al meeting dei giovani socialisti

furia omicida del killer, definito oggi dalla polizia un «fondamentalista cristiano». Non è andata altrettanto bene a tanti, troppi, altri giovani come loro: nella notte è salito a 85 il numero dei corpi senza vita recuperati tra i boschi e le spiagge della piccola isola, che si aggiungono ai 7 morti nella capitale per un totale di 92. Ma il bilancio potrebbe essere ancora più pesante: una ventina delle persone ricoverate dopo gli attacchi sono in condizioni disperate

lo scenario era proprio quello di una guerra. In mattinata, con la luce del giorno, sono riprese le perlustrazioni nell’isola, alla ricerca di eventuali altri corpi e di ordigni inesplosi, come quelli che gli artificieri hanno rinvenuto già nella notte. L’attentato è stato pianificato minuziosamente, l’obiettivo era uccidere quante più persone possibile. Un solo uomo è stato fermato dopo il blitz ad Utoya, un norvegese legato agli ambienti dell’estrema destra, il 32enne Anders Behring Breivik, che nel proprio profilo Facebook si definisce «single, cristiano, conservatore e anti-islamico». Proprietario anche di una fattoria, nelle settimane scorse aveva acquistato grandi quantità di un fertilizzante a base di nitrato di ammonio, sostanza che può essere usata per fabbricare esplosivi. Potrebbe anche avere agito da solo, in entrambi i casi: la polizia dice che una telecamera di sicurezza lo ha inquadrato anche nella zona dell’attentato al palazzo del governo, sempre in divisa da poliziotto, la stessa che ha utilizzato per presentarsi indisturbato e armi in pugno al campus dei giovani laburisti. Ma forse ci sono anche dei complici, come rivelano ai media norvegesi alcuni dei superstiti della sparatoria di Utoya, secondo cui i tiratori erano quasi sicuramente più di uno

Il premier: «È un incubo nazionale» Sale a 92 il bilancio delle vittime – Corriere della Sera

Anders Behring Breivik, l’uomo arrestato e ritenuto responsabile dei due attacchi ad Oslo e sull’isola di Utoya ha 32 anni, è biondo, alto, si definisce “single, cristiano e conservatore” con idee di estrema destra e anti-islamico.

E’ il profilo pubblicato sulla pagina di Facebook appena pochi giorni fa. Oltre alla foto, anche gli interessi relativi alla caccia e ai videogiochi come ‘World of Warcraft’ e ‘Modern Warfare 2′. Su Twitter anche una citazione del filosofo inglese, John Stuart Mill: “Una persona con una fede ha la forza di 100.000 che hanno solo interessi”.

Il giovane, secondo quanto scrivono i media norvegesi, è il proprietario di una fattoria a 150 km da Oslo, la Breivik Geofarm, nella regione di Hedmark, il cuore agricolo del Paese dove ha avuto la possibilità di acquistare una grande quantità di fertilizzante di nitrato di ammonio, un ingrediente che può essere usato per fabbricare esplosivi.

La polizia ha perquisito l’appartamento del giovane ad ovest nella capitale norvegese, nella zona ricca della città, che ha lasciato un mese fa per trasferirsi nella fattoria. Una curiosità: la stessa fattoria, nel 2006, venne chiusa dopo la scoperta di una piantagione di mariujana.

Secondo i media norvegesi, gli interventi di Anders Behring Breivik sul sito www.document.no riflettono le opinioni nazionaliste e la sua opposizione a una società multiculturale, ma secondo la televisione pubblica NRK, ha anche preso le distanze dal neo-nazismo. Le liste fiscali, che in Norvegia sono aperte alla consultazione pubblica, non mostrano alcun reddito per il 2009 e somme estremamente modeste nel corso degli anni precedenti.

Breivik, è anche un membro della loggia massonica norvegese di San Giovanni Olaus dei tre pilastri. E’ quanto riporta sul suo sito internet il quotidiano del Paese scandinavo Dagbladet. Il motto della loggia, di cui Breivik è membro del terzo livello su dieci, è ‘E tenebris ad lucem’, dalle tenebre alla luce. Il portavoce della loggia, Helge Qvigstad, ha preso le distanze dall’attentatore, sottolineando che “non abbiamo modo di esprimere un parere su individui o incidenti relativi a tutti i membri”.

Inoltre, Breivik è un ex membro del Partito del progresso, una formazione di destra d’impronta populista che si batte tra le altre cose per introdurre maggiori restrizioni in materia di immigrazione. Breivik ha fatto parte dal 2004 al 2006 della formazione politica, il secondo partito nel parlamento norvegese, e ha militato anche nelle fila del sua sezione giovanile, dal 1997 al 2006/07. “Non è più un membro del partito – ha affermato Siv Jensen, leader della formazione di destra – e mi rende molto triste il fatto che lo sia stato in passato. Non è mai stato un membro molto attivo e abbiamo molte difficoltà a trovare qualcuno che sappia molto di lui”.

da http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/07/23/visualizza_new.html_782348651.html


Gran Bretagna: 17,000 donne, queste le stime dell’Association of Chief Police Officers, vittime ogni anno di violenze “d’onore” e 8.000 costrette ad accettare “forced marriage” (secondo una ricerca condotta dal Dipartimento per l’Educazione britannico)

La Gran Bretagna alza la testa e dopo anni di asservimento alla causa del multiculturalismo potrebbe dire ‘no’ ai matrimoni forzati. 17,000 donne, queste le stime dell’Association of Chief Police Officers, vittime ogni anno di violenze “d’onore” e 8.000 costrette ad accettare “forced marriage” (secondo una ricerca condotta dal Dipartimento per l’Educazione britannico) sono troppe – e pare si tratti, secondo i detective inglesi, solo della “punta dell’iceberg” – per continuare a chiudere gli occhi di fronte a un fenomeno che potrebbe essere definito un vero e proprio reato.

Specie in un contesto in cui molti paesi europei, Germania e (per l’appunto) Inghilterra, hanno dichiarato il crollo del modello “multikulti” e la conseguente volontà di “voltare pagina”, come dichiarato dallo stesso premier inglese David Cameron, sulle politiche fallite del paese.

Pare che il numero reale del fenomeno dei matrimoni forzati, diffusi soprattutto tra gli immigrati musulmani dell’Asia meridionale, del Medio Oriente e Africa settentrionale e occidentale, sia nella realtà ancora più alto perché molte vittime hanno paura di farsi avanti e denunciare. Nel 2010 1.735 vittime – tra cui bambine di 13 anni e donne con disabilità fisiche e mentali – hanno cercato l’aiuto nel Forced Marriage Unit, un’agenzia speciale istituita dal governo britannico. Una cifra spaventosa.

Un altro studio intitolato A Statistical Study to Estimate the Prevalence of Female Genital Mutilation in England and Wales rileva che oltre 65.000 donne in Gran Bretagna hanno subito mutilazioni genitali come condizione prematrimoniale, e almeno 15.000 ragazze di età inferiore ai 15 anni rischiano di essere sottoposte a questa pratica. E anche se questa è vietata nel Regno Unito dal Female Genital Mutilation Act del 2003, fino ad oggi nessuno è stato di fatto processato per questo reato. Tanto più che, secondo un sondaggio della BBC, un giovane asiatico britannico su dieci ritiene che gli omicidi d’onore possano essere giustificati.

da La Gran Bretagna alza la testa e dice ‘no’ ai matrimoni forzati | l’Occidentale.


Asia Bibi, la fede nell’inferno del carcere. Un libro racconta la sua storia

“Ho bisogno di voi”: è l’appello di Asia Bibi, pakistana di 45 anni, madre di cinque figli, cristiana, condannata a morte per impiccagione con l’accusa di blasfemia. La donna attende ora il processo di appello presso l’Alta Corte di Lahore. Da due anni in prigione, è lei stessa a raccontare la sua storia nel libro, uscito in questi giorni ed edito da Mondadori, “Blasfema. Condannata a morte per un sorso d’acqua”. Scritto con la giornalista francese Anne-Isabelle Tollet, il testo ripercorre la sua drammatica vicenda, fatta di momenti di disperazione ma anche di fede e di attimi di gioia, come quando ebbe la notizia dell’appello del Papa per la sua liberazione. Il servizio è di Debora Donnini:RealAudioMP3 

“Vi scrivo dal fondo del mio carcere, a Sheikhupura, in Pakistan, dove sto vivendo i miei ultimi giorni. Forse le mie ultime ore. Così ha deciso il tribunale che mi ha condannata a morte. Ho paura”. Questo grido di dolore è l’incipit del libro “Blasfema”, dove Asia Bibi ricostruisce la sua vicenda. Quella di una donna cristiana, analfabeta, una contadina di un piccolo villaggio del Punjab. Una donna che non ha mai ucciso o rubato eppure è stata condannata a morte. L’accusa: blasfemia, nella quale rientra l’offesa in qualche modo al Corano o a Maometto. Sono innocente, rispetto il profeta – dice Asia – ma in Pakistan con l’accusa di blasfemia “si può togliere di mezzo chiunque, quali che siano il suo credo religioso o le sue idee”. “Secondo i giornalisti, dieci milioni di pakistani sarebbero pronti a uccidermi con le loro mani”, racconta e un mullah ha promesso a chi la ucciderà 500 mila rupie: una fortuna in Pakistan. Le vittime dell’accusa sono i musulmani stessi, non sono solo i cristiani, gli indù e i seguaci di una setta non riconosciuta dal governo come musulmana, gli ahmadi.

“Le lacrime sono le mie compagne di cella”, racconta Asia che da due anni si trova in carcere, lontano dal suo amatissimo marito e dai suoi cinque figli. Tutto inizia un giorno d’estate, con 45 gradi: da una domenica di lavoro nei campi per 250 rupie e dal desiderio di bere un po’ d’acqua da un pozzo. Alcune donne dicono che così ha contaminato l’acqua, in quanto cristiana. Quindi nasce una discussione nella quale Asia Bibi viene accusata di blasfemia. La situazione precipita. Asia viene incarcerata. Arrivano gli oltraggi e le umiliazioni nella cella sporca e buia e la consapevolezza che né lei né la sua famiglia avrà più pace. Un calvario spezzato da attimi di gioia, come quando le raccontano dell’appello che Benedetto XVI ha fatto per lei all’udienza generale del 17 novembre 2010: “Chiedo – disse il Papa – che, al più presto, le sia restituita la piena libertà”. O come quando vanno a farle visita in carcere il governatore del Punjab, la regione dove abita, Salman Taseer, e Shahbaz Bhatti, cattolico, ministro per le Minoranze religiose, che vive il suo impegno come una testimonianza della fede in Cristo. Entrambi si sono battuti per la sua liberazione e si sono opposti alla legge sulla blasfemia. Per questo hanno pagato con la vita: uccisi nei primi mesi del 2011. “Un musulmano e un cristiano, che versano il loro sangue per la stessa causa: forse in questo c’è un messaggio di speranza”, dice Asia. La sensazione dopo questi eventi è di essere perduta, ma il suo avvocato le ricorda che c’è ancoraPaul Bhatti, il fratello di Shahbaz, che ha deciso di continuare la sua battaglia ed è diventato consigliere speciale del primo ministro del Pakistan per gli Affari delle minoranze religiose. A lui abbiamo chiesto cosa si sta facendo per Asia Bibi in questo momento: 

“Ci stiamo muovendo indirettamente o attraverso il governo. Abbiamo seguito la sua famiglia, che è chiaramente un po’ nascosta. Quello che ora stiamo facendo, lo stiamo facendo con le forze diplomatiche, in modo tale che questo, diciamo, non ci esponga ad ulteriori rischi e, quindi, per cercare di liberarla in maniera più mite: senza creare problemi. Noi, insieme a tanti altri politici e insieme anche alle persone che la pensano alla stessa maniera, stiamo facendo la nostra parte per Asia Bibi”.

“Supplico la Vergine Maria di aiutarmi a sopportare un altro minuto senza i miei figli”. Il suo è, infatti, soprattutto un libro di un combattimento nella fede, racconta di una donna che continua ad avere fiducia nell’amore di Dio, sapendo di essere un innocente. A volte subentra la disperazione ma poi la certezza: “Se oggi, nonostante tutto, sono ancora viva, certamente non è per caso, ma perché Dio mi ha affidato una missione”. Ma Asia Bibi, con i suoi grandi occhi neri, chiede qualcosa, a tutti i lettori: “Fate sapere quello che mi è capitato… Ho bisogno di voi! Salvatemi!”.


da RADIO VATICANA: Asia Bibi, la fede nell’inferno del carcere. Un libro racconta la sua storia.


Farah Hatim, la ragazza cattolica costretta a convertirsi all’islam. Mons. Tomasi: tutelare le minoranze

Angoscia e inquietudine continuano ad animare la comunità cristiana del Pakistan per la sorte di Farah Hatim, la ragazza cattolica rapita nel sud Punjab, costretta a sposare un uomo musulmano e a convertirsi all’islam. Con il passare dei giorni è cresciuta la pressione della società civile e della comunità internazionale. La Chiesa pakistana è in prima linea nel chiederne la liberazione con la Commissione “Giustizia e Pace”, che sta ultimando la sua indagine sul caso. Mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio Onu di Ginevra, ha auspicato un intervento dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. L’opinione del presule al microfono di Marco Guerra:RealAudioMP3 

R. – Il primo passo da fare è avere i dati precisi e le informazioni sicure su questa situazione, perché finora nessuno è riuscito a parlare con questa ragazza. C’è perciò bisogno di provvedere un meccanismo che permetta in questi casi di sequestro, di forzatura, di abbandono della propria fede di poter avere degli avvocati o dei rappresentanti dello Stato o persone della famiglia per poter parlare direttamente con le ragazze e sapere esattamente come stanno le cose. Secondo: penso che tutto il sistema educativo deve portare al rispetto delle persone, anche se sono minoritarie nella loro cultura o nella loro fede. Terzo, penso che sia importante che il sistema giudiziario in questi Paesi non ignori le minoranze, ma risponda non tanto alle pressioni di persone influenti, quando alle esigenze del rispetto dei diritti umani fondamentali di ogni persona.

D. – Come lei ha accennato, su questo caso si riapre la questione del sistema giudiziario pakistano e anche, direi, della legge sulla blasfemia…

R. – Sia in Pakistan che fuori, da parte di persone musulmane o cristiane, si è d’accordo che l’attuale legge sulla blasfemia non funziona: è solo usata come strumento di persecuzione per alcune persone o come abuso di potere o come scusa per sistemare problemi di altro genere, che non hanno niente a che vedere con la religione. Per cui l’urgenza è modificare ed abolire questo tipo di legge, in modo che la libertà religiosa possa essere praticata con serenità da parte di tutti. E’ un cammino difficile, perché in questo momento – certo – la maggioranza e l’opinione pubblica è particolarmente suscettibile a non accettare alcuna modifica di questa legge. Lentamente, però, bisognerà educare e camminare in questa direzione.

D. – In molti casi, dietro a questo fenomeno, troviamo persino minori rapiti e costretti in stato di schiavitù. Questo è stato più volte denunciato in Pakistan, dove spesso le giovani vittime appartengono alla minoranza cristiana…

R. – Sta avvenendo da anni che delle ragazze cristiane vengano costrette a sposare ragazzi musulmani e – in questo procedimento – obbligate a rinunciare alla loro fede contro la loro volontà e forzate a confessare la fede islamica. Sono circa 700 le ragazze che, ogni anno, vengono sottoposte a questo tipo di conversioni forzate. (mg)


da RADIO VATICANA: Farah Hatim, la ragazza cattolica costretta a convertirsi all’islam. Mons. Tomasi: tutelare le minoranze.


Laurea Magistrale Honoris Causa in Scienze Pedagogiche a Virginio Colmegna, 1. presentazione di Duccio Demetrio; 2. Lectio Doctoralis di Don Virginio Colmegna

Laurea Magistrale Honoris Causa in Scienze Peda…, posted with vodpod

Motori di ricerca e religioni monoteiste

Come in tutti gli ambiti dove esiste concorrenza un prodotto funziona se offre qualcosa di diversoo prestazioni migliori degli altri. Dato che le prestazioni di Google sono probabilmente le migliori in quanto a completezza, occorre fornire qualcosa di diverso. È sicuramente quello che fanno i motori di ricerca “religiosi”. Jewogle è specializzato in servizi per ebrei. La grafica è una parodia di Google, una sorta di via di mezzo tra un motore di ricerca e una wikipedia ebraica. Si trovano informazioni sull’ebraismo e sugli ebrei nel mondo, oltre a un indice di ristoranti kosher. Ha anche una sezione news, che a differenza di Google News (dove si inserisce una parola e si cercano risultati recenti legati a quella parola), funziona come una sorta di sito di informazioni su tematiche ebraiche.

Servizio simile è Imhalal.com, per i musulmani, che esclude tutto ciò che è contrario alla Sharia,mentre Seekfind è quello dei Cristiano-evangelici. Il nome viene da un versetto del Vangelo di Matteo (il 7,7):Ask and it will be given to you; seek and you will find (chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete). Nonostante le diversità nelle tre religioni monoteiste, i tre siti hanno in comune l’esclusione di risultati moralmente inaccettabili.

da: VoceArancio » Blog Archive » Google, e non solo.


Ipazia e il dubbio. Silvia Ronchey: seminario sulla figura di Ipazia, filosofa e matematica bizantina assassinata nel 415 d.C. ad Alessandria d’Egitto dal cristianesimo fondamentalista del giovane vescovo Cirillo, da Università di Milano Bicocca


La Peste lombarda – Un movimento ecclesiale integralista ha in mano una regione, di Valerio Federico e Luca Perego, Dossier sulla rete di potere Formigoni – Moratti – Comunione e Liberazione – Compagnia delle Opere, MILANO, VIA MOZART 9, CON EMMA BONINO, MARCO CAPPATO, VALERIO FEDERICO 18/04/2011 | Radicali italiani

18/04/2011 – 16:30

BONINO: “NON SOLO FIRME FALSE: IL SISTEMA DI POTERE CLIENTELARE FORMIGONI-MORATTI DEVE FINIRE”
Lunedi, ore 16.30, presentazione del Dossier “La Peste milanese” di Valerio Federico, candidato per la Lista Bonino Pannella*, sulla rete CL-CdO-Formigoni

La Lista Bonino-Pannella per le elezioni comunali di Milano, depositata ieri a sostegno di Giuliano Pisapia invita i cittadini e la stampa alla seguente iniziativa:

Conferenza stampa su: “FORMIGONI-MORATTI: GIU’ LE MANI DALLA CITTA’”
Presentazione del Dossier sulla rete di potere Formigoni-Moratti-Comunione e Liberazione-Compagnia delle Opere, che evidenzia la mappatura dell’occupazione ad ogni livello delle poltrone e degli affari a Milano e in Lombardia. Interverranno: Emma BONINOMarco CAPPATOValerio FEDERICO (Autore del Dossier e candidato per la Lista Bonino Pannella al Consiglio comunale), lunedì 18 aprile, ore 16.30, in via Mozart 9 a Milano 

Dichiarazione di Emma Bonino, candidata della Lista Bonino-Pannella alle elezioni comunali di Milano:

“Non solo truffe elettorali e menzogne, ma anche clientelarismo e clericalismo affaristico -come ben si mostra nel dossier che presenteremo lunedì- sono gli elementi alla base del sistema di potere formigoniano e morattiano che ha come epicentro la città di Milano, ed al quale è urgente contrapporre un’alternativa liberale e democratica. Con Marco Cappato, Maria Antonietta Farina Coscioni, Mina Welby, Marco Pannella e gli altri candidati della Lista Bonino-Pannella a Milano siamo impegnati in una battaglia, finora solitaria e clandestina, per riportare la legalità democratica, lo Stato di diritto e le regole del mercato e della trasparenza  in una città di fondamentale importanza per il sistema economico e produttivo italiano. “Legalizzare Milano” è un’urgenza e un progetto politico per tutto il Paese.

VALERIO FEDERICO:

Autore con Luca Perego dello studio “La Peste lombarda – Un movimento ecclesiale integralista ha in mano una regione” Gennaio 2011 – (Una prima versione ridotta è stata pubblicata sul periodico Agenda Coscioni nel numero 7 del luglio 2009 http://www.lucacoscioni.it/agendacoscioni/agenda-coscioni-6 , il capitolo I è stato pubblicato su Quaderni Radicali n.106, febbraio 2011)

Collaboratore nel volume di Ferruccio Pinotti “LA LOBBY DI DIO” - Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere (Chiarelettere editore, novembre 2010)

Collaboratore alla elaborazione e redazione del saggio di D.Bertolini “Caso Italia” e capitalismo italiano (Quaderni Radicali n.105, luglio 2010) http://www.radicali.it/sites/default/files/Riformare%20il%20Capitalismo%20Italiano%20Inquinato%20%281%29.pdf

Curatore e conduttore della rubrica mensile di Radio Radicale “Giù al Nord” dal settembre 2009 al dicembre 2010 e autore di numerose interviste

Da segretario dell’Ass. E.Tortora Radicali Milano, insieme ai compagni dell’Associazione, ha condotto la battaglia per l’Anagrafe Pubblica degli Eletti e dei Nominati al Comue di Milano ottenendo che il voto favorevole del Consiglio comunale

Autore, insieme alla giornalista Eleonora Voltolina, di un Dossier Indagine sull’applicazione della legge 194 in tutti gli ospedali della Lombardia http://www.radicalimilano.it/public/archivio/upload/uploads/Indagine_OSPEDALI_CONTATTATI.pdf

Autore di numerosi articoli su IL GIORNO
Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani dal 2 novembre 2003
Consigliere Generale dell’Ass. Coscioni dal 23 gennaio 2005
Segretario dell’Ass. E.Tortora Radicali Milano dal 19 novembre 2005 a giugno 2009
Coordinatore della Cellula Coscioni di Milano da maggio 2007 a ottobre 2010

DA: Milano. Presentazione dossier sulla rete di potere Formigoni – Moratti – Comunione e Liberazione – Compagnia delle Opere | Evento in agenda | Radicali italiani.


Aatish Taseer: viaggio di un figlio nelle terre dell’Islam, di Cadavrexquis

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perché individui nati e cresciuti in Inghilterra, magari da genitori in qualche modo integratisi nella realtà occidentale, si lasciano tentare dall’estremismo islamico. Taseer s’interroga però anche su di sé chiedendosi se lui stesso possa definirsi “musulmano”, perché è quella la religione del padre, in quanto pakistano, e l’identità islamica si trasmette per via patrilineare.

E’ da qui che inizia il viaggio di Aatish Taseer in quelle “terre islamiche” a cui allude il sottotitolo. La prima tappa è a Istanbul: la Turchia è ancora, malgrado tutto, il più aperto tra i paesi islamici e quello in cui “la laicità era dogmatica, quasi come una religione separata”. All’interno di questa città multiforme, Taseer va a visitare Fatih Carsamba, un quartiere di fondamentalisti islamici che sembra uscito da un altro mondo. Qui incontra Abdullah, studente di teologia islamica, che gli espone la sua idea di perfetta società islamica e la sua assoluta contrarietà alla penetrazione della modernità e delle idee occidentali – che, però, nei fatti e nella vita dei musulmani non solo turchi sono già onnipresenti. E quando l’autore gli chiede che cosa c’è di tanto sbagliato nella modernità, Abdullah risponde con queste parole: “E’ che il sistema di oggi mette l’uomo al centro. E’ antropocentrico. Il nostro sistema è teocentrico. La civiltà occidentale dice che possiamo fare quello che vogliamo e che non ci serve un Dio per creare un sistema culturale o religioso. La differenza è questa, ed è grande. [...] L’uomo invece di Dio, il progresso invece dell’aldilà, la ragione invece della fede”. Il suo progetto è un altro, più radicale: “Noi crediamo che per una persona musulmana la religione avrà qualcosa da dirle in ogni secondo della sua vita [...] Altre religioni non hanno questo tipo di obbligi e permessi, mentre l’Islam possiede una tale unità. E’ tutto un sistema per questo mondo e per l’altro mondo”. Nulla, insomma, della realtà può sottrarsi all’Islam e alla sua regolamentazione, dice lo studente: “Penso che i musulmani debbano stare al vertice, al centro del sistema. Dobbiamo determinare tutte le cose al mondo, altrimenti non saremo liberi noi stessi. Questo non significa che distruggeremo le altre culture. No. Vogliamo essere in cima per realizzare ciò che è stato ordinato da Allah, renderlo reale per nostra mano in questo mondo. Crediamo che sia la cosa giusta da fare al mondo. [...] Un cristiano può vivere qui con noi, ma non come un musulmano. Può vivere qui, ma noi dobbiamo essere dominanti”.

l’intera recensione è qui: cadavrexquis: Aatish Taseer: viaggio di un figlio nelle terre dell’Islam.


Emanuele Severino, Le fedi, follia dell’ Occidente | Antologia del Tempo che Resta

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Cristianesimo e islam non sono dunque semplicemente due forme diverse e contrastanti di civiltà (non danno luogo a uno «scontro di civiltà»), ma affondano le loro radici nello stesso terreno, cioè appartengono entrambi al grande passato dell’ Occidente, cioè della stessa civiltà. Cristianesimo e islam sono certamente in contrasto; ma questo loro contrasto è la superficie di un contrasto radicalmente più profondo, dove cristianesimo e islam stanno dalla stessa parte, si trovano a combattere il comune nemico mortale, cioè l’ Europa moderna, sebbene, a un livello ancora più profondo, un’ «intima mano» unisca l’ Europa moderna al cristianesimo e all’ islam.

da: Emanuele Severino, Le fedi, follia dell’ Occidente | Antologia del Tempo che Resta.


Sud-Sudan: Marco Bertolotto, vicepresidente dell’associazione Cesar, che da dieci anni aiuta nel Sud-Sudan la missione cattolica di don Cesare Mazzolari e che ha curato i contenuti del libro. per informazioni si veda il sito ww.cesarsudan.org. per informazioni sul vicino Darfur, che resta parte del nord del Sudan, e che è stato teatro di un vero e proprio genocidio

Una lezione dal Sud-Sudan

I rischi per l’Italia, causati dalla crisi economica, restano alti. Il mercato interno è molto rigido e l’instabilità politica minaccia gli investimenti esteri. Un quadro della situazione italiana ed internazionale è fornito nel libro I guasti del libero mercato, edizioni Egea scritto dal professor Arnaldo Borghesi, consulente finanziario, già AD di Lazar Italia e docente a Trento e alla Bocconi di Milano. Intervista con l’autore. A partire dall’approvazione della legge relativa nel 2004, l’Italia ogni 10 febbraio celebra la giornata del ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giulianodalmata. Molte anche quest’anno le pubblicazioni sul tema. Presentiamo un romanzo appena uscito presso Mursia ed intitolato I testimoni muti. l’autore è lo scrittore Diego Zandel, nato nel 1948 in un campo profughi. Sentiamo l’intervista. Sul tema segnaliamo anche Esuli di Gianni Oliva, Mondadori, un testo corredato anche da tante fotografie dei profughi e ancora per Mursia Pola, Istria Fiume di Gaetano La Perna, un testo che comprende anche tutti i nomi delle vittime delle foibe. Il governo centrale del Sudan ha riconosciuto i risultati del referendum di autodeterminazione del sud del paese e quindi a breve il Sud-Sudan sarà il cinquantaquattresimo stato autonomo africano. con quali prospettive? Ee ancora: cosa possiamo fare noi italiani per questo paese segnato da 30 anni di guerra e abitato da due milioni di profughi? Presentiamo un testo molto originale, un fumetto, che racconta la vita quotidiana in questo paese dell’Africa sudsahariana. Si intitola Diario di un viaggio in Sudan ed è edito da Emi. Gli autori sono un gruppo di fumettisti, coordinati da Marco Bianchini e i giovani dell’istituto Comics, la piu’ importante scuola di fumetti italiana. Sentiamo il dottor Marco Bertolotto, vicepresidente dell’associazione Cesar, che da dieci anni aiuta nel Sud-Sudan la missione cattolica di don Cesare Mazzolari e che ha curato i contenuti del libro. per informazioni si veda il sito ww.cesarsudan.org. per informazioni sul vicino Darfur, che resta parte del nord del Sudan, e che è stato teatro di un vero e proprio genocidio, si veda: www.italiansfordarfur.org.

da: GrParlamento.


Crocefisso: Strasburgo assolve Italia. “non sussistono elementi che provino l’eventuale influenza sugli alunni dell’esposizione del crocefisso nella aule scolastiche”

L’Italia ha vinto la sua battaglia a Strasburgo: la Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo l’ha assolta dall’accusa di violazione dei diritti umani per l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche. La decisione della Corte e’ stata approvata con 15 voti favorevoli e due contrari. I giudici hanno accettato la tesi in base alla quale non sussistono elementi che provino l’eventuale influenza sugli alunni dell’esposizione del crocefisso nella aule scolastiche.

da: Crocefisso: Strasburgo assolve Italia – Politica – ANSA.it.


Quaranta frustate. La mia ribellione alla legge degli uomini, Ahmad Al-Hussein Lubna – Kareh Tager Djénane: ci conduce con il suo cuore di donna nel cuore nero di uno dei paesi più integralisti e misogini di tutto il mondo arabo-musulmano

E un giorno di luglio quando Lubna, una giovane giornalista di Karthoum, viene arrestata dalla polizia in un ristorante. Il suo crimine è aver osato portare i pantaloni, un atto che in Sudan, terra della sharia, è considerato oltraggio alla “moralità pubblica” e come tale va punito con quaranta frustate. Lubna e altre quindici donne, colpevoli dello stesso reato, vengono caricate su una camionetta, picchiate, portate in prigione. Un castigo inflitto ogni anno a migliaia di donne, che subiscono in silenzio. Per vergogna. Ma Lubna non ha nessuna intenzione di tacere. “Possono anche darmi quarantamila frustate, ma io non starò zitta”. Non ha paura di sfidare apertamente l’assurda legge degli uomini. Nata in un villaggio povero e tradizionalista, orgogliosa del suo faticoso e quotidiano percorso di emancipazione, ci conduce con il suo cuore di donna nel cuore nero di uno dei paesi più integralisti e misogini di tutto il mondo arabo-musulmano, un paese in cui basta rientrare tardi dal negozio di alimentari per essere marchiata come “prostituta”, e la parola di quattro uomini per venire condannata alla lapidazione.

Quaranta frustate. La mia ribellione alla legge degli uomini, Ahmad Al-Hussein Lubna – Kareh Tager Djénane.


Hans Magnus Enzensberger, I perdenti radicali, scheda di Paolo Ferrario, ripubblicata da Tracce e sentieri del 3 febbraio 2007

(ANSA) – COPENAGHEN, 4 FEB – E’ stato condannato a 9 anni di carcere il somalo Mohammed Geele, colpevole di terrorismo e di tentato omicidio nei confronti del disegnatore danese Kurt Westergaard, autore di alcune caricature sul profeta Maometto. Geele e’ stato condannato anche al risarcimento di danni per 10.000 corone (1.300 euro circa). Le 12 caricature di Maometto comparvero sul quotidiano conservatore danese Jyllands-Posten nel 2005, suscitando un’ondata di rabbia nel mondo musulmano

in relazione a questa notizia ripubblico una mia scheda bibliografica di qualche anno fa  (3 febbraio 2007)

paolo ferrario

Hans Magnus Enzensberger, I perdenti radicali, scheda di Paolo Ferrario

Hans Magnus Enzensberger (1928) è un intellettuale tedesco che un tempo si sarebbe definito engagé, “impegnato”. Negli anni ’50 e ’60 questa era l’attribuzione che si dava ai filosofi e letterati che, sotto l’ombrello protettivo del comunismo sovietico, si impegnavano – per l’appunto – a favorire la rivoluzione socialista nei paesi a capitalismo avanzato, dove non si erano create le condizioni per la spallata eversiva, come era capitato in Russia nel 1917.
Enzensberger è stato un punto di riferimento per il movimento studentesco degli anni sessanta e le sue riflessioni si sono concentrate soprattutto sull’industria della comunicazione di massa.
Questo tanto per ricordarmi chi è questo autore. Un uomo “di sinistra”, tanto per capirci. Con una differenza sostanziale: un uomo di sinistra che sa prendere visione delle congiunture storiche, analizzarle e, senza curarsi delle conseguenze, dire cose sgradevolissime anche alla cultura da cui proviene e a cui ha tanto contribuito.
Bene. Enzensberger ha pubblicato Il perdente radicale, Einaudi 2007, p. 73, un libretto da mettere fra i fondamentali di questi anni, naturalmente assieme alla trilogia di Oriana Fallaci. La giornalista fiorentina è stata, quando è andata bene, tacciata di “isterica”, anche in quanto donna. Vedremo quali epiteti patologici saranno riversati sul maschio Enzensberger dopo questo scritto.

Enzensberger fa ruotare la sua analisi attorno alla figura del “perdente radicale”.
Chi è costui?

E’ la persona che ha perso le sfide della vita. Che non sapendo vivere nelle contraddizioni del mondo ha deciso di distruggere a casaccio tutti i viventi, quelli a lui contigui e gli odiati altri. Usando lo strumento semplice dell’assassinio individuale o di massa.
Il perdente radicale è il padre che stermina la sua famiglia, è il vicino di casa che con la moglie accoltella i vicini di casa assieme al bambino di tre anni che piange, è il tifoso che uccide il poliziotto o l’allenatore per una partita di calcio, è il nazista che si stringe attorno a Hitler nel bunker di Berlino negli ultimi giorni della sconfitta del Reich.
Ma, soprattutto, il perdente radicale è il kamikaze islamista che è impegnato (engagé), anche e soprattutto con il suo suicidio, a distruggere un’intera civiltà.
Quando il perdente radicale diventa un problema sociale di ampia portata e criticità?
Quando diventa azione di gruppo e di massa:

Ma che cosa accade quando il perdente radicale supera il suo isolamento, quando si socializza, quando trova una patria dei per­denti, da cui si ripromette non solo com­prensione, ma riconoscimento, un colletti­vo di simili che lo accoglie a braccia aperte e ha bisogno di lui ?

Allora l’energia distruttiva insita in lui si potenzia a mancanza di scrupoli estrema; si crea un amalgama di desiderio di morte e di megalomania, e all’impotenza subentra un catastrofale senso di onnipotenza.

p. 23

E’ chiaro?
Per Enzensberger i fondamentalisti islamici che condannano a morte Salman Rushdie, che sgozzano Theo Van Gogh, che minacciano di morte la deputata Santanchè che difende i diritti delle donne arabe, che si avvicinano pericolosamente al tavolo dove sta parlando Magdi Allam, che vogliono impedire che nelle sale cinematografiche si proietti il film “Il mercante di pietre” di
Renzo Martinelli ecc. sono dei perdenti radicali. Credo che questo debba essere chiaro, anche perché per Antonio Negri, per gli stilisti del comunismo della rivista Il Manifesto, per il senatore Diliberto, ecc. questi stessi soggetti sono la massa che ha sempre ragione e che può preparare la nuova spallata rivoluzionaria per la “presa del potere”.
Enzensberger è un intellettuale che si documenta. Che studia. Che pensa. E quindi argomenta a fondo il tema. Ritenendolo cruciale. Forse solo un tedesco, che ha sulla propria coscienza storica l’hitlerismo, può essere ancora più avvertito del fetore nazista che emana la politica del fondamentalismo islamico.
Per riassumerne il pensiero parto dalle ragionevoli ma preoccupanti conclusioni, che parlano di anni duri a venire (intendo per chi dovrà prendere treni alle stazioni, per chi farà satire con i disegni, per chi oserà criticarli sui giornali, per chi farà film o documentari) :

Il progetto dei perdenti radicali consiste – come attualmente in Iraq e in Afghani­stan – nell’organizzare il suicidio di una in­tera civiltà. Che riescano a universalizzare e perpetuare senza limiti il loro culto della morte non è probabile. I loro attentati rap­presentano un permanente rischio latente, come le quotidiane morti sulle strade, alle quali ci siamo abituati. Con essi una società globale che dipende dai carburanti fossili e che produce in continuazione nuovi per­denti dovrà convivere.

Pag. 73

I passaggi della sua argomentazione sono un capolavoro di analisi culturale e storica.

Primo argomento: la civiltà araba ha perso la sfida dello sviluppo tecnico e scientifico:

A partire dal xv secolo i giuristi islamici hanno sabotato l’in­troduzione del torchio tipografico, richia­mandosi a un dogma fondamentale, secon­do il quale nessun altro libro è lecito oltre il Corano. Solo con tre secoli di ritardo potè essere fondata la prima tipografia in grado di produrre libri con i caratteri arabi. Le conseguenze per la scienza e la tecnica di quei paesi si avvertono ancora oggi. Negli ultimi quattro secoli gli arabi non hanno prodotto alcuna invenzione degna di rilie­vo …
… I deficit del sapere ebbero vistose con­seguenze per la civiltà araba. Già nel Cin­quecento gli europei, grazie alla loro supe­riorità tecnica, sbaragliarono le flotte ara­be, con pesanti conseguenze per il dominio sui mari e per i traffici di lungo corso. An­che l’infrastruttura dei paesi arabi rimase fino all’Ottocento a livello medievale. In­torno al 1800 nell’Oriente arabo pratica­mente non esistevano strade o veicoli con le ruote. Le vie di comunicazione, le navi a vapore, le ferrovie, le forniture d’acqua potabile, di corrente elettrica e di gas, i porti, i ponti, gli impianti telegrafici e te­lefonici e i mezzi pubblici di trasporto fu­rono realizzati da imprese europee, sfrut­tando la manodopera locale …

p. 41-42

Secondo argomento: la civiltà araba ha perso la sfida della modernizzazione(sviluppo economico integrato, diritti di cittadinanza, istruzione, , salute, qualità della vita):

Og­getto dell’indagine i ventidue stati membri della Lega araba con duecentottanta milio­ni di abitanti …  lo Human Development Index che tiene conto di para­metri quali l’attesa di vita, l’istruzione sco­lastica, il reddito pro capite e il grado di al­fabetizzazione. In particolare si affrontano quattro questioni: lo stato della libertà po­litica, lo sviluppo economico, l’istruzione e il sapere, la situazione delle donne. In tut­ti questi settori si constatano pesanti defi­cit, e la diagnosi è suffragata da una serie di dati statistici.
Per quanto concerne la li­bertà politica gli stati arabi si situano al­l’ultimo posto nella classifica mondiale, al di sotto persino dell’Africa nera.
Lo stesso vale anche per l’economia. Pur benefician­do di enormi proventi derivanti dal petro­lio, i paesi arabi si piazzano soltanto al pe­nultimo posto; solo in Africa la situazione è peggiore.
Per la ricerca e lo sviluppo i pae­si arabi spendono appena lo 0,2 per cento del prodotto interno lordo, ossia un setti­mo della media mondiale. Impressionante è anche l’arretratezza nella trasmissione del sapere. La quota dei libri stampati nei pae­si arabi è pari allo 0,8 per cento della pro­duzione mondiale. La somma delle tradu­zioni da altre lingue pubblicate nel periodo che va dall’epoca del califfo Al-Mamun (813-33) ai giorni nostri, ossia nell’arco di mille e duecento anni, corrisponde a quan­to la Spagna di oggi produce in un solo an­no.
Analoghe chiusure il rapporto registra circa la posizione delle donne nella società. Anche qui il distacco dalle altre parti del mondo è notevole; solo l’Africa nera pre­senta marginalmente indicatori peggiori de­gli stati della Lega araba; così, per esempio, una donna araba su due non sa né leggere né scrivere.

P 37-38

Terzo argomento: la civiltà araba, ripiegata sul suo sacro testo, se la prende innanzitutto con le donne:

il Corano è esplicito. «Gli uomini sono superiori alle donne – si legge nella sura IV, 34 – perché Dio li ha prescelti… E se temete che si ri­bellino, ammonitele, evitatele nel talamo, chiudetele nelle loro stanze e picchiatele. Ma se vi obbediscono, non siate in colle­ra con loro». Queste regole risalgono in­dubbiamente a tradizioni preislamiche. Ma la loro persistenza attuale è rilevabile nel diritto familiare, ereditario e penale della sharia, la quale nella maggior par­te dei paesi arabi rappresenta tuttora il canone fondamentale della legislazione …. le donne sono con­siderate persone di serie b. Questo non ri­sulta soltanto dal diritto divorzistico, ma anche dal fatto che in tribunale la deposi­zione di una donna vale solo la metà di quella di un uomo. In caso di stupro, fino a prova del contrario, la colpa viene attri­buita alla donna; le si imputa di avere ec­citato il maschio con il suo comportamen­to. La violenza nel matrimonio non viene sanzionata. Tuttavia non sarebbe corret­to tacere che il diritto della sharia non vie­ne applicato in modo univoco in tutti i paesi musulmani. Per esempio, il re Mao­metto VI del Marocco negli ultimi anni ha avviato incisivi cambiamenti nel campo del diritto familiare e matrimoniale; in Iran nelle università studiano più donne che uomini; in Turchia la sharia è bandi­ta formalmente; in Palestina e ancor più nel Libano molte donne pretendono i loro diritti politici e professionali. Christine Schirrmacher cita però una sentenza del­la corte di cassazione tunisina, in cui si afferma: «Le percosse e lievi lesioni inflitte dal marito alla moglie fanno parte della na­tura di una normale vita matrimoniale».

p. 47-48

Quarto argomento: la civiltà araba, avendo perso la sfida dello sviluppo tecnico-scientifico e quello dei diritti, se la prende con le civiltà che hanno percorso queste strade:

È del tutto evidente che la totale dipendenza eco­nomica, tecnica e intellettuale dall’«Occi­dente» è difficilmente sopportabile da par­te degli interessati. E non si tratta di una astrazione. Tutto ciò che sostanzia la vita quotidiana nel Maghreb e nel Medio Orien­te, ogni frigorifero, ogni telefono, ogni pre­sa elettrica, ogni cacciavite, senza contare i prodotti della tecnologia avanzata, rappresenta quindi, per ogni arabo in grado di pensare, una tacita umiliazione. accuratamente coltivata. Non aveva un po­tere superno assicurato ai musulmani arabi la supremazia su tutte le altre società ?
«Voi siete la migliore comunità mai sorta tra gli uomini», si legge nel Corano (III, III), il quale prescrive con parole inequivocabili come si debba imporre questa superiorità congenita: «Combattete i detentori della scrittura, quelli che non professano la reli­gione vera [ossia gli ebrei e i cristiani], fino a che non si siano umiliati e non abbiano pagato il loro tributo» (IX, 29).
Poiché que­sto comandamento sta scritto in un testo sacro, esso ha valore assoluto e non è scal­fito da esperienza alcuna.

p. 49-50

Quinto argomento: la civiltà araba e quella di religione musulmana invece di provare a uscire dalle proprie coordinate culturali, rinnovandole ed adattandole ai cambiamenti, reagisce con il vittimismo, il pianto mediterraneo, l’urletto isterico, l’ira lamentosa, l’odio dei mediocri, il ditone alzato a maledire:

questa fede nella propria supremazia ha un fondamento religioso. In secondo luogo collide con la propria evidente debolezza. Questo genera un adontamento narcisistico in cerca di compensazione. Perciò attri­buzioni di colpa, teorie del complotto e proiezioni di ogni genere caratterizzano il sentire collettivo. Secondo il quale il mon­do esterno ostile mira unicamente all’umi­liazione dei musulmani arabi.
Sicché si reagisce con estrema permalosità a ogni offesa presunta o reale …
A rimetterci le penne nei conflitti che na­scono da questa mentalità è l’elementare principio della reciprocità. Così, ad esem­pio, esistono due sensibilità assolutamente incomparabili tra loro: la propria e quella degli altri. Ferire quella degli infedeli è un esercizio quotidiano. (Del resto già questa definizione fa riflettere; evidentemente al­tre religioni, diverse dall’islam, non credo­no a qualcos’altro, bensì a nulla). Offende­re chi la pensa diversamente fa parte del re­pertorio standard dei media islamici. Quan­do mostrano Ariel Sharon con un’ascia a forma di svastica mentre macella bambini palestinesi, la cosa è normale; per conver­so il mondo arabo si sente offeso, se qual­che caricaturista lo prende in giro. La costruzione dì moschee in tutto il mondo è pretesa come un diritto inalienabile; la co­struzione dì chiese cristiane in molti paesi arabi è impensabile. La propaganda della fe­de musulmana è un dovere sacro, la missio­ne di altre religioni un crimine. Il semplice possesso di una Bibbia viene penalmente perseguito nell’Arabia Saudita. Un califfo autonominatosi tale si scaglia contro la pro­pria espulsione in quanto lesiva dei diritti dell’uomo. Laddove l’incitamento ad am­mazzare un romanziere apostata è approva­to da molti musulmani. Slogan del tipo «morte agli infedeli (agli americani, ai da­nesi, ai tedeschi, ecc.)» sono considerati una forma legittima di protesta, per la quale tut­ti devono mostrare comprensione. Con l’a­ria dell’innocenza bistrattata predicatori dell’odio pretendono la libertà di opinione, la cui eliminazione è il loro scopo dichiara­to. La disintegrazione al tritolo delle statue di Buddha a Bamiyan è stata considerata in Afghanistan un atto di devozione; di rea­zioni violente in Thailandia o in Giappone non è giunta notizia. Ma non appena si pro­spetta la proiezione di un film che critica i costumi islamici, la plebaglia si schiera compatta e fioccano le minacce di morte. Si chiede a gran voce rispetto, ma lo si nega agli altri.

p. 53-54

Sesto argomento: i più invidiosi e pericolosi sono i gruppi sociali “colti”, quelli che hanno studiato nelle scuole occidentali, quelli con più reddito, quelli che hanno assaporato i benefici del benessere:

Tutte le spiegazioni che si rifanno preci­puamente alla situazione sociale degli ese­cutori sono monche. Non solo i mandanti e gli ideologi del terrore provengono quasi sempre da famiglie influenti e benestanti. Anche tra gli esecutori i poveri sono sotto­rappresentati. Il Foreign Policy Research Institute statunitense ha pubblicato una delle poche analisi specifiche sull’apparte­nenza di classe, naturalmente senza pro­nunciare una parola cosi sospetta. Su quat­trocento noti militanti di Al Qaeda il 63 per cento vantava un diploma di maturità, i tre quarti provenivano dalla classe superiore o media; altrettanti si situavano a livello uni­versitario, come professori, ingegneri, ar­chitetti ed esperti di vario genere

p. 61

Settimo argomento: avendo perso tutte le sfide della modernità il perdente radicale ho solo la risorsa del suicidio espressivo e quello della morte di tutti gli altri:

La forma più pura del terrorismo islami­co è l’attentato suicida. Sul perdente radi­cale essa esercita un’attrazione irresistibi­le, perché gli consente di sfogare le sue fan­tasie megalomaniache e insieme l’odio ver­so se stesso. Infatti la viltà è l’ultima cosa che gli si possa imputare. Il coraggio che lo contraddistingue è il coraggio della dispe­razione. Il suo trionfo sta nel fatto che il perdente radicale è inattaccabile e non può essere punito: a questo provvede da sé. L’e­stinzione non solo di altri, ma anche di se stesso, è la sua soddisfazione estrema, un desiderio espresso molto chiaramente nel videoproclama di Al Qaeda dopo l’attenta­to madrileno del marzo 2004: «Voi amate la vita, noi amiamo la morte ed è per que­sto che vinceremo».

p. 64-65

Questi, in rapida sequenza, le informazioni e gli argomenti di Enzensberger.

C’è qualche soluzione all’orizzonte?
Davanti all’attacco dei perdenti radicali il mio è un pessimismo radicale.
Spero solo di scampare a qualche coltellata, ai veleni introdotti nell’acquedotto (ah: come siamo fragili nelle nostre connessioni!), alla bomba della metropolitana.
La situazione è tanto più tragica in quanto la dislocazione delle forze in campo è questa:

terr

Vedo, tuttavia, che alla faccia dei cattolici devoti e degli atei devoti sostenitori della sacra famiglia, qualcosa sta succedendo nei talami nuziali: non si fanno più figli o almeno diminuiscono i figli.
E’ una specie di sprazzo di responsabilità: quello di evitare alle generazioni dei prossimi 50 anni qualche problema, come gli effetti delle deglaciazioni e il medioevo prossimo venturo dei perdenti radicali.

Paolo Ferrario, 7 febbraio 2007

da: Hans Magnus Enzensberger, I perdenti radicali | Tracce e Sentieri.


L’esenzione della tassa sugli immobili per la chiesa cattolica è più importante del giudizio morale: dalla “contestualizzazione della bestemmia” a “un colpo al cerchio ed uno alla botte in faccende di festini serali e bunga bunga”

L’esenzione della tassa sugli immobili per la chiesa cattolica è più importante del giudizio morale (loro che della “famiglia”  hanno fatto sempre fatto una bandiera).

Il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, prima dice che una bestemmia di Berlusconi doveva essere contestualizzata, e oggi che «Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine»

Dalla “contestualizzazione della bestemmia” a “un colpo al cerchio ed uno alla botte in faccende di sesso”

Nella strada de voler essere guide morali la contraddizione è del tutto evidente

Paolo Ferrario


Fiamma Nirenstein, Le stragi di cristiani? Tutto scritto nel Corano – Esteri – ilGiornale.it del 05-01-2011

Come fermeremo le uccisioni di cristiani nel mondo islamico, come si evita la prossima strage in Irak, in Turchia, nelle Filippine, in Nigeria, ovunque alberghino gruppi islamisti? Prima di tutto, chiamandole per nome e cognome: non si tratta di «intolleranza religiosa» ideologica, non di casuali «gruppi di fondamentalisti» né di «alcuni terroristi».

Se si guarda la carta geografica, è ormai maculata da stragi espulsioni, rapimenti, chiese vandalizzate… È il mondo islamista nella sua vasta, massiccia terribilità che colpisce i cristiani, e la responsabilità è di chi per opportunismo o per paura di rappresaglie sui cristiani ha ritenuto che col silenzio avrebbe pacificato gli aggressori.

Il fatto che appena il Papa ha protestato chiamando il mondo islamico «mondo islamico» il Mufti di Al Azhar abbia esclamato «ingerenza», la dice lunga sul paradosso dell’atteggiamento dell’islam istituzionale: che sarà mai qualche morto, taccia il secolare nemico romano.

Se lo si chiede al teologo e professor padre Peter Madros, oggi al Patriarcato di Gerusalemme, per tanti anni direttore della scuola dei Freres a Betlemme, un sacerdote che ha combattuto la decimazione dei cristiani a Betlemme senza fare sconti anche agli israeliani, pure egli mi indica chiaro, per capire, il testo del Corano: «Dopo pagine sulla concordia che deve vigere, pur nella sottomissione dei cristiani e degli ebrei che (versetto 9/29) devono comunque pagare la Gizia (la tassa per i non musulmani, ndr) se non abbracciano l’Islam, c’è un altro verso rivelatore (5/51): non lasciatevi dominare né dagli ebrei né dai cristiani».

Il nodo è tutto qui: il mondo islamista è determinato a costruire un mondo in cui i due comprimari siano tenuti in stato di sottomissione culturale, religiosa, politica. Ed è invece accaduto negli ultimi sette secoli che il mondo occidentale abbia preso il sopravvento, dichiarando così, nell’interpretazione bigotta di vaste organizzazioni e persino di Stati interi, come l’Iran, una guerra contro l’Islam che deve ancora essere vinta.

Naturalmente non tutti la pensano così, ma le bombe fanno rumore, mentre la buona volontà non si sente. Nel 1919 la rivoluzione egiziana portava per egida una bandiera verde con la mezzaluna e la croce. Sia i musulmani che i cristiani erano parte di una rivoluzione nazionalista contro il colonialismo britannico.

Ma le elite dei nostri decenni, spaventate anche dall’omicidio di Sadat che aveva concluso la pace con Israele, hanno lasciato spazio a un processo di islamizzazione strisciante che pacificasse i gruppi più aggressivi, come la Fratellanza Musulmana. I libri di testo nelle scuole rappresentano oggi l’Egitto come un Paese solo islamico e includono testi anticristiani. Il trapianto di organi fra musulmani e cristiani è proibito per una decisione del sindacato dei dottori, che come altri è dominato dalla Fratellanza Musulmana.

Il governo recentemente ha bloccato la costruzione di una scala in una chiesa copta, e i copti, continuamente aggrediti (8 furono uccisi un anno fa) non esistono in politica benché siano il 10 per cento della popolazione. Mubarak, che così facendo tiene a bada la Fratellanza tanto che l’ha emarginata alle ultime elezioni, fa come l’Arabia Saudita, lo Yemen, la Siria, la Giordania e più lontano il Pakistan: crede di domare il domatore, che invece viene messo in grado di sguinzagliare il suo odio a piacimento, mettendo a repentaglio anche la sua leadership.

Le televisioni iraniane, libanesi, turche… hanno accusato i “sionisti” della strage di Capodanno. Ma sì, perché non cercare di colpire almeno un po’ gli ebrei anche in questa occasione? È nello stile della casa: dal pogrom Farhud di Bagdad nel 1941 in cui furono uccisi 180 ebrei, e poi in Libia (130 morti), e poi in Turchia (tre attacchi alle sinagoghe dall’86 a oggi, 47 morti) a tutte le violenze che hanno causato la fuga di quasi tutti gli ebrei, il mondo islamico ha fatto fuggire da 600mila a un milione di ebrei. Profughi irriconosciuti dall’Onu, come i cristiani fuggiti dallo stesso mondo in cui ormai la popolazione cristiana, una volta quella originale, è ridotta al 6 per cento.

da: Le stragi di cristiani? Tutto scritto nel Corano – Esteri – ilGiornale.it del 05-01-2011.


Strage di cristiani in Egitto: 21 morti e 80 feriti – Il Sole 24 ORE

È da poco passata la mezzanotte a Sidi Bishr, uno dei più noti quartieri di Alessandria, la seconda città egiziana. Davanti alla Chiesa dei Santi (al-Qiddissine) una violentissima esplosione investe i fedeli mentre escono dalla messa di fine anno. L’incendio si propaga alle automobili parcheggiate in strada, che a loro volta esplodono. È l’inferno: il bilancio del ministero della Sanità è di 21 vittime e 80 feriti. È il più grave attentato compiuto in Egitto negli ultimi anni, probabilmente il più sanguinoso contro la comunità cristiana.

….

LE PERSECUZIONI Fede e minacce
I cristiani rischiano la vita in Medio Oriente, Asia e Africa: in Nigeria gli ultimi attentati di Natale hanno causato la morte di 38 persone, nelle Filippine è stata attaccata una chiesa cattolica

Egitto
Qui vive la più importante comunità cristiana delle regione e una delle più antiche: i copti, in maggioranza ortodossi. Secondo alcuni dati, essi rappresentano il 6-10% degli 80 milioni di egiziani ma si considerano tagliati fuori da settori come giustizia, università o forze dell’ordine. Alla vigilia del Natale copto nel gennaio 2010, i musulmani hanno ucciso otto cristiani e un poliziotto a Nagaa Hammadi, 400 chilometri a sud del Cairo

Iraq
La situazione dei cristiani nel paese è considerata particolarmente seria. Il 17 dicembre, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati ha denunciato «l’esodo» di migliaia di cristiani dall’Iraq dopo l’attentato che il 31 ottobre ha ucciso 46 persone nella cattedrale di Baghdad. Al-Qaeda ha fatto sapere che i cristiani sono «un obiettivo legittimo»

Pakistan
Il Natale della comunità cristiana è scosso dalla condanna a morte di Asia Bibi, madre di cinque figli accusata di blasfemia contro Maometto. Il 24 dicembre i musulmani hanno indetto una manifestazione di protesta contro l’appello dei cristiani per abolire la legge sulla blasfemia

India
A Mumbai è stata diramata un’allerta contro possibili attacchi terroristici, in Orissa i cristiani hanno festeggiato il Natale in un clima di terrore e minacce. Nel 2007 la morte di un membro di una tribù fondamentalista indù provocò l’esplosione di pogrom anti-cristiani, migliaia di chiese e case messe a ferro e fuoco e più di 50mila sfollati

Libano
I cristiani maroniti sono il 34% della popolazione (4 milioni di persone), il dato più alto per un paese mediorientale. Gli attentati condotti da gruppi di estremisti hanno ragioni politiche e non religiose

da: Strage di cristiani in Egitto – Il Sole 24 ORE.


Immigrati islamici profanano la Messa a Sondrio

Si sono messi in fila per ricevere la Comunione, ma una volta davanti al sacerdote hanno preso l’ostia consacrata e l’hanno infilata nelle tasche. Quando poi alla fine della funzione, l’arciprete don Marco Zubiani si è avvicinato per chiedere spiegazioni i due protagonisti del gesto oltraggioso hanno risposto: “Tu chi sei per dirci cosa fare? Non ci comandi. Noi siamo di fede islamica e tu chi sei? Sei Dio tu?”. E’ successo ieri nella Collegiata, la chiesa principale di Sondrio, gremita per la messa serale, tra lo sbalordimento e il dolore degli altri fedeli.

“Sono stati proprio i parrocchiani a segnalarmi l’episodio” – spiega don Zubiani, originario di Sondalo e da soltanto un paio di settimane nuovo arciprete di Sondrio nominato dal vescovo di Como, monsignor Diego Coletti. Il prete, a celebrazione conclusa, si è avvicinato ai due, giovani, un accento da paese dell’est, ancora seduti sulle panche. “Volevo una spiegazione…”, ha detto. E invece, sempre tra lo stupore degli altri fedeli, la derisione. “Chi sei tu? – hanno beffeggiato il sacerdote – Non vogliamo i tuoi rimproveri, noi siamo islamici”. Poi se ne sono andati. Don Marco avrebbe voluto che l’episodio non avesse troppo eco. Ma sono stati i fedeli, testimoni dell’accaduto a raccontare tutto

la cronaca del fatto qui:

FaithFreedom Italia – Immigrati islamici profanano la Messa a Sondrio.


“L’inganno. Vittime del multiculturalismo” di Souad Sbai

 

 

Il problema è filosofico, prima ancora che ideologico. Da una parte, quel complesso di principi di galateo della convivenza politica contemporanea, che è venuto di moda definire “politically correct”, ha stabilito che la donna deve essere considerata su un piano di perfetta parità con l’uomo. Dall’altra, lo stesso principio del politically correct impone un rispetto altrettanto assoluto per la cultura dei popoli non occidentali: e questo si chiama invece multiculturalismo. Ma che succede, se questa cultura non occidentale da rispettare produce comportamenti non rispettosi della donna? La poligamia; l’escissione; l’infibulazione; il diritto di vita, morte e percosse attribuito a padri, mariti e addirittura fratelli e figli; l’obbligo del velo; la reclusione in casa… In qualche modo, si torna all’origine stessa del pensiero occidentale, quando i tragici greci si interrogavano su cosa fare di fronte a due norme in conflitto tra di loro: la legge dello stato contro la legge degli dei in “Antigone”; l’obbligo di vendicare il padre su una madre uxoricida e quello di rispettare la madre nell’“Orestea”… In verità, si potrebbero stabilire molti altri fronti di conflitto tra il dogma multiculturalista e altri capisaldi del politically correct: dal riconoscimento dell’omosessualità all’interdetto per pena di morte e punizioni corporali. La marocchina Souad Sbai, giornalista e attivista sui temi dell’immigrazione, cittadina italiana dal 1981 e deputata per il Pdl dal 2006, è però soprattutto una femminista.

l’intero articolo qui:

“L’inganno. Vittime del multiculturalismo” di Souad Sbai – [ Il Foglio.it

 

 

 


Comunione e liberazione: cronologia storica


Comunione e liberazione e Memores Domini

L’Associazione Memores Domini riunisce persone di Comunione e Liberazione
che seguono una vocazione di dedizione totale a Dio vivendo nel mondo.
I fattori portanti nella vita dei Memores Domini sono la contemplazione,
intesa come memoria tendenzialmente continua di Cristo, e la missione,
cioè la passione a portare l’annuncio cristiano nella vita di tutti gli uomini.

Il Memor Domini “è un laico che liberamente vive una esistenza totalmente immersa nel mondo con una totale responsabilità personale” (Memores Domini – Intervista a Monsignor Luigi Giussani) e che si impegna alla missione vivendo il proprio lavoro professionale come il luogo della memoria di Cristo, traducendolo, cioè, in offerta.
Gli associati intendono seguire una vita di perfezione cristiana praticando i consigli evangelici “sintetizzabili nelle categorie in cui, tradizionalmente, la Chiesa riassume l’imitazione di Cristo. L’obbedienza, nel senso che lo sforzo spirituale, la vita ascetica, sono facilitate e autenticate da una sequela. La povertà, come distacco da un possesso individuale del denaro e delle cose. La verginità, come rinuncia alla famiglia per una dedizione anche formalmente più totale a Cristo” (Intervista citata)
Memores Domini – chiamati anche “Gruppo adulto” – praticano vita comune in case il cui scopo, sostenuto dal clima di silenzio, dalla comune preghiera e dalla condivisione fraterna, è l’edificazione vicendevole nella memoria in vista della missione.

Memores Domini hanno avuto origine a Milano nell’anno 1964, nell’ambito dell’esperienza di Gioventù Studentesca.

Dopo essersi diffusa in varie Diocesi, l’Associazione venne eretta canonicamente dal Vescovo di Piacenza, Mons. Enrico Manfredini, il 14 giugno 1981. Sette anni dopo, l’8 dicembre 1988, i Memores Domini vennero approvati dalla Santa Sede, che riconobbe loro personalità giuridica come “Associazione ecclesiale privata universale”.

Memores Domini sono presenti in 31 nazioni oltre l’Italia.

Movimento di Comunione e liberazione fondato da Luigi Giussani – www.clonline.org- MEMORES DOMINI.


Enrico De Alessandri, Comunione e liberazione: assalto al potere in Lombardia, BePress editore, 2010

Comunione e Liberazione è l’unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell’ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia attraverso un’occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i centri di potere (dai Direttori Generali ai dirigenti delle Unità Organizzative nei più importanti Assessorati, dai Direttori Generali delle pubbliche Aziende Ospedaliere ai primari, dagli Amministratori Delegati ai Presidenti delle società di trasporto, dai Direttori Generali degli Enti e delle Agenzie regionali ai consigli di amministrazione delle società a capitale pubblico della Regione Lombardia operanti in ambiti strategici come le infrastrutture, la formazione, l’ambiente ecc.) costituendo, di fatto, una pericolosa situazione di potere « dominante ».

Si invitano pertanto i lettori a sottoscrivere la petizione sul potere monopolistico di Comunione e Liberazione nella Regione Lombardia presente in questo sito e firmabile

La petizione verrà presentata al Parlamento Europeo, alla Camera dei deputati della Repubblica Italiana, al Senato della Repubblica Italiana

e per opportuna conoscenza:

Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente della Repubblica Italiana.


Raffaella Di Marzio NUOVE RELIGIONI E SETTE La psicologia di fronte alle nuove forme di culto – Magi Edizioni

Raffaella Di Marzio

NUOVE RELIGIONI E SETTE

La psicologia di fronte
alle nuove forme di culto

PREZZO: 16,00
PAGINE: 176
FORMATO: 14,5×21
ISBN: 9788874870271
ANNO: 2010
DISPONIBILITÀ: Si

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Raffaella Di Marzio

NUOVE RELIGIONI E SETTE

La psicologia di fronte
alle nuove forme di culto

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Il credente crea la religione che trova

Attraverso un’analisi esaustiva della struttura e del funzionamento dei cosiddetti gruppi carismatici e dei dati relativi all’attività di un centro di ascolto, il volume offre una riflessione psicologica sulle motivazioni individuali, i processi sociali e le dinamiche relazionali che sottendono il fenomeno del settarismo e dell’antisettarismo religioso moderno.
Il bisogno di credere, di evadere, di ricercare il senso e la speranza sono tutti bisogni costitutivi dell’esperienza umana. Ma cosa succede quando il credere scivola in credulità, il fideismo e l’appartenenza diventano gregarismo e dipendenza, la fiducia nel leader degenera in ipocritica, la fantasia e il gioco sono mortificate in stereotipia e ripetitività, il simbolismo decade in totemismo, il rito in rituale esoterico per iniziati e la solidarietà e coesione interna diventano chiusura e distacco dall’esterno…
L’autrice analizza i fenomeni religiosi per coglierne strutture e dinamismi psicologici, si interroga sulle caratteristiche di personalità e sulle motivazioni dei soggetti coinvolti, sottolineando il potenziale trasformativo che le esperienze del genere hanno sulla loro personalità.

Raffaella Di Marzio, laureata in Psicologia, Scienze dell’educazione e Scienze storico-religiose, è insegnante di religione cattolica. Membro del direttivo della SIPR (Società Italiana di Psicologia della Religione) e del comitato scientifico della rivista «Cultic Studies Review» pubblicata dall’ICSA (International Cultic Study Association), ha insegnato Psicologia della religione presso la Pontificia Facoltà «Auxilium» di Roma. Autrice di numerosi articoli in lingua italiana e inglese pubblicati su riviste specializzate nel settore, è tra i collaboratori del volume Le religioni in Italia (Elledici, 2006). Direttrice editoriale dei primi corsi online sul fenomeno religioso in Italia (www.corsiweb.org), ha fondato ed è responsabile del Centro di Informazione online SRS (Sette, Religioni e Spiritualità: www.dimarzio.it).

NUOVE RELIGIONI E SETTE – Magi Edizioni

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Caritas in Veritate: una risposta laica alla crisi globale Giovanni Maria Flick (02-03-2010)

Caritas in Veritate: una risposta laica alla crisi globale

Giovanni Maria Flick (02-03-2010)

Caritas in Veritate: una risposta laica alla crisi globale - stato - dottrina -

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Ho incontrato l’enciclica Caritas in Veritate nel momento in cui – portando a compimento un percorso culturale, professionale e istituzionale di giudice delle leggi, come componente di un Tribunale costituzionale – cercavo di comprendere il rapporto fra le regole e la crisi globale (prima finanziaria, poi economica; ma anche culturale e sociale) in cui ci dibattiamo. In parole semplici: quali regole per uscire dalla crisi, o per non ricadervi? L’enciclica suggerisce una risposta “laica”, di metodo e supera la sterile alternativa tra l’eccesso di regole spesso sorde ai principi; e la riaffermazione di principi, improduttivi in assenza di regole… (segue)

Caritas in Veritate: una risposta laica alla crisi globale – stato – dottrina -

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Intervista a Vito Mancuso su “La vita autentica”, Asia

Intervista a Vito Mancuso su “La vita autentica”

Clicca qui per vedere l’intervista.

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Lombardia, chi critica Comunione e Liberazione viene punito, l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog

Chi attacca Comunione e Liberazione, “muore”. L’espansione del potere di CL ha assunto caratteri tali che chi si oppone a essa, o semplicemente critica lo stile della potente lobby cattolica, è sottoposto a pesanti pressioni. Esemplare il caso del dottor Enrico De Alessandri, un dirigente della sanità lombarda sottoposto a un severo provvedimento solo per aver criticato lo strapotere di CL in un sito, www.teopol.it , nel quale De Alessandri pubblica un dossier in cui è illustrato l’assalto al potere in una regione che gestisce un bilancio da 20 miliardi di euro, pari a quello di un piccolo Stato.

De Alessandri è stato sospeso dal lavoro per un mese, dal 16 novembre al 16 dicembre di quest’anno, con l’avviso che se non toglierà dal web le sue considerazioni seguiranno provvedimenti più pesanti. Un dettaglio che la dice lunga sulla vicenda è il fatto che la comunicazione del 20 ottobre è firmata dal dirigente del personale della Regione, Michele Camisasca, nipote del famoso Massimo Camisasca, il sacerdote che è stato una delle figure chiave del movimento (dal 1985 è superiore generale della “Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo”), nonché storiografo ufficiale di CL.

Lombardia, chi critica Comunione e Liberazione viene punito – Politica&Palazzo | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog

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Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia

Il libroL’opera “Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia” può essere acquistata presso Lulu.com in formato digitale (PDF, 8 euro) o cartaceo (15 euro+spese di spedizione). È disponibile per il download gratuito un file PDF che permette di consultare l’indice e leggere il primo capitolo.

Studi di teologia politica

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Comunione e Liberazione è l’unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell’ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia

Comunione e Liberazione è l’unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell’ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia attraverso un’occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i centri di potere (dai Direttori Generali ai dirigenti delle Unità Organizzative nei più importanti Assessorati, dai Direttori Generali delle pubbliche Aziende Ospedaliere ai primari, dagli Amministratori Delegati ai Presidenti delle società di trasporto, dai Direttori Generali degli Enti e delle Agenzie regionali ai consigli di amministrazione delle società a capitale pubblico della Regione Lombardia operanti in ambiti strategici come le infrastrutture, la formazione, l’ambiente ecc.) costituendo, di fatto, una pericolosa situazione di potere « dominante ».

Si invitano pertanto i lettori a sottoscrivere la petizione sul potere monopolistico di Comunione e Liberazione nella Regione Lombardia presente in questo sito e firmabile a http://www.firmiamo.it/sulpoteremonopolisticodiclinlombardia.

La petizione verrà presentata al Parlamento Europeo, alla Camera dei deputati della Repubblica Italiana, al Senato della Repubblica Italiana

e per opportuna conoscenza:

Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente della Repubblica Italiana.

Studi di teologia politica

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Paolo Savona Caritas in veritate, il “manifesto” papale per lo sviluppo globale

Paolo Savona Caritas in veritate, il “manifesto” papale per lo sviluppo globale PDF, 178 KB

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GIAN ENRICO RUSCONI (A CURA DI), Lo Stato secolarizzato nell’età post-secolare

Gian Enrico Rusconi (a cura di)
Lo Stato secolarizzato nell’età post-secolare

Il titolo del volume enuncia il doppio fuoco delle riflessioni in esso sviluppate: secolarizzazione e post-secolarismo. Definire “post-secolare” la condizione delle società occidentali odierne significa riconoscere che esse hanno completato il processo della secolarizzazione storica – in modo irreversibile in particolare per quanto riguarda la neutralità dello Stato, ovvero la sua laicità. Ma il fenomeno della secolarizzazione non ha cancellato la religione, né l’ha rinchiusa rigorosamente nel privato. L’era post-secolare segnala appunto le nuove problematiche sollevate dalle religioni che riconquistano lo spazio pubblico. Secondo alcuni interpreti il post-secolarismo rompe gli equilibri delle religioni tradizionali radicalizzandole e spingendole in direzione di quello che viene genericamente chiamato “fondamentalismo”, coinvolgendo anche la politica. Altri interpreti invece non vedono nel post-secolarismo particolari intensificazioni o rielaborazioni del patrimonio religioso, ma soprattutto la crescente e riconosciuta influenza delle Chiese nella sfera pubblica su temi di etica pubblica. L’analisi è resa ancora più complicata dalla diversità dei contesti nazionali e culturali. Il volume offre l’occasione per mettere a fuoco la pluralità degli impianti analitici e teorici. Diventa così uno strumento indispensabile per capire uno dei fenomeni più qualificanti del nostro tempo.

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Stato laico e libertà religiosa, Forum di Quaderni Costituzionali

Stato laico e libertà religiosa

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Umberto Eco, Il crocefisso, simbolo quasi laico | L’espresso

… Visto che il crocefisso, salvo quando appare in chiesa, è diventato un simbolo laico, e in ogni caso neutro, è più bigotta la Chiesa che vuole tenerlo o l’Unione Europea che vuole toglierlo?

Parimenti la mezzaluna musulmana appare nelle bandiere dell’Algeria, della Libia, delle Maldive, della Malaysia, della Mauritania, del Pakistan, di Singapore, della Turchia e della Tunisia, eppure si parla dell’entrata in Europa di una Turchia che porta quel simbolo religioso sulla bandiera, e se un monsignore cattolico viene invitato a tenere una conferenza in un ambiente musulmano, accetta di parlare in una sala decorata con versetti del Corano.

Che dire ai non cristiani che ormai abitano in modo consistente l’Europa? Che esistono a questo mondo degli usi e costumi, più radicati delle fedi o delle rivolte contro ogni fede, e gli usi e costumi vanno rispettati. Per questo se visito una moschea mi tolgo le scarpe, altrimenti non ci vado. Per questo una visitatrice atea è tenuta, se visita una chiesa cristiana, a non esibire abiti provocanti, altrimenti si limiti a visitare i musei. La croce è un fatto di antropologia culturale, il suo profilo è radicato nella sensibilità comune. Chi emigra da noi deve anche familiarizzarsi con questi aspetti della sensibilità comune del paese ospite. Io so che nei paesi musulmani non si deve consumare alcol (tranne che in luoghi deputati come gli hotel per europei) e non vado a provocare i locali tracannando whisky davanti a una moschea ….

in:
Il crocefisso, simbolo quasi laico | L’espresso

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