INDAGINE SULLE MOLESTIE SESSUALI IN ATENEO: I PRIMI RISULTATI, Venerdi’ 24 maggio 2013 Sala Rodolfi Edificio U6 – quarto piano (Rettorato), Università di Milano Bicocca


COMITATO PARI OPPORTUNITA’ DI ATENEO

Venerdi’ 24 maggio 2013
Sala Rodolfi
Edificio U6 – quarto piano (Rettorato)

h. 10:00 – 12:00

INDAGINE SULLE MOLESTIE SESSUALI
IN ATENEO: I PRIMI RISULTATI

Saluti
Francesco Archetti, Pro-Rettore Vicario
Carmen Leccardi, Presidente Comitato Pari Opportunita’

Intervengono
Ileana Alesso, Consigliera di Fiducia dell’Ateneo
Come e’ nata l’indagine

Fulvia Mecatti, componente CPO e responsabile scientifica della ricerca
Come si e’ sviluppata l’indagine

Silvia Caligaris, dottoranda di ricerca in Statistica
I primi risultati

Ne discutono
Elisabetta Camussi, Universita’ di Milano-Bicocca
Giuseppe Micheli, Universita’ di Milano-Bicocca
Tiziana Vettor, componente CPO – Universita’ di Milano-Bicocca

L’incontro e’ aperto a tutte le persone interessate.

Per informazioni: pariopportunita@unimib.it

Un cordiale saluto
Prof. Carmen Leccardi
Presidente Comitato Pari Opportunita’

In Italia, per fortuna, si uccide sempre meno e molto meno di numerose altre nazioni, da noiseFromAmeriKa


In Italia, per fortuna, si uccide sempre meno e molto meno di numerose altre nazioni. Limitando lo sguardo all’ultimo ventennio, dopo il picco massimo di 3,38 omicidi volontari per 100.000 abitanti del 1991, frutto soprattutto delle guerre di mafia e camorra dell’epoca,  oggi il tasso è sceso attorno alla soglia di 1 (uno) omicidio per 100.000 abitanti, di cui un quarto donne.

 Il calo della violenza,  peraltro, non è un fenomeno solo italiano e tutto il mondo occidentale ha visto un progressivo e marcato  calo degli omicidi e tutti gli indicatori convergono oggi verso il “fisiologico” livello di 1/100.000.

Perché però si uccide? 

vai a    | noiseFromAmeriKa.

La più aggiornata indagine Istat sulla sicurezza in Italia, riportando dati di Polizia, riferisce che nel 2010 il 44,9 delle donne uccise è stato ucciso da un partner o un ex partner (il 54,1% nel 2009 e il 38,5 nel 2002), il 23,7% da un parente e il 5,1% da un amico, mentre solo il 14,1% viene uccisa da un estraneo, contro il 39,5% degli uomini, il che comporta, tra l’altro, che lo  stretto rapporto tra vittima e carnefice fa si che solo per il 17,3% degli omicidi femminili rimane ignoto l’autore, contro invece  il 44,5% degli omicidi maschili.

 

Amina: nuova foto a seno nudo, la giovane attivista tunisina: contro le “lezioni della morale”


Amina, la giovane attivista tunisina contro le “lezioni della morale”

vai a  Amina: nuova foto a seno nudo, la giovane attivista tunisina non si arrede… e cambia look (FOTO, VIDEO).

Annalena Benini sui momenti di commozione di Giorgio Napolitano, da Il Foglio 23 aprile 2013


Pianto da duri

di Annalena Benini

La voce rotta di Giorgio Napolitano nel suo discorso al Parlamento, asciutto, duro e politico, tranne che per quel bicchier d’acqua in più, per quel cedimento veloco alla commozione, ha liberato anche la nostra possibilità di lacrime.

E a ha reso inutile, ma significativa, quella precisazione stizzita della moglie di Pierluigi Bersani che, in un silenzio durato anni, ha deciso di parlare quest’unica volta soltanto per chiarire che suo marito non stava affatto piangendo quando aveva la testa fra le mani alla rielezione di Napolitano; perché certe cose lui non le ha mai fatte in tutta la vita, “ha le spalle larghe, è della montagna”; ha detto Daniela Ferrari al Corriere della Sera.

Come se le lacrime di sconfitta fossero disonorevoli, poco di montagna, forse femminili, quindi per forza prodotto di una malignità; anche se la evidente commozione di Bersani da Bruno Vespa quando ancora c’era la speranza di una vittoria, fatta con quello stesso gesto delle mani sugli occhi, non aveva suscitato lo stesso sdegno.

Perché le lacrime sono un problema femminile: gli uomini piangono e basta (Barack Obama, Tony Blair, un’infinita serie di sportivi, Antonio Di Petro al pensiero della propria incompresa grandezza e perfino il 5 Stelle Alessandro Di Battista, alle parole del suo leader Beppe Grillo (“dopo due mesi che non dormo”), le donne invece vengono fraintese, devono giustificarsi e subito arrivano le critiche, i sorrisetti, come accadde per le lacrime di Elsa Fornero, ministro del Lavoro quando annunciò la deindicizzazione delle pensioni, i sacrifici degli italiani. Poco professionale, perturbante, segno di debolezza e manipolatorie: sono le reazioni degli uomini, secondo una ricerca dell’Università della California, alle lacrime delle donne sul lavoro e in occasioni pubbliche.

C’è sempre un secondo fine da smascherare, o il romanzo di un’inadeguatezza da costruire, e a Margareth Thatcher furono concesse soltanto le lacrime di addio. Quando lasciò Downing Street. Giorgio Napolitano invece si è commosso ringraziando per il largo suffragio, si è commosso di nuovo per “il senso antico e radicato di identificazione con le sorti del Paese” che lo muove, poi ricordando il suo primo ingresso alla Camera da deputato, a 28 anni, e infine giurando fedeltà alla Repubblica.

Laura Boldrini, presidente della Camera, seduta accanto a lui e poi in piedi ad applaudire, ha fatto di tutto per restare imperturbabile, per non lasciarsi contagiare dalla commozione, perché le lacrime femminili sarebbero suonate fastidiose, fuori luogo. Le lacrime di Napolitano, invece, hanno dato più forza alla severità, a quel monito: “nessuna auto-indulgenza”, e alla richiesta di fare i conto con la realtà, alla speranza ch sia finalmente arrivato il tempo della maturità. “Fino a quando le forze me lo consentiranno”, ha detto Napolitano. Fino ad allora le lacrime non saranno più un segno di debolezza.

il legame di un uomo con una donna nel corso della vita è una forma speciale d’individuazione, di Adolf Guggenbuhl – Craig,


Il confronto che due partner portano avanti per tutta la vita, il legame di un uomo con una donna fino alla morte, potrebbe costituire una via speciale nella ricerca della propria anima, una forma speciale d’individuazione.
Uno dei tratti distintivi di questo percorso di salvezza è l’ineluttabilità: così come l’anacoreta non può sfuggire a se stesso, così nessuno dei due coniugi può sfuggire al partner.
E’ questa impossibilità di fuga, in parte esaltante e in parte tormentosa, che costituisce la specificità di questo percorso.

In Adolf Guggenbuhl – Craig, Matrimonio, vivi o morti, Moretti & Vitali, 2000, p. 61

giornata di mobilitazione in difesa di Amina Tyler: «Il corpo è mio e non appartiene a nessun altro»


«Il nostro seno è più pericoloso delle vostre pietre». Così le Femen, movimento di protesta ucraino divenuto famoso su scala mondiale, lanciano una giornata di mobilitazione in difesa di Amina Tyler, la giovane attivista tunisina che osò postare su Facebook una sua foto a seno nudo sfidando apertamente il costume del suo Paese. «Il corpo è mio e non appartiene a nessun altro», diceva la scritta disegnata sulla pelle della diciannovenne, prima attivista araba del gruppo.

Per lei gli Imam avevano chiesto la quarantena (la «malattia»  potrebbe divenire epidemia e quindi potenzialmente coinvolgere altre ragazze), la fustigazione (magari in pubblico, per dare l’esempio), invocato la lapidazione, addirittura (rischio che però Amina non corre, poiché i tribunali della Tunisia non applicano la sha’ria). Per giorni, della ragazza non si è più saputo nulla. La famiglia ha pubblicamente condannato il gesto. Secondo alcuni siti arabi Amina sarebbe stata ricoverata in un ospedale psichiatrico della capitale, le Femen denunciavano che fosse stata sottoposta a elettrochoc. Fonti giornalistiche la danno nascosta in casa, sedata con barbiturici in attesa che le acque si calmino, per impedirle di tornare a connettersi e proseguire il suo “attivismo”.A seno nudo, nel nome di Allah | La ventisettesima ora.

Femminicidio. Che cos’è, come si può fermare? – intervista a Marina Calloni, da Unibicocca


120 vittime nel 2012, una donna uccisa quasi ogni due giorni. Quasi sempre da mariti, ex fidanzati o comunque da persone nella cerchia affettiva della vittima. Si può fermare il femminicidio? Marina Calloni, ordinario di filosofia politica nell’Università di MIlano-Bicocca ci spiega che in Inghilterra il metodo Scotland ha fatto diminuire del 61% i delitti in un anno

La cura del maschio, di cadavrexquis


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“Non so se tuo papà avrebbe fatto quello che sto facendo io adesso per lui se fosse capitato a me”. Non è tanto sfiducia in un rapporto affettivo tra due uomini, quanto sfiducia verso il maschile in sé e la capacità di accudimento (e di resistenza) degli uomini. Alla fine ognuno di noi si forma un’immagine (e un giudizio) di uomini e donne in base alle esperienze e alle figure di riferimento che ha avuto. Il padre di mia madre, che io non ho mai conosciuto se non attraverso i suoi racconti, non era né un campione di coraggio né di capacità di provvedere ai bisogni della famiglia, così come mio padre, pur non avendo mai avuto vizi “distruttivi” per sé o per noi, non ha mai brillato per spirito d’iniziativa, per forza o per decisione: non erano le sue le spalle forti su cui appoggiarsi nei momenti di crisi. E non parliamo poi dei mariti delle sorelle, malati di un tipico egocentrismo maschile. Capisco quindi che mia madre non veda di buon occhio la possibilità di affidare la cura del suo unico figlio a un altro uomo.

tutto l’articolo qui cadavrexquis: La cura del maschio.

Renzo Gubert (già senatore) Donne al lavoro? No, meglio a casa | L’Adige


Ho già avuto più volte modo di evidenziare quello che a me sembra un risvolto ideologico, di stampo vetero-femminista, del considerare negativamente la decisione di molte donne di dedicare il loro tempo in prevalenza alla famiglia, al coniuge, ai figli, a genitori o altri familiari bisognosi di cura, anziché di porsi sul mercato del lavoro, delegando il lavoro educativo e di cura a istituzioni quali asili nido o case di riposo o a istituzioni residenziali sanitarie per anziani. Non si capisce, in sintesi, perché un lavoro (educativo, di cura) sia autorealizzativo per la donna se svolto come dipendente e invece sia mortificante se svolto per familiari. Semmai da proporre sarebbe che almeno una parte del denaro che la collettività risparmia per il lavoro educativo e di cura dei familiari sia data alla stessa donna (o anche, se del caso, peraltro raro, all’uomo), per rendere economicamente meno gravosa economicamente tale scelta.

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tutto l’articolo qui   Donne al lavoro? No, meglio a casa | L’Adige.

Cultura dei cattolici e donne: l’anatema di Piero Corsi, parroco di San Terenzo di Lerici (il femminicidio è dovuto alle donne che “provocano”), 26 dicembre 2012. Audio di Tutta la città ne parla/Radio3


Se voleva scatenare l’inferno don Piero Corsi, parroco di San Terenzo di Lerici, c’è riuscito affiggendo questa rilettura sui generis della lettera pastorale Mulieres dignitatem di vent’anni fa alla bacheca della sua parrocchia. «Le donne e il femminicidio. Facciano sana autocritica, quante volte provocano?», è il titolo inequivocabile del fogliettone appeso nella bacheca della chiesa e improvvisamente rimosso su ordine del vescovo della Spezia Ernesto Palletti che lo ha convocato per un chiarimento.

«IO INDEGNO» - E prima dell’incontro con il monsignore don Piero Corsi ha deciso di lasciare l’abito talare: «Con queste poche righe – si legge – dopo una notte insonne per il dolore e il rimorso per la giusta polemica causata dalla mia ‘imprudente provocazione, nel rinnovare ancora più sentitamente le scuse non solo a tutte le donne colpite dal mio scritto ma anche a tutti coloro che si siano sentiti offesi dal mio operato o dalle mie parole». Il contenuto del volantino, fotografato prima che si dissolvesse nel nulla, riprende un articolo del sito ultraintegralista Pontifex.it ed è scritto con chiarezza, una specie di autodafè che doveva essere ben compreso dai parrocchiani e, soprattutto, dalle parrocchiane.

da http://www.corriere.it/cronache/12_dicembre_26/femminicidio-parrocchia-lerici-donna_554ffe02-4f72-11e2-928c-8cc85a40346e.shtml

Nella intervista il parroco dice “le donne che si presentano nude fanno violenza“.

Le idee del parroco Piero Corsi sono sostenute quotidianamente nel sito http://www.pontifex.roma.it/

Maschi – Presentazione del libro di Arnaldo Spallacci (Edizioni Il Mulino)


A. SPALLACCI

Maschi

Collana “Universale Paperbacks il Mulino”

pp. 200, € 12,00
978-88-15-23726-2
anno di pubblicazione 2012

Copertina 23726


Già prevaricatore e violento, oggi l’uomo si presenta pacificato e angelicato, compagno premuroso e padre tenero, narciso ossessionato dalla cura di sé. Ma anche maschio smarrito e depotenziato, in ansia per una virilità fattasi incerta. Che ne è, allora, dell’identità maschile?

Se in passato il maschile come polo dominante del mondo era definito generalmente in termini di prevaricazione e violenza, oggi nel discorso sugli uomini coesistono immagini contrastanti: padri teneri, compagni premurosi e responsabili, ma anche narcisi ossessionati dalla cura di sé, esseri smarriti e depotenziati, in ansia per una virilità fattasi incerta. Che ne è allora dell’identità degli uomini? Questo libro spezza il silenzio sul tema e fa il punto sulle trasformazioni dell’esperienza maschile nei suoi diversi aspetti, al di là degli stereotipi, vecchi o nuovi.

Arnaldo Spallacci, sociologo, è membro del Comitato organizzativo del Centro studi sul genere e l’educazione (Csge), presso il Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna, per il quale ha condotto ricerche sulla costruzione dell’identità di genere nei giovani.

 

Maschi – Presentazione del libro di Arnaldo Spallacci (Edizioni Il Mulino)

BOLOGNA 3 dicembre 2012 - 2h 10′ 25″
Maschi – Presentazione del libro di Arnaldo Spallacci (Edizioni Il Mulino) Presentazione del libro di Arnaldo Spallacci (Edizioni Il Mulino)

DIBATTITO - Evento organizzato da 

I NUMERI DELLA VIOLENZA SULLE DONNE, dati ISTAT


 

• 3 milioni 961 mila donne hanno subito violenze fisiche

• 5 milioni sono state vittime di violenza sessuale

• 110 le vittime di femminicidio da gennaio 2012

• il 18,2% delle donne che hanno subito violenze li considera reati

• il 7,2% li denuncia

• il 33,9% non ne parla con nessuno

• il 96% delle violenze non vengono denunciate

 

da una dispensa di Intervita, Milano

DEMETRIO Duccio, RIGOTTI Francesca, SENZA FIGLI una condizione umana, Raffaello Cortina, 2012, pag. 268



Senza figli
ISBN: 978-88-6030-494-0
Autore: Demetrio Duccio, Rigotti Francesca
Titolo: Senza figli
Sottotitolo: Una condizione umana
Collana: Fuori collana
Argomenti: Filosofia , Pedagogia
Pagine: 268
Anno: 2012

vai al sito dell’editore  Raffaello Cortina  Senza figli

Filosofia dell’amore erotico. Incontro con Francesco Alberoni: I parte di Maria Giovanna Farina


Filosofia dell’amore erotico
Incontro Francesco Alberoni: I parte
di Maria Giovanna Farina
 
 
 
Nell’ultimo libro L’arte di amare lei riprende il tema dell’innamoramento e cita Fromm, cosa c’entra con l’amore di coppia?
Per Fromm l’innamoramento è uno stato patologico e un egoismo a due, ma allora non ci intendiamo più perché con ciò neghiamo alle persone il diritto di soddisfare i propri più profondi desideri. Dopo molti anni e un lunghissimo viaggio, ho scritto dieci libri sull’amore, mi interessano le strutture mentali non solo le esperienze, sono giunto a questo nuovo libro dove parlo dell’amore che dura. C’è un parallelismo tra la società e la coppia, movimento ed istituzione esistono in entrambi: c’è uno stato nascente poi una istituzionalizzazione. Pensi alla politica negli Stati Uniti ogni volta che ci sono le elezioni c’è un movimento che spera non come qui da noi che c’è una situazione paludosa e che non porta a nulla: ciò accade nella coppia. Ai tempi di Innamoramento e amore ho descritto l’innamoramento come una specie di esplosione che è nel mondo, ma poi non ho scritto come può continuare. Anche in Sesso e amore del 2005 non descrivo come la coppia può proseguire il suo cammino erotico. Allora avevo dichiarato pubblicamente che non avrei più scritto nulla sull’amore perché quello che dovevo dire l’ho detto. Dopo lo stato nascente e l’istituzione può solo spegnersi. Mi sono accorto invece di casi che non erano così. Io vengo dal mondo scientifico: se trovo tre casi che negano l’evidenza vuol dire la teoria ha qualcosa di sbagliato.

A quali casi si riferisce?

Ad esempio Carmen Russo e suo marito Enzo Paolo Turchi, un caso di amore che dura è noto a tutti! Poi ne conosco altri non celebri. In questi sette anni ho seguito una strada prima scrivendo dei dialoghi, poi il romanzo I dialoghi degli amanti che mi ha sbloccato perché con la fantasia si riesce ad abbattere un muro, con la fantasia si possono vivere situazioni altrui. E poi questo L’arte di amareche chiude. Sartre lo chiude ancora prima perché nella Critica della ragione dialettica dallo stato nascente, che lui chiama la fusion, passa alla fraternitè terror, ha il passaggio immediato dal movimento al totalitarismo. Io dico che attraverso il patto di riconoscenza dei diritti dell’altro con la riconoscenza dei diritti inviolabili, alla Locke per intenderci, creo un’istituzione di convivenza. Il sistema si irrigidisce dentro le regole. Questo avevo fatto negli anni ’70, ero arrivato a Sartre e Locke, invece ora con L’arte di amare mi accorgo che ciò che intendiamo per amore non è convivenza quotidiana, non è amicizia e non è libertà, non è fratellanza. La parola amore l’abbiamo bistrattata. Ecco che la seconda parte del libro dice una cosa che dimentichiamo sempre perché veniamo da una cultura che non ha mai preteso che un uomo e una donna dovessero vivere insieme tutta la vita per amore
Preteso che vivessero insieme, ma l’amore non era considerato
Infatti. Il fatto che lui ad esempio andasse con un’altra donna non era ritenuto riprovevole, un tempo quando le donne erano in gravidanza si aspettavo che il loro marito andasse a far sesso con qualcun’altra: oggi sarebbe una cosa tremenda perché sono solo loro due ed hanno preso un impegno di fedeltà totale, prendendo alla lettera l’innamoramento. Se tu lo prendi alla lettera devi prenderlo tutto. La prima cosa è che devi dire tutto, quindi arriva la mia teoria: devi fare la storicizzazione. Se hai avuto un amante per cinque anni non puoi nasconderlo, lo devi dire. Quando nasce un nuovo amore nasce una nuova vita e nessuno dei due sa chi è l’altro, il loro amore sarà conoscersi, sapere chi sono, in quanto essi sono ciò che sono stati e ciò che stanno diventando. Se io nascondo di me rendo impossibile questo processo, quindi devo dire anche le cose sgradevoli. Pensi che tutta la tradizione del corteggiamento è basata sul falso.

Toscana: Regione, aumentano richieste donne ai centri antiviolenza – ASCA.it


aumenta ancora il numero di donne che in Toscana si rivolgono ai Centri antiviolenza, ma resta ancora troppo basso quello di coloro che trovano il coraggio di denunciare.

E’ quanto emerge dal quarto rapporto sulla violenza di genere in Toscana, presentato stamattina a Firenze dall’assessore al welfare e alle pari opportunita’

da   Toscana: Regione, aumentano richieste donne a centri antiviolenza – ASCA.it.

Seminario sul femminicidio: Verso la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, Giovedì, 8 novembre 2012 ore 14.30 – 19.00 Biblioteca del Senato Piazza della Minerva, 38 – Roma, Libere Associazione


 

Giovedì, 8 novembre 2012
ore 14.30 – 19.00
Biblioteca del Senato

Piazza della Minerva, 38 – Roma

Verso la giornata mondiale contro
la violenza sulle donne

Seminario sul
femminicidio

L’evento di svolgera’ in
una sala del Senato.
Pertanto e’ necessario
iscriversi compilando la

scheda on line

Libere Associazione.

“amore”, “sesso”, “preservativo”, “famiglia, “aborto”, “violenza”… Cosa ne pensano i giovani e non solo? da Zeroviolenzadonne


“amore”, “sesso”, “preservativo”, “famiglia, “aborto”, “violenza”… Cosa ne pensano i giovani e non solo? Zeroviolenzadonne li ha intervistati all’ultima edizione di Arezzo Wave Love Festival (luglio 2012).

l’atleta iraniano che si rifiuta di stringere alla Duchessa di Cambridge la mano in quanto donna


Paralimpiadi di Londra 2012 – Vince l’oro alle paralimpiadi ma non stringe la mano alla Duchessa di Cambridge. E’ successo a Londra durante la premiazione per la gara del lancio del disco vinta dall’iraniano Mehrdad Karam Zadeh. L’atleta si porta la mano al petto invece di tenderla a Kate perché la consuetudine iraniana prevede che vengano evitati contatti, compresa la stretta di mano, fra uomini e donne.

Incinta si leva velo per caldo, marito egiziano la picchia selvaggiamente perchè “”ha disubbidito” – ANSA.it


Ha picchiato selvaggiamente la moglie – una ventenne di Porto Empedocle, figlia di un tunisino – facendola finire in ospedale solo perché la giovane, a causa del gran caldo, si era levata il velo che teneva sul volto, in mezzo alla strada.

 L’egiziano, di 19 anni, è stato denunciato alla Procura di Agrigento, dalla polizia, per lesioni personali.

la ventenne, soffocata dal gran caldo ha prima chiesto al marito se poteva levare il velo che teneva sul volto. Lui avrebbe iniziato ad urlare nella speranza, probabilmente, di intimorirla. La ventenne però – ha poi raccontato ai poliziotti – non riusciva più a respirare e si è tolta il velo. Il marito, per la mancanza di rispetto, l’ha picchiata selvaggiamente minacciando anche i passanti che nel tentativo di scongiurare il pestaggio volevano intervenire in soccorso della donna.

da Incinta si leve velo per caldo, marito la picchia – In Breve – ANSA.it.

Afghanistan: Lal Bibi è stata “disonorata” e sarà costretta a uccidersi, come afferma pubblicamente lei stessa, a meno che i suoi aguzzini verranno consegnati alla giustizia per restituirle onore e dignità


Per cinque giorni la diciottenne Lal Bibi è stata rapita, violentata, torturata e incatenata al muroda un gruppo di potenti ufficiali della polizia afgana. Ma lei ha deciso di fare quel che alle donne afgane è vietato: sta reagendo, e insieme possiamo aiutare lei e tutte le donne afgane a ottenere giustizia.

Secondo una tradizione ancestrale, come donna che ha subìto violenza, Lal Bibi è stata “disonorata” e sarà costretta a uccidersi, come afferma pubblicamente lei stessa, a meno che i suoi aguzzini verranno consegnati alla giustizia per restituirle onore e dignità. In genere il sistema giudiziario afgano non persegue casi simili e fino a questo momento i maggiori sospettati nel caso di Lal Bibi non sono stati chiamati a giudizio, probabilmente nella speranza che l’attenzione internazionale si attenui. Ogni giorno che passa senza che avvenga alcun arresto spinge sempre più Lal Bibi al suicidio, ma c’è ancora speranza.

Questo fine settimana è previsto che Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone e altri importanti donatori si impegneranno a devolvere 4 miliardi di dollari all’Afghanistan, soldi destinati proprio a finanziare le stesse forze di polizia responsabili delle violenze nei confronti di Lal Bibi. Una protesta globale può però indurre i donatori ad agire, ponendo come condizione alle loro sovvenzioni un’azione forte per combattere le violenze e proteggere le donne. Non ci rimane molto tempo: clicca sotto per chiedere il cambiamento che può salvare la vita di Lal Bibi e la nostra petizione sarà consegnata proprio alla conferenza dei donatori a Tokyo: 

https://secure.avaaz.org/it/justice_for_lal_bibi_c/?bHbCHab&v=15792 

Le usanze locali in alcune zone dell’Afghanistan impongono che le donne che subiscono violenze sessuali, poiché disonorate, debbano commettere suicidio per ristabilire l’onore della loro famiglia per generazioni. Incredibilmente però Lal Bibi e la sua famiglia stanno tentando con coraggio di salvarle la vita insistendo nel voler perseguire i suoi torturatori e spostando su di loro la colpa, agli occhi della società.

Le forze di polizia afgane responsabili della violenza dipendono fortemente da finanziamenti esteri che verranno promessi questo fine settimana, quando tutti i maggiori benefattori si riuniranno a Tokyo. I paesi donatori possono e devono pretendere che i fondi non vengano spesi per potenziare forze di polizia che agiscono con vergognosa impunità e che gli ufficiali di polizia lavorino per proteggere le donne, non per aggredirle!

In tutto l’Afghanistan ci sono centinaia di donne e ragazze che sono soggette alla stessa “giustizia tribale” inflitta a Lal Bibi. Altre migliaia stannoseguendo con attenzione la vicenda per vedere in che modo il governo afgano e il mondo intero risponderanno alla ragazza che sta reagendo rifiutandosi di morire in silenzio. Sosteniamola: firma la petizione qui sotto e dillo a tutti:

https://secure.avaaz.org/it/justice_for_lal_bibi_c/?bHbCHab&v=15792 

La guerra globale alle donne è implacabile. Più volte la nostra comunità si è però unita per combatterla. Abbiamo aiutato a fermare la lapidazione illegale di Sakineh Ashtiani in Iran e combattuto perché le sopravvissute agli stupri in Libia, Marocco e Honduras ottenessero giustizia. Mostriamo il potere globale della nostra comunità per aiutare Lal Bibi e milioni di donne in Afghanistan a ottenere giustizia.

Con speranza e determinazione, 

Dalia, Emma, Alaphia, Ricken, Laura, Antonia e il resto del team di Avaaz 


Per maggiori informazioni: 

Afghanistan, la conferenza di Tokyo. I diritti delle donne prima di tutto (La Repubblica)
http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2012/07/03/news/afghanistan_la_conferenza_di_tokyo_i_diritti_delle_donne_prima_di_tutto-38453746/

Afghanistan: stupro, madre avverte, “giustizia o ci immoliamo” (Articolo Tre)
http://www.articolotre.com/2012/06/afghanistan-stupro-madre-avverte-giustizia-o-ci-immoliamo/92037 

Un caso di stupro in Afghanistan focalizza l’attenzione sulla polizia locale [EN] (New York Times)
http://www.nytimes.com/2012/06/28/world/asia/afghan-rape-case-turns-focus-on-local-police.html?pagewanted=all 

POVERI PADRI: La prima inchiesta a tutto campo sul dramma dei padri separati di Carlotta Zavattiero, Casa editrice Ponte Alle Grazie


POVERI PADRI
La prima inchiesta a tutto campo sul dramma dei padri separati
Carlotta Zavattiero
Saggistica
Collana: Inchieste
Pagine: 320
Prezzo: € 14.00
In libreria dal: 22 Marzo 2012
Libro  disponibile
     
 IL LIBRO
Separazioni e divorzi sono passaggi frequenti nella disastrata famiglia italiana, in conflitto tra tradizione mediterranea e modernità occidentale. Negli ultimi decenni, molto si è fatto per tutelare la donna divorziata, sul versante economico e affettivo, dall’assegnazione della casa all’affidamento dei figli. Ma a questa giusta attenzione, giuridica e informativa, è corrisposta l’assenza dal discorso pubblico dei padri, su cui ha spesso pesato una sorta di «pregiudizio di colpevolezza». Come vivono il trauma della separazione? In che modo, fra mille difficoltà e impedimenti, continuano a essere padri? Quali conseguenze economiche debbono sopportare? E godono di un’effettiva parità di diritti rispetto alle loro ex compagne?
Carlotta Zavattiero si avventura nella galassia inesplorata dei padri italiani: privati del loro diritto alla genitorialità, vittime di gigantesche ingiustizie, protagonisti di clamorosi gesti di protesta o costretti a fronteggiare la povertà. In questa inchiesta – la più completa finora apparsa – leggerete le loro storie, spesso drammatiche, in certi casi eroiche; allo stesso tempo, con il sostegno di una robusta documentazione, conoscerete lacune e arretratezze nella giustizia e nell’ordinamento italiani che non avreste creduto possibili.
 UN BRANO
“Sono molti i fattori che appesantiscono la vita di un padre separato non collocatario: il doversi rifare una casa; l’aggravio delle spese, in aggiunta a quelle legali, per il mantenimento del nuovo domicilio; il peggioramento di finanze magari già non floride in partenza; la sensazione di essere puniti dal sistema delle leggi e del diritto di famiglia; eventualmente la vergogna, l’indignazione, il senso di impotenza che accompagnano le false accuse di abuso lanciate dalla controparte; la separazione fisica, dall’oggi al domani, dai figli; le sconfitte processuali; le negazioni delle visite stabilite dal tribunale… Il contributo paterno è un elemento costruttivo essenziale per l’educazione e la crescita sana di un figlio. Ma la paternità viene tutelata sufficientemente dalla legge?”
  L’AUTORE
Carlotta Zavattiero

da Casa editrice Ponte Alle Grazie.

Strage di bambine: Gli indiani sopprimono le neonate seppellendole vive, riempiendone la bocca di riso fino a strozzarle, soffocandole, ponendole davanti a un ventilatore che ruota ad alta velocità, da Ragionpolitica


Non ha riscosso molta attenzione in Italia la notizia della neonata salvata in India dall’essere seppellita viva. Le stavano scavando la fossa il padre e uno zio quando, grazie a una provvidenziale segnalazione, la polizia è intervenuta, appena in tempo. Ma quello che per noi è un delitto senza attenuanti, agli occhi dei parenti della piccola è invece un legittimo e persino doveroso rito propiziatorio, necessario a portare nella famiglia figli maschi e prosperità.

L’uccisione di neonate in India è una vera e propria piaga sociale e morale. Altrettanto legittimo appare infatti disfarsi delle femmine quando in famiglia già ne sono nate una o più. Anche senza aspettarsi che l’omicidio porti ricchezza e figli maschi, lo si ritiene utile perché solleva la famiglia da un futuro onere finanziario, ritenuto insostenibile o comunque non accettabile.

In alternativa, si ricorre all’aborto quando è possibile conoscere il sesso del nascituro. L’onere a cui le famiglie intendono sottrarsi è la dote matrimoniale, un’istituzione proibita per legge dal 1961, ma tuttora estremamente radicata che impone al padre di sborsare somme spesso ingenti di denaro se vuole maritare le proprie figlie.

Le famiglie che non intendono dotare molte figlie o non se lo possono permettere – in considerazione anche dell’aumento degli importi richiesti negli ultimi due decenni – ricorrono all’infanticidio. L’alternativa, come si diceva, da quando è possibile individuare il sesso del feto, è l’aborto che è diventato così frequente da indurre nel 1994 le autorità indiane a proibire ai medici di fornire questa informazione ai genitori (divieto peraltro spesso violato comunicando il sesso verbalmente). Sembra che in 20 anni gli aborti selettivi femminili in India siano stati 10 milioni. Eppure, considerati i metodi usati per uccidere le neonate, l’aborto appare al confronto un atto clemente.

Gli indiani sopprimono infatti le neonate seppellendole vive, riempiendone la bocca di riso fino a strozzarle, soffocandole, ponendole davanti a un ventilatore che ruota ad alta velocità. A parte il primo metodo, gli altri servono probabilmente a simulare degli incidenti per evitare l’accusa di omicidio. L’istituzione della dote comporta altre conseguenze. In un contesto sociale che autorizza il matrimonio combinato e forzato, e persino infantile, le famiglie cercano di accasare almeno alcune figlie a buon mercato, proponendole, ad esempio, a uomini molto anziani o costringendole a diventare terze e quarte mogli, e a maritarsi molto giovani per smettere di pesare sulla famiglia. Succede anche che concordino un pagamento rateale della dote da estinguere entro i primi anni di matrimonio. È normale allora che si verifichino ritardi nel versamento delle somme pattuite e può darsi che il pagamento dopo qualche tempo venga interrotto. Ne conseguono tensioni e casi di violenza che possono culminare nell’omicidio della moglie, dissimulato da incidente domestico realizzato, ad esempio, cospargendola di liquidi combustibili e dandole fuoco.

tutto l’articolo qui: Ragionpolitica – Strage di bambine.

Che ruolo hanno e cosa sono diventati oggi i consultori?, di Luigi Laratta, Presidente sezione AIED Roma 12 maggio 2012, da http://www.zeroviolenzadonne.it


di Luigi Laratta, Presidente sezione AIED Roma
12 maggio 2012

Che ruolo hanno e cosa sono diventati oggi i consultori?

Non molto tempo fa il Ministero della Salute ha pubblicato il primo rapporto nazionale sui consultori familiari pubblici presenti in Italia e la situazione è davvero preoccupante. Solo in poche regioni le Asl prevedono voci di bilancio dedicate ai consultori, verso cui non c’è alcun interesse per valorizzarli e supportarli.

Per quelli privati le cose non vanno molto meglio, oggi la concorrenza dei centri medici è forte e con la crisi le persone tagliano su tutte le spese, comprese quelle legate alla salute.

Il calo di accesso ai consultori da parte di adolescenti e giovani donne, l’aumento delle gravidanze indesiderate e delle malattie sessualmente trasmesse, la poca conoscenza dei ragazzi in materia di prevenzione, non sono certo dati rassicuranti.

Il consultorio familiare venne istituito nel 1975 con la legge n. 405 come presidio pubblico avente finalità di garantire informazione, consulenza e assistenza psicologica, sanitaria e sociale su argomenti fondamentali per le coppie e per le famiglie, come la maternità, la paternità, la procreazione responsabile e la salute sessuale.

Con la legge 194 del 1978 le competenze del consultorio abbracciarono anche l’assistenza all’interruzione volontaria di gravidanza.

Fino a quel momento gli unici centri di sostegno a queste problematiche erano stati solo quelli privati, come l’AIED – Associazione Italiana per l’Educazione Demografica, fondata il 10 ottobre 1953 da un gruppo di giornalisti, scienziati ed uomini di cultura, di diversa estrazione politica, ma con una comune ispirazione laica e democratica. Questi, nel 1955, a Roma in via Rasella, crearono il primo consultorio italiano di assistenza contraccettiva.

Il loro primo obiettivo fu quello di ottenere l’abrogazione dell’articolo 553 del Codice Penale (assurdo retaggio della legislazione fascista), che vietava fino ad allora la propaganda e l’uso di qualsiasi mezzo contraccettivo, prevedendo un anno di reclusione per chi si fosse reso responsabile di simile “reato”.

E’ stata proprio l’AIED a far cancellare gli ostacoli legislativi che impedivano in Italia, fino al 1971, l’uso dei contraccettivi.

L’AIED non fa discriminazione di carattere razziale, religioso, sociale o politico, opera su tutto il territorio nazionale e in base al proprio Statuto non ha alcuna finalità commerciale o di lucro, ciò significa che la sua politica è fortemente sociale.

Ha una lunga storia di battaglie politiche e giudiziarie per il conseguimento di fondamentali diritti civili, per la donna e per la coppia (divorzio, educazione sessuale, ecc.), che confermano il suo forte impegno per la modernizzazione e lo sviluppo sociale, civile e culturale dell’Italia. Per questo, dopo quasi 60 anni dalla costituzione, il suo ruolo resta ancora molto importante.

Pensiamo ad esempio al numero di obiettori di coscienza che sta diventando insostenibilmente alto e conducendo a una situazione di illegalità, causando gravi problemi, addirittura il ricorso all’aborto clandestino. Le donne, costrette a ricerche lunghe ed estenuanti dei pochi medici disposti ad assisterle, affrontano rischi enormi per la loro salute.
Bisogna tornare al vero senso dell’obiezione di coscienza e applicare realmente lo stato di diritto.

L’AIED è un’Associazione anti-abortista, con tale finalità promuove la contraccezione e la prevenzione, ma riteniamo che le donne debbano essere libere di fare le proprie scelte senza alcun tipo di ostacolo o giudizio da parte delle istituzioni, che dovrebbero invece tutelarle.

La legge 194/78, che regolamenta l’interruzione volontaria della gravidanza, prevede per chi sceglie di abortire assistenza durante l’intero iter da seguire per l’intervento.

Anche questi calvari sono violenza contro le donne.

da IL CONSULTORIO IN ITALIA.

Regione Lombardia, Conciliazione famiglia lavoro e innovazione politico-istituzionale, Percorsi di secondo welfare – Newsletter 8 / 2012


Verso quali politiche di conciliazione maternità e lavoro? Uno sguardo alla situazione italiana, da Percorsi di secondo welfare – Newsletter 8 / 2012