LA “ZONA GRIGIA” DELLA LEGALITA’, Convegno alla Università di Milano Bicocca, 7 febbraio 2013, ore 8.30 Edificio U6, Aula 4 – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano, Evento organizzato da Centro Studi SAO – Saveria Antiochia Omicron


1. Il confine pedagogico fra legalità e illegalità — intervento di Sergio Tramma (Docente di pedagogia generale e sociale, Università degli Studi di Milano-Bicocca):

2. Collusione, corruzione, indifferenza, “zona grigia” — intervento di Nando Dalla Chiesa (Docente di Sociologia della Criminalità organizzata, Università degli Studi di Milano):

3. intervento di don Luigi Ciotti (Presidente di Libera):

4. Stefania Pellegrini (Docente di ‘Mafie e Antimafia’, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Bologna)

5. Modelli pedagogici che favoriscono o contrastano la corruzione — intervento di Piergiorgio Reggio (Docente di Scienze pedagogiche, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)

6. La cultura della legalità e della responsabilità nel mondo della scuola — intervento di Alessandro Cavalli (Presidente Centre for Study and Research on Higher Education Systems, Pavia)

7. I diritti dei cittadini e i difficili rapporti tra politica e magistratura nell’Italia repubblicana — intervento di Armando Spataro (Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano)

8. La cultura della legalità e della responsabilità nel mondo del lavoro — intervento di Graziano Gorla (Direttore Osservatorio contro le mafie, Milano)

 

Giovedì 7 febbraio 2013, ore 8.30

Edificio U6, Aula 4 – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano

follaEsiste nella società una “zona grigia” che viola i diritti dei cittadini e contribuisce a creare un clima di rassegnazione e di indifferenza, favorendo la mafia.

Obiettivi del seminario:

  • Informare sulla presenza e sulle caratteristiche della “zona grigia” nell’attuale contesto sociale, in Italia e in Lombardia.
  • Analizzare gli elementi della pedagogia paramafiosa o premafiosa nella famiglia e nella società e presentare i necessari antidoti.
  • Riflettere sul rispetto dei valori della convivenza civile e sulle modalità di una pedagogia alternativa alle mafie.

Partecipano:

  • Susanna Mantovani - Prorettore
  • Silvia Kanisza - Direttore del Dipartimento di Scienze Umane della Formazione
  • Jole Garuti - Direttrice Centro Studi SAO
  • Sergio Tramma - Docente di pedagogia generale e sociale, Università degli Studi di Milano Bicocca
  • Nando Dalla Chiesa - Docente di Sociologia della Criminalità organizzata, Università degli Studi di Milano
  • Armando Spataro – Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano
  • don Luigi Ciotti - Presidente di Libera
  • Vincenzo Viola - Cons Direttivo SAO, Coordinatore de L’Indice della scuola
  • Piergiorgio Reggio - Docente di Scienze pedagogiche, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
  • Alessandro Cavalli - Presidente Centre for Study and Research on Higher Education Systems, Pavia
  • Girolamo Lo Verso - Docente di psicoterapia e psicologia del fenomeno mafioso’, Università di  Palermo
  • Stefania Pellegrini - Docente di ‘Mafie e Antimafia’, Facoltà di Giurisprudenza, Università di  Bologna
  • Graziano Gorla - Direttore Osservatorio contro le mafie, Milano

La partecipazione è gratuita e al termine verrà rilasciato un attestato

Le iscrizioni devono essere inviate entro giovedì 31 gennaio 2013 a info@centrostudisao.org oppure al fax 02 36563480

Per ulteriori informazioni consultare il sito internet www.centrostudisao.org Immagine Link Esterno

Allegati:

 

Michele Casella presenta “Bioetica ed etica della responsabilità” di Fabrizio Turoldo, ….| Associazione Norberto Bobbio | Pordenone


19/11/2012    ore 17:30    Biblioteca Civica – Pordenone 
   Cinqu …anta sfumature di filosofia. Professori di liceo e libri di filosofia 
   Il professor Michele Casella presenta “Bioetica ed etica della responsabilità” di Fabrizio Turoldo. 

da   ….| Associazione Norberto Bobbio |…..

Il “voto di vastità” di Alessandro Bergonzoni: allargare i confini della comunicazione artistica e culturale, per riflettere anche sul lavoro di servizio, a cura di Asi a


Tenetevi aggiornati su interviste, eventi e corsi, visitate http://www.asia.it

Il buio oltre la siepe, di Robert Mulligan | Il Cinema Racconta …


Il buio oltre la siepe è la fiaba sospesa nel tempo di un’estate lunga come quelle della nostra infanzia, è il sogno di una società senza discriminazioni, è “un’opera d’arte”, come lo definisce Harper Lee, autrice del romanzo omonimo e ispiratore, best seller, premio Pulitzer, moderno vangelo antirazzista (adottato dalle scuole di mezza America). 
Ma cosa c’è (ancora) oltre la siepe? Nell’America profonda degli anni trenta un sontuoso e moderno Gregory Peck è Atticus Finch: avvocato che difende un nigger accusato ingiustamente di stupro e padre che protegge l’innocenza dei figli dagli assalti della paura, dell’ignoranza, del razzismo più bieco. Non è certo un caso che l’American Film Institute lo abbia definito il più grande eroe cinematografico del xx secolo. In opposizione alla gretta comunità in cui vive, “Atticus Peck” rappresenta il modello di cittadino americano aperto e democratico che anticipa l’avvento, per quei tempi visionario, di Barack Obama.
Da Martin Luther King a Obama ci sono voluti cinquant’anni di cammino per riuscire 
finalmente a gettare un fascio di luce su quel buio. Ma molto altro ci resta da fare.

Il libro
L’alba di un sogno. Saggio introduttivo di B. Fornara; Il libro, il film di R. Esposito; estratti da Il buio oltre la siepe di H. Lee; frammenti da L’Orfeo nerodi J.- P. Sartre; il discorso integrale di Obama a Philadelphia (2008), contributi di P. Mereghetti, E. Caretto, M. Madoni

da: Il buio oltre la siepe, di Robert Mulligan | Il Cinema Racconta ….

Responsabilità, Alberto Melucci, 1991


Questa prospettiva introduce direttamente al tema della responsabilità.
Se l’identità è processo di identizzazione e se l’individuo coincide con la sua azione per individuarsi, il problema diventa quello di definire chi sceglie come organizzare il campo:
sincronicamente (chi sono io in questo momento?)
e nel tempo (chi sono io rispetto a ieri o a domani, rispetto alla memoria o al progetto?).
Il tema della responsabilità diventa centrale e il termine stesso responsabilità va assunto nella sua accezione più letterale e profonda, che rinvia alla capacità di rispondere.
Se dell’identità non si dà più un nucleo essenziale né una continuità metafisica, la possibilità di definirne i confini e di mantenerne la continuità è affidata alla nostra capacità di rispondere, cioè alla capacità di riconoscere e di scegliere possibilità e limiti di quel campo di relazioni che ci costituisce in un certo momento. La capacità di rispondere contiene nella sua stessa definizione un duplice significato: si tratta infatti di rispondere di, e di rispondere a, di riconoscere ciò che siamo e di situarci nelle relazioni.
La mia responsabilità nei confronti di quel campo di possibilità e di limiti che sono io stesso, è da un lato la capacità di rispondere di, di assumere il limite, la memoria, la struttura biologica, la storia personale; ma dall’altro è la capacità di rispondere a, cioè di scegliere le possibilità e di raccogliere le chances, di collocarmi nelle relazioni con altri e di prendere il mio posto nel mondo.
Da: Alberto Melucci, Il gioco dell’io, il cambiamento di sé in una società globale, Feltrinelli, 1991, p. 55

Giorno della Memoria: Dal Conservatorio di Milano in diretta con Oreste Bossini e Marino Sinibaldi. Questo è stato è il titolo di una serata ricca di testimonianze e di musiche eseguite dagli allievi del Conservatorio milanese e da professori d’orchestra della Filarmonica della Scala


Radio3 dalle 20.30 alle 23.00.
Dal Conservatorio di Milano in diretta con Oreste Bossini Marino Sinibaldi.
Questo è stato
è il titolo di una serata ricca di testimonianze e di musiche eseguite dagli allievi del Conservatorio milanese e da professori d’orchestra della Filarmonica della Scala.
Interventi, tra gli altri, di Ferruccio de Bortoli, Presidente della Fondazione del Memoriale della Shoah di Milano, le sopravvissute all’esperienza del lager Liliana SegreGoti Bauer, la scrittrice Daniela Padoan, che da anni si occupa del tema della testimonianza legata alla Shoah,Liliana Picciotto, storica della Fondazione CDEC, che presenta il progetto Volti della memoria. Fotografie degli ebrei deportati dall’ItaliaMoreno Gentili, scrittore e critico della fotografia,Sonia Bo, direttrice del Conservatorio Giuseppe Verdi.

Gli allievi del Conservatorio eseguiranno musiche dei compositori di origine ebraica Mario Castelnuovo Tedesco, Alberto Gentili, Leone Sinigaglia, Renzo Massarani. I Filarmonici della Scala (Agnese Ferraro, violino, e Simone Groppo, violoncello) proporranno invece il Duo per violino e violoncello di Erwin Schulhoff

Il Nord Est e la “dolce morte”, di Natascia Porcellato, Demos & Pi


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La settimana scorsa, Papa Benedetto XVI, intervenendo alla 25esima Conferenza internazionale del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, ha avuto dure parole contro l’eutanasia. Pochi giorni dopo, una circolare firmata da 3 ministri – Maroni, Sacconi e Fazio- ha messo fuori legge i registri comunali, presenti in oltre 70 municipi, che raccoglievano le dichiarazioni personali volontarie relative alla propria fine-vita. L’argomento, quindi, appare di straordinaria attualità. Del resto, sono anni che in Italia si dibatte intorno alla questione senza trovare una soluzione.
L’opinione pubblica del Nord Est, oggi, si schiera in larga maggioranza dalla parte della libertà di scelta. Circa il 64% degli intervistati, infatti, si è dichiarato moltissimo o molto d’accordo con l’affermazione “Quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede”. Il dato è sostanzialmente stabile dal 2007: le oscillazioni che possiamo osservare, infatti, non sembrano mettere in discussione l’ampiezza del consenso.
Nonostante la posizione della Chiesa in merito sia molto dura (ricordiamo, oltre alle parole, i fatti: nel 2006, a Piergiorgio Welby fu negato il funerale con rito cattolico), è interessante notare come il 46% dei praticanti assidui sostenga la possibilità di scegliere la “dolce morte”, anche se, ovviamente, sono i praticanti salutari (71%) e ancor più i non praticanti (79%) i settori maggiormente favorevoli.

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segue qui:

Il Nord Est e la “dolce morte” – Demos & Pi.

Guy Brown, Una vita senza fine? invecchiamento, morte, immortalità (The Living End, 2008), edizione italiana a cura di Edoardo Boncinelli, traduzione di Gianbruno Guerrerio, Raffaello Cortina, Milano 2009


La ricerca di Guy Brown, con una potente griglia argomentativa che spazia  fra biologia cellulare e incursioni nella statistica e ancora nelle mitologie della storia umana, va oltre ciascuno di questi approcci. E ci indica i problemi: con le piccole dita della mano ci fa vedere le immensità.
Sono certo che potrà costituire un ottimo aiuto all’esercizio di compiti professionali di chi si occupa di persone anziane o disabili, ma anche un libro da comodino per chi sta invecchiando e verifica sul proprio corpo e sulla propria psiche i processi transizionali che sfumano dalla vita a quel territorio che ciascuno avrà la ventura di attraversare.
Un testo miliare e originale che va al cuore della questione:
la medicina è stata efficace nell’allontanare la morte, ma poco sa o può fare per le patologia gravemente invalidanti che – dunque – riverberano il loro peso su tipi di servizio o su famiglie non più allenate a sostenerne la quotidianità ed il passare dei giorni

Paolo Ferrario


dalla prefazione di Edoardo Boncinelli:

Ogni essere vivente è come una bolla di ordine che si genera e si sostiene per qualche tempo in un mare di disordine.
Quando parte è piccola e incerta; poi cresce e si stabilizza. Dopo una breve permanenza nel suo optimum – e dopo aver dato inizio, se tutto va bene, a qualche altra avventura vitale – la bolla comincia a dare segni di instabilità ed entra in contrazione, funzionale se non strutturale. Infine finisce, progressivamente o di schianto. Nei secoli, senza remissione.
Questa potrebbe essere la parabola della vita e della morte, una parabola con il pregio della lucidità, se non della poeticità. E senza indulgenze e ammiccamenti.
Se la bolla rappresenta un animale, è tutto qui. Poiché quello non sa che finirà e non sa nemmeno che è vivo. Che alternativa esiste infatti per lui all’essere vivo? Essere vivo è l’unico suo stato possibile. Essere vivo ed essere impegnato a mantenersi tale, sempre e comunque. In barba alla morte, che è estranea alla vita vissuta.
Diverso è il caso nostro, perché noi possiamo “vivere” la morte. Se la bolla corrisponde a un essere umano, essa si anima allora di aspettative, di speranze e di timori. E qui casca l’asino! Tutti sappiamo che gli uomini muoiono, ma a nessuno appare chiarissimo che anche lui morirà. Soprattutto perché non sa quando. Perché anche noi un po’ animali siamo e l’unico stato concepibile è quello di vivente, e magari impegnatissimo. Ciononostante, “sappiamo” che prima o poi dovremo morire, con la spiacevole complicazione che dovremo invecchiare.


Che se ne parli ogni giorno o che non se ne parli mai, il pensiero della morte, e dell’invecchiamento, non ci abbandona mai, non fosse altro che perché siamo circondati da tanti altri esseri umani con i quali interagiamo a vario titolo. Forse, allora, è meglio affrontarlo direttamente l’argomento, in forma mitica, in forma poetica o dal punto di vista scientifico.
La nostra è l’epoca della scienza e della tecnologia, e anche di un certo grado di pianificazione sociale. E’ naturale, quindi, che anche della morte, dei suoi prodromi e delle sue conseguenze se ne parli scientificamente e con un occhio al sociale. Senza mai dimenticare il versante poetico e mitologico, immaginati dalla fragile bolla.
E quello che fa questo libro dove non manca nulla. Ognuno potrà trovarvi quello a cui è più interessato, dalle parole del Libro dei Morti dell’antico Egitto alle insidie della malattia di Alzheimer, dal mito di Aurora e Titone ai meccanismi dell’invecchiamento cellulare, dalla saga di Gilgames alle ragioni dell’incredibile allungamento della vita che stiamo tutti vivendo.
Eccezionalmente aggiornato dal punto di vista scientifico, dotto e ben documentato, è il libro su tutti gli aspetti della morte, almeno di quelli che si possono concepire in vita. La morte e l’invecchiamento sono girati e rigirati da tutti i lati e guardati con occhio attento e appassionato. Come dire che si tratta del meglio che si possa fare, con questo come con molti altri argomenti. Chi cerca l’”essenza” della morte, o magari della vita o di tutte le altre cose che interessano i vivi, dovrà però rinunciare. O cercarsela da sé.
Il bello della vita è che la si vive una volta sola, non ha antecedenti e va in scena senza un’ora di prove. “La morte si sconta vivendo“, ha detto Ungaretti.


INDICE


Prefazione {Edoardo Boncinelli)


1. Inizi e fini
Interludio 1
Breve storia della morte e della dannazione


2. La faccia mutevole della morte
Interludio 2
Il significato della morte


3. Un calcio al secchio
Interludio 3
La ricerca dell’immortalità


4. La morte si frantuma
Interludio 4
Gli immortali di Luggnagg


5. Perdere il senno
Interludio 3
L’anima mortale


6. L’Io digitale
Interludio 6
La paura della morte


7. La morte cellulare
Interludio 7
Quando diventiamo vecchi?


8. Invecchiamento
Interludio 8
Dobbiamo resistere alla morte?


9. Immortalità
Poscritto
Come dovremmo morire?

da Antologia del tempo che resta: Guy Brown, Una vita senza fine? invecchiamento, morte, immortalità (The Living End, 2008), edizione italiana a cura di Edoardo Boncinelli, traduzione di Gianbruno Guerrerio, Raffaello Cortina, Milano 2009

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