Famiglie e tempi per ottenere il DIVORZIO
Pubblicato: 22 febbraio 2012 Filed under: diritto famiglia, Divorzio e separazioni 1 Commento »la legge 54/2006 prevede come regola l’affidamento condiviso e l’esercizio congiunto della potestà genitoriale e prevede che il giudice ripartisca i tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore, consentendo dunque astrattamente anche una paritaria ripartizione
Pubblicato: 31 gennaio 2012 Filed under: affidamento condiviso, diritto famiglia, Divorzio e separazioni 3 Commenti »Secondo l’Istat, il 59,3% delle persone con un’interruzione coniugale alle spalle, nel 2009, ha concluso l’iter legale di separazione davanti al giudice. Il 14,6% non è ancora arrivato alla conclusione del procedimento, mentre il 26,1% è solamente separato di fatto. Se poi ci sono figli minori, c’è una più alta propensione alla formalizzazione: quasi il 75% delle separazioni di genitori con almeno un figlio vede l’avvio di un procedimento legale, a fronte di un 63% di coppie senza figli.
Nel 2009 si sono concluse consensualmente l’85,6% delle separazioni e il 72,1% dei divorzi, mentre il procedimento giudiziale riguarda più chi ha al più la licenza elementare (23,6%) e chi aveva figli minori al momento della rottura (20,7 per cento). Il 66,4% delle separazioni e il 60,7% dei divorzi coinvolgono coppie con figli avuti durante il matrimonio. Nel 2006 la legge 54/2006 ha introdotto l’istituto dell’affido condiviso dei figli minori come modalità ordinaria. Ed ecco che, secondo l’Istat, nel 2009 l’86,2% delle separazioni di coppie con figli ha previsto l’affido condiviso contro il 12,2% dei casi in cui i figli sono stati affidati esclusivamente alla madre. Fin qui i numeri. Ma la realtà degli affidamenti è differente nei fatti, con i figli che passano la maggior parte del tempo con la madre. Ne parliamo con l’avvocato Mirella Serra del Foro di Roma.
Qual è la situazione oggi in Italia, avvocato?
La legge 54/2006 è stata una riforma formalmente voluta da tutti perché espressamente basata sul principio della paritetica responsabilità dei genitori nei confronti dei figli. La normativa, infatti, prevede come regola l’affidamento condiviso e l’esercizio congiunto della potestà genitoriale e prevede che il giudice ripartisca i tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore, consentendo dunque astrattamente anche una paritaria ripartizione. Ma in concreto questa ripartizione paritetica a cui allude il termine “affido condiviso” non si è verificata, se non in minima parte.
Perché? segue
Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/separazioni-divorzi-4#ixzz1l2x5ypC1
Corso di formazione “Spazio Neutro”, per l’esercizio del diritto di visita e di relazione che permette ai bambini di mantenere, nonostante le crisi familiari, i legami con le figure genitoriali e la famiglia allargata | Ifos Formazione, Cagliari 2011/2012
Pubblicato: 23 novembre 2011 Filed under: diritto famiglia, Divorzio e separazioni, madri, padri Lascia un commento »Spazio Neutro è un servizio per l’esercizio del diritto di visita e di relazione che permette ai bambini di mantenere, nonostante le crisi familiari, i legami con le figure genitoriali e la famiglia allargata.
Si tratta di un servizio richiesto dal Tribunale per i Minorenni, dal Tribunale civile ordinario e dai servizi sociali nei casi di separazione giudiziale, divorzio conflittuale, affidamento e altre problematiche familiari caratterizzate da violenza, abusi e maltrattamenti.
I servizi di Spazio Neutro hanno allora l’obiettivo di fornire un luogo nel quale possa essere garantito il diritto dei bambini a incontrare i propri genitori e a mantenere una relazione; un luogo “‘neutro” rispetto al conflitto tra gli adulti, supervisionato da un operatore specializzato che ha il compito di prevenire e contrastare tutte le forme di comunicazione disfunzionale che potrebbero avvenire tra il genitore e il proprio figlio. In alcuni casi il Servizio ha la funzione di permettere l’incontrotra il genitore indagato di abusi sessuali ed il figlio, presunta vittima di molestie, favorendo il mantenimento del legame in attesa che il Tribunale ordinario penale accerti i fatti.
A chi è rivolto
si rivolge a laureati o studenti universitari in Servizi Sociali, Psicologia, Pedagogia, Scienze dell’Educazione e ad Operatori sociali e Sanitari ed operatori sociali e sanitari del servizio pubblico e del privato sociale che intendono acquisire i necessari strumenti per gestire gli incontri facilitanti e/o protetti tra i genitori e i loro figli.
Informazioni Generali
Il corso è a numero chiuso e i candidati saranno selezionati sulla base del curriculum e di altri eventuali titoli presentati.
I docenti del Corso sono gli operatori del Servizio Spazio Neutro IFOS di Quartucciu che lavorano da numerosi anni sui casi inviati dal Tribunale per Minorenni di Cagliari e dai servizi sociali del territorio.
Programma
Il corso di formazione della durata di 30 ore e articolato in 5 moduli formativi della durata di sei ore ciascuno
| Aspetti teorici | |
| Modulo I | La cornice giuridica,La cornice sociale, lementi di psicodinamica delle relazioni familiari |
| ModuloII | La costruzione del setting, La realizzazione dell’intervento, Gli incontri facilitanti e protetti |
| Modulo III | L’osservazione della relazione genitori – figlio, Metacognizione, scaffolding e abuso psicologico, La funzione metacomunicativa e riflessiva dell’operatore |
| Aspetti Pratici | |
| Modulo IV | La lettura del provvedimento giudiziario, la costruzione del setting, i colloqui preliminari e di ambientamento, la decodifica delle sequenze interattive genitore – figlio e la stesura della relazione, Il contro transfert e la gestione delle emozioni |
| Modulo V | Analisi di filmati, role play ed esercitazioni |
Formatori
Dott.ssa Valeria CADAU, pedagogista, CTU presso il Tribunale Civile e Minorile di Cagliari
Dott. Luca PISANO: Psicologo, psicoterapeuta, esperto in giurisdizione minorile.
Iscrizioni
II costo del corso di formazione è di ………….. € 360,00 iva inclusa
Acconto da versare all’atto dell’iscrizione……. €200,00 .
L’acconto sarà interamente restituito, solo ed esclusivamente, nel caso in cui il candidato non dovesse essere ammesso al Corso di interesse, per decisione del Comitato di Selezione. In tutti gli altri casi la quota anticipata non verrà restituita, ma potrà, eventualmente, essere utilizzata per altri Corsi di formazione organizzati dall’IFOS.
La quotainclude il materiale didattico scaricabile dalla sezione Materiale Didattico
La scadenza per la presentazione della domanda è fissata al 10 Dicembre 2011.
Gli interessati dovranno presentare la domanda di iscrizione corredata da:
- titolo di studio,
- curriculum (provvisto di autorizzazione al trattamento dei dati personali, sensi del D.Lvo 196/03),
- due foto formato tessera,
- ricevuta del bancario* di euro 200,00 intestato a: I.FO.S Centro Studi per la famiglia, l’infanzia, Unicredit Banca di Roma – Roma Tiburtina C 30639.IBAN: IT 34 V 02008 05166 000400804500.
*A fini fiscali, qualora il bonifico venisse effettuato da persona diversa dal partecipante, è obbligatorio allegare alla domanda di partecipazione anche i dati dell’ordinante (nome, cognome, indirizzo di residenza, codice fiscale o partita IVA).
Le domande di partecipazione devono essere inviate presso la Segreteria Organizzativa Nazionale I.FO.S. Via E. Piria n° 6 09044 – Quartucciu (Ca).
Convenzioni
Soci FEDERMOT – Federazione Nazionale Magistrati Onorari di Tribunale - sconto del 10%
da Corso di formazione “Spazio Neutro” | Ifos Formazione.
S. Ciccarello, D. Marinelli, IL TRIBUNALE PER I MINORENNI, Maggioli
Pubblicato: 1 luglio 2011 Filed under: diritto famiglia, diritto minori, Diritto Privato, LIBRI NEWS, Maggioli editore Lascia un commento »| Novità luglio 2011 |
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L’esame dettagliato
dei singoli procedimenti di competenza |
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Esiste la Famiglia Naturale ?, Patrizia Borsellino, Valeria Pocar, Francesco Bilotta, Michele Saporiti
Pubblicato: 31 maggio 2011 Filed under: diritto famiglia Lascia un commento »Dario Vinci, il Giudice Tutelare, in www.assistentisociali.org
Pubblicato: 23 marzo 2011 Filed under: diritto famiglia, Magistratura e giustizia, Minori Lascia un commento »Vinci Dario, L’interesse del minore nei procedimenti di separazione e divorzio
Pubblicato: 11 marzo 2011 Filed under: diritto famiglia, Divorzio e separazioni Lascia un commento »L’interesse del minore nei procedimenti di separazione e divorzio
Vai a: Il Tribunale Ordinario.
“La tutela dei diritti dei minori in Europa – Regolamenti comunitari e cenni di diritto sostanziale degli stati membri, Milano, 7 febbraio, a partire dalle 9
Pubblicato: 4 febbraio 2011 Filed under: CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, diritto famiglia, diritto minori, Milano Lascia un commento »
Si terrà lunedì 7 febbraio, a partire dalle 9, l’atteso convegno promosso dalla Provincia di Milano e dall’assessorato alle Politiche sociali sul tema “La tutela dei diritti dei minori in Europa – Regolamenti comunitari e cenni di diritto sostanziale degli stati membri”.
Un evento di spessore internazionale che riunirà presso la sede del Consiglio provinciale alcuni dei maggiori esperti in materia.
Aprirà i lavori il presidente della Provincia, on. Guido Podestà.
“Per comprendere l’attenzione e la costante richiesta di chiarimenti sul tema – spiega Massimo Pagani, assessore provinciale alle Politiche sociali – basti sottolineare che abbiamo ricevuto oltre 700 richieste di accredito, a testimonianza dell’ottimo programma organizzato dai nostri uffici. I recenti fatti di cronaca dimostrano come sia delicata la materia, quando lo spostamento di un adulto coinvolge anche i suoi figli, bambini e adolescenti che inevitabilmente perdono il rapporto quotidiano con l’altro genitore. Le conseguenze di tali, legittimi o illegittimi, trasferimenti dei genitori sulla qualità della vita e sulle relazioni dei figli appaiono sulle cronache di tutti i giornali e dividono l’opinione pubblica. Anche da qui prende le mosse l’idea di questa giornata di studio” .
L’evento è organizzato in collaborazione con la Camera minorile di Milano e con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Magistrati Minori e Famiglia, l’Ordine degli Avvocati di Milano e L’Unione delle Camere Minorili italiane.
La giornata di studio si propone come obiettivo di approfondire la conoscenza della vigente normativa europea in materia di diritto di famiglia – quella che si pone nel solco della cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri – ed in particolare quella riguardante i provvedimenti inerenti i figli minori ed i crediti alimentari.
Nel pomeriggio sarà invece illustrata la normativa interna, sempre in tema di potestà genitoriale, di alcuni Stati membri, come la Francia, l’Inghilterra e la Germania. Saranno presenti relatori internazionali che si confronteranno con gli esperti italiani.
L’esigenza, per chi opera nel settore, avvocati, magistrati ma anche responsabili dei servizi e delle politiche per la famiglia di confrontarsi con tali problematiche è ormai avvertita come improcrastinabile .
PER SCARICARE IL PROGRAMMA:
obbligo per i genitori di provvedere al sostegno economico dei figli anche in età adulta se non sono in grado di mantenersi da soli
Pubblicato: 3 febbraio 2011 Filed under: diritto famiglia, diritto minori, Famiglie 1 Commento »
Figli maggiorenni e sposati? Si al mantenimento!
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La Corte di Cassazione, con la sentenza n.1830 del 26/01/2011, ha stabilito l’obbligo per i genitori di provvedere al sostegno economico dei figli anche in età adulta se non sono in grado di mantenersi da soli. Approfondisci |
Piccole misure anti-sharia, di cadavrexquis
Pubblicato: 23 giugno 2010 Filed under: cadavrexquis, diritto famiglia, islamismo Lascia un commento »…..
bastano piccole correzioni per segnalare che noi teniamo alla libertà di autodeterminazione dell’individuo. Qualche giorno fa il comune di Laives, in provincia di Bolzano, ha negato il matrimonio a una coppia – lei marocchina, lui italiano – perché non era arrivato il nullaosta al matrimonio dalle autorità del Marocco, la cui legge prevede che una cittadina marocchina possa sposare soltanto un musulmano. Perché il matrimonio potesse celebrarsi, dunque, sarebbe stato necessario che l’italiano si convertisse all’Islam. A quanto pare, questa non è un’eccezione, ma la regola, e non riguarda soltanto il Marocco ma anche altri paesi musulmani, come la Tunisia. La gravità della cosa consiste nel fatto che fino a oggi le autorità italiane hanno applicato queste disposizioni, il che equivale a introdurre surrettiziamente un elemento di sharia nella prassi. Non dobbiamo infatti pensare che sharia significhi solo tagliare le mani ai ladri o lapidare le adultere: c’è sharia quando la legge di uno Stato trova il suo fondamento nei princìpi dell’Islam e del Corano. In questo caso la sharia finisce per avere conseguenze molto concrete per un cittadino che non soltanto non è musulmano, ma che non è nemmeno marocchino, al di fuori dei confini del Marocco. Già è ben poco laico che uno Stato permetta ai suoi cittadini di sposarsi solo se aderiscono a una determinata religione – l’Islam, nel caso specifico -, ma per quanto sgradevole non intendo sindacare se lo fa all’interno dei suoi confini e con i suoi cittadini (almeno finché non si arriva alla brutalità della legge del taglione o della lapidazione). La faccenda, però, diventa più inquietante se lo pretende da uno straniero e per di più all’estero, dove le sue leggi non dovrebbero avere alcun imperiol’intero articolo qui:
cadavrexquis: Piccole misure anti-sharia
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 138 del 2010, ha deciso che il matrimonio tra persone delle stesso sesso non può essere tutelato dalla Costituzione e che il suo divieto non è incostituzionale, di sabino patruno in NoiseFromAmerika
Pubblicato: 28 aprile 2010 Filed under: diritto famiglia, Unioni civili Lascia un commento »La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 138 del 2010, ha deciso che il matrimonio tra persone delle stesso sesso non può essere tutelato dalla Costituzione e che il suo divieto non è incostituzionale.
La questione, già trattata qui su nFA, era stata portata all’attenzione della Corte dal Tribunale di Venezia e dalla Corte di Appello di Trento. Questi giudici, dovendo decidere sul rifiuto, da parte degli uffici dello stato civile dei rispettivi comuni, di accettare le pubblicazioni di matrimonio tra due persone dello stesso sesso, avevano ritenuto che l’impossibilità, per gli omosessuali, di contrarre matrimonio fosse incompatibile con i principi della nostra costituzione ed in particolare con gli articoli 2, 3 e 29, rimettendo quindi la questione alla Corte Costituzionale.Per comodità di tutti, riporto qui gli articoli 2, 3 e 29 della Costituzione
Art. 2) La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3) Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione; di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 29) La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.
Oggi la Corte ha respinto entrambi i ricorsi, perchè inammissibili ed infondati. Senza voler entrare troppo nel dettaglio e cercando di evitare i tecnicismi giuridici, cerchiamo di analizzare brevemente la sentenza e di capire se i giudici hanno lasciato comunque aperto uno spiraglio al riconoscimento delle aspettative degli omosessuali. Diciamo subito che la sentenza, pur riconoscendo in parte fondate le aspettative dei ricorrenti, nella sostanza rappresenta una pietra tombale sulla prospettiva che, anche in Italia, ci sia prima o poi un matrimonio tra persone dello stesso sesso, con le medesime caratteristiche di quello eterosessuale.La sentenza è lungamente motivata e parte da una considerazione di principio sostanzialmente condivisibile.
l’istituto del matrimonio civile, come previsto nel vigente ordinamento italiano, si riferisce soltanto all’unione stabile tra un uomo e una donna. Questo dato emerge non soltanto dalle norme censurate (ossia vari articoli del codice civile ndr), ma anche dalla disciplina della filiazione legittima (artt. 231 e ss. cod. civ. e, con particolare riguardo all’azione di disconoscimento, artt. 235, 244 e ss. dello stesso codice), e da altre norme, tra le quali, a titolo di esempio, si può menzionare l’art. 5, primo e secondo comma, della legge 1 dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), nonché dalla normativa in materia di ordinamento dello stato civile. In sostanza, l’intera disciplina dell’istituto, contenuta nel codice civile e nella legislazione speciale, postula la diversità di sesso dei coniugi.
In pratica, i giudici riconoscono un fatto abbastanza auto-evidente, ossia che per il sistema giuridico italiano – codice civile e numerose leggi speciali – il matrimonio presuppone che i sessi dei coniugi siano diversi, senza contare il fatto che in numerose norme si fa espresso riferimento ai ruoli di “marito” e “moglie”, che non possono essere ovviamente altro che “maschio” e “femmina”.
Dovendo dunque decidere se scardinare questo sistema, estendendo alle unioni omosessuali la disciplina del matrimonio civile, i giudici hanno ritenuto che la nostra carta costituzionale non giustifichi un tale intervento e non perchè anche agli omosessuali non possa essere riconosciuto il diritto alla tutela giuridica dei diritti e doveri connessi alla loro unione, ma perchè, secondo la Corte, la via per ottenere tale tutela non può essere il matrimonio. Così infatti ha motivato con riferimento alla presunta violazione dell’articolo 2 della Costituzioneper formazione sociale (tutelata dall’art. 2 della costituzione – ndr) deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.
precisando però cheSi deve escludere, tuttavia, che l’aspirazione a tale riconoscimento – che necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia – possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio … Ne deriva, dunque, che, nell’ambito applicativo dell’art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette
Neanche il richiamo agli articoli 3 e 29 della costituzione è stato poi ritenuto idoneo
è vero che i concetti di famiglia e di matrimonio non si possono ritenere “cristallizzati” con riferimento all’epoca in cui la Costituzione entrò in vigore, perchè sono dotati della duttilità ropria dei princìpi costituzionali e, quindi, vanno interpretati tenendo conto non soltanto delle trasformazioni dell’ordinamento, ma anche dell’evoluzione della società e dei costumi. Detta interpretazione, però, non può spingersi fino al punto d’incidere sul nucleo della norma, modificandola in modo tale da includere in essa fenomeni e problematiche non considerati in alcun modo quando fu emanata.
Ritengono infatti i giudici costituzionali, che la nostra costituzione, quando parla di famiglia o matrimonio, lo faccia esclusivamente con riferimento all’unione tra un uomo e una donna, dato che i costituenti:
tennero presente la nozione di matrimonio definita dal codice civile entrato in vigore nel 1942, che, come sopra si è visto, stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso. In tal senso orienta anche il secondo comma della disposizione che, affermando il principio dell’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, ebbe riguardo proprio alla posizione della donna cui intendeva attribuire pari dignità e diritti nel rapporto coniugale
Una differente interpretazione, secondo i giudici, non sarebbe una semplice rilettura del sistema, ma una vera e propria interpretazione creativa, in quantocon riferimento all’art. 3 Cost., la censurata normativa del codice civile che, per quanto sopra detto, contempla esclusivamente il matrimonio tra uomo e donna, non può considerarsi illegittima sul piano costituzionale. Ciò sia perché essa trova fondamento nel citato art. 29 Cost., sia perché la normativa medesima non dà luogo ad una irragionevole discriminazione, in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio.
In sostanza, la Corte Costituzionale ci dice che:- l’unione omosessuale è tutelata dall’articolo 2 della Costituzione;- l’unione omosessuale non è tutelata dall’articolo 3 della Costituzione e quindi la disparità di trattamento con gli eterosessuali non è incostituzionale;- i concetti di famiglia e matrimonio, tutelati e previsti dalla Costituzione, sono solo quelli tra un uomo e una donna;- lo strumento per ottenere il riconoscimento dei diritti e doveri della coppia omosessuale non può essere il matrimonio;- deve essere il Parlamento, con una legge ordinaria, a concedere una qualche forma di tutela alle unioni omosessuali.Da questa sentenza discendono due rilevanti conseguenze di natura strettamente giuridica:
1 - una legge a tutela delle unioni omosessuali non sarebbe incostituzionale, ma anzi troverebbe giustificazione e garanzia nell’art. 2 della Costituzione. La questione pare ovvia, ma ancora sino a poco tempo fa era dibattuto il problema se una legge a tutela delle unioni di fatto e/o di quelle omosessuali fosse costituzionale o meno per violazione dell’art. 29 cost. Oggi almeno questa questione è morta e sepolta e nulla, costituzionalmente parlando, impedisce l’emanazione di una legge di questo genere;2 - una legge che introducesse nel nostro ordinamento il matrimonio omosessuale, equiparato tal quale a quello eterosessuale, sarebbe invece incostituzionale per violazione dell’art. 29 della costituzione.
Le affermazioni della Corte Costituzionale che la “famiglia fondata sul matrimonio”, prevista dal citato art. 29 cost., è esclusivamente quella tra uomo e donna e che le unioni omosessuali non possono essere “omogenee” al matrimonio, rappresentano – a costituzione vigente – la parola fine alla possibilità che il matrimonio omosessuale possa trovare cittadinanza in Italia.Ipotizziamo infatti che, tra qualche anno, un parlamento più attento alle libertà civili decidesse di fare come in Spagna o in altre nazioni e prevedesse l’irrilevanza del sesso nel matrimonio. Ebbene, questa legge, in base ai principi oggi stabiliti oggi dalla Corte Costituzionale, se portata a giudizio, avrebbe notevoli possibilità di essere dichiarata incostituzionale.
Gli omosessuali, dunque, oggi possono solo attendersi una legge ordinaria che riconosca loro una qualche forma di tutela, i cui contenuti dovranno essere determinati dal legislatore, ma come e quando non è dato sapere.
noiseFromAmeriKa : Il matrimonio omosessuale: non si può fare
spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni fra persone dello stesso sesso, Sentenza della Corte costituzionale n. 138, 2010
Pubblicato: 17 aprile 2010 Filed under: diritto famiglia, Maschile/Femminile, sessualità, Unioni civili Lascia un commento »
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Antonio d’Aloia, La tormentata ipotesi del matrimonio tra persone dello stesso sesso davanti alla Corte Costituzionale, in Forum di Quaderni costituzionali
Pubblicato: 22 marzo 2010 Filed under: Diritto Costituzionale, diritto famiglia, Maschile/Femminile, sessualità Lascia un commento »Nozioni giuridiche fondamentali – Stanzione Pasquale – CEDAM – Libro
Pubblicato: 13 marzo 2010 Filed under: Diritto Amministrativo, Diritto Costituzionale, diritto famiglia, Diritto Penale, Diritto Privato, Diritto Pubblico, LIBRI NEWS Lascia un commento »
Nozioni giuridiche fondamentali
di Stanzione Pasquale, Riccio Giovanni M.
Prezzo: € 16.00Promozione: sopra i 19 euro la spedizione è gratuita! (Leggi i dettagli)
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In sintesi
Trattasi di un Manuale agile di introduzione al diritto, specificamente per i nuovi corsi che hanno come scopo di introdurre il concetto di diritto in quanto tale allo studente. La trattazione è lineare e segue un’impostazione classica quanto agli istituti ivi trattati, con una attenzione particolare alla parte privatistica essendo questa l’estrazione degli Autori. Lo stile espositivo semplice e snello lo rende un testo di facile adottabilità ai corsi della materia.
Dettagli del libro
- Titolo: Nozioni giuridiche fondamentali
- Autori: Stanzione Pasquale, Riccio Giovanni M.
- Editore: CEDAM
- Data di Pubblicazione: 2010
- ISBN: 8813299656
- ISBN-13: 9788813299651
- Pagine: VIII-220
- Reparto: Diritto
Nozioni giuridiche fondamentali – Stanzione Pasquale – CEDAM – Libro
La Crisi Familiare: Affidamento Dei Figli E Profili Patrimoniali
Pubblicato: 17 febbraio 2010 Filed under: diritto famiglia, diritto minori Lascia un commento »LA CRISI FAMILIARE: AFFIDAMENTO DEI FIGLI E PROFILI PATRIMONIALI
seminario di studio 7 ore
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LA «SOCIETA’ NATURALE» E I SUOI “NEMICI” Sul paradigma eterosessuale del matrimonio, UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FERRARA DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE
Pubblicato: 26 gennaio 2010 Filed under: Diritto Costituzionale, diritto famiglia, Maschile/Femminile, sessualità Lascia un commento »UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FERRARA
DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE
Ferrara, 11 gennaio 2010
Carissima/o,
anche quest’anno organizzeremo il tradizionale Seminario “preventivo” ferrarese, tredicesima edizione della nostra artigianale filiera. L’appuntamento è fissato per venerdì 26 febbraio 2010 con inizio alle ore 10.30, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze giuridiche, Corso Ercole I d’Este n. 37, a Ferrara.
Questo il suo titolo:
LA «SOCIETA’ NATURALE» E I SUOI “NEMICI”
Sul paradigma eterosessuale del matrimonio
Il Seminario prende le mosse da quattro ordinanze di rinvio dalla diversa provenienza geografica: Tribunale di Venezia, 3 aprile 2009 e Corte d’Appello di Trento, 29 luglio 2009 (entrambe già pubblicate in G.U., rispettivamente n. 117 e n. 248 del 2009), Corte d’Appello di Firenze, 3 dicembre 2009 e Tribunale di Ferrara, 14 dicembre 2009 (ad oggi inedite). Tutte chiedono che il Giudice delle leggi si pronunci in ordine alla riconoscibilità costituzionale del diritto dell’individuo omosessuale di contrarre matrimonio con persona del proprio sesso.
La dinamica dei casi, che ora approdano per via incidentale a Palazzo della Consulta, è seriale: una coppia di omosessuali chiede di procedere alle pubblicazioni di matrimonio; l’ufficiale di stato civile oppone rifiuto alla richiesta considerata illegittima; la coppia ricorre in sede civile avverso il provvedimento di diniego, sollecitando il giudice – in via principale – ad ordinare le pubblicazioni rifiutate e – in via subordinata – di sollevare la relativa questione di legittimità costituzionale; il giudice civile, esclusa la praticabilità di una interpretazione del dato normativo difforme da quella seguita dall’ufficiale di stato civile, promuove la quaestio perché rilevante e non manifestamente infondata.
I thema decidenda prospettati non sono perfettamente sovrapponibili. Non lo sono nei parametri invocati: gli artt. 2, 3 e 29 Cost., cui solo il Tribunale di Venezia aggiunge anche l’art. 117, comma 1, Cost. Non lo sono anche per le disposizioni legislative impugnate che, variamente combinate, risultano essere gli artt. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143 bis, 156 bis, 231 codice civile, «nella parte in cui, complessivamente valutati, non consentono agli individui di contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso» (così la Corte d’Appello di Trento, ma analoghe formule sono adoperate anche dagli altri remittenti). Alcuni giudici a quibus, peraltro, ricorrono alla clausola di salvaguardia a tenore della quale «valuterà la Corte, qualora ritenesse la questione fondata, se vi sia la necessità di estendere la pronuncia anche ad altre disposizioni legislative interessate in via di consequenzialità ai sensi dell’art. 27 della legge n. 87 del 1953» (così i Tribunali di Venezia e di Ferrara).
La lettura degli atti di promovimento permette agevolmente di individuare in quella di Venezia l’ordinanza-pilota: ad essa fanno espresso rinvio i giudici di Trento e di Firenze, mentre quello di Ferrara ne ricalca la lettera per larga parte della propria parte motiva. Anche le altre ordinanze, tuttavia, introducono inediti profili argomentativi rispetto alla capofila.
Comune è la ricostruzione della disciplina complessiva dell’istituto matrimoniale, di cui si esclude un’interpretazione evolutiva e costituzionalmente orientata. Il silenzio dell’ordinamento – che non prevede né vieta espressamente il matrimonio omosessuale – viene inteso come norma implicita di esclusione, in considerazione delle numerose disposizioni che presuppongono la differenza di sesso nel rapporto coniugale. L’interpretazione assunta fotografa così «una consolidata e ultramillenaria nozione di matrimonio come unione di un uomo e di una donna» (Tribunale di Venezia e di Ferrara) che «trova il suo fondamento nel sentimento, nella cultura, nella storia della nostra comunità nazionale» (così l’ufficiale di stato civile nella citazione del Tribunale di Ferrara). Interpretazione, peraltro, confermata dalle determinazioni del Ministero degli Interni in materia: vengono citate la circolare n. 2 del 26 marzo 2001; il parere del 28 luglio 2004, prot. 04006451-15100/15952; la circolare n. 55 del 18 ottobre 2007, prot. n. 15100/397/0009861.
E’ proprio l’ipotesi di partenza della giuridica inesistenza del matrimonio omosessuale a rivelarsi costituzionalmente dubbia, anche alla luce di un’evoluzione sociale e – altrove, ma non in Italia – ordinamentale che impone «un’attenta meditazione sulla persistente compatibilità dell’interpretazione tradizionale con i principi costituzionali» (Tribunali di Venezia e di Ferrara).
Ad entrare in tensione è, innanzitutto, l’art. 2 Cost. laddove riconosce i diritti inviolabili dell’uomo anche all’interno della famiglia quale primaria formazione sociale che conferisce uno status (quello di persona coniugata e come tale titolare di diritti ed obblighi peculiari) non surrogabile attraverso gli strumenti dell’autonomia negoziale privata. Alla sfera dell’art. 2 Cost. è riconducibile anche il diritto di sposarsi quale libertà fondamentale – positiva e negativa - della persona, inclusiva della scelta autonoma del proprio coniuge secondo il proprio individuale orientamento sessuale «né patologico, né illegale» (Tribunali di Venezia e Ferrara).
Il secondo parametro invocato è l’art. 3 Cost.: se nel diritto di contrarre matrimonio trova espressione la dignità della persona, esso non può trovare preclusione in discriminazioni derivanti dal sesso o dall’orientamento sessuale, «allo stesso modo in cui il principio d’uguaglianza assicura la libertà di scegliere un coniuge di una razza piuttosto che di un’altra, di una religione piuttosto che di un’altra, di una condizione personale piuttosto che di un’altra» (Corte d’Appello di Firenze). E’, questa, una libertà di scelta che non travalica limiti posti a tutela di beni costituzionalmente rilevanti, pur evocati nel dibattito dottrinale ma - secondo i giudici a quibus - cedevoli o giuridicamente ultronei: il rispetto della natura umana, la sicurezza e l’ordine pubblico, l’integrità etica della Nazione, la tradizione, la funzione procreativa come finalità propria della famiglia matrimoniale quale «granaio dello Stato», il diritto dei figli a crescere in un idoneo contesto familiare.
Particolare rilievo viene dato alla legge n. 164 del 1982 (ed alla relativa sentenza costituzionale n. 161/1985) in materia di rettificazione di attribuzione di sesso che, già oggi, consente la celebrazione o la conservazione del vincolo matrimoniale anche se il partner abbia nel frattempo mutato il proprio sesso originario: allo stato del giure, dunque, si registra una disparità irragionevole tra la condizione dell’omosessuale e l’analoga situazione del transessuale (cfr. le ordinanze dei Tribunali di Venezia e Ferrara).
Anche l’art. 29, comma 1, Cost. entra in gioco: non come ostacolo giuridico da superare, semmai come «ulteriore stimolo ad ammettere il matrimonio omosessuale» (Corte d’Appello di Firenze). Dell’invocata disposizione costituzionale, infatti, i giudici a quibus mettono a valore la formulazione neutrale, la sua genealogia ricostruita attraverso una lettura non banalizzata dei lavori in Assemblea Costituente; ne declinano l’attributo «naturale» in senso fenomenico e non giusnaturalistico, valorizzandone la funzione giuridica di limite alle ingerenze dello Stato legislatore nell’autonomia familiare. Così riletto, si arriva ad escludere che rientri nelle finalità dell’art. 29 Cost. la tutela di un modello familiare tradizionale, peraltro da tempo oggetto di inarrestabile trasformazione nei costumi sociali e nella stessa disciplina legislativa, anche sulla spinta di “storiche” sentenze della Corte costituzionale (come tutti gli atti di promovimento argomentano).
E’ il solo Tribunale di Venezia ad invocare anche il parametro dell’art. 117, comma 1, Cost., inquadrando il problema “nazionale” all’interno del più dinamico quadro transnazionale e comparato. Entrano così in gioco quali norme interposte gli artt. 8, 12, 14 della CEDU (nell’interpretazione datane dalla Corte di Strasburgo) e gli artt. 7, 9, 21 della Carta di Nizza (successivamente all’ordinanza di rinvio entrata in vigore a seguito del rinvio materiale ad essa contenuto nel Trattato di Lisbona). Si richiamano i numerosi atti delle Istituzioni europee favorevoli a rimuovere gli ostacoli che si frappongono al matrimonio di coppie omosessuali. Si segnala, in materia, l’evoluzione «nel diritto di molte nazioni di civiltà giuridica affine alla nostra» che hanno accolto «una nozione di relazioni familiari tale da includere le coppie omosessuali».
Non è escluso che, da qui alla data del Seminario ferrarese, altre ordinanze veicolino analoghe questioni di legittimità: in tal caso, verranno acquisite in corsa. Così come, sul piano più strettamente processuale, è da mettere certamente in conto la richiesta di intervento davanti alla Corte costituzionale da parte di Associazioni che operano a tutela e per l’affermazione dei diritti delle minoranze “LGBT”: profilo, questo, che dovrà entrare nella nostra riflessione preventiva alla luce di una giurisprudenza costituzionale, in tema di integrazione del contraddittorio, non lineare.
Il Seminario, come da tradizione, è aperto a tutti, senza preclusioni scientifiche, accademiche, generazionali.
La discussione sarà governata secondo le regole oramai consolidate dei nostri precedenti appuntamenti: una comune traccia per la discussione, che ripercorrerà gli interrogativi ricavabili dall’intera vicenda costituzionale. Una relazione introduttiva, affidata quest’anno alla Prof.ssa Barbara Pezzini (Ordinaria di Diritto costituzionale nell’Università di Bergamo). La discussione, come sempre, sarà franca ed informale, caratterizzata da brevi (dunque numerosi) interventi di 7 minuti ciascuno.
L’intera documentazione dei “casi” e tutte le necessarie informazioni logistiche saranno reperibili nell’oramai ricco sito dedicato ai seminari “preventivi” ferraresi, attualmente in allestimento, del quale segnaliamo il nuovo link: www.amicuscuriae.it. Ivi sarà fruibile anche la registrazione audiovideo integrale dei nostri lavori.
Come già accaduto per tutti i precedenti seminari, gli atti dell’incontro verranno posti nella disponibilità della Corte costituzionale in tempi brevi (e comunque utili per il suo giudizio), per essere poi pubblicati nella Collana amicus curiae dell’editore Giappichelli.
Se – come speriamo davvero – intenderai partecipare al Seminario, ti chiediamo, per ragioni organizzative, di comunicare preventivamente la tua adesione (nome e cognome, qualifica, e-mail) ad uno di noi, utilizzando il relativo indirizzo di posta elettronica.
Un cordiale saluto,
Prof. Roberto Bin [bnb@unife.it]
Prof.ssa Giuditta Brunelli [bug@unife.it]
Prof. Andrea Guazzarotti [gzzndr@unife.it]
Prof. Andrea Pugiotto [pua@unife.it]
Prof. Paolo Veronesi [vrp@unife.it]
Convegno di formazione ed informazione per famiglie adottive ed operatori 21 novembre 2009 ore 9,00 – 13,30 Auditorium Cassa di Risparmio di Firenze Via Folco Portinari 5/r – Firenze
Pubblicato: 17 novembre 2009 Filed under: adozione, CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, diritto famiglia, diritto minori, Famiglie, Minori Lascia un commento »Convegno di formazione ed informazione per famiglie adottive ed operatori
21 novembre 2009 ore 9,00 – 13,30
Auditorium Cassa di Risparmio di Firenze
Via Folco Portinari 5/r – Firenze
Il convegno è rivolto alle famiglie che hanno già adottato un bambino, a quelle che sono in attesa di adozione ed agli operatori del settore.
E’ noto come la famiglia adottiva spesso si senta sola di fronte ad una serie di problemi, di pregiudizi, di domande, con cui si trova a confrontarsi nel corso del tempo. La letteratura nazionale ed internazionale, connessa all’esperienza degli specialisti di A.I.A.U. da lungo tempo vicini a tante famiglie adottive, unitamente al contributo delle famiglie adottive stesse, consentiranno un concreto spazio di confronto.
L’adozione rappresenta una risposta che la società mette efficacemente in atto quando un bambino viene a trovarsi privo di ogni valido riferimento di affetto e di protezione. Le componenti psicologiche e relazionali che accompagnano per lungo tempo questo evento, sono complesse.
Questo secondo convegno che A.I.A.U promuove, per l’anno 2009, vuole contribuire a capire le esigenze, le aspettative, i timori della famiglia adottiva. Il focus questa volta è posto sulla situazione psicologica ed emotiva del figlio adottivo adolescente e dei suoi genitori di fronte alla complessità dei sistemi di appartenenza coinvolti, reali e immaginati. I genitori e l’adolescente si trovano a fronteggiare le proprie e le altrui paure . Non è facile gestire queste paure, e per questo è utile una costante informazione/formazione rispetto alle molteplici situazioni di vita del figlio e dell’intero nucleo familiare. Questo convegno si propone un approfondimento sulla realtà della adozione internazionale, sui bisogni del figlio adottivo adolescente e su una delle fasi più difficili del ciclo vitale della famiglia in generale, e della famiglia adottiva in particolare. Questa riflessione sarà proposta da Psichiatri, Neuropsichiatri Infantili, Psicologi, Psicoterapeuti della Famiglia con una lunga esperienza nell’ambito della formazione e della adozione internazionale. Due famiglie adottive si racconteranno, confrontandosi concretamente con le tematiche del convegno.
http://www.aiau.it
Figli naturali e figli legittimi: stesse regole per l’affido condiviso, AltaLex
Pubblicato: 16 novembre 2009 Filed under: diritto famiglia Lascia un commento »Separazione e Divorzio, Edizioni Simone
Pubblicato: 13 ottobre 2009 Filed under: diritto famiglia Lascia un commento »| L40 – Separazione e Divorzio |
| II Ed. – pp. 512 + CD-Rom – |
| Questa nuova edizione del volume tiene conto delle numerose novità giurisprudenziali e normative che hanno agitato le acque del diritto di famiglia negli ultimi due anni. Anzitutto, si è dedicato ampio spazio alla L. 69/2009, intitolando un apposito capitolo al neonato procedimento sommario di cognizione e alle sue possibili ricadute in ambito familiare. In appendice al volume si è ritenuto opportuno inserire anche una formula esemplificativa di ricorso ex art. 702bis c.p.c. per il rimborso delle spese di mantenimento. [...] |
Tutela del minore, riforma del diritto di famiglia e uguaglianza dei figli
Pubblicato: 28 settembre 2009 Filed under: diritto famiglia, diritto minori, Famiglie, Minori Lascia un commento »Separarsi, quanto costa e quanto ci si guadagna, VoceArancio » Blog Archive »
Pubblicato: 13 maggio 2009 Filed under: diritto famiglia, Famiglie Lascia un commento »In Italia ogni anno un giro d’affari fino a un miliardo di euro. Viaggio negli studi degli avvocati matrimonialisti più famosi
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DIVORZI 1 Nel 1995 i divorzi in Italia sono stati poco più di 27 mila, nel 2005 poco più di 47 mila, nel 2006 sono arrivati a oltre 60 mila (per la precisione 61.153, secondo le cifre del ministero della Giustizia). Secondo le statistiche delle associazioni «separati e divorziati», nel 2007 si sono contate circa 70 mila separazioni e 50 mila divorzi.
DIVORZI 2 «I divorzi si dividono in due categorie: quelli congiunti e quelli giudiziali. Ovvero: quelli dove l’ex marito e la ex moglie sono d’accordo, in generale. E quelli dove, in un’iperbole senza fine, si può invece arrivare agli insulti, ai coltelli, agli investigatori, alle perizie, al Dna (Giorgio Giuttari, avvocato civilista specializzato in matrimoni).
DIVORZI 3 Nel 2006 i divorzi giudiziali sono stati la metà di quelli congiunti (19 mila 659 contro 41 mila 494)..
LEGALE Per i divorzi congiunti si spendono dai 1.000-2.000 ai 10-15 mila euro (dipende dagli studi dove si decide di andare). I divorzi conflittuali sono invece, per definizione legale, senza tetto. Perché infinite sono le variabili che legano l’assistito al proprio avvocato. Qualche volta l’assistenza del legale diventa anche giornaliera. O, magari, richiede interventi extra e di emergenza, come l’accompagnamento in un pronto soccorso o in un ospedale. E poi ci sono le coppie che, oltre che unite in matrimonio, si erano unite anche in affari societari. Insomma: il business delle operazioni legali per lo scioglimento del vincolo del matrimonio è difficilmente quantificabile, perché è la causa stessa del divorzio che, di per sé, ha un valore indeterminabile (si dice proprio così in termini tecnici). Ad ogni modo si parla di un giro d’affari che ogni anno, in Italia, fattura in media dai 500 milioni al miliardo di euro.
SPESA «La spesa minima per una separazione consensuale è di 4.000 euro, comprensiva di consulenza legale (1.500 euro la tariffa minima) e riacquisto dei prodotti prima utilizzati in coppia, quali elettrodomestici e accessori vari, per circa 2.000 euro di spesa. Ma se si arriva al divorzio e aggiungiamo spese extra, come quelle per le sedute dallo psicologo (in media 900 euro per 10 sedute), assegni di mantenimento (550 euro al mese), un nuovo mutuo da accendere (700 euro al mese) e un buon servizio di piatti (650 euro) andato in frantumi durante le litigate, si può arrivare a spendere anche poco meno di 30 mila euro in un anno. Considerando che circa una coppia su quattro, ogni anno, fa domanda di separazione, il giro d’affari solo di Roma è pari a circa 300 milioni di euro annui» (Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc).
SCANNARSI L’esperienza dimostra che la conflittualità fra moglie e marito in via di divorzio non dipende dall’entità dei patrimoni in gioco: «I due coniugi sono capaci di scannarsi alla stessa maniera per 200 euro o per 2 milioni» (Anna Maria Bernardini de Pace).
PATROCINIO Le coppie più povere, quelle con reddito di 9.723 euro all’anno, possono divorziare ricorrendo al patrocinio a spese dello Stato.
JORDAN Il divorzio più costoso del mondo, secondo Forbes, è stato quello del giocatore di basket Michael Jordan che per sciogliere il suo vincolo di matrimonio dalla moglie Juanita Vanoy, ex impiegata di banca, ha dovuto darle 150 milioni di euro. In Italia il record spetta al re dell’acciaio Giorgio Falck che alla moglie Rosanna Schiaffino lasciò oltre 4 miliardi di lire, l’attico di Milano, la casa di Cortina, la collezione di quadri, i mobili… In casi come questi, gli avvocati matrimonialisti ricevono assegni a quattro o persino cinque zeri.
AVVOCATI Cesare Rimini, 76 anni, celebre matrimonialista italiano che nel 2007 ha ricevuto la medaglia dell’Ordine degli avvocati per i 50 anni di professione, sposato con Liliana, tre figli e nove nipoti, spiega che per fare il suo mestiere non esiste un iter specifico: «Si diventa avvocati e poi bisogna studiare bene – anche attraverso i corsi universitari e i corsi di aggiornamento – le norme del diritto di famiglia. A un giovane che vuol fare il matrimonialista consiglio di cominciare in uno studio di diritto civile, per avere preparazione più globale, e di continuare poi in uno studio specializzato in diritto di famiglia. Però non è facile farsi strada, perché non è facile stare a stretto contatto col proprio maestro: un cliente che rivela all’avvocato tragedie familiari e storie di corna, non ha voglia di avere tra i piedi un praticante che ascolta i fatti suoi». Che requisiti ci vogliono per fare questo mestiere? «Bisogna avere un forte interesse per la vita privata della gente, altrimenti meglio lasciar perdere. Io, dopo tanti anni, quando ho un appuntamento con un cliente nuovo ancora mi emoziono. Perché so che nel giro di venti minuti, di quella persona, saprò più del suo migliore amico. Il diritto di famiglia è uno specchio della società di grandissimo interesse. Chi fa questo lavoro non deve semplicemente applicare la legge. Deve cercare di capire cosa passa nella testa e nel cuore delle persone». E poi c’è il vantaggio delle parcelle d’oro… «Le parcelle degli avvocati dipendono dagli interessi in gioco. Io considero già una sconfitta fare una causa giudiziale. Se la testa funziona si trova un accordo. Soprattutto quando ci sono dei figli. Le battaglie sulla testa dei figli sono la tristezza di questo lavoro. Una sera di tanti anni fa la mia figlia più piccola mi disse: “C’è al telefono una bambina che ti vuole… piange”. Aveva undici anni e mi disse singhiozzando: “Diglielo tu che smettano di litigare”, e io sentivo le urla sullo sfondo. Non è difficile prevedere che queste esperienze un bambino se le porterà dietro per tutta la vita».
TRISTE «Nessun luogo è più triste delle aule di tribunale in cui si divorzia. C’è sempre qualcuno che litiga furiosamente o qualcuno che singhiozza. Per non parlare dello squallore delle separazioni fasulle, coppie che si lasciano soltanto per ottenere agevolazioni fiscali» (Giorgio Giuttari).
CONCLUDERE Per concludere un divorzio congiunto ci vogliono in media 130 giorni. Per uno giudiziale oltre 670 giorni. Ma ci sono anche picchi di dieci o quindici anni.
ITALIA «In Italia si fa prima a uccidere il coniuge piuttosto che a divorziare» (Francesco Greco, procuratore aggiunto di Milano).
EUROPA In Spagna per divorziare davanti a un giudice bastano tre mesi di tempo dalla separazione e la richiesta anche da parte di un solo coniuge. In Francia, dal dicembre 2008, per le separazioni consensuali non serve neppure più il giudice di un tribunale: basta un notaio e una firma (niente più spese legali, insomma). In Irlanda ed in Polonia, Paesi cattolicissimi, i tempi del divorzio sono i più lunghi d’Europa: devono passare quattro anni dalla separazione per potere arrivare a parlare di scioglimento definitivo del vincolo. A Malta il divorzio è vietato (vengono ammessi soltanto quelli registrati da altri Paesi)..
INTERNET In Italia il sito divorzionline.it offre ai coniugi la possibilità di lasciarsi via Internet. Prezzi: 980 euro una separazione consensuale; 1.190 euro un divorzio congiunto..
PACE Secondo Annamaria Bernardini de Pace, nota per l’assistenza professionale a tanti volti noti (tra le sue 27 mila cause conta personaggi come Simona Ventura e Eros Ramazzotti, Katia Ricciarelli e Romina Power), la professione dell’avvocato matrimonialista non è remunerativa come si favoleggia. «Gli avvocati che si occupano di società, in caso di acquisto o liquidazioni, possono arrivare come niente a parcelle da dieci milioni di euro. Nei divorzi – anche quelli vip – non si supera il milione e mezzo di euro. In America e in Inghilterra, dove l’Ordine degli avvocati regolamenta solo gli aspetti etici della professione, non le entrate, i matrimonialisti guadagnano quello che vogliono». Il marzo scorso il Consiglio nazionale forense l’ha sospesa per tre mesi dall’Albo degli avvocati: quattro clienti hanno presentato un esposto perché lei non avrebbe rispettato le tariffe professionali (una cliente, ad esempio, aveva dovuto sborsare, per una separazione, un anticipo di 39 mila euro). «Una decisione ingiusta che mi ha amareggiata profondamente anche perché credo debba allora diventare un problema non mio, ma di tutti gli avvocati che fanno diritto di famiglia. Le voci delle tariffe, non il loro valore, risalgono al 1933. Ma oggi siamo nel 2009 e tutto è cambiato: il mondo, il diritto di famiglia, l’atteggiamento verso la separazione, le molteplici e complesse questioni (contabili, mediche, sociali) che le tabelle del 1933 non prevedono e che io, facendo tutto questo lavoro (da nessuno mai contestato) ho messo nella tariffa dell’attività stragiudiziale. E per portare una coppia alla separazione consensuale può servire un anno di lavoro extraprocesso». Quanti sono in Italia gli avvocati che si occupano solo di divorzi e separazioni? «Pochissimi. Di solito fanno tutto e anche il matrimoniale, io ad esempio faccio diritto della persona, che comprende anche il matrimoniale. Il matrimonialista, infatti, corre un forte rischio economico. Non ha entrate certe come un avvocato che lavora per le società, e può ad esempio stipulare contratti di consulenza annuale. Noi abbiamo a che fare con persone sempre diverse, e per guadagnare bene dobbiamo avere tanti clienti. Però non possiamo prenderne troppi, altrimenti non riusciamo a seguirli ». Lei quanti clienti ha? «Oggi ho uno studio con 17 avvocati – 18 contando anche me – 8 impiegati e diverse segretarie. E seguo di persona, con l’aiuto dei miei collaboratori, tutti i casi, circa 300-400 l’anno. Ma un avvocato che lavora da solo non può seguirne più di 100-150 l’anno». Quant’è la mole di lavoro del suo settore? «L’avvocato matrimonialista lavora sempre, perché col cliente si crea un rapporto umano di fiducia, di ascolto. Io do il mio cellulare a tutti, e più di una vola mi è capitato di rinunciare a una vacanza, anche a Natale, perché era in atto un dramma familiare». Meglio i clienti uomini o le donne? «Gli uomini all’inizio sono più diffidenti, ma quando poi si fidano, si fidano completamente». Ci racconta il divorzio più particolare che le è capitato? «Non esiste un divorzio più interessante di un altro, né un divorzio uguale a un altro. Ognuno ricama la sua vita a mano, e la straccia, in maniera diversa».
MOTIVI Secondo il rapporto Eures, in Italia, dal 1995 al 2005, i divorzi sono aumentati del 59 per cento. In pratica si sfascia una coppia ogni quattro minuti e il picco delle separazioni si registra fra il terzo e il quinto anno di matrimonio. Tra i motivi che dividono i coniugi c’è innanzitutto il lavoro: alla fine della giornata i due, stremati, non reggono alle difficoltà della convivenza. Seguono i suoceri: se è vero che aiutano i figli sposati a gestire problemi di soldi e di bambini, è altrettanto vero che s’impicciano troppo nelle scelte della coppia mandando in bestia generi e nuore.
RECORD Il record dei divorzi è in Liguria, dove falliscono nove matrimoni su dieci, la Regione dove ci si lascia meno è invece la Calabria (2,5 su dieci).
RICHIESTE Secondo l’Istat a chiedere la separazione sono più le donne, mentre sono più uomini separati a chiedere il divorzio. Nel 2005, il 71,7% delle richieste di separazione è stato presentato dalla moglie, il 56,3% delle istanze di divorzio è stato presentato dal marito.
SENTENZE Secondo il Centro studi Ami (Associazione matrimonialisti italiani), nel 2007 e 2008 il 3,5 per cento delle sentenze ha stabilito che siano le mogli a mantenere i mariti. Il matrimonialista Gian Ettore Gassani: «Il sessanta per cento delle donne che mantengono l’ex coniuge esercitano una libera professione, il 25% sono imprenditrici e il 15% svolgono un’attività comunque ben remunerata. Quasi quattro su dieci, il 38%, sono più anziane dei mariti. E questo è interessante, ci spiega perché poi siano loro a dover versare gli alimenti o l’una tantum quando si divorzia. Negli ultimi anni le donne hanno sposato uomini più giovani e quindi anche meno inseriti sul piano professionale. È facile che poi siano loro a dover sostenere economicamente i mariti».
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INNAMORARSI Che differenza c’è tra uomini e donne che si separano? «Le donne quando decidono di divorziare sono irremovibili. Gli uomini no, vivono la separazione come una tegola che gli è caduta in testa ingiustamente. Faccio un esempio: una mia cliente era disperata perché il marito s’era innamorato di un’altra e voleva divorziare. Quando la separazione era già in corso lui ha mollato l’altra ed è tornato dalla moglie, che tutta felice se l’è subito ripreso in casa. Qualche giorno fa la signora mi ha richiamato: suo marito ha cambiato di nuovo idea ed è tornato dall’altra. E ora i due coniugi dovranno riavviare da capo la causa di separazione» (Giorgio Giuttari).PARTY Ultima moda tra chi divorzia, i divorce party. Tra le regole di buona educazione che i coniugi in rotta devono osservare: essere concordi nell’organizzare la festa, avvisare figli e parenti, specificare negli inviti che i doni non dovranno essere cumulativi, ma studiati apposta per ciascuno dei due ex sposi. Il primo a organizzare in Italia feste di divorzio è il catanese Luca Melilli: «La prossima sarà quella di una facoltosa coppia di Malta. Accetto solo se i rapporti tra gli ex coniugi sono buoni, L’importante è curare tutto nei minimi dettagli per non cadere nel trash».
ANEDDOTI Nel libro Lasciamoci così… (Longanesi, 1994) Cesare Rimini ha raccontato fra l’altro alcuni aneddoti sui divorzi che gli sono capitati in cinquant’anni di professione. Qualche esempio: la moglie che, dopo ripetuti solleciti, restituisce il cane all’ex consorte spedendolo in taxi dalla Calabria a Milano (corsa di un milione e trecentomila lire, presumibilmente a carico del destinatario); la signora attempata che, subito dopo la sentenza, chiede all’avvocato di scattarle una foto insieme al giudice perché vuole conservare anche l’immagine del divorzio insieme a quelle del matrimonio; la moglie che aveva scelto un parrucchiere con due ingressi in modo da fingere di entrare per la messa in piega e poi uscire dall’altra parte per raggiungere l’amante; il marito che aveva trasformato il camper in pied-à-terre, per far salire al volo l’amata tra i vicoli della città.
GELOSI «I coniugi gelosi non hanno mai evitato un adulterio, ma certamente hanno stimolato soluzioni ingegnose» (Cesare Rimini).
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Dossier “Adozioni internazionali, più bambini accolti nel 2008 “
Pubblicato: 28 gennaio 2009 Filed under: adozione internazionale, diritto famiglia, Famiglie Lascia un commento »Adozioni internazionali, 2008: anno record per l’Italia
Nel 2008 sono stati 3977 i bambini accolti in Italia tramite adozioni internazionali, con un incremento del 16,3% rispetto all’anno precedente: questi alcuni dei dati che emergono dal Rapporto della Commissione per le Adozioni internazionali per l’anno 2008, presentato il 20 gennaio scorso a Palazzo Chigi. In ambito internazionale, l’Italia nel 2007 si è collocata al terzo posto dietro Stati Uniti e Spagna. Cresce, quindi, la capacità di accoglienza delle famiglie italiane, anche riguardo ai bambini più grandi o a fratelli: lo Stato assicura il suo sostegno grazie ad un rimborso, nei limiti indicati dalla normativa, delle spese sostenute per il viaggio e il soggiorno ed un sistema di deduzione fiscale. Il 2008 è stato un anno record anche per quanto riguarda le relazioni internazionali, essenziali in questo campo. Infatti, dopo la fase interna che prevede la necessaria autorizzazione da parte del tribunale dei minorenni per le famiglie richiedenti, le adozioni dipendono in gran parte dai rapporti che si instaurano con i paesi di provenienza dei bambini. E’ stato siglato un Accordo bilaterale con la Federazione russa e si sono svolti incontri con le autorità di altri paesi, tra cui Slovacchia, Nepal, Brasile, Colombia; dopo un lungo negoziato, è imminente la conclusione del procedimento di adozione per i primi 22 minori della Repubblica Popolare Cinese. A tutela dei minori stranieri e delle aspiranti famiglie adottive opera la Commissione per le adozioni internazionali, garantendo che le adozioni avvengano nel rispetto dei principi stabiliti dalla Convenzione de L’Aja del 29 maggio 1993 sulla tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale.
DICO – Il testo del disegno di legge approvato dal Governo nel 2007
Pubblicato: 27 aprile 2007 Filed under: diritto famiglia, Maschile/Femminile, sessualità, Unioni civili 3 Commenti »
DICO – Il testo definitivo del disegno di legge approvato dal Governo Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi.
Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi
Art. 1
(Ambito e modalità di applicazione)1. Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta entro il secondo grado, affinità in linea retta entro il secondo grado, adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno, sono titolari dei diritti, dei doveri e delle facoltà stabiliti dalla presente legge.
2. La convivenza di cui al comma 1 è provata dalle risultanze anagrafiche in conformità agli articoli 4, 13 comma 1 lettera b), 21 e 33 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, secondo le modalità stabilite nel medesimo decreto per l’iscrizione, il mutamento o la cancellazione. E’ fatta salva la prova contraria sulla sussistenza degli elementi di cui al comma 1 e delle cause di esclusione di cui all’articolo 2. Chiunque ne abbia interesse può fornire la prova che la convivenza è iniziata successivamente o è terminata in data diversa rispetto alle risultanze anagrafiche.
3. Relativamente alla convivenza di cui al comma 1, qualora la dichiarazione all’ufficio di anagrafe di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, non sia resa contestualmente da entrambi i conviventi, il convivente che l’ha resa ha l’onere di darne comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’altro convivente; la mancata comunicazione preclude la possibilità di utilizzare le risultanze anagrafiche a fini probatori ai sensi della presente legge.
4. L’esercizio dei diritti e delle facoltà previsti dalla presente legge presuppone l’attualità della convivenza.
5. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche all’anagrafe degli italiani residenti all’estero.
6. Ai fini della presente legge i soggetti di cui al comma 1 sono definiti “conviventi”.Art. 2
(Esclusioni)1. Le disposizioni della presente legge non si applicano alle persone:
a) delle quali l’una sia stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra o sulla persona con la quale l’altra conviveva ai sensi dell’articolo 1, comma 1, ovvero sulla base di analoga disciplina prevista da altri ordinamenti;
b) delle quali l’una sia stata rinviata a giudizio, ovvero sottoposta a misura cautelare, per i reati di cui alla lettera a);
c) legate da rapporti contrattuali, anche lavorativi, che comportino necessariamente l’abitare in comune.Art. 3
( Sanzioni )1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di beneficiare delle disposizioni della presente legge, chiede l’iscrizione anagrafica in assenza di coabitazione ovvero dichiara falsamente di essere convivente ai sensi della presente legge, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da euro 3000 a euro 10000.
2. La falsa dichiarazione di cui al comma 1 produce la nullità degli atti conseguenti; i pagamenti eseguiti sono ripetibili ai sensi dell’articolo 2033 del codice civile.Art. 4
(Assistenza per malattia o ricovero)1. Le strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private disciplinano le modalità di esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza nel caso di malattia o ricovero dell’altro convivente.
Art. 5
( Decisioni in materia di salute e per il caso di morte)
1.Ciascun convivente può designare l’altro quale suo rappresentante:
a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e volere, al fine di concorrere alle decisioni in materia di salute, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti;
b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti.
2. La designazione è effettuata mediante atto scritto e autografo; in caso di impossibilità a redigerlo, viene formato un processo verbale alla presenza di tre testimoni, che lo sottoscrivono.Art. 6
(Permesso di soggiorno)1. Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano e comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza.
2. Il cittadino dell’Unione europea, convivente con un cittadino italiano, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, ha diritto all’iscrizione anagrafica di cui all’articolo 9 del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2004/38/CE.Art. 7
( Assegnazione di alloggi di edilizia pubblica )1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano tengono conto della convivenza di cui all’articolo 1 ai fini dell’assegnazione di alloggi di edilizia popolare o residenziale pubblica.
Art. 8
( Successione nel contratto di locazione )1. In caso di morte di uno dei conviventi che sia conduttore nel contratto di locazione della comune abitazione, l’altro convivente può succedergli nel contratto, purché la convivenza perduri da almeno tre anni ovvero vi siano figli comuni.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel caso di cessazione della convivenza nei confronti del convivente che intenda subentrare nel rapporto di locazione.Art. 9
( Agevolazioni e tutele in materie di lavoro )1. La legge e i contratti collettivi disciplinano i trasferimenti e le assegnazioni di sede dei conviventi dipendenti pubblici e privati al fine di agevolare il mantenimento della comune residenza, prevedendo tra i requisiti per l’accesso al beneficio una durata almeno triennale della convivenza.
2. Il convivente che abbia prestato attività lavorativa continuativa nell’impresa di cui sia titolare l’altro convivente può chiedere, salvo che l’attività medesima si basi su di un diverso rapporto, il riconoscimento della partecipazione agli utili dell’impresa, in proporzione dell’apporto fornito.Art. 10
( Trattamenti previdenziali e pensionistici )1. In sede di riordino della normativa previdenziale e pensionistica, la legge disciplina i trattamenti da attribuire al convivente, stabilendo un requisito di durata minima della convivenza, commisurando le prestazioni alla durata della medesima e tenendo conto delle condizioni economiche e patrimoniali del convivente superstite.
Art. 11
( Diritti successori )1. Trascorsi nove anni dall’inizio della convivenza, il convivente concorre alla successione legittima dell’altro convivente, secondo le disposizioni dei commi 2 e 3.
2. Il convivente ha diritto a un terzo dell’eredità se alla successione concorre un solo figlio e ad un quarto se concorrono due o più figli. In caso di concorso con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli altri, al convivente è devoluta la metà dell’eredità.
3. In mancanza di figli, di ascendenti, di fratelli o sorelle, al convivente si devolvono i due terzi dell’eredità, e, in assenza di altri parenti entro il secondo grado in linea collaterale, l’intera eredità.
4. Al convivente, trascorsi almeno nove anni dall’inizio della convivenza, e fatti salvi i diritti dei legittimari, spettano i diritti di abitazione nella casa adibita a residenza della convivenza e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla quota spettante al convivente.
5. Quando i beni ereditari di un convivente vengono devoluti, per testamento o per legge, all’altro convivente, l’aliquota sul valore complessivo netto dei beni prevista dall’articolo 2, comma 48, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, è stabilita nella misura del cinque per cento sul valore complessivo netto eccedente i 100.000 euro.Art. 12
( Obbligo alimentare )1. Nell’ipotesi in cui uno dei conviventi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, l’altro convivente è tenuto a prestare gli alimenti oltre la cessazione della convivenza, purché perdurante da almeno tre anni, con precedenza sugli altri obbligati, per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. L’obbligo di prestare gli alimenti cessa qualora l’avente diritto contragga matrimonio o inizi una nuova convivenza ai sensi dell’articolo 1.
Art. 13
(Disposizioni transitorie e finali )1. I conviventi sono titolari dei diritti e degli obblighi previsti da altre disposizioni vigenti per le situazioni di convivenza, salvi in ogni caso i presupposti e le modalità dalle stesse previste.(…)
2. Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, può essere fornita la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella delle certificazioni di cui all’articolo 1, comma 2. La disposizione di cui al presente comma non ha effetti relativamente ai diritti di cui all’articolo 10 della presente legge.
3. Il termine di cui al comma 2 viene computato escludendo i periodi in cui per uno o per entrambi i conviventi sussistevano i legami di cui all’articolo 1, comma 1, e le cause di esclusione di cui all’articolo 2.
4. In caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere fornita, entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, da parte di ciascuno dei conviventi o, in caso di morte intervenuta di un convivente, da parte del superstite, la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella della iscrizione di cui all’articolo 1, comma 2, comunque successiva al triennio di separazione calcolato a far tempo dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale.
5. I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalle disposizioni vigenti a favore dell’ex coniuge cessano quando questi risulti convivente ai sensi della presente legge.
6. I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalla presente legge cessano qualora uno dei conviventi contragga matrimonio.Art. 14
(Copertura finanziaria)1. All’onere derivante dall’articolo 11, pari ad euro 4 milioni e 600 mila per l’anno 2008 ed euro 5 milioni a decorrere dall’anno 2009 si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 20, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, iscritta all’U.P.B. dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2007. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.
Legge 8 febbraio 2006, n. 54 “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 50 del 1° marzo 2006
Pubblicato: 8 febbraio 2006 Filed under: affidamento condiviso, diritto famiglia, diritto minori, Divorzio e separazioni Lascia un commento »Legge 8 febbraio 2006, n. 54
“Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli“
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 50 del 1° marzo 2006
Art. 1.
(Modifiche al codice civile)
1. L’articolo 155 del codice civile è sostituito dal seguente:
«Art. 155. – (Provvedimenti riguardo ai figli). Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.
La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.
Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:
1) le attuali esigenze del figlio;
2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
4) le risorse economiche di entrambi i genitori;
5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.
Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi».
2. Dopo l’articolo 155 del codice civile, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, sono inseriti i seguenti:
«Art. 155-bis. – (Affidamento a un solo genitore e opposizione all’affidamento condiviso). Il giudice può disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore.
Ciascuno dei genitori può, in qualsiasi momento, chiedere l’affidamento esclusivo quando sussistono le condizioni indicate al primo comma. Il giudice, se accoglie la domanda, dispone l’affidamento esclusivo al genitore istante, facendo salvi, per quanto possibile, i diritti del minore previsti dal primo comma dell’articolo 155. Se la domanda risulta manifestamente infondata, il giudice può considerare il comportamento del genitore istante ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell’interesse dei figli, rimanendo ferma l’applicazione dell’articolo 96 del codice di procedura civile.
Art. 155-ter. – (Revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli). I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della potestà su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo.
Art. 155-quater. – (Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza). Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643.
Nel caso in cui uno dei coniugi cambi la residenza o il domicilio, l’altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell’affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici.
Art. 155-quinquies. – (Disposizioni in favore dei figli maggiorenni). Il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all’avente diritto.
Ai figli maggiorenni portatori di handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, si applicano integralmente le disposizioni previste in favore dei figli minori.
Art. 155-sexies. – (Poteri del giudice e ascolto del minore). Prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all’articolo 155, il giudice può assumere, ad istanza di parte o d’ufficio, mezzi di prova. Il giudice dispone, inoltre, l’audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento.
Qualora ne ravvisi l’opportunità, il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’articolo 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli».
Art. 2.
(Modifiche al codice di procedura civile)
1. Dopo il terzo comma dell’articolo 708 del codice di procedura civile, è aggiunto il seguente:
«Contro i provvedimenti di cui al terzo comma si può proporre reclamo con ricorso alla corte d’appello che si pronuncia in camera di consiglio. Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione del provvedimento».
2. Dopo l’articolo 709-bis del codice di procedura civile, è inserito il seguente:
«Art. 709-ter. – (Soluzione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni). Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della potestà genitoriale o delle modalità dell’affidamento è competente il giudice del procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all’articolo 710 è competente il tribunale del luogo di residenza del minore.
A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:
1) ammonire il genitore inadempiente;
2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;
3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro;
4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.
I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari».
Art. 3.
(Disposizioni penali)
1. In caso di violazione degli obblighi di natura economica si applica l’articolo 12-sexies della legge 1º dicembre 1970, n. 898.
Art. 4.
(Disposizioni finali)
1. Nei casi in cui il decreto di omologa dei patti di separazione consensuale, la sentenza di separazione giudiziale, di scioglimento, di annullamento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio sia già stata emessa alla data di entrata in vigore della presente legge, ciascuno dei genitori può richiedere, nei modi previsti dall’articolo 710 del codice di procedura civile o dall’articolo 9 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, l’applicazione delle disposizioni della presente legge.
2. Le disposizioni della presente legge si applicano anche in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, nonchè ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati.
Art. 5.
(Disposizione finanziaria)
1. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Legge 8 febbraio 2006, n. 54, Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli (G.U. n. 50 del 01.03.2006)
Pubblicato: 8 febbraio 2006 Filed under: affidamento condiviso, diritto famiglia, diritto minori, Divorzio e separazioni Lascia un commento »Legge 8 febbraio 2006, n. 54, Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli (G.U. n. 50 del 01.03.2006)
Il testo modifica in modo sostanziale il sistema attuale in materia di affidamento in base al quale i figli sono affidati o all’uno o all’altro dei genitori secondo il prudente apprezzamento del presidente del tribunale o del giudice o secondo le intese raggiunte dai coniugi. Le nuove norme attuano il principio della bigenitorialità; principio affermatosi da tempo negli ordinamenti europei e presente altresì nella Convenzione sui diritti del fanciullo sottoscritta a New York il 20 novembre 1989, e resa esecutiva in Italia con la legge n. 176 del 1991. In questo modo si intende garantire il diritto dei figli, anche in caso di separazione die genitori, di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori che assumeranno di comune accordo le decisioni di maggiore interesse per i figli (relative all’istruzione, all’educazione e alla salute) e provvederanno al loro mantenimento in misura proporzionale al proprio reddito. Si precisa che il giudice può disporre l’affidamento esclusivo ad un solo dei genitori qualora ritenga – con provvedimento motivato – che l’affidamento all’altro genitore sia contrario all’interesse del minore e può modificare i provvedimenti in vigore nel caso di gravi inadempienze o di atti che ostacolano il corretto svolgimento delle modalità di affidamento.
da: Rassegna legislativa.
XIV LEGISLATURA Atto parlamentare: 3893 (Fase iter Camera: 1^ lettura) GRILLINI ed altri: “Disciplina del’unione affettiva” (3893) Iniziativa Parlamentare On. Franco Grillini | in Arcigay
Pubblicato: 27 aprile 2003 Filed under: diritto famiglia, Maschile/Femminile, sessualità, Unioni civili 1 Commento »l PACS in Italia – XIV LEGISLATURA
Il PACS in Italia – XIV LEGISLATURAXIV LEGISLATURA
Atto parlamentare: 3893
(Fase iter Camera: 1^ lettura)
GRILLINI ed altri: “Disciplina del’unione affettiva” (3893)Iniziativa Parlamentare
On. Franco GrilliniCofirmatari
Marisa Abbondanzieri (DS) Mauro Agostini (DS) Sesa Amici (DS) Fulvia Bandoli (DS) Katia Bellillo (PdCI) Goffredo Bettini (DS) Marco Boato (Verdi) Giorgio Bogi (DS) Gloria Buffo (DS) Salvatore Buglio (DS) Mauro Bulgarelli (Verdi) Giuseppe Caldarola (DS) Valerio Calzolaio (DS) Piera Capitelli (DS) Paolo Cento (Verdi) Massimo Cialente (DS) Silvana Dameri (DS) Olga Di Serio D’Antona (DS) Oliviero Diliberto (PdCI) Marco Filippeschi (DS) Pietro Folena (DS) Alfiero Grandi (DS) Giovanna Grignaffini (DS) Ugo Intini (SDI) Grazia Labate (DS) Carlo Leoni (DS) Marco Lion (Verdi) Giovanni Lollin (DS) Beatrice Magnolfi (DS) Giacomo Mancini (DS) Elena Montecchi (DS) Fabio Mussi (DS) Alberto Nigra (DS) Paola Mariani (DS) Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) Roberta Pinotti (DS) Silvana Pisa (DS) Gabriella Pistone (PdCI)Giuseppe Petrella (DS)Barbara Pollastrini (DS) Ermete Realacci (Margherita) Marco Rizzo (PdCI) Carlo Rognoni (DS) Antonio Rugghia (DS) Piero Ruzzante (DS) Sergio Sabattini (DS) Alba Sasso (DS) Lalla Trupia (DS) Valdo Spini (DS) Robert Villetti (SDI) Luciano Violante (DS)Luana Zanella (Verdi) Katia Zanotti (DS) Massimo Zumino (DS)Natura
ordinariaPresentazione
Presentato in data 14 Aprile 2003; annunciato nella seduta n.298 del 15 Aprile 2003Classificazione TESEO
CONVIVENTI, MATRIMONIO, SESSO DELLE PERSONE E SESSUALIT’Art. 1 (Finalità); Art. 2 (Definizioni); Art. 3 (Presupposti); Art. 4 (Costituzione del patto civile di solidarietà); Art. 5 (Istanza per la sottoscrizione o l’iscrizione del patto civile di solidarietà); Art 6 (Autocertificazione); Art. 7 (Rifiuto della ricezione o della iscrizione del patto); Art. 8 (Mandato con rappresentanza); Art. 9 (Norme applicabili al patto civile di solidarietà); Art. 10 (Rapporti personali); Art. 11 (Regime patrimoniale); Art. 12 (Opponibilità ai terzi); Art. 13 (Modifica delle convenzioni sul regime patrimoniale); Art. 14 (Modifiche al codice civile); Art. 15 (Diritti successori); Art. 16 (Diritto al lavoro); Art. 17 (Disciplina fiscale e previdenziale); Art.18 (Scioglimento del Patto civile di solidarietà); Art. 19 (Effetti personali dello scioglimento); Art. 20 (Effetti patrimoniali dello scioglimento); Art. 21 (Modifiche al Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina del’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”); Art. 22 (Modiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91); Art. 23 (Legge sull’ordinamento delle anagrafi della popolazione residente); Art. 24 (Assistenza sanitaria e penitenziaria); Art. 25 (Interdizione, inabilitazione); Art. 26 (Malattia e decisioni successive alla morte); Art. 27 (Servizio militare); Art. 28 (Modifiche alla legge 27 luglio 1978, n. 392); Art. 29 (Modifiche al codice penale); Art. 30 (Modifiche al codice di procedura penale).
Stato iter:
Assegnato in sede Referente alla commissione II Giustizia il 12 maggio 2003
Parere delle Commissioni I (Affari costituzionali); III (Affari esteri e comunitari); XI (Lavoro pubblico e privato); XII (Affari sociali)
Relatori
Alla Commissione nominato in data 8 Luglio 2004 On. Giuliano Pisapia (RC).PROPOSTA DI LEGGE N° 3893
PATTO CIVILE DI SOLIDARIETÀ E UNIONE DI FATTO
La presente proposta di legge intende fornire la possibilità di optare per uno strumento regolativo pattizio più snello e leggero alle coppie che non intendano impostare la propria vita sulla base della regolamentazione civilistica tipizzata dalle norme sul matrimonio. Si tratta di un fenomeno che ha ormai acquistato dimensioni socialmente imponenti ed è certo anche largamente sottostimato dalle statistiche, perché tende a sottrarsi ad ogni rilevazione, data l’assenza di qualunque vantaggio a manifestarsi per le attuali famiglie non tradizionali. La presente proposta non intende imporre autoritativamente il nuovo istituto alle coppie di fatto che vogliano rifuggire da ogni vincolo giuridico, ma soltanto offrire una possibilità di scelta in più a chi desidererà usufruirne. Si tratta in sostanza di prendere atto che il pluralismo della nostra società non consente più, se non al prezzo di gravi e inutili costi sociali, di imporre alle famiglie non tradizionali una drastica scelta fra due sole opzioni: il matrimonio tradizionale da una parte, l’assenza assoluta di qualsiasi riconoscimento giuridico e perfino di tutela in caso di eventi imprevisti dall’altra. Non deve più accadere, a parere dei proponenti, che a chi ha convissuto con una persona, magari per trent’anni, possa essere negato perfino il diritto di assistere il proprio partner morente in ospedale e che le famiglie di origine possano addirittura impedire al partner ‘accesso al luogo di cura e lo escludano da ogni decisione riguardante il partner malato e incapace di agire; non deve più accadere che, attraverso l’istituto della riserva a favore dei legittimari, sia vietato al testatore di lasciare in eredità il proprio patrimonio alla persona con cui ha condiviso ‘esistenza; e, anche in assenza di eredi legittimari, che tale eredità venga falcidiata dalla stessa tassazione prevista per i lasciti a persone del tutto estranee al defunto, discriminazione aggravata dalla recente modifica del regime fiscale delle successioni. Non deve accadere che trattamenti punitivi di questo genere vengano previsti al solo fine di sanzionare le scelte di vita dei cittadini che semplicemente non ritengano adatta alla propria unione, o non condividano per alcuni suoi aspetti, la normativa matrimoniale attualmente vigente. Ancor più grave è che un tale trattamento punitivo venga inflitto a chi non ha potuto nemmeno scegliere se sposarsi o meno, semplicemente perché l’attuale legislazione matrimoniale italiana non prevede la possibilità di sposarsi per due persone dello stesso sesso. Agli omosessuali italiani, che come tutti gli esseri umani non hanno scelto il proprio orientamento sessuale, e quindi affettivo, è oggi vietato di scegliere un qualunque tipo di regolamentazione giuridica dei rapporti famigliari e di coppia creatisi attraverso convivenze stabili, magari anche pluridecennali. E tuttavia va detto che la presente proposta di legge non è strumento atto a perseguire o realizzare la parità di diritti per i cittadini omosessuali (parità pur prescritta e imposta da principi costituzionali fondamentali, come quelli che regolano l’uguaglianza formale dei cittadini, senza distinzioni, fra l’altro, di “condizioni personali”, e la loro “parità dignità sociale”, nonché la tutela dei loro “diritti fondamentali” non solo come singoli, ma anche “nelle formazioni sociali ove si svolge la [loro] personalità”, secondo quanto disposto dagli articoli 3 primo comma e 2 della Costituzione). Alla realizzazione della parità formale ed effettiva dei diritti dei cittadini e delle cittadine omosessuali dovranno provvedere altri più specifici e avanzati (e forse più controversi) provvedimenti legislativi, del resto già formulati da alcuni dei proponenti la presente proposta di legge (proposta di legge n° 3893 sulla “disciplina dell’unione affettiva”, presentata il 14 aprile 2003): provvedimenti analoghi a quelli già oggi vigenti in quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale. Come richiesto da principi sempre più acquisiti alla coscienza civile e giuridica europea, la parità di diritti per i cittadini omosessuali potrà infatti dirsi realizzata solo quando sarà loro consentito di scegliere di regolare la propria vita e i loro propri rapporti giuridici e patrimoniali optando fra le stesse alternative che sono a disposizione dei cittadini eterosessuali. Ciò non toglie, ovviamente, che la presente proposta di legge, se offre ai cittadini eterosessuali una possibilità di scelta in più, mira pure a garantire almeno nella pratica anche ai cittadini omosessuali una prima opportunità di risolvere molti drammatici problemi concreti, e una prima forma di regolamentazione e di riconoscimento giuridico delle proprie unioni che non le confini obbligatoriamente, come ora, nell’impossibilità di fruire di ogni e qualunque forma di tutela e garanzia. Quasi tutti i paesi europei che hanno provveduto a realizzare la piena parità di diritti per le coppie omosessuali avevano del resto in precedenza adottato normative non discriminatorie sulle famiglie non tradizionali o di fatto, di cui potevano fruire anche le coppie omosessuali già prima dell’introduzione delle leggi sui “matrimoni gay”. Come accennato, la regolamentazione dettata per il patto civile di solidarietà non si applica alle famiglie di fatto che intendano effettivamente rimanere tali, perché decise non solo a non applicare alla propria vita lo strumento della vigente legislazione matrimoniale, ma anche a non attribuire alla propria unione alcun carattere giuridicamente vincolante. Per quanto riguarda le unioni di fatto di quei cittadini che non intendano neppure ricorrere al nuovo istituto, la presente proposta si limita ad assicurare una qualche minimale forma di tutela necessaria a salvaguardare gli interessati dai possibili effetti esistenziali catastrofici di eventi impreveduti, codificando e conferendo in tal modo sistematicità a regole in gran parte già introdotte dalla giurisprudenza. Infine, la presente proposta non ha lo scopo di modificare in alcun modo lo status giuridico dei figli delle parti del patto civile di solidarietà: si è voluto così togliere ogni pretesto alle campagne demagogiche da tempo in atto che brandiscono tale argomento come giustificazione al diniego di ogni riconoscimento giuridico delle famiglie non tradizionali. Resta ovviamente il fatto che assicurare alle famiglie non tradizionali un nuovo strumento regolativo pattizio significa anche assicurare loro prospettive di maggiore stabilità e consistenza anche formali, a tutto vantaggio della condizione giuridica ed esistenziale di tutti i membri di tali famiglie, inclusi gli eventuali figli delle parti.
Dal punto di vista della posizione costituzionale delle famiglie non tradizionali, va preliminarmente sfatata una leggenda, negli ultimi anni sempre più insistentemente propagata dagli avversari di qualunque forma di riconoscimento giuridico delle unioni famigliari di tipo non tradizionale. Il primo comma dell’articolo 29 della Costituzione non pone alcun ostacolo a tale riconoscimento. Tale disposizione afferma che «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», ma nulla afferma e nulla vieta circa il riconoscimento di altre forme di convivenza famigliare: e ciò per il semplice fatto che un tale riconoscimento non sarebbe suscettibile di modificare, limitare, compromettere o intaccare in nessun modo e in nessuna misura i diritti o la sfera di autonomia delle famiglie tradizionali, che non ne sarebbero neppure sfiorati. L’articolo 29 primo comma infatti stabilisce soltanto che lo Stato non può fare a meno di garantire «i diritti» delle famiglie fondate sul matrimonio, alle quali viene così assicurata una relativa sfera di autonomia rispetto al potere regolativo dello Stato: di qui l’illegittimità costituzionale una legge ordinaria che mirasse a disconoscere i diritti di tali famiglie. L’autonomia della famiglia fondata sul matrimonio, come “formazione sociale intermedia”, non può essere invasa da interventi autoritari, come quelli messi in atto dai regimi fascisti che erano appena tramontati all’epoca dell’approvazione della Costituzione, o da quelli comunisti che stavano nascendo nell’Europa centrorientale, volti a soppiantarla a vantaggio di regolamentazioni autoritative di taglio statalista o collettivista e di modelli organizzativi o fini contrastanti con quello di sede del libero e autonomo svolgimento della personalità dei suoi singoli componenti e di tutela dei loro «diritti inviolabili» (così definiti dall’art. 2). Anche in linea più generale, d’altra parte, è del tutto illogico pretendere che la particolare o rinforzata tutela esplicitamente garantita dalla Costituzione a una specifica situazione obblighi positivamente anche a denegare lo stesso trattamento ad altre situazioni socialmente analoghe o identiche: la garanzia costituzionale rinforzata di un diritto non implica di per sé anche l’obbligo costituzionale di negare la parità di trattamento ai casi in cui, pure, essa non sia costituzionalmente dovuta. Gli articoli 33 primo comma e 19 tutelano in modo particolare, rispettivamente, la libertà di insegnamento e la libertà di culto, ma nessuno si sogna di trarne la conseguenza che la libertà di espressione del pensiero in altri campi, garantita in modo meno incondizionato dall’art. 21, debba essere obbligatoriamente limitata al solo fine di sottolinearne un presunto minor valore o una minore dignità nei casi che non sono oggetto della tutela rinforzata prevista dagli artt. 33 e 19. Affermare in modo particolarmente solenne e impegnativo i diritti di qualcuno (perché sono la storia recente e gli avvenimenti altrove in corso a consigliare di farlo) non equivale a vietare qualunque minimo riconoscimento dei diritti di qualcun altro; e comunque una così rilevante denegazione di diritti, per essere obbligatoria benché derogatoria rispetto a principi fondamentali della Costituzione, dovrebbe almeno essere stata formulata in modo espresso. Questo però non significa che, come già accennato, altre indicazioni, anche cogenti, non siano desumibili da altre disposizioni costituzionali. Una norma cardine dell’intero ordinamento costituzionale italiano, come l’articolo 3 primo comma, che impone l’uguaglianza formale fra i cittadini come parametro fondamentale di legittimità della legge ordinaria, impone che situazioni giuridiche uguali siano trattate in modo uguale. Nella misura in cui situazioni giuridiche attinenti alle famiglie tradizionali siano identiche a quelle attinenti a famiglie non tradizionali, queste ultime devono essere trattate in modo identico. Non solo quindi l’art. 29 primo comma non impone un trattamento differenziato, ma la Costituzione vigente nel suo complesso – e in alcuni casi gli impegni internazionali dell’Italia – impongono al contrario parità di trattamento e parità di diritti. E ancora: si è detto che l’art. 29 primo comma colloca la tutela della famiglia nel quadro del sistema delle autonomie riconosciute alle “formazioni sociali intermedie”. Tali «formazioni sociali», che dunque ricomprendono anche la famiglia (tradizionale e matrimoniale), come caso speciale, rivestono il ruolo essenziale di luoghi «ove si svolge la personalità» del singolo individuo, come recita l’art. 2. Come tali esse sono i luoghi all’interno dei quali «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo». Che fra tali «formazioni sociali» possano riconoscersi anche le “famiglie di fatto” comincia ad essere abbastanza pacificamente riconosciuto da dottrina e giurisprudenza. Ed è altrettanto chiaro dalla lettura complessiva delle disposizioni costituzionali riguardanti le «formazioni sociali» e la famiglia che il loro fine comune è il pieno e libero sviluppo della personalità e dei diritti umani fondamentali degli individui che le compongono (tanto che non ha mai avuto successo il tentativo di attribuire alla famiglia – neppure alla famiglia tradizionale e matrimoniale – il carattere di persona giuridica, titolare di situazioni giuridiche soggettive distinte e sovraordinate rispetto a quelle dei singoli componenti): è evidente che, a questi effetti, qualunque discriminazione non potrebbe che ritenersi del tutto illegittima.
CAPO I
PrincipiArt. 1 (Finalità)
1. La presente legge garantisce l’attuazione del diritto inviolabile dell’uomo e della donna alla piena realizzazione personale, nell’ambito di una coppia, nel rispetto delle sue inclinazioni e della sua dignità sociale, in attuazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione.
Art. 2 (Definizioni)
1. Ai fini della presente legge si intende per: 1) «patto civile di solidarietà»: l’accordo tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso, volto a regolare i rapporti personali e patrimoniali relativi alla loro vita in comune; 2) «unione di fatto»: la convivenza stabile e continuativa tra due persone, di sesso diverso o dello stesso sesso, che conducono una vita di coppia.
CAPO II
Del patto civile di solidarietàSezione I – Condizioni e modalità di costituzione del patto civile di solidarietà
Art. 3 (Presupposti)
1. Non può contrarre un patto civile di solidarietà chi è vincolato da un precedente matrimonio o patto civile di solidarietà iscritto nei registri dello stato civile. 2. Non possono contrarre un patto civile di solidarietà: 1) gli ascendenti e discendenti in linea retta, legittimi o naturali. 2) i fratelli o le sorelle germani, consanguinei o uterini, anche se il rapporto dipende da filiazione naturale 3) gli affini in linea retta; il divieto sussiste anche nel caso in cui l’affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo o sciolto o per il quale è stata pronunziata la cessazione degli effetti civili; 4) l’adottante, l’adottato e i suoi discendenti 5) i figli adottivi della stessa persona 6) l’adottato e i figli dell’adottante 7) l’adottato e il coniuge dell’adottante, l’adottante e il coniuge dell’adottato I divieti contenuti nei numeri 4), 5), 6), 7) sono applicabili all’affiliazione. 3. Si applica l’articolo 87 quarto, quinto e sesto comma del codice civile nel caso in cui i contraenti il patto civile di solidarietà siano di sesso diverso. 4. Non possono contrarre un patto civile di solidarietà le persone delle quali l’una è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra o sulla persona alla quale l’altra era legata da un patto civile di solidarietà. 5. Non possono altresì contrarre un patto civile di solidarietà le persone delle quali l’una è stata rinviata a giudizio ovvero sottoposta a misura cautelare per i reati di cui al comma precedente. 6. La mancanza dei presupposti di cui al presente articolo comporta la nullità del patto civile di solidarietà. La nullità può essere dichiarata su istanza di chiunque vi abbia interesse o del Pubblico ministero.
Art. 4 (Costituzione del patto civile di solidarietà)
1. Ferme le disposizioni di cui all’articolo 3, il patto civile di solidarietà deve essere sottoscritto, a pena di nullità, davanti all’ufficiale dello stato civile presso il comune di residenza di uno dei contraenti, ovvero davanti al notaio territorialmente competente in ragione della residenza di uno dei contraenti. 2. In caso di imminente pericolo di vita di uno dei contraenti, il patto può essere sottoscritto nel luogo in cui questi si trova alla presenza di almeno due testimoni. 3. L’ufficiale dello stato civile, ovvero il notaio rogante, appone la data e la firma su due esemplari originali del patto e li consegna ai contraenti.
Art. 5 (Istanza per la sottoscrizione o l’iscrizione del patto civile di solidarietà)
1. I contraenti richiedono congiuntamente, con istanza in carta libera, all’ufficiale dello stato civile di ricevere il patto civile di solidarietà ovvero di iscriverlo nel registro dello stato civile. 2. E’ fatto obbligo all’ufficiale dello stato civile di convocare le parti contraenti entro e non oltre trenta giorni dalla presentazione dell’istanza. 3. La mancata convocazione delle parti equivale a rifiuto. 4. In caso di grave pericolo di vita, l’ufficiale dello stato civile è tenuto a ricevere o a iscrivere il patto di solidarietà nel termine massimo di dodici ore dalla ricezione dell’istanza. 5. Il mancato rispetto del termine di cui al comma 4 equivale a rifiuto.
Art 6 (Autocertificazione)
1. Nell’istanza di cui all’articolo 4, ciascuno dei contraenti, sotto la propria responsabilità ed ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, dichiara la sussistenza di tutti i presupposti di cui all’articolo 3. 2. L’ufficiale dello stato civile non può ricevere o iscrivere il patto di solidarietà ove manchi la dichiarazione di cui al comma 1.
Art. 7 (Rifiuto della ricezione o della iscrizione del patto)
1. L’ufficiale dello stato civile che non intende procedere alla ricezione o alla iscrizione di un patto di solidarietà deve motivare per iscritto il rifiuto. 2. Contro il rifiuto è ammesso ricorso al tribunale, che provvede entro trenta giorni dal deposito del ricorso, in camera di consiglio. 3. Il tribunale, ove accerti la sussistenza dei requisiti, con sentenza ordina all’ufficiale dello stato civile di ricevere il patto o di iscriverlo nei registri. 4. Contestualmente, su istanza di parte, pone a carico dell’Amministrazione comunale le spese del giudizio e la condanna al risarcimento dei danni patrimoniali, morali ed esistenziali da liquidarsi anche in separato giudizio. 5.Si applica in quanto compatibile il capo IV titolo II Libro IV del Codice di procedura civile .
Art. 8 (Mandato con rappresentanza)
1. Ciascuna parte può conferire ad un terzo il potere di compiere per suo conto e in suo nome tutti gli atti necessari alla sottoscrizione ovvero all’iscrizione di un patto civile di solidarietà. 2. Tale mandato deve rivestire la forma dell’atto pubblico. 3. Al mandato deve essere allegato il testo del patto che si intende sottoscrivere o del quale si chiede l’iscrizione. 4. Il mandato di cui al presente articolo cessa di avere efficacia trascorsi centottanta giorni dalla sua sottoscrizione. 5. In caso di violazione dei commi 2, 3 e 4 del presente articolo il pubblico ufficiale richiestone non può ricevere il patto civile di solidarietà ovvero procedere all’iscrizione dello stesso.
Sezione II – Effetti del patto civile di solidarietà
Art. 9 (Norme applicabili al patto civile di solidarietà)
1. Al patto civile di solidarietà si applicano, in quanto compatibili, le norme del codice civile in materia di contratti. 2. Eventuali termini o condizioni presenti nel patto civile di solidarietà si hanno per non apposti.
Art. 10 (Rapporti personali)
1. Ciascun contraente è tenuto a comportarsi secondo buona fede e correttezza, collaborando alla vita di coppia in ragione delle proprie capacità e possibilità.
Art. 11 (Regime patrimoniale)
1. Salvo diversa volontà delle parti, ciascun contraente è tenuto a provvedere alle esigenze economiche della coppia in ragione delle proprie sostanze e della propria capacità lavorativa. 2. Salvo diversa volontà delle parti, le stesse sono solidalmente obbligate nei confronti dei terzi per i debiti contratti, anche disgiuntamente, per soddisfare le esigenze della vita di coppia. 3. I contraenti possono scegliere tra i seguenti regimi patrimoniali: a) La comunione legale così come regolata dal Libro I, Titolo VI, Capo VI, Sezione III del Codice civile. b) La comunione convenzionale così come regolata dal Libro I, Titolo VI, Capo VI, Sezione IV del Codice civile. 4. Ove i contraenti non abbiano previsto diversamente, il regime patrimoniale legale è la separazione dei beni. In questo caso si applicano le norme del Libro I, Titolo VI, Capo VI, Sezione V del Codice civile.
Art. 12 (Opponibilità ai terzi)
1. Il patto civile di solidarietà è opponibile ai terzi dal momento dell’iscrizione nel registro dello stato civile.
Art. 13 (Modifica delle convenzioni sul regime patrimoniale)
1. Gli accordi di carattere patrimoniale contenuti nel patto civile di solidarietà possono essere modificati per atto pubblico, a pena di nullità. 2. Le modifiche sono opponibili ai terzi dal momento della loro annotazione nel registro dello stato civile.
Art. 14 (Modifiche al codice civile)
1. All’art. 230-bis, terzo comma, del codice civile, le parole “il coniuge”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: “il coniuge o la persona legata da un patto civile di solidarietà”. 2. All’art. 433, primo comma, numero 1, del codice civile dopo le parole: «il coniuge», sono aggiunte le seguenti: “o la persona legata da un patto civile di solidarietà”.
Art. 15 (Diritti successori)
1. Nella successione legittima, di cui al Libro II del Codice civile, i diritti spettanti al coniuge sono estesi al contraente legato al defunto da un patto civile di solidarietà iscritto.
Art. 16 (Diritto al lavoro)
1. Nel caso in cui l’appartenenza ad un nucleo familiare sia titolo di preferenza per l’inserimento in graduatorie occupazionali o per l’inserimento in categorie privilegiare di disoccupati, a parità di condizioni tali diritti sono estesi anche ai contraenti un patto civile di solidarietà iscritto nel registro dello stato civile. 2. Nel caso in cui lo stato coniugale sia titolo di preferenza nello svolgimento di un pubblico concorso, la stessa preferenza è riconosciuta ai contraenti un patto civile di solidarietà iscritto nel registro dello stato civile.
Art. 17 (Disciplina fiscale e previdenziale)
1. La disciplina fiscale e previdenziale, particolarmente le agevolazioni fiscali, le sovvenzioni, gli assegni di sostentamento previsti dalle norme nazionali, regionali o comunali, che derivano dall’appartenenza di un soggetto ad un determinato nucleo familiare, nonché dallo stato di coniuge sono estese di diritto alle persone legate da un patto civile di solidarietà iscritto nel registro dello stato civile che sia stato stipulato da almeno due anni.
Sezione III – Scioglimento del patto civile di solidarietà
Art.18 (Scioglimento del Patto civile di solidarietà)
1. Il patto civile di solidarietà si scioglie nel caso di morte di uno dei contraenti ovvero nel caso in cui una delle parti contragga matrimonio. 2. Ciascun contraente ha diritto di sciogliere il patto civile di solidarietà mediante atto scritto notificato a mezzo di ufficiale giudiziario. Il patto si scioglie trascorsi tre mesi dalla notifica. 3. L’ufficiale dello stato civile annota l’avvenuto scioglimento del patto: a) in caso di morte o susseguente matrimonio su richiesta di chiunque ne abbia interesse. b) in caso di scioglimento per mutuo consenso su richiesta congiunta delle parti. c) in caso di volontà unilaterale di scioglimento del patto su richiesta della parte che ha effettuato la notifica di cui al precedente comma. 4. Sono fatti salvi i diritti dei terzi in buona fede sorti prima della annotazione di cui al comma precedente.
Art. 19 (Effetti personali dello scioglimento)
1. In caso di scioglimento del patto civile di solidarietà, i contraenti possono rivolgersi al giudice al fine di ottenere l’affidamento dei figli minori comuni a entrambi e la determinazione di un assegno quale contributo per il loro mantenimento a carico del genitore non affidatario, secondo quanto previsto dall’articolo 155 del codice civile. 2. L’abitazione della casa familiare spetta di preferenza alla parte cui vengono affidati i figli comuni ai contraenti. 3. Il giudice ad istanza di parte può imporre al contraente tenuto a contribuire al mantenimento dei figli di prestare idonea garanzia reale o personale qualora sussista il pericolo che egli possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi di cui all’articolo 155 del codice civile. 4. Si applicano altresì i commi quinto, sesto e settimo dell’articolo 156 del codice civile.
Art. 20 (Effetti patrimoniali dello scioglimento)
1. Con il patto civile di solidarietà i contraenti possono regolare le conseguenze economiche dello scioglimento del patto. 2. In ogni caso, qualora una delle parti versi nelle condizioni previste dall’articolo 438, primo comma, del codice civile, l’altra parte è tenuta a prestare gli alimenti, fino al termine di due anni dallo scioglimento del patto. L’obbligo di prestare gli alimenti cessa comunque nel momento il cui l’avente diritto contrae matrimonio o un nuovo patto civile di solidarietà.
Sezione IV – Disposizioni relative al Contraente straniero
Art. 21 (Modifiche al Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina del’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”)
1. All’ articolo 30 lettera b) del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina del’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” dopo la parola “matrimonio” è aggiunto: “o un patto civile di solidarietà”. 2. All’articolo 30 comma 1-bis del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina del’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” dopo la parola “matrimonio” è aggiunto: “o al patto civile di solidarietà”. 3. All’articolo 30 comma 5 del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina del’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” dopo la parola “matrimonio” è aggiunto: “o del patto civile di solidarietà”.
Art. 22 (Modiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91)
1. Alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, all’articolo 5, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: “1-bis. Il contraente, straniero o apolide, di un patto civile di solidarietà con un cittadino italiano acquista la cittadinanza italiana quando risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio della Repubblica, semprechè in tale periodo non sia intervenuto lo scioglimento o l’annullamento del patto stesso.”
CAPO III
Disposizioni comuni al patto civile di solidarietà e all’unione di fattoArt. 23 (Legge sull’ordinamento delle anagrafi della popolazione residente)
1. Ai sensi e per gli effetti della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, e successive modificazioni, il contraente di un patto civile di solidarietà ovvero le persone legate da una unione di fatto sono equiparati al componente della famiglia.
Art. 24 (Assistenza sanitaria e penitenziaria)
1. Le parti unite da un patto civile di solidarietà ovvero le persone legate da un’unione di fatto hanno reciprocamente gli stessi diritti e gli stessi doveri spettanti ai coniugi relativi all’assistenza in ambito sanitario e penitenziario.
Art. 25 (Interdizione, inabilitazione)
1. Le parti unite da un patto civile di solidarietà ovvero le persone legate da un’unione di fatto hanno gli stessi poteri che spettano al coniuge rispetto all’istanza per la promozione dell’interdizione e dell’inabilitazione.
Art. 26 (Malattia e decisioni successive alla morte)
1. In mancanza di una diversa volontà manifestata per iscritto ovvero di una procura sanitaria e in presenza di uno stato di incapacità di intendere e di volere, anche temporanea, fatte salve le norme in materia di interdizione e di inabilitazione, tutte le decisioni relative allo stato di salute e in genere di carattere sanitario, compresa la donazione degli organi sono adottate dall’altro contraente di un patto civile di solidarietà ovvero dall’altro membro di una coppia legata da un’unione di fatto. 2. In mancanza di una diversa volontà manifestata per iscritto, tutte le scelte di natura religiosa o morale, le modalità di svolgimento della cerimonia funebre, la scelta del luogo di sepoltura ovvero la decisione di cremare il corpo del defunto sono adottate dall’altro contraente di un patto civile di solidarietà ovvero dall’altro membro di una coppia legata da un’unione di fatto.
Art. 27 (Servizio militare)
1. Tutti gli esoneri, le agevolazioni, le dispense relative al servizio militare obbligatorio o volontario, e al servizio civile sostitutivo, connesse con l’appartenenza ad un nucleo familiare, sono estese, senza limite alcuno, ai contraenti il patto civile di solidarietà ovvero alle persone legate da un’unione di fatto.
Art. 28 (Modifiche alla legge 27 luglio 1978, n. 392)
1. All’articolo 6 della legge 27 luglio 1978, n. 392, il primo comma è sostituito dal seguente: “In caso di morte del conduttore gli succede nel contratto il coniuge, gli eredi, i parenti, gli affini ed il contraente superstite del patto civile di solidarietà ovvero l’altro membro di un’unione di fatto con lo stesso convivente al momento del decesso.”
Art. 29 (Modifiche al codice penale)
1. Il terzo comma del’articolo 307 del codice penale è sostituito dal seguente: “Non è punibile chi commette il fatto in favore di un prossimo congiunto, dell’altro contraente di un patto civile di solidarietà, ovvero della persona legata da un’unione di fatto.” 2. Il primo comma del’articolo 384 del codice penale è sostituito dal seguente: “Nei casi preveduti dagli articoli 361, 362, 363, 364, 365, 366, 369, 371- bis, 372, 373, 374 e 378, non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare se medesimo, un prossimo congiunto, il contraente di un patto civile di solidarietà o il membro di un’unione di fatto da un grave ed inevitabile nocumento nella libertà o nel’onore”.
Art. 30 (Modifiche al codice di procedura penale)
1. All’articolo 199, primo comma, del codice di procedura penale il primo periodo è sostituito dal seguente: “I prossimi congiunti, il contraente di un patto civile di solidarietà o la persona legata da un’unione di fatto del’imputato o di uno dei coimputati del medesimo reato possono astenersi dal deporre”.
Il PACS in Italia – XIV LEGISLATURA | Arcigay












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