“tengo famiglia”: La famiglia Bossi
Pubblicato: 5 aprile 2012 Filed under: corruzione, Familismo amorale, Lega nord 1 Commento »FAMILISMO AMORALE E PARENTOPOLI NELLA LEGA NORD, a Gli Intoccabili di La 7
Pubblicato: 7 marzo 2012 Filed under: corruzione, Familismo amorale, Lega nord Lascia un commento »
Zakia è una delle 150 vittime l’anno ustionate dai loro mariti con l’acido in Pakistan. Il chirurgo Mohammed Jawad tenta di ricostruirle il volto | La ventisettesima ora
Pubblicato: 27 febbraio 2012 Filed under: Familismo amorale, islamismo, multiculturalismo, religioni, totalitarismi 1 Commento »pensando alla cultura degli islamisti tanto amati dalla sinistra massimalista italiana (perchè li pensano come il nuovo proletariato) e da studiosi che odiano la cultura occidentale e vivono in condomini protetti da portinerie blindate
P. Ferrario
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Metà del volto di Zakia è stata cancellata dall’acido gettatole in faccia dal marito. Cio’ che resta – l’occhio destro, parte del naso, la bocca – lo nasconde il niqab. E’ una delle 150 vittime l’anno (dichiarate) di attacchi con l’acido in Pakistan. Il chirurgo Mohammed Jawad tenta di ricostruirle il volto, lei cerca giustizia in tribunale. Lo racconta Saving Face (salvare la faccia),documentario co-diretto da una regista pachistanavincitore ieri dell’Oscar per “miglior documentario cortometraggio”.
Esempi di familismo amorale, Examples of Bad Parenting | tratto da Weird Existence
Pubblicato: 12 febbraio 2012 Filed under: Famiglie, Familismo amorale 3 Commenti »










da Examples of Bad Parenting | Weird Existence.
Afghanistan, la sposa bambina Sahar Gul torturata dal marito e dalla sua famiglia, da un articolo di Monica Ricci Sargentini
Pubblicato: 8 gennaio 2012 Filed under: Culture, differenze di genere, Familismo amorale, islamismo, Maschile/Femminile, multiculturalismo 1 Commento »
Afghanistan, la sposa bambina torturata dal marito diventa un simbolo dei diritti umani
Sahar Gul è una ragazzina afghana di 15 anni che ha quasi rischiato di essere uccisa dal marito perché non voleva prostituirsi. La scorsa settimana è arrivata in un ospedale di Kabul nelle condizioni che vedete nella foto qui sopra. Gli occhi talmente gonfi di botte da essere semi-chiusi, il collo tumefatto, un orecchio bruciato da un ferro da stiro, il corpo così debilitato da essere costretto su una sedia a rotelle, le mani ricoperte di croste nere al posto delle unghie strappate dai suoi torturatori. Sahar era stata data in sposa sette mesi fa al soldato Gulam Sakhi che, con la complicità della sua famiglia, ha reso la sua vita un inferno. Quattro mesi fa la sposa-bambina era riuscita a fuggireed aveva chiesto aiuto a dei vicini di casa: “Se siete dei musulmani dovete dire alle autorità quello che mi sta succedendo – aveva detto disperata -, vogliono farmi prostituire”. La polizia di Puli Khumri, la città nella provincia di Baghlan dove è avvenuto il fatto, è stata avvisata ma non ha fatto altro che restituire la povera ragazza alla famiglia torturatrice dietro la promessa che gli abusi non sarebbero più continuati. Invece, come da copione, è accaduto l’esatto contrario. Sahar è stata chiusa in un seminterrato dove è stata picchiata e affamata per altri tre mesi finché un parente lontano arrivato a far visita non ha fatto scoppiare lo scandalo. Ma anche allora le autorità hanno cercato di trovare un accordo con il marito per evitare che la vicenda finisse sulla stampa. Un comportamento che, purtroppo, non è una novità in Afghanistan
Andrea Accorsi – Daniela Ferro Le famiglie più malvagie della storia. Newton Compton, 2012
Pubblicato: 1 dicembre 2011 Filed under: Famiglie, Familismo amorale, LIBRI NEWS Lascia un commento »![]() |
Andrea Accorsi – Daniela Ferro Le famiglie più malvagie della storia I delitti più celebri e i crimini più atroci commessi da famiglie, clan e dinastie Avide, cruente e spietate, le famiglie raccontate in questo libro incarnano l’essenza del male. |
Famiglia, oltre il 60% dei bambini è affidato ai nonni | Online-news
Pubblicato: 20 novembre 2011 Filed under: Familismo amorale, nonni Lascia un commento »Oltre il 60 per cento dei bambini in Italia è affidato ai nonni. Un esercito di oltre 12 milioni di persone, di cui circa il 44 per cento si occupa dei nipoti: li va a prendere a scuola, li fa studiare, gioca con loro. Sono i numeri di un’inchiesta pubblicata sul settimanale ‘Gentè che sarà in edicola lunedì. «I nonni italiani sono più dinamici: guidano, stanno imparando a utilizzare le tecnologie, vivono di più. Ecco i loro segreti» spiegano gli esperti, dalla psicologa Anna Oliverio Ferraris al pediatra Italo Farnetani, che evidenzia: «il 75 per cento dei nonni italiani vive nello stesso comune dei nipoti e sono in aumento quelli tra di loro che se ne occupano per più di una volta a settimana, in maniera sempre più costante».
da Famiglia, oltre il 60% dei bambini è affidato ai nonni | Online-news.
«Parentopoli leghista a Verona» Il Pd snocciola assunzioni e ruoli – Corriere del Veneto
Pubblicato: 20 maggio 2011 Filed under: AGENDA della Politica italiana, Familismo amorale, Lega nord, Veneto 1 Commento »…
«I parenti dei capi della Lega Nord hanno diritto come tutti di cercare e di trovare un lavoro: ma qui siamo davanti ad una vera e propria parentopoli veronese». Il Partito Democratico lancia un durissimo attacco contro il Carroccio, contro i presidenti di alcuni enti veronesi (in particolare l’Amia e le società ad esse collegate) e contro la giunta Tosi. In una conferenza stampa tenuta a Venezia, Franco Bonfante e Roberto Fasoli, affiancati dalla capogruppo Laura Puppato, hanno spiegato che «a partire dal 2007 (anno di elezione di Flavio Tosi a sindaco, ndr) a Verona si sono registrate numerose assunzioni senza selezione pubblica, senza trasparenza e senza l’imparzialità nella valutazione, previste dalla legge».
Bonfante ha snocciolato una lunga serie di nomi, tutti accompagnati dalla relativa «parentela».
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intero articolo: «Parentopoli leghista a Verona» Il Pd snocciola assunzioni e ruoli – Corriere del Veneto.
Una riflessione su costi e benefici del ruolo affidato alla famiglia. Intervento di Andrea Ichino, docente di Economia Politica presso l’Università di Bologna
Pubblicato: 1 marzo 2011 Filed under: Famiglie, Familismo amorale, Politica economica Lascia un commento »Claudio Risè, La tecnica al servizio della regressione
Pubblicato: 9 dicembre 2010 Filed under: aspirazioni, Bioetica e Biopolitica, Famiglie, Familismo amorale, Maschile/Femminile, Risè Claudio 1 Commento »Una messicana cinquantenne ha partorito la settimana scorsa un bambino concepito col seme del proprio figlio. Non si tratta però, tecnicamente, di incesto, ma delle possibilità dell’ingegneria genetica di realizzare i desideri. Il figlio della madre-nonna, infatti, è un imprenditore trentunenne omosessuale, e il bimbo è stato concepito in provetta con il suo seme e con un ovocita donato da un’amica. La donna ha offerto il proprio utero per farlo nascere. Una storia di dono e generosità.
La nonna voleva un nipotino, e l’ha avuto. L’uomo voleva un figlio, ed è accontentato. L’amica ha donato il suo uovo con piacere. Lo scenario, molto postmoderno, è quello di una molteplicità di desideri in sé difficili, realizzati attraverso la cooperazione di persone che si vogliono bene e della sapiente ingegneria riproduttiva.
In questa fiaba tecnoscientifica, che la nonna-mamma ha detto di essere ansiosa di poter raccontare al bambino per mostrargli questa sua storia così speciale e meravigliosa, c’è però un furto. Inequivocabile, sicuro, per certi versi autonomo delle variegate obiezioni morali che molti muoveranno a questo evento, e ai suoi protagonisti. Si tratta del furto della madre.
…
segue qui:
Gianna Schelotto, LA BARRIERA DI SILENZIO CHE NASCONDE IL MOSTRO TRA LE MURA DOMESTICHE, Corriere della Sera
Pubblicato: 9 ottobre 2010 Filed under: abuso sessuale, Familismo amorale, sessualità, Violenza, Maltrattamenti Lascia un commento »Vai a: http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/825cecf4e1a1f05c9e0063f98a359970.pdf
Perché il merito da noi non vince. Il Bel Paese del «familismo amorale»
Pubblicato: 19 luglio 2010 Filed under: Familismo amorale Lascia un commento »sintetizza Roger Abravanel inMeritocrazia (Garzanti editore): «La società italiana è profondamente disuguale e statica. Il destino dei figli è legato a quello dei genitori; molto di più di quanto avvenga in altri Paesi. La disuguaglianza fra ricchi e poveri continua ineluttabile». Ma se il merito inteso come risultato di un’alchimia riuscita fra talento e impegno (così lo definì alla fine degli anni Cinquanta il sociologo inglese Michael Young, inventore del termine meritocrazia) si è affermato nelle società anglosassoni, nei Paesi del Nord Europa, in Francia e in Germania, resta un sogno nel cassetto (di pochi) nel nostro Paese. Nonostante che la sua negazione, nelle grandi scelte sociali come nella vita quotidiana, sembri a molti (quasi a tutti) la causa della decadenza italiana. Ovvero della sua scarsa capacità di ideazione, delle misere opportunità di formazione e di lavoro; alla fine, della infelicità stessa degli italiani, visto che la strada sbarrata al merito genera povertà, incertezza del futuro, pessimismo, bassa fecondità, poca voglia di vivere.
Una così ostinata assenza della cultura del merito, impenetrabile ad ogni stimolo venga da un altrove, regge alla crisi e alle critiche. Perché? Probabilmente quell’assenza è riempita da riferimenti culturali differenti, altrettanto strutturati e a loro modo vincenti, una vera e propria «cultura del demerito». Basata in primo luogo sull’enorme forza della famiglia in Italia e sulla sua capacità di far prevalere la logica dell’appartenenza che detta regole spesso in contrasto con quelle della comunità, di cui cerca di limitare riconoscimenti, sia economici sia di prestigio.
l’intero articolo qui:
Perché il merito da noi non vince. Il Bel Paese del «familismo amorale».
Cocaina e coppia genitoriale: «Piangeva per fame, ucciso per zittirlo» – in Corriere della Sera 21 marzo 2010
Pubblicato: 22 marzo 2010 Filed under: dipendenze, Famiglie, Familismo amorale, Violenza, Maltrattamenti Lascia un commento »In tempi in cui un cantante (Morgan) ha tenuto banco sui talk show televisivi sulla sua dipendenza da cocaina ed in cui è considerato un genio della musica uno che canta il demenziale “voglio una vita esagerata…“, vale le pena di leggere e stamparsi nella memoria il modo in cui questa coppi ha torturato e poi ucciso il bambimnetto di otto mesi
Paolo Ferrario
Restano in carcere Katerina Mathas, 26 anni, la madre del piccolo Alessandro, e Giovanni Antonio Rasero, 29 anni, accusati di aver ucciso il bimbo di otto mesi in una notte di sballo, fra cocaina e hashish. Il gip di Genova Vincenzo Papillo ha confermato l’arresto e la custodia in carcere richiesta dal pm Marco Airoldi ma non ha sciolto il nodo delle due versioni contrastanti, l’uomo e la donna infatti si accusano a vicenda. Il gip ritiene responsabili entrambi. I due, scrive nell’ordinanza, erano sotto l’effetto della coca e non sopportavano il pianto per fame del bambino: «in questa situazione di esasperazione gli indagati, verosimilmente in momenti successivi, con condotte e intensità crescente, delle quali non sono stati in grado di comprendere la gravità, usarono violenza nei confronti di Alessandro, dal morso al pizzicotto allo scuotimento fino ai colpi inferti alla testa, per indurlo al silenzio».
…. Mathas e Rasero sono rimasti aggrappati alle loro opposte versioni. Lei ha detto di essersi assentata da mezzanotte all’una e mezza dal residence per cercare droga, la circostanza è confermata dalle telecamere della sorveglianza ai cancelli. Indirettamente accusa l’uomo di aver ucciso il bambino in quel periodo. Rasero dichiara di essersi svegliato fra le 2 e le 2 e 15 e di aver visto la donna «in piedi davanti al divano mentre sollevava il bambino in alto con le braccia (col volto del bambino rivolto verso di lui) e quindi lo scagliava a terra». …. Solo la mattina, dopo essere uscito a fare colazione, avrebbe visto che il piccolo era «freddo e rigido».
…
Una stanza di venti metri quadrati, moquette nocciola, pareti beige, un letto matrimoniale incastrato in una testiera anni Settanta, luci fioche, una finestra con tende pesanti e la porta di un piccolo bagno. E’ il monolocale adibito a «scannatoio» del residence Vittoria dove lunedì notte Alessandro Mathas, otto mesi, è stato ucciso in un crescendo di botte e sevizie, bruciature e morsi, un parossismo scatenato dal suo pianto sempre più disperato perché aveva fame. E’ così che inizia la ricostruzione della notte del 16 marzo nell’ordinanza con cui il gip Vincenzo Papillo conferma l’arresto in carcere di Aikaterini Mathas (per tutti Katerina), e Giovanni Antonio Rasero. Per concorso in omicidio volontario.
E’ verosimile, scrive il giudice che «a causa del consumo di cocaina e hashish… gli indagati si siano trovati in una condizione di stordimento e di perdita delle capacità di autocontrollo che li rendeva insofferenti al pianto e alle richieste del bambino e interessati solo a ottenere il suo silenzio. E’ da rilevare al riguardo che Alessandro non risulta aver mangiato dal pomeriggio del 15 marzo e perciò è estremamente verosimile che la mancanza di cibo lo rendesse incline al pianto». Quello che Mathas e Rasero hanno fatto ad Alessandro per farlo tacere è dettagliato nell’esame esterno e autoptico dalle «ampie aree ecchimotiche di color viola scuro al capo e al volto, estese alla quasi totalità del cuoio capelluto» a un raggelante elenco di lividi e ustioni «a stampo superficiale e recente da sigaretta» nell’orecchio e all’inguine, ai segni dei denti sul piedino destro «lesività ecchimotiche a stampo di morsicatura compatibile con uno o più morsi», fino alla violenza finale. Quando Alessandro viene afferrato e sbattuto «con un’azione contundente molto violenta con urti ripetuti, almeno due, contro superfici rigide e a margini smussi comprendendo il pavimento o le sponde del letto visionate nell’appartamento». Segni di «presa manuale» anche sulle cosce, probabilmente il piccolo è stato scrollato tenendolo per le gambe.
«Non oltre mezz’ora» scrive il medico legale per valutare quanto il bambino è rimasto agonizzante sul divano, avvolto nella copertina azzurra di pile. Ma in questa notte da sballo, di cocaina e violenza, in cui il sesso è solo fonte di frustrazione perché la donna troppo stordita si nega e l’uomo si infuria per i tentativi respinti di avere un rapporto, come si possono separare con la precisione richiesta dal codice penale le responsabilità? Entrano in gioco da una parte i testimoni dall’altra i «riscontri oggettivi» come i tabulati telefonici e le registrazioni video del residence in quella notte.
«Piangeva per fame, ucciso per zittirlo» – Corriere della Sera
Maurizio Bettini Affari di famiglia La parentela nella letteratura e nella cultura antica, Il Mulino
Pubblicato: 5 febbraio 2010 Filed under: Famiglie, Familismo amorale, LIBRI NEWS Lascia un commento »function autocompleteContributorChangeFrm_submit(idContributor) { this.document.autocompleteContributorChangeFrm['contributorId'].value = idContributor; this.document.autocompleteContributorChangeFrm.submit(); }
Affari di famigliaLa parentela nella letteratura e nella cultura anticaDa sempre al centro della riflessione antropologica, lo studio delle forme della parentela consente di illuminare – come dimostrano queste pagine – il cuore stesso di una società. Le regole in base alle quali si stabiliscono filiazione e matrimonio, parentela paterna e parentela materna, il modo in cui si acquisiscono gli affini, e soprattutto il modo in cui ci si comporta nei confronti dei numerosi membri di un gruppo di parentela, costituiscono altrettante manifestazioni di “umanità”. Questo volume illustra al lettore d’oggi la concezione antica, romana in particolare, della famiglia: dalla terminologia di parentela ai divieti matrimoniali, al contesto religioso, infine al ricorrere di temi parentali nella letteratura (Seneca, Ovidio, Virgilio, Sofocle), a riprova di come la parentela prenda forma, e nello stesso tempo funga da stimolo creativo, all’interno della cultura antica.Pubblicazione online: 2010
Isbn edizione digitale: 978-88-15-14307-5
DOI: 10.978.8815/143075Pubblicazione a stampa: 2009
Isbn edizione a stampa: 978-88-15-13315-1
Collana: Saggi
Pagine: 384
Darwinbooks: Affari di famiglia
Ricolfi Luca, Cari bamboccioni impreparati
Pubblicato: 19 gennaio 2010 Filed under: Famiglie, Familismo amorale, Giovani 6 Commenti »… Da molti anni le statistiche ci dicono che in nessun Paese occidentale i figli restano in casa con mamma e papà così a lungo come in Italia. Perché? Per anni l’interpretazione dominante è stata che le cause sono essenzialmente economiche: poche occasioni di lavoro, mercato degli affitti congelato, proliferazione delle «università sotto casa». Da un po’ di tempo si stanno facendo largo anche letture meno economiciste, che avanzano il sospetto che c’entrino anche il familismo e il deficit di responsabilità individuale tipici della società italiana …
…. la loro preparazione media è così bassa da impedire loro l’accesso a posti di lavoro di qualità. Detto più brutalmente, siamo noi che li stiamo ingannando, è la finta istruzione che forniamo loro a renderli così deboli. Quel che è successo è che da molti anni la scuola e l’università italiane non solo rilasciano pochi diplomi e poche lauree, ma rilasciano titoli formali più alti del livello di istruzione effettivamente raggiunto. La conseguenza è che abbiamo un esercito di giovani che, per il fatto di avere un titolo di studio relativamente elevato (diploma o laurea), aspirano a un posto di lavoro di qualità, ma per il fatto di essere più ignoranti del giusto difficilmente riescono a trovare quello che cercano. …
vai all’articolo:
Cari bamboccioni impreparati – LASTAMPA.it
Parla Barbara Berlusconi: stupita delle attenzioni verso Noemi – Affaritaliani.it
Pubblicato: 5 agosto 2009 Filed under: 2 - POLITICA ITALIANA, Famiglie, Familismo amorale Lascia un commento »“Penso che una società esprima un senso della morale comune. I rappresentanti politici che sono chiamati a ben governare, a far prosperare la comunità, sono anche tenuti a salvaguardare i valori che essa esprime, possibilmente a elevarli. Non credo, quindi, che un uomo politico possa permettersi la distinzione tra vita pubblica e vita privata”.
Le basi morali di una società arretrata « La poesia e lo spirito
Pubblicato: 10 febbraio 2009 Filed under: Familismo amorale Lascia un commento »a Montegrano tutti i comportamenti degli individui sono family oriented.Perché, si chiede Banfield? Per delle ragioni mentali-culturali, è la risposta, a Montegrano si riscontra un’assenza di quella particolare forma di socialità detta civcness, “senso civico”, che è il nerbo della democrazia. Tale senso civico altro non è che lo spirito associativo (da Tocqueville considerato alla base della democrazia in America) di chi mette a disposizione il proprio tempo, le proprie specifiche attitudini e talvolta il proprio denaro in una organizzazione che persegua finalità che non ricadono nell’interesse immediato e diretto del singolo. Orbene, non sono i fattori strutturali, quali la miseria, l’ignoranza o la patologica diffidenza verso lo Stato che possono spiegare il comportamento dei montegranesi. «Ognuna di queste teorie contiene elementi di verità, ma nessuna basta da sola a spiegare i fatti che debbono venir presi in esame».
I Montegranesi agiscono così perché la loro base morale è il contrario del senso civico, essa si fonda cioè sul “familismo amorale”, ovvero la regola: «massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare; supporre che tutti gli altri si comportino allo stesso modo».
Le basi morali di una società arretrata « La poesia e lo spirito
Rino Pastore: Familismo amorale
Pubblicato: 14 dicembre 2008 Filed under: Familismo amorale Lascia un commento »Rino Pastore: Familismo amorale.
Familismo amorale – Wikipedia
Pubblicato: 14 dicembre 2008 Filed under: Familismo amorale Lascia un commento »Familismo amorale – Wikipedia.
Elezioni e complesso della Grande Madre mediterranea: ricordare Ernst Bernhard (1896-1965) , scheda di Paolo Ferrario
Pubblicato: 13 febbraio 2008 Filed under: ciclo politico 1994-2011, Familismo amorale, Schede Lascia un commento »Speravo molto che nella campagna elettorale non si sarebbe usato l’argomento della “mamma”.
Invece ieri sera – in quel programma televisivo che si chiama il nido di vespe – Berlusconi, incalzato da una vespa che si lisciava le antenne (pardon le mani), ha estratto dal suo repertorio la terrificante immagine della sua mamma che torna a casa, entra nella sua camera da letto e gli dice: “devi entrare in politica”.
Da cui la sua missione.
Nella cultura italiana la “mamma” è una istituzione, non una concreta persona.
Da ancora prima del proverbiale incipit di Beniamino Gigli “Mamma son tanto felice, perchè ritorno da te” (felice un c. !) della canzone di Cherubini, Bixio, Concina (1940, inizio della seconda guerra mondiale) e naturalmente anche per i decenni e secoli seguenti la mamma italiana, con la scusa della pastasciutta al ragù e delle mutande lavate e stirate, mantiene in uno stato di sudditanza emotiva il maschio italiano e trasmette alla femmina la retorica del compito generativo al sorriso Durbans.
Il culto della “mamma” è quanto di più bipartizan ci sia: dai comunisti italiani ai papisti il consenso è unanime.
La mamma è la “mamma”.
Ci voleva uno psicanalista ebreo berlinese, che vedeva da fuori come un antropologo la cultura degli italiani, per elaborare questo preciso e fondamentale ritratto del “complesso della Grande Madre mediterranea”
Ernst Bernhard (1896-1965) in Mitobiografia, Adelphi, 1969 lo racconta così:
“La chiave che permette di schiudere l’enigma dell’anima italiana è la constatazione che in Italia regna la Grande Madre mediterranea, la quale non ha perduto nei millenni né di potenza né di influenza. Essa è la premessa archetipica che si ravviva in ogni singola donna italiana se si fa appello alle sue qualità materne.
…
Nel dominio psichico essa produce prima di tutto una specifica attitudine materna. L’istinto materno la impegna interamente alla cura e alla protezione del bambino, un atteggiamento che si estende all’infinito attraverso meccanismi di proiezione; poiché dovunque essa trovi un oggetto, qualcosa a cui attribuire il significato di ‘figlio’, ivi si fissa, per rivolgerglisi maternamente. Essa accoglie ogni moto del ‘bambino’, afferra tutto, comprende tutto, perdona tutto, sopporta tutto. Quanto più bisognoso il bambino, più sofferente, più povero, più trascurato, tanto più vicino è al suo cuore.
…
La mancanza di puntualità e di fidatezza degli italiani si fonda in parte su questa fondamentale struttura psichica, poiché a chi è dominato dalla Grande Madre mancano capacità d’astrazione e di disciplina virili, o meglio queste soccombono inesorabilmente quando vengono a conflitto con la Grande Madre. Tutto ciò che è impersonale, per principio, essa cerca di trasformarlo in rapporto personale, attraverso il quale, come è noto, in Italia si può raggiungere quasi tutto.
…
Niente è più espressivo che l’interiezione “Pazienza!” che l’italiano pronunzia in modo quasi riflessivo quando qualcosa non è andato come doveva, a mo’ di rassegnazione e di conforto insieme, secondo quanto gli suggerisce la GrandeMadre consolatrice. … Poiché la rassegnazione contenuta in quel “Pazienza!” ha infine la propria radice in una genuina fiducia nel corso delle cose, in quella sicurezza che al figlio dà protezione materna, che giunge fino a quel ‘completo abbandono alla Provvidenza’ che è uno dei pilastri naturali della religiosità cristiana in Italia.
Ma la Grande Madre mediterranea in Italia è una madre primitiva. Essa vizia per lo più i suoi figli con la massima istintività, e i figli di conseguenza sono esigenti. Ma quanto più li vizia tanto più li rende dipendenti da sé, tanto più naturale le sembra la propria pretesa sui figli e tanto più questi si sentono ad essa legati e obbligati. A questo punto la buona madre nutrice e protettiva si trasforma nel proprio aspetto negativo, nella cattiva madre che trattiene e divora e che con le sue pretese ormai egoistiche impedisce ai figlie il raggiungimento dell’indipendenza e li rende inermi e infelici.
…
Spesso sono mogli e madri energiche, ricche di meriti, capaci, con un marito per lo più debole, senza interesse o capacità per le cose concrete, che creano e mantengono la posizione della famiglia, che dirigono aziende, fabbriche, alberghi, negozi o perlomeno la carriera del marito … Oppure sono donne sofferenti, malate o malaticce, il più delle volte con un marito estroverso, che sono state impedite nella loro evoluzione spirituale e psichica … Ambedue i tipi di madre, l’attivo come il passivo, hanno un’influenza ugualmente forte sul destino dei componenti della famiglia.
Data la posizione dominante della madre nella psicologia italiana, è naturale che la maggior parte delle nevrosi sia determinata principalmente da complesso materno. Molto spesso noi troviamo nell’uomo turbe di potenza, dongiovannismo, omosessualità, disturbi del lavoro. Nella donna troviamo sfiducia nelle sue qualità femminili, mancanza di fiducia nei decorsi naturali, mestruazione, gravidanza, parto, sviluppo dei bambini con i relativi disturbi: resistenza sessuale, frigidità, lesbismo, ipercompensazione intellettuale. In generale: disturbi dei rapporti fra i sessi, difficoltà nella ricerca del compagno, matrimoni infelici, angosce, depressioni, complessi d’inferiorità e un’infinita schiera di disturbi psicosomatici, dalla frequentissima emicrania alla colite, alla nevrosi cardiaca, all’asma, fino all’ulcera gastrica.
…
In una civiltà di stampo matriarcale l’elemento maschile rappresenta per definizione il lato indifferenziato, l’Ombra. Poiché la madre rappresenta l’inconscio nel suo aspetto predominante, l’uomo italiano è facilmente esposto ai suoi influssi e dispone di fronte a esso d’un Io relativamente debole; egli si identifica più o meno con l’Anima.
L’’identità con i lato positivo materno è evidente. E’ commovente vedere come i padri italiani sanno trattare coi loro bambini, come li sanno comprendere, proteggere, curare,. Sovente ridiventano bambini essi stessi, figli della Grande Madre, perché in fondo non hanno mai cessato di esserlo, compagni di gioco delle proprie figlie e dei propri figli, proprio come avviene presso i primitivi organizzati patriarcalmente, dove il posto del padre, con i suoi diritti e doveri, è preso dal fratello della madre, dallo zio materno. …
L’elemento maschile indifferenziato tende in linea di massima a fissarsi in una condizione di “figlio di mamma”, sovente nella forma di eterno Puer, cioè in una psicologia di pubertà. Questo produce per un verso l’attaccamento e la venerazione commoventi che l’uomo italiano ha per la propria madre, e con essi il suo tradizionalismo e il suo conservatorismo in tutti i domini, naturalmente anche nei confronti della Chiesa. …
Per altro verso questa psicologia di pubertà così caratteristica per l’uomo si manifesta positivamente come ribellione, ardimento, slancio, entusiasmo, intuizione creativa e schietto impulso all’avventura, negativamente come faciloneria, esibizionismo, vanità, gallismo o disprezzo della donna, spesso con tratti manifesti o latenti di omosessualità, e come tendenza a ogni possibile eccesso”
in Ernst Bernhard, Il complesso della Grande Madre. Problemi e possibilità della psicologia analitica in Italia, in Tempo Presente dicembre 1961, ripubblicato in Mitobiografia, Adelphi. 1969, pagg. 168-174
Nel nido di vespe di ieri sera appariva in tutta la sua luce mefitica l’archetipo della Madre Mediterranea quale potente simbolo generatore del probabile esito nefasto delle elezioni del 12 e 13 aprile 2008.
Sentivo riecheggiare queste parole di Bernhard: “l’attaccamento e la venerazione commoventi che l’uomo italiano ha per la propria madre, e con essi il suo tradizionalismo e il suo conservatorismo in tutti i domini, naturalmente anche nei confronti della Chiesa”.
Che la psicologia abbia strumenti ben più raffinati della politologia, della statistica elettorale e delle regole di voto per interpretare questa congiuntura storica e i detestabili prossimi anni, lo dimostra anche quest’altro testo della psicanalista Silvia Vegetti Finzi:
Che cosa significa per un figlio ottantenne perdere la madre? «Significa prima di tutto — risponde la psicologa Silvia Vegetti Finzi, esperta di dinamiche familiari – che sei più preparato all’evento, dunque riesci a renderlo comprensibile e accettabile, perché sai che tua madre ha compiuto un percorso di vita completo e pieno». Intanto, però, hai compiuto anche tu un bel percorso. Il che significa che di fronte alla scomparsa di tua madre sei in grado di riflettere con cognizione di causa sulla caducità della vita. E magari anche della tua: «Sì, il contatto diretto, in età avanzata, con la morte della persona cara è un’occasione di riflessione anche etica. Però oggi un settantenne ha una vita ancora ben aperta al futuro». È improbabile che un evento del genere abbia conseguenze depressive? «A meno che la depressione non preesista». Non sembra il caso del Cavaliere: «A settant’anni hai una vita ben più complessa che nelle età precedenti e riesci a relatìvizzare meglio. Per esempio, il fatto di essere nonno ti mette di fronte alla nascita della vita, dunque il dolore si stempera grazie all’idea della ciclicità del tempo». Fatto sta che secondo Freud dietro un uomo di successo c’è sempre la predilezione della madre. Lo ricorda Finzi: «È come se il figlio, specie se primogenito, agisse nel mondo per mandato della madre, per cui realizzare una grande opera diventa una forma di restituzione della stima». E a settant’anni com’è che un uomo di successo può rimediare quando gli viene a mancare la figura primaria di questa stima? Morta la madre reale, rimane al Cavaliere la madre interiore: «Che sarà ancora più idealizzata, perché la figura materna nel ricordo perde gli aspetti negativi di quando era in vita». Con che conseguenze per il figlio settantenne, appunto? «È probabile che aumenti in lui il desiderio di consenso, l’ambizione di essere amato da tutti, perché la mamma ideale è più esigente e il compito di esserne all’altezza ancora più impegnativo». Specie per un uomo che ha sempre puntato molto, anche pubblicamente, sulla personalità della madre: «In personaggi come Berlusconi — prosegue Vegetti Finzi, il riferimento alla madre indica un nuovo inizio, mentre il padre rappresenta la genealogia sociale, la continuazione: se ti presenti nel nome della madre sei un capostipite, il fondatore di un progetto il cui mandato ti è stato affidato appunto da tua madre». E che madre. Un carattere molto forte, a una forte componente virile e assegnano al figlio compimento della parte di sé che non hanno poi realizzare in prima persona». C’è da scommetter la morte di donna Rosa, in un futuro più o mene prossimo, «verrà proposta in pubblico da Berlusconi come esperienza esemplare, e il lutto come sentimento universale che tutti possono condividere sul piano retorico e immaginario». A proposito di immaginario l’analisi di Silvia Vegetti Finzi si spinge aintravedere nel rapporto tra Silvio e la madre defunta una dinamica quasi medievale, come avviene per tutti i figli di successo: «La genitrice diventa la regina. La logica è quella del cavaliere che parte per grandi imprese e al ritorno porta il trofeo alla regina. Con la morte il tutto viene enfatizzato». Eppure il rapporto stretto con la madre non era mai stato così esibito in pubblico dai politici. Come si spiega? «Berlusconi sa bene che la relazione madre-figlio in Italia ha un effetto speciale grazie alla devozione diffusa per Madonna. Il richiamo frequente a sua madre ha contribuito ad avvicinarlo ai ceti più popolari e tradizionali, toccando le corde più sensibili degli affetti e delle pulsioni».
In Il Corriere della Sera 5 febbraio 2008
Conclusione: il problema politico italiano non è Berlusconi, ma sono il 25% degli italiani che lo votano, l’altro 15% che si apparentano e i restanti 60 % che , detestandolo o insultandolo, ne consolidano il dominio.
Ma ancora più nel profondo, ghigna la Madre Mediterranea.





Commento a : La coppia libera da figli Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 29 gennaio 2007
Pubblicato: 29 gennaio 2007 | Autore: PolSer | Filed under: Famiglie, Familismo amorale, Ferrario Paolo, Lettere, Commenti, Conversazioni, Risè Claudio | Lascia un commento »Lettera a M.R.
avevo letto l’articolo di risè ma avevo sorvolato.
ora l’ho riletto e ti dico quello che penso. distinguendo, come si dovrebbe sempre fare sempre, fra contenuto di uno scritto (o anche di una frase orale) e giudizio sulla persona che lo ha scritto.
La tendenza è vera e chiara. Lo dice la demografia, lo dice la sociologia. e lo dicono gli psicologi. l’osservatorio di uno studio psicanalitico è straordinario: in quelle stanze c’è indubbiamente uno spaccato della società. quindi occorre prendere sul serio quanto dice:
“figli del boom economico, ben riusciti, ben nutriti, e generalmente ben vestiti”
“coscienza è identificata con un ideale di bellezza e di aproblematicità” (anche se qui ci vedo un giudizio morale che non condivido: “aproblematici”?)
“programma di bellezza, benessere ed armonia, conta molto nella decisione di queste persone di non avere figli …Continuano poi a portare con sé, oltre che fatica e preoccupazioni per i genitori, sporcizia, rischi, malattie”
“la loro decisone di non avere figli ha spesso una motivazione razionale. Quella economica c’è, ma non è la più diffusa”
“L’origine profonda della paura dei bambini è nell’intuizione che la loro presenza spodesterebbe la centralità che questa coppia bella e smagliante “
Vero, tutto (abbastanza) vero
Per esempio è vero nella scelta di avere figli conta molto la rete di supporto alla loro crescita (parenti, asili, gruppi di amici con figli cui appoggiarsi). e questa è una motivazione che il testo non prende in considerazione. Fare un figlio richiede un attimo: un amplesso senza precauzioni, nove mesi di rituali procreativi che soddisfano il sè di sè e di chi sta intorno. Ma poi c’è il costo della crescita. Il costo della conciliazione fra tempi di lavoro e tempi di vita.
Io credo che sia molto responsabile porsi anche questo problema.. Quello delle condizioni ed opportunità della crescita
il difetto dell’articolo è di vedere solo delle responsabilità individuali, quando ci sono anche condizionamenti sociali e socio-culturali altrettanto profondi.
L’articolo non dice che negli stati uniti la tendenza è opposta: si fanno figli. Perchè? perchè quella è una società che si da obiettivi generali. si cimenta con le sfide del futuro. offre un quadro entro cui anche le scelte procreative hanno un posto. Nei paesi scandinavi si fanno figli: lì le tasse toccano il 70% dei redditi e la politica vince quando si dice: più tasse per servizi migliori. lì è il welfare a offrire la chance in più
Il non investire sui figli in europa e ancor più in italia è il segnale di un continente che non ha più una missione. ed infatti sta retrocedendo davanti alla espansione della cultura islamica.
Quindi l’articolo mette in ombra le altre variabili storico-sociologiche. O meglio è un ottimo articolo che mette in evidenza lucidamente solo alcune variabili.
Poi non accetto nel modo più assoluto il giudizio morale di cui è intriso. come se i responsabili sono quelli che mettono su famiglia e fanno figli e gli altri sono tutti irresponsabili
Un bambino di un anno dovrà vedersela con gli effetti dell’aumento della temperatura e di mutazioni climatiche che altereranno l’economia. Lo stesso bambino dovrà verdersela non solo con i preti della cei ma con imam cha armano i fedeli contro gli infedeli e che insegnano l’uso del coltello. ne consigli comunali, nei consigli di quartiere.
per me è responsabile non far vivere nessuno in questo inferno prossimo e venturo.
Ma questo fa parte della mia pessimistica visione del futuro nel ciclo storico 11 settembre-? . Ciclo che sto prendendo molto sul serio.
Ma ci sono anche motivazioni personali da aggiungere a quelle della irresponsabilità di cui parla risè. Faccio il mio caso: io sarei un ottimo padre nella fase pannolini e risposta ai perchè. diciamo fino ai 10-12 anni. Ma un pessimo padre nella fase della adolescenza e dei conflitti connessi. Sono certo , conoscendomi a fondo, che vedermi in casa un quaindicenne con la coda di cavallo, le borchie i piercing attiverebbe in me la pulsione del figlicidio. Di questo sono assolutamente certo. e quindi sono fiero della responsabilità che mi sono assunto, consciamente ed inconsciamente: chiudere con i geni dei ferrario. forse il principale contributo che ho dato nella mia vita.
Insomma: l’articolo vede solo una parte. e da quella sola parte trae conclusioni generali.
E’ inaccettabile innanzitutto come metodo.
Vengo alla seconda parte del ragionamento. quello sulla persona che lo ha scritto.
Da tempo risè mostra una cosa che mi piace molto. è una persona che è molto cambiata nella vita. Ora è un devoto cattolico che stima la lega ed è iscritto a forza italia.
E questo lo fa diventare un giornalista-politico. Non il grande psicanalista che era e rimane.
Il suo articolo è intriso di quell’insopportabile fetore dei cattolici giudicanti. Di quei cattolici che si sentono interpreti unici dei “valori”.
Di quei cattolici che dicono: siamo rimasti solo noi a scopare per fare figli. Tutti gli altri scopano per edonismo.
Beh: sono vostre opinioni.
cara M. a me fa piacere chiarirmi le idee nella conversazione. Adoro il blog e i miei amici di blog con cui affilo e confronto i miei fili argomentativi proprio per questo
quindi ti ringrazio davvero molto di avermi offerto l’occasione per dirti cosa ne penso
fra l’altro il tema di oggi mi rumina dentro da tempo
ciao e grazie ancora
paolo
La coppia libera da figli
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 29 gennaio 2007
Tra i protagonisti della diminuzione degli italiani c’è un nuovo tipo di coppia. Silenziosa, senza grandi proclami, da non molto tempo ha un nome, anglosassone naturalmente. Sono i “childfree”, la coppia senza figli. Qualche convegno comincia ad occuparsene, come quello, a loro dedicato, appena concluso presso l’Università di Padova. Non si tratta, ricordiamolo subito, di persone che, per varie ragioni, non “possono” avere figli. No, i childfree, i figli proprio non li vogliono.
Chi sono dunque queste persone, di cui finalmente anche sociologia e demografia cominciano ad occuparsi? Ne possiamo fornire un ritratto perché, malgrado la loro intenzione di divertirsi, in realtà da anni frequentano gli studi di psicoterapia, che quindi li conoscono piuttosto bene. Un tratto evidente è la bellezza: sono figli del boom economico, ben riusciti, ben nutriti, e generalmente ben vestiti, ed al loro aspetto piacevole tengono molto. Non si tratta di una questione secondaria: i childfree sono proprio, molto spesso, degli emuli di Dorian Gray, il personaggio di Oscar Wilde che voleva rimanere per sempre giovane e bello, e che relega nella soffitta il ritratto su cui invece si imprimono le rughe ed i segni dell’invecchiamento, e dei vizi cui l’essere umano è (in misura maggiore o minore), fatalmente soggetto.
Anche loro hanno, del resto, il loro spietato ritratto, nel quale lo stesso Wilde rappresentava l’inconscio. Il loro, di inconscio, è popolato da immagini che appaiono regolarmente nei loro sogni, e sono tanto più mostruose ed inquietanti quanto più la coscienza è identificata con un ideale di bellezza e di aproblematicità.
Questo programma di bellezza, benessere ed armonia, conta molto nella decisione di queste persone di non avere figli. I figli infatti sono stupendi per chi li ama, ma ad un occhio allenato a guardare soprattutto se stesso appaiono alla nascita bruttarelli e sporchi di sangue. Continuano poi a portare con sé, oltre che fatica e preoccupazioni per i genitori, sporcizia, rischi, malattie, tutte cose ingombranti e poco desiderabili nell’universo asettico e patinato del childfree, letteralmente il: “libero da figli”.
Naturalmente, la loro decisone di non avere figli ha spesso una motivazione razionale. Quella economica c’è, ma non è la più diffusa, dato che in genere si tratta di persone che sanno amministrarsi abbastanza bene: il benessere economico è infatti un tratto importante del loro ideale di vita. Frequente è la dichiarazione di non voler contribuire alla sovrappopolazione di un mondo già affollato. L’argomento, anche quando è in buona fede, non tiene comunque conto della tendenza alla diminuzione della popolazione con l’aumentare del reddito, in atto in gran parte del mondo. In realtà, è il travestimento razionale della mancanza di un desiderio, e della presenza di una paura: quella dei figli, che i Childfree non vogliono.
L’origine profonda della paura dei bambini è nell’intuizione che la loro presenza spodesterebbe la centralità che questa coppia bella e smagliante vuole occupare nella propria vita. Le vacanze sarebbero più complicate, il tempo libero ne verrebbe sconvolto, ed anche la vita lavorativa, la carriera, le relazioni sociali, dovrebbero tenere conto di questi “nuovi arrivati”.
I due della coppia childfree sono di solito figli unici, o comunque prediletti, abituati da sempre all’attenzione esclusiva, soprattutto della madre, che ha di solito dominato la loro infanzia. Se va bene, riescono ad accudire l’altro (oltre a se stessi) come una madre attenta, un po’ pignola. Ma per i figli non rimane nulla.