l’ipotesi della Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) “necessita di un conforto scientifico”


Alienazione parentale. Cassazione: sindrome non ha basi scientifiche solide 


25 MAR - Per la Corte l’ipotesi della Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) “necessita di un conforto scientifico”. Altrimenti si corre il rischio “di adottare soluzioni potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che teorie non rigorosamente verificate pretendono di scongiurare”. 

La soddisfazione della Sip. 

LA SENTENZA

Leggi…

ancora sul bambino conteso dai genitori: come distruggere il figlio nel nome del dominio materno e paterno


dopo la mia nota sulla  miserabile vicenda del video del bambino prelevato a scuola in esecuzione di una ordinanza del Tribunale Minori

la vicenda (che è giudiziaria a causa dei conflitti genitoriali della “sacra famiglia italiana”,  ma che è innanzitutto psicologica per il bambino) ha avuto un ulteriore sviluppo:

  • sentenza della Cassazione che ha accolto il ricorso della donna e ha disposto un nuovo processo d’Appello davanti alla Corte di Brescia.
  • I giudici della Cassazione si sono pronunciati sulla questione della sindrome di alienazione parentale (Pas), che i giudici del merito avevano ritenuto decisiva per toglierlo alla mamma, attribuendogli un “forte conflitto di fedeltà nei confronti della madre” e “un ingiustificato rifiuto di rapporti con il padre”. Hanno stabilito che le critiche alla Pas “non sono state esaminate nel provvedimento impugnato” disattendendo “la necessità che il giudice del merito, ricorrendo alle proprie cognizioni scientifiche, ovvero avvalendosi di idonei esperti, verifichi il fondamento, sul piano scientifico, di una consulenza che presenti devianze dalla scienza medica ufficiale” da La Repubblica )

Nulla cambia della mia  argomentazione.

Basterebbe leggere fra le righe del comportamento della madre così come riferito da Repubblica:

Ieri sera ci sarebbe stato un momento di tensione fra i genitori, proprio quando la madre è andata a prendersi il figlio.  La donna, non avendo trovato subito il bambino nella casa-famiglia di Padova dove è ospitato, si è presentata a casa del padre, fino a ieri unico affidatario, mostrando copia della sentenza dei supremi giudici che avevano cassato il decreto della Corte d’Appello di Venezia. “Lui – ha detto, riferendosi all’ex coniuge – ha richiuso subito la porta, ma il bambino ha sentito la mia voce ed è uscito dalla casa, salendo nella mia macchina”.

Titolo della storia: come distruggere il figlio in nome del dominio materno e paterno

Paolo Ferrario

Ricorda anche le annotazioni di Claudio Risè:

BAMBINO CONTESO/ Risé: ecco i danni della guerra tra genitori

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http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2013/3/22/BAMBINO-CONTESO-Rise-ecco-i-danni-della-guerra-tra-genitori/375787/
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Donne (e uomini) senza figli – Paola Scaccabarozzi intervista Duccio Demetrio e Francesca Rigotti, D – la Repubblica


I filosofi Duccio Demetrio e Francesca Rigotti hanno affrontato il tema nel libro “Senza figli”. Abbiamo chiesto loro di scavare nell’animo di chi i figli non li ha desiderati, di chi li avrebbe voluti ma non c’è riuscito, oppure di chi li ha ormai perduti perché sono andati via di casa…di Paola Scaccabarozzi

vai a   Donne (e uomini) senza figli – D – la Repubblica.

DEMETRIO Duccio, RIGOTTI Francesca, SENZA FIGLI una condizione umana, Raffaello Cortina, 2012, pag. 268



Senza figli
ISBN: 978-88-6030-494-0
Autore: Demetrio Duccio, Rigotti Francesca
Titolo: Senza figli
Sottotitolo: Una condizione umana
Collana: Fuori collana
Argomenti: Filosofia , Pedagogia
Pagine: 268
Anno: 2012

vai al sito dell’editore  Raffaello Cortina  Senza figli

“padre” di 71 anni, “madre” di 59 anni. FECONDAZIONE ASSISTITA e ADOZIONE: ” la bambina rappresenta la realizzazione di un processo narcisistico che limita la possibilità di percepirla come un oggetto reale di investimento affettivo”, Corte di Appello di Torino, in La Stampa 25 ottobre 2012


Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Torino, che ha confermato la scelta del Tribunale dei Minori, dopo una perizia sulla capacità genitoriale della coppia. Le 32 pagine della sentenza pronunciata dalla Corte presieduta da Rosalia Rinaldi, raccontano una verità giudiziaria diversa da quella vissuta dalla coppia. Il caso è delicato, la storia complessa. Ci sono in ballo emozioni personali ma anche pareri di psichiatri e valutazioni di giudici che da anni si occupano di minorenni. Secondo la perizia consegnata dagli psichiatri Mirella Rostagno e Maurizio Desana alla corte d’appello, la bambina «ha evidenziato un importante livello di sofferenza» per la situazione che si è venuta a creare. Per i genitori «Viola rappresenta la realizzazione di un processo narcisistico che limita la possibilità di percepirla come un oggetto reale di investimento affettivo». «Noi l’amiamo veramente – replica la mamma -, non c’entrano nulla i tanti tentativi di fecondazione assistita». 

….

La Stampa – Padre di 71 anni, madre di 59 “Non possono essere genitori”.

I minori in difficoltà e l’informazione. La differenza tra vero e verosimile. | da Iperbole, la rete civica di Bologna


15 Ottobre 2012I minori in difficoltà e l’informazione. La differenza tra vero e verosimile.

Ancora una volta, non è la prima e non sarà l’ultima, il terma dei minori (purtroppo e non certo per colpa loro) in difficoltà e dell’informazione (TV e quotidiani in particolare) si sono incontrati e scontrati.
Il caso del ragazzino di Cittadella (e del video riproposto ossessivamente e pornograficamente sulle tv) segue i tanti casi in cui l’intreccio famiglia-minore-servizi-giustizia sembra non trovare mai una sua ricomposizione in cui ognuna delle parti possa essere ri-conosciuta per pregi e difetti, diritti e doveri.
Non è compito di questo sito addentrarsi nella materia, ma di offire occasioni di scambio e approfondimento; lo facciamo con alcune delle cose segnalate nelle tante newsletter che la redazione legge quotidianamente, nella speranza di far comprendere meglio anche il complesso e faticoso lavoro che i servizi sociali svolgono nel delicato settore dei minori, quando spesso “testa” e “pancia” sembrano assolutamente inconciliabili.

Fulvio Scaparro sul Corriere della sera
Paolo Ferrario sul suo blog polser.it
Manifesto di allarme sociale sulla condizione delle famiglie e dei minori, a cura di Franca Dente per l’Ordine Nazionale  degli assistenti sociali
Linee guida per la regolazione dei processi di sostegno e allontanamanto del minore, a cura del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali
Gli impegni dell’informazione verso i minori in cronaca: la Carta di Treviso

(fonte sito polser.it e redazione sportello sociale)

da I minori in difficoltà e l’informazione. La differenza tra vero e verosimile. | Iperbole.

LINEE GUIDA PER LA REGOLAZIONE DEI PROCESSI DI SOSTEGNO E ALLONTANAMENTO DEL MINORE, a cura del Consiglio Nazionale dell’ORDINE ASSISTENTI SOCIALI, giugno 2010


LINEE GUIDA PER LA REGOLAZIONE DEI PROCESSI DI SOSTEGNO

E ALLONTANAMENTO DEL MINORE 

(qui in formato Dbf: LINEE GUIDA MINORI cnoas)

Il fenomeno dell’allontanamento forzato di bambini/e e ragazzi/e dal proprio nucleo familiare investe in maniera articolata e differente diversi attori sociali.

Per i servizi sociali e sociosanitari impegnati a riconoscere e prevenire situazioni di rischio per i minori e a sostenere le famiglie in difficoltà, l’allontanamento di bambini/e ragazzi dai loro nuclei familiari costituisce un segmento residuale dei processi e delle attività poste in essere.

L’obiettivo prioritario degli Enti Locali e dei sevizi territoriali, infatti, deve essere quello di prevenire gli allontanamenti di minori dalle proprie famiglie. Laddove non sia possibile evitare l’allontanamento, l’obiettivo degli interventi è rappresentato dal recupero della capacità genitoriale della famiglia di origine e dalla rimozione delle cause che impediscono

l’esercizio della sua funzione educativa e di cura. Il fine è garantire il rientro del minore in famiglia, in tempi il più possibile brevi, nel rispetto del principio di continuità dei rapporti familiari/parentali.

E’necessario potenziare il sostegno alle famiglie non solo in funzione preventiva rispetto agli interventi più traumatici, ma anche, successivamente, per consentire una comprensione delle ragioni del provvedimento e una possibile crescita e recupero delle risorse interne al nucleo familiare.

In caso di allontanamento, va sempre perseguito un intervento che tenga in considerazione il rispetto delle persone, l’informazione dei soggetti coinvolti, la ricerca delle modalità più opportune per l’esecuzione del provvedimento e la necessaria tempestività,

in relazione sia alla sua efficacia sia all’esigenza di ridurre quanto più possibile il trauma che il minore ed i suoi familiari ne possano riportare.

Il lavoro di prevenzione e di sostegno alle situazioni di fragilità delle famiglie e delle coppie richiede l’attivazione di servizi competenti all’ascolto dei bisogni e alla prevenzione dei conflitti, di tutoraggio sociale, di educativa familiare e di mediazione familiare.

In particolare, occorre prevedere specifiche forme di accompagnamento per le famiglie e i minori di diversa cultura.

Nell’organizzazione dei Servizi Sociali è necessario prevedere la presenza di profili professionali che si occupino con competenze specifiche di famiglie e minori, con un impegno complessivo di lavoro che renda possibile l’affiancamento delle famiglie in difficoltà, in una logica di prevenzione e di rimozione degli ostacoli, favorendo e programmando attività e progetti mirati all’integrazione sociosanitaria.

Gli Enti Locali e le Regioni debbono assicurare risorse finanziarie e di personale al fine di garantire la presenza, nei servizi alla persona, di un adeguato numero di professionisti a cui assicurare formazione continua, specializzazione e supervisione professionale. E’ particolarmente Importante che, al fine di una efficace e continuativa attività di supporto ai bambini ed alle famiglie, i professionisti siano stabilmente impiegati nel settore.

ll minore di cui i genitori non possono occuparsi, ha diritto ad avere accanto a sé una figura sostitutiva, quale il tutore, che lo rappresenti e che soprattutto se ne prenda cura.

Tutori e curatori speciali possono trasformarsi da presenze solo formali a figure che curano e accompagnano il minore, pertanto la personalizzazione della loro scelta appare quanto mai indispensabile.

E’ opportuno, da parte dei diversi soggetti istituzionali coinvolti in questo processo, valorizzare il contributo e l’apporto delle associazioni di famiglie per la loro funzione di advocacy, studiando anche modalità di interlocuzione di tali soggetti nel procedimento, compatibili con il sistema processuale.

La necessaria sinergia tra servizi sociali, sociosanitari, avvocatura e magistratura deve mirare, in piena condivisione, ad un incremento del sistema di tutela dei minori, partendo dalla famiglia, con obiettivi comuni e strategie condivise. A tal fine è opportuno promuovere percorsi di formazione integrati.

E’ importante prevedere iniziative rivolte ai mezzi di informazione per far conoscere i principi, gli obiettivi, gli strumenti e le attività posti in essere dalle istituzioni a favore delle famiglie e dei minori. Un’informazione scorretta ed i processi di denigrazione che ne derivano verso i servizi sociali, sanitari e la magistratura, infatti, finiscono per ledere i diritti e le opportunità proprio delle persone e delle famiglie in difficoltà. Il senso di diffidenza che ne deriva rischia di ostacolare percorsi di orientamento e di sostegno .

Si elencano, di seguito, alcuni elementi da tenere in considerazione in caso di allontanamento:

1. Il ricorso all’art. 403 del Codice Civile _ di competenza dell’autorità di pubblica sicurezza o amministrativa _ deve avvenire solo quando sia esclusa la possibilità di altre soluzioni e sia accertata la condizione di assoluta urgenza e di grave rischio per il minore, che richieda un intervento immediato di protezione. Dell’allontanamento deve darsi tempestiva comunicazione alla competente Procura Minorile per le iniziative del caso.

2. La segnalazione di grave pregiudizio per i minori da parte dei servizi sociali e socisanitari alla Procura Minorile (o al Tribunale per i Minorenni nel caso in cui vi sia un procedimento già pendente), deve avvenire, per quanto possibile, in maniera circostanziata e deve essere immediatamente seguita da una indagine accurata della situazione.

Occorre che nella relazione siano esposti in maniera distinta gli elementi descrittivi da quelli valutativi e siano indicati gli interventi che sono stati posti in essere, ove possibile, per evitare l’allontanamento.

3. I servizi sociali e sanitari devono condividere ed elaborare, in maniera congiunta con la Magistratura minorile o ordinaria, una procedura che presupponga una fase di preparazione e di proseguimento dell’evento.

4. E’ importante, anche quando l’intervento sia stato attuato in via di urgenza per esigenze di protezione del minore da pregiudizi subiti in famiglia, favorire la comprensione degli obiettivi e degli interventi posti in essere. Nel caso in cui si debba procedere senza che i genitori siano presenti, va dato loro tempestivo avviso, da parte dei servizi competenti, dell’allontanamento e delle ragioni che lo hanno determinato.

L’informazione deve comprendere anche il diritto di avvalersi di un difensore e di chiedere all’Autorità Giudiziaria la revoca o la modifica del provvedimento.

5. Il provvedimento di allontanamento del minore deve contenere elementi di elasticità al fine di poterlo adattare alla situazione contingente. E’ utile che l’autorità giudiziaria dia eventualmente disposizioni più adeguate ove dovessero sorgere rilevanti difficoltà nell’esecuzione del provvedimento.

6. L’allontanamento non può essere considerato un momento a sé ma parte di un percorso

di cui è solo un tassello, con la conseguente necessità di formulare in concreto

un progetto più ampio nel quale il provvedimento si inserisce.

7. Il provvedimento della Magistratura deve prevedere l’affidamento dell’incarico di allontanamento all’Ente e non al singolo professionista.

8. E’ opportuno acquisire, ove possibile, il consenso o quanto meno la non opposizione all’esecuzione da parte degli interessati, anche collaborando con i difensori. È importante in ogni caso facilitare la comprensione delle ragioni del provvedimento.

9. Gli operatori che materialmente eseguono il provvedimento di allontanamento devono essere specializzati. E’ necessario prevedere una equipe stabile multi-professionale per accompagnare l’evento di allontanamento, possibilmente composta da professionisti diversi da quelli che hanno in carico il minore e la famiglia. Il rapporto professionale con gli operatori che seguono la famiglia deve essere, infatti, salvaguardato per non interrompere il rapporto fiduciario.

10. Le equipe multidisciplinari vanno coinvolte per il sostegno e l’accompagnamento, anche nel caso in cui un minore sia rintracciato dalle forze dell’ordine su disposizione dell’Autorità Giudiziaria ai fini del suo inserimento in comunità.

11. Si consiglia di evitare quanto più possibile l’utilizzo della Forza Pubblica durante le procedure di allontanamento. L’utilizzo della Forza pubblica, nei casi in cui si renda necessario, non deve avvenire in uniforme e devono essere scelti modi e luoghi che rendano l’evento il meno traumatico possibile per il minore e per i suoi familiari.

12. Ogni situazione va studiata e progettata tenendo conto della sua unicità e specificità.

13. Particolare attenzione va dedicata all’ascolto del minore e ai luoghi e ai modi in cui esso avviene, incentivando la creazione di spazi neutri per gli incontri protetti. E’ importante spiegare, tenendo conto dell’età e della capacità di comprensione, la situazione, le ragioni del provvedimento e il suo significato. È importante ascoltare i vissuti, i sentimenti, i problemi, e le aspettative del minore, accoglierlo in un luogo idoneo e considerare per quanto sia possibile i suoi desideri.

14. L’affidamento del minore in strutture di accoglienza, di tipologia adeguata all’età e alle caratteristiche del minore, deve essere strettamente limitato al periodo necessario all’elaborazione di un progetto di rientro nel nucleo familiare e, qualora questo non sia possibile, di affido intra o extra familiare.

15. Le strutture/famiglie che accolgono devono conoscere la situazione del minore e la motivazione del provvedimento, condividere le modalità di rapporto con i familiari, rispettare le prescrizioni, collaborare al progetto socio-educativo per il minore

impostato dai servizi sociali e secondo le disposizioni dell’autorità giudiziaria, offrire l’ascolto attento e curare l’accompagnamento del rientro in famiglia originaria o in affidamento familiare. Il lavoro di rete deve essere costante, così come costante e incisivo deve essere l’esercizio del potere di vigilanza del Pubblico ministero minorile sulle strutture comunitarie.

16. Appare particolarmente importante che le decisioni dell’Autorità Giudiziaria sui reclami proposti avverso i provvedimenti di allontanamento siano adottate in tempo sufficientemente breve.

17. E’ necessario promuovere protocolli operativi e percorsi di formazione congiunti per magistrati minorili, operatori sociali e forze dell’ordine.

Piero Guido Alpa, Presidente del Consiglio Nazionale Forense

Lamberto Baccini, Associazione Nazionale Comuni Italiani

Simonetta Cavalli, Consigliere Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali

Franca Dente, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali

Milena Falaschi, VI Commissione del Consiglio superiore della Magistratura

Carla Guidi, Consiglio Nazionale Forense

Concetta La Placa, Ministero del Lavoro e Politiche sociali

Isabella Mastropasqua, Consigliere Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali

Francesco Micela, Vicepresidente dell’Associazione Italiana Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia

Valeria Montaruli, Commissione Minori dell’Associazione Nazionale Magistrati

Silvana Mordeglia, Consigliere Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali

Fabio Roia, Consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura

Valeria Rosetti, Sostituto Procuratore presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli

Raoul Russo, Responsabile Welfare e Politiche Sociali dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani

Raffaele Tangorra, Direttore generale dell’Inclusione sociale del Ministero del Lavoro e Politiche Sociali

ALLEGATI

SINTESI METODOLOGICA

Per rendere meno traumatica l’esecuzione per il minore e per i familiari, gli interventi devono articolarsi su più livelli:

1. Con i familiari: informare correttamente; far comprendere le motivazioni del provvedimento; aiutare a individuare la modalità più adeguata di realizzazione nell’interesse del minore, evitandogli un trauma maggiore; sostenere con azioni di aiuto e non di mero controllo. Promuovere preventivamente condizioni di adeguata collaborazione significa spesso evitare un’esecuzione coatta e traumatica.

2. Con il minore, tenendo conto dell’età e della sua capacità di comprensione: spiegare la situazione che sta vivendo, le ragioni del provvedimento e il suo significato; ascoltare i suoi vissuti e sentimenti, i suoi problemi e le sue aspettative; accogliere in un luogo idoneo e considerare per quanto sia possibile i suoi desideri.

3. Con chi eseguirà il provvedimento e/o con i servizi: raccogliere e valorizzare la conoscenza del caso, della situazione contestuale più generale e degli interventi effettuati con i familiari e il minore quali indicazioni utili da fornire a chi effettuerà l’allontanamento vero e proprio. Ciò permetterà di individuare le modalità, i tempi e i luoghi esplicitando le ragioni di una presenza del professionista che ha in carico il caso o meno e della necessità di un supporto indiretto.

4. Con le strutture/famiglie che accolgono: conoscenza della situazione, del minore e della motivazione del provvedimento; la condivisione di modalità di rapporto con i familiari, la condivisone del rispetto delle prescrizioni, la condivisione di progetto educativo e di vita per il minore, l’ascolto attento, l’accompagnamento del rientro in famiglia originaria o in affidamento familiare.

SINTETICHE INDICAZIONI OPERATIVE/ORGANIZZATIVE

Al fine di rendere più efficaci gli interventi e più efficienti i servizi è indispensabile tener presente alcuni suggerimenti organizzativi, e prevedere:

- servizi dedicati, accoglienti e competenti per i minori e le loro famiglie;

- professionisti stabili e con adeguato carico di lavoro in grado di stabilire una relazione significativa e duratura con i soggetti coinvolti;

- equipe specializzata per situazioni di abbandono e di abuso, per provvedimenti di allontanamento e per riabilitazione e recupero di famiglie e di minori a rischio;

- uffici tutela, composti da tutori e curatori speciali separati da altre figure professionali che hanno altre funzioni.

Per le funzioni di tutela e di curatela possono essere utilizzati i volontari opportunamente formati;

- stabile apporto di sostegno formativo e di supervisione rivolto ai professionisti impegnati nel settore;

- stabile e significativo rapporto di collaborazione tra uffici giudiziari e servizi sociali.

SINTETICHE INDICAZIONI PROCEDURALI

Nel rispetto dei contenuti delle dichiarazioni, convenzioni e raccomandazioni internazionali e di quanto introdotto

dall’111 della Costituzione sul giusto processo è opportuno adeguare le procedure sulla base di alcuni principi:

- obbligo di procedere sollecitamente;

- obbligo di fornire al minore di età tutte le informazioni pertinenti sui fatti rilevanti del procedimento che lo riguardano e sulle possibili conseguenze;

- la consultazione e l’ascolto del soggetto minore di età in ogni procedimento che lo riguarda;

- la possibilità che in caso di conflitto di interessi fra il minore e i genitori che lo rappresentano la nomina di un curatore speciale;

- l’utilizzo della disciplina di nomina di un difensore del minore distinto da quelli dei genitori nel caso in cui il conflitto di interessi con i genitori lo imponga;

- un adeguato accompagnamento del minore a ogni processo che lo riguarda da parte di figure professionali di aiuto e assistenza;

- la ricerca del consenso del minore e della sua famiglia e dei loro rappresentanti prima di prendere una decisione;

- l’ascolto di entrambi i genitori in tutti i procedimenti che hanno per oggetto decisioni relativi ai figli minori.

MANIFESTO DI ALLARME SOCIALE SULLA CONDIZIONE DELLE FAMIGLIE E DEI MINORI, a cura di Franca Dente per l’Ordine Nazionale degli assistenti sociali, Giugno 2009


Sulla Repubblica di oggi (14 ottobre 2012)  Eugenio Scalfari interviene sulla vicenda del ragazzino di Padova e spende la sua bella penna in un articolo che diventa inevitabilmente denigratorio per chi si occupa, giorno dietro giorno, ad attivare (con risorse scarse) prese in carico, lavoro di cura, processi di aiuto.
E allora pubblico, come flebile voce davanti ai toni roboanti dell’illustre giornalista, il
MANIFESTO DI ALLARME SOCIALE SULLA CONDIZIONE DELLE FAMIGLIE E DEI MINORI
 La vicenda giornalistica di questi giorni propone la frattura comunicativa fra giornalismo di opinione (mancando in Italia l’anglosassone giornalismo di informazione) e la fragile situazione di chi lavora nel mondo dei servizi e che non ha voce nella generalità dello scorrere dei giorni. E così l’opinione pubblica è preda dei vari “giornalisti politici” che si inorgogliscono delle loro opinioni nelle vetrinette della stampa e delle televisioni.
Paolo Ferrario, 14 ottobre 2012
Ps : le sottolineature sono mie

MANIFESTO DI ALLARME SOCIALE SULLA CONDIZIONE DELLE FAMIGLIE E DEI MINORI

L’Ordine Nazionale Assistenti Sociali da tempo segnala alle autorità competenti e ai media allarme per lo stato di tensione e di conflittualità nel quale versano oggi le famiglie. La fragilità delle relazioni familiari, intergenerazionali e di genere, sta causando episodi sempre più frequenti di aggressività e di violenza. Le famiglie da luogo di protezione si stanno trasformando in luoghi di sofferenza e di rischio, nei quali i più esposti e i più indifesi sono i bambini.

I servizi sociali, con forze inadeguate rispetto ai cambiamenti in atto ed alle nuove esigenze, non riescono più ad esercitare il ruolo di accoglienza del disagio, di accompagnamento, di supporto alla sofferenza. La crisi delle relazioni, la sfiducia nei servizi pubblici, spinge la famiglia all’isolamento, si che la tragedia spesso si consuma in uno scenario di apparente normalità/solitudine. Nessuno coglie i segnali della tensione che cresce e che, se intercettata nei tempi giusti, può essere contenuta e magari riassorbita.

L’aumento delle separazioni di coppie con minori spesso rende visibili scenari dove il passaggio dalla solitudine alla conflittualità sembra essere diventato un passaggio obbligato. In un clima di ricatti e di rancori l’interesse dei bambini passa in ultimo piano e la gestione del “progetto della vita del minore” viene alla fine demandata al giudice minorile, tutelare o ordinario che sia. Così che l’esecuzione coattiva di un decreto di allontanamento risulta l’unica dolorosa ratio possibile, che avrà tuttavia pesanti ricadute su quello stesso minore che si vuole tutelare.

Sono sempre più frequenti i casi, resi pubblici dai mass media, di famiglie distrutte da tensioni e rivendicazioni che se gestiti o mediati in tempo utile e in modo professionale, sicuramente non avrebbero avuto un epilogo tragico.

Ancora il logoramento delle relazioni e dei canali di comunicazione intrafamiliare ed intergenerazionale risulta tra le cause di un crescente malessere infantile e adolescenziale, quale quello ad esempio che porta a manifestazioni di bullismo, all’uso di sostanze, a comportamenti auto etero distruttivi.

Tra le difficoltà relazionali sempre più diffuse si segnalano quelle che interessano alcuni segmenti deboli del tessuto sociale, quali le madri  sole, i coniugi separati e i divorziati, gli anziani, le persone celibi, nubili, vedove e i disabili.

Le tensioni all’interno del nucleo familiare investono, in modo particolare, il rapporto tra genitori e figli peraltro con effetti contrastanti. Se in alcuni casi, infatti, si sono accresciute, in maniera abnorme, le attenzioni e le aspettative dei genitori sui figli, in altri sono aumentate le distanze comunicative tra gli uni e gli altri fino al determinarsi di situazioni di abbandono, di violenza o di abuso all’interno del contesto familiare.

La professione di assistente sociale, in continuo contatto con la tensione che la sofferenza e il disagio produce, si trova ad operare nei servizi sociali e socio-sanitari spesso in condizioni di rischio, anche fisico, e di fragilità, come i suoi stessi utenti, nell’impossibilità di poter intervenire per assenza di risorse finanziarie e umane, in una condizione di ordinaria emergenza, tamponando le situazioni senza la possibilità, il più delle volte, di lavorare sulla relazione e sulla fiducia con il gruppo familiare.

La mancata emanazione dei livelli essenziali di assistenza da parte dello Stato, previsti dalla legge 328/00, spesso giustificati dalla mancanza di risorse finanziarie, e la condizione di stallo delle politiche sociali che ha di fatto disatteso le aspettative di implementazione di un sistema di rete dei servizi sociali hanno aggravato la condizione delle famiglie e dei professionisti chiamati a tutelare i diritti costituzionalmente riconosciuti.

Tutto ciò richiede necessariamente una urgente e incombente riflessione, un richiamo alla responsabilità da parte del Governo e degli Amministratori regionali e locali, a cui il CNOAS chiederà la necessaria attenzione, nell’individuare da subito interventi urgenti possibili e sostenibili che la professione di assistente sociale responsabilmente suggerisce.

Se si acquisisce come presupposto comune il ruolo fondamentale della famiglia per la formazione, il benessere delle persone, la coesione sociale, il dialogo e la solidarietà tra le generazioni; se si crede al ruolo sociale della famiglia, e se ne riconosce il valore formativo, allora è necessario pensare e ripensare a delle scelte urgenti che aiutino ad affrontare l’emergenza come quelle indicate di seguito:

  • rafforzamento nei servizi pubblici delle professioni di aiuto che consentono l’accoglienza e la presa in carico della persona e delle famiglie;
  • incremento dei servizi di mediazione familiare, civile e penale;
  • garanzia della privacy per i minori;
  • servizi di tutoraggio educativo familiare;
  • incremento dei servizi di vicinanza e di sostegno alle famiglie;
  • modifica dei protocolli operativi di allontanamento dei minori;
  • investimenti nell’affidamento familiare e nel recupero delle famiglie momentaneamente impedite a svolgere la funzione genitoriale.

A tale proposito il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali sta proponendo, di concerto con l’Associazione Magistrati, il CSM, l’Ordine Forense e i delegati Welfare dell’ANCI, l’istituzione di un tavolo tecnico diretto a costruire sinergie tra figure professionali coinvolte nella tutela di famiglie e minori, la revisione di protocolli/procedure di esecuzione coatte, la condivisione di prassi operative efficaci dirette al miglioramento delle relazioni famiglie, servizi sociali e magistratura e inoltre eventualmente e inoltre la possibilità di reperimento di fondi economici adeguati perequati per regioni, al fine di creare i presupposti di una reale, efficace, urgente cultura della vicinanza a quella che è la base della nostra società in decadimento, la famiglia.

Il Consiglio Nazionale intende infine coinvolgere le parti sociali e sindacali per un’alleanza diretta a migliorare la condizione politica, organizzativa dei servizi e promuovere azioni di maggiore tutela delle persone più fragili e dei professionisti.

Ci auguriamo che le istituzioni competenti possano appoggiarci in questo cammino.

Il presente documento è stato condiviso e sottoscritto dai componenti il Tavolo tecnico, attualmente attivo presso il Consiglio Nazionale, e da

CGIL, R. Dettori; CISL D. Volpato;  SUNAS S. Poidomani, UIL C. Fiordaliso

La presidente

Franca Dente

Paolo Ferrario, sulla miserabile vicenda di coloro che hanno confezionato e poi diffuso il video del bambino prelevato a scuola da agenti di polizia in esecuzione di un’ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia, 11 ottobre 2012 (con epilogo del 23 marzo 2013)


premessa (scritta il 25 marzo 2013)

la vicenda (che è giudiziaria a causa dei conflitti genitoriali della sacra famiglia italiana me che è innanzitutto psicologica per il bambino) ha avuto un ulteriore esito:

  • sentenza della Cassazione che ha accolto il ricorso della donna e ha disposto un nuovo processo d’Appello davanti alla Corte di Brescia.
  • I giudici della Cassazione si sono pronunciati sulla questione della sindrome di alienazione parentale (Pas), che i giudici del merito avevano ritenuto decisiva per toglierlo alla mamma, attribuendogli un “forte conflitto di fedeltà nei confronti della madre” e “un ingiustificato rifiuto di rapporti con il padre”. Hanno stabilito che le critiche alla Pas “non sono state esaminate nel provvedimento impugnato” disattendendo “la necessità che il giudice del merito, ricorrendo alle proprie cognizioni scientifiche, ovvero avvalendosi di idonei esperti, verifichi il fondamento, sul piano scientifico, di una consulenza che presenti devianze dalla scienza medica ufficiale” da La Repubblica )

Nulla cambia della mia successiva argomentazione.

Basterebbe leggere fra le righe del comportamento della madre così come riferito da Repubblica:

Ieri sera ci sarebbe stato un momento di tensione fra i genitori, proprio quando la madre è andata a prendersi il figlio.  La donna, non avendo trovato subito il bambino nella casa-famiglia di Padova dove è ospitato, si è presentata a casa del padre, fino a ieri unico affidatario, mostrando copia della sentenza dei supremi giudici che avevano cassato il decreto della Corte d’Appello di Venezia. “Lui – ha detto, riferendosi all’ex coniuge – ha richiuso subito la porta, ma il bambino ha sentito la mia voce ed è uscito dalla casa, salendo nella mia macchina”.

Titolo della storia: come distruggere il figlio in nome del dominio materno e paterno

Paolo Ferrario,

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Non avrei mai riportato in questo Blog la miserabile vicenda del video del bambino prelevato a scuola da agenti di polizia in esecuzione di un’ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia, trasmesso nel programma televisivo “Chi l’ha visto?” e rimbalzato su giornali e siti web.

Tuttavia una serie di commenti “professionali” che ho letto qua e là, mi inducono, molto a malincuore (perchè avrei preferito vedere finire nel “nulla comunicativo” sia la vicenda che il folle eco che sta avendo) a mettere per iscritto alcune annotazioni.

Il mio punto di vista su questa vicenda è ben diverso da quelli prevalenti.
La spettacolarizzazione di un simile evento è il problema.
Il visionante  televisivo ignorante (nel senso letterale “che ignora”) è il problema.
Le televisioni e i giornalisti a contratto (e quindi alla ricerca dello spot) sono il problema.
Gli effetti devastanti sulla cultura dei servizi sono il problema.

La diffusione virale del video e il solito coro degli “indignati” della domenica sono il problema.

Dovrebbe essere noto nella cultura operativa dei servizi che alle spalle di provvedimenti di quel tipo ci sono – salvo eccezioni poi sanzionabili – decisioni ponderate e sofferte e condivise (servizi sociali e magistratura). E supportate da casistiche di decenni. Azioni intraprese sulla base della esperienza.
Che poi il MODO usato dai poliziotti sia da correggere ed “educare” è tutto un altro discorso e su questo (ma solo su questo) convengo. Anche se mi preme sottolineare che a trascinare il figlio oggetto del desiderio era il padre (documentato in un servizio televisivo dalla 7)
Nell’osceno video lo spettatore ignaro vede una scena di allontanamento. Ma proviamo a pensare quello che NON vede..

Vede lo spettatore cosa succedeva a quel minore nella “santa famiglia” che tutti lodano?

Vedono questo gli spettatori?

Inoltre: cosa ne sappiamo di quanto è certamente documentato nelle relazioni psicosociali di un quinquennio?

Le regole della difesa del minore ANCHE CONTRO LA SUA FAMIGLIA sono una conquista. non una regressione. e la coppia istituzionale “servizio sociale/magistratura” non prendono mai queste decisioni a freddo e a cuor leggero.
Non tutte le famiglie funzionano bene. Si chiamano famiglie disfunzionali. Sono tante, soprattutto in tempi di figli unici, Ed i trattati di psicopatologia sono zeppi di analisi di come sono fatte le relazioni al loro interno.

Mai sentito parlare di violenza psicologica?

Quella che si nasconde sotto le carezze?

Dalle poche e frammentarie informazioni che trapelano, la contesa dei due genitori, con effetti probabilmente devastanti sulla psiche del ragazzino, dura da 8 anni.  Meno male che la ministra Cancellieri è donna di buon senso e dice: vediamo cosa diranno le indagini che ho chiesto sulla vicenda. C’è solo da sperare che l’esito non sia la solita litania accusatoria sui magistrati e la favoletta da bar delle “assistenti sociali che portano via i bambini”.
Non è facile andare CONTRO il senso comune (“la famiglia è sacra” , anche se rissosa e talvolta violentante: come se non ci fosse di mezzo il diritto di famiglia degli anni ’70 e successive evoluzioni). Ed è per questo che il lavoro di assistenti sociali ed educatori è così difficile.

E questo video così sadico, girato da una zia connivente con una delle parti in gioco è semplicemente disgustoso. Ma  ancor più è disgustoso che una trasmissione televisiva (sempre per il fottuto share) gli dia spazio e che un giornale ormai ridotto agli spot come la Repubblica lo rilanci. Solo Fulvio Scaparro (sul Corriere della Sera) è uscito, solo parzialmente,  dal coro dei finti piagnistei.,
Infine: che la gente comune inorridisca posso anche capirlo. La “televisione cattiva maestra”, di cui profeticamente parlava Karl Popper, lo ha fatto bene il suo lavoro di ineducare i cittadini !  La gente comune si accorge della importanza cruciale dei servizi alla persona solo quando ne è toccata. Per il resto del tempo biografico  evade le tasse, è indifferente ai problemi, usa il telecomando per andare sui programmi con le veline, salvo poi inveire (sempre con lo schema degli “indignati” che tanto piacciono ai salottieri )  quando il sistema sociosanitario fa fatica ad essere finanziato e barcolla sotto la pressione dei bisogni.
Ma che i professionisti dei servizi non abbiano capito l’inganno, questo lo trovo davvero stupefacente. Come l’intervistina della professoressa Anna Oliverio Ferraris, che questa volta è stata lei preda della rimozione, o la letterina del professor Guido Martinotti che inveisce contro i poliziotti come un sessantottino attempato.
Sono abbastanza vecchio da ricordare il caso di Serena Cruz  (*) , negli anni ’70 che diede il pretesto ad una scrittrice di valore (Natalia Ginzburg) di scrivere un pamphlet orripilante contro la cultura dei servizi ed il ruolo della magistratura. Quel libro è di certo uno dei suoi peggiori, perchè infarcito di oltraggiosi pregiudizi. Come se per lei le “famiglie” dovessero essere tutte come quelle in cui lei era vissuta. Come se una esperienza propria dovesse essere regola generale.
Mi stupisco che quell’episodio gravissimo (cioè la delegittimazione del lavoro di indagine dei servizi sociali e le connessioni con il sistema giudiziario) non abbia insegnato nulla.
Sento che il ragazzino dovrà stare (se la vandea delle manifestazioni che si stanno organizzando lo consentiranno) in comunità per almeno un anno.
Sono certo che starà meglio lì, invece che nella arena da corrida che gli hanno confezionato la madre farmacista ed il padre avvocato.

L’augurio è che le sue ferite siano perlomeno medicate, in attesa incerta delle cicatrici. E se questo succederà sarà solo per gli operatori che gli staranno intorno.

Paolo Ferrario

* Ferrario PaoloLa bambina contesa: il caso Serena Cruz“, in La gazzetta di Como, 22 Aprile 1989

Informazioni connesse a questo Post:

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Raccolgo qui sotto ALCUNI DEI COMMENTI (che i lettori potranno comunque vedere per esteso cliccando qui) a beneficio soprattutto di qualche giornalista di buon carattere e voglia di apprendere e che magari vorrà “informare” e non solo “giudicare”:

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Quel video mi ha scatenato una moltitudine di reazioni, in primo luogo la sorte di quel bambino preda dei due genitori, vittima di una guerra di rancori e di ricatti proprio da parte di chi ha la responsabilità di tutelare il suo sviluppo e la sua crescita. Subito dopo ho pensato con amarezza che “al peggio non c’è mai fine”, cioè ho capito che c’era stata tanta premeditazione nel costruire/filmare quella scena.
Il gioco era fatto, tutti i canali, i programmi, i talk show si sono buttati a capofitto sul dramma, sbranando ogni brandello del caso; giornalisti esperti, opinionisti ecc pronti a giudicare, valutare, condannare, parteggiare , violando ogni angolo del privato, ogni regola di riservatezza, scavando, scrutando…e in quel momento ho pensato al bambino che si è visto sbattuto in prima pagina.
Ho pensato al suo dramma e al suo stato confusionale e poi ho pensato al difficile travaglio vissuto da operatori e magistrati nel prendere una decisione di tale portata.
Nelle attività e nei processi di sostegno alle famiglie in difficoltà messe in essere dai servizi sociali, sociosanitari e dalla magistratura l’allontanamento costituisce per fortuna un segmento residuale ed è sempre l’ultima spiaggia.
Ma la comunicazione è spietata, ha regole inconciliabili con la complessità e la delicatezza delle situazioni in cui quotidianamente gli assistenti sociali si imbattono. I servizi costituiscono ancora, nonostante tutto, una grande risorsa per il nostro paese ed è proprio vero li apprezziamo solo quando ne abbiamo bisogno.
Mi sono quindi ricordata di quanto lavoro abbiamo fatto come CNOAS su questa area, proprio per dare giustizia ad un serio impegno di molti colleghi, con repliche, denunce , incontri con l’Ordine dei giornalisti e via di seguito per giungere ad azioni più mirate.
A questo proposito voglio allegare il prodotto, così faticosamente costruito, di un tavolo tecnico su cui mi piacerebbe riaprire l’interesse , per questo motivo ho risposto alle tue sollecitazioni utilizzando la tua mail personale
Si tratta delle “Linee Guida per la regolazione dei processi di sostegno e allontanamento del minore” sottoscritte da CNOAS, CSM, Consiglio Nazionale Forense, Anci, Associazione Nazionale Magistrati, e Magistrati per i minori e per la Famiglia, ANCI, Ministero del lavoro e delle Politiche sociali —> 
http://mappeser.com/2012/10/14/linee-guida-per-la-regolazione-dei-processi-di-sostegno-e-allontanamento-del-minore-a-cura-del-consiglio-nazionale-dellordine-assistenti-sociali/

Questo lavoro è stato promosso dal Cnoas da me presieduto attraverso un Manifesto di allarme sociale diffuso per richiamare l’attenzione dei diversi soggetti interessati istituzionali e non sulla difficoltà dei servizi, sulla condizione degli operatori , sulla crisi delle relazioni familiari e sui drammi familiari che sempre più spesso si consumano nel silenzio —>
http://mappeser.com/2012/10/14/manifesto-di-allarme-sociale-sulla-condizione-delle-famiglie-e-dei-minori-a-cura-di-franca-dente-per-lordine-nazionale-degli-assistenti-sociali/

Puntare sulla prevenzione e sulla mediazione dei conflitti doveva essere la strada per contenere le tensioni familiari, tutelare minori e prevenire tragici epiloghi.
Le linee guida volevano e voglio essere uno strumento per costruire sinergie tra servizi, magistratura, forze dell’ordine; condividere obiettivi, modalità operative. Dovevano essere promosse dai CROAS per riprodurre localmente tavoli di confronto , individuare criticità, migliorare la qualità degli interventi e evitare in maniera decisa interventi del tipo riprodotto nel video.
Su questi temi si sono diffusi percorsi di formazione continua in molte regioni con coinvolgimento congiunto di assistenti sociali, magistrati, avvocati, psicologi-
Grazie per avermi permesso di riprendere un argomento a me molto caro.

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La mancata cooperazione da parte dei familiari in casi come questo(separazioni e contesa per l’affidamento) porta a tali episodi, dove nn c’è il reale interesse per la SALUTE del bambino, ma solo la volontà di far prevalere la PROPRIA RAGIONE. Noi professionisti del sociale siamo nell’occhio del ciclone, in lotta continua, troppo spesso senza collaborazione da parte degli stessi interessati
La popolazione non è cosciente della delicatezza e della profondità con cui vengono valutate le situazioni, prese le decisioni, emanati e realizzati provvedimenti. Non si interessano neppure. E chi riporta le notizie dovrebbe almeno avere la decenza di informarsi adeguatamente sull’argomento che tratterà.

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Tutta questa vicenda mi ha fatto venire in mente (e non sarà un caso) la lunga strada che percorrono gli aspiranti genitori adottivi insieme ai tecnici, alla magistratura, agli enti preposti ecc. , prima di arrivare all’adozione.
Quando parlo con qualcuno di loro, a volte colgo il risentimento per le lungaggini dell’iter, per il peso dell’attesa, qualche volta anche per la qualità non sempre buona della relazione con i professionisti.

Oggi mi è venuto da pensare : “Spero che escano comunque da questa vicenda (quelli dichiarati idonei) con una certezza che sarà di grande aiuto a loro e al bambino. La certezza che non era un loro diritto averlo, mentre è sacrosanto il diritto di quel bambino ad avere dei genitori, e che siano “sufficientemente buoni “.
“I tuoi figli non sono figli tuoi, sono i figli e le figlie della vita stessa … Sono vicini a te ma non sono cosa tua”…(K.Gibran)
Sarebbe stato bello che da qualche penna giornalistica – anche modesta – fossero uscite poche parole, solo per ricordare questa verità sul rapporto di filiazione, di qualunque natura esso sia.

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A me tutta la vicenda però apre , o meglio rinnova ulteriori constatazioni su come i servizi e gli operatori, in particolare quelli dell’area tutela minori che da decenni si impegnano in questo campo, abbiano poco contribuito a diffondere e sviluppare una cultura dell’infanzia, una competenza diffusa e capillare ancorata ad alcuni punti cardinali su come riconoscere e trattare le situazioni di disagio familiare .
Se ci si propone realmente di tutelare i diritti dei bambini che sono i diritti soggettivi, di cittadinanza, diritti ad essere considerati a tutti gli effetti degni di usufruire di adeguate condizioni di crescita, di salvaguardia della salute, dello sviluppo fisico e psichico…… non è pensabile che questo possa avvenire soltanto attraverso interventi (repressivi, contenitivi, terapeutici.. di qualsiasi genere ..) fatti da esperti e specialisti, da autorità istituzionali più o meno forti e legittimate.
Se non si riescono a costruire degli atteggiamenti collettivi che si rifacciano a criteri meno superficiali e banali di leggere che cosa accade nei rapporti tra adulti e. bambini, tra generazioni, ma anche tra cittadini e istituzioni …. credo che sia inevitabile che si ripresentino conflittualità che finiscono per essere esacerbate, palleggiamenti, e rinvii che poi diventano valanga a cui non si riesce a porre freno o a cui si finisce per porre freno con modalità che esaperano le tensioni anzichè contenerle.
Penso che non sia possibile assumere come indiscutibile che la famiglia sia il luogo più adatto per far crescere, ma credo anche che non sia possibile assumere il contrario e cioè che ci siano genitori totalmente indegni e volontariamente assassini nei confronti dei figli
Fra l’altro ci sono in giro dei bei film che mettono in luce queste questioni: ad esempio genitori irreprensibili in Monsieur Lazar e un genitore terribile in Sapore di ruggine e ossa.
Mi domando se i servizi e gli operatori sociosanitari , ma anche scuola e tribunale, polizia compresa, si rappresentano che il loro lavoro non può consistere tanto e soltanto nel “salvare” il bambino perchè non siamo in grado di sapere esattamente che cosa gli consentirà di crescere (quando comunque è stato segnato da esperienze traumatiche) : per la loro collocazione perchè vengono a contatto diretto e ravvicinato con tante situazioni inguaiate e difficili hanno la possibilità di introdurre e far sperimentare dei modi differenti di rapportarsi tra adulti e bambini e anche tra adulti che stanno intorno ai bambini

Franca Olivetti Manoukian, sabato 13 ottobre 2012

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Con meno rabbia cerco di ripensare ai fatti di Cittadella.
Apprendo che c’è un altro video che offre una diversa lettura.
Apprendo che la zia e mi pare il nonno materno sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale…
Mi ritorna alla mente un caso di molti anni fa: separazione consensuale, bimbo affidato al padre ( e di fatto alla nonna paterna) ampia possibilità di incontri con la mamma.
Tuttavia il clan paterno si chiude a riccio sul bimbo, si appropria anche della sua mente e il piccolo rifiuta la madre.
Lottiamo con tutti gli strumenti che la giustizia ci offre, ma non vogliamo che i Carabinieri vadano a prelevare il bimbo per far valere i pur sacrosanti diritti della madre.
Risultato finale dopo anni di battaglie giudiziarie?
Una sentenza storica: la madre ottiene un “risarcimento” di € 50.000,00 per il danno ( peraltro mai incassati e depositati a favore del figlio!) ,costituzionalmente garantito, di non poter vedere suo figlio. Ma perderà alla fine ogni contatto con il bimbo, ormai divenuto ragazzo e che non la vuole più vedere,
Chi ha vinto? Chi ha perso? Credo che abbiano perso tutti e soprattutto il ragazzo, orfano di una madre viva.
La Sindrome di alienazione genitoriale esiste, eccome!
E quando si arriva a dichiararla non se ne esce più: un tessuto troppo liso non può essere ricucito.
Non bisogna arrivare a questi livelli.
Occorre pensarci prima.
Noi avvocati, che siamo in prima linea con i nostri clienti , dobbiamo evitare di fomentare il conflitto.
Invito chiunque sia interessato a qualsiasi titolo a cliccare su google : Diritto Collaborativo: scoprirà un modo nuovo di lavorare.
L’unico possibile per prevenire situazioni irrimediabili come quella di Cittadella, dove la ricerca del colpevole non porterà certamente sollievo al piccolo Leonardo.
Un’ altra riflessione: ancora più terrificante appare l’allontanamento violento da una famiglia quando “i contendenti” non sono i due genitori, che comunque accampano un giusto diritto, ma una famiglia affidataria, che ha cresciuto per anni un minore, e una nuova sconosciuta famiglia adottiva dall’altra o anche una famiglia d’origine per troppi anni assente.
Una bimba è stata scaraventata su una macchina della polizia, anni fa, e protetta neanche fosse Totò Riina per allontanarla irreversibilmente da affidatari che avevano avuto il torto di accoglierla neonata e non volerla perdere per sempre.
Risultato: una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ( Moretti Benedetti contro Italia, Cedu 2010) che ha condannato l’Italia a risarcire questi affidatari.
Ancora una volta il denaro per risarcire il danno provocato dall’incompetenza degli adulti che hanno gestito queste situazioni.
Mi domando il senso di tutto ciò-..
In commissione Giustizia Camera sonnecchia da tempo una proposta di legge ( Atti Camera 3854 e altre accorpate) che vuole proprio proteggere il diritto dei minori al rispetto dei legami d’affetto…..
Chiedo ai politici di non lasciarla morire con la fine della legislatura: affrontate il problema della continuità della vita affettiva: contribuirà a creare domani degli adulti più solidi.
Spero che, spenta la fiammella di emozioni suscitata dal caso di Cittadella, tutto non torni nel silenzio.
Grazie
Avv Lucrezia Mollica

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ho finalmente letto il tuo commento sulla triste vicenda di Padova. Sai come la penso sulla famiglia e sui figli e quanto male abbia fatto il familismo amorale per la crescita morale e culturale di questo povero Paese. Aggiungerei una noterella sull’uso distorto delle nuove tecnologie: oggi con uno smartphone tutti possono fare i giornalisti ed è così che la zia, parte in causa quanto la madre del povero bambino conteso, si è sentita in diritto di azionare la telecamerina e di inviarla a qualche giornale. Questi ultimi che cosa hanno fatto? in nome della democrazia della rete si sono limitati a rilanciarlo, mercificando ulteriormente a loro esclusivo vantaggio (il primo a postarlo è stata “La repubblica”? complimenti al faro della sinistra radical-chic italiota) tutta la vicenda.
cambiano i mezzi, in sostanza, ma la leggenda dell’assistente sociale cattivo e della magistratura crudele resta intatta. eppure il giornalista dovrebbe contribuire a sfatarle le leggende, non a tramandarle di generazione in generazione, secondo un principio tribale che non dovrebbe essere ammesso in una società figlia dell’Illuminismo.
Speriamo solo che il bambino possa recuperare un po’ di serenità in maniera che possa diventare un adulto equilibrato.

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Da ass.soc. che ieri pomeriggio ero a casa con la mia bimba malata ho potuto fare zapping tra rai 1 dove c’era il padre e canale 5 dove c’era la madre. Continuavo a “zappingare” incredula a quello che vedevo: ci credo che il giudice ha messo il piccolo in casa protetta, proteggendolo da questi “due”!

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da nonno con nipoti che vivono in famiglia separata, e che spera di non dover mai vivere situazioni analoghe, condivido in pieno il tuo saggio giudizio di esperto in materia- Hai espresso esattamente quello che in questi due giorni di artefatto clamore televisivo ho pensato anch’io.

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mi sono ritrovata più volte a parlarne con varie persone unica contro l’idea comune che ha generato un video del genere. Purtroppo siamo alle solite. Le persone hanno la brutta abitudine di credere alle notizie in tv come se fossero parole della Bibbia e di fermarsi unicamente a ciò che viene detto o mostrato. Purtroppo molti non si chiedono cosa ci sia dietro ad una certa decisione e quindi traggono le conclusioni velocemente e spesso anche sbagliate.

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fuori dal coro e soprattutto tiene conto dell’interesse del minore che in questo momento va protetto dalla contesa dei genitori. D’accordo anche sul preparare le forze dell’ordine che si sono ritrovate nella trappola degli adulti.

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come tu sai, non sono un operatore del settore, sono un “mezzemaniche” alle prese con tasse e numeri, ma nella mia trascorsa esperienza di sindaco del mio paese, purtroppo, in più occasioni, ho vissuto, coinvolto le tragedie dei minori nelle famiglie disastrate ed ho imparato che la spettacolarizzazione od anche il solo renderle di pubblico dominio, stimola la parte peggiore dello spettatore; grazie della saggezza e sobrietà.

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Dare una notizia è un conto, ma esasperare un fatto senza esaminare il contenuto è cattivo giornalismo e cattiva televisione. In questo modo si cerca di creare due fronti opposti come delle tifoserie calcistiche, lasciando il pubblico nell’ignoranza assoluta dei fatti che stanno a monte: matrimoni come società di fatto che si possono sciogliere a piacimento, procreare figli e sentirsene padroni come dei pupazzi di peluche, usare mezzi moderni per poter divulgare urbi et orbi fatti di estrema riservatezza. Le trasmissioni televisive si reggono su fatti estremi, come per esempio il caso di Avetrana provocando poi le gite domenicali per curiosi sadici vittime a loro volta di mancanza di cultura umanistica. Essendo ormai antico, mi viene quasi voglia di chiedere di fermare il mondo per poter scendere.

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Da responsabile di un servizio tutela minori non posso fare altro che sentirmi totalmente in sintonia con quello che ha scritto. E ne sono davvero rincuorato.

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Credo che su molti fronti ci sia un vero calo di professionalità e umanità. Il giornalismo vero poi, credo sia defunto. Un augurio speciale al piccolo Lorenzo, ringrazio  per aver centrato il problema, dopo tanto dire e commentare sui vari Blog.

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hai toccato il “cuore” del problema, che aveva smesso di battere per un attimo (almeno il mio), di fronte all’ennesima vicenda di “cannibalismo mediatico”. Ma che dopo il tuo articolo ha ricominciato ad avere un ritmo, cadenzato da spazi e tempi diversi: il tempo della condivisione, lo spazio del confronto tra operatori e non, il tempo dell’indignazione e della riflessione sulla necessità di fermarsi per poi ripartire, trasformando in valore aggiunto, le risposte che stanno arrivando al tuo post, e sono tante, e ne sono molto felice e rassicurata.

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Concordo pienamente con quanto lei dice. Quando è stato trasmesso il video, chi stava a fianco a me mi ha chiesto cosa ne pensavo, da assistente sociale. Era evidentissimo il comportamento negativissimo della zia del bambino, al lmite dell’isteria e comunque evidentemente strumentale e plateale. Non si vedeva certo una zia che aiutava il nipotino in una situazione così particolare, quindi non si vedeva una zia “buona”….tutt’altro. Ora, che mi rendessi conto io, da professionista, che sicuramente qualcosa non aveva funzionato, e che i poliziotti non erano la “gestapo” (parole della zia), è nella norma. Così come è nella norma che i comuni cittadini/telespettatori invece vedessero il tutto come un’azione gratuitamente violenta, con poliziotti/carnefici e parenti disperati, visto che non venivano date le dovute e corrette spiegazioni. Ma non è nella norma (o forse lo è) che dei giornalisti professionisti non abbiano vagliato il video prima di mandarlo in onda, dando in pasto alla collettività poliziotti/gestapo, giudici/inumani, e assistenti sociali/rubabambini, è gravissimo. Questa continua diffamazione mediatica è sempre più dannosa e sempre meno sopportabile.

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Madamatap: Natsume Soseki/3: “il matrimonio? Una barbarie destinata a scomparire”


Resto però piuttosto sconcertata dalla generale ansia da regolarizzazione amorosa che si respira in questo Paese. Perché una cosa sono i sacrosanti e civilissimi registri delle unioni civili, altro è la brama dei fiori d’arancio. Non sarebbe meglio concentrarsi sul riconoscimento alle coppie di fatto dei medesimi diritti che hanno le coppie sposate anziché insistere sulla possibilità o meno di mettersi un anello al dito?

….

tutto l’articolo qui   Madamatap: Natsume Soseki/3: il matrimonio? Una barbarie destinata a scomparire.

Ogni anno vengono abbandonati in Italia 3 mila bambini


Abbandono neonati e infanticidio. Sin: “Serve maggiore assistenza alle madri” 
11 LUG - Ogni anno vengono abbandonati in Italia 3 mila bambini. Per la Società Italiana di Neonatologia la possibilità di partorire in ospedale senza riconoscere il proprio figlio è “un passo avanti. Ma “il problema è più ampio e si articola nella prevenzione della depressione postpartum”.Leggi…

Verso quali politiche di conciliazione maternità e lavoro? Uno sguardo alla situazione italiana, da Percorsi di secondo welfare – Newsletter 8 / 2012


SOS Genitori – Gli spaesamenti della contemporaneità, Convegno alla Università di Milano Bicocca, 15-16 maggio 2012, Aula Magna, Edificio U6


SOS Genitori

Gli spaesamenti della contemporaneità


15-16 maggio 2012, Aula Magna, Edificio U6

Cadute le presunte certezze del passato, molti adulti si mostrano spaesati nell’educazione dei figli. Ma raramente ci si chiede: come si impara a fare i genitori? E’ innegabile che oggi sono i media – trasmissioni televisive, inchieste giornalistiche, siti Internet, blog – a esercitare il più forte impatto sul grande pubblico, modellandone i comportamenti e le idee. Dall’altra parte, ai Servizi socio-educativi vengono rivolte pressanti domande di consulenza e di supporto. Terzo attore in gioco è il mondo della ricerca educativa, che studia questi mutamenti e il disorientamento – reale? apparente? indotto? – di adulti e genitori nello svolgere il compito educativo, per interrogarsi sulle ragioni e sulle possibili risposte. Tre mondi dunque – i media, i Servizi, la ricerca – che, in occasione di questo Convegno, si incontrano per avviare un dialogo oggi più che mai necessario

Mentre il 15 maggio 2012, prima giornata del Convegno “SOS genitori: gli spaesamenti della contemporaneità”, sarà dedicata a relazioni di studiosi e al dialogo con i rappresentanti dei media,

il 16 maggio, seconda giornata del Convegno, vedrà lo svolgersi di 20 Laboratori, mirati alla presentazione di ricerche sul campo o alla sperimentazione di alcune pratiche di lavoro.

Scarica la locandina - formato normale - formato grande

La partecipazione alla prima giornata è libera e gratuita.

È possibile registrarsi ed iscriversi ai laboratori entro il 22 aprile.

Alla fine dell’incontro gli interessati potranno ritirare un attestato di partecipazione.

da Convegno – SOS Genitori

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Marco Franzoso, Il bambino Indaco, Einaudi, presentato a Radio 3 Fahrenheit, 9 febbraio 2012


Marco Franzoso, Il bambino Indaco, Einaudi 
 

Rivedo proprio su quel divano mia moglie che si spoglia, il neonato sulle ginocchia, infagottato dentro una piccola coperta di lana. Il bambino si agita, vuole liberarsi ma non riesce. Le gambe, il corpo, sono avvolti nell’involucro troppo stretto. Lei sfila il maglione, sbottona la camicetta e sgancia il reggiseno. La sua magrezza è impressionante, ha raggiunto il traguardo dei quarantadue chili. Tre mesi dopo il parto, anche se i seni rattrappiscono, si ostina ad allattare. Si ostina a somministrargli il proprio latte anche se per questo si disidrata e si sgonfia. È straziante assistere alla sua inutile determinazione. Il seno è minuto, cascante e grinzoso. La pelle attorno ai capezzoli sembra secca. Isabel avvicina nostro figlio alla mammella e lui inizia a succhiare. Succhia solo per alcuni secondi, poi agita la testa e boccheggia come un pesce gettato sull’erba. Si attacca e si stacca ripetutamente, con movimenti nervosi del capo. Scatta sul capezzolo con la bocca spalancata, succhia e poi si allontana di nuovo, deluso. Non capisce perché da quel seno non esca niente, non capisce dove sbaglia. Ma ha fame e subito si riattacca e cerca di succhiare con tutte le forze. Si innervosisce. Inizia un gridolino di smarrimento che mi mette i brividi e che vorrei interrompere subito, in qualunque modo. Riprova a succhiare, si stacca ancora, osserva il bersaglio del capezzolo e riprende. Potrebbe andare avanti per ore. Tutto inutile. – Vedi, – dice Isabel. – Vedi che non ha fame? Io non dico niente.

immagine evento

da Radio tre – Fahrenheit.

L’AMORE CONTESO. I FIGLI NELLE SEPARAZIONI FAMILIARI 2-16 febbraio 2012, Formazione sociale clinica


Programmi e Documenti:

L’AMORE CONTESO. I FIGLI NELLE SEPARAZIONI FAMILIARI

2-16 febbraio 2012

Il numero di separazioni e la natura conflittuale delle relazioni,

anche in regime di affido condiviso,

richiedono agli operatori una preparazione particolare
Il corso si terrà il 2 e il 16 Febbraio 2012
Sono aperte le iscrizioni sino al 27 gennaio

Programma

Programma stampabile

Scheda di iscrizione

vai a: Formazione sociale clinica.

Perchè raccontare le fiabe ai bambini | di Luciana Quaia in Muoversi Insieme, dicembre 2011


“Tanto, tanto tempo fa …”, la fiaba era di tutti.
Intere generazioni di adulti hanno amato e sono state affascinate dalla magia dei racconti fantastici che, tramandati a voce, hanno diffuso fino ai nostri giorni il patrimonio della tradizione e i contenuti dell’immaginario collettivo costruiti in secoli di narrazione.
Quando la fiaba diventa dei bambini? E perchè è altrettanto importante per la psiche adulta?

leggi l’intero articolo qui: Perchè raccontare le fiabe ai bambini | Muoversi Insieme.

Il Servizio Spazio Neutro di Palermo


Il Servizio Spazio Neutro è preposto a garantire “il diritto di visita e di relazione”.

A partire dal dicembre 2000, con l’utilizzo dei fondi provenienti dalla legge 285/97

“per l’infanzia e l’adolescenza”, nel Comune di Palermo è stato istituito un servizio

Spazio Neutro con la finalità di garantire tale diritto.

Tale azione, è elettivamente diretta alle famiglie, poiché rappresenta uno strumento

atto a realizzare la cura e il potenziamento delle relazioni intra – familiari in situazioni

in cui la famiglia attraversa uno stadio del proprio ciclo di vita fortemente

condizionato dall’evento separativo, tanto da attivare modalità comunicative e

relazionali improntate ad un elevato livello di conflittualità.

segue qui: 
http://www.attivitasociali.palermo.it/document/bandi/ptia14/all3_spazio_neutro_int_19A.pdf

Spazio neutro – Servizi specialistici per famiglie in difficoltà – Minori e Famiglia – Servizi Sociali – Uffici Comunali – Comune di Pero


Il servizio Spazio Neutro è gestito da Ser.Co.P. (Azienda Speciale dei Comuni del Rhodense per i Servizi alla Persona).

E’ finalizzato a garantire l’esercizio del diritto di visita e di relazione, tra i minori soggetti a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria e le famiglie di provenienza.

Per maggiori informazioni, consultare il sito internet di Ser.Co.P.

vai a: Spazio neutro – Servizi specialistici per famiglie in difficoltà – Minori e Famiglia – Servizi Sociali – Uffici Comunali – Comune di Pero.

Corso di formazione “Spazio Neutro”, per l’esercizio del diritto di visita e di relazione che permette ai bambini di mantenere, nonostante le crisi familiari, i legami con le figure genitoriali e la famiglia allargata | Ifos Formazione, Cagliari 2011/2012


Spazio Neutro è un servizio per l’esercizio del diritto di visita e di relazione che permette ai bambini di mantenere, nonostante le crisi familiari, i legami con le figure genitoriali e la famiglia allargata.

Si tratta di un servizio richiesto dal Tribunale per i Minorenni, dal Tribunale civile ordinario e dai servizi sociali nei casi di separazione giudiziale, divorzio conflittuale, affidamento e altre problematiche familiari caratterizzate da violenza, abusi e maltrattamenti.

I servizi di Spazio Neutro hanno allora l’obiettivo di fornire un luogo nel quale possa essere garantito il diritto dei bambini a incontrare i propri genitori e a mantenere una relazione; un luogo “‘neutro” rispetto al conflitto tra gli adulti, supervisionato da un operatore specializzato che ha il compito di prevenire e contrastare tutte le forme di comunicazione disfunzionale che potrebbero avvenire tra il genitore e il proprio figlio. In alcuni casi il Servizio ha la funzione di permettere l’incontrotra il genitore indagato di abusi sessuali ed il figlio, presunta vittima di molestie, favorendo il mantenimento del legame in attesa che il Tribunale ordinario penale accerti i fatti.

A chi è rivolto

si rivolge a laureati o studenti universitari in Servizi Sociali, Psicologia, Pedagogia, Scienze dell’Educazione e ad Operatori sociali e Sanitari ed operatori sociali e sanitari del servizio pubblico e del privato sociale che intendono acquisire i necessari strumenti per gestire gli incontri facilitanti e/o protetti tra i genitori e i loro figli.

Informazioni Generali

Il corso è a numero chiuso e i candidati saranno selezionati sulla base del curriculum e di altri eventuali titoli presentati.

I docenti del Corso sono gli operatori del Servizio Spazio Neutro IFOS di Quartucciu che lavorano da numerosi anni sui casi inviati dal Tribunale per Minorenni di Cagliari e dai servizi sociali del territorio.

Programma


Il corso di formazione della durata di 30 ore e articolato in 5 moduli formativi della durata di sei ore ciascuno

Aspetti teorici
Modulo  I La cornice giuridica,La cornice sociale, lementi di psicodinamica delle relazioni familiari
ModuloII La costruzione del setting, La realizzazione dell’intervento, Gli incontri facilitanti e protetti
Modulo III L’osservazione della relazione genitori – figlio, Metacognizione, scaffolding e abuso psicologico, La funzione metacomunicativa e riflessiva dell’operatore
Aspetti Pratici
Modulo IV La lettura del provvedimento giudiziario, la costruzione del setting, i colloqui preliminari e di ambientamento, la decodifica delle sequenze interattive genitore – figlio e la stesura della relazione, Il contro transfert e la gestione delle emozioni
Modulo V Analisi di filmati, role play ed esercitazioni

Formatori

Dott.ssa Valeria CADAU, pedagogista, CTU presso il Tribunale Civile e Minorile di Cagliari

Dott. Luca PISANO: Psicologo, psicoterapeuta, esperto in giurisdizione minorile.

Iscrizioni

II costo del corso di formazione è di ………….. € 360,00 iva inclusa

Acconto da versare all’atto dell’iscrizione…….  €200,00 .

L’acconto sarà interamente restituito, solo ed esclusivamente, nel caso in cui il candidato non dovesse essere ammesso al Corso di interesse, per decisione del Comitato di Selezione. In tutti gli altri casi la quota anticipata non verrà restituita, ma potrà, eventualmente, essere utilizzata per altri Corsi di formazione organizzati dall’IFOS.

La quotainclude il materiale didattico scaricabile dalla sezione Materiale Didattico

La scadenza per la presentazione della domanda è fissata al 10 Dicembre 2011.

Gli interessati dovranno presentare la domanda di iscrizione corredata da:

  • titolo di studio,
  • curriculum (provvisto di autorizzazione al trattamento dei dati personali, sensi del D.Lvo 196/03),
  • due foto formato tessera,
  • ricevuta del bancario* di euro 200,00 intestato a: I.FO.S Centro Studi per la famiglia, l’infanzia, Unicredit Banca di Roma – Roma Tiburtina C 30639.IBAN: IT 34 V 02008 05166 000400804500.

*A fini fiscali, qualora il bonifico venisse effettuato da persona diversa dal partecipante, è obbligatorio allegare alla domanda di partecipazione anche i dati dell’ordinante (nome, cognome, indirizzo di residenza, codice fiscale o partita IVA).

Le domande di partecipazione devono essere inviate presso la Segreteria Organizzativa Nazionale I.FO.S. Via E. Piria n° 6 09044 – Quartucciu (Ca).

Convenzioni

Soci FEDERMOT – Federazione Nazionale Magistrati Onorari di Tribunale - sconto del 10%

da Corso di formazione “Spazio Neutro” | Ifos Formazione.

MADRI SENZA TEMPO? Dialogo tra generazioni, Milano, 19 novembre 2011 9.30-18.30 Circolo De Amicis Via De Amicis, 17, FONDAZIONE ELVIRA BADARACCO


Convegno

MADRI SENZA TEMPO?
Dialogo tra generazioni

Milano, 19 novembre 2011

9.30-18.30 Circolo De Amicis
Via De Amicis, 17

Programma
Invito

Un progetto della Fondazione Badaracco

da FONDAZIONE ELVIRA BADARACCO > INFORMAZIONI.