BELLA ADDORMENTATA (Italia / Francia, 2012) di Marco Bellocchio con Toni Servillo, Alba Rohrwacher,Pier Giorgio Bellocchio, Maya Sansa, Michele Riondino,Fabrizio Falco, Isabelle Huppert, Gianmarco Tognazzi,Brenno Placido e Roberto Herlitzka, da il cinema racconta …


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Bella addormentata (Italia / Francia, 2012, 115 minuti) di Marco Bellocchio con Toni ServilloAlba Rohrwacher,Pier Giorgio BellocchioMaya SansaMichele Riondino,Fabrizio FalcoIsabelle HuppertGianmarco Tognazzi,Brenno Placido e Roberto Herlitzka
Il film si svolge durante gli ultimi sei giorni di vita di Eluana Englaro e racconta le storie di alcuni personaggi direttamente o indirettamente coinvolti nella faccenda e nel tema dell’eutanasia. Mentre la vicenda Englaro rimane costantemente sullo sfondo della narrazione, richiamata da spezzoni di notiziari televisivi e immagini di contestazioni di piazza, si intrecciano le quattro storie al centro del film. La storia di Rossa una eroinomane che ha scelto di morire e di Pallido, il medico che vuole salvarla. La storia di una famiglia di attori sconvolta dal coma della figlia, in cui la madre, una ex attrice di grande talento, si è ritirata per assistere la figlia in coma e per seguire una vita di preghiera e devozione, nella speranza del risveglio della figlia, ma ha sacrificato a questo sia sé stessa, sia anche il marito e il figlio. La storia di Uliano Beffardi, un senatore del Popolo della libertà che proprio duranti gli ultimi giorni di vi ta di Eluana vorrebbe agire secondo coscienza e non secondo la disciplina di partito, votando contro la legge proposta dal Governo Berlusconi e dalla maggioranza di cui egli stesso fa parte che impone che l’alimentazione e l’idratazione non possano in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi. Beffardi subisce fortissime pressioni dai suoi colleghi di partito, per votare conformemente alla maggioranza, in un momento di grande difficoltà politica del Governo. Nello stesso tempo, vive un rapporto in crisi con la figlia Maria, incrinatosi dopo la morte della madre in seguito a una grave malattia, divenuta una attivista del Movimento per la vita. La storia di Roberto che accompagna il proprio fratello minore, un psicotico bipolare con reazioni violente, a manifestare a Udine favore dell’interruzione del trattamento di idratazione e alimentazione forzata a Eluana Englaro e che vivrà una storia d’amore con Maria, conosci uta mentre si trova anche lei a Udine a manifestare sul versante opposto assieme alle associazioni cattoliche che protestano contro l’interruzione del trattamento. Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia premio Brian a Marco Bellocchio e Premio Marcello Mastroianni a Fabrizio Falco.

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  1. Bella Addormentata – Il senatore e lo psichiatra

    Clip da film Bella Addormentata, di Marco Bellocchio Bella Addormentata è in

  2. Venezia69. Bella addormentata di Marco Bellocchio

  3. Bella Addormentata Clip “Incontro in Autogrill”

  4. BELLA ADDORMENTATA di Bellocchio – Il Filmaniaco

  5. Intervista: il regista Marco Bellocchio parla del film “Bella Addormentata”

  6. R101 ospita Marco Bellocchio e il cast di “Bella addormentata”

  7. Venezia 2012 – Bella Addormentata di Marco Bellocchio

  8. Bella Addormentata – Marco Bellocchio: il personaggio di Maya Sansa

  9. Bella Addormentata – Il voto

  10. BELLA ADDORMENTATA – La posizione laica di MARCO BELLOCCHIO

  11. Bella Addormentata – Michele Riondino – L’incontro con Marco Bellocchio

Michela Marzano, AVERE FIDUCIA, Mondadori, da Radio 3 Fahrenheit


Avere fiducia, con Michela Marzano


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“In una famosa storiella ebraica, un padre chiede al figlio di saltare dalla finestra. All’inizio il ragazzo, spaventato, esita. ‘Non ti fidi di tuo padre?’ gli chiede quest’ultimo per rassicurarlo. E il ragazzo si decide a saltare. Cadendo, si ferisce. ‘Ecco, adesso lo sai,’ dice il padre al figlio in lacrime ‘non devi fidarti di nessuno. Nemmeno di tuo padre!” Nella società contemporanea, fra paure globali e sospetti locali, è possibile, se non addirittura necessario, credere negli altri? Prova a rispondere Michela Marzano, professore ordinario all’università di Parigi (Université Paris Descartes), con il suo Avere fiducia, Mondadori.

da http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-87ad651a-27ab-404b-a327-8f96b3589078.html

qui una splendida Roberto Esposito sula fiducia nel tempo della crisi: recensione

L’altro volto delle città d’agosto, da Diario di bordo di Claudio Risè


Quando le grandi città sotto il sole rovente d’agosto vengono abbandonate, svuotandosi cambiano volto e carattere. Nei grandi quartieri dove tutti correvano a far soldi in un modo o nell’altro, rimangono quelli che soldi non possono farne affatto, o per vocazione o per necessità. I vecchi, i bimbi che non hanno chi gli badi, gli sbandati, quelli un po’ strani. Gente che non è più (o non è mai stata) una “ruota del ciclo produttivo”. Ma dà un’importante lezione ai produttori in vacanza.
Quale? Quella di badarsi l’un l’altro, invece di correre come dei disperati. E, prima ancora, di guardarsi, parlarsi, raccontarsi, ascoltare.

L’altro, infatti, è interessante, se solo ci fermiamo a guardarlo. Come dimostra l’arte, quella buona, vera, che è poi sempre un raccontare, descrivere, dipingere, mettere in musica l’altro. Il quale a sua volta si rivela sempre (lo si scopre se si smette di correre e ci si ascolta reciprocamente), essere in fondo una parte di noi, quella che non corre sui percorsi di tutti. 

segue   …..

tutto l’articolo qui: L’altro volto delle città d’agosto « Diario di bordo.

Alessandro Russo, “l’immagine della nave reclinata sui bassi fondali del Giglio è destinata a rimanere a lungo nell’immaginario collettivo “, in Ponza Racconta


….

Ma a parte lo specifico isolano, l’immagine della nave reclinata sui bassi fondali del Giglio è destinata a rimanere a lungo nell’immaginario collettivo come, in diversi contesti, le immagini dell’attentato alle Torri Gemelle (11 sett. 2001), quelle dello Tsunami in Asia del 24 dicembre 2004 e di quello più recente del Giappone (marzo 2011).

E come il più emblematico e metaforico di tutti i naufragi: quello delTitanic del 15 aprile 1912 (1523 vittime dei 2223 inbarcati).

Molto si è letto in questi giorni dei  correlati profondi del naufragio di una nave con la condizione umana, e di come un evento del genere scateni interesse ed emozioni al di là del fatto in sé. Tutti coloro che hanno seguito la vicenda si sono sentiti naufraghi nella notte; come tutti hanno sentito il peso della responsabilità  del comando e — al di là delle manifestazioni di cattivo gusto — vissuto dentro di sé il profondo dramma dei responsabili, scampati al naufragio, ma con il carico di una colpa non espiabile.

Il pensiero di molti sarà andato a quel capolavoro della letteratura marinara che è Lord Jim di Joseph Conrad (1900),

“Lord Jim”: il romanzo di Joseph Conrad (1899-1900) e il film di Richard Brooks (1965)

Nel romanzo, Lord Jim è ….

l’intero articolo è qui: Naufragi di uomini « Ponza Racconta.

ACTING OUT, scheda di Paolo Ferrario


Termine usato in psicanalisi per designare le azioni che provocano una “rottura” del sistema motivazionale abituale della persona.

Gli psicanalisti (che hanno la psiche “incastrata” nel paradigma del rapporto fra “normale” e “patologico”) vedono in questi comportamenti prevalentemente le forme auto- o etero-aggressive ed i segni dell’”emergere del rimosso”.

In ulteriore prospettiva, si può anche argomentare che il campo applicativo di questo “concetto significante” è più ampio.

Nella mia esperienza psicologica l’acting out si è manifestato come un comportamento attivo e, quindi, capace di contrapporsi alla statica del blocco nevrotico (lieve o grave che sia).

E, pertanto, un “fare acting out” si è dimostrato capace di innovare la vita psichica interna e, di conseguenza, anche quella relazionale.

La mattinata del pellegrinaggio “risarcitorio”  per Noelle ne è un esempio concreto: queste tre ore in riva al lago sono state come una seduta di analisi o un sogno attivo. Immaginazione attiva, direbbe Jung, anche se questa volta mi sono giovato della forza del luogo.

Insomma: voglio dire che si può tenere lo sguardo più ampio ed aperto.

Interrogando il linguaggio arrivo a una definizione maggiormente integrata alla mia esperienza psicologica.

To act appartiene al campo del teatro: “to act a play“= recitare un testo teatrale; “to act a part“= recitare una parte.

La parola out apporta qualche ulteriore sfumatura: esteriorizzare, esibire ciò che si è tenuto finora per sè. Con tutto quello che di positivo ciò può comportare nei suoi risultati.

Diciamolo alla lombarda: acting out=tirar fuori. Senza implicite allusioni sessuali.

(mia libera e personale rielaborazione della voce contenuta in Laplanche e Pontalis, Enciclopedia della psicanalisi, Editori Laterza, 1968, pag. 3-4)

La sindrome rancorosa del beneficato – di Parsi M. Rita – Mondadori


La “sindrome rancorosa del beneficato” è, allora, quel sordo, ingiustificato rancore (il più delle volte covato inconsapevolmente; altre volte, invece, cosciente) che coglie come una autentica malattia chi ha ricevuto un beneficio, poiché tale condizione lo pone in evidente “debito di riconoscenza” nei confronti del suo benefattore. Un beneficio che egli “dovrebbe” spontaneamente riconoscere ma che non riesce, fino in fondo, ad accettare di aver ricevuto. Al punto di arrivare, perfino, a dimenticarlo o a negarlo o a sminuirlo o, addirittura, a trasformarlo in un peso dal quale liberarsi e a trasformare il benefattore stesso in una persona da dimenticare se non, addirittura, da penalizzare e calunniare. 

Fino al 22 marzo Incontri con la filosofia a Modena


Da molti anni il prof. Lorenzo Barani tiene a Modena, presso il quartiere Villaggio Giardino, incontri per parlare di filosofia.
Il ciclo del 2011 è intitolato

ALL’ASCOLTO DELL’ALTRO

Gli incontri sono iniziati l’11 gennaio ma proseguono fino al 22 marzo ogni martedì presso il centro civico Villaggio Giardino, Via M.Curie, 22/a – ore 21.00.

Questo il calendario:
25 gennaio
Babele: come ascoltare-tradurre l’Altro?
JACQUES DERRIDA, Psyché, Invenzioni dell’altro
PAUL RICOEUR, La traduzione. Una sfida etica
1 febbraio
Che cosa è ascoltare poeticamente?
JEAN-LUC NANCY, All’ascolto
8 febbraio
Un tentativo di pratica narrativa in filosofia
VINCENZO VITIELLO, Non dividere il sì dal no. Tra filosofia e letteratura
15 febbraio
PAUSA
22 febbraio
Polis e xenosofia. Il prossimo e lo straniero
MASSIMO CACCIARI, Ritrovare la prossimità nella distanza
1 marzo
All’ascolto del dolore
VITTORINO ANDREOLI, Per una cultura delle nostre follie quotidiane
8 marzo
Stare nelle cose e ospitare la scrittura: uno strano strabismo
PIER ALDO ROVATTI, Abitare la distanza. Per un’etica del linguaggio
15 marzo
INCONTRO CON IL PROF. DUCCIO DEMETRIO
Tema della serata L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini
22 marzo
Come scrivere la lontananza senza ridurne lo spessore
ANTONIO PRETE, Trattato della lontananza

Gli incontri precedenti dell’11 e 18 gennaio sono reperibili sul sito “nuke.alkemia.com” allapagina dedicata agli incontri.
È possibile scaricare in formato audio .mp3 le relazioni del prof. Barani

da: Libera Universita’ Autobiografia – Fino al 22 marzo Incontri con la filosofia a Modena.

PAOLO FERRARIO, Il Genius Loci come angelo del luogo, Pubblicato in: Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010, pagg. 45-57


PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo

pubblicato in : angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010

INDICE DEL SAGGIO:
1. L’evento
2. Relazioni fra gli angeli e gli uomini
3. Il Genius loci
4. I luoghi concreti
5. Gli elementi dei luoghi
6. Ritorno a casa

Bibliografia:

Amman R., Il giardino come spazio interiore, Bollati Boringhieri, Torino 2008

Bachelard G., La terra e il riposo, le immagini della intimità (1948), Red Edizioni, Como 1994

Benjamin W., Il viaggiatore solitario e il flâneur, Il Nuovo Melangolo, Genova 1988

Berger P. L., Il brusio degli angeli, Il Mulino, Bologna 1969

Bevilacqua F., Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti, Rubbettino, Catanzaro 2010

Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, Milano 2000

Demetrio D., Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea, Raffaello Cortina, Milano 2005

Demetrio D., Ascetismo metropolitano. L’inquieta religiosità dei non credenti, Ponte alle Grazie, Firenze 2009

Galli M., Edgar Reitz, Il Castoro Cinema, Milano 2006

Guardini R., Rainer Maria Rilke: le Elegie duinesi come interpretazione dell’esistenza (1953), Morcelliana, Brescia 1974

Hillman J., Il piacere di pensare, conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, Milano 2001

Hillman J., L’anima dei luoghi, conversazioni con Carlo Truppi, Rizzoli, Milano 2004

Jonas H, Memorie. Conversazioni con Rachel Salamander, Il Melangolo, Genova 2009

Michael J., Il giardino allo specchio. Percorsi tra pittura, cinema e fotografia, Bollati Boringhieri, Torino 2009

Moore T., L’incanto quotidiano, Sonzogno, Milano 1997

Peregalli R., I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell’imperfezione, Bompiani, Milano 2010

Rilke R.M., Elegie Duinesi, (1922), Le Lettere, Scandicci 1992

Stevens W., L’angelo necessario, SE/ES, Milano 2000

Wenders W., Stanotte vorrei parlare con l’angelo. Scritti 1968-1988, Ubulibri, Milano 1988

Paolo Ferrario è sociologo e formatore in tema di politica dei servizi sociali. Attraversa il suo Destino nell’ultimo tratto di vita tra partecipazione alla Polis e necessità esistenziale di ancorarsi in un Luogo, che si è concretizzato a Coatesa sul Lario. Ha scritto solo libri tecnici e questa è la sua prima escursione nella ricerca simbolica. Tiene un “diario reticolare”  sul Blog  Segni di Paolo del 1948. Pubblica articoli sul BlogZine Muoversi Insieme di Stannah.   In Tracce e sentieri. Luogo Tempo Eros Polis Destino si trovano altri segni del suo percorso individuativo.

Leonora Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori


15 – 17 ottobre 2010 seminario a cura di Leonora Cupane

RACCONTI POETICI DI LUOGHI INTERIORI
SEMINARIO DI AUTOBIOGRAFIA POETICA

Questo laboratorio parte dal presupposto che, scrivendo di sé, non sia importante soltanto che cosa si racconta, ma anche come.
Nell’infanzia, scrive Walter Benjamin, “le parole sono vive, piene, ricche, perché portano tutte traccia delle percezioni sensoriali forti del bambino, portano traccia del tatto, del colore, dell’odorato, del suono, di tutte le esperienze; la lingua del bambino è una lingua della domenica, cioè una festa”. Crescendo, la parola perde l’aderenza alle cose, al mondo, all’esperienza, e diventa più arida, perché slegata da quel piacere fisico di creare nominando: allora si opacizza, si logora, diventa automatica e vuota. Non c’è più una lingua della domenica, ma spesso una grigia lingua del lunedì mattina. Il pensiero diventa astratto e totalmente distaccato dalla fisicità che ci costituisce. Per raccontare se stessi in modo completo e non scisso, è necessario fare pratica d’una forma espressiva che permetta di recuperare quel piacere originario di gustare le parole con tutto il corpo.
Questa forma è la poesia, che ha la capacità di alimentarsi di parole vive perché nate dal ritmo del respiro, del battito del cuore, del passo, parole profondamente radicate nel corpo, che conservano le preziose qualità sensoriali della lingua allo stato nascente, capace di esprimere la totalità dell’esperienza senza scissioni; essa è uno strumento autobiografico completo, perché non separa il significato dalla forma-suono e dalla originaria matrice ritmica della parola, e permette di riunire in un unico atto narrativo il gioco creativo liberatorio e la rievocazione emotiva profonda e illuminante.
Proveremo quindi a raccontarci in forma poetica, facendo esperienza degli strumenti specifici attraverso cui la poesia può diventare una pratica autobiografica trasformativa, una forma di attenzione al linguaggio e di cura di sé e degli altri.

Lo spazio, insieme al tempo, è la dimensione costitutiva dell’esistenza. Non possiamo pensare a noi stessi senza collocarci in un luogo. Metafore comuni come “sentirsi a casa” “sentirsi spaesati” “trovare rifugio fra le braccia di qualcuno”, “stare dentro una torre d’avorio”, “avere un sogno dentro il cassetto”, “sentirsi in trincea”, sono solo alcuni esempi di come la spazialità permei il linguaggio e il pensiero. Nell’essere umano i luoghi, da concreti e materiali, diventano immaginari, simbolici: quindi, oltre ad abitarli, possiamo dire che ne siamo abitati. Conoscere i nostri luoghi/spazi interiori, avere accesso a queste immagini, significa quindi accrescere la conoscenza di noi stessi.

Il seminario è ispirato da un libro di Gaston Bachelard, “La poetica dello spazio” (Dedalo, Bari, 2006 nuova edizione) che ragiona e discorre sulla valenza evocativa, poetica e profondamente coinvolgente di alcune immagini spaziali – come la casa, la stanza, lo scrigno, il nido, il guscio- che Bachelard chiama “dello spazio felice”, il cui valore presenta ricchissime sfumature di intimità.
Durante il seminario andremo oltre: attraverso la scrittura non ci limiteremo a esplorare le immagini dello spazio felice, intimo e rassicurante, bensì ci addentreremo in una multiforme varietà di spazi, sia luminosi sia oscuri, preziosi per noi da evocare perché popolano il nostro mondo interiore. Torri e roccaforti, pozzi e miniere, soffitte e cantine, rifugi e tane, capanne e giacigli, sentieri e passaggi segreti, abissi e giardini, così come balaustre, ponti, soglie, crocevia, finestre, porte: ogni immagine spaziale che abbia una risonanza interiore profonda potrà diventare oggetto delle nostre scritture autobiografiche, rivisitazioni poetiche, immaginazioni trasformative.
Ragioneremo sui fertili intrecci fra memorie concrete di luoghi realmente esistiti e abitati, memorie fittizie di luoghi che qualcuno ci ha narrato (magari appartenenti a una memoria familiare) luoghi sognati e mitici, luoghi simbolici la cui realtà è solo interiore, spazi che ci accolgono e spazi che accogliamo in noi. La contaminazione fra memoria e immaginazione è vitale per nutrire il nostro spirito, se è vero, come dice Bachelard, che

L’immagine poetica non è l’eco di un passato ma è piuttosto il contrario: attraverso una folgorante immagine il passato lontano risuona di echi, e non si riesce a cogliere fino a quale profondità tali echi si ripercuoteranno e si estenderanno.
Le grandi immagini sono sempre allo stesso tempo ricordo e leggenda. Ogni grande immagine ha un fondo onirico insondabile, sul quale il passato personale dipinge immagini particolari.
Ogni memoria deve essere reimmaginata: nella memoria noi conserviamo microfilms che non possono essere letti se non ricevono la luce viva dell’immaginazione. Bisogna spingersi fino alle profondità dei sogni, al di là dei ricordi, in una pre –memoria.

Leggeremo anche poeti, italiani e stranieri, che si sono avvalsi d’immagini spaziali dal forte valore evocativo, cercando nelle loro parole, come in una miniera, frammenti preziosi da “scalpellare” poi dentro la nostra personale scrittura.
Il gruppo di lavoro intreccerà le voci e le immagini in un percorso di arricchimento reciproco, elaborazione creativa di nuovi testi condivisi, scoperta di altri punti di vista e apertura di nuovi spazi interiori.

Le metodologie di narrazione autobiografica e poetica che saranno utilizzate nel laboratorio attingono in parte anche alla poetry therapy (poesia-terapia) statunitense, e, opportunamente approfondite e declinate, possono costituire strumenti efficaci e preziosi per chi lavora in ambito didattico, educativo, formativo o terapeutico con qualunque tipologia di utenza: adulti, bambini, adolescenti, anziani, persone che vivono condizioni di crisi, malattia fisica e mentale, lutto, detenzione, possono trovare nella narrazione autobiografica poetica uno straordinario mezzo espressivo in grado di restituire loro una voce autentica, non vincolata rigidamente dalla logica e dal primato del concetto, generando una scrittura nuova e viva, “corporea”, profondamente radicata nella sensibilità personale.

Libera Universita’ Autobiografia – 2010-10-15 – Leonora Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori.

Il primo passo del percorso di Silvia Montefoschi, In Silvia Montefoschi, Bianca Pietrini, Fabrizio Raggi, Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi, Zephyro Edizioni, 2009, p. 17-27


L’intero discorso che il pensiero ha fatto di sé in Silvia Montefoschi narrando la storia della propria evo­luzione che ha dato luogo all’evoluzione dell’universo, ebbe inizio quando Silvia Montefoschi, impegnata già da tempo nella ricerca della verità mediante il metodo psicoanalitico che è appunto quello della perenne rifles­sione del pensiero su se stesso, fu incalzata a ripiegarsi riflessivamente sul suo stesso operato per scoprire alla radice la dinamica che si svolgeva tra l’uno e l’altro del rapporto psicoanalitico. E fu lì che si fecero già eviden­ti i fondamenti della dinamica conoscitiva in cui consi­ste l’esserci di tutto ciò che è:

- la relazione duale all’interno della quale solamente il soggetto sa di sé come tale;

- l’articolarsi di questa relazione nella distinzione tra il soggetto e l’oggetto, tra loro in reciproca dipen­denza;

- la tensione verso il superamento di questa interdi­pendenza nell’intersoggettività, nella quale il sog­getto riconosce se stesso nell’altro soggetto con il quale realizza, consapevolmente, quell’unità duale che si dava sin dall’inizio dei tempi inconsapevole di sé;

- il fulcro della dinamica evolutiva dell’essere: il tabù dell’incesto e la sua infrazione;

- e infine il concetto di soggetto riflessivo, che Silvia Montefoschi introduce per la prima volta nella teo­ria psicoanalitica come altro dal concetto dell’io, e che è l’unica chiave di lettura di tutti i processi psi­chici siano essi sani o patologici; soggetto riflessivo che è la costante presenza del soggetto umano a se stesso e il punto di riferimento di tutti gli eventi del­l’esistenza del soggetto umano stesso grazie al quale quest’ultimo riconosce la propria identità storica. Fondamenti questi che, nel farsi immediatamente evidenti nel dialogo tra l’uno e l’altro del rapporto psi­coanalitico, fanno di quest’ultimo non soltanto l’ambito ma l’essenza stessa della dinamica evolutiva del pensie­ro, che è quella del ripetuto salto evolutivo del pensiero su se stesso; dinamica che si era già fatta consapevole di sé, nel momento in cui il pensiero raggiunse il livello di riflessione del soggetto umano.

[..]

Dalle riflessioni di Silvia Montefoschi emerge allo­ra che l’oggetto sul quale l’analista opera e il parame­tro da lui utilizzato nel rapporto analitico mutano radi­calmente. L’oggetto infatti non è più il relazionarsi del paziente all’analista, bensì il modello di rapporto nel quale entrambi sono calati; il parametro non è più il modo dell’analista di relazionarsi al paziente, bensì un nuovo modello di rapporto che già è presente, come necessità, all’interno della dialettica dello stesso rap­porto analitico.

Il modello di rapporto, nel quale paziente e analista si trovano calati, è quello dell’interdipendenza ove il paziente si fa oggetto conosciuto e l’analista si fa sog­getto conoscente, e il nuovo modello di rapporto, che già è presente come necessità all’interno della stessa relazione analitica, è quello dell’intersoggettività dove paziente ed analista si sperimentano entrambi come soggetti che riflettono insieme sulla dinamica della loro relazione la quale si svela, sempre ad entrambi, come una problematica relazionale universalmente umana al di là delle possibili variazioni che si danno nelle singo­le storie personali. Problematica che è quella della inter­ferenza tra i due modelli di rapporto.

[…]

È a partire da questa visione che Silvia Montefoschi fonda il suo metodo di operare, assumendo l’altro della relazione psicoanalitica soltanto come soggetto che si rapporta a lei come altrettanto soggetto.

E così facendo Silvia Montefoschi introduce, per la prima volta nell’ambito della teoria psicoanalitica, il concetto operativo di soggetto, come altro dall’io, quale punto di vista trascendente l’io.

Punto di vista dal quale poter analizzare i contenu­ti conoscitivi dell’io nei quali il soggetto umano ripone la propria identità restando perciò vincolato a cono­scenze già date e arrestando così il divenire della cono­scenza.

In Silvia Montefoschi, Bianca Pietrini, Fabrizio Raggi, Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi, Zephyro Edizioni, 2009, p. 17-27

Anno: 2009
Pagine: 478
ISBN: 9788883890505
Prezzo di copertina: € 35,00


Disponibile

E’ possibile ordinare

IL MANIFESTARSI DELL’ESSERE IN SILVIA MONTEFOSCHI
Autore: Silvia Montefoschi

Editore: Zephyro Edizioni

Descrizione:


“In questo libro Bianca Pietrini e Fabrizio Raggi ripercorrono con me il cammino che il pensiero ha fatto, mettendo in luce la consequenzialità dei passaggi logici dall’inizio alla fine dell’opera che ha intenzionato la mia vita. È infatti alla luce del punto di arrivo che si illumina la linearità della strada lungo la quale si è svolto un intero discorso. Questo libro pertanto non è la rilettura di quelli che sono stati scritti attraverso di me, bensì un’opera nuova e unica, quale visione che il pensiero uno stesso ha avuto della sua intera storia.” (Silvia Montefoschi)

INDICE

Prologo
PARTE PRIMA – IL PERCORSO
L’uno e l’altro: interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico
Oltre il confine della persona
Dialettica dell’inconscio
Al di la del tabù dell’incesto
Il sistema uomo catastrofe e rinnovamento
Essere nell’essere
La coscienza dell’uomo e il destino dell’universo
Il principio cosmico o del tabù dell’incesto
PARTE SECONDA – L’ARRIVO
Epilogo
Testimonianza
Bibliografia

Segni di Paolo del 1948: Il primo passo del percorso di Silvia Montefoschi

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Festival della Mente di sarzana, 6° edizione, 2009


Edizione 2009

Il programma della sesta edizione del Festival della Mente, diretto da Giulia Cogoli, prevede oltre 60 appuntamenti tra conferenze, spettacoli, incontri,e anche laboratori per bambini e ragazzi con scrittori, linguisti, artisti, musicisti, architetti, designer, psicologi e psicanalisti, matematici, storici, oltre a scienziati, filosofi e pensatori italiani e stranieri.

Ritorna, a grande richiesta, la sezione approfonditaMente, una serie di lezioni-laboratorio a numero chiuso della durata di due ore e mezzo, quest’anno le tematiche affrontate sono: etnopsichiatria, etica ed estetica della città, etologia botanica, funzioni e non del design, il potere della musica, l’enigma dell’ispirazione, mente e cammino.

Scarica il programma completo in pdf

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Baldo Lami, SILVIA MONTEFOSCHI e VITO MANCUSO. Una psicoanalista e un teologo “eretici” a confronto


SILVIA MONTEFOSCHI & VITO MANCUSO.Una psicoanalista e un teologo “eretici” a confronto, Dott. Baldo Lami, Psicologo, psicoanalista e psicosomatologo, Studioso dei rapporti cinema-psiche e mente-cuore

Alcuni estratti:

[..] Sorprendentemente molto simile, nonostante le differenze di formazione, background e percorso di ricerca,(3) è la narrazione dell’origine del mondo e del suo sviluppo.

Per Vito Mancuso il cosmo è un trattato su Dio al pari delle Sacre Scritture. Grazie ai contributi della scienza, l’uomo è in grado di rintracciare il Principio Ordinatore, il Logos che regge la natura secondo una logica di incremento della complessità e dell’informazione, l’ordine che dà forma all’energia alla base dell’essere, secondo una linea evolutiva che dal punto cosmico iniziale conduce alla vita e man mano alla comparsa degli esseri intelligenti e allo sviluppo della spiritualità. Questa sapienza basata sull’osservazione della natura ci conferma il messaggio di Cristo, perché il principio fondamentale dell’essere come energia non è altro che la relazione, che produce armonia e contrasta la deriva entropica dell’universo. Il Logos, quindi, è relazione, ordine relazionale, che attraverso i legami crea forme e sostanze nuove, in un incessante riprodursi di energia su livelli qualitativi sempre superiori. Ma se il Logos è relazione, allora è l’amore l’attuazione perfetta del Logos, in quanto relazione perfetta tra gli esseri.(4)

[...]

Per Silvia Montefoschi l’essere è l’essere del pensiero, l’essere come logos, concepito come unità duale maschile-femminile eternamente dialogante; l’essere come coniunctio primigenia, in cui la soggettività coincide con l’intersoggettività che la sostanzia; logos, inoltre, che è anche eros, in quanto tensione erotico-conoscitiva. Questo essere-pensiero, infinitamente sapiente e inconscio nello stesso tempo, per conoscersi pose sé fuori di sé, oggettivandosi, e attuando in questa sua straordinaria estrinsecazione (la creazione del mondo) la potenzialità femminile che portava in seno, immanente e incalzante, nelle forme concrete del reale in cui consiste, si compone e si sviluppa il suo dialogo interiore

[. ..]

LEGGI L’INTERO SAGGIO QUI: SILVIA MONTEFOSCHI & VITO MANCUSO. Una psicoanalista e un teologo “eretici” a confronto

in http://www.libridipsicoanalisi.com

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CAMMINARSI DENTRO (52): Da quando noi siamo un colloquio. : le mie Pratiche filosofiche


La relazione educativa è per noi l’espressione più alta della condizione umana: c’è qualcuno che favorisce nell’altro la conoscenza e la crescita personale, lo sviluppo della consapevolezza di sé e l’apertura al mondo. Un’attitudine educativa dovrebbe essere presente in tutte le attività umane. C’è sempre un uomo che non sa e che attende risposte

vai a: CAMMINARSI DENTRO (52): Da quando noi siamo un colloquio. : le mie Pratiche filosofiche

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PENSARE E SCRIVERE (1): Prima della scrittura : le mie Pratiche filosofiche


tutte le esperienze emozionali si affrontano e si ’superano’ con la riflessione: i processi riparativi e ricostruttivi, la trasformazione e la (ri)costruzione del Sé, l’empowerment e il coping non sono possibili senza un lavoro metodico del pensiero. Per uscire dal fosso, occorre tirarsene fuori prendendosi per i capelli. Occorre farsi guidare da principi

PENSARE E SCRIVERE (1): Prima della scrittura : le mie Pratiche filosofiche

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Caterina Resta, L’Estraneo, Il Nuovo Melangolo


Caterina Resta, L’Estraneo, Il Nuovo Melangolo                                € 15,00

Nemico (hostis) e ospite (hospes) provengono dalla stessa radice, il cui significato originario era quello di straniero. Questa figura, dunque, può costantemente oscillare tra ostilità e ospitalità, tra il nemico da rifiutare e combattere o l’estraneo da ricevere e accogliere. Proprio in questa oscillazione, più evidente appare il carattere perturbante dello straniero e di ciò che è estraneo, mostrando come il confronto con l’altro sia sempre la messa in questione di una identità presupposta, che si sente minacciata. A partire dai pensatori più radicali del Novecento: Schmitt, Heidegger, Lévinas, Derrida, Nancy, i saggi raccolti in questo volume provano a scandagliare non solo l’origine della paura che proviene dall’estraneo, ma anche a indicare i presupposti teoretici per superarla. Se il rifiuto e l’esclusione dell’altro sono funzionali alla ricerca di un’identità pensata come appropriazione di sé e chiusura in sé, secondo una logica difensiva e immunitaria, d’altra parte questo paradigma, sottoposto a un paziente lavoro di decostruzione, mostra tutta la sua fragilità e debolezza, sia ontologica, che etica e politica. Se l’altro è costitutivo per la mia identità, ciò va inteso non nel senso di una logica dell’esclusione e della chiusura nei suoi confronti – le quali generano solo ostilità – ma nel senso dell’apertura e dell’ospitalità verso chi, già da sempre, mi ha reso e mi rivela straniero a me stesso.