Le tradizioni e le nostre personalità nel tempo attuale | di Paolo Ferrario, in Muoversi Insieme, 2012


Ogni innovazione è una tradizione ben riuscita”. In questa incisiva frase di Carlo Petrini, il fondatore dell’associazione “Slow Food” e poi promotore dei meeting di Terra Madre, è contenuto in modo efficace il dilemma entro cui si sviluppano i cambiamenti dell’epoca in cui stanno vivendo le giovani e vecchie generazioni. In quest’articolo prenderemo in esame il tema della coppiatradizione/innovazione nelle loro conseguenze sulla vita quotidiana delle persone. E’ proprio in tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando noi abitatori della vecchia Europa che si fanno più vive le domande “chi siamo ?” e “dove stiamo andando ?”   … segue

tutto l’articolo qui: Le tradizioni e le nostre personalità nel tempo attuale | Muoversi Insieme.

Alessandro Russo, “l’immagine della nave reclinata sui bassi fondali del Giglio è destinata a rimanere a lungo nell’immaginario collettivo “, in Ponza Racconta


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Ma a parte lo specifico isolano, l’immagine della nave reclinata sui bassi fondali del Giglio è destinata a rimanere a lungo nell’immaginario collettivo come, in diversi contesti, le immagini dell’attentato alle Torri Gemelle (11 sett. 2001), quelle dello Tsunami in Asia del 24 dicembre 2004 e di quello più recente del Giappone (marzo 2011).

E come il più emblematico e metaforico di tutti i naufragi: quello delTitanic del 15 aprile 1912 (1523 vittime dei 2223 inbarcati).

Molto si è letto in questi giorni dei  correlati profondi del naufragio di una nave con la condizione umana, e di come un evento del genere scateni interesse ed emozioni al di là del fatto in sé. Tutti coloro che hanno seguito la vicenda si sono sentiti naufraghi nella notte; come tutti hanno sentito il peso della responsabilità  del comando e — al di là delle manifestazioni di cattivo gusto — vissuto dentro di sé il profondo dramma dei responsabili, scampati al naufragio, ma con il carico di una colpa non espiabile.

Il pensiero di molti sarà andato a quel capolavoro della letteratura marinara che è Lord Jim di Joseph Conrad (1900),

“Lord Jim”: il romanzo di Joseph Conrad (1899-1900) e il film di Richard Brooks (1965)

Nel romanzo, Lord Jim è ….

l’intero articolo è qui: Naufragi di uomini « Ponza Racconta.

Laboratorio di scrittura autobiografica poetica a Genova 25-27 marzo 2011


LO SPAZIO POETICO COME SPAZIO INTERIORE: LA SCRITTURA TRA PAROLA E SILENZIO

Laboratorio di scrittura autobiografica poetica a cura di Leonora Cupane, psicologa e formatrice esperta in metodologie autobiografiche, docente della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari.

Date: 25, 26, 27 marzo 2011

Orari: venerdì 15.30-19.30; sabato 10-13.30 e 15 – 19.00; domenica 9.30 -13.30

Sede: c/o Laboratorio Migrazioni – salita della Fava Greca 8, Genova

Costo: 100 euro

Numero massimo partecipanti: 18

Per informazioni e iscrizioni tel. 333 9848206

Mail marinaolivari@libero.it

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La poesia sceglie di fondarsi sulla sottrazione, recuperando la funzione essenziale  del vuoto, e sulla musica interiore, forgiando il linguaggio secondo il suono profondo che è l’armonia dell’universo.
(Lao Tzu)

La parola è un’ala del silenzio (Pablo Neruda)

Venne, venne./Venne una parola, venne,/ venne attraverso la notte,/ voleva luccicare, luccicare. (Paul Celan)

La poesia è un linguaggio autobiografico “totale”: non considera la parola solo nel suo aspetto concettuale ma anche nella sua sonorità, nel suo spessore e colore, restituendole il corpo (Merleau Ponty). È, quella poetica, una parola etica, perché lascia spazio alle parole  per essere ciò che sono, senza costringerle nella gabbia angusta del significato.

La poesia lascia spazio alle parole ma anche tra le parole: ogni verso termina nel bianco della pagina e lascia le parole sospese sull’abisso del silenzio, col quale intessono un dialogo intimo, e solo così possono emergere in tutta la loro preziosità ed essenzialità. Senza silenzio, infatti, senza pause, non si avrebbe il ritmo, cuore pulsante della poesia, che la rende linguaggio corporeo, vivente, integrato. Ognuno ha il suo ritmo, il suo particolare rapporto col silenzio e col vuoto, nella poesia come nella vita, e tende a lasciare più o meno fiato alle parole e ai gesti, a riempire più o meno le sue pagine esistenziali. Non si può fare poesia se non si è disposti al dialogo col vuoto. Poiché intendiamo la poesia come un linguaggio autobiografico, una delle possibili direzioni di senso del laboratorio sarà comprendere meglio la storia del nostro rapporto col silenzio e con gli spazi vuoti, che possono avere rappresentato per noi baratri, carestie e deserti o bagni purificatori, o pause, transizioni, attese, gestazioni, grembi da fecondare, campi lasciati a maggese.

In questo laboratorio la scrittura poetica diverrà, quindi, creazione di uno spazio interiore da nutrire e ampliare, uno spazio dotato di caratteristiche uniche, che lo rendono generativo, trasformativo e auto-curativo. Uno spazio dotato di confini (la forma poetica è un argine prezioso) ma  internamente poroso, insaturo, la cui struttura portante è l’intreccio di pieni e vuoti, di parola e silenzio. Il foglio dove la nostra poesia vedrà la luce sarà quindi stanza vuota da riempire senza mai saturarla, spazio bianco dove tracciare percorsi di parole che come gemme buchino il campo innevato, e che richiedono, per prendere forma e direzione, un ascolto profondo, delicato e sottile, una luce graduale, un tempo lento.

Le scritture autobiografiche – individuali, in coppie, in terzetti, in gruppo – saranno sollecitate da alcune immagini suggestive – il foglio bianco, le impronte sulla neve, le stanza vuota, la pagina cancellata, il ponticello sospeso sul nulla, il sentiero che termina sull’abisso, la radura luminosa, la nascita del cosmo, la fioritura, la soglia, lo schiudersi dell’uovo, il diradarsi della nebbia – tra le quali costruiremo legami metaforici e da cui nasceranno i nostri testi poetici, secondo un doppio movimento:  proveremo sia a creare radure (“chiari del bosco”, per Maria Zambrano) nella selva di parole che di solito ci riempie, sia a far germinare parole dal deserto, dal vuoto bianco. In entrambi i casi cercheremo le parole veramente necessarie e le aiuteremo a dischiudersi e mettere le ali, come uova di senso adagiate in nidi di silenzio. Le assaporeremo fino in fondo, prima di lasciarle volare via.

Il ruolo del gruppo sarà fondamentale, specialmente alla fine del percorso: apriremo porte e finestre per fare comunicare le nostre “stanze” fra loro e scambiare i sapori delle nostre scritture costruendo un poema collettivo, una casa fatta di parole dove le immagini e i luoghi interiori di tutti possano risuonare e intrecciarsi in una contaminazione fertile e nutriente, dando una forma unitaria all’esperienza.

Il percorso sarà arricchito dalla lettura di poesie d’autore sui temi dello spazio e del silenzio, e di brevi passi tratti da “La poetica dello spazio” di Gaston Bachelard e “Chiari del bosco” di Maria Zambrano. La riflessione filosofica di Gaston Bachelard sulla valenza generativa delle immagini poetiche di spazi interiori è una delle fonti ispiratrici di questo laboratorio.

 

Paolo Ferrario, Riflessioni sullo spirito del dono, dal Natale al volontariato e alle banche del Tempo | Muoversi Insieme


Le festività natalizie si nutrono del mito del massimo dono possibile (un Dio che nasce per sacrificare la sua vita agli uomini) e sono anche il periodo dell’anno in cui lo “spirito del dono”emerge con forza nelle nostre individuali vite e sulla scena pubblica.
Indipendentemente dal credo religioso, siamo tutti pervasi dall’atmosfera generale di intimità e socialità, in cui la psiche interagisce intensamente con la cultura e con le tradizioni. Questo è proprio il momento più propizio per osservare quello che ci accade intorno e per interrogarci sul concetto e sull’esperienza del dono, centrale, nei tempi moderni, per il bambino.
Perché gli adulti sono così propensi a far sì che i bambini credano che sia Babbo Natale a portare i regali? E perché noi individui moderni accettiamo così volentieri l’immagine di questa figura che arriva su una slitta volante trainata dalle renne?

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vai all’intero articolo qui:

Angelicamente, Zephyro edizioni, ne parlano: Baldo Lami, Eliana Briante, Paolo Ferrario, Claudia Reghenzi, Francesco Pazienza


un libro a milano Salone della piccola e media Editoria Indipendente, alla seconda edizione

domenica 28 novembre 2011

presso SuperstudioPiù

Via Tortona 27 Milano

alle ore 17.00

Zephyro Edizioni presenta il libro

Vai agli Indici dei singoli Saggi degli Autori:

Nella crisi di passaggio che caratterizza il nostro secolo in cui, recisi i legami col passato, speranza e futuro sembrano collassare in un presente sempre più mutevole e indistinto, l’angelo torna a far parlare di sé. Ma come possiamo intenderlo nel clamore delle voci e delle immagini

che lo sovrastano?

Un ampio numero di persone, tra studiosi, ricercatori

o semplici professionisti in diversi settori dell’attività umana,

si sono ritrovati a parlarne nel campo ideale del progetto di questo libro,

secondo la loro personale esperienza o il loro peculiare modo di vedere

e pensare.

Ne esce un quadro molto eterogeneo e policromo ricco di suggestioni,

per un viaggio memorabile nel tempo caduco dell’uomo odierno,

ma condotto sulle ali senza tempo dell’angelo.

PAOLO FERRARIO, Il Genius Loci come angelo del luogo, Pubblicato in: Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010, pagg. 45-57


 

PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo

pubblicato in : Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010

INDICE DEL SAGGIO:
1. L’evento
2. Relazioni fra gli angeli e gli uomini
3. Il Genius loci
4. I luoghi concreti
5. Gli elementi dei luoghi
6. Ritorno a casa

Bibliografia:

Amman R., Il giardino come spazio interiore, Bollati Boringhieri, Torino 2008

Bachelard G., La terra e il riposo, le immagini della intimità (1948), Red Edizioni, Como 1994

Benjamin W., Il viaggiatore solitario e il flâneur, Il Nuovo Melangolo, Genova 1988

Berger P. L., Il brusio degli angeli, Il Mulino, Bologna 1969

Bevilacqua F., Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti, Rubbettino, Catanzaro 2010

Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, Milano 2000

Demetrio D., Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea, Raffaello Cortina, Milano 2005

Demetrio D., Ascetismo metropolitano. L’inquieta religiosità dei non credenti, Ponte alle Grazie, Firenze 2009

Galli M., Edgar Reitz, Il Castoro Cinema, Milano 2006

Guardini R., Rainer Maria Rilke: le Elegie duinesi come interpretazione dell’esistenza (1953), Morcelliana, Brescia 1974

Hillman J., Il piacere di pensare, conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, Milano 2001

Hillman J., L’anima dei luoghi, conversazioni con Carlo Truppi, Rizzoli, Milano 2004

Jonas H, Memorie. Conversazioni con Rachel Salamander, Il Melangolo, Genova 2009

Michael J., Il giardino allo specchio. Percorsi tra pittura, cinema e fotografia, Bollati Boringhieri, Torino 2009

Moore T., L’incanto quotidiano, Sonzogno, Milano 1997

Peregalli R., I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell’imperfezione, Bompiani, Milano 2010

Rilke R.M., Elegie Duinesi, (1922), Le Lettere, Scandicci 1992

Stevens W., L’angelo necessario, SE/ES, Milano 2000

Wenders W., Stanotte vorrei parlare con l’angelo. Scritti 1968-1988, Ubulibri, Milano 1988

Paolo Ferrario è sociologo e formatore in tema di politica dei servizi sociali. Attraversa il suo Destino nell’ultimo tratto di vita tra partecipazione alla Polis e necessità esistenziale di ancorarsi in un Luogo, che si è concretizzato a Coatesa sul Lario. Ha scritto solo libri tecnici e questa è la sua prima escursione nella ricerca simbolica. Tiene un “diario reticolare”  sul Blog  Segni di Paolo del 1948. Pubblica articoli sul BlogZine Muoversi Insieme di Stannah.   In Tracce e sentieri. Luogo Tempo Eros Polis Destino si trovano altri segni del suo percorso individuativo.

Paolo Ferrario, Il Genius Loci come Angelo del Luogo, in Baldo Lami, Angelicamente. Il senso dell’angelo nel nostro tempo, Zephyro edizioni, 2010 | Coatesa sul Lario e dintorni


sono l’Angelo necessario della terra,

poiché chi vede me vede di nuovo

la terra, libera dai ceppi della mente, dura,

caparbia, e chi ascolta me ne ascolta il canto

monotono levarsi in liquide lentezze e affiorare

in sillabe d’acqua

Wallace Stevens, da Angel Surrounded By Paysan




Prefazione di Baldo Lami

Nella crisi di passaggio che caratterizza il nostro secolo in cui, recisi i legami col passato, speranza e futuro sembrano col lassare in un presente sempre più mutevole e indistintol’ange lo torna a far parlare di sé.
Ma come possiamo intenderlo nel clamore delle voci e delle immagini che lo sovrastano?
Un ampio numero di persone, tra studiosi, ricercatori o semplici professionisti in diversi settori dell’attività umana, si sono ritro vati a parlarne nel campo ideale del progetto di questo libro, secondo la loro personale esperienza o il loro peculiare modo di vedere e pensare. Ne esce un quadro molto eterogeneo e poli cromoricco di suggestioni, per un viaggio memorabile nel tempo caduco dell’uomo odierno, ma condotto sulle ali senza tempo dell’angelo.
Essendo anche un autore di questo libro, oltreché curatore, non dirò nulla degli sviluppi che ciascun autore ha consegnato alle pagine di questo libro sulla figura dell’angelo, lasciando che siano i lettori stessi a scoprirli, verificando vicinanze e lontanan ze, linee e punti di contatto (connessioni angeliche), sia tra gli autori stessi che tra autori e lettori.
Dirò come è nato il progetto.
Un rapporto con la realtà di quanto percepivo oltre la soglia del visibilece l’ho sempre avuto, ma il mio vero e proprio incontro con l’angelo come figu ra specifica dell’immaginario l’ho avuto con le opere di Pietro Gentili, una delle quali, grazie alla concessione di sua figlia Emanuela, ho voluto che figurasse in copertina – di cui però l’e ditore ha saggiamente riprodotto solo un particolare dell’ala, per l’impossibilità di rendere con una fotografia e in uno spazio così ridotto la magnificenza dell’opera.
Conobbi Pietro a Milano negli anni ottanta quando andai da lui per una consulenza astrologica, di cui aveva una conoscenza intuitiva straordinaria, e da allora diventammo amici ricono scendoci in una comune fratellanza. Artista eccelso, grande mistico, personaggio raro, gli ultimi anni della sua vita dipingeva solo angeli e porte del cielo. In questo libro ripubblico anche un articolo che mi diede nel 2000 per una rivista che allora diri gevo. La prima ispirazione per la realizzazione di questo saggio la devo certamente a lui.

Poi c’è stata una lentissima incubazione finché a un incrocio tra diversi percorsi trovai l’indicazione giusta, che si presentò quando all’inizio del 2009 decisi di inserirmi in un noto social network per esplorarne le potenzialità. Sorprendentemente mi trovai quasi subito in corrispondenza con alcuni amici total mente sconosciuti, personaggi anch’essi straordinari che mi hanno riempito di curiosità e stupore, in cui cominciò presto a evidenziarsi il tema dell’angelo.
Mi sembrò una chiamata, che quando si formulò in un dise gno più preciso rivolsi a loro, rivolgendola al contempo anche agli amici conosciuti, colleghi e anche compagni di ricerca che costituirono il terreno sicuro d’elezione per la concreta realizza zione del progetto.
Ciascun autore, a cui va tutto il mio ringraziamento, ha svol to il proprio compito nella più assoluta autonomia, conoscendo dei temi trattati dagli altri autori solo una breve traccia descritti va, cosa che è stata molto apprezzata.
Questo libro non pretende di essere esaustivo su questo sog getto, sarebbe impossibile, e non era neppure nelle mie inten zioni, ma intende meditarne gli aspetti più essenziali e recondi ti, aspetti anche inaspettati e inediti, persino critici, che ciascun autore ha affrontato con l’utilizzo di codici diversi di decifrazio ne, ma con il comune sforzo di pensarlo anche al di là degli stessi, nella vita di tutti igiorni e nella realtà attuale, come icona ancorché problematica della complessità contemporanea che sottende nel beneonel male una possibile nuova prefigurazio ne umana.
Ai lettori l’invito ad accogliereidiversi contributi che com pongono il saggio come brani sincronici di un’unica partitura musicale, ascoltandone la polifonia, porta dell’ascolto del cuore, riflesso diquell’ harmonia caelestis che le più alte schiere angeli che continuano a comporre coniloro cori e i loro liuti dall’ini zio della creazione del mondo. Poiché è solo questo concerto che lo fa esistere e ricreare.