Archivi categoria: Lavoro
Paolo Ferrario, Le Green Economics come scelta di vita e contro la crisi | pubblicato in Muoversi Insieme di Stannah
le Green Economics, ossia quell’insieme di modi di inventare, produrre e vendere merci con criteri di rispetto dell’ambiente e con finalità di miglioramento della qualità della vita.
Il tema va al cuore del rapporto fra le generazioni: i padri e i nonni delle società moderne, quelli che hanno attraversato il secondo Novecento, hanno conquistato discreti (e talvolta esagerati) livelli di benessere anche tramite un’aggressione dell’ambiente che è diventato più impoverito e meno bello. Non dimentichiamoci mai che l’Italia, alla fine degli anni ’40, era ancora un paese a economia rurale e che solo nel 1961 il Censimento registrò l’inversione di tendenza, quando gli addetti all’industria superarono di gran lunga quelli dell’agricoltura.
Il rischio (anzi: senza azioni deterrenti, la certezza) è di consegnare ai figli e nipoti di questi padri e nonni un habitat più difficile, più ostile, più incapace di soddisfare i bisogni di sopravvivenza.
leggi tutto l’articolo qui: “Il green” come scelta di vita e contro la crisi | Muoversi Insieme.
CORREGGERE E COMPLETARE LA RIFORMA FORNERO, Newsletter Pietro Ichino – n. 247
CORREGGERE E COMPLETARE LA RIFORMA FORNERO
Leggi la mia
intervista a Lettera 43 di sabato
sul disegno di legge n. 555/2013 sottoscritto da tutti i senatori di Scelta Civica, presentato anche alla Camera (prima firmataria Irene Tinagli) per rivitalizzare il mercato del lavoro con la sperimentazione di un rapporto di lavoro dipendente meno costoso e meno rigido, a parità di retribuzione oraria netta
Siamo pieni di rabbia ma (a differenza dei nostri genitori) ne facciamo buon uso | di Andrea Danielli, in Solferino 28 anni
Ospitiamo il contributo di Andrea Danielli, classe 82, milanese. Laurea in filosofia e un dottorato non concluso alla Sorbona di Parigi, lavora per un’importante istituzione nazionale. Nel tempo libero si occupa di makers e innovazione.
di Andrea Danielli
tutto l’articolo qui Siamo pieni di rabbia ma (a differenza dei nostri genitori) ne facciamo buon uso | Solferino 28 anni.
Pietro Ichino, COME FAR FUNZIONARE MEGLIO IL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO, Newsletter Pietro Ichino – n. 242
COME FAR FUNZIONARE MEGLIO IL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO
Varo del Codice del lavoro semplificato e coniugazione stretta fra servizi di ricerca intensiva dell’occupazione e formazione mirata agli sbocchi occupazionali effettivi:
De Michelis Giorgio, LA CRISI AL DI LA’ DELLE CONTINGENZE, Scheda e Audio, in Geopolis a cura di Claudio Fontana, 14 marzo 2013

AUDIO DELL’INCONTRO
Introduzione del prof. Fontana
Lezione del prof De Michelis:
Intervento del Presidente de gruppo Giovani Industriali Alessandro Rampoldi
Paolo Ferrario, I sessantenni e il lavoro: dall’infanzia agricola all’economia “green” | in Muoversi Insieme
I sessantenni di oggi hanno assistito in diretta ai grandi cambiamenti della società italiana: nati in Paese ancora contadino, oggi vivono in mezzo a veloci innovazioni tecnologiche che hanno fortemente modificato anche il loro modo di lavorare.
Non si tratta di un cambiamento neutro. Nella vita di una persona il lavoro risponde infatti a una pluralità di funzioni: oltre a dargli il pane, è anche un’importantissima fonte di identità. Lo si può osservare anche nella vita quotidiana, quando chiediamo a qualcuno “che lavoro fai?” o quando un ragazzino alle scuole elementari racconta quale lavoro fa suo padre o sua madre.
E’ per queste ragioni che la crisi economica ha colpito a fondo e in certi casi ha determinato tragedie personali molto dolorose.
leggi tutto l’articolo qui: I sessantenni e il lavoro: dall’infanzia agricola all’economia “green” | Muoversi Insieme.
PIL e DISOCCUPATI IN ITALIA, Newsletter di Legautonomie n. 10 – 5 marzo 2013
PIL e DISOCCUPATI IN ITALIA
…diminuisce la produzione, aumenta la disoccupazione…
BUON LAVORO | Centro Studi per lo Sviluppo del Mediterraneo
Buon Lavoro! Questo il titolo della pubblicazione voluta dal Ministro della Gioventù, per i giovani che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro. Un vademecum, una guida facile e veloce per conoscere tutto quello che avreste voluto sapere sul lavoro ma nessuno vi ha mai detto. Dai tirocini all’apprendistato, dal lavoro in cooperativa alla libera professione: tutti i diritti e tutti i doveri dei giovani lavoratori. Scarica il libro
da BUON LAVORO | Centro Studi per lo Sviluppo del Mediterraneo.
Renzo Gubert (già senatore) Donne al lavoro? No, meglio a casa | L’Adige
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Ho già avuto più volte modo di evidenziare quello che a me sembra un risvolto ideologico, di stampo vetero-femminista, del considerare negativamente la decisione di molte donne di dedicare il loro tempo in prevalenza alla famiglia, al coniuge, ai figli, a genitori o altri familiari bisognosi di cura, anziché di porsi sul mercato del lavoro, delegando il lavoro educativo e di cura a istituzioni quali asili nido o case di riposo o a istituzioni residenziali sanitarie per anziani. Non si capisce, in sintesi, perché un lavoro (educativo, di cura) sia autorealizzativo per la donna se svolto come dipendente e invece sia mortificante se svolto per familiari. Semmai da proporre sarebbe che almeno una parte del denaro che la collettività risparmia per il lavoro educativo e di cura dei familiari sia data alla stessa donna (o anche, se del caso, peraltro raro, all’uomo), per rendere economicamente meno gravosa economicamente tale scelta.
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tutto l’articolo qui Donne al lavoro? No, meglio a casa | L’Adige.
Andrea Bajani (2006) Mi spezzo ma non m’impiego Einaudi, Torino, recensione di Tartarugosa
TartaRugosa ha letto e scritto di:
Andrea Bajani (2006)
Mi spezzo ma non m’impiego
Einaudi, Torino

Da una dichiarazione di Pietro Ichino: “La Lista Monti è più a sinistra del Pd”.
Se guardiamo l’operazione Monti con gli occhi dei giovani, delle donne e degli over 55 esclusi dal mercato del lavoro e di tutti gli outsider – ha detto ancora Ichino – oserei dire che l’agenda Monti è più dalla parte dei deboli e degli ultimi di quanto non sia il programma del Pd.
Siamo a fine anno e già totalmente immersi nella prevedibile, tormentata campagna elettorale. Lo scenario però si è arricchito proprio nel momento in cui sembrava che all’orizzonte si profilassero i due classici blocchi l’uno contro l’altro armato.
Secondo il la mia opinione, il lavoro rappresenta il punto nodale su cui concentrare ogni sforzo per rimotivare gli italiani verso la politica. Mettere in agenda questo punto vuol dire uscire da visioni ormai ammuffite appartenenti a quelli che si definiscono di destra o di sinistra: li primi volti a tutelare gli interessi dei già arrivati, di quelli che se per caso perdono il lavoro ricevono in cambio cifre da sogno; i secondi a credere che debbano essere sì tutelati gli interessi del lavoratore, ma solo di quello dipendente.
Ho conosciuto solo recentemente l’autore Andrea Bajani (vedi Cordiali saluti) che affida a “Mi spezzo ma non m’impiego” un’analisi dettagliata, affilata come lama e colorata da un’ironia che rende ancora più tragica la descrizione di che cosa significa la modernità del lavoro d’oggi. In un modo singolare: una collezione di fotografie di vetrine di agenzie di lavoro e un anno di viaggio lungo lo Stivale nel mondo del precariato.
Se la vita per alcuni è la somma di una serie di soggiorni lavorativi, “per un viaggio bisogna prepararsi, non si parte così, improvvisando. Ci sono corsi di formazione, master e quant’altro. Ci sono gli uffici turistici del lavoro. Poi ci sono quelli che si organizzano giorno per giorno i propri viaggi da soli, ma in qualche modo devono partire anche loro. Tutti, in ogni caso, hanno pacchetti di viaggio: contratti a progetto, Partita Iva, contratti di inserimento”.
La formazione
La formazione qualifica, dà quel qualcosa in più a tutti, visto che a diplomarsi e laurearsi son capaci tutti. Fare i master è un buon modo per essere un po’ di più del professionista, e questo nel mondo del lavoro è importante.
“Un master può costare tra i 6.000 e i 12.000 euro all’anno. Ma che sarà mai? .. Se per farlo i figli dovranno spostarsi a Milano o Roma e pagare anche un affitto, che sarà mai? … Tra vitto e camera in affitto, sono 9.000 euro? Vada per 9.000. Più 6.000 che sono quelli del master. Segnamo 15.000 euro all’anno, che per due anni fanno 30.000 euro. … E che sarà mai? Alla fine però diventano professionisti. Ovvero: fanno uno stage gratuito in azienda”.
E la formazione per “vendere” se stessi?
Indispensabile quella di come si scrive il proprio curriculum:”per guadagnarsi un colloquio di lavoro è indispensabile un curriculum fatto a regola d’arte, come sono a regola d’arte le autobiografie solo quando sono scritte a dovere”.
Non meno importante è quella relativa a come sostenere un colloquio di lavoro “Seguire un corso di formazione in cui insegnano, tra l’altro, ad affrontare al meglio il colloquio è un investimento che vale la pena…. Bisogna arrivare in orario, prima di tutto. … E’ molto importante che lo spieghino, al corso, perché qualcuno potrebbe considerarlo un dettaglio trascurabile…. Altro dettaglio da non trascurare è la Postura sulla sedia. Anche questo è una fortuna, che venga specificato. C’è gente che gira la sedia e si siede con la spalliera in mezzo alle gambe”.
Il lavoro atipico
“Alcuni si manifestano per acronimi: co.co.co per Collaborazione Coordinata e Continuativa (ormai in dismissione e destinati all’archeologia del lavoro), co.pro per Collaborazione a Progetto (i collaboratori sono detti stroboscopicamente anche lap, ovvero Lavoratori a Progetto). Altri contratti hanno nomi meno esotici, ma a loro modo singolari: contratto di Lavoro Intermittente (lo vedo, non lo vedo più, lo vedo, non lo vedo più, lo vedo, non lo vedo più, lo vedo?, boh), contratto di Lavoro Ripartito (un po’ per uno, come si dice ai bambini scalmanati di fronte al padellone dei pop corn). Altri ancora hanno nomi da infermeria: contratti di Somministrazione di Lavoro. Altri hanno nomi ossimorici ed esilaranti: contratti di Collaborazione Coordinata e Continuativa occasionale. … Ci si incontra, ci si stringe la mano e ci si dice “sono una Partita IVA”, “sono un co.pro”, e via così. Quando arriva uno che si presenta dicendo “sono un tempo determinato” non si sa bene come reagire”.
La Partita IVA
Molti dei lavoratori dipendenti, quelli che si continuano a lamentare di essere gli unici a pagare le tasse perché appunto essendo dipendenti hanno la busta paga e non possono pertanto evadere, sono assolutamente convinti che chi possiede una Partita Iva sia un ricco borghese professionista che specula proprio sui lavoratori dipendenti. In genere si fa questa affermazione commentando la parcella di un medico specialista, ma ora che i lavoratori atipici stanno diffondendosi “su comando” anche all’interno delle aziende, appare ancora più convinta l’affermazione che l’azienda si preoccupa di affidare tutto alle partite IVA, trascurando gli avanzamenti dei dipendenti. Si commenta inoltre la cifra delle fatture, ignorando che di quel totale esposto, il 50% viene decurtato per ritenute varie e che non esistono compensi per le ferie, né tanto meno per le malattie. “Il mercato dei farmaci d’altra parte ha fatto sufficienti progressi da consentire di portare avanti il progetto aziendale anche con qualche linea di febbre. Ci si alza la mattina, ci si infila il termometro sotto l’ascella, si verifica di avere la febbre, ci si caccia in bocca una pastiglia di Tachipirina e si sale sull’autobus. I farmaci li hanno inventati apposta per questo”. Se qualcuno pensa al prestigio, beh, effettivamente “Grazie alla Partita Iva il collaboratore diventa una Ditta Individuale. Diventare una ditta è un privilegio che una volta avevano in pochi. Diventare addirittura il titolare (Titolare della Ditta Individuale Omonima) nemmeno nei sogni più rosei lo si poteva sperare. Per questo l’azienda insiste tanto che si diventi Partite Iva. E’ un modo per dare una forma di gratificazione ai lavoratori”.
Il cinquantenne che perde lavoro
“Il cinquantenne che comincia a fare vita precaria è una persona molto nervosa…. In cucina, la sera, chiede alla moglie perché mai, dopo aver fatto lo stesso lavoro per tutta la vita, dovrebbe cominciare adesso a farne uno diverso. E non capisce perché, come gli dicono, questa dovrebbe essere un’opportunità. …Nel frattempo anche la moglie ha cominciato a fare lavoretti per raggranellare un po’ di soldi, e alla fine del mese sono sue le entrate maggiori. E’ per questo che il cinquantenne che ha perso il lavoro si inalbera ogni volta che lei tenta di dargli conforto. … Dopo aver rifiutato un paio di chiamate dall’agenzia per lavori considerati poco degni … il cinquantenne decide di accettare il primo lavoro che arriva. … I primi tempi, lo trattano tutti come se fosse un fallito, perché uno che a cinquant’anni comincia a consegnare le pizze col motorino è sicuramente uno a cui qualcosa è andato per storto. … Ma poi le cose cambiano, e insieme alle cose cambiano anche i lavori, qualche volta più lunghi, qualche volta più brevi. .. Il giorno poi, che il cinquantenne si trova a fianci a fianco del figlio a fare lo stesso lavoro, a tutti e due scappa da ridere”.
E poi Bajani nel raccontare il suo viaggio nel mondo del precariato non trascura le mete dei posti di lavoro, gli orari degli spostamenti, l’orario complessivo di una giornata, i compensi, gli stage, la creatività e la varietà del lavoro occasionale. Dentro quindi nei call center, nei supermercati, nelle scuole, nei servizi editoriali, nelle imprese di pulizia, nelle palestre, nelle case con anziani, nelle fabbriche e persino nei teatri passando da radio e animatore turistico.
Si cimenta, nella conclusione, con qualche numero: “Quanti sono i precari in Italia? Sono tanti o sono pochi. Sono milioni, in ogni caso. Il numero esatto, poco importa. Sono milioni di uomini e donne che vivono in una situazione di costante incertezza. E se i milioni sono pochi, vorrà dire che questo libro è stato scritto per una ristretta cerchia di persone”.
Io sono una di quei milioni Della precarietà so che fa parte della vita e da quando sono precaria non me ne faccio spaventare più di tanto. Ma posso dirlo perché gli anni vissuti cominciano ad essere significativi.
Per i giovani di oggi, invece, sento di avere una responsabilità individuale forte nel creare condizioni diverse da quelle attuali. Ecco perché, nel 2013, sceglierò il programma di chi non si limita a considerare il lavoro un diritto inalienabile, ma parallelamente si occuperà di tutelare anche i diritti del lavoro “atipico” perché:
“Quel che è certo è che gli “atipici” sono dappertutto e … quando gli “atipici” cominciano a diventare sufficientemente “tipici”, perché continuare a definirli “atipici”? Detto altrimenti: se quella che sta diventando sempre di più una norma viene considerata una situazione di “eccezione”, non si sta forse sottovalutando, scientemente, il problema?”
Pietro Ichino: numero sorprendente delle occasioni di lavoro stabile nel nostro tessuto produttivo, ma al tempo stesso il fatto che questi posti sono quasi tutti coperti per passaggio diretto da posto a posto, quindi preclusi agli outsider
Nelle
slides della mia relazione all’incontro promosso da Randstad
i dati aggiornati al 2012, che confermano il numero sorprendente delle occasioni di lavoro stabile nel nostro tessuto produttivo, ma al tempo stesso il fatto che questi posti sono quasi tutti coperti per passaggio diretto da posto a posto, quindi preclusi agli outsider
ISTAT Occupati e disoccupati – ott. 2012 (dati provvisori) Occupati e disoccupati – III trim. 2012
Daniele Boldizzoni – simonetta Manzini – Antonio Nastri – Luca Quaratino MANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER GIOVANI IN CERCA DI LAVORO Le parole chiave dalla A alla Z, Lupetti, 2012
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Daniele Boldizzoni – simonetta Manzini – Antonio Nastri – Luca Quaratino |
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MANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER GIOVANI IN CERCA DI LAVORO Le parole chiave dalla A alla Z |
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isbn 978-88-8391-387-7 |
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pp. 160 / euro 16,00 |
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[2012] |
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Prefazione di Enrico Mentana - Direttore di TgLa7 Introduzione di Marella Caramazza - Direttore Generale Findazione ISTUD Postfazione di Giuseppe Perucchetti - Amministratore Delegato del Gruppo Elica
«Ti sei appena laureato e, dopo un brillante percorso di studi, ti stai affacciando al mercato del lavoro e non sai bene cosa ti aspetti e con chi dovrai confrontarti? Ti chiedi se il tuo profilo possa risultare interessante per le aziende e quale tipo di cammino e quali prove ti attendano? Questo volume può aiutarti a fare un po’ di chiarezza su un mondo (quello del lavoro) e un linguaggio (quello delle aziende) che attualmente ancora non ti sono completamente familiari.»
Il libro è strutturato in forma di glossario e raccoglie, dandone una sintetica descrizione, le parole chiave più emblematiche e brevi focus di approfondimento su alcuni temi legati alla relazione tra i giovani e il loro percorso professionale. Pertanto, può essere consultato in ordine sparso, grazie anche alla presenza di riferimenti incrociati a voci e approfondimenti correlati o collegati, che consentono una visione relativamente ampia dei concetti espressi dalle diverse definizioni. I destinatari di questo volume sono, naturalmente, i giovani alle prese con la ricerca di un impiego e le loro famiglie, che svolgono sempre un rilevante ruolo di orientamento delle scelte relative al percorso professionale dei figli. Il manuale può tuttavia essere utile anche per chi, all’interno delle istituzioni, delle università o delle aziende, ricopra un ruolo di orientamento, di reclutamento o selezione. |
Andrea Bajani (2005) Cordiali saluti, Einaudi
ADESSO BASTA di Simone Perotti edizione Chiarelettere, BookRepublic ebook in italiano
Da non pensionato di 64 anni compiuti oggi, sono molto d’accordo.
La cosa divertente è che sono certo che ci saranno un bel po’ di ipocriti baby pensionati della cgil (il PARTITO che tutela solo i già tutelati) che dall’alto dei loro 1000 euro al mese (un miraggio per i 30-40 nni) diranno “sono d’accordo”. Occorre CAMBIARE.
paolo ferrario del 1948
€ 1.99
…LAVORO CHE C’È, LAVORO CHE NON C’È… Per ricercare strade percorribili e sostenibili per le organizzazioni e per i singoli, Giornata di Studio a cura dello Studio APS, Venerdì 23 novembre 2012 Milano, C.so Buenos Aires n. 33, Elfo Puccini teatro d’arte contemporanea, Sala Shakespeare
…LAVORO CHE C’È, LAVORO CHE NON C’È…
Per ricercare strade percorribili e sostenibili per le organizzazioni e per i singoli
Giornata di Studio
Venerdì 23 novembre 2012
Milano, C.so Buenos Aires n. 33, Elfo Puccini teatro d’arte contemporanea, Sala Shakespeare
La Giornata di Studio 2012, come anticipato nella nostra comunicazione dello scorso luglio, affronta un problema oggi molto toccante, coinvolgente, complesso.
Pensiamo che per trattare questa questione – la crisi generale e il lavoro – occorra mettere in campo orientamenti, riflessioni, posizioni e competenze provenienti da contesti e collocazioni varie.
Per questo verranno presentate, a partire da diversi sguardi e prospettive di analisi, differenti ipotesi interpretative dei fenomeni connessi alla crisi e al lavoro.
Ci auguriamo che da questa giornata sia possibile per tutti noi costruire delle comprensioni più articolate e consistenti, che ci permettano di continuare a ricercare e ad intraprendere nei contesti lavorativi con cui ci troviamo ad interagire.
In allegato le inviamo una presentazione del senso dell’iniziativa, il programma dettagliato e la scheda di iscrizione.
Speriamo che la proposta le interessi e che le sia possibile partecipare.
In ogni caso le saremo grati se vorrà far conoscere l’iniziativa ad altre persone o gruppi.
Contiamo di poterla incontrare e siamo a sua disposizione per eventuali informazioni e chiarimenti.
Molti cordiali saluti
per lo Studio APS
Francesco d’Angella e Claudia Marabini
Giornata di Studio 2012_Programma
Giornata di Studio 2012_Presentazione
Giornata di Studio 2012_Scheda d’iscrizione
————————————–
Studio APS Srl
Via San Vittore, 38/A
20123 MILANO
Tel. 02-4694610 – Fax 02-4694593
www.studioaps.it e-mail: studioaps@studioaps.it
Per uscire dalla crisi boom di iscrizioni negli istituti tecnici Per la prima volta da anni meno studenti scelgono i licei, inchiesta di FLAVIA AMABILE, La Stampa 5 novembre 2012
gli italiani si illudono sempre di meno e con spirito pragmatico ricominciano ad iscrivere i loro figli agli istituti tecnici e professionali. Quest’anno, per la prima volta da anni, gli studenti di queste discipline sono in aumento rispetto ai licei
La Stampa – Per uscire dalla crisi boom di iscrizioni negli istituti tecnici.
LAVORO CHE C’È, LAVORO CHE NON C’È… Per ricercare strade percorribili e sostenibili per le organizzazioni e per i singoli, Studio APS, 23 novembre 2012
…LAVORO CHE C’È, LAVORO CHE NON C’È…
Per ricercare strade percorribili e sostenibili per le organizzazioni e per i singoli
Giornata di Studio
Venerdì 23 novembre 2012
Milano, C.so Buenos Aires n. 33, Elfo Puccini teatro d’arte contemporanea, Sala Shakespeare
La Giornata di Studio 2012, come anticipato nella nostra comunicazione dello scorso luglio, affronta un problema oggi molto toccante, coinvolgente, complesso.
Pensiamo che per trattare questa questione – la crisi generale e il lavoro – occorra mettere in campo orientamenti, riflessioni, posizioni e competenze provenienti da contesti e collocazioni varie.
Per questo verranno presentate, a partire da diversi sguardi e prospettive di analisi, differenti ipotesi interpretative dei fenomeni connessi alla crisi e al lavoro.
Ci auguriamo che da questa giornata sia possibile per tutti noi costruire delle comprensioni più articolate e consistenti, che ci permettano di continuare a ricercare e ad intraprendere nei contesti lavorativi con cui ci troviamo ad interagire.
In allegato le inviamo una presentazione del senso dell’iniziativa, il programma dettagliato e la scheda di iscrizione.
Speriamo che la proposta le interessi e che le sia possibile partecipare.
In ogni caso le saremo grati se vorrà far conoscere l’iniziativa ad altre persone o gruppi.
Contiamo di poterla incontrare e siamo a sua disposizione per eventuali informazioni e chiarimenti.
Molti cordiali saluti
per lo Studio APS
Francesco d’Angella e Claudia Marabini
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IL “VUOTO DEI SERVIZI” E LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE, Editoriale di Maurizio Ferrera pubblicato sul Corriere della Sera del 2 settembre 2012
ci sono i servizi: alle imprese, ai consumatori, alle famiglie. E su questo fronte che dobbiamo concentrare gli sforzi per affrontare seriamente l’emergenza lavoro. L’Italia ha un forte ritardo rispetto agli altri Paesi. Prendiamo i «giovani» fra i 15 e i 39 anni. Da noi il tasso di occupazione è 57%. In Francia è il 62%, in
Inghilterra il 70 per cento. Il divario italiano è quasi interamente spiegato dal «vuoto» dei servizi. Su cento giovani lavoratori inglesi, sei trovano impiego in questo settore: in Francia più di cinque, in Italia solo 4. E che lavori fanno questi giovani stranieri? I comparti trainanti sono sanità, istruzione, finanza, informatica e comunicazione, turismo, cultura. Si stenta a crederlo, ma in quest’ultimo comparto il tasso di occupazione giovanile inglese è tre volte più alto di quello italiano: un vero paradosso, per un Paese con le tradizioni e le ricchezze del nostro.
Certo, non tutti i posti dì lavoro sono «di qualità»: negli ospedali o negli alberghi c’è chi fa le pulizie o chi sta i cucina, :nella cultura c’è chi fa il guardiano di museo o chi stacca i biglietti. E moltissimi impieghi sono flessibili: a termine, part time, interinali e così via. Ma sono comunque lavori. Una fonte di reddito, di integrazione sociale, un punto di inizio verso posizioni più stabili e gratificanti.
I servizi necessitano anche (e in misura crescente) di personale altamente qualificato, molto spesso con buona formazione tecnico-scientifica. Il buco particolarmente vistoso nel nostro Paese riguarda i servizi sociali alle persone. Qui trovano occupazione solo 600 mila giovani italiani, di contro al milione e mezzo di Francia e Inghilterra. I mestieri più diffusi sono: assistenti all’infanzia, ai disabili, agli anziani fragili, para-medici, animatori, educatori, operatori sociali, formatori. Le professioni, insomma, di quel «secondo welfare» che accompagna e integra il sistema pubblico e che in Italia stenta a decollare, penalizzando in particolare le donne con figli (si veda il sito www.secondowelfare.it).
Come sono riusciti gli altri Paesi a espandere i servizi?
da Pietro Ichino | IL “VUOTO DEI SERVIZI” E LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE.
Claudio Risè, Disprezzo per l’impresa e disoccupazione crescente
Perché, però, in Italia moltissimi giovani, malgrado le loro diverse aspirazioni, finiscono con l’impegnarsi in professioni inflazionate rispetto alle necessità di oggi, come la pletora di avvocati (se ne occupa ora Severino), psicologi, ed altre occupazioni a difficile impiego, trascurando invece le richieste del mercato del lavoro?
La ragione principale è di tipo psicologico e culturale: la società italiana è rimasta ancora per certi versi “classista”. E’ infatti tuttora convinta che l’operaio o il tecnico “valgano” culturalmente ed economicamente molto meno di laureati o diplomati che possono accedere a impieghi e libere professioni dotate di prestigi passati e suggestioni recenti. Peccato che quelle formazioni siano ormai in eccesso (come mostrano le statistiche internazionali), rispetto alle esigenze di una moderna società industriale e di servizi. Dove si richiedono, ad esempio (lo conferma il rapporto Unioncamere), operai della meccanica specializzata, tecnici della sanità e dei servizi socio assistenziali, ingegneri e tecnici informatici.
Poche di queste figure professionali vengono formate in corsi di laurea. Servirebbero invece corsi professionali e di formazione tecnica ben fatti, dotati degli strumenti necessari a preparare accuratamente gli studenti e del prestigio che meritano nella società di oggi. In Italia però tutto ciò manca, cominciando dal prestigio, perché il modello culturale del Paese considera da sempre queste formazioni come di “serie B”. Mentre la serie A sono le lauree destinate all’impiego nello Stato, in banca, o in libere professioni (a loro volta dedicate in gran parte ai rapporti con lo Stato, o le banche. Le imprese sono assenti da questo universo burocratico).
Questa visione sprezzante verso l’impresa e chi vi lavora nei suoi diversi ambiti è stata sostenuta un po’ da tutti, ma con particolare impegno dalle forze politiche che più esplicitamente si dichiaravano a favore dei “lavoratori”. Forse pensavano a quelli di mezzo secolo fa, ma nel frattempo la società è cambiata ovunque.
vai a tutto l’articolo qui Disprezzo per l’impresa e disoccupazione crescente « Diario di bordo.
ho firmato Il Manifesto della Generazione Perduta | Generazione Perduta
ho firmato Il Manifesto della Generazione Perduta
anche se ho 63 anni.
da NON PENSIONATO non gravo ancora su queste generazioni.
ma ormai l’analisi è incontrovertibile: le politiche economiche e sindacali della mia generazione hanno tolto il futuro agli attuali 30enni e 40enni
non mi sento addosso responsabilità individuali, ma sento la responsabilità delle culture politiche cui ho aderito nella mia maturità
Paolo Ferrario
20 agosto 2011
Noi siamo la generazione perduta. Quei 30-40enni italiani per i quali – come ha di recente confermato il Presidente Monti – lo Stato non potrebbe far altro che limitare i danni. Perché è ormai troppo tardi per offrirci speranze e futuro.
Siamo consapevoli – e ce lo ha ricordato lo stesso Premier – che le responsabilità di questa situazione sono di un’altra generazione: quella alla quale appartiene buona parte della classe dirigente che negli ultimi venti anni ha guidato questo Paese.
Oggi i quasi dieci milioni di italiani che appartengono alla nostra generazione vengono considerati “perduti” ed invitati ad accettare con rassegnazione un destino senza speranze né futuro. E padri senza futuro non possono generare figli capaci di averne.
Praticamente, il risultato di un esperimento dall’esito fallimentare, che ha avuto per laboratorio il Paese intero e noi come cavie. Dieci milioni di vittime sono un bilancio inaccettabile per il Paese, rispetto al quale è necessario interrogarsi sulle reali responsabilità di chi ha prodotto questo disastro.
Eppure non ci sentiamo “perduti”. Né abbiamo voglia di rassegnarci ad un destino che altri hanno scritto per noi, anche se siamo consapevoli che molti di noi per troppo tempo hanno atteso che ’altri’ si occupassero dei nostri problemi.
Per questo motivo, siamo convinti che non possono essere gli stessi che ci hanno condotto sin qui a farci uscire da questo guado, soprattutto se la loro più elevata ambizione è quella di ’limitare i danni’.
È arrivato il momento, prima che sia davvero troppo tardi, di ritrovarci, contarci edaggregarci attorno ad alcune parole chiave, cinque tag dai quali ripartire.
La nostra non è una iniziativa finalizzata a creare un’associazione o un movimento politico. Nè cerchiamo o vogliamo padrini di alcun tipo. Siamo professionisti, dirigenti, giornalisti, docenti, ricercatori, imprenditori, cocopro, che non vogliono – e, visti i risultati, non possono – delegare ancora ad altri il compito di scrivere il proprio futuro e quello dell’Italia.
Vogliamo impegnarci, ciascuno nel proprio ambito di competenza, a scrivere per noi e per il Paese un destino diverso rispetto a quello al quale chi ci ha governato sin qui ci vorrebbe inesorabilemnte condannati, perché siamo convinti di essere una risorsa per il Paese troppo a lungo ignorata e sacrificata.
Servono, probabilmente, poche parole, tanta buona volontà, speranze ed ottimismo. Doti che, evidentemente, non appartengono più a chi ci vorrebbe convincere che il miglior futuro possibile per noi sia la limitazione dei danni.
Ecco le parole per raccontare quello che vogliamo e che faremo.
1. Rispetto
È innanzi tutto quello che chiediamo a chi ci ha condotto a questa situazione ed oggi pretende di tenerci ancora ai margini delle decisioni che riguardano il nostro presente ed il nostro futuro, e quindi quello del Paese, raccontando che per noi è troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Rispetto è quello che diamo e promettiamo alle generazioni che ci hanno preceduto, ma alle quali chiediamo ora di passare il testimone. Senza ’guerre generazionali’ ma seguendo il normale ordine delle cose.
2. Merito
Non chiediamo favori o ’quote giovani’ che tanti danni hanno già fatto al Paese. Vogliamo impegnarci per l’affermazione di una vera cultura del merito che premi i migliori e porti con sé un’etica delle responsabilità per la quale essere giovani non debba essere un vantaggio, ma non rappresenti nemmeno un ostacolo. Un Paese che non si doti delle necessarie regole per garantire il merito, oggi rinuncia alle migliori energie ed idee che ha a disposizione. Non perde solo una generazione, ma perde sé stesso.
3. Impegno
Vogliamo recuperare la dimensione perduta dell’impegno. Quella dimensione che ci porta ad essere cittadini attivi nel lavoro, nella società, nella famiglia. È una dimensione troppo spesso dimenticata in questo Paese in favore proprio di quei disvalori (clientelismo, corruzione, lottizzazioni) che ci hanno condotto nella situazione attuale.
4. Progetto
Abbiamo voglia di recuperare progettualità individuale e collettiva. La prima che ci permetta di avere un mutuo, comprare casa, fare figli. La seconda che ci consenta di disegnare il Paese che vogliamo: più moderno, solidale, competitivo. In grado di superare le contingenze guardando sempre al proprio futuro con un obiettivo chiaro.
5. Fiducia
Siamo stanchi di facili disfattismi e diagnosi che, sottraendoci la speranza, ci negano la possibilità di progettare e sognare. Abbiamo deciso di avere fiducia in noi stessi perché siamo convinti di essere una risorsa per il Paese e chiediamo fiducia per non essere considerati prima eterni ragazzi che non sono ancora pronti, e poi errori di percorso da non ripetere e che basta dare per persi.
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Il Manifesto della Generazione Perduta | Generazione Perduta.
italiani molto bravi ad autoassolversi, e molto abili nell’attribuire tutte le responsabilità ai politici (da loro eletti): l’esempio delle PENSIONI DI ANZIANITA’ – di Giuseppe Bedeschi in Corriere.it
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Gli italiani sono molto bravi ad autoassolversi, e molto abili nell’attribuire tutte le responsabilità ai politici (da loro eletti). Senonché, mi sembra difficile che si possa negare che vasti strati della popolazione italiana, interi ceti sociali, hanno contribuito a scavare la fossa nella quale siamo poi precipitati. Basti pensare che nel nostro Paese, per una infinità di tempo, sono state date milioni di pensioni a persone che non avevano nemmeno sessant’anni; pensioni, naturalmente, senza adeguata copertura contributiva (dunque a carico della collettività), concesse a individui ancora vitalissimi, pronti a esercitare una nuova attività e a fare concorrenza (sleale) ai giovani sul mercato del lavoro. A tutti coloro che mettevano in guardia verso questa dissennatezza venivano dispensate le più fiere rampogne da coloro che contavano (politici, ma anche sindacalisti, opinionisti ecc.): chi metteva in discussione le «pensioni di anzianità» (questa la formula ipocrita che copriva pensioni date a persone ancora nel pieno delle loro forze) era un bieco reazionario, insensibile a tutte le ragioni dell’«equità sociale». Bisogna aggiungere che le «pensioni di anzianità» trovavano il più largo consenso nel Paese.
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tutto l’articolo qui: Noi italiani complici degli sprechi tendiamo invece ad assolverci – Corriere.it.
Rapporto annuale sul mercato del lavoro degli immigrati, 2012
Secondo i numeri del Governo, all’inizio del 2011 i cittadini stranieri residenti in Italia ammontano a più di 4 milioni e mezzo (4.570.317) con un’incidenza totale sulla popolazione del 7,5%. La crescita demografica che ha interessato il nostro Paese negli ultimi dieci anni (dal 2001 al 2011), è stata complessivamente abbastanza sostenuta, ma quella della popolazione straniera è stata tumultuosa, passando dagli 1,33 milioni del 2001 ai 4, 57 milioni del 2011!
Tale crescita ha caratterizzato in modo significativo il Nord (si è passati da 825 mila a 2 milioni e 798 mila stranieri) e il Centro (333 mila a 1 milione e 153 mila). Nel Mezzogiorno i valori sono più contenuti scontando una presenza straniera residente, al 2001, più contenuta (da 176 mila a 618 mila).
Uno dei dati salienti dello studio riguarda le comunità di immigrati, nel 2001 le 11 comunità più numerose rappresentavano il 6% della poloazione straniera, mentre nel 2011 sono il 66%. Cambia, quindi, profondamente anche l’impatto culturale delle comunità straniere sul sistema sociale con l’affermazione di lingue, costumi ed attitudini diverse e nuove.
Il dato più originale riguarda comunque il lavoro, infatti dal rapporto emerge una forte controtendenza nei livelli occupazionali degli immigrati. Se infatti come ben noto la disoccupazione fra la poloazione italiana continua a crescere al contrario fra gli immigrati si registrano, soprattutto negli ultimi 3 anni, tassi a 2 cifre di aumenti occupazionali.
Nell’ultimo anno gli occupati italiani sono, dunque, calati di circa 75 mila unità, mentre gli occupati comunitari ed extracomunitari, nonostante il peso della ben nota crisi economica sul mercato del lavoro, hanno conosciuto un incremento in termini assoluti equivalente, rispettivamente, a +42.780 e a +127.419 di individui.
la drammatica disfunzione del nostro mercato del lavoro va cercata nel difetto di un servizio di orientamento scolastico e professionale capillare ed efficiente, Newsletter Pietro Ichino – n. 208
La causa principale di questa drammatica disfunzione del nostro mercato del lavoro va cercata nel difetto di un servizio di orientamento scolastico e professionale capillare ed efficiente: ascolta in proposito un estratto del mio intervento introduttivo al seminario milanese sulla riforma Fornero, messo on line da Repubblica.it.
Walter PASSERINI, Scuola, università e formazione professionale. Ecco su cosa dovremmo puntare | in La Stampa 3 luglio 2012
I giovani senza lavoro nel Vecchio continente sono oltre 5,5 milioni. Se in Italia oltre un giovane sui tre che cercano un lavoro è disoccupato, ci battono solo Grecia e Spagna, i campioni dello spread (oltre il 50% di disoccupazione giovanile), mentre i più virtuosi sono i tedeschi, gli austriaci e gli olandesi, compresi tra l’8 e il 9% di disoccupazione giovanile.
Forse dovremmo mandare i nostri governanti degli ultimi 10-15 anni a studiare le politiche dei paesi più amici dei giovani e capiremmo che in quei paesi gli under 25 sono la priorità. In Italia invece sono il segno dell’impotenza, la cartina di tornasole della cattiva volontà di una classe dirigente di gerontocrati, legati come cozze ai loro privilegi. Certo l’anagrafe alla fine vincerà, ma intanto lo spreco di speranze, di risorse e di futuro grida vendetta e dovrebbe farci vergognare. Eppure i rimedi, il pentagramma delle cose da fare è sotto gli occhi di tutti.
Le voci dell’agenda si chiamano scuola, università, orientamento, lavoro, culture. Il distacco della scuola dal mondo del lavoro è abissale. Certo vi sono esempi eroici di contatto tra mondi che non si amano, ma sono ancora una goccia rispetto ai bisogni. Stage, concorsi, alternanza, apprendistato sono strumenti che in altri paesi rappresentano la norma, mentre in Italia suscitano lo scherno degli scettici. Le università per legge dovrebbero fornire servizi di placement ai propri studenti, ma quelle che lo fanno davvero si contano sulle dita di due mani. L’orientamento è una cosa troppo seria per essere lasciato nelle mani delle famiglie, degli insegnanti o delle compagnie di giro, che stipano i ragazzi in sale cinematografiche altrimenti vuote e infliggono loro lezioni sul nulla.
da La Stampa 3 luglio 2012
Istat, Occupati e disoccupati (dati provvisori, mag. 2012)
Eleonora Attolico, CERCASI ARTIGIANO DISPERATAMENTE, in l’Espresso 10 maggio 2012
Serge Latouche, I nostri figli ci accuseranno?, 3 Giugno, | Festival dell’Economia di Trento 2012, Audio della relazione
Riprendendo in forma interrogativa il titolo del film di Jean-Paul Jaud, si affronterà la questione del rapporto tra generazioni alla luce dell’attuale crisi economica. L’economia tradizionale è sorda alla realtà dell’Antropocene e sacrifica le generazioni future ricorrendo all’espediente di un tasso di attualizzazione mistificatore. È urgente uscire dall’economia e costruire una società della decrescita.
introduce Eric Jozsef
- Video: Nostri figli accuseranno
- Relazione: Audio LatoucheTN12-1.Mp3
- Domande e Risposte: Audio LatoucheTN12-2-Mp3
il circolo virtuoso delle 8 E:
DA Gli eventi di Domenica, 3 Giugno, 2012 | Festival Economia 2012.
DAI SERVIZI ALLA PERSONA OPPORTUNITÀ DI LAVORO – Regione Lazio, 11 Giugno 2012
DAI SERVIZI ALLA PERSONA OPPORTUNITÀ DI LAVORO
Il progetto sperimentale SAP della Regione Lazio
Il Progetto Servizi Alla Persona della Regione Lazio (valore complessivo di € 2.500.000,00
cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) mira a qualificare e collocare
operatori “Assistenti Familiari” e “Badanti”, italiani o stranieri, finanziando:
● la formazione professionale
● la validazione delle competenze
● gli incentivi alle assunzioni
Roma – 11 Giugno 2012















