ASSOCIAZIONE ITALIANA PER GLI STUDI DI POPOLAZIONE Rapporto sulla popolazione A cura di DE ROSE A., DALLA ZUANNA G. Sessualità e riproduzione nell’Italia contemporanea Collana “Universale Paperbacks il Mulino”


ASSOCIAZIONE ITALIANA PER GLI STUDI DI POPOLAZIONE

Rapporto sulla popolazione

A cura di DE ROSE A., DALLA ZUANNA G.

Sessualità e riproduzione nell’Italia contemporanea

 

Collana “Universale Paperbacks il Mulino”

pp. 160, (€ 13,00) € 10,40
978-88-15-24490-1
anno di pubblicazione 2013

in libreria dal 14/03/2013

Copertina 24490

 


Il volume illustra i cambiamenti avvenuti in Italia nel corso degli ultimi trent’anni nella biologia della riproduzione e in tutti quei comportamenti che hanno un impatto diretto sulla fecondità e sul numero complessivo di figli: vita di coppia, sessualità, contraccezione, ricorso all’aborto, fecondazione assistita e adozione. A partire da solidi dati quantitativi, numerosi sono gli interrogativi a cui il Rapporto fornisce una risposta: la capacità riproduttiva degli italiani è diminuita? La legge sull’aborto volontario del 1978 ha raggiunto i suoi scopi? Le nascite in provetta contribuiscono a risolvere i problemi della bassa natalità?

Il volume, promosso dal Consiglio Scientifico dell’Associazione Italiana per gli Studi di Popolazione (www.sis-aisp.it) della Società Italiana di Statistica, è curato da Alessandra De Rose, docente di Demografia nella Sapienza – Università di Roma e da Gianpiero Dalla Zuanna, docente di Demografia nell’Università di Padova.

 


 

da Volumi – ASSOCIAZIONE ITALIANA PER GLI STUDI DI POPOLAZIONE , Rapporto sulla popolazione.

IMMIGRAZIONE: IL VADEMECUM DI MASSIMO LIVI BACCI  | dal sito di Pietro Ichino


IMMIGRAZIONE: IL VADEMECUM DI MASSIMO LIVI BACCI

Leggi il  

Vademecum_Migrazione sul sito Neodemos.

Il dovere internazionale di solidarietà si adempie con

il rispetto non avaro del diritto di asilo,

il diritto di cittadinanza va riconosciuto a chi nasce in Italia,

l’illecito di clandestinità va depenalizzato (nell’interesse del nostro sistema giudiziario-penitenziario, prima che nell’interesse dei clandestini stessi),

ma per il resto i flussi di migrazione in entrata da paesi extra-comunitari dovrebbero essere governati in modo selettivo, in funzione delle esigenze del nostro tessuto produttivo.

dal sito di Pietro Ichino.

Longevo / Longevità – La parola del giorno dello Zingarelli


La parola di oggi è: longevo / longevità

La parola del giorno dello Zingarelli e la sua pronuncia sono disponibili all’indirizzohttp://dizionari.zanichelli.it/parola-del-giorno/


longèvo / lonˈdʒɛvo/
[vc. dotta, lat. longāevu(m)comp. di lŏngus ‘lungo’ e āevum ‘evo, età’  1321]
agg.
 che vive molto a lungo: uomo longevopianta longeva


longevità / londʒeviˈta*/
[1761]
s. f. inv.
 lunga durata della vita: la longevità di alcune piante si conta a decine di secoli

La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2013
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore

Istat, Presentazione del Rapporto annuale 2012


Rapporto annuale 2012 – La situazione del Paese

Presentazione
Roma, 22 maggio 2012
Ore 11.00
Palazzo Montecitorio
Sala della Lupa

Evento esclusivamente a inviti

Martedì 22 maggio, alle ore 11.00, presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio, alla presenza del Presidente della Camera dei Deputati e di altre autorità, si tiene la presentazione del Rapporto annuale 2012 – La situazione del Paese.

Quest’anno il Rapporto, il ventesimo della serie, sviluppa una riflessione documentata sulle trasformazioni che interessano economia e società italiana, integrando le informazioni prodotte dall’Istat e dal Sistema statistico nazionale.

Alle consuete analisi delle condizioni del nostro Paese e delle sue prospettive si affianca un intero capitolo dedicato all’evoluzione del sistema Italia dal 1992 al 2012, che analizza gli sviluppi socio-economici tra due momenti storici segnati da forti criticità e alcune analogie.

Fra i temi più rilevanti su cui si sofferma il Rapporto 2012 emergono quelli delle caratteristiche competitive del sistema economico italiano e delle disuguaglianze sociali e territoriali.

Rapporto annuale 2012 – volume on line

DA Istat.it – Presentazione del Rapporto annuale 2012.

Istat, Rapporto annuale 2012 – La situazione del Paese


V4B (Video4Blind) – Descrizione del video per non vedenti.
Roberta Crialesi. Co-coordinatrice Rapporto annuale 2012
Rapporto annuale 2012 – La situazione del Paese
Quest’anno il Rapporto, il ventesimo della serie, sviluppa una riflessione documentata sulle trasformazioni che interessano economia e società italiana, integrando le informazioni prodotte dall’Istat e dal Sistema statistico nazionale.
Alle consuete analisi delle condizioni del nostro Paese e delle sue prospettive si affianca un intero capitolo dedicato all’evoluzione del sistema Italia dal 1992 al 2012, che analizza gli sviluppi socio-economici tra due momenti storici segnati da forti criticità e alcune analogie.
Fra i temi più rilevanti su cui si sofferma il Rapporto 2012 emergono quelli delle caratteristiche competitive del sistema economico italiano e delle disuguaglianze sociali e territoriali. altro

Rapporto annuale 2012 – La situazione del Paese – YouTube.

Barbara Spinelli, Perché i vecchi ci fanno paura


Le ultime statistiche Istat sull’invecchiamento degli italiani erano prevedibili, ma vale la pena soffermarsi su di esse e pensarle sino in fondo. Non di rado i numeri sono una gabbia, e non è vero che “parlano da soli”: siamo noi a farli parlare. Nel 2030, dicono, i vecchi saranno il doppio dei bambini. Non molto diverse sono le statistiche sugli immigrati: loro aumenteranno, gli italiani diminuiranno.
Tutto questo accadrà non in un domani lontano, ma fra poco. Sarà una crisi di civiltà, annunciano i giornali: una mutazione antropologica che non avremo voluto, ma che dovremo patire e chissà come ne usciremo. La mutazione fin d’ora la viviamo come disagio della civiltà, ma non a causa di questi numeri: a causa delle parole che usiamo per interpretarli, commentarli. Sono parole che salgono in noi come una nebbia, e tutte sono intrise di spavento, smarrimento: come fossimo una civiltà in preda a incursioni selvagge.

Nell’ultimo ventennio si è parlato dell’imbarbarimento dei nostri costumi, ma forse la barbarie l’abbiamo dentro. Forse i barbari siamo noi, a meno di non preparare il futuro con maggiore cura delle parole, innanzitutto, e con politiche di prudenza e giustizia che non si facciano irretire da cifre, da percentuali, dalle insidie che sempre son racchiuse nelle statistiche, specie demografiche. A meno di non fronteggiare e guardare in modo diverso la crisi, l’economia di scarsità che impone, e come ci siamo arrivati.

Ancora una volta tendiamo a pensare la crisi in maniera rivoluzionaria, concentrando forze e sguardi su uno soltanto dei nodi da sciogliere: una razza, una classe, un’età da tutelare a scapito di altre (ci aiuta nella disumanizzazione semplificatrice la parola “fascia”: non siamo persone, ma strati).

Le rivoluzioni sono state più volte questo, e spesso son seguite dal Terrore. Conservatrici o progressiste, hanno sete di capri espiatori. La categoria su cui s’addensa oggi l’attenzione di governi e economisti è quella dei giovani, non c’è discorso o proclama che non evochi la loro condizione di sacrificati sull’altare d’un paese che invecchiando si disfa. I politici ne hanno la bocca piena, e non stupisce perché l’ingiustizia davvero va raddrizzata.

Ma non dimentichiamo che Stalin e Hitler inneggiavano ai giovani, e alla panacea del muscolo, dello sport. Kundera lo ricorda con maestria quando descrive la “lirica totalitaria della giovinezza”, che diventa culto. Concentrarsi esclusivamente sui giovani vuol dire dare all’esistenza umana una sola identità e un solo tempo, non vedere in essa una collana fatta di molte fluide identità, tempi di vita, e nodi.

Forse è venuto il momento di ricostruire il tragitto che ci ha condotti a parlare in un certo modo, da decenni, dei vecchi che ci stanno accanto: di capire come mai, quasi senza accorgercene, adottiamo nei loro confronti gli stessi vocaboli usati  -  in Italia con speciale disinvoltura  -  per gli immigrati, cittadini europei compresi. Da tempo siamo come ammaliati dal loro numero che sale: la loro longevità ci sbigottisce, assume le fattezze di biblica piaga.

Accade di frequente, quando cominciamo a diffidare di una popolazione e la mente s’abitua a segregarla. In genere ricorriamo a metafore marine: i grandi vecchi in sovrannumero irromperanno come un’ondata, ci sommergeranno. A ottant’anni hanno davanti a sé più anni di vita? Dalle penne, inavvertitamente, escono strani aggettivi: “macabre” sono le statistiche che ne danno notizia. E usurpatrici le attività remunerate che tolgono ai giovani (anche questo è un argomento mutuato dall’eloquio leghista o del Fronte nazionale francese sugli immigrati). Accorta, il ministro Fornero dice: “Il lavoro non è una quantità fissa. È qualcosa che può crescere, può esser distribuito meglio”. Si potrebbe dire anche degli anni di vita, del complesso corpo d’una società.

Forse è qui il maleficio di un invecchiare che intimidito si nasconde, si rifugia in svariati trucchi pur di fermare il tempo. Finché l’anziano appare giovane c’è salvezza. Meglio: finché è cliente, consumatore. L’unico modo di non veder spezzata l’appartenenza alla comunità è di non sottrarsi alle esigenze del mercato: d’impersonare un’inalterata domanda, correlata all’offerta.

Ogni volta che annunciamo che l’Italia sarà (è già) un paese di vecchi, manipoliamo il tempo, lo congeliamo, e questa è la vera crisi di civiltà, che imputiamo all’invasore esterno e poi automaticamente a paria interni, non dissimili dalle caste indiane: gli oppressi dovettero attendere Gandhi per sapersi cittadini. Paria in sanscrito significa spezzare. La collana si spezza a causa dello straniero, dell’immigrante nato in Italia, del malato, del povero. Infine dei grandi vecchi.
Se non corriamo ai ripari  -  Croce direbbe: “se non invigilo me stesso, e procuro di correggermi”  -  non potremo scansare la minaccia: a forza di considerare gli anziani un flagello, verrà il tempo (magari già inizia) in cui converrà sbarazzarsene. Costano troppo alla comunità, con tutti i farmaci che prendono, gli arnesi di cui necessitano. E chi pagherà se i giovani continuano a vivere vite precarie, impossibilitati anche numericamente a versar contributi per la spesa sanitaria di cui l’alta vecchiaia abbisogna?

A ciò s’aggiunga che questo avviene in un’epoca storica che disdegna lo Stato. Lo vuole smilzo, non esattore, inclusivo sì ma molto selettivo: quasi non avesse insegnato nulla la crisi del mercato senza briglie, incapace di invigilare spontaneamente se stesso, esplosa nel 2007. Per questo è ingiusto e anche miope, il no di Beppe Grillo alla cittadinanza per gli immigrati nati in Italia: affermare che il problema oggi è altro  -  per esempio, arrivare alla fine del mese  -  è pensare il brevissimo termine, non vedere lo spezzarsi dell’intera collana di civiltà, considerarla una “quantità fissa”, fatalmente scarsa.
È scabroso parlare di queste cose, perché le utopie maltusiane  -  i freni brutali all’aumento di popolazione in assenza di guerre, carestie, epidemie  -  rischiano di realizzarsi. Descriverle è già un po’ accettarle. Chi ha letto il racconto di Buzzati sull’eliminazione dei vecchi, nel Viaggio agli inferni del secolo (1966) ricorderà il malessere che procura: l’immaginaria città parallela  -  una sotterranea seconda Milano  -  può pian piano inverarsi, se non mutiamo le parole e gli atti che ne scaturiscono. Nella città nascosta (vi si accede varcando una porticina “che apre all’inferno”), ogni primavera si celebra un rito eccentrico, agghiacciante, detto “grande festa della pulizia”.
La festa si chiama Entrümpelung, che in tedesco è repulisti generale di roba vecchia. Nel giorno della Entrümpelung “le famiglie hanno il diritto anzi il dovere di eliminare i pesi inutili. Perciò i vecchi vengono sbattuti fuori con le immondizie e i ferrivecchi”. Nei mucchi d’immondezza, accanto a lampade passate di moda, antichi sci, vasi slabbrati, libri che nessuno ha letto, stinte bandiere nazionali, pitali, sacchi di patate marce, segatura, ci sono sacchi che ancora si muovono un poco, “per interni svogliati contorcimenti”.
Contengono i vecchi. Un’abitante della città parallela dice: “Cosa vuole che sia? Uno di quelli. Un vecchio. Era ora, no?” Erculei inservienti comunali gettano la gentile zia Tussi dalla finestra. I nipoti non fiatano. Difficile non pensare al vecchio ebreo in sedia a rotelle scaraventato giù sul selciato, nel Pianista di Polanski.

La prima reazione è di dire: “Da noi non così!” (sono le parole di Gesù sui potenti del tempo). Ne siamo davvero sicuri? I numeri, quando ci figuriamo che parlino da soli togliendoci responsabilità, possono essere una maledizione. Rilke lo sapeva bene quando ingiungeva: “Alle risorse esauste, alle altre informi e mute della piena natura, alle somme indicibili, te stesso aggiungi, nel giubilo, e annienta il numero”.

Da La Repubblica del 01/02/2012.

Istat, Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat


Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat. Il primo elemento di novità riguarda la popolazione straniera, destinata ad aumentare in modo considerevole nei prossimi anni: passerà dagli attuali 4,6 milioni a 14,1 milioni nel 2065, con una forbice compresa tra i 12,6 e i 15,5 milioni.

ETA’ MEDIA - Allo stesso tempo, l’età media della popolazione è destinata ad aumentare, dai 43,5 anni nel 2011 fino ad un massimo di 49,8 anni nel 2059. Dopo tale anno l’età media si dovrebbe stabilizzare sul valore di 49,7 anni, a indicare una presumibile conclusione del processo di invecchiamento della popolazione. Molto accentuato è anche l’aumento del numero di anziani: gli ultra 65enni, oggi pari al 20,3% del totale, nello scenario centrale aumentano fino al 2043, anno in cui oltrepasseranno il 32%.

CALO DELLA FORZA LAVORO - Diminuisce anche la popolazione in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni: passerà dall’attuale 65,7% al 62,8% nel 2026. Nel lungo termine la riduzione sarà ancora più accentuata, fino a un minimo del 54,3% nel 2056, anno dopo il quale l’indicatore si stabilizza a 54,7% nel 2065.

da Istat, triplicati gli immigrati entro il 2065 – Corriere della Sera.

Diciasettesimo Rapporto sulle migrazioni 2011, a cura dell’Ismu, FrancoAngeli


 

In breve
Il Rapporto analizza in tutti i suoi aspetti (lavoro, sanità, istruzione, ecc.) il fenomeno dell’immigrazione, alla luce degli eventi che hanno caratterizzato il 2011, anno della “Primavera araba”, che ha causato nuove migrazioni dal Nord Africa verso l’Italia e l’Europa, e anno in cui la crisi economica ha colpito soprattutto le fasce deboli della popolazione, tra cui gli immigrati.
Presentazione del volume

Gli stranieri presenti nel nostro paese all’inizio del 2011 sono cinque milioni e quattrocento mila. Una realtà che da diciassette anni il Rapporto analizza in tutti i suoi aspetti.
In questa sede il fenomeno dell’immigrazione è approfondito tenendo conto degli eventi che hanno caratterizzato il 2011, anno della “Primavera araba” che ha causato nuove migrazioni dal Nord Africa verso l’Italia e l’Europa. Il 2011 è però anche l’anno in cui la crisi economica, ancora in corso, colpisce soprattutto le fasce deboli della popolazione, tra cui gli immigrati.
Come di consueto sono presi in considerazione alcuni ambiti di particolare rilievo come il lavoro, la sanità, la situazione abitativa, gli orientamenti degli italiani verso l’immigrazione, la scuola, dove gli alunni di cittadinanza non italiana continuano ad aumentare. Il Rapporto presenta inoltre utili approfondimenti su altri temi: l’accesso degli stranieri al credito, la devianza, la conoscenza della lingua, il contratto di integrazione in Italia e in alcuni paesi europei.
Il libro è strutturato in quattro sezioni: “Il quadro generale”, le “Aree di attenzione”, gli “Approfondimenti” e “Lo scenario internazionale”.

Indice

Migrazioni 2011: uno sguardo d’insieme
Parte I. Il quadro generale
Il linguaggio dei numeri
L’Italia nello spazio migratorio europeo
Gli aspetti normativi
Gli orientamenti comunitari
Parte II. Aree di attenzione
Il lavoro
La scuola
La salute
Abitare e insediarsi
Gli italiani e l’immigrazione
Criminalità e devianza degli immigrati
Parte III. Approfondimenti
Immigrazione e credito
La conoscenza della lingua del paese di destinazione: uno strumento di integrazione
Il decreto flussi 2010-2011
Immigrazione, opinione pubblica e sistema politico italiano
Parte IV. Lo scenario internazionale
Immigrazione dal Nord Africa: la Primavera del 2011
Multiculturalismo, politiche d’integrazione e big society nel Regno Unito
Impatti delle nuove politiche di integrazione in Germania: il ruolo della conoscenza della lingua
Integrare senza un modello: l’integrazione degli stranieri in Spagna
Documenti di viaggio e dinamiche di movimento nella regione asiatica
Il contratto d’integrazione in Francia: un’esperienza quinquennale
Riferimenti bibliografici
Allegato. La cronaca del 2011.

Diciasettesimo Rapporto sulle migrazioni 2011.

sette miliardi di abitanti sulla terra ufficialmente raggiunti pochi giorni fa (il 31 ottobre)


I sette miliardi di abitanti sulla terra ufficialmente raggiunti pochi giorni fa (il 31 ottobre) sono una bella quantità, e poi una cifra tonda così attira sempre l’attenzione del pubblico e dei media, che spesso, però, tendono a dimenticare che queste stime non vanno prese per oro colato: valgono piuttosto come indicazioni di massima (v., ad es., http://jekyll.sissa.it/?p=5504). Ma, approssimazioni a parte, cosa significa veramente questo numero? Una parte di risposta ce la dà il grafico di Neodemos di questo mese: come si vede, dal miliardo dei primi dell’800 ai 7 miliardi di oggi la crescita è stata non solo notevole, ma accelerata. Sono bastati solo 12 anni per l’aggiunta dell’ultimo miliardo di persone, contro le migliaia di anni occorse per il primo miliardo, i 120 anni per il secondo, i 32 anni per il terzo … E così via accelerando?



Una crescita (finalmente) rallentata

 

Beh, non proprio: la parte bassa del grafico mostra due cose. Intanto che stiamo, fortunatamente, rallentando

l’intero articolo qui:  neodemos.it.

Istat il 43,7% delle famiglie dichiara un peggioramento della propria situazione economica nell’ultimo anno


Istat: la soddisfazione degli italiani

Dati regione per regione

(regioni.it) Secondo l’Istat il 43,7% delle famiglie dichiara un peggioramento della propria situazione economica nell’ultimo anno.
Si tratta di un’indagine sulla soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2011. Le interviste risalgono a marzo.
Sostanzialmente gli italiani sono soddisfatti della famiglia e degli amici, della salute e delle attività svolte del tempo libero ma non tanto delle condizioni economiche che, in quasi un caso su due delle famiglie, sono in peggioramento.
Il voto che gli italiani danno della propria vita – in una scala da 0 a 10 – e’ piu’ che sufficiente: si attesta mediamente su 7,1; e’ maggiore al Nord. Cio’ che pesa di piu’ nella vita degli italiani sono il traffico e il parcheggio dell’auto.
Il Nord presenta un valore medio di soddisfazione pari a 7,2, il Centro pari a 7,1 ed il Mezzogiorno un valore di 7,1.
Nell’indagine Istat ‘La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2011′ si rileva in particolare, a livello regionale, le quote maggiori di individui che si definiscono molto soddisfatti si rilevano in Trentino-Alto Adige (45,7%), Friuli-Venezia Giulia (41,9%), Emilia-Romagna (40,4%) e Toscana (40,3%); le piu’ basse in Campania (21,6%), Molise (25,9%), Puglia (29,2%) e Sicilia (29,4%).
Sulle relazioni amicali, le persone molto soddisfatte risiedono soprattutto al Nord (28%), seguite da quelle del Centro (25%) e poi del Mezzogiorno (19,3%). In particolare, si definiscono molto soddisfatti i residenti in Trentino-Alto Adige (33,5%), Friuli-Venezia Giulia (30,9%) e Umbria (29,6%), mentre la quota piu’ bassa di molto soddisfatti si rileva in Campania (15,2%).
Nel Nord la soddisfazione per il proprio stato di salute è piu’ diffusa che nelle altre ripartizioni: l’83,3% della popolazione si dichiara molto o abbastanza soddisfatto rispetto al 78,8% del Mezzogiorno e cio’ nonostante il processo di invecchiamento sia piu’ avanzato nell’Italia settentrionale.
Le quote maggiori di persone soddisfatte del proprio stato di salute si registrano nelle regioni del Nord-est: Trentino-Alto Adige (87,2%), Friuli-Venezia Giulia (82,8%) e Valle d’Aosta (82,7%); quelle piu’ basse nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare Calabria (75,9%), Sardegna (78,1%) e Campania (81,0%).
A livello territoriale, si evidenzia un graduale aumento dell’insoddisfazione passando dal Nord al Sud: gli occupati molto soddisfatti sono, infatti, il 16,3% nel Nord, il 15,1% al Centro e il 12,1% nel Mezzogiorno.
La quota di occupati abbastanza soddisfatti del proprio lavoro non presenta rilevanti variazioni territoriali. La maggiore diffusione della soddisfazione per il lavoro tra le donne rispetto agli uomini si riscontra soprattutto nel Nord e nel Mezzogiorno.

 

Testo integrale

pdf (845 KB)

newsletter – Regioni.it.

le scrivo perchè sto redigendo una tesi sul tema “minori stranieri disabili”


buongiorno a lei

non ho approfondito mai questo tema e quasta connessione fra disabilità e minori stranieri
quindi scrivendo al sua tesi lei diventerò ben presto “esperta” su questo argomento.
posso solo suggerirle qualche linea di orientamento:
- riflettere sul mio schema/paradigma BDO BISOGNI DOMANDA OFFERTA che si applica perfettamente a qualunque ricerca nell’ambito delle politiche sociali. qui trova una delle tante dispense ad esso dedicate: Paolo Ferrario, Dispensa didattica n. 15 LO SCHEMA BISOGNI/DOMANDA/OFFERTA PER L’ANALISI DELLE AREE PROBLEMATICHE DEI SERVIZI ALLA PERSONA
ricostruire la legislazione specifica in tema di disabilità (non è difficile perchè occorre ancora riferirsi alla legge 104, intergrata con la riforma costituzionale 3/2001)
- ricostruire la legislazione sulle migrazioni (la letteratura è sterminata e sovraccaricata da visioni polari guidate dalle ideologie: va dunque decifrata per comprendere le regole)
- integrare le due ricerche fra loro
- ragionare in tema di “diritti esigibili” e “accesso ai servizi”. anche qui si tratta di argomentare
- e può consultare i tantissimi siti di associazioni disabili. quello che seguo io sono rintracciabili in questa pagina: http://polser.wordpress.com/sitografia/bisogni-domande-problemi/
spero che queste tracce le possano essere di utilità
le auguro buona ricerca e buona scrittura
cordiali saluti
paolo ferrario

Buongiorno,
sono una studentessa laureanda in Servizio Sociale e ho frequentato il suo laboratorio “Politiche legislative e servizi sociali: metodi di analisi e casi pratici”, le scrivo perchè sto redigendo una tesi sul tema  ”minori stranieri disabili”,per la quale la Prof.ssa …. è relatrice, e vorrei dedicare un capitolo all’inquadramento legislativo.
Ho trovato alcuni materiali legislativi inerenti il tema della disabilità e dell’immigrazione, tra cui alcune sentenze della Corte Costituzionale inerenti la duplice problematicità, ma mi chiedevo se potesse darmi maggiori informazioni a riguardo; in particolare se avesse indicazioni più precise o consigli da darmi per affrontare questo tema.
La ringrazio anticipatamente per l’attenzione che potrà dedicarmi e colgo l’occasione per prgerle cordiali saluti.
 

…..

La carica degli immortali di Elisa Manacorda


La carica degli immortali

di Elisa Manacorda

La metà dei bambini nati nel 2007 supererà la soglia dei cent’anni. E la medicina è pronta a farci vivere oltre i settanta alla grande. Ecco come

Naso perfetto, volto tirato, glutei e addominali scolpiti, colorito appena dorato per mettere in evidenza la salute e la vigoria. Cellulite, neanche a parlarne. Capelli grigi? Non scherziamo. Impossibile dire quanti anni abbiano: perché questi uomini e donne puntano a essere senza età. Sono, per dirla con Catherine Mayer, giornalista e fresca autrice di “Amortality. The pleasure and the perils of living ageless”, amortali. Gente che prova a fermare il tempo con tutte le sue forze facendo ricorso a tutto ciò che la scienza, quella vera e quella farlocca, mette a sua disposizione: dalle creme al bisturi, dai farmaci alle diete. L’obiettivo è inchiodare le lancette dell’orologio in un eterno presente. Perché mai arrendersi alla vecchiaia se, archiviata vita famigliare e obblighi lavorativi, si campano altri vent’anni almeno?
Il bello, infatti, è che, per quanto un po’ buffi nelle loro pretese e nei loro aspetti plastificati, gli amortali hanno un atout indiscutibile: l’allungamento della vita media. E i numeri parlano da soli. Secondo il demografo americano James Vaupel, la metà dei bambini nati nel 2007 raggiungerà i 102 anni in Germania, i 103 nel Regno Unito, i 104 in Francia e negli Stati Uniti, e i 107 in Giappone. Ma già adesso si sentono gli effetti di questo allungamento dell’aspettativa di vita: e il più evidente è la moltiplicazione dei centenari. In Italia, dice l’ultimo censimento Istat, ci sono oltre 16 mila persone che hanno superato il secolo di vita.
Ma quella dei trisnonni d’acciaio è solo la manifestazione più evidente di un fenomeno più complesso e dalle molte sfumature. Sul quale ha oggi deciso di fare luce anche il rapporto “Le sfide della longevità”, prodotto da Axa Mps e Axa Assicurazioni, che verrà presentato il prossimo 4 ottobre a Roma. L’idea è che non si invecchia allo stesso modo a tutte le latitudini. Perché a determinare la speranza di vita sono fattori eterogenei: biologici (per esempio il genere, visto che ovunque le donne vivono più a lungo degli uomini) ma anche socioculturali. “Le persone con un elevato grado di istruzione”, commenta Alessandro Rosina, demografo all’Università Cattolica di Milano, che ha collaborato al rapporto, “hanno un’aspettativa di vita superiore rispetto a chi è meno istruito: gli studi indicano uno scarto di cinque anni tra laureati e persone che non sono andate oltre la scuola dell’obbligo”. In sostanza, per ogni anno aggiuntivo di studio si guadagna mezzo anno di vita in più.
A fare la differenza sono poi anche le diseguaglianze socio-economiche, aggiunge Rosina: “Sappiamo che la Campania ha una durata media di vita inferiore ai 78 anni per gli uomini e pari a 83 anni per le donne, mentre regioni più ricche si attestano sugli 80 anni per i maschi e 85 per le femmine”. Vivere a lungo è dunque una conquista sempre in bilico. Lo sanno bene quei russi che secondo i dati dell’Ocse hanno visto la loro aspettativa di vita ridursi di oltre quattro anni in meno di un ventennio (1985-2004), passando dai 63,8 ai 58,9 anni. Le ragioni? L’abbassamento della qualità del sistema sanitario, il consumo di alcol, un complessivo degrado delle condizioni socio-economiche. Per farsi un’idea basta dare un’occhiata allo Human Mortality Dataset, che fornisce dati generali sulla popolazione per 37 paesi, nella maggior parte sviluppati. A conquistare il primo posto sono gli uomini svizzeri, con 79,3 anni; gli italiani (sempre maschi), possono aspirare invece a 78,6 anni, i francesi a 77,2. In campo femminile, sul podio sono invece le donne d’Oltralpe. In Francia una bambina può legittimamente aspirare di arrivare a 84,2 anni, in Italia a poco meno: 84,1.
Al di là delle disomogeneità, resta però il dato complessivo: in Italia, la popolazione tra i 55 e i 75 anni aumenterà di circa quattro milioni di persone da qui al 2030. E questo aprirà scenari complessi, gettando nello scompiglio un certo numero di categorie professionali. Per esempio quella degli economisti, che lavorano alacremente per capire sino a che punto questo aumento della vita media possa incidere sull’età pensionabile. Ma anche quella degli uomini di marketing, che studiano i seniores per intercettare i bisogni di questa sempre più ampia fascia di “spender”, cioè persone disposte ad aprire il borsellino per soddisfare delle esigenze diverse da quelle di un quarantenne. Persino quella degli assicuratori, come sottolinea lo stesso rapporto Axa, che devono mettere a punto nuove polizze che tengano conto del “rischio di longevità” per clienti che sembrano non morire mai, se è vero, come riportano le ultime previsioni Istat, che entro la prima metà del XXI secolo l’aspettativa di vita femminile italiana arriverà vicino ai 90 anni e quella maschile agli 85.
I più indaffarati di tutti sono però medici e biologi, che si interrogano sui limiti fisiologici della vita umana, per capire fino a quale soglia la nostra specie possa sperare di spingersi. E studiano i metodi per rendere i benefici acquisiti sino ad oggi ancora più durevoli. Perché vivere a lungo – commenta anche l’oncologo Umberto Veronesi nella prefazione del rapporto Axa – è il risultato di tanti fattori. Primo fra tutti il miglioramento della condotta personale in relazione alla salute. L’alimentazione, per esempio: si è visto che alcuni cibi, o meglio alcuni componenti di alimenti, hanno la capacità di danneggiare o proteggere la salute attraverso un meccanismo biologico.
La conferma arriva anche da Claudio Franceschi, direttore del Dipartimento di Patologia Sperimentale presso l’Università di Bologna, e coordinatore del progetto europeo Nu-Age, che coinvolge cinque paesi (Italia, Polonia, Inghilterra, Francia e Olanda). Un campione di 1.250 persone di età compresa tra i 65 e i 79 anni verranno messe a dieta anti-invecchiamento: metà del campione seguirà una dieta mediterranea e rinforzata con vitamina B, acido folico, vitamina D e microelementi, la metà restante seguirà le normali abitudini alimentari. “Il nostro obiettivo è spegnere quella sottile attivazione cronica del sistema immunitario che caratterizza le persone anziane”, spiega Franceschi. Invecchiando, infatti, il nostro organismo produce radicali liberi, è invaso da batteri nocivi, e il nostro sistema immunitario si scatena. Risultato: siamo colpiti da un’infiammazione bassa e costante, che ci predispone di più allo sviluppo di cancro, demenza, artrite e Alzheimer. “L’idea è che l’alimentazione possa agire direttamente sull’organismo, per esempio modificandone la flora intestinale e agendo su quegli interruttori genetici che scatenano la produzione di sostanze infiammatorie”. I partecipanti al progetti Nu-Age, dopo un anno a dieta “anti-invecchiamento” verranno sottoposti ad analisi completa del genoma, per capire in che modo la dieta abbia modificato lo stato di attivazione dei tratti di Dna che producono infiammatori e anti-infiammatori. I dati saranno utilizzati per lo sviluppo di alimenti funzionali per la popolazione anziana.
Mangiare sano, però, non basta. Per oltrepassare le colonne d’Ercole dei cento anni bisognerebbe ridurre altri fattori di rischio, come l’inquinamento dell’aria, che potrebbe innalzare del 15 per cento l’aspettativa di vita. Vivremmo più a lungo anche se arrestassimo l’epidemia di obesità che colpisce i paesi ricchi: già nel 2005 Jay Olshansky, ricercatore all’Università dell’Illinois, sottolineava come l’aumento del numero delle persone che soffrono d’obesità (e di malattie associate, come ad esempio il diabete) metterebbe in discussione la progressione della speranza di vita negli Stati Uniti e in molti paesi occidentali.
Senza rimettere mano agli stili di vita, insomma, il traguardo del secolo di vita si allontana. E per raggiungerlo non basterà quel mix di integratori, ormoni e farmaci propinato dai guru della vita eterna. Negli Stati Uniti, ricorda Mayer nel suo libro, sono spuntate molte società che proclamano di poter arrestare il tempo. Dell’elisir di lunga vita, che gli amortali sono disposti a pagare a caro prezzo, fanno parte per esempio pillole e creme a base di ormoni steroidei come il Dhea e il testosterone, per aumentare la massa muscolare e migliorare la densità ossea. “Ma la terapia androgenica”, sottolinea Mayer, “può avere effetti collaterali sgradevoli, dalla comparsa di acne alla mascolinizzazione di alcuni tratti, come la voce, fino all’aumento del colesterolo “cattivo” e agli effetti negativi sulle funzioni riproduttive, con la riduzione della produzione di spermatozoi”. Per di più, nel 2003 il “New England Journal of Medicine” sottolineava come la somministrazione di testosterone agli anziani aumentasse il rischio di cancro alla prostata.
Agli aspiranti amortali vengono anche proposti integratori alimentari per ripristinare la telomerasi, quell’enzima che protegge le estremità dei cromosomi (telomeri) evitando che si accorcino a ogni duplicazione delle cellula. Uno studio pubblicato su “Nature” a fine 2010 indicava che i topi con produzione ridotta di telomerasi mostravano segni di invecchiamento precoci, e che il fenomeno poteva essere arrestato con la somministrazione di sostanze in grado di ripristinare i livelli enzimatici ottimali. Ma si tratta di composti troppo tossici per l’uomo, ammettono gli stessi ricercatori che hanno dato vita all’esperimento. Ciò non toglie che negli Stati Uniti siano in vendita integratori che sostengono di avere effetti positivi sulla produzione di questo enzima. Più che pericolosi, dicono i ricercatori, sono inutili.
Il vero segreto della giovinezza, infatti, si nasconde altrove: in una vita piena di interessi e emozioni. “A sessant’anni, esauriti i doveri verso i figli e il lavoro, la vita è ancora piena e tutta da reinventare. Perché non sfruttare questa disponibilità e queste competenze, magari migliorate da una formazione continua, per impiegarle al meglio nel sociale, nella cultura, nel volontariato?”, si chiede Rosina. Ma la risposta è amara. Perché paradossalmente il nostro, pur essendo un paese di vecchi, non è ancora un paese per vecchi.
ha collaborato Anna Lisa Bonfranceschi

da l’Espresso extra.

Il cambiamento demografico. Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia, Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana


Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana (a cura del)
Il cambiamento demografico
Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia
Argomento: Attualità

«Abbiamo bisogno di un’alleanza, o di una grande sinergia, per affrontare la nostra crisi demografica. Per essere efficace, questa sinergia deve rendere consapevoli e coinvolgere ciascuna delle componenti della nostra società, arrivando fino alle persone e alle famiglie. Solo così sarà possibile far entrare, finalmente e sul serio, la questione demografica nell’agenda politica. Lo scopo di questo Rapporto-proposta, al quale hanno lavorato alcuni dei maggiori demografi italiani di varie matrici culturali insieme a studiosi di altre discipline, è far penetrare nell’intero corpo sociale la consapevolezza della sfida demografica con cui l’Italia deve inevitabilmente misurarsi».
Camillo Ruini
«Oltre 60 milioni di persone, di cui una ogni 13 proviene da altri paesi. I meno che ventenni sono via via scesi fino a uno ogni cinque residenti e sono pressoché pari al numero degli ultrasessantacinquenni, mentre gli ultranovantenni hanno quasi raggiunto il mezzo milione di unità. Un paese in cui la frequenza di nascite si colloca stabilmente sotto le 600mila unità annue, ossia circa 150mila in meno di quante sarebbero necessarie. Il tutto mentre la durata media della vita ha superato gli 80 anni, la mortalità infantile ha raggiunto livelli minimi quasi fisiologici e la fecondità si è attestata attorno alla media di 1,4 figli per donna. È questa, in estrema sintesi, la fotografia demografica dell’Italia dei nostri giorni. È una realtà sulla quale sembra doveroso interrogarci per capire quali siano i nodi problematici e, soprattutto, quali siano le sfide che ci attendono nel futuro».

Dalla Zuanna, G. – Weber, G. Cose da non credere. Il senso comune alla prova dei numeri


 

Dalla Zuanna, G. – Weber, G.
Cose da non credere
Il senso comune alla prova dei numeri
Argomento: Attualità, Sociologia

“Non ci sono più le famiglie di una volta”; “Stiamo diventando sempre più vecchi: ci aspetta un futuro di povertà”; “Gli italiani non vogliono più avere bambini”; “L’unico investimento sicuro è il mattone”; “Nel nostro paese ci sono troppi immigrati”: sono alcuni dei luoghi comuni che ascoltiamo ogni giorno. Luoghi comuni basati su paure e incertezze per le possibili conseguenze di alcuni cambiamenti della nostra società, fra cui la sempre maggiore longevità e l’aumento delle migrazioni globali. Nel clima di vera e propria rivoluzione demografica che sta toccando tutti i momenti cardine della vita degli italiani, la prima sfida che bisogna affrontare è alle mentalità individuali.
Gianpiero Dalla Zuanna e Guglielmo Weber smontano pregiudizi e descrizioni sommarie per comprendere cosa sta veramente accadendo nel nostro paese e restituire un’immagine dell’Italia fondata su numeri e dati reali perché «il senso comune si nutre di miti, il buon senso di fatti»

Il welfare del mondo extra-large di David E. Bloom – Il Sole 24 ORE


Il mondo è nel mezzo del più imponente e radicale cambiamento demografico nella storia del genere umano. Benché l’umanità abbia impiegato quasi un milione di anni per arrivare intorno all’anno 1800 al miliardo di esseri umani, a partire dal 1960 siamo cresciuti dei successivi miliardi ogni decennio o due, oggi sul nostro pianeta siamo arrivati a 7. Le proiezioni indicano che nel 2050 la popolazione raggiungerà i 9,3 miliardi di persone.
Da qui al 2050 quasi certamente si aggiungeranno alla popolazione esistente quasi altrettante persone di quante abitavano la Terra intera nel 1950. Una delle sfide più grandi con le quali dovrà confrontarsi il genere umano sarà garantire cibo, vestiario, un tetto e assistenza in genere alla popolazione globale terrestre che si aggiungerà a quella esistente.

Se prendiamo come parametro medio di riferimento il progresso materiale raggiunto nei secoli, potrebbe sembrare che la necessità fungerà in ogni caso da madre dell’ingegno e che riusciremo a far fronte alle sfide che ci si presenteranno, proprio come siamo riusciti a far fronte a quelle precedenti grazie all’innovazione tecnologica e delle istituzioni.
I riferimenti medi a lungo termine, però, possono mascherare una significativa instabilità nel tempo e variazioni tra i vari Paesi. Di sicuro sappiamo che l’aumento della popolazione comporta un rischio in futuro, in quanto buona parte di esso si verificherà nei Paesi del pianeta più fragili a livello economico, politico, sociale e ambientale.

Qualora non si riuscisse ad assorbire nella forza lavoro produttiva grandi masse di individui, si correrebbe il rischio di sofferenze di massa e di miriadi di catastrofi. Il protrarsi di sperequazioni estreme tra i redditi dei vari Paesi potrebbe scoraggiare la cooperazione internazionale, paralizzare o perfino ribaltare il processo di globalizzazione, malgrado le potenzialità che essa ha di migliorare lo standard di vita di tutti. Una rapida crescita demografica, infine, tende ad accelerare l’esaurimento delle risorse ambientali sia a livello locale sia globale, e potrebbe compromettere in modo permanente le prospettive di un loro recupero.
Alcuni Paesi in via di sviluppo hanno saputo affrontare bene queste sfide demografiche. Per esempio, negli anni Settanta e Ottanta le “tigri” dell’Asia orientale tagliarono incisivamente e quasi istantaneamente il loro tasso di natalità, e seppero utilizzare il risultante margine demografico per conseguire uno sbalorditivo vantaggio grazie ad assennate politiche della sanità e della pubblica istruzione, a una gestione macroeconomica equilibrata, a un impegno economico prudente e saggio a livello locale e globale.

All’altro capo dello spettro, i Paesi dell’Africa sub-sahariana hanno ottenuto risultati di gran lunga peggiori dal punto di vista dello sviluppo, in buona parte a causa della loro incapacità a scongiurare lo schiacciante fardello rappresentato da una rapida crescita demografica e dalla disoccupazione giovanile.
Ancorché i Paesi in via di sviluppo siano quelli dove per primi si presenteranno i più gravi e seri problemi legati allo sviluppo demografico, i ricchi Paesi industriali hanno difficoltà altrettanto preoccupanti. Da un’ottica meramente demografica, la capacità produttiva delle economie avanzate ha raggiunto la soglia di poco più di due persone in età lavorativa per ogni persona che non lavora. Le proiezioni di questo indice, però, per il 2050 prospettano una caduta a 1,36.

Oltretutto, i Paesi ricchi possono prevedere un sostanziale incremento di massa nella percentuale della propria popolazione anziana, dovuto alla maggiore longevità, al basso tasso di fertilità che si protrae, all’avanzare negli anni e nella piramide della popolazione della generazione dei baby boomer. Per quanto le performance economiche della popolazione in via di invecchiamento siano a dir poco un’incognita, non è difficile cogliere le preoccupazioni e i timori correlati all’integrità fiscale delle pensioni e ai sistemi dell’assistenza sanitaria, come pure ai rallentamenti della crescita derivanti dalla contrazione della forza lavoro.

Per affrontare e risolvere la sostenibilità fiscale e la contrazione della forza lavoro sono già allo studio molte ipotesi e metodi, tra i quali innalzare l’età pensionabile e i contributi obbligatori pensionistici congiuntamente a un abbassamento dei benefit. Un’altra risposta potrebbe essere quella di liberalizzare la migrazione internazionale, quantunque è inverosimile che ciò possa offrire un sollievo apprezzabile, se si tiene conto dell’opposizione sociale e politica all’aumento dell’immigrazione nella maggior parte dei Paesi sviluppati.

È possibile nondimeno contare su un aumento del tasso della partecipazione femminile alla forza lavoro (alimentato dal protrarsi del basso tasso di fertilità); su un miglior livello nella formazione della manodopera dovuto al miglioramento del livello di istruzione; e su più alti tassi di risparmio prevedibili in vista di una maggiore longevità e di un periodo pensionistico più lungo.
Sarebbe irresponsabile disinteressarsene ed esporre il genere umano, senza motivo, a quei grandi pericoli che possiamo ragionevolmente prevedere sin da adesso.

(Traduzione di Anna Bissanti)

© PROJECT SYNDICATE, 2011

da Il welfare del mondo extra-large – Il Sole 24 ORE.

Istat, Compendio statistico italiano, 2010


Periodo di riferimento: Anno 2010
Diffuso il: 17 giugno 2011


Settori: Generale
Periodo dei dati: 2010
Collana: Generale
Anno di edizione: 2011
Periodicità: Annuale
Supporti: Volume cartaceo
Dimensioni: 29,5 x 21 x 2 cm.
Prezzo: 15.00 € – IVA: 4%
Edizione cartacea disponibile
Cod. ISBN: 978-88-458-1679-6
Cod. SIGED: 1G022010000000000


Con il Compendio statistico italiano, ogni anno l’Istituto nazionale di statistica si presenta al pubblico nazionale e internazionale in edizione bilingue per offrire un ampio e significativo quadro dell’informazione prodotta dalla statistica ufficiale italiana su temi di rilievo per la vita pubblica nazionale.

I diciannove capitoli in cui è scandito, corredati di focus tematici e con testo a fronte italiano e inglese, rendono efficacemente la ricchezza del patrimonio informativo che la statistica pubblica mette quotidianamente a disposizione dei decisori pubblici e dei cittadini nel nostro Paese.

Ai risultati di rilevazioni svolte direttamente dall’Istat, principale produttore di statistiche ufficiali nel Paese, si affiancano dati forniti da numerosi altri enti appartenenti al Sistema statistico nazionale, che nel complesso tracciano un ritratto a tutto tondo dell’Italia e della sua evoluzione economica e sociale.

Nell’attuale sovrabbondanza di dati e fonti, non sempre corredate da adeguate garanzie di qualità, il Compendio statistico italiano rappresenta uno strumento affidabile, utile ai cittadini, agli amministratori, alle imprese e al mondo scientifico e all’utenza internazionale per comprendere meglio il nostro Paese e interpretarne correttamente l’evoluzione nel tempo.


Come acquistare l’edizione cartacea

Il volume può essere richiesto compilando l’apposito modulo di acquisto. È inoltre disponibile presso i centri di informazione statistica, presenti in ogni regione e provincia autonoma, e presso le librerie con cui l’Istat collabora.

download

frecciaTesto integrale
PDF (5180 kbyte)

da Compendio statistico italiano.

Istat, Cause multiple di morte


L’Istat diffonde i dati sulle cause multiple di morte con riferimento ai decessi dell’anno 2008.

A differenza delle statistiche tradizionali basate sullo studio della sola causa iniziale di morte, i dati sulle cause multiple consentono di fornire un quadro ben più complesso e completo del contesto patologico in cui il decesso è avvenuto. Tale opportunità di analisi è certamente di grande rilievo in un’epoca come quella attuale in cui il ruolo prevalente nella mortalità è giocato dalle malattie cronico-degenerative e l’età media alla morte è sempre più avanzata. In tali circostanze infatti il decesso spesso non è imputabile a una singola patologia bensì a una complessa interazione fra più cause e condizioni che considerate singolarmente potrebbero non essere letali.

Nelle tavole sono presentati i principali indicatori relativi alle cause multiple di morte per i principali gruppi di cause e per sesso.

Un file con un maggiore livello di dettaglio informativo rispetto alle tavole (per ogni decesso sono riportate le cause multiple, il sesso, la classe di età e la ripartizione di decesso) è disponibile su richiesta presso la diffusione.

da: Cause multiple di morte.

Bilancio demografico nazionale


Al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero.

Più dei due terzi dell’incremento della popolazione si registra nelle regioni del Nord, mentre solo poco più di un decimo nel Mezzogiorno.

Il movimento naturale della popolazione è negativo. In particolare, sono nati quasi 7 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente (si tratta di una riduzione pari a quella già registrata nel corso del 2009).

Il movimento migratorio con l’estero nel 2010 ha fatto registrare un saldo positivo pari a +380 mila unità.

Ogni mese del 2010 si sono iscritti in anagrafe circa 38 mila nuovi residenti provenienti dall’estero.

Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.

Le famiglie anagrafiche sono 25 milioni e 193 mila; il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,4 e stabile rispetto al 2009.

Sul sito web http://demo.istat.it, alla voce “Bilancio demografico” sono disponibili i dati del bilancio demografico per ciascun comune italiano.

NotaAlle ore 13.20 del 24 maggio 2011 il testo integrale in download è stato sostituito perchè conteneva un errore nell’ultimo paragrafo di pagina 7. La modifica è evidenziata in grassetto.


In conformità con i requisiti del programma SDDS del Fondo monetario internazionale, l’Istat pubblica i dati del presente comunicato sulla National Summary Data Page e diffonde uncalendario annuale dei comunicati stampa tramite il sito Internet dell’Istituto e il sito SDDS.

download

frecciaTesto integrale
PDF (556 kbyte)

frecciaTavole
ZIP (37 kbyte)

per informazioni
Struttura e dinamica demografica
Angela Silvestrini
tel. 06 4673.7339

Sportello per i giornalisti
tel. 06 4673.2243-4
fax 06 4673.2240
cont@ct centre

Centro diffusione dati
tel. 06 4673.3102-3-5-6
fax 06 4673.3101-7
cont@ct centre

Bilancio demografico nazionale.

L’Istat nel bilancio demografico nazionale 2010 ha rilevato che al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero


L’Istat nel bilancio demografico nazionale 2010 ha rilevato che al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero.
Più dei due terzi dell’incremento della popolazione si registra nelle regioni del Nord, mentre solo poco più di un decimo nel Mezzogiorno.
Il movimento naturale della popolazione è negativo. In particolare, sono nati quasi 7 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente (si tratta di una riduzione pari a quella già registrata nel corso del 2009).
Il movimento migratorio con l’estero nel 2010 ha fatto registrare un saldo positivo pari a +380 mila unità.  Ogni mese del 2010 si sono iscritti in anagrafe circa 38 mila nuovi residenti provenienti dall’estero.
Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.
Le famiglie anagrafiche sono 25 milioni e 193 mila; il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,4 e stabile rispetto al 2009.
Come già da diversi anni, l’incremento demografico del nostro Paese deriva da un saldo migratorio con l’estero positivo (6,3 per mille), mentre quello interno è pari a 0,2 per mille3. Considerando i dati a livello ripartizionale, la somma dei tassi migratori interno ed estero indica il Nord-ovest e il Centro come le aree più attrattive, con un tasso pari al 9,1 mille; segue il Nord-est (8,7 per mille). Il Sud acquista popolazione a causa delle migrazioni con l’estero, ma ne perde a causa delle migrazioni interne, con il risultato di un tasso migratorio appena superiore all’1 per mille. A livello regionale, l’Emilia-Romagna risulta essere la regione più attrattiva (11,5 per mille), seguita dalla Lombardia (10,3 per mille), dall’Umbria (9,7 per mille), dalla Toscana (9,6 per mille). Tra le regioni del Mezzogiorno solo l’Abruzzo si stacca nettamente dalle altre con un tasso pari a 5,6 per mille.

da: Newsletter n. 1803 del martedì 24 maggio 2011.

La situazione del Paese nel 2010: il rapporto annuale dell’Istat


“La situazione del Paese nel 2010″: il rapporto annuale dell’Istat
Nell’anno in cui l’Italia celebra il 150° Anniversario della sua unità, l’Istituto nazionale di statistica pubblica la sintesi della 19° edizione del Rapporto annuale sulla situazione del Paese.

"La situazione del Paese nel 2010": il rapporto annuale dell'Istat

In cinque capitoli il volume affronta le più recenti dinamiche in campo economico, tracciando la traiettoria di uscita dell’economia internazionale e di quella italiana dalla peggiore recessione dal secondo dopoguerra, documenta le condizioni del mercato del lavoro e delle famiglie italiane fino a proiettare lo sguardo sui prossimi anni, valutando lo stato del Paese alla luce di “Europa 2020” e del percorso tracciato dal Programma nazionale di riforma.

Alternative image text Sintesi ( 2,59 MB )
Alternative image text Tavole economiche ( 1.009,36 kB )
Alternative image text Focus per i media ( 373,32 kB )

da: “La situazione del Paese nel 2010″: il rapporto annuale dell’Istat / Ricerche / Documenti / Home – Legautonomie.

I Baby-boomers invecchiano, ma non mollano l’osso, intervista a Andrea Mancia in West – Welfare, Società e Territorio


….

In queste settimane si parla dei cosiddetti baby boomers, visto che il 2011 è il primo anno in cui una parte di questa generazione va in pensione. La sensazione, però, è che nonostante il raggiungimento dell’età pensionabile, siano ancora loro a detenere di fatto le leve del potere. Non crede che questo rappresenti un vero e proprio elemento di conservazione, un freno alla necessità di introdurre importanti riforme e cambiamenti in buona parte degli occidentali?

. E questo rappresenta sicuramente un fattore di conservazione. In Europa le cose non vanno troppo meglio. La situazione, però, non è neppure lontanamente paragonabile a quella italiana. Senza fare nomi, l’ultimo direttore di giornale nominato nel nostro paese ha la bellezza di 87 anni. A quell’età, in tutto il mondo, si scrivono libri di memorie e ci si occupa di giardinaggio e nipotini, non del rilancio editoriale di una testata. In Italia il problema generazionale (un concetto che, almeno in linea di principio, mi fa inorridire) è gravissimo e apparentemente irrisolvibile.

Della società post-baby boom, sappiamo soltanto che le nuove generazioni non avranno quei vantaggi, quelle certezze dei loro genitori. Ci può dire con precisione almeno tre ulteriori aspetti che caratterizzeranno la società europea e più in particolare le nuove generazioni nei prossimi anni?

La flessibilità del lavoro è una risposta scontata ma inevitabile. Il mito del “posto fisso” è già una chimera in molti paesi del mondo, anche europei, presto lo diventerà anche nel nostro paese, dove continua ad essere giudicato (a torto) un “valore” in sé. Sul multiculturalismo, che molti analisti considerano come ineluttabile, invece non ci scommetterei troppo. I segnali che arrivano, anche dal Nord Europa, sono contrastanti: gli immigrati di seconda o terza generazione stentano sempre di più ad inserirsi nel tessuto sociale dei paesi che li ospitano. E questo sta provocando fortissime crisi di rigetto, anche in nazioni dalla secolare tradizione di tolleranza (penso alla Scandinavia e ai Paesi Bassi, per esempio). La storia non procede in maniera lineare, ma avanza per strappi, accelerazioni e passi indietro. Società globale o enclave isolate in guerra tra loro? Nessuno può predire con esattezza cosa accadrà nelle dinamiche globali  di integrazione tra nazionalità ed etnie diverse. Su una cosa, invece, possiamo essere ragionevolmente certi: i nativi digitalihanno di fronte uno spettro di opportunità e di alternative che le generazioni precedenti non hanno mai avuto a disposizione. Il moltiplicarsi e il diffondersi di strumenti informatici e telematici possono garantire un livello di penetrazione della conoscenza che l’umanità non ha mai conosciuto. Chi è partito prima, e meglio, in questo settore, avrà un vantaggio competitivo sugli altri paesi che per molti decenni resterà incolmabile.

….

da: 3) I Baby-boomers invecchiano, ma non mollano l’osso [West - Welfare, Società e Territorio].

Danilo Mainardi e la passione per gli animali | intervista di Alessandra Cicalini in Muoversi Insieme


….

Penso che la causa all’origine di tutti i guai della nostra specie sia che si è andata riproducendo in un modo insostenibile, tale da diventare una vera anomalia ecologica. Tutti i nostri problemi nascono dal fatto che siamo in troppi per questo pianeta

….

l’intera intervista qui: Danilo Mainardi e la passione per gli animali | Muoversi Insieme.

Istat, Le interrelazioni del settore agricolo con l’ambiente, scheda a cura della Cgil


L’urbanizzazione eccessiva sta minacciando le risorse agricole e naturali del nostro Paese, privo di un qualsiasi sistema di monitoraggio e di controllo in grado di fornire, sulla base di un unico sistema omogeneo, gli elementi conoscitivi e valutare l’entità del fenomeno.
Si ritiene perciò necessario assicurare una conoscenza scientifica e sistematica di quanto suolo viene consumato, della sua qualità e degli usi che lo stesso suolo aveva prima di essere trasformato come propongono, tra le varie iniziative, l’Osservatorio nazionale sui consumi di suolo, a cura del Politecnico di Milano, Istituto nazionale di urbanistica (Inu) e Legambiente. L’Osservatorio ha l’obiettivo di raccogliere dati sui volumi costruiti e sulle coperture dei suoli nelle diverse province e regioni, di definire metodi ed indicatori comuni per il monitoraggio dei consumi di suolo e di pubblicare un rapporto annuale sui consumi di suolo.
Alcune iniziative dell’Ispra evidenziano un rinnovato interesse sui temi dell’urbanizzazione e del consumo di suolo agricolo. Tali iniziative, finalizzate anche alla comprensione delle cause dei processi analizzati, possono
contribuire a costituire le basi conoscitive utili all’impostazione di politiche di pianificazione del territorio più attente alla salvaguardia delle risorse naturali. Si sente tuttavia la mancanza di una legge nazionale che
preveda limiti, o almeno controlli, del consumo di suolo, sull’esempio di esperienze di altri paesi europei.
Molto è lasciato nelle mani delle amministrazioni locali, che, tranne alcune, poche, eccezioni, non sentono purtroppo il bisogno di cambiare direzione né la responsabilità delle ricadute delle loro scelte sul patrimonio collettivo dell’ambiente, del suolo e dei beni paesistici e culturali.
In tal senso una proposta di legge è stata presentata al Senato l’8 novembre 2006, con il titolo ”Principi fondamentali in materia di pianificazione del territorio” (il testo è stato elaborato e proposto dal sito Eddyburg,
che si occupa di urbanistica, società e politica): tra gli obiettivi è indicato il contenimento dell’utilizzazione del territorio non urbanizzato, sia in prevalente condizione naturale sia oggetto di attività agricola o forestale, per
realizzarvi nuovi insediamenti di tipo urbano o ampliamenti di quelli esistenti, ovvero nuovi elementi infrastrutturali, nonché attrezzature puntuali, e comunque manufatti diversi da quelli strettamente funzionali
all’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale. Viene affermato (articolo 7, comma 1) che “nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e
riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti”. E allo stesso fine vengono dettati (articolo 7, commi 2 e seguenti) i principi fondamentali da rispettarsi nella legislazione regionale per disciplinare le
trasformazioni (fisiche e/o funzionali) ammissibili nel territorio non urbanizzato, riproponendo un modello di disciplina già sperimentato, seppure a diversi livelli di compiutezza e di rigore, in diverse regioni (Calabria, Campania, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto, Provincia autonoma di Bolzano). Anche l’Osservatorio nazionale sui consumi di suolo ha redatto una proposta di legge con analoghe
finalità, sia a livello nazionale, sia per la regione Lombardia