Cecilia Edelstein, Le trasformazioni dei servizi sociali nell’era dei flussi migratori, Carocci, 2011

Cecilia Edelstein, Le trasformazioni dei servizi sociali nell’era dei flussi migratori, Carocci, 2011

[ Le trasformazioni dei servizi sociali ]

Edelstein presenta una ricerca nata allo scopo di capire come i Servizi sociali stiano evolvendo di fronte al mutamento dell’utenza dovuto al progressivo aumento del flusso migratorio che sempre piu’ sta trasformando la societa’ italiana in una societa’ multietnica. L’Area Minori (Servizi sociali territoriali e Servizio Migrazioni del comune di Bergamo) sono stati i servizi analizzati nel corso del triennio di lavoro, mentre l’utenza e’ composta da famiglie con almeno un figlio minore a carico che si rivolgono ai servizi in maniera volontaria o in modalita’ coatta con procedimento del Tribunale dei minori.

da: http://analisiqualitativa.voxmail.it/nl/jimzr/hi4mh5?_t=cd76e3dc


Barbara Spinelli, Perché i vecchi ci fanno paura

Le ultime statistiche Istat sull’invecchiamento degli italiani erano prevedibili, ma vale la pena soffermarsi su di esse e pensarle sino in fondo. Non di rado i numeri sono una gabbia, e non è vero che “parlano da soli”: siamo noi a farli parlare. Nel 2030, dicono, i vecchi saranno il doppio dei bambini. Non molto diverse sono le statistiche sugli immigrati: loro aumenteranno, gli italiani diminuiranno.
Tutto questo accadrà non in un domani lontano, ma fra poco. Sarà una crisi di civiltà, annunciano i giornali: una mutazione antropologica che non avremo voluto, ma che dovremo patire e chissà come ne usciremo. La mutazione fin d’ora la viviamo come disagio della civiltà, ma non a causa di questi numeri: a causa delle parole che usiamo per interpretarli, commentarli. Sono parole che salgono in noi come una nebbia, e tutte sono intrise di spavento, smarrimento: come fossimo una civiltà in preda a incursioni selvagge.

Nell’ultimo ventennio si è parlato dell’imbarbarimento dei nostri costumi, ma forse la barbarie l’abbiamo dentro. Forse i barbari siamo noi, a meno di non preparare il futuro con maggiore cura delle parole, innanzitutto, e con politiche di prudenza e giustizia che non si facciano irretire da cifre, da percentuali, dalle insidie che sempre son racchiuse nelle statistiche, specie demografiche. A meno di non fronteggiare e guardare in modo diverso la crisi, l’economia di scarsità che impone, e come ci siamo arrivati.

Ancora una volta tendiamo a pensare la crisi in maniera rivoluzionaria, concentrando forze e sguardi su uno soltanto dei nodi da sciogliere: una razza, una classe, un’età da tutelare a scapito di altre (ci aiuta nella disumanizzazione semplificatrice la parola “fascia”: non siamo persone, ma strati).

Le rivoluzioni sono state più volte questo, e spesso son seguite dal Terrore. Conservatrici o progressiste, hanno sete di capri espiatori. La categoria su cui s’addensa oggi l’attenzione di governi e economisti è quella dei giovani, non c’è discorso o proclama che non evochi la loro condizione di sacrificati sull’altare d’un paese che invecchiando si disfa. I politici ne hanno la bocca piena, e non stupisce perché l’ingiustizia davvero va raddrizzata.

Ma non dimentichiamo che Stalin e Hitler inneggiavano ai giovani, e alla panacea del muscolo, dello sport. Kundera lo ricorda con maestria quando descrive la “lirica totalitaria della giovinezza”, che diventa culto. Concentrarsi esclusivamente sui giovani vuol dire dare all’esistenza umana una sola identità e un solo tempo, non vedere in essa una collana fatta di molte fluide identità, tempi di vita, e nodi.

Forse è venuto il momento di ricostruire il tragitto che ci ha condotti a parlare in un certo modo, da decenni, dei vecchi che ci stanno accanto: di capire come mai, quasi senza accorgercene, adottiamo nei loro confronti gli stessi vocaboli usati  -  in Italia con speciale disinvoltura  -  per gli immigrati, cittadini europei compresi. Da tempo siamo come ammaliati dal loro numero che sale: la loro longevità ci sbigottisce, assume le fattezze di biblica piaga.

Accade di frequente, quando cominciamo a diffidare di una popolazione e la mente s’abitua a segregarla. In genere ricorriamo a metafore marine: i grandi vecchi in sovrannumero irromperanno come un’ondata, ci sommergeranno. A ottant’anni hanno davanti a sé più anni di vita? Dalle penne, inavvertitamente, escono strani aggettivi: “macabre” sono le statistiche che ne danno notizia. E usurpatrici le attività remunerate che tolgono ai giovani (anche questo è un argomento mutuato dall’eloquio leghista o del Fronte nazionale francese sugli immigrati). Accorta, il ministro Fornero dice: “Il lavoro non è una quantità fissa. È qualcosa che può crescere, può esser distribuito meglio”. Si potrebbe dire anche degli anni di vita, del complesso corpo d’una società.

Forse è qui il maleficio di un invecchiare che intimidito si nasconde, si rifugia in svariati trucchi pur di fermare il tempo. Finché l’anziano appare giovane c’è salvezza. Meglio: finché è cliente, consumatore. L’unico modo di non veder spezzata l’appartenenza alla comunità è di non sottrarsi alle esigenze del mercato: d’impersonare un’inalterata domanda, correlata all’offerta.

Ogni volta che annunciamo che l’Italia sarà (è già) un paese di vecchi, manipoliamo il tempo, lo congeliamo, e questa è la vera crisi di civiltà, che imputiamo all’invasore esterno e poi automaticamente a paria interni, non dissimili dalle caste indiane: gli oppressi dovettero attendere Gandhi per sapersi cittadini. Paria in sanscrito significa spezzare. La collana si spezza a causa dello straniero, dell’immigrante nato in Italia, del malato, del povero. Infine dei grandi vecchi.
Se non corriamo ai ripari  -  Croce direbbe: “se non invigilo me stesso, e procuro di correggermi”  -  non potremo scansare la minaccia: a forza di considerare gli anziani un flagello, verrà il tempo (magari già inizia) in cui converrà sbarazzarsene. Costano troppo alla comunità, con tutti i farmaci che prendono, gli arnesi di cui necessitano. E chi pagherà se i giovani continuano a vivere vite precarie, impossibilitati anche numericamente a versar contributi per la spesa sanitaria di cui l’alta vecchiaia abbisogna?

A ciò s’aggiunga che questo avviene in un’epoca storica che disdegna lo Stato. Lo vuole smilzo, non esattore, inclusivo sì ma molto selettivo: quasi non avesse insegnato nulla la crisi del mercato senza briglie, incapace di invigilare spontaneamente se stesso, esplosa nel 2007. Per questo è ingiusto e anche miope, il no di Beppe Grillo alla cittadinanza per gli immigrati nati in Italia: affermare che il problema oggi è altro  -  per esempio, arrivare alla fine del mese  -  è pensare il brevissimo termine, non vedere lo spezzarsi dell’intera collana di civiltà, considerarla una “quantità fissa”, fatalmente scarsa.
È scabroso parlare di queste cose, perché le utopie maltusiane  -  i freni brutali all’aumento di popolazione in assenza di guerre, carestie, epidemie  -  rischiano di realizzarsi. Descriverle è già un po’ accettarle. Chi ha letto il racconto di Buzzati sull’eliminazione dei vecchi, nel Viaggio agli inferni del secolo (1966) ricorderà il malessere che procura: l’immaginaria città parallela  -  una sotterranea seconda Milano  -  può pian piano inverarsi, se non mutiamo le parole e gli atti che ne scaturiscono. Nella città nascosta (vi si accede varcando una porticina “che apre all’inferno”), ogni primavera si celebra un rito eccentrico, agghiacciante, detto “grande festa della pulizia”.
La festa si chiama Entrümpelung, che in tedesco è repulisti generale di roba vecchia. Nel giorno della Entrümpelung “le famiglie hanno il diritto anzi il dovere di eliminare i pesi inutili. Perciò i vecchi vengono sbattuti fuori con le immondizie e i ferrivecchi”. Nei mucchi d’immondezza, accanto a lampade passate di moda, antichi sci, vasi slabbrati, libri che nessuno ha letto, stinte bandiere nazionali, pitali, sacchi di patate marce, segatura, ci sono sacchi che ancora si muovono un poco, “per interni svogliati contorcimenti”.
Contengono i vecchi. Un’abitante della città parallela dice: “Cosa vuole che sia? Uno di quelli. Un vecchio. Era ora, no?” Erculei inservienti comunali gettano la gentile zia Tussi dalla finestra. I nipoti non fiatano. Difficile non pensare al vecchio ebreo in sedia a rotelle scaraventato giù sul selciato, nel Pianista di Polanski.

La prima reazione è di dire: “Da noi non così!” (sono le parole di Gesù sui potenti del tempo). Ne siamo davvero sicuri? I numeri, quando ci figuriamo che parlino da soli togliendoci responsabilità, possono essere una maledizione. Rilke lo sapeva bene quando ingiungeva: “Alle risorse esauste, alle altre informi e mute della piena natura, alle somme indicibili, te stesso aggiungi, nel giubilo, e annienta il numero”.

Da La Repubblica del 01/02/2012.


gli stranieri sono l’8 % della popolazione


Istat, Noi Italia 2012


Istat, Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat

Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat. Il primo elemento di novità riguarda la popolazione straniera, destinata ad aumentare in modo considerevole nei prossimi anni: passerà dagli attuali 4,6 milioni a 14,1 milioni nel 2065, con una forbice compresa tra i 12,6 e i 15,5 milioni.

ETA’ MEDIA - Allo stesso tempo, l’età media della popolazione è destinata ad aumentare, dai 43,5 anni nel 2011 fino ad un massimo di 49,8 anni nel 2059. Dopo tale anno l’età media si dovrebbe stabilizzare sul valore di 49,7 anni, a indicare una presumibile conclusione del processo di invecchiamento della popolazione. Molto accentuato è anche l’aumento del numero di anziani: gli ultra 65enni, oggi pari al 20,3% del totale, nello scenario centrale aumentano fino al 2043, anno in cui oltrepasseranno il 32%.

CALO DELLA FORZA LAVORO - Diminuisce anche la popolazione in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni: passerà dall’attuale 65,7% al 62,8% nel 2026. Nel lungo termine la riduzione sarà ancora più accentuata, fino a un minimo del 54,3% nel 2056, anno dopo il quale l’indicatore si stabilizza a 54,7% nel 2065.

da Istat, triplicati gli immigrati entro il 2065 – Corriere della Sera.


L’Italia fotografata dall’Istat, di Raffaello Masci, lastampait

L’Italia fotografata dall’Istat
L’Istat diffonde il suo annuario.
Il punto di Raffaello Masci
altro

il sistema delle PENSIONI, da Rai Uno

PENSIONI: non è lotta di classe, ma matematica


IL MOSAICO ROM Specificità culturali e governance multilivello, di Serena Baldin, Moreno Zago (a cura di) , FrancoAngeli

 

Serena Baldin, Moreno Zago (a cura di) 
IL MOSAICO ROM
Specificità culturali e governance multilivello
pp. 256, Euro 33,00; E-book Euro 26,00, Cod. 907.46, Collana: ISMU 

Diciasettesimo Rapporto sulle migrazioni 2011, a cura dell’Ismu, FrancoAngeli

 

In breve
Il Rapporto analizza in tutti i suoi aspetti (lavoro, sanità, istruzione, ecc.) il fenomeno dell’immigrazione, alla luce degli eventi che hanno caratterizzato il 2011, anno della “Primavera araba”, che ha causato nuove migrazioni dal Nord Africa verso l’Italia e l’Europa, e anno in cui la crisi economica ha colpito soprattutto le fasce deboli della popolazione, tra cui gli immigrati.
Presentazione del volume

Gli stranieri presenti nel nostro paese all’inizio del 2011 sono cinque milioni e quattrocento mila. Una realtà che da diciassette anni il Rapporto analizza in tutti i suoi aspetti.
In questa sede il fenomeno dell’immigrazione è approfondito tenendo conto degli eventi che hanno caratterizzato il 2011, anno della “Primavera araba” che ha causato nuove migrazioni dal Nord Africa verso l’Italia e l’Europa. Il 2011 è però anche l’anno in cui la crisi economica, ancora in corso, colpisce soprattutto le fasce deboli della popolazione, tra cui gli immigrati.
Come di consueto sono presi in considerazione alcuni ambiti di particolare rilievo come il lavoro, la sanità, la situazione abitativa, gli orientamenti degli italiani verso l’immigrazione, la scuola, dove gli alunni di cittadinanza non italiana continuano ad aumentare. Il Rapporto presenta inoltre utili approfondimenti su altri temi: l’accesso degli stranieri al credito, la devianza, la conoscenza della lingua, il contratto di integrazione in Italia e in alcuni paesi europei.
Il libro è strutturato in quattro sezioni: “Il quadro generale”, le “Aree di attenzione”, gli “Approfondimenti” e “Lo scenario internazionale”.

Indice

Migrazioni 2011: uno sguardo d’insieme
Parte I. Il quadro generale
Il linguaggio dei numeri
L’Italia nello spazio migratorio europeo
Gli aspetti normativi
Gli orientamenti comunitari
Parte II. Aree di attenzione
Il lavoro
La scuola
La salute
Abitare e insediarsi
Gli italiani e l’immigrazione
Criminalità e devianza degli immigrati
Parte III. Approfondimenti
Immigrazione e credito
La conoscenza della lingua del paese di destinazione: uno strumento di integrazione
Il decreto flussi 2010-2011
Immigrazione, opinione pubblica e sistema politico italiano
Parte IV. Lo scenario internazionale
Immigrazione dal Nord Africa: la Primavera del 2011
Multiculturalismo, politiche d’integrazione e big society nel Regno Unito
Impatti delle nuove politiche di integrazione in Germania: il ruolo della conoscenza della lingua
Integrare senza un modello: l’integrazione degli stranieri in Spagna
Documenti di viaggio e dinamiche di movimento nella regione asiatica
Il contratto d’integrazione in Francia: un’esperienza quinquennale
Riferimenti bibliografici
Allegato. La cronaca del 2011.

Diciasettesimo Rapporto sulle migrazioni 2011.


Censis, 45° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2011


FAMIGLIE RICONGIUNTE E FAMIGLIE TRANSNAZIONALI Nuove prospettive di ricerca, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO – BICOCCA DIPARTIMENTO DI SOCIOLOGIA E RICERCA SOCIALE, 22 novembre 2011 Ore 14,00 Aula Pagani- Edificio U7, III piano, Via Bicocca degli Arcimboldi, 8 Milano

FAMIGLIE RICONGIUNTE E FAMIGLIE TRANSNAZIONALI

Nuove prospettive di ricerca 

22 novembre 2011 Ore 14,00

Aula Pagani- Edificio U7, III piano, Via Bicocca degli Arcimboldi, 8

Milano

A partire dai volumi:

M. Ambrosini, P. Bonizzoni, E. Caneva, Ritrovarsi altrove, ORIM, Milano, 2010

M. Tognetti Bordogna, (a cura di), Famiglie ricongiunte, UTET, Torino 2011

Si discuterà di

Famiglie transnazionali, famiglie ricongiunte, stratificazione civica, politiche per le famiglie immigrate

Introduce e coordina

Mara Tognetti

Relazioni di:

P. Bonizzoni, E. Caneva, M. Rinaldini 

Discutono

Franca Bimbi (Università di Padova)

Maurizio Ambrosini (Università di Milano)


sette miliardi di abitanti sulla terra ufficialmente raggiunti pochi giorni fa (il 31 ottobre)

I sette miliardi di abitanti sulla terra ufficialmente raggiunti pochi giorni fa (il 31 ottobre) sono una bella quantità, e poi una cifra tonda così attira sempre l’attenzione del pubblico e dei media, che spesso, però, tendono a dimenticare che queste stime non vanno prese per oro colato: valgono piuttosto come indicazioni di massima (v., ad es., http://jekyll.sissa.it/?p=5504). Ma, approssimazioni a parte, cosa significa veramente questo numero? Una parte di risposta ce la dà il grafico di Neodemos di questo mese: come si vede, dal miliardo dei primi dell’800 ai 7 miliardi di oggi la crescita è stata non solo notevole, ma accelerata. Sono bastati solo 12 anni per l’aggiunta dell’ultimo miliardo di persone, contro le migliaia di anni occorse per il primo miliardo, i 120 anni per il secondo, i 32 anni per il terzo … E così via accelerando?



Una crescita (finalmente) rallentata

 

Beh, non proprio: la parte bassa del grafico mostra due cose. Intanto che stiamo, fortunatamente, rallentando

l’intero articolo qui:  neodemos.it.


Istat il 43,7% delle famiglie dichiara un peggioramento della propria situazione economica nell’ultimo anno

Istat: la soddisfazione degli italiani

Dati regione per regione

(regioni.it) Secondo l’Istat il 43,7% delle famiglie dichiara un peggioramento della propria situazione economica nell’ultimo anno.
Si tratta di un’indagine sulla soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2011. Le interviste risalgono a marzo.
Sostanzialmente gli italiani sono soddisfatti della famiglia e degli amici, della salute e delle attività svolte del tempo libero ma non tanto delle condizioni economiche che, in quasi un caso su due delle famiglie, sono in peggioramento.
Il voto che gli italiani danno della propria vita – in una scala da 0 a 10 – e’ piu’ che sufficiente: si attesta mediamente su 7,1; e’ maggiore al Nord. Cio’ che pesa di piu’ nella vita degli italiani sono il traffico e il parcheggio dell’auto.
Il Nord presenta un valore medio di soddisfazione pari a 7,2, il Centro pari a 7,1 ed il Mezzogiorno un valore di 7,1.
Nell’indagine Istat ‘La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2011′ si rileva in particolare, a livello regionale, le quote maggiori di individui che si definiscono molto soddisfatti si rilevano in Trentino-Alto Adige (45,7%), Friuli-Venezia Giulia (41,9%), Emilia-Romagna (40,4%) e Toscana (40,3%); le piu’ basse in Campania (21,6%), Molise (25,9%), Puglia (29,2%) e Sicilia (29,4%).
Sulle relazioni amicali, le persone molto soddisfatte risiedono soprattutto al Nord (28%), seguite da quelle del Centro (25%) e poi del Mezzogiorno (19,3%). In particolare, si definiscono molto soddisfatti i residenti in Trentino-Alto Adige (33,5%), Friuli-Venezia Giulia (30,9%) e Umbria (29,6%), mentre la quota piu’ bassa di molto soddisfatti si rileva in Campania (15,2%).
Nel Nord la soddisfazione per il proprio stato di salute è piu’ diffusa che nelle altre ripartizioni: l’83,3% della popolazione si dichiara molto o abbastanza soddisfatto rispetto al 78,8% del Mezzogiorno e cio’ nonostante il processo di invecchiamento sia piu’ avanzato nell’Italia settentrionale.
Le quote maggiori di persone soddisfatte del proprio stato di salute si registrano nelle regioni del Nord-est: Trentino-Alto Adige (87,2%), Friuli-Venezia Giulia (82,8%) e Valle d’Aosta (82,7%); quelle piu’ basse nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare Calabria (75,9%), Sardegna (78,1%) e Campania (81,0%).
A livello territoriale, si evidenzia un graduale aumento dell’insoddisfazione passando dal Nord al Sud: gli occupati molto soddisfatti sono, infatti, il 16,3% nel Nord, il 15,1% al Centro e il 12,1% nel Mezzogiorno.
La quota di occupati abbastanza soddisfatti del proprio lavoro non presenta rilevanti variazioni territoriali. La maggiore diffusione della soddisfazione per il lavoro tra le donne rispetto agli uomini si riscontra soprattutto nel Nord e nel Mezzogiorno.

 

Testo integrale

pdf (845 KB)

newsletter – Regioni.it.


Il mistero delle bambine mai nate nelle comunità cinesi e indiane: il sospetto è che si tratti di aborto selettivo, di Antonio Polito, in Il Corriere della sera 6 novembre 2011


le scrivo perchè sto redigendo una tesi sul tema “minori stranieri disabili”

buongiorno a lei

non ho approfondito mai questo tema e quasta connessione fra disabilità e minori stranieri
quindi scrivendo al sua tesi lei diventerò ben presto “esperta” su questo argomento.
posso solo suggerirle qualche linea di orientamento:
- riflettere sul mio schema/paradigma BDO BISOGNI DOMANDA OFFERTA che si applica perfettamente a qualunque ricerca nell’ambito delle politiche sociali. qui trova una delle tante dispense ad esso dedicate: Paolo Ferrario, Dispensa didattica n. 15 LO SCHEMA BISOGNI/DOMANDA/OFFERTA PER L’ANALISI DELLE AREE PROBLEMATICHE DEI SERVIZI ALLA PERSONA
ricostruire la legislazione specifica in tema di disabilità (non è difficile perchè occorre ancora riferirsi alla legge 104, intergrata con la riforma costituzionale 3/2001)
- ricostruire la legislazione sulle migrazioni (la letteratura è sterminata e sovraccaricata da visioni polari guidate dalle ideologie: va dunque decifrata per comprendere le regole)
- integrare le due ricerche fra loro
- ragionare in tema di “diritti esigibili” e “accesso ai servizi”. anche qui si tratta di argomentare
- può seguire la voce disabilità della rete tematica di polser: http://polser.wordpress.com/category/4-bisogni-domanda-e-offerta/disabilita-e-handicap-f-bisogni-domanda-e-offerta/
- e può consultare i tantissimi siti di associazioni disabili. quello che seguo io sono rintracciabili in questa pagina: http://polser.wordpress.com/sitografia/bisogni-domande-problemi/
spero che queste tracce le possano essere di utilità
le auguro buona ricerca e buona scrittura
cordiali saluti
paolo ferrario

Buongiorno,
sono una studentessa laureanda in Servizio Sociale e ho frequentato il suo laboratorio “Politiche legislative e servizi sociali: metodi di analisi e casi pratici”, le scrivo perchè sto redigendo una tesi sul tema  ”minori stranieri disabili”,per la quale la Prof.ssa …. è relatrice, e vorrei dedicare un capitolo all’inquadramento legislativo.
Ho trovato alcuni materiali legislativi inerenti il tema della disabilità e dell’immigrazione, tra cui alcune sentenze della Corte Costituzionale inerenti la duplice problematicità, ma mi chiedevo se potesse darmi maggiori informazioni a riguardo; in particolare se avesse indicazioni più precise o consigli da darmi per affrontare questo tema.
La ringrazio anticipatamente per l’attenzione che potrà dedicarmi e colgo l’occasione per prgerle cordiali saluti.
 

…..


L’immigrato una risorsa per Milano Il lato virtuoso dell’immigrazione straniera a cura di Gian Carlo Blangiardo edito da Guerini e Associati, Lunedì 7 novembre 2011, ore 21.00 Teatro Franco Parenti Via Pier Lombardo 14

Lunedì 7 novembre 2011, ore 21.00

Teatro Franco Parenti

Via Pier Lombardo 14

 

 

In occasione della presentazione del libro

 

L’immigrato una risorsa per Milano

Il lato virtuoso dell’immigrazione straniera

 

a cura di Gian Carlo Blangiardo

edito da Guerini e Associati

 

Vai alla scheda del volume

 

discuteranno

 

Maria Grazia Guida

Vice sindaco di Milano

 

Gian Carlo Blangiardo

Direttore del Dipartimento di Statistica

Università degli Studi di Milano-Bicocca

 

Aldo Bonomi

Direttore dell’Istituto di ricerca Aaster

 

Aldo Brandirali

ex Assessore alle Politiche Giovanili

 

introduce e coordina

 

Massimo Ferlini

Presidente Cdo Milano

 

È consigliata la prenotazione: CMC 02.86455162


mezzo milione gli immigrati irregolari nel nostro Paese, dati della Caritas

Per la Caritas sono circa mezzo milione gli immigrati irregolari nel nostro Paese.
Oltre a questo dato nel Dossier Caritas/Migrantes si indica statisticamente secondo le stime che uno ogni 10 è in posizione regolare.
Nel 2010 sono stati registrati 4.201 respingimenti alle frontiere e 16.086 rimpatri forzati, a fronte di 50.717 persone rintracciate in posizione irregolare. Nel corso dello scorso anno sono sbarcati sulle nostre coste 4.406 persone, meno della meta’ rispetto al 2009.
Gli immigrati pagano annualmente 7,5 miliardi di contributi e versano all’erario 1,5 mld in più di quanto ricevono in servizi.
Da una parte, sono numerosi gli indicatori di un positivo inserimento. Tra il 1996 e il 2009 sono stati 257.762 i matrimoni misti (21.357 nell’ultimo anno, 1 ogni 10 celebrati). Nel 2010 i casi di cittadinanza sono stati 66mila. I minori figli di immigrati sono quasi 1 milione, ai quali si aggiungono si aggiungono 5.806 minori non accompagnati (senza contare i comunitari). Le persone di seconda generazione sono quasi 650mila, nate sul posto ma senza cittadinanza. Gli iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010-2011 sono 709.826 (incidenza del 7,9% sulla popolazione studentesca, e ancora più alta nelle materne e nelle elementari). Gli universitari stranieri ammontano a 61.777 (3,6% del totale). L’interesse all’apprendimento dell’italiano è diffuso, ma negli esami sostenuti per il rilascio del permesso di soggiorno per lungoresidenti, è stata molto differenziata la percentuale dei bocciati (3,5% a Roma e 34% a Padova). D’altra parte, non mancano gli indicatori di disagio, ad esempio a livello abitativo (è coinvolto il 34% degli immigrati rispetto al 14% degli italiani) e sono numerosi i casi di discriminazione segnalati all’UNAR (540 casi pertinenti in diversi ambito della vita sociale, dagli uffici pubblici ai media).

 

da newsletter – Regioni.it.


Ricongiungimento familiare: una ricerca sulle leggi nazionali che lo regolano – Programma integra

8 legislazioni e procedure messe a confronto sul tema del ricongiungimento familiare per conoscere quali siano le differenti caratteristiche dei richiedenti richieste, i familiari autorizzati, la procedura prevista, la struttura competente e i mezzi di ricorso amministrativo. Lo ha fatto una ricerca della Ital Nazionale presentata al convegno “Ricongiungere l’integrazione” che si è svolto a Roma il 19 ottobre scorso.

L’analisi comparativa ha interessato Italia, Francia, Germania, Spagna, Belgio, Romania, Svizzera e Regno Unito ed è stata condotta tramite interviste a un campione di 120 immigrati.

Sono emerse sostanziali differenze, a cominciare dal fatto che in Gran Bretagna, Spagna, Belgio e Germania viene riconosciuto il diritto al ricongiungimento familiare anche ai partner conviventi non coniugati, e che solamente in Gran Bretagna, il ricongiungimento è consentito, seppur con particolari condizioni anche a fratelli, sorelle, zii e nonni.

Per quanto riguarda i requisiti da soddisfare per ottenere il ricongiungimento dei familiari, gli stranieri extracomunitari residenti in Francia e Germania, devono dimostrare di aver raggiunto un certo grado di integrazione. In Germania, Spagna, Belgio, Romania viene loro richiesto inoltre il possesso di un’assicurazione sanitaria, cosa che in Italia riguarda solo i genitori di età superiore ai sessantacinque anni.

Gli uffici per l‘immigrazione svizzeri e tedeschi hanno mostrato maggior rapidità nel rilasciare l’autorizzazione al ricongiungimento rispetto a quelli degli altri paesi europei presi in considerazione. Una media di tre mesi contro nove effettivi.

da Programma integra – Ricongiungimento familiare: una ricerca sulle leggi nazionali che lo regolano – Attualità – News.


M. AMBROSINI, Sociologia delle migrazioni

M. AMBROSINI

Sociologia delle migrazioni

Collana “Manuali”

pp. 336, € 28,00
978-88-15-23252-6
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 06/10/2011

Note: Nuova edizione

Copertina 23252


Tra i fenomeni più rilevanti del nostro tempo, le migrazioni internazionali pongono sfide inedite alla convivenza sociale: ci obbligano a ridefinire chi sono i nostri simili, a decidere chi intendiamo riconoscere come concittadini, a interrogarci sui rapporti tra cittadinanza economica e cittadinanza sociale, a rileggere i percorsi che producono integrazione o marginalità. Questo manuale fornisce i concetti e gli spunti interpretativi necessari per una conoscenza più precisa e argomentata delle migrazioni. La nuova edizione aggiornata si arricchisce fra l’altro di un capitolo su rifugiati e minoranze rom/sinte.

Indice: Prefazione. – Parte prima: Coordinate e processi fondamentali. – I. Migrazioni e migranti. – II. Alla ricerca delle cause. – III. Perché ne abbiamo bisogno: l’inserimento nel mercato del lavoro. – IV. Sul versante dei migranti: le funzioni delle reti sociali. – Parte seconda: Attori emergenti. – V. Il passaggio al lavoro indipendente. – VI. Donne migranti e famiglie transnazionali. – VII. I figli dell’immigrazione. – Parte terza: La dimensione politica. – VIII. La regolazione dell’immigrazione. – IX. Le politiche per gli immigrati. – Parte quarta: Aree problematiche. – X. Devianti e vittime, trafficanti e trafficati. – XI. Pregiudizio, discriminazione, razzismo. – XII. Rifugiati, migranti forzati, minoranze rom e sinte. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.

Maurizio Ambrosini insegna Sociologia dei processi migratori nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano, dove coordina il corso di laurea in Scienze sociali per la globalizzazione. Fra i suoi libri per il Mulino: “Scelte solidali. L’impegno per gli altri in tempi di soggettivismo” (2005) e “Un’altra globalizzazione. La sfida delle migrazioni transnazionali” (2008). Dirige la rivista “Mondi migranti” e la Scuola estiva di Sociologia delle migrazioni di Genova, in qualità di responsabile scientifico del Centro studi Medì – Migrazioni nel Mediterraneo.

 

Volumi – M. AMBROSINI, Sociologia delle migrazioni.


conCura – servizio che si occupa di assistenza famigliare alla persona, offrendo una risposta a tutte le esigenze legate al bisogno di cura domiciliare per anziani, persone non autosufficienti e diversamente abili, Cooperativa sociale Piccolo Principe, Milano

conCura è un servizio che si occupa di assistenza famigliare con competenza e attenzione alla persona, offrendo una risposta a tutte le esigenze legate al bisogno di cura domiciliare per anziani, persone non autosufficienti e diversamente abili.
conCura si interessa di: 
• Gestire l’incontro fra domanda-offerta attraverso un’analisi professionale delle competenze degli assistenti famigliari-badanti e del bisogno della famiglia.
• Valorizzare e perfezionare le competenze degli assistenti famigliari.
• Monitorare la qualità della relazione fra assistente famigliare, assistito e famiglia (o amministratore di sostegno), in modo da migliorare le condizioni di vita dell’assistito e aumentare il livello di soddisfazione di assistenti e famiglia, così da contenere le conflittualità e ridurre il turn over.
Sollevare la famiglia o l’amministratore di sostegno dal disbrigo delle pratiche amministrative e burocratiche

L’operatore a te dedicato da conCura, segue tutte le fasi di incontro intervenendo:
prima di presentarti un’assistente famigliare, attraverso un’accurata analisi dei tuoi bisogni e un attento lavoro di selezione per proporti personale adatto alle tue esigenze
• nel momento dell’incontro occupandosi degli aspetti amministrativi e di contratto
durante il rapporto di lavoro monitorando la relazione fra assistente famigliare e persona assistita, effettuando le sostituzioni e seguendo tutti gli aspetti burocratici e amministrativi della gestione del contratto di lavoro.

Tutto ad un prezzo equo poiché conCura è gestito da Piccolo Principe, cooperativa sociale ONLUS senza scopo di lucro.

da conCura – Homepage.


IDENTITA’ DELLE DONNE MIGRANTI di Antonio Bellicoso, da SOS Servizi Sociali Online


 

                                                                                                

Scarica l’articolo di servizio sociale su internet

da identità-donne-migranti-articolo-servizio-sociale-su-internet.


ISTAT Censimento Popolazione


Sono molte le novità del Censimento 2011 pensate per facilitare la partecipazione. Ad esempio:
- il questionario, indirizzato alla tua famiglia, ti arriverà per posta direttamente a casa. Questo è possibile perché l’Istat ha acquisito da tutti i Comuni italiani le liste anagrafiche, aggiornate al 31 dicembre 2010, che comprendono tutte le famiglie residenti nel territorio di ciascun comune a quella data;
- puoi compilare il questionario che hai ricevuto per posta e restituirlo presso qualsiasi ufficio postale o nei centri di raccolta istituiti nel tuo comune di residenza anagrafica. Ricorda che il Censimento serve a ‘contare’ la popolazione e a raccogliere informazioni che costituiscono il punto di partenza per individuare adeguate politiche e azioni di sviluppo, mettendo a confronto le diverse realtà territoriali del Paese.
Rispondere è un dovere, lo dice la legge, ma soprattutto è 

Scheda del sito:
http://www.freeonline.org/sitogratis/censimentopopolazione.html


M. BARBAGLI, C. SCHMOLL (a cura di), LA GENERAZIONE DOPO, Stranieri in Italia

M. BARBAGLI, C. SCHMOLL (a cura di)

Stranieri in Italia

La generazione dopo

Collana “Ricerche e studi dell’Istituto Carlo Cattaneo”

Serie: Stranieri in Italia, a cura di Asher Colombo e Giuseppe Sciortino

pp. 344, € 27,00
978-88-15-15005-9
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 13/10/2011

Copertina 15005


L’Italia è ormai un luogo di insediamento duraturo per gli immigrati e i loro discendenti. Le “seconde generazioni” costituiscono infatti oltre un quinto della popolazione straniera. L’emergenza di questi nuovi soggetti pone problemi del tutto inediti per la società italiana. La prima parte del volume presenta dibattiti, esperienze e direzioni di indagine sull’integrazione psico-sociale delle seconde generazioni e delle loro famiglie. La seconda parte propone un confronto tra le esperienze italiane e quelle di altri contesti. In questa sede vengono affrontati temi spesso trascurati dalla ricerca, tra cui le reti di amicizia, la religiosità, il ritardo scolastico e i rapporti familiari dei figli di immigrati.

Marzio Barbagli ha insegnato Sociologia nell’Università di Bologna. Le sue pubblicazioni recenti con il Mulino sono “Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente” (2009) e “La sessualità degli italiani” (con F. Garelli e G. Dalla Zuanna, 2010). Camille Schmoll è docente di Geografia umana nell’Università di Parigi 7 Denis Diderot.


La carica degli immortali di Elisa Manacorda

La carica degli immortali

di Elisa Manacorda

La metà dei bambini nati nel 2007 supererà la soglia dei cent’anni. E la medicina è pronta a farci vivere oltre i settanta alla grande. Ecco come

Naso perfetto, volto tirato, glutei e addominali scolpiti, colorito appena dorato per mettere in evidenza la salute e la vigoria. Cellulite, neanche a parlarne. Capelli grigi? Non scherziamo. Impossibile dire quanti anni abbiano: perché questi uomini e donne puntano a essere senza età. Sono, per dirla con Catherine Mayer, giornalista e fresca autrice di “Amortality. The pleasure and the perils of living ageless”, amortali. Gente che prova a fermare il tempo con tutte le sue forze facendo ricorso a tutto ciò che la scienza, quella vera e quella farlocca, mette a sua disposizione: dalle creme al bisturi, dai farmaci alle diete. L’obiettivo è inchiodare le lancette dell’orologio in un eterno presente. Perché mai arrendersi alla vecchiaia se, archiviata vita famigliare e obblighi lavorativi, si campano altri vent’anni almeno?
Il bello, infatti, è che, per quanto un po’ buffi nelle loro pretese e nei loro aspetti plastificati, gli amortali hanno un atout indiscutibile: l’allungamento della vita media. E i numeri parlano da soli. Secondo il demografo americano James Vaupel, la metà dei bambini nati nel 2007 raggiungerà i 102 anni in Germania, i 103 nel Regno Unito, i 104 in Francia e negli Stati Uniti, e i 107 in Giappone. Ma già adesso si sentono gli effetti di questo allungamento dell’aspettativa di vita: e il più evidente è la moltiplicazione dei centenari. In Italia, dice l’ultimo censimento Istat, ci sono oltre 16 mila persone che hanno superato il secolo di vita.
Ma quella dei trisnonni d’acciaio è solo la manifestazione più evidente di un fenomeno più complesso e dalle molte sfumature. Sul quale ha oggi deciso di fare luce anche il rapporto “Le sfide della longevità”, prodotto da Axa Mps e Axa Assicurazioni, che verrà presentato il prossimo 4 ottobre a Roma. L’idea è che non si invecchia allo stesso modo a tutte le latitudini. Perché a determinare la speranza di vita sono fattori eterogenei: biologici (per esempio il genere, visto che ovunque le donne vivono più a lungo degli uomini) ma anche socioculturali. “Le persone con un elevato grado di istruzione”, commenta Alessandro Rosina, demografo all’Università Cattolica di Milano, che ha collaborato al rapporto, “hanno un’aspettativa di vita superiore rispetto a chi è meno istruito: gli studi indicano uno scarto di cinque anni tra laureati e persone che non sono andate oltre la scuola dell’obbligo”. In sostanza, per ogni anno aggiuntivo di studio si guadagna mezzo anno di vita in più.
A fare la differenza sono poi anche le diseguaglianze socio-economiche, aggiunge Rosina: “Sappiamo che la Campania ha una durata media di vita inferiore ai 78 anni per gli uomini e pari a 83 anni per le donne, mentre regioni più ricche si attestano sugli 80 anni per i maschi e 85 per le femmine”. Vivere a lungo è dunque una conquista sempre in bilico. Lo sanno bene quei russi che secondo i dati dell’Ocse hanno visto la loro aspettativa di vita ridursi di oltre quattro anni in meno di un ventennio (1985-2004), passando dai 63,8 ai 58,9 anni. Le ragioni? L’abbassamento della qualità del sistema sanitario, il consumo di alcol, un complessivo degrado delle condizioni socio-economiche. Per farsi un’idea basta dare un’occhiata allo Human Mortality Dataset, che fornisce dati generali sulla popolazione per 37 paesi, nella maggior parte sviluppati. A conquistare il primo posto sono gli uomini svizzeri, con 79,3 anni; gli italiani (sempre maschi), possono aspirare invece a 78,6 anni, i francesi a 77,2. In campo femminile, sul podio sono invece le donne d’Oltralpe. In Francia una bambina può legittimamente aspirare di arrivare a 84,2 anni, in Italia a poco meno: 84,1.
Al di là delle disomogeneità, resta però il dato complessivo: in Italia, la popolazione tra i 55 e i 75 anni aumenterà di circa quattro milioni di persone da qui al 2030. E questo aprirà scenari complessi, gettando nello scompiglio un certo numero di categorie professionali. Per esempio quella degli economisti, che lavorano alacremente per capire sino a che punto questo aumento della vita media possa incidere sull’età pensionabile. Ma anche quella degli uomini di marketing, che studiano i seniores per intercettare i bisogni di questa sempre più ampia fascia di “spender”, cioè persone disposte ad aprire il borsellino per soddisfare delle esigenze diverse da quelle di un quarantenne. Persino quella degli assicuratori, come sottolinea lo stesso rapporto Axa, che devono mettere a punto nuove polizze che tengano conto del “rischio di longevità” per clienti che sembrano non morire mai, se è vero, come riportano le ultime previsioni Istat, che entro la prima metà del XXI secolo l’aspettativa di vita femminile italiana arriverà vicino ai 90 anni e quella maschile agli 85.
I più indaffarati di tutti sono però medici e biologi, che si interrogano sui limiti fisiologici della vita umana, per capire fino a quale soglia la nostra specie possa sperare di spingersi. E studiano i metodi per rendere i benefici acquisiti sino ad oggi ancora più durevoli. Perché vivere a lungo – commenta anche l’oncologo Umberto Veronesi nella prefazione del rapporto Axa – è il risultato di tanti fattori. Primo fra tutti il miglioramento della condotta personale in relazione alla salute. L’alimentazione, per esempio: si è visto che alcuni cibi, o meglio alcuni componenti di alimenti, hanno la capacità di danneggiare o proteggere la salute attraverso un meccanismo biologico.
La conferma arriva anche da Claudio Franceschi, direttore del Dipartimento di Patologia Sperimentale presso l’Università di Bologna, e coordinatore del progetto europeo Nu-Age, che coinvolge cinque paesi (Italia, Polonia, Inghilterra, Francia e Olanda). Un campione di 1.250 persone di età compresa tra i 65 e i 79 anni verranno messe a dieta anti-invecchiamento: metà del campione seguirà una dieta mediterranea e rinforzata con vitamina B, acido folico, vitamina D e microelementi, la metà restante seguirà le normali abitudini alimentari. “Il nostro obiettivo è spegnere quella sottile attivazione cronica del sistema immunitario che caratterizza le persone anziane”, spiega Franceschi. Invecchiando, infatti, il nostro organismo produce radicali liberi, è invaso da batteri nocivi, e il nostro sistema immunitario si scatena. Risultato: siamo colpiti da un’infiammazione bassa e costante, che ci predispone di più allo sviluppo di cancro, demenza, artrite e Alzheimer. “L’idea è che l’alimentazione possa agire direttamente sull’organismo, per esempio modificandone la flora intestinale e agendo su quegli interruttori genetici che scatenano la produzione di sostanze infiammatorie”. I partecipanti al progetti Nu-Age, dopo un anno a dieta “anti-invecchiamento” verranno sottoposti ad analisi completa del genoma, per capire in che modo la dieta abbia modificato lo stato di attivazione dei tratti di Dna che producono infiammatori e anti-infiammatori. I dati saranno utilizzati per lo sviluppo di alimenti funzionali per la popolazione anziana.
Mangiare sano, però, non basta. Per oltrepassare le colonne d’Ercole dei cento anni bisognerebbe ridurre altri fattori di rischio, come l’inquinamento dell’aria, che potrebbe innalzare del 15 per cento l’aspettativa di vita. Vivremmo più a lungo anche se arrestassimo l’epidemia di obesità che colpisce i paesi ricchi: già nel 2005 Jay Olshansky, ricercatore all’Università dell’Illinois, sottolineava come l’aumento del numero delle persone che soffrono d’obesità (e di malattie associate, come ad esempio il diabete) metterebbe in discussione la progressione della speranza di vita negli Stati Uniti e in molti paesi occidentali.
Senza rimettere mano agli stili di vita, insomma, il traguardo del secolo di vita si allontana. E per raggiungerlo non basterà quel mix di integratori, ormoni e farmaci propinato dai guru della vita eterna. Negli Stati Uniti, ricorda Mayer nel suo libro, sono spuntate molte società che proclamano di poter arrestare il tempo. Dell’elisir di lunga vita, che gli amortali sono disposti a pagare a caro prezzo, fanno parte per esempio pillole e creme a base di ormoni steroidei come il Dhea e il testosterone, per aumentare la massa muscolare e migliorare la densità ossea. “Ma la terapia androgenica”, sottolinea Mayer, “può avere effetti collaterali sgradevoli, dalla comparsa di acne alla mascolinizzazione di alcuni tratti, come la voce, fino all’aumento del colesterolo “cattivo” e agli effetti negativi sulle funzioni riproduttive, con la riduzione della produzione di spermatozoi”. Per di più, nel 2003 il “New England Journal of Medicine” sottolineava come la somministrazione di testosterone agli anziani aumentasse il rischio di cancro alla prostata.
Agli aspiranti amortali vengono anche proposti integratori alimentari per ripristinare la telomerasi, quell’enzima che protegge le estremità dei cromosomi (telomeri) evitando che si accorcino a ogni duplicazione delle cellula. Uno studio pubblicato su “Nature” a fine 2010 indicava che i topi con produzione ridotta di telomerasi mostravano segni di invecchiamento precoci, e che il fenomeno poteva essere arrestato con la somministrazione di sostanze in grado di ripristinare i livelli enzimatici ottimali. Ma si tratta di composti troppo tossici per l’uomo, ammettono gli stessi ricercatori che hanno dato vita all’esperimento. Ciò non toglie che negli Stati Uniti siano in vendita integratori che sostengono di avere effetti positivi sulla produzione di questo enzima. Più che pericolosi, dicono i ricercatori, sono inutili.
Il vero segreto della giovinezza, infatti, si nasconde altrove: in una vita piena di interessi e emozioni. “A sessant’anni, esauriti i doveri verso i figli e il lavoro, la vita è ancora piena e tutta da reinventare. Perché non sfruttare questa disponibilità e queste competenze, magari migliorate da una formazione continua, per impiegarle al meglio nel sociale, nella cultura, nel volontariato?”, si chiede Rosina. Ma la risposta è amara. Perché paradossalmente il nostro, pur essendo un paese di vecchi, non è ancora un paese per vecchi.
ha collaborato Anna Lisa Bonfranceschi

da l’Espresso extra.


Il cambiamento demografico. Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia, Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana

Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana (a cura del)
Il cambiamento demografico
Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia
Argomento: Attualità

«Abbiamo bisogno di un’alleanza, o di una grande sinergia, per affrontare la nostra crisi demografica. Per essere efficace, questa sinergia deve rendere consapevoli e coinvolgere ciascuna delle componenti della nostra società, arrivando fino alle persone e alle famiglie. Solo così sarà possibile far entrare, finalmente e sul serio, la questione demografica nell’agenda politica. Lo scopo di questo Rapporto-proposta, al quale hanno lavorato alcuni dei maggiori demografi italiani di varie matrici culturali insieme a studiosi di altre discipline, è far penetrare nell’intero corpo sociale la consapevolezza della sfida demografica con cui l’Italia deve inevitabilmente misurarsi».
Camillo Ruini
«Oltre 60 milioni di persone, di cui una ogni 13 proviene da altri paesi. I meno che ventenni sono via via scesi fino a uno ogni cinque residenti e sono pressoché pari al numero degli ultrasessantacinquenni, mentre gli ultranovantenni hanno quasi raggiunto il mezzo milione di unità. Un paese in cui la frequenza di nascite si colloca stabilmente sotto le 600mila unità annue, ossia circa 150mila in meno di quante sarebbero necessarie. Il tutto mentre la durata media della vita ha superato gli 80 anni, la mortalità infantile ha raggiunto livelli minimi quasi fisiologici e la fecondità si è attestata attorno alla media di 1,4 figli per donna. È questa, in estrema sintesi, la fotografia demografica dell’Italia dei nostri giorni. È una realtà sulla quale sembra doveroso interrogarci per capire quali siano i nodi problematici e, soprattutto, quali siano le sfide che ci attendono nel futuro».


Dalla Zuanna, G. – Weber, G. Cose da non credere. Il senso comune alla prova dei numeri

 

Dalla Zuanna, G. – Weber, G.
Cose da non credere
Il senso comune alla prova dei numeri
Argomento: Attualità, Sociologia

“Non ci sono più le famiglie di una volta”; “Stiamo diventando sempre più vecchi: ci aspetta un futuro di povertà”; “Gli italiani non vogliono più avere bambini”; “L’unico investimento sicuro è il mattone”; “Nel nostro paese ci sono troppi immigrati”: sono alcuni dei luoghi comuni che ascoltiamo ogni giorno. Luoghi comuni basati su paure e incertezze per le possibili conseguenze di alcuni cambiamenti della nostra società, fra cui la sempre maggiore longevità e l’aumento delle migrazioni globali. Nel clima di vera e propria rivoluzione demografica che sta toccando tutti i momenti cardine della vita degli italiani, la prima sfida che bisogna affrontare è alle mentalità individuali.
Gianpiero Dalla Zuanna e Guglielmo Weber smontano pregiudizi e descrizioni sommarie per comprendere cosa sta veramente accadendo nel nostro paese e restituire un’immagine dell’Italia fondata su numeri e dati reali perché «il senso comune si nutre di miti, il buon senso di fatti»


Istat.it – Censimento: quando compilare il questionario

Istat.it – Censimento: quando compilare il questionario.


Censimento 2011

La Posta ha già cominciato la distribuzione dei fascicoli fitti di domande alle quali ogni famiglia, unipersonale o numerosa, giovane o consolidata, dovrà dare risposta. E dovrà essere una risposta vera, in tutte le sue parti, relativa al giorno 9 ottobre 2011: se un bambino nasce alle ore 23,59 dell’8 ottobre, dovrà essere inserito nel censimento. Se il componente di una famiglia viene a mancare alla stessa ora dell’8 ottobre, non dovrà essere inserito. E così per chi cambia le condizioni dal 10 ottobre. Il giorno 9 e solo quello fa testo. «Per la prima volta – spiega la De Rocchi – è un censimento multicanale nella fase di restituzione dei questionari. La Posta consegna a tutti i nuclei familiari il questionario. Il cittadino può rispondere sul cartaceo e dovrà consegnare il questionario all’ufficio postale entro il 20 novembre, dal 10 ottobre. Oppure, con le stesse date, al centro di raccolta del Comune. Oppure, può collegarsi al sito internet: censimento popolazione. istat. it, con la password stampata sul proprio questionario e attiva dal 9 ottobre».

da Censimento, chi sgarra rischia 2mila euro – Cronaca – La Provincia di Como.


Istat: Gli stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2011 sono oltre 4 milioni e mezzo – per la precisione 4.570.317 – 335 mila in più rispetto all’anno precedente (+7,9%) – LASTAMPA.it

Gli stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2011 sono oltre 4 milioni e mezzo – per la precisione 4.570.317 – 335 mila in più rispetto all’anno precedente (+7,9%). L’incremento è leggermente inferiore a quello registrato nel 2009 (343 mila unità). Lo rende noto l’Istat, sottolineando che «il numero degli stranieri residenti nel corso 2010 è cresciuto soprattutto per effetto dell’immigrazione dall’estero (425 mila individui)».

Nel 2010 – aggiunge l’Istat, nel rapporto su «La popolazione straniera residente in Italia » – sono nati circa 78 mila bambini stranieri, il 13,9% del totale dei nati da residenti in Italia. L’aumento rispetto all’anno precedente, è stato dell’1,3%, «valore nettamente inferiore» a quello (+6,4%) registrato nel 2009. La quota di cittadini stranieri sul totale dei residenti (italiani e stranieri), aggiunge il rapporto dell’Istat, continua ad aumentare: al 1 gennaio 2011 è salita al 7,5% dal 7% registrato un anno prima.

Riguardo alla distribuzione geografica, l’86,5% degli stranieri risiede nel Nord e nel Centro Italia, il restante 13,5% nel Mezzogiorno. Gli incrementi maggiori della presenza straniera rispetto all’anno precedente, anche nel 2010, si sono manifestati nel Sud (+11,5%) e nelle Isole (+11,9%).

Al 1 gennaio 2011 i cittadini rumeni, con quasi un milione di residenti (9,1% in più rispetto all’anno precedente), rappresentano la comunità straniera prevalente in Italia (21,2% sul totale degli stranieri). Nel corso del 2010 è cresciuto il numero dei cittadini dei Paesi dell’Europa centro-orientale (sia Ue sia non Ue): oltre alla Romania, soprattutto Moldova (+24,0%), Federazione Russa (+18,3%), Ucraina (+15,3%) e Bulgaria (+11,1%).

Anche i cittadini dei Paesi del sud est asiatico hanno fatto registrare incrementi importanti: Pakistan (+16,7%), India (+14,3%), Bangladesh (+11,5%), Filippine (+8,6%), Sri-Lanka (+7,6%). «L’elevata crescita che ha interessato queste comunità è legata, tra l’altro – aggiunge l’Istat – agli effetti dell’ultima regolarizzazione di colf e badanti, svoltasi nell’ultima parte dell’anno 2009, i cui effetti in termini di iscrizioni anagrafiche si sono fatti sentire maggiormente nel corso del 2010».

Istat: sempre più stranieri, +7,9%- LASTAMPA.it.


Ongini, V. Noi domani. Un viaggio nella scuola multiculturale, Editori Laterza

Ongini, V.
Noi domani
Un viaggio nella scuola multiculturale
Argomento: Attualità, Pedagogia e scuola

Dalle montagne del cuneese ai quartieri periferici di Torino, Milano e Roma, dalle scuole dei piccoli indiani sikh, nei paesi della pianura padana, agli esercizi di patriottismo costituzionale nel Salento. Dalla radio libera in un asilo multietnico di Bologna ai viaggi in Cina di studenti e professori toscani, alle maestre poliglotte del quartiere Ballarò a Palermo: un’inchiesta originale sulla scuola che verrà.
Dai nostri bambini impariamo moltissime cose. E quante altre potremmo impararne, da tutti i bambini del mondo. Ora che i nostri bambini vanno a scuola con bambini di ogni parte del mondo, è tempo di tornare tra i banchi anche per noi. Grazie a questo libro appassionato e ricco di esperienze preziose possiamo farlo.
Giuseppe Culicchia
Vinicio Ongini va al concreto e viaggia attraverso le scuole italiane documentando difficoltà, scacchi e successi della scuola multiculturale. Chi, dall’informazione corrente, è frastornato da notizie di casi di xenofobia farebbe bene a seguirlo nel suo viaggio, a leggere i suoi concreti e suggestivi ‘casi di studio’. Se un rimprovero si può muovere alla nostra scuola è che non sempre essa è ben consapevole di quanto ha fatto, sa fare e fa per l’intero Paese. Il libro di Ongini, tra gli altri meriti, può essere d’aiuto, può stimolare il giusto orgoglio della nostra scuola pubblica.
Dalla Prefazione di Tullio De Mauro
Cosa si guadagna, se si guadagna, con gli alunni stranieri a scuola? Vinicio Ongini fa parlare i protagonisti della scuola italiana multiculturale: bambini e insegnanti, studenti, presidi, genitori, ma anche il gelataio del quartiere e il sindaco del paese, la tabaccaia di fronte alla scuola e la signora torinese immigrata in Calabria. Saremo sorpresi dalla realtà di una scuola dignitosa ma quasi invisibile, una scuola normale, che costruisce giorno per giorno, con i materiali che ci sono.
E che nemmeno ci pensa di togliere il disturbo.

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Cala in Italia la richiesta di manodopera straniera

Cala in Italia la richiesta di manodopera straniera
Resiste la domanda di operai specializzati, nel settore delle costruzioni e
nelle aziende di grandi dimensioni.
Mantova, Parma e Ravenna, le province con l’incidenza più elevata di assunzioni straniere
 
Nel 2011 saranno 138mila le nuove assunzioni di stranieri nelle aziende italiane (il 23,6% in meno rispetto al 2010) e copriranno il 16,3% delle assunzioni complessive. Sono prevalentemente le imprese sopra i 50 dipendenti (40,1%) a ricercare manodopera straniera, da impiegare nelle costruzioni (18,2%), richiedendo operai specializzati (26,9%) soprattutto se maschi (45,3%). Mantova, Parma e Ravenna sono le province con il maggior peso di assunti stranieri rispetto al totale delle assunzioni previste, con incidenze pari, rispettivamente, a 24,5%, 23,1% e 21,1%.
Questi i principali risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i dati Excelsior-Unioncamere sulle previsioni di assunzione per il 2011.
 
Nel 2011 le imprese italiane assumeranno in prevalenza nuova manodopera straniera per ricoprire lavori non stagionali (83mila unità), mentre per le mansioni a carattere stagionale si tratta di circa 55mila nuovi posti. Sono comunque cifre che segnano un andamento negativo dell’occupazione straniera nel nostro paese, soprattutto per i lavori stagionali dove il peso dei contratti a termine sottoscritti saranno appena il 22% del totale, con un calo del -26,6% rispetto al 2010. D’altra parte, le assunzioni non stagionali di stranieri ricoprono il 13,9% del totale delle assunzioni di questo tipo, mostrando una flessione del -21,6% rispetto all’anno precedente.
La propensione all’assunzione di manodopera straniera rimane più elevata nelle aree del Nord e del Centro rispetto al Sud: infatti, se in Emilia Romagna e in Piemonte l’incidenza dei nuovi assunti stranieri supera il 19% del totale (e in Trentino Alto Adige arriva addirittura al 27%), in Puglia, Sicilia e Sardegna appena una nuova assunzione ogni dieci riguarderà uno straniero.
 
Assunzioni non stagionali. Per quanto riguarda le sole assunzioni non stagionali, prevale la richiesta di manodopera straniera nel settore delle costruzioni, specie in alcune regioni del Sud Italia. In Abruzzo, Campania e Sicilia si prevede che le assunzioni nel settore, che riguarderanno lavoratori stranieri, saranno rispettivamente del 47,6%, 40,3% e 35,6%. Invece, vi è più probabilità di assunzione nelle aziende dei servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone per gli stranieri residenti in Lazio (26,3%), Trentino Alto Adige (22,4%) e Friuli Venezia Giulia (21,2%). In Toscana prevarranno le assunzioni di stranieri nel settore manifatturiero del tessile, dell’abbigliamento e delle calzature (18,9%), mentre in Emilia Romagna, nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione e dei servizi turistici (14,3%).
Nel Nord Italia sono le imprese di più grande dimensione a ricercare manodopera di origine stranera, al Centro e al Sud, la maggiore richiesta proviene invece da imprese più piccole (da 1 a 9 dipendenti). In generale non vi sono differenze di genere nella scelta dei nuovi candidati, sebbene in alcune regioni i maschi abbiano più probabilità di essere assunti, come in Campania, Abruzzo e Sicilia dove le aziende preferiscono esplicitamente il sesso maschile in più del 60% dei casi. Nella maggior parte delle regioni italiane, le imprese ricercano principalmente operai specializzati, mentre in regioni come Lazio, Sardegna, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige l’interesse è rivolto a professioni non qualificate.
 
A livello provinciale. A Roma e a Milano verrà assunto il maggior numero di stranieri (7.180 nella capitale e 7.420 nel capoluogo lombardo) soprattutto nel settore dei servizi di pulizia; seguono le imprese torinesi (con 4.690 nuove assunzioni), impiegate principalmente nel settore delle costruzioni. Ma sono Mantova, Parma e Ravenna le province in cui gli stranieri avranno più probabilità di trovare nuova occupazione rispetto al totale delle nuove assunzioni previste nei singoli territori. Nelle prime due le nuove assunzioni di stranieri avverranno prevalentemente nel settore dei trasporti, mentre a Ravenna, riguarderanno il settore dei servizi turistici, alberghieri e di ristorazione. Nella maggior parte delle provincie italiane, a ricercare manodopera straniera, è comunque il settore delle costruzioni. Non è tuttavia da trascurare le nuova domanda proveniente dal settore dei servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone, come accade in alcune provincie del Nord Italia, e la costante richiesta del settore industriale, nei suoi diversi comparti. Nelle province di Pavia e Lucca, emerge invece la domanda di lavoratori stranieri nel settore della sanità e dell’assistenza alle persone.
 
Il calo delle assunzioni di stranieri da parte delle imprese” dichiarano i ricercatori della FONDAZIONE LEONE MORESSA “è un chiaro segnale del periodo di crisi attraversato dal mondo produttivo italiano. L’assunzione di 138 mila stranieri contribuirà solo in maniera marginale ad alleviare le perdite occupazionali che hanno caratterizzato questo ultimo biennio; infatti, la maggior parte dei 304mila disoccupati stranieri registrati nel primo trimestre 2011, con molta probabilità non riuscirà a trovare, in tempi brevi, una nuova occupazione, correndo il rischio di cadere nell’irregolarità solo per il fatto di non riuscire a trovare lavoro (il lavoro è la condizione necessaria per il regolare soggiorno in Italia degli stranieri). E’ quindi auspicabile che nelle strategie per la ripresa possa essere ripensata anche una politica migratoria che, tra le altre cose, privilegi dove possibile l’assunzione di quegli stranieri già presenti nel nostro territorio, ma rimasti senza lavoro a causa della crisi”. 

 

 
Per informazioni:
FONDAZIONE LEONE MORESSA
Via Torre Belfredo 81/e
30170 Mestre Venezia
041   2386700;  328  7234247

SCUOLA OLTRE 670 MILA ALUNNI STRANIERI IN ITALIA, da Asca.it

 

da SCUOLA OLTRE 670 MILA ALUNNI STRANIERI IN ITALIA.


La Guardia di Finanza solo nel 2011 ha individuato 270 casi di pensioni sociali devolute a stranieri per sopravvivere in Italia, stranieri che appena ottenuta la pensione tornano nel paese d’origine. Il danno alle casse statali di 6,2 milioni di euro | Blitz quotidiano

Anche gli stranieri mungono l’Inps e qualche simpatico vecchietto può accedere alla estesa categoria di pensionato sociale. La Guardia di Finanza solo nel 2011 ha individuato 270 casi di pensioni sociali devolute a stranieri per sopravvivere in Italia, stranieri che appena ottenuta la pensione tornano nel paese d’origine. Il danno alle casse statali di 6,2 milioni di euro ed il meccanismo per assicurarsi la pensione sociale è semplice, mentre difficile è individuare la truffa in atto.

Accade ad esempio che la badante ucraina in Italia da tempo, in possesso di regolare contratto di lavoro e regolare permesso di soggiorno, possa richiedere la ricongiunzione familiare con i suoi genitori. Così un ipotetico nonno Ivan e consorte possono ricongiungersi all’amata figlia, ma giunti in Italia non hanno modo di mantenersi: è loro diritto allora richiedere una pensione sociale all’Inps.

La situazione appena descritta non presenta irregolarità, ma costituisce un diritto al sussidio per l’anziana coppia che ha abbandonato la terra natia, come spiega Vittorio Palmese, tenente colonnello della Finanza: “A termini di legge è sufficiente che il soggetto abbia compiuto 65 anni, risieda sul suolo italiano e non abbia un reddito sufficiente per vivere, pari a 6 mila euro l’anno”.

La truffa nasce quando l’anziana coppia di genitori fa ritorno in patria senza dichiararlo all’Inps, continuando così a ricevere la pensione sociale richiesta non appena messo piede sul suolo italiano. La guardia di Finanza spiega che smascherare la truffa non è semplice: “Bisogna fare controlli approfonditi verificando se una residenza non sia fittizia, controllando i vari visti sui passaporti, verificando le utenze e incrociando i dai, con poteri di polizia che magari altri enti dello Stato non hanno”.

I pensionati sociali stranieri sono solo una delle categorie che “regolarmente” truffano l’Inps, con milioni di euro ogni anno rubati alle casse dello Stato, come i falsi ciechi che guidano l’auto e i finti poveri che possiedono decine di immobili che la Guadia di Finanza ha individuato dal’inizio del 2011

Gli stranieri che mungono l’Inps: a nonno Ivan la pensione sociale | Blitz quotidiano.


Il welfare del mondo extra-large di David E. Bloom – Il Sole 24 ORE

Il mondo è nel mezzo del più imponente e radicale cambiamento demografico nella storia del genere umano. Benché l’umanità abbia impiegato quasi un milione di anni per arrivare intorno all’anno 1800 al miliardo di esseri umani, a partire dal 1960 siamo cresciuti dei successivi miliardi ogni decennio o due, oggi sul nostro pianeta siamo arrivati a 7. Le proiezioni indicano che nel 2050 la popolazione raggiungerà i 9,3 miliardi di persone.
Da qui al 2050 quasi certamente si aggiungeranno alla popolazione esistente quasi altrettante persone di quante abitavano la Terra intera nel 1950. Una delle sfide più grandi con le quali dovrà confrontarsi il genere umano sarà garantire cibo, vestiario, un tetto e assistenza in genere alla popolazione globale terrestre che si aggiungerà a quella esistente.

Se prendiamo come parametro medio di riferimento il progresso materiale raggiunto nei secoli, potrebbe sembrare che la necessità fungerà in ogni caso da madre dell’ingegno e che riusciremo a far fronte alle sfide che ci si presenteranno, proprio come siamo riusciti a far fronte a quelle precedenti grazie all’innovazione tecnologica e delle istituzioni.
I riferimenti medi a lungo termine, però, possono mascherare una significativa instabilità nel tempo e variazioni tra i vari Paesi. Di sicuro sappiamo che l’aumento della popolazione comporta un rischio in futuro, in quanto buona parte di esso si verificherà nei Paesi del pianeta più fragili a livello economico, politico, sociale e ambientale.

Qualora non si riuscisse ad assorbire nella forza lavoro produttiva grandi masse di individui, si correrebbe il rischio di sofferenze di massa e di miriadi di catastrofi. Il protrarsi di sperequazioni estreme tra i redditi dei vari Paesi potrebbe scoraggiare la cooperazione internazionale, paralizzare o perfino ribaltare il processo di globalizzazione, malgrado le potenzialità che essa ha di migliorare lo standard di vita di tutti. Una rapida crescita demografica, infine, tende ad accelerare l’esaurimento delle risorse ambientali sia a livello locale sia globale, e potrebbe compromettere in modo permanente le prospettive di un loro recupero.
Alcuni Paesi in via di sviluppo hanno saputo affrontare bene queste sfide demografiche. Per esempio, negli anni Settanta e Ottanta le “tigri” dell’Asia orientale tagliarono incisivamente e quasi istantaneamente il loro tasso di natalità, e seppero utilizzare il risultante margine demografico per conseguire uno sbalorditivo vantaggio grazie ad assennate politiche della sanità e della pubblica istruzione, a una gestione macroeconomica equilibrata, a un impegno economico prudente e saggio a livello locale e globale.

All’altro capo dello spettro, i Paesi dell’Africa sub-sahariana hanno ottenuto risultati di gran lunga peggiori dal punto di vista dello sviluppo, in buona parte a causa della loro incapacità a scongiurare lo schiacciante fardello rappresentato da una rapida crescita demografica e dalla disoccupazione giovanile.
Ancorché i Paesi in via di sviluppo siano quelli dove per primi si presenteranno i più gravi e seri problemi legati allo sviluppo demografico, i ricchi Paesi industriali hanno difficoltà altrettanto preoccupanti. Da un’ottica meramente demografica, la capacità produttiva delle economie avanzate ha raggiunto la soglia di poco più di due persone in età lavorativa per ogni persona che non lavora. Le proiezioni di questo indice, però, per il 2050 prospettano una caduta a 1,36.

Oltretutto, i Paesi ricchi possono prevedere un sostanziale incremento di massa nella percentuale della propria popolazione anziana, dovuto alla maggiore longevità, al basso tasso di fertilità che si protrae, all’avanzare negli anni e nella piramide della popolazione della generazione dei baby boomer. Per quanto le performance economiche della popolazione in via di invecchiamento siano a dir poco un’incognita, non è difficile cogliere le preoccupazioni e i timori correlati all’integrità fiscale delle pensioni e ai sistemi dell’assistenza sanitaria, come pure ai rallentamenti della crescita derivanti dalla contrazione della forza lavoro.

Per affrontare e risolvere la sostenibilità fiscale e la contrazione della forza lavoro sono già allo studio molte ipotesi e metodi, tra i quali innalzare l’età pensionabile e i contributi obbligatori pensionistici congiuntamente a un abbassamento dei benefit. Un’altra risposta potrebbe essere quella di liberalizzare la migrazione internazionale, quantunque è inverosimile che ciò possa offrire un sollievo apprezzabile, se si tiene conto dell’opposizione sociale e politica all’aumento dell’immigrazione nella maggior parte dei Paesi sviluppati.

È possibile nondimeno contare su un aumento del tasso della partecipazione femminile alla forza lavoro (alimentato dal protrarsi del basso tasso di fertilità); su un miglior livello nella formazione della manodopera dovuto al miglioramento del livello di istruzione; e su più alti tassi di risparmio prevedibili in vista di una maggiore longevità e di un periodo pensionistico più lungo.
Sarebbe irresponsabile disinteressarsene ed esporre il genere umano, senza motivo, a quei grandi pericoli che possiamo ragionevolmente prevedere sin da adesso.

(Traduzione di Anna Bissanti)

© PROJECT SYNDICATE, 2011

da Il welfare del mondo extra-large – Il Sole 24 ORE.


La lezione inglese: il multiculturalismo è sbagliato

Gli episodi di violenza scatenatisi a Londra e in altre città del Regno Unito ad opera di giovani immigrati e di inglesi figli di immigrati dimostrano semplicemente un fatto: il fallimento del multiculturalismo.

Ci sono senza dubbio tante motivazioni dietro le devastazioni avvenute in vari quartieri e tra queste forse l’ultima è la religione, mentre al primo posto sta il degrado economico e sociale, un po’ come accaduto nelle banlieu parigine nel 2005. Tuttavia, la responsabilità principale ricade sul modello britannico di integrazione, fondato, per l’appunto, sul multiculturalismo, ovvero su una strutturazione della società a “compartimenti stagni”, con tanti ghetti privi di comunicazione tra loro. Una tipologia, questa, ben diversa dal semplice pluralismo, cioè la coesistenza armonica di più culture all’interno di uno stesso Stato. Insomma, un conto è la multiculturalità, che è un dato di fatto innegabile e inevitabile, altro è il multiculturalismo, che è invece un’ideologia ben precisa.

segue qui: La lezione inglese: il multiculturalismo è sbagliato.


Mini-moschee sotto casa: in dieci quartieri ci sono già – Milano – ilGiornale.it

«Pensiamo prima a tante piccole parrocchie nei quartieri e poi al duomo». Non c’è fretta per una grande moschea ha assicurato nei giorni scorsi il direttore del centro islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari. Ma Islam.it ieri traduceva bene la politica dei piccoli passi intrapresa due giorni fa intorno al tavolo di Palazzo Marino tra il vicesindaco Maria Grazia Guida e gli esponenti delle associazioni musulmane coordinate da Davide Piccardo, ex candidato di Sel da cui gli Islamici Moderati rimasti fuori dalla porta hanno già preso le distanza («non ci rappresenta e non può prendere impegni a nome nostro»). «Sembra che finalmente nel 2012 la moschea a Milano si farà – scriveva Islam.it -. Verrà costruita su un lotto già ora sede di una sala di preghiera in una zona non centrale della città. Certo non risolverà il problema degli spazi di culto a Milano, ma è un segnale importante e una prova di dialogo fra islam e istituzioni». Sarebbe la seconda dopo Roma. Un progetto c’è già e porta in via Meda, di fianco alla sala di preghiera Al Wahid, l’unica che può davvero fregiarsi del nome di moschea: è gestita dal Coreis di Yahja Pallavicini, ha tutte le autorizzazioni in ordine, è riservata solo agli associati quasi tutti italiani convertiti 

……

da Mini-moschee sotto casa: in dieci quartieri ci sono già – Milano – ilGiornale.it.

diceva Oriana Fallaci:

“tre punti che considero cruciali
Punto numero uno. [...] l’immigrazione [...] il Cavallo di Troia che ha penetrato l’Occidente e trasformato l’Europa in ciò che chiamo Eurabia. [...].
Punto numero due. Non credo nella fandonia del cosiddetto pluriculturalismo. [...] E ancor meno credo nella falsità chiamata Integrazione. [...] gli immigrati mussulmani materializzano così bene l’avvertimento che nel 1974 ci rivolse all’ONU il loro leader algerino Boumedienne. «Presto irromperemo nell’emisfero Nord. E non vi irromperemo da amici, no. Vi irromperemo per conquistarvi. E vi conquisteremo popolando i vostri territori coi nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria. [...].
Punto numero tre. Soprattutto non credo alla frode dell’Islam Moderato. [...] E continuerò a ripetere: «Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere»”
(Oriana Fallaci, Discorso in occasione della consegna dell’Annie Taylor Award, «Un tuffo sulle cascate del Niagara», in «Il Foglio», 3.12.2005)


1° Congresso Nazionale “PSICHIATRIA E CULTURA NELL’ITALIA MULTIETNICA” 28 e 29 OTTOBRE 2011

In seguito allo stimolante pensiero di alcuni studiosi come Ernesto De Martino e psichiatri come Michele Risso, di cui commemoriamo il trentesimo anniversario della scomparsa, che hanno messo in evidenza il peso della cultura nell’esperienza soggettiva della malattia e nella costruzione del significato sociale dei percorsi di cura, negli ultimi 30 anni si sono sviluppate diverse correnti di pensiero che hanno dato origine a interessanti iniziative di ricerca e trattamento su tutto il territorio nazionale. Diversi sono gli approcci sviluppatisi, e obiettivo di questo convegno è mettere in contatto tali realtà e costruire uno spazio di dialogo e di sviluppo sinergico, approfondendo inoltre l’analisi delle modalità con cui esse possono impattare in maniera stabile sulla pratica psichiatrica. Ciò nell’ottica di costituire una massa critica di pensiero utile a promuovere una sempre più ampia diffusione dei modelli clinici transculturali italiani all’intero paese e in ambito internazionale, e di consentire l’ingresso della clinica transculturale a tutti gli effetti nelle politiche sanitarie in salute mentale.

PROGRAMMA

28 ottobre mattina: Psichiatria e cultura nella storia e nel mondo

Ore 8.30-9.00       Registrazione

9.00-9.30   Interventi delle Autorità e saluto del Presidente

9.30-10.00           Virginia De Micco, Caserta: “Michele Risso e l’attualità del suo pensiero”

La cultura delle classi subalterne italiane emigrate in Svizzera e i loro deliri di sortilegio. (Testo: Sortilegio e delirio di M.Risso e W. Böker, traduzione di V. De Micco, a cura di V. Lanternari, V. De Micco, G. Cardamone. Liguori, Napoli, 1992.)

10.00-10.30        Goffredo Bartocci, WACP: “Storia e nuove frontiere della psichiatria culturale: il panorama internazionale.”

Fondamenti del pensiero su psichiatria e cultura negli studi internazionali L’emergenza delle neuroscienze a supporto dell’embodiment dell’esperienza culturale. (Testo: (a cura di), edizione italiana di W.S. Tseng (2002), Handbook of Cultural Psychiatry, CIC. Ed. Internazionali, Roma 2003).

10.30-11.00  Rosalba Terranova-Cecchini, Fondazione Cecchini Pace- Istituto Transculturale per la Salute: “Storia italiana

della clinica della migrazione: focus sull’Io culturale.”

Lo sviluppo del tema psichiatria e cultura nella clinica dell’immigrazione in Italia: lavoro dell’Io culturale per l’adjustement transculturale. (Testo: P. Inghilleri, R. Terranova-Cecchini, Avanzamenti in psicologia transculturale, Franco Angeli, Milano, 1991).

Coffee Break e Sessione Poster

11.30-12.00 Mariella Pandolfi, Univ.di Montreal: “Dalla sofferenza alla compassione: il labirinto umanitario.”

Biopolitica, biopotere, l’ordine terapeutico e la “nuda vita” degli “Enfermès dehors”: gli immigrati. (Testo: M. Pandolfi,

V. Crapanzano, Passions politiques. Anthropologie et Sociètès, Spec. Iss. 32,3,2008)

12.00-12.30 Alfredo Ancora, ASL Roma B: “L’atto di cura culturalmente sensibile: la formazione degli operatori.”. Sdoganando il nostro pensiero di ricercatori e di terapeuti della multiculturalità; gli insegnamenti dell’altrove degli Altri (Testo: I costruttori di trappole del vento, Franco Angeli, Milano, 2006)

12.30-13.30             Dibattito

Nella pausa pranzo rimarrà aperta la Sessione Poster

28 ottobre pomeriggio Workshop: teoria, ricerca e dispositivi terapeutici

1. Teorie e formazione

2. Modelli e tecniche
di ricerca

3. Percorsi di cura e
clinica nei servizi

4. Servizio pubblico e
rete del privato sociale

CHAIRMAN C. Zaiontz, N. Martini

F. de Cordova, A. Iossa

E. Riva, M. Aliverti

E. Re, M. Fontana

14.30-16.00 C. Zaiont, Studio VenostaM. Da Prato, CeRISC onlus

D. Bruno, Univ. Pavia
Interventi dal pubblico

  1. F.   de Cordova, Univ. Verona

D. Berardi, I. Tarricone, Univ. Bologna

G.Hassan, Osp. Fatebenefratelli, Roma

Interventi dal pubblico

E. Riva, Univ. MilanoV. Infante, WACP

F. Casadei, Ce.R.I.S.C.

Interventi dal pubblico

N. Salvi, Osp. Fatebenefratelli, RomaA. Gaddini, ASP Reg. Lazio, E. Re, WAPR Italia

A. Lo Russo, Dip. Dipendenze, Az. Ulss 12, Venezia

Interventi dal pubblico

16.00-16.30

Break e Sessione Poster

16.30-18.00 E. Caroppo, Dip.Psichiatria, Az. Asl Rm B, Roma

F.De Marco, DSM Az. ULSS Fr/3, Frosinone

N. Martini, AIPsiT

Interventi dal pubblico

S. Carta, Univ., Cagliari A. Tabanelli, Univ., PaviaInterventi dal pubblico S. Zorzetto, Azienda USL 4 PratoC. Pagani Dip

Psichiatria, Osp.

Maggiore Niguarda, Milano

Interventi dal pubblico

A. Costantino, S.C. Neuropsich. Inf., Osp. Maggiore Policlinico, Milano, A. Bassetti, Fondaz. L’Aliante.Marta Castiglioni, Cooperativa Kantara

A. Callari, Ass. Atos Interventi dal pubblico

29 ottobre sabato mattina: Modelli teorici per il presente e per il futuro

ore 9.00-9.30 Gian Giacomo Rovera, Univ. di Torino: “Il modello di rete e il soggetto transculturale.”

Culture e sottoculture: la complementarità individuo-gruppo-più gruppi-sottogruppi. Lo schema relazionale flessibile per curare per mezzo della cultura (Testo (a cura di): L’approccio transculturale in psichiatria. 1984 Atti del Convegno S.I.P.T., Torino).

9.30-10.00              Clara Gallini, EdM: “Il pensiero di Ernesto De Martino: strutturazione e dramma della presenza umana nel

mondo.”

L’antropologia delle genti subalterne, il rischio della presenza e le apocalissi culturali. L’essere al mondo garantito per ciascuno. (Testo ( a cura di): Ernesto de Martino, La fine del mondo Einaudi 2002, Torino)

10.00-10.30 Roberto Beneduce, Univ.di Torino: “La prospettiva antropologica nella pratica clinica e le premesse di un’etnopsichiatria critica”

L’incontro dell’Altro tra contraddizioni, ambivalenza, legami, memorie, appartenenze. I traumi storici, politici e quelli della vita nomade al centro della parola, del suo ascolto e delle pratiche di cura: verso la differenza riconosciuta. (Testo: Beneduce R., Pulman B., Roudinesco E. Etnopsicoanalisi Bollati Boringhieri, 2005, Torino)

10.30-11.00                Salvatore Inglese, Asl 7, Catanzaro, Giuseppe Cardamone, Usl 9, Grosseto: “La matrice spezzata: istanze

critiche della psicopatologia geoclinica”

L’etnopsichiatria… ha anche un altro compito da svolgere di cui cominciamo appena a prendere davvero coscienza: mettere a punto l’insegnamento e la pratica di una psicoterapia…fondata… sulla percezione corretta della cultura (Devereux G., L’ etnopsichiatria come quadro di riferimento nella ricerca e nella pratica clinica (1952) in: Etnopsichiatria Generale,pag. 113, Armando, Roma, 2007)

11.00-11.20                                                                                   Coffee Break

11.20-11.50       Maria E. Castiglioni, Fondazione Cecchini Pace, GTTT1, Milano: La prospettiva transculturale nella pratica

clinica

Dagli studiosi non occidentali quali I. Sow all’uomo “singolare-plurale” di Kaës, verso la clinica della disgiunzione conflittuale dei soggetti transculturali quali noi oggi siamo (Testo: Passaggi, n. 17 e n. 18, 2009).

11.50-12.20 V. Berlincioni, Pavia: “Forme di intervento clinico: specificità e universalità dei modelli.”

Lo studio dell’identità basato su movimenti interdisciplinari (tra i numerosi autori gli antropologi Fabietti e Remotti) è

un costrutto essenziale per l’atto di cura e un momento universalmente sensibile della psicoterapia.

12.20-12.50          Dibattito

12.50-13.20 Paolo Inghilleri, Univ. di Milano: “Questo Congresso e il futuro che ci attende.”

La psicologia culturale a supporto delle attuali dinamiche dell’Io: l’artefatto, i memi, il culturotipo nell’esperienza soggettiva, ovvero l’uomo singolare/plurale di Kaes. (Testo: (a cura di) Psicologia culturale, Raffaello Cortina, 2009, Milano)

13.20-13.30 Rosalba Terranova-Cecchini, Saluti del Presidente

Sessione Poster:

Durante tutta la giornata di venerdì 28 sarà aperta una sessione poster, in cui verranno esposti lavori inerenti servizi e/o progetti di clinica transculturale sviluppati sul territorio nazionale, sia in ambito pubblico sia nel privato sociale.

E’ possibile sottoporre il proprio lavoro inviando un abstract a: fondazione@fondazionececchinipace.it entro e non oltre il 1 settembre 2011. L’accettazione dei lavori verrà comunicata entro il 30 settembre. L’accettazione dei poster richiede l’avvenuta iscrizione di almeno uno degli autori entro tale data.

Il poster deve essere di formato cm 70-80 x 100-120. I poster devono essere affissi entro le ore 10,30 e ritirati alla fine della giornata di venerdì.

L’ABSTRACT deve contenere: titolo; autore/i; affiliazione/i; presentazione sintetica del lavoro (teorie di riferimento, osservazioni cliniche, e pensiero originale che ne scaturisce, tipo e numero partecipanti/pazienti, equipe di lavoro,luogo di applicazione, durata, esiti). Max 200 parole.

E’ stato richiesto l’accreditamento ECM per medici e psicologi
§§§§§

Tu lascerai ogni cosa diletta

Più caramente; e questo è quello strale Che l’arco dell’esilio pria saetta.

Tu proverai si come sa di sale

Lo pane altrui, e com’è duro calle

Lo scendere e il salir per l’altrui scale

Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso Canto 17°, terzine 55-58 edizione curata da Eugenio Camerini, Società Editrice Sonzogno, 1900, Milano

1

Il Comitato Scientifico

Alfredo Ancora, Coordinatore dell’Unità di Consulenza Familiare e Transculturale della Asl Roma B; professore a contratto di psichiatria transculturale presso l’Università degli Studi di Siena.

Vanna Berlincioni, Università di Pavia, docente di etnopsichiatria al corso di specializzazione in psichiatria; ricercatrice al Laboratorio di Psichiatria-Cultura- Ambiente.

Giuseppe Cardamone, Direttore dell’Unità Funzionale di Salute Mentale Adulti Azienda USL 9 Grosseto; professore a contratto di Psichiatria Transculturale presso l’Università degli Studi di Bergamo.

Paolo Inghilleri, Professore Ordinario di Psicologia Sociale, Direttore del Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente, la Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Milano.

Edoardo Re, Fondazione Cecchini Pace, Milano. Segretario per l’Italia della World Association for Psychosocial Rehabilitation. Eleonora Riva, Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente, Università degli Studi di Milano; Fondazione Cecchini-Pace; Associazione Italiana di Psicoterapia Transculturale.

e il Presidente, Professoressa Rosalba Terranova-Cecchini

ringraziano per il Patrocinio: il Collegio dei Dottori della Biblioteca Ambrosiana, Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto Mario Negri, Milano, il Direttore Generale dell’Ospedale Sacco, il Comune di Milano, i Rettori delle Università di Milano e Pavia, Nives Martini Presidente della Società Italiana di Psicoterapia Transculturale (SIPsiT), Loris Panzeri Presidente del Gruppo per le Relazioni Transculturali (GRT) ong, il Presidente della Società Italiana di Psicoterapia Medica, Edoardo Re, Segretario della World Association for Psychosocial Rehabilitation (WAPR)-Italia, Goffredo Bartocci, Presidente della World Association of Cultural Psychiatry (WACP) e Presidente della Sezione di Psichiatria Transculturale della Società Italiana di Psichiatria (S.I.P.)

Centro Congressi Fast, Piazzale Morandi 2, 20121 Milano

(da Piazza Cavour in via del Vecchio Politecnico), tel: 02.77790.304-305, fax: 02.782485

Mezzi pubbliciMetropolitana linea 1 (rossa), fermata Palestro

Metropolitana linea 3 (gialla), fermata Turati o Montenapoleone Bus 94 e 61 fermata Cavour

Tram 1 e 2 fermata Cavour

Raggiungibile da:

- Stazione Centrale (Km. 1) tram linea 1 (Greco-Castelli) da via Vitruvio.

- Stazione Cadorna (Km. 2) tram linea 1(Castelli-Greco) da Foro Bonaparte.

- Aereoporto Milano Linate (8 Km) linea ATM 73 e X/73

o linee autobus aereoportuali, fino alla Stazione Centrale.

- Aereoporto Milano Malpensa (49 Km) treno Malpensa Express fino alla Stazioni Cadorna o Centrale; diverse lineee autobus aereoportuali fino alla Stazioni Cadorna o Centrale

Segreteria di Presidenza: sig.ra Pinuccia Pala, fondazione@fondazionececchinipace.it (nei due giorni del Congresso: 340.8343447)

Segreteria Scientifica: Dott. Edoardo Re, Dott.ssa Eleonora Riva, Dott.ssa Simona Ponzini,

segreteriacorso@fondazionececchinipace.it

Informazioni in loco: al Banco Iscrizioni e Fondazione Cecchini Pace, al Banco AIPsiT e al Banco GRT

Librerie e editori presenti: Aleph, Azalai, Franco Angeli.

Fondazione Cecchini Pace

1° Congresso Nazionale

PSICHIATRIA E CULTURA NELL’ITALIA MULTIETNICA”
28 e 29 OTTOBRE 2011

SCHEDA DI ISCRIZIONE

da compilare e inviare a fondazione@fondazionececchinipace.it o via fax 02.58311389
scaricabile in formato word dal sito : www.fondazionececchinipace.it

Cognome …………………………………………………………………………………………………………….

Nome …………………………………………………………………………………………………………………

Data e luogo di nascita ………………………………………………………………………. (prov.) ………..

C.F ………………………………………………….. P. IVA………………………

Professione…………………………………………………………………………………………………………..

Indirizzo …………………………..

Città…………………………………………………………………………………… (prov.)………………………

CAP………………… Tel………………………………………. Cell. ………………………………………………

Fax   E-mail ………………

Indicare una sessione preferenziale (le sessioni verranno riempite in ordine di arrivo delle iscrizioni)

□      Teorie e formazione                                      □ Modelli e tecniche di ricerca

□      Percorsi di cura e clinica nei servizi              □ Servizio pubblico e rete del privato sociale

Quota di partecipazione: (barrare)

Entro il 10 settembre 2011                                             Dopo il 10 settembre 2011

□           € 150,00= medici                         □           € 200,00= medici

□           € 100,00= psicologi                             □          € 150,00= psicologi

□           € 70,00= altre professioni             □          € 100,00= altre professioni

□           € 30,00= studenti                        □        € 50,00= studenti

□           utenti e loro familiari (gratuito)              □         utenti e loro familiari (gratuito)

L’Ammissione avverrà fino ad esaurimento posti, verranno considerate solo le richieste di iscrizione complete di scheda e versamento della quota di iscrizione.

Versamento a mezzo:

□      conto corrente postale ccp. 30065205 intestato a Fondazione Cecchini Pace

□      bonifico bancario presso la Cariparma Crèdit Agricole, fil.339, via Molino delle Armi 23, 20123 Milano -IBAN IT21E0623009487000046269742

(si allega copia del pagamento effettuato)

Causale: Congresso nazionale del 28-29 ottobre 2011

Data………………………… Firma…………………………………………

ATTENZIONE

TUTELA DELLA PRIVACY D.lgs. 196/2003: tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali. Le informazioni da Lei fornite verranno da noi registrate e custodite elettronicamente ed utilizzate al solo scopo di promuovere l’informazione e la raccolta fondi a favore delle attività della Fondazione. I dati che la riguardano verranno conservati con la massima riservatezza e non verranno divulgati senza il suo consenso. Lei può in ogni momento verificarli e chiederne la variazione, l’integrazione ed anche l’eventuale cancellazione, rivolgendosi alla Segreteria della Fondazione Cecchini Pace, via Molino delle Armi 19 – 20123 Milano.


Gran Bretagna: 17,000 donne, queste le stime dell’Association of Chief Police Officers, vittime ogni anno di violenze “d’onore” e 8.000 costrette ad accettare “forced marriage” (secondo una ricerca condotta dal Dipartimento per l’Educazione britannico)

La Gran Bretagna alza la testa e dopo anni di asservimento alla causa del multiculturalismo potrebbe dire ‘no’ ai matrimoni forzati. 17,000 donne, queste le stime dell’Association of Chief Police Officers, vittime ogni anno di violenze “d’onore” e 8.000 costrette ad accettare “forced marriage” (secondo una ricerca condotta dal Dipartimento per l’Educazione britannico) sono troppe – e pare si tratti, secondo i detective inglesi, solo della “punta dell’iceberg” – per continuare a chiudere gli occhi di fronte a un fenomeno che potrebbe essere definito un vero e proprio reato.

Specie in un contesto in cui molti paesi europei, Germania e (per l’appunto) Inghilterra, hanno dichiarato il crollo del modello “multikulti” e la conseguente volontà di “voltare pagina”, come dichiarato dallo stesso premier inglese David Cameron, sulle politiche fallite del paese.

Pare che il numero reale del fenomeno dei matrimoni forzati, diffusi soprattutto tra gli immigrati musulmani dell’Asia meridionale, del Medio Oriente e Africa settentrionale e occidentale, sia nella realtà ancora più alto perché molte vittime hanno paura di farsi avanti e denunciare. Nel 2010 1.735 vittime – tra cui bambine di 13 anni e donne con disabilità fisiche e mentali – hanno cercato l’aiuto nel Forced Marriage Unit, un’agenzia speciale istituita dal governo britannico. Una cifra spaventosa.

Un altro studio intitolato A Statistical Study to Estimate the Prevalence of Female Genital Mutilation in England and Wales rileva che oltre 65.000 donne in Gran Bretagna hanno subito mutilazioni genitali come condizione prematrimoniale, e almeno 15.000 ragazze di età inferiore ai 15 anni rischiano di essere sottoposte a questa pratica. E anche se questa è vietata nel Regno Unito dal Female Genital Mutilation Act del 2003, fino ad oggi nessuno è stato di fatto processato per questo reato. Tanto più che, secondo un sondaggio della BBC, un giovane asiatico britannico su dieci ritiene che gli omicidi d’onore possano essere giustificati.

da La Gran Bretagna alza la testa e dice ‘no’ ai matrimoni forzati | l’Occidentale.


1° Congresso nazionale “Psichiatria e Cultura nell’Italia multietnica”

programma del 1°Congresso Nazionale:

PSICHIATRIA E CULTURA NELL’ITALIA MULTIETNICA

Nel trentesimo anniversario dalla scomparsa di Michele Risso
 Centro Congressi FAST, Milano

28 e 29 ottobre 2011

Vengono convocati – per la prima volta a livello nazionale – gli operatori della salute mentale multiculturale, sia degli utenti immigrati che delle varie culture italiane, per evidenziare la linea di pensiero della pratica italiana in questo campo. L’obiettivo è il confronto, la riflessione, l’individuazione di un pensiero scientifico “forte” e condiviso.

Vi preghiamo di voler contribuire a diffondere  questa importante iniziativa,  un’opportunità di partecipazione per tutti gli operatori del settore, attraverso i vs. canali d’informazione.

Vi ringraziamo per l’attenzione, cordiali saluti,

 

               Prof.  Rosalba Terranova-Cecchini

 

 

___________________________

Prof. Rosalba Terranova-Cecchini
Premio Milano Donna 2009, Comune di Milano.

Libero Docente in Clinica delle Malattie Nervose e Mentali

Presidente della Fondazione Cecchini Pace

Direttore del Corso di Specializzazione in Psicoterapia transculturale

via Molino delle Armi 19 – 20123 Milano


Istat, Compendio statistico italiano, 2010

Periodo di riferimento: Anno 2010
Diffuso il: 17 giugno 2011


Settori: Generale
Periodo dei dati: 2010
Collana: Generale
Anno di edizione: 2011
Periodicità: Annuale
Supporti: Volume cartaceo
Dimensioni: 29,5 x 21 x 2 cm.
Prezzo: 15.00 € – IVA: 4%
Edizione cartacea disponibile
Cod. ISBN: 978-88-458-1679-6
Cod. SIGED: 1G022010000000000


Con il Compendio statistico italiano, ogni anno l’Istituto nazionale di statistica si presenta al pubblico nazionale e internazionale in edizione bilingue per offrire un ampio e significativo quadro dell’informazione prodotta dalla statistica ufficiale italiana su temi di rilievo per la vita pubblica nazionale.

I diciannove capitoli in cui è scandito, corredati di focus tematici e con testo a fronte italiano e inglese, rendono efficacemente la ricchezza del patrimonio informativo che la statistica pubblica mette quotidianamente a disposizione dei decisori pubblici e dei cittadini nel nostro Paese.

Ai risultati di rilevazioni svolte direttamente dall’Istat, principale produttore di statistiche ufficiali nel Paese, si affiancano dati forniti da numerosi altri enti appartenenti al Sistema statistico nazionale, che nel complesso tracciano un ritratto a tutto tondo dell’Italia e della sua evoluzione economica e sociale.

Nell’attuale sovrabbondanza di dati e fonti, non sempre corredate da adeguate garanzie di qualità, il Compendio statistico italiano rappresenta uno strumento affidabile, utile ai cittadini, agli amministratori, alle imprese e al mondo scientifico e all’utenza internazionale per comprendere meglio il nostro Paese e interpretarne correttamente l’evoluzione nel tempo.


Come acquistare l’edizione cartacea

Il volume può essere richiesto compilando l’apposito modulo di acquisto. È inoltre disponibile presso i centri di informazione statistica, presenti in ogni regione e provincia autonoma, e presso le librerie con cui l’Istat collabora.

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da Compendio statistico italiano.


Famiglie ricongiunte: Esperienze di ricongiungimento di famiglie del Marocco, Pakistan, India, a cura di Tognetti Bordogna Mara UTET Università

 

Famiglie ricongiunte

Esperienze di ricongiungimento di famiglie del Marocco, Pakistan, India


Autori: a cura di Tognetti Bordogna M.
Collana: Studi sociali
Marchio: UTET Università
ISBN: 9788860083425
Formato: 17 X 24
Pagine: 272
Prezzo: 19,00 €
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ALLEGATI



PARTE I – TEORIE – 1. Le nuove famiglie della migrazione in Italia – 2. Networking, transnazionalismo e famiglia – 3. Stratificazione civica e famiglie migranti – PARTE II – RICERCA – 4. Le famiglie marocchine – 5. Le famiglie pachistane – 6. Le famiglie indiane – Conclusioni: alcune linee di politica sociale – Riferimenti bibliografici

• Contenuti:

Le famiglie della migrazione costituiscono una realtà dinamica che gli studiosi italiani cominciano a tematizzare, pur con un certo ritardo, rispetto agli studiosi di altri paesi dell’America del Nord e del resto dell’Europa.
Focalizzare la diversità delle esperienze migratorie in relazione alla trasformazione dei ruoli, all’identità di genere dei partner delle diverse forme famiglia costituisce un’interessante chiave interpretativa di quella parte della letteratura teorica, che si focalizza sulla divisione sociale del lavoro all’interno della famiglia. 
Famiglie ricongiunte è una guida indispensabile per tutti gli studenti e gli studiosi interessati ad approfondire questo fenomeno. 

Mara Tognetti Bordogna insegna Politiche per la salute ed Elementi di politica sociale presso l’Università di Milano-Bicocca. è esperta di politiche per l’immigrazione. UTET Università – Dettaglio.


Istat, Cause multiple di morte

L’Istat diffonde i dati sulle cause multiple di morte con riferimento ai decessi dell’anno 2008.

A differenza delle statistiche tradizionali basate sullo studio della sola causa iniziale di morte, i dati sulle cause multiple consentono di fornire un quadro ben più complesso e completo del contesto patologico in cui il decesso è avvenuto. Tale opportunità di analisi è certamente di grande rilievo in un’epoca come quella attuale in cui il ruolo prevalente nella mortalità è giocato dalle malattie cronico-degenerative e l’età media alla morte è sempre più avanzata. In tali circostanze infatti il decesso spesso non è imputabile a una singola patologia bensì a una complessa interazione fra più cause e condizioni che considerate singolarmente potrebbero non essere letali.

Nelle tavole sono presentati i principali indicatori relativi alle cause multiple di morte per i principali gruppi di cause e per sesso.

Un file con un maggiore livello di dettaglio informativo rispetto alle tavole (per ogni decesso sono riportate le cause multiple, il sesso, la classe di età e la ripartizione di decesso) è disponibile su richiesta presso la diffusione.

da: Cause multiple di morte.


Bilancio demografico nazionale

Al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero.

Più dei due terzi dell’incremento della popolazione si registra nelle regioni del Nord, mentre solo poco più di un decimo nel Mezzogiorno.

Il movimento naturale della popolazione è negativo. In particolare, sono nati quasi 7 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente (si tratta di una riduzione pari a quella già registrata nel corso del 2009).

Il movimento migratorio con l’estero nel 2010 ha fatto registrare un saldo positivo pari a +380 mila unità.

Ogni mese del 2010 si sono iscritti in anagrafe circa 38 mila nuovi residenti provenienti dall’estero.

Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.

Le famiglie anagrafiche sono 25 milioni e 193 mila; il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,4 e stabile rispetto al 2009.

Sul sito web http://demo.istat.it, alla voce “Bilancio demografico” sono disponibili i dati del bilancio demografico per ciascun comune italiano.

NotaAlle ore 13.20 del 24 maggio 2011 il testo integrale in download è stato sostituito perchè conteneva un errore nell’ultimo paragrafo di pagina 7. La modifica è evidenziata in grassetto.


In conformità con i requisiti del programma SDDS del Fondo monetario internazionale, l’Istat pubblica i dati del presente comunicato sulla National Summary Data Page e diffonde uncalendario annuale dei comunicati stampa tramite il sito Internet dell’Istituto e il sito SDDS.

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per informazioni
Struttura e dinamica demografica
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Sportello per i giornalisti
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Bilancio demografico nazionale.


L’Istat nel bilancio demografico nazionale 2010 ha rilevato che al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero

L’Istat nel bilancio demografico nazionale 2010 ha rilevato che al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero.
Più dei due terzi dell’incremento della popolazione si registra nelle regioni del Nord, mentre solo poco più di un decimo nel Mezzogiorno.
Il movimento naturale della popolazione è negativo. In particolare, sono nati quasi 7 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente (si tratta di una riduzione pari a quella già registrata nel corso del 2009).
Il movimento migratorio con l’estero nel 2010 ha fatto registrare un saldo positivo pari a +380 mila unità.  Ogni mese del 2010 si sono iscritti in anagrafe circa 38 mila nuovi residenti provenienti dall’estero.
Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.
Le famiglie anagrafiche sono 25 milioni e 193 mila; il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,4 e stabile rispetto al 2009.
Come già da diversi anni, l’incremento demografico del nostro Paese deriva da un saldo migratorio con l’estero positivo (6,3 per mille), mentre quello interno è pari a 0,2 per mille3. Considerando i dati a livello ripartizionale, la somma dei tassi migratori interno ed estero indica il Nord-ovest e il Centro come le aree più attrattive, con un tasso pari al 9,1 mille; segue il Nord-est (8,7 per mille). Il Sud acquista popolazione a causa delle migrazioni con l’estero, ma ne perde a causa delle migrazioni interne, con il risultato di un tasso migratorio appena superiore all’1 per mille. A livello regionale, l’Emilia-Romagna risulta essere la regione più attrattiva (11,5 per mille), seguita dalla Lombardia (10,3 per mille), dall’Umbria (9,7 per mille), dalla Toscana (9,6 per mille). Tra le regioni del Mezzogiorno solo l’Abruzzo si stacca nettamente dalle altre con un tasso pari a 5,6 per mille.

da: Newsletter n. 1803 del martedì 24 maggio 2011.


La situazione del Paese nel 2010: il rapporto annuale dell’Istat

“La situazione del Paese nel 2010″: il rapporto annuale dell’Istat
Nell’anno in cui l’Italia celebra il 150° Anniversario della sua unità, l’Istituto nazionale di statistica pubblica la sintesi della 19° edizione del Rapporto annuale sulla situazione del Paese.

"La situazione del Paese nel 2010": il rapporto annuale dell'Istat

In cinque capitoli il volume affronta le più recenti dinamiche in campo economico, tracciando la traiettoria di uscita dell’economia internazionale e di quella italiana dalla peggiore recessione dal secondo dopoguerra, documenta le condizioni del mercato del lavoro e delle famiglie italiane fino a proiettare lo sguardo sui prossimi anni, valutando lo stato del Paese alla luce di “Europa 2020” e del percorso tracciato dal Programma nazionale di riforma.

Alternative image text Sintesi ( 2,59 MB )
Alternative image text Tavole economiche ( 1.009,36 kB )
Alternative image text Focus per i media ( 373,32 kB )

da: “La situazione del Paese nel 2010″: il rapporto annuale dell’Istat / Ricerche / Documenti / Home – Legautonomie.


anche tra le donne immigrate comincia a calare il tasso di abortività e questo soprattutto in quelle regioni dove sono più avanzati i programmi e le politiche di integrazione, compresi quelli interni al sistema sanitario che prevedono precisi interventi di mediazione linguistica e culturale

“Negli ultimi anni abbiamo assistito alla progressiva diminuzione del tasso di abortività tra le donne italiane a fronte della crescita del ricorso all’IVG tra le straniere. Ebbene i dati più recenti ci mostrano che anche tra le donne immigrate comincia a calare il tasso di abortività e questo soprattutto in quelle regioni dove sono più avanzati i programmi e le politiche di integrazione, compresi quelli interni al sistema sanitario che prevedono precisi interventi di mediazione linguistica e culturale”.  E’ Angela Spinelli, il direttore del Reparto salute della donna dell’Istituto superiore di sanità, a fornire il dato che conferma come il lavoro di queste figure professionali vada ben oltre quella visione volontaristica e ancellare che in molti si ostinano ad avere nei confronti dei circa 4.000 operatori della mediazione sanitaria che operano nel nostro Paese.

da: QS – Quotidiano Sanità: Regioni e Asl – Immigrazione e salute. Con il “mediatore” calano gli aborti tra le donne straniere.


Minori – Seconde generazioni – Famiglia, bibliografia a cura di http://www.cestim.it/

Minori – Seconde generazioni – Famiglia

>Visita la Bibliografia ragionata dalla scheda “Le seconde generazioni” di Cestim on line

2010

Figli di migranti in Italia. Identificazioni, relazioni, pratiche, di Enzo Colombo, Utet Università, 2010, pp. 352, € 23,00

Italiani a metà. Giovani stranieri crescono, Roberta Ricucci, Il mulino, collana “Progetto Alfieri”, 2010, pp. 232, € 18,00

2008

Seconde generazioni all’appello. Studenti stranieri e istruzione secondaria superiore a Bologna, di Debora Mantovani, Istituto Carlo , Misure / Materiali di Ricerca dell’Istituto n° 29, 2008

Minori al lavoro. Il caso dei minori migranti, Ires, Save the Children; presentazioni di Agostino Megale e Agostino Neri, Ediesse, Collana Studi e Ricerche, 2008

Straniero a chi?, un CD con tredici brani di artisti nati in Italia o all’estero. In distribuzione gratuita, finanziato dal Ministero della Solidarioetà Soiciale, ideato dalla rete G2Recensione da Il Manifesto del 29 marzo 2008

Dall’Atlante agli Appennini, di Maria Attanasio, Orecchio Acerbo, pp. 108, € 14,50. Recensione di Francesca Lazzarato da Il Manifesto del 29/06/2008

2007

Fuori dalla linearità delle cose semplici. Migranti albanesi di prima e seconda generazione, di Ennio Pattarin, Franco Angeli, collana Politiche Migratorie, 2007

Famiglie migranti. Primo Rapporto nazionale sui processi d’integrazione sociale delle famiglie immigrate in Italia, Marta Simoni, Gianfranco Zucca, Milano, Franco Angeli, collana “Atmosfere sociali” a cura dell’Iref, 2007

Una generazione in movimento. Gli adolescenti e i giovani immigrati. Atti del Convegno Nazionale dei Centri Interculturali. Reggio Emilia, 20-21 ottobre 2005, Gloria Cacciavillani, Emma Leonardi, Franco Angeli, 2007, pp. 320, € 21,00Vai all’ archivio


Comunità straniere, bibliografia a cura di http://www.cestim.it

Comunità straniere

2009

Romeni d’Italia. Migrazioni, vita quotidiana e legami transnazionali, Pietro Cingolani, Il Mulino, 2009, pp. 336, € 26,00

America Latina – Italia. Vecchi e nuovo migranti, Caritas/Migrantes, Edizioni Idos, 2009

2008

I cinesi non muoiono mai. Lavorano, guadagnano, cambiano l’Italia e per questo ci fanno paura, Raffaele Oriani, Riccardo Staglianò, Chiarelettere collana ”Principio attivo”, 2008, pp. 236, € 14,60

Romania. Immigrazione e lavoro in Italia. Statistiche, problemi e prospettive, a cura di Franco Pittau, Antonio Ricci, Alessandro Silj, Caritas Italiana, Idos, 2008

Gli albanesi in Italia. Conseguenze economiche e sociali dell’immigrazione, Centro Studi e Ricerche Idos in collaborazione con Università di Bari, Dipartimento Scienze economiche Università di Tirana, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes,Edizioni Idos, 2008, pp.191

Fuori dalla linerità delle cose semplici. Migranti albanesidi prima e seconda generazione, a cura di Ennio Pattarin, Franco Angeli, collana “Politiche migratorie“, 2007


Gianfranco Fini, “Chi è nato in Italia o chi vi ha compiuto un ciclo di studi deve poter diventare italiano prima di compiere diciotto anni”- ilGiornale.it del 05-05-2011

Gianfranco Fini, Il fondatore di Futuro e Libertà ha, quindi, illustrato la sua ricetta.

“Chi è nato in Italia o chi vi ha compiuto un ciclo di studi deve poter diventare italiano prima di compiere diciotto anni e questo affinché la sua condizione giuridica corrisponda al sentimento del suo cuore, affinché egli non trascorra gli anni cruciali della sua formazione umana e civile nella condizione dello straniero o, in qualche caso, dell’emarginato, del diverso – è il ragionamento di Fini – affinché soprattutto l’Italia sia da lui percepita come la comunità civile e politica nella quale trovare opportunità e diritti, ovviamente onorando doveri e garantendo impegno”.

da: Immigrati, Fini rilancia: “Ora rimuovere le fobie e favorire la cittadinanza” – Interni – ilGiornale.it del 05-05-2011.


I Baby-boomers invecchiano, ma non mollano l’osso, intervista a Andrea Mancia in West – Welfare, Società e Territorio

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In queste settimane si parla dei cosiddetti baby boomers, visto che il 2011 è il primo anno in cui una parte di questa generazione va in pensione. La sensazione, però, è che nonostante il raggiungimento dell’età pensionabile, siano ancora loro a detenere di fatto le leve del potere. Non crede che questo rappresenti un vero e proprio elemento di conservazione, un freno alla necessità di introdurre importanti riforme e cambiamenti in buona parte degli occidentali?

. E questo rappresenta sicuramente un fattore di conservazione. In Europa le cose non vanno troppo meglio. La situazione, però, non è neppure lontanamente paragonabile a quella italiana. Senza fare nomi, l’ultimo direttore di giornale nominato nel nostro paese ha la bellezza di 87 anni. A quell’età, in tutto il mondo, si scrivono libri di memorie e ci si occupa di giardinaggio e nipotini, non del rilancio editoriale di una testata. In Italia il problema generazionale (un concetto che, almeno in linea di principio, mi fa inorridire) è gravissimo e apparentemente irrisolvibile.

Della società post-baby boom, sappiamo soltanto che le nuove generazioni non avranno quei vantaggi, quelle certezze dei loro genitori. Ci può dire con precisione almeno tre ulteriori aspetti che caratterizzeranno la società europea e più in particolare le nuove generazioni nei prossimi anni?

La flessibilità del lavoro è una risposta scontata ma inevitabile. Il mito del “posto fisso” è già una chimera in molti paesi del mondo, anche europei, presto lo diventerà anche nel nostro paese, dove continua ad essere giudicato (a torto) un “valore” in sé. Sul multiculturalismo, che molti analisti considerano come ineluttabile, invece non ci scommetterei troppo. I segnali che arrivano, anche dal Nord Europa, sono contrastanti: gli immigrati di seconda o terza generazione stentano sempre di più ad inserirsi nel tessuto sociale dei paesi che li ospitano. E questo sta provocando fortissime crisi di rigetto, anche in nazioni dalla secolare tradizione di tolleranza (penso alla Scandinavia e ai Paesi Bassi, per esempio). La storia non procede in maniera lineare, ma avanza per strappi, accelerazioni e passi indietro. Società globale o enclave isolate in guerra tra loro? Nessuno può predire con esattezza cosa accadrà nelle dinamiche globali  di integrazione tra nazionalità ed etnie diverse. Su una cosa, invece, possiamo essere ragionevolmente certi: i nativi digitalihanno di fronte uno spettro di opportunità e di alternative che le generazioni precedenti non hanno mai avuto a disposizione. Il moltiplicarsi e il diffondersi di strumenti informatici e telematici possono garantire un livello di penetrazione della conoscenza che l’umanità non ha mai conosciuto. Chi è partito prima, e meglio, in questo settore, avrà un vantaggio competitivo sugli altri paesi che per molti decenni resterà incolmabile.

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da: 3) I Baby-boomers invecchiano, ma non mollano l’osso [West - Welfare, Società e Territorio].