Cecilia Edelstein, Le trasformazioni dei servizi sociali nell’era dei flussi migratori, Carocci, 2011

Cecilia Edelstein, Le trasformazioni dei servizi sociali nell’era dei flussi migratori, Carocci, 2011

[ Le trasformazioni dei servizi sociali ]

Edelstein presenta una ricerca nata allo scopo di capire come i Servizi sociali stiano evolvendo di fronte al mutamento dell’utenza dovuto al progressivo aumento del flusso migratorio che sempre piu’ sta trasformando la societa’ italiana in una societa’ multietnica. L’Area Minori (Servizi sociali territoriali e Servizio Migrazioni del comune di Bergamo) sono stati i servizi analizzati nel corso del triennio di lavoro, mentre l’utenza e’ composta da famiglie con almeno un figlio minore a carico che si rivolgono ai servizi in maniera volontaria o in modalita’ coatta con procedimento del Tribunale dei minori.

da: http://analisiqualitativa.voxmail.it/nl/jimzr/hi4mh5?_t=cd76e3dc


gli stranieri sono l’8 % della popolazione


Istat, Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat

Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat. Il primo elemento di novità riguarda la popolazione straniera, destinata ad aumentare in modo considerevole nei prossimi anni: passerà dagli attuali 4,6 milioni a 14,1 milioni nel 2065, con una forbice compresa tra i 12,6 e i 15,5 milioni.

ETA’ MEDIA - Allo stesso tempo, l’età media della popolazione è destinata ad aumentare, dai 43,5 anni nel 2011 fino ad un massimo di 49,8 anni nel 2059. Dopo tale anno l’età media si dovrebbe stabilizzare sul valore di 49,7 anni, a indicare una presumibile conclusione del processo di invecchiamento della popolazione. Molto accentuato è anche l’aumento del numero di anziani: gli ultra 65enni, oggi pari al 20,3% del totale, nello scenario centrale aumentano fino al 2043, anno in cui oltrepasseranno il 32%.

CALO DELLA FORZA LAVORO - Diminuisce anche la popolazione in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni: passerà dall’attuale 65,7% al 62,8% nel 2026. Nel lungo termine la riduzione sarà ancora più accentuata, fino a un minimo del 54,3% nel 2056, anno dopo il quale l’indicatore si stabilizza a 54,7% nel 2065.

da Istat, triplicati gli immigrati entro il 2065 – Corriere della Sera.


FAMIGLIE RICONGIUNTE E FAMIGLIE TRANSNAZIONALI Nuove prospettive di ricerca, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO – BICOCCA DIPARTIMENTO DI SOCIOLOGIA E RICERCA SOCIALE, 22 novembre 2011 Ore 14,00 Aula Pagani- Edificio U7, III piano, Via Bicocca degli Arcimboldi, 8 Milano

FAMIGLIE RICONGIUNTE E FAMIGLIE TRANSNAZIONALI

Nuove prospettive di ricerca 

22 novembre 2011 Ore 14,00

Aula Pagani- Edificio U7, III piano, Via Bicocca degli Arcimboldi, 8

Milano

A partire dai volumi:

M. Ambrosini, P. Bonizzoni, E. Caneva, Ritrovarsi altrove, ORIM, Milano, 2010

M. Tognetti Bordogna, (a cura di), Famiglie ricongiunte, UTET, Torino 2011

Si discuterà di

Famiglie transnazionali, famiglie ricongiunte, stratificazione civica, politiche per le famiglie immigrate

Introduce e coordina

Mara Tognetti

Relazioni di:

P. Bonizzoni, E. Caneva, M. Rinaldini 

Discutono

Franca Bimbi (Università di Padova)

Maurizio Ambrosini (Università di Milano)


Il mistero delle bambine mai nate nelle comunità cinesi e indiane: il sospetto è che si tratti di aborto selettivo, di Antonio Polito, in Il Corriere della sera 6 novembre 2011


L’immigrato una risorsa per Milano Il lato virtuoso dell’immigrazione straniera a cura di Gian Carlo Blangiardo edito da Guerini e Associati, Lunedì 7 novembre 2011, ore 21.00 Teatro Franco Parenti Via Pier Lombardo 14

Lunedì 7 novembre 2011, ore 21.00

Teatro Franco Parenti

Via Pier Lombardo 14

 

 

In occasione della presentazione del libro

 

L’immigrato una risorsa per Milano

Il lato virtuoso dell’immigrazione straniera

 

a cura di Gian Carlo Blangiardo

edito da Guerini e Associati

 

Vai alla scheda del volume

 

discuteranno

 

Maria Grazia Guida

Vice sindaco di Milano

 

Gian Carlo Blangiardo

Direttore del Dipartimento di Statistica

Università degli Studi di Milano-Bicocca

 

Aldo Bonomi

Direttore dell’Istituto di ricerca Aaster

 

Aldo Brandirali

ex Assessore alle Politiche Giovanili

 

introduce e coordina

 

Massimo Ferlini

Presidente Cdo Milano

 

È consigliata la prenotazione: CMC 02.86455162


mezzo milione gli immigrati irregolari nel nostro Paese, dati della Caritas

Per la Caritas sono circa mezzo milione gli immigrati irregolari nel nostro Paese.
Oltre a questo dato nel Dossier Caritas/Migrantes si indica statisticamente secondo le stime che uno ogni 10 è in posizione regolare.
Nel 2010 sono stati registrati 4.201 respingimenti alle frontiere e 16.086 rimpatri forzati, a fronte di 50.717 persone rintracciate in posizione irregolare. Nel corso dello scorso anno sono sbarcati sulle nostre coste 4.406 persone, meno della meta’ rispetto al 2009.
Gli immigrati pagano annualmente 7,5 miliardi di contributi e versano all’erario 1,5 mld in più di quanto ricevono in servizi.
Da una parte, sono numerosi gli indicatori di un positivo inserimento. Tra il 1996 e il 2009 sono stati 257.762 i matrimoni misti (21.357 nell’ultimo anno, 1 ogni 10 celebrati). Nel 2010 i casi di cittadinanza sono stati 66mila. I minori figli di immigrati sono quasi 1 milione, ai quali si aggiungono si aggiungono 5.806 minori non accompagnati (senza contare i comunitari). Le persone di seconda generazione sono quasi 650mila, nate sul posto ma senza cittadinanza. Gli iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010-2011 sono 709.826 (incidenza del 7,9% sulla popolazione studentesca, e ancora più alta nelle materne e nelle elementari). Gli universitari stranieri ammontano a 61.777 (3,6% del totale). L’interesse all’apprendimento dell’italiano è diffuso, ma negli esami sostenuti per il rilascio del permesso di soggiorno per lungoresidenti, è stata molto differenziata la percentuale dei bocciati (3,5% a Roma e 34% a Padova). D’altra parte, non mancano gli indicatori di disagio, ad esempio a livello abitativo (è coinvolto il 34% degli immigrati rispetto al 14% degli italiani) e sono numerosi i casi di discriminazione segnalati all’UNAR (540 casi pertinenti in diversi ambito della vita sociale, dagli uffici pubblici ai media).

 

da newsletter – Regioni.it.


Ricongiungimento familiare: una ricerca sulle leggi nazionali che lo regolano – Programma integra

8 legislazioni e procedure messe a confronto sul tema del ricongiungimento familiare per conoscere quali siano le differenti caratteristiche dei richiedenti richieste, i familiari autorizzati, la procedura prevista, la struttura competente e i mezzi di ricorso amministrativo. Lo ha fatto una ricerca della Ital Nazionale presentata al convegno “Ricongiungere l’integrazione” che si è svolto a Roma il 19 ottobre scorso.

L’analisi comparativa ha interessato Italia, Francia, Germania, Spagna, Belgio, Romania, Svizzera e Regno Unito ed è stata condotta tramite interviste a un campione di 120 immigrati.

Sono emerse sostanziali differenze, a cominciare dal fatto che in Gran Bretagna, Spagna, Belgio e Germania viene riconosciuto il diritto al ricongiungimento familiare anche ai partner conviventi non coniugati, e che solamente in Gran Bretagna, il ricongiungimento è consentito, seppur con particolari condizioni anche a fratelli, sorelle, zii e nonni.

Per quanto riguarda i requisiti da soddisfare per ottenere il ricongiungimento dei familiari, gli stranieri extracomunitari residenti in Francia e Germania, devono dimostrare di aver raggiunto un certo grado di integrazione. In Germania, Spagna, Belgio, Romania viene loro richiesto inoltre il possesso di un’assicurazione sanitaria, cosa che in Italia riguarda solo i genitori di età superiore ai sessantacinque anni.

Gli uffici per l‘immigrazione svizzeri e tedeschi hanno mostrato maggior rapidità nel rilasciare l’autorizzazione al ricongiungimento rispetto a quelli degli altri paesi europei presi in considerazione. Una media di tre mesi contro nove effettivi.

da Programma integra – Ricongiungimento familiare: una ricerca sulle leggi nazionali che lo regolano – Attualità – News.


M. AMBROSINI, Sociologia delle migrazioni

M. AMBROSINI

Sociologia delle migrazioni

Collana “Manuali”

pp. 336, € 28,00
978-88-15-23252-6
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 06/10/2011

Note: Nuova edizione

Copertina 23252


Tra i fenomeni più rilevanti del nostro tempo, le migrazioni internazionali pongono sfide inedite alla convivenza sociale: ci obbligano a ridefinire chi sono i nostri simili, a decidere chi intendiamo riconoscere come concittadini, a interrogarci sui rapporti tra cittadinanza economica e cittadinanza sociale, a rileggere i percorsi che producono integrazione o marginalità. Questo manuale fornisce i concetti e gli spunti interpretativi necessari per una conoscenza più precisa e argomentata delle migrazioni. La nuova edizione aggiornata si arricchisce fra l’altro di un capitolo su rifugiati e minoranze rom/sinte.

Indice: Prefazione. – Parte prima: Coordinate e processi fondamentali. – I. Migrazioni e migranti. – II. Alla ricerca delle cause. – III. Perché ne abbiamo bisogno: l’inserimento nel mercato del lavoro. – IV. Sul versante dei migranti: le funzioni delle reti sociali. – Parte seconda: Attori emergenti. – V. Il passaggio al lavoro indipendente. – VI. Donne migranti e famiglie transnazionali. – VII. I figli dell’immigrazione. – Parte terza: La dimensione politica. – VIII. La regolazione dell’immigrazione. – IX. Le politiche per gli immigrati. – Parte quarta: Aree problematiche. – X. Devianti e vittime, trafficanti e trafficati. – XI. Pregiudizio, discriminazione, razzismo. – XII. Rifugiati, migranti forzati, minoranze rom e sinte. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.

Maurizio Ambrosini insegna Sociologia dei processi migratori nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano, dove coordina il corso di laurea in Scienze sociali per la globalizzazione. Fra i suoi libri per il Mulino: “Scelte solidali. L’impegno per gli altri in tempi di soggettivismo” (2005) e “Un’altra globalizzazione. La sfida delle migrazioni transnazionali” (2008). Dirige la rivista “Mondi migranti” e la Scuola estiva di Sociologia delle migrazioni di Genova, in qualità di responsabile scientifico del Centro studi Medì – Migrazioni nel Mediterraneo.

 

Volumi – M. AMBROSINI, Sociologia delle migrazioni.


conCura – servizio che si occupa di assistenza famigliare alla persona, offrendo una risposta a tutte le esigenze legate al bisogno di cura domiciliare per anziani, persone non autosufficienti e diversamente abili, Cooperativa sociale Piccolo Principe, Milano

conCura è un servizio che si occupa di assistenza famigliare con competenza e attenzione alla persona, offrendo una risposta a tutte le esigenze legate al bisogno di cura domiciliare per anziani, persone non autosufficienti e diversamente abili.
conCura si interessa di: 
• Gestire l’incontro fra domanda-offerta attraverso un’analisi professionale delle competenze degli assistenti famigliari-badanti e del bisogno della famiglia.
• Valorizzare e perfezionare le competenze degli assistenti famigliari.
• Monitorare la qualità della relazione fra assistente famigliare, assistito e famiglia (o amministratore di sostegno), in modo da migliorare le condizioni di vita dell’assistito e aumentare il livello di soddisfazione di assistenti e famiglia, così da contenere le conflittualità e ridurre il turn over.
Sollevare la famiglia o l’amministratore di sostegno dal disbrigo delle pratiche amministrative e burocratiche

L’operatore a te dedicato da conCura, segue tutte le fasi di incontro intervenendo:
prima di presentarti un’assistente famigliare, attraverso un’accurata analisi dei tuoi bisogni e un attento lavoro di selezione per proporti personale adatto alle tue esigenze
• nel momento dell’incontro occupandosi degli aspetti amministrativi e di contratto
durante il rapporto di lavoro monitorando la relazione fra assistente famigliare e persona assistita, effettuando le sostituzioni e seguendo tutti gli aspetti burocratici e amministrativi della gestione del contratto di lavoro.

Tutto ad un prezzo equo poiché conCura è gestito da Piccolo Principe, cooperativa sociale ONLUS senza scopo di lucro.

da conCura – Homepage.


IDENTITA’ DELLE DONNE MIGRANTI di Antonio Bellicoso, da SOS Servizi Sociali Online


 

                                                                                                

Scarica l’articolo di servizio sociale su internet

da identità-donne-migranti-articolo-servizio-sociale-su-internet.


M. BARBAGLI, C. SCHMOLL (a cura di), LA GENERAZIONE DOPO, Stranieri in Italia

M. BARBAGLI, C. SCHMOLL (a cura di)

Stranieri in Italia

La generazione dopo

Collana “Ricerche e studi dell’Istituto Carlo Cattaneo”

Serie: Stranieri in Italia, a cura di Asher Colombo e Giuseppe Sciortino

pp. 344, € 27,00
978-88-15-15005-9
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 13/10/2011

Copertina 15005


L’Italia è ormai un luogo di insediamento duraturo per gli immigrati e i loro discendenti. Le “seconde generazioni” costituiscono infatti oltre un quinto della popolazione straniera. L’emergenza di questi nuovi soggetti pone problemi del tutto inediti per la società italiana. La prima parte del volume presenta dibattiti, esperienze e direzioni di indagine sull’integrazione psico-sociale delle seconde generazioni e delle loro famiglie. La seconda parte propone un confronto tra le esperienze italiane e quelle di altri contesti. In questa sede vengono affrontati temi spesso trascurati dalla ricerca, tra cui le reti di amicizia, la religiosità, il ritardo scolastico e i rapporti familiari dei figli di immigrati.

Marzio Barbagli ha insegnato Sociologia nell’Università di Bologna. Le sue pubblicazioni recenti con il Mulino sono “Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente” (2009) e “La sessualità degli italiani” (con F. Garelli e G. Dalla Zuanna, 2010). Camille Schmoll è docente di Geografia umana nell’Università di Parigi 7 Denis Diderot.


Istat: Gli stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2011 sono oltre 4 milioni e mezzo – per la precisione 4.570.317 – 335 mila in più rispetto all’anno precedente (+7,9%) – LASTAMPA.it

Gli stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2011 sono oltre 4 milioni e mezzo – per la precisione 4.570.317 – 335 mila in più rispetto all’anno precedente (+7,9%). L’incremento è leggermente inferiore a quello registrato nel 2009 (343 mila unità). Lo rende noto l’Istat, sottolineando che «il numero degli stranieri residenti nel corso 2010 è cresciuto soprattutto per effetto dell’immigrazione dall’estero (425 mila individui)».

Nel 2010 – aggiunge l’Istat, nel rapporto su «La popolazione straniera residente in Italia » – sono nati circa 78 mila bambini stranieri, il 13,9% del totale dei nati da residenti in Italia. L’aumento rispetto all’anno precedente, è stato dell’1,3%, «valore nettamente inferiore» a quello (+6,4%) registrato nel 2009. La quota di cittadini stranieri sul totale dei residenti (italiani e stranieri), aggiunge il rapporto dell’Istat, continua ad aumentare: al 1 gennaio 2011 è salita al 7,5% dal 7% registrato un anno prima.

Riguardo alla distribuzione geografica, l’86,5% degli stranieri risiede nel Nord e nel Centro Italia, il restante 13,5% nel Mezzogiorno. Gli incrementi maggiori della presenza straniera rispetto all’anno precedente, anche nel 2010, si sono manifestati nel Sud (+11,5%) e nelle Isole (+11,9%).

Al 1 gennaio 2011 i cittadini rumeni, con quasi un milione di residenti (9,1% in più rispetto all’anno precedente), rappresentano la comunità straniera prevalente in Italia (21,2% sul totale degli stranieri). Nel corso del 2010 è cresciuto il numero dei cittadini dei Paesi dell’Europa centro-orientale (sia Ue sia non Ue): oltre alla Romania, soprattutto Moldova (+24,0%), Federazione Russa (+18,3%), Ucraina (+15,3%) e Bulgaria (+11,1%).

Anche i cittadini dei Paesi del sud est asiatico hanno fatto registrare incrementi importanti: Pakistan (+16,7%), India (+14,3%), Bangladesh (+11,5%), Filippine (+8,6%), Sri-Lanka (+7,6%). «L’elevata crescita che ha interessato queste comunità è legata, tra l’altro – aggiunge l’Istat – agli effetti dell’ultima regolarizzazione di colf e badanti, svoltasi nell’ultima parte dell’anno 2009, i cui effetti in termini di iscrizioni anagrafiche si sono fatti sentire maggiormente nel corso del 2010».

Istat: sempre più stranieri, +7,9%- LASTAMPA.it.


Ongini, V. Noi domani. Un viaggio nella scuola multiculturale, Editori Laterza

Ongini, V.
Noi domani
Un viaggio nella scuola multiculturale
Argomento: Attualità, Pedagogia e scuola

Dalle montagne del cuneese ai quartieri periferici di Torino, Milano e Roma, dalle scuole dei piccoli indiani sikh, nei paesi della pianura padana, agli esercizi di patriottismo costituzionale nel Salento. Dalla radio libera in un asilo multietnico di Bologna ai viaggi in Cina di studenti e professori toscani, alle maestre poliglotte del quartiere Ballarò a Palermo: un’inchiesta originale sulla scuola che verrà.
Dai nostri bambini impariamo moltissime cose. E quante altre potremmo impararne, da tutti i bambini del mondo. Ora che i nostri bambini vanno a scuola con bambini di ogni parte del mondo, è tempo di tornare tra i banchi anche per noi. Grazie a questo libro appassionato e ricco di esperienze preziose possiamo farlo.
Giuseppe Culicchia
Vinicio Ongini va al concreto e viaggia attraverso le scuole italiane documentando difficoltà, scacchi e successi della scuola multiculturale. Chi, dall’informazione corrente, è frastornato da notizie di casi di xenofobia farebbe bene a seguirlo nel suo viaggio, a leggere i suoi concreti e suggestivi ‘casi di studio’. Se un rimprovero si può muovere alla nostra scuola è che non sempre essa è ben consapevole di quanto ha fatto, sa fare e fa per l’intero Paese. Il libro di Ongini, tra gli altri meriti, può essere d’aiuto, può stimolare il giusto orgoglio della nostra scuola pubblica.
Dalla Prefazione di Tullio De Mauro
Cosa si guadagna, se si guadagna, con gli alunni stranieri a scuola? Vinicio Ongini fa parlare i protagonisti della scuola italiana multiculturale: bambini e insegnanti, studenti, presidi, genitori, ma anche il gelataio del quartiere e il sindaco del paese, la tabaccaia di fronte alla scuola e la signora torinese immigrata in Calabria. Saremo sorpresi dalla realtà di una scuola dignitosa ma quasi invisibile, una scuola normale, che costruisce giorno per giorno, con i materiali che ci sono.
E che nemmeno ci pensa di togliere il disturbo.

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Cala in Italia la richiesta di manodopera straniera

Cala in Italia la richiesta di manodopera straniera
Resiste la domanda di operai specializzati, nel settore delle costruzioni e
nelle aziende di grandi dimensioni.
Mantova, Parma e Ravenna, le province con l’incidenza più elevata di assunzioni straniere
 
Nel 2011 saranno 138mila le nuove assunzioni di stranieri nelle aziende italiane (il 23,6% in meno rispetto al 2010) e copriranno il 16,3% delle assunzioni complessive. Sono prevalentemente le imprese sopra i 50 dipendenti (40,1%) a ricercare manodopera straniera, da impiegare nelle costruzioni (18,2%), richiedendo operai specializzati (26,9%) soprattutto se maschi (45,3%). Mantova, Parma e Ravenna sono le province con il maggior peso di assunti stranieri rispetto al totale delle assunzioni previste, con incidenze pari, rispettivamente, a 24,5%, 23,1% e 21,1%.
Questi i principali risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i dati Excelsior-Unioncamere sulle previsioni di assunzione per il 2011.
 
Nel 2011 le imprese italiane assumeranno in prevalenza nuova manodopera straniera per ricoprire lavori non stagionali (83mila unità), mentre per le mansioni a carattere stagionale si tratta di circa 55mila nuovi posti. Sono comunque cifre che segnano un andamento negativo dell’occupazione straniera nel nostro paese, soprattutto per i lavori stagionali dove il peso dei contratti a termine sottoscritti saranno appena il 22% del totale, con un calo del -26,6% rispetto al 2010. D’altra parte, le assunzioni non stagionali di stranieri ricoprono il 13,9% del totale delle assunzioni di questo tipo, mostrando una flessione del -21,6% rispetto all’anno precedente.
La propensione all’assunzione di manodopera straniera rimane più elevata nelle aree del Nord e del Centro rispetto al Sud: infatti, se in Emilia Romagna e in Piemonte l’incidenza dei nuovi assunti stranieri supera il 19% del totale (e in Trentino Alto Adige arriva addirittura al 27%), in Puglia, Sicilia e Sardegna appena una nuova assunzione ogni dieci riguarderà uno straniero.
 
Assunzioni non stagionali. Per quanto riguarda le sole assunzioni non stagionali, prevale la richiesta di manodopera straniera nel settore delle costruzioni, specie in alcune regioni del Sud Italia. In Abruzzo, Campania e Sicilia si prevede che le assunzioni nel settore, che riguarderanno lavoratori stranieri, saranno rispettivamente del 47,6%, 40,3% e 35,6%. Invece, vi è più probabilità di assunzione nelle aziende dei servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone per gli stranieri residenti in Lazio (26,3%), Trentino Alto Adige (22,4%) e Friuli Venezia Giulia (21,2%). In Toscana prevarranno le assunzioni di stranieri nel settore manifatturiero del tessile, dell’abbigliamento e delle calzature (18,9%), mentre in Emilia Romagna, nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione e dei servizi turistici (14,3%).
Nel Nord Italia sono le imprese di più grande dimensione a ricercare manodopera di origine stranera, al Centro e al Sud, la maggiore richiesta proviene invece da imprese più piccole (da 1 a 9 dipendenti). In generale non vi sono differenze di genere nella scelta dei nuovi candidati, sebbene in alcune regioni i maschi abbiano più probabilità di essere assunti, come in Campania, Abruzzo e Sicilia dove le aziende preferiscono esplicitamente il sesso maschile in più del 60% dei casi. Nella maggior parte delle regioni italiane, le imprese ricercano principalmente operai specializzati, mentre in regioni come Lazio, Sardegna, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige l’interesse è rivolto a professioni non qualificate.
 
A livello provinciale. A Roma e a Milano verrà assunto il maggior numero di stranieri (7.180 nella capitale e 7.420 nel capoluogo lombardo) soprattutto nel settore dei servizi di pulizia; seguono le imprese torinesi (con 4.690 nuove assunzioni), impiegate principalmente nel settore delle costruzioni. Ma sono Mantova, Parma e Ravenna le province in cui gli stranieri avranno più probabilità di trovare nuova occupazione rispetto al totale delle nuove assunzioni previste nei singoli territori. Nelle prime due le nuove assunzioni di stranieri avverranno prevalentemente nel settore dei trasporti, mentre a Ravenna, riguarderanno il settore dei servizi turistici, alberghieri e di ristorazione. Nella maggior parte delle provincie italiane, a ricercare manodopera straniera, è comunque il settore delle costruzioni. Non è tuttavia da trascurare le nuova domanda proveniente dal settore dei servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone, come accade in alcune provincie del Nord Italia, e la costante richiesta del settore industriale, nei suoi diversi comparti. Nelle province di Pavia e Lucca, emerge invece la domanda di lavoratori stranieri nel settore della sanità e dell’assistenza alle persone.
 
Il calo delle assunzioni di stranieri da parte delle imprese” dichiarano i ricercatori della FONDAZIONE LEONE MORESSA “è un chiaro segnale del periodo di crisi attraversato dal mondo produttivo italiano. L’assunzione di 138 mila stranieri contribuirà solo in maniera marginale ad alleviare le perdite occupazionali che hanno caratterizzato questo ultimo biennio; infatti, la maggior parte dei 304mila disoccupati stranieri registrati nel primo trimestre 2011, con molta probabilità non riuscirà a trovare, in tempi brevi, una nuova occupazione, correndo il rischio di cadere nell’irregolarità solo per il fatto di non riuscire a trovare lavoro (il lavoro è la condizione necessaria per il regolare soggiorno in Italia degli stranieri). E’ quindi auspicabile che nelle strategie per la ripresa possa essere ripensata anche una politica migratoria che, tra le altre cose, privilegi dove possibile l’assunzione di quegli stranieri già presenti nel nostro territorio, ma rimasti senza lavoro a causa della crisi”. 

 

 
Per informazioni:
FONDAZIONE LEONE MORESSA
Via Torre Belfredo 81/e
30170 Mestre Venezia
041   2386700;  328  7234247

SCUOLA OLTRE 670 MILA ALUNNI STRANIERI IN ITALIA, da Asca.it

 

da SCUOLA OLTRE 670 MILA ALUNNI STRANIERI IN ITALIA.


La Guardia di Finanza solo nel 2011 ha individuato 270 casi di pensioni sociali devolute a stranieri per sopravvivere in Italia, stranieri che appena ottenuta la pensione tornano nel paese d’origine. Il danno alle casse statali di 6,2 milioni di euro | Blitz quotidiano

Anche gli stranieri mungono l’Inps e qualche simpatico vecchietto può accedere alla estesa categoria di pensionato sociale. La Guardia di Finanza solo nel 2011 ha individuato 270 casi di pensioni sociali devolute a stranieri per sopravvivere in Italia, stranieri che appena ottenuta la pensione tornano nel paese d’origine. Il danno alle casse statali di 6,2 milioni di euro ed il meccanismo per assicurarsi la pensione sociale è semplice, mentre difficile è individuare la truffa in atto.

Accade ad esempio che la badante ucraina in Italia da tempo, in possesso di regolare contratto di lavoro e regolare permesso di soggiorno, possa richiedere la ricongiunzione familiare con i suoi genitori. Così un ipotetico nonno Ivan e consorte possono ricongiungersi all’amata figlia, ma giunti in Italia non hanno modo di mantenersi: è loro diritto allora richiedere una pensione sociale all’Inps.

La situazione appena descritta non presenta irregolarità, ma costituisce un diritto al sussidio per l’anziana coppia che ha abbandonato la terra natia, come spiega Vittorio Palmese, tenente colonnello della Finanza: “A termini di legge è sufficiente che il soggetto abbia compiuto 65 anni, risieda sul suolo italiano e non abbia un reddito sufficiente per vivere, pari a 6 mila euro l’anno”.

La truffa nasce quando l’anziana coppia di genitori fa ritorno in patria senza dichiararlo all’Inps, continuando così a ricevere la pensione sociale richiesta non appena messo piede sul suolo italiano. La guardia di Finanza spiega che smascherare la truffa non è semplice: “Bisogna fare controlli approfonditi verificando se una residenza non sia fittizia, controllando i vari visti sui passaporti, verificando le utenze e incrociando i dai, con poteri di polizia che magari altri enti dello Stato non hanno”.

I pensionati sociali stranieri sono solo una delle categorie che “regolarmente” truffano l’Inps, con milioni di euro ogni anno rubati alle casse dello Stato, come i falsi ciechi che guidano l’auto e i finti poveri che possiedono decine di immobili che la Guadia di Finanza ha individuato dal’inizio del 2011

Gli stranieri che mungono l’Inps: a nonno Ivan la pensione sociale | Blitz quotidiano.


La lezione inglese: il multiculturalismo è sbagliato

Gli episodi di violenza scatenatisi a Londra e in altre città del Regno Unito ad opera di giovani immigrati e di inglesi figli di immigrati dimostrano semplicemente un fatto: il fallimento del multiculturalismo.

Ci sono senza dubbio tante motivazioni dietro le devastazioni avvenute in vari quartieri e tra queste forse l’ultima è la religione, mentre al primo posto sta il degrado economico e sociale, un po’ come accaduto nelle banlieu parigine nel 2005. Tuttavia, la responsabilità principale ricade sul modello britannico di integrazione, fondato, per l’appunto, sul multiculturalismo, ovvero su una strutturazione della società a “compartimenti stagni”, con tanti ghetti privi di comunicazione tra loro. Una tipologia, questa, ben diversa dal semplice pluralismo, cioè la coesistenza armonica di più culture all’interno di uno stesso Stato. Insomma, un conto è la multiculturalità, che è un dato di fatto innegabile e inevitabile, altro è il multiculturalismo, che è invece un’ideologia ben precisa.

segue qui: La lezione inglese: il multiculturalismo è sbagliato.


Mini-moschee sotto casa: in dieci quartieri ci sono già – Milano – ilGiornale.it

«Pensiamo prima a tante piccole parrocchie nei quartieri e poi al duomo». Non c’è fretta per una grande moschea ha assicurato nei giorni scorsi il direttore del centro islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari. Ma Islam.it ieri traduceva bene la politica dei piccoli passi intrapresa due giorni fa intorno al tavolo di Palazzo Marino tra il vicesindaco Maria Grazia Guida e gli esponenti delle associazioni musulmane coordinate da Davide Piccardo, ex candidato di Sel da cui gli Islamici Moderati rimasti fuori dalla porta hanno già preso le distanza («non ci rappresenta e non può prendere impegni a nome nostro»). «Sembra che finalmente nel 2012 la moschea a Milano si farà – scriveva Islam.it -. Verrà costruita su un lotto già ora sede di una sala di preghiera in una zona non centrale della città. Certo non risolverà il problema degli spazi di culto a Milano, ma è un segnale importante e una prova di dialogo fra islam e istituzioni». Sarebbe la seconda dopo Roma. Un progetto c’è già e porta in via Meda, di fianco alla sala di preghiera Al Wahid, l’unica che può davvero fregiarsi del nome di moschea: è gestita dal Coreis di Yahja Pallavicini, ha tutte le autorizzazioni in ordine, è riservata solo agli associati quasi tutti italiani convertiti 

……

da Mini-moschee sotto casa: in dieci quartieri ci sono già – Milano – ilGiornale.it.

diceva Oriana Fallaci:

“tre punti che considero cruciali
Punto numero uno. [...] l’immigrazione [...] il Cavallo di Troia che ha penetrato l’Occidente e trasformato l’Europa in ciò che chiamo Eurabia. [...].
Punto numero due. Non credo nella fandonia del cosiddetto pluriculturalismo. [...] E ancor meno credo nella falsità chiamata Integrazione. [...] gli immigrati mussulmani materializzano così bene l’avvertimento che nel 1974 ci rivolse all’ONU il loro leader algerino Boumedienne. «Presto irromperemo nell’emisfero Nord. E non vi irromperemo da amici, no. Vi irromperemo per conquistarvi. E vi conquisteremo popolando i vostri territori coi nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria. [...].
Punto numero tre. Soprattutto non credo alla frode dell’Islam Moderato. [...] E continuerò a ripetere: «Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere»”
(Oriana Fallaci, Discorso in occasione della consegna dell’Annie Taylor Award, «Un tuffo sulle cascate del Niagara», in «Il Foglio», 3.12.2005)


1° Congresso Nazionale “PSICHIATRIA E CULTURA NELL’ITALIA MULTIETNICA” 28 e 29 OTTOBRE 2011

In seguito allo stimolante pensiero di alcuni studiosi come Ernesto De Martino e psichiatri come Michele Risso, di cui commemoriamo il trentesimo anniversario della scomparsa, che hanno messo in evidenza il peso della cultura nell’esperienza soggettiva della malattia e nella costruzione del significato sociale dei percorsi di cura, negli ultimi 30 anni si sono sviluppate diverse correnti di pensiero che hanno dato origine a interessanti iniziative di ricerca e trattamento su tutto il territorio nazionale. Diversi sono gli approcci sviluppatisi, e obiettivo di questo convegno è mettere in contatto tali realtà e costruire uno spazio di dialogo e di sviluppo sinergico, approfondendo inoltre l’analisi delle modalità con cui esse possono impattare in maniera stabile sulla pratica psichiatrica. Ciò nell’ottica di costituire una massa critica di pensiero utile a promuovere una sempre più ampia diffusione dei modelli clinici transculturali italiani all’intero paese e in ambito internazionale, e di consentire l’ingresso della clinica transculturale a tutti gli effetti nelle politiche sanitarie in salute mentale.

PROGRAMMA

28 ottobre mattina: Psichiatria e cultura nella storia e nel mondo

Ore 8.30-9.00       Registrazione

9.00-9.30   Interventi delle Autorità e saluto del Presidente

9.30-10.00           Virginia De Micco, Caserta: “Michele Risso e l’attualità del suo pensiero”

La cultura delle classi subalterne italiane emigrate in Svizzera e i loro deliri di sortilegio. (Testo: Sortilegio e delirio di M.Risso e W. Böker, traduzione di V. De Micco, a cura di V. Lanternari, V. De Micco, G. Cardamone. Liguori, Napoli, 1992.)

10.00-10.30        Goffredo Bartocci, WACP: “Storia e nuove frontiere della psichiatria culturale: il panorama internazionale.”

Fondamenti del pensiero su psichiatria e cultura negli studi internazionali L’emergenza delle neuroscienze a supporto dell’embodiment dell’esperienza culturale. (Testo: (a cura di), edizione italiana di W.S. Tseng (2002), Handbook of Cultural Psychiatry, CIC. Ed. Internazionali, Roma 2003).

10.30-11.00  Rosalba Terranova-Cecchini, Fondazione Cecchini Pace- Istituto Transculturale per la Salute: “Storia italiana

della clinica della migrazione: focus sull’Io culturale.”

Lo sviluppo del tema psichiatria e cultura nella clinica dell’immigrazione in Italia: lavoro dell’Io culturale per l’adjustement transculturale. (Testo: P. Inghilleri, R. Terranova-Cecchini, Avanzamenti in psicologia transculturale, Franco Angeli, Milano, 1991).

Coffee Break e Sessione Poster

11.30-12.00 Mariella Pandolfi, Univ.di Montreal: “Dalla sofferenza alla compassione: il labirinto umanitario.”

Biopolitica, biopotere, l’ordine terapeutico e la “nuda vita” degli “Enfermès dehors”: gli immigrati. (Testo: M. Pandolfi,

V. Crapanzano, Passions politiques. Anthropologie et Sociètès, Spec. Iss. 32,3,2008)

12.00-12.30 Alfredo Ancora, ASL Roma B: “L’atto di cura culturalmente sensibile: la formazione degli operatori.”. Sdoganando il nostro pensiero di ricercatori e di terapeuti della multiculturalità; gli insegnamenti dell’altrove degli Altri (Testo: I costruttori di trappole del vento, Franco Angeli, Milano, 2006)

12.30-13.30             Dibattito

Nella pausa pranzo rimarrà aperta la Sessione Poster

28 ottobre pomeriggio Workshop: teoria, ricerca e dispositivi terapeutici

1. Teorie e formazione

2. Modelli e tecniche
di ricerca

3. Percorsi di cura e
clinica nei servizi

4. Servizio pubblico e
rete del privato sociale

CHAIRMAN C. Zaiontz, N. Martini

F. de Cordova, A. Iossa

E. Riva, M. Aliverti

E. Re, M. Fontana

14.30-16.00 C. Zaiont, Studio VenostaM. Da Prato, CeRISC onlus

D. Bruno, Univ. Pavia
Interventi dal pubblico

  1. F.   de Cordova, Univ. Verona

D. Berardi, I. Tarricone, Univ. Bologna

G.Hassan, Osp. Fatebenefratelli, Roma

Interventi dal pubblico

E. Riva, Univ. MilanoV. Infante, WACP

F. Casadei, Ce.R.I.S.C.

Interventi dal pubblico

N. Salvi, Osp. Fatebenefratelli, RomaA. Gaddini, ASP Reg. Lazio, E. Re, WAPR Italia

A. Lo Russo, Dip. Dipendenze, Az. Ulss 12, Venezia

Interventi dal pubblico

16.00-16.30

Break e Sessione Poster

16.30-18.00 E. Caroppo, Dip.Psichiatria, Az. Asl Rm B, Roma

F.De Marco, DSM Az. ULSS Fr/3, Frosinone

N. Martini, AIPsiT

Interventi dal pubblico

S. Carta, Univ., Cagliari A. Tabanelli, Univ., PaviaInterventi dal pubblico S. Zorzetto, Azienda USL 4 PratoC. Pagani Dip

Psichiatria, Osp.

Maggiore Niguarda, Milano

Interventi dal pubblico

A. Costantino, S.C. Neuropsich. Inf., Osp. Maggiore Policlinico, Milano, A. Bassetti, Fondaz. L’Aliante.Marta Castiglioni, Cooperativa Kantara

A. Callari, Ass. Atos Interventi dal pubblico

29 ottobre sabato mattina: Modelli teorici per il presente e per il futuro

ore 9.00-9.30 Gian Giacomo Rovera, Univ. di Torino: “Il modello di rete e il soggetto transculturale.”

Culture e sottoculture: la complementarità individuo-gruppo-più gruppi-sottogruppi. Lo schema relazionale flessibile per curare per mezzo della cultura (Testo (a cura di): L’approccio transculturale in psichiatria. 1984 Atti del Convegno S.I.P.T., Torino).

9.30-10.00              Clara Gallini, EdM: “Il pensiero di Ernesto De Martino: strutturazione e dramma della presenza umana nel

mondo.”

L’antropologia delle genti subalterne, il rischio della presenza e le apocalissi culturali. L’essere al mondo garantito per ciascuno. (Testo ( a cura di): Ernesto de Martino, La fine del mondo Einaudi 2002, Torino)

10.00-10.30 Roberto Beneduce, Univ.di Torino: “La prospettiva antropologica nella pratica clinica e le premesse di un’etnopsichiatria critica”

L’incontro dell’Altro tra contraddizioni, ambivalenza, legami, memorie, appartenenze. I traumi storici, politici e quelli della vita nomade al centro della parola, del suo ascolto e delle pratiche di cura: verso la differenza riconosciuta. (Testo: Beneduce R., Pulman B., Roudinesco E. Etnopsicoanalisi Bollati Boringhieri, 2005, Torino)

10.30-11.00                Salvatore Inglese, Asl 7, Catanzaro, Giuseppe Cardamone, Usl 9, Grosseto: “La matrice spezzata: istanze

critiche della psicopatologia geoclinica”

L’etnopsichiatria… ha anche un altro compito da svolgere di cui cominciamo appena a prendere davvero coscienza: mettere a punto l’insegnamento e la pratica di una psicoterapia…fondata… sulla percezione corretta della cultura (Devereux G., L’ etnopsichiatria come quadro di riferimento nella ricerca e nella pratica clinica (1952) in: Etnopsichiatria Generale,pag. 113, Armando, Roma, 2007)

11.00-11.20                                                                                   Coffee Break

11.20-11.50       Maria E. Castiglioni, Fondazione Cecchini Pace, GTTT1, Milano: La prospettiva transculturale nella pratica

clinica

Dagli studiosi non occidentali quali I. Sow all’uomo “singolare-plurale” di Kaës, verso la clinica della disgiunzione conflittuale dei soggetti transculturali quali noi oggi siamo (Testo: Passaggi, n. 17 e n. 18, 2009).

11.50-12.20 V. Berlincioni, Pavia: “Forme di intervento clinico: specificità e universalità dei modelli.”

Lo studio dell’identità basato su movimenti interdisciplinari (tra i numerosi autori gli antropologi Fabietti e Remotti) è

un costrutto essenziale per l’atto di cura e un momento universalmente sensibile della psicoterapia.

12.20-12.50          Dibattito

12.50-13.20 Paolo Inghilleri, Univ. di Milano: “Questo Congresso e il futuro che ci attende.”

La psicologia culturale a supporto delle attuali dinamiche dell’Io: l’artefatto, i memi, il culturotipo nell’esperienza soggettiva, ovvero l’uomo singolare/plurale di Kaes. (Testo: (a cura di) Psicologia culturale, Raffaello Cortina, 2009, Milano)

13.20-13.30 Rosalba Terranova-Cecchini, Saluti del Presidente

Sessione Poster:

Durante tutta la giornata di venerdì 28 sarà aperta una sessione poster, in cui verranno esposti lavori inerenti servizi e/o progetti di clinica transculturale sviluppati sul territorio nazionale, sia in ambito pubblico sia nel privato sociale.

E’ possibile sottoporre il proprio lavoro inviando un abstract a: fondazione@fondazionececchinipace.it entro e non oltre il 1 settembre 2011. L’accettazione dei lavori verrà comunicata entro il 30 settembre. L’accettazione dei poster richiede l’avvenuta iscrizione di almeno uno degli autori entro tale data.

Il poster deve essere di formato cm 70-80 x 100-120. I poster devono essere affissi entro le ore 10,30 e ritirati alla fine della giornata di venerdì.

L’ABSTRACT deve contenere: titolo; autore/i; affiliazione/i; presentazione sintetica del lavoro (teorie di riferimento, osservazioni cliniche, e pensiero originale che ne scaturisce, tipo e numero partecipanti/pazienti, equipe di lavoro,luogo di applicazione, durata, esiti). Max 200 parole.

E’ stato richiesto l’accreditamento ECM per medici e psicologi
§§§§§

Tu lascerai ogni cosa diletta

Più caramente; e questo è quello strale Che l’arco dell’esilio pria saetta.

Tu proverai si come sa di sale

Lo pane altrui, e com’è duro calle

Lo scendere e il salir per l’altrui scale

Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso Canto 17°, terzine 55-58 edizione curata da Eugenio Camerini, Società Editrice Sonzogno, 1900, Milano

1

Il Comitato Scientifico

Alfredo Ancora, Coordinatore dell’Unità di Consulenza Familiare e Transculturale della Asl Roma B; professore a contratto di psichiatria transculturale presso l’Università degli Studi di Siena.

Vanna Berlincioni, Università di Pavia, docente di etnopsichiatria al corso di specializzazione in psichiatria; ricercatrice al Laboratorio di Psichiatria-Cultura- Ambiente.

Giuseppe Cardamone, Direttore dell’Unità Funzionale di Salute Mentale Adulti Azienda USL 9 Grosseto; professore a contratto di Psichiatria Transculturale presso l’Università degli Studi di Bergamo.

Paolo Inghilleri, Professore Ordinario di Psicologia Sociale, Direttore del Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente, la Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Milano.

Edoardo Re, Fondazione Cecchini Pace, Milano. Segretario per l’Italia della World Association for Psychosocial Rehabilitation. Eleonora Riva, Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente, Università degli Studi di Milano; Fondazione Cecchini-Pace; Associazione Italiana di Psicoterapia Transculturale.

e il Presidente, Professoressa Rosalba Terranova-Cecchini

ringraziano per il Patrocinio: il Collegio dei Dottori della Biblioteca Ambrosiana, Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto Mario Negri, Milano, il Direttore Generale dell’Ospedale Sacco, il Comune di Milano, i Rettori delle Università di Milano e Pavia, Nives Martini Presidente della Società Italiana di Psicoterapia Transculturale (SIPsiT), Loris Panzeri Presidente del Gruppo per le Relazioni Transculturali (GRT) ong, il Presidente della Società Italiana di Psicoterapia Medica, Edoardo Re, Segretario della World Association for Psychosocial Rehabilitation (WAPR)-Italia, Goffredo Bartocci, Presidente della World Association of Cultural Psychiatry (WACP) e Presidente della Sezione di Psichiatria Transculturale della Società Italiana di Psichiatria (S.I.P.)

Centro Congressi Fast, Piazzale Morandi 2, 20121 Milano

(da Piazza Cavour in via del Vecchio Politecnico), tel: 02.77790.304-305, fax: 02.782485

Mezzi pubbliciMetropolitana linea 1 (rossa), fermata Palestro

Metropolitana linea 3 (gialla), fermata Turati o Montenapoleone Bus 94 e 61 fermata Cavour

Tram 1 e 2 fermata Cavour

Raggiungibile da:

- Stazione Centrale (Km. 1) tram linea 1 (Greco-Castelli) da via Vitruvio.

- Stazione Cadorna (Km. 2) tram linea 1(Castelli-Greco) da Foro Bonaparte.

- Aereoporto Milano Linate (8 Km) linea ATM 73 e X/73

o linee autobus aereoportuali, fino alla Stazione Centrale.

- Aereoporto Milano Malpensa (49 Km) treno Malpensa Express fino alla Stazioni Cadorna o Centrale; diverse lineee autobus aereoportuali fino alla Stazioni Cadorna o Centrale

Segreteria di Presidenza: sig.ra Pinuccia Pala, fondazione@fondazionececchinipace.it (nei due giorni del Congresso: 340.8343447)

Segreteria Scientifica: Dott. Edoardo Re, Dott.ssa Eleonora Riva, Dott.ssa Simona Ponzini,

segreteriacorso@fondazionececchinipace.it

Informazioni in loco: al Banco Iscrizioni e Fondazione Cecchini Pace, al Banco AIPsiT e al Banco GRT

Librerie e editori presenti: Aleph, Azalai, Franco Angeli.

Fondazione Cecchini Pace

1° Congresso Nazionale

PSICHIATRIA E CULTURA NELL’ITALIA MULTIETNICA”
28 e 29 OTTOBRE 2011

SCHEDA DI ISCRIZIONE

da compilare e inviare a fondazione@fondazionececchinipace.it o via fax 02.58311389
scaricabile in formato word dal sito : www.fondazionececchinipace.it

Cognome …………………………………………………………………………………………………………….

Nome …………………………………………………………………………………………………………………

Data e luogo di nascita ………………………………………………………………………. (prov.) ………..

C.F ………………………………………………….. P. IVA………………………

Professione…………………………………………………………………………………………………………..

Indirizzo …………………………..

Città…………………………………………………………………………………… (prov.)………………………

CAP………………… Tel………………………………………. Cell. ………………………………………………

Fax   E-mail ………………

Indicare una sessione preferenziale (le sessioni verranno riempite in ordine di arrivo delle iscrizioni)

□      Teorie e formazione                                      □ Modelli e tecniche di ricerca

□      Percorsi di cura e clinica nei servizi              □ Servizio pubblico e rete del privato sociale

Quota di partecipazione: (barrare)

Entro il 10 settembre 2011                                             Dopo il 10 settembre 2011

□           € 150,00= medici                         □           € 200,00= medici

□           € 100,00= psicologi                             □          € 150,00= psicologi

□           € 70,00= altre professioni             □          € 100,00= altre professioni

□           € 30,00= studenti                        □        € 50,00= studenti

□           utenti e loro familiari (gratuito)              □         utenti e loro familiari (gratuito)

L’Ammissione avverrà fino ad esaurimento posti, verranno considerate solo le richieste di iscrizione complete di scheda e versamento della quota di iscrizione.

Versamento a mezzo:

□      conto corrente postale ccp. 30065205 intestato a Fondazione Cecchini Pace

□      bonifico bancario presso la Cariparma Crèdit Agricole, fil.339, via Molino delle Armi 23, 20123 Milano -IBAN IT21E0623009487000046269742

(si allega copia del pagamento effettuato)

Causale: Congresso nazionale del 28-29 ottobre 2011

Data………………………… Firma…………………………………………

ATTENZIONE

TUTELA DELLA PRIVACY D.lgs. 196/2003: tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali. Le informazioni da Lei fornite verranno da noi registrate e custodite elettronicamente ed utilizzate al solo scopo di promuovere l’informazione e la raccolta fondi a favore delle attività della Fondazione. I dati che la riguardano verranno conservati con la massima riservatezza e non verranno divulgati senza il suo consenso. Lei può in ogni momento verificarli e chiederne la variazione, l’integrazione ed anche l’eventuale cancellazione, rivolgendosi alla Segreteria della Fondazione Cecchini Pace, via Molino delle Armi 19 – 20123 Milano.


Gran Bretagna: 17,000 donne, queste le stime dell’Association of Chief Police Officers, vittime ogni anno di violenze “d’onore” e 8.000 costrette ad accettare “forced marriage” (secondo una ricerca condotta dal Dipartimento per l’Educazione britannico)

La Gran Bretagna alza la testa e dopo anni di asservimento alla causa del multiculturalismo potrebbe dire ‘no’ ai matrimoni forzati. 17,000 donne, queste le stime dell’Association of Chief Police Officers, vittime ogni anno di violenze “d’onore” e 8.000 costrette ad accettare “forced marriage” (secondo una ricerca condotta dal Dipartimento per l’Educazione britannico) sono troppe – e pare si tratti, secondo i detective inglesi, solo della “punta dell’iceberg” – per continuare a chiudere gli occhi di fronte a un fenomeno che potrebbe essere definito un vero e proprio reato.

Specie in un contesto in cui molti paesi europei, Germania e (per l’appunto) Inghilterra, hanno dichiarato il crollo del modello “multikulti” e la conseguente volontà di “voltare pagina”, come dichiarato dallo stesso premier inglese David Cameron, sulle politiche fallite del paese.

Pare che il numero reale del fenomeno dei matrimoni forzati, diffusi soprattutto tra gli immigrati musulmani dell’Asia meridionale, del Medio Oriente e Africa settentrionale e occidentale, sia nella realtà ancora più alto perché molte vittime hanno paura di farsi avanti e denunciare. Nel 2010 1.735 vittime – tra cui bambine di 13 anni e donne con disabilità fisiche e mentali – hanno cercato l’aiuto nel Forced Marriage Unit, un’agenzia speciale istituita dal governo britannico. Una cifra spaventosa.

Un altro studio intitolato A Statistical Study to Estimate the Prevalence of Female Genital Mutilation in England and Wales rileva che oltre 65.000 donne in Gran Bretagna hanno subito mutilazioni genitali come condizione prematrimoniale, e almeno 15.000 ragazze di età inferiore ai 15 anni rischiano di essere sottoposte a questa pratica. E anche se questa è vietata nel Regno Unito dal Female Genital Mutilation Act del 2003, fino ad oggi nessuno è stato di fatto processato per questo reato. Tanto più che, secondo un sondaggio della BBC, un giovane asiatico britannico su dieci ritiene che gli omicidi d’onore possano essere giustificati.

da La Gran Bretagna alza la testa e dice ‘no’ ai matrimoni forzati | l’Occidentale.


1° Congresso nazionale “Psichiatria e Cultura nell’Italia multietnica”

programma del 1°Congresso Nazionale:

PSICHIATRIA E CULTURA NELL’ITALIA MULTIETNICA

Nel trentesimo anniversario dalla scomparsa di Michele Risso
 Centro Congressi FAST, Milano

28 e 29 ottobre 2011

Vengono convocati – per la prima volta a livello nazionale – gli operatori della salute mentale multiculturale, sia degli utenti immigrati che delle varie culture italiane, per evidenziare la linea di pensiero della pratica italiana in questo campo. L’obiettivo è il confronto, la riflessione, l’individuazione di un pensiero scientifico “forte” e condiviso.

Vi preghiamo di voler contribuire a diffondere  questa importante iniziativa,  un’opportunità di partecipazione per tutti gli operatori del settore, attraverso i vs. canali d’informazione.

Vi ringraziamo per l’attenzione, cordiali saluti,

 

               Prof.  Rosalba Terranova-Cecchini

 

 

___________________________

Prof. Rosalba Terranova-Cecchini
Premio Milano Donna 2009, Comune di Milano.

Libero Docente in Clinica delle Malattie Nervose e Mentali

Presidente della Fondazione Cecchini Pace

Direttore del Corso di Specializzazione in Psicoterapia transculturale

via Molino delle Armi 19 – 20123 Milano


Famiglie ricongiunte: Esperienze di ricongiungimento di famiglie del Marocco, Pakistan, India, a cura di Tognetti Bordogna Mara UTET Università

 

Famiglie ricongiunte

Esperienze di ricongiungimento di famiglie del Marocco, Pakistan, India


Autori: a cura di Tognetti Bordogna M.
Collana: Studi sociali
Marchio: UTET Università
ISBN: 9788860083425
Formato: 17 X 24
Pagine: 272
Prezzo: 19,00 €
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ALLEGATI



PARTE I – TEORIE – 1. Le nuove famiglie della migrazione in Italia – 2. Networking, transnazionalismo e famiglia – 3. Stratificazione civica e famiglie migranti – PARTE II – RICERCA – 4. Le famiglie marocchine – 5. Le famiglie pachistane – 6. Le famiglie indiane – Conclusioni: alcune linee di politica sociale – Riferimenti bibliografici

• Contenuti:

Le famiglie della migrazione costituiscono una realtà dinamica che gli studiosi italiani cominciano a tematizzare, pur con un certo ritardo, rispetto agli studiosi di altri paesi dell’America del Nord e del resto dell’Europa.
Focalizzare la diversità delle esperienze migratorie in relazione alla trasformazione dei ruoli, all’identità di genere dei partner delle diverse forme famiglia costituisce un’interessante chiave interpretativa di quella parte della letteratura teorica, che si focalizza sulla divisione sociale del lavoro all’interno della famiglia. 
Famiglie ricongiunte è una guida indispensabile per tutti gli studenti e gli studiosi interessati ad approfondire questo fenomeno. 

Mara Tognetti Bordogna insegna Politiche per la salute ed Elementi di politica sociale presso l’Università di Milano-Bicocca. è esperta di politiche per l’immigrazione. UTET Università – Dettaglio.


anche tra le donne immigrate comincia a calare il tasso di abortività e questo soprattutto in quelle regioni dove sono più avanzati i programmi e le politiche di integrazione, compresi quelli interni al sistema sanitario che prevedono precisi interventi di mediazione linguistica e culturale

“Negli ultimi anni abbiamo assistito alla progressiva diminuzione del tasso di abortività tra le donne italiane a fronte della crescita del ricorso all’IVG tra le straniere. Ebbene i dati più recenti ci mostrano che anche tra le donne immigrate comincia a calare il tasso di abortività e questo soprattutto in quelle regioni dove sono più avanzati i programmi e le politiche di integrazione, compresi quelli interni al sistema sanitario che prevedono precisi interventi di mediazione linguistica e culturale”.  E’ Angela Spinelli, il direttore del Reparto salute della donna dell’Istituto superiore di sanità, a fornire il dato che conferma come il lavoro di queste figure professionali vada ben oltre quella visione volontaristica e ancellare che in molti si ostinano ad avere nei confronti dei circa 4.000 operatori della mediazione sanitaria che operano nel nostro Paese.

da: QS – Quotidiano Sanità: Regioni e Asl – Immigrazione e salute. Con il “mediatore” calano gli aborti tra le donne straniere.


Minori – Seconde generazioni – Famiglia, bibliografia a cura di http://www.cestim.it/

Minori – Seconde generazioni – Famiglia

>Visita la Bibliografia ragionata dalla scheda “Le seconde generazioni” di Cestim on line

2010

Figli di migranti in Italia. Identificazioni, relazioni, pratiche, di Enzo Colombo, Utet Università, 2010, pp. 352, € 23,00

Italiani a metà. Giovani stranieri crescono, Roberta Ricucci, Il mulino, collana “Progetto Alfieri”, 2010, pp. 232, € 18,00

2008

Seconde generazioni all’appello. Studenti stranieri e istruzione secondaria superiore a Bologna, di Debora Mantovani, Istituto Carlo , Misure / Materiali di Ricerca dell’Istituto n° 29, 2008

Minori al lavoro. Il caso dei minori migranti, Ires, Save the Children; presentazioni di Agostino Megale e Agostino Neri, Ediesse, Collana Studi e Ricerche, 2008

Straniero a chi?, un CD con tredici brani di artisti nati in Italia o all’estero. In distribuzione gratuita, finanziato dal Ministero della Solidarioetà Soiciale, ideato dalla rete G2Recensione da Il Manifesto del 29 marzo 2008

Dall’Atlante agli Appennini, di Maria Attanasio, Orecchio Acerbo, pp. 108, € 14,50. Recensione di Francesca Lazzarato da Il Manifesto del 29/06/2008

2007

Fuori dalla linearità delle cose semplici. Migranti albanesi di prima e seconda generazione, di Ennio Pattarin, Franco Angeli, collana Politiche Migratorie, 2007

Famiglie migranti. Primo Rapporto nazionale sui processi d’integrazione sociale delle famiglie immigrate in Italia, Marta Simoni, Gianfranco Zucca, Milano, Franco Angeli, collana “Atmosfere sociali” a cura dell’Iref, 2007

Una generazione in movimento. Gli adolescenti e i giovani immigrati. Atti del Convegno Nazionale dei Centri Interculturali. Reggio Emilia, 20-21 ottobre 2005, Gloria Cacciavillani, Emma Leonardi, Franco Angeli, 2007, pp. 320, € 21,00Vai all’ archivio


Comunità straniere, bibliografia a cura di http://www.cestim.it

Comunità straniere

2009

Romeni d’Italia. Migrazioni, vita quotidiana e legami transnazionali, Pietro Cingolani, Il Mulino, 2009, pp. 336, € 26,00

America Latina – Italia. Vecchi e nuovo migranti, Caritas/Migrantes, Edizioni Idos, 2009

2008

I cinesi non muoiono mai. Lavorano, guadagnano, cambiano l’Italia e per questo ci fanno paura, Raffaele Oriani, Riccardo Staglianò, Chiarelettere collana ”Principio attivo”, 2008, pp. 236, € 14,60

Romania. Immigrazione e lavoro in Italia. Statistiche, problemi e prospettive, a cura di Franco Pittau, Antonio Ricci, Alessandro Silj, Caritas Italiana, Idos, 2008

Gli albanesi in Italia. Conseguenze economiche e sociali dell’immigrazione, Centro Studi e Ricerche Idos in collaborazione con Università di Bari, Dipartimento Scienze economiche Università di Tirana, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes,Edizioni Idos, 2008, pp.191

Fuori dalla linerità delle cose semplici. Migranti albanesidi prima e seconda generazione, a cura di Ennio Pattarin, Franco Angeli, collana “Politiche migratorie“, 2007


Gianfranco Fini, “Chi è nato in Italia o chi vi ha compiuto un ciclo di studi deve poter diventare italiano prima di compiere diciotto anni”- ilGiornale.it del 05-05-2011

Gianfranco Fini, Il fondatore di Futuro e Libertà ha, quindi, illustrato la sua ricetta.

“Chi è nato in Italia o chi vi ha compiuto un ciclo di studi deve poter diventare italiano prima di compiere diciotto anni e questo affinché la sua condizione giuridica corrisponda al sentimento del suo cuore, affinché egli non trascorra gli anni cruciali della sua formazione umana e civile nella condizione dello straniero o, in qualche caso, dell’emarginato, del diverso – è il ragionamento di Fini – affinché soprattutto l’Italia sia da lui percepita come la comunità civile e politica nella quale trovare opportunità e diritti, ovviamente onorando doveri e garantendo impegno”.

da: Immigrati, Fini rilancia: “Ora rimuovere le fobie e favorire la cittadinanza” – Interni – ilGiornale.it del 05-05-2011.


Sono qui da una vita. Tre lezioni dai figli dell’immigrazione, di Anna Granata, inneodemos.it

Nati o cresciuti nel nostro paese, i giovani di origine straniera costituiscono una presenza sempre più numerosa e una componente significativa dell’universo giovanile italiano. Se ancora non sono riconosciuti come cittadini, parlano, pensano e sognano in italiano e con lo stesso grado di incertezza dei loro coetanei autoctoni immaginano di costruire qui il proprio futuro.

Allo stesso tempo, e spesso senza contraddizione, sono legati alle terre dei propri padri, e non di rado anche alla lingua e alla cultura di quei paesi di cui seguono con partecipazione le vicende politiche e i mutamenti sociali. Non sono e non si sentono “immigrati”, sebbene vengano spesso assimilati alla condizione dei loro padri, ma nemmeno “italiani e basta”, come qualcuno di loro specifica. Dalla loro esperienza (pioneristica in Italia) possiamo trarre almeno tre lezioni importanti.

Italiani e molto altro

Lacerati tra due culture, ibridi in perenne crisi di identità: una analisi affrettata porta spesso a immaginare così questi giovani, che appaiono piuttosto come dei “traduttori di mondi” chiamati a svolgere un prezioso ruolo di mediazione linguistica e culturale tra le proprie comunità e la società italiana. Custodire le origini e inserirsi positivamente nella realtà italiana non sono due sfide contrastanti, ma strategie complementari nella formazione di identità plurali e interculturali. Ci si può sentire italiani e allo stesso tempo cinesi, turchi o egiziani: una condizione che caratterizzerà un numero sempre crescente di cittadini anche nel nostro paese (Fornari, Molina, 2010). Questa, dunque, la prima lezione che ci può giungere dai giovani di secondagenerazione.

Una ragazza di origine etiope racconta di sentirsi come una «noce di cocco», nera fuori e bianca dentro, continuamente obbligata a dichiarare la propria famigliarità a un paese che la vede ancora come straniera. Se la sua apparenza è “nera”, la sua cultura, la sua mentalità, la sua lingua sono “bianche”, italiane, senza che ci sia in questo nessuna contraddizione. Per le stesse ragioni, un ragazzo di origine cinese dice, con ironia, di sentirsi come una «banana», giallo fuori e bianco dentro, giudicato straniero «a motivo del proprio involucro cutaneo»[1]. E’ lo sguardo di chi li incontra per strada, in università, sul luogo di lavoro, che deve cambiare.

Dissonanze generazionali

In Maghreb la giovane e numerosa generazione manda a casa i propri dittatori e tenta, anche grazie alle straordinarie capacità propulsive dei social network, di prendere in mano le sorti dei propri paesi. In Italia, invece, i giovani vedono gradualmente erodersi le proprie prerogative in quasi tutti i contesti di potere e affermazione professionale, di fronte a una generazione di padri per nulla intenzionata a fare un passo indietro (Balduzzi, Rosina, 2009). Una dinamica che caratterizza in genere la società italiana, ma che coinvolge a un livello più micro anche genitori e figli all’interno di famiglie sempre meno conflittuali (Pietropolli Charmet, 2008).

Accostandosi all’esperienza delle famiglie immigrate si può osservare qualcosa di diverso. Appaiono non di rado segnate da quella che Zhou chiama “dissonanza generazionale” (1997), la distanza culturale tra genitori e figli in immigrazione che genera conflitti di visioni e dialoghi accesi all’interno delle famiglie stesse. I figli dell’immigrazione riportano in Italia, volenti o nolenti, l’importanza e la fecondità di un confronto aperto tra le generazioni. E lo fanno con modalità e strategie che sono da leggersi con attenzione.

Quando si trovano ad assumere un atteggiamento critico nei confronti della comunità religiosa, dell’amministrazione locale, del governo nel paese d’origine, sembrano esercitare, in qualche modo, il delicato ruolo di «critici interni», con l’espressione di Michael Walzer (2004), mossi da un desiderio di rinnovamento piuttosto che dall’intenzione sterile di provocare o prendere le distanze.

Se muovono critiche alla società italiana è perché ne sono figli, se esprimono giudizi verso la comunità etnica o religiosa di minoranza è perché in essa sono cresciuti assieme ai loro genitori, se esprimono disapprovazione verso le politiche del paese d’origine il loro sguardo è nutrito allo stesso tempo di stima e rispetto per la terra dei nonni, di cui si sentono fieramente i più diretti eredi.

Un sano conflitto tra padri e figli, ci mostra concretamente l’esperienza dei giovani di seconda generazione, potrebbe riportare anche nel nostro paese un equilibrio tra i ruoli che competono alle diverse generazioni e nuove opportunità di crescita per l’intera comunità (seconda lezione).

Cittadini a pieni voti

«Non potremo diventare gli Obama italiani», scrive un ragazzo sul forum della Rete G2, ma nemmeno diventare insegnanti, avvocati, magistrati, ingegneri, architetti, poliziotti e qualsiasi altra attività che preveda l’accesso alla professione attraverso un concorso pubblico. Rischiamo una perdita enorme di giovani energie e talenti per l’anziana società italiana.

Siamo di fronte, infatti, a circa 900.000 giovani italiani che “sono qui da una vita” (Granata 2011) e che devono ancora sottoporsi alle estenuanti pratiche burocratiche per ottenere il permesso di soggiorno, con uno spirito di sacrificio molto meno sviluppato (e molto meno giustificato) rispetto a quello dei propri genitori.

Che sarà di queste giovani energie che il nostro paese fatica a liberare? I giovani delle seconde generazioni potranno ribellarsi e diventare, come paventa qualcuno, una “bomba sociale”, oppure potranno lasciare il nostro paese in cerca di una vita migliore e di luoghi nei quali le proprie competenze interculturali e plurilingui possano essere degnamente riconosciute e valorizzate. Oppure, potremo (tutti noi) decidere di accoglierli come cittadini a pieno titolo, facendo nostra una terza lezione: la cittadinanza, oggi, è più legata a un futuro da costruire che a un passato da custodire gelosamente. Proiettiamoci sul futuro e diamo ancora speranza al nostro paese.


[1] Le due espressioni sono tratte da discussioni nei forum virtuali delle due associazioni:http://www.secondegenerazioni.ithttp://www.associna.com

Riferimenti

Balduzzi P., Rosina A. (2009) I giovani italiani: allegri, ma non troppo”, Neodemos, 13 maggio 2009

Fornari R., Molina S. (2010) I figli dell’immigrazione sui banchi di scuola: una previsione e tre congetture”,Neodemos, 6 ottobre 2010

Granata A. (2011) Sono qui da una vita. Dialogo aperto con le seconde generazioni, Carocci,

Roma

Pietropolli Charmet G. (2008) Fragili e spavaldi. Ritratto dell’adolescente di oggi, Laterza, Roma-Bari

Walzer M. (2004) L’intellettuale militante. Critica sociale e impegno politico nel Novecento, Il Mulino, Bologna

Zhou M. (1997) “Growing up American: the challenge confronting immigrant children and children of immigrants”, Annual review of sociology, (23), pp. 63-95

http://www.secondegenerazioni.it

http://www.associna.com


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RIFUGIATI TRA LAMPEDUSA E BRUXELLES, di Tim Hatton in LAVOCE.INFO Newsletter

RIFUGIATI TRA LAMPEDUSA E BRUXELLES *

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di Tim Hatton
argomento Immigrazione Europa
La recente ondata di rifugiati dal Nord Africa ha creato divisioni all’interno dell’Unione Europea, tra gli stati in prima linea nell’affrontare il problema e quelli che non sono direttamente coinvolti. Manca infatti un meccanismo che permetta di suddividere tra i vari paesi il peso di un afflusso improvviso di migranti. Eppure dalla crisi in Kosovo a oggi, l’Europa ha fatto dei passi avanti. È questo uno dei temi di cui si discuterà a Trento nelle giornate del Festival dell’Economia , a cui parteciperà anche l’autore di questo articolo


Sanita’: in Italia 15 mila medici stranieri, +30% negli ultimi 10 anni

Arrivano da ogni angolo del pianeta, uomini in maggioranza, incalzati però da un’ondata di giovani donne: sono i 15 mila medici e dentisti stranieri iscritti all’Ordine italiano. Un ‘esercito’ di camicibianchi in continuo aumento: negli ultimi dieci anni il loro numero è cresciuto di circa il 30%, passando dai 10.900 di gennaio 2001 ai 14.737 di oggi. Oltre mille arrivano dalla Germania, 868 dalla Svizzera, 864 dalla Grecia, 756 dall’Iran, fino ad arrivare a quei medici ‘solitari’, unici rappresentanti in Italia di Paesi quali: Giamaica, Taiwan, Gibuti, Nuova Zelanda, Tagikistan e altri. E’ quanto emerge dall’analisi sui camici bianchi nati all’estero – ma iscritti all’Ordine dei medici e degli odontoiatri italiano – elaborata per l’Adnkronos Salute dai ricercatori dell’Enpam, l’Ente nazionale di previdenza e assistenza della categoria. Circa 15 mila medici che molto presto, nel giro di 7 anni – come assicura Foad Aodi, palestinese, presidente dell’Amsi (Associazione di medici di origine straniera in Italia) e consigliere dell’Ordine dei medici di Roma dal 2002, dove presiede la Commissione affari esteri e medicina internazionale – dovrebbero essere raggiunti da altri colleghi. Secondo le stime dell’Associazione, il numero di questi camici stranieri è destinato infatti ad aumentare di un altro 40%. Un bene, vista la prevista carenza di camici bianchi nel nostro Paese. Scomponendo l’analisi dell’Enpam per classi di età si scopre che dei 14.737 medici iscritti all’Albo italiano oltre 800 hanno meno di 30 anni. Sono soprattutto donne: 530 su 851. Camici rosa in maggioranza anche nella fascia d’età tra i 31 e 40 anni: 1.880 su 3.026. Gli oltre 4 mila medici tra i 40 e i 50 anni sono invece divisi equamente tra maschi e femmine (2.240 contro 2.098). Gli uomini sono poi circa il doppio tra i camici bianchi che vanno dai 51 ai 60 anni. (2.795 contro 1.436). Nella fascia d’età tra i 61 e i 70 troviamo ben 1.097 medici coi pantaloni e 402 in gonnella. Quasi tutti uomini i medici over 70: 606 su 783. Dall’analisi del servizio studi previdenziali e documentazione dell’Enpam emerge un altro dato interessante. I 15 mila medici stranieri lavorano perlopiù al Nord. Si concentrano soprattutto in Lombardia (2.588), Veneto (1.425) Emilia Romagna (1.408) e Piemonte (1.019). Tanti anche gli iscritti agli ordini professionali del Lazio (2.303). I medici di origine straniera iscritti in Toscana sono invece 927, divisi a metà: 464 uomini e 463 donne. Le regioni ‘fanalino di coda’ per numero di camici bianchi nati all’estero sono Basilicata (71), Molise (63) e Valle D’Aosta (37). Curioso – per numero di residenti – il dato relativo al Trentino Alto Adige, dove esercitano ben 543 medici stranieri. Tanti se si prendono come parametro altre regioni. In Campania ad esempio – dove risiedono oltre 3 milioni di persone – i medici e i dentisti nati all’estero sono 677. Gli ordini provinciali più poliglotti sono naturalmente nelle grandi città: Roma (2.038) e Milano (1.116) su tutte. Segue Torino con 647 professionisti iscritti. Analizzando a fondo i dati si scopre che tra gli ordini provinciali con più stranieri iscritti ci sono Padova (499) e Bolzano (400). Più di Firenze (355), Genova (285), Napoli (316) e Palermo, dove risultano iscritti solo 159 professionisti stranieri. Tra i 15 mila medici stranieri iscritti in Italia i più numerosi sono i tedeschi (1.070). Poi in questa particolare classifica ai primi dieci posti troviamo: svizzeri (868); greci (864); iraniani (756); francesi (646); venezuelani (630); romeni (627); statunitensi (617); sauditi (590); albanesi (552). Se si scompone ulteriormente questo dato, si scopre che la maggioranza dei professionisti che arrivano da questi Paesi sono donne. Ad esempio, su 864 medici che arrivano dalla Grecia 499 sono donne. E ancora: le dottoresse iraniane iscritte in Italia sono 556 a fronte di soli 200 medici uomini; le francesi sono 359; le venezuelane 331; le statunitensi 385; le argentine 310. L’analisi dell’Enpam suddivide infine i professionisti nati all’estero per sesso e albo d’iscrizione. Ad oggi risultano iscritti 8.214 medici maschi, di cui 908 dentisti. Le donne sono invece 6.523, di cui 736 iscritte all’albo degli odontoiatri. Numeri destinati a lievitare in tempi brevi. “Se le iscrizioni annuali a Medicina continueranno a essere 6.200 l’anno, presto l’Italia avrà un gran bisogno di camici stranieri”, sottolinea Aodi. Le previsioni, da questo punto di vista, sono rassicuranti. “Secondo le nostre stime – sottolinea il presidente dell’Amsi – nei prossimi 7 anni, il numero dei medici stranieri aumenterà di circa il 40%”. Intanto, i 15 mila che già sono in Italia hanno le loro ‘gatte da pelare’. “Il 65-80% lavora nel privato”, dichiara Aodi. “Questo perché – spiega – senza la cittadinanza i medici extracomunitari non possono fare concorsi pubblici e questo ha impedito a molti di inserirsi veramente. Noi – denuncia Aodi – siamo per un’immigrazione qualificata, che è l’opposto di quella irregolare, ma chiediamo che dopo cinque anni di lavoro legale in Italia si possa finalmente accedere ai concorsi pubblici, anche senza cittadinanza. A lavorare nel pubblico sono soprattutto gli stranieri arrivati negli anni ’60, ’70 e ’80 – provenienti soprattutto da Iran, Grecia, Palestina, Giordania – che si sono laureati e specializzati in Italia. E che in buona parte, nel frattempo, hanno pure ottenuto la cittadinanza”. Non tutti i 15 mila camici stranieri iscritti nell’Albo professionale del nostro Paese esercita davvero. “Il 5% non lavora – sottolinea Aodi – e circa il 30% ha contratti di tipo part-time. In generale – aggiunge – i professionisti stranieri sono soprattutto pediatri, medici di famiglia, ginecologi e specialisti che operano nell’area dell’emergenza. Lavorano soprattutto nelle cliniche private, in quelle a lunga degenza, nei centri di fisioterapia e riabilitazione e – conclude Aodi – all’interno dei laboratori di analisi”.

da: Sanita’: in Italia 15 mila medici stranieri, +30% negli ultimi 10 anni.


Marco Aime, antropologo e scrittore, conduce il seminario sul tema “Convivere con le diversità”


Misure di protezione temporanea per i cittadini stranieri affluiti dai Paesi nordafricani, DPCM 5 aprile 2011

DPCM 5 aprile 2011 Misure di protezione temporanea per i cittadini stranieri affluiti dai Paesi nordafricani (GU n. 81 del 8-4-2011)


Quanti sono gli immigrati nei vari paesi della UE | SiamoTuttiGiornalisti

L’Eurostat (Agenzia Statistica Europea), nel suo rapporto del 2010 relativo al 2009, informa che i cittadini stranieri rappresentano il 6,4% della popolazione europea della UE a 27 paesi.
In particolare:
Germania: 7,2 milioni pari al 8,9% della popolazione
Spagna: 5,7 milioni pari al 12% della popolazione
Regno Unito: 4 milioni pari al 4,8% della popolazione
Italia: 3,9 milioni pari al 6,5% della popolazione
Francia: 3,7 milioni pari al 5,8% della popolazione

da: Quanti sono gli immigrati nei vari paesi della UE | SiamoTuttiGiornalisti.


Marialuisa Gennari , Santo Di Nuovo, L’incontro con l’altro: migrazioni e culture familiari. Strumenti per il lavoro psicologico

L’incontro con l’altro: migrazioni e culture familiari. Strumenti per il lavoro psicologico
Autori e curatori: Marialuisa Gennari Santo Di Nuovo
Contributi: Monica Accordini, Filippo Aschieri, Giuseppe Costantino, Cristina Giuliani, Caterina Gozzoli, Giuseppe Mantovani, Anna Mascellani, Ilaria Montanari, Angela Saitta, Alessandra Santona, Irene Sapienza, Paola Scuderi, Susanna Vanetti
Collana: Psicologia sociale e clinica familiare
Argomenti: Psicopatologie e tecniche per l’intervento clinicoPsicologia e psicoterapia della famiglia e della coppia, sistemica e relazionale
Livello: Testi per insegnanti, operatori sociali e sanitari. Testi per psicologi clinici, psicoterapeuti
Dati: pp. 240,     1a edizione  2011  (Cod.1245.38)
L'incontro con l'altro: migrazioni e culture familiari. Strumenti per il lavoro psicologico
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 26,50
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856834925
Tipologia: E-book
Prezzo: € 21,00
Possibilità di stampa: No
Possibilità di copia: No
Possibilità di annotazione: Si
Portabilità: Si
Ottimizzazione: per PC, Mac, NoteBook, NetBook
Codice ISBN 13: 9788856843538
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In breve Il libro, rivolto agli studenti delle facoltà di Psicologia, Scienze dell’educazione, Sociologia e Scienze della Comunicazione, fornisce un quadro ampio e aggiornato delle tematiche della famiglia nella migrazione. Un testo prezioso anche per gli operatori sociali che si occupano della migrazione familiare: psicologi, assistenti sociali, educatori, insegnanti, formatori, sociologi, medici.
Presentazione
del volume:
Le famiglie immigrate sul territorio nazionale costituiscono una presenza sempre più rilevante e il contesto d’accoglienza necessita di rinnovate competenze affinché gli incontri interculturali possano divenire proficue e arricchenti occasioni di scambio per la comunità.
Il volume presenta metodologie e strumenti di lavoro psicologico che tutelano il rispetto delle differenze e facilitano al contempo la produzione di conoscenza fra persone appartenenti a diverse culture. È inoltre proposta una lettura dei significati antropologico-psicologici della famiglia e dei suoi compiti, con particolare riferimento ai valori e ai significati del matrimonio, ai rapporti tra i coniugi, ai ruoli e ai compiti genitoriali a partire dalle culture originarie e dall’esperienza migratoria di coppie e persone di diverse nazionalità.
Infine, sono presentati gli esiti di una ricerca che si è posta l’obiettivo di studiare e approfondire la situazione delle famiglie immigrate presenti sul territorio italiano, mettendo in luce caratteristiche, risorse, fragilità e ostacoli, nonché rischi per lo sviluppo di possibili esperienze di convivenza e di integrazione.
Il libro è un utile strumento per gli studenti delle facoltà di Psicologia, Scienze dell’educazione, Sociologia, Scienze della comunicazione poiché fornisce un’ampia, articolata ed aggiornata bibliografia delle tematiche trattate con particolare riferimento alla famiglia nella migrazione. Allo stesso tempo può essere un riferimento prezioso per gli operatori sociali che si occupano più o meno direttamente della migrazione familiare – psicologi, assistenti sociali, educatori, insegnanti, formatori, sociologi, medici – in quanto propone, oltre alle già citate conoscenze e ai necessari saperi culturali, strumenti di lavoro differenziati e criticamente presentati a seconda degli obiettivi da perseguire.

Marialuisa Gennari è ricercatore di Psicologia clinica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. La tematica interculturale nella ricerca e nella clinica, con particolare riferimento alla coppia e alla famiglia, è tra i suoi principali interessi di ricerca.
Santo Di Nuovo è professore ordinario di Psicologia generale presso la Facoltà di Scienze della Formazione e presidente della struttura didattica di Psicologia dell’Università degli Studi di Catania.

Indice:
Giuseppe Costantino, Prefazione
Giuseppe Mantovani, Introduzione. Una sfida impegnativa: studiare le famiglie immigrate in una prospettiva interculturale
Parte I. Gli strumenti dell’incontro fra culture
Marialuisa Gennari, Filippo Aschieri, Santo Di Nuovo, Incontro fra culture: questioni e metodi
Marialuisa Gennari, Filippo Aschieri, L’intervista clinica con la coppia immigrata
Lolita Gulimanoska, Anna Mascellani, Alessandra Santona, Il Focus Group con le coppie miste
Santo Di Nuovo, Irene Sapienza, Questionari self-report e immigrati: FACES e QTV
Filippo Aschieri, Marialuisa Gennari, L’uso di immagini con le coppie immigrate
Caterina Gozzoli, Marialuisa Gennari, Il “Couple Life Space” con coppie immigrate
Parte II. Matrimonio e famiglia nelle culture: Uno sguardo etno-psicologico
Ilaria Montanari, Coppia e famiglia in Marocco
Irene Sapienza, Famiglia e cultura in Mauritius
Cristina Giuliani, Coppia e famiglia in Pakistan (Punjab)
Ilaria Montanari, Coppia e famiglia nelle Filippine
Irene Sapienza, Famiglia e culture in Cina
Parte III. Relazione di coppia e famiglia nella migrazione
Santo Di Nuovo, Angela Saitta, Irene Sapienza, Paola Scuderi, La ricerca sulle coppie immigrate in Sicilia
Marialuisa Gennari, Monica Accordini, Susanna Vanetti, Coppie immigrate e incontri culturali in Lombardia
Gli Autori.

da:L’incontro con l’altro: migrazioni e culture familiari. Strumenti per il lavoro psicologico.


Gianmarco Ottaviano, L’immigrato non ruba lavoro – Opinioni

un recente studio effettuato negli Stati Uniti su 58 settori manifatturieri dal 2000 al 2007 (Ottaviano, Peri, Wright,Immigration, offshoring and American jobs, National Bureau of Economic Research, working paper No. 16439, Cambridge, Mass., 2010).
Lo studio tiene dovuto conto di un fatto noto ma spesso dimenticato, e cioè che, come gli altri paesi occidentali, anche gli Stati Uniti hanno conosciuto nelle ultime decadi un calo strutturale dell’occupazione manifatturiera, dovuto alla transizione da un’economia industriale a un’economia di servizi, che quindi poco ha a che fare con la globalizzazione di per sé. In quest’ottica, la domanda giusta da porsi è se i settori manifatturieri più esposti a delocalizzazione o immigrazione abbiano perso più o meno posti di lavoro per americani rispetto agli altri settori.
Secondo lo studio, la delocalizzazione ha ridotto la quota di posti di lavoro per americani e immigrati, mentre l’immigrazione ha sì intaccato la quota di posti di lavoro delocalizzati, ma senza avere effetti significativi sulla quota di posti di lavoro per americani. In termini di mansioni svolte, la delocalizzazione ha spinto i lavoratori americani verso mansioni in media più complesse e meno routinarie e gli immigrati verso mansioni meno complesse e più routinarie. Al contrario, l’immigrazione non sembra aver avuto effetti rilevanti sul tipo di mansioni svolte dai lavoratori americani. Guardando, tuttavia, ai livelli di occupazione, invece che alle quote, la delocalizzazione non ha avuto alcun effetto rilevante sul numero di posti di lavoro per americani mentre l’immigrazione sembra aver avuto su di essi un piccolo impatto positivo. Questo testimonia l’effettiva esistenza di un effetto positivo della delocalizzazione e dell’immigrazione sulla competitività delle imprese, manifestatosi in un’espansione relativa dell’occupazione di lavoratori americani nei settori più esposti a tali fenomeni.

da: L’immigrato non ruba lavoro – Opinioni.


Massimo Cacciari: L’unica cosa oggettiva in politica è la demografia

L’unica cosa oggettiva in politica è la demografia

Massimo Cacciari

a Otto e Mezzo del 25 marzo 2011


neodemos.it: osservazione, analisi e proposte sulle tendenze demografiche

I cambiamenti demografici incidono profondamente sull’organizzazione della società, la struttura delle famiglie, i rapporti tra generazioni, la mobilità interna, le migrazioni internazionali. Vi è un’ampia convergenza sul fatto che le tendenze degli ultimi decenni impongono alla società italiana costi sociali ed economici che, in assenza di opportuni adattamenti, rischiano di ostacolare lo sviluppo e compromettere il benessere delle generazioni future.
Neodemos è un foro indipendente di osservazione, analisi e proposta la cui finalità consiste nell’illustrare il significato delle tendenze in atto, di interpretarne le conseguenze di breve e di lungo periodo, di suggerire interventi e politiche.
Neodemos accoglie ed incoraggia contributi esterni e la libera discussione proponendosi di rendere fruibile il capitale di conoscenze analitiche e scientifiche sulle relazioni tra popolazione e società e di diffonderlo tra coloro che studiano, amministrano o prendono decisioni rilevanti per la collettività.
Neodemos è autofinanziato.

neodemos.it.


Gustavo De Santis, sito www.neodemos.it: Nord Africa e fenomeni migratori nei prossimi anni

Televideo ha chiesto a Gustavo De Santis, Professore di Demografia all’Università di Firenze e promotore del sito www.neodemos.it, se lo sfaldamento dei regimi in Tunisia, Egitto e Libia non produca in realtà soltanto un’accelerazione di un fenomeno migratorio previsto da tempo.

“Sì e no. I fenomeni demografici hanno un andamento lento (per lo meno: rispetto ai tempi con cui siamo abituati a ragionare normalmente). Diciamo che l’unità di tempo più congeniale potrebbe essere di circa 30 anni, che corrisponde alla distanza che mediamente separa i genitori dai figli (o distanza intergenerazionale). Orbene, rispetto a questa unità di misura, la forte crescita demografica del recente passato africano ha prodotto molte nascite negli ultimi anni che adesso, una ventina di anni dopo, si traduce in una “anormalmente” forte presenza di ventenni, che cercano sbocchi lavorativi. Non è facile trovarli sul mercato locale, e quindi una parte della pressione demografica si traduce in emigrazioni.

Quindi, il potenziale delle emigrazioni è in gran parte già scritto nella storia del passato. Su questa base, però, si inseriscono poi gli “accidenti” locali: crisi politiche, o atmosferiche, o di altra natura possono scatenare il fenomeno, che allora si esalata e si concentra in poco tempo, anziché diluirsi su una scala temporale più lunga. O, nei casi più fortunati, essere in parte riassorbito da una robusta crescita locale, urbana e economica: in questo caso, le emigrazioni internazionali restano, ma assumono un ruolo relativamente meno importante, e anche meno esplosivo, e quindi apparentemente meno rilevante per i media e per l’opinione pubblica”.

Potranno avere successo, dal punto di vista demografico, le politiche europee di contenimento dell’immigrazione dalle aree interessate dalla crisi?

“Come scrive Livi Bacci, ad esempio su www.neodemos.it, credo che si debbano distinguere più piani. Vi è l’emergenza di breve periodo: e qui si tratta di un intervento umanitario, né più né meno importante di quello che si riserva per le popolazioni colpite da calamità naturali. La differenza è che qui non si tratta (solo) di mandare tende, viveri e medicine, ma anche di accogliere profughi. Non credo che un paese ricco possa sottrarsi al dovere di dare una mano, soprattutto quando in condizioni di bisogno si trovano popolazioni povere, e nostre vicine di casa.

Poi, separatamente, c’è la questione di una porta più o meno aperta all’accoglienza in pianta (quasi) stabile di un certo numero di immigrati. Qui, non ho la ricetta magica. Ma tendo a pensare che un paese come il nostro abbia bisogno di immigrati: soprattutto di qui ai prossimi diciamo 40 anni, la nostra struttura per età tenderà a essere particolarmente distorta: i tanti nati del baby boom degli anni 60, oggi 50enni, diventeranno vecchi, e saranno sostituiti sul mercato del lavoro da generazioni molto meno numerose: diciamo circa della metà, o poco più. Le pressioni sul sistema previdenziale, su quello sanitario e su quello dell’assistenza anche a lungo termine saranno formidabili.

E la presenza di una buona quota di immigrati stranieri (non lontana dai 300 mila arrivi netti all’anno che ci hanno caratterizzati negli ultimi tempi) contribuirà a alleviare il problema. Alleviare, non risolvere: per tante cose dovremo attivarci noi (a cominciare da un robusto allungamento degli anni di lavoro), ma colpevolmente non lo stiamo facendo. E, beninteso, l’immigrazione è una potenzialità che andrebbe saputa gestire: ma puntando fortissimamente all’integrazione, non all’esclusione. Incidentalmente, una volta integrati (es. con regolare permesso di soggiorno e prospettive di diventare italiani), gli stranieri “si comportano” meglio di noi: delinquono meno, vanno meno spesso in ospedale o dal dottore, lavorano di più, … Insomma, L’Italia ne ha bisogno, e avrebbe tanto da guadagnare da un’oculata gestione dei flussi di ingresso”.

da: Televideo.


Mix generation. Gli adolescenti di origine straniera tra globale e locale

Mix generation. Gli adolescenti di origine straniera tra globale e locale
Autori e curatori: Elena Caneva
Contributi: Maurizio Ambrosini
Collana: Politiche Migratorie – Ricerche
Argomenti: Emigrazione, immigrazione
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 272,     1a edizione  2011  (Cod.1144.1.20)
Mix generation. Gli adolescenti di origine straniera tra globale e locale
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 28,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856834628
Tipologia: E-book
Prezzo: € 22,00
Possibilità di stampa: No
Possibilità di copia: No
Possibilità di annotazione: Si
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Codice ISBN 13: 9788856842937
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In breve Una panoramica sulle situazioni di vita dei giovani di origine straniera, che evidenzia le difficoltà di inserimento degli adolescenti in un contesto diverso e mette in luce somiglianze e differenze con l’universo giovanile italiano, proponendo alcune direttive d’azione a favore delle future generazioni. Un testo per quanti si occupano di immigrazione o lavorano in ambito sociale ed educativo.
Presentazione
del volume:
I minori di origine straniera sono ormai una presenza strutturale della società italiana e l’espressione più evidente del passaggio da un’immigrazione da lavoro a una da popolamento. La composizione di questa popolazione è molto variegata per età, provenienze, storie di vita, condizioni famigliari. Un particolare interesse è rivolto agli adolescenti, che nei compiti evolutivi tipici di questa fase di vita possono fare riferimento a una pluralità di universi simbolici e culturali, provenienti dai paesi d’origine – propri o dei genitori -, dal contesto di ricezione, dalle culture globali. Quali sono gli esiti delle negoziazioni tra questi molteplici riferimenti identitari? Quale ruolo rivestono la famiglia e i pari in questo processo? Come si concilia la definizione di una certa identità con l’inserimento in società?
Il libro, frutto di alcuni anni di ricerca, tenta di rispondere a questi interrogativi dedicando una parte consistente ai giovani ricongiunti, per i quali i cambiamenti e le tensioni identitarie adolescenziali sono amplificate dalla loro condizione di migranti. Dai racconti emergono con forza le difficoltà dell’inserimento: l’impatto iniziale con un nuovo contesto, la ricostruzione delle relazioni con i genitori, l’elaborazione del distacco dal paese d’origine e dagli affetti lasciati là. La seconda parte è dedicata alla vita quotidiana delle seconde generazioni: le relazioni amicali, la gestione del tempo libero, le prime esperienze lavorative, i rapporti con i genitori, la definizione del sé. L’obiettivo finale è quello di fornire al lettore una panoramica sulle situazioni di vita dei giovani di origine straniera, mettendo in luce somiglianze e differenze con l’universo giovanile italiano e proponendo alcune direttive d’azione a favore delle future generazioni.
Il libro si rivolge a studiosi e accademici, insegnanti e operatori sociali, a personale che a vario titolo si occupa di migrazioni, famiglie e adolescenti, ma anche a un pubblico più vasto interessato a queste tematiche.Elena Caneva è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Studi sociali e politici dell’Università di Milano. I suoi temi di ricerca riguardano lo studio dei giovani di origine straniera, i processi di identificazione, le relazioni intergenerazionali, le società multiculturali. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo, con M. Ambrosini e P. Bonizzoni, Ritrovarsi altrove. Famiglie ricongiunte e adolescenti di origine immigrata, Fondazione Ismu, Milano, 2010.
Indice:
Maurizio Ambrosini, Prefazione
Introduzione
Le seconde generazioni tra problemi di definizione e modelli di inclusione
(Una categoria concettuale controversa; L’assimilazione come processo inevitabile: Un destino già segnato di esclusione economica e sociale; Oltre l’assimilazione; Migrazione e seconde generazioni in un mondo globalizzato; Assimilazionismo, strutturalismo, transnazionalismo: quanto sono utili per l’Italia?)
I giovani di origine straniera tra adolescenza e migrazione
(Minori stranieri in Italia: chi sono? Quanti sono? E altre questioni: Essere adolescenti; Essere adolescenti (e) stranieri; Giovani di origine straniera e contesti sociali: famiglia, scuola e coetanei; Adolescenza e migrazione: una doppia tensione?)
L’esperienza del ricongiungimento e l’impatto con il nuovo contesto
(I protagonisti. Metodologia e modalità di reperimento; La dolorosa esperienza della partenza; Arrivare, ritrovarsi a vivere assieme; Muovere i primi passi nel nuovo ambiente)
La vita in Italia
(Le relazioni di amicizia a scuola e nel tempo libero; Responsabilità famigliare e prime esperienze lavorative; I rapporti con i genitori tra esigenza adolescenziali e trasmissione culturale; Italiani o stranieri? La percezione dell’identità e il ruolo giocato dalla discriminazione)
Conclusioni
Riferimenti bibliografici.

da: Mix generation. Gli adolescenti di origine straniera tra globale e locale.


Dieci anni di attività nel Rapporto annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati realizzato da Cittalia

alt26.432 richiedenti e titolari di protezione internazionale accolti, 123 tra comuni, province e unioni di comuni coinvolti, un totale di 138 progetti e 3000 posti disponibili: questi i numeri che riassumono i primi dieci anni di attività dello Sprar, il Sistema nazionale di protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati, istituito formalmente con la legge 189 del 2002 e costituito dalla rete degli enti locali che realizzano progetti territoriali di accoglienza integrata. Uno studio di Cittalia ripercorre le attività realizzate tra il 2002 e il 2009 dalla rete che ha utilizzato le risorse del Fnpsa (Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo) per realizzare i suoi interventi di accoglienza a livello locale.

Per approfondimenti


ISTAT, Le famiglie con stranieri: indicatori di disagio economico

Statistiche in breve
Periodo di riferimento: Anno 2009
Diffuso il: 28 febbraio 2011


Alla fine del 2009 i cittadini stranieri residenti in Italia sono 4 milioni e 235 mila, pari a circa il 7 per cento della popolazione totale; le famiglie in cui è presente almeno uno straniero ammontano invece a 2 milioni e 74 mila (8,3 per cento). Inoltre, la quota di famiglie miste (composte sia da italiani, sia da stranieri) sul totale di quelle con stranieri – un indicatore del grado di integrazione nella comunità autoctona – è pari al 22,6 per cento.

Le famiglie con stranieri risiedono prevalentemente nel Nord-ovest (32,9 per cento), nel Centro (27,3 per cento) e nel Nord-est (24,3 per cento) e sono composte da individui più giovani rispetto alle famiglie di soli italiani (l’età media è di 30 anni, contro 43). Inoltre, sebbene la dimensione media di queste famiglie non sia molto diversa da quella delle famiglie di italiani (2,44 contro 2,38), si tratta più frequentemente di persone sole (35,5 per cento contro 30,9 per cento) e di famiglie composte da cinque componenti o più (9,1 per cento, contro 4,7 per cento).




DA: Le famiglie con stranieri: indicatori di disagio economico.


Trecentomila profughi stanno per riversarsi sulle coste italiane, ha detto ieri il ministro degli Esteri Frattini al Corriere della Sera, e ha aggiunto: «Sono stime al ribasso» . Numeri confermati dal discorso tenuto poi a Montecitorio e ribaditi dalla Lega Araba e dal ministro dell’Interno Maroni,da Altri Mondi


Come potremmo sopportare un esodo simile?
Dove sono i centri di accoglienza, i campi necessari per metter su le tendopoli? E di quante barche avranno bisogno quei poveretti per tentare la traversata? Ieri si sono riuniti i ministri dell’Interno di Italia, Francia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta. Anche se l’impatto maggiore sarà sulle nostre coste, gli altri Paesi affacciati sul Mediterraneo sanno che quote consistenti di fuggitivi si riverseranno anche da loro. S’è fatto dunque un minimo di fronte comune. I sei Paesi porteranno oggi al Consiglio dei ministri dell’Interno dei 27, riuniti a Bruxelles, la richiesta di costituire un fondo per fornire aiuti economici alle nazioni interessate, la realizzazione di un sistema europeo di asilo comune e sostenibile, la creazione di una nuova partnership con i Paesi meridionali del continente per l’attuazione di riformepolitico economiche. In base a quello che ho capito io, sono richieste che troveranno un ascolto scarso: i nostri partner europei diranno molte belle parole, ma per ora non intendono impegnarsi.
Ma quanta gente è arrivata finora?
Dall’inizio della crisi in Nord Africa sono arrivate 6300 persone. Sono quasi tutti tunisini e pochissimi hanno presentato domanda d’asilo. Il loro destino — stando a quello che ha detto Maroni— è di essere rimpatriati. Un possente esodo è peraltro già in atto: Egitto e Tunisia stanno tenendo aperte le frontiere, soprattutto per accogliere i loro emigrati in Libia. In Libia— un Paese che ha 6,5 milioni di abitanti— lavoravano fino a ieri un milione e mezzo di immigrati, tutti africani. Gheddafi li teneva alla fame, quelli sopportavano tutto per raccogliere i mille dollari necessari a comprarsi un posto su un qualche traghetto. Finora sono tornati in Egitto, attraverso il valico di Sallum, ventimila lavoratori. In Tunisia, 5700. Sono dati forniti da Al Jazeera.
Questa posizione degli egiziani e dei tunisini non è la prova che la Libia è isolata, e che Gheddafi è oramai finito?
Sì. Oltretutto il Consiglio supremo delle forze armate egiziane ha chiesto alla Libia di porre fine allo spargimento di sangue e ha fatto sapere di avere messo a disposizione dei profughi 270 autobus e 8 treni speciali. I militari del Cairo hanno detto di esser pronti ad aiutare anche i profughi libici, ma questa per ora è solo una dichiarazione politica. Gheddafi resiste ancora. In questo momento la vecchia Libia è un territorio formato da due Paesi: la Tripolitania, dove Gheddafi ha ancora un certo potere, e la Cirenaica dove sventolano ovunque, a quanto si capisce, i tricolori verde, rosso e nero che costituivano la bandiera libica prima dell’era Gheddafi. La guerra civile è già cominciata, perché il colonnello la Cirenaica la vuole riconquistare.
Che cosa si deve fare per buttar giù Gheddafi?
Per buttarlo giù, a quanto sembra, bisognerebbe mettergli le mani addosso. L’ex ministro dell’Interno Abdul Fatah Yunis ha detto che un uomo della sua guardia del corpo gli ha sparato, ma ha mancato il bersaglio, colpendo un’altra persona. Il rais non intende arrendersi a nessun costo. Ha continuato a bombardare il suo stesso popolo anche ieri. La televisione Al Arabiya ha detto che i morti sono a questo punto diecimila e i feriti cinquantamila. Su tutte le televisioni del mondo è passato un video in cui si mostra l’allestimento di un cimitero sul lungomare di Tripoli (in alto, nella foto Ansa). Fosse ampie, dove buttare più di un corpo, e che poi sono ricoperte da uno strato di cemento. Ci sono cadaveri anche per le strade, e un rischio sempre più alto di infezioni. Mancano acqua, cibo, medicine. Alla catastrofe della guerra civile, ormai in atto, si aggiunge quella del disastro umanitario.
Che cosa può fare il mondo per aiutare la Libia a uscire da questa tragedia?
Il mondo è molto incerto sul da farsi. Gliela dico chiara: il mondo non ha ancora deciso se gli conviene disfarsi di Gheddafi o no. A parte il fatto che tutti hanno qualche interesse in comune con la Libia del colonnello, c’è il pericolo di Al Qaeda, che potrebbe far nascere uno o più emirati islamici. La stessa Cirenaica è forse già adesso una teocrazia religiosa, forse addirittura sul modello di quella iraniana. L’Iran conta di avvantaggiarsi molto dalla crisi nordafricana. Le sue due navi, partite l’altro giorno verso la Siria, sono adesso nel canale di Suez. Un tratto di mare che, all’epoca di Mubarak, non avevano mai potuto attraversare.
da: http://altrimondi.gazzetta.it/2011/02/24022011-dalla-libia-attesi-30.html

5.000 immigrati sono sbarcati in un mese lungo le coste italiane, 3.000 solo tra l’11 e il 14 febbraio: «Tutti sono stati adeguatamente assisti». Lo ha consentito, ha riferito oggi il ministro dell’Interno Maroni al Question Time,, Ministero Dell’Interno – Notizie

5.000 immigrati sono sbarcati in un mese lungo le coste italiane, 3.000 solo tra l’11 e il 14 febbraio: «Tutti sono stati adeguatamente assisti». Lo ha consentito, ha riferito oggi il ministro dell’Interno Maroni al Question Time, il dispositivo di prima accoglienza messo in atto per affrontare quella che sembra essere «una vera e propria emergenza umanitaria».

«È stata assicurata adeguata assistenza soprattutto ai minori, ospitati in 21 strutture di accoglienza della provincia di Agrigento», ha detto Maroni. 1923 tunisini, tutti uomini, sono nel centro di Lampedusa; 30 donne, invece, sono ospitate in una struttura del comune.
Le imponenti dimensioni del fenomeno, ha inoltre riferito, hanno reso necessari continui ponti aerei, per il trasferimento degli immigrati in altri centri su tutto il territorio nazionale, e trasferimenti a mezzo nave a Porto Empedocle, presso una tendo-struttura gestita dalla Protezione civile.

Per arginare le conseguenze della «grave e crescente instabilità politica nei Paesi del Nord Africa», il ministro Maroni ha più volte richiesto l’intervento politico delle istituzioni dell’Unione europea.
«La richiesta è stata accolta finalmente» ha annunciato Maroni e, giovedì 24 febbraio, si terrà il Consiglio Giustizia Affari Interni (GAI) sul tema.
Inoltre, è stato fissato per il 12 e 13 aprile a Napoli un incontro tra i ministri degli Esteri di cinque stati europei (Francia, Italia, Malta, Spagna e Portogallo) e di cinque africani (Algeria, Libia, Marocco, Mauritania e Tunisia) che avrà la copresidenza Italia-Tunisia. «Un momento importante di confronto», ha osservato Maroni.

da: Ministero Dell’Interno – Notizie.


Giorgio dell’Arti, Ma davvero rischiamo un nuovo ’89?

15/02/2011 – Ma davvero rischiamo un nuovo ’89?
February 15, 2011 at 9:48 AM
Domenica il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha descritto la fuga dei disperati dalla Tunisia verso le nostre coste come «un esodo biblico». Ieri ha parlato di «nuovo 1989». «Rischiamo 80 mila arrivi». Gli sbarchi proseguono intanto al ritmo di mille al giorno.
Che cosa significa «nuovo 1989»?
Il 1989 è l’anno della caduta del comunismo. Fine dell’Unione sovietica, abbattimento del muro che divideva in due Berlino (la Germania Est, o comunista, di là, la Germania Ovest di qua), morte dei dittatori che dominavano i paesi satelliti, la Romania, l’Ungheria, la Cecoslovacchia, l’Albania. La caduta di quel muro — chiamiamolo «muro rosso» — provocò un’ondata di immigrazione da quei Paesi verso le altre nazioni europee. Noi fummo invasi soprattutto da rumeni e albanesi. Tante brave persone, ma anche una nuova criminalità che si sommava o si intrecciava con quella vecchia. Le fortune della Lega esplosero allora, come forma di reazione a questi nuovi ospiti, che si dirigevano di preferenza verso la parte più ricca del Paese, cioè il Settentrione. Oggi, al ministero dell’Interno c’è uno dei massimi esponenti del Carroccio, cioè Maroni. Che ha negoziato con Gheddafi il blocco dell’esodo dalla Libia (un canale che serviva in realtà tutta l’Africa), atto che ci ha permesso di star tranquilli per un paio d’anni. Adesso invece eccoci di nuovo in emergenza: la caduta di Ben Ali e lo stato di incertezza e di violenza in cui si trova la Tunisia hanno spinto tanti poveri a tentare la fortuna da noi. Molti di loro pensano sicuramente di raggiungere altri Paesi, partendo dall’Italia. Ma intanto stanno qui, e tocca a noi provvedere in qualche modo.
Che sta facendo il ministro Maroni?
Ha fatto riaprire il Centro di Lampedusa e oggi andrà in Sicilia con Berlusconi perché è chiaro che per questo nuovo esodo bisognerà provvedere altri centri di accoglienza. A Lampedusa hanno stipato mille e cinquecento persone nel campo di calcio. È ovvio che un’isola di cinquemila abitanti non è in grado di sopportare un’invasione simile.
L’Europa ci aiuta o no?
Oggi si riunisce in seduta plenaria l’Europarlamento proprio per affrontare la questione immigrati. Con l’Unione c’è stata una polemica, forse dovuta a un equivoco. Maroni ha protestato per la solitudine in cui viene lasciata l’Italia, la commissaria Ue agli Affari interni, Cecilia Malstroem, ha raccontato che sabato aveva chiesto a Maroni di che cosa avesse bisogno e di essersi sentita rispondere «Non ci serve niente». Maroni ha smentito questa conversazione, e comunque ha precisato che lui non ce l’ha tanto con la Ue, ma con l’Europa nel suo insieme che ha l’aria di fregarsene abbastanza e di considerare la questione un problema solo italiano.
Ma che cosa potrebbe fare l’Europa?
Intanto potrebbe premere sulla Tunisia perché faccia qualcosa. È infatti all’origine che vanno bloccati i flussi. Frattini, il nostro ministro degli Esteri, ieri ha incontrato il premier a interim di quel Paese, Mohamed Gannouchi. È stata promessa la più ampia collaborazione, ma ai nostri poliziotti non è stato dato il permesso di andare a pattugliare i porti tunisini. Catherine Ashton, ministro degli Esteri europeo, ha fatto sapere che l’Europa ha sbloccato 17 milioni di euro per la Tunisia e gliene fornirà altri 258 da oggi al 2013.
Secondo me, la via giusta è questa. Se si aiutano quei Paesi a recuperare un minimo di normalità, se li si aiuta a uscire dalla condizione di miseria in cui si trovano, allora il problema dei flussi di clandestini sarà risolto. E non solo quel problema.
Sì, è la posizione che hanno preso ieri anche Francia e Germania. La difficoltà per la Ue è questa: Bruxelles non ha nessuna autorità per imporre agli altri Paesi europei l’accoglienza di immigrati che sono sbarcati in Italia. È una decisione che appartiene alla sovranità dei singoli Stati, fino ad ora sordi ad ogni appello. Ieri però tedeschi e francesi hanno fatto un piccolo passo avanti. Il ministero degli Esteri tedesco ha emesso un comunicato in cui afferma che il problema degli sbarchi a Lampedusa riguarda tutti e dunque l’Italia ha fatto bene a chiedere l’aiuto dell’Europa. La Merkel ha poi aggiunto che la tragedia tunisina va risolta a Tunisi. In Francia ci sono state varie dichiarazioni di solidarietà all’Italia e dal ministero degli Esteri è stata fatta trapelare una nota ufficiosa secondo cui «la lotta all’immigrazione irregolare costituisce una priorità che il governo di Francia condivide con quello italiano»

Carla Facchini e Enzo Mingione, Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010

Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia

di Carla Facchini Enzo Mingione

  • le trasformazioni del sistema occupazionale: flessibilizzazione del lavoro e aumento dell’occupazione femminile
  • l’impatto dell’immigrazione dai paesi meno sviluppati
  • i mutamenti demografici e il processo di invecchiamento
  • le trasformazioni delle tipologie familiari e l’incremento degli anziani soli
  • la pluralizzazione dei contesti familiari e le ripercussioni sui minori

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256


Le città con il ponte levatoio JENNER MELETTI PER LA REPUBBLICA

Sembra lontano, il mondo degli altri. È là in fondo, oltre il muro di cinta, oltre la nebbia. Questo è «un luogo magico e nascosto», un rifugio scelto da chi vuole «cambiare vita e proteggere i propri figli». Piazza del Duomo è appena a quindici chilometri, ma sembra in un altro continente. «Qui ci sono sicurezza assoluta, tranquillità, silenzio», dice Stefano Fierro, che cura la vendita di 146 case e appartamenti in questa cascina Vione, gated community – ovvero comunità chiusa da cancelli – sulla strada che porta a Pavia. «Ci sarà vigilanza armata, ci saranno telecamere sul muro di cinta e sensori elettronici antintrusione. Potranno entrare solo i residenti e gli ospiti dei residenti, dopo l’identificazione».

Stanno nascendo anche in Italia, le città blindate. Vione aprirà il Primo Maggio, con la consegna delle chiavi di casa (elettroniche) a medici, avvocati, manager, impresari… Età compresa fra i 35 ed i 50 anni, tutti con famiglia, quasi tutti con bambini. Spenderanno almeno 4.200 euro al metro quadro per appartamenti che vanno dagli 80 ai 250-300 metri quadri.

Dovranno poi pagare forti spese «condominiali» per vigilanti,giardinieri, custodi. Le vendite vanno bene perché «Vione – è scritto nel sito che propone l’investimento – non è solo un luogo ma un modo di pensare e di vivere». Le promesse sono impegnative. «Si potrà, come una volta, vivere tranquilli lasciando aperta la porta di casa». «Potrai passeggiare come faresti a Portofino o Capri, ma senza il turismo».

Certo, il panorama non è lo stesso. Attorno ci sono le risaie che offrono nebbia in inverno e zanzare in estate. «Ci saranno zanzariere ovunque. Il “panorama” sarà dentro la cascina stessa, perché stiamo ristrutturando edifici secolari, che sono tutelati dalla Soprintendenza ai Beni culturali, e lo facciamo con ogni cura. Questa “grangia”, che è un borgo fortificato, era abitata già nel 1300 dai monaci cistercensi. Oltre a quelli privati, ci sarà anche un grande giardino storico, del ‘700». Pollai, stalle e case dei braccianti sono già diventati appartamenti di lusso, appena meno prestigiosi di quelli ricavati nella villa padronale. Chi arriva qui – lo ha ripetuto cento volte prima di firmare il rogito – ha chiesto prima di tutto la sicurezza e ha avuto risposte esaurienti. Non saranno tenuti lontano solo ladri o rapinatori ma anche gli «indesiderati». «In città – annuncia la pubblicità della cascina – ci sono traffico, inquinamento, aggressività, violenza e soprattutto troppe persone con origini e abitudini diverse». Qui non rischi di trovarti accanto il migrante che cucina con aglio e zenzero. «Verranno ad abitare qui persone con background culturale e lavorativo comune, ci sarà quel buon vicinato ormai perduto in città». L’asticella del reddito è posta ben in alto: chi vuole mettersi sopra il capo un tetto con antiche travi a vista deve infatti ripagare un investimento di almeno 60 milioni di euro per un «condominio» di circa 500 abitanti.

Un mulino diventerà una sala per mostre e convegni del Comune di Basiglio, ci sarà pure un ristorante con le stelle, ma chi li frequenterà non potrà entrare nella gated community. La strada provinciale che passava qui accanto è stata spostata: il rumore delle auto – il residente si infila in garage sotterranei poi si presenta a piedi davanti ai guardiani – non deve ricordare che fuori esiste una vita meno patinata. «Per quanto possa essere stata dura la tua giornata, quando sarai a casa nessuno ti disturberà e il resto del mondo resterà fuori dalla tua vita».

Cascina Vione, con le sue mura antiche, è a un tiro di schioppo da Milano 3, con centinaia di palazzine, parchi e una City di uffici e banche. Tanti altri quartieri, come l’Olgiata a Roma, sono stati costruiti come pezzi autonomi di città. «Insediamenti come questo, e soprattutto come Milano 2 – dice Agostino Petrillo, docente di Sociologia urbana al Politecnico milanese – più che gated communities sono definiti neighdourhood, ovvero quartieri, zone di vicinato. Sono piccole enclave urbane, non vere città indipendenti. Ce ne sono anche a Londra, ad esempio nella zona dei Docks. Sono “blindate” solo in certe ore, alla sera, e non c’è dunque un’auto segregazione completa. Milano 2, inoltre, più che come città chiusa nasce come città giardino e da un punto di vista architettonico è una piccola utopia. La sicurezza non è al primo posto, come nelle gated communities. Voleva essere una città modello, per famiglie, quadri, dirigenti. Ma la piccola utopia non si è realizzata. Le famiglie con figli sono oggi sempre meno presenti, e gli appartamenti sono occupati soprattutto da professionisti che lavorano in città e hanno trasformato Milano 2 in una città dormitorio. Gli spazi comuni, come i prati e i parchi, restano spesso deserti».

Fabrizio Rossitto, architetto, nella sua tesi di laurea ha raccontato le nascenti gated communities milanesi. «In particolare – dice – ho analizzato la Viscontina di Buccinasco. Settanta famiglie, di ceto medio alto, in 29 ville singole, 10 ville bi – familiari, 20 abitazioni a schiera. Quasi tutte le famiglie hanno figli, ci sono anche anziani ma non giovani coppie e tantomeno single. C’è una portineria con custode e telecamere di sorveglianza. In caso di visite, l’inquilino ospitante deve recarsi all’ingresso per ricevere e permettere di entrare all’ospite. I confini sono ben segnati da muri di cinta alti tre metri oppure da una fitta siepe di rovi. Si vive nello stesso spazio protetto ma non c’è vita comune: non vengono mai organizzate ricorrenze o festeggiamenti. Caratteristiche principali sono la tranquillità e la cura del verde: non a caso è stato girato qui uno spot del Mulino bianco della Barilla».

L’ex studente ha analizzato anche un altro complesso di Buccinasco,il Rovido. «Qui ci sono 380 famiglie, anche con giovani e single. Più che una gated community questo è un “vicinato difeso”, con cancelli elettrici e telecamere e tanti cartelli. “Stop. Proprietà privata. Non sostare e non passare”. “Area video – sorvegliata”. C’è chi ha installato telecamere – a volte finte – anche davanti alla propria porta. Ma la voglia di sicurezza a volte è a doppio taglio. Anche un malvivente può cercare in un “vicinato difeso” il rifugio ideale. E proprio al Rovido è stato arrestato un latitante della ‘ndrangheta calabrese».

Una notizia, questa, che non meraviglia certo il professor Agostino Petrillo. «Negli Stati Uniti, dove le gated communities e gli insediamenti protetti ospitano oggi un americano su otto, si è scoperto che la criminalità all’interno di queste comunità con cancello non è diversa da quella che c’è fuori. Negli Usa le gated sono vere e proprie città costruite dalla metà degli anni ‘80 in poi. Con la crisi dell’agricoltura, ad esempio, sono stati abbandonati gli aranceti attorno a Los Angeles e in quelle grandissime aree vuote sono state costruite le città protette. A favorire questi nuovi insediamenti è stata, negli anni ‘90, anche la possibilità di poter lavorare a casa, con il computer. Ma anche quelle comunità sono in declino, perché ci si è accorti che vivere con persone “uguali” a te è rassicurante ma anche noioso. E con la crisi si è capito che le città offrono più occasioni di lavoro. In Italia questi spazi ampi non ci sono, l’urbanizzazione è già altissima. Ma i nuovi progetti raccontano che anche da noi sta avanzando la voglia di cercare un’isola, un rifugio. C’è un’idea di salvezza personale che non passa più da una dimensione collettiva urbana. A spingere sono l’insicurezza e la paura, che sono il marketing di queste città blindate».

Alla cascina Vione c’è una chiesa, dedicata a San Bernardo. Anche questa è di proprietà dei nuovi abitanti. «È ancora consacrata. Si potranno celebrare matrimoni e battesimi. Pagando il servizio, magari si potrà chiamare un sacerdote la notte di Natale. Sarà bellissimo».

da: ALTRI MONDI.


Gli indicatori di integrazione: strumento di buon governo e di supporto agli amministratori locali, Mutamento Sociale n.29 – Dicembre 2010

Gli indicatori di integrazione: strumento di buon governo e di supporto agli amministratori locali
Paper presentato al seminario europeo: “Politiche trasversali e piani locali d’integrazione degli stranieri: quali strategie mettere in campo?
di Luigi Mauri


Decreto flussi 2010: 80mila nuovi ingressi e 12mila conversioni

Decreto flussi 2010: 80mila nuovi ingressi e 12mila conversioni
Come anticipato dal sito “Stranieri in Italia”, il testo del decreto flussi 2010 autorizzerà oltre 80mila ingressi – di cui circa 50mila per lavoratori subordinati provenienti da paesi che hanno accordi di cooperazione in materia migratoria con l’Italia – e permetterà la conversione di 12mila permessi di soggiorno, rilasciati ad altro titolo, in permessi per lavoro.
Leggi tutto all’indirizzo:


XII RAPPORTO SULL’IMMIGRAZIONE IN PROVINCIA DI MILANO, Milano, 9 dicembre 2010

XII RAPPORTO SULL’IMMIGRAZIONE IN PROVINCIA DI MILANO:
IN DIECI ANNI PERCENTUALI TRIPLICATE, SI TOCCA QUOTA 418 MILA IRREGOLARI IL 16,5%, CRESCE L’ETA’ MEDIA E IL LIVELLO DI ISTRUZIONE

Milano, 9 dicembre 2010. La Provincia di Milano, assessorato alle Politiche sociali, presenterà domani, 10 dicembre, alle ore 11, presso la sala Pedenovi di Palazzo Isimbardi (Milano, via Vivaio, 1) il

XII RAPPORTO SULL’IMMIGRAZIONE STRANIERA NELLA PROVINCIA DI MILANO

Saranno presenti

Massimo Pagani, assessore alle Politiche sociali della Provincia di Milano

Gian Carlo BlangiardoAlessio Menonna della Fondazione Ismu

Nel volume si espongono in modo dettagliato per la provincia di Milano i risultati delle elaborazioni ricavate dalle indagini del 2008 e del 2009 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità.

La provincia di Milano, con 418mila presenze, di cui 69mila irregolari, si conferma come la prima realtà lombarda con il 35,7% della quota regionale.

Una presenza che si è più che triplicata negli ultimi dieci anni, considerando anche lo scorporo della Provincia di Monza e Brianza.

L’età media dei cittadini immigrati passa dai 28 anni del 1997 ai 34 anni del 2009, e cresce anche il livello di istruzione: se nel 1997 il 10,3% dichiarava di non aver nessun titolo di studio, nel 2009 questa soglia si è dimezzata, assestandosi intorno al 5,3%.

Quanto alla fotografia della provincia, al 1° luglio 2009 il 56,6% degli immigrati complessivi in provincia di Milano – ed in particolare il 64,5% della sub-componente irregolare, 45mila unità su un totale di 69mila – viveva nel Comune capoluogo, che accentra così 237mila presenze da Paesi a forte pressione migratoria, ovvero più di un sesto della popolazione complessiva della medesima metropoli.

Capoluogo a parte, all’interno della provincia di Milano i distretti socio-sanitari con le maggiori numerosità straniere al proprio interno sono, nell’ordine, quelli diSesto San Giovanni (con 21mila unità), Cinisello (con 17mila), Garbagnate Milanese (con 16mila), Legnano (con 15mila), Vimodrone (anch’esso con quasi 15mila), San Donato (con 14mila) e Rho (con 11mila).  Al di sotto delle 10mila unità si collocano poi nell’ordine gli ambiti di Corsico, Magenta, Melzo, Gorgonzola, Rozzano, Trezzo, Abbiategrasso e Castano Primo. Chiudono la graduatoria le zone di Paullo e Pieve Emanuele, con all’incirca 4mila unità a testa, e decisamente in ultimo l’area milanese del distretto di Sant’Angelo Lodigiano (ovvero il singolo comune di San Colombano al Lambro), con solamente 640 unità.

In occasione della presentazione, verrà distribuita a tutti i presenti la copia del volume che affronta nel dettaglio i seguenti argomenti:

Aspetti quantitativi e la tipologia della presenza

Le aree ed i Paesi di provenienza

Il fenomeno dell’irregolarità

L’immigrazione straniera nei distretti socio-sanitari

Le caratteristiche strutturali (genere, età, religione, istruzione)

L’anzianità della presenza (in Italia e in provincia)

La condizione lavorativa

La condizione abitativa e familiare

Analisi dei distretti della provincia di Milano: distribuzioni di frequenza e principali indicatori

Scheda di approfondimento I. Partecipazione al voto e orientamenti elettorali

Scheda di approfondimento II. Aspetti dell’integrazione

Allegato metodologico. Valutazione del livello di integrazione

della popolazione straniera immigrata

Appendice statistica 1. Distribuzione provinciale delle principali variabili: un confronto con la realtà regionale

Appendice statistica 2. Distribuzione provinciale delle principali variabili: un confronto con la realtà regionale 2008


Presentazione del XII rapporto sull’immigrazione straniera, Provincia di Milano, 10 dicembre 2010, Palazzo Isimbardi, Via Vivaio 1