Redditi e ricchezza degli italiani, 2013


ricchitaliaAlla fine del 2010 la ricchezza lorda delle famiglie italiane era pari a circa 9.525 miliardi di euro, corrispondenti a poco meno di 400 mila euro in media per famiglia. Le attività reali rappresentavano il 62,2 per cento della ricchezza lorda, le attività finanziarie il 37,8 per cento. Le passività finanziarie, pari a 887 miliardi di euro, rappresentavano il 9,3 per cento delle attività complessive.
Tra la fine del 2009 e la fine del 2010 la ricchezza netta complessiva a prezzi correnti è rimasta invariata; a prezzi costanti (utilizzando il deflatore dei consumi) si è ridotta nel 2010 dell’1,5 per cento. Dalla fine del 2007, quando l’aggregato ha raggiunto il suo valore massimo, il calo è stato pari al 3,2 per cento.
Alla fine del 2010, la ricchezza in abitazioni a prezzi di mercato detenuta dalle famiglie italiane era stimata in circa 4.960 miliardi di euro. In termini nominali la ricchezza abitativa è aumentata dell’1 per cento rispetto alla fine del 2009 (-0,5 per cento in termini reali).
L’aumento delle attività reali (1,1 per cento) è stato compensato da una diminuzione delle attività finanziarie (0,8 per cento) e da un aumento delle passività (4,2 per cento).
Nel confronto internazionale le famiglie italiane mostrano un’elevata ricchezza, pari, nel 2009, a 8,3 volte il reddito disponibile, contro l’8 del Regno Unito, il 7,5 della Francia, il 7 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 4,9 degli Stati Uniti). Le famiglie risultano inoltre relativamente poco indebitate: l’ammontare dei debiti è pari all’82 per cento del reddito disponibile (in Francia e in Germania è di circa il 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone è del 130 per cento, nel Regno Unito del 170 per cento).

Reddito minimo, le condizioni per farlo | Antonio Schizzerotto e Ugo Trivellato, in LaVoce.info


Dai dati si possono trarre interessanti conclusioni sul Rg:

  • ha effetti più marcati tra gli immigrati che tra i nativi, per la buona ragione che tra le famiglie che hanno accesso al Rg, le condizioni di vita dei primi sono mediamente peggiori;
  • produce una riduzione dei rischi di trovarsi in condizioni di severa deprivazione materiale e lo fa in misura davvero incisiva nel caso delle famiglie immigrate;
  • aumenta significativamente le capacità di spesa mensile per alimentari degli immigrati, ma non per i nativi (per i quali rimane sostanzialmente invariata), perché questi ultimi appartengono molto più spesso dei primi a famiglie di dimensioni assai ridotte, composte da soggetti anziani e con minori bisogni di carattere alimentare;
  • consente significativi incrementi della spesa mensile in beni durevoli, e lo consente più per i nativi che per gli immigrati proprio perché i primi devono sostenere minori spese alimentari.
  • le misure di attivazione previste dal Rg non producono effetti incisivi sull’occupazione (si noti che le variazioni nel tasso di partecipazione alla forza lavoro e nel tasso di disoccupazione sono dello stesso segno, peraltro negativo per i nativi e positivo per gli immigrati). Naturalmente, quest’ultimo risultato va giudicato alla luce della generale contrazione dell’occupazione indotta dalla crisi economica e tenendo conto che, in ogni caso, il Rg non genera alcun disincentivo alla partecipazione al mercato del lavoro.

tutto l’articolo è qui  Reddito minimo, le condizioni per farlo | Antonio Schizzerotto e Ugo Trivellato.

convegno “Redditi, lavoro e famiglie. Disuguaglianze e politiche redistributive al tempo della crisi” organizzato dalla Fondazione Ermanno Gorrieri il 23 e 24 novembre a Modena


video del convegno “Redditi, lavoro e famiglie”

Sono online le registrazioni video del convegno “Redditi, lavoro e famiglie. Disuguaglianze e politiche redistributive al tempo della crisi” organizzato dalla Fondazione Ermanno Gorrieri il 23 e 24 novembre a Modena.

I redditi delle professioni sanitarie. Farmacisti e medici si confermano i più “ricchi”


I redditi delle professioni sanitarie. Farmacisti e medici si confermano i più “ricchi” 
31 MAG - Pubblicati dal Dipartimento di Finanza Pubblica i

nuovi dati relativi al periodo d’imposta 2010.

Sul podio restano notai (con oltre 290.600 euro), seguiti da farmacisti (109.200 euro) e studi medici (69.300 euro). In crescita rispetto al 2009, “in linea con la temporanea ripresa economica”.

Leggi…

Qualche tabella sulle PENSIONI dei politici della prima e seconda Repubblica


Ho sostenuto con convinzione tutte le riforme pensionistiche che sono state approvate a partire dagli anni ’90.

Con l’esito (GIUSTO DAL PUNTO DI VISTA DELLE POLITICHE SOCIALI) che andrò in pensione a 66 anni solo quando avrò raggiunto l’età anagrafica. Nessuna pensione di anzianità per me. E, ripeto è GIUSTO così.

Tuttavia queste tabelle fanno girare i coglioni. Tanto più che alcuni sono quelli che ancora inquinano la politica nazionale e che fra di essi c’è un istigatore di assassinii politici. E’ un livido professore di Padova che rideva quando gambizzarono il suo collega Guido Petter

Paolo Ferrario (1948 – ), NON pensionato, formatore in regime di libera professione dal 1994. E dunque “prevecchio precario”

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Qualche tabella sulle PENSIONI dei politici della prima e seconda Repubblica

(con il cursore sopra ad ogni diapositiva si può fermarla e leggerla con attenzione)

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La mobilità sociale fornisce indicazioni su quanto, all’interno di una società, un individuo ha probabilità reali di passare da una classe sociale ad un’altra …. da EULAB consulting n. 16, 2012


La mobilità sociale fornisce indicazioni su quanto, all’interno di una società, un individuo ha probabilità reali di passare da una classe sociale ad un’altra, modificando la sua condizione socio-economica di partenza.

Secondo  un’indagine ISTAT del 2003 nel nostro Paese si riscontra una bassa mobilità tra le classi sociali in relazione alla classe di origine. La competizione per l’occupazione dello spazio sociale continua ovunque a essere influenzata direttamente dalla classe di origine, che mette a disposizione dei propri figli – in quote variabili – tre tipi di risorse: economiche, culturali e sociali. Gli individui, sulla base delle risorse familiari, avviano un percorso di istruzione e formazione, all’interno del quale spendono i propri talenti e le proprie abilità personali, per giungere ad accedere al mercato del lavoro e approdare alla classe sociale di destinazione.

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da Newsletter N°16 – Tale padre, tale figlio?.

Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati, cadavrexquis


vedo che c’è chi, indignato, protesta e manifesta contro – tra le altre cose – l’alto debito pubblico italiano dichiarando che “non è il mio debito”, sottintendendo quindi che a pagare dovranno essere altri o, ancora meglio, che bisognerebbe seguire l’esempio dell’Islanda. E invece il problema è proprio questo: l’enorme debito pubblico dell’Italia è anche il debito di ciascuno di noi (non soltanto, ma anche), che in un modo o nell’altro ne abbiamo tratto qualche vantaggio. Anche se, per esempio, non siamo banchieri o politici di professione – tanto per indicare due dei gruppi che più spesso finiscono sul banco degli imputati. Magari conosciamo qualcuno che è andato in pensione in giovane età e da allora percepisce un assegno mensile, il cui valore totale ha certamente già superato tutti i contributi versati. Oppure qualcun altro che lavora nell’ipertrofico settore pubblico. O qualcun altro, ancora, che coltiva una di quelle attività artistiche possibili solo grazie ai finanziamenti pubblici, perché nessuno tirerebbe fuori un euro di tasca sua per averle (Mai sentito parlare di quei film che costano più in finanziamenti statali di quanto poi incassino al botteghino? Qualcuno ha mai letto l’elenco dei film sponsorizzati dall’ente – pubblico – pugliese per il cinema?). Poi gli stessi che proclamano di non avere nulla a che fare con “questo debito”, sono anche quelli che vorrebbero avere il “salario minimo garantito” – per il solo fatto di esistere, per la loro bella faccia, suppongo – oppure vivere di arte – e che cos’è l’arte lo stabiliscono loro, ovviamente -, perché andare tutti i santi giorni in ufficio a lavorare è cosa troppo volgare, da prosciugargli lo spirito creativo. Chissà da dove pensano di cavare i soldi.

Quando lo Stato apriva i cordoni della borsa per elargire denaro pubblico, ne hanno – ne abbiamo – approfittato in tanti e, contrariamente a quanto farebbe singolarmente ognuno di noi (o, per lo meno, a quanto ho fatto io con il mio mutuo), non abbiamo fiatato quando sono stati fatti altri debiti perché i contanti non bastavano più. Senza contare, poi, che molti di questi prestiti li hanno fatti molti di noi allo Stato, sottoscrivendo Bot, Btp, Cct e via discorrendo: in questo caso, oltre che il “nostro debito”, è anche il “nostro credito”, e io già me la vedo, una bella guerra civile in cui metà della popolazione si rifiuta di restituire all’altra metà i soldi che ha preso in prestito (anche se, naturalmente, le cose sono più intricate di quanto si potrebbe ipotizzare con una divisione così netta, puramente accademica). Ho il sospetto che, se già siamo nella merda così, le ricette campate per aria degli indignados nostrani ci garantirebbero il colpo di grazia definitivo.

da cadavrexquis: Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati.

Istat, aumento della spesa previdenziale nel 2009


L’Istat evidenzia un aumento della spesa previdenziale nel 2009.
Nel 2009 l’importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in Italia e’ stato di 253.480 milioni, in aumento del 5,1% rispetto al 2008.
Lo rileva l’Istat nell’indagine sui trattamenti pensionistici e beneficiari pubblicata oggi. La spesa per il 2009 corrisponde al 16,68% del prodotto interno lordo (Pil). La quota sul Pil e’ cresciuta di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Quasi la metà dei pensionati (46,5%) italiani ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro.

Giovanni VECCHI, In ricchezza e in povertà, Il Mulino, 2011


G. VECCHI

In ricchezza e in povertà

Il benessere degli italiani dall’Unità a oggi


Collana “Fuori collana”

pp. 528, € 40,00
978-88-15-14930-5
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 23/06/2011

Copertina 14930



Una ricerca straordinaria sulle condizioni di vita degli italiani, dal 1861 al 2011: nel ripercorrere i 150 anni di storia unitaria il libro documenta i successi e i ritardi con cui il progresso economico ha distribuito i propri benefici alla popolazione. Nel corso di un secolo e mezzo – un tempo breve quanto un battito di ciglia se si usa il metro della storia – il benessere degli italiani ha compiuto un balzo di di­mensioni epocali. Sconfitte la fame e la miseria, l’ignoranza e la malattia, abbiano raggiunto un benessere pari a quello di pochi altri paesi al mondo. In termini di equità tuttavia non sempre e non tutti gli italiani sono riusciti a partecipare nella stessa misura alla parabola ascedente del paese. Né si può assumere che il benessere conseguito oggi esista anche domani. Questa ricostruzione storica – per quanto illuminante – non servirà a prevedere il futuro, ma indica con chiarezza ciò di cui il paese deve occuparsi nella prospettiva delle generazioni a venire.

Giovanni Vecchi è professore di Economia politica all’Università di Roma «Tor Vergata». Si occupa di teoria, misurazione e storia del benessere. Su questi temi ha pubblicato contributi sulle principali riviste internazionali. Partecipa, con la Ban­ca mondiale, alle missioni nei paesi in via di sviluppo per l’analisi delle condizioni di vita, povertà e disuguaglianza.


Pensioni: la “gamba” dei fondi integrativi


Fino a prima degli anni Novanta un sessantenne che andava in pensione con 40 anni di contributi da lavoro dipendente poteva contare su un assegno mensile pari al 77% dell’ultimo stipendio. Per un suo omologo del 2035 sarà invece del 58%, una quota che scenderebbe al 42% nel caso limite in cui fosse rimasto sempre precario. La “conversione” media (cioè il valore della pensione rispetto all’ultimo stipendio) dovrebbe comunque stabilizzarsi a qualcosa di più del 50% (dati calcolati dall’economista Felice Roberto Pizzuti nel Rapporto sullo Stato sociale 2011).

vai a: VoceArancio » Blog Archive » Pensione, chi gioca d’anticipo vince.

Crisi, l’Italia non è un paese per single – IL SALVAGENTE – quotidiano on-line dei consumatori


Di sicuro, l’Italia non è un paese per “single” visto che tanto le persone sole, pensionati ma anche molti 40-50enni, quanto i genitori soli con figli sono le fasce di popolazione più colpite dalla crisi.
È questo il quadro che emerge dalla ricerca “Famiglie italiane e stili di consumo” condotta nel 2010 dallo Ias, l’Istituto per gli affari sociali, oggi confluito nell’Isfol, l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, anticipato dal settimanale il Salvagente nel numero in edicola da domani e da oggi nel nostro negozio on line

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leggi qui: Crisi, l’Italia non è un paese per single – IL SALVAGENTE – quotidiano on-line dei consumatori.

Riccardo De Bonis, LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE NEL CONFRONTO INTERNAZIONALE, nelMerito.com


Parlare di ricchezza delle famiglie – di ricchezza finanziaria, reale e di debiti – è di moda. Ma, a ben guardare, gli economisti si sono sempre occupati della ricchezza. Il consumo delle famiglie dipende dal reddito disponibile, ma è influenzato anche dalla ricchezza. Le informazioni sugli strumenti finanziari – depositi, azioni, titoli, prodotti assicurativi – in cui le famiglie investono ci danno informazioni sulla loro propensione al rischio. La ricchezza fornisce segnali sulle caratteristiche dei sistemi finanziari, perché in ogni paese gli intermediari offrono alcuni strumenti piuttosto che altri, in virtù di regolamentazioni, potere di mercato e peso del fisco. Con la crisi dei sistemi pensionistici pubblici è diventato più importante che in passato lo studio degli strumenti che le famiglie accumulano per far fronte alla vecchiaia. Nella maggioranza dei paesi la ricchezza immobiliare delle famiglie è maggiore delle loro attività finanziarie, sollevando sempre interesse per l’evoluzione dei prezzi delle case.

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vai all’intero articolo qui: nelMerito.com – LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE NEL CONFRONTO INTERNAZIONALE.

Istat, Reddito e risparmio delle famiglie


Nel 2010 la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 12,1 per cento, registrando una diminuzione di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente; in particolare, nel quarto trimestre la propensione al risparmio delle famiglie è stata pari al 12,4 per cento, superiore di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma inferiore di 0,8 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2009.

Sempre nell’ultimo trimestre del 2010 il potere di acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali) è aumentato dello 0,8 per cento rispetto al trimestre precedente, tornando sui livelli registrati alla fine del 2009. Ciononostante, nel complesso del 2010 le famiglie hanno subito una riduzione del loro potere d’acquisto dello 0,6 per cento; nel 2009 la perdita di potere d’acquisto era stata molto più elevata e pari al 3,1 per cento.

Nel 2010 il tasso di investimento delle famiglie si è attestato all’8,9 per cento, 0,2 punti percentuali in più rispetto al 2009, grazie alla crescita del 3,8 per cento degli investimenti. Nel quarto trimestre 2010 il tasso di investimento si è attestato all’8,9 per cento, 0,2 punti percentuali in meno rispetto al trimestre precedente, a causa della riduzione dello 0,4 per cento degli investimenti delle famiglie.

da: Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società.

Un fisco Family Friendly: il “Fattorefamiglia” alla prova, Roma, 15 marzo 2011, Cnel, Viale Lubin 2


Un fisco Family Friendly: il “Fattorefamiglia” alla prova
Giornata di studio, organizzata da CISF, Forum delle Associazioni Familiari, Famiglia Oggi
Roma, martedì 15 marzo 2011
Cnel, Sala Parlamentino, Viale Lubin 2
Tutti riconoscono che l’attuale sistema fiscale è iniquo verso le famiglie con figli, tutti riconoscono
che occorrono interventi di sostegno alla natalità e alla responsabilità familiare, tutti riconoscono
che la famiglia è una risorsa insostituibile di coesione sociale, fiducia e sviluppo economico per il
“sistema Italia”.
Il Forum delle associazioni familiari su questo punto ha sostenuto fin dall’inizio la necessità di un doppio
riconoscimento: da un lato la centralità della famiglia come istituzione di bene comune socialmente
rilevante … dall’altro il necessario sostegno ai suoi compiti e funzioni sociali, in primo luogo attraverso
la leva fiscale, ma anche con azioni di tutela della vita, di sostegno alle responsabilità educative, di
conciliazione famiglia-lavoro, di promozione per le giovani coppie.
In questa prospettiva il Forum ha lanciato una nuova proposta di riforma del sistema fiscale, il “Fattore-
Famiglia”, capace di costruire un sistema finalmente equo per le famiglie con carichi familiari, ...
Il FattoreFamiglia modifica l’attuale sistema facendo sì che a parità di reddito, una famiglia con tre figli
paghi molte meno tasse rispetto ad una famiglia che non ha figli; esso può inoltre riconoscere altri fattori
di difficoltà familiare (quale, ad esempio, presenza di disabili), sostenendo così la famiglia nei suoi
compiti di cura.

Sotto la pelle dello Stato: rancore, cura operosità , di Aldo Bonomi, Feltrinelli, 2010


Nella palude. La fase attuale della politica italiana potrebbe essere efficacemente riassunta così: da una parte il populismo di territorio di marca leghista, dall’altra il populismo del sogno berlusconiano. Nel mezzo una sorta di populismo giustizialista, marcato dai segni inquietanti dell’invidia sociale. Il tratto comune di questi fenomeni sta nel rinserrarsi cieco nei propri egoismi territoriali, nelle invidie di vicinato, nel gossip televisivo

Mai come ora c’è stato bisogno di politica, in grado di ripensare i comportamenti collettivi nel contesto di spaesamento prodotto dalla globalizzazione.

Rancore, cura, operosità sono metafore sociali che indicano i modi differenti in cui i soggetti si relazionano di fronte alle difficili sfide poste dalla vita quotidiana. C’è un grave pericolo che bisogna evitare: la saldatura politica tra la “comunità del rancore”, con le sue paure già quotate da tempo al mercato della politica, e le preoccupazioni e le angustie degli “operosi” che pur con mille difficoltà fanno impresa nella globalizzazione. Solo coniugando insieme la “comunità di cura” figlia del welfare e fatta di operatori, medici, insegnanti, impresa sociale, volontariato, che quotidianamente si impegnano sul territorio per produrre inclusione sociale, con il mondo degli “operosi” si potrà costruire una società aperta. Sta in questo corno la sfida della fase attuale.

Parole chiave laFeltrinelli
volontariato,struttura e processi politici,economia del welfare,governo centrale,assistenza sociale e servizi sociali,italia­società,diritti civili e cittadinanza,stato sociale,cultura popolare,assistenza sociale
Genere
scienze sociali

Sotto la pelle dello Stato , libro di Aldo Bonomi su laFeltrinelli.it 9788807171994.

QUELLE RICCHE FAMIGLIE ITALIANE di Riccardo De Bonis , LAVOCE.INFO] Newsletter


Le famiglie italiane hanno una ricchezza consistente e una diseguaglianza relativamente bassa rispetto ad altri paesi. È soprattutto la proprietà diffusa delle abitazioni che ci contraddistingue, con una ricchezza immobiliare pari a oltre cinque volte il reddito disponibile. Ma la ricchezza fotografa l’oggi ed è il frutto di decisioni del passato. La nostra posizione soddisfacente si indebolirà progressivamente se l’Italia non tornerà a far crescere il reddito.

Il reddito disponibile delle famiglie nelle regioni italiane


Statistiche in breve
Periodo di riferimento: Anni 2006-2009
Diffuso il: 02 febbraio 2011


Nel periodo 2006-2009 il reddito disponibile delle Famiglie italiane si è concentrato, in media, per circa il 53 per cento nelle regioni del Nord, per il 26 per cento circa nel Mezzogiorno e per il restante 21 per cento nel Centro. Nel periodo considerato tale distribuzione ha mostrato alcune variazioni che hanno interessato principalmente il Nord-ovest, il quale ha visto diminuire la sua quota di 0,6 punti percentuali (dal 31,1 del 2006 al 30,5 per cento nel 2009) a favore di Centro e Mezzogiorno (+0,4 e +0,2 punti percentuali rispettivamente). La quota di reddito disponibile delle Famiglie del Nord-est è rimasta invariata al 22 per cento.

Il periodo analizzato ha poi visto il progressivo ridursi del tasso di crescita del Reddito disponibile nazionale, che è passato da un incremento del 3,5 per cento del 2006 ad una flessione del 2,7 per cento nel 2009, la prima dal 1995. L’impatto è stato più forte nel settentrione (-4,1 per cento nel Nord-ovest e -3,4 per cento nel Nord-est) e più contenuto al Centro (-1,8 per cento) e nel Mezzogiorno (-1,2 per cento). In generale, tale diminuzione è essenzialmente da attribuire alla marcata contrazione dei redditi da capitale, anche se, in alcune regioni (in particolare Piemonte e Abruzzo), un importante contributo negativo è venuto dal rallentamento dei redditi da lavoro dipendente.

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da: Il reddito disponibile delle famiglie nelle regioni italiane.

Alessandra Cicalini, Anziani amici dell’Italia, meno i giovani: il rapporto Eurispes | Muoversi Insieme


Vivere in Italia? Un piacere ancora diffuso, soprattutto tra gli anziani. È il risultato di uno dei sondaggi effettuati dall’Eurispes, contenuto nel suo Rapporto Italia 2011. Nel complesso, il giudizio sul presente e sul futuro prossimo della Penisola è in ribasso, ma la libertà di opinione, le bellezze storico-artistiche, il cibo e il clima alleviano l’aumento del senso di precarietà e la preoccupazione per le giovani generazioni. Ad avvertirla, sono innanzitutto queste ultime, in misura spiccata quelle che si collocano nella fascia d’età tra i 18 e i 24 anni, ma anche il 27,4% dei pensionati ultra-sessantacinquenni si sente in ansia per il futuro dei propri nipoti, veri o metaforici.

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l’intero articolo qui:

Anziani amici dell’Italia, meno i giovani: il rapporto Eurispes | Muoversi Insieme.

Alessandra Cicalini, La crisi e la spesa “last-minute” responsabile | Muoversi Insieme


La crisi economica ha costretto i cittadini a rivedere il proprio modo di fare la spesa, con il risultato, secondo una recente indagine, chei consumi sono tornati ai livelli del 1999. Non tutti, però, giudicano negativamente il cambiamento in atto: acquistare meno, anzi, potrebbe ridurre il numero dei rifiuti in circolazione, una battaglia in cui è impegnata già da diversi anni Last minute market. Nata come spin-off dell’Università di Bologna, la società si prefigge come scopo principale di mettere in contatto i produttori alimentari, alle prese con la costante necessità di smaltire le scorte invendute, con i soggetti che potrebbero averne bisogno …..

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leggi l’intero articolo qui: La crisi e la spesa “last-minute” responsabile | Muoversi Insieme.

per pagare meno tasse in certi casi conviene separarsi.


TASSE Più che sposarsi, per pagare meno tasse in certi casi conviene separarsi. Secondo l’Associazione per la legalità e l’equità fiscale(Lef), infatti, sono sempre più numerose le famiglie monoreddito che per risparmiare sull’Irpef decidono di percorrere la strada della falsa separazione matrimoniale. E nel caso di una famiglia con due figli e un imponibile monoreddito di 80mila euro, il risparmio può arrivare fino a 5mila euro: «Prima della separazione il marito pagava imposte per 29.170 euro. Se invece attua una finta separazione nella quale dichiara di dare un mantenimento di 20 mila euro alla moglie, ridurrà il proprio carico fiscale a 60mila euro. Non solo: passando anche un assegno per i figli consentirà di riapplicare le detrazioni a carico che sopra i 75mila euro di reddito si azzerano. La famiglia di finti separati nella nuova situazione dovrà presentare due dichiarazioni: il marito su 60mila euro di reddito, la moglie su 20mila euro. Alla fine, per il meccanismo della tassazione progressiva, il risparmio sarà di 4.519 euro: dai 29.170 euro pagati in precedenza dal marito si scende ai 24.651 euro versati in modo separato dai due coniugi. Oltra ad altri benefici: la casa tenuta a disposizione potrà essere ora considerata abitazione principale, tanto che non pagherà l’Ici e otterrà anche una riduzione della Tassa sui rifiuti» (Andrea Carli sul Sole 24 Ore).

da: VoceArancio » Blog Archive » La convivenza ora sfida il matrimonio.

Redditometro: Controlli sui redditi per mense e asili – Il Sole 24 ORE


Se la famiglia non paga, il figlio digiuna. Un aut aut estremo, imposto da alcuni comuni ai genitori morosi che non saldano il conto con le rette di mense scolastiche, asili, scuolabus e altri servizi messi a disposizione dei cittadini. L’ultimo in ordine di tempo è stato il comune di Padova, che ha deciso che a partire dal 1° settembre 2010 non saranno ammessi alle mense scolastiche i bambini le cui famiglie non abbiano estinto il debito con l’amministrazione. Ma c’è chi alle minacce preferisce la riscossione forzata: a Torino, per esempio, per il 15% di famiglie non in regola, scatta l’invio di un’ingiunzione e poi (se necessario) l’emissione di ruolo coattivo affidato a Equitalia.
Ad Ancona, invece, i mancati pagamenti sono pari al 4,6 per cento. Per gli asili, il comune invia ai genitori in debito una lettera-ultimatum: 20 giorni di tempo per pagare la retta o il figlio sarà espulso. Per gli altri servizi, invece, si procede all’iscrizione a ruolo. «La morosità è una caratteristica comune a tutte le fasce sociali e non solo a coloro che presentano l’Isee, il documento che misura la situazione economica familiare», spiegano dal comune di Perugia, dove il fenomeno è in via d’estinzione per gli asili nido (0,01%) e più elevato le mense (6%).
Accanto ai furbetti che non pagano, comunque, ci sono anche quelli che dichiarano il falso per ottenere una tariffa più bassa. Tanto che un numero crescente di comuni si sta attrezzando per attuare controlli speciali. A Torino, ad esempio, un’équipe di quattro funzionari incrocia i dati provenienti da diverse banche dati (anagrafe comunale, Siatel-Banca dati dell’anagrafe tributaria, catasto e conservatoria nazionale e Inps).
In molte città, poi, l’amministrazione ha coinvolto la Guardia di finanza. A Bari il protocollo d’intesa è stato siglato nel 2007. A Perugia, invece, la convenzione con la Gdf è ancora in preparazione, mentre a Napoli ci si affida al sistema fai-da-te: «Vengono effettuati dei controlli a campione – spiegano da palazzo San Giacomo –, ma per alcune misure è stato necessario anche incrociare i dati del pubblico registro automobilistico e della Camera di commercio».
I risultati dei controlli variano molto (si veda l’articolo a fianco). Quel che è certo, comunque, è che le false dichiarazioni si distribuiscono tra diverse fasce di reddito, così come i mancati pagamenti: da Bologna a Potenza, da Milano a Torino, dove – solo per citare un esempio – il 26% delle notifiche per morosità riguarda le famiglie con tariffa minima e il 39% quelle con tariffa massima. Un fenomeno che ha spiegazioni sociologiche profonde, ma che certamente dipende anche dalla crisi economica.
Gli effetti della recessione, d’altra parte, li si legge anche negli Isee. Secondo l’Inps, nel 2009 sono state presentate 6,87 milioni di dichiarazioni, il 17% in più del 2008. Segno che il “riccometro” è sempre più usato dagli enti locali e dalle famiglie che chiedono sconti o esenzioni. Ma il dato veramente interessante è il reddito medio, passato dai 12mila euro del 2008 ad appena 10.035 euro per famiglia. Con un calo che è stato ancora più forte al Sud: nelle regioni meridionali, da cui proviene quasi il 60% degli Isee, non si arriva a 8.300 euro.
Altro problema legato alla crisi è la scarsa attualità degli Isee: l’autocertificazione, infatti, va redatta sulla base dell’ultima dichiarazione dei redditi e vale 12 mesi. Ad esempio, per i nidi, alcuni comuni prevedono che la domanda sia fatta entro il 30 giugno con l’Isee relativo ai redditi del 2009, mentre altri si limitano a chiedere un Isee valido (quindi anche elaborato sui redditi del 2008).
Ecco perché molti enti locali hanno introdotto dei correttivi per consentire alle famiglie di far valere il peggioramento delle condizioni occupazionali. A Torino, ad esempio, si può chiedere il ricalcolo dell’Isee in base alle nuove condizioni di reddito e di lavoro. Mentre in altre realtà, come Sant’Arcangelo di Romagna, il bando dell’anno scorso che assegnava un contributo alle famiglie in difficoltà prendeva a riferimento l’Isee calcolato sui redditi 2008, ma lo “correggeva”: riduzione di reddito del 100% in caso di disoccupazione senza indennità; del 60% per la disoccupazione ordinaria; del 40% per la mobilità; del 25% per la Cig parziale. Piccole mosse, ma fondamentali, per salvaguardare l’attualità dell’indicatore.

Sindaci a caccia dei furbi di mense e asili – Il Sole 24 ORE

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