Paolo Ferrario, Dai dischi agli Mp3, lungo il percorso delle menti musicali degli over sessantenni | in Muoversi Insieme di Stannah

Ancora sul tema OGGETTI E TECNOLOGIE IN RAPPORTO ALL’ INVECCHIAMENTO BIOGRAFICO E DEMOGRAFICO

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Su Muoversi Insieme di Stannah abbiamo già parlato del rito” del festival di Sanremo che si rinnova ogni anno all’avvicinarsi della primavera. In quelle serate ci viene ricordato che le parole e le musiche ascoltate dal palcoscenico accompagnano da sessant’anni la storia della società italiana e le nostre personalissime biografie. In quest’articolo prenderemo in analisi un altro aspetto della “memoria musicale” inscritta nelle persone che hanno vissuto quest’arco di tempo: vogliamo mettere al centro dell’indagine i cambiamenti delle tecnologie che rendono possibile l’ascolto e i loro effetti sulle abitudini e comportamenti. 

vai all’intero articolo qui: Dai dischi agli Mp3, lungo il percorso delle menti musicali degli over sessantenni | Muoversi Insieme

Scaletta dell’articolo:

  • il Giradischi e i 78 giri
  • i 33 giri e le loro copertine
  • i 45 giri ed il juke box
  • effetti sulla popular music degli anni ’50
  • le audio cassette e la musica diffusa attraverso le antologie personali
  • i Compact Disk
  • Mp3 e Ipod
  • le attuali possibilità di condivisione

la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale in Italia è pari al 24,5% (nel 2010 sono più di 14,7 milioni gli italiani in questa condizione) | Centro Studi Sintesi

RISCHIO DI POVERTA’ O DI ESCLUSIONE SOCIALE

09/02/2012 Secondo il rapporto pubblicato da Eurostat l’8 febbraio 2012 la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale in Italia è pari al 24,5% (nel 2010 sono più di 14,7 milioni gli italiani in questa condizione). Si tratta di un’incidenza superiore al caso di Francia (19,3%), Germania (19,7%), Regno Unito (23,1%) e al dato medio dell’Unione Europea (23,4%). Nettamente peggiore la situazione di Spagna e Grecia laddove il rischio di povertà o di esclusione sociale interessa rispettivamente il 25,5% e il 27,7% della popolazione.

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da RISCHIO DI POVERTA’ O DI ESCLUSIONE SOCIALE | Centro Studi Sintesi.


Istat, Noi Italia 2012


Théo Angelopoulos: come vivere dentro la crisi, intervista a Rai-Ballarò, 10 gennaio 2012

Vedi anche:

Serge Latouche e la crisi economica del 2008 ed anni seguenti, da Rai 3 Ballarò, 31 gennaio 2012


Istat ‘La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2011


Ministero del lavoro, I servizi alle persone senza dimora


Istat il 43,7% delle famiglie dichiara un peggioramento della propria situazione economica nell’ultimo anno

Istat: la soddisfazione degli italiani

Dati regione per regione

(regioni.it) Secondo l’Istat il 43,7% delle famiglie dichiara un peggioramento della propria situazione economica nell’ultimo anno.
Si tratta di un’indagine sulla soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2011. Le interviste risalgono a marzo.
Sostanzialmente gli italiani sono soddisfatti della famiglia e degli amici, della salute e delle attività svolte del tempo libero ma non tanto delle condizioni economiche che, in quasi un caso su due delle famiglie, sono in peggioramento.
Il voto che gli italiani danno della propria vita – in una scala da 0 a 10 – e’ piu’ che sufficiente: si attesta mediamente su 7,1; e’ maggiore al Nord. Cio’ che pesa di piu’ nella vita degli italiani sono il traffico e il parcheggio dell’auto.
Il Nord presenta un valore medio di soddisfazione pari a 7,2, il Centro pari a 7,1 ed il Mezzogiorno un valore di 7,1.
Nell’indagine Istat ‘La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2011′ si rileva in particolare, a livello regionale, le quote maggiori di individui che si definiscono molto soddisfatti si rilevano in Trentino-Alto Adige (45,7%), Friuli-Venezia Giulia (41,9%), Emilia-Romagna (40,4%) e Toscana (40,3%); le piu’ basse in Campania (21,6%), Molise (25,9%), Puglia (29,2%) e Sicilia (29,4%).
Sulle relazioni amicali, le persone molto soddisfatte risiedono soprattutto al Nord (28%), seguite da quelle del Centro (25%) e poi del Mezzogiorno (19,3%). In particolare, si definiscono molto soddisfatti i residenti in Trentino-Alto Adige (33,5%), Friuli-Venezia Giulia (30,9%) e Umbria (29,6%), mentre la quota piu’ bassa di molto soddisfatti si rileva in Campania (15,2%).
Nel Nord la soddisfazione per il proprio stato di salute è piu’ diffusa che nelle altre ripartizioni: l’83,3% della popolazione si dichiara molto o abbastanza soddisfatto rispetto al 78,8% del Mezzogiorno e cio’ nonostante il processo di invecchiamento sia piu’ avanzato nell’Italia settentrionale.
Le quote maggiori di persone soddisfatte del proprio stato di salute si registrano nelle regioni del Nord-est: Trentino-Alto Adige (87,2%), Friuli-Venezia Giulia (82,8%) e Valle d’Aosta (82,7%); quelle piu’ basse nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare Calabria (75,9%), Sardegna (78,1%) e Campania (81,0%).
A livello territoriale, si evidenzia un graduale aumento dell’insoddisfazione passando dal Nord al Sud: gli occupati molto soddisfatti sono, infatti, il 16,3% nel Nord, il 15,1% al Centro e il 12,1% nel Mezzogiorno.
La quota di occupati abbastanza soddisfatti del proprio lavoro non presenta rilevanti variazioni territoriali. La maggiore diffusione della soddisfazione per il lavoro tra le donne rispetto agli uomini si riscontra soprattutto nel Nord e nel Mezzogiorno.

 

Testo integrale

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newsletter – Regioni.it.


Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Avviso pubblico per la presentazione di progetti sperimentali da parte dei Comuni nei settori dell’’inclusione sociale e del contrasto alla povertà, della tutela dell’infanzia, dell’invecchiamento attivo, della non autosufficienza

Emanato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali un Avviso pubblico per la presentazione di progetti sperimentali da parte dei Comuni nei settori dell’’inclusione sociale e del contrasto alla povertà, della tutela dell’infanzia, dell’invecchiamento attivo, della non autosufficienza. Le risorse destinate al finanziamento dei progetti ammontano a 450.000 euro. I Comuni potranno presentare domanda, sia in forma singola che associata, con le modalità descritte nello stesso Avviso, entro le ore 12.00 del 30 novembre 2011; i progetti dovranno prevedere il coinvolgimento di Enti appartenenti al terzo settore ed essere sperimentali ed i Comuni dovranno co-finanziare almeno il 20% dell’ammontare del progetto.


Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati, cadavrexquis

vedo che c’è chi, indignato, protesta e manifesta contro – tra le altre cose – l’alto debito pubblico italiano dichiarando che “non è il mio debito”, sottintendendo quindi che a pagare dovranno essere altri o, ancora meglio, che bisognerebbe seguire l’esempio dell’Islanda. E invece il problema è proprio questo: l’enorme debito pubblico dell’Italia è anche il debito di ciascuno di noi (non soltanto, ma anche), che in un modo o nell’altro ne abbiamo tratto qualche vantaggio. Anche se, per esempio, non siamo banchieri o politici di professione – tanto per indicare due dei gruppi che più spesso finiscono sul banco degli imputati. Magari conosciamo qualcuno che è andato in pensione in giovane età e da allora percepisce un assegno mensile, il cui valore totale ha certamente già superato tutti i contributi versati. Oppure qualcun altro che lavora nell’ipertrofico settore pubblico. O qualcun altro, ancora, che coltiva una di quelle attività artistiche possibili solo grazie ai finanziamenti pubblici, perché nessuno tirerebbe fuori un euro di tasca sua per averle (Mai sentito parlare di quei film che costano più in finanziamenti statali di quanto poi incassino al botteghino? Qualcuno ha mai letto l’elenco dei film sponsorizzati dall’ente – pubblico – pugliese per il cinema?). Poi gli stessi che proclamano di non avere nulla a che fare con “questo debito”, sono anche quelli che vorrebbero avere il “salario minimo garantito” – per il solo fatto di esistere, per la loro bella faccia, suppongo – oppure vivere di arte – e che cos’è l’arte lo stabiliscono loro, ovviamente -, perché andare tutti i santi giorni in ufficio a lavorare è cosa troppo volgare, da prosciugargli lo spirito creativo. Chissà da dove pensano di cavare i soldi.

Quando lo Stato apriva i cordoni della borsa per elargire denaro pubblico, ne hanno – ne abbiamo – approfittato in tanti e, contrariamente a quanto farebbe singolarmente ognuno di noi (o, per lo meno, a quanto ho fatto io con il mio mutuo), non abbiamo fiatato quando sono stati fatti altri debiti perché i contanti non bastavano più. Senza contare, poi, che molti di questi prestiti li hanno fatti molti di noi allo Stato, sottoscrivendo Bot, Btp, Cct e via discorrendo: in questo caso, oltre che il “nostro debito”, è anche il “nostro credito”, e io già me la vedo, una bella guerra civile in cui metà della popolazione si rifiuta di restituire all’altra metà i soldi che ha preso in prestito (anche se, naturalmente, le cose sono più intricate di quanto si potrebbe ipotizzare con una divisione così netta, puramente accademica). Ho il sospetto che, se già siamo nella merda così, le ricette campate per aria degli indignados nostrani ci garantirebbero il colpo di grazia definitivo.

da cadavrexquis: Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati.


CARITAS ITALIANA , E. ZANCAN FONDAZIONE, Poveri di diritti

CARITAS ITALIANA , E. ZANCAN FONDAZIONE

Poveri di diritti

Rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia

Collana “Fuori collana”

pp. 272, € 22,00
978-88-15-23429-2
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 20/10/2011

Copertina 23429


Nel 1860, in un’Italia da costruire, Giuseppe Mazzini si interrogava sull’efficacia delle politiche di lotta alla povertà visto “l’accrescimento annuo delle emigrazioni di paese in paese, e d’Europa alle altre parti del mondo, e la cifra crescente degli istituti di beneficenza, delle tasse pei poveri, dei provvedimenti per la mendicità, bastano a provarlo. … la loro inefficacia a diminuire visibilmente quei mali, dimostra un aumento egualmente progressivo di miseria nelle classi alle quali tentano provvedere”. Accadeva 150 anni fa e accade anche oggi, con similitudini impressionanti: i diritti separati dai doveri, l’aiuto senza reciprocità e fraternità. Il povero ha anzitutto diritto di essere trattato come persona, non soltanto come individuo. La persona è relazioni, legami, spazio di vita. Senza la persona la lotta alla povertà finisce per essere cura che riduce il dolore ma non affronta il problema, è risposta senza soluzione. Il volume si articola in due parti. Nella prima vengono approfonditi i diritti dei poveri previsti dalla Costituzione e a livello internazionale. Molti sono ancora disattesi, anche perché non privilegiano l’incontro tra diritti e doveri, non valorizzano le capacità, non coinvolgono e promuovono la partecipazione dei poveri. Come nei precedenti Rapporti viene aggiornato e arricchito il quadro comparativo delle regioni, con parametri di spesa e di risposta. Seguono approfondimenti specifici, che evidenziano come fare e cosa non fare, se si vuole dare speranza alle persone e alle famiglie in difficoltà. La prima parte si chiude con proposte per far meglio fruttare gli investimenti, ottenere migliori indici di efficacia, superare il cronico sottoutilizzo delle risorse. La seconda parte si sofferma sul ruolo svolto dalla Chiesa nel contrasto della povertà economica. Tale ruolo si sviluppa attraverso azioni di studio, animazione, promozione e assistenza alle persone e famiglie in difficoltà. Vengono inoltre descritte, con dati aggiornati, le nuove tendenze di impoverimento della società italiana, secondo l’esperienza della Caritas. Approfondimenti specifici riguardano la condizione degli immigrati, la situazione delle aree montane e l’attività svolta dalle mense socio-assistenziali.

La Caritas Italiana è l’organismo pastorale della Chiesa italiana che opera dal 1971 per promuovere la testimonianza della carità e l’amore preferenziale per gli ultimi. Ciò si traduce in iniziative di educazione alla solidarietà, alla mondialità, all’interculturalità e alla pace; azioni di ricerca, sensibilizzazione e stimolo delle istituzioni e, se necessario, denuncia delle ingiustizie; interventi concreti di solidarietà locale o internazionale in situazioni di emergenza o sottosviluppo. La Fondazione “Emanuela Zancan” è una onlus di ricerca scientifica di rilevante interesse sociale. In questa veste realizza dal 1964 studi, ricerche e sperimentazioni nell’ambito delle politiche sociali, sanitarie, educative, dei sistemi di welfare e dei servizi alla persona. Svolge le sue attività grazie al contributo di molti studiosi ed esperti italiani e stranieri. Collabora con enti statali, regioni, province, aziende sanitarie, comuni, università, centri di studio italiani e internazionali e con soggetti privati operanti nell’area dei servizi alle persone.

Volumi – CARITAS ITALIANA , E. ZANCAN FONDAZIONE, Poveri di diritti.


Caritas Italiana – Fondazione Zancan XI rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia Poveri di diritti – Sintesi


Caritas Italiana – Fondazione Zancan 

Poveri di diritti, Rapporto su povertà ed esclusione sociale Caritas-Zancan, lunedì 17 la presentazione a Roma, Fondazione Emanuela Zancan

Sarà presentato lunedì 17 ottobre a Roma “Poveri di diritti”, l’undicesimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia realizzato a cura di Caritas Italiana e Fondazione “Emanuela Zancan” (ed. Il Mulino). La conferenza stampa di presentazione sarà ospitata nella prestigiosa cornice della Pontificia Università Gregoriana (Aula Tesi, piazza della Pilotta, 4) alle ore 11.
Di seguito il programma dell’evento:

Saluto iniziale
p. François-Xavier Dumortier sj – Rettore della Pontificia Università Gregoriana

Interviene
S.E. Mons. Mariano Crociata – Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana

Presentano il testo
Tiziano Vecchiato – Direttore della Fondazione Emanuela Zancan onlus
Walter Nanni – Capo Ufficio Studi e Formazione di Caritas Italiana

Introduce
mons. Giuseppe Pasini – Presidente della Fondazione Emanuela Zancan onlus

Conclude
mons. Vittorio Nozza – Direttore di Caritas Italiana

Coordina 

don Ivan Maffeis – Vicedirettore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana

daRicerca sociale >> “Poveri di diritti”: Rapporto su povertà ed esclusione sociale Caritas-Zancan, lunedì 17 la presentazione a Roma :: News >> Fondazione Emanuela Zancan Onlus – Centro Studi e Ricerca Sociale.


Istat, aumento della spesa previdenziale nel 2009

L’Istat evidenzia un aumento della spesa previdenziale nel 2009.
Nel 2009 l’importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in Italia e’ stato di 253.480 milioni, in aumento del 5,1% rispetto al 2008.
Lo rileva l’Istat nell’indagine sui trattamenti pensionistici e beneficiari pubblicata oggi. La spesa per il 2009 corrisponde al 16,68% del prodotto interno lordo (Pil). La quota sul Pil e’ cresciuta di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Quasi la metà dei pensionati (46,5%) italiani ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro.

Giovanni VECCHI, In ricchezza e in povertà, Il Mulino, 2011

G. VECCHI

In ricchezza e in povertà

Il benessere degli italiani dall’Unità a oggi


Collana “Fuori collana”

pp. 528, € 40,00
978-88-15-14930-5
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 23/06/2011

Copertina 14930



Una ricerca straordinaria sulle condizioni di vita degli italiani, dal 1861 al 2011: nel ripercorrere i 150 anni di storia unitaria il libro documenta i successi e i ritardi con cui il progresso economico ha distribuito i propri benefici alla popolazione. Nel corso di un secolo e mezzo – un tempo breve quanto un battito di ciglia se si usa il metro della storia – il benessere degli italiani ha compiuto un balzo di di­mensioni epocali. Sconfitte la fame e la miseria, l’ignoranza e la malattia, abbiano raggiunto un benessere pari a quello di pochi altri paesi al mondo. In termini di equità tuttavia non sempre e non tutti gli italiani sono riusciti a partecipare nella stessa misura alla parabola ascedente del paese. Né si può assumere che il benessere conseguito oggi esista anche domani. Questa ricostruzione storica – per quanto illuminante – non servirà a prevedere il futuro, ma indica con chiarezza ciò di cui il paese deve occuparsi nella prospettiva delle generazioni a venire.

Giovanni Vecchi è professore di Economia politica all’Università di Roma «Tor Vergata». Si occupa di teoria, misurazione e storia del benessere. Su questi temi ha pubblicato contributi sulle principali riviste internazionali. Partecipa, con la Ban­ca mondiale, alle missioni nei paesi in via di sviluppo per l’analisi delle condizioni di vita, povertà e disuguaglianza.



Pensioni: la “gamba” dei fondi integrativi

Fino a prima degli anni Novanta un sessantenne che andava in pensione con 40 anni di contributi da lavoro dipendente poteva contare su un assegno mensile pari al 77% dell’ultimo stipendio. Per un suo omologo del 2035 sarà invece del 58%, una quota che scenderebbe al 42% nel caso limite in cui fosse rimasto sempre precario. La “conversione” media (cioè il valore della pensione rispetto all’ultimo stipendio) dovrebbe comunque stabilizzarsi a qualcosa di più del 50% (dati calcolati dall’economista Felice Roberto Pizzuti nel Rapporto sullo Stato sociale 2011).

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Crisi, l’Italia non è un paese per single – IL SALVAGENTE – quotidiano on-line dei consumatori

Di sicuro, l’Italia non è un paese per “single” visto che tanto le persone sole, pensionati ma anche molti 40-50enni, quanto i genitori soli con figli sono le fasce di popolazione più colpite dalla crisi.
È questo il quadro che emerge dalla ricerca “Famiglie italiane e stili di consumo” condotta nel 2010 dallo Ias, l’Istituto per gli affari sociali, oggi confluito nell’Isfol, l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, anticipato dal settimanale il Salvagente nel numero in edicola da domani e da oggi nel nostro negozio on line

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Sono davvero in aumento le povertà urbane in Italia? Un mito da sfatare secondo Giovanni Sgritta

Sono davvero in aumento le povertà urbane in Italia? Un mito da sfatare secondo Giovanni Sgritta, professore di sociologia alla Sapienza di Roma e già componente della Commissione di indagine sull’esclusione sociale.

Partendo dai temi affrontati dai Quaderni del Welfare, Cittalia avvia una riflessione con i principali esperti italiani di povertà urbane, housing sociale e servizi locali per analizzare la risposta data dai vari livelli istituzionali alle principali istanze sociali e confrontarle con quanto realizzato negli altri paesi europei.

Sono davvero in aumento le povertà urbane in Italia? Un mito da sfatare secondo Giovanni Sgritta, professore di sociologia alla Sapienza di Roma e già componente della Commissione di indagine sull’esclusione sociale. Partendo dai temi affrontati dai Quaderni del Welfare, Cittalia avvia una riflessione con i principali esperti italiani di povertà urbane, housing sociale e servizi locali per analizzare la risposta data dai vari livelli istituzionali alle principali istanze sociali e confrontarle con quanto realizzato negli altri paesi europei.

Da quali indicatori è possibile notare un aumento della povertà familiare in Italia negli ultimi anni?
In realtà non c’è stato un aumento. È un tema che va sfatato, purtroppo. La povertà in Italia è relativamente stabile e ciò indica che le misure di contrasto non hanno funzionato. Uno dei caratteri della povertà in Italia è la sua ciclicità, il suo trasmettersi di generazione in generazione. Secondo l’indice di elasticità di trasmissione dell’ineguaglianza calcolato dall’Ocse, che misura la differenza di reddito fra genitori e figli, si rileva che in Italia per il 50% le diseguaglianze vengono ereditate da generazione a generazione, cosa che in altri paesi non succede o che avviene in misura minore che in Italia. In Italia la diseguaglianza è alta, permanente e si trasmette lungo le generazioni. Oltre che per questi elementi, il modello italiano di povertà si contraddistingue per il fatto che la povertà passa attraverso la famiglia.

Per quale ragione?
La povertà passa attraverso la famiglia perché aumenta con l’aumentare del numero dei figli e aumenta in situazioni specifiche come nelle famiglie numerose, in quelle monoparentali o anziane. In particolare, per quanto riguarda i figli minori, che vedono aumentare in maniera esponenziale la povertà con l’aumento numero dei figli, ciò non dipende dal fatto che i figli non lavorano ma dalla mancanza di efficaci politiche di sostegno. Nascere in famiglie povere significa condividere in solido la condizione di povertà del capofamiglia, uno stato che si trasmette ai figli soprattutto in famiglia monoreddito. In termini di povertà minorile, in Europa l’Italia è superata solo da Bulgaria, Romania e Lettonia.
Solo di recente si è fatto il punto sull’emergere delle nuove povertà ma nonostante sia un fenomeno sempre più visibile spesso lo si lascia a margine soprattutto nella programmazione degli interventi.

A quali ragioni adduce questa ondivaga attenzione sul tema?
Anche questo delle nuove povertà è stato un tema utilizzato per giustificare la mancanza di interventi in materia. La povertà è sempre la stessa ma in realtà sta aggredendo nuove categorie: abbiamo nuovi poveri non nuove povertà. La crisi in particolare ha messo in condizioni di povertà fasce di popolazione che prima erano protette. Gli effetti della crisi sul mercato del lavoro sono stati molto pesante perché si sono persi molti posti di lavoro, è aumentato il precariato e i precari hanno perso quel poco di lavoro che svolgevano. Qui è intervenuta un’altra funzione della famiglia, quella di fare da argine alla povertà: moltissimi posti di lavoro sono stati persi soprattutto dai figli e senza l’intervento delle famiglie la situazione sarebbe sfociata in un forte aumento dei livelli di povertà. Dice bene il direttore della Caritas torinese in un libro uscito poco tempo fa, “vino nuovi in otri vecchi”. Siamo di fronti a nuovi poveri e vecchie povertà.

Cosa non ha funzionato nelle strategie di intervento di sostegno alle famiglie?
L’elemento mancante continua a mancare ed è una misura di intervento di reddito minimo o di garanzia. Questa misura in Italia, unico paese in Europa assieme all’Ungheria, non esiste. Non è una misura contributiva ma è l’unica misura che potrebbe arginare la povertà in un soggetto che si trova di punto in bianco in una situazione di difficoltà. I vari libri bianchi e verdi del Ministero del Lavoro escludono che si possa metter mano ad una misura del genere.

Perché?
I motivi sono due. La valutazione della sperimentazione del reddito minimo d’inserimento, attuato quando Livia Turco era ministro degli affari sociali, lasciò perplessi per le modalità in cui venne gestita. C’erano state molte inefficienze, i comuni dimostrarono di essere incapaci di gestire questa misura, solo in poche realtà si realizzò un vero e proprio accompagnamento al lavoro che si unisse all’elargizione di denaro. Non aiutò il fatto che molti di questi comuni sperimentali si trovassero al sud e non erano in grado di compiere questo tipo di lavoro. Il secondo motivo è che in una fase di crisi i soldi non ci sono e questa è una misura molto costosa, che oggi viene sostituita da misure come pensioni di invalidità assegnate un po’ alla cieca in molte parti d’Italia. Poi si ha paura di una sorta di arrembaggio che potrebbe venire da situazioni di tipo assistenzialistico o parassitario pronte a mettere le mani su questo intervento e farlo diventare patologico. Il paese forse non è ancora pronto per questo tipo di interventi perché c’è bisogno di un forte senso civico per attuare misure simili.

Quali altri interventi sono stati lanciati in favore delle famiglie? E con quali risultati?
Una misura che ebbe una certa efficacia fu quella per il terzo figlio, che ha dato buoni risultati ma ora rimane solo la carta acquisti, un obolo di 40 euro sempre positivo perché sono soldi che entrano nelle tasche di chi non ha niente ma è una misura che è andata solo al 18 per cento delle famiglie in povertà assoluta, che equivale a circa il 2,3 per cento delle famiglie in assoluto, quindi cifre modeste. Il Bonus famiglia ha invece un vizio di forma, poiché va solo a bambini sotto ai tre anni e agli anziani sopra ai 65, lasciando fuori tutte le famiglie con bambini tra i tre anni e l’età maggiore, quindi una buona parte dei soggetti che sono entrati in difficoltà. Il resto è rappresentato da misure piccole e lo si vede dalla quota di spesa sociale che l’Italia devolve alla famiglia rispetto agli altri paesi. Siamo il paese che si vanta di essere più attento alla sue famiglie, ma solo a chiacchiere. Paesi come la Svezia fanno molto di più di quanto faccia l’Italia.

In che modo differiscono gli interventi adottati in Italia con quanto realizzato nel resto d’Europa?
Molti paesi sono legati ad una certa visione di società e del cittadino. Un piccolo esempio: da noi i figli sono figli e non cittadini, dipendono dalla famiglia e dai genitori e condividono la loro condizione. In altri paesi sono considerati cittadini e come tali non sarebbe giusto far pagare loro la condizione dei genitori, con un principio di carattere universalistico. Il secondo elemento è dovuto al fatto che in alcuni paesi negli anni Sessanta, con l’ingresso della donna nel mercato del lavoro, si è reagito immediatamente all’abbassamento della natalità con misure molto drastiche, che hanno creato una piattaforma di politiche sociali efficiente e adeguata (soprattutto nei paesi del Nord Europa). In questo modo sono riusciti ad evitare quel piccolo dramma del calo delle nascite che in Italia ci siamo creati da soli. Ora questi paesi presentano un alto tasso di occupazione femminile e un alto livello di natalità, l’esatto contrario di quanto avviene da noi.

Quali sono gli interventi più significativi che possono essere adottati per ridurre la pressione esistente sui nuclei familiari?
In questo momento è un po’ difficile perché bisognerebbe recuperare risorse dalla lotta all’evasione e cercare di destinarle alle fasce più deboli con interventi a favore dei poveri e dell’infanzia ma anche per realizzare azioni maggiori che riguardino la variabile virtuosa del fattore femminile. Se riuscissimo ad aumentare in maniera notevole l’occupazione femminile, come suggeriscono anche i parametri di Lisbona, avremmo un volano virtuoso di rilancio dell’economia della crescita. Questo vuol dire far aumentare le risorse disponibili in famiglia e al contempo una significativa riduzione dei rischi della povertà. Inoltre porterebbe alla nascita di un numero maggiore dei servizi, attivando così un circolo virtuoso che ha dato ottimi risultati in tutti i paesi in cui è stato adottato.

Articoli correlati


RISCHIO POVERTA’: I REDDITI NELLE CITTA’ ITALIANE | Centro Studi Sintesi

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L’indice del rischio di povertà locale esprime la percentuale di contribuenti che dichiarano un reddito inferiore ad una determinata soglia critica: tale soglia è variabile da comune a comune, in quanto dipende sostanzialmente dai differenti livelli di spesa per consumi delle famiglie, dalla dimensione media familiare e dal numero medio di percettori di reddito per ciascun nucleo familiare (ulteriori informazioni metodologiche sono disponibili nello studio in allegato).Considerando i 117 comuni capoluogo di provincia, si nota che nel 2008 circa il 12,2% dei contribuenti (1,2 milioni di individui) dichiara un reddito inferiore alla soglia media di povertà locale pari a 9.893 euro annui, a fronte del quale il reddito medio è di 26.434 euro.

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leggi tutto qui:

RISCHIO POVERTA’: I REDDITI NELLE CITTA’ ITALIANE | Centro Studi Sintesi.


Riccardo De Bonis, LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE NEL CONFRONTO INTERNAZIONALE, nelMerito.com

Parlare di ricchezza delle famiglie – di ricchezza finanziaria, reale e di debiti – è di moda. Ma, a ben guardare, gli economisti si sono sempre occupati della ricchezza. Il consumo delle famiglie dipende dal reddito disponibile, ma è influenzato anche dalla ricchezza. Le informazioni sugli strumenti finanziari – depositi, azioni, titoli, prodotti assicurativi – in cui le famiglie investono ci danno informazioni sulla loro propensione al rischio. La ricchezza fornisce segnali sulle caratteristiche dei sistemi finanziari, perché in ogni paese gli intermediari offrono alcuni strumenti piuttosto che altri, in virtù di regolamentazioni, potere di mercato e peso del fisco. Con la crisi dei sistemi pensionistici pubblici è diventato più importante che in passato lo studio degli strumenti che le famiglie accumulano per far fronte alla vecchiaia. Nella maggioranza dei paesi la ricchezza immobiliare delle famiglie è maggiore delle loro attività finanziarie, sollevando sempre interesse per l’evoluzione dei prezzi delle case.

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vai all’intero articolo qui: nelMerito.com – LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE NEL CONFRONTO INTERNAZIONALE.


STRATEGIE LOCALI DI LOTTA ALLA POVERTÀ: CITTÀ A CONFRONTO Ministero del lavoro – Cittalia



Le strategie urbane di lotta alla povertà: Cittalia presenta i Quaderni del welfare

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Le strategie urbane di lotta alla povertà: Cittalia presenta i Quaderni del welfare

altPovertà familiare, welfare locale, abitare sociale e integrazione dei rom sono i temi dei quattro Quaderni del Welfare realizzati da Cittalia nell’ambito del progetto “Strategie locali di lotta alla povertà: città a confronto”, realizzato in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in occasione dell’Anno Europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale.


Istat, Reddito e risparmio delle famiglie

Nel 2010 la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 12,1 per cento, registrando una diminuzione di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente; in particolare, nel quarto trimestre la propensione al risparmio delle famiglie è stata pari al 12,4 per cento, superiore di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma inferiore di 0,8 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2009.

Sempre nell’ultimo trimestre del 2010 il potere di acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali) è aumentato dello 0,8 per cento rispetto al trimestre precedente, tornando sui livelli registrati alla fine del 2009. Ciononostante, nel complesso del 2010 le famiglie hanno subito una riduzione del loro potere d’acquisto dello 0,6 per cento; nel 2009 la perdita di potere d’acquisto era stata molto più elevata e pari al 3,1 per cento.

Nel 2010 il tasso di investimento delle famiglie si è attestato all’8,9 per cento, 0,2 punti percentuali in più rispetto al 2009, grazie alla crescita del 3,8 per cento degli investimenti. Nel quarto trimestre 2010 il tasso di investimento si è attestato all’8,9 per cento, 0,2 punti percentuali in meno rispetto al trimestre precedente, a causa della riduzione dello 0,4 per cento degli investimenti delle famiglie.

da: Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società.


Seminario: CONTRASTARE LA POVERTÀ Lunedì 11 Aprile Fondazione Lazzati, Largo Corsia dei Servi 4, Milano

Programma:

Ore 9.30 – Saluto introduttivo ed apertura: Don Roberto Davanzo – CARITAS LOMBARDIA

Ore 10.00 – Interventi
  • Povertà e politiche di contrasto in Italia e in Europa - Emanuele Ranci Ortigosa – IRS
  • Povertà e politiche di contrasto in Lombardia- Daniela Mesini – IRS
  • Politiche ed interventi a sostegno dell’inclusione sociale - Giambattista Armelloni – ACLI Lombardia
  • Fronteggiare la crisi: le risposte delle diocesi lombarde - Luciano Gualzetti –Segretario FONDO FAMIGLIA e LAVORO
Ore 12.30 -Conclusioni: Mons. Eros Monti – Vicario per la VITA SOCIALE – Diocesi di Milano
Si prega di dare cortese conferma della propria partecipazione
ACLI LOMBARDIA – 02.86995618 –segreteria@aclilombardia.it – www.aclilombardia.it
LOMBARDIA SOCIALE – fpicozzi@irsonline.itwww.lombardiasociale.it


Un fisco Family Friendly: il “Fattorefamiglia” alla prova, Roma, 15 marzo 2011, Cnel, Viale Lubin 2

Un fisco Family Friendly: il “Fattorefamiglia” alla prova
Giornata di studio, organizzata da CISF, Forum delle Associazioni Familiari, Famiglia Oggi
Roma, martedì 15 marzo 2011
Cnel, Sala Parlamentino, Viale Lubin 2
Tutti riconoscono che l’attuale sistema fiscale è iniquo verso le famiglie con figli, tutti riconoscono
che occorrono interventi di sostegno alla natalità e alla responsabilità familiare, tutti riconoscono
che la famiglia è una risorsa insostituibile di coesione sociale, fiducia e sviluppo economico per il
“sistema Italia”.
Il Forum delle associazioni familiari su questo punto ha sostenuto fin dall’inizio la necessità di un doppio
riconoscimento: da un lato la centralità della famiglia come istituzione di bene comune socialmente
rilevante … dall’altro il necessario sostegno ai suoi compiti e funzioni sociali, in primo luogo attraverso
la leva fiscale, ma anche con azioni di tutela della vita, di sostegno alle responsabilità educative, di
conciliazione famiglia-lavoro, di promozione per le giovani coppie.
In questa prospettiva il Forum ha lanciato una nuova proposta di riforma del sistema fiscale, il “Fattore-
Famiglia”, capace di costruire un sistema finalmente equo per le famiglie con carichi familiari, ...
Il FattoreFamiglia modifica l’attuale sistema facendo sì che a parità di reddito, una famiglia con tre figli
paghi molte meno tasse rispetto ad una famiglia che non ha figli; esso può inoltre riconoscere altri fattori
di difficoltà familiare (quale, ad esempio, presenza di disabili), sostenendo così la famiglia nei suoi
compiti di cura.
Programma, informazioni
Modulo d’adesione


Sotto la pelle dello Stato: rancore, cura operosità , di Aldo Bonomi, Feltrinelli, 2010

Nella palude. La fase attuale della politica italiana potrebbe essere efficacemente riassunta così: da una parte il populismo di territorio di marca leghista, dall’altra il populismo del sogno berlusconiano. Nel mezzo una sorta di populismo giustizialista, marcato dai segni inquietanti dell’invidia sociale. Il tratto comune di questi fenomeni sta nel rinserrarsi cieco nei propri egoismi territoriali, nelle invidie di vicinato, nel gossip televisivo

Mai come ora c’è stato bisogno di politica, in grado di ripensare i comportamenti collettivi nel contesto di spaesamento prodotto dalla globalizzazione.

Rancore, cura, operosità sono metafore sociali che indicano i modi differenti in cui i soggetti si relazionano di fronte alle difficili sfide poste dalla vita quotidiana. C’è un grave pericolo che bisogna evitare: la saldatura politica tra la “comunità del rancore”, con le sue paure già quotate da tempo al mercato della politica, e le preoccupazioni e le angustie degli “operosi” che pur con mille difficoltà fanno impresa nella globalizzazione. Solo coniugando insieme la “comunità di cura” figlia del welfare e fatta di operatori, medici, insegnanti, impresa sociale, volontariato, che quotidianamente si impegnano sul territorio per produrre inclusione sociale, con il mondo degli “operosi” si potrà costruire una società aperta. Sta in questo corno la sfida della fase attuale.

Parole chiave laFeltrinelli
volontariato,struttura e processi politici,economia del welfare,governo centrale,assistenza sociale e servizi sociali,italia­società,diritti civili e cittadinanza,stato sociale,cultura popolare,assistenza sociale
Genere
scienze sociali

Sotto la pelle dello Stato , libro di Aldo Bonomi su laFeltrinelli.it 9788807171994.


PER UN PIANO NAZIONALE CONTRO LA POVERTÀ, di Cristiano Gori, LAVOCE.INFO

PER UN PIANO NAZIONALE CONTRO LA POVERTÀ

PDF dell'articolo
di Cristiano Gori
argomento Povertà Discriminazione
Le Acli hanno elaborato un Piano nazionale contro la povertà che corregge gli aspetti negativi della social card. Si tratta di una misura universale a sostegno delle famiglie in povertà assoluta, anche straniere se con residenza valida in Italia. Prevede un adeguamento dell’importo mensile, graduato in base al costo della vita del territorio. Alle erogazioni monetarie affianca servizi alla persona. Affida ai comuni un ruolo di regia e coinvolge il terzo settore. Nel primo anno bastano 300 milioni per avviare un percorso che può cambiare strutturalmente il welfare italiano.


QUELLE RICCHE FAMIGLIE ITALIANE di Riccardo De Bonis , LAVOCE.INFO] Newsletter

QUELLE RICCHE FAMIGLIE ITALIANE *

PDF dell'articolo
di Riccardo De Bonis
argomento Famiglia Finanza
Le famiglie italiane hanno una ricchezza consistente e una diseguaglianza relativamente bassa rispetto ad altri paesi. È soprattutto la proprietà diffusa delle abitazioni che ci contraddistingue, con una ricchezza immobiliare pari a oltre cinque volte il reddito disponibile. Ma la ricchezza fotografa l’oggi ed è il frutto di decisioni del passato. La nostra posizione soddisfacente si indebolirà progressivamente se l’Italia non tornerà a far crescere il reddito.


La povertà oltre la crisi, Convegno Acli, Roma 22 febbraio 2011

La povertà oltre la crisi PDF Stampa E-mail

Per un piano nazionale contro la povertàIl giorno 22 febbraio 2011 le Acli promuovono un convegno nazionale sul tema “La povertà oltre la crisi”.

L’anno europeo appena trascorso, dedicato proprio alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale, ha visto l’Associazione fortemente impegnata nel promuovere azioni, un pensiero condiviso e una proposta politica volta a prevenire e a combattere le situzioni di povertà, impoverimento ed esclusione sociale.

Nell’ambito del convegno, le varie sessioni approfondiranno l’azione sociale delle Acli sul fronte “povertà”.
In particolare nel corso della sessione mattutina verrà presentata la proposta, sostenuta dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, di un Piano nazionale contro la povertà.

Il Piano è l’esito di un lavoro di ricerca elaborato dalle Acli in collaborazione con un gruppo di ricercatori coordinati da Cristiano Gori, docente di politiche sociali alla Cattolica di Milano. I primi risultati della ricerca furono anticipati in occasione della Conferenza organizzativa e programmatica, tenutasi a Milano nell’aprile del 2010.

Nel corso del pomeriggio, saranno inoltre presentate le altre sperimentazioni delle Acli contro le nuove povertà. In particolare, verranno esposti obiettivi e risultati del progetto “Circolazione – Informazioni e reti per l’inclusione sociale degli immigrati”.

Il convegno è realizzato nell’ambito del “Programma nazionale per il 2010 – Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale” del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – Direzione generale per l’Inclusione, i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese.

vai al Il programma

DA: La povertà oltre la crisi.


Lo scenario economico e sociale del Nord Est, di Daniele Marini, Università di Padova, 1 febbraio 2011

Lo scenario economico e sociale del Nord Est,

di Daniele Marini,

Università di Padova, 1 febbraio 2011

vai a: http://www.ascom.tv.it/down.asp?id_all=539


Il reddito disponibile delle famiglie nelle regioni italiane

Statistiche in breve
Periodo di riferimento: Anni 2006-2009
Diffuso il: 02 febbraio 2011


Nel periodo 2006-2009 il reddito disponibile delle Famiglie italiane si è concentrato, in media, per circa il 53 per cento nelle regioni del Nord, per il 26 per cento circa nel Mezzogiorno e per il restante 21 per cento nel Centro. Nel periodo considerato tale distribuzione ha mostrato alcune variazioni che hanno interessato principalmente il Nord-ovest, il quale ha visto diminuire la sua quota di 0,6 punti percentuali (dal 31,1 del 2006 al 30,5 per cento nel 2009) a favore di Centro e Mezzogiorno (+0,4 e +0,2 punti percentuali rispettivamente). La quota di reddito disponibile delle Famiglie del Nord-est è rimasta invariata al 22 per cento.

Il periodo analizzato ha poi visto il progressivo ridursi del tasso di crescita del Reddito disponibile nazionale, che è passato da un incremento del 3,5 per cento del 2006 ad una flessione del 2,7 per cento nel 2009, la prima dal 1995. L’impatto è stato più forte nel settentrione (-4,1 per cento nel Nord-ovest e -3,4 per cento nel Nord-est) e più contenuto al Centro (-1,8 per cento) e nel Mezzogiorno (-1,2 per cento). In generale, tale diminuzione è essenzialmente da attribuire alla marcata contrazione dei redditi da capitale, anche se, in alcune regioni (in particolare Piemonte e Abruzzo), un importante contributo negativo è venuto dal rallentamento dei redditi da lavoro dipendente.

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frecciaNote informative
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da: Il reddito disponibile delle famiglie nelle regioni italiane.


Alessandra Cicalini, Anziani amici dell’Italia, meno i giovani: il rapporto Eurispes | Muoversi Insieme

Vivere in Italia? Un piacere ancora diffuso, soprattutto tra gli anziani. È il risultato di uno dei sondaggi effettuati dall’Eurispes, contenuto nel suo Rapporto Italia 2011. Nel complesso, il giudizio sul presente e sul futuro prossimo della Penisola è in ribasso, ma la libertà di opinione, le bellezze storico-artistiche, il cibo e il clima alleviano l’aumento del senso di precarietà e la preoccupazione per le giovani generazioni. Ad avvertirla, sono innanzitutto queste ultime, in misura spiccata quelle che si collocano nella fascia d’età tra i 18 e i 24 anni, ma anche il 27,4% dei pensionati ultra-sessantacinquenni si sente in ansia per il futuro dei propri nipoti, veri o metaforici.

….

l’intero articolo qui:

Anziani amici dell’Italia, meno i giovani: il rapporto Eurispes | Muoversi Insieme.


Alessandra Cicalini, La crisi e la spesa “last-minute” responsabile | Muoversi Insieme

La crisi economica ha costretto i cittadini a rivedere il proprio modo di fare la spesa, con il risultato, secondo una recente indagine, chei consumi sono tornati ai livelli del 1999. Non tutti, però, giudicano negativamente il cambiamento in atto: acquistare meno, anzi, potrebbe ridurre il numero dei rifiuti in circolazione, una battaglia in cui è impegnata già da diversi anni Last minute market. Nata come spin-off dell’Università di Bologna, la società si prefigge come scopo principale di mettere in contatto i produttori alimentari, alle prese con la costante necessità di smaltire le scorte invendute, con i soggetti che potrebbero averne bisogno …..

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leggi l’intero articolo qui: La crisi e la spesa “last-minute” responsabile | Muoversi Insieme.


Anche con la crisi, le tariffe pubbliche hanno continuato ad aumentare a ritmi sostenuti, indagine CGia di Mestre


Istat, Redditi e condizioni di vita (Anni 2008-2009)

Redditi e condizioni di vita (Anni 2008-2009)
Statistiche in breve del: 29 dicembre 201


Tre modi per aiutare i senzatetto questo Natale | E-blogs Italia

Durante le feste, diverse persone si accorgono che le loro vite sono fortunate se paragonate ad altre e così scelgono di aiutare diverse istituzioni benefiche e i meno fortunati.
I rifugi per senzatetto e gli individui in generale assistono alle più grandi dimostrazioni di amore in questo periodo, sebbene io preferirei che questa fosse una costante tutto l’anno.

Così a diverse persone viene in mente di distribuire doni ai senzatetto, specialmente ai bambini.

Ho sentito dire da Mark Horvath qualche tempo fa che non ha senso regalare un mucchio di giocattoli ai bambini senzatetto nei rifugi. Sebbene possa essere un bel gesto, la maggior parte dei giocattoli finisce per essere gettata via perché non si ha il posto per tenerli.

Proseguo quindi la mia lista precedente su come aiutare i senzatetto:

  1. Donare soldi ai rifugi locali

Come ho detto prima, sono le persone che sanno cosa fare, che hanno l’accesso diretto e sono il primo punto di contatto con chiunque viva per strada.

  1. Donare cibo in scatola

A organizzazioni diverse, in quanto avere del cibo aiuta davvero a tenere bassi i loro costi e permette loro di aiutare più persone.

  1. Parlare con qualcuno

Natale è il momento in cui la maggior parte della gente si sente sola. Così, ora più che mai, le persone hanno bisogno di sentire che c’è uno scopo nella vita e che non sono sole.

Cambia la vita di qualcuno questo Natale.

vai a: Tre modi per aiutare i senzatetto questo Natale | E-blogs Italia.


Concluso a Padova il ciclo di seminari tematici “Strategie locali di lotta alla povertà, città a confronto”, Cittali@news n. 61-2010

Concluso a Padova il ciclo di seminari tematici “Strategie locali di lotta alla povertà, città a confronto”

altCon un incontro dedicato al tema “Lotta alla povertà: contributi economici o servizi?”, il 12 novembre scorso, nella cornice dell’Assemblea nazionale dell’ANCI, si è concluso il ciclo di seminari realizzato dalla Fondazione Cittalia ANCI Ricerche per l’Anno Europeo di Lotta alla Povertà e all’Esclusione sociale. L’incontro è stato introdotto da una relazione di Cristiano Gori, esperto di politiche di welfare. Il ciclo di seminari è stato promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dall’ANCI per favorire l’incontro tra responsabili delle politiche sociali di grandi e medie città italiane. Complessivamente, hanno partecipato ai seminari rappresentanti di 20 città. I temi degli incontri hanno allargato la visuale al di là dei confini strettamente socio assistenziali, trattando dunque delle politiche abitative (social housing, recupero immobili dismessi, riqualificazione dei quartieri degradati); politiche familiari (è noto che in Italia proprio le famiglie numerose e i minori sono le fasce più a rischio di povertà); l’integrazione delle comunità immigrate e rom.
Per approfondimenti


per pagare meno tasse in certi casi conviene separarsi.

TASSE Più che sposarsi, per pagare meno tasse in certi casi conviene separarsi. Secondo l’Associazione per la legalità e l’equità fiscale(Lef), infatti, sono sempre più numerose le famiglie monoreddito che per risparmiare sull’Irpef decidono di percorrere la strada della falsa separazione matrimoniale. E nel caso di una famiglia con due figli e un imponibile monoreddito di 80mila euro, il risparmio può arrivare fino a 5mila euro: «Prima della separazione il marito pagava imposte per 29.170 euro. Se invece attua una finta separazione nella quale dichiara di dare un mantenimento di 20 mila euro alla moglie, ridurrà il proprio carico fiscale a 60mila euro. Non solo: passando anche un assegno per i figli consentirà di riapplicare le detrazioni a carico che sopra i 75mila euro di reddito si azzerano. La famiglia di finti separati nella nuova situazione dovrà presentare due dichiarazioni: il marito su 60mila euro di reddito, la moglie su 20mila euro. Alla fine, per il meccanismo della tassazione progressiva, il risparmio sarà di 4.519 euro: dai 29.170 euro pagati in precedenza dal marito si scende ai 24.651 euro versati in modo separato dai due coniugi. Oltra ad altri benefici: la casa tenuta a disposizione potrà essere ora considerata abitazione principale, tanto che non pagherà l’Ici e otterrà anche una riduzione della Tassa sui rifiuti» (Andrea Carli sul Sole 24 Ore).

da: VoceArancio » Blog Archive » La convivenza ora sfida il matrimonio.


povertà ed esclusione sociale

povertà ed esclusione sociale
Ministero del Lavoro e delle politiche sociali
RAPPORTO SULLE POLITICHE CONTRO LA POVERTÁ E L’ESCLUSIONE SOCIALE (Senato Doc. XLI n. 2)
Azioni e attività svolte nell’Anno europeo della lotta alla povertà
Programma
Progetti
ISTAT
La povertà in Italia nel 2009
CARITAS
Rapporto 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia (sintesi)
il “sistema della salute”italiano
Ricerca Intesa Sanpaolo CERM – Il mondo della salute tra governance federale e fabbisogni infrastrutturali – Ottobre 2010


RAPPORTO SULLE POLITICHE CONTRO LA POVERTÁ E L’ESCLUSIONE SOCIALE, 2009

Ministero del Lavoro e delle politiche sociali


In caduta libera. Rapporto 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia

In caduta libera. Rapporto 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia

  • anno: 2010
  • autore: Caritas Italiana e Fondazione «E. Zancan» onlus
  • prezzo: 24,00 €
  • pagine: 350
  • editore: Il Mulino

Il Rapporto 2010 Caritas Italiana – Fondazione «E. Zancan» guarda alla povertà delle famiglie in Italia e in Europa, ai volti attuali della povertà, a come si è modificata, alle emergenze e urgenze, mentre continua la crisi. La famiglia è la chiave di lettura: quanto sono impoverite le famiglie e come, malgrado le difficoltà, sono proprio le famiglie che contribuiscono ad arginarla e contrastarla. Le proposte nascono da alcune domande. Come viene affrontata la condizione delle famiglie povere dalle istituzioni e dal mondo delle Caritas? Ci sono soluzioni? Come si stanno muovendo le regioni? Quale quadro emerge dai Centri di ascolto?
L’analisi guarda all’Europa, come spazio comune di iniziativa e confronto, per individuare elementi positivi e innovativi, in grado di qualificare le risposte nelle politiche sociali.
Il Rapporto è diviso in due parti. La prima parte, curata dalla Fondazione Zancan, considera le dimensioni territoriali della povertà, le capacità di risposta delle regioni, guardando ad alcuni stati europei. Propone una lettura della povertà familiare, delle politiche per contrastarla, degli strumenti di solidarietà per lottare in modo più efficace, in un quadro istituzionale di decentramento delle responsabilità, delle risorse, dallo stato alle regioni e agli enti locali.
La seconda parte, curata da Caritas Italiana, approfondisce il legame tra comunità ecclesiale e povertà. Sono analizzate le conseguenze della crisi economica sulle famiglie, i dati sugli utenti dei Centri di ascolto. Le analisi sono integrate con proposte di riflessione teologica-pastorale, di accompagnamento e animazione territoriale. Sono descritte anche numerose azioni di Caritas nazionali, programmate per la campagna «Zero Poverty», promossa per il 2010 da Caritas Europa.

Contenuti del volume:
PRESENTAZIONE (Giuseppe Benvegnù-Pasini)

PARTE PRIMA: UNA DERIVA DA CONTRASTARE A PARTIRE DALLE FAMIGLIE (Giuseppe Benvegnù-Pasini, Maria Bezze, Cinzia Canali, Elena Innocenti e Tiziano Vecchiato)
1. La povertà: un problema non risolto perché non affrontato
2. Le dimensioni regionali del problema e la capacità di risposta
3. Uno sguardo all’Europa
4. Povertà familiare e politiche per contrastarla
5. Alla ricerca di nuovi strumenti di solidarietà e di lotta alla povertà
6. Per giustizia e per solidarietà

PARTE SECONDA: COMUNITÀ ECCLESIALE E POVERTÀ IN ITALIA E IN EUROPA: RIFLESSIONE, ACCOMPAGNAMENTO, ANIMAZIONE (Andrea La Regina, Renato Marinaro, Walter Nanni, Giancarlo Perego, Marcello Pietrobon e Laura Stopponi)
La situazione italiana
7. Uno sguardo complessivo alla povertà e al disagio sociale nelle regioni caso-studio
8. L’accoglienza delle situazioni di povertà nei Centri di ascolto: i dati del 2008
9. La povertà secondo l’esperienza della Caritas: evoluzione e tendenze di mutamento nel biennio 2008-2009
10. La valutazione delle misure governative anti-crisi economica: il parere di Caritas Italiana, Cisl e Acli
11. La Chiesa e i poveri: una riflessione teologico pastorale che continua e si rinnova
12. La presa in carico delle situazioni di povertà economica da parte della Chiesa locale e nazionale
La situazione europea
13. Povertà e nuovo welfare in Europa: ruolo e presenza della Caritas
14. Modelli di Caritas nazionali a confronto: i risultati di una ricerca su cinque casi-studio
15. Riflessioni conclusive e prospettive Caritas per il futuro europeo

PROSPETTIVE DI LAVORO E DI IMPEGNO (Vittorio Nozza)

I precedenti rapporti Caritas Italiana e Fondazione «E. Zancan» su emarginazione ed esclusione sociale in Italia sono:

Ricerca sociale >> In caduta libera. Rapporto 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia :: pubblicazioni >> Fondazione Emanuela Zancan Onlus – Centro Studi e Ricerca Sociale.


Redditometro: Controlli sui redditi per mense e asili – Il Sole 24 ORE

Se la famiglia non paga, il figlio digiuna. Un aut aut estremo, imposto da alcuni comuni ai genitori morosi che non saldano il conto con le rette di mense scolastiche, asili, scuolabus e altri servizi messi a disposizione dei cittadini. L’ultimo in ordine di tempo è stato il comune di Padova, che ha deciso che a partire dal 1° settembre 2010 non saranno ammessi alle mense scolastiche i bambini le cui famiglie non abbiano estinto il debito con l’amministrazione. Ma c’è chi alle minacce preferisce la riscossione forzata: a Torino, per esempio, per il 15% di famiglie non in regola, scatta l’invio di un’ingiunzione e poi (se necessario) l’emissione di ruolo coattivo affidato a Equitalia.
Ad Ancona, invece, i mancati pagamenti sono pari al 4,6 per cento. Per gli asili, il comune invia ai genitori in debito una lettera-ultimatum: 20 giorni di tempo per pagare la retta o il figlio sarà espulso. Per gli altri servizi, invece, si procede all’iscrizione a ruolo. «La morosità è una caratteristica comune a tutte le fasce sociali e non solo a coloro che presentano l’Isee, il documento che misura la situazione economica familiare», spiegano dal comune di Perugia, dove il fenomeno è in via d’estinzione per gli asili nido (0,01%) e più elevato le mense (6%).
Accanto ai furbetti che non pagano, comunque, ci sono anche quelli che dichiarano il falso per ottenere una tariffa più bassa. Tanto che un numero crescente di comuni si sta attrezzando per attuare controlli speciali. A Torino, ad esempio, un’équipe di quattro funzionari incrocia i dati provenienti da diverse banche dati (anagrafe comunale, Siatel-Banca dati dell’anagrafe tributaria, catasto e conservatoria nazionale e Inps).
In molte città, poi, l’amministrazione ha coinvolto la Guardia di finanza. A Bari il protocollo d’intesa è stato siglato nel 2007. A Perugia, invece, la convenzione con la Gdf è ancora in preparazione, mentre a Napoli ci si affida al sistema fai-da-te: «Vengono effettuati dei controlli a campione – spiegano da palazzo San Giacomo –, ma per alcune misure è stato necessario anche incrociare i dati del pubblico registro automobilistico e della Camera di commercio».
I risultati dei controlli variano molto (si veda l’articolo a fianco). Quel che è certo, comunque, è che le false dichiarazioni si distribuiscono tra diverse fasce di reddito, così come i mancati pagamenti: da Bologna a Potenza, da Milano a Torino, dove – solo per citare un esempio – il 26% delle notifiche per morosità riguarda le famiglie con tariffa minima e il 39% quelle con tariffa massima. Un fenomeno che ha spiegazioni sociologiche profonde, ma che certamente dipende anche dalla crisi economica.
Gli effetti della recessione, d’altra parte, li si legge anche negli Isee. Secondo l’Inps, nel 2009 sono state presentate 6,87 milioni di dichiarazioni, il 17% in più del 2008. Segno che il “riccometro” è sempre più usato dagli enti locali e dalle famiglie che chiedono sconti o esenzioni. Ma il dato veramente interessante è il reddito medio, passato dai 12mila euro del 2008 ad appena 10.035 euro per famiglia. Con un calo che è stato ancora più forte al Sud: nelle regioni meridionali, da cui proviene quasi il 60% degli Isee, non si arriva a 8.300 euro.
Altro problema legato alla crisi è la scarsa attualità degli Isee: l’autocertificazione, infatti, va redatta sulla base dell’ultima dichiarazione dei redditi e vale 12 mesi. Ad esempio, per i nidi, alcuni comuni prevedono che la domanda sia fatta entro il 30 giugno con l’Isee relativo ai redditi del 2009, mentre altri si limitano a chiedere un Isee valido (quindi anche elaborato sui redditi del 2008).
Ecco perché molti enti locali hanno introdotto dei correttivi per consentire alle famiglie di far valere il peggioramento delle condizioni occupazionali. A Torino, ad esempio, si può chiedere il ricalcolo dell’Isee in base alle nuove condizioni di reddito e di lavoro. Mentre in altre realtà, come Sant’Arcangelo di Romagna, il bando dell’anno scorso che assegnava un contributo alle famiglie in difficoltà prendeva a riferimento l’Isee calcolato sui redditi 2008, ma lo “correggeva”: riduzione di reddito del 100% in caso di disoccupazione senza indennità; del 60% per la disoccupazione ordinaria; del 40% per la mobilità; del 25% per la Cig parziale. Piccole mosse, ma fondamentali, per salvaguardare l’attualità dell’indicatore.

Sindaci a caccia dei furbi di mense e asili – Il Sole 24 ORE

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Il redditometro riparte da famiglia e spese – Il Sole 24 ORE

fra gli obiettivi del nuovo redditometro, presentato ieri dall’agenzia delle Entrate a professionisti e categorie produttive (che conferma in linee generali le anticipazioni del Sole 24 Ore del 14 e 15 maggio scorso), c’è quello di mettere sotto la lente tutti i contribuenti: e nel 2009 sono stati in tutto 41,8 milioni i modelli Unico, 730 e 770 presentati. Il redditometro, una volta perfezionato sarà messo a disposizione dei contribuenti, per confrontare se il proprio reddito è in regola con quanto il fisco può – partendo da dati reali e con un forte “impatto” anche emotivo sui giudici – verosimilmente dimostrare. E magari adeguarsi, dichiarando il “giusto”.

Il nuovo redditometro misurerà il reddito degli italiani a partire dalle spese, pesandone l’impatto a seconda della composizione del nucleo familiare, e terrà conto anche della collocazione geografica, considerando, oltre alle macroaree del paese (nord, centro, sud, isole), anche la tipologia del comune di residenza. Come hanno osservato alcuni dei partecipanti all’incontro: «Il campionamento che ci è stato mostrato si fonda sulla famiglia tradizionale, ma la realtà è ormai molto diversa, vanno considerate le famiglie di fatto che cambiano di molto la situazione».

A partire dalle spese, dunque, si ricostruirà il reddito presunto del contribuente. Come avviene già oggi, ma costruendo una regressione che faccia interagire le diverse tipologie di spese degli italiani (aggiornate con tutta una serie di nuovi elementi, si veda la scheda in alto). E se in passato fu necessario fare un modello di dichiarazione che fu dichiarato “lunare”, che peraltro ebbe vita breve, oggi i dati il fisco li ha già tutti a disposizione. Un esempio citato nell’incontro è quello dell’acquisto delle auto. Circa 97mila soggetti – su un campione di 800mila famiglie osservate – hanno acquistato nel 2007 auto che costavano circa il doppio del reddito dichiarato. E tra questi circa un 15% sarebbe rappresentato da lavoratori dipendenti, un 25% da titolari di redditi d’impresa e circa un 40% da autonomi. Poi ci sono i titolari di redditi diversi che, in parte, hanno dichiarato anche altri redditi tra quelli prima enunciati.

Il fisco aveva già la capacità di incrociare questi dati, ma il nuovo redditometro permetterà anche ai contribuenti di valutare la propria situazione. Uno degli elementi di novità del redditometro, dunque, è la scommessa sulla capacità di orientare i contribuenti in fase di dichiarazione e non solo i controlli del fisco.
Nessun automatismo ha poi assicurato ai rappresentanti di professionisti e contribuenti il direttore Accertamento dell’agenzia delle Entrate, Luigi Magistro, che ha dato garanzie sul contraddittorio. Ma i rappresentanti di professionisti e categorie hanno concordemente sottolineato che ciò potrà avvenire solo se sarà modificata adeguatamente la normativa attuale sul redditometro.

Per i commercialisti, Roberto D’Imperio, conferma: «Siamo sempre d’accordo se si tratta di lotta all’evasione. Però occorre mettere nelle condizioni di potersi difendere anche coloro che difendono i contribuenti onesti. E sarà importante che si crei un modo omogeneo di lavoro tra i diversi uffici». «Bene il superamento di parametri ormai vecchi – commenta Pietro Panzetta, dei consulenti del lavoro –, ma occorrerà essere attenti nella ripartizione di questo reddito in capo ai contribuenti».

Sul carattere interlocutorio di questa prima presentazione del redditometro si sono soffermati molti partecipanti. Andrea Trevisani, di Confartigianato, afferma: «Occorrerà vedere la sperimentazione di questo modello e come si passerà dal consumo familiare al reddito del singolo contribuente». E Antonio Vento di Confcommercio ricorda: «Abbiamo chiesto di essere coinvolti nelle fasi successive e di poterci confrontare sui risultati. In ogni caso occorrerà uno strumento semplice e direttamente comprensibile dai contribuenti». Posizione confermata da Beniamino Pisano di Casartigiani, per il quale, occorrerà tener conto anche dell’esperienza degli studi di settore. E su questo filone, Claudio Carpentieri di Cna, spiega: «Un soggetto congruo agli studi di settore e non in regola con il redditometro, come sarà trattato? Andrebbero certamente privilegiati gli studi che sono un elemento concordato e in cui il contribuente può più facilmente riconoscersi».

19 maggio 2010

Il redditometro riparte da famiglia e spese – Il Sole 24 ORE

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Standards de vie (realizzata dall’Insee nel 2006) e Eurobarometer 67.1, Come francesi ed europei rappresentano la povertà e le sue privazioni.

La povertà non è solo questione di reddito. Una ricerca di Jérôme Accardo e Thibaut de Saint Pol basata sui dati di due precedenti inchieste, Standards de vie (realizzata dall’Insee nel 2006) e da Eurobarometer 67.1(voluta dalla Commissione europea del 2007), affronta la questione di come francesi ed europei rappresentano la povertà e le sue privazioni. La trovate qui.

(via pratichesociali.org)

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Diritti, povertà e servizio sociale. Seminario per ripensare il Servizio Sociale e ridefinirne le priorità, Università di Milano Bicocca, Corso di laurea in servizio sociale, 2010

1. Saluti iniziali: prof.sa Carla Facchini e dott.sa Renata Ghisalberti, Presidente Ordine Assistenti Sociali Regione Lombardia

2. L’impegno del servizio sociale nella realizzazione dei diritti: prof.sa Annanamaria Campanini, Presidente EASSW Making human rights real: the social work agenda

3. I pregiudizi, le immagini della povertà ed il ruolo degli assistenti sociali . Presiede la prof.sa Teresa Bertotti, intervengono gli studenti di Milano Bicocca, la Dott.sa  Daniela Gregori (Università di Trieste) e la Prof.sa Enrica Morlicchio (Università degli Studi di Napoli)

4.  Povertà, lavoro sociale e politiche sociali: prospettive e interrogativi. Presiede la prof.sa  Antonietta Pedrinazzi, intervengono Giovanni Cellini (Università degli Studi di Milano-Bicocca),  Maria Grazia Guida (Direttrice della Fondazione Casa della Carità) e il Prof. Enzo Mingione (Università degli Studi di Milano-Bicocca)


Proposte di legge per il sostegno al reddito / scheda – Rassegna.it

L’articolo 1 introducendo 3 nuovi commi all’articolo 1 del D.lgs. 80/1992 (Attuazione della direttiva 80/987/Cee in materia di tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datore di lavoro), ha lo scopo predisporre di una forma di garanzia per i lavoratori nei confronti di imprese insolventi. In particolare, si autorizza l’Inps, in via sperimentale per il triennio 2010-2012, ad erogare ai lavoratori dipendenti da imprese in situazioni di particolare difficoltà economico-finanziaria, le somme corrispondenti, in tutto o in parte, ai crediti di lavoro non erogati da parte dell’impresa per la quale essi hanno prestato la propria attività lavorativa, a condizione che non siano state corrisposte almeno quattro mensilità, nei dodici mesi precedenti alla data di emanazione del decreto ministeriale di approvazione degli accordi di seguito richiamati. Tale erogazione è prevista a valere sulle risorse del Fondo di garanzia sul Tfr di cui alla L. 297/1982 (Disciplina del trattamento di fine rapporto e norme in materia pensionistica), e nei limiti delle disponibilità complessive del Fondo medesimo: essa è riconosciuta ai lavoratori sulla base di specifici accordi in sede governativa stipulati con le parti sociali, ed approvati con apposito decreto ministeriale. Sempre secondo i commi aggiunti all’articolo 1 del decreto legislativo 80/1992, si dispone che, a seguito dell’erogazione delle somme, l’Inps subentri al lavoratore, a qualunque titolo, nel rapporto di credito con l’impresa, limitatamente agli importi ad esso erogati.

L’articolo 2 prevede misure in favore dei collaboratori in regime di monocommittenza. Più specificamente, si attribuisce al ministro del lavoro e delle politiche sociali il compito di svolgere, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della nuova disciplina, un monitoraggio sullo stato di attuazione, per l’anno 2009 e per il primo semestre dell’anno 2010, delle disposizioni di cui al comma 2 dell’articolo 19 del dl 185/2008 (Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale), convertito, con modificazioni, dalle legge n. 2/2009. Si ricorda che con tale disposizione è stata prevista, in via sperimentale, per il triennio 2009-2011, in favore dei lavoratori a progetto iscritti in via esclusiva alla Gestione separata Inps ed operanti in regime di mono committenza (con esclusione dei soggetti titolari di redditi di lavoro autonomo), l’erogazione di una somma liquidata in un’unica soluzione pari al 30% del reddito percepito l’anno precedente e comunque non superiore a 4.000 euro.  All’esito di tale monitoraggio il ministro con proprio decreto, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, può procedere alla revisione dei requisiti di accesso al trattamento sopra indicato nonché all’eventuale nuovo calcolo delle prestazioni già erogate agli aventi diritto. Inoltre, mediante un’interpretazione autentica, si rende applicabile l’articolo 2116 c.c. – in base al quale le prestazioni previdenziali ed assistenziali sono dovute al prestatore di lavoro, anche quando l’imprenditore non abbia versato regolarmente i contributi dovuti, salvo diverse disposizioni delle leggi speciali – anche ai collaboratori iscritti in via esclusiva alla Gestione separata presso l’Inps, purché versino in regime di monocommittenza e non siano titolari dell’obbligazione contributiva.

L’articolo 3 al comma 1 dispone che, limitatamente al biennio 2010-2011 e in attesa di una complessiva riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, il trattamento di cassa integrazione guadagni ordinaria, di cui all’articolo 6 della legge 20 maggio 1975, n. 164, può essere corrisposto per un periodo massimo complessivo di 78 settimane (l’attuale limite massimo è pari a 12 mesi).

L’articolo 4 reca disposizioni inerenti agli elenchi nominativi trimestrali compilati dall’Inps che, sulla base dei modelli di dichiarazione della manodopera occupata presentati dai datori di lavoro, indicano le giornate di lavoro prestate presso ciascun datore di lavoro dagli operai agricoli a tempo determinato, nonché degli elenchi nominativi dei lavoratori dell’agricoltura.

L’articolo 5, infine, istituisce presso l’Inps il Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito del personale dipendente dalle imprese assicuratrici, in recepimento del contratto collettivo sottoscritto il 9 ottobre 2009 per il settore assicurativo. Il Fondo, alimentato esclusivamente dai contributi versati dalle imprese del settore, ha il compito di attuare specifici interventi che, nell’ambito e in connessione con processi di ristrutturazione, situazioni di crisi, riorganizzazione aziendale, riduzione o trasformazione di attività o lavoro, favoriscano il mutamento e il rinnovamento delle professionalità e realizzino politiche attive di sostegno del reddito e dell’occupazione.
L’istituzione del Fondo è demandata ad un apposito decreto ministeriale, nel quale saranno altresì disciplinate le modalità di versamento dei contributi e di funzionamento del Fondo, inclusa l’individuazione degli organi di amministrazione, in conformità con quanto previsto dal citato contratto collettivo.

Proposte di legge per il sostegno al reddito / scheda – Rassegna.it – Sito di informazione su lavoro, politica ed economia sociale

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istat, Indicatori trimestrali su retribuzioni lorde, oneri sociali e costo del lavoro nell’industria e nei servizi

L’Istituto nazionale di statistica diffonde gli indici trimestrali derivanti dalla rilevazione OROS (Occupazione, Retribuzioni e Oneri Sociali) su retribuzioni, oneri sociali e costo del lavoro per Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula) definiti secondo la nuova classificazione Ateco 2007 e utilizzando come base di riferimento l’anno 2005.

Indicatori trimestrali su retribuzioni lorde, oneri sociali e costo del lavoro nell’industria e nei servizi

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Contro il Partito dei Suvisti


Alessandra Cicalini, Vacanze “buone” per chi ha un reddito basso | Muoversi Insieme

In tempi di viaggi “low cost”, si dà per scontato che tutti possano prendere e partire. La realtà è invece diversa, soprattutto tra le famiglie numerose a basso reddito. In loro favore è intervenuta già dal 2001 una legge, la numero 135, che ha introdotto il concetto di “buoni vacanze assistiti da contributo statale”.La norma è frutto della nascita, anche nel nostro Paese, del cosiddetto turismo sociale, “finalizzato alla crescita, all’arricchimento e alla valorizzazione sociale e culturale dell’uomo”, secondo la definizione che ne dà il sito internet ministeriale. In concreto, alle famiglie si dà la possibilità di fruire di buoni vacanze che permettono sconti anche consistenti per i loro viaggi: il resto della quota è pagata dallo Stato.

SEGUE QUI. Vacanze “buone” per chi ha un reddito basso | Muoversi Insieme

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Ricolfi: Il vero tenore di vita degli italiani – Opinioni – Panorama.it

Possiamo concluderne che il tenore di vita dell’Italia è più basso di quello della maggior parte dei paesi europei?

Se per tenore di vita intendiamo il potere di acquisto pro capite, è senz’altro così, almeno se ci fidiamo dei calcoli dell’Ocse sulle parità di potere di acquisto. Ma il potere di acquisto è solo un aspetto del tenore di vita. Se due paesi hanno la stessa popolazione e possono acquistare lo stesso stock di merci, ma nel primo si lavora mediamente 40 ore la settimana mentre nel secondo se ne lavorano 20, sembra irragionevole dire che il tenore di vita è il medesimo: il secondo paese sta meglio del primo perché riesce a comprare gli stessi beni e servizi lavorando la metà del tempo.

Se guardiamo le cose da questa prospettiva la condizione dell’Italia è tutt’altro che drammatica: fatto 100 il potere di acquisto per ora lavorata dei paesi dell’Europa a 15, precediamo non solo la Spagna, ma anche la Germania e il Regno Unito, e solo la Francia sta meglio di noi.

Se poi teniamo conto non solo della quantità di lavoro erogato, ma anche della sua qualità, ossia del livello di qualificazione della forza lavoro, facendo pesare di più le ore di lavoro degli occupati più istruiti, scopriamo che l’Italia sta addirittura meglio della Francia: per quanto e per come lavoriamo, il nostro potere di acquisto è addirittura eccessivo. Fatto 100 il potere di acquisto di un’ora di lavoro «astratto» (reso omogeneo dal punto di vista della qualità), la Germania è a quota 92,7, il Regno Unito a 93,5, la Spagna a 99,6, la Francia a 108,3, l’Italia a 111,6.

Se infine consideriamo tutti i paesi dell’Europa a 15, ci accorgiamo che la posizione dell’Italia, disastrosa in termini di potere di acquisto per abitante (solo Grecia e Portogallo fanno peggio di noi), diventa eccellente in termini di potere di acquisto per ora di lavoro astratto (solo Irlanda e Lussemburgo fanno meglio di noi).

INTERO ARTICOLO QUI. Ricolfi: Il vero tenore di vita degli italiani – Opinioni – Panorama.it

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Diritti, povertà e servizio sociale, 16 marzo 2010, ore 9.15, Edificio U6 (aula 4) – Università di Milano Bicocca Corso di Laurea in Servizio Sociale Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano

16 marzo 2010, ore 9.15

Edificio U6 (aula 4) – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano

Diritti, povertà e servizio sociale

Seminario organizzato dal Corso di Laurea in Servizio Sociale in occasione della giornata mondiale del Social Work 2010, promossa dalla International Federation of Social Workers Immagine Link Esterno (IFSW), allo scopo di contribuire alla realizzazione dell’Agenda del Servizio sociale.

Programma:

· 9.15 – Saluti
Professoressa
Carla Facchini (Coordinatrice CdL in Servizio Sociale)
Drottoressa
Renata Ghisalberti (Presidente Ordine Assistenti Sociali Regione Lombardia)

o Making human rights real: the social work agenda – L’impegno del servizio sociale nella realizzazione dei diritti
Professoressa
Annamaria Campanini (Presidente EASSW)

· 10.00 – Le immagini della povertà
Presiede la professoressa
Teresa Bertotti (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

o La visione della povertà e il ruolo degli AS: l’agenda del Servizio Sociale
Studenti dei Corsi di laurea triennale e magistrale

o Conseguenze della povertà sull’immagine di sé e modalità di fronteggiamento del problema
Dottoressa
Daniela Gregori (Università di Trieste)

o Brutti, sporchi e cattivi
Professoressa
Enrica Morlicchio (Università degli Studi di Napoli)

· 11.30 – Povertà, lavoro sociale e politiche sociali
Presiede la professoressa
Antonietta Pedrinazzi (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

o La povertà nella sociologia e nel servizio sociale,
Giovanni Cellini (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

o Prendersi cura delle fragilità estreme per costruire nuova Cittadinanza,
Maria Grazia Guida (Direttrice della Fondazione Casa della Carità)

o Le politiche per la povertà in Italia: prospettive e interrogativi.
Professor
Enzo Mingione (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

· Domande e dibattito

· Conclusioni a cura di Annamaria Campanini

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