la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale in Italia è pari al 24,5% (nel 2010 sono più di 14,7 milioni gli italiani in questa condizione) | Centro Studi Sintesi


RISCHIO DI POVERTA’ O DI ESCLUSIONE SOCIALE

09/02/2012 Secondo il rapporto pubblicato da Eurostat l’8 febbraio 2012 la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale in Italia è pari al 24,5% (nel 2010 sono più di 14,7 milioni gli italiani in questa condizione). Si tratta di un’incidenza superiore al caso di Francia (19,3%), Germania (19,7%), Regno Unito (23,1%) e al dato medio dell’Unione Europea (23,4%). Nettamente peggiore la situazione di Spagna e Grecia laddove il rischio di povertà o di esclusione sociale interessa rispettivamente il 25,5% e il 27,7% della popolazione.

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Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Avviso pubblico per la presentazione di progetti sperimentali da parte dei Comuni nei settori dell’’inclusione sociale e del contrasto alla povertà, della tutela dell’infanzia, dell’invecchiamento attivo, della non autosufficienza


Emanato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali un Avviso pubblico per la presentazione di progetti sperimentali da parte dei Comuni nei settori dell’’inclusione sociale e del contrasto alla povertà, della tutela dell’infanzia, dell’invecchiamento attivo, della non autosufficienza. Le risorse destinate al finanziamento dei progetti ammontano a 450.000 euro. I Comuni potranno presentare domanda, sia in forma singola che associata, con le modalità descritte nello stesso Avviso, entro le ore 12.00 del 30 novembre 2011; i progetti dovranno prevedere il coinvolgimento di Enti appartenenti al terzo settore ed essere sperimentali ed i Comuni dovranno co-finanziare almeno il 20% dell’ammontare del progetto.

CARITAS ITALIANA , E. ZANCAN FONDAZIONE, Poveri di diritti


CARITAS ITALIANA , E. ZANCAN FONDAZIONE

Poveri di diritti

Rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia

Collana “Fuori collana”

pp. 272, € 22,00
978-88-15-23429-2
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 20/10/2011

Copertina 23429


Nel 1860, in un’Italia da costruire, Giuseppe Mazzini si interrogava sull’efficacia delle politiche di lotta alla povertà visto “l’accrescimento annuo delle emigrazioni di paese in paese, e d’Europa alle altre parti del mondo, e la cifra crescente degli istituti di beneficenza, delle tasse pei poveri, dei provvedimenti per la mendicità, bastano a provarlo. … la loro inefficacia a diminuire visibilmente quei mali, dimostra un aumento egualmente progressivo di miseria nelle classi alle quali tentano provvedere”. Accadeva 150 anni fa e accade anche oggi, con similitudini impressionanti: i diritti separati dai doveri, l’aiuto senza reciprocità e fraternità. Il povero ha anzitutto diritto di essere trattato come persona, non soltanto come individuo. La persona è relazioni, legami, spazio di vita. Senza la persona la lotta alla povertà finisce per essere cura che riduce il dolore ma non affronta il problema, è risposta senza soluzione. Il volume si articola in due parti. Nella prima vengono approfonditi i diritti dei poveri previsti dalla Costituzione e a livello internazionale. Molti sono ancora disattesi, anche perché non privilegiano l’incontro tra diritti e doveri, non valorizzano le capacità, non coinvolgono e promuovono la partecipazione dei poveri. Come nei precedenti Rapporti viene aggiornato e arricchito il quadro comparativo delle regioni, con parametri di spesa e di risposta. Seguono approfondimenti specifici, che evidenziano come fare e cosa non fare, se si vuole dare speranza alle persone e alle famiglie in difficoltà. La prima parte si chiude con proposte per far meglio fruttare gli investimenti, ottenere migliori indici di efficacia, superare il cronico sottoutilizzo delle risorse. La seconda parte si sofferma sul ruolo svolto dalla Chiesa nel contrasto della povertà economica. Tale ruolo si sviluppa attraverso azioni di studio, animazione, promozione e assistenza alle persone e famiglie in difficoltà. Vengono inoltre descritte, con dati aggiornati, le nuove tendenze di impoverimento della società italiana, secondo l’esperienza della Caritas. Approfondimenti specifici riguardano la condizione degli immigrati, la situazione delle aree montane e l’attività svolta dalle mense socio-assistenziali.

La Caritas Italiana è l’organismo pastorale della Chiesa italiana che opera dal 1971 per promuovere la testimonianza della carità e l’amore preferenziale per gli ultimi. Ciò si traduce in iniziative di educazione alla solidarietà, alla mondialità, all’interculturalità e alla pace; azioni di ricerca, sensibilizzazione e stimolo delle istituzioni e, se necessario, denuncia delle ingiustizie; interventi concreti di solidarietà locale o internazionale in situazioni di emergenza o sottosviluppo. La Fondazione “Emanuela Zancan” è una onlus di ricerca scientifica di rilevante interesse sociale. In questa veste realizza dal 1964 studi, ricerche e sperimentazioni nell’ambito delle politiche sociali, sanitarie, educative, dei sistemi di welfare e dei servizi alla persona. Svolge le sue attività grazie al contributo di molti studiosi ed esperti italiani e stranieri. Collabora con enti statali, regioni, province, aziende sanitarie, comuni, università, centri di studio italiani e internazionali e con soggetti privati operanti nell’area dei servizi alle persone.

Volumi – CARITAS ITALIANA , E. ZANCAN FONDAZIONE, Poveri di diritti.

Poveri di diritti, Rapporto su povertà ed esclusione sociale Caritas-Zancan, lunedì 17 la presentazione a Roma, Fondazione Emanuela Zancan


Sarà presentato lunedì 17 ottobre a Roma “Poveri di diritti”, l’undicesimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia realizzato a cura di Caritas Italiana e Fondazione “Emanuela Zancan” (ed. Il Mulino). La conferenza stampa di presentazione sarà ospitata nella prestigiosa cornice della Pontificia Università Gregoriana (Aula Tesi, piazza della Pilotta, 4) alle ore 11.
Di seguito il programma dell’evento:

Saluto iniziale
p. François-Xavier Dumortier sj – Rettore della Pontificia Università Gregoriana

Interviene
S.E. Mons. Mariano Crociata – Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana

Presentano il testo
Tiziano Vecchiato – Direttore della Fondazione Emanuela Zancan onlus
Walter Nanni – Capo Ufficio Studi e Formazione di Caritas Italiana

Introduce
mons. Giuseppe Pasini – Presidente della Fondazione Emanuela Zancan onlus

Conclude
mons. Vittorio Nozza – Direttore di Caritas Italiana

Coordina 

don Ivan Maffeis – Vicedirettore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana

daRicerca sociale >> “Poveri di diritti”: Rapporto su povertà ed esclusione sociale Caritas-Zancan, lunedì 17 la presentazione a Roma :: News >> Fondazione Emanuela Zancan Onlus – Centro Studi e Ricerca Sociale.

Giovanni VECCHI, In ricchezza e in povertà, Il Mulino, 2011


G. VECCHI

In ricchezza e in povertà

Il benessere degli italiani dall’Unità a oggi


Collana “Fuori collana”

pp. 528, € 40,00
978-88-15-14930-5
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 23/06/2011

Copertina 14930



Una ricerca straordinaria sulle condizioni di vita degli italiani, dal 1861 al 2011: nel ripercorrere i 150 anni di storia unitaria il libro documenta i successi e i ritardi con cui il progresso economico ha distribuito i propri benefici alla popolazione. Nel corso di un secolo e mezzo – un tempo breve quanto un battito di ciglia se si usa il metro della storia – il benessere degli italiani ha compiuto un balzo di di­mensioni epocali. Sconfitte la fame e la miseria, l’ignoranza e la malattia, abbiano raggiunto un benessere pari a quello di pochi altri paesi al mondo. In termini di equità tuttavia non sempre e non tutti gli italiani sono riusciti a partecipare nella stessa misura alla parabola ascedente del paese. Né si può assumere che il benessere conseguito oggi esista anche domani. Questa ricostruzione storica – per quanto illuminante – non servirà a prevedere il futuro, ma indica con chiarezza ciò di cui il paese deve occuparsi nella prospettiva delle generazioni a venire.

Giovanni Vecchi è professore di Economia politica all’Università di Roma «Tor Vergata». Si occupa di teoria, misurazione e storia del benessere. Su questi temi ha pubblicato contributi sulle principali riviste internazionali. Partecipa, con la Ban­ca mondiale, alle missioni nei paesi in via di sviluppo per l’analisi delle condizioni di vita, povertà e disuguaglianza.


Sono davvero in aumento le povertà urbane in Italia? Un mito da sfatare secondo Giovanni Sgritta


Sono davvero in aumento le povertà urbane in Italia? Un mito da sfatare secondo Giovanni Sgritta, professore di sociologia alla Sapienza di Roma e già componente della Commissione di indagine sull’esclusione sociale.

Partendo dai temi affrontati dai Quaderni del Welfare, Cittalia avvia una riflessione con i principali esperti italiani di povertà urbane, housing sociale e servizi locali per analizzare la risposta data dai vari livelli istituzionali alle principali istanze sociali e confrontarle con quanto realizzato negli altri paesi europei.

Sono davvero in aumento le povertà urbane in Italia? Un mito da sfatare secondo Giovanni Sgritta, professore di sociologia alla Sapienza di Roma e già componente della Commissione di indagine sull’esclusione sociale. Partendo dai temi affrontati dai Quaderni del Welfare, Cittalia avvia una riflessione con i principali esperti italiani di povertà urbane, housing sociale e servizi locali per analizzare la risposta data dai vari livelli istituzionali alle principali istanze sociali e confrontarle con quanto realizzato negli altri paesi europei.

Da quali indicatori è possibile notare un aumento della povertà familiare in Italia negli ultimi anni?
In realtà non c’è stato un aumento. È un tema che va sfatato, purtroppo. La povertà in Italia è relativamente stabile e ciò indica che le misure di contrasto non hanno funzionato. Uno dei caratteri della povertà in Italia è la sua ciclicità, il suo trasmettersi di generazione in generazione. Secondo l’indice di elasticità di trasmissione dell’ineguaglianza calcolato dall’Ocse, che misura la differenza di reddito fra genitori e figli, si rileva che in Italia per il 50% le diseguaglianze vengono ereditate da generazione a generazione, cosa che in altri paesi non succede o che avviene in misura minore che in Italia. In Italia la diseguaglianza è alta, permanente e si trasmette lungo le generazioni. Oltre che per questi elementi, il modello italiano di povertà si contraddistingue per il fatto che la povertà passa attraverso la famiglia.

Per quale ragione?
La povertà passa attraverso la famiglia perché aumenta con l’aumentare del numero dei figli e aumenta in situazioni specifiche come nelle famiglie numerose, in quelle monoparentali o anziane. In particolare, per quanto riguarda i figli minori, che vedono aumentare in maniera esponenziale la povertà con l’aumento numero dei figli, ciò non dipende dal fatto che i figli non lavorano ma dalla mancanza di efficaci politiche di sostegno. Nascere in famiglie povere significa condividere in solido la condizione di povertà del capofamiglia, uno stato che si trasmette ai figli soprattutto in famiglia monoreddito. In termini di povertà minorile, in Europa l’Italia è superata solo da Bulgaria, Romania e Lettonia.
Solo di recente si è fatto il punto sull’emergere delle nuove povertà ma nonostante sia un fenomeno sempre più visibile spesso lo si lascia a margine soprattutto nella programmazione degli interventi.

A quali ragioni adduce questa ondivaga attenzione sul tema?
Anche questo delle nuove povertà è stato un tema utilizzato per giustificare la mancanza di interventi in materia. La povertà è sempre la stessa ma in realtà sta aggredendo nuove categorie: abbiamo nuovi poveri non nuove povertà. La crisi in particolare ha messo in condizioni di povertà fasce di popolazione che prima erano protette. Gli effetti della crisi sul mercato del lavoro sono stati molto pesante perché si sono persi molti posti di lavoro, è aumentato il precariato e i precari hanno perso quel poco di lavoro che svolgevano. Qui è intervenuta un’altra funzione della famiglia, quella di fare da argine alla povertà: moltissimi posti di lavoro sono stati persi soprattutto dai figli e senza l’intervento delle famiglie la situazione sarebbe sfociata in un forte aumento dei livelli di povertà. Dice bene il direttore della Caritas torinese in un libro uscito poco tempo fa, “vino nuovi in otri vecchi”. Siamo di fronti a nuovi poveri e vecchie povertà.

Cosa non ha funzionato nelle strategie di intervento di sostegno alle famiglie?
L’elemento mancante continua a mancare ed è una misura di intervento di reddito minimo o di garanzia. Questa misura in Italia, unico paese in Europa assieme all’Ungheria, non esiste. Non è una misura contributiva ma è l’unica misura che potrebbe arginare la povertà in un soggetto che si trova di punto in bianco in una situazione di difficoltà. I vari libri bianchi e verdi del Ministero del Lavoro escludono che si possa metter mano ad una misura del genere.

Perché?
I motivi sono due. La valutazione della sperimentazione del reddito minimo d’inserimento, attuato quando Livia Turco era ministro degli affari sociali, lasciò perplessi per le modalità in cui venne gestita. C’erano state molte inefficienze, i comuni dimostrarono di essere incapaci di gestire questa misura, solo in poche realtà si realizzò un vero e proprio accompagnamento al lavoro che si unisse all’elargizione di denaro. Non aiutò il fatto che molti di questi comuni sperimentali si trovassero al sud e non erano in grado di compiere questo tipo di lavoro. Il secondo motivo è che in una fase di crisi i soldi non ci sono e questa è una misura molto costosa, che oggi viene sostituita da misure come pensioni di invalidità assegnate un po’ alla cieca in molte parti d’Italia. Poi si ha paura di una sorta di arrembaggio che potrebbe venire da situazioni di tipo assistenzialistico o parassitario pronte a mettere le mani su questo intervento e farlo diventare patologico. Il paese forse non è ancora pronto per questo tipo di interventi perché c’è bisogno di un forte senso civico per attuare misure simili.

Quali altri interventi sono stati lanciati in favore delle famiglie? E con quali risultati?
Una misura che ebbe una certa efficacia fu quella per il terzo figlio, che ha dato buoni risultati ma ora rimane solo la carta acquisti, un obolo di 40 euro sempre positivo perché sono soldi che entrano nelle tasche di chi non ha niente ma è una misura che è andata solo al 18 per cento delle famiglie in povertà assoluta, che equivale a circa il 2,3 per cento delle famiglie in assoluto, quindi cifre modeste. Il Bonus famiglia ha invece un vizio di forma, poiché va solo a bambini sotto ai tre anni e agli anziani sopra ai 65, lasciando fuori tutte le famiglie con bambini tra i tre anni e l’età maggiore, quindi una buona parte dei soggetti che sono entrati in difficoltà. Il resto è rappresentato da misure piccole e lo si vede dalla quota di spesa sociale che l’Italia devolve alla famiglia rispetto agli altri paesi. Siamo il paese che si vanta di essere più attento alla sue famiglie, ma solo a chiacchiere. Paesi come la Svezia fanno molto di più di quanto faccia l’Italia.

In che modo differiscono gli interventi adottati in Italia con quanto realizzato nel resto d’Europa?
Molti paesi sono legati ad una certa visione di società e del cittadino. Un piccolo esempio: da noi i figli sono figli e non cittadini, dipendono dalla famiglia e dai genitori e condividono la loro condizione. In altri paesi sono considerati cittadini e come tali non sarebbe giusto far pagare loro la condizione dei genitori, con un principio di carattere universalistico. Il secondo elemento è dovuto al fatto che in alcuni paesi negli anni Sessanta, con l’ingresso della donna nel mercato del lavoro, si è reagito immediatamente all’abbassamento della natalità con misure molto drastiche, che hanno creato una piattaforma di politiche sociali efficiente e adeguata (soprattutto nei paesi del Nord Europa). In questo modo sono riusciti ad evitare quel piccolo dramma del calo delle nascite che in Italia ci siamo creati da soli. Ora questi paesi presentano un alto tasso di occupazione femminile e un alto livello di natalità, l’esatto contrario di quanto avviene da noi.

Quali sono gli interventi più significativi che possono essere adottati per ridurre la pressione esistente sui nuclei familiari?
In questo momento è un po’ difficile perché bisognerebbe recuperare risorse dalla lotta all’evasione e cercare di destinarle alle fasce più deboli con interventi a favore dei poveri e dell’infanzia ma anche per realizzare azioni maggiori che riguardino la variabile virtuosa del fattore femminile. Se riuscissimo ad aumentare in maniera notevole l’occupazione femminile, come suggeriscono anche i parametri di Lisbona, avremmo un volano virtuoso di rilancio dell’economia della crescita. Questo vuol dire far aumentare le risorse disponibili in famiglia e al contempo una significativa riduzione dei rischi della povertà. Inoltre porterebbe alla nascita di un numero maggiore dei servizi, attivando così un circolo virtuoso che ha dato ottimi risultati in tutti i paesi in cui è stato adottato.

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RISCHIO POVERTA’: I REDDITI NELLE CITTA’ ITALIANE | Centro Studi Sintesi


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L’indice del rischio di povertà locale esprime la percentuale di contribuenti che dichiarano un reddito inferiore ad una determinata soglia critica: tale soglia è variabile da comune a comune, in quanto dipende sostanzialmente dai differenti livelli di spesa per consumi delle famiglie, dalla dimensione media familiare e dal numero medio di percettori di reddito per ciascun nucleo familiare (ulteriori informazioni metodologiche sono disponibili nello studio in allegato).Considerando i 117 comuni capoluogo di provincia, si nota che nel 2008 circa il 12,2% dei contribuenti (1,2 milioni di individui) dichiara un reddito inferiore alla soglia media di povertà locale pari a 9.893 euro annui, a fronte del quale il reddito medio è di 26.434 euro.

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leggi tutto qui:

RISCHIO POVERTA’: I REDDITI NELLE CITTA’ ITALIANE | Centro Studi Sintesi.

Le strategie urbane di lotta alla povertà: Cittalia presenta i Quaderni del welfare


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Le strategie urbane di lotta alla povertà: Cittalia presenta i Quaderni del welfare

altPovertà familiare, welfare locale, abitare sociale e integrazione dei rom sono i temi dei quattro Quaderni del Welfare realizzati da Cittalia nell’ambito del progetto “Strategie locali di lotta alla povertà: città a confronto”, realizzato in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in occasione dell’Anno Europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

Seminario: CONTRASTARE LA POVERTÀ Lunedì 11 Aprile Fondazione Lazzati, Largo Corsia dei Servi 4, Milano


Programma:

Ore 9.30 – Saluto introduttivo ed apertura: Don Roberto Davanzo – CARITAS LOMBARDIA

Ore 10.00 – Interventi
  • Povertà e politiche di contrasto in Italia e in Europa - Emanuele Ranci Ortigosa – IRS
  • Povertà e politiche di contrasto in Lombardia- Daniela Mesini – IRS
  • Politiche ed interventi a sostegno dell’inclusione sociale - Giambattista Armelloni – ACLI Lombardia
  • Fronteggiare la crisi: le risposte delle diocesi lombarde - Luciano Gualzetti –Segretario FONDO FAMIGLIA e LAVORO
Ore 12.30 -Conclusioni: Mons. Eros Monti – Vicario per la VITA SOCIALE – Diocesi di Milano
Si prega di dare cortese conferma della propria partecipazione
ACLI LOMBARDIA – 02.86995618 –segreteria@aclilombardia.it – www.aclilombardia.it

PER UN PIANO NAZIONALE CONTRO LA POVERTÀ, di Cristiano Gori, LAVOCE.INFO


Le Acli hanno elaborato un Piano nazionale contro la povertà che corregge gli aspetti negativi della social card. Si tratta di una misura universale a sostegno delle famiglie in povertà assoluta, anche straniere se con residenza valida in Italia. Prevede un adeguamento dell’importo mensile, graduato in base al costo della vita del territorio. Alle erogazioni monetarie affianca servizi alla persona. Affida ai comuni un ruolo di regia e coinvolge il terzo settore. Nel primo anno bastano 300 milioni per avviare un percorso che può cambiare strutturalmente il welfare italiano.

La povertà oltre la crisi, Convegno Acli, Roma 22 febbraio 2011


La povertà oltre la crisi PDF Stampa E-mail

Per un piano nazionale contro la povertàIl giorno 22 febbraio 2011 le Acli promuovono un convegno nazionale sul tema “La povertà oltre la crisi”.

L’anno europeo appena trascorso, dedicato proprio alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale, ha visto l’Associazione fortemente impegnata nel promuovere azioni, un pensiero condiviso e una proposta politica volta a prevenire e a combattere le situzioni di povertà, impoverimento ed esclusione sociale.

Nell’ambito del convegno, le varie sessioni approfondiranno l’azione sociale delle Acli sul fronte “povertà”.
In particolare nel corso della sessione mattutina verrà presentata la proposta, sostenuta dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, di un Piano nazionale contro la povertà.

Il Piano è l’esito di un lavoro di ricerca elaborato dalle Acli in collaborazione con un gruppo di ricercatori coordinati da Cristiano Gori, docente di politiche sociali alla Cattolica di Milano. I primi risultati della ricerca furono anticipati in occasione della Conferenza organizzativa e programmatica, tenutasi a Milano nell’aprile del 2010.

Nel corso del pomeriggio, saranno inoltre presentate le altre sperimentazioni delle Acli contro le nuove povertà. In particolare, verranno esposti obiettivi e risultati del progetto “Circolazione – Informazioni e reti per l’inclusione sociale degli immigrati”.

Il convegno è realizzato nell’ambito del “Programma nazionale per il 2010 – Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale” del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – Direzione generale per l’Inclusione, i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese.

vai al Il programma

DA: La povertà oltre la crisi.

Tre modi per aiutare i senzatetto questo Natale | E-blogs Italia


Durante le feste, diverse persone si accorgono che le loro vite sono fortunate se paragonate ad altre e così scelgono di aiutare diverse istituzioni benefiche e i meno fortunati.
I rifugi per senzatetto e gli individui in generale assistono alle più grandi dimostrazioni di amore in questo periodo, sebbene io preferirei che questa fosse una costante tutto l’anno.

Così a diverse persone viene in mente di distribuire doni ai senzatetto, specialmente ai bambini.

Ho sentito dire da Mark Horvath qualche tempo fa che non ha senso regalare un mucchio di giocattoli ai bambini senzatetto nei rifugi. Sebbene possa essere un bel gesto, la maggior parte dei giocattoli finisce per essere gettata via perché non si ha il posto per tenerli.

Proseguo quindi la mia lista precedente su come aiutare i senzatetto:

  1. Donare soldi ai rifugi locali

Come ho detto prima, sono le persone che sanno cosa fare, che hanno l’accesso diretto e sono il primo punto di contatto con chiunque viva per strada.

  1. Donare cibo in scatola

A organizzazioni diverse, in quanto avere del cibo aiuta davvero a tenere bassi i loro costi e permette loro di aiutare più persone.

  1. Parlare con qualcuno

Natale è il momento in cui la maggior parte della gente si sente sola. Così, ora più che mai, le persone hanno bisogno di sentire che c’è uno scopo nella vita e che non sono sole.

Cambia la vita di qualcuno questo Natale.

vai a: Tre modi per aiutare i senzatetto questo Natale | E-blogs Italia.

Concluso a Padova il ciclo di seminari tematici “Strategie locali di lotta alla povertà, città a confronto”, Cittali@news n. 61-2010


Concluso a Padova il ciclo di seminari tematici “Strategie locali di lotta alla povertà, città a confronto”

altCon un incontro dedicato al tema “Lotta alla povertà: contributi economici o servizi?”, il 12 novembre scorso, nella cornice dell’Assemblea nazionale dell’ANCI, si è concluso il ciclo di seminari realizzato dalla Fondazione Cittalia ANCI Ricerche per l’Anno Europeo di Lotta alla Povertà e all’Esclusione sociale. L’incontro è stato introdotto da una relazione di Cristiano Gori, esperto di politiche di welfare. Il ciclo di seminari è stato promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dall’ANCI per favorire l’incontro tra responsabili delle politiche sociali di grandi e medie città italiane. Complessivamente, hanno partecipato ai seminari rappresentanti di 20 città. I temi degli incontri hanno allargato la visuale al di là dei confini strettamente socio assistenziali, trattando dunque delle politiche abitative (social housing, recupero immobili dismessi, riqualificazione dei quartieri degradati); politiche familiari (è noto che in Italia proprio le famiglie numerose e i minori sono le fasce più a rischio di povertà); l’integrazione delle comunità immigrate e rom.
Per approfondimenti

povertà ed esclusione sociale


povertà ed esclusione sociale
Ministero del Lavoro e delle politiche sociali
Azioni e attività svolte nell’Anno europeo della lotta alla povertà
ISTAT
CARITAS
il “sistema della salute”italiano

In caduta libera. Rapporto 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia


In caduta libera. Rapporto 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia

  • anno: 2010
  • autore: Caritas Italiana e Fondazione «E. Zancan» onlus
  • prezzo: 24,00 €
  • pagine: 350
  • editore: Il Mulino

Il Rapporto 2010 Caritas Italiana – Fondazione «E. Zancan» guarda alla povertà delle famiglie in Italia e in Europa, ai volti attuali della povertà, a come si è modificata, alle emergenze e urgenze, mentre continua la crisi. La famiglia è la chiave di lettura: quanto sono impoverite le famiglie e come, malgrado le difficoltà, sono proprio le famiglie che contribuiscono ad arginarla e contrastarla. Le proposte nascono da alcune domande. Come viene affrontata la condizione delle famiglie povere dalle istituzioni e dal mondo delle Caritas? Ci sono soluzioni? Come si stanno muovendo le regioni? Quale quadro emerge dai Centri di ascolto?
L’analisi guarda all’Europa, come spazio comune di iniziativa e confronto, per individuare elementi positivi e innovativi, in grado di qualificare le risposte nelle politiche sociali.
Il Rapporto è diviso in due parti. La prima parte, curata dalla Fondazione Zancan, considera le dimensioni territoriali della povertà, le capacità di risposta delle regioni, guardando ad alcuni stati europei. Propone una lettura della povertà familiare, delle politiche per contrastarla, degli strumenti di solidarietà per lottare in modo più efficace, in un quadro istituzionale di decentramento delle responsabilità, delle risorse, dallo stato alle regioni e agli enti locali.
La seconda parte, curata da Caritas Italiana, approfondisce il legame tra comunità ecclesiale e povertà. Sono analizzate le conseguenze della crisi economica sulle famiglie, i dati sugli utenti dei Centri di ascolto. Le analisi sono integrate con proposte di riflessione teologica-pastorale, di accompagnamento e animazione territoriale. Sono descritte anche numerose azioni di Caritas nazionali, programmate per la campagna «Zero Poverty», promossa per il 2010 da Caritas Europa.

Contenuti del volume:
PRESENTAZIONE (Giuseppe Benvegnù-Pasini)

PARTE PRIMA: UNA DERIVA DA CONTRASTARE A PARTIRE DALLE FAMIGLIE (Giuseppe Benvegnù-Pasini, Maria Bezze, Cinzia Canali, Elena Innocenti e Tiziano Vecchiato)
1. La povertà: un problema non risolto perché non affrontato
2. Le dimensioni regionali del problema e la capacità di risposta
3. Uno sguardo all’Europa
4. Povertà familiare e politiche per contrastarla
5. Alla ricerca di nuovi strumenti di solidarietà e di lotta alla povertà
6. Per giustizia e per solidarietà

PARTE SECONDA: COMUNITÀ ECCLESIALE E POVERTÀ IN ITALIA E IN EUROPA: RIFLESSIONE, ACCOMPAGNAMENTO, ANIMAZIONE (Andrea La Regina, Renato Marinaro, Walter Nanni, Giancarlo Perego, Marcello Pietrobon e Laura Stopponi)
La situazione italiana
7. Uno sguardo complessivo alla povertà e al disagio sociale nelle regioni caso-studio
8. L’accoglienza delle situazioni di povertà nei Centri di ascolto: i dati del 2008
9. La povertà secondo l’esperienza della Caritas: evoluzione e tendenze di mutamento nel biennio 2008-2009
10. La valutazione delle misure governative anti-crisi economica: il parere di Caritas Italiana, Cisl e Acli
11. La Chiesa e i poveri: una riflessione teologico pastorale che continua e si rinnova
12. La presa in carico delle situazioni di povertà economica da parte della Chiesa locale e nazionale
La situazione europea
13. Povertà e nuovo welfare in Europa: ruolo e presenza della Caritas
14. Modelli di Caritas nazionali a confronto: i risultati di una ricerca su cinque casi-studio
15. Riflessioni conclusive e prospettive Caritas per il futuro europeo

PROSPETTIVE DI LAVORO E DI IMPEGNO (Vittorio Nozza)

I precedenti rapporti Caritas Italiana e Fondazione «E. Zancan» su emarginazione ed esclusione sociale in Italia sono:

Ricerca sociale >> In caduta libera. Rapporto 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia :: pubblicazioni >> Fondazione Emanuela Zancan Onlus – Centro Studi e Ricerca Sociale.

Standards de vie (realizzata dall’Insee nel 2006) e Eurobarometer 67.1, Come francesi ed europei rappresentano la povertà e le sue privazioni.


La povertà non è solo questione di reddito. Una ricerca di Jérôme Accardo e Thibaut de Saint Pol basata sui dati di due precedenti inchieste, Standards de vie (realizzata dall’Insee nel 2006) e da Eurobarometer 67.1(voluta dalla Commissione europea del 2007), affronta la questione di come francesi ed europei rappresentano la povertà e le sue privazioni. La trovate qui.

(via pratichesociali.org)

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Diritti, povertà e servizio sociale. Seminario per ripensare il Servizio Sociale e ridefinirne le priorità, Università di Milano Bicocca, Corso di laurea in servizio sociale, 2010


1. Saluti iniziali: prof.sa Carla Facchini e dott.sa Renata Ghisalberti, Presidente Ordine Assistenti Sociali Regione Lombardia

2. L’impegno del servizio sociale nella realizzazione dei diritti: prof.sa Annanamaria Campanini, Presidente EASSW Making human rights real: the social work agenda

3. I pregiudizi, le immagini della povertà ed il ruolo degli assistenti sociali . Presiede la prof.sa Teresa Bertotti, intervengono gli studenti di Milano Bicocca, la Dott.sa  Daniela Gregori (Università di Trieste) e la Prof.sa Enrica Morlicchio (Università degli Studi di Napoli)

4.  Povertà, lavoro sociale e politiche sociali: prospettive e interrogativi. Presiede la prof.sa  Antonietta Pedrinazzi, intervengono Giovanni Cellini (Università degli Studi di Milano-Bicocca),  Maria Grazia Guida (Direttrice della Fondazione Casa della Carità) e il Prof. Enzo Mingione (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

Diritti, povertà e servizio sociale, 16 marzo 2010, ore 9.15, Edificio U6 (aula 4) – Università di Milano Bicocca Corso di Laurea in Servizio Sociale Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano


16 marzo 2010, ore 9.15

Edificio U6 (aula 4) – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano

Diritti, povertà e servizio sociale

Seminario organizzato dal Corso di Laurea in Servizio Sociale in occasione della giornata mondiale del Social Work 2010, promossa dalla International Federation of Social Workers Immagine Link Esterno (IFSW), allo scopo di contribuire alla realizzazione dell’Agenda del Servizio sociale.

Programma:

· 9.15 – Saluti
Professoressa
Carla Facchini (Coordinatrice CdL in Servizio Sociale)
Drottoressa
Renata Ghisalberti (Presidente Ordine Assistenti Sociali Regione Lombardia)

o Making human rights real: the social work agenda – L’impegno del servizio sociale nella realizzazione dei diritti
Professoressa
Annamaria Campanini (Presidente EASSW)

· 10.00 – Le immagini della povertà
Presiede la professoressa
Teresa Bertotti (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

o La visione della povertà e il ruolo degli AS: l’agenda del Servizio Sociale
Studenti dei Corsi di laurea triennale e magistrale

o Conseguenze della povertà sull’immagine di sé e modalità di fronteggiamento del problema
Dottoressa
Daniela Gregori (Università di Trieste)

o Brutti, sporchi e cattivi
Professoressa
Enrica Morlicchio (Università degli Studi di Napoli)

· 11.30 – Povertà, lavoro sociale e politiche sociali
Presiede la professoressa
Antonietta Pedrinazzi (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

o La povertà nella sociologia e nel servizio sociale,
Giovanni Cellini (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

o Prendersi cura delle fragilità estreme per costruire nuova Cittadinanza,
Maria Grazia Guida (Direttrice della Fondazione Casa della Carità)

o Le politiche per la povertà in Italia: prospettive e interrogativi.
Professor
Enzo Mingione (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

· Domande e dibattito

· Conclusioni a cura di Annamaria Campanini

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LUCA RICOLFI, Quant’è facile modificare i dati economici. Ognuno prende ciò che serve, PANORAMA 11 febbraio 2010


Ci sono dati duri, che sono quello che sono. Magari arrivano in ritardo, ma quando arrivano se ne stanno lì, e nessuno può cambiare le carte in tavola. Rientrano in questa categoria, per esempio, il numero di matrimoni civili, il numero di ore di cassa integrazione, il numero di auto immatricolate. Certo può esserci qualche svista, qualche errorino qua e là, ma se l’Aci (Automobile club d’Italia) dice che nel 2008 sono stati immatricolati 2.193.822 autoveicoli, non ti viene in mente che possano essere stati la metà o il doppio, e nemmeno il 5 per cento in più o in meno. Quando si parla di dati siamo portati a pensare che siano abbastanza solidi, come quello delle immatricolazioni. Invece non è così, per almeno due ragioni.
La prima è che la maggior parte dei dati statistici che maneggiamo, per esempio il Pil, il tasso di disoccupazione, il tasso d’inflazione, sono frutto di stime che si basano su informazioni frammentarie e procedure statistico-matematiche con cui le informazioni di base vengono cucinate: la venerazione con cui guardiamo ai risultati di queste operazioni è largamente ingiustificata.

Però la ragione più importante per cui i dati non sono quasi mai duri, bensì ballerini, incerti, flessibili, elastici, è che le parole con cui ne parliamo sono spesso quelle del linguaggio comune, che è per sua natura vago, impreciso, e quindi ampiamente stiracchiabile in una direzione o nell’altra. Prendiamo il numero dei poveri in Italia. Quanti sono?

Ebbene, potrà sembrare incredibile ma la risposta a questa domanda può tranquillamente oscillare fra 2 milioni e mezzo e 45 milioni, ossia fra il 4 e il 75 per cento della popolazione, a seconda dei dati che decidiamo di utilizzare. In pratica vuol dire che, qualsiasi cosa vogliamo credere, non è difficile trovare una conferma alle nostre credenze. Vogliamo provare?

Supponiamo di essere il governo e di voler credere che le cose vadano bene. Allora ci basterà usare i dati Istat della povertà assoluta (vivere in una famiglia che guadagna meno del paniere di sopravvivenza: il 4,9 per cento nel 2008) lasciando perdere quelli della povertà relativa (guadagnare meno della metà della famiglia mediana: 13,6 per cento).

E se invece siamo i sindacati, o la Chiesa, o un’associazione benefica, e ci verrebbe naturale credere che i poveri siano tantissimi? Nessun problema, possiamo giocare un po’ sulle parole. Possiamo definire la povertà come deficit, ovvero spendere più di quello che si guadagna (non arrivare alla fine del mese): usando la rilevazione mensile dell’Isae sui bilanci delle famiglie possiamo salire al 18,1 per cento. Oppure possiamo, con un piccolo salto semantico, definire la povertà come il rischio di diventare poveri: usando i dati Eurostat possiamo arrivare al 19 per cento.

Non ci basta ancora? Siamo insaziabili? Vogliamo strafare? Nessuna paura, per i più esigenti è stato inventato il concetto di «povertà soggettiva»: sei povero se pensi che il tuo reddito non sia «adeguato», ovvero inferiore alla cifra che consentirebbe di condurre un’esistenza «senza lussi ma senza privarsi del necessario». In questo caso i poveri diventano il 70 per cento della popolazione italiana.

Una domanda, cinque risposte. È un problema? Assolutamente no, perché più definizioni di povertà si usano più cose siamo in grado di imparare sulla realtà. L’importante è non farsi incantare dalle cifre, specie se sono estreme (troppo piccole o troppo grandi). Di fronte a qualsiasi cifra sui poveri, alta o bassa che sia, conviene fermarsi un attimo e farci un’altra domanda: perché, fra le molte definizioni di povertà, è stata scelta proprio quella?

ALTRI MONDI

POVERTA’, MOBILITA’ SOCIALE, PERCORSI IDENTITARI, TAVOLA ROTONDA, Giovedì 25 febbraio 2010, ore 16.00 – 19.00 I Stazione Marittima, Sala Vulcania 1 – Trieste


    TAVOLA ROTONDA

POVERTA’, MOBILITA’ SOCIALE,

PERCORSI IDENTITARI

    POVERTA’, MOBILITA’ SOCIALE, PPOVERTA’, MOBILITA’ SOCIALE, PERCORSI IDENTITARIERCPOPOVERTA’VERTA’, MOBILITA’ SOCIALE, PERCORSI IDENTITARIORSI Giovedì 25 febbraio 2010, ore 16.00 – 19.00
    I Stazione Marittima, Sala Vulcania 1 – Trieste

Interverranno:

  • Marco Aliotta, referente Centro d’Ascolto della Caritas di Trieste
  • Gabriella Totolo, assistente sociale, Responsabile del Servizio sociale dei Comuni di Cividale
  • Francesca Pedron, psicologa sociale, Dipartimento di psicologia della Università degli Studi di Trieste
  • Augusto Salvador, sindacalista CISL – Udine
  • Marina Urti, funzionario Servizio Lavoro della Provincia di Trieste

Le importanti trasformazioni della società attuale propongono nuove forme di stratificazione sociale, nuove geografie territoriali e nuove mobilità. Lo status sociale, un tempo dato per certo, oggi può essere messo in discussione da un improvviso ribaltamento di sorti, mentre appaiono sempre più incerti i percorsi di mobilità verticale soprattutto da parte di chi occupa le posizioni sociali meno elevate.

L’improvviso impoverimento di una persona o di un nucleo familiare generalmente determina situazioni di importante disorientamento e, specie nelle situazioni in cui l’identità personale è fortemente ancorata all’immagine sociale, crisi identitarie difficilmente ricomponibili.

L’importante connessione tra impoverimento, mobilità sociale e identità impone una riflessione che investe aspetti salienti del lavoro sociale con prospettive di significative influenze sulle sue caratteristiche.

Esperti e testimoni privilegiati dei processi sociali in atto e delle risposte fino ad ora approntate si confronteranno su queste tematiche, offrendo uno spaccato che è  al tempo stesso teorico e riflesso della realtà operativa quotidiana.

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Via dei Falchi, 2 – 34138 Trieste, Italy

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Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale



Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale

Lo scorso 21 gennaio, la Commissione europea e la Presidenza spagnola dell’UE hanno inaugurato a Madrid l’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale (2010)nel corso di una manifestazione a cui sono intervenuti il primo ministro spagnolo José Luis Zapatero e il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. All’insegna dello slogan “Stop alla povertà”, l’iniziativa intende porre, nel corso dell’anno, la lotta alla povertà  al centro dell’attenzione dell’UE.
Il Italia sono previsti 500mila euro di finanziamenti per le azioni progettuali finalizzate alla realizzazione del Programma nazionale per il 2010. Termine ultimo per la presentazione delle proposte è il 1 febbraio. A stabilirlo è la Direttiva del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, emanata lo scorso 22 dicembre, che traccia le linee di indirizzo inerenti i contenuti dei progetti, le modalità e i termini per la presentazione. 
Nella Direttiva si ricorda che i progetti dovranno riferirsi alla realizzazione di una o più delle seguenti azioni:

  • elaborazione di strategie per contrastare la povertà e per promuovere azioni educative anche nelle scuole;
  • realizzazione di eventi nazionali e locali per sensibilizzare la società civile, accrescere la conoscenza e identificare le buone pratiche, che promuovano anche la partecipazione diretta delle persone in condizioni di povertà;
  • realizzazione di indagini, studi e ricerche finalizzati in particolare a migliorare le attività di monitoraggio e di valutazione delle politiche di contrasto alla povertà;
  • promozione di reti di osservatori territoriali con l’obiettivo di incentivare lo scambio di prassi e informazioni per supportare la formulazione delle politiche locali di inclusione.
 

La Direttiva specifica inoltre che sarà data priorità ai progetti innovativi, caratterizzati da una spiccata valenza sociale, che mettano a punto modelli di intervento da utilizzare in altri contesti territoriali e che creino sinergie fra soggetti del volontariato, del Terzo Settore, enti locali e pubblici, soggetti privati, imprese e sindacati.

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Caritas Italiana, Forndazione E. Zancan, Famiglie in salita. Rapporto 2009 su povertà ed esclusione sociale in Italia, Il Mulino, Bologna, 2009


Caritas Italiana, Forndazione E. Zancan, Famiglie in salita. Rapporto 2009 su povertà ed esclusione sociale in Italia, Il Mulino, Bologna, 2009

Famiglie in salita. Rapporto 2009 su povertà ed esclusione sociale in Italia – Synergia srl – Milano

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2010 Anno Europeo della Lotta alla Povertà e all’Esclusione Sociale: alcuni spunti di riflessione – Synergia srl – Milano


2010 Anno Europeo della Lotta alla Povertà e all’Esclusione Sociale: alcuni spunti di riflessione di Gloria Pessina

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Mappa delle diseguaglianze d’Italia. A Le Storie – Diario Italiano, Corrado Augias incontra la sociologa Chiara Saraceno


Mappa delle diseguaglianze d’Italia. A Le Storie – Diario Italiano, Corrado Augias incontra la sociologa Chiara Saraceno

vai qui:

Video Rai.TV – Le storie – Chiara Saraceno

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Dossier “2010 – Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale


2010 – Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale

La Commissione europea ha designato il 2010 Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale al fine di riaffermare e rafforzare l’iniziale impegno politico dell’UE formulato all’avvio della strategia di Lisbona a “imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà”. Obiettivi e principi guida: riconoscere il diritto fondamentale delle persone in condizioni di povertà e di esclusione sociale di vivere dignitosamente e di far parte a pieno titolo della società; aumentare la partecipazione pubblica alle politiche e alle azioni di inclusione sociale sottolineando la responsabilità collettiva e individuale nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale; promuovere una società più coesa, sensibilizzando i cittadini sui vantaggi offerti a tutti da una società senza povertà, che consente l’equità distributiva e nella quale nessuno è emarginato; riaffermare il fermo impegno politico dell’Unione europea e degli Stati membri ad attivarsi con determinazione per eliminare la povertà e l’esclusione sociale e promuovere tale impegno con azioni a tutti i livelli del potere. L’Anno europeo promuoverà una società che sostiene e sviluppa la qualità della vita, compresa la qualità delle competenze e dell’occupazione, il benessere sociale, compreso il benessere dei bambini e la parità di opportunità per tutti. Tale società garantirà inoltre lo sviluppo sostenibile e la solidarietà intergenerazionale e intragenerazionale nonché la coerenza politica dell’azione intrapresa dall’Unione europea su scala mondiale. L’Anno europeo rafforzerà l’impegno politico, richiamando l’attenzione politica e mobilitando tutte le parti interessate, a favore della prevenzione della povertà e dell’esclusione sociale e della lotta alle medesime e imprimerà un nuovo slancio all’azione dell’Unione europea e degli Stati membri in questo campo.

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