Cannabis terapeutica, la Toscana approva la prima legge italiana. Il testo

Cannabis terapeutica, la Toscana approva la prima legge italiana. Il testo

Il provvedimento prevede la somministrazione dei farmaci cannabinoidi presso le strutture del servizio sanitario regionale, le Asl, e le strutture private. Per garantire la continuita’ terapeutica, previsto anche il trattamento domiciliare, dopo la dimissione del paziente


Cure palliative – MASTER UNIVERSITARIO DI I LIVELLO alla Università degli Studi di Milano-Bicocca

Cure palliative

MASTER UNIVERSITARIO DI I LIVELLO

PROPONENTE
Prof. Enrico Maria Pogliani

OBIETTIVI
Il Master affronta sistematicamente e in un’ottica interdisciplinare gli argomenti topici delle Cure Palliative, individua i contenuti professionali e culturali che permettono agli operatori di dare la miglior risposta assistenziale ai pazienti morenti e alle loro famiglie. Il programma vuole sviluppare competenze che permettano la formazione di figure professionali specializzate, in grado di operare nelle equipe multidisciplinari proprie dei servizi di cure domiciliari e degli hospice.
Accanto alle lezioni frontali vengono proposti percorsi di formazione sul campo attraverso periodi di stage in hospice o nella rete di cure domiciliari.

DESTINATARI
Figure professionali sanitarie (sul bando saranno definite nello specifico)

PERIODO ATTIVAZIONE

Novembre 2012 - novembre 2013

da Cure palliative – Università degli Studi di Milano-Bicocca.


relazione al Parlamento su accesso cure palliative e terapia del dolor

La relazione al Parlamento su accesso cure palliative e terapia del dolore …
Si rafforza la rete delle cure palliative anche se ancora non è pienamente
sviluppata e funzionante in tutto il territorio nazionale.

In particolare,
gli hospice attivati …
<http://www.saluter.it/news/regione/ministero-salute-la-relazione-al-parlamento-su-accesso-cure-palliative-e-terapia-del-dolore>


Cure palliative, Corso “approccio clinico-psicologico al malato in fase avanzata e presa in carico dei familiari”, Como, 3 maggio 2012, 8,30-17,30. Fra i docenti: LUCIANA QUAIA

 

qui la locandina del Corso: http://www.hospicecomo.it/Locandina_corso_ECM_2.pdf


FORMARE LA CRISI di Nicola Ferrari, segnalato da SOS servizi sociali online

Libro di grande interesse del nostro articolista psicopedagogista e formatore Dr. Nicola Ferrari dal titolo “Formare la crisi”.

Potete scaricare la scheda del libro alla pagina http://www.servizisocialionline.it/formare-la-crisi.htm

segnalato da SOS servizi sociali online

Nicola Ferrari, psicopedagogista, formatore, svolge attività di supporto alle persone in lutto nell’Associazione Maria Bianchi.
Ha ideato il servizio Cor-rispondenze per il sostegno nella perdita tramite mail e la metodologia della narrazione guidata per i gruppi di auto mutuo aiuto.


QUALITA’ DI VITA E QUALITA’ DI CURA NELLA FASE TERMINALE, CONVEGNO ASL DI BERGAMO 23 febbraio 2012

 



Le Cure Palliative Domiciliari in Italia – da AGENAS – CURE PRIMARIE

Le Cure Palliative Domiciliari in Italia – AGENAS

Ultimo agg. il 27 novembre 2010

Documento di valore strategico al fine di rendere concreti ed attuabili le indicazioni normative emerse dalla recente approvazione della legge 15 marzo 2010 n.38 – Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore

Pubblicato il Quaderno n 7 dell’ AGENAS – Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, suirisultati dell’indagine nazionale sul “Sistema delle cure palliative domiciliari” – realizzata dall’Agenas e dal Ministero della Salute in collaborazione con la Società italiana cure palliative (Sicp), la Società italiana di medicina generale (Simg), la Fondazione Floriani, la Federazione cure palliative (Fcp) e tutte le Regioni italiane - presentata oggi nell’ambito del congresso nazionale delle Simg in corso a Firenze.

L’indagine si riferisce al periodo 2008-2009.

Leggi l’esauriente articolo di QuotidianoSanità

da Pubblicazioni – Le Cure Palliative Domiciliari in Italia – AGENAS – CURE PRIMARIE.


normative riguardanti le cure palliative, in Federazione Cure Palliative

DISEGNI DI LEGGE 2008/2011 I Disegni di Legge in Commissione Igiene e Sanità del Senato
INTRODUZIONE GENERALE A CURA DI FURIO ZUCCO Le normative nazionali nel settore delle cure palliative e della terapia del dolore
NORMATIVE SPECIFICHE REGIONALI SULLE CURE PALLIATIVE
NORMATIVE SPECIFICHE NAZIONALI PER LE CURE PALLIATIVE E LA TERAPIA DEL DOLORE
NORMATIVE COLLEGATE ALLE CURE PALLIATIVE ED ALLA TERAPIA DEL DOLORE
NORMATIVE GENERALI NAZIONALI CHE CONTENGONO IMPORTANTI RIFERIMENTI ALLE CURE PALLIATIVE ED ALLA TERAPIA DEL DOLORE

in FEDERAZIONE CURE PALLIATIVE.


L’uomo e l’animale … l’animale e l’uomo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scrivono su Suoni Ribelli:

Questa è una foto vera, come è vera la storia di quest’uomo ricoverato in ospedale in stato terminale, che ha chiesto ed ottenuto di avere accanto a sè
l’unico vero amico a cui importava davvero della sua vita!

da: https://www.facebook.com/SuoniRibelli


Cure palliative: un’area medica in continua evoluzione, Progetto ASCO, [Numero 59 – Articolo 1. Novembre 2011]

Titolo originale: Palliative Care: An Evolving Field in Medicine”
Autori: 
Serife Eti 
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: 
Prim Care Clin Office Pract 38 (2011) 159–171
Recensione a cura di: Irene Noè
Indirizzo dell’articolo: 
Visita (link esterno)
Parole chiave:
 

Storia
L’uso del termine “palliativo” applicato all’area medica si ebbeall’inizio del 1975, quando fu istituito il primo Servizio di Cura Palliativaall’ospedale del “Royal Victoria Hospital”. Lo sviluppo dell’hospice iniziò nel 1960 ed ebbe subito una rapida diffusione. Fu il lavoro pionieristico di Cicely Sanders a Londra e di Florence Wald nel New Haven a porre le basi per lo sviluppo del moderno hospice e delle cure palliative, ed evidenziò quelli che sono i bisogni di cura dei pazienti con gravi malattie in fase avanzata. Ilvantaggio del Medicare per l’hospice (hospice all’interno del servizio sanitario statale) fu quello di limitare l’accesso ai pazienti morenti per una malattia terminale; ciò portò a tardi rinvii e ad una riduzione di accesso alle cure dell’hospice per pazienti con malattie croniche avanzate (Fig. 1).

continua qui:  Progetto ASCO, [Numero 59 – Articolo 1. Novembre 2011] Cure palliative: un’area medica in continua evoluzione.


Luciana Quaia, Vivere una malattia a prognosi infausta | in Muoversi Insieme

…. Oggi, più che nel passato, nutriamo speranze nei rimedi che la scienza ci propone per ritardare la morte e già questo conforto si manifesta con l’allungamento dell’età media della vita, elemento che associa il passaggio finale alla naturalità del processo di vecchiaia.
Ma esistono circostanze in cui misurarsi con l’imminenza di una situazione del tutto sconosciuta diventa necessità: scoprirsi affetti da una malattia a prognosi infausta ci obbliga a guardare la morte negli occhi e a cercare il miglior modo per affrontare questo appuntamento improvvisamente prossimo.
La malattia inguaribile da subito impone una frattura tra ciò che il nostro corpo percepisce e ciò che invece è rappresentato dal nostro ideale di immagine corporea, un’inequivocabile minaccia che costringe a separarsi dal corpo di prima, quel corpo sano ed efficiente che ormai non esiste più, lasciando il posto alle limitazioni imposte dalla patologia e alle paure fondamentali ad essa connesse: solitudine, isolamento, angoscia, mutilazioni, menomazioni, dolore fisico e psichico.

Dal suo primo manifestarsi, la malattia costringe chi ne è colpito a doversi ricostruire una nuova identità personale ….

segue qui: Vivere una malattia a prognosi infausta | Muoversi Insieme.


Cure palliative e lotta al dolore. Fissati requisiti e caratteristiche delle strutture


16 NOV - Il ministero della Salute individua requisiti minimi, modalità organizzative, elementi strutturali, quantitativi e qualitativi delle strutture per le cure palliative e la terapia del dolore. La legge 38 potrà finalmente partire. Regioni permettendo. 


HOSPICE unità di cure palliative in Italia – a cura di Linea Diretta Sanitaria


Sintesi della legge su terapia del dolore e cure palliative

Sintesi della legge su terapia del dolore e cure palliative

 
Tra le misure previste, l’obbligo per i medici di monitorare il dolore di ogni paziente ricoverato e la valutazione dovrà essere inserita nella cartella clinica. 


Le Cure palliative, destinate ai malati terminali, con le nuove regole, diventano un diritto per tutti e la prescrizione dei farmaci antidolore diventa più semplice, non ci sarà più bisogno di ricettario speciale, ma solo l’obbligo per il farmacista di conservare la ricetta. 

Le tariffe delle cure palliative nelle strutture pubbliche e convenzionate, che oggi variano notevolmente da regione a regione, dovranno essere omogenee su tutto il territorio nazionale. 


La legge intende tutelare e garantire l’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore da parte del malato, nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza. 


Le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapie del dolore devono assicurare un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, nel rispetto dei princìpi fondamentali della tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione; della tutela e promozione della qualità della vita in ogni fase della malattia, in particolare in quella terminale, e di un adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia. 


Il Ministero della salute promuove nel triennio 2010- 2012 la realizzazione di campagne istituzionali di comunicazione destinate a informare i cittadini sulle modalità e sui criteri di accesso alle prestazioni e ai programmi di assistenza in materia di cure palliative e di terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative, anche attraverso il coinvolgimento e la collaborazione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, delle farmacie pubbliche e private nonché delle organizzazioni private senza scopo di lucro impegnate nella tutela dei diritti in ambito sanitario ovvero operanti sul territorio nella lotta contro il dolore e nell’assistenza nel settore delle cure palliative. 


Con accordo stipulato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge sono individuate le figure professionali con specifiche competenze ed esperienza nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, anche per l’età pediatrica, con particolare riferimento ai medici di medicina generale e ai medici specialisti in anestesia e rianimazione, geriatria, neurologia, oncologia, radioterapia, pediatria, ai medici con esperienza almeno triennale nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, agli infermieri, agli psicologi e agli assistenti sociali nonché alle altre figure professionali ritenute essenziali. 

Inoltre, sono definiti i requisiti minimi e le modalità organizzative necessari per l’accreditamento delle

  • strutture di assistenza ai malati in fase terminale
  • e delle unità di cure palliative e della terapia del dolore domiciliari. 

 

Presso il Ministero della salute è attivato, eventualmente anche attraverso l’istituzione di una commissione nazionale il monitoraggio per le cure palliative e per la terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative

Il Ministero provvede a monitorare, in particolare: 
a) i dati relativi alla prescrizione e all’utilizzazione di farmaci nella terapia del dolore, e in particolare dei farmaci analgesici oppiacei; 
b) lo sviluppo delle due reti, con particolare riferimento alla verifica del rispetto degli indicatori e dei criteri nazionali previsti dalla normativa vigente; 
c) lo stato di avanzamento delle due reti, anche con riferimento al livello di integrazione delle strutture che ne fanno parte; 
d) le prestazioni erogate e gli esiti delle stesse, anche attraverso l’analisi qualitativa e quantitativa dell’attivita` delle strutture delle due reti; 
e) le attivita` di formazione a livello nazionale e regionale; 
f) le campagne di informazione a livello nazionale e regionale; 
g) le attivita` di ricerca; 
h) gli aspetti economici relativi alla realizzazione e allo sviluppo delle due reti. 


OSPEDALE E TERRITORIO VERSO LA CONTINUITA’ TERAPEUTICA ED ASSISTENZIALE: tra Governance e fiducia”, Convegno, 11 novembre, dalle ore 9 alle 13,30 presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Formazione in Piazzale S. Agostino 2 a Bergamo

L’11 novembre, dalle ore 9 alle 13,30 presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Formazione in Piazzale S. Agostino 2 a Bergamo, si terra’ il convegno “OSPEDALE E TERRITORIO VERSO LA CONTINUITA’ TERAPEUTICA ED ASSISTENZIALE: tra Governance e fiducia”.

Il convegno è organizzato da Associazione Cure Palliative, Universita’ degli Studi di Bergamo, USC Cure Palliative Hospice di Bergamo e Dipartimento Interazienda  Provinciale Oncologico (DIPO).

Questo convegno si inserisce fra le iniziative della ”XII Giornata Nazionale contro la sofferenza inutile della persona inguaribile” promossa dalla Federazione Cure Palliative.

Per iscriversi compilare la scheda di iscrizione che si trova nel pieghevole allegato oppure inviare una email a segreteria@associazionecurepalliative.it

bozza del PROGRAMMA 

Ore 9,00-9,30         Saluto delle autorità

Ore 9,30-9,45         Dr. Arnaldo      Minetti, “Introduzione”                              

Ore 9,45-10,00      Prof. Ivo Lizzola, “Apertura dei lavori”

Ore 10,00-10,15     Dr. Luca Moroni, “Le cure palliative  e la legge38, l’occasione  di un welfare del territorio.”

Ore 10,15-10,45        Dr Paolo Ferrario, “Istituzioni di servizio e malattie terminali”

Ore 10,45-11,00         Dr Marco Zanchi

……….

Ore 11,00-11,15          Pausa Lavori

Ore 11,15-11,30          Prof. Roberto Labianca

…………

Ore 11,30-11,45     Dr Emilio Pozzi, “Rapporto fiduciario e gestione integrata”

Ore 11,45-12,00         Dr Antonio Brucato,  Dr Michele Fortis,  “Il progetto  SE.RE.NA nel secondo anno di attività: breve dialogo su reciproca  formazione, criticità e nuove prospettive”

Ore 12,00-12,15         Dr Simeone Liguori, “Ruolo della USC Cure Palliative nel rapporto tra Ospedale e Territorio”

Ore 12,15-12,30         Dr Marco Pesenti, “Lo spazio della domanda”

Ore 12,30-12,45          Dr Claudio Bulla, “Curare e prendersi cura del malato oncologico al termine della vita”

Ore 12,45-13,00          Dr Benigno Carrara, “Erogazione  delle cure palliative domiciliari sul territorio della Provincia di Bergamo: luci ed ombre”

Ore 13,00-13,15  Dssa Aurora Minetti,                                            Sig.ra Mariagrazia  Capello, Presentazione del nuovo Vademecum  “Orientarsi nel percorso della malattia”

Ore 13,15-13,30    Prof. Stefano Tomelleri, “Conclusioni”

RELATORI

 

Brucato Antonio – Direttore Medico della USC Medicina Interna OORR di Bergamo

Bulla Claudio – Medico di assistenza primaria

Capello Mariagrazia – …………….

Carrara Benigno – Coordinatore Sistema Cure Domiciliari ASL della provincia di Bergamo

Ferrario Paolo – Docente a contratto di politiche sociali presso l’Università di Milano Bicocca

Fortis Michele – Dirigente Medico della  USC Cure Palliative – Terapia del Dolore – Hospice OORR di Bergamo

Labianca Roberto – Direttore, Dipartimento Interaziendale Provinciale Oncologico – DIPO

Liguori Simeone – Medico della USC Cure Palliative – Terapia del Dolore – Hospice OORR di Bergamo

Lizzola Ivo – Preside, facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Bergamo

Minetti Arnaldo – Presidente Associazione Cure Palliative – ONLUS

Minetti Aurora – Dottore di ricerca e assegnista di ricerca c/o Università degli Studi di Bergamo

Moroni Luca – Presidente Federazione Cure Palliative – FCP

Pesenti Marco – Psicologo, Psicoterapeura USSD Psicologia Clinica OORR Bergamo.

Pozzi Emilio – Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Bergamo

Tomelleri Stefano – Docente di Sociologia Generale, Facoltà di Scienze della Formazione c/o  Università degli Studi di Bergamo

Zanchi Marco – Dottorando di ricerca c/o Università degli Studi di Bergamo


Valsabbia Garda – Cosa sono le cure palliative?

Sono il trattamento attivo globale e multidisciplinare dei pazienti affetti da malattia che non risponde più a trattamenti specifici.

Il controllo del dolore, degli altri sintomi e dei problemi psicologici, sociali e spirituali del paziente costituisce lo scopo delle cure palliative.
La finalità delle cure palliative è il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile per il paziente e i suoi familiari.
Il termine palliativo deriva dal latino pallium che indicava il mantello con cui la persona che lo indossava si avvolgeva completamente. Allo stesso modo le cure palliative si propongono di prendersi carico del paziente nella sua globalità.
Le cure palliative si rivolgono prevalentemente a pazienti nella fase terminale della loro vita. Non sono riservate solo a malati oncologici, ma indubbiamente i pazienti oncologici sono i maggiori fruitori del servizio.
Per avere un’idea di quanto siano numerose le persone che necessitano di trattamenti palliativi si pensi che il cancro è la seconda causa di morte in occidente e che l’80% dei malati di cancro lamenta, durante la malattia e soprattutto nella sua fase terminale, il sintomo dolore.
In Italia la terapia del dolore non è ancora condotta in modo adeguato: ne è prova il basso consumo di morfina e di oppiacei in generale che ci colloca agli ultimi posti della classifica europea per uso di stupefacenti a scopo terapeutico.
Tuttavia negli ultimi anni si è verificato un deciso miglioramento della situazione con un notevole aumento dell’attenzione da parte delle autorità politiche e sanitarie per i problemi dei pazienti con malattia avanzata.
In Lombardia sono stati creati reparti ospedalieri di cure palliative, sono sorti Hospice e sta iniziando a realizzarsi la cosiddetta ospedalizzazione domiciliare. Inoltre si sta diffondendo la cultura della terapia del dolore per cui i Medici ospedalieri e di Medicina Generale sono più propensi di un tempo a somministrare terapia con oppiacei.

Valsabbia Garda – Cosa sono le cure palliative?.


Paolo Ferrario, “Istituzioni di servizio e malattie terminali”, relazione al convegno “OSPEDALE E TERRITORIO VERSO LA CONTINUITA’ TERAPEUTICA ED ASSISTENZIALE: tra Governance e fiducia”, 11 novembre, dalle ore 9 alle 13,30 presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Formazione in Piazzale S. Agostino 2 a Bergamo | POLITICA DEI SERVIZI SOCIALI

Paolo Ferrario, “Istituzioni di servizio e malattie terminali”

relazione al


convegno “OSPEDALE E TERRITORIO VERSO LA CONTINUITA’ TERAPEUTICA ED ASSISTENZIALE: tra Governance e fiducia”, 11 novembre, dalle ore 9 alle 13,30 presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Formazione in Piazzale S. Agostino 2 a Bergamo

L’11 novembre, dalle ore 9 alle 13,30 presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Formazione in Piazzale S. Agostino 2 a Bergamo, si terra’ il convegno “OSPEDALE E TERRITORIO VERSO LA CONTINUITA’ TERAPEUTICA ED ASSISTENZIALE: tra Governance e fiducia”.

Il convegno è organizzato da Associazione Cure Palliative, Universita’ degli Studi di Bergamo, USC Cure Palliative Hospice di Bergamo e Dipartimento Interazienda  Provinciale Oncologico (DIPO).

Questo convegno si inserisce fra le iniziative della ”XII Giornata Nazionale contro la sofferenza inutile della persona inguaribile” promossa dalla Federazione Cure Palliative.

Per iscriversi compilare la scheda di iscrizione che si trova nel pieghevole allegato oppure inviare una email a segreteria@associazionecurepalliative.it

bozza del PROGRAMMA 

Ore 9,00-9,30         Saluto delle autorità

Ore 9,30-9,45         Dr. Arnaldo      Minetti, “Introduzione”                              

Ore 9,45-10,00      Prof. Ivo Lizzola, “Apertura dei lavori”

Ore 10,00-10,15     Dr. Luca Moroni, “Le cure palliative  e la legge38, l’occasione  di un welfare del territorio.”

Ore 10,15-10,45        Dr Paolo Ferrario, “Istituzioni di servizio e malattie terminali”

Ore 10,45-11,00         Dr Marco Zanchi

……….

Ore 11,00-11,15          Pausa Lavori

Ore 11,15-11,30          Prof. Roberto Labianca

…………

Ore 11,30-11,45     Dr Emilio Pozzi, “Rapporto fiduciario e gestione integrata”

Ore 11,45-12,00         Dr Antonio Brucato,  Dr Michele Fortis,  “Il progetto  SE.RE.NA nel secondo anno di attività: breve dialogo su reciproca  formazione, criticità e nuove prospettive”

Ore 12,00-12,15         Dr Simeone Liguori, “Ruolo della USC Cure Palliative nel rapporto tra Ospedale e Territorio”

Ore 12,15-12,30         Dr Marco Pesenti, “Lo spazio della domanda”

Ore 12,30-12,45          Dr Claudio Bulla, “Curare e prendersi cura del malato oncologico al termine della vita”

Ore 12,45-13,00          Dr Benigno Carrara, “Erogazione  delle cure palliative domiciliari sul territorio della Provincia di Bergamo: luci ed ombre”

Ore 13,00-13,15  Dssa Aurora Minetti,                                            Sig.ra Mariagrazia  Capello, Presentazione del nuovo Vademecum  “Orientarsi nel percorso della malattia”

Ore 13,15-13,30    Prof. Stefano Tomelleri, “Conclusioni”

RELATORI

 

Brucato Antonio – Direttore Medico della USC Medicina Interna OORR di Bergamo

Bulla Claudio – Medico di assistenza primaria

Capello Mariagrazia – …………….

Carrara Benigno – Coordinatore Sistema Cure Domiciliari ASL della provincia di Bergamo

Ferrario Paolo – Docente a contratto di politiche sociali presso l’Università di Milano Bicocca

Fortis Michele – Dirigente Medico della  USC Cure Palliative – Terapia del Dolore – Hospice OORR di Bergamo

Labianca Roberto – Direttore, Dipartimento Interaziendale Provinciale Oncologico – DIPO

Liguori Simeone – Medico della USC Cure Palliative – Terapia del Dolore – Hospice OORR di Bergamo

Lizzola Ivo – Preside, facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Bergamo

Minetti Arnaldo – Presidente Associazione Cure Palliative – ONLUS

Minetti Aurora – Dottore di ricerca e assegnista di ricerca c/o Università degli Studi di Bergamo

Moroni Luca – Presidente Federazione Cure Palliative – FCP

Pesenti Marco – Psicologo, Psicoterapeura USSD Psicologia Clinica OORR Bergamo.

Pozzi Emilio – Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Bergamo

Tomelleri Stefano – Docente di Sociologia Generale, Facoltà di Scienze della Formazione c/o  Università degli Studi di Bergamo

Zanchi Marco – Dottorando di ricerca c/o Università degli Studi di Bergamo


Lotta al dolore, Italia divisa di Marzio Bartoloni (da Il Sole-24 Ore del Lunedì), 26 settembre 2011

A verificare lo stato di attuazione di questa legge tra le più all’avanguardia al mondo che, oltre a semplificare la prescrizione degli oppioidi, obbliga gli ospedali a monitorare nella cartella clinica anche il livello di dolore di tutti i pazienti, è stata un’operazione a tappeto dei Nas su ben 244 ospedali di tutta Italia con almeno 120 posti letto. Il blitz a sorpresa ha impegnato circa 500 militari dei nuclei antisofisticazioni dell’arma dei carabinieri che per 5 giorni (dal 19 al 23 luglio) hanno acquisto documenti sanitari e interrogato manager e medici. L’ordine di avviare il blitz i cui risultati sono stati tenuti finora riservatissimi (una versione più ampia dell’indagine è pubblicata su «Il Sole 24 Ore Sanità» n. 36/2011) è arrivato dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul Ssn che può avviare indagini “con gli stessi poteri” dell’autorità giudiziaria.

Le carte parlano chiaro: nonostante il pressing degli ultimi mesi del ministero della Salute oggi la lotta al dolore spacca in due il Paese. Al Sud si sono adeguate alle prescrizioni più importanti della legge, in vigore dal marzo del 2010, circa metà delle strutture messe sotto inchiesta (53%): «Con un range – scrivono i Nas nella relazione inviata alla commissione d’inchiesta del Senato – compreso tra l’83% della Basilicata, seguita dalla Sicilia al 61% e al 41% della Puglia». Va un po’ meglio al centro (75%) – dal 96-97% di Emilia e Toscana al 33% della Sardegna – e soprattutto al Nord dove la percentuale media di adeguamento alla legge raggiunge l’88% delle strutture finite nel mirino dei Nas, con «punte massime del 91-93% per le Regioni Veneto, Lombardia e Piemonte».

da Guida Sanità.


Cure palliative / Vanna Iori

Festival del Diritto / Cure palliative / Vanna Iori – YouTube.


cure palliative domiciliari ancora a macchia di leopardo

Roma, 13 set. (Adnkronos Salute) – Per molti italiani la possibilità di ricevere cure palliative a casa resta un miraggio. In questo contesto si inserisce l’operato della Fondazione Ant Italia Onlus, attiva nel nostro Paese nel campo dell’assistenza domiciliare gratuita e delle cure palliative per i sofferenti oncologici. La Fondazione rende noti i dati del proprio bilancio operativo al 30 giugno 2011: aumentano gli assistiti in tutta Italia, aumenta il numero delle giornate di assistenza, dei servizi garantiti e degli operatori impegnati. In crescita anche i numeri relativi ai progetti di prevenzione e ai servizi psicologici a supporto dei sofferenti e delle loro famiglie. “In 5 regioni su 9 in cui siamo presenti abbiamo in essere una convenzione con la Asl del territorio. Nelle altre regioni operiamo in regime di assoluto volontariato”, precisa Raffaella Pannuti, presidente della Fondazione Ant. “Secondo i dati della ricerca di Agenas – prosegue Pannuti – i sofferenti assistiti in regime di cure palliative nel 2008 sono stati in totale 68.628. Nello stesso anno la Ant ne ha assistiti 8.373, ovvero il 12%. Ant rappresenta dunque una risorsa indispensabile per il Ssn – sottolinea la Pannuti – e siamo pronti a collaborare ancor più strettamente con le strutture pubbliche, per contribuire alla copertura di un settore della sanità in cui è richiesto un investimento sempre maggiore in termini di programmazione e di risorse, anche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, che rende le cure palliative indispensabili per una fascia sociale sempre più ampia”. Sono stati 6.263 gli assistiti nel primo semestre 2011 (+ 8% rispetto allo stesso periodo del 2010), 13.621.454 le giornate di assistenza garantite (+ 8% rispetto al primo semestre 2010), con una media per sofferente che si attesta sugli 85 giorni. E 2.462 i decessi del primo semestre 2011 (+ 9% rispetto al 2010) di cui il 78% a domicilio. “In una realtà come quella fotografata dall’indagine – rivendica la Ant – l’operato della Fondazione emerge come una punta d’eccellenza in Italia, frutto della solidarietà e dell’impegno di tanti a servizio della comunità”.

da Il Tempo – adnkronos.


La Rete delle Cure Palliative, Forum sulla non autosufficienza, Bologna 9-10 novembre 2011

Mercoledì, 9 novembre pomeriggio

LA RETE DELLE CURE PALLIATIVE

In collaborazione con Antea – Rete Cure Palliative


Presentazione
(Presto on-line)


Programma

Ore 14.30 – Inizio lavori

Una conquista civile: la legge sulle cure palliative e la terapia del dolore nel panorama italiano
Giuseppe Casale, Coordinatore sanitario Centro Antea – Rete di Cure Palliative

Cure palliative: di che cosa stiamo parlando?
Chiara Mastroianni, Presidente Antea Formad

Quale  formazione alla luce della nuova normativa?
Maria Grazia De Marines, Universitá Campus Bio Medico – Roma

Esperienze concrete a confronto:

Prendersi Cura quando non si può guarire: l’esperienza dell’Hospice Seragnoli
Catia Franceschini, Responsabile Infermieristica Hospice Seragnoli

Qualità dell’assistenza al servizio della qualità della vita: l’esperienza nell’Hospice Madonna dell’Uliveto
Anna Maria Marzi, Responsabile Hospice Madonna dell’Uliveto – Bologna

Hospice e assistenza domiciliare: l’esperienza in Antea
Fabio Belli, Responsabile Infermieristico Centro Antea

Ore 18.30 – Dibattito e conclusione dei lavori

da La Rete delle Cure Palliative.


Cure palliative, Raccolta della documentazione istituzionale a cura della Associazione Cure Palliative, Bergamo

vai a: http://curepalliative.valeostudio.it/categoria.asp?IDsottocategoria=25


HOSPICE IN ITALIA, seconda rilevazione ufficiale 2010, a cura di Furio Zucco

da http://curepalliative.valeostudio.it/categoria.asp?IDsottocategoria=25
Oppure da www.fedcp.org

Cure palliative

“Le cure palliative consistono nell”assistenza attiva e totale dei pazienti terminali quando la malattia non risponde più alle terapie ed il controllo del dolore, dei sintomi, degli aspetti emotivi e spirituali e dei problemi sociali diventa predominante”.
“Le cure palliative hanno carattere interdisciplinare e coinvolgono il paziente, la sua famiglia e la comunità in generale. In questo senso la cura palliativa è un richiamo al più antico e basilare concetto di cura: provvedere alle necessità ed esigenze dei pazienti in qualsiasi luogo si trovino o abbiano scelto per essere curati, al domicilio od in ambito ospedaliero”.
“Le cure palliative rispettano la vita e considerano il morire come un processo naturale. Il loro scopo non è quello di accelerare o differire la morte, ma quello di garantire la migliore qualità di vita, sino alla fine”. 

(Dallo Statuto dell”Associazione Europea per le Cure Palliative)

Associazione Cure Palliative :..


la giunta provinciale di Trento ha approvato gli indirizzi generali e specifici per ricalibrare il modello operativo Adi-Cp (AssistenzaDomiciliare Integrata – Cure Palliative) nel Servizio sanitario provinciale

Su proposta dell’assessore Ugo Rossi, la giunta provinciale di Trento ha approvato gli indirizzi generali e specifici per ricalibrare il modello operativo Adi-Cp (AssistenzaDomiciliare Integrata – Cure Palliative) nel Servizio sanitario provinciale, specificandone gli obiettivi, i criteri, le modalita’, gli standard e gli indicatori di valutazione. L’attuazione degli interventi necessari per la ricalibrazione del modello Adi-Cp, spiega una nota provinciale, sono demandati all’Azienda provinciale per i servizi sanitari, che dovra’ provvedervi entro il corrente 2011.

Tra gli obiettivi quello di ”aumentare, sia in termini quantitativi che qualitativi, la potenzialita’ del servizio per soddisfare il fabbisogno di cure espresso dalla popolazione: nel 2010, la quota di persone che ha usufruito di una forma d’assistenza palliativa organizzata, e’ stimabile intorno al 45% di quanti ne avrebbero avuto necessita’ in tutto l’ambito provinciale”. Ogni anno si ritengono potenzialmente eleggibili alle Cure Palliative domiciliari circa 1.800 persone, di cui circa 90 minori: l’80% dei malati deceduti nell’anno per malattia oncologica (circa 1.100 persone) cui si aggiunge un numero di malati non oncologici (cardiologici, neurologici, metabolici, pneumologici, altri) assistibili in Cp che e’ stimabile al 50% degli oncologici e, quindi, in circa 700.

Un altro obiettivo e’ quello di ”rispondere adeguatamente alle esigenza espresse dall’utenza pediatrica: si ritengono eleggibili alle Cure Palliative 10 bambini ogni 10.000 soggetti in eta’ 0-17 anni, dei quali il 30% oncologici e il 70% interessati da altre condizioni”.

Con la deliberazione approvata oggi si assegna all’Azienda provinciale per i servizi sanitari il mandato di ricalibrare il modello organizzativo Adi-Cp del Servizio sanitario provinciale, attraverso la creazione della Rete provinciale delle cure palliative, l’inserimento di risorse professionali aggiuntive, la previsione di un sistema di valutazione del servizio, con la definizione di standard da rispettare in termini di copertura assistenziale, accessibilita’, qualita’ dell’assistenza e soddisfazione dell’utenza e infine iniziative informative e di sensibilizzazione finalizzate alla conoscenza del diritto di fruirne da parte dell’utenza e all’orientamento ad essa da parte degli operatori sanitari.

 

da TRENTO SANITA CURE PALLIATIVE GIUNTA APPROVA POTENZIAMENTO RETE – Agenzia di stampa Asca.


Relazione sull’attuazione delle disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore,

MINISTERO DELLA SALUTE
Relazione sull’attuazione delle disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore


accordo siglato in Stato-Regioni lo scorso 16 dicembre contenente le Linee guida per la promozione, lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali nell’ambito della rete di cure palliative e della rete di terapia del dolore

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (n. 13 del 18 gennaio 2011) l’accordo siglato in Stato-Regioni lo scorso 16 dicembre contenente le Linee guida per la promozione, lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali nell’ambito della rete di cure palliative e della rete di terapia del dolore. Obiettivo è garantire l’assistenza palliativa e la terapia del dolore in modo omogeneo e a pari livelli di qualità in tutto il Paese.
Il modello individuato per raggiungerlo, integrato nel territorio, scompone i livello assistenziale in tre nodi complementari: i centri di riferimento di terapia del dolore (hub), l’ambulatorio di terapia antalgica (spoke) e gli ambulatori dei medici di medicina generale che, in rete, svolgendo la funzione di triage per i centri hub e spoke e riducendo così il ricorso al pronto soccorso per la cura
del dolore.

da: QS – Quotidiano Sanità: governo e parlamento – Cure palliative: in GU le linee guida Stato-Regioni.


Il Nord Est e la “dolce morte”, di Natascia Porcellato, Demos & Pi

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La settimana scorsa, Papa Benedetto XVI, intervenendo alla 25esima Conferenza internazionale del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, ha avuto dure parole contro l’eutanasia. Pochi giorni dopo, una circolare firmata da 3 ministri – Maroni, Sacconi e Fazio- ha messo fuori legge i registri comunali, presenti in oltre 70 municipi, che raccoglievano le dichiarazioni personali volontarie relative alla propria fine-vita. L’argomento, quindi, appare di straordinaria attualità. Del resto, sono anni che in Italia si dibatte intorno alla questione senza trovare una soluzione.
L’opinione pubblica del Nord Est, oggi, si schiera in larga maggioranza dalla parte della libertà di scelta. Circa il 64% degli intervistati, infatti, si è dichiarato moltissimo o molto d’accordo con l’affermazione “Quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede”. Il dato è sostanzialmente stabile dal 2007: le oscillazioni che possiamo osservare, infatti, non sembrano mettere in discussione l’ampiezza del consenso.
Nonostante la posizione della Chiesa in merito sia molto dura (ricordiamo, oltre alle parole, i fatti: nel 2006, a Piergiorgio Welby fu negato il funerale con rito cattolico), è interessante notare come il 46% dei praticanti assidui sostenga la possibilità di scegliere la “dolce morte”, anche se, ovviamente, sono i praticanti salutari (71%) e ancor più i non praticanti (79%) i settori maggiormente favorevoli.

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segue qui:

Il Nord Est e la “dolce morte” – Demos & Pi.


Luciana Quaia, Hospice, il malato terminale al centro | Muoversi Insieme

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Esistono tuttavia porte al di là delle quali la morte riesce a trovare una propria dimensione per essere compresa, accolta come manifestazione dell’esistenza, supportata con tatto, pazienza, tempo, disponibilità umana.
Stiamo parlando dell’hospice, il modello più antico del mondo finalizzato all’assistenza del malato terminale, quello per cui la medicina ufficiale “ha alzato le braccia” perché la terapia su di lui non ha più efficacia.

E’ il Saint Cristopher’s Hospice il primo a nascere a Londra nella metà degli anni Sessanta.
In Italia il riconoscimento ufficiale in materia di cure palliative è stato sancito con la legge 39 del 26 febbraio 1999 “Disposizioni per assicurare interventi urgenti di attivazione del Piano Sanitario Nazionale 1998-2000” e con i decreti collegati: D.M. 28 settembre 1999 “Programma Nazionale per la realizzazione di strutture per le cure palliative” e il D.P.C.M. 20 gennaio 2000 “Atto di indirizzo e coordinamento recante i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per i centri residenziali di cure palliative”.
Le esperienze assistenziali, fondate sul modello dell’hospice inglese, hanno come propria filosofia la sostituzione del principio della “cura come guarigione” con quello del “prendersi cura” attraverso una relazione empatica e profonda, dove il malato possa trovare, unitamente alle cure palliative, calore, sincerità e competenza per vivere al meglio l’ultimo tratto della sua storia.

Sono i pazienti affetti da patologie inguaribili nella fase terminale della malattia (principalmente oncologici) che diventano utenti di questo servizio. La loro sofferenza parte da una malattia organica, ma non manca di esprimersi a un livello che coinvolge tutta la persona, nelle sue dimensioni fisiche, psicologiche, sociali, spirituali.

Spesso si evidenzia come i bisogni e il numero crescente delle persone in condizione di fragilità abbiano comportato negli ultimi anni una costante revisione delle strategie di cura e assistenza: cure domiciliari, ospedalizzazione domiciliare, centri residenziali e semiresidenziali.

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segue qui: Hospice, il malato terminale al centro | Muoversi Insieme.


Negativo dopo sei mesi il primo bilancio della legge 38 sul dolore

Cresce poco il consumo di oppioidi e resta al palo il monitoraggio del dolore in cartella clinica. Negativo dopo sei mesi il primo bilancio della

legge 38 sul dolore, approvata all’unanimità lo scorso marzo,

nell’indagine di Sole 24ore Sanità e FADOI. Approfondisci


Video sulla legge sulle CURE PALLIATIVE


Ecco l’atlante della buona morte – Corriere della Sera

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è stato un centro studi anglosassone, TheEconomist Intelligence Unit (elabora analisi e previsioni per il gruppo editoriale che pubblica The Economist) che ha messo sotto esame 40 Paesi e il modo in cui accompagnano i loro cittadini negli ultimi giorni, stilando anche una classifica: la Gran Bretagna è risultato il posto dove si dà la migliore assistenza di fine vita, l’Italia si piazza solo ventiquattresima, soprattutto per politiche contraddittorie e un accesso discontinuo alle terapie antidolore.

IL PIL CONTA POCO – Commissionata dalla Lien Foundation di Singapore, la ricerca è stata condotta per elaborare un indice utile a misurare la capacità di fornire assistenza di fine vita. Quaranta nazioni sono state valutate con una batteria di 24 indicatori e l’ausilio di sociologi, economisti, medici e specialisti in cure palliative, per vedere come sono in grado di occuparsi dei malati quando la guarigione diventa improbabile. I risultati hanno messo in chiaro che, anche se la vita media va allungandosi, le cure palliative sono una strategia in pochi luoghi al mondo e, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, in questo campo Paesi ricchi non sono necessariamente i più virtuosi. Secondo la Worldwide Palliative Care Alliance, nel mondo meno dell’otto per cento di chi ne avrebbe bisogno accede a hospice e cure palliative.

ANGLOSASSONI IN TESTA - In cima alla lista figura la Gran Bretagna, nonostante sia «lontana dall’avere un sistema sanitario perfetto» – scrivono i ricercatori -, soprattutto per la grande consapevolezza della popolazione, per la formazione del personale, l’accesso ai farmaci antidolore e per la trasparenza nella comunicazione fra medico e paziente. Con l’Australia seconda e terza la Nuova Zelanda, la classifica vede diversi Paesi ricchi in posizioni arretrate: Danimarca, Giappone, Italia fra il ventiduesimo e ventiquattresimo posto. In fondo, Cina, Brasile, India e Uganda, con alcune eccezioni interne, come lo stato indiano del Kerala, che spicca per i servizi di assistenza a domicilio e in hospice. «In Italia lo sviluppo delle cure palliative ha avuto una storia discontinua con una mancanza di coordinamento e fino a tempi recenti un accesso inadeguato ai farmaci oppiacei» ha commentato David Clark, esperto dell’università di Glasgow e fondatore dell’International Observatory on End of Life Care, l’osservatorio internazionale sull’assistenza di fine vita.

I TABÙ SI PAGANO CARI - The Economist Intelligence Unit ha tratto dai risultati dello studio e delle interviste agli esperti cinque conclusioni. Primo: combattere i tabù culturali sulla percezione della morte è fondamentale per migliorare le cure palliative.

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Ecco l’atlante della buona morte – Corriere della Sera.


Cure palliative, cosa sono e perché servono – MedicinaLive.com

Le cure palliative, stando alla definizione fornita dall’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, comprendono tutti i trattamenti volti ad alleggerire le sofferenze deimalati terminali, senza più alcuna speranza di guarigione.

Quando tutte le terapie farmacologiche si rivelano inutili e non resta più altro da fare per il paziente, il rischio che si corre è di disinteressarsene a livello medico proprio perché privo di speranze di ripresa.
E’ invece fondamentale rendere l’inesorabile cammino verso la fine della vita più umanamente accettabile sia alla persona sofferente che ai suoi familiari, non dimenticando che, finché vivo, l’essere umano deve conservare tutti i suoi diritti, proprio come gli altri pazienti guaribili, e la sua dignità, soffrendo il meno possibile.

vai all’intero articolo:

Cure palliative, cosa sono e perché servono – MedicinaLive.com.


Legge 18 Marzo 2010 n. 38, Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore


Legge n. 38 del 15 marzo 2010, Disposizioni per garantire l’accesso alle cura palliative e alla terapia del dolore (G.U. n. 65 del 19.03.2010)

Legge n. 38 del 15 marzo 2010, Disposizioni per garantire l’accesso alle cura palliative e alla terapia del dolore (G.U. n. 65 del 19.03.2010)
la legge tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore; in particolare è tutelato e garantito l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza, al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze. Nel provvedimento si precisa che le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore devono assicurare un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, al fine di garantire: la tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione; la tutela e promozione della qualità della vita fino al suo termine; un adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia. Vengono definite alcune disposizioni e azioni per la realizzazione dell’obiettivo: – la realizzazione nel triennio 2010-2012 di campagne istituzionali di comunicazione destinate a informare i cittadini sulle modalità e sui criteri di accesso alle prestazioni e ai programmi di assistenza in materia di cure palliative e di terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative, anche attraverso il coinvolgimento e la collaborazione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, delle farmacie pubbliche e private nonché delle organizzazioni private senza scopo di lucro impegnate nella tutela dei diritti in ambito sanitario; – la predisposizione, al fine di consentire il costante adeguamento delle strutture e delle prestazioni sanitarie alle esigenze del malato, di una specifica rilevazione sui presidi ospedalieri e territoriali e sulle prestazioni assicurate in ciascuna regione dalle strutture del Servizio sanitario nazionale nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore; – l’individuazione delle figure professionali con specifiche competenze ed esperienza nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, anche per l’età pediatrica, con particolare riferimento ai medici di medicina generale e ai medici specialisti in anestesia e rianimazione, geriatria, neurologia, oncologia, radioterapia, pediatria, ai medici con esperienza almeno triennale nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, agli infermieri, agli psicologi e agli assistenti sociali nonché alle altre figure professionali ritenute essenziali; – l’individuazione delle tipologie di strutture nelle quali le due reti si articolano a livello regionale, nonché le modalità per assicurare il coordinamento delle due reti a livello nazionale e regionale; – la definizione entro tre mesi dei requisiti minimi e delle modalità organizzative necessari per l’accreditamento delle strutture di assistenza ai malati in fase terminale e delle unità di cure palliative e della terapia del dolore domiciliari presenti in ciascuna regione, al fine di definire la rete per le cure palliative e la rete per la terapia del dolore, con particolare riferimento ad adeguati standard strutturali qualitativi e quantitativi; – l’attivazione presso il Ministero della salute di un organo di monitoraggio per le cure palliative e per la terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative (per la valutazione dell’andamento della prescrizione dei farmaci utilizzati per la terapia del dolore, del livello di attuazione delle linee guida, lo stato di realizzazione e di sviluppo delle due reti su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento alle disomogeneità territoriali e all’erogazione delle cure palliative in età neonatale, pediatrica e adolescenziale).

da: Rassegna legislativa.


Legge 15.3.2010 n. 38 Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore (G.U. 19 marzo 2010, n. 65)

Legge 15.3.2010 n. 38

Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore

(G.U. 19 marzo 2010, n. 65)

Art. 1.

(Finalità)

1. La presente legge tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore.

2. È tutelato e garantito, in particolare, l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato, come definito dall’articolo 2, comma 1, lettera c), nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 33 dell’8 febbraio 2002, al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.

3. Per i fini di cui ai commi 1 e 2, le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore assicurano un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, nel rispetto dei seguenti princìpi fondamentali:

a) tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione;

b) tutela e promozione della qualità della vita fino al suo termine;

c) adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia.

Art. 2.

(Definizioni)

1. Ai fini della presente legge si intende per:

a) «cure palliative»: l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici;

b) «terapia del dolore»: l’insieme di interventi diagnostici e terapeutici volti a individuare e applicare alle forme morbose croniche idonee e appropriate terapie farmacologiche, chirurgiche, strumentali, psicologiche e riabilitative, tra loro variamente integrate, allo scopo di elaborare idonei percorsi diagnostico-terapeutici per la soppressione e il controllo del dolore;

c) «malato»: la persona affetta da una patologia ad andamento cronico ed evolutivo, per la quale non esistono terapie o, se esse esistono, sono inadeguate o sono risultate inefficaci ai fini della stabilizzazione della malattia o di un prolungamento significativo della vita, nonché la persona affetta da una patologia dolorosa cronica da moderata a severa;

d) «reti»: la rete nazionale per le cure palliative e la rete nazionale per la terapia del dolore, volte a garantire la continuità assistenziale del malato dalla struttura ospedaliera al suo domicilio e costituite dall’insieme delle strutture sanitarie, ospedaliere e territoriali, e assistenziali, delle figure professionali e degli interventi diagnostici e terapeutici disponibili nelle regioni e nelle province autonome, dedicati all’erogazione delle cure palliative, al controllo del dolore in tutte le fasi della malattia, con particolare riferimento alle fasi avanzate e terminali della stessa, e al supporto dei malati e dei loro familiari;

e) «assistenza residenziale»: l’insieme degli interventi sanitari, socio-sanitari e assistenziali nelle cure palliative erogati ininterrottamente da équipe multidisciplinari presso una struttura, denominata «hospice»;

f) «assistenza domiciliare»: l’insieme degli interventi sanitari, socio-sanitari e assistenziali che garantiscono l’erogazione di cure palliative e di terapia del dolore al domicilio della persona malata, per ciò che riguarda sia gli interventi di base, coordinati dal medico di medicina generale, sia quelli delle équipe specialistiche di cure palliative, di cui il medico di medicina generale è in ogni caso parte integrante, garantendo una continuità assistenziale ininterrotta;

g) «day hospice»: l’articolazione organizzativa degli hospice che eroga prestazioni diagnostico-terapeutiche e assistenziali a ciclo diurno non eseguibili a domicilio;

h) «assistenza specialistica di terapia del dolore»: l’insieme degli interventi sanitari e assistenziali di terapia del dolore erogati in regime ambulatoriale, di day hospital e di ricovero ordinario e sul territorio da équipe specialistiche.

Art. 3.

(Competenze del Ministero della salute

e della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano)

1. Le cure palliative e la terapia del dolore costituiscono obiettivi prioritari del Piano sanitario nazionale ai sensi dell’articolo 1, commi 34 e 34-bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni.

2. Nel rispetto delle disposizioni sul riparto delle competenze in materia tra Stato e regione, il Ministero della salute, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, definisce le linee guida per la promozione, lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali negli ambiti individuati dalla presente legge, previo parere del Consiglio superiore di sanità, tenuto conto anche dell’accordo tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in materia di cure palliative pediatriche sottoscritto il 27 giugno 2007 e del documento tecnico sulle cure palliative pediatriche approvato il 20 marzo 2008 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

3. L’attuazione dei princìpi della presente legge in conformità alle linee guida definite ai sensi del comma 2 costituisce adempimento regionale ai fini dell’accesso al finanziamento integrativo del Servizio sanitario nazionale a carico dello Stato.

4. Il Comitato paritetico permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 9 dell’intesa sottoscritta il 23 marzo 2005 tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005, valuta annualmente lo stato di attuazione della presente legge, con particolare riguardo all’appropriatezza e all’efficienza dell’utilizzo delle risorse e alla verifica della congruità tra le prestazioni da erogare e le risorse messe a disposizione.

Art. 4.

(Campagne di informazione)

1. Il Ministero della salute, d’intesa con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, promuove nel triennio 2010-2012 la realizzazione di campagne istituzionali di comunicazione destinate a informare i cittadini sulle modalità e sui criteri di accesso alle prestazioni e ai programmi di assistenza in materia di cure palliative e di terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative, anche attraverso il coinvolgimento e la collaborazione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, delle farmacie pubbliche e private nonché delle organizzazioni private senza scopo di lucro impegnate nella tutela dei diritti in ambito sanitario ovvero operanti sul territorio nella lotta contro il dolore e nell’assistenza nel settore delle cure palliative.

2. Le campagne di cui al comma 1 promuovono e diffondono nell’opinione pubblica la consapevolezza della rilevanza delle cure palliative, anche delle cure palliative pediatriche, e della terapia del dolore, al fine di promuovere la cultura della lotta contro il dolore e il superamento del pregiudizio relativo all’utilizzazione dei farmaci per il trattamento del dolore, illustrandone il fondamentale contributo alla tutela della dignità della persona umana e al supporto per i malati e per i loro familiari.

3. Per la realizzazione delle campagne di cui al presente articolo è autorizzata la spesa di 50.000 euro per l’anno 2010 e di 150.000 euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012.

Art. 5.

(Reti nazionali per le cure palliative e per la terapia del dolore)

1. Al fine di consentire il costante adeguamento delle strutture e delle prestazioni sanitarie alle esigenze del malato in conformità agli obiettivi del Piano sanitario nazionale e comunque garantendo i livelli essenziali di assistenza di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, il Ministero della salute attiva una specifica rilevazione sui presìdi ospedalieri e territoriali e sulle prestazioni assicurati in ciascuna regione dalle strutture del Servizio sanitario nazionale nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, al fine di promuovere l’attivazione e l’integrazione delle due reti a livello regionale e nazionale e la loro uniformità su tutto il territorio nazionale.

2. Con accordo stipulato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del Ministro della salute, sono individuate le figure professionali con specifiche competenze ed esperienza nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, anche per l’età pediatrica, con particolare riferimento ai medici di medicina generale e ai medici specialisti in anestesia e rianimazione, geriatria, neurologia, oncologia, radioterapia, pediatria, ai medici con esperienza almeno triennale nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, agli infermieri, agli psicologi e agli assistenti sociali nonché alle altre figure professionali ritenute essenziali. Con il medesimo accordo sono altresì individuate le tipologie di strutture nelle quali le due reti si articolano a livello regionale, nonché le modalità per assicurare il coordinamento delle due reti a livello nazionale e regionale.

3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro della salute, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, mediante intesa ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, sono definiti i requisiti minimi e le modalità organizzative necessari per l’accreditamento delle strutture di assistenza ai malati in fase terminale e delle unità di cure palliative e della terapia del dolore domiciliari presenti in ciascuna regione, al fine di definire la rete per le cure palliative e la rete per la terapia del dolore, con particolare riferimento ad adeguati standard strutturali qualitativi e quantitativi, ad una pianta organica adeguata alle necessità di cura della popolazione residente e ad una disponibilità adeguata di figure professionali con specifiche competenze ed esperienza nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, anche con riguardo al supporto alle famiglie. Per le cure palliative e la terapia del dolore in età pediatrica, l’intesa di cui al precedente periodo tiene conto dei requisiti di cui all’accordo tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sottoscritto il 27 giugno 2007 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e del documento tecnico approvato il 20 marzo 2008.

4. L’intesa di cui al comma 3 prevede, tra le modalità organizzative necessarie per l’accreditamento come struttura appartenente alle due reti, quelle volte a consentire l’integrazione tra le strutture di assistenza residenziale e le unità operative di assistenza domiciliare. La medesima intesa provvede a definire un sistema tariffario di riferimento per le attività erogate dalla rete delle cure palliative e dalla rete della terapia del dolore per permettere il superamento delle difformità attualmente presenti a livello interregionale e per garantire una omogenea erogazione dei livelli essenziali di assistenza.

5. All’attuazione del presente articolo si provvede, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 6.

(Progetto «Ospedale-Territorio senza dolore»)

1. Al fine di rafforzare l’attività svolta dai Comitati «Ospedale senza dolore» istituiti in attuazione del progetto «Ospedale senza dolore» di cui all’accordo tra il Ministro della sanità, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in data 24 maggio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 149 del 29 giugno 2001, che assume la denominazione di progetto «Ospedale-Territorio senza dolore», è autorizzata la spesa di 1.450.000 euro per l’anno 2010 e di 1.000.000 di euro per l’anno 2011.

2. Con accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le risorse di cui al comma 1 sono ripartite e destinate a iniziative, anche di carattere formativo e sperimentale, volte a sviluppare il coordinamento delle azioni di cura del dolore favorendone l’integrazione a livello territoriale.

3. Con l’accordo di cui al comma 2 sono altresì stabiliti modalità e indicatori per la verifica dello stato di attuazione a livello regionale del progetto di cui al comma 1.

Art. 7.

(Obbligo di riportare la rilevazione del dolore

all’interno della cartella clinica)

1. All’interno della cartella clinica, nelle sezioni medica ed infermieristica, in uso presso tutte le strutture sanitarie, devono essere riportati le caratteristiche del dolore rilevato e della sua evoluzione nel corso del ricovero, nonché la tecnica antalgica e i farmaci utilizzati, i relativi dosaggi e il risultato antalgico conseguito.

2. In ottemperanza alle linee guida del progetto «Ospedale senza dolore», previste dall’accordo tra il Ministro della sanità, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in data 24 maggio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 149 del 29 giugno 2001, le strutture sanitarie hanno facoltà di scegliere gli strumenti più adeguati, tra quelli validati, per la valutazione e la rilevazione del dolore da riportare all’interno della cartella clinica ai sensi del comma 1.

Art. 8.

(Formazione e aggiornamento del personale medico e sanitario in materia di cure palliative e di terapia del dolore)

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, ai sensi dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni, individua con uno o più decreti i criteri generali per la disciplina degli ordinamenti didattici di specifici percorsi formativi in materia di cure palliative e di terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative. Con i medesimi decreti sono individuati i criteri per l’istituzione di master in cure palliative e nella terapia del dolore.

2. In sede di attuazione dei programmi obbligatori di formazione continua in medicina di cui all’articolo 16-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, la Commissione nazionale per la formazione continua, costituita ai sensi dell’articolo 2, comma 357, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, prevede che l’aggiornamento periodico del personale medico, sanitario e socio-sanitario, impegnato nella terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative e nell’assistenza nel settore delle cure palliative, e in particolare di medici ospedalieri, medici specialisti ambulatoriali territoriali, medici di medicina generale e di continuità assistenziale e pediatri di libera scelta, si realizzi attraverso il conseguimento di crediti formativi su percorsi assistenziali multidisciplinari e multiprofessionali.

3. L’accordo di cui all’articolo 5, comma 2, individua i contenuti dei percorsi formativi obbligatori ai sensi della normativa vigente ai fini dello svolgimento di attività professionale nelle strutture sanitarie pubbliche e private e nelle organizzazioni senza scopo di lucro operanti nell’ambito delle due reti per le cure palliative e per la terapia del dolore, ivi inclusi i periodi di tirocinio obbligatorio presso le strutture delle due reti.

4. In sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del Ministro della salute, mediante intesa ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, sentite le principali società scientifiche e organizzazioni senza scopo di lucro operanti nel settore delle cure palliative e della terapia del dolore, sono definiti percorsi formativi omogenei su tutto il territorio nazionale per i volontari che operano nell’ambito delle due reti.

5. All’attuazione del presente articolo si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 9.

(Monitoraggio ministeriale per le cure palliative

e per la terapia del dolore)

1. Presso il Ministero della salute è attivato, eventualmente anche attraverso l’istituzione di una commissione nazionale, avvalendosi delle risorse umane disponibili a legislazione vigente, il monitoraggio per le cure palliative e per la terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano forniscono tutte le informazioni e i dati utili all’attività del Ministero e possono accedere al complesso dei dati e delle informazioni in possesso del Ministero. Il Ministero, alla cui attività collaborano l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, la Commissione nazionale per la formazione continua, l’Agenzia italiana del farmaco e l’Istituto superiore di sanità, fornisce anche alle regioni elementi per la valutazione dell’andamento della prescrizione dei farmaci utilizzati per la terapia del dolore, del livello di attuazione delle linee guida di cui all’articolo 3, comma 2, nonché dello stato di realizzazione e di sviluppo delle due reti su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento alle disomogeneità territoriali e all’erogazione delle cure palliative in età neonatale, pediatrica e adolescenziale. Il Ministero provvede a monitorare, in particolare:

a) i dati relativi alla prescrizione e all’utilizzazione di farmaci nella terapia del dolore, e in particolare dei farmaci analgesici oppiacei;

b) lo sviluppo delle due reti, con particolare riferimento alla verifica del rispetto degli indicatori e dei criteri nazionali previsti dalla normativa vigente;

c) lo stato di avanzamento delle due reti, anche con riferimento al livello di integrazione delle strutture che ne fanno parte;

d) le prestazioni erogate e gli esiti delle stesse, anche attraverso l’analisi qualitativa e quantitativa dell’attività delle strutture delle due reti;

e) le attività di formazione a livello nazionale e regionale;

f) le campagne di informazione a livello nazionale e regionale;

g) le attività di ricerca;

h) gli aspetti economici relativi alla realizzazione e allo sviluppo delle due reti.

2. Entro il 31 dicembre di ciascun anno, il Ministero della salute redige un rapporto, finalizzato a rilevare l’andamento delle prescrizioni di farmaci per la terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative, con particolare riferimento ai farmaci analgesici oppiacei, a monitorare lo stato di avanzamento delle due reti su tutto il territorio nazionale e il livello di omogeneità e di adeguatezza delle stesse, formulando proposte per la risoluzione dei problemi e delle criticità eventualmente rilevati, anche al fine di garantire livelli omogenei di trattamento del dolore su tutto il territorio nazionale.

3. Nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il Ministero della salute può avvalersi di figure professionali del Servizio sanitario nazionale con dimostrate competenze specifiche e, anche tramite apposite convenzioni, della collaborazione di istituti di ricerca, società scientifiche e organizzazioni senza scopo di lucro operanti nei settori delle cure palliative e della terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative.

4. Per le spese di funzionamento di tale attività, fatto salvo quanto previsto dal comma 3, è autorizzata la spesa di 150.000 euro annui a decorrere dall’anno 2010.

Art. 10.

(Semplificazione delle procedure di accesso

ai medicinali impiegati nella terapia del dolore)

1. Al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 14, comma 1, lettera e), dopo il numero 3) è aggiunto il seguente:

«3-bis) in considerazione delle prioritarie esigenze terapeutiche nei confronti del dolore severo, composti medicinali utilizzati in terapia del dolore elencati nell’allegato III-bis, limitatamente alle forme farmaceutiche diverse da quella parenterale»;

b) nel titolo II, dopo l’articolo 25 è aggiunto il seguente:

«Art. 25-bis. – (Distruzione delle sostanze e delle composizioni in possesso dei soggetti di cui all’articolo 17 e delle farmacie). – 1. Le sostanze e le composizioni scadute o deteriorate non utilizzabili farmacologicamente, limitatamente a quelle soggette all’obbligo di registrazione, in possesso dei soggetti autorizzati ai sensi dell’articolo 17, sono distrutte previa autorizzazione del Ministero della salute.

2. La distruzione delle sostanze e composizioni di cui al comma 1 in possesso delle farmacie è effettuata dall’azienda sanitaria locale ovvero da un’azienda autorizzata allo smaltimento dei rifiuti sanitari. Delle operazioni di distruzione di cui al presente comma è redatto apposito verbale e, nel caso in cui la distruzione avvenga per il tramite di un’azienda autorizzata allo smaltimento dei rifiuti sanitari, il farmacista trasmette all’azienda sanitaria locale il relativo verbale. Gli oneri di trasporto, distruzione e gli altri eventuali oneri connessi sono a carico delle farmacie richiedenti la distruzione.

3. Le Forze di polizia assicurano, nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, adeguata assistenza alle operazioni di distruzione di cui al presente articolo»;

c) all’articolo 38, il primo e il secondo periodo del comma 1 sono sostituiti dal seguente: «La vendita o cessione, a qualsiasi titolo, anche gratuito, delle sostanze e dei medicinali compresi nelle tabelle I e II, sezioni A, B e C, di cui all’articolo 14 è fatta alle persone autorizzate ai sensi del presente testo unico in base a richiesta scritta da staccarsi da apposito bollettario “buoni acquisto” conforme al modello predisposto dal Ministero della salute»;

d) all’articolo 41, comma 1-bis, le parole: «di pazienti affetti da dolore severo in corso di patologia neoplastica o degenerativa» sono sostituite dalle seguenti: «di malati che hanno accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore secondo le vigenti disposizioni»;

e) all’articolo 43, dopo il comma 4 è inserito il seguente:

«4-bis. Per la prescrizione, nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, di farmaci previsti dall’allegato III-bis per il trattamento di pazienti affetti da dolore severo, in luogo del ricettario di cui al comma 1, contenente le ricette a ricalco di cui al comma 4, può essere utilizzato il ricettario del Servizio sanitario nazionale, disciplinato dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 17 marzo 2008, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile 2008. Il Ministro della salute, sentiti il Consiglio superiore di sanità e la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche antidroga, può, con proprio decreto, aggiornare l’elenco dei farmaci di cui all’allegato III-bis»;

f) all’articolo 43, commi 7 e 8, le parole: «di pazienti affetti da dolore severo in corso di patologia neoplastica o degenerativa» sono sostituite dalle seguenti: «di malati che hanno accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore secondo le vigenti disposizioni»;

g) all’articolo 45, comma 1, le parole: «che si accerta dell’identità dell’acquirente e prende nota degli estremi di un documento di riconoscimento da trascrivere sulla ricetta» sono sostituite dalle seguenti: «che annota sulla ricetta il nome, il cognome e gli estremi di un documento di riconoscimento dell’acquirente»;

h) all’articolo 45, comma 2, le parole: «sulle ricette previste dal comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «sulle ricette previste dai commi 1 e 4-bis»;

i) all’articolo 45, dopo il comma 3 è inserito il seguente:

«3-bis. Il farmacista spedisce comunque le ricette che prescrivano un quantitativo che, in relazione alla posologia indicata, superi teoricamente il limite massimo di terapia di trenta giorni, ove l’eccedenza sia dovuta al numero di unità posologiche contenute nelle confezioni in commercio. In caso di ricette che prescrivano una cura di durata superiore a trenta giorni, il farmacista consegna un numero di confezioni sufficiente a coprire trenta giorni di terapia, in relazione alla posologia indicata, dandone comunicazione al medico prescrittore»;

l) all’articolo 45, dopo il comma 6 è inserito il seguente:

«6-bis. All’atto della dispensazione dei medicinali inseriti nella sezione D della tabella II, successivamente alla data del 15 giugno 2009, limitatamente alle ricette diverse da quella di cui al decreto del Ministro della salute 10 marzo 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 76 del 31 marzo 2006, o da quella del Servizio sanitario nazionale, disciplinata dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 17 marzo 2008, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile 2008, il farmacista deve annotare sulla ricetta il nome, il cognome e gli estremi di un documento di riconoscimento dell’acquirente. Il farmacista conserva per due anni, a partire dal giorno dell’ultima registrazione, copia o fotocopia della ricetta ai fini della dimostrazione della liceità del possesso dei farmaci consegnati dallo stesso farmacista al paziente o alla persona che li ritira»;

m) all’articolo 45, dopo il comma 10 è aggiunto il seguente:

«10-bis. Su richiesta del cliente e in caso di ricette che prescrivono più confezioni, il farmacista, previa specifica annotazione sulla ricetta, può spedirla in via definitiva consegnando un numero di confezioni inferiore a quello prescritto, dandone comunicazione al medico prescrittore, ovvero può consegnare, in modo frazionato, le confezioni, purché entro il termine di validità della ricetta e previa annotazione del numero di confezioni volta per volta consegnato»;

n) all’articolo 60:

1) al comma 1, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Lo stesso termine è ridotto a due anni per le farmacie aperte al pubblico e per le farmacie ospedaliere. I direttori sanitari e i titolari di gabinetto di cui all’articolo 42, comma 1, conservano il registro di cui al presente comma per due anni dal giorno dell’ultima registrazione»;

2) il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. I responsabili delle farmacie aperte al pubblico e delle farmacie ospedaliere nonché delle aziende autorizzate al commercio all’ingrosso riportano sul registro il movimento dei medicinali di cui alla tabella II, sezioni A, B e C, secondo le modalità indicate al comma 1 e nel termine di quarantotto ore dalla dispensazione»;

3) al comma 4, dopo le parole: «Ministero della salute» sono aggiunte le seguenti: «e possono essere composti da un numero di pagine adeguato alla quantità di stupefacenti normalmente detenuti e movimentati»;

o) all’articolo 62, comma 1, le parole: «sezioni A e C,» sono sostituite dalle seguenti: «sezioni A, B e C,»;

p) all’articolo 63:

1) al comma 1, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Tale registro è conservato per dieci anni a far data dall’ultima registrazione»;

2) il comma 2 è abrogato;

q) all’articolo 64, comma 1, le parole: «previsto dagli articoli 42, 46 e 47» sono sostituite dalle seguenti: «previsto dagli articoli 46 e 47»;

r) all’articolo 68, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

«1-bis. Qualora le irregolarità riscontrate siano relative a violazioni della normativa regolamentare sulla tenuta dei registri di cui al comma 1, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 1.500»;

s) all’articolo 73, comma 4, le parole: «e C, di cui all’articolo 14» sono sostituite dalle seguenti: «, C e D, limitatamente a quelli indicati nel numero 3-bis) della lettera e) del comma 1 dell’articolo 14»;

t) all’articolo 75, comma 1, le parole: «e C» sono sostituite dalle seguenti: «, C e D, limitatamente a quelli indicati nel numero 3-bis) della lettera e) del comma 1 dell’articolo 14».

Art. 11.

(Relazione annuale al Parlamento)

1. Il Ministro della salute, entro il 31 dicembre di ogni anno, presenta una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della presente legge, riferendo anche in merito alle informazioni e ai dati raccolti con il monitoraggio di cui all’articolo 9.

2. Ai fini di cui al comma 1, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano trasmettono al Ministro della salute, entro il 31 ottobre di ciascun anno, tutti i dati relativi agli interventi di loro competenza disciplinati dalla presente legge.

Art. 12.

(Copertura finanziaria)

1. Agli oneri derivanti dall’articolo 4, comma 3, dall’articolo 6, comma 1, e dall’articolo 9, comma 4, pari a 1.650.000 euro per l’anno 2010, a 1.300.000 euro per l’anno 2011, a 300.000 euro per l’anno 2012 e a 150.000 euro a decorrere dall’anno 2013, si provvede, quanto a 650.000 euro per l’anno 2010, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 48, comma 9, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, come rideterminata dalla Tabella C allegata alla legge 23 dicembre 2009, n. 191, e, quanto a 1.000.000 di euro per l’anno 2010, a 1.300.000 euro per l’anno 2011 e a 300.000 euro per l’anno 2012, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando gli accantonamenti di cui alla tabella 1 annessa alla presente legge.

2. Per la realizzazione delle finalità di cui alla presente legge, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, in attuazione dell’articolo 1, comma 34, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, vincola, per un importo non inferiore a 100 milioni di euro annui, una quota del Fondo sanitario nazionale su proposta del Ministro della salute, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

3. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

.. Si omette la tabella……

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della

Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 15 marzo 2010

NAPOLITANO

BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei Ministri

Visto, il Guardasigilli: ALFANO

da: Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore – News – LaPrevidenza.it.


Il tempo che resta, riflessioni di Paolo Ferrario sulla vita e la morte, dopo un dibattito cittadino

“Il tempo che resta”

E’ l’importante questione che l’associazione Accanto – Amici dell’Hospice San Martino” ha messo sotto riflessione in città:
“il tempo che resta è ciò che resta a ciascuno dalla nascita all’ultimo delicato soffio o respiro.
Il compito è quello di riuscire a viverlo il meglio possibile”,
dice la locandina.

In tre settimane si sono dipanati tre film e un dibattito:

Le temps qui reste di Francois Ozon

Go Now di Michael Winterbottom

La mia vita senza di me di Isabel Coixet

Chi, come me, sta velocemente avvicinandosi ai 60 anni questo tema se lo pone.

Non dico insistentemente, ma spesso. Come una questione importante, ineliminabile, oggettiva.

Il nostro tempo è breve.

E’ breve sempre, sia che moriamo giovani (certo di più), sia che moriamo vecchi (di meno, ma con la stessa percezione che il tempo è breve).

E’ tema talmente rilevante che mi trascino di stanza in stanza questo libro:
Harald Weinrich, Il tempo stringe: arte ed economia della vita a termine, Il Mulino, 2006 (edizione originale: Knappe Zeit. Kunst un Okonomie des befristeten Lebens, 2004. Quindi sono grato a Francesca Rigotti che lo ha tradotto).

Ecco alcuni capitoli di questo libro: Breve è la vita, lunga è l’arte, il tempo urge nell’aldiquà e nell’aldilà, il dramma del tempo scarso, finitezza-infinitezza, vivere con termini e scadenze.

Weinrich è un magistrale esperto di linguistica e filologia e la sua ricerca è di immenso interesse.

Ma tornando alla città c’è stato anche un dibattito a cui sono intervenuti:

Maurizio Migliori, filosofo

Don Bruno Maggioni, teologo,

Giuliano Turone e Gherardo Colombo, magistrati.

Ho preso qualche appunto che ora raccolgo e lascio qui nel mio blog –diario.

La morte è un processo individuale che riguarda tutti. E’ l’evento più universale e “democratico” che ci sia. Per l’individuo è una esperienza del tutto irripetibile, che si conosce solo per averla vista solo attraverso il corpo di uno o più altri.

Questa è la sua “eccezionalità”: tocca a tutti e a ciascuno, per ogni persona capita solo una volta. L’esperienza che ne facciamo è sempre indiretta.

Le tecnologie mediche oggi ci pongono un problema. Un problema tipicamente “moderno”, cioè non presente nelle società del passato. Non era così nelle culture esplorate dalle letterature classiche o da quelle moderne. Diciamo fino almeno alla seconda metà del ‘900.

Il problema è quello delle diagnosi sempre più selettive e precise e quello del tempo concesso in più dalle tecnologie mediche.

Insomma, oggi la morte, che pure è coperta da mille tabù, oscurità, rimozioni sempre più può metterci davanti al nostro “Tempo che resta”. Può avvenire che uno di noi venga a conoscenza forte e viva che il suo viaggio volge al limite. Sapendolo, avendone coscienza. Una coscienza resa ancora più avvertita dalla tecnica

Amici, credo che sia
meglio per me ricominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l'ora
d'arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m'è giunto all'orecchio
di questi luoghi, ch'io
vi dovrò presto lasciare.

Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso
Questo processo della fine della vita individuale investe le politiche e le istituzioni.

Un tempo si moriva a casa, poi in ospedale (nei reparti di medicina e geriatria). Oggi le istituzioni si specializzano: dal 1989 si è sviluppata in Italia la rete delle RSA- Residenze sanitarie assistenziali. Ed ora si creano gliHospice, strutture specializzate ad accompagnare in un contesto socio-sanitario alla morte i malati a prognosi infausta.

La novità è questa: nell’elenco delle situazioni estreme occorre aggiungere quello della:

possibile consapevolezza del tempo che resta

E allora attorno e dopo questo problema nuovo ne nasce un altro:

si può “pensare” il tempo che resta?

Si può apprendere qualcosa di questa situazione? Si può “fare anima”, come direbbe James Hillman o Claudio Risè, attorno a questo evento.

Ci si può provare.

Maurizio Migliori, quella sera ci ha sapientemente provato. Per ora riassumo il suo denso contributo.

Poi ci penserò e ripenserò e correggerò ed amplierò.

Esordio:

La NOSTRA morte è impensabile. E’ impossibile da razionalizzare.

Possiamo applicare funzioni di pensiero solo alla morte degli altri.

Tuttavia la morte ha anche una funzione attiva sulla vita. Sulla vita intera e sul frammento finale:

la morte tende ad attribuire senso al tempo che resta

Gli immortali dei romanzi di fantascienza e di fantasy sono dei soggetti infelici. Per loro il tempo eterno arriva a perdere significato. Non sanno cosa fare. Ricordo qui il discorso finale del perfetto robot in Blade Runner.

La morte può produrre apprendimento:

dà il senso del limite

Cioè fornisce coscienza che siamo esseri finiti e limitatissimi.

Siamo foglie, foglie importanti, ma foglie.

Ricordo una frase di Alberto Moravia: “siamo rugiada della notte che si asciuga al sole”.

E’ la coscienza di un limite pesante perché la natura è concentrata sulla viva non ci viene in aiuto per la morte:

alla natura la morte non interessa,

alla natura interessa solo la specie, non l’individuo

La natura non ci aiuta. Anzi si allontana quando si avvicina la morte.

Allora, cosa possiamo fare in una situazione di coscienza non solo della ineluttabilità della morte, ma del tempo scarso, come ben dice Weinrich?

Possiamo, facendoci anche aiutare, fare questo:

attraversare la nostra vita, l’unica cosa che veramente ci appartiene,

alla luce della certezza della morte.

Nessuno può dare istruzioni in proposito, data la singolarità dell’evento finale.

Tuttavia qualche cosa può essere pensato. Già: pensare. Visto che la specie umana ha sviluppato la coscienza ed il pensiero. E proprio perché li ha elaborati ha anche necessariamente elaborato il tema della angoscia della morte. Lo sa bene chi possiede animali: soffrono, provano dolore, si nascondono. Ma non hanno coscienza della morte. Avvertono il dolore, quella cosa che non sentivano prima. E noi possiamo alleviarlo.

Alcune cose che possono essere pensate:

occorre sapere da subito che “il tempo è poco”

Questo vale anche per i più giovani. Non è un problema dei pre-vecchi, come io sono, o dei vecchi. Anche un giovane dovrebbe apprendere che il tempo è poco. Non è facile, anzi sembra impossibile nella società dei consumi e dell’immagine.

Occorre poi:

sapere che siamo in cammino.

E che questo cammino ha delle tappe e che il tempo non non va sprecato.

Come? Per esempio non concentrandosi  su una sola cosa. Il lavoro, l’ideologia, il divertimento. Allargare il campo degli interessi. Come Tarzan: attaccarsi a più liane. Volare e prenderne un’altra.

Poi si può, piano piano, senza masochismi eccessivi (come ho detto proprio questa mattina ad Arsenico, che pure il tema della sofferenza lo maneggia professionalmente)

prepararsi ed accettare questo processo

Allenarsi ad accettarlo

Dire “non me lo aspettavo” è un insulto alla intelligenza.

No: è nella gamma delle possibilità. O per cause probabilistiche, come nei mestieri pericolosi. O per rischi accettati. O, comunque, per biologia. Naturalmente si deve fare di tutto per ridurre i rischi

Però può succedere.

O nell’attimo dell’incidente e delle bombe nelle metropolitane (è un mio chiodo fisso: ma se loro mi dicono “ti odio e ti voglio uccidere”, io gli credo).

O in un decorso lungo e assistito.

E allora cosa pi può ancora fare in questo percorso che è la mia vita, la tua vita?

si può relazionarsi con il mondo,

si può tentare di lasciare un segno della nostra presenza

Si può scrivere una poesia: magari l’unica poesia. Ma la mia. Sì : anche un haiku, senza la tecnica dell’haiku

Si può fare un dipinto: magari l’unico, ma il mio.

Si può scrivere in un blog. Chissà mai che questi segni dell’elettronica lascino da qualche parte una traccia di sé. E illuminino il cammino di un qualunque altro

E dove si inscrivono le tracce di sé?

In altre persone. Come un software invisibile che però plana su un hardware.

Ecco la funzione delle biblioteche.

La funzione delle piazze e delle vie.

La funzione dei rituali.

Tutto questo si può e deve fare.

Sapendo, tuttavia che il passaggio finale è solitario.

Soli, soli, soli.

E chi ha la fortuna di avere la fede se la tenga cara e molto stretta.

E chi non l’ha, e io sono uno che non l’ha, avrà uno strumento in meno.

Ma chissà se in quel momento anche chi ha la fede non vacillerà, almeno per un attimo?

Soli, soli, soli.