Matti in libertà. L’inganno della “Legge Basaglia” – Presentazione del libro di Maria Antonietta Farina Coscioni, Editori Internazionali Riuniti | RadioRadicale.it

 

 


Gli ospedali psichiatrici giudiziari: reportage di C. Carpinelli, Radio 24

 Radio 24 

Gli ospedali psichiatrici giudiziari: reportage di C. Carpinelli…- Italia in controluce – Radio 24  via

ACTING OUT, scheda di Paolo Ferrario

Termine usato in psicanalisi per designare le azioni che provocano una “rottura” del sistema motivazionale abituale della persona.

Gli psicanalisti (che hanno la psiche “incastrata” nel paradigma del rapporto fra “normale” e “patologico”) vedono in questi comportamenti prevalentemente le forme auto- o etero-aggressive ed i segni dell’”emergere del rimosso”.

In ulteriore prospettiva, si può anche argomentare che il campo applicativo di questo “concetto significante” è più ampio.

Nella mia esperienza psicologica l’acting out si è manifestato come un comportamento attivo e, quindi, capace di contrapporsi alla statica del blocco nevrotico (lieve o grave che sia). E, pertanto, un “fare acting out” si è dimostrato capace di innovare la vita psichica interna e, di conseguenza, anche quella relazionale.

La mattinata del pellegrinaggio “risarcitorio”  per Noelle ne è un esempio concreto: queste tre ore in riva al lago sono state come una seduta di analisi o un sogno attivo. Immaginazione attiva, direbbe Jung, anche se questa volta mi sono giovato della forza del luogo. Insomma: voglio dire che si può tenere lo sguardo più ampio ed aperto.

Interrogando il linguaggio arrivo a una definizione maggiormente integrata alla mia esperienza psicologica.

To act appartiene al campo del teatro: “to act a play“= recitare un testo teatrale; “to act a part“= recitare una parte.

La parola out apporta qualche ulteriore sfumatura: esteriorizzare, esibire ciò che si è tenuto finora per sè. Con tutto quello che di positivo ciò può comportare nei suoi risultati.

Diciamolo alla lombarda: acting out=tirar fuori. Senza esplicite allusioni sessuali.

(mia libera e personale rielaborazione della voce contenuta in Laplanche e Pontalis, Enciclopedia della psicanalisi, Editori Laterza, 1968, pag. 3-4)


ASILO di Giovanni Giudici, dalla raccolta “O Beatrice” (raccolta e copiata per i pensieri di Anna B., P. Ferrario)

ASILO di Giovanni Giudici, dalla raccolta O Beatrice

Voi come state – io

bene, non vedo l’ora di rivedervi.

Qui non è il manicomio ma dicono una casa di riposo

per i deboli di nervi.

È vero che non c’è il mare.

È vero che parlano diverso.

Forse è per questo che sono sempre melanconico.

Ma sta’ zitta, cara mamma, che quasi mi ci sono abituato.

Tutte le sere giochiamo a tombola.

Il giorno giochiamo sul prato.


Massimo Folador Il sapore del pane Ascoltare l’incertezza per narrare la speranza Prefazione di Giancarlo Bregantini Postfazione di Paolo Massobrio, Guerini e Associati, 2011, pp. 134, euro 15,00

Massimo Folador

 

Il sapore del pane

 

Ascoltare l’incertezza

per narrare la speranza

Prefazione di Giancarlo Bregantini

Postfazione di Paolo Massobrio

Guerini e Associati, 2011, pp. 134, euro 15,00

ISBN 978-88-6250-285-6

Quando il cambiamento diventa realtà quotidiana e tocca ogni ambito della vita di una persona o di un’organizzazione spesso entrano in gioco altri elementi, a volte né voluti né cercati: l’incertezza, la confusione, lo smarrimento. Alla sensazione che un ciclo, un pezzo di storia, si stia chiudendo, non corrisponde tuttavia in molti casi, la consapevolezza di ciò che sta per accadere e delle giuste scelte da fare. È in questi momenti che forse la capacità di tornare all’essenziale e di ascoltare nel profondo questa incertezza e  il suo bagaglio di contraddizioni può far nascere idee e soluzioni, riflessioni e speranze. Momenti in cui, sia nel mondo del lavoro, sia in ogni altro ambito, talvolta non è più la grande storia a farla da padrone, ma quella che ciascuno mette in gioco nella propria vita quotidiana, attraverso le situazioni e con le persone che rendono ogni esistenza unica e insostituibile.

Le storie che fanno da sfondo ai racconti del libro vogliono provare a narrare come sia possibile, da soli e assieme, nel lavoro così come nella vita privata, ritrovare speranze e progetti, pur dentro a una realtà all’apparenza così confusa e dura. E vogliono essere segno, piccolo ma certo, di come proprio nelle difficoltà sia possibile rintracciare il filo rosso che lega ciascun uomo a se stesso, a chi gli sta accanto e a tutto ciò che rende pieno di senso il proprio tempo.

Una ricerca che si nutre di equilibrio e ha come fine il bene comune; una risposta ardua ma possibile alle istanze di cambiamento che ogni giorno questo momento storico solleva.

Guarda il trailer video del libro: http://www.youtube.com/watch?v=KsI5-1TJ704

MASSIMO FOLADOR è socio e amministratore di Askesis srl (www.askesis.eu), società che si occupa di consulenza e formazione al fianco di alcune tra le più importanti realtà imprenditoriali italiane. È inoltre direttore dell’Unità di Studi sull’Etica presso al LIUC (Libera Università Carlo Cattaneo) di castellana e presidente dell’Associazione culturale “verso il cenobio” (www.versoilcenobio.it). Per le nostre edizioni ha pubblicato L’organizzazione perfetta e Il lavoro e la regola, dedicati al legame tra la storia del manicheismo benedettino e il mondo del lavoro. Su questo tema e su quelli relativi all’etica in economia è relatore in numerosi convegni e seminari e autore di articoli e pubblicazioni.

www.guerini.it


L’esclusione: una questione di spazi. recensione di STORIA DELLA FOLLIA NELL’ETÀ CLASSICA di Michel Foucault , di Livio Santoro, in quaderni d’altri tempi 35

LETTURE / STORIA DELLA FOLLIA NELL’ETÀ CLASSICA


di Michel Foucault / Rizzoli, Milano, 2011 / pp. 832, € 12,90


L’esclusione: una questione di spazi

di Livio Santoro

vai a: quaderni d’altri tempi 35.


La conclusione del lavoro della Commissione del Senato per il superamento dell’OPG | di Giovanna Del Giudice in www.stopopg.it

….

In sintesi l’Accordo individua interventi integrativi come supporto alla dimissione dagli Opg degli internati che hanno concluso la misura di sicurezza, di quelli in osservazione o trasferiti dagli istituti penitenziari per una definitiva, se pur tardiva, conclusione della fase “uno” dell’allegato C. A tal fine entro il 30 giugno 2012 in ogni Regione o Provincia autonoma, in almeno uno degli istituti penitenziari deve essere istituita, attraverso i Dipartimenti di salute mentale, una sezione specifica per la tutela della salute mentale delle persone detenute onde contrastare e rendere non necessario l’invio di detenuti che manifestano problemi psichici in Opg, nonché per permettere nella garanzia della cura il ritorno dall’Opg di quelli già inviati dal carcere. Si impegnano inoltre i Dipartimenti di salute mentale a promuovere azioni integrate con i servizi sanitari e sociali territoriali per la presa in carico sanitaria e l’inserimento delle persone dimesse nei territori di appartenenza. Viene definito infine, per le persone per le quali l’internamento ha fatto perdere la residenza, la competenza del Dipartimento di salute mentale del territorio presso il quale avevano “l’ultima residenza o l’abituale dimora” prima del ricovero, così come già avvenuto durante la “dismissione” degli ospedali psichiatrici civili, contro gli abbandoni e le omissioni di responsabilità nella presa in carico da parte dei servizi.
Con tale atto si conclude un lavoro di grande significato e valore che la Commissione, all’interno della verifica sullo stato dei servizi della salute mentale nel paese, ha dedicato all’Opg

l’intero articolo qui: La conclusione del lavoro della Commissione del Senato per il superamento dell’OPG | www.stopopg.it

Del Giudice Commissione OPG

 


Presentazione del libro C’era una volta la città dei matti

La copertina del libro e i due dvdRoma, 7 dicembre 2011. Il libro ripercorre la lavorazione del film tv C’era una volta la città dei matti, trasmesso nel 2010 da RAI UNO con un grande, e per certi versi sorprendente, successo di ascolti. Una appassionata narrazione delle storie individuali di pazienti, amministratori, operatori, un grande racconto collettivo che vede sulla scena più di cento personaggi. A partire dalla difficile e impensabile apertura delle porte del manicomio di Gorizia e di Trieste, viene narrata l’origine di un cambiamento epocale nel modo stesso di intendere la salute mentale che ancora oggi provoca e fa discutere.

Mercoledì, 7 dicembre 2011 – ore 19.00
Più libri Più liberi
Fiera della piccola e media editoria
EUR Palazzo dei Congressi – Roma

Presentazione del volume :
E. Bucaccio, K. Colja, A. Sermoneta, M. Turco
C’era una volta la città dei matti
Un film di Marco Turco – dal soggetto alla sceneggiatura
con DVD del film TV originale prodotto da RAI Fiction
Edizione e note a cura di Barbara Grubissa

con
Marco Turco, regista e coautore del volume
Fabrizio Gifuni, attore e coautore del libro
Peppe Dell’Acqua, direttore del dipartimento di salute mentale di Trieste e direttore di collana

Durante la presentazione verranno presentate anche alcune scene del film.

Descrizione del libro
E’ in uscita per l’editore Alpha Beta Verlag, nella collana 180 archivio critico della salute mentale, il libro con il trattamento, la sceneggiatura e il dvd del film con sottotitoli in inglese. Con interventi degli autori e degli attori e foto di scena. Il libro su uno dei più grandi successi TV del 2010. Tutti i retroscena, dall’idea alla sua realizzazione: soggetto, trattamento e sceneggiatura e infine, allegato in DVD, il film. 
Un’appassionata narrazione delle storie individuali di pazienti, amministratori, operatori, un grande racconto collettivo che vede sulla scena più di cento personaggi. A partire dalla difficile e impensabile apertura delle porte del manicomio di Gorizia e di Trieste, viene narrata l’origine di un cambiamento epocale nel modo stesso di intendere la salute mentale che ancora oggi provoca e fa discutere.
Vengono pubblicati integralmente il Trattamento e la Sceneggiatura, corredati da note che danno informazioni sui principali eventi che hanno portato alla realizzazione della Legge 180, sugli scritti originali di Franco Basaglia e dei suoi collaboratori, sulle circostanze storiche e politiche che hanno fatto da sfondo al processo di deistituzionalizzazione.

Il libro è arricchito dalle note di regia di Marco Turco e dalle originali considerazioni degli sceneggiatori sull’approccio ad un tema difficile e controverso e sulla modalità di scrittura dei testi.
Fabrizio Gifuni racconta come è entrato nel personaggio di Franco Basaglia e come si è avvicinato alla realtà storica che ha portato alla chiusura del manicomio.
Vittoria Puccini racconta come si è calata nel personaggio di Margherita, una giovane rinchiusa prima nel manicomio di Gorizia poi in quello di Trieste, negli anni in cui arriva Basaglia 

Fonte: http://www.alphabeta.it

da Presentazione del libro C’era una volta la città dei matti.


Festival dei matti 2011- Venezia 16 – 19 novembre


C’era una volta la città dei matti: il libro, da forumsalutementale.it

C’era una volta la città dei matti: il libro

fictionE’ in uscita per l’editore Alpha Beta Verlag, nella collana 180 archivio critico della salute mentale, il libro con il trattamento, la sceneggiatura e il dvd del film con sottotitoli in inglese. Con interventi degli autori e degli attori con bellissime foto di scena. Insomma tutto su questa straordinaria storia.

Il libro sarà presentato a Roma alla fiera della piccola editoria il 7 dicembreprossimo.

Il libro su uno dei più grandi successi TV del 2010. Tutti i retroscena, dall’idea alla sua realizzazione: soggetto, trattamento e sceneggiatura e infine, allegato in DVD, il film.

Un’appassionata narrazione delle storie individuali di pazienti, amministratori, operatori, un grande racconto collettivo che vede sulla scena più di cento personaggi. A partire dalla difficile e impensabile apertura delle porte del manicomio di Gorizia e di Trieste, viene narrata l’origine di un cambiamento epocale nel modo stesso di intendere la salute mentale che ancora oggi provoca e fa discutere.

Vengono pubblicati integralmente il Trattamento e la Sceneggiatura, corredati da note che danno informazioni sui principali eventi che hanno portato alla realizzazione della Legge 180, sugli scritti originali di Franco Basaglia e dei suoi collaboratori, sulle circostanze storiche e politiche che hanno fatto da sfondo al processo di deistituzionalizzazione.

Il libro è arricchito dalle note di regia di Marco Turco e dalle originali considerazioni degli sceneggiatori sull’approccio ad un tema difficile e controverso e sulla modalità di scrittura dei testi.

Fabrizio Gifuni racconta come è entrato nel personaggio di Franco Basaglia e come si è avvicinato alla realtà storica che ha portato alla chiusura del manicomio.

Vittoria Puccini racconta come si è calata nel personaggio di Margherita, una giovane rinchiusa prima nel manicomio di Gorizia poi in quello di Trieste, negli anni in cui arriva Basaglia.

Elena Bucaccio, Katja Colja, Alessandro Sermoneta, Marco Turco

C’era una volta la città dei matti

Un film di Marco Turco – dal soggetto alla sceneggiatura

a cura di Con interventi di Fabrizio Gifuni e Vittoria Puccini

Edizione e note a cura di Barbara Grubissa

Lo sceneggiato originale Rai Fiction allegato in due DVD

Dicembre 2011, Euro 29,00; pp. 400 ca., ill.

ISBN 978-88-7223-168-5

su licenza esclusiva Rai Trade, Radiotelevisione Italiana S.p.A.

Edizioni Alpha Beta Verlag

39012 Merano (BZ), P.zza della Rena, 2 – Tel. 0473 210650 / Fax 0473 211595

www.alphabeta.it – E-mail: books@alphabeta.it

C’era una volta la città dei matti: il libro « forumsalutementale.it.


Guido Ceronetti sulla depressione, da Corriere della sera 7 novembre 2011

 una palingenesi del pensare che ribalterebbe totalmente le modalità inflessibili del vivere d’oggi che producono Male Oscuro. La via si può (forse) trovare nel rigenerarsi spiritualmente: uscire dal mondo da vivi, per uscire realmente dalla depressione. Ma è un cammino che non si può fare da soli: servono i ritiri, i gruppi religiosi (non certo le famiglie), la vita comunitaria. Molti si abbandonano alle sette, a nuovi culti. Il bisogno di veri maestri, addirittura di incarnazioni divine, è a dismisura cresciuto. Perché qualsiasi cosa è preferibile all’esperienza infernale della depressione, che è di morte senza annullamento, senza un oltre. Altro che politica e servizi sociali! Qua tocchiamo e varchiamo soglie di Ignoto paragonabile a un’agonia stellare! Governi e medici ordinari riescono più facilmente ad assassinare Psiche, la verità che si nasconde, che a medicarla.

da Così il Male Oscuro governa l’Occidente, Guido Ceronetti.


Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell’introversione, Autori e curatoriLuigi Anepeta ContributiLisa Cecchi, Marcello Di Fiore, Maria Rossi

Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell’introversione
Autori e curatori
Contributi
Lisa Cecchi, Marcello Di Fiore, Maria Rossi
Collana
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 224,   1a ristampa 2011,    1a edizione  2011   (Cod.2000.1302)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 27,00
Disponibilità: Buona

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Codice ISBN: 9788856834840

Altre tipologie:

Informazioni sugli e-book 

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In breve
Il volume raccoglie una serie di testimonianze tratte dal Forum della Lega Italiana per la tutela degli Introversi. Dai racconti emerge un quadro con luci ed ombre: l’empatia, la sofferenza, il rapporto critico con la normalità dominante, la presa di posizione nei confronti dell’esistente, l’utopia di un mondo fatto a misura d’uomo, la passione per la cultura e la ricerca intellettuale.
Utili Link
Mente&Cervello Elogio della timidezza (di Paola Emilia Cicerone)… Leggi tutto
La Repubblica Il talento dei timidi (di Vera Schiavazzi)… Leggi tutto
Presentazione del volume

Talpe riflessive perché vivono nell’ombra cui li destina il pregiudizio sociale, gli introversi, nel chiuso del loro mondo interiore, assolvono il dovere di interrogarsi sulla condizione umana, ponendosi problemi e cercando risposte.
In Timido, docile, ardente… (FrancoAngeli, 2007) l’autore ha tentato di illustrare i valori e i limiti del modo di essere introverso in termini teorici, senza alcun accenno a esperienze individuali.
Questo libro di testimonianze, tratte dal Forum della Lega Italiana per la Tutela degli Introversi, fornisce le prove che la teoria non è campata in aria (come spesso accade).
In esso gli introversi stessi raccontano la loro vicenda umana, spesso duramente segnata dall’incontro con il pregiudizio sociale che grava sul loro modo di essere, facilmente identificabile fin dall’infanzia.
Ne viene fuori un quadro con luci ed ombre: l’empatia, la sofferenza, il rapporto critico con la normalità dominante, la presa di posizione nei confronti dell’esistente, l’utopia di un mondo fatto a misura d’uomo, la passione per la cultura e la ricerca intellettuale.
I commenti mirano a dare un senso a queste vicissitudini socialmente invisibili, nell’attesa che il mondo prenda coscienza di una diversità preziosa.

Luigi Anepeta, psichiatra critico, si è dedicato alla psicoterapia, alla formazione di operatori e alla ricerca. Ha pubblicato La politica del Super-io (Armando, 1992), Il mondo stregato (Armando, 1995), Abracadabra (Edizioni Libreria Croce, 2000), Miseria della neopsichiatria. Sul delirio e sulla predisposizione schizofrenica (FrancoAngeli, 2001), Star male di testa (Edizioni Libreria Croce, 2002), Abbecedario di scienze umane e sociali (FrancoAngeli, 2007), Timido, docile, ardente(FrancoAngeli, 2008). Nel 2006 ha fondato la LIDI (Lega Italiana per i Diritti degli Introversi: www.legaintroversi.it), di cui è presidente, il cui intento è di intervenire nelle fasi evolutive dello sviluppo al fine di scongiurare il pericolo di un disagio psichico.

Hanno collaborato Lisa Cecchi, Marcello Di Fiore, Maria Rossi, soci della LIDI.

Indice

Per cominciare
L’introversione secondo gli introversi
(Messaggi; Nota, Tra natura e cultura)
La famiglia alle prese con il figlio introverso
(Messaggi; Nota. La famiglia come agenzia sociale)
Scuola e socializzazione
(Messaggi; Nota. La scuola come istituzione totale)
Isolamento, solitudine, affettività e sessuale
(Messaggi; Nota. La dura lex)
Emozioni sociali
(Messaggi; Imbarazzo e vergogna; Rabbia; Invidia e disprezzo; Perfezionismo; Rassegnazione; Nota. Il tribunale interiore)
Gli introversi al lavoro
(Messaggi; Nota. Logica strumentale, logica vocazionale)
La mente che cerca
(Messaggi; Nota. Al di là dell’adattamento)
La creatività degli introversi
(Appena un cenno; Poesie; Racconti)
Appendice
(Vademecum sull’introversione; Elenco dei nicknames degli autori dei messaggi).

La cultura dei servizi di salute mentale in Italia. Dai malati psichiatrici alla nuova utenza: l’evoluzione della domanda di aiuto e delle dinamiche di rapporto, di Renzo Carli , Rosa Maria Paniccia

La cultura dei servizi di salute mentale in Italia. Dai malati psichiatrici alla nuova utenza: l’evoluzione della domanda di aiuto e delle dinamiche di rapporto
Autori e curatori
Collana
Livello
Testi per psicologi clinici, psicoterapeuti
Dati
pp. 272,      1a edizione  2011, allegati: allegato on-line   (Cod.1250.182)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 34,00
Disponibilità: Buona

Clicca qui per acquistare

Codice ISBN: 9788856840834
In breve
Il volume presenta una lettura della storia, della cultura e delle modalità d’intervento entro i servizi di salute mentale del nostro paese. L’analisi delle vicende, che hanno profondamente cambiato l’assistenza psichiatrica nel nostro paese, è condotta da psicologi clinici e in una prospettiva psicosociale.
Presentazione del volume

Il lavoro presenta una lettura della storia, della cultura e delle modalità d’intervento entro i servizi di salute mentale del nostro paese.
Il passaggio dall’ospedale psichiatrico alla legge 180, alla fine degli anni ’70; la storia della 180 e l’analisi del contesto culturale entro il quale la legge ha preso forma e attuazione; la 180, quale risultato di un movimento di contestazione della vecchia psichiatria; la carenza di progettualità nell’attuazione della psichiatria territoriale prevista dalla legge: l’analisi di queste vicende, che hanno profondamente cambiato l’assistenza psichiatrica nel nostro Paese, è condotta da psicologi clinici in una prospettiva psicosociale.
Dopo l’analisi storica dei recenti cambiamenti della psichiatria (dall’ospedale al territorio) si propone, nella seconda parte del volume, un viaggio entro la cultura che attraversa i servizi di salute mentale, affrontandone i numerosi problemi nell’ambito della relazione: la relazione con i pazienti e i familiari, ma anche la relazione con la gerarchia e tra operatori. Relazione che concerne sia la vecchia utenza, fatta di pazienti psichiatrici gravi, sia la nuova utenza che, sempre più numerosa, si rivolge ai servizi di salute mentale per poter trattare i propri problemi di convivenza.
Nella terza parte viene proposta, in una prospettiva psicologica, l’analisi delle dinamiche di rapporto con i malati psichiatrici e con la nuova utenza. Per quest’ultima si approfondisce l’analisi della domanda quale modalità di confronto sui problemi posti, alternativa all’approccio diagnostico.

Nell’area Biblioteca Multimediale di questo sito, è scaricabile il testo della legge 180 nelle due versioni (sia quella del 13 maggio 1978, sia quella recepita dalla legge n. 833 del 23 dicembre 1978) e il Decreto del Presidente della Repubblica del 1° novembre 1999 inerente la tutela della salute mentale.

Renzo Carli , già professore ordinario di Psicologia Clinica alla Sapienza, Università di Roma, è psicoanalista, direttore della Rivista di Psicologia Clinica on line (www.rivistadipsicologiaclinica.it) e direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica dello Studio di Psicosociologia (SPS) di Roma.
Maria Rosa Paniccia , professore associato di Psicologia Clinica alla Sapienza, Università di Roma, psicoterapista, fa parte del comitato di direzione della Rivista di Psicologia Clinica on line e del comitato di direzione della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica dello Studio di Psicosociologia (SPS) di Roma.

Indice

Introduzione
(Una molteplicità di differenze; L’evoluzione del rapporto domanda-offerta; Tre modi di affrontare la propria realtà emozionale; Due modalità di intervento: diagnosi o analisi della relazione di domanda)
Parte I. La storia di una riforma
L’epoca della riforma
(Premessa; Un inquadramento storico; Riforme e cultura; Organizzazione e dinamica inconscia; L’ospedale psichiatrico; L’organizzazione psichiatrica quale dimensione categoriale; Problemi nell’attuazione della 180)
La cultura italiana dagli anni Novanta del secolo scorso ad oggi
(Una profonda trasformazione culturale; La destra al potere e il nuovo cambiamento; La cultura dell’oggi e le sue profonde trasformazioni sul piano simbolico; La perdita dei confini tra verità e falsità; La salute mentale oggi. Cresce l’intolleranza per la diversità, vacillano i confini tra normalità e malattia mentale)
Parte II. Struttura e cultura dei servizi
Sanità e servizi di salute mentale
(La riforma sanitaria in Italia; La struttura dei servizi di salute mentale in Italia; Il funzionamento dei servizi di salute mentale)
La cultura locale
(La collusione. Un modello psicologico clinico che legge le relazioni sociali; La cultura locale della sanità)
Una metodologia di rilevazione della cultura locale
(Premessa; Misurare le dinamiche collusive; Il questionario ISO; L’interazione tra valutatori e oggetto della valutazione; Incontro di parole dense: la riduzione della polisemia; Dalle domande ai modelli; L’interpretazione dei dati; Un metodo esplorativo
La cultura locale dei CSM italiani
(I risultati; Una sintesi della cultura locale nei CSM italiani; Conclusioni; La cultura locale degli SPDC del Lazio. Un confronto con i CSM; Le culture locali dei CSM e degli SPDC. Un inquadramento storico)
Parte III. La relazione
La relazione come intervento
(Modelli di relazione entro i servizi di salute mentale; L’intervento entro le relazioni all’interno dei servizi di salute mentale: i pazienti psichiatrici; L’intervento entro le relazioni all’interno dei servizi di salute mentale: la nuova utenza)
Conclusioni
Postfazione. Alcune riflessioni sulla salute mentale dedicate agli psicologi e agli studenti di psicologia
Glossario e abbreviazioni

Franco Basaglia Un laboratorio italiano Federico Leoni Bruno Mondadori – 2011, Psicoanalisi BookShop | Zephyro Edizioni | Libreria di psicoanalisi online

Franco Basaglia
Un laboratorio italiano
Federico Leoni
Bruno Mondadori – 2011

 

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A Lecco un convegno sulla residenzialità leggera, 10 novembre | Il portale della Riabilitazione Psichiatrica

Giovedì 10 novembre , per l’intera giornata, l’Ospedale di Lecco ospiterà un convegno che riunirà i Dipartimenti diSalute Mentale della Lombardia : all’ordine del giorno il confronto su una esperienza cresciuta e consolidatasi negli ultimi sei anni ovvero una nuova forma di intervento chiamato “Residenzialità leggera” dedicato a soggetti con disagio psichico grave.
“I programmi di residenzialità leggera – spiega Fulgenzio Rossi , del DSM di Lecco – si attuano all’interno di una rete di abitazioni collocate nel contesto sociale naturale. Accolgono quei soggetti che, dopo un percorso riabilitativo, hanno recuperato una buona competenza relazionale e un grado di autonomia tali da consentire un recupero sociale, abitativo e lavorativo”.
Nella provincia di Lecco sono attualmente 30 le persone che usufruiscono di questi programmi : trovanoaccoglienza presso appartamenti diffusi sul territorio, nei comuni di Calolziocorte, Lecco, Olginate, Cernusco Lombardone, Casatenovo, Cesana.
Su questo fronte forte è la collaborazione fra Azienda Ospedaliera, ASL , associazionismo , Comuni.
“Ogni appartamento – continua lo psichiatra – è autogestito dai pazienti con il sostegno di una équipe dioperatori formata da educatoriinfermieripsicologi e assistenti sociali che garantiscono una costante presenza e supervisione sul buon andamento della convivenza e favoriscono l’integrazione con il contesto sociale del luogo di residenza”.
“Gli esiti dell’esperienza in atto – aggiunge Rossi – sono incoraggianti rispetto alla possibilità concreta di offrire un pieno recupero a quei soggetti che fino a pochi anni orsono avrebbero avuto come destino o l’inserimento a vita in strutture residenziali psichiatriche o una gravosa permanenza in famiglia”.
Nel corso del convegno saranno affrontati tutti gli aspetti più significativi e le criticità emerse durante l’attuazione di questi programmi , “con particolare attenzione alla capacità di attivare, sviluppare e mantenere sinergie tra i vari attori chiamati a favorirne la realizzazione: istituzioni, privato sociale, associazioni e contesto di prossimità sociale”.

Tratto interamente da: Merate On Line

da A Lecco un convegno sulla residenzialità leggera | Il portale della Riabilitazione Psichiatrica.


Seminario: “VIE PER LA SALUTE. IL CONTRIBUTO DELL’ ETNOPSICHIATRIA” Piero Coppo Neuropsichiatra, Organizzazione Interdisciplinare Sviluppo e Salute. Che si terrà Venerdì 18 novembre 2011, ore 9.30 –13.00 e 14.00- 17.30 presso la Fondazione Cecchini Pace

Seminario:

VIE PER LA SALUTE. IL CONTRIBUTO DELL’ ETNOPSICHIATRIA

 

Piero Coppo

 

Neuropsichiatra, Organizzazione Interdisciplinare Sviluppo e Salute.

 


Che si terrà Venerdì 18 novembre 2011, ore 9.30 –13.00 e 14.00- 17.30 presso la Fondazione Cecchini Pace.

 

Nella prima parte del seminario saranno presentate alcune chiavi di lettura sulle costanti e diversità delle vie per la salute nelle varie culture per ciò che riguarda la prevenzione, la cura e la terapia. In particolare e per ciò che riguarda l’ambito “psichico”, verrà sottolineata la diversità tra società “polifasiche “ e società “monofasiche”, e le conseguenze che questi diversi assetti hanno nella definizione e trattamento dell’area della psicopatologia.

Nella seconda parte del seminario un documento video che illustra l’uso sapiente di “transe liturgiche” servirà da stimolo per la discussione e per verificare nel lavoro di gruppo la fruibilità delle chiavi di lettura proposte..

 

            Cordiali saluti,              

 

                      Prof. Rosalba Terranova-Cecchini

 

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Prof. Rosalba Terranova-Cecchini
Premio Milano Donna 2009, Comune di Milano.

Libero Docente in Clinica delle Malattie Nervose e Mentali

Presidente della Fondazione Cecchini Pace

Direttore del Corso di Specializzazione in Psicoterapia transculturale

via Molino delle Armi 19 – 20123 Milano


PAURE, FATICHE, SOFFERENZE E ILLUSIONI: IPOTESI D’INTERVENTO NELLE SITUAZIONI DI LAVORO Azioni per costruire condizioni più sostenibili nelle organizzazioni lavorative, Giornata di Studio, venerdì 18 novembre 2011, Milano, C.so Buenos Aires n. 33, a cura dello Studio APS di Milano

Paure, fatiche, sofferenze e illusioni: ipotesi d’intervento nelle situazioni di lavoro

Azioni per costruire condizioni più sostenibili nelle organizzazioni lavorative

Giornata di Studio

Venerdì 18 novembre 2011

Elfo Puccini teatro d’arte contemporanea – Sala Shakespeare
Corso Buenos Aires n. 33, Milano (MM1 – fermata LIMA)

La ricerca e la costruzione di piste di lavoro alternative

In questa giornata intendiamo proporre piste di lavoro per gestire in modo più efficace stress, fatiche e sofferenze, elementi che attraversano la vita delle organizzazioni e dei soggetti che ne sono parte o con loro interagiscono. Ciò a partire da riflessioni e orientamenti che aiutino a riconoscere le diverse modalità con cui organizzazioni e individui cercano di affrontarle.

Sono pensieri e spunti maturati dalla nostra esperienza, da quelle di alcuni studiosi particolarmente significativi e, più in specifico, dal lavoro di ricerca che lo Studio APS ha realizzato nei mesi che ci separano dalla Giornata di Studio realizzata nel 2010. Quella era stata un’occasione per presentare e analizzare situazioni lavorative differenti in cui, per varie ragioni, gli individui si ritrovavano demotivati, frustrati, affaticati e a volte sofferenti. In quell’occasione s’era cercato di comprendere meglio quali fossero alcune delle origini di quei malesseri, quali rapporti esistessero tra fatiche, desideri di benessere e illusioni di soluzioni esaustive.

Questa nuova giornata è stata pensata per dibattere, mettere in discussione, confrontare e arricchire riflessioni e ipotesi di comprensione e di azione. È stata preparata attraverso varie iniziative che hanno coinvolto accanto a soci e collaboratori dello Studio diversi interlocutori, alcuni con cui abbiamo da tempo contiguità di lavoro e altri contattati per la prima volta: abbiamo realizzato un seminario di due giornate in marzo e aprile, una serie di focus group con partecipanti appartenenti a diversi contesti lavorativi, dalle aziende private, agli ospedali, ai servizi territoriali nella prima metà di settembre e alcune interviste a testimoni privilegiati. A tutti coloro che abbiamo coinvolto va un sincero e vivo ringraziamento. Gli incontri hanno portato sguardi compositi e differenziati ed elaborazioni suggestive che ci proponiamo di riportare e sviluppare nella sede più ampia costituita appunto dalla Giornata di Studio prevista per il 18 novembre Soprattutto ci auguriamo che possa essere un incontro dedicato a quanti si misurano con le altrui e proprie paure, fatiche e sofferenze nelle situazioni di lavoro e che non credono in panacee, tecniche risolutive, ma ipotizzano che trattare queste dimensioni faccia parte di ogni impegno lavorativo e richieda un importante investimento in termini di pensiero.


Fatiche e sofferenze

Il lavoro è ricercato perché fonte di reddito, ma anche perché nella nostra società è una delle principali fonti di riconoscimento. Noi tutti abbiamo bisogno di rispecchiarci negli altri, nelle relazioni e nei prodotti. Il lavoro è dunque fonte di gratificazioni, può essere occasione di soddisfazioni fondamentali, ma è anche una scommessa, una sfida: ce la farò, ce la faremo?

Negli anni pare accresciuta la sua valenza simbolica. Così, mentre le fatiche e le sofferenze fisiche sono diminuite, paiono aumentate quelle emotive, psichiche ed è accresciuta la sensibilità in questa direzione.

Differenti e complesse sono parse le origini di fatiche e sofferenze. Da un lato la società, il mercato possono generare queste condizioni e riversarle nell’organizzazione e nelle persone che le compongono. Dall’altro si hanno richieste di cambiamenti, ritmi più stringenti, riduzioni di risorse, e soprattutto i modi con cui sono proposti/imposti questi mutamenti possono far soffrire persone e gruppi di lavoro. Anche i singoli soggetti importano, a volte, nelle organizzazioni tensioni, stress e dolori dalla loro vita privata, ansie collegate a conflitti interiori, delusioni e amarezze connesse a vicende familiari e sentimentali. Pensiamo che sia opportuno e interessante distinguere a che cosa siano riconducibili le diverse sofferenze per poter mettere a punto interventi mirati in grado di tutelare l’efficacia delle organizzazioni e la salute degli individui.

La nostra ipotesi è che fatiche e sofferenze siano, in una certa quota, intrinsecamente, parte del lavoro, che sia quindi illusorio pensare alle organizzazioni come a luoghi di benessere, depurati da queste condizioni. È possibile tuttavia investire per cercare di migliorare le condizioni di lavoro, per verificare se si tratti di fatiche sensate, se siano tutte effettivamente inevitabili. Per far ciò è fondamentale distinguere stress e fatiche. Possiamo in tal senso considerare la fatica come uno degli esiti dell’impiego di energie, del lavoro volto a modificare la realtà, trasformare oggetti e problemi, comprendere persone, analizzare questioni. Mentre possiamo rappresentarci le sofferenze come fatiche sproporzionate alle risorse disponibili o, più specificatamente, frustrazioni e lacerazioni dell’immagine di sé collegate a imposizioni di cui s’è perso il senso o di cui non si condivide per nulla la finalità.


I mondi in cui e con cui organizzazioni e singoli si trovano ad operare

Una delle fonti di stress e sofferenze sono quindi i contesti. Le nostre organizzazioni (servizi pubblici e privati, scuole, ospedali e aziende) operano in ambienti caratterizzati da crescenti incertezze. I mercati, ma più ampiamente i contesti socio-economici evidenziano diffuse situazioni di crisi. Crisi che spesso non sembrano la premessa alla realizzazione di cambiamenti desiderati. Gli scenari appaiono dinamici o turbolenti, ma anche nebbiosi: è assai difficile vedere che cosa ci attende nel futuro, a quali scenari stiamo andando incontro o stiamo/stanno costruendo. È difficile individuare modelli di società, modelli economici, soluzioni ai problemi macroeconomici e di governo credibili, capaci d’attrarre, appassionare, convincere.

Ciò significa che, se guardiamo fuori dalle organizzazioni in cui e con cui lavoriamo, lo scenario è spesso ansiogeno; spesso non troviamo consolazione per le fatiche che il lavoro comporta. In questa fase esso prevalentemente induce paure, fatiche e sofferenze. A queste le organizzazioni debbono far fronte cercando di non sfaldarsi, di non perdere l’orientamento, costruendo condizioni per continuare ad esistere e svilupparsi.

Molti in questi ultimi anni si confrontano poi con la paura che il proprio servizio, la propria azienda non ce la faccia, con l’ansia di perdere il posto di lavoro o di non poterlo conservare per i propri collaboratori, con le gravi difficoltà di molti giovani a entrare nel mondo del lavoro.

A volte si ha l’impressione di un impazzimento di cui non si comprende il senso. Il mondo, in questi ultimi anni, pare essere più minaccioso che rassicurante.


Gli individui: i clienti, i colleghi, i capi

Una quota importante di fatiche e di sofferenze è anche generata dai clienti: più o meno legittimamente riversano richieste, bisogni, fantasie sulle organizzazioni con cui interagiscono; spesso presi da esigenze e malesseri, richiedono attenzione, cura, aiuto. Questo accade non solo nei confronti delle organizzazioni specificatamente deputate a questa funzione – si pensi a ospedali, servizi sociali e sanitari, scuole – ma anche aziende istituzionalmente orientate a produrre beni e servizi d’altra natura si misurano con i problemi che clienti o fornitori riversano su di loro. Gestire le relazioni con i clienti è d’importanza cruciale, è una parte nodale del lavoro. Anch’essa genera soddisfazioni, ma anche fatiche e, a volte sofferenze.

A volte sono i colleghi stessi che riportano nell’organizzazione bisogni soggettivi e tensioni competitive che appesantiscono il clima. Circolano richieste di riconoscimento, di rassicurazione, di benessere che non possono trovare risposte. Delusioni e risentimenti aggravano le fatiche e le sofferenze di tutti.

A volte coloro che esercitano ruoli direttivi, risucchiati da attese di autoaffermazione e da spinte di acquisizione di maggior potere/consenso, finiscono per fare richieste esorbitanti ai collaboratori o a evitare di rispondere a richieste di relazioni ravvicinate vissute come pericolose.


Come vengono trattate fatiche e sofferenze nelle organizzazioni lavorative

Le organizzazioni lavorative sono sistemi complessi solo in parte riconoscibili nei disegni formali dei processi e degli organigrammi. Dirigenti, manager, gruppi, singole persone collegate tra di loro da relazioni formali, processi di lavoro e reti relazionali più ampie, cercano di erogare servizi, produrre beni e nel contempo di far fronte a situazioni relazionali difficili. Vengono date direttive, introdotti, imposti, proposti cambiamenti: nuove procedure, spostamenti, riduzioni del personale, … Tutto ciò espone le diverse componenti a incertezze, stress, speranze, paure. A generare fatica, piuttosto che sofferenza, in base alla nostra esperienza è risultato essere come non solo e non tanto il cosa si muta per attrezzarsi al futuro nelle organizzazioni, ma il come lo si fa. Ciò che genera sofferenza sembra essere soprattutto il non avere informazioni credibili, il non comprendere il senso di ciò che viene richiesto o imposto. Presi dall’ansia dell’introdurre e realizzare nuovi prodotti o servizi, nuovi processi, stressati da urgenze di efficienza ed efficacia, sembra non si riservi un adeguato spazio per condividere prospettive, ipotesi, fatiche e così si generano, spesso inconsapevolmente, sofferenze. Sofferenze che riducono paradossalmente e generalmente efficacia ed efficienza dell’organizzazione. Ciò, mentre abbiamo osservato come persone coinvolte, responsabilizzate, circa gli scenari, le necessità, le paure, gli stress, le fatiche richieste e necessarie, siano orientate ad investire consistentemente sulla loro organizzazione.

Possiamo osservare come queste dimensioni siano trattate in maniera assai diversa. In alcuni e diffusi casi esse sono semplicemente negate: non sono viste e sentite. Questa è una modalità che preclude la possibilità di valorizzare i segnali di stress, le fatiche e ipotizzare quindi interventi per farne qualcosa. È una modalità che espone a forti rischi di deterioramento non solo le persone, ma l’organizzazione stessa. Si possono osservare casi in cui le persone stesse sembra non siano viste.

Altre volte le si affronta illudendosi ed illudendo, con ciò si cerca di dipingere o rappresentarsi la situazione in un modo meno minaccioso. Ci si può illudere che la situazione non sia così difficile o che la soluzione sia a portata di mano: il capo, il consulente, la nuova tecnologia, …

Altre volte ancora si rileva come sia negata o minimizzata la dimensione emotiva, la profondità delle sofferenze anche a livello affettivo. Persone e team sembrano trasformarsi in oggetti, cose. La sofferenza negata peraltro riemerge in varie forme distruttive: somatizzazioni, malattie, conflitti distruttivi tra persone e parti dell’organizzazione, demotivazioni. La sofferenza non pensata, non accolta si sposta generando nuovi malesseri.

Ancora si osserva come un importante malessere sia ridotto, a volte, a fenomeno, patologia, difficoltà individuale. La sofferenza è vista semplicemente come una debolezza, una fragilità individuale. Allora si fa ricorso al farmaco, al medico, al counselor. Supporti pur utili, ma assai riduttivi, se solo individuali, se non sono indagate le connessioni organizzative.

Va pure sottolineato che in diverse organizzazioni alcuni tra coloro che occupano ruoli di direzione e di coordinamento, che hanno responsabilità gestionali o che sono negli staff delle risorse umane cercano di affrontare sofferenze di colleghi e soprattutto di collaboratori supportando e sollecitando comprensioni più attente e articolate per permettere ai singoli e all’organizzazione nel suo complesso di far decantare reazioni emotive e di vedere le situazioni in modo più articolato e lucido, considerando vincoli e perdite, ma anche opportunità e potenzialità. Essi testimoniano la possibilità di coniugare la consapevolezza delle difficoltà con la speranza di contribuire al progresso di individui e organizzazioni.


Orientamenti e ipotesi per costruire condizioni di lavoro più vivibili

Dalla nostra esperienza di lavoro e di ricerca ci pare di poter individuare alcune ipotesi interessanti e degli orientamenti da assumere per affrontare nelle organizzazioni fatiche e sofferenze. Linee d’intervento che vorremmo esplorare nella Giornata di Studio.

Per prima cosa è necessario prendere atto di queste dimensioni della vita lavorativa, avvicinarle per comprenderle, sviluppare, anche attraverso la decostruzione, ipotesi sulla loro origine. Si tratta di cercare, da un lato, d’evitare che le fatiche e lo stress si trasformino in sofferenze, quindi in fatiche rappresentate come insensate, fuori luogo e misura, e dall’altro lato costruire condizioni per ricondurre la sofferenza ad uno stato di fatica, di lavoro sostenibile e coniugato col piacere di costruire qualcosa in cui riconoscersi, qualcosa di utile. Come cercheremo di mettere a fuoco nella Giornata di Studio, ciò significa lavorare sul senso di ciò che accade e vogliamo realizzare, sulla fiducia, sull’equilibrio tra risorse (fisiche, professionali, mentali, emotive) e obiettivi. Significa riflettere e riconoscere i limiti e valorizzare le possibilità. La costruzione di condizioni di lavoro sostenibili passa attraverso la consapevolezza del limitato potere e delle responsabilità proprie e altrui.

da: http://www.studioaps.it/servizi_studio/pressostudio_giornate.html



La sindrome rancorosa del beneficato – di Parsi M. Rita – Mondadori

La “sindrome rancorosa del beneficato” è, allora, quel sordo, ingiustificato rancore (il più delle volte covato inconsapevolmente; altre volte, invece, cosciente) che coglie come una autentica malattia chi ha ricevuto un beneficio, poiché tale condizione lo pone in evidente “debito di riconoscenza” nei confronti del suo benefattore. Un beneficio che egli “dovrebbe” spontaneamente riconoscere ma che non riesce, fino in fondo, ad accettare di aver ricevuto. Al punto di arrivare, perfino, a dimenticarlo o a negarlo o a sminuirlo o, addirittura, a trasformarlo in un peso dal quale liberarsi e a trasformare il benefattore stesso in una persona da dimenticare se non, addirittura, da penalizzare e calunniare. 


1° Congresso Nazionale “PSICHIATRIA E CULTURA NELL’ITALIA MULTIETNICA” 28 e 29 OTTOBRE 2011

In seguito allo stimolante pensiero di alcuni studiosi come Ernesto De Martino e psichiatri come Michele Risso, di cui commemoriamo il trentesimo anniversario della scomparsa, che hanno messo in evidenza il peso della cultura nell’esperienza soggettiva della malattia e nella costruzione del significato sociale dei percorsi di cura, negli ultimi 30 anni si sono sviluppate diverse correnti di pensiero che hanno dato origine a interessanti iniziative di ricerca e trattamento su tutto il territorio nazionale. Diversi sono gli approcci sviluppatisi, e obiettivo di questo convegno è mettere in contatto tali realtà e costruire uno spazio di dialogo e di sviluppo sinergico, approfondendo inoltre l’analisi delle modalità con cui esse possono impattare in maniera stabile sulla pratica psichiatrica. Ciò nell’ottica di costituire una massa critica di pensiero utile a promuovere una sempre più ampia diffusione dei modelli clinici transculturali italiani all’intero paese e in ambito internazionale, e di consentire l’ingresso della clinica transculturale a tutti gli effetti nelle politiche sanitarie in salute mentale.

PROGRAMMA

28 ottobre mattina: Psichiatria e cultura nella storia e nel mondo

Ore 8.30-9.00       Registrazione

9.00-9.30   Interventi delle Autorità e saluto del Presidente

9.30-10.00           Virginia De Micco, Caserta: “Michele Risso e l’attualità del suo pensiero”

La cultura delle classi subalterne italiane emigrate in Svizzera e i loro deliri di sortilegio. (Testo: Sortilegio e delirio di M.Risso e W. Böker, traduzione di V. De Micco, a cura di V. Lanternari, V. De Micco, G. Cardamone. Liguori, Napoli, 1992.)

10.00-10.30        Goffredo Bartocci, WACP: “Storia e nuove frontiere della psichiatria culturale: il panorama internazionale.”

Fondamenti del pensiero su psichiatria e cultura negli studi internazionali L’emergenza delle neuroscienze a supporto dell’embodiment dell’esperienza culturale. (Testo: (a cura di), edizione italiana di W.S. Tseng (2002), Handbook of Cultural Psychiatry, CIC. Ed. Internazionali, Roma 2003).

10.30-11.00  Rosalba Terranova-Cecchini, Fondazione Cecchini Pace- Istituto Transculturale per la Salute: “Storia italiana

della clinica della migrazione: focus sull’Io culturale.”

Lo sviluppo del tema psichiatria e cultura nella clinica dell’immigrazione in Italia: lavoro dell’Io culturale per l’adjustement transculturale. (Testo: P. Inghilleri, R. Terranova-Cecchini, Avanzamenti in psicologia transculturale, Franco Angeli, Milano, 1991).

Coffee Break e Sessione Poster

11.30-12.00 Mariella Pandolfi, Univ.di Montreal: “Dalla sofferenza alla compassione: il labirinto umanitario.”

Biopolitica, biopotere, l’ordine terapeutico e la “nuda vita” degli “Enfermès dehors”: gli immigrati. (Testo: M. Pandolfi,

V. Crapanzano, Passions politiques. Anthropologie et Sociètès, Spec. Iss. 32,3,2008)

12.00-12.30 Alfredo Ancora, ASL Roma B: “L’atto di cura culturalmente sensibile: la formazione degli operatori.”. Sdoganando il nostro pensiero di ricercatori e di terapeuti della multiculturalità; gli insegnamenti dell’altrove degli Altri (Testo: I costruttori di trappole del vento, Franco Angeli, Milano, 2006)

12.30-13.30             Dibattito

Nella pausa pranzo rimarrà aperta la Sessione Poster

28 ottobre pomeriggio Workshop: teoria, ricerca e dispositivi terapeutici

1. Teorie e formazione

2. Modelli e tecniche
di ricerca

3. Percorsi di cura e
clinica nei servizi

4. Servizio pubblico e
rete del privato sociale

CHAIRMAN C. Zaiontz, N. Martini

F. de Cordova, A. Iossa

E. Riva, M. Aliverti

E. Re, M. Fontana

14.30-16.00 C. Zaiont, Studio VenostaM. Da Prato, CeRISC onlus

D. Bruno, Univ. Pavia
Interventi dal pubblico

  1. F.   de Cordova, Univ. Verona

D. Berardi, I. Tarricone, Univ. Bologna

G.Hassan, Osp. Fatebenefratelli, Roma

Interventi dal pubblico

E. Riva, Univ. MilanoV. Infante, WACP

F. Casadei, Ce.R.I.S.C.

Interventi dal pubblico

N. Salvi, Osp. Fatebenefratelli, RomaA. Gaddini, ASP Reg. Lazio, E. Re, WAPR Italia

A. Lo Russo, Dip. Dipendenze, Az. Ulss 12, Venezia

Interventi dal pubblico

16.00-16.30

Break e Sessione Poster

16.30-18.00 E. Caroppo, Dip.Psichiatria, Az. Asl Rm B, Roma

F.De Marco, DSM Az. ULSS Fr/3, Frosinone

N. Martini, AIPsiT

Interventi dal pubblico

S. Carta, Univ., Cagliari A. Tabanelli, Univ., PaviaInterventi dal pubblico S. Zorzetto, Azienda USL 4 PratoC. Pagani Dip

Psichiatria, Osp.

Maggiore Niguarda, Milano

Interventi dal pubblico

A. Costantino, S.C. Neuropsich. Inf., Osp. Maggiore Policlinico, Milano, A. Bassetti, Fondaz. L’Aliante.Marta Castiglioni, Cooperativa Kantara

A. Callari, Ass. Atos Interventi dal pubblico

29 ottobre sabato mattina: Modelli teorici per il presente e per il futuro

ore 9.00-9.30 Gian Giacomo Rovera, Univ. di Torino: “Il modello di rete e il soggetto transculturale.”

Culture e sottoculture: la complementarità individuo-gruppo-più gruppi-sottogruppi. Lo schema relazionale flessibile per curare per mezzo della cultura (Testo (a cura di): L’approccio transculturale in psichiatria. 1984 Atti del Convegno S.I.P.T., Torino).

9.30-10.00              Clara Gallini, EdM: “Il pensiero di Ernesto De Martino: strutturazione e dramma della presenza umana nel

mondo.”

L’antropologia delle genti subalterne, il rischio della presenza e le apocalissi culturali. L’essere al mondo garantito per ciascuno. (Testo ( a cura di): Ernesto de Martino, La fine del mondo Einaudi 2002, Torino)

10.00-10.30 Roberto Beneduce, Univ.di Torino: “La prospettiva antropologica nella pratica clinica e le premesse di un’etnopsichiatria critica”

L’incontro dell’Altro tra contraddizioni, ambivalenza, legami, memorie, appartenenze. I traumi storici, politici e quelli della vita nomade al centro della parola, del suo ascolto e delle pratiche di cura: verso la differenza riconosciuta. (Testo: Beneduce R., Pulman B., Roudinesco E. Etnopsicoanalisi Bollati Boringhieri, 2005, Torino)

10.30-11.00                Salvatore Inglese, Asl 7, Catanzaro, Giuseppe Cardamone, Usl 9, Grosseto: “La matrice spezzata: istanze

critiche della psicopatologia geoclinica”

L’etnopsichiatria… ha anche un altro compito da svolgere di cui cominciamo appena a prendere davvero coscienza: mettere a punto l’insegnamento e la pratica di una psicoterapia…fondata… sulla percezione corretta della cultura (Devereux G., L’ etnopsichiatria come quadro di riferimento nella ricerca e nella pratica clinica (1952) in: Etnopsichiatria Generale,pag. 113, Armando, Roma, 2007)

11.00-11.20                                                                                   Coffee Break

11.20-11.50       Maria E. Castiglioni, Fondazione Cecchini Pace, GTTT1, Milano: La prospettiva transculturale nella pratica

clinica

Dagli studiosi non occidentali quali I. Sow all’uomo “singolare-plurale” di Kaës, verso la clinica della disgiunzione conflittuale dei soggetti transculturali quali noi oggi siamo (Testo: Passaggi, n. 17 e n. 18, 2009).

11.50-12.20 V. Berlincioni, Pavia: “Forme di intervento clinico: specificità e universalità dei modelli.”

Lo studio dell’identità basato su movimenti interdisciplinari (tra i numerosi autori gli antropologi Fabietti e Remotti) è

un costrutto essenziale per l’atto di cura e un momento universalmente sensibile della psicoterapia.

12.20-12.50          Dibattito

12.50-13.20 Paolo Inghilleri, Univ. di Milano: “Questo Congresso e il futuro che ci attende.”

La psicologia culturale a supporto delle attuali dinamiche dell’Io: l’artefatto, i memi, il culturotipo nell’esperienza soggettiva, ovvero l’uomo singolare/plurale di Kaes. (Testo: (a cura di) Psicologia culturale, Raffaello Cortina, 2009, Milano)

13.20-13.30 Rosalba Terranova-Cecchini, Saluti del Presidente

Sessione Poster:

Durante tutta la giornata di venerdì 28 sarà aperta una sessione poster, in cui verranno esposti lavori inerenti servizi e/o progetti di clinica transculturale sviluppati sul territorio nazionale, sia in ambito pubblico sia nel privato sociale.

E’ possibile sottoporre il proprio lavoro inviando un abstract a: fondazione@fondazionececchinipace.it entro e non oltre il 1 settembre 2011. L’accettazione dei lavori verrà comunicata entro il 30 settembre. L’accettazione dei poster richiede l’avvenuta iscrizione di almeno uno degli autori entro tale data.

Il poster deve essere di formato cm 70-80 x 100-120. I poster devono essere affissi entro le ore 10,30 e ritirati alla fine della giornata di venerdì.

L’ABSTRACT deve contenere: titolo; autore/i; affiliazione/i; presentazione sintetica del lavoro (teorie di riferimento, osservazioni cliniche, e pensiero originale che ne scaturisce, tipo e numero partecipanti/pazienti, equipe di lavoro,luogo di applicazione, durata, esiti). Max 200 parole.

E’ stato richiesto l’accreditamento ECM per medici e psicologi
§§§§§

Tu lascerai ogni cosa diletta

Più caramente; e questo è quello strale Che l’arco dell’esilio pria saetta.

Tu proverai si come sa di sale

Lo pane altrui, e com’è duro calle

Lo scendere e il salir per l’altrui scale

Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso Canto 17°, terzine 55-58 edizione curata da Eugenio Camerini, Società Editrice Sonzogno, 1900, Milano

1

Il Comitato Scientifico

Alfredo Ancora, Coordinatore dell’Unità di Consulenza Familiare e Transculturale della Asl Roma B; professore a contratto di psichiatria transculturale presso l’Università degli Studi di Siena.

Vanna Berlincioni, Università di Pavia, docente di etnopsichiatria al corso di specializzazione in psichiatria; ricercatrice al Laboratorio di Psichiatria-Cultura- Ambiente.

Giuseppe Cardamone, Direttore dell’Unità Funzionale di Salute Mentale Adulti Azienda USL 9 Grosseto; professore a contratto di Psichiatria Transculturale presso l’Università degli Studi di Bergamo.

Paolo Inghilleri, Professore Ordinario di Psicologia Sociale, Direttore del Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente, la Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Milano.

Edoardo Re, Fondazione Cecchini Pace, Milano. Segretario per l’Italia della World Association for Psychosocial Rehabilitation. Eleonora Riva, Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente, Università degli Studi di Milano; Fondazione Cecchini-Pace; Associazione Italiana di Psicoterapia Transculturale.

e il Presidente, Professoressa Rosalba Terranova-Cecchini

ringraziano per il Patrocinio: il Collegio dei Dottori della Biblioteca Ambrosiana, Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto Mario Negri, Milano, il Direttore Generale dell’Ospedale Sacco, il Comune di Milano, i Rettori delle Università di Milano e Pavia, Nives Martini Presidente della Società Italiana di Psicoterapia Transculturale (SIPsiT), Loris Panzeri Presidente del Gruppo per le Relazioni Transculturali (GRT) ong, il Presidente della Società Italiana di Psicoterapia Medica, Edoardo Re, Segretario della World Association for Psychosocial Rehabilitation (WAPR)-Italia, Goffredo Bartocci, Presidente della World Association of Cultural Psychiatry (WACP) e Presidente della Sezione di Psichiatria Transculturale della Società Italiana di Psichiatria (S.I.P.)

Centro Congressi Fast, Piazzale Morandi 2, 20121 Milano

(da Piazza Cavour in via del Vecchio Politecnico), tel: 02.77790.304-305, fax: 02.782485

Mezzi pubbliciMetropolitana linea 1 (rossa), fermata Palestro

Metropolitana linea 3 (gialla), fermata Turati o Montenapoleone Bus 94 e 61 fermata Cavour

Tram 1 e 2 fermata Cavour

Raggiungibile da:

- Stazione Centrale (Km. 1) tram linea 1 (Greco-Castelli) da via Vitruvio.

- Stazione Cadorna (Km. 2) tram linea 1(Castelli-Greco) da Foro Bonaparte.

- Aereoporto Milano Linate (8 Km) linea ATM 73 e X/73

o linee autobus aereoportuali, fino alla Stazione Centrale.

- Aereoporto Milano Malpensa (49 Km) treno Malpensa Express fino alla Stazioni Cadorna o Centrale; diverse lineee autobus aereoportuali fino alla Stazioni Cadorna o Centrale

Segreteria di Presidenza: sig.ra Pinuccia Pala, fondazione@fondazionececchinipace.it (nei due giorni del Congresso: 340.8343447)

Segreteria Scientifica: Dott. Edoardo Re, Dott.ssa Eleonora Riva, Dott.ssa Simona Ponzini,

segreteriacorso@fondazionececchinipace.it

Informazioni in loco: al Banco Iscrizioni e Fondazione Cecchini Pace, al Banco AIPsiT e al Banco GRT

Librerie e editori presenti: Aleph, Azalai, Franco Angeli.

Fondazione Cecchini Pace

1° Congresso Nazionale

PSICHIATRIA E CULTURA NELL’ITALIA MULTIETNICA”
28 e 29 OTTOBRE 2011

SCHEDA DI ISCRIZIONE

da compilare e inviare a fondazione@fondazionececchinipace.it o via fax 02.58311389
scaricabile in formato word dal sito : www.fondazionececchinipace.it

Cognome …………………………………………………………………………………………………………….

Nome …………………………………………………………………………………………………………………

Data e luogo di nascita ………………………………………………………………………. (prov.) ………..

C.F ………………………………………………….. P. IVA………………………

Professione…………………………………………………………………………………………………………..

Indirizzo …………………………..

Città…………………………………………………………………………………… (prov.)………………………

CAP………………… Tel………………………………………. Cell. ………………………………………………

Fax   E-mail ………………

Indicare una sessione preferenziale (le sessioni verranno riempite in ordine di arrivo delle iscrizioni)

□      Teorie e formazione                                      □ Modelli e tecniche di ricerca

□      Percorsi di cura e clinica nei servizi              □ Servizio pubblico e rete del privato sociale

Quota di partecipazione: (barrare)

Entro il 10 settembre 2011                                             Dopo il 10 settembre 2011

□           € 150,00= medici                         □           € 200,00= medici

□           € 100,00= psicologi                             □          € 150,00= psicologi

□           € 70,00= altre professioni             □          € 100,00= altre professioni

□           € 30,00= studenti                        □        € 50,00= studenti

□           utenti e loro familiari (gratuito)              □         utenti e loro familiari (gratuito)

L’Ammissione avverrà fino ad esaurimento posti, verranno considerate solo le richieste di iscrizione complete di scheda e versamento della quota di iscrizione.

Versamento a mezzo:

□      conto corrente postale ccp. 30065205 intestato a Fondazione Cecchini Pace

□      bonifico bancario presso la Cariparma Crèdit Agricole, fil.339, via Molino delle Armi 23, 20123 Milano -IBAN IT21E0623009487000046269742

(si allega copia del pagamento effettuato)

Causale: Congresso nazionale del 28-29 ottobre 2011

Data………………………… Firma…………………………………………

ATTENZIONE

TUTELA DELLA PRIVACY D.lgs. 196/2003: tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali. Le informazioni da Lei fornite verranno da noi registrate e custodite elettronicamente ed utilizzate al solo scopo di promuovere l’informazione e la raccolta fondi a favore delle attività della Fondazione. I dati che la riguardano verranno conservati con la massima riservatezza e non verranno divulgati senza il suo consenso. Lei può in ogni momento verificarli e chiederne la variazione, l’integrazione ed anche l’eventuale cancellazione, rivolgendosi alla Segreteria della Fondazione Cecchini Pace, via Molino delle Armi 19 – 20123 Milano.


Piercing. Pediatri: “Poco igiene, complicanze per un ragazzo su 3”


29 GIU - Si rivolgono a personale non qualificato, addirittura se lo fanno da soli, anche a scuola, con aghi sterilizzati male o con graffette. A lanciare l’allarme sui rischi di infezioni legati ai piercing e sul modo in cui i giovani li sottovalutano è la Società italiana di Pediatria (Sip). Tra le consulenze di un piercing mal fatto o mal curato, sanguinamenti, infezioni, cheloidi e nei casi più gravi persino endocardite. Leggi…


1° Congresso nazionale “Psichiatria e Cultura nell’Italia multietnica”

programma del 1°Congresso Nazionale:

PSICHIATRIA E CULTURA NELL’ITALIA MULTIETNICA

Nel trentesimo anniversario dalla scomparsa di Michele Risso
 Centro Congressi FAST, Milano

28 e 29 ottobre 2011

Vengono convocati – per la prima volta a livello nazionale – gli operatori della salute mentale multiculturale, sia degli utenti immigrati che delle varie culture italiane, per evidenziare la linea di pensiero della pratica italiana in questo campo. L’obiettivo è il confronto, la riflessione, l’individuazione di un pensiero scientifico “forte” e condiviso.

Vi preghiamo di voler contribuire a diffondere  questa importante iniziativa,  un’opportunità di partecipazione per tutti gli operatori del settore, attraverso i vs. canali d’informazione.

Vi ringraziamo per l’attenzione, cordiali saluti,

 

               Prof.  Rosalba Terranova-Cecchini

 

 

___________________________

Prof. Rosalba Terranova-Cecchini
Premio Milano Donna 2009, Comune di Milano.

Libero Docente in Clinica delle Malattie Nervose e Mentali

Presidente della Fondazione Cecchini Pace

Direttore del Corso di Specializzazione in Psicoterapia transculturale

via Molino delle Armi 19 – 20123 Milano


Paolo Ferrario, AUDIOLEZIONE della dispensa n. 20: POLITICHE PSICHIATRICHE


C’era una volta la città dei matti, di Marco Turco, Film Rai Tv. Sulla vita professionale di Franco Basaglia | Il Cinema Racconta …

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Gustavo Pietropolli Charmet Il rifiuto del corpo in adolescenza, Dialoghi sull’uomo, Pistoia, audio

Gustavo Pietropolli Charmet


Bimbi dimenticati in auto: quali spiegazioni? Padri e madri di fronte alle responsabilità | Anna Oliverio Ferraris

…. Entrambi questi padri erano molto affezionati ai loro bambini eppure per alcune ore si sono dimenticati di loro con conseguenze tragiche in entrambi i casi. Due fatti simili a così breve distanza di tempo colpiscono anche se, ovviamente, non si può generalizzare. Una causa possibile è il sovraccarico di impegni, lo stress, gli orari del lavoro, gli appuntamenti, la fretta che possono far passare in secondo piano alcuni impegni rispetto ad altri. A differenza di quella del computer, la memoria umana ha delle défaillance specialmente quando è sovraccaricata.
La domanda che molti si fanno è se potrebbe capitare una cosa del genere anche ad una madre. I meccanismi della memoria sono complessi – consapevoli e inconsci -  e’ possibile che nel subconscio di una persona ci siano scale di priorità diverse: è più facile che per una donna, i bambini, specie se piccoli, vengano prima di tutto. Per un uomo, soprattutto se stressato e pressato dagli impegni, il lavoro può prendere il sopravvento.

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La casa era silenzio e il mondo era calma, di Stevens Wallace, letta da Domenico Pelini

—>La casa era silenzio e il mondo era calma Lettura di Domenico Pelini<—

LA CASA ERA SILENZIO, di Stevens Wallace

La casa era silenzio e il mondo era calma
Il lettore divenne il libro; e la notte estiva

Era il sentire del libro
La casa era silenzio e il mondo era calma

Le parole furono dette come se il libro non ci fosse
Se non che il lettore era chino sulla pagina,

Voleva stare chino, voleva molto tanto essere
Lo studioso a cui il suo libro dice il vero, a cui

La notte estiva è come una perfezione del pensiero.
La casa era silenzio perchè così doveva essere.

Il silenzio era parte del senso, parte della mente:
Il passaggio che conduce la perfezione alla pagina.

E il mondo era calmo. La verità in un mondo calmo.
In cui non c’è altro senso,essa stessa

E’ calma, essa stessa è estate e notte, essa stessa
E’ il lettore che a tarda ora chino legge.


La FENASCOP Federazione Nazionale delle Strutture Comunitarie Psico-Socio-Terapeutiche – è un’associazione che nasce nel’ 93 su iniziativa di operatori impegnati attivamente nel lavoro all’interno delle Comunità Terapeutiche

La FENASCOP (Federazione Nazionale delle Strutture Comunitarie Psico-Socio-Terapeutiche) è un’associazione che nasce nel’ 93 su iniziativa di operatori impegnati attivamente nel lavoro all’interno delle Comunità Terapeutiche.

Riunisce strutture residenziali e semiresidenziali, sia private che pubbliche, presenti su tutto il territorio nazionale. Essendo il mondo delle Comunità Terapeutiche, nel nostro Paese, assai composito e variegato con ampie differenze da regione a regione ma anche, talora, all’interno della stessa regione, la FENASCOP si è sempre proposta, come suo primo intento, quello di colmare questa relativa disomogeneità fornendo delle linee e dei percorsi comuni. Gli obiettivi della FENASCOP si articolano quindi su diversi piani:

  • Obiettivi culturali e formativi: promuovere la cultura della Comunità Terapeutica; sostenere ed attivare iniziative d’incontro e discussione, corsi di formazione,convegni, ricerca scientifica.

  • Obiettivi informativi: facilitare la circolazione dell’informazione tra i soci e non (a tal fine esiste un Bollettino cartaceo trimestrale); promuovere il libero scambio di idee ed informazioni tra regioni e luoghi di lavoro molto diversi tra loro.

  • Obiettivi “politici” e associativi: proporsi come interfaccia con le istituzioni, in quanto rappresentante di un settore in cui i pazienti soffrono di forte stigmatizzazione e in cui le professionalità rischiano, o hanno rischiato, di vedersi emarginate o ignorate. In correlazione con questo punto, ne conseguono anche Obiettivi sindacali e di contrattazione, al fine di ottenere sempre migliori regolamentazioni del settore.

L’utilizzo di Internet puo’ concorrere ad aiutare il raggiungimento di questi scopi, attraverso la sua piu’ propria specificità: la comunicazione.

Il progetto Internet-FENASCOP si propone di fornire ai soci tutte le informazioni in tempi rapidi e di snellire il flusso informativo sia tra i suoi soci sia tra quanti si occupano professionalmente della Psichiatria di Comunità, e si propone in particolare di aprire discussioni, interventi, commenti su tutto quanto concerne la residenzialità in psichiatria, di accogliere proposte e suggerimenti, di favorire la conoscenza e lo scambio in primo luogo tra tutti noi.

da: Benvenuto nel sito di Fenascop !.


Claudio Risè, Diario di bordo, Ecoterapie contro la depressione

La riscoperta della relazione tra degrado e carattere artificiale dell’ambiente in cui si vive, e sviluppo di forme depressive segna un cambiamento rispetto agli orientamenti terapeutici degli ultimi quarant’anni, che avevano guardato alla depressione come a una malattia di natura organica e biologica. Secondo questi nuovi orientamenti si torna a osservare anche l’aspetto sociale di questi disturbi, derivante dal modello di cultura delle società postindustriali e dagli stili di vita proposti.

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intero articolo qui:

Diario di bordo :: Ecoterapie contro la depressione :: April :: 2011.


MASSAGGI CINESI – in LE INVASIONI BARBARICHE – 16/04/2011, LA7.it

LE INVASIONI BARBARICHE – 16/04/2011 : MASSAGGI…, posted with vodpod

Il “voto di vastità” di Alessandro Bergonzoni: allargare i confini della comunicazione artistica e culturale, per riflettere anche sul lavoro di servizio, a cura di Asi a

Tenetevi aggiornati su interviste, eventi e corsi, visitate http://www.asia.it


La pecora nera, film di Ascanio Celestini

La pecora nera – il film


«Il manicomio è un condominio di santi. So’ santi i poveri matti asini sotto le lenzuola cinesi, sudari di fabbricazione industriale, santa la suora che accanto alla lucetta sul comodino suo si illumina come un ex-voto. E il dottore è il più santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesucristo». Così ci racconta Nicola i suoi 35 anni di «manicomio elettrico», e nella sua testa scompaginata realtà e fantasia si scontrano producendo imprevedibili illuminazioni. Nicola è nato negli anni Sessanta, «i favolosi anni Sessanta», e il mondo che lui vede dentro l’istituto non è poi così diverso da quello che sta correndo là fuori – un mondo sempre più vorace, dove l’unica cosa che sembra non potersi consumare è la paura.


«Non si sa se ridere o piangere, ma non importa niente. In questa compresenza assoluta di comico e di tragico si ritrova incarnata la grande modalità tragica moderna».

Edoardo Sanguineti


Ascanio Celestini si mette dietro la macchina da presa per raccontare le vite di coloro che hanno conosciuto l’esperienza nel manicomio.

Memorie e storie di chi ha vissuto in manicomio, un viaggio tra la più fervida immaginazione e la concretezza abominevole di paure insormontabili.

da: La pecora nera – il film : Ascanio Celestini.


L’ospedalizzazione di pazienti affetti da disturbi psichici, Istat

L’Istat, mediante l’elaborazione delle schede di dimissione ospedaliera rilevate dal Ministero della salute, diffonde i dati aggiornati al 2007 e 2008 relativi all’ospedalizzazione di pazienti affetti da disturbi psichici.

La prima pubblicazione su questo fenomeno per il periodo 1999-2002 è stata realizzata, in collaborazione con il Ministero della salute, nel 2006 con l’intento di ripristinare l’informazione relativa all’ospedalizzazione di pazienti affetti da disturbi psichici che si era interrotta nel 1998.

Nelle tavole in download sono presentati dati e indicatori in serie storica per gli anni 2005-2008 a livello nazionale; nei capitoli 2 e 3 il dettaglio territoriale è quello regionale rispettivamente per gli anni 2007 e 2008. Analogamente i capitoli 4 e 5 presentano i dati a livello provinciale per gli stessi anni. Le informazioni si riferiscono alla frequenza ed alla distribuzione dei casi nelle diverse strutture ospedaliere italiane, alle caratteristiche sociodemografiche dei pazienti, alle cause di ricovero ed alla mobilità ospedaliera

da: L’ospedalizzazione di pazienti affetti da disturbi psichici.


Laboratorio di scrittura autobiografica poetica a Genova 25-27 marzo 2011

LO SPAZIO POETICO COME SPAZIO INTERIORE: LA SCRITTURA TRA PAROLA E SILENZIO

Laboratorio di scrittura autobiografica poetica a cura di Leonora Cupane, psicologa e formatrice esperta in metodologie autobiografiche, docente della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari.

Date: 25, 26, 27 marzo 2011

Orari: venerdì 15.30-19.30; sabato 10-13.30 e 15 – 19.00; domenica 9.30 -13.30

Sede: c/o Laboratorio Migrazioni – salita della Fava Greca 8, Genova

Costo: 100 euro

Numero massimo partecipanti: 18

Per informazioni e iscrizioni tel. 333 9848206

Mail marinaolivari@libero.it

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La poesia sceglie di fondarsi sulla sottrazione, recuperando la funzione essenziale  del vuoto, e sulla musica interiore, forgiando il linguaggio secondo il suono profondo che è l’armonia dell’universo.
(Lao Tzu)

La parola è un’ala del silenzio (Pablo Neruda)

Venne, venne./Venne una parola, venne,/ venne attraverso la notte,/ voleva luccicare, luccicare. (Paul Celan)

La poesia è un linguaggio autobiografico “totale”: non considera la parola solo nel suo aspetto concettuale ma anche nella sua sonorità, nel suo spessore e colore, restituendole il corpo (Merleau Ponty). È, quella poetica, una parola etica, perché lascia spazio alle parole  per essere ciò che sono, senza costringerle nella gabbia angusta del significato.

La poesia lascia spazio alle parole ma anche tra le parole: ogni verso termina nel bianco della pagina e lascia le parole sospese sull’abisso del silenzio, col quale intessono un dialogo intimo, e solo così possono emergere in tutta la loro preziosità ed essenzialità. Senza silenzio, infatti, senza pause, non si avrebbe il ritmo, cuore pulsante della poesia, che la rende linguaggio corporeo, vivente, integrato. Ognuno ha il suo ritmo, il suo particolare rapporto col silenzio e col vuoto, nella poesia come nella vita, e tende a lasciare più o meno fiato alle parole e ai gesti, a riempire più o meno le sue pagine esistenziali. Non si può fare poesia se non si è disposti al dialogo col vuoto. Poiché intendiamo la poesia come un linguaggio autobiografico, una delle possibili direzioni di senso del laboratorio sarà comprendere meglio la storia del nostro rapporto col silenzio e con gli spazi vuoti, che possono avere rappresentato per noi baratri, carestie e deserti o bagni purificatori, o pause, transizioni, attese, gestazioni, grembi da fecondare, campi lasciati a maggese.

In questo laboratorio la scrittura poetica diverrà, quindi, creazione di uno spazio interiore da nutrire e ampliare, uno spazio dotato di caratteristiche uniche, che lo rendono generativo, trasformativo e auto-curativo. Uno spazio dotato di confini (la forma poetica è un argine prezioso) ma  internamente poroso, insaturo, la cui struttura portante è l’intreccio di pieni e vuoti, di parola e silenzio. Il foglio dove la nostra poesia vedrà la luce sarà quindi stanza vuota da riempire senza mai saturarla, spazio bianco dove tracciare percorsi di parole che come gemme buchino il campo innevato, e che richiedono, per prendere forma e direzione, un ascolto profondo, delicato e sottile, una luce graduale, un tempo lento.

Le scritture autobiografiche – individuali, in coppie, in terzetti, in gruppo – saranno sollecitate da alcune immagini suggestive – il foglio bianco, le impronte sulla neve, le stanza vuota, la pagina cancellata, il ponticello sospeso sul nulla, il sentiero che termina sull’abisso, la radura luminosa, la nascita del cosmo, la fioritura, la soglia, lo schiudersi dell’uovo, il diradarsi della nebbia – tra le quali costruiremo legami metaforici e da cui nasceranno i nostri testi poetici, secondo un doppio movimento:  proveremo sia a creare radure (“chiari del bosco”, per Maria Zambrano) nella selva di parole che di solito ci riempie, sia a far germinare parole dal deserto, dal vuoto bianco. In entrambi i casi cercheremo le parole veramente necessarie e le aiuteremo a dischiudersi e mettere le ali, come uova di senso adagiate in nidi di silenzio. Le assaporeremo fino in fondo, prima di lasciarle volare via.

Il ruolo del gruppo sarà fondamentale, specialmente alla fine del percorso: apriremo porte e finestre per fare comunicare le nostre “stanze” fra loro e scambiare i sapori delle nostre scritture costruendo un poema collettivo, una casa fatta di parole dove le immagini e i luoghi interiori di tutti possano risuonare e intrecciarsi in una contaminazione fertile e nutriente, dando una forma unitaria all’esperienza.

Il percorso sarà arricchito dalla lettura di poesie d’autore sui temi dello spazio e del silenzio, e di brevi passi tratti da “La poetica dello spazio” di Gaston Bachelard e “Chiari del bosco” di Maria Zambrano. La riflessione filosofica di Gaston Bachelard sulla valenza generativa delle immagini poetiche di spazi interiori è una delle fonti ispiratrici di questo laboratorio.

 


Ausmerzen, vite indegne di essere vissute, Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA, su La7 del 26 gennaio 2011. Audio in tre parti

Ausmerzen, vite indegne di essere vissute
Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA,
su La7 del 26 gennaio 2011
recitato all’ex Ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano

Vai all’Audio in tre parti:

Fai Download da qui (usa l’ultima riga dove c’è scritto Marco Paolini 3 tracks):

da: Ausmerzen, vite indegne di essere vissute, Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA, su La7 del 27 gennaio 2011 | Tracce e Sentieri

Alice Ricciardi von Platen
IL NAZISMO E L’EUTANASIA DEI MALATI DI MENTE

EDIZIONI LE LETTERE

Nel 1946 l’Ordine dei Medici incaricò una commissione, presieduta dal Dr. Alexander Mitscherlich, di riferire sul processo ai medici condotto dal Tribunale Militare di Norimberga. Gli imputati erano alcuni medici dei campi di concentramento.
€ 12,50

VAI A: http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&TS02_ID=815


“Definire i Livelli essenziali di assistenza”, proposta della Fondazione Angelo Celli e del Centro promozione per la Salute di Arezzo

SALUTE MENTALE: “DEFINIRE I LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA”

La proposta della Fondazione Angelo Celli e del Centro promozione per la Salute di Arezzo è stata presentata ieri a Roma al convegno “Il diritto alla salute mentale”. Per i promotori dell’iniziativa è un modo per dare “maggiore efficacia e ampiezza di risultati operativi allalLegge 180, peraltro mai compiutamente e omogeneamente applicata in ogni area del Paese”

immagine riflessa in uno specchio rotto

ROMA – “Definire i Livelli essenziali di assistenza per la salute mentale”. È quanto si chiede nella proposta presentata ieri mattina a Roma durante il convegno nazionale “Il diritto alla salute mentale” svoltosi presso Palazzo Valentini e organizzato dalla Fondazione Angelo Celli e dal Centro promozione per la Salute di Arezzo. Durante i lavori della mattinata, infatti, gli organizzatori hanno presentato una proposta per chiedere al governo di definire i Lea per la salute mentale, per dare, spiegano del testo della proposta, “maggiore efficacia e ampiezza di risultati operativi alla Legge 180, peraltro mai compiutamente e omogeneamente applicata in ogni area del Paese”.

“Sappiamo che questa nostra proposta cade in un momento particolarmente difficile – ha affermato Bruno Benigni, presidente del centro Franco Basaglia di Arezzo -. Nessuno di noi ha l’illusione che si possa tradurre automaticamente in una sorta di disegno di legge o di provvedimento amministrativo. L’importanza di questo documento è dovuta a una riflessione che abbiamo fatto insieme sullo stato del Paese e del dibattito sui problemi che dobbiamo affrontare per salvaguardare il punto di partenza fondamentale della legge 180 che è stato quello della chiusura dei manicomi, per evitare regressioni e sviluppare invece la sua applicazione. Speriamo che questo testo costituisca una sorta di base comune di diritti da mettere alla base dei movimenti che si devono esercitare per affermare la riforma”. Punto centrale del documento, secondo i promotori, è infatti la mancata applicazione “universale” della legge Basaglia su tutto il territorio nazionale. “Di fatto – si legge nella proposta – la legge n.180/1978 non è mai del tutto universalmente applicata e d’altronde le sue varie fasi di traduzione operativa hanno proceduto lentamente con forti resistenze conservatrici, e non si sono concluse in tutti i luoghi allo stesso modo”.

“Siamo consapevoli che la riforma va applicata – ha spiegato ancora Benigni -, perché partiamo dall’assunto che la legge 180 è irreversibile anche se sono molto forti e reiterati i tentativi della sua deformazione nel tempo. Ormai, il problema centrale dopo i manicomi, è quello di costruire la rete dei servizi per l’affermazione dei diritti delle persone che non solo hanno bisogno di essere curate, ma dei cittadini che hanno bisogno di preservare la salute”. La risposta a questo, spiegano gli organizzatori del convegno, potrebbe essere proprio la “definizione dei Livelli essenziali di assistenza per la salute mentale – si legge nel testo – che dia sostanza condivisa a tutti servizi nati dalla riforma psichiatrica. Provvedervi, anche in un periodo di crescenti difficoltà economiche, appare necessario per evitare l’illusione che una regressione nel sistema di cure sia oggi giustificata dall’idea che nulla di utile è stato fatto fino ad ora e che bisogna cambiare radicalmente strada. Questo documento si regge quindi sull’assunto che la legge non va cambiata ma va resa pienamente operativa, con una normativa che definisca i doveri dei servizi oltre che i diritti dei cittadini”.

Il testo, di una decina di pagine, tratta dell’assistenza sociosanitaria delle persone adulte con disturbi mentali e disturbi neuropsichici, dell’assistenza semiresidenziale e residenziale e dei percorsi individuali, Ma tiene anche conto “delle lacune registrate nella rete dei servizi e raccoglie, in aggiunta, elaborazioni e sollecitazioni provenienti dalle buone pratiche prodotte in Italia nel trentennio trascorso”. L’obiettivo, ha concluso Benigni, è quello di “costituire una sorta di carta comune su cui erigere le diverse iniziative per raggiungere lo scopo fondamentale che è l’applicazione della 180 ma anche la costituzione di uno stato sociale dei diritti in cui c’è appunto la salute dei cittadini”. (Giovanni Augello)

(26 gennaio 2011)

Legge Basaglia, Cecchini: “Con il federalismo 20 sistemi sanitari diversi”

Italia divisa per regioniPer l’assessore alle Politiche sociali della Provincia di Roma il passo avanti da fare è individuare dei Livelli di assistenza “comuni a tutte le regioni” affinché nessun territorio “possa scendere al di sotto”

Livelli essenziali di assistenza per la salute mentale, l’Unasam dice “no”

pollice versoLa presidente, Gisella Trincas: “Non c’è bisogno di una legge. La questione, semmai, è come lo Stato può costringere le Regioni a programmare gli interventi, mantenendo alti i livelli di qualità degli stessi”. Il “pericolo” di un intervento in materia

in: SuperAbile INAIL, Salute – Salute mentale: “Definire i Livelli essenziali di assistenza”.


PEQuOD, la collana di quaderni come mappe per approfondire l’epidemiologia psichiatrica italiana, Il Pensiero Scientifico

Navigando con PEQuOD
PequodNon poteva che chiamarsi PEQuOD, la collana di quaderni come mappe per approfondire l’epidemiologia psichiatrica italiana. La baleniera di Moby Dick era lo strumento per avvicinarsi alla conoscenza, secondo Melville, insieme alla mappa. Sarebbe bello se PEQuOD sollecitasse contributi utili e originali, per giungere a “ragionevoli congetture, quasi a certezze” sui percorsi da seguire per arrivare ad una salute mentale migliore per i nostri cittadini.


DANZANDO: “uno sguardo da dentro a fuori e/è da fuori a dentro” percorso per adulti 8 incontri da Gennaio 2011 CONDUTTRICE: VALENTINA BELLINASO, Presso Associazione culturale Olè via vittorio veneto 8 via marconi 64 Bresso (Mi)

PRESENTAZIONE e prova
MARTEDI 25 Gennaio
ORE 20,00
venite anche con un’amica!
DANZANDO :
uno sguardo da dentro a fuori e/è
da fuori a dentro
percorso per adulti 8 incontri da Gennaio 2011
CONDUTTRICE: VALENTINA BELLINASO

Presso Associazione culturale Olè

via vittorio veneto 8

via marconi 64 Bresso (Mi)

tel: 348.3713046 tel.348.3713044

La DANZAMOVIMENTOTERAPIA è adatta ad ogni situazione di crescita e sviluppo personale, ad ogni momento della vita in cui l’individuo abbia il desiderio di sperimentare uno strumento che permette, assai rapidamente, di esprimere e valorizzare le proprie potenzialit à , i propri tesori nascosti.

In alcune situazioni questa strada permette anche di accedere a maggiori complessità interiori, e quindi di rimuovere quei blocchi che non consentono al soggetto di godere pienamente e serenamente del proprio esistere.

In questo senso si parla di una tecnica Terapeutica attraverso ”la Danza nella sua forma più semplice: il linguaggio delle emozioni profonde” (E.C.).

La Danza Terapeutica è un momento di incontro tra il nostro vivere “qui e ora” e l’approccio orientale dell’essere “inteso come capacità di contatto e ascolto”. Non è necessario aver frequentato corsi di danza, aver un corpo allenato o essere giovani per praticare questo tipo di percorso personale-esperienzale senza schemi esteriori attraverso l’ascolto dei propri bisogni.


Convegno nazionale “Il diritto alla Salute Mentale” – Roma 25 gennaio 2011l


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Angelicamente, Zephyro edizioni, ne parlano: Baldo Lami, Eliana Briante, Paolo Ferrario, Claudia Reghenzi, Francesco Pazienza

un libro a milano Salone della piccola e media Editoria Indipendente, alla seconda edizione

domenica 28 novembre 2011

presso SuperstudioPiù

Via Tortona 27 Milano

alle ore 17.00

Zephyro Edizioni presenta il libro

Vai agli Indici dei singoli Saggi degli Autori:

Nella crisi di passaggio che caratterizza il nostro secolo in cui, recisi i legami col passato, speranza e futuro sembrano collassare in un presente sempre più mutevole e indistinto, l’angelo torna a far parlare di sé. Ma come possiamo intenderlo nel clamore delle voci e delle immagini

che lo sovrastano?

Un ampio numero di persone, tra studiosi, ricercatori

o semplici professionisti in diversi settori dell’attività umana,

si sono ritrovati a parlarne nel campo ideale del progetto di questo libro,

secondo la loro personale esperienza o il loro peculiare modo di vedere

e pensare.

Ne esce un quadro molto eterogeneo e policromo ricco di suggestioni,

per un viaggio memorabile nel tempo caduco dell’uomo odierno,

ma condotto sulle ali senza tempo dell’angelo.


Luciana Quaia, Il corpo ritrovato, una conquista della vita | Muoversi Insieme

Le ultime battute dell’estate ci trovano ancora con un corpo esposto, desideroso di sole, caldo e vigore: fra breve, quando l’autunno ci costringerà di nuovo a coprirci, riporremo nel guardaroba estivo anche le preoccupazioni che tanto ci avevano assillato alla prova del costume da bagno.
Accettare il proprio corpo, infatti, non è sempre così scontato, benché sia divenuto, nel corso di poco più di un secolo, sempre più centrale man mano che i costumi occidentali si facevano meno repressivi.
Paradossalmente, anzi, quanto più lo stesso è amato, disprezzato, esaltato, indagato, violentato, pubblicizzato sui mass media, nell’arte e in medicina, tanto più ci sentiamo inadatti a mostrarlo nelle stagioni più calde, in particolare in due fasi della nostra vita: l’adolescenza e la vecchiaia.

segue qui:

Il corpo ritrovato, una conquista della vita | Muoversi Insieme.


Guy Brown, Una vita senza fine? invecchiamento, morte, immortalità (The Living End, 2008), edizione italiana a cura di Edoardo Boncinelli, traduzione di Gianbruno Guerrerio, Raffaello Cortina, Milano 2009

La ricerca di Guy Brown, con una potente griglia argomentativa che spazia  fra biologia cellulare e incursioni nella statistica e ancora nelle mitologie della storia umana, va oltre ciascuno di questi approcci. E ci indica i problemi: con le piccole dita della mano ci fa vedere le immensità.
Sono certo che potrà costituire un ottimo aiuto all’esercizio di compiti professionali di chi si occupa di persone anziane o disabili, ma anche un libro da comodino per chi sta invecchiando e verifica sul proprio corpo e sulla propria psiche i processi transizionali che sfumano dalla vita a quel territorio che ciascuno avrà la ventura di attraversare.
Un testo miliare e originale che va al cuore della questione:
la medicina è stata efficace nell’allontanare la morte, ma poco sa o può fare per le patologia gravemente invalidanti che – dunque – riverberano il loro peso su tipi di servizio o su famiglie non più allenate a sostenerne la quotidianità ed il passare dei giorni

Paolo Ferrario


dalla prefazione di Edoardo Boncinelli:

Ogni essere vivente è come una bolla di ordine che si genera e si sostiene per qualche tempo in un mare di disordine.
Quando parte è piccola e incerta; poi cresce e si stabilizza. Dopo una breve permanenza nel suo optimum – e dopo aver dato inizio, se tutto va bene, a qualche altra avventura vitale – la bolla comincia a dare segni di instabilità ed entra in contrazione, funzionale se non strutturale. Infine finisce, progressivamente o di schianto. Nei secoli, senza remissione.
Questa potrebbe essere la parabola della vita e della morte, una parabola con il pregio della lucidità, se non della poeticità. E senza indulgenze e ammiccamenti.
Se la bolla rappresenta un animale, è tutto qui. Poiché quello non sa che finirà e non sa nemmeno che è vivo. Che alternativa esiste infatti per lui all’essere vivo? Essere vivo è l’unico suo stato possibile. Essere vivo ed essere impegnato a mantenersi tale, sempre e comunque. In barba alla morte, che è estranea alla vita vissuta.
Diverso è il caso nostro, perché noi possiamo “vivere” la morte. Se la bolla corrisponde a un essere umano, essa si anima allora di aspettative, di speranze e di timori. E qui casca l’asino! Tutti sappiamo che gli uomini muoiono, ma a nessuno appare chiarissimo che anche lui morirà. Soprattutto perché non sa quando. Perché anche noi un po’ animali siamo e l’unico stato concepibile è quello di vivente, e magari impegnatissimo. Ciononostante, “sappiamo” che prima o poi dovremo morire, con la spiacevole complicazione che dovremo invecchiare.


Che se ne parli ogni giorno o che non se ne parli mai, il pensiero della morte, e dell’invecchiamento, non ci abbandona mai, non fosse altro che perché siamo circondati da tanti altri esseri umani con i quali interagiamo a vario titolo. Forse, allora, è meglio affrontarlo direttamente l’argomento, in forma mitica, in forma poetica o dal punto di vista scientifico.
La nostra è l’epoca della scienza e della tecnologia, e anche di un certo grado di pianificazione sociale. E’ naturale, quindi, che anche della morte, dei suoi prodromi e delle sue conseguenze se ne parli scientificamente e con un occhio al sociale. Senza mai dimenticare il versante poetico e mitologico, immaginati dalla fragile bolla.
E quello che fa questo libro dove non manca nulla. Ognuno potrà trovarvi quello a cui è più interessato, dalle parole del Libro dei Morti dell’antico Egitto alle insidie della malattia di Alzheimer, dal mito di Aurora e Titone ai meccanismi dell’invecchiamento cellulare, dalla saga di Gilgames alle ragioni dell’incredibile allungamento della vita che stiamo tutti vivendo.
Eccezionalmente aggiornato dal punto di vista scientifico, dotto e ben documentato, è il libro su tutti gli aspetti della morte, almeno di quelli che si possono concepire in vita. La morte e l’invecchiamento sono girati e rigirati da tutti i lati e guardati con occhio attento e appassionato. Come dire che si tratta del meglio che si possa fare, con questo come con molti altri argomenti. Chi cerca l’”essenza” della morte, o magari della vita o di tutte le altre cose che interessano i vivi, dovrà però rinunciare. O cercarsela da sé.
Il bello della vita è che la si vive una volta sola, non ha antecedenti e va in scena senza un’ora di prove. “La morte si sconta vivendo“, ha detto Ungaretti.


INDICE


Prefazione {Edoardo Boncinelli)


1. Inizi e fini
Interludio 1
Breve storia della morte e della dannazione


2. La faccia mutevole della morte
Interludio 2
Il significato della morte


3. Un calcio al secchio
Interludio 3
La ricerca dell’immortalità


4. La morte si frantuma
Interludio 4
Gli immortali di Luggnagg


5. Perdere il senno
Interludio 3
L’anima mortale


6. L’Io digitale
Interludio 6
La paura della morte


7. La morte cellulare
Interludio 7
Quando diventiamo vecchi?


8. Invecchiamento
Interludio 8
Dobbiamo resistere alla morte?


9. Immortalità
Poscritto
Come dovremmo morire?

da Antologia del tempo che resta: Guy Brown, Una vita senza fine? invecchiamento, morte, immortalità (The Living End, 2008), edizione italiana a cura di Edoardo Boncinelli, traduzione di Gianbruno Guerrerio, Raffaello Cortina, Milano 2009

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Paolo Ferrario, Le politiche psichiatriche (Audio Lezione), Università di Milano – Bicocca corso di Politiche  sociali II al corso di laurea in Scienze pedagogiche 2009/2010

Il concetto di “agenda politica” e Analisi di alcune politiche sociali. 4° Lezione

DISPENSA DIDATTICA: Paolo Ferrario, Il concetto di “agenda politica”: metodi di analisi e casi concreti (carte dei servizi, politiche psichiatriche, controllo delle nascite, aborto, procreazione medicalmente assistita, cure palliative, testamento biologico, Unioni di fatto)

AUDIO 2: Paolo Ferrario, Le politiche psichiatriche:

PolPsich-lezmarmag10

da  Università di Milano – Bicocca corso di Politiche  sociali II al corso di laurea in Scienze pedagogiche 2009/2010.


Boris Cyrulnik – Autobiografia di uno spaventapasseri, Presentazione di Giorgio Macario, Libera Universita’ Autobiografia

Boris Cyrulnik – Autobiografia di uno spaventapasseri Stampa

Autore: Boris Cyrulnik
Titolo e sottotitolo: Autobiografia di uno spaventapasseri. Strategie per superare le esperienze traumatiche
Edito da: Raffaello Cortina Editore
luogo di pubblicazione: Milano
anno: 2009
pagine: 211
ISBN: 978-88-6030-285-4
Prezzo:18,50 €

VAI ALLA PRESENTAZIONE: Libera Universita’ Autobiografia – Boris Cyrulnik – Autobiografia di uno spaventapasseri

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ROSALBA MICELI, Autobiografia: il coraggio di scrivere la propria storia, Osservatorio Psicologia

“Autobiografia di uno spaventapasseri. Strategie per superare le esperienze traumatiche” (Raffaello Cortina Editore) è in testa alle classifiche francesi dei libri più venduti e si sta imponendo anche altrove. Eppure il dolore – solo il dolore è il protagonista assoluto – un dolore che lo stesso Cyrulnik ha definito “meraviglioso” in un altro celebre saggio.Il libro costituisce un approfondimento sulla teoria e pratica della “resilienza” attraversando infiniti percorsi di vita di feriti nell’anima, persone che in qualche modo, anche a distanza di anni, sono riuscite a ritrovare se stesse, dopo aver superato tragedie familiari, lutti, catastrofi naturali o guerre. Una sorta di autobiografia corale.

l’intero articolo qui:

Autobiografia: il coraggio di scrivere la propria storia | Osservatorio Psicologia

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Paolo Ferrario, La “qualità” in Robert Pirsig, Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, Muoversi Insieme, Stannah, dicembre 2009

Sono due i motivi per riproporre l’attenzione su “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, un libro di 35 anni fa.Il primo è biografico e riguarda la mia professione. Occuparsi di formazione con persone adulte impegnate nei servizi sociali vuol dire non solo trasferire conoscenze, ma soprattutto elaborare metodi ed atteggiamenti per vedere in modo diverso il proprio lavoro e la sua relazione con il mondo esterno ….

segue qui:

Dall’arte della motocicletta alla manutenzione di se stessi | Muoversi Insieme

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Resilienza e depressione, in QuerciaBlu.it

… è con la vecchiaia che la resilienza diventa  fragile, per molte ragioni fisiche e psicologiche, e richiede un diverso supporto dall’esterno.

Questa capacità di resistere e di non spezzarsi è personale (esperienza, educazione) ma è sempre condizionata dai rapporti interpersonali, dal contesto familiare e sociale in cui viviamo. Con l’invecchiamento  le relazioni diminuiscono perché vengono a mancare le persone e le occasioni.  Inoltre l’anziano perde rapidamente  il suo ruolo nella società quando non è più produttivo secondo le regole di mercato. A ciò si aggiunge l’isolamento e l’abbandono in cui è lasciato soprattutto nelle grandi aree urbane. E così accade che la scarsa resilienza porti l’anziano ad una maggiore esposizione verso la depressione, la demenza o peggio …

l’intero articolo qui:

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Francesca Saccà, “Se non uccide, fortifica”: sviluppare la “resilienza” per trarre vantaggio dalle situazioni avverse : psicologo in famiglia

“Se non uccide, fortifica”: sviluppare la “resilienza” per trarre vantaggio dalle situazioni avverse

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa a Roma

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Fare “resilienza” per fronteggiare le crisi | Muoversi Insieme

….  Direi che sono tutti casi di “resilienza”. Ha un bel suono questa parola, ma cosa significa?  ….

il resto dell’articolo è qui:

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Basta guardare il cielo (The Mighty), un film di Peter Chelsom, con Kieran Culkin, Sharon Stone, Elden Henson, Gena Rowlands

RACCONTARE E RACCONTARSI…
FILM E LIBRO– PHILBRICK RODMAN – Basta guardare il cielo, Milano, Fabbri, 17
In ambito accademico, forse, si parlerebbe di resilienza ed enpowerment. Con la potente raffinatezza della narrazione, invece, si danno meno definizioni. Si sta soprattutto a guardare come si crea “Freak the Mighty”, lo splendido scambio di risorse che trasforma in Amicizia il contatto tra Max e Kevin, due preadolescenti fuori dal comune di una qualunque città statunitense. C’è da affrontare una crescita, e il mondo ottuso e spesso meschino del senso comune. Max vive coi nonni, deve fare i conti con un Q.I. per niente brillante, con un corpo grosso e forte, con un padre in carcere per uxoricidio. Sicuri che l’orrore non si erediti? Sì, perché c’è anche la paura e il fastidio che tutto questo comporta intorno a lui.
Kevin, invece, dovrebbe identificarsi nel padre che, appena sentite le parole “affetto da grave malformazione fisica” se la dà a gambe levate lasciandolo solo con una splendida madre-Fata Morgana… e con conoscenze e intelligenze eccezionali. È proprio nel sapere e nella sfrenata fantasia che Kevin trova rifugio. E solitudine. Attraverso le avventure urbane (quelle grottesche e quelle rocambolesche, quelle dolci e quelle epiche) Kevin e Max diventano un tutt’uno, “Freak the Mighty”, appunto. Sanno scambiarsi possibilità, cambiare e stupire le persone, fino a diventare la salvezza l’uno dell’altro. Salvezza indelebile. Da questo libro è stato tratto un bel film, coinvolgente e decisamente fedele all’originale cartaceo (si mantiene anche la narrazione in prima persona e attori ed attrici impersonano coerentemente gli eroi fuori riga di Phibrick Rodman).

tratto da: http://www.cepdi.parma.it/allegato.asp?ID=200759


Patrizia Garista, Resilienza ed educazione alla salute. Teorie e metodologie educative tra cura e prevenzione

Resilienza ed educazione alla salute. Teorie e metodologie educative tra cura e prevenzione

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