Archivi categoria: omosessualità
Curare i gay?, di Paolo Rigliano, Jimmy Ciliberto e Federico Ferrari, recensione di
presentazione del libro
“Curare i gay? Oltre l’ideologia ripartiva dell’omosessualità”
scritta da tre psicologi e psicoterapeuti sistemico-relazionali Paolo Rigliano, Jimmy Ciliberto e Federico Ferrari,
Raffaello Cortina Editore
recensione di Roberta Fina
Madamatap: Natsume Soseki/3: “il matrimonio? Una barbarie destinata a scomparire”
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Resto però piuttosto sconcertata dalla generale ansia da regolarizzazione amorosa che si respira in questo Paese. Perché una cosa sono i sacrosanti e civilissimi registri delle unioni civili, altro è la brama dei fiori d’arancio. Non sarebbe meglio concentrarsi sul riconoscimento alle coppie di fatto dei medesimi diritti che hanno le coppie sposate anziché insistere sulla possibilità o meno di mettersi un anello al dito?
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tutto l’articolo qui Madamatap: Natsume Soseki/3: il matrimonio? Una barbarie destinata a scomparire.
ISTAT, La popolazione omosessuale nella società italiana
Renato Farina (Pdl): “I gay non dovrebbero fare sesso, è contro natura"
“Due gay non devono fare sesso, è contro natura. Un disordine rispetto all’ordine stabilito dalla natura, una pratica che fa male. I gay hanno un certo tipo di sensibilità, ma non devono praticare l’omosessualità, trasformarla in atti concreti. Devono astenersi”. Lo dice Renato Farina, deputato del Pdl, alla Zanzara su Radio 24.
“Gli impulsi – risponde Farina ai conduttori della Zanzara, Cruciani e Parenzo su Radio 24 – vanno governati con la ragione, altrimenti dovremmo sempre cedere.
La visione della sessualità e, in particolare della omosessualità, per gli ideologi di COMUNIONE E LIBERAZIONE
la domanda è: QUANDO ARRIVA LA LIBERAZIONE?
la Mussolini (Alessandra) “fine” come suo nonno (Benito): “Un figlio che vede due uomini che si rotolano nel letto…”
la Mussolini (Alessandra) “fine” come suo nonno (Benito)
Alessandra Mussolini si scontra con Paola Concia sui diritti alle coppie gay. L’onorevole Mussolini ha sempre dichiarato la sua contrarietà all’adozione dei bambini da parte delle coppie gay. Guarda tutti i video su:
condannato Dharun Ravi, lo studente indiano che riprese con la webcam due incontri omosessuali dello studente con cui divideva la stanza – l’italoamericano Tyler Clementi (che poi si suicidò) – e mise le immagini su Internet
la condanna di Dharun Ravi: lo studente indiano della Rutgers University, un ateneo del New Jersey, che un anno e mezzo fa riprese con la «webcam» del suo computer due incontri omosessuali dello studente diciottenne col quale divideva la stanza – l’italoamericano Tyler Clementi – e poi mise le immagini su Internet. Tre giorni dopo il secondo episodio, Tyler si suicidò lanciandosi nel fiume Hudson dal Washington Bridge, il gigantesco ponte che collega il New Jersey a Manhattan.
Nell’ottobre del 2010 il caso creò grande scalpore: tutti condannarono Dharun per il suo atto di «cyberbullismo». Il ragazzo, nato in India, ma trasferitosi con la famiglia negli Stati Uniti quando aveva due anni, venne subito incriminato. Ma non era giuridicamente possibile accusarlo della morte di Tyler. Oltre tutto il ragazzo, una persona sensibilissima (era anche un virtuoso del violino) con una personalità molto vulnerabile, era già in crisi: aveva confessato la sua omosessualità ai genitori e, mentre il padre aveva mostrato di comprendere, la madre aveva reagito malissimo.
Dharun, che non solo aveva acceso la telecamera ma aveva invitato con più messaggi messi su Twitter gli altri compagni a una specie di raccapricciante «video party», venne incriminato con ben 15 capi di imputazione sulla base della legge che punisce gli «hate crimes», i crimini di odio basati su vari tipi di discriminazione: razziale, religiosa ed etnica ma anche quella relativa alle tendenze sessuali. Quest’ultima fattispecie è prevista solo in 30 dei 45 Stati Usa che puniscono l’«hate crime»
da DUE COMPAGNI DI STANZA, UNA WEBCAM. UCCIDERSI PER UNA “BRAVATA”.
cadavrexquis analizza la condizione soggettivo-culturale e comunicativa dell’omosessuale, usando (magari anche in modo non esplicito) il metodo di Erving Goffman
in questo articolo cadavrexquis analizza la condizione soggettivo- culturale e comunicativa dell’omosessuale, usando (magari anche in modo non esplicito) il metodo di Erving Goffman
questo è un piccolo testo letterario e scientifico, come di consueto magistralmente scritto
PFerrario
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Una cosa che, per esempio, distingue l’omosessuale medio dall’eterosessuale medio – entrambi, cioè, spogliati da qualsiasi orpello che differenzi individuo da individuo – è che il secondo non si preoccupa mai, né saprebbe porsi il problema, dell’effetto che fa in quanto eterosessuale, cioè in quanto appartenente a una categoria. L’omosessuale, invece, lo fa sempre e se anche non lo fa esplicitamente (o cerca di non farlo esplicitamente, saltando al di là della propria ombra per ribadire il concetto, corretto in astratto, che ognuno di noi è un individuo a sé stante in cui si amalgamano diverse caratteristiche che rendono inutile una qualsiasi etichetta) di fatto ha sempre l’atteggiamento guardingo di chi non soltanto vive, ma ha ben presente l’immagine rispecchiata di sé nell’altro.
tutto l’articolo qui: cadavrexquis: Non vedere l’effetto che si fa.


