Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani
Pubblicato: 27 ottobre 2011 Filed under: luoghi, urbanizzazione Lascia un commento »Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani
Crisi del tradizionale lessico con cui gli studiosi descrivono i fenomeni urbani ed esigenza di ascoltare le voci dei cittadini per recuperare il senso del vissuto delle nostre città è il filo conduttore del volume di Federico Scarpelli e di Angelo Romano Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani edito da Carocci.
Leonardo Benevolo, La fine della città
Pubblicato: 3 febbraio 2011 Filed under: LIBRI NEWS, Urbanistica, urbanizzazione Lascia un commento »
“La fine della città”. I cambiamenti in atto nella dimensione urbana
Cosa è diventata la città oggi e come sarà la città del futuro? Questa è la domanda a cui prova a rispondere Leonardo Benevolo, storico dell’architettura, nel suo nuovo libro con intervista di Francesco Erbani “La fine della città” che esplora la nuova dimensione urbana fondendo la riflessione sullo stato della città e quella della biografia intellettuale e politica dello studioso. La città non è più uno spazio circoscritto entro certi limiti, una definizione valida per il passato, forse, chiarisce l’autore. Oggi la città “straborda”, esce dai suoi confini invadendo il territorio circostante. In occidente il fenomeno è chiaramente visibile, scompare la linea di confine tra territorio e città, mentre in Africa, Sudamerica e Asia immense baraccopoli spuntano ai margini delle città. Si manifesta la volontà dell’uomo di dominare lo spazio, “di organizzare l’infinità”, rimarca Benevolo.
Rapporto Cittalia 2010. Cittadini sostenibili
Pubblicato: 22 dicembre 2010 Filed under: ambiente, casa, urbanizzazione Lascia un commento »
Nel Rapporto Cittalia 2010 – Cittadini sostenibili si delinea un quadro dei comportamenti quotidiani dei cittadini, misurati in termini di emissioni carboniche. La carbon foot del cittadino, “termometro” della qualità dell’aria (e quindi della vita) nelle nostre città, pone in risalto due tendenze: da un lato la crescita, in termini quantitativi, delle emissioni di Co2 nelle 15 città metropolitane prese in esame, e dall’altro, invece, l’affermarsi di una “coscienza ambientale” attraverso comportamenti sempre più eco-friendly. Se si prende in considerazione, inoltre, il dato secondo il quale nelle città si concentra circa la metà della popolazione mondiale è chiaro che stili di vita più green possono incidere non solo sull’ambiente, ma anche influenzare le scelte produttive delle imprese avviando un circolo virtuoso. La nuova ricerca parte dall’esame di quattro aree di riferimento: consumi elettrici domestici, consumi di gas, produzione e trattamento dei rifiuti e trasporto privato di persone (con l’unica eccezione del trasporto pubblico).
L’alluvione a Vicenza,cronaca di una tragedia minore:Ilvo Diamanti
Pubblicato: 8 novembre 2010 Filed under: ambiente, Diamanti Ilvo, luoghi, urbanizzazione Lascia un commento »…
ancora non mi rendo conto di come possa essere accaduto. Il Bacchiglione – il fiume che ha travolto tutto, da Vivaro a Vicenza, passando per Cresole e Rettorgole, località di Caldogno – io lo conosco bene. Quando ho tempo e il tempo lo permette, lo risalgo in bici, lungo il greto. Vi entro al confine con Vicenza, il Ponte del Marchese, al confine con il Dal Molin, l’area dove, un giorno dopo l’altro, con rapidità sorprendente (e inquietudine immutata), vedo sorgere la base americana.
Da lì risalgo. Da una parte il corso d’acqua, dall’altro la campagna. Arrivato a Cresole, attraverso la strada e proseguo ancora, fino a Vivaro. Poi, di nuovo, passo la strada e continuo, in mezzo ai campi, costeggiando il Bacchiglione. Che definire “fiume” è sicuramente esagerato. Lì è un torrente che puoi attraversare in molti, diversi punti. A piedi. Visto che l’acqua è poca. Consumata dai campi. Cambia nome spesso, il Bacchiglione. Quando si avvicina a Vicenza si chiama Livelòn. In alcuni punti, d’estate, diventa Livelòn Beach, dove molti vicentini vengono a bagnarsi – fare il bagno è un po’ impegnativo. E a prendere il sole. Non riesco davvero a rendermi conto di come possa essere successo. Cosa abbia potuto trasformare il mio percorso salutista – che mi permette di stare per un poco solo con me stesso – in un fiume killer. Capace di travolgere tutto e tutti. Non è la valle del Nilo. Non ci sono colline che franano, intorno. Anche se sotto c’è un bacino di falde acquifere fra i più ampi d’Europa. Due giorni di pioggia improvvisa, battente e ininterrotta, insieme allo sciogliersi rapido delle nevi nelle montagne vicine (complici lo scirocco e un veloce rialzo della temperatura. Tutto ciò ha trasformato un torrente nel Nilo in piena. Inimmaginabile, per me. Anche se, in questi anni, ho visto – e raccontato – cose che voi umani…
Un territorio verde: urbanizzato senza limiti e senza regole. Caldogno, da quando sono arrivato, negli anni Ottanta, è passato da 4 a oltre diecimila abitanti. Nei prossimi anni dovrebbe superare il 20 mila. È la previsione che orienta le scelte urbanistiche. (Forse si attende l’arrivo degli americani.) Le strade, punteggiate di rotatorie, sempre più numerose. Spesso in punti incomprensibili: in mezzo ai campi – indicano che lì nascerà, presto, una nuova entità immobiliare. Un nuovo non-luogo abitato da stranieri. (Perlopiù “italiani”; ma stranieri perché estranei l’un l’altro.) E poi capannoni, zone artigianali e commerciali. E piscine, centri sportivi. Il territorio scompare, o comunque si nasconde. Non per caso avevo scelto quel torrente per i miei giri in bici. Ormai si tratta dell’unico percorso sicuro e tranquillo. Poche le piste ciclabili e sulle strade normali, anche le più periferiche, andare in bici è da pazzi. Io stesso, quando viaggio in auto, ne ho paura. E li “investo” … di male parole. Difficile chiedere troppo ai fiumi – e alle loro imitazioni. Difficile chiedere ai torrenti di fare gli straordinari, di affrontare prove e sfide straordinarie. Di domare l’irruzione di piene improvvise e imprevedibili. Gli argini, spesso, non ci sono più. E, comunque, i campi intorno non tengono. Anche perché, in molti casi, “livellati” dai cavatori. Le case sono lì a due passi. Sempre più vicine. L’acqua, uscita dagli argini, arriva in un attimo. E quando scende verso Vicenza, sempre più tumultuosa, non incontra più l’ultimo rifugio, l’ultimo sfogo. Il Dal Molin. È impermeabilizzato, messo in sicurezza. Oggi più che mai. Così l’onda scivola via. Prosegue sempre più grossa. E si abbatte su Vicenza senza ostacoli, senza freni, senza limiti. Gli amici di Vicenza che abitano presso Ponte degli Angeli dicono che tutto è avvenuto in fretta. Troppo in fretta. Quando hanno capito che l’acqua stava davvero uscendo dall’argine, scavalcava il ponte, invadeva piazza Matteotti, Santa Lucia e i dintorni. Era troppo tardi. Troppo tardi. Così come troppo tardi avevano capito quel che stava succedendo. Ora tutti cercano i colpevoli e si rimpallano la responsabilità, ma nessuno poteva immaginare l’inimmaginabile. E nessuno poteva immaginare che l’ambiente era lì, pronto a chiedere il conto di tanti decenni di incuria. In modo tanto clamoroso e violento.
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AI MARGINI DELLO SVILUPPO URBANO. UNO STUDIO SU QUARTO OGGIARO a cura di Rossana Torri e Tommaso Vitale Bruno Mondadori 2009 pp. 192 ISBN 978-88-615-9397-8
Pubblicato: 1 marzo 2010 Filed under: Città Metropolitane, LIBRI NEWS, Milano, sociologia, urbanizzazione Lascia un commento »AI MARGINI DELLO SVILUPPO URBANO.
UNO STUDIO SU QUARTO OGGIARO
a cura di Rossana Torri e Tommaso Vitale
Bruno Mondadori 2009 pp. 192 ISBN 978-88-615-9397-8
Quarto Oggiaro, Milano. Pochi quartieri delle città del Nord Italia sono considerati così emblematici per il cumulo di
problemi e di svantaggi sociali. Poche periferie sono state così stigmatizzate e discusse attraverso i mass media. Eppure
Quarto Oggiaro non è solo questo. Nato per accogliere l’immigrazione del boom economico, il quartiere è oggi
attraversato da profondi cambiamenti ed è al centro di ben più ampie trasformazioni urbane.
Quali sono i nessi empirici tra fattori sociali e fattori economici nello sviluppo di questo luogo? I meccanismi che ne
hanno prodotto la marginalità sono gli stessi che l’hanno mantenuta nel tempo? I principali mutamenti urbani vengono
subiti dagli abitanti del quartiere o sono letti come opportunità? Le scuole presenti nel territorio riducono o amplificano le
disuguaglianze sociali? Il basso valore degli immobili si configura ancora come meccanismo di segregazione o costituisce
un elemento capace di attrarre nuove popolazioni produttive? Sono queste alcune delle domande a cui il libro prova a
rispondere, attraverso i risultati di uno studio effettuato con molteplici tecniche di indagine, in un dialogo continuo e
riflessivo con i protagonisti del quartiere.
Prefazione
di Giambattista Armelloni (Presidente delle Acli della Lombardia)
Introduzione
Quartieri fragili: costruzioni politiche e dilemmi della ricerca
di Rossana Torri
1. Il ciclo di vita di Quarto Oggiaro di Daniele Pennati
2. Intrappolamenti di Giulia Cordella
3. Economie emergenti ai margini di Milano di Daniele Pennati e Samantha Belotti
4. Quarto Oggiaro e lo sviluppo esogeno di Daniele Pennati e Samantha Belotti
5. Processi di marginalizzazione e meccanismi attivi di cambiamento di Tommaso Vitale
6. Indicatori per l’analisi delle ripartizioni di quartiere di Tommaso Vitale, Renato Carletti ed Enrico Claps
Ringraziamenti
Bibliografia
“Tra le nuvole”: uno sguardo dall’alto sulle città americane
Pubblicato: 3 febbraio 2010 Filed under: Cinema e Film, Stati Uniti d'America, urbanizzazione Lascia un commento »«L’anno scorso ho trascorso 322 giorni in viaggio. Ho volato 350mila miglia. La luna ne dista 250mila». Per descrivere il suo lavoro Ryan Bingham, alias George Clooney, snocciola cifre che impressionano e lasciano pensare che la maggior parte del suo tempo sia stato speso in aeroporto. Eppure, guardando le città d’America dall’alto, si ricava un’affascinante lezione sul significato dell’urbanità negli Usa di oggi.
«Tra le nuvole», l’ultimo film di Jason Reitman, parte dal non-luogo per eccellenza (l’aeroporto) per illustrare le contraddizioni delle città americane sullo sfondo della storia. Non è casuale che alle tradizionali visioni d’insieme date dagli skyline si sostituisca una ripresa dall’alto, con tanto di indicazione della città in cui atterra il “tagliatore di teste”, incaricato dalla sua impresa di licenziare per conto di altri. Vista da lassù una città vale l’altra e a trentacinquemila piedi di altitudine un paesaggio rassomiglia inevitabilmente a qualunque altro, ma è quello che si muove al suo interno che rivela le grandi diseguaglianze dell’America, evidenziate anche dalle città mostrate nel film.
Des Moines, Omaha, Wichita rappresentano centri urbani decisamente meno noti di grandi città come Los Angeles, New York o Chicago ma non è casuale la loro presenza in un film che parla dell’aspetto umano e sociale della crisi economica che stiamo vivendo. Nella narrazione esse diventano il simbolo dell’America più profonda, dove la congiuntura finanziaria mondiale si trasforma in licenziamenti di massa effettuati da professionisti esterni o addirittura, come suggerito dalla giovane Natalie, in videoconferenza. È in queste città che i lavoratori licenziati continueranno a vivere ed è lì che tornerà anche Ryan/Clooney quando la sua impresa decide di affidarsi alle nuove tecnologie per licenziare sans merci i suoi impiegati. “Ti ci vedi a vivere a Omaha?” gli domanda Natalie ma, invero, Ryan non ci ha mai pensato. Una città o una casa degne di questo nome stanno troppo strette a un uomo che continua ad alimentare con l’illusione del moto perpetuo la sua incapacità di costruire relazioni profonde. L’aeroporto diventa assieme la sua città e la sua casa, ma quando invita a pensare ai momenti più belli della nostra vita e chiede “Eravate da soli?” probabilmente si rende conto che in quei momenti si trovava in una città, e non in un aeroporto.
«Tra le nuvole» ci regala una lettura originale della città americana, da intendersi non come luogo di passaggio, ma come universo di relazioni e di vita, caleidoscopio unico da osservare per comprendere le contraddizioni del nostro tempo di crisi e le soluzioni per il futuro.
Tra le nuvole (Up in The Air), regia di Jason Reitman con George Clooney, 2009
in http://test.cittalia.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1980&Itemid=14

