Steven Pinker, Il declino della violenza, Mondadori, 2013


Lo psicologo cognitivista Steven Pinker ci svela perché viviamo in uno dei periodi più pacifici della storia umana. Che lo si creda o no, in passato la vita su questa Terra è stata di gran lunga più violenta: basti pensare ai genocidi del Vecchio Testamento e alle crocifissioni del Nuovo, alle mutilazioni cruente delle tragedie di Shakespeare e alle fiabe più cupe dei fratelli Grimm, alle feroci lotte dinastiche e agli stermini di popolazioni. Malgrado le difficoltà e i problemi che restano ancora irrisolti nel mondo, la violenza nel corso della storia è progressivamente diminuita. Pinker sostiene che questo calo è dovuto all’evoluzione storico-culturale che ha salvaguardato sempre più le nostre qualità migliori, come l’empatia, l’onestà, l’autocontrollo e la ragione: lo Stato ha fatto da argine assumendo il monopolio sul legittimo uso della forza, mentre l’istruzione, la possibilità di viaggiare, il commercio e i mezzi di comunicazione hanno indotto gli esseri umani a privilegiare sempre meno i propri interessi a discapito di quelli altrui. Essere consapevoli della diminuzione della violenza nel corso della storia rende ai nostri occhi il passato meno innocente, il presente meno sinistro e ci fa apprezzare maggiormente i vantaggi della coesistenza.

da   Il declino della violenza, libro di Steven Pinker su laFeltrinelli.it 9788804626312.

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Mario Calabrese, ALTRO CHE VIOLENZA, IL MONDO NON E’ MAI STATO COSI’ BUONO

Contro la depressione, il pessimismo e lo sconforto esiste un rimedio particolarmente indicato per chi è convinto di vivere in uno dei periodi più bui della storia, in cui il rispetto per gli altri ha lasciato il passo alla barbarie. Il rimedio è scientifico, è stato messo a punto dal più illustre linguista del momento: Steven Pinker, una delle star del Mit di Boston. Il rimedio pesa 988 grammi, sta comodamente sul comodino e quando tornate a casa dopo una giornata difficile apritelo a caso: dopo aver letto anche una sola delle 780 pagine tornerete a respirare più sereni e il vostro sonno sarà tranquillo.

Non perché il libro racconti favole edificanti o storielle zen, ma perché vi convincerà di essere nati nell’epoca giusta. Il volume di cui parlo si intitola «Il declino della violenza», porta un sottotitolo esplicativo («Perché quella che stiamo vivendo è probabilmente l’epoca più pacifica della storia») e ci racconta la storia dell’umanità come un percorso di pacificazione e civilizzazione, certo non lineare e definitivo, ma in cui si registra una vera e propria rivoluzione umanitaria.

Oggi seguiamo con morbosità ma anche con compassione e sofferenza le indagini sull’omicidio di una ragazza da parte dello zio o forse della cugina, ci sentiamo parte del tentativo di salvare la vita ad una bambina malata di cuore, ci commuoviamo vedendo un anziano che raccoglie la frutta da terra al mercato e ci indigniamo di fronte ai maltrattamenti degli animali. Non è sempre stato così.

Il 13 ottobre 1660 un uomo politico raffinato come l’inglese Samuel Pepys annotava nel suo diario, non senza una certa ironia, le incombenze della giornata: «Sono stato a Charing Cross per vedere il generale maggiore Harrison che veniva impiccato e squartato e, mentre questo avveniva, lui sembrava allegro quanto può esserlo qualsiasi uomo in quelle condizioni. E’ stato ucciso e la sua testa e il suo cuore sono stati mostrati al pubblico e, a quel punto, ci sono state molte grida di gioia… Da lì sono andato a casa e ho portato il capitano Cuttance e il signor Sheply alla Sun Tavern e ho offerto loro delle ostriche». Nessun segno di sgomento, tanto che pasteggiò serenamente, nonostante l’esecuzione di Thomas Harrison, condannato per aver partecipato al regicidio di Carlo I, fosse stata particolarmente cruenta: l’uomo che era stato al fianco di Oliver Cromwell venne parzialmente strangolato e poi sventrato, castrato e infine decapitato.

Ma se all’inizio dell’età moderna la pena di morte veniva comminata per reati quali il pettegolezzo, il furto di cavoli, la raccolta di legna nei giorni festivi o la critica ai giardini del re, ancora nel 1822 in Inghilterra i reati punibili con la morte erano 222, tra cui il bracconaggio, la contraffazione, il furto di una conigliera o l’abbattimento di un albero.

Negli ultimi due secoli non solo è diminuito il numero dei reati puniti con la pena capitale ma questa è stata bandita in quasi tutto l’Occidente e negli Stati Uniti, dove resta in vigore seppur non in tutti gli Stati, il numero di esecuzioni cala ogni anno. E’ accaduto perché è drammaticamente cambiato il valore che diamo alla vita, un mutamento intellettuale e morale che nasce prima ancora dell’Illuminismo con lo sfinimento delle guerre di religione, come quella dei Trent’anni, al cui termine la popolazione tedesca si era ridotta di circa un terzo.

La nostra storia è accompagnata dalla violenza, quella delle crociate, delle stragi di eretici, delle torture dell’Inquisizione, e dall’idea che fosse più importante salvare un’anima che una vita. Definitiva per capire lo spirito dei tempi resta la frase attribuita a Simone di Montfort, che guidò la crociata contro gli albigesi nel 1209 e che alle porte di Béziers, prima di massacrare l’intera popolazione comprese le donne e i bambini, rispose così ai soldati che gli chiedevano come avrebbero fatto a distinguere i cattolici (la maggioranza) dagli eretici catari: «Uccideteli tutti, Dio sceglierà i suoi».

L’evoluzione della cultura mondiale passa attraverso i sacrifici umani, per motivi religiosi o di superstizione, che accomunano civiltà lontanissime tra loro: dagli aztechi ai dayak del Borneo, dall’Africa all’India (dove le vedove hanno seguito i mariti defunti sulla pira per secoli) all’Europa punteggiata dai roghi delle streghe. Quell’Europa nella quale ancora nel 1700 la tortura giudiziaria veniva usualmente praticata da tutti.

Ma la vera rivoluzione sta nel declino della violenza nella nostra esistenza quotidiana, che non è più dominata dalla paura costante di essere rapiti, violentati o uccisi, tanto che possiamo permetterci il lusso di studiare, programmare, sognare e preoccuparci di invecchiare. Tesi, questa, che certamente farà storcere il naso a molti e scatenerà lo scetticismo degli altri, a cui l’autore – che applica al suo studio in metodo rigorosamente scientifico – risponde fin dalle prime righe: «Ci crediate o no, e so che la maggior parte di voi non ci crede, nel lungo periodo la violenza è diminuita e oggi viviamo probabilmente nell’era più pacifica della storia della nostra specie. E’ un fatto indubbio, visibile su scale che vanno da millenni ad anni, dalle dichiarazioni di guerra alle sculacciate ai bambini».

E questo cambio si sviluppa su tendenze di lungo periodo: la prima avviene all’alba della civiltà e si identifica con il passaggio dalle società dedite alla caccia a quelle agricole, passaggio che elimina uno stato di natura fatto di faide e scorribande continue. C’è poi la transizione dal Medioevo (in cui la pratica dei nasi e delle orecchie tagliate era la regola) al XX secolo, secoli in cui nascono autorità centralizzate e stabili infrastrutture commerciali, in cui il tasso di omicidi scende da 10 a 50 volte. La terza transizione, che nasce con l’Illuminismo, porta alla nascita dei movimenti contro la schiavitù, la tortura e la pena di morte.

Infine, a partire simbolicamente dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, si è sviluppata una sensibilità nuova che ha portato alle battaglie per i diritti civili e per quelli delle donne, dei bambini e degli omosessuali. In un’epoca in cui ci sconvolgono il bullismo o una sculacciata non abbiamo idea di come venissero cresciuti ed educati i più piccoli: la punizione corporale violenta è stata la norma per secoli. Ancora alla fine del Settecento nei nascenti Stati Uniti venivano picchiati con bastoni o fruste il 100% dei bambini e la giustizia non faceva distinzioni: nello stesso periodo in Inghilterra una bambina di sette anni fu impiccata per aver rubato una sottoveste. Inutile che vi angosci con decine di esempi e documenti, ma vi assicuro che dopo aver chiuso il libro penserete con serenità a quanto oggi siamo capaci di sensibilità e attenzione e guarderete con orgoglio alla nostra capacità di scandalizzarci.

Ma perché fatichiamo a credere di vivere in tempi meno violenti, perché non percepiamo questa rivoluzione? Qui la colpa è in parte nostra, dei giornalisti e dell’informazione globale: «Non importa quanto la percentuale di morti violente possa essere bassa, ce ne saranno sempre abbastanza da riempire i telegiornali» e da sconvolgere la nostra percezione.

(tratto da Stampa del 09/03/2013)

Massimo Cacciari, L’UOMO TRA VIOLENZA E ALTERITÀ, Salone Giuseppe Scacchi della Camera di commercio di Como, via Parini 16, ore 20.45


L’UOMO TRA VIOLENZA E ALTERITÀ

vai agli Audio della lezione magistrale di Massimo Cacciari

Salone Giuseppe Scacchi della Camera di commercio di Como, via Parini 16, ore 20.45, ingresso libero

Per il terzo incontro organizzato dal gruppo di cultura Ascoltoil professor Massimo Cacciari parlerà di Violenza e potere. Celebre filosofo, accademico e politico italiano, ex sindaco di Venezia, attualmente è docente alla facoltà di filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, da lui fondata con don Luigi Verzé nel 2002. Cacciari analizzerà il legame esistente tra aggressività e potere e la violenza nelle diverse forme e modulazioni in cui si può declinare. Verrà spiegato ai presenti la relazione tra violenza e potere mettendo in luce le cause che la determinano e contestualizzando tale relazione nella società contemporanea. La descrizione della fenomenologia della violenza potrà aiutare a comprendere non soltanto la violenza episodica e individuale ma anche quella delle rivoluzioni, mentre la riflessione sul potere ne potrà rivelare una più ampia sull’uomo, poiché non è possibile analizzare il potere senza basarsi su presupposti antropologici

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Anna Oliverio Ferraris: Un uomo di 26 anni, pregiudicato per spaccio, litiga con moglie e suocera e come reazione lancia il figlioletto di 16 mesi nelle acque del Tevere


Un uomo di 26 anni, pregiudicato per spaccio, litiga con moglie e suocera e come reazione lancia il figlioletto di 16 mesi nelle acque del Tevere, in una mattina gelida di una Roma insolitamente coperta di neve. Colto da raptus, si dice.

  • Ma dietro al raptus c’è sempre dell’altro, ravvisabile nello stile di vita, nel carattere, nel tipo di relazioni che una persona intrattiene con i propri familiari e con il mondo, nel suo equilibrio psichico. In questo caso emerge una personalità immatura e vendicativa tipica di un uomo incapace di controllare i propri impulsi, con una visione strumentale delle altre persone.

Come Medea, anche se di sesso maschile, questo giovane padre ha colpito la moglie attraverso il figlioletto, come se il piccolo fosse un oggetto, una sua proprietà e non invece una persona a pieno titolo con le sue necessità, la sua individualità e i suoi diritti, tra cui in primo luogo quello di vivere.

  • Questo caso ripropone in maniera esasperata e tragica il problema dell’atteggiamento di alcuni genitori nei confronti dei figli che diventano un terreno di guerra quando i rapporti tra di loro si fanno critici.

Una condizione che emerge molto chiaramente in alcune cause di separazione e di divorzio dove i figli vengono usati in maniera strumentale come armi di ricatto, come spie o come ostaggi contro l’ex, senza preoccuparsi delle sofferenze che vengono loro inflitte e delle conseguenze che tali dolori precoci potranno avere sulla loro vita futura.

  • Proprio perché sui bambini si investono forti sentimenti, colpendo i bambini si ha la certezza non solo di colpire il partner al cuore, ma anche di distruggere l’idea stessa di famiglia e tutto ciò che si è realizzato insieme.
  • La nota psicoanalista Alice Miller spiegava nei suoi scritti come i figli, in particolare i più piccoli, corrano dei forti rischi quando il genitore ha una personalità immatura, non ha risolto problemi legati alla propria infanzia, è egocentrico e incapace di gestire le proprie dinamiche emotive.

Essi diventano facilmente le vittime designate in quanto prossimi al genitore e impossibilitati a difendersi. Ma colpendo il proprio figlio un genitore rivela anche il desiderio di colpire se stesso e se non ne ha una coscienza immediata, perché travolto dall’emozione e dall’azione violenta, dovrà prenderne atto successivamente.

Cosa fare per mettere in sicurezza i bambini da situazioni e dinamiche a rischio che, anche se non così estreme, potranno lasciare una ferita psichica per il resto della vita.

  • E’ di estrema importanza che si affermi in modo diffuso una cultura dell’infanzia in cui i bambini non siano visti come proprietà dei genitori, come loro appendici di cui disporre a piacimento.

Non bisogna infatti confondere l’amore con il possesso, le cure con il blocco dell’autonomia e la mancanza di rispetto. Alcune famiglie poi, come quella al centro di questa tragica vicenda, andrebbero seguite da vicino specialmente quando i genitori vivono nell’illegalità e/o quando emergono condizioni di forte conflittualità tra i partner.

fonte: Il Messaggero

EVERSIONE, situazione eversiva: taxisti, Lega di Maroni e Bossi, estremismo sindacale della Cgil di Camusso, contestazioni violente e minacce di morte a Pietro Ichino,violenze fisiche nei confronti di Equitalia, movimento dei forconi in Sicilia, il “succederà l’ira di dio” di Beppe Grillo, …


Eversione, dal latino “evertere”: abbattere

Insieme di atti violenti e criminosi, volti a creare disordine, sconvolgimento specialmente politico

Sfumature linguistiche: distruzione, abbattimento, rovina …

da IL VOCABOLARIO DELLA LINGUA ITALIANA, Treccani

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Non si ferma la protesta del Movimento dei Forconi in Sicilia. Nell’isola ora scendono in piazza anche gli studenti, a fianco del movimento Forza d’Urto. Palermo il corteo degli studenti è partito verso le 10 da piazza Indipendenza e ha attraversato la città fino al porto, ormai chiuso da due giorni, dove i giovani si sono uniti al presidio del movimento. Momenti di tensione nel capoluogo siciliano dove è stata bruciata anche una bandiera italiana durante il corteo. Anche le altre città sono state teatro delle manifestazioni studentesche come a Catania, a Vittoria in provincia di Ragusa e a Canicattì in provincia di Agrigento.

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www.petizionionline.it

Umberto Bossi della Lega Nord Insulta pubblicamente il Presidente della Repubblica: reato di vilipendio, Crea la tua petizione online, cambiamo questo mondo dal basso. Firma per per le tue battaglie

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Tassisti “pronti alla guerra”. Lo Sciopero dei Taxi minaccia di 

1 giorno fa – Lo Sciopero dei Taxi minaccia di bloccare Roma, Fiumicino e l’Italia. Monti in trattativa, Alle 12 incontro a Palazzo Chigi tra sindacati e governo 
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Camusso rompe con il governo – Corriere della Sera

19 dic 2011 – La leader della Cgil: «Situazione grave Ma quella di Monti non è la ricetta giusta». Camusso rompe con il governo: «Sulle pensioni un 
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  1. Ichino contestato all’Università

    Corriere del Mezzogiorno‎ – 30 minuti fa
    NAPOLI - Pietro Ichino contestato a Napoli. Il senatore Pd e giuslavorista era ospite oggi pomeriggio, venerdì, dell’ateneo Federico II.

    7 articoli correlati

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istigatori di violenza ed eversione: L’anatema di Beppe Grillo “Fuori Tutti! Destra, sinistra… o succederà l’ira di Dio!” – Agorà

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  1. Notizie relative a attentati equitalia


    Altopascio.info
    1. Equitalia sotto il tiro degli hacker

      Il Sole 24 Ore‎ – 9 ore fa
       alle manifestazioni di piazza, agli attentati anche sanguinosi,  Al punto che Equitalia, dopo aver cercato di respingerlo insieme a Sogei (il gestore 

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  2. Nuovi attentati e minacce a Equitalia tre ordigni a Napoli, nessun 

    3 giorni fa – Le esplosioni, da bombe artigianali, nel capoluogo campano danneggiano alcune saracinesche. A Roma, manichini impiccati davanti a una 

  3. Fisco: Grillo, capire ragioni attentati Equitalia, Monti la chiuda 

    2 gen 2012 – Roma, 2 gen. (Adnkronos) – “Continuano gli attentati contro gli uffici diEquitalia, nelle ultime ore sono avvenuti a Foggia e Modena. Si puo’ dire 

bambino di due anni abbandonato in auto dai genitori, una coppia di turisti russi, che si erano allontanati per fare shopping – La Provincia di Como


Paura in mattinata in piazzale Santa Teresa a Como per un bambino di due anni abbandonato in auto dai genitori, una coppia di turisti russi, che si erano allontanati per fare shopping. Un automobilista che aveva appena parcheggiato la sua vettura, richiamato dal pianto del bambino, si è accorto che era solo nell’auto. Dopo venti minuti di attesa vana dell’arrivo dei genitori l’uomo ha chiamato i carabinieri. Per aprire la portiera sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno rotto un deflettore e consegnato il bambino, che comunque era in buone condizioni di salute, alle cure del 118. I genitori si sono presentati dopo oltre un’ora e hanno spiegato che si erano allontanati per andare a fare shopping lì vicino. Entrambi sono stati denunciati per abbandono di minore.

Abbandonano il figlio di 2 anni E se ne vanno a fare shopping – Cronaca – La Provincia di Como.

La Corte di Assise di Palermo ha condannato all’ergastolo 5 boss per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido l’11 gennaio ’96, da Rainews24.it


Giuseppe Di Matteo

Giuseppe Di Matteo

Palermo, 16-01-2012

La Corte di Assise di Palermo ha condannato all’ergastolo 5 boss per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido l’11 gennaio ’96.

A 12 anni condannato il pentito Gaspare Spatuzza. Carcere a vita per Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Luigi Giacalone, Francesco Giuliano e Salvatore Benigno.

I giudici hanno riconosciuto, inoltre, una provvisionale di 80mila euro alla madre del ragazzino, Francesca Castellese, e 50mila al fratello Nicola che si erano costituiti parte civile. Il padre Santino Di Matteo, invece, non aveva compiuto questo passo per non mettere in difficolta’ gli altri due.

Sostanzialmente confermate, dunque, le richieste formulate il 7 novembre scorso dal pm Fernando Asaro il quale per Spatuzza, però, aveva chiesto una condanna più lieve, 10 anni.

Il ragazzino era stato sequestrato il 23 novembre 1993. L’obiettivo dei mafiosi era tappare la bocca al pentito Santino Di Matteo, padre dell’ostaggio. Il collaboratore continuò invece a parlare e il figlio fu ucciso, e il corpo sciolto nell’acido, su ordine di Giovanni Brusca, nel gennaio 1996, dopo oltre due anni di prigionia.

Per l’accusa Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro erano perfettamente consapevoli, al momento del sequestro del piccolo Di Matteo, che l’ostaggio sarebbe stato comunque ucciso.

da Rainews24.it.

Patrizia Romito, La violenza di genere su donne e minori. Un’introduzione, FrancoAngeli


La violenza di genere su donne e minori. Un’introduzione
Autori e curatori: Patrizia Romito
Contributi: Micaela Crisma, Margherita De Marchi, Daniela Gerin
Collana: Politiche e servizi sociali
Argomenti: Infanzia, adolescenzaDonne, politiche di genereStudi di genere
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 192,     3a edizione, ampliata  2011  (Cod.1130.83)
La violenza di genere su donne e minori. Un'introduzione
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 22,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856835489
In breve Uno strumento di informazione o di aggiornamento per quei professionisti – medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, magistrati, amministratori, operatrici delle Case e dei Centri anti-violenza – che lavorano in contatto con donne e minori che sono o sono stati vittime di violenze.
Presentazione
del volume:
Dal 2000, anno in cui è stata pubblicata la prima edizione, questo libro è stato utilizzato per la formazione da centinaia di operatori socio-sanitari e delle forze dell’ordine, operatrici dei Centri anti-violenza e studenti e studentesse, contribuendo ad una miglior conoscenza delle violenze sulle donne e sui minori e delle strategie per contrastare le violenze e aiutare le vittime.
Questa versione, integrata con alcuni nuovi capitoli, fornisce uno strumento aggiornato e flessibile, che unisce attenzione ai risultati delle ricerche più recenti, discussione delle questioni controverse e chiarezza nell’esposizione. Scritto in uno stile semplice, il libro è accessibile anche a chi, pur non essendo uno specialista, voglia informarsi, riflettere e agire in proposito.

Patrizia Romito è professore associato di Psicologia sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Trieste, dove insegna Metodologia della ricerca e Psicologia di comunità. Tiene anche un corso su “Violenza alle donne e ai minori: una questione di salute pubblica”, presso la Facoltà di Medicina. Ha fatto ricerca e insegnato in vari paesi europei, in Canada e negli Stati Uniti sui temi della maternità, della salute delle donne, e delle violenze. Oltre a numerosi articoli, ha pubblicato La depressione dopo il parto (Il Mulino, 1992), Violenza alle donne e risposta delle istituzioni (a cura di, FrancoAngeli, 2000), e Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori (FrancoAngeli, 2005), tradotto in numerose lingue.

Indice:
Una premessa e molti ringraziamenti
Introduzione
(La violenza sessuale: le parole per dirla e i metodi per studiarla)
La violenza sessuale
(Stupro e aggressioni sessuali; La violenza su bambine e bambini; La reazione sociale alla violenza sessuale; Le leggi sulla violenza sessuale in Italia; Il ruolo della pornografia; La violenza contro le donne sul luogo di lavoro: le molestie sessuali)
La violenza domestica
(Cos’è la violenza domestica; Il coinvolgimento dei figli; Le violenze in gravidanza; Le violenze dopo la separazione; Ma perché non lo lascia? Psicologia femminile e risposta delle istituzioni; La forza delle donne; Gli strumenti legislativi per contrastare i maltrattamenti domestici; Una controversia: le donne sono altrettanto violente dei loro mariti?)
I costi della violenza maschile
(I costi economici e sociali; Le conseguenze della violenza sul benessere delle donne; Il ciclo della violenza; La storia di Maria)
Gli uomini: resistenza e cambiamento
(I programmi per partner violenti; Resistenze e cambiamento; Una nota di ottimismo)
Cosa si sta facendo: misure per contrastare la violenza maschile
(Centri anti-violenza, Case delle donne e Rifugi; Collaborazione tra Case delle donne e diverse agenzie; I progetti di uscita dalla prostituzione; Le iniziative che riguardano le forze dell’ordine)
Conclusioni
Referenze bibliografiche
Prefazione alla nuova edizione
2000-2010: Cosa è cambiato?
Micaela Crisma, Patrizia Romito, Il caso della Sindrome da Alienazione Parentale
Patrizia Romito, Margherita de Marchi, Daniela Gerin, Le conseguenze della violenza sulla salute delle donne
Patrizia Romito, Il silenzio e il rumore, L’occultamento delle violenze maschili contro le donne.

da: La violenza di genere su donne e minori. Un’introduzione.

Convegno: se l’amore Mal-Tratta: Rischio di maltrattamento psicologico nel lavoro di cura con l’anziano fragile, a cura di Caritas Ambrisiana e Gruppo Segesta, Centro Servizi Banca Popolare di Milano Sala Conferenze Via Massaua, 6 – Milano


Presentazione del Convegno.
Se l’Amore Mal-Tratta.
Centro Servizi Banca Popolare di Milano
Sala Conferenze
Via Massaua, 6 – Milano
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Che cosa porta un figlio, un coniuge a “non sopportare” più il proprio genitore o coniuge non autosufficiente, tanto da arrivare ad aggredirlo verbalmente?
E che cosa porta un anziano non autosufficiente ad avere atteggiamenti indisponenti e squalificanti nei confronti del familiare che lo assiste?

Con questa indagine, svolta da Caritas Ambrosiana in collaborazione con Segesta, si è voluto rilevare che cosa accade nelle relazioni di cura che coinvolgono un anziano non autosufficiente, per cercare di comprendere quali siano le dinamiche che sottostanno ai comportamenti maltrattanti sul piano psicologico. In particolare, si è potuto verificare quanto lo stress connesso al lavoro di cura – ma anche la forte dipendenza reciproca tra curato e curante – possano provocare difficoltà di comunicazione, sentimenti di incomprensione sino ad atteggiamenti inadeguati a livello relazionale, psicologico ed etico. Si tratta di un’indagine coraggiosa per la delicatezza e la scabrosità del tema. È sempre difficile, infatti, affrontare i sentimenti negativi intensi, soprattutto quando si presentano in contesti come quello della cura e della famiglia.

La ricerca, effettuata attraverso interviste a caregiver familiari di anziani lucidi sotto il profilo mentale e di anziani affetti da demenza, mostra il profondo travaglio degli intervistati, divisi tra il desiderio, sempre presente, di curare, amare ed essere amati, e lo stress che porta a reagire o l’esasperazione che non può essere trattenuta. Emerge inoltre, nelle parole dei caregiver di anziani lucidi, un vecchio che fatica ad accettare la vecchiaia, la disabilità, la dipendenza e come tale fatica possa essere riversata aggressivamente sul caregiver. La ricerca evidenzia anche come, alla consapevolezza delle difficoltà di relazione, si affianchi la capacità di vedere aspetti positivi del curare.

Forte dell’esperienza maturata in quasi vent’anni di lavoro di cura rivolto alle persone anziane e di sostegno alle famiglie, Segesta ha deciso di condividere questo progetto con Caritas Ambrosiana con l’obiettivo comune di far emergere un fenomeno sommerso, silente ma diffuso.

La consapevolezza del rischio di maltrattamento psicologico nei confronti dell’anziano, ma anche del caregiver, ci aiuta ad indirizzare maggiormente la nostra attenzione verso la prevenzione del  fenomeno e a studiare e sviluppare progetti volti a migliorare la qualità della vita di entrambi.

La partecipazione al convegno è gratuita.

E’ un evento a cui tutti possono partecipare e in particolare offre opportunità di approfondimento e strumenti operativi alle seguenti figure:
Medici, Psicologi, Educatori Professionali, Assistenti Sanitari, Oss, Infermieri, Assistenti Sociali.

Informazioni di dettaglio:

“Cos’è l’informazione corretta? … per esempio dire che succede ai gay nell’islam”, intervista a Angelo Pezzana | l’Occidentale


Quest’anno Informazione Corretta festeggia dieci anni e noi, che a certe rappresentazioni mediatiche siamo particolarmente allergici, abbiamo chiesto al suo fondatore, Angelo Pezzana, di raccontarci com’è andata quest’esperienza. Con verve da polemista e grande educazione, Pezzana mette in guardia dall’antisemitismo travestito da antisionismo e dalla insorgenza islamica in Europa. Denunciando la questione gay nel mondo arabo-musulmano, lui che nel ’71 fu tra gli animatori del “Fuori”, il fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano. Oggi quella battaglia civile si è spostata su altri fronti.

Pezzana, un bilancio e delle prospettive su Informazione Corretta

In questi dieci anni siamo diventati un punto di riferimento per i giornalisti italiani che si occupano di esteri. Arriva un nuovo corrispondente a Gerusalemme e pubblichiamo la sua foto, sbagliata. Subito una email ci segnala l’errore. Significa che veniamo letti, sia da chi ci condivide sia da quelli che criticano. Il nostro obiettivo è sempre stato portare acqua al mulino della buona informazione.

5.000 abbonati, 30.000 pezzi all’anno; ci crede al giornalismo partecipativo sul web?

Abbiamo un grande archivio per parole chiave aperto ai lettori, è un altro punto di forza. Del giornalismo su Internet penso che la Rete sia spesso un paravento anonimo per pubblicare delle oscenità politiche, ma al tempo stesso non si può negare l’accelerazione impressa dal web al sistema dell’informazione, come pure la condivisione delle notizie. Pensi alle “lettere dei lettori”, nel cartaceo vengono quasi sempre cestinate, i direttori dei grandi giornali sono degli intoccabili. Per noi è diverso.

Perché c’era bisogno di un osservatorio su Israele e il Medio Oriente?

L’odio contro Israele ha semplicemente sostituito l’odio contro gli ebrei. Dopo la Shoah non si può più essere contro gli ebrei ma contro Israele sì, lo si può attaccare, delegittimare, se ne può mettere in discussione l’esistenza, con la scusa di criticare questo o quel governo in carica. Il presidente Napolitano è stato molto netto spiegando che l’antisionismo è solo una forma di antisemitismo.

E’ più pericoloso l’antisemitismo di destra o quello di sinistra?

Il primo è fascista, rozzo, ignorante, violento. L’antisemitismo di sinistra è più pericoloso perché si esprime nella forma dell’odio verso il sionismo, usando sempre come premessa la memoria della shoah… i moderni antisemiti di sinistra festeggiano la Giornata della Memoria. Li fa godere ricordare lo sterminio degli ebrei. E’ una specie di sadismo realizzato.

La stampa di sinistra in Italia si è accorta dell’antisemitismo nel mondo arabo?

Si guardano bene dal dire che una brigata nazista palestinese ha combattuto nell’esercito di Hitler. Ma sappiamo che il nuovo razzismo è l’antisemitismo arabo.

Indymedia descrive Informazione Corretta come uno “spin di origini israeliane con finanziamenti americani e delle lobby evangeliche”. Si citano come fonti l’americano LaRouche e l’italiano Moffa. I cospirazionisti sono pericolosi? E quanto?

Sono pericolosi anche per colpa della magistratura italiana. Penso al professor Moffa che ha denunciato per diffamazione il Centro di Documentazione Ebraica solo perché si erano permessi di spiegare quali sono le sue attività.

Claudio Moffa ha una cattedra universitaria a Teramo

I professori vanno dalle fondazioni bancarie e gli propongono un bel festival della Storia, tanto utile quanto mistificatorio; i docenti sono al riparo del loro ruolo, le banche sganciano migliaia di euro. Pensi al professor Angelo D’Orsi, insegna storia contemporanea a Torino…

Ne abbiamo scritto sull’Occidentale. Si usano strumentalmente scrittori e giornalisti israeliani dissenzienti per alimentare la palestinolatria

Sono israeliani compiacenti, che hanno tutto il diritto di criticare Israele e che magari fanno anche bene il loro lavoro quando sono in Patria – una democrazia che non si sognerebbe mai di metterli a tacere. Quando vengono in Italia invece li accogliamo come dei santi.

Qualche altro esempio?

Paolo Mieli che sul Corriere della Sera dedica due pagine al libro di Shlomo Sand sulla “invenzione del popolo ebraico”. Mieli può anche recitare la parte dell’ebreo italiano critico verso Israele ma quando sei in guerra – e Israele lo è sempre stato fin dalla sua fondazione – certe raffinatezze lasciano il tempo che trovano.

Lei negli anni settanta ha militato nel movimento omosessuale. Nel ’77 denunciava le condizioni di vita dei gay in Unione Sovietica. Oggi che succede nell’islam?

Mi sforzo di essere un buon liberale. Sono antinazista, antifascista, anticomunista. Alla fine degli anni Settanta sono andato nel paradiso dei lavoratori, che era una prigione a cielo aperto, per denunciare la prigionia del regista Paradzanov. Fu un lavoro che ebbe buona eco in America e Gran Bretagna, meno in Italia. Oggi c’è una recrudescenza di omofobia nell’islam e le ONG che operano nel mondo arabo e musulmano si guardano bene dal denunciarla. Fino a quando gli operatori umanitari stanno al caldo nei resort di Gerusalemme possono sparare a zero sullo stato ebraico, ma provate a raccontare la vita dei gay iraniani scrivendo una corrispondenza da Teheran.

In Iraq i gay vengono ammazzati per strada a bastonate

Almeno Saddam era un dittatore laico, ora avanza la dittatura della teocrazia, la sharia. David Kato Kisule era venuto in Italia a parlare di questi temi con l’associazione radicale “Certi Diritti”, poi è tornato in Uganda e l’hanno ammazzato. Era uno dei leader del Sexual Minorities Uganda. Un paio di pezzi su Repubblica e la Stampa ed è finito tutto.

Vale solo per i paesi islamici?

Anche per quei paesi europei dove si sono radicate vaste comunità islamiche. Essere omosessuali riconoscibili, non sto dicendo travestiti, parlo semplicemente di girare mano nella mano, vuol dire venire aggrediti per strada. Si faccia un giro ad Amsterdam. In Olanda, in Danimarca, Svezia.

E in Italia? I gay vengono perseguitati solo dai musulmani?

Se vuole inquadrarla in termini più generali, la questione dell’omofobia in Italia può essere assimilata alla categoria della delinquenza, si tratta di episodi isolati, serve il codice penale non una legge speciale. Abbiamo bisogno di vere campagne culturali, maggiore comunicazione e informazioni. Il ministro Carfagna su questo ha fatto un buon lavoro.

L’Egitto incombe. Ci crede all’islam moderato e alla twitter revolution?

Se esiste un islam moderato mi sembra che sia in silenzio. Panebianco sbaglia quando parla di islamici democratici, nell’islam non c’è alcuna differenza fra religione e stato. Per quanto riguarda la twitter revolution, va da sé che i giovani arabi sono stufi di vivere in paesi senza libertà, ma non hanno alternative, e soprattutto la democrazia non nasce da un giorno all’altro, è una conquista.

In tv la rivoluzione del Nilo è stata raccontata un po’ diversamente

Piazza Tahrir è stata governata da Al Jazeera. Mentre i reporter e i corrispondenti occidentali guardavano cosa stava accadendo dai balconi degli alberghi, l’emittente del Qatar istruiva la piazza sulle prossime mosse: ”Ecco che si stanno dirigendo verso il palazzo presidenziale”, e la gente si muoveva verso la residenza di Mubarak. La folla, i feriti con i volti coperti di sangue, El Baradei il coraggioso…

Una specie di orientalismo di marca orientale…

Al Jazeera si fa strumento di Hamas e Hamas è una costola dei Fratelli Musulmani. La fratellanza ha tenuto un basso profilo in piazza, non ha bisogno di gridare. Sanno che la conquista avverrà “attraverso l’utero”, come dicono a Gaza.

La rivolta in Tunisia ha riproposto il problema dello sbarco di immigrati clandestini sulle nostre coste. L’islam italiano deve preoccuparci?

In Italia il nome più diffuso fra i bambini appena nati è Mohammad. Se nel 2011 nascono più bambini musulmani che italiani, tra vent’anni la maggioranza dei giovani avrà origine arabe. Nel 2050, non è così lontano, l’Italia avrà 35 milioni di abitanti, la metà di adesso. Se penso che Rotterdam ha già un sindaco musulmano posso dire che le previsioni di Bat Ye’Or sono più che realistiche.

Come mai nessuno ne parla?

Il professor Sartori ha scritto due o tre editoriali sull’argomento ed è l’unico a dire quello che succede. E’ un liberal, un progressista. Un’altra voce nel deserto.

da: “Cos’è l’informazione corretta? Dire che succede ai gay nell’islam” | l’Occidentale.

SUD AFRICA: METTI FINE ALLO “STUPRO CORRETTIVO”, da: Avaaz


Lo “stupro correttivo”, l’orrenda pratica di stupro delle lesbiche nel tentativo di “curare” la loro omosessualità, sta diventando una vera e propria emergenza in Sud Africa

Millicent Gaika, nella foto sopra, è stata legata, strangolata, torturata e stuprata ripetutamente in un attacco lo scorso anno. Ma alcunicoraggiosi attivisti sudafricani stanno rischiando la loro vita per far sì che il caso di Millicent sia la miccia per il cambiamento. Il loro appello al Ministro della giustizia è esploso fino a raggiungere le 130.000 firme, costringendolo così a difendersi in tv.

Se saremo in tanti per amplificare e far crescere esponenzialmente questa campagna, potremo aiutare a mettere fine allo “stupro correttivo”. Chiediamo al Presidente Zuma e al Ministro della giustizia di condannare pubblicamente lo “stupro correttivo”, penalizzare i crimini d’odio e guidare un cambiamento radicale contro lo stupro e l’omofobia. Firma la petizione ora e condividila con tutti.

da: Avaaz – SUD AFRICA: METTI FINE ALLO “STUPRO CORRETTIVO”.

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, nota e link di Haddouch Hafida


Buongiorno,
volevo ricordare questa importante giornata e allego alcuni documenti che ho trovato,navigando su internet, che trovo particolarmente chiari ed interessanti al fine da capire la portata del fenomeno.
La ringrazio molto  per la sua attenzione.

Buona giornata.

Haddouch Hafida.

25 novembre – GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Questa giornata commemorativa risale alla morte delle tre sorelle dominicane MIRABAL, che il 25 novembre 1960 furono torturate,stuprate,e poi ammazzate dai servizi segreti militari.

In ricordo a queste tre donne,il 25 novembre si celebra la giornata internazionale contro le vittime della violenza su donne e bambini.

IL 25 novembre non bisogna ricordare solamente le tre sorelle assassinate ma anche le innumerevoli donne che sono vittime ogni anno della violenza maschile.

La violenza maschile nei confronti delle donne č ,a livello mondiale,la LESIONE PIU’ FREQUENTE DEI DIRITTI UMANI.

Link:

da: GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, nota e link di Haddouch Hafida « Aule Virtuali dei corsi di formazione di Paolo Ferrario.

Istat. Reati, vittime e percezione della sicurezza


L’indagine sulla sicurezza dei cittadini è stata condotta per la terza volta dall’Istat allo scopo di conoscere il fenomeno della criminalità attraverso il punto di vista della vittima.

Nel corso dei 12 mesi precedenti l’intervista, nel biennio 2008-2009 i cittadini rimasti vittime sono stati il 5,7 per cento del totale. Per quanto riguarda i reati contro la proprietà si è trattato in primo luogo di furti di oggetti personali (2,2 per cento), seguiti dai borseggi (1,6 per cento) e dagli scippi (0,5 per cento). Tra i reati violenti al primo posto si collocano le minacce (0,9 per cento), seguite dalle aggressioni (0,6 per cento) e dalle rapine (0,4 per cento).

Tra i reati subiti dalle famiglie si rilevano quelli che riguardano l’abitazione, i mezzi di trasporto o gli animali. Il 16,2 per cento delle famiglie sono state vittime di questi reati: i reati relativi ai veicoli (furti, tentati furti, atti vandalici ecc.) sono al primo posto (12,6 per cento), seguiti da quelli che riguardano l’abitazione (4,8 per cento). Si evidenzia in primo luogo il vandalismo sui veicoli (7,8 per cento), poi il furto di biciclette (3,8 per cento), di parti di auto o camion (2,9 per cento), il furto di motorino (2,8 per cento), delle sue parti (2,1 per cento), di oggetti nei veicoli (2,1 per cento), di moto (1,8 per cento) e di automobili (1,7 per cento).

Per quanto riguarda l’abitazione emerge con maggiore frequenza il furto in abitazione principale (1,1 per cento) e il furto di oggetti esterni all’abitazione (0,9 per cento), nonché gli atti di vandalismo contro l’abitazione (1,4 per cento), mentre più basso è il dato sulle abitazioni secondarie (sia in termini di furto che di ingresso abusivo). La persecuzione degli animali, maltrattati, feriti, o uccisi, ha riguardato il 2,6 per cento delle famiglie che li posseggono.


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Nota metodologica
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Sintesi per la stampa
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per informazioni

Criminalità, sicurezza e violenza contro le donne
Viale Liegi, 13 – Roma
Maria Giuseppina Muratore
Tel. + 39 06 4673.7250

Sportello per i giornalisti
tel. 06 4673.2243-4
fax 06 4673.2240
cont@ct centre

Centro diffusione dati
tel. 06 4673.3102-3-5-6
fax 06 4673.3101-7
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da: Reati, vittime e percezione della sicurezza.

20 novembre 2010, Giornata Mondiale per la prevenzione dell’abuso all’infanzia. Giornata Mondiale dei diritti dei bambini, Contributo di Pescialli Giorgia


20 novembre 2010, Giornata Mondiale per la prevenzione dell’abuso all’infanzia. Giornata Mondiale dei diritti dei bambini.

Questi sono stati i titoli altisonanti che per alcuni giorni si sono trovati spesso sulle riviste o sulle grandi stampe. Il mondo si ferma per ricordare la sacralità delle piccole creature che popolano tutto il globo. Eppure non per tutti è così.. Andando a spulciare sui vari giornali e sui siti internet, sono spaventosi i dati relativi agli abusi sui minori.

L’Istituto Superiore di Sanità sostiene che su 5 milioni di accessi ai pronto soccorso pediatrici il 2% (100mila bambini) è collegato ad un maltrattamento. A livello mondiale, prendendo in considerazione la Prima analisi comparata degli abusi subiti dai bambini nei paesi ricchi, svolta dall’UNICEF, si evince che ogni anno nei paesi industrializzati 3500 bambini al di sotto dei 15 anni muoiono a causa di abusi. La piccola buona notizia sembra essere caratterizzata da una diminuzione dei decessi negli ultimi anni. Ma questo non basta. All’interno del comunicato si afferma infatti un’ulteriore problematica caratterizzata della mancanza di una definizione comune del termine “abuso” e ciò rende difficile una comparazione dei dati esistenti.

Nel tentativo di correggere le divergenze nei criteri di classificazione delle morti, i ricercatori

dell’UNICEF hanno compilato una classifica nella quale, per ogni paese, il numero totale di

morti di bambini sicuramente dovute ai maltrattamenti è messo in relazione con il

numero di morti infantili registrate come dovute a “causa indeterminata”. Il presupposto è che quando

non possono essere individuate altre cause, la morte è probabilmente dovuta a maltrattamenti non

dimostrabili in un tribunale. Dal calcolo riveduto con tale criterio risultano tassi di mortalità che per

alcuni paesi sono più che doppi rispetto a quelli ufficiali.

In questo panorama di complessità e molto spesso di impotenza, viene delineandosi l’importanza della figura professionale dell’assistente sociale, la quale attraverso una metodologia ed un piano di intervento può essere d’aiuto per risollevare o anche solo comprendere, una situazione complessa quale quella dell’abuso. Proprio in questa prospettiva mi ha molto colpito la lettera scritta proprio da un operatore relativa al “Colloquio con il minore vittima di abuso”.

Egli afferma:”Oggi ci troviamo in una società dove la parola del più piccolo è ritenuta solo una parola piena di sogni, mentre la parola dell’adulto è realtà e verità. La “cecità” dell’ascoltare tante volte colpisce anche figure professionali come la nostra. Indispensabile è capire ed utilizzare al meglio quello strumento che rappresenta la figura dell’assistente sociale e che consente di interagire e comunicare attivamente con il minore; uno strumento che contiene in sé: ascolto, fiducia e rispetto dell’altro. Il colloquio.

Il bisogno dell’essere umano ma soprattutto del minore vittima di abuso è di cominciare oltre che con le parole anche attraverso i silenzi, i gesti, la presenza. E’ allora importante interpretare quei segnali non verbali che vengono alla luce durante il colloquio con il minore, perché in questo modo si dà voce a chi non ne ha.”

Credo che queste parole non abbiano bisogno né di essere spiegate né tantomeno corrette. Lascio solo al lettore una riflessione..Che cosa faresti tu se al suo posto ci fosse un tuo amico, o addirittura tu. Staresti in silenzio? Fermo ad aspettare una ricorrenza per ricordare?

«A Milano uno stupro al giorno» A rischio separate e divorziate – Milano


Uno stupro al giorno. È quanto emerge dal report Violenza sessuale e domestica stilato dalla clinica Mangiagalli e presentato ieri a Milano durante l’84° congresso della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo). Dal 1° gennaio al 31 ottobre 2010, al Soccorso Violenza Sessuale (Svs) di via Commenda 12 sono arrivate 314 donne. Un numero in aumento rispetto all’anno scorso: in tutto il 2009 i casi sono stati infatti 333. Il centro, fondato nel 1996 dalla ginecologa Alessandra Kustermann, è il termometro degli abusi sessuali compiuti a Milano. Ma ci sono più donne che denunciano o più stupri in città? Difficile stabilirlo, anche se i dati rielaborati dalla Sigo sulle denunce alla Questura e ai carabinieri arrivano a parlare addirittura di 480 violenze, solo a Milano, nel 2009

…..

segue qui:

«A Milano uno stupro al giorno» A rischio separate e divorziate – Milano.

Cocaina e coppia genitoriale: «Piangeva per fame, ucciso per zittirlo» – in Corriere della Sera 21 marzo 2010


In tempi in cui un cantante (Morgan) ha tenuto banco sui talk show televisivi sulla sua dipendenza da cocaina ed in cui è considerato un genio della musica uno che canta il demenziale “voglio una vita esagerata…“, vale le pena di leggere e stamparsi nella memoria il modo in cui questa coppi ha torturato e poi ucciso il bambimnetto di otto mesi
Paolo Ferrario

Restano in carcere Katerina Mathas, 26 anni, la madre del piccolo Alessandro, e Giovanni Antonio Rasero, 29 anni, accusati di aver ucciso il bimbo di otto mesi in una notte di sballo, fra cocaina e hashish. Il gip di Genova Vincenzo Papillo ha confermato l’arresto e la custodia in carcere richiesta dal pm Marco Airoldi ma non ha sciolto il nodo delle due versioni contrastanti, l’uomo e la donna infatti si accusano a vicenda. Il gip ritiene responsabili entrambi. I due, scrive nell’ordinanza, erano sotto l’effetto della coca e non sopportavano il pianto per fame del bambino: «in questa situazione di esasperazione gli indagati, verosimilmente in momenti successivi, con condotte e intensità crescente, delle quali non sono stati in grado di comprendere la gravità, usarono violenza nei confronti di Alessandro, dal morso al pizzicotto allo scuotimento fino ai colpi inferti alla testa, per indurlo al silenzio».

…. Mathas e Rasero sono rimasti aggrappati alle loro opposte versioni. Lei ha detto di essersi assentata da mezzanotte all’una e mezza dal residence per cercare droga, la circostanza è confermata dalle telecamere della sorveglianza ai cancelli. Indirettamente accusa l’uomo di aver ucciso il bambino in quel periodo. Rasero dichiara di essersi svegliato fra le 2 e le 2 e 15 e di aver visto la donna «in piedi davanti al divano mentre sollevava il bambino in alto con le braccia (col volto del bambino rivolto verso di lui) e quindi lo scagliava a terra». …. Solo la mattina, dopo essere uscito a fare colazione, avrebbe visto che il piccolo era «freddo e rigido».

Una stanza di venti metri quadrati, moquette nocciola, pareti beige, un letto matrimoniale incastrato in una testiera anni Settanta, luci fioche, una finestra con tende pesanti e la porta di un piccolo bagno. E’ il monolocale adibito a «scannatoio» del residence Vittoria dove lunedì notte Alessandro Mathas, otto mesi, è stato ucciso in un crescendo di botte e sevizie, bruciature e morsi, un parossismo scatenato dal suo pianto sempre più disperato perché aveva fame. E’ così che inizia la ricostruzione della notte del 16 marzo nell’ordinanza con cui il gip Vincenzo Papillo conferma l’arresto in carcere di Aikaterini Mathas (per tutti Katerina), e Giovanni Antonio Rasero. Per concorso in omicidio volontario.

E’ verosimile, scrive il giudice che «a causa del consumo di cocaina e hashish… gli indagati si siano trovati in una condizione di stordimento e di perdita delle capacità di autocontrollo che li rendeva insofferenti al pianto e alle richieste del bambino e interessati solo a ottenere il suo silenzio. E’ da rilevare al riguardo che Alessandro non risulta aver mangiato dal pomeriggio del 15 marzo e perciò è estremamente verosimile che la mancanza di cibo lo rendesse incline al pianto». Quello che Mathas e Rasero hanno fatto ad Alessandro per farlo tacere è dettagliato nell’esame esterno e autoptico dalle «ampie aree ecchimotiche di color viola scuro al capo e al volto, estese alla quasi totalità del cuoio capelluto» a un raggelante elenco di lividi e ustioni «a stampo superficiale e recente da sigaretta» nell’orecchio e all’inguine, ai segni dei denti sul piedino destro «lesività ecchimotiche a stampo di morsicatura compatibile con uno o più morsi», fino alla violenza finale. Quando Alessandro viene afferrato e sbattuto «con un’azione contundente molto violenta con urti ripetuti, almeno due, contro superfici rigide e a margini smussi comprendendo il pavimento o le sponde del letto visionate nell’appartamento». Segni di «presa manuale» anche sulle cosce, probabilmente il piccolo è stato scrollato tenendolo per le gambe.


«Non oltre mezz’ora» scrive il medico legale per valutare quanto il bambino è rimasto agonizzante sul divano, avvolto nella copertina azzurra di pile. Ma in questa notte da sballo, di cocaina e violenza, in cui il sesso è solo fonte di frustrazione perché la donna troppo stordita si nega e l’uomo si infuria per i tentativi respinti di avere un rapporto, come si possono separare con la precisione richiesta dal codice penale le responsabilità? Entrano in gioco da una parte i testimoni dall’altra i «riscontri oggettivi» come i tabulati telefonici e le registrazioni video del residence in quella notte.

«Piangeva per fame, ucciso per zittirlo» – Corriere della Sera

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Chi coltiva (davvero) la pedofilia: da Gilles de Rais alla gender theory si è fatta molta strada, di Francesco Agnoli, in Il Foglio» del 16 marzo 2010


[...]  Il Corriere della sera on line dell’11 marzo ricorda: “Cinquecento siti web pedofili con violenze sessuali su bambini dai 3 ai 12 anni sono stati segnalati oggi in meno di un’ora e 20 minuti alla Polizia postale dai volontari dell’associazione Meter onlus di don Di Noto: “è un orrore senza fine, un fenomeno inarrestabile – commenta il sacerdote – che coinvolge milioni di bambini e tutte le classi sociali”.
Don Di Noto è un sacerdote; un eroe quasi solitario: la sua battaglia di ogni giorno ha certamente una grande efficacia, ma non argina certo la diffusione sempre maggiore di quel materiale pedopornografico che è sicuramente all’origine di molte azioni criminali, in quanto spinge all’emulazione, e influenza molte menti deboli. Foto raccapriccianti di bambini violentati, su cui degli adulti compiono le più svariate efferatezze, circolano sulla rete e fanno “cultura”. Eppure questo non interessa affatto ai nemici della pedofilia a senso unico. Non interessa, diciamo la verità, neppure a molti politici e giornalisti, quasi a nessuno.
Così come nessuno si è veramente indignato allorché in Olanda, alcuni anni orsono, nacque il partito pedofilo. L’Olanda, si sa, è paese estremamente libero, estremamente laicizzato, forse per questo gli si può perdonare tutto: dall’invasione islamica, alla droga libera, al divorzio lampo, alla perversione sessuale diffusa … Eppure la nascita dell’NVD (“Amore del prossimo, libertà, diversità”), avrebbe dovuto far riflettere di più. Tale partito infatti rivendica la diffusione in tv di pornografia (infantile e non) anche durante il giorno, e la liceità del sesso con i bambini e con gli animali, come “semplici varianti” dei gusti sessuali. Della serie: a te piace così, a me cosà!
Non è forse lo stesso messaggio veicolato, più o meno, da molti sostenitori, politicamente correttissimi, della teoria del gender? Non è quello che si sente dire sempre più spesso? Cioè che nessuno ha il diritto di affermare cosa sia l’amore vero, cosa sia la famiglia, cosa sia morale e cosa no? Non si dice sempre più spesso che nessuno ha il diritto di limitare la libera sessualità di chicchessia? Il relativismo trionfante odierno afferma proprio questo, spesso contro la “sessuofobia cattolica”. Non facciamo finta di non capirlo.
Pochi anni fa i radicali – che non cessano di indignarsi selettivamente per le malvagità dei preti, e che arrivano a manifestare, come è accaduto qualche giorno fa a Bologna, “contro la pedofilia clericale e per sostenere l’istituzione di un’apposita commissione d’inchiesta sui numerosi casi di abuso, perpetrati da ecclesiastici su minori”-, ebbero a sostenere in un pubblico e ben pubblicizzato convegno a favore della libertà in internet, e in parte contro le richieste giustamente severe di don Di Noto, che la pedofilia come gusto sessuale è lecita, basta che non diventi azione criminale!

INTERO ARTICOLO QUI: Editoriali & altro …: Chi coltiva (davvero) la pedofilia

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Stalking, crescono le denunce – Il blog ufficiale di Moduli.it – Moduli.it


Ad un anno dall’entrata in vigore del D.L. 23 febbraio 2009, n.11 (cd decreto “antistupri”), che ha istituito nel nostro ordinamento il reato di stalking, sono 5.200 le denunce (+25%) e oltre 1.000 gli arresti effettuati; un quarto delle vittime sono uomini. Lo rende noto il Ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna.Ricordiamo che il decreto legge n.11/2009 (convertito nella legge 23 aprile 2009, n.38) ha introdotto la “reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.Contro il reato si procede d’ufficio solo se commesso nei confronti di minori o di persone disabili, in tutti gli altri casi è necessario che la vittima sporga querela entro 6 mesi dai fatti.

L’INTERA SCHEDA QUI: talking, crescono le denunce – Il blog ufficiale di Moduli.it – Moduli.it

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Stalking, la legge compie un anno, Ministero Dell’Interno – Notizie


Stalking, la legge compie un anno

Sono 5.200 le denunce e oltre 1.000 gli arresti effettuati secondo i dati riferiti dal ministero per le Pari opportunità: ancora le donne i soggetti più esposti

Compie un anno il cosiddetto decreto antistupri (decreto legge 23 febbraio 2009, n.11), che ha istituito nel nostro ordinamento il reato di stalking. E i dati forniti dal ministero della Giustizia – riferiti dal ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna che ha voluto fare il punto della situazione – parlano di una forte crescita (25%) delle denunce, che ammontano a 5200 a fronte di oltre 1000 arresti effettuati.

Le donne, che secondo i dati della Polizia criminale dell’ottobre 2009 erano l’80% delle vittime di stalking, rimangono i soggetti più colpiti, ma c’è da notare che circa il 25% delle segnalazioni e delle denunce provengono da uomini, che risultavano nell’ottobre scorso l’87,14% degli autori delle molestie.

Ad un anno dalla loro entrata in vigore le norme, ha sottolineato il ministro Carfagna, si sono rivelate non soltanto uno strumento di difesa da comportamenti persecutori, ma, soprattutto, uno strumento di prevenzione, consentendo di intervenire anche contro semplici minacce reiterate, prima che possano sfociare in reati più gravi.
Il decreto legge n.11/2009 (convertito nella legge 23 aprile 2009, n.38) ha introdotto, infatti, accanto a nuove misure in tema di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, una disciplina organica in materia di atti persecutori, lo stalking, appunto, reato che si configura in ogni atteggiamento violento e persecutorio, insistente, che costringe la vittima a cambiare la propria condotta di vita.

Perchè è importante denunciare

Per il reato di stalking è prevista anche la reclusione da 6 mesi a 4 anni. Contro il reato si procede d’ufficio solo se commesso nei confronti di minori o di persone disabili, in tutti gli altri casi è necessario che la vittima sporga querela entro 6 mesi dai fatti. È possibile, inoltre, prima di querelare, chiedere un provvedimento di ‘ammonimento’ da parte del questore.

Ministero Dell’Interno – Notizie

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Elvira Dones, scrittrice e giornalista sulla volgarissima frase del presidente del consiglio Silvio Berlusconi. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.


Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.
“Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il
suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”
Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni
avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha
distrutto l’utero.
Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre
come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta
per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei
volentieri due chiacchiere con lei.
Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter
finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
* Elvira Dones, scrittrice-giornalista. Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all?Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista

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Sanita’: in Italia oltre 40 mila donne infibulate, record in Europa


In Italia si contano oltre 40 mila donne infibulate, un numero da record in Europa. Secondo una stima del ministero della Salute, riportata oggi a Milano durante il lancio della campagna di sensibilizzazione ‘Mai più infibulata’ promossa dal Comune, l’incubo della mutilazione segna la vita di oltre 90 mila donne, fra quelle già ‘marchiate’ e quelle a rischio. E nel bilancio dell’infibulazione già subita o potenziale, non entrano soltanto le donne adulte (si contano 26 mila over 40) e maggiorenni (più di 60 mila tra i 19 e i 40 anni), ma anche 400 bambine e 3.500 ragazze dai 14 ai 18 anni (3.500) ….

seguie qui: Sanita’: in Italia oltre 40 mila donne infibulate, record in Europa

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CRUCIANI CESIRA, Dati statistici delle violenze in famiglia, in Altalex


… Sono 6 milioni 734.000, pari al 31,9% le donne tra i 16 ed i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita: * 18,8% le vittime di violenze fisiche, * 23,7% le vittime di violenze sessuali, * 4,8% le vittime di stupri o tentativi di stupri …

segue qui: Dati statistici delle violenze in famiglia

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Anna Maria Nicolò, Adolescenza e violenza – Il Pensiero Scientifico Editore


 
<!–a href="" ></a–> Adolescenza e violenza
Adolescenza e violenza

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Anno: 2009
Autore/Curatore: Anna Maria Nicolò
Pagine: 258
Libro del mese: Luglio 2009
ISBN: 978-88-490-0275-1
Prezzo: € 22,00
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Come accade nei paesi più avanzati, anche in Italia i problemi dell’adolescenza costituiscono una delle principali “emergenze” contemporanee, e la violenza ne rappresenta l’aspetto più eclatante. Il ricorso alla spiegazione sociologica, pur necessaria, si rivela del tutto insufficiente. È necessario coniugare questi studi con gli strumenti psicoanalitici che risultano i mezzi più adeguati a comprendere il problema, grazie ai grandi progressi compiuti nell’individuazione dei meccanismi intrapsichici e interpersonali alla base della violenza e del suo perdurare e organizzarsi. Adolescenza e violenza fornisce un quadro molto articolato dal punto di vista dello specialista, con riferimenti teorici e concettuali di notevole ricchezza grazie anche agli autori che vantano una indiscussa autorevolezza internazionale nel settore. Accanto ad articoli classici che offrono ipotesi convincenti e approfondite sul funzionamento del mondo interno del paziente, altri lavori spaziano sul funzionamento della famiglia e della coppia con problemi di violenza, in un felice rimando tra l’uno e l’altro di questi mondi fantasmatici. Il libro inoltre integra efficacemente un abbondante materiale clinico e di osservazione e soprattutto una documentazione del reale lavoro clinico, rivelandosi uno strumento prezioso per psicoterapeuti, psicoanalisti, psichiatri, psicologi e tutti gli operatori che si occupano dell’età adolescenziale.

Adolescenza e violenza – Il Pensiero Scientifico Editore

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Stalking: come chiedere l’ammonimento al Questore – Il blog ufficiale di Moduli.it – Moduli.it


Il D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito in legge 23 aprile 2009, n. 38, con l’inserimento dell’art. 612-bis nel Codice Penale, stabilisce che “è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.Questo significa che una persona è considerata vittima dello stalking e, dunque, soggetta a tutela anche se gli atti persecutori si concretizzano in pedinamenti, e-mail, telefonate, sms, appostamenti, ecc. e non necessariamente in atti criminosi (percosse, minacce in luogo pubblico, molestie, violenza privata, ecc.) ….

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Legge 9 gennaio 2006, n. 7 – Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile


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numero verde contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili in Italia


800 300 558: un numero verde contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili in Italia

Il servizio, gestito da operatori della Polizia di Stato, nasce dalla collaborazione tra ministero dell’Interno e il dipartimento per le Pari Opportunita’ della presidenza del Consiglio

Le mutilazioni genitali femminili, le origini culturali

Le difficoltà legate al tema delle MGF sono condizionate dall’origine culturale e tendono a rimanere piuttosto stabili nel tempo. Solitamente sono praticate su soggetti molto giovani, in media ragazze che non hanno ancora compiuto 15 anni. Secondo i dati più aggiornati, forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale femminile. L’Africa è di gran lunga il continente in cui il fenomeno è più diffuso (in alcuni paesi la diffusione supera 80%, quasi la totalità della popolazione femminile).

Nel mondo occidentale, si evince da uno studio commissionato dal ministro per le Pari Opportunità, il fenomeno è presente, seppure in modo sommerso. Si calcola, ad esempio, che in Italia su 110 mila donne africane residenti, provenienti dai paesi “a tradizione escissoria”, circa 35 mila hanno subito MGF, prima di venire in Italia o durante il soggiorno. È quindi facile supporre che, nei prossimi anni, tra le bambine e le giovani donne africane residenti in Italia vi siano le potenziali vittime di questa pratica.

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Deriu Fiorenza, Sgritta Giovanni B.,”La violenza occulta. Violenze, abusi e maltrattamenti contro le persone anziane”, Edizioni Lavoro, Roma, 2009, pp. 152, € 14,00


Un’analisi della violenza contro le persone anziane (in Centro Maderna)
Con l’allungamento della vita, cambiano la condizione anziana, l’immagine che gli anziani hanno di se stessi, la rappresentazione di ciò che li minaccia. La percezione dell’insicurezza alimenta la paura e spinge i più fragili a chiudersi nel privato e a rinunciare alla vita di relazione. E tuttavia i frequenti episodi di criminalità comune contro gli anziani sono solo un aspetto del problema. Non meno grave è la violenza che si innesca quando le condizioni di vulnerabilità e dipendenza dell’anziano non autosufficiente entrano in corto circuito. Una minaccia più insidiosa, perché subdola e sottratta alla vista dei più. È nelle pieghe del quotidiano che si avvertono le carenze del legislatore, delle istituzioni, degli amministratori, delle forze sociali e delle stesse famiglie. Fa difetto a tutti la conoscenza della gravità del problema. Molto cammino resta da percorrere per colmare il deficit di controllo negli istituti di cura e ricovero e soprattutto sotto il profilo della prevenzione.

Da: www.edizionilavoro.it)
Deriu Fiorenza, Sgritta Giovanni B.,”La violenza occulta. Violenze, abusi e maltrattamenti contro le persone anziane”, Edizioni Lavoro, Roma, 2009, pp. 152, € 14,00.

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