EDOARDO ALBINATI “vita e morte di un ingegnere” (Mondadori)


Vita e morte di un ingegnere” (Mondadori) di Edoardo Albinati è un libro bello e sincero, diretto, per quando direttamente si possa dire qualcosa della morte e dei suoi immediati dintorni, della vita in quella finisterre che è la malattia …che attacca e non lascia speranza.

E’ una resoconto autobiografico, scritto a pochi mesi della malattia e della morte dell’ingegner Albinati, padre dello scrittore e al tempo stesso è un’indagine a ritroso nel tentativo di capire chi sia stato quell’uomo che era suo padre.

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Fausto Paravidino, IL DIARIO DI MARIAPIA, al Teatro Franco Parenti di Milano, dal 10 al 17 Ottobre 2012


Fausto Paravidino, Il diario di Mariapia

al Teatro Franco Parenti di Milano, dal 10 al 17  Ottobre 2012

Recita la sintesi proposta dal programma del Teatro Franco Parenti:

“da uno dei pochissimi italiani rappresentati dalla Comédie Francaise, una commedia che trasforma il dolore di una storia comune e personale, quella della malattia terminale di sua madre, in una vittoria sul tabù della morte.”

Una scarna scenografia riempita dallo spessore degli sguardi, dei silenzi, dei sussurri, delle esitazioni, dei sorrisi, dell’amore.

Così sul palco – al centro Mariapia che vive il suo ultimo tratto – si rincorrono i diversi protagonisti che accompagnano questa vicenda, rappresentati da Fausto Paravidino e Iris Fusetti, che oltre ad essere se stessi, diventano man mano parenti, medici, operatori che si avvicendano intorno al letto della malata.

Fausto, da figlio qual è veramente anche nella realtà, diventa lo zio Cesare, fratello di Mariapia, incapace di accostare il dolore e perennemente concentrato sull’ora dei pasti.

Inoltre, con cappello e bastone, si trasforma nel vicino di camera che, con una lapidaria battuta sottolinea alla morente, circondata dai figli in un momento di lucida ilarità, che lì “c’è gente che soffre”.

Iris, compagna di Fausto, impersonifica Marta, infantile e immatura secondogenita di Mariapia che, ancora sconvolta dalla perdita del padre, trova nell’impegno universitario il falso alibi per mantenere una non troppo coinvolgente distanza da quel letto di agonia.

Veste pure i panni della rispettata dottoressa Varese, integerrima oncologa ma rincuorante terapeuta di Mariapia alla quale spiega l’origine della sua sorprendente stanchezza: la fatigue.

Iris, ancora, gioca il ruolo dell’insulsa e svicolante fisioterapista alle prese con l’ineluttabilità di un corpo in precipitoso decadimento, di cui decanta con falsi complimenti un inesistente miglioramento.

Al centro lei, Mariapia (nella magistrale recita di Monica Samassa) e le sue parole. Una voce sommessa che cerca di catturare i pensieri sfuggenti per consentire a Fausto di scriverli e consegnarli al mondo, così come le ha suggerito l’oncologa.

Parole che si ripetono mentre sfumano nella fatigue: il rullo compressore, il mare d’ovatta,l’inutilità delle “corse” della vita, il tempo perso a studiare Rifkin, il “non sentire niente”. Ripetizioni che si accavallano, confusioni della memoria che a sprazzi ritorna e mescola nomi e ruoli delle persone amate, luoghi e sapori di tempi lontani, mentre la penna di Fausto scorre veloce sulle pagine del quaderno che si riempie giorno dopo giorno.

E se lo zio Cesare rimane interdetto e fatica a ricollocare i nomi che Mariapia rievoca, Fausto accetta e interroga la madre su ciò che sente, riconducendola lentamente dal baratro depressivo al sorriso dei riccioli delle guglie e dei rotolini dietro le orecchie.

Fausto che è lì, per se stesso, per la sorella che abbraccia e conforta, per la madre che sta morendo, per fermarsi di scrivere quando non ci sono più parole e per interrompere di dar da mangiare a quel corpo che, stando alle parole dei medici, avrebbe dovuto cessare di vivere già da tempo.

Una morte in diretta?

No, non è questo ciò che accade, quanto piuttosto la rappresentazione della rarefatta visione di una storia sprofondata nel mare d’ovatta, dove però galleggiano e riaffiorano i volti più amati, quelli che la fatigue non riesce ad annullare.

Morte in diretta? No. Il volto di Mariapia sorride mentre guarda Fausto e Marta. Ci si attenderebbe l’ultimo respiro e invece improvvisamente Mariapia si eleva con un balzo sul proscenio, tenendo per mano i figli, mentre gli spettatori , sorpresi, indugiano qualche istante prima di scoppiare in un commovente applauso che richiamerà alla ribalta per quattro volte gli attori.

Vai anche alla intervista (video ed audio)  di Daria Bignardi a Fausto Paravidino (Invasioni barbariche del 30 marzo 2012)

Testo e regia Fausto Paravidino
con Monica SamassaIris Fusetti, Fausto ParavidinoProduzione Fondazione Teatro Regionale Alessandrino

Durata 98 minuti

Fausto Paravidino
, trentasei anni, fuori classe della scena, attore, regista e autore, è uno dei pochissimi italiani rappresentati alla Comédie Française.Il diario di Maria Pia è una commedia che trasforma il dolore di una storia comune e personale, quella della malattia terminale di sua madre, in una vittoria sul tabù della morte, che ci commuove e sorprendentemente ci diverte.Una festa del teatro che comincia con Shakespeare, alla ricerca del senso della vita, e diventa una sfida alla recitazione, con Fausto Paravidino e Iris Fusetti impegnati, oltre che nel ruolo di se stessi, anche in quello di medici e parenti, e Monica Samassa, elogiatissima, in quello della madre.

Isabel, il travaglio del lutto, di Nicola Ferrari, segnalato da Antonio Bellicoso per SOS servizi sociali online


“Isabel, il travaglio del lutto” scritto dal Dr. Nicola Ferrari. E’ un articolo davvero eccezionale sia per quello che racconta, sia per il racconto, sia per come è scritto…è Nicola, inconfondibile.

Potete scaricare l’articolo alla pagina 

http://www.servizisocialionline.it/travaglio-del-lutto-isabel.htm

FORMARE LA CRISI di Nicola Ferrari, segnalato da SOS servizi sociali online


Libro di grande interesse del nostro articolista psicopedagogista e formatore Dr. Nicola Ferrari dal titolo “Formare la crisi”.

Potete scaricare la scheda del libro alla pagina http://www.servizisocialionline.it/formare-la-crisi.htm

segnalato da SOS servizi sociali online

Nicola Ferrari, psicopedagogista, formatore, svolge attività di supporto alle persone in lutto nell’Associazione Maria Bianchi.
Ha ideato il servizio Cor-rispondenze per il sostegno nella perdita tramite mail e la metodologia della narrazione guidata per i gruppi di auto mutuo aiuto.

Ferdinando Camon su: Diego De Leo, Alberta Cimitan, Lutto traumatico: l’aiuto ai sopravvissuti


Diego De Leo, Alberta Cimitan, Kari Dyregrov, Onja Grad e Karl Andriessen, Lutto traumatico: l’aiuto ai sopravvissuti, Alpes editore, Roma 2011, pagg. XVIII-202, euro 23,00

L’angoscia più grande: perdere un figlio. Come sopravvivere

“La Stampa – Tuttolibri” 4 febbraio 2012

Non c’è situazione più angosciata di chi perde un figlio. Specialmente se lo perde d’improvviso, non per malattia ma per incidente stradale. I genitori passano di colpo dalla felicità alla disperazione, e dalla disperazione non escono più com’erano prima. Se escono. Perché non tutti ce la fanno: la perdita di un figlio apre una voragine nella famiglia, e in quella voragine può essere inghiottito qualche altro famigliare. Il sopravvivere non è continuare a vivere, perché niente continua come prima. Il non-sopravvivere, il farla finita, è anche un tornaconto, un interesse: condensa in un attimo la sofferenza che altrimenti sarebbe diluita per anni o decenni. E poi, ateo o credente che sia il genitore che la fa finita, c’è sempre in lui l’illusione, la speranza, di andare dov’è il figlio: la fine come un ricongiungimento, un nuovo inizio. Perciò la perdita di un figlio è un grande tema letterario e artistico. Malick ne fa lo spunto di partenza per il suo film The tree of life, Palma d’oro 2011: il film comincia dolce ed elegiaco, vita di campagna, paesaggi stupendi, improvvisamente una lettera informa che un figlio è morto, e subito una voce chiede ai cielo: “Cosa siamo noi per te?” e dall’alto scende una risposta raggelante: “Dov’eri tu, quand’io creavo le galassie e gli abissi?”. Come dire: sei un niente, non hai diritto di fare domande. È il tema del film La stanza del figliodi Nanni Moretti, Palma d’Oro del 2001 (ma dunque Cannes ama il lutto?). È il tema del libro luttuoso per eccellenza, Tutti i bambini tranne uno, di Philippe Forest, scritto per la morte della figlia, per la quale il padre pensò e pensa ancora ogni tanto al suicidio. A questo dolore che non ha rimedio ora un gruppo di psichiatri offre un vademecum per cercare di uscirne, una guida per ridare senso alla vita. L’idea di mettere insieme questo gruppetto di studiosi è di uno psichiatra italiano che ha patito in prima persona la perdita non di un figlio ma di due: nello stesso incidente. Precipitando così da una vita stracolma e un’esistenza deserta. I figli di Diego De Leo avevano 19 e 17 anni, erano due maschi. Se c’è un’età in cui si amano i figli di un amore privo di ambivalenza, è quella. Da genitori, si con-vive la loro vita presente e si pre-vive la loro vita futura. E questo riempie il presente e il futuro. Persi i figli, lo psichiatra Diego De Leo ha avuto una reazione umanamente sublime: fare di quella sventura una forza per l’umanità, registrare le tappe di una via d’uscita e metterle a disposizione di tutti coloro che ne hanno bisogno. Anzitutto ha sentito, insieme con la moglie Cristina, che il lutto non cancella, ma rafforza la genitorialità. E che i figli perduti continuano a vivere con te, se tu vivi per loro, e per salvare gli altri genitori che han perso figli come i tuoi. I coniugi De Leo han cercato e trovato nel mondo psichiatri che lavorano sul lutto, si son messi insieme per sommare le esperienze, e ora stampano insieme Lutto traumatico, l’aiuto ai sopravvissuti.  È una miniera di insegnamenti. Il primo insegnamento è che si può lavorare per i figli anche se non ci sono più, risolvere all’umanità il problema che la loro morte ha lasciato. L’umanità è un cerchio, che si stringe a te con gli amici: gli amici diventano la tua nuova famiglia. È una famiglia che sa, e tutto quello che dice dipende da questo sapere: non ti può ingannare o mentire, perché nel grande dolore funzionano solo le parole autentiche. Il dolore è un crivello, che separa le parole vere da quelle false. Uscire dal lutto si può esprimendolo: l’espressione è liberatoria se rivela, se nasconde è repressiva. Il lutto porta a scartare le persone infide, a cercare quelle amiche. A volte, non di rado, porta al divorzio, perché se c’era un solco tra marito e moglie, diventa un abisso. Il lutto comprende la protesta, la ricerca, la disperazione, la depressione, si riduce quando comincia la riorganizzazione, e la riorganizzazione va insieme col senso (difficile a dirsi) di un guadagno: una più completa verità.

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potenziare la capacità di facilitare un gruppo di auto aiuto a supporto delle persone in lutto, Suzzara (MN), 10 e 11 marzo 2012, a cura di www.mariabianchi.it


Per potenziare la capacità di facilitare un gruppo di auto aiuto a supporto delle persone in lutto, è organizzato il percorso formativo di secondo livello che si terrà a Suzzara (MN) presso la nostra sede nei giorni  Sabato 10 e Domenica 11 Marzo 2012.

 

o nel sito 

 

Il percorso, riservato a facilitatori già attivi o a chi ha vissuto precedenti esperienze formative sul tema, prevede la possibilità di implementare le competenze del facilitatore secondo il nostro approccio della ‘narrazione guidata’.

Alessandra Cicalini, Hospice, per stare insieme fino alla fine – Blog di Stannah | Muoversi Insieme



Quando si avvicina il momento di dire addio a una persona amata che sta morendo, si vorrebbe avere almeno il tempo per parlarle ancora un po’ con il cuore aperto; non sempre però si ha la possibilità di salutarsi. Qualcuno, invece, questo straziante privilegio ce l’ha, com’è successo a Mina Welby che ha voluto condividerlo con il pubblico del programma televisivo Vieni via con me. Il suo Piergiorgio le ha detto delle cose nel suo ultimo giorno che questa minuta signora altoatesina ha letto con voce ferma e un leggero sorriso, convinta com’è ancora oggi di essere stata sempre felice accanto a lui. Del resto, secondo Mina Welby niente accade per niente e se è toccata a lei questa prova, era perché, da qualche parte, lassù, si era capito che aveva la forza per affrontarla. Non tutti, però, hanno lo stesso coraggio della signora Welby: proprio a questo scopo sono nati gli hospice, luoghi in cui ci si prende cura non solo della persona morente, ma anche dei familiari.

segue qui:

Alessandra Cicalini, 2 novembre, ricordiamo i nostri cari defunti – Blog di Stannah | Muoversi Insieme


…. il lutto è uno stato personale privatissimo davanti al quale molto spesso è meglio tacere. Per questo preferiamo lasciarvi alle parole scritte l’anno scorso per Muoversi Insieme in analoga occasione dalla nostra Luciana Quaia.

Da parte nostra, vi auguriamo una giornata della memoria più lieve possibile.

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da: 2 novembre, ricordiamo i nostri cari defunti – Blog di Stannah | Muoversi Insieme.

Anne Ancelin Schützenberger e Evelyne Bissone Jeufroy Uscire dal lutto, Di Renzo Editore


Anne Ancelin Schützenberger e Evelyne Bissone Jeufroy

Uscire dal lutto

Pagine: 88 – Prezzo: € 12.00
ISBN: 8883232282 – Anno di pubblicazione: 2009
Note:

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La vita è fatta di cambiamenti e di perdite di ogni tipo, per i quali dobbiamo elaborare il lutto: morte, storie d’amore finite, licenziamento o pensionamento, esilio, traslochi… Spesso non abbiamo né l’energia, né la libertà di spirito, né la capacità di prendere decisioni positive e passiamo il nostro tempo a “ruminare”. Superare la propria tristezza e imparare a vivere di nuovo, ritrovare la pace interiore, la serenità, dare un altro senso alla propria vita: questa è la ragion d’essere di questo libro.
Per uscire dal lutto, è necessario – vitale – ridarsi la carica, lasciare la presa, perdonare, accettare la perdita. Per farlo esistono delle tecniche e tutte passano per lo stesso cammino: circondarsi di amici, concedersi qualche piacere, ricostituire una scorta di “vitamine” emozionali…

Anne Ancelin Schützenberger, psicoterapista di fama internazionale è professore emerito di Psicologia all’Università di Nizza e co-fondatrice del “International Association of Group Psicotherapy”.

Evelyne Bissone Jeufroy, psicologa, è specializzata nell’accompagnamento individuale dei quadri aziendali
Di Renzo Editore

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Giuseppe Marcenaro CIMITERI Storie di rimpianti e di follie, Bruno Mondadori 2008


Giuseppe Marcenaro
CIMITERI
Storie di rimpianti e di follie
Non luogo per eccellenza, il cimitero è una realtà vitalissima. Per definizione è un territorio “oltre”, destinato ad accogliere i defunti che, espurghi dell’esistente, vengono ammucchiati a parte, fuori dal consesso dei viventi.
Il cimitero, spazio fisico e mentale dove sono messe in gioco le angosce suscitate dal rimpianto per qualcuno che se ne è andato (o finalmente toltosi dai piedi), è il controtipo lucido e inconscio della più aulica follia umana: la sopravvivenza di se stessi.
Nei cimiteri tutto si svolge sotto mentite spoglie, giacché sono soltanto i viventi che conferiscono senso al luogo più inverosimile mai inventato dall’uomo. I morti sono inerti. Possono tuttavia permettersi periodici ritorni nella mente di coloro che stanno ancora fuori dei funebri recinti: vicende che riguardano lembi di esistenza, storie di transiti, di salme, ossa, ceneri, materiali trafficati dai vivi nell’insistenza strenua, quanto inutile, di conferire ordine a quegli strani oggetti, fisici e mentali, che sono l’avanzo dei viventi di ieri.
Sotto forma di culto dei morti, nel vacuo fasto delle tombe, gli ancora non estinti tentano di esorcizzare il molesto terrore di non essere più. D’altra parte il cimitero è un affare che riguarda sempre e soltanto chi non vi è ancora andato a finire. Vale.
INDICE
Tobol
Così muore la carne
Pellegrinaggio
Chausseestrasse
Krasnaja Ploscad
Enciclopedia russa
Invalides
Calendario
Flânerie
Gonards
Loculo 563
Beth-Hachajim
Sotto una piramide
Restaurant Russe
Monte Vaea
Cimetière marin
Tallahassee
Orto lapidario
Nevermore
John Martin
Polveri
Genius loci
Eroici resti
Fort Sumner
La mano del morto
Saint-Louis de Dreux
Il prato di Melaten
Memorial Romanov
Highgate
British War Cemetery
Qaytbay
Exit

BRUNO MONDADORI

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Ricordo di Giovanni Jervis


Ricordo di Giovanni Jervis

immagine evento

E’ morto a Roma Giovanni Jervis, grande intellettuale del 900 che iniziò la sua carriera con Ernesto De Martino e passò poi a lavorare con Basaglia diventando uno dei padri dell’antipsichiatria. Lo ricordiamo ascoltando alcuni dei suoi ultimi interventi a Fahrenheit scelti dall’archivio. La puntata del 25 agosto 2008, quando presentò il libro Un filo tenace, e quella del 18 aprile 2008, una puntata speciale che mandammo in onda in occasione dei 30 anni dalla Legge Basaglia ( prima parte della puntata sulla 180, seconda parte della puntata sulla 180).

Articolo su La Stampa di Mario Baudino

Radio 3 – Fahrenheit

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Diritto di vivere, diritto di morire, sospensione delle cure e lutto | RadioRadicale.it, 9 febbraio 2008


Diritto di vivere, diritto di morire, sospensione delle cure e lutto

III giornata di studio dell’Associazione AMA Milano Monza Brianza in cui si propone un momento di riflessione e studio per comprendere maggiormente se e in che modo la decisione, condivisa o subita, di interrompere le cure influisca sul processo del lutto

Diritto di vivere, diritto di morire, sospensione delle cure e lutto | RadioRadicale.it.