‘ndrine calabresi: Testimone suicida, arrestati familiari – Corriere.it

Aveva descritto nei particolari gli affari sporchi e le attività criminali e gli omicidi commessi dalla cosca Bellocco di Rosarno, alleata dei Pesce, una delle ‘ndrine più potenti in Calabria. Maria Concetta Cacciola, 31 anni, figlia di Michele Cacciola, cognato del boss Gregorio Bellocco, si era poi suicidata con acido muriatico, il 22 agosto scorso.

L’OPERAZIONE - Giovedì mattina i carabinieri della compagnia e gli agenti del commissariato di Gioia Tauro hanno arrestato i suoi genitori, Michele Cacciola, 54 anni, Anna Rosalba Lazzaro, 48 anni e il fratello Giuseppe, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia violenza e minaccia per costringerla a ritrattare le sue confessioni. 

da Testimone suicida, arrestati familiari – Corriere.it.


l’assassino pluriomicida cesare battisti , condannato dai tribunali italiani a quattro ergastoli, festeggerà la sua impunità al carnevale di rio sghignazzando sul dolore delle vittime sopravvissute

l’assassino pluriomicida cesare battisti , condannato dai tribunali italiani a quattro ergastoli, festeggerà la sua impunità al carnevale di rio sghignazzando sul dolore delle vittime sopravvissute.

Ciò è dovuto a:

 


Anna Oliverio Ferraris: Un uomo di 26 anni, pregiudicato per spaccio, litiga con moglie e suocera e come reazione lancia il figlioletto di 16 mesi nelle acque del Tevere

Un uomo di 26 anni, pregiudicato per spaccio, litiga con moglie e suocera e come reazione lancia il figlioletto di 16 mesi nelle acque del Tevere, in una mattina gelida di una Roma insolitamente coperta di neve. Colto da raptus, si dice.

  • Ma dietro al raptus c’è sempre dell’altro, ravvisabile nello stile di vita, nel carattere, nel tipo di relazioni che una persona intrattiene con i propri familiari e con il mondo, nel suo equilibrio psichico. In questo caso emerge una personalità immatura e vendicativa tipica di un uomo incapace di controllare i propri impulsi, con una visione strumentale delle altre persone.

Come Medea, anche se di sesso maschile, questo giovane padre ha colpito la moglie attraverso il figlioletto, come se il piccolo fosse un oggetto, una sua proprietà e non invece una persona a pieno titolo con le sue necessità, la sua individualità e i suoi diritti, tra cui in primo luogo quello di vivere.

  • Questo caso ripropone in maniera esasperata e tragica il problema dell’atteggiamento di alcuni genitori nei confronti dei figli che diventano un terreno di guerra quando i rapporti tra di loro si fanno critici.

Una condizione che emerge molto chiaramente in alcune cause di separazione e di divorzio dove i figli vengono usati in maniera strumentale come armi di ricatto, come spie o come ostaggi contro l’ex, senza preoccuparsi delle sofferenze che vengono loro inflitte e delle conseguenze che tali dolori precoci potranno avere sulla loro vita futura.

  • Proprio perché sui bambini si investono forti sentimenti, colpendo i bambini si ha la certezza non solo di colpire il partner al cuore, ma anche di distruggere l’idea stessa di famiglia e tutto ciò che si è realizzato insieme.
  • La nota psicoanalista Alice Miller spiegava nei suoi scritti come i figli, in particolare i più piccoli, corrano dei forti rischi quando il genitore ha una personalità immatura, non ha risolto problemi legati alla propria infanzia, è egocentrico e incapace di gestire le proprie dinamiche emotive.

Essi diventano facilmente le vittime designate in quanto prossimi al genitore e impossibilitati a difendersi. Ma colpendo il proprio figlio un genitore rivela anche il desiderio di colpire se stesso e se non ne ha una coscienza immediata, perché travolto dall’emozione e dall’azione violenta, dovrà prenderne atto successivamente.

Cosa fare per mettere in sicurezza i bambini da situazioni e dinamiche a rischio che, anche se non così estreme, potranno lasciare una ferita psichica per il resto della vita.

  • E’ di estrema importanza che si affermi in modo diffuso una cultura dell’infanzia in cui i bambini non siano visti come proprietà dei genitori, come loro appendici di cui disporre a piacimento.

Non bisogna infatti confondere l’amore con il possesso, le cure con il blocco dell’autonomia e la mancanza di rispetto. Alcune famiglie poi, come quella al centro di questa tragica vicenda, andrebbero seguite da vicino specialmente quando i genitori vivono nell’illegalità e/o quando emergono condizioni di forte conflittualità tra i partner.

fonte: Il Messaggero


Sergio Tramma, Legalità illegalità, Laterza, 2012, p. 152

Legalità illegalità
Legalità illegalità
Edition: 2012
Series: BUL [650]
ISBN: 9788842098263
Subject area: Pedagogy and didactics

A.C.A.B. (film di Stefano Sollima, con Pierfrancesco Favino) e il principio di LEGALITA’

Il film ACAB racconta le vicende dei tre poliziotti Cobra, Negro e Mazinga, che hanno più di 40 anni e militano nel VII Nucleo di Polizia, un reparto speciale mobile in prima linea contro ultrà, black bloc, No Tav etc.

Tratto da un libro di Carlo Bonini il film il cui titolo è l’acronimo di All cops are Bastards (tutti i poliziotti sono bastardi) racconta la storia di questo gruppo di poliziotti del reparto celere con toni duri e violenti, raccontando da un punto di vista diverso manifestazione ed eventi pubblici dentro il casco di un poliziotto.

da A.C.A.B. – Film (2012)

 


Carlo Federico Grosso: Tav, punite le violenze personali, non il movimento – LASTAMPA.it

viviamo in uno Stato di diritto, nel quale è giustamente riconosciuto il diritto di esprimere, anche in forma dura, il proprio dissenso e la propria opposizione alle decisioni delle autorità, ma nel quale non è consentito usare la violenza contro persone o cose per affermare, e fare eventualmente prevalere, le proprie disapprovazioni.

D’altro canto, se si riscontra la commissione di reati, è dovere dell’autorità giudiziaria procedere secondo le regole stabilite dal codice di procedura penale: aprendo indagini, eventualmente arrestando, esercitando l’azione penale nei confronti di coloro a carico dei quali sono emersi sufficienti indizi di colpevolezza. Si tratta di un ulteriore profilo del principio di legalità sul quale si fonda lo Stato di diritto.

Proprio perché viviamo in uno Stato di diritto, a ciascun indagato (ed a ciascun arrestato) è d’altro canto riconosciuto il diritto di difendersi in un giusto processo, dimostrando la propria innocenza o la liceità di ciò che si è commesso e per il quale si è accusati.

….

le imputazioni configurate dalla Procura della Repubblica meritano qualche ulteriore riflessione.

Innanzitutto, mi sembra doveroso sottolineare che la Procura di Torino ha contestato, a soggetti singoli ed individuati, specifiche condotte che hanno cagionato lesioni personali o dato luogo a violenza o resistenza a pubblici ufficiali. In questa prospettiva è evidente che l’autorità giudiziaria non ha in nessun modo inteso criminalizzare il «movimento», o minacciare il diritto delle popolazioni interessate a dissentire o protestare contro l’Alta velocità. Ha, semplicemente, colpito singole persone che si sono rese individualmente responsabili di singole (o plurime) azioni illegali.

La preoccupazione che non si facesse confusione fra tali piani è apparsa d’altronde chiara nelle parole del Procuratore Caselli …

tutto l’articolo qui: Tav, punite le violenze non il movimento – LASTAMPA.it.


Decreto svuota carceri, il Senato approva il ddl del ministro Severino | Politica 24

Il Senato ha approvato il decreto svuota carceri, contenuto nel ddl del ministro Paola Severino. I senatori hanno detto sì al provvedimento con una maggioranza di 226 favorevoli, 40 contrari e 8 astenuti. Adesso, il decreto sullo smaltimento del sovraffollamento delle carceri passa alla Camera, che lo dovrà esaminare e porre ai voti. I partiti che si sono detti favorevoli al decreto svuova carceri sono stati il Pdl, il Pd e il Terzo Polo. Hanno votato contro, invece, l’Idv e Lega Nord. Alcune delle caratteristiche del nuovo decreto svuota carceri sono gli arresti domiciliari, per alcune tipologie di giudizio, e la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, entro il 31 marzo 2013: i cosiddetti manicomi criminali.

vai all’intero articolo qui: Decreto svuota carceri, il Senato approva il ddl del ministro Severino | Politica 24.


Gli ospedali psichiatrici giudiziari: reportage di C. Carpinelli, Radio 24

 Radio 24 

Gli ospedali psichiatrici giudiziari: reportage di C. Carpinelli…- Italia in controluce – Radio 24  via

EVERSIONE, situazione eversiva: taxisti, Lega di Maroni e Bossi, estremismo sindacale della Cgil di Camusso, contestazioni violente e minacce di morte a Pietro Ichino,violenze fisiche nei confronti di Equitalia, movimento dei forconi in Sicilia, il “succederà l’ira di dio” di Beppe Grillo, …

Eversione, dal latino “evertere”: abbattere

Insieme di atti violenti e criminosi, volti a creare disordine, sconvolgimento specialmente politico

Sfumature linguistiche: distruzione, abbattimento, rovina …

da IL VOCABOLARIO DELLA LINGUA ITALIANA, Treccani

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Non si ferma la protesta del Movimento dei Forconi in Sicilia. Nell’isola ora scendono in piazza anche gli studenti, a fianco del movimento Forza d’Urto. Palermo il corteo degli studenti è partito verso le 10 da piazza Indipendenza e ha attraversato la città fino al porto, ormai chiuso da due giorni, dove i giovani si sono uniti al presidio del movimento. Momenti di tensione nel capoluogo siciliano dove è stata bruciata anche una bandiera italiana durante il corteo. Anche le altre città sono state teatro delle manifestazioni studentesche come a Catania, a Vittoria in provincia di Ragusa e a Canicattì in provincia di Agrigento.

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Umberto bossi della lega nord insulta pubblicamente il presidente della repubblica reato di vilipend

www.petizionionline.it

Umberto Bossi della Lega Nord Insulta pubblicamente il Presidente della Repubblica: reato di vilipendio, Crea la tua petizione online, cambiamo questo mondo dal basso. Firma per per le tue battaglie

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Tassisti “pronti alla guerra”. Lo Sciopero dei Taxi minaccia di 

www.infomotori.com/…/tassisti-pronti-alla-guerra-lo-sciopero-dei-tax
1 giorno fa – Lo Sciopero dei Taxi minaccia di bloccare Roma, Fiumicino e l’Italia. Monti in trattativa, Alle 12 incontro a Palazzo Chigi tra sindacati e governo 
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Camusso rompe con il governo – Corriere della Sera

www.corriere.it › Economia
19 dic 2011 – La leader della Cgil: «Situazione grave Ma quella di Monti non è la ricetta giusta». Camusso rompe con il governo: «Sulle pensioni un 
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  1. Ichino contestato all’Università

    Corriere del Mezzogiorno‎ – 30 minuti fa
    NAPOLI - Pietro Ichino contestato a Napoli. Il senatore Pd e giuslavorista era ospite oggi pomeriggio, venerdì, dell’ateneo Federico II.

    7 articoli correlati

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istigatori di violenza ed eversione: L’anatema di Beppe Grillo “Fuori Tutti! Destra, sinistra… o succederà l’ira di Dio!” – Agorà

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  1. Notizie relative a attentati equitalia


    Altopascio.info
    1. Equitalia sotto il tiro degli hacker

      Il Sole 24 Ore‎ – 9 ore fa
       alle manifestazioni di piazza, agli attentati anche sanguinosi,  Al punto che Equitalia, dopo aver cercato di respingerlo insieme a Sogei (il gestore 

      52 articoli correlati

  2. Nuovi attentati e minacce a Equitalia tre ordigni a Napoli, nessun 

    www.repubblica.it/…/napoli_nuovi_attacchi_a_equitalia_scoppiano_t…

    3 giorni fa – Le esplosioni, da bombe artigianali, nel capoluogo campano danneggiano alcune saracinesche. A Roma, manichini impiccati davanti a una 

  3. Fisco: Grillo, capire ragioni attentati Equitalia, Monti la chiuda 

    www.adnkronos.com › News › Politica

    2 gen 2012 – Roma, 2 gen. (Adnkronos) – “Continuano gli attentati contro gli uffici diEquitalia, nelle ultime ore sono avvenuti a Foggia e Modena. Si puo’ dire 


La Corte di Assise di Palermo ha condannato all’ergastolo 5 boss per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido l’11 gennaio ’96, da Rainews24.it

Giuseppe Di Matteo

Giuseppe Di Matteo

Palermo, 16-01-2012

La Corte di Assise di Palermo ha condannato all’ergastolo 5 boss per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido l’11 gennaio ’96.

A 12 anni condannato il pentito Gaspare Spatuzza. Carcere a vita per Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Luigi Giacalone, Francesco Giuliano e Salvatore Benigno.

I giudici hanno riconosciuto, inoltre, una provvisionale di 80mila euro alla madre del ragazzino, Francesca Castellese, e 50mila al fratello Nicola che si erano costituiti parte civile. Il padre Santino Di Matteo, invece, non aveva compiuto questo passo per non mettere in difficolta’ gli altri due.

Sostanzialmente confermate, dunque, le richieste formulate il 7 novembre scorso dal pm Fernando Asaro il quale per Spatuzza, però, aveva chiesto una condanna più lieve, 10 anni.

Il ragazzino era stato sequestrato il 23 novembre 1993. L’obiettivo dei mafiosi era tappare la bocca al pentito Santino Di Matteo, padre dell’ostaggio. Il collaboratore continuò invece a parlare e il figlio fu ucciso, e il corpo sciolto nell’acido, su ordine di Giovanni Brusca, nel gennaio 1996, dopo oltre due anni di prigionia.

Per l’accusa Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro erano perfettamente consapevoli, al momento del sequestro del piccolo Di Matteo, che l’ostaggio sarebbe stato comunque ucciso.

da Rainews24.it.


i “suvisti” e le regole: Vigile urbano travolto e ucciso da un Suv dopo una multa e una lite – Milano

VITTIME E CRIMINI

Un vigile urbano è stato travolto e ucciso dal conducente di un Suv, dopo aver litigato – a quanto è stato per ora possibile sapere – per una multa. L’uomo, 43 anni, è spirato poco dopo il suo ricovero all’ospedale Niguarda. Il conducente dell’auto è riuscito a scappare ed è tuttora ricercato: dovrà rispondere dell’accusa di omicidio volontario. Sul posto è intervenuita una pattuglia della Polizia locale, che sta svolgendo gli accertamenti.

da: Vigile urbano travolto e ucciso da un Suv dopo una lite – Milano

quando avvengono episodi di questo tipo penso ai “garantisti” di sinistra e di destra

Paolo Ferrario

cronaca successiva:

15 genniaio 2012

Svolta nelle indagini sul vigile investito e ucciso da un suv a Milano. Un fermo è stato eseguito nelle scorse ore a carico di uno dei due nomadi sospettati di essere gli autori dell’omicidio di Niccolò Savarino. Il fermo è stato eseguito in Ungheria, l’uomo si chiamerebbe Goico Jovanovic anche se sulla sua identità sono in corso accertamenti per via dei suoi numerosi alias.

Il fermo è stato eseguito dagli investigatori della Squadra Mobile di Milano nel Paese dell’Est dove il nomade si era recato riuscendo ad eludere le prime ricerche. Si ritiene che l’uomo fosse alla guida del suv nel momento in cui l’auto ha travolto il vigile. Sarebbe quindi lui quello nella posizione più grave tra i due ricercati.L’uomo fermato dalla polizia in Ungheria risulta un personaggio dall’ampio curriculum criminale. Al suo attivo, oltre che numerose truffe

da: http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/articoli/1034005/vigile-ucciso-fermato-uno-dei-due-nomadi-in-ungheria-voleva-fuggire-in-sudamerica.shtml

La storia del ragionier Gianluca Casseri, pistoiese di 50 anni che a Firenze s’è messo a sparare sui senegalesi di piazza Dalmazia e poi del mercato San Lorenzo due morti, almeno 4 feriti e alla fine Casseri s’è tirato un colpo in bocca, di Giorgio Dell’Arti in ALTRI MONDI

La storia del ragionier Gianluca Casseri, pistoiese di 50 anni che a Firenze s’è messo a sparare sui senegalesi di piazza Dalmazia e poi del mercato San Lorenzo due morti, almeno 4 feriti e alla fine Casseri s’è tirato un colpo in bocca, somiglia alla storia di cui parliamo anche nelle notizie tascabili a fianco del saldatore marocchino Nordine Amrani, di 32 anni che quasi nelle stesse ore tirava granate sui pacifici cittadini di Liegi, e poi li mitragliava a colpi di kalashnikov 5 morti, più l’assassino che alla fine s’è tolto la vita. Sono storie a loro volta imparentate con quella del massacratore norvegese Anders Behring Breivik e, per il profilo culturale di Casseri, anche con la vicenda dell’assalto agli zingari della Continassa, in Torino, per via di una sedicenne che si credeva a torto stuprata.

Dobbiamo raccontare bene il fatto di Casseri.

Un tipo tozzo, grosso, che però in una foto di qualche anno fa appare ben più magro e con la barba. S’era trasferito a Firenze da poco. Aveva fondato una rivista, La Soglia, dedicata al fantasy. Aveva scritto di se stesso sul web: «Nasce a Cireglio PT nel 1961, mentre l’uomo va nello spazio e il cielo si eclissa per la massima eclissi del XX secolo. All’età di dodici anni, folgorato dall’incontro con H.P. Lovecraft, si aliena definitivamente dal cosmo ordinato che ci circonda. I suoi molteplici interessi nel fantastico, tutti rigorosamente inattuali, spaziano da Flash Gordon al cinema di fantascienza degli anni Cinquanta, dagli autori di Weird Tales ai film di Val Newton e oltre. Nel 2001, in pieno trionfo di Internet, ha la geniale idea di fondare una rivista cartacea, La Soglia, dove sfoga le sue manie multimediali. Per distrarsi dalle cose serie pare che faccia il ragioniere». Frequentava Casapound, rete di circoli culturali fascisteggianti, che però hanno preso le distanze dalla strage e sul loro sito hanno messo la frase: «Nel dna di Casapound la xenofobia non è contemplata».

Com’è andata la sparatoria?

Casseri doveva aver litigato con qualcuno, forse uno di quegli ambulanti senegalesi ma non è detto, fatto sta che ieri intorno all’una appare in piazza Dalmazia la sua Polo bianca. Casseri la lascia in seconda fila e va dagli ambulanti, impugna una Magnum 357, spara, abbatte tre di quei poveretti due morti e un ferito e poi fa per tornare alla macchina. Gli si para davanti Gabriele, l’edicolante, che vuole fermarlo. Lui gli agita la pistola sotto al naso e gli intima: «Fossi in te ci penserei bene…». La Polo scappa via, intanto i senegalesi si mettono in corteo contro il razzismo e la polizia fa partire la caccia all’assassino. Non lo trovano, ma dopo due ore eccolo in piazza San Lorenzo, al mercato. Ha parcheggiato nel sotterraneo ed è a caccia di africani. Ne trova uno davanti a una pizzeria e gli spara, quello è ferito e scappa, Casseri lo insegue, infine torna alla macchina e qui trova la polizia. Sulle ultime sequenze indaga adesso la magistratura, ma la versione ufficiale dice che la polizia colpisce l’auto e che, vedendosi perso, Casseri porta l’arma alla bocca e fa fuoco.
 
Noto prima di tutto che è una scena frequente in America, ma che da noi non s’era mai vista.

Giusto, e la cosa impressiona anche me. È poi ovvio parlare di razzismo, anche se a Liegi ha fatto le stesse cose un marocchino contro i belgi e in Norvegia il fascista Breivik sparava contro bianchi scandinavi come lui. Dunque il razzismo, in questa luce, può essere una causa scatenante come un’altra. Breivik, per esempio, non perdonava alle sue vittime la loro fede socialista. Quindi una causa vale l’altra, e quello che si vede davvero dietro a tutto è l’odio di cui l’uomo è capace, la sua ferocia e il terribile orgoglio di credersi superiori, giustizieri, inviati di Dio e salvatori della civiltà.
 
Questo dipende dall’epoca in cui viviamo? Un tempo queste cose non succedevano?

Siamo seduti su montagne di cadaveri provocati dall’odio di tutti i tempi. Un sentimento che ha attraversato ogni epoca.
 
La strage di Firenze non le fa venire il dubbio che in ogni caso da noi un po’ di razzismo ci sia?

Tra i giovani di 18-29 anni ci sarebbero, secondo un’indagine Swg, un 45 per cento di persone che amano poco gli stranieri. Maltollerati soprattutto i romeni-rom-albanesi. Di questi, l’area autenticamente razzista, i duri e puri della xenofobia, sono il 10,7 per cento. Sono numeri ancora troppo alti, per il mio modo di vedere, pure non dimentichiamo che la folla a Firenze ha cercato di fermare l’assassino, sconvolta per quei poveri morti di colore, e l’edicolante Gabriele ha rischiato anche la pelle. Nel quadro vanno considerati anche loro. L’integrazione tra persone diverse è una cosa tanto difficile.

da ALTRI MONDI.


IL MINORE AUTORE E VITTIMA DI REATO, Gilda Scardaccione (a cura di) , FrancoAngeli

Gilda Scardaccione (a cura di) 
IL MINORE AUTORE E VITTIMA DI REATO Competenze professionali, principi di tutela e nuovi spazi operativi


Corso psicopatologia sessuale e crimine – 16-18 Dicembre 2001

16-17-18 DICEMBRE:         

Corso intensivo di addestramento e aggiornamento professionale

PSICOPATOLOGIA SESSUALE :

NORMALITA’, PATOLOGIA, CRIMINE

Programma

Il sesso malato: le disfunzioni sessuali: aspetti clinici e psicologici

La mutevolezza del concetto di perversione sessuale nei secoli

Cos’è e come nasce la perversione.

Perversione e crimine

La pedofilia dal mondo greco e romano alla modernità

Perversioni minori: necrofilia vampirismo e cannibalismo

Sesso estremo: bondage, sadomasochismo, disciplina

Analisi di un caso di cronaca, Sesso estremo e risvolti legali

Autoerotismo e staging

Strategie investigative e di contrasto al crimine sessuale

Più una mattinata di workshop e seminario sulle analisi scientifiche a Gennaio (6 ore)

 

Scheda docenti:

Andrea Tamburrini Psicologo, psicoterapeuta, Università Tor Vergata, esperto tematiche di devianza giovanile, Consulente Cepic

Chiara Camerani Psicologa, esperta in criminologia e psicopatologia sessuale, Direttore Centro Europeo Psicologia Investigazione Criminologia, è stata Docente di storia e sociologia dei costumi sessuali, Università dell’Aquila, Esperto ex art 80. Ministero Grazia e Giustizia, Ricercatore progetto Socrates (Università di Palermo e Arma dei Carabinieri)

Ten. Col. Giorgio Stefano Manzi Ten. Col. CC, Comandante del Reparto Analisi Criminologiche del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche, consulente della Commissione Parlamentare Infanzia, docente nei masters Temincri Università “ La Sapienza ” e “Abuso sessuale” Università di Ferrara, esperto esterno del Ministero Affari Esteri per le tematiche d’abuso sessuale. Membro dell’Osservatorio Nazionale sulla pedofilia e pornografia minorile presso la PCM

Perla Lombardo Giurista, Ricercatrice Cepic

Totale ore formative: 20 Ore formative

 

Costo corso: € 350,00

 

Modalità incontri: Per venire incontro alle esigenze di tanti che non avevano possibilità di raggiungerci ogni giovedì per sei mesi, abbiamo optato per più incontri intensivi che si svolgeranno ogni mese, nell’arco di un week end nella seguente modalità:

Venerdì 17.00 – 20.00 presso la scuola Luigi di Liegro (via C. A. Cortina 70- Zona Stazione Tiburtina) (3 ore) (Metro Stz. Tiburtina)

Sabato 10.00 – 13.00 e 14.00 – 18.00 (7 ore) presso Amepsi – Accademia medico psicologica (via Corvisieri 17 – Zona P.zza Bologna (metro P.zza Bologna)

Domenica 9.30 – 14.00 (4 ore) presso Amepsi – Accademia medico psicologica

Più una mattinata di workshop e seminario sulle analisi scientifiche a Gennaio (6 ore)

Nell’ambito del corso sono previste esercitazioni pratiche guidate da esperti criminalisti e l’adesione a progetti di ricerca scientifica.

 

Attestazione di fine corso: Il percorso formativo avverrà in attività di formazione coordinata tra il Cepic ed il Ministero della Pubblica Istruzione, grazie a questa collaborazione, al temine di ciascun corso verrà rilasciato dal 4° CTP Luigi Di Liegro, Istituzione Scolastica per la Formazione degli Adulti del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, un attestato relativo alla durata e ai contenuti trattati nel corso che può essere valutato come credito formativo. Durante la frequenza può essere rilasciata certificazione per la fruizione di permessi di studio, in relazione alla singola regolamentazione di categoria (FFPP).

 

Come effettuare l’iscrizione:

Per iscriversi ai corsi è necessario versare la quota sul c/c postale Cepic 37277407 – IBAN IT 59 M076 0103 2000 0003 7277 407 –

 causale “corso di criminologia 12  - modulo…..”  e successivamente inviando via e-mail (cepicsegreteria@gmail.com), la scheda di iscrizione, compilata in ogni sua parte.

Entro un paio di giorni, riceverete dalla segreteria la mail di risposta e conferma.

 

Informazioni e contatti:

Telefono: 349.8367812. cepicsegreteria@gmail.com www.cepic-psicologia.it


L’ordine pubblico. Un equilibrio fra il disordine sopportabile e l’ordine indispensabile, Autori e curatoriFrancesco Carrer , Jean-Claude Salomon ContributiPierre Allaire, Carlo De Stefano, Sergio Garbarino, Manel Hermida Gonzales, Enzo Marco Letizia, Roberto Mangiardi, Marc Pons i Aguilar, Luigi Soriano, Francesco Tagliente, Giuseppe Tiani, Patrice Vaiente

L’ordine pubblico. Un equilibrio fra il disordine sopportabile e l’ordine indispensabile
Contributi
Pierre Allaire, Carlo De Stefano, Sergio Garbarino, Manel Hermida Gonzales, Enzo Marco Letizia, Roberto Mangiardi, Marc Pons i Aguilar, Luigi Soriano, Francesco Tagliente, Giuseppe Tiani, Patrice Vaiente
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 240,      1a edizione  2011   (Cod.1424.3)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 21,00
Disponibilità: BuonaClicca qui per acquistare

Codice ISBN: 9788856841695

Altre tipologie:

Informazioni sugli e-book 

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In breve
Il volume raccoglie i contributi di esperti di differenti Paesi in tema di ordine pubblico e fornisce uno spaccato dei problemi incontrati nelle diverse realtà e delle strategie messe in atto per risolverli. Se ogni Paese ha proprie tradizioni e modalità d’impiego, le tipologie di intervento tendono a uniformarsi in relazione alla maggiore invasività e organizzazione para-militare degli estremisti.
Utili Link
Metro (ed. Milano) Dal G8 a oggi c’è più maturità (di Serena Bournens)… Leggi tutto
Presentazione del volume
Con la sempre maggiore consapevolezza dei cittadini, desiderosi di partecipare alle scelte che influiranno sulla loro esistenza, con l’aumento di una conflittualità diffusa e generalizzata, con il proliferare di movimenti protestatari violenti, la gestione dell’ordine pubblico nell’ultimo decennio è diventata uno degli aspetti più delicati del lavoro delle donne e degli uomini della polizia, già di per sé complesso e difficile anche senza gli interventi dei provocatori di ogni genere.
Il volume raccoglie i contributi composti da esperti di differenti Paesi in tema di ordine pubblico e fornisce uno spaccato interessante dei problemi incontrati nelle diverse realtà e delle strategie messe in atto per risolverli. Anche in quest’ambito, ovviamente, ogni Paese ha proprie tradizioni, modalità d’impiego e strumenti specifici in rapporto alla storia, alla cultura, alla libertà di manifestare e al concetto stesso di democrazia che lo contraddistingue. Tali differenze permangono, ma le tipologie di intervento tendono a uniformarsi in relazione alla sempre maggiore invasività e organizzazione para-militare degli estremisti, veri globetrotter della protesta violenta.
Ovunque permane in ogni caso il diritto inviolabile di poter manifestare le proprie opinioni e il proprio dissenso, cui deve corrispondere un analogo diritto di manifestare contro il dissenso stesso e ancor più il diritto alla tranquillità di tutti gli altri cittadini, quasi sempre la maggioranza, che non si sentono coinvolti né dalla manifestazione né dalle sue cause.
L’impegno di assicurare la libertà generale costituisce lo sfondo sul quale si inseriscono tutti gli sforzi messi in atto, violenti permettendo. Il fatto che la qualità e la professionalità nei servizi di ordine e sicurezza pubblica che le forze di polizia rendono alla collettività siano uno degli indicatori del livello di democrazia di un Paese spiega l’attenzione rivolta a questi temi.Francesco Carrer , criminologo, è esperto del Consiglio d’Europa e componente del Consiglio scientifico della Fondazione ICSA. Per i nostri tipi ha pubblicato, fra l’altro, La polizia nel terzo millennio. Potenzialità, limiti e modalità d’impiego (2006) e La valutazione dell’attività di polizia(con G. Dionisi, 2011).
Jean-Claude Salomon è consulente e formatore per i problemi della sicurezza urbana e componente del Conseil local de prévention de la délinquance di Parigi. È docente in diverse università e autore di numerosi testi, fra cui il collettaneo Sûreté. Mode d’emploi (2010).

Indice

Francesco Tagliente, Prefazione
Francesco Carrer, La gestione dell’ordine pubblico e delle manifestazioni: considerazioni generali
Patrice Vaiente, La gestione dell’ordine pubblico in Francia
Marc Pons i Aguilar, Manel Hermida Gonzalez, L’ordine pubblico in Catalogna
Jean Claude Salomon, La gestione dell’ordine pubblico in Inghilterra
Jean Claude Salomon, Le politiche dell’ordine pubblico negli Stati Uniti
Pierre Allaire, Mantenimento e ristabilimento dell’ordine in Québec
Luigi Soriano, Strategie per il mantenimento dell’ordine pubblico in Italia
Sergio Garbarino, Stress-lavoro correlato e ordine pubblico in Italia
Carlo De Stefano, Attività di intelligence e mediazione in occasione di pubbliche manifestazioni
Roberto Mangiardi, Ruolo della Polizia locale per la gestione dell’ordine pubblico
Giuseppe Tiani, L’ordine pubblico: qualche considerazione sulla realtà italiana
Enzo Marco Letizia, Postfazione

Gli autori.

da L’ordine pubblico. Un equilibrio fra il disordine sopportabile e l’ordine indispensabile.


La coca sotto il mare – l’Espresso

La cocaina viaggia, sempre di più, sotto il mare. E se fino a poco tempo fa i trafficanti sudamericani disponevano di sottomarini artigianali e poco capienti, ora, grazie all’enorme disponibilità di denaro, alla tecnologia e alla complicità di tecnici compiacenti, sono in grado di fabbricare natanti grandi, veloci e sofisticati, in grado di coprire anche lunghe distanze. La Dea, l’Agenzia antidroga americana, ha di recente lanciato l’allarme e messo in guardia i colleghi di mezzo mondo. Perché si teme che i cartelli siano già in grado di trasportare la coca dal Sudamerica alle coste africane e addirittura nel Mediterraneo. Anzi, stando ad alcune fonti di intelligence, le nuove rotte sarebbero già state sperimentate. E, i messicani soprattutto, già signori della droga nelle Americhe e in Australia, potrebbero d’ora in poi controllare direttamente anche il florido mercato europeo. Con conseguenze immaginabili vista l’efferatezza che li contraddistingue.

da La coca sotto il mare – l’Espresso.


I costi della paura e i costi della sicurezza, due giorni di incontri e confronti sui temi dei diritti di cittadinanza, Casa della carità, facoltà di sociologia, associazione Avvocati per niente, Auditorium Università Milano Bicocca, Via Vizzola 5, Milano, 13 e 15 maggio 2011

Il perché del convegno

Uno sguardo agli avvenimenti contemporanei mostra una società in crisi dove sono venute meno ideologie forti e sistemi valoriali aggreganti e stanno emergendo, sulla crisi dello stato-nazione, forme di denazionalizzazione che destabilizzano le forme e i contenuti, che erano sino ad ieri familiari,  delle società, delle economie e dei governi.

E’ una situazione caotica dove le diversità aumentano e si fanno più complesse e dove, quindi, per orientarsi, diventa cruciale una sorta di mediazione tra vecchi e nuovi ordini sociali come anche tra le rispettive culture  di riferimento che, a loro volta, rimandano alla questione delle scelte etiche.

Ci si trova di fronte ad un mondo, con particolare riferimento alle società occidentali, nel quale è dominante una visione dualistica degli opposti e che, per ciò stesso, rende gli individui, i gruppi e le comunità  unilaterali, parziali e inconsapevoli del lato negativo che viene vissuto come qualcosa di estraneo, da eliminare con ogni mezzo perchè minaccia la sicurezza delle coscienze. Bisogna quindi sbarazzarsene attraverso la proiezione del negativo sugli estranei da noi, ancora meglio se questi estranei hanno una pelle di colore diverso o sono diversi per etnia, razza, religione, nazione, genere, handicap fisico o psichico, classe sociale o qualsiasi altra differenza in quanto comunque manifestazione di una scissione.

La diversità ha in sé qualcosa che ci inquieta, che forse ci infastidisce e che spesso ci appare pericoloso così da portarci ad assumere atteggiamenti di intolleranza che ci spingono a discriminare chi non appartiene al nostro ambito familiare e che qualifichiamo come diverso da noi: migranti, neri, omosessuali, handicappati, mendicanti, zingari, pazienti psichiatrici, clandestini, senza fissa dimora, tossicodipendenti, omosessuali, donne abbandonate, minori soli, detenuti, disoccupati e così via.  Tutte figure concrete di altri da noi che abbiamo interiorizzato come dei doppi malevoli in cui mettiamo la nostra parte distruttiva che, quando prende il sopravvento, scatena fantasmi non più controllabili che ci troviamo a perseguitare fuori di noi, nella vita quotidiana.

La paura della diversità sembra manifestarsi con maggiore forza soprattutto nei contesti urbani contemporanei proprio là dove le politiche locali assumono sempre più la forma dipolitiche della sicurezza che, intendendo rispondere a quelli che sembrano essere i bisogni più impellenti della collettività, istillano in realtà nei cittadini  disorientamenti e angosce che producono la sensazione di non essere più in grado di  affrontare i conflitti quotidiani. Si instaura così un circolo vizioso tra paura e ricerca di sicurezza dove la soluzione risulta essere l’umiliazione degli altri, considerati estranei e non cittadini.

Occorre allora mettere in atto valide strategie attraverso le quali riconoscere le diversitàdi modo che queste possano diventare valore aggiunto e non ostacolo alle dinamiche trasformative delle comunità e delle organizzazioni. Accettare la diversità è un percorsoche spesso contrasta con il senso comune  delle persone che sono portate a riconoscere i propri simili e non gli estranei, ma gestire la diversità sta anche diventando la sfida cruciale attraverso la quale organizzazioni, servizi e istituzioni  potranno crescere e svilupparsi creativamente, se saranno in grado di non rinchiudersi nei propri confini.

Il convegno intende affrontare la questione dei costi sociali della paura e della sicurezza,  proprio a partire dai casi concreti che tutti i giorni servizi e istituzioni si trovano davanti, per riflettere insieme sulle possibili strategie di intervento, ma soprattutto per riuscire a declinare una nuova cittadinanza che si debba fondare su diritti effettivamente agiti e non solo formalmente dichiarati.

Dai casi, che i gruppi di lavoro (casa e territorio; minori; persone migranti; salute mentale e contenzione;  lavoro e fasce deboli; carcere e CIE; salute e servizi,  ai quali si aggiunge il gruppo di lavoro riguardante linguaggi e comunicazione) esamineranno, si dovrà  passare alla valutazione dell’efficacia di quei  diritti di cittadinanza che sottostanno alle prassi considerate, di modo che la promozione di una cittadinanza attiva possa concretizzarsi  in una società  decente e civile, nella consapevolezza che le trasformazioni significative, se non adeguatamente  accompagnate nel tempo e condivise, possono dare effetti indesiderati o addirittura controproducenti.


Siamak Pourzand, il “Gandhi di Teheran”, come era chiamato, non ha retto a tre decenni di torture. “mi fanno morire ogni secondo di una brutta morte”

Siamak Pourzand aveva già tentato d’impiccarsi due volte, la seconda persino con i pantaloni. Alcuni giorni fa, a ottant’anni, è riuscito a suicidarsi gettandosi dal sesto piano della sua casa a Teheran, dove viveva agli arresti. E’ il colpo più duro nella recente storia della dissidenza iraniana. Le imputazioni contro il decano del giornalismo iraniano, che era solito chiamare gli ayatollah “Savonarola islamici”, si erano srotolate come un catalogo ben rodato: “Propagandista antislamico”, “spia”, “emigrato”, “collaborazionista”, “servo”, “adultero” e “consumatore di vino”. Nel mercuriale del regime è stata copiata dalla Repubblica democratica tedesca la spiegazione per i suicidi politici: “Depressione”. I mullah hanno detto così anche quando il blogger Omidreza Mirsayafi si è ucciso nel carcere di Evin. Il “Gandhi di Teheran”, come era chiamato Pourzand, non ha retto a tre decenni di torture. C’è chi lo ha paragonato a Jan Palach, lo studente che si diede fuoco contro l’occupazione sovietica di Praga. O a Szmuel Zygielbojm, l’ebreo polacco che nel 1943, in segno di protesta contro l’indifferenza degli Alleati sull’Olocausto, si uccise con il gas a Londra. Altri a Nelson Mandela e a Vaclav Havel. Eminente intellettuale prima della presa di potere islamista del 1979, Pourzand era noto in Europa per via della collaborazione alla prestigiosa rivista francese Cahiers du Cinéma. A suo favore nel 2006 era intervenuto anche l’attuale vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Quando due anni fa i gendarmi iraniani hanno ucciso Neda Soltan, la ragazza simbolo delle proteste, Pourzand disse: “Hanno assassinato mia figlia”. La famiglia aveva chiesto che il dissidente venisse sepolto nel cimitero di Teheran riservato agli artisti, il Behesht-e Zahra. Il regime lo ha negato, perché “Pourzand ha vissuto ed è morto in maniera antislamica”. Nel 2001 fu sequestrato e torturato, nonostante avesse settant’anni. Fu costretto a confessare in tv. Quando un funzionario gli fece una domanda non prevista, Pourzand si rivolse al suo avvocato d’ufficio: “Questa non è nell’elenco, che devo dire?”. “Amava l’Iran e si è ucciso perché provava disgusto per un regime disumano e antiraniano”, ha dichiarato la famiglia. Dagli Stati Uniti gli ha scritto una lettera una delle figlie, Azadeh: “Ho sentito dire che per un momento ti sei aggrappato al bordo del balcone prima di lasciarti andare. E’ perché ti stavi pentendo di essere saltato giù? O perché per un secondo hai creduto di sentirmi bussare alla porta? Non te ne faccio una colpa, neanche per un momento. Avevi tutto il diritto di cercare la libertà in questo modo. Sappi che ora il pensiero della tua testa infranta su quel terreno, il tuo sorriso meraviglioso e tutte le cose che mi hai sempre detto mi danno forza e, al tempo stesso, mi fanno morire ogni secondo di una brutta morte”.

da: Informazione Corretta.


I costi della paura e i costi della sicurezza, due giorni di incontri e confronti sui temi dei diritti di cittadinanza, Casa della carità, facoltà di sociologia, associazione Avvocati per niente, Auditorium Università Milano Bicocca, Via Vizzola 5, Milano, 13 e 15 maggio 2011

Il perché del convegno

Uno sguardo agli avvenimenti contemporanei mostra una società in crisi dove sono venute meno ideologie forti e sistemi valoriali aggreganti e stanno emergendo, sulla crisi dello stato-nazione, forme di denazionalizzazione che destabilizzano le forme e i contenuti, che erano sino ad ieri familiari,  delle società, delle economie e dei governi.

E’ una situazione caotica dove le diversità aumentano e si fanno più complesse e dove, quindi, per orientarsi, diventa cruciale una sorta di mediazione tra vecchi e nuovi ordini sociali come anche tra le rispettive culture  di riferimento che, a loro volta, rimandano alla questione delle scelte etiche.

Ci si trova di fronte ad un mondo, con particolare riferimento alle società occidentali, nel quale è dominante una visione dualistica degli opposti e che, per ciò stesso, rende gli individui, i gruppi e le comunità  unilaterali, parziali e inconsapevoli del lato negativo che viene vissuto come qualcosa di estraneo, da eliminare con ogni mezzo perchè minaccia la sicurezza delle coscienze. Bisogna quindi sbarazzarsene attraverso la proiezione del negativo sugli estranei da noi, ancora meglio se questi estranei hanno una pelle di colore diverso o sono diversi per etnia, razza, religione, nazione, genere, handicap fisico o psichico, classe sociale o qualsiasi altra differenza in quanto comunque manifestazione di una scissione.

La diversità ha in sé qualcosa che ci inquieta, che forse ci infastidisce e che spesso ci appare pericoloso così da portarci ad assumere atteggiamenti di intolleranza che ci spingono a discriminare chi non appartiene al nostro ambito familiare e che qualifichiamo come diverso da noi: migranti, neri, omosessuali, handicappati, mendicanti, zingari, pazienti psichiatrici, clandestini, senza fissa dimora, tossicodipendenti, omosessuali, donne abbandonate, minori soli, detenuti, disoccupati e così via.  Tutte figure concrete di altri da noi che abbiamo interiorizzato come dei doppi malevoli in cui mettiamo la nostra parte distruttiva che, quando prende il sopravvento, scatena fantasmi non più controllabili che ci troviamo a perseguitare fuori di noi, nella vita quotidiana.

La paura della diversità sembra manifestarsi con maggiore forza soprattutto nei contesti urbani contemporanei proprio là dove le politiche locali assumono sempre più la forma di politiche della sicurezza che, intendendo rispondere a quelli che sembrano essere i bisogni più impellenti della collettività, istillano in realtà nei cittadini  disorientamenti e angosce che producono la sensazione di non essere più in grado di  affrontare i conflitti quotidiani. Si instaura così un circolo vizioso tra paura e ricerca di sicurezza dove la soluzione risulta essere l’umiliazione degli altri, considerati estranei e non cittadini.

Occorre allora mettere in atto valide strategie attraverso le quali riconoscere le diversità di modo che queste possano diventare valore aggiunto e non ostacolo alle dinamiche trasformative delle comunità e delle organizzazioni. Accettare la diversità è un percorso che spesso contrasta con il senso comune  delle persone che sono portate a riconoscere i propri simili e non gli estranei, ma gestire la diversità sta anche diventando la sfida cruciale attraverso la quale organizzazioni, servizi e istituzioni  potranno crescere e svilupparsi creativamente, se saranno in grado di non rinchiudersi nei propri confini.

Il convegno intende affrontare la questione dei costi sociali della paura e della sicurezza,  proprio a partire dai casi concreti che tutti i giorni servizi e istituzioni si trovano davanti, per riflettere insieme sulle possibili strategie di intervento, ma soprattutto per riuscire a declinare una nuova cittadinanza che si debba fondare su diritti effettivamente agiti e non solo formalmente dichiarati.

Dai casi, che i gruppi di lavoro (casa e territorio; minori; persone migranti; salute mentale e contenzione;  lavoro e fasce deboli; carcere e CIE; salute e servizi,  ai quali si aggiunge il gruppo di lavoro riguardante linguaggi e comunicazione) esamineranno, si dovrà  passare alla valutazione dell’efficacia di quei  diritti di cittadinanza che sottostanno alle prassi considerate, di modo che la promozione di una cittadinanza attiva possa concretizzarsi  in una società  decente e civile, nella consapevolezza che le trasformazioni significative, se non adeguatamente  accompagnate nel tempo e condivise, possono dare effetti indesiderati o addirittura controproducenti.


Corso di ASSISTENTE SOCIALE CRIMINOLOGO, giunto alla II Edizione, previsto per il 6 – 7 – 8 Maggio 2011 (9 – 13; 14 – 18) presso Inforidea – Via Tuscolana 769 (Metro A – Lucio Sestio)


costi economici della criminalità organizzata nelle regioni dell’Italia meridionale

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA E SULLE ALTRE ASSOCIAZIONI CRIMINALI, ANCHE STRANIERE
Relazione sui costi economici della criminalità organizzata nelle regioni dell’Italia meridionale


Governo italiano, Approvato definitivamente il 30 marzo il Disegno di Legge che tutela il rapporto fra detenute madri e figli minori

Approvato definitivamente il 30 marzo il Disegno di Legge che tutela il rapporto fra detenute madri e figli minori. Quando imputati siano o una donna incinta o madre di figli non oltre sei anni d’età, o un padre (se la madre è deceduta o non in grado ad assistere i figli), la custodia cautelare in carcere non può essere disposta fino a quando i figli non avranno compiuto il sesto anno di età. Circa il diritto di visita al minore malato: il magistrato di sorveglianza può concedere il permesso con provvedimento urgente: nel caso di ricovero ospedaliero terrà conto della durata del ricovero e del decorso della patologia. In situazioni di assoluta urgenza il permesso è concesso dal direttore dell’istituto. La condannata, l’imputata o l’internata madre di un bambino di età inferiore a dieci anni, o il padre condannato, imputato o internato (qualora la madre sia deceduta o non sia in grado di assistere il figlio) sono autorizzati ad assisterlo durante le visite mediche relative a gravi condizioni di salute. Quanto alla detenzione domiciliare: essa può avvenire (per curare ed assistere i figli) presso un istituto a custodia attenuata o, se non sussiste concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti, nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora o in luogo di cura. Infine, se la pena non può essere espiata nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, potrà essere espiata in case famiglia protette, se siano state istituite. Le caratteristiche tipologiche delle case famiglia protette sono determinate con Decreto del Ministro della Giustizia d’intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali.


Istat, Delitti denunciati dalle Forze di polizia all’Autorità giudiziaria: Nell’anno 2009 si sono registrati 2.629.831 delitti (4.369,0 per centomila abitanti), in leggera diminuzione (-3,0 per cento) rispetto all’anno precedente, dato che conferma l’andamento decrescente iniziato nel 2008

La quantificazione dei delitti denunciati dalle Forze di polizia all’Autorità giudiziaria costituisce un importante strumento di misura della criminalità. Questo termine, in realtà, nella percezione comune è la sintesi di un concetto complesso e influenzato da più fattori. Tra questi ultimi, oltre ai risultati dell’azione di prevenzione e contrasto messa in opera dalle Forze di polizia, i principali sono la propensione dei cittadini a denunciare i reati di cui sono vittime, le politiche sulla sicurezza, le modifiche normative. Non è pertanto sempre agevole distinguere le tendenze destinate a consolidarsi nel tempo dagli eventi congiunturali.

I livelli di delittuosità, in ascesa fino al 1991, hanno avuto successivamente un andamento altalenante nel tempo, ma con livelli sostanzialmente stabili. Nell’anno 2009 si sono registrati 2.629.831 delitti (4.369,0 per centomila abitanti), in leggera diminuzione (-3,0 per cento) rispetto all’anno precedente, dato che conferma l’andamento decrescente iniziato nel 2008.

Il dettaglio territoriale proposto, che arriva fino al dettaglio comunale per i centri con una popolazione superiore ai 250.000 abitanti, consente all’utilizzatore analisi differenziate per le diverse realtà del Paese, con l’avvertenza che alcuni dei fattori predetti, in particolare la propensione a denunciare, possono variare notevolmente nei diversi contesti geografici.

Vengono inoltre proposti i dati relativi alle persone sospettate di aver commesso i reati denunciati, e tra queste, quelli dei minori di 18 anni.

La rilevazione, della quale viene fornita una breve nota descrittiva, riguarda la totalità dei delitti, di autore noto o ignoto, denunciati dalle Forze di polizia all’Autorità giudiziaria, sia derivanti da denunce di privati, sia autonomamente accertati nell’esercizio dell’attività di contrasto della criminalità.

da: Delitti denunciati dalle Forze di polizia all’Autorità giudiziaria.


A.Betti , Presentazione Progetto: “Il Servizio Sociale Professionale: ipotesi d’applicazione ed intervento in ambito criminologico”


sono lieta di presentarvi il progetto realizzato da me e dai corsisti della I Edizione del Corso di Formazione Continua

  • Assistente Sociale Criminologo“.


  • Il Servizio Sociale Professionale: ipotesi d’applicazione ed intervento in ambito criminologico“,

è un progetto interamente ideato, prodotto e realizzato da me come dai corsisti della I Edizione del Corso di Formazione Continua Assistente Sociale Criminologo“.

Tale presentazione consiste di:


E’ possibile anche iscriversi alla piattaforma WebTVista e vi terrò informati in quanto a breve si terrà la giornata di presentazione ufficiale.
Cordiali Saluti,
A.Betti


Patrizia Romito, La violenza di genere su donne e minori. Un’introduzione, FrancoAngeli

La violenza di genere su donne e minori. Un’introduzione
Autori e curatori: Patrizia Romito
Contributi: Micaela Crisma, Margherita De Marchi, Daniela Gerin
Collana: Politiche e servizi sociali
Argomenti: Infanzia, adolescenzaDonne, politiche di genereStudi di genere
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 192,     3a edizione, ampliata  2011  (Cod.1130.83)
La violenza di genere su donne e minori. Un'introduzione
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 22,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856835489
In breve Uno strumento di informazione o di aggiornamento per quei professionisti – medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, magistrati, amministratori, operatrici delle Case e dei Centri anti-violenza – che lavorano in contatto con donne e minori che sono o sono stati vittime di violenze.
Presentazione
del volume:
Dal 2000, anno in cui è stata pubblicata la prima edizione, questo libro è stato utilizzato per la formazione da centinaia di operatori socio-sanitari e delle forze dell’ordine, operatrici dei Centri anti-violenza e studenti e studentesse, contribuendo ad una miglior conoscenza delle violenze sulle donne e sui minori e delle strategie per contrastare le violenze e aiutare le vittime.
Questa versione, integrata con alcuni nuovi capitoli, fornisce uno strumento aggiornato e flessibile, che unisce attenzione ai risultati delle ricerche più recenti, discussione delle questioni controverse e chiarezza nell’esposizione. Scritto in uno stile semplice, il libro è accessibile anche a chi, pur non essendo uno specialista, voglia informarsi, riflettere e agire in proposito.

Patrizia Romito è professore associato di Psicologia sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Trieste, dove insegna Metodologia della ricerca e Psicologia di comunità. Tiene anche un corso su “Violenza alle donne e ai minori: una questione di salute pubblica”, presso la Facoltà di Medicina. Ha fatto ricerca e insegnato in vari paesi europei, in Canada e negli Stati Uniti sui temi della maternità, della salute delle donne, e delle violenze. Oltre a numerosi articoli, ha pubblicato La depressione dopo il parto (Il Mulino, 1992), Violenza alle donne e risposta delle istituzioni (a cura di, FrancoAngeli, 2000), e Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori (FrancoAngeli, 2005), tradotto in numerose lingue.

Indice:
Una premessa e molti ringraziamenti
Introduzione
(La violenza sessuale: le parole per dirla e i metodi per studiarla)
La violenza sessuale
(Stupro e aggressioni sessuali; La violenza su bambine e bambini; La reazione sociale alla violenza sessuale; Le leggi sulla violenza sessuale in Italia; Il ruolo della pornografia; La violenza contro le donne sul luogo di lavoro: le molestie sessuali)
La violenza domestica
(Cos’è la violenza domestica; Il coinvolgimento dei figli; Le violenze in gravidanza; Le violenze dopo la separazione; Ma perché non lo lascia? Psicologia femminile e risposta delle istituzioni; La forza delle donne; Gli strumenti legislativi per contrastare i maltrattamenti domestici; Una controversia: le donne sono altrettanto violente dei loro mariti?)
I costi della violenza maschile
(I costi economici e sociali; Le conseguenze della violenza sul benessere delle donne; Il ciclo della violenza; La storia di Maria)
Gli uomini: resistenza e cambiamento
(I programmi per partner violenti; Resistenze e cambiamento; Una nota di ottimismo)
Cosa si sta facendo: misure per contrastare la violenza maschile
(Centri anti-violenza, Case delle donne e Rifugi; Collaborazione tra Case delle donne e diverse agenzie; I progetti di uscita dalla prostituzione; Le iniziative che riguardano le forze dell’ordine)
Conclusioni
Referenze bibliografiche
Prefazione alla nuova edizione
2000-2010: Cosa è cambiato?
Micaela Crisma, Patrizia Romito, Il caso della Sindrome da Alienazione Parentale
Patrizia Romito, Margherita de Marchi, Daniela Gerin, Le conseguenze della violenza sulla salute delle donne
Patrizia Romito, Il silenzio e il rumore, L’occultamento delle violenze maschili contro le donne.

da: La violenza di genere su donne e minori. Un’introduzione.


attentato di francoforte: «emerge lo sfondo di un curioso radicalismo islamico, maturato negli ultimi mesi attraverso la visione di filmati di propaganda diffusi su internet”

Gli inquirenti ne sono convinti. L’attacco al bus dei militari americani nell’aeroporto di Francoforte (leggi la notizia), che ha causato la morte di due soldati e il ferimento di altri due, è la materializzazione dell’incubo che da mesi perseguita i servizi di sicurezza tedeschi: l’azione di un attentatore solitario, di cui è difficile, se non impossibile, prevedere le mosse.
RADICALISMO ISLAMICO. «Man mano che le indagini scavano nella vita del giovane kosovaro Arid U.», ha scritto la Welt, «emerge lo sfondo di un curioso radicalismo islamico, maturato negli ultimi mesi attraverso la visione di filmati di propaganda diffusi su internet. Gli investigatori si convincono sempre di più che il 21enne kosovaro non abbia diretti contatti con cellule terroristiche operanti in Germania e il caso dunque sembrerebbe ricondursi a quello di un attentatore solitario». Il che non rende la cosa più semplice.
Il nuovo ministro dell’Interno, Hans-Peter Friedrich, che nel complesso gioco di domino seguito alle dimissioni di zu Guttenberg ha sostituito Thomas de Mazière a sua volta passato alla Difesa, si è così subito dovuto confrontare con l’aspetto più drammatico e delicato della questione sicurezza: per la prima volta da quando in Germania è scattato l’allarme terrorismo, un attentato di matrice islamica è riuscito a colpire nel segno.
LA CESURA DI FRANCOFORTE. «Il bagno di sangue di Francoforte può dunque essere considerato un momento di cesura», ha proseguito la Welt, «giacché finora morti e feriti si erano contati solo in caso di attacchi terroristici islamici a gruppi di turisti tedeschi o a istituzioni all’estero, specialmente contro i soldati della Bundeswehr. Nei primi interrogatori, Arid U., nato nel febbraio 1990 in un piccolo villaggio nelle vicinanze di Mitrovica e dopo un anno trasferitosi in Germania con i genitori, si sarebbe trasformato in un guerriero di Dio, dopo aver visionato una serie di filmati sul web. Avrebbe dunque pianificato l’attacco al bus dei soldati americani perché convinto che gli Stati Uniti conducano una guerra globale contro l’islam».

Il terrorista della porta accanto

Gli inquirenti considerano per il momento credibili le dichiarazioni del giovane attentatore. Nuove e più approfondite indagini dovranno confermare queste prime valutazioni, ma il quadro che emerge dalle rare indiscrezioni fornite dalle autorità del Land dell’Assia contribuisce a convalidarle.
UN DIFENSORE DELLA JIHAD. «In rete ha utilizzato il nome di battaglia di Abu Reyyan», ha scritto il quotidiano, «e sul suo profilo Facebook, adesso chiuso, si è dichiarato un difensore dell’islam che divide il mondo in credenti e miscredenti e ha mostrato un’adorazione per musicisti rap islamici e predicatori di odio. Nella sua bacheca erano presenti diversi link ai filmati della propaganda jiahdista, inni e prediche di odio verso gli ebrei, gli sciiti e i miscredenti e una serie di collegamenti a giochi di guerra e di armi».
Un terrorista della porta accanto che, attraverso lo stesso meccanismo che trasforma studenti disadattati e impressionabili in spietati artefici di stragi nelle scuole, avrebbe semplicemente tradotto in realtà l’immaginario della guerra santa. La Welt ha proseguito: «Le forze di polizia avevano da tempo lanciato l’allarme sul fatto che l’indottrinamento e la strategia pubblicitaria degli islamisti attraverso internet potessero produrre effetti mortali. L’esperto di terrorismo Bernd Georg Thamm ha confermato che un riuscito attentato eversivo a sfondo islamista sul territorio tedesco rappresenta una novità».
UN FANATICO INVISIBILE. Come nei classici casi di stragi solitarie, anche questa volta l’ambiente familiare del giovane kosovaro non ha lasciato presagire alcun rischio: i vicini di casa si sono dichiarati sorpresi e la famiglia è considerata religiosa ma non fanatica. Arid U., per questi motivi, non è mai finito sotto i riflettori dei servizi di sicurezza, né tedeschi né kosovari.
E, così, ha potuto ottenere un lavoro temporaneo proprio nell’aeroporto di Francoforte, nel centro postale internazionale, a due passi dal terminal 2 dove ha messo in atto il suo piano omicida. Questa sua invisibilità rende l’attentato particolarmente pericoloso: «Il giovane fa parte di una generazione di terroristi cresciuta e radicalizzatasi in Germania», ha aggiunto Thamm, «e questo dimostra che il fenomeno del terrorismo endogeno va preso molto sul serio».
Per il momento, tuttavia, il ministro Friedrich non ha ordinato nuove misure di sicurezza. Quelle in vigore sono già da tempo al massimo livello. Ma contro il terrorista della porta accanto, le possibilità di difesa appaiono limitate
.

da: attentato di francoforte, Arid U è un ragazzo come tanti – Lettera43.


alcuni dei casi di cronaca nera degli ultimi anni rimasti ancora insoluti – Il Sole 24 ORE

Eleonora Scroppo, Nada Cella, Serena Mollicone, Lidia Macchi, Laura Bigoni, e Alberica Filo della Torre. Sono alcuni dei casi di cronaca nera degli ultimi anni rimasti ancora insoluti.

….

Vai a: : Cold case all’italiana, i casi insoluti degli ultimi anni – Il Sole 24 ORE.


Corso completo per Assistente Sociale Criminologo, Roma

Corso Criminologia Roma

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Da Giovedì 24 Febbraio a Domenica 27 Febbraio 2011 (9-13; 14-17).


COSTO

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ISCRIZIONE e MODALITA’ DI PAGAMENTO

Per iscriversi scarica la scheda ed inviala a info@inforidea.net quindi effettua il pagamento secondo le seguenti modalità:

  • Unica soluzione: Bonifico bancario o contanti presso la sede (contatta 3473614568 per appuntamento)
  • Dilazione di pagamento: è richiesto un acconto del 50 % (pagabile anche con Bonifico bancario) al momento dell’iscrizione del corso e saldo il 1° giorno del corso (pagamento in contanti).


Si accettano le iscrizioni fino al 21 febbraio 2011

Bonifico Bancario:
IBAN:
IT 09 Z 07601 03200 000071440218
INTESTATO A:
ANTONELLA BETTI, CAUSALE: CORSO ASSISTENTE SOCIALE
CRIMINOLOGO

per contatti:3473614568

All’inizio del corso verrà distribuito il seguente materiale:

  • Dispensa del Corso Criminologia
  • Cd-rom del corso
  • Slide del Corso proiettate durante le lezioni



REQUISITI

Diploma di scuola superiore…

  • Il corso verrà erogato in classi formate da un numero massimo di 10 persone.
  • Ogni partecipante avrà la propria postazione per seguire la lezione e lavorare.

DOCENTE

Antonella Betti, Assistente Sociale, Formatore e Criminologa, [ vedi la scheda] .

AULE:
Roma, Via Tuscolana 769 presso One way (30 metri fermata Metro A Lucio Sestio)

INIZIO CORSO:

Giovedì 24 Febbraio 2011 chiama per info

per info e contatti: 3473614568; 3291942219

voglio avere informazioni

oppure compila il form direttamente dal sito in basso!


Programma Corso Criminologia
Scarica la scheda tecnica

Obiettivo dell’intervento formativo:

Il Corso è finalizzato allo studio del fenomeno criminoso nella sua complessità, come nell’analisi e valutazione dei casi.
La Criminologia è una disciplina che si confronta con due gruppi di scienze principalmente:

· Umane (quali: antropologia, psicologia/psicologia sociale, psichiatria, servizio sociale)
· Giuridiche

E’ una scienza empirica ed in quanto tale, utilizza metodologie di carattere statistico – sociologico, quale l’indagine sul campo.

Per Criminologia si possono intendere professioni, metodi, teorie, approcci molto diversi ed anche in forte contrasto. In Italia poi la storia della criminologia è particolarmente rilevante.

Questo corso è rivolto ad assistenti sociali, psicologi e professionisti che vogliano approfondire ed aggiornare questa tematica; per conoscere questa particolare figura professionale del “criminologo” che necessita di un adeguato addestramento, formazione,
aggiornamento nonché una grande passione.

Conoscere conseguentemente più da vicino questo mestiere, in cosa consiste il tirocinio e quali sono e possono essere gli sbocchi professionali.

Articolazione del progetto:

· Evoluzione Storica: introduzione del metodo scientifico ed evoluzione storica della criminologia
· Criminologia e discipline affini
· Criminologia quale scienza
· Criminologia & Investigazione: questioni epistemologiche
· Criminologia, Psicologia & Investigazione: tra teoria e pratica
· Multidisciplinarietà, pluridisciplinarietà ed interdisciplinarietà
· Metodologia e fonti della ricerca criminologica: le tipologie e le fasi della ricerca
· La criminalità nascosta
· Approcci: biologico, psicologico-psicoanalitico, sociologico e giuridico
· Contesto Sociale & Delinquenza
· Vittimologia
· Prevenzione, Controllo & Trattamento
· Il contributo della Criminologia alla giustizia penale: l’importanza della mediazione penale
· Ruolo della Criminologia nel processo penale
· Ruolo della Criminologia nel processo civile
· Attualità e prospettive del ruolo del criminologo
· Opinione pubblica e percezione del fenomeno criminale
· Reazione sociale e crimine: il “fenomeno Cogne”
· Esercitazione Pratica

da: Corso Criminologia Roma.


Ausmerzen, vite indegne di essere vissute, Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA, su La7 del 26 gennaio 2011. Audio in tre parti

Ausmerzen, vite indegne di essere vissute
Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA,
su La7 del 26 gennaio 2011
recitato all’ex Ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano

Vai all’Audio in tre parti:

Fai Download da qui (usa l’ultima riga dove c’è scritto Marco Paolini 3 tracks):

da: Ausmerzen, vite indegne di essere vissute, Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA, su La7 del 27 gennaio 2011 | Tracce e Sentieri

Alice Ricciardi von Platen
IL NAZISMO E L’EUTANASIA DEI MALATI DI MENTE

EDIZIONI LE LETTERE

Nel 1946 l’Ordine dei Medici incaricò una commissione, presieduta dal Dr. Alexander Mitscherlich, di riferire sul processo ai medici condotto dal Tribunale Militare di Norimberga. Gli imputati erano alcuni medici dei campi di concentramento.
€ 12,50

VAI A: http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&TS02_ID=815


La memoria è giustizia, FERRUCCIO DE BORTOLI dal Corriere della Sera del 24 gennaio 2011

 

Viviamo schiacciati in un disperato presente e a volte ci assale un senso di vuoto che mette in forse anche la nostra incerta identità italiana. Se è consentito per un attimo evadere dalla stretta e pruriginosa attualità, senza che questo appaia una forma di disimpegno morale, vorremmo cogliere l’occasione della prossima giornata della memoria, 27 gennaio, il ricordo dell’immane tragedia della Shoah, per parlare un po’ di noi stessi e discutere di quello che stiamo diventando: un Paese smarrito che fatica a ritrovare radici comuni e si appresta a celebrare distrattamente i 150 anni di un’Unità che molti mostrano di disprezzare. Noto una certa stanchezza, nell’approssimarsi di una ricorrenza (il 27 gennaio del ’ 45 venne liberato il campo di Auschwitz), peraltro istituita con una legge dello Stato soltanto undici anni fa. Avverto un pericoloso scivolamento nella retorica o nella ritualità dei ricordi.  Anna Foa, sul Sole 24 Ore di ieri, giustamente ci metteva in guardia dall’ipertrofia della memoria, che rischia di far perdere l’indispensabile nesso fra funzione conoscitiva (sapere perché non accada più) e funzione etica (cittadini consapevoli dei valori universali e, dunque, migliori). Non mancano, e sono numerose, le eccezioni positive, soprattutto nel mondo della scuola, ma ciò non è sufficiente a dissipare la sensazione di un progressivo distacco dagli avvenimenti, la cui comprensione profonda è indispensabile alla nostra formazione culturale e civile. Avvenimenti che tendono ad allontanarsi, e non solo per effetto del tempo che passa, dal nostro orizzonte identitario, come accade per il Risorgimento o per la Resistenza, di cui la nostra Costituzione è figlia. I negazionisti o i mistificatori abbondano in Rete. Ma dobbiamo temere anche gli indifferenti, e non sono pochi, davanti ai quali le testimonianze dell’esistenza di un male assoluto scorrono come le immagini di una qualsiasi fiction: sembrano non penetrare le coscienze e non muovere alcuna forma di commozione. Svaniscono un attimo dopo essere state viste, nel trionfo di una memoria digitale tanto abbondante quanto fredda. Un bel libro di Frediano Sessi, intervistato sabato da Giovanni Tesio sulla Stampa, e di Carlo Saletti (Visitare Auschwitz, Marsilio) ci insegna a capire come l’universo concentrazionario e di morte fosse il risultato di una mente umana del tutto normale, purtroppo, e non folle o eccezionalmente malata. E che il valore della memoria si affievolisce presto nella banalità e nell’irrilevanza se non c’è insegnamento e riflessione sul presente. «Un’oretta e mezzo di genocidi, guerra, scheletri, morti ammazzati, follia omicida e se non c’è traffico alle undici saremo a Firenze» , scriveva provocatoriamente Andrea Bajani, a proposito di un certo frettoloso turismo della memoria.
Probabilmente abbiamo commesso molti errori di comunicazione, non lo escludo. Vi è forse una certa sovrabbondanza di materiali, non didatticamente ordinati (l’ipertrofia di cui parla la Foa), ma sarebbe assai grave se la società italiana perdesse progressivamente la consapevolezza della propria storia e il ricordo di tanti sacrifici, di tante ingiustizie, del disegno lucido, concepito nella patria della filosofia, del diritto moderno e della musica, di cancellazione di un intero popolo dalla terra. Questo è il senso dell’unicità della Shoah. Nell’indifferenza etica crescono i pregiudizi, nell’ignoranza si cementano gli odi e i sospetti; nella perdita dei valori della cittadinanza, scritti mirabilmente nella nostra Costituzione, fermentano i germi di nuove violenze; le comunità regrediscono a forme tribali. Segni di questa involuzione li troviamo in molti Paesi europei, anzi a dire la verità il nostro appare meno toccato da forme di estremismo quando non di razzismo. Nell’Est liberato dall’oppressione sovietica e accolto, fin troppo generosamente, dall’Unione europea, emergono fenomeni assai più preoccupanti. Ma sbaglieremmo se ci considerassimo totalmente immuni, se coltivassimo, come è scritto nella bella prefazione di Michele Sarfatti al libro di Mario Avagliano e Marco Palmieri (Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia, Einaudi) l’idea, sbagliata, che tutto sommato l’Italia, dopo le leggi razziali del 1938, abbia recitato un ruolo parziale, secondario o addirittura controvoglia, nella grande tragedia della Shoah. «La verità— si legge— è che l’Italia e gli italiani intrapresero autonomamente la persecuzione degli ebrei e la portarono avanti con sistematicità, determinazione ed efficacia. E se il tributo di vite umane tra la fine del ’ 43 e la primavera del ’ 45 fa parte della storia più generale della Shoah, la persecuzione subita dagli ebrei tra il ’ 38 e il ’ 43… resta una macchia specifica sulla coscienza e sulla storia italiana, su cui troppo spesso e troppo a lungo si è preferito soprassedere» . Ma ugualmente ancora poco conosciuto è il grande e generoso contributo di solidarietà agli ebrei che venne da tanti semplici cittadini i quali rischiarono la loro vita per dare assistenza e rifugio ai perseguitati. Uno straordinario capitolo di storia italiana. «Abbiamo sempre avuto dove dormire la notte e la fame brutta non abbiamo mai sofferta» , si legge in una lettera scritta da Cesare Zarfati poco prima di essere deportato. Migliaia di ebrei salvati, da famiglie umili, cittadini anche poveri e poco istruiti, ma consapevoli dei valori universali, che oggi stentiamo a difendere, e per nulla intimoriti da fascisti e nazisti. Quanti oggi avrebbero quel coraggio? Una resistenza civile diffusa, cui diede un contributo prezioso la Chiesa, di cui essere fieri. La memoria è giustizia ed esercizio di etica civile. Quotidiano.


Il presidente del Brasile, il comunista Luiz Inácio da Silva detto Lula, libera l’assassino e criminale Cesare Battisti. Ingiustizia è fatta

Apprendo con disgusto e orrore (anche se non sono stupito sul piano del pensiero, conoscendo la pasta di cui è fatta questa cultura politica)  che il presidente del Brasile, il  comunista Luiz Inácio da Silva detto Lula,  ha – sostanzialmente – liberato dalla giusta pena alla quale era stato condannato  Cesare Battisti, un criminale e assassino,  autore diretto o in concorso dell’omicidio di quattro persone, colpevoli solo di essere state vive.

Il comportamento di questo ormai destituito presidente è stato talmente codardo da prendere la sua malevola decisione poche ore prima della presidentessa ora in carica, che si era dichiarata favorevole alla concessione della estradizione in Italia.

I partiti di sinistra presenti in parlamento balbettano (cosa hanno fatto quando con tracotanza Battisti stava in Francia e frequentava i salotti della sinistra chic?) e gli “stilisti del comunismo” del Manifesto esultano, assieme ai demenziali blog della sinistra massimalista (innominati per mio assoluto disprezzo), che blaterano di “persecuzione”. Il partito della “rifondazione comunista” (come se non fosse bastata nel secolo breve la fondazione) ha dichiarato: “crediamo che l’Italia , il suo governo, così come tutte le sue forze politiche debbano rispettare la decisione del presidente Lula” (Paolo Ferrero, in la Provincia di Como, 31 dicembre).

Il paralizzato Alberto Torreggiani riceve l’ennesima ferita.

E Cesare Battisti sghignazzerà con la sua fetente faccia da galera

Qui sotto i fatti giudiziari raccontati dal Pubblico Ministero Armando Spataro.

Paolo Ferrario

Sono stato il pubblico ministero italiano che, insieme ad altri magistrati, ha diretto le indagini che portarono alle condanne di Cesare Battisti. Dunque, pur con il dovuto rispetto per la decisione del Ministro Tarso Genro, spero di poter offrire alla pubblica opinione brasiliana un contributo di verità per colmare i vuoti d’ informazione su cui quella decisione si fonda. E’ difficile per gli italiani, infatti, comprendere come ad un tale assassino puro possa essere stato concesso asilo politico E’ opportuno partire dai fatti per smentire argomenti spesso usati da Battisti e dai suoi «amici».

1) Battisti non è un estremista perseguitato in Italia per le sue idee politiche, ma un criminale comune che commetteva rapine per motivi di lucro personale e che si è politicizzato in carcere. E’ poi entrato in una organizzazione terroristica che ha commesso ferimenti ed omicidi. Battisti venne arrestato nel giugno 1979, insieme ad alcuni complici, in una base terroristica di Milano, dove vennero sequestrati mitra, pistole, fucili e documenti falsi: dunque, non era certo un dissidente politico!

2) Battisti è stato condannato all’ ergastolo per molti gravi reati, tra cui anche quattro omicidi: in due di essi (omicidio del maresciallo Antonio Santoro, Udine, 6 giugno 1978; omicidio del poliziotto Andrea Campagna, Milano 19 aprile 1979), egli sparò materialmente alle vittime; in un terzo (Lino Sabbadin, macellaio, ucciso a Mestre il 16 febbraio 1979) svolse il ruolo di «palo» in aiuto dei killer; per il quarto (Pierluigi Torregiani, Milano 16 febbraio 1979) partecipò alla decisione ed organizzazione del fatto. Vorrei chiedere al Ministro brasiliano quali motivazioni politiche egli vede negli omicidi di un gioielliere e di un macellaio, «giustiziati» per ritorsione (avendo reagito con le armi a rapine che essi avevano subito) o in quelli di poliziotti che facevano il loro dovere.

3) Non è vero che Battisti sia stato condannato solo per le accuse del pentito Pietro Mutti, né è vero che costui fosse inattendibile. Affermare ciò significa offendere la serietà della giustizia italiana. Le confessioni di Mutti, infatti, sono state convalidate da molte testimonianze e dalle successive collaborazioni di altri ex terroristi. La verità, dunque, sta scritta nelle sentenze, che sono a disposizione di chiunque abbia la pazienza di leggerle e che pesano come macigni.

4) Non è vero che a Battisti sia stata negata la possibilità di difendersi in quanto assente durante i processi. In realtà fu Battisti a sottrarsi alla giustizia evadendo nel 1981 dal carcere dove era detenuto. Non a caso nel 2006, la Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo di Strasburgo ha respinto il ricorso di Battisti contro la concessione dell’ estradizione da parte della Francia, giudicandolo per questa ragione «manifestamente infondato» ed affermando che comunque, in tutti i processi, egli era stato sempre assistito dai suoi avvocati di fiducia. Forse che anche la Corte di Strasburgo perseguita Battisti?

5) E’ falso che l’ Italia ed il suo sistema giudiziario non siano stati in grado di garantire la tutela dei diritti a persone accusate di terrorismo nei cosiddetti «anni di piombo». E’ un’ affermazione che ci ferisce. Sono tanti i magistrati, gli avvocati, gli uomini delle istituzioni, i poliziotti che sono stati vilmente uccisi, da persone come Battisti, solo perché applicavano la legge. L’ Italia non ha conosciuto Tribunali speciali o militari, né derive antidemocratiche nella lotta al terrorismo. Lo ricordò in quegli anni anche il nostro presidente della Repubblica, Sandro Pertini, affermando che l’ Italia poteva vantare di avere fermato il terrorismo nelle aule di giustizia anziché «negli stadi», alludendo a metodi illegali che non conosciamo e che anche oggi contrastiamo.

Non credo che l’ asilo politico sia stato pensato dai padri fondatori delle nostre democrazie per garantire impunità a persone come Battisti, che fu uno degli assassini più spietati e determinati che il terrorismo italiano abbia mai conosciuto e che mai si è dissociato dall’ uso delle armi. Mi auguro rispettosamente, dunque, che le competenti Autorità brasiliane abbiano la possibilità di ritornare sulle proprie decisioni. Non perché la giustizia equivalga a vendetta, ma perché essa è il luogo di affermazione delle regole dello Stato di diritto: e chi le viola, tanto più se uccide il prossimo, deve pagare. Altrimenti le democrazie smentiscono se stesse.

Spataro Armando

Procuratore della Repubblica di Milano, Coordinatore del Dipartimento antiterrorismo

(23 gennaio 2009) – Corriere della Sera

da: Il caso Battisti uccide il diritto

CRONOLOGIA DELLE VICENDE DEL CRIMINALE BATTISTI:

  • Cesare Battisti resterà in carcere fino al prossimo mese. Il presidente del Supremo tribunale federale, Cezar Peluso, infatti, ha respinto la richiesta di libertà immediata, presentata dai suoi legali. Come annunciato, Peluso ha rimandato il relativo dossier al relatore del caso, Gilmar Mendes, che, a causa delle ferie riprenderà, il lavoro a febbraio. Il giudice ha spiegato che gli avvocati di Battisti non hanno fornito alcun nuovo elemento per sostenere che l’ex terrorista sarebbe perseguitato se fosse estradato in Italia. I giuristi brasiliani, intanto sono certi che se l’Italia dovesse ricorrere alla Corte dell’Aia, vincerebbe e otterrebbe indietro Cesare Battisti. Di più: il Brasile sarebbe invece condannato per la violazione del Trattato di estradizione in vigore tra i due Paesi (CORRIERE DELLA SERA 7 /1/2011)
nel caso qualche lettore passasse di qui suggerisco 
la lettura di:
Giuliano Turone, IL CASO BATTISTI, 
Garzanti editore, 2011, pag. 177



Istat, Indagine sulla percezione della sicurazza

L’’indagine dell’ Istat riferita agli anni 2008 e 2009, per comprendere meglio il fenomeno della criminalità, la popolazione più a rischio e il rapporto con le forze dell’ordine, permette di stimare il “sommerso” di un gran numero di reati e di identificare i gruppi di popolazione più a rischio. Inoltre, offre il quadro della percezione soggettiva della sicurezza (la paura e la preoccupazione di subire i reati), del rischio percepito della criminalità nella zona in cui si vive, del rapporto con le forze dell’ordine e delle strategie messe in atto da individui e famiglie per difendersi. La preoccupazione di subire reati è un fenomeno che coinvolge una elevata percentuale di cittadini. Il 28,9 per cento della popolazione ha paura ad uscire di sera. L’insicurezza è più diffusa tra le donne e si riscontra maggiormente al Sud del Paese. In compenso, l’opinione dei cittadini riguardo al controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, come polizia e carabinieri, è positiva nel 61,6 per cento dei casi. Per la prima volta l’Istat ha anche tentato di stimare alcuni reati non convenzionali, come la clonazione di carte bancarie, il phishing (ossia il prelievo non autorizzato di denaro dal proprio conto corrente bancario a seguito del rilascio dei propri dati personali via internet a falsi istituti di credito o assicurativi) e le frodi su internet. Tali reati hanno coinvolto, nei 12 mesi precedenti l’intervista, 1 milione 125 mila cittadini di 14 anni e più. Si tratta dell’1,4 per cento di coloro che usano la carta di credito o il bancomat o gli assegni bancari e dell’8,3 per cento di coloro che hanno acquistato merci o servizi in rete.


Istat. Reati, vittime e percezione della sicurezza

L’indagine sulla sicurezza dei cittadini è stata condotta per la terza volta dall’Istat allo scopo di conoscere il fenomeno della criminalità attraverso il punto di vista della vittima.

Nel corso dei 12 mesi precedenti l’intervista, nel biennio 2008-2009 i cittadini rimasti vittime sono stati il 5,7 per cento del totale. Per quanto riguarda i reati contro la proprietà si è trattato in primo luogo di furti di oggetti personali (2,2 per cento), seguiti dai borseggi (1,6 per cento) e dagli scippi (0,5 per cento). Tra i reati violenti al primo posto si collocano le minacce (0,9 per cento), seguite dalle aggressioni (0,6 per cento) e dalle rapine (0,4 per cento).

Tra i reati subiti dalle famiglie si rilevano quelli che riguardano l’abitazione, i mezzi di trasporto o gli animali. Il 16,2 per cento delle famiglie sono state vittime di questi reati: i reati relativi ai veicoli (furti, tentati furti, atti vandalici ecc.) sono al primo posto (12,6 per cento), seguiti da quelli che riguardano l’abitazione (4,8 per cento). Si evidenzia in primo luogo il vandalismo sui veicoli (7,8 per cento), poi il furto di biciclette (3,8 per cento), di parti di auto o camion (2,9 per cento), il furto di motorino (2,8 per cento), delle sue parti (2,1 per cento), di oggetti nei veicoli (2,1 per cento), di moto (1,8 per cento) e di automobili (1,7 per cento).

Per quanto riguarda l’abitazione emerge con maggiore frequenza il furto in abitazione principale (1,1 per cento) e il furto di oggetti esterni all’abitazione (0,9 per cento), nonché gli atti di vandalismo contro l’abitazione (1,4 per cento), mentre più basso è il dato sulle abitazioni secondarie (sia in termini di furto che di ingresso abusivo). La persecuzione degli animali, maltrattati, feriti, o uccisi, ha riguardato il 2,6 per cento delle famiglie che li posseggono.


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da: Reati, vittime e percezione della sicurezza.


Mosaico Italia. Lo stato del Paese agli inizi del XXI secolo

Mosaico Italia. Lo stato del Paese agli inizi del XXI secolo
Autori e curatori: Associazione italiana di Sociologia
Contributi: Aris Accornero, Franca Alacevich, Maurizio Ambrosini, Ugo Ascoli, Alberto Baldissera, Luciano Benadusi, David Benassi, Rita Biancheri, Maria Luisa Bianco, Roberto Biorcio, Marco Bontempi, Gianfranco Bottazzi, Laura Bovone, Alessandro Bruschi, Carlo Buzzi, Rita Caccamo, Leonardo Cannavò, Marco Castrignanò, Bruno Cattero, Alessandro Cavalli, Antonietta Censi, Francesco Paolo Cerase, Vincenzo Cesareo, Carmine Clemente, Matteo Colleoni, Fausto Colombo, Maddalena Colombo, Piergiorgio Corbetta, Alessandra Corrado, Ernesto D’Albergo, Eugenia Di Nallo, Pierpaolo Donati, Enrico Ercole, Carla Facchini, Antonio Fasanella, Alberto Febbrajo, Marcello Fedele, Marisa Ferrari Occhionero, Lorenzo Fisher, Franco Garelli, Guido Giarelli, Luigi Gui, Francesco Lazzari, Carmen Leccardi, Marino Livolsi, Mario Lucchini, Guido Maggioni, Stefano Martelli, Antonietta Mazzette, Alfredo Mela, Dario Melossi, Maurizio Merico, Alberto Merler, Enzo Mingione, Giulio Moini, Mario Morcellini, Roberto Moscati, Giuseppe Mosconi, Mariella Nocenzi, Enzo Pace, Massimo Paci, Pietro Palvarini, Letizia Paoli, Rosalba Perrotta, Giovanni Pieretti, Sebastiano Porcu, Nicola Porro, Enrico Pugliese, Luca Queirolo Palmas, Francesco Ramella, Marita Rampazzi, Ettore Recchi, Emilio Reyneri, Giovanna Rossi, Asterio Savelli, Daniele Scarscelli, Antonio Schizzerotto, Loredana Sciolla, Roberto Serpieri, Renate Siebert, Mara Tognetti Bordogna, Mario Aldo Toscano, Carlo Trigilia, Paolo Turi, Massimiliano Vaira, Tommaso Vitale, Paolo Volonté, Francesca Zajczyk, Antonio De Lillo
Collana: La società – Saggi
Argomenti: Teoria sociologica e storia del pensiero sociologico
Livello: Saggi, scenari, interventi
Dati: pp. 512,     1a edizione  2010  (Cod.1420.1.119)
Mosaico Italia. Lo stato del Paese agli inizi del XXI secolo
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 38,00
Disponibilità: Limitata
Codice ISBN 13: 9788856831061
Tipologia: E-book
Prezzo: € 30,00
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Possibilità di copia: No
Possibilità di annotazione: Si
Portabilità: Si
Ottimizzazione: per PC, Mac, NoteBook, NetBook
Codice ISBN 13: 9788856828627
Formato: PDF per Digital Editions
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In breve Un affresco della situazione del paese tracciato dai sociologi italiani, nella diversità dei loro approcci, empirici e teorici. Il volume, promosso dall’Associazione Italiana di Sociologia, non è destinato agli specialisti ma a un più vasto pubblico di lettori interessati a comprendere la contemporaneità.
Presentazione
del volume:
Come si presenta l’Italia alla fine del primo decennio del Duemila, a centocinquanta anni dalla sua unità nazionale e mentre sta attraversando una delle più gravi crisi economiche e finanziarie che abbia mai scosso i Paesi occidentali? L’Associazione Italiana di Sociologia ha chiesto ad un cospicuo numero di studiosi di produrre una analisi documentata e al tempo stesso ampiamente leggibile sulla dimensione plurale del Paese, le sue risorse e il suo territorio, la formazione e la ricerca, i consumi culturali e la comunicazione, l’economia e il lavoro, le opportunità di vita e i rischi, gli stili di vita e le politiche.
Ne emerge una pluralità di tessere che, affiancate e giustapposte, delineano una immagine variegata e talvolta inedita dell’Italia che permette di andare ben aldilà di quelle fotografie stereotipate e talvolta logore che i media e gran parte del dibattito politico e culturale ripropongono al Paese. Nel disegnare questo quadro collettivo, la sociologia italiana intende mettere in evidenza, con i suoi strumenti di ricerca, i diversi aspetti di una grande trasformazione in atto, sulla quale appare necessario avviare un confronto ampio ed approfondito.

L’Associazione Italiana di Sociologia (AIS), che raccoglie la maggioranza dei sociologi accademici e un gran numero di giovani studiosi della disciplina, è un’associazione senza fini di lucro che ha lo scopo di promuovere e valorizzare la ricerca e l’insegnamento della sociologia, nonché la diffusione della conoscenza e dei saperi sociologici, anche attraverso la promozione di pubblicazioni scientifiche.

Indice:
Antonio de Lillo, Introduzione
Mario Aldo Toscano, Società e sociologia in Italia. Per una lettura critica tra storia e cronaca
Alessandro Bruschi, La sociologia come scienza operativa
Italia una e rurale
Maurizio Ambrosini, Diventare multietnici senza volerlo: la società italiana e l’immigrazione
Ettore Recchi, Gli Italiani e l’Europa
Loredana Sciolla, Identità e valori in cambiamento
Luca Queirolo Palmas, La linea del colore e i figli delle migrazioni
Enzo Pace, La geografia socio-religiosa dell’Italia che cambia
Francesco Ramella, Gli squilibri territoriali
Alessandro Cavalli, Generazioni
Vincenzo Cesareo, Pluralismo culturale, multiculturalismo e interculturalismo
Risorse e territorio
Gianfranco Bottazzi, Geopolitica delle risorse economiche
Marco Castrignanò, Giovanni Pieretti, Il consumo di suolo: alcune questioni di sociologia del territorio
Alfredo Mela, Il dinamismo urbano
Alessandra Corrado, Le nuove ruralità
Matteo Colleoni, Mobilità quotidiana e sistemi di trasporto
Antonietta Mazzette, Spazi pubblici e vita collettiva
Enrico Ercole, Asterio Savelli, I luoghi del turismo
Formazione ricerca
Maurizio Merico, Educazione, socializzazione e traiettorie di vita dei giovani
Lorenzo Fischer, Roberto Serpieri, Insegnanti e dirigenti nella scuola italiana
Maddalena Colombo, Antonietta Censi, Il policentrismo formativo
Antonio Fasanella, Le carriere degli studenti universitari
Alberto Baldissera, L’università valutata
Massimiliano Vaira, Università e politica universitaria
Paolo Volonté, La scienza e la ricerca
Leonardo Cannavò, La ricerca e lo sviluppo
Luciano Benadusi, Le diseguaglianze di opportunità nell’educazione
Roberto Moscati, Modelli di università
Consumi culturali e comunicazione
Marino Livolsi, Quotidiani, TV e società
Fausto Colombo, I media digitali: usi, divari e nuove forme di socialità
Laura Bovone, Produzione culturale e culture materiali
Eugenia Di Nallo, Gestire le contraddizioni: i consumi tra etica e responsabilità
Stefano Martelli, Lo sport “mediato”
Mario Morcellini, Cultura vs comunicazione. Una proposta di revisione ispirata alla sociologia critica
L’economia e il lavoro
Carlo Trigilia, La costruzione sociale dell’innovazione nel capitalismo italiano
Bruno Cattero, Gattopardo docet. Sul governo e il controllo delle imprese dell’Italia del 2010
Francesco Paolo Cerase, L’impiego pubblico
Emilio Reyneri, L’occupazione e il mercato del lavoro: quali segnali dalla crisi economica?
Franca Alacevich, Le relazioni industriali
Aris Accornero, Lavori in frantumi
Le opportunità di vita e rischi
Antonio Schizzerotto, Come sono cambiate le disuguaglianze sociali in Italia tra il XX e il XXI secolo
Maria Luisa Bianco, Giovani donne, giovani uomini: percorsi verso l’età adulta
Mariella Nocenzi, Marisa Ferrari Occhionero, Rapporti di genere
Sebastiano Porcu, Invecchiare in Italia: sviluppo e differenziazione sociale della popolazione anziana
Rita Biancheri, Genere e salute
Carmine Clemente, L’ambiente e la salute
Mario Lucchini, Mara Tognetti Bordogna, Le disuguaglianze di salute
Rosalba Perrotta, La disabilità
David Benassi, Carla Facchini, Povertà e corso di vita: ruolo della generazione, ruolo delle politiche
Dario Melossi, La criminalità
Enrico Pugliese, Le nuove disuguaglianze
Gli stili di vita
Carla Facchini, Marita Rampazzi, Le famiglie tra mutamenti e persistenze
Guido Maggioni, Divorzi e separazioni
Carmen Leccardi, Il tempo
Carlo Buzzi, I giovani e la transizione all’età adulta
Daniele Scarscelli, Il consumo di droghe
Nicola Porro, Lo sport degli italiani
Rita Caccamo, Cura del corpo
Pietro Palvarini, Francesca Zajczyk, La nuova deprivazione abitativa in Italia
Franco Garelli, Pluralismo religioso
Le politiche
Ernesto d’Albergo, Giulio Moini, Le priorità delle politiche governative
Ugo Ascoli, Le politiche di welfare
Giovanna Rossi, Le politiche familiari
Luigi Gui, Francesco Lazzari, Alberto Merler, Le nuove professionalità del sociale tra frammentazione e integrazione
Guido Giarelli, Il sistema dei servizi sanitari
Giuseppe Mosconi, Il carcere in Italia
Pierpaolo Donati, Cittadinanza societaria
Massimo Paci, Welfare e famiglia
Enzo Mingione, Welfare locale
Lo stato e la politica
Alberto Febbrajo, La costituzione italiana
Marcello Fedele, Federalismo all’italiana
Paolo Turi, Rappresentanza politica
Roberto Biorcio, Tommaso Vitale, Associazionismo e partecipazione
Marco Bontempi, La laicità
Letizia Paoli, La mafia
Renate Siebert, Mafia e quotidianità
Piergiorgio Corbetta, Variabili sociali e orientamenti politici
Una lettura trasversale
(Un Paese che cambia tra vecchi squilibri e nuove contraddizioni; Città, campagna, sviluppo del territorio: una sintesi difficile; Due risorse strategiche trascurate; L’intreccio tra comunicazione e consumo; Il lavoro a pezzi; Tante disuguaglianze, scarsa fluidità sociale; Le trasformazioni della vita quotidiana; Il difficile governo del cambiamento; I difficili equilibri istituzionali).

Welfare: CENSIS, non autosufficienza maggiore paura degli italiani, da Cgil newsletter n. 22 del 11 ottobre 2010


La non autosufficienza (85,7%) e l’impossibilità di pagare le spese mediche (82,5%) rappresentano la prima paura degli italiani, più sentita della criminalità e della disoccupazione. E’ quanto risulta dallo studio realizzato dal CENSIS per il Forum ANIA-Consumatori, la fondazione promossa dall’ANIA per rendere più sistematico il dialogo tra imprese di assicurazione e consumatori. Dallo studio emerge, in primo luogo, il problema delle ingenti spese per il sostentamento dei familiari in ‘condizione critica’: nel 2009 il 32,1% delle famiglie si è trovata in gravi situazioni di disagio che vanno dalla necessità di assistere malati terminali o portatori di handicap all’improvvisa perdita di reddito o disoccupazione di un congiunto. Disagi affrontati dalle famiglie in totale autonomia (59%) o con il sostegno di amici o parenti (28%), ma comunque in assenza o con scarso apporto del sistema di welfare.


Dati salienti emersi da una relazione della Dia sulla criminalità in Puglia – InfoOggi.it

Penetrazione dell’economia da parte di clan in lotta fra loro e creazione di compagini criminali nell’ambito dell’economia legale. Sono i dati principali che si evincono dall’ultima relazione semestrale inviata al parlamento dalla Direzione investigativa antimafia di Bari. Gli investigatori della Dia hanno riscontrato la compromissione degli ambienti economico- finanziari ed istituzionali locali dando conferma al principio secondo cui le mafie per riciclare e successivamente reimpiegare le ricchezze accumulate debbano necessariamente avvalersi della partecipazione di professionisti, amministratori, avvocati, direttori di banca e notai.


L’Antimafia individua come causa delle penetrazioni mafiose quella crisi economica che avrebbe ampliato il ventaglio delle modalità di infiltrazione da parte delle compagini criminali pugliesi nell’ambito dell’economia locale come dimostrerebbero i casi di piccoli commercianti che spacciano droga e la presenza di persone pagate per segnalare agli usurai soggetti che vivono in condizioni di difficoltà economiche.

….

da:

Dati salienti emersi da una relazione della Dia sulla criminalità in Puglia – InfoOggi.it.


Le due destre della politica italiana: Gianfranco Fini, Relazione di Mirabello, 5 settembre 2010

Nella teoria delle agende politiche sono di rilievo le date periodizzanti.

E’ probabile che la data del 5 settembre 2010 segni l’inizio del declino del berlusconismo, iniziato nel 1994.

Se così sarà, il dato politico è che non è stata la Sinistra (che per due volte – 1998 e 2006 – ha fatto fallire la prospettiva di Romano Prodi) a far concludere questi anni tristissimi, ma una variante della Destra.

I riferimenti al federalismo, alle politiche economiche, alla questione govanile, alla sicurezza, al welfare delle famiglie …..  si connettono fortemente ai contenuti di questo blog di ricerca.
Qui sotto l’audio di questo (forse) storico inizio:

Qui il testo del  discorso integrale

Stralci:

….

sul “federalismo equo e solidale”:

Solo chi non conosce la storia, oltre che la geografia può pensare che la Padania esista per davvero! Bossi ha capito che quella bandiera che ha alzato per primo anni fa, anche raccogliendo l’ironia e lo scetticismo di molti, il federalismo, può essere una bandiera da alzare, che determinerebbe il compimento di quella missione storica che Bossi ha dato al suo movimento. Ma il federalismo è possibile solo se è nell’interesse di tutta l’Italia. Bossi è uomo concreto, sa che il nord ha bisogno del federalismo a condizione che sia nel nome dell’interesse generale. E potrei tranquillamente dire che nella commissione bicamerale con trenta componenti per il federalismo fiscale, il nostro senatore Baldassarri è determinante. Allora, discutiamo assieme a Lega e a Forza Italia allargata di che significa federalismo equo e solidale. È una grande questione che non si riduce al rapporto tra Calderoli e Tremonti. Si può realizzare a patto che si stabiliscano i costi standard.
Il Meridione ha tutto da guadagnare da una riforma in senso federalistico, nella quale è indispensabile valutare i costi standard nelle regioni, perchè nessuno può obiettare il fatto che i costi in Emilia Romagna non sono la stessa cosa di quelli in Calabria. Nessuno difende la spesa storica, quella in base alla quale le amministrazioni si vedevano pagare le loro spese a pié di lista, ma la definizione dei parametri di spesa non può non essere discussa, come si deve discutere dei tempi del federalismo o di cosa voglia dire fondo perequativo. Tanto più che, con questa riforma dobbiamo essere all’altezza di una ricorrenza, quella della celebrazione dei 150 anni di unità italiana, che non deve essere solo ricostruzione dei tempi storici, ma occasione per una riforma nazionale, che non lasci indietro alcune regioni, che non sia espressione di egoismo di parte ai danni di tutti. L’Italia una e indivisibile è non solo interesse del Sud, ma anche del Nord. E basta vedere cosa accade fuori dalla nostra nazione per occorgersi che se la crisi della Grecia fa tremare la Germania, la Padania non può certo sopravvivere alla crisi di un solo paese europeo o che si affaccia nel Mediterraneo. L’Italia ha il dovere di confermare la sua unità e di mettersi in competizione con gli altri paesi. Ha il dovere di fondare un nuovo patto di legislatura, che non sia più un tavolo a due gambe, né un accordo gestito con quiescenza.
Ma che fine ha fatto nel programma quel punto con il quale si pigliavano gli applausi relativo all’abolizione delle province? Che fine ha fatto quel punto del programma che prevedeva la privatizzazione delle municipalizzate? È stato sufficiente capire che in alcune aree diventavano i tesoretti di un partito per allineare la Lega alla sinistra italiana. Il nuovo patto di legislatura non è più soltanto tra Berlusconi e Bossi, ma nell’interesse di tutti, della Lega ma anche di Silvio Berlusconi. Sono convinto che nel suo realismo e pragmatismo metterà da parte l’ostracismo, anche perché non ci fermiamo

….

sulla riforma della giustizia:

“come si fa a essere contrari al processo breve? Si deve lavorare per quello e dobbiamo ricordare a proposito che l’Ue ci ha condannati più volte per l’eccessiva durata, occorrono anni per sapere come va a finire. Ma la cosa che non è accettabile è che una volta che il testo che è arrivato dal Senato si stravolga con il rischio che nel momento in cui tante vittime aspettano di sapere il destino del processo li si lasci poi con un pugno di mosche in mano. La riforma va fatta per garantire i cittadini. La riforma della giustizia non può essere fatta contro la magistratura, che certamente non ha il compiuto di interferire con il parlamento. E allora discutiamo in parlamento, di come garantire a Berlusconi il diritto di governare, discutiamo anche con le parti più responsabili dell’opposizione: una dimostrazione su questo punto l’ha data Casini. Discutiamone anche delle proposte che derivano dall’opposizione, senza che i solerti consiglieri del principe hanno subito stracciato, come quella dell’avvocato Pecorella. Facciamo la riforma della giustizia senza per questo determinare però un perenne cortocircuito tra il potere politico e la magistratura.”

“E ancora più convinti di prima, portiamo avanti la lotta contro ogni forma di criminalità, compresa quella dei colletti bianchi, dei furbetti del quartierino, di chi pensa che il garantismo è impunità. Contnuiamo la lotta per la legalità, rilanciamo ildecreto anticorruzione: cosa costa rimetterlo al centro dell’attenzione del Parlamento? Discutiamo sull’opportunità di stabilire un codice etico per chi ha cariche pubbliche. Stabilendo ciò che è legale e ciò che no, ma anche ciò che è opportuno e ciò che è no. Su questi temi e su altri, lavoriamo per unire non per dividere.”

….

sulla politica economica:

“È arrivato il tempo di dare vita a una sintesi, a nuovo patto tra capitale e lavoro: significa mettere i produttori di ricchezza dalla stessa parte della barricata. Una proposta che feci in occasione di quella direzione nazionale e che è caduta nel nulla, è una riforma del mondo del lavoro. Serve una politica che comprenda le esigenze del nostro mondo produttivo. I piccoli imprenditori lo sanno meglio di tutti. È importante ricordare che il tessuto produttivo è diverso da altri paesi, si basa su imprese medio piccole. Si tagli il superfluo, ma non si lesini in infrastrutture, in ricerca, in produzione di eccellenze di avanguardia. Viviamo in una fase in cui i giacimenti culturali valgono più – nella globalizzazione – dei giacimenti petroliferi. Dobbiamo investire, anche se è evidente che la coperta è corta. Sarebbe facile dire “il governo tiri fuori le risorse”. Ma dobbiamo passare dallo scontentare tutti a dire che c’è un settore su cui si deve investire, ed è il settore connesso a ciò che può dare competitività al nostro sistema produttivo. Soprattutto per le nostre imprese che esportano: non basta pensare alla delocalizzazione delle imprese, ma bisogna attrarre capitale e mettere chi vuole nelle condizioni di aprire un’impesa. Vuol dire dare attuazione ai punti qualificanti del programa del Pdl. Non voglio affondare il coltello nel burro ma nonostante il ghe pensi mi, vi sembra possibile che ancora non si conosca il nome ministro allo Sviluppo economico, in quale altro paese sarebbe possibile?
È chiaro che deve essere un ministro capace di ragionare e lavorare con il ministro dell’Economia”

….

sulla questione giovanile:

“La questione giovanile è centrale, e mi piange il cuore che tra i giovani ci sia un disoccupato su quattro. C’è chi contrabbanda la flessibilità, che è invece necessaria per l’economia e per le imprese, con la precarietà permanente: dimenticano che in Germania ci sono sì molti contratti a tempo determinato, però lì le buste paga non sono certo leggere come da noi, ma spesso più corpose di quelle dei contratti a tempo indeterminato. E dobbiamo renderci conto che il patto generazionele è importante come quello tra Nord e Sud se abbiamo a cuore il governo nazionale.
Perché non è giusto che serva l’aiuto del nonno per far vivere più sereno il nipote: si è completamente ribaltato il mondo, prima spesso era grazie al lavoro del nipote che si sosteneva il nonno.
Poniamoceli questi problemi. Chiediamo ai ragazzi un impegno e quando dico andiamo avanti e non ci fermiamo, lo dico anche perché in queste settimane abbiamo visto come siano i più giovani a dirci “provateci, non vi fermate, siamo con voi”. Credo che sia estremamente bello vedere anche qui questa sera tante ragazze e tanti ragazzi che vogliono ancora credere in una politica capace di costruire il loro futuro. Il futuro della libertà. E la prima libertà è metterli nella condizione di far vedere ciò di cui sono capaci. Che fine ha fatto la rivoluzione meritocratica. Preoccupiamoci delle condizioni sociali. Credo che debba destare preoccupazioni in tutti leggere che nell’ambito della cosiddetta spesa sociale il nostro paese è uno degli ultimi paesi in Europa.”

….

sulla politica sociale:

“È doveroso chiedersi visto che la società è profondamente cambiata, la spesa sociale deve essere rivolta verso quelle categorie tradizionalmente più deboli o non è il momento di investire su quella famiglia che rimane il luogo in cui da sempre si dà vita alla trasmissione di valori, si crea la condizione per la quale ci si sente figli di una comunità? Un welfare delle opportunità per i giovani, basato sulle esigenze della famiglia, soprattutto quella monoreddito. Oggi il centrodestra deve saper tradurre in realtà ciò che era stato inserito nel programma di governo.
Intervenire con con politiche a sostegno delle famiglie, vuol dire anche che se nei cinque punti c’è la riduzione del carico fiscale non possiamo annunciarlo e basta ma si deve assume l’onore di fare delle proposte. E noi queste le abbiamo fatte: interveniamo ad esempio sul cosiddetto quoziente famigliare, che faccia si che chi ha a casa più figli o un disabile abbia poi un carico fiscale diverso dagli altri.”


Bibliografia in tema di abuso sessuale e pedofilia

Hai cercato: abuso con il criterio “Cerca per Temi di Attualità”

Trovati: 44 Libri
Titoli da 144

Il bambino maltrattato
Le radici della depressione nel trauma dell’abuso infantile
Antonia Bifulco
Patricia Moran
Astrolabio Ubaldini – 2007
Il corpo violato
Un approccio psicorporeo al trauma dell’abuso
Maurizio Stupiggia
La Meridiana – 2007
Dal bambino minaccioso al bambino minacciato
Gli abusi sui bambini e la violenza in famiglia: prevenzione, rilevamento e trattamento
Francesco Montecchi
Franco Angeli – 2005
Gli abusi all’infanzia
I diversi interventi possibili
Francesco Montecchi
Franco Angeli – 2005
Il recupero dei ricordi di abuso
Joseph Sandler
Peter Fonagy
Franco Angeli – 2005
Il velo di Sais
Abuso sessuale e manipolazione analitica. Divagazioni sulle origini dell’industria della tutela dell’abuso sessuale su donne e minori
Renato Bulzariello
Mimesis – 2005
Interazione autore-vittima nell’abuso sessuale
Ferite inferte ai minori
Alessandra Gambineri
Franco Angeli – 2005
L’ascolto dell’abuso e l’abuso nell’ascolto
Abuso sessuale sui minori: contesto clinico, giudiziario, sociale
Claudio Foti
Franco Angeli – 2005
Un silenzio assordante
La violenza occultata su donne e minori
Patrizia Romito
Franco Angeli – 2005
Una casa per un po’
Dall’abuso alla comunità per minori. Una storia vera
Francesca Emili
Edizioni MAGI – 2005
Abusi sessuali sui minori
Un approccio basato sulle evidenze scientifiche
David M. Fergusson
Paul E. Mullen
Centro Scientifico Editore – 2004
Le parole difficili
La formazione degli operatori in materia di maltrattamento e abuso minorile
Gloriana Rangone
Marco Chistolini
Francesco Vadilonga
Franco Angeli – 2004
Pedofilia
Per saperne di più
Anna Oliverio Ferraris
Barbara Graziosi
Laterza – 2004
Pedofilia
Stato dell’arte sulle perversioni pedosessuali
Marco Casonato
Quattroventi – 2004
Affari di famiglia
Dall’abuso all’omicidio
George B. Palermo
Mark T. Palermo
Edizioni MAGI – 2003
Incesto e incestuale
Paul-Claude Racamier
Franco Angeli – 2003
L’abuso sessuale infantile e la pedofilia
L’intervento sulla vittima
Gaetano De Leo
Irene Petruccelli
Franco Angeli – 2003
Pedofilia
Un approccio multiprospettico
Anna Coluccia
Ernesto Calvanese
Franco Angeli – 2003
Pedofilia e criminalità
Luigi  Cortellessa
Natale  Fusaro
koiné nuove edizioni – 2003
Bambini abusati
Linee-guida nel dibattito internazionale
Marinella Malacrea
Silvia Lorenzini
Raffaello Cortina – 2002
Bambini da salvare
La violenza sui minori
Aldo Gombia
Edizioni Red – 2002
Le storie del giorno che non muore
Il trauma dell’abuso sessuale
Francesco Villa
Borla – 2002
I labirinti della pedofilia
Gloria Persico
Newton & Compton – 2001
Il bambino abusato
Toni Vaughn-Heineman
Giovanni Fioriti – 2001
L’abuso sessuale intrafamiliare
Manuale di intervento
Angelo  Carini
Maria Teresa Pedrocco Biancardi
Gloria Soavi
Raffaello Cortina – 2001
Pedofilia Pedofilie
La psicoanalisi e il mondo del pedofilo
Cosimo Schinaia
Bollati Boringhieri – 2001
Sono solo fantasie?
L’abuso sessuale e le inascoltate verità dei bambini
Cleopatra D’Ambrosio
Edizioni MAGI – 2001
Abusi sessuali
Perversione e psicoterapia
Edmond Gilliéron
Mirella Baldassarre
Edizioni Universitarie Romane – 2000
Il luogo in cui non voglio stare
Incesto Pedofilia Violenza carnale
G. Polenta
Edizioni del Cerro – 2000
Gli indicatori dell’abuso infantile
Gli effetti devastanti della violenza fisica e psicologica
J.A. Montaleone
Centro Scientifico Editore – 1999
La pedofilia nell’ottica psichiatrica
Eugenio Aguglia
Il Pensiero Scientifico – 1999
La problematica attuale delle condotte pedofile
Bruno Callieri
Edizioni Universitarie Romane – 1999
L’abuso sessuale sui minori
Valutazione e terapia delle vittime e dei responsabili
Davide Dettore
Carla Fuligni
McGraw-Hill – 1999
L’infanzia rimossa
Dal bambino maltrattato all’adulto distruttivo nel silenzio della società
Alice Miller
Garzanti – 1999
Vittime di abuso
L’impatto emotivo del trauma sul bambino e sull’adulto
A. Sugarman
Centro Scientifico Editore – 1999
A come abuso anoressia attaccamento…
Rappresentazioni mentali nell’infanzia e nell’adolescenza
Tilde Giani Gallino
Bollati Boringhieri – 1998
Pedofilia
Gli abusi, gli abusati, gli abusanti
R. Giommi
M. Perrotta
Edizioni del Cerro – 1998
Trauma e riparazione
La cura nell’abuso sessuale all’infanzia
Marinella Malacrea
Raffaello Cortina – 1998
La relazione incestuosa
Liliana Bal Filoramo
Borla – 1996
Trappole seduttive
L’abuso sul minore e le sue ambivalenze
Maria I. Wuehl
La Biblioteca di Vivarium – 1996
La fiducia tradita
Violenze e ipocrisie dell’educazione
Alice Miller
Garzanti – 1995
Il tema dell’incesto
Fondamenti psicologici della creazione poetica
Otto Rank
SugarCo – 1994
Segreti di famiglia
L’intervento nei casi d’incesto
Marinella Malacrea
A. Vassalli
Raffaello Cortina – 1990
La violenza nascosta
Gli abusi sessuali sui bambini
AA. VV.
Raffaello Cortina – 1986

ALEXANDER J.C., THOMPSON K., Sociologia, Il Mulino, 2010

ALEXANDER J.C., THOMPSON K.

Sociologia

Collana “Strumenti”

pp. 568, (€ 42,00) € 37,80
978-88-15-13840-8
anno di pubblicazione 2010

in libreria dal 22/07/2010

Note: Corredato da sito web

Copertina 13840

Questo testo innovativo descrive i mutamenti della società odierna all’interno di un quadro di riferimento che non privilegia più la transizione dalle società tradizionali a quelle moderne ma contrappone gli aspetti moderni della vita sociale a quelli postmoderni. Dal punto di vista emozionale, culturale, istituzionale, la società contemporanea presenta caratteri completamente inediti rispetto al passato. Vengono dunque posti in primo piano elementi come sfera personale, dimensione esistenziale, identità, genere, etnia, cultura (popolare), media. Un manuale in sintonia con le tendenze attuali delle scienze sociali.

All’indirizzo www.mulino.it/aulaweb docenti e studenti troveranno materiale utile alla didattica e all’apprendimento.

Indice: Prefazione. – Introduzione. – Parte prima: Significati e comunicazione. – I. Le strutture culturali. – II. I media e la comunicazione. – Parte seconda: Mondi e identità personali. – III. La socializzazione e il ciclo vitale. – IV. La sessualità. – V. Il matrimonio e la famiglia. – Parte terza: Disuguaglianze e identità. – VI. La disuguaglianza. – VII. Il genere. – VIII. Razza ed etnia. – IX. Criminalità e devianza. – Parte quarta: Istituzioni. – X. Lavoro ed economia. – XI. L’istruzione. – XII. Salute e medicina. – XIII. La religione. – Parte quinta: Politica, globalizzazione e mutamento sociale. – XIV. Le città e la popolazione. – XV. La politica, la vita pubblica e lo stato. – XVI. Mutamento sociale, azione collettiva e movimenti sociali. – Glossario. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.

Jeffrey C. Alexander è docente di Sociologia nella Yale University, dove è co-direttore del Center for Cultural Sociology. Con il Mulino ha pubblicato “La costruzione del male. Dall’Olocausto all’11 settembre” (2006). Kenneth Thompson, sociologo, è professore emerito nella Open University.

da: ALEXANDER J.C., THOMPSON K., Sociologia.


Il Modello italiano di gestione di sicurezza e immigrazione

Il Modello italiano di gestione di sicurezza e immigrazione

Le proposte normative e le attività operative sviluppate in questi ultimi anni dal Governo italiano per dare risposte alla domanda di sicurezza da parte della collettività sono state illustrate il 16 aprile scorso a Palazzo Chigi dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con una pubblicazione curata dal ministero dell’Interno dal titolo ‘Iniziative dell’Italia – Sicurezza, immigrazione e asilo’. Questi alcuni degli interventi messi in campo negli ultimi anni dal Governo secondo il ‘modello italiano’ di gestione della sicurezza e dell’immigrazione sul territorio nazionale: aggressione dei patrimoni illeciti, nuove misure anti racket e usura e contro infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti, eco-mafia, criminalità transnazionale, terrorismo, criminalità informatica e pedopornografia on-line, patti per la sicurezza urbana, contenimento dell’immigrazione clandestina, tratta degli esseri umani, procedure per l’emersione dei rapporti di lavoro regolare con cittadini stranieri. Altre misure sono state adottate dal Governo per garantire la piena tutela dei minori stranieri, dei richiedenti asilo, l’accoglienza e l’integrazione dei cittadini stranieri. Numerosi i progetti promossi a livello locale finanziati con risorse del Fondo europeo per l’integrazione.

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Rapporto RuR, Municipium. I parametri sociali della città, 2010

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Municipium. I parametri sociali della città  
Autori e curatori: Rur
Contributi: Giuseppe Roma
Collana: Rur
Argomenti: Politiche urbane e territorialiPolitica, società italianaSociologia dell’ambiente, del territorio e del turismo
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 96,     1a edizione  2010  (Cod.1336.12)
 
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Municipium. I parametri sociali della città

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Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 12,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856816914
 
Tipologia: E-book
Prezzo: € 9,50
Possibilità di stampa:  No
Possibilità di copia:  No
Codice ISBN 13: 9788856821604
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In breve Il Rapporto RuR, realizzato in collaborazione con il Censis, si focalizza sulle domande sociali espresse dai cittadini (servizi, sicurezza, mobilità, casa), sul grado di consenso alla realizzazione delle infrastrutture, e comprende una classifica delle città più amate dagli italiani e degli architetti più conosciuti. Nell’ambito della ricerca è stato effettuato un approfondimento su Roma, Milano e Napoli.
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Presentazione
del volume:
Il paradigma del localismo italiano si avvia verso una profonda ridefinizione. Il tradizionale policentrismo dei sistemi locali di piccole e medie città si trasforma progressivamente in un “megacentrismo territoriale”, con grandi conglomerati di insediamenti metropolitani dove si progetta, si produce, si smista, si vende, si abita, fuori da maglie ordinate o da schemi percepibili attraverso specifici segni. La città rischia di perdere la sua forma, e con essa il senso di comunità territoriale.
Il Rapporto RuR, realizzato in collaborazione con il Censis, si focalizza sulle domande sociali espresse dai cittadini (servizi, sicurezza, mobilità, casa), sul grado di consenso alla realizzazione delle infrastrutture, e comprende una classifica delle città più amate dagli italiani e degli architetti più conosciuti.
Nell’ambito della ricerca è stato effettuato un approfondimento su Roma, Milano e Napoli.

Indice:
Giuseppe Roma, Introduzione. Verso la città-contenitore
Il sociale urbano decisivo per la competitività
Le città viste e valutate dagli italiani
(La città come traino dei processi di sviluppo; La percezione della vivibilità; Bellezza e carattere degli abitanti più importanti dell’economia urbana; L’allarme sociale: disoccupazione e criminalità ai primi posti; Il sempre troppo sottovalutato problema della mobilità sostenibile; Convogliare risorse su sicurezza e igiene urbana; Nella fiducia dei cittadini, il volontariato torna a battere le istituzioni)
La mobilità urbana
(Pendolari a quattro ruote; Tempi e costi degli spostamenti; Conto il congestionamento più autobus e piste ciclabili)
La sicurezza urbana
(Paure diffuse reali e percepite; L’esposizione crescente ai reati predatori; Il rischio di insicurezza anche per le diverse forme di degrado sociale)
La condizione abitativa: livello di soddisfazione e aspirazioni future
(Per gli italiani stanziali il sogno è vivere dove risiedono; La casa ideale è in proprietà e vicina al lavoro)
Socialità, partecipazione e media
(L’impegno nel volontariato come pratica diffusa; Le medie città luogo di partecipazione; La forza mediatica dei telegiornali regionali; Sull’immigrazione un paese diviso in due)
Il nodo delle infrastrutture
(Sviluppo al Sud, salvaguardia nel Nord-Est; La diffidenza delle piccole città del buon vivere; Una questione di sfiducia)
Architettura e città, un bene fisico con cultura collettiva
(Le città che attraggono; Nonostante i grandi nomi, resta di nicchia l’interesse per l’architettura).

Municipium. I parametri sociali della città

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Il ‘modello italiano’ di gestione della sicurezza e dell’immigrazione, Ministero Dell’Interno – Notizie

Il ‘modello italiano’ di gestione della sicurezza e dell’immigrazione

In una pubblicazione del ministero dell’Interno il bilancio delle azioni del Governo italiano in tema di sicurezza, immigrazione e asilo

La pubblicazione (per aprire il documento)Le proposte normative e le attività operative sviluppate in questi ultimi anni dal Governo italiano per dare risposte alla domanda di sicurezza da parte della collettività sono brevemente illustrate in una pubblicazione curata dal ministero dell’Interno dal titolo ‘Iniziative dell’Italia – Sicurezza, immigrazione e asilo’. Disponibili anche le versioni in lingua inglese e francese. 

Aggressione dei patrimoni illeciti, nuove misure anti racket e usura e contro infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti, eco-mafia, criminalità transnazionale, terrorismo, criminalità informatica e pedopornografia on-line, ‘patti per la sicurezza’ urbana, contenimento dell’immigrazione clandestina, tratta degli esseri umani, efficaci procedure per l’emersione dei rapporti di lavoro regolare con cittadini stranieri. Sono alcuni degli interventi messi in campo negli ultimi anni dal Governo secondo il ’modello italiano’ di gestione della sicurezza e dell’immigrazione sul territorio nazionale.

Altre misure sono state adottate dal Governo italiano per garantire la piena tutela dei minori stranieri e dei richiedenti asilo e per favorire l’accoglienza e l’integrazione dei cittadini stranieri, fattori-chiave per la coesione sociale e la prevenzione di conflitti. Numerosi i progetti promossi a livello locale finanziati con risorse del Fondo europeo per l’integrazione. 

«I risultati raggiunti in pochi mesi – afferma il ministro Roberto Maroni nella prefazione al testo – denotano la validità del percorso intrapreso e rafforzano la convinzione di dover procedere in questa direzione, anche nell’interesse dell’Europa».

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Ministero Dell’Interno – Notizie

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Municipium. I parametri sociali della città, di Giuseppe Roma, FrancoAngeli

Municipium. I parametri sociali della città
Autori e curatori: Rur
Contributi: Giuseppe Roma
Collana: Rur
Argomenti: Politiche urbane e territoriali - Politica, società italiana - Sociologia dell’ambiente, del territorio e del turismo
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 96,     1a edizione  2010  (Cod.1336.12)
Municipium. I parametri sociali della città
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 12,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856816914
Tipologia: E-book
Prezzo: € 9,50
Possibilità di stampa: No
Possibilità di copia: No
In breve Il Rapporto RuR, realizzato in collaborazione con il Censis, si focalizza sulle domande sociali espresse dai cittadini (servizi, sicurezza, mobilità, casa), sul grado di consenso alla realizzazione delle infrastrutture, e comprende una classifica delle città più amate dagli italiani e degli architetti più conosciuti. Nell’ambito della ricerca è stato effettuato un approfondimento su Roma, Milano e Napoli.
Presentazione
del volume:
Il paradigma del localismo italiano si avvia verso una profonda ridefinizione. Il tradizionale policentrismo dei sistemi locali di piccole e medie città si trasforma progressivamente in un “megacentrismo territoriale”, con grandi conglomerati di insediamenti metropolitani dove si progetta, si produce, si smista, si vende, si abita, fuori da maglie ordinate o da schemi percepibili attraverso specifici segni. La città rischia di perdere la sua forma, e con essa il senso di comunità territoriale.
Il Rapporto RuR, realizzato in collaborazione con il Censis, si focalizza sulle domande sociali espresse dai cittadini (servizi, sicurezza, mobilità, casa), sul grado di consenso alla realizzazione delle infrastrutture, e comprende una classifica delle città più amate dagli italiani e degli architetti più conosciuti.
Nell’ambito della ricerca è stato effettuato un approfondimento su Roma, Milano e Napoli.
Indice:
Giuseppe Roma, Introduzione. Verso la città-contenitore
Il sociale urbano decisivo per la competitività
Le città viste e valutate dagli italiani
(La città come traino dei processi di sviluppo; La percezione della vivibilità; Bellezza e carattere degli abitanti più importanti dell’economia urbana; L’allarme sociale: disoccupazione e criminalità ai primi posti; Il sempre troppo sottovalutato problema della mobilità sostenibile; Convogliare risorse su sicurezza e igiene urbana; Nella fiducia dei cittadini, il volontariato torna a battere le istituzioni)
La mobilità urbana
(Pendolari a quattro ruote; Tempi e costi degli spostamenti; Conto il congestionamento più autobus e piste ciclabili)
La sicurezza urbana
(Paure diffuse reali e percepite; L’esposizione crescente ai reati predatori; Il rischio di insicurezza anche per le diverse forme di degrado sociale)
La condizione abitativa: livello di soddisfazione e aspirazioni future
(Per gli italiani stanziali il sogno è vivere dove risiedono; La casa ideale è in proprietà e vicina al lavoro)
Socialità, partecipazione e media
(L’impegno nel volontariato come pratica diffusa; Le medie città luogo di partecipazione; La forza mediatica dei telegiornali regionali; Sull’immigrazione un paese diviso in due)
Il nodo delle infrastrutture
(Sviluppo al Sud, salvaguardia nel Nord-Est; La diffidenza delle piccole città del buon vivere; Una questione di sfiducia)
Architettura e città, un bene fisico con cultura collettiva
(Le città che attraggono; Nonostante i grandi nomi, resta di nicchia l’interesse per l’architettura).
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La sicurezza percepita nelle città italiane | Saperi PA

La sicurezza percepita nelle città italiane

La sensazione di insicurezza percepita dai cittadini non sempre coincide con l’insicurezza effettiva legata al tasso di criminalità. Come mai?

Ne parliamo con Pierciro Galeone, Segretario generale della Fondazione Cittalia ANCI Ricerche.

La sicurezza percepita nelle città italiane | Saperi PA

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Reati commessi dagli immigrati, in Il Legno storto, quotidiano online

…. basta leggere il rapporto del Viminale del 2006 (gestione Amato) sulla criminalità in Italia (a partire da pag 354), oppure i dati ISTAT presenti nel libro Immigrazione e sicurezza in Italia del Prof. Marzio Barbagli (sociologo e massimo esperto in materia), gli stranieri pur essendo nel 2006 circa il 5% della popolazione hanno commesso infatti ben un terzo circa dei reati totali, con percentuali spesso più elevate per quanto riguarda i reati predatori e violenti (furti, rapine, omicidi, violenze sessuali o spaccio di stupefacenti); inoltre come rileva anche il capo della polizia Manganelli queste percentuali sono decisamente più alte nel Centro-Nord (dove chiaramente la presenza di immigrati è maggiore).
Secondo i dati ISTAT tratti dal già citato libro di Barbagli e riferiti al 2004 (i più recenti presenti nel libro per quanto riguarda le condanne) si può notare come nello specifico in Italia sia straniero il 46,9% dei condannati per furto, così come il 36,7% dei condannati per rapina, il 27,3% dei condannati per violenza carnale e il 40,5% dei condannati per traffico di stupefacenti.

Se guardiamo invece i dati più recenti (del 2006) relativi alle denunce, secondo il rapporto del Viminale le percentuali sono ancora più elevate, sono infatti il 70% gli stranieri denunciati in Italia per borseggio, il 36% quelli per omicidio, il 39% per violenze carnali, il 51% per furti e rapine in abitazione ecc. Insomma, in base a questi dati affermare che la percentuale di reati commessi da immigrati clandestini è elevata solo a causa dell’alto numero di reati legati alla loro condizione di clandestinità (come fa intuire Repubblica) è una mistificazione bella e buona.

La stessa ANSA in un lancio d’agenzia del 28/01/2010 aveva citato alcuni di questi dati ma le redazioni di certi quotidiani hanno preferito a quanto pare ignorarli per perseguire la loro opera di disinformazione politicamente corretta.

In definitiva se è vero che gli immigrati regolari delinquono non molto più degli italiani (1), prendendo però in considerazione l’insieme degli immigrati in generale (quindi sia regolari che irregolari) sulla base delle statistiche in nostro possesso è assolutamente corretto sostenere che gli stranieri commettono in proporzione decisamente più reati degli italiani (in particolare reati predatori e violenti) ….

Il Legno storto, quotidiano online – Politica, Attualità, Cultura – La disinformazione sui reati commessi dagli immigrati

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Boeri Tito, IMMIGRAZIONE NON È UGUALE A CRIMINALITÀ Lavoce.Info

IMMIGRAZIONE NON È UGUALE A CRIMINALITÀ
PDF dell'articolo
di Tito Boeri
argomento Vero o Falso? Immigrazione

Ha fatto scalpore la dichiarazione del presidente del Consiglio sull’equivalenza tra immigrazione e criminalità. Vero o falso? Berlusconi non ha fornito numeri a supporto della sua affermazione. Dai dati disponibili sul sito dell’Istat si ricava però che pur con un incremento del 500 per cento del numero di permessi di soggiorno dal 1990 a oggi, i tassi di criminalità sono rimasti pressoché invariati. Le statistiche documentano invece che nello stesso periodo la quota degli stranieri sul totale dei detenuti è stata sempre superiore alla loro quota sulla popolazione italiana.

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Claudio Risé, Capitalimo, recessione criminalità, da “Il Giornale”, 9 gennaio 2010, www.ilgiornale.it

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 9 gennaio 2010, www.ilgiornale.it

Con la recessione aumentano (negli Stati Uniti e altrove) poveri e disoccupati, ma crollano i crimini. Con grandissimo stupore di criminologi e sociologi che fin dai primi licenziamenti del 2008 avevano previsto il contrario. In realtà, negli Usa, con più di 7 milioni di posti di lavoro persi, il livello di criminalità è arrivato al punto più basso da cinquant’anni.
Il Wall Street Journal ha dedicato all’evento una pagina, decretando la morte di una delle teorie sociologiche più diffuse, che spiega come la causa della criminalità siano l’ineguaglianza dei redditi e la povertà. È accaduto invece che ineguaglianze e livelli di povertà sono aumentati, e i crimini diminuiti. Come mai?
Perché la teoria: povertà uguale criminalità, era sbagliata …

Non solo però per muovere guerra, ma anche per delinquere, ci vogliono soldi, energie. ….. Se la ricchezza si contrae, anche l’azienda-crimine riduce le attività.

Anche il terrorismo internazionale, che costa un mucchio di soldi, ha potuto svilupparsi quando i Paesi che lo ispirano hanno cominciato a disporre di ingenti capitali, tanto da poterli buttar via. Quando non c’erano i petrodollari il terrorismo era affidato a qualche anarchico, che in genere pagava di tasca sua singoli attentati a sfortunati sovrani, recandosi in terza classe sul luogo del delitto.
E i poveri, allora? I poveri non c’entrarono mai nulla, con l’incremento del crimine. …

Certo, i poveri cercano di diventare ricchi, ma raramente perdono la testa quando devono fare un passo indietro, in una condizione già nota, e di cui riconoscono la dignità (in genere sconosciuta all’intellettuale radical-borghese che la filtra attraverso i propri sensi di colpa).
Si sa da tempo: il popolo è più onesto e più coraggioso dei suoi paladini.

in:

Fonte: [Il Giornale]

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Immigrazione: Risorsa o Minaccia?, www.quattrogatti.info, il sito giovane dell’informazione per tutt

Gli ultimi gravi fatti di Rosarno hanno riportato bruscamente all’attenzione dei media il tema dell’immigrazione. Il dibattito politico diventa sempre più acceso, ma è spesso animato da ideologie, preconcetti e superficialità. 

 

Ma l’immigrazione è una minaccia alla nostra società o può essere una risorsa importante ?

Ma quanti e chi sono gli immigrati in Italia?

Gli immigrati rubano il lavoro agli italiani e ne fanno abbassare i salari?   

E’ vero che hanno fatto aumentare la criminalità?  

 

Con questa presentazione cerchiamo di analizzare l’immigrazione in Italia rispondendo a queste ed altre domande basandoci su dati oggettivi  sperando di contribuire al dibattito in modo chiaro, diretto e rigoroso

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Ringraziamo Maria Pia Belloni (New York University), Francesco Fasani (UCL) e Giovanni Osea Giuntella (University of Boston) per i commenti ricevuti.

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Riferimenti Bibliografici | Dicono della Presentazione | Commenti |

 


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Immigrazione: Risorsa o Minaccia?

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Angelo Panebianco, LA FERMEZZA E L’ IPOCRISIA, Corriere della sera 8 gennaio 2010

… Ci sono almeno tre temi su cui non c’ è consenso nazionale e, per conseguenza, mancano codici di comportamento e pratiche comuni fra gli operatori delle principali istituzioni.
Non c’ è consenso, prima di tutto, su che cosa si debba intendere per «integrazione» degli immigrati. A parole, tutti la auspicano ma che cosa sia resta un mistero.

C’ è poi, in secondo luogo, la questione dell’ immigrazione islamica. … la posizione fino ad oggi dominante fra gli intellettuali liberal (e cioè politicamente corretti) è stata quella di negare l’ esistenza del problema. Come se in tutti i Paesi europei, quale che sia la politica verso i musulmani, non si constati sempre la stessa situazione: ci sono, da un lato, i musulmani integrati, che vivono quietamente la loro fede, e non rappresentano per noi alcun pericolo  …  ma ci sono anche, dall’ altro, i tradizionalisti militanti, rumorosi e assai numerosi, più interessati ad occupare spazi territoriali per l’ islam nella versione chiusa e oscurantista che a una qualsiasi forma di integrazione. …

Ultima, ma non per importanza, c’ è la questione dell’ immigrazione clandestina, che porta con sé anche i fenomeni legati allo sfruttamento da parte della criminalità organizzata …
Che cosa è infatti il reato di clandestinità? Nient’ altro che la rivendicazione da parte di uno Stato del suo diritto sovrano al pieno controllo del territorio e dei suoi confini, della sua prerogativa a decidere chi può starci legalmente sopra e chi no. Se risultasse che una legge, regolarmente votata dal Parlamento, che stabilisce il reato di clandestinità, è incostituzionale, ne conseguirebbe che la Costituzione repubblicana nega allo Stato italiano il tratto fondante della statualità: la prerogativa del controllo territoriale.

fonte:

LA FERMEZZA E L’ IPOCRISIA

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BENESSERE E DELINQUENZA / Meno delitti? La crisi c’entra, anzi no – Il Sole 24 ORE

Negli Stati Uniti, la recessione degli ultimi due anni ha provocato un aumento del tasso di disoccupazione, ma è stata anche accompagnata, inaspettatamente, da una diminuzione del numero dei reati. Nel primo semestre del 2009, il tasso di omicidi è sceso del 10%, quello dei furti del 6 per cento. È la prova, secondo il Wall Street Journal che ieri ha pubblicato un articolo di Heather Mac Donald, che la vecchia tesi secondo cui povertà e diseguaglianze economiche favoriscano la criminalità è uno dei tanti residui ideologici del Novecento dai quali dobbiamo liberarci se vogliamo capire cosa sta avvenendo. Sulle cause di questa inaspettata riduzione della frequenza dei delitti, l’analisi del Wall Street Journal non nutre dubbi. È merito dell’inasprimento delle pene, dell’accresciuta efficienza delle forze dell’ordine e dell’espansione della popolazione carceraria.

BENESSERE E DELINQUENZA / Meno delitti? La crisi c’entra, anzi no – Il Sole 24 ORE

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