Miti e Racconti per la formazione: Anchise, Antigone, Dedalo, Enea, Icaro, Penelope, Re degli Elfi, Sette Nani, Sisifo
Pubblicato: 17 gennaio 2012 Filed under: educazione degli adulti, Formazione Permanente, metodologie professionali, Narrativa, Simboli Lascia un commento »Associazione Barlafus, corso di scrittura creativa, Erba (CO) Sabato 21 Gennaio dalle 10.00 alle 17.00, RELATORE CORSO: Francesco Pazienza, psicanalista, formatore. Membro del SABOF (Società per l’Analisi Biografica a Orientamento Filosofica) Esperto di tecniche di meditazione di consapevolezza (psico-NON-analisi). Già insegnante presso i licei steineriani di Milano e Lugano
Pubblicato: 16 gennaio 2012 Filed under: educazione degli adulti Lascia un commento »CORSO di SCRITTURA CREATIVA
Vuoi sapere? Leggi? Perché non provi a scriverlo?!
Scrivere ciò che non sappiamo (o che non sappiamo di sapere).
QUANDO:
Sabato 21 Gennaio dalle 10.00 alle 17.00
RELATORE CORSO:
Francesco Pazienza, psicanalista, formatore.
Membro del SABOF (Società per l’Analisi Biografica a Orientamento Filosofica)
Esperto di tecniche di meditazione di consapevolezza (psico-NON-analisi).
Già insegnante presso i licei steineriani di Milano e Lugano.
Scrive su www.francescopazienza.it
COSTI CORSO:
1 incontro + pranzo: ragazzi dai 16 ai 25 anni € 35,00 – adulti soci: € 90,00 – adulti non soci € 100,00
Aperte iscrizioni
Chi: Associazione Barlafus
Dove: Erba – Crotto Rosa – ingresso da via Crotto Rosa 6/a
Contatti per info: Francesca 346.15.70.922
PRENDERSI CURA DEI CHIAROSCURI: LA SCRITTURA POETICA COME ARMONIA DEI CONTRASTI Laboratorio di scrittura autobiografica poetica sulle polarità esistenziali a cura di Leonora Cupane, MILANO 14-15 GENNAIO 2012
Pubblicato: 19 novembre 2011 Filed under: biografie, educazione degli adulti, LUA Lib. Univ. Autobiogr. Lascia un commento »Maurizio Castagna, La lezione nella formazione degli adulti
Pubblicato: 8 novembre 2011 Filed under: aggiorn. professionale, educazione degli adulti, Formazione Permanente, FrancoAngeli, LIBRI NEWS Lascia un commento »Accanto a temi quali la preparazione di una lezione, la creazione e la presentazione di slide, il comportamento in aula e la gestione delle domande e delle obiezioni, già al centro delle precedenti edizioni, il lettore troverà affrontate alcune nuove problematiche che completano il quadro di chi insegna nelle organizzazioni di lavoro:
- come gestire l’ansia e il tempo?
- quale atteggiamento tenere mentre si insegna a un gruppo di adulti?
- perché si creano situazioni di conflitto in aula? come gestirle?
Il taglio del testo è rimasto quello originale: un manuale operativo, pratico, destinato a:
- chi, magari all’inizio della sua carriera di formatore, intende acquisire le tecniche di base per la realizzazione di una lezione;
- chi, esperto di una certa materia, è chiamato saltuariamente a insegnarla ad altre persone internamente alla sua organizzazione;
- chi, formatore già esperto, vuole confrontare le sue personali esperienze con quelle di un collega.
Maurizio Castagna laureato in Economia presso l’Università Cattolica di Milano e in Psicologia all’Università di Padova, si occupa fin dal 1972 di formazione e sviluppo delle risorse umane, prima all’interno di grandi aziende, poi come consulente. Oggi è Presidente di MIDA spa, nota società di consulenza milanese e continua ad occuparsi di formazione manageriale e formazione formatori. È autore di Progettare la formazione (1991), Gestire le riunioni (in collaborazione con R. Costantini) (1996), Esercitazioni, casi e questionari (2001), Role playing, autocasi ed esercitazioni psicosociali (2001), L’analisi transazionale nella formazione degli adulti (in collaborazione con altri) (2003).
Prefazione alla terza edizione
Pier Luigi Amietta, Introduzione
La lezione: vantaggi e limiti
(Che cos’è e come è nata la lezione; Inconvenienti e limiti della lezione; I vantaggi della lezione; Fattori di successo della lezione e piano del libro)
Logistica e materiali per una lezione efficace
(Lezione frontale, conferenza o lezione attiva?; Quante persone?; La disposizione dei tavoli; Le attrezzature visive; La documentazione didattica)
Come preparare la lezione
(Innanzitutto: prepararsi!; Prima divulgazione teorica: come imparano gli adulti; Il bilanciamento tempo-contenuti; Che cosa occorre sapere sui partecipanti; L’ordine degli argomenti: seconda divulgazione sull’apprendimento; Come ordinare i contenuti: sequenza deduttiva e sequenza induttiva; La raccolta delle esperienze; Come ordinare i contenuti: altre varianti; Come preparare le slide?; E se in aula andrà un “non docente”?)
La gestione in aula di una lezione
(Docenti si nasce?; L’autopresentazione; Il nemico maggiore: la monotonia; Il modo di parlare; La comunicazione non verbale in aula; Come coinvolgere?; L’uso del PC nella formazione; Come rispondere alle domande; Come gestire le obiezioni; Come fare i riepiloghi; L’apertura del seminario; La gestione dell’ansia; La gestione del tempo)
Come affrontare i “momenti critici”
(Le cause dei climi d’aula disturbati; Il gruppo tace; Il gruppo polemico o prevenuto; I personaggi difficili)
Lo stile di gestione dell’aula
(Le profezie che si autoavverano; Gli atteggiamenti del docente; Potere o competenza; Distanza o vicinanza; Valutazione o orientamento all’apprendimento; Efficienza o efficacia)
Appendice 1. Come realizzare grafici e diagrammi
(Introduzione; Principi generali; Diagramma a barre verticali; Diagramma a linea spezzata; Grafico a “torta”; Diagramma a barre orizzontali; La nuvola dei punti; Riepilogando…)
Emanuele Schmidt, Appendice 2. La relazione d’aula riletta con la Teoria Sistemica
(La stessa lezione in due stili; Una variabile di stile; Come descrivere uno stile?; Aree di efficacia e di inefficacia; Ogni stile ha la sua “malattia”; Che fare se…)
Bibliografia.
da La lezione nella formazione degli adulti.
Il Genius loci ovvero lo spazio vissuto, da Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO di Gabriele De Ritis
Pubblicato: 12 settembre 2011 Filed under: educazione degli adulti, LUA Lib. Univ. Autobiogr., Video Lascia un commento »
PAOLO FERRARIO, Passeggiando in un giardino a terrazze sul lago
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Presentazione del volume Angelicamente. Il significato dell’Angelo nella cultura del nostro tempo (edito da Zephyro Edizioni nel 2010) – Paolo Ferrario qui illustra il senso del suo saggioIl Genius Loci come angelo del luogo, pp.45-57
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Via della Vite, Via delle Barche, Via all’Orto
Via del Caco, Largo del Noce, Via del pollaio
Largo della Pergola, Orto Verde, Terrazza, Largo del Tiglio
Leggere MARIANELLA SCLAVI, Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte (2003), in Ai confini dello sguardo
Pubblicato: 12 settembre 2011 Filed under: Comunicazione, educazione degli adulti Lascia un commento »Le sette regole dell’arte di ascoltare di Marianella Sclavi:
1. Non avere fretta di arrivare a delle con- clusioni. Le conclu- sioni sono la parte più effimera della ricerca.
2. Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.
3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sè.
Conoscere (se stessi e gli altri) con le emozioni e conoscere le emozioni
Pubblicato: 12 settembre 2011 Filed under: aggiorn. professionale, Comunicazione, educazione degli adulti, Formazione Permanente Lascia un commento »
Conoscere (se stessi e gli altri) con le emozioni e conoscere le emozioni
Pubblicato: 12 settembre 2011 Filed under: aggiorn. professionale, Comunicazione, educazione degli adulti, Formazione Permanente Lascia un commento »
FOGLIE E RADICI DEL BOSCO NARRATIVO Laboratorio residenziale intensivo di scrittura, a cura di Leonora Cupane, Cefalù (PA), 24-28 agosto 2011
Pubblicato: 18 luglio 2011 Filed under: biografie, educazione degli adulti, Formazione Permanente 1 Commento »Anche quest’anno il Centro Studi Narrazione Le Città Invisibili organizza un laboratorio intensivo di scrittura in campagna, per poter conciliare un momento di assoluto relax e la passione per la scrittura. Cinque giorni, dal 24 al 28 agosto, nell’agriturismo Fattoria Pianetti (www.fattoriapianetti.com) , sulle Madonie, non lontano da Cefalù.
Grazie e buona estate
FOGLIE E RADICI DEL BOSCO NARRATIVO
Laboratorio residenziale intensivo di scrittura
Possiamo immaginare un “bosco narrativo” dentro di noi, composto da molteplici linguaggi dai timbri diversi, che come piante selvatiche inestricabilmente si intrecciano e fioriscono nella nostra scrittura. Essa, così come il bosco, ha una parte matura e rigogliosa, visibile (le foglie) e una parte invisibile, che pesca in giacimenti sotterranei (le radici). L’obiettivo del laboratorio sarà quindi provare a distinguere i differenti linguaggi che compongono il nostro personale bosco narrativo, imparando a curarne le foglie e a individuarne la radice, ovvero la fonte originaria della nostra scrittura, ciò che la rende unica e allo stesso tempo condivisibile, comunicabile.
Sperimenteremo fertili dialoghi fra la scrittura percettiva, la scrittura immaginativa, la scrittura autobiografica e la scrittura poetica, provando a individuare ogni volta la connessione con esperienze primarie e fondanti della nostra esistenza, e scoprendo quale fra queste piante – linguaggi (la poesia, la descrizione, l’invenzione, l’autobiografia) abbia in noi la radice più profonda, quella che può nutrire con maggior forza il nostro albero di parole.
Infatti, alla radice del linguaggio poetico c’è il ritmo, che riporta alla matrice della vita, alle ninne nanne, all’essere cullati, al battito cardiaco materno; alla radice del linguaggio descrittivo -percettivo, con la sua concretezza e attenzione ai dettagli, ci sono la curiosità per il reale e la straordinaria capacità di stupore che caratterizzano l’infanzia; il linguaggio immaginativo ha la radice nella possibilità infantile di inventare mondi fantastici e di abitarvi pienamente; infine, il linguaggio autobiografico ha la radice nella naturale inclinazione dell’infanzia a filtrare tutta la realtà attraverso l’esperienza soggettiva, e nella potenza della sua memoria corporea e sensoriale. Come vediamo, è nella prima età della vita che possiamo collocare le radici delle nostre capacità espressive, ed è lì che riandremo con la memoria per provare a smuovere il terreno espressivo adulto e ridargli nuova linfa in modo che anche le foglie (le parole) ne vengano nutrite e brillino di luce diversa.
Oltre a scrivere durante le ore centrali del giorno, faremo alcune esperienze di scrittura in orari particolari (la sera tardi, la mattina presto, al tramonto) per osservare come la variazione del clima, dell’atmosfera, i differenti rumori della campagna, corrispondano a variazioni nel tono emotivo dei testi prodotti, favorendo differenti accessi ai “giacimenti” interiori.
Il gruppo sarà strumento prezioso di lavoro grazie alla contaminazione fra le differenti voci, all’incrocio degli sguardi, alla condivisione.
La sede del laboratorio è l’agriturismo Pianetti (www.fattoriapianetti.com) a 750 metri d’altezza nello splendido parco naturale delle Madonie, per unire scrittura a relax assoluto, fra pascoli e boschi di querce secolari.
Giorni e orari:
Mercoledì 24 agosto ore 17-20.30 e 22-23.00
Giovedì 25 agosto 10.00 – 13.30 e 16.30-20.30
Venerdì 26 agosto 7.30 -11.30, 16.30- 20.30
Sabato 27 agosto 16 -20.30 e 22-23.30
Domenica 28 agosto 9.30 – 13.30
Costo del laboratorio escluso il soggiorno: 200 euro
Costo: 420 euro, inclusa la pensione completa di 4 giorni in agriturismo.
Per informazioni e iscrizioni tel. 339-6587379 o 331 9182347, o rispondete a questa mail.
Il laboratorio sarà condotto da Leonora Cupane, formatrice specialista in metodologie di scrittura autobiografica, diplomata alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (www.lua.it). Conduce percorsi formativi sulla scrittura narrativa, autobiografica e poetica per studenti, docenti, operatori sociali, psicologi, e da anni tiene laboratori di scrittura di sé per anziani. E’ psicologa e svolge attività di sostegno e consulenza individuale e di coppia attraverso la scrittura. Sta seguendo la scuola di specializzazione in psicoterapia della Gestalt. E’ un’appassionata studiosa e cultrice di metodologie poeto-terapeutiche(poetry-therapy). Nel 2008 ha fondato a Palermo il Gruppo di Ricerca e Sperimentazione autobiografica poetica Narrantinversi”. Esegue lavori di revisione critica ed editing di saggi, racconti, romanzi e poesie. Ha scritto “Il corpo parlante: la poesia come pratica di cura autobiografica”, in “Attraversare la cura: strumenti, contesti e metodi della scrittura di sé”, di L. Formenti (a cura di), Erickson 2009.
Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci, seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia – Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 2011
Pubblicato: 10 giugno 2011 Filed under: biografie, educazione degli adulti, Ferrario Paolo, Formazione Permanente, LUA Lib. Univ. Autobiogr., Quaia Luciana 1 Commento »| Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci, seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia – Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 2011 |
Seminario a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia
SCRIVERE I LUOGHI DELLA VITA: ESPRESSIONI DEL GENIUS LOCII luoghi che abitiamo, assieme al tempo che stiamo percorrendo, sono elementi costitutivi di ogni esistenza. |
per iscrizione ed informazioni vai a: Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 11 – P. Ferrario e L. Quaia – Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci.
ISTANTI, di Giuseppe Varchetta, Marsilio
Pubblicato: 1 marzo 2011 Filed under: educazione degli adulti, Formazione Permanente Lascia un commento »
presentazione del volume
“ISTANTI” di Giuseppe Varchetta
Marsilio
Il 10 marzo 2011 dalle 18.30 alle 20.30
La Psicosocioanalisi è la teoria, il metodo e la tecnica fondati sulla costante attenzione a ciò che connette individuo-coppia-gruppo-istituzione-polis.
Nell’incontro si prenderà in esame la dimensione della coppia attraverso lo sguardo fotografico di Giuseppe Varchetta, psicologo dell’organizzazione con formazione psicosocioanalitica, past-president di Ariele.
Coordina l’incontro Adelaide Baldo, socia di Ariele e psicoterapeuta.
La partecipazione è gratuita. I posti sono limitati: si prega di confermare la vostra presenza rispondendo a questa mail
Per ulteriori informazioni contattare ariele@psicosocioanalisi.it
Fino al 22 marzo Incontri con la filosofia a Modena
Pubblicato: 25 febbraio 2011 Filed under: educazione degli adulti, Formazione Permanente, Intersoggettività Lascia un commento » Da molti anni il prof. Lorenzo Barani tiene a Modena, presso il quartiere Villaggio Giardino, incontri per parlare di filosofia.Il ciclo del 2011 è intitolato ALL’ASCOLTO DELL’ALTROGli incontri sono iniziati l’11 gennaio ma proseguono fino al 22 marzo ogni martedì presso il centro civico Villaggio Giardino, Via M.Curie, 22/a – ore 21.00. Questo il calendario: Gli incontri precedenti dell’11 e 18 gennaio sono reperibili sul sito “nuke.alkemia.com” allapagina dedicata agli incontri. |
da: Libera Universita’ Autobiografia – Fino al 22 marzo Incontri con la filosofia a Modena.
Laboratorio di scrittura autobiografica poetica a Genova 25-27 marzo 2011
Pubblicato: 3 febbraio 2011 Filed under: educazione degli adulti, LUA Lib. Univ. Autobiogr., Salute mentale, Servizi educativi, Simboli Lascia un commento »
LO SPAZIO POETICO COME SPAZIO INTERIORE: LA SCRITTURA TRA PAROLA E SILENZIO
Laboratorio di scrittura autobiografica poetica a cura di Leonora Cupane, psicologa e formatrice esperta in metodologie autobiografiche, docente della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari.
Date: 25, 26, 27 marzo 2011
Orari: venerdì 15.30-19.30; sabato 10-13.30 e 15 – 19.00; domenica 9.30 -13.30
Sede: c/o Laboratorio Migrazioni – salita della Fava Greca 8, Genova
Costo: 100 euro
Numero massimo partecipanti: 18
Per informazioni e iscrizioni tel. 333 9848206
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La poesia sceglie di fondarsi sulla sottrazione, recuperando la funzione essenziale del vuoto, e sulla musica interiore, forgiando il linguaggio secondo il suono profondo che è l’armonia dell’universo.
(Lao Tzu)
La parola è un’ala del silenzio (Pablo Neruda)
Venne, venne./Venne una parola, venne,/ venne attraverso la notte,/ voleva luccicare, luccicare. (Paul Celan)
La poesia è un linguaggio autobiografico “totale”: non considera la parola solo nel suo aspetto concettuale ma anche nella sua sonorità, nel suo spessore e colore, restituendole il corpo (Merleau Ponty). È, quella poetica, una parola etica, perché lascia spazio alle parole per essere ciò che sono, senza costringerle nella gabbia angusta del significato.
La poesia lascia spazio alle parole ma anche tra le parole: ogni verso termina nel bianco della pagina e lascia le parole sospese sull’abisso del silenzio, col quale intessono un dialogo intimo, e solo così possono emergere in tutta la loro preziosità ed essenzialità. Senza silenzio, infatti, senza pause, non si avrebbe il ritmo, cuore pulsante della poesia, che la rende linguaggio corporeo, vivente, integrato. Ognuno ha il suo ritmo, il suo particolare rapporto col silenzio e col vuoto, nella poesia come nella vita, e tende a lasciare più o meno fiato alle parole e ai gesti, a riempire più o meno le sue pagine esistenziali. Non si può fare poesia se non si è disposti al dialogo col vuoto. Poiché intendiamo la poesia come un linguaggio autobiografico, una delle possibili direzioni di senso del laboratorio sarà comprendere meglio la storia del nostro rapporto col silenzio e con gli spazi vuoti, che possono avere rappresentato per noi baratri, carestie e deserti o bagni purificatori, o pause, transizioni, attese, gestazioni, grembi da fecondare, campi lasciati a maggese.
In questo laboratorio la scrittura poetica diverrà, quindi, creazione di uno spazio interiore da nutrire e ampliare, uno spazio dotato di caratteristiche uniche, che lo rendono generativo, trasformativo e auto-curativo. Uno spazio dotato di confini (la forma poetica è un argine prezioso) ma internamente poroso, insaturo, la cui struttura portante è l’intreccio di pieni e vuoti, di parola e silenzio. Il foglio dove la nostra poesia vedrà la luce sarà quindi stanza vuota da riempire senza mai saturarla, spazio bianco dove tracciare percorsi di parole che come gemme buchino il campo innevato, e che richiedono, per prendere forma e direzione, un ascolto profondo, delicato e sottile, una luce graduale, un tempo lento.
Le scritture autobiografiche – individuali, in coppie, in terzetti, in gruppo – saranno sollecitate da alcune immagini suggestive – il foglio bianco, le impronte sulla neve, le stanza vuota, la pagina cancellata, il ponticello sospeso sul nulla, il sentiero che termina sull’abisso, la radura luminosa, la nascita del cosmo, la fioritura, la soglia, lo schiudersi dell’uovo, il diradarsi della nebbia – tra le quali costruiremo legami metaforici e da cui nasceranno i nostri testi poetici, secondo un doppio movimento: proveremo sia a creare radure (“chiari del bosco”, per Maria Zambrano) nella selva di parole che di solito ci riempie, sia a far germinare parole dal deserto, dal vuoto bianco. In entrambi i casi cercheremo le parole veramente necessarie e le aiuteremo a dischiudersi e mettere le ali, come uova di senso adagiate in nidi di silenzio. Le assaporeremo fino in fondo, prima di lasciarle volare via.
Il ruolo del gruppo sarà fondamentale, specialmente alla fine del percorso: apriremo porte e finestre per fare comunicare le nostre “stanze” fra loro e scambiare i sapori delle nostre scritture costruendo un poema collettivo, una casa fatta di parole dove le immagini e i luoghi interiori di tutti possano risuonare e intrecciarsi in una contaminazione fertile e nutriente, dando una forma unitaria all’esperienza.
Il percorso sarà arricchito dalla lettura di poesie d’autore sui temi dello spazio e del silenzio, e di brevi passi tratti da “La poetica dello spazio” di Gaston Bachelard e “Chiari del bosco” di Maria Zambrano. La riflessione filosofica di Gaston Bachelard sulla valenza generativa delle immagini poetiche di spazi interiori è una delle fonti ispiratrici di questo laboratorio.
La scuola della vita Incontro con Gian Piero Quaglino, Lunedì 21 febbraio | ore 18.00, Torino Spiritualità
Pubblicato: 27 gennaio 2011 Filed under: 6 - FORMAZIONE E PROFESSIONI, Educatori professionali, educazione degli adulti, Formazione Permanente, LIBRI NEWS, Raffaello Cortina, Torino Lascia un commento »

Lunedì 21 febbraio | ore 18.00
La scuola della vita
Incontro con Gian Piero Quaglino
In occasione dell’uscita di La scuola della vita. Manifesto della terza formazione (Raffaello Cortina), Gian Piero Quaglino sostiene l’idea di una nuova formazione, non più orientata esclusivamente alle mutevoli esigenze organizzative e al “mondo esteriore” ma capace anche di parlare di ciò che più ci sta a cuore: il corso della nostra stessa vita. Questo manifesto della terza formazione è dunque la proposta di un cammino di apprendimento per coltivare noi stessi attraverso un esercizio di riflessione e interpretazione, verso un traguardo sempre nuovo di formazione e trasformazione personale.
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Gli Amici di Torino Spiritualità possono riservare 30 posti entro il venerdì precedente all’appuntamento.
Info e prenotazioni 011 4326827
info@circololettori.it
da: Torino Spiritualità.
Seminari 2011, Libera Universita’ Autobiografia
Pubblicato: 12 dicembre 2010 Filed under: biografie, educazione degli adulti, Formazione Permanente, LUA Lib. Univ. Autobiogr. Lascia un commento »
Consuelo Casula, Giardinieri, principesse, porcospini. Metafore per l’evoluzione personale e professionale
Pubblicato: 30 ottobre 2010 Filed under: educazione degli adulti, Formazione Permanente, FrancoAngeli, Servizi educativi 2 Commenti »| Giardinieri, principesse, porcospini. Metafore per l’evoluzione personale e professionale | |||||||||
| Autori e curatori: | Consuelo Casula | ||||||||
| Collana: | Formazione permanente – Problemi d’oggi | ||||||||
| Argomenti: | Psicologia dello sviluppo e dell’educazione - Formazione - Psicopatologie e tecniche per l’intervento clinico - Psicologia e psicoterapia della famiglia e della coppia, sistemica e relazionale- Teoria e tecniche di gestione e sviluppo delle risorse umane | ||||||||
| Dati: | pp. 224, 8a ristampa 2010, 2a edizione 2003 (Cod.561.249) | ||||||||
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| In breve | Questo libro si rivolge a chi desidera imparare a costruire metafore da dedicare ai suoi pazienti, ai suoi allievi, ai suoi collaboratori, e, più genericamente, ai suoi amici. Si rivolge anche a chi è convinto che le metafore siano uno strumento privilegiato per inviare messaggi evolutivi all’inconscio collaborativo dell’ascoltatore, e vuole affinare la capacità di costruirle e di porgerle. Conselo Casula è l’autrice del fortunato I porcospini di Schopenhauer, un autentico best seller tra i volumi di management recenti con oltre 20.000 copie vendute. | ||||||||
| Presentazione del volume: |
Questo libro propone l’uso della metafora come storia che ha in sé la forza di risvegliare le risorse sopite dell’ascoltatore/lettore e di dare il permesso di diventare quello che ciascuno vuole diventare. Offre metodi e tecniche per costruire metafore volte a modificare le convinzioni limitanti, a ristrutturare le emozioni negative, ad aiutare le coppie in crisi e a migliorare la propria professionalità.
Contiene 116 metafore, ciascuna finalizzata a un preciso obiettivo: spiegare concetti e sopperire a deficienze lessicali, stimolare una riflessione e far sorgere un dubbio, rinforzare virtù e trasferire valori, infondere una speranza e sciogliere illusioni, alleviare un dolore e risvegliare un’emozione, provocare un cambiamento e migliorare una performance. Si tratta di metafore in cui giardinieri insegnano a curare i rapporti interpersonali, principesse ad avere fiducia nelle proprie potenzialità e porcospini a dominare istinti aggressivi. Si tratta di metafore che intendono stimolare un’evoluzione personale, relazionale e professionale e che sono state create appositamente con obiettivi terapeutici, didattici e formativi. Questo libro si rivolge a chi desidera imparare a costruire metafore da dedicare ai suoi pazienti, ai suoi allievi, ai suoi collaboratori, e, più genericamente, ai suoi amici. Si rivolge anche a chi è convinto che le metafore siano uno strumento privilegiato per inviare messaggi evolutivi all’inconscio collaborativo dell’ascoltatore, e vuole affinare la capacità di costruirle e di porgerle. Consuelo C. Casula , è specialista sia in psicologia del lavoro sia in psicoterapia ipnotica. È psicoterapeuta e svolge attività di formazione. È professore a contratto di Comunicazione interpersonale presso l’Università Iulm di Milano e didatta della Scuola Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana. |
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| Indice: | Introduzione – L’incanto: metafore nel regno terapeutico e formativo (La metafora nel regno terapeutico; La metafora nel regno formativo; I livelli della metafora; Le funzioni della metafora; Condensazione. I rami secchi; Semplificazione linguistica. Il castello degli specchi; Semplificazione concettuale. L’album delle decisioni; Associazione. Inferno e paradiso; Ornamento. Il pavone timido; Riferimenti bibliografici) Le mete: perché raccontare metafore (Aumentare la flessibilità; Aggirare le resistenze. La strada interrotta; Spiegare concetti. Il cucciolo che non sapeva chiedere; Accrescere la motivazione. La piramide del successo; Riproporzionare eventi. La liberazione della pianta; Provocare una crisi. Lo zaino troppo pesante; Desensibilizzare dalla paura. La montagna inesplorata; Modificare le relazioni. Il giardiniere e le erbacce; Aprire la mente. L’avvocato Dell’Angelo; Trasmettere valori; Il vincolo della libertà. La colomba in gabbia; L’osservanza delle norme. La torre dei propri limiti; L’insegnamento della conoscenza. Il principe con la mentalità dello schiavo; Il circolo virtuoso della generosità. I caldomorbidi; La cortesia del rispetto. Il mago travestito da mendicante; I vantaggi della collaborazione. La polvere magica del cuoco; La gioia della felicità. La torta della felicità; L’etica come amor proprio. Il giovane nella foresta; Riferimenti bibliografici) La formula magica: come costruire una metafora (Raccogliere informazioni; Raccogliere informazioni circa il soggetto. Il censimento; Raccogliere informazioni circa il problema. Lo studioso e il circo. Il contadino e il pozzo; Trasformare le informazioni in metafora. Il principe che deve diventare re; L’analogia. La ghiandaia; I personaggi. Il giardiniere, la principessa e il porcospino; L’isomorfismo. Il principe dei sogni; Il contesto. Il delfino nel nuovo acquario; Esperienze di riferimento. Il porcospino che voleva avere amici; Ristrutturazioni. Il re che si credeva cattivo. La principessa innamorata; Convinzioni alternative. L’isola dei gabbiani; Soluzioni. I sette guaritori; Riferimenti bibliografici) Le parole e le frasi: il linguaggio della metafora (Elementi linguistici di base: la scelta delle parole; Termini sensorialmente specificati; Operatori modali; Nominalizzazioni; Verbi non specificati; Mancanza di indice referenziale; La costruzione delle frasi; Causa-effetto lineare o equivalenza di significato; Ossimori; Truismi; Postulati conversazionali; Non sequitur; Suggestioni; Rinforzi dell’io e ridefinizioni; Come raccontare la metafora; Tre casi; Un caso di alopecia. Il giardiniere e l’impianto d’irrigazione; Lo studente che gioca in borsa. La lista della spesa; I suoceri invadenti. La visita degli orsi. Il re nel paese dell’ospitalità; Riferimenti bibliografici) La trasformazione dei pensieri: metafore per superare convinzioni limitanti (Il proverbio spagnolo; Cosa sono le convinzioni. Il paradosso di Edipo; Convinzioni evolutive e convinzioni limitanti. Il responso di Budda. La città dei divieti; Convinzioni limitanti riferite a se stessi. In fondo alla grotta; Convinzioni limitanti riferite agli altri. Il carceriere; Convinzioni limitanti riferite al contesto. I sei viaggiatori in treno; Errori logici presenti nelle convinzioni limitanti; Generalizzazione. Il vaso di porcellana; Ragionamento dicotomico. I due filosofi; Perfezionismo. Il giardino perfetto; Personalizzazione. La candela; Visione tunnel. La gara di torte; Il determinismo del passato. La piantina abbandonata; Previsioni catastrofiche. L’elefante e il topolino; Ingredienti da inserire nelle metafore per modificare le convinzioni limitanti. Il principe che non sorride mai; Auto-consapevolezza. I tesori nascosti; Dubbi. I tre giardinieri; Cambiamento di storia. L’album delle occasioni perdute; Ristrutturazione cognitiva. Lo studente di fisiognomica; Ristrutturazione emotiva. La regina che voleva abdicare; Definizione degli obiettivi. L’uccello che perde il nido; Riferimenti bibliografici) La trasformazione delle emozioni: metafore per ridimensionare le emozioni limitanti (L’isola delle emozioni; A cosa servono le emozioni. La sorgente delle lacrime; Valutare lo stimolo. Il misuratore delle distanze; Organizzare la risposta. L’allarme troppo sensibile; Emozioni evolutive o limitanti. La principessa che non vuole più esprimere le proprie emozioni. Il giovane che prega. La principessa altezzosa. L’isola più bella del mondo; Componenti delle emozioni limitanti; Componenti fisiologiche. Il cane che abbaia; Componenti cognitive; Il controllore controllato; Componenti comportamentali. L’attrice di teatro; Ingredienti da inserire nelle metafore per modificare le emozioni limitanti. Il cestino delle emozioni; Autoconsapevolezza. Il cambio dell’armadio; Valutazione dell’appropriatezza della risposta. I saggi che analizzano i sogni; Flessibilità. La città delle maschere; Selezione. Le quattro borse delle emozioni; Riferimento temporale. Le quattro interferenze; Automatismo volontario. L’invito del caftano; Espressione. Il traduttore; Riferimenti bibliografici) E vissero felici e contenti: metafore per migliorare i rapporti di coppia (La stanza segreta; Cos’è una coppia? La principessa e il principe azzurro; Cosa fa funzionare una coppia? Il selezionatore di cavalli; Amare se stessi per amare l’altro. Allacciare le cinture di sicurezza; Autonomia. Il corpetto della principessa; Interdipendenza. La figlia viziata; Scambio e parificazione. Fare i piatti; Definizione di confini. Il serpente troppo buono; Intenzione di creare un rapporto duraturo. L’architetto delle coppie; Cosa manda in crisi una coppia?; Esplosione dei conflitti. I due vulcani; Irrigidimento nelle proprie posizioni. Il ricordo di un film; Tradimenti, perdita di fiducia, delusione. La villetta di campagna; Interferenze dalle famiglie di origine. Costruire una siepe intorno alla casa; Fine dell’amore. La casa da riparare; Ingredienti da inserire nella metafora per coppie in crisi; Ripresa della comunicazione. Il miracolo della fatina; Dono e perdono. Il giudice di pace; Benevolenza. I ponti della Costellazione; Intenzione di superare la crisi. Il sarto; Una nuova alleanza. La cerimonia; Riferimenti bibliografici) E divennero più competenti: metafore per migliorare la propria professionalità (Il libro dei sette saggi; Metafore sulle competenze. L’ebanista più bravo. Il re e il vogatore. Il vecchio selezionatore; Metafore sull’apprendimento. La scelta del maestro. La costruzione di una freccia. Il boscaiolo; Metafore sulla motivazione. Il priore e il rabbino. La cava di marmo. Il collaboratore puntuale; Metafore sulla comunicazione interpersonale. Il sorpasso. Il re che aveva paura di essere ucciso. La città dell’ascolto; Metafore sulla gestione del tempo. La ritardataria. L’orologiaio. Gli orsi pescatori; Metafore sulla leadership. I collaboratori del capo. La squadra di basket. L’anello del precettore; Postfazione; Riferimenti bibliografici). |
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LUA Libera Unìversità dell’autobiografia, Seminari di Settembre e Ottobre
Pubblicato: 2 settembre 2010 Filed under: biografie, Ciclo di vita, Culture, Educatori professionali, educazione degli adulti, Educazione e formazione, LUA Lib. Univ. Autobiogr., Servizi educativi Lascia un commento »sono aperte le iscrizioni per i seminari di settembre e ottobre. Vi invito quindi a considerare la nostra offerta ed a prenotarvi per tempo, l’iscrizione può essere fatta in rete:
http://www.lua.it/index.php?option=com_performs&formid=3
Vi preghiamo di compilare il modulo in tutte le sue parti.
17-19 settembre – Daniele Callini – Ricevere e offrire aiuto
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1378&Itemid=36
23-25 settembre – L. Zannini, M. Castiglioni – Scrivere l’esperienza di malattia
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1379&Itemid=36
24-26 settembre – C. De Filippo, S. Korth – L’album di famiglia
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1380&Itemid=36
8-10 ottobre – Dante Bellamìo – Scritture della militanza
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1382&Itemid=36
8-10 ottobre – Maria Grazia Comunale – Scrivere ad alta voce
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1383&Itemid=36
15-17 ottobre – Pietro Vigorelli – La cura della persona malata di Alzheimer basata sulla parola
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1384&Itemid=36
15-17 ottobre – Leonora Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1385&Itemid=36
22-24 ottobre – Elisabetta Biffi – Diari e storie di crescita
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1381&Itemid=36
Libera Universita’ Autobiografia – Seminari 2010
Pubblicato: 13 febbraio 2010 Filed under: biografie, Educatori professionali, educazione degli adulti, Formazione Permanente Lascia un commento »Libera Universita’ Autobiografia – Seminari
MAPELLI BARBARA, Soggetti di storie. Donne, uomini e scritture di sé”, Guerini editore, recensione di Laura Cuppini, Formez
Pubblicato: 1 febbraio 2010 Filed under: biografie, educazione degli adulti, Maschile/Femminile Lascia un commento »Recensione a “Soggetti di storie. Donne, uomini e scritture di sé” di Barbara Mapelli
di Laura Cuppini
Prendiamo la penna (il computer) e scriviamo. Lasciamo fluire le parole in un testo che – presumibilmente – nessun altro leggerà mai. Frasi che raccontano di noi, che sembrano dare un senso a quello che stiamo vivendo o che abbiamo vissuto. Ed è proprio così, “una creazione testuale che si deposita su una superficie reinventando, aggiornando, rinnovando quelle emozioni (quei momenti woolfiani) ‘di essere’” (Duccio Demetrio).
Un senso di “liberazione”, quello dato dalla scrittura, che tutti abbiamo provato.
Ma c’è un modo diverso, più complesso, di accostarsi al racconto di sé. Ed è quello che inquadra il percorso di un singolo in una storia collettiva fatta di culture, convenzioni sociali, conquiste e sconfitte. In una storia anche “sessuata”, cioè che tenga conto dei differenti ruoli, sensibilità e difficoltà di uomini e donne.
È il punto di partenza del libro “Soggetti di storie. Donne, uomini e scritture di sé” a cura di Barbara Mapelli (ed. Guerini scientifica, Milano 2008) e con i contributi di Duccio Demetrio, autore del saggio introduttivo (da cui è tratta la citazione poche righe sopra), Laura Menin e Marco Deriu. Un libro diviso in quattro parti, capitoli diversi – nel contenuto, nello stile e nella “geografia” – ma che intessono tra loro un dialogo più profondo di quanto possa risultare a una prima impressione.
(in allegato il testo completo dell’articolo)
| recensione di Cuppini a Mapelli.pdf | Tipo: application/pdf Nome: recensione di Cuppini a Mapelli.pdf |
06/02/2009
Fonte
Formez
Insegnare, imparare, educare di James Hillman
Pubblicato: 4 aprile 2009 Filed under: Educatori professionali, educazione degli adulti Lascia un commento »La mia idea si regge su una distinzione fondamentale che specificherò in questa frase iniziale: l’insegnare e l’imparare non devono essere confusi con l’educazione e possono persino essere impediti dall’educazione. Inoltre, se questa distinzione è fondamentale, allora sarà precedente ai progetti per la riforma dell’educazione, alla certificazione degli insegnanti, alle missioni e e agli scopi dei programmi educativi, ai contenuti dei curricula, e ad altri dibattiti che impegnano cittadini ed esperti. La distinzione può essere posta in termini semplici e pratici. Qualcosa dentro di noi, quasi naturalmente, vuole imparare, specialmente nell’infanzia. Come usare una sega, cucinare un uovo strapazzato, ricordare i versi di una canzone? Dove va il sole quando scende “giù”? E dove sono i pettirossi d’inverno, e perché le anatre non annegano come i polli? Qualcosa dentro di noi vuole sapere dove, come, quando, che cosa. Porre domande è innato alla psiche umana. Un bambino fa domande agli insegnanti, ai genitori, agli amici, persino ai libri, per soddisfare la sete di apprendere, anche fino ad assumere un comportamento ossessivo, ritualistico, dove “perché?” si ammucchia su “perché?” e su “perché?”. Possiamo imparare ponendo delle domande, ma impariamo ancora di più osservando, ascoltando, imitando, sperimentando e assorbendo sensualmente il mondo che ci circonda. Il bambino, come facciamo noi stessi, tiene un occhio all’esterno e un cuore aperto per il dove e il che cosa, e specialmente il chi può soddisfare questo desiderio d’imparare.
In corrispondenza con questo desiderio d’imparare c’è un impulso a insegnare, egualmente innato. Qualcosa, di nuovo piuttosto naturalmente, vuole rispondere a una domanda, dimostrare, spiegare, correggere. “Su, dammi quello; lascia che ti mostri come si fa”. “Non tenere la sega così stretta. Lascia che siano i denti a fare il lavoro”. “La pioggia? Ebbene, noi facciamo la pioggia nella nostra stanza da bagno: guarda come il vapore del bagno produce delle piccole goccioline sulla superficie fredda dello specchio”. La relazione fra l’imparare e l’insegnare è animale, naturale, data, dotata di ubiquità; non è tanto il prodotto della civilizzazione e della cultura quanto la loro base. La cultura chiama questa relazione, tradizione; la civilizzazione, educazione. Comunque diamo forma a questa relazione, l’insegnante e l’allievo, la guida e l’apprendista, l’esperienza e l’innocenza, il sapere e l’ignoranza, il pieno e il vuoto sono costituenti costanti della vita interiore dell’anima. In quanto tali, appartengono non solo ai primi anni o alle prime fasi dell’indagine. La ricerca di un insegnante, di un insegnamento e il desiderio d’insegnare continuano in modo significativo nella tarda età. Uno dei momenti più miserevoli della tarda età è quello in cui l’impulso a insegnare viene frustrato: nessuno vuole ciò che si può insegnare. Fra questi due impulsi e la loro affinità l’uno per l’altro viene l’Educazione. Immaginate l’Insegnare e l’Imparare come un fratello e una sorella, sperduti nel bosco, come Hansel e Gretel nella fiaba, catturati dalla strega, l’Educazione, e sempre sul punto di essere divorati dall’insaziabile appetito di quella strega. L’intervento dell’Educazione sembra piuttosto ragionevole: mira a facilitare la serendipità (1) della relazione rimuovendo la casualità e controllando il contingente. Soprattutto l’educazione esteriorizza e sistematizza la relazione nella “scuola” (istituzioni educative). Tenta di mettere in contatto i giusti (qualificati) insegnanti con i giusti (selezionati) allievi. Così l’insegnare e l’imparare vengono personificati in classi di persone: quelli che possono e quelli che non possono; quelli che sanno e quelli che non sanno. La vocazione innata diventa una professione accreditata. Il potere inevitabilmente fa seguito alla divisione in classi, che minaccia l’insegnare e l’imparare con la paura dell’“altro”. Gli insegnanti temono i loro studenti; gli studenti i loro insegnanti, minacciando l’educazione stessa e conducendola a definire il suo ruolo non tanto come uno strumento di agevolazione, ma come un’autorità impositiva. In questo modo l’educazione separa l’insegnare e l’imparare. Pure la storia dell’autodidatta mostra che i due elementi potenziali nella natura umana sono funzioni complementari. Quanto ciascuno di noi ha imparato e ancora impara insegnando a se stesso da solo!
L’educazione richiede un intero esercito di amministratori, esperti, specialisti; divisioni in classi, unità, soggetti, discipline, dipartimenti; conseguimento di traguardi, gradi, prove, valutazioni; e naturalmente bilanci preventivi, supervisione, responsabilità misurabile. Pure l’educazione si suddivide in due specie: primaria e superiore, tecnica e classica, scienze e arti; riparatrice e avanzata. Il misterioso lavoro emotivo di insegnare e imparare viene cooptato nelle forme esteriori che mirano a farlo avvenire. In verità, l’insegnare e l’imparare scompaiono in vicoli laterali e in occasioni segrete. Dei lunghi anni trascorsi nella scuola quanti pochi episodi di illuminazione conservati nella memoria, quanti pochi momenti di insegnamento che hanno acceso un fuoco! Anche per gli insegnanti solo una manciata di studenti da tante classi realmente “connesse” restano ben presenti nella memoria. Potrebbe sembrare che la distinzione che sto tracciando segua un vecchio spartiacque fra ciò che William James – che fu lui stesso molto interessato all’insegnamento (Conversazioni con gli insegnanti, 1899) – chiama le menti “dure” e quelle “tenere”. Questa divisione domina la teoria pedagogica come l’opposizione tra disciplina e libertà, tra il classico e il romantico, fra le nozioni del bambino come selvaggio e il vuoto bisognoso del battesimo e la disciplina o il bisogno innato assennato e creativo di opportunità ed espressione. Potrebbe sembrare che la mia enfasi sul desiderio istintivo di imparare e insegnare segua un lato di questo spartiacque, cioè il Romanticismo di Rousseau, Pestalozzi, Frobel, Montessori e Alice Miller, i quali tutti sottolineano l’elemento idiosincratico piuttosto che quello nomotetico, privilegiando l’individuale sulle necessità collettive della società. Ma questa non è la mia intenzione. Io sfuggirei da questo spartiacque del tutto, perché la coppia insegnare-imparare, nonostante preceda l’educazione non può subire un’interpretazione letterale in un programma d’educazione. Io cerco di fuggire dalle ideologie che annunciano, o denunciano, programmi in ciascuna direzione: da una parte, modelli più duri di contatto intensificato fra insegnanti e studenti, o, dall’altra, una tenera educazione in classi collaborative e l’istruzione scolastica a casa. Se io optassi per un progetto diventerei un educatore, mentre sono solo uno psicologo. Cerco di descrivere ciò che giace nell’anima dell’educazione piuttosto che prescriverne la forma. Voglio solo che l’affinità innata fra l’insegnare e l’imparare, e l’idea di ciò come di un fatto primordiale, restino vive nell’anima.
L’educazione oggi assorbe il 5% del prodotto mondiale nazionale lordo; l’educazione è la più grande industria del mondo. Enormi difficoltà stanno schiacciando le scuole nel mondo. Sebbene queste difficoltà appaiano nella psiche turbata di insegnanti e allievi, esse non sono radicate nell’insegnare e nell’imparare. Infatti l’immediatezza di quel rapporto è un porto sicuro, una salvezza dai problemi dell’educazione. Per la gioventù ci sono pochi rifugi, poche fughe dai problemi dell’educazione contro i quali c’è tanta ribellione, sia diretta – come il rifiuto della scuola, la violenza e i desaparecidos o scomparsi – sia indiretta, nei sintomi psicologici che ostacolano l’imparare, ad esempio “i disturbi dell’imparare”. Gli insegnanti, presi fra le richieste dell’educazione da una parte e la ribellione degli studenti dall’altra, sono in una posizione simile a quella di un medico verso il paziente, di un avvocato verso il cliente, di un giornalista verso la fonte, del prete verso il peccatore. Sono obbligati dalla fedeltà alla loro coppia a stare con i loro studenti i cui sintomi rappresentano una resistenza a quel disordine generale dell’imparare chiamato “educazione”. Immaginate! La psiche si ribella contro il vero imparare che una società guidata dall’economia insiste nel ritenere di primaria importanza. Devi ricevere un’educazione, avere un’educazione, perché allora sarai più vendibile, servendo l’economia e alzando il Pil. Ecco perché gli insegnanti sono risorse nazionali, fornire le loro prestazioni soddisfa le quote di produzione stabilite per loro! L’educazione come merce, come un investimento di capitale che serve alla competizione del libero mercato. È questo ciò a cui i sintomi dicono “no”? È questo ciò che il rifiuto della scuola in definitiva significa? Qualcosa si sta ammalando nel cuore dell’educazione; è malata nel cuore, e questo cuore non può essere ristabilito con semplici esercizi di base o con una nuova dieta dell’anima, né questo cuore può essere sostituito da una macchina ad alta tecnologia.
Possiamo osservare il cuore dell’insegnare in azione in tre esempi tratti dalle biografie di scrittori distinti. James Baldwin, il romanziere e saggista americano, ricorda: “Un edificio scolastico… terribile, antico; scuro, cupo e a volte pauroso. In una classe di cinquanta bambini, per lo più neri, un’insegnante Orilla Miller – una giovane insegnante di scuola, bianca, una donna bellissima… che amavo… in modo assoluto, dell’amore di un bambino”, riconobbe una qualità in questo bambino nero di dieci anni. “La giovane donna del Midwest era sorpresa dalla vivezza d’ingegno di questo bambino dei bassifondi”. Scoprirono un interesse comune in Dickens; lo leggevano entrambi ed erano ansiosi di scambiare opinioni. Anni più tardi, dopo essere diventato famoso, Baldwin scrisse alla sua vecchia insegnante, chiedendole una fotografia. “Ho tenuto il tuo volto nella mia mente per molti anni”. Un altro resoconto, questo di Elias Kazan, lo straordinario regista cinematografico: “Quando avevo dodici anni ebbi un colpo di fortuna, l’incontro con la mia insegnante dell’ottavo grado, Miss Shank influenzò il corso della mia vita… Mi prese in simpatia… fu lei a dirmi che avevo dei begli occhi marroni. Venticinque anni più tardi, mi scrisse una lettera. “Quando avevi solo dodici anni” scrisse, “la luce cadeva dalla finestra attraverso la tua testa e la tua fisionomia e illuminava l’espressione del tuo volto. Pensai alle grandi possibilità che erano nel tuo sviluppo e …”. Miss Shank si avviò sollecitamente a sottrarmi alla tradizione della nostra gente riguardo al figlio maggiore e a indirizzarmi verso… le discipline classiche”. Un terzo esmpio è quello di Truman Capote, un tipico “bambino difficile”, che faceva tutto quello che poteva per disturbare la classe e provocare i suoi insegnanti. Ma incontrò la simpatia della sua insegnante di scuola media, Miss Wood. Condividevano un interesse per Ibsen. Miss Wood invitò spesso il giovane Capote a cena, lo favoriva in classe e incoraggiava i suoi colleghi a fare altrettanto.
“Mi prese in simpatia”, ha detto Kazan; “Ho tenuto il tuo volto nella mia mente per molti anni”, ha detto Baldwin; Miss Wood invitava Capote a casa per mangiare insieme e gli forniva ciò che desiderava in classe. Miss Shank “mi disse che avevo dei begli occhi marroni”, ha detto Kazan. Queste schizzi ci dicono che c’è un modo di valutare indipendente dagli esami. L’insegnare vede con l’occhio del cuore. Noi non crediamo più in questa specie di visione: “…la luce cadeva dalla finestra attraverso la tua fisionomia e illuminava l’espressione del tuo volto”. Ma al giorno d’oggi, forse specialmente negli Stati Uniti, vediamo solo con l’occhio dei genitali. L’attrazione che ha appassionato questi allievi e questi maestri oggi sarebbe seduzione, manipolazione, persino abuso. Agli insegnanti è consentito di essere chiamati dalla bellezza; l’educazione permette che l’eros si risvegli? Ma se dovesse risvegliarsi, allora l’eros non corromperebbe l’obiettività e l’eguaglianza? Può darsi che proprio qui risieda la ragione più profonda dei computers all’interno dell’aula: essi sono completamente imparziali. Non c’è eros nel programma. Niente eros neppure nell’accademia – una mancanza comune in istituzioni di istruzione superiore. I professori non ascoltano le lezioni degli altri, leggono i saggi degli altri. Borsisti e ricercatori non amano l’amministrazione; gli amministratori non amano i professori. Il personale è “di una classe più bassa”, persino al di sotto degli studenti. Gli studenti mettono in contatto i loro cuori affamati con la loro sete di conoscenza che sarà superata dalle vane preoccupazioni della facoltà, loro stesse in cerca di amore. La trappola sessuale diviene l’unico accesso all’eros nell’università. Gli esempi di Baldwin, Capote e Kazan rivelano qualcosa di particolare riguardo all’eros dell’insegnare. Ciò che fece riunire le coppie, la reciproca attrazione, fu una visione comune. L’amore fiorì perché condividevano una fantasia. Per Baldwin e Miss Miller, Dickens; per Capote e Miss Wood, Ibsen e Undset; per Kazan, la visione di un futuro umanista. Essi percepirono la bellezza l’uno nell’altra e permisero la vicinanza. (Capote veniva a casa per cena; Miss Shank studiava il volto e gli occhi di Kazan; Miss Miller dava a Baldwin il suo tempo privato). Quando l’eros è represso cade in un’intimità clandestina. Pure impariamo attraverso la vicinanza – osservando le mani del maestro al lavoro, ascoltando le inflessioni vocali, contagiati dalla gioia del compito. Uno degli studenti di Socrate dice (Teagete 127 Bff): “Ho fatto progressi ogni volta che ero insieme a te… e sono progredito più rapidamente e profondamente quando mi sono seduto vicino, accanto a te e ti ho toccato”. Mentre sull’educazione nello stesso passaggio (128B) Socrate dice: “Non so niente di questo raffinato sapere dei Sofisti; io ho soltanto un piccolo corpo di sapere: la natura dell’amore (tà erotika)”.
È importante mantenere distinte nella mente le molte specie di eros. I filosofi della Chiesa potrebbero elencare una quarantina di specie di relazioni amorose, come i soldati in armi, i compagni in un viaggio, le suore in un ordine, il servo e il padrone, fratelli e sorelle, e naturalmente madri e figli, mariti e mogli. Ciò che in particolare il mentore divide con il suo o la sua protetta è un amore nato da una fantasia comune. La loro dedizione non è tanto per ciascuno come amanti quanto – in questi casi di scrittori – per la lingua inglese. I loro demoni sono in armonia, ciascuno aiuta l’altro a soddisfarsi. Insegnare e imparare sono necessari l’uno all’altro e, come Hansel e Gretel si salvano l’uno con l’altro. Così l’insegnante non è un genitore sostitutivo che procura allo studente i soldi per il pranzo e scarpe nuove. Miss Miller e Miss Wood e Miss Shank nutrivano le anime degli studenti e mettevano il fuoco nei loro spiriti.
Prima di concludere questo discorso rivolto agli insegnanti mi piacerebbe rendere più chiaro un pensiero. La base dell’insegnamento nel Ventunesimo secolo non è diversa da quella di qualunque altro, anche se il contenuto e la forma dell’educazione subiscono le esigenze della storia. Il fatto che l’educazione presti il suo corpo alla piazza del mercato nella nostra epoca, non è diverso dalla sua prostituzione alla dottrina politica nell’era di Stalin e Hitler, o Mao e Pol Pot, o alla Chiesa nella Francia della Scolastica, o all’ortodossia musulmana nelle scuole del Medio Oriente. All’insegnamento si chiede sempre di sottomettersi senza protestare di fronte ai dogmi educativi: lo testimoniano il destino di Socrate, la persecuzione degli insegnanti irlandesi nelle scuole di trincea durante la dominazione inglese. A causa del potere degli istituti educativi, il vero imparare, analogamente alla psicanalisi, diventa sovversivo. L’imparare deve nascondersi all’interno dell’educazione come abbiamo visto nei tre piccoli bambini e nei loro insegnanti, dove una corrente erotica lega in modo sovversivo l’insegnante e lo studente. Marsilio Ficino, uno dei più autorevoli insegnanti d’Europa, si riferì a questo imparare nascosto e sovversivo come contro-educazione. Noi impariamo ciò che è ufficialmente insegnato, e re-impariamo il contrario o ciò che sta più profondamente nel suo interno, vedendo in esso e attraverso esso, decostruendo, diciamo, con il chiedere ulteriormente: “Questo materiale, questo metodo, questa ipotesi che cosa significano per l’anima?”. La contro-educazione interiorizza e individualizza, come ha detto Ficino, le uniformità dell’educazione. Individualizzare l’educazione, cioè collocare l’imparare all’interno dell’anima di qualcuno, esige l’eros, non perché l’individualizzare favorisce uno studente a scapito di un altro, il cosiddetto “prediletto dell’insegnante”, ma perché l’eros incendia il particolare stile di desiderio di ogni persona. Con “uniformità” mi riferisco a modelli di prove, misure di intelligenza, gradazioni attraverso livelli, libri di testo uniformi, divisioni del tempo, architettura delle aule scolastiche, ecc. L’idea autentica dell’uniformità educativa, dell’universalità stessa, è stata radicalmente sfidata teoricamente da Howard Gardiner, a Harvard, e molto tempo fa da Giambattista Vico a Napoli. Per Vico i veri universali dai quali potevano essere derivati i modelli sono i miti classici, che ha chiamato universali fantastici, cioè i tipi archetipici che governano l’immaginazione e dai quali dipende lo stesso pensiero. Questi universali mostrano come la natura umana immagina i suoi problemi, viene a contatto con essi, ed effettua scelte di valore. Essi offrono un modo di pensiero umanista o quella che può anche essere chiamata una base poetica della mente che è capace di superare il nichilismo etico dell’educazione contemporanea e l’ottusità estetica travestiti e rinforzati dal “metodo obiettivo”.
Così, seguendo Vico, la base archetipica della mente è un substrato sia di logica che di sogno, di scienza e di arte, di passato e di presente, di obiettività e di soggettività. Mentre Vico propone le molteplici persone e storie e valori dei miti nella loro immensa differenziazione, Gardiner mina l’uniformità dimostrando che l’imparare dev’essere molteplice perché l’intelligenza è molteplice. L’imparare e l’insegnare devono seguire una varietà di pensieri. Una dimensione non va bene a tutto. Anche la nozione di “misura” può essere liberata dalla sua angusta denotazione – significati matematici e statistici – per allargarla al chi, al perché e al che cosa è stato misurato; per esempio, l’estetica, la narrativa, la morale o le capacità del corpo. Ma ora sto andando oltre il mio semplice tema e sto trasgredendo nel campo delle idee educative, idee per rifondare l’educazione lungo linee che derivano da Vico e Gardiner, il che implica che il primo compito dell’educazione sarebbe di psicoanalizzare se stessa, di decostruirsi trovando i miti che suggeriscono i suoi programmi. Pure, qualunque cosa venga proposta da chiunque, dovunque, la techne e la praxis di tutti i programmi educativi, la realtà di ogni adempimento dipende dall’affinità naturale fra la coppia archetipica: l’Insegnante e lo Studente.
CAMMINARSI DENTRO (52): Da quando noi siamo un colloquio. : le mie Pratiche filosofiche
Pubblicato: 3 aprile 2009 Filed under: Educatori professionali, educazione degli adulti, Intersoggettività Lascia un commento »La relazione educativa è per noi l’espressione più alta della condizione umana: c’è qualcuno che favorisce nell’altro la conoscenza e la crescita personale, lo sviluppo della consapevolezza di sé e l’apertura al mondo. Un’attitudine educativa dovrebbe essere presente in tutte le attività umane. C’è sempre un uomo che non sa e che attende risposte
vai a: CAMMINARSI DENTRO (52): Da quando noi siamo un colloquio. : le mie Pratiche filosofiche
Libera Universita’ Autobiografia – Seminari 2009
Pubblicato: 6 febbraio 2009 Filed under: biografie, educazione degli adulti Lascia un commento »Libera Universita’ Autobiografia – Seminari 2009
Libera Universita’ Autobiografia – Attività anno 2008
Pubblicato: 6 febbraio 2009 Filed under: biografie, educazione degli adulti Lascia un commento »Libera Universita’ Autobiografia – Attività anno 2008
Libera Universita’ Autobiografia – Seminari 2009
Pubblicato: 12 gennaio 2009 Filed under: biografie, educazione degli adulti Lascia un commento »Libera Universita’ Autobiografia – Seminari 2009




Da molti anni il prof. Lorenzo Barani tiene a Modena, presso il quartiere Villaggio Giardino, incontri per parlare di filosofia.
