Pubblicato: 19 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Bibliografie, Valutazione e Qualità |
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Pubblicato: 19 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Politica dei servizi sociali, Valutazione e Qualità |
Valutazione delle politiche e dei servizi sociali. Partecipazione, metodo, qualità
Livello
Testi per insegnanti, operatori sociali e sanitari
Dati
pp. 176, 1a edizione 2008 (Cod.1900.1.10)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 18,00
Disponibilità: Buona

Codice ISBN: 9788856802801
In breve
Attraverso un’accurata ricostruzione delle dimensioni della ricerca valutativa e un esame dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nel welfare, il volume spiega come e perché valutare i servizi e le politiche sociali. Tre, in particolare, sono le parole chiave utilizzate per leggere il contributo della ricerca valutativa nel campo dei servizi e delle politiche sociali: partecipazione, metodo e qualità.
Presentazione del volume
Come valutare i servizi e le politiche sociali? Quali approcci e quali metodi impiegare? Cosa significa valutazione partecipata? Come coinvolgere gli attori sociali? È possibile giungere a risultati oggettivi? Che cos’è la qualità in ambito sociale? A che cosa serve valutare i servizi e le politiche sociali?
Il volume risponde a queste domande attraverso un’accurata ricostruzione delle dimensioni della ricerca valutativa e un esame dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nel welfare. L’attenzione è posta sul ruolo chiave che può giocare la valutazione affiancando la decisione per l’individuazione di bisogni rilevanti e per la costruzione e l’implementazione di interventi adeguati.
Tre sono le parole chiave utilizzate nel libro per leggere il contributo della ricerca valutativa nel campo dei servizi e delle politiche sociali: partecipazione, metodo e qualità. La
partecipazione alla ricerca degli attori sociali (decisori, attuatori, beneficiari) è la strategia attraverso la quale è possibile costruire, raccogliere e restituire informazioni utili alla sfera decisionale. Il
metodo rinvia ai presupposti teorici e pratici della ricerca e agli aspetti da considerare per orientarsi in contesti articolati e
multistakeholder. La
qualità, infine, può essere definita integrando la conformità a standard e procedure (tipica della certificazione e dell’accreditamento) con l’attenzione ai risultati e alle varie dimensioni dell’intervento sociale (come propone la valutazione) per considerarne la complessità.
Il testo è arricchito dall’illustrazione di alcune ricerche che esemplificano il ruolo e le finalità della valutazione in campo sociale, le modalità e le tecniche di coinvolgimento degli attori sociali, il rapporto con i committenti, l’impiego di metodi misti.
Filippo Ciucci è dottore di ricerca in Metodologia della ricerca nelle scienze umane e professore a contratto presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Genova. Svolge attività di consulenza e di ricerca per enti pubblici e privati nel settore delle politiche sociali, formative e del lavoro.
Indice
Introduzione
Percorsi della valutazione
(Definizioni di valutazione; La valutazione: finalità e procedure; Valutazione, ricerca e politiche sociali)
Valutazione e partecipazione
(Valutazione, partecipazione e ricerca sociale; Valutazione partecipata nelle politiche sociali; Caratteristiche della valutazione partecipata; Pregi e limiti della partecipazione)
Problemi di metodo
(Per una comprensione dell’agire sociale; Qualità e quantità: ricerca e partecipazione; Implicazioni di un approccio partecipato; Ricercatore e attore sociale; Il mito dell’oggettività: verità oggettiva o intersoggettiva?; La valutazione: perché e per chi)
Welfare, politiche e valutazione
(Il welfare in Italia e i suoi cambiamenti; Politiche e welfare in Europa e in Italia; Politiche e servizi sociali; La legislazione italiana in materia di politiche sociali; Valutazione e assicurazione della qualità nel settore sociosanitario)
Valutazione, qualità e servizi alla persona
(La valutazione dei servizi alla persona; Valutazione e qualità)
Conclusioni
Bibliografia di riferimento
Indice dei box.
Valutazione delle politiche e dei servizi sociali. Partecipazione, metodo, qualità.
Pubblicato: 19 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Valutazione e Qualità |
Costruire e usare indicatori nella ricerca sociale e nella valutazione
Contributi
Maria Stella Agnoli, Marco Lombardi, Mita Marra, Isabella Mingo, Daniela Oliva, Claudio Torrigiani, Agnese Vardanega, Eleonora Venneri
Livello
Textbook, strumenti didattici
Dati
pp. 272, 1a edizione 2010 (Cod.1900.1.13)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 27,00
Disponibilità: Buona

Codice ISBN: 9788856816129
In breve
Nella gestione di progetti e programmi, nelle grandi organizzazioni, non c’è ormai contesto amministrativo o decisionale in cui non sia richiesto di fornire dati e progettare indicatori. Il volume, nato da una giornata di studio tenutasi a Roma fra sociologi ed economisti, metodologi e valutatori, vuole offrire un sistema di indicatori efficace, chiaramente collegato all’oggetto da monitorare o valutare, adeguatamente argomentato e non improvvisato.
Presentazione del volume
Indicatori sociali, indicatori di impatto, indicatori di qualità della vita, di contesto, economici… gli indicatori godono di una diffusione superiore al numero di testi a essi dedicati. Nella gestione di progetti e programmi, nelle grandi organizzazioni, non c’è ormai contesto amministrativo o decisionale in cui non sia richiesto di fornire dati e progettare indicatori, sovente mal compresi e scarsamente utili.
Il problema fondamentale è la grande distanza che si registra fra i pochi testi specialistici che inquadrano l’argomento e la grande diffusione
pratica, non solo valutativa, che negli anni pare avere imboccato la deriva della produzione massiccia di indicatori sterili, trascurando la riflessione sul loro significato, la loro corretta costruzione e il loro uso efficace.
In seguito a una giornata di studio tenutasi a Roma fra sociologi ed economisti, metodologi e valutatori, è nato questo volume che accosta il sofisticato ragionamento teorico all’indicazione procedurale; il confronto fra modelli epistemologici alla ricchezza di casi empirici; il riferimento ai sistemi di monitoraggio e il loro collegamento alla valutazione.
Il volume è destinato a un pubblico di ricercatori sociali, pianificatori o progettisti, valutatori, manager pubblici e operatori (sanitari, scolastici, delle politiche formative e sociali, ecc.) che ritengono necessario un sistema di indicatori ma lo desiderano efficace, chiaramente collegato all’oggetto da monitorare o valutare, adeguatamente argomentato, non improvvisato.
Claudio Bezzi, consulente valutatore, è fra i fondatori dell’Associazione Italiana di Valutazione. Fondatore della “Rassegna Italiana di Valutazione”, ha scritto fra l’altro Il disegno della ricerca valutativa, Nuova edizione rivista e aggiornata, FrancoAngeli, Milano 2003. www.valutazione.it; bezzi@valutazione.it
Leonardo Cannavò, sociologo della scienza e metodologo della ricerca, è professore ordinario di Metodologia e tecnica della ricerca sociale nella Facoltà di Sociologia, “Sapienza” Università di Roma. Ha condotto studi teorici ed empirici sulla valutazione dei sistemi e processi scientifico-tecnologici e progettato scale di valutazione degli atteggiamenti. Il suo lavoro più sistematico èRicerca sociale, Carocci, Roma 2007 (3 volumi, a cura di, con L. Frudà). leonardo.cannavo@uniroma1.it
Mauro Palumbo, valutatore e metodologo della ricerca, è professore ordinario di Sociologia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova. Fra i fondatori dell’Associazione Italiana di Valutazione, concentra da tempo i suoi interessi sull’utilizzo della valutazione nei processi decisionali pubblici. Ha pubblicato recentemente con FrancoAngeli La partecipazione fra ricerca e valutazione (2009, a cura di, con C. Torrigiani). mauro.palumbo@unige.it
Indice
Claudio Bezzi, Introduzione
Parte I. La costruzione degli indicatori sociali e valutativi
Mauro Palumbo, Definizioni, approcci e usi degli indicatori nella ricerca e nella valutazione
(Definizioni; Indicatori sociali; Approccio statistico e sociologico agli indicatori; Indicatori valutativi; Indicatori nella ricerca e nella valutazione: una stessa famiglia?; Claudio Torrigiani, Appendice. Gli indicatori valutativi)
Agnese Vardanega, Costruire indicatori per la valutazione. Costruzionismo e principio di realtà
(Costruire cosa? Indicatori, conoscenza e valutazione; La selezione degli indicatori, in pratica; Come fanno gli indicatori ad indicare?; Validità: interpretazione e principio di realtà)
Eleonora Venneri, L’indicatore riflessivo: logica argomentativi ed ermeneutica nei processi di costruzione
(Premessa; Definizione dell’evaluando e costruzione degli indicatori: un’attività in progress; L’indicatore ragionevole: il ruolo dell’argomentazione)
Parte II. Apprendere la natura e l’uso degli indicatori a partire da casi concreti
Claudio Bezzi, Indicatori senza pensiero
(Tu come chiami l’indicatore?; Un mondo irreale. Ovvero: indicatori senza pensiero; Il livello istituzionale: Gog e Maggog dell’indicazione; Ritualità dell’indicatori e scotomizzazione del senso)
Mita Marra, Come e perché gli indicatori co-evolvono con gli obiettivi e gli strumenti delle politiche pubbliche
(Come gli indicatori co-evolvono: l’economia politica della programmazione e della valutazione; Perché gli indicatori co-evolvono: la complessità delle teorie dei programmi; La dimensione normativa: indicatori come standard; Conclusioni)
Isabella Mingo, Dal pensiero agli indicatori: misurare “l’esclusione sociale”. La complessa definizione operativa di un concetto multidimensionale
(Introduzione; Il “pensiero”: che cos’è l’esclusione sociale?; Dal concetto agli indicatori di Laeken; Le basi empiriche degli indicatori di Laeken; Note conclusive)
Maria Stella Agnoli, La sfida dei ‘descrittori di Dublino’ alla progettazione dell’offerta formativa universitaria e alla valutazione dei suoi risultati
(Una breve premessa sulla scelta del tema; I descrittori di Dublino; Gli usi valutativi dei descrittori di Dublino; Il ciclone del programma; Se e come sia possibile tradurre i descrittori dei risultati dell’apprendimento (learning outocomes) universitario nel linguaggio degli indicatori valutativi; La valutazione dell’università anche a partire dai descrittori di Dublino)
Daniela Oliva, L’infausto successo degli indicatori
(Premessa; Il primo incontro; Un settore di successo; Gli indicatori tra monitoraggio e valutazione; La capacità rappresentativa degli indicatori; Le condizioni migliori per l’utilizzo degli indicatori; Indicatori sì, indicatori no?)
Marco Lombardi, Processo della policy e indicatori di monitoraggio
(Una riflessione preliminare sugli obiettivi del monitoraggio; Il contesto; Partire dai processi; Dalla ricostruzione dei processi alle dimensioni; Dimensioni, contesti e costruzione degli indicatori; Monitoraggio e indicatori per la valutazione delle politiche; Conclusioni)
Parte III. Post-funzioni
Mita Marra, Note sulla causalità. Gli indicatori tra micro e macro analisi
(La causalità basata sui meccanismi: implicazioni per l’utilizzo degli indicatori; Le dimensioni micro e macro: relazioni causali e costitutive e indicatori; Conclusioni)
Leonardo Cannavò, Dall’incertezza e della complessità: gli indicatori tra ricerca e valutazione
(Valutazione, ricerca valutativa, ricerca investigativa, valutazione sociale; Asimmetrie della e nella valutazione: contesti, livelli, matrici disciplinari; Il senso degli indicatori fra complesso e semplice, latente e manifesto; Gli indicatori nella e per la valutazione: che fare?)
Gli autori.
Costruire e usare indicatori nella ricerca sociale e nella valutazione.
Pubblicato: 19 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Anziani, FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Servizi domiciliari, Servizi residenziali, Valutazione e Qualità |
Il valore della qualità nei servizi per gli anziani. Esperienze di valutazione e miglioramento
Dati
pp. 160, 1a edizione 2010 (Cod.1130.277)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 20,00
Disponibilità: Buona

In breve
I servizi per gli anziani richiedono sistematiche valutazioni e continui adeguamenti a livello quantitativo e qualitativo. In questa prospettiva l’AUSL di Bologna ha sviluppato uno specifico percorso di miglioramento della qualità dei servizi per gli anziani, che ha coinvolto diverse aree: la dimissione protetta dall’ospedale, l’assistenza domiciliare, l’assistenza presso strutture protette e lungodegenze, i servizi per le demenze. Il testo riporta gli atti di un workshop su queste tematiche.
Presentazione del volume

Il sistema di welfare italiano deve affrontare una sfida di particolare rilievo: la necessità di un adattamento continuo dei servizi per rispondere a nuovi bisogni, a una crescente domanda di personalizzazione e qualità degli interventi. Nell’area dei servizi per gli anziani, l’invecchiamento della popolazione fa emergere con forza tale sfida e richiede al sistema di welfare di attrezzarsi per garantire un miglioramento continuo della qualità dei servizi e un monitoraggio sistematico delle attività.
Il libro presenta un insieme organico di esperienze di valutazione e miglioramento della qualità, esposte nell’ambito del Workshop per operatori socio-sanitari e dei servizi convenzionati “Il percorso di miglioramento della qualità nei servizi per anziani dell’Azienda USL di Bologna”, tenutosi nel 2009 a Bologna. Il percorso è stato fortemente condiviso tra tutti gli attori in grado di promuovere qualità – ASL, Enti Locali, ASP, organizzazioni profit e no profit, professionisti, volontari, Comitati Consultivi Misti, famiglie ed anziani – e mirato, in una prospettiva di innovazione sociale partecipata, al miglioramento della cura e della qualità della vita degli anziani. Gli elementi teorici, gli strumenti metodologici e le esemplificazioni concrete, contenuti nel testo, rappresentano una “cassetta degli attrezzi” utilizzabile da chi opera nei servizi socio-sanitari per gli anziani.
Il volume si rivolge quindi ad amministratori, operatori socio-sanitari, responsabili di organizzazioni profit, no profit e volontari per consolidare un’alleanza con le famiglie e gli anziani, per la qualità della vita e dei servizi.
Monica Minelli, sociologo e assistente sociale, è direttore del Dipartimento delle Attività Socio-Sanitarie dell’Azienda USL di Bologna.
Walther Orsi, sociologo, docente di Programmazione, organizzazione e gestione dei servizi sociali presso l’Università di Bologna, è direttore del Programma ‘Salute Anziani’ dell’Azienda USL di Bologna. Per i nostri tipi ha pubblicato Progettare insieme la qualità della vita (2003) e Qualità della vita e innovazione sociale (2009).
Rosa Angela Ciarrocchi, sociologo sanitario, si occupa di sistemi informativi, valutazione e ricerca nell’ambito delle organizzazioni no profit ed è consulente presso l’Azienda USL di Bologna.
Gerardo Lupi, sociologo sanitario, si occupa di formazione e consulenza organizzativa
nell’ambito dei servizi socio-sanitari e del terzo settore e collabora con il Programma ‘Salute Anziani’ dell’Azienda USL di Bologna.
Indice
Giuliano Barigazzi, Presentazione
Francesco Ripa Di Meana, Introduzione
Anna Del Mugnaio, Programmazione, governance e qualità dei servizi sociosanitari
Qualità e valutazione: metodi e ricadute
(Massimo Annicchiarico, Introduzione; Laura Biagetti, Valutare la qualità nei servizi alla persona;Walther Orsi, Costruire qualità: il metodo di lavoro partecipato; Carlo Hanau, Sonia Cavallin, Il Comitato Consultivo Misto come strumento di partecipazione dei cittadini e delle associazioni;Raffaele Tomba, La qualità nell’accesso ai servizi: l’avvio dello sportello sociale nel Comune di Bologna; Anna Maria Nasi, L’integrazione socio-sanitaria nell’ADI; Simonetta Puglioli, La qualità dei servizi socio-sanitari per anziani: esperienze e prospettive)
Qualità e assistenza domiciliare
(Gabriele Cavazza, Introduzione; Lucia La Rovere, Garanzie di qualità nell’assistenza domiciliare;Rosanna Giordani, La cartella ADI; Chiara Petrucci, La valutazione della soddisfazione degli utenti ADI)
Qualità e assistenza nelle strutture residenziali e nelle lungodegente
(Luca Barbieri, Introduzione; Marco Domenicali, Gerardo Lupi, Maria Cristina Pirazzini, Marco Sinoppi, L’esperienza dell’Azienda USL di Bologna: valutazione della qualità e monitoraggio dei servizi alla persona nelle strutture protette; Clelia D’Anastasio, Rosa Angela Ciarrocchi, Il progetto demenze: percorsi di miglioramento e qualità percepita; Aldina Gardellini, Relazione clinico-organizzativa fra Ospedale e Strutture Residenziali per anziani; Mauria Rambaldi, Il controllo di qualità nelle lungodegente private accreditate a Bologna: un percorso di miglioramento; Giovanni Agrestini, Indicatori di qualità, miglioramento continuo, ruolo della direzione; Lucio Tondi, Il contributo del medico al miglioramento della qualità erogata agli anziani non autosufficienti istituzionalizzati; Lauretta Fagioli, Il servizio infermieristico nelle strutture residenziali: strategie per la qualità; Monica Gamberoni, La riabilitazione estesa: un lavoro di equipe a garanzia della qualità del servizio; Paola Burnelli, L’apporto professionale del Coordinatore di Nucleo per il miglioramento della vita dell’anziano in un servizio residenziale)
Qualità delle relazioni nelle strutture residenziali
(Maura Guerzoni, Stefania Moscardelli, Introduzione; Fabio Cavicchi, PAI e programmazione dell’assistenza. Qualità delle relazioni nelle strutture residenziali; Luca Boschiero, Carta dei Servizi come strumento di informazione e comunicazione; Stefano Canova, Animazione. Tra attimi “esterni” e “tenuta” di programmi; Rosa Angela Ciarrocchi, Gerardo Lupi, Il miglioramento della qualità della vita nelle strutture)
Monica Minelli, Conclusioni
Riferimenti bibliografici
Gli autori.
Il valore della qualità nei servizi per gli anziani. Esperienze di valutazione e miglioramento.
Pubblicato: 19 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Famiglie, FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Valutazione e Qualità |
Genitorialità. Profili psicologici, aspetti patologici e criteri di valutazione
Livello
Textbook, strumenti didattici. Testi per psicologi clinici, psicoterapeuti
Dati
pp. 336, 1a ristampa 2011, 1a edizione 2009 (Cod.1240.339)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 32,00
Disponibilità: Discreta

Codice ISBN: 9788856804812
In breve
Il tema della genitorialità alla luce della più recente e autorevole letteratura scientifica internazionale. Il volume delinea la funzione genitoriale con particolare riferimento alla personalità e ai compiti dei genitori e agli obiettivi evolutivi del figlio, individua i più significativi nodi problematici e gli aspetti disfunzionali della genitorialità, propone criteri di valutazione della “capacità genitoriale”, applicabili in sede clinica e in ambito forense.
Presentazione del volume
Questo volume affronta il tema della genitorialità alla luce della più recente ed autorevole letteratura scientifica internazionale.
Innanzitutto, viene delineata la funzione genitoriale come scaturisce dall’integrazione delle dimensioni evoluzionistiche e transculturali, con particolare risalto ai sistemi di accudimento e attaccamento.
Dopo aver illustrato le variabili della personalità e le abilità e competenze richieste ai genitori per favorire il raggiungimento degli obiettivi evolutivi dei figli, vengono tracciati quattro profili di genitore.
Ampio spazio è dedicato alla discussione critica dei nodi problematici in grado di determinare condizioni di disfunzione genitoriale, con particolare riferimento alle molteplici tipologie di abuso, dalle situazioni di trascuratezza e maltrattamento fino al caso estremo del figlicidio.
Per ogni condizione problematica sono illustrate la prevalenza, l’eziologia, la dinamica, le conseguenze per genitori e figli e le strategie di prevenzione e trattamento più efficaci.
Infine, vengono proposti dei criteri di valutazione della “capacità genitoriale”.
Il materiale contenuto nel volume trova utile applicazione in sede clinica e in ambito forense e costituisce il punto di partenza per interventi di tipo preventivo e terapeutico.
Oronzo Greco, neuropsichiatra, è professore ordinario di Criminologia presso l’Università del Salento, dove insegna anche Psichiatria e Neuropsichiatria Infantile e dirige il Master in “Criminologia clinica e Psicopatologia forense”. È autore di articoli e monografie in ambito criminologico, psicopatologico e medico-legale.
Roberto Maniglio, psicologo, psicoterapeuta, è dottorando in Criminologia, devianza e mutamento sociale. È autore di pubblicazioni su riviste e monografie a livello nazionale e internazionale in ambito criminologico, psicologico e psicopatologico.
Indice
Introduzione
La genitorialità tra natura e cultura
(Radici naturali; Radici culturali)
La funzione genitoriale
(Origine e percorso della genitorialità; Aspetti psicologici; Variabili psicologici)
Nodi problematici
(Infertilità, procreazione assistita e adozione; Genitori con disabilità fisiche; Genitori con disturbi mentali; Genitori antisociali; Genitori che fanno uso di alcol o droghe; Nuclei monogenitoriali; Maternità adolescenziale; Orientamento sessuale del genitore; Separazione e divorzio; Conflittualità e violenza coniugale; Svantaggio sociale ed economico; Genitori di bambini nati prematuramente o sottopeso; Genitori di bambini disabili; Genitori di bambini con comportamenti problematici)
La disfunzione genitoriale
Famiglie multiproblematiche; Abuso e trascuratezza; Figlicidio; Il genitore “non risolto, inerme e spaventante”; Strategie di intervento)
La capacità genitoriale
(Verso una definizione ideale e normativa di genitore; Valutazione della capacità genitoriale)
Bibliografia
Genitorialità. Profili psicologici, aspetti patologici e criteri di valutazione.
Pubblicato: 19 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Valutazione e Qualità |
Valutazione e partecipazione. Metodologia per una ricerca interattiva e negoziale
Livello
Textbook, strumenti didattici
Dati
pp. 384, 1a ristampa 2011, 1a edizione 2009 (Cod.1341.1.22)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 38,00
Disponibilità: Buona

In breve
Il volume si interroga sulla valutazione degli interventi e dei servizi sociali in una società complessa e democratica, e propone un ampio ventaglio di tecniche di ricerca sociale e valutativa, in un’ottica di integrazione metodologica, con un’approfondita disamina dell’uso e abuso dei questionari, un’attenzione alle prassi dell’osservazione e della narrazione, un rilievo specifico alle tecniche di gruppo in quanto particolarmente coerenti con un’ottica partecipativa.
Presentazione del volume

Che cosa significa valutare gli interventi e i servizi sociali (sanitari, assistenziali, formativi, ecc.) in una società complessa e democratica? La valutazione è materia riservata a esperti, decisori e management oppure possono (e devono) entrare in gioco altri attori sociali (operatori e cittadini in primis)? La partecipazione può essere ridotta alla mera somministrazione di questionari di soddisfazione ai “clienti”? E questi “clienti” sono davvero “al centro”, come recita la vulgata corrente?
Il volume risponde in modo approfondito a questi interrogativi sulla base dell’esperienza di molti anni di studi, ricerche, consulenze, corsi e saggi. Sottopone ad analisi critica tutta una serie di assiomi diffusamente utilizzati ma dalle deboli fondamenta. La valutazione, per essere all’altezza delle problematiche attuali, non può che proporsi sia come ricerca scientifica sia come negoziazione fra più attori. E la partecipazione dei cittadini necessita di solide fondamenta teoriche, di riflessione sulle sperimentazioni attuate, di analisi delle sue dimensioni e dei suoi contenuti.
Il testo propone quindi un ampio ventaglio di tecniche di ricerca sociale e valutativa, in un’ottica di integrazione metodologica, con un’approfondita disamina critica dell’uso e dell’abuso dei questionari, un’attenzione alle prassi dell’osservazione e della narrazione, un rilievo specifico alle tecniche di gruppo in quanto particolarmente coerenti con un’ottica partecipativa. Interrogandosi anche sulle nuove opportunità offerte alla ricerca dall’informatica e dal web.
Leonardo Altieri, professore associato presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Bologna, insegna Metodologia e tecnica della ricerca sociale, Valutazione dei servizi e delle politiche sociali, Metodologia della ricerca valutativa nelle Facoltà di Scienze Politiche di Bologna e Forlì. Si occupa di valutazione fin dalla prima metà degli anni ottanta, ha condotto studi e consulenze presso enti vari, fra cui l’Agenzia Sanitaria dell’Emilia-Romgna. È stato fra i promotori dell’Associazione Italiana di Valutazione. Ha fatto parte per sei anni del Nucleo di Valutazione dell’Università di Bologna dopo essere stato per due mandati consigliere di amministrazione nonché componente della giunta dello stesso ateneo. Fa parte della direzione scientifica della rivista Salute e Società.
Indice
Prefazione (autobiografia)
Parte I. Valutazione
Verso una valutazione comprendente, integrata, multidimensionale
(Scopi, sviluppi e primi criteri della valutazione dei programmi sociali e sanitari; Valutazione come attività complessa; Le componenti del percorso valutativo)
Nodi sociologici della valutazione
(Premessa: alcuni nodi per un approccio sociologico; Valutazione e welfare state; Spendibilità della valutazione fra sociologia e politica sociale; Etica e valutazione in sistemi complessi; Partecipazione o autoreferenzialità?; La valutazione dei programmi socio-sanitari oltre la crisi del modello programmatorio-partecipativo)
Programmazione e articolazione della valutazione
(Quale rapporto fra programmazione e valutazione?; Quale articolazione della valutazione?; Quali condizioni e quali abusi per la valutazione?)
Parte II. Partecipazione
La partecipazione nei servizi sociali e sanitari
(Complessità della partecipazione; Quattro dimensioni della partecipazione; L’evoluzione dei modelli di partecipazione in sanità (dopo la riforma del 1978); Gli attori della partecipazione: pazienti, utenti, clienti, stakeholder, cittadini)
Problemi e risposte della partecipazione sperimentata
(Partecipazione e neo-liberismo nell’esperienza inglese; I Comitati Consulti Misti (CCM) in Emilia Romagna; L’esperienza dei Piani per la Salute (PpS) in Emilia Romagna; Partecipazione, ricerca sociale, valutazione)
Temi della partecipazione: equità e diritti
(Una qualità, due qualità? Una complessa questione di qualità!; Qualità versus equità?; Equità e letture dei bisogni; Il peso delle disuguaglianze sociali; Un ciclo disegualitario in forme tradizionali e nuove; Le disuguaglianze sociali in Italia; Diritti dei cittadini (e temi di valutazione); Riconoscimento dei diritti: URP e Carte dei Servizi; Partecipazione per equità e diritti. Due direttrici della qualità)
Parte III. Metodologia
Per una metodologia integrata e partecipativa
(Tre generazioni di valutatori; Problemi di metodologia e problemi di valore; Aprire nuove strade alla valutazione; Acquisizioni epistemologiche e metodologiche; Verso un approccio integrato, negoziale e multidimensionale; La necessità di un approccio critico alla valutazione; Alcune scelte metodologiche; Costuire tipologie di tecniche valutative?)
Tecniche di misurazione, di sperimentazione, di monitoraggio e di analisi
(Tecniche cost-analitiche; Tecniche di monitoring; Disegni sperimentali, quasi-sperimentali, non sperimentali, presperimentali; Costruzione di sistemi di indicatori; L’uso di fonti documentarie e di segnali dell’ambiente)
L’uso del sondaggio nella valutazione
(La diffusione dei “sondaggi di soddisfazione”; Vantaggi e meriti dei sondaggi in valutazione; Limiti e difficoltà dei sondaggi in valutazione; Le due gambe di un buon sondaggio: il campione e il questionario; Condizioni e modalità di somministrazione dei questionari; Questionari di valutazione via internet; I contenuti dei questionari sulla qualità percepita; Domande esperienziali o impressionistiche?; Un bilancio sull’affidabilità dei questionari nella valutazione)
Tecniche di gruppo e giudizi di esperti
(Tecniche di gruppo per partecipare e valutare; Le tecniche di gruppo vere e proprie; Le tecniche di gruppo per il giudizio di esperti)
Tecniche dell’osservazione, dell’intervista, della narrazione
(L’osservazione sul campo; Le interviste non strutturate e le storie biografiche)
Bibliografia di riferimento.
Valutazione e partecipazione. Metodologia per una ricerca interattiva e negoziale.
Pubblicato: 19 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Valutazione e Qualità |
La valutazione della qualità nei servizi. Concetti e metodi
Contributi
Alessandro Ruggieri
Livello
Textbook, strumenti didattici. Testi advanced per professional
Dati
pp. 288, 1a edizione 2011 (Cod.364.184)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 31,00
Disponibilità: Buona

Codice ISBN: 9788856839418
In breve
Il volume, adatto non solo per gli studenti, ma anche per i responsabili della qualità di enti pubblici e imprese che operano nel settore dei servizi, affronta la valutazione della qualità dei servizi, analizzando le ragioni per le quali il monitoraggio della qualità rappresenta un elemento chiave nella prospettiva gestionale delle aziende che operano nel settore dei servizi.
Presentazione del volume
Il volume affronta la valutazione della qualità dei servizi ponendo attenzione alle ragioni per le quali il monitoraggio della qualità rappresenta un elemento chiave nella prospettiva gestionale delle aziende (pubbliche e private) che operano nel settore dei servizi e agli strumenti che consentono di operarne la valutazione in termini quantitativi. Il tentativo è di trattare la materia in forma organica evitando, da un lato, di concentrarsi sul ruolo della qualità nei processi di erogazione dei servizi, trascurando i procedimenti operativi con cui questa può essere rilevata, e, dall’altro, di focalizzarsi sui metodi statistici di valutazione, non tenendo sufficientemente conto del contesto teorico cui essi fanno riferimento. Per questa ragione il volume si propone di abbinare la trattazione teorica del tema, la formalizzazione dei metodi statistici, lo sviluppo di un’applicazione concreta e la presenza di esempi relativi al calcolo di indicatori di efficacia, efficienza e
customer satisfaction .
La trattazione è organizzata in tre parti distinte. La prima affronta gli aspetti teorici della materia passando in rassegna concetti, criteri e indicatori che sono alla base della definizione e del monitoraggio della qualità dei servizi. La seconda ha come oggetto i principali metodi di statistica descrittiva e inferenziale che possono essere applicati nella valutazione della qualità dei servizi e che vengono chiariti attraverso esemplificazioni inerenti la materia. La terza presenta numerosi esempi che fanno esplicito riferimento a problemi di valutazione della qualità dei servizi pubblici e privati.
Il testo si rivolge in modo particolare agli studenti dei corsi di laurea nel campo delle scienze sociali. Tuttavia, grazie alla sua impostazione, può essere utilizzato dai responsabili della qualità di enti pubblici e imprese che operano nel settore dei servizi per affrontare i loro compiti con una maggiore consapevolezza della loro funzione strategica all’interno dell’organizzazione e con un più ampio e rigoroso bagaglio di strumenti di analisi.
Silvio Franco , ricercatore universitario presso il Dipartimento di Economia e Impresa (DEIM) dell’Università della Tuscia, è docente di Strategie e marketing d’impresa e di Metodi quantitativi per la valutazione della qualità e coordinatore del gruppo di ricerca Noise.
Indice
Alessandro Ruggieri, Presentazione
Introduzione
Parte I. Qualità dei servizi: dai principi alla valutazione
Fondamenti della qualità
(Storia e definizione della qualità; I principi della qualità; Un modello per il miglioramento continuo)
Criteri per la valutazione della qualità nei servizi
(Alcune considerazioni preliminari; Parametri di valutazione: definizione e quantificazione)
Indicatori per la valutazione della qualità nei servizi
(Indicatori di efficacia ed efficienza; Misura della customer satisfaction; Il metodo SERVQUAL)
Parte II. Metodi statistici per la valutazione della qualità dei servizi
Concetti introduttivi
Rilevazione dei dati
(Tecniche di raccolta; Le interviste personali; Il questionario; Il campionamento)
Statistica descrittiva
(Riepilogo e presentazione dei dati qualitativi; Riepilogo dei dati quantitativi; Distribuzioni di frequenze)
Relazioni fra variabili quantitative
(Analisi di regressione; Analisi di correlazione)
Elementi di probabilità
(Probabilità semplice e complessa; Distribuzioni di probabilità discrete; Distribuzione normale)
Stima dei parametri
(Stima della media della popolazione; Stima della frequenza relativa nella popolazione; Determinazione della dimensione campionaria)
Decisioni statistiche
(Il procedimento di test delle ipotesi; Significatività delle decisioni statistiche; Confronto fra popolazioni: variabili quantitative; Confronto fra popolazioni: verbali qualitative)
Parte III. Casi di studio, applicazioni ed esempi
Valutazione della qualità della didattica universitaria
(Il problema generale; Caratteristiche del campione; Applicazione del metodo SERVPERF; Elaborazione e discussione dei risultati; Una proposta di riformulazione del questionario)
Applicazioni ed esercizi
(Valutazione di efficacia ed efficienza dei servizi; Rilevazione e monitoraggio della customer satisfaction; Applicazione del metodo SERVQUAL/SERVPERF)
Riferimenti bibliografici
Appendice. Tavole statistiche.
La valutazione della qualità nei servizi. Concetti e metodi.
Pubblicato: 16 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: assistenti familiari, CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Disabilità e Handicap, Famiglie, Lavoro di cura, Milano, Non Autosufficienza |
Progetto “IN FAMIGLIA-Vivere con la badante” che si terrà il 27 febbraio 2012 presso lo Spazio Oberdan.
Gli esperti che hanno collaborato al progetto presenteranno i presupposti teorici, la metodologia scelta e lo stile comunicativo adottato per la costruzione del sito dedicato
e per la realizzazione del DVD video ”IN FAMIGLIA.Vivere con la badante“
Per partecipare è necessaria l’iscrizione entro il 22 febbraio p.v. utilizzando il modulo allegato, scaricabile anche dal sito delle politiche sociali
A conclusione della presentazione i partecipanti potranno ritirare in anteprima una copia del DVD dedicato alle famiglie, alle badanti, agli operatori e ai volontari che si occupano quotidianamente di persone anziane non più completamente autosufficienti.
Contiene testimonianze di famiglie, l’approfondimento di un esperto e unarappresentazione teatrale, tra il riflessivo e l’ironico, che permette uno sguardo più distaccato e lieve.
Propone, con tre linguaggi cinematografici differenti, alcuni temi ricorrenti dell’esperienza di cure: le difficoltà con gli anziani, le fatiche delle famiglie, le scelte difficili e i momenti dolorosi o conflittuali.
Provincia di Milano
Settore politiche sociali
Viale Piceno, 60 – 20129 Milano
tel. 02.7740.3085
Pubblicato: 16 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, Livelli essenziali di assistenza, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Norme per la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie e sperimentazione dell’Indicatore Fattore Famiglia. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario).
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PRESENTATO IL 31/01/2011
ASSEGNATO IN DATA 02/02/2011
ALLA COMMISSIONE REFERENTE III
CONSULTIVA I
Relazione
Il sistema di welfare lombardo, pur mantenendo un carattere di universalità che riconosce ad ogni cittadino l’esercizio del diritto soggettivo di beneficiare delle prestazioni sociali e socio sanitarie richiede una compartecipazione alle spese da parte degli utenti.
La Regione Lombardia con l’art. 8 della l.r. 3/2008 ha stabilito che le persone che accedono alla rete dei servizi partecipano, in rapporto alle proprie condizioni economiche, così come definite dalle normative in materia di ISEE, alla copertura del costo delle prestazioni mediante il pagamento di rette stabilite dalla Giunta regionale. Inoltre, la Regione Lombardia, con l’art. 11 comma k della l.r. 3/2008 si è assunta l’onere di determinare i criteri per la definizione delle rette e delle tariffe dei servizi sociali e sociosanitari, nonché le agevolazioni a beneficio dei soggetti aventi diritto.
Per la quantificazione della compartecipazione della spesa è necessaria una verifica della condizione economica del richiedente attraverso l’adozione di una metodologia di equità sociale, di cui l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), ai sensi del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 109 come modificato dal d.lgs. 3 maggio 2000, n. 130, è l’espressione, anche per garantire prioritariamente l’accesso alle prestazioni sociali agevolate ai cittadini meno abbienti sulla base della misurazione dei loro mezzi economici.
Nonostante l’ISEE sia in vigore da oltre dieci anni la Regione Lombardia non ha mai disciplinato efficacemente la materia della compartecipazione alla spesa dei servizi da parte degli utenti, se non con formali richiami in alcune leggi regionali e in alcuni provvedimenti amministrativi, lasciando agli enti locali e ai soggetti gestori delle unità d’offerta (sociali, sanitarie, educative) la responsabilità di definire criteri e procedure per l’accesso, la selezione e il concorso alla spesa da parte del cittadino con la conseguenza che i Comuni hanno provveduto in maniera altamente differenziata da ambito ad ambito territoriale. In alcuni casi, invece, i comuni non hanno per nulla adottato Regolamenti per disciplinare l’accesso a beni e servizi e per determinare la compartecipazione alla spesa da parte dei soggetti richiedenti prestazioni sociali agevolate.
Inoltre, la complessa materia dell’ISEE ha introdotto nel tempo un nuovo principio con il quale il calcolo del concorso alla spesa per le prestazioni assicurate nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente grave e a soggetti ultra sessantacinquenni non autosufficienti deve essere effettuato valutando la sola situazione economica del richiedente e non dell’intera sua famiglia anagrafica.
Tale principio è stato in realtà scarsamente rispettato dagli enti gestori, in termini formali per effetto della mancata emanazione di un decreto applicativo citato proprio dal d.lgs. 130 del 2000, in termini concreti perché tale applicazione sostanzia un mancato introito e, di fatto, una decurtazione delle risorse finanziarie degli enti locali a fronte dell’erogazione di prestazioni gratuite a favore di soggetti con reddito insufficiente o in assenza di reddito.
Di fatto, questa è sostanzialmente la ragione di tipo economico che ha frenato gli enti locali a non applicare del tutto il d.lgs. 130/00, rimarcando che i Comuni sono già obbligati ad intervenire economicamente nei casi di soggetti che necessitano di prestazioni urgenti e non differibili nel tempo, anche provenienti da altre regioni o da paesi non comunitari, o nel caso di minori sottoposti a provvedimenti di natura giudiziaria.
I Comuni che invece hanno predisposto i Regolamenti, attraverso un lungo lavoro di concertazione con le parti sociali, con le aziende sanitarie locali e con tutti i comuni dell’area distrettuale, hanno cercato di rendere omogenei i criteri per l’accesso agevolato ad una vasta gamma di prestazioni sociali o dei servizi di pubblica utilità (telefono, luci, gas, acqua), nonché per determinare le soglie di reddito e le fasce di esenzione, al fine di stabilire equi principi di compartecipazione alla spesa sulla base di reali indicatori della situazione economica del singolo soggetto e/o del nucleo familiare.
Detto ciò però nella maggior parte dei Regolamenti comunali alcune interpretazioni della normativa nazionale da parte degli enti erogatori in merito all’applicazione dell’ISEE, in particolare le norme che disciplinano la composizione del nucleo familiare del richiedente la prestazione sociale agevolata e la rivalsa sui soggetti obbligati per legge nel caso di utenti non abbienti, sono state oggetto di azioni e di contenziosi da parte di cittadini e di associazioni.
Infatti, il contenzioso nasce dall’interpretazione anche della legge quadro di riforma del welfare (328/2000) dove all’art. 25 (Accertamento della condizione economica del richiedente si dispone che “ai fini dell’accesso ai servizi …la verifica della condizione economica del richiedente è effettuata secondo le disposizioni previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, come modificato dal decreto legislativo 3 maggio 2000, n. 130″.
Secondo il d.lgs. 130/2000 (art. 3 comma 2) gli enti erogatori, rispetto alla definizione e composizione del nucleo familiare, possono per particolari prestazioni assumere come unità di riferimento al fine della certificazione ISEE, un diversa composizione del nucleo familiare e (art. 3 comma 2- ter) in presenza di anziani ultra 65enni non autosufficienti e disabili con handicap permanente grave (accertato ai sensi dell’art. 4 della legge 104/1992) l’ente erogatore delle prestazioni fa riferimento non al reddito complessivo dell’intero nucleo familiare ma solo a quello della persona che richiede una prestazione sociale agevolata.
Il d.lgs. 130/2000 rimanda, per meglio regolamentare la materia, all’emanazione di un successivo DPCM, su proposta dei ministri del Welfare e della Salute. DPCM, però mai emanato e la cui assenza ha creato molta confusione e molte strumentalizzazioni giuridiche circa la gerarchia delle fonti normative, essendo un DPCM un mero atto amministrativo e non una legge.
Ciò ha determinato da parte degli enti locali una forte discrezionalità, in quanto alcuni comuni hanno inserito nei propri regolamenti ISEE la possibilità di attuare già la normativa, evidenziando la situazione reddituale del solo assistito.
L’applicazione estesa della norma se da una parte favorisce l’assistito (anziano, disabile), dall’altra aumenta i costi sostenuti dal soggetto erogatore in quanto nella maggior parte dei casi gli assistiti non sono in grado di compartecipare alle spese o il loro reddito è così insufficiente che li colloca automaticamente nelle fasce di esenzione.
Nel caso di prestazioni sociali agevolate richieste da soggetti non abbienti il codice civile individua nell’ambito del nucleo familiare e parentale i soggetti obbligati a fornire un aiuto materiale nei confronti dei propri congiunti in situazioni di grave disagio psicofisico e sociale che possono pregiudicare la dignità e la sopravvivenza della persona.
In particolare, si tratta di situazioni in cui il congiunto in assenza o con reddito insufficiente, anche se proprietario di beni immobili, non è in grado di far fronte alle spese per il ricovero in strutture residenziali o per particolari prestazioni di tipo continuativo (assistenza domiciliare, pasti, fisioterapia, telesoccorso,ecc.).
Spesso, gli enti locali interpretando in maniera rigida il codice civile, richiedono ai parenti il pagamento delle rette. Negli ultimi anni le associazioni di tutela e di categoria degli utenti, anche sulla base di alcuni pareri ministeriali e di alcune sentenze (TAR, Consiglio di Stato) hanno dato una diversa interpretazione della normativa, richiamando l’art. 438 del C.C. che specifica che gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in stato di bisogno e non da terzi. Lo stesso D.lgs. 130/2000 all’art. 2 comma 6 recita che la disciplina relativa ai soggetti tenuti agli alimenti non può essere interpretata nel senso dell’attribuzione agli enti erogatori della facoltà di cui all’art. 438 del codice civile. Ciò significa che gli enti che erogano prestazioni non possono sostituirsi all’interessato nei confronti dei propri congiunti e che, dunque, ogni azione di rivalsa economica rispetto ai costi sostenuti può essere considerata illegittima.
Una recente sentenza del Consiglio di Stato con ordinanza 14.9.2009 n.4582 ha confermato l’ordinanza del TAR di Milano che aveva riconosciuto l’immediata precettività dell’art. 3.co. 2 ter del D.lgs. 130/2000, rinnovando nei confronti di un Comune lombardo che ai fini della determinazione delle modalità di contribuzione al costo delle prestazioni sociali agevolate deve tenere conto della situazione economica del solo assistito nel caso di anziano 65 enne non autosufficiente o di persona con handicap grave.
Tale sentenza è ulteriormente importante perché afferma che in questa materia la legislazione nazionale è di rango superiore rispetta a quella del legislatore regionale, in quanto le prestazioni sociali erogate dall’ente locale si prefigurano come “mantenimento dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (art. 117 co. 2 lettera m della Costituzione) che devono assicurati sull’intero territorio nazionale.
Infatti, non può essere applicata la norma della Regione Lombardia (art. 8 co. 3 della l.r. 3/2008) quando recita che “partecipano altresì i soggetti civilmente obbligati secondo le modalità stabilite dalle normative vigenti” alla copertura del costo delle prestazioni erogate a favore di un assistito. Pertanto è impugnabile la generica formulazione del comma regionale se inserito, come ha fatto pure un altro comune lombardo, in un Regolamento comunale.
Con il progetto di legge “Norme per la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie e sperimentazione dell’Indicatore Fattore Familiare. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario)” si propone di trovare una soluzione di tipo legislativo alla complessa materia individuando criteri e modalità di applicazione dell’ISEE uniformi per l’intero territorio regionale che dovranno essere recepiti e adottati dai comuni e dai soggetti gestori delle unità offerta. Per innovare i principi e i criteri di applicazione dell’ISEE nazionale, che in alcuni casi sono molto rigidi, si propone di utilizzare un secondo indicatore che tenga conto di un più vasto numero di variabili qualitative e quantitative del nucleo familiare, al fine di garantire i nuclei più fragili e meno abbienti.
L’Indicatore del Fattore Familiare, IFF, deve necessariamente essere sperimentato e validato per evitare o l’inefficacia o forme paradossali di maggiore spesa per il cittadino ed è per questo motivo che all’interno del progetto di legge possono essere individuati alcuni principi ma non la sua completa declinazione che deve essere lasciata alla competenza della Giunta, assunti i pareri delle associazioni di categoria e degli enti locali.
Rispetto al caso delle persone anziane non autosufficienti e dei disabili con certificazione di handicap grave che richiedono il ricovero in RSA o RSD, al fine di evitare una lunga serie di contenziosi legali e di conflittualità sociale tra i cittadini e gli enti gestori sfociata in questi ultimi anni con ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, la Regione, che ne ha competenza legislativa esclusiva dopo la riforma del titolo V della parte II della Costituzione, può definire l’integrazione economica delle rette per il ricovero in strutture residenziali una specifica unità d’offerta sociale il cui accesso è disciplinato dal comune di residenza della persona assistita in base a criteri regionali.
Un’altra modalità di intervento contenuta nel presente pdl per intervenire nei casi di persone non abbienti riferite ad anziani non autosufficienti e a disabili con certificazione di handicap grave, è quello che i costi delle prestazioni nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, sono a carico del Fondo regionale per la non autosufficienza ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.
Articolo1
(Principi)
1. La Regione Lombardia, al fine di promuovere condizioni di benessere e inclusione sociale delle persone e della famiglie, nonché per prevenire, rimuovere o ridurre situazioni di fragilità sociale dovute a condizioni economiche disagiate, disciplina la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie della rete delle unità di offerta sociali e socio-sanitarie di cui alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.
2. La presente legge norma in via generale, nelle forme e secondo le modalità previste dalla legislazione nazionale e regionale vigente, i criteri per l’accertamento della situazione economica dei richiedenti ai fini della fruizione delle prestazioni sociali e socio-sanitarie agevolate inerenti i livelli essenziali di assistenza, di cui ai DPCM 14 febbraio 2001 e 29 novembre 2001, individuando nell’Indicatore della situazione economica equivalente, ISEE, e nell’Indicatore Quoziente Familiare, IQF, gli strumenti di maggiore equità del sistema di accesso e di tariffazione delle prestazioni.
3. Nel rispetto dei principi e dei valori della Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dello Statuto regionale è garantito il principio dell’universalità del diritto di accesso alla rete delle unità d’offerta e di uguaglianza di trattamento nel rispetto delle peculiarità ed esigenze del cittadino e nel rispetto dell’appropriatezza delle prestazioni sociali e sociosanitarie, in particolare nei confronti delle persone e delle famiglie che si trovano in uno stato di bisogno come determinato dall’art. 6 comma 3 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.
Articolo 2
(Modifiche agli articoli 4, 8 della l.r. 3/2008)
1. Alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario) sono apportate le seguenti modifiche:
l’art. 4 comma 1 a) è sostituito dal presente:
Le unità di offerta sociali hanno il compito di:
a) aiutare le persone e le famiglie, anche mediante l’attivazione di legami di solidarietà tra famiglie e gruppi sociali e con interventi di sostegno economico; in particolare l’integrazione economica delle rette per il ricovero in strutture territoriali, domiciliari, diurne, semiresidenziali e residenziali costituisce una specifica unità d’offerta sociale a favore delle persone anziane non autosufficienti di età superiore ai 65 anni e delle persone disabili con certificazione di handicap permanente grave ai sensi della legge 104/92. A tal fine, nei confronti dei soggetti non abbienti, si provvede con le risorse del Fondo per la non autosufficienza, ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3“Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.
2. l’art. 8 comma è sostituito dal presente:
“Art. 8
(Agevolazioni per l’accesso alle prestazioni sociali e sociosanitarie)
2.1. Le persone e le famiglie che accedono alla rete delle unità d’offerta sociosanitarie sono tenute a concorrere in rapporto alle proprie condizioni economiche, mediante il pagamento di rette e tariffe, al costo delle prestazioni inerenti a livelli essenziali di assistenza, per la parte non a carico del fondo sanitario regionale, in conformità ai DPCM 14 febbraio 2001 e 29 novembre 2001.
Le persone e le famiglie che accedono alla rete delle unità d’offerta sociali sono tenute a concorrere in rapporto alle proprie condizioni economiche, mediante il pagamento di rette e tariffe, alla copertura del costo delle prestazioni nella misura stabilita dai comuni.
2.2. La quota di compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie è stabilita dai comuni secondo modalità e criteri generali definiti con deliberazione della Giunta regionale, acquisito il parere del Consiglio delle Autonomie locali e previa consultazione degli organismi istituiti ai sensi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”. Con lo stesso provvedimento e con le stesse modalità la Giunta regionale definisce l’Indicatore del Quoziente Familiare, IQF che modifica e integra l’ISEE.
2.3. Il provvedimento della Giunta regionale ha la finalità di garantire principi di trasparenza, semplificazione nell’accesso alle prestazioni ed equità di trattamento per l’intera rete delle unità d’offerta sociali e socio-sanitarie gestite dai comuni, singoli o associati, e dai soggetti accreditati e si basa sui seguenti criteri:
a) valutazione del reddito e del patrimonio del nucleo familiare;
b) previsione, in relazione al patrimonio mobiliare e immobiliare, di franchigie stabilite in base al numero dei componenti del nucleo familiare;
c) definizione di scale di equivalenza che tengano conto del carico familiare dato dalla presenza di figli, inclusi i nascituri e i figli in affido, di disabili, di anziani non autosufficienti, nonché della presenza di un solo genitore convivente;
d) valutazione del livello di assistenza richiesto, anche con riguardo alla situazione familiare;
e) detrazioni dei costi sostenuti per spese sanitarie, abbattimento barriere architettoniche, ausili per la vita indipendente, assistente familiare;
f) detrazioni per i costi di locazione immobiliare e gli interessi sui mutui.
2.4. Limitatamente alle prestazioni sociali agevolate, nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente grave di cui all’art. 3, comma 3, della legge 104/92, accertato ai sensi dell’art. 4 della stessa legge, nonché ai soggetti ultrasessantacinquenni in condizione di accertata non autosufficienza fisica o psichica, la situazione economica è riferita al solo soggetto tenuto alla partecipazione ai costi della prestazione, qualora più favorevole.
2.5. Nei casi di soggetti non abbienti, riferiti alle persone di cui al comma precedente, i costi delle prestazioni nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, sono a carico del Fondo regionale per la non autosufficienza ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario.
2.6. I criteri previsti dal comma 2.3, fatti salvi i casi in cui il costo delle prestazioni è a totale carico del fondo sanitario regionale, si applicano anche per determinare il valore di titoli e di altri benefici economici che la Regione, anche per il tramite delle ASL, e i comuni riconoscono per l’accesso alle unità di offerta sociali e sociosanitarie.
2.7. Per la determinazione dei punti a), b) c) d) e) f) del comma 2.3 è utilizzato l’ISEE, di cui alle disposizioni del d.lgs. 31 marzo 1998 n. 109 come modificato dal d.lgs. 3 maggio 2000 n.130, nonché i parametri aggiuntivi che si riferiscono al nuovo Indicatore Quoziente Familiare, IQF, allo scopo di utilizzare strumenti di maggiore equità per l’accesso e la compartecipazione al costo delle prestazioni.
2.8 La nuova modalità di misurazione della situazione economica del richiedente, correlata ai nuovi indicatori familiari, ha natura sperimentale di un anno ed entra a regime solo dopo aver verificato la correttezza e l’adeguatezza degli strumenti in conformità ai principi ed obiettivi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.
2.9. Gli oneri relativi alle prestazioni sociali e sociosanitarie sono a carico del comune in cui la persona assistita risiede o, nei casi di cui all’articolo 6, comma 1, lettere b) e c), dimora.
2.10. Gli oneri relativi alle prestazioni sociali e sociosanitarie obbligatorie, tra cui gli oneri per il ricovero in strutture residenziali, sono a carico del comune secondo le disposizioni di legge che disciplinano la residenza anagrafica, il domicilio e la dimora, in particolare nei casi inerenti soggetti minori sottoposti a provvedimento dell’autorità giudiziaria, nei casi di affido familiare, di minori sottoposti a tutela ai sensi dell’articolo 3 della legge 4 maggio 1983, n. 184 o di disabili e altre persone in situazione di fragilità sottoposte a misure di protezione per le persone prive in tutto o in parte di autonomia ai sensi della legge gennaio 2004 n° 6
2.11. I comuni con popolazione non superiore ai 5.000 abitanti facenti parte dell’ambito territoriale e sui quali gravano gli oneri per interventi sociali obbligatori accedono al fondo di sostegno, di cui alla legge regionale 14 dicembre 2004, n. 34 Politiche regionali per i minori.
2.12. Con deliberazione della Giunta regionale, acquisito il parere del Consiglio delle Autonomie locali e previa consultazione degli organismi istituiti ai sensi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario” sono definiti i contenuti obbligatori dei contratti di ingresso nelle unità di offerta sociosanitarie accreditate, anche mediante l’adozione di schemi tipo.
Articolo 3
(Norma finanziaria)
Alle spese di cui alla presente legge si provvede, per l’esercizio 2011 e seguenti, con le risorse stanziate annualmente nelle relative UPB della funzione obiettivo 5.2. “welfare della sussidiarietà”.
Articolo 4
(Norma transitoria)
1. Fino all’adozione della deliberazione della Giunta regionale di cui all’articolo 2, comma 2.2 e in attesa della sperimentazione di cui al comma 2.8, la misura della partecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie è stabilita dai regolamenti comunali in base alle sole disposizioni in materia di indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).
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(1)
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(2)
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(3)
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(4)
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(A)
Qualificazione Spesa
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(B)
Copertura Finanziaria
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intervento
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SPESA CONTINUATIVA O RICORRENTE
(art. 22 lr 34/1978
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Riferimento
PDL
art. ….
comma …..
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Natura spesa
CORRENTE
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CONTO CAPITALE
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UPB IMPORTO
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UPB IMPORTO
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La legge non da origine a flussi finanziari per la sua gestione.
Elenco generale PDL – Consiglio Regionale della Lombardia.
Pubblicato: 15 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: accreditamento sociale, Livelli essenziali di assistenza, LOMBARDIA, Organizzazione dei servizi, Valutazione e Qualità |
la Lombardia vara il Fattore Famiglia. Si tratta di un indicatore per le politiche sociali, che non solo tiene conto delle situazioni reddituali e patrimoniali, ma contempla anche a pieno titolo il numero di figli e i carichi di cura, ad esempio la presenza nel nucleo familiare di anziani non autosufficienti o di disabili.
Il Fattore Famiglia sarà ora sperimentato per un anno in alcuni Comuni del territorio lombardo. A livello regionale ha già trovato applicazione per quanto riguarda la Dote scuola 2012-2013, misura che interessa un terzo degli studenti lombardi (circa 300.000) con uno stanziamento di 81 milioni e che, con i nuovi parametri applicati, darà diritto alla Dote a 8.000 famiglie in più dello scorso anno.
SPERIMENTAZIONE – Parte ora un periodo di sperimentazione su tutte le unità d’offerta sociali e socio sanitarie “che consenta di valutare – ha aggiunto Boscagli -, con grande attenzione, l’appropriatezza degli indicatori individuati, l’impatto sulle famiglie lombarde e la sua sostenibilità”. Solo dopo questa fase, i cui risultati saranno resi noti e valutati dal Consiglio regionale, la Giunta regionale sarà investita del compito di definire i criteri attuativi. “L’eredità del paradigma ‘tutto a tutti’ e in maniera indifferenziata – ha notato ancora Boscagli – ha consegnato una situazione divenuta insostenibile e profondamente iniqua. Molti cittadini in stato di bisogno sono oggi fuori dal sistema di assistenza e solo grazie al sistema di protezione familiare possono ricevere assistenza quotidiana senza gravare sulle risorse pubbliche”.
RISPETTO DEI LEA – La misura lombarda non tocca in nulla i Livelli essenziali di assistenza (Lea), che sono di competenza nazionale. In altri termini, il provvedimento lombardo non si colloca minimamente in contrasto con la disciplina nazionale dei Lea e la sua legittimità è supportata sia dalla giurisprudenza costituzionale sia dal recente parere della Corte dei Conti sul nostro sistema socio-sanitario. I principi cardine della legge regionale sul Fattore Famiglia si collocano, infatti, nel pieno rispetto dei Livelli essenziali di assistenza e sono volti a riconoscere un ruolo centrale alla famiglia, commisurando lo strumento di valutazione della situazione economica agli effettivi carichi di cura e sono diretti a garantire il rispetto del principio di uguaglianza sostanziale attraverso l’aumento dell’offerta dei servizi su base regionale.
CARICHI DI CURA – Il Fattore Famiglia lombardo, declinato nella scala di equivalenza con i correttivi riguardanti i carichi di cura, diventa quindi lo strumento attraverso cui Regione, Province e Comuni determineranno, ciascuno nel rispetto delle rispettive competenze, il valore dei voucher sociali e sociosanitari, gli altri benefici economici e la compartecipazione economica ai costi delle prestazioni sociosanitarie e sociali. Per esempio la retta di una casa di riposo potrà essere rimodulata e differenziata appunto in base al Fattore Famiglia, favorendo ulteriormente i nuclei con maggiori carichi.
da Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale :: Politiche sociali, debutta il fattore famiglia
Il ‘Fattore famiglia’ lombardo e’ diventato legge in nottata, ma il provvedimento licenziato dal Consiglio regionale parla di compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e di quota a valenza sociale delle prestazioni sociosanitarie. Sparisce dunque il riferimento ai Lea (Livelli essenziali di assistenza). Il Consiglio regionale ha approvato il provvedimento che introduce modifiche alle normative regionali sulla Rete dei servizi alla persona al termine di una seduta fiume che si e’ conclusa con la votazione finale della legge 40 minuti dopo la mezzanotte, grazie alla proroga di un’ora decisa dal presidente del Consiglio regionale Davide Boni (Lega Nord). Una scelta che e’ stata contestata dai gruppi di minoranza che hanno abbandonato l’Aula ritenendo non valida la prosecuzione della seduta oltre il termine delle 24, riporta una nota della Regione.
La legge sul Fattore famiglia ha comunque incassato 42 voti a favore espressi dai consiglieri di Lega Nord e Pdl. L’approvazione non e’ stata senza polemiche. Il capogruppo del Pd Luca Gaffuri, a nome dell’intera opposizione, ha annunciato “l’intento di chiedere nelle sedi competenti l’impugnazione di questa legge”. Con l’introduzione del Fattore famiglia lombardo, per la prima volta nel calcolo delle tariffe dei servizi sociali viene preso in considerazione il carico familiare attraverso la definizione di ‘scale di equivalenza’ che garantiscono e tutelano le famiglie numerose, le famiglie con figli minori, la presenza di persone disabili o non autosufficienti.
Per il primo anno questo nuovo sistema sara’ applicato in via sperimentale in un numero limitato di Comuni. Nel testo del provvedimento si sottolinea che la quota di compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e la quota a valenza sociale delle prestazioni sociosanitarie sono stabilite dai Comuni sulla base del reddito e del patrimonio del nucleo familiare. Tra i criteri considerati: la valutazione, nel nucleo familiare, della presenza di occupati sospesi, cassa integrati o disoccupati iscritti in liste di mobilita’ e la definizione di scale di equivalenza che tengano conto della presenza di figli (inclusi i nascituri e i minori in affido), di persone con disabilita’, di anziani non autosufficienti, di un solo genitore convivente.
Il testo, che modifica anche il calcolo dell’Isee, ha suscitato le critiche veementi delle opposizioni, che non lo hanno votato, nonché di Cgil e Anci.
Per quanto riguarda i servizi socio-sanitari, la modifica arriva con un emendamento che prevede che “nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza, la determinazione degli oneri per le prestazioni sociosanitarie, erogate dalle unità d’offerta sociosanitarie a carico del fondo sanitario, è stabilita per tipologia di unità d’offerta sulla base dello standard regionale di accreditamento, delle condizioni di salute della persona assistita e dei criteri di cui all’art. 8 comma 2”.
Ma secondo il gruppo consiliare del Pd, proprio il riferimento a questo comma dell’art. 8 vanifica di fatto il rispetto dei lea. Nel comma della nuova legge regionale in questione si stabilisce infatti che la quota di compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie sia stabilita in base ai criteri di valutazione del reddito e del patrimonio del nucleo familiare, del patrimonio mobiliare e immobiliare, oltre al carico familiare e il livello di assistenza richiesto. Il che significherebbe che, per la parte di prestazioni sanitarie erogate dall’area socio-assistenziale, dunque coperte dall’assessorato alla Famiglia, scatta la compartecipazione del cittadino in base al reddito, e non più solo in base alla gravità della sua situazione, come era previsto fino a oggi.
Duro il commento dell’opposizione. “Una regione che dichiara di avere i conti della sanità in pareggio chiede per prima nel Paese una compartecipazione delle famiglie e dei cittadini alla spesa sanitaria e proprio in un momento di crisi come questo – ha spiegato il consigliere Carlo Borghetti del Pd – di fatto si sancisce il principio che i lombardi pagheranno anche le prestazioni sanitarie che dovrebbero essere garantite universalmente con i lea. Un simile provvedimento regionale presenta diversi aspetti di illegittimità andando a interferire con competenze esclusive dello Stato”.
Di parere contrario l’assessore alla Famiglia, Giulio Boscagli, secondo cui “non vengono toccati i lea, che sono di competenza nazionale. Il provvedimento lombardo non si colloca minimamente in contrasto con la disciplina nazionale dei lea”. La legge prevede una sperimentazione di un anno su tutte le unità d’offerta sociali e socio sanitarie, “che sarà però attuata solo in 15 comuni lombardi – chiosa Borghetti – mentre per tutti gli altri 1500 comuni si dovrà attendere un anno prima dell’applicazione di nuovi criteri. E’ la prima volta che si approva una legge prima di conoscere gli esiti di una sperimentazione concepita per definirne i contenuti”.
Altra novità del provvedimento riguarda le Asp lombarde e la nomina dei loro vertici. Per le Asp di primo livello, quelle più grandi (7 su 13), tra cui anche il Pio Albergo Trivulzio, si prevede che il direttore generale, oggi nominato all’interno della struttura, sia invece indicato dalla Regione d’intesa con il Comune. Inoltre, spiega Gianantonio Girelli, responsabile Sanità Pd lombardo, “alla scadenza del mandato i cda saranno sostituiti da un consiglio di indirizzo, con poteri fortemente ridotti. Il potere gestionale passerà nelle mani del direttore generale e ci sarà un accentramento nelle mani della Regione di un patrimonio legato invece ai territori. Per le Asp di secondo livello rimane invece tutto invariato”.
Pubblicato: 10 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, Lavoro, Olivetti Manoukian Franca, Organizzazione dei servizi, StudioAps Milano |
Nella Giornata di Studio tenuta a Milano lo scorso novembre era stato proposto di avviare un “Osservatorio/Laboratorio sul malessere lavorativo”.
A seguito della segnalazione da parte di varie persone di un interesse positivo per una iniziativa di questo genere è stata messa a punto una proposta che viene illustrata in allegato.
Ne diamo comunicazione perché ci sembra una iniziativa particolarmente collegata alle vicende più generali che oggi attraversano le condizioni lavorative e perché costituisce una sperimentazione di co-costruzione conoscitiva piuttosto originale.
Chi fosse interessato a prendere parte al lavoro che viene prospettato è pregato di segnalarlo alla segreteria dello Studio.
Con i migliori saluti,
Franca Olivetti Manoukian e Achille Orsenigo
Pubblicato: 5 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA DELLE POLITICHE SOCIALI, Livelli essenziali di assistenza, Politica sanitaria |
Ministero della Salute
Rapporto nazionale di monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza 2007-2009
Anno di pubblicazione: 2012
Pubblicato: 26 gennaio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LOMBARDIA, Organizzazione dei servizi, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi, Servizi educativi, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale
Con Delibera di Giunta Regionale 22 dicembre 2011, n. 2734 pubblicata sul BURL, S.O., n. 52 del 30 dicembre 2011 è stato approvato il Testo Unico delle Regole di Gestione del Sistema Sociosanitario Regionale.
Questo strumento è stato individuato come uno degli obiettivi strategici del Piano Sociosanitario Regionale 2010-2014, approvato dal Consiglio Regionale con deliberazione del 17.11.2010: ”Definizione chiara e sintetica delle regole di sistema aggiornate all’anno di riferimento e di facile consultazione”.
Esso rientra nel programma dell’Agenda di Governo 2011-2015 “Lombardia semplice” che individua espressamente, tra i diversi strumenti di semplificazione regionali finalizzati a razionalizzare il corpo di regole, prassi e procedure esistente, quello dei “Testi Unici coordinati di Settore”, che raccolgono, riordinano e semplificano, per ambiti tematici, l’insieme degli atti amministrativi a contenuto regolatorio.
Il Testo Unico delle Regole raccoglie e riordina:
- le disposizioni ancora dotate di valenza pluriennale rinvenibili nelle DGR delle Regole deliberate fino all’anno 2011, con esclusione delle disposizioni che forniscono indirizzi di gestione esclusivamente per l’anno di riferimento;
- gli atti amministrativi diversi dalle cd. “Regole” (quali, ad esempio, circolari recanti indirizzi applicativi rispetto alle DGR delle Regole, atti deliberativi diversi dalle “Regole”, note con contenuti importanti in ordine alle specifiche materie di riferimento), laddove il richiamo ai medesimi contribuisca a fornire chiarezza ed esaustività per una migliore comprensione della disciplina di riferimento.
Il Testo Unico delle Regole razionalizza e semplifica unicamente le disposizioni riguardanti le regole di gestione del sistema sociosanitario regionale e quelle più direttamente ad esse riconducibili, non potendosi quindi considerare quale testo unico di tutta la materia sanitaria disciplinata a livello amministrativo.
Il Testo redatto ha natura meramente compilativa e ricognitiva. La sua finalità è dotare gli operatori del settore di uno strumento di consultazione facile, completo ed aggiornato, nel quale poter rinvenire in modo puntuale le regole del settore sanitario e sociosanitario lombardo contenute negli atti amministrativi adottati nell’ultimo decennio.
Il Testo Unico è articolato in 12 allegati. Ai fini di una maggiore chiarezza e completezza del documento, in ogni allegato è stato ricostruito il quadro normativo di riferimento, tramite l’individuazione degli atti normativi di livello comunitario, statale e regionale.
Il Testo Unico non ha efficacia abrogativa e permangono e restano efficaci gli atti amministrativi adottati sulla base delle delibere relative ai singoli anni di riferimento nello stesso accorpate.
Per quanto concerne le Regole di gestione del sistema sociosanitario regionale relative all’anno 2012, si rimanda alla recente DGR n. IX/002633 del 6 dicembre 2011 avente ad oggetto “Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l’esercizio 2012”.
Allegati
da Direzione Generale Sanità :: Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale.
Pubblicato: 17 gennaio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Disabilità e Handicap, Lavoro di cura, Non Autosufficienza |
Col passare degli anni, l’indennità di accompagnamento è divenuta un’integrazione ai redditi degli anziani, usata in larga misura per pagare le badanti. E il suo costo è lievitato fino ai 13 miliardi del 2011. Meglio sarebbe una Dote di cura che permetta di graduare l’importo in base ai livelli di non autosufficienza e di disponibilità economica, con un controllo sugli utilizzi. La scelta tra ricevere una somma senza necessità di rendicontazione o disporre di un budget individuale per i servizi pubblici o privati accreditati.
l’intero articolo qui: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002779.html
Pubblicato: 14 gennaio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Milano, Piani di zona |
lunedì 23 Gennaio prossimo si terrà presso l’Auditorium La Cordata, via San Vittore 49 a MIlano, il seminario
Il futuro dei piani di zona: cosa cambia e come attrezzarsi
Un confronto tra Regione, Ambiti, Terzo Settore e Asl per analizzare il nuovo contesto e per raccogliere idee e spunti per affrontare la prossima fase programmatoria
ore 9.00 Registrazione
ore 9.15 Interventi
Apertura Cristiano Gori – LombardiaSociale.it
Cosa insegnano gli ultimi dieci anni: apprendimenti (e attenzioni) per affrontare il cambiamento Valentina Ghetti - IRS LombardiaSociale.it
Gli obiettivi di riforma del welfare e la nuova logica dei piani di zona Rappresentante Regione Lombardia – DG Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale; Giovanni Fosti – Cergas Bocconi
ore 10.00 Confronto con i territori e dibattito
Come è possibile una riattivazione sociale? Angelo Stanghellini – Ufficio di Piano di Crema
Investire sulla progettazione Elena Meroni – Azienda Comuni Insieme Bollate e NeASS
Costruire nuove alleanze con il mondo dell’impresa Chiara Previdi – Comune di Monza
Conclusioni Ugo DeAmbrogio – IRS LombardiaSociale.it
ore 13.00 Chiusura lavori
L’accesso è gratuito previa registrazione tramite l’iscrizione on line al link
http://www.lombardiasociale.it/ls-eventi/pdz23gennaio/
Sono stati richiesti da Irs al CROAS Lombardia i crediti per la formazione degli assistenti sociali
Per informazioni: tel. 02/4676.4310 segreteria@irs-online.it
VI SEGNALIAMO INOLTRE:
18 Gennaio 2012 , a Lodi, dalle 14.30 alle 18, organizzato dall’Ufficio di Piano
Convegno e tavola rotonda sul tema: ”Tra Diritti e Sostenibilità. Quale welfare locale possibile: lo sguardo di insieme, sostenere e mantenere i servizi in un quadro di difficoltà”.
Programma, iscrizioni e informazioni al link: http://udpcasalelodi.altervista.org/
Sono stai attribuiti dal CROAS 25 crediti formativi per assistenti sociali alla Scuola di aggiornamento e formazione per Assistenti Sociali organizzata da IRS: programma, calendario, costi e modalità di iscrizione vi verranno inviati contattando fpicozzi@irsonline.it oppure collegandovi al sito di irs
Pubblicato: 13 gennaio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: aggiorn. professionale, assistenti familiari, Assistenti sociali, Educatori professionali, infermieri professionali, Lavoro di cura, Milano |
Il progetto della Provincia di Milano ”IN FAMIGLIA-Vivere con la badante” prevede la realizzazione di alcuni interventi formativi rivolti agli operatori dei servizi territoriali che quotidianamente affrontano i problemi degli anziani non autosufficienti.
La prima proposta, programmata per il 19 gennaio 2012,, affronta gli aspetti legali del lavoro di cura e il ruolo e le funzioni dell’Amministratore di sostegno ed è rivolta in particolare ad assistenti sociali, educatori professionali, coordinatori, ASA e OSS che lavorano nei servizi per anziani.
La seconda proposta, programmata su quattro incontri tra gennaio e marzo, affronta le complesse tematiche relazionali relative al rapporto famiglia – badante – servizi, ed è rivolta ad assistenti sociali, educatori professionali, coordinatori e responsabili di servizio.
Per entrambe sono stati richiesti crediti formativi FCOAS per le assistenti sociali partecipanti.
In allegato il programma di dettaglio e la scheda di iscrizione.
La partecipazione agli eventi formativi è gratuita, ma è necessario iscriversi utilizzando l’apposita scheda allegata e inviandola – entro i termini previsti - all’indirizzo: c.fontana@provincia.milano.it
Provincia di Milano
Settore politiche sociali
Viale Piceno, 60 – 20129 Milano
tel. 02.7740.3085

Pubblicato: 10 gennaio 2012 | Autore: Luciana Quaia (1959) | Filed under: Amministrazione dei servizi, LOMBARDIA, Servizi sanitari, Servizi sociali, TIPI DI SERVIZIO |
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La sequenza può essere fermata sulle singole tabelle che, comunque, sono riprese dal seguente file:
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Pubblicato: 8 gennaio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: accreditamento sociale, appalti, Organizzazione dei servizi, Programmazione dei servizi, Umbria |
…
4 gli assi lungo i quali si muoverà la politica regionale: il rafforzamento della struttura regionale e della rete dei servizi territoriali, la programmazione territoriale e la gestione associata, le politiche e gli interventi prioritari per le persone e le famiglie, la regolazione del sistema. Indispensabile anche l’attivazione del Sistema Informativo Sociale (SISO) per rilevare i bisogni dei cittadini e, tramite la raccolta dei dati e la loro successiva elaborazione e condivisione, si permetterà a livello territoriale di programmare gli interventi in base ai bisogni dei cittadini, verificando che i servizi erogati siano adeguati alle richieste degli utenti.
Relativamente alla programmazione e alla qualificazione della spesa Casciari evidenzia che “con il Piano Sociale regionale si è messo in campo in Umbria uno strumento che consente alle 12 Zone sociali di avere un unico comune denominatore attraverso i rispettivi Piani di Zona. A livello territoriale il ‘PdZ’ è l’occasione per le comunità di analizzare, valutare e programmare alla luce dei bisogni dei cittadini, coniugando così la programmazione regionale con quella locale”.
Le politiche per le persone e le famiglie affrontano come prioritarie alcune linee di intervento per le quali si provvederà ad emanare successivi atti di indirizzo relativi ad azioni per le persone disabili e anziani non autosufficienti, per l’infanzia e le giovani generazioni e misure e servizi a sostegno delle famiglie a forte disagio economico e sociale o a rischio di impoverimento.
Particolarmente delicata è la regolazione del sistema dei servizi e degli interventi sociali sia dal punto di vista della domanda che dell’offerta: “Si punta – ha detto Casciari – alla realizzazione di un modello che assegni al pubblico un ruolo fondamentale di responsabilità in cui l’ente locale operi come coordinatore, regolatore dei servizi esternalizzati ma che chiede al terzo settore la qualità del servizio, la ricerca di efficienza, la capacità di mantenere vive quelle reti tra gli utenti capaci di generare quel capitale sociale e relazionale che ha caratterizzato il tessuto sociale umbro”.
In proposito la vicepresidente ha precisato: “L’appalto concorso, che rappresenta lo strumento principale nell’affidamento dei servizi, appare non sempre adeguato a coprire servizi legati all’assistenza alla persona. Per tale ragione, il Piano Sociale introduce altri strumenti di affidamento dei servizi, salvaguardando i principi di trasparenza, concorrenza e uguaglianza nelle possibilità di accesso dei fornitori privati all’affidamento dei servizi, possibilità di scelta o di compartecipazione alla scelta da parte degli utenti e delle loro famiglie, dando spazio agli strumenti della concessione, nella particolare forma dell’accreditamento e della co-progettazione”.
vai a: Approvate le linee indirizzo dei servizi sociali – Regione Umbria.
Pubblicato: 22 dicembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA DELLE POLITICHE SOCIALI, Olivetti Manoukian Franca, Organizzazione dei servizi, Politica dei servizi sociali |
Vai a: : Franca Olivetti Manoukian a “Disegnamo il Welfare di Domani” – Milano, 29.09.2011 on Vimeo.
Nella primavera del 2011 Prospettive Sociali e Sanitarie ha chiesto ad un gruppo qualificato di esperti di unire le loro competenze a quelle dell’Irs, editore della rivista, per tracciare una proposta di riforma delle politiche sociali incisiva, realistica, agibile. La convinta adesione a questo invito ha portato alla redazione di un testo che è stato presentato a Milano, nell’ambito del convegno per i primi 40 anni di Prospettive Sociali e Sanitarie “Disegnamo il welfare di domani”.
Interventi di:
1 day ago
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22 days ago
30 days ago
1 month ago
1 month ago
2 months ago
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Pubblicato: 9 dicembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: accreditamento sociale |
BANDO PER ACCREDITAMENTO SOGGETTI DEL TERZO …
Archivio Bandi e Gare arrow BANDO PER ACCREDITAMENTO SOGGETTI DEL TERZO
SETTORE AMBITO N 2 DEI SERVIZI SOCIALI, TERMINI RIAPERTI …
<http://www.comunemarano.na.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3133&Itemid=175>
PATTO DI ACCREDITAMENTO CASALE LITTA
documento “requisiti generali per l’accreditamento dei soggetti
produttori di servizi e prestazioni sociali”, approvato dalla Giunta
Comunale in data 30.11. 2011. …
<http://www.comune.casalelitta.va.it/cgi-bin/2011/documenti%20uffici%20online/sociale/PATTO%20DI%20ACCREDITAMENTO%20CASALE%20LITTA.pdf>
accreditamento_bando011211
accreditamento_disciplinare011211
Pubblicato: 29 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LOMBARDIA, Piani di zona |
Linee di indirizzo per i piani di zona 2012-2014
D.g.r. n. IX/2505 del 16 novembre 2011 – Un welfare della sostenibilità e conoscenza. Linee di indirizzo per la programmazione sociale a livello locale 2012-2014
Linee di indirizzo per i piani di zona 2012-2014 | LombardiaSociale.
Pubblicato: 24 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: DCR e DGR, Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LOMBARDIA, Piani regionali |
Il nuovo Piano Socio Sanitario Regionale è stato approvato con delibera del Consiglio Regionale lo scorso novembre mentre il primo dicembre è stata approvata la delibera di Giunta per le Determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario Regionale per l’esercizio 2011.
“Dalla cura al prendersi cura”. Così il Piano Regionale di Sviluppo titola il capitolo riguardante la Salute. Non è solo una slogan o un messaggio, ma un indirizzo preciso e concreto con cui Regione Lombardia sta modificando radicalmente il modo di intendere l’assistenza sanitaria, strutturando un sistema in cui al centro ci siano davvero la persona e il suo benessere. Questa azione viene dettagliata nelle nuove regole, indicate dalla Direzione Generale della Sanità, che declina operativamente per il 2011 gli indirizzi indicati nel Piano Socio Sanitario Regionale (che è valido per il quinquennio 2011-2015). Un esempio. Ad oggi, se si dovesse rappresentare graficamente l’approccio alla patologia cronica, si vedrebbe una sequenza di interventi perpendicolari al percorso del paziente, spesso disgiunti tra loro con la conseguenza di costringere il paziente a farsi parte attiva per collegarli. Il risultato di ciò è la frammentazione, percepita dal cittadino affetto da una patologia cronica come “vuoto”, dei percorsi di cura e dei trattamenti terapeutici. Come riuscire, in questo caso, non solo a curare, ma anche, e più ampiamente, prendersi cura del cittadino? Per realizzare ciò è stato ideato e verrà sperimentato in 5 Asl il Cronic Related Gruop (CReG), coinvolgendo, con differenti responsabilità tecniche, i Medici di Medicina Generale, i Pediatri di Libera Scelta, le Asl, i soggetti erogatori di ricovero e cura e quelli extraospedalieri di specialistica ambulatoriale. Il CReG vuole essere lo strumento attraverso cui il sistema sia al fianco del cittadino affetto da una cronicità (per il 2011 saranno: Broncopneumopatie Cronico Ostruttive (BPCO), Scompenso Cardiaco, Diabete di tipo I e tipo II, ipertensione e cardiopatia ischemica, Osteoporosi, patologie neuromuscolari) e lo accompagni in tutte le attività, non solo ambulatoriali (farmaceutica, protesica, follow up), assicurandogli la continuità del processo di diagnosi e cura.
Un secondo esempio può essere offerto dalle Strutture Subacute, che valorizzano le risorse presenti sul territorio e avvicinano l’assistenza al cittadino. I nuovi ospedali sono stati realizzati strutturalmente per organizzare l’assistenza attorno alle diverse aree di intensità di cura, e questo pone il problema di come gestire adeguatamente i pazienti che abbiano terminato la fase acuta, ma non siano ancora dimissibili, attraversino cioè una fase subacuta che per essere adeguatamente curata necessita il ricovera in una struttura di carattere sanitario. Anche qui il passaggio è dal curare al prendersi cura: per questo nel 2011 saranno trasformati circa 1.100 posti letto per acuti e riabilitazione (posti letto tecnici) ubicati prevalentemente nei piccoli ospedali che già adesso non rientrano nella rete dell’emergenza-urgenza e non hanno reparti come l’ostetricia e la chirurgia. Queste strutture, dove l’assistenza al paziente richiede rispetto alla fase acuta una minor assistenza medica ma comunque una significativa assistenza infermieristica, consentiranno la stabilizzazione dei pazienti prima della completa dimissione al loro domicilio.
Link utili:
Le ultime disposizioni del 2010 (III Provvedimento) per la gestione del Servizio Sanitario.
Regole di gestione del SSSR per il 2010.
Il Piano Socio Sanitario Regionale 2007-2009 e gli atti amministrativi collegati.
Allegati
da: Sanità :: Piano Socio Sanitario Regionale 2010-2014 e Determinazioni gestione Servizio SSR per il 2011.
Pubblicato: 12 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Disabilità e Handicap, Famiglie, Lavoro di cura, Non Autosufficienza |
| Federsanità-Anci Lombardia Report Convegno Brescia |
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| Report del Convegno del 7 novembre 2011 a Brescia “Sostenibilità dell’assistenza a domicilio: ruolo del caregiving familiare”
Il contesto attuale dell’assistenza a domicilio; le strategie per garantire la continuità di intervento assistenziale nei confronti delle persone fragili, semplificare i percorsi nella rete a pazienti e familiari, e fornire la valutazione
multidimensionale della complessità dei bisogni; la necessità di dare risposte rapide, articolate e coordinate grazie all’attivazione di soluzioni istituzionali e normativi: questi, principalmente, i temi che si sono trattati nel convegno “Sostenibilità dell’assistenza a domicilio: ruolo del caregiving familiare”, organizzato a Brescia il 7 novembre scorso dall’ASL di Brescia, in collaborazione con Federsanità e ANCI Lombardia.
Nel convegno si sono articolati gli interventi di Carmelo Scarcella, Direttore Generale dell’ASL di Brescia; Giacomo Bazzoni, Vicepresidente Vicario Nazionale Federsanità ANCI; Giorgio Scivoletto, Direttore Generale ASL Milano Uno; Fausta Podavitte, Direttore Dipartimento ASSI ASL Brescia; Fiorenza Comincini, Vicepresidente Centro Italiano per l’Assistenza in Famiglia; Enrico Agabiti Rosei, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università degli Studi di Brescia; Stefano Bazzana, Presidente Collegio IPASVI Brescia; Pierfranco Maffé, Assessore alla Famiglia e Politiche Sociali Comune di Monza; Gianbattista Martinelli, Direttore Generale Fondazione Don Gnocchi Onlus; Salvatore Tagliata, Direttore Sociale ASL Milano Due; Alessandro Signorini, Direttore Sanitario Fondazione Poliambulanza Brescia; Marco Trabucchi, Direttore Gruppo Ricerca Geriatrica Brescia.
In allegato le relazioni del Convegno
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Pubblicato: 10 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AMMINISTRAZIONE E ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI, CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Organizzazione dei servizi, PROFESSIONI, Professioni sociali, sanitarie ed educative |
Paure, fatiche, sofferenze e illusioni:
ipotesi d’intervento nelle situazioni
di lavoro
Azioni per costruire condizioni più sostenibili nelle organizzazioni lavorative
Venerdì 18 novembre 2011
Milano, C.so Buenos Aires n. 33, Elfo Puccini teatro d’arte contemporanea, Sala Shakespeare
Programma e modalità di iscrizioni:
Pubblicato: 10 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Organizzazione dei servizi, Valutazione e Qualità |
La valutazione della qualità nei servizi. Concetti e metodi
Contributi
Alessandro Ruggieri
Livello
Textbook, strumenti didattici. Testi advanced per professional
Dati
pp. 288, 1a edizione 2011 (Cod.364.184)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 31,00
Disponibilità: Buona

Codice ISBN: 9788856839418
In breve
Il volume, adatto non solo per gli studenti, ma anche per i responsabili della qualità di enti pubblici e imprese che operano nel settore dei servizi, affronta la valutazione della qualità dei servizi, analizzando le ragioni per le quali il monitoraggio della qualità rappresenta un elemento chiave nella prospettiva gestionale delle aziende che operano nel settore dei servizi.
Presentazione del volume
Il volume affronta la valutazione della qualità dei servizi ponendo attenzione alle ragioni per le quali il monitoraggio della qualità rappresenta un elemento chiave nella prospettiva gestionale delle aziende (pubbliche e private) che operano nel settore dei servizi e agli strumenti che consentono di operarne la valutazione in termini quantitativi. Il tentativo è di trattare la materia in forma organica evitando, da un lato, di concentrarsi sul ruolo della qualità nei processi di erogazione dei servizi, trascurando i procedimenti operativi con cui questa può essere rilevata, e, dall’altro, di focalizzarsi sui metodi statistici di valutazione, non tenendo sufficientemente conto del contesto teorico cui essi fanno riferimento. Per questa ragione il volume si propone di abbinare la trattazione teorica del tema, la formalizzazione dei metodi statistici, lo sviluppo di un’applicazione concreta e la presenza di esempi relativi al calcolo di indicatori di efficacia, efficienza e
customer satisfaction .
La trattazione è organizzata in tre parti distinte. La prima affronta gli aspetti teorici della materia passando in rassegna concetti, criteri e indicatori che sono alla base della definizione e del monitoraggio della qualità dei servizi. La seconda ha come oggetto i principali metodi di statistica descrittiva e inferenziale che possono essere applicati nella valutazione della qualità dei servizi e che vengono chiariti attraverso esemplificazioni inerenti la materia. La terza presenta numerosi esempi che fanno esplicito riferimento a problemi di valutazione della qualità dei servizi pubblici e privati.
Il testo si rivolge in modo particolare agli studenti dei corsi di laurea nel campo delle scienze sociali. Tuttavia, grazie alla sua impostazione, può essere utilizzato dai responsabili della qualità di enti pubblici e imprese che operano nel settore dei servizi per affrontare i loro compiti con una maggiore consapevolezza della loro funzione strategica all’interno dell’organizzazione e con un più ampio e rigoroso bagaglio di strumenti di analisi.
Silvio Franco , ricercatore universitario presso il Dipartimento di Economia e Impresa (DEIM) dell’Università della Tuscia, è docente di Strategie e marketing d’impresa e di Metodi quantitativi per la valutazione della qualità e coordinatore del gruppo di ricerca Noise.
Indice
Alessandro Ruggieri, Presentazione
Introduzione
Parte I. Qualità dei servizi: dai principi alla valutazione
Fondamenti della qualità
(Storia e definizione della qualità; I principi della qualità; Un modello per il miglioramento continuo)
Criteri per la valutazione della qualità nei servizi
(Alcune considerazioni preliminari; Parametri di valutazione: definizione e quantificazione)
Indicatori per la valutazione della qualità nei servizi
(Indicatori di efficacia ed efficienza; Misura della customer satisfaction; Il metodo SERVQUAL)
Parte II. Metodi statistici per la valutazione della qualità dei servizi
Concetti introduttivi
Rilevazione dei dati
(Tecniche di raccolta; Le interviste personali; Il questionario; Il campionamento)
Statistica descrittiva
(Riepilogo e presentazione dei dati qualitativi; Riepilogo dei dati quantitativi; Distribuzioni di frequenze)
Relazioni fra variabili quantitative
(Analisi di regressione; Analisi di correlazione)
Elementi di probabilità
(Probabilità semplice e complessa; Distribuzioni di probabilità discrete; Distribuzione normale)
Stima dei parametri
(Stima della media della popolazione; Stima della frequenza relativa nella popolazione; Determinazione della dimensione campionaria)
Decisioni statistiche
(Il procedimento di test delle ipotesi; Significatività delle decisioni statistiche; Confronto fra popolazioni: variabili quantitative; Confronto fra popolazioni: verbali qualitative)
Parte III. Casi di studio, applicazioni ed esempi
Valutazione della qualità della didattica universitaria
(Il problema generale; Caratteristiche del campione; Applicazione del metodo SERVPERF; Elaborazione e discussione dei risultati; Una proposta di riformulazione del questionario)
Applicazioni ed esercizi
(Valutazione di efficacia ed efficienza dei servizi; Rilevazione e monitoraggio della customer satisfaction; Applicazione del metodo SERVQUAL/SERVPERF)
Riferimenti bibliografici
Appendice. Tavole statistiche
Pubblicato: 8 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: accreditamento sociale |
…
L’istituto dell’accreditamento nel contesto sociale è stato introdotto con la legge quadro 328 del 2000 sulla falsariga di ciò che, alcuni anni prima, era stato disciplinato nel settore sanitario, ma con una regolamentazione assai più scarsa e carente.
In campo sociale la normativa prevede sostanzialmente due momenti, l’autorizzazione al funzionamento e l’accreditamento, anche se nessuno dei due processi viene definito e dotato di obiettivi specifici, mentre il terzo momento, relativo alla stipula del contratto o dell’accordo, non viene esplicitato, a differenza di ciò che la normativa prevede in ambito sanitario.
La suddetta legge attribuisce alle regioni il ruolo di programmazione e definizione dei criteri di rilascio dell’autorizzazione e dell’accreditamento e ai comuni principalmente quello di predisposizione e verifica dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di un servizio o struttura sociale pubblica o privata, non creando alcuna differenziazione tra i soggetti pubblici e privati, in quanto entrambi necessitano dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività comprese le stesse strutture comunali che al contempo rivestirebbero il duplice ruolo di autorizzanti e autorizzatori.
Definire l’accreditamento secondo il disposto della Legge 328/2000, pertanto, risulta complesso e richiede uno sforzo di carattere interpretativo per arricchire ed eventualmente chiarire alcuni aspetti che non sono definiti dalla normativa nazionale.
….
segue qui: Sistemi di accreditamento in ambito sociale – Sociale e Salute.
Pubblicato: 8 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Organizzazione dei servizi, Politica dei servizi sociali, Valutazione e Qualità |
Costruire e valutare i progetti nel sociale. Manuale operativo per chi lavora su progetti in campo sanitario, sociale, educativo e culturale
Livello
Textbook, strumenti didattici. Testi per insegnanti, operatori sociali e sanitari
Dati
pp. 256, figg. 50, 15
a ristampa 2011, 7
a edizione 2003, allegati:
allegato on-line (Cod.1056.5)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 26,00
Disponibilità: Buona

Codice ISBN: 9788846411907
Presentazione del volume
Gli psicologi, i sociologi, gli assistenti sociali, gli educatori, i coordinatori e i responsabili dei servizi, gli assistenti domiciliari, ma anche i medici e il personale paramedico che lavorano nei servizi territoriali delle Asl, nei Comuni, nel privato sociale (cooperative, volontariato, associazioni ricreative, culturali, etc.) ma anche nelle aziende, nella scuola o come liberi professionisti, sempre più spesso sono chiamati a lavorare per, o su progetti.
La costruzione, la stesura, il coordinamento di progetti, la valutazione di progetti elaborati da altri, il monitoraggio e la valutazione dei risultati sono competenze sempre più fondamentali. Esse sono indispensabili, tra l’altro, per accedere a molte fonti di finanziamento (vedi ad es. fondi Commissione Europea, fondi legge Turco 285/1997). A fronte di queste necessità, la formazione di base degli operatori psicosociali è stata finora carente e gli operatori hanno cercato di porvi rimedio attraverso l’esperienza e l’approfondimento personale.
Il volume si rivolge sia agli studenti sia agli operatori che già stanno lavorando su progetti; per questi ultimi può costituire un’occasione per approfondire o sistematizzare le conoscenze e riflettere sulle proprie esperienze.
Pur privilegiando la dimensione metodologica, lungo tutti i capitoli l’attenzione viene focalizzata anche sulle altre dimensioni del processo di progettazione e valutazione: su quella valoriale, cognitiva ed emotiva, su quella organizzativa ed interorganizzativa e sugli aspetti relazionali e negoziali.
Dal sito francoangeli (www.francoangeli.it/Area_multimediale) si può scaricare una serie di utilità online (ipertesti e slide su: gli approcci di valutazione, le evidenze di efficacia nella prevenzione, come sviluppare un disegno di valutazione su misura, la valutazione basata sulla teoria del programma, la valutazione dei piani di zona, ecc.).
Liliana Leone si occupa dagli anni ’90 di consulenza e valutazione di programmi, piani, progetti e servizi nell’ambito delle politiche di welfare. Attualmente è responsabile dello Studio CEVAS (Consulenza e Valutazione nel Sociale, Roma, www.cevas.it). È socia dell’AIV (Associazione Italiana di Valutazione) di cui è stata vicepresidente. Dal 2002 è docente a contratto presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Roma La Sapienza.
Miretta Prezza, docente di Psicologia di Comunità presso la Facoltà di Psicologia 2 dell’Università La Sapienza di Roma, si interessa da diversi anni ai temi della valutazione e progettazione degli interventi di prevenzione e promozione del benessere.
Indice
Caratteristiche della progettazione nel sociale
(La progettazione nel sociale; Tipologia di offerta di servizi; La dimensione valoriale; La presenza di professionisti; Progetti nel sociale e attivazione di finanziamenti: alcuni nodi critici; Organizzazione a “rete” dei servizi: dal progetto sul “singolo caso” al progetto tra servizi)
Approcci e modelli della progettazione (Tappe di un progetto di intervento; Approcci della progettazione; Approccio sinottico-razionale; Approccio “concertativo”; Approccio “euristico”; Le distorsioni dell’approccio sinottico-razionale)
Le prime tappe di un progetto: l’ideazione e l’attivazione (Come nasce un progetto nel “sociale”; L’attivazione; La legittimazione e lo sviluppo di partnerships e alleanze; La definizione del problema; Le strategie del progetto e l’attivazione delle risorse; I soggetti interessati alla progettazione; Decodifica delle motivazioni e analisi della domanda; Iniziative interne ai servizi; Accoglimento di richieste esterne al servizio; Un progetto per la prevenzione delle tossicodipendenze: un caso di analisi della domanda mancata)
La stesura del progetto
(Definizione e analisi del problema; Identificazione degli obiettivi; Formulazione degli obiettivi specifici; Obiettivi individualizzati; Obiettivi e valori: condivisione degli obiettivi; Obiettivi strumentali o intermedi; Beneficiari dell’intervento o popolazione bersaglio; Contatto della popolazione; Interventi di prevenzione e promozione della salute e popolazione target; Modello d’intervento e attività che verranno svolte; Modello d’intervento per produrre i cambiamenti desiderati nei destinatari; Avvio del progetto e contatto popolazione; Valutazione; Progettazione operativa e determinazione dei mezzi e delle risorse necessarie per realizzare l’intervento; La stesura del budget; Congruenza interna al progetto)
La valutazione di un intervento (Attori interessati alla valutazione degli interventi psicosociali; Approcci alla valutazione; Un modello teorico: la valutazione differenziale; Gli indicatori; Monitoraggio; La valutazione dell’efficacia; Cosa e come misurare: la scelta degli indicatori di efficacia e degli strumenti di misura; Il disegno di ricerca: quando misurare e su chi effettuare le misure)
La valutazione dei progetti: analisi di un progetto Youthstart (Alcuni riferimenti metodologici per sviluppare valutazione di progetti; Fare valutazione: il caso del progetto Youthstart di RES; Chi valuta? Attori della valutazione; I circuiti della valutazione; Fasi del progetto e valutazione differenziale non sommativa;
1° Fase Formulazione del progetto, Riprogettazione Operativa e Attivazione Interna;
2° Fase implementazione del progetto: la valutazione delle diverse azioni;
3° Fase: La valutazione degli esiti complessivi del progetto; La valutazione dei progetti pilota; Le “buone pratiche”(good practice) per la valutazione di progetti pilota)
Il contributo degli studi sulle politiche pubbliche e le implicazioni organizzative del lavoro per progetti (Progettare interventi e progettazione organizzativa; Il coordinamento all’interno della rete per la gestione di progetti: i reticoli a legame debole; Le politiche pubbliche; Gli approcci alla programmazione; Effetti imprevisti ed effetti perversi dei progetti; Il concetto di riproducibilità dei progetti nell’ambito delle politiche pubbliche)
da Costruire e valutare i progetti nel sociale. Manuale operativo per chi lavora su progetti in campo sanitario, sociale, educativo e culturale.
Pubblicato: 28 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: attuazione L. 328/2000, Bellicoso Antonio, Comuni, Comuni associati, Piani di zona |
Integrazione e localizzazione delle Politiche sociali: analizzare il ruolo dei territori come punto di convergenza di programmi e di servizi diversi
di Antonio Bellicoso (*)
La legislazione recente fa riferimento al “territorio” come attore delle politiche, come spazio ove circolano problemi e risorse con le quali le politiche si confrontano dando vita ad un terreno d’integrazione delle politiche stesse. Affinché i servizi “siano” (attivamente) nel territorio, lo attivino e lo trasformino, essi stessi devono a loro volta attivarsi, ridefinirsi e trasformarsi. I confini tra il territorio e i servizi devono essere più vicini al concetto di “frontiera” che a quello di “confine” di Barth. Deve realizzarsi uno spazio, che inizialmente a livello fisico c’è già, terra di accesso per entrambi (territorio e servizio) prima ed incontro dopo. Il confronto che ne seguirà darà luogo alla graduale estensione di questo spazio sotto il profilo “sociale” che all’origine era “frontiera. L’apertura reciproca consentirà la possibilità di attivare l’interazione e di definire da ambo i lati, tra interno ed esterno una sorta di propria identità, anzi, se collettiva, meglio. Senza voler disturbare Bauman, l’identità è un processo di costruzione, definizione e ridefinizione a cui le due entità non possono sottrarsi. Se tra i due soggetti (territorio e servizi) ci servissimo di un paio di muratori, un architetto, un ingegnere ed un urbanista “invisibili” per commissionare loro la realizzazione di un progetto volto a costruire un “ponte” che sia in grado di unire i due spazi, avremmo già avviato forse, un’opera di integrazione capace e pronta di generare connessioni, scambi, reti e quant’altro di necessario per favorire una comunicazione circolare, senza voler scomodare Watzlawick quando questi per l’appunto faceva riferimento alle caratteristiche della comunicazione “circolare” e in particolare ai cinque assiomi della comunicazione umana. Se pensiamo al processo di riforma della Pubblica Amministrazione che investe gli Enti Territoriali della funzione di programmare lo sviluppo locale; se pensiamo allo schema di sviluppo dello spazio europeo e allo stesso Legislatore italiano, ci vien d’obbligo constatare che le istituzioni territoriali hanno oggi il compito di analizzare, pianificare, programmare e gestire il processo di trasformazione del territorio, inteso come “spazio pensato”. Il concetto chiave è che bisogna costruire per il “divenire” di un territorio e per far “divenire” un territorio bisogna saperlo leggere, decodificare, interpretare al fine di promuovere e “governare” quel “divenire” secondo strategie di sviluppo condivise fra i vari attori, siano essi pubblici, siano essi non pubblici. Cos è un sistema locale se non il complesso delle relazioni sociali, economiche, istituzionali, urbane, ecc., sedimentate e strutturate nel tempo e nello spazio, tra gli attori sopramenzionati sul territorio stesso?
Ciò per significare che non c’è scollamento tra un sistema ambientale e un sistema sociale. Se il territorio è “pensato” in termini di spazio, vorrà dire che ogni azione umana può modificare il sistema di relazioni preesistente, o no? Certo che sì! Tornando al concetto di “ponte”, l’integrazione di un servizio evoca parole quali “accessibilità”, “soglia”, “spazi”, “pratiche”, ecc. Alla luce di quanto sopra finora riportato, potremmo cominciare a definire in modo più chiaro e marcato che il territorio può essere definito come il contesto sociale che circonda il servizio, luogo fisico e sociale “pensato” che produce socialità, relazioni. D’altro canto, cosa sono i servizi se non relazioni che producono relazioni? Il servizio è costituito di relazioni e la sua azione di fatto è “interazione” e l’interazione è costituita da comunicazioni, interscambi e legami sociali. Per estremizzare si può forse meglio definire i servizi come flussi di interazioni. I servizi, soprattutto quelli dell’assistenza sociale non creerebbero relazioni, flussi e quant’altro se la loro unica preoccupazione fosse quella di somministrare colloqui o prestazioni codificate in un contesto spaziale “modello attuale” nella stragrande maggioranza dei luoghi ove si fornisce la “prestazione” su “richiesta” dell’utente (eh si, perché nell’antiquato modello di interazione operatore – utente, il primo non da’, se il secondo non chiede), in un ambiente artificioso con un setting rigido dove il modello di comunicazione, per ridisturbare Watzlawick (d’altro canto, questi nel campo della comunicazione equivale al Polanyi degli accostamenti con il welfare), è di tipo “up-down”. I servizi devono, lo si diceva prima, ridefinirsi, riadattarsi, trasformarsi. Il servizio integrato con il territorio è il servizio che invece di “dare” e di sentirsi “chiedere”, costruisce insieme a….e con…. Se per territorio si vuole intendere quanto sopra descritto e per servizi quanto illustrato, allora, forse, abbiamo motivo di pensare e di credere che nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali, il territorio può, anzi deve essere considerato ed inteso a tutti gli effetti, un punto di convergenza di programmi e di servizi diversi. Un esempio duplice documentabile di territorio che funge da punto di convergenza in tal senso è costituito da un lato dall’eseperienza delle ludoteche del Comune di Napoli e dall’altro dalla cooperativa Olinda ubicata presso l’area dell’ex manicomio Paolo Pini a Milano. A Napoli, così come a Milano, lo spazio, sia esso fisico sia esso sociale, viene offerto e utilizzato per proporre e attivare non interventi tradizionalmente concepiti dai servizi di vecchio stampo, ma processi e flussi di interazioni i cui protagonisti non sono solo gli utenti considerati finali di una volta, cioè i bisognosi dell’intervento, e non solo gli operatori coinvolti in prima persona, ma il territorio medesimo che in questo caso può fungere da destinatario finale, poiché tutte le parti in gioco (persone, operatori, istituzioni, municipalità, ecc.) si arricchiscono. Il servizio che apre i propri confini di frontiera dell’interno e mediante il “ponte” si estende all’esterno dando vita ad un processo interattivo di mescolanze, e incontri di socialità diverse, funge da motore di integrazione territoriale i cui effetti sono la compartecipazione e compresenza di più realtà, di più entità. A Napoli le ludoteche vengono disseminate nei singoli quartieri della città e adibite a spazi di incontro, gioco e quant’altro, aperte a tutti i bambini e ragazzi e presso le quali, al fianco degli operatori collaborano attivamente i genitori dei ragazzi stessi. Il progetto “adotta una piazza” attivato da una ludoteca delle sopra menzionate, si inserisce anch’esso in questa logica di territorialità partecipata dove il territorio funge da luogo di attrazione, in questo caso la piazza viene frequentata per condividere e partecipare un evento che unisce più tipologie di destinatari, per così dire. All’ex manicomio di Milano, l’esperienza che da svariati anni si sta portando avanti è per certi versi, similare. Sono stati ridefiniti e riattivati taluni spazi, anche dal punto di vista urbanistico, interni all’area ove è situata la struttura e tramite l’implementazione di progetti alla cui stesura hanno fattivamente partecipato gli attori dei quartieri circostanti, misurandosi in un lavoro di partnership, sono stati simbolicamente divelti i confini che, in questo caso specifico, sotto forma di spettro tenevano la struttura impenetrabile allo sguardo della cittadinanza, e costruiti gli accessi per il passaggio al suo interno. Una proliferazione di processi e progetti realizzati mediante la compartecipazione degli attori di cui sopra ha consentito la realizzazione di “vivere” e “partecipare” il territorio da parte di tutti in svariate aree vitali (ludiche, gastronomiche, culturali, teatrali, ecc.) Napoli e Milano non sono le uniche realtà dove si situano esperienze similari, ne se sono altre sparse qua e là in Italia, ma la chiave di volta del successo è data dal rapporto con il territorio di reciproca costruzione dove l’utente diventa co agente e dove lo spazio diventa luogo e motore di processi di interazioni. Sulla scia degli assunti e principi in precedenza riportati e sulla base degli esempi pratici sopra menzionati, credo quindi che non si possa non connotare il territorio come il luogo “eletto” a punto di convergenza di programmi e di servizi diversi, nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali. Si tenga presente che quando parliamo di “integrazione” e “localizzazione” delle politiche sociali, mi riferisco ai due pilastri da intendersi quali orientamenti di base che sottendono proprio al processo di integrazione, dove l’uno (integrazione) impone di ricercare connessioni e sinergie tra politiche che intervengano in diverse materie sociali (lotta all’esclusione sociale, politiche di sviluppo locale, politiche di recupero di aree degradate) e l’altro (localizzazione) che impone che l’area urbana, locale, municipale conducano a sintesi la pluralità degli interventi affinché facciano sistema e generino quel tessuto sociale integrato che passa per “coesione sociale” da distinguersi dal vecchio corrispettivo termine “integrazione” dell’antico sistema di welfare. L’esclusione sociale, l’invecchiamento della popolazione, i quartieri degradati, l’immigrazione, non possono non essere trattati se non in sede locale e in modo integrato. I principi di sussidiarietà, coesione sociale, pari opportunità, empowerement che sottendono alle logiche dell’integrazione sono presenti e se non lo sono, si coltivano nel territorio e i problemi a cui facevo riferimento prima non si superano con i tradizionali sussidi, ma con politiche attive del lavoro, recuperi di aree degradate. La povertà e l’esclusione sociale non si curano con i farmaci, i colloqui o i sussidi, ma rendendo i bisogni materia di costruzione, riattivazione, facendo sì che i destinatari finali non siano necessariamente i classici “utenti”, ma il territorio nella sua globalità. Il ruolo centrale “giocato” dal “quarto livello” di governo di Donolo, definendolo prima europeo e poi “costituente” e la centralità dei programmi europei (equal, urban, ecc.) portano a sviluppare nelle aree locali politiche di valorizzazione delle risorse di ogni ordine e grado.
Poiché l’area, intesa da un punto di vista morfologico o fisico non è sufficiente da sola a far sì che si realizzino esperienze come quelle di Napoli e Milano sopracitate; la trasformazione da area così intesa a “territorio” come lo dobbiamo intendere, può avvenire tramite l’applicazione di due principali ed importanti strumenti, entrambi, introdotti dall’orientamento e dalle norme della riforma, la “partnership” e i “dispositivi”. Per partnership si intende l’azione di mettersi insieme tra attori diversi, con diverse competenze, con diverse specificità e appartenenze al fine di costruire politiche integrate, passando per il confronto, la discussione, e perche no, anche il conflitto, anzi il conflitto, secondo l’una delle due versioni contrastanti insite nel concetto di coesione sociale è considerato motore di crescita, di costruzione. Per dispositivi invece intendiamo quegli strumenti specifici mediante i quali si costruisce formalmente l’integrazione sociale. Ci riferiamo al Piano di Zona, ai Contratti di quartiere, ai livelli minimi di assistenza, ai programmi individualizzati, agli accordi di programma, ecc. Gli attori sociali coinvolti, siano essi pubblici, siano essi non pubblici, il cosiddetto “terzo settore”, sono chiamati a lavorare attorno ad un tavolo per costruire insieme le politiche. Ci sono realtà dove gli attori non pubblici vengono coinvolti sin dall’inizio della stesura del piano di zona, ci sono realtà dove invece questi vengono chiamati a redazione del piano di zona completata…..”dipende!”
Giacchè abbiamo menzionato or ora gli attori che si siedono attorno ad un tavolo per discutere e costruire, mi sono imbattuto in un articolo di Paolo Ferrario che, come tanti altri, riconosce presenti nel campo delle politiche sociali post riforma i tre ambiti (stato, mercato, famiglia) in gioco, le cui proprietà costituiscono oggetto di ispirazione da parte di Esping-Andersen quando per costruire i suoi tre modelli di welfare regimes estrapola dai lavori di Polanyi, le tre forme di integrazione (reciprocità = famiglia e parentela; redistribuzione = stato; scambio di beni = mercato). Paolo Ferrario vede tra gli ambiti di discussione queste tre entità e ci ricorda questo accostamento, facendo per l’appunto, riferimento a Polanyi. Un altro punto importante che interviene a completamento di una buona riuscita di progetti mirati all’integrazione delle politiche locali dove il territorio può costituire punto di convergenza di programmi e servizi diversi è quello relativo al seguente aspetto innovativo. Se i servizi vengono intesi non più come strutture fisiche che erogano prestazioni, ma come unità territoriali che sul territorio e con i soggetti territoriali creano processi, è lecito comprendere il perché l’orientamento attuale del governo è quello di inviare fondi a chi dimostra di intendere gli interventi di politiche sociali in tal senso. Guarda caso, i finanziamenti pubblici sono indirizzati per la maggiore proprio in quei contesti territoriali dove si programmano progetti e processi e non più sulle azioni miranti ad erogare interventi singoli settoriali (sussidi, ecc.). In altre parole, un progetto che metta in rete più soggetti territoriali facendoli convergere verso finalità e obiettivi coerenti con le nuove prospettive e bisogni emergenti (politiche di riduzione dell’esclusione sociale, degrado urbanistico, ecc.) in una logica di programmi territoriali di servizi, catalizza una maggiore attenzione e priorità. Un altro aspetto molto importante che la centralità del territorio nell’ambito dell’integrazione e localizzazione mette in evidenza e genera è il passaggio o cambiamento del destinatario, come accennavo anche in precedenza. Il destinatario finale dell’intervento è sì il territorio stesso, ma è anche il “co-agente”, il vecchio cliente che da soggetto passivo diventa soggetto attivo, ma di questo abbiamo già parlato. L’importanza del territorio si evince anche dall’orientamento in atto dell’apparato politico amministrativo che privilegia i trasferimenti monetari e al quale può essere associato ad una esternalizzazione delle prestazioni, affidate alle organizzazioni del terzo settore e da qui la nascita del mercato sociale. I concetti di partenship, di mercato sociale, di territorio stesso, non possono, nell’ambito dell’argomento che sto trattando e in relazione specifica al titolo della presente tesina, non farmi fare un collegamento (tanto per uscire un po’ fuori dal “quadrato”) con il concetto innovativo di “marketing territoriale”, ma accennerò qualcosa, a tal riguardo, alla fine se mi rimarrà ulteriore spazio. Un altro aspetto importantissimo introdotto dalla dimensione territorio in relazione al suo punto di convergenza di programmi e servizi diversi, sempre nell’ottica della integrazione e localizzazione delle politiche sociali è il processo di “decategorizzazione” degli interventi, perché l’agire nei modi sopra detti orienta gli attori a non pensare più alle categorie di utenti, ma a implementare programmi che trasversalmente attraversino i vari “cicli di vita” delle persone considerandole come totalità, come insieme. Si agisce sulla povertà od esclusione sociale mediante politiche rivolte al settore urbanistico, politiche attive del lavoro e via discorrendo. Non si risolve il problema della povertà con un sussidio. Lo stesso dicasi per i problemi dell’immigrazione. Non si può pensare di risolvere la problematica degli immigrati con i sussidi, ma di deve fare politica intorno ai problemi dell’abitare, del lavoro (sempre in termini però di politiche attive), ecc. Ciò inoltre mi consente di introdurre l’aspetto di non secondaria importanza che è quello della “qualità sociale”. La trasversalità delle azioni, gli interventi che cambiano in progetti e processi incidono positivamente sul concetto di “qualità sociale” e le politiche sociali impostate come sopra riportato diventano agli occhi di tutti, meritevoli di investimenti collettivi poiché tendono a generare contesti di qualità sociale, per l’appunto. La qualità sociale è un insieme di condizioni che si devono perseguire, quali il grado di sicurezza socio-economica, il grado di eguaglianza delle opportunità, il grado di coesione sociale, il grado di empowerment, ossia il principio della capacitazione, nonché valorizzazione delle risorse. Cosa ci resta ancora ora da prendere in considerazione per concludere questo lavoro? Direi che proporre servizi diversi applicando i principi e i concetti propri dell’integrazione e localizzazione finora trattati e alla luce delle due sintetiche esperienze territoriali sopra riportate, non è forse poi così impossibile, provare a pensare al motto “integrare è bello” purchè si abbia l’accortezza di prendere alcuni accorgimenti, quali: fare in modo che il parco non sia solo attraversato, ma vissuto; che la piazza non sia solo attraversata, ma frequentata; che il bar non sia solo un distributore automatico, ma un luogo dove barista e contesto accogliente possano non mancare; che l’escluso sociale non lo si indirizzi ad un altro posto perché il nostro quadrato mentale (frutto del patrimonio cognitivo) non ci consente di individuare e “picchettare” dei punti di appoggio per quanto meno far vedere al malcapitato quanto “profondo possa non essere il suo mare”.
Per i motivi sopradetti, per i principi sopraenunciati e per gli esempi citati, si può pertanto affermare, come più volte ribadito che il territorio nell’ambito della integrazione e localizzazione delle politiche sociali, può fungere da punto di convergenza di programmi e servizi diversi, in quanto luogo particolarmente favorevole a che ciò si verifichi.


Trovare la soluzione A o B prima di rispondere “mi scusi non è di mia competenza”, ci permetterebbe di “costruire” e non di sentirci in dovere di giustificarci con i colleghi dicendo loro “non era motivato, quindi gli ho detto di tornare più avanti…..quando si parla dell’alcoldipendente si è infatti convinti che se non è motivato non lo si può curare, certo…..col vecchio modello, tutto è possibile!!! Non c’è spazio, come supponevo per trattare in coda l’argomento del marketing territoriale, mi limito però a riportare uno slogan che recita così : “il territorio fa marketing in quanto genera scambi sia al proprio interno sia nei confronti di aree geografiche esterne, con l’obiettivo di creare valore per la comunità di riferimento”….non mi si dica che in questo assunto non calzi bene tutto il discorso dell’integrazione delle politiche sociali. L’ho estrapolato da un lavoro di Cecilia Gilodi.
Bibliografia
- L.Bifulco (a cura di), Il genius loci del welfare. Strutture e processi della qualità sociale. Roma, Officina edizioni, 2003, capitoli 1-2-3-4-6
- O.de Leonardis, “Ripensare i servizi sociali”, in un diverso welfare, Milano, Feltrinelli, 1998
- O. de Leonardis, “Povero abile povero. Il tema della povertà e le culture della giustizia
- R.Monteleone, “La contrattualizzazione delle politiche socio-sanitarie: il caso dei voucher e dei Budget di cura”, in L.Bifulco, a cura di, Le nuove politiche sociali, Roma, Carocci, in corso di stampa
- Appunti presi durante le 3 lezioni in aula della materia di insegnamento “L’integrazione delle politiche sociale, Prof.ssa Ota de Leonardis, ivi incluso il lavoro realizzato presso la cooperativa Olinda nel corso dell’ultima lezione
- Watzlawick P. e altri, La pragmatica della comunicazione umana, Edizione Astrolabio, 1971
- P.Ferrario, Condizioni per un efficace processo programmatorio dei piani di zona, in Movi Fogli di informazione e di coordinamento n. 2/3 Marzo-Giugno, Milano 2002
- Eutropia onlus & altri (a cura di), Manuale operativo per l’integrazione delle politiche sociali, Università la Sapienza – Roma 2004
- G.Cella, Le tre forme di scambio: reciprocità, politica, mercato a partire da Karl Polanyi, Il Mulino, Bologna 1997
- Appunti delle lezioni della Prof.ssa M.Giacomini relativamente agli argomenti trattati sui concetti di “confine” e “frontiera”
- Appunti delle lezioni del Prof. Benassi relativamente agli argomenti trattati su Polany e le tre forme di integrazione
- M.Serati, S.Zucchetti, Valutare e programmare le politiche di sviluppo: teoria e applicazioni, in Liuc Papers, n. 126, luglio 2003
- Cecilia Gilodi, Territorio e marketing, tra letteratura e nuovi percorsi di ricerca, in Liuc Papers, n. 149, giugno 2004
- Legge 328/00
- Bando della Regione Lombardia relativo ai contratti di quartiere
*Assistente Sociale Specialista, Direttore del Portale S.O.S. Servizi Sociali On Line – www.servizisocialionline.it
Pubblicato: 27 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comuni associati, Olivetti Manoukian Franca, Piani di zona, Politica dei servizi sociali |
Welfare e Piani sociali di comunità. Fretta cattiva consigliera
In allegato: testo Terzo Settore, nota Civico, slide Zandonai e foto

Entro la fine di quest’anno i nuovi enti territoriali nati dalla riforma istituzionale dovranno presentare alla Provincia i “Piani sociali di comunità”. Scade, inoltre, il 31 ottobre, quindi fra pochi giorni, il termine per individuare e trasmettere sempre alla Provincia le priorità di questi Piani di comunità. Di queste indicazioni Piazza Dante ha bisogno per poter impostare le politiche sociali (il “Piano sociale provinciale”) e le risorse da riservare al settore. Senonché i Piani sociali di comunità dovrebbero scaturire da una rilevazione dei bisogni effettuata in ogni territorio e con la collaborazione dei soggetti del Terzo Settore (cooperative sociali, associazioni non profit, ecc.), coinvolti in appositi “Tavoli”. Soggetti del Terzo settore che proprio oggi, ascoltati sull’argomento dalla quarta commissione del Consiglio provinciale, hanno evidenziato i rischi di un’operazione troppo importante per concludersi in tempi così stretti.
IL TERZO SETTORE
“La pianificazione a livello di comunità sta muovendo i suoi primi passi”, ha osservato Silvano Deavi (intervento allegato) non solo a nome del Consolida di cui è presidente ma anche di numerosi altre associazioni non profit presenti alla consultazione. “Il quadro di indicazioni metodologiche e statistiche è ancora troppo poco definito. Il sistema informativo delle politiche sociali è in fase di cantierizzazione e, ad oggi, la base statistica su cui sviluppare l’analisi dei bisogni e dei servizi esistenti è deficitaria e disomogenea”.
Solo da poco diverse comunità hanno costituito i Tavoli necessari per realizzare l’analisi dei bisogni ed elaborare i Piani. Il lavoro di mappatura dei bisogni è quindi necessariamente parziale ed approssimativo. “L’utilità e la validità del lavoro realizzato fino ad oggi – ha proseguito Deavi – deve perciò considerare queste oggettive condizioni di limitatezza dei risultati a cui arriveranno le comunità. Considerazione necessaria se sulla base di tali risultati saranno formulate le decisioni in ordine al riparto delle risorse finanziarie ed organizzative da assicurare alle comunità nel 2012″.
IL COMUNE DI TRENTO
La stessa preoccupazione è emersa dall’assessore alle politiche sociali del comune di Trento, Violetta Plotegher. “La pianificazione sociale – ha avvertito – è un processo lungo che ha bisogno di essere partecipato e condiviso. Oggi non è quindi possibile per le comunità recentemente costituite definire una pianificazione sociale che tenga conto dei bisogni dei cittadini”. Per arrivarci “servono strumenti informativi comuni a tutti i territori”. Cio nonostante “Trento – ha assicurato – farà la sua parte con Aldeno, Cimone e Garniga, ma per un vero Piano sociale di comunità ci vorrebbe come minimo tutto l’anno prossimo”. Come i rappresentanti del Terzo settore anche Plotegher ha inoltre chiesto alla Provincia di garantire un ampio coinvolgimento dei soggetti interessati nella fase dell’elaborazione dei regolamenti attuativi della legge 13.
L’ASSESSORE ROSSI
“In questo percorso potremo sicuramente commettere degli errori ai quali assieme si dovrà porre rimedio”, ha risposto l’assessore alle politiche sociali Ugo Rossi, anch’egli intervenuto alla consultazione. Tuttavia – ha proseguito – non possiamo permetterci di fermarci ad aspettare di avere un modello ideale. Non decidere e non mettere in campo sperimentazioni potrebbe avere un effetto ancor più dirompente in questo settore”. Tre, ha concluso Rossi, sono le linee di azione che il governo provinciale è deciso a portare avanti: valorizzare le reti sociali (famiglie associazioni volontariato) per migliorare la flessibilità e personalizzazione degli interventi (qui arrivano inevitabilmente prima il privato sociale e i cittadini); pianificare con politiche diverse rispetto al passato, abituando i territori ad individuare le priorità in una fase di risorse scarse, il che vuol dire lasciare fuori ciò che serve di meno; e infine integrare pubblico e privato, comunità locali, comuni e Provincia, sanità e sociale.
IL CONTRIBUTO DEGLI ESPERTI
L’audizione della quarta commissione presieduta da Mattia Civico (introduzione allegata) è stata una sorta di convegno (per ospitare a Palazzo Trentini tutti i partecipanti, oltre alla sala Lenzi è stata aperta e attrezzata con maxischermo anche la sala di fronte), convegno voluto per approfondire la complessa questione del rapporto tra politiche e interventi sociali a tutela dei soggetti deboli, il cui costo è andato crescendo in modo esponenziale negli ultimi decenni, e l’attuale crollo delle risorse pubbliche messe a disposizione del settore. Un po’ come cercare la quadratura del cerchio, insomma. Per capire meglio i termini del problema la commissione ha chiesto una riflessione a tre studiosi esperti nel campo di protezione sociale: Franca Olivetti Manoukian del Centro Aps di Milano; Flaviano Zandonai, sociologo di Euricse; e Fabio Folgheraiter, docente all’università cattolica di Milano.
Franca Olivetti Manoukian
Manoukian ha evidenziato come l’immagine di welfare cui siamo ancora attaccati “fa parte di un mondo che non esiste più. Non si può pensare che ogni problema umano o familiare possa avere risposta, o che – come nonostante tutto i programmi politici continuano a promettere – i disagi sociali saranno risanati fino a soddisfare tutte le aspettative di benessere e felicità individuali”. Il grave è che credere in questo welfare non è senza conseguenze: moltiplica le difficoltà e impedisce di riconoscere la vera natura dei disagi, inducendo la gente a fidarsi dei primi imbonitori che trova. Anziché parlare di welfare occorre sforzarsi di comprendere la vera natura dei problemi, che vanno riconosciuti e rappresentati “in modo convergente”. I problemi non si possono eliminare o semplificare (ad esempio medicalizzandoli): vanno gestiti”. Come? “Tutelando i diritti soggettivi delle persone, che anche quando sono anziane hanno una loro storia e dignità da rispettare pienamente. Ma questo può accadere – ha concluso Manoukian – solo costruendo legami, connessioni e sinergie”. Un approccio metodologico di questo tipo permette di risparmiare risorse.
Flaviano Zandonai (sliede allegate)
Il modo di intendere il proprio ruolo e quello degli altri soggetti attivi nel welfare che si ha nell’ente pubblico e nelle imprese sociali, è stato analizzato da Fabiano Zandonai a partire da un’indagine del 2006 e tuttavia proprio per questo libera dall’assillo dell’attuale dibattito sulla riforma istituzionale. La ricerca metteva a confronto rappresentazioni e pratiche degli addetti ai lavori negli enti locali (122 i comuni sentiti) e nelle organizzazioni non profit produttive (imprese sociali, 51 interviste). Rivelando che le amministrazioni comunali si considerano in grado di gestire in modo trasparente le risorse rispettando regole e procedure (garanzia dei diritti) e vedono nel terzo settore un interlocutore capace di leggere i bisogni e pianificare interventi più flessibili. Il non profit si considera invece in possesso di competenze superiori a quelle degli enti locali (percependosi come il “sistema esperto” nel campo del welfare). Di convergente tra pubblico e Terzo Settore vi è un approccio relativamente unitario alla qualità del welfare incentrato sulla risposta ai bisogni degli utenti caso per caso, la professionalità degli operatori (formazione), la capacità di leggere i bisogni emergenti (metodo), l’integrazione degli interventi (innovazione). In conclusione, per Zandonai, i capisaldi di un possibile nuovo welfare comunitario che vedono una sostanziale concordanza tra comuni e soggetti non profit sono: la responsabilizzazione della cittadinanza, la ricerca di risorse aggiuntive, la razionalizzare della spesa e la diversificazione della domanda.
Fabio Folgheraiter
“Quando si vuole giocare la partita del welfare con una presunzione risolutiva dei problemi sociali – ha osservato Fabio Fologheraiter – l’esito non è solo negativo in termini di risorse ma si ritorce contro gli stessi operatori dei servizi erogati”. Qual è allora l’alternativa? “In una provincia come la nostra in cui i sistemi di welfare sono ben strutturati, ragionare per standard minimi vorrebbe dire battere in ritirata, significherebbe riconoscere che il nostro welfare attuale è più ricco di quello che ci si può permettere e che occorre arretrare verso linee di confine più realistiche. Il tema dello standard minimo è stato introdotto dalle politiche liberiste per le quali bisogna lasciare al mercato la gestione dei servizi più personalizzati, la care. Si tratta allora di decidere se cedere al mercato la cura e assistenza della persona è adeguato o meno. Il Trentino – ha concluso Folgheraiter – ha nel dna della propria tradizione di welfare comunitario i propri anticorpi a questa deriva. Una tradizione di esperienze di cui non siamo sufficientemente consapevoli, che ci dicono che il welfare comunitario è una possibile via d’uscita dai guai in cui ci troviamo”. In che senso? Nel senso che “il welfare non significa più affrontare le situazioni con il ‘laser’, ma favorire nelle persone l’interesse per il proprio miglioramento, affinché questo interesse trasferisca nelle situazioni l’energia tipicamente umana indispensabile perché le cose possano migliorare. Il sistema dovrebbe concentrarsi sulle preoccupazioni consapevoli delle persone, perché si rendano conto dei loro problemi e si attivino per cercare una soluzione. Questa è una risorsa fondamentale”.
GLI AMMINISTRATORI LOCALI
Numerosi gli ospiti che hanno seguito i lavori e sono intervenuti. Tra questi ultimi l’assessore alle politiche sociali del Consiglio delle autonomie locali Sergio Menapace (intervento allegato), che ha sottolineato la necessità di una ristrutturazione del welfare a fronte del problema dei costi. Per sostenere con risorse calanti la buona qualità dei servizi nella nostra provincia, occorre acquisire la consapevolezza che serve un “riequilibrio solidale delle risorse”. Fiducioso nella capacità del Trentino di affrontare questo momento difficile si è detto l’assessore della comunità delle Giudicarie Luigi Olivieri. Le comunità già strutturate hanno già maturato una certa pianificazione sociale e la Provincia non intende tagliare ma anzi aumentare le risorse per i servizi sociali. Quanto alle norme, occorre sincronizzare meglio le prospettive della legge sul welfare (13 del 2007) e la riforma sanitaria (la 16 del 2010). Serve un federalismo amministrativo asimmetrico, perché la realtà provinciale non è tutta eguale e le politiche sociali cambiano mutare dal Primiero alle Giudicarie e al comune di Trento.
ASSOCIAZIONI NON PROFIT E UPIPA
Per il comitato esecutivo del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca), Mauro Tommasini ha identificato l’obiettivo comune da perseguire in un welfare neocomunitario. Anna Michelini della Fondazione Famiglia Materna ha messo in guardia dalle trappole che nella fase di attuazione della legge 13 potrebbero presentarsi perché “è facile scivolare magari per la fretta in scelte contraddittorie rispetto al risultato al quale si voleva arrivare. Un’attenzione particolare va posta nella capacità del regolamento attuativo di valorizzare e mettere a sistema le risorse che già ci sono: risorse finanziarie ma anche intangibili come il capitale sociale, le relazioni che non si colgono perché vige ancora il vecchio modello in cui lo Stato eroga servizi e gli altri ne usufruiscono”.
Secondo Osvaldo Filosi, presidente della cooperativa sociale Villa Maria le nuove politiche sociali si possono realizzare solo grazie alla partnership fra pubblico, privato e società civile. L’Upipa è intervenuto con Graziano Bacca (Upipa), che ha concordato sulla necessità, pensando al futuro, di passare sempre più dalla logica dei posti letto a quella dell’assistenza domiciliare. Se ne parlerà giovedì – ha preannunciato – in occasione del confronto da noi organizzato alla sala della cooperazione tra gli assessori alle politiche sociali dell’Euregio Tirolo.
LINGUAGGIO COMUNE PER COESIONE SOCIALE
La parola è poi passata ai consiglieri. Sono intervenuti
- Mario Magnani del gruppo misto (“sul tema della domiciliarità può esserci l’opportunità di mobilitare il terzo settore purché questo sappia attivare nuove risorse di volontariato e non si riduca anche a causa dell’accreditamento a erogare prestazioni in termini di impresa”),
- Claudio Eccher della Lista Civica (“i 4.500 posti letto delle rsa non sono in grado di soddisfare tutte le domande in attesa di risposta: occorre utilizzare strutture intermedie”),
- Bruno Firmani dell’Idv (“la domande che dobbiamo porci rispetto ad un intervento pubblico nel sociale è quanto costa e se ce lo possiamo permettere. La compatibilità economica è essenziale. La sfida di un’amministrazione è garantire i servizi abbassando i costi. Bisogna affrontare i problemi con molto pragmatismo”),
- Walter Viola capogruppo del Pdl (“la questione della sanitarizzazione del sociale va approfondita perché se si affronta il sociale in quest’ottica alla fine la risposta rischia di essere inadeguata. Cosa significa che il welfare comunitario deve mettere al centro il territorio? L’accreditamento è un’applicazione importante della riforma? La scadenza del 31 ottobre per la consegna delle priorità dei Piani sociali di comunità: nel terzo settore c’è affanno ma sembra che la Giunta non capisca”)
- Mario Casna della Lega (“abbiamo parlato poco dei destinatari del servizio sociale. Occorrerebbe mettere in luce l’esigenza di un approccio più umano ad esempio nei confronti degli anziani”);
- Sara Ferrari del Pd (“la sostenibilità economico-finanziaria è indispensabile ma non può essere l’unico faro delle nostre scelte. Giusto ridurre gli sprechi e garantire maggiore efficienza, ma quali altri fari potranno illuminarci per individuare le priorità. Serve un approccio diverso alla questione sociale che non può essere risolta solo dal punto di vista economico-finanziario”).
RISPOSTE FINALI DEGLI ESPERTI
Fabio Folgheraiter.
“Le nuove risorse su cui portare sono quelle che si reperiscono negli stessi ambiti umani nei quali si trovano i problemi. Umanità che invece tendiamo a stigmatizzare nel momento in cui lo prendiamo in cura. Questo brucia risorse e capitale umano. Noi dobbiamo pensare che quelle stesse persone che hanno problemi possono anche avere risorse energie per migliorare la loro condizione. Per questo gli operatori e i policy maker devono mettersi nell’ottica per cui le persone e le famiglie che hanno problemi, questi destinatari possono aiutare gli operatori i servizi e le organizzazioni ad aiutare le stesse persone. L’energia maggiore viene dai problemi. Dal letame – cantava De Andrè – nascono i fiori, non dai diamanti. I diamanti sono la tecnica, la soluzione clinica; il letame sono i problemi umani. Ancora: un’organizzazione del terzo settore deve destinare almeno il 50% del suo tempo a fare attivazione sociale. Un processo di welfare comunitario (come dimostrano le esperienze avviate a Milano per sostenere famiglie multiproblematiche) che inizia tempestivamente con un approccio coordinato (conferenze di famiglia) e pluridisciplinare, superando la logica degli interventi disorganici, evita l’80% degli accompagnamenti”.
Floriano Zandonai.
“Le rappresentazioni hanno conseguenze pesanti: il terzo settore non può essere considerato come un subfornitore della pubblica amministrazione perché questo abbassa la qualità dei servizi. In Trentino vi sono attuazioni e sperimentazioni di questo welfare comunitario ci sono già e andrebbero ascoltate (come nel caso dell’esperienza di pianificazione sociale del comune di Trento, o dei punti integrati d’accesso dell’associazione Andicrea per le disabilità. Occorre sforzarsi di capire cosa ci possono insegnare queste realtà, perché i dati non sono solo le statistica ma vengono anche dall’esperienza”.
Franca Olivetti Manoukian.
“Non possiamo rimuovere tutti i mali del mondo ma cercare di tutelare i diritti evitando di escludere qualcuno apriori. La coerenza economica è un dato di realtà purtroppo molto sottovalutato nel passato. Questioni di metodo.. Non si può partire dalla rilevazione dei bisogni perché la gente vuole di tutto e di più. Occorre allora muoversi con delle ipotesi su come affrontare i fenomeni e chiedere ai rappresentanti dei cittadini e alle organizzazioni sociali cosa ne pensano. Partecipazione non vuol dire chiamare tutti a raccolta per parlare insieme di un problema, ma avere un’ipotesi rispetto alla quale si sollecita a portare ragionamenti, esperienze ed istanze. Preferisco la parola progettazione al termine pianificazione, perché implica il pensiero di chi la utilizzerà. La rilevazione delle questioni richiede un forte investimento nella elaborazione e nell’interpretazione per poter restituire alle persone qualcosa di significativo e permettere loro di capire. Chi sta peggio è meno in grado di capire di che cosa ha bisogno. Esempio: adolescenti problematici: il problema non sono loro ma il fatto che siano saltate le relazioni intergenerazionali. Da qui dipendono interventi sociali diversi. Per garantire un minimo di protezione a tutti occorre muoversi in maniera dinamica. Non fare la fotografia di tutto, ma tener d’occhio quello che succede. Il capitale sociale non è statico ma può essere accresciuto o diminuito a seconda dagli interventi che si mettono in campo. Per questo è importante rivolgersi alle famiglie e riconoscere le differenze. Nelle politiche sociali è molto più facile e utile intervenire sulle situazioni di disagio più lievi perché possano uscire rapidamente dalla tutela dei servizi e diventare a loro volta risorse per il sociale aiutando ad affrontare altre situazioni più gravi. Sotto questo profilo è forte tra gli operatori sociali la resistenza ad un cambiamento.
C’è più attenzione alle realtà legislative istituzionali che alla dimensione orizzontali, alle esperienze che ci muovono sul territorio. Un nuovo approccio al sociale è possibile a partire dalle piccole esperienze.”
CONCLUSIONI
Soddisfatto del momento di studio il presidente della quarta commissione Mattia Civico. “La questione della coesione sociale – ha detto in chiusura – è strettamente legata a quella delle rappresentazioni dei problemi, vale a dire di un linguaggio comune a tutti soggetti coinvolti. Abbiamo molto bisogno di confrontarci per puntare all’obiettivo di tutti che è la coesione sociale”.
Antonio Girardi
Allegati pdf:
Pubblicato: 25 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Sistemi informativi |
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ICARO è il sistema informativo creato per supportare gli Enti Locali e le Aziende Sanitarie nella gestione integrata dei Servizi Socio-Assistenziali e Socio-Sanitari in Rete di un territorio. Consente di operare nella massima sicurezza, nel rispetto della privacy e a supporto dei processi organizzativi legati all’attività di assistenza a persone o a famiglie che si trovano in uno stato di bisogno e/o che devono essere assistite
a domicilio.Tutti gli Enti del territorio, attraverso gli Sportelli Socio-Sanitari Integrati o Punti Unici di Accesso (PUA), possono entrare a far parte di una rete integrata dei servizi che consente a tutti gli operatori ed utenti di accedere, realizzando quindi un sistema aperto e sicuro improntato, alla collaborazione ed allo scambio di dati, di servizi e di esperienze. |
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ICARO offre una gestione completa del processo assistenziale dalla “presa in carico” all’analisi e gestione delle prestazioni sia di carattere Sociale che Socio-Sanitario con particolare attenzione all’Assistenza Domiciliare.Comprende oltre alla gestione delle erogazioni sociali anche la gestione dei servizi medici, paramedici, forniti ai pazienti presso il loro domicilio a seguito di “dimissioni protette ospedaliere” o di richiesta dei MMG (Medici di Medicina Generale) con particolare riferimento ad anziani, a disabili, a patologie psichiatriche stabilizzate, dipendenze ecc.Realizza, così, una infrastruttura di Comunicazione e di Gestione atta a porre in relazione:
- l’utente col Servizio Socio-Sanitario
- i nodi della rete dei Servizi: Comune, Distretti, Ambiti, Asl, Terzo Settore, Ospedali, ecc..
- gli Organi istituzionali: Distretto, Osservatorio Provinciale, Regione, Ministero
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| ICARO è una piattaforma applicativa parametrizzabile che permette il completo adeguamento del software alle principali esigenze dell’Ente (Azienda Sanitaria Locale, Comune, Unione Comunale, Ente Erogatore ecc.) al fine di gestire correttamente i livelli di accesso e sicurezza adeguando la gestione dei servizi alle effettive esigenze.
I principali moduli di ICARO sono:
- Portale di accesso ai servizi territoriali
- Sportello Sociale-Sanitario o Punto Unico di Accesso (PUA)
- Gestione dei servizi sociali per Anziani, Minori, Aree del disagio e disabilità, Adulti in difficoltà ecc.
- Gestione dell’Assistenza Domiciliare Socio-Sanitaria (ADI, ADP, ADR, SAD, ecc.)
- Cartella sociale e socio-sanitaria integrabile all’Anagrafe del Comune o della Asl
- Gestione dei documenti che corredano il percorso dell’Assistito e loro protocollazione
- Valutazione Multidimensionale e generazione del Piano di Assistenza Individuale (PAI)
- Gestione delle relazioni e degli eventi fra gli Attori della Rete Socio-Sanitaria
- Gestione dell’agenda dell’operatore (individuale o condivisa)
- Gestione dei controlli della qualità del sistema
- Bollettazione e Fatturazione Enti Erogatori e MMG, Pagamenti ecc.
- Gestione Budget, Reportistica
- Gestione dei debiti informativi nei confronti di Enti esterni (Regione, Ministero, Provincia, ecc.).
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Pubblicato: 20 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: assistenti familiari, Disabilità e Handicap, Lavoro di cura, Migrazioni, Non Autosufficienza, Servizi domiciliari |
conCura è un servizio che si occupa di assistenza famigliare con competenza e attenzione alla persona, offrendo una risposta a tutte le esigenze legate al bisogno di cura domiciliare per anziani, persone non autosufficienti e diversamente abili.
conCura si interessa di:
• Gestire l’incontro fra domanda-offerta attraverso un’analisi professionale delle competenze degli assistenti famigliari-badanti e del bisogno della famiglia.
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Sollevare la famiglia o l’amministratore di sostegno dal disbrigo delle pratiche amministrative e burocratiche
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Tutto ad un prezzo equo poiché conCura è gestito da Piccolo Principe, cooperativa sociale ONLUS senza scopo di lucro.
da conCura – Homepage.
Pubblicato: 18 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Bologna, Comuni, Organizzazione dei servizi, Servizi sociali |
Il progetto di informatizzazione dei servizi sociali del Comune di Bologna, basato sul sistema informativo Garsia.We – prodotto da SofTech srl – quale strumento di gestione trasversale per target dei servizi, è partito nel 2008 con l’apertura degli Sportelli Sociali. Si tratta di un progetto tuttora in corso di svolgimento il cui completamento è previsto a fine 2012.
L’informatizzazione si è svolta fino ad oggi secondo un percorso graduale, contestuale al processo riorganizzazione dei servizi. In questa maniera è stato possibile informatizzare le parti del nuovo modello organizzativo che si sono progressivamente consolidate senza dover aspettare la conclusione di tutto il percorso.
vai all’intero articolo: Forum sulla non Autosufficienza.
Pubblicato: 15 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: assistenti familiari, Lavoro di cura, Servizi domiciliari |
Un numero crescente di famiglie si rivolge al mercato privato, assumendo
assistenti familiari, le cosi dette “badanti”. Il numero di queste donne
coinvolte nel lavoro di cura sono stimate in 774.000, di cui 700.000
straniere. …
<http://www.famigliacristiana.it/famiglia/news/articolo/io-mi-prendo-cura_141011104157.aspx>
Pubblicato: 11 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, attuazione L. 328/2000, metodologie professionali, Organizzazione dei servizi, Piani di zona, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi, Saggi e Articoli, Servizi sociali |
Paolo Ferrario, RISORSE IN RETE: STRATEGIE DI COLLABORAZIONE ED ERRORI DA EVITARE,
pubblicato in MOVI Movimento di Volontariato Italiano – Fogli di informazione e coordinamento n. 1 gennaio – giugno 2011, p. 11-15
Pubblicato: 11 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Formazione Permanente, Olivetti Manoukian Franca, Organizzazione dei servizi, PROFESSIONI, Professioni sociali, sanitarie ed educative, Salute mentale, StudioAps Milano |
Paure, fatiche, sofferenze e illusioni: ipotesi d’intervento nelle situazioni di lavoro
Azioni per costruire condizioni più sostenibili nelle organizzazioni lavorative
Giornata di Studio
Venerdì 18 novembre 2011
Elfo Puccini teatro d’arte contemporanea – Sala Shakespeare
Corso Buenos Aires n. 33, Milano (MM1 – fermata LIMA)
La ricerca e la costruzione di piste di lavoro alternative
In questa giornata intendiamo proporre piste di lavoro per gestire in modo più efficace stress, fatiche e sofferenze, elementi che attraversano la vita delle organizzazioni e dei soggetti che ne sono parte o con loro interagiscono. Ciò a partire da riflessioni e orientamenti che aiutino a riconoscere le diverse modalità con cui organizzazioni e individui cercano di affrontarle.
Sono pensieri e spunti maturati dalla nostra esperienza, da quelle di alcuni studiosi particolarmente significativi e, più in specifico, dal lavoro di ricerca che lo Studio APS ha realizzato nei mesi che ci separano dalla Giornata di Studio realizzata nel 2010. Quella era stata un’occasione per presentare e analizzare situazioni lavorative differenti in cui, per varie ragioni, gli individui si ritrovavano demotivati, frustrati, affaticati e a volte sofferenti. In quell’occasione s’era cercato di comprendere meglio quali fossero alcune delle origini di quei malesseri, quali rapporti esistessero tra fatiche, desideri di benessere e illusioni di soluzioni esaustive.
Questa nuova giornata è stata pensata per dibattere, mettere in discussione, confrontare e arricchire riflessioni e ipotesi di comprensione e di azione. È stata preparata attraverso varie iniziative che hanno coinvolto accanto a soci e collaboratori dello Studio diversi interlocutori, alcuni con cui abbiamo da tempo contiguità di lavoro e altri contattati per la prima volta: abbiamo realizzato un seminario di due giornate in marzo e aprile, una serie di focus group con partecipanti appartenenti a diversi contesti lavorativi, dalle aziende private, agli ospedali, ai servizi territoriali nella prima metà di settembre e alcune interviste a testimoni privilegiati. A tutti coloro che abbiamo coinvolto va un sincero e vivo ringraziamento. Gli incontri hanno portato sguardi compositi e differenziati ed elaborazioni suggestive che ci proponiamo di riportare e sviluppare nella sede più ampia costituita appunto dalla Giornata di Studio prevista per il 18 novembre Soprattutto ci auguriamo che possa essere un incontro dedicato a quanti si misurano con le altrui e proprie paure, fatiche e sofferenze nelle situazioni di lavoro e che non credono in panacee, tecniche risolutive, ma ipotizzano che trattare queste dimensioni faccia parte di ogni impegno lavorativo e richieda un importante investimento in termini di pensiero.
Fatiche e sofferenze
Il lavoro è ricercato perché fonte di reddito, ma anche perché nella nostra società è una delle principali fonti di riconoscimento. Noi tutti abbiamo bisogno di rispecchiarci negli altri, nelle relazioni e nei prodotti. Il lavoro è dunque fonte di gratificazioni, può essere occasione di soddisfazioni fondamentali, ma è anche una scommessa, una sfida: ce la farò, ce la faremo?
Negli anni pare accresciuta la sua valenza simbolica. Così, mentre le fatiche e le sofferenze fisiche sono diminuite, paiono aumentate quelle emotive, psichiche ed è accresciuta la sensibilità in questa direzione.
Differenti e complesse sono parse le origini di fatiche e sofferenze. Da un lato la società, il mercato possono generare queste condizioni e riversarle nell’organizzazione e nelle persone che le compongono. Dall’altro si hanno richieste di cambiamenti, ritmi più stringenti, riduzioni di risorse, e soprattutto i modi con cui sono proposti/imposti questi mutamenti possono far soffrire persone e gruppi di lavoro. Anche i singoli soggetti importano, a volte, nelle organizzazioni tensioni, stress e dolori dalla loro vita privata, ansie collegate a conflitti interiori, delusioni e amarezze connesse a vicende familiari e sentimentali. Pensiamo che sia opportuno e interessante distinguere a che cosa siano riconducibili le diverse sofferenze per poter mettere a punto interventi mirati in grado di tutelare l’efficacia delle organizzazioni e la salute degli individui.
La nostra ipotesi è che fatiche e sofferenze siano, in una certa quota, intrinsecamente, parte del lavoro, che sia quindi illusorio pensare alle organizzazioni come a luoghi di benessere, depurati da queste condizioni. È possibile tuttavia investire per cercare di migliorare le condizioni di lavoro, per verificare se si tratti di fatiche sensate, se siano tutte effettivamente inevitabili. Per far ciò è fondamentale distinguere stress e fatiche. Possiamo in tal senso considerare la fatica come uno degli esiti dell’impiego di energie, del lavoro volto a modificare la realtà, trasformare oggetti e problemi, comprendere persone, analizzare questioni. Mentre possiamo rappresentarci le sofferenze come fatiche sproporzionate alle risorse disponibili o, più specificatamente, frustrazioni e lacerazioni dell’immagine di sé collegate a imposizioni di cui s’è perso il senso o di cui non si condivide per nulla la finalità.
I mondi in cui e con cui organizzazioni e singoli si trovano ad operare
Una delle fonti di stress e sofferenze sono quindi i contesti. Le nostre organizzazioni (servizi pubblici e privati, scuole, ospedali e aziende) operano in ambienti caratterizzati da crescenti incertezze. I mercati, ma più ampiamente i contesti socio-economici evidenziano diffuse situazioni di crisi. Crisi che spesso non sembrano la premessa alla realizzazione di cambiamenti desiderati. Gli scenari appaiono dinamici o turbolenti, ma anche nebbiosi: è assai difficile vedere che cosa ci attende nel futuro, a quali scenari stiamo andando incontro o stiamo/stanno costruendo. È difficile individuare modelli di società, modelli economici, soluzioni ai problemi macroeconomici e di governo credibili, capaci d’attrarre, appassionare, convincere.
Ciò significa che, se guardiamo fuori dalle organizzazioni in cui e con cui lavoriamo, lo scenario è spesso ansiogeno; spesso non troviamo consolazione per le fatiche che il lavoro comporta. In questa fase esso prevalentemente induce paure, fatiche e sofferenze. A queste le organizzazioni debbono far fronte cercando di non sfaldarsi, di non perdere l’orientamento, costruendo condizioni per continuare ad esistere e svilupparsi.
Molti in questi ultimi anni si confrontano poi con la paura che il proprio servizio, la propria azienda non ce la faccia, con l’ansia di perdere il posto di lavoro o di non poterlo conservare per i propri collaboratori, con le gravi difficoltà di molti giovani a entrare nel mondo del lavoro.
A volte si ha l’impressione di un impazzimento di cui non si comprende il senso. Il mondo, in questi ultimi anni, pare essere più minaccioso che rassicurante.
Gli individui: i clienti, i colleghi, i capi
Una quota importante di fatiche e di sofferenze è anche generata dai clienti: più o meno legittimamente riversano richieste, bisogni, fantasie sulle organizzazioni con cui interagiscono; spesso presi da esigenze e malesseri, richiedono attenzione, cura, aiuto. Questo accade non solo nei confronti delle organizzazioni specificatamente deputate a questa funzione – si pensi a ospedali, servizi sociali e sanitari, scuole – ma anche aziende istituzionalmente orientate a produrre beni e servizi d’altra natura si misurano con i problemi che clienti o fornitori riversano su di loro. Gestire le relazioni con i clienti è d’importanza cruciale, è una parte nodale del lavoro. Anch’essa genera soddisfazioni, ma anche fatiche e, a volte sofferenze.
A volte sono i colleghi stessi che riportano nell’organizzazione bisogni soggettivi e tensioni competitive che appesantiscono il clima. Circolano richieste di riconoscimento, di rassicurazione, di benessere che non possono trovare risposte. Delusioni e risentimenti aggravano le fatiche e le sofferenze di tutti.
A volte coloro che esercitano ruoli direttivi, risucchiati da attese di autoaffermazione e da spinte di acquisizione di maggior potere/consenso, finiscono per fare richieste esorbitanti ai collaboratori o a evitare di rispondere a richieste di relazioni ravvicinate vissute come pericolose.
Come vengono trattate fatiche e sofferenze nelle organizzazioni lavorative
Le organizzazioni lavorative sono sistemi complessi solo in parte riconoscibili nei disegni formali dei processi e degli organigrammi. Dirigenti, manager, gruppi, singole persone collegate tra di loro da relazioni formali, processi di lavoro e reti relazionali più ampie, cercano di erogare servizi, produrre beni e nel contempo di far fronte a situazioni relazionali difficili. Vengono date direttive, introdotti, imposti, proposti cambiamenti: nuove procedure, spostamenti, riduzioni del personale, … Tutto ciò espone le diverse componenti a incertezze, stress, speranze, paure. A generare fatica, piuttosto che sofferenza, in base alla nostra esperienza è risultato essere come non solo e non tanto il cosa si muta per attrezzarsi al futuro nelle organizzazioni, ma il come lo si fa. Ciò che genera sofferenza sembra essere soprattutto il non avere informazioni credibili, il non comprendere il senso di ciò che viene richiesto o imposto. Presi dall’ansia dell’introdurre e realizzare nuovi prodotti o servizi, nuovi processi, stressati da urgenze di efficienza ed efficacia, sembra non si riservi un adeguato spazio per condividere prospettive, ipotesi, fatiche e così si generano, spesso inconsapevolmente, sofferenze. Sofferenze che riducono paradossalmente e generalmente efficacia ed efficienza dell’organizzazione. Ciò, mentre abbiamo osservato come persone coinvolte, responsabilizzate, circa gli scenari, le necessità, le paure, gli stress, le fatiche richieste e necessarie, siano orientate ad investire consistentemente sulla loro organizzazione.
Possiamo osservare come queste dimensioni siano trattate in maniera assai diversa. In alcuni e diffusi casi esse sono semplicemente negate: non sono viste e sentite. Questa è una modalità che preclude la possibilità di valorizzare i segnali di stress, le fatiche e ipotizzare quindi interventi per farne qualcosa. È una modalità che espone a forti rischi di deterioramento non solo le persone, ma l’organizzazione stessa. Si possono osservare casi in cui le persone stesse sembra non siano viste.
Altre volte le si affronta illudendosi ed illudendo, con ciò si cerca di dipingere o rappresentarsi la situazione in un modo meno minaccioso. Ci si può illudere che la situazione non sia così difficile o che la soluzione sia a portata di mano: il capo, il consulente, la nuova tecnologia, …
Altre volte ancora si rileva come sia negata o minimizzata la dimensione emotiva, la profondità delle sofferenze anche a livello affettivo. Persone e team sembrano trasformarsi in oggetti, cose. La sofferenza negata peraltro riemerge in varie forme distruttive: somatizzazioni, malattie, conflitti distruttivi tra persone e parti dell’organizzazione, demotivazioni. La sofferenza non pensata, non accolta si sposta generando nuovi malesseri.
Ancora si osserva come un importante malessere sia ridotto, a volte, a fenomeno, patologia, difficoltà individuale. La sofferenza è vista semplicemente come una debolezza, una fragilità individuale. Allora si fa ricorso al farmaco, al medico, al counselor. Supporti pur utili, ma assai riduttivi, se solo individuali, se non sono indagate le connessioni organizzative.
Va pure sottolineato che in diverse organizzazioni alcuni tra coloro che occupano ruoli di direzione e di coordinamento, che hanno responsabilità gestionali o che sono negli staff delle risorse umane cercano di affrontare sofferenze di colleghi e soprattutto di collaboratori supportando e sollecitando comprensioni più attente e articolate per permettere ai singoli e all’organizzazione nel suo complesso di far decantare reazioni emotive e di vedere le situazioni in modo più articolato e lucido, considerando vincoli e perdite, ma anche opportunità e potenzialità. Essi testimoniano la possibilità di coniugare la consapevolezza delle difficoltà con la speranza di contribuire al progresso di individui e organizzazioni.
Orientamenti e ipotesi per costruire condizioni di lavoro più vivibili
Dalla nostra esperienza di lavoro e di ricerca ci pare di poter individuare alcune ipotesi interessanti e degli orientamenti da assumere per affrontare nelle organizzazioni fatiche e sofferenze. Linee d’intervento che vorremmo esplorare nella Giornata di Studio.
Per prima cosa è necessario prendere atto di queste dimensioni della vita lavorativa, avvicinarle per comprenderle, sviluppare, anche attraverso la decostruzione, ipotesi sulla loro origine. Si tratta di cercare, da un lato, d’evitare che le fatiche e lo stress si trasformino in sofferenze, quindi in fatiche rappresentate come insensate, fuori luogo e misura, e dall’altro lato costruire condizioni per ricondurre la sofferenza ad uno stato di fatica, di lavoro sostenibile e coniugato col piacere di costruire qualcosa in cui riconoscersi, qualcosa di utile. Come cercheremo di mettere a fuoco nella Giornata di Studio, ciò significa lavorare sul senso di ciò che accade e vogliamo realizzare, sulla fiducia, sull’equilibrio tra risorse (fisiche, professionali, mentali, emotive) e obiettivi. Significa riflettere e riconoscere i limiti e valorizzare le possibilità. La costruzione di condizioni di lavoro sostenibili passa attraverso la consapevolezza del limitato potere e delle responsabilità proprie e altrui.
da: http://www.studioaps.it/servizi_studio/pressostudio_giornate.html

Pubblicato: 27 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Assistenti sociali, Educatori professionali, LIBRI NEWS, Maggioli editore, Organizzazione dei servizi, Politica dei servizi sociali, Politica sanitaria, Programmazione dei servizi, Servizi educativi, Servizi sanitari, Servizi sociali |
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GUIDA AL WELFARE ITALIANO: dalla pianificazione sociale alla gestione dei servizi
di Maggian Raffaello
Manuale per operatori del welfare locale
€ 44,00 IVA assolta |
Descrizione
Sul palcoscenico del welfare italiano troviamo vari personaggi, i protagonisti del presente volume: l’assessore comunale, il dirigente, l’assistente sociale, il tecnico informatico, il sociologo, l’impiegato amministrativo, il volontario, il socio della cooperativa, il giornalista, l’utente, e così via. Ognuno interpreta il suo ruolo.
Ma in un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà e creatività ha ogni attore nell’interpretare la sua parte? Può, in qualche modo, cambiare alcuni pezzi del copione? Può diventare co-autore del welfare locale? L’Italia sta procedendo verso l’abbandono di norme statali che trattano in astratto temi quali la qualità di vita e l’agio sociale valide per tutto il territorio nazionale, a favore di norme e azioni che tengano conto delle specificità locali. I vari personaggi sentono allora il bisogno di non sentirsi isolati, di comunicare fra loro, sperando che qualcuno ascolti le loro esperienze e difficoltà, per trarre indicazioni utili magari proprio da chi vive in realtà completamente diverse e ha già affrontato e risolto positivamente quelle tematiche. I vari personaggi parleranno, quindi, con un linguaggio comprensibile a tutti, della creazione, modifica e del funzionamento dei servizi sociali, di progetti, organizzazione, risorse finanziarie e umane, di sistema informativo e informatico; tutti temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato. Raffaello Maggian insegna “Pianificazione sociale e gestione dei servizi e delle risorse umane” all’Università di Trieste. Fa parte del Comitato scientifico del Dizionario di servizio sociale ed è autore di numerose opere, fra le quali si ricordano I servizi socio-assistenziali (Roma, 2001) e Il sistema integrato dell’assistenza. Guida alla legge 328/2000 (Roma, 2001).
ISBN: 8838768420 Collana: Sociale & Sanità Edizione: 1 Copyright: Settembre 2011 Tipo Prodotto: Volume Pagine: 434 Formato: 17×24 Progressivo: 0078
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Manuale per i responsabili
e gli operatori
dei servizi sociali locali
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R. Maggian, insegna “Pianificazione sociale
e gestione dei servizi
e delle risorse umane” all’Università di Trieste
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GUIDA AL WELFARE ITALIANO:
DALLA PIANIFICAZIONE SOCIALE
ALLA GESTIONE DEI SERVIZI
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In un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà ha ogni protagonista del welfare locale - assessore comunale, dirigente, assistente sociale, volontario - nell’interpretare il suo ruolo? Aiuta a chiarire questo nuovo Manuale che esamina le problematiche delle persone disabili, bisognose, con difficoltà individuali o familiari, valutando quanto incidano su tali condizioni l’inadeguatezza di reddito, il disagio sociale, la non autonomia personale, e rispondendo alle domande di fondo: quali soluzioni esistono? cosa possono fare i servizi sociali? di quali bisogni dovrebbero occuparsi prioritariamente?
Le azioni sviluppate nel volume sono dirette ad affrontare sia le difficoltà della vita, con interventi tesi a risolvere problemi esistenziali quali la casa, il lavoro e l’assistenza, sia quelle che riguardano la creazione, la modifica e il funzionamento dei servizi sociali.
Temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato, come i progetti, l’organizzazione, le risorse finanziarie e umane, il sistema informativo e informatico, sono, fra gli altri, illustrati nel dettaglio della seguente trattazione:
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1.
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INCONTRI IN INTERNET
1. I personaggi del welfare locale si presentano.
2. Piani, programmi e progetti.
3. Organizzazioni.
4. La gestione del bilancio.
5. La gestione delle risorse umane.
6. Sistema informativo e informatico.
7. Lavoro di rete, integrazione, cambiamento sociale.
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2.
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LE DIFFICOLTA’ DELLA VITA
1. Persone in difficoltà.
2. Agio e disagio.
3. Le difficoltà economiche.
4. Senza fissa dimora.
5. Il problema della casa.
6. La ricerca di un lavoro.
7. Stranieri in Italia, italiani all’estero.
8. La dipendenza.
9. Senza libertà.
10. La disabilità.
11. L’invecchiamento della popolazione.
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| 3. |
I SERVIZI PER LE PERSONE IN DIFFICOLTA’
1. Le organizzazioni del welfare italiano.
2. Dalle parole ai fatti.
3. La gestione dei servizi.
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Pubblicato: 23 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: aggiorn. professionale, Organizzazione dei servizi, StudioAps Milano |

PAURE, FATICHE, SOFFERENZE E ILLUSIONI:
IPOTESI D’INTERVENTO NELLE SITUAZIONI DI LAVORO
Azioni per costruire condizioni più sostenibili nelle organizzazioni lavorative
Giornata di Studio, venerdì 18 novembre 2011, Milano, C.so Buenos Aires 33, Teatro Elfo Puccini
Nella Giornata di Studio del 18 novembre 2011, di cui trovate in allegato una presentazione articolata, ci proponiamo di continuare la riflessione avviata lo scorso anno.
L’idea guida è quella di mettere a fuoco e approfondire delle ipotesi di intervento e delle strategie di azione che consentano di affrontare fatiche e sofferenze in modo più soddisfacente per i singoli e per le organizzazioni.
Ci auguriamo che la proposta possa riscuotere il vostro interesse e vi saremo grati se vorrete presentarla ad altri.
Vi segnaliamo che quest’anno ci incontreremo in un’altra sede che pensiamo più funzionale (visualizza la mappa).
Siamo a vostra disposizione per informazioni, chiarimenti e suggerimenti.
In attesa di incontrarvi, molti cordiali saluti
per lo Studio APS
Achille Orsenigo
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Studio APS Srl
Via San Vittore, 38/A
20123 MILANO
Tel. 02-4694610 – Fax 02-4694593
www.studioaps.it e-mail: studioaps@studioaps.it
Le informazioni contenute nella presente comunicazione e i relativi allegati possono essere riservate e sono, comunque, destinate esclusivamente alle persone o alla Società sopraindicati.
La diffusione, distribuzione e/o copiatura del documento trasmesso da parte di qualsiasi soggetto diverso dal destinatario è proibita, sia ai sensi dell’Art. 616 c.p., che ai sensi del D.Lgs. 196/2003.
Se avete ricevuto questo messaggio per errore, vi preghiamo di distruggerlo e di informarci immediatamente per telefono (02-4694610) o inviando un messaggio all’indirizzo e-mail:studioaps@studioaps.it.
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Giornata di Studio 2011_Presentazione.pdf |
Pubblicato: 20 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comuni, Organizzazione dei servizi, Politica dei servizi sociali, Servizi sociali, TERZO SETTORE |
Seminario e VideoSeminario
SEDI: *ANCONA *CAGLIARI *CENTO (FE) *MILANO *NAPOLI *OLBIA (OT) *PORTO TORRES (SS) *ROMA *TARVISIO (UD) *TORINO *TRIESTE
I RAPPORTI TRA ENTI LOCALI E TERZO SETTORE
alla luce delle limitazioni di spesa introdotte dal D.L. 78/2010
ADESSO PUOI SEGUIRE I NOSTRI CORSI ANCHE DAL TUO PC
05 ottobre 2011 dalle ore 09,00-13,00 alle ore 14,00-16,00
Programma
- Panoramica sulle limitazioni per spese di sponsorizzazione e attività culturali introdotte dal D.L. 7872010.
- Servizi e attività gestiti in collaborazione con le associazioni.
- Le convenzioni come strumento di collaborazione.
- Convenzione quale modalità alternativa all’appalto.
- Le convenzioni con le associazioni e le fondazioni.
- Convenzioni con il volontariato. Esempi di convenzioni: trasporto, attività complementari e integrative, gestione di strutture.
- Convenzione con gli enti di promozione sociale. I progetti.
- Convenzione con altri soggetti no profit (associazioni pro-loco, enti religiosi, O.N.G.) .
- La forma del sostegno economico su singoli progetti.
- Contributi finalizzati alla progettualità.
- Progetti per attivare il volontariato individuale.
- Convenzioni in materia culturale e del tempo libero.
- Convenzioni con associazioni sportive.
- Una forma nuova di partnership; il “trust”.
- Le fondazioni di partecipazione.
- Affidamento di servizi economici alle associazioni.
- Contributi al volontariato. Differenza tra rimborsi e corrispettivi.
- Gli accordi di collaborazione.
- La coprogettazione con le associazioni.
- Come stipulare le convenzioni. L’esecuzione delle convenzioni. Proroga e rinnovo.
- Le nuove misure di sicurezza sui luoghi di lavoro.
- Verranno esaminati casi di progetti costruiti con il volontariato
Relatore:
Avv. Roberto Onorati Segretario comunale, già funzionario Direzione sicurezza sociale del Comune di Firenze, Formatore, Consulente per Enti Locali
QUOTA DI PARTECIPAZIONE: 385,00 € – (riduzione del 25% per iscrizioni che perverranno almeno 10 gg prima della data prevista (sconto non cumulabile con altre iniziative) Comprensiva di materiale didattico
COLLEGAMENTO DAL PROPRIO PC
: 220,00 €
Per Enti locali esenti iva
ai sensi dell’Art.10 DPR n. 633/72 così come dispone l’art.14, comma 10 legge 537 del 24/12/93 – aggiungere all’importo totale € 1,81 (Marca da Bollo)
INFORMAZIONI LOGISTICHE E PRENOTAZIONI:
Segreteria Tel 081.5629323 – 06.95558095 fax 081.0608250 cell 348.8048974 – 329.9688554
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Indirizzi Sedi |
| Ancona |
C/o Amm.ne Comunale di Ancona – Via Frediani, 12 |
| Cagliari |
C/o Sicure – V.le Trieste, 3 |
| Cento |
C/o Amm.ne Comunale di Cento – Via Provenzali, 15 |
| Milano |
Via Conservatorio, 22 |
| Napoli |
V.le della Costituzione Centro Direzionale di Napoli – IS.C2 Scala A |
| Porto Torres |
C/o Amm.ne Comunale di Porto Torres – P.zza Walter Frau, 2 |
| Roma |
C/o Time for business – Via Lima, 7 |
| Olbia |
C/o Aeroporto Olbia – Costa Smeralda – Aula Keines – 1°piano |
| Tarvisio |
C/o Centro Culturale di Tarvisio – Via Stazione, 1 |
| Torino |
C/o Toolbox – Via Agostino da Montefeltro, 2 |
| Trieste |
C/o Esatto – P.zza Sansovino, 2 |
Pubblicato: 16 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA DELLE POLITICHE SOCIALI, Amministrazione dei servizi, Il Mulino, LIBRI NEWS, Politica sociale, Sociologia politica, storia istituzioni pubbliche, Valutazione e Qualità |
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A. LA SPINA, E. ESPA
Analisi e valutazione delle politiche pubbliche
Collana “Manuali”
pp. 360, DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE
978-88-15-23245-8
anno di pubblicazione 2011
in libreria dal 29/09/2011
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Questo manuale innovativo tratta in modo integrato i due aspetti fondamentali delle politiche pubbliche: analisi e valutazione. A una prima parte dedicata all’analisi (nozioni costitutive, policy cycle, domanda e offerta di politiche, policy process) segue una seconda parte incentrata sui vari aspetti della valutazione (concetti essenziali, fasi, valutazione delle strutture e della dirigenza, policy evaluation in Europa e nei paesi extra-europei). Chiude il volume – che si segnala dunque per la sua esemplare completezza – un capitolo sulla progettazione istituzionale e la deontologia della valutazione.
Indice: Introduzione. – Parte prima: Analisi. – I. Le politiche pubbliche. – II. Il ciclo di una politica pubblica. – III. Domanda e offerta di politiche pubbliche. – IV. Strutture, costi ed esiti decisionali. – Parte seconda: Valutazione. – V. Concetti essenziali per la valutazione. – VI. Consultare per valutare. – VII. La valutazione “ex ante” nella formulazione delle politiche pubbliche. – VIII. La valutazione “in itinere”. – IX. La valutazione “ex post”. – X. La valutazione delle strutture amministrative e della dirigenza. – XI. Dati e statistiche per le politiche pubbliche. – XII. “Policy evaluation”: uno sguardo comparativo. – XIII. Progettazione istituzionale e deontologia. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.
Antonio La Spina è professore ordinario di Sociologia nell’Università di Palermo e docente di Valutazione delle politiche pubbliche nell’Università Luiss “Guido Carli” di Roma. Fra le sue pubblicazioni con il Mulino: “Mafia, legalità debole e sviluppo del Mezzogiorno” (2005), “Le autorità indipendenti” (con S. Cavatorto, 2008), “I costi dell’illegalità. Mafia ed estorsioni in Sicilia” (2008), “I costi dell’illegalità. Camorra ed estorsioni in Campania” (2010).Efisio Espa, dirigente di ricerca Istat, è attualmente docente di Economia e analisi di impatto della regolamentazione nella Scuola superiore della Pubblica Amministrazione di Roma. Ha diretto il Dipartimento per gli affari economici (1998-2001) e il Dipartimento per il programma di governo (2006-2008) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
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Volumi – A. LA SPINA, E. ESPA, Analisi e valutazione delle politiche pubbliche.
Pubblicato: 13 settembre 2011 | Autore: Luciana Quaia (1959) | Filed under: Anziani, Servizi sanitari, Servizi sociali, Valutazione e Qualità |
Il valore della qualità nei servizi per gli anziani
Adattarsi significa attrezzarsi per garantire un miglioramento continuo della qualità e un monitoraggio sistematico dei servizi: le sfide del sistema welfare italiano trattate anche in un workshop dedicato, “Costi&Qualità”, di scena giovedì 10 novembre (mattina) al Forum
Leggi l’articolo
www.nonautosufficienza.it
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Pubblicato: 16 luglio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: assistenti familiari, Lavoro di cura, Non Autosufficienza, Politica sanitaria, Politica sociale, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Perdura l’assenza di una politica nazionale sulla non autosufficienza, e di una strategia per l’emersione del lavoro privato di cura. Mentre altri paesi europei continuano a mettere in cantiere nuovi interventi per fronteggiare l’onda demografica in arrivo e le sue pesanti conseguenze in termini di domanda di assistenza.
Da ultimo il Dilnot Report, il più importante piano inglese sulla non autosufficienza degli ultimi dieci anni: un piano lungimirante, che affronta il tema dei costi dell’assistenza per le famiglie e pone un tetto alle spese a loro carico (www.dilnotcommission.dh.gov.uk). Nessun anziano dovrebbe spendere più di 35.000 sterline, 39.000 euro, per la propria assistenza nella terza età, che sia per pagare un assistente familiare o un ricovero in residenza. Quello che ci vuole in più ce lo mette lo stato. Con prestiti vitalizi ipotecari, una pratica assai diffusa in Inghilterra e quasi sconosciuta da noi, tutelati dagli enti locali.
I costi della non autosufficienza negli anni a venire non potranno essere sostenuti solo dalle famiglie o solo dallo stato: si devono trovare equilibri, mix, delicate suddivisioni. È questo il messaggio più importante del Rapporto Dilnot. Messaggio rilevante per noi, un paese avviato ad avere future generazioni di anziani e di pensionati assai più povere di quelle di oggi. Di risorse economiche e di aiuti familiari.
Avremo sempre più bisogno di lavoro di cura, e di un’offerta accessibile, qualificata. A questo lavoro è dedicato questo numero. s.p.
vai a indice: antePSS11
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Prospettive Sociali e Sanitarie
via XX Settembre 24, 20123 Milano
tel. 0246764275 – fax 0246764312
http://pss.irs-online.it
Pubblicato: 29 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, appalti, LIBRI NEWS, Maggioli editore |
III edizione aggiornata al:
› Regolamento contratti
pubblici
› Tracciabilità flussi
finanziari
› Decreto Sviluppo |
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140 formule compilabili
e stampabili liberamente
con il Cd-Rom allegato
(aggiornabili gratis on line
per tutto il 2011
in caso di future modifiche) |
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IL NUOVO FORMULARIO DELL’AFFIDAMENTO
SERVIZI E FORNITURE
• Procedura aperta • Procedura ristretta • Procedura negoziata |
In una fase già particolarmente complessa e di acuta incertezza operativa dell’appaltistica pubblica, con l’entrata in vigore del Regolamento di esecuzione del Codice dei contratti pubblici, il legislatore ha emanato il cd. Decreto Sviluppo che apporta ulteriori modifiche al D.Lgs. 163/2006, a iniziare dai requisiti generali necessari per poter partecipare legittimamente alle gare di appalto e alle concessioni.
Testo-base fondamentale per far fronte all’incessante proliferare di disposizioni normative, questo Formulario consente di procedere sicuri nell’affidamento degli appalti di servizi e di forniture,offrendo all’Operatore criteri di condotta e linee guida da seguire – nel rispetto comunque di scelte e soluzioni autonome – nella predisposizione degli atti di gara.
Con riferimento alle differenti procedure di gara (aperta, ristretta, negoziata), alle prescrizioni inerenti l’importo dell’appalto (inferiore e superiore alla soglia comunitaria) e alle modalità di scelta del contraente (prezzo più basso ed offerta economicamente più vantaggiosa), questo nuovo volume fornisce ai responsabili del procedimento schemi di bandi, disciplinari di gara, lettere di invito, domande, dichiarazioni e moduli a corredo dell’offerta.
Gli schemi - nel comodo formato A4 e replicati nel Cd-Rom allegato - sono corredati di note esplicative dirette a chiarire dubbi e questioni concrete: frutto dell’attenta analisi dei casi più controversi costituiscono regole guida nella corretta e razionale costruzione degli atti di gara.
Realizzato da L. Tabarrini, Funzionario responsabile del settore appalti di primario comune, il Formulario - aggiornato e all’occorrenza aggiornabile gratis per tutto l’anno in corso - si presenta così efficacemente organizzato:
AFFIDAMENTO SERVIZI
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PROCEDURA APERTA
1. Pubblicazione degli avvisi e dei bandi di gara.
2. Tempi da accordare per la presentazione delle offerte.
3. Ulteriori termini per la presentazione delle offerte dei capitolati d’oneri, documenti ed informazioni complementari.
Prezzo più basso - Appalto di importo pari o inferiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura aperta.
- Disciplinare di gara.
- Domanda di ammissione e dichiarazione a corredo della domanda e dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
Prezzo più basso - Appalto di importo superiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura aperta.
- Disciplinare di gara.
- Domanda di ammissione e dichiarazione a corredo della domanda e dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
Offerta economicamente più vantaggiosa - Appalto di importo pari o inferiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura aperta.
- Disciplinare di gara.
- Domanda di ammissione e dichiarazione a corredo della domanda e dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
Offerta economicamente più vantaggiosa - Appalto di importo superiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura aperta.
- Disciplinare di gara.
- Domanda di ammissione e dichiarazione a corredo della domanda e dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
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PROCEDURA RISTRETTA
1. Pubblicazione degli avvisi e dei bandi di gara.
2. Termini da concedere per la presentazione delle richieste di partecipazione.
3. Tempi da accordare per la presentazione delle offerte.
4. Ulteriori termini per la presentazione delle offerte dei capitolati d’oneri, documenti ed informazioni complementari.
Prezzo più basso - Appalto di importo pari o inferiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura ristretta.
- Modello istanza di partecipazione alla gara.
- Schema lettera di invito procedura ristretta.
- Dichiarazione a corredo dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
Prezzo più basso - Appalto di importo superiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura ristretta.
- Modello istanza di partecipazione alla gara.
- Schema lettera di invito procedura ristretta.
- Dichiarazione a corredo dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
Offerta economicamente più vantaggiosa - Appalto di importo pari o inferiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura ristretta.
- Modello istanza di partecipazione alla gara.
- Schema lettera di invito procedura ristretta.
- Dichiarazione a corredo dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
Offerta economicamente più vantaggiosa - Appalto di importo superiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura ristretta.
- Modello istanza di partecipazione alla gara.
- Schema lettera di invito procedura ristretta.
- Dichiarazione a corredo dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
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PROCEDURA NEGOZIATA
1. Pubblicazione degli avvisi e dei bandi di gara.
2. Termini da concedere per la presentazione delle richieste di partecipazione.
3. Termini per la presentazione delle offerte.
4. Ulteriori termini per la presentazione delle offerte dei capitolati d’oneri, documenti ed informazioni complementari.
Prezzo più basso - Appalto di importo pari o inferiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura negoziata.
- Modello istanza di partecipazione alla gara.
- Schema lettera di invito procedura negoziata.
- Dichiarazione a corredo dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
Prezzo più basso - Appalto di importo superiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura negoziata.
- Modello istanza di partecipazione alla gara.
- Schema lettera di invito procedura negoziata.
- Dichiarazione a corredo dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
Offerta economicamente più vantaggiosa - Appalto di importo pari o inferiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura negoziata.
- Modello istanza di partecipazione alla gara.
- Schema lettera di invito procedura negoziata.
- Dichiarazione a corredo dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
Offerta economicamente più vantaggiosa - Appalto di importo superiore a 193.000 euro.
- Schema bando di gara procedura negoziata.
- Modello istanza di partecipazione alla gara.
- Schema lettera di invito procedura negoziata.
- Dichiarazione a corredo dell’offerta.
- Modulo dell’offerta.
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AFFIDAMENTO FORNITURE
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Strutturata esattamente come la prima parte di cui sopra, anche la seconda - riservata agli appalti di forniture - contiene tutta la modulistica necessaria a gestire gli atti di gara per:
› Procedura aperta.
› Procedura ristretta.
› Procedura negoziata.
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AGGIORNAMENTO FORMULARIO
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Attraverso un apposito servizio internet, tutta la modulistica contenuta nel Cd-Rom allegato viene mantenuta costantemente aggiornata in base all’evoluzione normativa: fino al 31 dicembre 2011 i nuovi modelli sono disponibili gratuitamente, collegandosi on line all’indirizzo riportato nel volume.
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Per ricevere
IL NUOVO FORMULARIO DELL’AFFIDAMENTO
SERVIZI E FORNITURE
Maggioli Editore • III edizione luglio 2011 • con Cd-Rom
Pagine 1.160 • F.to cm. 21×29,7 • ISBN 6549.9 • Euro 98,00 |
Pubblicato: 29 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Carta dei servizi, Siena |
Nell’ultima seduta di ieri, la Giunta comunale ha approvato le nuove carte dei servizi per tre strutture che forniscono assistenza ad anziani, disabili e minori. Si tratta del Complesso di ospitalità per disabili Santa Petronilla, della Comunità Alloggio per minori “Il Faro” e della struttura residenziale e semi residenziale per anziani “Villa Giardino Rubini Manenti”.
La carta servizi stabilisce i criteri per l’accesso ai servizi e le modalità con le quali vengono effettuati perché i cittadini possano utilizzarli più agevolmente.
Il Faro è una comunità educativa di tipo familiare che ospita fino a sei minori di ambo i sessi, in età compresa dai 6 ai 18 anni segnalati dai servizi sociali territoriali, dal Tribunale dei minorenni o da altra autorità giudiziaria. Per ricevere informazioni relative alle modalità di ammissione presso il centro di accoglienza per Minori “Il Faro” è possibile telefonare alla direzione “Servizi alla persona” del Comune di Siena (numero 0577 – 292243).
Il centro diurno “Villa Giardino Rubini Manenti”, invece ospita 36 anziani, di cui 18 non autosufficienti, che hanno compiuto 65 anni e adulti con patologie assimilabili a quelle della terza età, i cui bisogni assistenziali e sanitari siano compatibili con l’ambiente comunitario e con l’offerta specifica del servizio. La struttura adotta forme di assistenza orientate alla prevenzione, al recupero e al mantenimento delle capacità intellettive, comportamentali e fisiche. Il centro diurno aiuta per alcune ore le famiglie nel loro quotidiano “lavoro di cura”. Per informazioni è necessario rivolgersi sempre alla direzione “Servizi alla persona” chiamando però il numero telefonico 0577 – 292359.
Il Centro diurno per disabili del “Santa Petronilla” può ospitare 20 persone così come la “comunità alloggio protetta”. Le due strutture sono gestite in maniera integrata per garantire un utilizzo flessibile dei servizi da parte dei cittadini. L’inserimento avviene con modalità concordate caso per caso con gli operatori socio – sanitari, attraverso specifici incontri per definire un “progetto – quadro” che preveda come realizzare la frequenza al centro diurno oppure l’accoglienza nella “comunità alloggio protetta”. I cittadini interessati possono ricevere informazioni sempre chiamando il numero telefonico 0577 – 292359.
Arriva la ”Carta dei Servizi” per tre strutture di assistenza.
Pubblicato: 22 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, appalti, contratti, Enti Locali, LIBRI NEWS, Maggioli editore |
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242 schemi
pronti all’uso
e personalizzabili
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Con servizio gratuito
di aggiornamento
on line
fino al 31/12/2011
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FORMULARIO DEI CONTRATTI DEGLI ENTI LOCALI
Con foglio di calcolo dei diritti di segreteria e di rogito |
Questa nuova Guida operativa al corretto svolgimento delle attività di elaborazione e redazione di testi contrattuali fornisce direttamente su Cd-Rom 242 modelli aggiornati degli atti negoziali di uso ricorrente negli Enti locali, tenendo conto di clausole speciali, prassi e orientamenti giurisprudenziali.
In particolare gli schemi contrattuali relativi ad appalti lavori, servizi e forniture, a incarichi, convenzioni e forme negoziali atipiche, presentano clausole in materia di:
› Tracciabilità dei flussi finanziari.
› Allineamento catastale.
› Utilizzo delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni.
› Deroghe ai minimi tariffari.
› Riservatezza e premi di accelerazione.
› Utilizzo del lodo arbitrale.
› Partecipazione dei testimoni.
› Condizioni particolari di esecuzione contrattuale.
› Risparmio energetico.
Ordinati per materia, i modelli sono corredati di note esplicative e chiarimenti redazionali, sia formali che sostanziali, da seguire nel predisporre patti e condizioni, con individuazione per ogni tipologia di uno schema di riferimento generale e poi dei singoli atti personalizzati.
Aggiornato al Regolamento del Codice dei contratti pubblici, il Formulario è stato realizzato da M. Lucca, Direttore – Segretario generale in Amministrazioni locali, che l’ha strutturato in ventisette sezioni:
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1.
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Sponsorizzazioni (13 modelli).
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2.
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Contratti di fornitura (8 modelli).
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3.
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Contratti di gestione e servizi (17 modelli).
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| 4. |
Contratti di manutenzione (3 modelli).
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| 5. |
Brokeraggio e consulenza assicurativa (3 modelli).
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| 6. |
Contratti di locazione (15 modelli).
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| 7. |
Contratti di opere pubbliche (19 modelli).
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| 8. |
Incarichi professionali (20 modelli).
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| 9. |
Assunzione (7 modelli).
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| 10. |
Contratti di alienazione – Acquisizione beni (25 modelli).
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| 11. |
Contratto estimatorio (1 modello).
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| 12. |
Permute (4 modelli).
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| 13. |
Contratto di enfiteusi (1 modello).
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| 14. |
Diritto di superficie (2 modelli).
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| 15. |
Servitù (4 modelli).
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| 16. |
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| 17. |
Accordi e convenzioni (20 modelli).
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| 18. |
Atti d’obbligo e convenzioni urbanistiche (11 modelli).
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| 19. |
Transazioni (2 modelli).
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| 20. |
Donazioni (2 modelli).
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| 21. |
Concessione di beni demaniali (4 modelli).
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| 22. |
Fideiussioni (4 modelli).
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| 23. |
Mutui (3 modelli).
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| 24. |
Comunicazioni (6 modelli).
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| 25. |
Clausole speciali (26 modelli).
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| 26. |
Modulistica (12 modelli).
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| 27. |
Diritti di segreteria e rogito (8 modelli).
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