progetto accreditamento sperimentale trasporto sociale e servizi domiciliari | Azienda Sociale Cremona


PROGETTO ACCREDITAMENTO SPERIMENTALE TRASPORTO SOCIALE E SERVIZI DOMICILIARI

Cremona, 08.04.2013

PER GLI ENTI LOCALI AMBITO DISTRETTUALE DI CREMONA

Il Piano di Zona 2012 – 2014, approvato dall’Assemblea dei Sindaci nella seduta del 29 marzo 2012, unitamente all’accordo di programma per la sua attuazione, prevedeva, tra gli obiettivi, la definizione delle procedure per l’accreditamento sperimentale del trasporto sociale.

In particolare si considerava necessaria una fattiva collaborazione con il Centro di Informazioni e Servizi per il Volontariato sia in una prospettiva di conoscenza delle realtà presenti che di informazione – formazione.

Sulla base di queste indicazioni, il Consiglio di Amministrazione ha provveduto all’approvazione di una prima traccia di lavoro, allegata alla presente, ed alla definizione dell’attività di ricognizione della situazione presente in ogni singolo Comune dell’Ambito, in collaborazione con il CISVOL.

Il CISVOL curerà la rilevazione dell’associazionismo e del volontariato, mentre l’Azienda curerà la rilevazione relativa ai Comuni, da attuarsi concordemente entro il prossimo 31 maggio 2013.

Questo premesso, si chiede la collaborazione dei Comuni nella compilazione della scheda allegata, da restituire entro la data indicata.

Nel ringraziare per la collaborazione, si coglie l’occasione per porgere i migliori saluti.

IL DIRETTORE GENERALE

Ettore Vittorio Uccellini

Scheda rilevazione Comuni.pdf

da   progetto accreditamento sperimentale trasporto sociale e servizi domiciliari | Azienda Sociale Cremona.

Raffaello Maggian, I SERVIZI SOCIOASSISTENZIALI – Sistema integrato di interventi e servizi sociali, Carocci Faber 2013. Terza edizione


Raffaello Maggian

I servizi socioassistenziali

Sistema integrato di interventi e servizi sociali

Terza edizione

Indice

Introduzione

1 Soggetti socialmente responsabili

1.1. I servizi socioassistenziali

1.2. Storie di vita

1.3. Il diritto all’assistenza

1.4. Finanziatori, gestori ed erogatori dei servizi sociali

1.5. I principi di sussidiarietà, adeguatezza

e differenziazione

1.6. Persone “a responsabilità limitata”

1.7. La famiglia, il vicinato, la comunità

nella società complessa

1.7.1. La famiglia come risorsa 1.7.2. Interventi a sostegno

della famiglia 1.7.3. La famiglia come soggetto attivo delle politiche

sociali 1.7.4. Le relazioni di vicinato 1.7.5. La comunità

di appartenenza

1.8. L’apporto del terzo settore

1.9. Responsabilità sociale delle imprese for profit

1.10. Le funzioni del Comune

2 Programmazione e organizzazione dei servizi sociali

2.1. Complessità del sistema socioassistenziale

2.2. Prestazioni economiche, sociali

e sociosanitarie essenziali

2.3. Il ruolo della Regione

2.4. Il sistema locale dei servizi sociali

2.4.1. Il confine del sistema 2.4.2. La programmazione e la progettazione

del sistema locale dei servizi sociali 2.4.3. Organizzazione dei servizi

sociali 2.4.4. La rete dei servizi sociali

3 I servizi sociali nella normativa statale, regionale

e nelle esperienze locali

3.1. Servizi per la generalità della popolazione

3.1.1. Criteri adottati per la classificazione dei servizi 3.1.2. Segretariato

sociale 3.1.3. Pronto intervento sociale 3.1.4. Servizio sociale

professionale 3.1.5. Modelli organizzativi

3.2. Servizi per la famiglia

3.2.1. Centri per le famiglie 3.2.2. Consultori familiari 3.2.3. Servizi

di sostegno alla famiglia e alla genitorialità 3.2.4. La Carta famiglia

3.2.5. Servizio di mediazione familiare

3.3. Servizi e strutture per i minori e i giovani

3.3.1. Asili nido e micronidi 3.3.2. Servizio di tata familiare/

Tagesmutter 3.3.3. Servizi ludici per minori 3.3.4. Centri diurni

educativo-ricreativi e di aggregazione giovanile 3.3.5. Affidamento

familiare 3.3.6. Servizi residenziali per minori

3.4. Servizi e strutture per donne in difficoltà@219

3.4.1. Gestanti e madri con figli a carico 3.4.2. Centri e servizi

antiviolenza

3.5. Servizi e strutture per persone in situazione di disabilità@224

3.5.1. Prestazioni economiche statali 3.5.2. Integrazione scolastica

e sociale extrascolastica dei diversamente abili 3.5.3. Assistenza

domiciliare e teleassistenza 3.5.4. L’amministratore di sostegno

3.5.5. Centri diurni 3.5.6. La casa intelligente 3.5.7. Servizio formativo

e integrazione lavorativa 3.5.8. Servizi residenziali

3.6. Sostegno economico

3.7. Servizi e strutture per persone in situazione di marginalità

sociale

3.7.1. Servizi di mensa, accoglienza diurna e notturna 3.7.2. Alloggi

sociali 3.7.3. Strutture residenziali

3.8. Servizi e strutture per persone con problematiche psicosociali

3.8.1. Affidamento familiare 3.8.2. Centri di salute mentale

3.8.3. Servizi e strutture per le dipendenze 3.8.4. Servizi e strutture

per persone vittime di sfruttamento sessuale

3.9. Servizi e strutture per persone anziane

3.9.1. L’assegno sociale agli ultrasessantacinquenni 3.9.2. Servizio civile

anziani 3.9.3. Servizi per la domiciliarità 3.9.4. Affidamento familiare

3.9.5. Centri diurni 3.9.6. Strutture residenziali

3.10. Forme innovative di solidarietà e di auto-mutuo-aiuto

3.10.1. Iniziative per la coesione sociale nei complessi di edilizia residenziale

pubblica 3.10.2. Condomini solidali 3.10.3. Auto-mutuo-aiuto

3.10.4. Le banche del tempo 3.10.5. Le fattorie sociali

3.11. Prestazioni sociali statali

3.11.1. Uffici di servizio sociale per i minorenni 3.11.2. Uffici

di esecuzione penale esterna 3.11.3. Nuclei operativi tossicodipendenze

Note

Bibliografia

Indice analitico

Appendice statistica e normativa

A.1. Spesa sociale dei Comuni per aree di intervento

A.1.1. La spesa sociale dei Comuni A.1.2. Aree di intervento

A.1.3. Interventi e servizi A.1.4. Contributi economici A.1.5. Centri

e strutture semiresidenziali (a ciclo diurno) A.1.6. Strutture comunitarie

e residenziali A.1.7. Azioni di sistema e spese di organizzazione

A.1.8. Una sintesi dei dati

A.2. Norme regionali

A.2.1. Abruzzo A.2.2. Basilicata A.2.3. Calabria A.2.4. Campania

A.2.5. Emilia-Romagna A.2.6. Friuli Venezia Giulia A.2.7. Lazio

A.2.8. Liguria A.2.9. Lombardia A.2.10. Marche A.2.11. Molise

A.2.12. Piemonte A.2.13. Puglia A.2.14. Sardegna A.2.15. Sicilia

A.2.16. Toscana A.2.17. Trentino-Alto Adige A.2.18. Umbria

A.2.19. Valle d’Aosta A.2.20. Veneto.

A.3. Articoli della Costituzione

A.4. Annotazioni giuridiche

A.5. Legge 328/2000

Introduzione

Questo testo fa parte di una sorta di trilogia, il cui primo volume, pubblicato nel 1990 con il sottotitolo Standard regionali, regolamenti, esperienze, riportava stralci di leggi, piani, regolamenti, direttive e circolari emanati dalle varie Regioni in materia socioassistenziale dopo il decentramento avviato dal D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, che aveva attribuito ai Comuni tutte le funzioni amministrative relative all’organizzazione e all’erogazione dei servizi di assistenza e beneficenza, nell’attesa messianica di una legge quadro sui servizi sociali.

Il secondo volume, pubblicato nel maggio 2001, a pochi mesi di distanza dall’emanazione della legge 8 novembre 2000, n. 328, ha descritto la situazione dei servizi socioassistenziali verso la

realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali e sanitari, parafrasando il titolo della legge stessa.

Con questo terzo volume si fa il punto sul sistema integrato di interventi e servizi sociali, quale si è venuto a realizzare nei vari territori regionali dopo la modifica del Titolo v della Costituzione, approvata nel 2001.

Come nelle precedenti stesure, il libro riporta gli standard dei servizi socioassistenziali, sociosanitari e socioeducativi, desunti dalla legislazione regionale e da esperienze di enti locali. Come base di partenza sono state utilizzate le denominazioni e i requisiti dei servizi e delle strutture socioassistenziali riportati dalla Regione Puglia nella L.R. 10 luglio 2006, n. 19, Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini di Puglia e nel Regolamento regionale 18 gennaio 2007, n. 4 (successivamente modificato dai Regolamenti 7 agosto 2008, n. 19, e 10 febbraio 2010, n. 7). A questi sono stati aggiunti gli standard di servizi rilevati nella normativa più recente delle altre Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano e quelli tratti da esperienze significative di enti locali o da organismi del terzo settore delle varie realtà italiane. Le strutture e i servizi sono stati raggruppati, individuando il destinatario prevalente: servizi per la generalità della popolazione; servizi per la famiglia; servizi e strutture per i minori e i giovani; servizi e strutture i servizi socioassistenziali per donne in difficoltà; servizi e strutture per le persone con disabilità; sostegno economico; servizi e strutture per persone in situazione di marginalità sociale; servizi e strutture per persone con problematiche psicosociali; servizi e strutture per le persone anziane; forme innovative di solidarietà e di auto-mutuo-aiuto. Infine, sono state descritte le principali prestazioni sociali statali. Il volume è corredato da un’appendice consultabile online sul sito della casa editrice, che riporta una sintesi della spesa sociale dei Comuni italiani suddivisa per aree di intervento e – Regione per Regione – oltre 2.000 provvedimenti regionali che trattano gli argomenti affrontati.

Il libro è stato pensato per un utilizzo diversificato, a seconda delle esigenze dei lettori. Gli studenti iscritti ai corsi universitari, per il conseguimento del titolo di assistente sociale o di educatore professionale, vi troveranno riferimenti utili per il tirocinio professionale, gli esami e la tesi.

I dirigenti e i responsabili dei servizi potranno agevolmente trovare indicazioni precise e dettagliate sulle leggi statali e regionali vigenti in materia socioassistenziale, socioeducativa e sociosanitaria. Gli assistenti sociali, gli educatori e gli altri operatori sociali avranno modo di valutare criticamente la propria realtà lavorativa con gli standard dei servizi proposti dalle varie

Regioni. Infine, le cooperative sociali, le organizzazioni di volontariato e le imprese potranno avere una visione d’insieme dei requisiti che la normativa vigente richiede per l’autorizzazione al funzionamento delle strutture e dei servizi socioassistenziali e per l’eventuale loro  accreditamento”.

Ringraziamenti

Ringrazio quanti hanno contribuito, direttamente o indirettamente, a questa nuova edizione. Innanzitutto il mio pensiero va ad Annamaria Campanini e ai colleghi del Comitato scientifico (Elena Allegri, Maria Dal Pra Ponticelli, Milena Diomede Canevini, Luigi Gui, Elisabetta Neve,

Aurelia Tassinari, Silvana Tonon Giraldo), con cui per lungo tempo ho condiviso la fatica di portare a termine il Nuovo dizionario di servizio sociale.

Le interminabili discussioni su ogni singola voce mi hanno aiutato a fare chiarezza su molti termini presenti nel libro. Ringrazio anche le assistenti sociali Linda Formato e Ombretta Okely per avermi consentito di inserire una loro riflessione su un caso da loro seguito, già pubblicato sul sito ASit

Servizio Sociale su Internet (http://www.serviziosociale.com), di cui sono un affezionato frequentatore. Infine, un grazie affettuoso a mia moglie che, oltre a essermi stata vicina nelle alterne vicende della vita, ha dato concretezza ai temi di cui si occupano i servizi socioassistenziali, raccontando una storia, che oggi può capitare a chiunque, sulla discesa di una vita.

Carta dei servizi della Azienda sociale di Castano Primo


PRESENTAZIONE DELLA CARTA DEI SERVIZI DI AZIENDA SOCIALE

La Carta dei Servizi di Azienda Sociale è stata pensata e costruita come uno strumento di informazione dei cittadini finalizzato a migliorare la trasparenza e l’accessibilità ai servizi e alle prestazioni sociali e a promuovere la semplificazione delle procedure per la fruizione degli stessi sul territorio del Castanese.

 Permettendo ai cittadini di conoscere le prestazioni offerte, la Carta si offre come uno strumento informativo e relazionale finalizzato a minimizzare eventuali difficoltà di accesso ed utilizzo dei servizi offerti dall’Azienda, all’interno di una strategia di centralità del cittadino.

 Il perseguimento delle strategie di tutela e protezione dei cittadini ed il pieno riconoscimento del diritto di libera scelta voluto dal modello lombardo, infatti, presuppone che gli stessi siano messo nella condizione di poter conoscere quali servizi e prestazioni socio assistenziali sono presenti e disponibili presso la rete territoriale di riferimento, che Azienda Sociale ha il compito di promuovere e gestire, come da mandato statutario voluto dagli undici Comuni del Castanese.

In materia di servizi alla persona si è assistito negli ultimi anni ad una evoluzione dei rapporti tra cittadino ed Istituzioni in termini di doverosa maggiore consapevolezza dei diritti dei primi e di chiara esplicitazione e più incisivo controllo dei doveri dei secondi. Tutto ciò impone dunque alle Istituzioni stesse di assicurare continuità e qualità nell’erogazione dei servizi, ma soprattutto di garantire imparzialità ed uguaglianza ad ogni cittadino, sia nell’accessibilità sia nella tempestività degli interventi. Da quanto detto sopra consegue che i servizi offerti, oggetto di domanda socio assistenziale, non possono essere autoreferenziali, ma la loro fruizione deve necessariamente essere strumentale al fine per cui sono stati attivati: la soddisfazione dei bisogni dei cittadini, soprattutto di quelli in condizione di fragilità.

 In questa prospettiva l’attenzione alla partecipazione del cittadino viene ad assumere un ruolo fondamentale per l’azione di Azienda Sociale ed è per tale motivo che la Direzione auspica che questa Carta dei Servizi risponda alle esigenze dei cittadini e che coloro che vorranno leggerla segnalino eventuali necessità informative ulteriori rispetto a quelle alle quali si è cercato di dare risposta.

vai a: Carta servizi.

schema d’intesa che fissa i requisiti in base ai quali le Regioni dovranno rivedere, entro il mese di giugno 2013, le regole per stabilire quali strutture sanitarie e socio sanitarie pubbliche e private potranno entrare a pieno titolo nel servizio sanitario pubblico


Governo e Parlamento
Anteprima. In Stato Regioni i nuovi criteri per l’accreditamento sanitario 
05 NOV - Alla Stato Regioni lo schema d’intesa che fissa i requisiti in base ai quali le Regioni dovranno rivedere, entro il mese di giugno 2013, le regole per stabilire quali strutture sanitarie e socio sanitarie pubbliche e private potranno entrare a pieno titolo nel servizio sanitario pubblico.

Il testo del provvedimento

Leggi…

esempio di ACCREDITAMENTO ISTITUZIONALE DELLA CASA DI RIPOSO PER ANZIANI AUTOSUFFICIENTI D(CDR) ISTITUTI DI SOGGIORNO “SAN GREGORIO” VALDOBBIADENE.


AZIENDA UNITÀ LOCALE SOCIO – SANITARIA N. 8 – Azienda ULSS 8
Direttore dei Servizi Sociali.

ACCREDITAMENTO ISTITUZIONALE DELLA CASA DI RIPOSO PER ANZIANI. AUTOSUFFICIENTI D(CDR) ISTITUTI …
<http://www.ulssasolo.ven.it/index.php/content/download/26588/165476/version/1/file/0_DELIBERA.PDF>

DAI PIANI DI ZONA ALLA GESTIONE ASSOCIATA DEI SERVIZI SOCIALI | Corso SDA Bocconi


I contenuti

  • I Piani di zona e le nuove reti dei servizi sociali: differenti ambiti e diverse esperienze regionali a confronto.
  • Integrazione dei servizi ed integrazione delle risorse: i nuovi confini della gestione del sociale.
  • Pianificazione e programmazione: il ruolo degli enti locali nell’orientare e governare i processi di cambiamento.
  • Integrazione e gestione associata dei servizi: dall’uso integrato delle risorse alla costituzione di un’unica azienda sociale interistituzionale.
  • Le differenti forme giuridiche a disposizione di una gestione associata.
  • La valutazione dei servizi nelle gestioni associate: la “prova del nove” dell’integrazione dei servizi.

da: DAI PIANI DI ZONA ALLA GESTIONE ASSOCIATA DEI SERVIZI SOCIALI | SDA Bocconi

vai alla BROCHURE  piani-zona

L’impresa sociale al tempo dell’accreditamento: tra accountability dei servizi pubblici ed innovazione sociale – di Claudio Travaglini, in AMS Acta – AlmaDL Università di Bologna, 2012


L’impresa sociale al tempo dell’accreditamento: tra accountability dei servizi pubblici ed innovazione sociale

vai a   L’impresa sociale al tempo dell’accreditamento: tra accountability dei servizi pubblici ed innovazione sociale – AMS Acta – AlmaDL Università di Bologna.

Comune di Como – Servizi Sociali- “Bando, disciplinare di servizio e domanda di accreditamento dei fornitori di servizi per Ufficio di Coordinamento del piano di Zona, periodo 2012-14”.


Comune di Como – Servizi Sociali- “Bando, disciplinare di servizio e domanda di accreditamento dei fornitori di servizi per Ufficio di Coordinamento del piano di Zona, periodo 2012-14”.

vai a  Bandi di Gara – Comune di Como – Servizi Sociali- “Bando,….

esempio di CAPITOLATO SPECIALE D’APPALTO PER LA GESTIONE DEL NIDO D’INFANZIA E LUDOTECA COMUNALI


C I T T A’  D I  A L G H E R O   PROVINCIA DI SASSARI ASSESSORATO AI SERVIZI SOCIALI

CAPITOLATO SPECIALE D’APPALTO PER LA GESTIONE DEL NIDO D’INFANZIA E LUDOTECA COMUNALI SITI RISPETTIVAMENTE

IN VIA GIOVANNI XXIII E VIA MALTA,2012-2015

CAPITOLATO SPECIALE D’APPALTO PER LA GESTIONE DEL NIDO D’INFANZIA

esempio di capitolato speciale d’appalto assistenza educativa scolastica, Calusco d’Adda


capitolato speciale d’appalto assistenza educativa scolastica 2012 …
CAPITOLATO SPECIALE D’APPALTO PER LA GESTIONE DEL SERVIZIO …. verifica
annuali con i Servizi Sociali e/o con altri servizi specialistici
interessati. 7.
<http://www.comune.caluscodadda.bg.it/files/competitions/26/74/Capitolato%20speciale%20d’appalto.pdf

esempio di CAPITOLATO D’ONERI APPALTO PER LA GESTIONE DEI SERVIZI “COMUNITA’ DI ACCOGLIENZA PER MINORI E COMUNITA’ DI PRONTA ACCOGLIENZA” , COMUNE DI OLBIA , ASSESSORATO POLITICHE SOCIALI, DELLE PARI OPPORTUNITA’, POLITICHE SANITARIE E TUTELA DEGLI ANIMALI


COMUNE DI OLBIA , ASSESSORATO POLITICHE SOCIALI, DELLE PARI OPPORTUNITA’, POLITICHE SANITARIE E TUTELA DEGLI ANIMALI

CAPITOLATO D’ONERI

APPALTO PER LA GESTIONE DEI SERVIZI

“COMUNITA’ DI ACCOGLIENZA PER MINORI E COMUNITA’ DI PRONTA ACCOGLIENZA”

vai a: capitolato COMUNE DI OLBIA

Paolo Ferrario, Marisa Bianchi, Luciana Quaia La qualità nei servizi socio-sanitari Processi di costruzione della carta dei servizi in una RSA EDIZIONE: 2002 COLLANA: CAROCCIFABER Il servizio sociale


La qualità nei servizi socio-sanitari

Paolo FerrarioMarisa BianchiLuciana Quaia

La qualità nei servizi socio-sanitari

Processi di costruzione della carta dei servizi in una RSA

EDIZIONE: 2002

COLLANA: CAROCCIFABER Il servizio sociale

ISBN: 9788874660056

Indice

Presentazione Parte prima: Le politiche sociali per lo sviluppo della qualità, di P. Ferrario 1.´Lorientamento alla qualità nella legislazione/Servizi socio-sanitari: il ciclo riformistico degli anni novanta/Il nuovo ordinamento dei comuni/Il nuovo ordinamento delle Aziende sanitarie locali/La riforma dei servizi sociali/Riforme amministrative e valutazione della qualità/Le politiche della comunicazione pubblica 2.Politiche legislative per le Carte dei servizi/Fasi di sviluppo/Le regole quadro/Le regole di settore/Aspetti di metodo nella produzione delle Carte dei servizi/Processi di comunicazione e di pensiero nella produzione della Carte 3.Culture organizzative sulla qualità dei servizi socio-sanitari/La qualità del servizio/Amministrazione dei servizi, esternalizzazione e accreditamento/Il contributo teorico-pratico di Richard Normann/I gruppi di progettazione: il contributo di Henry Mintzberg Parte seconda: La qualità e le strategie gestionali nella RSA “Bellaria”, di M. Bianchi 4.Il contesto della Residenza Sanitario Assistenziale Bellaria di Appiano Gentile/Contesto normativo istituzionale lombardo/Brevi cenni storici/La struttura della Residenza Sanitario Assistenziale 5.Le strategie organizzative e gestionali dei servizi alla persona/´LIstituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza nella rete dei servizi/La gestione del personale/I “non modelli” gestionali 6.Il progetto globale di gestione e il progetto qualità insieme/Le strategie dell´ente/La realtà organizzativa-istituzionale e le caratteristiche del personale/´Lapproccio alla qualità: il questionario di soddisfazione, il Comitato degli ospiti e dei parenti 7.Dall´attivazione dei gruppi di miglioramento alla costruzione della carta dei servizi: vantaggi e svantaggi di un percorso dal basso/´Lutilizzo del metodo PDCA come modalità volta al miglioramento continuo/I gruppi di miglioramento/´Lelaborazione della Carta dei servizi/La visione globale come elemento facilitatore della qualità Appendice: Procedure elaborate dagli operatori della Casa di riposo Bellaria Parte terza: Il processo di miglioramento della qualità, di L. Quaia 8.Gli attori della qualità: considerazioni preliminari/Sulla qualità della vita/Sull´anziano istituzionalizzato/Sull´operatore che cura/Sul familiare dell´anziano istituzionalizzato/Sull´adattamento 9.Il processo di lavoro per il miglioramento continuo della qualità/Il progetto “Qualità Insieme”/I cinque passi del processo di miglioramento/Metodologia di lavoro della commissione sanitario-assistenziale 10.La qualità dal progetto alla percezione/La Commissione Qualità Percepita/La qualità percepita dall´ospite/La qualità percepita dal familiare/La qualità percepita dall´operatore Bibliografia/Libri/Riviste/Legislazione/Casa di riposo RSA “Bellaria” di Appiano Gentile-Como

Nuovi strumenti di sostegno alle famiglie Assegni di cura e voucher sociali a cura di: Sergio Pasquinelli EDIZIONE: 2007 COLLANA: CAROCCIFABER Il servizio sociale


Nuovi strumenti di sostegno alle famiglie

Nuovi strumenti di sostegno alle famiglie

Assegni di cura e voucher sociali

a cura di: Sergio Pasquinelli

EDIZIONE: 2007

COLLANA: CAROCCIFABER Il servizio sociale

ISBN: 9788874665105

Indice

Premessa / Introduzione di Emanuele Ranci Ortigosa/ 1 Nuovi strumenti del welfare locale di Sergio Pasquinelli 1.1. Territori di confine 1.1.1. Di che cosa stiamo parlando’ 1.2. Dal sostegno dell’offerta al sostegno della domanda 1.2.1. Le ’buone’ ragioni 1.2.2. Le ’cattive’ ragioni 1.2.3. L’esperienza dei buoni scuola 1.3. Tre criteri per un libro 1.3.1. Centralità dell’evidenza empirica 1.3.2. Trasferimenti economici o strumenti del sistema dei servizi’ 1.3.3. Capacità di regolazione e di governo 1.4. Un primo bilancio 1.4.1. Alta frammentazione, bassa diffusione 1.4.2. Assegni di cura 1.4.3. Voucher sociali In sintesi Domande di autoverifica 2 Gli assegni di cura in Italia di Barbara Da Roit 2.1. L’introduzione degli assegni di cura 2.1.1. Gli assegni di cura nel contesto delle politiche sociali in Italia 2.1.2. Diffusione degli assegni di cura: dove e in quali aree di intervento 2.1.3. Il peso degli assegni di cura nelle politiche regionali e territoriali: analisi dei beneficiari e delle risorse 2.2. Selezione dei beneficiari e modelli di copertura 2.2.1. I criteri di accesso 2.2.2. L’ammontare degli assegni 2.3. Il rapporto con il sistema dei servizi pubblici e privati 2.3.1. Finalizzazione delle risorse: tra cura informale-familiare e mercato 2.3.2. Trasferimento monetario o elemento del sistema dei servizi’ 2.4. Assegni di cura e regolazione delle politiche sociali territoriali 2.4.1. Il modello di accentramento regionale 2.4.2. Il modello di decentramento territoriale 2.4.3. Quali conseguenze delle scelte regolative’ 2.4.4. Il nodo delle risorse 2.5. Tra innovazione e criticità: una sintesi In sintesi Domande di autoverifica 3 Voucher sociali: la difficile strada del mercato di Sergio Pasquinelli 3.1. Introduzione 3.2. Esperienze di voucher sociali 3.2.1. Parma 3.2.2. Le province di Prato e di Siena 3.2.3. Sesto San Giovanni 3.2.4. I voucher sociali in Lombardia 3.3. Un quadro di sintesi 3.4. Voucher a profilo, orari, a cifra fissa 3.5. Accreditamento e regolazione del mercato 3.5.1. L’importanza dei valori e dei volumi di spesa 3.6. Possibilità di scelta, capacità di scelta 3.7. Conclusioni In sintesi Domande di autoverifica 4 I voucher di conciliazione di Ivana Fellini e Flavia Pesce 4.1. Il contesto programmatorio dei voucher di conciliazione 4.2. Definizione dei voucher di conciliazione e opzioni attuative 4.3. Il voucher di conciliazione nelle scelte programmatorie delle Regioni italiane 4.4. Le problematiche dell’attuazione: progettazione del dispositivo, requisiti di accesso, sistema di gestione 4.5. Alcune esemplificazioni di prassi attuative nelle regioni Obiettivo 3 4.6. Un primo bilancio delle sperimentazioni in atto In sintesi Domande di autoverifica nuovi strumenti di sostegno alle famiglie 5 Accreditamento e voucherizzazione dei servizi alla persona di Alessandro Battistella 5.1. Introduzione 5.2. Le due anime dell’accreditamento 5.3. Accreditamento e mercato dei servizi 5.4. Accreditamento e costo dei servizi 5.5. Un’esperienza innovativa 5.6. Conclusione In sintesi Domande di autoverifica 6 L’assegno di cura in una logica promozionale di Katja Avanzini 6.1. Introduzione 6.2. La metodologia di lavoro 6.2.1. Il case management 6.2.2. La valutazione del caso 6.2.3. La definizione del progetto individualizzato 6.3. Le prospettive di sviluppo In sintesi Domande di autoverifica 7 Emersione e qualificazione del lavoro privato di cura di Daniela Mesini e Giselda Rusmini 7.1. Premessa 7.2. La deregolamentazione conviene’ 7.3. L’emersione del lavoro privato di cura 7.3.1. La regolamentazione dei flussi migratori 7.3.2. La regolarizzazione lavorativa: contratto, tutele e incentivi 7.3.3. Gli incentivi economici regionali a favore dell’emersione: una mappa 7.4. La qualificazione del mercato privato di cura: alcune esperienze significative 7.5. Conclusioni In sintesi Domande di autoverifica 8 Valutare gli assegni di cura di Paola Ielasi 8.1. Introduzione 8.2. Che cosa valutare’ 8.3. La costruzione dei criteri di accesso: la valutazione ex ante 8.4. È stato fatto’ È stato fatto bene’ È servito’ 8.5. Verso una valutazione della performance 8.5.1. Valutazione dell’efficacia 8.5.2. L’efficacia soggettiva: soddisfazione e qualità percepita In sintesi Domande di autoverifica 9 L’esperienza europea di Barbara Da Roit 9.1. Introduzione 9.2. Assegni di cura e voucher in Europa 9.2.1. Modelli di politica dei servizi in Europa 9.2.2. Sfide alle politiche sociali e spinte verso l’uso di assegni di cura e voucher 9.2.3. Tre modelli europei 9.3. Strumenti di flessibilizzazione dell’offerta: i paesi nordici e la Gran Bretagna 9.3.1. Assegni di cura per gli anziani nel Nord Europa 9.3.2. L’esperienza dei direct payments in Gran Bretagna 9.4. Strumenti per l’espansione dell’offerta: i paesi dell’Europa continentale 9.4.1. L’assicurazione sociale tedesca 9.4.2. Il caso francese tra politiche sociali e politiche del lavoro 9.5. Assegni di cura come strumenti di integrazione del reddito: l’Europa del Sud 9.5.1. Il dibattito e le trasformazioni in corso 9.5.2. Assegni di cura e voucher in Italia 9.6. Un primo bilancio dell’esperienza europea e lezioni per l’Italia / In sintesi / Domande di autoverifica / Note / Bibliografia / Gli autori

NUOVO – Contratto di Servizio tra i Comuni dell’Ambito distrettuale di Cremona e l’Azienda Sociale del Cremonese | Azienda Sociale Cremona


NUOVO – CONTRATTO DI SERVIZIO TRA I COMUNI DELL’AMBITO DISTRETTUALE DI CREMONA E L’AZIENDA SOCIALE DEL CREMONESE

Cremona, 30.04.2012

L’Assemblea dei Comuni Soci dell’Azienda Sociale del Cremonese ha approvato, nella seduta del 26 aprile 2012, il Contratto di Servizio che disciplina i rapporti tra l’Azienda e i Comuni dell’Ambito distrettuale di Cremona, in qualità di proprietari dell’Ente medesimo.

Tale atto è la conseguenza dell’adozione del Piano di Zona 2012-2014 e dell’Accordo di Programma da parte dell’Assemblea dei Sindaci in data 29 marzo 2012. In tali documenti si riconosceva all’Azienda Sociale del Cremonese la funzione di capo-fila del Piano di Zona 2012-2014 e la funzione di gestore delle risorse del medesimo per l’attuazione delle priorità di intervento e dei servizi che ad essa sono stati trasferiti.

Per tale motivo,

si richiede ad ogni Comune dell’Ambito distrettuale di Cremona e all’Unione dei Comuni Lombarda dei Comuni di Corte de’ Frati e di Olmeneta di deliberare, con un atto di Giunta, l’adozione del Contratto.

E’ possibile scaricare:

  • schema di delibera di Giunta;
  • Contratto di Servizio approvato dall’Assemblea dei Soci in data 26 aprile 2012 (quale allegato alla delibera di Giunta).

 A disposizione per ogni ulteriori chiarimento, colgo l’occasione per porgere i migliori saluti

 IL PRESIDENTE

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

(Luigi prof. Amore)

Bozza contratto servizio Comune e Azienda 2012 – 2014.doc

da NUOVO – Contratto di Servizio tra i Comuni dell’Ambito distrettuale di Cremona e l’Azienda Sociale del Cremonese | Azienda Sociale Cremona.

Servizio sociale dei Comuni – Ambito distrettuale Basso Isontino. Albo dei soggetti accreditati a svolgere il servizio di assistenza domiciliare nei Comuni


Servizio sociale dei Comuni – Ambito distrettuale Basso Isontino.

Albo dei soggetti accreditati a svolgere il servizio di assistenza domiciliare nei Comuni …
<http://www.serviziosociale.bassoisontino.it/cm/ambienti/servizio_sociale/unica/allegati/struttura_portale/20124171413310.doc20120417142827.pdf>

“La cosa bella degli standard è che ce ne sono tanti da scegliere”, di Andrew Tanenbaum


Sostiene Andrew Tanenbaum

“La cosa bella degli standard è che ce ne sono tanti da scegliere”

Direi che è perfetto per il cosiddetto “modello lombardo -  Formigoni” e i fatti della clinica Santa Rita di Milano

L’innovazione istituzionale al tempo della crisi: la fondazione per le scuole dell’infanzia di Modena


Nei primi mesi del 2012 l’esternalizzazione delle scuole dell’infanzia si precisa e giunge più apertamente all’attenzione dell’opinione pubblica. L’idea che si fa strada è quella di approvare una delibera di Consiglio comunale in cui si prospetta di affidare all’esterno due scuole dell’infanzia mediante gara d’appalto e di chiedere per altre due la statalizzazione riservandosi, nel caso probabile in cui questa non sia ottenuta, di appaltare anche la gestione di queste scuole. 
L’amministrazione però si riserva di approfondire anche la possibilità di costituire una fondazione di partecipazione per le quattro scuole dell’infanzia, quale soluzione alternativa all’esternalizzazione. La fondazione, che gestirebbe le scuole, è un soggetto di diritto privato che opera senza fini di lucro. Esso potrebbe appaltare la gestione o invece esercitarla in forma diretta, assumendo personale dipendente. L’organo principale di governo della fondazione sarebbe rappresentato da un Consiglio di amministrazione, i cui membri sarebbero nominati dal Comune che, in questo modo, garantirebbe “controllo analogo” a quello garantito nella gestione diretta rispetto al servizio erogato dalla Fondazione

 

tutto l’articolo qui L’innovazione istituzionale al tempo della crisi: la fondazione per le scuole dell’infanzia di Modena.

Comuni: dalla gestione diretta a quella indiretta. Quadro istituzionale, di Stefano Neri, da http://www.secondowelfare.it


il quadro normativo sembra spingere i Comuni alla dismissione dei servizi in gestione diretta a favore dell’affidamento a soggetti terzi. Le norme principali che concorrono a favorire tale esito sono:

• l’art. 14, co. 9 della legge 122/2010 che converte con modifiche il decreto legge 78/2010. Tale norma stabilisce che si “possa procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 20% della spesa corrispondente alle cessazioni dell’anno precedente”. Ciò significa che ogni cinque dipendenti cessati dal servizio solo uno può essere assunto di ruolo;

• l’art. 36, co. 2 del decreto legislativo 165/2001, come modificato dall’art. 17, co. 26, della legge 102/2009, che stabilisce che le pubbliche amministrazioni possano “avvalersi delle forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale” e quindi anche dei contratti a tempo determinato, solo “per rispondere ad esigenze temporanee ed eccezionali”. Recentemente la disposizione è stata emendata rafforzando la responsabilità dirigenziale e le sanzioni previste in caso di violazione della norma sull’impiego di contratti “atipici” o non standard;

• l’art. 4, co. 102, lett. b) della legge 183/2011, approvata in agosto, ha esteso agli enti locali le disposizioni contenute nel decreto legge 78/2010 (come si è detto, convertito con modifiche dalla legge 122/2010). Tali disposizioni avevano posto sulle amministrazioni statali un vincolo nella possibilità di “avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009”. Lo stesso limite vale per “la spesa per personale relativa a contratti di formazione lavoro, ad altri rapporti formativi, alla somministrazione di lavoro, nonché al lavoro accessorio”. La disposizione è stata prorogata fino a tutto il 2013.

Questo insieme di norme introduce forti vincoli alla possibilità degli enti locali di sostituire personale dipendente che cessa dal servizio, ponendo limiti molto stretti sia alle assunzioni a tempo indeterminato che alle assunzioni o ai rinnovi a tempo determinato o con altre forme contrattuali di tipo non standard. Ciò rende sempre più difficoltosa la gestione diretta dei servizi

Vai all’intera scheda:  L’innovazione istituzionale al tempo della crisi: la fondazione per le scuole dell’infanzia di Modena.

Regione Veneto, ULSS 21 di Legnago, REGOLAMENTO PER IL RILASCIO dell’autorizzazione e accreditamento delle strutture socio-sanitarie e sociali


Regione Veneto, ULSS 21 di Legnago, REGOLAMENTO PER IL RILASCIO dell’autorizzazione e accreditamento delle strutture socio-sanitarie e sociali

Regione Lombardia. Voucher: sarà il paziente a pagare i servizi


Welfare. In Lombardia sarà il paziente a pagare i servizi. Con i voucher della Regione 
09 MAR - La riforma messa in cantiere dal Pirellone, secondo le intenzioni, porterà maggiore competizione tra gli operatori, più autonomia e libertà di scelta dei cittadini e riduzione della disomogeneità e discrezionalità nell’accesso ai servizi. Ad aprile potrebbe partire la sperimentazione su singoli settori. Leggi…

BANDO DI GARA PER LA GESTIONE DI SERVIZI RIVOLTI A MINORI – SERVIZIO DI SEGRETARIATO SOCIALE Comuni di Castellanza – Gorla Maggiore – Gorla Minore – Marnate – Olgiate Olona – Solbiate Olona – Fagnano Olona


la Regione Lombardia vara il “Fattore Famiglia”. Si tratta di un indicatore per le politiche sociali, che non solo tiene conto delle situazioni reddituali e patrimoniali, ma contempla anche a pieno titolo il numero di figli e i carichi di cura


la Lombardia vara il Fattore Famiglia. Si tratta di un indicatore per le politiche sociali, che non solo tiene conto delle situazioni reddituali e patrimoniali, ma contempla anche a pieno titolo il numero di figli e i carichi di cura, ad esempio la presenza nel nucleo familiare di anziani non autosufficienti o di disabili.

Il Fattore Famiglia sarà ora sperimentato per un anno in alcuni Comuni del territorio lombardo. A livello regionale ha già trovato applicazione per quanto riguarda la Dote scuola 2012-2013, misura che interessa un terzo degli studenti lombardi (circa 300.000) con uno stanziamento di 81 milioni e che, con i nuovi parametri applicati, darà diritto alla Dote a 8.000 famiglie in più dello scorso anno.

SPERIMENTAZIONE – Parte ora un periodo di sperimentazione su tutte le unità d’offerta sociali e socio sanitarie “che consenta di valutare – ha aggiunto Boscagli -, con grande attenzione, l’appropriatezza degli indicatori individuati, l’impatto sulle famiglie lombarde e la sua sostenibilità”. Solo dopo questa fase, i cui risultati saranno resi noti e valutati dal Consiglio regionale, la Giunta regionale sarà investita del compito di definire i criteri attuativi. “L’eredità del paradigma ‘tutto a tutti’ e in maniera indifferenziata – ha notato ancora Boscagli – ha consegnato una situazione divenuta insostenibile e profondamente iniqua. Molti cittadini in stato di bisogno sono oggi fuori dal sistema di assistenza e solo grazie al sistema di protezione familiare possono ricevere assistenza quotidiana senza gravare sulle risorse pubbliche”.

RISPETTO DEI LEA – La misura lombarda non tocca in nulla i Livelli essenziali di assistenza (Lea), che sono di competenza nazionale. In altri termini, il provvedimento lombardo non si colloca minimamente in contrasto con la disciplina nazionale dei Lea e la sua legittimità è supportata sia dalla giurisprudenza costituzionale sia dal recente parere della Corte dei Conti sul nostro sistema socio-sanitario. I principi cardine della legge regionale sul Fattore Famiglia si collocano, infatti, nel pieno rispetto dei Livelli essenziali di assistenza e sono volti a riconoscere un ruolo centrale alla famiglia, commisurando lo strumento di valutazione della situazione economica agli effettivi carichi di cura e sono diretti a garantire il rispetto del principio di uguaglianza sostanziale attraverso l’aumento dell’offerta dei servizi su base regionale.

CARICHI DI CURA – Il Fattore Famiglia lombardo, declinato nella scala di equivalenza con i correttivi riguardanti i carichi di cura, diventa quindi lo strumento attraverso cui Regione, Province e Comuni determineranno, ciascuno nel rispetto delle rispettive competenze, il valore dei voucher sociali e sociosanitari, gli altri benefici economici e la compartecipazione economica ai costi delle prestazioni sociosanitarie e sociali. Per esempio la retta di una casa di riposo potrà essere rimodulata e differenziata appunto in base al Fattore Famiglia, favorendo ulteriormente i nuclei con maggiori carichi.

da Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale :: Politiche sociali, debutta il fattore famiglia

Il ‘Fattore famiglia’ lombardo e’ diventato legge in nottata, ma il provvedimento licenziato dal Consiglio regionale parla di compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e di quota a valenza sociale delle prestazioni sociosanitarie. Sparisce dunque il riferimento ai Lea (Livelli essenziali di assistenza). Il Consiglio regionale ha approvato il provvedimento che introduce modifiche alle normative regionali sulla Rete dei servizi alla persona al termine di una seduta fiume che si e’ conclusa con la votazione finale della legge 40 minuti dopo la mezzanotte, grazie alla proroga di un’ora decisa dal presidente del Consiglio regionale Davide Boni (Lega Nord). Una scelta che e’ stata contestata dai gruppi di minoranza che hanno abbandonato l’Aula ritenendo non valida la prosecuzione della seduta oltre il termine delle 24, riporta una nota della Regione.

La legge sul Fattore famiglia ha comunque incassato 42 voti a favore espressi dai consiglieri di Lega Nord e Pdl. L’approvazione non e’ stata senza polemiche. Il capogruppo del Pd Luca Gaffuri, a nome dell’intera opposizione, ha annunciato “l’intento di chiedere nelle sedi competenti l’impugnazione di questa legge”. Con l’introduzione del Fattore famiglia lombardo, per la prima volta nel calcolo delle tariffe dei servizi sociali viene preso in considerazione il carico familiare attraverso la definizione di ‘scale di equivalenza’ che garantiscono e tutelano le famiglie numerose, le famiglie con figli minori, la presenza di persone disabili o non autosufficienti.

Per il primo anno questo nuovo sistema sara’ applicato in via sperimentale in un numero limitato di Comuni. Nel testo del provvedimento si sottolinea che la quota di compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e la quota a valenza sociale delle prestazioni sociosanitarie sono stabilite dai Comuni sulla base del reddito e del patrimonio del nucleo familiare. Tra i criteri considerati: la valutazione, nel nucleo familiare, della presenza di occupati sospesi, cassa integrati o disoccupati iscritti in liste di mobilita’ e la definizione di scale di equivalenza che tengano conto della presenza di figli (inclusi i nascituri e i minori in affido), di persone con disabilita’, di anziani non autosufficienti, di un solo genitore convivente.

Il testo, che modifica anche il calcolo dell’Isee, ha suscitato le critiche veementi delle opposizioni, che non lo hanno votato, nonché di Cgil e Anci.
Per quanto riguarda i servizi socio-sanitari, la modifica arriva con un emendamento che prevede che “nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza, la determinazione degli oneri per le prestazioni sociosanitarie, erogate dalle unità d’offerta sociosanitarie a carico del fondo sanitario, è stabilita per tipologia di unità d’offerta sulla base dello standard regionale di accreditamento, delle condizioni di salute della persona assistita e dei criteri di cui all’art. 8 comma 2”.
Ma secondo il gruppo consiliare del Pd, proprio il riferimento a questo comma dell’art. 8 vanifica di fatto il rispetto dei lea. Nel comma della nuova legge regionale in questione si stabilisce infatti che la quota di compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie sia stabilita in base ai criteri di valutazione del reddito e del patrimonio del nucleo familiare, del patrimonio mobiliare e immobiliare, oltre al carico familiare e il livello di assistenza richiesto. Il che significherebbe che, per la parte di prestazioni sanitarie erogate dall’area socio-assistenziale, dunque coperte dall’assessorato alla Famiglia, scatta la compartecipazione del cittadino in base al reddito, e non più solo in base alla gravità della sua situazione, come era previsto fino a oggi.
Duro il commento dell’opposizione. “Una regione che dichiara di avere i conti della sanità in pareggio chiede per prima nel Paese una compartecipazione delle famiglie e dei cittadini alla spesa sanitaria e proprio in un momento di crisi come questo – ha spiegato il consigliere Carlo Borghetti del Pd – di fatto si sancisce il principio che i lombardi pagheranno anche le prestazioni sanitarie che dovrebbero essere garantite universalmente con i lea. Un simile provvedimento regionale presenta diversi aspetti di illegittimità andando a interferire con competenze esclusive dello Stato”.
Di parere contrario l’assessore alla Famiglia, Giulio Boscagli, secondo cui “non vengono toccati i lea, che sono di competenza nazionale. Il provvedimento lombardo non si colloca minimamente in contrasto con la disciplina nazionale dei lea”. La legge prevede una sperimentazione di un anno su tutte le unità d’offerta sociali e socio sanitarie, “che sarà però attuata solo in 15 comuni lombardi – chiosa Borghetti – mentre per tutti gli altri 1500 comuni si dovrà attendere un anno prima dell’applicazione di nuovi criteri. E’ la prima volta che si approva una legge prima di conoscere gli esiti di una sperimentazione concepita per definirne i contenuti”.
Altra novità del provvedimento riguarda le Asp lombarde e la nomina dei loro vertici. Per le Asp di primo livello, quelle più grandi (7 su 13), tra cui anche il Pio Albergo Trivulzio, si prevede che il direttore generale, oggi nominato all’interno della struttura, sia invece indicato dalla Regione d’intesa con il Comune. Inoltre, spiega Gianantonio Girelli, responsabile Sanità Pd lombardo, “alla scadenza del mandato i cda saranno sostituiti da un consiglio di indirizzo, con poteri fortemente ridotti. Il potere gestionale passerà nelle mani del direttore generale e ci sarà un accentramento nelle mani della Regione di un patrimonio legato invece ai territori. Per le Asp di secondo livello rimane invece tutto invariato”.

Osservatorio/Laboratorio sul malessere lavorativo: sperimentazione di co-costruzione conoscitiva, Studio APS


Nella Giornata di Studio tenuta a Milano lo scorso novembre era stato proposto di avviare un “Osservatorio/Laboratorio sul malessere lavorativo”.

A seguito della segnalazione da parte di varie persone di un interesse positivo per una iniziativa di questo genere è stata messa a punto una proposta che viene illustrata in allegato.

Ne diamo comunicazione perché ci sembra una iniziativa particolarmente collegata alle vicende più generali che oggi attraversano le condizioni lavorative e perché costituisce una sperimentazione di co-costruzione conoscitiva piuttosto originale.

Chi fosse interessato a prendere parte al lavoro che viene prospettato è pregato di segnalarlo alla segreteria dello Studio.

Con i migliori saluti,

Franca Olivetti Manoukian e Achille Orsenigo

I servizi alla persona: le unità di offerta sociali e socio sanitarie in Lombardia, a cura del Servizio Studi e Valutazione Politiche regionali Ufficio Analisi Leggi e Politiche regionali, dicembre 2011


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La sequenza può essere fermata sulle singole tabelle che, comunque, sono riprese dal seguente file:

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Regione Umbria: Approvate le linee indirizzo dei servizi sociali


4 gli assi lungo i quali si muoverà la politica regionale: il rafforzamento della struttura regionale e della rete dei servizi territoriali, la programmazione territoriale e la gestione associata, le politiche e gli interventi prioritari per le persone e le famiglie, la regolazione del sistema. Indispensabile anche l’attivazione del Sistema Informativo Sociale (SISO) per rilevare i bisogni dei cittadini e, tramite la raccolta dei dati e la loro successiva elaborazione e condivisione, si permetterà a livello territoriale di programmare gli interventi in base ai bisogni dei cittadini, verificando che i servizi erogati siano adeguati alle richieste degli utenti.

Relativamente alla programmazione e alla qualificazione della spesa Casciari evidenzia che “con il Piano Sociale regionale si è messo in campo in Umbria uno strumento che consente alle 12 Zone sociali di avere un unico comune denominatore attraverso i rispettivi Piani di Zona. A livello territoriale il ‘PdZ’ è l’occasione per le comunità di analizzare, valutare e programmare alla luce dei bisogni dei cittadini, coniugando così la  programmazione regionale con quella locale”.

Le politiche per le persone e le famiglie affrontano come prioritarie alcune linee di intervento per le quali si provvederà ad emanare successivi atti di indirizzo relativi ad  azioni per le  persone disabili e anziani non autosufficienti, per l’infanzia e le giovani generazioni e misure e servizi a sostegno delle famiglie a forte disagio economico e sociale o a rischio di impoverimento.

Particolarmente delicata è la regolazione del sistema dei servizi e degli interventi sociali sia dal punto di vista della domanda che dell’offerta: “Si punta – ha detto Casciari – alla realizzazione di un modello che assegni al pubblico un ruolo fondamentale di responsabilità in cui l’ente locale operi come coordinatore, regolatore dei servizi esternalizzati ma che chiede al terzo settore la qualità del servizio, la ricerca di efficienza, la capacità di mantenere vive quelle reti tra gli utenti capaci di generare quel capitale sociale e relazionale che ha caratterizzato il tessuto sociale umbro”.

In proposito  la vicepresidente ha precisato: “L’appalto concorso, che rappresenta lo strumento principale nell’affidamento dei servizi, appare non sempre adeguato a coprire servizi legati all’assistenza alla persona. Per tale ragione, il Piano Sociale  introduce altri strumenti di affidamento dei servizi, salvaguardando i principi di trasparenza, concorrenza e uguaglianza nelle possibilità di accesso dei fornitori privati all’affidamento dei servizi, possibilità di scelta o di compartecipazione alla scelta da parte degli utenti e delle loro famiglie, dando spazio agli strumenti della concessione, nella particolare forma dell’accreditamento e della co-progettazione”.

vai a: Approvate le linee indirizzo dei servizi sociali – Regione Umbria.